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Maria Ausiliatrice RI VIS TA D E L L A BAS I LI C A DI TO R I N O – VA LDOCCO

BASIL IC A

Poste Italiane S.p.A. – Spedizione in abbonamento postale – D.L. 353/2003 (conv. in Legge 27–02–2004 n. 46) art. 1, comma 1 NO/TO

MARIA AUSILIATRICE

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BOSCO:  UN AUTENTICO GIGANTE

2 A SCOLTO E ACCOMPAGNAMENTO: LA STRENNA 2018 DEL RETTOR MAGGIORE

24 EDUCARE

CON LA FORZA SILENZIOSA DELL’ESEMPIO

38 QUESTA  È LA MIA CASA, DA QUI LA MIA GLORIA.

ISSN 2283–320X

L’ADMA IN CAMMINO VERSO IL 150° DELLA CONSACR AZIONE DELLA BASILICA GENNAIO-FEBBRAIO 2018


S A N T U A R I O BA S I L I CA M A R I A A U S I L I AT R I C E – TO R I N O

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BASILICA MARIA A U S I L I AT R I C E 2 0 1 7

150° anniversario consacrazione Basilica Maria Ausiliatrice

Mercoledì

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DICEMBRE

Sabato

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GENNAIO

ore 21:00 Concerto: coro “GiovanInVivaVoce” Conservatorio “G.Verdi” di Torino

ore 21:00 Concerto: corale “Basilica Maria Ausiliatrice” (interventi storici e maestranze restauro organo)

Lunedì

ore 21:00 Presentazione libro: A. Bozzolo (ed.), I sogni di Don Bosco. Esperienza spirituale e GENNAIO sapienza educativa, LAS 2017

29 Venerdì

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ore 18:30 Celebrazione Eucaristica

MARZO

ore 21:00 Incontro card. Gualtiero Bassetti arcivescovo di Perugia - Città della Pieve (presidente dei vescovi italiani)

Venerdì

ore 18.30 Celebrazione Eucaristica

06 APRILE

Sabato

07 APRILE

Sabato

09 GIUGNO

(presiede card. Gualtiero Bassetti)

(presiede don Davide Banzato)

ore 21:00 Incontro: Una spiritualità mariana per il nostro tempo (comunità nuovi

orizonti - Chiara Amirante e don Davide Banzato)

ore 21:00 Concerto: coro polifonico D’Aosta e accademia corale Guido D’Arezzo

ore 10:00 Concelebrazione Solenne: presisede mons. Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia (presidente conferenza episcopale umbra)

Ad Aprile testimonianza di Francesco Lorenzi (gruppo musicale “The Sun”) alle ore 21:00

AVVISO SACRO Santuario Basilica Maria Ausiliatrice – via Maria Ausiliatrice 32 Torino – tel 011.5224253 / 011.5224822 - e-mail: m.ausiliatrice@tiscali.it


CENTOCINQUANTA

150° anniversario

della consacrazione della Basilica Maria Ausiliatrice

PRIMI APPUNTAMENTI

 Tra pochi mesi, precisamente il 9 giugno del 2018, ricorre il 150° anniversario della consacrazione della Basilica Maria Ausiliatrice a Torino-Valdocco. I festeggiamenti sono iniziati la sera di mercoledì 6 dicembre 2017 e molte altre sono le iniziative musicali, spirituali e formative in programma per l’eccezionale anniversario. Mercoledì 6 dicembre, appunto, sono stati protagonisti i giovani del Conservatorio di Torino. Durante la serata, dopo il saluto del rettore don Cristian Besso, sono stati eseguiti brani per organo a canne (maestri don Maurizio Palazzo, Roberto Fadda e Stefano Marino), per due violini soli (Paolo Calcagno e Ying Wang, sotto la direzione della professoressa Antonella Di Michele) e per coro di voci bianche (Giovaninvivavoce, diretto dal maestro Giuseppe Ratti). Al termine, il direttore della Comu-

nità salesiana don Guido Errico, durante la “buonanotte”, ha donato una targaricordo per suggellare ancora una volta la preziosa amicizia tra la Basilica Maria Ausiliatrice ed i giovani del Conservatorio di Torino. Il prossimo appuntamento è vicinissimo: il 20 gennaio, in concomitanza con le Giornate della Spiritualità Salesiana. È in programma un concerto con la Corale della Basilica, durante il quale alcuni storici ricorderanno che cosa accadde in quel “famoso” 9 giugno 1868. Nell’occasione sarà presentato l’impegnativo restauro del grande organo della Basilica. Basti ricordare che l’organo è composto da oltre cinquemila canne: è quindi uno tra i più grandi e maestosi del Nord Italia ed è ben noto nel panorama organistico europeo. LA REDAZIONE redazione.rivista@ausiliatrice.net

GENNAIO-FEBBRAIO 2018

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© Arcabas

“Signore, dammi di quest’acqua”

La Strenna 2018 del Rettor Maggiore richiama la domanda della donna samaritana a Gesù, vicino al pozzo, e sottolinea l’importanza dell’ascolto e dell’accompagnamento per la Famiglia Salesiana, e non solo.  L’episodio evangelico è noto. Un giorno, Gesù si ferma al pozzo di Giacobbe, in Samaria. È stanco ed ha sete. Si rivolge alla donna che giunge ad attingere acqua. Per lei, Gesù è un forestiero, con diversi convenzionalismi etnici e religiosi. Lei, per di più, è una persona segnata, ha una reputazione dubbia, una vita “irregolare”. Eppure Gesù si rivolge a lei e le chiede da bere. Questa prima frase suggerisce al Rettor Maggiore, don 2

MARIA AUSILIATRICE N. 1

Ángel Fernández Artime, una riflessione. Un luogo profano, un pozzo in mezzo alla campagna, si trasforma in luogo di incontro con Dio. Gesù “disegna” la strategia di questo incontro, incominciando con l’ascolto dell’altra persona e della sua situazione. Oggi, anche noi abbiamo bisogno di esercitarci nell’arte di ascoltare, che è più che sentire. E l’ascolto ha come punto di partenza l’incontro, appunto, che diventa opportunità di rapporto umano e

di umanizzazione. Significa, ad esempio, prestare attenzione a tutto ciò che la persona può manifestare; accompagnare con interesse la persona in quello che cerca e attende da se stessa; avere attenzione verso la persona, le sue gioie, le sue sofferenze, le sue attese. Per la Famiglia Salesiana l’ascolto può trascendere la dimensione psicologica ed acquistare una dimensione spirituale e religiosa. Significa sapere che c’è molto di positivo in ogni cuore e che occorre far emergere questo positivo, attraverso un paziente lavoro di attenzione a se stessi, di confronto con gli altri, di ascolto e di riflessione. Anche perché oggi i giovani si avvicinano non in cerca di accompagnamento, ma spinti dalla necessità, quando si trovano di fronte a dubbi, problemi, decisioni da prendere. E si avvicinano se c’è qualcuno che si interessa a loro, che si mostra disponibile. Proprio come è successo nell’incontro di Gesù con la donna: lei si era recata al pozzo soltanto per attingere acqua. UN INCONTRO CHE SPINGE LA PERSONA IN AVANTI

Nel successivo dialogo tra loro due c’è il metodo di Gesù: cerca il bene del suo interlocutore, presta attenzione al suo modo di pensare, non si dà per vinto di fronte alle iniziali resistenze, dialoga, spiega, senza la fretta di presentarsi come colui che può cambiare la sua vita, suggerisce. Le sue parole sono rivolte al cuore di coloro ai quali parla. La samaritana stessa è sorpresa e nello stesso


tempo si sente capita, tanto da confidargli: «Io non ho marito». Questi atteggiamenti del Signore - osserva il Rettor Maggiore - fanno comprendere quanto è importante il dono del discernimento. Questa ricerca si applica, ad esempio, per discernere i segni dei tempi, o l’agire morale, o la scelta di un cammino di vita cristiana o della propria vocazione. E per discernere bene bisogna tener conto di alcuni presupposti, come il bisogno di dare un senso alla propria vita, o il capire che si prova un “vuoto esistenziale”... Ogni discernimento, come ha detto Papa Francesco, ha alla base tre verbi: riconoscere, interpretare e scegliere. Riconoscere: per avere lucidità negli alti e bassi della vita, per far affiorare la ricchezza emotiva che c’è nella persona, per dare un nome a ciò che si sperimenta... Poi, interpretare: cioè comprendere a che cosa lo Spirito sta chiamando attraverso ciò che suscita in ciascuno; confrontarsi con la realtà e allo stesso tempo, non tendere solamente a ciò che è facile; essere consapevoli dei propri doni e delle proprie possibilità. E questo attivando tutte le capacità della persona e con l’aiuto di una persona esperta nell’ascolto dello Spirito (nel caso del brano evangelico è lo stesso Gesù che guida). Infine, scegliere. È il momento in cui la persona, il giovane, la sposa o lo sposo, chiunque, deve decidere, facendo un esercizio di autentica libertà umana e di responsabilità personale. La Samaritana deve scegliere se igno-

rare Gesù e continuare la sua vita come se non fosse successo niente, oppure se lasciarsi coinvolgere da Lui tanto da andare a chiamare i compaesani. UN INCONTRO CHE TRASFORMA LA VITA

Proprio i suoi compaesani alla fine osservano: «Noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo». In altre parole, è mediante la testimonianza della Samaritana che molti si avvicinano a Gesù. Gesù, poi, offre una proposta per crescere e cambiare la vita. Dio, come è comunicato nell’incontro con Gesù, non è impassibile, distante, filosoficamente freddo. Gesù, al contrario, si rivela come il Dio che dà la Vita, che può essere chiamato Padre, che non si lascia rinchiudere, né controllare, né possedere, perché è Spirito. In quest’incontro la persona ha sempre da guadagnare. Verrebbe spontaneo pensare che la Samaritana torni alla sua vita con l’anfora piena

d’acqua; invece, l’anfora lasciata abbandonata e vuota per andare a chiamare i compaesani, ci parla di un guadagno e non di una perdita. In conclusione, l’incontro del Signore con la Samaritana fa vedere in che modo lo Spirito di Dio può agire nel cuore di ogni uomo e di ogni donna. Quel cuore umano che, a causa della fragilità e del proprio peccato, si sente, non poche volte, confuso e diviso, attratto da sollecitazioni e proposte diverse e spesso contrapposte. Non è questa la sede per approfondire come si svolge l’accompagnamento. Di certo, comunque, conclude il Rettore Maggiore, occorre camminare con i giovani, con le famiglie, con i papà e con le mamme, che hanno bisogno di percorrere questo cammino, occorre offrire opportunità a tutti giovani, senza escludere nessuno, poiché in ognuno è all’opera lo Spirito, occorre che gli adulti siano persone di riferimento significative e credibili. LORENZO BORTOLIN redazione.rivista@ausiliatrice.net

GENNAIO-FEBBRAIO 2018

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LORENZO BORTOLIN

FRANCESCA ZANETTI

CENTOCINQUANTA 1  150° ANNIVERSARIO DELLA CONSACRAZIONE DELLA BASILICA MARIA AUSILIATRICE LA REDAZIONE

GIULIANO PALIZZI

GIOVANI 12 RICOMINCIARE AD AMARE CON CUORE PURO CARLO TAGLIANI

14 UN DIO “RAGIONIERE”

DON BOSCO OGGI 2 “SIGNORE, DAMMI DI QUEST’ACQUA”

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LORENZO BORTOLIN

RETTORE 6  2018: UN ANNO DI FESTEGGIAMENTI CON DON BOSCO E MARIA AUSILIATRICE DON CRISTIAN BESSO

GIULIANO PALIZZI

CHIESA E DINTORNI 16 SEPARATI E DIVORZIATI: QUALI CAMMINI DI FEDE? CARLO MIGLIETTA

18 OLTRE LA MORTE DI DIO.

LA FEDE ALLA PROVA DEL DUBBIO ROBERT CHEAIB

MARIA 8  L’ARCHITETTURA DELLA MATERNITÀ

20 D., LA PATENTE E QUEL SOGNO DI DIVENTARE CUOCO LA REDAZIONE

FRANCESCA ZANETTI

10 M ARIA, RIFUGIO DEI PECCATORI

21 ASSOLVETE CHI CONFESSA L’ABORTO FABRIZIO FABRINI

ANGELO DI MARIA

22 ACCOGLIERE E SERVIRE CON UMILTÀ

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CARLO TAGLIANI

domus mea ic

Direzione: Livio Demarie (Coordinamento) Mario Scudu (Archivio e Sito internet) Luca Desserafino (Diffusione e Amministrazione)

Corrispondenza: Rivista Maria Ausiliatrice Via Maria Ausiliatrice 32 10152 Torino

PER SOSTENERE LA RIVISTA:

Direttore responsabile: Sergio Giordani

Collaboratori: Federica Bello, Lorenzo Bortolin, Ottavio Davico, Giancarlo Isoardi, Marina Lomunno, Luca Mazzardis, Lara Reale, Carlo Tagliani

Intestato a: Santuario Maria Ausiliatrice via Maria Ausiliatrice 32, 10152 Torino

Registrazione: Tribunale di Torino n. 2954 del 21–4–80

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MARIA AUSILIATRICE N. 1

Progetto Grafico, impaginazione ed elaborazione digitale immagini: at Studio Grafico – Torino Stampa: Higraf – Mappano (TO)

Foto di copertina: Archivio RMA Archivio Rivista: www.donbosco–torino.it

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MARCO ROSSETTI

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PIERLUIGI CAMERONI

24 UN’EDUCAZIONE DAVVERO SPECIALE

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POSTER

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38 “QUESTA È LA MIA CASA, DA QUI LA MIA GLORIA!”

EZIO RISATTI

PIERLUIGI CAMERONI

26 HA FATTO PIANGERE GLI ANGELI

40 150 ANNI... E VIN BRULÉ

MARIO SCUDU

ANNA MARIA MUSSO FRENI

LA PAROLA 28 CONSAPEVOLI DELL’IMPORTANZA DELL’ATTESA MARCO ROSSETTI

POSTER

DON BOSCO OGGI 30 COME UNA MATITA TRA LE MANI DI MARIA

UN “CHECK UP” PER LA NOSTRA ANIMA? MARIO SCUDU

CARLO TAGLIANI

32 OGNI GIOVANE UN MESTIERE. COMPETENZA E IDENTITÀ LA REDAZIONE

34 DON BOSCO? UN GRANDE! LA REDAZIONE

36 IL NUOVO CONSIGLIO DELL’ADMA PRIMARIA FEDERICA LUCCA

Tutto il materiale scritto dalla redazione è disponibile sotto la licenza Creative Commons Attribuzione-Non commercialeCondividi allo stesso modo 3.0. Significa che può essere riprodotto a patto di citare Rivista Maria Ausiliatrice, di non usarlo per fini commerciali e di condividerlo con la stessa licenza. CC BY-NC-SA 3.0 IT

Dopo 75 anni di liete armonie

IL MAGNIFICO ORGANO DELLA BASILICA DI MARIA AUSILIATRICE HA NECESSITÀ DI

UN URGENTE E COSTOSO RESTAURO

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Foto: FOTOLIA Voyagerix (8-9); ALTRI .Antonio Saglia (1); Ar-

chivio RMA (2,10,12-15,18-19,22-25,28-29,40); Andrea Cherchi (6); PeopleImages (16); GENNARI (21); Missioni don Bosco (30); CNOS-FAP Piemonte (32); ADMA Primaria (36-39); È uno stupendo organo con più di 5000 canne che ha accompagnato con la sua voce potente e calda i più grandi avvenimenti della Congregazione Salesiana. Posto sulla cantoria accanto all’altar maggiore, fu costruito da Giovanni Tamburini nel 1941 su progetto di Ulisse Matthey ed è uno dei più grandi e preziosi d’Italia.

PUOI INVIARE IL TUO CONTRIBUTO: INTESTATI A: POSTE ITALIANE Fondazione DON BOSCO NEL MONDO CCP 36885028 (allegato alla rivista) GENNAIO-FEBBRAIO Via Della2018 Pisana 1111 - 00163 Roma IBAN IT93 X0760 1032 0000 0036885 028 BIC BPP IIT RR XXX CAUSALE: BANCA PROSSIMA S.P.A. Restauro Organo Maria Ausiliatrice

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RETTORE

2018: Un anno di festeggiamenti

con don Bosco e Maria Ausiliatrice

DON CRISTIAN BESSO RETTORE rettore.basilica@ausiliatrice.net

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MARIA AUSILIATRICE N. 1

 Carissimi, il santuario di Maria Ausiliatrice durante il mese di gennaio è interamente coinvolto dalla festa di san Giovanni Bosco! Tutto il mese è ricco di memorie salesiane, di cui occorre ricordare soprattutto la bella festa di san Francesco di Sales, patrono della Congregazione salesiana. Anche quest’anno la novena al santo dei giovani è stata caratterizzata dalla venerazione delle reliquie e dalla lettura spirituale tratta dai suoi scritti, con un particolare riferimento mariano: poiché il 9 giugno 2018 celebriamo il 150° anniversario della consacrazione della Basilica di Maria Ausiliatrice.

2018: È IL 150° ANNIVERSARIO DELLA CONSACRAZIONE DELLA BASILICA

Il 9 giugno del 1868 mons. Alessandro Riccardi consacrava la Basilica: portando così a termine un progetto desiderato da don Bosco (in seguito anche ai fatti miracolosi di Spoleto del 1862) e certamente suggerito al santo attraverso una serie di sogni dalla Provvidenza di Dio. Per questo motivo il 9 di giugno 2018 festeggeremo il lieto anniversario con la presenza dell’attuale arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo, presidente della Conferenza Episcopale Umbra.


RETTORE

Con la festa di Cristo Re si è pubblicato ufficialmente il ricco programma di iniziative che caratterizzano questo evento (troviamo il programma anche all’interno della Rivista). Abbiamo pensato, innanzitutto, in occasione della ricorrenza, di concludere l’importante e preziosa ristrutturazione dell’organo della Basilica: l’ingente costo dei lavori di restauro ci sollecita a chiedere ancora il vostro generoso contributo. Ancora, si è reso necessario il rifacimento di parte della balconata esterna della Basilica, bisognosa di urgenti opere di rifacimento e sostituzioni delle parti lesionate.

All’interno delle varie manifestazioni sottolineiamo particolarmente l’incontro del 29 gennaio: la presentazione di un libro interessante legato all’esperienza spirituale del santo di Valdocco (A. Bozzolo - ed., I sogni di don Bosco. Esperienza spirituale e sapienza educativa, LAS 2017). Si sono studiati, grazie al contributo di una equipe di studiosi, i “sogni” di don Bosco. Il lavoro di ricerca e di approfondimento teologico, ha posto sempre più in luce il suo intimo “rapporto col Padre” sia quella “particolare chiamata” all’incontro con i giovani, che il Signore gli affidava per il bene di tutta la Chiesa.

UNA SERIE DI INIZIATIVE PER L’OCCASIONE

LA QUARESIMA È VICINA

Si sono, poi, predisposte alcune iniziative di carattere musicale e formativo, per continuare a rinnovare la nostra esperienza di fede e prepararci così a festeggiare l’anniversario della consacrazione della Basilica rinnovati anche nell’interiorità. Rendere più trasparente e robusta la nostra fede è continuare quell’opera di radicamento nel Vangelo, che tanto è stata cuore al nostro Fondatore. La Basilica di Maria Ausiliatrice è stata per don Bosco certamente una grande impresa monumentale, ma soprattutto rimane a noi come il segno della sua illimitata fiducia in Colei che ha vissuto in modo perfetto l’adesione al Vangelo del Figlio e la docilità allo Spirito del Signore.

Con la metà di febbraio muoviamo i passi anche nell’austero e sapiente tempo di conversione della Quaresima. Rientrare in noi stessi, per far maggiormente spazio al mistero della Croce e della Gloria del Figlio di Dio, sia per tutti noi un itinerario vero, caratterizzato non semplicemente dalla fatica e dal sacrificio, ma dal desiderio di entrare maggiormente nel mistero della vita. Contemplando la Passione del Figlio, la nostra esistenza si svela nei suoi “perché” più radicali. Digiunare, impegnarsi nella elemosina e pregare maggiormente, non sono semplici esercizi ascetici e di mortificazione, ma uno stile che vogliamo fare nostro per gustare la beatitudine della presenza di Dio in noi.

CON LA FESTA DI CRISTO RE SI È PUBBLICATO UFFICIALMENTE IL RICCO PROGRAMMA DI INIZIATIVE CHE CARATTERIZZANO QUESTO EVENTO (TROVIAMO IL PROGRAMMA ANCHE ALL’INTERNO DELLA RIVISTA).

I sogni di don Bosco. Esperienza spirituale e sapienza educativa di A. Bozzolo LAS, 2017 pagine 608

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MARIA

L’architettura della maternità Una testimonianza che prima suscita meraviglia, poi sconcerto e rifiuto (Lc 4,14-30). Fu davvero un fallimento l’incontro avvenuto tra Gesù e la sua gente nella sinagoga di Nazaret?  Quando sfoglia i vecchi album di fotografie Lorenza non può fare a meno ogni volta di sorridere perché le compaiono solo visi allegri e felici: quelli dei suoi due bambini e di un mondo ormai lontano che le ha riempito la vita ed al quale ha dato tutta se stessa perché la sua esistenza è stata incentrata sulla maternità. Fin da bambina le bambole erano state il suo gioco preferito e ricorda ancora, ora che è già nonna, il trasporto che provava per quei giocattoli che nelle sue mani si animavano tanto da sembrarle vivi e capisce quanto fosse già profondo in lei il senso della maternità, il bisogno di prendersi cura dei piccoli, lei che non aveva fratelli e sorelle ma li aveva sempre invidiati agli altri! Lorenza si era sposata poco più che ventenne ed aveva avuto presto la sua prima bambina, un gioiello di creatura, un dono atteso da sempre fra le sue braccia di giovane donna, appena uscita dalla scuola ma che nel profondo si sentiva matura per dare la vita e diventare madre. LA FIGURA PATERNA

Lorenza non ha mai pensato che la maternità fosse un diritto, un privilegio, le hanno sempre dato fastidio i luoghi comuni retorici e zuccherosi sulle madri: per lei la maternità era un modo di essere, una parte di sé naturale e spontanea. Il suo errore però è stato quello di non aver preso in considerazione che anche la figura paterna avrebbe dovuto essere all’altezza ed il suo giovane ed amatissimo marito non lo era e non lo sarebbe mai 8

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stato... e quando se ne rese conto si sentì le spalle scoperte. Eppure lei aveva creduto ingenuamente che i padri fossero tutti come il suo: presente, responsabile, ma da giovane le era parsa una cosa naturale e non lo aveva apprezzato come avrebbe dovuto. Col tempo poi l’aveva capito e aveva rimediato dicendo scherzosamente al suo papà, ormai molto anziano, che il suo modello positivo l’aveva “fregata” perché aveva dato per scontato che tutti i padri fossero così: per lui era stato un bellissimo regalo!


MARIA

MARIA CAMMINA INSIEME AD OGNI MADRE

Era cresciuta insieme alla sua bambina, godendosi ogni momento, stupendosi per ogni suo progresso, mettendo ogni giorno un mattoncino nuovo all’architettura della sua maternità. Un sogno le era rimasto nella mente un mattino: un secondo sole che sorgeva nel cielo e solo mesi dopo ne aveva capito il significato, quando le era nato il suo secondo bambino! La maternità era una forza per Lorenza e la aiutava a colmare i vuoti lasciati dalle carenze di suo marito ma il vuoto definitivo fu sancito dall’incidente stradale in cui lui perse la vita. Era abituata alla sua presenza-assenza ma in cuor suo aveva sempre sperato

LORENZA IMPARÒ A GUARDARE ALLA MADONNA COME AD UN MODELLO DI SPIRITO MATERNO CHE SCEGLIE E NON SUBISCE, CHE HA FORZA E LA TRASMETTE.

che la situazione potesse cambiare e che lui maturasse, invece la morte aveva messo un punto, definitivamente. Le certezze di Lorenza avevano iniziato a vacillare, si era rimproverata l’eccesso di entusiasmo, la scarsa capacità di valutazione nell’aver voluto un secondo bambino nonostante l’evanescenza del marito, aveva pensato di essere stata presuntuosa e poco razionale. Anche Maria, la Madre di Dio, aveva detto un Sì al suo diventar mamma del Divino spontaneamente e con quel Sì aveva iniziato il suo cammino e condiviso la condizione di tutte le madri, consapevole delle difficoltà che avrebbe incontrato, camminando per strade a volte difficili ed oscure ma sempre piene di speranza e di fede, in se stessa, nel figlio, in Dio. Lorenza imparò a guardare alla Madonna come ad un modello di spirito materno che sceglie e non subisce, che ha forza e la trasmette. Riuscì così a rimettere in “sicurezza” la sua archittettura di maternità e creò una “fortezza ideale” in cui i suoi figli poterono crescere sicuri, forti del suo amore ma aperti verso gli altri. Oggi, ritrovando nei suoi figli ormai grandi gli stessi sorrisi che avevano da piccoli, Lorenza è incoraggiata nel pensare che il complicato gioco di equilibri della sua architettura abbia davvero funzionato. FRANCESCA ZANETTI redazione.rivista@ausiliatrice.net

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MARIA

Maria, Rifugio dei peccatori Per vivere meglio la Quaresima.  È importante ricordarci sempre che bisogna avere fiducia in Dio. Il peccato però è la realtà che, più di ogni altra, ci porta ad avere paura di lui, a perdere la serenità. Il peccato è il grande male del mondo. Gesù ci insegna che dal peccato si può uscire, lo si può sconfiggere. Certo, non da soli perché da soli non possiamo fare nulla. San Paolo afferma che «lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli inter10

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cede per i credenti secondo i disegni di Dio» (Rm 8, 26-27). Con l’aiuto di Dio noi possiamo tutto, perché nulla è impossibile a Lui (Lc 1,37). Quante volte leggiamo nel Vangelo questa parola: «Convertitevi» (Mt 3, 2), cambiate vita perché il Regno di Dio è vicino! Il Regno di Dio è in mezzo a noi, si realizza in ogni momento. L’Eucaristia, i sacramenti, i doni che Dio ci dà sono espressioni del Regno che avanza, che si fa strada dentro di noi. DALL’EGOISMO ALL’AMORE

Convertirsi indica la necessità di un cambiamento interiore; passare dall’egocentrismo all’altruismo.

Chi vuole veramente cambiare vita, deve fare questa esperienza, perché ce lo chiede il Signore: «Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5, 48). Ma come è possibile? Se nulla è impossibile a Dio, nulla è impossibile a chi ha fiducia in lui, perché la vita cristiana è un cammino verso la santità. Ad ognuno è chiesto di progredire ogni giorno su questa strada, seguendo l’invito del Signore a cambiare mentalità. Non spaventiamoci: Dio, che conosce il nostro cuore che a lui grida dal profondo ci perdona prima ancora che glielo chiediamo, perché legge in noi il desiderio di essere perdonati.


SUPERARE LE PAURE

Non c’è motivo di avere paura perché la Parola di Dio, l’esperienza cristiana è nient’altro che l’annuncio della bontà misericordiosa di Dio che ci invita a guardare in alto e a non abbatterci davanti alle nostre miserie, grandi o piccole che siano. La misericordia di Dio è infinitamente più grande del nostro peccato. Il mezzo per uscire dal peccato è uno solo, Gesù, unica ed insostituibile via di salvezza. Questa via, si concretizza attraverso varie altre strade che confluiscono tutte in lui. Don Bosco riconduce queste strade a tre: amore a Gesù Sacramentato, a Maria Ausiliatrice e al Papa: fedeltà a Cristo, a Maria ed alla Chiesa. AFFIDARSI A MARIA

Maria, in questo nostro cammino verso il perdono e la salvezza, ha come sempre un posto fondamentale. A lei noi in-

nalziamo gli occhi perché abbiamo il desiderio di crescere nella santità e con la sua intercessione possiamo debellare il peccato. Lei ci è stata data da Dio come soccorso ed aiuto, perché più facilmente potessimo arrivare a Cristo. È lei la più grande collaboratrice del Signore. L’unica mediazione è quella di Cristo, ma lui si serve delle creature e più di ogni altra si serve di Maria; ella è madre nell’ordine della grazia, per restaurare nella vita della nostra anima la grazia; ha verso di noi una missione di salvezza, che, iniziata al tempo della sua vita terrena, continua tuttora. Maria, dopo che gli apostoli e i discepoli erano fuggiti, li raccoglie: dicono gli Atti che «Tutti erano assidui e concordi nella preghiera con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù» (At 1, 14). Li ha raccolti attorno a sé, li ha confortati e consolati: nella preghiera hanno ritrovato il coraggio di attendere il Risorto. Tra i sogni di don Bosco ve ne è uno molto significativo. Don Bosco sogna di vedere entrare nel suo collegio tra i suoi giovani un grosso elefante. Questo animale prima diverte i ragazzi poi li uccide e li fa morire. Ad un certo momento la statuina della Vergine, che era vicino alla fontana del cortile, si ingrandisce fino a diventare figura vivente e in tono accaldato invita i ragazzi a correre sotto il suo manto perché sotto il suo manto vi è salvezza. Inoltre manda i ragazzi migliori a raccogliere quelli feriti perché li portino a lei ed in questo modo ritrovino salute, pace e

MARIA

Siamo noi che dobbiamo cambiare il nostro intimo nutrendo sentimenti di pazienza, di bontà, di misericordia e di amore. Non dobbiamo aver paura delle tentazioni: tutti sono tentati; Gesù lo è stato, certamente anche Maria. Essi non vollero cedere. Noi pure, con il loro aiuto, possiamo non peccare. Se la tentazione è forte, ricordiamoci di quella parola del Vangelo: «Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò» (Mt 11, 28). Gesù non ci dice che tutto è facile, ci parla di giogo e di peso, ma ci dice anche che sono soavi e leggeri (Mt 11, 30).

vita. Maria è veramente una madre desiderosa della nostra salvezza. Noi non chiediamo a Maria che ci conceda il perdono perché è Dio che perdona, ma che interceda per noi affinché questo perdono ci venga donato. Noi imploriamo Maria affinché preghi per noi adesso e nell’ora della morte: preghi per noi peccatori; chiediamo a lei con fiducia che implori il Padre ed il Figlio suo Gesù perché ci venga donata la forza dello Spirito che ci aiuti ad abbandonarci ed a credere all’opera della sua misericordia e cambiare vita. Maria: una madre che si preoccupa di noi, non ci trascura, non ci rimprovera, non ci manda via, ma ci accoglie così come siamo, per renderci migliori. Signore, non si inorgoglisce il mio cuore, non si leva con superbia il mio sguardo, non vado in cerca di cose grandi superiori alle mie forze. Sono tranquillo e sereno come un bimbo svezzato in braccio a sua madre. dal

Salmo 130

È consolante pensare che questa madre a cui ci affidiamo, tra le cui braccia ci rifugiamo, è Maria. ANGELO DI MARIA redazione.rivista@ausiliatrice.net

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GIOVANI

Ricominciare ad amare con cuore puro

Sempre più accessibile e alla portata di tutti, la pornografia avvelena la mente e il cuore di chi la avvicina. Liberarsene è possibile. E aiuta a vivere meglio...  Simile a un veleno, la pornografia si fa strada nella mente e nel cuore di chi la avvicina facendo sfiorire e appassire – giorno dopo giorno – relazioni, amicizie e rapporti famigliari. Lo sa bene Antonio Morra, che dopo una lunga lotta è riuscito a estirparla dalla propria vita e da tempo aiuta chi ne è schiavo a liberarsi. Autore del volume Pornotossina, pubblicato dall’editrice Verso la meta, lo abbiamo incontrato per saperne di più. ORE VUOTE IN COMPAGNIA DI INTERNET

Come è entrata la pornografia nella tua vita? «Anche se sono nato in una famiglia cristiana e sono stato educato secondo gli 12

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insegnamenti del Vangelo, nel periodo dell’adolescenza ho cominciato ad avvertire le prime difficoltà. A quindici anni mamma e papà mi hanno regalato il primo computer e il primo abbonamento a Internet: loro non erano molto esperti d’informatica e non controllavano i siti su cui, di tanto in tanto, mi soffermavo per curiosità. E proprio la curiosità, unita alla certezza quasi matematica di non essere scoperto, mi hanno portato poco a poco ai limiti della dipendenza». Quali sentimenti e stati d’animo provavi? «Ero vittima di continui sensi di colpa. Grazie a Dio, però, anche nei momenti più difficili non ho mai abbandonato


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l’impegno verso la Chiesa. Mi capitava di sentirmi come un pesce fuor d’acqua perché, chiuso in me stesso e non confidandomi con nessuno, ero convinto di essere il solo ad avere questo tipo di problemi. Quando, sempre grazie a Dio, ho cercato rifugio nella preghiera sono riuscito a estirpare dalla mia vita questo veleno che mi stava distruggendo e ho trovato la forza di rinascere». Ne è valsa la pena? «Assolutamente sì. Nella mia battaglia si sono alternati momenti di buio totale, quando mi sentivo chiuso in trappola, e periodi d’euforia, quando ho cominciato a toccare con mano i miei progressi. Ci sono state cadute, lacrime e promesse non mantenute, ma adesso – con l’aiuto della preghiera – non solo ne sono uscito ma ho incontrato l’amore della mia vita e tra qualche mese diventerò padre». RISCOPRIRE LA BELLEZZA DEI RAPPORTI UMANI

senti solo, combattere contro la tentazione di trascorrere ogni minuto libero su Internet, arrivando talvolta anche a “rubare” ore allo studio e al sonno. Sono necessari, in media, dai trenta ai novanta giorni per “disintossicare” la mente. La preghiera e la lettura del Vangelo possono rappresentare un valido aiuto per superare i momenti di crisi, così come la presenza di un “diario di bordo” su cui annotare progressi e ricadute e di un direttore spirituale o di una persona di fiducia per confrontarsi e cercare aiuto e sostegno». Come è cambiata la tua vita da quando ti sei liberato? «Ho rinnovato l’entusiasmo per ogni cosa che vivo. Mi sento finalmente protagonista della mia vita e la affronto con molta più serenità, leggerezza e senso di appartenenza alla comunità. Riesco a provare maggior empatia verso le persone che mi circondano e credo, senza falsa modestia, di essere diventato una persona migliore». CARLO TAGLIANI redazione.rivista@ausiliatrice.net

Da quando hai vinto la tua battaglia dedichi molto tempo ed energie per aiutare chi è caduto nel tunnel... «Sì, e lo vivo come una vocazione. In Italia non esistono molte pubblicazioni sul tema e così ho deciso di approfondire il tema e di scrivere il libro per proporlo ai giovani attraverso una serie di conferenze. Mi è capitato di portarlo anche nelle Università e ho potuto constatare che è un argomento che coinvolge molto i ragazzi e le ragazze perché li invita ad affrontare di petto un problema che inaridisce progressivamente le loro vite distorcendo e snaturando la visione del sesso e annientando l’autenticità dei rapporti umani e della bellezza». Come si guarisce dalla dipendenza? «Serve, soprattutto all’inizio, molta forza di volontà. Perché è difficile, quando ti

Pornotossina di Antonio Morra Verso la Meta,2017 pagine 154 GENNAIO-FEBBRAIO 2018

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Un Dio “ragioniere” «L’empio abbandoni la sua via, ritorni al Signore che avrà misericordia di lui. Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri». (Is 55,6-9)  Alcuni termini liturgici come eucaristia e carisma derivano dal greco charis che significa benevolenza, dono gratuito, regalo che dà gioia, che rende lieti. Ricevere un regalo perché te lo sei meritato, te lo sei sudato, certo è bello. È grande la soddisfazione per il diploma di laurea, o la medaglia in una gara sportiva; ma immensa è la gioia che suscita in noi il semplice fiore che la persona amata ci consegna nel momento in cui ci dichiara il suo amore. Questo regalo produce un’emozione unica perché è segno che qualcuno ci pensa, ci vuole bene, pronuncia con tenerezza il nostro nome. È così l’amore di Dio. «Dio premia secondo i meriti» è l’epitaffio sulla tomba dell’amore! UN DIO “SENZA-VANGELO”

Una religione che valuta il rapporto con Dio con i criteri della giustizia retributiva, contabilità, premi 14

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e castighi, lusinghe e minacce, registrazione dei meriti e delle trasgressioni è una deformazione della fede. I rabbini, sostenendo questa mentalità, avevano catalogato gli uomini in quattro categorie: giusti, se osservavano tutta la legge; empi, se in loro prevalevano le infrazioni; mediocri, se i meriti e le colpe si equivalevano; pentiti, se chiedevano perdono dei loro peccati. Questo Dio che ricompensa solo per un’opera buona è morto definitivamente con l’arrivo di Gesù che è venuto per i malati non per i sani, per i peccatori non per i giusti, per i poveri e gli emarginati e si presenta come il Buon Pastore che ama ogni sua pecorella e per ognuna dà la sua vita. UN DIO “CONTATORE”

Un Dio “ragioniere” può essere


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peccato scagli la prima pietra, di un Dio che non allontana ma che ricupera sempre tutti perché vuole che nessuno si perda e lascia le 99 per la smarrita e non capisce lo sdegno del secondo figlio mentre si festeggia il ritorno del primo e salva in diretta il ladrone, l’adultera e, nonostante il tradimento, conferma a Pietro la promessa fatta (altro che meriti!). UN DIO LIBERO E TENERO

anche il Dio della religione cristiana quando l’essenziale non è tanto il Vangelo di Gesù quanto l’elaborazione di regole dettagliate e minuziose in ogni campo della morale privilegiando l’osservanza, la paura del peccato, dell’inferno se non si rispetta la norma. È la religione della fatica, della tristezza, della rinuncia, del sacrificio, dei fioretti, della valle di lacrime insomma, una religione che bandisce il piacere! Don Bosco non voleva che i suoi ragazzi facessero penitenza e fossero tristi ma chiede «allegria, studio, pietà». No a una religione in cui chi accumula più meriti può catalogarsi tra i giusti e automaticamente sentirsi migliore degli altri ed ergersi a giudice per poi professarsi cristiano cioè seguace di un Dio che aveva detto non giudicate non condannate e chi non ha

Il dialogo fra Dio e uomo s’instaura solo dove esistono l’incontro libero, il dono gratuito e l’amore reciproco incondizionato. Chi ama non pretende nulla, non si aspetta altro che vedere la persona amata sorridere e gioire. Nella linea dei profeti, i migliori fra i rabbini dicevano al Signore frasi simili: «In questo si manifesta la tua salvezza: tu hai misericordia di coloro che non hanno un tesoro di opere buone». Gesù ha fatto proprio questa giustizia. Gesù dice spesso «La tua fede ti ha salvato». Quindi nessuno può sentirsi migliore di altri se non sono i meriti a salvarci ma la fede. La fede esige le opere certamente (Gc 2,26). Ma la fede riempie le opere di quel condimento, quel buon sugo della tenerezza, quell’odore di buono che solo la gratuità e l’amore incondizionato possono produrre e che fanno la differenza di fronte alle opere fatte solo per accumulare punti-paradiso! Tutte le opere hanno valore salvifico se compiute in funzione dell’amore di Dio e del prossimo, l’unico comandamento di Gesù che riassume la legge e i profeti! «Al momento della morte non saremo giudicati dalla quantità di lavoro che avremo fatto, ma dal peso d’amore che avremo messo nel nostro lavoro» (Madre Teresa).

«NON BASTANO LE OPERE DI CARITÀ, SE MANCA LA CARITÀ DELLE OPERE. SE MANCA L’AMORE DA CUI PARTONO LE OPERE, SE MANCA LA SORGENTE, SE MANCA IL PUNTO DI PARTENZA CHE È L’EUCARISTIA, OGNI IMPEGNO PASTORALE RISULTA SOLO UNA GIRANDOLA DI COSE». (TONINO BELLO)

GIULIANO PALIZZI palizzi.rivista@ausiliatrice.net

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Separati e divorziati: quali cammini di fede?

 L’Esortazione Apostolica Postsinodale Amoris laetitia (AL) di Papa Francesco ha ben presente le difficoltà che gli sposi cristiani incontrano nel vivere il progetto di Dio sul matrimonio, e che l’ideale cristiano della famiglia è oggi più che mai minacciato. Perciò preferisce non parlare più di “situazioni irregolari”, con riferimento alla trasgressione di una norma o di una legge, ma piuttosto, con estremo rispetto e delicatezza, di “situazioni di fragilità o di imperfezione” (AL, 206). Nell’Esortazione, il Papa ricorda innanzitutto che la priorità per la Chiesa non è l’annuncio di un’etica, ma la proclamazione gioiosa a tutti che Gesù è Risorto e ci salva 16

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(AL, 58). Inoltre che sempre dobbiamo astenerci dal giudicare (AL, 308), perché «il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà usato misericordia» (Gc 2,13). E ci esorta addirittura ad evidenziare il bene presente in tutti, in qualunque situazione si trovino: «Gesù vuole una Chiesa attenta al bene che lo Spirito sparge in mezzo alla fragilità» (AL, 308). Perché, afferma Papa Francesco, «la Chiesa non è una dogana, è la casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la sua vita faticosa» (AL, 310). I SEPARARATI NON RISPOSATI

Secondo la parola di Gesù,

solo «chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio» (Mc 10,11-12). Quindi chi è solo separato o divorziato, senza essersi risposato, non vive una situazione di “irregolarità” dal punto di vista cristiano. Anzi, chi non si risposa e accetta l’invito del Signore a restare «eunuco per il Regno dei cieli» (Mt 19,2), diventa una profezia vivente di Dio che non ci abbandona mai. Il separato non risposato è sacramento vivente dell’’emuna’ IHWH, dell’eterna fedeltà di Dio. Pertanto nella Chiesa questi fratelli o sorelle vanno particolarmente apprezzati e sostenuti, consci della dif-


I DIVORZIATI RISPOSATI

L’Amoris laetitia di Papa Francesco sintetizza in tre parole l’atteggiamento che la Chiesa deve tenere verso i divorziati risposati: integrazione, accompagnamento, discernimento. Davvero la Chiesa ha percorso un lungo cammino per ritornare in proposito a profumare della misericordia evangelica: sono lontani i tempi in cui il Codice di Diritto canonico del 1917 definiva i divorziati risposati ipso facto infames o publice indigni, in cui erano considerati peccatores publici et infames. No, nessuno deve mai sentirsi separato da Cristo! Anche i divorziati risposati sono Chiesa a pieno titolo (AL, 299)! Certo, come scriveva Giovanni Paolo II, «lo stato e la condizione di vita dei divorziati risposati contraddicono oggettivamente all’unione tra Cristo e la Chiesa». Ma nel proclamare ciò non si vuole entrare nella soggettività dei singoli con nessun tipo di giudizio. Questa distinzione tra l’“oggettivo” e il “soggettivo” che da tempo compare nei Documenti del Magistero è fondamentale. Già Giovanni Paolo II affermava: «Sappiano i pastori che, per amore della verità, sono obbligati a ben discernere le situazioni» (Familiaris Consortio, 84). E il concetto più stressato da Papa Francesco è proprio il discernimento, caposaldo della spiritualità di Ignazio di Loyo-

la e dei Gesuiti, Ordine a cui il Papa appartiene. Il primo discernimento in cui si deve accompagnare i divorziati è appurare se il loro primo matrimonio era valido oppure no. Si badi bene: la Chiesa afferma con forza che non è in suo potere sciogliere un matrimonio sacramentalmente valido: «Quello che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi» (Mt 19,6). Non si deve quindi mai parlare di “annullamento” di matrimonio, ma solo di “riconoscimento di nullità”: annullare, infatti, significa rendere nullo qualche cosa che prima c’era, riconoscere la nullità significa solo constatare che il matrimonio non c’è mai stato. Il Papa, con due Motu proprio, ha voluto pastoralmente venire incontro a chi è in difficoltà, rendendo più accessibili e snelli i procedimenti presso i Tribunali ecclesiastici, che hanno costi bassissimi, contrariamente a quanto si crede, e che sono gratuiti per i non abbienti. Se non si può riconoscere la nullità del primo matrimonio celebrato in Chiesa, bisogna operare un accurato discernimento, facendosi accompagnare non solo dai Pastori ma anche da «laici dediti al Signore» (AL, 312). «C’è il caso di quanti hanno fatto grandi sforzi per salvare il primo matrimonio e hanno subito un abbandono ingiusto». Altri invece «hanno contratto una seconda unione in vista dell’educazione dei figli, e talvolta sono soggettivamente certi in coscienza che il precedente matrimonio, irreparabilmente distrutto,

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ficoltà di questa scelta così contraria alla mentalità mondana odierna.

non era mai stato valido». Altro caso è quello di coloro che, indipendentemente dal fatto che abbiano abbandonato il primo matrimonio senza colpa o con colpa, hanno «una seconda unione consolidata nel tempo, con nuovi figli, con provata fedeltà, dedizione generosa, impegno cristiano, consapevolezza dell’irregolarità della propria situazione e grande difficoltà a tornare indietro senza sentire in coscienza che si cadrebbe in nuove colpe». «In queste situazioni, molti, conoscendo e accettando la possibilità di convivere come fratello e sorella che la Chiesa offre loro, rilevano che, se mancano alcune espressioni di intimità, non è raro che la fedeltà sia messa in pericolo e possa venir compromesso il bene dei figli» (AL, 298). «Il discernimento può quindi riconoscere che in una situazione particolare non c’è colpa grave» anche «per quanto riguarda la disciplina sacramentale» (AL, 300), cioè l’ammissione alla Penitenza e all’Eucarestia. Inoltre, afferma il Papa, «occorre discernere quali delle diverse forme di esclusione attualmente praticate in ambito liturgico, pastorale, educativo e istituzionale possano essere superate» (AL, 299), invitando i Vescovi locali a proporre nuove soluzioni perché anche i divorziati risposati si sentano sempre più Chiesa. CARLO MIGLIETTA redazione.rivista@ausiliatrice.net

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Oltre la morte di Dio. La fede alla prova del dubbio Dal libro di Robert Cheaib. DIO NEL DESIDERIO DESIDERARE E CONSIDERARE

 L’uomo è desiderio, una fiamma che si eleva continuamente verso l’alto. Il desiderio genera angoscia perché seppure l’uomo sia finito – omne creatum est finitum (1) – il suo desiderio è infinito e mostra pertanto che l’uomo è stato creato e rimane, malgrado il peccato, capax infiniti (capace d’infinito) (2) e capax Dei (capace di Dio) (3). Dinanzi all’infinità del proprio desiderio l’uomo sperimenta il suo volere delle realtà finite come un pendolo impotente che oscilla tra la brama del desiderio e la noia del possesso. La prima opzione che può adottare è quella arrendevole di continuare all’infinito il gioco angoscioso dell’illusione e della delusione dei finiti. Invece di scegliere l’Infinito, si scelgono una infinità di finiti. Illudersi, cioè, che qualcosa o qualcuno di finito possa colmare la sua sete d’infinito per poi deludersi mordendo la sabbia dei miraggi. È una scelta di ripiego perché ben «cosa misera è l’umanità se non si sa elevare oltre l’umano» (4). La seconda opzione, più cinica, è far finta che il desiderio d’infinito semplicemente non esista. Non assecondare il proprio anelito infinito, opzione che possiamo chiamare antibolia (5), è un suicidio 18

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apparentemente incruento, ma terribilmente crudele perché non è altro che la negazione perpetua della propria volontà, l’annientamento della propria umanità. È il crimine dell’uomo che abortisce se stesso. La terza opzione è interrogarsi e mettersi come pellegrino sulle vie dei desideri per vedere da dove vengono e dove portano. Il desiderio, come abbiamo visto, è una confessione di non autosufficienza. Esso espropria l’uomo, lo porta oltre. «In quello che vogliamo come in quello che non vogliamo c’è qualcosa che vogliamo al di sopra di tutto» (6). È lì, in questo desiderio di ulteriorità che c’è, non tanto l’Altro, quanto l’eco e l’azione dell’Altro. Con il desiderio purificato che si cela come carbone ardente sotto le ceneri di tutte le illusioni e delusioni, ma anche dietro all’anelito infinito che ha dentro, l’uomo scopre le tracce di Dio. Intravede l’appello discreto e contemporaneamente concreto del Signore (7). VERSO L’OLTRE, VERSO L’ALTRO

L’uomo è la dimora, è il milieu, è la casa di Dio. Il finalismo del desiderio e dell’agire umano «non è attratto da un astro astratto, ma è attraversato dall’unico necessario che lo inonda e dimora in lui. L’unico necessario è un io nell’uomo

distinto dal suo io. È un’alterità che possiamo qualificare con Agostino come intimior intimo meo, e che, ciò nonostante, non si confonde con il mio io, ma ne rappresenta l’immagine pura senza ombra essendo al contempo superior summo meo(8)» (9). Chi non accetta di trovare nei propri desideri la risposta-Dio, è obbligato, almeno, a trovarvi la domanda: perché i desideri dell’uomo, creatura naturale come le altre, puntano oltre la natura? Da dove viene l’anelito al di più, al magis? Perché, come la mette Nietzsche, ogni desiderio e «ogni piacere vuole eternità – vuole profonda, profonda eternità» (10)? Gli antichi avevano intuito che il desiderio della natura non può essere futile. Desiderium naturae non potest esse inane (11). E il grande C.S. Lewis argomenta così: «Le creature non nascono con desideri il cui appagamento non esiste. Un bambino sente la fame; bene, esiste qualcosa come il cibo. Un anatroccolo vuole nuotare; bene, esiste qualcosa come l’acqua. Gli uomini provano desiderio sessuale; bene, esiste qualcosa come il sesso. Se trovo in me un desiderio che nessuna esperienza in questo mondo può soddisfare, la spiegazione più probabile è che sono stato fatto per un altro mondo» (12). Tanti poeti, letterati, filosofi, mistici


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e teologi concordano sulla provocazione verso l’oltre e verso l’Altro che il desiderio costituisce. François de Curel, in un poema sublime ci invita a interrogarci: «Tutte le maree denunciano, al di là delle onde, un astro vincente. Sarà l’incessante marea delle anime la sola a palpitare sotto un cielo vuoto?». Il poeta continua la provocazione: «L’occhio implica l’esistenza della luce, il polmone l’esistenza di un’atmosfera respirabile. Siamo logici: questo formidabile bisogno di sopravvivere che emana dal gioco dei nostri organi suppone per forza una sopravvivenza» (13), una vita eterna. A queste intuizioni si aggiungono i versi suggestivi di Goethe: «Se l’occhio non fosse solare, / non potrebbe mai percepire il Sole; / se non fosse in noi la forza propria di Dio, / il divino come ci potrebbe estasiare?» (14). «La via verso Dio passa tramite i desideri del nostro cuore, semplicemente perché questi desideri sono messi lì da Dio» (15). Dio non è generato dalla scontentezza, Dio genera scontentezza, nel senso che ci spinge e sollecita a non accontentarci. E in questo senso, Dio si scopre nella forza giovanile dell’anelito che non si ferma e non fa compromessi. Quando si gusta Dio, seppure per un istante e per un barlume, non bastano più le briciole. Si diventa anelito del Pane della vita. Non ci basta più essere contenti, vogliamo la pienezza. Il desiderio di trascendere non viene da noi, ma da oltre, dall’alto, dall’Altro. È lo

Spirito di Dio che dimora nella persona e che la attira verso la sua Destinazione. Il Desiderio di Dio è presente nei nostri desideri, li purifica e li illumina. È alla luce di questo desiderio che possiamo regolare e calibrare i nostri desideri smettendo di pretendere l’infinito dai finiti – siano essi cose o persone – frustrandoli e frustandoci. Chiudiamo il capitolo con un’eloquente analogia dell’anima umana presentata da Blondel: Nel Pantheon di Agrippa, a Roma, la costruzione circolare è tale che tutte le pareti s’appoggiano, non su una chiave di volta, ma sul cerchio di pietra che lascia aperta una larga veduta del firmamento del cielo, a tal punto che l’edificio, tramite quest’apertura della cupola, sembra sollevato fino al cielo illimitato che inonda l’interno con una chiarezza accattivante. È così anche per l’azione umana: nella costruzione del nostro destino, le chiarezze ci raggiungono in basso grazie al riflesso dei raggi dall’alto, grazie alla coniugazione delle azioni della nostra vita e della luce superiore, in mancanza della quale, tale monumento, privato dalle finestre o dall’apertura al cielo, ci lascerebbe senza discernimento e per così dire già nell’oscurità di una tomba (16). ROBERT CHEAIB redazione.rivista@ausiliatrice.net

Oltre la morte di Dio. La fede alla prova del dubbio di Robert Cheaib San Paolo Edizioni, 2017 pagine 192

NOTE 1 TOMMASO D’AQUINO, Somma teologica III q. 7 a. 11: «Ogni creato è finito». 2 TOMMASO D’AQUINO, Commento alle sentenze di Pietro Lombardo II d. 34 q. 1 a. 5. 3 Cf. Catechismo della Chiesa cattolica (11 ottobre 1992), nn. 27ss. 4 L.A. SENECA, Questioni naturali I, prefazione 5: «O quam contempta res est homo, nisi supra humana surrexerit». 5 M. BLONDEL, L’Action (1893). Essai d’une critique de la vie et d’une science de la pratique, PUF, Paris 1993, 323, n.1. 6 Ibid., 336. Dio non è tanto fuori quanto dentro l’uomo. «Egli è al centro di ciò che penso e di ciò che faccio; lo avvolgo» 7 Ibidem. 8 AGOSTINO D’IPPONA, Confessioni 3, 6, 11. 9 R. CHEAIB, Itinerarium cordis in Deum. Prospettive pre-logiche e metalogiche per una mistagogia verso la fede alla luce di V.E. Frankl, M. Blondel e J.H. Newman, Cittadella, Assisi 2012, 214. 10 F. NIETZSCHE, Così parlò Zarathustra IV, Il canto del nottambulo n. 12, vv. 15-18 11 ARISTOTELE, Del cielo I, 4: «Il desiderio naturale non può essere inane»; cf. anche TOMMASO D’AQUINO, Somma teologica I q. 75 a. 6. 12 C.S. LEWIS, «Mere Christianity», in ID., The Complete C.S. Lewis Signature Classics, HarperCollins, New York 2007, 114. 13 H. GAILLARD DE CHAMPRIS, Anniversaires et pèlerinages. A. de Lamartine – Emile Augier – Eugène Promentis – Prosper Mérimée – François de Curel et autres, Plon-Nourrit / L’action sociale, Paris / Québec 1921, 148. 14 J. W. GOETHE, Tutte le poesie, vol. I, Mondadori, Milano 2001, 1271. 15 M.P. GALLAGHER, Faith Maps, 45. 16 M. BLONDEL, «Philosophie de L’Action», Les Etudes Philosophiques 1 (1946) 10

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D., la patente e quel sogno di diventare cuoco rocinio, è arrivata un’offerta di lavoro da parte di un ristorante vicino al nostro paesino. Ero un po’ intimorito da questa nuova esperienza ma i proprietari mi hanno accolto bene: vado d’accordo con il responsabile cuoco e mi sto specializzando in antipasti. In questo momento lavoro poche ore a settimana e con più frequenza nel periodo estivo ma spero proprio che possano tenermi anche in futuro. Ho solo esigenza di prendere la patente perché questo potrebbe agevolarmi anche nei lavori futuri».  «Davanti ad una difficoltà non si molla ma si va avanti, a testa alta, puntando sempre ai propri sogni!». A scriverci è D., un giovane che di difficoltà ne ha attraversate tante nella vita: prima l’allontanamento dalla famiglia per incapacità genitoriali, poi un percorso di affido fallito e, finalmente nel 2012, l’inserimento in una comunità residenziale. Qui, grazie a tante figure di riferimento come educatori, operatori e volontari, D. è riuscito a maturare, a diventare un uomo, lasciandosi alle spalle quei mostri con cui si è dovuto scontrare sin da piccolo. Oggi pensa al futuro e alle sue passioni (la musica e lo sport) ma in modo particolare la cucina, mestiere che da sempre lo ha affascinato. LE SPERANZE DI D., GIÀ SPECIALIZZATO IN ANTIPASTI

«Il mio desiderio è di fare il cuoco su una nave da crociera, anche se sulla lingua inglese sono poco ferrato! Dopo il diploma ho avuto l’opportunità di praticare un tirocinio in un ristorante: a dir la verità non mi sono trovato molto bene e ho anche pensato di abbandonare tutto. Ero molto scoraggiato ma grazie ad alcune persone della comunità che mi hanno dato fiducia, sono riuscito ad andare avanti. Ed è così che pochi giorni dopo la fine del ti20

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HARAMBÉE È A CASALE MONFERRATO

Dal 1996 la comunità Harambée di Casale Monferrato (AL), accoglie ragazzi fragili e soli come D., aiutandoli a crescere, a camminare da soli e a riprogettare il loro futuro. In questi anni la comunità è stata accanto ad oltre 130 ragazzi dagli undici ai diciotto anni accolti in una casa famiglia. Per i maggiorenni, invece, è stata pensata un’abitazione dove poter sperimentare percorsi di autonomia durante la ricerca del lavoro. Salesiani per il Sociale – Federazione SCS/ CNOS sostiene da anni la comunità Harambée e i suoi progetti dedicati ai giovani ecco perché, grazie alla generosità dei donatori, oggi D. sta frequentando il corso di scuola guida e fra pochi mesi riuscirà a conseguire la sua patente di guida. Come lui, però, tanti altri ragazzi e ragazze ospiti in comunità necessitano di sostegno e anche un piccolo gesto può essere molto importante per il loro percorso. Questo è il mese dedicato a don Bosco e per noi Salesiani per il Sociale non c’è miglior modo di celebrarlo che stando vicino ai giovani, soprattutto i più poveri, accompagnandoli e sostenendoli nel loro percorso di crescita. Scopri il progetto della comunità Harambée LA REDAZIONE redazione.rivista@ausiliatrice.net


Un “check up” per la nostra anima? MARIO SCUDU archivio.rivista@ausiliatrice.net

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«È ormai tempo di svegliarvi dal sonno... perciò gettiamo via le opere delle tenebre» (Rm 13,11). Così suona l’invito di san Paolo ai cristiani di Roma di duemila anni fa. Solo ad essi? Penso proprio di no. È un invito universale e pressante, che vale per tutti. Quindi anche per noi, cristiani del Terzo Millennio ormai post moderni e qualche volta già post... cristiani. È urgente accoglierlo in quest’anno di grazia 2018, un’anno da vivere meglio di quello passato, più saggiamente consapevoli che “tutto passa”, che non tornerà più e che potrebbe essere l’ultimo della nostra vita terrena. Per la nostra salute fisica facciamo tante visite e numerosi controlli... E per la nostra salute spirituale? Penso sia consigliabile o forse urgente fare anche un check up alla nostra anima. Interroghiamoci: siamo sempre in tensione verso Dio? Lo percepiamo, giorno dopo giorno, come la meta del nostro viaggio o pellegrinaggio terreno? Lo pensiamo come la verità che deve illuminare e nutrire, quotidianamente, i nostri grandi progetti esistenziali? È anche un invito a svegliarci dall’incoscienza, piccola o grande, nel fare le nostre scelte; a scuoterci dall’indifferenza verso i grandi valori della vita; a guarire dalla poca fede e dal poco amore che abbiamo. Ogni tempo per il cristiano è tempo di amare. O meglio tutti abbiamo bisogno di credere di più e di tornare a Dio che è Amore (1Gv 4,8). «La fede cristiana è una conversione all’amore. Dio lo si trova nell’amore, da nessun’altra parte. Nell’amore c’è il “soffio dell’eternità”» (J. Werbick). Quindi è opportuno un check up al nostro cuore: è ancora di pietra (anche se parzialmente) indurito dal logorio dei giorni e delle difficoltà o è di carne, con saltuari battiti di misericordia e compassione? Un controllo anche ai nostri orecchi: forse ascoltiamo tante voci o messaggio banali e banalizzanti, ma non i sussurri di Dio, dolci e delicati come una brezza? È urgente anche un check up ai nostri occhi: vediamo solo la superficie dei fatti quotidiani o guardiamo con gli occhi di Dio, andando “al di là delle cose”, all’essenziale profondo, che rimane invisibile? Ed infine il nostro pensiero: controlliamo se è ancora pericolosamente prigioniero delle realtà penultime e quindi passeggere. Queste, lo sperimentiamo, non possono far “riposare” il nostro cuore inquieto e instabile, essendo fatto per Dio. Anche in questo nuovo anno, mai dimenticare, come diceva il grande Agostino, che siamo amati da Dio quindi dobbiamo amare. Teniamo anche presenti le parole di san Giovanni della Croce: «Alla fine della vita saremo giudicati sull’amore». Un bell’impegno per tutto l’anno. Buon Cammino 2018, nell’amore.


Amami tu, Signore Amami tu, Signore anche se non sono amabile, anche se sono povero, anche se non lo merito, anche se ti amo poco, amami tu, Signore. Quando mi alzo al mattino, pieno di sogni, quando mi corico alla sera, pieno di delusioni, quando lavoro per inerzia, quando mi riposo e sono vuoto, quando prego e sono distratto, quando non ho voglia di amarti, amami tu, Signore. Quando penso di amare te senza amare gli uomini, quando mi illudo di amare gli uomini senza amare te, quando temo di amare troppo amami tu, Signore. Quando ho paura di compromettermi, e ho paura di impegnarmi, quando fuggo l’amore, quando nessuno mi ama, amami tu, Signore. (Adriana Zarri, teologa e scrittrice, 1919-2010)

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SANTUARIO BASILICA DI MARIA AUSILIATRICE – TORINO

FESTA DI SAN GIOVANNI BOSCO Mercoledì ore

31

7.00 S. Messa. Presiede don Guido Errico, sdb (Direttore Comunità Maria Ausiliatrice).

ore 8.30 S. Messa. Presiede don Enrico Stasi, sdb (Ispettore Salesiani Piemonte, Valle d’Aosta e Lituania). Celebrazione per le scuole di Valdocco.

GENNAIO SALESIANO 2018 Lunedì

Memoria del Beato Luigi Variara. Fondatore della Congregazione delle Figlie dei Sacri cuori.

Lunedì

22

Memoria della Beata Laura Vicuña. Inizio della Novena in preparazione alla Festa di Don Bosco: h. 16.25 Lettura spirituale e Rosario (presso l’urna del santo), Santa Messa con Predicazione e venerazione reliquie.

Mercoledì

Festa di san Francesco di Sales. Patrono della Congregazione Concelebrazione h. 18.30.

15

ore 10.00 S. Messa. Presiede don Sabino Frigato, sdb (Vicario episcopale per la vita Consacrata). ore 11.00 SOLENNE CONCELEBRAZIONE. Presiede S.E. Mons. Cesare Nosiglia (Arcivescovo di Torino). Diretta televisiva su TELEPACE e SKY HD (canale 515). ore 15.00 Benedizione dei Bambini e dei Ragazzi. Presiede don Claudio Durando, sdb (Parroco di Maria Ausiliatrice). ore 16.00 Vespri Solenni. Presiede don Luca Ramello, (Delegato diocesano di Pastorale Giovanile).

24 Martedì

30

salesiana.

Ore 17.30 Presentazione della “Strenna del Rettor Maggiore” alla Famiglia Salesiana (don F. Cereda). Ore 18.50 Primi Vespri Festa di San Giovanni Bosco. Presiede don Francesco Cereda, sdb (Vicario del Rettore Maggiore dei Salesiani).

ore 17.00 S. Messa. Presiede S.E. Mons. Franco Lovignana, (Vescovo di Aosta). ore 18.30 SOLENNE CONCELEBRAZIONE per i giovani MGS (Movimento Giovanile Salesiano), Presiede don Francesco Cereda, sdb (Vicario del Rettor Maggiore dei Salesiani). Anima il Coro dell’Oratorio di Casale Monferrato. Diretta televisiva su TELEPACE + SKY HD canale 515. ore 21.00 S. Messa. Presiede don Cristian Besso, sdb (Rettore Basilica di Maria Ausiliatrice).

AVVISO SACRO Santuario Basilica Maria Ausiliatrice – via Maria Ausiliatrice 32 Torino – tel 011.5224253 / 011.5224822 - e-mail: m.ausiliatrice@tiscali.it


CHIESA E DINTORNI

Assolvete chi confessa l’aborto L’invito di Papa Francesco nella sua Lettera apostolica Misericordia et misera. pone fine ad una vita innocente. In generale, sulla base di riferimenti scritturali e apostolici, la Chiesa cattolica considera infatti la vita un dono di Dio, e dunque un bene in sé, di cui all’uomo non è dato disporre e che deve essere difesa dal concepimento fino alla morte naturale. Il Papa invita ogni sacerdote a farsi guida, sostegno e conforto nell’accompagnare i penitenti in questo cammino di riconciliazione.  Domenica 20 novembre 2016, Papa Francesco ha chiuso il Giubileo straordinario della Misericordia ed ha consegnato alla Chiesa la Lettera apostolica Misericordia et misera. In questa, tra l’altro, invita ad assolvere chi confessa l’aborto. Donne, personale medico, infermieri, tutti vanno assolti, perché nessun ostacolo si interponga tra la richiesta di riconciliazione di un cuore pentito ed il perdono di Dio. Le donne pentite non dovranno quindi andare dal vescovo per ottenere il perdono. Una svolta definitiva, impressa per sempre, perché non esiste peccato che la misericordia di Dio non possa raggiungere. Il giudizio sull’interruzione volontaria della gravidanza resta severo, chiarisce il Pontefice, che continua a equiparare l’aborto all’omicidio, poiché

DALLE NORME BIBLICHE ALLE DECISIONI PONTIFICIE

Anche nella Bibbia, o meglio nell’Antico Testamento, è presente il tema dell’aborto. Per esempio: «Quando alcuni uomini rissano e urtano una donna incinta, così da farla abortire, se non vi è altra disgrazia, si esigerà un’ammenda, secondo quanto imporrà il marito della donna, e il colpevole pagherà attraverso un arbitrato. Ma se segue una disgrazia, allora pagherai vita per vita» (Esodo 21,22-23). Il Nuovo Testamento, invece, non nomina mai l’interruzione della gravidanza. L’imperatore Costantino (274337) aveva stabilito la pena di morte per l’aborto volontario, pena che non era prevista nel diritto romano. Nel 1591 Papa Gregorio XIV distinse tra aborto di feto animato, ovvero dopo i 40 giorni, e inanimato: solo il primo

era peccato. La successiva decisione di Pio IX nel 1869 rappresentò una svolta decisiva, affermando che ogni aborto, dal concepimento in poi, è un delitto colpito da scomunica. Giovanni Paolo II rafforzò tale concetto con l’enciclica Evangelium vitae del 1995, considerando illecito non solo l’aborto, ma anche tutti i contraccettivi abortivi. Benedetto XVI ribadì nel 2006 che la vita umana inizia nel seno materno e rimane tale fino all’ultimo respiro. LA SOFFERENZA DELLA DONNA

La progressiva severità della condanna canonica è motivata dal contesto culturale che in epoca contemporanea si è fatto favorevole al riconoscimento della libertà di decisione della donna sulla propria gravidanza. La nuova norma di Papa Bergoglio, pur confermando la gravità del peccato, contiene un implicito riconoscimento alla sofferenza che ogni donna prova dopo l’esperienza di un aborto: l’espiazione è già iniziata in lei stessa col dolore che prova. La vita è un meraviglioso dono di Dio. La Chiesa si pone così, come sta accadendo per i separati ed i divorziati risposati, come un’istituzione materna che accoglie i peccatori reduci da tante sofferenze. FABRIZIO FABRINI redazione.rivista@ausiliatrice.net

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Accogliere e servire con umiltà

L’impegno della Compagnia della povera milizia di Cristo e di San Lazzaro, nata da un gruppo di operai decisi a combattere un futuro precario con le armi della speranza.  Quando il lavoro è a rischio o lo si è perso si può reagire in due modi: isolarsi e chiudersi in se stessi o fare fronte comune con i colleghi per cercare e creare nuove opportunità. Gran parte dei volontari che compongono la Compagnia della povera milizia di Cristo e di San Lazzaro sono operai che hanno deciso di unirsi contro le incertezze di un futuro precario e di mettersi al servizio della società. Abbiamo incontrato Marino Sacchetti, coordinatore dell’associazione, per saperne di più. IL DRAMMA DI CHI PERDE IL LAVORO

Quali sono le origini della Compagnia? Siamo un gruppo di persone che la vita ha fatto incontrare e che han22

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no scoperto di avere qualcosa in comune. Molti di noi sono soci di una cooperativa specializzata in collaudi d’auto che ha vissuto sulla propria pelle le conseguenze della crisi e della delocalizzazione del lavoro. Eravamo centocinquanta operai e – dopo una serie di vertenze – siamo rimasti in quaranta. Ci siamo trovati da un giorno all’altro a convivere con la precarietà e ci siamo chiesti cosa fare per chi era rimasto senza protezioni sociali. In che modo? La nostra prima idea era trovare una casa e un appezzamento di terra da coltivare per offrire un tetto e contribuire al sostentamento di chi era rimasto senza stipendio. Ci siamo resi conto, infatti, che la maggior parte delle associazioni di volontariato è


Ci spieghi meglio... Tra le categorie di persone fragili e bisognose d’aiuto individuate dalla legge che in Italia disciplina le cooperative sociali (la n. 381 del 1991, ndr) non sono inclusi i disoccupati di lungo corso. Eppure è un fatto che, quando la disoccupazione aumenta e non si ha più diritto a usufruire degli ammortizzatori sociali, la vita si fa dura. Troppi, delusi e amareggiati, si abbandonano allo sconforto e cadono in balia della depressione. E alcuni, addirittura, decidono di togliersi la vita. Noi crediamo sia giusto che il volontariato si prenda cura anche di loro. AL SERVIZIO DEI FEDELI E DEI PARROCI

Il nome scelto dall’associazione riporta a epoche passate... Siamo consapevoli che possa correre il rischio di creare diffidenza perché riconducibile all’Ordine dei Templari. Chi conosce la storia, però, sa che i Templari si definivano “Povera milizia di Cristo” per esprimere il desiderio di servire con umiltà. Abbiamo scelto, inoltre, di richiamarci all’Ordine di San Lazzaro perché era quello cui potevano aderire i malati di lebbra: un modo per esprimere la nostra scelta di accogliere tutti e di metterci a disposizione di tutti. Siamo fratelli che cercano di vivere il più possibile insieme e, in soli due anni di attività, siamo già presenti – oltre che a Torino – a Imperia, Brescia, Ferrara e Treviso.

CHIESA E DINTORNI

“specializzata” per fasce di disagio e difficilmente si prende cura di chi si trova in difficoltà perché ha perso il lavoro se non è anche tossicodipendente, alcoolista o portatore di handicap. Una situazione un po’ paradossale cui abbiamo pensato fosse giusto provare a porre rimedio.

Quali sono i vostri campi di attività? «Stiamo collaborando con la mensa della Caritas diocesana per quanto riguarda la somministrazione dei pasti ai bisognosi e con l’associazione Angeli di San Francesco che si occupa d’ippoterapia per disabili. Abbiamo inoltre inaugurato un progetto di vigilanza nelle chiese per dissuadere eventuali malintenzionati e “questuanti di professione” dall’importunare i sacerdoti e i fedeli durante le celebrazioni. Abbiamo cominciato dalla parrocchia delle Stimmate di San Francesco, a Torino, e sembra che l’iniziativa stia portando buoni frutti». Cosa vi proponete per il futuro? Intanto, se ci sarà richiesta, di estendere il servizio di vigilanza e di formare nuovi volontari all’interno delle parrocchie interessate. E di sviluppare sempre più, attraverso gli incontri mensili della “Scuola di carità”, i valori della convivenza, della partecipazione e della condivisione. Chi fosse interessato a mettersi in contatto con l’associazione può telefonare al numero 328 6984377. CARLO TAGLIANI redazione.rivista@ausiliatrice.net

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Un’educazione davvero speciale La famiglia di Nazareth rappresenta, per i cristiani, una realtà e un modello cui ispirarsi per dar vita a legami d’affetto, d’amore e di comprensione capaci di rafforzarsi e rinnovarsi di giorno in giorno.  Forse non tutti sanno che la domenica che separa il Natale dall’Epifania la Chiesa è solita festeggiare la famiglia che per ogni cristiano rappresenta il modello cui ispirarsi: quella di Nazareth, formata da Gesù, Maria e Giuseppe. Un nucleo famigliare in cui ciascun componente si dimostra all’altezza del proprio ruolo e in cui i legami d’affetto, d’amore e di comprensione sembrano rafforzarsi e rinnovarsi di giorno in giorno. Una famiglia senza dubbio speciale, investita di una missione unica e irripetibile per il destino dell’umanità, che pare mettere in pratica una serie di comportamenti virtuosi alla portata di tutte le famiglie ma non di rado sottovalutati. LA FORZA SILENZIOSA DELL’ESEMPIO

Persone semplici e concrete, Maria e Giuseppe sembrano consapevoli del fatto che la forza silenziosa dell’esempio sia infinitamente più potente e persuasiva della sovrabbondanza, non di rado vuota e ridondante, delle parole. È per questo che - secondo quanto riferisce la tradizione - per trasmettere al piccolo Gesù valori importanti quali svolgere con impegno il proprio dovere o dedicare tempo ed energie a chi ne ha bisogno non si dilungano 24

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in “prediche” ma li vivono concretamente ogni giorno. E non cominciano a farlo dal giorno in cui Gesù vede la luce nella grotta di Betlemme ma assai prima, come dimostrano la perizia e la cura che hanno reso Giuseppe uno dei falegnami o dei carpentieri più richiesti e apprezzati dai suoi concittadi-

ni (il termine greco tektòn, usato da Matteo nel versetto cinquantacinque del tredicesimo capitolo del suo Vangelo, designa entrambe le professioni). O la decisione di Maria di allontanarsi dalla casa dei genitori per mettersi in viaggio e raggiungere la cugina Elisabetta, in dolce attesa, per aiutarla a svolgere le


GIOVANI

faccende domestiche, come testimonia il primo capitolo del Vangelo di Luca. L’educazione alla concretezza ha senza dubbio «radici» divine, ed è quella che – come narra Matteo nel settimo capitolo del suo Vangelo – spinge Gesù a ripetere, con sfumature diverse, nel corso della sua predicazione: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli».

DECLINARE IL LINGUAGGIO DELL’AMOREVOLEZZA

Un altro elemento che sembra emergere sfogliando le pagine dei Vangeli di Matteo e di Luca – i soli a raccontare, per sommi capi, l’infanzia e l’adolescenza di Gesù – è che nella famiglia di Nazareth non si urla, non si insulta e non si alzano le mani. Come pedagoghi di razza, Maria e Giuseppe crescono Gesù servendosi di tre «ingredienti» irrinunciabili: la dolcezza, l’amorevolezza e l’auto-

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revolezza. Per aiutare Gesù ad ambientarsi e a orientarsi nella realtà che lo circonda Maria e Giuseppe sono propositivi, non usano minacce o parole offensive e men che mai ricorrono a scatti d’ira o a gesti violenti. Sono consapevoli che la dolcezza, accompagnata dalla fermezza, è lo strumento più potente per educare e indicare in modo semplice e intuitivo la strada giusta da percorrere. Dolcezza, amorevolezza e autorevolezza rappresentano – infatti – una costante di Gesù nell’approccio con gli uomini e con le donne che incrocia sul proprio cammino, come dimostra l’incontro con l’adultera narrato nell’ottavo capitolo del Vangelo di Giovanni. Rimasto solo con lei, dopo che gli scribi e i farisei si sono allontanati perché nessuno si è sentito di condannarla scagliando contro di lei la prima pietra, le dice: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più». Una frase che trabocca di dolcezza e di amorevolezza nel rifiuto di condannare ma che esorta, con autorevolezza, a inaugurare un modo di vivere nuovo e il più possibile lontano dal peccato. EZIO RISATTI PRESIDE IUSTO REBAUDENGO redazione.rivista@ausiliatrice.net

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Ha fatto piangere gli angeli Il Beato Angelico

 È un grande della pittura italiana, noto per i suoi dipinti a Firenze, Roma, Orvieto. Ha “mantenuto” i confratelli del suo convento con i diritti d’autore. Un predicatore con il pennello. Usando il linguaggio della bellezza si fa capire da tutti. Un miracolo. Tra la “valanga” di santi fatti da Giovanni Paolo II, c’ è stato uno che ha destato grande gioia negli artisti, ammirazione in milioni di turisti, e dubbi in Vaticano. Il personaggio in questione era il Beato Angelico (il 3 ottobre 1982). Una canonizzazione atipica: dribblate regole codificate da secoli, abbattuti paletti tradizionali, non convocate sessioni di studio. Tutto inutile. Il papa (sembra) di “testa sua” decise che fra Gio26

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vanni da Fiesole, frate domenicano, al secolo Guido di Pietro, era degno degli altari. Strano caso il suo. Era già Beato Angelico da secoli, perché lo studioso Girolamo Borselli gli attribuì il titolo di «Beato», mentre lo storico dell’arte Giorgio Vasari nel 1550 l’aveva chiamato «fra Angelico». E il miracolo? Di lui, per la verità, sono solo esistite le folle di visitatori, composte non solo da devoti cristiani ma anche da turisti moderni e post moderni dal cuore religiosamente freddo. Estasiati davanti ai suoi quadri ritornano a casa con un bagaglio fatto di gioia nel cuore, serenità incoraggiante e desideri positivi per il futuro. Anche questo è un miracolo. E che si rinnova sempre.

UN GRANDE APOSTOLO CON IL PENNELLO!

Predicare con l’arte? Sì, certo, si può. L’arte infatti parla un linguaggio universalmente compreso, che ci aiuta nella faticosa ricerca della verità. «Il linguaggio dell’arte è una via di conoscenza, è un ambito in cui si può attingere alla sorgente della vita e al vero, percepito come bello. La modernità aveva riservato all’arte uno spazio marginale, una specie di “seconda classe”, in cui era stata relegata insieme ai sentimenti, poco considerati dalla gnoseologia. Oggi si riconosce che l’arte ha un approccio alla verità meno violento dell’argomentazione e della logica, un approccio nel segno del simbolo, del fascino, dell’attenzione e


in sé del secondo. Fu anche il primo italiano a dipingere paesaggi riconoscibili e il primo a guardare alla natura come ambiente bello e gradevole, in cui vivono e agiscono le creature di Dio. Non solo conosceva le leggi della prospettiva ma era anche abile nell’utilizzarla. Insomma «è un grande artista» (E. H. Gombrich). Dipinse in varie città italiane, compresa Roma (due cappelle in Vaticano), destando in tutti, critici e non, grande ammirazione e sincera devozione specialmente nei frati che ‘pregavano’ devotamente ammirando i suoi dipinti nel convento. «Per il Beato Angelico l’arte era un modo di meditare e di predicare: le sue opere mostravano alla gente che cosa si doveva adorare, in perfetto accordo con la tradizione catechetica domenicana» (A. Butler). HA FATTO PIANGERE GLI ANGELI

Dopo la sua morte, circolò una leggenda molto carina, che cioè quando il celebre frate pittore morì, agli angeli da lui dipinti spuntò una lacrima di dolore per il loro grande amico. Si sa che ogni pittore dipinge basandosi o ispirandosi a determinati modelli (più spesso modelle!) viventi, e questo lo faceva anche il sommo Michelangelo. Ebbene questi, vedendo i dipinti dell’Angelico, scrisse di lui: «Si deve credere che questo buon monaco abbia visitato il Paradiso e abbia avuto il permesso di scegliere là i suoi

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della libera adesione» (Ignazio Sanna). Come dire che l’uomo non è solo razionalità: deve imparare a superare il suo puro logo centrismo pensando cioè che non comunichiamo solo con la ragione. È un’esperienza di tutti i giorni: non siamo solo ragione. Pascal diceva che si può (o si deve?) conoscere se stessi e Dio anche attraverso il cuore, perché questo ha delle “ragioni” che la ragione non conosce. Nel cristianesimo non solo un bel discorso mi può parlare e portare a Dio, ma anche un fiore, un paesaggio, un bel tramonto o anche un bel quadro di qualche artista. Anche l’arte quindi mi aiuta a conoscere Dio, a riflettere su di Lui, a ricordarmi di Lui. Il Beato Angelico, al secolo Guido di Pietro, è nato a Fiesole, presso Firenze, nel 1400. Si è solo certi che studiò pittura e fu ammesso in una delle numerose gilde di pittori della città. Forse conobbe Masaccio e subì l’influenza di Lorenzo Monaco, un pittore (frate camaldolese) di Siena. Verso il 1420 quando entrò nell’ordine domenicano, col nome di Fra Giovanni da Fiesole, aveva già una discreta fama di pittore. Ed in convento continuò a dipingere, sostenendo così con i diritti d’autore i suoi confratelli! Come pittore egli rappresenta il passaggio dal Medio Evo al Rinascimento e sintetizza nelle sue opere il fervore religioso del primo con l’amore puramente estetico del bello

Tratto in forma ridotta da: Anche Dio ha i suoi campioni di Mario Scudu Elledici, 2011 pagine 936

CHIUNQUE VUOLE DIPINGERE CRISTO, DEVE ESSERE SU QUESTA TERRA MOLTO VICINO A CRISTO”. (BEATO ANGELICO).

modelli». Non ci poteva essere complimento più bello e più centrato. È proprio vero. Contemplare i suoi dipinti è regalarsi un po’ di aria di Paradiso, concedersi un piccolo saggio e assaggio della Realtà Ultima Futura che è Dio nella sua gloria e beatitudine (che diventerà anche la nostra). Significa elevare i propri pensieri, affinare i propri desideri, e credere che, dopo tutto, questa terra con le sue gioie e dolori (talvolta, più numerosi) non è tutto. Simili pensieri non ci faranno certamente male e, Dio sa, quanto ne abbiamo bisogno. MARIO SCUDU archivio.rivista@ausiliatrice.net

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LA PAROLA

Consapevoli dell’importanza dell’attesa

L’attesa del Signore è fatto di estrema importanza. Fintanto che l’incontro non avvenga, egli ci chiede di aspettarlo intensamente. Le cinque vergini saggie della parabola ci insegnano a farlo (Mt 25,1-13).

 Gesù raccoglie gli apostoli sul Monte degli Ulivi e mentre ammira lo splendore del Tempio di Gerusalemme esclama: «In verità vi dico: non sarà lasciata qui pietra su pietra che non sarà distrutta». I suoi sono sconvolti, forse impauriti: «Di’ a noi quando accadranno questo cose – gli chiedono – e quale sarà il segno della tua venuta e della fine del mondo». Gesù risponde con le parabole del servo fedele, delle dieci vergini, dei talenti e del giudizio finale (24,45– 25,46). Quattro racconti, ma esprimono tutti lo stesso pensiero: chi attende con avvedutezza ed operosità sarà accolto, chi invece si sottrae a questo dovere sarà respinto. LAMPADE ACCESE E LAMPADE SPENTE

L’ambientazione del racconto è una festa nuziale. Lo sposo ne è il vero protagonista: le giovani donne che hanno il compito di attenderlo sono là per lui. Sono trepidanti per l’attesa, ma egli tarda a venire. Tutte si addormentano e tutte si risvegliano al grido che si alza a mezzanotte: «Ecco lo sposo! Andategli incontro!». Vi è concitazione in alcune di esse: le lampade si sono spente e non c’è più olio! Cinque ragazze, le più avvedute, hanno invece con sé una piccola scorta d’olio. Alcuni potrebbero tacciare di ingenerosità queste vergini che non hanno dato un po’ del loro olio alle altre. È proprio così? O non è forse questo un comportamento accentuato da Gesù per insegnarci che ognuno ha la responsabilità delle proprie scelte e del proprio dovere? Cinque lampade sono riaccese «e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa». Come è amaro un tale epilogo.

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LA PAROLA

bola del giudizio finale – ultima delle quattro indicate – l’olio è immagine della carità e delle sue opere. SMETTERE DI ATTENDERE?

Quella porta chiusa indica bene che il tempo concesso per l’attesa vigilante e responsabile è finito. Solo chi è pronto è accolto alla festa. IMMAGINI CARICHE DI SIGNIFICATO

Nel racconto di Gesù e nello scrivere di Matteo ci sono alcuni elementi che hanno il sapore di una allegoria. Bisogna capirli per entrare nel vivo dell’insegnamento. La festa nuziale è immagine cara alla Sacra Scrittura per indicare il tempo in cui Cristo tornerà per dare compimento al Regno dei Cieli. Lo sposo atteso è lui! Le vergini sono i discepoli: alcuni di loro nei confronti del Regno sono attenti, altri negligenti. Tra i diversi significati attribuibili alle lampade, mi sembra che il più adatto sia qui quello della Parola di Dio. Così infatti recita il Sal 119,105: «Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino», insegnandoci che la Parola illumina ed orienta l’attesa del Signore. Attenzione o negligenza per le cose del Regno vanno dunque misurate in rapporto alla Parola che rende saggio chi la ascolta e pratica. E l’olio di scorta? Stando alla para-

Se svalutiamo la grande realtà dell’attesa di Cristo ci facciamo male e mostriamo di non conoscere la nostra vocazione: siamo fatti per andargli incontro. Per questo non temiamo di sfidare la notte dei nostri giorni: la luce della Parola la abbiamo. Non temiamo nemmeno di sfidare il senso di scoraggiamento che ci coglie quando chi si aspetta tarda a venire: l’olio della carità lo possiamo sempre acquistare facendo opere buone. È cosa buona se nell’attesa talvolta l’inquietudine ci sorprende: ciò è segno che davvero il nostro cuore è fatto da Lui e troverà pace e riposo solo in lui. Guai a noi se perdessimo il senso dell’attesa e se nel profondo nel nostro intimo decidessimo che aspettare non merita: l’atteso tarda, perché continuare ad impegnare il senso della nostra responsabilità? Radichiamoci nell’ascolto della Parola, pratichiamola con le buone opere così che il nostro cuore non smetta di attendere Cristo Signore. MARCO ROSSETTI rossetti.rivista@ausiliatrice.net

QUATTRO RACCONTI, MA ESPRIMONO TUTTI LO STESSO PENSIERO: CHI ATTENDE CON AVVEDUTEZZA ED OPEROSITÀ SARÀ ACCOLTO, CHI INVECE SI SOTTRAE A QUESTO DOVERE SARÀ RESPINTO.

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DON BOSCO OGGI

Come una matita tra le mani di Maria Incontro con Giacomo “Jim” Comino, coadiutore Salesiano da sessantuno anni e da cinquantasette missionario tra Corea del Nord e Sudan.  «Quando due elefanti si fanno la guerra chi ne soffre di più è l’erba che essi calpestano». È un proverbio africano quello utilizzato da Giacomo “Jim” Comino per sintetizzare il clima che insanguina il Sud Sudan causando una catena infinita di morte e di sofferenza soprattutto tra i più poveri. Piemontese doc della provincia di Cuneo, Comino, che compirà 79 anni a maggio, da sessantuno è coadiutore Salesiano e da cinquantasette missionario tra Corea del Nord e Sudan.

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DECIDERE DI METTERSI IN GIOCO

A 21 anni, nel 1960, lascia Torino per la Corea del Nord. Come è scattata la molla? «In modo piuttosto casuale. Quando, al termine delle scuole superiori, mi fu chiesto cosa volessi fare da grande risposi che avrei desiderato diventare Salesiano. Venni mandato in noviziato e, al termine degli studi, mi venne proposto di andare in missione in Corea del Nord. Quando me lo domandarono, a essere sincero, non sape-


UNA «SFIDA» DURATA TRENT’ANNI...

«All’inizio non fu facile, soprattutto per la lingua. Mi occupai da subito dei ragazzi che frequentavano l’oratorio e loro sono stati davvero un aiuto prezioso per imparare il coreano e ambientarmi in quella nuova realtà. Erano poverissimi ed era una festa quando si riusciva a offrire loro qualcosa da mangiare». All’inizio degli anni Novanta i superiori le propongono di partire per il Sudan. E di cominciare da capo. «I Salesiani stavano iniziando una missione in Sudan. Mi spiegarono che avrei dovuto stare lì due o tre anni e poi avrei potuto far ritorno in Corea. Seppure a malincuore, pensando alle persone e alle abitudini che avrei dovuto abbandonare, accettai». CENTO SCUOLE PER 15.000 BAMBINI

Come fu l’impatto con il Sudan? «Una delle prime cose che vidi arrivando a Khartum, la capitale, fu un immenso campo in mezzo al deserto che raccoglieva oltre un milione di profughi privi di tutto. Un’esperienza che mi ha segnato nel profondo, al punto che quando mi fu prospettato di tornare finalmente in Corea mi rivolsi a Maria Ausiliatrice e le dissi: “Tu sei la mia mamma, da oggi mi affido a te. Rimango in Sudan finché vorrai, ma mi devi aiutare”. E oggi, dopo oltre venticinque anni, sono ancora qui». Qual è la situazione in Sudan? «Per mezzo secolo le tribù in prevalenza mussulmane del Nord hanno combattuto una serie di guerre civili contro quelle cristiane del Sud causando milioni di morti non solo in battaglia ma anche per mancanza di cibo, di medicine e di servizi sanitari. Con l’indipendenza del Sud, nel 2011, il sogno di un futuro di pace e di

DON BOSCO OGGI

vo neppure dove si trovasse esattamente la Corea e andai a cercarla sul mappamondo. Decisi comunque di mettermi in gioco e accettai la sfida».

ricostruzione sembrava a portata di mano. Purtroppo si è bruscamente interrotto nel 2013 con lo scoppio di una nuova guerra che vede le etnie più potenti del Sud Sudan lottare per accaparrarsi il potere e la gestione delle materie prime senza esclusione di colpi, incluso l’arruolamento forzato di bambini soldato». E l’impegno dei Salesiani? «Come risposta a questa tragedia abbiamo pensato di promuovere una cultura di pace a partire dalle generazioni più giovani e lanciato il progetto «Cento scuole per il Sud Sudan». In tre anni, grazie al sostegno di numerosi benefattori, ne abbiamo già realizzate settantaquattro, al momento frequentate da quindicimila bambini. Poiché in Sud Sudan noi Salesiani siamo solo venticinque e ci occupiamo già della gestione di una scuola primaria, di una scuola secondaria, di una parrocchia, di un dispensario e di un progetto agricolo per l’autosostentamento delle famiglie, abbiamo deciso di affidare le scuole ai vescovi affinché ne incarichino della gestione i parroci delle diocesi in cui esse sorgono. Le cose da fare sono ancora tante ma siamo consapevoli che il Signore ci ha sempre aiutato e che la Provvidenza non è mai venuta meno». CARLO TAGLIANI redazione.rivista@ausiliatrice.net

Chiunque desideri approfondire o sostenere l’attività di Missioni Don Bosco Onlus in Sud Sudan può mettersi in contatto con l’Ufficio progetti,

ANCHE TU PUOI FARE QUALCOSA!

Missioni don Bosco Valdocco ONLUS

via Maria Ausiliatrice 32, 10152 Torino tel. 011 39 90 101 e-mail: info@missionidonbosco.org www.missionidonbosco.org GENNAIO-FEBBRAIO 2018

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Ogni giovane un mestiere. Competenza è identità

 Il 2018 è l’anno in cui ricorre il 40esimo anniversario della fondazione dell’Associazione CNOS-FAP Piemonte, che raccoglie i Centri di Formazione Professionale Salesiani che operano sul territorio piemontese: era il 28 giugno 1978 quando fu redatto e firmato l’atto costitutivo. Avvicinandosi alla data di questa ricorrenza abbiamo intervistato l’ing. Lucio Reghellin, attuale direttore generale e delegato regionale presso la Federazione Nazionale del CNOS-FAP di cui fa parte, per farci raccontare come si prepara a vivere questo evento, lui che oggi è un salesiano coadiutore ed è stato anche un allievo quando era adolescente. Ing. Reghellin, qual è l’identità del CNOS-FAP? 32

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Per far conoscere la formazione professionale salesiana, negli ultimi anni abbiamo usato uno slogan che appariva su tutti i manifesti: ogni giovane un mestiere. Penso sia uno slogan indovinato perché un giovane costruisce la sua identità nel lavoro. Quando chiedi ad un giovane lavoratore «chi sei», normalmente risponde facendo riferimento alla sua professione: sono un panettiere; sono un elettricista; sono un grafico o un informatico. Si identifica con il suo mestiere. La competenza, saper fare un mestiere, è un elemento importante della propria identità. E la sua identità professionale qual’è? Io mi sono sempre sentito un meccanico. Proprio in questi giorni, sistemando alcune

cose, ho trovato il mio vecchio attestato di qualifica di tornitore meccanico conseguito nel 1976. Ho fatto anche altri studi ma prioritariamente mi è sempre piaciuto definirmi un meccanico. Anche di Gesù dicevano che era andato nella bottega di carpentiere, come suo padre Giuseppe. Non sappiamo quanto e come, ma se la gente lo definiva così significa che aveva fatto questo mestiere per un tempo prolungato e che era compente nel suo lavoro. Il Padrone della vigna della parabola di Gesù giudica anomalo chi se ne sta tutto il giorno ozioso e Lui stesso esce più volte nella giornata ad invitare ad andare a lavorare nella sua vigna. Come nasce l’opera di don Bosco tra i giovani di Torino?


I Salesiani e la Formazione Professionale: quali sono le radici? L’attenzione alla formazione dei giovani lavoratori è sempre stata presente nella vita della Congregazione. In quasi tutti i primi Capitoli Generali della Congregazione si affronta il tema delle scuole professionali e agricole, i programmi e regolamenti, i laboratori, il modo di trattare gli artigiani. Ancora vivente don Bosco, fu nominato un Consigliere Generale per le scuole di arti e mestieri, per avere un coordinamento ai vertici salesiani. Don Rua nel 1898 nominò in questo ruolo don Giuseppe Bertello che prese veramente a cuore questo aspetto. Bertello organizzò due Esposizioni generali delle scuole professionali e agricole, la prima a Valsalice e la seconda a Valdocco. Scopo era: presentare quello che si stava facendo di valido nelle scuole professionali dei vari continenti; far incontrare tutte le scuole salesiani per uno stimolo vicendevole; creare unità

DON BOSCO OGGI

Non mi risulta che don Bosco abbia mai citato il famoso proverbio cinese: «Dai un pesce ad un uomo e lo nutrirai per un giorno; insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita», ma certamente lo ha messo in pratica. A contatto con i ragazzi immigrati a Torino si rende presto conto che non è sufficiente dare loro un posto dove poter stare ed incontrarsi, ma è assolutamente importante insegnare un mestiere che dia identità e dignità alla loro vita.

e fare una riflessione sul futuro delle scuole professionali salesiane. Cosa significa oggi CNOS-FAP? La formazione professionale salesiana si è diffusa rapidamente in tutto il mondo. È l’opera più richiesta dai vescovi e Governi che ci chiamano nelle varie nazioni, insieme alla pastorale giovanile. La riflessione dell’inizio è continuata e anche in Italia si è cambiato molto: siamo passati dalle scuole di Avviamento, ai CAP, alle scuole professionali e poi al CNOS-FAP; e ancora oggi si continua a riflettere per capire quali sono le modalità migliori per aiutare i giovani lavoratori. Il CNOS-FAP compie 40 anni: cosa è cambiato dal 1978 ad oggi? Siamo nati in Piemonte il 28 giugno 1978 per cui quest’anno festeggiamo i 40 anni di fondazione. Nel tempo molte cose sono state cambiate, cercando di aggiornare metodologie, organizzazione e attrezzature per garantire la formazione umana, cristiana e professionale degli allievi. Ancora tante sfide ci attendono: conservare lo spirito salesiano dei Centri di Formazione Professionale puntando sulla formazione del personale e dei dirigenti; aggiornare i macchinari e le attrezzature dei laboratori e i formatori perché sono la nostra caratteristica fondamentale; sviluppare i servizi al lavoro approfondendo i contatti con le aziende e accompagnan-

do gli ex-allievi verso il mondo del lavoro; approfondire il target dei giovani a cui ci rivolgiamo, considerando i giovani stranieri, disabili, drop out, ragazzi in difficoltà che ci interpellano. La Formazione Professionale CNOS-FAP rappresenta una parte considerevole dell’attività salesiana in Piemonte e permette di raggiungere e aiutare i giovani più poveri e con meno risorse. Rientra nell’impegno fondamentale della nostra Congregazione verso i giovani poveri, abbandonati e pericolanti riassunto qualche anno fa da don Chavez nel motto: «Dare di più a chi ha avuto di meno». LA REDAZIONE redazione.rivista@ausiliatrice.net

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Don Bosco? Un grande! Un autentico gigante IL LIBRO PRESENTA IL SANTO DEI GIOVANI ATTRAVERSO GLI STESSI GIOVANI CHE LO HANNO INCONTRATO, CONOSCIUTO, STIMATO, AMATO COME UN PADRE.

 «Tutto in don Bosco aveva per noi una potente attrazione – raccontò Paolo Albera, uno dei tantissimi ragazzi dell’Oratorio di Valdocco –: il suo sguardo penetrante era a volte più efficace di una predica; il semplice muovere del capo; il sorriso, sempre nuovo e variatissimo, e pur sempre calmo; le parole, cadenzate in un modo piuttosto che in un altro; il portamento della persona e la sua andatura snella e spigliata. Tutte queste cose operavano sui nostri cuori giovanili come una calamita a cui non era possibile sottrarsi». Il libro Don Bosco, un grande!, 34

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scritto da Claudio Russo e pubblicato dalla Elledici, regala il Padre e Maestro dei giovani attraverso il racconto di 27 ragazzi. Il titolo, anche se potrebbe essere giudicato esagerato, è onesto. Chi studia in modo approfondito don Bosco scopre in lui un autentico gigante non solo della cristianità, ma di tutta la storia umana. Se è vero che la storia, quella vera, è fatta di persone e avvenimenti che fanno crescere la vita dei singoli, dei gruppi e dei popoli, san Giovanni Bosco è una di quelle persone meravigliose e straordinarie che hanno fatto la storia e hanno formato giovani e uomini storici. Mentre era ancora in vita, don Bosco era considerato un autentico profeta, uomo di Dio e della Provvidenza, un gigante della carità dalla gente del suo tempo, Padre e amico della gioventù. Un santo universale. Ha saputo e sa ancora orientare un mondo di ragazzi e di


adulti su una strada di sana felicità su questa terra, nel tempo, e proiettata verso l’eternità vera e concreta in Gesù Risorto e Maria Ausiliatrice. I SUOI RAGAZZI LO RACCONTANO

Giovani che si sono fidati di lui e si sono affidati a lui. Rendendo meravigliosa, significativa e costruttiva la loro esistenza. Il contesto iniziale di questi ragazzi nel loro incontro con don Bosco è quanto mai diversificato. C’è il ragazzo di città e quello di campagna, il ragazzo di buona famiglia e quello che la famiglia non ce l’ha, il ragazzo bravino e quello cresciuto nella strada, quello abitato in modo consapevole dalla grazia di Dio e quello che non sa da dove inizia il segno della croce, quello intelligente e capace nello studio e quello che sa scrivere a stento una lettera a una persona cara tutti si sentono

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accolti e amati da don Bosco: capiscono che il suo voler bene è aiutarli a vivere e camminare nel Bene, quello maiuscolo che ha la sorgente e il terminale in Dio. Educa a vivere alla sua presenza, a imitare don Bosco nel diventare strumenti della bontà e misericordia stessa di questo Padre. Nel racconto, ogni ragazzo riporta il primo contatto con don Bosco. La narrazione è organizzata in prima persona con fedeltà al racconto storico di tale incontro come viene riportato da altri autori testimoni di don Bosco. Emerge una considerazione interessante: «In ognuno c’è un seme di bene. Io cerco di scoprire questo germe buono e su questo faccio leva nell’educare». Nel dialogo che viene riportato, don Bosco è attento a evidenziare proprio quel seme di bene presentato nel cuore di ognuno. ORA TOCCA A TE!

L’autore non si limita a riportare il racconto dei ragazzi. Al termine di ogni narrazione, propone alcune domande: «Che cosa ha colpito Pietro quando ha visto don Bosco?», «Perché Felice lascia casa propria per trasferirsi all’Oratorio di Valdocco?», «Don Bosco voleva bene all’anima dei ragazzi. Che cosa vuol dire?», «Come avresti reagito al posto di Luigi Comollo?». Sono stimoli alla riflessione, per ritornare sul racconto e capirlo in profondità. E infine, per ogni racconto, c’è una proposta di azione: ora tocca a te! Perché conoscere don Bosco non sia solo un fatto culturale, ma cambi la vita dei ragazzi e dei giovani. Oggi come allora.

Don Bosco, un grande! di Claudio Russo Elledici, 2017 pagine 176

LA REDAZIONE redazione.rivista@ausiliatrice.net

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Il nuovo Consiglio dell’ADMA Primaria  Domenica 29 ottobre 2017 a Torino-Valdocco, facendo seguito alle votazioni avvenute il 15 ottobre, si sono riuniti i Consiglieri eletti dell’ADMA Primaria per la distribuzione degli incarichi. Il nuovo Consiglio dell’ADMA Primaria per il quadriennio 2017-2021 risulta così costituito: Renato Valera (Presidente); Paolo Peirone (Vicepresidente); Andrea Damiani (Tesoriere); Mariapia Gallo (Segretaria); Federica Lucca (Consigliere giovane); Davide Ricauda (Consigliere per i giovani); Gianluca Spesso (Consigliere famiglie); Luciana Bianchetti (Consigliere senior); don Pierluigi Cameroni, SDB (Animatore Spirituale mondiale); suor Marilena Balcet, FMA 36

MARIA AUSILIATRICE N. 1

(Animatrice Spirituale Piemonte). Come indica l’art. 15 del Regolamento «L’Associazione di Maria Ausiliatrice esistente presso il Santuario di Maria Ausiliatrice di Torino-Valdocco, è erede e continuatrice della prima fondata da don Bosco, e per questo viene denominata “Primaria”. Data la sua origine e il suo legame con il Santuario svolge il ruolo di animazione, collegamento e informazione dell’Associazione a livello mondiale». SALUTO DEL NUOVO PRESIDENTE

«Cari amici, è con grande gioia ed entusiasmo, tanta emozione ed un pizzico di preoccupazione che

oggi assumiamo questo nuovo incarico nel consiglio. Non sarà l’inizio di un cammino, ma la continuazione di una esperienza viva di preghiera, affidamento e condivisione. Un’esperienza che ci vede tutti coinvolti – nessuno escluso - e che ci unisce come associazione in Gesù ed in Maria. Vogliamo vivere così oggi il nostro impegno, con umiltà e nel servizio, in comunione con tutti voi, sapendo che Maria ci precede e che sarà lei a tracciare le vie come finora ha sempre fatto. Oggi per noi è innanzitutto un bel momento di restituzione, ringraziamento e riconoscenza per chi affidan-


LA BELLEZZA DELL’ADMA TESTIMONIATA DAL NUOVO CONSIGLIO

«L’ADMA ci ha donato tanto! Abbiamo scoperto una “pietra preziosa” che non possiamo fare a meno di condividere e far conoscere. In punta di

DON BOSCO OGGI

dosi a Maria ha continuato a “sognare” e a far vivere l’Associazione voluta da don Bosco, fino a farne il grande tesoro che oggi ci è affidato: un grazie di cuore a don Pierluigi, a don Roberto e con loro a tutti i sacerdoti, a suor Marilena e a tutte le Figlie di Maria Ausiliatrice che ci hanno accompagnato e ci accompagneranno. Un grande grazie a tutto il consiglio uscente, Rosanna Marchisio con il marito Daniele, Giovanni Scavino con la moglie Barbara: un grazie personale a ciascuno di voi per quanto avete fatto e per come vi siete resi strumenti dell’amore di Dio per noi. Un grazie particolare a Tullio Lucca con la moglie Simonetta perché veramente la vostra presenza è stata (e sarà!!!) per l’ADMA un dono enorme ed una grande benedizione. Grazie per come avete accompagnato l’Associazione, per la vostra capacità di leggere segni importanti e profetici, per il vostro esempio di fede ed il vostro servizio insostituibile. Grazie infine a tutti coloro che sempre si sono spesi e ancora lo faranno perché tante persone e tante famiglie possano scoprire la gioia di affidarsi a Gesù in Maria. Uniti in preghiera». Renato Valera, Presidente, con tutti i membri del nuovo Consiglio.

piedi, con lo spirito di servizio ci mettiamo a disposizione di Maria. Siano Lei e don Bosco le nostre guide e ci illuminino nel nostro “operare”». (Paolo e Monica Peirone). «Grazie alle preghiere dell’ADMA abbiamo ricevuto una grande grazia ed ora siamo qui per restituire, siamo qui sotto la guida di Maria Ausiliatrice per metterci al Suo servizio e dire come don Bosco “Ha fatto tutto Lei”!» (Maria Pia Gallo e Massimo Bonzanino). «Ringraziamo Gesù e Maria per la Loro presenza nella nostra famiglia e per questa chiamata ad offrire un servizio per la nostra Associazione. Confidiamo nelle Vostre preghiere perché sappiamo sempre rinnovare il nostro Eccomi!» (Andrea e Maria Adele Damiani). «Per noi l’ADMA è una famiglia che sostiene e fa crescere il nostro amore di sposi e genitori sotto il manto di Maria. Il nostro desiderio è condividere questa gioia con sempre più famiglie affidando, confidando e sorridendo».(Gian Luca e Mariangela Spesso). «“Eccomi” nel nuovo consiglio dell’ADMA come consigliere per i senior. Quale sarà l’impegno di tutti noi? Abbandonarci alla volontà di Dio, farci guidare da Maria Ausiliatrice per essere nel quotidiano fonte di gioia per tutti, in particolare per le nostre famiglie e per i nostri giovani, con la nostra fede semplice, ma genuina e costante. Grazie a tutti per la fiducia accordatami» (Luciana Bianchetti).

ASSOCIAZIONE DI MARIA AUSILIATRICE

QUALE SARÀ L’IMPEGNO DI TUTTI NOI? ABBANDONARCI ALLA VOLONTÀ DI DIO, FARCI GUIDARE DA MARIA AUSILIATRICE PER ESSERE NEL QUOTIDIANO FONTE DI GIOIA PER TUTTI.

«L’ADMA è stato un grande dono per riscoprire a fondo la nostra vocazione di sposi e genitori soprattutto nei momenti più difficili. Grazie all’ADMA abbiamo avuto la grazia e la gioia di poter accompagnare i primi passi dell’ADMA giovanile. Con umiltà e spirito di servizio cominciamo questo nuovo cammino sotto lo sguardo materno di Maria Ausiliatrice» (Davide e Chiara Ricauda). «Con tanta fiducia nel Signore voglio vivere questa esperienza, certa che come giovani continueremo a camminare insieme sotto la guida di Maria, come ci ha insegnato don Bosco, portando avanti quel sogno che tutto ha ispirato» (Federica Lucca). FEDERICA LUCCA redazione.rivista@ausiliatrice.net

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DON BOSCO OGGI

“Questa è la mia casa, da qui la mia gloria!” In preparazione al 150° di consacrazione della Basilica di Maria Ausiliatrice (8 giugno 2018), dedicheremo alcuni spunti formativi al significato e al messaggio di questo anniversario.

 Dall’omelia tenuta dal Rettor Maggiore l’8 agosto 2015 nella Basilica di Maria Ausiliatrice in occasione del VII Congresso Internazionale di Maria Ausiliatrice (Seconda parte). È proprio della misericordia il reputar nostro il bisogno altrui. Questo inciso ci aiuta a comprendere che l’amore vero, quello che sana e guarisce, nasce dalla capacità di far proprio il bisogno dell’altro; è la compassione, il prendere a cuore e il farsi carico del problema, delle lacrime, degli sbagli, delle necessità del marito, della moglie, del figlio, del fratello, della sorella, della nonna, del parente... che si guariscono e si rinnovano i rapporti. “Sollecitudine e diligenza” nel 38

MARIA AUSILIATRICE N. 1

prevenire e nel provvedere: in questa battuta abbiamo una mirabile sintesi del nostro Sistema preventivo che don Bosco ha appreso per ispirazione e guida di Maria Ausiliatrice e alla scuola di Mamma Margherita. Condotti da Maria Ausiliatrice apprendiamo l’arte di un amore sollecito, intuitivo, proprio di una mamma, di una donna che sa prevenire e provvedere con tempestività e discrezione. Quale lezione per la vita delle famiglie. È la pratica di questo amore attento, sollecito e diligente che costruisce e rafforza la rete delle relazioni affettive e famigliari, nell’esercizio quotidiano di una carità che visibilizza l’Amore preveniente e provvidente di Dio. La luce che esso irradia è luce di misericordia e di salvezza per il mondo intero, luce di verità per ogni uomo, per la famiglia umana e per le singole famiglie. Questa luce ci incoraggia ad offrire


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calore umano in quelle situazioni familiari in cui, per vari motivi, manca la pace, manca l’armonia, manca il perdono. La nostra concreta solidarietà non venga meno specialmente nei confronti delle famiglie che stanno vivendo situazioni più difficili per le malattie, la mancanza di lavoro, le discriminazioni, la necessità di emigrare. Maria luminoso esempio di fede: Maria è presente a una festa di nozze, all’inizio della vita pubblica di Gesù. Con la sua presenza all’inizio di una nuova famiglia ricorda che al centro e al primo posto ci deve essere Gesù. Quando genitori e figli respirano insieme questo clima di fede, possiedono un’energia che permette loro di affrontare prove anche difficili. La fede è una lampada che risplende e che deve essere trasmessa di generazione in generazione attraverso la testimonianza di una vita autentica ed evangelica, come preziosa eredità. Maestra di fiducia, amore e obbedienza: ancora una volta Maria è la maestra alla cui scuola possiamo diventare sapienti, come si sentì dire Giovannino nel sogno dei nove anni. Maestra di fiducia, amore e obbedienza come Lei dimostrò nel miracolo delle nozze di Cana: fiducia nel suo Figlio a cui si rivolge facendosi voce di una necessità; amore per i giovani sposi; obbedienza nella fede alla volontà di Dio e maestra di obbedienza nel portare i servi a fare ciò che “Lui vi dirà”. Le relazioni dentro la famiglia hanno nella fiducia il terreno di crescita, nell’amore dato e ricevuto la linfa vitale, nell’obbedienza intessuta di ascolto, disponibilità e collaborazione la trama di un vero cammino.

Maria esempio di umiltà, di prontezza e di prudenza: umiltà è il fondamento della vita spirituale ed è come le fondamenta di una casa; la prontezza è il non porre indugio alla chiamata di Dio, alle ispirazioni dello Spirito ed è come le pareti della casa che la fanno crescere; la prudenza è ordinare ogni cosa secondo un fine di bontà e di bene ed è come il tetto della casa, la completa e la protegge. PIERLUIGI CAMERONI pcameroni@sdb.org

ASSOCIAZIONE DI MARIA AUSILIATRICE

BOX

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DON BOSCO OGGI

150 anni... e vin brulé

ANNA MARIA MUSSO FRENI redazione.rivista@ausiliatrice.net

• 1 L DI VINO ROSSO • 5 CUCCHIAI DI ZUCCHERO • SCORZA DI UN’ARANCIA E DI UN LIMONE • 2 STECCHE DI CANNELLA • 10 CHIODI DI GAROFANO • UN PIZZICO DI NOCE MOSCATA

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 C’eravamo già cinquant’anni fa, quando si celebrava il centenario della Basilica di Maria Ausiliatrice. Era il mitico ’68 e noi, giovanissime exallieve, fresche di studi universitari, eravamo state reclutate per il servizio d’ordine in Basilica. Parlo soltanto di quote rosa perché all’epoca le due associazioni, exallievi ed exallieve, erano rigorosamente divise. Non c’era l’abitudine di lavorare insieme, quindi il maschile e il femminile procedevano ognuno per conto proprio, come la mano destra e la sinistra del classico brano evangelico. Le exallieve dunque avevano ricevuto una rigorosa formazione sul modo in cui accompagnare i pellegrini in Basilica. Sistemate nei punti strategici: all’ingresso degli ampliamenti, davanti all’urna di don Bosco, davanti a tutte le entrate e le uscite, vestite con impeccabile tailleur scuro (gonna lunga 10 cm sotto il ginocchio, anche se fuori imperversava la minigonna), avevamo il compito di fornire laconiche informazioni ai visitatori, perché allora in Chiesa non

MARIA AUSILIATRICE N. 1

si parlava. In testa ci avevano piazzato un fez azzurro con la scritta “Maria Ausiliatrice” perché le donne non potevano stare in Chiesa a capo scoperto. Al braccio sinistro portavamo una fascia azzurra con frange dorate, con la scritta “Servizio d’ordine”. Avevamo anche il compito di allontanare pellegrini troppo rumorosi ed eventuali disturbatori. Il servizio ci riempiva di orgoglio e per nessun motivo al mondo ne avremmo saltato un turno. Oggi qualcuno di quei fez azzurri è diventato una maglietta gialla e svolge un analogo servizio con lo stesso entusiasmo, con la gioia di avere scritto e di continuare a scrivere un pezzo di storia salesiana. Il 2018 ci vede infatti protagonisti di un altro compleanno importante di casa nostra, in concomitanza con un evento straordinario: lo svolgimento delle Giornate di spiritualità della Famiglia Salesiana a Valdocco. Evento che, cadendo nel cuore dell’inverno, merita di essere festeggiato con un brindisi al vin brulé. Mettere tutti gli ingredienti in una pentola; a fuoco basso fare sciogliere lo zucchero, rimestando, fino a che il vino sia ben caldo, evitando di farlo bollire. Filtrare con un colino e servire la bevanda caldissima in bicchieri di terracotta o nella grolla dell’amicizia (recipiente di legno con una serie di beccucci dai quali i commensali bevono, a turno).


18° mostra dei presepi

Alcune immagini dei tanti presepi che, come ogni anno durante il tempo natalizio, sono stati ospitati nella cripta della Basilica di Maria Ausiliatrice. Un ringraziamento a chi ha organizzato la mostra e a quanti l’hanno visitata.

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