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RIVISTA MENSILE

Gennaio 2014


Al Suono Delle Eolie

Al morir del suono delle Eolie placa l’ira e dorme l’errante Odisseo. I Ciclopi dal Mongibello lanciano incandescenti sassi, lapilli e sbuffano nubi nere, mentre le Sirene ammaliano i naviganti che osano varcare lo Stretto. Scilla e Cariddi si guardano in cagnesco nel tempo, al pizzichÏo delle Eolie, Omero canta, Vulcano e Stromboli chiamano il fratello Etna ed al risveglio trema Zancle e Rhegjon soave tramonto al morir del suono delle Eolie!

Rocco Giuseppe Tassone


Indice Fonti storiche e storiografiche per la ricostruzione della storia di Reggio Pre-Greca Zanclei ed indigeni del basso Metauros Realtà e leggende di Locri Epizefiri

Il castello di Limatola Concorsi di “CESAR” Italia Concorsi Novità dal …

Il vostro spazio-Richieste Eventi


“ Cesar” Cesa FONTI TI STOR STORICHE E STORIOGRAFIC GRAFICHE PER LA A RICOS RICOSTRUZIONE DELLA LLA STORIA STO DI REGGIO RE PRE-GRECA

Cercare di ricostruire re il quad quadro storico e archeologico-insediativo dei ei vasti stanziamenti s indigeni per la Calabria abria Meridionale Me pre-greca non è sicuramente una cosa facile. Gli studi di settore hanno nno maggiormente ma interessato l’area settentrionale onale de della regione Calabria tralasciando do la parte par meridionale della stessa regione e l’area area dello dell Stretto in particolare. Vasta ed d interessante intere quindi si presenta la documentazione zione rig riguardante la Siritide, la Sibaritide ide e il basso b versante cosentino. Corposi sono gli studi rrelativi alla Grotta del Romito presso Papasidero con il “ bos primigenius”, glili scavi di Casella di Maida che hanno permesso permess di raccogliere molti dati relativi a numerosi merosi reperti r litici ascrivibili al Neolitico, litico, gli scavi di Girifalco ascrivibili alla prima Età tà del Ferro Fe che ci hanno restituito i resti esti di tombe to con scheletri rannicchiati. Per quanto anto rigu riguarda l’area del “reggino”” e più in generale l’area dello Stretto, invece la ricerca st storicoarcheologica sta muovendo uovendo, solo da poco, i primi passi. Ma anche il territo territorio reggino, secondo quanto riferito dalle d fonti storiche e storiografiche appare are inter interessato da fenomeni insediativi pre--greci che hanno ricoperto sicuramente un ruolo di importanza rilevante nello sviluppo, ppo, urbano urb prima ed economico-commerciale dopo, p per la nascita della polis di Rhegion.. Appare Ap quindi opportuno, nel cercare di ricostruir icostruire la storia della Calabria meridionale dionale pre-greca, p nella totale frammentarietà delle fonti fon di natura archeologica e in assenza assen di studi attendibili, partire dall’analisi si dei pochi po dati archeologici, dall’analisi ’analisi delle d fonti storiche e dall’analisi delle fonti stori oriografiche.


“ Cesar” Cesa Gli storici antichi ci hanno tramandato t che la città di Reggio sarebbe bbe stata fondata su un preesistente insediame sediamento di età preistorica che numerose leggende leggen popolari avevano attribuito, quale fondatore, f ad Aschenez pronipote di Noè oè il quale qu sarebbe giunto sulle coste dell’attuale dell’attu Calabria meridionale intorno al 2000 a.C. a. Giuseppe Flavio, storico, scrittore tore e uomo u politico romano vissuto nel I° sec.. d. C. re relativamente agli Aschenazii e ad Aschenez Aschene ci dice:<< Aschenez in verità diede origine igine agl agli Aschezanii, che ora dai Greci sono no chiam chiamati Reggini>>. Altro interessante riferimento imento storico circa la fondazione pre-greca reca di R Reggio è quello riguardante la figura mitologica ologica d di Giocasto il quale avrebbe edificato cato un mausoleo e il primo conglomerato urbano ano di tipo ti primitivo nella zona di Punta Calamizzi. Calamizz La figura di Giocasto dovette sicuramente ente avere av un ruolo centrale nello sviluppo ppo storico stori della polis poiché è anche presente sulle se serie monetali del Tetradramma del el V°sec. a. C. Appare dunque chiaro, dall’analisi lisi delle prime fonti, che alcuni secoli anteriori teriori all’arrivo al dei greci sulle nostre coste, doveva eva esse essersi formato, nell’attuale zona sud ud della città, un agglomerato il cui nome era Erythrà Ery abitato successivamente da popola polazioni come gli Ausoni, gli Enotri, gli Itali. tali. Alcune Alcu scoperte archeologiche relative ive alla zona dell’attuale Calopinace hanno infatti fatti me messo in luce i resti di quello che forse orse potrebbe pot essere il primo insediamento urbano bano della de città pregreca. Si tratta perr lo più di strutture rustiche, apparentemente nte unità uni abitative primitive. Dionigi dii Alicarnasso Alicarna e Diodoro Siculo ci dicono inoltre che gli Ausoni A erano stanziati nella Calabria bria Meridionale Me già intorno al XV° sec. a.C. mentre per quanto riguarda gli Itali, Dionigi onigi di Alicarnasso, A Tucidide e Virgilio ci riferiscono cono che ch si trattò di un ramo appartenente nte alla popolazione dei Siculi che non avevano o raggiunto raggiu la Sicilia stanziandosi proprio o nel reggino reg dando il nome di Italia, in onore del loro re Italo, al territorio da loro abitato. bitato. A tal proposito Dionigi di Alicarnasso scrive:<<Italo, scrive:<< uomo forte e savio>>, Tucidide idide inv invece afferma:<<Quella regione fu chiamata ata Italia da Italo, re Arcade>> e Virgilio nel III° libro dell’Eneide scrive in proposito:<<Dagli Dagli Enotri colta, prima Enotria normossi, ossi, or, com’è fama preso d’Italo il nome, Italia alia è de detta>>. Altre fonti come Antioco di Siracusa, Siracu Strabone e Aristotele ci consentono o di cono conoscere anche i nomi di altri popoli li che abitavano ab il territorio reggino che si estendeva va dal d mare alle propaggini aspromontane. ntane. Antioco A ci riferisce che gli Enotri a loro volta si suddivisero in altre sub- tribù come i Morgeti M e i Choni mentre Strabone conferma onferma che i Siculi abitavano insieme agli Enotri Eno il territorio di Reggio intorno al XV°° sec. a. a C. e infine Aristotele afferma l’esistenz l’esistenza di alcune tribù dei Choni abitanti il versante ionico dello Stretto. Ma recentissimi ssimi stu studi affermano addirittura che la prima presenza resenza umana sulla sponda calabra dello ello Stretto Str è da porsi a seguito del grande ande processo di desertificazione che e intere interessò l’Africa dal 10.000 al 6.000 a.C. il quale causò una massiccia migrazione e verso i territori europei di elementi negroidi.


“ Cesar” Cesa Sta di fatto che è ormai rmai comunemente co accertato che la sponda calabra dello d Stretto dovette essere occupata upata gi già a partire dal protostorico tra la fine e del Paleolitico Pa e il Neolitico superiore (VI° millennio mil a.C.) e che intorno al III°- II° millennio illennio a.C. l’istmo dello Stretto appare e interessato intere da un fenomeno di rinforzo della lla prese presenza di genti ancora non greche. Lo testim testimoniano i reperti in pietra rinvenuti nell territor territorio comunale di S. Roberto segno tangibile anche di primi probabili scambi commerciali, erciali, le numerose grotte individuate lungo l’asse l’a pre-montano di Catona cosi come le grotte grot di Trimisi presso Melia di Scilla. la. Si trattò trat quindi di popoli giunti nel territorio reggino a seguito di grandi processi migratori ratori e che c si stanziarono, quasi in forma stabile, ile, lungo le valli preaspromontane meridionali ridionali raggiungendo anche un certo grado di civiltà civi e molto probabilmente di comunan omunanza linguistica e praticando una forma di agricoltura agrico di tipo sussistenziale. Per quanto riguarda r il versante ionico invece Dionisio io il Peri Periegete ci dice che gli Ausoni abitavano vano nel ne territorio a sud di Reggio compreso Capo apo Leucopetra Leu che, sempre secondo quanto anto riportato rip dallo stesso Periegete, è ubicato to sulla costa bruzia difronte lo Stretto. Ma via via v stanno emergendo altri siti, testimonianza onianza probabile di luoghi di stanziamento ento di genti indigene; si parla di Saline Joniche, niche, di d CondofuriAmendolea, di Bova, a, di Palizzi. Pa All’arrivo dei primi coloni greci queste popolazioni avevano dunque raggiunto ggiunto un buon grado di civiltà e probabilmente mente si verificò un fenomeno di convivenza enza pacifica pa tra le due etnie tanto che, come sembra, sembra gli indigeni appresero anche molto olto dalla più evoluta civiltà ellenica. L’insieme quindi di d tutti questi ritrovamenti testimonia monia in modo inequivocabile l’esistenza di una un Calabria protostorica, preellenica lenica nella n quali le popolazioni indigene avevano vevano stabilito un sistema sociale e culturale lturale che c ben si è integrato con i primi colonizzatori zatori greci. gr

Tetradram etradrammo da Reggio con Giocasto seduto e il leone di Nemea

frammenti di ceramica indigena

Sav Saverio Verduci


“ Cesar” Ces ZANCLEI NCLEI E ED INDIGENI DEL EL BASSO BASS METAUROS

Intorno all’ VIII secolo a.C. i primi pr coloni Greci presero la via del grande e mare giungendo in lidi lontani dalla madre re patria, patria quivi fondarono fiorenti colonie che in alcuni casi eguagliarono in splendore dore e potere p le più grandi Polis della Grecia. Usualmente gli elleni colonizzatori, colonizza tendevano a spingere le popolazioni oni local locali (indigene) verso l’entroterra, le popolazi popolazioni autoctone, dedite per lo più alla pastorizia storizia e alla caccia , non essendo molto interessat teressate alla navigazione, usavano generalmente te stabilirsi stab su promontori e terrazzamenti menti pe per godere di una migliore visuale e di maggiore aggiore protezione. Gli ultimi arrivati invece, ce, preferirono prefe fin da subito occupare i primi territori tori utili ut in prossimità della costa, addentrandosi dosi di rado r verso l’interno dell’area colonizzata. ta. Una d delle principali doti degli elleni era l’arte rte del commercio, c tanto più che, per definizione, ne, i grec greci passarono alla storia come “GRANDI NAVIGA NAVIGATORI ED ABILI COMMERCIANTI ” . Nella antica Matauros, s, il contrasto contr tra colonizzatori e colonizzati fu presumib resumibilmente minimo, poiché dagli scarsi ritrovamen ovamenti (concentrati tutti nelle diverse aree sepolcral epolcrali) risulta che dopo qualche generazione, ione, la popolazione locale coesistette pacificamente mente con co i nuovi arrivati, instaurando sia ia rapporti rappo commerciali (costa – entroterra), sia rapporti rapport sociali (unioni tra indigeni ed individui ui di matrice ma greca); con il passare degli anni poi, i, negli e empori greci si verificarono non pochii scambi con delegazioni di commercianti e mercanti rcanti pr provenienti dall’entroterra. La coesistenza tra i due e popoli si protrasse per almeno un secolo ( VII a.C. – VI a.C. ), in termini generazionali potremmo potremm parlare di un contatto che coinvolge 4/5 gen generazioni, basandoci sulle effettive ive aspettative aspet di vita dell’epoca (45/50 anni perr gli uomini uom adulti ) e sulla precoce generazione ione dell della prole, dato che la donna già nella fase e post-adolescenziale post veniva considerata idoneame oneamente fertile per dare alla luce la progenie.


“ Cesar” Cesa Nel tempo, la culturaa e il senso se di civiltà possedute dai greci presero esero il sopravvento sull’ancora poco colta popolazione popolaz locale, fino a prevalere totalmente; te; a vole voler essere più specifici, si può a ragione ione affermare affe che il maggior grado di influenza za sulle popolazioni indigene, venne esercitato itato dag dagli elleni di Calcide. A tal proposito, una affascinante affascin ipotesi di unione tra individuii di matrice mat italica ed individui di matrice greca,, ci vien viene fornita dal ritrovamento (campagna gna di scavo s del 1977) di una tomba nell’areaa sepolcrale sepolc gioiese “lotto Palumbo” : il corredo funerario del defunto si componeva di elementi eleme creati da mano greca ed elementi enti real realizzati da mano indigena. Questa singolare lare scoperta sco rende probabile formulare l’ipotesi, ’ipotesi, che il corredo, appartenesse ad una coppia ppia formata form da due uomini di diversa cultura. Ancora un accenno, questa volta a proposito delle usanze indigene, digene, sempre nel medesimo lotto si rinvenne venne una u ulteriore tomba indigena ad inumazione, zione, ccaratterizzata dalla presenza di una punta di lancia. Questo indizio in particolare, indusse gli studiosi a pensare che tale individuo ividuo di d sesso maschile versasse in una condizione dizione d di libertà, in grado di rappresentarsi rsi nell’aldilà nell’a come uomo combattente e valoroso; oroso; lla tradizione indigena voleva infatti, ti, che nel n corredo funerario degli uomini venisse isse inse inserita un’arma utile al defunto durante te il suo viaggio nel regno dei morti.

Potremmo concludere e dicend dicendo che: nella Matauros sub colonia degli egli Eub Eubei di Zancle, posta sulla riva destraa del fiume fiu Metauros, i nativi italici non furono o nè sot sottomessi , né schiavizzati , come successe ccesse in i altri luoghi. Accadde nel caso di Metauros etauros che, buona parte della popolazione one locale loc col passare del tempo fu assoggettata gettata alla cultura dominante in manieraa per lo più p pacifica e spontanea, fino a giungere e come si è detto ad una totale assimilazione ne di cultura, cul costumi, saperi e lingua.

Saverio io Anton Antonio Modaffari


“ Cesar” Cesa “Sospiro del tempo sui ruderi al sole, le mani febbrili trasudano amore. Fratelli lontani, radici profonde, l’omaggio è perpetuo: chi vive, ricorda! (Daniela Ferraro) I PARTE.

LE CENTO ENTO CASE CA DI LOCRI EPIZEPH PIZEPHYRI Nella parte bassa di Locri ri Epizefiri, Epizefi a ridosso del muro di cinta che guarda da verso il mare, è stato rinvenuto un fitto reticolo lo urbanistico urban comprendente ruderi di abitazioni ni e un in intero quartiere di officine industriali cuii è stato attribuito il nome di “Cento camere”. Tale denominazione fa chiaro riferimento rif alla società matriarcale fiorente nte nella città dove i figli assumevano il nome ed ereditavano ereditav i beni non dal padre ma dalla madre. re. Non si può affermare con sicurezza se i colonii abbiano assunto dai locali, presso i quali era allora lora fiore fiorente, tale particolare istituzione o se l’abbiano l’abb portata con sé dalla madre-patria.. Infatti, mentre è solo una leggenda (Aristotele, e, Polibio) Polibio quella secondo la quale la colonizzazione ione sia d da attribuire ai figli di donne libere locresi esi che si s sarebbero date a schiavi nel corso della la prima guerra messenica, è innegabile che nelle nell città di stirpe dorica la donna ricoprisse, se, in quel qu tempo, un posto preminente nei rapporti pporti economici e e sociali: nella Locride Opunzia, ia, in par particolare, sembra fosse stata alloraa fiorente fiorent una società di tipo matriarcale. Ciò sii può sspiegare prendendo in esame il carattere arattere prevalentemente guerresco della società tà stess stessa che, impegnando l’elemento maschile maschil in guerre continue e provocandone la decimazione, decima doveva necessariamente attribuire uire un’importanza un’im sempre più rilevante all’elemento ento ffemminile che, solo, poteva garantire laa continuità continu della stirpe. Tale società matrilineare re si esprimeva esp chiaramente nel particolare lare prestigio pre di cui godevano, a Locri, i discendenti enti delle dell “Cento Case”. Costoro avevano ereditato ato nome, nom beni e titolo nobiliare da alcune donne ne appartenenti appar all’aristocrazia delle “Cento nto Case” Case attorno alle quali esiste una suggestiva iva legge leggenda che ci è stata riferita, tra gli altri, i, da Polibio: Poli Mentre Troia era in preda alle fiamme, me, Aiace Aia Oileo commise grave sacrilegio io entran entrando in armi nel tempio di Atena e violentando tando la sacerdotessa Cassandra. L’ira della deaa fu terribile: terr Aiace venne incenerito da un fulmine ine men mentre, ancora sulla nave, si accingeva a tornare tornar in patria; i miseri compagni, appena sbarcati, barcati, vennero invece colpiti invece da una terribile rribile pestilenza. pe


“ Cesar” Cesa L’oracolo allora decretò tò che tale ta flagello avrebbe avuto termine solo se, per almeno a mille anni, fossero state inviate iate annualmente ann due fanciulle vergini ad Ilio perché erché svolgessero sv i sacri uffici presso il tempio della dea. de Così fu fatto e la pestilenza cessò. Le vergini inviate i a Troia venivano scelte tra le giovani appartenenti a alle cento famiglie aristocratiche ratiche più p in vista del luogo, cioè tra le nobili ili delle “Cento “C Case”. Nel VII sec. a.Cr. alcune donne onne di queste famiglie partirono con i coloni alla volta vol del promontorio Zephirio collaborando, o, così, alla fondazione di Locri all’interno della lla quale l’aristocrazia delle “Cento case” avrebbe e costituito costitu la classe dominante.

Il ruolo preminente rivestito vestito dalla d donna nella società locrese trova pure ure chiara chia espressione nel fenomeno della “Prostituz rostituzione sacra”. Secondo tale uso, ad ogni donna sp spettava il sacro dovere di congiungersi si con uno un straniero, il primo che capitasse, per colmare le casse del tempio di Afrodite che e a sua volta, v come gli altri santuari, collaboravaa alle spese spe dell’erario pubblico fornendo prestiti estiti e appoggi a d’ogni genere.


“ Cesar” Cesa Ad una società di tipo chiaramen hiaramente matriarcale si ispira anche la leggenda da della “Portatrice dell’anfora”: sembra che, e, quando quand i Locresi allontanarono con l’inganno i Siculi che c abitavano quella regione, ne abbiano no assunte assu alcune dagli indigeni. Questi ultimi erano soliti so far precedere le processionii dei sac sacrifici da un giovane, scelto tra i più nobili ili ed illu illustri, recante tra le mani un’anfora. I Locresi resi assunsero assu tale usanza sostituendo, però, al fanciullo una giovinetta vergine “…in quanto essi si consideravano consid più nobili le donne” (Polibio).

Gli scavi condotti a Centocamer tocamere sono iniziati nel 1950 ad opera di G.Oliviero. liviero. EE’ stato così gradualmente portato alla lla luce un u vasto complesso urbanistico comprendente ndente diversi isolati divisi tra loro da strade in terreno terren battuto, ghiaia e frammenti di ceramica. ica. Ogn Ogni isolato consta di un certo numero di abitazioni bitazioni realizzate con ciottoli e laterizi: erano queste le modeste dimore degli artigiani che e abitavano abitav il quartiere . In alcune di esse, infatti, tti, sono state rinvenute delle fornaci come pure diverse tavolette fittili e frammenti di ceramicaa sono st stati portati alla luce, copiosi, in tutta l'area.


“ Cesar” Cesa Accanto alle mura orientali tali della città, vicini al mare, sono ben visibili i resti di un u complicato sistema di canalizzazione e idrica e diversi sistemi di scarico. Il quartiere, che sorge sorg dentro le mura, è preceduto da un n vasto spiazzo s limitato per due lati da stoai e all quarto da una grossa fornace. Il grande stoà ad d "U" che ch si apre fuori dalla cerchia muraria ( adibito, dibito, p probabilmente, a luogo di raccolta per le offerte destinate d al vicino santuario di Marasà) sembra risalga al VII secolo e che, precisamente, e, costituisca cost il 5° strato della serie delle 5 stratificazio atificazioni che interessano la detta località alità dal periodo arcaico a quello romano (VII-IIII sec. a.C.). a.C E' interessante notare come e l'insieme l'insie delle case, degli acquedotti e delle fornaci in i terracotta costituiscano un significativo ativo punto pu d'incontro tra l'arte greca e quella locale.

Daniela Ferraro


“ Cesar” Cesa IL CASTELLO CAST DI LIMATOLA Dal 1861 Limatola appartiene rtiene alla al provincia di Benevento (Campania). Al giorno giorn d’oggi, la città conta 3887 abitanti. Il nome deriva de da limata, in latino limatula, parola rola che indica un luogo sabbioso. Sono stati aperti erti molti molt scavi archeologici nella zona attorno al paese paese, probabilmente per via della sua anticaa origine, origine dove sono stati rinvenuti numerosii reperti risalenti all’età sannitica e all’età romana.

Agli occhi di chi osserva, a, appare appar chiaro che il punto più alto della collina ollina è sormontato dal castello, costruito sui resti esti di una u torre longobarda, proprio come gli antichi templi greci che sormontavano la parte alta della polis (Acropoli). Le case ai piedi del castello, ello, cadono cad a cascata con i tetti in mattoni e in cotto. Le antiche abitazioni scendono giù lungo tutta la collina, formando do una cortina muraria interrotta solo da strettissimi tissimi vicoli v in salita, sormontati da archi. Il castello, anticamente, al posto della gradinata era ra munito munit di un ponte levatoio, ed il portone principale principa conduceva ad un androne coperto col soffitto a volta, al di sopra del quale si trovava la forest foresteria. Ad un livello superiore della gradinata gra di ingresso è posto un giardino ill quale circonda tutto il castello ed un tempo era verdeggiante ver di aranci, limoni e ulivi. Oggi ggi invece, inv è possibile ammirare numerosi resti ti di fra frammenti ceramici risalenti all’età basso medievale. mediev Per quanto riguarda l’esterno infine,, le due torri e la cinta muraria presentano merlili piatti. Dalle fonti dello storico Varrone, Varrone sappiamo che il castello era difeso da quattro fortini circolari, dei quali, resta solo la base semiscarpata se di quelli di sud ovest. Talili fortini erano posti, ai quattro punti cardinali, poiché avevano a la funzione di avvistamento dell nemico. nemico


“ Cesar” Cesa

Inoltre sono stati rinvenuti uti anche numerosi archetti pensili che tracciano il percorso perco del cammino di ronda che percorreva tutta la cinta muraria. Il castello è a corte chiusa,, con gli ambienti che si sviluppano su tre lati. Perr quanto riguarda l’interno, oltre l’ultimo degli archi rchi (pos (posto davanti all’ingresso) dal quale si può acce accedere alla corte si apre un ambiente coperto erto con volta a botte. Dalla corte interna partono no due rrampe di scale: la minore conduce ad un ampio ammezzato, a la maggiore alla cappella dedicata edicata a San Nicola in cui è conservato un Crocifisso fisso antico. ant Ai piani inferiori alcune sale sono o decora decorate da affreschi risalenti per la maggior parte arte al XV XVIII secolo. Infatti, al termine della scala cala vi è un pianerottolo sul quale, in una lunettaa istoriat istoriata, si trova una incisione facente riferimento ento ai llavori di ristrutturazione della cappella, commissi ommissionati nel 1518dai coniugi Francesco co Gamb Gambacorta e Caterina della Ratta, allora signori ori del castello. c Limatola e il suo castello, passati in posses possesso dal 1420 in poi ai conti della Ratta, il cui capo capostipite, il Diego della tradizione, divenne per la ssua fedeltà alla casa angioina, nominato nuovo conte co di Caserta e di tutti i territori circostanti. nti. In qu quegli anni, dunque, a Limatola venne realizzata lizzata una u nuova cinta muraria che seguiva le curve urve della dell collina, con torri nei punti più deboli: probabilm probabilmente risalgono a questo periodo anche i pozzi, le cucine al piano terra, un ponte levatoio, o, scale e loggia ed una corte aperta. Con Caterina na e Fran Francesco Gambacorta, per far fronte adeguatamen uatamente al cambiamento dei mezzi bellici ve venne rinnovato nelle sue strutture difensive.Anch ive.Anche nel periodo rinascimentale furono important portanti lavori di ristrutturazione che trasformarono rono il ccastello da struttura militare a dimora ra signo signorile, pur conservando alcune caratteristiche che difen difensive.Tale restauro venne eseguito dai maestri mae scalpellini napoletani, fatti venire durante rante il regno di Carlo I. La finezza del lavoro è riscontrab scontrabile soprattutto nei conci in tufo, per la precisione recisione del taglio ed essi dato così da renderlii tutti de della stessa dimensione, oltre che per la perfezione erfezione della loro forma. Le maestranze angioine, gioine, p padroneggiavano infatti pienamente le tecniche ecniche di costruzione, ne è prova l’ideazione dell’ambie ell’ambiente posto tra i nuovi volumi e il mastio: esso riso risolve il problema statico di scarico delle volte olte gotic gotiche, senza caricare ulteriormente le preesistenti sistenti pareti normanne. Oggi, il maniero, ero, è m molto ambìto come location di banchetti dii nozze e ricevimenti. Numerosi inoltre sono i turisti ch che scelgono questa suggestiva meta, per escursioni escursio e visite guidate all’insegna dello svago in intriso di cultura, curiosità e rispetto per il passato passato. Silvana Carolla


“ Cesar” Cesa Parlando di …

Saverio Verduci Save Nasc a Reggio Calabria, ha frequentato il liceo Nasce eo scien scientifico Ales Alessandro Volta, si laurea presso l’ università tà di lettere lette moderne a Mes Messina . Attu Attualmente pratica la professione di docente te didatt didattico .

Saverio Antonio Modaffari Nasce il 03/03/1988 a Gioia Tauro(rc). Geometra Geomet e laureando in ingegneria civile , esperto in numismatica num e realizzazioni 3d, studia attualmente presso resso l’U l’Università della Calabria


“ Cesar” Cesa Parlando di … Daniela Ferraro nata a Locri L (RC) ha conseguito la laurea in lettere ere classiche class presso l’Univers degli Studi di Messina e, vinto un concorso l’Università ncorso a cattedre per le scuole sc medie. Presta servizio presso l’IPSIA A di Locri. Locr Sin da ragazzina ra si diletta a scrivere poesie e racconti cconti .Hanno .H scritto più p volte diversi giornali del Meridione ( Lente Locale, Lo Calabria Ora, La Riviera, La Voce del Nisseno) è stata ili soggetto di diverse divers interviste sia radiofoniche (Radio Civetta, Studio54 tudio54network) che televisive (Tele Bruzzano,TeleMia ,TeleMia, Fimmina FimminaTV). Dal mese di Agosto 2012 collabora a con la rivista r La Riviera (Siderno) ( con una mia rubrica intitolata “Messaggi “Messag nel tempo”.

Silvana Carolla Silvana Carolla nasce a Napoli nel 1990 e vive a Benevento.A vento.Attualmente risiede a Napoli poichè studia Archeologia e Storia delle Artii alla Federico Fed II. Le sue passioni principali sono la lettura soprattutto romanzi, sonetti, poesie e prose, il cinema e la musica, frequenta anche teatri per er la pas passione dei musicol.


“ Cesar” Cesa Con Concorsi di Cesar La fotografia fotog vincitrice ice è :

Di Giuseppe Riso La rivista “CESAR” ,propone a tutti i suoi lettori un concorso di Fotografia dal titol titolo “TRAPASSATOREMOTO”, i partecipanti partecip dovranno inviare massimo assimo due fotografie in formato digitale. e. L’opera potrà esser essere modificate mediante i vari ari programmi di fotoritocco. I concorrenti dovranno indicare il proprio p nome,cognome,indirizzo,numero dirizzo,numero di tele telefono ed eventualmente nte indirizzo ee-mail, dovrà essere inserita anchee una piccola autobiografia dell’autore,inoltre tre vi ricordiamo che non saranno considerate valide le fotografie inviate i in forma anonima. La fotografia più ù bella e significativa verrà inserita nei volumii successivi della rivis rivista, la redazione contatterà atterà solo l’autore selezionato se per la pubblicazione zione sulla rivista ch che dovrà autorizzare il trattamento rattamento dei dati p personali . L’elaborato dovrà rà pervenire in reda redazione entro il 31dicembre2013 , all’indirizzo e-mail rivistaonline@outlook.com o inviarlo all’indirizzo facebook Rivista Cesar .


“ Cesar” Italia Concorsi

Premio Griffin 2014

Premio d’arte a sostegno dei giovani artisti. Il riconoscimento promuoverà il talento di artisti under 35 che operano in Italia, con mostre in importanti spazi espositivi e residenza all’estero . www.linkarte.it/concorsi_d-arte/

Spit BITE

Concorso di calcografia . prima edizione del concorso internazionale per le arti grafiche e le tecniche calcografiche . www.linkarte.it/concorsi_d-arte/

Concorso RENKONTIGO,incontri tra arte e territorio

Iscrizione entro il 16 Marzo per la selezione di artisti in residenza per arte pubblica città di Trani , premio : un mese di residenza più 2500 euro premio produzione. www.linkarte.it/concorsi_d-arte/


“ Cesar” Novità dal …


“ Cesar” Davide Mastroianni Buongiorno. Mi piacerebbe poter collaborare con un articolo! Saverio Verduci come fare a scrivervi? faccio ancora in tempo a mandarvi qualcosa da pubblicare nel numero di settembre? Clara Cesario Salve, ditemi quando posso un contributo. Se ogni mese c'è un tema oppure è libero. Grazie Marika Modaffari Mi piacerebbe poter pubblicare un articolo …

Anche tu puoi interagire con noi scrivendo articoli o semplicemente suggerendo cosa ti piacerebbe leggere su “ Cesar”….


“ Cesar”


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Direttore Generale Leandra Maffei

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Saverio Antonio Modaffari

Impostazione e Impaginazione grafica Leandra Maffei

Scrittori della rivista Direttore al Marketing e alla Comunicazione Leandra Maffei Saverio Antonio Modaffari

Collaborazione Interna Saverio Antonio Modafferi

Saverio Verduci

Davide Mastoianni

Alessia Mainelli

Alessia Mainelli Immagini e Multimedia Banca dati

Daniela Ferraro Correction Writing Marika Modaffari

Distribuzione su Piattaforma On-line


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