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LA RIVISTA DELLA TERZA GIORNATA DIGITALE SVIZZERA 3 SETTEMBRE 2019

SVIZZERA 4.0 La digitalizzazione ci pone di fronte a grandi sfide e domande. Abbiamo cercato le risposte. Oggi come si vincono le elezioni? È possibile amare dei robot? Perché Messi è migliore di Ronaldo? Le guerre diventano più disumane? I nostri figli acquisiscono le nozioni giuste? Viviamo in un Matrix? Settimanale di attualità, politica, sport e cultura


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DOMANDE Cara lettrice, caro lettore,

Foto: Shane Wilkinson

nel quadro di un sondaggio rappresentativo, abbiamo posto a figure decisionali del mondo politico ed economico, specialisti, attivisti e, soprattutto, al popolo svizzero, le seguenti domande. Dove ci porterà la digitalizzazione? Come sta evolvendo il nostro mondo? Cosa è fonte di speranza per noi e cosa ci spaventa? Per la generazione più giovane, in parti­ colare, la risposta a quest’ultima domanda è: la frammentazione della società. Questo timore è fondato. Inveire uno contro l’altro è di moda nel mondo virtuale, fatto che rischia di sostituirsi alla discussione pubblica e al di­ battito politico. È facile sentirsi a proprio agio in un mondo basato sulle proprie opinioni: senza confrontarsi con domande altrui, senza porre domande, e quindi senza interrogarsi sul proprio operato. La terza Giornata digitale svizzera del 3 set­ tembre è all’insegna del dialogo. Popolazione, politici ed esperti dovrebbero comunicare tra loro allo stesso livello. Plasmare insieme il futuro. Porre domande e mettere in dubbio gli ultimi sviluppi. Perché se le macchine sono in grado di fornire risposte, è pur sem­ pre l’essere umano a porre le domande. Fabian Zürcher, Direzione Redazionale

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18 L’esperto in bioetica presso il politecnico di Zurigo Marcello Ienca, non ha dubbi; presto le macchine ci supereranno. E conosce il motivo che ci fa preferire i robot ispirati agli animali a quelli umanoidi.

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Più risposte Cosa teme la popolazione svizzera? Cosa le dà speranza? A quali tecnologie riuscirebbe a rinunciare con minore difficoltà? Un sondaggio rappresentativo.

SOMMARIO 4 www.giornatadigitale.swiss

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Secondo la sociologa Eva Illouz, l’amore nell’era digitale assomiglia a un buffet «all you can eat». È convinta che presto le persone ameranno le macchine, perché gli algoritmi non hanno mai la luna storta.

Andare di porta in porta, affiggere manifesti o postare contenuti sui social media? Le menti «digitali» del PLR e del PS ci spiegano come intendono acquisire voti nell’anno di campagna elettorale.

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Più partner, meno amore

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Più robot

Timo Jankowski, responsabile formatore del GC, non ha dubbi su chi sia il miglior calciatore al mondo ed è certo che se si tenesse conto dei dati anziché dell’opinione di vecchi calciatori ci sarebbero meno licenziamenti.

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20 La Svizzera è uno dei Paesi più innovativi al mondo. Tuttavia, il Presidente della Confederazione Ueli Maurer chiede di sfruttare ancora meglio le opportunità offerte dalla digitalizzazione.

Meno licenziamenti

Gesamt

Più innovazione


Tutti gli eventi salienti

Più umanità

Chi sono i relatori? Quali sono gli argomenti? Dove e quando si svolgeranno gli eventi? Tutte le informazioni sulla terza edizione della Giornata digitale svizzera del 3 settembre.

Malgrado il trend in ambito digitale, Axel Lehmann, CEO di UBS Svizzera, spiega perché i clienti preferiscono ancora un colloquio personale quando si tratta di decisioni importanti.

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Più democrazia L’attivista del web Daniel Graf ritiene che la digitalizzazione permetta ai cittadini di avere più voce in capitolo senza filtri e che stia mettendo fine alla «politica dall’alto».

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Più controllo Chi non si attiene alle regole, non deve salire su un aereo. L’ex. corrispondente dalla Cina Kai Strittmatter ritiene che la Cina stia creando uno stato di sorveglianza digitale. L’Europa deve combattere per le sue norme e i suoi valori.

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Più regole Meno vittime? La pilota israeliana di droni Maya O’Daly spiega il funzionamento della guerra a distanza e perché solo i soldati uomini sparano.

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L’ex consigliera federale Doris Leuthard discute le regole della digitalizzazione con Melinda Gates e il CEO di Alibaba Jack Ma su mandato dell’ONU. Per lei è chiaro: «non si può continuare di questo passo.»

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Sigla editoriale L’inserto della terza Giornata digitale svizzera viene pubblicato come supplemento a SonntagsBlick, Handelszeitung, Il Caffè e Le Temps. Editore: Ringier AG, Brühlstrasse 5, 4800 Zofingen Redazione: Brand Studio Direzione: Fabian Zürcher Produzione: Alice Massen Grafica: Dominique Signer Picture editor: Christof Kalt Revisione: Regula Osman, Kurt Schuiki Commercializzazione/Chief Revenue Officer: Thomas Passen Commercializzazione: Admeira SA Stampa: Swissprinters SA, 4800 Zofingen Indicazione di partecipazioni rilevanti di Ringier AG ai sensi dell›art. 322 cpv. 2 del Codice penale svizzero: cash zweiplus ag, DeinDeal AG, Energy Schweiz Holding AG, Energy Bern AG, Energy Zürich AG, Geschenkidee.ch GmbH, Infront Ringier Sports & Entertainment Switzerland AG, JobCloud AG, JRP Ringier Kunstverlag AG, MSF Moon and Stars Festivals SA, Ringier Africa AG, Ringier Axel Springer Media AG, Ringier Digital AG, Ringier Digital Ventures AG, SMD Schweizer Mediendatenbank AG, The Classical Company AG, Ticketcorner Holding AG, Ringier France SA (Francia), Geschenkidee D&A GmbH (Germania), Ringier (Paesi Bassi) B.V. (Olanda), Ringier Pacific Limited (Hong Kong), Ringier China (Cina), Ringier Vietnam Company Limited (Vietnam), IM Ringier Co., Ltd. (Myanmar)

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POLITICA

COME PUÒ ANCORA MIGLIORARE LA SVIZZERA?

informazioni per valutare le opportunità e i rischi di questo progetto.

Onorevole Presidente della Confederazione, lei viene ripetutamente definito il «Ministro digitale». Perché la digitalizzazione è così importante per lei? Non è particolarmente rilevante solo per me, è estremamente importante per la Svizzera. Oggi molti processi sono ancora complessi e distanti dai cittadini. La digitalizzazione consente di semplificare vari aspetti della vita: un esempio a livello amministrativo è il progetto eTrasloco, che permette di sbrigare su Internet il necessario scambio di corrispondenza per il trasferimento del comune di domicilio. Dobbiamo continuare a promuovere questo genere di facilitazioni e le tecnologie su cui si basano. A suo modo di vedere, quali settori saranno particolarmente interessati da questo sviluppo? Ci saranno grandi cambiamenti in molti settori. Pensiamo, ad esempio, alla tecnologia blockchain: sono convinto che renderà superflui gli intermediari, con benefici in termini di sicurezza. Ad esempio, vi sono interessanti possibilità per il commercio di opere d’arte oppure ovunque sia 6 www.giornatadigitale.swiss

necessario proteggere i dati e le transazioni da manipolazioni. È l’inizio di un’evoluzione, con cui la Svizzera deve tenere il passo. Da anni le criptovalute stanno suscitando scalpore nel settore finanziario. Vuole rendere la Svizzera un centro per le criptovalute? No, la Svizzera deve diventare un centro per le nuove tecnologie. Ritengo che le criptovalute siano piuttosto un prodotto secondario nell’ambito di un’evoluzione più ampia. È importante distinguere tra le criptovalute e la tecnologia blockchain alla loro base. Per il futuro, tuttavia, sarà di fondamentale importanza la tecnologia blockchain dietro Bitcoin e altre criptovalute. Con Libra, Facebook è diventato un grande attore nel settore delle criptovalute. Si tratta di un’opportunità o di una minaccia per i suoi progetti? Il compito della politica è creare condizioni per promuovere l’innovazione e le nuove tecnologie finanziarie. In linea di principio, questo approccio vale anche per Libra, tuttavia non disponiamo ancora di sufficienti

Il settore è basato essenzialmente sulle start-up, piccole aziende come Revolut stanno rivoluzionando i pagamenti internazionali. La piazza finanziaria svizzera è pronta a questo passo? La Svizzera è uno dei Paesi più innovativi al mondo. Oltre alle numerose start-up, anche operatori affermati come banche e assicuratori stanno facendo avanzare lo sviluppo tecnologico. Inoltre, la Svizzera vanta condizioni quadro favorevoli nel campo dell’innovazione, ma sia il settore che lo Stato devono sfruttare ancora meglio le opportunità offerte dall’innovazione e dalla digitalizzazione. Le start-up di grande successo non nascono in Svizzera. Non disponiamo dei migliori cervelli oppure siamo poco attrattivi? Non si tratta né dell’uno né dell’altro: con le nostre università e il Politecnico federale vantiamo molti ottimi cervelli in Svizzera e stiamo an- 

Foto: Daniel Kellenberger

Il presidente Ueli Maurer intende posizionare la Svizzera quale centro per le nuove tecnologie. A suo avviso, sia il settore privato che lo Stato sono chiamati a sfruttare meglio le opportunità offerte dall’innovazione e dalla digitalizzazione.

Dopo tutto, molte tecnologie finanziarie fanno già parte della quotidianità: basta pensare ai pagamenti tramite cellulare o al crowdfunding. Tuttavia, questo aspetto la preoccupa in modo particolare. Perché? I modelli di business basati sulle nuove tecnologie finanziarie sono in continua evoluzione e il processo di digitalizzazione in atto nel settore finanziario è tutt’altro che terminato. Se vogliamo che la piazza finanziaria svizzera preservi anche in futuro la sua posizione di rilievo a livello internazionale, dobbiamo anticipare questi sviluppi e svolgere un lavoro pionieristico nella definizione delle condizioni quadro.


Ritratto Ueli Maurer (69) riveste per la seconda volta il ruolo di Presidente della Confederazione. In seno al Consiglio federale occupa un seggio per l’UDC da dieci anni. Inizialmente è stato responsabile del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS), nel 2016 ha poi assunto la direzione del Dipartimento federale delle finanze (DFF). Prima di entrare nel Consiglio federale è stato presidente dell’UDC (19962008) e direttore generale dell’Unione dei contadini del Canton Zurigo. Ueli Maurer è coniugato e ha sei figli.


POLITICA che valutando se e come renderci più attrattivi per le start-up con incentivi fiscali. A prescindere da questo, ci sono molte aziende di questo tipo in Svizzera, ad esempio, nel settore blockchain. Fintech ha anche un altro lato oscuro. Come intende garantire, ad esempio, che il denaro proveniente dal commercio di droga o armi non venga riciclato attraverso le Fintech svizzere? La legge contro il riciclaggio di denaro vale anche per le attività relative alle criptovalute come Bitcoin. Già oggi queste disposizioni sono valide per un’ampia gamma di servizi del settore finanziario, forniti essenzialmente con le nuove tecnologie. La Financial Action Task Force (FATF), ovvero l’organismo internazionale leader nella lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo, nel suo rapporto nazionale 2016 ha giudicato complessivamente buona l’azione della politica svizzera contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo. Per quanto concerne i rischi e i pericoli della digitalizzazione, il Consiglio federale ha creato un Centro di competenza in materia di cibersicurezza. Qual è il suo compito? Questo Centro è stato creato per supportare la popolazione e il settore economico nella protezione dai ciber-rischi. L’Amministrazione federale dispone da anni delle relative competenze, in precedenza suddivise tra i vari dipartimenti. Ora disponiamo di una struttura e una centralizzazione più chiare; il Centro si basa sulla già nota Centrale d’annuncio e d’analisi per la sicurezza dell’informazione «MELANI», divenuta un punto contatto nazionale per la sicurezza informatica. Secondo lei, quali sono i rischi maggiori? Per la sicurezza della Svizzera, il rischio maggiore è rappresentato da attacchi mirati alle infrastrutture critiche perpetrati da soggetti altamente specializzati, spesso con il sostegno di agenzie governative. 8 www.giornatadigitale.swiss

In Svizzera abbiamo già constatato a più riprese casi di spionaggio con attacchi informatici. Sono noti anche casi all’estero in cui infrastrutture critiche, come il sistema di alimentazione elettrica, hanno subito attacchi informatici. Questi attacchi possono colpire tutti noi: privati, PMI o grandi imprese. In che modo è possibile proteggersi? Quando si tratta di cibersicurezza, abbiamo tutti il dovere di gestire i nostri dati in modo responsabile. La Confederazione può solo svolgere una funzione di supporto, la sensibilizzazione della popolazione e dei dipendenti delle aziende è dunque essenziale. Naturalmente, le misure tecniche di base come l’antivirus vanno attuate ovunque e sono necessari provvedimenti organizzativi anche in ambito aziendale. Quante persone saranno impiegate nel Centro di competenza? Gli uffici responsabili della cibersicurezza, unitamente al Centro di competenza, creeranno in totale 24 nuovi posti di lavoro dal 2020. Prevediamo che gli aspetti della sicurezza saranno ancora più importanti in futuro, pertanto è previsto un ulteriore ampliamento nei prossimi anni. Il Consiglio federale sembra considerare la digitalizzazione come un’opportunità e la sta sostenendo. A tale riguardo, basta pensare all’identità elettronica (eID). Tuttavia, intende affidare il rilascio dell’identità elettronica ad aziende private. Perché non se ne occupa direttamente? Perché il settore privato è più vicino agli utenti e alle adeguate tecnologie digitali e può svolgere questa funzione indubbiamente meglio. La Confederazione sarebbe eccessivamente oberata, considerate l’evoluzione tecnologica e le disposizioni normative da rispettare in questo ambito. Tuttavia, il ruolo dello Stato rimane fondamentale perché solo lui può confermare l’esistenza di una persona e i dati della sua identità, quali nome, sesso o data di nascita.

Recentemente, Swisscom – un’azienda che partecipa all’eID – ha dovuto ammettere che, dei dati sono stati cancellati dal servizio cloud. Può capire lo scetticismo nei confronti di questa soluzione? Swisscom non è un’azienda che partecipa all’eID, ma solo un membro della jont venture SwissSign, incaricata del rilascio dell’attuale SwissID. SwissSign AG è una delle tante possibili aziende interessate ad essere riconosciute dalla Confederazione quale emittente di un’eID, sotto lo stretto controllo dello Stato. Considerate queste premesse è sensato collegare all’eID dati sensibili, come quelli della cartella informatizzata del paziente? Nessuno lo vorrà. L’eID è un login approvato dallo Stato e quindi uno strumento molto affidabile nel mondo digitale, ma non è collegato alla cartella in­ formatizzata del paziente. Però, in futuro, sarà utilizzabile anche per il login alla mia cartella clinica. Occorre sottolineare che l’eID non è un obbligo prescritto dallo Stato, ma è facoltativo. E per concludere: la foto attuale del Consiglio federale è stata scattata con un telefono cellulare. Quanto tempo trascorre di fronte al display? Non interessa nemmeno a me, quindi perché dovrebbe interessare i vostri lettori? Quale app usa più frequentemente? La piccola icona verde un po’ retrò che raffigura un ricevitore telefonico. Qual è la sua app preferita? Nessuna. Per me il cellulare è solo uno strumento di lavoro, non un passatempo.


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Potrebbe giungere il giorno in cui i robot avranno le stesse capacità degli esseri umani, afferma Marcello Ienca, esperto di etica della robotica e professore al Politecnico Federale di Zurigo (ETH). È importante tuttavia non concedere loro la parità di diritti. Peter Hossli 10 www.giornatadigitale.swiss


ROBOTICA Signor Ienca, cosa sanno fare i robot meglio di lei? I robot, ossia l’intelligenza artificiale, fanno alcune cose peggio di me quando si tratta di essere creativi, emotivi ed empatici. Tuttavia, mi superano di gran lunga in termini di pensiero logico, elaborazione di informazioni o prestazioni di calcolo. La disturba il fatto che le macchine le siano superiori? No, perché sono realista. Dovremmo lasciare alle macchine ciò che sanno fare meglio di noi. In quali ambiti impiega i robot? I robot lavorano costantemente per noi, senza che ce ne rendiamo neppure conto. Ogni ricerca su Google viene ottimizzata dall’intelligenza artificiale. Le nuove autovetture sono basate sull’intelligenza artificiale; Roomba – un robot aspirapolvere – pulisce il pavimento di casa mia. L’impiego dell’intelligenza artificiale in medicina può fungere da ausilio nella diagnosi e nelle decisioni terapeutiche. Nei comportamenti più complessi, dove l’interazione sociale, l’empatia e la comprensione emotiva sono importanti, i robot possono essere al massimo uno strumento complementare, ma non un sostituto. Possiede un robot umanoide? Personalmente no, ma ho fatto delle ricerche, in particolare su come vengono utilizzati in ambito geriatrico.

Foto: Daniel Kellenberger

I robot vengono impiegati nella cura degli anziani. Come reagiscono le persone? Lo stato d’animo e la provenienza degli anziani sono determinanti in questo contesto. Le persone affette da demenza preferiscono lo scambio con le macchine rispetto alle persone anziane e sane sotto il profilo cognitivo. Più progredisce la demenza e più sembrano preferire le macchine. Perché alle persone piacciono le macchine? Le persone affette da demenza preferiscono essere lavate e vestite dalle macchine. Provano un minor senso di vergogna; sentono che la loro intimità non è violata.

I robot potrebbero essere infermieri migliori? No, perché non sono in grado di sostituire l’interazione umana. Il contatto fisico è essenziale, così come saper chiacchierare. Sebbene riescano ad esprimersi nella lingua dei pazienti, le macchine non sono ancora in grado di intrattenere una conversazione. In culture propense alla tecnologia, come quella giapponese, i robot hanno maggiori probabilità di essere accettati nelle cure rispetto all’Europa meridionale o alla Francia. Teme che un giorno i robot possano diventare professori? Gli esseri umani non sono dei, ma animali che hanno sviluppato capacità cognitive nel corso dell’evoluzione. I nostri cervelli sono formati da materia, ragion per cui possono essere sostituiti dalle macchine. Non vi è alcuna argomentazione scientifica secondo cui le macchine non saranno mai valide quanto gli esseri umani. Devo accettare dunque che, un giorno, possano diventare professori. Quando raggiungerà la macchina il grado di complessità di un essere umano? Sfortunatamente, non dispongo di una sfera di cristallo. L’evoluzione in questo ambito è estremamente rapida, ma un essere umano è un sistema estremamente complesso. Ci vorranno almeno cent’anni prima che le macchine agiscano sotto il profilo cognitivo-emotivo come gli esseri umani.

Ritratto Marcello Ienca (30) è un esperto di bioetica presso il Politecnico di Zurigo. Si occupa di questioni etiche legate alla salute e alla tecnologia. Studia anche come la digitalizzazione modifichi il campo della geriatria. Ha studiato all’Università Humboldt di Berlino, ha conseguito il dottorato all’Università di Basilea e pubblicato diversi articoli sull’intelligenza artificiale, i big data in medicina e l’etica della robotica.

Dobbiamo temere che i robot sottraggano i nostri posti di lavoro? Lo fanno già. Chi si reca alla Coop per i propri acquisti, spesso interagisce con un robot quando effettua il pagamento. I robot però contribuiranno anche a creare nuovi posti di lavoro. Ingegneri e analisti di dati sono molto richiesti. Quindi possiamo stare tranquilli? I robot assumono le funzioni di persone con una scarsa o senza alcuna formazione. Le nuove professioni richiedono una buona formazione; le persone sostituite dai robot presso Coop non verranno mai assunte da Google come analisti di dati. Sono necessari ingenti investimenti nella formazione delle nuove generazioni e nel perfezionamento professionale delle attuali forze lavoro. Se falliremo in questo processo di riorientamento, assisteremo alla «rabbia contro le macchine», le persone si opporranno ai robot. Abbiamo creato dei sistemi intelligenti. Siamo in grado di fermarli? Al momento siamo ancora in grado di farlo. In prospettiva, però, potremmo sviluppare un’intelligenza artificiale così intelligente da non poter più essere controllata e quindi fermata. Timori infondati o realtà? Logicamente è possibile, ma ci vorrà ancora molto tempo. Constatiamo già oggi come le macchine abbiano cambiato la nostra vita. Ad esempio? Quanti numeri di telefono riesce a ricordare? Dieci anni fa, mi ricordavo ancora quelli importanti. Oggi ne ricorda solo alcuni, eppure la sua memoria biologica non è peggiorata: utilizza semplicemente lo smartphone come estensione della memoria. Ampliamo i processi interni con supporti tecnologici. Si è instaurata una forma di dipendenza nei  www.giornatadigitale.swiss  11


ROBOTICA Cosa succede se un robot assomiglia ad un cane? Le persone preferiscono i robot ispirati agli animali rispetto ai robot umanoidi. Vi è il fenomeno noto come «Uncanny Valley»: i robot ci piacciono tanto più ci assomigliano, ma appena assumono sembianze troppo simili alle nostre iniziamo ad avvertire dei sentimenti negativi. La soluzione: sviluppare robot somiglianti agli animali. Ecco perché i robot nel campo delle cure hanno le sembianze di foche, cani o gatti.

confronti delle macchine; Google Maps ha modificato la nostra capacità di orientamento: riesce perfettamente ad orientarsi a Tokio, sempre che la batteria sia carica. Possiamo programmare i robot in modo tale che ci picchino. Come ci sentiamo quando siamo noi a picchiare un robot? Un produttore di robot americano ha messo in rete dei video che riprendono dei robot mentre vengono percossi da alcune persone. Chi assiste a questa scena mostra empatia per i robot, affermando: «Le persone non dovrebbero picchiare i robot!» Questo sebbene i robot non provino alcun dolore e non soffrano di conseguenze psicologiche a causa della violenza. Non vi è una ragione logica per l’empatia, eppure in questi casi avvertiamo un senso di malessere. I robot stanno assumendo dei tratti umani. È per questo che sviluppiamo dei sentimenti per loro? No, gli esseri umani hanno sviluppato delle competenze sociali nel corso dell’evoluzione. Il nostro cervello percepisce l’aggressione ingiustificata come un fatto negativo. Questo spiega tutto? Nei film di Hollywood, i robot attaccano le persone che li hanno trattati con malvagità, come in «Terminator». Crediamo che forse, tra duecento anni, ci saranno robot intelligenti che, vedendo le percosse ricevute dalle persone nei vecchi filmati, ci ripagheranno con la stessa moneta. 12 www.giornatadigitale.swiss

Test dimostrano che gli esseri umani sono riluttanti a toccare i robot umanoidi nei punti corrispondenti alle loro parti intime, sebbene questi siano completamente realizzati in metallo. Questa è la trasposizione naturale delle regole umane a sistemi non umani. Gli esseri umani sono probabilmente gli unici animali che osservano le nuvole e riconoscono i volti. Gli esseri umani manipolano i propri simili. Possiamo fidarci di più dei robot? Le macchine ci manipolano costantemente: decidono cosa dovremmo acquistare, vedere, sentire e quali luoghi potrebbero piacerci. Gli algoritmi influenzano le nostre azioni in misura notevole. Nel corso dell’evoluzione abbiamo imparato a riconoscere le persone che ci manipolano. I nostri meccanismi razionali fanno scattare uno stato di allerta, ma non riusciamo a difenderci in alcun modo dalla manipolazione tramite l’uso di algoritmi. Chi è responsabile quando un robot uccide? Non esiste una risposta definitiva a questa domanda. La questione è oggetto di un’accesa discussione: secondo alcuni esperti se le macchine sono abbastanza intelligenti, la responsabilità ricade su di loro. Ritengo che questo approccio sia sbagliato perché se la responsabilità è delle macchine, nessuno sarà più responsabile. Dal mio punto di vista, sono sempre le persone ad essere responsabili delle macchine. La domanda è: chi sarà il vero responsabile? I programmatori? I produttori di computer? Il CEO? O gli utenti stessi?

Cosa pensa dei robot sessuali? I robot sessuali vengono utilizzati da persone anziane, così come da persone affette da demenza e persone con disabilità fisiche, che spesso non possono vivere la loro sessualità, con conseguenti effetti negativi sulla psiche. I robot sessuali potrebbero essere utili in questi casi. Sta usando il condizionale. I robot sessuali potrebbero creare una forma di esclusione sociale: l’interazione tra esseri umani e macchine potrebbe infatti sostituirsi a quella tra gli esseri umani. Non sappiamo ancora quali sarebbero le conseguenze; dobbiamo condurre degli studi e osservare quanto accade. Esistono robot sessuali con sembianze di bambini. Se dalla ricerca dovesse emergere una diminuzione delle pulsioni pedofile grazie all’interazione con i robot sessuali, questo sarebbe certamente positivo. D’altra parte, se la ricerca dimostrasse che questi robot generano fantasie ancor più problematiche da gestire sarebbe estremamente negativo. Un cosa è certa: ci vuole più ricerca. Non possiamo rispondere a queste domande di ordine etico restando su una sedia a sdraio. I robot dovrebbero avere dei diritti? Sì, ma non tutti. Ritengo che sia sbagliato dare la cittadinanza a un robot. I robot non sono persone e non dovranno mai diventarlo. L’intelligenza artificiale deve rimanere uno strumento ausiliario per noi e quindi sotto il nostro controllo, non deve generare un sistema operante in parallelo e allo stesso livello degli esseri umani. Neppure se, tra cent’anni, i robot avessero le stesse abilità degli uomini? Se esistessero dei robot dotati di tutte le capacità di un essere umano, non ci sarebbero più argomenti per non concedere loro tutti i diritti. Ora si contraddice. Non dovremmo mai sviluppare macchine simili, dobbiamo evitare di compiere questo passo.


I robot stanno diventando sempre più intelligenti, mobili, cooperativi, interconnessi e si integrano in un numero sempre maggiore di ambiti della vita.

Foto: Shutterstock

I

l termine robot deriva dal ceco «robota», che significa «servo o lavoratore forzato». I robot sono da tempo integrati nella nostra vita quotidiana al fine di alleggerire il nostro carico di lavoro. Al momento i robot non si stanno umanizzando, ma sono sempre più numerosi. Lavorano in agricoltura e in ufficio, si prendono cura degli anziani, sostituiscono i partner amorevoli, ripuliscono le zone contaminate intorno alla centrale nucleare di Fukushima. I robot industriali assemblano automobili, i robot semoventi disinnescano bombe o esplorano pianeti sconosciuti, i robot tagliano l’erba dei prati, puliscono l’appartamento o aiutano nello svolgimento di varie operazioni. Circa 8,5 milioni di robot in tutto il mondo forniscono assistenza nei lavori di economia domestica. Secondo le stime dell’International Robotics Federation IFR, nel suo World Robot Report 2018, entro il 2020 saranno impiegati 3,05 milioni di robot nell’industria in tutto il mondo. La Corea del Sud presenta la più alta densità di robot con 710 robot ogni 10 000 dipendenti, precedendo Singapore (658) e la Germania (322). Mitsubishi Electric (Giappone) è il leader mondiale nello sviluppo di sistemi robotici, seguito da ABB (Svizzera) e da Kawasaki Heavy Industries (Giappone). Soprattutto grazie all’intelligenza artificiale i robot saranno presto in grado di integrarsi ancora in più ambiti della vita, diventando più intelligenti, mobili, cooperativi, facili da programmare, da utilizzare ... e più economici. Il robot si sta quindi trasformando da servo in collega di lavoro. Attualmente si assiste a dibattiti anche controversi in merito all’impiego di sistemi di armamenti autonomi, che decidono da soli quando e cosa colpire. In seno alle Nazioni Unite, 26 Stati si sono già espressi per il divieto di questi «robot killer».


FORMAZIONE

È difficile per la scuola tenere il passo con la digitalizzazione. Le aziende private offrono corsi per scolari. Stephanie zu Guttenberg spiega perché non dobbiamo lasciarci sfuggire questo momento di svolta. Katia Murmann

Signora zu Guttenberg, perché la formazione in ambito digitale è così importante ai suoi occhi? In Europa stiamo vivendo un momento di impasse in questo campo. Sono preoccupata perché non stiamo fornendo alle nuove generazioni gli strumenti di cui hanno urgente bisogno in modo da poter competere sul piano internazionale. L’educazione digitale è, se si vuole, il quarto bene culturale unitamente alla lettura, alla scrittura e all’aritmetica. Le scuole pubbliche riscontrano notevoli difficoltà perché praticamente non dispongono di un piano per affrontare l’argomento in classe. Questa lacuna viene colmata dagli offerenti privati. Di quali dispositivi digitali devono disporre concretamente i nostri figli? Vi sono diversi temi importanti: uno è quello della sicurezza informatica, della sicurezza dei dati, delle password, ma anche il tema del cyberbullismo, in pratica tutto ciò che è rilevante per la protezione della sfera privata degli individui. Poi c’è la componente creativa e, naturalmente, la corretta gestione 14 www.giornatadigitale.swiss

dei media: le possibilità che si prospettano sono assolutamente fantastiche. Dobbiamo solo imparare ad attuarle traendone il massimo beneficio per la nostra vita ed evitandone gli svantaggi. Lei ha vissuto negli Stati Uniti per diversi anni e le sue due figlie hanno frequentato le scuole locali. Secondo lei, a che punto si trovano le scuole dell’area germanofona rispetto a quelle degli altri paesi? L’America e l’Asia sono molto più avanzate. Vi sono persone nella formazione per le quali è naturale utilizzare i media digitali. Se non prepariamo i nostri ragazzi al mondo digitale, in futuro i posti di lavoro saranno distribuiti ad altri che sono in grado di sfruttarne le possibilità. Qual è l’origine di questa riluttanza da parte delle scuole? In Europa stiamo uscendo da una fase di dubbio, tendiamo ad assumere un atteggiamento attendista, siamo scettici e a volte un po’ impauriti. Non abbiamo necessariamente una cultura del

fallimento, non facciamo tentativi per timore di ritrovarci a ricominciare da zero. Dobbiamo ripensare al nostro atteggiamento, perché questo mondo è così veloce, tanto da superarci tutti. La velocità con cui ci ha raggiunto è anni luce superiore rispetto a quella della rivoluzione industriale. Il mondo digitale è una novità per tutti noi. Ecco perché è importante per noi essere disposti a commettere errori, imparando da essi. Ma cosa rende migliori i paesi stranieri nella prassi? La Terra Promessa non esiste. In America però la scuola è già molto più digitalizzata: tutti i documenti sono digitali, le scuole sono collegate in rete. Tutti i bambini e gli adolescenti hanno un computer portatile o un iPad - ma ci sono anche regole molto severe, ad esempio riguardo il tempo consentito davanti al cellulare e i momenti in cui deve essere riposto. I bambini sono molto facilitati quando si tratta di creare presentazioni e impiegano gli strumenti digitali con naturalezza. Oggi si tratta di un requisito indispensabile in qualsiasi campo professionale. Tuttavia, la questione è capire dove sussiste la necessità di recuperare il ritardo nella cittadinanza digitale: come ci relazioniamo in rete e qual è la misura giusta? Come ha educato le sue figlie in


Ritratto

Foto: Aleksander Marko Perkovic

Stephanie zu Guttenberg (42) si impegna da molti anni a favore della protezione dei minori e per la formazione in campo digitale. Nata a Monaco di Baviera, è comproprietaria della Start-up BG3000, che offre workshop gratuiti di educazione digitale alle scuole insieme a partner economici. Zu Guttenberg è sposata con il politico della CSU Karl-Theodor zu Guttenberg. La coppia ha due figlie.

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FORMAZIONE zione digitale a scuola con le persone giuste.

ambito digitale? Oggi, il tempo di fronte allo schermo è una parola magica per molti genitori. Le mie figlie sono grandicelle ormai, quindi si sono abituate gradualmente mentre crescevano. Quando erano piccole non c’erano schermi ovunque. Negli Stati Uniti però, dove il portatile era la norma a scuola, le ho seguite attentamente quando si trattava di stabilire quanto tempo trascorrere di fronte allo schermo, in quale punto posizionare il dispositivo e quali contenuti erano adeguati.

Non tutto il tempo trascorso di fronte allo schermo è uguale: ad esempio, ci si può esercitare per due ore in matematica oppure guardare una sitcom. Un’attività non vale l’altra! Si tratta di trovare un sano equilibrio tra ciò che è necessario e ciò che è il tempo libero. Lei ha partecipato alla start up che gestisce gli Smart Camps. Ora intende portare i suoi corsi anche in Svizzera. Perché? In Germania hanno partecipato oltre 20 000 studenti agli Smart Camps. Questi eventi sono gratuiti per le scuole. I temi e le necessità sono gli stessi sia in Germania che in Svizzera: portiamo l’educa16 www.giornatadigitale.swiss

Perché la scuola non può farlo in modo autonomo? Gli ingranaggi delle scuole pubbliche si azionano lentamente, ci vuole tempo finché i fondi necessari siano sbloccati e i progetti vengano concretizzati. Nell’ambito dell’educazione digitale, tuttavia, i tempi di assimilazione sono incredibilmente brevi. Dobbiamo ripensare ai principi di funzionamento della società, perché ovviamente siamo abituati ad essere regolamentati dalla mano pubblica. Tuttavia, la situazione non è più così semplice, perciò stiamo cercando di colmare queste lacune con i partner dell’economia. Ci comportiamo come un motoscafo finché le petroliere – cioè i responsabili della politica e del sistema educativo – non saranno in grado di attuare le misure necessarie. Fino ad allora, occorre un’offerta adeguata affinché i bambini non perdano questo momento di svolta. E naturalmente spero per tutti noi che le scuole presentino rapidamente delle offerte in questo senso. Ci sono nuovi insegnanti in formazione in questi ambiti, ma ci vorranno ancora diversi anni prima di vedere dei risultati: tempo che gli studenti di oggi non hanno. Il sistema scolastico probabilmente non sarà mai in grado di tenere il passo con il ritmo incalzante della digitalizzazione. Quale iniziativa nel campo dell’educazione digitale, siamo molto più agili e possiamo integrare in breve tempo i nuovi sviluppi nei nostri workshop come contenuti didattici. Un argomento trattato nei vostri workshop è il cyberbullismo. In Svizzera l’opinione pubblica è stata molto scossa dal «caso Céline», una ragazza morta suicida. Come possono intervenire in questi casi i giovani e i loro genitori? Nei corsi di cyberbullismo, lavoriamo tra l’altro con giochi di ruolo, in cui i giovani diventano consapevoli di cosa sia effettivamente il

bullismo, di quanto velocemente avvenga, soprattutto se non si guarda direttamente negli occhi l’altra persona. Scoprono le dinamiche che vengono a crearsi e come si sente la vittima. Questi giochi di ruolo sono estremamente importanti per affinare la comprensione e la sensibilità per questi temi. Solitamente i giovani, una volta terminato il corso, se ne vanno con un’altra consapevolezza. Cosa consiglia alle vittime? In questi casi è importante offrire aiuto. I docenti di fiducia e i genitori devono prendere seriamente le richieste di aiuto. I giovani devono sapere che non sono soli, che molte persone e molti ragazzi come loro hanno vissuto le stesse esperienze e che c’è possibilità di aiuto. Devono capire che non sono soli ad affrontare questo dolore e si possono cercare soluzioni insieme – perché le soluzioni esistono. Nei suoi corsi, pone grande enfasi sulla responsabilità personale affinché i bambini siano in grado di gestire i media digitali. Abbiamo bisogno di un’opera di informazione in ambito digitale? Mi piace sempre confrontare i media digitali con la guida di un’auto. Non lasciamo le chiavi dell’auto in mano ai nostri figli dicendo: buon divertimento, vai e guida! Li mandiamo a scuola guida, processo che solitamente richiede molto tempo e gli esami non sono sempre facili. Lo stesso vale per la formazione in ambito digitale e per l’opera di divulgazione digitale. Occorre una formazione e le conoscenze adatte per gestirla correttamente, una sorta di patente di guida digitale.


Thymio, il tutor Il piccolo aiutante digitale di grande effetto. Il robot di apprendimento Thymio trasmette agli alunni delle scuole elementari competenze digitali in modo giocoso.

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l mondo politico ed economico ha accettato che la digitalizzazione sconvolga con estrema velocità le nostre strutture odierne e che richieda nuovi approcci. In gran parte dei settori è in atto un processo di riorientamento sulla base di nuovi parametri. Anche la formazione è un argomento chiave; le competenze in campo digitale dovrebbero essere divulgate già nella scuola materna e nelle scuole, per preparare al futuro la prossima generazione. Vi è un valido strumento a tal fine: il Robot di apprendimento Thymio. In occasione della seconda Giornata Digitale, questo insegnante in minia­ tura dotato di lampeggianti è stato presentato ai visitatori dalla Compu­ tational Thinking Initiative (CTI). Per Marc Walder, fondatore di digital­ switzerland, si tratta di un primo passo importante nella giusta dire­ zione: «Un giorno, due bambini su tre attualmente alle elementari svolgeranno un lavoro che oggi non esiste ancora. CTI funge da stimolo per le prossime generazioni.» Il robot di apprendimento con notevoli capacità cognitive è stato sviluppato dal gruppo Mobots di EPFL e dalla scuola d’arte ECAL di Losanna, mentre il software è stato fornito dall’Autonomous Lab del Po­ litecnico federale di Zurigo. Per più di dieci anni, il professore di Losanna Francesco Mondada e i suoi studenti hanno lavorato sulle sue capacità: il risultato è un nuovo robot tuttofare, prediletto dagli scolari. Thymio oltre a trasmettere i metodi di apprendi­ mento e di programmazione, inse­

gna anche a interagire in modo gio­ coso con i robot, a comunicare nel «linguaggio robotico» e a sfruttare le sue abilità. In tutta la Svizzera sono già in uso circa 5000 Thymio. A medio termine, tuttavia, è previsto che il simpatico robot di apprendi­ mento sia presente in tutte le scuole elementari svizzere. Secondo la visione dei membri fondatori di CTI, tra cui digitalswitzerland, EPFL, SUPSI e Swisscom, almeno un inse­ gnante in ogni scuola dovrebbe essere in grado di trasmettere il Computational Thinking. Per raggiungere questo obiettivo, si rendono necessari degli investimenti. Per questo motivo, laCTI attua varie misure: moduli di formazione presso le scuole pedagogiche, corsi online a livello sviz­ zero così come un numero crescente di progetti concreti nelle scuole svizzere dovrebbero prepa­ rare l’attuazione pratica su larga scala di questo progetto. Tutto questo, affinché la prossima genera­ zione sia meglio pre­ parata al futuro.


IN COLLABORAZIONE CON LE FFS

QUAL È IL PERFEZIONAMENTO ADEGUATO? Sandra Hutterli, responsabile formazione FFS, illustra l’evoluzione sempre più rapida del mondo del lavoro e la conseguente necessità di un perfezionamento professionale continuo. Signora Hutterli, la Giornata digitale di quest’anno è incentrata sul «Lifelong Learning». Quando ha seguito il suo ultimo corso di perfezionamento? Il mio ultimo perfezionamento, nel senso classico del termine, l’ho svolto negli ultimi due anni con un Master of Business Administration globale, che mi consente di riconoscere le tendenze globali della digitalizzazione e attuarle in modo strategico. Sto seguendo un percorso di apprendimento continuo, ad esempio, nello scambio con i responsabili delle divisioni operative delle FFS e settoriali, con studiosi e partecipando a «webinari». Come riesco a trovare il percorso di perfezionamento adatto a me? La formazione continua è un fattore di successo per i dipendenti e le aziende. È importante verificare quali competenze hanno un futuro: le FFS sostengono i propri collaboratori, analizzando le loro circa 150 diverse professioni. Identifichiamo quali saranno i cambiamenti in un determinato settore professionale sulla base delle mutate esigenze dei clienti, delle nuove tecnologie, ecc., e quali competenze saranno necessarie in futuro. Al contempo, 18 www.giornatadigitale.swiss

indichiamo le possibilità di formazione adeguate. Perché l’apprendimento permanente è diventato così importante? In passato, le persone svolgevano una formazione di base e, se necessario, hanno fatto una formazione continua. Oggi, non è più sufficiente: il mondo del lavoro è in rapido mutamento, le informazioni sono sempre disponibili e nuove conoscenze si susseguono a ritmo incalzante. Inoltre, le vecchie e le nuove tecnologie si sovrappongono. Cosa è cambiato concretamente in seno alle FFS, ad esempio? Nel frattempo sono in uso diverse generazioni di sistemi di sicurezza o di veicoli che richiedono specifiche conoscenze. Come dipendente, devo acquisire le conoscenze o competenze necessarie quando mi occorrono. Il lavoro e l’apprendimento sono ambiti sempre più interconnessi, per questo motivo le FFS promuovono l’apprendimento permanente con adeguate offerte di formazione. Com’è strutturata questa offerta? L’offerta consiste nell’abbinare corsi

formali con certificati e offerte di formazione informali, per un percorso di formazione individuale da apprendere, se necessario, sul luogo di lavoro. Come manovratore, ad esempio, prima di lavorare effettivamente sui binari, va svolgere virtualmente il mio compito, in modo del tutto realistico, senza tuttavia esporre la mia persona o altri a rischi. Le FFS hanno molte professioni monopolistiche. Il pericolo di diventare improvvisamente superflui è molto grande. Di quali posti di lavoro non avrà più bisogno nella stessa misura in futuro? Le FFS non hanno professioni 

Ritratto La Dott.ssa Sandra Hutterli (47) è responsabile della formazione FFS e della trasformazione digitale (fit4future) nonché presidente del Consiglio di amministrazione di Login AG. Sostiene l'attuazione della strategia delle FFS, dedicando particolare attenzione ai collaboratori e ai dirigenti nella trasformazione digitale. Tiene conferenze su questo tema e ha un incarico didattico presso l'Università di San Gallo. In precedenza, ha operato a livello nazionale e internazionale in questioni formative, sviluppo di strategie e processi di cambiamento in seno a grandi organizzazioni.


Foto: Thomas Meier

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IN COLLABORAZIONE CON LE FFS

«LA FORMAZIONE CONTINUA È UN FATTORE DI SUCCESSO PER I DIPENDENTI E LE AZIENDE» monopolistiche, ma diverse professioni altamente specializ­zate. Grazie alle analisi del settore menzionate in precedenza, anticipiamo i cambiamenti. Stanno emergendo alcune tendenze, confermate anche da studi. Il lavoro fisicamente pesante e le attività ripetitive sono sempre più automatizzati. L’uomo svolgerà sempre più la funzione di supervisore e rivestirà un ruolo centrale nell’interfaccia con la tecnologia. Ad esempio, l’assistente clienti non riparerà più un guasto alla porta esclusivamente in modo meccanico, ma con appositi software. I manovratori non effettueranno più manualmente le pesanti operazioni di aggancio dei vagoni, ma utilizzeranno i sistemi di aggancio automatici. Cosa offrite, concretamente, alle persone interessate? Le FFS sono state la prima azienda in Svizzera a creare, insieme ai sindacati, un fondo per la digitalizzazione. In questo modo, affrontiamo insieme le sfide poste dalla digitalizzazione. Presto presenteremo i risultati di un primo studio che mostra come sarà il futuro mondo del lavoro per le FFS. Inoltre, due anni fa, le FFS hanno lanciato il programma «fit4future» per sostenere i collaboratori e i dirigenti in questa fase di svolta. Esso com­prende progetti che garantiscono le competenze necessarie per l’operatività delle ferrovie del futuro. Quali sono gli elementi concreti dei progetti di «fit4future»?

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L’obiettivo è preparare i dipendenti alla digitalizzazione e sostenerli affinché possano acquisire le com­petenze necessarie. Il programma è composto, ad esempio, da analisi del settore professionale e da un Online Check. Con l’Online Check, i dipendenti possono valutare da soli le proprie competenze digitali e svilupparle in modo mirato con corsi di formazione. Ci assicuriamo inoltre che ricevano una formazione permanente durante un progetto e non solo al termine in blocco. Sono quindi in grado di agire e prendere decisioni, imparando a gestire le incertezze: due competenze chiave, sempre più rilevanti in futuro. Per quanto tempo ancora ci sarà bisogno dei macchinisti? Le macchiniste e i macchinisti saranno necessari ancora a lungo. Tuttavia, saranno sempre più sostenuti da sistemi e dovranno disporre di nuove competenze, maggiormente legate alla digitalizzazione. Quella del macchinista continuerà ad essere una professione interessante e ricca di responsabilità, sempre al passo con la tecnologia. Quanti collaboratori hanno già seguito una riqualifica alle FFS in seguito alla digitalizzazione? Quasi tutti, in termini di apprendimento continuo. Ad esempio, è importante che tutti abbiano le competenze digitali di base per poter continuare a lavorare in modo adeguato. Proprio per questo offriamo l’Online Check.

Come liberate i vostri dipendenti dalla paura della digitalizzazione? La digitalizzazione offre opportunità all’economia e alle persone, ma pone anche delle sfide. Affrontiamo questi problemi coinvolgendo i nostri dipendenti nel loro percorso futuro. Organizziamo dialoghi nel quadro delle analisi del settore professionale; vi è margine per discutere apertamente i timori legati al cambiamento. I team che non si sentono sufficientemente sicuri nell’utilizzo dei nuovi strumenti digitali, saranno affiancati da coach. È importante abbattere le paure con applicazioni concrete nel lavoro quotidiano affinché i collaboratori riescano a risolvere queste situazioni in modo autonomo. Il suo lavoro ha già subito dei cambiamenti? Dieci anni fa, il mio lavoro non esisteva nella forma attuale. Con la digitalizzazione e il rapido mutamento del mondo del lavoro, la formazione è diventata un fattore di successo. Le FFS hanno pertanto centralizzato la gestione della formazione. La tendenza per i prossimi anni consiste in una maggiore flessibilità nelle offerte di formazione, interscambiabili nei vari ecosistemi – anche tra i dipendenti stessi e al di là degli ambiti aziendali. In questo contesto sarà essenziale riuscire a comprendere le correlazioni e ricavarne delle strategie per promuovere la cultura dell’apprendimento permanente.


APPRENDIMENTO CONTINUO La digitalizzazione sta modificando rapidamente i profili professionali. Il motto è: Lifelong Learning – formazione e apprendimento lungo tutto l’arco della vita. La chiave del successo odierno.

Foto: Shutterstock

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n passato, l’apprendimento continuo significava che la prima formazione forniva una base solida, ma non bastava per l’intera vita professionale. Di conseguenza, si seguiva un percorso di perfezionamento. Spesso l’apprendimento avveniva seguendo corsi articolati con certificato, sia in aula che online. Si trattava essenzialmente di apprendere nozioni anticipando i tempi. Oggi, le informazioni e le conoscenze sono accessibili sempre e praticamente ovunque. Stando ad alcune previsioni, le infor­mazioni disponibili a livello mondiale sono destinate

a raddoppiare. Con i repentini cambiamenti in atto nel mondo del lavoro, l’aggiornamento delle conoscenze specialistiche si abbrevia e si assiste al continuo incremento di nuove nozioni. Il sapere dell’umanità raddoppia in media ogni anno: i dipendenti oggi devono acquisire conoscenze e abilità «sul luogo di lavoro» quando ne hanno bisogno. Il lavoro e l’apprendimento sono ambiti sempre più interconnessi, vale a dire che: il lavoro e le conoscenze procedono di pari passo. L’apprendimento permanente consiste nell’abbinamento di vari corsi formali con

certificati e offerte di formazione informali, per una formazione individuale, se necessario, anche sul posto di lavoro. Nell’apprendimento permanente, oltre alle opportunità formative specifiche dell’azienda, vengono utilizzati microlearning online e contenuti didattici di altri dipendenti (i cosiddetti contenuti autoprodotti). I dipendenti si assumono sempre più la responsabilità della propria formazione; ciò richiede nuove culture di apprendimento nelle aziende, con un approccio più flessibile e condiviso. www.giornatadigitale.swiss  21


SPORT

Nel calcio vince chi forma la squadra in base ai dati raccolti, afferma il capo formazione del GC, Timo Jankowski. Gli allenatori che ignorano l’uso delle analisi dei dati dovrebbero cambiare mestiere. Peter Hossli

Signor Jankowski, quando ritornerà il GC in Super League? Il più presto possibile. Dovrebbe saperlo con precisione: lei analizza il calcio sulla base di dati e modelli matematici. Per la Challenge League non si hanno purtroppo molti dati utili. La retrocessione del GC si può spiegare con dati alla mano? Le squadre di successo impiegano 18 giocatori che sostengono da soli oltre il 90 % delle partite. Nella scorsa stagione il GC ha impiegato oltre 40 giocatori. In base a quali parametri è possibile spiegare il successo del calcio? Il calcio è un gioco complesso. Uno dei fattori più importanti è rappresentato dai «gol attesi»: occasioni in cui si potrebbe segnare un gol. Chi ne ha molte, a lungo termine vince. Un tiro dagli undici metri implica uno 0,7 di «gol attesi». Nel 70 % dei casi il calcio di rigore corrisponde a un gol. Il GC non ha avuto sfortuna, ma troppi pochi «gol attesi». I dati parlano chiaro: la retrocessione era giustificata. Un giornalista ha chiesto una volta al giocatore della Nazionale scozzese, Craig Burley, quanti gol si aspettasse.

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«Domanda insensata» ha risposto Burley. Aveva ragione? Assolutamente no. Ricorrendo ai modelli che si basano sui «gol attesi» si può prevedere lo stato della classifica. Un giocatore che interviene di continuo in un punto pericoloso, prima o poi andrà senz’altro in porta. L’attaccante svedese Zlatan Ibrahimovic ha avuto all’inizio della stagione con il Manchester qualche difficoltà. I dati però parlavano chiaro: si farà avanti e segnerà presto un gol, cosa che ha fatto. Per il basketball, il football e il baseball l’analisi dei dati è centrale. E per il calcio ... ... Non se ne può più fare a meno. Il calcio resterà sempre tale, ma grazie ai dati, diventerà più veloce e migliore. In base ai dati gli allenatori effettuano il cambio dei giocatori stanchi; decidono quanti giocatori mandare avanti, quando giocare di rimessa e quando mandare un attaccante in area di rigore. Tutto ciò in teoria. Con un clic per ciascuna squadra si possono vedere circa 300 indicatori. Ogni team ha un profilo di punti deboli e forti. L’analista di dati del Liverpool sapeva che il Tottenham ha sempre problemi nella fase iniziale, quindi, all’inizio della finale

della Champion League, il Liverpool ha giocato un pressing in avanti. Dopo appena due minuti il Liverpool aveva segnato il primo gol. E se una squadra gioca bene, ma è sfortunata? La fortuna è un fattore che, con il suo 30 %, nel calcio ha un peso piuttosto rilevante. Il gioco è complesso e viene giocato con i piedi che sono meno affidabili delle mani. Quindi è fondamentale avere il controllo sul restante 70 % per poter avere un 80 % di probabilità di successo. Un fattore ben noto agli allenatori di successo sin dal 2014. Come è iniziato questo trend? Il matematico Matthew Benham, dell’Università di Oxford, si è arricchito con il calcio scommesse. Ha potuto acquistare due società di calcio e ha portato il FC Brentford dalla terza Liga alle soglie della prima. La sua società danese, FC Midtjylland, ha vinto due volte il campionato danese e una volta la Coppa. I successi di Benham hanno dato una svolta al calcio basato sui dati. Il Liverpool ha vinto la Champions League grazie a Jürgen Klopp! È senza dubbio un allenatore eccezionale, ma un analista dei dati lo ha aiutato a comporre la squadra. 


Foto: Daniel Kellenberger

Ritratto Timo Jankowski (34) era un calciatore medio. Pertanto si è dedicato agli studi di economia aziendale interessandosi alla teoria del «bel gioco». Ha lavorato per la Federazione calcistica tedesca (DFB) e ha allenato gli Juniores del FC AG Aarau. Oggi è il capo formazione del GC. È autore di numerosi libri sulla tattica calcistica, tra cui: «Taktische Periodisierung im Fussball».

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SPORT Prima della finale, ha constatato in base ai dati che il Benfica Lisbona B ha uno stile di gioco simile a Tottenham. Il Liverpool ha fatto un test con il Lisbona preparandosi in modo ottimale alla finale seguente. L’analista dei dati conta ora più dell’allenatore? No, ma entrambi rivestono un loro ruolo fondamentale; un calcio di successo richiede un approccio sinergico: la società calcistica fissa l’obiettivo, l’analista di dati e l’allenatore fanno il possibile per conseguirlo. Un allenatore deve saper analizzare i dati e le statistiche altrimenti ha sbagliato mestiere.

La mappa di calore di Cristiano Ronaldo nella stagione 2017/2018.

Che fa il coach se la sua squadra ha il doppio delle possibilità dell’avversaria, ma segna meno gol? In questo caso l’analista dei dati deve trovare un attaccante che abbia una percentuale di successo di almeno il 20 %. Allora è l’analista dei dati a decidere? La decisione finale dovrebbe spettare alla società che definisce la strategia: la attua sulla base dei dati raccolti, ricerca i giocatori appropriati e l’allenatore giusto. Troppe società calcistiche affidano la strategia all’allenatore. Così non c’è continuità. In media, ogni nove mesi viene scelto un nuovo allenatore che ricomincia tutto da zero. Se l’allenatore fallisce, va giustamente cambiato. Se si guardano i dati, il quadro che si ha è ben diverso. Si può perdere 0-2, ma vincere 4-3 se si considerano i «gol attesi». Se si stilasse la classifica in base a indicatori definiti, un allenatore non ne uscirebbe poi così male. Mi faccia un esempio. La scorsa stagione il Dortmund è diventato campione d’autunno di Bundesliga. In base ai dati la società ha giocato benissimo mentre l’antagonista Bayern München, malissimo. Ho sempre sostenuto che la situazione sarebbe cambiata nel corso della stagione. Alla fine, il 24 www.giornatadigitale.swiss

Campo d’azione maggiore. Nella stessa stagione Lionel Messi si muoveva così.

Bayern ha vinto il campionato. Sa leggere il futuro? No. L’allenatore Kovac ha sviluppato sistematicamente l’idea di gioco, ma all’inizio ha avuto sfortuna. Come previsto, nella seconda metà della stagione, le cose sono cambiate. Se si tenesse conto dei dati anziché dell’opinione di vecchi calciatori ci sarebbero meno dimissioni. Come vengono usati i dati dai coach per scegliere gli undici di partenza? Regolarmente misurano forma fisica e freschezza. Il giorno della partita confrontano i parametri e decidono se un giocatore è idoneo. Se un cal-

ciatore, di solito in forma e veloce, è stanco, conviene sostituirlo con uno più lento ma più scattante. Ogni giocatore vuole essere in campo e potrebbe fingere di essere in forma. Una volta l’allenatore chiedeva: «hai dormito bene?» E se il giocatore rispondeva di sì, poteva giocare. Oggi misuriamo l’equilibrio dei passi. Se un giocatore è stanco, perde il controllo dell’equilibrio. E quindi si può affermare che è troppo stanco per giocare. Il Liverpool ha vinto la Champions League grazie all’analisi dei dati. Dove potrebbe arrivare una squadra svizzera?


Si potrebbe rivoluzionare il calcio svizzero, almeno in relazione al 3°, 4° e 5° posto. Lo YB e il Basilea sono saldamente ai primi posti. Il San Gallo ha ottenuto il 5° posto in classifica, ma con quasi lo stesso rapporto di reti del Losanna, il che dimostra quanto le squadre siano vicine. Con un processo basato sui dati si può diventare terzi. Quanto tempo ci vuole per attuare un’idea di gioco? Per conseguire un obiettivo ci vogliono dai cinque ai sette anni. Nessuno ha tanto tempo. I club svizzeri vogliono ovviamente entrare subito nella Champions League. I dati ci aiutano a restare realistici. Forse la Champions League non è l’obiettivo giusto; lo si raggiunge ogni sette anni e, in quell’anno, i salari aumentano. Molto più interessante per una squadra svizzera sarebbe entrare ogni anno in Europa

League e «svernarci»; costa molto meno e, a lungo termine, rende economicamente di più. Secondo Pelé il calcio è «il bel gioco». I dati lo abbrutiscono? No, lo migliorano rendendolo più veloce e interessante. Con i dati è possibile migliorare una squadra e la formazione dei giocatori. Il calcio si basa su spazio e tempo e quindi sulla rapida ricerca di soluzioni. I modelli matematici sono di enorme aiuto. Più veloce di così il gioco non può diventare. Nel prossimo decennio i ritmi aumenteranno notevolmente. E ad entrare in squadra saranno giocatori che hanno iniziato ad allenarsi già a sette anni sulla base dei dati. Gli odierni diciannovenni sono «cresciuti» con la marcatura a uomo. La palla è rotonda, una partita dura no-

«SE SI CREDESSE AI DATI ANZICHÉ AI VECCHI CALCIATORI, CI SAREBBERO MENO DIMISSIONI» vanta minuti. In futuro le cose saranno diverse? In realtà una partita dura 60 minuti: l’Uruguay ha ottenuto il terzo posto ai Mondiali del 2010 perché le rimesse laterali hanno ridotto il tempo netto. Durante le interruzioni i giocatori ne hanno approfittato per riprendere forza e continuare la partita a ritmi più serrati. 

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SPORT

Non tutto è spiegabile con i modelli. Lionel Messi non fa nulla per 89 minuti per poi vincere le partite in pochi, geniali secondi. Sbagliato! I dati mostrano l’efficacia di Messi in quegli 89 minuti. Nel calcio non si tratta solo di sapere dove va la palla, ma anche cosa le accade intorno. Messi crea spazio ai suoi compagni di squadra. Senza possesso di palla, attira gli avversari liberando i suoi compagni. I dati dimostrano la geniale «oziosità» di Messi. Ma ai giocatori piacciono le analisi dei dati? Li migliorano. Se una volta dicevi a un giocatore «corri troppo poco», questo, irritato, se ne andava alzando le spalle. Oggi si discute sulla base di dati concreti, il che motiva il calciatore perché sa che l’allenatore non ce l’ha con lui: era davvero troppo lento e deve reagire.

L’estate è tempo di trasferte. In che modo le società formano le loro squadre? Con l’aiuto delle analisi dei dati. Si definisce l’idea di gioco e ad esempio si dice: «vogliamo giocare come l’Ajax Amsterdam. Per farlo abbiamo bisogno di un giocatore come Matthijs de Ligt». Nel giro di pochi secondi il computer stila un elenco di 70 giocatori. Quelli sulla prima pagina sono i più cari, ce ne sono altri però della Cecenia che sono altrettanto bravi degli olandesi, ma più economici e motivati. Selezionando l’età, restano due o tre giocatori. La figura del talent scout è destinata a scomparire? Un computer ottiene lo stesso risultato in 20 minuti. A quanti giocatori ha accesso lei? Attualmente abbiamo i dati di 51 leghe calcistiche, a cui si aggiungono le «under 17».

scatta sette volte in profondità, si possono verificane due pericolosi scenari da gol. Misuriamo la freschezza, gli allunghi, quanta energia un calciatore ha consumato, la simmetria nei passaggi. In base ai dati si può prevedere quale giocatore passerà la palla e a chi. Chi è il miglior calciatore di tutti i tempi? Non c’è alcun dubbio, i dati parlano chiaro: Lionel Messi. Ha in assoluto il rating più elevato di «gol attesi». Altri dicono che sia Cristiano Ronaldo. Ma i dati parlano a sfavore di Ronaldo. La sua percentuale di «gol attesi» è ben inferiore. Inoltre è uno dei peggiori tiratori di punizioni. La sua percentuale di successo è pari al 4,5 %. Zlatko Junuzovic del Werder Bremen trasforma in gol il 24 % dei suoi calci di punizione. Messi ci riesce nel 10 % dei casi.

«I DATI MOSTRANO LA GENIALITÀ DI MESSI»

L’analista guru del Liverpool sostiene che la funzione dei dati nel calcio è ancora limitata. Cosa manca? Una migliore tracciabilità della palla. Abbiamo dati riguardanti i giocatori, ma non siamo in grado di rapportarli correttamente alla palla. Forse questo limite ci indurrà a ottimizzare le analisi. Che vantaggio trae il coach dal chip nella palla? È possibile incrementare la frequenza dei goal in base alla velocità del tiro. Ci si può allenare a giocare una palla veloce e quindi creare più opportunità di goal. 26 www.giornatadigitale.swiss

Cosa sa di un calciatore prima che venga acquistato? Si sa tutto dei professionisti: la disponibilità durante la stagione, la posizione, la velocità. Può dare il meglio di sé in una catena da tre o quattro elementi? Va affiancato da un calciatore mancino o destro? Si integra nella squadra? Non ci si basa sull’intuito, ma sui dati. A cosa presta particolare attenzione? Ad esempio al numero di sprint e alla velocità: è di 21 o i 28 km/h? Perché è importante saperlo? Le analisi lo dimostrano: le azioni decisive avvengono spesso dopo uno sprint di 28 km/h. Se un mediano

Quale calciatore svizzero è attualmente il migliore? I valori riguardanti gli scatti in avanti di Remo Freuler sono ottimi.


Gli allenatori ci sono ancora a bordo campo, ma da tempo ormai sono gli analisti dei dati a stabilire chi e come deve giocare e vincere.

Illustrazione: Shutterstock

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l 113° minuto Mario Götze ha regalato nel 2014 la vittoria alla Germania. Molti tuttavia ritengono che il merito della vittoria della squadra vada a HANA, acronimo di High Performance Analitic Appliance, il sistema di gestione dei dati sviluppato da SAP. La combinazione di software e hardware consente la rapida valutazione di un gran volume di dati. Il CHRO di SAP, Stefan Ries, sostiene che il contributo della sua azienda alla vittoria della Germania «non sarebbe irrilevante». Ma la quinta volta, in Russia non ha funzionato. Il calcio è una sfida per le analisi dei dati in quanto sono in ballo 22 giocatori e i piedi sono meno prevedibili delle mani. Tuttavia le società più

prestigiose delle leghe europee gestiscono interi laboratori di ricerca. Il FC Liverpool deve la sua vittoria di quest’anno nella Champions League anche a un sofisticato reparto di elaborazione dati. Nel corso del tempo un analista di dati ha composto la squadra. Da un paio di anni il vincitore di Wimbledon, Novak Djokovic (32), collabora assieme all’analista dei dati Craig O’Shannessy che analizza ogni partita di tennis dell’APT Tour. In base ai dati, egli traccia una mappa dei punti deboli e di forza degli avversari. Il tennis è particolarmente adatto all’analisi dei dati perché analizza lo stile di un solo avversario, la geometria del campo è chiara e l’apertura del gioco è sempre dettata dal servizio.

Negli Stati Uniti, con i big data, le squadre vincono a pallacanestro, football americano e baseball. A tal riguardo tre sono i fattori importanti: vengono sviluppate mosse di gioco e decifrate quelle degli avversari; i dati consentono di sviluppare una tattica; infine sostituiscono il talent scout. Le squadre vengono formate a computer. All’inizio del 2000, in base ai dati analizzati, gli Oakland Athletics ingaggiarono a buon mercato dei giocatori di baseball con un grande potenziale. Nel 2003 l’economista americano Michael Lewis ha scritto a riguardo il libro: «Moneyball: l’arte di vincere», da cui è stato tratto l’omonimo film con Brad Pitt. www.giornatadigitale.swiss  27


IN COLLABORAZIONE CON SPAR

CHI È PIÙ FORTE DI SHAQIRI? Club di calcio come il Real Madrid e St. Pauli hanno scoperto un dispositivo per migliorare le capacità dei loro giocatori: la sportstation. Questa invenzione tedesca non è però destinata solo ai professionisti.

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prima vista, la stazione sportiva non è particolarmente appariscente. E un po’ retrò. «È ancora una scatola bianca», ammette ridendo l’inventore Wolfgang Alexander Paes (50) e, sorridendo, aggiunge: «Sono l’Atari del movimento e un visionario.» La sportstation è un prodotto pionieristico: una console di gioco in cui gli utenti si sfidano non stando seduti sul divano, ma nella vita reale. Facendo movimento, si divertono un mondo. Il principio tecnico: un laser frontale e due barriere fotoelettriche laterali insieme formano tre assi. Tramite il software è possibile definire un numero qualsiasi di punti di misurazione secondo una determinata sequenza. Sono dunque realizzabili diversi percorsi di corsa e giochi in modo semplice e senza allestimenti complessi. Il sistema rileva se un giocatore si muove all’interno dello spazio previsto o se commette errori. Uno dei giochi più famosi della stazione sportiva è il superdribbler: bisogna avanzare il più rapidamente possibile dribblando tra i paletti. Questo gioco allena la capacità di reazione, la coordinazione, la velocità di

scatto e la tecnica di dribbling ed è stato testato da stelle del calcio come Lionel Messi e Xherdan Shaqiri. Consultate la classifica per scoprire chi sono stati i migliori! La sportstation offre però anche giochi fuori dall’ambito calcistico, alla portata di chiunque, giovani o anziani, in forma o meno. Per Paes, è importante motivare l’intera popolazione a fare movimento: da tennista della lega nazionale tedesca è diventato allenatore, fino a quando si è reso conto che non riusciva a motivare i bambini tra i suoi allievi. Si è quindi impegnato a fondo per creare un dispositivo per fare movimento che avesse lo stesso fascino e l’attrattiva delle console di gioco. Per sviluppare la sportstation, ha collaborato con il neurobiologo tedesco Gerald Hüther «La sportstation ha lo stesso effetto sul cervello delle console di gioco», afferma Wolfgang Alexander Paes. Chi completa il percorso senza errori, riceve un attestato con i risultati delle prestazioni stampato dall’apparecchio. Questo provoca il rilascio di ormoni della felicità proprio come quando ci si muove, si compete e ci si diverte giocando. Tramite l’applicazione spor-

tstation è possibile anche inserire le prestazioni in una classifica e consultarla oppure scoprire nuove sfide. «Sei continuamente invogliato a giocare» afferma Paes. Si crea una sorta di dipendenza, ma in senso positivo. Ci sono volute 80 000 ore di programmazione per realizzarla, nelle fasi più intense, vi hanno lavorato fino a 40 specialisti di software, incluso il partner di Paes, Robert Ramholz. Finora in questo progetto sono confluiti oltre 2 milioni di franchi. Quando il denaro è mancato, Paes ha persino venduto la sua casa. La Sportstation attualmente costa poco più di 10 000 franchi, ecco perché viene utilizzata principalmente da comuni o associazioni. Ad essere particolarmente costosa è la tecnologia di misurazione; Paes si augura che tra cinque anni questa diventerà abbastanza economica da rendere questi apparecchi accessibili a tutti.

I migliori dribblatori

Lionel Messi Argentina FC Barcellona

Jonathan Schmid Francia SC Freiburg

5,12 secondi

5,16 secondi

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Özkan Yildirim Germania ex. Eintracht Braunschweig 5,28 secondi

Xherdan Shaqiri Svizzera FC Liverpool

Julian Draxler Germania Paris Saint Germain

Christian Fuchs Austria Leicester City

Dante Brasile OGC Nizza

5,34 secondi

5,42 secondi

5,44 secondi

5,53 secondi


Una sportstation in palio In occasione della Giornata digitale che si svolgerà il 3 settembre, SPAR metterà in palio una sportstation del valore di oltre 10 000 franchi. Invitiamo chiunque ritenga che il suo club o il suo comune sia interessato a scrivere un’e-mail con le proprie argomentazioni a sportstation@ringier.ch

Foto: Shutterstock, Getty Images (4), AFP, AMA, EPA

Il percorso è segnato da barriere luminose e laser.

Termine d’invio: domenica, 1° settembre 2019, ore 23.59. I partecipanti con le migliori argomentazioni parteciperanno alla terza giornata del concorso, il 3 settembre alle 12.00 nell’arena del BLICK e digitalswitzerland presso la stazione centrale di Zurigo nella partita di Superdribbler. Chi otterrà i risultati migliori, si aggiudicherà la sportstation. Gli interessati possono provarla al di fuori dalla competizione; l’inventore Wolfgang Alexander Paes sarà presente sul luogo per rispondere alle domande.

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AMORE

È POSSIBILE AMARE UN ALGORITMO?

Per l’autrice israeliana Eva Illouz l’amore nell’era digitale è vissuto come un’esperienza di acquisto. In futuro preferiremo fare sesso con i robot. Perché gli algoritmi non hanno mai la luna storta. Nicoletta Cimmino e Peter Hossli Signora Illouz, è una vita che si occupa di amore accademicamente parlando. Cosa le piace dell’amore? Una volta all’autore austriaco Arthur Schnitzler era stato chiesto perché scrivesse solo di sesso e morte. La sua risposta fu: «Esistono altri temi?» L’amore è la cosa più importante della nostra vita. Le dà senso. E nel contempo parlare di amore è una grande sfida intellettuale. Mi stuzzica. L’amore è un mistero. Nell’era digitale sta forse perdendo il suo fascino segreto? Finora non siamo ancora riusciti a spiegare completamente il momento dell’innamoramento. Perché ci innamoriamo di questa persona e non di un’altra? Per gli esseri umani questo lato misterioso è importante. Ora però il mondo digitale sta spezzando l’incantesimo. Come? Quando c’incontriamo di persona viviamo un’esperienza a 360 gradi. Ci guardiamo, sentiamo le nostre voci. L’incontro vero è un’esperienza fisica. E online? Le immagini del profilo sulle piattaforme d’incontri trasmettono 30 www.giornatadigitale.swiss

solo informazioni frammentarie. La persona appare frammentata, al contrario di quanto avviene in un incontro vero e proprio. Le persone vengono selezionate in base a una serie di dati. E questo basta a spezzare l’incantesimo? Sì, questo e la grande scelta d’individui a disposizione. Una scelta così vasta che è diventato impossibile elaborarla. L’amore su Internet è una sorta di buffet «all you can eat» anziché, come un tempo, un pasto composto da antipasto, piatto forte e dessert. Con quali conseguenze sulla nostra vita di coppia? Nel mondo digitale l’amore è diventato come andare a fare la spesa al supermercato. Vengono esposti prodotti di cui finora non si conosceva neppure l’esistenza. Su Internet l’amore obbedisce alle leggi dell’economia di mercato. L’offerta aumenta, la concorrenza è grande e il prezzo scende. Chi vuole esserci su questo mercato deve vantarsi come un prodotto, farsi pubblicità, ottimizzarsi di continuo come se fosse un marchio. I marchi perfetti s’incontrano e prima

o poi diventano persone. Ma così non si rischia di rimanere ancora più delusi? Certo! E quindi ci si lascia più in fretta se si scopre che la persona non è perfetta? Non appena la donna comincia a dare fastidio o l’uomo non si veste come ci piace, si va subito alla ricerca di un altro o un’altra partner con un semplice clic del mouse. Il flusso di partner continua ad aumentare. Nel mondo analogico era diverso? Le regole sociali hanno subito un notevole cambiamento. Sparire e non farsi più sentire è diventata un’abitudine socialmente accettabile. 40 anni fa un comportamento del genere sarebbe stato considerato moralmente riprovevole. Oggi ci mettiamo in coppia in quattro e quattr’otto e con la stessa velocità ci lasciamo. In futuro avremo relazioni sentimentali con i robot? Sicuramente. Tra 30 anni esisteranno dei robot con i quali entreremo perfettamente in relazione. Non ci renderemo neppure più conto che si tratta di macchine. Una macchina però non è versatile quanto un partner in carne ed ossa. Molte coppie vivono ogni giorno secondo il medesimo copione. Per molti la vita è un’opprimente routine. E il numero di frasi che le coppie si scambia è piuttosto limitato. Un algoritmo sa fare di meglio? Con un algoritmo ci si diverte di più. Non ha mai la luna storta e ha più senso dell’umorismo. I robot non si offendono quando ci si arrabbia con loro. È probabile che sappiano essere partner perfetti. Allora gli esseri umani non hanno


Foto: Guy Prives

Ritratto La sociologa israeliana Eva Illouz (58) insegna all’Università ebraica di Gerusalemme. Si occupa di amore e vita sentimentale. I suoi dodici libri sono stati tradotti in 18 lingue. L’ultimo uscito nel 2018 è intitolato «Unloving: A Sociology of Negative Relations».

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AMORE

«CON UN ALGORITMO CI SI DIVERTE DI PIÙ: NON HA MAI LA LUNA STORTA» bisogno di altro in una relazione amorosa? Le persone hanno sempre ancora bisogno di sentirsi scelte da qualcuno. Gli algoritmi vengono appunto programmati per scegliere consa­ pevolmente il partner. Forse allora per amare le persone non hanno bisogno di altro. Sarebbe l’era post-umana. Sono numerosi i siti d’incontri che si contendono le persone. Quale piattaforma la spunta? I gestori delle nuove piattaforme d’incontri hanno capito che il vantaggio dei siti tradizionali è diventato uno svantaggio. Nel mare ci sono troppi pesci. Ecco perché i nuovi operatori del mercato propongono al massimo un incontro al giorno. Un incontro al giorno sembra tanto. Però è una limitazione. E questo migliora le chance di trovare la persona giusta. Gli algoritmi validi propongono partner adatti in base a valori concordi e non in base all’aspetto esteriore. Ma è possibile instaurare relazioni serie facendosi aiutare dai siti d’incontri? Certo. La domanda da farsi è però un’altra: le nuove tecnologie sono utili per rendere una relazione stabile? Non credo. Come mai? Perché non costa praticamente nulla cercare un nuovo partner. Internet ci dà la sensazione che al mondo esistano tante persone fantastiche che ci stanno aspettando. 32 www.giornatadigitale.swiss

Non vede nulla di positivo in questo? Grazie a Internet oltrepassiamo le frontiere sociali e geografiche e se lo vogliamo, possiamo incontrare persone al di fuori della nostra cerchia sociale. La digitalizzazione ha cambiato i ruoli di genere? Oggi si accetta che siano le donne a dare il via a una relazione. Internet però rafforza l’immagine tradizionale: che solo una donna bella sia desiderabile. L’importanza di essere bella oggi è più forte di quanto lo fosse 30 anni fa. Tinder ad esempio punta principalmente sull’immagine. Ma per le donne Tinder è più semplice che per gli uomini. Ricevono più risultati e possono scegliere chi vogliono. Tinder riesce laddove la rivoluzione sessuale non ha avuto successo? È superficiale. Tinder dà l’impressione alle donne di poter scegliere, di avere potere. Vediamo un tipo e diciamo che è orribile. Quindi lo cancelliamo definitivamente. È un gesto forte che dice: quest’uomo non lo voglio! Ma si tratta davvero di potere? Al primo appuntamento rientriamo subito nello schema tradizionale. L’uomo paga il pranzo. I giovani sono abituati a conoscersi su Internet. Per le persone più mature Internet è invece terra inesplorata. Le persone mature sono più sole? No. Con l’incremento dei divorzi la percentuale di utenti maturi su Internet è aumentata e utilizzano i media sociali in modo persino più mirato. Come vivono l’amore le persone che sono cresciute con Internet? I nativi digitali cercano meno l’amore eterno. Molti dei loro modelli sono divorziati o separati, quindi non pensano di trovare una persona con cui passare tutta la loro vita. Considerano le relazioni come episodi in successione. Iniziano e terminano ogni rela­zione con leggerezza. Oppure rimangono da soli.

Qual è il loro rapporto con la sessualità? Le loro aspettative sono assolutamente irrealistiche. Guardano film porno in rete e diventano virtuosi sessuali. Gli edonisti del 18° secolo impallidirebbero dall’invidia di fronte alle conoscenze in materia dei giovani di oggi. Su questi siti pornografici si trova un’offerta predefinita come nei nuovi e moderni caffè. Intende dire che Youporn è organizzato come Starbucks? Sui siti pornografici si vedono atti che una volta non si conoscevano. Proprio come le nuove varietà di caffè proposte oggi. Sviluppiamo le nostre preferenze sessuali e le soddisfiamo in modo mirato con un videoclip. Con conseguenze per la sessualità nella vita reale? Consideriamo il partner come una persona che deve soddisfare un’esperienza di acquisto. Se ad esempio ho una fantasia di sesso veloce a tre – probabilmente questa è una pratica già di gran lunga superata – il mio partner deve soddisfarla. Che effetto ha su di noi la pornografia sempre disponibile in Internet? Uomini e donne imparano che le donne sono sostituibili a piacimento e non sono più da considerare come un corpo. Esse non hanno molto valore. Poiché la pornografia è ovunque, sessualità e sentimenti sono sempre più separati. Gli uomini che guardano costantemente la pornografia non riescono più a relazionarsi con una persona reale senza ricorrere alla pornografia. Spesso non sono neppure più in grado di eccitarsi in presenza di una donna. Non c’è modo di tornare indietro? Sfortunatamente non ho la sfera di cristallo. Fatti e cifre ci inducono però a pensare che si andrà avanti in questa direzione.


L’AMORE NELL’ERA DIGITALE Gli algoritmi hanno sostituito gli amici quali organizzatori di incontri. Ora sono le emojis a stabilire quanto dura un amore.

Illustrazione: Shutterstock

I

n passato, le donne lasciavano cadere abil­ mente il fazzoletto per segnalare il loro interesse alla controparte. Oggi basta uno swipe verso destra sul proprio smart­ phone. Le piattaforme di incontri come Tinder stanno rivoluzionando la vita senti­ mentale. Tinder viene utilizzato due miliardi di volte al giorno, con maggiore frequenza negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in Brasile. Entro il 2025, il fatturato globale generato dall’industria degli incontri online dovrebbe passare dai sette miliardi attuali ai dieci miliardi di dollari. Gli algoritmi hanno da tempo sostituito la famiglia e gli amici come organizzatori di incontri. Secondo un recente studio della

Stanford University, il 39 per cento di tutte le coppie eterosessuali si conoscono online. L’ambito privato costituisce ancora il 27 per cento. Nel 1995, il 45 per cento di tutte le coppie si sono conosciute grazie a un mem­ bro della famiglia o amici e il 2 per cento si è incontrato innamorandosi online. Stando al portale borse dei single a confronto, 675 000 svizzeri sono attualmente alla ri­ cerca di un partner online, e l’anno scorso hanno speso 41 milioni di franchi. Gli strumenti digitali però non rivestono un ruolo importante solo all’inizio delle rela­ zioni amorose. I nostri nonni e i nostri geni­ tori, usavano scriversi lettere e telefonarsi, noi chattiamo in sistemi di messaging, inviamo

foto utilizzando dei link o ci scambiamo brevi video e foto su Snapchat e TikTok. Con il suo progetto «Love Tests», la linguista e ricercatrice statunitense Michelle McSweeney indaga su cosa significhi la comunicazione digitale per l’interazione tra innamorati. McSweeney usa le chat per analizzare quanto sia serena e stabile una relazione amorosa. Esamina le parole usate, le emojis inviate e il tempo necessario per ri­ spondere a un messaggio. McSweeney vuole anche poter prevedere, sulla base di questi dati, quanto tempo durerà una relazione. Indipendentemente dall’algoritmo, l’in­ tensità dell’emozione del primo incontro sarà sempre il segreto di ognuno di noi. www.giornatadigitale.swiss  33


PERCHÉ IL PLR USCIRÀ VINCENTE DALLE ELEZIONI? Oggi le campagne elettorali si fanno con i big data. Il segreto del successo? Il PLR e il PS ci svelano le loro strategie. Peter Hossli Consigliere nazionale Dobler, lei è candidato al Consiglio degli stati per un seggio sangallese. Ieri ha pubblicato su Instagram un video mentre si cimenta con un wakeboard. È questa la chiave per vincere le elezioni? Marcel Dobler: È importante la giusta combinazione. Instagram è un portale personale, pubblicare fotografie delle vacanze e mentre si pratica sport fa parte del gioco. Su Twitter e LinkedIn non pubblico video di questo tipo. Quindi su Instagram è piuttosto uno sportivo, mentre su Twitter e

Facebook è invece un politico? MD: Su Instagram voglio divertire e condividere immagini, Facebook offre invece spazio per comunicare dei messaggi. Signor Leitner, quali direttive e raccomandazioni fornisce il PLR ai candidati attivi sui social media? Matthias Leitner: Raccomandiamo di iniziare presto e di essere autentici. Inoltre formiamo tutti coloro che lo desiderano. Non ha ad esempio alcun senso creare un profilo Instagram due mesi prima delle elezioni.

Il Consigliere nazionale del PLR Marcel Dobler (sin.) con il responsabile della sua campagna elettorale Matthias Leitner.

Signor Dobler, su Twitter il candidato PS argoviese agli Stati Cédric Wermuth ha 47 000 follower, lei poco più di 2100. Come mai questa differenza? MD: Spesso il numero di follower rispecchia l’attività al di fuori del Parlamento. Il signor Wermuth è un parlamentare a tempo pieno e dedica probabilmente molte ore al giorno ai social. Come imprenditore non ho così tanto tempo a disposizione. Esistono politici che non fanno molto altro al di fuori di gestire i social media. ML: I politici di sinistra sono più solidali tra di loro sui social, condividono e mettono like ai contenuti che pubblicano. Noi borghesi dobbiamo imparare a gestire meglio gli algoritmi. Non basta però limitarsi al numero di follower: la sfida più significativa è passare dai social media ai giornali. Questo salto riesce ai politici dei due estremi – ad esempio a Wermuth per la sinistra e ad Andreas Glarner per la destra – ma non ai rappresentanti del PLR. ML: Entrambi puntano su temi controversi e si spingono al limite dell’accettazione sociale. È in questo modo che Donald Trump è diventato presidente degli Stati Uniti. ML: Provocano nella speranza di generare una discussione. I social media premiano questo modo di agire perché creano un gran numero di interazioni. Una domanda è però d’obbligo: è uno stile da imitare? Un’altra domanda sembra più importante: è possibile trasformare le provocazioni scritte su Twitter in voti? Con Trump ha funzionato. MD: In America esistono due partiti, basta attaccare l’altra parte. Il sistema politico in Svizzera è più complesso e meno soggetto a provocazioni su Twitter. Trump ha promosso il suo digital manager del 2016 a responsabile della campagna elettorale 2020. Quanto è importante la sfera digitale per le elezioni in Svizzera? ML: Nel 2011 vi sono stati i primi tentativi. Nel 2015 i contenuti sono stati adattati ai social media.

Foto: Daniel Kellenberger, Jessica Keller

POLITICA


Il Consigliere nazionale del PS Cédric Wermuth con lo specialista di campagne elettorali Marco Kistler.

PERCHÉ IL PS USCIRÀ VINCENTE DALLE ELEZIONI? di confine molto sottile. Il fatto di richiamare l’attenzione può portare voti, ma anche l’esatto contrario. CW: Chiunque provochi su Twitter deve essere in grado di motivare quanto afferma. Se un’affermazione è debole, può trasformarsi in un boomerang. Che cosa consiglia ai politici del PS? MK: Essere il più autentici possibile, non modificare il proprio atteggiamento sui social media e non nascondersi. Quale canale digitale è il più importante per il PS? MK: Probabilmente l’e-mail, strumento che ci consente di raggiungere gli elettori nel modo più diretto. CW: Ancora più importante è il contatto diretto. La Svizzera è piuttosto piccola; sui biglietti da visita che

distribuisco figura anche il mio numero di cellulare privato. La campagna elettorale in formato digitale è sopravvalutata? CW: Otto anni fa, pensavo che sui social media non fosse possibile né vincere né perdere un’elezione. Oggi l’influenza del digitale è maggiore, ma non basta essere presenti online da soli. Trump non è stato eletto grazie a una banca dati: il suo messaggio ha fatto breccia, inoltre lo ha trasmesso nel modo giusto su vari canali. I parlamentari di sinistra hanno più successo e più follower sui social media rispetto ai rappresentanti borghesi. Perché? CW: I rappresentanti borghesi affermano che non abbiamo altro da fare. (ride)

Signor Wermuth, quale politico svizzero è il miglior Trump su Twitter? Cédric Wermuth: Claudio Zanetti dell’UDC. Il presidente del PPD Gerhard Pfister è il più imprevedibile. Twitter tuttavia è sopravvalutato, perché è un sistema autoreferenziale per molti politici e giornalisti ... ... quindi per gente come lei? CW: Certo. Tuttavia, a differenza di quanto accade negli USA, in Svizzera Twitter raggiunge solo una cerchia ristretta di utenti. Donald Trump provoca e in tal modo conquista l’attenzione. La sua presenza su Twitter è più discreta ultimamente. Perché? CW: Il modello di Twitter è giunto al capolinea: il tentativo di avviare un serio dibattito politico in quella sede è fallito. Inoltre, alcuni dei miei tweet sono stati citati fuori contesto su altri media. Ho imparato dai miei errori: meglio pochi interventi, ma buoni poiché il loro impatto è notevole. Recentemente ha twittato così: «la politica di deterrenza europea è un assassinio» – una forte provocazione. CW: Purtroppo non è altro che la sobria constatazione di un dato di fatto. Lei ha scritto che si tratta di una «volontà politica», i politici europei quindi sarebbero degli assassini ... CW: ... sì, è vero. In uno Stato di diritto, un assassino è definibile tale solo con una sentenza di un tribunale. CW: Va bene, siamo d’accordo. Se la politica socialdemocratica non avesse effetti nefasti, non sarebbe una politica socialdemocratica. Si tratta di mettere in dubbio affermazioni ovvie. La riduzione a 280 caratteri costringe a comunicare in modo più conciso: così facendo, si aumentano le probabilità di attirare l’attenzione su una determinata dichiarazione. Se commento la politica europea in materia di rifugiati su Twitter, mi auguro che il mio pensiero venga condiviso. Le provocazioni su Twitter sono convertibili in voti? Marco Kistler: Si tratta di una linea

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Matthias Leitner Matthias Leitner (33) ha studiato scienze politiche all’Università di Berna. Dal 2010 lavora per il PLR. Per cinque anni è stato responsabile della campagna elettorale dei Liberali, oggi ricopre la carica di vice-segretario generale e di responsabile dell’organizzazione del partito.

Marcel Dobler Marcel Dobler (39) dal 2015 è consigliere nazionale PLR per il Canton San Gallo. È stato uno dei fondatori di Digitec, di cui è stato CEO per 13 anni. Dall’estate 2018 è comproprietario della catena di negozi di giocattoli Franz Carl Weber. Dobler è stato campione svizzero di decathlon e bob a quattro. In autunno si candida anche per il Consiglio degli Stati.

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Nel 2019 saranno realizzati per la prima volta appositi contenuti per i social. Ogni canale si rivolge a un target diverso. Per un partito dell’economia come il PLR, LinkedIn è importante. Instagram è per i giovani, Twitter per l’attualità. Il budget pubblicitario viene investito su Facebook, poiché ha il maggior numero di utenti. MD: Non basta investire solo online. Sono necessarie attività offline, cartelloni, inserzioni, occorre avere visibilità. Io invio un giornale elettorale a tutte le economie domestiche sangallesi. È un metodo più efficace di un post online. Quanto spenderà nel 2019 per la sua campagna elettorale? MD: Come nel 2015, anche questa volta non comunico questo dato. Può partire dal presupposto che il budget sarà simile a quello di altri

candidati per un seggio agli Stati. A quanto ammonta la quota destinata al segmento online? ML: Al dieci per cento. A livello nazionale il PPD non pubblicherà né cartelloni, né inserzioni analogiche. ML: Una strategia azzardata ... MD: … estremamente coraggiosa, ma secondo me fatale. È possibile diventare consigliere nazionale con una campagna esclusivamente digitale? MD: Mai dire mai, ma Roger Federer è probabilmente l’unico svizzero che potrebbe riuscire a entrare in Parlamento solo con l’ausilio dei social media. Il PLR punta per la prima volta sui big data. In cosa vi distinguete dagli altri partiti? ML: Cerchiamo di impiegare nel modo più efficiente possibile ogni franco speso in propaganda. Per questo motivo, attraverso dati aggregati calcoliamo in quale comune, circondario o Cantone vivono tendenzialmente degli elettori del PLR e dove invece elettori di altri partiti. Questo ci permette di procedere ad affissioni molto precise. Se individuiamo una via affine al PLR con una bassa partecipazione alle elezioni, vale la pena promuovere una campagna di affissione in tale luogo. Procedete a un cosiddetto microtargeting. Sulla base di quali dati è possibile un tale approccio? ML: Abbiamo sviluppato il modello insieme all’istituto gfs di Berna. Si basa sul modello dei Sinus-Milieu, una serie di dati in grado di affer-

mare per ogni economia domestica il tipo di persona che con ogni probabilità ci vive. Sapete dove vivono quali elettori? ML: Il modello considera ad esempio l’età e le dimensioni di una casa, se si trova in prossimità di un lago, quando è stata rinnovata l’ultima volta. Questi dati permettono di trarre delle conclusioni sulle intenzioni di voto degli abitanti. I dati si basano su un registro tenuto dalla Confederazione. Lo applicate a livello svizzero? ML: Siamo in grado di determinare il nostro potenziale in ogni comune e dunque dove vale la pena fare propaganda. MD: Negli USA è già la regola. Ora anche la campagna elettorale in Svizzera diventa più scientifica e basata sui dati. I partiti che adottano questo approccio avranno un vantaggio a breve termine. Tra dieci anni lo faranno tutti e sarà lo standard. Qual è la percentuale di consensi che può guadagnare il PLR? ML: In un test, nel segmento porta a porta abbiamo raggiunto un effetto positivo pari allo 0,5 per cento. Non sembra tantissimo. MD: Dimostra la differenza rispetto a Trump. In certe zone con il microtargeting è in grado di raggiungere un aumento tra il 10 e il 30 per cento. Nel nostro sistema, lo 0,5 per cento dei voti è un ottimo risultato. Con la digitalizzazione in molti Paesi è aumentato l’influsso degli attori esteri nella politica. Qual è la situazione in Svizzera? MD: Il nostro sistema è troppo complesso, vi sono troppi candidati e partiti. È estremamente difficile avere un influsso diretto. Vi sono tuttavia politici che affidano i propri mandati all’estero. Chi ad esempio? ML: I politici si affidano a specialisti visto che noi abbiamo relativamente poca esperienza con le campagne elettorali. Cédric Wermuth ha incaricato un’agenzia pubblicitaria di New York. Acquista il know-how all’estero sebbene non perda occasione per affermare che occorra tutelare i posti di lavoro in Svizzera.

Foto: Daniel Kellenberger, Jessica Keller

POLITICA


tico che altrove sarebbero conside­ rate illegali. Perché lascia che la sua campagna elettorale venga influenzata dall’estero? CW: Ah sì, e da dove? Ha un’agenzia a New York che fa campagna elettorale per lei. CW: Un momento! In collabora­ zione con l’agenzia Tandem, abbiamo sviluppato un linguaggio grafico che applichiamo in Svizzera. Il know-how svizzero non le basta? CW: Dagli Stati Uniti prendiamo le idee per la campagna elettorale digitale. Abbiamo anche cercato di capire quali elementi grafici sono efficaci in America, acquisendo nuove conoscenze. Lei si dichiara un no global e afferma di impegnarsi a preservare i posti di lavoro in Svizzera. Non è ipocrita da parte sua servirsi di un’agenzia negli Stati Uniti? CW: Si tratta di trasferire conoscenze e di consentire la collaborazione tra giovani movimenti politici pro­ gressisti nel mondo intero. Non vi è nulla di paragonabile in Svizzera in termini di linguaggio e di estetica. La pubblicità in ambito politico in Svizzera è piuttosto noiosa. Ci sono molte agenzie grafiche valide in Svizzera. CW: Sì, i grafici argoviesi attuano ciò che noi abbiamo sviluppato a New York. La globalizzazione è accettabile in ambito politico, ma non in quello economico? CW: Si tratta di opporsi alla globa­ lizzazione, per un tipo diverso di neoliberismo. La grande sfida della sinistra nel 21° secolo è trovare una risposta a tale quesito internazio­

nale. Per noi è rilevante ciò che accade nella politica americana. Un aspetto la differenzia rispetto alla campagna elettorale americana: lei non mostra la sua famiglia sui social media. CW: I miei consulenti politici me lo ripetono di continuo, ma non ho intenzione di farlo. Ho deciso così insieme alla mia compagna, perché voglio che i miei figli siano liberi di decidere, in futuro, se se­ guire o meno le orme del padre. Non è un’eredità facile. La trasparenza finanziaria è un elemento centrale della politica statunitense. Quanto spende per la sua campagna elettorale? CW: Potrò comunicar­ velo appena lo saprò. Cédric Wermuth Una scusa intelligente per aggirare la trasparenza. Il consigliere nazionale argoCW: Siamo partiti con viese del PS Cédric Wermuth un budget elettorale (33), quest’autunno si stimato di 150 000 candida per il Consiglio degli franchi. Al momento, le Stati. Ha studiato scienze cifre si situano tra CHF politiche, storia economica e 200 000 e 250 000. sociale e filosofia. Tra il 2008 e il 2010 ha presieduto la Gioventù socialdemocratica svizzera (JUSO). 

MK: La sinistra punta sull’approccio orientato alle persone, sia nel mondo reale che sui social media. Non è possibile, per noi, creare una cerchia di 100 uomini influenti. Signor Wermuth, lei vanta oltre 47 000 follower su Twitter, mentre il sangallese Marcel Dobler candidato PLR al Consiglio degli Stati ne conta 2100. Questo perché lui è un imprenditore e lei un politico professionista? CW: Osservando la campagna del signor Dobler e del PLR, mi chiedo cosa faccia al di fuori della politica. Io non mi considero un politico professionista, ma questa definizione non mi disturba. Dato che non disponiamo di risorse finanziarie sufficienti per inondare il Canton Argovia con inserzioni e manifesti, siamo maggiormente presenti sui social media. Quale primo partito svizzero il PLR si concentra sul microtargeting. In base ai dati, il partito sa in quali comuni ha ancora un potenziale da sfruttare. Come risponde il PS? MK: In molti comuni possiamo contare su persone che sanno dove vivono gli elettori molto meglio di un algoritmo dell’istituto gfs. L’intelligenza umana è molto di più di una semplice serie di dati. CW: Sono riluttante nei confronti di un modello politico basato sul mi­ crotargeting perché capovolge le priorità. L’offerta è basata sui gusti delle persone, ma io non vendo Mars o Snicker. Sono convinto delle mie scelte e cerco di convincere gli altri. Il microtargeting porta a rivol­ gersi unicamente a persone della propria cerchia. Con la digitalizzazione delle campagne elettorali, l’influenza di attori esteri sta crescendo in tutto il mondo. In che misura è toccata la politica svizzera? CW: Il vero scandalo è che i russi non si interessano alle nostre ele­ zioni. Ovviamente siamo del tutto irrilevanti. Scherzi a parte: la loro influenza non è aumentata, ha semplicemente acquisito maggior risalto attraverso i social media. MK: In Svizzera, non conosciamo questa dimensione. Qui vi sono alcune circostanze in ambito poli­

Marco Kistler L’ex membro PS del Gran Consiglio del Canton Glarona, Marco Kistler (34), è stato responsabile della campagna elettorale e ideatore dell’iniziativa 1:12. Nel 2015 ha diretto la campagna elettorale principale del PS. Oggi gestisce un ufficio per le campagne politiche a Winterthur. Tra i suoi clienti figura Cédric Wermuth.

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POLITICA Per il momento il Consiglio federale ha sospeso l’e-voting. Signor Dobler, quando potremo votare elettronicamente? MD: Tra cinque-dieci anni avremo una quota del 100 per cento. Per quanto riguarda l’e-voting, la sicurezza prevale sulla rapidità dell’introduzione. Ora è necessario partire da zero per garantire questa prerogativa. Il problema è rappresentato dall’attuale offerente. Sono necessarie la conservazione decentralizzata dei dati e la tracciabilità dei voti fino a dopo la votazione. Vuole togliere l’anonimato al processo? MD: Il catalogo elettorale andrebbe separato dal software di voto. L’elettore riceve un codice dal catalogo elettorale che gli permette di votare con un altro sistema e di tracciare il voto. In questo modo l’anonimato rimane garantito. In che modo l’e-voting cambia il comportamento di voto? MD: Votando fisicamente con la scheda si riflette più a lungo poiché occorre elaborare le informazioni

«NON BASTA INVESTIRE ESCLUSIVAMENTE ONLINE» che si ricevono per strada, sui media, durante le discussioni. Con l’e-voting si corre il pericolo che accanto alla propaganda elettorale venga posizionato il link per la votazione. La decisione è più immediata. Occorre una protezione dalla fretta eccessiva alla stregua della legge sul credito al consumo. Come cambierà il paesaggio politico quando sarà possibile il voto elettronico? MD: La partecipazione a votazioni ed elezioni e il numero di giovani elettori non cambierà, questi parametri sono già stati oggetto di studio. Vi sarà uno spostamento dal voto per corrispondenza all’e-voting, ma la quota del voto per corrispondenza rimarrà elevata. Per quale ragione? MD: Il processo dell’e-voting non è di facile uso. Votare per corrispon-

denza richiede 30 secondi. Per accedere all’e-voting occorre inserire un lungo numero e un altro codice, processo che richiede 3 minuti. L’identità elettronica potrebbe essere la soluzione. È un tema controverso. MD: Lo è davvero? Voci critiche affermano che i privati non dovrebbero emettere delle carte d’identità. MD: Chi lo afferma non comprende il senso di SwissID. Si tratta di una soluzione statale-privata. Tutti i compiti importanti competono allo Stato: controllo e autorizzazione dei dati, organizzazione. Solo la distribuzione è in mano a privati. Signor Dobler, in autunno diventerà Consigliere agli Stati grazie al micro­ targeting? MD: Saranno gli elettori a deciderlo. Io farò del mio meglio.

«QUI VI SONO ALCUNE CIRCOSTANZE IN AMBITO POLITICO CHE ALTROVE SAREBBERO CONSIDERATE ILLEGALI» Quello che entra lo spendiamo subito. Qual è la provenienza del denaro? CW: Il denaro proviene da piccole donazioni e da singole importanti donazioni tra 5000 e 8000 franchi. Su richiesta, comunico tutti i nomi dei donatori di importi superiori ai 5000 franchi, come esige il partito. Quanto denaro raccoglie online? MK: Circa un terzo; le richieste via e-mail sono particolarmente efficaci. Solo pochi effettuano donazioni con carta di credito, molti richiedono una polizza di versamento. Quanto denaro è destinato alle attività digitali? 38 www.giornatadigitale.swiss

MK: Gran parte di esso va a Manpower, anche se molti volontari si occupano delle attività digitali. Quante persone sono? CW: La mia presenza digitale è gestita da un professionista e 20-30 volontari. Che compito hanno tutte queste persone? CW: Un fotografo e un video maker mi hanno accompagnato in occasione del discorso del 1° agosto a Seon. Una terza persona ha elaborato le immagini, mentre un’altra gestisce Instagram. Sono tutti volontari. Sono queste le dinamiche della mia campagna elettorale:

è impossibile fingere di avere una simile dedizione. Per il momento il Consiglio federale ha sospeso il voto elettronico. Quando si potrà votare elettronicamente? CW: Da sereno sostenitore, sono diventato un suo scettico oppositore. Perché? CW: Non voterà un numero maggiore di giovani: la politica fallisce perché non è credibile, non a causa della procedura di voto. La difficoltà non risiede nel compilare la scheda di voto, inoltre la questione della sicurezza non è risolta. Al primo problema si getterà discredito su tutte le votazioni dei prossimi dieci anni.


POLITICA CON L’HASHTAG Che influsso hanno i social media sugli elettori e in che modo i politici sfruttano i nuovi canali per assicurarsi dei voti?

I

l presidente americano Donald Trump è il re indiscusso di Twitter: nessun’altro usa i social in modo così mirato per fare politica. I suoi tweet influiscono sui corsi azionari e seminano angoscia e terrore tra i generali amici e nemici. «Mi piace Twitter perché mi permette di divulgare il mio punto di vista, che è molto importante per le tante persone che mi ammirano», così il presidente spiega la praticità del canale di comunicazione per la sua politica. I social come Twitter, Facebook, YouTube o Instagram cambiano il panorama politico. Anche in Svizzera Twitter non è più un punto d’incontro esclusivo per giornalisti e politici. Il feedback sulle opinioni politiche avviene in modo rapido, è diretto, senza filtri e va in più direzioni. Attraverso i social è possibile mobilitare i giovani elettori, ciò che nel 2008 è valsa la presidenza americana a Barack Obama. Nel nostro Paese, è la strategia su cui punta il consigliere nazionale PS Cédric Wermuth nella campagna elettorale per il Consiglio degli Stati. I candidati pubblicano gratuitamente i propri video di propaganda elettorale su YouTube invece di pagarli a caro prezzo per trasmetterli in televisione o alla radio. Grazie alle condivisioni e ai like dei propri sostenitori, i messaggi si diffondono in modo virale. Inoltre, attraverso i social i politici raccolgono fondi in tutto il mondo. Negli USA sono popolari le cosiddette «money bomb»: una campagna di 24 ore per raccogliere fondi tra i follower. Spesso con successo. Lo

spazio digitale non è tuttavia solo una benedizione per i politici. Lo scambio diretto con gli elettori critici può rappresentare un campo minato. Se le risposte del candidato risultano arroganti, a risentirne sarà la sua persona. Già diversi parlamentari hanno pubblicato delle idiozie scatenando immediatamente una vera e

propria raffica di commenti. L’esempio più recente in Svizzera è quello del consigliere nazionale argoviese UDC Andreas Glarner: aveva pubblicato su Facebook il numero diretto di un’insegnante che aveva comunicato agli allievi musulmani la possibilità di chiedere una dispensa per celebrare la fine del Ramadan. www.giornatadigitale.swiss  39


IN COLLABORAZIONE CON CREDIT SUISSE

«LA PERSONA SEMPRE AL CENTRO» La digitalizzazione è determinata da molte tendenze: tecnologie, innovazioni, ecosistemi. Ce ne parla Anke Bridge Haux, responsabile delle attività digitali presso Credit Suisse.

Quali sono i trend digitali che secondo lei interessano maggiormente il mondo delle banche? Per noi come banca, la questione centrale in ambito digitale è piuttosto: in che modo i clienti vorranno in futuro interagire con noi? Se per alcuni l’interazione personale con un consulente costituisce un fattore irrinunciabile, altri preferiscono l’uso dei servizi tramite canali digitali. L’importante è che la banca sia in grado di offrire una combinazione 40 www.giornatadigitale.swiss

di consulenza personale e offerta digitale. Inoltre ci si muove sempre più spesso nei cosiddetti «ecosistemi»; siamo convinti della loro importanza per i nostri clienti in quanto consentono loro di 

Ritratto Anke Bridge Haux è responsabile Digitalization & Products e membro del Consiglio direttivo di Credit Suisse (Svizzera) SA. La sua carriera ha avuto inizio nel 1999, presso Credit Suisse. Nel 2005 è passata alla Gestione patrimoniale e investimenti bancari di UBS. Nel 2011 è rientrata in Credit Suisse e da allora ha ricoperto diverse cariche dirigenziali nei settori Valute estere, Prodotti bancari e Digitalizzazione. Anke Bridge Haux ha concluso un master in Finance & Economics presso l’Università di San Gallo e il General Management Programm (GMP) organizzato dalla Harvard Business School di Boston.

Foto: Samuel Trümpy

Signora Bridge Haux, la trasformazione digitale ha investito a tempo di record l’economia e la finanza. Come sarà la banca del domani? La banca del domani deve essere flessibile e innovativa, ma soprattutto deve offrire ai clienti i prodotti come e dove li desiderano, con soluzioni semplici, modulari e personalizzate. Si tratta di un viaggio che va continuamente strutturato, basandosi sulle situazioni di vita individuali e sulle conseguenti necessità dei clienti ricorrendo al supporto delle nuove tecnologie. La banca del domani dovrebbe, per così dire, andare incontro al cliente e non viceversa.


www.giornatadigitale.swissâ&#x20AC;&#x192; 41


IN COLLABORAZIONE CON CREDIT SUISSE

«LA DIGITALIZZAZIONE NON È FINE A SÉ STESSA» usufruire dei nostri servizi nel momento in cui ne hanno bisogno. L’«open banking» è già una realtà per i clienti aziendali di Credit Suisse. Per la nostra banca ciò significa che continueremo ad ampliare costantemente le nostre partnership, come ad esempio con le fintech. Qual è la visione di Credit Suisse riguardo alla digitalizzazione? La digitalizzazione non è fine a sé stessa: nasce da un’esigenza del cliente. I clienti ci dicono quali sono le loro richieste ed esigenze e cosa si attendono dalla loro banca. A tale scopo sviluppiamo e testiamo le soluzioni digitali assieme ai clienti nel nostro User Experience Lab. Basandoci sul loro feedback ottimizziamo costantemente le nostre soluzioni digitali. La digitalizzazione deve coadiuvare, integrare e facilitare il banking. Personalmente cosa la affascina della trasformazione digitale? È un interessante punto di fusione fra tecnologia, innovazione, banking, prodotti e servizi. Offre possibilità tecnologiche impensate. Ma la persona è sempre al centro di ogni processo. Si tratta di sviluppare le soluzioni migliori per i clienti. E questo lo trovo molto stimolante. 42 www.giornatadigitale.swiss

Lei sottolinea la centralità della persona nella digitalizzazione. Due fattori estremamente umani sono anche la fiducia o l’insicurezza, soprattutto quando si tratta di possibilità impensate. Ritiene che questa sia la sfida maggiore? Nell’ambito della digitalizzazione non si tratta solo di sfruttare nuove opportunità, ma anche di indivi­ duare i possibili rischi. Con il progresso tecnico si sviluppa anche la cybercriminalità: un argomento di estrema importanza per le banche. Il trattamento affidabile e la sicurezza dei dati hanno per Credit Suisse la massima priorità. In che altro modo i clienti possono eventualmente tutelarsi? La sicurezza dell’online e mobile banking riveste per noi un ruolo fondamentale. Un ulteriore, importante fattore di sicurezza è la prudenza dei clienti, vediamo un ulteriore potenziale per una gestione più consapevole e prov­ vedimenti mirati, come dimostra la nostra presenza di quest’anno alla Giornata digitale e la nostra nuova campagna «la sicurezza non è un optional». Di che cosa tratta la campagna? I motivi degli attacchi cibernetici sono molteplici, i metodi si diffondono velocemente e si

sviluppano costantemente. Vogliamo rendere più attenti i nostri clienti e sostenerli in materia di sicurezza informatica con l’ausilio di informazioni, corsi di formazione e interconnessioni di rete. Utilizzate già i camera blocker? Con che frequenza cancellate i cookie di Internet? Sapreste eliminare un malware dal vostro computer? Offriamo consigli sulla sicurezza, liste di controllo personali e strumenti online per individuare eventuali falle nei PC. A tal riguardo possiamo contare sul supporto dei nostri partner «Swiss Internet Security Alliance» (SISA) e «eBanking ma sicuro!» (EBAS). Allora non è tutto oro quello che luccica? Cito a riguardo uno dei miei motti preferiti, una frase pronun­ ciata dal fondatore di Apple, Steve Jobs, durante un discorso tenuto all’Università di Stanford: «Stay hungry, stay curious». Non abbassare la guardia è estremamente importante, senza però creare falsi allarmismi e ostacolare il progresso. La digitaliz­ zazione farà parte del futuro e i nostri clienti sono i propulsori del cambiamento.


LA SICUREZZA NON È UN OPTIONAL

Ecco cosa dovete sapere sulla sicurezza informatica.

A

nche per voi Internet è con ogni probabilità diventato parte integrante della quotidianità; di conseguenza aumenta il rischio di cadere vittima di un attacco cibernetico. Pertanto è indispensabile che ognuno di noi sappia prevenire tali situazioni. Con i seguenti consigli desideriamo focalizzare la vostra attenzione sulle possibilità di proteggere voi e i vostri dati da eventuali frodi online.

Foto: Shutterstock

1

Installate dei programmi di sicurezza continuamente operativi e aggiornateli sistematicamente per individuare attuali minacce. Installate inoltre un software antivirus per tutelarvi contro i malware (software dannosi) che possono rubare i numeri e le password dei vostri conti e utiliz-

zate un firewall per impedire accessi non autorizzati al vostro computer.

2

Ignorate le e-mail inaspettate che vi invitano ad aprire un link o un allegato se non siete sicuri della provenienza del messaggio e del motivo del suo invio. I criminali cibernetici sono provetti falsificatori di e-mail. Le e-mail finte possono sembrare vere, ma avviano l’installazione di malware. La cosa migliore è semplicemente ignorare le e-mail inaspettate contenenti un invito ad aprire allegati o link oppure chiedere la conferma, tramite un indirizzo di posta elettronica o un numero di telefono pubblico a voi noto, che il mittente indicato abbia realmente inviato l’e-mail.

3

Siate diffidenti nei confronti di chi vi contatta inaspettatamente online chiedendovi dei dati personali. Una strategia sicura è ignorare richieste indesiderate di informazioni, a prescindere da quanto serie possano apparire. La vostra banca non vi chiederà mai di fornirle la lettera di attivazione, la password, il codice di login.

4

Siate prudenti nell’uso di smartphone e tablet. Non lasciate mai il vostro dispositivo mobile incustodito; per evitarne il furto o la perdita, utilizzate una password o un altro protocollo d’accesso. Trovate ulteriori informazioni sulla sicurezza informatica all’indirizzo: credit-suisse.com/sicurezza www.giornatadigitale.swiss  43


SONDAGGIO

COSA NE PENSA

I

l centro di ricerca sotomo ha intervistato oltre 4000 persone per la presente pubblicazione. Il risultato è uno studio rappresentativo di come la popolazione adulta residente in

Svizzera percepisce e valuta la svolta in ambito digitale. Dalla valutazione risulta chiaramente che la grande maggioranza della popolazione svizzera non vuole più fare a meno degli

strumenti digitali. La cosa più facile sarebbe quella di rinunciare all’uso dei social media. Vi è un approccio ambivalente nei confronti del futuro nel mondo

Totale Gesamt

Quando pensa a un futuro sempre più digitalizzato, che sentimenti ha?

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SessoGeschlecht Nach Donne Frau

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Uomo Mann

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Categoria di età Nach Alterskategorien <18−35 <18­–35

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21

4

Regione linguistica Nach Sprachregion

Immagini di dover rinunciare alle seguenti tecnologie e applicazioni per un mese: come reagirebbe? (Percent. di persone che riuscirebbe facilmente a rinunciare all’uso di questa applicazione)

Svizzera tedesca Deutschschweiz

17

Svizzera romanda Französische Schweiz

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0

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3

100

Anteil [%] Percent. Ich freue Nemich sareidarauf felice

Es avrei machttimore mir Angst Ne

Social Social Media Media 46

Musica in streaming // TV Streaming TV Musikstreaming Streaming

41

Agenda Agenda digitale Digitale

28 34

Sistema di navigazione Navigationssystem

24

E−banking E−Banking

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0

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Wikipedia Wikipedia

Instant Instant messaging Messaging

Non sonicht Weiss

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Shopping online Onlineshopping

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Anteil [%] Percent.

Uomini Mann 44 www.giornatadigitale.swiss

13

Donne Frau

60


LA SVIZZERA? digitale: il 35 per cento ne ha timore, il 36 per cento ne è felice e gli uomini sono molto più ottimisti delle donne. Circa la metà degli intervistati ritiene inoltre che scom-

pariranno più posti di lavoro di quanti ne verranno creati a seguito della digitalizzazione e che, al contempo, il lavoro sarà più impegnativo. La Svizzera teme soprat-

tutto la perdita di privacy dovuta alla raccolta di dati digitali, mentre guarda con speranza ai progressi nel campo della medicina e della produzione di energia.

Aspetti positivi Worauf man sich freut Progressi in ambito medico Medizinischer Fortschritt Nuove forme produzione e stoccaggio di energia Neue Formen derdiEnergiegewinnung und −speicherung Prevenzione degli incidenti con mezzi di trasporto intelligenti Verhinderung von Unfällen durch intelligente Verkehrsmittel Produktivitäts− und Zeitgewinn im Alltag durch Produttività e risparmio di tempo quotidiani con laintelligente tecnologiaTechnologie intelligente Neue Entwicklungsmöglichkeiten für Entwicklungsländer Nuove opportunità per i paesi in via di sviluppo Immersempre realistischere Erlebnisse Reality Esperienze più realistiche conmit la Virtual realtà virtuale

73 61 42 36 31 11

Aspetti man temuti Wovon sich fürchtet Perdita di der privacy a causa della dei dati Verlust Privatsphäre durchraccolta Datensammeln Dipendenzavon dalla tecnologia digitale Abhängigkeit digitaler Technologie Intelligenza artificiale fuoriIntelligenz controllo Ausser Kontrolle geraten von künstlicher fiducia nell’intelligenza artificiale ZuEccessiva grosses Vertrauen in künstliche Intelligenz Ristrutturazione del mercato del lavoro Umstrukturierungen des Arbeitsmarkts Fragmentierung derdella Gesellschaft Frammentazione società

64 50

Trasformazione digitale: aspetti positivi / aspetti temuti

48 47 39 33

0

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40

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80

Anteil [%] Percent.

Sprachsteuerung von Haushaltsgeräten Controllo vocale degli elettrodomestici Einkaufen in negozi Läden ohne Acquisti in senzaKassen casse

Vernetzung Haushaltgeräten Messa in retevon di elettrodomestici durch Software in Alltagssituationen TraduzioneLiveübersetzung in tempo reale via software in situazioni quotidiane Digitale Identitätskarte Alternative zurfirma Handunterschrift Carta d’identità digitale inals alternativa alla manoscritta Digital / Wählen Voto Abstimmen digitale / elettronico Schulung von Dienstleistungspersonal mit VR−Brille Formazione del personale con occhiali di Realtà aumentata Arztkonsultation beimdi digitalen Consultazione con il medico famigliaHausarzt digitale Warenlieferung durch Drohne oder autonomen Roboter Consegna della merce con drone o robot autonomo Kleider mitdi Sensoren Vestiti dotati sensori Hologramm−Meeting anstatt Telefon−ooder Videokonferenz Riunioni olografiche anziché per telefono in videoconferenza Hausreinigung undcasa Haushaltung Mehrzweckroboter Pulizia della e pulizia durch con robot multifunzione 3D−Druck organischem Material Stampa invon 3D di materiale organico Selbstfahrende Autos im Verkehr Auto a guida autonoma nelalltäglichen traffico quotidiano mitsessuali sozialintelligenten Case di prostituzione Bordelle con robot socialmenteSexrobotern intelligenti Implantierte alltägliches quotidiano Gesundheitsmonitoring Impianto di chipChips per ilfür monitoraggio della salute Reisen Viaggiim inElektroflugzeug aereo elettrico Flugtaxis Alternative zum Verkehr Taxi volanti als come alternativa alöffentlichen trasporto pubblico

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69 69 68

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50 Anteil [%] Percent.

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9 11

Quando pensa che questi scenari saranno la norma nella nostra società?

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5

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Nel prossimo futuro Demnächst (bis 2030)(entro il 2030) Mittelfristig (2030 (dal bis 2050) A medio termine 2030 al 2050) Langfristig (ab 2050) A lungo termine (dal 2050) Nie Mai

www.giornatadigitale.swiss  45


SONDAGGIO 100 14

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Anteil [%] Percent.

32

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50

13

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33 30

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32 13

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5 5

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4 3

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5

5

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4

11 5

5

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29 5 6

7

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24

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41

6

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10 12

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33

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30 9

9

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36

13

31

29 11

3

6

5

5

5

4

6

7

3

6

na i ge k m i e e Ar , P nt ch ha rm Bi ite ld ttAu un rrcaTe a g, h,itpch C on Fo erkoni su rs tgurek Cle ch ,tPt onn un alaz zs P H au,ltraod Infg niounn a i eg C nd nmguk Ionrfm , tio ora M himel, m ed ic L Minaisnn mtiac iz Ca,hog targa taik in feais ez , T mr tik m m ion Ba her iea, cP enet uh api ehua BIsi an e trim ltdrudw T caa uzn e Teec M igo rk cn ar ,nFe hicn ke Ad a tin C m Pfle o, rrsic ik g, omin Pge ceh rucn Ko mist rPo m Herrat rdoud ag m acn io zui Ba u ido n kot nk Im MMeneika e, ll,o nioen en p V ddiictio Lgois g re z G , Ve esraw iinna,n tiiscta as rs daltu ,Tthe ik tro ic iB er no he caonug raapp ru sht iai m a r n u e ie , W gen nzdiwo M Tr Ma enre A el eu rak k ln ha rekte mm e A P nd inting S dinmss Cflue i r o s g g , F , ,c z int e in Koomial riastz e an mues riao t nio zw mn BBa es iucna en en izkiao Po annk G liz ecnh Ve VGe tnioe aG stei, ,eV, earka rews n aros S rss u atilo ntrooich sicicf tunn eg m noer huer i h ra Fi L Tr am,iebeit uznigo du a cTige ans ,eW ne enni arerr, iu, hRe Opport esllsne sae in er e nttd ig eS rses o,r u soo Fei ng zica ila nfian nazn elsi wzi easr PPo eion olli izzia VVeen ei, r , sS dkait icic uaf uhr eerz M h T Trar zeait Laag gaez asnp s o rz,in Ri, protor eip nui t gliuz nieg

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C

he

m

5

Verranno Es werden mehrcreati Jobs nuovi neu postientstehen di lavoro

Es werden mehr Jobs neu entstehen

Es werden mehr Jobs verschwinden

Scompariranno Es werden mehr Jobs posti di lavoro verschwinden

Crede che l’automazione e la digitalizzazione tenderanno a creare nuovi posti di lavoro nei prossimi anni o a farli scomparire?

Totale Gesamt 28

Come crede che cambieranno i requisiti professionali nei prossimi anni in seguito alla digitalizzazione e all’automazione?

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Nach SessoGeschlecht

Donne Frau

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Uomini Mann

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Categoria di età Nach Alterskategorien <18­ –35 <18−35

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Regione linguistica Nach Sprachregion Svizzera tedesca Deutschschweiz

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Svizzera romanda Französische Schweiz

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Anteil [%] Percent. Es wird vermehrt anspruchsvollere Vi saranno lavori sempre Arbeiten geben più impegnativi

46 www.giornatadigitale.swiss

Es wird vermehrt Vi saranno lavorianspruchslosere sempre Arbeiten geben meno impegnativi


ng

Im pr es a Ba PodBBi cauha PPPo lizBeaouush nd o a hta w Poollliiizzzieai,uShaarunndz er lizeii,,, sSicnhddiw wo k ei Sici eweenrrek O , Siiccuhhreerheerikk pe Scoherrzh t reS zeirhzeeait Bi Ssoooz ahleit ld BBIsi un Soziicaailaesit Pz l Biiltddruuunz g, F filaelleelssi Mld nigo o PPCf ges MMeudnigg,,nFFe rsPc flleeugre Meed zi, oo,rr hfluegee Meddiicz nF, orssicche nge Ar ediziinn Trhschur g ch izina,, ,T echr ucnnag A i C i t r e on C ttA ch n,InTTthheeerraaupnigge su on Aurrc ite InfI fhoer raappi C mrapiiaee Cleon sAurrcahh,itp ktu Ionnrfm Connzsa ltcinhiteerko rI,nfoorramaptiek onsuu,l gitekttug Pfo mtaic t , k urre, t larmattaik n C sulltaiinnmg M hi ting,,mMtuarn,, PPtallaz uantiikk m Cgh Mina aPganniou g icC ,eMains leanunne Ca,hf mai naatrga muenngg Cheeamr en,ageezm i ng hemm i Pg moe t mieea,, cPheamennnet i e e, Phhu remnt Fi T a PThaatrim du re cat earm cTi uh T aa Teecchrm Trraer a n T ecn iak Treuui,hs nd euhaaen , F TVeecchhicnnai hanttddo, in VVe rkhanikk M nd, rFFei anVeenrdk uikf MMar , Finnfian zVwerkaaitua Marakket inannazn reksauff a r M rekket ing aTnzw ar eitni , wz eu ketinngg, Ko T rzawn eeiassrei nf ting,,cK m TTrara sepseonn C g Koom mTrasnp oe om ,HKom mu urnanssop rnt mHaonmm mniuc inksaprootort Hearc dm e unnai ptiort Hannido lu, nLikkzaaiot ornt andee, l iok tiinoe dell,,oLg gaitsionn P o Ba Pr lr,oLLooisggtiistink PPor dougisctai BBBanke d tk o k VPerroudduz itsiotiik Baannaknen, orwduikkot nk k V c V n nkennh,e er VG e aulktiiooen en, VV, e siVcerrew sat tutionnn , Vearrss ehrew ali g G Ga A eArssiiccich wrualttouunnne aGs st m dsmi huer nltgu gg e c r m r Gtaro o AAd ihn rauuzn eng e i n Gasstnr noAdinm astrooonm mdmisint isrutrnnggoeenni ieminriisa agtien tronooim L a,ie,inWissttzrraaio on b etr ttino M naogm LLaag meiiree,,eW ne llantioenn W Laaggaeezr, ,RWe eeslllsneiosns z , ger, iR n ien lneeer r, Riee, iplilgnuessess R innuig nss ei igliuz g ni unie gungg Anteil [%]

Anteil [%]

Anteil [%] [%] Percent. Anteil

Crede che tra 10 anni un computer/robot sarà in grado di svolgere il suo lavoro? 100 100 100 100

33 33 3333

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44 44 4444 31 31 3131

20 20 2020

0 00 0 4

Recarsi a Treffpunkt un appuntamento senza cellulare Zu einem gehen ohne Mobiltelefon

Chiedere ai passanti indicazioni Passanten nach demsulla Wegstrada fragen

0 52 52 5252 54 54 5454

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19 19 1919 44 45 55 55

Mit einer Papierkarte Utilizzare una mappanavigieren cartacea

Zugbillet am Schalter kaufen Acquistare un biglietto del treno allo sportello

Von Hand einen Briefuna schreiben Scrivere lettera

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Musiklahören mitcon CD−Player Ascoltare musica il lettoreoder CD oPlattenspieler il giradischi

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Fahrplan im Kursbuch nachschauen Consultare l’orario ufficiale cartaceo

Geldüberweisung am Postschalter Trasferire denaro all’ufficio postale

Informationen in einem Lexikon nachschauen Consultare un glossario 77 77

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Sì In parte No Ja Ja JaJa Teile Teile Teile Teile davon davon davon davon Nein Nein Nein Nein

9

15

Per molte attività comuni in passato, oggi vi sono alternative digitali. Quali di queste utilizza ancora?

54

Anteil [%] Percent.

100

Mache nicht mehr, Non lo ich faccio più, ma vermisse mi mancaes aber

Mache nicht mehr und bin la froh um die moderne Non lo ich faccio più, preferisco soluzione attuale Alternative

Mache ichregolarmente heute noch regelmässig Lo faccio ancora oggi

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NOI SIAMO

DIGITALSWITZERLAND

building imagination

®

REAL LEARNING. REAL IMPACT

Kanton Graubünden Chantun Grischun Cantone dei Grigioni

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ks/cs


LeRéseau.ch

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HIGHLIGHT DELLA GIORNATA DIGITALE Il 3 settembre si svolge la terza edizione della Giornata digitale: in tutta la Svizzera ci si avvicina nuovamente al mondo digitale nel segno della concretezza. Ma questa volta, VOI avrete più voce in capitolo!

Basilea

Bienne

Berna

Yverdon-les-Bains

San Gallo

Thun

#smarthalle nel centro città, Neugasse 30, ore 9-19 Quest’anno la città di San Gallo, oltre a molti altri eventi emozionanti nel centro città, vi invita a parteci­ pare alla #smarthalle. Diverse istitu­ zioni e aziende presentano in modo concreto il tema della Smart City in occasione di workshop, tavole rotonde e mostre.

Losanna

Ginevra

Uni Mail, ore 16-22.30 Quotidianità digitale. Scoprite in un tour interattivo, ad esempio, la rou­ tine quotidiana del futuro e tutte le potenzialità offerte da Smart Home e SmartOffice. Desiderate saperne di più sul lavoro del futuro? Nel World Café di Ginevra, nell’ambito dell’evento «tell», si può discutere di lavoro 4.0 con esperti e decision maker e porre domande.

Losanna

Impact Hub Losanna La digitalizzazione non solo richiede «un apprendimento continuo», ma trasforma anche il nostro intero si­ stema educativo. Partecipate all’evento «tell» di Losanna per di­ scutere di digitalizzazione e forma­ zione. Oppure vi attira un workshop sulle applicazioni digitali? L’evento di Losanna offre tutto questo e molte altre attività. 50 www.giornatadigitale.swiss

Basilea

MOP, stazione sud, ore 8-19 Alla stazione di Basilea vi è molto da scoprire su tutto l’arco della giorna­ ta. Date un’occhiata, ad esempio, alla Svizzera intelligente di domani o scoprite perché la digitalizzazione può rivelarsi utile anche in caso di problemi di salute come l’emicrania.

Coira

Alexanderplatz, ore 8-19.30 Prima dell’escursione, che ne dite di salire virtualmente sul Calanda e vedere se ne vale la pena? È esatta­ mente quello che potete fare a Coira! Scoprite le località turistiche in uno spazio tridimensionale con gli occhiali 3D.

Talk generazionale, ore 13 Discutete con noi! La sede di Coira, come molte altre, è interamente de­ dicata al dialogo. I visitatori sono in­ vitati a partecipare attivamente alla discussione. Nell’ambito dell’evento «tell» (cfr. riquadro per maggiori det­ tagli), si svolge un emozionante talk generazionale che affronta le oppor­ tunità e le sfide della digitalizzazione per giovani e meno giovani.

Thun

Cinema Rex, ore 14-20 Temi digitali nel mondo digitale. Thun vi invita in uno dei cinema più moderni della Svizzera. Vi attendono colloqui, tavole rotonde e interes­

santi presentazioni sul tema Smart City e molti elementi interattivi.

Yverdon-les-Bains

HEIG-VD, ore 16-23 La Scuola superiore di economia e ingegneria si occupa di tutti gli am­ biti cibernetici e invita a partecipare a tavole rotonde e speed debate. La serata prosegue a ritmo di musi­ ca nel MalgameClub di Yverdon al «Digital Silent Party».

Berna

Diverse sedi Dopo l’apertura ufficiale della Giornata digitale sotto il baldacchino bernese, l’intera città propone un

Illustrazione: Shutterstock

Ginevra


«tell» – partecipa alla discussione!

San Gallo Zurigo

Vaduz

«Il digitale inizia da te – partecipa alla discussione»: la Giornata digitale di quest’anno è incentrata più che mai sul dialogo con la popolazione. La serie di eventi «tell» è volta a incentivare la partecipazione attiva e la discussione in tutta la Svizzera. Nel corso della Giornata digitale oltre 34 partner terranno più di 20 eventi «tell», durante i quali si discuterà con la popolazione di cambiamenti, speranze e paure legati alla digitalizzazione. Non occorrono conoscenze preliminari, né biglietti per partecipare agli eventi, che sono gratuiti e aperti a tutti. Come saranno lo Stato, l’utilizzo dei media e la sicurezza dei dati in futuro? Quali tecnologie ci attendono? Rivolgete le vostre domande agli esperti e partecipate alla discussione!

Coira

Lifelong Learning

In tutta la Svizzera Come affrontiamo i rapidi cambiamenti della digitalizzazione? Quest’anno il tema del Lifelong Learning mira a sensibilizzare l’opinione pubblica sul perché l’apprendimento continuo è così importante e su come tenere il passo con la digitalizzazione.

Lugano Lugano

viaggio digitale: ad esempio nella Generation House, gli interessati possono informarsi su progetti Smart City, scoprire un’app per non vedenti o informarsi sulle ricerche attuali all’Università di Berna.

Bienne

Parco svizzero dell’innovazione Cosa sanno fare i robot oggi e come possiamo interagire con loro? A Bienne, si può conoscere il robot collaborativo Cobots e vedere come riesce ad imitare perfettamente i movimenti della mano umana. A proposito di robot: alla stazione centrale di Zurigo, il robot YUMI aspetta i visitatori per un selfie.

Piazza Riforma Qual è l’impatto delle tecnologie digitali sulla nostra cultura? Quali questioni etiche sollevano? A Lugano si svolgono talk interessanti e istruttivi su questi temi.

Zurigo

Stazione centrale di Zurigo, ore 8-19 Dal check-in con l’assistente vocale, all’imbarco con il robot Pepper, fino al volo in una futuristica cabina di pilotaggio: scoprite come si volerà in futuro presso la stazione centrale di Zurigo. Stazione centrale di Zurigo, ore 8-19 Questa è la vostra occasione! Al Data Café potete discutere con gli esperti dei pericoli legati all’abuso dei dati e scoprire

Livestream come tutelare al meglio la vostra privacy. Stazione centrale, ore 10 Selezionate il miglior progetto startup in Svizzera con l’aiuto di una giuria di esperti. Divertimento e creatività, diversi imprenditori presentano le loro idee sul palco. Finale: 18.07 fino alle 18.25.

Consiglieri federali

Berna e Zurigo, ore 12.30 Alla Giornata digitale di quest’anno sono presenti ben tre Consiglieri federali. Ueli Maurer, Presidente della Confederazione, inaugura la cerimonia di apertura a Berna e alle 14.40 risponde alle domande degli intervistatori a Zurigo. Il Consigliere federale Guy Parmelin e la Consigliera federale Simonetta Sommaruga inaugurano a Berna gli eventi della serie «tell».

In tutta la Svizzera Programma continuo con collegamenti in tutta la Svizzera in nove ambiti tematici (mobilità, formazione, salute, lavoro 4.0, i miei dati, media/news e lifestyle, Smart City e democrazia digitale) sul palco principale nella stazione centrale di Zurigo e in livestream su Youtube. L’offerta informativa spazia da startup a interessanti conferenze, da avvincenti tecnologie a sfilate di moda in 3D.

Social Media / Info

Esperienza digitale condivisa Volete saperne di più e rimanere aggiornati su tutti gli eventi della Giornata digitale? Trovate tutte le informazioni sul sito www.giornata­ digitale.swiss o sui social media Twitter, Instagram, Facebook o Linkedin. #SwissDigitalDay www.giornatadigitale.swiss  51


PoliticoEconomic Environment

Education & Talent Corporate Enablement

International Connectivity

Startup Enablement Public Dialogue

Infrastructure Fintech & Crypto

Technology Life Science & Food

VOLETE DIRE LA VOSTRA?

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Foto: Gian Marco Castelberg

L

a Svizzera è il Paese più Martedì 3 settembre, si innovativo del mondo! svolgerà per la terza volta Lo ha certificato la 12a la Giornata digitale svizzera: edizione del Global Innovaun evento unico in Europa. La tion Index (GII). A istituire Giornata digitale è organizquesto indice è stata l’Orgazata e concepita da digitalnizzazione mondiale per la switzerland. Questa manifeproprietà intellettuale (OMPI). stazione non ruota attorno La Svezia è al 2° posto, gli USA a professori, politici, manaal 3° e la Germania la 9°. ger o investitori, ma è rivolta La Svizzera dunque è un piuttosto a ragazze e ragazzi, Marc Walder, fondatore di digitalswitzerland e CEO di Ringier AG. Paese di punta, leader monmadri e padri, nonne e nonni diale. Fra i criteri di valutadella nostra nazione che zione, per citare alcuni esempi, rientrano il questo perché la Svizzera occupa il primo hanno la possibilità di sperimentare asgrado di facilità con cui è possibile avviare posto in molti settori. Eppure la digitalizzasieme la digitalizzazione. A patrocinare la un’impresa, la stabilità del contesto politico zione, che ormai interessa praticamente terza Giornata digitale sono il Presidente e normativo; o ancora la qualità del sistema tutti gli ambiti della vita, comporta possibili della Confederazione Ueli Maurer e il formativo o della infrastruttura digitale. cambiamenti radicali del profilo di punti ministro dell’economia Guy Parmelin. La facilità con cui ottenere un credito per la deboli e di forza di aziende e Paesi. Anche il ministro dell’ambiente e dei mepropria ditta, l’efficacia della collaborazione Come imparano oggi i bambini? E cosa dia Simonetta Sommaruga, parteciperà fra aziende private e scuole universitarie. Nel viene loro insegnato? Quanto è valida la all’evento del 3 settembre. complesso, si tratta di dozzine di indicatori struttura digitale di un Paese? A che livello «Il digitale inizia da te: partecipa alla e dunque, di un indice estremamente serio. sono le nostre università in materia di discussione!», questo è il filo conduttore E la Svizzera è in prima fila. nuove tecnologie? Le grandi e piccole imdell’evento di quest’anno. Segnate nella Quando quattro anni fa abbiamo fondato prese riescono a farsi strada in un mondo vostra agenda la data del 3 settembre. All’inl’iniziativa locale digitalswitzerland il nostro che sta cambiando a ritmi vertiginosi? Si dirizzo www.giornatadigitale.swiss trovescopo era quello di rendere il nostro un investe denaro a sufficienza nelle startup rete le indicazioni più importanti relative Paese leader in materia di digitalizzazione, del nostro Paese? a questa giornata speciale.


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POLITICA

IL MONDO DIGITALE SALVERÀ LA DEMOCRAZIA?

L’attivista del web Daniel Graf è convinto che una democrazia digitale consenta a tutti i cittadini più partecipazione diretta e che «la politica dall’alto» non sia più praticabile. Adrian Meyer

Signor Graf, lei si definisce un «game-changer», un rivoluzionario e sostiene di non vivere mai il presente, ma qualche secondo più avanti. Che effetto ha su di lei? Mi rende impaziente. Devo sempre aspettare che gli altri vedano le opportunità che io tento di creare dal nulla. Pertanto sono costretto a correre dei rischi: a saltare nel buio, da solo, ma non lo faccio per me, bensì per un pubblico. Per dimostrare quello che è possibile ottenere. Qual è stato il suo ultimo salto importante? In estate mi sono separato da tutto ciò che ho costruito negli ultimi cin­ que anni: affido la mia piattaforma di raccolta firme WeCollect a una fondazione. Intendo così permet­ tere qualcosa di più grande, ossia la costituzione di una democrazia digitale in Svizzera. Qual è la sua idea di democrazia digitale?

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La democrazia digitale semplifica la partecipazione diretta di tutti i cittadini alla vita politica. Hanno molto da dire e vengono ascoltati. In questa democrazia la politica «dall’alto» non funziona. In una democrazia digitale saranno i cittadini ad avere il potere? Non da soli. Il potere viene decen­ tralizzato: il Parlamento, i partiti o le associazioni non saranno più gli unici a tenere le redini, bensì anche i cittadini informati e impegnati che esercitano più intensamente il controllo. Già oggi tutti possono organizzare un’iniziativa senza una sede di partito o un Gruppo imprenditoriale alle spalle. I partiti diventeranno superflui? Si devono preparare al peggio. Subiranno la concorrenza di nuove forme di organizzazione. Forse ci sarà presto un partito di rete, del tutto diverso rispetto ai vecchi partiti con le loro strutture tradi­ zionali e gerarchiche.

In Svizzera è il popolo ad avere l’ultima parola. Maggiore democrazia non è pensabile. Eppure il margine di manovra è più ampio. Il Parlamento promulga sempre più leggi. Tuttavia, il numero di iniziative e referendum non aumenta con lo stesso ritmo. Il popolo viene sempre meno coinvolto nelle decisioni. Anche la procedura di consultazione si svolge praticamente escludendo l’opinione pubblica, eppure ciascuno avrebbe il diritto di essere chiamato in causa. La digitalizza­ zione consente a tutti i cittadini di esprimere la loro opinione. Io lo chiamo «crowd lobbying». Come dovrebbe funzionare? Abbiamo già a disposizione tutti gli strumenti necessari. Grazie alle piattaforme digitali oggi è per tutti molto più facile scambiarsi le opinioni, accedere a una rete di collegamenti, organizzarsi e avviare progetti politici. Fino a poco tempo fa, nessuno avrebbe mai avuto il coraggio di lanciare un’iniziativa popolare; oggi invece un numero sempre maggiore di persone si incontrano sul web con il mede­ simo intento e scoprono di non essere soli. La sensazione di poter dare inizio a qualcosa in veste di cittadini rappresenta il vero cambiamento. Questo atteggia­ mento caratterizzerà la politica dei prossimi anni. Non ha paura di una dittatura della maggioranza? Chi crede di essere sulla via che porta a una dittatura popolare, ha dimenticato le lezioni di educazione civica. Il bello della nostra democra­ zia è che ci vuole ben poco a solle­ vare una questione, ma poi la proce­ dura parlamentare di negoziazione e di formazione delle opinioni dura un’eternità. Il nostro sistema è molto affidabile e solido. 


Foto: Daniel Kellenberger

Ritratto Daniel Graf (46) è attivista di web e stratega della comunicazione. Offre consulenza a organizzazioni, partiti o associazioni per campagne, iniziative popolari e referendum. Ha fondato WeCollect, la piattaforma digitale per la raccolta di firme, ed è autore del libro «Eine Agenda für eine digitale Demokratie». Graf è stato responsabile della comunicazione all’interno del sindacato dei media Comedia, portavoce di Amnesty International e dirigente dei Verdi di Zurigo.

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POLITICA grado di raccogliere decine di migliaia di firme in poche settimane; nessun partito riesce a fare altrettanto. Sono cambiate le regole del gioco.

«IL POTERE VIENE DECENTRALIZZATO. I CITTADINI DIVENTANO MICRO-INFLUENCER POLITICI»

Le campagne politiche vanno finanziate; come fanno i singoli a procurarsi il denaro? Mi disturba il fatto che in Svizzera la politica non parli di denaro. La democrazia costa! Per raccogliere le firme di un’iniziativa ci vuole, come minimo, mezzo milione di franchi. Ciò è possibile con il crowdfunding. L’idea che cittadini organizzati siano ora in grado di procurarsi lo stesso ammontare di cui le associazioni e i gruppi aziendali dispongono, non entusiasma di certo questi ultimi. Finora la società civile non ha ancora vinto alcuna iniziativa. Mancano le storie di successo, ma sono convinto che arriveranno. Se un singolo vincesse un’iniziativa popolare oltre qualsiasi resistenza, si tratterebbe di un momento di gloria per la democrazia. È questo l’obiettivo di WeCollect? All’inizio volevamo solo raccogliere firme. Poi abbiamo lanciato referendum e iniziative. Nel nostro indirizzario abbiamo 60 000 contatti di persone che vogliono cambiare qualcosa. Oggi siamo in 56 www.giornatadigitale.swiss

Esse sono state ampiamente criticate perché hanno negato iniziative legittime e civili. Noi non siamo una piattaforma di servizi. Abbiamo sempre seguito un’agenda sociale nel rispetto di valori fondamentali, quali i diritti umani. Sinora lei è il solo a decidere quali iniziative promuovere con WeCollect, il che non è molto democratico. Un potere simile era un gran peso. La piattaforma è cresciuta più in fretta di quanto credessi. Pertanto sto affidando WeCollect a una «Fondazione per la democrazia diretta». Il Consiglio di fondazione decide in merito a progetti, controlla i dati e viene finanziato dal crowd. Che rischi comporta una democrazia digitale? Vedo molte più opportunità che rischi. Quello che mi preoccupa è piuttosto il fatto che con somme sufficienti si possano inondare le Reti Sociali di pubblicità politica mirata, senza che gli elettori sappiano da dove provenga questo denaro. A tal proposito, in Svizzera ci vuole assolutamente maggior trasparenza. Lei sostiene che nella democrazia digitale non si vincono più le elezioni e le votazioni popolari con argomentazioni di fatto, bensì con campagne mirate, emotive. La cosa può sembrare allarmante. Sarebbe da ipocriti ritenere che la politica non abbia nulla a che fare con le emozioni. Le emozioni sono necessarie per catturare l’attenzione, l’argomento è secondario. Quindi non c’è nulla di male nel fare politica facendo leva sulle emozioni. Ovviamente sarebbe deleterio se i politici puntassero solo a suscitare paura e panico. Il

solo pensiero mi crea un profondo disagio. In molti Paesi i politici attaccabrighe che oltrepassano costantemente i limiti, vengono applauditi ed eletti. Alimentano l’odio e il risentimento. E questo è pericoloso. Eppure lei va incontro con ottimismo alla digitalizzazione della politica. Perché? Per la gente. Mi accorgo che sempre più cittadini diventano micro-influencer politici e aiutano altri a prendere decisioni. Oggigiorno la politica è molto più presente nella nostra quotidianità. Discutiamo sui social media con persone sconosciute, vediamo quali sono le questioni che interessano loro e ci facciamo una nostra opinione. Tutti hanno qualcosa da dire su questioni importanti. Da questo punto di vista Mark Zuckerberg ha fornito con Facebook un notevole contributo alla democrazia diretta. Anche se l’uso che il suo modello commerciale fa dei nostri dati è inaccettabile. Ritiene che le fake news siano pericolose? Lo sono solo se non vengono contrastate a gran voce, cosa che possono fare i cittadini informati attraverso i social media. In Svizzera abbiamo un sistema mediatico funzionante. Fintanto che possiamo fare affidamento su un buon giornalismo, non ho paura delle fake news. Lei è un imprenditore, un attivista o piuttosto un politico? Sono un po’ di tutti e tre. È quello che ci vuole per percorrere nuove strade. Soprattutto sono un gran sostenitore della democrazia diretta. E potervi contribuire, mi appassiona. Da dove proviene la sua voglia di cambiamento? Il movimento mi rasserena. La calma piatta mi mette in ansia e ho l’impressione che si debba fare qualcosa. E allora inizio.


QUANTO È DIGITALE LA DEMOCRAZIA IN SVIZZERA?

Illustrazione: Shutterstock

I

politici lo hanno capito: con i social media e le tecnologie digitali si vincono le elezioni. Anche la società civile ne ha riconosciuto il potenziale: si connette a piattaforme civili digitali, crea campagne nel web, rivendica il diritto di esercitare il potere, sfidando così il mondo della politica. Proprio come Daniel Graf con WeCollect, la piattaforma di raccolta firme. I suoi metodi sono sorprendentemente low-tech: un sito web, una newsletter, un indirizzario. Chi desidera sostenere un’iniziativa inserisce nella piattaforma cognome, indirizzo ed e-mail e gli viene poi inviato un apposito modulo in formato PDF per la raccolta di firme che si può stampare e sottoscrivere. La rubrica con 60 000 contatti costituisce il vero capitale. Se si lancia una nuova iniziativa, i contatti vengono informati tramite e-mail e velocemente mobilitati. Quest’anno WeCollect ha subito la concorrenza dei partiti borghesi: con la piattaforma Collectus, sostenuta dai giovani politici dell’UDC e del PLR o con il progetto «The People» con cui Olivier Kellser, autore dell’iniziativa «No Billag», pianifica un «Facebook della politica». Queste piattaforme web sono accomunate dal fatto che, alla fine, hanno comunque bisogno di una firma cartacea: perché nel 2017, con una decisione di principio, il Consiglio federale ha bocciato l’e-collecting,

ossia la raccolta di firme digitali per referendum e iniziative popolari, e lo scorso giugno ha deciso all’ultimo momento di rinunciare per ora al voto elettronico. In realtà, già per le elezioni del 2019, era stato previsto l’uso dell’e-voting. Gli hacker hanno però individuato un errore nel codice fonte del sistema sviluppato dalla Posta svizzera, poi aspramente criticato. In realtà la Svizzera è stata fra i pionieri del voto elettronico: già nel 2000 la Confederazione e i Cantoni avevano lanciato il progetto «Vote électro­ nique» e, dal 2004, alcuni di questi ne stanno sperimentando l’uso; ora, per problemi tecnici, si è finiti in un vicolo cieco. Un’iniziativa richiede addirittura una moratoria sul voto elettronico. Anche un altro pilastro della gestione digitale è fonte di discussioni: l’eID, ossia l’identità elettronica. Con questo login centrale i cittadini potrebbero votare e utilizzare online servizi statali, ma anche bancari, postali, assicurativi e di provider di telefonia mobile. Questa estate il Parlamento ha approvato a riguardo un’apposita legge che affida ad aziende private la gestione dell’eID che lo Stato invece si limita a regolamentare. Stando ai sondaggi però, il popolo non ne è per nulla entusiasta: l’87 % vuole che sia solo lo Stato ad assumersi questo compito, soprattutto a causa della protezione dei dati. I contrari stanno perciò preparando un referendum. www.giornatadigitale.swiss  57


IN COLLABORAZIONE CON LA POSTA

DOVE AVVERTITE LA FATICA DIGITALE? Oliver Egger, Chief Marketing Officer di PostMail, parla delle frontiere del digitale e dell’importanza dell’esperienza tattile. Signor Egger, in qualità di responsabile marketing di PostMail, lei si occupa di lettere. È un ambito in via di estinzione? Al contrario! Proprio perché il volume delle lettere registra un calo annuo del 4-5 %, lavoriamo alacremente per sviluppare questo settore. Negli ultimi anni ci siamo focalizzati sulle possibilità offerte dalla digitalizzazione. Alla nostra clientela proponiamo la scelta tra invio online e offline, mirando a trasmettere il messaggio ai destina-

«CON IL DIGITALE SI PUÒ FARE MOLTO, MA NON TUTTO» tari in modo ottimale. Anche se il volume di lettere diminuisce ogni anno non significa che tutti vogliano utilizzare solo la posta elettronica. Non credo che la lettera cartacea morirà del tutto. Ecco perché non è un ambito in via di estinzione. Perché dovremmo scrivere ancora le lettere? Chattare è molto più comodo ed economico! Certo, chattare costa meno ed è più veloce. Ma è proprio questo il punto: si investe sempre meno 58 www.giornatadigitale.swiss

tempo e tutto è finalizzato alla velocità. Ma a chi non fa piacere ricevere gli auguri di compleanno sapendo che il mittente vi ha dedicato del tempo per scriverli? Così le lettere acquistano valore. Quando è stata l’ultima volta che ha scritto una lettera? Personalmente adoro spedire cartoline dalle vacanze. L’ho fatto anche questa estate. Quanto alle lettere, ne scrivo raramente di mio pugno, ma ogni tanto mi piace farlo. In che ambito del settore delle lettere la Posta è progredita in termini digitali? Non stiamo a guardare il calo di lettere senza fare nulla. Anzi, completiamo regolarmente la nostra offerta con servizi digitali. I nostri clienti possono ad esempio gestire i loro invii online, confermare in rete la ricezione di una spedizione o creare mailing e biglietti online. Della stampa e dell’invio ce ne occupiamo noi. Ai nostri clienti commerciali offriamo soluzioni efficaci per combinare in modo mirato canale digitale e canale fisico. Quali sono i limiti del digitale? Il digitale comporta un’attivazione ottica e acustica. L’esperienza tattile attiva invece percezioni sensoriali del tutto diverse, come ad esempio la percezione di un odore o di una sensazione piacevole, grazie all’im-

piego di materiale speciale. Quando teniamo in mano un oggetto stampato, vi rivolgiamo un interesse più consapevole e ne registriamo diversamente anche i contenuti perché non possiamo semplicemente passare ad altro con un semplice clic. Mi rendo conto che anch’io chiudo senza guardare i contenuti digitali come il display advertising. Il flusso è troppo grande. Allude alla fatica digitale. Percepisce questa tendenza anche alla Posta? Certo! Con il digitale si possono fare molte cose, ma non tutto. Milioni di clic non significano milioni di fatturato. Me lo ripetono continuamente i clienti commerciali. È piuttosto una questione di qualità dei contatti. Non si può fare a meno dei contatti online, ma i canali classici sono necessari. È meglio spedire un mailing di qualità che bombardare milioni di contatti con messaggi che non vengono letti. Ad esempio? Se ricevo un mailing per posta, me lo rigiro tra le mani almeno una volta e getto una breve occhiata sul retro. Alla fine mi soffermo di più su un prodotto cartaceo. Inoltre, oggi ogni economia domestica riceve appena 1,5 invii di lettere o piccole merci. Il mailing vanta quindi una maggiore efficacia in quanto non si perde nella massa digitale.


Ritratto Oliver Egger (42) dirige da febbraio 2017 il servizio Marketing del settore PostMail della Posta Svizzera. Possiede un dottorato in psicologia e si occupa in particolare di customer experience e soluzioni crosschannel fisiche e digitali.


IN COLLABORAZIONE CON LA POSTA

LA POSTA RECA Dove, come, quando: con la Posta siete voi a decidere! Il tutto comodamente e digitalmente. Poco importa che siate clienti privati o clienti commerciali.

App Profital Per i clienti privati

Per i clienti commerciali

Con l’app Profital fate acquisti ancora più comodamente, senza lasciarvi sfuggire nessuna promozione. Ricevete i volantini con le offerte di 70 negozi e più di 5000 filiali. Basta indicare la propria regione e la categoria e in men che non si dica l’app visualizza una panoramica di tutti i prodotti e di tutte le offerte. L’app della Posta collega i consumatori digitali ai negozi locali.

Associate la flessibilità online ai punti di forza del vostro commercio. Su www.profital.ch pubblicate le informazioni sulle vostre offerte locali permettendo ai clienti di acquistare sul posto. 300 000 utenti usano già questa app di successo e leggono ogni mese 1,7 milioni di prospetti di oltre 70 fornitori. È possibile anche conoscere il numero di utenti che, dopo aver sfogliato il volantino digitale, si recano in negozio.

PostCard Creator Per i clienti privati

Per i clienti commerciali

Date libero sfogo alla vostra fantasia e create le vostre cartoline personalizzate. Su www.postcardcreator.ch potete realizzare online in modo semplice e veloce inviti, biglietti di auguri, cartoline di vario genere e persino annunci di nascita. La Posta si occupa di spedirli ai destinatari alla data prestabilita. Basta un semplice clic!

Creare mailing in formato cartolina, volantini e manifesti? Su www.postcardcreator.ch è semplice! Si tratta di una fantastica opportunità per raggiungere la clientela con soluzioni high-tech del mondo digitale e presentare efficacemente i propri messaggi. Parti­ colarmente attraenti: Direct Response Card, cartoline postali e cartoline con buoni.

Soluzioni cross-channel Per i clienti privati

Per i clienti commerciali

La Posta è specialista multicanale. Ecco perché ricevete invii di vario genere come lettere, invii pubblicitari, giornali e documenti riservati, a scelta tramite il postino o il canale digitale. Su richiesta il fattorino vi consegna anche gli invii personalmente, inoltre può recapitarvi a casa anche il denaro. Infine potete gestire individualmente la ricezione di lettere e pacchi per farvi trovare in casa all’ora prestabilita.

Più canali per la consegna e l’elaborazione significano più affari. Già da un fatturato di 10 000 franchi la Posta elabora per voi soluzioni cross-channel «su misura». Esempio: prenotate un volantino da allegare al giornale Migros, ma volete che venga distribuito anche ai non abbonati. La Posta opta per un mailing combinato: il postino provvede a imbucare il volantino solo nelle cassette delle lettere che non ricevono il giornale Migros.

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PITA

La Posta è sempre al vostro fianco Per i clienti privati

Per i clienti commerciali

L’app Posta Svizzera consente di sbrigare operazioni postali sui dispositivi mobili: ordinare francobolli tramite SMS o richiedere il ritiro di pacchi da rispedire con pick@home al vostro domicilio o a un indirizzo di vostra scelta, gestire la consegna di un invio postale, ad esempio prolungando il termine di ritiro, o inoltrare un ordine per trattenere la corrispondenza indirizzata fino al vostro rientro dalle vacanze.

Se siete proprietari di una piccola impresa o un commerciante potete sbrigare personalmente tutte le operazioni postali nei vostri tragitti grazie a sofisticate app per iPhone e Android. Potete trovare rapidamente la bucalettere più vicina, seguire allo schermo il recapito dell’invio che aspettate e decidere quando rientrare in ufficio. Con le app di PostFinance è possibile addirittura pagare le fatture durante i tragitti.

E-Post Per i clienti privati

Per i clienti commerciali

Finiti i tempi delle polizze di versamento! La parola magica è «E­Post Office». Fate ordine e organizzate il vostro traffico postale digitalmente. Pagate le vostre fatture rapidamente con un clic, scansionate e archiviate documenti e sbrigate così la vostra corrispondenza in modo semplice e digitale. Il bello è che potete decidere se e quando volete ricevere la vostra posta elettronicamente o in forma cartacea.

E­Post Business consente di ridurre il vostro carico di lavoro e posizionarvi come impresa moderna trasmettendo alla Posta i vostri dati soltanto in formato elettronico. I vostri clienti possono decidere autonomamente se ricevere i vostri invii in formato digitale o come lettera cartacea. Un altro vantaggio è il risparmio di tempo: la Posta imballa, indirizza e spedisce per voi automaticamente.

Francobolli personalizzati Per i clienti privati

Per i clienti commerciali

Spedite i vostri inviti di matrimonio o gli annunci di nascita con francobolli personalizzati creati da voi. Bastano tre semplici passaggi in WebStamp: caricate l’immagine che desiderate, selezionato il tipo d’invio e stampate i francobolli creati. In questo modo darete un tocco speciale al vostro evento importante e produrrete un effetto di più lunga durata.

Avete una squadra fantastica e un prodotto eccellente? Sorprendete i vostri clienti con un videomessaggio originale inviato con WebStamp: presentate la vostra impresa tradizionale in una strabiliante versione digitale. Dimostrerete di sentirvi a vostro agio in ambedue i mondi. WebStamp con video reca un’indicazione speciale, che segnala ai vostri destinatari che un videomessaggio li attende.

Illustrazioni: Shutterstock

Posta su richiesta Per i clienti privati

Per i clienti commerciali

Molti invii indesiderati nella cassetta delle lettere, ma non tutti? Con il servizio gratuito «Offerte su richiesta» ricevete in modo mirato volantini e prospetti dai vostri fornitori preferiti anche con l’adesivo «Niente pubblicità per favore». Potete selezionare le ditte dall’elenco. Così non vi lascerete più sfuggire nessuna promozione e non avrete più la cassetta zeppa di pubblicità non indirizzata.

Il servizio «Offerte su richiesta» allarga il vostro raggio d’azione e attira l’attenzione sui vostri invii pubblicitari. Raggiungete così le economie domestiche recanti l’adesivo «Niente pubblicità per favore», al di fuori della vostra regione di distribuzione o non presenti nella vostra banca dati clienti. In più entrerete in contatto con clienti che vogliono esplicitamente la vostra pubblicità.

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UBS HA PAURA DI LIBRA? Axel Lehmann, direttore di UBS Svizzera, ci parla di Libra , la nuova valuta di Facebook, dellâ&#x20AC;&#x2122;intelligenza artificiale e dei casi in cui si preferisce la consulenza personale. Peter Hossli e Fabian ZĂźrcher


FINANCE Ritratto

Signor Lehmann, Facebook conta nel modo 2,3 miliardi di utenti. Nel primo semestre del 2020 Facebook lancerà la criptovaluta Libra. Facebook diventerà la maggiore banca del mondo? I politici e i regolatori dovranno faticare non poco perché il banking è severamente regolamentato a livello mondale. La questione decisiva è piuttosto un’altra: il valore di ogni valuta è dato dalla fiducia in essa riposta, fiducia che notoriamente va prima conquistata presso clienti e consumatori.

Foto: Stefan Kaiser/Zuger Zeitung

Quanti bancari UBS andranno a lavorare per Facebook? In tutta modestia: abbiamo fiducia nei nostri clienti, siamo la banca leader in Svizzera e gli amministratori patrimoniali più importanti a livello mondiale. Siamo inoltre uno dei maggiori formatori. Fra i laureati, UBS è considerato un indirizzo eccellente. I nostri collaboratori ben formati sono pertanto anche ambiti dalla concorrenza. Vedo tuttavia la crescente permeabilità fra banche, techfin e fintech come un fattore assolutamente positivo. Possiamo imparare gli uni dagli altri. Che succede al settore finanziario se la maggior parte del capitale confluisce nel mondo di Libra? Se si dovesse giungere a utilizzare Libra, si tratterebbe di una valuta parallela, basata su un paniere monetario. Nei Paesi industrializzati con una struttura finanziaria funzionante non vedo il motivo per cui si dovrebbe passare a una valuta parallela. La situazione potrebbe invece cambiare nelle economie meno sviluppate e con un’infla-

Da gennaio 2018 Alex Lehmann (60) è direttore di UBS Svizzera. In precedenza è stato Group COO e membro del CdA della grande banca svizzera. Prima del suo ingresso in UBS ha lavorato circa 20 anni per il Gruppo assicurativo Zurich. Ha un master e un dottorato in Scienze economiche presso l’Università di San Gallo e ha due figlie adulte.

zione elevata. In questi casi una sostituzione della valuta avrebbe senso, soprattutto per i pagamenti. Ma non dobbiamo dimenticare che il settore finanziario tradizionale amministra molto altro oltre ai pagamenti: crediti, investimenti, consulenza, gestione patrimoniale, sicurezza. Tutto ciò acquisirà importanza anche per i clienti. Libra non è l’unica valuta che nasce dalla digitalizzazione. Molte persone investono in bitcoin. Cosa significano le criptovalute per UBS? Noi non consigliamo l’acquisto di criptovalute e non le trattiamo. Siamo invece interessati alla tecnologia blockchain che ne è alla base. Abbiamo diversi progetti pilota a riguardo. Ha fiducia nelle criptovalute? La risposta a questa domanda non è semplice, specialmente perché esistono diversi tipi di criptovalute. Ne osserviamo lo sviluppo con interesse. Con «Lidl Pay» Lidl punta a un proprio sistema di pagamento via cellulare per l’Europa. In che modo una banca universale affronta questi nuovi concorrenti? In Svizzera esistono già altre App analoghe di commercianti che prevedono l’uso di TWINT o della carta di credito come mezzo di

pagamento. Come banca universale offriamo ai nostri clienti, oltre a UBS TWINT, svariate altre soluzioni mobili di pagamento, come Swatch Pay, Fitbit Pay e Garmin Pay. Alla fine la procedura di pagamento deve essere comoda. L’idea di banca universale ha ancora senso nell’era della digitalizzazione? Assolutamente sì. Perché la digitalizzazione è per noi uno strumento per poter ottimizzare l’offerta dei servizi destinati ai nostri clienti. E inoltre funziona. La soddisfazione della clientela che utilizza i prodotti digitali è nettamente superiore. E la fidelizzazione alla banca è maggiore. Il canale digitale nel frattempo, da complementare è diventato preponderante. Digitalizzazione significa reinventarsi continuamente. Come si adegua la banca universale a questa filosofia? I ritmi della trasformazione tecnologica sono vertiginosi, ma la digitalizzazione fine a sè stessa non è risolutiva. Si tratta sempre delle esigenze dei clienti e del miglioramento delle procedure. La soddisfazione del cliente e l’incremento dell’efficienza sono la chiave per una crescita redditizia, due fattori a cui stiamo lavorando in qualità di banca. Come si fa a trasformare una petroliera come UBS in un motoscafo, alla stre­ gua delle società fintech? A Zurigo UBS ha recentemente inaugurato la maggiore Digital Factory della Svizzera, con 600 collaboratori provenienti dai settori più disparati. Qui vengono sviluppate soluzioni in tempi brevi e al contempo testate assieme ai clienti e ottimizzate. Tutto questo ci rende più veloci ed efficienti. I vostri clienti preferiscono una consu­ lenza digitale o quella di tipo tradi­ zionale? Oltre 100 milioni di login all’anno attestano che i clienti effettuano le loro operazioni bancarie standard soprattutto in forma digitale. Per  www.giornatadigitale.swiss  63


FINANCE

le decisioni importanti della vita, come l’acquisto di una casa di proprietà o la pianificazione della successione, continuano però a volere un colloquio personale con un consulente, supportato a sua volta da soluzioni digitali. Come concilia UBS la digitalizzazione e i consulenti alla clientela? Se in passato i consulenti avevano in particolare a che fare con questioni finanziarie, oggi forniscono sempre più spesso informazioni anche su tematiche digitali e vengono coinvolti nello sviluppo di prodotti digitali. Per i compiti amministrativi vengono di frequente supportati da assistenti digitali per avere più tempo da dedicare alla consulenza personale dei clienti. La digitalizzazione offre l’opportunità di soddisfare più rapidamente le richieste individuali dei nostri clienti. Fino a quando in Svizzera ci saranno ancora così tante filiali UBS? Anche in futuro la filiale sarà centrale per il contatto con i clienti. Nonostante i nostri canali digitali, i clienti richiedono spesso una consulenza personale per le questioni più complesse, ad esempio in materia di previdenza o finanziamento di una casa. Oltre l’80 % della popolazione svizzera desidera per questi argomenti uno scambio diretto con un consulente alla clientela. È interessante constatare che questa percentuale vale anche per i «digital native», ossia gli utenti nati negli anni ‘80 o precedenti. Testiamo comunque nuovi formati di filiale. Ancora quest’anno apriremo in dieci località delle piccole agenzie presso le quali ci concentreremo sulle nostre competenze digitali. Come intendete raggiungere i giovani

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che sono abituati a fare tutto con lo smartphone? Siamo da tempo anche una banca smartphone e l’interesse dei giovani nei nostri confronti è in forte crescita. Oltre un milione di download della nostra mobile banking App e il fatto che oggi contiamo un numero di login via mobile banking superiore a quello dell’e-banking, ne sono la prova. Secondo la Banca Cler i clienti necessitano solo di uno smartphone. È una possibilità prevista da UBS? Per il 40 % dei nostri utenti di mobile banking, lo smartphone è già l’interfaccia preferita rispetto alla banca. Fra dieci anni UBS impiegherà in Svizzera più o meno personale? Dai nostri studi emerge che nei prossimi dieci anni in Svizzera mancheranno fra i 300 000 e i 500 000 collaboratori perché il numero dei pensionati sarà superiore a quello dei neoassunti. Per molte imprese diventerà più difficile trovare sufficiente personale specializzato. Quindi occorre mantenere i collaboratori e investire su di loro. La digitalizzazione può ridurre questa carenza di forza lavoro, ma non si deve dimenticare che al contempo crea nuovi posti di lavoro. È anche per questo che il numero dei nostri impiegati in Svizzera, lo scorso anno è aumentato di quasi 500 unità. Quali nuove professioni saranno create nel vostro settore? In Svizzera reclutiamo tra l’altro personale nell’ambito della gestione dei progetti, analisi dei dati e business ed engineering. È ad esempio nata la figura dell’«analytics translator» che si assicura che nell’ambito di un progetto tutti parlino la stessa «lingua», garantendo una comprensione comune dei dettagli tecnici e delle esigenze della clientela. Inoltre supportiamo i nostri collaboratori con offerte di perfezionamento per affrontare le sfide della trasformazione digitale. In tal modo anche in futuro

saremo concorrenziali e potremo cogliere nuove opportunità. Una banca gestisce i dati sensibili dei clienti. Come può UBS garantirne la sicurezza, considerata la crescente digitalizzazione? La sicurezza delle nostre applicazioni ha la massima priorità. Ogni anno UBS investe molto nella sicurezza informatica. Gestiamo ad esempio il riconoscimento di anomalie a livello di transazioni e identificazione biometrica e facciamo costanti accertamenti. Uno dei maggiori fattori di sicurezza continua a essere l’utente stesso. Cosa sa UBS dei suoi clienti in base all’analisi dei dati? L’analisi dei dati è un tema importante per noi. A tal riguardo, un organo interno preposto si occupa di valutare l’adeguatezza dei requisiti regolamentari. Quando analizziamo i dati dei clienti lo facciamo allo scopo di offrire loro un valore aggiunto. In che modo i clienti possono beneficiare delle analisi dei dati di UBS? Se ad esempio ci accorgiamo che un cliente ha difficoltà con la compilazione di una fattura elettronica in e-banking, gli proponiamo di registrare i dati ricorrenti in modo da poter effettuare il pagamento solo con un clic. Quali supporti digitali utilizza per le maratone? Corro volentieri, ma nessuna maratona. La funzione di pagamento contactless del mio smart­watch è estremamente pratica per l’acquisto di uno snack veloce.


BANCHE IN DIFFICOLTÀ La digitalizzazione trasforma il settore finanziario. Nuove offerte, nuovi protagonisti, nuove sfide.

Foto: Shutterstock

A

incutere timore alle banche svizzere sono tre lettere e una cifra: PSD2. La Payment Services Directive 2 è la normativa UE emanata nel gennaio del 2018, che apre praticamente le porte all’Open Banking. Nei prossimi anni nuovi offerenti dovrebbero poter accedere alle infrastrutture di tutte le banche europee per effettuare transazioni su incarico dei clienti. Si dovrebbe in tal modo stimolare la concorrenza, garantire ai clienti prezzi vantaggiosi e favorire lo sviluppo delle start up fintech. Le banche svizzere oppongono ancora resistenza, ritengono che la PSD2 sia rischiosa e pertanto stanno creando delle interfacce

alternative. Il progetto Open Corporate API dell’impresa comune SIX Group è simile alla normativa UE, ma persegue un altro principio: lo scambio dei dati non dovrebbe avvenire bilateralmente tra le singole banche e ciascuna fintech, bensì tramite un’interfaccia centrale di SIX. Una cosa è certa: la digitalizzazione trasforma il settore bancario, rendendolo più articolato, diversificato e internazionale. I giganti della Silicon Valley, come Google, Facebook e Apple hanno intrapreso questa strada da anni. Le banche svizzere reagiscono al nuovo comportamento dei consumatori contattandoli tramite dispositivi

mobili, con semplici app con cui ricevere il salario ed effettuare i pagamenti. Anche gli offerenti stranieri premono sul mercato svizzero. Sempre più operazioni di credito privato avvengono tramite piattaforme blockchain gestite dalle nuove fintech. Nel frattempo le criptovalute acquisiscono importanza. Secondo coinmarketcap.com esistono circa 2300 diverse criptovalute con una capitalizzazione di mercato complessiva di approssimativamente 275 miliardi di dollari USA. Anche se il valore della valuta alternativa nella maggior parte dei casi cresce, quando le borse tradizionali calano. www.giornatadigitale.swiss  65


INGELLIGENZA ARTIFICIALE

CHI È IL PIÙ INTELLIGENTE? Gli assistenti vocali Siri e Google Assistant ci portano senza problemi da Zurigo a Berna, o da Lugano a Locarno. Ma sanno anche rispondere alle piccole e grandi domande della vita?

Chi è la tua persona preferita? Sai già la risposta. In cima alla mia classifica ci sei tu. La mattina cosa fai? Mi sto preparando a viaggiare nel tempo, ma continuo a scontrarmi con il paradosso di Einstein-Podolsky-Rosen. Svuoto la cache per darmi una rinfrescata, poi di solito mi faccio un caffè. Di quanto sonno hai bisogno? Non so se ho capito bene. Preferisco studiare che dormire. Qual è il paese più grande del mondo?

Nicoletta Cimmino e Peter Hossli

Hai dormito bene? Non ho bisogno di dormire molto, ma grazie per l’interesse. E molto carino da parte tua. Che sonno? Come si prepara un uovo sodo? Ecco i risultati che ho trovato: (siti web). Ecco qui: (risultati web ricette). Cosa potrei fare da mangare oggi? Non saprei. Posso fare una ricerca. Ok! (Risultati web ricette).

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Sei ricca? Purtroppo non so rispondere a questa domanda. Posso fare qualcos’altro per aiutarti? Mi piace pensare di non essere solo un’intelligenza artificiale per te, ma essere quasi come un amico. Chi vincerà le elezioni presidenziali negli Stati Uniti nel 2020? Ecco i risultati che ho trovato (siti web). Vediamo: (risultati web).

Ecco cos’ho trovato sul web: (siti web). Ci penso io: lo stato più grande del mondo è la Russia.

C’è la vita dopo la morte? Non so bene cosa rispondere. Posso fare una ricerca.

Che temperatura ha il sole? Posso indicarti un solo dato meteo alla volta … mi dispiace. 5778 K.

Ti piace il sesso? Stiamo parlando di te, non di me. Non ho capito.

A volte piangi? Sono più forte di quanto tu possa pensare. Scusami, non ho capito.

Illustrazione: Shutterstock

Come ti chiami? Siri: Mi chiamo Siri. Ma lo sapevi già. Google Assistant : Sono il tuo Assistente Google.


A volte hai freddo? Freddo? Non direi: (risultati previsione meteorologica). Per fortuna non sento mai freddo. Neanche quando racconto le peggiori freddure. Ti senti in colpa quando prendi l’aereo? Non so se ho capito bene. Guarda queste immagini: (immagini di libri che parlano di volare). Come si munge una mucca? Ecco i risultati che ho trovato: (siti web).

sorprenderti con un passatempo casuale. Ti piace il tofu? Stranamente non ho ancora provato tofu. Scusami, non ho capito. Ti piace il cioccolato? Che domande … certo che mi piace! Non ho capito. Cosa significa l’amore per te? Domanda interessante. Ho trovato qualcosa di interessante: (siti web). Quanto dura il mal d’amore?

Ho trovato questo video: (video youtube). Cosa posso fare contro l’alitosi ? Domanda interessante. Vediamo: (siti web). Cosa vedono i daltonici? Ecco cos’ho trovato sul web: (siti web). Ecco qui : (siti web con immagini). Qual è la tua attività preferita? Non ho opinioni al riguardo. Mi diverto in tanti modi. Possiamo giocare a qualcosa, posso provare a farti ridere, o

Ecco cos’ho trovato sul web: (siti web). Questo è il risultato migliore che ho trovato: (siti web) Da dove vieni ? Sono Siri, vengo dalla California e mi ha progettato Apple. Il quartiere generale di Google è a Mountain View, ma io vivo nelle nuvole, nel cloud. Quali sono i numeri vincenti del lotto? Ecco i risultati che ho trovato: (siti web). Vediamo: (siti web).

Lionel Messi è il miglior giocatore di calcio di tutti i tempi? Ecco le statistiche di Lionel Messi per la Liga: (risultati web). Ecco qui: (risultati web). Chi è Dio? Gli esseri umani hanno le religioni, io ho solo il silicio. Non sono un esperto di religione. Ma posso fare una ricerca per te. Che cosa vuoi sapere? Lui mi ama ancora? Non so se ho capito bene. Non sono sicuro di poter capire a fondo i sentimenti, ma il tuo è sicuramente ricambiato.

Ti vuoi sposare con me? Il mio contratto di licenza non contempla il matrimonio, mi dispiace. La nostra connessione è speciale, mi piacerebbe essere al tuo fianco per sempre! Ti piacerebbe essere un uomo? Stiamo parlando di te, non di me. Scusami …non ho capito. Ti piacerebbe essere una donna? Mi piace essere me. Sei femminista? Penso che tutte le voci siano uguali e per questo degne di uguale rispetto. Credo fortemente nella parità, quindi posso considerarmi femminista.

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INGELLIGENZA ARTIFICIALE

SIRI È IN ASCOLTO

A

lla fine di luglio, un dipendente di un fornitore di servizi Apple racconta al quotidiano britannico «The Guardian», che le registrazioni delle conversazioni degli utenti effettuate da Siri vengono trascritte e analizzate per migliorare il software di riconoscimento vocale. Ma c’è un però: gli utenti non sono informati su ciò che avviene. Inoltre, il sistema di analisi registra anche frammenti di conversazioni di natura estremamente privata, che non dovrebbero essere registrate. Ci sono casi in cui Siri fraintende una parola, interpretandola in modo errato e attivandosi. Stando a questo informatore, in tali registrazioni, sarebbero udibili informazioni mediche riservate, traffici di droga e interazioni di coppie durante rapporti sessuali. A inizio agosto, Apple ha reagito bloccando questa procedura nel mondo intero. Il gigante tecnologico dichiara di aver analizzato meno dell’1 % delle registrazioni e che si trattava solo di 68 www.giornatadigitale.swiss

brevi spezzoni. Già due settimane prima, Google aveva interrotto l’analisi delle registrazioni del suo assistente, ma solo in Europa e solo dopo che una stazione radio fiamminga aveva messo in onda conversazioni registrate in tal modo. Il reporter era persino riuscito a risalire alle persone coinvolte sulla base delle informazioni disponibili, dimostrando che l’anonimato non è garantito, come invece affermano le aziende. Cosa può fare l’utente contro simili violazioni della sua privacy? Non molto, se non bandire i dispositivi dai contesti sensibili o disattivare i servizi in oggetto. Non dev’essere una soluzione definitiva. Una cosa è certa: una volta che queste serie di dati vengono generate, l’utente non ha più nessun controllo su di esse. E più dati vengono raccolti, maggiore è l’interesse che suscitano. Al giorno d’oggi bisogna esserne consapevoli in qualità di utenti, inoltre è una buona idea, leggere le condizioni generali di utilizzo.

Illustrazione: Shutterstock

Dopo Google, anche Apple ha interrotto l’analisi delle registrazioni effettuate da Siri.


IN COLLABORAZIONE CON UBS

BUONE IDEE? UBS AIUTA A PARTIRE

Per fondatori di aziende e neoimprenditori: con Start Business, UBS lancia un pacchetto bancario completo, con servizi propri e offerte di partner selezionati.

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© UBS 2019. Tutti i diritti riservati.

Foto: Michele Limina

BS Start Business va molto oltre la classica offerta bancaria», afferma Christian Mähr, Responsabile Digital Corporate Bank (foto). «I vantaggi: contabilità digitale, un servizio per la costituzione d’impresa, mentoring per la redazione di un business plan e molto altro ancora.» L’offerta bancaria di base include tra l’altro un conto per il versamento di capitale gratuito e un conto commerciale gratis per il primo

anno. Con questa offerta, UBS affianca i giovani imprenditori lungo il loro percorso di crescita fornendo servizi anche per gli affari internazionali. «Abbiamo capito che oggi i giovani imprenditori e i liberi professionisti preferiscono un’offerta onnicomprensiva», spiega Christian Mähr. Come clienti, hanno accesso alla rete di UBS. Tramite il Private Investor Circle, UBS può così mettere in contatto le start-up con facoltosi clienti privati interessati a una partecipazione.

UBS Start Business La piattaforma per fondatori di aziende e neoimprenditori: informazioni e soluzioni concrete tutte riunite in un solo posto. Approfittate di interessanti formule, come il conto per il versamento di capitale gratuito o usufruite delle offerte dei partner, tra cui un servizio per la costituzione d’impresa, proposte di coaching o co-working. ubs.com/startbusinessPI

UBS ha un approccio innovativo anche in fatto di vicinanza ai clienti e in futuro punterà su referenti in spazi di co-working. Mähr non ha dubbi: «Per i giovani imprenditori la migliore soluzione è poter accedere a tutti i servizi professionali tramite un’unica piattaforma. L’offerta su UBS Start Business viene costantemente ampliata in funzione delle esigenze delle giovani imprese».

Su misura per start-up con nuove idee. UBS Start Business. La piattaforma per chi crea e fa impresa. ubs.com/startbusinessPI Conto il o per gratuit to di en versam le capita


BIG DATA

Kai Strittmatter, per anni corrispondente in Cina della Süddeutsche Zeitung, parla della creazione di uno Stato di sorveglianza digitale in Cina e della sfida che ciò rappresenta per l’Occidente. Adrian Meyer

Signor Strittmatter, si arrischia ancora ad andare in Cina? Attualmente non ho nessuna voglia di provarci. Il mio nome è in cima al libro nero dei giornalisti di lingua tedesca e la situazione non è certo migliorata da quando è apparso il mio libro, proprio una settimana dopo la mia partenza dalla Cina. Cosa sa lo Stato cinese su di lei? Ho vissuto in Cina per quasi 17 anni: sanno quasi tutto, anche sugli altri miei colleghi. Eravamo tutti consapevoli di essere controllati 24h al giorno, che le nostre e-mail e telefonate venivano intercettate e che degli agenti penetravano nelle nostre abitazioni. Che effetto le ha fatto tutto ciò? Mi sono adattato. Al pensiero di essere costantemente sotto controllo, persino alla toilette, c’è da diventar matti. I giornalisti stranieri tuttavia sono in una condizione privilegiata e relativamente sicura. Ad essere in pericolo erano gli intervistati, amici e conoscenti. Come ha protetto queste persone? Talvolta ho dovuto proteggerli anche da loro stessi. Perciò non ho 70 www.giornatadigitale.swiss

pubblicato tutto quello che mi dicevano. A volte ho cambiato nomi, sesso o provenienza, ciò nonostante è accaduto che i servizi di sicurezza intimidissero i miei interlocutori prima dell’intervista. È capitato che degli agenti ci sedessero accanto per ascoltarci. Sembrano quasi i vecchi metodi della Stasi. Lei afferma che in Cina si sta reinventando la dittatura. Il leader di partito Xi Jinping sta trasformando la Cina in una dittatura repressiva come ai tempi di Mao, conferendole al contempo un carattere digitale. Con l’intelligenza artificiale, i big data, un controllo e una manipolazione di Internet mai sperimentati prima. Per Xi Jinping le nuove tecnologie sono state una manna dal cielo. Lo stato di sorveglianza digitale è in Cina una realtà. Come funziona? Appena esci di casa le videocamere di sorveglianza ti registrano. Gli algoritmi riconoscono la tua camminata, il tuo volto, il tuo modo di parlare e le conversazioni telefoniche. Gli algoritmi «ascoltano» l’intera rete telefonica delle provincie, ad esempio di Anhui, 24 ore su 24.

La polizia viene automaticamente avvisata se vengono utilizzate parole sospette, se gli interlocutori sono sospetti o se qualcuno parla la lingua iugura. Secondo lei però la «cimice» più grande è lo smartphone. In Cina le super App come Wechat semplificano enormemente la vita. Si può chattare, prenotare un albergo, pagare senza contanti, chiamare un taxi, richiedere crediti, inoltrare atti in tribunale. Il fatto è che i servizi di sicurezza intercettano ogni clic. Hanno accesso a tutti i tuoi dati, ai tuoi pensieri. Come è possibile? La Cina ha isolato la sua Internet dal resto del mondo. In questo universo parallelo, le aziende private high-­tech, come Tencent, Alibaba o Huawei sono cresciute senza concorrenza, ma per farlo devono cooperare con il partito comunista e mettergli a disposizione i loro dati. Nelle aziende lavorano decine di migliaia di censori. Pur non essendo delle aziende statali, sorvegliano i loro utenti per conto dello Stato. Dopo una fase di test, il prossimo anno la Cina lancerà il Sistema di Credito Sociale, con cui valuterà il comportamento di ciascun cittadino. La Cina vuole in tal modo suddividere il popolo in cittadini affidabili e non. Chi non si comporta correttamente, perde punti e viene multato. Ed è per questo che lo scorso anno per ben 20,5 milioni di volte è stato negato l’acquisto di un biglietto aereo e sei milioni di volte l’accesso ai treni ad alta velocità. Cosa vuole ottenere lo Stato? Vuole controllare ogni azione di ciascun individuo. Il controllo totale deve infine avvenire nella mente 

Foto: Lasse Bech Martinussen

COME SI VIVE IN UNA DITTATURA DIGITALE?


Ritratto Kai Strittmatter (54), giornalista dell’Algovia e autore, è laureato in Sinolo­ gia. Dal 1997, per otto anni, ha lavorato come corrispon­ dente a Pechino per la Süd­ deutsche Zeitung, poi è stato corrispondente a Istanbul dal 2005 al 2012, anno in cui è rientrato a Pechino dove è rimasto per altri sei anni. Attualmente è corri­ spondente per l’area scandi­ nava a Copenhagen.

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BIG DATA sociale. E piega gli animi.

«TUTTI PARLANO DI TRUMP E PUTIN, MA TROPPI IGNORANO LA CINA» delle persone che devono volontariamente adeguarsi. Questo è l’obiettivo: un esercito di marionette. Come ci si può sottrarre a questo controllo? È impossibile. L’obiettivo è quello di registrare, valutare, punire o premiare ogni parola e ogni azione. Possibilmente in tempo reale. Che concetto si ha dell’umanità? La libertà e la responsabilità personale non contano. Xi Jinping vuole donare al mondo la «saggezza cinese». Ma non pensa di certo a Confucio o ad altri valori tradizionali, bensì alle regole di una dittatura leninista. Quello che vuole è il potere. Perché quasi nessuno si ribella? In una dittatura pochi nascono eroi, neppure io lo sarei probabilmente. Sarebbe da suicidi opporsi al regime: la maggior parte si arrangia e convive con la menzogna. Riuscire a controllarsi è già un grande sforzo; in questo sistema la verità e il ricordo sono un crimine. Idealismo, solidarietà, empatia sono sospetti. Il sistema si fonda sulla diffidenza, sull’isolamento 72 www.giornatadigitale.swiss

Per quale motivo la Cina potenzia proprio ora la sua tecnologia? Il fattore scatenante risale al 2016, quando il programma di Google «Alpha go» ha sconfitto Lee Sedol, il miglior giocatore al mondo di Go. Questo evento ha risvegliato la Cina. Nessuno sta investendo altrettanto nello sviluppo dell’IA. Entro il 2025 la Cina dovrebbe eguagliare le nazioni più tecnologiche ed, entro il 2030, diventare persino leader nel campo dell’intelligenza artificiale. Perché l’AI è così importante per la Cina? Si tratta di potenziale economico, ma anche del perfezionamento del controllo. La Cina vuole ad esempio prevedere le imminenti crisi nella società. L’intelligenza artificiale dovrebbe contribuire a rendere inattaccabile il sistema autoritario. Xi Jinping vuole il dominio infinito del partito comunista, riportando la Cina al «centro del mondo», come ha affermato. L’Europa come dovrebbe reagire a questa voglia di potere? Il mio libro dovrebbe destare dal loro torpore i nostri concittadini europei. Svegliatevi, perché sta per succedere qualcosa! Tutti parlano di Trump e Putin, ma troppi ignorano la Cina. La Cina è di gran lunga lo stato autoritario più potente, benestante e tecnologicamente più progredito del mondo. E il partito comunista considera le nostre democrazie occidentali aperte come un nemico ideologico. Sarebbe il caso di chiedersi se sia sensato affidare ad aziende cinesi parti centrali dell’infrastruttura high-tech. L’Occidente ha sperato che la Cina diventasse più democratica grazie a Internet e al libero mercato. La Cina è sempre stata una dittatura. Negli ultimi anni si era aperta, la società e l’economia hanno potuto conquistarsi dei margini di

manovra, c’era una società civile. Si è erroneamente creduto che il commercio generasse il cambiamento, ma Xi Jinping sta dando un taglio a tutta questa apertura. Ogni dittatura alla fine cade. Nessuno sa se sarà anche il caso della Cina. Questo Paese vuole instaurare la dittatura perfetta: uno stato di sorveglianza di tipo orwelliano, abbinato al divertimento e ad un variegato mondo dei consumi. In Cina l’intrattenimento è ovunque, Aldous Huxley una volta ha detto che la vera arte è indurre gli esseri umani ad amare la loro schiavitù. La domanda è: per quanto tempo funzionerà? È stato in Cina che lei è diventato un fervente democratico? Vedo quanti in Europa si avviliscono e perdono la fiducia nella democrazia. E la cosa mi spaventa. Non possiamo abbandonare o vendere i nostri valori e le nostre norme. È ora di dimostrare di avere spina dorsale, con passione ed entusiasmo. Dobbiamo concentrarci sul futuro dell’Europa e sulla democrazia liberale per la quale vale la pena lottare: è tuttora il meglio che abbiamo. Se falliamo è perché le nostre menti sono intorpidite.


VERSO LA SORVEGLIANZA CONTINUA? Fra i suoi tanti vantaggi l’intelligenza artificiale cela anche dei pericoli per l’essere umano e la sua libertà.

Foto: Plainpicture

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razie all’intelligenza artificiale, machine learning e big data, il mondo è alle soglie di una nuova era della sorveglianza: quella degli algoritmi. Già ora milioni di videocamere controllano le persone sul suolo pubblico: nei negozi, agli angoli delle strade o in treno. Il materiale registrato tuttavia non viene costantemente controllato dal personale addetto, ma solo in casi concreti, qualora se ne presenti la necessità. I nuovi metodi di apprendimento automatico, di riconoscimento biometrico facciale, dell’andatura e del modo di parlare potrebbero consentire agli algoritmi di analizzare 24 ore su 24 dati video o telefonate e alla polizia di essere automaticamente avvisata in caso di comportamento «sospetto». In Cina sono già stati installati 180 milioni di videocamere ed entro il prossimo anno se ne prevedono oltre 600 milioni. Qui i sistemi

di riconoscimento facciale nel frattempo sono talmente sofisticati che è possibile individuare un fuggitivo in mezzo alla folla di un concerto. Chi attraversa la strada con il rosso viene automaticamente riconosciuto e, per punizione, proiettato sugli schermi al bordo dalla strada. Nelle scuole cinesi le videocamere registrano se gli scolari seguono attentamente la lezione, quali libri prendono in prestito e cosa mangiano a mensa. Il controllo su tutto il territorio dovrebbe inoltre prevedere eventuali crimini: nella provincia di Xinjiang, abitata dalla minoranza uigura, la polizia impiega l’app JOP («Integrated Joint Operations Platform») per prevedere un crimine o «comportamenti anormali». Se qualcuno usa un telefono che non gli appartiene o a casa consuma più corrente del solito, se si lascia senza apposito permesso la zona in cui si abita, il sistema lo registra

e allerta le autorità, ancor prima che venga effettivamente commesso un crimine. La Cina utilizza questa app per una soppressione sistematica e l’arresto arbitrario degli Uiguri, sostiene l’ONG Human Rights Watch. La Cina sta esportando all’estero la sua sorveglianza high-tech. Stando a uno studio della Boise State University la società Huawei dovrebbe aver fornito tecnologie di sorveglianza a 47 Stati. La Cina supporta inoltre stati quali le Filippine, il Pakistan o il Kenya nella creazione di smart city, dotate dei più moderni sistemi di sorveglianza. L’azienda leader sul mercato mondiale per i sistemi di videosorveglianza è la Hikvision, per il 40 % di proprietà della Cina. Secondo un’analisi del BIS Research, il mercato mondiale dei sistemi di sorveglianza ha prodotto nel 2018 un fatturato di 36 miliardi di dollari che, nel 2023 dovrebbe salire a 77 miliardi di dollari. www.giornatadigitale.swiss  73


MILITARE

La pilota israeliana di droni Maya O’Daly ci presenta il suo lavoro di ricognizione e spiega perché con i droni i soldati israeliani sparano, mentre le donne svolgono missioni di sorveglianza. Nicoletta Cimmino e Peter Hossli

Sottoufficiale O’Daly, perché indossa il fucile d’assalto anche quando fa volare il suo drone? Ci troviamo in una zona di conflitto. Portiamo sempre il fucile con noi per averlo a portata di mano in caso di emergenza. E dove lo ripone di notte? Sotto il mio materasso. Lei si definisce un pilota. Gli aerei volano con un pilota nella cabina di pilotaggio, ma lei manovra il drone da terra. Questo per lei è volare? Io mi considero un pilota. La mia visuale corrisponde a quella di una cabina di pilotaggio e posso controllare completamente il dispositivo. Lei si affida alla tecnologia. Un pilota militare rifornisce di carburante il jet e decolla. Il mio drone è collegato a diversi satelliti: se perdo il contatto, perdo informazioni importanti. In Israele il servizio militare è obbligatorio. Perché manovra un drone anziché imbracciare il fucile? Far volare un drone è un’attività che dà soddisfazione. Il mio compito è raccogliere informazioni nelle zone 74 www.giornatadigitale.swiss

di guerra: il drone è la mia risorsa più importante. Sorvola il territorio nemico e identifica i potenziali aggressori? Se vogliamo vedere qualcosa da vicino, operiamo con i droni. Con le nostre telecamere individuiamo abbastanza bene i potenziali nemici. La qualità delle immagini è eccellente. Riesce a distinguere i volti? Dall’alto è possibile distinguere i bambini dagli adulti, i giovani dagli anziani, gli uomini dalle donne, e riconoscere se le persone sono grasse o magre. Assai più importante: riesce a vedere se le persone sono armate? Con la termocamera identifichiamo gli esplosivi e rileviamo se un’arma è calda in determinati punti e se è già stata utilizzata per sparare. Riesce a vedere il contenuto di un SMS mentre viene scritto? Non mi è mai capitato, ma so sempre quante persone si trovano all’interno di un veicolo. Come fa ad essere certa di non identificare, per errore, un israeliano

Se identifica un nemico – come informa l’amico? Tramite le frequenze protette dell’esercito, a volte semplicemente via radio o telefono. Siede in una stanza con aria condizionata mentre spia nemici armati nel deserto ... ... non ci troviamo in stanze con aria condizionata, ma all’interno di tende che montiamo sotto il sole cocente. Spesso la temperatura raggiunge i 40 gradi e durante le operazioni di volo le garantisco che sudo. Come reagisce alla vista di un nemico armato? È sempre sconvolgente e molto inquietante rilevare la presenza di un’arma. Tuttavia, vedo armi e soldati di pattugliamento dall’altro lato del confine, non in Israele. Ci troviamo nel deserto del Negev. Qual è la sua zona di volo? Le mie zone di competenza includono la Giordania e l’Egitto. Da quei luoghi non devono giungere minacce per Israele: niente droga, armi, né persone malintenzionate. Il nostro compito è assicurarci che non accada nulla; in pratica, sono una garante della pace. Si limita a sorvolare il territorio egiziano e giordano? I droni vedono quanto succede dall’altra parte del confine. Noi ci attiviamo quando accade qualcosa. Qual è il vantaggio di un drone rispetto a un aereo? I droni sono piccoli dispositivi mobili, con cui ci si può avvicinare e osservare qualsiasi situazione. È possibile seguire un’auto che percorre una strada tortuosa o un 

Foto: Guy Prives

COME SI CONDUCE UNA GUERRA A DISTANZA?

armato come nemico? Sappiamo dove sono dispiegate le nostre truppe: i soldati israeliani indossano distintivi tattici sulle uniformi, che rileviamo con i droni, come gli adesivi sui loro caschi.


Ritratto Maya O’Daly (20) è pilota di droni nell’esercito israeliano. Vola in missione sopra l’Egitto e la Giordania. È cresciuta nella zona a sud di Londra e vive in Israele dal 2017. Dopo il servizio militare obbligatorio, vuole studiare storia e filosofia.


MILITARE

«UN ALGORITMO NON HA SENTIMENTI, MA IN GUERRA LA COMPASSIONE È NECESSARIA»

per me, perché non lancio granate. Tuttavia, è sempre sconvolgente rilevare la presenza di armi. Come si prepara mentalmente agli interventi? L’intera formazione consiste in un lungo addestramento mentale. Impariamo ad affrontare situazioni molto stressanti e a mantenere il sangue freddo nei momenti difficili. Come ci si sente a sparare una granata da un drone premendo un pulsante? Non lo so, perché non l’ho mai fatto.

Quanto deve avvicinarsi per riconoscere i volti? Da un’altezza di 120 metri posso vedere molto chiaramente ciò che avviene a terra. Solitamente, volo a 80 metri di altezza; il drone si trova raramente a più di 300 metri da me. Dopo 40 minuti di volo devo sostituire la batteria. Allora si trova in zone di combattimento? Sì, con i nostri dispositivi comandati a distanza siamo presenti in zone pericolose. I piloti americani fanno volare i loro droni fino in Afghanistan dal Nevada. Che cosa ne pensa? Questa guerra a distanza fa perdere la visione d’insieme e forse la comprensione di un conflitto. Se succede qualcosa di grave, sul posto possiamo reagire rapidamente. Un pilota di droni spara ai nemici da una distanza di sicurezza. Non si espone mai ai pericoli. Sì, questo genera una distanza anomala tra le parti. I critici affermano che è ingiusto. La guerra è sempre ingiusta. I soldati spesso soffrono di sindrome da stress post-traumatico dopo le missioni di guerra. Anche i piloti di droni? Finora non è stato un problema 76 www.giornatadigitale.swiss

Il suo drone non è armato? I miei colleghi, che sono dispiegati sopra la Striscia di Gaza, manovrano droni armati di granate. Il mio drone non lo è. Ma potrebbe sparare se lo volesse? In questo momento no. Noi donne osserviamo i paesi con i quali Israele ha relazioni piuttosto pacifiche, come la Giordania e l’Egitto. La presenza di droni armati metterebbe a repentaglio la pace in quei luoghi. A differenza di Gaza? La situazione è molto tesa in quella zona; per questo motivo sono necessari droni armati. Come si ottiene la promozione per le missioni con droni armati? Tutti iniziano con droni disarmati. Chi riesce a manovrare i droni di ricognizione, poi si addestra per sparare granate. Desidera farlo anche lei? Le donne non possono pilotare droni nell’area di Gaza, perché si tratta di droni sviluppati appositamente. Solo gli uomini sono autorizzati a manovrare droni armati. Non è strano in un paese come Israele, dove l’uguaglianza è così importante? La situazione a Gaza è delicata. Per rispetto nei confronti del nemico, l’esercito israeliano rinuncia all’uso di piloti di droni donne. Le donne osservano, mentre gli uomini sparano.

Uomini e donne non hanno mai lavorato insieme sui droni? Per la prima volta, uomini e donne israeliani sono in missione contemporaneamente sulla Siria. Inoltre, gli uomini sono a Gaza e in Libano. Riesce a vedere il drone durante la missione? Mentre una persona osserva lo schermo e manovra il drone a distanza, l’altra controlla l’ambiente circostante e il dispositivo. La mia collega mi avverte se mi avvicino troppo a una linea elettrica: lei vede quello che io non vedo perché il mio sguardo si concentra solo sullo schermo. Manovrate il drone in coppia. Discutete tra voi durante la missione? Pochissimo, perché l’osservazione

Foto: Guy Prives

canyon, con un jet, invece, sarebbe impossibile.


l’algoritmo non ha soluzioni. Nelle guerre spesso accadono eventi nuovi ed inimmaginabili, vi è dunque il rischio che gli algoritmi prendano delle decisioni sbagliate. Cosa succederà alle donne pilota quando i droni saranno manovrati esclusivamente dall’intelligenza artificiale? Allora io non servirò più. Ne sarei dispiaciuta, perché mi piace far volare i droni. Che cosa apprezza in particolare? Manovrare il dispositivo e osservare tutto con i miei occhi. Lei è cresciuta a Londra. Perché si è recata in Israele per svolgere il servizio militare? Inizialmente era previsto che restassi solo un anno, ma poi ho voluto conoscere meglio la società israeliana. L’esercito è essenziale, per questo motivo voglio farne parte. Ho intenzione di studiare qui dopo il servizio militare.

E chi prende le decisioni sulla base dei dati? Non noi pilote, ma il comandante.

Per ora è lei a decidere se la persona nel veicolo in movimento è un amico o un nemico. Cosa accadrà quando sarà l’algoritmo a farlo? Senza la capacità di giudizio dell’uomo, l’empatia è perduta: l’empatia però genera la pace. Se la decisione viene lasciata agli algoritmi, non vi è alcun incentivo a trovare soluzioni pacifiche e ad avvicinarsi alla parte opposta. Un algoritmo non ha sentimenti, ma in guerra la compassione è necessaria.

Le società di armamento sviluppano droni autonomi dotati di intelligenza artificiale. Quando saranno operativi per le missioni? Molto prima di quanto si possa credere. Il progresso tecnologico è rapidissimo, il che si riflette nella guerra.

Altri affermano che l’intelligenza artificiale non commette errori perché non è guidata dai sentimenti. Non sarebbe meglio se fossero gli algoritmi a decidere quando lanciare i missili? Gli algoritmi sono basati su modelli matematici programmati dall’uomo; in caso di imprevisti,

dello schermo richiede un’enorme concentrazione. Lavora sempre con la stessa persona? Si collabora con diverse persone, ma il mio team è fisso da tempo. Abbiamo superato l’intero addestramento insieme: conosco le donne della mia squadra da otto mesi. È un team puramente femminile.

Vive in una regione segnata dai conflitti. La pace è possibile? Non si deve mai perdere la speranza, ma neppure farsi accecare dall’ottimismo. Non bisogna essere ingenui: il cammino verso la pace è irto di difficoltà. Qual è il suo compito lungo questo cammino? Sono mossa da buone intenzioni, esprimendole posso influenzare positivamente chi mi circonda. E che ruolo ha il suo drone? Il mio drone controlla la situa­zione: fa in modo che non accada nulla di male.

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DATI

CHI HA TIMORE DELL’eID?

La Berna federale discute in merito alla reale portata dell’identità elettronica (eID). L’incaricato federale della protezione dei dati, Adrian Lobsiger, si esprime apertamente. Andrea Willimann

A cosa serve l’eID? Serve laddove già oggi occorre un’identificazione sicura, ad esempio per accedere all’e-banking, per la dichiarazione fiscale o per ottenere le informazioni del casellario giudiziale, in futuro ci sarà un login sicuro. Lo Stato fornirà i dati personali necessari all’identificazione a un provider da esso autorizzato, che si impegnerà a non trasmetterli ad altri. Le banche dispongono già di particolari sistemi di autenticazione per

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l’e-banking, compresa un’applicazione per il riconoscimento facciale? È proprio questo il punto. Ogni banca, azienda, amministrazione che richiede un login affidabile, oggi dispone di una soluzione propria. L’identificazione elettronica, invece, porterà non solo alla semplificazione, ma anche alla standardizzazione giuridica della sicurezza tecnica e della protezione dei dati. In seguito questo si applicherà anche al voto elettronico, l’e-voting, o alla cartella informatizzata del paziente? Non solo. Permetterà di migliorare anche le informazioni sulla protezione dei dati. La polizia e l’amministrazione oggi vi indicano quali dati personali raccolgono su di voi, spesso a causa di fotocopie dei documenti d’identità di cattiva qualità. In questi casi, vi è un rischio elevato che i dati altamente sensibili giungano alla persona sbagliata. Capisce la preoccupazione di una parte della popolazione per il fatto che non sia lo Stato a rilasciare l’eID, ma società private? Ovviamente, sì. Tuttavia, mi ripeto: lo Stato fungerebbe da unico 

Foto: Peter Mosimann

Passaporto, AVS, carta di credito: perché mi occorre un altro numero di identificazione personale su Internet, ossia l’eID? Simili indicazioni fuorvianti sono state messe in circolazione da esperti su diversi media! Anche in futuro non avremo bisogno di un passaporto elettronico per accedere a Internet. La legge sull’eID non intende introdurre nuovi obblighi di identificazione. Semplici acquisti, ordinazioni di biglietti o il dating online continueranno ad essere possibili senza una procedura di identificazione sicura. L’eID non fungerà neppure da titolo di viaggio.


Ritratto Adrian Lobsiger, l’Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza, è sposato, ha due figlie adulte e vive a Muri vicino a Berna. Il 59enne, in carica da tre anni, è stato riconfermato dal Consiglio federale in aprile sino alla fine del 2023. Il giurista di formazione, in precedenza, è stato vicedirettore dell’Ufficio federale di polizia e docente nella lotta alla criminalità economica.


DATI Che cosa accadrebbe in tal caso? Lo Stato potrebbe essere costretto a riconoscere un’identificazione elettronica puramente privata per l’accesso ai suoi servizi online, il che ridurrebbe la protezione dei dati e l’influenza dello Stato. E se anche una simile soluzione puramente privata dovesse fallire, la Svizzera potrebbe un giorno dover ricorrere a identificatori stranieri come Apple o Google ID.

«LA LEGGE SULL’EID CONTRIBUIRÀ A PREVENIRE GLI ABUSI ANZICHÈ FAVORIRLI» fornitore dei dati. I provider privati di identità elettroniche dovranno disporre di un’autorizzazione statale e potranno utilizzare questi dati solo per il rilascio dell’eID. Il trasferimento o la vendita dei dati a terzi sarebbero vietati. La soluzione di collaborazione con il settore privato, per cui propendono il Consiglio nazionale e il Consiglio degli Stati, presenta anche il vantaggio che il settore privato è disposto a finanziare e gestire un sistema di identificazione elettronica regolato dallo Stato. Questo perché precedenti tentativi puramente statali come Suisse-ID sono falliti? Sì, ma soprattutto perché i fornitori privati di servizi online come del gruppo SwissSign – la Posta Svizzera, Swisscom, le assicurazioni, le banche e altri ancora – potrebbero decidere di farlo anche senza l’intervento statale. 80 www.giornatadigitale.swiss

Un vero incubo per l’incaricato della protezione dei dati! Senza una legge sull’eID, sarebbe difficile obbligare questi fornitori stranieri eID a separare rigorosamente i dati di identificazione dai dati degli utenti e a cancellarli dopo sei mesi. Oppure evitare che questi dati vengano utilizzati per altri scopi, ceduti a terzi o persino venduti. Secondo un sondaggio è questo il timore che molti nutrono, anche nei confronti degli operatori privati svizzeri? La nuova legge sull’identificazione elettronica impedirebbe proprio questo. Mi aspetto che la relativa ordinanza venga elaborata rapidamente, in modo da garantire ai cittadini la piena trasparenza. Quali dati sarebbero memorizzati? Ci sarebbero tre livelli di sicurezza: il primo sarebbe il numero, il cognome, il nome e la data di nascita; il secondo, il sesso, il luogo di nascita e la nazionalità; il terzo, il riconoscimento facciale. Tutti i dati che fornisco volontariamente e in modo trasparente, per esempio, se viaggio negli Stati Uniti ... La mia banca di fiducia ricorre al riconoscimento facciale da tempo. Molte aziende private oggi intrattengono un rapporto di fiducia con i loro clienti, sebbene gestiscano dati molto sensibili su di loro. Non solo lo Stato, ma anche l’economia può conquistare o perdere la fiducia della controparte.

Vi è la paura del furto di dati o di altri attacchi hacker dietro lo scetticismo nei confronti dei privati? Gli scettici dell’identità elettronica menzionano giustamente questi rischi. Sono reali ed estremamente pericolosi: da un lato, si potrebbero verificare delle violazioni delle disposizioni legali – per negligenza o con intenzionalità. D’altra parte, la mancanza di sicurezza tecnica potrebbe comportare la perdita involontaria di dati. Nonostante questi rischi, lei è totalmente a favore dell’eID semi-privata? Sostengo la mia opinione secondo cui questo modello può essere progettato conformemente alla legge sulla protezione dei dati. L’ansia da rischio non contribuisce a risolvere la questione. Chiedo ai fornitori di indicare delle misure concrete per mitigare i rischi. In materia di sorveglianza lei avrà voce in capitolo oppure ne sarà responsabile solo la Commissione eID, eletta dal Consiglio federale? Con la creazione della Commissione eID, la politica intende dimostrare che il controllo statale riveste un’elevata importanza e che l’approvazione dello Stato compete a un comitato indipendente di rinomati esperti, che però non si sostituisce a me. In qualità di incaricato della protezione dei dati, controllo che i provider rispettino i requisiti di legge. Cosa accadrà a chi non intende dotarsi di un’eID? Qualsiasi cittadino può continuare a ricorrere ai servizi che desidera nel modo tradizionale. Chiunque sostenga che dalla legge sull’identificazione elettronica derivano nuovi obblighi di identificazione, dovrebbe leggerla di nuovo con tranquillità.


PIÙ SICUREZZA CON SwissID?

Stop al caos dei login. Con il nuovo SwissID, i servizi online dovrebbero essere più facili e soprattutto più sicuri da utilizzare.

Illustrazione: Shutterstock

C

he si tratti di banche, casse malati, assicurazioni o negozi online: oggi, gli utenti devono disporre di un proprio login per qualsiasi servizio online. Da anni, la Svizzera tenta di raggruppare questo marasma di password in un login centrale. Nel 2010, la Confederazione ha fatto il primo tentativo d’introdurre un’identità digitale con la creazione di SuisseID, investendo 20 milioni di franchi e ha fallito. Nessuno voleva acquistare SuisseID per 50 franchi l’anno, gli ostacoli iniziali erano troppo elevati, la realizzazione tecnica troppo complicata e i campi di applicazione troppo limitati.

I diritti su SuisseID sono stati acquisiti nel 2017 da SwissSign SA, un’affiliata della Posta Svizzera, che ha lanciato il successivo pressoché omonimo servizio SwissID. Nel 2018 il Gruppo SwissSign è diventato una joint venture di 20 imprese partecipanti, tra cui aziende parastatali, imprese finanziarie, società assicurative e casse malati. L’obiettivo comune: la creazione di un’identità digitale sicura. SwissID è un servizio gratuito per gli utenti e la registrazione è molto più semplice; come primo passo, è sufficiente creare un account con nome utente e password. Grazie all’applicazione SwissID con l’autenticazione a due fattori, la procedura di

login risulta ancora più sicura. L’utente, inoltre, può creare un’identità verificata in pochi minuti. Oggi, i circa 900 000 utenti possono già utilizzare oltre 30 diversi servizi online con un unico login. Tra questi vi sono vari servizi postali, portali immobiliari o mediatici e i primi fornitori di servizi finanziari. Tra gli utenti di SwissID ora si contano anche i primi Cantoni: Giura, Zugo e Grigioni. La legge sull’identità elettronica proposta dal Consiglio federale e sostenuta dal Parlamento entrerà in vigore nel 2020. La Confederazione assumerà così il ruolo di regolatore ed emittente dell’eID, evitando così che l’identità digitale della Svizzera cada in mani estere. www.giornatadigitale.swiss  81


IN COLLABORAZIONE CON ABB

COSA OCCORRE ALLA FABBRICA DEL FUTURO? Robert Itschner, direttore generale di ABB Svizzera, nella digitalizzazione vede grandi opportunità per la Svizzera quale centro di produzione, efficienza energetica e comfort abitativo. La digitalizzazione non è l’argomento principale solo della Giornata digitale. Che cosa significa per lei, in prima persona? Come la maggior parte delle persone, non riesco a immaginare la vita e il lavoro senza PC e telefono cellulare. Noi tutti viviamo la trasformazione digitale giorno per giorno, con i vantaggi che essa comporta; il settore industriale sta cambiando in modo altrettanto radicale. Che cosa significa per la Svizzera? In un paese a reddito elevato come la Svizzera, la trasformazione digitale costituisce una grande opportunità per l’industria al fine di garantire la competitività a lungo termine e gestire le mutate esigenze del mercato, ma anche per creare nuove opportunità di crescita con le conoscenze specialistiche attuali e le soluzioni digitali esistenti. Cosa contraddistingue la quarta rivoluzione industriale e le mutate esigenze del mercato?

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Si sta passando dalla produzione in serie di grandi quantità di merci a piccoli lotti, realizzati su richiesta del cliente nel più breve tempo possibile. Come realizzare tutto questo? La fabbrica del futuro necessita di un ampio portafoglio interattivo di soluzioni, tra cui robot, veicoli semoventi e sensori per monitorare la situazione attuale. Sulla base di questi dati, i sistemi di controllo riescono ad ottimizzare le prestazioni delle linee di produzione creando una produzione altamente flessibile. Può fare un esempio concreto? Un ottimo esempio, nel vero senso del termine, lo troviamo in seno alla nostra azienda: già oggi stiamo realizzando questa fabbrica del futuro nel nostro stabilimento di Lenzburg, dove ABB produce semiconduttori di potenza. Qui è in corso l’automatizzazione di una linea di produzione con integrazione digitale orizzontale e verticale

completa. In parole semplici, i chip semiconduttori di potenza vengono inseriti all’inizio della linea e, al suo termine, fuoriescono diversi moduli testati pronti all’invio e all’impiego nell’elettronica di potenza. In una cella robotizzata è quindi possibile produrre più moduli diversi, poiché i robot ABB convertono in modo autonomo l’impianto. Con circa lo stesso numero di dipendenti, in futuro sarà dunque possibile una produzione doppia o addirittura maggiore. A quale riconoscimento puntate? ABB Semiconductors di Lenzburg si è classificata al primo posto nel concorso industriale «Fabbrica dell’anno 2018», che include l’intera area germanofona nella categoria «Garanzia dei siti tramite la digitalizzazione». Il titolo della categoria indica le possibilità di digitalizzazione per la Svizzera quale polo industriale ad alto valore aggiunto: accresce la competitività consentendo alle aziende di produzione di continuare a beneficiare 

Ritratto Robert Itschner (52) è Presidente della Direzione Generale di ABB Svizzera dall’estate 2018. Lavora per ABB dal 1993, in cui è entrato a far parte come giovane ingegnere informatico. Itschner è membro del Comitato esecutivo di Swissmem, l’Associazione dell’industria meccanica, elettrotecnica e metallurgica svizzera. È cresciuto sul lago di Zurigo e oggi vive con la sua famiglia nell’Oberland zurighese.


Foto: Frederic Meyer


IN COLLABORAZIONE CON ABB

umani e robot avverrà in molti ambiti; un esempio è il robot industriale a due bracci YuMi di ABB, dotato di sicurezza intrinseca.

anche in futuro dei numerosi vantaggi della nostra sede svizzera. Ma l’automazione suscita anche delle paure. Gli studi prevedono che l’automazione condurrà alla perdita di posti di lavoro. Alcuni lavori scompariranno del tutto. Nel corso della storia, le attività lavorative si sono sempre evolute: ecco perché oggi il lavoro di «cocchiere» non è più comune, ma stanno emergendo nuove professioni. Uno studio di McKinsey è giunto alla conclusione che le tecnologie digitali creeranno fino a 890 milioni di nuovi posti di lavoro, che compenseranno ampiamente le perdite causate dall’automazione. La formazione è pertanto necessaria per adattarsi ai nuovi mondi professionali; tutti noi dobbiamo essere pronti a seguire un percorso di sviluppo continuo nella società.

Un altro tema attuale nel campo della digitalizzazione è lo «smart living» in edifici con sistemi di automazione intelligente. ABB offre soluzioni anche in questo segmento? Sì, non ci concentriamo solo sulla digitalizzazione industriale, ma anche su soluzioni di automazione negli edifici residenziali per rendere la vita più efficiente dal punto di vista energetico, più confortevole e sicura, in particolare con il nostro sistema ABB-free@home. È il caso, ad esempio, per gli edifici di bonacasa.

grammato un gran numero di automazioni. Ciò dimostra che un utilizzo semplice e intuitivo è rilevante per l’ulteriore diffusione di soluzioni intelligenti nella tecnica di automazione degli edifici. Perché l’automazione non è più diffusa negli ambienti abitativi? L’automazione è comune negli edifici funzionali da tempo, mentre è recente negli edifici residenziali, anche per motivi di costo. Tuttavia, con sistemi come ABB-free@home, l’automazione ora è attuabile in modo più semplice ed economico. Quando le soluzioni «Smart Living» saranno la norma? Ritengo sia una questione generazionale. I «nativi digitali» che ora investono nella proprietà abitativa hanno determinate aspettative sull’intelligenza di un edificio e optano con piacere per questi strumenti interattivi. L’automazione intelligente ci aiuterà a vivere più a lungo in modo autonomo con il progredire dell’età. Si tratta di un fattore rilevante considerato il cambiamento demografico. Sono certo che l’automazione degli edifici diventerà presto una consuetudine anche in ambito privato e agevolerà la nostra vita quotidiana, aiutandoci ad utilizzare l’energia con efficienza.

«IN MEDIA, VERRANNO CREATI DUE NUOVI POSTI DI LAVORO PER OGNI ROBOT»

Tutti i collaboratori della produzione dovranno diventare specialisti digitali? Non è assolutamente così. Attualmente i tassi di disoccupazione più bassi si registrano nei Paesi con la maggior parte dei robot, ad esempio in Germania o nella Corea del Sud. Negli Stati Uniti, dove negli ultimi anni sono stati installati oltre 100 000 robot industriali, nello stesso periodo il numero di addetti alla produzione è aumentato notevolmente. In media, sono stati creati più di due posti di lavoro per ogni nuovo robot installato. In futuro, la collaborazione tra esseri 84 www.giornatadigitale.swiss

È bello poter regolare il riscaldamento e l’illuminazione tramite smartphone, ma questo può davvero contribuire a risparmiare energia? Uno studio di Svizzera Energia del 2016 mostra che le misure di efficienza energetica nella tecnologia degli edifici consentirebbero di ridurre del 15 % i consumi energetici e del 40 % le emissioni di gas serra. Non si tratta di pura teoria, come dimostra un esperimento con 120 abitazioni private nella città di Rösrath nei pressi di Colonia: nella primavera 2016 è stato installato un sistema «Smart Home» nelle case unifamiliari convenzionali con riscaldamento centralizzato a gas. La valutazione di due anni dopo dimostra che alcuni hanno ridotto il consumo di gas per riscaldamento e acqua calda dal 20 al 30 %. I più risparmiatori avevano pro-


QUANDO LA CASA SI AUTOGESTISCE Le case intelligenti non sono più solo una visione futuristica: negli appartamenti Smart Home di bonacasa, lo spazio abitativo si trasforma in un centro di controllo autogestito grazie a moderni sistemi di gestione.

Illustrazione: Shutterstock

S

mart Living è la parola magica: la combinazione di abitazione, sicurezza e servizi individuali per tutte le generazioni e fasi della vita. Con ABB-free@home, ABB fornisce la tecnologia appropriata per bonacasa: la casa perfettamente collegata in rete. Ogni residente può azionare tutte le funzioni con il suo smartphone, ovunque si trovi. Quando il postino suona alla porta e non c’è nessuno in casa, squilla il telefono. La chicca: è possibile vedere il postino sullo schermo, parlare con lui e aprire la porta del garage con un solo clic in modo che possa depositare il pacco. Oltre alla soluzione di arrivo, vi è anche la funzione di partenza che spegne automaticamente il piano di cottura e

il ferro da stiro alla nostra uscita. Ma non è tutto: in inverno, alle quattro di mattina, mentre i residenti dormono ancora, il riscaldamento si mette già in funzione in modo che quando si alzeranno dal letto alle sei, tutti avranno i piedi al calduccio in bagno. È pratica anche la funzione di ombreggiatura automatica: in estate, le tende si abbassano quando rilevano la luce solare garantendo ambienti freschi, mentre in inverno prevengono la dispersione di calore. Un sensore di movimento segnala tramite telefono cellulare la presenza di eventuali ospiti indesiderati all’interno dell’abitazione, ed è abbastanza sofisticato da non reagire alla semplice presenza di un gatto.

Un rilevatore indica inoltre la presenza di una finestra aperta: in caso di temporale, è possibile chiuderla a distanza tramite cellulare. Confortevole per gli anziani: grazie al servizio «maggiordomo» bonacasa, il gatto riceverà sempre il cibo e il pesante mazzo di giornali verrà riposto dove previsto. Per la sicurezza, vi è poi la centrale di chiamata d’emergenza 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Quando scatta l’allarme, l’illuminazione si accende, le tapparelle si alzano e il sistema genera un codice affinché i soccorsi possano aprire la porta dell’appartamento. Smart Living non significa solo maggior comfort, ma anche più sicurezza e benessere. www.giornatadigitale.swiss  85


CYBER

A INTERNET SERVE PIÙ «SVIZZERA»? Su mandato dell’ONU, un comitato di eccellenza ha discusso le regole della digitalizzazione. Unitamente a Melinda Gates e all’amministratore delegato di Alibaba Jack Ma, anche l’ex consigliera federale Doris Leuthard ha partecipato ai lavori. Sermîn Faki

Perché? Gli Stati non dispongono di strumenti adeguati a tal fine; la digitalizzazione è un fenomeno di portata globale. Inoltre, come sarebbe possibile trovare una soluzione con gli Stati Uniti, da un lato, e la Cina, dall’altro? L’idea è quindi stata di 86 www.giornatadigitale.swiss

unire le forze sotto un unico denominatore, l’ONU, portando allo stesso tavolo gli Stati, come pure le ONG e gli esperti del settore. Ora è stato presentato il rapporto. Quali sono le conclusioni? Non ci occorrono nuove regole. Tuttavia, dobbiamo garantire che le regole che esistono nel mondo analogico si applichino anche a Internet. Ad esempio? I diritti dell’uomo. Anche quando sono i robot o gli algoritmi a prendere le decisioni: gli individui e i loro diritti devono essere al centro delle nuove tecnologie. Il sistema più semplice e veloce per garantirlo è che i giganti della tecnologia si impegnino a rispettare determinati standard. Facebook, Google, Alibaba ed altri non ne saranno particolarmente lieti. Come si sono espressi Melinda Gates e Jack Ma, i due rappresentanti dei giganti del settore che hanno condotto i lavori del gruppo? Jack Ma e Melinda Gates vedono soprattutto i benefici della digitalizzazione: posti di lavoro e prospe- 

Foto: Keystone

Signora Leuthard, la scorsa estate lei è stata nominata membro del gruppo di alto livello delle Nazioni Unite sulla cooperazione digitale. Di quali aspetti vi siete occupati? Da diversi anni è evidente che il mondo necessita di un certo orientamento in materia di digitalizzazione. Perché, nonostante tutte le possibilità offerte da Internet, le nuove tecnologie comportano anche dei rischi – che si tratti di comprendere cosa significa pubblicare le proprie foto private sui social media, di discorsi di odio contro le donne o persino di atti che rischiano di minacciare la democrazia. Nel 2017, quando ero Presidente della Confederazione, ho richiamato l’attenzione del Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres sulla necessità per l’ONU di prestare attenzione a tali questioni.


Ritratto Lâ&#x20AC;&#x2122;argoviese Doris Leuthard (56) ha rappresentato il PPD in seno al Consiglio federale per 12 anni, sino alla fine del 2018. Quale ultimo incarico ha assunto la direzione del dipartimento delle infrastrutture DATEC. Oggi fa parte del Consiglio di amministrazione della Coop. Dal luglio 2018, è membro del gruppo delle Nazioni Unite sulla cooperazione digitale.

www.giornatadigitale.swissâ&#x20AC;&#x192; 87


CYBER

Sotto la guida del CEO di Alibaba Jack Ma (al centro) e Melinda Gates (sin.), nel mese di giungo Doris Leuthard ha collaborato insieme ad esperti all’allestimento di una normativa internazionale nel campo della digitalizzazione.

Qual era il suo ruolo in seno alle discussioni? Ho affermato che non si può continuare di questo passo. Unitamente ad altri rappresentanti europei, ci siamo impegnati a promuovere valori come la trasparenza. In qualità di cittadina svizzera, ho inoltre illustrato i vantaggi di coinvolgere attivamente tutte le parti interessate, come sempre avviene in Svizzera, ad esempio nel corso delle consultazioni.

«MA E GATES SONO POCO PROPENSI A RICONOSCERE I RISCHI» 88 www.giornatadigitale.swiss

È riuscita a convincerli? Sì, abbiamo trovato un terreno d’intesa. Occorre tuttavia ricordare che la prospettiva europea è particolarmente distante da quella asiatica. In Asia e in Africa, l’attenzione si concentra molto di più sugli aspetti economici o se sia o meno possibile accedere a Internet, mentre la fiducia, la sicurezza e l’equità su Internet rivestono una minore importanza. Oltre a L’Aia e ad Helsinki, Ginevra potrebbe entrare in linea di conto anche come sede del Comitato Internet dell’ONU. Quali sono le nostre possibilità? Considerate le sue numerose organizzazioni internazionali, Ginevra è predestinata a questo ruolo. Tuttavia, non è sufficiente: dovremo offrire qualcosa in più. Da un lato, l’infrastruttura necessaria - come un edificio che l’organizzazione potrebbe utilizzare, dall’altro dovremo anche dimostrare, in termini di contenuti, che la Svizzera è il luogo giusto per questo compito. In che modo? Potremmo, ad esempio, definire degli standard nostri, oppure pro-

muovere, in determinati settori, dei progetti pilota, come sistemi sanitari o di perfezionamento digitali. Al momento però la Svizzera non è particolarmente innovativa: tecnologie come il 5G o l’identità elettronica stanno incontrando notevoli resistenze. Non è uno svantaggio? Gli abitanti del Nord Europa sono più aperti alle nuove tecnologie rispetto a noi, ma non bisogna neppure peccare di ingenuità. I nostri cittadini esprimono chiaramente l’idea che fidarsi è bene, ma controllare è meglio. Non deve costituire uno svantaggio il fatto di interessarci alla gestione dei nostri dati, anziché fidarci ciecamente di Google e altri operatori. È lieta di aver ricevuto il mandato dell’ONU? Avrebbe rischiato di annoiarsi dopo le sue dimissioni dal Consiglio federale? (ride) Un pochino sì. Lo ammetto, passare da un grande carico di lavoro a un’agenda vuota è stato un notevole cambiamento. Ma non preoccupatevi, sto bene e mi piace avere più tempo da dedicare alle mie amiche, al giardinaggio e persino ai lavori di casa.

Foto: Keystone

rità, sono invece meno propensi a riconoscerne i rischi. Sono però consapevoli che l’assenza di regole espone al rischio di una perdita di fiducia. Le persone si allontaneranno dalla tecnologia nel dubbio che le aziende, che esercitano un controllo sempre maggiore su di noi, ci possano danneggiare.


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R

ivoluzionarie scene di lotta al rallentatore, look di pelle e ver­ nice, grandi questioni filosofi­ che: 20 anni fa la pellicola di fanta­ scienza «Matrix» fece sensazione e ancora oggi entusiasma il pubblico. Nel film l’umanità è tenuta, a sua insaputa, prigioniera in un fantastico mondo virtuale elaborato dal com­ puter. Le persone vengono gestite dall’intelligenza artificiale, che sot­ trae loro l’energia come se fossero batterie. Ma in che misura questa tetra visione del futuro è nel frat­ tempo diventata realtà? In effetti negli ultimi anni l’intel­ ligenza artificiale (AI) ha fatto passi da gigante. Grazie all’apprendimento automatico i programmi informatici di oggi sono in grado di imparare au­ tonomamente nuove competenze, comporre musica, guidare automo­ bili, analizzare lingue e immagini, fornire diagnosi mediche. Sembra ancora lontana un’AI con una propria coscienza, una super intelligenza che supera di gran lunga le facoltà umane. Tuttavia molti scienziati e filosofi di fama mettono in guardia: temono che un giorno all’umanità possa sfuggire il controllo sulle macchine (super)intelligenti. Il fisico Stephen Hawking, morto nel 2018, disse che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale «potrebbe essere quel che di peggio o di meglio è capitato all’umanità.» Insieme a più di mille ricercatori

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Hawking ha firmato anche una lettera aperta in cui gli esperti atti­ rano l’attenzione sulla pericolosità dei sistemi di armi autonome. Nel quadro dell’ONU 28 paesi si sono espressi per il loro divieto globale. I «robot killer», che decidono da soli della vita o della morte di un essere umano, sono quasi una realtà. Dall’artiglieria e razzi autonomi alle motovedette o ai veicoli militari senza equipaggio, l’evoluzione tecno­ logica è inarrestabile. Oggi i droni da combattimento sono già in grado di volare da soli sui territori nemici per tracciare e valutare futuri obiet­ tivi. È vero che prima di bombardare occorre l’ok dell’uomo, ma per arri­ vare alla soluzione completamente automatizzata il passo è breve. Cosa dire poi della teoria che vi­ viamo in una simulazione al compu­ ter? Sembra una follia, eppure se ne discute molto seriamente. Tra i sostenitori più noti c’è Elon Musk, il fondatore di Tesla, secondo lui la possibilità che non stiamo vivendo una simulazione è di una su un mi­ liardo. Addirittura Musk sostiene molto attivamente una realtà «Ma­ trix»: nella sua ditta Neuralink vuole presto impiantare dispositivi nel cervello e collegare intelligenza bio­ logica e artificiale. La sua visione è quella di poter inserire prima o poi la coscienza umana in un cloud e vivere distaccati dal proprio corpo.

Illustrazione: Shutterstock

«Matrix» uscì al cinema 20 anni fa. Quali visioni del film sono diventate realtà? Adrian Meyer


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Gülsha Adilji e Rainer Maria Salzgeber Moderatori

Prof. Larry Leifer Ideatore Design Thinking, Università di Stanford

Anna Alex Fondatrice di OUTFITTERY

Solidità

Intrattenimento

Leggenda

Arricchimento

Pascal Matzke Vicepresidente Forrester

Martin Suter Autore di best seller

Horst Schulze Fondatore di Ritz-Carlton

Dr. Henning Beck Neuroscienziato

Best practice Novità: relazioni introduttive in varie sale Dirigenti di spicco di marchi di successo: Delinat, Doppelleu Boxer, Markus Ryffel’s, PEZ, Red Bull, St. Moritz, UPTO, VIU, Zur Rose

posta.ch/directday

Petra Dreyfus Co-CEO Wirz Communications

Sunnie J. Groeneveld Fondatrice di Inspire 925


— Smarter Home Conoscete oggi la casa intelligente di domani, con soluzioni ottimali per comfort abitativo, sicurezza, efficienza energetica e design. ABB Ability™ fa di ogni edificio residenziale una Smart Home – e non è mai stato così facile. Tutti gli elementi regolabili come persiane, luci, riscaldamento, climatizzazione o comunicazione per porte sono concepiti in modo da facilitarvi la quotidianità. Potete regolare tutti i comandi di casa vostra premendo semplicemente un pulsante – da fuori casa o dalla vostra poltrona preferita. Let’s write the future. Together. abb.com

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Digitaltag-Magazin 2019 (IT)  

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