Issuu on Google+

Sicilia

17 DICEMBRE 2010

PALERMO. Docenti contro la targa dedicata al dottorando suicida

Divisi su Norman Un branco di professori contesta: «Non è un esempio» E grida alla diffamazione contro il padre. Che spiega DI ALESSIA ORLANDO

PALERMO. Quella scomoda targa con la foto di Norman Zarcone, il dottorando che si è gettato dal settimo piano della facoltà di Lettere, non piace a tutti. Lʼeffige del ragazzo che ride mentre fa il segno di vittoria con la mano, incorniciata allʼentrata dellʼaula magna di Lettere e filosofia (il 3 dicembre scorso), suscita sentimenti opposti: ammirazione e indignazione. Alcuni professori hanno cercato di “eliminarla” perché considerata una provocazione antidemocratica e per una questione di “pietas” verso chi è morto. “Ma che male può fare?”, si interroga Alessandro Di Maio, specializzando e

amico di Norman: “Lʼuniversità è terra degli studenti e non dei professori che trovano fastidiosa quellʼimmagine, simbolo di una gioventù vissuta tra i libri e senza compromessi. Uno scomodo memento”. Un professore di Storia ha tentato di staccare fisicamente la targa ma alcuni studenti glielo hanno impedito con forza. Ma cʼè chi, meno impulsivo e più riflessivo, ha pensato che la via da seguire fosse unʼaltra. Rumors che circolano tra i corridoi della facoltà “echeggiano” di lettere indirizzate, da un professore, al rettore Roberto Lagalla e ad altri colleghi. Il contenuto è chiaro: nessuna aula dedicata a Norman Zarcone e una commissione che intervenga contro le prese di posizione del padre Claudio. Questʼultimo sarebbe “reo”

NELLE FOTO A sinistra Norman Zarcone, il dottorandi che si è suicidato buttandosi dal settimo piano della facoltà di Lettere dellʼuniversità di Palermo, con la sua inseparabile chitarra. Sopra gli studenti con la targa affissa allʼUniversità il 3 dicembre. Nelle pagina accanto, Norman in uno dei suoi momenti di svago e un gruppo di amici riuniti per ricordarlo

centonove

di aver infangato la rispettabilità dellʼuniversità di Palermo con affermazioni considerate diffamatorie. Lʼesposto si riferisce soprattutto a un intervento fatto dal giornalista (Claudio Zarcone), durante una trasmissione televisiva, in cui denuncia la parentopoli delle cattedre. Intanto però, il rettore Lagalla, che fin dal primo giorno è stato vicino alla famiglia Zarcone, ha presentato in senato accademico, lunedì scorso, la richiesta di intitolazione della sala del polo didattico al dottorando. VERITAʼ NASCOSTE... NON TROPPO. “Il concorso per ricercatori è un concorso ʻlegalmente truccatoʼ, mancano i filtri, mancano i controlli ”. Ad affermare questa legge non scritta, ma reale, non è uno studente. Non è un neolaureato. Non è un ricercatore. Eʼ Franco Lo Piparo, direttore del dipartimento di Filosofia, storia e critica dei saperi, della facoltà di Lettere di Palermo. E poi. Da una tesi di uno studente di Economia di Bari, Gianmarco Daniele, sulla percentuale di omonimia dei docenti negli atenei italiani, emerge che nella sola

Il presidente Moratti con la famiglia di Norman Zarcone

INIZIATIVE

Non lo dimenticheremo Dalla Fondazione promessa da Cascio al video musicale sostenuto da Battiato e Vasco Rossi PALERMO. Il papà di Norman, il giornalista Claudio Zarcone, vive per la memoria del figlio. Sta portando avanti una serie di progetti per non rendere vano quel gesto che, considerati gli attacchi, fa paura. Si batte da mesi per far dedicare unʼaula dellʼateneo palermitano alla memoria, ma non mancano gli ostacoli. Si parla anche di una borsa di studio che porterà il nome di Norman e di una fondazione appoggiata dalla Regione. Una fondazione umanistico-scientifica, culturale, artistica e di ricerca. Una fucina delle menti per aiutare giovani capaci: musicisti, filosofi, artisti, studenti che

vogliono, ma spesso non possono, fare. Il mondo politico è stato trasversalmente vicino a Claudio Zarcone. Norman ha unito e messo dʼaccordo voci di schieramenti opposti. Il presidente dellʼassemblea regionale, Francesco Cascio, si sta impegnando in prima persona per cercare di trasformare la fondazione in realtà. Il traguardo è vicino ma manca il placet finale. Anche lʼordine dei giornalisti vuole dedicare una borsa di studio al neo pubblicista (Norman aveva brillantemente superato gli esami, per lʼiscrizione allʼordine, il 10 settembre). Si parla inoltre di strade e convegni alla memoria. Il patron dellʼInter, Massimo Moratti (Norman era un nero azzurro doc), ha ricevuto i familiari e ha promesso di dedicare al tifoso diverse iniziative. Gli amici di Norman hanno registrato un video ufficiale. Per inserire alcuni testi musicali, che compongono la colonna sonora, è stata chiesta lʼautorizzazione di alcuni gruppi e cantanti. Nessuno si è

pagina 26

tirato indietro: Franco Battiato, Vasco Rossi, i New Trolls e i componenti dei Genesis (solo per citarne qualcuno) hanno appoggiato il progetto dedicato al “musicista filosofo”. Toccante la canzone “Un cielo senza stelle” che Norman, insieme al padre, aveva composto per Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, cantata da mamma Giusy. Ed è appena stato inciso un altro pezzo che, Claudio, racconta aver scritto in poche ore. Come se qualcuno gli avesse suggerito parole e musica: “E canto, canto, ma che cosa canto, se le tue ali le ha spezzate il vento (…) muto il mio silenzio, se dentro quella terra cʼè il mio senso (…). Non è così che la strofa sarebbe dovuta finire, indosso i tuoi maglioni per sentirti su di me; E la paura dentro i tuoi occhi, sillogismi resi vuoti dalla loro ipocrisia”. Il pezzo fa vibrare le stanze della coscienza e non è facile da ascoltare: un grido di dolore. A.O.


centonove

Sicilia

17 DICEMBRE 2010

università di Palermo i “casi” accertati sono un centinaio. Perchè nessuno indaga? ZARCONE? CHI ERA COSTUI? Nessuno. Uno studente modello di 27 anni, laureato con il massimo dei voti e prossimo a finire il dottorato (gli mancava un esame) in Filosofia del linguaggio. Dopo la specialistica si è iscritto in Fisica, ha dato una sola materia studiata in pochi mesi, “Analisi matematica”: 28. Poi è tornato alla sua più grande passione: la filosofia. Norman era musicista, interista, sognatore, scrittore, giornalista, poeta, “zuzzurellone” lo definiscono gli amici. Un tipo “strano” che dopo una serata di baldoria, tornato a casa, alle due del mattino si buttava sul divano, cercando di risolvere equazioni e derivate. Quindi? Fino al 13 settembre “Nessuno”. Oggi è diventato il simbolo di molti studenti e ricercatori stanchi del nepotismo e del vassallaggio “legalmente truccato” delle università. Il web è pieno di gruppi dedicati a Norman e le lettere indirizzate alle istituzioni e ai giornali non si contano più. In tanti si rispecchiano nel “Donchischiottiano” dottorando che voleva intraprendere una carriera accademica, consapevole di non avere speranze. Un paradosso senza uscita. Poteva fare altro, come detto da Alessandro Di Maio, ma la filosofia per lui era una malattia da cui non riusciva a liberarsi. Lui che soffriva di vertigini si è buttato dal settimo piano di Lettere, per chiudere un cerchio. Per lanciare un messaggio. Gli ultimi ricordi dei familiari: Norman che passeggia in casa assorto nel suo mondo di formule “metafisicomatematiche”, mentre rimugina su pensieri difficili da squarciare. Poi un pomeriggio di settembre, un presentimento del padre, una telefonata strana di un amico di Norman che chiede se il ragazzo è in casa, i carabinieri che bussano alla porta. NORMAN E JAN PALACH. Lo studente di Lettere è stato paragonato per il suo gesto a Jan Palach, lʼuniversitario di Praga che si diede fuoco come protesta anitsovietica. Palach è divenuto negli anni simbolo degli studenti che lottano per i propri ideali. Qualche giorno fa si è svolto un incontro a Catania (voluto da giovani di aree politiche di centro, destra e sinistra) per discutere, in modo trasversale, del sistema universitario partendo dalla vicenda di Norman. In quellʼoccasione il dottorando palermitano è stato paragonato, per il sacrificio estremo, al protagonista della Primavera di Praga. IL NATALE. La casa di Norman è incorniciata da libri alternati ad immagini di Jung, Nietzsche e

Freud. Strumenti musicali e spartiti sparsi nelle stanze. In un primo momento, entrando, non si respira aria di Natale ma di cultura. Poi mamma Giusy fa mostra del presepe fatto dagli amici. Hanno messo statuine con il proprio nome scritto sotto. Lo hanno arricchito con i personaggi di Lupin che Norman adorava. Sopra un cielo azzurro la foto dellʼamico fragile (o coraggioso?) che non cʼè più ma che sentono presente. “Il natale lo passeremo a casa – racconta Giusy – ma non saremo soli. Gli amici di mio figlio sono sempre presenti, non ci hanno mai lasciati. Fanno sentire Norman ancora più vicino. Lui cʼè, lo so, ci guarda. Lo sento ogni giorno. Ormai i ragazzi li considero figli miei, qualcuno mi chiama mamma”. Lunedì era Santa Lucia, ma ricorrevano tre mesi da “quel giorno”. Sì, perché per la famiglia Zarcone, il 13 settembre è diventato il termine cronologico di riferimento. Tutto è cambiato dopo. Cʼè un prima e un dopo 13 settembre. “Lunedì – aggiunge, mentre fa mostra di una ʻinsolitaʼ statuina di Margot, seduta su una fontana vicina ai pastorelli - i ragazzi sono venuti a mangiare le arancine, ormai sono nello stato di famiglia. Loro danno un senso alle mie giornate insieme alla fede – continua commossa -. Vengono a tutte le ore del giorno e della notte, non siamo mai soli a tavola”. Sabato scorso gli amici, molti dei quali musicisti, hanno organizzato in un locale di Palermo un concerto in ricordo di Norman. Erano oltre cinquanta tutti stretti ai familiari. Hanno cantato le canzoni di Vasco Rossi. Durante il pezzo “Gli angeli”, Giovanni, uno dei migliori amici di Norman, si è fermato. Si è seduto e solo dopo pochi minuti è riuscito a finire la canzone.

RITRATTI

«E pensare che era un antidepressivo» Il ricordo degli amici e del fratello: «Aveva una missione: tirarti su» PALERMO. Il viaggio al Liverpool e un caffè veloce. Questi sono i primi ricordi che affiorano alla mente di Giovanni e Alessandro, quando si parla di Norman. “Eʼ stato un viaggio fantastico – racconta Giovanni –. Ci siamo divertiti un botto. Ricordo che siamo andati al Lunapark. Non è stato facile convincere Norman a salire sulla ruota panoramica. Ne era terrorizzato, soffriva terribilmente di vertigini. Eppure. Ha deciso di superare anche questa paura lanciandosi nel vuoto. Questo mi fa riflettere su quanto forte e pensato sia stato il suo gesto. Non era depresso era solo demoralizzato, arrabbiato perché sapeva che contro i raccomandati non aveva chance”. “Norman era uno che pensava – aggiunge -, forse pensava troppo. Viveva per lo studio. Lavoravamo insieme in un lido balneare dʼestate e alla fine del turno, invece di rilassarsi, Norman cercava carta e penna per risolvere qualche calcolo o per scrivere un pensiero su cui stava riflettendo. Lo chiamavo il Mozart della filosofia”. Lʼultima volta. “La sera prima – continua Giovanni – eravamo con amici in un locale, lo sentivo distante. E siccome è sempre stato uno ʻzuzzurelloneʼ, sempre con la battuta pronta, sembrava strano vederlo così pensieroso. Ma non

potevamo immaginare. A turno tutti gli abbiamo chiesto cosa avesse, alla fine mi ha detto: ʻDomani ti raccontoʼ. Ma non lʼha fatto”. Anche Mirko e Fabiola ricordano il loro Norman, sono sempre presenti in casa Zarcone, hanno fatto il presepe e stanno lavorando su un video. Intanto David e Annalisa, il fratello e la cognata, preparano la cena per la famiglia allargata, formata da amici e conoscenti che si alternano. “Norman – spiega Alessandro – era un ʻantidepressivoʼ. Aveva il potere di farti stare bene e soprattutto di farti sentire qualcuno. La sua missione era tirarti su il morale. Faceva sembrare importante ogni iniziativa personale. Eʼ difficile da spiegare ma era terapeutico. La sua dote era il suo altruismo. Ci manca Norman, manca a tutti noi”. Quel saluto veloce. “Lʼultima volta che ho visto Norman – conclude – è stato ʻquelʼ giorno. Ci siamo incontrati durante la pausa pranzo, abbiamo preso un caffè insieme, ma poi lui se ne è andato senza salutarmi. Non mi ha guardato negli occhi. Non era da lui. Io ho un grande rimpianto, quello di non aver capito cosa gli stesse succedendo. Era bravissimo ad aiutare gli altri ma non ha voluto che nessuno lo aiutasse. Eʼ morto da filosofo”. A.O.

L’INTERVISTA

Volpe: «Una mente simbolo» Il rettore di Foggia inaugura l’anno accademico ricordando il “sacrificio” del giovane filosofo PALERMO. “Da quel terrazzo si è gettata unʼintera generazione”. Le parole testuali sono del professore Giuliano Volpe, rettore dellʼuniversità di Foggia (nella foto). “Io ho parlato di Norman – dichiara – durante il discorso per lʼinaugurazione dellʼanno accademico. Era presente anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini. Norman è il simbolo delle giovani menti che sentono di non avere un futuro certo, ma precario. Mi stupisce come a livello nazionale, la vicenda di questo giovane ricercatore, non abbia avuto il riscontro meritato”. E continua: “Nonostante le numerose proteste studentesche che

attraversano lʼItalia, Norman non viene citato come gli spetterebbe. Mi auguro che in futuro sia data più attenzione al suo sacrificio”. Il rettore parla delle difficoltà dellʼuniversità italiana e della necessità della libertà della ricerca, senza lʼansia da “rinnovo del contratto”. “Si investe poco sulla ricerca – aggiunge Volpe – meno dellʼ1% del Pil. Siamo lontani dallʼambizione del 3% di Lisbona e al massimo si aspira ad un 1,7%. Traguardo comunque distante. Per quel che riguarda le scienze umanistiche, la vera risorsa dʼItalia con i suoi beni culturali e le menti invidiate dal mondo, la situazione è ancora più drammatica”. “Eʼ emblematico – prosegue - che Norman fosse un ricercatore di Filosofia. Purtroppo oggi una laurea, soprattutto umanistica, non ha lo stesso valore di qualche anno fa ed è più difficile affermarsi nel mondo accademico”. Formule magiche per uscire dallʼempasse non esistono,

pagina 27

spiega il professore, ma intanto “bisogna cercare di non mortificare lʼuniversità italiana, in primis dalle istituzioni che la rappresentano come il Ministero. Invece di parlarne male, si dovrebbero valorizzare di più gli atenei che si impegnano nel territorio. E aiutare gli studenti che hanno capacità ma non i mezzi. Una società può essere considerata meritocratica solo se si garantiscono pari opportunità: una merito-democrazia. Gli atenei virtuosi non sono solo i più noti ma anche quelli che si sforzano di migliorare. Sia nel caso dello studente che dellʼuniversità bisogna sempre contestualizzare, come in uno scavo archeologico”. Credo siano necessarie delle regole etiche rigorose che vadano applicate in ogni ateneo – commenta il rettore Volpe –. Per esempio, se un ʻparenteʼ di un professore vuole fare ricerca, può farlo. Ma sarebbe corretto che tentasse in un ateneo diverso da quello del familiare”. (A.O.)


DIVISI SU NORMAN