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Gellindo Ghiandedoro e il risveglio dell’Artista ○

I RACCONTI DEL BOSCO DELLE VENTI QUERCE - FIABA DI MAURO NERI - ILLUSTRAZIONI DI FULBER ○

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Gellindo Ghiandedoro e il risveglio dell’Artista Quando Gellindo Ghiandedoro uscì di casa per la prima volta dopo il risveglio dal letargo, ad attenderlo ai piedi della grande quercia non trovò come gli anni precedenti la saggia civetta Brigida con asciugamano, sapone, spazzolino da denti e dentrificio in mano pronti per l’uso; non trovò la buona Casoletta con una tazza di cioccolata calda e una brioche ancora tiepida di forno; non trovò la sua amica Bellondina con un piccolo regalo di benvenuto… Si trovò davanti, invece, lo spaventapasseri Pintacchio che aveva già piantato il cavalletto all’ombra di un nocciolo e disposto bene in fila sull’erba tutti i colori della sua tavolozza. – Era ora… ti sei svegliato, finalmente! – esclamò lo spauracchio artista afferrando i pennelli. – Adesso sta’ fermo dove sei, resta immobile come una statua e abbi pazienza: devo farti un ritratto! Dovette restare fermo per l’intera giornata, il povero Gellindo Ghiandedoro, saltando il pranzo e la pennichella pomeridiana, senza nemmeno avere la soddisfazione, la sera, di vedere il risultato… – Eh no, caro mio – esclamò Pintacchio coprendo il quadro e raccogliendo i colori. – Adesso corro a casa e finisco in santa pace questo… capolavoro! Ciao, ci vediamo… La stessa cosa capitò anche alla povera Bernardina. Non appena la grossa oca atterrò alla periferia del Villaggio degli Spaventapasseri al termine di un viaggio dai Paesi Caldi del Sud che era durato dieci lunghi giorni e dieci interminabili notti… – Resta immobile in quella posizione, Bernardina! – strillò Pintacchio, che

aveva il cavalletto a portata di pennello e i colori dell’arcobaleno allineati ai suoi piedi. – Resto immobile per quanto? – Con Gellindo mi ci è voluto un giorno intero, ma lui è piccolo e magro. Penso che con te ci vorranno in almeno due giornate! – Carino, lui, e gentile anche! – rispose l’oca, che comunque volle essere cortese e rimase ferma come una statua fino alla sera del giorno dopo, rinunciando ad andare a far visita alle amiche che non vedeva da quand’era partita l’autunno precedente. Accadde, poi, che quando Talpa Melesenda mise la punta del nasino fuori dalla tana per annusare l’aria e sentirvi i primi odori della primavera… – Non fare un movimento! – esclamò Pintacchio col pennello già in meno. – Non fare un movimento, perché? – Perché voglio dipingerti mentre esci dalla tana dopo una bella dormita. – Ma io ho fame! – si lamentò la talpina. – Ho fame e anche sete! – Ti chiedo solo un piccolo sacrificio in nome dell’Arte! – rispose Pintacchio, mescolando l’azzurro con il giallo, per averne un bel verde-primavera. Melesenda era una buona talpa e poi Pintacchio era anche suo amico: chiuse allora gli occhietti, appoggiò il muso sull’orlo dell’ingresso della tana e s’appisolò di nuovo, per un piccolo supplemento di sonno in attesa che l’artista finisse il suo capolavoro. Un giorno intero e una notte fin quasi all’alba ci vollero, per il ritratto a Melesenda: al termine Pintacchio raccolse le sue cose, coprì il quadro e tornò a

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Gellindo Ghiandedoro e il risveglio dell’Artista casa senza avere il coraggio di svegliare la talpa, che… ROOONNN BZZZZZ… ROOONNN BZZZZZZ… dormiva annusando in sogno i tiepidi profumi della primavera. Anche Lilli Spatoccia, proprio in quell’istante, stava dormendo pensando ai profumini deliziosi della sua discarica, quando… CHICCHIRICCHIIIII… CHICCHIRICCHIIII… il canto lontano di un gallo la svegliò di soprassalto e… – RESTA FERMA COSÌ, SPATOCCIA, TI PREGO! La pantegana Lilli aprì gli occhi uno dopo l’altro, poi piano piano col muso si fece strada fra una montagna di bucce di patate e di pomodori marci e… – Ma cosa stai facendo, Pintacchio, a casa mia? – Sto dipingendo il tuo risveglio, Spatoccia… E tra un po’ dipingerò anche quello di Ratto Robaccio, non appena aprirà gli occhi! – E perché? – Non bisogna mai chiedere il “perché”, ad un artista. L’artista dipinge e basta! …CHICCHIRICCHIIIII… CHICCHIRICCHIIII… – Lilli, prendi la mia scarpa e ammazza quel gallo della malora! – berciò Robaccio emergendo da una montagnola di cavoli tagliati a pezzetti mescolati a carote lesse andate a male. – Bellissimo! – esclamò allora Pintacchio, che afferrò il cavalletto e lo girò in direzione del topo di campagna appena sveglio. – Stupendo… È proprio quel che volevo: resta fermo, ché ti faccio il ritratto! – E si può mangiare, dopo, questo ritratto? – mormorò Robaccio, un po’ intimidito dalla presenza di un vero artista a casa sua. – No, caro mio: ti conviene darci dentro

con quelle carote – rispose Pintacchio, – ma mi raccomando, mangia senza spostarti nemmeno di un millimetro. Mi ci vorranno tre giornate di lavoro, per fare il ritratto a tutti e due! Un paio di settimane dopo, quando ormai tutti s’erano dimenticati di quella strana frenesia artistica di Pintacchio, a tutti gli spaventapasseri del Villaggio e a tutti gli abitanti del Bosco delle Venti Querce giunse un biglietto.

“Sei cordialmente invitato, questa sera alle sei, presso la Scuola di Abbecedario, all’inaugurazione della mia Mostra di pittura che s’intitola “Risvegli”. Ti aspetto con trepidazione. P.” Arrivarono tutti puntuali e alle sei precise Abbecedario aprì il portone della scuola per far entrare spaventapasseri e animaletti vari, che sciamarono all’interno per ammirare i quadri del loro amico pittore. Ed ecco la prima opera: un bel Gellindo con la scoda ancora arruffata, fermo immobile davanti all’uscio della sua tana, con uno sguardo a metà strada fra l’addormentato e il sorpreso. Il secondo quadro ritraeva l’Oca Bernardina in equilibrio su una zampa sola e con le ali ancora stese, che sorrideva soddisfatta con gli occhi ancora pieni dei colori caldi dei Paesi del Sud. Faceva tenerezza, invece, Talpa Melesenda, addormentata sull’orlo della tana e col nasino umido e fresco puntato verso i profumi della primavera intorno. Quello di Lilli Spatoccia e di Ratto Robaccio era un capolavoro disegnato

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Gellindo Ghiandedoro e il risveglio dell’Artista così bene, che passandoci davanti si sentiva quasi la puzza di quei pomodori marci e di quelle carote lesse andate a male! Ma in mostra c’erano anche i quadri con i risvegli di molti altri spauracchi: Quantobasta che si stiracchiava sull’uscio della sua Farmacia; Abbecedario che sbadigliava affacciato alla finestra della scuola, mentre attendeva l’arrivo dei suoi spaventapulcini; Casoletta era stata dipinta mentre sorseggiava una tazza di caffelatte sulla porta della sua Cioccolateria; Tisana la Dolce aveva dovuto restare immobile per due giorni e due notti, per farsi ritrarre al momento del risveglio nell’orto, in mezzo alle sue piante di timo, di valeriana e di lavanda… Ma scusate: e Pintacchio dov’era finito? Tutti avrebbero voluto congratularsi con l’autore, abbracciarlo per condividere la sua felicità, chiedergli come si poteva fare

per comprare il “proprio” ritratto… – Pintacchio, dove sei? – si misero a urlare tutti in coro. – Pintacchio, vieni fuori! – Eh? Cosa? Uuuoooaauuuu… Ma perché mi avete svegliato? – sbuffò l’artista, emergendo con gli occhietti pieni di sonno da dietro alla spalliera di un divano girato verso la finestra. Gellindo non si lasciò sfuggire quell’occasione. Afferrò un cavalletto e una tavolozza, prese due pennelli in mano e… – Fermo! Resta fermo come una statua, Pintacchio, ché adesso ci provo mio, a farti un bel ritratto. Non sono bravo come te e per finire mi ci vorranno almeno tre giorni e tre notti, ma ho già in mente il titolo del tuo quadro: “Il risveglio dell’Artista!”… E una risata generale concluse l’inaugurazione della prima Mostra di pittura al Villaggio degli Spaventapasseri.

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Gellindo Ghiandedoro e il risveglio dell’Artista

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