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Rassegnàti mai raccolta settimanale di informazioni di stampa della Sezione Rino Nanni Partito dei Comunisti Italiani Bologna Territorio Reno Bazzanese (Casalecchio di Reno,

Sasso Marconi, Zola Predosa, Monte San Pietro, Valsamoggia)

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Numero 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014

INDICE ARGOMENTI: Note settimanali d’informazione politica e istituzionale Lavoro Istruzione Il Governo Renzi Caso Roma Europa I Cinque Stelle nel caos Discussioni e approfondimenti Appuntamenti sui nostri territori

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A cura del gruppo di lavoro Comunicazione Politica e Istituzionale

Nello Orivoli: 3471398555.

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 Note settimanali d’informazione politica e Istituzionale A tutte/i in indirizzo, la nostra informazione di oggi dà la precedenza all’adesione del nostro partito alla lista per Tsipras alle elezioni europee del 24 e 25 maggio 2014. A tale proposito ricordiamo che abbiamo partecipato nel mese scorso al voto elettronico per la scelta del nome della lista italiana di sostegno E’ passata la seconda opzione, per cui è stata adottata la seguente denominazione.

Riportiamo di seguito un report sull’iniziativa pubblica che si è svolta giovedì 26 febbraio 2014 al centro civico del quartiere Savena a Bologna

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 Lista Tsipras: a Bologna in trecento per sostenerlo Fonte: Il Fatto Quotidiano Bologna on line Commento di Sergio Caserta | 26 febbraio 2014

La sala del quartiere Savena piena in ogni ordine di posti, anche sulla balaustra superiore; l’atmosfera delle occasioni importanti, già vissuta in tante altre circostanze, ormai un misto di attesa, speranza e disincanto, per

averne passate troppe a leccarsi le ferite, delle sconfitte con la coda avvelenata dalle polemiche. È qui un pezzo importante delle variegate sinistre bolognesi. Certo, prevalgono le “pantere grigie” reduci dei diversi movimenti, dei comitati e referendum vinti, semivinti o mai giocati per impedimento coatto. Non mancano qua e là “macchie” di giovani, avanguardie di quelli che ancora non partecipano, presi dai loro difficili problemi dell’oggi. Giovani sicuramente non molto diversi da quelli che soffrivano alle Scuderie di Piazza Verdi, ad ascoltare il non possumus civatiano, la marcia indietro del profeta, finora mancato, della nuova sinistra Pd. Questa non è però una riunione di recriminazioni, ne abbiamo ascoltate di peggiori, c’è la percezione che stavolta, l’occasione delle Europee può non andare sprecata. La cautela e lo spirito unitario prevalgono. Guido Viale illustra con grande chiarezza la piattaforma politico-programmatica che ha

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 snocciola tutti i maggiori problemi economico sociali, la necessità di costruire un’alternativa credibile alle politiche recessive della “Troika”, la lotta per un’altra Europa che non rappresenti la fuga all’indietro a nazionalismi ormai del tutto inattuali e che invece prospetti il ritorno a politiche redistributive e di welfare, sostenute da un profondo cambiamento di prospettive economiche, finanziarie e fiscali. C’è bisogno di una sinistra in Europa che costituisca una seria alternativa alle socialdemocrazie offuscate dalle larghe intese con le destre e dalla sottomissione ai diktat dei nuovi signori dei mercati finanziari. L’unicità e la potenzialità della lista Tsipras è proprio nel suo carattere coerentemente europeo, è la prima vota che la sinistra si presenta in questa forma. Nel dibattito si ascoltano molti interventi interessanti e se pure sotto traccia si registra il permanere di differenze, stasera sembra prevalere la volontà di

capire l’importanza della posta in gioco. Che travalica di molto lo stesso risultato elettorale che sarà in ogni caso decisivo per il futuro. Tra tutti chi forse interpreta, anche per mestiere, con essenzialità lo stato d’animo dell’elettorato, è Ivano Marescotti: con studiate pause trasmette lo sbigottimento per come vanno le cose oggi, i mille dubbi ed anche la disinformazione sulle tematiche europee che connota il dibattito pubblico e l’informazione. E da ciò l’importanza di spiegare i contenuti dell’appuntamento per quest’Europa che è decisiva ormai per ogni atto della nostra esistenza. Alla fine approviamo all’unanimità il documento che traccia il percorso bolognese fino alla prossima impegnativa assemblea che discuterà la lista e le iniziative per la raccolta delle firme necessarie a presentarla e gli altri impegni. È presto per parlare d’altro, intanto un passo è stato fatto in avanti, e non è poco.

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 Ed ecco il documento programmatico: L’assemblea provinciale dei firmatari e dei sostenitori della costituzione di una lista di cittadinanza per la candidatura di Alexis Tsipras a Presidente della Commissione europea, conferma la scelta di contribuire, nel nostro territorio, alla realizzazione del progetto della lista chiamata “ L’altra Europa con Tsipras” e si impegna, a partire da domani, a costituire comitati unitari in tutti i quartieri e in tutti i Comuni e località per avviare la raccolta delle firme necessarie alla presentazione della lista e in preparazione della successiva campagna elettorale. Conferma il Comitato promotore composto da Marina D’Altri, Raffaele Guarino, Stella Lipparini, Roberto Manaresi e Mirco Pieralisi che fungeranno da referenti e coordinatori delle diverse aree di impegno (organizzazione, comunicazione, autofinanziamento, integrazione al programma politico)

costituendo gruppi di lavoro aperti e manterranno i rapporti con il Comitato operativo nazionale. Dà incarico al Comitato promotore di prendere contatto con tutti i soggetti organizzati che sostengono la lista (partiti, associazioni, comitati) per formare un Comitato operativo locale che gestisca unitariamente tutti i prossimi passaggi organizzativi. La futura attività si articolerà •

nei territori attraverso iniziative, promosse sia su indicazioni provinciali che locali, autogestite sulla base del più ampio spazio democratico e partecipativo dato a tutte le persone che vogliono offrire il proprio contributo. La creazione di un “luogo comune”, sede di una pratica politica realmente democratica è il fondamento del successo della lista;

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014

nei gruppi di lavoro incaricati di elaborare le proposte di integrazioni tematiche al Documento programmatico, che dovranno essere discusse dall’assemblea provinciale, da presentare al Comitato nazionale. Questi stessi gruppi avranno il compito di organizzare gli eventi provinciali sui singoli temi e di supportare il territorio su analoghe iniziative. In questi gruppi si potrà misurare la volontà e capacità di mettere realmente a confronto posizioni, idee e storie diverse con disponibilità al reciproco ascolto e con l’obiettivo di raggiungere il massimo di consenso condiviso. Sottolinea l’importanza dell’autofinanziamento per ribadire l’autonomia della lista “ L’altra Europa con Tsipras” nell’affrontare i consistenti costi della campagna elettorale e si impegna, da subito, ad avviare la campagna per la raccolta dei fondi necessari.

Fissa la prossima scadenza in una assemblea pubblica di presentazione della Lista a tutta la cittadinanza con la presenza di nostri candidati al prossimo Parlamento europeo

Si sottolinea che noi aderiamo alla scelta per Tsipras a livello nazionale e locale e a Bologna si è formato un comitato elettorale provinciale a cui aderiscono PdCI, PRC, Sel, associazioni e singoli cittadini. Perciò ritenamo molto importante fare comitati elettorali anche a livello dei territori (vedi Casalecchio e zone limitrofe) dove le notre forze sono più presenti, tenendo conto della totale idipendenza tra europee e amministrative, anche se coincide la data del voto. Ora passiamo brevemente all’informazione sulla fase politica che si è aperta nei nostri territori dopo il 24 febbraio scorso. Stiamo monitorando la situazione di Casalecchio di Reno, Zola Predosa, Sasso Marconi e Valsamoggia per le amministrative di maggio cercando

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 percorsi che nei vari tipi di accordo consentano un peso politico meno trascurabile possibile ai comunisti e ale forze più a sinistra. Sui terreni di lotta segnaliamo il buon proseguimento della campagna trasporti a Casalecchio ricordando che all’ultimo banchetto di propaganda del 13 febbraio scorso le firme raccolte dall’inizio della campagna erano circa 110. Il prossimo banchetto si farà giovedì 6 marzo 2014 davanti alla Casa della Conoscenza di Casalecchio dalle 15,30 alle 18,30. Dopo l’invio di questa rassegna spediremo via mail al più presto ai lettori, come supplemento straordinarIo) la slide del documento di Fulvio Rubino Cgil di denuncia degli effetti della CONTRORIFORMA FORNERO presentato alla riunione di Bologna del Cooordinamento RSU. (per ragioni tecniche non siamo riusciti a inserirlo nel testo). Cordiali saluti.

Per il Gruppo di Lavoro Comunicazione Politica e Istituzionale Fabio Besia, Federico Feliziani, Nello Orivoli

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 Lavoro Istat, nuovo record per la disoccupazione: a gennaio il tasso balza al 12,9 per cento Fonte: Repubblica.it 28/2/14

Il dato è il peggiore dall'inizio delle serie dell'Istat, che per quelle trimestrali risale al 1977. Tra i giovani che lo cercano, i senza lavoro sono al 42,4%: 690 mila persone. L'anno scorso il peggiore della crisi: mezzo milione di occupati in meno MILANO - Nuovo record per la disoccupazione in Italia, dove gli effetti del peggior anno dall'inizio della crisi per il mercato del lavoro (il 2013) si fanno sentire a pieno nel primo mese del 2014. A gennaio il tasso di disoccupazione è balzato al 12,9%, in rialzo di 0,2 punti percentuali su dicembre e di 1,1 su base annua. In Europa, invece, il dato resta fermo al 12%. I disoccupati sfiorano i 3,3 milioni. Lo rileva l'Istat, che ha diffuso i dati provvisori. E' il tasso più alto sia dall'inizio delle serie mensili, gennaio 2004, sia delle trimestrali, primo trimestre 1977. Quanto al tasso di disoccupazione giovanile, per la fascia cioè tra 15 e 24 anni, a gennaio è pari al 42,4%. Anche secondo questo punto di vista, che è sempre provvisorio, si tratta del tasso più alto sia dall'inizio delle serie mensili, gennaio 2004, sia delle trimestrali, primo trimestre 1977. I giovani in

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 cerca

di

un

lavoro

sono

690mila.

La dimensione del problema occupazionale emerge anche se si guarda all'andamento del mercato del lavoro nell'intero 2013: secondo l'Istituto di statistica l'anno scorso gli occupati sono diminuiti di 478 mila persone (-2,1%) rispetto al 2012, ovvero di quasi mezzo milione. Si tratta della maggiore emorragia di occupati dall'inizio della crisi. I disoccupati, nella media del 2013, hanno raggiunto quota 3,1 milioni con un aumento del 13,4% rispetto al 2012; quasi la metà dei disoccupati risiede nel Mezzogiorno (un milione 450 mila). L'anno scorso il tasso medio di disoccupazione è arrivato al 12,2%. Era al 10,7% l'anno precedente. Tra le diverse tipologie di lavoro, anche quello precario, definito dall'Istat come atipico, nella media del 2013 è tornato a scendere. Infatti, il numero di dipendenti a tempo determinato e di collaboratori scende a 2 milioni 611 mila, in calo di 197 mila unità in un anno. Insomma a calare non solo solo i dipendenti a tempo indeterminato (190mila). Tra il 2008 e il 2013, gli anni della crisi, si contano complessivamente 984 mila occupati in meno: significa che un milione di italiani è uscito dalla schiera degli occupati. Tornando ai giovani, è bene ricordare che il numero assoluto di disoccupati tra 15 e 24 anni (690 mila ragazzi) incide per l'11,5% sul totale della popolazione di quella fascia d'età, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 0,8 punti su base annua. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, ovvero la quota dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca, è invece in aumento di 0,7 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 4,0 punti nel confronto tendenziale, appunto al 42,4%. Guardando invece agli aspetti di genere, l’occupazione diminuisce su base mensile per effetto del calo della componente femminile (-0,2%) non compensato dall’aumento di quella maschile (+0,1%). Su base annua invece il calo dell’occupazione si registra sia tra gli uomini (-1,7%) sia tra le donne (1,1%). Rispetto al dicembre 2013, la disoccupazione registra un aumento sia per la componente maschile (+2,1%) sia per quella femminile (+1,6%). Anche in termini tendenziali il numero di disoccupati cresce sia per gli uomini (+10,6%) sia per le donne (+6,2%). L'Istat spiega infine che il numero di individui inattivi tra i 15 e i 64 anni diminuisce dello 0,3% rispetto al mese precedente (-45 mila unità) e dello 0,1% rispetto a dodici mesi prima (-9 mila). Il tasso di inattività si attesta al 36,4%, in calo di 0,1 punti percentuali in termini congiunturali ma in aumento

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 di 0,1 punti su base annua. Sollevando lo sguardo all'Europa, la disoccupazione resta ferma al 12% a gennaio 2014 la disoccupazione nella zona euro, ferma da ottobre, mentre in Italia sale al 12,9% dal 12,7% di dicembre, l'aumento più consistente insieme a Malta dove però il tasso è più basso (da 6,7% sale a 6,9%). Secondo Eurostat, è sempre la Spagna il Paese dove la disoccupazione è più elevata (25,8%).

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 Un milione di posti di lavoro persi in 5 anni Fonte: Rassegna.it 28/2/14

Nel 2013 gli occupati sono diminuiti di 478 mila (-2,1%) rispetto al 2012. Il tasso di disoccupazione a gennaio è balzato al 12,9%, quello giovanile al 42,4%. Entrambi sono record assoluti. I disoccupati sfiorano i 3,3 milioni. Dal 2008 -1 mln di posti L'anno orribile del lavoro. Nel 2013 gli occupati sono diminuiti di 478 mila (-2,1%) rispetto al 2012, ovvero di quasi mezzo milione. Lo rileva l'Istat, spiegando che si tratta dell'anno peggiore dell'inizio della crisi. Secondo l'Istituto di statistica, nell'anno il tasso medio di disoccupazione è arrivato al 12,2%. Era al 10,7% l'anno precedente. Il tasso di disoccupazione a gennaio è balzato al 12,9%, in rialzo di 0,2 punti percentuali su dicembre e di 1,1 su base annua. I disoccupati sfiorano i 3,3 milioni. Anche in questo caso, si tratta del tasso più alto sia dall'inizio delle serie mensili, gennaio 2004, sia delle trimestrali, primo trimestre 1977. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, inoltre, a gennaio è pari al 42,4%. Si tratta ancora una volta del tasso più alto sia dall'inizio delle serie mensili, gennaio 2004, sia delle trimestrali, primo trimestre 1977. I giovani in cerca di un lavoro sono 690mila. Tra il 2008 e il 2013, gli anni della crisi, si contano infine 984 mila occupati in meno, ovvero quasi un milione.

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 Landini: “La Cgil imbroglia i lavoratori” Fonte: Il Manifesto 27/2/14 Di: Antonio Sciotto

Landini. Parla il segretario Fiom: modalità antidemocratiche di voto, la segreteria così nega il dissenso. I metalmeccanici potrebbero non partecipare alla consultazione

«I lavoratori non vanno imbrogliati ma vanno rispettati». Maurizio Landini è netto nel ribadire che le modalità di voto approvate dal Direttivo Cgil mercoledì sera sono «antidemocratiche» e «inaccettabili». «Viene impedito di avere i due punti di vista: qualunque cittadino normale, quando va a un referendum, ha la possibilità di informarsi sul sì e sul no. In tutte le democrazie avviene così. Mentre in Cgil, dopo la firma del Testo unico, adesso siamo al Pensiero unico». Il segretario Fiom non vuole anticipare quanto verrà deciso al Comitato centrale convocato per lunedì mattina, ma dalle sue dichiarazioni si capisce che i metalmeccanici non sono intenzionati a partecipare a una consultazione che ritengono non democratica, e quindi non vincolante.

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 Eppure accettando di indire una consultazione, Susanna Camusso vi è venuta incontro. Più che una soluzione politica a me pare un imbroglio politico: non si chiede di dire sì o no al Testo unico, ma a un giudizio espresso dal Direttivo. Ma qui nessuno ha mai chiesto un voto sul gruppo dirigente della Cgil, o di mettere a verifica il segretario: noi avevamo chiesto un confronto sui contenuti dell’accordo. Invece ora siamo messi davanti a un plebiscito sul gruppo dirigente della Cgil: e tra l’altro, parecchio anomalo. Mi chiedo io: ma se mai vincesse il no, visto che siamo sotto congresso, decadrebbe tutto il gruppo dirigente della Cgil? Camusso spiega che solo ai Congressi si portano due tesi contrapposte, mentre sugli accordi, per tutelare l’unità dell’organizzazione di fronte alle controparti, è giusto venga portata solo una posizione: quella del Direttivo. Vorrei ricordare innanzitutto che questo accordo, prima di essere firmato, non è mai stato discusso con nessuno dentro la Cgil: per come sono abituato io, in genere si chiede un mandato. Poi si sigla un’intesa, si porta come ipotesi al voto dei lavoratori, e infine si firma. Io mi vanto di non aver mai firmato nulla senza prima averlo sottoposto al voto degli interessati: e se mi sconfessavano, tornavo al tavolo per migliorarlo. Quanto alle regole della consultazione, la replica non mi pare fondata: il Direttivo, in piena autonomia, poteva decidere benissimo di indire assemblee con l’illustrazione paritaria di due tesi, presentandole se voleva come una di maggioranza e una di minoranza; imponendo un voto uguale nei tempi e nei modi in tutte le sedi. Però verranno fatte delle assemblee informative, unitarie. Questo è ancora più paradossale: a presentare l’accordo ci sarà magari un rappresentante di Cisl o Uil, ma poi potranno votare solo gli iscritti Cgil. E per giunta non sull’intesa, ma sul parere del Direttivo. Ma è una presa in giro. Camusso ha comunque chiarito che se vince il no ritirerà la firma. Ma se il referendum è già falsato, se non c’è pari dignità e spazio per il sì e il no, che legittimità ha quel voto? Ai lavoratori devi sempre dire la verità, bella o brutta che sia, portar loro rispetto. Cosa farete a questo punto? È naturale pensare che non parteciperete alla consultazione, e che anzi la Fiom ne indirà una propria. Non posso anticipare nulla, discuteremo tutto al comitato centrale. Ribadisco che non c’è una dualità Fiom-Cgil, non c’è uno scontro personale tra i segretari, e che anzi personalizzare ci danneggia. Perché invece noi chiedevamo di votare su contenuti precisi che non condividiamo: 1) l’accordo introduce sanzioni alle organizzazioni e ai delegati; 2) introduce l’arbitrato interconfederale; 3) non prevede il voto dei lavoratori sugli accordi aziendali; 4) riduce l’autonomia delle categorie, perché le Rsu possono fare accordi da sole,

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 derogando ai contratti; 5) non c’è pieno rispetto della sentenza della Consulta sul caso Fiat; 6) si cancella il pluralismo sindacale, con il principio che la firma del 50%+1 dei sindacati vincola anche il 49,9% in dissenso, prevedendo per giunta delle sanzioni. Su questi temi, affermate, non c’è mai stato confronto. Ricordo solo che nel 2009 la Cgil non firmò l’accordo sul modello contrattuale per 5 ragioni: introduceva arbitrato, sanzioni, deroghe sul contratto; perché i lavoratori non votavano, e perché con l’Ipca si abbassavano i salari. Tutti punti che mi ritrovo in questo accordo che adesso la Cgil ha firmato, ma senza che si sia mai discusso un qualche cambio di strategia. Quanto alle prime mosse del governo Renzi, che idea si è fatta la Fiom sul taglio del cuneo? Il tema di un alleggerimento fiscale delle buste paga dei lavoratori c’è tutto, e anzi io aggiungo che si dovrebbe finanziare la legge sui contratti di solidarietà: si potrebbe arrivare a decontribuire le imprese del 30–40% per diversi anni, salvando i posti di lavoro grazie alla riduzione degli orari. Un punto però mi sta a cuore più di tutti: qualsiasi sgravio, Irap o altro, dai alle imprese, non si deve dare a pioggia: ma si deve chiedere quanti posti di lavoro salva e crea. Avete avuto già qualche contatto con la ministra Guidi? Ancora nessuno, ma presto chiederemo un incontro: faremo presenti le nostre proposte, tra le quali c’è anche quella di coordinare da Palazzo Chigi le politiche dei ministeri del Lavoro e dello Sviluppo. Per Renzi la priorità è il lavoro? Bene, anche per noi marzo sarà il mese del lavoro: indiremo una grande Assemblea con tutti gli eletti nei direttivi Fiom, per fissare le prossime iniziative e manifestazioni, non escludendo degli scioperi.

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 L’ultimatum di Landini Fonte: Il Manifesto 22/2/14 Di: Antonio Sciotto

<<Bene che la Cgil abbia deciso di andare a una consultazione, è un passo avanti: ma il voto dovrà essere democratico, vero e certificato». Maurizio Landini si prepara al Direttivo di mercoledì 26, quando Susanna Camusso ufficializzerà la decisione presa durante la segreteria di lunedì scorso, come anticipato dal manifesto , di chiamare gli iscritti Cgil a dire la loro sull’accordo sulla rappresentanza. Ma la parte più attesa, e che potrebbe generare nuove divisioni e scontri, è un’altra: quella in cui la segretaria proporrà le modalità che regoleranno il referendum. Landini, che oggi presenterà al comitato centrale della Fiom (per la prima vota in diretta streaming) la propria proposta sul tema, ha già fissato i suoi paletti, rigettando subito un’idea trapelata dalla segreteria Cgil: ovvero che a votare, seppure in due urne differenti, possano essere non solo i lavoratori interessati all’accordo, ma anche quelli che lo potrebbero essere in futuro, perché ne starebbero richiedendo l’estensione. Inoltre, il segretario dei metalmeccanici ritiene che i pensionati non debbano votare, e chiede che durante le assemblee possano esprimersi, in modo paritario, le due posizioni contrapposte. Ecco la proposta di Landini: «Nel referendum — dice il leader della Fiom — dovranno essere coinvolti solo i lavoratori di aziende che firmano contratti con Confindustria. Così era accaduto anche per l’accordo del 28 giugno, e mi pare giusto che non votino non solo i pensionati — per cui ho rispetto, ma

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 che non sono interessati a quei contenuti — ma anche tutti quei lavoratori che potrebbero applicare quell’intesa in futuro. E il motivo è semplice: che senso ha chiedere la consultazione su un testo, se nel frattempo si presuppone che altri già vogliano applicarlo? A che cosa servirebbe il primo voto? Sicuramente non sarebbe libero». Ancora, secondo Landini «dovranno essere rappresentate nelle assemblee, in modo paritario, entrambe le posizioni: e si dovrà votare solo alla fine, aprendo le urne tutte contemporaneamente, facendo registrare e certificare il voto da commissioni elettorali in cui siano presenti i rappresentanti del sì e del no. Come avviene in tutte le votazioni e i referendum che svolgiamo normalmente da cittadini». Queste notazioni non sono da poco: perché in effetti in Cgil si vota in modi, per così dire, un po’ anomali. A parte il Congresso — che in effetti è regolato meglio, seppure non esente dal rischio brogli — in molte assemblee si procede per semplice alzata di mano; vige ancora il balzano principio per cui viene rappresentata solo la posizione maggioritaria; non si registrano e certificano i dati. Un caos che ovviamente rischia di favorire il più forte, e rispetto al quale il maggiore sindacato italiano dovrebbe finalmente decidere di evolversi, traghettandosi verso una democrazia compiuta. A sostenere la necessità di un balzo in avanti è anche Nicola Nicolosi, segretario confederale che si è distaccato in questa vertenza dalle posizioni di Camusso, avvicinandosi a quelle di Landini: «La storia cambia e devono cambiare anche le nostre abitudini: alle assemblee bisogna rappresentare tutte le posizioni, che paura abbiamo? E anch’io concordo sul fatto che debbano votare solo i lavoratori interessati». Il messaggio del segretario della Fiom è chiaro: «Se qualcuno vuole trasformare un normale referendum su un accordo in un plebiscito con regole non troppo trasparenti sta facendo una cosa sbagliata». Quindi la Cgil è avvisata. Di cosa? Nessuna scissione alle porte, Landini lo ripete in tutte le salse: «Non ci separiamo perché noi stessi siamo la Cgil: non siamo ospiti in casa d’altri, la Cgil è casa nostra e vogliamo cambiarla». L’alternativa in piedi resta però sempre la stessa: se la Cgil dovesse metter su una consultazione non democratica, la Fiom non la riterrebbe legittima e vincolante. Quindi niente applicazione dell’accordo, e si innalzerebbe la conflittualità con le imprese: Camusso vedrebbe decadere l’armonia, costruita a fatica, con le altre firmatarie dell’intesa, ovvero Confindustria, Cisl e Uil.

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 La prossima mossa, a questo punto, tocca proprio a Susanna Camusso: che fino al 26 è in tempo per modulare e rimodulare la sua proposta al Direttivo. Intanto, per fare il punto, ha fissato per il 25 una riunione che sta già alimentando critiche e contestazioni: insieme agli altri 6 segretari nazionali della Cgil, escluso Nicolosi, ha convocato i cosiddetti «centri regolatori» del sindacato (ovvero la segreteria nazionale, quelle di categoria, e quelle regionali). L’invito però è solo per quelli che hanno detto sì all’accordo sulla rappresentanza, quindi esclusa la Fiom e lo stesso Nicolosi, che protesta: «È una scelta divisiva: si rischia di arrivare al Direttivo, il nostro parlamento, con un posizione politica già vincolata da altri organismi».

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 Interrogazione del consigliere regionale Roberto Sconciaforni PRC Fds e risposta scritta Assessore competente 1) INTERROGAZIONE Al Presidente dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna SEDE Interrogazione a risposta scritta PREMESSO CHE • Attualmente su tutto il territorio nazionale sono soltanto nove le regioni che ancora autorizzano l’utilizzo degli ammortizzatori sociali in deroga relativi al 2013 VALUTATO CHE • Tra queste nove non figura l’Emilia-Romagna che, secondo i dati forniti nei giorni scorsi da alcuni quotidiani. ha bloccato le autorizzazioni ad Agosto 2013 • Il governo nazionale si è impegnato ad assicurare la copertura per l’intero fabbisogno relativo al 2013 VALUTATO INOLTRE CHE • Il Ministro del lavoro Enrico Giovannini ha avanzato, al Presidente Errani nella sua carica di Presidente della Conferenza delle Regioni, la proposta di stilare in maniera congiunta un piano straordinario per le politiche attive del

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 lavoro che, parole del ministro: “consenta di sviluppare nuovi strumenti per aumentare le opportunità di occupazione e per la ricollocazione dei lavoratori che fruiscono di ammortizzatori sociali” • E’ di questi giorni la dichiarazione del Presidente Errani, nella sua carica di Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, secondo cui sarebbe intenzione delle regioni di utilizzare la prima tranche di 400 milioni di euro, sbloccata dal governo per il 2014, come copertura dell’avanzo 2013 SI RICHIEDE • A fronte dei suddetti stanziamenti, quale sia il piano che la giunta intenda adottare in merito al finanziamento degli ammortizzatori in deroga per gli anni 2013 e 2014 in Emilia - Romagna • Nell’ambito della discussione sul piano straordinario per le politiche attive del lavoro, se e come la giunta intenda valorizzare e adeguatamente finanziare il ricorso alla pratica dei contratti di solidarietà. Pratica già utilizzata, grazie ad accordi con le OO.SS., in svariate realtà, unica a garantire una reale continuità lavorativa sul posto di lavoro. SI RICHIEDE INOLTRE • Alla luce dell’emergenza creatasi nelle zone del modenese interessate dalla rottura dell’argine destro del fiume Secchia, già duramente colpite dal terremoto dello scorso anno. Come la Giunta intenda attivarsi per garantire l’immediata attivazione degli ammortizzatori sociali per gli oltre 4000 lavoratori (stime della CGIL) occupati nelle aziende che sono state costrette a sospendere l’attività o che si trovino

nell’impossibilità di recarsi sul posto di lavoro. Bologna, 24 gennaio 2014 2) RISPOSTA

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 ASSESSORATO SCUOLA. FORMAZIONE PROFESSIONALE. UNIVERSITÀ E RICERCA. LAVORO. L’ASSESSORE Al Consigliere Regionale Roberto Sconciaforni Gruppo Assembleare Federazione della Sinistra Al Presidente dell’Assemblea Legislativa Palma Costi e p.c. alla Segreteria di Giunta Oggetto interrogazione a risposta scritta n. 5042 circa il finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga per gli anni 2013 e 2014 in EmiliaRomagna, con particolare riferimento ai lavoratori occupati nelle aziende colpite dall'esondazione del fiume Secchia. Gentile Consigliere, in merito all’interrogazione richiamata in oggetto si sottolinea che con Decreto del Ministro del Lavoro di concerto con il Ministro dell’economia n. 78641 del 22 gennaio 2014 sono state ripartiti tra le Regioni 400.000.000 di euro per la concessione o per la proroga di trattamenti di cassa integrazione guadagni ordinaria, straordinaria e di mobilità in deroga. Nell’ambito di tale riparto sono stati assegnati alla Regione Emilia - Romagna 30.866.178 di euro per completare il finanziamento delle domande di ammortizzatori in deroga ervenute nel 2013.

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 Inoltre attualmente sono in corso gli accertamenti delle economie sul 2013 che potrebbero consentire di autorizzare il primo trimestre 2014. La Regione a tal fine ha proposto al sistema bancario e alle Province la prosecuzione, attraverso i protocolli provinciali dell’anticipazione bancaria per i primi mesi del 2014. Il nuovo protocollo regionale sarà oggetto di un lavoro serrato non appena sarà chiaro l’esito del confronto tra Ministero, Regione e parti sociali nazionali sul decreto ministeriale riguardante gli ammortizzatori sociali in deroga. In merito alle misure straordinarie per fronteggiare le emergenze createsi nelle aree colpite prima dal sisma, quindi dall’alluvione, nell’ultimo tavolo tecnico di monitoraggio sulla crisi è stato deciso di spostare dal 14 febbraio al 31 marzo 2014 il termine ultimo per la presentazione delle domande di accesso al sostegno al reddito per le imprese colpite dal sisma. La proroga è stata concessa alla luce delle richieste pervenute da parte di diverse associazioni di categoria, in considerazione dei tempi ristretti per la predisposizione e presentazione di domande e documentazione e vista anche la coincidenza con altri adempimenti amministrativi di natura fiscale e previdenziale. Per affrontare in tempi brevi ed efficacemente l’emergenza causata dal maltempo del 17-19 gennaio, che ha danneggiato molte attività produttive nei comuni del modenese alluvionati, il tavolo tecnico ha previsto di ripercorrere il modello già attuato per il sisma: l’immediata istituzione di un apposito tavolo tecnico per la provincia di Modena, coordinato dalla Regione, e l’adozione di procedure più snelle per l’accesso agli ammortizzatori sociali ordinari e straordinari. Distinti saluti Prof. Patrizio Bianch

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 Istruzione La protesta dei dottorandi costretti a scegliere tra studio e lavoro Fonte: Repubblica Bologna 28/2/14 Di: Enrico Miele

La novità, introdotta solo all'Alma Mater, penalizza chi non ha una borsa di studio mensile: "Questo significa che il dottorato è solo per i ricchi di famiglia: così ci sentiamo umiliati". La Cgil: l'Ateneo riveda il regolamento

Spuntano sotto le Due Torri gli "esodati della ricerca", costretti a scegliere tra il lavoro e lo studio, senza la possibilità di conciliare entrambi. Dall’estate, infatti, è scattata l’incompatibilità per chi svolge un dottorato con l’Università di Bologna, ma al contempo ha anche un’occupazione al di fuori del dipartimento. E così oltre 400 nuovi dottorandi in questi giorni devono decidere se rinunciare al concorso appena vinto oppure, per chi ce l'ha, al posto di lavoro, anche se precario. Una situazione che penalizza soprattutto chi non ha una borsa di studio mensile e che per fare ricerca deve lavorare per mantenersi. "Questo significa – denunciano gli esodati – che il dottorato è solo per i ricchi di famiglia o per chi vince al superenalotto: così ci sentiamo

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 umiliati". Il prorettore Braga: "Applichiamo la legge". L’Alma Mater, che la scorsa estate ha adeguato il suo regolamento seguendo le indicazioni del ministero, alza le mani: "Condivido le critiche degli studenti. È un’incompatibilità anacronistica che rasenta il ridicolo, ma si tratta di una legge nazionale", spiega il prorettore alla ricerca, Dario Braga, che promette di "limitare i danni" per i dottorandi del 2014. Per chi invece ha vinto un concorso la scorsa estate, al momento non sembra esserci speranza: "Dura lex, sed lex" conclude amaro il professore. Tutto nasce da una norma voluta dall’ex ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, che nel 2013, prima di decadere, ha il tempo di stabilire l’incompatibilità tra studio e lavoro. Per il vecchio governo "il dottorato è un lavoro a tempo pieno" e così scatta l’incompatibilità con qualsiasi altra professione (contratti precari inclusi). Un divieto che vale anche per i dottorandi che dai propri dipartimenti non percepiscono un euro (a Bologna sono la metà del totale). In estate l’Ateneo ha adeguato il suo regolamento. Risultato? I vincitori del XXIX ciclo, che hanno sostenuto i concorsi in autunno, ora devono scegliere. E nel frattempo hanno anche pagato le tasse d’iscrizione all’Unibo. Lettera dell'Adi al rettore. In questa situazione si trovano circa 200 dottorandi senza borsa. Alcuni per non lasciare la loro professione hanno già fatto le valigie dall’Università. Altri stanno provando a opporsi all’aut aut dell’Alma Mater. L’associazione nazionale dei dottorandi (Adi), ad esempio, ha già mandato una lettera di protesta al rettore Ivano Dionigi chiedendo di sospendere tutto. "Ci sentiamo dei veri e propri esodati – spiegano gli studenti – che verranno eliminati per un’interpretazione rigida dell’Unibo. Perché dobbiamo rinunciare a un concorso che abbiamo regolarmente vinto?". Quando "ho partecipato – racconta uno di loro – non mi hanno chiesto se lavoravo". Ora, invece, la segreteria l’ha messo di fronte a una scelta: "Chiedere l'aspettativa al lavoro oppure abbandonare il dottorato. Per chi come me non ha una borsa di studio è umiliante". La Flc-Cgil: "L'Ateneo riveda il regolamento". Il sindacato contesta l'interpretazione data dall'università di Bologna, unica in Italia ad aver inserito"l'incompatibilità tra la frequenza del dottorato e altri contratti di lavoro e la richiesta di un impegno a tempo pieno anche per i dottorandi senza borsa",

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 del decreto 45 sul Dottorato di ricerca: "E' eccessivamente rigida". La Flc-Cgil chiede dunque di sospendere l'applicazione di tale criterio per i dottorandi del XXIX ciclo in corso, "almeno finché il Miur non si sarà dichiarato in merito alla questione".

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 Il Governo Renzi Scelta Ministro dello Sviluppo Economico del Governo Renzi Fonte: PdCI, Federazione di Bologna

COMUNICATO DIREZIONE La scelta del nuovo Ministro dello Sviluppo Economico del Governo Renzi, Federica Guidi, è preoccupante nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici. Il Ministro dovrà affrontare alcune situazioni sulle quali aleggia l’ombra del conflitto d’interesse dovuto al suo coinvolgimento nella Ducati Energia SPA, l’azienda di famiglia gestita dal padre Guidalberto, di cui è stata dirigente per 20 anni. Il ruolo ricoperto all’interno del Governo Renzi la costringerà infatti a gestire situazioni delicate che coinvolgono gli interessi di aziende pubbliche molto importanti, aziende che con la Ducati Energia hanno rapporti, diretti o indiretti, molto stretti. Un esempio su tutte è rappresentato dalla Simest, Società Italiana per le Imprese all’Estero, per il 76% di proprietà della Cassa Depositi e Prestiti. Simest però, dal dicembre 2012, detiene il 15,04% di Ducati Energia. Ma questo non sembra essere un caso isolato. Altra società che non può essere ignorata, per ovvi motivi, da un ministro dello Sviluppo Economico è Finmeccanica, gruppo industriale controllato al 30% dallo Stato. Da parecchio tempo i vertici dell’azienda stanno cercando di risolvere la trattativa relativa alla cessione di Bredamenarinibus, una delle più rinomate aziende italiane che produce di autobus. Se si “spulciano” i nomi delle aziende candidate all’acquisto, spunta di nuovo Ducati Energia, azienda di famiglia della Guidi. C’è anche una terza questione. La Polizia di Stato e altre società a controllo pubblico stanno attualmente trattando l’acquisto del Free Duck, un “innovativo quadriciclo elettrico leggero in grado di far fronte alle problematiche connesse alla mobilità, nel pieno rispetto dell’ambiente”. Chi lo produce? Ovviamente la Ducati Energia di Guidalberto Guidi.

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 Non si può tacere il fatto che Federica Guidi avrà a che fare con questioni che riguardano direttamente l’azienda di famiglia in cui ha lavorato per 20 anni. I dubbi sulla sua possibile condotta, appaiono dunque abbastanza leciti. Inoltre la Guidi è notoriamente vicina Berlusconi e contraria all’articolo 18. Adesso, da ministro dello Sviluppo Economico si troverà a gestire una situazione non facile: 160 tavoli sulle crisi aziendali; la “patata bollente” Electrolux, la chiusura dello stabilimento Fiat di Termini Imerese, il controllo pubblico su frequenze tv del digitale, la riforma dell’RC auto, lo scorporo della rete Telecom, il settore postale. Questioni di primaria importanza cui si aggiunge anche lo sviluppo dell’agenda digitale. Per non parlare del settore energia e delle liberalizzazioni. Per tutti questi motivi i Comunisti Italiani ritengono che la scelta di un tale Ministro ad un Ministero di così vitale importanza non presupponga nulla di buono per i lavoratori. L’impressione, se non la certezza, è che ci sia la volontà di acuire le politiche liberiste e le liberalizzazioni mortificando ancora di più i diritti dei lavoratori e le aspettative dei cittadini di avere dei servizi pubblici non controllati dai poteri forti.

Partito dei Comunisti Italiani Federazione di Bologna Via Lodovico Berti 15/a , Bologna Tel: 348 513 42 25 Email : pdcibologna@gmail.com Twitter: @PdCIBologna Facebook: www.facebook.com/partitocomunistiitaliani.bologna Google+ : google.com/+ComunistiItalianiBologna Blog : pdcibologna.blogspot.it

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 Il Fondo Monetario promuove Renzi e resta in attesa dei compiti a casa Fonte: Il Manifesto 27/2/14 Di: Roberto Ciccarelli

Austerità. «Per crescere ci vuole una riforma del lavoro con più flessibilità». L'ex ministro del lavoro Treu: «Nel Jobs Act non c’è il contratto unico ma un contratto di entrata senza rigidità»

Riforma del lavoro e riduzione del cuneo fiscale. Il Fondo Monetario promuove gli annunci di Matteo Renzi che mette al petto un’altra medaglia nella sua strategia dell’accreditamento. «Lo abbiamo ascoltato attentamente – ha detto il portavoce dell’Fmi Gerry Rice – diamo il benvenuto ad alcune delle misure che ha toccato nel suo intervento in Parlamento all’inizio della settimana accolgono le riforme economiche e strutturali sollecitate dall’Fmi all’Italia in questi anni, e la loro implementazione sono la chiave per assicurare che l’Italia torni sulla strada della sostenibilità e della crescita».Cosa vuole l’Fmi? «La flessibilità dei contratti» risponde Rice. Questa è la soluzione contro «l’alta disoccupazione che è ovviamente un problema pressante». L’Fmi chiede una nuova «flessibilizzazione» dei contratti nel paese dove la

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 precarietà è stata applicata con raro furore ideologico sin dall’approvazione del «pacchetto Treu» da parte del governo di centro-sinistra Prodi nel 1997. Renzi intende creare un contratto di inserimento, un apprendistato, e sospendere per tre anni l’articolo 18. Si parla di una deregolamentazione dei contratti a termine, estendendo la cosiddetta «acausalità» fino a 36 mesi alle nuove assunzioni, di giovani e meno giovani (fino a 29 anni, ma anche a 35, tutto da stabilire). Se così fosse, si tratterebbe di una misura illegale rispetto alle norme europee che proibiscono questa pratica. In attesa di capire dove Renzi e il suo ministro dell’Economia Padoan («un uomo molto rispettato quando era nel board esecutivo dell’Fmi» ha detto Rice) troveranno i soldi, si continua a parlare in maniera insistente di un sussidio universale per disoccupati o che licenziati prima della scadenza dei contratti di inserimento che vengono definiti impropriamente «contratto unico». A fare chiarezza su questo imbroglio linguistico, che allude ad una formula usata in maniera anche diversa da Tito Boeri e Pietro Garibaldi, da un lato, e Pietro Ichino, dall’altro lato, è stato l’ex ministro del lavoro Tiziano Treu, oggi al Cnel: «Quello previsto nel Jobs Act non è un contratto unico ha detto Treu in un’intervista a Il sussidiario.net — questo è un modo di dire che non risponde a verità. E’ un contratto di entrata che è reso più facile perché per i primi tre anni non ha rigidità. Restano però gli altri contratti come lo stesso contratto a termine, che mi auguro sarà però semplificato, e allo stesso modo resta il contratto di somministrazione». Un elemento sembra essere chiaro: nella «riforma» del lavoro ispirata alla «flessibilità» chiesta dall’Fmi ci sarà uno sfoltimento della giungla dei contratti precari esistenti (oggi sono 46) e riguarderà quelli meno usati dalle imprese (o meno convenienti). Il«contratto unico» è in realtà un nuovo contratto precario. Impressioni da verificare una volta che Renzi avrà presentato il suo «compito» sul «Jobs Act» a Angela Merkel in un vertice bilaterale italo-tedesco previsto il 17 marzo a Berlino. Singolare decisione che restituisce tuttavia il peso reale dei condizionamenti a cui è sottoposto il governo. Bonanni della Cisl ha commentato rassegnato: «Sarebbe meglio portare il Jobs Act ai lavoratori, anziché alla Merkel». «Renzi farebbe meglio a non saltare la rappresentanza sociale e a dire dove prende i soldi», ha detto una Camusso (Cgil) irritata. Scaltro com’è, Renzi recupererà il terreno, ma per lui sarà difficile barcamenarsi tra Fiom e Confindustria, mettendo d’accordo Cgil, l’alleanza delle cooperative (che dirigono il ministero del lavoro) e le piccole imprese. Dal 17 marzo dovrà rispondere all’ordine economico dominante e sarà costretto a scegliere quale strada prendere.Ma potrebbe riuscire anche

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 nell’impresa di co-gestire l’austerità «mite» predicata dall’Fmi con la concertazione con le parti sociali che infatti vogliono dire la loro sulla revisione della riforma Fornero delle pensioni ed escludono, persino con il numero uno di confindustria Giorgio Squinzi la «distruzione del contratto nazionale del lavoro». Non sappiamo, al momento, cosa ne pensi l’Fmi. Questa resta, anche per Renzi, la strada per rassicurare tutti, mercati e sindacati, ma forse non i disoccupati o i precari.

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 Caso Roma Laboratorio Roma Fonte: Il Manifesto 27/2/14 Di: Marco Bersani

Strano esordio quello del premier Renzi, che, dal patetico insediamento a Presidente del Consiglio, non perde occasione per rimarcare il legame che vuole mantenere con i territori, rivendicando il modello del «sindaco d’Italia». Strano esordio perché il primo atto significativo del suo governo è stato il ritiro del decreto «Salva Roma», mettendo così a rischio l’approvazione del bilancio di Roma Capitale e facendola pericolosamente avvicinare al totale default. Attribuire tutto questo alle forze di opposizione, che, in quanto tali, non hanno i numeri per far saltare alcunché, appare decisamente poco credibile; e forse le ragioni di quanto sta succedendo andrebbero ricercate nel riassetto degli equilibri interni alle diverse elite politico-finanziarie, che, a diversi livelli, hanno contribuito al raggiungimento della poltrona più ambita (per ora) da parte del ragazzo che non ha l’età. In realtà, la partita che si sta giocando sui destini di Roma Capitale costituisce un interessantissimo laboratorio del conflitto che, nei prossimi mesi, vedrà gli enti locali al centro dello scontro. Sapientemente spogliati nell’arco degli ultimi quindici anni da un combinato disposto di misure formato dal patto di stabilità interno, dalla drastica riduzione dei trasferimenti erariali, da vecchi tagli e più moderne spending review, fino alla costituzionalizzazione del pareggio d bilancio, gli enti locali sono ora cotti a puntino per divenire i più efficienti esecutori delle politiche liberiste, rese «inevitabili» dalla trappola del debito pubblico e dall’aver assunto come priorità indiscutibili i vincoli monetaristi imposti dall’Unione Europea. Gli enti locali sono al centro del conflitto, in quanto ancora detentori di una quantità di beni – territorio, patrimonio immobiliare e servizi pubblici– valutabili attorno ai 570 miliardi (stime Deutsche Bank del 2011) ed entrati da tempo nel mirino dei grandi capitali finanziari, alla disperata ricerca di asset sui quali investire l’enorme massa di ricchezza privata prodotta dalle speculazioni finanziarie dell’ultimo decennio. Non è certo un caso la trasformazione, in atto negli ultimi anni, di Cassa Depositi e Prestiti da ente per il sostegno a tassi agevolati degli investimenti

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 degli enti locali a SpA mista pubblico-privata che si pone come partner finanziario per il sostegno alle grandi opere, per la «valorizzazione» del patrimonio degli enti locali, per l’aggregazione in grandi multiutility della gestione dei servizi pubblici locali. Se questa è la partita, appare a dir poco insufficiente l’indignazione del sindaco Marino con relative minacce di dimissioni. Ciò che sta per essere progressivamente dismessa è la funzione pubblica e sociale dell’ente locale in quanto tale, per trasformarne il ruolo da erogatore e garante dei servizi per la collettività a facilitatore dell’espansione degli interessi finanziari e speculativi su ogni settore delle comunità territoriali. Una soluzione immediata per evitare oggi il default di Roma Capitale verrà sicuramente trovata e avrà, in piena sintonia con il decreto «Salva Roma» appena ritirato, le medesime caratteristiche di dare un po’ di respiro nel breve per rendere più stringente la catena del ricatto nel medio periodo. L’idea del sindaco e della giunta capitolina di poter governare la città non mettendo in discussione alcuno dei vincoli strutturali che ne imprigionano la possibilità di azione è destinata in breve tempo a rivelarsi per quello che è: nient’altro che una pura illusione oggi, destinata a divenire complicità domani. Per questo, una soluzione vera al conflitto in corso fra Governo e Roma Capitale non può venire dalle dinamiche istituzionali, bensì solo ed unicamente da una mobilitazione sociale ampia contro la trappola del debito e per un’indagine popolare e indipendente sullo stesso, contro il patto di stabilità e per la fuoriuscita immediata dallo stesso di ogni investimento relativo alla riappropriazione dei beni comuni e alla realizzazione del welfare locale, contro le privatizzazioni e per una gestione partecipativa dei servizi pubblici locali, contro gli interessi finanziari e per una nuova finanza pubblica e sociale. Si tratta semplicemente di riappropriarsi della democrazia.

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 Europa Unione europea, colpo di stato? Fonte: sbilanciamoci 26/2/14 Di: Isidoro Davide Mortellaro

Come mai sempre più spesso, per parlare d’Europa, si parla di «colpo di Stato», «democrazia manomessa», «sovranità usurpata»? È il modo migliore per la sinistra per avviarsi a elezioni decisive per il proprio futuro e per la stessa Europa? O con queste parole d’ordine si corre il rischio di portar altra legna ai roghi della collera e del rancore sociale sfruttati in Italia e tutta Europa da Grillo e forconi, Bonnets Rouges e destre populiste? (…). Se la critica all’Europa riguarda il fatto che si sarebbe «sottratta agli stati la funzione esclusiva da esercitarsi singolarmente e come gruppo di promuovere lo sviluppo dell’Ue e della zona con le proprie politiche economiche», bisogna allora convenire che non si tratta di un fraudolento trabocchetto o incidente di percorso del 1997. Questo vulnus è congenito, istitutivo dell’Ue. Unica al mondo su scala sovranazionale, ha scelto il comandamento esclusivo di vincolarsi - come è scritto nei «principi» di Maastricht - «ad una politica economica condotta conformemente al principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza» e ad «una politica monetaria e di cambio ... con l’obiettivo principale di mantenere la stabilità dei prezzi». Lungo questo dettato i trattati europei – qui ancora unici al mondo da allora fanno esplicita proibizione di tutta una serie di strumenti di politica economica – facilitazioni creditizie o accesso privilegiato al credito per qualsiasi soggetto pubblico ecc. – fondativi non del lassismo di stato, ma di quell’ embedded liberalism , il liberalismo regolato di ispirazione keynesiana, colonna portante dei Trente Glorieuses , l’età aurea dello sviluppo occidentale. Come coesistono questi divieti – da Maastricht in poi riproposti in ogni carta e per ogni dove – e i principi del costituzionalismo antifascista, propri di fatto di ogni costituzione europea e limpidamente squadernati dall’art. 3 della nostra Costituzione repubblicana: «la Repubblica rimuove gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della vita umana»? Come si fa a «rimuovere», quando il nuovo costituente europeo impone di usare solo e soltanto i mezzi e le logiche del mercato? Di un mercato che, con i suoi imperativi, in genere produce gli «ostacoli di ordine economico e sociale» in questione?

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 I risultati di questo dualismo costituzionale – risolto il più delle volte e per principio a favore della regolazione sovranazionale, come rivela anche la sentenza ultima di Karlsruhe – sono gli acidi ovunque corrosivi di welfare e democrazia, l’ottusità di una austerità che punta a ridurre i numeratori dei rapporti relativi a deficit e debito con politiche volte invece a schiacciare i denominatori. Il «patto di stabilità» e i suoi derivati – six plus , fiscal compact , pareggio di bilancio – non sono un parto di stupidità, come già disse Prodi, né il colpo di Stato (o di sonno) del dibattito odierno. Sono figli legittimi – aspidi allevati in seno - di una Unione che funzionalisticamente ha provato a fare della moneta e dei suoi imperativi neoliberali il motore immobile di una «integrazione sempre più stretta». Quei serpenti, nutriti dall’eurocrazia con le sue regole, avvelenano oggi l’Europa col loro morso e un livoroso antieuropeismo di massa. Da quella moneta così concepita è partito un immenso processo decostituente che, nello smontaggio dello Stato sociale, stravolge le democrazie europee. In nessun luogo più limpidamente che in Europa la postdemocrazia si rivela portato non di un semplice assalto delle multinazionali alla politica e alla democrazia, ma nuova, oligarchica regolazione della società, decostruzione elitaria della modernità a più livelli, negli equilibri segnati da nuove abissali diseguaglianze. Il neoliberismo, ancor più rispetto al passato, non ha a suo tratto distintivo il rifiuto dello Stato e della politica, ma la loro domesticazione a elemento di regolazione e ottimizzazione del mercato, di ulteriore mercificazione della vita. Perciò, soprattutto in Europa, non basta solo un cambio di politica economica (che pur permette di respirare) dal momento che quest’ultima significa anche istituzioni, regolazioni sovranazionali ordinate giuridicamente in vincoli mutualistici, ma pur sempre soggetti a diseguaglianze strutturali. Non c’è Palazzo di Inverno da conquistare né una unica stanza dei bottoni. Altro che casematte di gramsciana memoria. Nella nostra Europa l’azione più che mai si afferma per piani multipli e interconnessi. Per praticare e riscrivere le regole del gioco la sinistra non può attestarsi su letture crolliste e strumentali del politico – i comitati d’affari di Bruxelles e Strasburgo ecc. – o su consolatorie visioni della moltitudine, naturalmente disposta a rete nell’Unione, portatrice naturale con i suoi sussulti di nuove regolazioni del comune. Il mondo e l’Europa riplasmati in quasi mezzo secolo dal neoliberismo sono ad un impasse che produce ormai mostri. La sinistra, i soggetti sopravvissuti alla rottura del 1989 o nati con essa non sono riusciti finora a prendere nemmeno le misure – soprattutto in Europa - di questa mutazione. Di qui

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 spiazzamento e marginalità. Riconquisteranno un regolo utile solo liberandosi – e per davvero - dalla giacobina tentazione di scorciatoie e capri espiatori, balsamo d’ogni impotenza. Più che mai ne va della propria salute e sopravvivenza

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 Lo sbarramento al 3% è incostituzionale Fonte: Il Manifesto 27/02/2014 Di: Jacopo Rosatelli

GERMANIA: La Corte costituzionale boccia la soglia fissata nella legge elettorale per le europee Potranno fare finta di niente il parlamento e il governo italiani? Forse sì, appellandosi alla (presunta) mancanza dei tempi tecnici necessari. Ma la sentenza di ieri della Corte costituzionale tedesca è destinata a fare discutere anche da noi, perché la notizia è di quelle che pesano: i giudici di Karlsruhe hanno dichiarato incostituzionale la soglia di sbarramento al 3% nella legge elettorale per le europee in vigore nel loro Paese. I cittadini della Repubblica federale, pertanto, voteranno il 25 maggio con un sistema proporzionale «purissimo». Ben diverso da quello che abbiamo in Italia, che Barbara Spinelli ha definito con ragione un europorcellum: un proporzionale apparente, perché vanificato da una soglia del 4%, introdotta in fretta e furia da Pd e Berlusconi 5 anni fa, con lo scopo dichiarato (e poi raggiunto) di far fuori le forze minori. Come le due liste di sinistra — Prc/Pdci e Sinistra e Libertà — che alle europee del 2009 ottennero rispettivamente il 3,4% e il 3,1%, restando senza rappresentanza. La decisione di ieri è di grande significato proprio perché viene dalla Germania, un Paese nel quale è previsto uno sbarramento del 5% alle elezioni politiche. C’è contraddizione, dunque? No, spiegano i custodi della Costituzione tedesca: nel voto per il parlamento nazionale, la soglia ha la funzione di tutelare la «capacità d’azione» della camera legislativa, mettendola al riparo dal rischio di un’eccessiva frammentazione che la conduca alla paralisi. Siamo in Germania, e lo spettro della Repubblica di Weimar — dilaniata dai contrasti sino all’ascesa del nazismo — aleggia sempre. Discorso diverso nel caso del parlamento di Strasburgo: allo stato attuale, argomentano i giudici, non si giustifica in alcun modo il bisogno di proteggerlo da rischi di «troppo» pluralismo. Cantano vittoria i ricorrenti, quei piccoli partiti da sempre esclusi de facto e de iure dalle competizioni elettorali: «E’ un successo per la democrazia», hanno commentato a caldo i loro rappresentanti presenti alla lettura della

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 sentenza. Storcono invece il naso le grandi formazioni, in particolare democristiani (Cdu/Csu) e socialdemocratici (Spd), attualmente alleati di governo nella grosse Koalition: «Questa decisione indebolirà la rappresentanza tedesca nell’Europarlamento», ha dichiarato alla tv pubblica Ard Thomas Stobel, vicepresidente del gruppo democristiano al Bundestag. Soddisfazione per la notizia giunta da Karlsruhe è stata espressa dalla Linke, unico partito rappresentato in parlamento ad essere dalla parte dei ricorrenti. Secondo i giudici tedeschi, in assenza della necessità di «proteggere» l’Eurocamera dal rischio di frammentazione, la soglia di sbarramento va eliminata perché in contrasto con i principi costituzionali dell’eguaglianza del voto di ciascun cittadino e dell’eguaglianza di opportunità dei partiti. Uguaglianza del voto non significa soltanto, cioè, che ciascuno disponga di un singolo voto al pari di ogni altro, ma che ciascun voto espresso contribuisca con lo stesso ’peso’ di ogni altro a determinare la composizione della rappresentanza parlamentare. Ed eguaglianza di chances fra i partiti vuol dire che la possibilità di ottenere un seggio non deve crescere esponenzialmente con l’aumento dei voti ottenuti da una lista: in altre parole, un voto deve valere sempre uno, sia che se lo aggiudichi un partito grande, sia uno piccolo o piccolissimo.

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 I Cinque Stelle nel caos M5S allo sbando, Grillo perde pezzi Fonte: Il Manifesto 26/2/14 Di: Carlo Lania

5 Stelle. Espulsi i dissidenti, ma con loro altri sei senatori annunciano di voler lasciare il Movimento. Grillo esulta: «Meglio pochi ma più coesi», ma ormai il giocattolo si è rotto. Molti i senatori in lacrime e anche tra i fedeli al leader c’è chi ammette di aver sbagliato. In nottata riunioni separate tra fedeli e dimissionari

«Via». «Fuori». «A casa!». Questa volta la rete non ha smentito Beppe Grillo. Ha obbedito al richiamo del capo di cacciare i senatori dissidenti aderendo in pieno all’appello del «meglio pochi ma più coesi e più forti» sparato dal blog ieri mattina insieme al solito sondaggio per sapere dagli attivisti cosa fare con i ribelli. Democrazia fatta in casa. Il risultato, anche se non scontato, era comunque prevedibile. Lorenzo Battista, Fabrizio Bocchino, Francesco Cam

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 panella e Luis Alberto Orellana sono fuori dal Movimento 5 Stelle. A votare per la loro cacciata sono stati in 43.368, dei quali 29.883 favorevoli all’espulsione e 13.485 contrari. «Grazie a tutti» saluta il leader chiudendo i battenti del tribunale virtuale. I fedelissimi, i talebani di Grillo festeggiano, ma molti senatori a cinque stelle, e non solo i quattro epurati, hanno le lacrime agli occhi e minacciano le dimissioni in massa. Fino a ieri sera almeno sei, oltre ai quattro ribelli, avevano già preparato al lettera da consegnare al presidente del Senato. Ma secondo il senatore Roberto Cotti sarebbero almeno una trentina quelli pronti a lasciare. Alla Camera, invece, ha già lasciato il gruppo il deputato Alessio Tacconi e altri cinque sarebbero in procinto di farlo. Quella che si apre adesso è una partita tutta da giocare. Bocchino, Orellana e Battista hanno annunciato di volersi dimettere da senatori in solidarietà con i colleghi che li hanno difesi e che si preparerebbero a lasciare il movimento. La procedura vuole che le dimissioni vengano votate dall’aula che, per consuetudine, la prima volta le respinge. Ma sul tavolo c’è anche un’altra possibilità. Ci sarebbero infatti i numeri per la costituzione di un nuovo gruppo. Per farlo a Palazzo Madama bastano dieci senatori e se i sei-sette, oltre ai quattro espulsi, che ieri hanno annunciato di voler lasciare il M5S, non faranno marcia indietro (i tentativi in questa direzione sono già cominciati) la possibilità potrebbe diventare reale. E non è detto che interessi solo il M5S. «La fuoriuscita dei senatori 5 stelle è un’operazione a cui guardiamo con interesse», dice ad esempio il civatiano Corradino Mineo, che con il collega Walter Tocci segue da tempo i tormenti interni ai 5 stelle. «Sono persone serie — prosegue l’ex direttore di Rainews parlando dei dissidenti — persone che credono nei valori del M5S e che ritengo debbano essere aiutati. E’ una grossa prova di democrazia. Io ho votato la fiducia per dovere, ma aspetto il governo alla prova dei fatti. Intanto guardo con interesse alla possibilità che al Senato ci sia una gruppo che valuta di volta in volta i provvedimenti del governo». Altro che stracci. Fossero volati solo quelli ieri per Grillo e Casaleggio sarebbe andata anche bene. Invece la piccola Pompei del M5S si consuma in un clima di veleni: persone che fino a a 48 ore prima sedevano fianco a fianco si scambiano offese pesantissime. Ad accendere la miccia ci pensa come al solito il buon Beppe. Durante la notte deputati e senatori riuniti insieme votano per l’espulsione dei quattro dissidenti in un clima pesantissimo. Al mattino Grillo invitava la rete a fare lo stesso avviando il sondaggio tra gli attivisti. E, tra frasi al limite del delirio, evocando scenari ucraini, si dice pronto a «dare il sangue sulle strade» in vista delle elezioni europee, lascia scivolare il sospetto che dietro le critiche a lui e Casaleggio ci sia ben altro. «Si terranno tutto lo stipendio, 20 mila euro al mese fanno comodo, capisco

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 anche quello», dice il leader. La solita accusa rovesciata su chiunque si permetta di criticarlo. «Grillo mente, è un bugiardo», replica il senatore Orellana. «I senatori non prendono 20 mila euro ma 14 mila, che sono sempre tanti soldi ma noi abbiamo sempre restituito». E anche il deputato Walter Rizzetto attacca il leader: «Metterla solo sui soldi è una vera cazzata. Guarda i rendiconti dei quattro e di altri». Al Senato intanto si svolge un’altra riunione dai toni drammatici. La senatrice Serenella Fucksia chiede al capogruppo Maurizio Santangelo di invalidare il voto congiunto della notte. «Prima dovevano riunirci noi senatori», afferma. Per regolamento, inoltre, l’espulsione va votata dalla metà dei parlamentari, e così non sarebbe stato. Alla richiesta della Fucksia si associa anche Lorenzo Battista, uno dei dissidenti: «Chiama Grillo e digli che l’assemblea di ieri non era valida», chiede al capogruppo, che per tutta risposta lo manda via dall’assemblea. Battista esce, ma con lui esce anche un’altra decina di senatori: Bencini, Romani, Pepe, Fedeli, Vacciano, Bignami, Campanella, Bocchino, Orellana, Iannuzzi. «Siete peggio dei fascisti, gridano agli ortodossi. La senatrice Bencini lascia l’aula in lacrime. Anche la collega Elena Fattori, fedele a Grillo, ammette: «Forse abbiamo fatto un errore, evidentemente qualcuno ha riferito a Grillo le cose in maniera sbagliata». A sera, quando l’espulsione è ormai ufficiale, i senatori tornano a riunirsi. Questa volta però sono divisi anche fisicamente: da una parte quello che resta del gruppo del M5S. In un’altra stanza i quattro dissidenti con i colleghi pronti a dimettersi. A sancire che la rottura ormai è consumata.

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 Discussioni e approfondimenti 2013. L’anno con più guerra Fonte: Oltremedia 27/2/14 Di: Daniele Cardetta Anche se forse non ce ne siamo resi conto il 2013 è stato l’anno con più guerre dalla Seconda Guerra Mondiale. Ci sono state almeno venti guerre, come recita il rapporto annuale dell’Istituto Heidelberg per l’Indagine dei Conflitti Internazionali (Hiik).

Pensavate di vivere in un mondo di pace? Eravate in errore, e non di poco. Il 2013 infatti è stato l’anno con più conflitti attivi dal 1945 a oggi, un primato non di certo invidiabile che ci fa capire che viviamo in un mondo dove guerre, violenze e conflitti sono purtroppo all’ordine del giorno.Il “Barometro dei conflitti 2013″ del rapporto dell’istituto Heidelberg ha indicato che ai conflitti radicati in Afghanistan, Siria, Pakistan e Iraq si sono sommati lo scorso anno quelli in Mali e Repubblica Centrafricana.

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 Secondo i parametri Hilk fissati per classificare il tipo di conflitto si tratterebbe di violenze di “livello cinque”, quindi violenze belliche vere e proprie. Inutile dire che tra tutti svetta il conflitto in Siria, dove la guerra civile ha causato il numero maggiore di vittime. Nel documento però è stato sottolineato che ben undici di queste venti guerre si stanno svolgendo in Africa sub-sahariana, basti pensare che in Sudan e Sud Sudan l’istituto tedesco ha registrato qualcosa come cinque conflitti classificati come guerre vere e proprie. Il resto di queste guerre si svolgono principalmente in Medio Oriente (Siria, Egitto e Iraq) e Asia (Afghanistan, Pakistan e Filippine), mentre il Messico continua ad essere l’unico paese delle Americhe ad essere presente nella lista a causa del narcotraffico. Si tratta di scontri classificati come “altamente violenti” quelli in atto in Messico tra i cartelli della droga e per la lotta del governo contro il narcotraffico, basti pensare che solo nel 2013 si sono registrati oltre 10.000 morti, cifre da Siria ma in America. In totale, Hiik ha registrato 414 conflitti, nove in più rispetto l’anno precedente, dei quali 45 sono “molto violenti”, 20 ricevono la qualifica di “guerra” e altri 25 di “guerra limitata”.In quest’ultima categoria rientrano, oltre i conflitti in Repubblica Democratica del Congo, Libia, Tunisia e Turchia, quelli in Brasile (tra i cartelli della droga) e in Colombia (che vedono come protagonisti la guerriglia delle Farc, i cartelli della droga, i gruppi paramilitari e il governo).

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 Appuntamenti sui nostri territori

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014

Informazione Campagna Trasporti

proseguiamo i nostri incontri con le persone interessate a Casalecchio e a Bologna per segnalare che non sono i cittadini al servizio dell’azienda dei trasporti, ma questa deve essere al servizio dei cittadini e non va privatizzata giovedì 6 marzo 2014 dalle 15,30,alle 18,30 Area pedonale Casa Conoscenza Casalecchio Via Porrettana angolo Garibaldi Banchetto raccolta firme petizione popolare per una diversa gestione del trasporto pubblico (iniziamo dai bus di Bologna e provincia) Invitiamo a firmare e far firmare chi usa il mezzo pubblico e chi è solidale alla richiesta di utilità sociale. (alla data dello scorso giovedì 13 abbiamo superato solo a Casalecchio, dall’inizio della campagna, almeno 110 firme) Partito dei Comunisti Italiani Federazione di Bologna Sezione Rino Nanni Territorio Reno Bazzanese

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 Liberi di essere, liberi di muoversi Inaugurazione di tre automezzi per il trasporto di persone con difficoltà. Lunedì 10 marzo 2014 ore 11.30, Sala dell'Arengo Municipio di Zola Predosa

Lunedì 10 marzo 2014, alle ore 11.30 presso la Sala dell'Arengo Municipio di Zola Predosa è in programma l'inaugurazione di tre automezzi per il trasporto di persone con difficoltà. Grazie al contributo delle aziende di Zola Predosa, questi mezzi saranno utilizzati per le attività sociali del territorio. Il progetto "Liberi di essere, liberi di muoversi" è stato promosso da Asc InSieme e dall'Assessorato ai Servizi Sociali di Zola Predosa, in collaborazione con Mobility Life Programma • ore 11.30 Aperitivo di benvenuto gentilmente preparato ed offerto dalla Consulta dei Centri sociali di Zola Predosa • ore 12.00 interventi delle autorità, consegna delle pergamene alle aziende sponsor a seguire cerimonia di inaugurazione dei mezzi. Saranno presenti: • Stefano Fiorini - Sindaco di Zola Predosa • Nadia Masetti - Assessore alla Sanità • Giacomo Venturi - Vice Presidente della Provincia di Bologna Intervengono: • Chiara Castelvetri - Presidente di Asc InSieme • Elisabetta Scoccati - Direttora di Asc InSieme • Fiammetta Colapaoli - Presidente delle Associazioni Casaperta Insieme e Tuttinsieme

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Rassegnàti mai N. 17, Lunedì 3 Marzo – Lunedì 10 Marzo 2014 • Steven Bracci - Manager di Mobility Life

Casalecchio: la nostra città Tavola rotonda sulla storia locale: perché il futuro ha radici antiche… iniziativa organizzata dal gruppo consiliare PD con il patrocinio della Sezione ANPI "Marino Serenari" di Casalecchio di Reno

Martedì 18 marzo 2014 ore 17,30 presso la sala consiliare del Municipio di Casalecchio di Reno Via dei Mille 9 Saluti istituzionali: Simone Gamberini, Sindaco di Casalecchio di Reno Massimo Bosso, Assessore del Comune di Casalecchio di Reno Athos Gamberini, capogruppo gruppo consiliare PD Partecipano gli storici: Federico Chiaricati, Pier Luigi Chierici, Leonardo Goni, Valentina Rossi, Cinzia Venturoli Modera: Mattia Baglieri, consigliere comunale PD

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