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ciao De Giovanni


Pa l i o d e l N i b a l l o 1 9 9 9

SOMMARIO parla il caporione a pag. .........................2 Commenda sogno e realtà a pag...............3 si parla di cavalli a pag...........................9 la prima di Quassaran a pag. ................10 bandiere e musici a pag. .......................13 cosa è successo a pag............................15 con il cuore a pag. ................................21 di tutto un po’ a pag. ............................22 da Servola a pag. ..................................23 si parla di costumi a pag.......................25 attività culturali a pag. .........................26 parla Fra Sabba a pag. ..........................28 a Marcone a pag. ..................................30 la dura legge del goal a pag. ..................31 il Rione Bianco va fuori a pag. ..............32 un po’ di Borgo a pag. ...........................33 giochiamo insieme a pag. .....................35 di là dal ponte a pag..............................36

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parla il caporione

ENRICO DE GIOVANNI FAENTINO SOTTO LA TORRE Definire la corsa del Palio come un bel gioco nelle mani della sorte, non è certamente scoprire qualcosa di nuovo. Curioso è invece accorgersi di come a volte il susseguirsi di singoli avvenimenti ad esso legati, possano comporre, belli o brutti che siano, la trama di una sola storia scritta dall’abile penna di un narratore un po’ bizzarro. Quella del Palio del Niballo è una storia che ha inizio esattamente quarant’anni fa; quando grazie all’intuito di un ristretto gruppo di faentini, si diede vita ad un’attività che da singola manifestazione del giorno di San Pietro, si è ampliata a tal punto che ai giorni nostri costituisce parte integrante delle mansioni a carico dell’apparato comunale. I passaggi per arrivare a tutto ciò fanno già parte dei nostri ricordi; d’altronde ci penseranno egregiamente gli articoli sulle pagine di questo giornale, a ricordare che adesso c’è un Centro Civico Rioni in continuo sviluppo, che le iniziative si arricchiscono spesso del contributo delle altre associazioni e che le manifestazioni tradizionali si confermano ancora il motore di tutto l’apparato. Le ricorrenze come questa sono invece l’occasione migliore per volgere un pensiero al cammino che i rioni hanno saputo compiere e diventano anche importanti traguardi quando con questo genere di impegno si arriva a ricevere un riconoscimento come quello di “Faentino sotto la torre”. Un attestato di così significativo valore cittadino, non può scaturire solo dai consensi che riscuotono ultimamente le iniziative rionali, tutto ciò è bensì il frutto di una volontà che premia coloro che cercano da anni di mantenere vivo con le proprie attività, l’aggregazione giovanile, la cultura delle nostre tradizioni o più semplicemente il confronto diretto tra le persone. Nella strada percorsa in questi ultimi cinque anni, sapevamo di poter contare su di un uomo che ha sempre creduto nel ruolo delle associazioni rionali, e come quei faentini di quarant’anni fa ha anche avuto l’intuito di capire il modo per farle crescere. Questo nostro compagno di viaggio è il Sindaco Enrico De Giovanni il quale, anche se ora non è più tra noi, mi piacerebbe ricordarlo come se lo fosse, affinché non si disperda quel suo desiderio che ci voleva comunque uniti, lui che veniva dal mondo della cooperazione e che aveva sperimentato la stessa ricetta con i suoi collaboratori di Giunta. Enrico De Giovanni sapeva che le porte dei rioni sarebbero sempre state aperte ai giovani, allo stesso modo in cui quelle del suo ufficio lo erano per noi; nell’intento comune di individuare ogni iniziativa che li rendesse più partecipi come nel caso della corsa della Bigorda, istituita proprio per questo motivo. Nel Rione Bianco poi, rimarrà un particolare ricordo dell’amministratore grazie al quale è stato possibile realizzare quel sogno che è il restauro del Chiostro della Commenda. Un’opera per tanti anni reclamata, non solamente da chi a2 veva adottato questo luogo come propria sede, ma da tutti

i borghigiani, affezionati come lo era il nostro Sindaco, a questo storico angolo di Faenza. Ora possiamo dire inoltre, che tra tutti i progetti che poteva avere in mente per la sua città, quello sul futuro del Palio non si è spento con lui: pochi giorni prima, infatti, era avvenuta la nomina di Magistrato dei Rioni al Vice Sindaco Ing. Claudio Casadio, con un passaggio di ruoli da Polizia Municipale al settore Cultura che ne ridisegnava la struttura organizzativa a carico del Comune. Con la scomparsa di Enrico De Giovanni, Faenza perde un uomo che si distingueva soprattutto per la sua capacità di farsi ascoltare, perché ancor prima aveva quella di saper ascoltare tutti. Tra pochi mesi andremo a riaprire la nuova sede; quale persona del Rione Bianco, non avrebbe voluto scambiare, nell’occasione, almeno una stretta di mano con chi più d’ogni altro ha saputo far combaciare le diverse esigenze dei diretti interessati alla ristrutturazione della Commenda? Qualche mese fa, il Sindaco ci anticipava, lasciando trasparire un’informale soddisfazione personale, che il mattino della quarta Domenica di Giugno ci saremmo ritrovati al Teatro Masini con gli altri rioni, per la cerimonia del “Faentino sotto la Torre”; quale Capo Rione non avrebbe voluto rivolgersi direttamente a lui, quel giorno, per attribuirgli il giusto ringraziamento? Io credo che qualunque rionale, dal dirigente al semplice tifoso, che sappia intendere il valore di quella nomina come il primo bersaglio colpito nella corsa del Niballo, possa ben sperare anche in futuro di potersi complimentare con il Sindaco De Giovanni, mentre semmai ti sussurra all’orecchio il suo “In bocca al lupo”. Roberto Montuschi

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IL PUNTO SULLA SITUAZIONE

Impianti: Sia l’impianto di termoventilazione, riscaldamento, gas, idrico-sanitario ed elettrico, sono terminati nella distribuzione principale. Silos: Nella così detta “sala degli angeli” dove sono già stati restaurati i lacerni di affreschi, sono stati ritrovati, durante l’operazione di smontaggio di tre strati di pavimentazione otto silos per il contenimento di cereali. Questi che presentano una bocca di entrata di 60 cm con doppio ricorso di mattoni, furono scavati nella terra vergine. Presentano una forma a “pera” con una profondità di circa 2,50 metri e un diametro nella sezione massima di 1,50 metri. Sono stati scavati, dopo il tempestivo intervento della Soprintendenza Archeologica da una ditta specializzata con l’aiuto dei muratori presenti in cantiere. All’interno sono stati ritrovati numerosi frammenti ceramici, smaltati e non, ed anche due formelle con decorata in blu giallo e arancione, la doppia croce di Malta. Il materiale di scavo, previa catalogazione, è stato consegnato

FOTO STUDIO GHETTI-VENTURINI

I lavori edili impiantistici a sei mesi dall’inizio stanno procedendo regolarmente, senza particolari imprevisti, in perfetto tempo con la tabella di marcia che vede la fine dei lavori per il 30 ottobre 1999. Consolidamento: Sono stati consolidati in sostanza tutti i solai del primo piano, tramite svuotamento, inserimento di connettori nelle travi principali e successivo getto in calcestruzzo armato. Il tetto nella porta sopra il circolo è stato rifatto, smontato, sostituito gli elementi degradati, coibentato e impermeabilizzato. Le facciate nord, ovest, il retro sono terminati. Il paramento murario è stato pulito con acqua nebulizzata e spazzole con setole naturali; è stata effettuata la disincrostazione degli intonaci, un cuci-scuci mirato alla sola sostituzione degli elementi (mattoni e cornici) in cotto disgregati. Sono state trattate nella medesima maniera anche le volte a crocera del portico. Queste verranno integrate con una malta di calce a ricreare l’intonaco, e successivamente velate con una tinta al latte di calce. L’intonaco originale verrà consolidato e risulterà visibile.

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IL PUNTO SULLA SITUAZIONE

permettere una lettura ai posteri che potrebbe essere maggiormente conoscitiva della nostra. Attualmente il programma lavori sta procedendo verso la fase di consolidamento delle colonne in arenaria e successiva demolizione delle tamponature. Rifacimento intonaci interni; Montaggio pavimentazioni; Ultimazione impianti; Tinteggiatura – Finiture. La progettazione degli arredi che fra breve verrà sottoposta in due o tre alternative al Consiglio, sarà soggetta ad appalto pubblico. Ci aspettiamo che anche per la collocazione degli stessi (bar, sala lettura, tv, circolo, consiglio, armadiature, sale polivalenti) i tempi rimangano invariati. Ringraziamo di cuore Bunny per la disponibilità, l’aiuto tecnico-funzionale concessoci e soprattutto per la gioia che gli si legge velatamente negli occhi per il proseguo dei lavori. Ringraziamo anche Ghio per aver diminuito il suo scetticismo e soprattutto per un lieve e graduale aumento di entusiasmo per la magione restaurata. Grazia Ghetti e Corrado Venturini

Nella settimana dopo il Palio per tutti gli affezionati della “Magione” che sono curiosi di vedere come procedono i lavori di restauro verrà fatta una proiezione presso il Circolo I Fiori. FOTO STUDIO GHETTI-VENTURINI

al Museo Archeologico (Palazzo Mazzolani) che ne curerà il restauro e si occuperà della datazione. Ci stiamo adoperando perché questi possano essere riportati sul luogo, magari proprio all’interno delle cisterne che in parte rimarranno visibili. Il 30 marzo i lavori sono iniziati anche nella vecchia proprietà Servadei. E’ stata effettuata la demolizione della scala esterna e ripristinato il collegamento sia al piano terra che al piano primo. Stiamo consolidando i solai, le capriate di copertura ed il tetto. Pavimentazioni: Le pavimentazioni originali smontate verranno riutilizzate, ed integrate con simili per fattura, forma e colore. Nel sottoportico al piano primo verrà montato del legno “ipè” naturale per esterni montato e inchiodato su magatelli. Particolarmente affascinante è stato leggere nelle murature, un elevato numero di segni utili alla datazione dell’evolversi del Chiostro. Molte le aperture, gli archi, i collegamenti, i resti di vecchie murature ripristinate nel corso degli anni. Non tutte sarà possibile lasciarle alla luce, abbiamo comunque una ricca documentazione fotografica. Come più volte detto, la filosofia applicata per il restauro del Chiostro, mira ad un puro consolidamento della materia (se pur può essere considerato un pò brutalista), senza creare alcun falso artistico o storico, e senza cancellare le tracce di quel luogo che si è modificato nel tempo. E’ comunque necessario lasciare al nostro più o meno im4 mediato futuro la possibilità di leggere la fisicità del luogo e

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storia della Commenda 2

IL CINQUECENTO

mise al Castiglioni di incontrare le più alte personalità artistiche e letterarie del tempo. Tuttavia il Castiglioni rimase profondamente deluso dall’atmosfera assai poco cristiana che si respirava nella curia Pontificia dove il lusso e la corruzione erano all’ordine del giorno. Tutto ciò era molto lontano dallo stile di vita di fra’ Sabba. Nel 1519 decide quindi di ritirarsi nella Commenda borghigiana e prendervi residenza stabile. Nel 1522 è chiamato a Rodi per la difesa dell’isola dall’assalto dei Turchi, ma una forte e prolungata febbre gli impedì di assolvere a questo dovere. La perdita dell’isola mediterranea fu un colpo gravissimo per l’ordine gerosolimitano che si trovò senza una sede stabile. Il decennio che va dal 1525 al 1536 è forse il più importante per il nostro monumento. Fra’ Sabba fa sopraelevare la parte est del chiostro collegandosi con la chiesa, fa costruire il quadriportico dotandolo al centro di un pozzo-cisterna. Una iscrizione in formelle di cotto correva lungo la facciata interna ricordando la data e i motivi della costruzione. Nel 1533 chiama Girolamo Terzi da Treviso affidandogli l’incarico di affrescare l’abside della chiesa. In quello che è certamente uno dei più importanti affreschi del ‘500 faentino, Fra’ Sabba è raffigurato in atteggiamento orante ai piedi della Madonna in trono col Bambino attorniata dalle Santa Caterina e Maria Maddalena; sull’arco che chiude l’abside è ancora visibile, in alto a destra lo stemma

FOTO STUDIO GHETTI-VENTURINI

LA COMMENDA: RICORDI DI UNA STORIA CHE CONTINUA Il nuovo secolo si era aperto con la ventata distruttrice del Valentino. Anche la Commenda subì dei danni provocati dalle soldataglie del Borgia che assediava Faenza. In anni successivi Fra’ Casali si adoperò per alcuni interventi di restauro, sono ricordati quelli del 1505 e del 1514 quando fu riparato il tetto. Alla morte del Casali viene nominato Commendatore Giulio de’ Medici, nipote del Magnifico. Pochi mesi dopo il Medici venne eletto Cardinale e rinunciò al beneficio della Commenda faentina a favore dell’amico Fra’ Sabba Castiglioni. Questo beneficio comprendeva i redditi delle proprietà della Commenda di Faenza e di quella di Meldola. Fra’ Sabba Castiglioni del Casato dei da Castiglione era nato a Milano il 5 dicembre del 1480. In gioventù frequentò la scuola di diritto a Pavia e nel 1505 entrò nell’ordine di S.Giovanni Ospedaliere. Passò i primi tre anni del suo cavalierato a Rodi dove oltre a svolgere le funzioni connesse con il suo stato di frate cavaliere, si interessò alla storia e alle antichità di quell’isola. Inviò alcuni reperti all’amica Isabella d’Este, marchesa di mantova con la quale era in contatto epistolare. Alcune lettere del Castiglioni sono ancora conservate negli archivi mantovani. Una curiosità: in queste lettere Fra’ Sabba si definisce “Cattivo soldato, e che scrive con la mano sinistra”. Nel 1508 rientra a Roma. Durante il magistero di Fabrizio del Carretto (Gran Maestro dal 1513 al 1521) è nominato Provveditore generale dell’ordine. L’ambiente romano per-

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storia della Commenda 2

IL CINQUECENTO

che le rendite della Commenda fossero distribuite a tutte le istituzioni caritative della città. Il 16 marzo 1554 Fra’ Sabba chiuse la sua avventura terrena. Sul lato sinistro della chiesa è posta la tomba; Francesco Menzocchi da Forlì la decorò con le figure della Pietà e del Silenzio, in alto è raffigurato S.Giuseppe che presenta Fra’ Sabba alla Vergine. Incisa sulla lastra l’epigrafe dettata dallo stesso Fra’ Sabba, in poche parole è riassunto il suo pensiero. Egli ammonisce chiunque la legga a non cercare di sapere di lui ma di pregare Dio. Ancora una volta non gli abbiamo obbedito ma la personalità di Fra’ Sabba è talmente importante che il suo ricordo vive tuttora sfidando il tempo. Verso il 1580 viene nominato Commendatore Fra’ Giulio Bravo da Verona. A lui si deve il completamento dell’edificio. Nel 1585 viene sopraelevato il portico collegato col piano terreno mediante una scala, completa la costruzione del campanile. A ricordo dei lavori furono apposte molte lapidine in cotto con la scritta “Julius Bravus 1585”. Con questi lavori la Commenda ha raggiunto l’aspetto che è ancora abbastanza ben leggibile nonostante i successivi interventi non sempre adeguati. (continua) Cesare Fregnani

FOTO BG

di Fra’ Sabba. E’ formato dal campo rosso con leone rampante d’oro che reca sulla branca destra il castello a due torri anch’esso in oro. Secondo le regole araldiche allo stemma di famiglia il cavaliere poteva aggiungere una striscia rossa con una croce bianca.

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Alcuni anni dopo, nel 1536, con le rendite della Commenda Fra’ Sabba istituisce un “ludum litterarium” cioè una scuola per i fanciulli poveri del borgo e del vicino castello di Oriolo. La lapide posta a ricordo dell’avvenimento è tuttora conservata nel loggiato della Biblioteca Comunale. Giulio de Medici ora Papa col nome di Clemente VII non aveva dimenticato l’amico. Nell’ottobre del 1529 mentre si recava a Bologna per incoronare imperatore Carlo V, sostò alla Magione per incontrare il Castiglioni.

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Fra’ Sabba era un uomo schivo ed amante della solitudine, viveva ritirato nella sua Commenda senza tuttavia aver perso il contatto con il mondo esterno. Il suo studio si trovava alla base del campanile, “in campanilo” come lui stesso scriverà nel testamento del 1550. Una sola volta uscì dalla Commenda per recarsi a Faenza; fu in occasione della festività del Corpus Domini del 1525 quando fu invitato dal Guicciardini a sostituire uno degli anziani del Comune per sorreggere il baldacchino durante la Processione.

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Nel 1544 , ammalatosi gravemente, rinunciò alla Commenda a favore del nipote Bartolomeo.Tuttavia la forte fibra di Fra’ Sabba reagì e due anni più tardi diede alle stampe la sua opera letteraria “I Ricordi”, un libro che ha passato i secoli. Benedetto Croce dichiarerà di possederne una copia e ne auspicava una riedizione. 6 Qualche anno dopo dettò le sue ultime volontà disponendo

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restauro della Commenda 3

RELAZIONE STORICA

chiostro con una serie di finestre ad arco. L’ala est, invece, si presentava con tutta probabilità ancora con il portico ad un solo piano, mentre il primitivo ospizio retrostante era già stato sopraelevato a due piani da Fra’ Sabba. Giulio Bravo interviene anche su questo lato sopraelevando il portico come nei fronti ovest e sud (fig.4). Ma a differenza di questi le aperture sul chiostro sono semplici finestre rettangolari, poiché probabilmente in questo lato il Bravus non voleva continuare il ballatoio comune ma creare vere e proprie stanze, probabilmente destinate ai novizi che studiavano nella scuola da lui istituita. In questo caso, essi sarebbero stati illuminati dalle due finestre, mentre quella fittizia centrale avrebbe avuto solo la funzione di artificio architettonico. Un ulteriore intervento di rilievo è l’inserimento della scala interna posta nel lato sud, così come attualmente si presenta, che collega il piano terra con il ballatoio superiore, nonché con le cantine ad essa sottostanti. I medaglioni del Bravus si trovano sopra la porta della scala e su quella delle cantine, sopra l’ingresso al corridoio e nelle cantine stesse. Ma l’intervento più incisivo è quello testimoniato dalle targhette recanti l’indicazione del 1585, anno dei lavori, che troviamo sopra la porta del camerino di Fra’ Sabba e su quella del muro che lo divide. Altre targhette sono anche sul muro del portico, esternamente all’ambiente che è stato individuato come la stalla di Fra’ Sabba: potrebbero sormontare aperture in seguito murate. La casualità delle porte e dei muri realizzati da Giulio Bravo dimostra che gli interventi da lui realizzati non sono stati sistematici, ma piuttosto utilitaristici e frammentari negli anni. Con questi lavori la Commenda ha raggiunto l’aspetto che è tuttora leggibile nonostante i successivi interventi.

FOTO STUDIO GHETTI-VENTURINI

LE SUCCESSIVE AGGIUNTE DI GIULIO BRAVO Nel 1580 venne nominato Commendatario Fra’Giulio Bravo da Verona. Il suo intervento è indubbiamente il più documentato grazie ai medaglioni e alle lapidine in pietra che egli ha inserito, a testimonianza della sua opera, nella Commenda. All’opera di questi si deve il completamento dell’edificio mediante la sopraelevazione di un ulteriore piano degli ambienti nei lati sud ed ovest e del portico antistante. Viene così creato il ballatoio, che sviluppandosi su questi due lati, disimpegna gli ambienti superiori. Questo elemento si apre sul

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restauro della Commenda 3

RELAZIONE STORICA

lonne in arenaria sono sostituiti da elementi analoghi in pietra d’Istria (fig.5). Fusti, basamenti e capitelli delle colonne sono in arenaria e pietra d’Istria. Inoltre, i saggi effettuati nel 1997, hanno consentito di scoprire che alcune delle colonne del prospetto nord presentano un trattamento superficiale con intonaco che le rende simili al marmo d’Istria, pur essendo in realtà di arenaria. Di ulteriori attività non abbiamo notizie sufficienti, come ad esempio per il caso di Fra’ Annibali Pasi (metà del ‘600), testimoniato dall’affissione di due stemmi in pietra posti al centro dei prospetti sud ed ovest. Per il periodo sei-settecentesco presso l’Archivio del GRAN Priorato dell’ordine di Malta, a Venezia, disponiamo di un’importante serie di tre piante che, per la prima volta, ci mostrano la struttura dell’intero complesso fra il 1696 ed il 1786. Nella prima (c.a. 1696) si possono osservare già i passaggi, oggi amponati, che conducevano rispettivamente sul retro del lato est (figg.6-7) e verso gli orti. Il primo costituiva la prosecuzione in linea diretta di quello d’ingresso al chiostro sul lato ovest. Il quadriportico è ancora aperto su titti i lati. Nell’ambiente attualmente corrispondente alle sale del bar del rione Bianco si notano due piccole absidi di diversa grandezza. Nella mappa successiva (1753) la situazione permane identica, mentre nell’ultima (1786) le sole absidi sono scomparse. Ghetti - Venturini

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LA COMMENDA NEI SECOLI XVII-XVIII Negli anni succeduti al periodo in cui Giulio Bravo occupò la Commenda, gli interventi documentati sono pochi e scarsamente rilevanti: ad esempio, nel 1620 due fusti delle co-

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si parla di cavalli

RICORDI O AMMAESTRAMENTI

oggi si commuovono, nei loro occhi lucidi io leggo un GRAZIE sincero per quello che ho fatto. Milord

CAVALLI E CURIOSITÀ I cavalli ebbero origine nel Nord America circa 60 miloini di anni fa ed erano enormemente diversi rispetto a quelli attuali, poiché non superavano l’altezza di 25 cm. Nel 1949, un cavallo che trainava i vagoncini nel fondo di una miniera a Tamines (Belgio) si mise ad un tratto a nitrire e, spezzati i finimenti, corse precipitosamente verso l’uscita. Spaventati, i minatori fecero altrettanto: dieci minuti più tardi, si verificò una terribile esplosione di grisou. All’inizio della Rivoluzione Francese le corse dei cavalli vennero considerate uno “sport reale”, per cui una legge impose il massacro di tutti i purosangue del Paese. Fu Napoleone a riprendere, più tardi, il loro allevamento. Nonostante gli anni passino, con l’arrivo di giugno ed il suo inconfondibile odore…è tempo di Palio… Per nessuno più di me è tempo di Palio…

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In dieci anni tanti sono arrivati e poi partiti di qui, io resto… Ma quante cose cono cambiate! A cominciare dalla mia casa, una volta rustica e spartana, oggi invece all’avanguardia, con tutti i confort ed inserita in un ambiente di tutto rispetto. Quanti volti e quante persone sono cambiati attorno a me; voglio iniziare ringraziando coloro che in me hanno creduto anche quando le cose erano cominciate male…

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la prima di Quassaran

MASSIMO MONTEFIORI

Con quel cavallo ho poi fatto anche delle gare come a Modigliana nel campo sportivo. Si trattava di una giostra con anelli” Nel 1972 Massimo frequenta le scuderie del Rione Nero e con questo Rione partecipa alla sfilata del Palio del Niballo due volte. Mentre è al Rione Nero s’innamora - dice lui - di un cavallo del Rione Bianco che vedeva sempre. Si trattava di Paprika un cavallo che nessuno montava perché era molto difficile. “E’ capitato che andassimo in passeggiata io, Bunny e Giordano ma era un cavallo molto difficile e anche solo ad andare in passeggiata faceva venire male alle mani. Era stato comprato da Codeluppi a Russi il quale lo usava per andare al mare probabilmente questo “utilizzo” lo aveva cambiato per sempre. Il cavallo aveva indubbiamente delle doti, ma non siamo mai riusciti ad utilizzarla per il Palio. Con il Rione Bianco e Paprika siamo anche andati a fare una gara a Poppi. Oltre a me erano presenti anche Franco Ricci e Nensor. Gareggiavamo contro dei senesi e devo dire che allora sembravamo degli stupidi. Per fermare Paprika si doveva tirare fino a far sanguinare le dita. Con il Rione Bianco sono anche andato a correre a Modigliana sotto la guida di Vittorio Zama. Un anno avevano predisposto un bersaglio di ferro da colpire con la lancia (modello Ascoli, ma in ferro). Alle prove assistemmo alla corsa di un locale, Agnoletti, il quale utilizzava per colpire il bersaglio una pertica di castagno. Noi facemmo subito la valutazione (superficiale) che “loro sono più indietro” ed usano pertiche di castagno invece arrivammo noi con i nostri veloci cavalli e le lance del nostro Palio. Fu sicuramente una leggerezza dettata dalla poca esperien-

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Le cifre: nato nel 1958 ha corso due anni il Palio del Niballo con il Rione Bianco (1974-1975) classificandosi entrambe le volte secondo, ha corso quattro volte il Palio del Niballo con il Rione Verde (1978-79-80-81), ha vinto 3 giostre di Arezzo, ha corso per 15 annni il Palio di Ascoli sempre per Porta Romana vincendo 3 volte, ha vinto un Palio di Ferrara ed ha partecipato per 8 anni alla Quintana di Foligno, prima per Morlupo e poi per Giotti, oltre ad innumerevoli altre giostre come Servigliano, San Zeno, Monterubbiano. Massimo Montefiori fa parte di quella cerchia di cavalieri faentini che, come Franco Ricci, hanno fatto grande Faenza nel mondo delle giostre e delle quintane e sono amati forse più “all’estero” che non in patria. Partiamo dall’inizio di questa carriera, per capire come Massimo Montefiori ha cominciato ad andare a cavallo e come a 16 anni è finito nelle scuderie del Rione Bianco. -“La passione c’era e mio padre mi aveva comprato un cavallo, Ragusa. La cavalla era molto versatile ed anche se non era una gran velocista io mi divertivo molto. La comprammo che aveva partorito da poco. Una sera, con mio padre, invece di entrare nella stalla, fece dietro front e se ne andò al galoppo. Ci mettemmo a cercarla, ma era ormai buio e rinunciammo. A mezzanotte si sentirono risuonare per strada gli zoccoli del cavallo; Ragusa stava arrivando a Marzeno dove abitavamo. Allora scesi in strada e misi in moto la macchina, come la cavalla vedeva aprire lo sportello cominciava ad allungare, appena richiudevo lo sportello tornava tranquilla. In questo modo arrivò al Ponte Rosso senza che io riuscissi a prenderla e di lì andò direttamente alla stalla del Rione Ne10 ro davanti alla quale si fermò …lì aveva il puledro.

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la prima di Quassaran

MASSIMO MONTEFIORI

va poi subire la stessa sorte di Sultana, fortunatamente molti anni dopo, nel palio di Ascoli del 1982. Iva era un cavallo che andava molto bene e, infatti, nonostante la mia giovane età arrivai secondo, ma nel 1975 il Rione Bianco comprò Quassaran. Quassaran era un cavallo dolce e che si usava bene. Nonostante nella sua permanenza alla stalla gli fosse purtroppo capitato si essere accecato decidemmo di correre il Palio con lui e andammo bene anche nel 1975 perché arrivammo secondi. Il resto è storia del Rione Bianco, Vittorio Zama (ed il Rione con lui) decise di correre il Palio successivo e a soli 17 anni e dopo due secondi posti mi licenziarono. Si deve, per obiettività, considerare, che io potevo solo correre mentre Vittorio poteva correre ed insegnare ancora (questa regola però otto anni dopo non valse più) e che peraltro nel 1976 Vittorio con Quassaran vinse il Palio del Niballo per il Rione Bianco. Anche se per quel che mi ricordo gli armadietti di Zama erano nel Giallo. Come si usava dire allora – non c’è nessuno così importante che non possa arrivare un altro più importante ancora. Nonostante la cocente delusione di allora devo però riconoscere i meriti di chi mi ha insegnato fondamentalmente ad andare a cavallo. Tuttora si può vedere gente che fa oggi le gare perché gli animali vanno da soli. Allora la preparazione era dura, volte e giravolte per ore, due monete da 50 lire per gamba e senza staffe ecc. però eravamo in grado di fare qualsiasi giostra. Forse l’assetto in qualche circostanza poteva lasciare a desiderare ma il cavallo era “tirato” dove volevamo noi. Negli anni che corsi per il Rione Verde ero completamente solo perché era il momento in cui il Rione Verde era total-

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za, ma in realtà fu una corsa pericolosissima, perché nell’impatto con il bersaglio sulla pertica di castagno la mano scivolava mentre la nostra lancia ha il paramano ed il colpo era tutto assorbito dalla mano stessa. Io ho subito un colpo durissimo in quell’occasione ed ho avuto problemi alla mano per tutta la vita. Erano corse in ogni modo divertenti. Ricordo che un anno, sempre a Modigliana, mancava uno per completare il numero dei partecipanti perciò mi chiesero di correre con due cavalli e arrivai in finale con entrambi. La finale quell’anno fu Montefiori su Iva e Montefiori su Sultana ( …frecciatina.. entrambi scartati dal Rione Bianco). Ma arriviamo al 1974 ed al Palio del Niballo. I due cavalli che avevo, Iva e Sultana, andavano bene entrambi, ma ad un certo momento propendemmo per correre il Palio con Sultana. Quell’anno il Palio fu rimandato per la pioggia quindi provammo una settimana in più. Ad un certo punto si presentò il giudice di campo Argazzi e c’invitò a fare una prova ulteriore. Allora la pista passava esattamente sulla porta del campo di calcio ed in quel punto c’era sabbia perciò con la pioggia si erano fatti dei buchi. Sultano in quel punto si ruppe una gamba. Franco lo caricò sul 138 e lo portò alle stalle. Il cavallo restò ingessato e sospeso al soffitto agganciato ad una trave per 40 giorni. Si era ridotta pelle e ossa ma il veterinario era fiducioso sulla sua possibilità di ritornare almeno a girare ed io ero contento anche solo così. Qualcuno cominciò a sostenere che la rugiada del mattino era un toccasana per questo la cavalla era stata fatta uscire. Una mattina però alle 6,30 Bunny mi chiama e mi dice di correre alla scuderia. Sultano forse stanca si era appoggiata alla staccionata che aveva ceduto e la cavalla era caduta, aveva sbattuto la testa ed era morta. Ecco come decidemmo di correre il Palio con Iva, che dove-

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la prima di Quassaran

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Era sicuramente una possibilità alla mia portata ma con il tempo è diventato impossibile liberarsi dalla sfortuna dell’ultimo anello. Moltissime volte mi sono trovato in testa a correre l’ultima tornata come ultimo concorrente e sbagliare l’ultimo anello. Ho cercato a volte anche di rallentare per piazzarmi secondo e non correre l’ultima tornata per ultimo, ma non c’è stato niente da fare. Foligno è stata per me una Quintana stregata. La gente mi ha comunque molto amato lo stesso. Le corse sono tutte più o meno difficili, certamente mentre ad Ascoli puoi sbagliare un bersaglio e a Faenza puoi perdere uno scudo e comunque recuperare e vincere, a Foligno non puoi commettere un errore perché è una giostra che non perdona. Vai ancora qualche volta a cavallo? Ho un solo cavallo a casa che ho montato una volta in due anni. In realtà io sono sempre stato allergico ai cavalli e per anni ho sopportato di tutto e assunto molti medicinali per la mia passione di correre, adesso non più.

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mente impegnato nella propria sede. Ho passato momenti in cui per allenarmi scendevo da cavallo per montare gli anelli e poi risalivo per correre. Ecco perché alla fin fine il Palio di Faenza, pur essendo una bellissima corsa non mi ha dato grandi soddisfazioni in quanto sono state esperienze particolari in momenti particolari.” Probabilmente la gara che sembra nata appositamente per Massimo è il Palio di Ascoli, ci ricordiamo per esempio che in una sola gara per ben due volte scardinò il bersaglio. Che ricordi hai? “I ricordi sono molti in quanto sono andato ad Ascoli per ben 15 anni e là ho conservato molti cari amici tuttora. Ricordo per esempio che nel 1982 dovevo correre con Usta. Il cavallo era sudato e non si poteva arrivare con il van molto vicino alla scuderia per cui nel percorso Usta si ammalò e dovetti correre con Iva. I casi della vita hanno voluto che durante la corsa di quell’anno Iva s’infortunò e morì. Un anno ad Ascoli ero in testa alla terza tornata, avevamo fissato il cavallo con delle fasce che in gara si srotolarono … e poi arrivai ultimo. Nel Palio di Ascoli e nella Quintana di Foligno la gente ti applaude molto e ti applaude anche quando arrivi secondo. I cavalieri faentini se hanno cominciato ad andare fuori a correre è sicuramente grazie a Franco Ricci. Per quanto mi riguarda io ho cominciato le mie gare ad Ascoli tramite Eraldo con quale ho collaborato per diverse Quintane.” -Qual è la corsa più bella o la più difficile?“ Non c’è una corsa più bella, facendo le gare da soli, con cavalli propri si ha la sensazione di creare qualcosa e tutte le gare sono belle. Quello che più rimpiango nella mia carriera è di non aver 12 vinto una Quintana a Foligno.

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UN ANNO SENZA SOSTA

loro volta saranno motivati nello stesso modo). Quando si è mezzo alla Piazza l’adrenalina può essere alle stelle o può essere sottoterra. Da cinque anni il nostro Gruppo si è rinnovato. Come sempre all’inizio ci sono state difficoltà di inserimento da parte dei nuovi arrivati, ma alla fine si è formato un Gruppo sufficientemente compatto e competitivo... ed i risultati si sono visti. Il Rione è una bella esperienza però è molto complessa sia dal punto di vista emotivo che agonistico e quindi il rodaggio per i nuovi arrivi è abbastanza lungo. Una delle cose che mi piace di più è che ogni volta con la buona stagione si ripete lo stesso rito: si ricominciano le trasferte, si ricomincia l’allenamento per le gare e ogni volta è un pocome la prima volta, un ritmo che si ripete “ossessionando” mente e cuore. Un ritmo che crea entusiasmo e paura, speri allo stesso tempo che finisca presto e che non finisca mai. Dunque ormai ci siamo, chi si doveva rimboccare le maniche lo ha già fatto e chi non l’ha fatto... scoppierà dal caldo! Alessandro Cantagalli Musici e bandiere ‘99 Per qualcuno del gruppo è stato un’altro anno senza sosta, mentre per molti altri è stata una lunga vacanza, chi brontolava per ritrovarsi al più presto, chi invece non brontolava affatto ed anzi faceva di tutto per non ritrovarsi. La telenovelas della Piccola Squadra, con un altalena di decisioni prese e ribaltate, la gran voglia di cambiare in alcuni reparti, la possibilità di poter sfoggiare qualche novità, la decisione definitiva di “alcuni di Noi” di attaccare la Chiarina (Jader Felici e Giacomo Lanzoni), la non possibilità di festeggiare le 100 vittorie, con la mancanza della nostra cara Magione “chiusa per lavori in corso” ha condizionato non poco la nostra attività. In aggiunta a tutto questo, la

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Gruppo musici...ma non solo In ormai tredici anni di appartenenza al Gruppo, ha visto “sostare” da noi parecchie persone, ho visto fermarsi da noi un gran numero di ragazzi (il più della volte) curiosi di sbirciare il mondo rionale, diverso da tutte le altre aggregazioni giovanili faentine e non, provando dunque l’esperienza “musicale” del Rione. Tante persone sono passate, ma pochissime (solo io e Bassi Massimo) si sono fatte attirare in modo talmente intenso dal Rione da essere tutt’oggi ancora qui a suonare. Siamo rimasti dunque noi e Poggiolini Masimiliano ( il decano del Gruppo!) che ci ha “allevati” e che tuttora dirige il Gruppo con lodevole spirito ed efficenza. Abbiamo imparato ad amare il “gruppo”, e abbiamo trasmesso questo amore ad altri giovani che già da sei anni stanno con noi; un arco di tempo che merita un grazie: Magnani Mirco, D’Alessandro Fabio, Bagnaresi Damiano, Tampieri Matteo, Gallina Luca, (Valtieri Francesco e Filippo momentaneamente in pausa per motivi scolastici) questi sono i giovani che, insieme ai tre vecchi, gareggeranno in Piazza per fare bella figura, per divertirsi e anche per vincere, certo. Gareggeranno però anche per dimostrare che non c’è solo il “Gruppo Musici” ma che c’è anche una grande amicizia che esce dal rione, dallo scontato, perché infondo la più grande ed importante gara in Piazza non è forse capirsi insieme e affrontare meglio la propria vita? Altre due parole sui musici Ormai ci siamo, anzi ci risiamo, dato che mentre scrivo queste righe il Gruppo Musici (tamburi e chiarine) ha già da tempo iniziato ad allenarsi per le gare. Sospendendo i letargosi allenamenti invernali il Gruppo si è già messo in un preciso ordine di idee musicali e coreografiche che dovrebbero portare a fare (senza eccedere nell’ottimismo) una bella figura in Piazza. Non vogliamo eccedere in ottimismo non perché non ci siano le capacità e le idee, ma perché in Piazza ci sono anche gli altri (che a

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UN ANNO SENZA SOSTA decisione di lasciare da parte di Fabio Tanesini (uno dei grandi - 14 anni di onorato servizio) maturata in questi ultimi mesi, ci ha fatto modificare i piani 99. Abbiamo proseguito con vari allenamenti settimanali nel gruppo delle Bandiere con 8 ragazzi - under 15 : Valmori Devis, Montuschi Michele, Mercatali Riccardo, Gorini Mauro, Valgimigli Matteo, Lama Francesco, Taroni Manuel e Spallone Marco che si sono impegnati in alcune esibizioni a Faenza, Cesena e Cervia, mentre con la Chiarina ha iniziato Mirco Tassinari e nei Tamburi Paolo Rinaldi. Per giugno dicevamo di novità, ce ne saranno sia nelle bandiere che nei musici. L’anno scorso abbiamo visto cosa siamo stati capaci di fare, dobbiamo crederci, dobbiamo volerlo con forza, non ci resta che aspettare ... Complimenti per l’organizzazione parte IIª Tutto ha inizio a settembre 98 quando il gruppo del Rione Bianco di Faenza vince la Piccola Squadra ai Campionati Italiani e sembrava tutto finito con la decisione presa dal Consiglio Direttivo della Federazione a fine ottobre che assegnava la vittoria ai Faentini. Dopo alcuni giorni la decisione veniva sospesa per ulteriori accertamenti. A fine novembre nell’Assemblea straordinaria dei Giudici, veniva ventilata l’ipotesi di sostituire il Presidente del GGG. Nella riunione del Consiglio FISB - 5 dicembre 98 - si dava mandato al Presidente Federale di svolgere ulteriori indagini sulla posizione dei vari giudici. Il 28 dicembre viene confermata la decisione, dopo vari tentativi di scambio con la carica a presidente della Commissione Tecnica, di sostituire il Presidente GGG. Il 17 gennaio 99 in un’altra seduta del Consiglio FISB veniva presa la seguente decisione: – “non solo il Sig. Miozzi negli ultimi campionati di Ferrara ha giudicato un elemento in cui non ha l’abilitazione, dalla documentazione emergeva il fatto grave che anche in Gare e Campionati precedenti si erano verificati casi analoghi”. – Si procede ad una sanatoria di tutte le gare e dei campionati precedenti, però nel contempo si corregge il punteggio della Piccola Squadra assegnando la vittoria a Ferrara. Nell’Assemblea Nazionale del Gruppo Giudici del 31 gennaio 99 la FISB ha tentato di rispondere a varie domande ma molte sono ancora senza risposta: - La mancanza di controllo della FISB sui giudici che hanno effettuato mancanza disciplinare; - La totale inaffidabilità di una persona che veniva candidata in una commissione Tecnica: - L’ennesima non applicazione dello Statuto e Regolamenti sui Campionati; - la mancanza di tutela ai giudici presenti ai Campionati da parte della FISB, sugli attacchi della stampa locale; Mentre partiva un’iniziativa singola per contattare la Federazione Ginnastica a Roma si trovava la piena disponibilità della Sig.ra Rovina M.L. Direttrice di Giuria Nazionale della Sezione Ritmica Sportiva (tra l’altro ferrarese) che indicava il percorso da seguire per far valere le nostre ragioni, cioè l’applicazione del Regolamento Tecnico sul termine regolamentare del ricorso (un’ora) ovvero la non assegnazione del titolo per vizio di forma (la presenza di un giudice non abilitato). Il 19 febbraio veniva inviata alla FISB da parte di Faenza un ricorso con la ri14 chiesta: – in prima istanza di assegnare il titolo a Faenza (in quanto

sul campo aveva vinto Faenza e la decisione del 19 gennaio era su un ricorso di Ferrara oltre i termini consentiti); – in secondo istanza di annullare la gara (per vizio dell’organo giudicante); – di adire a vie legali nel termine di 30 giorni. Questa richiesta apriva la possibilità di risarcimenti danni nel caso di annullamento della gara in quanto anche nella Grande Squadra vi era un vizio dell’organo giudicante), ma identici vizi si riscontravano anche nell’edizione dei Campionati a Reggio Emilia 1997 e Carovigno 1996. A proposito di Carovigno proprio nella Coppia Tradizione dove eravamo giunti secondo a pari merito con “Il Pozzo di Seravezza” si era riscontrata una anomalia del giudice di Bologna non abilitata alla voce Difficoltà sia in Eliminatorie che in Finale. A rifare i conteggi senza quei voti provate ad immaginare chi avrebbe vinto??? La decisione definitiva veniva presa il 13 marzo 1999 (sei mesi dopo i campionati) con la seguente motivazione: – “Attribuzione del titolo al Gruppo di Faenza, in quanto il Direttivo riconosce di non aver valutato attentamente il regolamento, ... il Direttivo ritiene giusto applicare alla lettera il Regolamento Tecnico Gare e precisamente quanto dettato da “Compiti dell’Ispettore” (pag.20) e “Ricorsi” (pag.28). Alcune considerazioni sono: – che se qualcuno leggeva bene il Regolamento, non si perdevano 6 mesi; – la città di Faenza ha vinto sul campo e fuori meritatamente e che siamo molto più sportivi di altri ... tanto vero che per Carovigno 96 ci teniamo il 2° posto; – e che anche Ferrara ha fatto ricorso per adire per vie legali ... ma gli è stato respinto. Francesco Gorini

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Faenza – Rione Bianco / Trieste – Borgo Servola, circa 350 km da effettuare in bici da corsa in un giorno (a ricordo del del decennale della scomparsa di Natale Montuschi – impareggiabile sbandieratore e primo presidente della Soc.Cicloturistica rionale). 28 marzo - Concorso Ippico ad Ostacoli al Centro civico Rioni. Organizzato in collaborazione col Centro Ippico di Imola. 16 maggio - Cervia “Sposalizio del mare” Come ogni anno il Rione Bianco è ospite di questa manifestazione che ricorda un episodio del 1445 quando Pietro Barbo, futuro papa Paolo II, si trovò nel mezzo di una tempesta; egli gettò il suo anello nell’Adriatico e come per miracolo il mare si calmò. Quest’anno erano presenti alla manifestazione anche i Cavalieri dell’Ordine di Malta che hanno portato ulteriore interesse alla giornata. Ed è ancora Palio Giovedì 15 aprile è avvenuta presso il Palazzo comunale la presentazione ufficiale del 43° Palio del Niballo. L’avvenimento è risultato molto interessante ed ha contato la presenza di molti giornalisti più che di addetti ai lavori. Lungo la scalinata erano disposte figure in costume, giusto preliminare per anticipare l’argomento Palio del Niballo. Oltre alle date del Palio sono state presentate anche tutte le attività collaterali che si svolgono nei mesi di maggio e giugno a Faenza. Le novità di quest’anno riguardano principalmente le modifiche al Niballo per aumentare la sicurezza dei cavalieri. Quest’anno il Palio è stato realizzato dal noto artista Pablo Echaurren anch’egli presente in sala.

3 gennaio 1999 - L’anno 1999 parte per il Rione Bianco con la classica “Befana del Rione Bianco” che si è svolta, come sempre, presso la Palestra Lucchesi. Lo spettacolo di quest’anno è stato una novità: “Giochi di magia con Matteo” ed è stato molto apprezzato dai bambini perché sono stati molto coinvolti ed hanno potuto partecipare attivamente alle performance del conduttore. 5 gennaio 1999 - Nott de Bisò con allestimento del nostro stand gastronomico. Pur con le mille difficoltà logistiche dettate dai trasferimenti Oriolo dei fichi-Piazza del Popolo-Scuderia-Oriolo dei Fichi i nostri rionali non si sono fatti trovare impreparati ad uno degli appuntamenti importanti del Niballo. Per la 34° edizione della Nott de Bisò il classico vino rosso caldo è stato servito dentro i gotti decorati col motivo delle “grottesche”, decorazione con figure animali, umane e mostruose, unite da elementi vegetali. 20 marzo - 18° Raduno Cicloturistico – “Memorial Montuschi Natale” Il Rione Bianco in collaborazione con la Circoscrizione Borgo e l’Associazione Produttori della Torre di Oriolo, ha organizzato il sabato pomeriggio il “Memorial” autogestito a marcia libera aperto a tutti gli Enti della Consulta. I cicloturisti si sono ritrovati come al solito in Borgo presso la Sede del Rione Bianco e a tutti i partecipanti è stato offerto vino, tè e ciambella e sono state premiate le prime 30 società classificate con Premi in Ceramica, Trofei e Coppe. Il raduno 1999 ha visto la partecipazione di 47 società per un totale di 637 partecipanti. Presenti a Faenza anche gli amici del Borgo Servola di Trieste con i quali si sta mettendo a punto data, tempi e modi per festeggiare i 20 anni di gemellaggio fra Servola r Borgo Durbecco con la seconda edizione della Ciclostaffetta gigante

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S. LAZZARO E SPOSI

ro manifestazioni l’omaggio alla Madonna delle Grazie, Patrona di Faenza. I cortei in costume dei cinque Rioni e del Gruppo Municipale si sono recati in Duomo portando con sé un grande cero (alto un metro e mezzo e del diametro di dieci centimetri) con impresso sopra lo stemma del Rione. I Capirione hanno donato i ceri al Vescovo di Faenza. I ceri resteranno nella Cattedrale fino al prossimo anno. 21 maggio – Passeggiata podistica stracittadina Il Lions Club Faenza Host, la Banca di Romagna Atletica 85, il Palio del Niballo di Faenza con la collaborazione del Comune di Faenza organizzano la 1° cinque Rioni 5° Memorial Tison camminata non competitiva nel centro storico di Faenza. Settimana del Palio 1999 Il chiostro è inagibile, ma al Rione Bianco si mangia lo stesso. Verranno allestiti nel Parco della Commenda una cucina ed una sala ristorante coperta con tendone battezzata per l’occasione “Taverna del Parco”. Sarà possibile inoltre usufruire di un servizio-bar sempre nel Parco della Commenda. Presso il bar tutte le sere ci sarà piano bar con gruppi diversi che suonano. Festa grande al Rione Bianco Gulma e la Bigia si sono sposati. All’anagrafe rispondono al nome di Giorgio Gulmanelli (caposcuderia) e Francesca Gaudenzi (la bigina) il Rione vi fa tantissimi auguri e spera di vedervi felici tutta la vita come lo siete adesso. Augurissimi anche alla coppia di sposi novelli Cicognani Davide e Goni Ilaria. Congratulazioni a Poggio e Sara per la nascita della nuova rionale Alessia.

LE NUOVE LEVE DEL RIONE BIANCO

21 marzo – Festa di San Lazzaro In collaborazione con il Comitato di Quartiere Borgo e il Circolo A.N.S.P.I. di S.Maria Maddalena si è svolta in Corso Europa e nelle vie limitrofe la classica festa del tortello. Ogni anno questa festa carnevalesca vede la partecipazione di tutto il Borgo in quanto si tratta di una ricorrenza molto sentita anche dai meno giovani. Il Rione Bianco, come ogni anno, partecipa con uno stand gastronomico e quest’anno erano presenti anche i “Servolani” con la loro sfilata in costume. 18 aprile – Rionilandia… dove giocano i Rioni. Il tempo all’ultimo momento ha graziato la manifestazione interrompendo la pioggia che era malauguratamente caduta per tutta la mattinata. La manifestazione sta prendendo piede e anche quest’anno ha visto una buona partecipazione. Si deve tener conto che la temperatura non era spendida e che l’accesso al Centro Rioni è consentito in quella giornata solo alle biciclette (oppure si è potuto usufruire del servizio pulmino). E’ indubbiamente un buon momento per avvicinare la città al Centro Rioni dove peraltro l’attività di preparazione è frenetica per tutta la settimana precedente. Le scuderie vengono “tirate a lucido”, i cavalieri si presentano nei loro costumi Rionali e si affrontano in una gara-esibizione nel campo di allenamento del Centro Rioni. La festa è soprettutto per i bambini che possono salire sui ponies e possono destreggiarsi in varie gare di abilità che permettono di vincere un biglietto d’ingresso per la “Bigorda 1999”. Ce n’è per tutti i gusti e, come sempre, l’incasso e’ devoluto dal Lioness club (organizzatore insieme al Palio del Niballo ed al Comune di Faenza) all’A.N.F.F.A.s. di Faenza. 16

8 maggio – Donazione dei ceri Fina dal 1997 i Rioni hanno inserito nel calendario delle lo-

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FRITTO MISTO DI MOLLUSCHI E CROSTACEI la CANTINA SOCIALE di FAENZA consiglia Pinot bianco LA BOTTE piano bar con IVAN e ELISA la cantante dell’AIAX

r e M p tte u t E le e N ser

MARTEDÌ 22GIUGNO sulla MENSA del NAUTILUS PENNETTE al SUGO di PESCE

FRITTO MISTO DI MOLLUSCHI E CROSTACEI la CANTINA SOCIALE di FAENZA consiglia Trebbiano di romagna doc MANFREDO piano bar con ANDREA e RENATO

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FRITTO MISTO DI MOLLUSCH

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secondi piatti alla brace salsiccia con contorno di verdure a scelta spiedini con contorno di verdure a scelta castrato con contorno di verdure a scelta misto di carni con contorno di verdure a scelta fiorentina con contorno di verdure a scelta

specialità

fritto misto di molluschi e crostacei

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buffet

cassata alla siciliana zuppa inglese

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sul GA

FRITT

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CENA PROPIZIATORIA BIGORDA 1999 sabato 12 giugno alle ore 21 Rievocazione storica della benedizione del cavallo e investitura del cavaliere, a seguire “IL BANCHETTO DELLA VIGILIA” che si terrà presso il CIRCOLO I FIORI le prenotazioni alla cena della vigilia si possono effettuare presso il Bar del Circolo I Fiori.

CENA PROPIZIATORIA PALIO 1999 sabato 26 giugno alle ore 21 Rievocazione storica della benedizione del cavallo e investitura del cavaliere, nel suggestivo scenario della piazzetta intitolata al cavaliere di Gerusalemme Fra Sabba da Castiglione la cena propiziatoria PALIO DEL NIBALLO 1999 si terrà presso la Taverna del Parco

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come inizio

torta salata con prosciutto crudo e fico (se lo trovo)

di seguito nel bel mezzo

23GIUGNO

rollata di vitello con tortino di verdure faraona ripiena e patate novelle

a dolce conclusione

di SPAGNA

HI E CROSTACEI

crespelle alla borghigiana fusilli alla zingara

zuppa inglese (dalla cucina) piccola pasticceria

la serata sarà accompagnata dalle canzoni del mitico complesso musicale

GIOVEDÌ 24GIUGNO

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CANTINA SOCIALE di FAENZA consiglia bana di romagna docg MANFREDO no bar con il rock-funky dei MYSTICAL PLANET nta LAURA BABINI

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VENERDÌ 25GIUGNO nella CAMBUSA del BOUNTY RISOTTO alla PESCATORA

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con il cuore

QUESTIONI DI CUORE

cata la sede rionale, e sapeva stare bene in compagnia, partecipando e accettando gli scherzi che talvolta gli si facevano; buon amico, leale, il Rione e la sua gente li aveva nel cuore. Ci sarebbe tanto da ricordare di questo amico che purtroppo oggi è passato ad un’altra vita, credo comunque che qualcosa rimane sempre delle persone nella nostra mente spesso troppo piena; per cui ritengo che quella bandiera sull’arco del Rione bardata a lutto per lui sia stata un giusto riconoscimento di amicizia che gli spetta davvero, Giuliano e il suo ricordo sono ancora con noi, ne siamo certi. Un rionale

ENRICO DE GIOVANNI Tutto è ormai stato detto; il Sindaco della gente, il Sindaco del Palio, la vittoria clamorosa alle elezioni del 1998, lo “stile” De Giovanni che ormai farà epoca. Inutile ma utile ribadire il dispiacere per una scomparsa così prematura ed improvvisa del “nostro” Sindaco. Avremmo voluto che condividesse con noi altri anni di vita faentina, avremmo voluto vederlo all’inaugurazione del nostro Rione perché sicuramente non sarebbe mancato invece non potrà esserci, ma noi non lo dimenticheremo. Un rionale FOTO BG

C’E’ UNA BANDIERA SULL’ARCO DEL RIONE….. Ogni volta che entro in Piazza Fra Sabba e guardo, io come altri, verso la sede rionale, i miei occhi si posano su quella bandiera posta sull’arco. Quella bandiera indica il Rione come casa (e sede di affetti); talvolta segnala una nascita e quindi ha un fiocco colorato in segno di evento fausto, oppure la dipartita di un amico segnalata da una banda nera. Tanta gente varca la soglia del Rione, ognuno con le sue ragioni, ma pochi rimangono tesserandosi e ancor meno decidono di dare una mano, non certo per denaro, ma spesso perché hanno trovato qualche amico che ha in testa una bandiera Bianca e Azzurra con un Ponte dentro, il quale gli ha mostrato un ambiente un po’ d’altri tempi dove la gente si appassiona a veder correre i cavalli oppure a vedere dei giovani lanciare in alto una bandiera o altro ancora. Grazie a queste emozioni d’altri tempi nel Rione Bianco è entrato Giuliano Baccarini. Lui, che sfilava per il nostro Rione al palio da più di dieci anni, vestiva fieramente i panni dell’uomo d’arme ed era disponibile volentieri anche quando c’era bisogno di figuranti nelle uscite del Gruppo Sbandieratori, così che quando si decise, nel quadro del rinnovo della nostra sfilata storica, di inserire il drappello dei rappresentanti dell’Ordine Giovannita, lui fu considerato il più adatto a farne parte. Era disponibile a dare una mano, come quando si è traslo-

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aiutato come per il trasloco ad Oriolo con il camion di suo padre e non possiamo dimenticare la sua presenta a tutte le uscite del Rione, alle cene degli ultras, alle prove degli sbandieratori. Rimarrà in un posto speciale nel nostro cuore”. LA MATITACCIA Duecentodieci giorni fa il Rione ha chiuso i battenti per i lavori di restauro, che ce lo restituiranno tra breve (forse), nella sua nuova e splendida veste (speriamo). Dire quanto ci manca è impossibile tanto che gruppi di rionali si ammassano davanti al portone negli orari più disparati per poter strappare qualche immagine del vecchio cortile, ma davanti a noi solo un “Vietato l’accesso”. Nel frattempo il nostro inserimento a I Fiori va consolidandosi senza rotture di equilibri e senza smottamenti sismici rilevanti. Continuando nel paradosso, possibile perdere un inverno discutendo di un titolo italiano (vinto) che ci viene assegnato e poi tolto ogni settimana per poi assegnarcelo definitivamente quando ormai avevamo accantonato il problema e ci eravamo stancati di discuterne e dimenticarsi (tutti) di festeggiare con una magnifica cerimonia ciò che gli altri non festeggeranno in mille anni, le nostre splendide 100 VITTORIE IN PIAZZA. Avanti dunque che il valor non manca, e riporteremo in Borgo quel Palio che già fu nostro. Cleared Rione Bianco censured N.R. Il Consiglio del Rione Bianco ha deciso di festeggiare le 100 vittorie nel Nuovo Rione.

FOTO BG

SEMPRE ULTRAS Prima di ogni altra considerazione gli ultras vogliono ringraziare il Circolo dei Fiori per la fattiva collaborazione nella raccolta di fondi per le nostre attività. Il porcellino con il cartello PRO-ULTRAS fa bella mostra di sé sul bancone del bar ben visibile davanti alla macchina del caffè. E’ stato, naturalmente, chiesto preventivamente al Consiglio dei Fiori il permesso di esporre il nostro ormai famoso porcellino e loro non solo hanno dato il permesso ma si sono anche prodigati affinché arrivassero le offerte. Gli Ultras hanno in programma la realizzazione e la vendita di nuove magliette per finanziare la campagna del tifo …. ed altre cose ancora. Nonostante l’aiuto e la disponibilità del Circolo I Fiori per gli ultras essere fuori dalla Sede è un vero problema. Prima di tutto il materiale è ad Oriolo e quindi ogni volta ci si deve organizzare per andare, recuperare le chiavi, prendere la roba, chiudere, tornare indietro, inoltre al Rione c’erano le sale per realizzare cartelloni, striscioni ed ogni altro genere di attività adesso devono organizzarsi a casa di qualcuno ma non è così facile. Gli Ultras sono sempre più o meno gli stessi, da quest’anno si è aggiunto un gruppo di ragazze più giovani che sta studiando cose nuove da utilizzare sia per il Palio che per le Gare delle Bandiere. -Che cosa si aspettano di vincere gli ultras“Gli ultras si aspettano di vincere tutte le gare, ma in primo luogo Bigorda, Palio e Botte. In questo momento di vigilia avremmo piacere di ricordare Giuliano Baccarini per ribadire che non lo dimenticheremo mai e che soprattutto ci mancherà moltissimo. 22 Non so come faremo a riempire il suo posto, ad esempio, nella sfilata. Non possiamo dimenticare tutte le volte che ci ha


da Ser vola

“CORSO DELLE SERVE”

giunoniche balie (ovviamente uomini!) ed i bebè, capricciosi ed urlanti, furono a loro volta impersonati da poco credibili adulti con tanto di gembiule e succhiotto. Per la prima volta balie e bebè si sono messi in viaggio, lasciando Servola, per raggiungere il Borgo accompagnati anche da un gruppetto bandistico. Non sono mancati i momenti culturali come la visita al Museo delle Ceramiche (con la preziosa guida di Giovanni Massari) ed un giro turistico per Faenza. Ma già la sera prima le maschere servolane si sono fatte conoscere a Brisighella: travestite, hanno creato un allegro scompiglio al Gufo, facendo subito capire che “a Servola se fa cussì!”. Ed i festeggiamenti sono continuati sino a notte fonda… Poi, la domenica, tutti sono scesi nella kermesse borghigiana. Capeggiati da Carlo “bechèr” (così in triestino ma in romagnolo farebbe “mazler”…) hanno sfilato nel Bianco questi personaggi che, a buon conto, possiamo definire dei veri e propri attori da strada per le battute e le gags, ormai collaudate ma sempre fresche, che hanno nel loro repertorio e che sanno coinvolgere ogni genere di spettatori. Chiedetelo pure in giro: forse non tutti sanno da dove venissero ma vi diranno che con quei “matti” si sono divertiti. Già sulla strada del ritorno mentre si rifocillavano con la piadina e l’Albana ed usciva dalle ugole una triestinizzata “Romagna Mia…”(a vocali tutte aperte, ovviamente) qualcuno pensava al San Lazzaro del prossimo anno… A quello che si potrebbe rifare a Durbecco… Perché c’è sempre una prima volta ma la seconda è ancora migliore! Ruggero Paghi

FOTO SERVOLA

BALIE E BEBE’ DA SERVOLA IN BORGO (Ma solo per S. Lazzaro) E c’è stata anche una “prima volta” delle maschere servolane per confrontarsi con un’allegria diversa da quella del carnevale nel borgo triestino, noto in tutta la regione Friuli/Venezia Giulia per il suo sapore popolare. Grazie ai buoni auspici del Bianco, una trentina di “balie ed infanti” hanno sfilato fra gruppi e carri per le vie di Durbecco proponendo un diverso tipo di divertimento ai numerosi spettatori presenti per le manifestazioni di S. Lazzaro. Forse è stato difficile capire il “sugo” di questi travestimenti ed impersonificazioni. Allore occorre sapere che a Trieste, agli inizi di questo secolo, le sfilate avvenivano in carrozza. Vi partecipavano le famiglie nobili e borghesi, quelle che potevano permettersi, in quei tempi, un tale mezzo di trasporto. Le varie sfilate avevano il nome di “corso” ed un termine che le distingueva (dei fiori, delle viole,…) nelle varie giornate ed in alcune caratteristiche degli addobbi o dei vestiti indossati. Il giovedì grasso gli adulti…riposavano ed a salire sulle carrozze erano i giovani rampolli di queste famiglie, accompagnati dalle governanti o da altre donne della servitù. Queste ultime, per un giorno, potevano quindi sentirsi delle gran signore e guardare dall’alto in basso il ”popolume”. A sua volta la gente del popolo, a Trieste, sempre avvezza allo scherzo ed alla derisione, denominò questa sfilata “corso delle serve”, usando un termine alquanto spregiativo ed omettendo i principali attori della giornata, i bambini della borghesia triestina. Da parte sua, Servola ha sempre avuto un carnevale diverso, ben distinto da quello cittadino, più popolare e proletario. Proprio per questo motivo venne ripresa 50 anni fa l’idea del “corso delle serve” in cui le governanti si trasformarono in

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minile. Dal 30 aprile al 2 di maggio i 50 gitanti hanno potuto visitare Faenza, il borgo, il Museo delle Ceramiche, le cittadine di Brisighella, Dozza e Bertinoro. Non sono mancate le visite alle botteghe dei ceramisti dove ha spaziato con competenza Graziello Tabanelli, designato dal Rione quale guida ed accompagnatore ufficiale del gruppo per tutta la permanenza. Grazie all’intenso lavoro organizzativo di Francesco Gorini si è riusciti a realizzare un concerto del coro nella ex chiesa (oggi auditorio) di Sant’Umiltà in Via Pascoli. Le coriste si sono esibite con un programma che comprendeva pezzi della tradizione slovena e pezzi classici di musica corale italiana ed internazionale. La sonorità ed acustica del luogo (a molti faentini ancora sconosciuto) oltre ad un altissimo livello di omogeneità e preparazione del coro, hanno creato un’intensa partecipazione e forti sensazioni nel pubblico presente. Indimenticabile poi, anche per quanto accaduto nelle ore immediatamente successive al concerto, è stata la presenza del sindaco De Giovanni (qui giunto assieme all’assessore alla cultura), nella sua ultima apparizione pubblica. Non sono mancati al termine dell’esibizione gli scambi di doni ed un contatto con i rappresentanti di due cori faentini, prologo forse ad ulteriori rapporti di amicizia e di scambio culturale. Ma i festeggiamenti del ventennale non finiscono qui. Già è in gestazione la maxi staffetta ciclistica di settembre “Faenza – Trieste” che vuol ripetere quella effettuata una quindicina di anni fa ed, allo stesso tempo, ricordare degnamente, a dieci anni dalla scomparsa, il suo primo organizzatore, Natale Montuschi. Vent’anni di un’amicizia nata sotto un fresco pergolato a Servola: i frutti stanno uscendo, anno dopo anno, regolarmente. Un esempio ed uno sprone per altri. Ruggero Paghi

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Come quasi tutti sanno, ricorre quest’anno il ventennale del gemellaggio fra il Rione Bianco e quello di Servola. Vent’anni fa ci fu, in una trattoria, sotto il caratteristico pergolato, una cerimonia informale in cui si proclamò un patto di amicizia e collaborazione fra i due borghi. Il patto venne poi siglato con tanto di vino, grappa e cevapcici…: poteva essere uno scherzo e poteva capitare che tutto finisse lì. Ma così non è stato. In questi vent’anni ci sono state numerose iniziative che hanno mantenuto sempre vivi i rapporti fra i due Rioni ed hanno fatto conoscere a vari gruppi le altrui caratteristiche. Pur vivendo a poche centinaia di chilometri di distanza, capita spesso che sulla realtà altrui si abbiano idee stereotipate, poco chiare e nebulose. Vale la pena allora incontrarsi, vedere di persona, conoscere, capire le diverse situazioni. Quelli che, in varie occasioni, sono stati a Servola sanno che qui convivono due etnie, quella italiana e quella slovena. E proprio gli sloveni possono definirsi “i veri servolani” poiché abitano qui da più di mille anni. Nel borgo hanno i loro circoli culturali, in chiesa c’è la Messa anche nella loro lingua, c’è una scuola con lingua d’insegnamento slovena. Tutto è molto simile, comunque, a quanto avviene nell’Istria slovena e croata dove esiste una minoranza italiana. In poche parole gli uomini hanno creato dei confini artificiosi ma, per quanto riguarda cultura usi e tradizioni, nella Venezia-Giulia c’è una tale mescolanza di realtà etniche e linguistiche che sarebbe impossibile tracciare una linea di divisione. Per Servola questa consistente presenza etnica è una vera e propria ricchezza anche perché non esiste una reale divisione fra gruppi e sono in molti a discendere da una famiglia “mista”. Nell’ambito delle manifestazioni celebrative di questo ventennale si inserisce così la visita di tre giorni del Circolo cul24 turale (“Kulturno drustvo”) “Ivan Grbec e del suo coro fem-

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si parla di costumi

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Ci sono quindi precisi riferimenti per l’abbigliamento di un musico (ne esistono molti anche per i suonatori di tromba – o chiarina – e quindi quanto detto vale anche per loro) ma, di solito, si tratta di abiti molto semplici e certo poco appariscenti, in quanto i musici non appartenevano ad un ricco ceto sociale. Questa povertà d’abito contrasta fortemente con le nostre abitudini e con quella “tradizione dei 40 anni” che mi piace spesso citare. Da troppo tempo siamo infatti abituati a vedere poderosi gruppi musici che aprono i cortei rionali (e per fortuna che il Regolamento pone limiti numerici), ma credo che con i musici di un solo Rione si sarebbe potuto aprire anche il corteo di un re nel 1400. Questo però è il bello della partecipazione popolare (o forse è l’effetto Hollywood) che ha bisogno di immagini forti, ed a questo, in fondo è giusto adeguarsi, purché il costume riprodotto sia collocato nel corretto ambito storico e nella giusta moda dell’epoca. Pertanto, viste queste premesse, invece di riprodurre il semplice abito di un musico, ci si è riferiti al presupposto che, come documentano i testi storici, i musici sono sempre giovani o molto giovani. Si è quindi scelto come abito per i nostri musici rionali un abito “tipo”, normalmente vestito da un giovane dell’epoca, anche se certo più riccamente realizzato di quanto non fosse un abito da musico dell’epoca. Naturalmente poiché tamburini e chiarine rappresentano in modo molto forte il rione, ci si è concessi licenza di realizzare i loro abiti secondo l’ovvio abbinamento di bianco ed azzurro che costituiscono la livrea rionale. Aldo Ghetti

I COSTUMI DEL GRUPPO TAMBURI La precisa determinazione con la quale il Rione Bianco persegue il rinnovo dei propri costumi è di grande soddisfazione per chi, come il sottoscritto, ha contribuito alla realizzazione del “Progetto nuovi costumi del Rione Bianco”, che disegna il nuovo corteo storico rionale, ma, soprattutto, offre allo “spirito di rione” una precisa identità ed organizzazione costumistica. I tamburini, soggetti realizzati quest’anno, appartengono a quel gruppo di figure (di cui fanno parte anche gli Alfieri bandieranti) che costituiscono un piccolo problema per gli Storici. In primo luogo per la forma del tamburo – oggi comunemente diffuso tra tutti i gruppi stotici italiani – che, pur essendo correttamente ispirato allo storico tamburo disegnato da Leonardo da Vinci, in questa forma si colloca alla fine del XV° - inizio XVI° secolo, che costituisce il termine della datazione di riferimento per il nostro Niballo. Infatti per tutto il XV° secolo, ma anche prima, i tamburi in uso erano piccoli e quasi sempre portati appesi ad un braccio, suonati quindi con una mano sola, mentre con l’altra mano si suonava il piffero.

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INCONTRI CULTURALI 1999

ti nel secondo ‘500 in età conciliare e postconciliare, in 67 anni infatti, fra il 1546 e il 1613, ebbe ben 25 edizioni, poi non venne più ristampata. Il volume che consta di 504 pagine, è pubblicato in 1000 copie numerate al costo di lit.60.000. Questa associazione, costituita da ex-parrocchiani, si occupa della rivalutazione della Commenda anche con la gestione quotidiana del monumento. Dal 19 al 31 dicembre gli Amici della Commenda hanno organizzato, presso la Chiesa una “Mostra di ceramica sacra” dello scultore-ceramista Silvano Fabbri sul tema “Gesù di Nazareth”. In quell’occasione è stato anche distribuito un depliant illustrativo sulla Chiesa della Commenda corredato da spiegazioni sulle origini storiche, l’architettura e le decorazioni, nonché un breve cenno sulla vita di Fra Sabba. 17 febbraio – Conferenza – dibattito “Euro: istruzioni per l’uso” condotto dalla Banca di credito cooperativo – provincia di ravenna e dal Centro Tutela Diritti del Cittadino-Faenza. Durante il dibattito sono state indicate le principali regole di cui il cittadino deve essere a conoscenza per “capire” cosa significa passare all’Euro. 23 marzo – Conferenza – dibattito “Il Borgo d’Urbecco” Relatore Arch. Lorenzo Savelli La partecipazione a questa conferenza è stata buona anche da parte di persona che normalmente non frequentano i Rioni. Faceva parte del ciclo di conferenze itineranti organizzate unitamente dai cinque Rioni. L’esposizione si è rivelata interessante anche grazie al contributo di diapositive. Per quanto riguarda specificatamente la conferenza nel nostro Rione ha riguardato soprattutto gli affreschi della Commenda e alcune parti delle mura.

Barbara Bellini, nuovo responsabile dell’argomento cultura nel Rione Bianco, è alla sua prima esperienza in questo tipo di attività e si è “meritata questo titolo” oltre che per il fatto di frequentare il Rione Bianco anche perché ha presentato una tesi di laurea sui Rioni Faentini. -Che esperienza è stata- E’ stata sicuramente un’esperienza bella e stimolante. Ho conosciuto meglio un ambiente, quello del Rione, che prima conoscevo molto poco. Ho trovato straordinaria la disponibilità del Circolo dei Fiori sia come intervento materiale che come interesse per le nostre attività. Ritengo che la partecipazione sia stata adeguata all’interesse dell’argomento proposto. -Cosa bolle in pentola- Per l’immediato futuro in pentola non bolle molto per quanto riguarda la cultura. Si avvicinano le gare per cui dirottiamo il nostro interesse su bandiere e cavalli. Ripercorriamo quelle che sono state le date fondamentali degli incontri del 1999. 2 febbraio – Conferenza – dibattito “Fra Sabba: un filantropo? Un biscione? Un letterato?” con Giuliano Bettoli. L’occasione di questo incontro si è presentata in concomitanza della pubblicazione del libro “Ricordi ovvero ammaestramenti” di Fra Sabba da Castiglione. Il modo in cui Giuliano Bettoli espone gli argomenti è sempre accattivante e riesce a catturare l’attenzione degli spettatori. Nella serata abbiamo assistito anche all’intervento del prof. Mario Gurioli che ha recitato in dialetto romagnolo un passo del libro stesso. Il libro “Ricordi ed ammaestramenti” viene ristampato dopo quasi quattro secoli dall’ultima edizione per iniziativa degli Amici della Commenda. 26 Si tratta della prima edizione moderna: uno dei libri più let-

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attività culturali

INCONTRI CULTURALI 1999

la Torre di Oriolo” Serata dedicata alla storia ed alla degustazione guidata. Serata che ha riscontrato una partecipazione notevole ed “appassionata”. La degustazione è stata intermezzata da spiegazioni tecniche del Presidente dell’Associazione Ancarani ed altri interlocutori che hanno raccontato le caratteristiche dei vini e della loro origine e produzione. L’Associazione Produttori della Torre di Oriolo è sorta nel 1995, ed ha la propria sede nell’edificio rustico situato all’interno del Parco della Torre. I soci sono oggi 200 di cui 3 Aziende Agrituristiche e 2 Ristoranti e complssivamente dispone di 400 ettari di terreni coltivati con metodi biologici di cui 200 ettari a vigneto. All’Associazione aderiscono produttori agricoli, artigiani, commercianti che intendono proporre all’attenzione del grande pubblico la riscoperta e la valorizzazione dell’intero distretto Aureolano. Nelle colline di Oriolo e San Mamante, oltre ai tipici vitigni romagnoli, vengono coltivati altri vitigni: Sauvignom, Malvasia, Cabernet, Merlot e tutti i vitigni di antica origine Veneta, che hanno trovato in Romagna un buon acclimatamento. SABATO 10 APRILE Si è svolto il 14° Concorso di poesia inedita indetto dal Comune di Faenza. Nel corso di questa manifestazione è stato premiato con menzione speciale, ed unico faentino, Rossano Marchi nostro emerito socio nonché autore dell’ormai famosissimo Lunêri del’Aiax. Complimenti!!!

Queste iniziative culturali comuni hanno evidenziato, specialmente da parte di alcuni elementi, una grande disponibilità. E’ stata un’esperienza positiva perché caratterizzata da reciproca collaborazione.

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30 marzo – Conferenza – dibattito “Colpi, contraccolpi, zavagli e sbrumbloni” Corso di primo soccorso pratico Relatore Dr. Pier Paolo Casalini (Reparto di Rianimazione Ospedale Civile di Faenza). La conferenza è risultata molto interessante anche con prove pratiche da parte del pubblico. Sono state divulgate le tecniche di respirazione e di ripristino del battito cardiaco. Non si esclude la possibilità di organizzare qualcosa di più organico su questo argomento in quanto si è riscontrato un grande interesse. E’ stato trattato soprattutto l’argomento dei traumi dovuti ad incidente stradale con spiegazione del materiale minimo da portare sempre con sé e cosa non si deve assolutamente fare. L’esposizione è stata corredate dalla visione di diapositive. Il pubblico ha gradito molto l’argomento del dibattito e la partecipazione è stata buona e vivace. 13 aprile – Conferenza – dibattito “I vini dei produttori del-

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I RICORDI DI FRA SABBA

ta di 72 ricordi, annotazioni brevi diretta al pronipote Bartolomeo. La seconda edizione, databile 1549, vivente Sabba, è costituita di 124 ricordi con ampi capitoli e destinata anche ad altri oltre il pronipote. La terza edizione costituita di 133 ricordi uscì postuma nel 1554. Sono innegabili, ci viene indicato, l’appartenenza e lo schieramento di Fra Sabba nell’ambito della Chiesa Cattolica e il suo desiderio di riforma, ma anche il coraggio di avere rapporti con persone sospettate di eresia. Si può fare l’ipotesi, anche se non c’è nulla di certo, che Fra Sabba sia stato in contatto con i circoli evangelici di Bologna. Gli ultimi ricordi si chiudono con la previsione della fine del mondo e si possono interpretare anche come eclissi di una vita.

Ci fa piacere riportare un passaggio della relazione della curatrice del libro Santa Cortesi: …”La Commenda entra nel cuore e vi resta: pietra, cielo, cipresso e parco fanno dolce violenza, pietra antica su tramonti FRA SABBA E I SUOI RICORDI Il 17 aprile nella Sala del Consiglio Comunale è stato presentato il libro “Ricordi ovvero Ammaestramenti” di Fra Sabba da Castiglione, che visse alla Commenda fra il 1518 e il 1554. Erano presenti il Sindaco De Giovanni, il Vescovo Don Italo Castellani, il Dr.Albonetti presidente della provincia, l’ing.Casadio vicesindaco ed Assessore alla cultura, la Dr.Dora Thornton del British Museum, la Dr.Cortesi curatrice dell’opera, il Dr.Miserocchi del Credito Cooperativo e Giuliano Bettoli, vera anima degli Amici della Commenda. Una menzione particolare è stata fatta a Luigi Timoncini, pittore ed incisore faentino, che vive e lavora a Milano, ed ha disegnato e poi donato agli “Amici della Commenda” 21 inchiostri bicolori le cui riproduzioni a stampa illustrano il libro. In copertina Timoncini ha realizzato un profilo di Fra Sabba, lo stesso che è nella gemma trovata da Dora Thornton al British Museum. Luigi Timoncini verrà premiato tra poco come “Faentino Lontano”. Tutti i convenuti sono d’accordo sul fatto che siamo di fronte ad una operazione culturale importante perché la figura stessa di Fra Sabba è stata importante. A dimostrazione di questo il Comune di Faenza sta organizzando un Convegno internazionale di 2-3 giorni per la primavera prossima proprio sulla figura di Fra Sabba. Operazione culturale sì, ma con radici affettive ed è questo affetto che la preserva dall’essere fredda e vaga. Rappresenta la possibilità di un collegamento con il passato riportato in vita dalle parole di Fra Sabba. 28

Il libro ha conosciuto tre stesure: La prima edizione, databile 1546, vivente Sabba, è costitui-

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dea di eternità; a sera l’ombra si fa viola e le cose sembrano rilevare la loro ultima dolcezza. Qui Fra Sabba si è fermato per 35 anni e più e ha concluso la sua esistenza terrena 445 anni fa. La sua presenza è tangibile nella chiesa, nel chiostro (il cui restauro promette di rendere il valore dell’antico, l’atmosfera, il sapore delle pietre, della storia passata che ancora vi si coglie), nel “salvatico e mal cultivato giardino della Magione”, nel suo “sempreverde monte Formicone”, nell’epigrafe tombale, nell’iscrizione dell’affresco absidale, nel suo duplice ritratto di cavaliere e di religioso. Chi vuole ogni giorno può tornare a scoprirlo: il futuro ha bisogno di memoria, anzi non c’è futuro senza memoria di un passato che ancora ci parla.” CHI E’ DORA THORNTON La Dr. Dora Thornton è Responsabile del Dipartimento di Antichità Medioevali al British Museum di Londra. Già conosceva Fra Sabba in quanto studiosa ed autrice di un libro dedicato alla “Analisi della sistemazione delle collezioni degli studiosi Rinascimentali nei loro studi”, fra cui è compreso un saggio sullo studio di Fra Sabba. Mettendo in ordine il suo reparto ha scoperto nei magazzini una pietra sardonica di colore rosso cupo intagliata con il profilo di Fra Sabba e la scritta SABB CAST incisa a rovescio, il che fa pensare ad un anello-sigillo menzionato nel secondo testamento di Fra Sabba del 1550. La scoperta è stata del tutto casuale in quanto alla pietra mancava il numero di codice. E’ molto probabile che sia opera di Giovanni Bernardi da Castelbolognese che Fra Sabba conosceva.

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luminosi, portico a trine ombrose, luce e ombra profonde, azzurra e scura, bellezza di forme e di colori fermi e veri che entrano dentro le cose stesse e si strutturano come architetture. Piazza, cipresso e parco si dorano al sole nelle giornate calme, sprigionano un mobile sogno se il vento li investe. Il luogo mantiene un’antica aria raccolta che resiste al tempo: ascetismo che si fa bellezza e risposta religiosa all’esistenza. Aleggia nella gamma dei colori una luce pura che porta il luogo a compimento, come vi si fosse insinuata una presenza spirituale: è un luogo in cui sembra concentrarsi lo spirito. Non vi si entra senza una grande emozione: è un epicentro emotivo di nobiltà severa e di grazia. Un’armonia profonda posa nelle figure degli affreschi, un equilibrio e una pacata simmetria in suggestivo silenzio. Protetti dalla materna concavità dell’abside, davvero materia trasformata in luce, colori ariosi, preziosi ci avvolgono fino al dolce paesaggio della parte destra dell’affresco absidale, con la sua sorprendente anticipazione romantica. Allora nella calma e nel riposo quando fuori il sole lavora tranquillo l’acciottolato di diamanti, sembra instaurarsi un’i-

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NON SOLO SPAGHETTI!

(L.Pulgi Il Morgante canto XVIII) ….Purché bevuto con moderazione nutre il corpo, ingenera buon umore, accellera la digestione, rasserena l’intelletto, rende il cuore gioioso, combatte le flautolenze, aumenta il calore naturale, purifica il sangue, apre le ostruzioni, dona un colorito bello e sano, espelle il superfluo. … Che si mangia nel medioevo? Data la difficoltà dei trasporti, evidentemente ogni zona consuma in prevalenza i prodotti locali. E certo la differenza nel menù è assai più forte che oggigiorno tra le classi dirigenti e il resto della popolazione. L’impressione che si riporta scorrendo certe liste di pranzi ufficiali, è quella di una quantità enorme di carne, di selvaggina specialmente; il tutto condito di salse spesse di spezia, con accompagnamento di frutti canditi, di dolci speziati, senza mai il respiro di un piatto leggero. E la pesantezza di quel mangiare è come accresciuta per noi dal fatto che i nostri antenati non si servivano di piatti, né di forchette, né di tovaglioli. Adoperavano fette grandi di pane sulle quali appoggiavano con la salsa la carne, e lì la mangiavano. …La fetta di pane, o la parte che rimaneva, la gettavano in un recipiente al centro della tavola: elemosina per i poveri….Al dessert, non prima, veniva portato il vino. Naturalmente la gente qualunque mangiava più semplicemente. Il cibo classico d’ogni giorno dell’anno per il popolo minuto era la zuppa, dove era cotto un pezzo di lardo, cioè del porco affumicato, salvo nei giorni di magro. Da “Storia di un giorno di vita medievale” Arsenio e Chiara Frugoni

BANCHETTO NOBILE

A MARCONE CUOCO PERCHE’ POSSA ORGANIZZARSI E ISPIRARSI PER LA MAGIONE RESTAURATA Le Feste Rinascimentali La Compagnia del Paiolo (inizio 1500) fu fondata da dodici membri ognuno dei quali poteva portare quattro ospiti. Una delle regole di queste feste, stabiliva che ognuno doveva portare un piatto di sua fattura. Vogliamo descriverne uno presentato da Andrea del Parto ad un banchetto. “Il pezzo centrale era un tempio poggiante su di una base di gelatina multicolore, le colonne che parevano di porfido erano salsicce; i capitelli e le basi di formaggio parmigiano, il cornicione di pasta dolce e l’abside di marzapane. Sul leggio da coro, ricavato da un pezzo di vitello poggiava un messale di lasagne, con dei grani di pepe che figuravano le note e le lettere e tutt’intorno c’erano i cantori, dei tordi lessati col becco aperto.” Forse ancor più sontuosi erano i pranzi dati dalla “Compagnia della Cazzuola” (fondata nel 1512), dopo la descrizione dei pranzi il Vasari aggiunge –“Se dopo cena si fecero delle feste e de’ giuochi, meglio è lasciare che altri se lo pensi, che dirne alcuna cosa”ADESSO QUALCOSA ANCHE PER I SIGNORI DEL FILOME’

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E con il cibo il vino “Io non credo più al nero ch’all’azzurro, ne nel cappone o lesso o vuogli arrosto, e credo alcuna volta anco nel burro, … ma soprattutto nel buon vino ho fede, e credo che sia sal30 vo chi gli crede”.

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la dura legge del goal

SON SALTATE LE PANCHINE?

teo Maurizi, Peroni Filppo, Ricci Andrea, Patuelli Massimo, Festa Omar, Alberti Alessandro, Della Valle Sauro, Lucatini Samuele, Bagnaresi Mirko, Bagnaresi Damiano, Vitali Iten, Cicognani Valerio, Cantagalli Alessandro.

L’altra squadra del Rione non ha bisogno di presentazione, penso che ormai tutti sappiano chi è l’AIAX e che per noi il risultato più importante è quello di essere ancora presenti in un altra stagione calcistica. Ma colgo l’occasione per parlare dell’altra squadra sopra citata. Li abbiamo visti giocare ma soprattutto abbiamo notato che oltre alla vigoria della loro giovane età, sono amici, gli piace il calcio e sono tutti rionali. Se sapranno continuare con questo spirito noi saremo sempre i loro primi tifosi perché questo è il tipo di squadra che deve rappresentare il Rione. Av voi dê sol un cunsej acsè avdrì ch’a zughì mej. S’avlì fêr un bël lavôr cazì veja l’alenadôr. Rossano Marchi Da queste foto io non lo direi Che di tutta sta gente solo noi, Siam rimasti uniti senza fotterci mai. Sull’amicizia e sulla lealtà Ci abbiam puntato pure l’anima Quanti in questi anni c’han deluso Quanti col sorriso dopo l’uso Ci hanno buttato Noi abbiam capito tutto È un po’ come nel calcio E’ la dura legge del gol Gli altri segneranno però Che spettacolo quando giochiamo noi non molliamo mai Loro stanno chiusi ma cosa importa chi vincerà Perché in fondo lo squadrone siamo noi. Il Rione Bianco può vantare la partecipazione di due squadre a vari campionati di calcio ed è solo appellandoci alla verità delle parole di questa canzone che vanno considerati i risultati di queste squadre. La più recente e giovane di queste formazioni si chiama “Rione Bianco” ed ha per la prima volta partecipato al torneo C.S.I. Footboolito calcio a 5. Nell’arco di tutto il torneo hanno totalizzato 9 punti classificandosi alla fine terz’ultimi. -“Nessuna di queste partite è stata presa sottogamba, abbiamo cercato di dare sempre il meglio di noi stessi. Il nostro scopo era quello di stare bene insieme e divertirci e questo scopo è stato raggiunto pienamente. Tolta un po’ di sfortuna avremmo comunque potuto vincere molte più partite. Ma va bene così per quest’anno!!. Un grazie anche agli sponsor.” Ricordiamo quali sono i componenti del Rione Bianco: Mat-

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il rione bianco va fuori

GIOSTRE E TORNEI

di scherma Medievale Bologna mantova, l’Associazione “la rosa dei venti” di Forlimpopoli. Il Palio di Cesena 1999 è stato vinto dalla Famiglia Martinelli con 6 scudi contro i due della Famiglia Tiberti.

DORIANO MELANDRI ALL’ESORDIO A 28 ANNI COME CAVALIERE MEDIOEVALE AL PALIO DI CESENA -Che tipo di esperienza è stata quella di Cesena?E’ stato molto divertente. In questa occasione servivano quattro cavalieri e siccome già da un po’ di tempo vengo in scuderia perché mi sono scoperto la passione di andare a cavallo mi sono buttato in questa nuova esperienza. A dir la verità pensavo di emozionarmi, invece tutto è stato molto semplice e mi sono divertito molto. -Ti vedremo correre il Palio?Mi vedrete sicuramente al Palio quando andrò a prendere la cavalla per il fantino ma assolutamente non correrò il Palio. Io mi diverto a venire in scuderia a montare Morgeline. In questo modo io mi diverto e nello stesso tempo do una mano al gruppo scuderia tenendo sempre la cavalla in allenamento. -Che ruolo non hai ancora ricoperto all’interno del Rione?A 15 anni ho fatto le prime esperienze di sbandieratore sotto la guida di Patuelli, poi la mia attività principale è stata per anni quella del tamburino nel gruppo musici sotto la guida di Conti, adesso vengo in scuderia, mi manca… il Capo Rione.

5 APRILE 1999 I TORNEI DI CESARE BORGIA L’Associazione Storica Culturale Rione Bianco di Faenza in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Cesena e la Sezione di Italia Nostra ha organizzato per il quarto anno consecutivo “I Tornei di Cesare Borgia – Duca di Valentinois” rievocazione storica con le sfide tra le due famiglie più importanti presenti durante il dominio del Borgia. Il periodo storico a cui si fa riferimento è quello dell’anno 1501 e le famiglie in lizza sono quelle dei Tiberti e dei Martinelli. Al mattino e’ stata effettuata una sfilata con oltre 160 figuranti con in testa Cesare Borgia – Duca di Valentinois e Carlotta d’Albret della famiglia reale di Navarra che attraversato il centro storico di Cesena ha terminato il suo percorso nella Piazza del Popolo dove è stato letto il bando di sfida. Al pomeriggio nella Rocca Malatestiana, aperta per l’occasione, si sono svolte le nove sfide e le varie animazioni medievali. Il gruppo del Rione Bianco era presente con i Cavalieri Medievali che si sono affrontati nella Giostra dell’anello: Messer Andrea Gorini in coppia con Doriano Melandri in sella a Gregory Piper e Milord hanno vinto la sfida contro Messer Fabio Massimo e Gianluca Sangiorgi. Il gruppo sbandieratori del Rione Bianco oltre alle esibizioni classiche si è cimentato nel Lancio della Bandiera. Il salvare la bandiera dall’attacco del nemico voleva dire anticamente lanciarla il più lontano possibile ove vi era un coraggioso alfiere dello stesso reparto che la impugnava e disponeva una nuova controffensiva, dando così coraggio ai fanti sotto il suono incessante dei tamburi. Oltre al nostro gruppo erano presenti anche la Compagnia Arceri del Trigabolo di Ferrara, gli Alfieri Bandieranti e Mu32 sici del Rione Cento di Lugo, il Gruppo Scrima – Accademia

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un po di Borgo

LETTERATURA E ZOOTECNIA

larmente chiamato “e curtilàzz”), c’era un poderoso stemma di pietra. Noi ragazzi lo conoscevamo come “e cul d’Fra’ Saba” e ogni tanto, poveretto, si beccava delle file di sassate che gli portavano via la pelle. Cioè, non avendo la pelle, si accontentava di rimetterci qualche tròccolo di pietra, in queste gare di tiro al bersaglio coi sassi. Bè, lo credete? Non è più al suo posto, perché le bombe del secondo bombardamento del 1944 spianarono canonica e muro, però attaccato da un’altra parte, in un muro esterno della Commenda, tetràgono a tutti gli assalti, lui, “e cul d’Fra’ Saba”, è ancora lì, intero più che mai, e se qualche rara volta mi fermo a guardarlo, lui mi risponde con un altero sguardo di sfida che sembra dirmi:”Me a so sempr’a què, e mi sachêri e a j so ancora tot. Te a ne so”. (Io sono sempre qui, il mio sboccione e ci sono ancora tutto. Te non lo so). Io non raccolgo.

Orbene poco lungi c’era, e c’è tuttora, il chiostro della Commenda. Adesso ci sta di casa il nostro Rione Bianco che ce la mette tutta per riportarlo all’antico splendore, proprio come l’aveva sistemato il grande Fra’ Saba nel 1500 (e rotti), e UN MAIALE IN LANDO’ Un episodio di vita borghigiana di settant’anni fa, raccontatomi dal mio amico (coi baffi) C.F. Fra’ Sabba da Castiglione, cavaliere gerosolimitano e letterato, è il pezzo più grosso che il Borgo Burbecco abbia avuto nella sua storia millenaria. Veniva da Milano, ma dopo essere stato lì lì per diventare procuratore generale, cioè capo supremo, dei Cavalieri di S.Giovanni, forse gli fecero un “malghino” e, insomma, per metterlo in pensione, da Roma lo mandarono in Borgo e per liquidazione ebbe la Commenda della Magione. Milanese quanto si vuole, ma dopo di allora (si vede che in Borgo ci stava da Papa), è rimasto qui sino alla morte che lo lberò da questa valle di lacrime nel 1554. Era venuto a stare di casa nella “Masôn” nel 1518. Ha avuto trentasei anni di residenza stabile, gli possiamo ben concedere la cittadinanza borghigiana a tutti gli effetti, anche se ci abbiamo messo un po’ di tempo a dargliela: solo 437 anni. Ebbene, mi vergogno come un cane, “culpa rubet vultus meus”, ma debbo confessare pubblicamente che questo grand’uomo che raccolse opere d’arte e libri rari; che pagò un grosso pittore di allora, Girolamo da Treviso, perché venisse in borgo a pitturare gli affreschi dell’abside della “Masôn” (1533); che fu il primo a mettere su una scuola per i bambini poveri; che scrisse un libro importante nella storia della letteratura, cioè “Ricordi od Ammaestramenti”; debbo confessare, dicevo, che questo grand’uomo, Fra’ Sabba da Castiglione, io per parecchi anni l’ho conosciuto solo da suo (presunto) di dietro. Mi spiego. Ben cementato nel muro che divideva l’orto del signor parroco della Commenda dal sagrato della chiesa stessa (popo-

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un po di Borgo

LETTERATURA E ZOOTECNIA

delle traverse di ferro del chiostro, e si mette a tagliarlo in tanti pezzi. Quando mi svegliai la mattina dopo, mi sembrava di sognare. Sulle assi appoggiate al muro c’era una fila di bidoni pieni di grasso e, da tutte le parti, i resti del maiale sistemati secondo tutti i comandamenti, dalla suzèza matta alla coppa di testa. Quell’inverno, con quelle munizioni di maiale, in casa fu baracca. Quando chiesi a mio babbo perché il maiale l’avesse portato in landò e non con lo “stione” da bestie, mi rispose: “Povero incantato! A Porta delle Chiavi ci sono quelli del dazio, sai. Così, col landò, magari avranno pensato che dentro c’era una contessa – aveva le tendine azzurre, me le ricordo bene, aggiunge il mio amico – vuoi che pensassero a un maiale? Così ho pagato cinque lire il vetturino e mi sono risparmiato tutti i soldi del dazio”. Quando poi gli chiesi, dato che non aveva un soldo che si inzuccasse nell’altro, come aveva fatto a pagare il maiale, mio babbo non rispose – conclude il vecchio abitante de Curtilàzz. L’ipotesi più probabile è che mio babbo, in giro per la campagna, avesse incontrato questo povero maiale, senza casa, senza nessuno, solo, spaurito, e allora gli avesse fatto trovare una casa, la nostra, dove – come ti ho detto – fu sistemato proprio per bene e fu accolto come un re”. Qualcuno mi osserverà che ho cominciato con Fra’ Saba e ho finito con un maiale: dalla letteratura alla zootecnia. Risponderò che c’è lo spirito, ma c’è anche la materia. E quando poi la fame dice sul serio, più che la pagina di un libro, fa comodo un bel pezzo di pancetta sulla graticola. Da “Il resto del Carlino”, 9.2.1991 Giuliano Bettoli

LORENZO SAVELLI “IL BORGO DURBECCO”

speriamo che ci riesca perché è uno degli angoli più suggestivi di Faenza. Ma, prima della guerra, ci stavano, strette come delle saracche, un mucchio di famiglie: in tutto una sessantina di persone con due lucòmud, dei quali uno era riservato ai proprietari. L’altro per tutti i sessanta. In questo ambiente, popolato dal più basso proletariato del mondo, un giorno, forse nell’inverno del 1923, fra lo sbalordimento generale, entrò un landò, la carrozza dei signori di allora. Mi racconta il fatto un amico, che ha qualche anno più di me, e che stava di casa appunto “int e curtilàzz”. “Tutti corrono: forse ci sarà dentro un qualche signorone forestiero che viene a visitare le pittura della “Mason”. Il landò si ferma, si apre lo sportello. Sbalordimento ancor più grande: dal landò cala giù un maiale! Un maiale di un quintale e mezzo. E dietro al maiale – dice il mio amico – cala giù anche mio babbo, che teneva il maiale al guinzaglio come un cane. Tutti i bambini dietro in processione. Lui, mio padre, con il suo maiale al guinzaglio, lo porta vicino a una colonna, chiama mia mamma, si fa portare il coltello e lì, seduta stante, taglia il collo al suino del landò. Mia mamma mette su la parletta sul fuoco e mio padre con l’aiuto di qualcuno spacca il maiale in due, l’attacca ad una

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giochiamo insieme

LE ELEZIONI DEL GIUBILEO

qui il Rione debba, in un qualche modo, arrivare al 2000. A fine anno avremo il nuovo Rione e sarebbe giusto che ad inaugurarlo fossero gli stessi personaggi che hanno consentito di arrivare fino a questo punto. Si vuole dare a questo gruppo la possibilità di aprire il nuovo millennio e preparare le nuove leve. Ogni discussione continua a girare sullo stesso argomento: è necessario che il Capo Rione sia un rionale, con il cuore bianco, è necessario che il Capo Rione si sappia muovere agevolmente nel mondo del Palio, è altresì necessario che il Capo Rione sia benvoluto da tutti. C’è anche chi porta ad esempio Siena nelle cui Contrade i Capitani sono spesso elementi di raccordo tra le varie correnti interne. Se proprio Montuschi non si ripresentasse allora si fanno dei nomi, sempre gli stessi da anni, Conti, Gorini, Gulma, Marco, pur sapendo già in partenza che si parla tanto per parlare. Ogni tanto qualcuno spara un nome “diverso”, di rottura, aggiungendo subito però che prima sarebbe meglio fare un po’ di preparazione come capitano, forse però è troppo giovane, forse non ha abbastanza tempo da dedicare al Rione! La verità è che si vorrebbe cambiare senza cambiare, la verità è che le elezioni ogni tre anni, quando tutto va bene, sono troppo vicine, ed è anche vero che adesso quello che tutti i soci aspettano è un grande Palio ed un nuovo Rione. Fino a quel momento non si è nell’ottica di pensare ad un nuovo Capo Rione perché quello che c’è adesso va benissimo. Daniela Mazzotti

FOTO STUDIO GHETTI-VENTURINI

ELEZIONI 1999 Sembra impossibile ma sono passati già tre anni ed è ora di tornare alle urne. Sarà forse perché è un anno particolare; il sentimento che scorre tra i rionali quando gli si prospetta il fantasma delle elezioni è di incredulità. -“Come di già, ma se abbiamo appena votato!!” -“ma dobbiamo votare anche il Capo Rione?”. In effetti è vero che all’idea di un nuovo Consiglio tutti sono ragionevoli, ma quando si tocca il Capo Rione iniziano i problemi. Sembra quasi, sondando il terreno, che il Capo Rione sia una figura mistica, intoccabile ed eterna, se potessimo non cambiarla mai più andrebbe tutto benissimo. Una volta capita l’ineluttabilità di un Consiglio che decade, la domanda successiva è quella di rito per tutti: “Perché Ghio non lo fa più?”. Indubbiamente Montuschi sembra nato con la veste del Capo Rione e anche solo la remota possibilità che non si ricandidi sembra pura fantascienza. Non è un buon momento per parlare di elezioni, siamo alla vigilia della nostra stagione di gare, già nel parco sventolano bandiere e già in scuderia si avvertono i primi lievi sintomi dell’arterio da Palio, stiamo spiando il Chiostro del Giubileo e siamo lontani anni luce dal pensiero di dover di nuovo concentrarci su chi prenderà decisioni per i prossimi tre anni. Però ci tocca. E siccome ci tocca, è meglio non nascondere la testa sotto la sabbia. Parliamone, guardiamoci, pensiamo e assumiamoci le nostre responsabilità perché il Rione è di tutti e c’è di più, il Rione non è un datore di lavoro o un governo dal quale difenderci è il nostro passatempo, è la nostra fede. La sensazione più diffusa è che il gruppo che ha guidato fin

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di la dal ponte

NON SOLO BIANCO

BASKET FAENTINO E QUASI

TERMAL La squadra imolese che gioca al Palacattani ha concluso la sua prima stagione in A1 classificandosi al settimo posto. Si tratta sicuramente di un risultato eccezionale per una neopromossa. Imola ed il suo “Vincenzino “ Esposito (vincitore della classifica cannonieri) ci hanno regalato momenti di basket esaltanti e crediamo che il pubblico dei faentini sia stato all’altezza della situazione. HS PENTA La Penta, allenata da Claudio Agresti, dopo un solo anno in A2 torna nella massima serie della pallacanestro femminile. Complimenti a tutto il gruppo che è riuscito ad aggiudicarsi la promozione nel concentramento di Napoli. ARSENAL Si sta giocando in questi giorni ai play-off la possibilità di promozione in C2.

COMPLEANNO DE IL PICCOLO Il settimanale diocesano faentino festeggia il secolo di vita. Infatti il primo numero uscì il 7 maggio 1899. SABATO 24 APRILE Presso la Loggetta del Trentanove nel salotto della Muky, si è svolta la presentazione del libro che il nostro socio Pino Valgimigli ha pubblicato insieme ad altri due artisti: Vincenzo Marzocchini e Hans Genemans: “Fotosculture” raccolta di fotografie. Si tratta, un un certo modo, di foto ispirate alla scultura. Per Genemans fotografia e scultura sono due espressioni artistiche complementari, Pino Valgimigli utilizzando la creta sui corpi presenta fotografie che vanno dalla plasticità della figura al tema pirandelliano della maschera, Vincenzo Marzocchini ritrae delle sculture in legno. SABATO 15 MAGGIO ORE 21 Nella Sala Riunioni del Credito Cooperativo è avvenuto l’Incontro con l’autore Maurizio Galimberti Fotografo instant artist using Polaroid. Conferenza e proiezione Lavori artistici Polaroid. Si è trattato di un grande evento essendo, Maurizio Galimberti, considerato il ritrattista italiano n.1. VINCENZO VERITÀ Coordinatore delle manifestazioni legate al Palio è andato in pensione il 30.4.99. Lo ringraziamo per quello che è stato e per la serietà e l’amore con cui ha gestito per tanti anni le “questioni del Palio”. Speriamo però che resti nell’ambito Palio e che si riescano ad instaurare rapporti di collaborazione anche per il futuro. 36

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1999 - Giornalino Palio