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Il postino Franco Bollo e la cattiva coscienza I RACCONTI DEL BOSCO DELLE VENTI QUERCE - FIABA DI MAURO NERI - ILLUSTRAZIONI DI FULBER

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Il postino Franco Bollo e la cattiva coscienza Secondo voi che lavoro può fare uno che si chiama “Bollo” di cognome e “Franco” di nome? Avete già indovinato, vero?! Lo spaventapasseri “Franco Bollo” era da poche settimane il nuovo portalettere del Villaggio, in sostituzione del vecchio Posticcio che, dopo anni e anni di lavoro senza sosta sotto l’acqua e sotto il sole, d’estate e d’inverno, di giorno e di notte col suo fedele borsone sempre zeppo di pacchetti e di lettere da consegnare, s’era finalmente meritata una bella pensione ricca di riposo e di dolce far nulla. Franco Bollo era uno spauracchio giovane, onesto e pieno di belle speranze, ma forse era alle prime armi e non conosceva ancora bene le regole del perfetto postino… o forse dipendeva dal fatto che era troppo giovane e curioso, fatto sta che quando si trovò per le mani un misterioso pacco avvolto in carta nera con tante stelline color dell’oro, indirizzato a Gentile spauracchio Fra’ Vesuvio Villaggio degli Spaventapasseri Valle di Risparmiolandia Franco non ci pensò su due volte, si guardò in giro ché nessuno lo vedesse e lo aprì! Dalla scatola venne fuori un grande mantello nero come la notte da un lato e rosso come il fuoco dall’altro… e poi un cappello a cilindro, un bastoncino

nero con la punta bianca, che pareva una di quelle bacchette che hanno i maghi, e un sacchettino di… polvere d’argento! – Ohilallà! Ma questo è tutto quel che occorre per diventare un vero mago! – esclamò Franco Bollo, indossando il mantello, infilandosi in testa il cilindro, afferrando la bacchetta con la destra e il sacchetto della polvere “magica” con la sinistra. – Mi sta proprio bene, questo costume – si disse gongolando davanti allo specchio. Fu allora che prese un pizzico di polverina… così, tanto per vedere quel che succedeva… la gettò contro lo specchio e… PAFFF! …il costume nero e rosso da mago che indossava l’immagine dall’altra parte del vetro sparì all’istante e Franco Bollo si vide riflesso nello specchio in mutande, canottiera e con il ridicolo cappello a cilindro che gli spuntava da sopra la testa! – Era ora che qualcuno pensasse a liberarmi! – berciò quello strano tipo senza pantaloni che assomigliava in tutto e per tutto al nostro Franco Bollo, ma che non era affatto Franco Bollo: era un’altra persona, aveva gli occhi socchiusi cattivi e il tono della voce era serio, roco e malvagio… – Tu… tu… tu chi sei? – balbettò il povero portalettere, togliendosi in fretta e furia il mantello nero e rosso, gettando in un angolo della stanza il cilindro e appoggiando sul tavolo lì accanto la

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Il postino Franco Bollo e la cattiva coscienza bacchetta magica da mago. – Sono la tua cattiva coscienza, caro il mio postino curioso! – disse l’altro uscendo con un balzo dallo specchio e atterrando in mutande, canottiera e cilindro in mezzo alla stanza. – Sono l’”altro” Franco Bollo, quello che non sa resistere alla curiosità, che apre la posta degli altri, magari che si mette in tasca una parte dei cioccolatini che Casoletta ha ordinato per posta, che si tiene i nastrini più belli che Bellondina ha comprato sul catalogo, che legge di nascosto la corrispondenza di Quantobasta e di maestro Abbecedario, che sempre senza farsi vedere legge i giornali e i libri prima che siano consegnati ai legittimi proprietari… Sono la parte cattivella del tuo cuore, caro mio, la parte oscura del tuo carattere che non vorresti mai conoscere… Eh! Eh! Eh! Solo a quel punto il povero Franco Bollo capì di averla combinata grossa. E adesso che poteva fare? – Preparami la colazione! – gli ordinò il suo “gemello” contrario. – E che sia buona, calda e abbondante! Franco preparò una tazza colma di caffelatte e mise su un piatto due brioche fresche di forno. – Mmmmm, che delizia! – esclamò lo spauracchio in mutande. – Ma non potevi chiamarmi prima? E io me ne stavo lì, nello specchio, ad aspettare che tu facessi il primo passo falso della tua vita, che combinassi la prima marachella sul lavoro… Ce n’hai messo,

di tempo, a deciderti… Ah! Ah! Ah! Portami un tuo vestito – ordinò subito dopo, tornando all’improvviso serio in volto. – E che sia il tuo miglior vestito… quello della festa va bene! Dopo di che ti chiuderò nell’armadio… – Cooosa? – Non mi va di ripetere le cose come un pappagallo – ribatté il gemello cattivo indossando una bella giacca color limone. – Ti ho ordinato di entrare in quell’armadio e di rimanervi fin che te lo dico io! Franco Bollo obbedì, senza sapere che il falso postino avrebbe approfittato della situazione per divertirsi un poco alle spalle degli altri spaventapasseri! Il “gemello” cattivo uscì di casa canterellando allegro e fischiettando come se nulla fosse successo. E la sarabanda di marachelle ebbe inizio quasi subito. Suonò di nascosto tutti i campanelli del Villaggio, fuggendo però prima che qualcuno potesse sorprenderlo! Accese per dispetto un focherello alla discarica di Ratto Robaccio, che in breve si trasformò in un incendio puzzolente e pericoloso. Chiuse a chiave le aule mentre maestro Abbecedario faceva lezione ai suoi spaventapulcini, infischiandosene dei pianti e delle urla dei piccoli alunni che s’accorsero subito d’essere imprigionati a Scuola. Con un tosaerbe affilato rase al suo-

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Il postino Franco Bollo e la cattiva coscienza lo tutte le pianticelle preziose dell’orto di Tisana la Dolce, ridendo come un matto ai pianti e alle urla disperate della povera spaventapassera. Entrò nella Famiglia cooperativa, si riempì le tasche di caramelle alla liquirizia e se ne andò senza pagare… – Segna sul conto di Franco Bollo! – esclamò ridendo di gusto rivolto al padrone del negozio. – Ma sei tu, Franco Bollo! – esclamò Caramella, che non poteva sapere dello scambio di postino… – Questo lo dici tu, babbeo! Non sempre quel che vedi, corrisponde al vero, oh! Poi chiuse l’acqua della fontana… …giocò a tiro a segno, lanciando sassi tondi contro i lampioni in piazza… …bloccò con la gomma americana la delicata bilancia del farmacista Quantobasta… …sporcò d’erba e di fango le lenzuola che Pasticcia aveva steso al sole ad asciugare… …ruppe i vetri della Cioccolateria di Casoletta… …rovesciò una carriola piena di letame sotto la finestrella della tana di Gellindo Ghiandedoro e… Proprio in quell’istante giunse correndo dal Villaggio il vero Franco Bollo,

che era riuscito a liberarsi dalla prigione in cui era stato rinchiuso. – Fermati, disgraziato! – urlava il buon postino. – Lascia stare i miei amici, giù le mani da Gellindo… tornatene subito nel tuo specchio, ché non voglio più vederti in giro! Franco Bollo non lasciò il tempo di reagire, al suo “gemello” cattivo: lo prese per il collo, lo trascinò a casa, afferrò un pugno di polvere d’argento e la gettò per aria… – Entra nel tuo specchio e non farti più vedere! E così avvenne. Della cattiva coscienza di Franco Bollo nessuno sentì più parlare, anche perché il giovane portalettere si scusò subito con gli amici per le marachelle di cui erano stati vittime e da quel giorno non aprì più la posta degli altri! Divenne un provetto postino, amico di tutti e di cui tutti si fidavano ciecamente. Voi, però, mi chiederete: “E cosa se ne fece, Fra’ Vesuvio, del mantello rosso e nero da mago? E del cappello a forma di cilindro? Della bacchetta nera con la punta bianca? E, soprattutto, che fine fece la polverina magica color dell’argento? Questa è un’altra storia che, forse, un giorno vi racconterò! (1 - continua)

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