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Fra’ Vesuvio e il campo delle angurie senza semi ○

I RACCONTI DEL BOSCO DELLE VENTI QUERCE - FIABA DI MAURO NERI - ILLUSTRAZIONI DI FULBER ○

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Fra’ Vesuvuio e il campo delle angurie senza semi Di nome faceva Fra’ Vesuvio, ma non era un frate! Fra’ era solo il diminutivo di “Francesco”, un simpatico spauracchio napoletano capitato per caso nel nostro Villaggio degli Spaventapasseri. Era un tipo chiacchierone, Fra’ Vesuvio, sempre con la battuta pronta e una barzellettina simpatica a portata di mano per rallegrare gli amici. – Lo sapete, voi, qual è il colmo dei colmi di un dromedario? – Quello con due gobbe? – Ma che dici, quello è il cammello! Il dromedario di gobbe ne ha una sola… e allora qual è questo colmo dei colmi? Non lo sapete? Non lo sa nessuno? E allora ve lo dico io… Il colmo dei colmi di un dromedario è avere un foruncolo sulla cima della sua gobba! Ah! Ah! Ah! Con Fra’ Vesuvio il divertimento era assicurato: conosceva mille storie strane, nate sulle rotte delle navi che attraversavano gli oceani e che attraccavano in ogni stagione dell’anno nel grande porto di Napoli per lasciarvi in regalo le stranezze e le stramberie raccolte in terre lontane. – Lo sapete che in Tibet, nel cuore dell’Asia profonda, vivono dei popoli che raggiungono anche i duecento anni di età? – Uuhhh! Allora sono miei parenti… – commentò quella volta l’anziano spaventapasseri Empedocle. – E ve lo hanno mai detto che nella foresta Amazzonica ci sono dei laghi attorno ai quali crescono fiori d’oro e d’argento? – Io ne vorrei una bella ghirlanda – mormorò estasiata la bella spaventapasseri Chiomadoro. Un giorno, però, Fra’ Vesuvio diede il meglio di sé, quando parlando a un gruppetto di amici tra i quali si riconosce-

vano gli spaventapasseri Candeloro, Lingualunga e Pagliafresca, abbassò la voce, si guardò in giro e sussurrò: – Che non mi senta nessuno, ma io so dove sta un orto nel quale crescono angurie magiche! – Oooohhh! – Angurie dolci e fresche… – Mmmm… che buone! – Angurie, sentite sentite… angurie senza… SEMI! – Uuuaauuuu! Non abbiamo mai mangiato angurie senza… SEMI! – E allora che aspettate! Venite con me, su! L’allegra compagnia camminò per un giorno intero e per la notte successiva, finché giunse sul limitare di un campo d’angurie. Erano grosse, quelle angurie, parevano dolci e fresche, ma non era possibile verificare se avessero o no i semi! – Perché non ne apriamo una per controllare? – propose Pagliafresca. – Non vi fidate, forse? – chiese Fra’ Vesuvio, socchiudendo gli occhi e guardando gli amici di sghimbescio. – No no, è solo che… – Dovete credermi! Queste angurie sono buone, sono grosse, sono dolci, sono fresche e soprattutto sono senza… SEMI! Possiamo prenderne una soltanto, però: vorrà dire che la porteremo al Villaggio e ce la divideremo… una fettina per ciascuno dei trentacinque spaventapasseri nostri amici. Ci vollero una giornata e un’altra nottata di cammino per far ritorno a casa, e fu ancor più faticoso dell’andata perché c’era da portare la grossa anguria… – Io vi debbo fare strada – aveva detto Fra’ Vesuvio, mettendo le mani avanti, –

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Fra’ Vesuvuio e il campo delle angurie senza semi perciò l’anguria la porterete voi, d’accordo? Fu un arrivo trionfale, con tutti gli spaventapasseri raccolti nella piazzetta del Villaggio, pronti con piatti e tovaglioli in mano a farsi una bella abbuffata di fresca anguria senza semi. Casoletta giunse con un tagliere e un coltello da cucina ben affilato, con cui tagliò trentacinque fette sottili d’anguria. – Lasciate fare a me, che me n’intendo di queste cose – disse allora Fra’ Vesuvio, che prese il tagliere e si mise a distribuire a destra e a sinistra le trentacinque fette di anguria. – Allora com’è, questa mia anguria? – Non sa da niente! – si lasciò scappar detto Abbecedario, il maestro del Villaggio. – E oltre che insipida, è anche calda! – aggiunse Quantobasta, lo spaventapasseri farmacista. – Non è per nulla dolce – si lamentò Tisana la dolce, che in fatto di dolcezze era un’esperta! Fra’ Vesuvio era veramente avvilito e stava quasi per mettersi a piangere, anche se era certo che in quel campo le angurie fossero veramente speciali: d’accordo, forse non erano molto dolci e fresche, ma almeno erano senza… semi! – Ed è pure piena di semi… SPUTTT! SPUTTT!! – sbottò proprio in quell’istante Palosghembo, sputacchiandone una manciata a terra. Avvenne, allora, qualcosa di veramente magico: da ognuno di quei semini neri caduti nell’erba spuntò in meno di due

secondi una pianticella di anguria, che in poco più di tre minuti divenne bella grande e rigogliosa, con quattro angurie pronte per essere raccolte! – Avete visto? – urlò lo scoiattolo Gellindo Ghiandedoro. – L’anguria di Fra’ Vesuvio è veramente magica! È un’anguria “mamma”, che fa nascere all’istante tante altre angurie in ogni posto! Fu così che ogni spaventapasseri corse al proprio orticello e vi sputacchiò i semi della propria fetta d’anguria e prima di sera tutti gli orti si trasformarono in un paradiso d’angurie. – Che ne dici di mangiarne una? – chiese Fra’ Vesuvio a Candeloro. – Così, tanto per sentire, non si sa mai… vuoi vedere che queste sono dolci, fresche e pure senza semi? Questa volta scelsero un’anguria dall’orto di Fra’ Vesuvio: la staccarono, la tagliarono e… – Mmmmmm… questa sì, che è un’anguria verace! – esclamò Fra’ Vesuvio. – Dolcissima… – disse Mangiatorte. – Freschissima… – aggiunse Passion di Fiaba. – Deliziosa… – disse Din Dòndolo. – Speciale… – mormorò Paciocco con la bocca piena. – Però piena zeppa di semi… SPUTTT! SPUTTT! – esclamò Casoletta. E meno male che c’erano quei semini – diciamo noi, – perché in quel modo la meraviglia della angurie di Fra’ Vesuvio sarebbe continuata per molti e molti anni ancora!

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