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SUBBART#6 RISING.REPUBLIC#13

BELLEZZA

4 SubBposta 7 schegge 8 MARCO MARFé 11 BOMB WRECK JEWELLERY 13 bellezza effimera e mutevole 18 rivalutare la donna formosa 21 bellezza 23 il vero matrix 28 panzArotto automatico 30 DISTRUGGI QUALCOSA DI BELLO 31 POSTER 34 MUZAK REVIEW 45 RISING NEWS


SUB

POSTA

IL CARTEGGIO DEL GIOVEDì SERA ------------- Originale Messaggio ------------Da: le_sunshine* (214656789) A: SUBBART Magazine .. 12 mar 2009, 20.02 Oggetto:

Ma...non per niente, giusto perché il pomeriggio [e pure la mattina] sto a casa senza fare un cazzo, a parte leggere, ascoltare musica, guardare i vecchi film della buon’anima di Walt e passare dalla cucina al divano, non è che vi servono ancora modelle? Nel caso prendessi coraggio e riuscissi a posare davanti ad una Canon supermega-accessoriata. Poi se vi serve ancora una scrittrice, fatemelo sapere, premettendo che non vi manderò niente di quello che ho già scritto [chi vuole essere preso per il culo gratuitamente? non io questo è chiaro]. Perché oltre ad essere bella sono anche intelligente gnè gnè. Detto ciò vi saluto: ciao quelli di Subbart!! ------------- Originale Messaggio ------------Da: SUBBART Magazine (420310102) A: le_sunshine* .. 12 mar 2009, 20.32 Oggetto: RE:

4 | ISSUE#13.Bellezza

Ciao “ultra-cutie-smart-girl”, ho letto il tuo messaggio. Siamo appena tornati dagli studios di teleA dove abbiamo avuto l’onore di intervistare Marco Marfè, poi mi sono messo in auto e mi sono fatto 45 minuti di traffico in tangenziale, torno a casa, mi aspettavo qualcosa di buono perché da quando ho modificato la mia dieta con l’apporto massivo di proteine e la drastica riduzione dei carboidrati ho sempre una “sfaccimma” di fame e come al solito la mia madre cuoca ha preparato una allegrissima pasta e cavolo. Ero tentato dalla voglia di andare all’aperitivo dove lavora il mio amico ma poi mi sono ricordato che è un bar cafone e sai, tutti vanno li in tiro, roba di pulloverino e jeans e lampada e capelli fatti. Io adesso indosso un pantalone di una tuta nike anni ‘90 ed un pezzo di sopra Russel Athletic viola che rubai tanto tempo fa a Bergamo all’università. Mi piace molto perché il pantalone è largo e la felpa si fa stretta sotto. In più ho una T-shirt di un bel colore grigio che esce da fuori. Non posso andare all’aperitivo perché non ho nessuna voglia di cambiarmi, poi il giorno dopo tutti mi diranno che era pieno così di fighe che non ci si poteva stare, ma sai se mi presento con la mia tuta in stile tossico del village di NYC fine anni ‘70 le tarzanelle tendono ad evitarmi, per cui ho deciso di restare a casa con la madre cuoca, la tuta e la simpatico pasta e cavolo. Allora leggo le mail e scopro che c’è una ragazza che si propone di scrivere ma premette che non manderà mai niente di scritto per evitare di essere presa per il culo. Concludo che c’è qualcosa che non va nei miei giovedì sera. Aspetto qualcosa di scritto. Tuo, ovvio. E non riderò di te, perchè questa non è la posta di Vice (noi siamo un milione di


volte più gagliardi, più poveri, più etero). fabry

------------- Originale Messaggio ------------Da: le_sunshine* (214656789) A: SUBBART Magazine .. 12 mar 2009, 20.42 Oggetto: RE:

Evviva l’onestà. Vice lo leggo, ma c’è da dire che mi stanno sul cazzo a giorni alterni, e non è lecchinaggio, quindi, evviva l’onestà. Io ci sarei andata ugualmente a quell’aperitivo vestito alla cazzo di cane, se solo ci fossero stati bei fighi e se non fossi stata già presa. E poi suvvia ci sono di nuovo le wayfarer sulle bancarelle dei neri, perciò. Intanto non sto capendo una mazza di quello che ho scritto perchè mentre tu ti starai già gustando il piatto di pasta e cavolo, mia madre è in cucina e mi urla di andare a cena altrimenti il petto di pollo impanato si raffredda, gnam! Se poi vuoi leggere qualcosa solo per sapere se conosco perfettamente

o quasi l’italiano ti basta leggere la mail, che credo sia più dignitosa di un’intervista a quel fragolone di Marco Marfè, simpatico come una ginocchiata in bocca. Meglio restare in contatto, ma con calma! E non sono così ultra-cutie, mica sono emo io, oibò. ------------- Originale Messaggio ------------Da: SUBBART Magazine (420310102) A: le_sunshine* .. 12 mar 2009, 21.53 Oggetto: RE:

No no, la pasta e cavolo è ancora nella fase preparatoria. Ah, non c’è male il petto di pollo impanato, io lo mangio giusto perchè i polli vengono cresciuti a merda ed ormoni della crescita e spero che un po’ di quella roba passi pure attraverso le mie cellule epatiche. Misericordia, certo che questo scambio epistolare è dignitoso, tant’è vero che

SUBBPOSTA | 5


ho deciso di pubblicarlo nelle subbposte, ma non più dell’intervista a Marco Marfè. Prima di incontrarlo ho pensato che se avessero sgamato la nostra poco velata intenzione di colpirlo a colpi di sarcasmo ci avrebbero spezzato le gambe e buttati via tra i cumuli di rifiuti di Gianturco, invece abbiamo scoperto che è una persona di una ingenuità allucinante. Lui è proprio così come lo abbiamo visto in tv: non è che fingeva per arrivare al successo mediatico e recitava la parte “io non sono fesso ma faccio il fesso per farti fesso”. Non c’è stato nessun pericolo per noi per il semplice fatto che le nostre domande sarcastiche non gli apparivano per nulla come tali. Alla fine le merde siamo noi e lui è un teen ager tenerone (che verrà spennato dallo show business finché resterà sulla cresta dell’onda per poi essere messo nel dimenticatoio). ------------- Originale Messaggio ------------Da: le_sunshine* (214656789) A: SUBBART Magazine .. 13 mar 2009, 12.11 Oggetto: RE:

Guarda non ne avevo dubbi. L’ho capito da quando continuava a ripetere “popo” senza correggersi, perchè fessi si, ma ignoranti no eh. Peccato che lui è entrambe le cose. L’idea di mettere questa mail tra le suPPoste credo sia una cattiva, cattivissima idea. Ritornando al punto di partenza, vi servono o no ‘ste scrittrici/modelle? C’è da fare una precisazione a riguardo però. Io vi mando un articolo a tema libero, come mi passa per questa mente malsana e voi lo pubblicate? O mi date la traccia, come i temi a scuola, e io vi faccio un bel saggio senza uscire fuori dalla metà spilletta? La mia prof. si imbestialiva abbestia però alla fine mi rifilava sempre un 8. Ah modestia portami via. Eh poi, detto tra di noi...quel lavoretto

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da manichino che indossa vestiti firmati è minimamente retribuito? Perchè in questo preciso istante sono un po’ disoccupata. Linda ------------- Originale Messaggio ------------Da: SUBBART Magazine (420310102) A: le_sunshine* .. 13 mar 2009, 21.09 Oggetto: RE:

Tutto questo è reale per cui non sarà mai una pessima idea. Di solito noi abbiamo un tema per ogni numero, il punto però è questo: se hai uno stile talmente potente da poter essere inquadrato in una rubrica tutta sua (una forte personalità ha bisogno del proprio spazio autonomo) puoi uscire fuori tema. Altrimenti no. Io non vedo l’ora di leggerlo. Sconvolgimi. PS No il lavoro di fotomodella non è pagato, siamo con le pezze al culo. Il miglior modo per mantenere un segreto è quello di pubblicarlo su questo magazine e firmarsi con un nome fittizio. Invia subito le tue subbposte a questa mail subbposta@subbart.tk


SCHEGGE

Oscar Wilde, uno che ha dedicato la vita intera al culto della bellezza, afferma: “La Bellezza è una forma del Genio, anzi, è più alta del Genio perché non necessita di spiegazioni. Essa è uno dei grandi fatti del mondo, come la luce solare, la primavera, il riflesso nell’acqua scura di quella conchiglia d’argento che chiamiamo luna.” +++++++++++++++++++++++++++++++ 30 milioni di dollari. E’ la cifra che ha guadagnato Gisele Bundchen, rendendola di fatto la modella più pagata al mondo. Gisele ha anche affermato di aver trattato il suo corpo come peggior nemico fumando un pacchetto e mezzo di sigarette, bevendo tanto vino rosso e mangiando cheeseburgers in continuazione. +++++++++++++++++++++++++++++++ Durante il medioevo la bellezza fisica era considerata di esclusivo dominio di ciò che è male. Solo il cristo in croce poteva venire rappresentato nudo in quanto il suo corpo era espressione di sofferenza.

+++++++++++++++++++++++++++++++ Secondo i dati dell’American Society for Aesthetic Surgery, nel corso del 2008 ben 355.600 donne si sarebbero rifatte il seno, superando di poco il numero di quelle che invece si sarebbero sottoposte alla liposuzione per ridurre il grasso corporeo (che sono 341.100). +++++++++++++++++++++++++++++++ Pur di apparire belli, i Maya non esitavano a modificare i propri denti tagliandoli, oppure bucandoli per poter poi inserire dischi di giada. Spiega l’archeologo americano Dr.Miller “La bellezza è un modo per visualizzare i propri rapporti sociali, se non morali, di gran valore tra gli antichi Maya. La ricchezza che hanno investito e il dolore subito per creare dei corpi “esteticamente” perfetti riflette le loro credenze sociali e rendono la nostra ossessione moderna per la bellezza molto meno eccessiva.”

SCHEGGE | 7


LEZIONI DI SEDUZIONE by MARCO MARFE’

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DAVIDE GAMBARDELLA Rimorchiare? All’apparenza sembrerebbe un gioco da ragazzi, ma se proprio ci si riflette su, non è poi così semplice. È come camuffarsi da massaie che vanno al mercato a fare spese: bisogna scegliere il prodotto più accattivante, di grido, senza dimenticare che, oltre alla bontà della “merce”, anche l’occhio vuole la sua parte. Donne e uomini si destreggiano in una specie di balletto dove passione e bellezza sembrano essere eleganti passi di seduzione. Le parti migliori del proprio corpo vengono esposte come sul bancone del macellaio. Gli sguardi s’incrociano sino ad intrecciarsi, le labbra si sfiorano, la pelle freme. Uno stress emozionale che sotto il Vesuvio viene volgarmente definito “pusteggia”. Che può provocare danni irreparabili a chi non becca mai e vere e proprie crisi di nervi alle “vittime” di tali ossessive attenzioni. Ma in fondo rimorchiare è solo un gioco, anche se vi sono delle rigidissime regole da rispettare. Quali siano quelle fondamentali, è difficile saperlo. Ed allora ci si deve allenare nella nobile arte della “pusteggia”, bisogna studiare, sondare il mercato, osservare a fondo la preda per colpirla nei suoi punti più deboli. La sfera sessuale femminile pare assai più complicata di quella maschile. Ed io, per capire quali sono i gusti del gentil sesso in materia di uomini, mi affido alle tv private campane, quelle più viscerali, popolari, dove “l’ammore” e la passione vengono propinati fino alla nausea, a tutte le ore del giorno e della notte. Le idee a quel punto mi si chiariscono immediatamente, quando sul teleschermo appaiono due cantanti neomelodiche napoletane considerate delle star nelle hit parade di Radio Vicolo. In una canzone di qualche anno fa, “Ci piace macho”, Angela Fiore e la sua collega Raffaella descrivevano così l’uomo perfetto per Le Mille ed una notte: «…Sì, ci vuole un tipo ca c’adda fa suffrì/ Sfacciato e poco corretto/ Con un fisico AMMOSTRO ca ce fa ì a ‘mpazzì…». Chiarissimo: alle donne piace macho. E ci sono anche alcuni canoni da seguire per avere il marchio certificato di garanzia: il maschio (o macho) da rimorchio deve avere «il capello un po’ fonato» e deve essere «raffinato e tronista comm’ e dint’ a tivvù!».

Ok, ci sono. Bisogna somigliare ad un tronista, essere bastardo ma allo stesso tempo raffinato, tatuato, palestrato e fonato. È una semplice questione di look. Il mio aspetto non è propriamente simile a quello descritto dalle due cantanti, e così decido di affidarmi ancora una volta ad un neomelodico per diventare un vero e proprio macho. Allora mi reco negli studi dell’emittente napoletana Tele A. E adocchio uno dei cantanti più in vetta nel panorama canoro nazionale, uno che in merito a gusti femminili sembra avere le idee chiarissime. Fonato, con la faccia scottata dalle lampade, vestito come un “tronista della tivvù”, sfacciato al punto giusto. La sua canzone è diventata un tormentone: «Il Fragolone/ Sott’ a doccia vanno pazze stì guaglione/ Se lo guardi è veramente un’emozione/ Con la panna vene voglia e to’ magnà!». Perché non averci pensato prima: chi meglio di Marco Marfè può conoscere i gusti delle donne? Grande Marco! Per prima cosa devo farti i complimenti: sei riuscito a portare il tuo Fragolone nelle case di tutte le italiane… «Ahahah! Grazie, ma questo è solo l’inizio: molto presto il Fragolone arriverà anche in radio, diventerà un vero tormentone! E poi tutte le mie fans lo vogliono…». Cosa? «Il Fragolone! Presto uscirà anche un disco con molti brani ed ho intenzione di lanciare il singolo “Gelato al cioccolato”, la canzone di Pupo cantata da me…». Spulciando un po’ su internet, ho scoperto che in realtà questo è il tuo terzo progetto musicale! «Sì, e sono molto soddisfatto. Le soddisfazioni vengono col tempo, bisogna seguire un percorso faticoso, farsi pubblicità creando canzoni ed arrangiamenti orecchiabili. È un duro lavoro, ma i risultati prima o poi arrivano. Bisogna avere gli attributi adatti per arrivare al successo ed io penso di averli». In molti però sostengono che tu sei la nuova icona del trash… «Trash?!» Sì, dicono che sei un “cuozzo”, un cafone. «Ah! Sì sì, lo so…». Eppure hai moltissime fans, sei su tutti i programmi tv…

MARFè | 9


«Vero, ma so anche che in molti parlano male di me. Credimi, non m’interessa. La critica è molto importante per un personaggio, se non ci fosse quella non potrei andare avanti». Nel bene o nel male, basta che se ne parli insomma. «Sicuramente! Tutti mi conoscono grazie a queste critiche… E pian piano sono approdato ad X-Factor da Simona Ventura, poi su Canale 5 da Barbara D’Urso… tutti mi vogliono!». C’è però chi adesso ripudia questo tipo di tv considerato troppo trash. Indovina chi? «Non ne ho idea…». Maria De Filippi. «…Dici sul serio?» Sì! In un suo articolo pubblicato da “Libero” si sfoga dicendo che la televisione italiana è diventata troppo volgare. Non è che la signora Costanzo si è arresa davanti alla potenza del Fragolone e quindi ha deciso di rinunciare al trash? «Mi sembra strano… Pensa che Maurizio Costanzo mi ha contattato qualche mese fa dopo aver visto un’intervista rilasciata da me ad un giornalista. Non penso che ripudino questo genere, anzi: Maurizio ha dimostrato di stimarmi e di volermi bene». Il nostro magazine questo mese è dedicato alla bellezza. Tu vieni dalla provincia di Napoli… «Attenzione, io non vengo dalla provincia! Io sono un napoletano Doc!». Ah scusami! Dopo aver letto delle notizie che ti riguardano pensavo fossi della provincia… «No no, io sono uno “zuccherino napoletano”… Ma passiamo ad altro!» Ok, zuccherino! Cos’è per te la bellezza? «Per un cantante è importantissima, e tu lo sai meglio di me. Per un artista conta prima l’immagine e poi il resto. Le ragazze

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questo vogliono». Ne sei proprio sicuro? «Sicurissimo!». Marco, arriviamo al nocciolo della questione: ho bisogno dei tuoi consigli… «Dimmi tutto…» Come devo fare per avere successo come te con le donne? «Stai scherzando!?» Sono serissimo. «Beh non lo so… Io per esempio sto andando tutti i giorni in palestra per tenermi in forma…». Forse devo migliorare la mia immagine? «Sì, sicuramente! Devi pettinarti meglio, farti qualche lampada, magari metterti un orecchino col brillante… curarti di più insomma!». Anche nei movimenti dovrei migliorare, no? «Devi essere più sensuale. Hai mai visto il mio balletto? Prova a scioglierti con quello!» Credi che poi il successo con le donne sia garantito? ��Sicuro! Le donne ora mi perseguitano!» Davvero? «Eh sì, le ragazze mi chiamano a tutte le ore del giorno e della notte!» E cosa vogliono? «Beh vogliono uscire con me, vengono a trovarmi a casa anche alle cinque di mattina. Mi dicono: “Zuccherino dai esci con me, andiamo a prendere un caffè!”…». Sono anche più “esplicite”? «Fratè non hai idea… Io ho anche moltissimi fans maschi che mi vengono dietro e fanno le mie imitazioni. Su internet è pieno! Sono ragazzi di tutta Italia: mi scrivono email, vogliono il mio contatto Msn, cercano il mio numero di telefono…». Secondo te perché ti imitano? «Perché? Perché sono bello!».


“BOMB WRECK JEWELLERY”, Un gruppo di olandesi ha trasformato un attentato terroristico in oggetto del desiderio. Una collezione di gioielli bellissima e suggestiva con un fascino tutto punk, psichedelico e ricco di contaminazioni, che segue gli input derivanti dal mondo dello street style, della cultura underground e d’avanguardia. Le chiare pietre grezze, appuntite e tenute insieme da fili di metallo intrecciati, seguono perfettamente i contorni degli oggetti, sembrano fluttuare, contorcersi e mescolarsi in forme vitali, ricche di energia in un vivace ed incessante flusso di

QUANDO LA GUERRA SI FA BELLA esperienza. E’ senza dubbio un’arte dionisiaca, colma di una straripante energia; è un’arte mistica, unica. I pezzi che compongono questa strana collezione fanno parte del progetto “Bomb wreck jewellery” le pietre del collier, del braccialetto e degli orecchini sono semplicemente frammenti di vetro fusi dal calore delle esplosioni di due autobombe scoppiate in Mutanabbi Street, la strada delle librerie di Bagdad nel marzo 2007,

BOMB WRECK JEWELLERY | 11


e i loro pezzi recuperati e utilizzati per assemblare i gioielli della collezione. Bombe e gioielli. Un’idea nata come secondo passo del progetto “War on error” dell’olandese Robert Kluijver. Nel maggio del 2007 dopo alcuni mesi di negoziazione, Robert è riuscito ad ottenere i resti delle autobombe esplose e a portarli in Olanda dove ha esibito le due carcasse in spazi pubblici animando un importante dibattito sull’”anatomia di una bomba”. Successivamente il progetto è proseguito con la creazione della collezione avvenuta grazie all’incontro con Jonas Staal, Jiska Hartog e Michiel Henneman visual art e orefici. Una macchina distrutta in un attacco suicida è un immagine piuttosto familiare nei media occidentali, spesso un conveniente rimpiazzo del corpo di un uomo (o dei corpi, per essere più precisi). Le macchine usate per questo progetto sono state distrutte in un attacco nell’affollatissimo mercato dei libri il 5 marzo 2007. Trentotto morti e centinaia di feriti. Nella strada degli intellettuali, delle librerie, degli artisti le autobombe esplosero riducendo in pochi secondi ad una caverna fangosa lo stretto budello di Mutannabbi street al centro di Bagdad, tra il mercato Sarai e Qushla l’antico edificio costruito durante l’impero ottomano come base militare e che dal 1902 è stato usato come edificio reale. Dove prima c’erano antiche librerie, colorati banchetti, botteghe e caffè tutto ad un tratto solo negozi in fiamme, librerie rase al suolo, schegge, mattoni, odore di fumo e di bruciato, sangue, carcasse. L’odio che in Mesopotamia non sembra risparmiare più niente e nessuno quel giorno uccise anche i sogni degli iracheni, trasformando in cenere testi preziosi e introvabili e libelli di nessun valore. Al-Mutanabbi street era ed è lo spazio culturale di Baghdad e l’attacco è stato interpretato inevitabilmente come un attacco alla cultura contemporanea irachena. Negli ultimi sette anni i curatori del progetto sono stati praticamente ossessionati dalla crisi in medioriente, dai suoi effetti, dalla presunta conoscenza trasmessaci dai media, e tutto questo in un modo o in un altro ha cambiato la loro vita. È così che è iniziata la storia che ci porterà ai gioielli, iniziando ad immaginare

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una nuova forma che potesse rompere il muro di apatico disinteresse che sempre più spesso si prova a digerire quotidianamente guardando immagini di paura e odio, di sangue e morte. Una collezione di gioielli di una bellezza struggente e carica di significati. L’orrore della guerra tramutato in un estremo oggetto di desiderio! Uno strano connubio tra mostruosità e bellezza, violenza e arte, sofferenza e realtà. I pezzi di vetro coagulati e arrugginiti, i pezzi storti e ritorti di acciaio hanno un valore inestimabile un impatto storico potente: quello dei resti di un aggressione. I “frammenti”, i “relitti” sono una potente provocazione che ci ricorda dell’incomprensibile sofferenza nascosta dentro l’oggetto, la sofferenza degli atti di violenza quotidiani che si consumano invisibili in titoloni da prima o in frammenti brevissimi di video che arrivano da sanguinari avamposti lontani. Indurre la gente a parlare al di la della comunicazione iperbolica dei media e la lista dei numeri dei morti, svelare gli ipocriti standard morali in cui siamo immersi è il senso ultimo della collezione. Il risultato è la costruzione di un archivio di storie non raccontate legate alla ricerca delle persone, alla voglia di mettersi in gioco e di reagire all’impotenza che è a volte è davvero impossibile da capire e da gestire. Questi gioielli sono destinati a scrivere i primi capitoli di una storia orale sulla guerra! In queste pietre risiede la memoria dello Shabandar Cafè, il più vetusto ritrovo di scrittori e intellettuali della città e di Abu Fahem al Khashali, il vecchio proprietario, morto anche lui nello scoppio quel giorno, di Nabil al-Hayawi un altro libraio che ha perso il suo negozio e un figlio, delle numerosissime persone che ogni venerdì affollavano le vie di quella che è stato definito il vero Parlamento di Bagdad dopo l’occupazione americana. In queste pietre c’è la bellezza di tutto ciò che il mondo ha rimosso e represso; esse assumono una funzione etica, diventando testimonianza di tutto ciò che per la sua insensatezza non può essere detto né spiegato ma che deve essere mantenuto conservandone il ricordo. irene fazio


Bellezza effimera e mutevole

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I direttori marketing dei grandi marchi dell’alta moda scelgono le immagini per diffondere le ultime collezioni e ordinano il bombardamento mediatico. Poi succede che l’artista più fertile dell’underground partenopeo interviene sull’estetica di queste immagini modificandone il messaggio. Infine il tempo ed il caos continuano su di esse la loro azione logorante. Francesco Peluso è fotografo attento, ed ha realizzato un lavoro su queste immagini che mutano.

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FOTO E TESTO DI Francesco Peluso Passeggiando per i vicoletti nei pressi di Piazza de Martiri mi imbattei in una immagine affissa al muro che, nonostante il piccolo formato e la posizione defilata, catalizzava in modo inesorabile il mio sguardo e la mia attenzione: rappresentava una stampa a colori artigianale di una nota immagine pubblicitaria ma modificata graficamente con spruzzi di vernice spray di colore rosso negli occhi e sul volto. Stranamente l’azione, solo apparentemente vandalica, invece di deturparne l’estetica rendeva l’immagine ancora più bella, più interessante. L’abbondante uso del colore spray aveva causato rivoli sanguinolenti che caratterizzavano in modo drammatico l’immagine, donandogli una forza espressiva molto originale e potente. Molto interessante era vedere come, con pochi interventi grafici, una immagine icona del consumismo potesse essere sovvertita e trasformata in un messaggio di protesta contro il consumismo. Dopo di allora ho iniziato una ricerca sistematica sui muri della città scoprendone di nuove, una dopo l’altra, come una piacevole caccia al tesoro. E ogni volta era sempre una piacevole sorpresa. Questa ricerca mi ha fatto apprezzare un ulteriore punto di interesse, la trasformazione fisica continua delle stampe e con esse il variare del concetto di bellezza. L’opera affissa veniva infatti continuamente modificata in modo inconsapevole dall’azione creativa e naturale del trascorrere del tempo, dagli eventi climatici e dalle interazioni antropiche. Giorno dopo giorno la pioggia scoloriva la stampa, il vento e il sole deterioravano la carta, la gente passando e strappandone frammenti creava un’azione naturale di decollage. L’immagine iniziale veniva quindi modificata ora dopo ora con modalità, tempi e risultati inconsapevoli ed inaspettati. Tutto ciò contribuiva a creare una installazione a tempo destinata a scomparire giorno dopo giorno, ricca di una bellezza malinconica, simile a quella suscitata dai fuochi artificiali. Dal punto di vista fotografico ho cercato di catturare queste interazioni, di arrestarne il processo di involuzione / evoluzione nel tempo, seguendo da spettatore le variazioni delle opere e tramite l’azione fotografica estrapolarla da un tessuto urbano dandogli un nuovo significato, una nuova valenza, cercando utopicamente, di immortalare una bellezza mutevole e non ripetibile, una bellezza effimera e per questo ancora più affascinante.

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SCHIFEZZA BELLEZZA

Oltre le immagini delle bellissime modelle in realtà si celano mostri e dilemmi, e questo articolo non fornisce risposte! Gli occhi pigri abituati a cogliere solo lo scintillio delle vetrine, molto probabilmente non avranno mai notato questi piccoli ritagli di contro informazione visiva e tanto meno colto il veritiero messaggio. Abbiamo deciso di omettere il nome dell’autore di questo anti-bombardamento pro consumo per evitare di creare possibili fastidi, tanto chi sa ha già capito di chi stiamo parlando. Interpellato sulla sua reazione alla vista di queste onnipresenti immagini di modelle, XXXXX dice: “ spesso non le vedo bellissime anzi sono più inquietanti senza il mio intervento. Le modifiche che vengono fuori, sono la mia visione

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che va oltre l’immagine che mi viene proposta; queste figure umane (a volte anche disumane) sono monotone, noiose e pericolose. L’intervento su quelle immagini non è solo per svelare la finta bellezza ma anche per distruggere il concetto di comprare per esistere, ovvero se non segui il consiglio per l’acquisto sei inesistente “. Effettivamente, cosa altro aggiungere? Queste modelle sono - apparentemente - bellissime. Dico apparentemente perché il più delle volte la loro bellezza ritratta non è nemmeno reale poiché le foto subiscono una ricercatissima elaborazione grafica (ovvero:


fotoritocco) tesa a eliminare ogni genere di (naturale) difetto. Queste donne bellissime, in realtà non esistono nemmeno. Ci vogliono far credere in un mito, vogliono farci aspirare ad una bellezza immaginata al computer o almeno ci vogliono vendere un pezzettino di quella bellezza: vedi se indossi il nostro vestito anche tu ti sentirai parte di questa bellezza. E’ tutta una gran fregatura, e persone più “fragili” si sentiranno in diritto di essere una merda perché la loro forma fisica non è quella della modella ritratta in foto. O perché la marca del loro abito non è quella della foto. E allora ecco che nasce l’esigenza di dover modificare questo messaggio. Quindi dove in origine vi era il viso perfetto della modella, ecco apparire delle lacrime di spray. Per svelarne il lato oscuro. Per spaventare o almeno far aprire gli occhi ai passanti. Adesso però viene la parte difficile. Purtroppo in questo meccanismo del falso e dell’induzione del desiderio ci vivono (sguazzano?) tantissime persone. E la cosa drammatica è che la gente, si proprio la gente, il target delle vetrine e delle immagini modificate, di tutto questo è pienamente soddisfatta. Le ragazzine vogliono apparire così. Gli uomini aspirano ad avere una compagna del genere. Le mamme sognano le proprie figlie indossare un giorno proprio quel vestito. Siamo tutti vittime di questa “bellezza”. Immagina adesso: preferiresti al tuo fianco un uomo alla Fabio Cannavaro o un ciccione bianchiccio e calvo? All’essere umano piace circondarsi di bellezza e loro, ovviamente, calcano la mano proprio su questo. E allora, la domanda nasce spontanea: che fare? Partecipare a questo gioco? Andare in giro per negozi? Modificarsi ad immagine e somiglianza delle muse dell’alta moda? Restare orgogliosamente dall’altra parte dello steccato e dire noi di tutto questo ce ne fottiamo (che fondamentalmente vuol dire patire la solitudine e la commiserazione)? Arrivati a questo punto la domanda più importante e cruciale resta ques-

ta: questo stesso magazine potrebbe mai rifiutare un accordo commerciale con una griffe? Immaginiamo di dover rifiutare in nome di questo ideale e rispondere dicendo: il vostro meccanismo è una fregatura, la bellezza è ben altro che un foto ritocco con photoshop, l’atto di indossare vestiti xyz non renderà l’uomo migliore o una donna meravigliosa, il messaggio di spendere per esistere è il gemito di piacere di satana a letto con Hitler. Non vogliamo quindi farci portatori di questi messaggi pericolosi. Bene. La griffe con i suoi messaggi satanici ed un sacchetto pieno di denaro se ne va via e chiude la porta. E ora come si fa ad andare avanti? PS Come premesso, quest’articolo non fornisce alcuna risposta ma in compenso procura tante domande. Personalmente la mia risposta l’ho trovata. E credo sia più radicalmente malefica di quella della griffe, talmente malefica da assumere funzione benevola.

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Simona Sexa ha scelto il Pin Up style

RIVALUTARE LA DONNA FORMOSA

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Diego Astore Siete donne ed avete problemi di linea? Non vi sentite più desiderate dal vostro partner? Se non riuscite a stare lontane dal cibo e non apprezzate più il vostro corpo il discorso si complica, ma di sicuro una cosa è certa: curare il proprio aspetto con qualche accorgimento naturale può aiutarvi a riprendere per mano la vostra bellezza perduta. Può aiutarvi a non smettere mai di essere sensuale, anche in età adulta. Sì, perché se il vostro fidanzato/ marito/convivente è schiacciato sul divano a fare zapping tra chat line e pseudo porno regionali, o peggio chiuso nel cesso col portatile sulle cosce a smanettare volgarmente su youporn e redtube, significa che la situazione è degenerata. Le colpe vanno distribuite in parti eque: è il momento di armarsi di rossetto rosso acceso, nuovo colore di capelli, trucco da femme fatale, autoreggenti, babydoll e attrezzature varie ed eventuali: vedrete che farete drizzare di nuovo i peli del vostro compagno. Non importa se è almeno un decennio che non rientrate nei jeans quarantadue. Farsi piacere è un primo passo verso il piacersi. Una mano per ritrovare la propria femminilità potrebbe darvela Simona Sessa (o Sexa), creatrice del primo Pin Up store on-line d’Italia (www.womanshop.it) dove potrete perdervi tra giarrettiere, costumi anni cinquanta, scarpe e creme stimolanti per la zona clitoridea: tutto per essere finalmente sexy. Simona è una “femmina con le palle” che da anni si batte per il suo progetto culturale e sociale della rivalutazione della donna formosa. La quasi quarantenne eclettica è una bomba ad orologeria nel settore: “È bellissimo aiutare donne che indossano per la prima volta il reggicalze e mi raccontano della gioia dei loro uomini”, ed ha alle spalle un curioso background che l’ha vista impegnata non solo a diffondere il Pin Up style degli anni ’40 e ‘50 in Italia, ma anche come giornalista, scrittrice, blogger, conduttrice, regista di cortometraggi, attrice, organizzatrice di party (trendy night, come il suo programma Tv) e cubista. Insomma, care donne formose, mediterranee e non, siete nelle mani giuste. Rossa, formosa, provocante, maledet-

tamente sexy: chi ha a che fare con te rischia seriamente di innamorarsi o di volerti tra le sue grinfie. Che immagine di te pensi di dare? Molti mi vedono una  femme fatale, Pin Up, una donna che spezza il cuore degli uomini, una seduttrice incallita. Io mi diverto ad apparire così ma nella vita sono l’opposto di ciò che sembro. Una Rossella O’Hara che crede nell’amore per sempre. Ho varie sfaccettature, sono una donna completa. E poi non è colpa mia “se mi disegnano così...” Hai delle tue regole per sedurre? C’è più divertimento nel sedurre o nell’essere sedotti? Essere me stessa, simpatica, accettare i miei difetti, riderci su e sdrammatizzare. Soprattutto seduco a tavola: adoro mangiare e gli uomini sono attirati da donne sorridenti che mangiano a tavola. Si dice che il cibo è il preludio del sesso. Adoro sedurre in maniera evidente ma aspettare poi di essere sedotta. Una vera donna come me aspetta sempre che il vero maschio colpisca. La vera seduzione non è voluta. È naturale. Semplicemente accade. Allora sì che si è veramente sexy. Donne si nasce ma femmine si diventa. E poi le curve aiutano molto, ricordate che gli uomini preferiscono la carne. A volte dietro il raggiungimento del mito della bellezza si nascondono dietro l’angolo anoressia o bulimia. Argomenti che hai ampiamente trattato prima sul tuo blog e poi nel tuo libro “Noi, Pin Up del 2000”. Quanto credi che l’oggettivazione della bellezza sia pericolosa? La bellezza è un’arma potentissima. Se accettata e assecondata può aprire molte porte. Se invece è ottenuta e mantenuta a tutti i costi, si rischia di esserne schiavi e di scivolare nell’ossessione. Si rischia di ammalarsi di anoressia e bulimia. Io ho sulle spalle venti lunghi anni di bulimia e ho provato sulla mia pelle ciò che l’industria della bellezza e i mass media inculcano da sempre alle donne. Un vero e proprio assalto mediatico: essere magre e bellissime fino a sessanta anni è un must. Io me ne infischio a questa età. Ho capito che devo piacere a me stessa non alla società. E accettando il mio corpo mediterraneo sono guarita. Ho raccontato

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la mia esperienza e tante ragazze hanno capito. Qualcuna è guarita e molte di loro sono felici e si accettano. Hanno trovato la loro Musa e si riconoscono in me. Da anni mi batto contro i disturbi alimentari e contro gli stilisti che sono la causa di tutto. Definire la bellezza, universalmente, è qualcosa di molto arduo, qual è il tuo concetto di bellezza? La bellezza per una donna, oltre all’avvenenza fisica, è una buona dose di ironia, intelligenza e fascino, unito alla femminilità doc. L’imperfezione, la ruga, la cellulite, rende una donna più forte e affascinante ed interessante soltanto se dentro si  hanno contenuti veri. L’anima risplende e fa risplendere. I fetish party con la loro stravaganza e le loro “regole” si sono diffusi a tutte le latitudini, anche clandestinamente, diventando una realtà della vita notturna. Hai mai partecipato? Dieci anni fa ero la promotrice di vari party ed eventi fetish. Mi vestivo di latex e respiravo l’aria notturna romana e milanese. A Cattolica ho organizzato un evento di cui ancora oggi se ne parla. Ma poi mi sono distaccata perché mi sono resa conto che le persone che vi gravitano intorno non cercano di approfondire il lato intellettuale del fetish ma solo l’aspetto ludico. Dopo due anni di stop mi sono avvicinata al Pin Up style che è legato ad un fetish più cerebrale (vedi Bettie Page) ed intellettuale, sicuramente più sexy e seducente. Si ad-

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dice più questa veste alla mia personalità. Erotismo, desiderio e la ricerca costante del piacere può scadere nella perversione sessuale? Qual è il confine tra una “sana e consapevole libidine” e la sua degenerazione? L’erotismo è magia, è appagante. È vita. Il mio Dio è Eros, l’unica ragione di vita che mi spinge alla ricerca di passione nel privato e nel lavoro. È il mio unico filo conduttore. La perversione non è sempre legata all’erotismo ma spesso alla pornografia. La passione ed il vero piacere sono la forma più pura di amore che non ha nulla a che vedere con le perversioni degeneranti. Cosa ne pensi della nuova frontiera del mondo porno accessibile a chiunque tramite internet? Erano meglio giornaletti e videocassette? Sicuramente i video e le riviste di un tempo erano ben fatti, quasi cult direi. Penso a Playboy e Le Ore. Come anche certi film tipo “Gola Profonda” o “Emmanuelle Arsan”. Era un altro tipo di pornografia soft con una trama, con una patina glamour che rendeva l’argomento più fruibile e meno condannabile. Oggi i prodotti in dvd e in internet sono da voltastomaco. Segno che i costumi morali degli italiani sono in pieno degrado.  Ormai la gente non conosce più il senso delle parole “rispetto” e “dignità”. Non siamo mica animali!  Ecco perché preferisco vivere nel mio mondo anni cinquanta.


Abbiamo chiesto a Carla D’alessio di scriverci qualcosa sulla bellezza. Considerazioni, ecco.

BELLEZZA

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Porta una gonna grigia che le arriva al ginocchio, una camicia nera attillata e stivali senza tacco. Ha i capelli rossicci legati in una mezza coda, mille lentiggini e due occhi azzurrissimi. Neanche un filo di trucco. Non ne ha bisogno.

Tratto da L’altra Agata di Carla D’Alessio, ancora del mediterraneo, 2008

FOTO DI MALI SERENA EROTICO

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Sono bella, quando non ci penso. Sono bella, nella distrazione. Sono bella, riflessa nelle schegge di un vetro rotto. Naso all’insù, capelli setosi, nuca e spalle armoniose. Nodose come la corteccia di un albero, soffici come burro sciolto. Qua e là, sparsi su un pavimento, luccicano i ritagli di un corpo. A studiarli con una lente d’ingrandimento, però, la palpebra destra, con l’età che avanza, pende più di quella sinistra. Gli incisivi in bocca si stanno allontanando e spalancano una fessura di benvenuto che, mese dopo mese, s’allarga in una giovialità funesta. Le rughe d’espressione si sono pietrificate, mentre l’anello di venere lentamente mi sega il collo. Tra qualche anno, la mia testa rotolerà giù per le scale. Allora sarò bella come la Nike di Samotracia, mi dico. Senza testa, certo. Ma anche senza ali dietro e senza drappo ondeggiante, lievemente scosso da un vento che spira eterno. É che ho sempre trovato più affascinante il movimento in sé - il fruscio di una stoffa che ti cade addosso, appunto - piuttosto che la staticità plastica. Potrei iniettarmi una siringa di botulino per la palpebra e paralizzarla per sempre. Bombardarmi il culo con l’ozonoterapia. Radere tutta la peluria superflua con un efficace raggio laser. Visto che ci sono, potrei spararmi quel tanto di silicone che basta e aumentarmi il seno da una terza a una quinta, evitando così che le tette mi si rimpiccioliscano e si affloscino. Potrei poi guardarmi in uno specchio a figura intera e non riconoscermi. Sentirmi come una bambola a cui hanno dimenticato di inserire il cervello. A questo punto, penserei: meglio la Nike senza testa. Oppure potrei persino piacermi. Andare dal mio uomo e chiedergli: - Non ti ricordo la creatura del Dottor Frankenstein? Un’accozzaglia di pezzi umani, nata adulta, che ora le tocca trovarsi un posto nel mondo? E lui con gli occhi sgranati, probabilmente e, con grande entusiasmo, mi risponderebbe: - No, amore, adesso sei perfetta. Mi fermerei un attimo a rimuginare sull’adesso. Contrapponendolo al prima. E mi chiederei cos’è il bello. Una fusione tra la natura e l’idea che si ha del bello? Come nelle statue di Canova? Amore e

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Psiche sì che sono davvero perfetti, di marmo, ma perfetti. Io, invece - essendo composta di acqua, di carne e di sangue - forse così perfetta, farei fatica a digrignare i denti e mi limiterei a sorridere con le labbra. Del resto, anche gli oggetti di cui ci circondiamo, i vestiti che indossiamo, tutto ciò che consideriamo bello, col tempo si logora, si sforma, diventa brutto. E il brutto narra più del bello. Semplicemente, fornisce più dettagli al racconto del divenire. E infine. Nella macelleria virtuale dell’oggi chi getta i canoni dell’estetica del bello? Andy Warhol, il re della pop arte, diceva che “le persone sono più baciabili quando non sono truccate”. Poi moltiplicò il volto di Marilyn. E Norma Jean Baker, una volta, confessò: Sapevo di appartenere al pubblico e al mondo, non perché avessi talento o fossi bellissima, ma perché non ero mai appartenuta a niente e a nessun altro. Se la bellezza è una qualità, allora forse abita soltanto negli occhi di chi ti guarda. Carla D’Alessio è una scrittrice.

Ha pubblicato il libro “L’altra agata”. Non l’abbiamo ancora letto ma essendoci stata consigliata da Gianni Solla sappiamo già di non sbagliare. Un pò come quei tuoi amici che ti danno la dritta giusta sulle squadre da giocare la domenica mattina fuori la Snai. Solo che in questo caso non si butta il sangue appresso ai palloni ma si vola con le cervella.


IL VERO MATRIX

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Ti sei mai chiesto che cos’è che non sai? Se metti un attimo da parte lo sdegno intellettuale con cui ti piacerebbe evitare questa domanda, il desiderio di difendere la tua concezione lineare e logica della storia – quale inspiegabile vuoto ti fissa immobile? Seriamente, chieditelo adesso o smetti subito di leggere questo articolo e vai a comprare una coca cola. 10.000 anni fa sulla terra c’erano i nostri primitivi antenati: gli homo sapiens, a cui piaceva, fino a quel punto, vagare e mangiare quello che gli capitava. Erano specialmente felici quando trovavano qualche carcassa di un animale morto. Non gli interessava leggere e scrivere, non si fermavano mai troppo nello stesso luogo, e soprattutto, gestivano la vita in comune come un branco: quelle poche risorse che avevano venivano condivise nell’interesse della sopravvivenza del gruppo. Poi avvengono tre grossi e repentini cambiamenti nella storia dell’evoluzione dell’uomo. Il primo è la lingua scritta, quindi la possibilità di registrare, tramandare e controllare l’informazione. Il secondo è l’avvento dell’agricoltura, e quindi gli insediamenti umani fissi, come villaggi ed eventualmente città. Il terzo è una società divisa in maniera fortemente gerarchica, con una casta sovrana che si ritiene dio e un popolo più o meno schiavizzato. Queste formidabili novità accadano tutte

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in un arco di tempo relativamente breve, e le cause sono sconosciute anche agli archeologi. Si sa solo che questi repentini cambiamenti hanno lasciato segni sulla terra che sono tutt’oggi avvolti nel mistero, come le piramidi egiziane, le statue sull’isola di pasqua, i tanti manoscritti e tabelle ancora indecifrate che sembrano alludere a fenomeni extraordinari. Il costo di questi cambiamenti, cambiamenti alla base della civiltà, gli homo sapiens l’hanno pagato con un contratto di lavoro a paga minima nel settore dell’edilizia, costruendo tombe e templi. Tombe per un intoccabile e divina casta sovrana, templi per la loro adorazione. Una divina casta sovrana, nascosta dietro un velo di mistero e superiorità, che regnava spietata su orde di ignoranti, semplici, affaticati esseri umani. Una società segreta guardiana di antiche ed occulte conoscenze. Conoscenze che avevano permesso i radicali cambiamenti di cui sopra. Uno degli effetti collaterali dello sviluppo della civiltà, è l’avvento della guerra come condizione cronica. La creazione di un villaggio, di una città, di una nazione, implica la conquista di territorio. La terra, fino ad allora proprietaria di se stessa, viene macchiata con il sangue di chi crede di possederla. Dalla culla della civiltà, l’antico Egitto, l’homo sapiens viene condotto in una campagna di conquista militare in nome di una casta divina di faraoni. Nei secoli, i faraoni diventano i patriarchi ebraici e conquistano il vicino Israele. Da lì le 12 tribù d’Israele, guidate dalla tribù di Dan, diventano prima i Macedoni di Alessandro Magno, poi imperatori romani, poi, arrivando fino in Danimarca, diventeranno i temuti Vichinghi del Nord. Altri, discendenti di Re Davide dalla tribù di Judah, diventeranno i vanitosi Merovingi dei Franchi. Tutte le famiglie reali ed aristocratiche d’Europa, tra cui gli Asburgo, gli Hannover, i Borbone, i Windsor, vantano nei loro alberi genealogici discendenze dirette dai patriarchi ebraici e i faraoni egiziani. La discendenza continua fino ai giorni nostri. 34 dei 43 presidenti degli Stati Uniti d’America dichiarano di discendere direttamente dai reali europei. La stessa casta


sovrana, è sovrana da tempi immemori. Sovrana per diritto divino, custode di segreti. Un potere che da sempre si regge sul perpetuarsi di campagne di conquista militare e sulla propria intoccabilità. Si profila la creazione di un modello economico basato sulla necessità di fare guerra. La guerra significa dar qualcosa da fare ad una popolazione in espansione, procura lavoro ad artigiani, giustifica il crescente apparato statale, ma, soprattutto, permette all’antica casta sovrana e segreta di gestire le popolazioni attraverso il più efficace dei metodi: paura e violenza.

operativa che trascende qualsiasi confine.

Le guerre, però, sono costose e vanno finanziate. Durante il rinascimento, gli interessi dei reali guerrafondai si intrecciano sempre più con gli interessi di famiglie bancari come i Fugger e i Medici. Il rapporto tra corona e banca si basa essenzialmente sul prestito di denaro per finanziare guerre che si pagano con il bottino. Giacche le banche sono di proprietà privata, questo sistema prevede la possibilità di finanziare entrambi i lati di un conflitto. Il lato che perde, si indebita ancora di più, il lato che vince, ti paga. Chi non ci rimette mai, sono i banchieri.

E’ interessante, a tale proposito, notare come la Città del Vaticano a Roma, the City a Londra, e il Distretto di Colombia a Washington sono del tutto indipendenti dal paese, e persino dalle città, che le ‘ospita’. Queste tre città stato indipendenti, rappresentano il triunvirato del potere globale. C’è un’altra cosa che li accomuna, hanno tutte e tre un obelisco al centro.

La prima sfera, quella religiosa, e mossa dall’Opus Dei, i Gesuiti, vari ordini clericocavallereschi, e la complessa macchina statale del Vaticano; la seconda, quella bancaria, e controllata dalle antiche famiglie Ebree con sede a Londra, come i Warburg e i Rothschild; e, la terza, quella del potere politico-militare, gestita dalla casa bianca, il pentagono, ed un infinita rete di club privati che annoverano i capi della polizia e dei servizi segreti di tutto il mondo.

La guerra diventa d’obbligo. La creazione, spesso ad hoc, di conflitti da sponsorizzare diventa il business più proficuo del pianeta. Le questioni di fede si prestano benissimo. La riforma e la controriforma, l’inquisizione, vengono gestite dalla stessa casta sovrana finche non scoppiano massacri e macelli inarrestabili. La chiesa, e le sue infinite frammentazioni dogmatiche, diventa il veicolo attraverso il quale la casta sovrana divide e fomenta le masse, masse che si sollevano assetate di sangue. Gli eserciti si mobilitano, le banche prestano denaro, e Dio viene nominato in vano. Oggi, vediamo solidificate tre sfere di potere che lavorano in armonia tra loro verso questo obiettivo. Tre istituzione che vengono strumentalizzate allo scopo di tenere il mondo in un continuo stato di tensione. La sfera religiosa, quella bancaria, e quella politico-militare. Sfere ubicate a Roma, Londra e Washington geograficamente, ma gestite attraverso una fittissima rete

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Che cosa significa questo obelisco? Due di questi, quello a Roma e quello a Londra, vengono dal Egitto, il terzo é più moderno ma significa la stessa cosa: sono dedicati al dio Amun. Lo spirito del dio egiziano Amun risiede all’interno del obelisco. Amun significa ‘il dio nascosto’ in egiziano, e spesso si trasforma in ‘Seth’ dio del male e del caos, oppure Osiris, dio dell’inferno. La venerazione del ‘dio nascosto’ ci ricorda chi è che sta dietro queste tre istituzioni, istituzioni solo in apparenza distinte. Queste tre città, che rappresentano le tre forme del potere, quello religioso, quello economico, e quello militare, si ispirano e si rifanno all’antico Egitto. E importante capire che, anche se questi gruppi (clericali, banchieri e militari) possono sembrare in apparenza in conflitto tra loro, in realtà non lo sono, ovvero, anche l’apparente conflitto tra loro fa parte del meccanismo di convivenza. Queste tre sfere orbitano intorno ad un unico ed antico obiettivo. Il punto da non perdere di vista è: qual è questo obiettivo? Cioè, oltre la guerra, oltre i profitti, oltre il dominio, cosa vuole esattamente questa antica e potentissima casta sovrana da noi poveri homo sapiens? Potrebbe essere utile a questo punto consultare un antico libro, a volte sopravvalutato, ma di questi tempi forse sottovalutato. La Bibbia. Secondo le Rivelazioni di Giovanni, l’ultimo capitolo del Nuovo Testamento, dietro la storia dell’uomo sulla terra c’è un progetto ben preciso. L’obiettivo di questo progetto è un governo mondiale. Giovanni parla di una guerra mondiale, combattuta contro i discendenti dei babilonesi (gli arabi) che porterà livelli di distruzione, miseria e insicurezza così profondi che solo una grande ‘rivelazione’ potrà ristabilire la pace sulla terra. Questa pace sarà proposta da un giovane re, che dichiarerà di essere il nuovo Cristo, e che solleverà tutti dalle loro sofferenze. Ma Giovanni mette in guardia: in realtà sarà l’anticristo, e il prezzo che chiederà per la pace sarà la tua libertà. Secondo la Bibbia, ci cascano quasi tutti.

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Il suo progetto ci sembrerà appetibile. Il suo progetto è un governo mondiale unico. La Bibbia dice che ‘la bestia’ avrà potere e avrà un trono che regnerà su tutte le nazioni e tutti i popoli. L’anticristo sarà una realtà politica. ‘La bestia’ non verrà dall’estero, non verrà nemmeno dall’inferno, ma emergerà direttamente dal Cristianesimo. Emergerà con l’aiuto della Chiesa. La Chiesa corrotta, nelle sacre scritture, viene indicata come ‘la puttana’, perché venderà i suoi servizi all’anticristo, permettendogli di conquistare il dominio mondiale. L’impero politico e l’impero religioso del anticristo lavoreranno in simbiosi tra loro. La sua filosofia sarà semplice: felicità, salute e benessere. O meglio: felicità, salute e benessere di se stessi. Viene promosso l’uomo, infatti il numero della bestia, 666, in realtà, è il numero dell’uomo; l’uomo, e i suoi istinti basilari e primitivi, sono la bestia. L’edonismo sarà lo spirito della nuova epoca. Non è difficile riconoscersi. Ma l’apocalisse di Giovanni finisce su una nota tutto sommato positiva. Il regno della bestia cadrà. L’anticristo, una volta servitosi della chiesa, l’abbandonerà (come si


fa con le puttane), provocando uno scisma nel governo del mondo unico. Seguirà una guerra civile, conosciuta nel ambiente come l’armageddon, durante la quale, il vero Cristo discenderà sulla terra, e con ‘l’alito di fuoco’ distruggerà le armate del male. Ne segue il giudizio finale, dove tutti quelli che hanno dato una mano all’anticristo andranno all’inferno, e tutti quelli che sono rimasti fedeli al bene, soffrendo emarginazione e torture, saranno invitati cordialmente ad un gran banchetto in loro onore nel restaurato paradiso terrestre. Capisco che sia impopolare nominare la Bibbia di questi tempi come testo di riferimento. E so di aver rischiato di perdere credibilità usando tale testo per capire la nostra situazione attuale. Nonostante, mi sembra perlomeno rilevante che il number 1 best-seller mondiale di tutti i tempi, già allora, descriveva il momento politico in cui stiamo vivendo ora. La Bibbia, forse, oltre ad essere un testo religioso, è anche profetico? Basta considerare alcuni elementi. Perché viene citata una guerra contro gli arabi? Perché viene citato un nascente impero mondiale? Perché la chiesa, la stessa chiesa promotrice ultima di questo libro, viene accusata di essere la puttana di questo impero? Ammetto che termini come armageddon e anticristo sono un po’ datati, ma il quadro generale è quello. La storia dell’apocalisse di Giovanni non

è l’unica che ci può aiutare a mettere in chiaro certi sviluppi e tendenze nel nostro mondo, ci sono altri testi che hanno un simile potere. Le profezie di Nostradamus, per esempio. I suoi famosi quartetti sono famosi perché nel lontano 15° secolo avevano previsto la rivoluzione francese, le due guerre mondiali, le torri gemelle e tante altre cose. “Due palle di fuoco si abbatteranno su due torri nella nuova città” recita il suo libro. Perlomeno è curioso. Specialmente perché spiega che questo incidente segnerà l’inizio della terza guerra mondiale. Contro chi? Gli arabi. C’è un altro testo che contiene simili informazioni “profetiche”. La costituzione degli illuminati scritta da un tale Adam Weishaupt nel 18° secolo. Gli illuminati erano un circolo elitario all’interno della massoneria dell’epoca, quello che li contraddistingueva, era, oltre al fatto che i suoi membri erano tutte persone altamente influenti, il loro progetto per un nuovo ordine mondiale. Un progetto di un governo unico. E’ interessante notare che questo progetto di ordine mondiale, passa, secondo i documenti di Weishaupt, attraverso ben tre guerre mondiali, la terza proprio contro gli arabi. Che cosa sta succedendo? Possibile che avevano semplicemente indovinato? Che cosa avevano Giovanni, Nostradamus e Weishaupt, che il resto del mondo non aveva, il terzo occhio? Oppure, magari no, magari chi ha scritto questi libri più o meno sapeva dove si stava andando a parare. Ma se è così significa che da qualche parte c’è un progetto già scritto per la nostra storia. C’è un programma. Certe azioni e certe reazioni, certi equilibri come certe rotture, sono indotte. Sono indotte da una logica ben precisa. Non un’ idea vaga e indistinguibile di potere, ma un gruppo di persone con una razionalità e un programma ben preciso. Le redini dovranno pur stare in mano a qualcuno. Dopo tutto, con gli interessi che ci sono di mezzo, cosa ti fa pensare che avrebbero permesso alle cose di succedere per caso? E. ALBRECHT

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S

iamo di nuovo pronti per partire. A dire il vero abbiamo già cominciato da buone due ore, appena dopo la cena. Certo la crisi c’è e si fa sentire e noi non abbiamo nessuna voglia di spendere 7 euro per una singola consumazione, per cui a soli 13 euro abbiamo raggiunto un soddisfacente livello etilico semplicemente acquistando una bella bottiglia al supermarket. Ovvio che poi continueremo a bere nel locale, ma vuoi mettere la soddisfazione di arrivarci già cotti? L’impatto iniziale è sempre lo stesso da una decina d’anni - non c’è nessuno cosa cazzo ci facciamo - per questo ci mettiamo subito alla ricerca di qualche conoscente al fine di poter scambiare le cose che sono accadute dall’ultima settimana che ci siamo visti partendo sempre dal “No, noi dopo di qui poi siamo andati al locale XYZ...” e poi via con il resto dei giorni. Il tutto dura più o meno 9 minuti. Quindi ci si lascia, si va a cercare un’altra persona, drink, sigaretta e di nuovo “racconta-e-fattiraccontare-la-tua-settimana-in9-minuti”. E via di seguito. La musica? Non c’è quasi mai buona musica che faccia da sfondo ai nostri 9 minuti, la soundtrack è composta da musichette anni ‘80 che abbiamo abbondantemente sentito durante la nostra vita per cui conosciamo quasi tutti i pezzi e questo significa che non c’è motivo di aver paura, i pezzi li conosciamo già, quindi assenza di paura=serenità ed allegria, e allora cantiamo e balliamo le stupide canzonette, ancora allegria,

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e allora tutto questo apparato di anni ‘80 e allegria ci induce a spendere altri soldi al bancone per ulteriori drink. La filosofia è: bisogna mettere musica che faccia bere la gente. Ho raccontato la mia settimana già a 3/4 dei presenti, ho già canticchiato una ventina di canzoni, ho bevuto altri 4 drink e ora sto come la merda. Mi rendo conto di avere la t-shirt fradicia d’alcol perché ci urtiamo a vicenda in continuazione e ho una ventina d’euro addosso, addosso sulla maglia ovvio. Poi mi introduco in questa combriccola di ragazzine, so che piaccio ad una di loro che manco conoscevo prima di adesso, ed effettivamente non è niente male o forse sono io che sono troppo ubriaco e mi scoperei anche il buco della cannuccia se non avesse un diametro di mezzo centimetro. Penso che in mezzo centimetro c’entrano a malapena una mezza dozzina di peli di cazzo e questo mi fa ridere, loro mi guardano ridere da solo e non capiscono. In ogni caso afferro la mano della tipa, gli dico piacere e gli infilo la lingua in bocca e lei - ovviamente - ci sta. Una volta ho sentito in radio che dal modo in cui bacia una persona si può riconoscere la propria anima gemella. Una volta mi tenevo una donna di 32 anni e mi disse che era in grado di capire se un uomo sarebbe stato in grado di scoparla o meno dal modo in cui veniva baciata. Lei invece fa il solito mulinello per cui deduco che si tratti dell’ennesima one-night-and-go e chissà se anche lei sarà in grado di anticipare la mia abilità sco-


pereccia. Continuiamo a bere tutti insieme, abbiamo buoni sei anni di differenza con queste ragazzine che continuano a dare informazioni che il mio cervello deve ritenere fondamentalmente inutili, tant’è vero che ho già dimenticato il nome, dove abita e cosa studia. Usciamo dal nostro locale/troiaio in compagnia delle nostre nuove conquiste tra gli sguardi curiosi e invidiosi dei nostri conoscenti e appuntamento alla settimana prossima. Non capisco la loro curiosità tanto tra un settimana vi racconteremo tutto quello che è successo partendo proprio da questo momento. Non capisco nemmeno la loro invidia, sono mesi che andiamo via con ragazzine sempre nuove, per quale cazzo di motivo allora ci veniamo e ci ubriachiamo a morte qui dentro? L’aria gelata mi fa subito bene, la nausea sta salendo ed il viaggio in auto mi fa cacare addos-

so. Le ragazzine vogliono sedersi avanti, il mio socio non capisce che sto male ma cazzo finisco dietro lo stesso e lasciate aperti i finestrini altrimenti vi vomito in faccia dio buono. Incredibile come nonostante l’enorme quantità di alcol ingerito riesco ancora a pensare a cosa cazzo ne sto facendo della mia vita, che vivo con il fuso orario di Sidney, che scopo ragazze di cui non conosco nemmeno il nome ne provo alcunché non sia la voglia di sborrarle addosso, che lavoro un mese si e l’altro no. Non voglio fare la stessa fine di alcuni squallidi personaggi che conosco, però adesso sono felice. O forse no? Dovrei mettermi a progettare la mia vita, a non godermi più il presente sperando in un’esistenza migliore domani, forse. Domani è domani, oggi è oggi. Noi siamo il Brasile, lo volete capire o no?

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Distruggi Qualcosa di Bello Zolfo che brucia. Motore in fiamme del universo. Accenditi. Sali le scale del teatro dell’ opera ed esplodi con mille chiodi e bulloni cinte alla pancia. Vomita acido sulle facce delle modelle che camminano sulla passerella. Dimentica il rimorso. Dimentica le spoglie mortali. Brucia. Stupra la signora di palazzo e lasciala morente in un cumulo di rifiuti. Infila le unghie negli occhi del vecchio senatore. Rinnova il fetido che ti circonda. Diventa guerra purificatoria. Il tiranno non è che carne ed ossa e tu nulla hai da perdere. Distruggi qualcosa di bello, liberati dal male. La ricchezza è strumento diabolico, l’eleganza è distinzione, la bellezza è arroganza. La povertà, la fame, la diseguaglianza, lo sfruttamento e l’umiliazione serpeggiano nel filo di perle, nel labro languido, nei capelli profumati. Invoca il lato nero della bellezza, innalzati insieme alle masse macellate da millenni di soprusi. Devasta le ville, le piscine, gli alberghi, le banche, e i salotti come un branco di orchi senza pietà. Passagli sopra con la forza di mille uragani, non lasciare nulla che respira. Solo allora potremmo costruire da capo. Pianteremo limoni ed aranci sulla terra macchiata di carne e sangue. Alzeremo edifici con le loro ossa. Inaugureremo un nuovo mondo di uguaglianza e giustizia. Erigeremo templi dedicati alla lotta vinta, e mausolei a compagni caduti. La pace regnerà, l’uomo sarà libero, in armonia con i suoi simili. Nessuno più al mondo potrà essere sfruttato. I campi risplenderanno del sole di Dio, la terrà regalerà i suoi frutti; i mari, il cielo e persino lo spazio saranno la nuova

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frontiera del uomo. Poi, una mattina nella tua colonia lunare ti guarderai allo specchio, vedrai i tuoi muscoli, la tua mandibola, i tuoi occhi, e dirai: ma io sono bello. E penserai: io merito di più perché io valgo di più. Sul capo poserai una corona, sulle spalle stenderai un mantello e in mano impugnerai un bastone. I tuoi compagni ti criticheranno e tu seppellirai loro e le loro lamentele. Sarai bellissimo, splendente, parlerai e sarai brillante. Prenderai moglie, sarà la più affascinante di tutte, la cingerai d’oro e pietre preziose, non potrà più camminare per le strade senza che attragga l’invidia delle persone. La dovrai far proteggere con vetri blindati e servizi segreti. Chi non ti circonda coverà nel buio il suo rancore. Chi perde la coincidenza con la tua nuova ondata di progresso si farà crescere la barba, e affilerà le unghie sui marciapiedi sporchi. Mangerà male, berrà troppo, gli cadranno i capelli, avrà le occhiaie. Sarà solo, odierà la musica, l’arte, le persone le storie. Non amerà nulla e non avrà nulla da perdere. Vorrà morire ogni volta che gli passi davanti nel’auto blindata, ogni volta che gli mostri la moglie meravigliosa. Ma non morirà. Avrà un’altra idea. Diventerà zolfo che brucia, motore in fiamme del universo. Dimenticherà il rimorso, dimenticherà le spoglie mortali. Rinnoverà il fetido che lo circonda, diventerà guerra purificatoria. Distruzione ricostruzione corruzione distruzione. Zolfo che brucia, motore in fiamme del universo. e. albrecht


LE TUE PARETI FANNO SCHIFO Siamo quasi riusciti nell’ardua impresa di dare un tocco di stile nella stanzetta tua preferita dove la mammina la mattina ha la premura di non aprire le persiane per evitare di svegliarti, mai si sognerebbe di interrompere il sogno di questo angioletto che riposa beato dopo una dura notte di alcol e spinelli e alcol e spinelli e alcol e spinelli...Ovvia, si scherza amico lettore! Lo sappiamo tutti che tu di notte vai a letto presto e reciti le tue preghiere e dai anche il bacino della buonanotte al papà! Vero? In ogni caso

Roberto Amoroso

ha elaborato il poster dedicato alla bellezza. Conosci Salve Regina e non sai chi è Roberto Amoroso? Allora sappi che Roberto è un artista che ha vinto svariati premi, ha elaborato alcune delle copertine più belle degli ultimi 10 anni, collabora con la galleria Annarumma404 di Napoli. Sei curioso di vedere le copertine? Allora vai su myspace.com/robertoamoroso e soddisfa la tua voglia di grafica.

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REVIEW

artista: Old Polaroid titolo: Men Who Hate Women EP label: autoproduzione genere: indie/elettronica Quando mi è arrivato fra le mani questo Ep, sin dai primi momenti, sono rimasto affascinato sia dalla copertina, intensa e minimalista, sia dal nome della band: Old Polaroid...intrigante, mai sentito niente di meglio ultimamente. L’inizio di questo lavoro, in effetti, è da applausi, “About Me Clown” è una soft ballad appena abbozzata che lascia intravedere idee a dir poco interessanti, strizzano l’occhio all’elettronica rimanendo ancorati a un gusto retrò (uso frequente di contrabbasso,e tromba) che è cosa non facile, e non da tutti soprattutto. Se poi aggiungiamo che per essere autoprodotto questo Ep è di ottimo livello, non so cosa aspettarmi dalle altre tracce. Purtroppo però andando avanti le idee brillantemente esposte nella prima traccia, si vanno man mano confondendosi e tutto inevitabilmente cala. Il mix vincente cosi interessante finisce per diventare un minestrone di generi che alla fine diventa un pò pesante da digerire: Pop, Jazz, Rock, Elettronica...e chi più ne ha metta. Le qualità ci sono (bagliori di luce si intravedono anche in “Geneve”) ma secondo me, hanno le idee un po confuse. Aspettiamo fiduciosi il prossimo lavoro.myspace.com/ ilcielodibagdad Alessandro Paldo

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artista: Sangue Mostro titolo: L’urdimu tip label: Mo Bast! genere: rap Liriche sferzanti e mai politically correct. Istantanee della realtà vissuta oggi dai giovani nella più grande e contraddittoria città del mezzogiorno. Parole e rime condite da basi che spaccano mixate sapientemente. E tutto rigorosamente made in Napoli. Ecco i Sangue Mostro, la nuova crew di artisti rap partenopei che ha da poco pubblicato il primo progetto discografico: “L’urdimu tip”, uscito sull’etichetta indie mò bast! record. Le 16 tracce sono musicalmente coinvolgenti ed a tratti innovative, e sono cantate in un dialetto napoletano rivisitato dallo slang coniato dai membri della crew. I testi partono dal vissuto dei Sangue Mostro, dai problemi dalle gioie e dalle delusioni di oggi, ma tutto è elaborato con la potenza enorme dell’ironia. La formazione - Speaker Cenzou (collaborazioni con 99posse, Colle der Fomento, Pino Daniele e altri) Zin, Ekspo, il dj 2 Phast (già membri dei 13 Bastardi) e l’mc O’kiatt, a.k.a Formato - è ora impegnata nelle riprese del video di “e k s fa?”. Notizie e info sui live del gruppo sono sul web: myspace.com/sanguemostro

artista: Planet Brain titolo: Compromises & Carnivals label: Function Rec / Goodfellas genere: rock Compromises & Carnivals: questo il titolo del disco di debutto, datato 2007, del trio di Belluno. I Planet Brain hanno una grammatica musicale che si compone di ritorni ed allitterazioni, suoni e melodie che girano e continuano a tornare su loro stessi; ogni volta, però, si arricchiscono di particolari sublimi come un riverbero, una chitarra, un falsetto. Il tutto crea un compromesso tra l’irruenza di un carnevalesco rock pieno di influenze ben rintracciabili – l’inizio di “Question:” è una traslitterazione in chiave più rock di “I Might Be Wrong” dei Radiohead – e la timbrica di Marcello, che spazia da falsetti sognanti alla Bellamy a graffianti acuti di gola. Non è un caso che dopo l’uscita di questo disco la band sia stata coinvolta in un minitour in Inghilterra, dove hanno affrontato egregiamente il pubblico anglosassone in 5 date. Certe cose vanno capite per bene, e per farlo non potete fare a meno di ascoltare e lasciarvi prendere da pezzi come “Keep Diving”, dove la ritmica in battere e la dinamica della chitarra danno forza al concetto di “power trio”, o “Prince Astronaut”.

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GianPaolo Improta

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artista: El Ghor titolo: Mercì cucù label: Seahorse Recordings genere: indie/folk Sono la semplicità e la spontaneità del processo creativo che, a volte, conferiscono ad una band una speciale propensione per il successo e per il prestigio, ed è questo il caso di un gruppo come gli El-ghor, che con il loro secondo album “Mercì Cucù” si propongono sulla scena musicale europea partendo dalla Campania, loro regione d’origine. Continuando su una linea stilistica che inizia con il loro precedente lavoro discografico, il quartetto si affida a sonorità semplici ed a strutture e ritmiche ridondanti, dove le linee vocali inseguono gli ipnotici arpeggi di chitarra e giri di basso. Il riferimento alla sfera dell’infanzia che segna il titolo di questo disco, prodotto da Seahorse Records e Suoni Visioni, richiama la dimensione cantilenante delle filastrocche, sensazione acuita dalla metrica della voce; le sonorità che paiono provenire direttamente dagli States si scontrano con armonizzazioni tipicamente europee in un mix che, complici i testi cantati in lingua francese, ci rispedisce direttamente in quel clima meravigliosamente Noir-decadente della Parigi anni ’30.

GianPaolo Improta

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artista: Andy fag and the real men titolo: A sfaccimm’ da’ gente label: autoproduzione/Fat Elvis Rec genere: homo/macho punk’n roll Chi sono gli “andy fag and the real men”? risposta facile…song ‘a sfaccimme da gente...fottutamente fottuti nel cervello, cazzoni, sconclusionati, assolutamente senza obiettivi e strategie…la perfetta antitesi della band del nuovo millennio tutta myspace e facebook…e proprio per questo non potevano non piacerci. 6 tracce in soli 11 minuti, 11 minuti di sano punk’n roll, non c’è spazio per riflessioni, non c’ è tempo per goderti “Shut it”, che già sei catapultato in “Motown retards”, stai per cominciare a capirci qualcosa…a vederti davanti quella figura mascolina e piacente che non è altro che Mr Andy Fag, e sei di nuovo nel turbinio di Punk’n roll extravaganza, la sensazione è quella, stai ingoiando vetro...e sai che fa male...e sai che loro se ne fottono se ti fa male, perché loro se ne fottono pure di fare una bella figura…sanno di essere dichiaratamente rozzi e malsani, puoi sputargli addosso se vuoi, loro ricambieranno allo stesso modo…e va bene cosi! E dopo 8 minuti il disco sta già finendo...e tu non ne puoi più, ma poi capisci che non vuoi che finisca… perciò Do the Dude (un inno alla gentilezza e al buon costume dei vecchi tempi), pezzo superlativo...adesso hai capito che gli andy fag ti sfondano il cranio...e magari capisci che si parea…e che è bello che ci siano gruppi così in una città come Na-


poli...adesso hai capito che l’ultimo pezzo, “5 against 1”, ti sfonderà ancora di più il cranio, perchè non potrebbe essere altrimenti e non hai neanche bisogno di ascoltarlo per averne la conferma…eccolo appunto! L’ ep è finito, 11 minuti, 6 pezzi…niente patacche, niente fumo negli occhi, niente “mi azzecco tutto il giorno su myspace così aumentano i contatti e posso sentirmi figo”, solo rock, per quello che può valere…e senza dubbio qui ci vale eccome...Andy fag, sei il sex simbol dei giorni nostri, nessun uomo è più vero di te! Alessandro Panzeri

hind si apre con Not time to think the past, ballad folk dai suoni lo-fi e malinconiche note di xilofono, per poi passare a Destiny, in cui la ritmica e le esplosioni musicali prendono immediato sopravvento: voce alla Smiths, suoni rock, esempio di come le due anime del gruppo, quella più intimistica-cantautorale (che prende spunto dalla New Weird America dei Sufjan Stevens ed Iron & Wine, senza dimenticare il maestro Jeff Buckley), e quella più post-rock e noise (con Sigur Ros e Radiohead come riferimenti assoluti), si miscelano ed integrano perfettamente. Le canzoni sono dinamiche, con inserti di chitarra anche “rumoristici”: ce lo dimostrano Fixed e Betrayer, con un lungo finale sostenuto. Walking on my road, A Sign, Leave me out e la notevole Hide Me ci fanno immergere in atmosfere uggiose, in pomeriggi trascorsi dinanzi alla finestra ad ascoltare il ticchettio della pioggia sui vetri. Tokio Eyes può essere un “singolo”, e con Life and story of JM e Days torniamo alla realtà delle piccole storie quotidiane. Il disco si chiude con Grey sky, ballata eterea e sognante. Gruppo non facile da catalogare nei generi “preconfezionati” che di solito si richiedono, giusta commistione tra l’essere indipendenti e l’ attitudine “popular”, che permette di essere apprezzati e compresi da tutti coloro che vorranno ascoltare “Behind”. www.myspace.com/abulico Andrea Saladino

artista: Abulico titolo: Behind label: Seahorse Recordings genere: new weird-indie rock “Behind” è l’album d’esordio degli Abulico, band napoletana formata nel 2005 da Alessandro (voce, chitarra), Baba (basso, cori), Fico (lead guitar) e Jonathan (batteria). Sin dalle prime canzoni del disco, risulta chiara la varietà musicale che caratterizza il sound degli Abulico: Be-

INTERVIEW

FRANCESCO DI BELLA SEAHORSE RECORDINGS ANDY FAG AND THE REAL MEN

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INTERVIEW

FRANCESCO DI BELLA “SONGWRITER”

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Davide Gambardella Una miscela armoniosa, tra le melodie acustiche del mediterraneo e l’elettrodub, per un work in progress che ha portato il frontman dei 24 Grana a scavare nella sua storia recente fino ad approdare ad un nuovo album, coerente con i suoi quindici anni di successi e dai sapori del


sud sapientemente abbinati all’elettronica acustica. Definirlo un tuffo nel passato sarebbe riduttivo: “SongWriter” per Francesco di Bella è il prodotto di un’accurata fase di studio, in cui vi è la rivisitazione di alcuni celebri brani che hanno segnato il suo successo artistico ma anche la voglia di scoprire nuove vibrazioni da proporre con i 24 Grana. Francesco, innanzitutto ti trovo in gran forma e con la stessa voglia di sempre di divertirti col pubblico. Come giudichi questo tuo momento artistico? «È un ottimo periodo per me. Mi sento freschissimo, vivo come non mai, alla ricerca di nuovi stimoli e cose da dire. Sono in una nuova fase di studio nella quale cerco slancio» Come nasce SongWriter? «In realtà è un work in progress in cui scrivo nuove canzoni rivisitando le mie fasi iniziali. In questo periodo di “song writing”, appunto, è come se volessi passeggiare tra i classici della canzone napoletana, riascoltando i primi brani composti per i 24 Grana e realizzando cover internazionali, a partire da recentissimi album datati 2008. Ma SongWriter è soprattutto la mia voglia di tornare a contatto con la gente, di passare serate in posti più familiari e ovattati. È un po’ come dire agli amici di sempre: “Allora stasera ci vediamo lì, e magari tra una bevuta e l’altra ci facciamo anche una cantata…”» Ti sei rivelato ancora una volta un “SuperSayan della musica”, pronto ad evolverti attraverso le fusioni musicali e a risalire sul palco più carico di prima. Qual è il “livello” che ora vuoi raggiungere? «Eh, bella domanda! È vero, la musica mi eccita, mi trasforma, mi dà quella gioia di vivere che mi rigenera e mi fa tornare più forte di prima. Ed ho bisogno di nuova linfa per trasformarmi. Proprio oggi, durante le prove con i 24 Grana, stavo ragionando con i ragazzi sul prossimo lavoro…» C’è già qualcosa in cantiere? «Questa è solo una fase di passaggio, stiamo cavalcando l’onda dell’entusiasmo per gli ultimi lavori realizzati per poi ritornare a ragionare. Però sto scrivendo molto. Qualche idea in realtà c’è, ma si deve ancora “limare”, bisogna trovare nuove forme, nuovi ritmi…»

Torniamo a SongWriter. C’è un po’ tutta la tua storia in questo progetto. Si può definire un ritorno “romantico” alle origini? «Indubbiamente ci sono alcuni pezzi a cui sono più affezionato, e poi c’è un ritorno al dub asciutto, mescolato alla musica elettronica e a ritmi sperimentali che hanno partorito SongWriter. Credo che in questo momento ci sia bisogno di un ritorno a quello spirito che ha influenzato la scena musicale negli anni Novanta, la definirei una vera e propria urgenza di contenuti, ritmi e messaggi che oggi indubbiamente mancano» Sei nostalgico di quegli anni? «Beh in quegli anni si cantava a squarcia gola per denunciare problemi collettivi ma anche individuali. C’erano uno spirito ed un’atmosfera totalmente diversi rispetto ad oggi. Forse bisognerebbe ricercare nel passato nuovi stimoli ed adattarli a quelli che sono i nuovi temi sociali» Le nuove spinte potrebbero venire proprio dalla fase che sta attraversando Napoli ma anche l’intero Paese: si parla tanto di violenza, di razzismo e xenofobia… «Sì, sto seguendo la questione: anche se non abito più in città torno spesso, ed ho sentito la storia del ragazzo accoltellato, delle risse per il centro storico…» Che idea ti sei fatto? «Napoli è una città troppo frammentata, per questo nascono i conflitti. Non è solo questione di violenza. Credo che le attività svolte nel sociale possano aprire uno squarcio su questo velo che nasconde tanti disagi ed avvicinare le persone. Ho sentito che i centri sociali si stanno mobilitando con diverse iniziative, e fanno bene, ma anche la musica deve fare di più, raccogliendo la gente e facendola sentire parte di un discorso collettivo» In che modo un artista può fare da collante sociale? «Bisogna innanzitutto sforzarsi di dire sempre come la si pensa, magari anche con testi più espliciti e con contenuti forti, per essere sempre credibili e coerenti. Bisogna cantare, ma soprattutto parlare alla gente, in modo tale che si dia quella spinta per affrontare le problematiche presenti. La scena musicale a Napoli è senza dubbio cambiata: c’è chi denuncia a colpi

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di rime un modus vivendi e spera di far vedere la luce nel buio pesto, come fanno i rapper; ma c’è anche chi resta chiuso e non si affaccia a tematiche importanti, e secondo me questo discorso riguarda in prevalenza la scena rock e pop» Passiamo ad alcune domande sulla sfera privata. Ti va? «Avanti!» Quanto è cambiato Francesco Di Bella da quando si è sposato? «Me ne sto più tranquillo, ho il mio equilibrio che forse è dovuto anche all’età. Non credo sia stato il matrimonio a cambiarmi, perché mia moglie la conosco dai tempi dell’album Metaversus, quindi con lei il rapporto si è stabilizzato già da anni. Certo, il matrimonio cambia sicuramente la tua condizione col mondo esterno: vivo con i miei affetti più cari, circondato dalle persone che mi vogliono bene e con mio figlio, che riempie tutto quello che prima poteva essere il vuoto della mia vita» Che tipo di papà sei? «Sicuramente presente: passo molto tempo con Antonio, oggi l’ho portato a fare un giro col carrozzino… Lui, mia moglie e tutte le soddisfazioni che sto avendo mi fanno stare benissimo» Un po’ di amarcord: quali sono i più bei ricordi dei tuoi concerti? «Sono tanti e tutti legati ai 24 Grana. Si va dalle 18 repliche al teatro Mercadante, passando per l’apertura del concerto di Vasco Rossi a Firenze davanti a più di settantamila persone, per arrivare alla tournée in Giappone con l’album Underpop» Che impatto aveste con i giapponesi? «Ottimo! Sono dei fanatici dell’Italian Style, al concerto venne tantissima gente che dimostrò di apprezzare la nostra musica, anche se non capivano cosa stavamo cantando…». Ultima domanda: il nostro magazine è a tema, e questo mese parliamo di bellezza. «Beh per me la bellezza… è qualcosa di tremendo!!! Scherzo! La bellezza non è qualcosa di oggettivo: sta nella trasparenza, nella sincerità che mi trasmettono le persone. È un qualcosa di umano, qualcosa che non si può toccare ma che puoi sentire ed avvertire. Ecco cos’è per me la bellezza».

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Questa intervista doveva essere registrata con la bobina e la voce originale al “live” degli Andy Fag ma poi non siamo riusciti a domare il caos che domina le nostre vite e siamo ricorsi ad internet. Ed ecco spiegato a cosa servono gli inutili social network, a creare interviste strane Al di là di questo disco, quale è stata la cosa più punk che avete fatto nella vostra vita? Giusto per chiarirci le idee su cosa sia punk o meno, ti dirò che io durante la lezione di etica professionale (presenza obbligatoria) mi sono andato a fare una sega nei cessi. E’ stato punk anche il periodo che eravamo adolescenti e andavamo a sballarci sulla stazione con tutti i pendolari che quotidianamente assistevano ai nostri “comportamenti deviati”. WL: Non si sceglie di suonare punk. E’ una cosa che non dipende da te. Magari vuoi fare un certo tipo di musica, ma ne esce un’altra per motivi che ti sono oscuri: perchè sei scarso, per eccessiva foga, poca concetrazione...Comunque sono gli altri a dire che suoniamo punk, noi non ci siamo mai posti il problema di cosa fosse. Hanno detto anche che facciamo garage, ma nessuno di questi sa cosa sia il garage...

INTERVIEW

ANDY FAG AND THE REAL MEN

CP: Accettare di suonare con Andy Fag è sicuramente la cosa più avventata e mal ponderata che abbia mai fatto! Ci stiamo ancora alzando le capate con il tema del futuro. Voi come immaginate questo insieme ordinatamente caotico di automobili e persone che si chiama Napoli tra una cinquantina di anni? CP: Chi se ne frega cosa ci sarà tra 50

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anni a Napoli. Probabilmente anche un insieme ordinatamente caotico di auto volanti a inquinamento zero e una nuova generazione di nani cuozzi cyborg. L’unica cosa che vale la pena scrivere è : “Non fate conoscere l’hardcore punk ai cuozzi! Sarebbe un errore madornale, la fine! “

WL: Ho già detto che suonare è da sfigati? Te lo dico ora. Comunque la cosa più punk che ho fatto è stato nascere, e credo sia stato anche abbastanza splatter. Credete ancora nella ribellione o vi siete rotti il cazzo?

Perché tutti al giorno d’oggi vogliono fare i fotografi, i cantanti, i ballerini, i registi, gli attori? Io personalmente penso sia un modo più “creativo” per dire fanculo il lavoro.

WL: Sempre ribelli, la rivoluzione inizia dal suono. Qualche mese fa registrammo un pezzo destinato alla bulbart compilation vol.2 in modo volutamente caotico e disturbante, e sai perché? Perché questa è la libertà, la rivoluzione inizia dal suono.

CP: Beh amico ti sei mai chiesto perchè oggi tutti vogliono fare “Indie Rock” o masturbarsi davanti a un synth, piangendo perché non riescono a essere i Depeche Mode del 2009? Ormai non ne esce più niente di buono, in nessun settore. Il perché non te lo so dire, davvero non immagino cosa spinga una persona a dimostrare il 5% delle palle che ha.

CP: Cazzo suonare a volumi impensabili la musica più veloce, graffiante e di cattivo gusto reperibile in zona, cosa vuol dire secondo te? Ci hai mai visto dal vivo? Sembra sempre l’ultima volta. E per concludere: noi non accettiamo tutte quelle band che credono di fare la scena a Napoli, andate ad accarezzare i vostri strumenti da un altra parte.

INTERVIEW

seahorse recordings

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Questo mese intervistiamo Paolo Messere, deus ex machina della “Seahorse Recordings”, etichetta indipendente in gran fermento, con sotto contratto numerosi artisti della scena nazionale, e fondatore dei Blessed Child Opera, nonché ex membro degli Ulan Bator. Una vita passata nella musica, ed ora al servizio della musica stessa, curando la produzione e sostenendo la scena indie italiana. Andrea Saladino Come è nato il progetto ”Seahorse Recordings”? Il progetto è nato nel 2000, da una profonda necessità di dare visibilità a ciò che stavo facendo musicalmente. Infatti l’esordio dell’etichetta avviene con la produzione del primo s/t dei Blessed Child Opera, gruppo col quale suono e faccio dischi attualmente. Quindi parti con un progetto ”personale”, poi decidi di aiutare il mondo della musica indipendente. Ho sempre avuto il sogno di fare una indie label sullo stampo di quelle inglesi inizio/ fine anni ’90, e pian pianino, crescendo, e con la mia “avidità” musicale, e le mie conoscenze nel campo tecnico, ho intrapreso questa strada della Seahorse, come entità discografica sempre alla ricerca di nuovi talenti. La curiosità non ha limiti per me… Per lavoro e per passione, sei a stretto contatto con la scena indipendente italiana. Come è lo status attuale della musica “indie” nella nostra penisola? Avrai ascoltato centinaia di gruppi “giovani”, ed è appena finito

l’ennesimo Sanremo, che ha propinato la solita musica di bassa lega (salvo rarissime eccezioni). C’è fermento nella scena musicale “reale”? E’ un mondo di sudore e lacrime… E di improvvisi entusiasmi, a cui fanno seguito ripartenze, è un’ inesauribile fermento di sensazioni ed aspettative. Cosa che a volte premia e a volte no… A volte premia chi non se lo merita, e dimentica chi esprime ottima musica. Si, questo è un argomento delicato, che non riguarda, purtroppo, solo la musica italiana. Le major continuano a presentare come “musica giovane” gruppi di discutibilissima qualità, che in realtà non rappresentano assolutamente, se non in minima parte, quella che è la cultura musicale dei ventenni di oggi. Non c’è più la qualità di un tempo, e nemmeno la voglio di osare. Dopo aver ascoltato molti dei gruppi della tua etichetta, invece possiamo dire che la volontà di fare qualcosa di nuovo, di rischiare, è assolutamente presente nelle tue ricerche musicali. Amerei parlare maggiormente di “naturale propensione” a quella che è la musica nelle mie corde, poi, in fondo, rischio o avventura che sia, è relativamente importante per ciò che riguarda un discorso artistico. Lo è maggiormente quando parliamo di chances discografiche e di successi commerciali. In realtà ciò che mi riempie di maggiori soddisfazioni è portare una band ad un certo livello di visibilità e poi rendermi contro che ha lavorato bene sul campo, seminando bene sia per se stessa che per la label. Con risultati a volte sorprendenti… Quale è il tuo metodo di lavoro con i gruppi? E soprattutto, loro cosa cercano da te? Esperienza, consigli, dritte musicali. Tutto quello che hai elencato. Oltre ad avere qualcuno che possa curare i loro interessi nello specifico della promozione e della produzione artistica. Le band hanno bisogno di sentirsi al “sicuro”, potendo contare su una persona che possa suggerire delle “strade musicali” piuttosto che altre, e di correre in soccorso qualora la loro identità musicale possa venire meno. E’ sempre valida l’idea di “interscambio”

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che esiste tra label ed artista. C’è una crescita progressiva, che si può percepire mese per mese, grazie anche al fondamentale rapporto di stima e fiducia che intercorre dapprima tra me produttore e il musicista, e poi come discografico. E’ una crescita che fa bene sia all’artista che alla label, un recupero del rapporto “umano” alla base della musica, che a volte il mondo delle principali etichette discografiche dimentica, per sfornare musica di facile e veloce fruizione, e soprattutto facilmente “dimenticabile”. Nel mondo degli “XFactor” e degli “Amici”, penso che il recupero del senso del “gruppo” e del lavoro serio per un obiettivo finale sia fondamentale. Proprio cosi! Hai centrato l’argomento. Il rapporto umano è innegabilmente fragile di per sé, ma io provo a non dimenticare che dietro la musica ci sono delle persone… Così come mi accorgo che le band che girano intorno a Seahorse provano perlomeno a costruire rapporti con me basati su questi valori. E’ un percorso difficile e certamente più lungo, ma col tempo pagherà. E non possiamo che augurarcelo, sarà epico dirlo, per il bene del panorama musicale italiano. Tornando alla Seahorse, recentemente con la rivista “Rockstar” è uscita una compilation degli artisti che curi. Ed è venuto alla luce il variegato mondo musicale della Seahorse Recordings. E tramite l’ottimo sito dell’etichetta, www. seahorserecordings.com, sappiamo che sono in uscita vari dischi che hai prodotto e curato. Cosa ci offre, nei prossimi mesi, la Seahorse? A fine febbraio esce il primo disco degli Unmade Bed, “Loom”, e il secondo album degli El Ghor, “Mercì Cucù”. Gli Unmade

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Bed sono la band Seahorse che cercavo da anni, l’incarnazione del senso poetico collegata alla psichedelia nei suoni. Loro sono di Firenze, e sono degli autentici folletti del sound fine anni ’70, fuso con lo shoegaze degli anni ’90. Un grande debutto, con delle canzoni memorabili. Nello stesso periodo esce “Mercì Cucù” degli El Ghor. Quest’album è una bomba; dopo il primo che ha avuto un’ottima risposta dalla stampa, arriva questo disco che, ne sono sicuro, volerà alto, anche a livello di audience. L’album è una sintesi perfetta della loro propensione ai suoni taglienti, con la poeticità e la liricità delle melodie e dei testi. Per non parlare della cura che è stata fatta sugli arrangiamenti di archi e fiati che deliziano l’ascoltatore nello scorrere delle canzoni. Da citare ospiti di riguardo come Davide Arneodo (Marlene Kuntz), Francesco Di Bella (24 Grana), Luca Fadda, trombettista di F.S. Blumm (Morr Music), che ha curato la produzione artistica. A Marzo avremo poi il secondo album dei Jennys Joke. Di bene in meglio...Abbiamo sfornato un disco di sicuro impatto e fortemente prodotto. Una miscela esplosiva di ballad folk e di tirate songs elettro/allucinate da dj set after concert...Da non perdere assolutamente. Ad aprile uscirà il primo lavoro degli Abulico, “Behind”. Le loro melodie sono forti e mature per una band al primo album. Faranno proseliti, anche perché hanno dalla loro parte una grande capacità di persuasione, per la loro attitudine “pop”. Questo aspetto mi incoraggia, tanto da considerarli una tra le rivelazioni del 2009. La semplicità delle loro composizioni è disarmante, sembra di ascoltare un gruppo di punta della musica americana attuale.


APRILE2009

PROGRAMMAZIONE EVENTI

ASSOCIAZIONE CULTURALE

RIS ING

ROMA-NAPOLI


al 2002 l’associazione Arci Rising nella sua sede di Via Bellini nei D pressi di piazza Dante, nel centro storico di Napoli, offre musica di qualità a prezzi sociali, uno spazio destinato a giovani musicisti per esibirsi ed una sala d’esposizioni per artisti di tutti i generi.

Adesso, per via di un singolo condomino da poco trasferitosi nello stabile, questo spazio rischia di diventare qualcos’altro: un garage, una sala scommesse, una trattoria, una sala giochi con slot machine. C’è chi pensa che questo sia un peccato. Dispiacerà innanzitutto a noi, che da anni ci lavoriamo giorno e notte, orgogliosi dei risultati che siamo riusciti ad ottenere. Dispiacerà ai nostri artisti e musicisti, che in molti casi dovranno tornare a suonare a casa. Dispiacerà ai nostri soci frequentatori, che hanno trovato in noi un riferimento culturale e mai banale di intrattenimento; ora dovranno abituarsi ad un’altra musica. Poi c’è chi dovrebbe pensare che questa sia una perdita, non solo per noi che ci lavoriamo, ma per la città tutta. Preghiamo che si facciano sentire per darci una mano a ripartire. Dunque, lanciamo un appello: A tutti i condomini dello stabile di Via Bellini 45 e i residenti della via in generale. Persone di grande umanità e ragionevolezza con cui abbiamo sempre cercato un equilibrio all’insegna della convivenza e del reciproco rispetto. Questo è il momento di scegliere: vogliamo un’associazione culturale che promuova creatività e riflessione, oppure un garage, un punto Snai o, magari, una sala giochi? A tutti i giornalisti che ci hanno seguito in questi anni e che hanno sempre premiato i nostri sforzi seguendo i nostri eventi artistici con ampia e generosa copertura stampa. Questo è il momento di scegliere: vogliamo continuare a parlare e far parlare i talenti nostrani ed internazionali che vengono ad allietare le serate della nostra città, oppure preferiamo lasciare un po’ di spazio in più al calcio e alla cronaca nera o, semplicemente, restare in silenzio? A tutti dell’Amministrazione Comunale: non vi abbiamo mai chiesto nulla, abbiamo sempre fatto il nostro lavoro di promozione culturale solo ed esclusivamente con i proventi delle quote associative e i contributi gestione dei nostri soci. Adesso vi chiediamo di essere presenti. Difendiamo gli spazi che rendono la nostra città un riferimento musicale e che garantiscono quel fermento culturale che le appartiene per natura. Noi vogliamo lottare per rimanere operativi, ma senza di voi la battaglia sarà alquanto solitaria. Qualsiasi cosa accada, cerchiamo di scegliere insieme, non diamo ad una singola persona il potere di fermare tutto ciò.

ASSOCIAZIONE CULTURALE

RISING

ROMA-NAPOLI


DUE CITTÀ DIVERSE, LA STESSA PROBLEMATICA. L’IMPORTANZA DI DIFENDERE GLI SPAZI DEDICATI AL DIALOGO E ALLA CULTURA ACCOMUNA L’ASSOCIAZIONE RISING ALLE RECENTI VICISSITUDINI DEL RIALTO SANT’AMBROGIO. I SOCI DELL’ASSOCIAZIONE RISING SPERANO DI TORNARE PRESTO A CONDIVIDERE INSIEME LO SCENARIO ARTISTICO E CULTURALE DELLA CAPITALE.


WWW.RISIN GRE INFO@RISING PUBLIC.COM REPUBLIC.C O +39 335.8790 428 / +39 339. M 7946828


ROMA, S.LORENZO

LA PIAZZETTA FERRARA WINE BAR SOLEA CLUB BOOMEDELIC BOCORICO BEBA CLARÒ CAFÈ DALHU PUB IL SULTANO (KEBAB) SALLY BROWN LOCANDA ATLANTIDE ALAMBICCO IL SERPENTE

ROMA, TRASTEVERE

LA RENELLA FERRARA COCKTAIL BAR GOOD BAR GOOD ART CAFÈ FRIENDS MA CHE SETE VENUTI A FA? EXPRESS COCKTAIL BAR BEIGE COCKTAIL OMBRE ROSSE FRENI E FRIZIONI NEW EGO CAFÈ PEPATO BIR & FOOD RISTOCAMPO ARTÙ CAFÈ BIG HILDA GAUGUIN CAFÈ BACCANALE

ROMA, TESTACCIO/OSTIENSE

CONTESTACCIO TOP5 AMERICAN BAR ON THE ROX L'OSTERIA DEL MARE KETUMBAR JOÌA IL CAFFÈ DEL SEME E LA FOGLIA CAFFÈ LATINO SCUOLA DI MUSICA POPOLARE DI TESTACCIO CAFFÈ LETTERARIO STRACCETTI SINISTER NOISE DOLCE NOTTE

ROMA, PIGNETO ZEROUNO OFFICINA FANFULLA PRIMO KICHEN VIDA DO BRASIL PIGNETO 41 CARGO VINI OLII L'INFERNOTTO VI(CI)NO TIA 200 HOBO LO YETI ARAN PUB

NAPOLI, VOMERO AREA

FONOTECA via morghen 31/c TEATRO DIANA via luca giordano 54 JR galleria commerciale vanvitelli GIUBOX GALLERY via bonito 21/b

NAPOLI, CENTRO STORICO

FONOTECA via cisterna dell'olio 14 OBLOVA SHOP via san sebastiano 20 RISING.SOUTH via san sebastiano 22 INTRAMOENIA Pza Bellini 70 LEMMELEMME Pza Bellini 74 PERDITEMPO via san pietro a majella 8 MUSEO MADRE via settembrini 79 MUSEO NITSCH vico lungo pontecorvo 29/d LANIFICIO 25 Pza De Nicola 46 RISNG.MUTINY via bellini 45 BOURBON Via Bellini 52-53 KESTE Largo S.Giovanni Maggiore 26 LONDON Via Nilo 7, Via Nilo 33/c TRINITY Calata Trinità Maggiore LAZZARELLA Calata Trinità Maggiore VITEVITE Via cisterna dell'olio 38 ZERO Vico Latilla 15

NAPOLI, CHIAIA AREA

JR riviera di chiaia 261 MUSEO PAN Via dei Mille 60 TRIP Via Martucci 64 AOL STORE Via Filangieri 15

POZZUOLI

INSIDE STORE Via 2a Traversa Miliscola 18 ARCO FELICE RIDER 360 Via Giacinto Diano 57 SOUTH INK TATTOO Via Castello 91 BACOLI ARTGARAGE Via Solfatara Parco Bognar 21 RED ZONE Via G. Mameli 2 TORRE DEL GRECO PUSH THE TEMPO Via Roma 51

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SI STA LENTAMENTE ESPANDENDO. PRESTO NUOVI AGGIORNAMENTI.. ASSOCIAZIONE CULTURALE

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CREDITS .SUBBART RISING E NR.13 / ANNO 2009 MAGAZIN

Marreno vide Gambardella DIRETTORE RESPONSABILE Da o Bastioni IDEAZIONE GRAFICA Matte hiello PHOTO EDITOR Martin Erric

EDITOR Fabrizio

o Panzeri

MUSIC EDITOR Alessandr REDAZIONE

EdUardo Albrecht Diego Astore Marianna Canciani

Hanno collaborato in questo

Mali Serena Erotico Roberto Amoroso Francesco Peluso Carla D’alessio Irene Fazio Andrea Saladino Alessandro Paldo Gian Paolo Improta

numero:


LA DONNA NEL RIQUADRO E' LA STESSA DONNA DELLA COPERTINA. QUESTO E' IL SUO STESSO VISO RITRATTO NELLA SUA PIENA GIOVINEZZA E PRIMA CHE VENISSE SOTTOPOSTO A DECINE DI OPERAZIONI DI CHIRURGIA ESTETICA.


Rising.Subbart#13