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Opinioni Nuove Notizie Il Megafono Sede legale: via G. Del Santo n° 4, Padova - Iscritto al Tribunale di Bolzano 14/2004 (Supplemento n°1 a Il Megafono di Ottobre 2010) laSveglia a cura di Riccardo Corsetto

VIA TRIONFALE 9306, ROMA info: 339. 5216577

L’aborto e Alemanno di Valerio Monti Chiediamo al sindaco di Roma Gianni Alemanno, vista la sensibilità al tema dimostrata apertamente nel tempo, che fine hanno fatto i buoni propositi per il diritto del nascituro. Che senso ha avuto la partecipazione diretta del Popolo della Vita al suo successo elettorale nel 2008? Che fine ha fatto il documento sulla moratoria sull’aborto presentato, circa tre anni fa, assieme ai colleghi Meloni, Gasparri, Saltamartini e Mantovano. Alemanno chiedeva per la conferenza programmatica di An, tenutasi a Milano nel febbraio del 2008 “una sessione dedicata al diritto alla vita, per dare concretezza alla moratoria sull’aborto e alle iniziative da intraprendere in tale direzione.” “Invitiamo - si disse - tutti gli iscritti e i simpatizzanti a sottoscrivere questo nostro appello perché un partito politico non deve e non può restare indifferente”. Ora sono passati tre anni da quegli appelli ed è con grandissimo dispiacere che veniamo a conoscenza di una proposta di delibera d’iniziativa consiliare (ex art. 52 del regolamento del Consiglio Comunale di Roma) presentata dal consigliere Pdl Patrizio Bianconi, ma assolutamente ignorata dal Campidoglio e dalle commissioni competenti. Istituzione Agenzia Comunale per le adozioni e l’affidamento: questo il titolo della proposta. Nel testo si chiede che il sindaco e la giunta si attivino per istituire “un’Agenzia Comunale per le adozioni e l’affidamento – affinché la donna non si ritrovi sola nella scelta della vita – il cui compito sia quello di favorire le

Economia, banche in crisi pag. 2

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ALLARME TUBERCOLOSI

Accolta la richiesta di non limitare i test di positività alla Tbc ai soli nati a partire dal primo gennaio. a pag. 3

adozioni, con procedura riservata ed urgente per quei bambini che sono sottratti ad una decisione abortiva di qualunque tipo.” Il testo chiede ancora d’istituire “un fondo per il sostegno economico di giovani ragazze-madri appartenenti a qualsiasi nazionalità, finalizzato alla prima accoglienza ed all’educazione primaria dei bambini, attraverso l’erogazione di somme in danaro per i primi trentasei mesi di vita; di “promuovere, in accordo con lo spirito della Legge 194, la riforma dei Consultori, rafforzandone il ruolo sociale di prevenzione dell’aborto e di sostegno alle famiglie, previa idonea formazione del personale pubblico; di “potenziare, attraverso i Servizi Sociali dei Municipi il sostegno, sia in termini economici che di assistenza alle famiglie, dei malati gravi e dei portatori di handicap più continua a pag. 5

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Addio a Steve Jobs

di Federica Cigliana A poche ore dal lancio del nuovo iPhone 4s, il gruppo Cupertino annuncia la morte di Steve Jobs, ex numero uno e co-fondatore di Apple: “Il mondo è incommensurabilmente migliore grazie a Steve”. Nella home page della Apple campeggia una sua fotografia in bianco e nero di qualche anno fa, quando era ancora in ottima salute, e accanto, sulla sinistra, la data di nascita e di morte. Cliccando sulla fotografia appare un breve messaggio della Apple: “Apple ha perso un genio vi-

Trovato l’investitore di Allison

Intervista a Michael Zampino

Uccisa da un’auto pirata pag. 5

Bce contraria a salvataggio

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Cinema, L’Erede pag. 7

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Bce contraria ad aiutare le banche di Simone Salvati L’idea di un salvataggio delle banche europee attraverso l’Efsf, ovvero l’European Financial Stability Facility, spaventa il Fondo monetario internazionale. Il 5 ottobre il presidente della Bce, Jean Claude Trichet (in foto), ha chiarito di non essere favorevole a finanziare fondi di salvataggio. E che l’eventuale fallimento dei gruppi bancari rimarrà una questione nazionale. Il Fmi da parte sua è certo che la Banca Centrale interverrà alla fine ad alterare la concorrenza, rievocando lo spettro degli interventi di stato della vecchia Ue. Mario Draghi governatore della Banca D’Italia, che subentrerà a Trichet a fine ottobre, ha chiarito che sotto la sua presidenza non ci saranno aiuti di sorta e sarà lo stesso mercato a decidere chi deve restare e chi uscire. I mercati europei intanto reagiscono positivamente alla notizia e sfruttando come effetto-annuncio proprio le preoccupazioni dell’Fmi, guadagnano punti su tutte le piazze. Ormai che il fondo di stabilità Efsf, dotato inizialmente di 440 miliardi di euro, non sia più sufficiente

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a difendere le banche dall’instabilità dei mercati è un dato di fatto. Il problema quindi è quali potrebbero essere i suoi futuri sviluppi. Tra le proposte presentate c’è quella di trasformarlo in una banca ma questa soluzioni trova l’ostacolo dei liberisti. Un’alternativa sarebbe quella di permettere all’Esfs di partecipare alle aste di rifinanziamento mantenendo però la sua natura di ente sovranazionale, ma anche questa strada trova diversi oppositori. Intanto, mentre si discute su come cambiare le cose, l’agenzia di rating Moody’s declassa il debito pubblico italiano ad A2. E lo spread con il Bund, il titolo di stato tedesco, continua ad aumentare.

Moody’s: tagli a banche colpa del Governo È la «scarsa flessibilità finanziaria» del governo italiano uno dei fattori chiave del taglio operato da Moody’s al rating sul debito e sui

depositi di alcuni istituti nazionali. Lo ha spiegato la stessa agenzia in una nota in cui ha sottolineato anche «l’accresciuta incertezza sul medio termine a proposito della volontà dei membri dell’Unione Europea di sostenere i creditori delle istituzioni». Secondo Moody’s “le banche italiane riceveranno sostegno, in caso di necessità”. L’agenzia divide la propria valutazione degli isituti italiani in tre categorie. Quelli con alto sostegno sistemico come Unicredit, Intesa San Paolo e Banca Monte dei Paschi di Siena; quelle con sostegno moderato, tra cui Banca Carige, Banca delle Marche, Banca Popolare di Milano, Banca Sella Holding, Banco Popolare, Credito Emiliano, Credito Valtellinese e Unione di Banche Italiane (UBI) e quelle con basso o nullo sostegno. Quanto a Cassa Depositi e Prestiti e ISMEA il taglio del rating, ha fatto sapere Moody’s, è dovuto al fatto di essere di proprietà pubblica. S.S.

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ALLARME TUBERCOLOSI

Tar getta Regione Lazio nel caos Accolta la richiesta del Codacons di estendere i test di positività alla Tbc ad altri 2mila neonati. Cresce intanto la preoccupazione dell’opinione pubblica per la salute dei cittadini di Giorgio M. La decisione del tribunale impone l’espletamento dei controlli sanitari preventivi anche sui bambini nati nel Policlinico Gemelli a partire dal febbraio del 2010, da quando cioè l’infermiera affetta da Tbc ha iniziato a lavorare nel reparto di Neonatologia. Nello specifico, come si legge nell’ordinanza firmata dal Presidente della terza sezione quater del Tar del Lazio, Bruno Amoroso, “non appare adeguatamente motivato limitare i test volontari ai bimbi nati nel reparto nel 2011, anche alla luce del principio di precauzione e di prevenzione e tutela della salute”, in quanto la malattia infettiva “può insorgere e manifestarsi anche con sintomi non evidenti”. Nonostante la pioggia di critiche del Codacons, che ha definito il caso del contagio da Tbc “il più grave scandalo sanitario degli ultimi venti anni” arrivando a presentare un esposto contro il Ministro della Salute, sono ancora molti i nodi da sciogliere, sia sotto l’aspetto scientifico che delle responsabilità, ancora tutte da verificare; non di meno si può dire dell’atteggiamento della Regione Lazio, che dopo la decisione di limitare i controlli ai bambini nati nel periodo dal 1 gennaio 2011 al 27 luglio 2011, ora annullata dal Tribunale Amministrativo Regionale, si è affidata alle direttive del ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ufficialmente “per non entrare in contrasto con le linee guida esistenti”. Nel frattempo continuano i controlli degli investigatori all’interno e all’esterno della struttura ospedaliera, a seguito dei quali si fa sempre più strada l’ipotesi che, visto l’eccessivo numero di contagi – circa 150 –, la diffusione della malattia sia da ricondurre a più portatori. E’ chiaramente incomprensibile come l’allarme Tbc sia tornato in primo piano solo nel momento in cui ad esserne colpiti siano stati i nostri bambini. In questo clima di grande confusione è lecito domandarsi perché tanto al-

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larme, tanta concitazione per il caso del Gemelli, quando nella comunità scientifica è ormai assodato che, negli ultimi anni, la positività al test sia cresciuto in maniera anomala; il numero dei potenziali malati, inoltre, è destinato a salire sensibilmente a causa del fumo che, secondo un recente studio della University of California, aumenta il rischio di contrarre il bacillo di Koch. Quali sono dunque le cause della riattivazione della tubercolosi? Secondo Nicola Comodo, direttore del dipartimento di sanità pubblica di Firenze, “sono innumerevoli gli studi che dimostrano come la Tbc sia diffusa fra le fasce sociali più povere. Per questo – spiega in un’intervista a Repubblica – la prevenzione, più che con i vaccini, si fa con le iniziative volte a migliorare la qualità della vità delle persone emarginate, che contraggono la malattia”. Si fanno portavoce di questo appello la Federconsumatori Lazio e l’Amsi – Associazione medici di origine straniera in Italia –, che ha invitato l’amministrazione regionale a intensificare la prevenzione sanitaria soprattutto fra i cittadini immigrati, più esposti al rischio di ammalarsi per le difficili condizioni igienico-sanitarie, economiche, lavorative, abitative e sociali in cui molti di loro vivono. Non si discosta da queste dichiarazioni ma rincara la dose il Segretario nazionale di Forza Nuova, Roberto Fiore, che – dati alla mano –punta il dito contro le aree chiave del disagio urbano: “Già nel 2008, dalle statistiche relative alla diffusione del morbo nel Lazio, emergeva che il 70% dei casi proveniva dall’etnia Rom ed il restante nella quasi totalità da immigrati asiatici o africani. Nessuno più crede – prosegue Fiore – al fatto che una singola infermiera possa aver causato le cento contaminazioni del Gemelli; tutti sanno che la tubercolosi è una malattia presente in tutta la città, in particolare nelle zone di Tiburtino,

Centocelle, Torre Angela e Cinecittà, dove sorgono la gran parte dei campi Rom”. Preoccupa, come già è accaduto in questi anni, la gestione “alla leggera” di importanti questioni legate alla salute pubblica, per la quale ancora una volta il Tar si ritrova a dover supplire alle gravi carenze amministrative della Regione, di cui qualcuno dovrà necessariamente assumersi la responsabilità. Occorre invece mantenere un livello di attenzione che allo stato attuale non è satisfattivo e rischia di pregiudicare la nostra sicurezza, oltre a quella delle strutture pubbliche.

COS’E’ LA TBC La tubercolosi o tisi, in sigla TBC, è una malattia infettiva causata da microbatteri, in particolare dal Mycobacterium tuberculosis, chiamato anche Bacillo di Koch. La causa principale della TB, il Mycobacterium tuberculosis, è un batterio aerobiotico che si divide ogni 1620 ore, una velocità estremamente lenta in confronto ad altri batteri, che solitamente si dividono in meno di un’ora. Poiché l’MTB ha una parete cellulare, ma non una membrana esterna, viene classificato come un batterio Gram-positivo. Tuttavia, se viene applicata una colorazione di Gram, l’MTB risulta o Gram-positivo in modo estremamente debole, o non mantiene la colorazione, a causa dell’elevato contenuto di lipidi e acido micolico della sua parete cellulare. L’MTB è un piccolo Bacillus a forma di bastoncello, che può resistere a deboli disinfettanti e sopravvivere in uno stato disidratato per settimane. In natura il batterio può crescere solo all’interno delle cellule di un organismo ospite, ma l’M. tuberculosis può essere coltivato in vitro. GM

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PROVINCIA DI ROMA. INTERVISTA AL CONSIGLIERE DANILO AMELINA

“Ad Allumiere discarica non idonea” di Valerio Monti Che pensa del recente Referendum sul Nucleare? “E’ stato sicuramente un grande segno di maturità democratica. Una scelta “necessaria”, perché l’Italiano ha avuto paura per Chernobyl e per Fukushima, dove ad oggi dopo quattro mesi dal disastro la radioattività è oltre 300 volte il normale, e nel raggio di 20 chilometri sono solo città fantasma e carcasse di animali. L’italiano ha imparato, a guardare alle “fonti rinnovabili” dall’energia prodotta dal sole. L’energia del sole si può sfruttare grazie al solare termico ovvero alla produzione di acqua calda, alle celle solari ovvero alla trasformazione della luce in energia elettrica o al cosiddetto solare termodinamico, l’energia del sole crea i movimenti atmosferici e dunque l’eolico, i venti formano le onde, l’evaporazione dell’acqua e le precipitazioni che a loro volta alimentano i bacini idroelettrici; la gravitazione crea le onde di marea; il calore del nucleo terrestre la geotermia. Col Referendum si è valutato anche la natura economica, dell’impatto ambientale, e dell’inquinamento. Si è sottolineato anche l’interessamento di un gran numero di operatori alla gestione degli impianti. Insomma la vittoria schiacciante non è arrivata a caso. Si è detto critico circa la discarica di Allumiere. L’area individuata è stata tristemente denominata “Cittadella dei rifiuti”, per la maggioranza ricoperta da macchia mediterranea di pregio e quindi di notevole importanza. Se consideriamo anche la vicinanza con il porto di Civitavecchia e con le due centrali ENEL, è evidente come l’area in questione, ed il suo ambiente circostante, siano già messi a dura prova. Il concetto di “area metropolitana” dovrebbe essere in primis finalizzato a un riequilibrio e ad un miglioramento dei rapporti economici e sociali tra la Capitale e i comuni della Provincia di Roma e non essere invece strumentalizato per risolvere problematiche che la Capitale stessa non riesce ad affrontare, com’è da tempo con la gestione dei rifiuti. Allumiere non e’ un sito idoneo, e la procedura utilizzata da Governo e Campidoglio non rispettano le necessarie attenzioni di procedura e di condivisione con il territorio. E’ stato ideatore e sostenitore di “Consolidiamo.org”, il network del Sociale di Roma e Provincia. Cos’è?

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Uno strumento attraverso il quale creare momenti di accrescimento culturale e di politica sociale, e di informazione per gli organismi che operano nel settore sociale e sanitario. Il progetto si sviluppa dagli stessi valori d’impegno sociale e di solidarietà che hanno animato nel quartiere Aurelio le tre giornate relative alla festa del volontariato e della solidarietà “Con… solidiamo”, svoltasi a Roma nel novembre 2010, sulla disabilità, sugli anziani, sui minori, sugli immigrati con la partecipazione di numerose associazioni e cooperative. L’intento è offrire ad Associazioni e Cooperative uno spazio online gratuito dove far conoscere le innumerevoli opportunità di impegno sociale esistenti sul territorio. Lei è vice-presidente della Commissione Politiche Sociali - Qualità della Vita della Provincia. A che livelli di qualità vivono gli abitanti dell’hinterland romano rispetto alle altre province? Abbiamo la fortuna di avere una provincia organizzata e ben amministrata. Siamo fortunati di avere la città di Roma e la Regione Lazio che proteggono dall’esterno la credibilità e forniscono quelle opportunità di supporto che sono l’anello infrastrutturale importante basata su un’economia moderna e industriale, sul terziario e sulla piccola e media impresa. La situazione generale però non e’ incoraggiante. Nella Provincia si sono registrate quest’ultimo anno 170 mila persone in cerca di occupazione, la cassa integrazione aumentata dal 2008 al 2011 del 782,1%, una popolazione che si insedia sempre più nell’hinterland, una struttura demografica sempre più anziana, i consumi che diminuiscono e aumenta la domanda creditizia, il numero delle imprese cresce ma il valore aggiunto prodotto nei prossimi anni è destinato a diminuire rispetto alle altre grandi aree metropolitane. Occorre trovare misure e rimedi per uscire quanto prima dal pantano. Molti sostengono che le Province siano enti inutili. Lei che ne pensa? Così come sono sono inutili nel loro complesso. Ovviamente va preso in esame caso per caso. Province sotto 500.000 abitanti sono da abolire. Quelle come Roma e gli attuali capoluoghi di Regione sono indispensabili, ma potremmo star meglio se fosse attuata la legge sulle aree metropolitane, e quindi è auspicabile la creazio-

ne dell’area metropolitana di Roma. Le province costano allo Stato 17 miliardi di euro all’anno, ma non solo per il loro funzionamento, soprattutto per i compiti di manutenzione strade, scuole, formazione, lavoro e tanti altri importantissimi compiti che comunque in caso di abolizione dovrebbero essere passati ad altro ente che prima di entrare a regime potrebbe fa alzare i costi. Non so a questo punto dove sia il male minore. Ciampino e Castelnuovo di Porto sono i primi due comuni della provincia per quanto concerne la raccolta differenziata. Roma invece se la passa malino a fronte di 630 milioni pagati dai cittadini ogni anno. Molti chiedono il porta a porta, altri le isole ecologiche. Qual’è la soluzione secondo lei? Ovviamente tutte e due. L’una sarebbe inutile se non ci fosse l’altra. Non basta un progetto sullo smaltimento, serve una cittadinanza attiva, consapevole che l’effetto Napoli è dietro l’angolo. Roma non raggiunge il 20% della raccolta differenziata, ha tre siti di raccolta rifiuti, un’area di compostaggio nel Comune di Fiumicino e la chiusura di Malagrotta prevista per fine anno. La Provincia ha raggiunto record importanti: tre aree di compostaggio, tre discariche importanti sul territorio, la differenziata al 60% e un’importante azione di educazione verso i cittadini Credo che questo dica tutto. Recenti sentenze del Consiglio di Stato e del Tar hanno stabilito che nelle gare di appalto pubblico le aziende posso ricorrere all’istituto dell’avvalimento anche per i requisiti soggettivi e per le certificazioni di qualità. Che ne pensa? Si tratta di una sentenza dirompente. Le certificazioni sono una certezza di qualita’ e di regolarità, e soprattutto una garanzia per i cittadini. Si sente ultimamente dire che il Presidente Zingaretti sarà il prossimo candidato sindaco al Comune di Roma per il centro-sinistra. Ce lo conferma? Ho imparato che quando si fa il nome di un candidato due anni prima, è solo per bruciarlo. Però Nicola Zingaretti è il miglior candidato che la Capitale può sperare di avere in un momento di crisi della politica, economica e deriva culturale. Sentiremo parlare di lui.

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CRONACHE

Il pirata della strada ha un nome La giovane americana era uscita di casa per fare jogging. Non è più tornata

di Michele Angelotti Allison Owens è morta. Questa la triste certezza, dopo le tante ipotesi formulate in seguito alla scomparsa della ventitreenne dell’Ohio, dal rapimento all’allontanamento volontario. Le ricerche sono iniziate Domenica 2 ottobre, quando la giovane uscita per fare jogging non ha fatto ritorno alla casa che condivideva con le amiche e colleghe dell’agenzia turistica “Backroads”, e si sono concluse, nel modo più terribile, quando una pattuglia dei Carabinieri ha rinvenuto il cadavere della guida turistica americana, riverso in un fosso a lato della Statale 69, nei pressi di San Giovanni Valdarno. La morte di Allison, non è stata l’unica certezza di questo caso. Gli inquirenti sono stati sin dall’inizio sicuri, che la causa della disgrazia fosse da imputare ad un pirata della strada. Pirata costituitosi poi una settimana dopo l’incidente, dichiarando alle autorità di avere avuto un colpo di sonno e di non essersi accorto di aver travolto la ragazza. «Mio padre si è reso conto solo giovedì sera di essere lui l’ automobilista pirata che ha ucciso Allison, la ragazza americana - ha raccontato il figlio dell’uomo che ha travolto la giovane, un imprenditore di 55 anni di Incisia, provincia di Firenze. “Da due giorni eravamo a Milano per la fiera internazionale dell’ edilizia e giovedì sera in hotel abbiamo visto al tg le immagini del luogo dell’ incidente e sentito che cercavano un’ auto. È stato in quel momento che mio padre è diventato bianco come un cencio, si è coperto il volto con le mani e ha urlato: “Sono io, sono io, è stato quando ho avuto quel colpo di sonno: oddio, partiamo subito, dobbiamo andare dai carabinieri”. La giovane è stata travolta mentre attraversava la SS69, non accorgendosi della vettura anche a causa della musica dell’I-POD che aveva con sé. Tale tesi è avvalorata dai medici legali dell’Università di Siena, pur in attesa dell’autopsia. Questa ipotesi aveva lasciato qualche domanda ancora aperta, ad esempio non sono stati ritrovati segni di frenata, pezzi di carrozzeria o tracce di sangue sulla strada, era inoltre apparso strano che

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nessuno avesse visto o sentito un incidente così drammatico in una strada molto trafficata, in una zona peraltro densamente abitata. La pirateria stradale è, purtroppo, un fenomeno in netto aumento. Si pensi che nel solo 2010, secondo l’ Osservatorio il Centauro-Asaps i casi accertati di pirateria sono stati 585, con 98 vittime e 746 feriti, e dal 2008 le vittime di questo crimine, si contano in 300 unità. Nel primo semestre del 2011, la tendenza è in ulteriore aumento, i dati riportano un +39%, con una media di 2 morti e 16 feriti a settimana. Altro dato su cui riflettere è quello che sottolinea come nel 20% dei casi il pirata della strada è risultato essere sotto l’effetto di droga o alcol, dato sicuramente sottostimato( si parla di una percentuale superiore al 50%), dato che non è possibile avere indicazione certe su coloro non colti in fragrante o nell’immediatezza dei fatti. Sono dati impressionanti, che non possono non indurre ad una riflessione che, oltre che soffermarsi sull’orrore di un delitto tanto vigliacco, cerchi di porre un freno ed un limite ad un fenomeno così dilagante. Una proposta che viene avanzata periodicamente, solitamente sull’onda emotiva di fatti tragici, ma che non ha mai trovato concreta applicazione, è quella dell’introduzione di una fattispecie di reato autonoma, denominata “omicidio stradale”. Ad oggi il codice penale prevede come circostanze aggravanti all’omicidio colposo la violazione delle norme sulla circolazione stradale e l’abuso di sostanze alcoliche o psicotrope. Le circostanze aggravanti possono essere però bilanciate dalle circostanze attenuanti, condizione che finisce spesso per produrre pene lievi con i colpevoli che, in alcuni casi, non varcano neppure le soglie del carcere. Un reato autonomo, con pene sensibilmente più elevate dell’omicidio colposo, potrebbe dunque svolgere il doppio ruolo di impedire che la pena per i colpevoli subisca abbattimenti eccessivi in fase di applicazione della legge e di deterrente a comportamenti delittuosi. La versione del colpo di sonno non

convince gli inquirenti. E ancor meno che Stefanoni non si sia accorto di aver investito una persona. Il fatto poi che l’ auto, una Volvo color verde bottiglia, sia stata portata da un carrozziere di Prato il giorno dopo l’ incidente (lunedì) fa pensare a un tentativo di occultamento delle prove. Anche la decisione di costituirsi non appare così spontanea: «Non aveva altra scelta, gli eravamo addosso» hanno detto i carabinieri di San Giovanni Valdarno, a cui sono arrivati dagli Usa i complimenti della Fbi “per la rapidità delle indagini”. Il cerchio quindi si è chiuso, grazie anche alla vernice lasciata dall’ auto dell’imprenditore sul guardrail e dalle fotografie di un autovelox a poca distanza dal luogo dell’ impatto. segue dalla prima

bisognosi.” Tutti i prolife, di Roma e non solo, hanno provato un certo imbarazzo a dover constatare che la proposta non è mai stata discussa nella commissione Politiche Sociali, entro i 45 giorni come stabilito da regolamento comunale. Dal 12 gennaio 2009 sono passati 16 mesi. Della proposta di Bianconi, non si sa nulla. Insabbiata. La commissione che avrebbe dovuto discuterne seriamente fu disertata. Le nostre fonti dicono che oltre al firmatario fosse presente solo l’On. Ozzimo del Partito Democratico. Paradossalmente, sembra che il niet alla discussione sia partita dal capo segreteria di Alemanno, Antonio Lucarelli, un passato in Forza Nuova, partito politico cattolico tradizionalista da sempre impegnato in difesa del diritto alla Vita. Il testo di Bianconi, per quanto di competenza nazionale più che locale, dovrebbe essere portato in discussione, come previsto dal regolamento. Questo documento, giusto o non giusto, certamente perfettibile come tutte le umane cose, dovrebbe essere portato in discussione anche solo per riaprire il dibattito sulla questione. Se non lo impone un imperativo morale, lo imporrebbe il regolamento del Comune di Roma. ■

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sionario e creativo e il mondo ha perso un incredibile essere umano. Quelli di noi che hanno avuto la fortuna di conoscerlo abbastanza, e di lavorare con lui hanno perso un grande amico e un mentore d’ispirazione. Steve lascia una compagnia che solo lui avrebbe potuto creare e il suo spirito sarà per sempre alla base di Apple”. E’ attivo anche un link su cui condividere pensieri, ricordi e condoglianze. Steve Jobs combatteva da diversi anni la sua battaglia contro una rara forma di tumore al pancreas ma anche durante la malattia ha continuato a lavorare intensamente per la Apple di cui era considerato il corpo e l’ anima. Già nel 2004 e poi nel 2009 si allontanò dalla Apple per motivi di salute 66

e nell’agosto scorso lasciò definitivamente il ruolo di amministratore delegato raccomandandolo a Tim Cook, già direttore operativo: in quell’occasione annunciò l’addio dalla Apple. Tutto il mondo gli rese omaggio e tutti capirono che era un segnale significativo del peggioramento della sua salute. Ad agosto, come oggi, su tutti i social network girò il famoso video del suo toccante messaggio agli studenti di Stanford, nel 2005, considerato da tanti il suo testamento. L’esortazione a quei ragazzi fu “Stay hungry, stay foolish”, cioè “siate affamati, siate folli”. Adam Lashinsky nell’ultima edizione del magazine “Fortune” rivela interessanti aneddoti sulla Apple, sulla sua gestione interna e sulla personalità di Jobs. Rivela che nel 2008 il lancio dell’iPhone 3G e del servizio MobileMe non furono un grande successo perchè ci si accorse di molteplici malfunzionamenti che rallentavano i tempi di caricamento di qualunque operazione mandando diverse volte i server fuori uso. Steve Jobs convocò così l’intero team di MobileMe ed accusò tutti di “offuscare la reputazione di Apple”, aggiungendo che si sarebbero dovuti “odiare reciprocamente” e nominò nuovi dirigenti per supervisionare lo staff di MobileMe. Jobs in quella occasione dichiarò “Can anyone tell me what MobileMe is supposed to do? So why the f*** doesn’t it do that?”. Jobs svolgeva il suo ruolo dirigenziale con grande determinazione e grinta. Spesso diventava un vero e proprio “corporate dictator”: prendeva decisioni su qulasiasi questione, da quella più importante fino a quella più insignificante e futile come la progettazione del bus-navetta che trasporta i dipendenti da Cupertino a San Francisco oppure quello che deve essere servito alla caffetteria. Sembra inoltre che usava appostarsi fuori dai negozi della Apple per sondare personalmente le preferenze dei suoi consumatori. Insomma, pare che tendesse a tener sotto controllo tutto in casa Apple, dentro e fuori gli uffici. Il mondo ricorda Steve Jobs per il Macintosh, l’iPod, l’iPhone e l’iPad e per la rivoluzione tecnologica portata avanti grazie al suo genio.

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CINEMA. INTERVISTA A MICHAEL ZAMPINO

L’Erede, un noir tutto italiano Il regista: “Vorrei essere un esempio di temerarietà oculata e invitare chi fa questo lavoro ad avere gli occhi più grandi della pancia”

di Chiara Manfredini E’ uscito in venti copie, in sedici città italiane, il film “L’Erede”, lungometraggio indipendente, opera prima del regista italo francese Michael Zampino, uscito nelle sale lo scorso 8 luglio, prodotto da Panoramic e distribuito da Iris Film. Un intenso Noir italiano sceneggiato a quattro mani con Ugo Chiti, importante firma della filmografia italiana (Italians, Manuale d’amore, Gomorra). Interpretato da Alessandro Roya, Tresy Taddei, Davide Lorino e Guia Jelo, il film racconta la storia di Bruno, medico milanese, che dopo la morte del padre scopre di possedere una villa immersa nella natura degli Appennini marchigiani, di cui fino ad allora non sapeva l’esistenza. Un’eredità che si rivelerà molto difficile e che segnerà per sempre la sua esistenza. La conoscenza dei vicini lo farà precipitare in una spirale di sospetti, rivelazioni e segreti che lo costringeranno ad entrare in contatto con una parte sconosciuta di sé. Convincenti le interpretazioni degli attori: il realismo e la compostezza di Alessandro Roja nella parte di Bruno, la brutalità spaventosa fin dalle prime scene di Davide Lorino (Giovanni), la volontà di evasione di Trecy Taddei (Angela) e la rabbia esplosiva di Guia Jelo (Paola), quasi ipnotica ma mai sopra le righe. Né abbiamo parlato con il regista

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Michael Zampino, che ha risposto a qualche nostra domanda. Come nasce questo film? “L’idea di questo soggetto è scaturita dal dialogo con una mia amica americana alla quale raccontavo di aver ricevuto in eredità alla morte di mio padre una casa in Abruzzo di cui non sapevo l’esistenza. Dopo questo incontro ho cominciato a scrivere insieme ad Ugo Chiti la sceneggiatura del film.” Il claim del film è “Le colpe dei padri ricadranno sui figli” è sempre così? “In questo caso credo che l’intensità della rabbia di Paola debba essere letta non come cattiveria ma piuttosto come una reazione ad una profonda sofferenza causata da una ferita che non si è mai rimarginata. L’esasperazione verbale e gestuale della donna è causata dalla necessità di un riscatto materiale, che in questo caso è rappresentato dalla casa, che Paola si illude possa colmare le frustrazioni e i vuoti interiori accumulati nell’arco di una vita a causa di un uomo che evidentemente deve avere amato tanto ma dal quale non ha ricevuto una ricompensa affettiva.” Come mai la scelta di realizzare un film di genere, poco o per niente esplorato dal cinema italiano e in forte concorrenza con quello americano dove il thriller è un vero cult? “L’obiettivo era quello di scrivere una storia che si potesse realizzare e che potesse trovare una sua degna collocazione nel mercato del cinema. Un progetto che potesse coniugare diversi fattori: un budget ridotto, qualità artistica e soprattutto la possibilità di trovare uno spazio di fruizione nel mercato. Abbiamo puntato sulla qualità della sceneggiatura e della recitazione, con una scrupolosa scelta del cast e nello stesso tempo abbiamo cercato di condensare la lavorazione del film in poche settimane, per l’esattezza venticinque giorni di riprese, in un’unica grande location, un casale nelle Marche, con poca troupe, poche luci ma esaltando la qualità dei dettagli e della recitazione.

Assolutamente riuscita la combinazione inaspettata tra azione, suspense e momenti esilaranti. “L’Erede è un film di genere con inattesi momenti di comicità ed umorismo. A tratti l’azione è interrotta da scene comiche, un aspetto questo che mi sembra sia stato molto apprezzato. L’intento originale era quello di far coabitare nello stesso genere tinte contrapposte e di realizzare un prodotto diverso sia per il pubblico che per gli addetti ai lavori, al di fuori del solito modello riproposto dal cinema italiano, che va dalla commedia generazionale al dramma sociale. Non so si è trattato di coraggio o di incoscienza l’aver voluto realizzare un film di genere in Italia. Spiazzante il finale che ogni spettatore può riscrivere a modo suo. “Un’altra scelta che giudico singolare è stata questa: un finale aperto, che quasi interrompe bruscamente la storia, libero a molteplici interpretazioni. La speranza che Bruno dopo essere entrato in contatto con una parte sofferta delle sue origini e della sua storia non riesca a voltare pagina e a tornare alla sua vita come se niente fosse accaduto, ma che questa storia possa essere entrata a far parte definitivamente di sé.” Qual è il bilancio di questa esperienza? Sicuramente positivo, sono riconoscente a questo film per avermi dato l’opportunità di lavorare con persone che hanno più esperienza di me e di essere riusciti collettivamente a far vivere un progetto modesto a livello di budget ma ambizioso artisticamente. Con questa opera prima spero di spingere altri registi a fare un passo in avanti, vorrei essere un esempio di “temerarietà oculata” e invitare a chi fa questo lavoro ad avere “gli occhi più grandi della pancia”. Quali sono i suoi progetti futuri? Ci può anticipare qualcosa? Sempre con la collaborazione di Ugo Chiti sto lavorando a due sceneggiature: un thriller melo che coniuga tensione e atmosfere tipiche del melodramma e un film che parla di guerra tra i sessi, una storia drammatica.

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DAL OTTOBRE DAL10 10 AL AL 31 31 OTTOBRE DIAMO ALL’AFRICA DIAMOINSIEME INSIEME UN UN SORRISO SORRISO ALL’AFRICA

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