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Rassegnàti mai raccolta settimanale di informazioni di stampa della Sezione Rino Nanni Partito dei Comunisti Italiani Bologna Territorio Reno Bazzanese (Casalecchio di Reno,

Sasso Marconi, Zola Predosa, Monte San Pietro, Valsamoggia)

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Numero 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014

INDICE ARGOMENTI: Note settimanali d’informazione politica e istituzionale Lavoro Il Governo Renzi Il dibattito sulla legge elettorale La terribile piaga del femminicidio Europa La Lista Tsipras La “democrazia” pentastellare Internazionale Appuntamenti sui nostri territori

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A cura del gruppo di lavoro Comunicazione Politica e Istituzionale

Nello Orivoli: 3471398555.

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 Note settimanali d’informazione politica e istituzionale A tutte/i , vi segnaliamo, tra i nostri impegni l’attenzione agli sviluppi della vicenda della lista italiana per le elezioni europee “L’Altra Europa – con Tsipras”. Come abbiamo accennato nel numero precedente, il Partito dei Comunisti italiani, insieme a varie componenti della sinistra politica e sociale ha lavorato con impegno per la riuscita del progetto, dalla partecipazione al voto elettronico che ha portato alla scelta del simbolo attuale non affatto scontata, al nostro impegno successivo (nonostante la scelta ben poco felice di non inserire la parola sinistra, da più parti sollecitata) nella formazione dei comitati provinciali, A fronte di questo impegno, che si spera di poter continuare, se ce ne saranno le condizioni, la nostra forza politica, in una logica tutt’altro che democratica, è stata discriminata dal coordinamento nazionale rifiutando l’inserimento di candidati da noi proposti. Senza esagerare abbiamo ricevuto politicamente un trattamento che ricorda in senso figurato quello riservato agli ammalati di peste del 1630 di manzoniana memoria. Abbiamo posto la condizione del reinserimento e se, disgraziatamente, si dovesse arrivare ad un rifiuto secco, non potremmo accettarlo e la grave responsabilità di rompere l’unità praticata per ora non ricadrebbe di certo su di noi e, a tale proposito vi invitiamo a leggere il primo articolo, in fondo alle note con il comunicato della Direzione Nazionale del nostro partito. In questa difficile situazione stiamo continuando il lavoro di partecipazione alle riunioni del comitato elettorale provinciale, e per la

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 formazione dei comitati territoriali nei comuni sono più diffuse le forze partecipanti, A Casalecchio, in particolare, è prevista una riunione per la formazione di un comitato nel nostro territorio, è importante che ci sia una buona partecipazione per valutare ciò che ci unisce e sulla raccolta firme per la campagna elettorale ci esprimeremo con riserva.

Inviamo Comunicazione ricevuta dal comitato operativo provinciale Tsipras Bologna e vi invitiamo a partecipare all’incontro che si terrà a mercoledì 12 marzo alle 20,30 a Casalecchio di Reno alla Casa dela Solidarietà, Sala Foschi Via Fanciullo 6 Da: Tsipras Bologna [mailto:tsipras.bologna@gmail.com] Inviato: sabato 8 marzo 2014 15.26 A: Tsipras Bologna Oggetto: incontro Carissima/o, sei invitata/o all'incontro dei firmatari e sostenitori della lista Tsipras del tuo comune che si terrà mercoledì 12 marzo h. 20:30 presso Casa della Solidarietà, Sala Foschi, via del Fanciullo 6 per la costituzione del comitato locale della Lista " Un'altra Europa con Tsipras". Ci auguriamo che tu possa partecipare. Un caro saluto. Il comitato operativo provinciale Sul terreno delle elezioni amministrative, su cui il partito sta continuando il suo lavoro di monitoraggio, daremo informazioni aggiornate verso la fine di marzo per comunicare i modi in cui nelle diverse realtà dei nostri territori verrà rappresentata la nostra presenza.

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Per quanto riguarda il nostro sostegno alle lotte contro le speculazioni sui beni fondamentali, ricordiamo che dopo quasi tre anni dai referendum sull’acqua pubblica, 26 milioni di italiani che votarono contro la privatizzazione delle risorse idriche pubblica sono stati letteralmente turlupinati dal permanere di gestioni che di fatto subordinano al profitto gli interessi dei cittadini e dei lavoratori. Sull’argomento vi alleghiamo un importante documento di 12 pagine inviatoci dal Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua

Report Assemblea Nazionale Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

Roma, 01-02 Marzo 2014 Presenti: Ricercatrice Università Roma Tre, Forum Nuova finanza pubblica, LOA Acrobax, Comitato Acqua Pubblica Molise, Comitato ABC Reggio Emilia, Coordinamento Acqua Pubblica Valle del Tevere, Comitato SBC Pavia, Coordinamento Campano per la Gestione Pubblica dell'Acqua, Comitato Acqua Bene Comune Cuneo, Comitato Acqua Grosseto, A Sud, Comitato Acqua Pubblica Ferrara, Comitato Cittadini per l'Ambiente (Sulmona-Abruzzo), Comitato Acqua Bene Comune Valle Aniene, Confederazione COBAS, Comitato Roma XII per i Beni Comuni, Coordinamento No Accordo Acea-Mekarot, Comitato Acqua Pubblica Arezzo, Comitato Savonese Acqua Bene Comune, Comitato Acqua Pubblica Chieti, Forum Toscano dei Movimenti per l'Acqua, Trasform Italia, Retuvasa, Comitato Acqua Pubblica Colleferro, Coordinamento Romano Acqua pubblica, Abruzzo Social Forum, Genuino Clandesttino, PRC Pescara, Coordinamento Acqua Bene Comune Vicenza, Comitato Acqua Pubblica Salerno, Cepes Palermo, Comitato Acqua Pubblica Civitavecchia, Coordinamento Acqua Pubblica Basilicata, Comitato Acqua Pubblica Imperia, Comitato Acqua Bene Comune Genova, Coordinamento Calabrese Acqua pubblica “Bruno Arcuri”, Comitato Acqua Pubblica Ascoli piceno, Coordinamento Acqua Pubblica Frosinone, Comitato Acqua Pubblica Faenza, Attac Italia, Comitato Acqua Pubblica Capena, Ass. Si Rinnovabili No Nucleare, Comitato Acqua Bene Comune Bologna, Comitato Acqua Bene Comune Forlì, Rifondazione Comunista, Comitato Acqua Bene Comune Varese, Rete della Conoscenza, Comitato Acqua Pubblica Viterbo, Comitato Acqua Bene Comune Empolese-Val d'Alsa, Ass. Yaku, Comitato Acqua Pubblica Lentini, ASAL Intercultura, ARCI, Forum Acqua Beni Comuni Sicilia, FP-CGIL, Comitato Acqua Pubblica Napoli, Comitato Acqua Pubblica Lecco, Movimento 5 Stelle, Comitato Acqua Bene Comune Belluno, Un'Altra Storia Sicilia, Comitato Acqua Pubblica Torino, Ass. M. Mancino, Comitato Acqua Bene Comune Modena, Forum Abruzzese dei Movimenti per l'Acqua, Comitato Acqua Pubblica Anzio-Nettuno, Segreteria Operativa Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua.

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 Programma SABATO 1 MARZO • • • • • •

ore 10.30-13.00 – assemblea plenaria introduttiva ore 13.00-14.00 – Pausa pranzo ore 14.00-16.30 – gruppo di lavoro “campagne nazionali e diritto all'acqua” ore 14.00-16.30 – gruppo di lavoro “acqua e finanza” ore 17.00-19.30 – gruppo di lavoro "acqua e democrazia" ore 17.00-19.30 – gruppo di lavoro "tutela dell'acqua, del suo ciclo integrato e salute"

DOMENICA 2 MARZO •

ore 9.30-13.30 – Assemblea plenaria conclusiva

L'assemblea nazionale del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua si è svolta nel fine settimana del 1 e 2 Marzo, vedendo una larghissima partecipazione dei comitati territoriali che hanno dato vita a un ragionamento coerente e fluidamente legato, che ha attraversato le due sessioni plenarie e i quattro gruppi di lavoro su: campagne nazionali, acqua e finanza, qualità dell'acqua, e acqua e democrazia. Largamente condiviso è stato, innanzitutto, il cambiamento di fase in cui ci siamo trovati a svolgere i nostri lavori; infatti, la situazione intorno a noi ha determinato un peggioramento dell'intero quadro politico e sociale, a partire dalla crisi economica che sta velocemente erodendo le condizioni sociali di ampi settori della società italiana. Di fronte a questa situazione, la risposta dei governi nazionali e della governance europea è stata quella di approfondire le politiche liberiste, imponendo queste ultime nella sostanza e addirittura le compagini di governo e sancendo di fatto la rottura democratica che, già in passato, avevamo avuto modo di sottolineare. Le ricadute concrete hanno travolto i diritti e le garanzie, approfondendo i meccanismi di precarietà nel mercato del lavoro, riaprendo in modo esplicito la strada delle privatizzazioni come possibilità principale per rientrare del debito e riducendo sempre di più la possibilità di accedere alle risorse per garantire i servizi pubblici.

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 Proprio su quest'ultimo punto più di una riflessione si è concentrata sul ruolo degli enti locali e del cappio che è stato messo intorno al loro ruolo di garante dei servizi pubblici e degli interessi della collettività. Di fronte a questo quadro, il nostro punto di vista, quello della lotta per l'acqua pubblica e partecipativa, è stato delineato con grande forza. Infatti se cambia la fase intorno a noi, è necessario che anche il movimento dell'acqua cambi, ragionando su quali letture condivise e quali strumenti possano essere all'altezza dell'attuale situazione e impattare realmente, non tanto e non solo, sulle strutture decisionali a livello nazionale o locale, ma nel costruire una nuova interazione con quel corpo sociale vasto ed eterogeneo che è stato e rimane il baricentro del movimento dell'acqua. Per questo, quello che è stato delineato tanto dagli interventi nelle plenarie che in quelli, più specifici, dei gruppi di lavoro, riguarda la necessità di un processo che sia in grado di sottrarsi agli attuali limiti di mobilitazione e possa rilanciare la nostra lotta con una nuova cornice di lettura, anche dal punto di vista comunicativo. Molto ci si è soffermati anche sulla necessità che, in questo quadro, le nostre campagne e i nostri contenuti siano vissuti e agiti come strumenti plurali e paritari di cui ci dotiamo. A partire dalle nostre campagne di Obbedienza Civile e per la Ripubblicizzazione, dovremo essere in grado di vivere la differenza dei territori in cui siamo presenti come una ricchezza e, dunque, riuscire ad essere complementari e ad utilizzare queste nostre stesse campagne come ponti levatoi con altre realtà, comprendendo differenti pratiche che, anche queste, sono espressione di un movimento plurale. A partire da queste considerazioni, nell'assemblea è emersa la necessità, al fine di rafforzare le vertenze su cui siamo impegnati e di innescare interazione con gli altri movimenti, di prendere di petto il tema delle risorse economiche e della ricchezza sociale, in modo da costruire un'alternativa su come investirle, sottraendole alla speculazione finanziaria e ponendo la centralità dei territori come luoghi decisionali sulle stesse. Ancorata a questa, è stata evidenziata la necessità e la possibilità di un altro modello di partecipazione democratica da contrapporre all'attuale espropriazione di sovranità a favore dei mercati. Nell'assemblea è emersa con chiarezza la necessità di declinare il nostro discorso in una visione olistica, a partire dalla riappropriazione sociale dell'intero ciclo dell'acqua

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 e dalla sua tutela integrale, mettendo in campo le nostre vertenze e relative competenze acquisite sulla qualità dell'acqua, ed unendo le battaglie ambientali con la tutela della salute. La proposizione dunque di un discorso circolare intorno all'acqua non poteva che aprire con forza il piano delle relazioni e alleanze che si sono trovate proprio in quei movimenti che, a livello territoriale, si battono per la difesa dei beni comuni, con i quali spesso già si collabora o, addirittura, ci si coordina in maniera strutturata. Proprio i nessi di cui abbiamo iniziato a parlare quasi due anni fa, sono divenuti elementi importanti nei singoli territori e ci pongono anche la possibilità di ragionare sui nostri stessi strumenti; ad esempio sulla campagna di Obbedienza Civile e la questione distacchi, trovando in molte zone la possibilità di connettere battaglie diverse, ad esempio con i movimenti per il diritto all'abitare. Ma molto, in questo senso, c'è ancora da fare e sperimentare e, dunque, l'invito è stato quello a continuare ad approfondire in questo senso. In estrema sintesi, noi rappresentiamo il movimento dell'acqua e offriamo un terreno di lavoro per una battaglia comune per i movimenti in difesa dei beni comuni. Per riassumere il senso del processo che abbiamo immaginato come un rilancio, abbiamo detto: “Diritto all'acqua: pubblica, partecipata, libera e di qualità!” 1. Gruppo di lavoro campagne nazionali Il gruppo di lavoro è partito dalla valutazione, ampiamente espressa durante la plenaria di sabato mattina, che la fase che stiamo vivendo è cambiata rispetto a quella del periodo referendario. In questa nuova fase, dove la crisi cambia le priorità per milioni di persone, il Movimento per l’Acqua deve, anch’esso, cambiare fase. Dentro a questo quadro di crisi, che è finanziaria, economica, democratica ed ambientale, abbiamo l’esigenza di rilanciare ed innovare le campagne in corso: obbedienza civile, ripubblicizzazione, ICE e attività a livello europeo ed internazionale, Legge di Iniziativa Popolare e rapporto con il gruppo interparlamentare. In particolare il gruppo di lavoro si è concentrato sulle prime due, condividendo il giudizio sulla loro importanza, non solo in tutta la fase post-referendaria, ma anche

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 per il futuro del nostro lavoro. Rilanciare ed innovare queste campagne, è stato ribadito da molti interventi, significherà innanzi tutto modificare la nostra comunicazione verso l’esterno, trovando nuovi messaggi legati alla necessità di ampliare il loro campo di azione (in particolare per l’O.C. si dovranno valutare azioni di autoriduzione legate alla vicenda depurazione, distacchi ecc., e per la ripubblicizzazione inserendo con forza l’idea che il ruolo della gestione pubblica e partecipata è di fondamentale importanza non solo perché essa garantisce accesso e universalità del diritto, ma anche perché solo un nuovo intervento pubblico crea lavoro e redistribuzione sociale della ricchezza), si dovrà migliorare in modo deciso la comunicazione interna, facendo circolare meglio le varie esperienze in modo che possano essere di aiuto reciproco. Si dovrà inoltre tenere conto della diversità dei vari territori e, quindi, della diversa articolazione che le campagne assumono a livello locale. Tutto questo ci dice con chiarezza due cose: la loro importanza e contemporaneamente il loro limite in quanto campagne in larga parte svolte localmente e coordinate nazionalmente. Tutto questo significa che il Movimento per l’Acqua ha oggi la necessità di dotarsi di un punto di unificazione di carattere nazionale che ci permetta anche di uscire da un lavoro troppo spesso giocato sulla “difensiva” e, a volte, eccessivamente “tecnico”. Un punto di unificazione che ci permetta di “giocare all’attacco” e di andare oltre. Sotto questo profilo il gruppo di lavoro ha valutato positivamente l’idea di riprendere la nostra narrazione dell’acqua individuando nel tema del “Diritto all’Acqua” il motivo conduttore del nostro lavoro collettivo e nella proposta di inserire nella nostra Costituzione tale diritto e quelli della natura una campagna in grado di rispondere a questa nostra necessità. In particolare la costituzionalizzazione dei diritti della natura risponde anche all’esigenza di una campagna unificante tra i vari movimenti in difesa dei Beni Comuni e dei servizi pubblici locali. Ovviamente quest’ultima proposta avrà la necessità, in tempi abbastanza rapidi di essere meglio articolata e precisata anche con l’aiuto di quei giuristi che nel corso di questi anni si sono dimostrati disponibili. Si reputa quindi necessario che da subito le persone che hanno fatto parte del gruppo di lavoro si tengano in contatto (inizialmente dando la loro disponibilità attraverso la Segreteria Operativa Nazionale) ed inizino a lavorare sui vari punti al fine di arrivare

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 al prossimo Coordinamento Nazionale (che auspichiamo si tenga entro la fine di marzo) con una prima bozza di proposte da discutere e perfezionare. Sono infine emerse due proposte: • • •

una mobilitazione in tutti i territori da svolgersi il22 marzo (giornata mondiale dell’acqua) una mobilitazione nazionale, in tutti i territori, nella seconda metà di Aprile manifestazione Nazionale contro la probabile ondata di privatizzazioni che verrà messa in campo dal governo Renzi, nella seconda metà di maggio.

2. Gruppo di lavoro acqua e finanza Al gruppo di lavoro hanno partecipato 64 persone, 21 delle quali sono intervenute. Il gruppo di lavoro ha condiviso due premesse : 1. conferma della necessità, al fine di rendere più forte la battaglia per l’acqua, di “aggredire” il tema della finanza, ovvero della riappropriazione e della gestione partecipativa delle risorse; 2. conferma dell’importanza di questo tema come nesso forte con le altre lotte per la riappropriazione di tutti i beni comuni. Elementi di estensione della riflessione emersi nel gruppo di lavoro : 1. estendere il concetto di privatizzazione dell’acqua anche alla sottrazione della risorsa per altri scopi (sovra sfruttamento energetico etc.), ragionando di riappropriazione sociale dell’intero ciclo dell’acqua (questo tema è in diretta connessione con quanto discusso nel gruppo di lavoro “Tutela dell'acqua, del suo ciclo integrato e salute"); 2. ragionare sulla decostruzione dei livelli di governo del ciclo dell’acqua (Ato unici regionali, scomparsa delle province etc.) e le sue conseguenze sulla riappropriazione sociale del bene (questo tema è in diretta connessione con quanto discusso nel gruppo di lavoro “Acqua e democrazia”); 3. affrontare la questione della legalità, non in senso astratto (nel qual caso il termine assume connotazioni fortemente ambigue), bensì nel senso della rivendicazione dei diritti garantiti da normative e della partecipazione e del controllo

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 popolare sulla loro attuazione; 4. proporre al movimento per l’acqua, per rendere concreta l’idea di insediare la battaglia dentro la crisi, di mettere in piedi un piano per l’occupazione legato alla tutela del ciclo dell’acqua e dei beni comuni. Obiettivi in campo: Livello degli enti locali: essendo gli enti locali al centro dello scontro, occorre un focus sugli stessi che permetta di situare la battaglia dentro la coordinata “ad attacco sistemico all’ente locale occorre risposta sistemica da parte dei movimenti”; in questo senso, la riappropriazione sociale dell’acqua e dei beni comuni richiede la necessità di : •

produrre indagini indipendenti sui bilanci dei Comuni e/o delle società che gestiscono il servizio, in modo da aprire una vertenza sul terreno del debito e della finanza locale; rafforzare la battaglia per l’acqua attraverso il contrasto al patto di stabilità, con la rivendicazione esplicita che tutte le risorse per gli investimenti rivolti ai beni comuni e ai servizi pubblici escano dal patto di stabilità.

Entrambi questi obiettivi vanno proposti a tutti i movimenti per i beni comuni, al fine di costruire nessi reali e battaglie concrete e condivise. Su questi obiettivi, la relazione con gli amministratori degli enti locali si situerà, a seconda delle condizioni concrete territorio per territorio, dentro la forbice alleanza/conflitto. Per quanto riguarda il patto di stabilità, si richiede al Forum la possibilità di attivare saperi tecnici, giuridici e amministrativi per consentire a tutte le realtà locali di potersi adeguatamente attrezzare nella relazione con gli enti locali. Livello nazionale ed europeo: la traduzione sul livello più ampio di quanto attraversa i territori comporta l’assunzione di almeno tre obiettivi definiti : 1. ritiro dal fiscal compact a livello europeo e fuoriuscita del pareggio di bilancio dalla Costituzione, in quanto entrambi costituiscono una sorta di costituzionalizzazione della dottrina neoliberale e comportano di fatto la privatizzazione di tutti i beni comuni e servizi pubblici;

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 2. assunzione della campagna per la socializzazione di Cassa Depositi e Prestiti e dell’insieme dei temi espressi dal Forum per una nuova finanza pubblica e sociale; 3. assunzione della campagna “Stop TTIP”, in fase di avvio a livello nazionale ed europeo, in quanto il Partenariato Transatlantico per il commercio e gli investimenti, in fase di negoziazione tra Usa e Ue, rappresenta il più grande attacco sistemico portato ai beni comuni, ai diritti e alla democrazia, con l’obiettivo di realizzare l’utopia delle multinazionali, ovvero la più grande area di libero scambio del pianeta. Tutti questi obiettivi vanno costruiti dentro le campagne in corso e proposti a tutti i movimenti per i beni comuni. Su tutti questi obiettivi si rileva la necessità di una comunicazione semplificata e adeguata alla loro diffusione di massa. 3. Gruppo di lavoro qualità dell'acqua Il gruppo di lavoro ha esaminato brevemente la situazione della qualità dell'acqua sia per quanto riguarda la qualità sia per gli aspetti riferibili alla disponibilità della risorsa. Lo stato di grave contaminazione dell'acqua, sia superficiale che sotterranea, nel nostro paese, è fonte di estrema preoccupazione, anche per gli impatti sulla qualità e disponibilità del bene comune per il suo utilizzo ai fini idropotabili. Il 30% delle falde risulta ormai inquinato e molte altre sono a rischio a causa della presenza di industrie attive o dismesse inquinanti e per l'agricoltura intensiva, con residui di fitofarmaci che si riprovano nelle acque di moltissime regioni. L'Italia è punteggiata da migliaia di siti inquinati. Essi costituiscono una vera e propria emergenza nel paese e le bonifiche sono urgenti anche al fine di prevenire l'ulteriore deterioramento dell'acqua nonché i deleteri effetti sulla salute delle comunità interessate. Nel contesto sopra descritto appare evidente l'esistenza di: a)un serio rischio per la qualità della risorsa, con possibili impatti sulla salute per esposizione diretta ad inquinanti di origine industriale (o di tipo microbiologico per le reti fatiscenti);

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 b)una possibile evoluzione verso situazioni di scarsità della risorsa (ad esempio, per il cambiamento climatico in atto e per l'inquinamento diffuso) che, però, potrebbe essere controbilanciata e mitigata da interventi di ripristino della funzionalità delle reti idriche di captazione, adduzione e distribuzione; c)una quasi completa assenza di informazione, trasparenza, consultazione e partecipazione dei cittadini (e degli utenti) per quanto riguarda la qualità dell'acqua; d)l'emergere di forme di collaborazione con comitati locali e reti già formate (si pensi al neonato Coordinamento dei Nazionale dei Comitati dei Siti Contaminati CNSC oppure alla campagna STOP BIOCIDIO partita dai comitati campani e ora attiva anche in Lazio ed Abruzzo). Agire: dal locale al nazionale e viceversa Dal lavoro del gruppo di lavoro e poi dal dibattito dell'assemblea è emersa la necessità di prevedere una specifica campagna avente per tema la qualità dell'acqua da parte dell'intero Forum e di tutte le componenti che lo costituiscono. Tra le azioni previste per questa campagna: 1) bonifiche e acqua di falda/acqua potabile; -cooperazione con le reti già esistenti e con le università (singoli espertia aderenti al forum; studenti ecc.) e informazione per azioni di contrasto rispetto alla normativa e all'azione del ministero dell'Ambiente (Destinazione Italia; accordi di programma ecc.); possibile manifestazione nazionale/iniziative locali di mobilitazione o contributo con questo tema ad eventuali mobilitazioni più generali; denuncia a scala europea; -lavoro connesso all'acqua e alternative alla reindustrializzazione dei siti inquinati per la loro rivitalizzazione (possibile campagna “siti d'arte o siti inquinati? Anche con associazioni collegate al mondo dei beni culturali, Crotone, Venezia, Brescia, Mantova), tenendo conto della necessità di affrontare il nodo delle problematiche del lavoro che potrebbe essere sciolto proprio attraverso un grande programma di riqualificazione del territorio nazionale e delle reti idriche; -impatto sulla salute e sulla qualità della vita: trasparenza dei dati ambientali (sito del Ministero, delle Regioni ecc.) e analisi epidemiologiche (cooperazione con le associazioni di medici). In questo senso la campagna dovrà essere attenta a non puntare sulle paure dei cittadini ma ad iniziative volte a stimolare la partecipazione per la risoluzione e prevenzione dei problemi sanitari che possono scaturire da situazioni di inquinamento. 2) partecipazione al progetto di osservatorio nazionale sull'acqua e della possibile realizzazione della Scuola dei Beni Comuni, affrontando il tema della qualità dell'acqua e della riforma del Decreto 31/2001; Nell'ambito dell'osservatorio e della Scuola sui Beni Comuni sarà prevista la possibilità di autoformazione sul tema della qualità dell'acqua, attraverso iniziative seminariali e/o laboratori.

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 3) dossier sulla trasparenza dei dati dei gestori/ASL e analisi di criticità diffuse rispetto al D.lgs.195/2005. Per questa azione è prevista anche la possibilità di scegliere 2-3 territori sinbolo per la campagna, aventi le caratteristiche adeguate per far convergere le forze dell'intero forum (disponibilità delle informazioni; numero di cittadini coinvolti; azioni pregresse del Forum ecc.). In considerazione della complessità di alcuni aspetti normativi, prima o in contemporanea alla campagna e alle singole iniziative da realizzare nell'ambito di questa, è necessario assicurare un sostegno (seminari tematici, ad esempio; sportello informativo; format da utilizzare per richiedere informazioni; vademecum ecc,) verso i comitati locali, anche per coinvolgere comitati/associazioni che sono già attive sul territorio sulle tematiche dell'inquinamento delle acque. Le informazioni raccolte e divulgate, nell'ambito della campagna "Qualità delle acque" del Forum, dovrebbero contenere gli aspetti sull'inquinamento e la disinformazione legati alla produzione di cibo. In generale, l'Assemblea ha espresso la volontà di avere un approccio olistico rispetto alle problematiche dell'acqua che devono essere viste sia dal punto di vista sociale/economico sia dal punto di vista ambientale (questione dei piani di distretto idrografico; impatto dell'energia ecc.). 4. Gruppo di lavoro acqua e democrazia Il gruppo di lavoro ha condiviso la necessità di un rilancio dell'iniziativa del Movimento per l'Acqua a partire dal tema della Democrazia, elemento basilare di connessione con gli altri movimenti e soggetti i che si battono per il cambiamento. L'esperienza concreta fatta in questi anni, ha messo in evidenza come sia in atto una gravissima crisi democratica, che si manifesta a tutti i livelli, con lo svuotamento dei poteri delle assemblee elettive ed il ridursi dei consigli comunali a luoghi dove si ratificano semplicemente le decisioni prese in altri sedi. L'inserimento in Costituzione del pareggio di bilancio ha sancito di fatto l'assoggettamento al dogma neoliberista della politica economica del nostro Paese e la sua subordinazione agli indirizzi sanciti con la linea dell'austerità a livello europeo.

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 Il predominio della finanza e del mercato sulla società intera ha evidenziato la rottura del compromesso preesistente tra capitalismo e democrazia e la sostanziale incompatibilità delle dottrine neoliberiste con la democrazia. Per contrastare questo progressivo ed inquietante degrado evitando derive populiste, vogliamo agire su alcuni fronti specifici, tentando di tradurre in atti concreti questa esigenza di recuperare spazi di democrazia. Vogliamo offrire queste proposte all'insieme dei movimenti e dei soggetti che si battono per i beni comuni e la democrazia, in modo tale da costruire nella prossima fase una reale coalizione sociale per l'estensione della democrazia e dei diritti . Partecipazione: la partecipazione dei cittadini e dei lavoratori deve diventare il fondamento del nostro ragionamento sulla democrazia, ed in particolare, la gestione partecipativa dei Beni Comuni deve diventare il punto fondante di ogni processo di ripubblicizzazione. Per evitare che "Beni Comuni" e "partecipazione" diventino slogan abusati, si sente la necessità di individuare dei percorsi di autoformazione, anche in collaborazione con gli altri soggetti che lavorano su questo tema, verificando l'ipotesi di dar vita ad una vera e propria " scuola per i beni comuni e le forme della partecipazione". Si è proposto di cominciare a costruire iniziative per arrivare pian piano dall'enunciazione dei NO (al consociativismo e alla cooptazione ) a proposte che comincino a far capire ai cittadini cosa vuol dire riappropriarsi della democrazia tramite la gestione partecipativa dei Beni Comuni. A titolo esemplificativo, riportiamo alcune piste di lavoro che sono emerse nella discussione: • • • • •

richiesta di diritti di diritti di tribuna nelle assemblee dei soci della aziende di servizi pubblici locali chiedere che venga tolta la nomina degli amministratori di aziende pubbliche dalle mani dei partiti aprire canali di partecipazione verso i soggetti gestori (ad es. delibere da proporre alle assemblee dei soci) stesura di "piano d'ambito" dal basso pretendere trasparenza, chiedendo che le aziende mettano a disposizione di lavoratori e cittadini le informazioni sulla gestione

Le proposte di cui sopra non vogliono considerarsi esaustive ovviamente.

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 L Comitato di Torino chiede di porre attenzione anche alla questione della legittimità ad agire dei cittadini attraverso le vie giudiziarie contro gli atti amministrativi: il TAR non può rimanere un luogo inaccessibile per i cittadini che vedono lesi i loro diritti dalle privatizzazioni. Democrazia locale: ci si è interrogati sull'individuazione di modi e forme di coinvolgimento dei cittadini sulle decisioni che riguardano i servizi pubblici locali. Si deve ribadire che sui Beni Comuni la sovranità spetta ai cittadini, che devono essere consultati sulle scelte fondamentali. Si è lanciata la proposta di un'iniziativa di modifica degli Statuti degli Enti locali per sancire l'obbligo di tale consultazione. Forme e strumenti della democrazia diretta e partecipativa a livello nazionale: si è ragionato sugli istituti attualmente esistenti che andrebbero potenziati: dalle leggi di iniziativa popolare che oggi sono prive di obbligo di discussione, fino allo strumento referendario, che andrebbe modificato per rendere cogente la volontà dei cittadini e anche prendendo in considerazione l'ipotesi di modifica dell'attuale sistema del quorum. Infine, visto che i livelli decisionali si spostano, diventa fondamentale non dimenticare la dimensione europea, dove già il forum si è mosso aderendo all'iniziativa dei cittadini europei sull'acqua; dato che sempre di più quello è il luogo dove si prendono decisioni che impattano a livello locale, il ragionamento sulla democrazia non può prescindere dall'esigenza di creare connessioni con le reti esistenti a livello europeo. In conclusione abbiamo condiviso alcune tappe del prossimo percorso, riprendendo sia le proposte dei gruppi di lavoro che elementi usciti dalla discussione delle plenarie. Innanzitutto si è deciso di realizzare due prese di parola: una contro la repressione che colpisce i movimenti sociali (spesso proprio quelli in difesa dei beni comuni e del territorio), una in sostegno del referendum che stanno organizzando per maggio a Salonicco contro la privatizzazione del servizio idrico. In seconda battuta, un'agenda condivisa: Il 15 Marzo, come partecipazione alla manifestazione nazionale contro la repressione delle lotte sociali e per la libertà di movimento.

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 A partire dai ragionamenti abbiamo individuato il 22 Marzo come giornata di mobilitazione nazionale in tutti i territori per rivendicare e rafforzare con i nostri contenuti la giornata mondiale dell'acqua. A Roma, ci sarà la presentazione dell'Osservatorio sull'acqua e i beni comuni, all'interno di un'iniziativa pubblica organizzata dalla Fondazione L. Basso. Il 12 Aprile come partecipazione alla manifestazione nazionale contro precarietà e austerity, in cui portare, nello specifico, il nostro punto di vista sulle risorse. Nella seconda metà di aprile, costruire una seconda giornata di mobilitazione nazionale in tutti i territori, nei quali mettere in campo tutte le vertenze e le campagne in atto nella comune cornice del “Diritto all'acqua”. Un momento per valorizzare i nostri punti di forza e di accumulazione per il futuro. Nella seconda metà di Maggio, una manifestazione nazionale contro le privatizzazioni e in difesa dei beni comuni, da costruire osservando le mosse del Governo e iniziando ad interloquire con gli altri movimenti. Inoltre è stata segnalata l'adesione alla settimana di mobilitazione internazionale contro accordo Acea-Mekorot, dal 22 al 30 Marzo 2014, dalla Giornata internazionale dell'Acqua alla Giornata della Terra palestinese. Per ultimo si è condiviso di costituire un gruppo di lavoro di continuità sul processo, finalizzato a costruire le proposte pratiche su come realizzare i contenuti e le diverse proposte uscite dai gruppi di lavoro, da sottoporre al prossimo coordinamento nazionale. Verrà dunque attivata un'apposita mailing list. Segreteria Operativa Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua Via di S. Ambrogio n.4 - 00186 Roma Tel. 06 6832638; Fax.06 68136225 Lun.-Ven. 10:00-19:00 e-mail: segreteria@acquabenecomune.org Sito web: www.acquabenecomune.org - www.referendumacqua.it Grazie per l’attenzione e cordiali saluti.

Per il Gruppo di Lavoro Comunicazione Politica e Istituzionale Fabio Besia, Federico Feliziani, Nello Orivoli

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 Lista Tsipras, comunicato della Direzione del Pdci Fonte: pdci.it 9/3/14

La Direzione Nazionale del Partito dei Comunisti Italiani, riunitasi sabato 8 marzou.s., stigmatizzando con forza l’assurda esclusione dalle Liste “Per un’Altra Europa – Con Tsipras” delle candidature avanzate dal PdCI, chiede che esse vengano ripristinate. Rende inoltre noto che ogni altra scelta che non corrispondesse a tale richiesta sarebbe respinta come un inaccettabile tentativo di umiliazione e che se il ripristino delle candidature non avvenisse il PdCI non farebbe più parte della Lista Tsipras. La linea del PdCI è stata sin dall’inizio volta ad una sincera e profonda unità con tutti i soggetti della Lista e, oggi, chi perseguisse nell’intento di escludere il PdCI si assumerebbe la responsabilità della rottura di questa necessaria unità. La Direzione Nazionale del PdCI ha assunto tali decisioni all’unanimità. La Direzione Nazionale del PdCI, 9 marzo 2014

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 201 Lavoro Congresso Cgil nel caos Gruppi lascia:"Non sono più a disposizione" Fonte: Repubblica Bologna 5/3/14

"Impallinato" il segretario uscente da 110 voti contrari al documento conclusivo. "Decisione irrevocabile". Papignani (Fiom): "Rispetto la sua scelta". Donini: "Confido che il sindacato ritrovi al più presto una leadership unitaria"

BOLOGNA - Danilo Gruppi, segretario della Cgil di Bologna, fedelissimo di Susanna Camusso, non si ricandida per un secondo mandato. Uno strappo inedito e molto doloroso, che segna un punto critico nei rapporti fra il sindacato nazionale e una delle camere del lavoro più importanti d'Italia. Alle frizioni sulle scelte della segreteria Camusso, si sono aggiunte, durante il congresso, fortissime critiche sulla gestione locale, avanzate soprattutto dalla Fiom. Dopo tre giorni passati a cercare una mediazione, è apparso evidente che Gruppi avrebbe potuto contare, nel migliore dei casi, su una maggioranza estremamente risicata. "In una fase come questa - ha detto Gruppi - occorrono atti politici forti anche nella loro irreversibilità, viene meno la mia disponibilità ad accogliere, se mai

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 fosse esistita, una eventuale candidatura a ricoprire per un altro mandato l'incarico di segretario generale della camera del lavoro". Ora si va verso il commissariamento: i vertici nazionali del sindacato interpelleranno i nuovi membri del direttivo, eletti stasera, per trovare una soluzione. Nella sua relazione iniziale al congresso Gruppi aveva bollato il modello Bologna come ormai giunto al capolinea. Incassando l'immediata la risposta degli industriali, con il leader Maurizio Marchesini: "Mi auguro di no". Le reazioni. "Rispetto personale e politico" a Danilo Gruppi che al congresso ha deciso di fare un passo indietro. Il messaggio arriva da Bruno Papignani, leader della Fiom in Emilia-Romagna, che sul suo profilo Facebook commenta a caldo la decisione di Gruppi. Raffaele Donini, segretario del Pd di Bologna, dichiara: "Ho molto rispetto per l'autonomia del più grande sindacato del nostro territorio provinciale e confido che al più presto possa trovare una leadership unitaria, espressione del gruppo dirigente locale. A Gruppi ho sempre offerto la mia massima collaborazione sui temi del lavoro e della giustizia sociale". Una collaborazione che, "nella reciproca autonomia- chiosa il segretario del Pd- è stata comunque proficua".

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 Crisi, Renzi-Padoan vagano nel buio ma non si deve sapere. Intervento di Roberto Romano Fonte: il manifesto 09/03/2014 Di: Roberto Romano

ll governo Renzi sta lavorando per costruire i primi provvedimenti a favore di lavoro, scuola e buon funzionamento della macchina pubblica. Sul tappeto ci sono problemi enormi e di struttura. Se guardiamo la situazione del paese possiamo dire solo una cosa: è provato. La più lunga e profonda crisi del capitalismo non è finita.Non dobbiamo mai dimenticare che l’Italia ha perso 150 mld di Pil tra il 2004 e il 2013, il 20% di produzione industriale, cioè 1/5 del proprio tessuto produttivo, alzando il tasso di disoccupazione reale al 22% (6 mln di persone che in modo o nell’altro lavorerebbero). Nonostante l’inefficacia di alcune ricette, che hanno pauperizzato troppi giovani e famiglie, le «cure» sono sempre le stesse. Persino le timide idee di politica industriale della prima bozza del Jobs act , sono scomparse. Molto più comodo rifugiarsi nel ben oleato retaggio di tasse, burocrazia e riforme istituzionali. Alla fine il piano shock del governo Renzi non è altro che la riproposizione delle solite politiche economiche dal lato dell’offerta. Sono tre le proposte in campo: la riduzione del cuneo fiscale per un ammontare di 10 mld di euro da destinare al lavoro o alle imprese; 2 mld per l’edilizia scolastica; aumento delle risorse finanziare per retrocedere i debiti pregressi della pubblica amministrazione ai privati. Per il lavoro siamo alle solite: affiancare agli attuali contratti il nuovo contratto di inserimento a tutele crescenti, che per la prima fase congela l’articolo 18, sostituendo la reintegra, in caso di licenziamento ingiustificato, con il pagamento di un indennizzo. Rimane il sospetto che i tecnici della presidenza del consiglio non abbiano ancora preso possesso della macchina pubblica. Facciamo una comunicazione di servizio: l’articolo 18 è stato profondamente svuotato dalla legge Fornero. Sugli ammortizzatori sociali, lo schema che sarà proposto mercoledì dovrebbe avere le seguenti caratteristiche: conferma della cassa integrazione ordinaria e straordinaria, utilizzo «virtuoso» della cassa in deroga, introduzione di una indennità di disoccupazione «universale» di due anni. Diffidate quando viene utilizzato il termine universalistico — esteso alla platea dei cosiddetti parasubordinati e legato alle politiche attive — per la semplice e banale constatazione che lo stato sociale italiano è lavoristico per il lavoro e universalistico per i servizi pubblici (scuola e sanità).

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 Anche chi utilizza la cassa in deroga beneficerà dello strumento. Infatti, la cassa in deroga è destinata a scomparire prima della sua scadenza naturale prevista dalla riforma Fornero nel 2015. Il nuovo ammortizzatore ammonterebbe a circa 10 mld, la somma di Aspi e mini Aspi (7,5 mld) e cassa in deroga (2,5 mld). Se guardiamo i provvedimenti con attenzione è difficile trovare qualcosa di innovativo e che possa minimante condizionare il percorso di crescita del paese. Non sarà la riduzione delle tasse, Irap o Irpef, a rilanciare la domanda di lavoro. Come direbbe Keynes, non potete aspettarvi dei piani di rilancio degli investimenti da parte delle imprese se le aspettative sono negative. Alla fine gli investimenti sono direttamente proporzionali alle aspettative di crescita del sistema economico, non all’aspettativa di una riduzione delle tasse. Inoltre, la minore competitività delle imprese italiane non è attribuibile al costo del lavoro, tra i più bassi a livello di paesi Ocse, piuttosto alla bassa produttività degli investimenti delle imprese private. Pochi lo sanno, ma il rapporto investimenti/Pil dell’Italia è uguale alla media dei paesi europei (19,4%), ma l’output è pari a 1/5. Forse abbiamo ben altri problemi. Solo per inciso, ricordo che i dipendenti pubblici non hanno il rinnovo del contratto da tre anni, con una perdita secca del 10%. Se proprio vogliamo rilanciare i consumi privati, il datore di lavoro Pubblica Amministrazione potrebbe almeno aggiornare le retribuzioni del pubblico impiego che sono appunto fermi da almeno tre anni. Fortunatamente la Commissione Europea ha respinto l’ipotesi di utilizzare una parte dei fondi strutturali (32 mld di euro) per ridurre il cuneo fiscale. In realtà la proposta del governo è di utilizzare transitoriamente le risorse pregresse dei fondi strutturali del 2007–13 non utilizzate, e successivamente integrate dal bancomat spending review. In questo caso è necessaria una domanda al Governo: ma la spending review quante iniziative dovrebbe sostenere? La Commissione ha risposto che i fondi europei servono a creare nuovo lavoro, non a ridurre le tasse. Difficile crederlo, ma la Commissione è più socialista del governo Renzi. Non solo, la Commissione ha ricordato che i fondi europei servono a rafforzare l’innovazione tecnologica e la competitività di struttura delle imprese. Non ho la più pallida idea di cosa il governo suggerirà mercoledì. Le indiscrezioni sono quello che sono: indiscrezioni. Il ventaglio delle proposte è troppo ampio per essere credibili, efficace e qualificato. Molto più utile sarebbe stato

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 quello di utilizzare le risorse dei fondi strutturali europei per industrializzare la ricerca e sviluppo pubblica, legandola all’assunzione di giovani laureati. Questa misura la Commissione l’avrebbe accettata. In ambito europeo si poteva chiedere e ottenere di più. Per esempio, il semestre europeo italiano potrebbe proporre uno sforamento una tantum del vincolo del 3% di bilancio di un punto percentuale per tutti i paesi in ragione della profondità della crisi, finanziato con eurobond acquistati dalla Bce, che sarebbero stati nel tempo sterilizzati. Il vincolo è quello di Europa 2020 e quello del pacchetto (green economy) 20–20-20. Una sfida con ben altro spessore.

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 Il Governo Renzi La dura vita dell’austerità: l’Ue lo boccia, Renzi continua a fare lo spaccone (per poco) Fonte: Il Manifesto 6/3/14 Di: Roberto Ciccarelli

Renzinomics. Per il Presidente del Consiglio "L'Italia non prende compiti da fare a Bruxelles". Susanna Camusso (Cgil): "Il presidente del Consiglio ha un problema con il culto della personalità". Corso Italia punta i cannoni contro il "Jobs Act" che sarà presentato mercolì 12 marzo

La Commissione Europea lo ha bocciato. La Cgil con la segretaria Susanna Camusso ha iniziato a cannoneggiare il suo «Jobs Act», entità fantasmatica che prenderà corpo mercoledì 12 marzo in un’attesissima conferenza stampa dove ci si aspetta qualcosa in più di una newsletter. Nel frattempo, Matteo Renzi continua a fare lo spaccone. Sa che non può sforare il fatidico 3% sul deficit/Pil, come dimostra l’«avvertimento» di mercoledì da parte della Commissione Ue sul debito alto e la bassa competitività, ma continua a regalare 10 miliardi di euro sul taglio del cuneo fiscale; 9 miliardi per il «Naspi», il sussidio contro la disoccupazione che ha lo stesso nome di un idrante ed esclude 1/3 dei senza lavoro attuali; 2 miliardi per l’edilizia scolastica e un non meglio precisato «piano casa». «Una cosa è cercare forme di avvicinamento al paese, un’altra è il culto della personalità» ha detto, fulminante, Camusso. Premessa per bocciare la politica degli annunci su twitter di Renzi: i 5 miliardi di euro che vuole stornare dall’ancora riservata spending review a favore del taglio del cuneo fiscale «è una misura ancora lontana dall’essere uno choc

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 sull’economia. Era già insufficiente a dicembre e lo è anche oggi». Camusso si augura che il «contratto unico» previsto dal «Jobs Act» non sia un nuovo contratto precario. Corso Italia chiede «un sistema di ammortizzatori sociali universali», quello che il «Naspi» non è, visto che riguarda al momento solo chi ha la cassa integrazione in deroga e chi ha l’Aspi in scadenza. È un segnale: la Cgil potrebbe perdere la pazienza. Renzi non ci sta e ha abbandonato l’equilibrismo che lo ha portato ad un accordo sulla legge elettorale straordinariamente ambiguo, per usare un eufemismo, e ha dissotterato l’ascia dell’orgoglio nazionale: «Basta con il costante refrain italiano per cui si dipinge l’Europa come il luogo dove veniamo a prendere i compiti da fare a casa – ha detto ieri a Bruxelles per il Consiglio europeo straordinario sull’Ucraina – l’Italia sa perfettamente cosa deve fare e lo farà da sola per il futuro dei nostri figli». Il presidente del Consiglio ha ribadito che la priorità per l’Italia è «lavoro e crescita, crescita e lavoro». Su questi temi ha chiesto di «portare pazienza» e di aspettare l’aurora di mercoledì. Non è facile tuttavia portare pazienza alla luce del declassamento preventivo in nome dell’austerità, un regime che mal si concilia con il sogno di efficienza e velocità venduto dal primo cittadino premier. Il falò delle sue velleità potrebbe spegnersi davanti alla necessità, da tempo ventilata, di una manovra finanziaria extra da 12–13 miliardi di euro. Un’ipotesi respinta da Fabrizio Saccomanni, che ieri è intervenuto come difensore d’ufficio del vecchio governo Letta (bocciato sonoramente dalla Commissione Ue): «Escludo nel modo più assoluto che vi siano buchi nei conti e che ci sia bisogno di manovre correttive». Per Saccomanni il Pil all’1% per il 2014 è «un target ambizioso, ma realistico». Qualcuno si è premurato dal Tesoro di confermare ipotesi: «Un corposo piano di misure per favorire la crescita con particolare attenzione alla creazione di posti di lavoro». La soluzione è quella suggerita da chi immagina la possibilità di un’«austerità dolce»: agire sul denominatore, cioè sul Pil, per abbassare il rapporto tra debito pubblico e Pil che ha sfondato il record del 132,6%, il livello più alto dal 1990. Il problema di Renzi è che, al momento, la crescita da prefisso telefonico prevista per il 2014 (0,6%, al ribasso) non produrrà nuova occupazione, né permetterà di aumentare i consumi, o di rilanciare la domanda interna. In una nota diffusa ieri dall’Associazione Bruno Trentin e dal CER (Centro Europa Ricerche) si ricorda che a fine 2013 la riduzione cumulata del potere di acquisto, rispetto al 2007, aveva raggiunto l’11%. Poi lo scenario-incubo per Renzi: per il biennio 2014–15 si prevede un’ulteriore flessione dell’1%. Solo nel 2016, questa caduta si attenuerebbe, ma non per tutti. L’ipotesi di

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 agire sul denominatore è inevitabile, ma su queste basi il denominatore rischia di girare a vuoto. A leggere le dichiarazioni rilasciate ieri dal presidente della Bce Mario Draghi al termine del direttivo della Banca centrale, questo è lo scenario più probabile: c’è la possibilità di una «minore ripresa» della domanda interna. Questo spingerebbe un paese come l’Italia ad un «rallentamento nell’attuazione delle riforme strutturali». Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che ben conosce il problema della crescita senza occupazione, visto che la tesi l’ha formulata lui da capoeconomista dell’Ocse, ha riproposto le privatizzazioni del piano «Destinazione Italia». In un’intervista a Il sole 24 ore di ieri Padoan le ritiene necessarie «per aggredire le cause di fondo della debole competitività delle imprese». Il debito va abbattuto «rafforzando il programma di privatizzazioni». È lo stesso programma di Letta e di Monti. Un programma che non ha convinto gli austeri censori di Bruxelles.

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 Il dibattito sulla legge elettorale La mimosa avvelenata di Renzi Fonte: IL Manifesto 6/3/14 Di: Daniela Preziosi

Italicum. Parità di genere, non si trova la quadra, ancora «accantonati» i tre emendamenti. Caos nel Pd, ma anche fra forziste è guerriglia. Berlusconi per ora ci non sta, nelle liste ci saranno più uomini che donne. Renzi si prepara all’8 marzo riducendo di fatto le donne in parlamento. Alla Camera c’è un fronte bipartisan en rose . Guerini (Pd): ma noi rispetteremo sempre l’equilibrio. Titti Di Salvo (Sel): un paradosso tornare indietro. Dorina Bianchi (Ndc): forziste, appellatevi alla fidanzata di Silvio «Roberta, vediamoci fuori dall’aula, cerchiamo di capirci qualcosa». Alle sei del pomeriggio una Stefania Prestigiacomo accoratissima cerca «Roberta», ovvero Agostini, responsabile donne Pd. Anche lei è parecchio preoccupata. In aula i voti sugli emendamenti all’Italicum procedono al rallenti, per consumare i tempi contingentati della discussione. Che andrà avanti fino a notte; oggi sospensione causa congresso dei Fratelli d’Italia. Si chiude lunedì. I tre emendamenti trasversali sulla parità di genere sono per ora «accantonati». Se la quadra non si trova, Forza Italia si intesterà il veto sulla parità nella nuova legge elettorale. Ma è niente in confronto alla figuraccia cosmica che farebbe il Pd, se dovesse votare una legge che di fatto permette la prevalenza di uomini nelle liste. Con tanti auguri di buon 8 marzo, firmato Matteo Renzi. Una bella mimosa. Avvelenata. La ministra della riforme Maria Elena Boschi per una volta è rincorsa da più femmine che maschi. Lei — donna da tacco 12 — forse per «opportunità» (è la parola che ha usato in aula per giustificare la permanenza al governo di quattro sottosegretari indagati) stavolta calza ballerine. E gira con il cellulare incollato all’orecchio, vecchio trucco. A deputate e croniste risponde con aria affaccendatissima: «Ragazze, ci stiamo lavorando». Il giorno prima, in aula, durante un assedio non amichevole delle colleghe ha spiegato: «Ragazze, la

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 parità di genere non è nell’accordo. Accantoniamo la questione. Ma se l’accordo non arriva, sugli emendamenti il governo dovrà esprimere parere negativo». Sorellanza zero. Le donne del Pd chiedono che si lasci almeno libertà di coscienza. Ma a poco servirebbe. Al voto segreto, che verrebbe chiesto dai forzisti — certo non dai 5 stelle, contrari alla parità ma ansiosi di godersi lo spettacolo della spaccatura del Pd -, frotte di maschi (ma forse anche di femmine) sarebbero pronti a blindare l’accordo con il Cavaliere. E se il signore delle ’cene eleganti’ non cambia idea, lunedì andrà proprio così. Ma per il Pd più che un 8 marzo, sarebbe un 18 giugno, Waterloo. In molte giurano disobbedienza. «Io, palese o segreto, voto sì», dice la giovanissima ’turca’ Giuditta Pini, quella che con una rispostaccia ha steso un pentastelluto che dava a lei e alle colleghe delle «pompinare». «I nostri uomini dalla parità di genere avrebbero solo da guadagnare: fra noi ci sono più donne», fa spallucce Matteo Orfini. Il portavoce della segreteria Lorenzo Guerini spergiura che il Pd rispetterà comunque la parità. Altri promettono cambiamenti al passaggio del Senato. Dove però l’accordo sul no sarebbe già blindato. L’unico a dichiararsi contrario è Beppe Fioroni. «Gli accordi vanno rispettati? Ma allora sempre». In Transatlantico le battute si sprecano. Galeotte saranno le donne, Renzi farà il primo scivolone a causa loro? La questione, presa troppo sottogamba dal premier, ruota intorno a tre emendamenti firmati da donne di Pd, Fi, Sc, Ndc e Sel: il primo prevede l’alternanza nelle liste, mentre l’attuale testo consente due nomi dello stesso sesso consecutivi; il secondo propone metà uomini e metà donne fra i capilista; il terzo, di mediazione, propone un riparto 60/40. Sono tre «appositi provvedimenti» per «promuovere le pari opportunità fra donne e uomini», come impone l’art.51 della Carta. Se nessuno dei tre meccanismi sarà inserito nell’Italicum, l’Italicum sarebbe in odore di incostituzionalità. «Sarebbe paradossale che il parlamento con maggiore presenza femminile votasse una legge che di fatto ne riduce la presenza», attacca Titti De Simone (Sel). Che non dispera: «C’è un conflitto vero nel Pd, in Forza italia, nel paese. Renzi non può non rendersene conto». I vendoliani esibiscono i braccialetti rossi del movimento Se non ora quando. A ora di pranzo la presidente Laura Boldrini riceve le deputate e tuona: «La parità di genere sia rispettata». Le senatrici Pd raccolgono firme. Ma finora resta il niet di Berlusconi. E fra i banchi di Fi è guerriglia, neanche tanto en rose. Non mollano le ex ministre Carfagna e Prestigiacomo, né Mariagrazia Calabria né Renata Polverini. Contro di loro Daniela Santanché si leva qualche sassolino dalla Chanel: «Dobbiamo avere il coraggio di ammetterlo: le liste vengono decise dagli uomini. E la stessa regola vale per

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 le donne che fanno i ministri». Le quattro forziste-femministe sono tutte amicissime di Francesca Pascale, la fidanzata del Cavaliere? E allora l’alfaniana Dorina Bianchi twitta: «Si appellino a lei». A lei che interceda con lui. E buon otto marzo a tutte.

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 La terribile piaga del femminicidio Violenza, boom di casi alla Casa delle donne Fonte: Repubblica Bologna 6/3/14

Nel 2013 sono state 735 le assistite al centro di riferimento sotto le Due Torri, altre 73 a Imola. L'associazione: "Fenomeno dilagante" Sono 735 le donne assistite nel 2013 dalla Casa delle donne per non subire violenza di Bologna: 665 i nuovi contatti e 70 i rapporti che erano già in carico nell'anno precedente. Sono le cifre fornite da Laura Saracino, operatrice dell'associazione, oggi in Provincia per un'udienza conoscitiva a cui hanno partecipato diverse realtà del territorio impegnate su questo fronte. Sempre nel 2013, i tre rifugi con indirizzo segreto gestiti dalla casa e i sette alloggi di transizione hanno accolto 37 donne e 40 bambini. Per la casa "di emergenza" per le situazioni ad alto rischio, invece, sono passate 37 donne e 48 bambini. In questo caso non si tratta di numeri assoluti, perché in alcune circostanze la stessa donna transita per più servizi di accoglienza. A Imola, il centro antiviolenza gestito dall'associazione "Trama di terre" ha aiutato 73 donne e sono 15 (con nove bambini) quelle coinvolte nei progetti di accoglienza abitativa, riferisce Tiziana Dal Pra. I numeri registrati nell'anno passato "sono altissimi" e dimostrano che "il fenomeno sta dilagando", sottolinea Saracino: nel 2012 il totale delle donne assistite ammontava a 627 e, dunque, nel 2013 c'è stato un vero e proprio "boom". Da un lato "per noi è positivo che sempre più donne ci conoscano e ci chiamino, ma dall'altro si parla di un fenomeno sempre più in crescita". Delle donne che hanno chiesto aiuto per la prima volta, spiega l'associazione in una nota, il 92% lo ha fatto per motivi di violenza. Il 63% sono italiane e il 37% straniere (+5% rispetto all'anno precedente), il 72% ha figli (+6%), il 17% ha subito stalking e ben il 21% ha fatto denuncia (secondo i dati Istat 2007,

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 ricorda l'associazione, le donne che denunciano sono solo dal 4% al 9% a seconda dell'autore e del reato). Il progetto "Oltre la strada" (relativo alla tratta e alla prostituzione), poi, nel 2013 ha coinvolto 21 donne, oltre alle 18 già in carico dagli anni precedenti. Di queste, 11 sono state ospitate nella struttura protetta del progetto, le restanti in altre soluzioni abitative. La nazionalità prevalente è la nigeriana (10), le altre provengono dall'est europa o da altri paesi. La quasi totalità delle donne che hanno avuto accesso al servizio è arrivata in Italia in seguito a una falsa promessa di lavoro (13), tutte le restanti per motivi legati a una relazione affettiva. Sono 18 le vittime di sfruttamento sessuale e tre quelle di sfruttamento lavorativo. Inoltre, la casa delle donne sta collaborando a una ricerca sui figli delle donne uccise, vittime "invisibili" del femminicidio che "distrugge anche la vita di migliaia di neonati, bambini, adolescenti- recita la nota- che improvvisamente perdono la madre in uno dei modi più atroci: infatti l'assassino è otto volte su 10 il loro padre". Infine, anche quest'anno l'associazione bolognese fornisce un censimento sul femminicidio: sul 2013 si rilevano 134 casi contro i 129 del 2012, più 83 tentati femicidi contro i 74 dell'anno precedente. Per quanto riguarda l'emiliaromagna, i casi sono stati otto contro i 15 del 2012.

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Rassegàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 Europa Se la Bce stampasse moneta Fonte: Il Manifesto 08/03/2014 Di: Roberto Errico

Nonostante il silenzio del governatore Draghi sull’argomento, all’interno della Bce è in atto da tempo una discussione molto franca sulla necessità di mettere a disposizione dei mercati nuova liquidità. Secondo almeno due membri del board, che si sono già espressi pubblicamente, vi potrebbe essere nei prossimi mesi la necessità di mettere in pratica una politica di Quantitative Easing (QE), ovvero quella politica monetaria non convenzionale basata sull’acquisto, per una predeterminata e annunciata quantità di denaro, di attivi finanziari dalle banche del sistema. Si tratterebbe in tal caso della terza ondata di liquidità illimitata o quasi dallo scoppio della crisi. In principio fu la Federal Reserve americana ad intervenire per scongelare il mercato dei prestiti interbancari, bloccato dopo la crisi dei mutui subprime ed il fallimento di Lehmann Brothers. Tra 2008 ed oggi la banca centrale americana ha immesso circa tremila miliardi di dollari nel sistema, diventando una sorta di mastodontico hedge fund con partecipazioni in diversi settori e su tipologie che vanno dai titoli di Stato ai prodotti strutturati più opachi. La seconda fase ha visto la partecipazione attiva delle banche centrali di Svizzera, Giappone ed Inghilterra, che sulla falsariga della strategia USA hanno inondato i rispettivi mercati finanziari di una montagna di liquidità. Sponsorizzate dalla stampa come un’equazione a somma positiva ( più liquidità nel sistema uguale più prestiti a famiglie ed imprese e quindi più occupazione) , le politiche di QE hanno invece determinato risultati ben diversi. Le grandi conglomerate finanziarie hanno preferito investire dove i rendimenti attesi erano maggiori, ovvero nei mercati finanziari interni ed in quelli dei paesi emergenti. In entrambi i casi si è quindi alimentata una crescita fittizia dei corsi azionari, con conseguente scollamento tra i risultati da record delle borse e l’andamento stagnante di salari ed occupazione. L’esempio più evidente proviene dagli Usa, dove nel 2013 l’indice Dow Jones ha più volte ritoccato i propri record storici di capitalizzazione a fronte di una diminuzione

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Rassegàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 minima della disoccupazione ed un aumento della povertà relativa, che ha toccato il livello più alto dagli anni cinquanta. Ora che la politica di acquisti della Fed inizia ad attenuarsi, potrebbe arrivare presto il turno della Banca Centrale Europea. Già in passato Mario Draghi aveva provato ad imitare, con effetti modesti, le politiche della Fed attraverso il complesso sistema dei rifinanziamenti a lungo termine (Ltro). Ed allora, perché perseverare? I maligni, tra cui il prestigioso settimanale Der Spiegel , sussurrano che vi siano alcuni grandi istituti tedeschi preoccupati di non superare l’esame degli stress test sulle banche europee. Insomma, se cambiasse la politica monetaria Ue sarebbe inutile farsi illusioni. Al contrario, si confermerebbe soltanto una tendenza di fondo dell’attuale fase del capitalismo, dove alle big corporations è garantito un aiuto illimitato, mentre ai cittadini viene sempre e comunque richiesto di tirare la cinghia.

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 La Lista Tsipras Lista Tsipras. Lettera aperta di una militante del PdCI Fonte: Marx21 7/3/14 Di: Alinda Ricci Barbieri, Federazione di Alessandria

Riceviamo questa lettera dalla compagna Alinda Ricci Barberi e volentieri la pubblichiamo come contributo alla discussione in merito alle travagliate vicende della lista Tsipras Cari Compagni, vi scrivo da Marx21.it, mio sito di riferimento ideologico, per fare alcune riflessioni personali (tengo a sottolineare il significante “personale”), sull’andamento farraginoso che mi pare avere preso l’organizzazione della Lista Tsipras, vista dal basso, dalla base del PDCI. Sto ricevendo, come immagino tutti voi, costanti e molteplici E-mail dal sito “L’altra Europa”, aggiornamenti di notizie e articoli scritti dai Saggi noti, quali la Signora Spinelli, il più delle volte accozzaglie di idee poche chiare, preoccupanti o deliranti, come sulla questione Ucraina. Devo confessarvi, di non sentirmi molto a mio agio in questo gruppo eterogeneo, che dovrebbe unire la sinistra italiana e cambiare l’Europa: indubbia, elevata dichiarazione d’intenti e grande responsabilità per il futuro dei martoriati paesi mediterranei. Non mi ritrovo e non so come interagire con individui che sfruttano ogni occasione, per denigrare i Partiti della Sinistra, come soggetti cui imputare tutte le colpe del mondo, come ingombri da dover sopportare, probabilmente solo a scopo organizzativo di bassa manovalanza per la campagna elettorale. Io, da pensatrice inesperta e un po’ babbea, fino a quando non è stato candidato per l’Italia, consideravo Alexis Tsipras il nuovo Dio Greco, il futuro Warlord The Great, un esempio da seguire, e da cercare anche qui da noi, nella speranza di riunire un Partito che potesse essere accogliente delle

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 anime comuniste e della sinistra varia, liquefatta nei mille rivoli di cui tutti siamo a conoscenza.. In realtà, come dice sempre mio marito e, mi secca ammetterlo, a ragione, è stato l’ennesimo “innamoramento politico” di “quelli come me, “infùlarmatipasionari” (dal dialetto piemontese “emotivi-poco riflessivi), un po’ movimentisti e un po’ meno inquadrati partiticamente, che si eccitano all’apparizione di certi personaggi, che si rivelano ogni volta fuffe senza base programmatica: in sostanza belle facce, col vuoto dietro. In effetti, non è dato sapere cosa pensi davvero Tsipras, di quello che sta succedendo nella sua Lista italiana. Per i compagni dei Partiti di Sinistra non “è pervenuto” e non si sa, se approvi la discordanza di merito e di metodo, che sussiste e peggiora con l’andar del tempo, fra il vertice composto dal comitato dei sei garanti (Guido Viale, Barbara Spinelli, Andrea Camilleri, Marco Revelli, Luciano Gallino, Paolo Flores) e la sinistra extraparlamentare. Probabilmente sono io che non capisco l’utilità di un comitato autoproclamato, che amministra attraverso una condotta qualificabile di “dispotismo illuminato”, il popolo della Resistenza, che le autocrazie vere le ha combattuti a prezzo della vita, 70 anni fa, salvando questo Paese. Non capisco l’ostilità che avverto, verso la politica onesta di una sinistra che si è sempre sacrificata per il bene dell’Italia, financo a rimetterci. Perché, io che sono del PDCI, non ho mai avuto incarichi né di Partito, né da Amministratore, per scelta personale di onestà familiare, avendo un marito impegnato nella stessa attività (in questa casa non si amano le lobby!), non ho mangiato soldi allo Stato, non ho violato le leggi della Democrazia, sono una Partigiana della Costituzione, per quale ragione devo sentirmi sminuita e umiliata da questi Signori che non mi conoscono e non conosco: per la sola tessera che porto in tasca? Perché devo sentirmi imbarazzata ad avere la parola “Sinistra” sul simbolo e deve passare quasi in sordina che ci siano i Partiti dietro questa operazione? Di cosa mi dovrei vergognare: che prima Rifondazione, poi il PDCI sono stati tutto per me nella vita? Che, quando stavo bene in salute, ci ho speso tante ore di lavoro volontario gratuito, fiera di esserci? Che ho vissuto per lealtà

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 all’ideale, l’infinita solitudine domestica, delle mogli dei Dirigenti continuamente in giro per l’Italia a cercare, altrettanto onestamente e disinteressatamente di cambiare in meglio la vita della gente, secondo i sani principi comunisti connaturati nel nostro DNA. Non sono una “militonta”, non sono una “furbetta” imputabile di arrivismo, di disonestà intellettuale, di rovina della politica italiana, indi per cui mi chiedo, perché la Signora Barbara Spinelli, ved. Padoa Schioppa, debba fare di tutta l'erba un fascio e bistrattare di proposito, Organizzazioni Politiche che, oltre tutto, sono fuori dal Parlamento e che sono rappresentate da centinaia di donne e uomini oneste e prive d’interessi personali come me (non numeri, volti senza espressione: persone fisiche). Non so quale sia il suo problema e quello degli altri Signori Intellettuali al vertice della Lista Tsipras, ma mi sento profondamente offesa e umiliata dal loro sprezzo, dai ridicoli pretesti accampati, per cavalcare la tigre grillina dell'antipartitismo e mi chiedo di nuovo se Alexis Tsipras, sappia e condivida questa idea, perché ciò farebbe di questa iniziativa un porcheria mediatica non dissimile da quelle di Grillo e Berlusconi. Inoltre penso che la Signora Spinelli soffra di memoria corta, poiché dimentica che, un tempo non lontano, ha goduto eccome dei Partiti, attraverso le molteplici cariche ricoperte dal suo compagno, di cui non discuto i meriti, ma che fa si, che tale implicazione non La renda certo più vergine o degna di me, di stare nella Lista Tsipras a pieno titolo, come rappresentante fiera del mio gruppo. Non comprendo, perché io non possa avere da votare un candidato PDCI scelto dal Partito nel mio collegio o, quanto meno in un altro non votabile, ma che mi dia la percezione che il mio Partito c’è e conta qualcosa nel cercare di cambiare l’Europa. Uno, un candidato PDCI in tutta Italia io non lo posso avere, mentre al vertice possono decidere chi e dove deve essere messo in lista. Non comprendo chi abbia incusso in questi Saggi la presunzione e la convinzione di avere più diritto di altri di presiedere alla formazione della Sinistra unita in Europa, allorché il Partito di Rifondazione Comunista,

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 avrebbe ancorché maggior diritto di accampar pretese di leadership, dacché è da tempi non sospetti che mantiene contatti con Syriza. Cari Compagni, vi sottopongo le mie valutazioni, come umile spunto di riflessione. Avrete sicuramente notato, tanti di noi che rimuginano fra loro nei Social Network, nella vita di tutti i giorni: ebbene il mio reclamo personale a questi Garanti è una richiesta forte di rispetto, un richiamo a questi Signori che ci guidano senza investitura popolare, a uno sforzo di umiltà dote dei vincenti, perché persone semplici come me, possano riconoscersi e sentirsi convintamente partecipi di un’Altra Europa. In fondo un po’ di deferenza ci è dovuta, visto che saranno le forze dei Partiti non altri, a raccogliere le firme, a fare materialmente la campagna elettorale, a parlare con la gente per convincerla a votare. I militanti sono stati miti nell’imposizione dall’alto di tutto: se non con una farsa, non si è potuto scegliere per davvero un simbolo, non si è potuto scrivere nemmeno la parola “Sinistra” in un angolino e, si sa, che per i “semplici”, per i giovani che credono di poter cambiare il mondo e per gli anziani, il simbolo fa la differenza eccome, dato che è il logo del credo, della passione, dell’impegno puro. “Lista Tsipras” sa della solita minestra riscaldata, che ci sta affondando da anni, nel dimenticatoio degli elettori. Siamo o non siamo il “nuovo” la rinascita di un Europa dei Diritti, delle Genti e non solo dei Mercati? E se non verrà lasciato spazio, almeno per scegliere le “nostre persone”, da quella generazione precedente, troppo spesso legnosa, avara, presenzialista, che NUOVO sarà, questa Europa? Sarà la solita Sinistra verticistica, perfino camuffata sta volta, che ha stufato tanti e che mia nonna, guarderebbe scrollando le spalle, senza neppure commentare, per la delusione della sua Generazione che valeva davvero qualcosa, che aveva difeso questo paese, conquistato tanti diritti, che ci ha lasciato in eredità la libertà, la facoltà di giudizio, la possibilità di studiare e di pensare senza recinti.

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 Sarà il solito potere-miserabile di cattivi maestri, fintamente saggi, perché la saggezza è capacità di valutare in modo corretto, prudente ed equilibrato le varie opportunità e di meritare attraverso l’esperienza e l’onesta, la facoltà di apprezzare la DIVERSITA’ come valore aggiunto, non come spauracchio da agitare sul popolo meno acculturato e più manipolabile, per conquistarsi quei “15 minuti di celebrità” di Warholliana memoria. Cari compagni, concludo dicendovi che se Tsipras e i Garanti vorranno il mio voto, dovranno meritarselo e che se in tutto il territorio, non ci sarà un infinitesimo spazio per far posto in lista a un compagno qualunque e meritevole del PDCI, io non solo mi asterrò, ma girerò le spalle a questa “Altra Europa”, che non mi appartiene e non mi merita.

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 Rodotà sostiene la lista Tsipras: L’importanza dell’Altra Europa Fonte: il manifesto |08/03/2014 Di: Roberto Ciccarelli

Intervista a Stefano Rodotà . I problemi e le risorse dell’«Altra Europa con Tsipras». Per il giurista «non esprime un soggetto sociale stabilizzato, ma può avere un ruolo importante nel coniugare diritti sociali e costituzionali» in una prospettiva anti-austerity. «Vogliamo proporre anche un referendum sul pareggio di bilancio»

«Per eliminare ogni equivoco dico subito che sosterrò la lista Tsipras e la voterò». Stefano Rodotà chiarisce la natura delle osservazioni pubblicate in un recente articolo da «La Repubblica» che hanno scatenato una ridda di interpretazioni «in base ad un titolo che non era mio – afferma – In realtà ho cercato di fare un tentativo di analisi politica. Ci viene detto che siamo in emergenza, che i numeri non ci sono e che Renzi è l’ultima spiaggia. Questo è un modo per blindare il suo governo. Una cosa inammissibile. Io ritengo invece che il ruolo della politica stia proprio nel progettare vie d’uscita dalle situazioni presentate come emergenziali. E non credo, come invece fanno alcune interpretazioni dietrologiche, che la lista Tsipras, i transfughi del Movimento 5 Stelle, i deputati di Civati o Sel possano divenire una stampella per il Pd. È un ragionamento politicistico che francamente non mi interessa». Ha comunque espresso alcune perplessità sulla lista Tsipras… Considerata l’importanza della situazione, non voglio dare rilevanza a quelli che possono essere sbrigativamente considerati i rischi che corre questa

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 201 lista, ma ai problemi veri che stanno emergendo. Non mi sono affatto ignote le difficoltà legate alla composizione delle liste elettorali, in questi casi ci sono sempre conflitti e contrasti. Non si può tuttavia trascurare la differenza che c’è tra una valutazione e la scelta delle persone. Questo problema si può riflettere sulla campagna elettorale. I problemi ci sono e bisogna affrontarli adesso. Anche per evitare che vengano strumentalizzati in seguito. Qual è il primo problema che vede? Questa lista di cittadinanza sarà un taxi che porterà, come mi auguro, dei parlamentari a Bruxelles, ma che in seguito si ripartiranno in gruppi diversi? È un’ipotesi, certo, che secondo me non dovrebbe essere confusa con il necessario pluralismo che una lista simile deve esprimere. Ma se questa operazione, che è importantissima per l’Italia, dovesse dissolversi subito dopo il voto, sarebbe certamente un problema. Si riferisce al rapporto tra il gruppo dei socialisti di Schultz e quello della sinistra europea che ha candidato Tsipras alla presidenza della Commissione Ue? Mi pare che si vada materializzando questo problema, anche se i promotori della lista ritengono che sia possibile risolverlo. Bisogna averne consapevolezza evitando di pensare che ogni problematizzazione leda la maesta della lista Tsipras. Per me questo è un passaggio difficile, ma essenziale, da affrontare. La suggestione dell’esperienza di Siryza è molto forte, ma sembra fuori dalla portata delle sinistre italiane. Un percorso simile potrebbe nascere da questa lista? L’Altra Europa con Tsipras non esprime un soggetto sociale già costruito e stabilizzato. Il riferimento a Syriza potrebbe essere d’aiuto per evitare di rinchiuderla in un contesto autoreferenziale. Ma il lavoro da fare è tantissimo. Siryza si è formata dopo un’operazione politica e di insediamento sociale importante. Questa campagna elettorale europea non può costruire un soggetto sociale, ma dovrebbe essere capace di trovare un modo per fare esprimere queste esigenze in maniera comprensibile e coerente. Sono state sollevate perplessità sulla scelta di persone note come Barbara Spinelli, Adriano Prosperi o Moni Ovadia di dimettersi dopo l’eventuale elezione. Non crede che bisognerebbe evitare i «candidati civetta»?

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 Hanno giustificato questa decisione per un fatto di onestà e di trasparenza per gli elettori. Così facendo vogliono dare il massimo sostegno e responsabilità a chi partecipa alla lista. Ho apprezzato molto le loro ragioni. Altri, a cominciare da Berlusconi, si sono fatti eleggere per trainare una lista e poi non sono mai andati a Bruxelles. La mia non è un obiezione, e non intendo calvacare chi la sta facendo. Si tratta però di un tema già sollevato nei mondi a cui fa riferimento la lista Tsipras e rischia di essere riproposto. Non voglio fare l’elogio dell’importanza della comunicazione, ma bisogna usare il linguaggio più adeguato. È stato dato rilievo alla contrapposizione tra le candidature di Sonia Alfano e Luca Casarini, un conflitto improprio considerate le regole poste dagli stessi «garanti» della lista per i quali Alfano era già in partenza incandidabile per avere ricoperto incarichi politici precedenti. Un episodio che sembra tradurre due idee di sinistra: la prima incentrata sulla legalità e la società civile, la seconda sui diritti sociali e i movimenti. Potranno mai coesistere? Di certo non sono incompatibili. Tra l’altro, questo sta già avvenendo da tempo, ad esempio con «Libera» di Don Luigi Ciotti. Ma il discorso è senz’altro più ampio e riguarda la grande questione dell’unione tra diritti civili e sociali, tra i diritti delle persone e quelli del lavoro. Il problema riguarda il modo in cui è possibile saldare diritti costituzionali e diritti sociali. È la prospettiva sollevata da Gustavo Zagrebelsky in una recente intervista su Il Manifesto , una persona che non mi sembra affatto insensibile al rispetto della logica della legalità. Su questo punto nemmeno io sono reticente. La legalità richiede un’idea forte di moralità pubblica, non c’è alcun dubbio. In cosa si distingue questo approccio dai discorsi prevalenti sulla «cultura» della legalità? Risponde ad una prospettiva politica che ha solide basi culturali. Io ci credo molto e vedo crescere la consapevolezza dal referendum sull’acqua bene comune dal 2011 in poi. Per questo vado a Parma da Pizzarotti (5 Stelle) che ha presentato un pacchetto di sette delibere dalle unione civili al garante dei detenuti alla cittadinanza civica ai bambini degli immigrati. Per la stessa ragione appoggio la Fiom di Landini e gli autoconvocati che hanno il merito di non essersi accontentati degli strumenti storici dell’azione sindacale, come lo sciopero, e hanno condotto una battaglia costituzionale sulla riammissione dei rappresentanti sindacali nelle fabbriche. Per affrontare l’asimmetria con il potere oggi bisogna costruire una cultura politica e giuridica alta, non limitan

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 dosi a soluzioni emergenziali o frammentate. La lista Tsipras, alla quale partecipa anche il movimento per l’acqua, potrebbe avere un ruolo importante promuovendo una coalizione sociale, esattamente quello che cerco di fare a partire dalla manifestazione del 12 ottobre. Con Spinelli, Prosperi o Ovadia, la lista esprime questa aspirazione e una grande apertura culturale. Esattamente il contrario di chiusure identitarie o il ripiegamento sulle ideologie del Novecento. Parlare di coalizioni sociali significa anche interloquire con i movimenti della casa e per il reddito. In occasione della manifestazione sulla «Via maestra» del 12 ottobre e di quella del 19 ottobre è emersa una certa contrapposizione che sembra tornare oggi nella critica dell’elitarismo dei promotori della lista e i loro riferimenti alla «società civile». Si riuscirà mai ad impostare un lavoro comune? Me lo auguro, anche perché in questi casi il riferimento ai diritti fondamentali, la casa o il reddito, è fortissimo, come altrove. Se questa lista andrà oltre la soglia del 4% si apriranno opportunità per tutti. Chiamarsi fuori va benissimo, ma vorrei rovesciare l’accusa. In quali termini? Chi oggi si chiama fuori lo fa in modo elitario per salvaguardare la legittimazione di movimenti legati a battaglie concrete. Ma questo nessuno lo mette in discussione. Dico solo che in un momento come questo si potrebbe ottenere anche il sostegno di chi va nella tua stessa direzione. È una vecchia storia dei movimenti. Il contatto con le istituzioni sembra minacciare la capacità di azione sociale e impone compromessi. Ma in politica bisogna anche prendersi il rischio dell’innovazione quando questa è necessaria. Secondo me queste critiche non sono giustificate. La manifestazione a difesa della Costituzione del 12 ottobre non ha prodotto un seguito. In che modo pensate di riavviarne il percorso, visto che Pd, Forza Italia e Ncd continuano a propore nuove e rischiose riforme? Ci stiamo riorganizzando e pensiamo di insistere su una serie di proposte di leggi popolari sulla partecipazione, sull’iniziativa legislativa popolare, sul reddito di cittadinanza anche se declinato oggi nella forma più semplice del reddito minimo. Stiamo studiando le possibilità di un referendum che riguardi il pareggio di bilancio introdotto nell’articolo 81 della Costituzione in maniera frettolosa e senza alcuna discussione. Non era obbligatorio, altri paesi come

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 la Francia non l’hanno fatto. Ma è una misura terribile che schiaccerà questo paese sotto il peso dell’austerità. Visto che oggi esiste la lista Tsipras non ho dubbi che questa prospettiva possa essere interessante politicamente anche per loro

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 La “democrazia” pentastellare Grillo caccia tutti: via anche i dimissionari Fonte: Il Manifesto 6/3/14 Di: Carlo Lania

5 Stelle. Altri cinque senatori pronti a lasciare. Lettera di minacce ai dissidenti espulsi

Stavolta non c’è stata neanche la sceneggiata della rete. Scavalcati a piè pari gli attivisti (ma come, non erano imprescindibili per il guru dei 5 stelle?) l’ordine è precipitato sui parlamentari grillini che hanno obbedito senza discutere. Alessandra Bencini, Laura Bignami, Monica Casaletto, Maria Mussini e Maurizio Romani, i cinque senatori dimissionari dopo l’espulsione dei dissidenti, «sono fuori dal movimento», scrive Grillo sul blog. Una decisione presa ignorando il regolamento, secondo il quale prima l’assemblea dei parlamentari e poi la rete dovrebbero decidere su eventuali espulsioni, ed evidentemente maturata nella testa del guru durante la notte. I cinque vengono dunque accompagnati alla porta senza troppe spiegazioni. Bastino, per tutti, le parole di Grillo al quale la mossa delle dimissioni non è proprio andata giù.

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 «Questo gesto non è stato motivato da particolari situazioni personali, familiari o di salute — scrive sul blog -, ma come gesto politico in aperto conflitto e contrasto con quanto richiesto dal territorio, stabilito dall’assemblea dei parlamentari del M5S, confermato dai fondatori del M5S, ratificato dagli iscritti certificati in rete, in merito ai quattro senatori espulsi». E quindi i dimissionari «non possono continuare a esserne rappresentanti ufficiali nelle istituzioni». Amen. L’ennesima scomunica non è stata però l’unica brutta novità della giornata. A Milano la polizia ha infatti intercettato una busta con all’interno alcune pallottole indirizzata ai senatori Campanella, Bocchino, Orellana e Battista, i quattro dissidenti espulsi, ma anche alla senatrice De Pin, uscita sei mesi fa dal M5S, e a due giornalisti. Chiaramente il gesto di un esaltato dal quale i capigruppo M5S alla Camera e al Senato hanno preso subito le distanze, ma che certo non aiuta a rendere il clima più sereno. Nel pomeriggio i senatori si sono visti per un nuova riunione alla quale hanno partecipato anche i dimissionari. Si è trattato dell’ennesimo incontro fatto di lacrime (dei cacciati di turno) e gelo (di quasi tutti gli altri), di tentativi di mediazione e voglia di chiudere al più presto con chiunque non sia in linea con le decisioni prese a Genova e Milano. Ai cinque è stato chiesto di ritirare le dimissioni con la promessa di una riscrittura delle regole, ma nessuno di loro ha fatto marcia indietro. E anzi hanno provato a chiedere la diretta streaming, che è stata però rifiutata senza neanche mettere ai voti la proposta. Attivisti quindi chiusi fuori dalla porta ancora una volta, a dimostrazione di come la trasparenza, che pure era una delle bandiere del M5S al momento dell’ingresso nelle istituzioni, sia ormai solo un ricordo sbiadito. Al posto dello streaming è arrivata però una lavagna, servita a ridefinire le presenze nelle commissioni dopo le ultime defenestrazioni. In undici mesi il M5S ha infatti lasciato per strada molti dei suoi senatori, al punto che dai 54 iniziali ben 13 non ci sono più. Uno alla volta o in massa se sono andati prima i quattro ex già confluiti nel gruppo Misto, poi i dissidenti e ora i cinque dimissionari. Ne restano 41, ma non è detto che durino. L’ultima sfuriata del capo non è piaciuta infatti a molti, e già ieri si parlava di possibili altri 4–5 senatori pronti a lasciare. Stessa cosa alla Camera, dove i «ribelli» starebbero solo cercando di organizzare l’uscita. Numeri che rafforzano l’ipotesi di dar vita a un nuovo gruppo al Senato fatto solo da ex M5S e che a questo punto potrebbe contare su ben 18 senatori. «Se continua così alla fine avranno difficoltà anche a organizzare una briscola», dice il senatore Campanella, uno dei cacciati, ironizzando sugli ortodossi. Ma che succede a Beppe Grillo? Ultimamente i suoi sfoghi sono diventati sempre più frequenti e accesi, e non risparmiano neanche personaggi da

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 sempre fiore all’occhiello del M5S come il sindaco di Parma Pizzarotti. «Grillo sta suicidando il movimento», si sfoga un parlamentare incapace di trovare altre risposte. Di certo il nuovo corso non piace alla rete. Fatta la tara di quelli sempre e comunque fedeli al capo, sempre più infatti sono quelli che prendono le distanze: «Ormai ci si lascia alle spalle tutto, anche le poche regole che ci sono», fa notare ad esempio Marco, da Bologna. Mentre Dave chiede sconsolato: «C’è una precisa strategia del fondatore per far perdere il più alto numero di voti alle europee?».

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 Internazionale A PROPOSITO DI INVASIONI ED INVASORI Fonte Controlacrisi 03 marzo 2014 Di: Sivestro Montanaro

Su quel che accade in Ucraina socializziamo questo commento del giornalista Silvestro Montanaro, autore del bel programma Rai "C'era una volta", raro caso di informazione e approfondimento fuori dal coro purtroppo cancellato dal palinsesto. La Crimea e' russa. Lo e' storicamente, culturalmente, economicamente. Fa parte intimamente della leggenda della Grande Madre Russia. E' sul suo sangue, nella resistenza durata quasi un anno, all'invasione nazista che si decidono le sorti della Seconda Guerra Mondiale, della stessa Russia e della libertà nel mondo. La sua annessione all'Ucraina negli anni sessanta fu puro fatto amministrativo, non rivendicazione autonoma di un popolo. La cagnara dei media occidentali, serva e bugiarda come al solito, totalmente nelle mani dei potenti della grande finanza, racconta in queste ore che la Crimea e' stata invasa dai russi. Parla di violazioni, minaccia guerre e sfracelli, una nuova Guerra Fredda. L' "occupazione" e' avvenuta in poche ore, meno di un giorno. Senza una sola vittima, un solo ferito ed un solo sparo. La "terribile violenza" vede la gente del territorio "occupato" in festa. Uomini e donne che si definiscono russi, perché russi sono e tali vogliono restare. La diplomazia occidentale promette di liberarli. Loro, lo hanno già fatto. E, nel caso, sono pronti a battersi contro i "liberatori".

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 Non ho particolari simpatie per Putin e, meno ancora, per il deposto presidente dell'Ucraina. Ciò detto e chiarito, la partita che si e' giocata e si continua a giocare sull'Ucraina ha fino in fondo i tratti della politica da western tipica del peggior Pentagono e del Dipartimento di Stato americano. Una politica folle ed avventurista che gia' tanti danni ha provocato nel mondo. Una politica che in questi giorni ha conclamato un nuovo principio che fa maledettamente a pugni con tutte le basi di cio' che e' democrazia. Da pochi giorni, infatti, i governi non si cambiano grazie a libere elezioni, ma a spallate di piazza. E che piazza, poi, nel caso ucraino. La peggior feccia del nazionalismo, del fascismo e dell'oligarchia ladrona ha nei fatti operato un golpe armato e violento. Se il presidente deposto era un farabutto, chi lo sostituisce veste gli stessi sporchi panni. In un colpo solo, nella mente folle di chi ha spinto sull'acceleratore della crisi ucraina, si volevano cogliere più ed impossibili obiettivi. Conquistare un territorio ricco di manodopera a basso costo, prendere il controllo dei gasdotti ed oleodotti che da li' passano, azzerare il condizionamento russo sulle politiche europee, annientare lo sbocco russo sui mari caldi e quindi tutta la sua influenza sul Mediterraneo e sul medioriente, mettere in crisi l'influenza del Cremlino sull'intero Caucaso. Insomma, si voleva cambiare il mondo, in un colpo solo. Follia. A Putin e' stato sufficiente raccogliere la richiesta di aiuto che veniva dalla parte russa dell'Ucraina, spaventata dalla strana congerie golpista al governo di Kiev, per parare il colpo. Seguiranno settimane e mesi di gelo internazionale e nuovi conflitti. A pagarne il prezzo saranno soprattutto gli europei che da un deterioramento dei rapporti con la Russia hanno molto da perdere. Ma forse era questo l'obiettivo vero degli strateghi a stelle e strisce. E pagherà un prezzo amarissimo il popolo ucraino. Il paese e' alla bancarotta e da questa non lo salveranno certamente i nuovi banditi ora al potere.Anzi. La crisi ucraina si riverserà sull'Europa che di problemi ne aveva già tanti. Un risultato straordinario per chi da anni sogna di far bottino sulla crisi dell'eurozona. Intanto, saremo costretti a sorbirci la retorica prezzolata sull'invasione russa della Crimea. La stessa retorica prezzolata che ha salutato come guerra umanitaria la distruzione prima del'Iraq, poi della Libia. Quelle non erano invasioni? Un milione di morti e paesi rasi al suolo ed in ogni senso. Che schifo. E sopporteremo il tutto in attesa di una nuova sapiente spallata, quella che deponendo il governo venezuelano, restituirà agli Stati Uniti il controllo del suo cortile di casa, il Sudamerica. Li', purtroppo, a costo di tanto sangue

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 perché i chavisti,che pure hanno i loro torti, non accetteranno a cuor leggero un golpe modello ucraino. E' troppo sperare che la costruzione della democrazia nel mondo, perché sia veramente tale e non lurida affermazione dell'arroganza di poteri occulti, sia liberata dai cowboys?

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 Appuntamenti sui nostri territori Informazione Campagna Trasporti proseguiamo i nostri incontri con le persone interessate a Casalecchio e a Bologna per segnalare che non sono i cittadini al servizio dell’azienda dei trasporti, ma questa deve essere al servizio dei cittadini e non va privatizzata

giovedì 13 marzo 2014 dalle 15,30,alle 18,30 Area pedonale Casa Conoscenza Casalecchio Via Porrettana angolo Via Garibaldi Ottavo banchetto raccolta firme petizione popolare per una diversa gestione del trasporto pubblico cominciando dai bus di Bologna e provincia) Invitiamo a firmare e far firmare chi usa il mezzo pubblico e chi è solidale alla richiesta di utilità sociale. (alla data dello scorso giovedì 6 marzo abbiamo raggiunto solo a Casalecchio, dall’inizio della campagna, circa 120 firme)

Partito dei Comunisti Italiani Federazione di Bologna Sezione Rino Nanni Territorio Reno Bazzanese

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 Da: LeG Bologna <libertaegiustiziabologna@gmail.com> Date: 10 marzo 2014 10:10 Oggetto: [costituzioneviamaestra-bo] incontro con Nadia Urbinati 19 marzo ore 18.00 c/o libreria delle Moline

Carissime/i, la riforma elettorale e quelle costituzionali del Senato e delle competenze legislative Stato/Regioni si sono intersecate e aggrovigliate in un'unica matassa. Sono riforme che hanno priorità diverse e che potevano essere affrontate separatamente. Col risultato che ora ci sono anche problemi di sincronizzazione temporale delle riforme stesse. Alla fine ci sorge il dubbio che forse bisogna cominciare col riformare i riformatori... e allora ne parleremo Bologna Mercoledi 19 marzo ore 18.00 c/o libreria delle Moline, via delle Moline 3/A con Nadia Urbinati in un incontro sul tema: Riformare la costituzione o la politica? Marcello Bruni Libertà e Giustizia, circolo di Bologna

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Rassegnàti mai N. 18, Martedì 11 Marzo – Lunedì 17 Marzo 2014 Festa per il 10° Anniversario della Consulta degli Stranieri Sabato 22 marzo 2014 - ore 15,00 - Centro socio-culturale Giovanni Falcone (Via Tosarelli n. 4 Zola Predosa)

Sabato 22 marzo 2014 - ore 15,00 - Centro socio-culturale Giovanni Falcone (in Via Tosarelli n. 4) è in programma la Festa per il 10° Anniversario della Consulta degli Stranieri, alla quale tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.L'iniziativa, organizzata in collaborazione con l'Associazione VociDiDonne e il Centro Socio-culturale Giovanni Falcone, prevede la partecipazione di: -Stefano Fiorini - Sindaco di Zola Predosa -Andrea Fini - Assessore all'immigrazione -Rappresentanti della Conusulta Comunale degli Stranieri -Amministratori, componenti e cittadini che hanno fatto la storia della Consulta degli Stranieri L'iniziativa,pensata per fare Festa insieme, ha in programma tra l'altro: - Intrattenimento musicale con Mattia Elmi - Animazione per bambini e bambine

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Rassegnàti mai 18  

Il diciottesimo numero di Rassegnàti mai, la rassegna stampa settimanale della Sezione Rino Nanni PdCI BO

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