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Testata iscritta presso il Tribunale di Firenze il 12/3/2009, reg. n. 5707

MAGAZINE INDIPENDENTE DI CULTURA GIOVANILE #11 PRIMAVERA 2012

Etica Pirata

nel web siamo tutti pirati, basta fare la cosa giusta #11 - Primavera 2012

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Copisteria universale

Riot Van + Off bar = una freschissima estate Come l'anno scorso, la direzione artistica dei lunedì all'Off bar sarà appannaggio di RV eventi, che vi delizierà con: Guarda che luna Story telling Talk Show Wii night acquadoom Serata DOCG Painting & juggling Cartoonia Tieni d'occhio il nostro canale FB per sapere le date! fb: redazione riotvan

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LAGO DEI CIGNI - FORTEZZA DA BASSO (FI)

#11 - Primavera 2012


Tempo di cambiare

L

a rete fa parte delle nostre vite. Ormai è diventato impossibile rimanerne fuori: email certificata, social network, streaming, e-banking, soldi virtuali, e-commerce, e-book. A diversi livelli sono entrati a far parte delle nostre vite, che ci piaccia o no: fare la spesa, fare amicizia, pagare bollette, lavorare, svagarsi, sono tutte attività che passano sempre di più attraverso la rete. È distante il tempo delle polemiche tra sostenitori e detrattori di Internet. L’universo web e i suoi strumenti sono una realtà: non possiamo più evitare di confrontarci con essi. E in quanto strumenti, essi non sono dotati di un fine intrinseco. La loro utilità, il contributo positivo che possono dare alle nostre vite, dipende essenzialmente dall’uso che ne viene fatto. Sono contemporaneamente causa e soluzione di molti dei nostri attuali problemi. Possono garantire o violare la nostra privacy, pubblicizzare o affossare un politico, tutelare gli interessi delle grandi multinazionali o aumentare il tasso di partecipazione politica delle persone, diffondere cultura o contribuire alla sua censura. Elementi trasversali alla vita di tutti, i problemi che sollevano, sono complessi, articolati: ogni piccolo cambiamento nelle loro dinamiche, può avere grandi conseguenze sul nostro mondo e sul modo in cui noi ci rapportiamo ad esso. Questo accade su più piani, da quello culturale a quello economico. Le

questioni sul diritto d’autore, ultimamente fanno da padrone di questo scenario. Megavideo ne è solo un esempio: il Peer To Peer, Wikipedia, le fan fiction legate a fenomeni come Guerre Stellari, Matrix, o Harry Potter, le cause legali hanno modificato il rapporto tra produttori e consumatori di cultura. Molte delle nostre valutazioni si fermano alla superficie di questi fenomeni, quasi non avessimo gli strumenti per informarci. I tentativi di legiferare in materia, sono stati i più disparati ma nessuno per ora è stato realmente efficace. La situazione continua a cambiare di ora in ora: prima SOPA, poi PIPA, ora ACTA. Indipendentemente dal nome, quello che ha accomunato tutti i tentativi di dare un ordine al caos di internet, è stato appunto il loro essere fallimentari. Fallimentari nel voler applicare paradigmi incapaci di dare una corretta interpretazione, di stabilire una scala di principi e valori condivisi su questi argomenti. Un universo mutevole come rifiuta i vecchi, rigidi, schemi. Lo ha sempre fatto. Se davvero vogliamo fare dei passi in avanti da questo punto di vista, serve uno sforzo per una maggiore elasticità, occorre provare a cambiare il paradigma con il quale ci rapportiamo ad esso. Nessuno pensa che sia semplice, ma non si può continuare a rimandare a lungo. Mauro Andreani

Riot Van Magazine Indipendente Gratuito n.11 Rv è una rivista indipendente, finanziata dall'università di Firenze, dal DSU toscana e talvolta auto finanziata. RV è aconfessionale, apartitico ed è redatto da giovani studenti, laureandi e neo-laureati. Fondata nell'ottobre del 2008 da due studenti del corso di Media e Giornalismo per l'esigenza di fare pratica nel settore del giornalismo e dell'editoria, possibilità che il corso non offriva, si è poi evoluta in un magazine di ampio respiro, un canale video, un sito web e un'associazione culturale che organizza eventi sul territorio fiorentino. Fornire un'informazione svincolata da logiche prettamente commerciali o da interessi politici è la nostra missione. Musica emergente, arte undeground, auto produzioni sono il nostro pane, ve lo offriamo fragrante ogni qual volta i fondi ci permettono di uscire. Buon appetito.

redazione@riotvan.net www.riotvan.net Direttore responsabile

Michele Manzotti

Direttore esecutivo

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Responsabili organizzativi ed editoriali

Niccolò Seccafieno, Jacopo Aiazzi, Giuseppe Di Marzo, Michele Santella, Mattia Vegni

Redattori e collaboratori

Alessandra Giachetti, Francesco Guerri, Stefano Lascialfari, Chiara Morellato, Daniele Pasquini, Giulio Schoen, Andrea Lattanzi

Grafica e impaginazione

Michele Santella, Mattia Vegni

Web Developement

Francesco Canessa

Sono stati fatti tutti gli sforzi per segnalare e allocare correttamente i crediti fotografici. Ricordiamo che il diritto dell'immagine fotografica resta dell'autore Stampato presso Polistampa, Firenze -Tiratura 3000 copie in carta ecologica -Realizzato con il contributo DSU TOSCANA - AOT Firenze #11 - Primavera 2012

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Puoi trovare RiotVan presso i nostri sponsor Copisteria Universale

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Oppure presso: Bar Argentina via della Mattonaia/viale Gramsci---Bevo vino via di San Niccolò 59/r---Gold Via Gioberti 54/r---Feedback store Corso Tintori 43/r---Gold Via Verdi 19/r---Centro Java infoshop via Pietrapiana angolo via Fiesolana---Caffè biblioteca delle Oblate via Dell'Oriuolo 26---Bar della facoltà di Architettura piazza Ghiberti---Ninotchka via Pandolfini 29-31/r---Velvet Goldmine Officine, via Giampaolo Orsini 87/r---Société Anonyme via della Mattonaia 24---Off Bar Lago dei Cigni---Danex Records via degli Artisti 8---Circolo Aurora V.le Pratolini angolo p.zza Tasso---La farmacia dei sani p.zza Giorgini 7/a---Strizzi bar via Oriani 20/r---Bar Massimo, via Carlo del Prete 9/r---Cardillac Via degli Alfani 57/r---New Store via San Gallo 95/r--Australiano Borgo Santa Croce 31/r---Soul Kitchen Via de Benci, 34/r---Il Panino Tondo via Montebello 56/r---Rullante Club via Cantagalli 1/r---La citè Borgo San Frediano, 20/r---BeBop Via dei Servi 76---Velvet Club P.zza Ghiberti 17/r---X graphics Via della Pergola 47---Cargo Via dell'erta canina 12/r---Jazz Club Via nuova de' Caccini 3---Pop Cafè p.zza Santo Spirito 18/r--Circolo Gada via de'Macci 11---Il Barone via Romana 123/r---Casa della Creatività vicolo santa Maria Maggiore---Eskimo via de' canacci 12r---Plaz p.zza dei Ciompi---Unplugged via de' Saponai 14/r---Fuoriskema Via del Corso---Kitch Viale Gramsci 3/r---Tempo reale Villa Strozzi Via Pisana 77---Notte fiorentina Borgo san Frediano---Gustapanino Via de' Michelozzi 13/r--Caffè Cabiria piazza Santo Spirito 4/r---Cafè Artigiani Via dello Sprone 16/r---Libreria Brac via dei Vagellai 18/r---Piccadilly music store via San Gallo 69/r---Volume Piazza Santo Spirito 5/r---Verticale Via Ponte alle Mosse 41/b---Ultra via XXVII Aprile--Ethic Borgo Albizi 37/r---Data Records Via dei Neri 15/r---Rock Bottom records Via degli Alfani 34/r---Marque Moon Piazza Santa Maria Maggiore 7r---Jules & Jim via dei Pecori 11/r---Scuola di Comics Via Del Corso 1---Nardini Book Store via delle Vecchie Carceri---Le Bertucce Pizza & Taglieri via Santa Elisabetta 16r angolo via delle Oche

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#11 - Primavera 2012


Riot Van presenta “PIRATERIA VIRTUALE” di Stefano

Lascialfari pg. 6

“I DUE PARTITI PIRATA ITALIANI” di Jacopo Aiazzi

pg. 11

“DA COCA-COLLA A COLLATER.AL” di Mauro Andreani

pg. 9

“THE WAY WE LIVE” di Chiara Morellato

pg. 14

“QUANTO COSTA FAR L’AMORE DA TRIESTE IN GIÙ” di Alessandra

Giachetti pg. 15

“REALITY NEWS” di Chiara Morellato

pg. 18

“RACCONTARE E RICORDARE ILARIA ALPI” di Alessandra

Giachetti pg. 16

“L’ITALIA È UNA REPUBBLICA FONDATA SUL LAVORO” di Chiara Morellato

pg. 19

“PRODEZZE FUORI AREA” di Francesco Guerri

pg. 21

“LOTTARE CONTRO LA REGRESSIONE POETICA” di Jacopo Aiazzi

pg. 25

“O SI FANNO GLI ITALIANI O SIAMO GIÀ MORTI” di Niccolò Seccafieno pg. 28

#11 - Primavera 2012

“PPP” di Francesco Guerri,

Giuseppe Di Marzo pg. 23

“DREADLOCK!” di Daniele Pasquini

pg. 27

“LA SCONFITTA DEL FESTIVAL DELL’INEDITO” di Daniele Pasquini

pg. 29

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#11 - Primavera 2012

Grafica Riot Van

ono passati 6 mesi da quando, in un nefasto giorno di gennaio, sui social network esplose la notizia bomba: Megavideo è stato chiuso. Da li il panico, il caos. L’inizio di una mattanza che colpirà da li in pochi giorni, quasi tutti i siti di hosting più popolari sul web. Mentre gli streaming-dipendenti di tutto il mondo si lasciano prendere dallo sconforto, negli USA si discutono tutt’ora le proposte di legge SOPA e PIPA (Stop Online Piracy Act e Protect IP Act), ritrovati giuridici volti a gettare altra benzina sul focolaio dell’epocale battaglia in materia di copyright. Di fatto ad oggi poco è cambiato, perchè altre piattaforme analoghe a Megavideo, come Putlocker e Videoweed, continuano a fornire lo stesso servizio. Semplicemente, ci si mette un po’ di più a trovare quello che si cerca. Ma perchè è così difficile risolvere la questione della pirateria

on-line senza scatenare una guerra? Perchè, probabilmente, l’unico modo di arginare tale problema sarebbe una censura completa di internet! Le leggi che si sono succedute finora non hanno fatto altro che tamponare l’inefficienza di quelle precedenti. Fatta la legge trovato l’inganno, come si suol dire. In tutte le costituzioni è garantita la libertà di espressione, in tutti i paesi democratici, ciò che è mio è mio, e in casa mia, ci faccio ciò che voglio. Se ho una collezione di dvd e invito qualche amico a venire da me per una visione collettiva, posso farlo. I miei amici possono venire a casa mia e guardare i miei film anche in mia assenza, se sono daccordo. E allora che differenza c’è tra questo esempio e un sito di file hosting, dove, utilizzando un’estenzione virtuale della mia libreria di casa, posso stoccare legittime copie personali del mio materiale legalmente acquistato? E cosa c’è di illegale se qualcuno viene nel mio spazio, anche se virtuale, a visionarne il contenuto con il mio permesso? Formalmente le copie rimangono mie. Non sto vendendo niente a nessuno, non mi sto arricchendo col lavoro di nessuno. Il problema è che 15 anni fa, quando il web esplose come fenomeno di massa, i seguaci della new economy intravidero un sogno: quello di un “mercato dell’informazione”. Riversare sul nuovo canale digitale ogni video, canzone e libro mai creato, allo scopo di traci profitto. Una “cultura in pillole”, da vendere al singolo fruitore per un breve periodo, in maniera immediata. La falla di questa logica ci appare ormai evidente e disastrosa. Cosa poteva impedire agli utenti di conservare tali contenuti, se non qualche piccolo accorgimento informatico facilmente aggirabile? Niente, appunto. Napster, il primo software peer-to-peer di grande successo, permise non solo di appropriarsi di questi contenuti, ma anche di scambiarseli tra utenti. Dopo due anni di vita il programma fu chiuso, ma i buoi, ormai, erano usciti dalla stalla. Nacquero altri client-software come eMule, per arrivare agli ancora più funzionali file torrent. Ed è proprio nel p-t-p che si può ancora scaricare e condividere, perchè non c’è un server centrale dove stanno tutti i file, e perchè nessuno ci lucra sopra, o perlomeno non ci diventa miliar-


dario. Se è praticamente impossibile punire i comportamenti illegali degli utenti nel web (dato l’anonimato e l’entità numerica dei “criminali”), si può provare a rendere illegali le tecnologie attraverso le quali tali reati sono commessi. Ma ciò vuol dire bandire le reti p-t-p. E ciò vuol dire ammazzare internet. In 15 anni, la rete si è evoluta come una società parallela, abitata da 2 miliardi di utenti. Una società che, come quella reale, rinnega il controllo dall’alto. Le reti p-t-p sono l’evoluzione democratica di quella prima forma di internet, quella degli anni ‘90, dominata da solide gerarchie protette da architetture client-server. È ovvio, allora, che il popolo della rete scateni una protesta clamorosa quando le istituzioni cercano di proteggere gli interessi economici delle lobby che, malgrado il loro diritto di avanzare pretese, confrontate con le ragioni liberitarie del web appaiono vecchie, logore e corrotte. È un dato di fatto, un’evoluzione naturale, la proprietà feudale della cultura si sta sgretolando di fronte alla forza eccentrica del web. È il vecchio che sovrasta il nuovo al grido di “cultura libera!”, un pò come accadde ai governanti d’antico regime, quando si videro strappare i diritti di propiretà e di comando, fino a quel momento rassegnatamente accettati. Con questo non si vuole decriminalizzare la pirateria: ognuno

Dei file su servizi di file sharing è protetto da copyright

Dei file diffusi nelle reti peer to peer protetto da copyright

La banda mondiale utilizzata dai pirati

35,8% Pornografia 35,2% Film 14,5% Serie Tv 6,7% Videogiochi 2,9% Musica

Tipologia contenuti scaricati da internet

4,9% Altro

Cina

Colombia

Fonte: BSA

Daccordo, a molti sembrerà una domanda retorica e vagamente idiota. In realtà l'argomento è piuttosto complicato e controverso. Lawrence Lessig, professore di diritto ad Harvard, analizzando l'incidenza del filesharing sulle vendite discografiche in "Free Culture", distingue quattro tipi di "scaricatori": 1) Ci sono coloro che scaricano musica da internet in sostituzione dell'acquisto. 2) Alcuni utilizzano il filesharing come strumento per scoprire e valutare nuovi artisti, scambiarsi le tracce con gli amici ed, eventualmente, acquistare il cd. 3) Altri utilizzano il filesharing per trovare materiale fuori commercio, difficilmente reperibile fuori dal contesto virtuale 4)Infine, ci sono quelli che scaricano materiale non coperto da copyright. Sebbene le prime tre categorie siano illegali, a ben vedere, solo la prima è dannosa per le case disografiche. La seconda categoria non fa altro che utilizzare il filesharing come strumento promozionale mirato e, oltre a non recare alcun danno (dato che una canzone scaricata, non equivale ad un singolo rubato: tale singolo non verrebbe comprato comunque), potrebbe favorire il lancio di nuovi artisti e la promozione della musica di nicchia. Chi scarica, invece, materiale fuori commercio, anche se protetto da copyright, non reca alcun danno al suo titolare, come non reca alcun danno chi si rivolge ad un qualsiasi negozio di dischi usati. Il punto è capire se il danno, pur rilevante, dei primi scaricatori, sia controbilanciato dai benefici apportati dagli altri differenti fruitori. È verosimile pensare che il filesharing non abbia causato danni così ingenti alle case discografiche, non tanto quanto l'elevato prezzo dei cd, combinato con l'inflazione dell'ultimo decennio, e lo sviluppo di nuovi formati digitali più pratici e popolari. Come riprova, l’acquisto on-line di musica digitale su portali come Amazon.com e Itunes store è in grande crescita. #11 - Primavera 2012

Russia

Classifica delle nazioni con il più alto tasso di pirateria web

Ma il file sharing danneggia davvero il mercato discografico?

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In soldoni

900 dollari la multa ad un cittadino svedese per aver scaricato 60 film 6,7 milioni di dollari la multa ai fondatori di Pirate Bay 500 milioni di dollari è la stima dei danni

provocati secondo l’FBI ai detentori dei diritti violati da MegaVideo

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co. Se chiedessi l’abolizione dei condizionatori delle auto dopo averne dimostrato i gravi danni alla salute, lo stesso legislatore potrebbe anche dire dire: “ok, una macchina senza condizionatore rimane sempre una macchina”. La difficoltà di risolvere la faccenda della pirateria digitale per via legislativa risiede nel fatto che tale criterio non può essere adottato per i computer di casa. Un general purpose computer, non è un semplice elettrodomestico, non è un frullatore. Non vale la regola “basta che frulli”. In altre parole, non si può far costruire computer che svolgano solo determinate funzioni, eliminando quelle che non ci piacciono. La legge, allora, consente tacitamente ai detentori dei diritti di impedire a computer pienamente funzionali di sfruttare ogni loro potenzialità, grazi alle tecnologie DRM: tale acronimo, traducibile come “gestione dei diritti digitali”, comprende una gamma di stratagemmi studiati per tutelare i diritti d’autore nell’ambiente digitale: cioè nei computer di casa, spesso all’ insaputa dei proprietari. Essi sono frutto di accordi privati tra lobby e produttori di hardware, allo scopo di proteggere i propri interessi, anche a costo della privacy dell’utente. Nel 2005 ha fatto scandalo il caso della Sony BMG Music Entertainment. La casa discografica rilasciò 6 milioni di cd musicali i quali se ascoltati su pc, non potevano essere riprodotti dai lettori multimediali più diffusi, ma solo tramite quello in dotazione dentro il cd. Lo scandalo nacque quando si scoprì che, insieme a tale programma, il cd installava un “rootkit” nel computer dell’utente allo specifico scopo di controllarne il comportamento, senza il suo permesso e a sua insaputa. Uno spyware, come quelli usati dai comuni cracker! E se la censura appare deprecabile, combattere la criminalità su internet con altra criminalità sembra quantomeno stupido. Stefano Lascialfari

Dei programmi istallati sui pc italiani è privo di regolare licenza

degli italiani pensa che il diritto d'autore arricchisca solo le multinazionali

degli italiani pensa che il diritto d'autore arricchisca anche l'economia locale Top 3 Paesi con il più alto Tasso di pirateria Georgia 93%

Zimbabwe 91% Bangladesh 90%

Top 3 Paesi con il più basso Tasso di pirateria

United States 20%

Japan 20% Luxembourg 20%

Unità di software pirata/ Totale unità software installate Fonte:BSA #11 - Primavera 2012

Grafica Riot Van

ha il diritto di essere remunerato per il proprio lavoro. Ma l’accanimento nel perpetuare il potere monopolistico dell’industria culturale obbliga la legge ad usare armi improprie. Basta andare a leggere le leggi SOPA e PIPA: queste darebbero pieno potere ai detentori del copyright non solo di poter eliminare qualsiasi contenuto senza processo né diritto di replica, ma anche di oscurare qualsiasi sito che favorisca, anche inconsapevolmente, la diffusione di materiale protetto. Questa è censura. E se non è censura questa, andatevi a leggere la bozza dell’ AntiCounterfeiting Trade Agreement, firmata a Tokio lo scorso 29 Gennaio, da 22 dei 27 Stati membri dell’Unione europea, tra cui l’Italia. Oltre a demandare agli internet provider il controllo dei pacchetti in uscita ed entrata da ogni computer, prevede il rastrellamento a tappeto di ogni server e ogni sito, alla ricerca di materiale protetto da copyright e la sua eliminazione. Per capire l’entità del danno, basti pensare a quanti video musicali, trailer, video amatoriali con musica di sottofondo o qualsiasi altro contenuto non esattamente “legale” ci siano su internet. Se ognuno eliminasse tutti i contenuti “illegali” dalla propria pagina Facebook (compresi gli aforismi di Oscar Wilde – si, anche quelli sono protetti da copyright!), rimarrebbero una manciata di foto di gente sbronza e qualche commento su quanto sia bella la neve. Il fatto è che la pirateria informatica è un problema endogeno alla nascita di internet, anzi, è un problema insito nella stessa natura dei computer. La maggior parte delle leggi sono studiate ponderando i pro e i contro dei loro effetti: seguendo il ragionamento di Cory Doctorow, noto blogger specializzato in tema di copyright, se mi rivolgessi ad un parlamento per far abolire la ruota, perché tale strumento ha fatto muovere l’auto dei rapinatori che mi hanno svaligiato casa, sarei preso per pazzo date le ovvie conseguenze sul mercato automobilisti-


Da Coca-colla a collater.al

Grafica Riot Van

Effetti collaterali di un soft drink e del diritto d’autore È il 2010. Emanuele ed i suoi amici vivono tra Catania, Milano, Roma; qualcuno ogni tanto chatta da Maracaibo. Si divertono a scambiarsi link, immagini, testi, musica, come facciamo tutti. Tutti loro hanno alle spalle la cultura rap degli anni 90: graffiti, advertising, illustrazione, video. Sono tra le prime generazioni nati nella società della comunicazione, dell’immagine, delle urban culture.“Siamo un gruppo di amici. tutti con le stesse attitudini e background. Questo non ci ha mai impedito di litigare. Però ci ha permesso di rimanere vicini”. Ad un certo punto decidono di condividere queste loro passioni e conoscenze oltre la loro ristretta cerchia e aprono un blog.“Volevamo occuparci dell’aspetto storico e archivistico di questa raccolta di contenuti che ci scambiavamo in chat. Quindi abbiamo messo su una primissima, e squallidissima, versione di cocacolla.it.” La scelta del nome segue #11 - Primavera 2012

Cosa succede quando un gruppo di giovani catanesi decide di aprire un blog per condividere con tutti la passione per la musica, l’arte, la grafica, l’advertisting, la comunicazione? Arriva una raccomandata da una delle più famose multinazionali del mondo che li diffida dal portare avanti il progetto. Questo è quanto accaduto tra febbraio e marzo del 2012. Ma per raccontare bene una storia, forse occorre partire dall’inizio. E per farlo, ci facciamo aiutare da qualcuno che quella storia non l’ha vista, l’ha vissuta: Emanuele Fontana. un ragionamento molto semplice, e sembra funzionare a meraviglia: un emblema della cultura pop moderna come la Coca-cola si unisce ad una delle materie fondamentali dell’espressione artistica, la colla. “Un nome facile da ricordare e irriverente che faceva il verso proprio al soft drink più famoso del mondo” spiegano sulle pagine del loro blog. Un nome che si inserisce alla perfezione nel concetto di post-moderno, potremmo aggiungere. “Dopo qualche mese le visite cominciano a crescere, andando oltre il cerchio degli amici e dei conoscenti. Nel settembre 2010 abbiamo deciso di realizzare una veste grafica migliore e definitva.” La cosa inizia a funzionare, e farlo bene: dopo due anni di post è riuscita ad attirare pubblico da più di 200 paesi nel mondo, collezionando più di 7000 liker e di 1000 follower. Entusiasti del risultato ottenuto, i ragazzi continuano sulla loro strada: registrazione del dominio e

deposito del marchio sono le tappe successive per lo sviluppo del loro progetto. Tutto sembra procedere per il meglio, fino ad un giorno di febbraio di quest’anno. “Sono tornato a casa e mia madre mi ha detto che c’era una raccomandata da andare a ritirare alla posta centrale. Già immaginavo cosa avesse potuto contenere, dato che 2 giorni prima era arrivata un’altra raccomandata a Gabriele e il mittente era lo stesso. Una riguardava la registrazione del dominio e l’altra quella del marchio.”La raccomandata proveniva da uno studio legale: quello che si occupa della tutela degli interessi del marchio Coca-cola in Italia. La società americana diffidava i ragazzi dal registrare il marchio e il dominio, in quanto avrebbero potuto generare confusione con quelli del famoso brand. “Qualcuno ha ci ha accusato di voler fare di cybersquotting. In realtà non era assolutamente quello il nostro obiettivo.

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flessibilità e adattamento a questo tipo di mondo verso cui andiamo. Lo sharing, i re-twitt, i re-post, i re-blog creano un sistema di cose che non sembra avere un proprietario». Ci sono molti esempi che ci lasciano spiazzati. Uno su tutti può essere sapere che l’Associated Press ha denunciato lo street artist Obey, per aver usato nel celebre poster di Obama Hope una foto dell’agenzia senza chiedere l’autorizzazione né pagare il copyright non può che confondere le nostre idee al riguardo, qualunque esse siano. E se domani la Lidl facesse causa a Maccio Capatonda, a causa di Piccol, per chi tifare? «C’è molta confusione e per ora sembra che la tutela la ottiene solo chi tutto sommato se la può permettere. Mi dispiacerebbe se un domani le minacce al mondo di internet dovessero essere maggiori ma ritengo anche che ci sia qualcuno che abbia bisogno di questo tipo di tutela. Forse è anacronistico continuare a parlare della cosa in questi termini». Sembra avvicinarsi sempre di più il momento in cui si dovrà discutere seriamente e collettivamente sulla questione, cercando di considerare attentamente tutti i punti di vista possibili. «Magari se incontrassi mr. Coca-cola di fronte ad una bottiglia di vino lo farei riflettere sul fatto che probabilmente hanno voluto tutelare i loro consumatori, ma che una parte di essi in qualche modo si è ribellata a questa volontà. E comunque gli farei i complimenti per la calligrafia del logo». Quella di coca-colla è una delle tante storie simili che sollevano queste problematiche. Tra queste speriamo che prima o poi, se ne presenti una in grado di trovare una soluzione a questi problemi, o perlomeno di fornire una chiave di lettura più completa. Mauro Andreani #11 - Primavera 2012

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Man mano che il blog cresceva iniziavamo ad immaginare che potesse nascere qualche problema. Quando abbiamo iniziato a ricevere queste raccomandate così, abbiamo capito che avevamo una bella gatta da pelare. Siamo stati contestati di trattare tematiche e ambiti nei quali la società ha i suoi interessi». Legalmente parlando, l’azione della società, ha le sue ragioni, anche i ragazzi di Coca-Colla lo sanno. Così come sanno che sarebbe assurdo impelagarsi in una causa con uno dei brand più noti del mondo. La cosa più naturale da fare rimane cambiare dominio e interrompere immediatamente la registrazione del marchio. Ma i ragazzi di coca-colla, si occupano di comunicazione: per questo decidono di realizzare una campagna di viral marketing sfruttando proprio la situazione venutasi a creare. Realizzano un media-kit e danno vita, tramite il loro blog e i loro profili social, ad un tam tam che in breve tempo raggiunge moltissimi utenti internet ottenendo il doppio risultato di ottenere consensi e farsi pubblicità. «Si chiude una porta e si apre un cancelletto. È ovvio che ci saremmo risparmiati trenta giorni di stress, di soldi tra server, domini etc. Dovevamo dire quello che ci era successo. Di sicuro abbiamo avuto un ottima diffusione del messaggio: noi comunque sia ci occupiamo di questo».

Così il 5 marzo 2012, la pagina cocacolla.it chiude. Dalle sue ceneri nasce Collater.al: il progetto continua, mutando solo nel nome, che serve a ricordare la sua nascita come effetto collaterale di un altro evento, la chiusura di cocacolla appunto. «Continuerà ad essere un progetto editoriale, saranno gli articoli, i temi, gli artisti la cosa che più ci interessa, poi noi come collettivo ogni tanto produciamo qualche evento o videoclip, quelle sono applicazioni collaterali ad un blog. È e rimane una voce, con gli stessi contenuti e qualche piccola modifica, che lo rendesse collateral». Un’esperienza del genere, nel bene e nel male, lascia il segno, anche e soprattutto da un punto divista professionale. «Ci ha lasciato un sacco di ore sonno in meno e un sacco di conoscenze in più. Abbiamo capito meglio i problemi legati a nome e visibilità. Più esperienza che altro. Poi magari qualche cornicetta con dentro le raccomandate da appendere al muro e far vedere ai nipotini nel 2025: quando ero giovane la Coca Cola mi ha fatto chiudere un sito». E qualcosa la lascia anche a noi. In questi mesi, il tema del diritto d’autore e del suo rapporto con il mondo di Internet sta diventando sempre più attuale, quasi invadente. E spesso, sembra che i paradigmi che hanno orientato le scelte e le regolamentazioni in materia hanno dimostrato di non essere in grado di ordinare un universo che cambia e cresce tanto velocemente. Le posizioni sulla questione sono molteplici. «È chiaro che in un momento in cui siamo globalizzati, la proprietà dei testi, delle immagini, delle idee stesse diventa talmente complessa da rischiare di essere dietrologica. Penso che tutto dipenda dal punto di vista da cui si guarda il problema, forse si dovrebbero valutare di caso in caso le circostanze. Di sicuro servono più


BANG

Grafica Riot Van

BANG

I due partiti pirata italiani Mentre cercavo informazioni per descrivervi questo recente movimento politico nazionale ed internazionale, che fa del digitale e del web un caposaldo della propria politica, vengo informato che proprio grazie ad internet abbiamo scoperto l’esistenza di due siti distinti e così denominati: PartitoPirata.it e PirateParty.it.

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ul primo sventola la bandiera con il simbolo originale del Partito Pirata Internazionale, sull’altro la classica immagine piratesca del teschio con le due sciabole incrociate (il Jolly Roger, ndr) e in basso il simbolo in miniatura del Ppi. Anche statuti e programmi elettorali diffe#11 - Primavera 2012

riscono. Controlliamo la data di nascita dei due siti: Il PartitoPirata.it è stato registrato nel 2006, mentre il suo omonimo americanizzato il 17 ottobre 2011. Come data è interessante in quanto il 18 dicembre 2011 è stato l’ultimo giorno di riconoscimento dell’organo direttivo del Par-

titoPirata.it. Da quel giorno il partito è in Assemblea Permanente e il sito non viene più aggiornato. Mi convinco, data la nascita precedente e il simbolo ufficiale, che il partito pirata originale sia quello con il nome italiano e, con la conferma di Wikipedia, la quale descrive minuziosamente statuto e proposte di questo, nonché ci rinvia alla sua pagina, decido di mandare una mail per farmi chiarire le idee sulla faccenda. Passano i giorni ma la risposta non arriva. Stanco di aspettare contatto l’altro partito, il Pirate Party, nella speranza che almeno loro controllino la posta. Entro nella pagina che descrive il

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Le proposte del Partito Pirata Italiano Alcuni punti del programma del partito pirata italiano sui quali avevamo delle domande. Riforma dei brevetti: Qualsiasi materiale protetto da brevetto rappresenta la tecnologia di una nazione e come tale non può essere sottoposto a vincoli di utilizzo per lunghi periodi di tempo. Impossibilità di sottoporre a brevetto qualunque elemento del nostro ecosistema, come il DNA e le idee astratte, come le formule matematiche. Possibilità, in deroga a ente sovranazionale, di espropriare un brevetto in caso di necessità. Se i brevetti sono patrimonio nazionale, perchè derogare ad enti sovranazionali eventuali espropri? E a quali enti? Riforma dei marchi: Impossibilità di registrare un

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dia, partendo dal presupposto che il maggior partito digitale italiano conosca bene l’importanza e la portata dell’enciclopedia multimediale. Mi risponde, con esponenziale nervosismo, ricordandomi che l’altro è un’associazione e il loro un movimento politico. Il niente. Cambio strada e contatto Francesco Lazzarotto, responsabile internet e social media informandolo del fatto che il loro portavoce mi aveva (non) chiarito la vicenda, in poche parole, con un lapidario «siamo noi il partito pirata originale». Ancora una volta nessuna risposta. Eppure, raccogliendo informazioni, mi era sembrato di incappare in qualcosa che riguardava proprio il portavoce del partito. Ed infatti, ricontrollando i comunicati stam-

marchio con nomi e simboli che già caratterizzano delle realtà simboliche riconosciute ed utilizzate dalla popolazione. Si tratterebbe di realizzare quindi un elenco di queste realtà simboliche? O si tratterebbe di un controllo effettuato caso per caso? Con quali criteri? Diritto di accesso alla tecnologia: Ad ogni cittadino viene riconosciuto il diritto legale ad accedere alla tecnologia disponibile nel paese. Obbligo di produzione di beni di cui si possiede il brevetto ma che non vengono prodotti in quanto poco remunerativi o per motivi strategici. Ogni cittadino deve poter accedere alla tecnologia di carattere medico, in caso di difficoltà economiche lo Stato dovrà intervenire per coprire i costi. Il problema delle risorse per la sanità è molto complesso: dove e come reperire le risorse economiche? Diritto di accesso alla cultura: Le case editrici, od ogni altro operatore economico, non può rifiutarsi di produrre e/o distribuire un’opera di cui possiede i diritti per ragioni economiche o strategiche. In caso di diffi#11 - Primavera 2012

Grafica Riot Van

loro Esecutivo e il primo a presentarsi, con cappello da cowboy e sigaro in bocca, è il Portavoce, Marco Manuel Marsili. Gli scrivo. Dopo pochi secondi mi risponde con un gelido «il nostro è l’unico movimento politico; qualsiasi altro PP che si fregi di tale titolo è solo un’ associazione culturale». Non contento della risposta sottolineo l’aspetto del simbolo e della registrazione precedente, cercando di capire il motivo che spinge il partito pirata ufficiale a non preoccuparsi né del plagio né di risultare secondo nei motori di ricerca.

Palesemente seccato mi esterna il suo punto di vista sull’altro partito: «è gente che non ha mai fatto un’elezione in vita sua, mai presentato liste a nessun livello. Neanche per un condominio», tentando di chiudere il discorso con il classico «non ho altro da aggiungere, mi sembra di essere stato chiaro». Per essere stato un docente di teorie e tecniche della comunicazione presso l’Università degli studi di Isubria, a Varese, ed uno scrittore, descrivendosi anche «futurologo, innovatore, libero pensatore, maìtre à penser, rivoluzionario, problem solver, affetto da bulimia culturale», non sembra amare le spiegazioni e spendere qualche riga di scritto in più. Da aggiungere probabilmente c’è molto altro e decido di giocarmi la carta Wikipe-


pa, me ne torna agli occhi uno datato 15 marzo. Due giorni prima, il 13, era infatti stato revocato l’incarico ed espulso dal partito il Responsabile organizzativo nazionale, accompagnato dalla revoca dell’incarico al Responsabile new media e diritti degli animali ed altri due richiami scritti a membri dell’Esecutivo. I provvedimenti disciplinari sono stati presi a causa di “indegnità, ripetuti comportamenti lesivi della dignità del Portavoce e per gravi ragioni che ostacolano e pregiudicano l’attività del Partito Pirata”. Passano altri due giorni e la mia casella di posta si aggiorna. È sempre il portavoce, che risponde alla mail inviata al responsabile internet. «Evitate di fare questi giochi infantili» tuona il libero

pensatore, «vi ho già chiarito tutto». Gli sciorino nuovamente tutte le incongruenze, dal simbolo, alla registrazione precedente, a Wikipedia, cercando di fargli capire che non posso essere soddisfatto dalla cantilenante, semplicistica risposta da lui fornita, terminando la mail con un candido «cercherò di non disturbarla ulteriormente. Consulterò altri canali». La provocazione riceve un’immediata risposta, percepita come l’ennesimo tentativo di non dire niente e farmi desistere dalla ricerca: «tutti quelli che fanno parte del partito le diranno le stesse cose che le ho ripetuto io più volte. Le ho già chiarito tutto, non me lo faccia ripetere». Passano pochi giorni e sono gli “altri canali” che volevo consultare ad informarmi. Più precisamente Repubblica.it facendo uscire la notizia, datata 3 aprile, che “a Milano, il giudice della Sezione Specializzata in materia di proprietà industriale e intellettuale ha disposto l’inibizione dell’uso di nome e simbolo

coltà nell’accedere ad un’opera per ragioni economiche o di altro tipo, lo Stato dovrà intervenire a favore del cittadino. Il creatore di un opera non sarebbe più libero di scegliere se diffondere o meno il suo lavoro. Non credete che così facendo di fatto si limitino alcune libertà personali, trasformando in dovere quello che dovrebbe essere un diritto? E come comportarsi nei confronti di opere che contengano tesi razziste o fomentino l’odio tra le persone? Riforma del diritto alla riservatezza delle comunicazioni: Equiparazione della riservatezza di ogni forma di comunicazione con quella postale. Riconoscimento del diritto al cittadino ad usare sistemi crittografici per garantire la riservatezza delle proprie comunicazioni. E in caso di reati commessi tramite questi mezzi? Il protocollo di connessione Tor, in grado di garantire il totale anonimato, ha dato vita anche a traffici illegali, come nel caso del sito Silk Road, che commercia armi e stupefacenti. E per le intercettazioni telefoniche? #11 - Primavera 2012

del Partito Pirata a Marco Manuel Marsili, leader e fondatore del Pirate Party”. Mi prudono le mani; avrei voglia di scrivergli che ho ricevuto la notizia, tanto per infastidirlo, e magari chiedergli come pensa di procedere per le elezioni amministrative del 6 e 7 maggio, per le quali il Pirate Party stava già preparando le liste elettorali dopo alcune cacciate interne. L’arte del bushido insegna a non infierire sui feriti e me ne sto tranquillo e ghignante (ricordando le brusche risposte del futurologo). L’altro partito, il Partito Pirata, rimane in Assemblea Permanente ma informano che stanno sperimentando una piattaforma online di democrazia diretta per votare programma, statuto e direttivo. Tale piattaforma prenderà il nome di Liquidfeedback. Non resta che consigliare all’innovatore Marsili di cambiare campo di innovazione: il connubio tra politica e illeciti è già abbastanza sviluppato nel paese. Grazie. Jacopo Aiazzi

• Pirates Parties International •

Nel 2006 nasce il Pirates Parties International (PPI) come unione informale di partiti tra loro indipendenti. Programma del PPI: Rafforzamento dei diritti civili Maggiori istituti di democrazia diretta e partecipativa Riforma del diritto d’autore e dei brevetti Libertà di circolazione della conoscenza Libertà d’espressione Educazione gratuita Partiti Pirata registrati: Svezia, Spagna, Austria e Germania. Partiti Pirata non registrati ma attivi: USA, Regno Unito, Australia, Francia, Polonia, Italia, Russia e Belgio. Il Piraten Partei alle elezioni federali tedesche del 2009 ha ottenuto il 2,0% dei voti, classificandosi come maggior partito tra quelli che non avevano superato la soglia di sbarramento. Nei sondaggi più recenti è dato al 13%.

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THE WAY WE LIVE Immaginate un mondo in cui Internet, il web e di conseguenza tutte le azioni a cui potete avere accesso dal tasto destro del vostro mouse, diventasse realtà. Immaginate un mondo, il nostro mondo, in cui ogni azione sia possibile: duplicare, spostare, cancellare...

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La Mirror Production nasce a Firenze nel 2008 dall’idea di Tommaso Valente e Niccolò Francolini accomunati entrambi dalla passione per il cinema. Si occupa di servizi fotografici, video (dalle riprese al montaggio finale) siti web, grafica e animazioni digitali. Potete visitarli sul loro sito internet www.mirror-production.com

Dopo queste brevi premesse vi invitiamo a collegarvi alla pagina del You Tube Film Festival per gustarvi i venti minuti di questa “fantascientifica quasi-realtà”. Una piccola, anche se spinosa, riflessione che vi lanciamo a mo’ di pulce nell’orecchio... il linguaggio della legge può essere difficilmente comprensibile, ancora di più se riferito a scambi virtuali di cui pochi conoscono gli esatti meccanismi, per nostra fortuna esiste però il mondo del cinema, delle cosiddette immagini in movimento, democratico nella sua immediata comprensibilità. In grado, in maniera semplice ed intuitiva, di impattare contro di noi e le nostre coscienze, aprendoci scenari metaforici ma non per questo alieni. Basti pensare a quella bella ragazza muta che - invano - tenta di essere ascoltata. Chiara Morellato #11 #11 - Primavera - Aprile 2012

«Abbiamo prodotto The way we live in un mese per poterlo presentare al concorso organizzato da YouTube in collaborazione con Il Festival del Cinema di Venezia, una grossa opportunità che ci siamo voluti giocare con una storia vicina alla realtà dei nostri giorni, in cui internet e il mondo reale arrivano a confondersi sempre di più. All’inizio avevamo pensato di

ambientarla in un futuro prossimo, poi invece abbiamo cambiato idea. Ormai Internet fa sempre più parte della nostra vita, non era necessario uno scenario troppo fantascientifico, il presente rispondeva benissimo alle nostre esigenze». Ci sono alcune immagini all’interno del corto che spiegano bene la pericolosità di alcune leggi nel momento in cui venissero applicate alla realtà... «Abbiamo voluto immaginare in cosa si trasformerebbe, per esempio, un silenzio stampa nel mondo creato da Linus, abbiamo pensato ad una ragazza senza la bocca che non può parlare oppure ad un fotografo che non è più in grado di scattare fotografie perché cieco,senza gli occhi...abbiamo voluto rendere questo messaggio in maniera sicuramente simbolica e anacronistica, ma quello che succederebbe, per esempio con un’ipotetica legge ACTA, sarebbe più o meno una cosa simile». Linus e Wolf, i due protagonisti, chi sono? Cosa rappresentano?

Grafica Riot Van - immagine dal film “The way we live”

n mondo veloce quanto la connessione internet del vostro PC. La Mirror Production, una società nata cinque anni fa, attiva sul territorio fiorentino e non solo, ha fatto di più. Non solo ha immaginato questo mondo, l’ha addirittura prodotto e trasformato in un cortometraggio. The way we live racconta la storia di due universi paralleli che si scontrano arrivando a combaciare, racconta la storia di un hacker, Linus, e del programma da lui sviluppato per portare sullo stesso piano di esistenza realtà e virtualità. A questo punto, però, entrano in gioco altri fattori, il Parlamento sta per approvare una severa legge sulla censura e il mondo utopico immaginato da Linus potrebbe sgretolarsi da un momento all’altro, portando l’umanità a conseguenze disastrose. Alea iacta est, cosa succederà allora? Ne abbiamo parlato con Tommaso Valente, produttore del Corto e fondatore, assieme a Niccolò Francolini, della Mirror il quale ci ha spiegato il perché di questa produzione e la riflessione che ne vuole scaturire...

«Linus è un hacker, Wolf un giornalista. Anche se le loro visioni sembrano contrastanti, Wolf e Linus in realtà sono in simbiosi. Linus è la mente, Wolf i suoi occhi. Linus sta sempre relegato nella sua realtà da eremita, non esce mai dalla sua capanna. Wolf invece è colui che vede come il programma si materializza nel mondo reale e ne è entusiasta, va oltre le preoccupazioni dell’amico. Come recita la frase finale we do what we always done, faremo quello che abbiamo sempre fatto. Se questa legge passerà, combatteremo». Quanto è costata la produzione del corto? «Ci siamo auto-prodotti e siamo riusciti a spendere intorno ai 400 euro. Questa cosa ci rende sicuramente orgogliosi, se avessimo utilizzato altri canali la produzione sarebbe sicuramente costata di più».


QUANTO COSTA FAR L'AMORE DA TRIESTE IN GIU' Grafica Riot Van

La filantropia incontra il buisness: 4LovingMe L'arte e il pensiero dell'uomo hanno, da sempre, preso ad oggetto la cosa più naturale che ci sia. Fare l'amore. Copulare, fare sesso: chiamatelo come volete. I nostri antenati hanno dedicato anche una dea all'Amore, sentimentale e carnale, perchè l'amore è tutto. Venere. orse non tutti sanno che dalla parola venere, e dal concetto che porta con sè, deriva un'altra parola, molto meno affascinante, “venerea”. Ironia della sorte cosa viene dall'amore, sono anche le malattie. E sono svariate, passando dalle infezioni leggere a malattie più lunghe e complesse, ad alto rischio di sterilità, tumori alla cervice, fino ad arrivare alla positività all'HIV. E se la medicina sta facendo progressi per sconfiggere quest'ultima, l'arma, non per combattere la malattia, ma per prevenire tutto questo è una: il preservativo. Ma quanto costa fare l'amore protetti? «Al mondo, all'anno, vengono consumati circa 90 miliardi di condom, per il 90% prodotti a Taiwan e Cina. Il costo di produzione del preservativo, non supera i 30 cent, a questa cifra aggiungendo i costi di distribuzione, trasporto e contenitori, in tutto arriviamo a malapena a 50 cent. Ma il preservativo di media viene venduto in farmacia ad 1 euro, un costo esorbitante rispetto a quello che dovrebbe essere». Questa è l'analisi di Fabrizio Protti, 40 anni, dirigente di un azienda, amante delle nuove tecnologie e uomo di mondo. Si avvicina al tema delle malattie veneree e della loro prevenzione grazie alla moglie ostetrica, e lo fa con occhio critico e con un'ottica aziendale, ma con fini filantropici. Fabrizio crede infatti in una filantropia che è qualcosa di più delle solite chiacchere per riempirsi la

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bocca, e crea il progetto ForLovingMe (www.4loving.me). Lanciando quindi l'idea del "preservativo gratuito con pubblicità". I destinatari del progetto sono quindi tutte quelle aziende e imprese che possano investire una somma consistente in pubblicità: «Il concetto che deve passare a grandi, piccole aziende e marchi non è il solito concetto di fare beneficenza, donando dei soldi, per esempio, per una costruzione con scopi benefici. E' qualcosa che lega la filantropia ad un'immagine aziendale. Investendo in pubblicità, 'dono' un oggetto fisico importante per la prevenzione. Facendo prevenzione vera e tangibile». Preservativi gratis e l'azienda si fa pubblicità. Fabrizio definisce tutto questo “pubblicità sociale", ovvero pubblicità finalizzata per uno strumento benevolo. 4LovingMe chiede quindi che aziende e grandi marchi piuttosto che chiunque facciano pubblicità, investano una parte delle loro risorse. Brand che potrebbero produrre, magari, il preservativo di tendenza. L'idea in sé non è nuova, altri lo hanno già fatto, come per esempio il comune di New York che in alcune ricorrenze, sponsorizza 2 milioni di preservativi con il marchio I N Y per tutto il territorio cittadino. Il problema è che la cosa è circoscritta ad una sola occasione... «4LovingMe si è rivolta sul campo verso alcuni stabilimenti di condom, controllando tutti gli standard qualitativi richiesti dai

paesi di destinazione. Abbiamo diversificato i fornitori e stipulato dei preaccordi stabilendo i costi per la produzione e il lotto minimo, che è di 200.000 pezzi». Se i calcoli quindi sono esatti, prendendo i dati precedenti, per fare 200mila preservativi ci vogliono 100mila euro. Se dei soldi che ogni anno vengono stanziati in pubblicità, una parte venisse investita in condom, potremmo avere quindi box di preservativi gratuiti con stampato il Giglio di Firenze. I grandi brand, le aziende, i comuni, sono quindi i maggiori destinatari di questo progetto, il quale si trasformerebbe poi in un tramite, tra l'azienda e il prodotto. «Noi non chiediamo soldi, non chiediamo una donazione, il nostro progetto è assolutamente senza scopo di lucro, noi siamo il tramite tra l'imprenditore che vuole fare pubblicità e il mezzo per farla. Facendo del bene ad un pubblico decisamente ampio». I maggiori, ma non gli unici destinatari. Perchè il concetto arrivi, deve partire dalla base, da chiunque creda in una prevenzione efficace e che un'idea come quella di 4LovingMe porti ad un riscontro positivo. Perchè abbia successo deve essere un'idea con uno spessore, che venga capito, diffuso e voluto. Noi diffondiamo, e speriamo che "venerea" torni ad essere una parola solo inventata per descrivere l'amore. ForLovingMe. Alessandra Giachetti

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RACCONTARE E RICORDARE,

ILARIA ALPI Quando il teatro

Ilaria Alpi e Miran Hrovatin

incontra il giornalismo

Di recente il consiglio comunale di Firenze ha votato il primo pacchetto di mozioni relative a titolazioni di strade approvando all'unanimità la mozione presentata da Ornella De Zordo in commissione Cultura e Pace e Diritti Umani. Mozione che ha visto il consenso del Consiglio forse perché anche la nostra città desse un tributo alla memoria di una delle pagine nere della storia d'Italia: la morte di Ilaria Alpi, giornalista del Tg3, e del suo operatore Miran Hrovatin, uccisi a Mogadiscio, in Somalia. Il venti marzo ricorre l'anniversario della morte, avvenuta diciotto anni fa.

FIRENZE VUOLE DEDICARLE UNA STRADA, MA CHI ERA ILARIA ALPI?

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CHI NON VUOLE DIMENTICARE... Sarà per questo che oramai non se ne parla più, e non si conosce questa come le tante storie meno raccontate del giornalismo. Una verità inconsistente che viene abbandonata. Maurizio Torrealta del Tg3, i colleghi della testata, ma anche giornalisti dell'Espresso, Famiglia Cristiana, L'Unità e tanti altri, hanno lavorato per anni sul caso e tuttora continuano, creando nuove inchieste e raccogliendo nuovi elementi, ma ricevendo per lo più accuse di calunnia e malafede. L'insieme di questi elementi e i documenti raccolti dalla Fondazione Ilaria Alpi, rapporti processuali e nuove testimonianze, hanno sicuramente dato la possibilità di raccontare, e diffondere questa storia. Per non dimenticare questa come tutte le altre storie come la sua, perchè a morire facendo giornalismo e cercando quindi di diffondere la verità, in questi anni, non è stata solo Ilaria.

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Era un' inviata che doveva seguire le operazioni militari lanciate dagli Usa con il nome di "Restor Hope", con l'appoggio di numerose nazioni alleate, compresa l'Italia, che dovevano porre fine alla guerra interna e ristabilire un minimo di legalità nel disastroso scenario somalo sconvolto dalle sanguinose guerre tra le fazioni del corno d'Africa. Ilaria ha 33 anni e fa la giornalista, e il suo mestiere lo sa fare bene. Tanto che, mentre sta documentando gli avvenimenti somali, scopre che l'Italia non è solo un' alleata in un'operazione di pace, ma che con la Somalia dei rapporti ne ha già. Rifiuti tossici, armi, soldi, nascondere, erano le parole che qualcuno non voleva che venissero a galla. Tra queste c'era anche Shifco, nome di una società italiana con presidente somalo, che avrebbe donato tre pescherecci alla Somalia, come atto di cooperazione di solidarietà. Shifco è la parola chiave dei traffici illeciti che Ilaria aveva scoperto e nei quali l'Italia era protagonista. Gli ultimi elementi sono emersi da un' intervista realizzata al sultano di Bosaso, città a nord della Somalia, e capo dei miliziani che, in quel momento, avevano sequestrato un peschereccio della Shifco. Il nastro dell'intervista, arriverà danneggiato e i blocknotes dove la giornalista annotava tutto, sono scomparsi. La morte non sembra un agguato, come si diceva, ma un'esecuzione; niente mitragliatrici, solo colpi di pistola. Il ventidue marzo la procura di Roma apre un'inchiesta. Istituita per fare luce sul caso, si concluse con un nulla di fatto, così come le altre commissioni aperte successivamente, incontrando difficoltà e limiti nel corso delle indagini e chiari tentativi di mistificazione del caso fin da subito. Può darsi anche che fosse vera l'ipotesi che la faccenda fosse una possibile altra faccia di Tangentopoli, ma ad oggi non si conosce la verità.


...ANCHE ATTRAVERSO IL TEATRO Ma non dimenticando lei, si cerca di ricordare che mettere un bavaglio all'informazione, e a chi cerca di diffonderla, dev'essere un incentivo in più, per informarsi ed essere informati. Il grande consenso che ha ricevuto il premio "ia - Ilaria Alpi", premio giornalistico televisivo che si svolge a Riccione, arrivato alla XVI^ edizione, è sicuramente la prova che c'è chi ancora non vuole dimenticare e crede nella grande forza del giornalismo d'inchiesta. E uno dei mezzi per farlo è sicuramente un mezzo considerato non convenzionale, il teatro.

Anna Politkovskaya

Lucilla Morlacchi

Se Ilaria Alpi fosse ancora viva, avrebbe 51 anni, magari sarebbe una signora con la S maiuscola, avrebbe i capelli corti ed una gran forza. Ed è così che l'ha voluta raccontare e ricordare per i diciotto anni dall'agguato, il regista e sceneggiatore Stefano Massini, nel suo spettacolo dedicato ad un Omicidio non casuale nella nostra ventunesima regione, come dichiara il titolo. Lo sceneggiatore è oltretutto legato al tema, visto il grande successo del testo che prende, anche qui, il nome dello spettacolo, Donna non rieducabile - Memorandum teatrale su Anna Politkovskaya, un'altra giornalista assassinata in una Russia in cui l'informazione è pericolosa punto e basta. Tornato a voler parlare del coraggio di un'altra donna, Massini torna sul tema raccontando il caso Alpi, andato in scena al Teatro Metastasio di Prato, un teatro stabile della toscana, e poi partito in tourneè. Ne prende i panni Lucilla Morlacchi, attrice teatrale e cinematografica che calca i grandi palchi dagli anni '50 e vanta collaborazioni da Visconti a Franco Parenti. Con lei, unico interlocutore dalla forte presenza scenica, Luisa Cattaneo, che appare come un'ombra nei vari scenari somali narrati, nelle vesti dei testimoni e gli informatori della giornalista, diffidenti, ma sicuri delle loro parole. Sul palco con una grande energia, asciutta, diretta, una donna forte, la Morlacchi è un'Ilaria Alpi che vuole raccontare, ricordando, il suo viaggio. Come se ricostruisse uno dei suoi blocknotes. Un palco vuoto, nessun elemento, fondale nero e un gioco di luci ed ombre. Le luci che si scambiano sono tre, bianco rosso e verde, che spiccano nel nero intorno. Eppure dopo pochi minuti sembra di essere in Africa, si sentono gli odori acri e rotondi della Somalia, la luce che sembra prevalere su qualsiasi altro colore, le sensazioni di un posto già vissuto, di un lavoro da cominciare, forza e infine paura. Come se fossimo nel corpo di Ilaria, spettatori diretti e coinvolti. La storia cattura e tiene inchiodati, le parole, scritte dallo stesso Massini, sono concise e dirette, a momenti arrivano come un pugno nello stomaco: forte, mirato e secco. Si sente tutto, lo schifo,che dà il titolo allo spettacolo e al libro in uscita dal 23 febbraio. L'eco di questo testo è riuscito ad arrivare in Europa e oltremare. L'eco di una volontà di informare attraverso un palcoscenico. Perchè come mezzo di informazione il teatro, proprio per il suo carattere non convenzionale, è sicuramente uno strumento più genuino e vero di tanti altri. Continua quindi la volontà di raccontare e ricordare. Perchè passando in Via Ilaria Alpi, si conosca e si ricordi la sua storia. Alessandra Giachetti

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Foto dello spettacolo “Lo schifo”

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“Reality News” Quando lo show sconfina nel reale

Nove attori vengono rapiti per diventare gli ignari protagonisti di un reality di successo. Fin dove si spinge il cinismo mass-mediatico delle nostre tv? E le logiche che ne regolano il mercato? A rispondere alle nostre domande è Salvatore Vitiello, regista - e sceneggiatore assieme a M. Serena Bernardi- dell’ultima produzione della Scuola di Cinema Indipendente di Firenze. Di cui, tra l’altro, è il fondatore…

Film Festival. Per ora non anticipo nulla, vedremo… In quest’ultimo periodo stanno avendo un grande successo alcune web series home made (vedi RV n. 10). You tube e Internet in generale possono essere una valida alternativa per affacciarsi al grande schermo? Sicuramente è così. Bisogna vedere però cosa realmente ti permettono le logiche del mercato. Voglio dire, in Da dove nasce l’idea di creare una entrano in ballo i commenti cinici e Italia le case di produzione che deciScuola di cinema? E l’aggettivo in- distaccati dei telespettatori. Io ad dono cosa la gente debba vedere al dipendente, per cosa sta? Indipen- ogni modo non ho cinema sono poche dente da chi? inventato nulla, quee ben organizzate, Ho voluto fortemente questa scuola sto tipo di realtà è ognuna di loro ha la «La gente si abitua perché a Firenze, dieci anni fa, non sotto gli occhi di tutti, sua fetta di mercac’erano tante possibilità per chi vo- ormai. to e ognuna di loro a vedere quello che lesse intraprendere degli studi cine- Una critica sociale agisce e lavora in un matografici. E in più volevo creare abbastanza forte… certo modo da semgli viene propinato» una scuola diversa da quelle che Sì, e la critica non è pre. Bisogna vedere avevo frequentato io fino a quel mo- diretta al pubblico. La se a queste sta bene mento. Volevo dare la possibilità agli critica investe soprattutto il settore un nuovo modo di lavorare. Io perstudenti di veder realizzate le loro produttivo, perché il mercato non sonalmente credo che si sia ancora idee, i loro cortometraggi e i lungo- viene fatto dal pubblico. La gente lontani da questa “emancipazione”. metraggi, “far fare” insomma, non vede quello che gli si fa vedere. Nes- Il film che non hai ancora girato? solo teoria. suno si è svegliato e ha detto «da La scelta obbligata. Un film su NaE da questo intento è nato l’agget- oggi g uarderò solo cinepanettoni!»- poli, in chiave anti-Gomorra. Un tivo indipendente. L’indipendenza al contrario, credo che il fatto di aver film che parla delle tante brave persta nell’allontanarsi dalle logiche del fatto passare solo film di un certo sone che stanno in quella bellissima mercato cinematografico italiano, in tipo abbia abituato il pubblico a quel città, un film che si concentra sulla cui non sempre tutto è permesso. genere di film. gente comune. Perché quando si Nella vostra ultima produzione, Re- Non condanno nemmeno i cinepa- pensa a Napoli a volte ci si dimenality News, si indagano le dinami- nettoni. Film di questo tipo ci sono tica che non esistono solo camorra che per cui il pubblico rimane incol- sempre stati, il fatto è che una volta e mafia. lato al proprio televisore, sempre e si reinvestiva, su un altro tipo di mer- E il film di cui avresti voluto essere comunque... cato, il guadagno proveniente da il protagonista? Sono convinto che il pubblico sia quei film. Oggi no. Oggi non si utiliz- Avrei voluto essere il commissaaffascinato dalla sofferenza altrui. Il zano più i soldi guadagnati al botte- rio interpretato da Gianmaria Vofilm racconta del rapimento di una ghino per reinvestire su film diversi. lontè in “Indagine su un cittadino compagnia teatrale in tour in una Oggi, se un genere funziona, tutto il al di sopra di ogni sospetto”. Un zona di guerra. Il sequestro è a sco- mercato gli si chiude intorno. capolavoro. po politico, ma Dove potremo I prossimi progetti della scuola? presto si trasforvedere Reality Stiamo organizzando dei workshop «Al pubblico piace ma in un vero e News? estivi a Vallombrosa. I corsi sono a proprio Reality Proprio perché si numero chiuso e gli studenti possovedere la gente soffrire» all’insaputa degli parla di cinema in- no scegliere tra tre corsi: regia, reattori sequestrati. dipendente, non è citazione e composizione musicale Le immagini della prigionia vengono facile distribuire questo tipo di pro- per film. Una bella occasione per inviate dai terroristi ad una emitten- dotto. Il film è già stato proiettato divertirsi ma, allo stesso tempo, te tv italiana, per la messa in onda 24 a Venezia, all’Odeon di Firenze e al fare lezione e migliorarsi. Le iscrizioore su 24, in cambio dei ricavati delle Ciociaria Film Festival 2011 di Fro- ni saranno aperte fino a maggio. vendite pubblicitarie. Il programma sinone. Siamo anche stati recenteriscuote un enorme successo. E qui mente contattati dal Newport Beach Chiara Morellato

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Grafica Riot Van - immagini delle riprese del film “Articolo 1”

L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro… «[…] Aspettiamo di aspettare un lavoro... aspettiamo un treno che non vuole partire». Una frase dal retrogusto amaro pronunciata da una delle tante persone che ogni giorno attende, fiduciosa, nella sala d’aspetto di un centro per l’impiego. Aspettano un lavoro, una possibilità, un riconoscimento per gli sforzi fatti all’università, a scuola, nella vita. Aspettano un punto di svolta. Aspettano, aspettano, aspettano… Articolo 1 è il secondo lungometraggio della Scuola di cinema Dream Communication e il tentativo, molto ben riuscito, di raccontare le storie di vari personaggi attraverso i sette episodi in cui è diviso il film. Le difficoltà, gli sforzi, le aspettative di un’intera generazione in cerca del proprio posto fisso nel grande mare del lavoro. Il risultato è un film che lascia una scia amara, una fastidiosa #11 - Primavera 2012

sensazione di ingiustizia sulla pelle. Attraverso ogni episodio conosciamo i protagonisti del film, alter-ego in cui, purtroppo, riesce fin troppo facile riconoscersi. Dalla sedia del centro per l’impiego, al divano in cui una giovane coppia conta gli spiccioli per capire se gli è concesso fare un figlio, alla panchina del parco in cui si sfoglia il giornale e ci si lamenta delle pensioni… mentre

i minuti scorrono la scomoda verità fa capolino nelle nostre teste: siamo già stati seduti in tutti quei posti. Siamo noi i veri protagonisti di questo film. E lì, allora, ci si incazza di brutto. Andrea Colato -produttore- e Lorenzo Carcasci -attore, regista e sceneggiatore assieme ad Adriano Davi e Daniele Trengia - ci hanno raccontato un po’ di cose molto interessanti sul loro Articolo 1. Articolo 1 è il secondo lungometraggio della Scuola, (vedi RV #6) . Che tipo di film dobbiamo aspettarci? Andrea: Articolo 1 è nato come il lungometraggio di fine anno della scuola. Abbiamo fatto un breve storming con gli allievi del corso di regia, per buttare giù qualche idea e , a differenza della Congrega dei

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per i giovani. C’è un pensionato, un ex maestra di scuola elementare che deve reinventarsi a quarant’anni, una coppia che vorrebbe avere un bambino. Molte persone anziane ci hanno rivisto i propri figli… insomma è un film che può veramente coinvolgere tutti. Come mai questo cambio di genere dalla Congrega? Andrea: Ho pensato, cosa mi viene bene realmente? La risposta è stata raccontare qualcosa di reale, almeno per ora. Poi possiamo anche arrivare al film di fantascienza, prima, però, partiamo da delle basi più solide, da delle nostre esperienze. Spike Lee racconta del Bronx, Sheridan della sua Irlanda... io racconto la mia Italia, qualcosa che mi è vicino. Com’è andata fino ad ora? Andrea: Bè molto bene direi, sold out a Firenze e 750 persone a Viareggio. Il film piace, ora vorremmo valutare qualche festival o proiettarlo in qualche altra sala. Siamo riusciti a realizzare un buon prodotto, migliorabile certamente, con un budget di 5000 euro. Siamo molto soddisfatti. Lorenzo: La cosa più bella poi è venire avvicinati dalle persone e sentirsi dire che il film li ha fatti piangere o li ha angosciati, cosa che noi nemmeno avevamo previsto. A Viareggio, alla fine del film, due signore anziane sono venute da me e Adriano

Davi e ci hanno abbracciati. «Ragazzi, non perdete la speranza!!!» ci hanno detto. E nessuno di noi le conosceva. Questo tipo di riconoscimento ti ripaga della fatica fatta e, anche se non sono soldi, è pure soddisfazione. Tirando le fila, senza che ci sveliate il finale… una speranza c’è? Lorenzo: Il nostro scopo non era fornire soluzioni, non ci siamo prefissati alcun obbiettivo in quel senso. Non volevamo fare la morale o la predica e non volevamo insegnare a vivere a nessuno. Però, l’esperienza che abbiamo portato all’interno del film, è quella dei soprusi e delle ingiustizie e della mancanza di speranza che regnano sovrani nel mondo del lavoro oggi. Molti potrebbero pensare “vabbè sono cose che sappiamo già” - verissimo, il problema è che nessuno ne parla. E una cosa, a forza di darla per scontata, diventa abitudine e finisce per non dare più fastidio. E questo ormai succede ogni qual volta si accende un telegiornale, morti, guerra, stragi… ma ormai “si lo so” è la nostra reazione. Quello che volevamo fare noi era un po’ risvegliare le coscienze. Soluzioni non ne formiano, possiamo però gettare delle basi per cercarne in futuro. Chiara Morellato #11 - Primavera 2012

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Folli”, abbiamo deciso di raccontare una storia, non di narrativa inventata, ma realistica e, per certi versi, un po’ autobiografica. Da ragazzi di venticinque anni quali siamo, in Italia, nel 2012, la prima cosa che c’è venuta in mente è stato il mondo del lavoro. Rispetto alla Congrega dei folli, è comunque un lavoro più maturo, un progetto più grande e laborioso, Non si tratta di una settimana di lavoro con sette attori e una sola location. Al contrario c’ è stato un mese e mezzo di riprese, otto persone nella troupe, tredici protagonisti (gli allievi della scuola), un’altra decina di attori non protagonisti e una sessantina di comparse. Tredici mesi di lavoro in tutto. In Italia sono tante le cose che vanno male, come mai proprio il mondo del lavoro? Andrea: Volevamo partire da qualcosa che ci riguardasse in prima persona. Non abbiamo fatto un film sul lavoro perché siamo “compagni”, ma semplicemente perché il lavoro costruisce la mia vita, mi fa pagare l’affitto, mi fa uscire a cena con la mia ragazza etc. Si lavora per vivere, dopotutto. Lorenzo: E non il contrario! Poi tengo a precisare che non è un film politico, non troverete nessun riferimento a Berlusconi, a tizio o a caio. E non è nemmeno un film di giovani


Un nuovo modo di ascoltare musica e vedere concerti, ma soprattutto passare una domenica diversa

Grafica Riot Van

dalle altre.

Da un po' di tempo stanno nascendo nuovi modi per assistere ad eventi live. Nel numero 6 di Riot Van, toccando Londra, vi parlammo dei Guerrilla Gigs. Questa volta non siamo andati troppo lontani ma ci siamo diretti a Roma per conoscere dei ragazzi che hanno deciso di offrire, ai più vispi e attenti, dei concerti gratuiti, in un modo del tutto speciale. Si fanno chiamare Prodezze Fuori Area, il nome deriva dalla domenica di calcio di una volta, quando nell'ora dell'aperitivo si guardava 90° minuto, si scambiavano battute con amici e si sperava di aver fatto il leggendario tredici alla schedina del totocalcio. I tempi sono cambiati. Adesso, invece della partita, la domenica si vanno a vedere concerti acustici. Quando avete deciso di metter su Ho notato che gli appuntamenti Prodezze Fuori Area, come nasce l’i- vengono pubblicizzati in modi pardea, ma soprattutto perché nasce? ticolari, del tutto diversi dalle solite Qual è il bisogno che sentivate? campagne promozionali. RaccontaTutto è nato dopo uno showcase teci in dettaglio. degli Albanopower qui nel semin- Essendo uno spin-off dei nostri riterrato. La cosa ci è piaciuta molto, spettivi lavori, ci piace giocare a abbiamo cominciato a parlarne ogni confondere un po’ le acque, ragiotanto, valutando l’ipotesi nando in maniera opposta di riproporla in manie«Tutto è rispetto ad un concerto ra più strutturata fino a qualsiasi in cui si punta ovquando la prima Prodezviamente a far venire il più za Fuori Area ha visto la nato qui nel alto numero di spettatori luce a gennaio 2010. Un possibile. Noi promuoviavero motivo non c’è, promo le date un paio di giorni babilmente la spinta è seminterrato» prima tramite la pubblicastata quella di fare qualzione del concerto sul sito, cosa che facesse stare bene noi e chi un evento facebook, una news che veniva a trovarci. inviamo a tutti gli iscritti alla nostra newsletter e l’affissione di manifesti Siamo curiosi di sapere come fun- criptici per le strade della città. ziona la cosa: quanti siete ad organizzare il tutto? Se questi incontri E con gli artisti come avete fatto? sono totalmente gratuiti, come so- Qual'è stato il primo artista che ha stenete le spese? sperimentato il vostro progetto e A pieno potenziale siamo sette, ma quali altri avete proposto? la cosa è abbastanza elastica, per- La prima band a partecipare è stata la ché capita che spesso la domenica Brunori Sas. La cosa ci è piaciuta talqualcuno non ci sia per motivi per- mente tanto che non siamo più riusciti sonali o professionali. Ogni appun- a farne a meno. Oltre a loro tanti altri tamento è totalmente gratuito per ci hanno onorato, accettando di “giochi vi partecipa come spettatore, a care” sul nostro campetto di periferia, patto che porti qualcosa da bere o Dente, Teho Teardo, Iosonouncane, da mangiare da condividere con gli Appino, Il Pan Del Diavolo, Criminal altri presenti. Le spese sono tutte Jokers, Offlaga Disco Pax, Motorama, a nostro carico e cerchiamo di am- The Niro, Casa Del Mirto, Trapcoustic, mortizzarle tramite la vendita del Dino Fumaretto, Mariposa, Ardecore, merchandising di Prodezze che ab- Non Voglio Che Clara, Babalot, Bud biamo creato. Spencer Blues Explosion e Colapesce.

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Ora svelateci il segreto: come con- gendo un musicista “autoctono” per Quale le prospettive future di Provincete i musicisti a venire a suo- ogni città in cui approdiamo. A dir la dezze Fuori Area? Che vorreste nare? Basta la promessa di passare verità, grazie ai ragazzi di Trovaro- fare da grandi? una domenica dibato che ci hanno Non ci siamo mai fermati a penversa dalle altre? «Girare per l’Italia, coinvolto, abbiamo sare seriamente a questa cosa. Partecipano tutti già fatto la nostra Probabilmente ci piacerebbe che a titolo gratuito, prima trasferta lo Prodezze diventasse un format l’unica cosa che coinvolgendo i musicisti scorso Settembre esportabile anche in territori diverad oggi abbiamo a Faenza, durante si da quello in cui noi ci muoviamo fornito loro, se ne Tutto Molto Bello professionalmente, e che magari hanno bisogno, locali della città in cui all’interno di Su- cominciasse a vivere di vita propria è un letto dove persound. È stato generando un movimento econodormire. Cerchiaemozionante veder mico, ovviamente cercando però mo di incastrare approdiamo» scendere in campo di mantenere intatte urgenza e le date durante i per noi gli Offlaga spontaneità. day off dei tour e finora per fortuna Disco Pax con un set di 40 minuti tonessuno si è pentito di aver parteci- talmente inedito. Il nome della vostra squadra del pato. Poi a rendere più appetibile il cuore abbinato ad il gruppo musitutto ci sono anche i tre video che In questo ultimo periodo si sente cale o cantante preferito. giriamo durante ogni Prodezza, che spesso parlare di Liverpool - Daniel hanno una valenza promozionale Roma per quanto «Ci piacerebbe che Johnston per i musicisti coinvolti. riguarda nuove scoperte musicali (es. D’ora in poi quanSono stati fatti molti esperimenti I Cani),soprattutto Prodezze diventasse do faremo visita a per rivoluzionare il modo di assiste- per quello che si Roma, cercherere ad un evento live, mi vengono in dice sulle riprese mo di aguzzare la mente gli house concert e i guerrilla video di eventi live. un format esportabile» vista alla ricerca di gigs. Pensate che questa forma di Anche voi di proquesti messaggi esibizione possa espandersi e tro- dezze curate molto questo aspetto, criptati che potrebbero portarvare seguaci anche fuori Roma? qualità delle riprese e montaggio vi- ci ad assistere ad eventi unici nel Sì, dal 2010 ad oggi abbiamo visto deo. Chi se ne occupa e chi vi aiuta loro genere. Salutiamo i ragazzi di nascere altre esperienze vicine alla in questo? Prodezze sperando in futuro di riunostra, tentativi più o meno riusciti Della parte video si occupa total- scire ad assistere ad una di queste di creare un modo altro di fruire del- mente Dandaddy, videomaker por- “partite” nelle vicinanze di Firenze. la musica dal vivo. Da parte nostra denonese che ha lavorato e lavora Potrebbero regalare gioie. stiamo cercando di portare Prodez- con molti musicisti della scena indize in giro per l’Italia, magari coinvol- pendente nazionale. Francesco Guerri


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PPP

Credere che, capire che, il nuovo singolo Due anni fa li incontrammo per il lancio del loro ultimo disco Per caso o per voglia, al teatro delle arti di Lastra a Signa, dove noi di Rv eravamo presenti per fare delle riprese del loro live. Abbiamo deciso di incontrare di nuovo la band per capire un po’ il passato, il presente e il futuro di uno dei gruppi più eccentrici, casinisti e pittoreschi che la scena fiorentina possa conoscere.

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iccardo Zammarchi, cantante e front man del gruppo è venuto nella nostra sede per una chiacchierata piacevole e rilassata, nella quale ci ha raccontato la storia e i momenti fondamentali che hanno caratterizzato la vita di questa band toscana. Una band che, come ci spiega Riccardo, sta crescendo sempre di più dopo questo primo album. «È andato molto bene, ovviamente poteva andare meglio, ma noi siamo molto soddisfatti, dopo il disco abbiamo lavorato tanto, abbiamo fatto un mucchio di cose e in questo periodo ci sono stati dei cambiamenti inevitabili. Ci siamo resi conto che più andiamo avanti e più dobbiamo essere efficienti, salendo le aspirazioni, salgono le responsabilità. Da un divertimento diventa qualcosa di più e quindi sentiamo la responsabilità di fare meglio. Se uno si pone un obiettivo leggermente superiore che suonare per gli amici, ci troviamo davanti a questioni più complesse ma allo stesso tempo sti#11 - Primavera 2012

molanti. Il gruppo è stato per alcuni una fucina per iniziare a lavorare e costruire cose interessanti, una sorta di laboratorio che è servito per acquisire competenze e contatti sia a livello personale che per il gruppo stesso». Pippo e I suoi pinguini polari, è questo il nome della band, un nome particolare che ha dietro di sè una storia altrettanto particolare che abbiamo pensato, come altri prima di noi, valesse la pena farsi raccontare. «Il nostro nome ha dietro di sè una piccola storia. Fondamentalmente una volta, anzi la prima volta che dovevamo fare un concerto, non avevamo ancora un nome e andavamo in giro con questo ragazzo di nome Pippo. Non suonava con noi ma c’era sempre, era una sorta di mascotte. Eravamo nel periodo punk rock, I Millencollin suonavano Penguins and Polar Bears, e a Lastra a Signa spopolavano Rolando e I delfini, tanto per capirsi il cantante di questo gruppo vinse la Corrida su Canale5, un personaggio fondamentale per la nostra band, che abbiamo avuto il piacere di invitare al concerto di lancio del disco.

Così la nostra mascotte decise il nome unendo questi tre elementi ed è venuta fuori questa cosa che è subito piaciuta a tutti, e all’unanimità abbiamo deciso per Pippo e I suoi pinguini polari». Nome particolare, sicuramente, che risponde all’acronimo PPP forse per ovvie questioni di spazio vista la lunghezza, che però ha suscitato “polemiche” visto che l’acronimo PPP risponde anche al nome di un altro gruppo. Ridendo abbiamo scoperto come sono andate le cose. «Si è vero c’è un altro gruppo che ha come acronimo PPP, si chiamano Pongo Peggy e I suoi Peggiori, mi sembra, facciano cover demenziali. Vennero al viper una sera in cui suonavamo e stiamo pensando di fare una “sfida” tra le due band nella quale chi perde dovrà cambiare una lettera delle tre». La band a primo impatto, forse proprio per il nome, forse per il genere al quale sono affiancati, può sembrare leggera e forse a tratti superficiale, anche perché lo ska notoriamente è una musica spensierata, molto da ballare e poco da ascoltare. Riccardo però, in quanto autore dei testi, ci spiega che dietro una band come PPP c’è molto più di quello che può sembrare, sia a livello musicale che a livello di contenuti nei testi. «In realtà quello che scrive Alberto Billone, chitarrista e compositore della parte musicale, è qualcosa di molto più ampio. La nostra è come una piccola orchestra, ci sono 3 fiati, la tastiera, le chitarre, la parte delle percussioni e le partiture sono mol

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«Eravamo vicino Torino a suonare, lo scorso febbraio, e un pomeriggio abbiamo ben pensato di prendere la chitarra, l’amplificatore portatile a batterie, una tromba e andare a fare un giro nel paese. Abbiamo iniziato a suonare nella prima locanda e da li è partito il delirio: abbiamo fatto il giro di tutti i bar suonando e cantando mentre la gente ci offriva da bere, un’esperienza assolutamente da ripetere». Sul finale della nostra chiacchierata ci siamo soffermati un po’ sul futuro di questa band, sui suoi prossimi progetti e sui lavori in fase di realizzazione. «Stiamo lavorando al nuovo video, per il lancio del nostro ultimo singolo credere che, capire che, in uscita il prossimo aprile. Il tema del video sarà la ristorazione, un argomento a noi molto vicino, considerando che in quasi tutte le serate che facciamo ci capita di essere scambiati per dei camerieri, e visti i nostri costumi di scena possiamo capire perché». Sbirciando nei ringraziamenti del disco Per caso o per voglia notiamo diversi nomi di altri artisti della scena fiorentina, tra cui Samuele Cangi dei Passogigante, Andrea Landi dei Train de Vie, entrambi membri di due band, che insieme ai PPP e a molte altre, compongono il gruppo della Scena Muta. Collaborazioni come queste, per i Pinguini, risultano una componente fondamentale per poter portare avanti il progetto, creando nel territorio un tessuto artistico e sociale ben radicato, che può offrire continue opportunità di rinnovarsi e di crescere. Le prossime date e i prossimi appuntamenti dei PPP potete consultarli sul sito pingunipolari.it o sul classico facebook. Giuseppe Di Marzo Francesco Guerri

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to complesse. Diciamo che lo ska è un pretesto per divertirsi, ma dietro c’è un lavoro molto complicato e paradossalmente nessuno di noi ascolta ska. Dire che facciamo ska, anche per via dei testi, è un po’ riduttivo, dovremmo riuscire a trovare un nome differente». Forse ska d’autore potrebbe essere il modo migliore per etichettarli, anche perché in effetti I PPP sono lontani, stilisticamente, dallo ska dei gruppi classici del panorama italiano, mentre si trovano più vicini ad uno stile di cantautorato moderno, con nuove sonorità, vicine allo ska in questo

caso, ma con dei testi che hanno dei concetti ben precisi da esprimere. «I testi li scrivo io»-continua Riccardo«alcuni li ho scritti molto tempo fa, la canzone di apertura del disco l’ho scritta durante il liceo, mentre ero in gita a Praga». Qui la mia curiosità mi ha portato a chiedergli se l’ispirazione fosse arrivata grazie alle copiose birre ingurgitate, ma Riccardo ha puntualizzato ridendo: «no birra no, forse era assenzio. Scherzi a parte i testi sono stati scritti in tempi diversi e questo disco è venuto fuori dopo molto tempo che lavoravamo tutti insieme, rappresenta lo sforzo di un lungo lavoro». Data fondamentale per il gruppo è stata il 2009, con la vittoria del T-rumors, un festival musicale organizzato dalla Regione Roscana, la band entra in contatto con Francesco Mangnelli. «Francesco Magnelli è una figura importante più che altro per la crescita del gruppo. Abbiamo passato un lungo periodo con lui, durante il quale frequentavamo quotidianamente il suo studio di registrazione. Il valore aggiunto è stato che ci ha insegnato un metodo di lavoro. Quando c’è una persona che ha un’esperienza a livelli così alti devi riuscire ad apprendere ogni cosa da lui, è stato davvero un momento fondamentale per la band». Pippo e i suoi pingini polari sono un gruppo che suona davvero molto, in giro per la Toscana e per l’Italia e risulta quasi impossibile capire quale sia il concerto che ricordano con più piacere, «forse il concerto di capodanno» - ci dice sempre Riccardo- «è quello più recente e che ci ha emozionato di più, fare il brindisi per augurare il buon anno a tutta Firenze è stata una cosa molto emozionante». Ma oltre al capodanno fiorentino, sembra che anche le ultime date di Torino siano andate piuttosto bene.


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Lottare contro la regressione poetica

Probabilmente il 2008, l'anno in cui è stato premiato il libro di poesie di Sandro Bondi come pubblicazione poetica più venduta, è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il Movimento per l'Emancipazione della Poesia (MEP) si presenta come un mezzo per ripristinare il valore della poesia attraverso gli spazi urbani. ogli bianchi con spruzzate d’inchiostro che formano versi poetici e un timbro rosso: questo è il Mep. Attualmente è possibile trovare i loro lavori su molti muri fiorentini. Proprio nel capoluogo toscano albergano le origini di un movimento che si sta rapidamente espandendo verso il grossetano ma anche a Roma, Milano e Genova. Ma facciamoci raccontare la loro storia, le loro intenzioni, direttamente dai protagonisti che compongono il movimento. Cos'è successo alla poesia per desiderare la sua emancipazione? La poesia non si è smesso di scriverla. Si è smesso di leggerla. Sul perché ci siamo interrogati e ci continuiamo a interrogare, ma non vogliamo proporre una risposta a tale quesito; il Movimento per l’Emancipazione della Poesia è sostanzialmente ciò che dice il nome stesso. La poesia, oggi, è tristemente relegata in blog onanisti o barbaramente incatenata dalle dispotiche leggi dei concorsi letterari e del mercato editoriale, ma non per questo è morta o ha cessato di avere importanza (come troppo spesso capita di sentir dire). Il MEP si propone come un canale di divulgazione della poesia contemporanea avulso da simili logiche e atto a ribadire la vivida (r)esistenza della poesia. Perché siete un movimento e non un semplice gruppo o un'associazione? Principalmente perchè abbiamo deciso da subito per una totale assenza di gerarchie interne. Mentre l'associarsi prevedeva la nomina di un responsabile, la formula movimentista ci permetteva di mantenere questo margine di autonomia individuale. Inoltre, certe nostre azioni (fra cui l’attacchinaggio privo di permessi) sono esplicitamente vietati dalla legge, cosicché costituirci come associazione sarebbe tanto impossibile quanto paradossale da parte nostra. Ci definiamo “movimento” per sottintendere che non siamo un fine, bensì un mezzo. La nostra aspirazione ultima è quella di vivere in un “luogo” in cui non ci sia bisogno di un movimento come il nostro. Volevamo portare questa idea di dinamicità e transitorietà anche nel nome, e per questo è stato preferito “movimento” a qualsiasi altra scelta. Camminando per Firenze ho notato che molte vostre poesie sono stracciate o imbrattate. Secondo voi perchè? Spesso ci siamo posti questa domanda. Ogni attacchinaggio prevede più di mille poesie (ad ogni autore viene concesso lo stesso numero di copie), il giorno dopo ne rimangono mediamente i due terzi. Abbiamo notato che dipende molto dalla zona: Porta Romana, generalmente, ha un'approccio più intollerante. Pensiamo sia semplice repulsione verso “l'imbrattatore” che porta a generalizzare e, forse, una consapevole colpa di aver partecipato al tracollo poetico di questo paese. Dalle bestemmie alle offese, le scritte sono delle più disparate e la volgarità va per la maggiore ma, a volte, può succedere qualcosa di tanto auspicabile quanto inaspettato: una volta, sotto una nostra poesia, nello spazio bianco, il foglio è stato integrato con versi in francese. Una bella sensazione.

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I muri fiorentini sono l'unica vostra piattaforma di pubblicazione? No, non lo sono. Nello statuto abbiamo scritto che il MEP «intende raggiungere il proprio scopo sfruttando ogni canale ritenuto idoneo». All'attachinaggio, infatti, si aggiungono il volantinaggio, la diffusione di poesie in rete sfruttando i principali canali di divulgazione informatica, l'effettuazione di interviste e dichiarazioni per programmi televisivi e radiofonici, la realizzazione di articoli per varie testate giornalistiche, la registrazione di letture di poesie e la diffusione di queste su internet, la collaborazione con compagnie teatrali e musicisti, l'esposizione dei nostri testi in posti che ci offrono lo spazio necessario, l'inserimento illecito di poesie nei libri in vendita nelle principali librerie e in prestito nelle biblioteche. Prediligiamo l’attacchinaggio per la sua funzionalità, facendo perno su quella proprietà intrinseca della parola scritta che, in quanto tale, si fa leggere e decodificare nel momento stesso in cui uno sguardo (più o meno ignaro) cade su di essa. Ecco, noi troviamo che l’attacchinaggio sia il modo più diretto ed efficace per raggiungere il maggior numero possibile di sguardi. Inoltre, affiggere una poesia su un muro ha anche un forte valore simbolico: significa renderla libera da qualsiasi vincolo e potenzialmente fruibile da chiunque, senza distinzioni economiche o di altro tipo.

Illustrazione di Niccolò Gambassi

Spesso attaccate i vostri lavori sopra scritte e tag; è un caso o c'è una contestazione dietro? Nessuna contestazione. Scegliamo di attaccare i nostri testi solo su muri già rovinati, con l’intonaco cadente e già deturpati da tag o manifesti. Le ragioni di una tale scelta crediamo siano evidenti. Nei riguardi di edifici storici, sculture e ogni altra forma d’arte (inclusi ovviamente graffiti e murales), nutriamo il massimo rispetto. È capitato spesso di attaccare sopra scritte fatte con la bomboletta, ma si trattava, appunto, di tag o di “scarabocchi”. La scelta degli spazi è sempre a discrezione di chi compie l'azione. Siamo tutti consapevoli dell'importanza di graffiti e murales, mentre le tag sono per noi un dubbio costante. Qual è l'obiettivo che volete raggiungere e come lo vorreste raggiungere? Il nostro obiettivo è fare riacquistare alla poesia il rispetto che merita, fare sì che occhi e orecchie ricomincino a familiarizzare con il verso poetico. Sul “come”… Beh, per adesso come abbiamo sempre fatto: continuando a regalare un po’ di poesie. Poi si vedrà… Jacopo Aiazzi

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“Dreadlock!” L’immaginario è svalutato, quando la realtà gli somiglia smette di essere presa sul serio

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A Bologna c’è Matteo, uno studente che fumando un’erba speciale che cresce sulla tomba di Re Salomone si trasforma in Dreadlock, un gigante di due metri, con trecce rasta, che salta sui tetti e combatte il crimine. Se leggendo queste prime tre righe vi è scappato il sorriso e avete pensato ad uno scherzo vi sbagliate di grosso: Dreadlock! è un romanzo serissimo.

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merita di essere letto e discusso per almeno una ventina di validi motivi e meritava assolutamente di essere qui recensito per le stesse ragioni. Purtroppo i motivi e le ragioni per cui Dreadlock! merita di essere letto e recensito non riuscirò mai a comunicarveli tutti, per due ragioni principali (sono due, queste riesco ad elencarle): Dreadlock! è un romanzo denso (caratteristica comune a tutti i titoli della collana Novevolt di Zona), incredibilmente pieno di roba; è un romanzo denso ma breve, di sole 85 pagine, e rischierei di riempirne altrettante per un’analisi incompleta. E se proprio è difficile spiegare perché è importante parlare di questo libro, vi assicuro che non vi pentirete di leggerlo. Perché è narrativa buona, una storia che rapisce e vi tiene incollati, che vi potrebbe anche capitare – e lo specifico perché mi è successo – di perdervi nella lettura o nella rilettura di certe pagine incredibili e di perdervi così la vostra fermata del treno, rischiando di ritrovarvi poi spersi in qualche stazione del Valdarno o della Piana. Una delle grandi battaglie raccontate nel libro di Nacci è quella legata all’identità di una generazione il cui immaginario, la cui formazione, i cui riferimenti culturali, sono svalutati, se non ridicolizzati. E i nemici di Dreadlock, tutti quanti, non sono scelti a caso. Si va dalla ronda a caccia di immigrati, al caso emblematico della “Banda dei Laureati”: tre giovani che mascherati da Pasolini, Eco e Tondelli rapinano le banche e lasciano come firma dei romanzi, di cui sottolineano passaggi che descrivano la loro condizione. Il libro è una continua riflessione sull’identità, sul reale, sul terrore e sul futuro. Guerra contro l’ironia che deresponsabilizza, contro la spettacolarizzazione dei sentimenti, contro l’esproprio dei sogni e degli affetti. Da questo breve romanzo pieno di azione fuoriesce in modo strabordante la filosofia e la spiritualità. Dreadlock è un supererore (anzi: è un super-uomo) che esercita un controllo aumentato sugli elementi (sulla realtà?) e se ne serve per combattere. Leggendo Dreadlock! vi prenderà un colpo: perché la premessa è tutta da ridere (ve lo immaginate un libello con un personaggio così, a descriverlo al bar durante una pausa delle lezioni?) ma se lo sfogliate, e affrontate assieme a Matteo e alla creatura che da lui prende vita il caos di Bologna, la risata finirete per ributtarla giù. Vi affascineranno le sequenze da fumetto, ma intanto anche in voi si faranno strada le domande, i dubbi, i ripensamenti. Qualcosa che “sveglia” e che smuove. Ché qualcosa dentro stia capitando anche a voi?

Illustrazione di Niccolò Gambassi

Jacopo Nacci è nato nel 1975 e vive a Pesaro. Ha pubblicato un romanzo, qualche racconto e scrive sul blog Yattaran. Dreadlock! (9Volt – Editrice Zona), pp.84, €10. Lo potete ordinare e comprare in libreria, nei negozi-online o scaricare gratuitamente grazie alla Licenza CreativeCommons. Dreadlock! è nato come serie, le prime tre puntate sono uscite sulla rivista Collettivomensa. Daniele Pasquini #11 - Primavera 2012

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o siamo già morti

Tanto valeva parlar lingua straniera, rimaner sotto l’austriaco dominio, soggiogati da Borboni e occupanti d’ogni sorta, se codesto è il risultato. Tanto valeva che lo stoico Maroncelli terminasse sereno gli studi suoi e conducesse esistenza si moderata e serena. Ma così non fu, e come lui molti audaci giovini dettero ben più che la vita perché tu, o’ fortunato, potessi possedere siffatta cosa come una nazione, invece di esser da altri posseduto. Codella nazione è ora stuprata e violata da tiranni e despoti d’ogni risma, armati di giornali e televisioni, di voci potenti e compagni di mafia e di partiti, che colore altro non hanno che quello dei soldi o delle facili donne, che mai furon così libere e nel contempo sminuite come ninnoli da sfoggiare. Ma più d’ogni minaccia si staglia sull’altre quella dell’insofferenza e della noia, che ammorba i giovini fratelli, che d’italiano altro non restagli che una squadra di calcio e poco più. Devastati da melodie sofisticate come le buone parole del Pontefice, assuefatti di scommesse e gioco d’azzardo e da calcolatori intelligenti propinati dall’industria, che instupidiscono i più deboli di carattere e di passioni. Poveri e beati, ignorano che il loro futuro viene intanto ipotecato da coloro che giurano sulla costituzione, rispettata sol col fiato e non con l’opra loro. Troppo affaccendati a parlar di casacche e d’azioni d’un giuoco falso come la democrazia in cui vivono, non cangiano quel che li circonda. Ma memore di chi, durante l’età più lieta, animato da giustizia e ardore, ha dato pugna per te, non lasciare che il di lui sangue abbia tinto la nostra bandiera invano, riempi la vita tua con la lotta e l’azione. L’amor di patria vien spesso associato all’epoca nera, ma solo perché un despota amava la patria non vuol dire che chi ama a sua volta sia despota o vi voglia assomigliare. Rispettare la nazione altro non vuol dire che rispettare chi ci circonda, e le cose da loro per noi fatte, perchè per poter pretender dignità si deve esser primi a manfiestarla. Il rispetto è la prima arma, perché il nemico non combatte con archibugi e sciabole, purtroppo, bensì sordido e meschino si insinua nelle menti, nei conti in banca delle persone. Mi rivolgo a voi, cittadini nuovi provenienti da diversi Paesi, come molti di noi a nostra volta lasciamo il nostro perché irriconoscente, a voi, il futuro, perché apprezzate il quieto vivere e la noia non è vostra amica, al pari di chi duramente lavora per sfamar se stesso ed i suoi cari, per poterci ribellare da codesti usurpatori del poter del popolo. Ma solo con il rispetto otterremo cangiamento, rispetto per il pubblico spazio, sempre piú lordato dalla noncuranza di chi abbandona bottiglie e quant’altro per la pubblica via, o di chi incendia macchine con la scusa di una patria migliore, che migliore sarebbe se egli non ci fosse. Armiamoci di consapevolezza, tante sono le risorse per togliere forza a l’oppressore, e non richiedono sacrifici inimmaginabili, solo qualche rinuncia. Informarsi, unirsi, boicottare. Un piccolo impegno quotidiano, una passione comune, una carboneria del combattimento cha ha come nemico una classe politica sozza e viscida. Purtroppo e per fortuna, non basta presenziar un giorno ad una manifestazione per mutar le cose, occorre crederci e aver speme, ed è per questo che nulla cambia anche se sfilano in milioni, perché chi veramente crede e s’opera sono poche centinaia. La violenza ci rende deboli, siamo figli dell’ingegno e come tali dovremmo agire. All’armi, il futuro chiamò. Niccolo Seccafieno

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O si fanno gli italiani


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La sconfitta del Festival dell’In�dito «Crediamo che iniziative come questa riflettano quello che sta accadendo a una parte della produzione culturale italiana: la dismissione della selezione intellettuale intesa come valore e l’ostracizzazione della scelta critica in favore di pratiche di valutazione, promozione e pubblicazione a pagamento». Dalla lettera-appello degli scrittori contro il Festival dell’inedito uò darsi che vi sia capitato di sentirne parlare. Si chiamava Festival dell’Inedito ed avrebbe dovuto essere una grande rassegna letteraria cittadina, da farsi alla Leopolda nel mese di ottobre. Con la presenza di tanti editori e bei patrocini, incluso, soprattutto, quello del Comune di Firenze. Un festival diverso, di “scouting dei nuovi stili e talenti letterari”. O, dal punto di vista degli autori, un modo per promuovere il proprio testo. Ecco come funzionava: prima di tutto si inviava un manoscritto, si pagavano dei bei dobloncioni (€130€+Iva). Poi in realtà, per partecipare al festival, fare amicizia con altri scrittori o aspiranti tali, per presenziare insomma, si doveva pagare un ulteriore obolo: altri €400+Iva. Un totale di oltre 600€. Questo, davvero, era un festival letterario? Un’occasione culturale? No, non lo era. Semplicemente, si spacciava per rassegna di cultura una semplice (lecita, ma mascherata) attività commerciale. Una via di mezzo tra l’editoria a pagamento (ne avevamo parlato in RV#08) ed il lavoro dell’agenzia letteraria*. Poi è tutto saltato: ad inizio aprile Acciari, l’organizzatore, ha annunciato sul sito del Festival che non se ne farà più di niente, o almeno, più di niente a Firenze. L’iniziativa è sospesa, non ci sono le condizioni per andare avanti. Infatti pochi giorni prima aveva ritirato la propria partnership il Comune di Firenze, con una lettera di Cristina Giachi. Rai Radio 3 aveva rinunciato alla propria collaborazione. Anche Scurati, uno degli scrittori che aveva dato il proprio appoggio all’iniziativa, si è defilato. A far andare a rotoli il Festival dell’Inedito sono stati scrittori, lavoratori della cultura e lettori fiorentini e italiani che hanno raccolto firme e iniziato una campagna di informazione e protesta online, sui giornali ed in radio. #11 - Primavera 2012

La resa dei conti è avvenuta in diretta a Fahrenheit su RaiRadio3, quando Giorgio Vasta e Vanni Santoni hanno tentato un confronto proprio con Acciari. Che ha dimostrato non solo di non avere le competenze per organizzare un vero evento culturale, ma di ignorare totalmente le più comuni forme del nostro mondo letterario-editoriale. Un’ignoranza che gli ha pure impedito di comprendere le critiche che gli venivano mosse. Ha affermato Vasta: «Ormai è palese, anzi spudorato, che l’autore trasforma, tramite una transazione economica, il suo desiderio in un’allucinazione. Il festival non è ambiguo, è anzi evidente il modo in cui si presenta ai suoi autori, pardon clienti: monetizza un sogno e lo traveste da diritto». Chapeau. Nonostante non si siano esauriti (giustamente) gli strascichi delle polemiche, si può dire che ormai è tutto passato. Ma davvero è servita la voce di tante persone (Alessandro Raveggi in primis: scrittore e direttore artistico di Ultra, l’ultimo festival letterario tentato in città), voci che hanno messo paura a sponsor e partner. Voci che hanno svelato il trucchetto. Che hanno detto: non è cultura, è una truffa. Certo, sicuramente niente di illegale. Tutto sommato, si pagava per un servizio. Ma allora chiamiamo le tcose col proprio nome. C’è già abbastanza confusione, confondere ancora cultura e business non è necessario. Firenze e l’Italia non hanno bisogno di questo. Daniele Pasquini *Un’agenzia letteraria è una società che fa da tramite tra autori ed editori. Legge e valuta i manoscritti, consiglia gli autori, li promuove e li assiste fino all’eventuale pubblicazione, curandone i diritti.

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il Filiman

ORIZZONTALI

1. Corsa di 42,195 km. 8. Religioso "Scalzo". 18. Gomma naturale vulcanizzata, sostituto dell'ebano. 19. Scrisse "A Midsummer Night's Dream". 21. Lo era Amleto. 22. Nome di Cassina, ginnasta italiano. 23. Sigla che indica una versione meno sviluppata di un software. 24. Radio Popolare 25. Possibile estensione di file compressi. 27. Si fece prendere dall'ebbrezza del volo e si avvicinĂš troppo al sole. 28. SocietĂ che

Puzzle

si occupa della gestione di scommesse. 29. "...ut des" 30. Accademia Scacchistica Italiana 31. Non noi. 32. Simbolo del rame. 33. Centro Educacional Novo Mundo. 34. E' grave se strutturale. 36. La mallattia dei puntini bianchi sulla cute dei pesci. 39. Politico,rivoluzionario francese, l'incorruttibile. 41. Luogo deputato allo scambio delle merci nei paesi di lingua araba. 43. Verbo del costruttore. 45. Rivista di architettura. 46. Noti quelli di Roma. 47. Una struttura a Parigi nella quale vengono

the fear ofiosity!!! e c a l p e r r with cu unknown

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#11 - Primavera 2012


serviti cibi e bevande varie, da consumare nel locale. 49. "se" anglosassone. 50. Citta che appartiene alla regione della Ruhr. 51. La proteina nucleofosmina.(Sigla) 53. Il figlio di Pappalardo. 54. Tagliare in maniera accurata, a Londra. 55. Personificazione nazionale degli Stati Uniti d'America. 57. La Firenze del Barocco. 61. Simbolo chimico del cobalto 62. Un'aorta senza fine. 63. Inerente alla dottrina ereticale che contestava l'uso delle immagini sacre. 68. Taranto. 69. Indicativo presente di flettere. 72. Articolo determinativo fem. pl. 73. Simbolo del Sodio. 74. Fiume dell'Albania e del Montenegro. 75. Cantano "Killing in the name". 81. Loro. 82. Ecco, prendi. 83. Odori,erbe aromatiche del Regno Unito. 84. C'era il buio nel thriller del 2007 con Jodie Foster. 88. Dal 1° Ottobre 2012 Ë al 23%. 89. Per il Piotta era Super. 91. Sammy, calciatore maliano. 92. Precede Novella alla stazione di Firenze. 93. Affetto da curvatura della colonna vertebrale a convessità posteriore. 95. Periodo storico che ha inizio da un fatto di particolare importanza da cui si cominciano a contare gli anni. 97. Non a favore, anzi. 99. PuÚ esserlo un romanzo. 101. Sposerà Goku dando alla luce due figli, Gohan e Goten. 102. Fiume a Lisbona. 103. Lodi in macchina. 105. Yahoo all'inizio. 106. Environmental News Nertwork. 107. L'unico paese scandinavo e uno dei pochi paesi europei a non far parte dell'Unione Europea. 112. Banfi. 114. Una delle sorellastre di Cenerentola. 115. Eroe della mitologia greca. VERTICALI 1. In basso a destra vi è il logo. 2. Statua detta "Lo Zuccone" di Donatello. 3. Giovanni, produttore di pasta fresca. 4. Tipologia di barometro senza liquido. 5. Il primo paese che si incontra nella Val di Funes in Alto Adige 6. Poste in cui manca il Post Scriptum. 7. Avverbio di luogo che indica la provenienza da un luogo già nominato in precedenza. 8. Tipico noome Koreano. 9. Fiume della Svizzera che nasce nelle Alpi bernesi per poi sfociare nel Reno. 10. Ronan, cantante irlandese ed ex dei Boyzone.(iniz.) 11. Componente fondamentale del linguaggio musicale 12. Opposto all'ovest. 13. Long Playing, 33 giri. 14. La sera del giorno precedente a questo. 15. Meschine, infelici, tribolate, disgraziate.

16. Andrea, comico bolognese in coppia con Gigi Sammarchi.(iniz.) 17. Sale con l'avvicinarsi al momento decisivo. 19. Camminare a lunghi passi o molto in fretta. 20. Classico divertimento degli studenti all'estero. 22. Inoffensiva. 26. Anna che cantÚ senza pietà. (iniz.) 28. Spesso precede il number. 29. Compare sui bus a fine corsa. 30. Associazione per la salute dell'Africa. 34. Centro Sportivo Educativo Nazionale Toscano. 35. NË oggi nË domani. 37. La capacità di regolare la temperatura di un sistema biologico. 38. Grido usuale in occasione di sforzi e fatiche. 40. Riserva di monete. 42. Precede " ..le altre". 44. Timi, attore nel Vincere di Bellocchio.(iniz.) 46. Indica relazione con l'attivitàmentale e spirituale dell'individuo. 48. Guglielmo, eroe svizzero. 50. Medici in prima linea. 52. Con 364 reti è il pi˘ prolifico centravanti italiano di tutti i tempi e il miglior marcatore italiano della Serie A con 274 gol. 54. È presente nel tè. 56. "..." Disse la suocera presentando il marito di sua figlia. 58. Mangiare sano in tutto il mondo. 59. Lo Scarpa che è stato famoso architetto e designer italiano. (iniz.) 60. L'allenatore della nazionale. 64. Posizione filosofica basata sull'idea che le proprietà di un sistema non possano essere spiegate esclusivamente tramite le sue componenti. 65. Voce fastidiosa o lamento che si prolunga con insistenza. 66. Modalità di retribuzione del lavoro proporzionale alla quantità di prodotto lavorato. 67. Che ha un suono sgradevole. 68. Mammifero del Madagascar, simile al topo. 70. Tu. 71. Un pÚ di tanto. 74. Assessore toscano che venne indagato con l'accusa di corruzione insieme all'imprenditore Salvatore Ligresti. 76. Archivio Storico Italiano. 77. Metà Tivoli. 78. "in" Francia. 79. Era emozionale per i Subsonica. 80. Hawaii Department of Transportation. 85. Articolo romano. 86. La Ocone, comica e imitatrice.(iniz.) 87. Lo era Vasari. 90. Marchionne lo è della Fiat. 92. Si decida, "...." questo o quello! 94. Lele , ex-giocatore ed ex-dirigente dell'Inter. 96. Lo trovi nel camino. 98. Cois, ex centrocampista della Fiorentina.(iniz.) 100. Precede il pong. 104. Il contrario dell'io. 108. Nel mezzo della carovana. 109. Vanity Fair. 110. CosÏ inizia l'effimero. 111. Dittongo che si puÚ usare al posto della lettera ƒ, nella lingua tedesca. 113. Le donne lo usano per dire sÏ.

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