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Cracco Vattene Via FIABE DAL LETARGO DI GELLINDO GHIANDEDORO (3) - FIABA DI MAURO NERI - ILLUSTRAZIONI DI FULBER

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Cracco Vattene Via Tock! Tock! Tock! – Avanti! – strillò lo spaventapulcino Frigerio alzando gli occhi dal libro che stava leggendo. La porta di casa si aprì e fece il suo ingresso il portalettere Franco Bollo. – Ciao Franco... c’è forse posta per me? – Ma certo – rispose sorridendo il postino. – Ecco qui una bella letterina! – Una lettera tutta per me? – esclamò il piccino saltando giù dalla seggiola. – Ma è la prima volta che ricevo una lettera... Sono emozionato! Come si fa ad aprirla? Ci pensò Franco ad aprire la busta, a togliere la lettera e a porgerla allo spauracchietto. – Ecco, leggi! Mio caro Frigerio, anche quest’anno è cominciato il letargo e per un po’ di tempo non potremo vederci. Al ricordo di quant’erano belle le serate della scorsa estate, quando ogni sera voi spaventapulcini salivate al Bosco delle Venti Querce ad ascoltare le mie fiabe, eccoti una bella sorpresa! Per allietare le tue lunghe serate solitarie ho scritto una fiaba tutta per te! Leggila già questa sera e poi domani invita i tuoi amici spauracchietti e pure i topolini Rattina Glassé, Liquirizio e Pancrazio e leggetela tutti assieme: altre ne porteranno loro, di fiabe, perché

a ognuno ho spedito una lettera come questa... Divertitevi insomma per tuo l’inverno, noi ci rivedremo la prossima primavera! Buona fiaba, Gellindo Ghiandedoro Frigerio alzò gli occhi stupiti e incrociò gli occhi divertiti di Franco Bollo. – Non è uno scherzo, vero? – chiese il piccolino improvvisamente serio. – Apri i fogli che tieni in mano e comincia a leggere. Se trovi una fiaba, allora vuol dire che non è uno scherzo... Provare per credere! Anche se fin dalla nascita sapeva che il suo nome era Cracco, il pulcino di corvo di questa fiaba ben presto capì che il suo nome completo era “Cracco Vattene Via”! «Vattene via, brutto corvaccio nero!». «Che fai, qui, corvo? Vattene via!». «Non svolazzare sopra la mia tana, corvo della malora! Vattene via!». Gran brutto destino, quello del povero corvetto. Solo perché il suo becco era nero e forte; solo perché le sue piume erano scure, quasi nere; solo perché il suo verso... CRA...CRA... era stridulo e sinistro... solo per questo nessuno lo voleva per amico, nessuno si degnava di giocare con lui... «Nero come un corvo...».

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Cracco Vattene Via «Cattivo come un corvo...». «Ladro come un corvo...». – Ladro io?– esclamò un giorno il povero Cracco Vattene Via all’ennesimo insulto. – Ma io non ho mai rubato nulla... – Adesso che sei piccolo, forse no. Ma aspetta di diventare grande e vedrai! – gli rispose la Gazza, proprio lei che di soprannome faceva «Ladra»! – Mamma Corva, ma perché ce l’hanno tutti con me? – chiese finalmente Cracco alla bella corva appollaiata nel grande nido. – Piccolo mio, non è colpa di nessuno se tu sei nato proprio nel Bosco delle Venti Querce. Vedi, molto e molto tempo fa qui viveva uno stregone cattivo, così malvagio che gran parte degli animali dovette fuggire per non finire vittima dei suoi sortilegi. Smargiasso, così si chiamava lo stregone, aveva come aiutanti due corvacc... ehm... due grossi corvi e toccava proprio a loro andarsene per la foresta a lanciare a destra e a sinistra gli incantesimi più strani e pericolosi. Furono loro ad avvelenare l’acqua della Palude dei Vampiri Striscianti, a bruciare l’erba di tutte le radure, a far marcire le pigne degli abeti, a... – Ho capito, mamma – la interruppe Cracco Vattene Via, – erano

due corvi cattivi, insomma! Ma noi cosa entriamo? Io non vado in giro a fare dispetti, ad avvelenare qui, a bruciare là... – È vero, noi siamo più buoni, ma gli abitanti del Villaggio degli Spaventapasseri non hanno dimenticato l’ultimo e più terribile sortilegio. Un giorno, annoiato a morte, Smargiasso diede ordine ai due corvi di svolazzare per tutta la foresta disperdendo nell’aria una polverina magica che trasformò ogni cosa vivente in roccia! In dura e fredda roccia! E avvenne che alberi, fiori, erba e animali si tramutarono in sasso! Passarono anni e anni, prima che un coraggioso cavaliere di nome Gellindotto de’ Ghiandedoro passasse da queste parti: fu lui ad affrontare e a sconfiggere Smargiasso e i due corvi, facendoli fuggire lontano, dall’altra parte della Terra. Da allora, dapprima piano piano, poi sempre più in fretta, alberi, fiori, erba e animali tornarono a vivere e il Bosco delle Venti Querce riprese il suo aspetto di sempre. Ma l’odio per gli stregoni e soprattutto per i corvi, ahimè, è rimasto! Qualche giorno dopo, Cracco Vattene Via se ne stava solo soletto a fare il bagno nel ruscello, quando un gran svolazzare di penne e piume gli fu addosso.

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Cracco Vattene Via – Vattene Via, brutto corvaccio! – starnazzò la Gazza inferocita. – Come ti sei permesso di rubare tutti i miei gioielli? – Ma io non ho preso nulla – tentò di difendersi il buon Cracco.– Te l’ho già detto, io non sono un ladro e non sono nemmeno uno dei corvi dello stregone Smargiasso! – Però lo conosci, quel malvagio! – strillò la Gazza colpendolo col becco. – E allora prendi...TACCCC!... e prendi... TACCCC!....e prendi ancora... TACCCC-TACCCC! Anche quella volta Cracco Vattene Via dovette scappare nel folto del bosco, ingoiando a fatica la rabbia e le lacrime. Svolazzò furioso per qualche minuto e poi andò ad appollaiarsi su un grosso ramo di nocciolo. Fu allora, mentre ripensava alla sua triste sorte, che nel verde di un cespuglio ai suoi piedi notò uno strano luccichìo. Riprese il volo e atterrò all’ombra della siepe: allungò il collo e, con un balzo al suo piccolo cuore, vide lì per terra, tra le foglie secche, un autentico tesoro! C’erano monete, perline di vetro, bottoncini di madreperla... «Ma questi sono i gioielli della Gazza!» esclamò in cuor suo. «Che ci faranno, nascosti qui?»… – Che vuoi fare, corvaccio, vuoi rubarli a me, adesso?

Cracco Vattene Via si girò terrorizzato fino alla punta delle ali e... – Vattene via, brutto sgorbio nero! – strillò furiosa la Faìna, che mostrava i suoi dentini bianchi e aguzzi. Cracco non se lo fece ripetere due volte e volò lontano, non sapendo bene che cosa fare e a chi rivolgersi. Fu una fortuna, per lui, imbattersi nella civetta Brigida, che era in cerca di un albero isolato per schiacciare un sonnellino. – Signora... signora civetta – balbettò il giovane corvo, – posso parlarle? – Dev’essere successo qualcosa di veramente grave – rispose Brigida tra uno sbadiglio e l’altro, – se un corvo si permette di rivolgermi la parola. Vattene via, su, ché non ho voglia di litigare e voglio solo dormire! – Ma no, ascolti... – e in meno di mezzo minuto Cracco le raccontò dello spiacevole incontro con la Gazza Ladra. – Però non sono stato io, a rubare i suoi gioielli, perché poco fa li ho ritrovati sotto un cespuglio. È stata la cattiva Faìna a prenderli! – Guarda che non puoi incolpare un altro di un furto che hai commesso tu! È pericoloso. – Venga, venga a vedere se non

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Cracco Vattene Via ho ragione io. È qui, poco lontano, appena un minuto di volo! Vi lascio immaginare la sorpresa di Brigida, quando scoprì la terribile Faìna addormentata accanto ai gioielli rubati, e proprio nel luogo indicato da Cracco Vattene Via. Immediatamente il Bosco delle Venti Querce venne percorso da un unico ordine perentorio: «Adunata per tutti alla grande quercia di Gellindo Ghiandedoro! E subito!». Quando anche l’ultimo animale – Milly la lumaca, naturalmente! – giunse alla quercia, fu Brigida a prendere la parola. – C’è stato un furto nella Valle di Risparmiolandia... – Certo – la interruppe la Gazza, – quel brutto corvaccio che se ne sta lì, vicino a te, ha rubato tutti i miei gioielli! – ...Sono stati rubati i gioielli della Gazza – proseguì Brigida, senza far caso all’interruzione, – e grazie a Cracco e al suo coraggio il tesoro è stato ritrovato e il ladro smascherato! Il vero colpevole, cara la mia Gazza, è la Faìna, che ha confessato e ha già ricevuto la punizione che si meritava e per un bel po’ se ne starà lontana da Risparmiolandia... – I miei gioielli – si mise a urlare la Gazza Ladra, – dove sono le mie monete, le mie perline, i miei bottoncini? Li voglio subito di ritorno!

– Be’ – disse Brigida con uno strano sorrisetto, – anche tu, cara Gazza, qualche colpa ce l’hai, no? Dove hai preso, meglio, dove hai rubato tutta quella bella roba luccicante? – Ecco... insomma – farfugliò la Gazza còlta in castagna, – io... io li ho trovati qui e là, non lo so... – Lo so io! – urlò Brigida, con occhi improvvisamente seri. – Li hai rubati nelle case degli spaventapasseri del Villaggio, e questo non si fa! Ho già provveduto a lasciare il tesoro ritrovato da Cracco nella piazza principale del villaggio e nel giro di qualche giorno i gioielli torneranno ai loro legittimi proprietari. – Oh no, che disdetta! – esclamò la Gazza sull’orlo dello svenimento. – Quanto a te – concluse Brigida la civetta rivolta al corvo Cracco, – penso che tutti noi di Risparmiolandia ti dobbiamo delle scuse per come abbiamo sempre trattato te e i tuoi fratelli corvi. Amici, facciamo gran festa al coraggioso Cracco! Ci vollero alcuni giorni, ma alla fine Cracco si convinse che aveva cambiato nome. Adesso non era più «Cracco Vattene Via», ma era diventato per tutti «Cracco Ehilà Chi Si Vede!».

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