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Qualcuno descrisse il sistema dei rifiuti come un lavoro difficile. Ci indusse a pensare che era meglio lasciar stare: i rifiuti sono affari di società potenti che danno lavoro e fanno girare l’economia. E se qualcuno si ammalasse? E se a rischio è la salute pubblica? Meglio non pensarci... Per questo e per altri motivi vi raccontiamo una storia inquietante, narrata nei minimi particolari da chi ha operato, fin dalla sua nascita, alla costruzione della discarica gestita dalla Lombardi Ecologia. Società che attualmente è indagata per gestione illecita di rifiuti, ovvero per aver realizzato, mediante interramento, discariche abusive. Questa è la sintesi dell’inchiesta che abbiamo realizzato con l’intento di far luce sulla gestione dei rifiuti nel nostro territorio.

Il materiale raccolto parla di una cava inesauribile che ha ospitato i rifiuti di ventuno comuni autorizzati, e di altri “clandestini”. Di frutta e verdura che consumiamo ogni giorno, innaffiata volontariamente con il percolato, quel liquido tossico residuo della discarica. E ancora, vi raccontiamo del traffico di rifiuti dal Nord al Sud, di coloro che hanno sepolto quella “spazzatura scomoda” sotto le radici delle nostre piante, arrivando perfino a intrecciare rapporti con la malavita organizzata barese. Questa storia rivela alcune scomode verità: qualcosa di terribilmente marcio in questo territorio.

Fabio D’Aprile, Nicola Teofilo


Avremmo voluto iniziare la nostra inchiesta giornalistica sulla discarica Martucci, riportando il punto di vista della Lombardi Ecologia. Purtroppo l’azienda non ha ritenuto opportuno dar seguito alla nostra richiesta di replica. In data 05 novembre, vista la delicatezza delle informazioni raccolte, abbiamo consegnato una bozza dell’articolo all’attenzione dell’amministratore unico della società, dott. Rocco Lombardi, offrendo − come deontologia e correttezza professionale consigliano in tali situazioni − la possibilità di rilasciare eventuali dichiarazioni nel merito entro il 07 novembre. La replica del dott. Lombardi è arrivata − venerdì 09 novembre intorno alle ore 19:00 − tramite l’avvocato Francesco Paolo Sisto che ci ha diffidato a non dar corso alla pubblicazione ritenendo che il nostro articolo (e la previa consegna della bozza) presentasse elementi di rilevanza penale sotto un duplice profilo: «[...]la molto anticipata richiesta di interfaccia con voi relativamente all’articolo allegato» e «il contenuto del testo “da stampa”, colmo di dati non rispondenti al vero, gravemente offensivi di persone e azienda, e grandemente lesivi dell’immagine di dirigenti e lavoratori della Lombardi Ecologia. [...]». Ci assumiamo ugualmente l’onere della pubblicazione di quanto segue.

Periodico di informazione libera e partecipata

Registrazione Tribunale di Bari n.3950/08 Editore / Associazione culturale il Foro Direttore Responsabile / Nicola Teofilo 2


Il Commissario Delegato all’emergenza ambientale, Nichi Vendola, il 18 marzo 2011, ha dichiarato esaurito il terzo lotto della discarica di Conversano, avviando l’impianto complesso per la produzione di CDR (combustibile da rifiuti). Chiuso un capitolo durato quasi trent’anni, è arrivato il tempo di fare il bilancio sulla gestione della cava Martucci. Ebbene, dopo le rivelazioni di un ex operaio, sono scattati una serie di sequestri di siti − esterni al perimetro della discarica − in cui si è accertata la presenza di massicce quantità di rifiuti interrati abusivamente. La Procura di Bari ha aperto un fascicolo in cui la Lombardi Ecologia è chiamata a rispondere di gestione illecita di rifiuti. Tuttavia non sono da escludere ulteriori sviluppi. Come si apprende dalla stampa nazionale, la Guardia di Finanza ha iniziato ad investigare anche sull’appalto che ha portato la Lombardi, in associazione con altre aziende, ad aggiudicarsi la realizzazione e la gestione dello stesso impianto complesso, su cui pende un altro sospetto: le due annesse discariche di servizio e soccorso non sarebbero state opportunamente impermeabilizzate. In questo quadro già preoccupante, oggi siamo in grado di riferirvi il racconto di un altro dipendente

che ha deciso di rendere pubblico tutto ciò che ha vissuto in prima persona, consentendo di delineare i contorni in cui l’azienda si è mossa dalla fine degli anni ‘80 ad oggi. Senza ulteriori giri di parole, il materiale che vi proponiamo testimonia come “la frutta e la verdura che cresceva nei campi limitrofi alla discarica sia stata volontariamente coltivata con litri e litri di percolato, per poi essere smerciata sui vari mercati attraverso la Fi.Lom (Fondiaria Immobiliare Lombardi).” E quando la nostra fonte ha deciso − per necessità o disperazione − di denunciare tutto, l’unica reazione da parte dell’azienda, secondo quanto ci viene riferito, sarebbe stata coinvolta la malavita organizzata. Chiedere udienza ad uno dei clan più pericolosi della provincia barese per minacciare e ridurre al silenzio chi stava mettendo a rischio il proprio Leviatano. Un pactum sceleris − consolidatosi nel tempo − contro l’incolumità della popolazione che, secondo quanto riferitoci, neanche la politica − pure informata tempo addietro − avrebbe avuto la forza di fermare. Girate democraticamente le spalle dall’altro lato, si è permesso che un concittadino fosse costretto a diventare l’ombra di se stesso, a vivere con il costante timore che qualcuno deci-

C.da Martucci Area della discarica Lombardi Anni ‘90

desse di colpirlo alle spalle o, peggio, di infierire sulla sua famiglia. E di retorica ce n’è poca: parlano le varie operazioni condotte su questa vicenda da parte dell’Antimafia. Ora è proprio la politica − speriamo sollecitata da un fronte compatto di associazioni e cittadini − che dovrà interrogarsi su quali siano le ricadute sulla pubblica salute. Se sia lecito avanzare il sospetto che il preoccupante incremento della mortalità per patologie tumorali (a Conversano e nei comuni limitrofi) sia relazionabile alla dubbia gestione della discarica Martucci. É la Politica, nella sua veste di “primo presidio della società civile” come recitano i manuali, che dovrà intervenire per tutelare con ogni atto possibile la dignità e la sicurezza di chi può (e vuole) aiutare a spazzar via i fantasmi che assediano il nostro territorio.

Vigneto C.da Martucci rifiuti seppelliti 2012

Fabio D’Aprile

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Contrada Martucci: «Da conca d’oro a cimitero per i rifiuti» C.da Martucci, Discarica III lotto, 2011

Conca d’oro. Così i contadini definivano contrada Martucci. Con due parole si erano sintetizzati i millenari movimenti della morfologia che avevano arricchito quella gravina di materiali organici e terra rossa, creatasi per dissoluzione delle nostre pietre calcaree e, dunque, ricca di ossido di ferro, alluminio e manganese. Altro fattore che rendeva ‘dorata’ quell’area era l’ottimo microclima e la predisposizione a diventare un serbatoio naturale delle acque meteoriche ricadenti dalle zone circostanti. Proprio questo aspetto permetteva al terreno di mantenere un’umidità costante e consona allo sviluppo delle colture, rendendo quasi superflui i lavori di irrigazione artificiale. Insomma terra fertile che sfornava frutta e verdura in quantità maggiori e in anticipo, senza dover ricorrere a nessun artificio della concimazione chimica. Terra preziosa non solo per i contadini che avevano la fortuna di possedere un campo in contrada Martucci ma anche per 4

chi, in anticipo su tutti, comprese che quella risorsa si poteva piazzare facilmente sul mercato, magari per arricchire i campi brulli, scarsamente fertili. «Fu questo il caso della ditta molese Giovene − inizia a raccontare la nostra fonte − che comprò i campi dai contadini, estrasse l’oro rosso (la terra argillosa, ndr) e la rivendette con i dovuti guadagni. Esaurita la terra restava lo scheletro, un’ampia e accogliente cava. Inutile per Giovene, una miniera nella miniera per Paolo Lombardi che, con la sua ditta personale, già da tempo gestiva il servizio di raccolta dei rifiuti urbani nei comuni di Mola, Triggiano e Conversano. Ora aveva un posto dove, per pochi milioni di lire al mese, poteva depositare la spazzatura». La fortuna sembrò essersi schierata con i Lombardi giacché, nel 1982, arrivò un Decreto del Presidente della Repubblica (il n.915 e ss.mm. ii.) che consentiva alle discariche «abusive» o «incontrollate», già funzionati prima del decreto stes-

so, di sanare la propria posizione e ottenere le relative autorizzazioni per l’esercizio in pieno rispetto dei vincoli introdotti. Paolo Lombardi colse al volo l’occasione e, il 5 agosto 1983, si fece rilasciare dall’On. Giuseppe Di Vagno, all’epoca sindaco di Conversano, una dichiarazione in cui si attestava che «la discarica sita in agro di Conversano, in contrada Martucci, all’epoca dell’entrata in vigore del DPR n. 915 del 10.09.82 era esercita». Procacciatosi il documento madre, si poteva mettere in moto la macchina burocratica per ‘regolare’ le altre carte: nel maggio 1984 venne rilasciata dalla Regione l’autorizzazione provvisoria (DPGR n.292); nel marzo del 1985 si aggiunse la concessione edilizia del comune di Conversano. Infine, il 14 ottobre 1986 venne servita l’autorizzazione definitiva per l’esercizio della discarica intestata alla “neonata” Lombardi Ecologia srl.


LA DISCARICA LOMBARDI È NATA SU FALSE ATTESTAZIONI In questa vicenda, non sempre vi è una corrispondenza tra quello che raccontano le carte ufficiali e quello che, da postazione privilegiata, si è potuto ascoltare e osservare. Gli anni successivi, difatti, dimostrarono che i fratelli Lombardi per iniziare a gestire la propria ‘miniera’ avevano preso qualche scorciatoia di troppo. Circostanza che spinse, nel 1990, l’allora Presidente della Giunta Regionale, Michele Bellomo, a revocare quella autorizzazione. E i successivi eventi gli dettero ragione: un anno dopo (marzo ‘91), nella fase dibattimentale dell’udienza svoltasi presso il

Paolo Lombardi

TAR Puglia, si dimostrò che nell’82 la discarica non era esercitata e che la cava Giovene fu acquistata dai Lombardi solo nel 1984. Quella discarica, dunque, era nata su false attestazioni: come confermerà il Consiglio di Stato − con una sentenza del 1996 − prima dell’82 la cava utilizzata da Paolo Lombardi era solo un deposito di inerti. C’era materiale sufficiente per mettere i sigilli e fare un paio di domande ai gestori. Niente da fare: i ricorsi, gli appelli e le situazioni emergenziali aiutarono la Lombardi Ecologia a svolgere il proprio lavoro nonostante questa “trascurabile zona grigia”. IL GIOCO DELLE TRE CARTE Qual è allora la vera storia di questa autorizzazione? Secondo la ricostruzione che ci viene fornita, alla fine del 1985 Giovene contattò il responsabile molese dell’azienda di

Paolo Lombardi, invitandolo a convincere chi di dovere ad acquistare la cava per circa 200 milioni di vecchie lire. «L’offerta era allettante ma − dichiara la nostra fonte − Paolo Lombardi non voleva mettere a rischio il proprio capitale. Propose, quindi, l’affare a due dei suoi fratelli: Nicola Lombardi e il dott. Vincenzo Lombardi, all’epoca dei fatti docente presso la Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Bari. Proprio il professore, fiutando l’affare, accettò la proposta di Giovene». Acquistata la cava i tre fratelli si ingegnarono per farla fruttare. L’intuizione, spiega la nostra fonte, arrivò nel 1986: «I Lombardi − che continuavano a gestire il servizio di igiene urbana a Conversano − inviarono alla Regione una richiesta di ampliamento della discarica, precisando solo che tale discarica si trova in c.da Martucci. La Regione, ben sapendo che in quella contrada esiste già da tempo la discarica comunale, giunse alla conclusione che l’ampliamento fosse riferito a quella discarica e lo concedette senza nessuna particolare verifica. Con questo ‘stratagemma’ Lombardi riuscì ad ottenere il permesso ad esercitare la propria discarica, secondo la migliore tradizione del gioco delle tre carte». Solo ora nasceva la società Lombardi Ecologia srl, decretando la fine dell’era della conca d’oro dell’agricoltura. Contrada Martucci cominciò ad assumere i lineamenti di un cimitero di rifiuti. I trattori vennero sostituiti dai camion ecologici. Gli occhi dei contadini si abituarono al sangue dei rifiuti e, segnandosi tre volte, accettarono che l’antica bellezza di quella terra di mezzo venisse cancellata. I conversanesi, dal canto loro, si confrontarono con nuove parole. Primo lotto: 22 ettari ufficiali, molti di più come diremo in seguito; impermeabilizzazione artificiale del sito per evitare l’infiltrazione di percolato in falda, provvedimento a cui non è ancora chiaro se si sia mai ottemperato, nonostante quella discarica sorgesse su terreno carsico con forte permeabilità.

Vincenzo Lombardi

LA CONTA DEI RIFIUTI «In poco tempo − sottolinea la nostra fonte − in quella cava arrivarono i rifiuti di numerosi comuni, grossomodo corrispondenti all’ex ATO BA/5, che smaltirono una media giornaliera di 575 tonnellate di rifiuti indifferenziati». La discarica Lombardi era in fermento e non poteva certo accontentarsi del lavoro quotidiano. «Ad esempio − ci rivela la nostra fonte − a Conversano arrivò verdura radioattiva e grano contaminato dalla recente tragedia di Chernobyl, trippa putrefatta e carcasse di animali, nonché i pericolosi scarti di lavorazione del polo chimico Enichem di Manfredonia (chiuso definitivamente nel 1994). Quest’ultimi avevano un trattamento speciale: si faceva un buco tra i rifiuti già abbancati e si sotterravano in rigoroso silenzio. Un paio di operari avvertivano qualche capogiro. Niente di cui preoccuparsi, si trattava sicuramente di stanchezza. Alla fine del 1986, in poco più di quattro mesi, la discarica Martucci aveva già ingoiato circa 104 mila tonnellate di RSU, a cui si sommavano tutti i rifiuti speciali e pericolosi prima descritti, nonché quelli smaltiti precedentemente dalla ditta personale di Paolo Lombardi, stimabili grossomodo in 160 mila tonnellate».

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«Lombardi Ecologia: La Fabbrica si espande»

Veduta satellitare dell’area della discarica Lombardi

Dopo aver messo in luce le modalità con cui i fratelli Lombardi avrebbero ottenuto l’autorizzazione ad esercitare la propria discarica, ci occupiamo di quanto è avvenuto negli anni successivi, in particolare nel periodo compreso tra il 1987 e il 1990. «Con questa porzione di racconto − sostiene la nostra fonte − si conclude la “storia ufficiale” di quella discarica. Tuttavia, esiste un’altra storia che, con documenti inconfutabili, spiega come i fratelli Lombardi hanno agito per riappropriarsi della conca d’oro e riaprire la discarica. Una storia fitta di retroscena inquietanti: accordi con politici e cittadini; passaggi di soldi e tangenti; furti e truffe allo Stato e contatti con esponenti di spicco della malavita al fine di mettere a tacere chi, come me, conosceva il malaffare celato dietro la gestione della Lombardi Ecologia». LE “ATTIVITÀ PARALLELE” Partiamo con “una breve digressione su una porzione delle “attività parallele” del gruppo Lombardi che, oltre a distinguersi come “società leader” nella gestione dei rifiuti nel sud Italia e in altre regioni, da anni conduce una fiorente attività agricola attraverso l’azienda Fi.Lom (Fondiaria Immobiliare Lombardi). Una volta che la Lombardi Ecologia ha comprato i suoli limitrofi alla discarica, la Fi.Lom ha avuto il compito di realizzare o coltivare (sui campi, s’intende, non destinati nell’immediato ad accogliere i rifiuti) vigneti, ciliegeti, oliveti, campi di carciofi, patate, rape, peperoni e vari ortaggi. 6

Ebbene, come rivela la nostra fonte, se «una parte del raccolto è destinata alla vendita all’ingrosso, un’altra parte viene distribuita in forma di dono per acquisire la benevolenza di personaggi influenti. Lombardi in questo periodo si impegna a stringere il maggior numero di amicizie. E non solo in Puglia ma anche in varie città del centro e nord Italia, tra cui Mantova, Roma, Firenze, Bologna e così via. Amicizie a cui i Lombardi consegnano di buon grado i migliori prodotti sfornati dalle proprie terre in cambio di un futuro tornaconto. Ed anche i vari professionisti sono orgogliosi di poter dire alle proprie famiglie che queste primizie provengono dalla conca d’oro di Conversano».

«Si innesca − seguita la nostra fonte − un sistema tentacolare di reciproci favori. Gli uffici della Lombardi si trasformano in un “centro di potere”, intento a smistare ogni tipo di “merce di scambio”: pacchetti di voti, pressioni in vista dell’indizione di bandi di gara per la raccolta o la gestione dei rifiuti, sorrisi e strette di mano nelle circostanze ufficiali per ottenere maggiore accondiscendenza nel sistema dei controlli». «Alla fine di questa storia − conclude provocatoriamente la nostra fonte − una delle domande che bisognerà porsi è quanti di questi fedeli amici continueranno a stimare la Lombardi Ecologia e quanti invece diverranno acerrimi nemici. L’al-


tra domanda è se questi amici sono riusciti ad avere una buona digestione...».

LA PROTESTA DI CONVERSANO

“LA POLITICA ESPANSIONISTICA” Tornando al nostro racconto, il 1987 si aprì con la politica espansionistica della Lombardi Ecologia: assestato ciò che aveva “occupato”, iniziò a dilatare i propri confini. Dunque, migliorata la viabilità per i camion e perimetrata la discarica in esercizio con cancelli e mura di cinta, i fratelli Lombardi acquistarono i primi terreni limitrofi alla cava. Due sono le modalità che finalizzerebbero queste acquisizioni. La prima: «I contadini, stanchi per l’arrivo dei tanti camion che rendevano quasi impossibile lavorare i propri campi, si convinsero a vendere e, sfruttando il grande interesse dei Lombardi, fecero lievitare il prezzo». La seconda fu una piccola speculazione: «Chi aveva un po’ di soldi da parte li investì acquistando a poco prezzo un terreno in quella zona, per poi rivenderlo al doppio agli stessi Lombardi. Come si vede, la conca d’oro non smentiva la sua “fertilità”, anche in questo nuovo affare». «I Lombardi − aggiunge la nostra fonte − erano ben lieti di comprare a prezzi che ad altri sembravano un affare. In realtà gli unici ad avere un guadagno certo e duraturo erano proprio loro: sapevano bene che ogni centimetro di quella terra poteva essere scavato, trasformato in una succursale della discarica e garantire profitti altissimi. Fu così che si gettarono le basi per trasformare il nostro paese nella grande pattumiera d’Italia».

I RIFIUTI DAL NORD ITALIA A cavallo tra il 1986 e il 1987 venne fondata la Cooperativa Aurora, gestita da tale Giuseppe Settanni che negoziò l’arrivo dei rifiuti dal nord Italia a Conversano. Come è noto, nel 1986 chiuse l’inceneritore di San Donnino (FI) per il certificato potere inquinante (esalazioni di diossina e contaminazione permanente dei terreni della zona). Il sistema toscano dei rifiuti entrava in crisi ma la soluzione sarebbe già confezionata da qualche tempo: C.da Martucci. I dati ufficiali parleranno di conferimenti durati dall’aprile al dicembre del 1988 per un totale di 150mila tonnellate. La nostra fonte, viceversa, sostiene che «tutto iniziò verso la fine del

Tutto sembrava andare per il meglio. Nessuno, meno che mai i fratelli Lombardi, si aspettava che un sindacalista, Vincenzo Bolognino, trovasse coraggio e risorse per mettere in discussione il degrado in cui era caduta quella porzione di territorio, animando una protesta che, in maniera quasi accidentale, avrebbe dato inizio alla presa di coscienza civile. Nel 1990, infatti, gli agricoltori erano in stato di agitazione per il lungo periodo di siccità che stava mettendo a rischio il raccolto. Di ritorno da una manifestazione svoltasi a Bari si trovarono a passare proprio da C.da Martucci e notarono dei cannoni posizionati all’interno della discarica. Il primo pensiero fu che venissero utilizzati inibire le piogge sparando razzi antigrandine; in seguito si prese atto che si trattava di irroratori di sostanze utili ad attenuare le esalazioni dei rifiuti.

Sbagliata la mira ma giusta l’intuizione. In quella conca, guardata colpevolmente (o ingenuamente) dalla distanza di due palmi. Finalmente Conversano ritrovava il proprio orgoglio. Rifiutava di ipotecare il futuro dei suoi figli e decideva di “Un sistema tentacolare di protestare ad reciproci favori...” oltranza, allestendo anche 1987 e proseguì ininterrottamente un presidio permanente, onde evitafino al 1990, con una media di 50 re che qualche camion si introducestir al giorno (provenienti da Firen- se nottetempo. ze e da parecchi comuni del nord Italia) che scaricheranno un quan- L’8 novembre 1990, proprio gratitativo complessivo di circa 1mi- zie a questa mobilitazione − che lione e mezzo di tonnellate». si estese rapidamente a quasi tutta In aggiunta, nel giugno 1989, C.da la cittadinanza − l’allora sindaco Martucci fu “costretta” ad ospitare Luigi Fanelli emise l’ordinanza di anche il conferimento autorizzato di chiusura della discarica Lombardi, circa 800 quintali di rifiuti ospedalieri. anche perché, dagli accertamenti 7


C.da Martucci, tendone di uva sequestrato dalla Procura di Bari, 2012

circonda. Gli operai furono incaricati di scavare i terreni acquistati per allargare la capacità della discarica In netto ritardo rispetto all’attenzio- e tutto il materiale rinvenuto venne ne che si sarebbe dovuta porre, ini- utilizzato per sollevare la strada ziarono i sopralluoghi e le perizie che va dall’entrata della discarica tecniche. Il quadro fu subito allar- fino a viale Ceciracci. Strada che mante: in due aree non autorizzate inizialmente era in discesa, essenerano stati sversati rifiuti. Nella pri- do quell’area una ‘conca’, e che È bene ricordare che, solo per aver ma, a ridosso del primo lotto, i rifiuti invece ora è diventata un rettilineo. C’è, però, organizzato qualche zona una serie di scioperi e occupa- “Il percolato ristagnava in varie aree e della campagna vicina che zioni, Vincenzo non veniva avviato a depurazione” testimonia anBolognino fu accora il livello cusato di diffadi pendenza mazione e complotto ordito a danni della Lombardi erano stati abbancati raggiungendo originario. Se si volesse avere un riEcologia. Ed è altrettanto importante una sopraelevazione di circa sei scontro, basterebbe scavare accanricordare che, lo scorso 14 giugno, metri rispetto al piano campagna. to al muro di cinta e ci si renderebbe La seconda area, realizzata gros- conto che questo muro continua per somodo in corrispondenza dell’at- una profondità di circa tre metri». tuale terzo lotto, accoglieva circa 200mila metri cubi di spazzatura. Nel febbraio 1994, l’insieme delle Le irregolarità non finivano qui: sem- rilevazioni operate dai tecnici comupre nella relazione stilata dai tecnici nali fornì alla Pretura di Rutigliano comunali si legge che le pareti della materiale sufficiente per condannadiscarica non erano state mai imper- re Paolo Lombardi per gestione irremeabilizzate con la conseguenza golare della discarica. che il percolato ristagnava in varie C.da Martucci aree e non veniva avviato a depura- «Lombardi patteggiò e se la cavò Fuga di biogas prodotto da rifiuti zione, bensì sparso sulla superficie pagando una irrisoria sanzione di Anni ‘90 della discarica stessa. 5 milioni di lire – dichiara la nostra Bolognino è stato definitivamente fonte – e nel 1990 il conto dei rifiuti assolto da ogni capo di imputazio- Venne inoltre accertato che la strafiniti in discarica arrivò a circa 2mine: il giudice ha ritenuto che tutte gli da comunale limitrofa − già in parte lioni e 700 mila tonnellate». atti di protesta “fossero correlati a fagocitata dalla spazzatura − era manifestazioni della libertà di pen- stata sollevata per un tratto di 400 siero su temi di attualità sociale e/o metri. «Questo − termina la nostra di immediato interesse pubblico”. fonte − serviva a dare l’impressione che la discarica fosse sempre sotto il piano campagna e quindi utilizzabile all’infinito. Se non puoi abbassare la discarica, alzi tutto ciò che la dell’Ufficio Tecnico, i quattro ettari autorizzati erano ampiamente esauriti. La decisione del primo cittadino fu avvalorata dal TAR Puglia (sentenze del 21 novembre e del 6 marzo 1991) e dal Consiglio di Stato, che respinsero i ricorsi presentati dai gestori.

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UNA DISCARICA “FUORI CONTROLLO”


Le minacce per far tacere “chi sapeva troppo” profondo, si inseriscono tre pompe sommerse: due scaricano il percolato direttamente sui campi coltivati, la terza pompa collega il lago con il pozzo. Questo pozzo, a sua volta, comunica con la cisterna che, una volta riempitasi, invia il percolato ai due silos. Dai silos il liquido è spinto sui tendoni di uva limitrofi, utilizzando le tubature destinate all’irrigazione. Nel lago a sinistra, invece, sono sufficienti due pompe, e anche queste sversano il percolato direttamente sulle colture».

Manifestazione di protesta a Conversano Anni ‘90

Nonostante la protesta dell’intera città, nel 1994 venne concessa l’apertura provvisoria della discarica conversanese, gestita dalla Lombardi, per il periodo necessario alla sua sagomatura. Due anni dopo, quella cava fu riaperta definitivamente con la consumata motivazione dell’emergenza del “ciclo dei rifiuti”. Dal 1996 al marzo 2011, non ci sarà tregua per c.da Martucci: si passerà da 12 a 21 comuni autorizzati al conferimento e gli iniziali 145mila metri cubi (“quanti ne può contenere il terzo lotto settore D”, recitava l’ordinanza del governatore Fitto) si moltiplicheranno a dismisura, in virtù di gratuiti sopralzi e affrettate proroghe. Il problema più grande da affrontare quando si rimette mano alla cava Martucci è l’enorme quantità di percolato che si è accumulata nei tre anni di inattività, creando due laghi ai lati del lotto in esercizio. «Smaltirlo regolarmente − raccon-

ta la nostra fonte − sarebbe costato una fortuna. Molto più semplice trovare un’altra strada, economica e rapida: viene realizzato un sistema di pompe sommerse e tubature che aspira il percolato e lo sversa direttamente sui campi coltivati a ortaggi, sui tendoni di uva e sui ciliegeti limitrofi alla discarica. Frutta e verdura che cresce innaffiata dal liquido prodotto da tutte le tipologie di rifiuti finiti in quella conca e che − tolta la esigua porzione destinata agli “omaggi” per gli “amici” − viene immessa sul mercato con danni alla salute dei consumatori difficili da ipotizzare». Facciamo un passo indietro e proviamo a farci spiegare come funziona il “marchingegno idraulico”: «Innanzitutto − continua la nostra fonte − si acquistano cinque pompe sommerse, successivamente viene costruito un pozzo per la raccolta del percolato e si installano una cisterna e due silos. Nel lago a destra del lotto in esercizio, quello più

Nulla è lasciato al caso e c’è una rigorosa tabella di marcia da seguire secondo la nostra fonte: «La notte si svuotano i silos; il giorno un operaio gestisce le pompe, azionandole in base alle richieste di “acqua” che gli arrivano dai contadini. Braccianti dipendenti della Lombardi, quindi poco propensi a fare obiezioni sul liquido che innaffia i campi in cui lavorano». Inoltre, poiché alla prima pioggia i due laghi di percolato si riformano, «un’altro operaio è impiegato su una macchina aspiratrice che succhia il liquido dalla cava e lo sparge sui campi coltivati ad ortaggi di fronte all’attuale terzo lotto». «Sarebbe interessante − chiosa la nostra fonte − chiedere che fine faccia oggi il percolato che continua ad essere prodotto da quella discarica che ospita oltre 10 milioni di tonnellate di spazzatura. Si utilizza lo stesso metodo?». Questo “marchingegno” per disfarsi del percolato − e cosa veniva fuori dal tubo principale collegato al sistema di irrigazione di uno dei tendoni − venne filmato e custodito in una cassetta da cui sono estratte le foto che pubblichiamo nelle pagine che seguono. 9


postulato in un verbale della Guardia di Finanza e nei successivi accertamenti della Agenzia delle Entrate, cfr. Cass. R.G. n. 29772/08). Società che sarebbero restate in piedi il tempo sufficiente per consentire «illeciti profitti o agevolazioni fiscali» attraverso un «impianto contabile artatamente creato».

Foto 1 - Il marchingegno idraulico attraverso cui il percolato (misto ad acqua) veniva sversato sui campi coltivati

LA DENUNCIA AI POLITICI Nel 1996, alcuni politici furono informati di quello che stava accadendo in c.da Martucci, ricevendo la piena disponibilità ad acquisire una copia di quella cassetta. La cattiva gestione del percolato, come asserisce la nostra fonte, non sorprese i politici interpellati, giacché a loro alcuni contadini della “conca d’oro” avevano già portato tre bottigliette di percolato, raccolto dai tubi di irrigazione dei propri campi. Quei politici, dunque, avrebbero avuto la concreta possibilità di chiudere la partita con la Lombardi Ecologia − e con quella discarica fuori controllo − una volta per tutte, tutelando la salute dei propri concittadini. Anche perché, nel frattempo, la discarica era stata nuovamente fermata, essendo esaurita la proroga per la sua sagomatura. «Incurante della pericolosità della situazione − asserisce la nostra fonte − qualcuno dei politici interpellati decise di riferire tutto ciò che aveva ascoltato a persone vicine ai fratelli Lombardi. Questo tradimento − a cui poi si cercherà di rimediare coinvolgendo la legge − è destinato a cambiare per sempre la mia vita. Di-

Foto 2 − Il primo lago di percolato

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fatti, subito dopo la mia denuncia in Comune, non solo venni licenziato per aver “raccontato i fatti di casa nostra” ma, in concomitanza di una manifestazione pubblica per la chiusura della discarica, fui bloccato da due persone appartenenti ad un potente clan mafioso di Bari, con ramificazioni in tutta provincia, che, con metodi sbrigativi, mi portarono via e, raggiunto un posto isolato, mi intimarono di smettere di “infamare quella gente” e di consegnare tutto il materiale». IL PATTO CON LA MAFIA «I tre fratelli Lombardi − prosegue la nostra fonte − visionata per vie traverse la cassetta che riprendeva lo smaltimento del percolato, si consultarono con noto esponente della magistratura, che avrebbe suggerito di rivolgersi a qualcuno che potesse “sistemare” chi aveva girato quel filmato. A questo punto i Lombardi si misero in contatto con un attuale consigliere comunale di maggioranza di Conversano, un dirigente dell’azienda e un noto professionista». Quest’ultimo aveva dato già prova della sua “lealtà” curando gli affari di alcune cooperative costituite in forma di «cartiere» (come

Foto 3− Il secondo lago di percolato

«Oltre ad essere bravo nei conti − informa la nostra fonte − tale professionista aveva un lontano parente che si occupò di fissare un appuntamento con uno dei capi dell’organizzazione mafiosa barese. Per discutere il da farsi venne organizzata una cena e, tra una portata e l’altra, si strinse un accordo: il capoclan si impegnava a risolvere la situazione in cambio di una considerevole somma di denaro e di cinque assunzioni: due fittizie (la sua e quella di un suo amico) e tre reali (suo padre, suo fratello e suo cognato). Una di queste assunzioni dura tutt’oggi e verificare sarebbe estremamente semplice». Da quel momento, la cassetta che testimoniava che fine faceva il percolato prodotto dalla discarica sarebbe stato l’unico motivo per cui la nostra fonte è restata in vita. «Molte persone l’hanno cercata, compreso la Direzione Investigativa Antimafia che, nel 2004, grazie alle confessioni di uno degli affiliati al clan, venne a conoscenza di questo materiale ed eseguì una serie di perquisizioni e interrogatori nei confronti di esponenti del clan invischiato e di dirigenti della Lombardi». LA DIVISIONE DEGLI AFFARI Stringere un patto con la mafia, scomodare uno dei più grandi clan della criminalità organizzata barese, voleva dire implicitamente dover

Foto 4 − Alcuni dei tendoni di uva dove veniva smaltito il percolato


Foto 6-7-8 − Tubi di irrigazione dei campi e dei tendoni dai quali viene fuori il percolato (misto ad acqua) proveniente dalla discarica. I prodotti coltivati venivano in parte dati in omaggio ai vari amici e in parte venduti ai vari grossisti

Foto 6 Uno dei campi innaffiati con il percolato

Foto 9 - Tubo che dal lago di percolato raggiunge le campagne

dividere gli “affari” che si sarebbero fatti da quel momento in poi. Ad esempio il sotterramento di più di mille camion, come ci viene raccontato. I mille camion «Intorno al 2000, il già citato attuale consigliere comunale di Conversano avrebbe avuto l’occasione di scaricare oltre mille camion di rifiuti illegali provenienti da fuori regione. Ciò che gli serviva − spiega la nostra fonte − era un campo sufficientemente grande e un proprietario accondiscendente a cui offrire 250 mila lire per ogni carico. Dopo aver contattato un paio di persone, l’attuale consigliere riuscì a trovare la disponibilità di un costruttore locale. Nottetempo, una squadra preparò il terreno e i camion arrivarono indisturbati a destinazione, scomparendo nelle campagne conversanesi». «Tutto agevolato da chi di dovere che, per il “disturbo”, venne lautamente ricompensato con il primo di una lunga serie di versamenti in contanti». Il furto organizzato della nafta Lo stesso dirigente che avrebbe partecipato al “patto con la mafia” si sarebbe “specializzato”, successivamente, nel furto della nafta stipata in c.da Martucci, puntando sul fatto che nessuno si sarebbe accorto di qualche litro di carburante in meno in una discarica in perenne espansione, in cui i mezzi sono tanti e sempre a lavoro.

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Foto 10 - Tubo che viene utilizzato per irrigare il vigneto con percolato e acqua

«Il dirigente − ricostruisce la nostra fonte − una volta trovato il compratore (il gestore di un magazzino per la vendita all’ingrosso di carburante) per agire indisturbato si mise d’accordo con alcuni operai, tra cui suo cognato, e iniziò a sottrarre la nafta».

Foto 8 - Residui di percolato e acqua, fuoriusciti dai tubi

«Per coprire la giostra − aggiunge la nostra fonte − si alteravano le schede carburante, convincendo gli operai addetti ai mezzi ad attestare l’utilizzo di un quantitativo di nafta molto superiore a quello realmente consumato nella giornata lavorativa». «Ora che anche io ho fatto la mia parte, oltrepassando la linea di confine − conclude la nostra fonte − dovrò aspettarmi che professori e rampolli della famiglia Lombardi si rivolgano nuovamente ai “soci” della malavita barese e mi condannino alla stessa “strana fine” che altri hanno fatto?».

Questi furti, che si sarebbero intensificati quando iniziò la costruzione delle due vasche di soccorso annesse all’impianto complesso, sarebbero proseguiti senza intoppi finché la voce non sarebbe arrivata alle orecchie di Vincenzo Lombardi. «Il professore, saputo del raggiro, fece prelevare il dirigente e − dichiara la nostra fonte − ben lungi dal pensare di denunciarlo o punirlo, impose di organizzare il lavoro “in squadra”. Si sarebbe continuato a “rubare” e rivendere la nafta ma i quantitativi dovevano aumentare fino a una-due cisterne a settimana». A mero titolo esemplificativo, se il fabbisogno di carburante per il funzionamento dei mezzi era di cinque cisterne si sarebbe fatto risultare un consumo maggiore, ipotizziamo dieci cisterne. In questo modo si sarebbe potuto, da un lato, vendere la nafta non utilizzata realmente (le cinque cisterne); dall’altro detrarre fiscalmente tutto il carburante acquistato (le dieci cisterne), andando a palesare un danno per le casse dello Stato. 11


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Traffico dei Rifiuti "Storia della discarica dei veleni"