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Votare o non votare? This is a question. di Guglielmo Giacinti Amleto aleggia sulla crisi italiana. Voto o non voto? This is the question? Per il presidente Giorgio Napolitano il voto sarebbe una sciagura per lo spread. Berlusconi avrebbe voluto votare, come pure molti elettori del Pdl, ma i sondaggisti lo sconsigliano diversamente. Il “fedele” Confalonieri lo avverte: “Se le azioni Mediaset continuano a scendere ai tuoi figli resterà poco. Nel Pdl a volere il voto “subito” senza se e senza ma sono Rotondi, Brambilla, Gelmini, Romani e Santanché. A puntare sul governissimo sono invece Lupi, Scajola, Fitto, Frattini, Cicchitto, e Prestigiacomo. Gli ex An vogliono votare. Specie Matteoli e Giorgia Meloni. Alemanno invece non preme per l’urna. Da tempo si dice stia parlando con Fini. Di cosa si può solo immaginare. La Lega vuole il voto, altrimenti resterà all’opposizione del governo Monti. Casini, quello che ha rubato a Berlusconi i parlamentari Bonciani, Carlucci e D’Ippolito, dice sì al governo tecnico, ma non vuole entrarci personalmente. Dopo il “tradimento” di Fini è il maggior responsabile della caduta di Berlusconi. Sogna il Quirinale. Il Pd vuole un governo tecnico fino a primavera, poi il voto. A Bersani sarebbe andato comodo il voto subito, per salvarsi dalle primarie e dai vari Renzi in ascesa. Ma non è un kamikaze: meglio aspettare. Il “piccolo” Renzi è ben felice del go-

Ponzellini nei guai

COMANDANO I BANCHIERI

E’ Plutocrazia?

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L’alta finanza che ha creato la crisi mondiale ora pretende di risolverla. E gli italiani non possono decidere per sé col voto.

Via Gradoli, esposto in Procura su cantine verno tecnico. Si prepara a fare lo scalpo a Gargamella-Bersani. Di Pietro vuole il voto. Ma alla fine appoggerà Monti. Fa il bastian contrario, agitando strumentalmente lo spettro della grande finanza, ma l’obiettivo è rubare consenso al competitor Pd. Vendola guarda. Gli conviene il governo a tempo poi se la giocherà con Renzi. Scilipoti: tanto rumore per nulla. Aveva appoggiato il governo Berlusconi nella mozione di fiduca a dicembre del 2010, tradendo l’Italia dei Valori. (...) continua a pag. 4

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Corsetto presenta esposto in Procura

Al via il Festival di Torino

Intervista a Giusy Lauriola

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Indagato per slot machine

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► Cinema

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Opinioni Nuove Notizie Il Megafono Supplemento n°3 a Il Megafono di Novembre 2011 a cura di Riccardo Corsetto info: riccardo.corsetto@gmail.com 339.6529021

Pittura

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CANTINE AD USO ABITAZIONE. CHE RISCHIO?

Via Gradoli, esposto in Procura A dicembre del 2009 ci fu un’esplosione nella strada dello scandalo Marrazzo. Non ci furono per fortuna feriti. L’incendio fu causato dallo scoppio di una cucina alimentata da una bombola di gas. Il seminterrato andato in fiamme era abitato da alcuni cingalesi che al momento dell’arrivo della polizia non erano in casa. Tali alloggi, di 15 metri quadri ciascuno, sono ricavati da scantinati che parrebbero privi di certificato di abitabilità.

Alcune delle cantine di 15 metri quadri adibite ad uso casa. A destra una residente del comitato per via Gradoli durante un sit-in

di Andrea Furetto E’ stato presentato questa settimana un esposto presso la Procura della Repubblica di Roma su “gravi irregolarità che insisterebbero in Via Gradoli, la traversa di Via Cassia, resa nota dallo scandalo Marrazzo.” A presentare l’esposto è stato Riccardo Corsetto, giornalista, e portavoce romano Mpi con delega al XX Municipio. “Le denunce dei residenti e dei comitati di zona – ha fatto sapere Corsetto - a quanto pare non hanno smosso quanto occorre le autorità locali competenti, in merito alla presenza di numerosi alloggi ricavati da anguste cantine di pochi metri quadri e privi spesso di finestre.” Si tratterebbe in sostanza di locali senza certificati di abitabilità, affittati a persone prive di permesso di soggiorno, sovente senza alcun contratto di locazione. “Abbiamo chiesto alla magistratura – ha dichiarato Corsetto - di verificare se tali condizioni persistano ancora, come denunciano da anni molti residenti e in particolare il comitato cittadino per via Gradoli presieduto da Carlo Maria Mosco. In via Gradoli non ci sarebbe solo

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in ballo una questione di degrado. Il caso Marrazzo contribuì a svelare all’opinione pubblica una situazione in verità annosa, caratterizzata dalla proliferazione di attività illecite - dallo spaccio di droga alla prostituzione – importate dai transessuali, per lo più di origine brasiliana, che vivono nella zona. Ragione principale dell’esposto, ha chiarito Corsetto, aldilà del degrado, è scongiurare che possano verificarsi ulteriori incidenti in questi alloggi precari, attrezzati con bombole a gas non a norma, ai piani sotterranei di palazzine residenziali. Se sarà dimostrata questa situazione, allora si dovrà capire chi non è intervenuto dolosamente in questi ultimi anni.” Un incidente del resto è già accaduto nel 2009. Proprio di fronte al palazzo che reca il numero civico 96, quello passato ormai alla cronaca per aver ospitato prima un covo delle Brigate Rosse, e poi l’appartamento di Natalie, quello in cui si consumò il caso dell’ex presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo. Sulla vicenda si batte da anni il comitato per via Gradoli, che scrisse nell’aprile scorso, una lettera all’ormai ex presidente del consiglio Silvio Berlu-

sconi. “I residenti – riportava la missiva - perseguono con forza l’obiettivo di riqualificare in via definitiva e permanente Via Gradoli, ma a tal fine è necessario sgomberare le unità immobiliari irregolari site nei civici interessati dai fenomeni di abusivismo e sfruttamento, anche al fine di evitare la permanenza di centinaia di bombole GPL nei piani interrati. La lettera chiedeva poi di riclassificare catastalmente gli immobili suddetti, procedere alla demolizione degli impianti tecnologici al fine di evitare nuove locazioni e infine di esercitare l’azione penale per coloro che si sono resi responsabili.”

Riccardo Corsetto, giornalista. Ha presentato un esposto in Procura

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E’ Plutocrazia? ITALIA, SOVRANITA’ MUTILATA

Lo stipendio medio dei banchieri europei e americani, lo scorso anno, è cresciuto del 36%, attestandosi a 9,7 milioni di dollari. Il dato è il risultato di una ricerca e un confronto di dati realizzati dal quotidiano economico inglese “Financial Times”. In cima alla lista dei più pagati, il direttore della JpMorgan Jamie Dimon e quello di Goldman Sachs Lloyd Blankfein, vicins a Monti. Entrambi hanno incassato 15 volte tanto i loro stipendi del 2009. Nel 2010 il primo ha preso 21 milioni di dollari. Il secondo 14,1.

di Simone Salvati L’Italia come un’azienda. Commissariata dopo i fallimentari tentativi della sua governance, di ridurne l’ingente indebitamento. Come amministratore straordinario viene nominato l’economista Mario Monti, uomo di lunga esperienza con un brillante curriculum accademico. Il debito pubblico italiano ha raggiunto l’astronomica cifra di quasi 2000 miliardi di €, di cui 200 miliardi sono in Btp in scadenza ad aprile. Un tasso di interesse come quello attuale o maggiore per quella data, metterebbe a serio rischio l’intero Paese che avrebbe un’esposizione finanziaria insostenibile. Per una parte del Paese il tentativo di instaurare un governo tecnico rappresenterebbe quindi un’inevitabile quanto necessaria azione per tentare di ridare fiducia ai mercati. “Fallire in questo tentativo” ha avvertito Napolitano, significherebbe andare dritti verso elezioni anticipate e quindi ad un vuoto di governo temporaneo. “La particolare fragilità del nostro paese - sostiene il capo dello Stato - sta nell’altissimo debito pubblico accumulato nel passato. “E’ perciò indispensabile recuperare la fiducia degli investitori e delle istituzioni europee, operando senza indugio nel senso richiesto.” “E’ una responsabilità - dice ancora Napolitano - che avvertiamo verso l’intera comunità internazionale, a tutela della stabilità della moneta comune e della stessa costruzione europea, oltre che delle prospettive di ripresa dell’economia mondiale”. Un’emergenza che Monti pochi istanti prima aveva descritto così: “In un momento di grande difficoltà il Paese deve vincere la sfida del riscatto, deve

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tornare a essere elemento di forza e non di debolezza di un’Unione europea di cui siamo stati fondatori e di cui dobbiamo essere protagonisti”. E per vincere questa sfida, osserva ancora Napolitano, “non ci sono dubbi che Monti sia la persona più indicata, in quanto personalità indipendente, rimasta sempre estranea alla mischia politica e dotata di competenze ed esperienze che ne fanno una figura altamente conosciuta e rispettata in Europa e nei più larghi ambienti internazionali”. Il debito pubblico italiano è però detenuto da paesi stranieri, primo tra tutti la Francia che, con 511 milardi di euro è il maggior creditore estero. E la paura che Monti ed il suo esecutivo di finanzieri, ancor prima che accademici, possa danneggiare l’Italia a favore di logiche di difesa degli interessi finanziari internazionali, è avvertita da più parti, in quello che molti definiscono il “governo delle banche”. La Francia e la Germania, esponendosi finanziariamente nei confronti dell’Italia non hanno compiuto nessun “atto di eroismo, per salvare l’Europa” come invece sostenuto dalla coppia MerkelSarkozy. Hanno invece beneficiato, come ogni esperto investitore, di un tasso di interesse tra i più elevati mai registrati. Non giustificato peraltro da un altrettanto elevato rischio-paese, ma creato ad arte da fantasiosi declassamenti delle agenzie di rating, prima tra tutte Moody’s. Mentre ora che il rischio diviene concreto e giustifica un tasso così alto, l’investimento di questi grandi paesi esteri diventa molto meno redditizio. E si decide allora a livello europeo di imporre all’Italia, con un’ingerenza ai limiti del colo-

nialismo, misure di “lacrime e sangue” per poter ripagare questi esigenti creditori. In questo senso Monti ed il suo governo tecnico, sono visti da Paolo Barnard, giornalista italiano esperto di economia, come le “maschere funebri di questa nazione”, spregiudicati esattori al servizio delle potenze estere. Con una lettera-appello pubblicata l’11 novembre, Barnard aveva esortato Berlusconi a resistere e a «salvare la nazione» ricordando che l’Euro «fu disegnato precisamente per affossare gli Stati del sud Europa, fra cui l’Italia». “Se l’Italia verrà consegnata dal golpe finanziario in atto contro di noi, e da elettori sconsiderati e ignoranti, nelle mani del Partito Democratico, per noi sarà la fine», proseguiva Barnard. «Sarà l’entrata trionfale a Roma dei carnefici del Neoliberismo più impietoso, sarà la calata della Shock Therapy su un popolo ignaro, cioè il saccheggio del bene comune più scientificamente organizzato di ogni tempo, quello che nell’Est europeo ha già mietuto più di 40 milioni di vite in due decadi, senza contare le sofferenze sociali inenarrabili che porta con sé.” E di “colpo di Stato finanziario di proporzioni storiche” nei confronti dell’Italia parla anche l’economista americano Micheal Hudson. Quel che è certo è che l’Italia dell’Euro, quella che ha perso, rinunciando alla sovranità della moneta, l’arma della svalutazione che per anni ha sostenuto la crescita economica, non è mai stata così vicina al default. E che davvero ci sono dittature più lievi di certe democrazie in cui imperano le “plutocrazie”. Plutocrazie spesso nascoste che oggi sembrano gettare la maschera.

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ACCUSE ALL’EX PRESIDENTE DI BPM

Ponzellini indagato per associazione a delinquere schierebbe un’imputazione per favoreggiamento o per sottrazione di cose destinate a sequestro, ha definito quanto successo “ un grande equivoco”, aggiungendo che avrebbe sottratto il computer in quanto estraneo alle indagini.

(...) segue dalla prima

di Michele Angelotti Un finanziamento “incomprensibile”, così è stato definito dai sostituti procuratori di Milano Roberto Pellicano e Mauro Clerici, il prestito di 150 milioni di euro fornito dalla Banca Popolare di Milano, allora guidata da Massimo Ponzellini, alla società Atlantis, vero e proprio gigante del settore del gioco d’azzardo e delle slot machines in Italia, tanto da contare un giro d’affari stimato nell’ordine dei 70 miliardi di euro l’anno. L’indagine della Procura di Milano nasce da un rapporto ispettivo della Banca d’Italia, in cui si sottolineano le anomalie del finanziamento, sia in relazione alla dimensione, enorme, rispetto agli standard della banca meneghina, sia per quel che riguarda la struttura societaria della Atlantis/Bp plus, che potremmo definire perlomeno opaca. Il gruppo fa capo ad una serie di società off-shore con sede in paradisi fiscali, ad esempio nelle Antille Olandesi, che fungono da schermo alla gran parte dei soci. La quota di maggioranza sembra essere detenuta da Francesco Corallo, incensurato, figlio

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di Gaetano, condannato a 7 anni per associazione a delinquere. Secondo la procura milanese, dunque, i finanziamenti concessi da Ponzellini, ormai ex presidente di Bpm ed attualmente presidente di Impregilo, sarebbero stati concessi per scopi personale e per ottenere guadagni illeciti. Ad avvalorare il quadro accusatorio ci sarebbero alcune testimonianze interne alla banca del capoluogo lombardo che parlano del prestito in questione come di “pratica chiacchierata”, in merito alla quale sorsero contrasti interni al consiglio di amministrazione e per la quale Ponzellini si sarebbe esposto in maniera “personale” e “anomala”, arrivando, secondo i pm ad esercitare pressioni e a fornire istruzioni fuorvianti agli organi deputati alla valutazione del finanziamento. Un ruolo altrettanto importante nella vicenda lo avrebbe rivestito l’altro indagato, Antonio Cannalire, uomo legato al business delle macchine da gioco che, secondo l’accusa, avrebbe interloquito con i massimi dirigenti bancari su di un piano di superiorità, grazie al rapporto” del tutto parti-

colare” con Ponzellini. In base a tali accuse la Procura di Milano ha disposto perquisizioni nelle abitazioni e nelle sedi delle società coinvolte (tra cui Bpm ed Impregilo). Ed è durante la perquisizione dell’abitazione di Francesco Corallo, che non risulta indagato, che la storia si è arricchita di particolari nuovi. In primo luogo lo stesso Corallo ha cercato di sottrarsi alla perquisizione sostenendo di godere di immunità, in quanto ambasciatore presso la FAO di un microscopico Stato caraibico, il Commonwealth di Dominica. Durante i controlli della GDF presso la Farnesina, che poi hanno rivelato come esista una domanda di accredito come diplomatico alla quale, però, non è ancora stata data risposta, è avvenuto il secondo colpo di scena. Si è, infatti, presentato il deputato Pdl Amedeo Laboccetta, procuratore speciale di Atlantis in Italia fino al 2008, il quale ha portato via dalla casa che stava per essere perquisita un computer portatile, rivendicandone la proprietà e invocando l’immunità parlamentare. Laboccetta, che ora ri-

Ma il “giuda” di Di Pietro non raccoglierà nemmeno dieci denari. Ci riuscirà Gabriella Carlucci? La showgirl è una nuova Scilipoti in gonnella. Portata in tv e poi in politica da Berlusconi lo lascia per sperare in un futuro nel governo tecnocratico. Poi c’è il giudizio severo di Roberto Fiore, Forza Nuova. “Monti riceve l’ incarico ed immediatamente le Borse si placano, dopo che Berlusconi getta la spugna. “Il golpe finanziario è riuscito sotto il ricatto dell’ aumento degli spread e del crollo di Mediaset, si compie l’operazione più spregiudicata di concentramento da parte di quella finanza italiana che vendette la ricchezza ed il futuro d’Italia alla finanza anglosassone sul panfilo Britannia nel 1992”. Per Fiore come allora furono regalati ai poteri forti l’IRI ed altri asset della economia italiana, oggi si prepara la vendita dell’oro, di Finmeccanica e soprattutto di quello che è per gli Italiani il patrimonio più importante, la casa. Dovremmo aprire - dice Fiore - un procedimento contro Monti e Draghi, perchè hanno sabotato l’ economia italiana a favore di Goldman Sachs e delle banche anglosassoni”.

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EDITORIA AL FEMMINILE

Intervista a Raffaela Ravano di Simona Di Michele Raffaella Ravano è titolare della casa editrice DPC, (www.dpcsnc.it) fondata insieme al marito per dare la possibilità di scrivere a tutti, specie ai più giovani. Raffaella, come nasce l’idea di aprire una casa editrice? “L’esperienza con la DPC è nata per caso. La mia è stata una famiglia di imprenditori e il sogno nel cassetto, da lettrice onnivora e vorace quale sono, è sempre stato quello di mettere su un’azienda che avesse a che fare coi libri. Dopo il diploma alle scuole magistrali e dopo aver lasciato la facoltà di Psicologia, ho dato vita ad un’azienda insieme a mio marito. Da allora ho conseguito numerosi master in ambito economico, lavorando come consulente aziendale oltre che come imprenditrice. Quando sono diventata mamma dei miei due splendidi ragazzi mi sono dedicata a loro, ma rientrare nel mondo professionale non è stato affatto semplice, è stato necessario rinnovarsi. La DPC la definirei proprio l’occasione che mi sono creata per rinnovarmi”. E dunque, quali sfide si prefigge la DPC? “L’opportunità di pubblicare deve essere data a tutti, ma il mio sogno è quello di offrire più occasioni possibili ai giovani di talento. La DPC si mette a loro disposizione, non è un caso se la nostra prima pubblicazione ha riguardato una scrittrice di soli sedici anni, Sarah Campi. Essendo stata presidente delle scuole di Casal Palocco, mi sono confrontata con l’ambiente scolastico e lo ritengo un punto di riferimento fondamentale per il territorio. Sono convinta che ai giovani studenti debbano essere dati più strumenti possibili per conoscere la realtà che li circonda a partire da quello che succede nel territorio in cui vivono. A questo scopo è nato ad esempio un progetto, chiamato “Cronisti del proprio mondo”, con la scuola media Mozart, con il quale gli studenti hanno creato una redazione giornalistica all’interno della scuola composta esclusivamente da loro e con la supervisione di alcuni insegnanti. Questa rubrica collabora con dei giornali di quartiere che pubblicano gli articoli dei ragazzi con cadenza mensile; penso che lo

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spirito del giornalismo possa essere uno sprone importante per invogliarli a conoscere la realtà”. A proposito di giornalismo: l’ultimo libro pubblicato dalla DPC, “Storie lontane. Racconti di vita in Afghanistan”, del giornalista Mirko Polisano, verrà presentato da novembre in tutta Italia a partire da Venezia. Una tua opinione sul libro e sul suo autore? “Sono davvero convinta che Mirko andrà lontano: sono tanti gli scrittori che affrontano il tema della guerra, ma Mirko sa sempre cogliere l’umanità delle situazioni disperate, e la descrive con passione e sensibilità. Anche il suo libro sarà uno spunto per organizzare un ciclo di conferenze nelle scuole e portare così gli studenti a rendersi conto dell’attualità”. Poco fa hai accennato alla tua passione per la lettura. Come e quanto legge un’editrice? E tu, invece, hai mai scritto qualcosa? “Adoro leggere, posso terminare fino a due libri ogni tre giorni! I generi sono vari, spazio dai saggi politico-economici ai romanzi di autori islamici, dai gialli alle favole. Leggere è un’attività che mi assorbe totalmente, mi immedesimo a tal punto che posso piangere, ridere o soffrire insieme al personaggio, quasi vivessi io sulla mia pelle le sue stesse emozioni. Per quanto riguarda lo scrivere, sono autrice di poesie e riflessioni intime…” Puoi regalarci una delle tue poesie e spiegarcene il significato? Chi Sei C’è un momento in cui tutto sembra svanire. C’è un momento in cui, in tutto, c’è il significato di tutto. C’è un momento in cui la fine diventa concreto. E’ lì, in quel momento, in quel tutto, nel significato della fine, che tu nasci. L’infante lascia il posto al ragazzo, all’uomo. E’ lì che nasci tu, in quel preciso istante, in quel roboante silenzio, che per la prima volta tu sai chi sei. Cadi, piangi ma non fermarti... rialzati… vivi e sorridi.” Il lavoro che faccio mi dà tante soddisfazioni perché mi permette di vivere l’entusiasmo degli aspiranti autori che pubblico, e di conoscere la vitalità inesauribile di chi si è sempre dedicato

alla cultura, come il presidente dell’Associazione Anco Marzio di Ostia Tonino Colloca. E’ pensando a loro, alle esperienze più difficili della mia vita o ai miei successi, che mi convinco sempre più che non bisogna mollare, bisogna inseguire i propri sogni, e godere dei propri risultati ma senza fermarsi o porsi limiti. Ecco, questi pochi versi incarnano bene il mio carattere e il modo in cui ho affrontato le scelte più importanti della mia vita” Come vedi il tuo futuro? “Mi vedo vivere in giro per il mondo, e continuerò a credere nel potere della comunicazione e della cultura, dell’ascolto e del confronto con gli altri”.

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CINEMA

Via al Festival del film di Torino

di Anna Lisa Platania L’attesa per l’apertura della 29° edizione del TFF, Torino Film Festival 2011, sta per volgere al termine, la Kermesse, presentata in conferenza stampa il 10.11.2011 presso la casa del cinema di Roma da Gianni Amerio (giunto alla sua terza direzione artistica) e dal sindaco di Torino Piero Fassino, si terrà, infatti, dal 25 novembre 2011 al 3 dicembre 2011. Come dichiarato dal direttore artistico Gianni Amerio, la rassegna cinematografica quest’anno si propone di “allargare gli orizzonti a un pubblico diverso: più pubblico, anche quello della domenica, meno nicchia, e non è una linea populista”, mettendosi sulla scia del Berlinale, perchè “gli spettatori torinesi sono i nostri giudici e un terzo di loro vuole fare cinema”. Nonostante il notevole ridimensionamento del budget a disposizione, il programma del TFF è ricchissimo e certamente incontrerà i gusti di tutti. Basti pensare che i titoli in cartellone sono ben 217, 16 dei quali in gara. Quest’anno l’Italia porta ben due film in concorso, “I più grandi di tutti”, opera seconda di Carlo Virzì, che vede tra i suoi protagonisti Claudia Pandolfi e “Ulidi piccola mia”, opera prima di Mateo Zoni. Tra i film stranieri in gara, prove66

nienti davvero da tutto il mondo, si segnalano “17 filles” di Delphine Coulin e Muriel Coulin (Francia), già presentato a Cannes. Dagli States arrivano l’acclamato “50/50”, opera terza del bravo Jonathan Levine con Joseph GordonLevitt e Seth Rogen, il piccolo “A little closer” di Matthew Petock, e “Mosse vincenti” (Win Win), opera terza di Thomas McCarthy. Dall’Inghilterra arrivano la sorpresa Attack the Block di Joe Cornish, e il thriller Ghosted di Craig Viveiros. Dall’oriente arrivano invece l’horror “A Confession” di Park Su-min (Corea del sud), e “The Raid” di Gareth Evans (Indonesia). Da segnalare anche la sezione Festa Mobile che comprende i film fuori gara, tra questi spiccano prestigiose anteprime, come “Midnight in Paris” di Woody Allen ed i documentari (facenti parte della sezione Paesaggio con Figure) “George Harrison: Living in the Material World” di Martin Scorsese e “Into the abyss” di Werner Herzog, che ci consentirà di riflettere su un tema tanto attuale quanto terribile come la pena di morte. Tra i film italiani fuori gara, una menzione particolare meritano “L’era legale” di Enrico Caria, ambientato nella Napoli del 2020 che sarà presentato dal sindaco di Napoli Luigi De Magistris e due opere a metà tra documentario

storico (con tanto di immagini di repertorio inedite) e finzione, “Il corpo del Duce” di Fabrizio Laurenti ed “il Sorriso del Capo” di Marco Bechis. Il 24 novembre sarà proiettato “Miracolo a Le Havre”, l’ultimo film del cineasta finlandese Aki Kaurismaki che riceverà il gran premio Torino la sera successiva, nello splendido teatro regio dalle mani di Laura Morante, madrina dell’edizione 2011 e del più volte menzionato direttore artistico Gianni Amerio. Se la monografia dedicata al giapponese Sion Sono (di cui si ricorda “Himizu”, pellicola presentata con successo all’ultimo festival di Venezia) ci farà scoprire “un regista completamente pazzo che gira anche due o tre film all’anno non di certo diretti ai palati più delicati, un talento straordinario dal punto di vista visivo caratterizzato da un’irrefrenabile irruenza di contenuti”, come dice Emanuela Martini, curatrice della rassegna a lui dedicata, la retrospettiva monografica sul maestro del cinema indipendente Robert Altman (M.A.S.C.H., Radio America ecc.), con la proiezione degli oltre 40 lungometraggi che portano la sua firma, ci farà riscoprire, tra le altre cose, la società industriale americana degli anni 50, attraverso i documentari girati a Kansas City. Il 25 novembre a Torino si spegneranno le luci in sala, il grande schermo proietterà il primo dei 217 film in cartellone, “L’arte di vincere Moneyball”, di Bennett Miller, storia vera ed avvincente tratta dal romanzo di Michael M. Lewis, con Brad Pitt, Philip Seymour Hoffman e Jonah Hill. Ci sarà la giuria, presieduta dal regista Jerry Schatzberg, e composta dal filippino Brillante Mendoza, dal produttore Michael Fitzgerald, dalla nostra Valeria Golino e dal cineasta indiano Shekhar Kapur e ci saremo noi, spettatori e protagonisti, come ci dipinge il suggestivo e geniale disegno di Marco Cazzato, locandina ufficiale del TFF 2011, raffigurante una donna che rivede se stessa riflessa sul maxischermo di una sala cinematografica come in uno specchio. Tra sogno e realtà.

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di Elisa Josefina Fattori Giusy Lauriola è un’artista italiana che vive e lavora a Roma. Ultimamente ha esposto a Damasco partecipando ad un simposio organizzato dai Beni Culturali Siriani. Fino al 18 Novembre 2011 la sua mostra “Viandante Urbano” è presente allo Studio Mo.C.A, a Roma in Piazza Degli Zingari 1. Qual è il messaggio – il significato – della mostra “Viandante Urbano”? “I viandanti rappresentati nei miei quadri sono volutamente dipinti senza volto e piedi, perché secondo me hanno una falsa identità: noi tutti siamo il frutto di condizioni culturali e di risultati genetici. Se, ad esempio, fossi nata in un villaggio del Burkina Faso, ora non sarei qui a realizzare le mie opere o rispondere a queste domande. Probabilmente starei sistemando la mia capanna! La mia identità è legata alle circostanze culturali, così come il mio corpo è frutto di combinazioni genetiche. I viandanti vengono rappresentati senza piedi perché, anche se crediamo di essere sempre “ancorati” al terreno ed alla realtà, viviamo su una sfera che “gira”, una sfera sospesa in uno spazio infinito. Viviamo un tempo limitato, di cui non conosciamo il termine. C’è però un lato positivo in questa “mancanza d’identità”: siamo tutti fondamentalmente uguali – chi più, chi meno fortunato – ed è quindi necessario collaborare e partecipare. Non è una colpa nascere poveri, essere immigrati o poco istruiti. Non è un merito nascere figli d’industriali. E’casualità.”

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Intervista a Giusy Lauriola Chi rappresentano le figure umane raffigurate? “Giovani viandanti, i quali hanno ancora la possibilità di scegliere non facendosi influenzare da alcun pregiudizio.” E’ possibile una comunicazione vera e sincera nella vita urbana contemporanea? “Tu la vedi? Quando esci in strada trovi il tempo per fare due chiacchiere con un passante? In un mio precedente progetto ho realizzato opere nelle quali si vedevano solo le gambe ed i piedi delle persone che camminavano in città: questa è la nostra visuale mentre camminiamo! Sempre se non diamo un’occhiata alle vetrine dei negozi! La moltitudine rende difficile l’identificazione e lo scambio…e la nostra attenzione è attirata dal cellulare, dalle connessioni wireless, dalle piazze di Roma.” Perché, per questa mostra, si parla di un tuo “ritorno” alla pittura? “Nasco pittrice, ma per molti anni ho lavorato con la fotografia elaborata al computer e ritoccata dalla pittura. Ho stampato le mie opere su plexiglas e

su PVC. Ho realizzato Light Box. Poi ho risentito il bisogno psico-fisico di tornare alla pittura, dove – oltretutto – la tecnica è molto più complessa. Lo sforzo è maggiore. Ma è liberatorio.” Nella mostra è presente anche la video-installazione “Andante Urbano”, della durata di circa tre minuti. “E’stata realizzata poco prima che iniziassi a dipingere le tele ad olio. Racconta dello scorrere del tempo in città. In città il tempo corre, và veloce come i passi di chi s’affretta. In questo video la sottoscritta si trova all’interno d’uno spazio pubblicitario. Sto ferma a guardare ciò che accade intorno. Metafora di me stessa che si “ferma” a dipingere invece d’utilizzare altre tecnologie. Fermarsi per vedere meglio. Per pensare meglio. Per guardare i passanti negli occhi.” Quali sono gli artisti e le correnti artistiche che ti hanno maggiormente influenzato? “Inizialmente i grandi come Caravaggio e Tiziano. Poi la forza di Schifano. La Pop Art di Andy Warhol. Oggi? Tutto e niente. Sto cercando. Dentro e fuori di me.”

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