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Testata iscritta presso il Tribunale di Firenze il 12/3/2009, reg. n. 5707

Magazine Indipendente Gratuito #08 febbraio 2011

Firenze calling #08 - Febbraio 2011

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Ad Ernesto De Pascale Quando quasi 3 anni fa ci dissero che uno storico giornalista musicale di Controradio avrebbe appoggiato il nostro progetto editoriale ci sentimmo increduli ed onorati. Qualcuno “che conta” iniziava a prenderci in considerazione e ad aiutarci. È stato grazie a lui che RV è potuta diventare una testata registrata con un direttore responsabile. Michele Manzotti, grande amico di Ernesto. La notizia della sua dipartita, ad un giorno dalla messa in stampa, ci ha colti stupefatti come allora. Dedichiamo a quella splendida persona questo numero di RV che, triste coincidenza, parla proprio di musica fatta da giovani, uno dei temi a lui più cari. Grande critico musicale e abile talent scout, aiutava e supportava band o artisti emergenti e chi, come noi, parla di giovani musicisti. Grazie Ernesto, questo numero è per te. Di seguito pubblichiamo come Controradio ha voluto ricordarlo.

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#08 - Febbraio 2011

ERNESTO E' VOLATO VIA CON LA SUA MUSICA. Ernesto De Pascale è stato uno dei conduttori più autorevoli e apprezzati di Controradio. Per più di dieci anni - affiancato da validi collaboratori - ha condotto sulle nostre frequenze la trasmissione "Il Popolo del Blues". E' stato a lungo il motore e il presidente della giuria del Rock Contest, e più in generale ha portato a Controradio - e, nei primi anni del 2000 al nostro mensile Rosso Fiorentino - uno straordinario contributo di idee, proposte, iniziative. Come quando nel curriculum vitae si mettono in rilievo le cose più importanti e prestigiose, così per noi parlare di Ernesto, sottolineare il fatto che lui era uno dei nostri, è stato un punto di grande orgoglio. Ernesto ha girato il mondo, l'America del Rock, soprattutto. E' stato voce storica della radio Rai, ha collaborato con Renzo Arbore nella trasmissione DOC. Ha fatto il musicista ed ha iniziato nell'onda degli anni '80 fiorentini con gli Hypnodance. E - alla sua attività di giornalista musicale, di conduttore radiofonico, di musicista - ha presto affiancato l'attività di produttore indipendente, partecipando alla scoperta ed al successo di gruppi e di autori che vanno dagli Articolo 31 a Riccardo Ceres. Ernesto ovviamente faceva tutto questo e infinite altre cose ancora, tutte indirizzate a valorizzare la sua grande passione: la musica - non solo il Rock - ma tutta la musica. Di cui era straordinario e profondo conoscitore. Una sorta di enciclopedia musicale vivente, capace di mettere in imbarazzo - durante una discussione su una data di un disco o su di un aneddoto - i critici musicali più accreditati. Ernesto ci lascia improvvisamente, dopo aver avuto un ictus pesantissimo sabato scorso. Come tutte le scomparse improvvise e premature, la morte di Ernesto è per tutti noi di Controradio particolarmente dolorosa e difficile da accettare. Controradio è per questa grave perdita in lutto e partecipe al lutto della moglie Laura e di tutta la famiglia #08 - Febbraio 2011

In questo numero Attualità................................pg 4

La libertà è partecipazione di Seccafieno e Schoen Si prega di non disturbare la quiete pubblica di Lascialfari Azzonzo per la città Andreani Lunga vita al rock and roll di Guerri La sagra delle note di Di Marzo

Serie tv & film.....................pg10

L'impero del crimine di Andreani Misfits: the new black comedy di Seccafieno Un paese inutile, dicesi Hetalia di Toniolo Quadrophenia: viaggio nella cultura mod '70 di Manni e Tofani

Cultura.....................................pg14

Intervista a Graziano Cecchini Biciclette a tracolla di Morellato Guida per lettori volenterosi e aspiranti scittori di Pasquini

Il racconto...............................pg18 Il vecchio che scriveva rubriche d'amore di Lattanzi

Rubrica....................................pg21 Tutto quello che mi fa girare gli ingranaggi di Bastiano

Il Cruciverba.........................pg22 di Filiman

Direttore responsabile: Michele Manzotti Direttore esecutivo: Niccolò Seccafieno Responsabili organizzativi ed editoriali Mauro Andreani,, Giuseppe Di Marzo, Andrea Lattanzi, Michele Santella, Mattia Vegni Redattori e collaboratori: Giulio Schoen, Jacopo Aiazzi, Caterina Bianchini, Francesco Guerri, Stefano Lascialfari, Daniele Pasquini, Giuditta Poggi Bastiano, Lapo Manni, Chiara Morellato, Emanuele Capoano, Beatrice Toniolo, Fabio Ferri, Giovanni Macca, Viola Tofa Grafica e Impaginazione Michele Santella, Mattia Vegni Supporto web e broadcasting Francesco Guerri, Giovanni Così e-mail: redazione@riotvan.net Sito web: www.riotvan.net Stampato presso: Polistampa Tiratura: 3.000 copie in carta ecologica Numero finanziato dal Polo delle scienze sociali di Firenze Sono stati fatti tutti gli sforzi per segnalare e allocare correttamente i crediti fotografici. Ricordiamo che il diritto dell’immagine fotografica resta dell’autore.

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Attualità

Libertà è partecipazione

Attualità

tro storico è come marcare il territorio con il piscio. Fa schifo ed è da animali. "Lotta dura ai cretini come Jado", chiosa l'assessore. Ci sono writers invece che vanno giustamente tutelati, con l'assegnazione di spazi dove esprimere tutta l'arte di cui dispongono. É per questo che RV si sta attivando per un progetto volto a fornire spazi di questo tipo. In piazza Santissima annunziata potete tutt'ora ammirare 5 cassonetti trasformati in street art, frutto della collaborazione con la rivista FFF (Firenze Fast Forward) e presto ne seguiranno altri. Altro problema derivante dalla scarsa comunicazione è quello con i centri sociali. La giunta non sa quanti ce ne siano e cosa facciano. Questa giunta dichiara di essere rivoluzionaria, ed in parte ha ragione nel sostenerlo. Le buche sul manto stradale iniziano finalmente a scomparire; c'è un piano strutturale a volumi zero; parcheggi e rimozioni auto non sono più al servizio delle ditte private ed i lavori stradali sono finalmente eseguiti anche di notte. In virtù di questa rivoluzione annunciata, se necessitate un servizio, dei chiarimenti o semplicemente protestare per qualcosa, FATEVI SENTIRE. Sai mai che stavolta facciano sul serio...

Il voto non è l'unico momento in cui il cittadino "dice la sua". É certo il gesto più immediato e simbolicamente più importante, ma non quello più efficace. Spendere il proprio tempo libero per cercare di cambiare le cose, interagendo con le istituzioni locali, è senz'altro più utile. Se vuoi una cosa, go for it! Lo dice anche l'assessore comunale alle politiche giovanili Cristina Giachi, con cui abbiamo fatto una chiaccherata.

Con la nascita di RV productions e con le prime collaborazioni con l'amministrazione locale, RV ha deciso di passare all'azione. Stiamo pensando e stilando alcuni progetti da sottoporre alla giunta comunale, primo tra tutti quello riguardante la creazione di aree d'aggregazione dove fare skating, writing, ecc. Per questo e per svolgere il nostro scopo, ovvero informare, siamo andati a fare una chiaccherata con l'assessore per le politiche giovanili, Cristina Giachi. Già che c'eravamo, gli abbiamo chiesto se aveva una sede per Riot Van e per le associazioni giovanili in generale. Ci risponde che per ora, per quanto riguarda il centro storico, è attiva la Casa della Creatività che fornisce spazi per riunioni a rotazione. Per una sede fissa (ovviamente a pagamento) invece dovremo aspettare: come conseguenza della riforma del decentramento, il Comune sta effettuando un censimento dei locali giovanili precedentemente di competenza dei quartieri. Causa anche i problemi di comunicazione tra quartieri e Comune, ci sono alcuni spazi inutilizzati e "perduti". Se siete a conoscenza di un locale sfitto che pensiate possa essere del comune, fatecelo sapere! «Firenze deve essere una città viva, come uno zoo, dove vai a vedere cose attive e in movimento, non il museo del fagiano imbalsamato!» Con queste parole ci indica come la città sia percepita nel resto del mondo, una vetrina con chicche artistiche di vario tipo, un bijoux

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da osservare. Una città bellissima ed unica nel suo genere... per chi la visita. Per chi la vive però, il discorso cambia, soprattutto se sei uno studente. L'assessore sa che i servizi di trasporto pubblico devono essere implementati, perché lo studente medio, specialmente se fuori sede, ha come unico mezzo la bicicletta ed i mezzi pubblici. La priorità della giunta è infatti di iniziare al più presto i cantieri delle linee 2 e 3 della tramvia. Serve un cambiamento di mentalità da parte dei fiorentini perché, dalle proiezioni effettuate dal comune, durante i lavori (a cui vanno aggiunti quelli già iniziati per la TAV) la città sarà vicina al collasso viabile. L'amministrazione dovrà comunicare con i suoi cittadini, e far capire che durante un periodo di crisi della mobilità, "un'auto a testa" non può più funzionare. Ma sarà dura, spiega l'assessore, perché il Comune ha un deficit comunicativo: nonostante il sindaco Renzi sia spesso criticato da una parte della sinistra per il suo stile comunicativo definito "berlusconiano", la giunta non riesce a far conoscere le sue iniziative ed i suoi servizi ai fiorentini. L'iniziativa dei 100 luoghi ad esempio, per quanto riuscita, era sconosciuta ai più. Ed è proprio questa mancanza di scambio di informazioni bidirezionale, tra cittadini ed istituzioni, che va colmata. L'assessore riafferma il Portale Giovani (portalegiovani.comune.fi.it) e l'iniziativa correlata Rete aperta, dove tutti possono dire la propria al Comune. Dai nostri colloqui, sia con la Gia-

chi che con Giampiero Gallo, consigliere speciale per la mobilità ciclabile (o dolce, come a lui piace definirla) si capisce che il primo passo spetta al cittadino, che deve farsi sentire dall'amministrazione: chiedere, anzi esigere spazi verdi, più piste ciclabili, luoghi di aggregazione e quant'altro. É attivo lo 055055 per tutte le segnalazioni e gli altri contatti li trovate nel box apposito. Un altro problema, dove una buona comunicazione porterebbe più facilmente alla soluzione, è quello dei writers, o meglio, dell'imbrattamento massiccio di muri da parte di alcuni presunti graffitari. Presunti in quanto scrivere il proprio nomignolo sui muri del cen#08 - Febbraio 2011

•Matteo Renzi - sindaco@comune.fi.it •Vicesindaco e Sviluppo economico - Dario Nardella - vicesindaco@comune.fi.it •Cultura e contemporaneità: Giuliano Da Empoli - asscult@comune.fi.it •Università e ricerca, Politiche giovanili: Cristina Giachi - ass.uni-giovani@comune.fi.it •Mobilità, manutenzioni e decoro: Massimo Mattei -

Niccolò Seccafieno Giulio Schoen

Grafica Riot Van

RV incontra Cristina Giachi all'evento DimmeloTU, foto di Michele Monasta

Rv continua ad occuparsi di mobilità. Nel #5 avevamo intervistato l'assessore alla mobilità e decoro Massimo Mattei: ci eravamo congedati dal suo ufficio con la promessa che avrebbe reso più trasparente l'accesso alla Ztl, mettendo semafori ai varchi e rendendo più chiare le modalità di accesso. A distanza di quasi un anno, i semafori sono stati finalmente messi. Peccato che, nonostante le nostre raccomandazioni e le sue rassicurazioni, i semafori di piazza d'Azeglio e via Cavour sono inutili, anche se vedi che è rosso non puoi tornare indietro. Anche delle ciclostazioni non v'è traccia. Abbiamo provato a contattare l'assessore per chiarimenti, ma dalla fine di novembre ad oggi, non ci ha ancora risposto. Ci piace invece che la giunta abbia designato un consigliere speciale per la mobilità ciclabile,Giampiero Gallo, che abbiamo ospitato adurante il consueto ApeRiot insieme ad una delegazione di Firenzeinbici.net. Ci ha confidato di voler finalmente collegare tutti i tratti disgiunti delle piste ciclabili, di star lottando per ottenere una sorta di manutenzione delle stesse, di voler far partire il bike sharing e di aumentare notevolmente l'offerta di rastrelliere sul territorio. Egli però, in quanto consigliere speciale, non ha poteri esecutivi. Dovrebbe coordinare l'aspetto della mobilità dolce con Mattei, il quale sembra osteggiato dagli automobilisti. Per dargli più margine d'azione, scrivi al sindaco: Voglio poter andare in bici a modo!

Foto dal sito dimmelotu.it

Dolce mobilità

Contatti utili www.comune.fi.it

DAMIEN HIRST FOR the LOVE of GOD 2007 Palazzo Vecchio ospita, fino al primo di maggio, un gioiello atipico: l'opera sicuramente più provocatoria di Damien Hirst, artista inglese noto soprattutto per la serie “Natural History”, dove presentava animali in teche piene di formaldeide. Nello studiolo di Francesco I splende un calco di platino di un teschio umano, in scala reale, tempestato di 8.601 diamanti puri. Su questi capeggia il più grande e glorioso, “la stella del teschio”, diadema rosa posto sulla fronte del cranio. L'opera è esposta al buio ed il piccolo riflettore, assieme a due specchietti sapientemente posizionati, infonde a questa tracotanza artistica un bagliore quasi magico, che cattura ogni pensiero nella stanzetta buia. La guardia di sicurezza è un po' agitata, ripete sempre di non fare foto e di stare lontani dalla teca. É comprensibile, visto che il valore stimato del cranio più duro della storia è di 55 milioni di €. Produrlo invece è costato “solo” 16. La nostra città è la terza, dopo Londra e Amsterdam, ad ospitare l'amletica opera.

For the Love of God, Damien Hirst #08 - Febbraio 2011

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Attualità Attualità

Attualità

Ditecelo VOI

«Si prega di non disturbare la quiete cittadina»

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Overcome Crew, foto di Michele Monasta

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v is ta

Foto di M. Ammannati e C. Andolcetti

Foto dal sito dimmelotu.it

Quasi il 10% in più dell'anno scorso. Parliamoci chiaro: in questa città sono loro che dettano le regole. Perché sono gli unici a dare una fonte di reddito sicura nel tempo. Mica i Fiorentini. Anche perché i Fiorentini, da Firenze, preferiscono andarsene. Qualcuno ha calcolato che negli ultimi 30 anni se ne siano andati circa 80.000 abitanti. Da 450.000 a meno di 370.000. Se questo è quanto, se sono i turisti che mandano avanti la baracca, allora è giusto offrire loro il massimo, no? É giusto soddisfare le loro più alte aspettative nei confronti di una città conosciuta ovunque per il suo patrimonio artistico. È giusto proteggerlo ad ogni costo, preservarlo dall'azione del tempo. Preservarlo dalla gente. È giusto anche chiudere i locali ad orari da coprifuoco e staccare la musica alle 11, per evitare che la gente si sbronzi e vada a giro fino a tardi a fare casino, a sporcare e a pisciare sui portoni. Non fa una piega. Se non fosse che qualcuno a Firenze si ostina ad abitarci. Come gli oltre 70.000 studenti che annualmente popolano le università del nostro comune. Giovani in piena maturazione intellettuale. Gente che avrebbe bisogno di esprimere le proprie pulsioni artistiche. Ma cosa vuoi esprimere se a Firenze i giovani sono visti come locuste, che bivaccano, bevono e imbrattano. Al pari degli immigrati, i giovani sono presi in considerazione soltanto quanto rompono le balle alla quiete cittadina. E allora che si fa? Facciamo guerra alle amministrazioni? È possibile instaurare un dialogo di tanto in tanto per cercare di capire se sia possibile raggiungere un accordo? Prendiamo Dimmelotu. Evento organizzato dall'associazione Azzonzo, in collaborazione con l'assessorato delle politiche giovanili di Firenze. Un evento falcidiato

Foto dal sito dimmelotu.it

Serata DimmeloTu, foto di Michele Monasta

Attualità

Angeli per le vie del centro, coppie che si esibivano in appassionati tanghi dentro la stazione di Santa Maria Novella, concerti di rock agricolo davanti all'entrata della mensa universitaria di Novoli. Erano solo alcune delle incursioni urbane avvenute durante la settimana D! - DimmeloTu, il progetto di Azzonzo patrocinato e promosso dal Comune di Firenze e dalla Regione Toscana. Dopo aver seguito con estremo interesse gli eventi di quella settimana, abbiamo chiesto a Daniele Bacci e Michele Monasta, entrambi membri di Azzonzo, di aiutarci a capire meglio il significato e gli obiettivi dell'evento D!

Secondo le statistiche dell'EPT (Enti per la Promozione Turistica), tra Gennaio e Settembre 2010 negli alberghi Fiorentini hanno alloggiato circa 9 milioni di turisti.

dalla pioggia, ma l'idea non era male: una serie di eventi partecipativi, incursioni, manifestazioni sparse per la città, nelle piazze, nelle vie, negli spazi pubblici. Il concetto era semplice: le amministrazioni non si fidano dei ragazzi, soprattutto quando sono tanti, quando si riuniscono per fare qualcosa insieme. L'assessore Cristina Giachi ha spiegato di come volessero utilizzare Santa Croce per uno di questi eventi. Una richiesta legittima, dato che Santa Croce è una delle piazze più belle e più frequentate dai Istallazione NoDump, foto di M. Ammannati e C. Andolcetti ragazzi Fiorentini. Macché, gli abitanti non ne vogliono sentire. Hanno paura di svegliarsi la mattina in una distesa di vomito e bottiglie rotte. D'altro canto i giovani non si degenerate, materialiste e prive di valori. Ma fidano delle amministrazioni, accusate di pen- che diavolo! C'è gente che raccoglie la roba sare soltanto ai propri affari. Dimmelotu vole- che voi buttate via, e ci costruisce delle spettava essere un terreno di confronto per tentare colari opere d'arte. A S.S. Annunziata c'era un di riallacciare questa fiducia reciproca. Come drago che nuotava nell'asfalto! (vedi RV#6) È quando babbo e mamma vanno in vacanza, che i ragazzi sono fatti così, fanno le loro cose, lasciando solo in casa il figlioletto ormai gran- e le fanno in silenzio, senza spiegare. Magari de. Il risultato è stata una manifestazione di qualcuno si è pure spaventato quando quelli grandi doti artistiche, maturità e voglia di spe- della Overcome Crew gli sono sfrecciati accanrimentare. Un'edizione “zero”, che dovrebbe to facendo parkour, saltando muri e panchine. diventare un appuntamento ricorrente per In tanti, infine, si saranno radunati sotto i pordare un contenitore alle esuberanze artisti- tici di Piazza SS Annunziata, guardando con che dei ragazzi e mostrare ai grandi uno spic- curiosità quella folla di corpi fradici del Teatro chio delle nuove generazioni. Idee semplici Urbano Fiorentino, mentre mettevano in scema con un significato ben preciso. Allestire na, sotto la pioggia, una delle loro performandegli spazi appositi per i writers, ad esempio, ce teatrali. Nessun danno e nessun disturbo per dar loro la possibilità di non danneggiare rilevante ai cittadini è stato registrato durante i muri del centro storico, esprimendosi in luo- la manifestazione. Abbiamo passato l'esame. ghi appositi. Vogliamo parlare dei No Dump? Ora non rompete Non si sa perché, ma nell'immaginario colletStefano Lascialfari tivo le ultime generazioni sono sempre le più

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Azzonzo è un progetto finanziato dalla regione (assessorato politiche giovanili) il cui scopo è la riscoperta degli spazi comuni come luoghi di incontro e condivisione. Cerca di metter in rete quelle persone, quei giovani, che lavorano per migliorare la qualità della vita in città.

Cena Bianca, foto di Michele Monasta

La settimana di D! è stata in primis una settimana originale, lo si vedeva negli sguardi incuriositi delle persone che, magari per caso, sono incappate in qualcuna delle incursioni. Il Dimmelo Tu, pur coinvolgendo le istituzioni, non sembrava un evento istituzionale. Allora cosa era? «Diciamo che è stato un esperimento ben riuscito. Per un ragazzo partecipare ad un evento che sente suo è ben differente che prendere parte alla solita festa-convention. L'amministrazione era ospite e promotrice, ma Il progetto, l'idea, aveva bisogno di essere giudicato dalle persone in base al suo effettivo potenziale e non perché dietro ci fosse il comune o la regione. Loro hanno dimostrato di saper adottare un nuovo modo di procedere e di realizzare le cose: un'organizzazione elastica e capace di adattarsi alle richieste dei più disparati permessi. Insieme all'amministrazione abbiamo cercato di creare un modus operandi che sia esportabile anche in città con problemi differenti.» All'interno del progetto Filigrane il filo conduttore delle varie iniziative è stato il tema della convivenza. Anche DimmeloTu vuole in qualche modo portare avanti questa discussione? « Dimmelo Tu è voluto essere un momento di richiamo e di riflessione per la cittadinanza. Innanzitutto sul tema dell'immigrazione, centrale quando si parla di convivenze. Il princi#08 - Febbraio 2011

pio è quello della collaborazione: insieme ad altre associazioni che si occupano di migranti, ognuna con la propria specificità, cerchiamo di realizzare una riflessione sul rapporto tra città ed immigrazione, sulle problematiche giovanili e la percezione della diversità. Non si può pensare di organizzare delle cose solo per immigrati: al contrario, vogliamo realizzare progetti per la città, tenendo conto anche della loro presenza e delle loro necessità, come la lezione di lingua senegalese in via Martelli. Volevamo mostrare che valutare le iniziative solo sul versante della sicurezza e del decoro urbano, è negativo. Firenze è una città particolare, dato il suo patrimonio artistico, e possiede una stretta regolamentazione degli spazi. Servirebbe una specie di mappatura della città dove siano indicate le zone più disponibili. Per riuscirci è importante ascoltare quelle persone che nel centro ci abitano, per evitare difficoltà e disagi. Sarà dura continuare a realizzare tutte le iniziative in piazza Santa Croce.» E in che modo possono inserirsi i giovani all'interno di questa discussione sulla convivenza cittadina? Il rapporto con i giovani e con i loro spazi e modi di espressione fa sempre parte dell'ambito della convivenza cittadina. Prendiamo la musica: tutto questo ha dato vita all'esperienza di Scena Muta, che da poco è anche diventata associazione culturale (vedi RV #6). Gio-

vani musicisti che si adoperano per creare le occasioni generali per suonare dal vivo dialogando con l'amministrazione e condividendo un modo di pensare e di lavorare. Il concerto del 16 ottobre 2010 in piazza Santissima Annunziata, era l'espressione di questo principio di collaborazione e contaminazione: ensemble composti dai componenti di più di trenta

Corto Mobile, foto di Michele Monasta

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Attualità

Attualità

LUNGA VITA AL ROCK'N'ROLL Foto dal sito rockcontest.it

The Street Clerks si aggiudicano il RockContest 2011

Overcome crew, foto di Michele Monasta

Angeli alla stazione, foto di Maddalena Ammannati

attività, queste stesse realtà hanno compreso l'importanza di farlo seguendo delle regole. Il riconoscimento e il rispetto devono essere reciproci: amministrazione da una parte e realtà urbane dall'altra. Per proseguire il cammino intrapreso, quali sono le prossime tappe, i prossimi step da seguire? In programma abbiamo la realizzazione di un DimmeloTu 2, per il quale ci stiamo impegnando. Nel frattempo continuiamo gli incontri con l'amministrazione per portare avanti il progetto e la discussione. Poi c'è un invito da parte nostra a tutte quelle realtà che abbiamo coinvolto a continuare a partecipare con lo stesso spirito e a quelle che pensano di poter condividere princìpi e modo di lavorare, di farsi avanti spontaneamente. Basterà mettersi in contatto via mail con Azzonzo, Venti Lucenti o con La Scena Muta. Ci aspetta un'altra settimana di incursioni urbane a a sorpresa? Magari il D!2 si articolerà in maniera più flu-

ida, dando meno peso all'evento finale, o magari in una maniera ancora diversa. L'importante è che una volta detto “Pronti? Via” la gente si dia da fare, sapendo di lavorare secondo certi principi per ottenere certi risultati. Durante quella settimana la città dimostrerà di essere viva, dando la possibilità di far vedere a tutti come alcune realtà riescano a vivere in un certo modo la città. Sogniamo di organizzare un iniziativa per la quale non ci sia neanche bisogno di preparare un manifesto. Il bello del primo DimmeloTU è stato vedere come la settimana di eventi sia stata anche autopromozionale: la comunicazione, la pubblicità, l'hanno fatta i ragazzi con le loro performance. Allora continuiamo a tenere gli occhi aperti, e magari, raccogliamo qualche idea. A presto. Credo che avremo modo di incontrarci di nuovo Mauro Andreani

Foto dal sito dimmelotu.it

gruppi. La collaborazione pratica e concreta è spesso molto più efficace di mille assemblee. La nostra idea è di mettere in grado i giovani coinvolti di portare avanti questo progetto in modo autonomo e indipendente. Quando si provano a risolvere i problemi legati alla convivenza, è necessario che si instauri un dialogo costruttivo con i soggetti istituzionali di riferimento, altrimenti si rischia di girare a vuoto. Siete riusciti ad ottenere questo tipo di risposta dall'amministrazione? Durante l'evento l'assessore si è resa disponibile ad ascoltare bisogni e necessità delle persone indirizzandole verso le istituzioni più opportune, con l'obbiettivo di mettere sul tavolo altri bisogni e necessità urbane ed ampliare ancora questo processo. Se da parte dell'amministrazione c'è stato il riconoscimento dell'esistenza di alcune realtà, capaci di operare sul territorio in un certo modo e che necessitano di più spazi rendendosi conto del tipo di valore sociale della loro

Anche quest'anno abbiamo seguito molto da vicino il Rock Contest, competizione tra gruppi emergenti provenienti da tutta Italia. Ne sono usciti vincitori gli Street Clerks, band fiorentina con il loro rock'n'roll semi-acustico. Li abbiamo incontrati subito dopo la vittoria. Partendo da questa esperienza, è andata nel migliore dei modi, ve lo aspettavate? Ci stavamo per mettere a piangere sul palco appena ci hanno detto che avevamo vinto, è una bella esperienza, importante per il nostro futuro. Abbiamo una storia di tre anni di cover a giro per i locali fiorentini, è solo da quattro mesi che ci siamo messi a scrivere pezzi nostri. Sinceramente, di vincere non ce lo apettavamo. Vorremo sottolineare che questa esperienza è stata soprattutto molto positiva per i momenti di condivisione e di aggregazione con altri gruppi della scena emergente nazionale. Quali sono i vostri progetti futuri, visto che come premio per il primo posto c'è anche una seduta di registrazione, ci possiamo aspettare il vostro primo album? Si proveremo a buttare giù qualche altro pezzo nostro, ne scriveremo di nuovi e di vario genere. Anche l'esperienza cover non è tutta da buttare. Abbiamo sempre cercato di non copiare del tutto ma invece di reinterpretare i pezzi che volevamo suonare a modo nostro.

Musica

L’ in t er

v is ta

Una cosa che abbiamo notato è la risposta del pubblico, soprattutto per quanto riguarda le sonorità blues che riescono sempre a muovere le persone. Cosa ne pensate, quale genere privilegiate? Non crediamo sia un caso. Siamo abituati a fare serate Street Clerks vincitori del RockContest 2011, foto RiotVan dove la gente viene ad ascoltarci per divertirsi e scatenarsi. Dopo una prima fase in cali che siano più sensibili alla scena musicacui avevamo cominciato a fare pezzi più in- le fiorentina. Per questo, pensate che eventi trospettivi e più lenti, abbiamo deciso anche come il Dimmelo TU, al quale avete parteciper il Rock Contest di far vedere il nostro lato pato, o progetti come La Scena Muta possapiù danzerecchio Da tre anni abbiamo toccato no servire per migliorare le cose? molti generi, adesso dopo una selezione natu- A Firenze c'è molta vita. Tanti ragazzi fanno rale quello che proponiamo è questo, cioè un musica e la suonano con metodo. La sostanza genere che a quanto pare fa anche divertire e c'è, è solo che è molto difficile poterla espriballare. Pensiamo che comunque il Boogie, il mere. Servirebbe un giro di locali dove si valoRock'n'Roll, il Blues e questo tipo di ritmiche le rizzino i gruppi emergenti. Il progetto di Scena ballavano negli anni 50, nel 2010 le balliamo e Muta ha il grande merito che pur partendo molto dal basso riesce a far conoscere i gruppi fra mille anni sarà ancora così. Pensate in futuro di provare a scrivere qual- di qualità che pezzo in italiano? Francesco Guerri In realtà c'è di già: lo abbiamo buttato giù ma ancora non lo abbiamo proposto. il video della serata su www.riotvan.net Tra i gruppi emergenti di Firenze è molto sentito il bisogno di posti dove suonare, lo-

La sagra delle note Una grande abbuffata musicale

Corto Mobile, foto di Maddalena Ammannati

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Una vera e propria sagra, quella della Scena Muta, dove le portate sono ta che i membri delle varie band si sono rimescolati tra di loro andando a state a base di note, strumenti e voci, dall'antipasto al primo il ritmo è sta- formare nuovi collettivi che, in un misto di improvvisazioni e partiture stuto un crescendo continuo, ovviamente tutto accompagnato da dell'ottimo diate, hanno intrattenuto il numeroso pubblico per più di tre ore. Accurata e originale anche la scelta dei brani: le canzoni erano quelle delle vino, come in ogni sagra che si rispetti. Tutto offerto dalla Scena Muta ovviamente, un progetto interessante band stesse, ma sono state reinterpretate in maniera nuova e intelligente quanto ambizioso, iniziato poco piu di un anno fa ma che si è diffuso a apposta per la serata. Dal rock al reggae, dal folk al valzer, passando per il coro della scena muta che ha cantamacchia d'olio raccogliendo numerose to pezzi del tutto insoliti per un coro, band fiorentine (vedi RV #6). Lo scorso 5 febbraio la Scena Muta ha come Ring of fire di Johnny Cash o compiuto un passo importante costiBarbara ann dei Beach Boys. tuendosi come associazione culturaUn evento ben riuscito e ben organizle. Ovviamente i membri fondatori zato, una ventata di novità e di buona hanno voluto festeggiare nel migliore musica in una città che sta venendo dei modi, organizzando quest'insolita fuori da un periodo di stallo, durato sagra: più di 120 artisti tra cantanti, forse anche troppo. Questo soprattutpercussionisti, bassisti, chitarristi e coto grazie a dei ragazzi che organizzano risti delle varie band, si sono alternati eventi come questo e ad associazioni sul palco dell'Ex3, offrendo al pubblico che si muovono sul territorio per miuno spettacolo piacevole, rilassato, fatgliorare le cose Prima Sagra della Scena Muta, foto di Michele Monasta to di buona musica. Un'altra particolarità dell'evento è staGiuseppe Di Marzo #08 - Febbraio 2011

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Cinema&TV Musica

Cinema&TV

Seduce o delude

Senza dubbio la fine della seconda ed ultima serie di "Romanzo Criminale" ha lasciato un vuoto nei cuori e nelle fredde serate casalinghe di molti. L'alternativa per iniziare al meglio il nuovo anno è targata HBO e continua sul filone gangster. Il 14 gennaio è iniziata la messa in onda dell'attesissima Boardwalk Empire, prodotta da Martin Scorsese e Mark Wahlberg e ideata da Terence Winter, già sceneggiatore de I Soprano. La serie, presentata in anteprima al Festival del Cinema di Roma a settembre, racconta la storia Enoch "Nucky" Thompson, controverso governatore di Atlantic City nell'epoca proibizionista, interpretato da un sempre incredibile Steve Buscemi, in una delle sue rare apparizioni da protagonista. Il filo narrativo è incentrato quindi sulle vicende criminali del periodo, che coinvolgono politici, gangster, poliziotti corrotti, faccendieri e contrabbandieri di alcolici.

Grafica Riot Van

Impero criminale

Una storia vera

Anche Boardwalk Empire trae ispirazione da un omonimo saggio, scritto da Nelsen Johnson e basato sulla vera vita del governatore di Atlantic Enoch J. Johnson. Repubblicano con un passato da vice-sceriffo, "Nucky" controllava e gestiva quelle attività criminali che portarono Atlantic City ad essere una delle capitali americane del vizio durante gli anni del proibizionismo: gioco d'azzardo, prostituzione e ovviamente, contrabbando di alcolici. Personaggio quantomeno singolare, donnaiolo e grand viveur, Johnson era particolarmente benvoluto presso i ceti popolari per via della sua generosità: elargiva dollari a chiunque riuscisse ad avvicinarglisi abbastanza per potergliene chiedere e presenziava a tutti i funerali della città, dando in prestito la propria limousine da 14.000 dollari alle famiglie disagiate, perché potessero recarsi al cimitero "con stile". Amico, oltre che collega di Al Capone e Lucky Luciano, fu l'organizzatore del primo summit nazionale della mafia americana, che portò alla nascita del "Seven Group", una specie di sindacato criminale. Amante delle feste e delle showgirl, il suo segno di riconoscimento era il garofano rosso nel taschino, che si premurava di cambiare ogni santo giorno. Il suo interesse per una giovane starlette del Silver Slipper Saloon, scatenò l'ira di William Randolph Hearst, magnate dell'informazione. Oltre ad una feroce campagna di stampa contro di lui, Hearst portò i loschi traffici di Johnson all'attenzione del FBI e dell'allora presidente Franklyn Roosvelt. Dopo anni di potere e bagordi, la sua carriera politico-criminale venne interrotta dall'arresto per frode fiscale, proprio come successe all'amico Capone.

Misfits, the new black comedy

Grafica Riot Van

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A metà febbraio si è conclusa la prima visione italiana della serie, dodici episodi andati in onda su Sky. La HBO già dopo la messa in onda del primo episodio ha annunciato la produzione di una seconda serie, che probabilmente verrà trasmessa a settembre in America.

Mauro Andreani

Scroto, fichetta pelosa, coglione. Questo il linguaggio ricorrente di Nathan, sboccato protagonista della serie tv Misfist. Inglese come il migliore gin, questa produzione è un mix tra Skins e Heroes. Un gruppo di ragazzi che fa servizio civile come punizione per il loro comportamento antisociale viene investito in pieno da una strana tempesta, conferendo loro (e ad altre persone in tutta la città) strani super poteri. La bella del gruppo, ad esempio, Immagine dalla serie Misfits quando viene toccata scatena in chiunque un irrefrebabile voglia di fottersela sul momento. Il potere forse più interessante è quello di Curtis che, anche contro la sua volontà, torna indietro nel tempo, a volte anche in loop, finchè non risolve il motivo che l'ha fatto viaggiare a ritroso. Uno sviluppo narrativo intricato in stile Lost, colpi di scena, esilaranti equivoci e battute al limite rendono questa serie un cult. Nathan, come esemplificavo all'inizio, è volgare e lo è in maniera reale, ovviamente accentuata, ma non risulta una caricatura. La colonna sonora comprende grandi artisti di vari generi, come Kraftwerk, Klaxons, Justice, The horrors e prelibati remix, sapientemente seleziona-

Inghilterra, 2009, 2 stagioni, 6 episodi di 45 minuti (più episodio bonus di Natale nella seconda stagione). Terza stagione confermata. Se non ti è piaciuto puoi provare con: Seven Heaven, La signora del West Remixes Adele Hometown glory (High contrast remix)

Steve Buscemi ritratto di Mattia Vegni

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Successo pre-annunciato e per ora confermato, Boardwalk Empire è stata definita come un opera molto classica. La cifra stilistica deve moltissimo alla mano di Scorsese, regista dell'episodio pilota oltre che co-produttore della serie. Poiché priva della suspense esasperata di serie come Lost, gli amanti dei colpi di scena rimarranno probabilmente un po' delusi. Forse la durata degli episodi (60 minuti), non rende le cose più semplici. Va anche detto che sono talmente tanti i personaggi che compaiono negli episodi, che una narrazione troppo rapida rischierebbe di perdere chiarezza, creando confusione. La bellezza della serie risiede piuttosto nella precisa e minuziosa attenzione per i particolari, per la cura della fotografia e delle ambientazioni, ma soprattutto per quanto riguarda la caratterizzazione dei personaggi. Le mille sfaccettature rendono i personaggi estremamente reali ed umani, senza scadere nell'indulgenza. La loro forza consiste nella carica enigmatica che riescono a mantenere, pur mostrando la molteplicità delle loro maschere. Buscemi, insuperabile spalla e caratterista, dimostra di avere tutti i numeri necessari per esprimere al meglio la complessità di un personaggio potente e ambizioso, spietato e cinico, con una terribile storia personale ma dotato di un innegabile fascino

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ti. Nella Londra che appare in Misfits non vedrete il Big Ben o il cambio della guardia a Buckingham Palace, non sentirete l'odore speziato del mercatino di Camden, qui siamo nel south east della città, per la precisione a Thamesmead South Housing Estate, location usata anche in Arancia Meccanica per la casa del protagonista Alex. La fotografia è ottimamente curata, e dopo un po' vi sembrerà di essere nel vostro quartiere. In italia è trasmessa da Sky, però consiglio la visione in lingua originale: non perché i nostri traduttori non abbiano fatto un buon lavoro, ma in inglese acquisisce molto più realismo. Una delle protagoniste, Kelly, parla in "cockney", dialetto parlato dai figli della classe proletaria inglese, mentre in italiano viene chiamata semplicemente "truzza". La serie è stata definita "silly", ovvero sciocca, inutile, da molti critici. In effetti non manda messaggi di alto retaggio culturale e non ha significati nascosti. Però vi farà scompisciare dalle risate, sicuro quasi come la morte... Niccolò Seccafieno

Aphex Twin - Tamphex (Hedphuq remix) Justice - Phantom Pt. II (Boys noize remix) Skepta - Rolex Sweep (Vandalism remix) Hip Hop Gang Starr - Here today, gone tomorrow Ms. Dynamite - Krazy Krush War - Low Rider

Immagine dalla serie Misfits

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Cinema&TV Attualità

Cinema&TV

Quadrophenia: un viaggio nella cultura mod degli anni 70

La musica, lo stile di vita, il look, la droga, le scazzottate di una generazione che si è riconosciuta nei brani di una delle più famose rock-band inglese: gli Who.

HETALIA

Foto dal sito allposters.it

ra dei Cent’anni e oltre; oppure e forse molto più divertenti, gli sketch in cui le nazioni si incontrano e confrontano le proprie usanze. È in questi frangenti che riceviamo gli unici complimenti riguardo il gusto per la moda e l’alimentazione sana. Hetalia o Inutile Italia, è un anime comico, si fa beffe di tutte le nazioni, Giappone compreso, ma noi dovremmo riderne a denti stretti: niente di tutto quel che viene narrato in riferimento alla nostra storia è falso e sarà perche ogni episodio dura solo 5 minuti, è facile tenere a mente ogni nostro fallimento, ogni nostra contraddizione e tutte le conseguenze negative alle nostre mancanze. Che cosa ci è successo dopo l’Impero Romano? Sembra una domanda assurda, posta troppo indietro nel tempo, ma viene sottintesa in tutti gli episodi dove compare l’Italia: una nazione ricca, che ha dato natali a grandi personaggi … e ora? I singoli personaggi non sono altro che personificazioni dei costumi, abitudini alimentari, divertimenti, i motivi di rabbia o rivalità fra nazioni e non ci si può sempre nascondere dietro alla recriminazione dell’essere vittima di stereotipi, senza nemmeno proclamare Himayura un eminente antropologo, eppure…gli errori dell’Italia, la sua divisione secolare (tutt’ora presente nell’immaginario del resto del mondo), non sono certo cose imputabili da Mussolini a Silvio (passando per Andreotti). Iniziarono chiaramente prima e questo basta a dimostrare che forse dovremmo interrogarci su noi stessi come popolo, come ogni singolo individuo che agisce e influenza (oppure no) il corso della storia del nostro paese, cos’abbiamo fatto e che tipo di lezione abbiamo tratto (oppure no, di nuovo) dagli errori del passato. Senza scadere nelle banalità buoniste, si potrebbe direttamente interrogarci su quanto ci interessi veramente essere parte attiva della nostra storia, del nostro governo

The Who

I The Who sono un famosissimo gruppo londinese nato all'inizio del 1964 ed oggi vengono considerati la terza band-generazionale della British Invasion dopo Beatles e Rolling Stones. Nel 1979 esce il film Quadrophenia, dal nome della tecnica sonora a quattro canali, sulla quale lavorò moltissimo il chitarrista della band, che rende il suono ricco e potentissimo e “che tende notevolmente a coprire la voce del cantante”. Il disco del 73 e l’omonimo film del ’79, di Franc Roddam, raccontano l’intricata storia del ribelle e rabbioso Jimmy, un giovane mod alla ricerca di se stesso. Il film di Roddam si concentra più volte sul forte conflitto generazionale e sulle enormi distanze che separavano i giovani dai "vecchi" negli anni ‘60 e ‘70; Quadrophenia ci fa provare continuamente quel senso d’ incomprensione o di vero e proprio ripudio nei confronti di tutto ciò che è stato prima, o che sarà poi, di tutto ciò che non è sentito temporalmente come “nostro”, la musica in primo luogo.

Beatrice Toniolo

mods

Il look dei era sostanzialmente questo: giacca elegante; camicia, spesso accompagnata da cravatta, o polo; jeans stretti, come i Levi’s che “per calzare bene devono asciugarsi addosso”; parka, con cucito l’immancabile logo-mod, ovvero il simbolo degli Who; capelli alla francese e scooter italiano (Vespa o Lambretta) abbellito da luci, adesivi, specchietti aggiuntivi e copertina in pelo per la sella. Ribelli, aggressivi ma attentissimi e pignoli rispetto alla propria immagine.

Hetalia: Axis Powers & World Series Studio di Produzione: Studio Deen Regia: Bob Shirohata Durata episodio: 5’ Periodo distribuzione: Gennaio 09 / Marzo 2010 (AP) Marzo 2010 – in prosecuzione (WS) Tot episodi: 52 (AP) - oltre 40 (WS)

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Viola Tofani Lapo Manni

Grafica Riot Van

Disegnato e pubblicato via internet da Hidekazu Himayura nel 2007, Hetalia Axis Powers si guadagnò rapidamente un notevole successo, tanto da meritare una serializzazione cartacea a partire dal 2008 e una conseguente serie animata di 52 episodi , a cui, grazie al dilagante successo, ne seguì immediatamente una seconda intitolata Hetalia World Series. Se chiedeste ad un giapponese quali siano le tre principali notizie sui loro quotidiani, vi risponderebbe che la terza notizia del giorno riguarda una cazzata italiana, che sia il nostro premier (di solito lo è) o un fatto di cronaca che mette in risalto le contraddizioni nostrane. In Giappone non se ne perdono una! Quindi non è assurdo pensare come il signor Himayura abbia avuto l’idea di unire la parola “Italia” con “hetare” che significa “inutile” e ripercorrere la nostra storia durante la Seconda Guerra Mondiale. Ogni nazione ha sembianze umane con caratteristiche fisiche, pregi e difetti caratteriali tipici del paese di cui porta il nome: “noi” siamo divisi in due ragazzi, Feliciano per il Nord, Romano per il Sud e già questo dovrebbe farci pensare a come veniamo visti da fuori (non solo da Bossi). I due fratelli italiani sono dediti a far feste, magiare, dormire, corteggiare le donne e last but not least: essere terribilmente deboli e imbranati in battaglia. La prima serie dedicata alla Seconda Guerra Mondiale affronta quasi tutti gli episodi salienti(omettendo i campi di concentramento) e in tutti, il Nostro Feliciano non fa che piangere, dormire, essere sconfitto, imprigionato e liberato per pietà, agitare una bandiera bianca o rispondere “Pastaaaaa!” a qualunque quesito. Il successo strabiliante di Axis Powers ha fatto sì che lo studio d’animazione producesse World Series , la seconda serie tutt’ora in uscita, che tratta in maniera più generale tutta la storia mondiale, dalla fine dell’impero Romano (“Nonno Roma” che tenta di ricordare ai nipoti quanto siamo stati grandi e rispettati un tempo) alla Guer-

A causa delle forti differenze di stile, di cultura e di ceto sociale, mods e rockers si odiarono fin dalla loro nascita e la lotta era sempre aperta. Le due “fazioni” si davano dei veri e propri appuntamenti, la maggior parte delle volte durante i giorni festivi e sulle spiagge dell’Inghilterra meridionale. Quadrophenia presenta gli scontri del 18 e 19 maggio 1964: la famosa “battaglia di Brighton”, cittadina dove si recarono migliaia di giovani mods e rockers con l’unico scopo di fronteggiarsi per difendere i propri ideali, la propria musica e il proprio stile di vita. Il film ci mostra anche lo spirito con cui il protagonista Jimmy e i suoi compagni mods attendevano la battaglia: tutti si ritrovavano in città il giorno prima dello scontro e ognuno poteva farsi notare, emergere, mostrare a tutti quanto di mod ci fosse in lui. L’atmosfera non era tesa ma c’era eccitazione e felicità, si respirava un vero e proprio spirito di gruppo. La sera prima si andava a ballare, ci si sballava il più possibile per finire poi a dormire anche sotto i ponti, per ricaricare le batterie in vista dello scontro. La violenza degli scontri e le condizioni in cui venivano ridotti i luoghi della battaglia portavano all’arrivo della polizia che cercava di separarli usando spesso la stessa violenza. Coloro che venivano catturati non si risparmiavano qualche giorno in cella, con conseguente “lucchetto allo scooter” e crisi familiare. Il protagonista, Jimmy, viene catturato insieme ad un giovanissimo Sting nei panni di Asso, un mod idolatrato da tutti e dallo stile perfetto; egli non può davvero chiedere di meglio e anche in carcere rimane a testa alta, sempre più un felice mod ribelle. Tutte le sue ansie giovanili vengono quindi dimenticate una volta trovata la ragione di vita a Brighton. Quadrophenia è un'ottimo spaccato di vita adolescenziale che racconta gioie, problemi, battaglie, ansie e colonne sonore di un’intera generazione, romanticamente maledetta e tormentata

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rockers

I non facevano uso di droghe, consideravano i mods dei drogati effeminati e snob, vivevano principalmente nelle periferie, ascoltavano il rock’n’roll americano e avevano motociclette di grossa cilindrata, con le quali partecipavano a corse illegali. Si ritrovavano in bar, indossavano jeans o pantaloni di cuoio, giubbetti di pelle decorati da borchie, spille, catene, stivaloni da motociclista e cappelli in cuoio.

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Neo-futurista? No, grazie!

I "nei" sono roba cancerogena... Il 19 ottobre 2007 la Fontana di Trevi si tinge di rosso, il 16 Gennaio 2008 500.000 palline colorate vengono lanciate giù da una delle scalinate più famose al mondo, quella di Piazza di Spagna. Le azioni futuriste di Graziano Cecchini da allora non si sono più fermate, né intendono farlo. L'artista romano, mentre progetta il suo prossimo attacco sugli Champs-…lysÈes, chiacchera con RV di Firenze, del marmo e delle sue idee per contrastare la crisi...

Fontana di Trevi dopo l'intervento di G. Cecchini

Per chi ancora non ti conosce, chi è Graziano Cecchini? «Eh, difficile in poche parole....é una persona normale, una persona che in un momento particolare della sua vita, ha sentito il bisogno e il desiderio di dimostrare che nel campo dell'arte, a 360 gradi per quanto mi riguarda, dalla pittura alla scultura e anche a concetti architettonici, la semplicità è la cosa più efficace. Non c'è bisogno di sovrastrutture, non c'è bisogno di "tight e cilindro". Io, da artista, combatto questo tipo di sistema.» Molti ti definiscono un neo-futurista... «No no, per carità! I "nei" non mi sono mai piaciuti, sono una cosa brutta e cancerogena. Il neo futurismo non esiste, esiste il futurismo. Io mi pregio di un grande titolo che mi è stato dato da una signora squisita, Vittoria Marinetti (n.b. figlia di Filippo Marinetti), che di arte ne mastica parecchio e che mi ha detto "sei l'erede di mio padre". Il futurismo non ha "nei", il futurismo è un avan-

Arte&Design Attualità v is ta

qualcuno mi seguisse molte cose costerebbero meno e darebbero più lavoro. » Qual il messaggio delle tue installazioni? «Il messaggio è una cosa semplice, dimostrare che quando l'idea che vi sta dietro è giusta si possono smuovere anche le montagne. » Sappiamo che ami Firenze e che sei uno dei tanti contro la tramvia... «Firenze è una città magnifica, dove già sono stato e dove sono tornato quest'anno per il Festival della creatività. Con il sindaco precedente mi sono battuto contro la tramvia. È inconcepibile per me farla passare sotto a quel gioiellino (n.b. Il Duomo). E sentendomi rispondere che i tram sono un'innovazione io ho voluto dire la mia: i tram sono un concetto da milleottocento, semplicemente è stato fatto un restyling delle cabine e dei sedili. Se vogliono l'innovazione, l'innovazione possono essere delle navette elettriche che portano da dieci a quindici persone massimo. Danno più lavoro e meno fastidio al paesaggio.» All'interno del Festival della creatività cosa hai combinato? «(ride) La missione è stata quella di costruire una sorta di portale a Piazzale Michelangelo, un portale di 400 tonnellate di marmo trasportate appositamente dalle cave di Massa e Carrara a bordo di 14 tir. » Progetti per il futuro? «L'aspettativa per il futuro è un sogno, portare questo portale fatto in marmo addirittura sugli Champs-…lysÈes. La parola "marketing" in realtà non vuol dire nulla se dietro non c'è una mentalità e non si puù parlare di crisi se non si fa nulla per cambiare questa situazione.» Cosa significa combattere la crisi? «Combattere la crisi in questo caso significa dimostrare che cos'è il marmo, dimostrare cosa si può fare per il marmo portando nel mondo, a un costo relativamente basso, pubblicità per il nostro territorio. Chiamiamola pure un'evoluzione di quella che io ho definito "guerriglia marketing".» Il tuo è da sempre un linguaggio che disturba, le tue azioni futuriste provocano scompiglio e scandali. Secondo un futurista come te, lo scandalo è l'unico linguaggio in grado di destare l'interesse del pubblico? «Io uso sempre questo esempio, tu prova a parlare sotto#08 - Febbraio 2011

voce all'interno della curva di uno stadio, chi ti sente? Nessuno. Ecco, la società oggi è formata da curve di stadio e i media hanno bisogno di notizie. Io gliene do. Io faccio. Molti, la categoria dei "ragionieri del ragionamento" dicono (n.b. in romano) - e vabbè c'ha fatto? Ha tirato 'na secchiata de vernice in una fontana? Che ci vorrà mai? - Bè, dico io: Fatelo voi allora!. Questa è la differenza. Io l'ho fatto.» E sono diventate opere d'arte? «Renoir diceva che un opera d'arte è tale quando suscita un'emozione. Se Fontana di Trevi ha suscitato un'emozione, se Trinità dei Monti ha suscitato un'emozione, se Piazzale Michelangelo ha suscitato un'emozione allora sì, sono opere d'arte e io sono l'artista.» Istallazione di G.Cecchini a Piazzale Michelangelo, Firenze

Chiara Morellato

Quando la bicicletta si porta a tracolla Ultime notizie dal mondo del design

Grafica Riot Van

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guardia unica italiana che si è evoluta nel tempo. Tant'è vero che è stata già codificata dagli stessi futuristi, da Balla e Boccioni a Marinetti stesso, i quali dissero - i prossimi futuristi ci prenderanno a calci nel culo- e avevano ragione. Io sto rielaborando certe idee, ho fatto un manifesto. La mia dimostrazione è che non servono molte cose...già con questi affari qua (sventola un Iphone) in pochissimo tempo sono su internet, su Facebook, nel mondo. Se

L’ in t er

Foto dal sito florencepass.com

Arte&Design

Dal mondo sempre più sorprendente del design e dell' hi-tech, una chicca per chi non ce la fa più a passare intere giornate in mezzo al traffico. Una novità capace di semplificarvi la vita e rendervela a portata di zaino. Il giovane designer Alessandro Belli, fiorentino e di fama internazionale, ha progettato e realizzato il prototipo di una bici, minibici pardon, ultraleggera ed assemblata con materiali altamente tecnologici. Il progetto, presentato a Milano lo scorso 16 giugno in occasione del convegno “Terra, Acqua, Aria & Design”, e finanziato per altro dall'Unione Europea con oltre due milioni di euro, ha il suo punto di forza nell’uso strategico dei materiali: inspirata al settore aerospaziale la bici è stata pensata in polipropilene rinforzato da fibre composite secondo una struttura a reticolo pretensionato (simile a quello dei carrelli di atterraggio degli aerei), con una rigidità pari o superiore a quella di una normale bicicletta. Il peso, proprio per questo motivo, è veramente molto esiguo: 4kg nella versione standard e 6kg nella versione elettrica per i più pigri. "La bicicletta- ci spiega Belli- è nata per portare libertà. Rappresenta il massimo dell’indipendenza da vincoli fisici o legali: niente immatricolazioni, rifornimenti, tasse, e pochissime restrizioni di traffico e di parcheggio". #08 - Febbraio 2011

La presenza sul mercato di altre biciclette pieghevoli non è certo cosa nuova , ma i modelli concorrenti presentano tutti un volume 5 o 6 volte maggiore una volta compattati e soprattutto sono di difficile usabilità, perché costringono a una postura molto diversa da quella che si tiene normalmente pedalando ed in più non hanno cambio. E a chi non sarà mai capitato di essere stato lasciato a piedi da mezzi pubblici o da passaggi inaffidabili? Questa piccola bicicletta può perfezionare ed integrare i nostri tragitti. L'auto, soprattutto in città dove sono presenti zone a traffico limitato, e i trasporti pubblici, per forza di cose limitati a veicolare in zone prestabilite, non possono arrivare esattamente dove vogliamo noi. E qua entra in gioco la bicicletta smaterializzabile. "Questo progetto parte dall’idea - spiega Belli- che la bicicletta, storica perdente nella gara con i mezzi a motore, riconquisterebbe il ruolo di mezzo di trasporto innestandosi sull’auto e sugli altri veicoli. La modalità spostamento in bicicletta sarebbe così potenziata, segmentata e moltiplicata invece di limitarsi al solo ambito raggiungibile autonomamente. Questa bicicletta ultraleggera e ultracompatta si propone di realizzare una relazione "nave e tender" con l’auto o i bus". E tutto, non dimenticatelo, occupando lo spazio di uno zainetto. Una "bicicletta a tracolla" capace di far invidia perfino alla rinomata borsa di Mary Poppins Chiara Morellato

Progetto di Alessandro Belli

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Cultura

Cultura

se trova qualcosa di interessante lo seleziona e fa una proposta all’autore: voglio pubblicare il tuo libro, lavoriamoci insieme, poi ti pago la cifra tot, la percentuale dei diritti d’autore, ecc. Magari non ti renderà ricco perché il tuo libro venderà 23 copie (parenti stretti e fidanzata, ma questa è un altro problema). Questo tipo di editore, per essere chiari, è Non a Pagamento per l’autore: lo scrittore invia il suo lavoro, e se l’editore crede sia bello e che possa piacere ai lettori lo pubblica. L’autore non sborsa nulla, e l’editore paga l’autore.1 Un editore A Pagamento invece fa così: riceve migliaia di manoscritti, non li legge neppure, ma inizia a inviare lettere su cui scrive: “Gentilissimo autore, tu sei bravissimo, sei un genio, quel che scrivi ci piace, ma sai com’è, il mondo editoriale è duro e noi abbiamo bisogno del tuo contributo: sborsa 2000€”. Oppure, ancora meglio: “Non ti chiederemo di sborsare neanche un euro, basta che ti compri 200 copie del tuo libro”. È chiaro che non si tratta neppure di imprenditoria, perché non c’è rischio: tutti i costi di produzione, di fatto, sono coperti dall’autore. Che per la voglia di pubblicare è disposto a pagare queste cifre. In pratica, è l’autore a pagare l’editore.

Guida agile e sincera per lettori volenterosi Grafica Riot Van

(e aspiranti scrittori)

Italiani, popolo di telespettatori ed autori emergenti Pare che nel Belpaese, e nei suoi abitanti, vi sia una continua tensione interiore tra la contemplazione delle alte vette del pensiero umano e le bassezze del marciume che emerge dall’attualità, tra il riconoscimento di una gloriosa tradizione culturale e l’abolizione di ogni ritegno intellettuale consacrato dinnanzi al Grande Fratello, una tensione tra Petrarca e Dolce&Gabbana, tra Pasolini e Vittorio Sgarbi, tra Dante Alighieri e le tette grosse, tra le patrie lettere e questa nostra vocazione gossippara. Ma non facciamo demagogia, ed andiamo al dunque.

Ma attenzione! "Incredibile ma vero": gli italiani, tutti aspiranti scrittori, non sono un popolo di lettori (vedi i dati nello specchietto)

Hai un romanzo nel cassetto? Preparati all’inferno. Cari amici lettori, care amiche lettrici e soprattutto caro Aspirante Scrittore, Autore Esordiente, Talento Emergente: fate attenzione. In Italia esistono sostanzialmente tre tipi di editore: i grandi (oltre 50 titoli pubblicati ogni anno), i medi (fino a 50) e i piccoli (fino a 10). I grandi editori sono pochi, ma il loro peso sul mercato è pari all’87% di tutto il mercato librario. I loro nomi? Mondadori, Einaudi, Feltrinelli, Rizzoli, Guanda…insomma li conoscete. Tutti leggiamo i loro libri, e tutti vorrebbero pubblicare con loro, per essere nelle vetrine e nei piani più in vista di tutte le librerie d’Italia, ed in offerta nei supermercati, negli autogrill e alla Posta, e vendere centinaia di migliaia di copie ed essere pieni di soldi e belle lettrici. Già. Ci sono poi editori medi ed editori piccoli, che economicamente contano poco, le tirature

dei loro libri sono molto più limitate, e provano invano a farsi largo a gomitate. Spesso non riescono ad arrivare in tutte le librerie e nei circuiti della grande distribuzione, e i loro nomi sono sconosciuti anche ai lettori più vigorosi. L’unico modo per conoscerli davvero, per capire cosa pubblicano e quali sono i titoli più adatti ai nostri gusti è guardare i loro cataloghi, scegliere e leggere. Eccomi a te, Autore Emergente: a meno che tu abbia parenti altolocati che lavorano per una grande casa editrice, o tu abbia davvero un talento smisurato e contemporaneamente un modo onesto per farti notare, è a loro, è a questi editori che ti devi rivolgere. Inizia a stampare decine di copie del tuo manoscritto, a inviare mail, sinossi e curriculum a tutti gli editori che credi possano essere interessati al tuo lavoro. Ma tu per primo, da lettore, interessati al loro. Se sarai fortunato dopo qualche mese qualcuno potrebbe risponderti, e se quello che ti arriva non è un rifiuto prestampato, potrebbe essere una proposta di collaborazione. Le probabilità che a questo punto tu diventi famoso e accerchiato da belle donne sono minime, però avrai almeno il tuo libro pubblicato. Ma attento però, Aspirante Scrittore, attento a ciò che sto per dirti. Pubblicare a tutti i costi. L’editoria italiana può essere divisa, secondo un altro criterio, in altri tre tronconi: editoria on demand (che di fatto è più tipografia che editoria, consiste nel farsi stampare su richiesta un qualsiasi testo, tipo la tesi di laurea o le ricette della nonna o un grande classico sprovvisto di diritto d’autore…), l’editoria A Pagamento e quella Non a Pagamento. Mettiamo da parte l’editoria on demand, che come ho detto è un caso molto particolare. Un editore Non a Pagamento cosa fa? Riceve centinaia di manoscritti dagli autori, li legge, e

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Grafica Riot Van

Se è vero che milioni di italiani (costantemente quantificati da auditel e indagini di mercato) spendono il loro tempo di fronte alla tv e a fare shopping, è anche vero che il nostro è un popolo di aspiranti scrittori. L’anima del paese conserva gelosamente nel proprio immaginario una sacra icona dello Scrittore: un uomo ricco di fascino, un po’ malinconico, magari con un gran cappotto, la pipa e l’aria pensosa, che ha le rughe e la barba incolta ma è destinato a resistere bello nel tempo (mentre le veline no, gné gné!). Lo scrittore vince i premi nobel, viene studiato a scuola, interviene in tv e ha le chiavi per comprendere la vita. È comprensibile che molti, di fronte ad una prospettiva così radiosa, si cimentino nell’arte della scrittura. Gli italiani sono quindi un popolo di telespettatori, e di autori emergenti.

È facile capire che in un paese in cui tutti vogliono fare gli scrittori, un tipo di attività del genere vada alla grande. C’è il Gruppo Albatros (edizioni “Il Filo”), ad esempio, che da molti viene identificato come il male: più volte è stato dimostrato che non leggono ciò che la gente invia (potete fare anche un copia e incolla da Wikipedia), e che pubblicano a prescindere, anche la peggiore cagata, tanto loro ci guadagnano e basta, perché non hanno da cercarsi i lettori: chi compra i loro libri sono gli autori stessi. Ma per rendere meglio l’idea aggiungo un particolare: il termine inglese per indicare gli editori a pagamento è Vanity Press. La parola Vanità rende bene quello che è il grande problema del mondo degli autori emergenti: la mancanza della capacità di autocritica e la troppa voglia di vedere – a tutti i costi - il proprio nome sulla copertina del proprio libro. Che sia solo santa voglia di comunicare? Tenete un blog allora, avrete più lettori, e a costo zero. Forse è l’immaginario di cui parlavo prima (quello degli autori che ritirano premi e hanno l’alloro in testa e dicono sempre cose intelligenti in tv e sono una guida per le giovani generazioni) che ha davvero una forza tale da produrre questa schiera infinita di “scrittori”. Ho messo le virgolette perché è intellettualmente piuttosto problematico definirsi “scrittori” quando si paga per farlo. Un po’ come se io mi definissi “astronauta” solo perché sono un milionario che ha pagato per salire su uno shuttle oppure, altro esempio, per restare a terra, come se io mi definissi “calciatore” solo perché tiro pedate ad un pallone su un campo da calcetto (dove nessuno mi paga, anzi, sono io a pagare per farlo). Forse se nessuno vuole pubblicarti non è perché sei un genio incompreso (o forse sì, chissà?) ma perché devi ancora lavorare tanto. E forse per imparare bisogna provare e studiare #08 - Febbraio 2011

e fare esperienza. E soprattutto leggere. Consigli, quindi, per lettori volenterosi. In buona sostanza, amici miei, siamo in una situazione in cui l’intero mercato editoriale è da un lato in mano a pochi grandi editori (che pubblicano anche moltissime cose di qualità, ma difficilmente hanno la voglia o sono in grado di investire e scommettere sul nuovo) e dall’altro lato è pieno di piccoli editori che faticano a sopravvivere. Un consiglio, quindi, per i lettori volenterosi: fidatevi anche degli editori più piccoli (sempre che siano di qualità e “non a pagamento”, of course): se questi scommettono su un giovane è perché ci credono, visto che l’unico modo che hanno per fare cassa è puntare su degli sconosciuti di qualità e promuoverli. Cercate di stare alla larga da tutti quegli editori a pagamento, che inquinano il mercato con migliaia di titoli all’anno che non sono stati scelti perché belli ma che sono pubblicati, in primo luogo, per dar sfogo alla vanità degli autori. Prima che alle esigenze dei lettori. Che non saranno poi così tanti, ma sono pur sempre una delle parti migliori del nostro Paese Daniele Pasquini

Una cosa, prima di iniziare, andrebbe detta: prima di scrivere, iniziate a leggere. Il dato un po’ approssimativo che circola di bocca in bocca (che ti rivelano certi molesti intervistatori in San Lorenzo dopo averti chiesto qual è l’ultimo libro che hai letto?) è che in Italia, ogni persona, legge in media 5 libri l’anno. Una miseria. Ma andiamo a vedere la faccenda più nel dettaglio: il primo sconfortante dato mostra che oltre il 60% degli italiani non legge neanche un libro l’anno. La restante fetta di torta (circa 40%) va divisa tra i lettori fortissimi (oltre 20 libri/ anno, 0,4%), i lettori forti (11-20 libri/anno 1,1%), i lettori medi (6-11 libri/anno 6,5%), i lettori deboli (3-5 libri/anno, 15,2%) ed i lettori "borderline" (1-2 libri/anno) 14,8%. Va detto che leggono più i giovani degli anziani, leggono più le donne degli uomini, leggono più al nord che al sud. Ed ecco che arriva il dato più ganzo: ogni anno in Italia vengono pubblicati circa 60 mila libri, ovvero 164 libri al giorno, quasi 7 libri l’ora. In buona sostanza vengono pubblicati molti più libri di quelli che vengono letti. Bella roba eh? (Questi dati sono una sintesi della relazione del 17 febbraio 2010, presentata da AIE Associazione Italiana Editori)

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Letteratura Cultura

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Scosse la testa preoccupato. Si versò un altro bicchiere e buttò giù d'un fiato, risucchiando probabilmente qualche brutto pensiero. Riprese a rimugginare confuso e arrabbiato: «Maledetto illuminodistocazzo se non vince neanche oggi io giuro vado alle stalle e lo gambizzo a dovere». Poi tirò fuori dall'altra tasca due fogli bianchi spillati l'uno all'altro e scritti a mano. La calligrafia era elegante, ma non precisa. D'altronde, Luci era uno scrittore con le palle quadrate. Diede uno sguardo al manoscritto con gli occhi vitrei e la bocca digrignata in un'espressione di malcontento e sfiducia. «Speriamo accettino 'sta schifezza» - disse fra sé e sé. In quel preciso istante, apparve dalla tendina un ragazzetto giovane giovane. Avrà avuto dodici anni nulla più. E i suoi occhi erano completamente sbarrati alla visione di Luci. Sembrava stesse osservando un alieno. «Che hai da guardare?» - fece burbero Luci. Il ragazzino stette muto e continuò a fissare il disastro vitale che aveva d'innanzi. Poi, con il più innocente dei toni, si rivolse alla sua nuova scoperta: «Che cos'hai in mano?». «Una cosa che non fa per te» - rispose Luci. «Allora è un segreto» «Sì, è un segreto. Fila via» L'intruso non si curò minimamente dell'imperativo e incalzò: «Anche io ho dei segreti. Mi dici cos'è?» «Ma che vuoi da me?» «Come ti chiami?» «Luca. Ora esci di qui» «Io mi chiamo Adnan e vengo da Valona. Sono nato in Albania ma poi mi hanno portato qui. Dicono tutti che parlo bene l'italiano. Mi leggi cosa c'è scritto sul tuo foglio?» «Ma tu sei completamente matto. Non vai a scuola?» #08 - Febbraio 2011

Grafica Riot Van

La stanzetta per fumatori dietro la sala principale del bar era deserta. I quadri al muro riflettevano uno spirito antico e i tavolini rotondi di marmo erano tutti macchiati di amari troppo amari per rimanersene nei bicchieri. C'era uno strano silenzio che andava perfettamente d'accordo con l'odore forte e acre dei mozziconi nei posaceneri. «Sarò breve, franco e, tuttavia, molto dettagliato. Ci tengo capiate che il problema riguarda tutti noi, quelli presenti in questa stanza e quelli che devono ancora venire» - disse Luca Luci a una folla immaginaria, scansando le tendine che davano sulla sala fumatori. Luca Luci era uno spettacolo gratuito a cielo aperto, in scena ogniqualvolta il vino si faceva platea del vetro e la sedia il vero palcoscenico della vita. Si beveva tutto: birra, amari, distillati in genere, infusi, estratti e, soprattutto, vino. Vino, vino vino e ancora vino. E scommetteva. Su tutto. Cavalli, calcio, tennis, pallavolo, cricket, pallacanestro e di nuovo cavalli. Era uno scrittore con le palle quadrate, che però si era reinventato tecnico elettricista, in quanto in questo mestiere la crudeltà degli editori la devi sempre mettere in conto. E lui in conto, a parte il vino, qualche schedina e una puttana a settimana non metteva mai niente. Entrò nella stanza e, mugolando qualcosa di incomprensibile, si andò a sedere al suo tavolo nell'angolo opposto l'ingresso. Il bar si chiamava La Banchina e stava a poche centinaia di metri dal porto. Abbastanza per non sentirne i rumori, ma troppo poche perché non arrivassero gli aromi di olio bruciato e pesce morto. L'insegna di truciolato raffigurava una barca vicina, appunto, a una banchina. L'insegna, ormai mangiata dal vento e dal tempo, recitava incerta La Ba hi a. Il che ci poteva anche stare, considerato che il posto fosse sul mare. La natura, spesso e volentieri, è più intraprendente degli stessi esseri umani. «Nicchi, portami il veleno» - urlò amichevole alla commessa nell'altra stanza. La donna arrivò con un fiasco impagliato e un bicchiere, li poggiò sul tavolino e se ne tornò nella stanza principale. Luci si versò il primo bicchiere e lo bevve tutto d'un fiato. Era triste e alcolizzato. Ma da qualche tempo era pure disoccupato. Prima un po' di cassa integrazione, che ultimamente fa pure trendy e al passo coi tempi. Poi, la cassa dimezzata, dopodiché il licenziamento e, ultima tappa, ricevitoria-bar di via Carducci a spremere su Illuminodimmenso gli ultimi soldi del sussidio. Le “macchinette”, i video poker, no. «Quelli mi fanno cagare» - rispondeva a chi gli chiedesse se giocasse alle slot. «Io sono un giocatore, non uno che va in cerca di fortuna. In questo mestiere bisogna pensarci bene a quello che si fa, altrimenti non si va da nessuna parte. Come in ogni cosa, del resto» - chiosava così. Tirò fuori dall'impermeabile una pagina di Amico Equino, quotidiano di cultura e politica ippica che aveva arraffato in un'agenzia qualche istante prima di entrare nel bar. Lo stese sul tavolo e lo spianò con cura per eliminare le pieghe. Si schiarì di nuovo la voce e prese a leggere interessato: «Gentleman in apertura che vede Lara Diamond favorita, dopo i primi 600 trattenuti ha la possibilità di sfondare e mettersi al comando. I rivali più accreditati sono Lancillotto Fks, alle prese con il 7 di partenza e Illuminodimmenso che proverà la progressione esterna venendo via davanti alle tribune».

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Il vecchio che scriveva rubriche d'amore

«C'è sciopero oggi. Le professoresse e i professori ci hanno detto che non ci sono soldi neanche per aprire le aule al mattino» «Bene, così imparano a non fare niente nella vita» «Mi stai simpatico Luca. Anche io scrivo sui fogli le cose che mi vengono in mente. Se ne avessi uno qui con me te lo leggerei» «Sì ma siccome non ce l'hai non puoi. E io non ho tempo da perdere con te» Adnan non esitò un istante e si diresse verso Luci con aria sicura e del tutto pacata. L'uomo indietreggiò sulla sedia, con la faccia sbigottita e quasi spaventata. Fu un attimo. E Adnan aveva già i due fogli in mano. «Ridammeli» - tuonò Luci alzandosi di scatto. «No, ora è mio» «Ragazzino ascolta, tu non sai con chi hai a che fare. Dammi i miei appunti» Adnan si allontanò di almeno un metro e posò gli occhi sul foglio. «Ma che bella scrittura hai. La mia è tutta storta, piena di segnacci. La tua è pulita, anche se è tanto disordinata. La professoressa Mannotti non sarebbe contenta di te. Ma a me piace» Luci, che era più vanesio di un ex-comunista, si compiacé della carineria e si placò un istante. Adnan ne approfittò e cominciò a leggere. Il titolo recitava: «L'angolo di Lucy – rubrica femminile d'amore, attualità e libero pensiero». Senza il minimo sbigottimento per lo strambo titolo, Adnan passò al corpo del testo. Si trattava di una raccolta di frasi, più o meno lunghe, sconnesse fra di loro ma comprensibilmente radunate in un elenco. Scorse la prima che recitava: 1.«Cara Lucy, Una sera aspettavo il mio lui. Faceva freddo ed ero fuori perché ero stata con delle amiche in un pub. Lui lavorava e avevamo programmato di vederci quando sarebbe uscito. Mi sentivo vogliosa e ingolosita dalle conversazioni al femminile che avevo avuto con Lucia e Chiara. Avevo talmente tanto desiderio che ho comprato io stessa #08 - Febbraio 2011

dei preservativi. Ma dopo un quarto d'ora ho cominciato a sentire una certa ansia. Ho aspettato tanto ma lui non arrivava. Mi stavo spazientendo e pure preoccupando (ho pensato fosse con un'altra) quando sento la suoneria del telefono che mi avverte di un messaggio in arrivo. Mittente: Paolo. Paolo è una mia vecchia fiamma e mi chiede dove sono. Inizio subito a sentirmi sporca perché il mio pensiero va al suo corpo unito al mio e decido di rispondergli a tono: “Sono a comprare dei preservativi. Tu dove sei?”. Lui mi risponde divertito chiedendomi se fossi a fare shopping, ma lui ora non può venirmi a trovare perché è con un amico. Mi invita l'indomani a vederci. Io rispondo in preda alla mia eccitazione: “Preservativi ne ho dodici e qui c'è posto anche per tre”. Me li sono portati tutti e due a casa ignorando le chiamate del mio ragazzo. Non ho provato la minima vergogna né allora né a raccontare a te queste cose. Lucy cosa devo fare? Io, fosse per me, la darei proprio a chiunque». Lucy risponde: «La dia pure secondo le sue necessità e viva felice. Mi faccia sapere se la sua situazione migliora». 2.Lui cerca Lei: «A.A.A.Affascinante imprenditore di anziana età, ma dotato di spirito gaudente e gioviale, cerca scappatelle nelle periferie milanesi per concedersi un po' di relax e piacevoli serate di svago. Buttarsi alle spalle i dispiaceri degli affari e del potere, dimenticando per un'ora d'amore le ingiustizie e le barbarie della vita da uomo più ricco della Brianza. Astenersi over20 e perditempo». Lei cerca Lui: «Bella come un fiore di loto, cinesina tutta pepe è pronta ad aprirti le porte del paradiso orientale. Faccio anche pioggia dorata, che scende dal mio corpo come un fiume in piena: è gialla» Dio cerca te: «Pel prete tetesco molto pen referziato, cerca ciofane chiricheto per

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fare della sacrestia il fero luogo di nostro Signore. Non foglio precauzioni e non cerco discepoli con strane idee su testamento piolocico. Faccio anche krauti-party e punca punca con piancheria di Caritas. Parlo pene il latino, non telefonare domenica ora Angelus. Crazie». 3.I cinque consigli utili di Lucy per vivere una regolare vita sessuale: la regola delle “10 A”. Amate Anche Alcuni Ammiratori Apparentemente Ammaccati. Arriverete Allora All'Armonia Anale. 4.«Mia cara Lucy, non è la prima volta che ti scrivo. Ti ringrazio per i preziosi consigli che dai a tutte e mi complimento con te perché scrivi davvero bene. Oggi ti chiedo di aiutarmi perché penso che il mio ragazzo mi tradisca. Mi fido di lui ma ultimamente è molto strano. Si comporta alle volte come un estraneo e qualche giorno fa ha abbassato il monitor in fretta e furia quando sono entrata nella nostra stanza. Stiamo insieme da sette anni e fin'ora è andato tutto bene. Secondo te ha un'altra? Come faccio a scoprirlo? Lucy risponde: «Sì, ha un'altra. O, al limite, gli piace masturbarsi guardando siti pornografici. Controlla ogni tanto la cronologia e magari dai un'occhiata alla tastiera. Se premendo i tasti ti accorgi che “croccano” allora c'è qualcosa che non va. Fammi sapere, a presto». 5.«Ciao dolce Lucy, sono un maschio e mi chiamo Matteo. Ti leggo spesso quando vado in bagno perché mia mamma è una tua lettrice sfegatata. Ho da farti una domanda particolare. Mi sono accorto che mi piacciono gli uomini vestiti da donne. Ma mi piacciono anche le donne vere. Devo preoccuparmi per questi miei gusti? Matteo21 da Incisa Valdarno» Lucy risponde: «Caro Matteo da Incisa, anzitutto saluta da parte mia mamma, che sarà contentissima di sapere che anche suo figlio è un mio lettore e che è così disponibile a raccontare le sue paure. Vengo al dunque. Devi ancora orientarti sessualmente. Ti consiglio pertanto di non dare troppo peso a certe sensazioni. Fai le tue esperienze e valuta tu stesso se ti trovi più a tuo agio con i femminucci o con le signorine. Comunque, secondo me, sei frocio perso. Un abbraccio, la tua Lucy». A trecento chilometri dalla sala fumatori del bar La Banchina, nel suo ufficio, l'editore aveva già in mano il testo di Luci. Roberto Dellai, figlio dell'ingegner Piero Dellai, costruttore edile ed editore a sua volta, se ne stava seduto in poltrona con davanti un bel po' di scartoffie e appunti

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vari di aspiranti scrittori e futuri disoccupati. Era un buffo uomo di dubbie doti intellettuali, vestito parodisticamente elegante, limitato nel gusto ma molto accessoriato. Anche gli accessori, però, erano spesso di poco gusto. Malgrado fossero molto appariscenti. Parlava per grandi parole, ma con ogni certezza non aveva la completa cognizione del perché le dicesse. Faceva battute sconce, anche davanti alla moglie, con lo stile di chi dice agli altri, ma prima di tutto a se stesso, qualcosa del tipo “Io sono il ganzo e faccio il cazzo che mi pare”. Ma non riusciva mai a fare presa, perché nessuno era in grado né di percepire sensibilmente, né di astrarre logicamente, i valori di fondo che ispiravano le sue affermazioni e gli obiettivi che esse si ponevano. Era un'incapace. Però era, come già detto, molto buffo. E questo aspetto probabilmente era quello che maggiormente colpiva nel segno e che probabilmente lo salvava. Spesso la sua ridicolezza faceva molto ridere chi gli era a fianco. Ridere, si intende, come può far ridere un film di De Sica. Non comprendeva l'ironia. Non sapeva, cioè, deformare la realtà. Qualora avesse una giusta intuizione in questo senso, significava che il discorso era proprio palese palese, gretto e volgare. Lesse il manoscritto e sentenziò: «Ma questa roba è completamente fuori dal mondo. Non ha mercato. In trent'anni e più di questo mestiere non avevo mai visto nulla di simile. Impubblicabile. Sapevo che Luci non se la passasse bene, ma questo è troppo. Neanche stampato al compiuter. Via via...». Appallottolò i fogli e segnò un bel canestro nel cestino oltre la sua scrivania, agitando lievemente il pugno in segno di soddisfazione. Afferrò il telefono di servizio, compose un qualche numero e attese risposta. «Ecco si pronto Mariella. Ascolta, questa cosa qui di Luci, proprio non si può accettare. Si vede che quando stai nella miseria diventi misero anche tu. Quel comunista è davvero incredibile. Ahahahah. L'annuncio sul premier poi è davvero squallido. Ma perché non scrive AAAAffittasi scribacchino per un tozzo di pane? Ahahahah... ovvia» La giovane impiegata, dall'ufficio antistante, riagganciato il telefono mandò subito un messaggio a Luci, comunicandogli il rifiuto «malgrado l'interessante intuizione e lo stile accattivante. Purtroppo cerchiamo cose meno laboratoriali, grazie». Luci sentì vibrare il telefono nei pantaloni. Lo tirò fuori e lesse il testo. «Che si fotta 'sto stronzo» - commentò il giudizio della casa editrice. Era però profondamente dispiaciuto. Un altro rifiuto e, soprattutto, niente denaro. Un occhio umido lo avvertì che la disperazione era sempre più vicina. «Ora va a casa, è ora» - disse triste al bambino #08 - Febbraio 2011

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Il bambino lo ignorò nuovamente e rimase assorto a leggere le ultime righe. Finito di scorrere col dito indice ogni singola parola, fece un sorriso soddisfatto e alzò lo sguardo verso Luci: «Bravo che sei. Mi piace. Posso tenerlo? Tanto non è più un segreto» «Fai quello che vuoi. Hai ragione, non è più un segreto. Ora però fai come ti dico: va'» - disse tremolante Luci. «Va bene, grazie. E non bere troppo, mi raccomando. Mia mamma non vuole che Christian torni a casa ubriaco la sera. Perché poi non riesce più a ragionare bene e finisce che fanno rumore dall'altra stanza. E te invece poi scrivi storto. Ciao ciao» - concluse e se ne andò Adnan. Come era venuto dal niente, scomparse in un attimo nel niente. Luci si raggruppò su stesso e si contrasse in un gomitolo di paura. Era con l'umore a terra, ma avvertiva qualcosa di strano e incerto che si stava muovendo dentro di lui. Era il pensiero di quel bambino, che subito lo rincuorò. Si era letto tutto ordinatamente, parola per parola, e gli era pure piaciuto. «Quella scimmia maledetta di Dellai neanche lo avrà finito. Figlio di puttana». Adesso però qualcuno lo aveva in mano, e se lo sarebbe letto ancora e ancora, fino a consumare la carta con le dita e con gli occhi. «E questo, dovrebbe essere il minimo sindacale per ogni scrittore con le palle quadrate come me» - pensò orgoglioso. Forse la giornata non era cominciata bene e forse sarebbe finita anche peggio. Ma non l'aveva buttata al vento come tante altre. Sentiva che avendo lasciato il bambino leggere quelle sue dieci frasi qualcosa fosse

cambiato. Prese il fiasco impagliato e fece per versarsi l'ennesimo bicchiere. Ma il vino era finito. Tirò su un sorriso di stizza. Di là dalla stanza c'era La Nicchi, una signora grassa e chiacchierona, che si diceva facesse la barista alla Banchina sin dai primi peli. Se ne era stata silente e assorta a contemplare la scena. Da buona pettegola si era goduta l'ingresso del bambino, la discussione, e aveva già capito che a Luci qualcosa era andato storto. Con il seno poggiato sul balcone, guardava morbida e incuriosita Luci dalla porta che dava sulla sala fumatori. A un certo punto, quasi che il bar fosse una hall di un lussuoso albergo, arcignò lo sguardo e fulminò il vecchio signore: «Luci, suvvia, sarà ora di andare a casa che il sole sta calando e si è già pisciato addosso almeno tre volte. Qui dentro ci puzza. Vada a casa a cambiarsi e se vuole torni più tardi, se trova ancora aperto...». Luci arrossì. Aveva capito che La Nicchi non scherzava e si percepiva da lontano che era visibilmente imbarazzato. Senza dire una parola abbassò la testa e uscì dal bar, sputando sull'uscio. Bevitore, giocatore, precario e fallito, Luci si sentiva nuovamente uno scrittore con le palle quadrate. Di certo, il migliore fra quelli che erano seduti al suo tavolino di Andrea Lattanzi

Tutto quello che mi fa girare gli ingranaggi Ma parliamo dell’Ikea. Mettiamo che ereditiate una casa, corredata di tutti quei bei mobili in massello di noce (con elementi artigianali e in ottimo stato, bastianopoli@ hotmail.com) che hanno arredato una generazione e mezzo. Avete poco più di vent’anni e quella casa la volete come voi, giovane: la volete rimodernare, imbiancare, levare Gesù appeso qua e là, disfarvi dei mobili e comprarne altri. Ma E’ da poco passato quel periodo dell’anno in cui ci interessa l’Universi- in quella casa ci siete cresciuti, e vi scoccia usare l’accetta sull’armadio tà, perché una riforma la sta cambiando. Vediamo di fare una panora- di camera fino a che non entra nel cassonetto: volete liberarvene sì, ma in modo incruento, magari rivendendolo o mettendolo mica di questo rito tipicamente italiano. Quali coscienze si risvegliano in queste occasioni? I fantastici E’ lì che gli in conto vendita (vedi alla voce “contentino morale”). E’ lì che gli svedesi ti fottono! Gran parte del modernariasupergiovani di tutte le facoltà, quelli che, fuori corso di 5 to, soprattutto quello ingombrante, ha perso il suo valore anni, urlano in piazza il furto del loro futuro. Futuro? L’Unisvedesi di mercato: chi ha i soldi si compra la roba antica, chi non versità non è per tutti: è per chi la rende dinamica e produttiva, non per chi ci è parcheggiato dentro. ti fottono! li ha va dall’Ikea, e i tuoi mobili non se li compra nessuno. Tremenda disdetta, perché con i soldi ricavati ci compraLa nostra istruzione superiore, ormai da qualche governo, minaccia lo scoppio: sul suo carrozzone, con ostentata e fintissima de- vo i mobili nuovi, ovviamente all’Ikea: ah, croce e delizia del nostro mocrazia, sono saliti tutti, e tutti hanno trovato il loro angolino di retri- arredamento! buzione. E adesso, magia, l’intero ambaradan cala a picco, mostrando l’ipocrisia e gli sprechi: il ministro di turno, con i suoi forbicioni ed una Concluderei parlando di quelle vecchiette rognose che escono dalle chiese a fine pomeriggio, con dieci chili di pelliccia addosso. Entrano incompetenza deprimente, dà il colpo di grazia. Solo allora ci arrabbiamo, quando si alzano le rette e abbiamo paura di meccanicamente là dove dovrebbero (solo) imparare ad amare, così come il buon Gesù voleva che facessimo, ed escono cariche di odio: essere licenziati: è troppo tardi. Che paese stupido: regna l’apatia, manca la forza di cambiare canale, ci odio per chi si beve una birra sulle scale della chiesa (sacrilegio), odio fanno credere che non stia succedendo niente e ce lo mettono in culo per i due zingarelli che fanno giocare la figlia all’ultimo sole della piazza, odio per tutto quello che loro non sono, che non sono mai state e che mentre dormiamo. Un piccolo plauso va ai collettivi studenteschi, sempre arrabbiati ma non saranno mai. Povero Gesù, quanto fiato hai buttato a volto scoperto, appassionati e infinitamente pazienti, cuore ideali e Bastiano occhiaie. Quello che in questo momento mi fa girare gli ingranaggi ha (in gran parte) a che fare con la mia tesi di laurea triennale, quel giochino che sta monopolizzando il mio tempo. A dimostrazione del fatto che pure arrabbiarsi, a questo mondo, ha bisogno del suo impegno mentale: non è come mettere a posto la camera. Spesso ci “indignamo” per le ingiustizie, liberandoci così a buon mercato del nostro fardello morale: ma ci arrabbiamo davvero solo se queste ingiustizie, quali che esse siano, ci riguardano direttamente e cambiano la nostra giornata. E poi facciamo le rivoluzioni, o cambiamo paese.

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Cruciverba

ORIZZONTALI | 1 – Lo sono le colline toscane. 8 – Gruppo etnico semi-nomade. 11- Coordinatore del PdL imparentato con membri del clan camorristico dei “Casalesi”. 13 – Terzigno

Il Filiman

ne è in provincia (sigla). 14 – Tirare su di morale. 16 – Segue e precede la “Pazza Inter” nel suo inno. 17- Divisione dei Carabinieri. 19 – Secolo di piena fioritura per i Comuni Me-

dievali. 20- Banchiere che è stato direttore di Unicredit,Mediobanca e Bankitalia ,indagato per i crack finanziari di Parmalat e Cirio . 22Preposizione semplice. 23- Possono essere anche metropolitani e suburbani. 25- Marca tedesca di elettrodomestici. 26- Celebre capo Apache. 29- Binomio letterale spesso mal pronunciato nel Lazio. 31- A voi. 32- Presidente del consiglio dei ministri nel 1878. 34- Federazione di calcio Argentina. 37- La Comaneci campionessa olimpica. 38-Personaggio televisivo che fu condannato nel 1988 per omicidio colposo plurimo. VERTICALI | 1 – Rintracciabilità nel territorio. 2- Mauricio calciatore cileno. 3- Senatore della repubblica italiana indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. 4- Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile. 5- New Technologies Group. 6- Solca il Mediterraneo dal 1936. 7- Assicurazione. 9- Simple preposition. 10 - La più grande città della Francia meridionale. 11- Il primo socialista a ricoprire la carica di Presidente del Consiglio dei ministri. 12 – Oristano(sigla).15- Provincia siciliana.18- Il Vicini che successe a Bearzot. 20- Ruli ministro dell’agricoltura albanese. 21- Classica meta estiva sull’Adriatico. 24- Comune in provincia di Ferrara. 27- Evaporate le ultime cinque. 28- Lo può essere un exam. 30-Locale fiorentino chiuso per consumo e spaccio di droga al suo interno nel 2009. 33-Oratori Diocesi Lombarde. 35- Simbolo del ferro. 36- Padre del figlio della regina.

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