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OSSOLA .it

anno I - numero 1 - 2008

anno I - numero 1 - 2008

OSSOLA .it

La rivista delle Valli dell’Ossola The magazine of Ossola’s Valleys

Road book Ossolano Il giro del Gries in mountain bike Arrampicata, Canyoning e Alpinismo A spasso tra i celti - Valle Anzasca

OUTDOOR

L’Oro della Val d’Ossola

OUTDOOR periodico a distribuzione gratuita - freepress


Il ristorante tipico ossolano info@ossolacase.it Domodossola - VB

on il 2009 il ristorante tipico del Divin Porcello, avrà una nuova immagine. Sarà rinnovato negli spazi e nei servizi per un’accoglienza tutta Ossolana fatta con la classica e riconosciuta cucina tipica, affiancata da una fornita e speciale cantina comprendente più di 600 etichette con sala degustazione. La nuova struttura comprende anche tre camere con servizi, doccia e sauna. Il Divin Porcello è radicato nell’ambiente rurale dell’antica Ossola. Un luogo adatto a tutti, unico e riservato. Circondato da vigneti e baite è il luogo ideale per il totale relax e nel contempo situato all’imbocco delle principali valli Ossolane.

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a proposito di... di Marilena Panziera - Comunità Montana Valli Antigorio Divedro Formazza

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n inglese outdoor (tutto attaccato) significa all aria aperta, mentre out door (statccato) significa fuori porta, ma entrambe le accezioni, hanno in comune un significato che deriva da una parola latina deportare ovvero uscire fuori . Era così che gli antichi romani definivano quelle attività fisiche praticate fuori dalle porte della città per il puro piacere dello sforzo fisico coniugato al gioco, eredità del mondo ellenico. Successivamente, nei luoghi raggiunti dall imperialismo romano, la parola deportare subì varie trasformazioni, sino a diventare la britannica desport, che venne contratta in sport a partire dal XVI secolo nel linguaggio parlato. Solo nell ottocento fu nientemeno che Walter Scott, il celeberrimo autore di Ivanhoe, ad inserirla in uno dei suoi preziosi scritti, dandogli così un riconoscimento ufficiale. rtiva ebbe nella storia alterne fortune, molto in voga nel mondo anLa pratica sportiva esso gli egizi, venne poi ridimensionata dall avvento del cristianetico, anche presso o Sant Ambrogio, arcivescovo di Milano, si batté strenuamente simo. Lo stesso egali i giochi olimpici, che furono rispolverati solo in epoca per rendere illegali ie al francese De Coubertain, l inventore dei Giochi Olimmoderna grazie pici Moderni. Il medioevo ed il rinascimento ereditarono la traditiva del cristianesimo del IV secolo d.c., ma per le zione antisportiva uasi nulla cambiò, in quei secoli bui infatti, erano classi agiate quasi che e i passatempi preferiti quando non erano in corle attività fisiche so guerre che impegnavano frequentemente i rappresentanti della nobiltà. Nel 600, ci fu una prima vera svolta a favore dell attiDevero vità sportiva, per merito del filosofo e pedagogo inglese John Locke, che nel saggio Pensieri e sostenne che: la ginnastisull educazione Croveo ca, prelude e permette l esercizio del doCrego oncetto ribadito settant anminio di se. Concetto Cravegna ni più tardi dal filoso svizzero Jean Jacques Viceno Rousseau, che sostenne in Emilio , l influenMozzio za positiva del vigore fisico sul rigore morale. me in gran parte del mondo occiIn Ossola, come co, l attività fisica è stata per millenni dentale cattolico, appannaggio dei ceti abbienti, sino all avvenmo che impose la ginnastica ai to del fascismo ragazzi in età scolare, come attività pedagoMasera Gomba mposizione studiata come mezzo gica diffusa: imposizione paganda fascista, ma anche per efficace di propaganda verso che molti ignoraun aspetto diverso Alpe Lusentino ssolini, aveva capito no. Infatti Mussolini, na forma fisica è il che una buona zzo di prevenzione più valido mezzo e, che in quei tempi per le malattie, no specialmente imperversavano tra i giovani, la ginnastica dientennio u n a ventò nel ventennio Colloro ura formidabile cura Cuzzago preventiva. In realtà nella Mergozzo storia le persone comuni, i poveri, to ed attività fisica, di movimeno anche troppo, ed il nostro ne hanno fatto certo generoso con i suoi antichi abitanti, nelle territorio non è stato ta a nessuno veniva in mente di fare campionati di corsa o gare di giornate di festa sollevamento pesi, si faticava già troppo nella vita di tutti i giorni. La domenica serviva per mente però all aria aperta... riposare, ovviamente


Sommario Anno I - N. 1 - 2008

Direttore Responsabile Massimo Parma Direttore Editoriale Riccardo Faggiana Redattori Riccardo Faggiana, Massimo Parma, Claudio Zella Geddo Coordinamento grafico e impaginazione Eleonora Fiumara eleonora@ossola.com Collaboratori Rosella Favino, Stefania Locatelli, Marilena Panziera, Alice Matli, Monica Mattei, Fabio Pizzicoli, Carlo Solfrini. Hanno collaborato in questo numero Giuseppe Burlone, Felice Jerich, Michaela Gornati Paolo Sartori, Paolo Stoppini, Francesco Vaudo Fotografia Archivio © Faggiana Riccardo Francesco Vaudo altre foto © Fotolia e iStock Photo Traduzioni Chiara Cane, Federico Manera Easy English Editore Faggiana Riccardo Vogogna (VB) - Tel. 329 2259589 Stampa Tipografia Bolongaro - Baveno (VB) www.bolongaro.it Ossola.it è un periodico registrato presso il Tribunale di Verbania in data10/04/08 con il n. 3/08.

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A proposito di...

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Road Book Ossolano Su due ruote tra monti e valli

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Mountain bike

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Trekking

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Trial

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Funghi

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Arrampicata

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Arrampicata

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Trekking fotografico

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Canyoning

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Trekking

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Pagine fragili

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La valle dell Oro

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Pieve Vergonte

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Fitness

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Trekking

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Alpinismo

L alto giro del Gries Orridi di Uriezzo

Ossola Rock Paradise Falesie dell Ossola Lago Nero - Alpe Devero Dentro le bollicine A spasso tra i celti

La miniera di Val Toppa Tra fiumi e laghi Giro del passo del Monscera Mittelruck

© 2008: É vietata la riproduzione anche parziale di foto, testi e cartine senza il consenso dell’editore. Tutti i diritti sono riservati.

Sede e redazione Via Madonna di Loreto, 7 28805 Vogogna (VB) Tel. 329 2259589 Fax 0324 88665 info@ossola.it

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OSSOLA .it La rivista delle Valli dell’Ossola The magazine of Ossola’s Valleys OSSOLA .i-ltine!

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OSSOLA .it è un periodico freepress di in-

ola. formazione turistica delle valli dell’Oss e llar L’alta tiratura e la distribuzione capi on-line unita alla pubblicazione integrale à. bilit visi di ini danno uno slancio in term io itar blic pub Perciò se pensi che questo veicolo ali possa fare al caso tuo contattaci. Numeros ... tri numeri tematici sono in preparazione

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n qualche località si chiama sràz, in altre sangarlìn. A Colloro, invece, viene chiamato masarèt. Si tratta di un particolare tipo di ricotta di latte di vacca e di capra che i vecchi contadini fanno stagionare in speciali contenitori fatti di semplice corteccia di betulla o di faggio (rǘsca ‘d bèula o ‘d fuscàal), localmente chiamati böz, cuciti insieme con lunghe e sottili strisce pure di corteccia, e più recentemente con del filo di ferro. La ricotta viene salata, pepata e poi messa sopra il camino perché assuma il tipico aroma di fumo (la mascàrpa), oppure semplicemente messa in cantina, dove in pochi giorni si coprirà di una caratteristica muffa, e allora prenderà il nome di masarèt. Dopo qualche settimana di stagionatura, il masarèt è pronto per essere consumato con la polenta (la pùat, la pulènta) o spalmato sulle fette di pane di segale (pàŋ biàva, pàŋ nègar).

Il nome masarèt deriva da masaràa, cioè “macerare, stagionare”, dal latino MACERARE “bagnare, ammorbidire”. Abbiamo notizia di questo tipo di latticinio e del suo recipiente fin dal Medioevo: negli statuti comunali di Vogogna del 1374 troviamo infatti l’espressione de seratiis cum ruscha. Il seratium (dal latino SERUM “siero”) era, a quell’epoca, la ricotta stagionata, che ancora oggi in qualche località viene chiamata saràč, sràz, mentre la ruscha, oggi rǘsca, è la corteccia usata come contenitore. Si tratta di un alimento oggi sempre più raro da trovare, ma che per molti secoli ha costituito uno degli alimenti principali dei nostri antenati, un alimento povero poiché è l’ultimo prodotto derivato dalla lavorazione del latte. La ricotta, infatti (i gnòch), è ricavata dal siero di latte (la srùa) già sfruttata per ottenere il formaggio (u sprés). Si ottiene aggiungendo un poco di aceto al siero messo a riscaldare, e per questo in italiano viene chiamata ri-cotta, cioè “cotta due volte”.

Il masarèt Produzione di caprini a cagliata lattica freschi, con le erbe o solo olio d’oliva, caciottina fresca o stagionata, tomette e ricotta tutte stagionate in una cantina in sasso come una volta...

us ci ta

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MARISA COTTINI Via Dante Alighieri, 8 - 28803 Premosello Chiovenda (VB) Vendita presso Latteria Turnaria Via Cuzzi, 7 - Premosello Chiovenda

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VALLE ANTRONA Trekking fotografico fotografi fico

L. di Camposecco

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fotografico ai laghi della Val Troncone, “ Trekking Antrona, Campiccioli, Camposecco, Cingino ”

L. di Antrona

Proseguiamo seguendo le vecchie rotaie che scendono sulla sinistra del bivacco fino alla galleria dalla luce temporizzata “20 minuti ca.” Aldilà della galleria il lago di Cingino. Facile osservare gli stambecchi sul muro verticale della diga e su tutto il sentiero alto. La discesa verso la Val Troncone la percorriamo sul sentiero SFT “Simplon Fletschorn Trekking” arrivati a valle seguiamo a destra verso il lago di Campiccioli. Durata dell’escursione 7-9 ore.

L. di Campiccioli

L. di Cingino

Partenza dal lago di Antrona sentiero GTA fino alla diga di Campiccioli dove si può anche arrivare in auto, ma la strada è dell’ENEL. Attraversiamo la diga di Campiccioli, passiamo la centrale e ben presto troveremo un incrocio, prendiamo il sentiero che sale a destra. La salita è abbastanza dura, ma intervallata da tratti più scorrevoli. Il sentiero, ben segnato, ci porterà in tre ore al bacino di Camposecco. Prendiamo fiato e godiamo dei panorami e dei paesaggi. 32

La Valle alle dei Marchi a cura della Comunità Montana Antigorio Divedro Formazza

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clone locale del nebbiolo, che un formaggio Ossolano stagionato in vinacce di Prunent, della famiglia ffinato nell omonima canGarrone è anche il marchio Cà d Matè che contraddistingue un ottimo vino affi tina di Oira. Anche in Val Formazza, ad opera della Cooperativa Formazza Agricola è stato registrato un marchio, il Formazza® appunto, che caratterizza un formaggio fatto con latte crudo a pasta semi cotta, con lavorazione molto tipica della zona, ma fatta su tutto l arco dell anno. La Lumaga® di Crevoladossola è il marchio registrato di una aziena agricola di due coraggiose donne che da 10 anni allevano lumache che vendono vive o trasformate. Negli ultimi anni sono nati altri marchi legati a prodotti come il Dvarun®, che contraddistingue un formaggio della Valdivedro, e sempre in questa Valle è nato nel 2007 il marchio più spiritoso: L Asino di Varzo®, punto di partenza di una serie di eventi e interventi volti a favorire ed incrementare l allevamento di questi

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a Valle Antigorio Divedro Formazza è la punta estrema del Piemonte, costituita prevalentemente da territorio montuoso, con una

graziosi equini.

superficie di 61.033,00 Km2 con circa 12.000 abitanti. È un contesto montano che come spesso accade appare abbastanza chiuso, malgrado ciò, in alcuni settori le imprese e le istituzioni hanno saputo

coniugare la tradizione culturale con una modernità più simile a quella che si può trovare nelle aree urbane delle grandi città del nord, che si distinguono per le azioni dirette alla salvaguardia delle produzioni artigianali ed industriali, e anche nell ambito più generale del made in Italy. La storia dei marchi della valle parte dal Crodino, ideato dalla vulcanica ca mente del patron delle Terme di Crodo, Piero Ginocchi, ne è partitaa la commercializzazione nel 1964, e da allora che l analcolico biondo o fa impazzire il mondo , e pare che il mondo impazzisca davvero per il crodino® visto che se ne producono dai 3 ai 6.000.000 di bottiglie la settimana nel solo stabilimento di Crodo. Accanto all aperitivo fanno la loro bella figura anche i marchi Crodo Lisiel® e Crodo Cesa®, Acque minerali molto diffuse specie nella ristorazione, per la quale sono state valorizzate da belle bottiglie di forma innovativa. Nel 1998 è stato creato il marchio Bettelmatt® ad opera della Comunità unità Montana Antigorio Divedro Formazza e di un gruppo di agricoltori, impegnati in una zona di produzione di formaggio d alpeggio, compresa fra i comuni di Premia, Baceno e Formazza, a ridosso della catena montuosa dominata dai 3235 metri del ghiacciaio dell Arbola. Tale creazione ha coinciso con la stesura di un disciplinare di produzione al quale chi produce Bettelmatt® si deve attenere per avere la possibilità di utilizzare tale denominazione. Quindi, oltre ad esserne possibile la produzione in quei soli sette alpeggi riconosciuti per uniformità di clima, flora e altitudine, si produce seguendo regole precise quali il divieto di alimentare con mangimi il bestiame che produce il latte da utilizzare, che deve essere alimentato unicamente con erba fresca mediante il pascolamento. Inoltre nella caseificazione non è previsto l utilizzo né di lattofermenti né sierofermenti. Precedente invece è il marchio del formaggio Ossolano, creato nel 1990 dalla sinergia tra le Comunità Montane e la Provincia, capeggiate dalla Valle Ossola ed i produttori di formaggio tipico, tra cui spiccava già allora la Latteria Antigoriana di Crodo®, che è un marchio registrato, che

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nell arco di questi 18 anni di marchi, oltre all Ossolano, ne ha creati ben altri 4 legati a loro volta ad un tipo di formaggio: Fria®, Aleccio®, Baita® e Cistellino®, ed un 5°registrato insieme all Enoteca Garrone, di Crevoladossola, dal nome Prunent® che è sia il nome di un vino, ricavato dal recupero di un antico

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The valley’s brands

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he history of the valley’s brands begins with “Crodino”. Brought into the market in 1964, at present from 3 to 6 million bottles are produced every week in the Crodo’s factory. Along with the aperitif, also several mineral water’s brands, like Crodo Lisiel and Crodo Cesa, enjoy a very good reputation. In 1998 a brand called Bettelmatt has been created by the Mountain Community of Antigorio, Divedro, Formazza together with a group of farmers working in an area dedicated to the production of Alpine cheese, which stretches from Premia to Baceno, reaching Formazza. In 1990 the brand “Ossolan Cheese” has been brought to light. Born of the common effort of the Mountain Communities and the Province, headed by the Ossola Valley and the homemade cheese producers, among whom, even then, stood out the “Antigoriana di Crodo” Dairy. The latter is a registered brand, which in the last 18 years created, aside from the Ossolano, other four brands, each linked to a kind of cheese: Fria, Aleccio, Baita and Cistellino. A fifth one, registered along with the Garrone Wine Celiar of Crevoladossola, has been called Prunent. The name reminds that of an old locai wine similar to Nebbiolo, and that of an ossolan cheese seasoned in Prunent’s vines, as well. Belonging to the Garrone’s family is, also, the brand “Cà d’matè” which answers to the name of a tasty wine produced by a wine-cellar located in Oira that bears the same denomination. Also in thè Formazza Valley a brand has been registered by the Agricultural Formazza Cooperative: the Formazza. The Formazza is a cheese made all year long with raw milk and a semi-cooked pasta, with a special procedure very much typical of the area. The “Lumaga” of Crevoladossola is a registered brand of an agricultural firm owned by two brave women who have bred snails, which are sold alive or processed, for already ten years now. In the last years, other brands linked to products like the Dvarun, a cheese from Valdivedro, were born. In the selfsame valley in the year 2007, the funniest brand “L’asino di Varzo” (Varzo’s donkey) was born, starting point for a series of events and participations by a group of Varzo inhabitants. 43

d i c e m b r e . . .


La rivista turistica delle Valli dell’Ossola la puoi trovare qui... BACENO: Comune e Uffico Informazioni - Meublè Isotta Albergo Ristorante Vecchio Scarpone - Ristorante Pizzeria Cistella, Croveo - Albergo Ristorante Villa Gina, Goglio Alpe Devero: Rifugio CAI Capanna Castiglioni Ristorante Casa Fontana - Bar Pensione Fattorini - Bar Pensione Funivia - Albergo Ristorante La Lanca - Casa Vacanze La Rossa - Agriturismo Alpe Crampiolo - Albergo Ristorante La Baita - Alpe Crampiolo - Ristorante Bar Punta Fizzi, Alpe Crampiolo BOGNANCO: Comune - Pro Loco - Albergo Edelweiss - Albergo Rossi - Hotel Panorama - Rifugio Alpe Laghetto - Yolki Palki Camping Village - Albergo Ristorante Da Cecilia - Rifugio San Bernardo DOMODOSSOLA: Comune - Pro Loco Domodossola co. Stazione Ferroviaria - Bar Roma - Bar Mignon - Bar Milano - Bar Caffè Regina - Bar Moderno - Pasticceria Grandazzi - Caffè del Borgo - GVM sport - Edicola Antonio Giorla - Mosoni sport - Il Capriccio - Lolli collezioni - Centro Commerciale Sempione - Ristorante La Meridiana - Bar Caffè Il Girasole - Tabaccheria Via Galletti - Lucchini Foto Video - Immobiliare Ossola Case - Residence Fiordaliso - Supermercati Coop - Sciovie Domobianca - Rifugio Lusentino - Edicola della Stazione DRUOGNO: Comune - Albergo Ristorante Stella Alpina - Bar Gelateria - Bar Tabacchi CREVOLADOSSOLA: Alimentari Tomà - Ristorante Gambrinus - Ristorante Pizzeria C’era una volta, Oira CRAVEGGIA: Comune - Bar Tabacchi Lo Spuntino CRODO: Centro Visite Parco - Albergo Ristorante Buongusto - Comunità Montana Valle Antigorio Divedro Formazza - Albergo Ristorante Edelweiss - Albergo Ristorante Pizzo del Frate - Ristorante Bar del Parco FONDOTOCE: Bar Gelateria Lollypop - Campeggio Lido Continental - Ristorante La Gallina che fuma FORMAZZA: Comune e uff. Turistico - Albergo Edelweiss - Albergo Ristorante Pernice Bianca - Albergo Corno Brunni - Albergo Ristorante Rotenthal - Edicola Tabaccheria - B&B Schtêbli - Bar Barulussa - Ristorante Walser Schtuba - Agriturismo Ross-Wald - Ristorante Cascata del Toce - Rifugio Maria Luisa - Rifugio Città di Busto GRAVELLONA TOCE: Parco Commerciale dei Laghi MACUGNAGA: Uff. Turistico - Hotel Cima Jazzi - Centro Sportivo - Funivie Monterosa - Bar Mignon MALESCO: Comune - Pro Loco - Bar Orso Bianco - Ristorante La Peschiera - Bar La Sosta MERGOZZO: Comune - Ufficio Turistico - Il Forno Shop - Gelateria Bar Aurora - Bar Calumet, Candoglia MASERA: Alimentari e Bed & Breakfast Tomà - Ristorante Del Divin Porcello - Edicola tabacchi - Farmacia Grillo - Agriturismo Moon Light MONTECRESTESE: Osteria Gallo Nero - Bar Gufo MONTESCHENO: Comune e Ufficio Turistico MOTTARONE: Funivia - Giardino Alpinia - Ristorante San Giuda ORNAVASSO: Comune - Bar Beba - Bar Baraonda - Angel’s Caffè - Lago delle Rose - Edicola Tabacchi PREMIA: Comune e Ufficio Turistico - Albergo del Ponte - Albergo Minoli Miravalle - Ristorante Pizzeria Giglio Azzurro - Albergo Monte Giove PREMOSELLO: Comune - B&B Cà dal Preu - Bar Pasticceria - Supermercato Conad PIEVE VERGONTE: Comune - Bar Hg PIEDIMULERA: Comune - Museo Lithoteca - Bar centrale SANTA MARIA MAGGIORE: Comune - Ufficio Turistico - Immobiliare Vigezzo - Centro Fondo STRESA: Funivie Stresa Mottarone - Bar Idrovolante VARZO: Sede Parco Naturale Veglia Devero - Hotel Sempione Viale Castelli - Ristorante Edelweiss, San Domenico - Alimentari Piretti, San Domenico - San Domenico Neve VERBANIA: Ufficio turismo - Pro Loco - Bar gelateria Milano - Gelateria Isola del Gelato - Monika Incoming Service VIGANELLA: Comune e Comunità Montana Valle Antrona VILLADOSSOLA: Comune - Bar Plaza - Bar Gelateria Settimo Cielo - Formont, Via Boldrini - Tabaccheria Pergrossi R. Via Sempione - Ristorante La Tavernetta - Ristorante Serenella - Supermercato Coop - Erica Arioli Fotografo VOGOGNA: Comune - Bar Jolly - Tabaccheria Edicola - Easy English - Pizzeria Roxy - Motel Bar Ristorante Monterosa - Centro Calzaturiero - B&B Del Viandante 5


ROAD BOOK OSSOLANO

Su due ruote tra monti e valli di Claudio Zella Geddo

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rli di ghiaccio, mille e più cascate, mucche pezzate al pascolo tra prati verdissimi e fioriti di genziane, macchie di mirtilli e lariceti magici. Elementi unici che in una straordinaria alchimia danno luce, fisionomia e volto alle valli ossolane. E osservare tutto dal sellino di una moto? Perché no? Una nuova sfida da vincere, basta un giorno o poco più. Del resto tutta l Italia è ritenuta Paradiso dei Centauri ed anche il nostro territorio ha i numeri per non sfigurare affatto. Basta chiederlo ai molti nordici, in primis i tedeschi, che ogni estate calano in Ossola a cavallo delle loro moto, infatti se viaggiare significa scoprire la bellezza di un luogo, la sua natura e la sua gente, la motocicletta è senz altro uno strumento privilegiato. Contrariamente all amata/detestata auto, viaggiando su due ruote ci si trova esposti ad un contatto diretto con l ambiente, ci si muove privi di qualsiasi cornice isolante, si è autentici nelle proprie emozioni e paure. In Ossola molti possono essere i tracciati in grado di garantire un piacere pieno al pilota, ragione quest ultima della scelta di viaggiare in moto (mezzo oggettivamente scomodo). 6


Prima d inforcare il manubrio non vi manchi un buon equipaggiamento: giacca in gore-tex con protezioni, guanti con protezioni antistrappo, fascia antivento per il collo, stivali e calzoni antiacqua oltre al casco obbligatorio meglio se con la parte anteriore apribile. Eccoci allora pronti a conoscere una valle meravigliosa da una prospettiva insolita. In sella ad una moto di sostanza, una travel naked, come la Honda CBF 600 N 4 cilindri, munita di parabrezza, borse laterali e bauletto posteriore; una vera e propria tuttofare, adatta per il viaggio. Partiamo di buon mattino dallo specchio d acqua di Mergozzo con il sole alle spalle, fino all imbocco della Valle Anzasca, oltre il ponte della Masone, è tutta una goduria che invita ad un turismo comodo e rilassato, lungo il corso della Toce che s insinua tra borghi, castelli e boschi tensati. La Valle Anzasca impone prudenza, prima dei Gozzi, per la pessima qualità del manto stradale e poi per la ristrettezza dell arteria viaria. Molto belli comunque i paesaggi, i paesi che si attraversano tra falsi piano, gallerie e rettilinei. Uno per tutti; scendete dal cavallo d acciaio e recatevi, lungo un sentiero segnato in un sontuoso bosco, a Morghen, lungo il terebrante versante destro dell Anza. Una radura, un luogo che è un altro mondo! Piacevoli curve (e qui il passeggero/a deve aiutarvi ad equilibrarvi) ed ecco che siete a Macugnaga; non sarete certo gli unici mototuristi poiché la l immagine della parete est del Monte Rosa e certamente degna della visiera del più scatenato riders! Fermatevi per il tempo che avete a disposizione per godervi il paesaggio, un vero e proprio teatro montano a scena aperta. A fianco la Valle Antrona invita il centauro a dare prova di abilità grazie ai due itinerari che - gemelli - si dipartano da Antrona Piana: il Lago d Antrona e qui alzate la celata per farvi penetrare dai profumi dei sempre verdi e la strada verso Cheggio, un tributo di curve e controcurve godibilissime! Ancora percorrete lo scrigno prezioso della Vale Bognanco che promette meraviglia mano a mano che si sale, oltre le Terme art Immagini: pag. 6 dall’alto: passaggio alla diga di Morasco - Macugnaga sovrastata dal Monte Rosa pag. 7 dall’alto: veduta dell’abitato di Cheggio, Valle Antrona - Riale, la strada che porta alla diga.

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noveau, fino alla piacevole isola di Gomba. E asfalto oltre le ruote, fino al cielo accanto allo splendido complesso religioso di San Bernardo; luogo di partenza per itinerari che conducono in Svizzera (dal Medioevo)

Formazza. Superate le Casse, respirate gli afrori dell abetaia, e sarete in quel straordinario angolo di Alpi dominato dalla propria impronta autenticamente walser, dai ghiacciai che baluginano in lontananza, dalla cascata della Toce. Anche qui l invito è percorrere il tracciato con prudenza e attenzione anche a causa della sovranità del paesaggio che facilmente può distrarre il conduttore! Da Canza a Riale avrete la possibilità di percepire il respiro antico e nordico di un luogo non a caso amatissimo dal sommo Maestro Richard Wagner che proprio qui si dedicò alla composizione di pagine celebri. Ora oltre il pianoro di Riale solo praterie alpine, laghi incassati, passi, mulattiere e il cuore dell Europa continentale mentre cime, nevai e ghiacciai occhieggiano immoti nel blu cobalto di un cielo terso. Mettete il cavalletto, toglietevi gli indumenti inutili e osservate la vostra moto (fidatissima compagna) che si profila in quest incanto: non avrete alcuna voglia di andare via dalla Valle Formazza, neanche con lei... neanche in capo al mondo.

o fra i mille blu dei laghi di Ragozza, Tschawiner, Arza, Paione e Variola. Umile ma segretamente incantata la Bognanco vi rimarrà nel cuore! Oltre la piana ossolana un bel percorso vi conduce dalla pittorica Vigezzo alle Centovalli elvetiche; valle quella vigezzina che non ha bisogno di presentazioni e che offre al centauro un percorso di respiro e piacere tra le pareti della Val Grande, le mai spente tradizioni folcloristiche e l afflato religioso di una popolazione. Un desiderio sospinge i vostri cavalli motore a nord? I polsi sono leggeri? Allora affrontate dopo il disegno callido della Valle Antigorio e le nuovissime terme calde di Premia, l asperità ascosa della Valle

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Immagini: dall’alto: Veduta della Valle Anzasca - Craveggia - pag. 9: Alpeggi in Val Bognanco e Moncucco sullo sfondo


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A motorcycling road book from the Ossola Valley

ce crests, thousands of falls, pied cows at grass, green flowering fields, magic larch graves and bushes of blueberries are the unique and special features of the Ossola Valley. It is actually a valued Paradise for the motorcyclist. The motorbike gives the opportunity to come in a free and direct contact with the beauty of this place, its nature, its people without the isolating frame of the car. Before we actually start we must make sure our outfit and our motorbike are all right. Early in the morning we leave the lake of Mergozzo to the Anzasca Valley along the bank of the river Toce. We follow a relaxing and leisurely route through small villages, castles and woods. Past the Masone bridge we can find the Anzasca Valley on our left. It must be faced with caution because of the bad quality of the asphalt surface and the narrowness of the road. Anyway, the view is extraordinary and the small villages are lovely. Passing enjoyable bends the motorcyclist can reach Macugnaga and the east face of Mount Rosa. Nearby the Antrona Valley offers two different routes branching off Antrona Piana: the road full of the fragrance of firs and pines to Lake Antrona and the road full of twists and turns to Cheggio. The enchanted Bognanco Valley can be ridden up to the lovely religious building in San Bernardo through the village of Bognanco and its spa. Past the Ossola plain we can ride up to the Swiss Centovalli through the Vigezzo Valley. It offers a nice and pleasant opportunity to discover the folk traditions and the religious inspiration of its people. Northwards the motorcyclist can travel through the Antigorio Valley with its baths and the Formazza Valley with its fir-woods and the Toce falls. We can have a lot of good time on the scenic route to Premia and on the road full of twists and turns to Riale. Beyond the tableland of Riale we can stop and devote a little of our time to enjoy the “Walser” atmosphere and the impressive nature.

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Faggiana Riccardo

Parapendio in Valle Vigezzo

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MOUNTAIN BIKE di Riccardo Faggiana

“ Un giro ad anello sul sentiero Walser tra Italia e Svizzera, tra laghi, ghiacciai e antichi valichi alpini.

L’alto giro del Gries

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Ossola, terra di confine e crocevia alpino, un territorio ben delineato da valichi e alte cime. Numerose valli che offrono infiniti percorsi di MTB, tanto che rimane sempre e solo l imbarazzo della scelta, quindi, non a caso, ma per la particolare bellezza dei luoghi, partiamo dall estrema

ricopre tutto, la Formazza diventa meta di molti sci alpinisti, ciaspolatori e snowboarder. E allora che con le ciaspole ai piedi e la mia tavola ripercorro le vie che in estate ho pedalato in mountainbike, riscoprendo e apprezzando sempre più questa meravigliosa e particolare valle. Non si può non amare queste praterie, l assenza di alberi svela le curve del territorio, le sinuosità della terra, e tutto sembra così ordinato. Alla visione di questo insieme mi pervade sempre un tale senso di pace che basterebbe a giustificare la mia presenza, qui tra queste montagne. L unico elemento disarmonico di questo quadro

punta nord, in alta Valle Formazza. Qui nel cuore delle Alpi Lepontine in un ambiente tipico di alta montagna, fatto di boschi di conifere e laghetti alpini, prati e pascoli, ghiacciai e morene si snoda uno dei percorsi più affascinanti di tutta la zona. Il cosiddetto giro del Gries un percorso ad anello in quota, attraverso due passi alpini in territorio italo - elvetico.

neoimpressionista è rappresentato dagli elettrodotti che attraversano queste zone adibite, dall industrializzazione selvaggia degli anni 60, alla costruzione di bacini artificiali per la produzione di energia idroelettrica. Noi Ossolani siamo abituati a queste immense costruzioni che imbrigliano le forze della natura e forse le diamo per scontate, come se si fossero formate naturalmente dall orogenesi alpina. Come se la grandiosità dell uomo e della natura dovessero obbligatoriamente convivere all uninsono. Sta di fatto che durante tutta l escursione ne incontreremo tre delle più grandi. Il Toggia, il Gries in territorio elvetico e Morasco, a conclusione della nostra gita. A proposito di dighe, salendo da Domodossola, sono osservabili diverse centrali idroelettriche dalla particolare architettura, ben riconoscibili. Queste sono vere e proprie opere architettoniche industriali dei primi del 900, realizzate dall Architetto Portaluppi. Non solo

Curve e bacini La Valle Formazza è uno scrigno di tesori, tutti da scoprire, salendo e scendendo, curva dopo curva, in una serie di percorsi mai uguali e mai monotoni. Per questo ci vengo spesso, da sempre, attraversandola in lungo e in largo, più e più volte, scoprendo ad ogni uscita nuove visioni che mutano ad ogni cambio di stagione in un susseguirsi di colori e forme. Anche in inverno questi posti offrono qualcosa di spettacolare. Quando la candida coltre nevosa

Immagini: pag. 12: il bacino del Toggia - pag. 13: salita al Gries - ghiacciaio del Gries.

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quindi, mere costrizioni industriali, ma edifici caratteristici in stile, meritevoli di uno sguardo approfondito e curioso.

Salite e discese e.. Ho percorso l intero tragitto, con la mia mountainbike ed essendo privo di un adeguato allenamento è stata dura. Comunque è andata! Il dislivello, l altitudine e il clima rendono il giro adatto a chi ha gambe e fiato. Ma niente paura, anche chi non possiede i requisiti può tentarlo, tanto più che arrivati al primo passo, il San Giacomo, si può tornare indietro e godersi la discesa

sulla gippabile, con alcuni tagli sul sentiero della via Alpina. Anzi, se state facendo il giro solo per il puro piacere di andare in bici godendovi il paesaggio, vi consiglio una sosta al rifugio Maria Luisa, che troveremo dopo la prima rampa di tornanti che da Riale salgono in val Toggia. Una sana e goduriosa sosta, che consiglio vivamente a tutti i freerider come me, in primis per le fatiche patite nella salita poi per l ottima cucina a base di polenta e spezzatino che i gestori preparano quotidianamente. Una prelibatezza!

Italia - Svizzera - Italia Abbiamo lasciato il rifugio per la nostra sosta e forse se tentati dal cibo, anche con la pancia piena, bene! Non resta che proseguire, costeggiando il coloratissimo lago del Toggia, per il passo San Giacomo. Appena attraversato il confine, dopo un breve tratto di saliscendi ci troviamo sul 14

versante svizzero. All improvviso si aprirà sotto di noi un incantevole e ampia valle con un lungo sentiero che costeggia il declivio per un paio di chilometri. Siamo in Val Bedretto, il panorama è stupendo, e la svizzera è sempre la svizzera ma occhio a non fare mosse sbagliate, qui il sentiero è pulito e pedalabile ma occorre fare molta attenzione, perché si è esposti a un ripido pendio. Passata la lunga diagonale ci troviamo ai piedi di un altra valle che dovremo risalire per arrivare al Gries. Questo è il tratto più impegnativo, 4 Km circa di sentiero alpino

poco pedalabile, personalmente ho spinto a mano la bici per il 90% dell intera salita, ma ho visto alcuni ironmen sgambettare in sella alla loro bici, sicuro che avranno fatto almeno il 90% della salita pedalando.

Il Grande Sentiero Walser Il tour proposto passa attraverso due importanti valichi alpini, il passo San Giacomo e il passo del Gries. Entrambi furono usati per millenni dalle popolazioni italo-elvetiche per il transito migratorio, mercantile e militare, qui il male e il bene si sono dati il cambio nei secoli. Da qui infatti migrarono i Vallesani, Walser che colonizzarono l alta Ossola portando nuove conoscenze rurali, ma il comodo accesso portò in Ossola anche le armate svizzere scese alla conquista del territorio alpino. Poi ancora, fiorenti commerci e guerre, insomma una sorta di antica autostrada transfrontaliera. Ripercorriamo oggi questa via con le nostre


moderne bici, attenti e consci della storia che ci scorre sotto le ruote, perché siamo sul Grande Sentiero Walser un importante via di comunicazione Alpina. Il sentiero è un viaggio nel cuore dell Europa, 800 Km dall Italia all Austria, passando per Svizzera e Liechtenstein, noi ne percorreremo una piccola parte, un godibile tratto in discesa, il più interessante e divertente dell intero giro per chi come me è più votato alla discesa. Questo sentiero scavato nei secoli dal passaggio di migliaia di viandanti è oggi per noi una scorrevole pista da freeride dai 650

INFORMAZIONI UTILI Come arrivarci: Attraverso la superstrada del Sempione, passata Domodossola, si prende lo svincolo per la Valle Antigorio - Formazza. Si prosegue verso Formazza - Cascata del Toce. Si posteggia alla cascata o alla piana di Riale. Periodo: Allo scioglimento completo delle nevi. Giugno - Settembre Rif. Maria Luisa - Loc. Valtoggia Proprietà: C.A.I. Busto Arsizio Pr Quota: 2157 m Qu Posti 72 Po Servizi forniti: Bevande, Pasti, Se Pe Pensione Tel. +39 0324 63086 Te Ca Capanna Corno Gries Lo Loc: Valle Bedretto Te Telefono: +41 (0)91 8691129 In Info: Comunità Montana Antigorio Di Divedro Formazza Fraz. Bagni, 20 28862 CRODO (VB) Tel. +39 0324 618431 28

m di dislivello dislivello. Sembra quasi tracciato appositamente e si vorrebbe non finisse mai, anche solo per l orgoglio pionieristico che sentiamo in noi nel percorrere in bici questi sentieri. E senza dubbio il tratto che preferisco, pura discesa, fate solo attenzione al primo tratto, molto esposto, poi via a briglie sciolte. Il sentiero, scavato nel terreno, ha ampie curve e buona continuità, in alcuni punti è un po pericoloso a causa delle rocce laterali ma abbastanza facile e molto appagante, ve lo garantisco. La prima parte della discesa termina alla piana dell Alpe Bettelmatt. Per gli spiriti liberi del freeride questa discesa rimarrà un ricordo indelebile, perché conquistata a fatica, sudata, quindi liberatoria e selvaggia.

Immagini: un traƩo del passo San Giacomo

Ca Cartografi a: Le Carte Nazionali della Svizzera 1:50.000 sono le più indicate, disegnate con il principio della lumeggiatura sono di facile consultazione. (f. 275 Valle Antigorio a f. 265 Nufenenpass).

Rifugio Maria Luisa www.rifugiomarialuisa.it

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Le meraviglie della natura Di cose da vedere qui ce n è parecchie, a cominciare dalla Cascata del Toce, che si può ammirare in tutto il suo splendore appena giunti a destinazione. Definita a ragione il più bel salto d Europa: uno spettacolo mozzafiato, specie nei giorni di apertura, l acqua rilasciata dalla diga di Morasco crea una spumeggiante barriera di 143 metri d altezza. Il ghiacciaio del Gries, che non molti anni or sono terminava nell omonima diga sottostante. Ora a causa del surriscaldamento globale, sta subendo la stessa sorte degli altri ghiacciai delle Alpi, si sta ritirando, ma è ancora una stupenda vista e ne vale sempre la pena. Altra meraviglia della natura è l alpe Bettelmatt, qui cresce la particolare erba che ha reso famoso l omonimo formaggio. Siamo immersi nel mondo rurale dell alta montagna, vacche e pastori che lavorano per darci uno dei formaggi d alpe più rinomati d Italia. Una prelibatezza che, una volta giunti a valle, possiamo acquistare e gustare in un qualsiasi alimentari, rifugio o ristorante che sia.

che sale a sinistra, le indicazioni sono chiare Gries o passo del Corno pochi metri e si scende in singletrack sempre tenendo la sinistra. Giungiamo in un ampia vallata sul versante svizzero, qui il sentiero costeggia per un paio di chilometri fino ad arrivare in Val Corno. Riprendiamo la salita di questa che è la parte più dura, passiamo il Rifugio Corno Gries (Alt. 2338 m) e continuiamo fino alla sommità della vallata, giungiamo così sul punto più alto dell intero percorso, il passo del Gries (Alt. 2479 m). La segnaletica è ben posizionata ed è praticamente impossibile sbagliare direzione. Seguiamo ora le indicazioni per il lago di Morasco, ci aspetta una fantastica discesa . Arriverete presto alla piana del Bettelmatt, da qui conviene utilizzare la gippabile per scendere in scioltezza e massima velocità. Bene siamo arrivati! Ancora qualche colpo di pedale per defaticare, costeggiando la diga di Morasco, fino ad arrivare a Riale o alla Cascata del Toce dove avevamo lasciato l auto.

Descrizione breve del giro Si parte dalla località Riale, o più sotto, dalla sommità della stupenda Cascata del Toce, se si vuole fare un po di riscaldamento prima della salita che porta al Toggia. Entrambi sono un buon punto di partenza, ristorazione e parcheggi assicurati anche per i camper. Pochi minuti e siamo a Riale (alt. 1740 m), qui si prende l ampia gippabile 10 Km. ca. che sale a tornanti fino al rifugio Maria Luisa (alt. 2150 m). Dal rifugio si percorrono ancora in salita poche centinaia metri che ci portano al bacino del Toggia. Qui la vista cambia radicalmente, ci troviamo davanti a un bel lago dal blu intenso, costeggiato da una confortevole gippabile in leggera salita che ci porterà in breve tempo al passo San Giacomo (alt. 2313 m). Appena dopo il passo si pedala un sentiero 16

Immagini: pag. 17: la splendida vista del bacino di Morasco co


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EN

T

The Gries tour

he Gries tour is a Mountain Bike route through two alpine passes in Italian and Swiss territory. It is in the very heart of the alps touching three alpine lakes in a typical environment at high altitude and crossing the most beautiful places in Ossola. Starting from the marvellous Toce Falls, a drop of 143 metres, the ride follows the Toggia upstream, stopping at the cosy Maria Luisa mountain hut, then back on the jeep track going up alongside the colourful Toggia lake to San Giacomo Pass (St. James’ Pass). Here, following the signs, we continue towards the Gries Pass, looking down, the landscape is wonderful. Now in Switzerland the Bedretto Valley opens up below us. We keep on along the traverse on the valley and we start climbing the tiring slope. This is the hardest part but after reaching the top we are at once rewarded by the sight of the splendid glacier which finishes in the lake of the same name. We stop and take all the time we need to get back our strength because the down hill slope which is awaiting us is to be faced with nimbleness and clear thinking. It is an enjoyable 650-metre single track entirely along the Great Walser Path, a downward ride along, which for centuries has been one of the most important alpine roads. We cross the Bettelmatt Alp, a plain where the cheese of the same name is produced. This cheese can be found in any grocery shop and restaurant in the valley. Then another downhill ride to the large Morasco dam and finally a short pedal ride to shake off any tiredness to Riale or the Toce Falls where we left our cars.

bar-paninoteca

Bed & Breakfast Be

Barulussa Schtêbli di Barbara Della Vedova

Il locale offre tipiche merende nostrane con formaggi dei nostri alpeggi. Un posto ideale per raclette e bourghignonne in compagnia. Gradita la prenotazione.

chiuso il giovedì

18Località Riale 28863 - Valle Formazza (VB)

Tel. +39 339 2139064

Località Riale 28863 - Valle Formazza (VB) Cell. +39 328 3391368 schtebli@libero.it www.ossola.com/schtebli


Eichorä

Bed & Breakfast

di Roberta Falzone

Località Riale 28863 - Valle Formazza (VB) Tel. +39 339 5331578 roberta.falzone@libero.it

Va l l e F o r m a z z a

Rifugio Maria Luisa Valtoggia Tel. +39 0324 63086 www.rifugiomarialuisa.it

Rifugio Città di Busto Piano dei Camosci Tel. +39 0324 63092 www.rifugiocittadibusto.it


BAR - RISTORANTE TIPICO - CAMERE

gestione famiglia Sormani

U

n'attenta ristrutturazione di un'antica locanda, un ambiente tradizionale, caldo e accogliente, camere che sorprendono per la dotazione ed il comfort. Una gestione familiare attenta e mai invadente, queste le caratteristiche della locanda Walser di Riale in Val Formazza.

info@locandawalser.it - www.locandawalser.it

Località Riale - 28863 Formazza (VB) - Tel. +39 0324 634352 - Cell. +39 339 3663330

Al ber go- R i s toran t e - B a r

Aalts Dorf presso il Centro Fondo Riale (noleggio sci, spogliatoi e sala sciolinatura) IL RISTORANTE propone un menù alla carta con piatti particolari usando prodotti locali e possibilità di self-service. L'ALBERGO invece dispone di otto semplici camere dotate di tutti i comfort, disponibile anche una sala conferenze. La struttura è convenzionata con le terme di Premia. Località Riale - 28863 Formazza (VB) Tel. +39 0324 634355 Cell. +39 329 1257417


TREKKING di Alice Matli ComunitĂ Montana Valli Antigorio Divedro Formazza

Passeggiate geologiche agli Orridi di Uriezzo

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D

urante l'ultima glaciazione la Valle Antigorio era occupata dall'esteso Ghiacciaio del Toce, con uno spessore di oltre 1.000 metri: lo strato di ghiaccio era così potente che solo le cime più alte emergevano. In questo tratto di valle l'imponente azione di modellamento e di erosione operata dai ghiacciai e dai torrenti del passato ha lasciato segni così grandiosi e complessi, ed insieme così evidenti, come raramente nelle Alpi si possono trovare. L'azione erosiva si è spinta a tal punto che in meno di 3 km l'imponente gradino roccioso di Premia venne inciso per una pro-

Professionisti dell escursione, nei mesi estivi, offrono la visita degli Orridi tutti i sabati con partenze alle 14.00 e alle 16.00, e le domeniche alle 10.00, alle 14.00 e alle 16.00. I prezzi sono contenuti, circa € 2,00 a persona e comprendono anche la vista del museo mineralogico di Premia che completa ed approfondisce gli aspetti legati alla formazione dei minerali e mostra la varietà geologica del territorio.

fondità di 160 metri. Ma l'espressione più evidente dell'azione erosiva sono gli Orridi di Uriezzo, profonde incisioni in roccia scavate dall'antico sistema di torrenti che scorrevano sul fondo del ghiacciaio che percorreva in passato la valle. Con il ritiro dei ghiacciai, l'andamento della locale rete idrografica si è sensibilmente modificato: la peculiarità degli Orridi di Uriezzo consiste proprio nel fatto che il torrente che li ha modellati ora non percorre più queste strette incisioni, pertanto è possibile camminare agevolmente all'interno di esse. Dal 2007 grazie alla collaborazione fra la Comunità Montana Antigorio Divedro Formazza e le Guide Escursionistiche Ambientali dell Associazione AccompagNatur (www.AccompagNatur.net) è attivo un servizio di visite guidate alla scoperta di queste meraviglie naturali.

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associazione albergatori alpe devero e crampiolo

www.alpedevero.it A Montecrestese Tel. 0324.35046 www.carrozzeriacotone.com info@carrozzeriacotone.191.it


TRIAL di Massimo Sartoretti

i

l Trial è una specialità motociclistica dove nelle competizioni ciò che conta non è la velocità ma bensì l abilità di transitare all interno di zone controllate (zone non stop) commettendo il minor numero possibile di errori. Infatti questo sport mette a confronto l abilità del pi lota in simbiosi quasi perfetta con il proprio mezzo meccanico e la difficoltà dell ostacolo da superare. Una volta visionata la zona il piloLuca Cotone

Campione

nor

Italiano Ju

ta prepara il suo attacco all ostacolo; servono concentrazione precisione ed equilibrio per non commettere errori, con movimenti precisi e tecnici si tenta di portare a termine la zona con la minor penalizzazione possibile. In questa disciplina conta poco la potenza del mezzo quanto il bilanciamento dei pesi e la fluidità di erogazione del motore. Quindi percorrendo tutte le zone vince chi ha commesso meno errori. L Ossola è terra di campioni quale l indimenticato Giuliano Marini poi Ettore Baldini, Danilo Galeazzi, e l ossolano d adozione Donato Miglio, c è anche un nutrito numero di giovani emergenti capitanati da Luca Cotone, pilota senior già in nazionale con il Team Italia, Daniel Brusco c. m. cadetti 07 , Samuele Antonietti, Gian Maria Julita, Massimo Ceschetti, Alessandro Galeazzi ed Elia Madarena fresco vincitore del campionato regionale Piemontese, oltre che una quarantina di piloti nelle varie categorie che ben si comportano sia a livello regionale che Italiano. In Ossola c è anche qualche zona autorizzata, in Valle Vigezzo per esempio è conosciuta quella di Villette, cosi come quella di Trobaso, sulle alture di Verbania. Il Trial e la natura: Ridotta rumurosità di scarico, pneumatici con tassellatura poco pronunciata e limitata velocità fanno della moto da Trial il mezzo a due ruote che più di tutti permette il giusto rispetto della natura. E l aspetto non agonistico (motoalpinismo) che fa della moto da trial un mezzo quasi indispensabile per chi vuole raggiungere luoghi impossibili con altri mezzi, il tutto senza alterare l equilibrio e la quiete, usando una dovuta educazione e un rispetto per la natura.

Massimo Sartoreƫ Campione Italiano Marathon

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NATURA di Marilena Panziera - Comunità Montana Valli Antigorio Divedro Formazza

Andar per funghi... anche per sport! L

a Regione Piemonte nell anno 2007 ha approvato una nuova legge che regolamenta la raccolta dei funghi epigei spontanei, consentendola previa autorizzazione (tesserino) avente validità su tutto il territorio regionale. La legge è entrata in vigore dal giugno 2008 e prevede la possibilità di pagare la concessione di raccolta per tre annualità, consentendo un risparmio all utenza sulle marche da bollo, che sono obbligatorie, infatti sul triennale ne va una per tre anni, anziché una all anno. Inoltre per i residenti di comunità om montana è possibile pagare la metà de del canone 0* invece di 3 di concessione (€15,00* 30,00*), ma in questo caso il permesso messo di raccolta è valido solo nei comuni di pertinenza nenza de della comunità stessa. o Div iv vedro Nel territorio delle Valli Antigorio Divedro d ei funFormazza la pratica della raccolta de dei ghi, co così co come nella vicina Vigezzo, è mol-to p pr pratic rati at cata Questo consente di vendere en praticata. numero ero eros er rosi ros ro osi sii ttes tess tesserini esseri il cui introito serve esserin e a numerosi finanz fi finan iare opere ere re dii tutela tutel t e ripristino in ammnanziare 24

bientale e paesaggistico. I raccoglitori di funghi sono generalmente ralment del luogo, ma spesso anche e provenientii dalle provincie vicine. Si dis distinguono in ori o due principali categorie: i rraccoglitori ocati I primi vanno an nn a n casionali e gli appassionati. funghi ghi due tre volte per sstagione, mentre m i secondi fanno della racc raccolta dei ei miceli st nei mesi autunnali un attiv attività sistematica e febbrile. fu In effetti trovare un fungo è un emozione molto forte, ma va sem sempre considerato on che questa esta emozione è un d dono cche la natura fa a agli uomini e come tutte ut le e risorse naturali, lii, li, elle fungine non on n saranno etern ne e. anche quelle eterne. Dunque e ci vuole peri perizia a nella racco ra raccolta acc cco e ri rrispetto dei quantitati quantitativii in iindicati dicat dicati icati dalle norme, rm m perché l attività di rraccolta acccolt acc colt dei funghi d de deve eve ne dii ssv ovimen men nto nt to (si essere occasione svago e movimen movimento em mpi mpio pio io che nei ei nostr n tri ri bo oschi o sc i pensi ad esempio nostri boschi pendii rappresentano appre ppres resen res ntano ano il 90% 90% del de territorio), rrito or o), o orio), n atti attiv a tiv vit vità v ità che che llascia la lasc asc un segno ascia no ed dè ma è un attività dove overe ver vere ere di ch chi ch hii ama am ma a la a natura far fa c e queq dovere fare si che stto o non on nd di dive i ti u un solco co o in incolm olm bi . sto diventi incolmabile.


ARRAMPICATA di Paolo Sartori

Ossola

Rock Paradise

G

ranito, granito ed ancora granito. Per chi in questa valle ci è nato la cosa non si nota, i nostri occhi sono abituati a vedere roccia ovunque. Ma a chi risale l Ossola per la prima volta la cosa non passa inosservata. Dal Mont Orfano all Arbola i fianchi delle valli ossolane sono costellati di cave dalle quali da secoli viene esportata pietra di ottima qualità, che in passato è stata utilizzata anche per opere grandiose come il Duomo di Milano. La roccia è quindi una delle più grandi ricchezze dell Ossola. Ma c è un altro modo di vedere la roccia, più pulito e più nascosto, che non si rivela al turista occasionale. E la concezione della roccia come strumento per misurarsi con se stessi, per superare i propri limiti, e soprattutto per divertirsi; la concezione di questa roccia non come qualcosa da tagliare ed esportare ma come qualcosa da proteggere e preservare. E la concezione di un free-climber. Fin dagli anni Settanta, quando in Yosemi-

te si faceva la storia di questo bellissimo sport, in Ossola nascevano falesie come Cuzzago, Balmanolesca o il Gulliver. Ma il vero boom è stato negli ultimi anni, grazie agli sforzi di gente come Maurizio Pellizzon il Pelli o Fabrizio Fratagnoli, e altri come loro, che nell ultimo decennio si sono dedicati alla valorizzazione del paradiso che abbiamo a disposizione. Sono nate falesie come Colloro, il Cippo, Balma2 e Croveo, dove i fine settimana la ressa che si incontra testimonia la bellezza della roccia e degli itinerari. Gli strapiombi di Croveo avevano visto negli anni 90 la frequentazione di un gruppo di scalatori locali capeggiati da Luca Sinigiani, che ne avevano sfidato i punti deboli come diedri e fessure, poi niente fino al 2002, quando la parete del settore centrale ha attirato l attenzione del Pelli. Il risultato sono più di 120 tiri quasi tutti belli, alcuni bellissimi. Io in questa falesia ho mosso i miei primi passi sulla roccia, partendo dai tiri facili come 25


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Il treno dei Bimbi , una bellissima fessura di 6a, o la classica Via dei Finanzieri , un lungo tiro di V su diedri, placche e fessure, così come i molti tiri di IV e V presenti. Dopo qualche giornata in questa falesia mi sono accorto di quanto sono fortunato, abitando a 5 minuti da questo paradiso di roccia ed aria. Siccome il periodo ideale per godere appieno del bellissimo granito di Croveo è l inverno, appena arrivato da scuola prendevo lo zaino e la moto e scappavo subito in falesia, dove trovavo altri ossolani malati di arrampicata come me. Mentre il mio livello aumentava ho potuto

ne. Per me è sicuramente la lunghezza più bella che abbia mai provato; e non è solo una questione di difficoltà, ma è l eleganza dei movimenti, l equilibrio sempre aleatorio che ti sforzi di mantenere mentre cerchi di guadagnare ancora un metro di questa strapiombante vena di quarzo, prima che ti ritrovi a volare libero nell aria. Altra falesia invernale, altrettanto bella ma meno frequentata, forse per la selettività dei suoi itinerari, è Osso. A circa 1Km da Croveo, balcone panoramico dal quale si osserva tutta la v valle, graniPalestra “Busin Stange” to ccompatto e

provare anche tiri più duri, come lo strapiombo di Coniglietto Giallo (7b), il bellissimo diedro di Istinto Naturale (7b+), la varietà di Aspettando Ruffino, che parte con una placca d aderenza, supera un tetto e poi prosegue su un muro leggermente strapiombante dove bisogna saper gestire i tempi sui vari riposi parziali, che è stato il mio primo 7c. E tra un tiro e l altro in una stagione passata a Croveo ho conosciuto veramente molte persone, alcuni ossolani, ma molti che partivano da Novara o da Milano per passare una giornata sul nostro granito. Croveo è quindi un posto aperto a tutti, che si scali sul IV o sull 8a. Per chi ha il livello consiglio la bellissima Le Momo, 8a, liberata da Andrea Bocchiola e a suo avviso uno dei tiri più belli dell Ossola. Tecnica, boulderosa, con movimenti di difficile intuizio-

un arrampicata assieme tecnica e fisica, ma sempre varia. Si passa dalle fessure alle placche tecniche, agli strapiombi atletici. Sebbene siano presenti anche vie di 6a/6b, a mio avviso i tiri veramente belli di Osso sono quelli sopra al 7b, come la placca appoggiata e tecnicissima di Cacciatori di Appoggi (7c), La Vergine delle Rocce(7c) e Lapoterapia, la via che ha resistito persino agli assalti di Alessandro Manini, fortissimo climber ossolano, una fessura svasa e molto strapiombante che potrebbe entrare a far parte dei tiri più duri dell Ossola. I luoghi di cui ho parlato finora esigono, soprattutto per i tiri più duri, una buona aderenza, che si trova solo nei periodi invernali. Ma in Valle Antigorio di roccia ce n è così tanta che troviamo luoghi per ogni periodo dell anno. In estate per chi alle spiagge assolate e piene di belle ragazze


preferisce spellersi le dita, c è Esigo, una struttura varia che con muri verticali, strapiombi e molte fessure, offre un arrampicata sempre tecnica e di resistenza, con movimenti mai banali per chi è abituato a tirare prese su un pannello. La parete è immersa in un bosco e per questo spesso è umida, e impiega molto ad asciugare dopo periodi piovosi, ma vi assicuro che durante i periodi più caldi si sta veramente bene. Il livello è tra il 5c+ e il 7c+. Altra stupenda struttura estiva si trova in quel di Devero, sopra al lago di

Per informazioni: Comune di Baceno Tel. 0324.62018 Pro Loco Baceno Tel. 0324.62579

Palestra “Busin Stange”

Lucida follia 7b+ 27


Crampiolo, ed è stata attrezzata nel 2004 dalla Guida Alpina Paolo Stoppini. Ambiente bellissimo, arrampicata molto divertente su strapiombi con appigli veramente grandi che portano la difficoltà tra il IV e il 7a+. E nelle stagioni intermedie Premia, una grande struttura a placche che prevede gesti molto tecnici su un particolare gneiss lavorato da antichi ghiacciai. Molti i tiri facili e molti quelli duri; peccato che se continuiamo così saranno sempre meno quelli in grado di salirli. Bellissime The Best Joan Baez (7b+) e Stella Indiana (7b), ma provatele solo quando la temperatura offre una buona aderenza, e fate attenzione alle dita,

Croveo

CConiglio Con Co oonnniig iigl ggllio lio io ggia gi giallo iiaal allo llllo lo 77cc

alcune microreglette sono come rasoi. Per finire mi rivolgo a tutti coloro che scalano e che scaleranno sulle nostre stupende pareti: il free climbing ha come scopo ultimo (a parte divertirsi) quello di confrontarsi con i propri limiti, di sfidare se stessi, di migliorarci per superare difficoltà sempre maggiori. Non ho la presunzione di affermare qualcosa di assoluto, ma per come la vedo io il fascino dell arrampicata, ciò che la rende uno sport veramente unico, è che la sfida è contro te stesso, non contro qualcun altro. Se in una gara di corsa puoi vincere senza superare i tuoi limiti, solo perché il tuo rivale è andato più lento di te, in arrampicata la vittoria è data solo dal superamento dei propri limiti. Che senso ha quindi scavare appigli in una parete? Scavando appigli la sfida è finita ancor prima di iniziare perché il climber, anziché adattarsi alla roccia, adatta la roccia a se stesso, e secondo me non è giusto. La roccia è un patrimonio di tutti, come l aria e la terra, ed 28

io perché non ho il livello per salire un tratto di parete posso togliere la possibilità di scalarlo a qualcuno più forte di me? Cosa sarebbe successo se Güllich dopo cinque tentativi su Action Directe se si fosse messo a far buchi perché era troppo difficile, o se Sharma avesse incollato una maniglia sul boulder di 7c+ che è il passo chiave di Realization? Certo avrebbero fatto molta meno fatica, ma non sarebbero mai entrati nella leggenda del free climbing. Personalmente preferisco non liberare una via e lasciare la roccia intatta, qualcuno prima o poi la farà. Forse. Solo così i nostri limiti si spostano sempre un po più in là. Accettando il fatto che la natura può aver creato pareti che nessuno riuscirà mai a salire.


Paolo Stoppini a Codelago palestra “Busin Stange�

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Consorzio per la formazione professionale delle attività di montagna. Accreditato presso la Regione Piemonte

Rifugio R ifugio

Alpe Lusentino a 20 minuti da Domodossola

A ristorante Al risi to tora rant ra nte del nt del Ride RRi fugio Alpe Lusentino, solo gusto e genuinità. In un ambiente caldo e accogliente, tipico di montagna, vi verranno serviti piatti della cucina tipica Ossolana, fatta con i migliori prodotti locali.

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ARRAMPICATA di Pao Paolo Stoppini

dal caldo afoso e dai rumori del“ Lontano la quotidianità del fondovalle, arrampicare nel silenzio cullato dal rintocco sordo e ovattato dei campanacci delle mucche portato fin qua dalle correnti ascensionali mentre il sole alto naviga il cielo sopra la valle e mi scalda la schiena.

Falesie

dell'Ossola

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L

e pareti sulle quali sono nate le ultime zone di arrampicata a Codelago, Agaro e in valle Vannino, sono rivolte a sud ad una quota vicina ai 2000 m. e il sole è sempre una piacevole compagnia.

CODELAGO – PALESTRA DI ARRAMPICATA „BUSIN STANGE‰ Posta alla base del canale dello Stange da cui prende il nome (Busin in dialetto locale significa canale) offre un arrampicata divertente e spettacolare dal verticale agli

Agaro strapiombi su una struttura rocciosa alta dai 15 ai 40 m. sulla quale lungo i secoli l inesorabile cadere di gocce d acqua di fusione vi ha scavato una miriade di liste e vaschette per la gioia delle nostre mani e dei nostri piedi rendendo il gesto arrampicatorio unico. Molto apprezzata dai frequentatori anche per la bellezza del posto in cui si trova con bella vista a nord sul lago di Codelago, il grande est e la cima d Arbola e a sud sulla piana dell abitato di Crampiolo con il laghetto delle Streghe e a far da cornice la corona del Cistella. Falesia nata da un progetto di collaborazione con il Parco Naturale Veglia Devero, in linea con ciò che è stato fatto in altre zone d Italia e del mondo all interno di aree di grande valore ambientale, è un esempio da seguire a dimostrazione che sport e natura possono convivere e che con una sana collaborazione anche all interno di un area protetta può nascere un impianto sportivo 32

che promuove l avvicinamento alla montagna e valorizza il territorio nel pieno rispetto dell ambiente in cui è collocato. Ancora in fase di ultimazione offre gia più di 30 tiri con difficoltà dal 4a al 7a. Il progetto prevede ancora la realizzazione di un area dedicata ai bambini, la sistemazione del sentiero d accesso e la base della falesia.

AGARO Antico insediamento Walser, sacrificato per far posto alla diga e sommerso dalle acque (evento che ricorre ogni primavera ricoprendo i resti ancora presenti delle vecchie costruzioni) si presenta a chi ci va d estate come una splendida conca con le acque scure del lago che fanno da specchio ai boschi di larice da un lato e alle pareti poste oltre i ripidi pascoli sopra il sentiero che, costeggiando il lago, porta alle baite ancora caricate ad alpeggio (possibilità di piazzare la tenda). In questo luogo intriso di storia è difficile scalare senza che il pensiero corra a cercare di immaginare quella che fu la vita qui un tempo. Una vita scandita dai ritmi della natura, dal susseguirsi delle stagioni... quante cose avrebbero da insegnarci, coloro che hanno dovuto sacrificare ciò che avevano di più caro per far posto al crescente fabbisogno energetico (ora uno dei maggior imputati dei mutamenti climatici) e allora ecco che si possono scalare vie intitolate Molte vite molti maestri o Luci e ombra , rubato al libro di poesie il lingua Walser della poetessa formazzina Anna Maria Bacher, e ancora - in una parete poco più in basso che sbuca all alpeggio anch esso abbandonato - Z Galwu Pioda Calva in lingua Walser, e 100 anni di solitudine . Le vie di scalata, con uno sviluppo verticale che va dai 150 ai 350 m., salgono la scu-


ra parete di caratteristico calcescisto che in questa zona fa da mantello agli gneiss granitici chiari di Antigorio. La particolare abbondanza di piccole prese di cui è ricca questa roccia ha ispirato la realizzazione, grazie al contributo della Comunità Montana Antigorio Divedro Formazza, di numerose vie che si distinguono per un arrampicata tecnica ed elegante e mai fisica che, unite ad un attenta chiodatura e gradi di difficoltà contenuta, hanno attirato l attenzione e ottenuto il gradimento di numerosi arrampicatori che in questo sport non ricercano la semplice prestazione sportiva.

VALLE VANNINO - „IL BUDDINO‰ Il colore rosso bruno della roccia e la sua forma vista dal sentiero che porta al rifugio E. Margaroli, di proprietà del CAI di Domodossola, ricordano un enorme budino capovolto sui pascoli ma nello stesso tempo la figura di un Budda che vigila sulla Valle. Siamo in valle Vannino e si incontra con lo sguardo tale settore, arrivati in vista della omonima diga dell ENEL guardando in alto in direzione del Passo del Gallo; un oasi di pace, un balcone sulla valle con una piccola sorgente che sgorga di fianco alla parete. Al posto piacevole si unisce la bellezza dell arrampicata che si sviluppa su questo atipico affioramento di granito rosso molto lavorato che offre una trentina di tiri variando dalle placche appoggiate a muri leggermente strapiombanti Più in basso sfruttando una placca appoggiata, e molto lavorata alta 30 m., è nato un settore pensato per i principianti con otto itinerari che vanno dal 5a al 6b.

INFORMAZIONI UTILI Per informazioni dettagliate sulle vie di arrampicata: nuova guida Ossola e Valsesia Arrampicate sportive e moderne edita da VERSANTE SUD. www.versantesud.it www.ossolaclimbing.it Guida alpina Stoppini Paolo, Tel. +39.340.7669474 stoppi.paolo@libero.it

EN Codelago climbing training spot „busin stange‰ The training spot “busin stange” was born out of a collaboration project with Veglia Devero Natural Park; located at the starting point of the Stange Canal, from which borrows the name, offers an entertaining and spectacular climbing: from vertical to cliffs on a rocky structure, 15 to 40 meters of height. On this very surface, with the passing centuries, the unrelenting fall of fusion water drops, has carved out countless grabbing spots for our hands and feet enjoynment, giving to the climbing a wonderful uniqueness. Very much appreciated by the regulars, also for its beauty and its great view.

Agaro Ancient Walser site, introduces itself to those who go there during summertime, as an amazing basin with the dark water lake that mirrors the larchwoods on one side, and the walls found beyond the steep pastures over a path, on the other. The same path that, after flanking the lake, takes to the cabins, still (chance of setting up a tent). The climbing paths, with a vertical development, range from 150 to 350 m., and wind up the dark wall made of typical “calcescisto”, which in this area covers like a mantle the Antigorio’s bright granite gneiss. The unusual abundance of small holds of which this rock is full, had inspired the making, thanks to the contribution of the Antigorio Divedro Formazza Mountain Community, of quite a few climbs that singles themselves out as technical and elegant and never physical.

Vannino valley the „buddino‰ The dark red colour of the rock and its shape, as seen from the path that takes to the “Shelter E. Margaroli” owned by CAI of Domodossola, reminds us of a huge upside down pudding on the pastures and the figure of the Buddha, watching over the Vannino valley, as well. The beauty of the climbing unravel itself on this atypical rise of very elaborated red granite, that offers about thirty shots of rope, ranging from leaning plaques to slightly steeping walls. A bit lower, exploiting a leaning slab of thirty meters of height, a section planned for beginners has been created, with eight itineraries which range from 5a to 6b. 33


ALPE DEVERO Trekking fotografico

“ L’Alpe Devero e il Lago Nero, un raro gioiello di natura. ”

Lago Nero in autrunno

Piana di Devero

La cima del Cervandone

Il Lago Nero è un laghetto alpino incastonato nella parte bassa della Valle Buscagna e sovrastato dal Monte Cervandone. Circondato da Larici, Rododendri e Mirtilli, è una naturale tavolozza di colori per ogni stagione, qui come in pochi altri luoghi, nelle acque cristalline vive il Tritone Alpestre. È un luogo incantato, raggiungibile velocemente attraversando i boschi di Larice che ad ogni stagione offrono un’incomparabile variegata visione. Baite all’Alpe Devero 34


Ponte in Val Buscagna

Lago Nero a colori

Val Buscagna

ALPE DEVERO

Alpe Misanco Lago Nero

Partenza dalla piana di Devero, in fondo a sinistra si imbocca un bel sentiero, ben segnalato che in poche decine di minuti porta all’Alpe Misanco, da qui si sale ancora per 30 minuti ca. sino all’ampia conca di Val Buscagna. Seguire i segnavia sulla sinistra percorrendo un percorso sui massi morenici sino al Lago Nero. Una giusta sosta per ammirare ogni angolo del lago e ci si sposta verso il rio di Buscagna. Qui attraversato il ponticello una serie di cartelli indicano i vari percorsi che si diramano in questa stupenda valle. Noi scendiamo verso Devero, che dopo pochi minuti scorgeremo piÚ sotto.

Val Buscagna in fiore Piana della Val Buscagna

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CANYONING di Giuseppe Burlone Foto: archivio La Compagnia delle Guide

“ Una frizzante attività tra le valli alpine, immersi nella natura tra scenari di grande suggestione.

Dentro le bollicine

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Tra acqua e rocce Mi è sempre piaciuto guardare i disegni della roccia portata dai torrenti alpini. I ciottoli, arrotondati e levigati. Anche le sponde rocciose, modellate in vasche e ripiani. Per lo più mi capitava di osservarle camminando sui sentieri verso qualche cima delle valli ossolane. Oppure ne apprezzavo le forme tondeggianti quando mi ci sdraiavo sopra dopo aver fatto il bagno nelle acque fresche e limpidissime della Val Grande.

duce a pochi metri la possibilità di udire la voce dei propri compagni. Per questo motivo chi pratica canyoning deve imparare un piccolo vocabolario gestuale, da usare al bisogno. Il briefing prima di incominciare la discesa è il momento dove ci si scambiano queste informazioni. E uno scambio, visto che c è sempre chi sa aggiungere al simbolo tecnico anche la sua espressione di uno stato d animo!

Il salto di⁄ qualità!

Un pò pesci un pò lucertole

Poi è arrivata l estate torrida del 2003. Disturbati dai goccioloni di sudore sempre più copiosi abbiamo cercato scampo in acqua. Scoprendo così il frizzante divertimento del canyoning! Scendere i torrenti alpini con una muta (l acqua non è sempre calda...), la corda ed una maschera da sub per giocare sotto le cascatelle ha fatto schizzare la nostra voglia di tuffi a livelli inimmaginabili. La metamorfosi da salterini a tuffatori era compiuta! Adesso continuo ad ammirare le pieghe levigate delle sponde rocciose ma sono diventato bravo a scoprirci i trampolini più adatti per le profonde pozze che punteggiano come perle queste meravigliose collane che sono i fiumi di montagna.

Una cascata, cadendo nella pozza sottostante, genera quello che tecnicamente si chiama il rullo: ovvero il movimento circolare dell acqua attirata dalla colonna in caduta e poi allontanata negli strati più profondi. Piccoli rulli innocui e farciti di bollicine si trovano molto spesso sotto ai salti di piccole dimensioni. Si tratta di un effetto jacuzzi al quale si rinuncia sempre a malincuore e quando le energie che l acqua ci spreme stanno per finire... A questo punto il pesce si trasforma in lucertolone, sui massi del greto scaldati dal sole è arrivato il momento di concedersi una sosta, prendendo dal bidone stagno che ci siamo portati le barrette delle quali siamo più golosi ed un sorso di bevanda isotonica.

LÊimpero dei segni Molto spesso lo scroscio delle cascate ri-

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Corda, discensore e⁄ stile libero I parametri che concorrono a definire la difficoltà e a precisare le caratteristiche di un itinerario sono due: il capitolo verticalità e quello legato all acquaticità richiesta. Nel primo caso la lunghezza delle calate in corda e la loro eventuale esposizione al corso d acqua, il grip della roccia bagnata, molto diverso a seconda delle varie tipologie. Il secondo parametro viene definito valutando la portata e la forza della corrente, la presenza di turbolenze nelle vasche e per ultimo la distanza obbligatoria da compiere nuotando.

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TREKKING di Claudio Zella Geddo

“ Suggestione e religione tra i vecchi insediamenti della Valle Anzasca.

�

A spasso tra i celti...

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Colma


Il

lento ma equilibrato trascorrere del tempo comporta spesso variazioni evidenti nello stesso abitare il paesaggio. Questo aspetto è ben evidente in Valle Anzasca ove ciò che era paese centinaia di anni fa, grazie a condizioni climatiche eccellenti, ora è alpeggio. Sito inserito in un reticolo di luoghi più o meno mantenuti ma comunque rilevanti per la storia delle Alpi a causa del lavoro di terrazzamento - le cosiddette sostine che innerva i fianchi della montagna. Prima di Calasca Castiglione prendiamo sulla destra un ampio sentiero che in breve ci porterà a Drocala, nome quest ultimo di

Castiglione

suggestiva evocazione alto medievale. Nel bosco di castagni si mantenga sempre la direzione principale (destra idrografica del torrente) evitando le tante diramazioni. Quasi subito incontriamo dei ruderi (Casa Valecchio) significativi per la connotazione a corte maggengale evidente grazie al doppio accesso del fienile. A seguire, dopo un incantevole forra, troveremo il cartello indicatore per Drocala. L alpeggio risulta strepitoso sia per i suoi declivi erbosi che per la sapiente distribuzione delle abitazioni. Dapprima si visiti la Chiesa del 1679, che conserva una pregevole Visitazione e poi vagando fra le case

la scivera

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si vada alla ricerca dei veri gioielli del luogo. Ovvero una pila da mortaio scavata su superficie a scivolo con canaletto, utilizzata per battere la canapa o per l olio di noci, una porta del 1702 inserita in un dominante medievale, architravi a dorso ed una iscrizione del 1795 - posta su di una casa in pietra - che attesta la probabile data d inizio di residenza da parte di sposi. Questi elementi, preziosi per una veduta d insieme della cultura materiale del borgo, vanno sicuramente ad attestare la funzione completa - in termini di antropizzazione dell area. Resta comunque ancora qualche cosa da vedere, sopratutto al limitare del

della Madonna del Carmine che conserva un ragguardevole coro ligneo ed un altare dorato. Tra le case fanno invece bella mostra croci potenziate su massi ed architravi nonché segni balestriformi e scaliformi di chiara matrice precristiana. Simboli che rimandano a forme raffinate di sincretismo culturale tra la tradizione orale ( e si ricordi a questo riguardo il valore dell oralità nella trascendenza celtica) ed insegnamento religioso. Malauguratamente queste insieme di conoscenze è a repentaglio poiché abbiamo constatato che nessuno degli abitanti del paese neanche minimamente sapeva dare

Panoramica della Colma

paese, ove osserviamo tracciate su roccia - in luogo panoramico - due cruciformi. D intorno molti sono i segni e testimonianze di ere leggendarie come il cosiddetto cimitero pagano, i massi coppellati o la Pioda ad Ghiudum; vera e propria pietra sacra del Druido che in quel luogo sfidava il fulmine oppure entrava in contatto con le più recondite forze della Natura (La Madre Bianca). Difficile non immaginarsi la scena alzando lo sguardo verso i boschi pieni della Colma - ora luccicanti di neve - dai quali, vestiti di lane, calavano i Celti. Dopo aver percorso l alpeggio, avendo al di sopra i Prer ed al fianco il solco vallivo di Segnara, scendiamo verso Olino oltrepassando una cappella su roccioni ed un rio che nei secoli ha scavato scivoli di pietra bifidi. Olino rappresenta con vigore e bellezza la più tradizionale tipologia ossolana grazie alla sua trama di tetti, le scale alte e la duplice entrata delle abitazioni. Accanto ad un ippocastano svetta la Chiesa 42

significato e parola ai segni lasciati con devozione dai propri antenati. Scendiamo quindi verso Castiglione, dopo aver ammirato al limitare del borgo una Santa Caterina con ruota dall espressione palesemente torbida e sensuale, passiamo oltre Ponte Baulini - manufatto del tipo a cavalcare - e dopo un edicola affrescata con l immagine di San Giorgio e il drago da Lorenzo da Lorenzo Peretti, in breve siamo al punto di partenza.

Tempo: 2 ore Difficoltà: T (turistico) Cartina: Kompass nr 89 Domodossola


EN

A walk through Celtic ruins

Evocative sensation and religion through the ancient settlement in Anzasca Valley.

B

efore arriving in Castiglione Ossola we turn to the right into a large one hour-path that takes us to Drocala. The Alp is enchanting for its grassy sides and orderly placing of houses. We visit the church, built in 1679, and its valuable picture “Visitation”. We closely look at an archway, built in 1702, semi-circular architraves and other evidence of physical culture in this spot. On the edge of the village we see two cross-shaped forms caved into the rock. Round here there are a lot of signs of mythical ages like the so called pagan cemetery, the cupel rocks and the “Pioda al Ghiudum”, a real holy stone for the Druids who challenged lightning or came into contact with the most hidden powers of Nature (their White Mother). We walk down to Olino, where on the rocks and architraves there are marks of clear pre-Christian origin. On the downhill path to Castiglione, past a shrine with Lorenzo Peretti’s frescos (Saint George and the dragon) we will shortly be back to the starting point.

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PAGINE FRAGILI di Rosella Favino

U

n camoscio si staglia contro il cielo limpido, immobile su una rupe. Dal Balcone sull Ignoto osserva un mondo ostile e del resto indesiderato, [...] giù nelle valli zone stipate di macchiette rosse e grigie, dalle quali si dipartono linee bianchicce e regolari, serpeggianti su per i fianchi dei monti e sul fondovalle, accanto al grande torrente. Vi avevo veduto correre mostri scuri, di cui ascoltavo terrorizzato il respiro ronzante, e ad intervalli le urla terribili, che squarciavano il silenzio e facevano raggelare d orrore. I suoni che ascolta osservando il nostro mondo sono ben lungi dalle pacate armonie librate nella vastità dei monti e dal cullante ondeggiare di melodie, composte senza posa dal tocco magico delle acque e commesse alle ali delle brezze . Vive nella Natura il camoscio immaginario al quale il dott. Luigi Rondolini dà voce nel suo romanzo Il Tata delle Alpi [1], che ne racconta la vita lunga, fortunata quanto saggia, da quando, quasi un novello Bambi ossolano, si unisce ad un branco di suoi simili e inizia a peregrinare per l Alta Valle Antrona. La Grande Corona, la Vetta del Vento e quella del Sole, la Punta Madre, l Opaco e il Solitario, la Pioda della Sera, sono i nomi che lasciano intuire una poesia che toponimi come Andolla, Bottarello, Pizzo Saas o Coronette di Camposecco regalano solo a chi li conosce bene. Della Natura il Tata segue i ritmi, le stagioni dell anno e della vita. Patisce i rigori dell inverno, che in alta quota si prolungano pericolosamente fino a tarda primavera, e apprezza la premura di un larice che lo protegge dalla neve; con il rifiorire della vita gioisce del volo dei codirossi in amore, delle prime erbe tenere e saporite che gli ridanno energia per percorrere i versanti, gode di albe e tramonti intensi come solo l estate sa dare, poi impazzisce di desiderio nella stagione degli amori e sente il peso della responsabilità della guida del branco di femmine e cuccioli quando si ritrova ad esserne il capo, in autunno. E parte di una strana comunità, il Tata, in cui gracchi, marmotte e il silenzio sono fondamentali per percepire i segnali di pericolo che arrivano da un nemico insistente e spietato, che corre su due sole zampe e produce tuoni e folgori che uccidono. Eppure l autore, il Dott. Luigi Rondolini da Villadossola, medico condotto di Quarna, fu a sua volta un cacciatore ma abbandonò quest attività quando la perfezione tecnica delle armi non lasciava più scampo agli animali e si stava ormai perdendo il senso di sfida tra la furbizia e l istinto del selvatico e l intelligenza e l abilità del cacciatore. L amore per la natura di Rondolini trova allora espressione nelle riprese per documentari, nell illustrazione ad acquarello della flora alpina e, soprattutto, nell osservazione della natura. Nel suo romanzo Rondolini, con uno stile d altri tempi, racconta con minuzia e rigore la vita dei camosci così come l aveva osservata, in ogni stagione e con ogni tempo. Le lunghe passeggiate fin da bambino, gli appostamenti e gli inseguimenti dei selvatici, gli avevano permesso di conoscere la montagna e i suoi abitanti, le loro abitudini, fino a dare voce quasi ai loro pensieri. Attraverso gli occhi del camoscio Tata, tuttavia, Rondolini osserva la società degli uomini, e se stesso. La saggezza del Tata è dirompente, appresa alla dura scuola della Natura. Il camoscio conosce la paura ma ha imparato a non farsi trascinare da essa, perché è l istinDott. LUIGI RONDOLINI

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to che ti salva nei momenti in cui la ragione è troppo lenta e il pericolo si avvicina rapidamente. Anche Rondolini, come il Tata, ha attraversato tutte le stagioni della vita; qualche anno fa, all età di 90 anni, aveva deciso di pubblicare le sue memorie, che contengono uno spaccato di storia narrato con la semplicità di chi vive intensamente [2]. Ci ha lasciato nel giugno scorso, poco prima di compiere i 100 anni. Il saggio Tata delle Alpi ci invita a raggiungere le sue montagne dove potremo forse conoscere il suo segreto: Se ti capitasse, qualche volta, di raggiungere le falde della Grande Corona, siediti un momento su uno dei tanti macigni che avrai intorno, deponi dal tuo cuore il fardello di miserie e di affanni [...] e, libero dalle superbie, dagli odi, dalle invidie irragionevoli, dimentica anche l amarezza di desideri inappagabili. Così, alleggerito, contempla... ascolta...

[1] Dott. Luigi Rondolini, Il Tata delle Alpi ‒ Storia di un camoscio, Ed. La Cartografica, Domodossola, 1959 [2] Luigi Rondolini, Una memoria lunga novant anni, Ed. Interlinea - Gli Aironi, Novara, 2001

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MINERALI di Felice Jerich

La Valle dell 'Oro utto ebbe inizio milioni di anni fa, an-

Tcor prima che la spinta del continente africano formasse la catena montuosa delle Alpi. L'azione combinata di elevate temperature, piogge torrenziali, movimenti sismici, eruzioni vulcaniche, situazioni fisico-chimiche e dinamiche, crearono infiltrazioni nella crosta terrestre di alte concentrazioni di minerali ed altri elementi chimici disciolti, originando delle stratificazioni di varie dimensioni e composizione nel sottosuolo. Questo fenomeno venne chiamato "Idrotermalismo". Successivamente, il lento raffreddamento della crosta terrestre e la spinta del continente africano verso l'Europa, innalzarono verso l'alto questa roccia contenente i filoni di minerali, piegandoli, spezzandoli, comprimendoli e distribuendoli in modo casuale e bizzarro in quella massa rocciosa che venne poi chiamata "Alpi". Indubbiamente le Alpi allora erano molto più 46

Immagini: dall’alto: dentro le miniere - pepite d’oro - pag. 47: elmeƩo con lampada a carburo


elevate di come le vediamo ora. L'erosione meteorica, i venti, il sole, le varie condizioni climatiche e le innumerevoli glaciazioni modellarono questa massa rocciosa, formando valli, creste, pianori e laghi. Tutto il materiale asportato si depositò lungo la pianura, portando con sé parte di filoni mineralizzati, lasciandone altri ben visibili sui fianchi delle montagne. Questi erano composti da minerali di elementi chimici che singolarmente od associati fra loro formarono altri minerali o solfuri mineralizzati. Fra di essi alcuni vennero denominati "elementi nativi" (cioè metalli puri), che già esistevano in origine. Non erano molti: su tutti ne spiccava uno molto particolare per le sue qualità fisiche e dinamiche: l'oro. Un metallo che nei millenni a venire creò non pochi problemi all'umanità: guerre, omicidi, gioie e disgrazie, divenendo il più ambito e ricercato di tutti i metalli, simbolo del potere e della ricchezza. Lungo la catena delle Alpi, da Genova al Carso, vi sono innumerevoli giacimenti auriferi, alcuni contenenti oro allo stato libero e visibile, spesso associato a quarzo, altri con oro non visibile, associato con solfuri come pirite, arseno-pirite, galena, blenda ecc, oppure inglobato nelle rocce. Il fatto singolare è che la maggior concentrazione di questi filoni si riscontri nella zona comprendente le Alpi Graie e Pennine, con epicentro in prossimità del Monte Rosa, in Ossola e Val Sesia. È molto probabile che i filoni auriferi dell'Ossola e delle sue valli siano stati oggetto di sfruttamento già in epoca romana e pre-romana. A conferma di questa considerazione annotiamo il ritrovamento, durante la campagna di scavi archeologici, effettuata dallo storico Pattaroni, dal 1951 al 1960, nella frazione Pedemonte di Gravellona Toce, di un altoforno per la fusione dell'oro, risalente al II secolo a. C. Recentemente, in Val Divedro, fra gli abitati di Varzo e Iselle, è avvenuto il ritrovamento di canali in pietra in prossimità del fiume, simili a quelli usati nelle "Auro Fodine romane" della Bessa (Biella). Questi servivano per il lavaggio delle sabbie aurifere dei giacimenti alluvionali o secondari, ed era-

no provvisti di pozzetti, distribuiti su tutta la lunghezza, dove l'oro per il suo elevato peso specifico rimaneva imprigionato, mentre la sabbia, sterile e leggera, correva via. L'estrazione e la lavorazione del minerale aurifero rimase pressoché invariata fino al XVI secolo. L'abbattimento e la disgregazione della roccia avveniva attraverso un processo di riscaldamento con il fuoco e di raffreddamento con acqua (a volte mista ad aceto), mentre la lavorazione si effettuava fondendo il minerale in forni e, successivamente, trattandolo per coppellazione. Con l'avvento dell'alchimia vennero introdotti il processo di amalgamazione con mercurio e l'uso della polvere pirica. Queste innovazioni diedero slancio all'attività mineraria, accelerandone i tempi e riducendo la fatica umana, creando contemporaneamente un maggior profitto economico. Il territorio ossolano negli ultimi quattro secoli è stato oggetto di una accurata e capillare ricerca mineraria: tralasciando i filoni principali, oggetto di sfruttamento industriale, sono almeno duecentocinquanta i siti minori, opera di piccole imprese artigiane e i luoghi di semplice ricerca. Sono state inoltre segnalate da cacciatori, pastori e contrabbandieri, una cinquantina di gallerie minerarie in zone impervie, a quote elevate, a volte in zone fuori da ogni logica mineraria. Evidentemente ogni piccolo segnale di affioramento mineralizzato veniva preso in considerazione per saggiarne la qualità e la quantità del giacimento. La toponomastica

stessa di paesi, alpeggi e località testimonia come le miniere d'oro, in passato, diedero nome a località 47


idrografica del fiume Toce. Comprende i della zona, come "Loro" (frazione di Pieve filoni di Beolini, i quali compaiono a giorno Vergonte), "Colloro" (frazione di Premoselsul fondovalle, nel sito chiamato Vallaccia lo Chiovenda), "Aurano" in Valle Intrasca, e proseguono, fino a quota 1.000 metri "Oro delle Giavine" in Val Grande, "Piana sul livello del mare, in località Baraccone, dell'oro" in Valle Anzasca e molti altri; non coltivate in quattro trincee a cielo aperto, solo in Ossola ma in tutto l'arco alpino. Ma intercalate da gallerie, con coltivazioni inla storia mineraria dell'Ossola è soprattutto terne, per ricomparire poi, con sporadiche stata scritta da personaggi che, con il loro apparizioni, nella Valle dell'Arsa. Più a nord lavoro ed i loro investimenti, contribuirono troviamo il filone Ora - Fontanelle - Alpe allo sfruttamento minerario di questi luoTagliata, il principale del gruppo della Val ghi. Ricordiamo così i Rabaietti e gli Albasini Toppa, coltivato da molti imprenditori lodella Valle Anzasca, il valsesiano De Paolis, cali e successivamente dalla "The Pestareil capitano B. Testone e l'ingegner A. Spezia na United Gold Mining Com-pany Limited", di Piedimulera, i Cicoletti di Pieve Vergonche estrasse e lavorò nello stabilimento di te, il vogognese G. Mazzola, i Morandini e Piedimulera circa 2.500 chilogrammi d'oro. i Pirazzi Maffiola anch'essi di Piedimulera. Oltre il Rio Marmazza le miniere di CropiInfine tutti gli avventurieri, spesso privi no, vennero coltivate dalla società belga di conoscenze tecniche e disponibilità "Mines et Usines de Cropino", che costruì finanziarie, i quali, con notevoli sacrifici, a Pieve Vergonte uno stabilimento con ancontribuirono a mettere in luce l'oro del nessa centrale elettrica per il trattamento sottosuolo ossolano. La Valle Anzasca può del minerale. A tale scopo vennero eseguiti essere definita la "Valle dell'oro": entro i suoi confini si trovano la maggior parte delle concentrazioni aurifere delle Alpi, e le diramazioni di questi filoni si estendono anche fuori dal perimetro della valle. A nord, confinanti con il gruppo filoniano di Val Bianca - Cani si trovano le miniere di Mottone - Mée - Triverà in Valle Antrona, le quali, coltivate già nel XVII secolo da piccoli imprenditori locali, vennero sfruttate dalla stessa società inglese che operava nei giacimenti di Pestarena. A sud-ovest le miniere di Alagna Valsesia costituiscono il proseguio dei filoni di Quarazzola -Sasso Nero - Kint: due zone, la Valsesia e la Valle di Macugnaga, accomunate non solo per le vicende minerarie ma anche per la similitudine culturale, essendo ambedue comunità Walser. A sud-est della valle si trova il gruppo filoniano denominato "scisti" di Vogogna - Fobello, lungo la linea del Canavese, la cui massima concentrazione mineralizzata si espande in Val Toppa (comune Lavaggio del materiale con la “batea” di Pieve Vergonte), sulla destra 48


imponenti lavori, ma non è nota la resa del giacimento, malgrado la ricchezza del filone e soprattutto la presenza di oro nativo. Infine, a nord del Rio Viezza, vennero sfruttati anche i filoni della "Carboniera D'Alberto". Discreti lavori lungo il fronte della montagna furono ese-guiti dalla società ingle-a se operante a Pestarena e in Val Toppa. e, A sinistra del fiume Toce, oil giacimento di Vogoegna - Giavinello - Genea, stredo - Alpe Capraga, al Grande, venne con tracce anche in Val coltivato da imprenditori locali e dal 1898 dalla "Società Italiana delle Miniere Aurifere di Vogogna" (costituita a Genova), per la ripresa dei lavori nella miniera Fontana del Ronco. Questo gruppo comprendeva circa trenta tra miniere e luoghi di ricerca, di cui un paio di notevole sviluppo. La faglia mineralizzata Vogogna - Fobello prosegue in direzione nord-est sud-ovest, passando tra il Pizzo Camino e la montagna Ronda, comparendo in alta Valle Segnara, presso gli alpeggi di Lago, Cortit e Alpe Rossola con segni di antichi lavori di estrazione, notevoli vista la quota (da 2.000 a 2.200 metri sul livello del mare). Spingendosi a sud-ovest lungo la faglia si trovano i discreti lavori di Campello Monti in Val Strona e di Fobello in Val Mastellone. Entrando in Valle Anzasca, vengono segnalate sulla sinistra idrografica del fiume Anza, tra gli abitati di Castiglione e Molini, delle vecchie miniere, chiamate dalla gente del luogo "Tomba dei Cucit"', forse per le piccole dimensioni degli scavi. Probabilmente sono da ritenersi lavori dell'epoca medioevale: analoghe segnalazioni in Val Toppa e nelle miniere dei Cani, con ritrovamenti di gallerie tanto piccole ed anguste, che il passaggio di un uomo trova molte difficoltà: questi siti vennero chiamati in gergo popolare "Miniere dei

Saraceni Sara ", forse per la basst sa statura di queste genti. fr Di fronte a queste vecchie min miniere si apre la Valle Seg Segnara, che da Molini, tag di netto lo spartiactaglia que montuoso in direzione del Monte Capezzone d Pizzo Camino, mete del ten tendo a nudo la sezione de della montagna ed evide denziando i vari affiora ramenti mineralizzati, pe mettendo così innuper m merevoli ricerche e coltiv tivazioni lungo tutta l'est stensione della vallata. R Risalendo la valle princ cipale si incontrano s sulle montagne sovrastanti gli abitati di C Calasca e Pontegrande le miniere di Val Bianca - Scalaccia - Casette - Masucco - Agarè - Vallar, alcune lavorate dagli inglesi e dalla Società Statale A.M.M.I., ma precedentemente molto attive grazie ai vari imprenditori della zona, subentrati nel 1897 dalla "Societè Generale de Traitament des Mines d'or et argent" nella coltivazione delle miniere Agarè e Lasino e nel 1899 dalla "Societè des Mines d'or de Scalacela et Casette" nelle omonime miniere; quest'ultima società costruì un imponente stabilimento per il trattamento del minerale a Pontegrande, in una località chiamata per l'appunto Scalaccia. Affiancati ai filoni di Val Bianca si trovano quelli dei Cani - Buson-Calderona - Sasso Nero, anch'essi non meno importanti dei precedenti, lavorati dagli Albasini di Vanzone e dal leggendario Facino Cane, spregiudicato mercenario al soldo degli Sforza, che con le sue gesta terrorizzava gli abitanti della vallata. Altra società a capitale straniero, che subentrò nella concessione della Valle Calderona dei fratelli Guglielmini e Spezia nel 1874, fu la "Societè des Mines d'or de Calderona", però con scarsi risultati. Avvicinandosi al Monte Rosa, un'altra miniera degna di nota è quella di Prequartera, precisamente in località Lozzacche: ai suoi tempi è stata più volte citata come la più ricca della val49


le Anzasca. Sono ancora visibili i resti dei mulini di amalgamazione presso l'abitato. Altre coltivazioni si trovano presso il bacino idroelettrico di Ceppo Morelli e nella sovrastante Valle Tignaga, soprattutto i filoni di Lavanchetto affiorano a giorno. Superato il massiccio del Morghen si incontra la più vasta zona mineralizzata della valle: i giacimenti di Pestarena e Lavanchetto, che comprendono i filoni di Acquavite Cavone - Speranza - Calpini/Pozzone - Stabioli - Lavanchetto - For-

un chilometro oltre, in località Crocette, vi sono i resti del vecchio stabilimento di trattamento del minerale, alimentato con funicolare dalle coltivazioni di Quarazzola e Palone del Badile. I giacimenti di Pestarena - Lavanchetto ed altri, sia in valle che fuori, vennero coltivati da vari impresari per poi essere assorbiti da società a capitale straniero, le quali si fusero in una sola compagnia: la "The Pestarena United Gold Mining Company Limited"; grazie all'accorpa pamento delle varie miniere ed all'ammode dernamento degli stabilimenti si ottennero de degli ottimi risultati produttivi. Pe Per motivazioni sia politiche che di mercato la produttività andò lentamente scemando do, provocando l'abbandono dei siti meno pro produttivi con problemi anche occupazionali. Subentrò poi alla gestione delle Alla ricerc a

dell’oro fl uviale...

pepite

nale - Caccia - Vittini ecc ecc..., praticamente praticamente e su ambedue i versanti della montagna vi sono stati lavori di estrazione, che si sono protratti dal 1600 al 1960 circa. Presso l'abitato di Campioli negli anni cinquanta venne costruito un nuovo stabilimento per il trattamento del minerale, il quale usciva dai lavori in sotterraneo, o, dal "Ribasso Morghen", un traverso banco o che incrociava le varie coltivazioni per circa 2.500 metri permettendo un agevole trasporto. Mentre a Pestarena il vecchio stabilimento, già costruito dagli inglesi e più volte modificato, era alimentato dal "pozzo inclinato" con un sistema di trasporto su vagoncini, il nuovo stabilimento di Campioli era alimentato per mezzo di autocarri. Più avanti si incontra la Val Quarazza: già in prossimità della diga del "Lago delle Fate", si possono vedere i lavori di Guia - Kint - Sasso Nero, i quali affiorano in superficie con trincee e cavità, mentre circa 50

miniere, nei primi anni del 1900, la P. M. Ceretti di Villadossola, che, con non poche difficoltà, riportò lo stato delle miniere in condizioni apprezzabili, per poi essere acquisite, nel periodo bellico, dalla Società Statale A.M.M.I.. L'oro di Pestarena diede vita anche a qualche rocambolesca vicenda di brigantaggio; durante la seconda guerra mondiale, vennero trafugati, ad opera di bande partigiane, alcuni recipienti da 20 kg di fango aurifero, un prodotto non raffinabile in loco, però contenente il 10% di oro; questi bidoni, dopo varie vicissitudini e trasferimenti forzati sulle montagne anzaschine, torna-


rono quasi tutti al legittimo proprietario. estratte da 30 a 50 tonnellate d'oro. Lascio Altra storia quella di una rapina a mano arall'immaginazione quante tonnellate di mata eseguita da alcuni banditi locali, aiuminerale aurifero, quasi certamente del tati da dipendenti della miniera, finita per più ricco, siano state erose durante la mofortuna senza vittime e senza successo per dellatura e la formazione delle vallate ossogli autori. lane e quindi siano state trasportate nelle Annotiamo ancora altre vicende, ancora pianure dai ghiacciai e dalle alluvioni, così de com quante tonnellate legate a compravendita e frode come d'o riposano a centinaia di minerale grezzo e metallo d'oro “Foranle ria lle ga lla de Ingresso hetto nc va nobile, operate da coltivatori di metri di profondità nel La e lp ’A Basso” all so suolo ossolano e paabusivi e da personaggi con sotto da pochi scrupoli a spese della dano. a Società delle miniere, o da A Campo dei Fiori, localimercanti d'oro improvvisati aii tà tra Oleggio e Marano T quali veniva venduto oro con-Ticino, già i Romani in-

Ingresso della miniera “la Trappola”

Ingresso della miniera all’Alpe Trivera

traffatto se non addirittura ottone. Ufficialmente nel periodo 1860/1961 vennero estratte in Piemonte 15 tonnellate d'oro, di cui 10 tonnellate solo a Pestarena; in quel periodo si eseguirono circa la metà dei lavori sotterranei in Ossola, il minerale estratto veniva lavorato negli stabilimenti con il sistema della cianurazione, con rese attorno al 90%. I precedenti lavori furono eseguiti in miniere molto più ricche; è risaputo che all'esterno i filoni, chiamati "brucioni" per il loro colore rossastro, essendo esposti agli agenti atmosferici venivano liberati per diversi metri dai solfuri e quindi possedevano tenori d'oro altissimi, malgrado l'uso del sistema di amalgamazione con il mercurio, che non dava rese superiori al 60%. Calcolando tutto il minerale sprecato, sia nelle discariche sia nelle ripiene all'interno delle miniere e la non ufficialità di certi dati, si può affermare che in Ossola, in 2.000 anni di attività mineraria, siano state

trapresero una ciclopica opera mineraria, atta allo sfruttamento dei terrazzi glaciali del Monte Rosa e del Gottardo. Anche nei fiumi e torrenti dell'Ossola non è raro trovare dei rimasugli di questi filoni; l'oro, grazie al suo peso specifico, è molto restio a farsi trasportare dalle piene dei corsi d'acqua e, sono state trovate pepite d'oro dal peso superiore al grammo. E non è raro vedere l'autore dell'articolo ed i suoi amici intenti a lavare sabbia e ghiaia con la classica "padella" dei cercatori d'oro dei film americani. Anche se le miniere della Valle Anzasca ora sono buie ed inoperose, prosperano le attività culturali legate alla loro memoria: conferenze, dibattiti, strutture museali, pubblicazione di libri, miniere-museo e monumenti. Un modesto tributo al nobile metallo che con la sagacia e l'operosità delle genti, contribuì in modo significativo all'evoluzione ed al benessere del popolo anzaschino. 51


EN

I

t took geological ages to form what, in over two thousand years of civilization, had been eagerly sought for in creeks and valleys: gold. Apt geological and chemical combinations had gathered on the present Ossola’s territory, that kind of mineral, considered, from time immemorial, precious. Already the Romans, as proved by the archaeological findings in Gravellona ( a blast-furnace from the II century B.C.), would confirm its presence. Until the Renaissance the extraction techniques were rather primitive: you had to heat the rock up, break it with scalding water or vinegar and then “cook” the left-overs. Alchemy brought new and more advantageous procedures, as much as to unleash a sort of Gold Rush somewhat similar to the one during the Klondike era. The Anzasca Valley and the nearby areas are, in Ossola, gold locations. Areas in which several companies , Italian and foreign, ventured themselves, exploiting above all, the Pestarena Mines, which yielded from 10 to 15 tons of gold in Piedmont between 1861 and 1960. Renowned geologists and engineers, along with shrewd business men, tried to make a fortune. And many succeeded. The remaining reminders of that past activity are galleries and digs which, however, are often abandoned and barely visible, except in Val Toppa , Pieve Vergonte, where an Ecomuseum was created. An hour walk from the village, along the path of the British ( thus named because was made by the british Pestarena Gold Mining Company) you may reach – passing through old grindstones - the “ Cà Bianca” you can gain access, with a Tourist Guide, to a section of the Gallery level 2, in which quartz is visible.

52


P IEVE VERGONTE di Carlo Solfrini

Le miniere di

Val Toppa

I

giacimenti auriferi della Val Toppa sono generalmente filoni strato di origine idrotermale inseriti in rocce scistose denominate Scisti di Fobello e Rimella . É appunto in tali formazioni rocciose, poste a monte della linea Insubrica che sono presenti anche altre manifestazioni aurifere come le miniere di San Carlo, Giavinello e Genestredo in comune di Vogogna, miniera dei cristalli e Cortitti in Val Segnara, miniere di Campello Monti in Val Strona e miniere di Fobello in Val Mastellone. Tutti i corpi filoniani sono a ganga quarzosa ed il materiale metallifero è prevalentemente la pirite; non mancano però zone in cui sono abbondanti altri solfuri quali l arsenopirite, la blenda, la calcopirite e la galena. L oro è di solito disseminato nei solfuri in particelle microscopiche e sono eccezionalmente visibili ad occhio nudo. I giacimenti di Pieve Vergonte possono essere suddivisi in tre importanti e distinte zone

minerarie: • Val Toppa propriamente detta sulla destra orografica del torrente Marmazza; • Cropino sulla sinistra orografica del torrente Marmazza; • Beolini sulla destra orografica del torrente Vallaccia. É bene ricordare che uno dei motivi di interesse mineralogico di tutte le zone citate è la presenza di oro nativo nel quarzo, generalmente associato alla blenda e alla galena; notoria è anche la presenza di interessanti minerali da collezione come l anatasio, la piromorfite, la wolframite, la stolzite, la scheelite ecc. Notizie certe sullo sfruttamento delle miniere si hanno a partire dagli inizi del 1800, quando minatori locali scavarono gallerie in più punti della valle, seguendo come riferimento gli affioramenti di quarzo denominati brucioni visibili in più punti e a quote diverse sulle pendici del Pizzo Cami-

Immagini: dall’alto: interno della miniera - “Cà Bianca” ex casa dei minatori

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no; vi lavorarono le famiglie Cicoletti, Pirazzi Maffiola, Betteo, Bassi, Conterio e molte altre. Il minerale estratto veniva accuratamente macinato ed amalgamato nei classici molinetti piemontesi o arastras dislocati lungo i torrenti locali onde sfruttarne le acque come forza motrice. Ancora oggi, lungo il sentiero che porta all Ecomuseo della Val Toppa, sono visibili i ruderi di edifici e macine in località Calagn . Industrialmente è stato sfruttato solo il giacimento di Val Toppa al tempo in cui operava la compagnia inglese Pestare-

na Gold Mining (1860-1890) e la società francese Miniere di Cropino (1895-1901); successivamente, sino all ultimo conflitto mondiale, vi hanno lavorato, a fasi alterne imprenditori privati e la società Rumianca. É nota anche la presenza di di pagliuzze di oro libero nelle sabbie alluvionali del torrente Marmazza. Nel corso dei millenni l erosione naturale delle rocce ha permesso all oro presente di liberarsi naturalmente e defluire a valle grazie al dilavamento delle acque meteoriche. Oggi percorrendo l antico sentiero dei minatori (strada degli inglesi), è possibile raggiungere l Ecomuseo delle Miniere della Val Toppa in circa 1 ora di piacevole camminata. Giunti alla Ca bianca , si può usufruire di una visita guidata di un buon tratto della galleria livello 2 , davanti alla quale, sopra all ingresso, è ben visibile il filone di quarzo mineralizzato; proprio seguendo questa traccia per centinaia di metri i minatori 54

hanno potuto intercettare zone di forte arricchimento di minerale o altri filoni importanti. Lungo il tragitto sono visibili ampie camere di coltivazione, traverse laterali, camini e pozzi di collegamento con altri livelli, scavati per agevolare la movimentazione interna del materiale nonché l areazione dal sotterraneo. Nei punti in cui la stabilità della roccia veniva meno sono ancora presenti puntellature in legno, muri a secco e pilastri naturali lasciati ad arte per sostituire la volta rocciosa.

INFORMAZIONI UTILI Per l entrata in miniera occorre un indumento pesante e, per il percorso, scarponcini. Eccezionalmente, previa prenotazione, può procedersi alle visite anche in settimana. È possibile l utilizzo della cucina e pernottamento presso la Cà bianca del minatore (t 8 a persona, pernottamento per i ragazzi sino a 14 anni di età t 4, previa prenotazione). È possibile il trasporto in fuoristrada del comune sino alla località La villa (t 4 andata e ritorno a testa). Per informazioni: dalle 9,00 alle 12,30 Tel. +39.0324.86122 Fax +39.0324.86265

Immagini: da sinistra: panoramica di Pieve Vergonte - interno della miniera di Valtoppa


FITNESS di Gianpaolo Pizzi Presidente CO-VER Sportiva Mapei

Fitness tra fiumi e laghi O

ggi l appuntamento è a Feriolo di Baveno, ore 9.30 del mattino. Si parcheggia e si respira tutta l atmosfera di quel piccolo ma splendido lungolago. Un caffè dal Big, o in uno dei bar che si affacciano sul lago, e via. Si prende la ciclabile che costeggia la statale in direzione Fondotoce, 1250 metri e si attraversa la foce del Toce: il più grande dei nostri fiumi, che nasce in alta Val Formazza e sfocia ad estuario nell ansa che il Lago Maggiore disegna fra Stresa e Pallanza. Passando il ponte si svolta a destra e si imbocca una pista ciclabile in terra battuta che costeggia su quattro lati il grande campo coltivato che si apre alla vostra vista: il quadrilatero , così è comunemente chiamato fra gli atleti, è lungo 2.700 m. Lo zero è stato segnato dalle mani operose di Danilo Guidi proprio sull albero che trovate all imbocco del sentiero se lo percorrete in senso antiorario, 2 km e 700 m tutti in piano e immersi nel verde. Percorso il Immagini: dall’alto: la piana di Fondotoce. Canneto con Pallanza sullo sfondo.


quadrilatero, se ritornate a Feriolo, tutto di corsa avrete portato a casa qualcosa di più di 5km che dagli amanti del jogging è considerata una buona distanza. Per chi invece vuole darci dentro in modo pesante all altezza del gas auto, 10 m dopo in direzione Camping Isolino , sulla destra inizia una ciclabile, sempre in terra battuta, che risale il grande fiume sino a Gravellona Toce all incrocio con la strada che porta a Mergozzo: 3.800 mt di vera goduria per gli amanti della natura, l acqua del fiume sia d inverno che d estate mitiga la temperatura sulle proprie sponde. Il terreno è soffice e dolce per tendini e articolazioni. Alla casa Cantoniera si esce sulla provinciale per Mergozzo, si percorrono 500m circa e si svolta a sinistra, sempre su asfalto, nella strada che porta all inceneritore. Subito a destra inizia un tratto di pista molto bello che risale il Toce fino ad Albo di Mergozzo, regalando scorci naturalistici incantati. Nessun rumore se non quello dei vostri passi, niente auto, niente camion e niente moto. Se arrivate sino alla passerella, dal punto di partenza a Fondotoce, avrete percorso 9 km. Non vi resta che ritornare verso Mergozzo, entrare in paese e goder-

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Estuario del fiume Toce

vi la bellezza di quello specchio d acqua. Tenendo rigorosamente la destra percorrete la provinciale verso Verbania sino al camping La Quiete dove, 200m dopo sulla destra, si può riprendere la pista ciclabile che vi riporta dopo 3km circa al punto di partenza. Avrete percorso circa 18km, ma se aggiungete il quadrilatero avrete nelle gambe quasi una mezza. Questo è un giro che si può fare sia a piedi che in mountain bike. Ma il piacere non è finito, anzi. Tornati a Feriolo, nella stagione calda (da giugno a luglio) ci si toglie la canotta o la maglietta, scarpe e calze, si appoggiano ordinatamente su uno dei pontili del nuovo ormeggio e ci si tuffa tranquillamente in acqua. La temperatura frizzante avrà un potere rigenerante straordinario. Non vi rimane che cambiarvi, bere un sorso d acqua e compiacervi per il benessere che vi siete regalati, al costo totale di 0,90 € il caffè . Il giorno dopo volendo, il nostro territorio ci offre un sacco di altre opportunità per smaltire l acido lattico del giorno prima: un salto a Premia in quel nuovo centro dove l acqua la fa da padrona, oppure si sale fino a Riale a farsi coccolare dalla famiglia Sormani seduti allo Schtuba ; in caso contrario una gita in Val Vigezzo, due passi a


Macugnaga o sulle pendici del Mottarone. Se la montagna non vi convince, alla domenica c è sempre il mercato a Cannobio che è un bijou, oppure un bagno ai castelli di Cannero o nelle verdi acque di fronte a S. Caterina. Il nostro territorio è uno spettacolo, dove ancora ci si può sentire attratti dal fascino della natura. Chi come me viaggia parecchio in città brulicanti e tangenziali asfissianti può apprezzarlo sicuramente in modo maggiore. Basterebbe, a volte, fermarsi un attimo e considerare quanto il vivere qui da noi dia un valore altissimo alla qualità della nostra vita. Piccola provocazione: da un punto di vista strutturale è stato fatto molto, ma moltissimo ancora va fatto, le piste vanno collegate, ultimate e mantenute bene, va organizzato meglio tutto il settore turistico e soprattutto, a mio parere, va spinto in modo particolare quello sportivo. Bici, corsa, canoa, trekking in alta quota, golf, deltaplano ed altri mille sport possono essere proposti. Tutto ciò se in futuro vorremo essere presenti nel grande circo dell offerta turistica mondiale. Buon divertimento!

Corriamo. Vinciamo... da 12 anni

Foto: Marco Rosi/GraziaNeri


Gare & Manifestazioni Corsa in Montagna

Giugno

Premia - At Zalut Circuito Antigoriano di Corsa in Montagna

Luglio

International Bettelmatt Sky-Race Sky Marathon - Loc. Riale

Luglio

Ossola Trail - 35 Km da Vogogna a Mergozzo

Agosto

Premia - Circuito Antigoriano di Corsa in Montagna: ritrovo loc. Rivasco Rivasco-Vova

Agosto

Re, Valle Vigezzo - Stracanett Vertical

Ottobre

Ciclismo

Quasar Pess par Premia - Circuito Antigoriano

Aprile

GF Stockalper - Prova Campionato Italiano Udace di Gran Fondo e Medio Fondo

Maggio

Santa Maria M. - Junior Bike

Giugno

Rally delle Valli Ossolane

Settembre

Rally Sprint

Bouldering

Luglio

Alpe Devero - Devero Block - contest di boulder

Parapendio

Agosto

Omegna - Acroaria, aerobatics world championship

Pesca

Luglio

Ossola - Gare di pesca alla trota su tutto il territorio

Rally

Trial

Gare anche di carattere nazionale

Triathlon

Settembre

Mergozzo - Triathlon Internazionale

Vela

Giugno/Luglio

Verbania vela

Varie

Giugno

Giugno domese - Domodossola musica, cabaret, bancarelle e tanto altro.

Settembre

La prima domenica di settembre a Santa Maria M. in Valle Vigezzo, il raduno internazionale degli spazzacamini.

Agosto

Premosello - Palio degli asini Mergozzo - Campionati nazionali canoa

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TREKKING di Michaela Gornati

Giro del passo del Monscera Bognanco, Rifugio Gattascosa e Passo di Monscera

D

a Bognanco si prosegue verso l'oratorio di San Bernardo situato a circa 1600 m s.l.m. tra abeti e larici. La strada asfaltata procede tortuosamente sul ripido pendio e consente di guadagnare molti metri di dislivello fino a raggiungere la chiesetta. Lasciata l'auto ci si orienta anche senza carte topografiche grazie ad un'ottima segnaletica: su una palina si trovano indicazione per il Rifugio Gattascosa, l'omonima bocchetta e il Passo di Monscera (2159 m). Inoltrandosi nel bosco si procede dapprima su di una mulattiera, poi su di un sentiero molto battuto che attraversa, oltre al bosco composto prevalentemente di conifere, alcune radure erbose. L'alternarsi di rampe più ripide e tratti pianeggianti rendono la salita adatta anche ai bambini. Al termine di un'ultima rampa si raggiungono in circa 45 min./1 ora il laghetto di Ragozza (1958 m) e il Rifugio Gattascosa, custodito e ben tenuto. Al punto di ristoro sono presenti nuovamente chiare indicazioni su palina che orientano verso la bocchetta di Gattascosa (2150 m.) o verso il Passo di Monscera (2159 m). A questo punto è indifferente scegliere la direzione perchè la bocchetta e il Passo sono collegati da un panoramico sentiero in cresta (non difficoltoso né

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particolarmente pericoloso) che li collega rendendo la giornata unica per la vista che si offre dagli oltre 2000 metri. La salita verso la bocchetta è più veloce e ripida, sul fondo del canale che culmina nell'intaglio tra le rocce a 2150 metri; la salita verso il Passo è invece più dolce. Giunti alla bocchetta si procede per qualche decina di metri in territorio svizzero, poi si svolta a destra e si guadagna rapidamente quota in cresta; si tocca, sulla vetta più elevata, quota 2245 m. Lungo il sentiero, molto evidente e battuto, che conduce in circa 45 min. al Passo del Monscera, è segnalato in vari punti il confine tra Italia e Svizzera (tra Piemonte e Vallese). L'intero percorso dà modo di apprezzare le vette perennemente innevate dei 4000 svizzeri che si trovano a poca distanza da chi osserva. Giunti al Passo si ridiscende verso il rifugio, ma prima di raggiungerlo si può deviare a sinistra (indicazioni per San Bernardo e Alpe Paion) e raggiungere l'auto percorrendo una starda jeppabile che attraversa i pascoli degli alpeggi. Questa seconda opportunità di discesa è più lunga del sentiero percorso in salita e meno diretta, ma è poco ripida e larga tanto da consentire ottime chiacchierate, meno agevolmente condotte sui sentieri in cui si cammina in fila indiana. Un breve ultimo tratto di salita riporta all'oratorio di San Bernardo.

Immagini: in apertura: Eriofiori - pag. 61: il lago di Ragozza


L itinerario richiede 1 ora e 30 circa di salita alla bocchetta di Gattascosa, 30/45 minuti di traversata sino al Passo del Monscera, 1 ora e 30 di discesa lungo la jeppabile. Durante la discesa è possibile deviare a sinistra (indicazioni su paline) verso l Alpe Paion (raggiungibile in 5 min. dalla jeeppabile) e verso il lago Paion (45 min. dalla jeeppabile).

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ALP INISMO di Francesco Vaudo

MITTELRUCK

cresta Lago Maggiore per la via normale

Quota partenza: mt. 1474 Quota vetta: mt. 3363 Dislivello complessivo: mt. 1889 Difficoltà: PDEsposizione: Sud - Est Località partenza: Alpe Cheggio - Lago dei Cavalli - Schieranco Punti di appoggio: Rifugio Andolla o Bivacco Varese

Info: Francesco Vaudo - Guida Alpina www.allmountain.it - Cell. +39 348 3512830 / +39 349 0552938

G

iunti ad Antronapiana si prosegue in auto fino all'alpe Cheggio e si parcheggia l'auto nel posteggio vicino alla diga. Percorrendo il suggestivo sentiero che costeggia a sinistra il lago dei Cavalli, si prosegue per il sentiero in leggera salita nel vallone di Loranco fino ad arrivare al Rifugio Andolla in circa 2 ore. Per raggiungere il bivacco Città di Varese, si continua sul sentiero che sale alle spalle del rifugio, si prosegue a mezza costa attraversando canali e ruscelli provenienti dalle pendici meridionali del Pizzo Andolla, passando sopra dei grossi massi (o chiazze di neve a inizio stagione) si raggiunge il bivacco, posto sulla costola rocciosa della cresta est del Pizzo Loranco in circa 2 ore. Dalla diga bisogna calcolare 4 ore di avvicinamento. Dal bivacco si ridiscende a sud la costola rocciosa attrezzata con catene, si risale il vallone di pietraia segnalato con vernice 62

bianco/rossa e da ometti raggiungendo così il nevaio sotto la parete centrale della Bocchetta del Bottarello in circa 50 minuti dal bivacco. Da qui inizia la ferrata, a tratti su spigoli di ottima roccia, su cengie erbose, su placche aderenti, per terminare con due scale metalliche al passo a quota 3147 mt. Circa 1 ora e 30 di percorso. Si prosegue a nord, seguendo la dorsale e cresta che porta alla vetta. Il percorso si svolge prevalentemente sul versante svizzero e solo nel ripido tratto finale presenta alcuni passi delicati che richiedono attenzione. Ci sono alcuni ometti, molto utili e preziosi con la nebbia, da cercare e individuare con un pò di attenzione. Dalla bocchetta alla punta rimane 1 ora di percorso. Con il tempo bello il percorso è evidente e intuitivo. Discesa dallo stesso itinerario.


Immagini: in apertura: la cima del MiƩelruck e la parte più bassa - sopra: il Lago dei Cavalli “Cheggio”

63


Ristoranti Consigliati Una selezione di ristoranti ossolani provati per voi, dove gustare i piatti e i prodotti locali. Vecchio Scarpone

Baceno

Via Roma, 48

0324 62023

Magenta

Bognanco

Via Roma, 48

0324 62023

Casa Fontana

Devero

Alpe Devero

377 3108017

Da Sciolla

Domodossola

P.zza Convenzione, 4

0324 242633

La Meridiana

Domodossola

Via Rosmini,11

0324 240858

La Stella

Domodossola

B.ta Vagna

0324 248470

Gambrinus

Crevoladossola

Via Mazzorini, 6

0324 45192

Buongusto

Crodo

Fraz. Mozzio

0324 61680

Del Parco

Crodo

Via Vegno, 3

0324 61018

Edelweiss

Crodo

Fraz. Viceno

0324 618791

Pizzo del Frate

Crodo

Fraz. Foppiano

0324 61233

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Croveo

Loc. Croveo

0324 62085

Walser Schtuba

Formazza

Loc. Riale

0324 634352

Aalts Dorf

Formazza

Loc. Riale

0324 634355

z MakanĂ Stubu

Macugnaga

Via Monte Rosa, 114

0324 65847

La Peschiera

Malesco

Via Peschiera, 23

0324 94458

Divin Porcello

Masera

Fraz. Cresta, 11

0324 35035

Gallo Nero

Montecrestese

Fraz. Pontetto, 102

0324 232870

C era una volta

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Via Valle Formazza, 15 0324 33294

Lago delle Rose

Ornavasso

Via Pietro Iorio

333 982 9810

La Tavernetta

Villadossola

C.so Italia, 4

0324 54303

Vecchio Borgo

Vogogna

P.zza Chiesa, 7

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Il ristorante tipico ossolano info@ossolacase.it Domodossola - VB

on il 2009 il ristorante tipico del Divin Porcello, avrà una nuova immagine. Sarà rinnovato negli spazi e nei servizi per un’accoglienza tutta Ossolana fatta con la classica e riconosciuta cucina tipica, affiancata da una fornita e speciale cantina comprendente più di 600 etichette con sala degustazione. La nuova struttura comprende anche tre camere con servizi, doccia e sauna. Il Divin Porcello è radicato nell’ambiente rurale dell’antica Ossola. Un luogo adatto a tutti, unico e riservato. Circondato da vigneti e baite è il luogo ideale per il totale relax e nel contempo situato all’imbocco delle principali valli Ossolane.

28855 MASERA (VB) - Fraz. Cresta, 11 Tel. 0324.35035 - Cell. 348.2202612

divinporcello@tiscali.it

www.divinporcello.it

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