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La chitarra di Fra’ Vesuvio I RACCONTI DEL BOSCO DELLE VENTI QUERCE - FIABA DI MAURO NERI - ILLUSTRAZIONI DI FULBER

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La chitarra di Fra’ Vesuvio La vita dello spaventapasseri Fra’ Vesuvio cambiò di punto in bianco il giorno in cui il portalettere Franco Bollo gli recapitò un grosso pacco che veniva da Napoli. E con l’arrivo di quella misteriosa scatola cambiò anche la vita di tutti gli altri spauracchi del Villaggio! Fra’ Vesuvio, al colmo dell’agitazione e intuendo già quel che avrebbe trovato, tagliò con la forbice la corda, strappò la carta che avvolgeva il pacco e… – Guardate che stupenda chitarra! – esclamò lo spaventapasseri napoletano con un sorriso da orecchio a orecchio. – E chi te la manda? – chiese Quantobasta, che naturalmente non poteva sapere quel che sarebbe successo da quel giorno in poi. – Mio cugino Esposito Suonabene, commerciante di strumenti musicali all’ombra del Vesuvio. Me l’ha venduta per corrispondenza… gliela pagherò in cinquecentocinquanta rate mensili ad un soldo e mezzo per rata! – Ma tu sei capace di suonare la chitarra? – s’informò Bellondina, che non poteva immaginare quel che stava per succedere al Villaggio. – No! – rispose pronto Fra’ Vesuvio. – Ma posso sempre imparare, vero? Ecco, guardate: mio cugino Esposito Suonabene mi ha spedito pure il manuale del chitarrista dilettante! Cominciò da quel giorno un periodo terribile, per gli abitanti del Villaggio. Dall’alba al tramonto, a ogni ora del giorno… e talvolta anche della notte…

Fra’ Vesuvio si mise a strimpellare accordi e scale a non finire. – DO, RE, MI, FA, SOL, LA, SI… DOOOOO – cantava a squarciagola il chitarrista autodidatta. – DO, SI, LA, SOL, FA, MI, RE… DOOOOO! Non solo. Qualche tempo dopo Fra’ Vesuvio entrò in una fase creativa e quando incontrava per strada un amico spauracchio… – Senti, Pagliafresca: fermati e ascolta. Ho inventato una nuova canzone, la mia prima canzone d’amore! Sei più bella di una trota lessa più gustosa d’un piatto di spaghetti più lucente d’una pozza d’acqua sporca… Sei proprio tu il mio amoooooor! …t’è piaciuta? Oppure… – Chiomadoro, ho scritto una canzone dedicata a te. Ascolta… Hai i capelli color polenta tenuti su con le mollette… Ci manca solo un po’ di ragù ed io ne mangerei di più! – Brutto screanzato che non sei altro! – cominciò a urlare furibonda la povera Chiomadoro. – Ma come ti permetti di dire che i miei capelli son come la polenta? Tuttavia, prova e riprova, canta e ricanta, solfeggia e risolfeggia, alla fine Fra’ Vesuvio imparò a strimpellare in qualche modo la sua chitarra. Certo, non si poteva dire che fosse diventato

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La chitarra di Fra’ Vesuvio un grande musicista, anzi, faceva una gran fatica ad essere sempre intonato, ma le corde del suo strumento un po’ di musica la producevano e questo era più che sufficiente per il nostro amico. Cominciò così un periodo straordinariamente bello ed entusiasmante. Naturalmente solo per Fra’ Vesuvio, un po’ meno per tutti gli altri spauracchi! Canzoni e musica al mattino per dare la sveglia al Villaggio… Aprite gli occhi, miei amici, e inforcate le vostre bici: è arrivato un nuovo giorno e io a letto me ne torno! Canzoni e musica a mezzogiorno… È l’ora della pappa, è l’ora di mangiar questa pizza squisita questa pasta prodigiosa. E se non vi piaccion queste belle polpettine mettetele nel mio piatto, regalatele tutte a me! Serenate infinite la sera per tener svegli tutti quanti… Buonanotte a piena voce sogni d’oro io vi urlo… Dormite bene ve lo strillo… Buonanotte a piena voceeee! Poi un giorno, all’improvviso, la chitarra smise di strimpellare e Fra’ Vesuvio non cantò più! – Ehi, Vesuvio, che è successo alla

tua chitarra? – gli chiese un giorno Gellindo. – Lascia perdere, va là – rispose quell’altro con i lacrimoni sull’orlo degli occhi. – Dai, su, non piangere – lo consolò lo scoiattolo. – L’hai forse persa, la chitarra? Non la trovi più? Oppure qualcuno te l’ha rubata? – Magari – esclamò il povero spauracchio alzando la voce. – Magari qualcuno me l’avesse portata via! Saprei con chi arrabbiarmi, e invece adesso mi tocca prendermi a sberle da solo! – E come mai? – Vedi, Gellindo, ogni sera, dopo la serenata della buonanotte, io appoggiavo la mia stupenda chitarra per terra ai piedi del letto, e poi mi addormentavo sognando qualche nuova canzone. L’altra notte devo aver fatto un brutto sogno… forse a cena avevo mangiato troppa pizza, non lo so… Fatto sta che girami da una parte, rigirami dall’altra, a un certo punto della notte… Patapumffete!... son caduto dal letto direttamente ed esattamente con la schiena sopra la mia chitarra, che s’è trasformata in una grande pizza! Capisci? L’ho spiaccicata in un botto solo e adesso sono rimasto senza strumento musicale! La notizia fece il giro del Villaggio in meno di tre minuti e tutti furono d’accordo che l’unico modo per non far pesare la cosa al povero Fra’ Vesuvio era… far finta di nulla! Nessuno gli parlò più di musica. Nessuno più gli chiese quante rate

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La chitarra di Fra’ Vesuvio gli mancassero per finir di pagare la chitarra. Nessuno s’informò sull’ultima canzone inventata. Nessuno richiese una delle sue famosissime serenate per far contenta la fidanzata. Nessuno praticamente gli rivolse più la parola… e Fra’ Vesuvio cominciò a insospettirsi. «Ma perché tutti i miei amici spauracchi fingono di non vedermi, quando ci incrociamo in piazza? Perché Gellindo Ghiandedoro cambia marciapiede, quando mi vede in fondo alla via? Perché Casoletta non mi invita più a cantare nella sua Cioccolateria? Capisco che Chiomadoro sia ancora arrabbiata con me per via di quella faccenda della polenta e dei suoi capelli, ma gli altri? Cosa ho fatto loro di male, da farli arrabbiare così?». Passarono i giorni e anche le settimane e Fra’ Vesuvio divenne sempre più triste e sempre più solo. Cominciò anche a pensare di emigrare in un altro Villaggio, di cambiar aria insomma, di andarsene da lì, quando per fortuna arrivò il giorno del suo compleanno. «Già, e chi volete che si ricordi di farmi gli auguri? Sono ormai tre settimane che non parlo con nessuno, anzi, che nessuno parla con me, che è ancora peggio! Vado a preparare le valigie e chi s’è visto s’è visto!». Non appena si girò per tornare a casa, si trovò tutti-tutti-tutti gli abitanti del Villaggio schierati in piazza, sorridenti e allegri. Avevano anche un

grosso pacco legato con un fioccone rosso e… – Tanti tanti tanti auguri, Fra’ Vesuvio! Questo regalo è per te! – urlarono tutti in coro abbracciando e soffocando quasi il loro amico di baci e di carezze. Vesuvio rimase senza parole: il nodo in gola che gli faceva male da tre settimane si sciolse e le lacrime che da giorni erano ferme sul ciglio degli occhi finalmente persero l’equilibrio e scivolarono sulle sue guance. – Apri il pacco! Guarda il regalo che t’abbiamo fatto! Il festeggiato sciolse il fiocco rosso, tolse la carta e… Già: avete proprio indovinato! Fra’ Vesuvio stringeva tra le mani una stupenda chitarra nuova di zecca, luccicante e pronta per essere suonata. Anzi strimpellata, che è più giusto! – Ed ecco qui un chiodo e un martello – esclamò a quel punto maestro Abbecedario facendosi avanti. – Cosa me ne faccio di un chiodo? – domandò perplesso Vesuvio. – Prendi il martello e pianti il chiodo nella parete della tua camera da letto così la sera, dopo averci deliziato con l’ultima serenata della giornata, invece di appoggiare la chitarra ai piedi del letto la appendi bene in alto, dove non corre il rischio di trasformarsi in una pizza! – Ma ditemi un’altra cosa – chiese a quel punto il povero chitarrista. – Si può sapere perché non mi avete rivolto la parola per tre settimane? Perché mi

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La chitarra di Fra’ Vesuvio avete lasciato da solo nel mio brodo? Fu Gellindo Ghiandedoro quella volta a rispondere: – Vedi, dopo aver deciso di regalarti una chitarra nuova, abbiamo pensato bene di far riposare le nostre povere orecchie almeno fino alla festa del tuo compleanno. Adesso siamo belli risposati e possiamo sopportare…ehm,

cioè… volevo dire possiamo ascoltare tutte le tue canzoni più belle! – E allora comincio subito! – strillò felice Fra’ Vesuvio. Tanti auguri a meeee, Tanti auguri a meee… Io mi faccio tanti auguri e così canto per voiiii!

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La chitarra di Fra Vesuvio