Page 1


LA CASSA RURALE ARTIGIANA

CREDITO COOPERATIVO BANCA DI CREDITO COOPERATIVO

FAENZA


palio del Niballo 1998

parla il caporione a pag ..........................2 si parla di cavalli a pag...........................3 appuntamenti da non perdere a pag .........5 si parla di bandiere a pag ....................100 parliamo di Franco a pag ........................9 si parla di Ruggero a pag ......................12 parla Edo Cimatti a pag ........................15 parlano i cavallari a pag .......................17 Restauro della Commenda 1 a pag .........21 si parla di cultura a pag ........................24 storia della Commenda 1 a pag..............31 cosa è accaduto a pag ...........................33 parla Bettoli a pag ................................38 di tutto un po’ a pag .............................39 notizie dal mondo a pag ........................40 Le foto di copertina e parte dell’interno sono di Foto BG.

A e mi Borgh, c’an me scôrd gnanch s’im’amaza cl’e int’e mi côr e maj uns’aviarà... (Ugo Piazza)

SOMMARIO

Periodico a cura del Rione Bianco - Piazza Fra Sabba, 5 - Direttore responsabile Francesco Gorini - Autorizzazione del Trib. di Ravenna n. 738 del 29/2/84 Sped. in abb. post. Gr. IV/70 - Pubblicità inferiore al 70% - Stampa Tipografia Romagna Faenza - Anno 15 - N.1 Maggio 1998

1


parla il caporione

STUDIO GHETTI-VENTURINI

UN ANNO LUNGO UN GIORNO

Sabato 6 giugno torneranno a cigolare i battenti del vecchio cancello attraverso il quale è possibile accedere al Chiostro della Commenda per accogliere la prima manifestazione organizzata dal Rione Bianco nel mese dedicato al Palio: “La Magione di Fra Sabba”, una festa a tema medievale che inaugura appunto, il periodo dell’anno più atteso da tutti i rionali. Ripensando meglio a queste poche parole bisogna ammettere che chi aspettava già da quest’anno di dover lasciar posto nel Chiostro della Commenda a mucchi di sabbia, mattoni o quant’altro, si possa sentire sollevato e al tempo stesso fortemente preoccupato per la mancata apertura del sospirato cantiere. In realtà tanti progressi sono stati fatti, ed anche se non toccheremo la gru con mano ancora per qualche mese, ormai non è più possibile pensare che l’opera di restauro del Chiostro non sia realizzata; anche solo per quel contributo che sarà assegnato dallo stato qualora il tutto fosse completato entro l’anno del Giubileo. Un traguardo che sembra, dunque molto vicino e che potrebbe essere di buon auspicio per tutto il resto che ci apprestiamo ad affrontare in questo periodo, per cui è necessario che i nostri personaggi più direttamente coinvolti in questo progetto proseguano la loro opera con quell’entusiasmo che li ha caratterizzati sin dall’inizio, anche per gli altri del rione che ora si stanno preparando a tutt’altro tipo d’impegno. E quale potrebbe essere, in fatto d’impegno, cavaliere più motivato del nostro Fabio Massimo (Mino) che oltretutto avrà da difendere il titolo di vincitore dell’ultima Bigorda; forse proprio solo l’altro nostro cavaliere Andrea Gorini (Bobino) che aspetta solo il momento per schiodare dal muro della sua scuderia quella chiave di legno che invece pesa, per chi la riceve, come una casa sulle spalle. Proseguendo nella lettura di questo giornale sarà senz’altro 2 possibile apprendere dai diretti interessati della scuderia ciò che doveva essere tecnicamente migliorato per ottenere mag-

giore competitività il giorno del Palio. Allo stesso modo, va detto però che il primo risultato positivo si è avuto quando, nonostante lo scarso morale del dopo Palio, tutti hanno deciso di non mollare, anzi sono riusciti a ricomporre un gruppo ancor più numeroso attorno ai due cavalieri che a loro volta hanno dimostrando di saper lavorare con quella serenità necessaria per non partire già svantaggiati. Ci apprestiamo a vivere un mese d’intense emozioni dove è legittimo il desiderio di veder trionfare i portacolori di casa; ma la speranza di aver potuto rendere, ognuno secondo le proprie attitudini, un’immagine di questo rione sempre migliore, sarà sempre l’unico obiettivo in grado di mettere insieme le diverse ambizioni dei vari addetti, sia che essi si occupino di cavalli o di bandiere, di Nott dé Bisò o d’attività culturali. Se è vero e sacrosanto che la forza di un rione si misura attraverso la sua scuderia, sarebbe comunque riduttivo credere che esso sia “solo” la scuderia. Grazie a tale impostazione è stato possibile a molte più persone di un tempo partecipare alla crescita di un’associazione come questa che, senza mai perdere di vista il fine prioritario detto prima, si arricchisce, così facendo, delle conoscenze e dell’operato di chi altrimenti ne sarebbe rimasto escluso. I nostri cavalieri hanno continuato a muovere cavalli anche nei mesi invernali, come pure gli sbandieratori che si sono allenati in palestra o i musici nella loro piccola stanza al chiuso per non disturbare troppo; poi arriva il giorno in cui si concentrano tutte le speranze che quel lavoro possa andare a buon fine, ma quando ciò avviene la festa è di tutti perchè in quel momento il rione non ha né un solo volto né un solo nome ma quello di chiunque ne ha saputo prendere parte. Roberto Montuschi

Abbigliamento uomo,donna e bambino

Costumi l i n e a M a re Parah a partire da L . 5 0 . 0 0 0

C.so Europa, 93/95 - Tel. 0546/30985 - FAENZA


si parla di cavalli

ALLA VIGILIA DEL PALIO

deria e sulle persone. Mi occupo della gestione della scuderia nel suo insieme, mentre tutte le decisioni sono prese insieme. Io ho cercato di allargare il “giro” e quindi diminuire i problemi materiali affidando a ciascuno un compito specifico del quale è del tutto responsabile. Vorrei aggiungere che la scuderia sta cambiando anche per il complesso in cui è. Il Centro Rioni sta diventando qualcosa di rilevante che deve essere lanciato e sta diventando un grosso impegno. Il Rione deve prendere atto che oltre alla scuderia esiste anche il Centro Civico Rioni che ci impegna e che d’altra parte corrisponde a un rapporto diverso tra i Rioni”. -Staff attuale della scuderia. “Massimo Fabio, Andrea Gorini, Gianluca Sangiorgi e Leonida Benedetti – cavalieri Marco Montuschi, Gorini Riccardo, Gorini Angelo, Sangiorgi Maurizio, Melandri Doriano, Napo, Zambardino Rossano, Bossa Fabio, Mondini Elisa, Gaudenzi Vittorio”. -Che differenza c’è nel Rione da quando suonavi il tamburo a adesso? “Sostanzialmente sono cambiato più io che il Rione. Bene o male i personaggi sono sempre quelli. Il Rione è diventato più l’azienda Rione Bianco, si deve ragionare in questi termini e forse noi non siamo ancora in grado di farlo. Il Rione era bello anche per la spontaneità delle persone, la gente adesso ti segue meno perché capisce meno quello che stai facendo”. -Pensiero su Bobo. “Bobo prima di entrare in scuderia non lo conoscevo, era il

DELPHINIUM e EVOE

-A Gulmanelli Giorgio, caposcuderia, chiediamo intanto di che cavalli disponiamo in questo momento alla scuderia del Rione Bianco? “Evoe, anglo-arabo-francese di anni 6, grigio-roano, da tre anni in scuderia.Caratterialmente è il cavallo più difficile, più complicato, bisogna sapersi adattare molto per poterla montare. E’ una cavalla rapidissima, se si potrà esprimere al meglio sulla pista del Palio ci può dare delle grosse soddisfazioni. Morgeline, anglo-arabo di anni 5, ha già corso un Palio ed è arrivata ultima, ma il suo valore vero non è quello. Bravissima, si adatta al lavoro, si deve però adattare alla pista del Palio. Delphinium, anglo-arabo di anni 5, strutturalmente è un bellissimo cavallo dotato di grande freddezza, non si spaventa per il lavoro ma è da verificare come si esprimerà sulla pista del Palio. Per correre il Palio è necessaria una gran dose di nevrilità mentre le sue caratteristiche sono quelle di progressione e precisione. Amè è un cavallo nuovo comprato a settembre 97 di anni 2 ed è un purosangue inglese. E’ stato comprato all’asta dei purosangue a Milano quando aveva 18 mesi. E’ ancora un puledro perciò si comporta come tale, quando lo abbiamo portato a casa non sapeva neanche alzare i piedi. Lo stanno seguendo Bobo e Doriano e lo monta Gianluca. Per quest’anno non è ovviamente da considerare nei piani della scuderia. Infine, il mitico Milord”. -Cosa è cambiato nel Rione ed in Scuderia dopo il cambio del Caposcuderia? “Io non prendo decisioni specifiche sul Palio e sui cavalli, il mio è un lavoro di coordinamento su tutti i settori della scu-

di Guidi Walter & C.

NOLEGGIO BIANCHERIA PER: RISTORANTI, ALBERGHI, PIZZERIE E COMUNITÁ, ecc.

Via Fenzoni, 2/a FAENZA Tel. 0546/33027 (Traversa di Via F.lli Rosselli) 3


si parla di cavalli

ALLA VIGILIA DEL PALIO

dentemente da come andrà a finire e da quelli che saranno gli obiettivi, sono contento di Andrea Gorini per l’impegno che sta mettendo per fare gruppo e scuderia. Vorrei anche dire una parola su Franco Ricci: erano due anni che lo conoscevo e devo dire che ero rimasto colpito dalla sua grand’umanità, salutava sempre tutti per primo, si faceva apprezzare da tutti ed ascoltava veramente tutti anche gente come me dalle quale certamente non aveva nulla da imparare”. Siccome tutti gli anni la scuderia è accusata ingiustamente di tenersi il prosciutto di Cesena e questo nel corso degli anni ha condotto anche ad episodi di furto; si vuole rendere noto che nel 1997 la scuderia ha offerto in una gran festa il proprio prosciutto invitando tutti gli sbandieratori. Nel 1998 ha fatto ancora di più ed il prosciutto di Cesena è stato consegnato direttamente nelle mani del Capo degli Sbandieratori: rimaniamo fiduciosamente in attesa degli eventi!

SABATO 23/05 presso la GERMANA ci sarà una serata in compagnia aperta a tutti con la Scuderia, Sbandieratori, Musici e Rionali, dove si mangia, si beve e si ride. MORGELINE e AMÈ

Bobo che aveva vinto il Palio nel 90 e nel 91 ma io sono entrato nel 95. Mi sono accorto della sua grand’umanità, lui ci ha fatto apprezzare la scuderia non solo come un luogo per preparare i cavalli. Nella scuderia, per farne parte, “ci devi essere”, ci devi essere non solo quando si prova un cavallo, ma anche quando non c’è niente da fare. Bobo è uno che ci rimane ancora male se dopo fatto il suo lavoro uno va via”. -Cosa ricordi della prima gara di musici vinta e del tuo passato di tamburino? “Io ho suonato il tamburo per molto tempo da 1983 al 1995 e la prima gara vinta in piazza non la potrò scordare mai, insieme alla vittoria della Bigorda sono i ricordi più belli che ho legati al Rione. Con un differenza: nella gara dei musici avevamo vinto noi e il Rione, nella Bigorda la gioia più grande è stata vedere la felicità di Mino che non dimenticherò mai. La forza del Gruppo musici era che eravamo amici per cui suonare era solo una delle cose che facevamo insieme”. -Sei diventato un cavallaro, quando si comincia a diventare un cavallaro? “Io non sono un cavallaro e non sarò mai un cavallaro perché secondo me contano sempre di più le persone che i cavalli”. -Si può già sapere chi correrà Palio e Bigorda? “No, va tutto verificato sulla pista del Palio, l’idea di cosa fare naturalmente l’abbiamo speriamo di avere i riscontri giusti”. - Vuoi aggiungere qualcosa tu? “Si, io vorrei affermare che sono molto contento delle per4 sone che vengono in scuderia, ma soprattutto ed indipen-

Via Canal Grande 34/44 48018 Faenza (RA) Tel. 0546/22022 (all’interno del Centro Commerciale Capuccini)


appuntamenti da non perdere

MANIFESTAZIONI NIBALLO 1998

PROVE UFFICIALI DEL 42° PALIO DEL NIBALLO Sabato 20 Giugno Piazza del Popolo alle ore 21 TORNEO TRA GLI SBANDIERATORI DEI 5 RIONI Specialità : singolo, piccola squadra, grande squadra, musici. Domenica 21 Giugno Piazza del Popolo dalle ore 21 GIURAMENTO DEI CAVALIERI TORNEO ALFIERI BANDIERANTI: SPECIALITA’ COPPIA Lunedì 22 Giugno, Mercoledì 24 Giugno, Venerdì 26 Giugno Stadio Comunale “Bruno Neri” dalle ore 18 alle ore 21 PROVE UFFICIALI DEL 42° PALIO DEL NIBALLO Domenica 28 Giugno Stadio Comunale “Bruno Neri” alle ore 19 PALIO DEL NIBALLO - 42° EDIZIONE

E’stato indetto il “Trofeo Franco Ricci” che sarà assegnato al cavaliere che più si distinguerà nel Palio, non necessariamente quello vincitore.

MANIFESTAZIONI PALIO DEL NIBALLO 1998 DAL 1 GIUGNO AL 28 GIUGNO Lunedì 1 Giugno, Mercoledì 3 Giugno, Venerdì 5 Giugno Stadio Comunale “Bruno Neri” dalle ore 18 alle ore 21 PROVE DEL 2° TORNEO DELLA BIGORDA D’ORO Lunedì 8 Giugno, Mercoledì 10 Giugno, Venerdì 12 Giugno Stadio Comunale “Bruno Neri” dalle ore 18 alle ore 21 PROVE DEL 2° TORNEO DELLA BIGORDA D’ORO Venerdì 12 Giugno Piazza del Popolo dalle ore 21 GIURAMENTO DEI CAVALIERI GARA DELLE BANDIERE : SPECIALITA’ COPPIA Con la partecipazione di coppie di alfieri bandieranti che non abbiano effettuato la gara della botte. Domenica 14 Giugno Stadio Comunale “Bruno Neri” alle ore 19 TORNEO DELLA BIGORDA D’ORO 2ª EDIZIONE Lunedì 15 Giugno, Mercoledì 17 Giugno, Venerdì 19 Giugno Stadio Comunale “Bruno Neri” dalle ore 18 alle ore 21

Se lo vedi ...evitalo:

prima o poi ti frega!!

di BIAGI ALBERTO

grande qualità a prezzi così bassi... che non puoi farti fregare da altri! Telefona subito... Via F.lli Rosselli, 8/b Faenza Tel. 0546/634351 - Fax 0546/635098

5


appuntamenti da non perdere

PROGRAMMA RIONALE 1998

Lunedì 22 Giugno - ore 21 CONCERTO MUSICALE al parco della Commenda con il complesso “Metallurgica Viganò”. Martedì 23 Giugno - ore 20,30 Serata musicale al Parco della Commenda: ospiti gli “Ex-Under 21”. Durante la serata saranno ospiti i giocatori del “Faenza Calcio” accompagnati da Dirigenti e dall’allenatore con interviste e premiazioni di rito. Mercoledì 24 Giugno - ore 21 Esibizione del Gruppo “Fantasy Dance” del maestro Giampiero Cicognani. Giovedì 25 Giugno - ore 21 Commedia dialettale della Compagnia “Amici del teatro” di Cassanigo dal titolo “La cantena dal per coti”. Venerdì 26 Giugno - ore 21 “II° Trofeo del Palio di ginnastica ritmica-sportiva”. Serata d’esibizione di ginnastica ritmica al Parco della Commenda con la partecipazione d’atlete dell’Associazione sportiva Diamante ed altre Associazioni della zona. Sabato 27 Giugno - ore 21 BENEDIZIONE DEL CAVALLO E INVESTITURA DEL CAVALIERE. Rievocazione Storica per la vigilia del 42° Palio del Niballo Ore 22 CENA PROPIZIATORIA DEL 42° PALIO DEL NIBALLO (su prenotazione)

SETTIMANA DEL PALIO 1998 Parco della Commenda, Piazza fra Sabba, Chiostro della Magione

Sabato 6 Giugno - ore 21 LA MAGIONE DI FRA’ SABA - MEDIOEVO NEL CHIOSTRO Concerto Medioevale dei “MUSICA OFFICINALIS”, Liriche e novelle Boccaccesche, Cartomanti, Buffoni di Corte, ladri di castità e figure patrizie, cena Medievale. Il chiostro sarà illuminato solo con torce a cera. Premio a sorpresa per chi troverà l’amandola d’oro. (su prenotazione) Lunedì 8, Martedì 9, Mercoledì 10 giugno Dalle ore 20 alle 24 un piatto in compagnia di Iano. Serate nel Chiostro della Commenda con alcuni piatti della cucina rionale, piano bar e gara canora. Giovedì 11 giugno Cena della Maglia: organizzata dal gruppo “Ultras” del Rione Bianco. Sabato 13 Giugno - ore 21 BENEDIZIONE DEL CAVALLO E INVESTITURA DEL CAVALIERE. Rievocazione Storica per la vigilia del 2° Torneo della Bigorda d’oro. ore 22 BACCANALE DEL GIORNO PRIMA. Abbondanti e prelibate libagioni, musica e canti dal vivo con il gruppo “Minestrel” in attesa della disputa sul capo di gara. (su prenotazione) 6


appuntamenti da non perdere

LA CUCINA NEL CHIOSTRO

Giovedì’ 11 Giugno - CENA DEGLI ULTRAS Sabato 13 Giugno - VIGILIA DELLA BIGORDA Baccanale del giorno prima con abbondanti e prelibate libagioni. (su prenotazione) Lunedì’ 22 Giugno - SAPORI DELLO STAGNO Zuppa di cipolle Rane e patate fritte Martedì’ 23 Giugno - PER LE VIE DEL SALE Pennette al sugo di pesce Fritto misto di molluschi e crostacei Mercoledì 24 Giugno - IN TERRA SI SPAGNA Paella Sangria Giovedì 25 Giugno - NEL BOSCO DEL CASTELLANO Tortellacci con porcini Bocconcini di cinghiale con polenta Venerdì 26 Giugno - SULLA MENSA DI FRA SABBA Gramignone con salsiccia e pancetta Stinco di maiale al forno con patate Sabato 27 Giugno - CENA PROPIZIATORIA Scudo del cavaliere Gioielli della Castellana Drappo del Vincitore L’apologia di fra Sabba Torta del Re del Borgo (su prenotazione) Inoltre tutte le sere: minestre tipiche, carni alla griglia e dolci golosi.

COSA SI MANGERÀ DENTRO AL CHIOSTRO DI FRA SABBA

Cantina Sociale Faenza Sabato 6 Giugno - FESTA MEDIEVALE De supa de peselli Torta moreta Torta de castagne De cipolle et castrone Ionchata de farina abrustolita Migliaccio Boccali de la vigna sotto la torre Acqua sorgiva del Borgo et Ridraculo Lunedì 8 Giugno - UN PIATTO IN COMPAGNIA DI IANO Penne all’arrabbiata Gobbetti alla salsiccia Bruschette al prosciutto Piadina con squaqquerone e prosciutto Cassata siciliana Martedì 9 Giugno - UN PIATTO IN COMPAGNIA DI IANO Penne all’arrabbiata Maccheroncini ai quattro formaggi Bruschette al prosciutto Piadina con squaqquerone e prosciutto Cassata siciliana Mercoledì 10 Giugno - UN PIATTO IN COMPAGNIA DI IANO Penne all’arrabbiata Tortelloni burro e salvia Bruschette al prosciutto Piadina con squaqquerone e prosciutto Cassata siciliana

Via Soldata, 2 - 48018 Faenza (Ra) - Tel. (0546) 634100

Fondata nel 1932

VENDITA AL DETTAGLIO Vini Tipici Sfusi ed Imbottigliati ORARIO DI APERTURA NEGOZIO: Martedì: mattino 8,30 - 12,30 pomeriggio 14,30 - 18,30 Giovedì: mattino 8,30 - 12,30 pomeriggio 14,30 - 18,30 Venerdì: pomeriggio 15,00 - 19,00 Sabato: mattino

8,30 - 12,30 7


si parla di bandiere

BANDIERE 1998

CENTO

certo vivaio i rioni potranno sopravvivere altrimenti sarà la fine. Questa è la mia sintesi, per questo ci siamo mossi alla ricerca del nostro futuro e quindi abbiamo già da qualche anno creato un settore giovanile (anche se tra molte difficoltà visti gli impegni di ognuno di noi). L’esibizione per la Festa di San Lazzaro in Borgo, a Boncellino e a Cervia sono passi importanti per creare le premesse per un roseo futuro, bisogna continuare su questa strada e per questo vorrei anche ringraziare per la collaborazione i genitori che ci aiutano. Musici: Ferrucci Alberto (1981) Camporesi Andrea (1985), Liverani Michele e Pambieri Eugenio. Sbandieratori: Cardelli Cristiano (1984), Mercatali Riccardo (1984), Montuschi Michele (1984), Valgimigli Matteo (1985), Spallone Marco (1986), Valmori Devis (1986), Lama Francesco (1987). CESENA Meriterebbe più spazio sul nostro giornale la trasferta di Cesena che sta assumendo di anno in anno più valore, questa forte collaborazione con il nostro Prof. cesenate ci vede impegnati soprattutto come rione (cavalieri, figuranti, musici e sbandieratori). A noi del Gruppo ci piace ricordarla per “la battaglia” a colpi di lanci di bandiera per un Prosciutto. CHARTRES (Francia) Tornare in Francia dopo tanti anni era un mio obiettivo e quindi ho confermato subito la richiesta che ci è stata presentata, sicuramente un vanto per il nostro Gruppo (8 musici, 6 sbandieratori e 2 figuranti) essere per 4 giorni a Chartres e Parigi. Tra stand, vento, pioggia, chiese, artisti, metrò e portoghesi possiamo ricordare la trasferta come positiva. GARE Dovendo obbligatoriamente scrivere sulle imminenti gare, posso dire che i nomi dei partecipanti sono gli stessi dello scorso anno (forse con qualche cambiamento nella Grande Squadra) - solo che siamo più allenati e determinati del ’98 ... fate Voi. Francesco Gorini

Mi auguro che il lettore provi, nel leggere questo articolo, lo stesso piacere che ho provato io nello scriverlo. Qualora si annoiasse, mi scuso anticipatamente, dicendo col Manzoni che non s’è fatto apposta. IL GRUPPO Non pensavo di divertirmi così tanto a fare tutto quello che ho fatto in questo anno e mezzo, certo che aver trovato la giusta collocazione nel Gruppo di Roberto Patuelli e Maurizio Valmori (sono in ordine dí età) ha rafforzato il Gruppo in alcuni settori. Cosicchè ho potuto dedicare il mio tempo libero all’insegnamento dei giovani, a frequentare il gruppo musici e trovare delle idee da mettere sul tavolo per una discussione proficua con i miei più stretti collaboratori. Si tratta solo di avere pazienza e di aspettare, solo il tempo dirà se ho/abbiamo lavorato bene, fare le scelte è chiaramente difficile talvolta sono necessarie ed urgenti, mentre in alcuni casi si è obbligati da circostanze maggiori ed ovvie che non c’è nemmeno bisogno di prese di posizioni evidenti. È chiaro che finchè avremo la voglia di divertirci assieme (oltre tutto e tutti) il Gruppo rimarrà forte, finchè riusciremo a far coesistere i vecchi del Gruppo con i giovani, gli sbandieratori con i musici avremmo capito la lezione dettataci tempo fa. Ognuno di noi può trovare difficoltà e tocca a chi è di fianco rincuorarlo e dirgli che è necessario andare avanti insieme su questa strada, trovare nuove motivazioni e obiettivi comuni cercando il confronto comunque, in ogni caso come già detto, si potrà trarre un primo bilancio sul gruppo solo dopo le gare del ’99. MUSICI Punto fondamentale del nostro gruppo sono i musici e li ho seguiti con interesse per tutta la stagione ed insieme abbiamo verificato varie possibilità, ho visto i ragazzi contenti delle scelte intraprese e questo è sicuramente positivo. Per un allenamento costante e proficuo rimangono i dubbi, le incertezze su dove suonare e a quale ora smettere, le soluzioni temporanee comunque non risolvono il problema e in ogni caso vi è un patrimonio di ragazzi (26 tra tamburi e chiarine) da tutelare. I GIOVANI 8 Il nostro avvenire dipende da questi giovani e se si riuscirà a creare un

CONCESSIONARIO

OFFCINA AUTO - MOTO AUTORIZZATA

ACCESSORI PER CUSTOM

Devi andare alla revisione periodica o collaudo del tuo autoveicolo? Noi siamo a tua disposizione per qualsiasi chiarimento. Convenzionato con Faenza Service. Vendita moto di tutte le marche. Riparazioni di auto e moto. RAF - Viale Ceramiche, 46 - Faenza Tel. 0546/28935 - Fax 22854


par liamo di Franco

IL RE DIVENTA LEGGENDA

maso Sangiorgi lo portò appunto al Rione Verde. C’era la disponibilità di Franco a correre ed era appoggiato da tutti. Quando Franco andò via dal Rione Verde oltre a me si allontanarono altre persone”. -Quali sono state secondo te le vittorie che Franco ha più amato nella sua carriera? “Lui ha amato allo stesso modo tutte le vittorie perché per lui era sempre la prima volta. Le corse erano tutte uguali e l’emozione era sempre quella della prima volta.E’ partito in ogni gara della sua vita sempre e solo per vincere. Probabilmente Foligno era la corsa che gli piaceva di più e forse è stata anche la piazza dove è stato più osannato”. -Ci sono stati cavalli che ha più amato di altri? “Forse Tamara che è stata la prima cavalla con la quale ha corso da privato e vinto 4 Palii ad Ascoli, poi ci sono stati Logar,Piccolo Fiore,Polvere. Basti pensare che Piccolo Fiore pur avendo oltre 20 anni è ancora in scuderia ed è lì solo per amore”. -Come è nato il cavaliere Franco Ricci? “I suoi genitori ed anche i suoi nonni avevano cavalli e quindi lui ha imparato ad andare a cavallo da solo, poi è avvenuto l’incontro con Walter Padovani che lo ha portato al Rione Rosso e formato come cavaliere”. -Ci sono episodi particolari che ti fa piacere ricordare, oltre a quelli più famosi del Palio del Niballo di Faenza? “Una volta era caduto in prova il giorno prima della gara di Castel del Rio ed aveva riportato un grosso ematoma su di un fianco, il giorno dopo, invece di andare in ospedale a farsi siringare, montò a cavallo e, naturalmente, vinse la gara. Ricordo che un anno si era incrinato un polso durante la Quin-

FRANCO RICCI nato il 27 maggio 1942 : 10 vittorie nel Palio del Niballo di Faenza: 1962,1963,1964,1965,1966,1967,1968,1970,1971,1972 11 vittorie nella giostra del Saracino di Arezzo 8 vittorie nella quintana di Ascoli Piceno: 1971,1972,1973,1974,1976,1978,1984,1985 8 vittorie nella quintana di Servigliano 4 vittorie nella quintana di Foligno 3 vittorie nelle corse dell’Anello a Narni 1 torneo di Narni 3 giostre di San Gemini 2 giostre di Pistoia 1 torneo di Ravenna 1 palio di Ferrara 1 giostra di Monterubbiano 2 palii di Castel del Rio 4 titoli di miglior cavaliere in campo a Narni 1 sperone d’oro a Pistoia Questo un curriculum che parla da solo ma Franco Ricci, e lo sappiamo tutti, era molto di più delle cifre che lo rappresentano. Incubo di tutti i cavalieri che si sono trovati a correre una qualsiasi giostra in cui lui era presente cerchiamo di ricordare l’uomo vero insieme agli amici vecchi e nuovi con i quali ha comunque sempre avuto rapporti anche di “cavalli”. -Gianni detto Giotti, quando e’ avvenuto l’incontro con Franco Ricci? “Franco Ricci lo conoscevo anche prima ma cominciò a nascere del feeling tra di noi quando il Caporione di allora del Rione Verde (del quale io facevo parte) Tom-

CONCESSIONARIA ESCLUSIVA P E R R AV E N N A E P R OV I N C I A

FAENZAUTO VIA EMILIA PONENTE 11/B - FAENZA TEL. 0546/622622 - FAX 0546/620091

9


par liamo di Franco

IL RE DIVENTA LEGGENDA tana di Ascoli, si tolse il gesso, corse e vinse la Quintana di Servigliano. Aveva un rapporto unico con i cavalli, lui parlava ed i cavalli gli rispondevano, si può benissimo affermare che aveva con loro un rapporto umano. Mi ricordo che Dollaro aveva l’abitudine di nitrire durante le sfilate mentre la folla applaudiva. Ci sono alcuni dati che hanno dell’incredibile su Franco, per esempio nel 1985 ha vinto tutte le corse che ha disputato; ne ha vinte 3 consecutive a Foligno e 4 consecutive ad Ascoli e a Servigliano oltre al record faentino. Da mercoledì quando è venuto a mancare fino a sabato compreso quando il corteo funebre è passato davanti a casa sua non si è sentito un solo cavallo nitrire o raspare come facevano di solito. C’era in tutta la sua scuderia un silenzio agghiacciante. Il Corriere di Ascoli uscito il giovedì mattina lo ha definito sia per i sestrieri di Ascoli che per i Rioni di Faenza un incubo, entrambi per anni non “potevano competere e potevano solo vederlo volare verso il Palio” Volevo anche dire che in 25 anni di amicizia abbiamo gioito assieme in oltre 40 vittorie, certi momenti non si potranno mai dimenticare. Aggiungo pure che i miei figli fin da piccolissimi hanno sempre assistito alle sue gare e lo osannavano come non mai specialmente il mio piccolo, Mattia, di appena 7 anni, che vedeva in Franco un idolo da emulare e non vedeva l’ora che fosse sabato o domenica per poter stare con lui in mezzo ai cavalli. Concludo dicendo che personalmente ho perso un amico “di quelli veri” anche al di fuori delle giostre”. -Italo Luna del Rione Spada di Foligno con il quale Franco Ricci ha corso e vinto 4 quintane. “Conobbi Franco Ricci nel 1982 in quanto lui ha corso per diversi anni nel Rione Cassero, ma noi ci rendevamo conto che era alla nostra portata. Sia in politica sia nelle attività culturali e folcloristiche come sono le nostre ci sono sempre Rioni che raccolgono figure aristocratiche e Rioni più portati al proletariato. Il Rione Spada ha radici popolari e quindi con Ricci sentivamo di avere delle affinità volute dal destino.Franco Ricci amava il suo lavoro e aveva un hobby: amava la vita all’aria aperta e amava i cavalli (animali di animo nobile). Era un cavaliere che ci sapeva fare”. -Ma che tipo di rapporti si erano instaurati tra di voi? “Eravamo amici, molte volte è venuto lui a casa mia e molte volte sono andato io da lui dove ho sempre trovato un ambiente sereno e genuino, un ambiente come si poteva trovare in Italia ed in Romagna 100 anni fa. Voleva bene agli animali, basti pensare che Zirmia, vecchia, era ancora in scuderia perché Franco non aveva cuore di mandarla al macello”. -Vuole ricordare qualche episodio particolare. “Nel 1990 corse con un cavallo affittato che cadendo si ruppe entrambi gli anteriori, Franco fu distrutto dal dolore più che se si fosse 10 fatto male lui stesso, gli interessava solo la salute del caval-

lo. Ed a questo proposito basta ricordare la sua reazione dopola tremenda caduta del 1987 con Piccolo Fiore. Le persone aristocratiche comprano animali di razza, Ricci amava gli animali per quello che erano cani e cavalli. Impossibile dimenticare una persona che è stata con noi per 20 anni. A noi confessava di avere un debole per i costumi del Palio del Niballo di Faenza che riteneva i più belli, mentre considerava la Quintana di Foligno un po’ come la Coppa del mondo è per il calcio. Bisogna considerare che oggi a Foligno si ottengono risultati eccezionali rispetto al periodo in cui correva Ricci. I 58’’ che faceva Franco Ricci erano ottenuti in un campo decisamente diverso dove per esempio le curve erano fatte a schiena d’asino ed il campo stesso era poi utilizzato anche per altri scopi. Con quei 58’’ con una pista come quella di oggi Franco Ricci avrebbe volato. Ricci è stato uno dei migliori in una corsa che è una delle più impegnative sia per i cavalli sia per i cavalieri. Franco era nato per fare il cavaliere”. -Enzo Leoni del Rione S.Spirito di Servigliano, anche a lui chiediamo com’era il rapporto con l’uomo Franco Ricci. ”Si trattava ormai principalmente di un rapporto personale, non solo di Palio. Ci conoscevamo da 25 anni, e’ stato molte volte ospite a casa mia”. -Il suo rapporto con i cavalli com’era? “Il cavallo per lui era un fratello, lo capiva, gli parlava, era un vero genio con i cavalli.Poteva montare qualsiasi tipo di cavallo e non solo, capiva qualsiasi tipo d’animale.Ha cominciato a correre da

Noleggio Abiti da Sposa ... e rimarrà un segreto tra noi e voi

c.so Saffi, 48 Faenza - Tel. (0546) 22617


p a r l iaa m B eo t tdoi l iF r a n c o

IL RE DIVENTA LEGGENDA

veva vincere ma stravincere. Non veniva ad Ascoli per i quattro soldi che prendeva ma per l’applauso della gente, per lo sventolio rosso-verde quando entrava nel campo. Io ho perso più che un amico, ho perso un fratello. Nel 1989 quando corse l’ultima quintana ed uscì, anch’io uscii dal sestriere. Uomo forte, caparbio, a questo punto non c’è più niente da dire, uomo di bontà eccezionale ed il più forte di tutti”. Franco Pacciaroni di Narni “Il personaggio Franco Ricci è per me indimenticabile, dal 69-70 iniziò un rapporto di amicizia, quasi come fratelli. Lui era sempre amico di tutti, a Narni lo rimpiangono tutti in quanto aveva una fisionomia ed un carattere speciali. Era un grande conoscitore di cavalli ed il miglior cavaliere che esista”. Da tutti i commenti ascoltati emerge quello che veramente tutti noi proviamo e cioè un grande dispiacere riassunto con grande “cuore” dal saluto del Rione Rosso.

CIAO FRANCO Ciao perché sei ancora con noi e tornerai sempre quando: rullerà un tamburo, volerà una bandiera, galopperà un cavallo, stoccherà una lancia e quando vinceremo con te. Ciao Franco Il Rione Rosso

noi la prima volta nel 1975 ed ha corso fino al 1996 vincendo 8 quintane.Era un uomo che si faceva volere bene da tutti. Anche dopo aver smesso di correre ha continuato a venire a Servigliano come allenatore del nostro nuovo cavaliere A.Capiani”. -Più Re o più leggenda? “Sia un re che una leggenda”. Elio Marucci di Ascoli sestriere di S.Emidio (8 vittorie di Franco Ricci) “Franco Ricci ha reso la storia del Palio di Ascoli favolosa. Quando nel 1971 è arrivato per la prima volta nel nostro sestriere io che facevo parte del sestriere ma all’epoca non avevo cariche particolari dovetti lottare con tutto il sestriere ed anche con gli altri sestrieri (per questioni di regolamento) per avere Franco Ricci.Quella volta si presentò con Walter Padovani e fu l’unica volta un cui fu redatto un vero e proprio contratto, di lì in poi bastò sempre una stretta di mano.Franco Ricci venne il primo anno e vinse subito la prima quintana e poi ha vinto tutte quelle successive dal 71 al 74. Nessuno lo ha eguagliato e nessuno ormai riuscirà ad eguagliarlo più. Il primo anno corse con Omar e poi cominciò a correre con i suoi cavalli (mi ricordo due volte con Tamara).Un anno, mi ricordo, era presente un giornalista proveniente dall’ippica che definì Franco Ricci in maniera meravigliosa chiamandolo un ragazzo dalla mascella volitiva, il nuovo “Re di Ascoli”. Il rapporto Formica-Ricci è stato per quei tempi come quello Bartali-Coppi. Chi riesce a vincere una quintana di Ascoli è un gran cavaliere perché è una di quelle più difficili. Franco Ricci era un cavaliere che dava spettacolo, non do-

CONDIZIONATORI RIELLO Non li trovate in un negozio qualsiasi CARMELLINI SILVANO AGENZIA

FAENZA NUOVA SEDE: Via Malpighi, 6 - Tel. 0546/620398

11


psai rpl a rBl ae tdt io lRi u g g e r o

UN TRIESTINO AL RIONE

-Come sarà nato un sodalizio che oggi compire vent’anni. Tutto è cominciato 20 anni fa con un incontro fortuito. Sono partiti alla volta di Trieste Roberto Patuelli e Tommaso chiamati per lo svolgimento della Rievocazione storica triestina.Fu scelto il Gruppo del Rione Bianco e qualche giorno dopo avvenne l’incontro in Piazza dell’Unità a Trieste. Uno dei responsabili della Rievocazione era un tale Ruggero Paghi.A notte fonda dopo gli accordi di “lavoro” si è cominciato a parlare di militari ed è saltato fuori che Ruggero Paghi era un ufficiale degli alpini e Roberto Patuelli era un militare della sua compagnia. Da qui è nato un sodalizio durato fino ai giorni nostri che non si è limitato ai rapporti Patuelli-Paghi come ci si poteva aspettare ma che ha portato una serie di avvenimenti e di scambi ripetuti e ininterrotti tra cui un gemellaggio tra il Rione Bianco e Servola il “Borgo” dei triestini. Questa linea diretta Rione Bianco-Servola ha portato nel corso degli anni pullman di triestini a Faenza e pullman di Borghigiani a Servola ed ha creato innumerevoli scambi di amicizie. Ruggero Paghi da quel primo anno, il 1978, è sempre stato presente nel nostro Corteo Storico: 15 anni come portagonfaloniere e poi 5 anni ha interpretato egregiamente la parte del Caporione a Cavallo. Il maestro elementare Ruggero Paghi si è fatto molti cari amici a Faenza e nelle sue sortite faentine non riesce mai a far fronte ai 1000 contemporanei inviti che riceve (anche perché i Vallini lo mollano con difficoltà). Tutto qui? Questa è solo l’introduzione. Ruggero è il Coordinatore della Rievocazione storica che si 12 svolge la vigilia del Palio e che consiste nella Benedizione

del cavallo e del cavaliere. Abbiamo ascoltato la sua voce tonante fare il Banditore dall’alto dalla Commenda, recitare i versi di Cecco Angiolieri , presentare Feste della Befana, lo abbiamo apprezzato come fumettista, giullare, buffone, gran bevitore, uno spirito libero e determinato che pensa 100 cose ed intanto che organizza le prime 50 già ne ha in mente di nuove (e sono tutte buone idee). Rionale e Borghigiano più del borghigiano stesso con in più l’intuizione dei nostri limiti e dei nostri errori e l’immediata generosità del perdonarli di chi, in ogni modo, è triestino e non borghigiano. In tutti questi anni ci ha sempre lasciato un tangibile segno del suo passaggio e quando si avvicina il Palio comincia nel Rione a serpeggiare la domanda; e quando arriva Ruggero, quanto si ferma,.. E finalmente, verso il sabato pomeriggio, preceduto di gran lunga dalla sua fama e dalla sua barba il Ruggero come ogni anno si presenta nel chiostro ed è come se fosse sempre stato lì. Meglio delle parole nostre sono le parole sue : 1991- Cronaca di un Palio mai visto – “Premetto subito a scanso di equivoci: saranno ormai una decina d’anni che io il Palio non lo vedo più, per motivi coronarici….Siccome nessuno ci ha finora pensato, sarà opportuno raccontare tutto quello che accade dietro le quinte, ciò che allo spettatore ed agli stessi rionali in corteo può sfuggire…. Già attorno alle 15, nel parco inizia lo spettacolo, quando in un’aria mistica compaiono le dame: e tutti fanno a gara per aiutarle a salire a cavallo, cercando allo stesso tempo di convincerle che “la mano in quel punto” è l’unico modo per riuscire nel-

SARTORIA • ARTICOLI IN MAGLIERIA • CONFEZIONI

FAENZA • CORSO GARIBALDI, 39/A • TEL. 0546• 28563

Panificio CASTELLARI Vicolo S. Antonino BORGO DURBECCO - FAENZA Telefono 0546/30244


s ia rpl aa r lBae d p t tio R liuggero

UN TRIESTINO AL RIONE

non è che la maggioranza sia normale!…. Che poi la regola vale anche per il Borgo: se non hai la patente da matto o almeno il foglio rosa, qui non entri. Ed a proposito mi viene in mente Thomas, ditemi se non è matto! Ma scusatemi. Uno ti grida in mezzo alla bolgia “Vieni qui ciccione di merda!” La persona normale che fa? Sorride, allarga le braccia alla folla urlante, guarda al cielo con espressione da martire ed esclama “Fratelli”. Ma lui no! Lui,

Sabato 6 giugno ore 21 LA MAGIONE DI FRA SABBA MEDIOEVO NEL CHIOSTRO Concerto Medioevale dei “Musica officinales”, liriche e novelle boccaccesche, cena Medioevale, buffoni di Corte, cartomanti, ladri di castità e figure patrizie. Il Chiostro sarà illuminato solo con torce a cera. Premio a sorpresa per chi troverà l’amadola d’oro. Menù Cena Medioevale De supa de Peselli Torta Moreta Torta de castagne De cipolle et castrone Ionchata de farina abrustolita Migliaccio Boccali de la vigna sotto la torre Acqua sorgiva del Borgo et Ridraculi. (su prenotazione)

l’impresa…. Si dice anche che questa operazione porti buono, ma so per certo che è una teoria recente creata all’uopo e senza un valido fondamento: quando lo ha fatto Naldi, siamo arrivati quinti (o ha sbagliato mano o, come al solito, ha sbagliato tutto) ….. E si arriva alla Piazza: chi deve fermarsi per molto, sa già che qui accade uno strano fenomeno meteorologico. Infatti il sudore cola, si trasforma in vapore acqueo che a sua volta crea una piccola nuvoletta sopra la testa di ciascuno; nuvoletta che non crea refrigerio ma un effetto serra che il colonnello Baroni ha recentemente definito come “effetto faentino”.Le facce dei figuranti si trasformano e si abbruttiscono…E finalmente si entra, ma il meglio accade sul “retro”:”Ruggero, tu qua e io là”e così Patuelli si sistema sulla cassa di minerale naturale ed io su quella gassata, con posizioni scaramantiche e strategiche . Ed inizia il Palio che noi due non vediamo assolutamente ma che sentiamo restando attaccati alle nostre ceste d’acqua con i colli delle bottiglie che diventano come il letto di un fachiro, mentre qualcuno viene ogni tanto a farci la cronaca in differita. Che poi a star lì dietro non è molto meglio che star davanti. E se si va agli spareggi? Il cuore batte a 200 e a nulla vale il training autogeno (“non è niente, lo sai che non è niente, è soltanto una gara, chi se ne frega…”Chi se ne frega? E perché allora mi faccio 700 km ogni anno?). Poi tutto finisce: con la nostra vittoria naturalmente……. … Nel dopocena ecco l’entrata di Bunny (“mi hanno detto che si è vinto: è vero o è uno scherzo?”). 1992 – Matti- Mezzi matti-o normali? – Il mondo si divide in tre parti: quello dei matti, dei mezzi matti e dei normali: ma

❏ ❏ ❏ ❏

bar tabacchi Giocattoli Articoli da regalo

di Irene e Morena

Aperto la domenica e festivi CORSO EUROPA, 32 - FAENZA Tel. 32230 13


si parla di Ruggero

UN TRIESTINO AL RIONE il pazzo, si getta nella calca (“Mi mancavano i tre punti sull’arcata sopraccigliare”) Matti, matti, matti! Non ce n’è uno che si salvi! Uno si! Cantagalli: che quando gli han dato da portare al Rione il gallo, ha esclamato “Ehi come pesa!” e l’ha lasciato lì. …Un po’ tutti c’hanno il rametto di pazzia…Voi non lo vedete, ma noi si! Chi? Piero Ricci… Lui, come noi matti, è dietro la tribuna, si agita e freme. Ma poi al via di Ricky non resiste: passa verso la parte anteriore: ma siccome lì c’è la barriera degli “over 180 cm”, lui fa i saltini per superarli in altezza. Così vede Milord all’uscita dello stallo, sulla curva a due metri dal Niballo. E se gli chiedi : “Com’è andata?” ti risponde “Non lo so in quel momento ero basso!” (non è solo basso è anche matto). Ma lui è niente al confronto con Giacomo che si è incaponito sulla cabala:”Te ti metti sull’acqua gassata e te sulla naturale, non toccarmi gli strisci, lasciami annusare quella cacca di cavallo” E ancor oggi è convinto che non abbiamo vinto il Palio perché io e … abbiamo sbagliato cassa. Ma è roba da schizofrenia.E la scuderia? Roba da manicomio, roba da Imola. Che se poi la tornata va male la pazzia è completa. C’è Milord che si sfoga su Ricky, Ricky si sfoga su Bobino e Bobino si sfoga sul secchio, a pedate naturalmente. Ma allora siamo proprio matti? No, solo mezzi matti, ma siamo tutti matti quando: 1- cantiamo “stasera sono gnocchi” e in chiostro troviamo i garganelli, 2- quando cantiamo “il Palio non c’è più” e ci accorgiamo che se l’è beccato il verde, proprio il verde, 3- e siamo definitivamente matti quando andiamo a discutere avanti per un anno intero sul fatto che si è perso il Palio perché non eravamo forti come l’altro anno oppure non eravamo deboli come l’altro anno, 4- e siamo ancora decisamente matti se siamo capaci di spergiurare “mi sono schifato, io quest’altr’anno al palio non ci vengo” e siamo capaci di mantenere il giuramento, 5- e siamo disastrosamente matti se pensiamo che Ghio faccia il Caporione perché ci si diverte! 6- E siamo solennemente matti se crediamo che Vittorio e Romeo ci danno poca acqua perché si beccano la tangente sulla resa delle bottiglie piene 7- E siamo particolarmente matti se andiamo a spiegare in giro che Ricky ha sbagliato senza volerlo quell’ultima tornata col nero, 8- E siamo sfiziosamente matti se, dicendo “tutti gli altri rioni ce l’hanno col Bianco”, non ci proviamo anche un po’di soddisfazione. 9- E siamo scandalosamente matti se diciamo “A me interessa solo il Palio, il resto son solo ciliegine. 10-Matti, matti, matti. Potremmo andare avanti ancora, forse lo faremo in futuro, ma abbiamo capito lo spirito, ce n’è per tutti, perché lui tut14 ti osserva, tutti conosce e tutti ama. Mordace e tenero.

Non c’è tra noi un poeta come te per cui ci limitiamo agli auguri per i tuoi e per i nostri 20 anni di Rione Bianco insieme e ti dedichiamo semplicemente una canzone dei Pooh che vale per e per tutti noi. Amici per sempre Si può essere amici per sempre, anche quando le vite ci cambiano, ci separano, ci oppongono Si puo’essere amici per sempre anche quando le feste finiscono e si rompono gli incantesimi. Si può anche venire alle mani poi dividersi gli ultimi spiccioli non parlarsi più non scordarsi mai. Gli amici ci riaprono gli occhi, ci capiscono meglio di noi e ti metton davanti agli specchi anche quando non vuoi E CAMPIONI DEL MONDO o IN UN MARE DI GUAI per gli amici rimani chi sei Puoi alzare barriere, litigare con Dio, cambiare famiglia e città, strappare anche foto e radici Ma fra amici non c’è mai un addio. Si può essere amici per sempre anche quando le donne non vogliono e per vivere devi scegliere In amore sei dentro o sei fuori un amico ti lascia anche vivere, non ti scredita, non si vendica Gli amici colpiscono duro come neanche una madre è così senza chi mi sbatteva nel muro, ora non sarei qui. Roberto Patuelli-Pier Paolo Conti

La Piccoli Lavori soc. coop. a r. l.

La Piccoli Lavori una grande squadra al vostro servizio

Filiale:

Faenza (RA) Corso Europa, 72/A tel. e fax 0546-33627


parla Edo Cimatti

EDO CIMATTI SU ESPERANZA

davamo a lavorare al Rione la notte, la prima camera l’abbiamo fatta noi, Eugenio lega, Sergino Bernabè, Dino Emiliani, Roberto Patuelli, Tiziano Conti ecc.”. -Che cavalli erano Liduk ed Esperanza? “Dei brocchi, tutti e due. Non c’erano disponibilità finanziarie, andavamo là, ma sapevamo che con il Rione Rosso era una lotta impari. Noi prendevamo i cavalli l’ultimo mese, quelli che ci passava mio zio. Liduk è stato l’ultimo di quelli forniti da lui. Esperanza è stata invece “comprata” a Modena al mercato del bestiame. Era gravida quando ha corso il palio e diede alla luce il puledro 2-3 mesi dopo il Palio. Tutto sommato era un cavallo abbastanza valido, ma da una parte non girava ed avendolo solo per due mesi non gli si poteva neanche insegnare. Il cavaliere nel 1965 doveva essere Fragossi, ma lui non poteva allora corsi io”.

Lunedì 8 giugno dalle ore 20 alle ore 24 Un piatto in compagnia di Iano. Serata nel Chiostro della Commenda con alcuni piatti della cucina rionale, piano bar e gara canora. Penne all’arrabbiata Gobbetti alla salsiccia Bruschette al prosciutto Piadina con squaqquerone e prosciutto crudo Cassata siciliana

Edo Cimatti ha corso due volte il Palio del Niballo per il Rione Bianco nel 1965 con Liduk e nel 1966 con Esperanza classificandosi sempre quarto. -Come andavano le cose allora? “L’attività del Palio era tutta fatta in casa, le stalle erano in via Risorgimento alla “Stracchina”, un posto dato dal Comune”. -Ma quante persone si occupavano dei cavalli? “C’era lo stalliere Morigi Arturo che abitava lì e custodiva i cavalli, io, Dino Emiliani, Leo Fragossi e Cosmo Graf che faceva da istruttore (Caposcuderia se vogliamo) in quanto l’aveva già fatto nei militari.Graf, tra l’altro, è stato anche istruttore di Vittorio Zama. Poi veniva anche Bandini Vittorio che era appassionato di cavalli. Nel 1966 il Caposcuderia era Guido Ricci che aveva corso il Palio nel 1964”. -Come hai imparato ad andare a cavallo? “Io sono autodidatta, avevo imparato ad andare a cavallo da solo. Ho iniziato a casa di mio zio con un somaro. I cavalli sia da gara che da sfilata in quel periodo erano di mio zio, Pezzi Giulio. All’inizio andavamo ad allenarci da lui in via Silvio Pellico e di lì andavamo in passeggiata fino a casa di Dino Emiliani. Dopo il Comune ci diede la casa, la Stracchina, appunto”. -Quanto vi allenavate? “Lontano dal Palio ci trovavamo tutte le domeniche, mattina e pomeriggio, vicino al Palio tutte le sere. C’era un bel rapporto, si facevano lavori di manutenzione, colazioni, avevamo preparato anche gli ostacoli per allenare i ragazzi”. -Come erano i rapporti con il Rione? “Il rapporto c’era perché il Rione eravamo sempre noi, an-

Pizzeria Italia Bianca Mozzarella

Rossa Pomodoro

Gialla Peperoni

Verde Carciofi

Nera Funghi

e tante altre varietà

Il Palio delle pizze

scegli il tuo colore preferito vincerai sempre Corso Matteotti, 4 - Faenza 15


parla Edo Cimatti

EDO CIMATTI SU ESPERANZA

lui che ha insegnato qualcosa”. -Tu correresti con morso a leva o filetto? “Io correrei con il filetto perché ho usato sempre solo quello e poi non è il morso che fa il cavallo”. -Chi ha fatto la storia del Rione Bianco? “Massari, Visani, Graf, E.Lega, Conte Ferniani ecc..” -Cosa pensavi quando gli ultras cantavano Cimatti Caporione? “Lo ricordo con piacere anche se per fortuna poi è finito il periodo in cui venivano a cantare sotto le finestre di notte. Una volta sono venuti con le transenne persino a sbattere nelle tapparelle della camera da letto”. -Facevate delle corse fuori? “Si, qualcuna ne facevamo, io ricordo (nel 1964 o 1965) con Liduk una corsa in piazza a Ravenna in cui eravamo presenti i 5 cavalieri faentini ed anche altri cavalieri”.

Apprendiamo con tristezza che è venuto a mancare in questi giorni Giulio Pezzi detto “Giotti” Nato l’11.11.1909 è stato il primo a fornire i cavalli per il Palio del Rione Bianco nei cosiddetti anni dei “pionieri”. Lo ricordiamo con affetto.”

-Ma i cavalli di che razza erano? “Di nessuna razza”. -E i cavalieri? “Ci allenavamo sul bersaglio e ci prendevamo anche abbastanza quando il cavallo passava di lì, cosa che non succedeva spesso. Nel Palio del 1965 Esperanza a sinistra non girava proprio, ma riuscimmo a prendere due scudi ed uno di questi al Rione Rosso. A quel punto potevamo anche andare a casa perché il nostro Palio l’avevamo già vinto. E’ così che dissi a Conti, il tamburino, “Sona basterd ch’andèn a cà”. -Che accorgimenti e preparazioni si facevano ai cavalli? “Si montava la sella e via. Il veterinario eravamo sempre noi. Allora era proprio”acqua e sapone” bastava mantenerlo in salute”. -Chi è rimasto di quei tempi? “Giravano per la scuderia già Tiziano Casadio che cominciava ad andare a cavallo e Bunny, La Stracchina fu divisa molto più avanti e venne lì anche il rione Nero”. -I tre più grandi cavalieri del Rione Bianco e degli altri Rioni. “Zama, Poggiali, Conti. Franco Ricci già ai miei tempi era un cavaliere professionista ed anche Ivan Balducci era un buon cavaliere”. -I migliori cavalli del Rione Bianco? “Il nostro miglior cavallo è stato Quassaran, il più veloce. Falchetto anche era un buon cavallo, un cavallo che mi sarebbe piaciuto montare. Quassaran era generoso, veloce, non ha avuto bisogno d’addestramento. La Pantera invece ha avuto bisogno di molto lavoro ed è diventata la Pantera dopo il lavoro di Poggiali. Milord è un altro cavallo che non ha a16 vuto bisogno d’addestramento (un campione-scuola) anzi è

(GIÀ STILEDIL)

PAVIMENTI E RIVESTIMENTI in ceramica - legno - cotto - impruneta moquettes - gomma con posa in opera

MOBILI COLONIALI IN TEAK

Via Murri, 80 Tel. (0546) 622325 Fax 620973 48018 FAENZA (RA)


parlano i cavallari

VITTORIO ZAMA

mente i tempi. Tu sei stato l’unico cavaliere del Palio di Faenza a vincere il Palio per due Rioni diversi.Cosa ne pensi dell’attuale vincolo che lega per sempre un cavaliere al Rione per il quale ha corso il Palio? “Ritengo giusto che quando un Rione prepara un cavaliere quest’ultimo debba avere un certo vincolo verso il Rione stesso, mi sembra però eccessivo prolungare il vincolo a vita. Infatti, a volte la rottura del rapporto tra un cavaliere ed il Rione può essere originata da motivi personali, in questo modo il cavaliere si troverebbe escluso per sempre dal Palio perciò mi sembrerebbe più giusto limitare questo vincolo a qualche anno”. Che effetto ti fa sapere che dopo 15 anni dal tuo allontanamento dal Rione Bianco si parli ancora di te? “Non mi meraviglia che si parli di me; la cosa, anzi, mi fa piacere. Non vorrei sembrare presuntuoso, ma devo dire che Zama ha lasciato un’impronta dentro al Rione: per diversi anni ha laMartedì 9 giugno Un piatto in compagnia di Iano. Serata nel Chiostro della Commenda con alcuni piatti della cucina rionale, piano bar e gara canora. Penne all’arrabbiata Maccheroncini ai quattro formaggi Bruschette al prosciutto Piadina con squaqquerone e prosciutto crudo Cassata siciliana

Quante corse del Palio del Niballo hai disputato come cavaliere? ”Ho corso il Palio del Niballo sei volte”. Quante corse del Palio del Niballo hai disputato come allenatore responsabile? ”Sono stato allenatore responsabile per dieci volte di cui otto per il Rione Bianco e due per il Verde”. Quanti ragazzi hai preparato per la corsa del Palio? “Sono stati tanti, ora non so quantificare il numero. Voglio però ricordare un particolare avvenuto ad Ascoli. Durante una delle edizioni appunto del Palio di Ascoli, su sei giostratori quattro erano stati miei allievi”. Quanti di questi tuoi allievi hanno vinto un Palio del Niballo? “Luigi Poggiali per il Bianco e Davide Tredozi per il Verde. Ma Placci e Montefiori hanno vinto ad Ascoli e ad Arezzo più volte”. Cosa è cambiato nella preparazione degli attuali cavalieri rispetto a quando gareggiavi tu? “Ora ci sono molte più possibilità, più soldi, più persone che lavorano all’interno delle scuderie. Noi eravamo dei veri pionieri, dovevamo arrangiarci molto di più da soli, sia dal lato pratico sia da quello tecnico”. Le prestazioni dei cavalli al Palio si fanno sempre più al limite anche solo rispetto a qualche anno fa. C’è ancora margine di miglioramento? “Si cerca sempre di migliorare, io sono però convinto che alcuni cavalli che hanno vinto tanti anni fa sarebbero vincenti ancora adesso. Vorrei però considerare che ora con il cambio di alcune regole (ad esempio gli stalli di partenza) si possono usare cavalli più insanguati, in altre parole purosangue che potrebbero abbassare ulterior-

CERDOMUS S.p.A. Direzione, Uffici, stabilimento: 48014 Castelbolognese (Ravenna), Italy - Via Emilia Ponente n. 1000 Tel. 0546-50210 (8 linee) - Telex 550292 CDOMUS I - Telefax 0546-50010 17


parlano i cavallari

VITTORIO ZAMA

nista con Poggiali e cosa sarebbe successo se tu avessi vinto il Palio con lui? “Rispondo iniziando dalla seconda domanda e ti dico: come posso saperlo? Forse, vincendo, si poteva restare ancora insieme, e si sarebbe potuto vincere ancora (io l’ho fatto con altri) e ci avrebbero guadagnato lui ed il Rione. Rispondendo invece alla prima parte della domanda ti dico che forse i giochi erano già fatti; qualcuno voleva farmi le scarpe. Non dico altro”. Che effetto fa essere considerato da Bianco, Giallo, Verde e Rosso un po’ l’istrione, quello che capisce la corsa del Palio? “Anche se detto in senso di “cavallaro” non mi sento un istrione nel senso letterale comunque ti passo il sostantivo ritenendomi un uomo di cavalli: che poi alcuni Rioni mi ritengano un esperto del Palio mi lusinga e mi onora. In effetti, la mia passione per i cavalli è nata con questa competizione e ancora ora devo dire che se chiudo gli occhi “sento la curva del Palio”. Due parole su Franco Ricci. “E’ stato un personaggio unico, oltre alle doti di cavaliere aveva una grinta ed un carattere che non solo a Faenza, ma in tante altre giostre italiane lo hanno reso una leggenda”. Vorrei ringraziare Vittorio per la gentilezza e la disponibilità dimostrate in questa breve intervista. C’è una cosa che desidererei sottolineare: sono tanti anni che Vittorio non è più nel Rione e mi piacerebbe che quando si parla di lui il pensiero non andasse sempre solo ai soliti avvenimenti di cui tanto si è parlato, ma vorrei che il primo pensiero fosse per quella sera di giugno del 1976 quando dopo 17 anni il Palio attraversò nuovamente il ponte. R. M.

vorato col sudore, col sangue e con il cuore per costruire il Rione e gestire le scuderie e devo dire che è proprio dentro al cuore che mi è rimasto il Rione Bianco”. Hai mai pensato e considerato che la famosa Pantera ha corso tutti i Palii più importanti? “Pantera era una cavalla che avevo addestrato io, è stata la cavalla con la quale mi sono rotto il braccio. Era una cavalla veloce e molto duttile, basti dire che ha vinto il Palio a Faenza, Ascoli e Ferrara. Con gli ingaggi che era in grado di prendere fuori Faenza, manteneva quasi tutta la scuderia! E pensare che c’era chi la voleva vendere!” Quali sono stati secondo te i tre cavalli più grandi del Rione Bianco ai tuoi tempi? “Quassaran, Pantera, Alfio: sopra a tutti senz’altro Quassaran per il motivo che dava sempre tutto quello che aveva. Ricordo che anche nelle ultime corse da lui disputate malgrado i problemi fisici che già lo affliggevano lo si vedeva dare il massimo. Era di una generosità infinita. Di Pantera ho già parlato prima, Alfio invece era un cavallo fatto per il Palio e avrebbe meritato di vincerlo diverse volte, purtroppo secondo me è stato malgestito. Vorrei aggiungere a questa lista anche Falchetto, un cavallo eccezionale, ma erano tempi diversi”. Ti sei mai rammaricato di aver detto di rallentare in quella famosa tornata contro il Rione Verde? “Non mi rammarico di quel richiamo perché il cavallo era partito molto forte con una gran “sgambazzata” e la mia prima preoccupazione fu quella che potesse uscire di pista, perciò il mio urlo in quel momento era più che motivato e relativo alla sola partenza, bisogna poi aggiungere che perdemmo di pochissimo”. 18 Come vedi dopo 15 anni la diatriba che ti ha visto protago-

PANDA A l S u p e r C R A I - PA N D A troverete prodotti sempre freschi e di prima qualità, accompagnati da un pizzico di simpatia e cortesia

PANDA Via Forlivese, 16 FAENZA - Tel. 21866


parlano i cavallari

IGINO PIAZZA DEL RIONE NERO

Cosa ancora oggi e dopo tante soddisfazioni ti fa rimanere questa passione per andare avanti? “N.1 la passione per i cavalli, N.2 l’amore per il Rione e N.3 l’amore per il Palio”. Quando pensi che sia giusto che uno si fermi con l’attività e si metta da parte? “Quando non ha più tempo forse, ma soprattutto quando non si hanno più stimoli e quando l’ambiente ed il gruppo non sono più quelli che ti permettono di lavorare bene”. Quanto contano nell’ambiente Palio il Rione, il Caposcuderia, il cavallo ed il cavaliere? “Il gruppo scuderia tutto insieme conta un 70% per vincere il Palio, il Rione conta, un 25%, l’altro 5% è la fortuna. Per quanto riguarda propriamente la corsa, cavallo e cavaliere contano un 50% a testa.

Mercoledì 10 giugno Un piatto in compagnia di iano. Serata nel Chiostro della Commenda con alcuni piatti della cucina rionale, piano bar e gara canora. NEW FOTO VIDEO

Penne all’arrabbiata Tortelloni burro e salvia Bruschette al prosciutto Piadina con squaqquerone e prosciutto crudo Cassata siciliana.

L’esordio dell’incontro alla scuderia del Rione Nero riguarda ovviamente il triste argomento del giorno in quanto proprio questa mattina si sono svolti i funerali di Franco Ricci. -Pur non essendo le parole sufficienti ad esprimere quel che tutti noi proviamo ci sentiamo almeno di ribadire la grossa perdita per il Rione Rosso, il Centro Rioni e per noi tutti. Ciò che più si avvicina al nostro stato d’animo attuale è un grosso dispiacere… Come e quando è avvenuto il tuo avvicinamento al Rione Nero? “Ho cominciato a frequentare il Rione Nero intorno al 1965 perché mi piacevano i cavalli. A quei tempi eravamo ancora alla “Stracchina” insieme al Rione Bianco. Io non mi occupavo di qualcosa di specifico, davo una mano ed insieme a me a quei tempi c’erano Bugli e Marcello Morini, Donati (che era amico di Guido Ricci) faceva da istruttore e Sergio Badiali era il fantino”. Chi c’era di quei tempi nel Rione Nero che è rimasto ancora oggi? “Praticamente dei primi anni siamo rimasti solo io e Bugli. Prima ancora della Stracchina andavamo a casa di Balducci Ivan e di lì andavamo a cavallo in Piazza D’Armi dove c’era un campo. I cavalli all’epoca erano di Balducci Ivan che lavorava nella scuderia Orsi-Mangelli che si occupava di trotto”. E di quei tempi chi è rimasto del Rione Bianco? “Anche nel Rione Bianco sono cambiati un po’ tutti, direi che quelli che ricordo io sono Bunny, Edo Cimatti e Giordano Casadio”.

AGENZIA VIAGGI E TURISMO

Via G. Pistocchi 3 - Tel. 22177 - 662496 FA E N Z A

BIGLIETTERIA FERROVIARIA - AEREA - MARITTIMA PER L’ITALIA E PER L’ESTERO ORGANIZZAZIONE VIAGGI INDIVIDUALI E DI GRUPPO VIAGGI DI NOZZE - CROCIERE SOGGIORNI: MARE - MONTAGNA - TERME - LAGHI NOLEGGIO: AUTO - PULLMANS BIGLIETTERIA GIOVANI 19


si parla di rione

NEW FOTO VIDEO

IGINO PIAZZA DEL RIONE NERO

“Quello del 1989 quando Capiani si fece male e quello del 1992”. -Cosa ti senti di dire sul tuo rapporto con Bobo. “E’ un buon rapporto, come quello che ho con tutti gli altri responsabili delle scuderie rionali. Certamente tra noi c’è qualcosa di più in quanto come si usa dire “abbiamo fatto i bambini insieme”. Lui ha solo un anno più di me ma sembra mio nonno. Esiste tra noi una grande stima reciproca, ma vorrei dire che ultimamente frequenta la scuderia un po’ meno, io sento la sua mancanza ed inoltre secondo me dovrebbe frequentarla di più”.

Se il Rione ti lascia lavorare e ti dà un supporto giusto, come sta facendo, non ci sono problemi. Il nostro gruppo scuderia è molto unito e le decisioni sono prese tutti insieme”. Vogliamo allora dire com’è strutturato il gruppo scuderia Rione nero? “Esiste un responsabile della scuderia all’interno del Consiglio Direttivo che è Barnabè Fabrizio. In scuderia: Igino Piazza- responsabile, Luca Ravagli e Daniele Maretti – cavalieri, Liverini Bruno, Minardi Maurizio, Paolo Pasi, Ermanno Sangiorgi ed inoltre c’è data una mano da Piero Ravagli”. -Quali gare degli sbandieratori ti piace più vincere? “Ovviamente in primo luogo la Coppia e poi la Grande Squadra in quanto giustifica il lavoro di tutto il Rione”. -Quali sono stati secondo te i migliori cavalli che abbiano mai corso il Palio del Niballo? “Farei delle distinzioni di annate. Fino al 1970: Zimarra, Gerfo e Baiardo. Fino al 1985: King, Sofia, Quassaran e Selmonson. Fino ad oggi: Eugenio, Richy, Milord, Onda, Quaith”. -Succede di affezionarsi ad un cavallo in particolare? “Tendenzialmente ci si affeziona ai cavalli che vincono, però io cerco di rispettare e trattare nello stesso modo tutti i cavalli che sono in scuderia”. C’è qualche cavaliere del Rione Bianco che ti sarebbe piaciuto allenare? “Ognuno allena i cavalieri del proprio Rione”. -Quale Palio vinto ti ha dato più soddisfazione? “Probabilmente quello che mi ha dato più soddisfazione è stato quello vinto nel 1988 dopo gli spareggi con il Rione Verde”. 20 -Quale Palio che invece hai perso ti ha più deluso?

L AVA N D E R I A

Via Nuova, 51 - Faenza Tel. 0546/663625


restauro della Commenda 1

STUDI GHETTI-VENTURINI FIG.1

MAGIONE O COMMENDA

appunto quello del quadriportico oggi chiuso su due lati e del passaggio che conduce al retro sul lato est, che costituisce la prosecuzione in linea diretta di quello d’ingresso al chiostro posto sul lato ovest. Si è quindi pensato di effettuare una serie di demolizioni delle tramezzature e dei tamponamenti realizzati nell’ultimo secolo per poter finalmente rivivere lo spazio del chiostro come originariamente era stato progettato, in modo da poterne utilizzare al meglio gli ambienti per rinnovate attività sociali. Per conoscere l’originaria configurazione del manufatto si rende allora necessario comprendere appieno il succedersi degli eventi che hanno portato alla stratificazione storica attualmente visibile, tramite l’attento studio delle fonti storiche, documentarie ed iconografiche giunte sino a noi. Data la mancanza quasi assoluta di testimonianze sulle origini nonché la scarsità di notizie sugli ulteriori immediati sviluppi del complesso faentino, è impossibile poter affermare con precisione come e quando siano avvenute le varie trasformazioni strutturali da esso (e segnatamente dal chiostro) subìte nei primi secoli della sua esistenza. In particolare del primitivo nucleo dell’edificio annesso alla chiesa (la “domus” o “magione” o “commenda”), costruiGiovedì 11 giugno Cena della Maglia: organizzata dal gruppo “Ultras del Rione Bianco.

RELAZIONE STORICA-ARCHITETTONICA-DOCUMENTARIA Intendiamo in questo modo seguire passo passo il percorso culturale, bibliografico ed in parte tecnico che sta portando al restauro della Nostra Commenda. Ci serviremo per questo di stralci della relazione degli Architetti Ghetti-Venturini. In questa prima puntata esamineremo la Commenda fino al 1500 prima dell’intervento del nostro ormai mitico Fra Sabba da Castiglione. INTRODUZIONE Il restauro del chiostro della Commenda di Faenza rappresenta un intervento di particolare rilevanza per l’elevato valore artistico ed architettonico dell’edificio, che impone la necessità di ridare a questo luogo, carico di storia, la sua più autentica spazialità emotiva.. Si può affermare che l’intero complesso dell’antica “Magione” (nell’archivio Rossini compare in data 26.04.1514 un documento recante il termine Maxon, da cui Magione con il quale viene comunemente indicato l’edificio. Questi ospizi, infatti, avevano nomi differenti tra i quali Mansio, Domus Praceptoria ed in seguito anche quello di Commenda, significativo del prevalere di interessi economici su quelli dell’Hospitalis) sia stato snaturato nel corso dei secoli, con particolare riferimento al chiostro; gli interventi più vistosi e discutibili sono stati compiuti negli ultimi sessant’anni. In proposito si potrebbe, dunque, aspirare ad un ripristino e ad un recupero della struttura originale mascherata e ottenebrata dalle molteplici superfetazioni. L’impianto che si intende rendere nuovamente visibile è

• Impianti elettrici industriali e civili • Pubblica illuminazione • Quadri di distribuzione MANUTENZIONE CAMPI SPORTIVI CIRCOLI RICREATIVI 48018 Faenza (RA) Via Vittori, 73 (trav. Via Boaria) Tel. e Fax 0546/622976

21


restauro della Commenda 1

MAGIONE O COMMENDA to per residenza dei frati che la governavano, nulla resta visibile. I rimaneggiamenti dal Quattrocento in poi hanno camuffato le antiche strutture medioevali così bene che non si riesce a distinguere il nucleo originario. Difficilmente ricostruibile è anche l’evoluzione storica dell’edificio sviluppatosi per interventi frammentari legati alle diverse attività che si sono svolte nel corso dei secoli in questo luogo e soprattutto all’assegnazione del Commendatario. Costui, poiché questa diveniva la sua residenza fino alla morte, si sentiva in diritto di compiere tutti i mutamenti che riteneva opportuni. Attualmente l’edificio, benché abbia subito molti successivi rimaneggiamenti, conserva consistenti caratteristiche cinquecentesche formatesi nel lungo periodo in cui governò Fra Sabba da Castiglione. Questi fu indubbiamente l’artefice degli interventi più massicci accanto a quelli successivi di Giulio Bravo, che diedero al monumento una configurazione molto simile a quella odierna. IPOTESI SULLA STRUTURA ORIGINARIA.: IL PRIMO OSPIZIO Esistono notevoli dubbi sull’attribuzione originaria della proprietà del complesso: si parla comunque, con ogni probabilità, degli ordini religiosi nati nel medioevo e legati alla difesa e al pellegrinaggio in Palestina (Gerosolimitani e Templari). I Gerosolimitani, detti anche Giovanniti ed Hospitalarii, nacquero, come i Templari, durante le crociate con lo scopo di difendere i luoghi sacri dai musulmani e di provvedere all’ospitalità dei pellegrini che a quell’epoca si recavano numerosi in Oriente. Dopo la caduta di Gerusalemme nel 1187 la sede dell’ordine passò a Cipro e poi a Rodi. Nel Cinquecento in seguito all’aggressione turca i cavalieri passarono a Malta, da cui il nome col quale sono tuttora conosciuti. L’isola sottoposta all’alta sovranità del re di Napoli, fu occupata nel 1798 dai francesi. L’ordine allora si trasferì in Italia. I suoi appartenenti erano costretti alla sottomissione e ai tre voti di castità, povertà ed obbedienza e furono divisi in tre classi: Sacerdoti, gentiluomini e frati serventi. Le ultime due avevano il compito, se necessario, di usare le armi. I Templari, invece, ebbero una fine più rapida: essendosi anch’essi allontanati dalla Terrasanta, impiegarono in maniera discutibile le enormi ricchezze accumulate, incorrendo nell’ira del re di Francia Filippo il Bello che ne decise la distruzione con l’appoggio della Chiesa. Rimane dubbia l’identificazione dei primi occupanti, il Mariani avanza l’ipotesi di un ospedale per pellegrini. La pratica del pellegrinaggio era diffusissima a quell’epoca. Ad essa era legata una serie di servizi, prima di matrice religiosa ed assistenziale, in seguito a pagamento. I Gerosolimitani fondarono il primo ospizio a Gerusalemme, per poi diffondere ques’uso in tutta Europa lungo le principali strade di traffico e verso i porti. Il primo compito degli ospedali era l’Hospitalitas, intesa 22 come sostentamento di poveri ed orfani nonché appunto

come ricovero dei viaggiatori; ci si occupava anche della manutenzione di strade e ponti che in seguito divenne attività predominante. In questi ospizi si praticava l’arruolamento dei crociati e la raccolta di offerte per le guerre contro i Turchi. Fra il XIV e il XV secolo si ebbe una trasformazione di queste istituzioni, che fin dalle origini erano sorte per volontà dell’ordine ma anche di privati vicini a quell’ideale: nacquero così le Commende. Il primo documento e il primo ricordo relativo alla Commenda è il già citato documento del 1137 “ex-tabularioCapitolari” riportato dal Mittarelli nelle sue Accensiones. In esso è ricordato il “PRIOR ECCLESIAE HOSPITI SCTI, SEPULCHRI IN SUBURBIO CIVITATIS FAV, FORIS PORTAM PONTIS”. Da ciò si può evincere che unito alla chiesa vi fosse un edificio, il nucleo primitivo di quella che poi fu la Magione, ad uso di abitazione dei frati che dirigevano l’ospizio. In una carta del 1237 si legge “HOSPITALIS SEPULCHRI SCTAE, MARIAE MAGDALENAE”; in un’altra del 1301, appartenente all’archivio Azzurrini, si trova menzionato un

SABATO 20 GIUGNO Incontro con una delegazione dei Cavalieri dell’Ordine di Malta. In questa occasione verrà celebrata una S.Messa nella chiesa della Commenda celebrata dal Vescovo.

forme d’arredamento

B.G. arredamenti s.n.c. di Babini Veliana e Giunchedi Luisa Via Silvio Pellico 3/A - 48018 FAENZA Tel. e fax 0546 - 32424 • tel. 32455


restauro della Commenda 1

MAGIONE O COMMENDA

sura delle feritoie sul retro e la sopraelevazione di questa parte rispetto agli altri edifici circostanti, rimasti ad un unico piano. (continua) Ghetti-Venturini Giovedì 7 maggio 1998 il Progetto definitivo relativo al Restauro della Commenda è stato ufficialmente presentato sia in Comune di Faenza che alla Soprintendenza. Il Resto del Carlino 18 maggio: “I lavori dovrebbero partire in settembre ed essere terminati nell’ottobre del ’99, pena la perdita del finanziamento di 800 miloni erogato dalla Commissione Giubileo 2000”.

Sabato 13 giugno

STUDI GHETTI-VENTURINI FIG.2

Ore 21 BENEDIZIONE DEL CAVALLO ED INVESTITURA DEL CAVALIERE Rievocazione storica per la vigilia del 2° Torneo della Bigorda d’oro. Ore 22 BACCANALE DEL GIORNO PRIMA Abbondanti e prelibate libagioni. Musica e canti dal vivo con il gruppo “Minestrel” In attesa della disputa sul campo di gara. (su prenotazione)

“PRAECEPTOR HOSPITALIS S.CTI SEPULCHRI BURGI PORTAE PONTIS..DE DICTO ORDINE S.CTI JOHANNIS HIEROSOLYMITANI”, ciò lega per la prima volta il nome dei Gerosolimitani all’ospizio del S.Sepolcro. Con queste scarse notizie è evidente che le fonti storiche non ci possono suggerire molto sui primi tempi del monumento in questione; comunque dall’esame stilistico strutturale risulta che l’edificazione della chiesa si può far risalire ai secoli XI-XII. Osservando il retro del prospetto est, nella parte bassa le murature sono alquanto ammalorate e ciò fa pensare che proprio questa parte costituisse il primitivo nucleo dell’ospizio (fig.1).La posizione della chiesa doveva essere all’incirca quella attuale, anche se probabilmente le sue dimensioni erano minori.L’ospizio poteva essere costituito da un ambiente modesto ad un solo piano. Più difficile è ipotizzare l’estensione in lunghezza, poiché le piante appoggiate almuro del retro non consentono una lettura chiara. Comunque, si può affermare che nei secoli XIII-XIV siano stati costruiti, accanto al piccolo ospizio originario, due fabbricati di estensione tale da dar luogo ad una piccole corte interna (fig.2), alla quale solo molto dopo sarebbe stato aggiunto il portico. Il loro essere coevi è dimostrato dalla presenza di muri senza discontinuità ed a sezione pressoché costante. La corte non perfettamente quadrata, che ha dato origine all’attuale chiostro, spiegherebbe la sua forma con il doversi essere adattare ad un impianto preesistente. Questo giustificherebbe anche l’anomalia dell’entrata nel fronte ovest, largo all’inizio ed in seguito in progressivo restringimento. Contemporaneamente anche l’ospizio già esistente subì rimaneggiamenti, come la chiu-

Via Tuliero, 46 - 48018 FAENZA (RA) Tel. (0546) 28273 / 680569

Giorno di chiusura: MARTEDÌ 23


si parla di cultura

FOTO DI VINCENZO MARZOCCHINI

LE MOSTRE AL RIONE BIANCO

Da due anni vengono organizzate, in una sala quattrocentesca, presso la sede del Rione Bianco, a Faenza, periodiche serie di mostre fotografiche di elevato livello estetico ed espressivo. Cura le esposizioni Pino Valgimigli, esperto fotografo e responsabile della sezione culturale del Rione. Ma quale deve essere oggi il senso di una mostra fotografica, quale deve essere il ruolo della fotografia tradizionale in un’epoca inflazionata di immagini che invadono ogni aspetto della nostra società e orientano subdolamente la nostra vita. Viviamo nella società del consumismo, nella quale anche le immagini vengono consumate velocemente, vengono trangugiate senza essere assaporate e digerite. Per di più, a causa dell’ambiguità insita in ogni “fotogramma” o “fotografia”, è alto il rischio del condizionamento ideologico come conseguenza della “sovraesposizione” dei messaggi iconici a cui siamo sottoposti. Ecco allora apparirci chiara la funzione primaria attuale di una mostra fotografica: quella didattica, di educazione all’analisi delle immagini, che ci permetta di recuperare la capacità di giudizio autonomo, capacità molto assopita nella società della televisione e del computer. “Le fotografie possono essere ricordate più facilmente delle immagini in movimento, perché sono una precisa fetta di tempo anziché un flusso. La televisione è un susseguirsi ininterrotto di immagini in movimento ognuna delle quali cancella quella che la precede.” (Susan Sontag). Si avverte sempre più allora la necessità di introdurre una seria programmazione di educazione all’immagine nelle scuole (la Fotografia come materia; corsi di Laurea in 24 fotografia) per riattivare la “cultura della partecipazione”

contro quella della “mortificazione” tipica di una società in cui si è sottoposti ad un flusso sovrabbondante di messaggi e modelli di vita spesso accettati o subiti passivamente. L’insostituibile azione didattica della fotografia è stata puntualmente sottolineata la L.Ghirri: “Dovremmo imparare a guardare le cose in modo più percettivo se non vogliamo che il nostro rapporto col mondo diventi come un viaggio in autostrada, e qui la fotografia ha un suo ruolo. Forse il cinema e la televisione sono più vicini alla nostra generazione, ma resta tuttavia l’esigenza di pensare attentamente a ciò che vediamo.” Ecco quindi l’importanza che possono assumere le immagini singole, statiche in funzione didattica come base per risvegliare quella capacità di critica, di giudizio che è stata ridimensionata dalle immagini in movimento, televisive in particolare, perché non ci consentono una adeguata riflessione “…la marea incontenibile di parole e immagini che quotidianamente ci investe ci porta sempre più a un abbandono del senso originario e fondamentale della scrittura e delle figure: ricordare, riflettere.” (Diego Mormorio). Tutta la filmografia wendersiana, per esempio, è orientata verso il recupero di una visione che permetta di analizzare, riflettere, ricordare, confrontare, proiettare il proprio vissuto nell’immaginario filmico: ”Non sacrificare, ma anzi soddisfare l’occhio nelle sue esigenze di un funzionamento normale e naturale, pur raccontando una storia, è il problema che si è posto Wenders fin dal principio della sua carriera.” (Maurizio Russo)

C A R TO L E R I A C A S T E L L A R I di Tanesini Antonia

TUTTO PER LA SCUOLA Quaderni - Astucci - Cartelle - Testi scolastici Fotocopie - Riduzioni ed ingrandimenti Gadgets - GioC.so Europa, 133 - 48018 FAENZA (Ra)

Panificio

RANDI CARLO Corso Europa, 39 - FAENZA Telefono 0546/30206


si parla di cultura

LE MOSTRE AL RIONE BIANCO Se non si è allenati all’analisi delle immagini si rimane privi di gran parte delle informazioni, del sapere. Ecco allora che assume maggior rilievo l’affermazione di Moholy Nagj del 1930 “L’analfabeta di domani sarà colui che non saprà leggere le immagini.” La sua intuizione permane attuale per tanti motivi: soprattutto se pensiamo che ogni immagine non è mai lo specchio fedele della realtà, ogni immagine contiene una certa dose di ambiguità e può prestarsi ad interpretazioni diverse, anche opposte tra loro, ogni immagine nasconde più verità; se pensiamo all’influenza negativa che esercitano sui giovanissimi quando assumono a modelli comportamenti, atteggiamenti derivanti dal mondo suggestivo della fiction. L’azione subdola delle immagini potrebbe diventare ancora più pericolosa in futuro, nella società che “viaggia in Internet”, nella società dove la realtà virtuale prende il posto di quella reale confondendo le due dimensioni. Le riflessioni di L.A.Feuerbach del 1841, pochi anni dopo l’invenzione ufficiale della fotografia-riprese dalla Sontag in un altro contesto- suonano premonitrici di quanto si sta verificando nella nostra società, una società che “…preferisce l’immagine alla cosa,la copia all’originale, la rappresentazione alla realtà,l’apparenza all’essenza”. A conclusione di queste argomentazioni sull’importanza di un archivio in chiave didattica, vorrei ricordare il pensiero di Luigi Ghirri sulla funzione della fotografia: Domanda (A.Delmonte):”Siamo nell’era dell’immagine e della superficialità: qual è il ruolo del fotografo in questa corsa al’apparenza?” Risposta (Luigi Ghirri): “...la fotografia si pone in un rapporto antagonista alla tv perché offre una pausa, un momento di riflessione rispetto alla rapida fruizione delle immagini televisive. Il fotografo ha l’obbligo di approfondire il significato dell’immagine per combattere l’estetizzazione totale e la desensibilizzazione nei confronti del’immagine stessa. Mai come oggi l’uomo è travolto dalle immagini, e mai come oggi queste gli dicono poco. L’uomo ne è talmente saturo che non sa più provare delle emozioni. La fotografia ha quindi un compito etico, ancor prima che estetico.” In Francia, in Inghilterra, in Germania e negli Usa soprattutto, la fotografia gode di un prestigio pari a quello delle altre espressioni artistiche, della pittura in particolare. Esistono corsi di Laurea i Fotografia, la Fotografia è materia d’insegnamento nelle scuole pubbliche e private. Nei Musei e nelle Gallerie d’Arte è presente la sezione Fotografia. In Italia, pagando il solito ritardo culturale, la gran parte dei fotografi deve ricorrere a sale espositive improvvisate o messe generosamente a disposizione da associazioni culturali, bar, ristoranti. L’osservazione di un’immagine (vista l’importanza che assume oggi) dovrebbe avvenire in un ambiente che faciliti la concentrazione, la riflessone, l’analisi. Pazienza per le mostre ospitate nei bar, ma quelle organizzate da associazioni culturali, politiche, ludico-ricreative… devono

assolutamente godere di maggiore attenzione e rispetto di quanto si sta verificando attualmente. Vincenzo Marzocchini

Non sembra possibile invece il Rione Bianco ha organizzato due gite culturali ed entrambe hanno visto la partecipazione di molte persone: la prima a Firenze per “Gli ingegneri del Rinascimento da Brunelleschi a Leonardo da Vinci”, la seconda al Museo nazionale di Ravenna per la mostra “Kemet: alle sorgenti del tempo”.

Lunedì 22 giugno Parco della Commenda – ore 21 CONCERTO MUSICALE con il complesso “Metallurgica Viganò”. Cucina del Chiostro SAPORI DELLO STAGNO Zuppa di cipolle Rane e patate fritte. Inoltre: minestre tipiche, carni alla griglia, dolci golosi.

NOLEGGIO VIDEO FLIPPERS ATTREZZATURE PER SALA GIOCHI

Via Proventa, 232 - FAENZA - Tel. 0546/46683 25


si parla di cultura

COLORI DI FAENZA

Chiediamo a Tizano Zaccaria come è nata l’idea di un libro sul palio? “Anche se non sono mai stato socio di un Rione, amo il Palio del Niballo fin da bambino, e dal 1986 lo seguo in qualità di giornalista. Ne scrivo per il settimanale Qui e Il Resto del Carlino, commentandolo anche in diretta per radio Base. L’idea del libro è maturata raccogliendo ed archiviando sul mio computer statistiche e commenti vari. Mi sono così ritrovato in mano, già pronti e completi, gli ultimi 10-12 anni di storia: a quel punto mi è venuta in mente l’idea del libro, ed ho iniziato a “scavare” all’indietro, arrivando fino al 1958”. Come sei partito e a chi hai chiesto aiuto? “Prima di tutto ne ho parlato coi Rioni, perché mi sembrava scontato che un libro sul Palio dovesse essere “voluto” dai Rioni stessi, anche perché avevo bisogno che mi aprissero i loro archivi fotografici. Da ogni punto di vista ho avuto la massima disponibilità. Dopodiché mi sono dato da fare per trovare le sponsorizzazioni necessarie per coprire, almeno in parte, il costo del volume. Nell’estate scorsa, quando ho iniziato a tirare le somme di tutti gli approcci, mi sono accorto che esiste un grande interesse in città per il palio del Niballo: non appena si è saputo che i Rioni erano con me, tutte le porte si sono aperte. Da agosto a dicembre ho quindi portato avanti il lavoro di redazione, impaginazione e stampa. Sia per la parte storica di Faenza che per la cronistoria del Palio, sono state fatte ricerche nella biblioteca comunale. Per la parte riguardante, i costumi, il corteo storico e le armi, sono stato aiutato da Aldo Ghetti, mentre per le statistiche mi ha dato una mano fondamentale Gabriele Garavini”. Era questo il libro che ti eri proposto di scrivere? “L’intenzione iniziale era quella di mettere anche aneddoti ed episodi curiosi legati al Palio del Niballo, come ad esempio quelli legati al colore della palla del campanile. Ma, approfondendo, ho purtroppo appurato che ogni protagonista dà la propria versione dei fatti. E a volte le versioni sono molto distanti fra loro. A quel punto ho 26 rinunciato a pubblicare episodi folcloristici e mi sono limitato al-

la stretta cronaca che non lascia spazio ad interpretazioni. Non escludo però, in futuro, di poter fare un volume diverso, magari anche più “a rischio”, ma a completamento di “Colori di Faenza”, che dà spazio soltanto alla “fredda cronaca”. Frequentando i Rioni, hai trovato qualcosa che non ti aspettavi? “Pensavo sinceramente di avere qualche problema. Sai, a volte in città qualcuno dice che i Rioni sono ambienti chiusi…Invece li ho trovati molto più aperti di quello che qualcuno pensa: offrono disponibilità e anche lavoro proprio. Pensavo che alla mia proposta di fare un libro, mi rispondessero: ”No grazie: facciamo da soli”. Invece la mia idea è stata accettata con entusiasmo”. Come hai visto i Rioni da “dentro”? “Chi li vive da fuori, pensa che per tutto l’anno non facciano altro che pensare al Palio. Questo è vero, ma è altrettanto vero che i Rioni danno vita ad altre decine di iniziative: il Palio è solo la punta di un iceberg sommerso”. Cosa ti ha ispirato il titolo del libro, “Colori di Faenza”? “Avevo fin dall’inizio l’idea di non mettere nel titolo le parole “Paliodel-Niballo”, perché mi pareva troppo scontato e limitativo: il libro è sui Rioni, per cui pensando alla connotazione dei Rioni – i colori – il passo è stato breve”. Come stanno andando le vendite? “Bene, sono contento. Premetto che circa la metà delle 1000 copie stampate erano già vendute in prevendita agli sponsor. Le altre copie sono state distribuite nelle librerie e nelle edicole di Faenza, ma soprattutto nelle sedi rionali, dove sono in vendita con uno sconto per i soci. Ne abbiamo fatto avere una decina di copie anche nelle migliori librerie di Bologna, Imola, Forlì, Ravenna e Rimini. Stiamo andando verso l’esaurimento delle copie: il ché sarebbe davvero un bel risultato. Avvertenza per chi non l’ha ancora acquistato: di ristampe non ne farò. Poi non venitemi a dire che non ve l’avevo detto…”

Ferramenta • Casalinghi Utensileria • Giardinaggio inoltre progettiamo impianti per irrigazione

DA NOI TROVI DI TUTTO , MA SOPRATTUTTO : CORTESIA , DISPONIBILITÀ E OTTIMI PREZZI

Corso Europa, 114 • FAENZA Tel. 0546/634157


parliamo di cultura

STORIA DELLA ACCONCIATURA Il curriculum professionale di Afro Bagnoli (Campione mondiale acconciatori) è di tutto rispetto: maestro in acconciatura maschile, Presidente del Centro A.N.A.M. dal 82, Laureato internazionale in acconciatura maschile, Campione romagnolo nel 68, Campione italiano ed europeo nel 72, Coppa dei campioni nel 77 e 85, Trofeo internazionale di Parigi 85, Campione mondiale 86-88 a Verona, Medaglia d’oro per meriti professionali nel 72 e 77, Medaglia d’oro ANAM per meriti professionali nel 86, Cavaliere dell’Ordine “al merito della Repubblica italiana” nel 87. Ha pubblicato diversi volumi e creato audiovisivi principalmente sull’arte di insegnare il mestiere dell’acconciatore. Da dove nasce quest’interesse per le acconciature d’epoca? “Sono da sempre appassionato di storia del costume e dell’acconciatura e mi sono documentato con libri e ricerche. Sono presentatore per l’Accademia Nazionale per Acconciatori maschili (ANAM).Sono così intervenuto a presentazioni storiche in vari luoghi d’Italia dove sono stato invitato come Catania, Modena, Reggio Emilia ecc. Tutto è cominciato con una storia del rasoio per la quale sono stati studiati gli usi e i costumi del periodo medioevale nelle nostre zone. A quei tempi si è durato centinaia di anni ad avere le stesse abitudini”. Che importanza ha avuto il filmato che ha preceduto l’incontro vero e proprio? “Il filmato riguardava la storia dell’abbigliamento e delle acconciature partendo dalla Preistoria, poi i Sumeri, gli Assiro-Babilonesi, gli Egizi. E’ stato realizzato allo scopo di essere proiettato all’interno delle scuole per acconciatori per sensibilizzare gli acconciatori sull’importanza del loro lavoro e quindi delle acconciature stesse”. Cosa è la moda nell’acconciatura? “Moltissime mode anche attuali sono un ritorno di acconciature già esistite. Nel Rinascimento sono state fatte tutte le mode. Chiunque voglia parlare di acconciature deve partire da quel periodo. L’unica vera grande rivoluzione nelle acconciature è quella avvenuta dopo il 1960 con la moda punk che ha portato tagli corti e varie fogge con un rilancio della nostra stessa professione. Il terreno era stato preparato dagli hippy americani e poi la moda è nata nella strada. L’acconciatore inglese che ha lanciato la moda punk la fece sulla testa del Segretario del Partito Liberale e questo ebbe una grande risonanza. All’inizio era effettivamente una moda un po’ eccessiva, poi è diventato un fatto commerciale. La moda punk ha avuto nell’acconciatura la stessa importanza che ha avuto nell’abbigliamento la minigonna di Mary Quain”. Lei ha scritto anche un libro sulle acconciature Incas, cosa ha trovato di particolare in questo popolo? “L’acconciatura presso gli Incas aveva un significato speciale in quanto l’acconciatura era un fatto di stato sociale, ad esempio un uomo del popolo non poteva avere l’acconciatura del re ed ogni tribù aveva il suo stile obbligato. I documenti della propria origine e stato sociale erano gli orecchini ed il taglio di capelli”. Nel Rinascimento, periodo del nostro palio, come erano le acconciature? “Dal 400 si è avuto il predominio della Chiesa e quindi è stato un periodo conservatore anche nei co-

stumi. Per cui, tra l’altro, non c’era una grande abitudine alla pulizia, i pidocchi erano all’ordine del giorno, esistevano degli appositi attrezzi (le cosiddette manine lunghe) per grattarsi. Gli uomini avevano tutte parrucche le donne intrecciavano posticce parrucche e ci mettevano in mezzo di tutto per tenere i “capelli” in posa (bacchetti, spille, ecc.). Bisogna ricordare che l’Italia è stata la dominatrice della moda nei capelli e nell’educazione a tavola (da noi è stata inventata la forchetta, prima si mangiava con le mani).L’Italia è stata anche regina nella preparazione dei profumi (ad esempio Caterina Sforza andò in convento a fare la profumiera). Caterina de Medici quando si sposò con il re di Francia si portò dietro i suoi profumieri ed è così che l’arte nella fabbricazione dei profumi è arrivata in Francia, facendo di Parigi la capitale mondiale del profumo”.

Martedì 23 giugno Parco della Commenda Serata musicale degli “Ex-under21”. Durante la serata saranno ospiti i giocatori del Faenza Calcio accompagnati da dirigenti e dall’allenatore con interviste e premiazioni di rito. Cucina del Chiostro PER LE VIE DEL SALE Pennette al sugo di pesce Fritto misto di molluschi e crostacei Inoltre: minestre tipiche, carni alla griglia, dolci golosi.

TINTI ARTURO e C

. S.N.C.

30

TINTI A R T U R O RIVENDITORE AUTORIZZATO

FRAMA

Tende da sole per esterni Confezione teloni per autocarri e coperture Tende da campeggio

FAENZA - Via Maestri del Lavoro, 9 Tel. 0546/24594 27


parliamo di cultura

CORTEI E BOTTEGHE

(Battistero di Castiglione Olona-Varese). - “Incontro di Salomone con la Regina di Saba” di Piero della Francesca. Le figure dei Portainsegne che saranno i nuovi costumi realizzati quest’anno, sono ispirati alle opere pittoriche di: -Francesco Cossa “Mese di marzo-Due simboli astrologici” e “Borso d’Este e la sua corte” (Palazzo Schifanoia-Ferrara) - di anonimo Corteo nuziale dal “Cassone Adimari” (Accademia Firenze) - Il Pollaiolo “I Santi Vincenzo, Giacomo ed Eustachio” (Uffizi-Firenze). Aldo Ghetti

FOTO PINO VALGIMIGLI

Chi non sa rendersi conto dei millenni lontani, resti all’oscuro e viva alla giornata (J.W.Goethe) DALLE BOTTEGHE ALLA…TAVOLA MEDIOEVALE

CORTEO STORICO Carlo II Manfredi, tra il 1470 e il 1474, portando a compimento l’allargamento delle mura cittadine, già iniziato dal nonno Astorgio e portato avanti dal padre Astorgio II, incluse gran parte dell’abitato fuori della città e fu pure cinto di mura il Borgo Maggiore, detto d’Urbecco, tanto da formare una piccola città che ebbe le sue porte in numero di quattro, che venivano chiuse al tramonto e aperte all’alba. Su questa base storica asserita dal messere Calzi, in “Faenza nella storia e nell’arte”, di un Borgo d’Urbecco costituito come “una piccola città nella città”, si fonda lo spirito borghigiano che viene rispettato e valorizzato dai nuovi costumi del Rione Bianco, con particolare attenzione ai Cancellieri delle quattro porte: Casaretta, Delle Chiavi, Candiana, Torretta. Punto centrale del corteo rionale resta sempre il Capo Rione e la sua Dama, ma il progetto costumi del Rione, che di anno in anno viene realizzato, presenta elementi di novità e di maggiore valorizzazione delle proprie caratteristiche storico-territoriali. Le figure rappresentanti i Cancellieri delle quattro porte, affiancati dai loro rispettivi portainsegne, nell’ambito del corteo precederanno il Capo Rione, poiché essi rappresentano non solo il funzionario o il notabile responsabile dell’apertura o chiusura delle porte, ma simboleggiano l’autonomia del Borgo come “piccola città”. Le figure dei quattro Cancellieri sono ispirate alle seguenti opere: - “Risanamento del cieco e sordomuto” del Perugino (Galleria Nazionale dell’Umbria) Perugia. 28 - “Banchetto di Erode ed Erodiade” di Masolino da Panicale

Per la prima volta i cinque Rioni hanno deciso di costruire un percorso comune che servirà a far crescere ulteriormente il Palio e quindi la nostra città. I Rioni sono associazioni storico-culturali, quindi la strada scelta non poteva essere che quella della cultura, della storia; ignorare il passato è come per un albero non avere radici: gli mancherebbero la vitalità e la forza di crescere. Il primo ciclo di conferenze itineranti nelle sedi dei cinque Rioni è stato tenuto dalla Prof.ssa Bice Montuschi Simboli sul tema: “Botteghe, arti e mestieri a Faenza dal Medioevo al Rinascimento”.

T

A

B

A

C

C

H

I

TREOSSI Alla tabaccheria delle sorelle Treossi puoi giocare al To t o c a l c i o e To t o g o l e trovare il tuo articolo da regalo tra Bigiotteria-Giocattoli Cartoleria Corso Europa, 2 - Tel. 0546/33030

DALBA profumeria

concessionaria FERRE OLGA TSCHECHOWA

Corso Europa, 50/a FAENZA - Tel. 0546/30574


parliamo di cultura

CORTEI E BOTTEGHE

vano il corredo di Cassandra Pavoni, probabilmente le furono donate da Galeotto Manfredi quando la bella “Pavona” entrò, nel 1480, nel convento di San Maglorio. Per quanto riguarda il nostro Rione, era un “borgo” abitato da malavitosi. Questo non stupisca nessuno, perché considerando il Medioevo e il Rinascimento un periodo storico di grandi lotte intestine fra Signorie vicine, il Borgo d’Urbecco si prestava, per la sua collocazione geografica oltre il Lamone verso Forlì sulla Via Emilia, a fare da tampone in difesa della città. Nel periodo medioevale i contratti notarili erano frequentissimi – sembra vi fossero 20-25 notai -; anche per il contratto più semplice si andava dal notaio, ed è proprio grazie a questi atti, sopravvissuti al tempo, che Mons.Rossini ha potuto trascriverli in piccole schede registrate per mestiere e raccolte in uno schedario. Quando iniziative come queste hanno successo, dovrebbero Mercoledì 24 giugno

FOTO PINO VALGIMIGLI

Parco della Commenda Esibizione del Gruppo “Fantasy Dance” del maestro Giampiero Cicognani. Cucina del Chiostro IN TERRA DI SPAGNA Paella Sangria Inoltre: minestre tipiche, carni alla griglia, dolci golosi.

L’iniziativa ha avuto un buon riscontro di pubblico soprattutto da parte dei “non rionali”: peccato che i soci presenti fossero sempre “i soliti” quando, la conferenza spaziava in un periodo storico che doveva essere di interesse per tutti, soprattutto per quei giovani che tirano fuori dalla naftalina la bandiera del proprio rione solo nel mese di giugno. L’amore per il proprio rione si dimostra non solo quando i cavalli scalpitano o le bandiere sventolano, ma tutto l’anno! I fanatici sono pittoreschi; e all’umanità piace più veder atteggiamenti che udire “ragioni” (F.Nietzsche) Per ogni Rione, la professoressa ha descritto i monumenti, le opere d’arte e i mestieri tratti dalle schede di Mons. Giuseppe Rossini: prezioso e minuzioso lavoro di ricerca che ci ha fatto conoscere la vita artigiana e commerciale di Faenza nella sua secolare laboriosità. Abbiamo così appreso che il territorio della città si articolava in “Cappelle” (Parrocchie); il mestiere più praticato era quello dei ceramisti, seguito dai calzolai (circa 400 persone), molti lanaioli e da una notevole presenza di orafi. La cosa che maggiormente ha stupito, riguarda l’alto numero di calzolai che a quei tempi in una città di poco più di 20.000 abitanti, considerando il contado e le Cappelle più povere, doveva godere di una buona economia, grazie al commercio della ceramica e al rapporto commerciale che aveva con Firenze. Faenza nell’arte si è sempre distinta, per merito dei suoi maestri e soprattutto, dal 1500 al 1600, per la scuola dei Bertucci. Legata alla pittura c’era la decorazione dei cassoni nuziali; erano intagliati o dipinti e questi rappresentavano storie d’amore della cultura classica. A Faenza, di casse nuziali, ne sono rimaste due e contene-

FOTO B.G.

Corso Europa, 86 (in Borgo)

SVILUPPO E STAMPA FOTO A COLORI

IN 1 ORA

Te Cors l. 0546 / o Eu ro p a 3 0 9 8 4 76, F aenz a

29


parliamo di cultura

CORTEI E BOTTEGHE suscitare la curiosità di tutti poiché ognuno di noi fa parte della storia del proprio luogo. Mi auguro che insieme a tutti i Rioni si possa continuare con altre iniziative culturali che valorizzino e accrescano l’immagine della città.Nel contesto del ciclo di conferenze su “Botteghe, arti e mestieri…” il nostro Rione ha inserito una conferenza del Maestro acconciatore Afro Bagnoli, il quale valendosi di un video documentario ha illustrato la “Storia dell’acconciatura” dalle origini agli egizi. Ha inoltre descritto l‘acconciatura attraverso i secoli, dal punto di vista estetico e creativo, fino ai giorni nostri. La conferenza ha suscitato notevole interesse di pubblico interessato e di stampa. Un altro incontro interessante è stato quello del Prof.Mario Gurioli –con il contributo di Giuliano Bettoli-, che ha parlato di “Case, usi e costumi della campagna faentina”. La conferenza, illustrata con diapositive e commentata in vernacolo, ha assunto la caratteristica di monologo teatrale, dando colore e passione alle immagini proiettate. Un mondo bucolico in estinzione dove gli usi ed i costumi di una vita fatta di sacrifici e duro lavoro resiste ancora nell’unica famiglia rimasta sulle nostre colline. Il senso di ospitalità ci ha riportato alla mente il detto di Antonio Baldini il quale suggeriva di scendere da Bologna verso Imola chiedendo da bere in ogni casa: ”Finché vi daranno dell’acqua, siete in Emilia, dove cominciano a darvi del vino (è bé) comincia la Romagna”. – In quella casa – ha raccontato Gurioli – oltre al vino è “partito anche un lungo salame “da la budéla zintìla”-. Le battute spiritose di Bettoli hanno concluso allegramente la serata. Gli incontri culturali al Rione sono proseguiti con la “Degustazione vini romagnoli. Abbinamento vino/cibo”. Il Sommelier Andrea Spada ha illustrato ai numerosi partecipanti la “tecnica” della degustazione. La degustazione di un vino è un atto programmato secondo una precisa metodologia con l’intento di pervenire ad una disciplinata classifica delle sensazioni percepite. L’analisi va fatta tramite i sensi della vista, dell’olfatto e del gusto per configurare i suoi caratteri o proprietà visive, olfattive e gustative e valutarne, quindi, la qualità.“… il sapore di un cibo quasi sempre scopre le qualità di un vino e le esalta; a loro volta le qualità di un vino completano il piacere di un cibo e lo spiritualizzano…” (L.Veronelli- 1974) Degustare vini e abbinare il cibo in un “Chiostro” credo sia stata una spiritualizzazione ancora più grande. Un ringraziamento va a tutti i presenti ed in particolare ad alcuni componenti del Corpo di Guardia della Magione presenti all’incontro. Attendiamo riscontro! Dopo la serata eno-gastronomica, abbiamo proseguito i nostri incontri con il Professor Vincenzo Marzocchini che ci ha parlato di “Storia e pratica del foro stenopeico e della camera obscura”. Molti mi avevano chiesto precedentemente cos’è il foro stenopeico: li avevo invitati alla conferenza. Devo dire che i “curiosi” sono molto meno di quanto si possa pensare! La macchina stenopeica - o a piccolo foro – trae origi30 ne dalla medioevale “camera obscura”, utilizzata in partico-

lare nel Seicento e nel Settecento da una infinita schiera di pittori più o meno famosi italiani, tedeschi, olandesi… (vedi Canaletto, Guardi, Vermeer…) per evidenziare e registrare minuziosamente su tela la prospettiva ed i profili degli edifici urbani nelle loro “vedute”. Nella vita dinamica di oggi si è persa l’osservazione critica di quello che ci circonda, il foro stenopeico richiedendo tempi lunghi di esposizione serve anche a farci osservare più attentamente la natura, le cose e quindi a sviluppare la mente con riflessioni critiche. I nostri incontri culturali sono proseguiti con le “Proiezioni trispaziali” di Don Giordano Mondini che ci ha fatto viaggiare con la mente attraverso l’Africa e l’Asia. L’attività culturale termina con la vernice di Manuela Camprini, “Omaggio a Frà Saba”, con una pittura figurativa che illustra la storia del Borgo e il corteo storico che nel mese di giugno andiamo a rievocare. La sua pittura si ispira al figurativo classico, fatto di atmosfere vellutate e colori caldi. La “cena medievale” chiude la lunga stagione della cultura e apre quella del Palio e…della gastronomia. P.Valgimigli / G.Giorgetti

Di Elisabetta e Denise

Tel. 0546/634424 P.zza Lanzoni 6 FAENZA (RA)

Lavanderia

CANDIDA e PATRIZIA di SPADA MARIA

Via Forlivese, 2/4 - 48018 FAENZA Tel. 0546/30561


storia della Commenda 1

LA COMMENDA RICORDI...

DALLE ORIGINI ALLA FINE DEL ‘400 Ogni comunità di persone ha un luogo che potremmo definire come il suo cuore, per il Borgo d’Urbecco questo cuore è la Commenda, la Masô. A farne il centro della vita borghigiana non è solo la millenaria vita del Monumento o la fama e il valore delle persone che l’abitarono, è la vita di ogni giorno che da sempre viene qui vissuta dalle genti borghigiane. Anche nelle alterne vicende storiche, nel degrado che il tempo ha operato, la Commenda è sempre stata amata. L’amore di tante persone ha reso possibile l’inizio dei tanto attesi e necessari lavori di restauro, ultimo tassello di una storia che, stando ai documenti, inizia nel lontano 1137. In quell’epoca di crociate e pellegrinaggi verso i luoghi santi, qui esisteva, probabilmente localizzato nella’attuale lato est del Chiostro, in quella che ora viene denominata “Sala degli Angeli”, un “Hospitium sancti Sepulcri” retto da un Giovedì 25 giugno

FOTO STUDIO GHETTI VENTURINI

Parco della Commenda Commedia dialettale della Compagnia “Amici del teatro” di Cassanigo dal titolo “La cantena dal per coti”. Cucina del Chiostro NEL BOSCO DEL CASTELLANO Tortellacci con porcini Bocconcini di cinghiale con polenta Inoltre: minestre tipiche, carni alla griglia, dolci golosi.

Su nostra esplicita richiesta ci e’ stato gentilmente concesso di pubblicare una sorta di storia della Commenda scritta da Cesare Fregnani che pubblicheremo a puntate suddividendola in tre periodi storici, dalle origini alla fine del 400, il Cinquecento, l’età contemporanea ed abbinandola allo studio degli Architetti Ghetti-Venturini. Tutti parliamo di Commenda e di Fra Sabba ma molti di noi non conoscono effettivamente le origini ed i cambiamenti subiti dalla Commenda nel corso degli anni. LA COMMENDA: RICORDI DI UNA STORIA CHE CONTINUA INTRODUZIONE Questo breve scritto circa le vicende storico-artistiche ed umane della Commenda è stato compiuto per fornire un contributo al progetto di restauro del monumento. Non è, ovviamente, la “Storia” della Commenda; non ha la pretesa di esaurire l’argomento in così poco spazio; abbiamo solo dato un veloce sguardo soffermandoci brevemente su alcuni degli aspetti più interessanti dei quasi mille anni di vita della Commenda. Per fare questo abbiamo cercato nelle memorie d’archivio, abbiamo esaminato quanto nel passato è stato scritto sull’argomento cercando poi di raccoglierle in un assieme organico. Non abbiamo la presunzione di credere di esserci riusciti. Ci piace però pensare che questa piacevole “fatica” possa essere di stimolo per ulteriori e più approfondite ricerche. E’un invito rivolto a persone culturalmente più preparate e che nutrano lo stesso nostro sentimento di affetto nei confronti della Commenda del Borgo di Porta Ponte.

Moda capelli Uomo Donna Bambino SERVIZIO AD ORARIO CONTINUATO MODA CAPELLI SPOSA CON TRUCCHI PERSONALIZZATI

Corso Europa, 45 - FAENZA Tel. 0546/33375

LIVIA E MONICA PRODOTTI PER ANIMALI SEMENTI E PIANTE Corso Europa, 120 - FAENZA Telefono 0546/30632 31


storia della Commenda 1

FOTO STUDIO GHETTI VENTURINI

LA COMMENDA RICORDI...

certo Frà Alberto; è il primo precettore di cui si conservi memoria. L’ospedale o ospizio era un luogo di sosta e ristoro per i pellegrini in viaggio e dava anche assistenza medica a quelli malati. La custodia di questo Hospitium è stata da alcuni storici affidata ai Cavalieri Templari, tuttavia altri documenti smentiscono tale affermazione. Fin dal 1301, quindi molto prima della soppressione dell’ordine del Tempio, i Cavalieri Ospedalieri di S.Giovanni di Gerusalemme (detti poi di Rodi e di Malta) risultano presenti in questo luogo. Lo schedario Storico di Mons.Rossini, in Biblioteca, riporta per il 1301 due documenti: il primo concernente la composizione di una controversia fra la comunità di Faenza e l’ordine di Gerusalemme; il secondo riguarda il censimento dei beni ecclesiastici per la decima (cioè la tassazione) di quell’anno. In questo documento la Commenda è definita “Mansio S.Johannis Jerosolimitani de Buogo Portae Pontis” (magione di S.Giovanni di Gerusalemme nel borgo di porta ponte) e viene ricordato il nome del precettore: fra Bendidio. La presenza dei Templari a Faenza è probabilmente limitata alla chiesa di S.Sigismondo, fuori porta Montanara, e all’ospedale di S. Giacomo e Cristoforo al Cerro, verso Forlì. Questi beni passeranno sotto la giurisdizione gerosolimitana il 4 agosto 1312 in esecuzione della bolla papale di soppressione dell’ordine templare. Nell’atto di passaggio viene ricordato il nome di un altro precettore della Commenda: frà Guido. Il già citato schedario di Mons.Rossini riporta altri documenti del 1319 riguardanti i diritti della Commenda su alcuni molini e chiuse, vengono citati i nomi di altri due ca32 valieri: frà Napoleone de Tiberti, priore e Ventura di Pon-

torno, sottopriore. Un atto di questo anno risulta redatto presso la sede veneziana dell’ordine gerosolimitano. La Commenda di Faenza dipendeva dal priorato di Venezia. La presenza di un “hospitium” o ospedale caratterizzò questo luogo tanto che la porta che si apriva verso Forlì fu detta “dell’ospedale”. Solo dopo il 1471, a seguito dell’offerta delle chiavi alla sposa di Carlo II Manfredi Costanza Varani, il nome della porta fu mutato nell’attuale “porta delle Chiavi”. Accanto all’ospedale era presente un luogo di culto, una cappella. Non restano più tracce di questo edificio ma si ha ragione di credere che fosse di aspetto non dissimile della contemporanea chiesa di S.Bartolomeo (dei caduti). L’aspetto attuale della chiesa risale al primo quattrocento. Secondo gli studi degli architetti Golfieri e Serantoni all’inizio di questo secolo viene ricostruita la chiesa ampliando quella precedente. L’intervento ebbe inizio dalla costruzione dell’abside, vennero costruite le volte che, a differente altezza, coprono la navata. Sono di questo periodo alcuni affreschi con figure di santi. Viene costruito anche il campanile che all’epoca era di altezza inferiore. Un altro documento del 1468 di informa di un contrasto fra il cavaliere Pietropaolo da Casale e il confratello Luca Orsolini da Imola per i diritti della Commenda; la questione si risolverà qualche anno dopo con la rinuncia dell’Orsolini alle sue pretese. (continua) Cesare Fregnani

MACELLERIA GASTRONOMICA

i d i n r a C

à t i l a u q 1ª

Corso Europa, 84 Faenza - Tel. 0546/30331


cosa è accaduto

AIAX E VENTI

a riparare i delicati piedi dei nascituri dalle scivelle dei vari Picci, Gurgo, e Mandrell. Lo stratagemma stava funzionando a meraviglia, ed in breve tempo il glorioso calcio borghigiano avrebbe potuto contare sulla veemenza dei nuovi virgulti che stavano per sgusciare dai loro fustini. Destino volle invece (e non son scuse) che proprio sul più bello arrivasse in Borgo un nuovo Parroco il quale, oltre che provenire “dal di là del fiume”, non dimostrò di apprezzare del tutto l’uso alquanto indisciplinato che si stava facendo del suo campo sportivo, tanto che pensò bene di congelare momentaneamente ogni tipo di attività calcistica. Ma chi più ne fece le spese furono proprio i futuri campioni rimasti bloccati così a lungo dentro a quei fustini divenuti tanto stretti da compromettere seriamente la mobilità dei loro preziosi arti inferiori. Venerdì 26 giugno Parco della Commenda “II° Trofeo del Palio di ginnastica ritmico-sportiva”. Serata di esibizione di ginnastica ritmica con la partecipazione di atlete dell’Associazione sportiva Diamante ed altre Associazioni della zona. Cucina del Chiostro SULLA MENSA DI FRA SABBA Gramignone con salsiccia e pancetta Stinco di maiale al forno con patate novelle Inoltre: minestre tipiche, carni alla griglia, dolci golosi.

Il giorno 18/01/1998 e’ stato festeggiato il grande evento del 20.mo anniversario di partecipazione dell’AIAX al torneo CSI, in concomitanza con la partita di ritorno Aiax-Rione Bianco del 35.mo campionato Dilettanti CSI. Il tutto organizzato minuziosamente dai nonnetti dell’Aiax con cocktail di benvenuto e pranzo ufficiale a seguire, naturalmente dove? Al Circolo del Rione Bianco. E’ stata allestita anche una mostra fotografica con le gesta e le immagini della storia dell’Aiax. Perché l’Aiax è molto vecchia, la sua reale nascita è del 1973 ed il ventesimo della fondazione era già stato celebrato il 16 aprile 1993 e ricordando le parole di allora “Mentre la sera colora di bianco, dorato tramonto, le gesta di gloria, magnifica Aiax vestita di bianco…” ci passa in un attimo davanti tutta la nostra vita e ne usciamo di nuovo sedicenni come eravamo allora… Ci permettiamo di usare le parole del Presidente dell’Aiax Roberto Montuschi ( ma quale’è allora il Rione Bianco…boh!). Rivelazioni sinora ignote sulle origini dell’AIAX A differenza di quelle vecchie favole che ci raccontavano i nostri genitori dove i bambini nascevano nell’orto sotto i cavoli, la nascita dell’Aiax avviene veramente in un campo, seppur “sportivo”, che è quello di Sant’Antonino, ma piccolo e pieno di buche come un orto. “E i cavoli?” Quelli invece non sarebbero mai stati capaci di crescere in un terreno così falcidiato dalle incursioni pomeridiane di certe “scarpette d’oro” come quelle di Rènz, Canzi o Sciadùr. Ragion per cui non si trovò di meglio che sostituirli con una serie di robusti fustini da lavatrice, senz’altro più idonei

33


cosa è accaduto

AIAX E VENTI

Lo stallo perdurò fino a quando non giunse in Borgo un cappellano di belle speranze che si accorse immediatamente del valore che stava racchiuso in quegli angusti cartoni. E’ risaputo che a volte i grandi campioni si accorgano per puro caso delle loro qualità, infatti, uno di quelli più dotati del gruppo, meglio noto col nome di ”Boni” andò ad inciampare un giorno contro una palla sgonfia. La prima reazione istintiva fu quella di calciare la palla solo per rimetterla in gioco, ma ciò nonostante ne scaturì un vero tocco da maestro che dopo aver oltrepassato i tigli secolari che si opponevano difronte a lui, attraversò tutto il campo sportivo andando ad infilarsi proprio sotto il sette della porta quadrata del circolo. Dopo un rapido consulto tra lo scettico parroco ed il raggiante cappellano, che stavano assistendo alla scena dalla finestra, si convenne che era finalmente giunto il momento di dissotterrare l’ascia di guerra e ritornare a dar lustro ai gloriosi passati calcistici borghigiani. Con una tale abbondanza di giocatori mancava solo di trovare un nome e una divisa per considerare quei giovani una vera e propria squadra di calcio. Per i frequentatori del Broccone quelli erano gli “aspirantini”, così pure avrebbe dovuto chiamarsi la loro squadra di calcio; ma il parroco che già sognava l’arrivo dei primi giornalisti sportivi, pensò che il nome “the golden boys” mettesse meglio in evidenza il valore dei giocatori. Al Cappellano invece i ragazzi chiesero di procurare le maglie impegnandosi a pagaglierle con i soldidei primi ingaggi estivi, ma lui che aveva già riempito un intero libro nero con i loro debiti, pensò bene di sfruttare i suoi trascorsi di giovane sessantottino per farsi regalare una se34 rie di maglie in disuso dalla squadra della Dinamo.

L’11 novembre del 1970 la giovane compagine borghigiana si apprestava a varcare il portone parrocchiale per debuttare nel vicino campetto di Santa Maria Maddalena contro l’omonima squadra. ….Erano quelli, molto probabilmente, i primi passi, anzi i primi calci che si accingevano a dare in un pallone i nostri giovani atleti, ma ciò fu sufficiente a scatenare in tante squadre il desiderio di assicurarsi quei giocatori. Allettati anche dal miraggio della grande fama che si sarebbe potuta ottenere, alcuni di loro vollero tentare la strada del successo fuori delle mura di casa. Nel frattempo il Parroco, che vedeva sfumare tutti i suoi vecchi progetti, incaricò il suo braccio destro Don Roberto di riportare all’ovile tutte quelle pecore smarrite. Per fare ciò il cappellano, che ne ha sempre saputa una più del diavolo, si rivolse a Vittorio Gaudenzi detto Sciadùr per la sua fama di terzinaccio valanga, il quale offrì ai ragazzi la possibilità di giocare tutti insieme per i colori della loro patria Borghigiana. Anche se con questa scelta alcuni come Conti Pier Paolo, Boni, Della e Faina del C.A. Faenza, Ciani Francesco e Mauro Barnabè della Dinamo, stavano rinunciando ad una luminosa carriera fino ai massimi livelli, valse di più il richiamo delle loro origini ed il rimbombo dei colpi del pallone che un tempo si infrangeva contro i loro fustini. E fu così che nacque l’Aiax, non perché a quei tempi imperversavano i successi della squadra olandese ma in ricordo di quella singolare “nursery” che li vide nascere…..

LAVANDERIA SPORT di Mainetti e Francia

lavggio a secco e in acqua lavaggio barbour, camoscio tappeti, tendaggi Corso Europa, 12 Tel. 0546/30252

DEL BORGO

GELATO IPOCALORICO DI SOIA SENZA ZUCCHERO SEMIFREDDI IPOCALORICI DI SOIA SENZA ZUCCHERO GRANITE SICILIANE CON FRUTTA FRESCA SEMIFREDDI E GELATI DI NOSTRA PRODUZIONE

P.zza Lanzoni 11 FAENZA - Tel. 0546/31513


cosa è accaduto

AUGURI “BARONE”

Bandistico S.Cecilia di Povegliano Veronese. Nel tardo pomeriggio si è svolta anche una breve esibizione del “Gruppo Sbandieratori e musici under 15” del Rione Bianco. Ovviamente era presente anche il nostro stand gastronomico che per S.Lazzaro dovrebbe essere gestito dai più giovani, ma che poi si sa i giovani vanno e vengono e quindi i vecchi esperti standisti sono rimasti fino a sera a vendere piadine e salsiccia. 24 aprile 1998 Alla scuderia (cioè al Rione) è stato festeggiato il 60.mo compleanno del socio Vittorio Bettoli (meglio e “solo” conosciuto come “il Barone”). Già personaggio conosciutissimo ma giunto alla popolarità dopo aver fatto parte nel giugno dello scorso anno della famosa ed imbattibile “Guardia “ del Rione Bianco nelle vesti di Arnolfo da Gubbio. Nell’occasione gli è stata consegnata una targa ricordo come riconoscimento del suo impegno rionale al” miglior giocatore di beccaccino” del Rione.

Sabato 27 giugno ore 21

FOTO PINO VALGIMIGLI

BENEDIZIONE DEL CAVALLO E INVESTITURA DEL CAVALIERE Rievocazione storica per la vigilia del 42° Palio del Niballo Ore 22 CENA PROPIZIATORIA DEL 42° Palio del Niballo Scudo del Cavaliere Gioielli della Castellana Drappo del Vincitore L’Apologia di Fra Sabba Torta del Re del Borgo (su prenotazione)

20 dicembre 1997 “Natale in Borgo 1997” a favore dei bambini terremotati della Diocesi di Ascoli Piceno. Il Rione Bianco con la collaborazione del comune di Faenza, Comitato di Quartiere Borgo, Parrocchia di S.Antonino, Asilo Sacro Cuore a Banca di Credito Cooperativo ha organizzato uno spettacolo per bambini presso il Cinema Teatro Europa. Il teatro Burattilandia di Ravenna ha presentato lo spettacolo di animazione teatrale “Il rapimento della contessina di Vallimpreda”. Molti i bambini intervenuti a quest’incontro con il mondo dei Burattini. Lo scopo della manifestazione era quello di raccogliere offerte e giocattoli portati appunto dai piccoli spettatori da inviare poi ai bambini di una scuola materna di una zona terremotata tramite Mons.Silvano Montevecchi, Vescovo della Diocesi di Ascoli Piceno. 04 gennaio 1998 “Festa della Befana del Rione Bianco”: la manifestazione, giunta ormai alla 12.ma edizione, si è svolta presso la Palestra Lucchesi e si è arricchita di altre collaborazioni, tutte operanti nel settore giovanile come Cisa C.A. Faenza Sezione Lotta, U.S.Virtus, Mirabilandia.Ai bambini intervenuti è stato proposto dall’Associazione Culturale Burattilandia, lo spettacolo di burattini “Fagiolino e l’impostore”, al termine, come consuetudine la Befana ha distribuito i giocattoli ai bambini. 29 marzo 1998 San Lazzaro in Borgo, la festa dei “tortelli”, organizzata come sempre da Comitato Quartiere Borgo, il Rione Bianco e l’A.N.S.P.I.S.Maria Maddalena e’ stata benedetta da una splendida e calda giornata. Alla mattina si è svolto il raduno cicloturistico “Memorial Natale Montuschi” 8° edizione con la partecipazione di circa 900 ciclisti. Nel primo pomeriggio la sfilata dei carri allegorici e maschere accompagnata dal Corpo

LA QUALITÀ DELLE CERAMICHE PAVIMENTI IN LEGNO - MOQUETTES - GOMMA KLINKER - COTTO TOSCANO

MARMI RUSTICI CUCINE IN MURATURA MOSAICO VETROSO FINESTRE VELUX

POSA IN OPERA DI TUTTI I MATERIALI

35


cosa è accaduto

FOTO STUDIO GHETTI VENTURINI

CENA SOCIALE 1997

La cena sociale del Rione Bianco è normalmente, tutti gli anni, il primo momento di ritrovo collettivo dopo che l’estate ha pian piano diluito le gioie, i problemi, gli entusiasmi, le polemiche e le sbornie del Palio, dopo Palio, Bandiere e Campionati. Ci si guarda negli occhi e ci si riconosce: “sì, siamo sempre noi”. Il menù della cena sociale è sempre un po’ fantasioso e quest’anno presentava: Prosciutto di cervo con insalatina, Risotto con punte di asparagi, Caramelle al burro ed erba cipollina, Capretto ed agnello arrostito, Patate al Rosmarino, Torta meringata con salsa di fragole. Il copione della serata normalmente prevede alcuni intermezzi fissi come il discorso di rito del Caporione, le premiazioni ai vincitori delle gare dell’anno e l’intervento di Ruggero che per l’occasione scrive sempre qualcosa di poetico e divertente sugli ultimi avvenimenti rionali (che lui da Trieste impara sempre prima e meglio di noi che in Borgo ci abitiamo). Quest’anno però si sono verificati in contemporanea due fenomeni che hanno modificato e movimentato il solito cliché della serata.E’ necessaria una premessa per capire bene in che cosa è poi consistito il movimento. Esiste al Rione Bianco un cosiddetto “premio speciale”: il “Ponte d’oro” che fisicamente consiste in una spilla in oro che rappresenta appunto il ponte, simbolo del nostro Rione, ma “moralmente” ha il significato di “una vita per il Rione Bianco”. Questo premio è “una tantum” vale a dire non è regolarmente assegnato tutti gli anni ma è a discrezionalità unica e sola del Caporione decidere se e a chi consegnarlo. Finora sono stati consegnati cinque o sei ponti d’oro in tutto ed erano anni che non era più ricordato questo premio. Quest’anno, non si sa come, si è sparsa la voce che il Caporione aveva deciso di assegnare il Pon36 te d’oro. La cosa non è nella sua realtà così clamorosa ma vuoi

per il periodo morto che rappresenta per un Rione il mese d’ottobre, vuoi perché così va il mondo senza alcun motivo vero, la voce serpeggiava nel Circolo, nella Scuderia e così spontaneamente (c’è chi dice “non avete proprio nulla di più intelligente da fare”) sono nate prima delle ipotesi (in fin dei conti chiunque può avere un pensiero e lo può esprimere) poi da lì delle scommesse (c’è chi scommette al totogol noi abbiamo fatto il toto-ponte d’oro). E’ stato un gioco per tutti e ci siamo anche molto divertiti, c’è stato un momento che non si parlava d’altro e questo indipendentemente dall’importanza del premio che è un premio e basta, era il gioco a divertire. Si è creata intorno a questo ponte d’oro un’aspettativa che non si era mai assolutamente verificata e che ad un certo punto ha messo anche in crisi chi di questo premio era l’unico artefice. Così, per ridere, sono state raccolte almeno 120 scommesse, la cena sociale è diventata un’appendice del toto-ponte d’oro. Non siamo in possesso dei dati di tutte le scommesse perché le alternative proposte erano infinite siamo solo riusciti a sapere che i due nomi decisamente più votati erano quelli di Francesco Gorini e Conti Pier Paolo ma nell’elenco dei papabili secondo i rionali c’erano almeno altri 24-25 nomi (uno era Milord). Questo era il primo avvenimento, il secondo ben più grave è che il Caporione ha pensato bene di cadere dalla cima di un albero e di rimanere immobilizzato per due mesi a letto perciò il sabato sera non essendo stati in grado di effettuare un collegamento via satellite con la sua camera da letto è arrivata una lettera del Caporione. …”Se non sbaglio vi dovreste trovare verso la fine della cena quindi, com’è ormai tradizione, a questo punto della serata il

service grafica stampa poster fotolito stampa digitale fotocomposizione via murri, 36 • 48018 faenza (ra) tel. 0546/622280 • Fax 0546/622789 e-mail:graphicline@linknet.it


cosa è accaduto

CENA SOCIALE 1997 Capo Rione prende la parola per i convenevoli di rito. … …Io non mi ritengo superstizioso come Bobo o i suoi cavalieri benché pure io portassi la stessa vecchia maglietta del Rione per andare in piazza a sbandierare, ma certe volte è pur vero che il destino non combina tutto per caso. Quando mi scappò detto che quest’anno avrei consegnato un”Ponte d’oro”, che come tutti sapete è la nostra massima onorificenza, non avrei immaginato di scatenare una tal curiosità tra tanti del Rione. Anche perché la tradizione vuole che sia il CapoRione a decidere da solo tutto questo. La cosa si è ingigantita a tal punto che Gulma ha pensato bene di farne un business visto che sta per farsi la casa. L’ambiente si è animato attorno a folli scommesse su quelle persone che, ognuno secondo il proprio modo di vedere, avrebbero più meritato questo ponte. Ne è nato quindi senza volerlo un elenco che, aldilà dei nomi e della quantità di volte che appaiono, è sicuramente una reale testimonianza di quante persone meriterebbero il Ponte d’oro. E la cosa più bella è che tutto questo non lo dice solo il Caporione, ma lo hanno detto con molta franchezza tanti di voi attraverso quel gioco…..”. Questo è uno stralcio della lettera del Capo Rione nella quale vengono poi specificate le motivazioni della scelta ed ad ogni modo ora noi tutti sappiamo che il Ponte d’oro 1997 e’ stato meritatamente consegnato a Giacomo Lanzoni. E Ruggero? Cosa ha raccontato di nuovo? …”Tante belle parole, tanti battimani, baci,abbracci, viva qua, viva là, siamo i migliori…. Qui bisogna cominciare da capo! “L’è tutto da rifare” come diceva Gino Bartali che andava in bicicletta, ma almeno non finiva contro i trattori!! Insomma dicevo che non va più bene niente, pensiamo un po’ ai cavalli: vai alla scuderia e sembra di trovarsi al Miramare di Rimini: stanzettini con colori tenui, imbottiture, targhetta in ottone, non nome e cognome…E poi i pranzetti: carotine da far invidia alla Findus, mele sbucciate! Una volta al cavallo gli davi la mela, quella bacata, magari…”Tè , mangia qua , bestiaccia!” No: questi no, gliele sbucciano! Perché ormai si sono abituati “Se non sono sbucciate, non corro!”…. ….Che poi in fatto di cavalli abbiamo una sfiga, ma una sfiga…Metti i cavalli da sfilata….fra questi cavallini trovi sempre il megalomane che ha visto alla tv la centesima replica di “Ultima notte a Tredozio” spaghetti-western, girato in Appennino e si comporta di conseguenza. E il cavallo megalomane di quest’anno è capitato a Pino: già il cavallo era un mezzo tappetto, tanto che Pino se l’è fatta camminando. Ma non basta: in uscita, vista la pista, vista la gente quello ha creduto di essere a Maranello o a Imola e si è messo a fare il cavallino della Ferrrari. … Ovvia la conclusione: Pino si è fatto la strada a piedi…. Contro queste rotture possibili c’è anche chi fra noi si premunisce: si mette la sua bella armatura, lucida, brillante, un peso da morire, un caldo da cuocerci i marroni, cinghie e bordi che ti scarnificano la pelle.Però vuoi mettere?….. E il tipo (mi sembra si chiami Ugo o sbaglio?) non se la toglie mica: anche sul palco resta lì, bello fasciato da 30 chili di ferro, mentre gli altri smarronano perché occupa due posti, ti scalda col riverbero e ti punzona tutti quelli che ha attorno…. …..Che poi ve lo dico io che qui non va bene niente: metti i nuo-

vi costumi: già mi veniva da ridere a vedere gli sbandierini con la minigonna… e poi mezza calza viola: ma se tutti sanno che il viola almeno in teatro porta sfiga…Mi telefonano dai nazionali:sai c’è vento e allora…”solo secondi! ‘azzo: sono 30 anni che vi facciamo venire a Trieste con la bora! E non avete imparato niente!…. …Che poi a parlare di costumi ti vengono in mente gli stivali: l’Italia cresce, e se non cresce gli si allunga il piede. Persino P.P.C. (non voglio far nomi … ma vi assicura che non è la sigla di una materia plastica della Enichem insomma il PPC dall’alto del suo metro e mezzo abbondante persino lui porta un 44 e mezzo … insomma tutti piedoni.. e qui continuano ad offrirti un 39 extralarge o un 40 piccolino: e a turno ti fai la sfilata con gli stivali stretti. Quest’anno se li è beccati Imerio, novello gonfaloniere ……All’ultimo minuto mi vengono a dire che il Capo Rione si è rotto il culo: per il Rione se lo rompe spesso; per metafora non davvero; ma stavolta è accaduto: che c’era sfiga in giro lo sapevamo, ma che un Caporione vada anche a cercarsela è troppo; e non sarà forse che non voleva essere da meno del fido Pat? Non avrà pensato: se lui s’è rotto il ginocchio io devo mostrare di essere il migliore! E via di culo! E chissà per quanto tempo andrà avanti a dire:”Me lo sono rotto per voi, è questo il ringraziamento?” Che poi quel mio amico, se non fosse andato in bici, potrebbe ancora dire “c’ho avuto culo mica come il Caporione!” Ma è ora di finirla. In tutto sto marasma uno solo ce l’ha fatta ad emergere: gli avevano detto che sbisciava il Niballo,gli abbiamo suggerito di mettersi gli occhiali, gli abbiamo pronosticato una carriera da chiudi porta dello stadio e lui TIE’ TIE’ TIE’ Ha gridato “Bastardo” al fratello e se n’è uscito per primo. E bravo Mino.

ChaletdelloSport RISTORANTE • PIZZERIA

Le sale climatizzate sono a vostra disposizione per cene, banchetti, cerimonie, buffet.

Piazzale Pancrazi, 4 FAENZA - Tel 0546/682565 orario: 12.00/14.00 - 19.00/01.00 (chiuso il lunedì)

37


parla Bettoli

IN GUERRA CON LA N. ZELANDA

dei pilastri di pozzo!” Ed è arrivata subito la dichiarazione di guerra al nostro Caporione….. Un ultimatum: tempo una settimana per rimangiarsi ufficialmente l’insulto e che se non avevano attaccato subito la guerra, era perché dal Borgo Durbecco a Wellington ci saranno un venticinquemila chilometri senza dire del mare e, insomma, sarebbe stata una guerra un po’ scomoda. Per fortuna che domenica 26 aprile scorso, quando i vecchi parrocchiani della Masòn si sono incontrati, e hanno fatto una mostra fotografica, nella mostra c’era anche questa foto. E il ceramista Dante Servadei, che è stato di casa anche lui per un pezzo nel cortile di Fra Sabba, ha detto che il pilastro non l’hanno mica buttato giù i Neozelandesi. Mocchè! E’ stato un certo Tonino che lì, a cavallo del 1960, col suo furgoncino che adoperava per vendere mele ranette e radicini, si andò a ingambarellare con un filo del bucato – allora ce n’erano tanti – il filo era attaccato a un pilastro, Tonino non se ne accorse, diede un gran tirone col suo furgone, i due pilastri si rovesciarono uno sull’altro, uno, salvo la capocchia, ruzzolò nel pozzo ( e le pietre sono ancora tutte lì dentro), e alla fine, con le pietre superstiti di uno, dei pilastri ne fecero due. Che sono quelli che vedete. Appena saputo, ho fatto telefonare subito all’Ambasciatore di Nuova Zelanda, lui ha telefonato al suo Ministro degli Esteri, il Ministro ecc. (adesso c’è il comodo del cellulare) e così tutto è tornato a posto, anche perché poi i soldati neozelandesi, di venir da noi a fare la guerra per un pilastro di pozzo, pare che non ne avessero proprio una gran voglia. Però, avete visto? Ci abbiamo dato di un pelo. Per fortuna che, anche in caso di guerra, noi del Rione Bianco, fra corazze, elmi, lance, frecce, balestre, scudi, mazze ferrate, spade, spadoni, spadini, ecc. siamo armati fino ai denti e non ci fa una piva nessuno. Giuliano Bettoli N.B. Se, nella foto, contate le file di pietre che formano ogni pilastro vi accorgerete che sono trenta. Bene. Ieri ho contato le file di pietre che formano quei due macachi di pilastri che sono in piedi adesso: sono sedici! Questo lo dico, perché tutti quegli architetti che adesso si danno un gran daffare per restaurare il chiostro (giusto, quando vi ammollate una buona volta?) si ricordino, quando arrivano al pozzo, i due pilastri di farli più alti del doppio. Dìteglielo, quandinò si scordano.

Una guerra tra il Rione Bianco e la Nuova Zelanda! Ce ne saranno degli imbecilli al mondo, altro che ce ne sono, sia imbecilli ruspanti, sia imbecilli di mangime. E però è impossibile che il primo (o l’ultimo) degli imbecilli possa credere a una guerra di questa fatta. E sì che delle guerre, da Adamo ed Eva in qua, ce ne sono state di tutti i colori e in tutte le salse. Eppure, credetelo se vi pare (che se non ci credete vi mando a dar via i naselli); a scoppiare una guerra fra il Rione Bianco e la Nuova Zelanda ci ha dato di un salto di formica! La vedete questa fotografia? Sarà della fine del 1800. Il posto lo conoscete tutti. È il cortile del chiostro di Fra Sabba, e una nonna di quei tempi è dietro a tirar su l’acqua dal pozzo con la girella. Guardateci bene a questa foto, perché è lì la causa scatenante della quasi scoppiata guerra tra il Rione Bianco e la Nuova Zelanda. Cosa? Cosa dite? Che la causa potrebbe essere la nonna che tira su l’acqua? Ma andiamo! Va bene che una volta a causa di una donna (e non di una nonna) scoppiò la guerra tra la Grecia e Troia, e durò dieci anni, con l’aggiunta di altri dieci per far tornare a casa tutti i reduci (Ulisse per ultimo). Mo lì si trattava di un pezzo di cosa come l’Elena di Sparta, moglie di Menelao. Cio, un troccolo di una bastardaccia maggiorata che, cio, almeno si sentiva l’amore di qualche cosa a sbudellarsi tra Agamennone & C. da una parte ed Ettore & C. dall’altra. Mocchè! La causa della non scoppiata guerra tra il Rione Bianco e la Nuova Zelanda sono i due pilastri del pozzo. E il bello si è che c’entro anch’io. State un po’ a sentire. Sarà stato l’anno scorso, due-tre anni fa, non mi ricordo bene, io ho scritto, credo su questo foglio, che se adesso i due pilastri del pozzo – che adesso, poi, strapèsa voi del Rione Bianco ci cuocete le braciòle di castrone d’estate – sono più corti di un bel po’, la colpa era di un camion neozelandese che, nel 1945, quando Faenza era piena di soldati alleati di cinquantamila razze, facendo marcia indietro, aveva buttato giù un pilastro. E che poi, col pilastro superstite – la capocchia si era salvata – con uno ne hanno fatto due. Quando la notizia l’ha saputa l’Ambasciatore di Nuova Zelanda, ha telefonato al suo Ministro degli Esteri, Athur Mac Amadul, lui l’ha 38 detta al Primo Ministro e lascia pur dire. “Una menzogna – hanno urlato – le valorose truppe neozelandesi non hanno mai buttato giù

FAENZA - Via Laghi 85 - Tel. 0546/663355 chiuso il lunedì

FAENZA - C.so Garibaldi 51/B - Tel. 0546/29002 chiuso il lunedì


di tutto un pò

ULTRAS TUTTO L’ANNO

na persona veniva a trivarli non si lasciava assolutamente uscire senza offrire qualcosa anche se allore non è che ci fosse una grande abbondanza..” Siete rimasti stupiti dal tipo di vita che si conduceva 50 anni fa? “No, avevamo già un’idea di come erano le cose”. Paragonare quel tipo di vita a quella che invece viene condotta oggi? “Ascoltare il Prof.Gurioli e guardare le sue diapositive mi ha fatto tornare indietro nel tempo, alla “non-comodità”, alla povertà che c’era. Ad esempio i bambini come noi lavoravano. Però c’è anche un po’ di invidia perché era sicuramente una vita con più pace, si andava meno di corsa”. Avreste voluto vivere lì? “A me sarebbe piaciuto vivere lì, mi sarebbe piaciuto vivere più a contatto con la natura, portare al pascolo gli animali.Una cosa poco bella e che non mi sarebbe piaciuta sono gli scherzi che facevano ai bambini. “Io, invece,- dice un altro- avrei vissuto bene anche lì però ormai sono nato nel 2000 per cui non vorrei lasciare le comodità.”

AUGURI ALLE COPPPIE DI SPOSI ED AI NUOVI NATI Donati Samuele - Riccarda Ridolfi e Gloria Ghetti – Fabrizio Bagnara. Sono nate altre due bambine al Rione: Giorgia Laghi e Asia Zamagni.

PARLANO GLI ULTRAS Che differenza c’è tra un tifoso normale ed un “ultras”? “Il tifoso normale è quello che si vede una settimana all’anno, quella delle gare, l’ultras è quello che vedi al Rione tutto l’anno ed è sempre pronto a parlare di Palio”. Che cosa si aspettano gli ultras da questa staggione? “Ci aspettiamo il massimo impegno sia da parte degli sbandieratori che da parte della scuderia per ottenere i risultati migliori possibili, anche in considerazione dei buoni risultati ottenuti lo scorso anno”. Cosa state preparando di speciale, come coreografia? “Non stiamo preparando nulla di particolare, la coreografia allo stadio sarà come quella dello scorso anno e per le gare degli sbandieratori si sta preparando un striscione e carta da far volare. La cosa più importante è avere voce a disposizione per incitare il puù possibile”. C’è qualcosa di cui vi rammaricate? “Ci piacerebbe che i giovanissimi che frequentano il Rione si avvicinassero anche alle attività del Rione stesso anche solo per il discorso degli Ultras”. CONFERENZA ”Case, usi e costumi della campagna faentina”del 27.02.98. Intervista agli ospiti più giovani intervenuti, che frequentano le Scuole Medie. La conferenza è stata condotta tutta in dialetto, siete riusciti a seguire bene? “Si, quasi tutto, a volte non abbiamo capito qualche parola”. Cosa vi è piaciuto di più? “Ci è piaciuto sentire parlare delle tradizioni, come ad esempio quella di mettere una madonnina nella nicchia della porta e quella dell’ospitalità; cioè se u-

LA TRADIZIONE NELLE MAIOLICHE DI FAENZA L’ANTICO PATRIMONIO DI FORME LA CAPACITÀ ARTISTICA NELL’IMITAZIONE Immagine Faentina srl Sede leg. Via Calzi, 3 Stab. Via Boaria, 46 48018 Faenza (Ra)

☎ 0546-620567 - Fax 0546-621098

39


notizie dal mondo

NON SOLO RIONE BIANCO Il Comandante dei Vigili Urbani Vincenzo Verità torna al Palio del Niballo Generale la soddisfazione tra i Rioni per il ritorno di Verità come Coordinatore delle manifestazioni legate al Palio in quanto si tratta di persona che conosce molto bene il Palio del Niballo e lo ama. Ha rivestito nel corso del tempo diversi ruoli, prima come cavaliere, poi come Caposcuderia, poi come Podestà della Giostra quindi conosce ormai tutti i settori e quindi i problemi legati ai Rioni ed al Palio del Niballo. 5 gennaio 1998 La Nott dè Bisò è stata definita il vero inizio del Palio del Niballo a Faenza. Il Rione Bianco ha portato il suo stand gastronomico in Piazza e come sempre c’è stato grande afflusso di gente e grande lavoro per tutti.Molto apprezzzato non solo il vin brulè ma anche i gotti in ceramica. A mezzanotte con un grande falò è stato bruciato il vecchio Niballo e con questo si è aperta la nuova stagione piena di promesse e speranze. Domenica 8 marzo Il Quartiere Centro-Sud ed il Centro Civico Rioni hanno riproposto il “Carnevale a cavallo” giunto all’8° edizione. A partire dalle 10,30 al Centro Civico Rioni è avvenuta un’esibizione dei giovani cavalieri dei Rioni faentini e dei cavalieri mascherati in concorso. Nel pomeriggio in Piazza del Popolo alle 15.00 è arrivato il corteo con le maschere a cavallo.

la Madonna delle Grazie, Patrona di Faenza. All’interno della Cattedrale i Portaceri e i Capo Rione hanno donato il proprio cero all’officiante, il Vescovo di Faenza Mons.Italo Castellani. Ogni cero è alto un metro e mezzo, ha un diametro di circa 10 cm. ed è contraddistinto dallo stemma del Rione. Al termine della Cerimonia il Vescovo stesso ha consegnato al gruppo municipale il drappo rosso sul quale verrà confezionato il Palio del Niballo, i gruppi rionali sono tornati nelle loro sedi mentre i ceri resteranno accesi fino all’anno prossimo. Il Faenza Calcio in C2 Complimenti alla compagine faentina per il traguardo raggiunto, importante per lo sport faentino. Le uniche presenze in serie C del Faenza risalivano al secondo dopoguerra.

L’è ariv ades l’ultma nutèzia cl’è zuzest un’etra sgrezia Pinsènd d’èsar un pasaròt l’è casche e us è tot rot. Us pinseva a un sabutag, parchè lò l’è un persunag, chi cl’à de colpa a la schela, mo contruleda l’era in regla, a la fè a j avè capì, l’era ande so sol par durmì. Acsè ades l’è là in te let, tot instech com un bachèt, fra lò e Patuel e Riò l’è in ti brandèl e invezi ad fer claziò in tal stal, e gverda Furia, cun avsèn e papagal!” Tratto dal Lunario dell’Aiax 1998

Domenica 22 marzo Presso il Centro Civico Rioni si è svolto il 1° Concorso ippico Nazionale C “Città delle Ceramiche”. Al Concorso erano presenti oltre cento cavalieri tra cui il campione olimpico Mauro Checcoli che alla fine si è aggiudicato la gara. Con questo Concorso si è voluta dimostrare la versatilità e la potenzialità del Centro Civico Rioni. Per l’occasione erano stato approntati stands gastronomici gestiti insieme da tutti i Roni con buoni risultati. Indubbiamente un esperimento da prendere in considerazione e sviluppare. Sabato 4 aprile Inaugurazione del Palacattani. Evento tanto atteso e celebrato con la partecipazione della cantante Giorgia. Domenica 19 aprile Con la collaborazione del Comune, dei 5 Rioni e del Lioness club di Faenza è stata organizzata la III° edizione di “Rionilandia”. Giochi per bambini, visite alle scuderie, cavalcata sui pony, esibizione dei cavalieri rionali, stands gastronomici. Come al solito il Lioness Club devolverà l’incasso all’ANFFAS di Faenza. 9 maggio 1998 40 Cerimonia dei ceri: omaggio da parte del mondo rionale al-

FAENZA - Via Malpighi, 4/A Tel. 0546/622356 Fax 0546/622361 SASSUOLO - Via Londra, 42 Tel. 0536/808181 Fax 0536/808185


• specialità carni alla griglia • cucina tradizionale • i migliori piatti della cucina romagnola • sale modulari, fino a 200 ospiti • ideale per pranzi di lavoro, banchetti e cerimonie • ampio e comodo parcheggio A 50 mt. dall’uscita del Casello Autostradale di Faenza Tel. 0546/46700 - Fax 0546/46674


TRASLOCCHI CON ELEVATORE ESTERNO PREVENTIVI GRATUITI FACCHINAGGIO FAENZA Via De Crescenzi, 9 Zona Ind.le S. Silvestro 1 Tel. 0546/661691 Portatile 0336/267413

COOMI C O S T RU Z I O N E E M O N TAG G I O IMPIANTI INDUSTRIALI-CIVILI MANUTENZIONI MECCANICHE

Soc. Coop. a.r.l. - Via Castellani, 25/26 48018 Faenza (RA) - Tel. 0546/25203 - Fax 0546/23730

1998 - Giornalino Palio  

Giornalino del Rione Bianco - Palio 1998

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you