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Il mistero delle mele rubate LA VALLE DELLE MILLE MELE - FIABA DI MAURO NERI - ILLUSTRAZIONI DI FULBER

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Il mistero delle mele rubate

– Maestro Abbecedario oggi ci ha dato una strana ricerca da fare a casa – disse Rattina Glassé accomodandosi sul divano accanto a Mamma Pasticcia, mentre i suoi fratelli topolini e gli altri spaventapulcini erano seduti per terra sul tappeto in attesa della fiaba quotidiana. – E cosa dovete ricercare di così strano? – Dobbiamo cercare sui libri e sulle enciclopedie tutto quel che troviamo sul.. tasso!! – Tasso inteso come albero, oppure

come animale? – Quello che vogliamo, purché il titolo della nostra ricerca sia: “Il Tasso: tutto quel che so di lui!” – Be’, e dove sta tutta questa stranezza? – chiese Mamma Pasticcia. – Sta nel fatto che la parola tasso vuol dire tante cose – spiegò Occhialetta. – Vuole dire, appunto, tasso come albero o come animale, mentre se un tasso incontra un altro tasso, diventano due tassi... come i “tassi di interesse” che la CassaRurale del ragionier Còntolo applica a quelli che chiedono pre-

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stiti o decidono di depositare i propri risparmi... – La moglie del tasso, poi – intervenne Lampurio, – è la tassa, che sono i soldini che mio papà Ratto Robaccio deve pagare ogni anno per avere la scuola, le strade pulite, l’acqua che esce dalla fontana in piazza... A quel punto scattò all’improvviso un bel gioco di parole, a cui parteciparono tutti urlando di gioia. – Ma, quando il tasso è bello, diventa un... tassello! – E, quando vuole misurare l’altezza, diventa un... tassametro!! – E, quando ha fretta, si trasforma in un... tassista che guida il taxi!!! – Ho trovato! – urlò a un certo punto Pasticcia alzando la voce. – Hai trovato che cosa?

– Ho trovato il modo di aiutarvi nella vostra ricerca. Lo sapete qual è il nome scientifico del tasso inteso come animale? No? – fece la spauracchia, vedendo i volti dei suoi piccoli amici stupefatti e incuriositi. – Allora vi racconto una bella fiaba sulle mele... – Ma cosa c’entrano le mele col nome scientifico del tasso? – domandò Frigerio. – C’entrano, c’entrano... state ad ascoltare... La cosa si ripeteva ormai da alcune notti e ogni mattina all’alba la disperazione serpeggiava tra gli alberi della Valle delle Mille Mele. – Anche questa mattina molte nostre sorelle sono sparite! – singhiozzavano le mele superstiti, che non riuscivano a darsi pace. – Cosa abbiamo fatto di male, per meritarci un castigo del genere? – Ma chi può essere così cattivo, da rapirci senza alcun motivo, prima che noi si sia belle mature? – Be’ – intervenne quella mattina il buon passero Cioppo, – senza alcun motivo proprio non direi: siete delle mele troppo rosse, troppo profumate,

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troppo buone, per passare inosservate! Comunque state tranquille: questa notte mi fermerò al vostro campo e farò la sentinella. E così fece. Quella sera Cioppo si appollaiò sul ramo più alto dell’albero di mele più alto e si mise in osservazione. Accadde tutto a metà della notte. A quell’ora il silenzio era profondo, rotto solo dal respiro leggero delle mille e mille mele che dormivano finalmente tranquille, dopo molte notti agitate da incubi e angoscie. Cioppo s’accorse subito di quello strano scricchiolìo… scriiiick… scriiiick… che gli fece girare la testa verso terra. Qualcuno, laggiù, stava combinando qualche scherzetto! Il passero allargò le ali, con un saltello si lasciò cadere dal ramo e planò senza rumore ai piedi dell’albero, appena in tempo per vedere una grossa mela rossa… floppp!… sparire in un buco scavato per terra. – Ehi tu, vieni fuori di lì! – intimò Cioppo con voce strozzata, per non svegliare le sue amiche mele. – Ho vi-

sto, sai, cosa hai combinato! Vieni fuori e dammi una spiegazione! Trascorse meno di mezzo minuto, dopo di che dal foro fece capolino il muso appuntito di un tasso, che teneva tra i denti un boccone di mela. – Ciao, uccellino – mugugnò il tasso con la bocca piena. – Scusami se parlo mentre mangio, ma ho una fame terribile… – Sei tu a essere terribile, caro mio! – esclamò il passero alzando un poco la voce. – Ma ti rendi conto di quello che

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hai combinato? Qui, nella Valle delle Mille Mele, tutti voglion bene alle mele di questo campo, e tu che fai? Vieni qui solo soletto di notte, ne rapisci un bel numero e ne fai banchetto! Vergògnati! Il tasso stava per ingozzarsi con un nuovo boccone di mela, quando si bloccò e, se solo avesse potuto, sarebbe arrossito dalla punta del muso a quella della coda! – Mi dispiace… ma non sapevo… non potevo sapere che voi ci teneste tanto, a tutte queste mele rosse! Cosa posso fare per rimediare? – Quante mele hai mangiato, finora? – In tutto? Be’, una decina ogni notte, per… per cinque notti fanno… fanno

cinquanta mele. Sono tante, vero? – Sono troppe, mio caro! Comunque, quel che è stato è stato: per punizione, resterai sveglio le prossime cinquanta notti e sarai proprio tu a vegliare sull’incolu­mi­tà delle nostre amiche mele. D’accordo? Certo che il tasso era d’accordo, anche perché non poteva fare altrimenti! Si munì, dunque, di caschetto e stivaloni, si armò di un lungo bastone e prese il suo incarico-punizione con la massima serietà. Ogni sera al tramonto usciva dalla sua tana sgranocchiando una bella carota fresca… eh, eh, prima si era informato, e nella Valle delle Mille Mele non c’era nessuno che fosse amico delle carote… e cominciava il suo lungo giro di ronda, su e giù per il grande campo di mele. Le mele rosse, dopo un primo attimo di smarrimento (“Ma sei sicuro, Cioppo, che il tasso sia la guardia migliore per tutte noi?”… “Non preoccupatevi, mele: non c’è miglior guardia di chi sa pensare con la testa del ladro… eh! eh! eh!…”), ben presto si abituarono alla sua presenza e tornarono a dormire sonni tranquilli, cullate dai sogni più belli che solo le mele rosse sanno fare. Allo scadere delle cinquanta notti, Cioppo convocò il tasso e gli comunicò che la punizione era finita e che era libero di restarsene, di notte, sottoterra. – Purché non ti faccia più vedere da queste parti! Il tasso ci rimase male: il musino s’intristì e le lacrime riempirono i suoi occhi.

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– Ma se in tutte queste notti mi sono comportato bene, perché non posso continuare a fare la guardia al campo delle mele rosse? – E quando mai s’è sentito di un tasso che di lavoro fa, per tutta la vita, il guardiano delle mele?! – Ma io mi sono abituato, ormai, sia al lavoro di guardia notturna, sia al profumo delle mie amiche mele. È bello sentirle russare leggere leggere, di notte, quando la loro vita dipende unicamente da me! Alla fine Cioppo cedette e non im-

piegò molto tempo per convincere le mele: anche loro si erano abituate al nuovo amico. Da quel giorno il tasso non abbandonò più la Valle delle Mille Mele e ogni notte veglia tuttora sul campo delle mele rosse. Divenne così amico delle mele, che un giorno Cioppo si decise a dargli anche un nome e tutti, da allora, lo chiamarono Méles! Se guardate sull’enciclopedia, alla voce “tasso” leggerete che il suo nome scientifico è “Meles meles”.

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