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Gellindo Ghiandedoro e i tesori nascosti ○

I RACCONTI DEL BOSCO DELLE VENTI QUERCE - FIABA DI MAURO NERI - ILLUSTRAZIONI DI FULBER ○

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Gellindo Ghiandedoro e i tesori nascosti

Se voi mi chiedete chi fu il primo a mettere in giro quella voce, proprio non saprei cosa rispondervi. Diciamo che fu il vento fresco del tardo autunno a spingere quella diceria fino al Villaggio degli Spaventapasseri e… – Hai sentito anche tu questa storia del tesoro? – domandò Quantobasta al vecchio Empedocle, che era passato in farmacia a comprare le pastiglie contro la sordità. – Cosa hai detto? Hai trovato la pianta del pomodoro? Ma nel mio orto, di pomodori, ne ho quanti ne vuoi, caro Quantobasta… – Ma cosa dici, Empedocle… Ho detto “TESORO”! – Ehi, ma perché urli in quel modo? Non sono mica sordo, sai?! Come no, ho sentito dire che qualcuno ha nascosto un favoloso tesoro in uno dei nostri campi… Ma guarda tu che gente strana c’è, in giro: con tutti i posti che ci sono per nascondere un tesoro, proprio al Villaggio degli Spaventapasseri dovevano venire a portar disordine? – Già – commentò Quantobasta, – anche perché mi dicono che tutti i nostri amici stanno scavando come dei forsennati nei loro orti alla ricerca di una cassa piena di monete d’oro… – Lascia perdere, va là – disse Empedocle prendendo le pastiglie e infilandosele in tasca. – C’è sempre qualcuno che non ha nulla di meglio da fare, che infilar frottole nella testa degli altri… Quando però il vecchio spaventapasseri uscì dalla farmacia, Quantobasta corse a mettere il paletto alla porta, si tolse il grembiule bianco e si precipitò in giardino a finire lo scavo che aveva cominciato quella mattina all’alba. Ed Empedocle? Pure lui andò in fretta e furia a casa, si precipitò nell’orto e cominciò a scavare là dove fino al giorno prima crescevano le carote più belle e dolci.

E scavarono anche Bellondina, Casoletta e Chiomadoro, Dindondolo e Giallo-RossoVerde: tutti imbracciarono piccone e badile e scavarono fossi e buche in ogni punto del Villaggio. Fra’ Vesuvio fece un buco che pareva la bocca di un vulcano; Abbecedario ne fece una perfettamente triangolare; Pasticcia si fece aiutare da Giacomino e da Lauretta e scavò un fosso che pareva un pentolone pronto per cuocere la polenta; Còntolo partì con piccone e badile dalla cassaforte sotterranea della Cassa Rurale per scavare un buco profondo fino alle radici degli alberi più vecchi del Bosco delle Venti Querce… – Ehi, amici – esclamò Gellindo Ghiandedoro, la prima volta che passò per il Villaggio, – si può sapere che cosa state facendo? Cosa sono tutte queste buche? – Stiamo cercando un favoloso tesoro, caro mio – rispose ansimando Bellondina con in mano un piccone pesante come il tronco di un albero. – Io non so nemmeno come funzioni, questo attrezzo, ma dicono che sia l’ideale per fare le buche per terra! – Ma sapete, almeno, di che tesoro si tratta? – Dicono in giro che Abbecedario abbia sentito dire da Candeloro, che un amico di Casoletta deve aver confidato a Fra’ Vesuvio che in uno dei nostri orti è nascosto un favoloso tesoro… casse e casse di profumi straordinari e di fondotinta leggeri e trasparenti… – Ma cosa dici?! – la interruppe Pagliafresca, che stava passando di lì proprio in quel momento. – Si tratta di un tesoro fatto di migliaia e migliaia di monete d’oro e d’argento, di gioielli sopraffini e preziosi… – A me hanno detto che sono scatole di cioccolatini e di caramelle alla crema! – esclamò Casoletta, che era in compagnia di

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Gellindo Ghiandedoro e i tesori nascosti Pagliafresca. – No, secondo me sono libri bellissimi, con tante storie e avventure a non finire – disse Abbecedario. – Puàh, che schifo – esclamò Dindondolo, – libri e sempre libri! No no: chissà che sotto terra da qualche parte non sia nascosta una bella campanella d’oro zecchino! Era difficile mettere tutti d’accordo e quindi Gellindo lasciò perdere. Aiutò Bellondina a terminare la sua buca, ma trovarono solo terra, terra e poi ancora terra, e poi ritornò alla sua quercia. Quella notte gli spaventapasseri del Villaggio andarono a nanna stanchi morti, chi con la schiena a pezzi, chi con le unghie sporche e chi con le piaghe alle mani, ma tutti, proprio tutti con la testa piena zeppa di tanti sogni. “Io, se trovo il tesoro che ho in mente – pensò Casoletta prima di addormentarsi, – inviterò gli amici alla caffetteria e per una settimana intera offrirò a tutti cioccolata calda e pasticcini tiepidi!”. “Magari trovassi io il tesoro che mi aspetto – pensò invece Dindondolo. – Avessi una campana d’oro, inventerei un campanò dolcissimo, un concertino capolavoro, uno scampanio allegro e felice che fa DON DON DAN…DIN DIN DEN… DAN DIN DON…”. “Trovassi sotto terra un mucchio di libri – si disse Abbecedario nel dormiveglia, – potrei aprire una bella biblioteca, per prestare agli amici e agli spaventapulcini della mia scuola tutti i libri che desiderano, i libri più belli, quelli più nuovi, quelli più poetici, quelli più avventurosi…”. Quella notte, invece, si alzò un grande vento, un vento deciso e potente che fece arrivare fin nel cielo del Villaggio degli Spaventapasseri tanti semi di albicocco, di pesca e di ciliegia., semi di arancio e semi di limone, semi di melone e di kiwi. Ogni seme poi, come per

magia, andò a cercarsi un buco profondo, un buco nel quale trovare finalmente un cantuccio di terra tiepida e grassa… I semi di mela s’imbucarono nell’orto di Quantobasta. I semi di pera andarono nel campo di Candeloro. I semi di melarancia trovarono rifugio e protezione nell’orticello di Bellondina. I semi di fico finirono nelle buche scavate da Fra’ Vesuvio. I semi di avocado se li presero le buche di Abbecedario. I semi di mirtillo caddero nelle buche di Pasticcia. I semi di cedro s’accontentarono delle buche di Passion di Fiaba. I semi di susine s’infilarono in quelle di Casoletta. I semi di lampone non poterono far altro che andare a cercare le buche di Pagliafresca e di Empedocle! Poi il vento si fece solo un attimo più forte e deciso, finché tutti i fori scavati con tanta fatica vennero ricoperti di terriccio e, al mattino… – Ehi, correte a vedere quante piantine nuove ci sono, nei vostri orti! – urlò felice Gellindo Ghiandedoro. – Piante nuove, piante giovani che alla prossima primavera ci regaleranno tanta frutta fresca e dolce! Ecco qual era il vero tesoro, altro che oro e argento: negli orti e nei campi del Villaggio degli Spaventapasseri da quel giorno crebbe frutta d’ogni tipo, frutta da far invidia a tutti i villaggi vicini, frutta rara, dolce e preziosa. Ancor oggi non so dirvi chi fu a mettere in giro quella voce, ma posso dirvi che se un giorno lo scopriremo, gli faremo una gran bella festa, con danze e canti fino a quando la luna sarà alta in cielo!

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