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La storia di Maestro Abbecedario

4. Il collezionista di spauracchi

FIABAROMANZO DELL’AUTUNNO

- FIABA DI MAURO NERI - ILLUSTRAZIONI DI FULBER

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Il collezionista di spauracchi Il cavalier Arcìdio Forunculus, famosissimo collezionista di spaventapasseri d’ogni tipo, abitava in un grigio e vecchio castello che sorgeva in vetta a una collina nei pressi della città di questa storia. Avreste dovuto vederlo, Arcìdio, la sera in cui rientrò a castello assieme al nostro povero Abbecedario. Piccolo e grassottello come un nano minatore, indossava un cappotto di pregiata lana color rosso ciliegia e attorno al collo portava una lunga sciarpa di seta azzurra. Sceso da una vecchia automobile tenuta assieme dal fil di ferro, il collezionista si sistemò gli occhialetti sul naso tondo a pallina, lisciò i lunghi capelli bianchi che gli cadevano sulle spalle, afferrò dal baule lo spauracchio appena acquistato e salì ballonzolando le scale che portavano alla porta d’ingresso. – E con te – ansimava nel frattempo, – fanno milletrecentocinquantadue! Collezionare spaventapasseri, per il cavalier Forunculus, era ormai diventata peggio di una malattia. Da anni ormai le sessantacinque enormi stanze del castello erano piene di spauracchi, tanto che gli ultimi arrivati venivano ammassati nei sotterranei, nelle stalle, nella grande cucina e anche nel parco che circondava il maniero. Gli spaventapasseri erano dappertutto, ognuno col proprio numero e con un’etichetta che riportava l’anno di acquisto e il luogo di prove-

nienza. – Zefirino! – urlò Arcìdio appena mise piede in casa. – Zefirinooo, vuoi venire ad aiutarmi? – Eccomi… eccomi Cavalier Forunculus – biascicò con voce tremolante un vecchio alto, magro e rugoso vestito di nero, che scendeva piano piano dalle scale appoggiandosi a un bastone. Il maggiordomo di casa Forunculus! – Ero di sopra nella sua stanza, a prepararle l’acqua calda per il bagno… Oh! Un altro spauracchio per la sua collezione! – esclamò l’anziano maggiordomo battendo il bastone per terra. – Pensavo che non ce ne fossero più, di spaventapasseri, in giro! – Caro il mio fedele Zefirino – disse il collezionista appoggiando Abbecedario alla parete del salone d’ingresso, – è sempre più difficile trovare esemplari nuovi per il mio museo, ma la difficoltà della ricerca aumenta il piacere della scoperta… Eh! Eh! Eh! – E questo chi sarebbe? – Ti presento Abbecedario, lo spaventapasseri che sa tutto e che può rispondere a qualsiasi domanda… o quasi! – Non mi dica, signor Arcìdio che costui sarebbe proprio “quello” spaventapasseri? Quello della televisione, insomma? Dei quiz televisivi e del domandone finale da un milione di euro? – Proprio lui: l’ho comprato con gli

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La storia di Maestro Abbecedario - 4 ultimi euro che avevamo in cassa, ma vedrai che darà lustro alla mia collezione e verranno da tutto il mondo, per toccarlo da vicino e per sottoporlo alle domande più difficili nella storia dei quiz! Il tutto naturalmente acquistando un biglietto d’ingresso… di cinquanta euro a persona! Che ne dici, Zefirino? Il vecchio maggiordomo si lasciò andare sulla poltrona più vicina e finalmente poté tirare il fiato. – Dico che in questa casa non ci sarà più il problema di come pagare il riscaldamento a metà inverno e che la dispensa, da basso, sarà sempre colma di leccornie d’ogni genere! – E allora forza, Zefirino: dobbiamo predisporre un posto d’onore per il nostro nuovo amico. Che ne dici della sala del caminetto? Arcìdio e Zefirino erano così occupati a chiacchierare tra di loro, che nessuno dei due si accorse di tre paia d’occhi che facevano capolino dalla porta d’ingresso lasciata socchiusa. Avevano pedalato come dei campioncini del ciclismo, i tre bimbi, per non perdere di vista la vecchia automobile sulla quale viaggiavano il collezionista e il loro amico spauracchio, e adesso eccoli lì a studiare la nuova situazione. – Soldi, soldi e ancora soldi anche qui! – sibilò Betty stringendo nervosa le mani a pugno. – Ma possibile che gli uomini non

facciano che pensare a far soldi? Meglio se sfruttando gli altri? – commentò Giorgetto – All’inizio mi pareva anche simpatico, quel nanerottolo – disse Michelino, – e invece si sta rivelando un malandrino pure lui! Cosa facciamo, amici? Dopo alcuni istanti di silenzio, fu Betty a parlare: – È da stamattina che i nostri genitori ci stanno aspettando a casa. È meglio se torniamo da loro, tanto noi sappiamo dov’è stato portato Abbecedario e di sicuro questa sera non potrà succedergli nulla di strano. Poi domani mi farò venire in mente qualcosa, non preoccupatevi! Il giorno seguente la sala del caminetto, uno stanzone di venti metri per dieci, venne liberata da tutti i vecchi spaventapasseri che vivevano lì da chissà quanto tempo. Spolverati e riassettati, gli spauracchi sfrattati vennero traslocati nel praticello dietro al castello e piantati per terra ognuno con un ombrello appeso al braccio per ripararsi dalla pioggia e dalla neve. Abbecedario, invece, ripulito e riassettato anche lui, venne issato su un piedistallo in fondo alla sala, dall’altra parte del caminetto. – Mi sembra che qui vada bene – commentò alla fine Arcìdio Forunculus. – I visitatori che avranno pagato i cinquanta euro del biglietto d’ingresso entreranno da quella porta

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Il collezionista di spauracchi laggiù, con un unico colpo d’occhio si gusteranno la grandiosità della stanza e solo dopo si accorgeranno della presenza di Abbecedario. Tu – disse il collezionista rivolto allo spauracchio con la bombetta magica in testa, – te ne starai qui tranquillo, in attesa che le persone si avvicinino: sarà proibito toccarti a meno che non paghino trenta euro a testa… Eh! Eh! Eh! e con altri trenta euro potranno anche fotografarti o farsi fotografare con te accanto… Bella idea, questa! Abbecedario: sei una vera e propria miniera di soldi! – E poi cosa dovrò fare? – mormorò lo spauracchio, che già sapeva quale sarebbe stata la risposta. – Semplice: dovrai solo rispondere a tutte tutte tutte le domande che i visitatori ti faranno. Quiz, indovinelli, domande trabocchetto, quesiti, formule, date di storia, capitali e confini di geografia… Dovrai rispondere a qualsiasi tipo di domanda ti verrà fatta, ad eccezione di quelle che riguardano la tua vita passata! – E se sbaglio? È già successo, l’hai visto anche tu… – Se sbagli, io restituirò i soldi del biglietto al fortunato visitatore, mi congratulerò con lui e lo accompagnerò all’uscita. Dopo di che tutto ricomincerà come prima... Ih! Ih! Ih! – Niente discarica, allora? Niente leoni feroci? Niente bidoni delle spazzature? – Malo sai quanto mi sei costato,

sciocco? – esclamò il collezionista aggrottando la fronte e portando le mani sui fianchi. – Ti ho pagato la bellezza di quin-di-ci-mi-la euro… ed erano gli ultimi soldi che avevo in cassa! Adesso tocca a te riempire di nuovo il mio conto in banca… Eh! Eh! Eh! Ti darò fuoco, se sbagli: ecco quel che ti accadrà! Da quando si seppe in giro che al castello del cavalier Forunculus era possibile vedere da vicino il famoso spaventapasseri sapientone e sottoporgli le domande più difficili pagando la “modica” cifra di cinquanta euro a persona, una coda di persone lunga mezzo chilometro stazionò – tutti i giorni dall’alba al tramonto! – davanti all’ingresso del maniero. Scattò allora una vera e propria gara per cercare di mettere in difficoltà il povero spauracchio con domande complicate, assurde e astruse… – Come si chiamano i tatuaggi con cui i Maori si riempiono il volto e il corpo? – Ci sono due tipi di disegni: i tatuaggi “moko” e i tatuaggi “kirithui”… – Esatto! – strillava di lì a qualche secondo Arcìdio Forunculus, dopo aver consultato l’Enciclopedia Mondiale in sessantasei volumi più gli aggiornamenti. – Qual è l’uomo più alto al mondo? – È il signor Robert Pershing, americano, alto due metri e settantadue centimetri…

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La storia di Maestro Abbecedario - 4

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Il collezionista di spauracchi – Giustissimo! – E di chi è la barba più lunga? – È di un norvegese, si chiama Hans Langseth, che ha una barba lunga cinque metri e trentatre centimetri… – Proprio così, bravissimo Abbecedario! E, ancora: la foresta più estesa, il numero di balene nell’Oceano Pacifico, l’altezza di tutti i grattacieli di New York, la quantità d’alberi necessaria per stampare mille copie di un libro di cinquecento pagine… La fantasia dei visitatori si sbizzarrì a cercare le domande più difficili, ma Abbecedario con la sua bombetta magica in testa non fallì mai una risposta! E i nostri piccoli amici? Betty, Michelino e Giorgetto? Ogni giorno e dandosi il turno, usarono gli euro “vinti” al Circo del Diablo per entrare al castello e consolare da vicino il loro povero spauracchio sapientone. – Non preoccuparti, Abbecedario – gli dicevano sottovoce, – vedrai che prima o poi troveremo il modo di tirarti fuori di qui! – Stringi i denti e cerca di rispondere bene a tutte le domande… – Betty è bravissima e si farà venire in mente qualcosa… E invece fu qualcun altro a risolvere quell’intricata situazione. Il più felice di tutti era naturalmente il cavalier Arcìdio Forunculus, che

vedeva il suo conto in banca aumentare giorno dopo giorno. Ogni sera, aiutato dal suo fido maggiordomo Zefirino, il cavaliere ammonticchiava sul tavolo di cucina gli euro incassati e metteva le monete da una parte e le banconote dall’altra. Le prime servivano per mandare avanti la casa, le seconde prendevano direttamente la strada della cassaforte. Non si accorse però, l’avido collezionista, del grave errore che stava facendo. Se qualcuno di voi infatti mi chiedesse che fine avevano fatto tutti gli altri spaventapasseri della collezione, io gli dovrei rispondere: «Erano molto molto molto arrabbiati!» Si sentivano trascurati, abbandonati a se stessi: nessuno più li spolverava, li riaggiustava, li rimetteva in piedi quando il vento li faceva cadere nell’erba del parco… E poiché tutti gli spaventapasseri possono parlare tra di loro, quei poveri derelitti cominciarono a mugugnare sottovoce… – Da quando è arrivato quel sapientone con la bombetta in testa, nessuno più pensa a noi! – esclamò uno spaventapasseri vestito da vigile del fuoco che troneggiava al centro di una delle sale del castello. – È inutile, siamo stati messi nel dimenticatoio – disse una spauracchietta vestita da fatina. – Se però ci facessimo sentire… – buttò lì per caso un marinaretto appoggiato in un angolo della sala. – Facessimo sentire cosa?

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La storia di Maestro Abbecedario - 4 – E come? – E quando? Fu proprio il marinaretto a rispondere: – Se facessimo sentire che ci siamo anche noi, che anche noi siamo importanti per la collezione, forse il cavalier Forunculus si ricrederebbe e tutto tornerebbe come prima. – Fin che c’è quello lì, quel trombone pieno di scienza, per noi non ci sarà spazio! – concluse un vecchio spaventapasseri vestito da contadino. – Ma è proprio quel che dicevo io! – esclamò il marinaretto di prima, che continuò a parlare abbassando la voce. – Se stanotte uniamo le nostre forze, entriamo di nascosto nella stanza del caminetto, tiriamo giù Abbecedario dal suo piedistallo e lo gettiamo al di là del muro di cinta del castello, la cosa è fatta! Ci saremo liberati da quell’impiastro e finalmente la nostra vita riprenderà il suo corso. Idea bella, molto bella, questa! Idea però difficile, perché milletrecentocinquantun spaventapasseri che saltellano per le sale del castello fanno un rumore tale, da svegliare la città intera! – Sentite – propose allora il vigile del fuoco, – facciamo così. Di spauracchi vendicatori nel bastano trenta: veloci e silenziosi, i più giovani di noi porteranno a termine l’incarico, mentre gli altri resteranno tranquilli al loro posto, come se nulla fosse. Poi domattina vedremo quel che accadrà!

Accadde, ahimè, che quando il cavalier Arcìdio Forunculus entrò dopo colazione nella stanza del caminetto e vide il piedistallo miseramente vuoto… – Zefirino! Zefirinooo! Corri, corri subito… Già: è una parola correre col bastone in mano e con le gambe che tremano di vecchiaia! – Eccomi, eccomi… arrivo – biascicò il povero maggiordomo entrando nella sala “dieci” minuti dopo. – Cos’è successo, cavalier Forunculus? – Guarda! Guarda anche tu! Gli occhi di Zefirino corsero al piedistallo e… – Dov’è Abbecedario? Ma dov’è finito? – È quel che piacerebbe sapere anche a me! – blaterò Arcìdio mangiandosi la sciarpa di seta azzurra. – Me lo hanno rapito! Lo hanno rubato! È successo stanotte e nessuno se n’è accorto! Vedi, Zefirino, che cosa succede a dormire, invece che rimanere svegli? Ti hanno rubato il mio spaventapasseri da sotto al naso! Pianse il cavalier Arcìdio Forunculus, che non ritrovò più il “suo” Abbecedario: dovette accontentarsi di rimettere al loro posto gli altri milletrecentocinquantun spauracchi della sua collezione… e i debiti ripresero a salire come prima! Pianse Zefirino, che fu costretto a riprendere il suo duro lavoro di pulizia quotidiana per star dietro a tutti

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Il collezionista di spauracchi quegli spauracchi polverosi, vecchi e rotti. Risero felici e contenti gli spaventapasseri della collezione, che tornarono ognuno al proprio posto, orgogliosi della bella pensata. Risero anche Betty, Michelino e Giorgetto: quella famosa notte pure i tre bimbi avevano cercato di penetrare nel castello per rapire l’amico sapientone. Vi lascio immaginare la loro sorpresa e la loro gioia quando si videro piombare addosso dall’alto proprio Abbecedario! Proprio lo spaventapasseri con la bombetta!

– Salve, piccoli miei! – esclamò lo spauracchio con un largo sorriso. – Finalmente mi sento tra amici! – Abbecedario – disse Michelino con un sorriso. – Posso chiederti una cosa? – Nooo! – strillò quell’altro togliendosi all’istante la bombetta. – No, ti prego! Niente domande e soprattutto niente risposte! Una sonora risata accolse la richiesta di Abbecedario e i quattro amici fecero ritorno a casa cantando in coro una canzone a squarciagola. (4 - continua)

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