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Testata iscritta presso il Tribunale di Firenze il 12/3/2009, reg. n. 5707

Magazine Indipendente Gratuito#10novembre 2011

Ricomincia da te

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RIPARTIRE DALLE PERSONE Sicuramente è la crisi più seria che i giovani della nostra generazione e di quelle successive abbiano mai visto: troppo piccoli per avere ricordi dei primi 90, con le tangenti e i lanci di monetine. Era più una questione italiana, nostra. Oggi cambiano i problemi e il contesto: sono i mercati e l'Europa, attori esterni a dettare i tempi e i modi, del nostro cambiamento politico. Ammesso che si tratti davvero di cambiamento. Nell'aria c'è sempre il rischio di riciclare soluzioni già viste, che siano la nomina di un governo tecnico che tolga le castagne dal fuoco, o l'uso dei sanpietrini come armi del cambiamento: in ogni caso, si tratta di copioni già visti. Oggi sembra che il modo in cui si esprimono le idee, la loro forma, pretenda di rappresentare anche la loro sostanza. Roma e la manifestazione del 15 ottobre ne sono un chiaro esempio. Sia chi ha partecipato agli scontri, sia chi li ha condannati duramente rivendicando il carattere pacifico della manifestazione, ha finito

con l'affidarsi solamente alla forma, tralasciando, forse un po' colpevolmente, il contenuto, il desiderio di cambiamento. Sperare che basti una manifestazione-sfilata di qualche ora per risolvere la crisi è tanto ingenuo quanto credere che bruciare la macchina del tuo vicino di casa ti permetta di trovare lavoro. In ogni caso, si agisce senza avere chiaro l'obiettivo. Forse siamo vittime di una situazione confusa e distorta o forse colpevoli di eccesso di pigrizia, di una partecipazione spesso superficiale. Alla ricerca di qualcosa di indefinito: il cambiamento non ha di per sé alcuna connotazione positiva o negativa. Dopo anni di atrofia, non possiamo risvegliarci all'improvviso sognatori. Il fallimento di questo approccio può essere il male minore: tra i rischi ci sono la manipolazione da parte di chi difende un sistema cannibale e l'antico metodo del cambiare tutto per non cambiare niente. Nel mondo-mercato virtuale delle borse, non c'è spazio per l'uomo. Esigenze, passioni, capacità,

socialità, idee: tutto questo viene soffocato. In ogni ambito il successo sembra che si sviluppi distaccato, se non a discapito, della società. Servirebbe un cambiamento culturale, dove per cultura si intende il modo in cui ci rapportiamo al resto del mondo e della società. Comprendere il presente e la sua complessità è oggi tanto difficile quanto necessario. Partire dalla vita e dal lavoro quotidiano, mettendoli al servizio di un progetto più ampio, più alto. O anche meno meschino, tanto per cominciare. Andare oltre la superficie, convertire il sentimento in azione, e indirizzare le capacità su un qualcosa che parta qui ed ora, avendo consapevolezza del nostro agire, ma che punti ad arrivare lì domani, dimostrando di avere progettualità. Dice bene Daniele Pasquini quando scrive su NoClaps “Sono le nostre vite la rivoluzione”. Partire dalle persone come potenziali vettori di cambiamento, dal lavoro quotidiano e locale, guardando anche agli esempi che arrivano da lontano. Un processo condotto con concretezza e determinazione, nella consapevolezza che il domani lo si costruisce a partire da oggi. Mauro Andreani

Riot Van Magazine Indipendente Gratuito n.10 Rv è una rivista indipendente, finanziata dall'università di Firenze, dal DSU toscana e talvolta auto finanziata. RV è aconfessionale, apartitico ed è redatto da giovani studenti, laureandi e neo-laureati. Fondata nell'ottobre del 2008 da due studenti del corso di Media e Giornalismo per l'esigenza di fare pratica nel settore del giornalismo e dell'editoria, possibilità che il corso non offriva, si è poi evoluta in un magazine di ampio respiro, un canale video, un sito web e un'associazione culturale che organizza eventi sul territorio fiorentino. Fornire un'informazione svincolata da logiche prettamente commerciali o da interessi politici è la nostra missione. Musica emergente, arte undeground, auto produzioni sono il nostro pane, ve lo offriamo fragrante ogni qual volta i fondi ci permettono di uscire. Buon appetito.

Direttore responsabile

Michele Manzotti

Direttore esecutivo

Mauro Andreani

Responsabili organizzativi ed editoriali

Niccolò Seccafieno, Jacopo Aiazzi, Giuseppe Di Marzo, Michele Santella, Giulio Schoen, Mattia Vegni

Redattori e collaboratori

Andrea Bertelli, Simone D'Alterio, Eleonora Di Maggio, Andrea Lattanzi, Francesco Guerri, Stefano Lascialfari, Elena Panchetti, Daniele Pasquini

Grafica e impaginazione

Michele Santella, Mattia Vegni

Supporto web e broadcasting

Francesco Canessa, Giovanni Cosi, Francesco Guerri, Beatrice Puccioni

Sono stati fatti tutti gli sforzi per segnalare e allocare correttamente i crediti fotografici. Ricordiamo che il diritto dell'immagine fotografica resta dell'autore Stampato presso Polistampa, Firenze - Tiratura 3000 copie in carta ecologica - Realizzato con il contributo dell'Ateneo Fiorentino #10 - Novembre 2011

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Riot Van presenta Da Berlusconi a Monti Cronostoria politica dell’uomo che, per diciotto anni, ha plasmato l’Italia e la biografia professionale di un economista dal doppio volto. di Jacopo Aiazzi

Tutti in piazza, destinazione nessuna Roma 15 ottobre: non solo violenza e devastazioni ma un’ analisi sulle cause che hanno trasformato la giornata in una guerriglia urbana. di Jacopo Aiazzi e Andrea Bertelli

Gli Indignados a Madrid Le proposte del movimento 15M, gli obiettivi dei manifestanti spagnoli e ciò che è rimasto dopo la manifestazione del 15 ottobre. di Giulio Schoen

Politica Edimburgo Uno sguardo sulla città scozzese, gemellata con Firenze, che combatte la crisi investendo sulla cultura, i giovani e la musica. di Michele Manzotti

Eppela, trampolino per le buone idee Un nuovo metodo con cui le organizzazioni possono ottenere finanziamenti dal basso. Una possibilità imprenditoriale tanto innovativa quanto interessante. di Francesco Guerri

Guerrilla Spam A Firenze è nato un nuovo elemento creativo, provocatorio, irriverente ma, al tempo stesso, estremamente ponderato e rispettoso. di Jacopo Aiazzi

Zoopark Presentazione della prima fatica discografica della giovane band fiorentina e un’intervista per spiegare la loro evoluzione artistica. di Simone D’Alterio e Elena Panchetti

Intervista a Dub Fx Dal divanetto del Viper Theatre vi proponiamo l’intervista a Benjamin Stanford, in arte Dub Fx, che ci racconta la sua storia e ci spiega i suoi strumenti da lavoro. di Stefano Lascialfari

Le nuove web series Da l’apocalittica serie Hydra, che tenta di guadagnarsi la meritata vetta della popolarità, a quelle ormai diventate famose a livello nazionale come Freaks. di Mauro Andreani e Eleonora Di Maggio

Recensioni letterarie Una Firenze che vive un profondo malessere creativo, raccontato attraverso gli artisti che vivono la città e il romanzo che racconta di un’Italia sconvolta dalla lotta politica e dalla guida del Partito Unico. di Daniele Pasquini #10 - Novembre 2011

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a cura di Jacopo Aiazzi

Cronostoria Politica di Silvio Berlusconi

1965 laurea in economia presso l’Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano. 1968 specialistica presso l'Università di Yale (Stati Uniti). 1980 professore di economia politica presso l’Università Bocconi, direttore dell’Istituto di Economia Politica. Nel 1981 è relatore della commissione parlamentare sulla difesa del risparmio finanziario dall’inflazione. 1982 presidente della commissione sul sistema creditizio e finanziario. 1988-89 membro del Comitato Spaventa sul debito pubblico.

Le due facce di Mario Monti Nel 1999 la Commissione Santer si dimette in blocco. La commissione d’inchiesta del parlamento UE concluse che v’era “una responsabilità collegiale dei commissari nei casi di frode e nepotismo”.

2005 Presidente del “Bruegel” gruppo tendenzialmente indipendente composto e finanziato da 16 Stati membri dell’Ue e 28 multinazionali. Si occupa di analisi delle politiche pubbliche, politica sociale, strategia politica, economia, scienza, politiche industriali, politiche commerciali, consulenze militari.

1989 diventa Rettore alla Bocconi. 1994 diventa Presidente della Bocconi. 1994 candidato dal governo Berlusconi come commissario europeo. Deleghe a Mercato Interno, Servizi Finanziari e Integrazione Finanziaria, Fiscalità ed Unione Doganale.

2005 international advisor per Goldman Sachs, membro del Research Advisory Council del Goldman Sachs Global Market Institute. Advisor della Coca Cola Company.

1999 confermato commissario europeo

dal governo D’Alema delega alla Concorrenza. Inaugura il procedimento contro la Microsoft. 2001 blocca la fusione tra General Electric e Honeywell.

2010 è presidente europeo della Commissione Trilaterale, gruppo di interesse di orientamento neoliberista fondato da David Rockefeller con l’obiettivo di esercitare una pressione politica sui governi delle nazioni industrializzate, per portarle a sottomettersi alla loro strategia globale. Membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg.

Uno dei risultati più importanti della sua attività di ricerca in campo economico è il modello Klein-Monti, risultato degli studi paralleli con il premio Nobel Lawrence Klein. Il modello descrive il comportamento di una banca in regime di monopolio. Nel 2010 redige il libro bianco contenente misure per il completamento del mercato unico europeo. Editorialista de Il Corriere della Sera.

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del 2001 recupera il rapporto con la Lega di Bossi. "Dell’Utri è un perseguitato"- 2001 sale alla Presidenza del Consiglio. "La proporrò per il ruolo di kapò"- 2003 ricopre la carica di Presidente del Consiglio dell’UE. "Tutta colpa dell’euro"- 2005 sconfitta alle elezioni regionali. Dimissioni e varo del Governo Berlusconi III. "Ciampi comunista"- 2006 Romano Prodi vince le elezioni. "Meno tasse per tutti"- 2006 decreta la nascita del Popolo delle Libertà. "Via la spazzatura da Napoli in tre giorni"- 2008 vince le elezioni politiche. "Il miglior premier degli ultimi 150 anni"- 2011 a seguito delle pressioni di Europa e mercati Internazionali si dimette "Sempre stato assolto"- E’ stato oggetto di numerosi procedimenti penali, nessuno dei quali si è concluso con sentenza definitiva di condanna, per via di assoluzioni, scadenza dei termini di prescrizione e depenalizzazioni dei reati contestati.

2011 viene nominato Senatore a vita

dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Riceve l’incarico di formare un nuovo governo.

Secondo la rivista tedesca Der Spiegel, numerosi sono stati gli investimenti di Mario Monti e Goldman Sachs nel debito greco, insieme ai tentativi di mascherare le reali condizioni del debito pubblico della Grecia. #10 - Novembre 2011

Grafica RiotVan

"Non entrerò mai in politica"- Fino al 1992, promuove sui suoi network il Psi e Craxi. "Scendo in campo"-' 93 entra in politica e fonda Forza Italia. "Vendo le mie tv"- '94 si dimette dalla diri-

genza Fininvest, affidandola a parenti e fidati collaboratori. "Sono l’Unto dal Signore"- Si presenta alle elezioni insieme ad An di Fini, la Lega Nord di Bossi, il Ccd di Casini e Mastella. "Mai detto che sono l’Unto dal Signore"- Entra in conflitto con il Pool di Mani Pulite, tentando di approvare un decreto per uscire da Tangentopoli. "Toghe rosse"- Durante la Conferenza mondiale contro la criminalità organizzata riceve un avviso di garanzia per corruzione dal Pool di Milano. "Con Bossi mai più nemmeno un caffè"- '94 la Lega toglie la fiducia al governo. Berlusconi è costretto a dimettersi. "Scalfaro e Dini comunisti"- Il 22 dicembre viene formato un governo tecnico guidato da Dini. "D’Alema comunista"- Alle politiche del '96 FI si presenta senza la Lega: vince Prodi. "L’amico D’Alema"- Collabora con D’Alema alla Bicamerale, occupandosi di riforme giudiziarie e costituzionali. "L’Islam cultura inferiore"- Alle elezioni politiche


Grafica Riot Van

Tutti in piazza, destinazione nessuna Cause ed effetti di ordinaria violenza perpetrata da anni, dietro lo sportello di una banca o dalle poltrone del Parlamento.

si vestono solamente di nero, ma ogni tanto portano orgogliosamente uno scudetto dell’Italia sul braccio. L’incomprensibile foga nel declamare carcere a vita per questi vioterizzare la giornata. Un altro errore estremaiene da ridere a sentire telegiorlenti e l’assoluto disinteresse nei confronti mente grave è da attribuire esclusivamente nali nazionali, grandi testate giordi criminali mondiali che, in giacca e cravatall’amministrazione comunale, sperando si nalistiche, insigni luminari del ta, nuotano in dorate piscine a discapito del tratti realmente di errore e non di pretesto, niente che s’indignano per l’unica resto del mondo e vengono proposti come permettendo ai residenti di lasciare comomanifestazione violenta al monuna cura al virus che loro stessi hanno creato. damente parcheggiate macchine e motorini do. Tenendo conto solo degli effetti e non Non ci resta che sperare, per le future maninel tragitto del corteo, hanno così concesso delle cause scatenanti si rischia di fare la fine festazioni, nella creazione di una coscienza l’occasione di innescare la scintilla. Si parla degli struzzi, mettendo la testa sotto la sabcomune, nell’abbattimento dell’egocentrico di italiani come particolarmente bia per non voler capire o svalutaindividualismo partitico e nell’istituzione di re. In tutti i centri nevralgici, dove I violenti non si violenti senza tenere conto che, un servizio di sicurezza interno al corteo e caforse, una rabbia già covata da la rabbia verso il sistema finanziapace di allontanare elementi nocivi allo scotroppo tempo, trova un amplifirio era più amplificata, da Atene a vestono soladella manifestazione stessa. Sperando di catore in una classe politica che Londra, di scontri ce n’erano già mente di nero si è dimostrata più volte inade- po costruire un movimento efficace e duraturo stati in precedenza, anche pegche riporti all’attenzione, anche degli italiani, guata. Questa non deve essere presa come giori di quelli del 15 ottobre a Roma, ma in quali sono le reali cause di questo malessere, una giustificazione, ma altrettanto erroneo è quei paesi l’attenzione è rimasta sulle cause dalla politica malata alla finanza grottesca, e generalizzare. C’erano presunti black block, e non sugli effetti. Inoltre, in tutte le altre una concreta proposta per il futuro. Consaanarco-insurrezionalisti, comunisti rivoltonazioni del mondo, la manifestazione pevoli che sia violenza anche quella perpesi, fascisti infiltrati, incappucciati arrivati alla del 15 ottobre era stata dilazionata trata giornalmente da contratti usa e getta, manifestazione già muniti di caschi e rannelle più grandi città del paese, menstipendi ridicoli, mutui esosi e una costante, delli con l’intento di esportare un modello tre a Roma si è scelto la quantità, a spesso comoda, rivisitazione delle informadi rivoluzione fine a se stesso, senza obiettivi discapito della qualità, assembrando zioni. Basterebbe che fosse reso pubblico il precisi e senza alcuna rivendicazione polititutti i movimenti, sindacati e partiti numero di giornalisti, videomaca. Viene da chiedersi se queste in un'unica, abnorme situazione. ker e fotografi precari utilizzati persone, se non infiltrati, abbiano A Roma si è Tutto ciò ha provocato numeroper raccontare quanto successo. realmente una qualche ideologia se distinzioni sia nelle motivache non sia basata su un sempli- scelto la quan- Non resta da dire che a Roma, il zioni, sia nelle modalità d’azio15 ottobre, abbiamo assistito a ce miscuglio d’idee, privo di una ne: da chi manifestava contro concreta prospettiva di futuro. Si tità, a discapito due diversi tipi di violenza: quella il sistema finanziario, a chi vointollerabile e fine a sè stessa, e parla di soggetti violenti e di corleva rovesciare il governo Berquella comprensibile di chi tenta, teo violentato ma nessuno alla della qualità lusconi, da chi voleva accammanifestando il proprio dissenso, di ottefine riesce davvero a capire chi sia vittima e parsi in piazza S. Giovanni per nere qualcosa, di cambiare questo mondo chi carnefice. Per evitare di soffocare sotto i continuare la protesta, a chi contorto. Anche chi non è capace di scindere lacrimogeni, cosa arginata grazie alla ottima ha preferito incendiare le due cose si troverà a rispondere con uno ventilazione della piazza, quasi tutti si sono auto e frantumare veschiaffo, piuttosto che con un sorriso, a chi coperti il volto con sciarpe o felpe, alcuni per trine. Centinaia di tenta di mettergli una carota nel retto. Senza cercare di difendere un obiettivo -in quemigliaia di manicasco si rischia di prendere qualche sassata sto caso l’occupazione di S. Giovanni- e non festanti erano così di troppo, senza una bandana sulla bocca si permettere alla polizia di vanificarlo. Molti rappresentati da innumerevoli rischia di soffocare sotto i lacrimogeni ma, manifestanti normali hanno fatto cordone bandiere, slogan, partiti, sindacaforse, se alle prossime manifestazioni ci sarà per impedirgli l’ingresso in piazza, date le ti, movimenti, tutti con l’insana più coesione tra gli organizzatori e un servizio cariche indiscriminate, dovute anche al caos voglia di esternare una propria di sicurezza interno, non si rischieranno spiadel momento. Odio viscerale verso coloro protesta, senza tenere minicevoli intrusioni e manomissioni. Solo chi è che parlano di falsi tentativi dei manifestanmamente conto di utilizzare la rimasto seduto sul divano si è indignato per ti di allontanare i violenti dal corteo, mentre forza del numero. Tutti pronti gli Indignados. in realtà i veri manifestanti hanno trattato i a sbandierare il proprio simpresunti incendiari nello stesso modo in cui bolo perdendo così anche il Jacopo Aiazzi hanno accolto Pannella. Hanno così tentato minimo cenno d’ideologia Andrea Bertelli di respingere la polizia, perché i violenti non comune che doveva carat-

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Il 15 Ottobre a Madrid

L'orizzontalità salverà il mondo

L'assemblea Sol ci spiega cosa vuole il movimento 15M 1. Un modello economico che migliori il settore pubblico impedendo la privatizzazione dei

servizi come la sanità o l'acqua, la regolamentazione dei mercati contro gli abusi e la dittatura di banche e multinazionali, l'ineguale distribuzione della ricchezza, il ritiro del sostegno pubblico alle banche.

2. Una moratoria sulla costruzione e riqualificazione del territorio, e invece la valorizzazione e il trasferimento di altri settori produttivi in altri paesi e continenti, mettendo in atto misure contro il lavoro precario, invece di promuoverlo.

3. Un cambiamento del modello politico, con l'eliminazione di tutte le leggi che favoriscono la corruzione, la legge elettorale, leggi finanziarie comunali e partiti politici e il divieto di tutti i funzionari pubblici incaricati o condannati per violazione.

4. Un modello di cambiamento della partecipazione dei cittadini, contro la manipolazione dei mass media e della pubblicità per mascherare la violenza del sistema, contro la mancanza di informazioni pubbliche da parte del governo. Modelli di informazione, comunicazione e partecipazione orizzontale. 5. Un cambiamento del modello urbano-territoriale, con lo sviluppo di piani di adattamento urgenti in tutti i comuni, che fissano il grave deficit nei servizi pubblici come sanità, igiene, istruzione e trasporto pubblico accumulato in decenni selvaggi di sviluppo, l'eliminazione di tutte le forme giuridiche che incoraggiano la speculazione. 6. L'attuazione delle politiche per l'edilizia abitativa, evitando gli sfratti per l'incapacità di pagare mutui e per mettere in atto misure contro il mobbing immobiliare. 7. Un cambiamento di modello ambientale, promuovendo misure drastiche per proteggere l'ambiente, il patrimonio culturale e il vivere sostenibile, sostenere le energie rinnovabili e gli acquisti verdi, rispetto al modello consumistico importato dai centri commerciali, residenziali e dei trasporti privati. 8. Un cambio di modello sociale, rispetto alla omogeneizzazione, la commercializza-

zione e la privatizzazione di tutte le sfere della vita, contro la violenza del patriarcato e l'individualismo.

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Grafica RiotVan; foto Puerta del Sol

A Madrid l'enorme adunata di Puerta del Sol è nata da sei diverse manifestazioni partite da altrettanti quartieri. Arrivati a Plaza de Cibeles, dove i cortei si sono uniti per arrivare poi a Sol, sembrava che ognuno sapesse perchè si trovava li. Sarà che ci sono 5 milioni di disoccupati, sarà che sono stati fatti tagli senza precedenti nella democrazia sociale, sarà la recente modifica della Costituzione per tagliare la spesa pubblica, oppure i tagli nel campo dell'istruzione, la privatizzazione della salute e dei servizi pubblici, ma questa consapevolezza si riscontrava in quasi tutte le espressioni delle centinaia di migliaia di persone presenti in piazza. E la stessa consapevolezza ha fatto si che tutto filasse liscio, compresa l'occupazione dell'hotel a Madrid e di un altro edificio a Barcellona. Non è un caso che i sei cortei siano partiti separati dai quartieri. Proprio nei quartieri sono cominciati a mancare servizi sociali, scuole e lavoro. E da li la gente, uscita da un lungo periodo di oscurantismo e da una mancanza di partecipazione, ha cominciato ad organizzarsi in piccole assemblee e a prepararsi alla manifestazione del 15 ottobre. Non esistono capi, referenti, non c’è gerarchia; questa è la grande differenza con Democrazia real ya, nata prima e con obiettivi vicini al 15-M, ma poi accettando una struttura verticale. L’assenza di un vertice fa sì che le decisioni vengano prese dall’assemblea, convocata per qualsiasi decisione e indipendentemente dal grado d’importanza. Ci vanno tutti alle assemblee e non hanno bandiere; ognuno partecipa da singolo e come tale interviene. Va da se che anche nei cortei le distinzioni tra gruppi e movimenti sono stati soppiantati da problemi più seri, più immediati. Il manifesto del Movimento 15M [riquadro] poteva nascere solo in questo ambiente.


No Claps oltre il consenso

Nella capitale l'edificio occupato è un vecchio albergo del centro di nome Madrid che affaccia con un lato proprio su Puerta del Sol, teatro delle proteste e delle acampade di maggio. L'edificio ha cinque piani, seminterrato e due tetti. Dispone di sale polifunzionali, camere completamente attrezzate, magazzini, cucine, mensa, energia elettrica e un sacco di altro materiale. E' stato occupato alla fine del corteo del 15 ottobre da gruppi di indignados uniti al movimento di lotta per la casa, i quali sono entrati sfruttando i ponteggi che da mesi coprivano il palazzo abbandonato. E' diventato in pochi giorni uno spazio multidisciplinare, per temi diversi come l'educazione, l'assistenza in merito agli alloggi, l'agricoltura biologica, il microcredito. Oltre al centro sociale, due piani sono stati adibiti a dormitorio provvisorio per famiglie e persone sotto sfratto. La proprietà il giorno dopo ha presentato la relativa denuncia alla Polizia Nazionale. Il corpo però non agirà finché non ci sarà una decisione giudiziaria. Il presidente della Comunidad de Madrid Esperanza Aguirre, già contestatissima sul fronte dei tagli scolastici, negli stessi giorni ha subito un tentativo di "irruzione" da parte di sconosciuti in casa sua, e ha subito annunciato che "probabilmente volevano okkuparla, con la k che va tanto di moda". Alla prima assemblea gli occupanti, costituitisi Assemblea Hotel Madrid, hanno spiegato così la scelta di occupare un edificio piuttosto che accamparsi in piazza: "Questo posto è un simbolo della vecchia mentalità, l'edificio è una ex tenuta reale appartenente a Monteverde, una società nota per l'enorme attività speculativa che include l'appropriazione di beni pubblici per la conversione in appartamenti di lusso. Sorprendentemente, l'azienda è ora in bancarotta, come molte altre che hanno portato avanti questa mentalità facendoci crollare nella situazione insostenibile che viviamo oggi". Applausi dall'interno dell'albergo e dalla Puerta del Sol, dove la folla ascolta le parole dagli altoparlanti piazzati in cima agli ascensori della metropolitana. "Pertanto – proseguono – la liberazione di questo spazio è del tutto legittima. Vi invitiamo a partecipare e contribuire con idee concrete per vivacizzare questo edificio che riteniamo assolutamente adatto per uso popolare, aperto e partecipativo, un nuovo espacio liberado a Madrid".

No Claps è un blog collettivo nato nei mesi scorsi per fare incontrare le persone, per porre domande e per cercare di riflettere su quello che sta accadendo. E ovviamente per cambiare il mondo. No claps, che ancora non era No claps, ma solo un perché non facciamo un blog collettivo?/eh sai ce ne sono pochi (un’idea un po’ così), nacque un giorno di inizio agosto. Noi eravamo tutti un po’ ubriachi e eccitati sinapticamente da quello che stava accadendo nel mondo. L’adrenalina del precipizio, la rabbia del cadere, aprire il giornale e soffocare, la sensazione di vivere un momento storico, la convinzione di non potere in fondo fare niente. Il senso di impotenza ci attanaglia e condanna alla disillusione. Ma dopo essere stati in piazza, nelle assemblee, nelle occupazioni, frustrati disillusi e sfiniti, ci siamo messi a pensare. Le domande sono tante ma sembrano ricondursi a una sola: perché no? E poi si sviluppano così: Perché qua non succede mai niente? Perché non succede niente di significativo? Perché tutti gli sforzi e le energie spese si traducono in un mare di inettitudine e inazione? O azioni anacronistiche? E come si cambia? Che strumenti bisogna darsi? Perché le persone non si muovono? Che linguaggio scegliere? Come si parla? Come si comunica? Che cosa manca? Che cosa vogliamo? Essere un movimento porta con sé il rischio che nella lontananza dell’obiettivo la rabbia diventi stanca e i propositi inetti, o che diventi semplicemente uno sfogo improduttivo di frustrazione. Lo sappiamo. Una marea di sinapsi atrofizzate e impregnate da un deleterio quanto triste bisogno di consenso e conservazione, processi identitari via via sempre più escludenti o autoreferenziali: in questo riconosciamo i limiti dell’azione politica di tutti questi anni. (Proporsi di cambiare il mondo è una cosa così folle e ingenua.) Assuefatti dalla semplificazione ad ogni costo cerchiamo timidamente di approcciare la via della ricerca e del dialogo. No claps aspira a essere un’ulteriore strumento per quel popolo che rivendica con forza diritti, giustizia sociale, equità, onestà, rispetto dell’ambiente o dei beni comuni, democrazia; un blog aperto e collettivo, nel tentativo quasi disperato di “fare e pensare” contemporaneamente, tra la rete e le piazze, la legittima indignazione e l’effettiva necessità di iniziare a elaborare nuove soluzioni. Stiamo cercando il modo di diventare la carne potente di una libera moltitudine. E’ folle, lo sappiamo. Non lo si fa mica con un blog. No. Ma perché no? http://noclaps.wordpress.com

Giulio Schoen

Fatjona Lamçe

Hotel Madrid Quello che rimane della grande mobilitazione del 15 ottobre in Spagna sono gli appuntamenti di novembre per contrastare la quasi scontata vittoria del PP alle elezioni e due edifici occupati, uno a Madrid e un altro a Barcellona, prima che altre città seguissero l'esempio.

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Politica Edimburgo di Michele Manzotti E' gemellata con Firenze dal 1964, così come importanti città del mondo legate alla bellezza e alla cultura. Ma dimostra di credere a queste due caratteristiche. La prima è un dono del passato, l’altra è una conquista, e non da poco, del presente. Se volessimo prendere esempio sulla valorizzazione delle attività culturali perché non rivolgere lo sguardo a Edimburgo, fiera capitale scozzese e centro di attrazione dai grandi numeri. Prendiamo come punto di riferimento il Fringe che quest’anno si è svolto dal 5 al 29 agosto e che è la rassegna che raccoglie insieme teatro, musica, cabaret e danza. Nel 2011 sono stati staccati 1milione 877mila e 119 biglietti con un incremento di quasi 50mila rispetto al 2010. Questi dati non tengono conto degli eventi gratuiti. Una cifra dovuta al fatto che il Fringe 2011 ha visto sulla scena 41mila e 689 rappresentazioni di 2542 show diversi in 258 luoghi che sono disseminati in tutta la città. Inoltre sono stati 21192 gli artisti sul palco. Tutto questo genera per l’economia di Edimburgo e dell’intera Scozia 142 milioni di sterline (quasi 163 milioni di Euro). Que-

sta del Fringe è la realtà più evidente, a cui bisogna aggiungere nel mese di agosto le migliaia di spettatori del Royal Tattoo Military Festival, la spettacolare parata di bande militari da tutto il mondo che si svolge al castello, quelli dell’International Festival, più affine al nostro Maggio Musicale Fiorentino, e quelli del Festival del libro che vede la presenza di autori di grande livello. La cifra di due milioni di spettatori può essere calcolata addirittura per difetto. A tutto ciò va aggiunto d’estate il Festival cinematografico e quello dedicato al Jazz e Blues a giugno e luglio, oltre alle altre rassegne che si snodano per tutto l’anno per un totale complessivo di dodici. Che a loro volta fanno cartello e si sono consorziate nella struttura degli Edinburgh Festivals, organismo che così dà lavoro complessivamente a oltre 5 mila persone a tempo pieno. La città e il governo scozzese dimostrano di continuare a credere in questa realtà. Il ministro della cultura e delle relazioni esterne Fiona Hyslop ha spiegato che la Scozia prevede per la cultura il 7 per cento del suo bilancio. «Spendiamo tanto — ha detto nel suo

incontro con la stampa estera — perché c’è un grande ritorno economico relativo al turismo. Anno dopo anno i festival di Edimburgo continuano ad accogliere pubblico da ogni parte del mondo. Questo ci permette anche di investire sui giovani talenti della Scozia. Così possiamo vedere un futuro sempre più positivo per la nostra attività». Fonti del governo della città inoltre sottolineano la vicinanza culturale con Firenze, ricordando che la collaborazione su iniziative specifiche c’è stata in passato. Ma recentemente non è stato promosso alcun progetto comune, nonostante sia riconosciuta la potenzialità di una collaborazione dal punto di vista culturale. Forse uno sguardo alle nostre città gemellate, pur con sistemi politici differenziati, potrebbe essere utile per fare in modo che la nostra cultura (già elemento di attrazione di visitatori da tutto il mondo) diventi un elemento dinamico. La coesione come punto di forza, pur nella specificità di ogni singolo organismo culturale, è una strada che può essere percorsa. Basta che, come in terra scozzese, ci sia la volontà politica per farlo. Chiediamo troppo?

Il crowdfunding. Come funziona la nuova forma di finanziamento che parte dal basso

Avete mai sentito parlare di crowdfunding? Copio e incollo da wikipedia: dall'inglese crowd, folla e funding, finanziamento, è un processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizzano il proprio denaro in comune per sostenere gli sforzi di individui ed organizzazioni. Barack Obama usò questa tecnica per finanziare parte della sua campagna elettorale. Come è possibile che un'idea venga finanziata da gente comune? In Italia ancora questa forma di finanziamento non è molto diffusa, ma c'è chi lavora per questo. Eppela.com è uno dei portali che prova a mobilitare risorse dal basso. Abbiamo chiesto a Chiara Spinelli, project manager di Eppela, come funziona tutto questo. Raccontateci quando e perché avete detto "formiamo Eppela". L’idea è nata nell’autunno 2010. Nicola Lencioni, il fondatore di Eppela, ha iniziato a documentarsi sul crowdfunding a livello mondiale per pura passione e curiosità personale. Un giorno mi ha chiamata nel suo ufficio e mi ha detto “E’ geniale, voglio farlo anche in Italia”. Non ho potuto dirgli di no. E' un lavoro vero e proprio o una passione a cui non potete rinunciare? Eppela è un lavoro. Il marchio è di proprietà

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di un’agenzia di comunicazione che ha ovviamente altre attività, molto differenziate. Per me e i miei collaboratori però è un lavoro full time. Siamo curiosi, vogliamo entrare nei particolari tecnici: come funziona il portale? Come dovremmo muoverci per sfruttarne al meglio le potenzialità? Per prima cosa dovete avere un progetto. Non un’idea vaga, un’intuizione, ma un progetto strutturato e realizzabile a breve termine. La reputazione sociale e la credibilità sono

ista

rv L'inte

molto importanti: ricordiamoci che le persone devono sentirsi coinvolte e convinte per darvi delle somme di denaro. Dovete stabilire la soglia economica che volete raggiungere e la durata del progetto on line (fino a un massimo di 120 giorni). Poi vi servono: un video carino e accattivante che racconti il progetto e un testo che spieghi chi siete e a cosa vi serviranno i soldi. Infine il cuore della vostra proposta: a ogni offerta delle persone voi prometterete in cambio una ricompensa legata al progetto: oggetti, ringraziamenti ma anche vere e proprie esperienze, emozioni. Le persone sposeranno la vostra idea come piccoli mecenati, se riceveranno qualcosa di davvero unico e divertente in cambio saranno ancora più invogliati a sostenervi. Le ricompense vanno ben calcolate nel budget richiesto, dovete essere pronti a corrisponderle al più presto in caso di successo, ne va della vostra credibilità. A questo punto il progetto va on line. E' fondamentale che ogni progetto riceva l’appoggio e la spinta iniziale dalla sua community di riferimento. E’ fondamentale usare tutti gli strumenti di comunicazione privata, mail, social network, blog, ma anche parlarne a voce con chiunque, in conversazioni private, in occasio#10 - Novembre 2011

Grafica RiotVan

Eppela, trampolino per le buone idee


Vignetta di: Niccolò Gambassi

Grafica Riot Van

ni pubbliche. Dovete chiedere di fare un’offerta e di spargere la voce per voi. Il passaparola è l’unico modo per raccogliere quanti più contatti possibile: solo nella “quantità” della diffusione della notizia alla fine si estrae la “qualità” dei sostenitori che credono nella vostra idea e decidono di aiutarvi concretamente. Come si finanzia Eppela? Eppela trattiene il 5% della cifra raccolta dai progetti che vanno a buon fine. In che modo funziona il sistema di raccolta dei fondi? Eppela utilizza il sistema di pagamento Paypal, sicuro e garantito. L’offerta fatta è una promessa di pagamento. La somma offerta viene prelevata soltanto alla scadenza del progetto e solo se quello ha raggiunto il budget che si era prefissato. Se non ce l’ha fatta non c’è nessun movimento di denaro, le promesse di pagamento vengono cancellate e nessuno perde nulla. Il progetto fallisce e il progettista, ovviamente, non paga la percentuale a Eppela. Se il progetto invece raggiunge o supera (senza limiti) la soglia richiesta, allo scadere del tempo i soldi vengono prelevati dai conti Paypal dei sostenitori, viene trattenuta la percentuale di transazione di Paypal, il 5% di Eppela e i fondi vengono trasferiti automaticamente sul conto Paypal del progettista. Avete portato a termine progetti, che ambiti riguardavano? Sono 5 i progetti andati a buon fine da maggio a oggi: il primo siamo proprio noi. Abbiamo avviato il sito presentandoci come un progetto semplice, chiedendo a chi era interessato alla nostra piattaforma di darci una mano e sostenerci. Questo progetto è stato avviato insieme alla campagna di comunicazione di Eppela. Poi c’è stata Chiaralascura, giovane stilista vegana che realizza i suoi capi a tema, utilizzando solo prodotti ecocompatibili. In ordine cronologico poi, “Quell’estate al mare”, corto#10 - Novembre 2011

metraggio ambientato a Cervia negli anni 60, “Lo guardo Sofia”, un esperimento di graphic novel/romanzo illustrato, e infine Visibilibri, un gruppo di lettura che organizza eventi di lettura pubblica davvero coinvolgenti. La creatività è il cibo dei giovani. C'è molta voglia di migliorare la società con progetti innovativi e ben pensati. Eppela come lo vedete in questo contesto? In America il crowdfunding è una realtà di finanziamento consolidata e aperta a tutti, di cui i giovani usufruiscono continuamente. Eppela vuole fare la stessa cosa in Italia e in Europa. Perché attraverso il crowdfunding si può stabilire una nuova gerarchia, basata solo sul merito, sul talento, sulle idee e non sui favoritismi, le amicizie e le raccomandazioni. E tutti sappiamo quanto in Italia ce ne sia bisogno. Progetti per il futuro? Le idee sono molte. Concludo raccontandovi un progetto che sicuramente interesserà i vostri lettori: a breve inizieremo a cercare i nostri Eppela Student Leader. Studenti attivi nella loro università, con contatti e amici, dinamici e inseriti in tutte le iniziative, appassionati di idee e creatività. Li selezioneremo e chiederemo loro di aiutarci a parlare di crowdfunding e di Eppela, di attivare la discussione su questo sistema, di fare passaparola. Diventeranno parte del nostro staff, un’opportunità interessante anche per entrare in contatto con il mondo di una start up web, sicuramente stimolante per uno studente. Vogliamo trasformare il periodo di crisi in un’opportunità, provando a cambiare le dinamiche asfittiche e grigie del nostro mercato delle idee. Ci crediamo davvero. Avete voglia di darci una mano? Cogliamo l’occasione per ringraziare agli amici di Riot Van e tutti i lettori! Francesco Guerri

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Quando la distrazione fa bene allo spirito

Guerrilla Spam Vi è mai capitato di passeggiare per le vie cittadine ed essere rapiti da un’irriverente immagine sul muro? Se vi è successo, probabilmente siete stati spammati…

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erché è proprio a questo che puntano le azioni di Guerrilla Spam: distrarti portando la tua attenzione verso tematiche forti, trattate con leggerezza. Così, lo scorso 2 giugno per la festa della Repubblica, sui principali monumenti fiorentini sono apparsi manifesti che ritraevano l’immagine di un corpo femminile nudo e diviso in sezioni, ognuna caratterizzata da una percentuale di sconto. Il seno al 30%, la zona pelvica al 90% facevano da base alla troneggiante scritta Saldi di fine Repubblica. Spam nasce nel novembre del 2010 come un’idea collettiva e si propone di essere la nemesi del classico artista e dei più moderni writers. Incontrarli è quasi impossibile: non si capisce bene quanti siano, da Nota: Tutti i lavori di Spam sono realizzati con carta 80gr e colla da carta dove provengano, quali siano i loro nomi. L’anonimato è lo strumenda parati in polvere, sciolta in acqua. Il manifesto attaccato sul muro to che usano per contestare e rivalutare l’opera d’arte in quanto tale, non rovina, né macchia la parete e può essere rimosso in modo totale. cercando di restituire l’attenzione che a volte viene rubata dall’artista Né la carta, né la colla possono inquinare l’ambiente, né deturpare pastesso. Cercano di stravolgere il paradosso provocato da chi arriva a lazzi o edifici storici. mettere semplicemente l’idea, commissionando l’opera a un laboratorio. Non riesci a trovarli alla loro Non-Mostra e la loro sedia, durante la Non-Conferenza Stampa, è rimasta vuota. Allo stesso tempo non si nascondono dietro l’anonimato per modificare l’ambiente cittadino. Nelle loro azioni, infatti, è sempre presente il concetto di rispetto: contestano senza disturbare l’ambiente, attaccando solo cose facilmente rimovibili e assorbibili. Sono l’ennesimo Una mostra contro le mostre: elemento artistico nato da un senso di la prima non mostra non autorizzata di Spam malessere: il bisogno Il 24 ottobre a chiasso dè Borgherini, una strettissima viuzza vicino a Ponte Vecchio che a prima di ristruttura- vista si proponeva come un pisciatoio a cielo aperto, è iniziato un evento che ha rivalutato una re la creatività parte di Firenze tanto sconosciuta quanto caratteristica. La prima Non-Mostra è nata sotto fiorentina. E l’insegna della contestazione artistica: Spam ha voluto criticare le normali, spesso noiosissime non solo. Oltre mostre d’arte, dove l’artista si occupa principalmente di intrecciare pubbliche relazioni e utili a Firenze han- conoscenze con lo scopo di vendere i suoi prodotti. Per questo motivo, il luogo dove sarebbe no fatto interventi a Siena, Arezzo, Milano, Tori- avvenuta è stato reso noto soltanto poche ora prima, i creatori delle opere non si sono fatti no, Benevento, Salerno e pure un esperimento vedere, non c’era un biglietto d’ingresso né drink da bere. Il chiasso ha cambiato la propria a Colle Val d’Elsa. Lo scopo dell’azione era analiz- fisionomia con la prima opera affissa e ha ripreso le sue normali connotazioni quando l’ultima zare le reazioni degli abitanti di un piccolo borgo pagina è stata staccata dagli spettatori. nei confronti di un intervento di street art. Per Oltre alle principali opere di Spam, i muri del vicolo erano ricoperti da cervelli con il corpo di l’occasione hanno scelto quello che ormai è il spermatozoi che si dirigevano freneticamente verso un grande utero televisivo, il quale, una loro segno distintivo: corpi umani con televisori volta accolti, li rigettava confezionati in barattoli. Sull’altra parete si ramificava un enorme albeal posto della testa si minacciavano, pistola in ro, i cui frutti erano dei piccoli televisori bianchi. I visitatori hanno potuto riempire gli schermi pugno, dalla finestra. I colligiani, non essendo vuoti con scritte che andavano dal “geniali” a “smettete di imbrattare (però bravi)” di chi proabituati a questo tipo d’iniziative, non sono ri- babilmente non conosce ancora il loro modo di operare. Il pavimento piastrellato era cosparso masti indifferenti, percependo anche la minima dall’ormai nota immagine della donna spam con la vagina riempita di banconote e la scritta trasformazione come un’intrusione. La provo- non calpestare la tua dignità, per un totale di 193 opere affisse. Tutti i lavori di Spam sono stati cazione però sembra particolarmente sottile. esposti, come sempre, in modo non invasivo.

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immagini di Spam

Associando televisione, “vicini di casa” e un piccolo comune, vengono alla mente le grandi tragedie della cronaca nera avvenute nei piccoli paesi. Dall’infanticidio di Cogne, all’omicidio di Avetrana, spesso le notizie vengono ingigantite, eccessivamente esaminate dai media nazionali per non trattare altri argomenti. Per sottolineare questo aspetto, il 9 maggio scorso, su molti muri fiorentini è apparsa l’immagine di un enorme uomo, con la solita televisione che sostituiva il cranio e lance di metallo al posto di mani e gambe, con cui infilzava il corpo martoriato di una bambina. Il testo sottostante l’immagine ha reso il tutto inequivocabile: Ci vuole Misseri cordia. Il loro uomo spam è un essere perduto, annegato nei meccanismi di distrazione che questa società spesso utilizza e mostrato ai vari passanti come infausto presagio. Arriva a impersonificare Gesù, Giuseppe, Maria e pure il bestiame, consigliandoti di guardare la tv. Chiaramente ispirati dal filosofo Karl Popper con il suo “spegni la tv, accendi il cervello”, con il loro lavoro Lo studio nuoce gravemente al regime riprendono, forse involontariamente, una frase di Giuseppe Mazzini: “Democrazia è anche la responsabilità di coltivare l’intelletto”. Nell’arco di un anno hanno prodotto quattordici opere, tutte molto irriverenti e ponderate. Se vi hanno incuriosito potete visitare il loro blog, dove probabilmente pudici e bigotti storceranno il naso vedendo i loro lavori. Jacopo Aiazzi


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ITAGLIA E ATTACCA SPAM


SIGNORI E SIGNORE, ECCO A VOI: ZOOPARK La prima fatica discografica della giovane band fiorentina il momento giusto per ascoltare questo album; non che ci siano momenti più o meno giusti per farlo, ma diciamo che quello attuale gli si addice in maniera particolare: il primo vento freddo che ti taglia la faccia, i raggi pallidi e timidi del sole, il grigio spento di nuvole autunnali creano un paradossale ossimoro con il sunny raggae funky degli Zoo Park e del loro omonimo EP. Il gruppo in questione nasce a Firenze nel febbraio 2010 con una formazione di 7 elementi; per tutte le 9 tracce che compongono il loro nuovo progetto, pubblicato nel maggio 2011, veniamo sbalzati in una dimensione calda, ritmata, soul e spiccatamente in levare. Si tratta di un'amalgama di vari generi: il basso funky, comune denominatore per ogni brano, la voce assolutamente soul, calda e precisa di Irene Bisori, trascinata dall’energia reggae di quella del MC Stefano Secci. Il disco si apre con Groovy Kinga: ritmo funky, basso, batteria e tromba creano la cornice perfetta per l’apertura dolce e delicata dettata dalla voce di Irene che, con lo scorrere dei secondi, lascia spazio alle sua grinta funky, perfettamente intervallata dagli episodi vocali raggae di Stefano MC. Enjoy this funky music, esortano i ragazzi. E così sia. Sulla stessa linea Raggaettone: impossibile non muovere piedi, gambe e mani al ritmo di questo inno reggae: is the power of the rasta. Con Boom Babylon l’atmosfera è più rilassata, easy, nonostante non manchi una bella chitarra rockeggiante nell’intro. Facciamo un nostalgico salto negli 80’s (o forse anche nei 70’s) con Don’t tell me, un mix di dance e tamburi afro tribali: il refrain con le voci in controcanto ricorda quasi la discomusic. Hanno stile e fantasia, i ragazzi. The Front Door: il pezzo che mi è rimasto in testa dalla prima volta che li ho ascoltati è lievemente ipnotico, positivamente ridondante, scandito. In una parola, soul. Un salto nel sole e nel soul lungo 40 minuti, il tutto grazie alle voci di Stefano Secci e Irene Bisori, alla chitarra di Federico Gaspari, alla Keyboars di Julien Vannucchi, al basso di Alessandro Cianferoni, alla tromba di Simone Laureana e al drums di Stefano Ciancitto; insomma, grazie all’estro, alla fantasia e all’anima colorata di bravi musicisti. Un consiglio per chi vuole ascoltarli: cercate un loro live ed andatevelo a vedere; il palco, il calore del pubblico, le grida ed il sudore li rappresentano alla perfezione, creando un mood ed un empatia magica con chi li circonda.

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Grafica RiotVan

Elena Panchetti

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Dopo un anno, Riot Van torna ad intervistarli per parlare del loro primo disco

La band è pronta a crescere vista

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Gli Zoopark stanno insieme dal febbraio del 2010 e sono uno dei gruppi emergenti più interessanti e originali del panorama fiorentino: in tutta Firenze ormai si ballano Boom Babylon e Groovy Kinga e il repentino e discreto successo della band non poteva lasciarci indifferenti. E’ un sabato mattina soleggiato e gradevole e in uno dei tanti spazi verdi che si estendono alle spalle del polo universitario di Novoli, inizia la nostra intervista interrotta ogni tanto da autoambulanze, piccioni e “vucumprà” senegalesi…

Cosa è cambiato dalla nostra ultima intervista? Sono cambiati innanzitutto i progetti del gruppo e come abbiamo deciso di muoverci: abbiamo intenzione di lavorare di più in sala, su pezzi nuovi e di provare a muoverci attraverso promozioni; stiamo anche cercando un’agenzia di booking che ci dia modo di spostarci un po’ di più dal territorio, magari anche al nord e nel Salento. Da chi e com’è nata l’idea del gruppo e perché avete scelto di chiamarvi Zoopark? Il nome è stato scelto istintivamente, senza un motivo particolare, dal nostro batterista e a noi piacque subito, suonava bene. Sempre da lui è nata l’idea di formare il gruppo che, dopo varie trasformazioni , ha assunto l’attuale formazione a partire da gennaio dell’anno scorso. Che cosa vi rende originali? La nostra particolarità sta nella mescolanza dei generi e dei soggetti che sono nel gruppo i quali provengono a loro volta da gruppi e da generi musicali totalmente eterogenei; ognuno ci mette le proprie idee, la propria esperienza e ne viene fuori qualcosa di estremamente originale. Quali pensate che siano state le tappe più importanti del vostro percorso? Sicuramente abbiamo imparato tanto, suonando su grandi palchi come quello

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del Rock Otocec in Slovenia, che ha cambiato anche la dimensione dello stesso progetto: ci ha resi più consapevoli di quello che possiamo fare e di quello a cui possiamo aspirare. Qualche aneddoto? Di situazioni particolari ne son capitate tante, ma dovendo sceglierne una c’era la festa del PD ad Empoli, dove non abbiamo più suonato perché c’era un fonico arrogante e megalomane. La situazione era già paradossale di per sé: si doveva suonare in un tendone da circo davanti a 3 persone contate e alla fine il batterista ha cominciato a discutere col fonico che l’ha rincorso e siamo dovuti scappare. Il batterista ha detto “Se mi metti le mani addosso ti denuncio!” il fonico gli è andato addosso, sicchè lui scappava e l’altro lo rincorreva; sembrava una scena “alla Tom e Jerry” e alla fine siamo andati via. Vabbè poi tutti i vari disguidi per la produzione del disco: senza entrare troppo nei particolari, ci sono state minacce varie; alcuni soggetti ci hanno chiamato affermando che avevamo fatto loro un torto, ma il torto non esisteva. Ci sono state anche persone che durante la produzione del disco ci chiedevano soldi, quando in realtà non dovevano averne; a proposito di ciò, ne approfittiamo per dire che se la gente crede che facciamo soldi si sbaglia: tutto quello che si guadagna lo reinvestiamo per il gruppo. C’è una delle vostre canzoni a cui siete più “affezionati”? Stefano detto I’Secci: Per quanto mi riguarda una storia particolare ce l’ha The front door che rispecchia un po’ il personaggio musica-

le che ho ascoltato e ascolto più spesso che è Notorius B.I.G.; in questo brano è ripresa anche una parte che è un pezzo di una sua canzone. La più efficace e quella che funziona di più, secondo me, rimane comunque Boom Babylon, che risulta più orecchiabile e che ha riscosso più successo. (Julien) Poi , comunque, ogni pezzo ha la sua particolarità e ognuno di noi ha un brano che preferisce suonare o ascoltare, proprio perché veniamo da generi molto diversi. Promuovete il vostro primo disco. Nel disco si può vedere tutto il lavoro fatto insieme e siamo soddisfatti al 100% del risultato; qui a Firenze è andato benissimo, ce lo chiedono in molti e questo ci fa piacere perché premia il lavoro di tutti. Ascoltandolo ti diverti e sembra di essere ad un nostro concerto dal vivo; essenzialmente è un disco da live; se dovessimo utilizzare 3 aggettivi si potrebbe definirlo eclettico, divertente e sexy. Tendenzialmente è meglio non pronunciarsi più di tanto: preferiamo che sia la gente stessa ad ascoltarlo e a farsi un parere personale. Ad ogni modo in questo album non abbiamo dato tanto peso ai testi, quanto alla musica, ma questo non vuol dire che sarà così anche nei nostri prossimi lavori: una crescita del gruppo determina anche una crescita nella composizione, nell’arrangiamento e non solo. Chi si approccia a questo album deve capire che per noi stessi è stato quasi una sorpresa per come è venuto fuori, lo si potrebbe definire il riassunto di un anno. E’ vero: non è un concept album studiato, non c’è ancora un filo conduttore vero e proprio, ma è comunque palesemente palpabile il nostro impegno e, allo stesso tempo, quanto ci siamo divertiti a farlo. Quanto credete realmente nel vostro progetto? Tanto, perché sono tante le energie spese da tutti, c’è una voglia molto sentita e forte da parte di ognuno di noi di mandare avanti il più possibile questo progetto; ma la situazione non è semplice: i soldi sono quelli che sono e c’è da spendere tanto anche in una probabile produzione, per cui è necessario fare più date possibili; a volte la gente ci critica per questo, dicendo che noi suoniamo un po’ ovunque. Comunque l’affiatamento non si discute ed è il motore del gruppo: dopo un anno e mezzo, più che membri di un gruppo siamo amici. Noi siamo pronti per crescere: non aspettiamo altro che una botta di culo, un’occasione e noi saremo pronti a coglierla come si deve. A nome di tutto il gruppo ci teniamo a ringraziare Riot Van, che ci segue spesso. Ci fa piacere che ci sia qualcuno che possa parlare di noi, anche per dare visibilità ai gruppi emergenti.

Simone D'Alterio

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L'arte di vagabondare al ritmo di Dubstep

DUB FX

Chiacchera un sacco, Dub Fx, in una specie di toscanaccio-british. Di nome fa Benjamin Stanford, e la cosa più somigliante ad una casa si trova in Australia, ma parte delle sue origini affondano a Lucca, dove ha vissuto con la madre fino a 12 anni. C'è anche lei nel camerino del Viper Theatre di Firenze, dove il suo “Ben” si è esibito la notte di Halloween. Irriverente, senza peli sulla lingua, smonta senza alcuna remora ogni nostra più candida e romantica concezione di arte come impegno socio-politico. Combattere il sistema? Ma che dite? Io l'ho fatto per far soldi, per viaggiare. La mia politica è solo mia, non voglio insegnar nulla a nessuno. Se ne sta stravaccato sul divano, abbracciato alla sua graziosa Flower Fairy, che ormai da cinque anni lo accompagna in giro per il mondo, diventando parte integrante dei suoi show. Non esisterebbe Dub Fx senza Flower Fairy. È lei che lo ha introdotto negli ambienti più underground di Manchester, facendogli conoscere le nuove tendenze dell'elettronica, suonata nei locali meno glamour della città e nei rave in mezzo ai boschi. Non solo, è anche la sua consulente alimentare. Gran parte della mia preparazione allo show, consiste in una corretta alimentazione. Flower Fairy è la mia nutrizionista personale; conosce più cose lei che una laureata.

Non sfoggia alcuna presunzione, nessuna vanità. Ci dipinge la sua avventura come una fortuita combinazione di eventi. Si racconta come un ragazzo comune, insofferente verso la monotonia della vita, che canta in una band, in un paese, l'Australia, dove chi prova ad inventarsi qualcosa di nuovo non è visto di buon occhio. Allora decide di partire alla volta di Manchester, dove, oltre alla sua dolce metà, incontra un nuovo pubblico disposto ad ascoltarlo. Anche la scelta di fare musica con la voce è stato un caso. Utilizzare la voce per creare le basi delle canzoni che scrivevo, era semplicemente il modo più facile per metteDub FX re in scena le mie idee. Con il tempo ritratto di poop ho scoperto che questa tecnica affascinava la gente, più di quanto non lo facesse- esibiva per strada e vendeva i suoi cd per firo le mie canzoni di per sé. nanziare i suoi vagabondaggi. Poi il successo, grazie anche ai video pubblicati su Youtube e Persino il successo non era nei suoi piani. Si visualizzati, in pochissimo tempo, da milioni di persone. Adesso le cose sono cambiate.

Grafica RiotVan

L'ATTREZZATURA DA BATTAGLIA Se lo osserviamo all'opera, durante le sue performance dal vivo, notiamo come l'artista australiano sia molto impegnato a dare pedate a strani oggetti, disposti ordinatamente dentro una valigetta nera. Ad ogni movimento, segue un cambiamento del suono o del timbro della voce. La canzone prende vita come un puzzle, via via che Dub Fx compone e ne assembla i pezzi. Cosa c'è in quella valigetta e come funziona? La voce di una persona ha una varietà timbrica molto limitata, eppure, la sentiamo assumere le tonalità più disparate: da voci angeliche a suoni cupi e gutturali. La pedaliera multi-effetto permette di modificare l'input sonoro, che sia prodotto da una pianola elettrica o dalla voce di un cantante attraverso un microfono, permet-

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tendogli di simulare una varietà di suoni potenzialmente infinita. I pulsanti numerati richiamano differenti “set di effetti sonori”, ognuno dei quali assolve ad una funzione diversa nel corso dell'esibizione. Una canzone, infatti, è una concatenazione di suoni, che devono combinarsi tra di loro, in modo da non sovrapporsi e compromettere il prodotto finale. Quando sarà il momento di registrare la base di beatbox, ad esempio, avremo bisogno di un set di effetti costituito da equalizzatori e compressori, che filtrino ed eliminino le distorsioni audio, ed “incastrino” adeguatamente la traccia, in modo che non disturbi le altre. Prima di un esibizione, si può salvare l'insieme di effetti che più ci aggrada su uno dei pulsanti della pedaliera, e richiamare #10 - Novembre 2011


All'inizio facevo musica per sopravvivere mentre viaggiavo. Ora è diventato difficile godermi veramente i luoghi dove vado. Se decido di viaggiare devo fare quello e basta, non posso viaggiare e fare musica. Quando sono andato in India, ad esempio, avrei voluto visitare tanti posti, conoscerne la cultura. L'unica cosa che ho visto sono stati aeroporti e discoteche. Ha dovuto pianificare tutto e abbandonare la sua vita itinerante, vissuta a bordo del suo mini 0van: un Mercedes di cinque metri, dotato di pannelli solari e doccia. Quando gli chiediamo dove sia finito, ci scherza sopra, con un po' di nostalgia. Ultimamente di inverno fa freddo, mi tocca prendere una stanza d'albergo, con il riscaldamento. Il vecchio furgone è rimasto a Bristol, ho cercato di venderlo, ma non lo vuole nessuno. Ultimamente ha comprato casa in Australia, dove migra per sei mesi l'anno, per sfuggire al freddo inverno europeo. Anche la sua musica ha dovuto plasmarsi alle nuove esigenze sceniche. Suonare in un club con migliaia di persone è diverso dall'esibirsi in strada. Per strada dovevo vendere cd, esibendomi con pezzi melodici e tecnicamente più raffinati. Da quando suono nei club ho capito una cosa: usare troppa tecnica non fa ballare la gente. Per far ballare la gente, basta un basso forte e una base ignorante. Non bisogna stare ad intripparsi troppo.

Dub FX e Flower-Fairy.

provato. Senza neanche sentire cosa facevo, sono arrivati i carabinieri e volevano farmi spegnere tutto. Io avevo già iniziato e gli ho chiesto se almeno mi facevano finire il pezzo. Loro hanno detto: “bene, finisci quello che stai facendo, poi sgombra tutto”. Così ho fatto un unico pezzo, l'ho fatto durare 15 minuti, ho venduto 20 cd e sono andato via. Stefano Lascialfari

Nell'era di facebook e di youtube, la distanza tra l'anonimato e il successo, può essere misurata in “click”. Ben Dowden, in arte Dowdenboy, è un film maker di Bristol. Da circa tre anni, filma e promuove le esibizioni di artisti indipendenti e street performer, con particolare attenzione alle contaminazioni tra generi e alle sperimentazioni elettroniche. Sul suo canale youtube, “bd”, è possibile esplorare un piccolo universo di artisti, con stili che variano dalla drum 'n' base, all'hip hop. Dub Fx è stato tra i primi “clienti” di Dowdenboy, con i video di “Love someone” e “ Flow” , che ad oggi contano più di 10 milioni di visualizzazioni ciascuno. Tra i numerosi artisti promossi da Dowdenboy, segnaliamo Mc Xander e i Dub Mafia.

Non che non suoni più per strada, anzi. Ci racconta, per l'appunto, di quando lo ha fatto a Firenze, in piazza Santa Croce. O almeno ci ha

velocemente quel “suono”, semplicemente premendo quel pulsante. Non tutti i timbri sono raggiungibili dalla voce umana. Le frequenze troppo alte o troppo basse sono fisicamente impossibili da riprodurre. Per quelle più basse, si può utilizzare un bass synthesizer, uno strumento che permette di riprodurre suoni con frequenze troppo basse per essere raggiunte naturalmente. La voce del cantante, in questo caso, funziona come un plettro sulle corde di una chitarra, “sollecitando” lo strumento elettronico, per produrre linee di basso, o basi particolarmente gravi. Durante l'esibizione, può essere noioso utilizzare sempre gli stessi suono pre-impostati. Tramite i pedali inclusi nella stessa pedaliera e nel bass synthesizer, o tramite il midi controller pedal, installato sotto di esso, è possibile cambiare alcuni parametri degli effetti, mutando il tipo di suono prodotto, dal vivo e in maniera dinamica. Tutti gli strumenti sopra #10 - Novembre 2011

descritti, costituiscono una vera e propria orchestra a disposizione dell'artista. Ma per un solo uomo, è complicato suonare più strumenti contemporaneamente. Il loop station, consente di registrare separatamente, tutto ciò che viene prodotto da tale orchestra virtuale, per poi essere utilizzato a discrezione dell'artista. Premendo il tasto record si può registrare la traccia desiderata; ripremendo lo stesso tasto, tale traccia viene salvata e riprodotta in “loop”. Si possono registrare quanti più loop si desidera, e sovrapporre gli uni con gli altri, fino a creare una base apprezzabile. Il loop station permette anche di gestire e immagazzinare i loop, permettendo di fermarli e riprodurli nel corso della performance, senza doverli ri-registrare ogni volta. Tutto questo apparato, collegato ad una coppia di casse da 135 watt l'una, alimentate da una batteria da 75 ampere, costituisce l'attrezzatura da battaglia di Dub fx.

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foto dalla serie "Hydra"

THE NEW WEB SERIES Un ambiente post apocalittico, in cui vagano persone regredite a bestie. Pillole da prendere “Una ogni due giorni, e se proprio la testa vi esplode, un'altra. Ma solo, solo se davvero necessario”. I media in silenzio, ammutoliti, scomparsi. Questi gli ingredienti, per il momento, di “HYDRA”, web series in corso d'opera completamente realizzata nel Valdarno, ma che guarda molto, molto più lontano. Un progetto nato dalla volontà di un gruppo di studenti interessati al cinema, che hanno deciso di cimentarsi nella produzione di qualcosa che si allontanasse dai canoni standardizzati della fiction televisiva nazionale. Una serie prodotta e concepita per il web, con l'obiettivo di ottenere visibilità mediale contribuendo anche a sollecitare l’attenzione su quei giovani che, come loro, non si sentono scoraggiati dal futuro poco chiaro che li attende. Sul set della terza puntata incontro Marco Sani, sceneggiatore, PierFrancesco Bigazzi e Rossano Dalla Barba, registi, e Roberto D'Adorante, fotografo. Come nasce Hydra? In realtà ci eravamo dati appuntamento per girare un semplice cortometraggio. Poi però la serialità ci ha attirati, anche perché in questo periodo le web series stanno spuntando come funghi, e volevamo cavalcare questo entusiasmo. Abbiamo optato per il post apocalittico perché è un genere che in Italia non è mai stato sfruttato per produzioni seriali.

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L'idea agli inizi era quella di realizzare solo una puntata pilot e aspettare gli sviluppi. Poi però ci siamo fatti prendere la mano e abbiamo deciso di girare e pubblicare la serie a prescindere, e l'abbiamo fatto su Youtube, perché offre a costo zero grande visibilità e riscontro diretto sul pubblico. La prima puntata ha avuto molti problemi, anche a livello organizzativo: ci siamo ritrovati all'improvviso in un progetto più grande di noi. L'associazione Fresnel in questo ci ha aiutati molto, fornendoci le attrezzature e mettendoci in contatto con i tecnici. La serie è completamente girata nel Valdarno. Per scelta? È sicuramente una scelta, quella di valorizzare il proprio territorio, in questo caso un ambiente molto valido per creare scene post apocalittiche. Per gli esterni ad esempio abbiamo già utilizzato la zona delle Balze, i boschi di Vallombrosa e il borgo

abbandonato di Castelnuovo dei Sabbioni. Per gli interni invece, la Pieve San Giovanni Battista e alcuni lavatoi sotterranei della vecchia San Giovanni Valdarno sono stati ambienti fondamentali per massimizzare la tensione emotiva che si andava man mano creando, così come il vecchio Bricchettificio di Ponte alle Forche. Ci piace uscire di casa e guardarci intorno. Si ha sempre una certa antipatia verso il posto dove si abita, invece in questo modo lo si riscopre e apprezza. In più, la comodità di girare a dieci chilometri da casa è ovvia, anche perché siamo obbligati a tempi ristretti di produzione. Tempi ristretti, ovvero? Nel mese di pausa fra una puntata e l'altra

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foto dalla serie "Freanks!"

giriamo la seguente, o meglio, dobbiamo or- Ovviamente migliaia di visualizzazioni! Aveganizzarla, girarla, montarla e pubblicizzarla. vamo già progettato i festeggiamenti, ma Il tutto in trenta giorni. L'unica cosa che av- quando ci siamo svegliati ce ne erano 200. Lì viene due o tre settimane prima è la stesura ci siamo resi conto che la dinamica sarebbe finale della sceneggiatura, per dar modo ai stata più lenta di quello che ci aspettavamo. L'entusiasmo però non è finito, anzi, abbiaregisti di orientarcisi. mo deciso di andare avanti noUna bella fatica. Qual'è il vostro obbiettivo? ricordare non è nostante tutto. Andrete avanti fino alla quinLa serie è un biglietto da visita, ognuno di noi qui sta facendo più una scelta ta puntata. Perché soltanto cinque? vedere il lavoro che sa fare. E poi vogliamo far capire che anche in provincia ci Innanzitutto la seconda e la quarta puntata sono persone che hanno ambizione, e non saranno divise in due episodi, quindi in realtà solo nelle grandi città. Youtube è un'occasio- gli appuntamenti saranno sette. In ogni caso, ne geniale per presentare i propri prodotti, gira tutto intorno al numero cinque: i nomi ma c'è una grossa differenza rispetto al baci- dei personaggi sono tutti composti da cinno di utenza a seconda che tu sia un ragazzo que lettere, mentre le iniziali dei titoli delle di Reggello piuttosto che di Roma. Per noi puntate compongono il nome Hydra. questo è motivo di dubbio, ma anche di fru- Parlando della trama, ci troviamo in uno strazione, perché abbiamo un prodotto di scenario post apocalittico che, capiamo, in buona qualità che tuttavia ancora non riesce qualche modo è stato influenzato dai media. Un futuro plausibile? ad uscire dalla valle. Cosa vi aspettavate dopo aver caricato il In effetti esistono vari studi in campo universitario abbastanza coerenti con quello che primo video su Youtube?

noi ci siamo inventati di sana pianta. Solo dopo la pubblicazione della prima puntata abbiamo scoperto che la serie non è poi così fantascientifica come pensavamo, che c'è qualcosa di fondato. Sicuramente, darà molto da riflettere. Eleonora Di Maggio

Il web ridisegna i confini della tv Il fenomeno delle web series nasce sul finire degli anni 90. Le prime serie ad essere trasmesse online, erano degli spin-off di serie tv "tradizionali" che venivano messi a disposizione sui siti delle varie case di produzione.

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niziato come un modo per testare il gradimento del pubblico e sperimentare nuovi linguaggi e nuove soluzioni, la diffusione via web sta cambiando il modo di pensare e realizzare questi prodotti multimediali. Tra gli esempi più famosi riusciti c'è Pioneer One, uscita nel 2010. Incentrata su tematiche fantascientifiche è un tipico caso di produzione dal basso. I creatori della serie hanno raccolto con delle donazioni online un budget di 6.000 dollari per realizzare l'episodio pilota. Distribuito gratuitamente tramite il circuito Bit Torrent, ha riscosso in breve tempo un enorme successo tramite il passaparola, arrivando ad un milione di download in poco tempo: questo ha permesso agli autori di raccogliere più di 20.000 dollari in donazioni per la realizzazione di altri episodi. Il meccanismo, è semplice: per ogni cifra donata, è prevista una ricompensa: dal mp3 della sigla iniziale, all'inserimento del donatore nei crediti dell'episodio. In questo modo è il pubblico a scegliere il valore della serie. In Italia, la serie web più famosa è Freaks!, che a metà tra fantascienza e thriller, attinge elementi

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delle più conosciute Misfits e Flash Forward, con una piccola dose di mistero alla Lost: un gruppo di ragazzi di Roma rimangono vittima di un misterioso svenimento, ritrovandosi improvvisamente quattro mesi dopo, ognuno con un particolare super potere, con una serie di interrogativi e un misterioso avversario da affrontare. Frutto di quattro giovani menti nostrane, è stata interamente distribuita tramite Youtube e promossa tramite i social network, arrivando a totalizzare più di otto milioni di visualizzazioni in due mesi, con un seguito online di oltre novantamila follower. Sul sito della serie (www.freakstheseries.com) c'è una sezione dedicata alle fan art e alle fan fiction che gli appassionati hanno realizzato, a testimonianza di un vero e proprio “fenomeno Freaks!”. La serie ha ricevuto anche diverse critiche, sia per gli elementi “ispirati” ad altre serie di successo, sia per via dei modi e costi di produzione. Sebbene i realizzatori abbiano parlato di un budget di soli

2000 euro, molti utenti hanno sottolineato come il gruppo si sia avvalso di competenze e attrezzature di professionisti del settore televisivo, grazie ad un ampia rete di conoscenze e amicizie: senza quella i costi sarebbero stati ben diversi. Occorre ricordare infatti che alcuni dei suoi autori e interpreti sono anche dei blogger abbastanza conosciuti. Dopo il successo della prima serie, sono già iniziate le riprese della seconda, attesissima serie. Non mancano sulla rete altri esperimenti simili, sempre made in Italy: Giostra, poliziesco/ mafioso ambientato a Messina, In her Shoes, comedy in rosa alla Sex and the City, Tutti in piedi sul divano, sit-com leggera, realizzata da ragazzi di Firenze. Insomma, il panorama è variegato e come quasi sempre accade con i fenomeni web, non mancheranno le ciofeche, le rivelazioni, le polemiche, gli hater, i troll, gli scettici e gli addicted. Mauro Andreani

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a cura di Daniele Pasquini

Se fossi fuoco, arderei Firenze Vanni Santoni In copertina c’è il Battistero in fiamme, mentre in quarta, a bruciare, è San Miniato. Vanni Santoni ci racconta la città attraverso molte voci. Un romanzo corale, dove ad intrecciarsi sono i destini di studenti fuorisede e artisti falliti, ragazze americane e spacciatori, e carabinieri e ravettari. Personaggi che si danno il cambio senza sosta nel racconto di una città viva. L’autore li fa incontrare e parlare e camminare (che per ogni personaggio si potrebbe davvero tentare di seguirlo tra le vie del centro, o di locale in locale) nelle notti di Firenze.

Perché di motivi per restare ce ne sono: una ragazza che non c’è verso di dimenticare, gli scorci di basiliche e torri e porte sempre diversi da ogni angolo, le birre in Santo Spirito o i lungarni silenziosi. E tra le buone ragioni, fa sapere Santoni tramite le riflessioni di una giovane ragazza, c’è anche il lampredotto (pensieri che diventano un incrocio tra uno spettacolare tour tematico tra i migliori chioschi della città ed una sperticata ode al panino

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con le interiora…).

tà è che sono io, che ardo per questa città.

Si intrecciano, oltre alle vite e ai pensieri dei personaggi, vere e proprie tragedie interiori e umane commedie. Da schiantare ad esempio il dialogo tra Bekko e Repa, due aficionados di Santo Spirito. Il cui esordio (“che t’hai Repa maremma merda!” – “Che botta c’hai!” – “Che botta c’hai te!”) apre la strada ad una serie di discorsi su cani, tossici storici, approvvigionamenti d’oppio e feste brutte (ma con figliole fiche) e che in pochi passi dipinge i contorni di vite sgraziate che non c’è verso però di non sentire vicine.

Si continua a chiedersi “icché si fa” e ci si guarda perplessi, perché la città è morta, la Fiorentina è spenta e non si intravedono prospettive. Ma il camminare confuso, che è il vero ardore di tutti i personaggi e che era iniziato con un vagare in auto nel limbo dei viali, nel centro della città si fa vita nuova: che parte in Battistero e dopo tanto peregrinare sale e sale fino a San Miniato, fino a trovare pace. [Vanni Santoni, classe 1978, ha pubblicato Personaggi Precari (RGB) e Gli interessi in comune (Feltrinelli) con cui nel 2009 ha vinto il premio “Scrittore toscano dell’anno”. È fondatore del progetto SIC – Scrittura Industriale Collettiva.]

Laterza, 10 euro

È un libro che nonostante le fiamme promesse in copertina, fin dal titolo (mutuato dal S'i' fosse foco, ardere' il mondo di Cecco Angiolieri.), è un atto d’amore: “Cos’è questa storia per cui ormai una si deve giustificare se rimane?” pensa Annabel. (…) Altro che ardere: la veri-

Vanni Santoni #10 #09 - Novembre - Luglio 2011

Grafica RiotVan

Notti, soprattutto, per ripensare ad un passato glorioso che non torna (non importa quale passato, se quello di Dante o quello di Antognoni o quello di quando i locali erano belli pieni e l’elettronica buona: in ogni caso, è passato). E a questa amarezza se ne aggiunge un’altra, comune a molti personaggi. La consapevolezza di non poter esser parte della bellezza di Firenze. Che i desideri e le ambizioni restano smorzati, le velleità artistiche restano tali, il talento scarseggia e anche chi ce l’ha davvero ne ha comunque troppo poco per potersi meritare uno spazio in Santa Croce o una statua in qualche via… Una Firenze che rischia di vivere di passato, di essere città museo, invasa da turisti che non riescono a comprenderla e abitata da persone che vorrebbero partire ma non ci riescono o che in ogni caso, alla fine, ritornano sempre.


Nessun Paradiso

Grafica Riot Van

Enrico Piscitelli

A

d accoglierci, in copertina, c’è un tramonto infuocato sulle acque di Venezia.

Nel suo primo romanzo Enrico Piscitelli presenta uno scenario distopico in cui l’Italia è governata dal Partito Unico: siamo all’indomani dell’assassinio del Capo del Partito. Nessun Paradiso è la storia di un uomo che dal Sud arriva nella Serenissima (mai epiteto fu più inadeguato…) per incontrare altri ribelli come lui, altri oppositori, per cercare di fare chiarezza su quanto sta accadendo. E qua sono almeno tre i tormenti vissuti dal protagonista: uno riguarda la propria origine, il rapporto col padre scomparso, con il nonno, i suoi ciliegi e le sue storie; il secondo riguarda l’amore, presente e passato; il terzo, infine, è una grande riflessione sull’opposizione al regime.

"Controllare l’informazione, le notizie, i giornali, la televisione, vuol dire riuscire a rendere tutti deboli. Più deboli. Quando qualcuno riesce ad accedere a informazioni non sottoposte al controllo, e decide di opporsi alla Macchina, deve assolutamente veicolare quelle Verità, renderle evidenti e appetibili. Per fare questo deve cominciare a informare altri singoli individui, e poi piccoli gruppo. Deve – in sostanza – fare Rete. E mettersi in Rete." Ed è questo che ci aspettiamo fin dall’inizio da questo piccolo romanzo, di sapere se c’è un eroe in ballo, se scoppierà mai la rivoluzione. Quello che invece pian piano veniamo a capire è che le rivoluzioni sono impossibili. Che chi si oppone, credendosi libero, è in realtà solo un ingranaggio di quel dissenso organizzato che il Partito tiene su per darsi una legittimazione democratica. Il Partito che ben volentieri subisce un atto di violenza di qualche ribelle, per poi poter giustificare la propria, di violenza. (Intanto procedono, intrecciandosi e richiamandosi a vicenda, le visioni del passato del protagonista, che cerca di ricucire insieme i pezzi e fare chiarezza.) Ma la cosa più interessante che ci dice Piscitelli è davvero che questa rivoluzione non si può fare. Che il cambiamento è un illusione e la libertà di chi non si conforma è uno strumento concesso dall’alto. È breve quindi il passaggio tra la speranza e il disincanto, e l’amarezza che resta in bocca nelle ultime pagini sembra sancire una sconfitta totale. Ma l’autore di Nessun Paradiso, dopo aver disseminato tante pillole, aver citato Pasolini e aver riflettuto su informazione, potere e forme di dissenso, dopo aver costruito una storia e averla distrutta, è riuscito comunque a dare molto al lettore. Analisi e suggestioni non sono sprofondate nelle acque di Venezia, la meditazione resta a galla. E alla fine dei giochi, nonostante tutto, si ha davvero qualche mezzo in più per sperare di provocare il cambiamento. [Enrico Piscitelli ha pubblicato la raccolta di racconti La minima importanza (Las Vegas) ed il saggio-pop Shakerato, non mescolato (Effequ). Ha curato due antologie di narrativa e dirige una collana (“Novevolt”), per Zona Editrice. È uno degli autori del blog collettivo MilanoRomaTrani e attento osservatore del mondo delle riviste e autoproduzioni letterarie.]

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