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ARTICOLO TRATTO DA REPUBBLICA

> La Repubblica 2013 La società che cammina indifferente accanto al male Scuole toccate dal male di vivere. Come l' Università di Palermo nella quale si è immolato Norman Zarcone. E fuori dai confini del dramma tutto scorre come prima, come se nulla fosse accaduto, come se l' aberrazione avesse acquisito la dignità della normalità. Nessuno è innocente in questo processo di degenerazione. Camminiamo indifferenti accanto al male. Ma il bene e il male sono dentro di noi: è l' altruismo che alimenta l' uno è la morale che contiene l' altro. Se salta questo equilibrio, come è accaduto negli episodi citati, scoppia l' inferno. Quante volte sulla scia di una tragedia cogliamo lo stupore di testimoni, astanti, conoscenti, vicini, colleghi, e così via». Le stesse persone che magari fanno finta di non capire quando una bambina è piena di lividi, quando la dirimpettaia ha l' occhio pesto di botte, quando abbassano il volume del televisore per udire le lite d' oltre parete, quando il conoscente vive l' inferno dello sfratto, della disoccupazione. E siamo a un altro aspetto della mutazione antropologica in atto: non c' è più prossimità, a pochi metri da noi non esiste nulla, non c' è più ascolto, non c' è più cuore. Certo non sono queste le cause, sono però elementi che creano un terreno fertile al compiersi delle tragedie. La fragilità di quell' equilibrio tra bene e male, porta spesso alla rottura di quel patto sociale - segnato da regole condivise - accelera la disgregazione sociale, già fortemente compromessa da una crisi economica che ha colto impreparati adulti e giovani (i vecchi con la guerra e la fame ne hanno viste di peggio). Le dinamiche sociali sembrano paralizzate: l'ascensore verso l' alto non funziona più, la circolarità dei rapporti ormai esiste solo sul web, i luoghi aggreganti parrocchie, sezioni, centri culturali - sono sempre meno frequentati quando non chiudono i battenti, l' analfabetismo, come ha documentato un' inchiesta di Repubblica è ritornato ai livelli del secolo scorso. Dobbiamo assuefarci a questa sequela di tragedie? Le tradizionali centrali della socializzazione sono in tilt: i genitori sono smarriti, si rifugiano nella permissività per sfuggire alla responsabilità; la scuola è affollata di docenti frustrati, demotivati e incapaci; i partiti politici hanno perso ogni credibilità, come le parrocchie dopo lo scandalo dei preti pedofili. E Internet ha riempito le piazze virtuali e desertificato quelle cittadine. I giovani stanno disimparando a gestire rapporti diretti, a guardarsi negli occhi per dire e ascoltare. Una fuga dagli altri e da noi stessi. Per intrupparsi in quella folla solitaria che teorizzava il sociologo americano David Riesman. Ognuno sta sempre più solo sul cuore della terra, senza essere trafitto,e scaldato, da quel raggio di sole, cantato da Salvatore Quasimodo. /TANO GULLO/ 19 maggio 2013 1 sez. PALERMO


Articolo tratto da repubblica