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Recupero e valorizzazione del truciolare nobilitato verifiche empiriche e sperimentazioni di processo e prodotto

A cura di:

Riccardo Cenedella Relatore:

Cristian Campagnaro Corelatori:

Antogno Castagna Pier Andrea Moiso


Stampato presso: Legatoria Monti


A cura di: Riccardo Cenedella Relatore: Cristian Campagnaro Correlatori: Antonio Castagna Pier Andrea Moiso Tesi di Laurea in: Design e Comunicazione Visiva POLITECNICO DI TORINO Dipartimento di Architettura e Design Collegio di Design A.A. 2015-2016


Abstract

Il presente lavoro ha come obiettivo fondamentale quello di analizzare le caratteristiche del truciolare nobilitato e le sue possibilità di recupero. L’esigenza di questo lavoro è dovuta all’eccesso di questo materiale presente all’interno dei centri di raccolta. Questo materiale rappresenta una risorsa enorme che però non viene sfruttata in maniera adeguata, anche a causa del fatto che nella società moderna l’uomo è restio al recupero di risorse e preferisce acquistare materiale nuovo. Nello specifico mi sono occupato

di studiare come il materiale viene percepito dagli utenti, attraverso la strutturazione e la messa in pratica di alcuni metodi di indagine che coinvolgessero l’utente e mi permettessero di ottenere informazioni utili a riguardo. Inoltre mi sono occupato dell’aspetto più materico analizzando le caratteristiche distintive dei panneli e di comprendere le possibilità di riparazione, valorizzazione e recupero dei semilavorati in truciolare nobilitato, attraverso la sperimentazioni di diverse modalità e l’utilizzo di differenti materiali.


Indice

Abstract

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1. Eccesso di rifiuti

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1.1 Genesi dei rifiuti 1.2 Filiera del truciolare nobilitato 1.3 Recupero dei rifiuti 1.4 Errata percezione del materiale da parte degli utenti

2. Migliorare la percezione 16 2.1 Cosa vuol dire percepire 2.2 Upcycling, come metodo per la valorizzazione dei rifiuti • casi studio

3. Approcci progettuali 3.1 Autocostruzione • casi studio 3.2 Co-design 3.3 Workshop

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4. Analisi materiale

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4.1 Il truciolare nobilitato 4.2 Caratteristiche materiale 4.3 PossibilitĂ di intervento e valorizzazione

5. Analisi percezione utenti

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5.1 Identificazione utenti coinvolti 5.2 Analisi possibilitĂ di interazione 5.3 Strumenti di indagine

6. Esperienze pratiche

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6.1 Visita ai centri di raccolta 6.2 Realizzazione focus group 6.3 Esperienza di autocostruzione 6.4 Sperimentazioni empiriche

7. Conclusioni

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Bibliografia Sitografia Ringraziamenti

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Allegati

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Figura 1. Rifiuti lignei


ECCESSO DI RIFIUTI

1 Eccesso di rifiuti

1.1 Genesi dei rifiuti La definizione dei rifiuto, per la comunità Europea, è descritta con la Direttiva n.2008/98/Ce del 19 novembre 2008 che li definisce come “qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o l’obbligo di disfarsi”. Per quanto riguarda l’Italia la definizione normativa è data dall’art. 183 del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152, modificata dal decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205 “Disposizioni di attuazione della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive”. (10G0235) (GU n. 288 del 10-12-2010 - Suppl. Ordinario n.269): “Qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o abbia l’obbligo di

disfarsi”. L’atto di “disfarsi” va inteso indipendentemente dal fatto che il bene possa potenzialmente essere oggetto di riutilizzo, diretto o previo intervento manipolativo. Secondo la Circolare del Ministero dell’Ambiente 28.06.1999 “disfarsi” equivale ad avviare un oggetto o sostanza ad operazioni di smaltimento o di recupero. In una società come la nostra, con una forte cultura del consumismo, dalla quale dipende la quasi totalità del mercato, l’eccessivo consumo di risorse ha causato un’enorme produzione di rifiuti che sta creando seri problemi di tipo ambientale ed economico. Quello dell’eccesso di rifiuti pare essere un problema in costante crescita e destinato a non avere soluzione.

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mln Ton

Figura 2. Produzione rifiuti urbani dal 2005 al 2014

Secondo il Rapporto dei Rifiuti Urbani del 2015, dell’ISPRA (Istituto Superiore pe la Protezione e la Ricerca Ambientale), nel 2014, la produzione nazionale dei rifiuti urbani, che comprendono: rifiuti domestici, rifiuti non pericolosi e rifiuti vegetali, è di circa 29,7 milioni di tonnellate, si registra dunque un incremento dello 0,3% rispetto al 2013 pari a circa 83 mila tonnellate.

Tale incremento, rappresenta un’inversione di tendenza rispetto al trend rilevato nel periodo 2010-2013, in cui si era osservata una riduzione complessiva della produzione di circa 2,9 milioni di tonnellate (-8,9%). Al momento questi dati non risultano attendibili, a causa del periodo di crisi economica nel quale ci ritroviamo, che ha causato uno riduzione dei consumi da parte della popola-


ECCESSO DI RIFIUTI

zione. Inoltre i dati sono basati su una rilevazione nel breve periodo; per avere dati più certi e significativi si dovranno attendere le rilevazioni dei prossimi anni. Come possiamo notare dal Grafico (Figura 3) le quantità di rifiuti prodotti in Italia appaiono simili per i principali RU: vetro (20,2%), legno (15,4%) e plastica (18,6%); fa eccezione la categoria carta e cartone con una percentuale di (39,6%). Dopo aver definito l’entità di tale problema cerchiamo di capire in che modo un oggetto viene catalogato come rifiuto e quindi “da buttare”. Le motivazioni che rendono un artefatto un rifiuto sono molteplici, un oggetto può essere utilizzato nel tempo e può essere danneggiato dall’ambiente o dall’utenza che ne fa uso, può non soddisfare più le esigenze dell’utente o molto più semplicemente potrebbe non essere in linea con le mode del momento. Oltre a tutti gli oggetti che non vengono più utilizzati, per un motivo o per un altro, sono da considerarsi come rifiuti tutti quei materiali derivanti da scarti di produzione, che vengono esclusi da un determinato ciclo produttivo, ma che potrebbero essere utilizzati in altre lavorazioni. Questa tesi si pone l’obiettivo di analizzare il problema dell’eccesso di scarti lignei. Infatti più di un terzo dell’ammontare degli scarti prodotti non è destinato ad alcun tipo di modalità di recupero. In particolare

la tesi si occuperà di approfondire le possibilità di recupero del legno truciolare nobilitato presenti nei centri di raccolta della cooperativa sociale Triciclo, che durante i lunghi anni di esperienza ha notato che, tra tutti le tipologie di scarti lignei, diventa sempre maggiore la presenza di questo particolare tipo di legno.

Figura 3. 2. Percentuali dei principali rifiuti prodotti

1.2 Filiera del truciolare nobilitato In Italia il riciclo del legno è essenzialmente orientato alla produzione di pannelli truciolari, in misura inferiore vengono prodotti altre tipologie di pannelli, pasta cellulosica per cartiere e blocchi di legno-cemento per edilizia. Inoltre dagli scarti legnosi vengono prodotti alcuni elementi per la realizzazione degli imballaggi, come a de esempio i blocchetti per i pallet.

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I pannelli truciolari sono realizzati con particelle di materiali ligneo-cellulosici essiccate e agglomerate per mezzo di adesivi, sotto l’azione combinata di calore e pressione. I pannelli truciolari oggi possono essere prodotti anche integralmente da legno post consumo. In seguito, grazie al processo di nobilitazione, il pannello truciolare è in grado di accontentare qualsiasi preferenza e richiesta del cliente a livello di finitura superficiale, mantenendo un prezzo relativamente basso in relazione a buone qualità di resistenza. In Italia vengono prodotti approssimativamente 4.000.000 m3 di pannelli truciolari all’anno, utilizzando legno vergine e rifiuto legnoso; in particolare di quest’ultimo ne vengono impiegate oltre 2.300.000 tonnellate. Il riciclo degli scarti lignei,

Figura 4. Filiera del truciolare nobilitato

consente il raggiungimento di numerosi benefici primo tra essi è legato al risparmio di CO2 derivante dall’aver impiegato nei processi produttivi materie recuperate, in sostituzione di una equivalente quantità di prodotto da materie prime vergini; le emissioni di gas serra evitate, corrispondono a circa 5 milioni di tonnellate CO2. Un ulteriore beneficio del riciclo consiste nella riduzione dei consumi energetici dovuta alla minor necessità di energia per l’essicazione dei trucioli da rifiuti rispetto a quella richiesta per i trucioli da legno vergine. Tutto il materiale in entrata è sottoposto a pulizia e accurati controlli affinché sia idoneo alla trasformazione. La cernita permette di separare il legno dagli altri materiali che inevitabilmente vengono raccolti, quali metalli, plastica, carta, vetro e inerti di varia natura. Il primo punto di forza dell’approfondito processo di selezione e pulitura è che si tratta di un processo meccanico, che non usa agenti chimici impatto ambientale. Il secondo vantaggio ambientale risiede nella possibilità di avvio a corretto recupero di tutte le frazioni estranee (ferro, carta, plastica, vetro oppure come ripristino ambientale per gli inerti). In seguito ad un’analisi sulla filiera del riciclo degli scarti lignei, che pare dare origine ad un’economia di tipo circolare, viene spontaneo chiedersi quale sia il motivo per impegnarsi in una ricerca che abbia come scopo


ECCESSO DI RIFIUTI

quello di trovare un metodo alternativo di recupero del materiale, in quanto sembrerebbe che il sistema di riciclo e produzione di materia prima secondaria funzioni bene e soddisfi l’esigenza di riduzione degli scarti. Analizzando in maniera più approfondita i pannelli prodotti attraverso l’utilizzo di materia non vergine, si evidenzia la presenza di un decadimento prestazionale proporzionale alla quantità di materia vergine presente. Ogni volta che la materia prima viene reinserita all’interno del ciclo produttivo, si nota una costante perdita di quantità e qualità di materia e un notevole calo delle prestazioni, infatti, per poter produrre un nuovo prodotto, le aziende inseriscono nella materia prima non vergine, materiale nuovo. Il prodotto finale, immesso sul mercato, sarà un pannello truciolare grezzo o nobilitato con all’interno una percentuale più o meno elevata di materia prima vergine e di materia prima di recupero. Inoltre non si tratta di un ciclo “infinito”, perché quando la materia prima è quasi completamente degradata non è più conveniente ed utile effettuare nuovamente il recupero.

1.3 Recupero dei rifiuti La definizione di “recuperare” viene stabilita come raccogliere e riutilizzare materiali e artefatti per dare nuova vita; in particolare secondo

l’articolo 183, comma 1, lettera t del Decreto Legislativo 152/2006 lo definisce come “qualsiasi operazione il cui principale risultato sia di permettere ai rifiuti di svolgere un ruolo utile sostituendo altri materiali che sarebbero stati altrimenti utilizzati per assolvere una particolare funzione o preparati ad assolvere tale funzione, all’interno dell’impianto o nell’economia in generale”. In altre parole, il recupero dei rifiuti, va inteso come qualsiasi azione fatta con lo scopo fondamentale di permettere al materiale di scarto lo svolgimento di un ruolo utile e principale nella realizzazione di prodotti, per sostituire materia vergine più pregiata e più impattante per l’ambiente. Rientrano quindi nella definizione di recupero tutte quelle azioni che hanno come fine ultimo quello di rendere nuovamente fruibili materiali che altrimenti sarebbero destinati allo smaltimento. La cultura del riuso è viva in Italia e solletica l’appetito di artigiani, designer e di tutta l’area della creatività diffusa, sempre più radicata nel tessuto sociale ed economico del nostro paese. L’abilità manipolativa è da sempre inserita nel nostro paese e molti sono i casi singoli e le reti aggregative che oggi accolgono e promuovono esperienze sempre più mature di riuso. L’effervescenza che oggi caratterizza questo panorama trova radici che risalgono agli anni 70 e al bisogno di

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individuare una via, per chi progetta, per giungere al consumatore finale. Ne è derivato che i processi manipolativi in grado di generare prodotti nuovi partendo da scarti hanno trovato sempre maggiore consapevolezza e concretizzazione. Il riuso coinvolge oggetti e materiali prima che diventino rifiuti pertanto, è considerato una forma di prevenzione della produzione degli stessi, esso contribuisce ad alleggerire la filiera del riciclaggio, infatti la realizzazione di nuovi oggetti non passa attraverso intermediari che si occupano di raccogliere e smaltire il rifiuto, ma la creazione di nuovi prodotti è nelle mani dell’utente. Il mondo del design non è nuovo all’approccio del recupero di materiali, infatti è possibile trovare differenti progetti in cui vecchi oggetti, arrivati a fine vita, sono stati trasformati e resi nuovamente fruibili.

1.5 Errata percezione del materiale da perte degli utenti Come già introdotto nel capitolo precedente, la tesi si impegna ad investigare le possibilità di recupero del legno truciolare nobilitato; che a differenza del suo nome viene generalmente considerato un materiale di bassa qualità già quando è nuovo, risulta quindi interessante ricercare le modalità di intervento che hanno

come scopo quello del riutilizzo e della rivalutazione di tale materiale. Passi in questa direzione sono già stati svolti nella tesi “processi per il trattamento e il recupero del truciolare nobilitato” nella quale venivano investigate varie possibilità di riuso, riciclo e recupero del materiale. Nella parte conclusiva di questa tesi è stata analizzata la possibilità di recupero del materiale attraverso la realizzazione di due progetti derivanti dal corso di Design di scenario dell’anno accademico 2014-15, con l’utilizzo di materiale di scarto. In seguito a queste sperimentazioni è stato possibile comprendere le potenzialità di recupero del materiale che è risultato facilmente lavorabile. Questo tipo di approccio però non è stato compreso dall’utenza, la quale non apprezzava gli artefatti e non era disposta a pagare per manufatti derivanti da materiali di scarto. Analizzando le conclusioni raggiunte nella tesi “processi per il trattamento e il recupero del truciolare nobilitato” ho compreso che le motivazioni che portano all’errata percezione degli artefatti derivano da un’errata percezione del materiale di cui sono realizzati, infatti nella società in cui ci troviamo, l’uomo vuole affermare la propria potenza, acquistando prodotti sempre nuovi e fatti con materiali “vergini”; ci piace l’idea di essere i primi ad utilizzare un artefatto e che dopo il nostro passaggio nessun’altro lo userà. L’errata perce-


ECCESSO DI RIFIUTI

zione dei progetti è dunque causata dall’utilizzo di materia “non-vergine”. Ai fini degli sviluppi della tesi, risulta quindi necessario studiare e analizzare differenti approcci al recupero

che permettano di modificare il materiale e migliorarne la percezione agli occhi dei possibili fruitori.

Figura 5. Esempi di sperimentazioni pratiche della tesi: “processi per il trattamento e il recupero del truciolare nobilitato”

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Figura 6. Percezione tattile


MIGLIORARE LA PERCEZIONE

2 Migliorare la percezione

2.1 Cosa vuol dire percepire Dopo aver compreso che il problema è fondamentalmente di tipo cognitivo, prima di provare a trovare una soluzione al problema, capiamo meglio cosa vuol dire percepire e da cosa viene condizionata la percezione umana. La percezione degli oggetti con cui ci relazioniamo, è influenzata sulla base dalle esperienze che derivano dai nostri contatti con il mondo esterno. Le stimolazioni sensoriali che arrivano al cervello dal mondo circostante, vengono associate e integrate al patrimonio di conoscenze dell’individuo, per generare l’immagine nella mente dell’utente. Anche nei confronti di un artefatto, o di un materiale, è un processo che viene innescato dagli organi sensoriali dell’uomo, che ne generano

l’immagine nella mente. La percezione corrisponde all’organizzazione dei dati sensoriali assimilati in seguito ad una stimolazione ed elaborati sotto forma di informazione sensoriale da parte dell’intero organismo; è solo dopo questo processo che l’utente giunge alla comprensione dell’artefatto. Dalla definizione di percezione, capiamo come essa dipenda dal bagaglio culturale ed esperienziale dell’utente nei confronti di un determinato stimolo percettivo. La percezione di una data oggetto deriva, dunque, dall’esperienza e dalla conoscenza che l’utente ha nei confronti di esso, ai fini di modificare la percezione sarà necessario trasformare la consapevolezza nei confronti di tale oggetto.

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Per cercare di rendere questo discorso pertinente con gli argomenti della tesi, si dovranno cercare e sviluppare dei metodi che consentano di modificare il rapporto tra l’utente e il legno truciolare nobilitato presente nei centri di raccolta di Triciclo. Sarà dunque necessario aumentare il valore percepibile da parte del fruitore, attraverso pratiche che attribuiscano a questo materiale un maggiore valore percepito.

2.2 Upcycling, come metodo per la valorizzazione dei rifiuti Per upcycling intendiamo il processo di recupero creativo tramite il quale materiali di scarto, oggetti inutili o indesiderati vengono trasformati in prodotti nuovi con maggior valore percepito o economico. La prima documentazione che abbiamo riguardo a questo approccio al progetto risale al 1994 ed è da attribuirsi a Reiner Pilz il quale, durante un’intervista, definisce il metodo tradizionale di recupero come “downcycling”, infatti molte volte gli oggetti recuperati non sono realmente portati a nuova vita ma viene semplicemente prolungato il loro periodo di utilizzo prima di essere destinati in discarica, ma “quello di cui abbiamo bisogno” dice Pilz “è l’upcycling, in cui i vecchi oggetti assumono maggior valore, non minore”.

Esempi di upcycling inconsapevole sono presenti anche prima del 1994; come ad esempio la bottiglia di birra Wobo realizzata nel 1963 dal marchio olandese Heineken, progettate in maniera tale che una volta usate potessero essere utilizzate come mattoni da costruzione. In questo caso, purtroppo, l’idea non ha avuto successo ed il progetto è stato abbandonato. Come anticipato in precedenza il principale problema legato alla vendita di artefatti costruiti a partire da materiale recuperato, risiede nella percezione che ha l’utente nei confronti di tale materiale. L’obbiettivo della ricerca diventa quindi capire in che modo sia possibile migliorare questa percezione, ed è qui che l’upcycling ci viene incontro, infatti attraverso la generazione di un plusvalore il nuovo artefatto realizzato avrà maggiore valore rispetto a quello di partenza e potrà essere maggiormente compreso dall’utenza.

Figura 6. Bottiglie wobo Heineken


CASI STUDIO Rag Chair Wooden toys Sea chair Wood casting OVVF. BB stool


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Rag Chair Prodotta da Droog Design Progettata da Tejo Remi nel 1991 La Rag Chair, progettata dal designer olandese Tejo Remy nel 1991 per Droog Design, rappresenta in pieno la valorizzazione ottenibile trasformando i materiali di scarto. In questo caso dei vecchi abiti usati, vengono presi e trasformati in elementi di arredo. La sedia è realizzata attraverso la stratificazione di 15 borse di abiti usati, l’utente ha la possibilità di inserire nel manufatto abiti propri in modo da renderlo un oggetto personale ed unico.

Figura 7. Rag chair, Tejo Remi


MIGLIORARE LA PERCEZIONE

Wooden toys Prodotto e realizzato da Alicucio dal 2009

Non un semplice lavoro di falegnameria, ma un vero e proprio laboratorio di design autoprodotto ideato da Arcangelo Favata, artista e designer siciliano. Ogni pezzo firmato Alicucio è realizzato attraverso il recupero di materiale in disuso e volutamente vengono conservate e valorizzate le tracce della vita “precedente” del materiale. Ogni singolo oggetto porta infatti con sé una carta d’identità dove viene riportato il luogo dove è stato trovato il legno adoperato e che funzione aveva prima di essere trasformato. Essendo tutti i prodotti sono fatti a mano con materiali di recupero, sono assolutamente unici e differenti l’uno con l’altro.

Figura 8. Wodden toys, Alicucio

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Sea chair Prodotto e realizzato da Studio swine nel 2009 Nel 1997 è stata scoperta la Pacific Garbage Patch, macchia di rifiuti dall’estensione simile a quella dello stato del Texas. Questi rifiuti negli anni hanno continuato ad aumentare. Con questa serie di sgabelli, realizzatiinteramente utilizzando scarti plastici raccolti nell’Oceano Pacifico, si vuole mostrare una possibilità di recupero del materiale.

Figura 9. Sea chair, Studio Swine


MIGLIORARE LA PERCEZIONE

Wood casting, serie di arredi, progettati da Hillia Shamia a partire dal 2011 La designer iraniana a partire dal 2011 crea questi oggetti unici caratterizzati dall’unione di due materiali apparentemente molto diversi. L’alluminioi fuso viene colato sui tronchi di legno generando delle bruciature che rendono ancor apiù affascinante l’oggetto finale. Osservando in sezione la seduta si può notare l’alluminio fuso all’interno delle venature del legno, sembra quasi che il metallo abbia sostituito la linfa dell’albero.

Figura 10. Wood casting, Hillia Shamia

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OVVF BB stool Realizzata da Joost Gehem, nel 2013 Il progetto del designer Olandese, punta a creare sgabelli a partire dal materiale recuperato da alcune case abbandonate. Attraverso l’applicazione di calore e pressione, il designer, riese a realizzare questi sgabelli unici.

Figura 11. Sgabelli, Joost Gehem


MIGLIORARE LA PERCEZIONE

Attraverso l’analisi di diversi casi studio, di cui ho riportato quelli che ho ritenuto più significativi, è stato possibile individuare alcuni aspetti caratteristici che hanno permesso di ottenere l’aumento di valore dei materiali di scarto utilizzati come materia prima per questi progetti.

Processo l’apprezzamento dell’artefatto è generato non dalla sua forma, ma dal processo che ne permette l’ottenimento, sia esso un assemblaggio inusuale o una trasformazione materica.

Eterogeneità l’accostamento di materiali differenti e di semilavorati, dà origine ad artefatti “grezzi” che comunicano l’azione di recupero effettuata. Per quanto riguarda il truciolare nobilitato però, l’assemblaggio di pannelli differenti per la realizzazione di artefatti con una nuova funzione, non è sufficiente per portare ad un plusvalore percepibile dall’utente, come discusso in precedenza. Sarà quindi necessario cercare alcuni processi per generare nuove esperienze che cambino il rapporto del fruitori nei confronti del materiale, migliorandone la percezione.

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Figura 12. Enzo Mari durante la realizzazione di un modello di Sedia 1


APPROCCI PROGETTUALI

3 Aprocci progettuali

Al fine di capire in che modo fosse possibile ottenere una migliore percezione del materiale sono stati analizzati differenti approcci metodologici che modificano l’attuale percorso progettuale, cambiando il rapporto tra l’utente e il materiale e migliorando la percezione. Allo stato attuale delle cose, infatti, l’utente non ha nessun tipo di rapporto con il manufatto se non nel momento dell’acquisto che, generalmente, è condizionato dal marketing e dalle logiche commerciali. Cerchiamo di capire in che modo è possibile modificare questa logica facendo diventare il consumatore un soggetto attivo all’interno del percorso progettuale.

3.1 Autocostruzione Per autocostruzione, intendiamo un processo in cui l’utente, è partecipe

nelle diverse fasi del processo stesso, dalla progettazione fino alla realizzazione; passando attraverso le fasi di costruzione e montaggio degli elementi. Si intenda sia la realizzazione di un artefatto dall’inizio alla fine e quindi di tutti gli elementi che lo compongono, sia l’assemblaggio di componenti semilavorati precostruiti al fine di realizzare un manufatto. Il termine autocostruzione, prende origine in campo architettonico, la nascita di questa pratica può essere ricondotta alla metà degli anni 50 negli Stati Uniti d’America, dove si nota la tendenza di alcuni gruppi di persone che provvedevano in maniera autonoma ai lavori di riparazione delle proprie abitazioni. Un approccio di questo genere può essere ritrovato, già un secolo prima, in quel movimento che viene definito “Arts and Crafts” il quale vedeva nell’artigianato l’unica possibilità per

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contrapporsi al miscuglio di stili generato dalla rivoluzione industriale. Appare evidente come una definizione di questo tipo non sia esaustiva, e non dia informazioni sufficienti per comprendere i motivi che mi hanno spinto ad approfondire questo metodo di approccio al progetto. A tale fine è di fondamentale importanza cercare di capire quali potrebbero essere i benefici che potrebbero trarre gli utenti operando in questo modo. Gli obbiettivi dell’autocostruzione sono molteplici ma possono essere ricondotti fondamentalmente a tre; primo tra essi è quello economico come semplice risparmio di denaro. In tal senso l’utente decide di autocostruire un determinato oggetto del quale necessita, in modo da spendere meno rispetto ad acquistare lo stesso oggetto prodotto industrialmente. In questo momento di crisi economica, che ha coinvolto anche il mondo del Design, in cui il consumatore fa sempre più attenzione al rapporto qualità/prezzo cercando il maggior livello di funzionalità e bellezza, l’autocostruzione può diventare uno “strumento”, utilizzabile da tutti, di rifiuto dello spreco e dell’inutile.

Secondo obbiettivo raggiungibile attraverso l’autocostruzione è la maggiore vicinanza dell’utente al processo di progettazione dell’artefatto, il quale risulterà rispondente alle sue esigenze; in questo modo autocostruzione non vuol dire che l’utente è soggetto nelle fasi di realizzazione e manutenzione dell’oggetto ma, forse per la prima volta, possiamo parlare di appropriazione della progettazione in modo da renderla totalmente adeguata alle proprie esigenze. In definitiva, l’utente deciderà di realizzare un artefatto solamente nel caso in cui ci sia la necessità di farlo, tale oggetto avrà un’estetica della funzionalità e sarà bello in quanto funzionale e, una volta tanto, fine a se stesso e non un semplice orpello per la casa. Ultimo obbiettivo fondamentale dell’autocostruzione è quello culturale che può essere identificato nell’autorealizzazione dell’uomo stesso. Attraverso la realizzazione di un manufatto con le proprie mani, il risultato finale risulterà maggiormente apprezzabile in quanto frutto di un lavoro compiuto dall’utente stesso.

Figura 13. Schema del percorso di autoprogettazione


APPROCCI PROGETTUALI

3.2 Co-design Nel corso degli ultimi sei decenni, i progettisti si sono avvicinati sempre di più agli utenti per i quali progettano; nasce così intorno agli anni 70’ nelle regioni del Nord Europa il co-design (anche detto partecipatory design). Questo tipo di approccio si differenzia dall’user centerd design, nel quale l’utente era considerato come soggetto della progettazione, perché si ha una maggiore interazione con l’utente finale, al quale viene dato spazio e possibilità di influenzare le prime fasi della progettazione. L’approccio co-design pone l’utente come partner del progetto. I primi esempi di co-design risalgono agli anni 70’ circa in Danimarca, Norvegia e Svezia dove si cercava di aumentare il valore dei prodotti industriali coinvolgendo gli operai nella progettazione di nuovi sistemi per gli spazi di lavoro. Le motivazioni che mi hanno spinto ad approfondire questa tematica, vanno ricercate nel rapporto che si crea tra l’utente ed il progettista oltre

a quelle che si creano nei confronti del prodotto finale. Questo tipo di approccio mette insieme le competenze dei designer e ricercatori con le esigenze delle persone per le quali stanno sviluppando il progetto. La progettazione partecipata è utile per i designer perché stimola gli utenti ad identificare le esigenze e le problematiche, fornendo quindi i dati necessari sulle caratteristiche che devono essere analizzate nella progettazione. Grazie al coinvolgimento dei diretti interessati questo tipo di approccio permette di individuare problematiche che sono specifiche di un particolare contesto. Il passaggio da un approccio user centered design al co-design, ha modificato i ruoli delle persone coinvolte all’interno del processo di progettazione. Di seguito verranno analizzati i ruoli dell’utente e del designer. Nel processo user centered design, l’utente è considerato in maniera passiva ed è il soggetto della progettazione, mentre il designer, concentrandosi sulle esigenze del fruitore, grazie alle conoscenze

Figura 14. Schema del percorso di co-design

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acquisite durante le sue esperienze, sviluppa il progetto che più si adatta alle necessità dell’utente. D’altra parte nel processo di co-design i ruoli vengono amalgamati e ciascun attore gioca un ruolo fondamentale per lo sviluppo del progetto. In particolare ciascun utente farà parte del processo di progettazione in base alle proprie capacità, interesse ed impegno. Per quanto riguarda invece il designer il suo ruolo sarà quello di condividere le proprie conoscenze tecniche, acquisite durante la propria esperienza, che risultano mancanti agli altri attori inseriti nel processo progettuale. Mi riferisco a conoscenze sui materiali, piuttosto che quelle relative alle moderne tecnologie di produzione; inoltre contribuisce ad avere uno sguardo critico ed oggettivo sui progetti sviluppati.

3.3 Workshop Grammaticalmente workshop è una parola che si compone di due distinte parti work «lavoro» e shop «bottega». Workshop letteralmente significa «laboratorio». Con lo sviluppo delle professioni creative, questo termine ha esteso il suo significato a riunioni ed eventi in cui i partecipanti diventano protagonisti attivi, condividono le proprie idee e sviluppano dei risultati tangibili. Con questa affermazione non si intende che il risultato debba per forza essere

un prodotto fisico, è poco importante infatti se il risultato sia materiale o solo un concept, l’importante è che il risultato sia frutto della partecipazione di tutti, che tutti si siano “sporcati le mani”, che ci sia una sintesi del processo di contaminazione reciproca. Nello specifico si tratta di riunioni che hanno la durata di qualche ora e possono prolungarsi per più di un incontro, i workshop vengono solitamente animati da tutor, persone esperte nel settore che seguono e condividono sul campo le proprie capacità, senza raccontarle da una cattedra o da un palco, ma allo stesso livello dei partecipanti. I workshop vengono organizzati con lo scopo di giungere, attraverso la collaborazione di tutti i partecipanti, ad una soluzione concreta ad un problema che viene posto in partenza. Una tendenza che si sta sviluppando sempre di più in questo ultimo periodo, è quella di applicare la parola “workshop” a qualsiasi corso o seminario, questo viene fatto solamente con scopi pubblicitari, per cercare di rendere più allettante l’attività proposta. In realtà nella maggior parte dei casi ci si trova di fronte ad un classico seminario monodirezionale, con relatori e professionisti che raccontano come lavorano ad una platea di spettatori; questo tipo di attività può essere molto interessanti, ma definire workshop questo tipo di eventi non è corretto. Un workshop è, come già evidenziato in precedenza, un vero


APPROCCI PROGETTUALI

laboratorio, fatto di grandi tavoli con molte sedie attorno, di tutor seduti gomito a gomito con gli spettatori-attori. Un risultato riscontrabile attraverso l’attuazione di un workshop è la realizzazione di prototipi. Per prototipi intendiamo la costruzione di un primo esempio di un manufatto, esso viene generalmente realizzato con materiali differenti da quelli che verranno realmente utilizzati per il prodotto definitivo ed è utile quindi, in questo caso, per valutare aspetti positivi e negativi, anticipando la fase esecutiva. Dopo aver chiarito cosa si vuole intendere con la parola workshop cercherò di spiegare le possibili implicazioni con questa tesi. L’organizzazione di un evento di

Figura 15. Schema workshop

questo tipo consente l’apprendimento attivo di nuove conoscenze oltre a mette in contatto gli attori coinvolti nel progetto, permetterebbe inoltre la relazione diretta tra l’utente e la materia. Questo consentirebbe di inserire l’utente nel sistema, il quale prenderebbe maggiore conoscenza del problema. Oltre a ciò, l’organizzazione di un workshop permetterebbe di mettere in relazione l’utente con la cooperativa sociale Triciclo, in questo modo aumenterebbe la consapevolezza dell’utente nei confronti dell’impegno di Triciclo nell’ambito del recupero di risorse. Infine dalla realizzazione dei prototipi sarebbe possibile comprendere gusti e sviluppare attività future che meglio assecondino le idee dell’utente.

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CASI STUDIO Recession Design Cicli Brianza Collettivo orizzontale


APPROCCI PROGETTUALI

Recession Design studio Pep Solid, a partire dal 2008 Recession Design è un collettivo composto da una trentina di professionisti del progetto che si pongono l’obiettivo di diffondere la cultura attiva del “fai da te”. Cercando di coinvolgere l’utente nelle varie fasi del progetto dalla progettazione alla realizzazione. In questo modo l’utente sarà affezionato alproprio progetto.

Figura 16. lampada L.6, Zoran Jedrejcic

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Cicli Brianza Attivo a partire dal 2008

Cicli Brianza è un negozio di biciclette il quale offre un servizio online per la la configurazione personalizzata del mezzo. In quetsto modo l’utente collabora con chi realizza le bici decidendo colori, accessori e materiali ma la realizzazione avviene da parte di esperti e non da parte dell’utente.

Figura 17. Presentazione dell’applicazione di personalizzazione


APPROCCI PROGETTUALI

Costruire Largo Milano, Workshop 2014 Orizzontale è un collettivo di architetti con base a Roma il cui principale oggetto di interesse è costituito dai processi di riattivazione degli scarti urbani. A partire dall’intercettazione di luoghi, idee ed oggetti espulsi dal ciclo produttivo della metropoli, il collettivo si occupa di realizzare eventi pubblici e workshop che attraverso la collaborazione degli abitanti del quartiere porta alla realizzazione di interventi semi-temporanei ed architetture minime.

Figura 18. Esempio di workshop

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Figura 19. Pannelli di truciolare nobilitato


ANALISI MATERIALE

4 Analisi materiale

4.1 Il truciolare nobilitato Con il termine truciolato, si fa riferimento ai pannelli i di legno composti di trucioli risultanti dallo scarto delle lavorazioni del legno. Questi pannelli vengono prodotti utilizzando i trucioli di legno, ottenuti anche come residui e scarti di altre lavorazioni, che vengono essiccati, impastati con materiali leganti e successivamente pressati ad elevate temperature. Alle colle possono inoltre essere addizionati agenti idrofobizzanti, fungicidi, ignifughi, etc. Il pannello così realizzato viene successivamente ricoperto, su uno o entrambi i lati, con una carta sottilissima, nell’ordine del decimo di millimetro, ed impregnato con una particolare resina detta melamminica, questo passaggio viene detto nobilitazione perché consente di coprire i trucioli grezzi

ed ottenere una texture superficiale che può adattarsi ai gusti ed esigenze del cliente. Il truciolare nobilitato concentra in se un gran numero di aspetti positivi, primo fra tutti la possibilità di essere costituito da materiale di scarto e non pregiato, come rimanenze ramaglia, inoltre mantiene un prezzo relativamente basso considerando la possibilità di avere una finitura superficiale che si adatti a qualsiasi preferenza dell’utente. Con la produzione di pannelli truciolari nobilitati si è posto da subito il problema di “rivestire” i bordi del pezzo sezionato poiché esso si presenta con una superficie grezza ed irregolare, attraverso la quale è visibile lo strato interno composto da trucioli, la richiesta era quella di

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avere dei rivestimenti possibilmente con materiali e texture uguali a quelli delle superfici orizzontali. I bordi ideali dovevano quindi avere una finitura identica a quella della superficie del pannello e resistere all’usura. Con lo sviluppo delle tecnologie è stato possibile utilizzare differenti tipi di bordi, costituiti da diversi materiali. Nel caso dei bordi in PVC, il foglio, normalmente usato per le superfici, viene tagliato mediante una ”multilama”, dando origine a bordi in bobine. In questo modo l’accoppiamento tra superficie e bordo risulterà perfetto, avremo bordi continui con una buona resistenza e, data la plasticità del PVC, capaci di sopportare anche lavorazioni non perfette. Anche i bordi melaminici vengono prodotti con una tecnologia simile a quella impiegata per i laminati in continuo. I bordi melaminici sono disponibili anche pre-collati, ovvero il retro è pre-adesivizzato e per la loro applicazione è sufficiente “stirarli” sul bordo con un ferro da stiro ad una temperatura compresa tra 170 e 190°C. L’idea di produrre un pannello sfruttando gli scarti derivanti da altre produzioni si affacciò circa venti anni fa, ed il primo pensiero fu quello di riciclare il rifiuto legnoso derivante dagli imballaggi. Nel corso degli anni le aziende riciclatrici hanno compiuto un lavoro di ricerca e progettazione di nuovi macchinari

e nuovi processi di raffinazione fino ad arrivare alla situazione attuale che vede in Italia un know-how della selezione del rifiuto molto avanzato, altamente sofisticato e unico, senza eguali all’estero. Ad oggi l’iter produttivo del legno in Italia, e in particolare quello che utilizza legno da riciclo, è fortemente legato all’uso delle “materie prime seconde” per la produzione di prodotti impiegati nel settore del mobile e dell’arredo. Questa procedura però, come anticipato nel capitolo 1, porta alla produzione di pannelli con una qualità inferiore rispetto a quelli prodotti con materia vergine e questo porta ad inserire materiale nuovo nella produzione.

Figura 20. Esempio mobile in nobilitato


ANALISI MATERIALE

4.2 Caratteristiche materiale Analizzando il materiale di persona è stato possibile comprendere la sua vera natura e capire su quali aspetti lavorare per poterlo valorizzare. Il materiale presenta delle caratteristiche variano da panello a pannello, tali differenze devono essere sfruttate e messe a sistema in modo da essere trasformate nelle caratteristiche espressive fondamentali degli artefatti che saranno realizzati. L’intervento di recupero non deve essere occul-

tato, ma al contrario esaltato contribuendo a donare all’artefatto un valore aggiunto legato all’unicità e alla narratività del manufatto finale. La riparazione infatti rappresenta la dimostrazione tangibile di un passato, di una storia trascorsa da parte di questo materiale. Lasciare a vista le riparazioni effettuate, conferisce una certa personalità all’artefatto che potrebbe far scaturire curiosità ed interesse da parte dell’utente.

Difetti I pannelli che derivano dal recupero di vecchi mobili presentano fori, segni e rovinature dovute al loro utilizzo passato, lo scopo di lavorare su questi aspetti è quello di portare il materiale ad una nuova estetica che non nasconda la sua storia, ma che anzi la esalti.

Bordo Il bordo laterale è la parte nella quale è percepibile la natura interna del materiale e cioè i trucioli. Questa parte del materiale deve però essere lavorata in modo che non risulti ruvida al tatto e sgradevole alla vista.

Texture Il rivestimento in carta melamminica che ricopre i trucioli si presenta in diversi aspetti, alcuni che imitano le nervature del legno altri che presentano campiture piatte. Tale differenza deve essere sfruttata in modo da non nascondere la natura del materiale.

Spessore Questo semilavorato viene prodotto in differenti spessori che variano da 10mm fino ad arrivare anche a 40mm. Si può pensare di riparar ei pannelli con altri materiali dello stesso spessore, oppure pensare ad un modo per esaltare questa differenza di spessore.

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4.3 Possibilità di interven- pero. L’uso di materiali vecchi, però, è in generale preferito in quanto i to e vallorizzazione materiali scelti, attraverso lavorazioDifetti Dopo aver esaminato il materiale ed aver identificato quali potrebbero essere i punti sui quali intervenire per cercare di aumentarne il valore percepito da parte dell’utente, è stata realizzata una lista di possibili materiali coi quali lavorare per ottenere tale obiettivo. La prima grande divisione fatta è quella tra materiali nuovi e vecchi, provenienti anch’essi dal mondo del recupero. L’uso di un materiale nuovo rispetto ad uno vecchio è preferito soltanto nel caso in cui questo semplifichi il lavoro e permetta quindi di ottenere buoni risultati finali con sforzi inferiori rispetto all’uso di materiale di recu-

ni e trasformazioni, possono essere utilizzati come se fossero nuovi, inoltre l’uso di materiali di recupero per le riparazioni mantiene una certa coerenza con la filosofia progettuale. La seconda grande divisione è quella tra materiali lignei e materiali non derivanti dal legno. L’uso di materiali non legnosi, genera un accostamento insolito che potrebbe dare origine ad un risultato gradevole, attirando la curiosità dell’utente. L’uso di materiale ligneo invece consente di mantenere continuità materica nella riparazione e al contempo, l’uso del massello, materiale più pregiato rispetto al truciolare nobilitato, potrebbe aumentare il valore percepito del manufatto finale.

Figura 21. Schema dei materiali ipotizzati per le sperimentazioni sui difetti


ANALISI MATERIALE

Bordi I pannelli di truciolare nobilitato che derivano dal mondo del recupero, presentano i bordi non rifiniti. Questi bordi non sono gradevoli al tatto e potrebbero non trovare il gradimento dell’utente. Lo scopo di sperimentare nuovi metodi di bordatura è quello di dare agli artefatti finali un aspetto più finito e gradevole.

Anche in questo caso sono stati ipotizzati differenti materiali per cercare di modificare il materiale e migliorarne la percezione. Di seguito i materiali sotto elencati verranno approfonditi e testati cercando di sviluppare dei possibili interventi sul materiale, provando a trovare soluzione ai problemi di gradevolezza dell’utente.

Bordo in melammina È il sistema di bordatura tradizionale, verificare la complessità effettiva e il risultato estetico finale

Semilavorato in alluminio Notare se l’uso di un semilavorato con spessore adeguato permette di velocizare l’intervento e se il contrasto materico risulta gradevole.

Paraffina Osservare se la stesura della paraffina risulta semplice e vedere quali risultati si ottengono al tatto

Cera Osservare se la cera colorata permette di ottenere vantaggi sia al tatto che alla vista

Silicone Usare silicone mescolato con coloranti vari al fine di provare ad ottenere due obiettivi, di personalizzazione cromatica e di miglioramento al tatto.

Stucco Anche in questo caso, mescolando lo stucco con coloranti vari si vuole ottenere la possibilità di personalizzare il pannello e un miglioramento al tatto.

Cerlacca Si vuole osservare se l’uso della ceralacca permette di rendere più liscia la superficie colorando gli spazi tra i trucioli

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Texture e Spessore Queste due caratteristiche non sono state analizzate come metodi di riparazione, in quanto non sono caratteristiche eliminabili con nessuna pratica, inoltre esse costituiscono una caratteristica distintiva rispetto ad altre tipologie di legno e devono quindi essere esaltate e valorizzate, non eliminate. Tali caratteristiche saranno messe a sistema e valorizza-

te durante la fase di assemblaggio di eventuali artefatti, per comunicare la filosofia di recupero dei manufatti che saranno realizzati. Le differenze di texture e di spessore, sono dunque state prese in considerazione durante la ricerca dei linguaggi espressivi possibili, che permettessero di valorizzarle e comunicarle, esprimendo la filosofia del recupero.

Strutture di supporto Accostare il nobilitato ad elementi strutturali in altro materiale, permette di creare un sistema modulare che si adatti alle esigenze dell’utenza.

Layering Sovrapporre dfferenti pannelli di legno per creare volumi tridimensionali, consente di ottenere una buona varietà di oggetti

Incastri L’uso di incastri permetterebbe una grande varietà formale, contemporaneamente permetterebbe di osservare i differenti spessori.

Scrapwood Accostare elementi di nobilitato con texture differenti permette di realizzare elementi d’arredo che esprimono la filosofia del recupero

Arte povera Utilizzare semilavorati forniti dagli scarti dei mobili dandogli un contesto ed una funzione differenti, per creare oggetti che acquistano valore estetico in quanto utili.

Kintsugi Tecnica giapponese ch consiste nella riparazione di crepe con l’uso di oro. Potrebbe essere di ispirazione al progetto per dare nuova vita ed espressivitò ai pannelli


LINGUAGGI Strutture di supporto Layering Incastri Scrapwood Arte povera Kintsugi


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Strutture di supporto

Questo metodo offre buone possibilità di recupero del nobilitato. Gli artefatti realizzabili con questa tecnica risulterebbero molto flessibili adattandosi a tutte le esigenze dell’utente, l’uso di troppe componenti potrebbe far salire il prezzo del prodotto.

Figura 22. Esempio di struttura di supporto, progettista Anonimo


ANALISI MATERIALE

Layering

Permette il recupero di un gran numero di pannelli. Comporta l’uso di piÚ materiale rispetto a quello che richiederebbe mettere i pannelli orizzontali e ciò aumenta il peso del manufatto finale. Il risultato finale comunica molto bene il recupero del nobilitato; assume importanza la possibile differenza di spessore dei pannelli.

Figura 23. Serie Petroglyph, studio Nucleo

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Incastri

Permette il recupero del nobilitato sottoforma di pannelli, la differenza di spessori del legno deve essere inserita nel sistema e gestita. PossibilitĂ di unire i pannelli con le spine di legno ma si nasconderebbe il bordo. Gli artefatti finali potrebbero avere i bordi avista che, se lavorati, potrebbero risultare punto di interesse.

Figura 24. Open Desk stool


ANALISI MATERIALE

Scrapwood

Permette il recupero di un gran numero di pannelli, permette di esaltare la presenza di molteplici texture. La presenza di differenti spessori potrebbe rivelarsi un problema. Metodo molto versatile, consente la reazlizzazione di molteplici artefatti.

Figura 25. Tavolo, Piet Hein Eek

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Kintsugi

Tecnica che consente la riparazione dei pannelli, questa tecnica consentirebbe la realizzazione di qualsiasi artefatto voglia l’utente. L’oggetto riparato acquisirebbe un espressività legata al suo passato utilizzo e sarebbe un pezzo unico e non ripetibile.

Figura 26. Vaso riparato con tecnica Kintsugi, designer anonimo


TITOLO CAPITOLO

Arte povera

Permette il recupero di un gran numero di pannelli, in quanto si potrebbero assemblare pannelli derivanti da differenti mobili senza fare troppa attenzione all’aspetto quanto, piuttosto, a quello funzionale. Il risultato finale sarebbe portavoce della filosofia del recupero e a la sua estetica deriverebbe dalla funzionalità .

Figura 27. Seduta, Vladimir Arkhipov

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Figura 28. Indagine della percezione degli utenti durante un focus group


ANALISI PERCEZIONE UTENTI

5 Analisi percezione utenti

5.1 Identificazione utenti coinvolti In seguito all’analisi sul materiale utilizzato, è stata svolta un’analisi sugli utenti che potrebbero essere interessati a lavorare con questo materiale, e per ciascuno sono state analizzate possibili richieste, vantaggi ottenibili e limiti. Durante la ricerca sono stati ipotizzati tre differenti utenti che potrebbero risultare attratti ad una propo-

sta di lavoro sul truciolare nobilitato di recupero, e dai quali fosse interessante recepire informazioni per possibili sviluppi futuri. Successivamente, al fine di entrare in contatto con essi per cercare di apprendere informazioni relative alla percezione del materiale, è risultato necessario sviluppare alcuni strumenti di indagine.

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Inesperti Rappresentati da famiglie e persone lontane dell’ambiente del progetto, incuriositi dalla possibilità di imparare qualcosa di nuovo e costruire un artefatto con le proprie mani. Questa tipologia di utenza necessita di una fase educativa, nella quale andrà spiegato il fine del progetto e di una fase esecutiva durante la quale potrà fare pratica con il materiale.

Studenti Studenti di design o giovani designer, che già sono in grado di progettare in maniera autonoma, che vogliono sperimentare il lavoro con materie di recupero. Per questo categoria si ipotizza un tipo di evento che sia centrata principalmente su aspetti pratici.

Esperti Artigiani o bricoleur abituati al self-made e alla realizzazione dei propri progetti con questo tipo di utenza sarà interessante sviluppare nuove suggestioni, idee o approcci da sperimentare. Questo tipo di evento risulta principalmente teorico, potrebbe essere interessante organizzare un incontro con esperti per provare a sviluppare diversi tipi di intervento sul materiale.


ANALISI PERCEZIONE UTENTI

Inesperti L’utenza degli inesperti è rappresentata da tutte quelle persone lontane dal mondo del progetto, non abituate a lavorare con la materia. Questa tipologia di utenza ha diverse necessità che si potrebbero cercare di risolvere attraverso l’organizzazione di un’attività, come la realizzazione di un arredo per la casa o la sensibilizzazione nei confronti del recupero di risorse. Per cercare di coinvolgere gli attori in questione è possibile pensare di realizzare un evento che dia la possibilità di un approccio pratico alla materia, il quale consente di renderlo più apprezzabile. Ciò consentirebbe la nascita di un legame tra Triciclo e l’utente che potrebbe tornare presso la cooperativa per l’acquisto di materiale. Infine dallo studio degli artefatti prodotti dagli utenti potrebbero stimolare alla realizzazione di una linea di prodotti in legno nobilitato che sarebbe di gradimento dell’utente in quanto basato sullo studio delle forme da lui prodotte. Il principale limite di lavorare con persone di questo tipo deriva proprio dalla loro poca esperienza con il lavoro manuale, sarà dunque necessario precedere il momento pratico con uno teorico che sensibilizzi alle tematiche del recupero e spieghi come lavorare con il materiale.

Figura 29. Esempio studenti

Studenti Categoria rappresentata da studenti di design che come principale necessità hanno quella di lavorare in maniera pratica sul materiale. Per interessare l’utente bisognerebbe creare un evento che punti sul rapporto stretto con la materia prima, che gli permetta di sperimentare con l’autocostruzione di artefatti funzionali. Si potrebbe pensare di realizzare un workshop che abbia come obbiettivo la costruzione di arredi urbani per una determinata zona della città di Torino, in modo da trovare soluzione ad un problema esistente e dare un contesto ai progetti da realizzare. Questo tipo di evento consentirebbe il raggiungimento di un duplice obiettivo, oltre alla soluzione dell’i-

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potetico problema, cioè indagare la percezione della materia e quindi ottenere importanti informazioni a riguardo, e osservare le reazioni dei cittadini di quella zona nei confronti degli artefatti realizzati, per capire se il lavoro compiuto riesce a migliorare la percezione anche nei confronti delle persone non coinvolte direttamente. Il principale problema deriva dalle possibili lavorazioni che sarebbero richieste. Lavorando con questa utenza sarebbero richieste determinate lavorazioni che risulta difficile realizzare sul luogo, inoltre questo tipo di evento richiede un elevata organizzazione.

queste persone a Triciclo dal quale potrebbero ritornare in futuro. Interagendo con la categoria degli esperti, si trarrebbero grandi vantaggi dal punto di vista del lavoro sul materiale ma, ci sarebbe solo uno scambio teorico e non si avrebbe contatto pratico con il truciolare nobilitato.

Esperti La categoria di utenza degli esperti, già conosce le modalità di lavoro manuale la loro necessità dunque sarebbe maggiormente di tipo informativo piuttosto che pratico. In particolare potrebbero essere interessati a conoscere nuovi processi e tecniche di lavoro. Lavorando con questo tipo di utente sarebbe possibile approfondire ed esplorare nuove possibilità di lavoro sul materiale, questo consentirebbe di modificare il materiale e tentare di rendere più apprezzabile il materiale. Il principale vantaggio di collaborare con questa utenza sarebbe quella di poter ricavare degli stimoli e delle suggestioni da persone esperte. Oltre alla possibilità di far avvicinare

Figura 30, esempio di utente esperto


ANALISI PERCEZIONE UTENTI

Figura 32. Tabella riassuntiva caratteristiche degli utenti

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5.2 Analisi possibilità di interazione In seguito alla definizione dei tre utenti è stata svolta un’analisi delle possibilità e dei limiti, per capire cosa fosse possibile ottenere da ciascuna di queste categorie e quale potesse essere il modo migliore per interagire con essi. In seguito a questo approfondimento si è deciso di concentrarsi sugli inesperti, che verranno ricercati tra i fruitori dei centri di raccolta della cooperativa Triciclo, e sugli studenti, categoria che è stata suddivisa in: • studenti del 2° anno • studenti che hanno partecipato all’esperienza dell’a.a 2014/15 • studenti laurea magistrale La categoria degli esperti è stata tralasciata poiché risulterebbe difficile ipotizzare un percorso di lavoro che consenta di creare una relazione con il materiale, in un futuro però potrebbe essere interessante sviluppare con essi dei ragionamenti su possibili interventi sul materiale.

5.3 Strumenti di indagine Dopo la selezioni degli utenti a cui riferirsi, è risultato necessario sviluppare differenti metodi di interazione con essi, che permettessero di indagare meglio al il loro punto di vista e provare a sviluppare delle possibili soluzioni al problema.

Focus group Per cercare di entrare in relazione con l’utenza “studenti” si è scelto i metodo del focus group; tale tecnica è una discussione attentamente pianificata, per ottenere informazioni su una specifica area di interesse. I focus group rappresentano una tecnica di ricerca applicabile quando si ritiene opportuno ricorrere a valutazioni, giudizi, opinioni espressi da utenti/ clienti per accoglierne i diversi punti di vista su un argomento. La nascita di tale metodo viene fatta risalire al ricercatore Robert K. Merton il quale, nel 1941, fu invitato da Paul F. Lazarsfeld ad assisterlo a una sessione di lavoro del Lazarsfeld-Stanton Program Analyzer finalizzata a verificare l’efficacia di alcuni programmi radio sponsorizzati dal governo; nacque così, la tecnica dell’intervista di gruppo focalizzata. La prima domanda da porsi durante l’organizzazione di un focus group è a chi rivolgersi. Durante la scelta del gruppo bisogna tenere in considerazione alcune caratteristiche che esso deve avere per una buona riuscita. Il numero dei partecipanti è solitamente compreso tra i sei e i dieci e può aumentare in base alla complessità del tema. Una caratteristica molto importante nella scelta dei partecipanti è la loro omogeneità, che va ricercata nel back-ground sociale e non negli atteggiamenti delle persone coinvolte. Il grado di omogeneità


ANALISI PERCEZIONE UTENTI

dipende sempre dagli obiettivi che si vogliono raggiungere con la ricerca, se si vuole ricostruire un ventaglio di posizioni o di scelte è più efficace un gruppo eterogeneo. Oltre ai partecipanti, nella messa in pratica dei focus group sono pre-

servatore che ha il compito di analizzare le reazioni verbali e non verbali dei partecipanti, e trascrivere i commenti e i dialoghi dei soggetti durante le fasi dell’interazione. Esistono principalmente due categorie di obiettivi raggiungibili con i focus group: • Scopo esplorativo: se l’obiettivo è quello di approfondire le informazioni in relazione ad un determinato argomento • Scopo di verifica: ricevere opinioni in merito ad un prodotto o argomento che viene sottoposto agli utenti

Mappe percettive Figura 31. Disposizione attori focus

senti altri due attori: il moderatore e l’osservatore, che hanno compiti differenti. Il moderatore è una figura molto importante per la buona riuscita del focus group ed ha il compito di mantenere un buon clima all’interno della discussione, cercando di far esprimere tutti e senza far prevalere le idee di uno solo dei partecipanti, ha il dovere di introdurre il tema dell’indagine con i partecipanti al focus, di guidare e pilotare gli intervistati verso gli argomenti che più interessano. Altra figura notevole è quella dell’os-

Le mappe percettive o di posizionamento sono un metodo grafico che consente all’utente di esprimere il proprio punto di vista in relazione ad un particolare argomento o prodotto. Questo è uno strumento che viene generalmente utilizzato nel mondo del marketing per analizzare la posizione delle marche o dei prodotti in un determinato segmento di mercato. Le mappe si presentano come un grafico a due assi che agli estremi presentano due termini opposti. Le mappe di posizionamento possono essere basate sulle percezioni dei consumatori o sulle preferenze dei consumatori. Nel primo caso si analizzano gli attributi percepiti dai consumatori per ciascun prodotto sul mercato.

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Nel secondo caso, invece, si analizzano le preferenze ossia le caratteristiche del prodotto ritenute più importanti dai consumatori. Nel nostro caso sarà dunque necessario sviluppare una mappa di percezione piuttosto che di preferenza. Questo tipo di mappa risulta semplice anche nella lettura dei dati raccolti, infatti gli spazi occupati indicheranno il punto di vista dell’utente. La prima domanda a porsi quando si vuole realizzare una mappa percettiva è quali siano gli obiettivi che si vogliono raggiungere e scegliere di conseguenza i termini da posizionare agli estremi degli assi. Nel nostro caso, per valutare se il materiale viene percepito come un rifiuto, è possibile utilizzare come termini opposti rifiuto/risorsa; sull’asse opposto, per poter valutare l’estetica, potremmo usare i termini bello/brutto, questi ultimi termini risultano un po’ banali ma sono di immediata comprensione da parte dell’utente e evitano ogni possibile fraintendimento.

Capture boxe Lo strumento del capture boxe, consiste in un sistema di voto tra due alternative, tra le quali l’utente deve scegliere quella che più rispecchia il proprio pensiero, in relazione ad una domanda che viene posta. Questo strumento consente un approccio

Figura 32. Esempio mappa percettiva

molto rapido, in quanto l’utente ha solamente due alternative tra le quali scegliere, consente inoltre di catturare in tempo immediato le idee del fruitore. Oltre al momento del “voto” è possibile intercettare l’utente in un secondo momento per indagare con maggior dettaglio i motivi della scelta. Questo metodo è stato ipotizzato come alternativa alle mappe percettive, si differenzia da esse per una maggiore semplicità, che potrebbe rendere lo strumento di indagine più apprezzabile dai fruitori dei centri di raccolta, e per un maggiore relazione con il materiale in questione. Per la realizzazione di questo strumento, è bene iniziare chiedendosi qual è l’obiettivo che si vuole raggiungere, in modo da scegliere le due alternative adeguatamente. Nel nostro caso potrebbe essere interessante provare ad investigare l’interesse che ha l’utente nel recupe-


ANALISI PERCEZIONE UTENTI

ro del nobilitato e quindi si potrebbe chiedere all’utente se butterebbe o se recupererebbe il materiale. Inoltre, risulta interessante capire in che modo far esprimere all’utente la propria preferenza. Potrebbe risultare stimolante per l’utente, votare con un metodo pratico, attraverso l’azione del “buttare”, si può richiedere di gettare un pezzo di nobilitato in un contenitore per esprimere il proprio giudizio. Questo permetterebbe una grande relazione tra il materiale e il fruitore, inoltre il gesto compiuto potrebbe farlo riflettere sull’eccesso di spreco.

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Figura 33 Sperimentazioni


ESPERIENZE PRATICHE

6 Esperienze pratiche

In seguito alle analisi sui vari attori coinvolti, alle considerazioni teoriche fatte sulla natura del materiale e all’analisi delle possibilità di intervento su di esso, sono state sviluppate una serie di esperienze empiriche aventi lo scopo di verificare le ipotesi fatte nei capitoli precedenti. In particolare in data 2 novembre è stata svolta una visita ai centri di raccolta gestiti da Triciclo che ha permesso di approfondire la conoscenza rela-

tiva al problema, il 7 novembre ho incontrato Antonio Castagna che mi ha aiutato con la strutturazione dei metodi di indagine. Durante lo sviluppo della tesi ho inoltre avuto l’opportunità di seguire la realizzazione di una libreria nel laboratorio di Costruire Bellezza all’interno del quale ho svolto anche alcune sperimentazioni su differenti metodi di riparazione e valorizzazione del materiale.

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6.1 Visita ai centri di raccolta In data 2 novembre ho effettuato una visita ai centri di raccolta di Rivoli, Collegno e Torino via Arbe, gestiti dalla cooperativa sociale Triciclo, durante i quali ho potuto osservare diversi aspetti interessanti per comprendere meglio il sistema attorno alla gestione dei rifiuti lignei. Il primo argomento discusso assieme al signor Moiso, direttore della cooperativa Triciclo, è il complesso sistema burocratico che sta dietro alla gestione dei rifiuti e che rende il recupero di materiale molto più complesso di quanto pensavo in origine. Infatti una volta che l’utente entra all’interno del centro di raccolta e supera il “confine invisibile” segnato dall’ingresso al centro, il materiale

diventa automaticamente un rifiuto e quindi destinato ad essere smaltito dall’azienda che se ne occupa in quel dato territorio. A Torino l’azione di smaltimento è gestito dall’AMIAT che, nel caso del legno, trasporta il rifiuto alle aziende rigeneratrici e da esso verrà creato un nuovo pannello di materia prima seconda dalla quale sarà possibile realizzare un nuovo mobile, come indicato nel capitolo 1. L’azione di recupero è consentita dalla legge italiana ed è considerato come una forma di prevenzione alla formazione del rifiuto, ma solamente se il materiale da recuperare è posizionato in uno spazio ben definito e se vi sono degli utilizzi precisi di quel materiale, ad esempio nel centro di raccolta in via Arbe vi è uno spazio destinato al recupero ed i materiali che vengono recuperati sono destinati alla vendita nel mercatino

Figura 34. Rappresentazione del sistema di gestione dei rifiuti


ESPERIENZE PRATICHE

dell’usato. Inoltre ho potuto osservare più da vicino la reale grandezza di questo problema, infatti ciascuno dei centri di raccolta visitati possiede due container destinati alla raccolta del legno che vengono svuotati circa 3 volte a settimana. Il materiale legnoso rappresenta il materiale più confluito, nell’anno 2014 il legno destinato a smaltimento da parte di Triciclo è pari a Kg 77830, in particolare diventa sempre più consistente la presenza del truciolare nobilitato. Infine è stato possibile osservare la quantità di utenti che quotidianamente fruiscono di questo servizio, circa 70/80 con picchi di 100 nelle giornate più calde a detta degli operatori dei centri, questo rappresenta un enorme bacino di utenza dal quale poter attingere per la sensibilizzazione al recupero e provare a diminuire la quantità di truciolare nobilitato destinata a smaltimento.

Figura 35. Rifiuti lignei del centro di raccolta di Rivoli

6.2 Realizzazione focus group In data 7 novembre ho incontrato Antonio Castagna che mi ha aiutato con la realizzazione della struttura del focus. L’uso di questo strumento di ricerca all’interno della tesi, ha come fini principali quello di comprendere quali sono i motivi che portano ad una percezione negativa secondo persone che sono vicine al mondo del progetto e con una certa sensibilità alle tematiche relative alla sostenibilità ambientale, e cercare di capire insieme ad essi quali potrebbero essere delle strade alternative di intervento sul materiale. Dopo la definizione degli obiettivi che si vogliono raggiungere sono stati scelti i gruppi coi quali mettere in pratica il focus group. Sono stati quindi identificati tre differenti sottocategorie di studenti: • Studenti del secondo anno, dlla laurea triennale ancora acerbi per quanto riguarda la sensibilità progettuale, dai quali si potrebbero ottenere importanti informazioni sulla percezione del materiale. • Studenti che hanno partecipato all’esperienza di laboratorio dell’anno accademico 2014/2015, dai quali si potrebbe osservare se tale esperienza ha contribuito a modificare la loro percezione sul materiale. • Studenti del secondo anno della laurea magistrale, i quali non hanno

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partecipato all’esperienza di laboratorio ma grazie ad una loro maggiore maturità progettuale potrebbero fornire importanti informazioni su come poter intervenire sul materiale. In seguito è stata realizzata la interview guide, con la suddivisione dei tempi (Allegato 1). Questa guida non va intesa come una griglia rigida di domande ma piuttosto come delle linee guida, che il moderatore può modificare in base all’andamento della discussione. Il 17 novembre è avvenuta la messa in pratica dei focus group, alla quale hanno preso parte 6 studenti della laurea magistrale In ecodesign e 6 studenti che hanno partecipato all’esperienza di laboratorio dell’anno accademico 2014/2015.

6.3 Esperienza di autocostruzione Durante lo sviluppo della tesi ho seguito la realizzazione di una libreria in truciolare nobilitato di recupero. Lo scopo è stato quello di capire quali fossero i principali problemi di lavorazione del materiale e osservare il comportamento degli utenti nei confronti di quest’ultimo, in particolare capire se la loro percezione cambiava con lo sviluppo dei lavori. Il progetto, nasce dalla necessità di avere una libreria per il dormitorio di via Ghiacciaie, che costi poco e che permetta la disposizione di un elevato numero di libri. In mancanza

di fondi, per realizzare tale libreria, è stato fornito un materiale di recupero e cioè del legno truciolare nobilitato derivante da vecchie scaffalature e cassettiere che erano presenti nel dormitorio. Il progetto della libreria è nato dalla collaborazione tra gli artigiani di Costruire Bellezza ed una squadra di ospiti del dormitorio, che si sono messi in gioco per cercare di trovare una risposta al problema. Nella fase di progettazione, sono state discusse e valutate diverse idee, per cercare di trovare la miglior soluzione, fino ad arrivare ad un progetto condiviso che mettesse d’accordo tutti i partecipanti al progetto. Durante la fase di realizzazione, sono emersi le primi complicazioni legati al materiale, alla sua lavorazione ed ai sui difetti. Per la realizzazione degli elementi che costituiscono la libreria, infatti, era necessario realizzare dei fori che ospitassero le spine di legno, talvolta capitava che a causa dello strato intermedio troppo morbido, il pezzo di legno veniva rovinato ed erano necessarie lavorazioni in più per sistemarlo, ma superati questi piccoli problemi il materiale si è dimostrato robusto e sopportare bene le lavorazioni. È interessante osservare come la percezione del materiale si è modificata a mano a mano che il progetto e la realizzazione della libreria progredivano. Inizialmente infatti, come anticipato in precedenza, esso non è stato apprezzato ed è stato percepito


ESPERIENZE PRATICHE

come un materiale poco nobile, al contrario di quanto suggerisce il suo nome, e di basso valore economico. Una volta concluso il lavoro però il materiale è stato rivalutato ed ha subito una valorizzazione attraverso l’attribuzione di una funzione specifica. Infatti, questo oggetto, entrando all’interno di uno spazio pubblico torna ad essere utile per più utenti. La percezione del materiale viene modificata dal fato che esso, nel momento in cui viene utilizzato per la realizzazione di un artefatto funzionale, cessa di essere percepito come rifiuto e viene percepito come oggetto funzionale.

6.4 Sperimentazioni empiriche In seguito all’analisi del materiale ho eseguito alcune sperimentazioni per cercare di ripararlo e contemporaneamente di valorizzarlo. In particolare mi sono concentrato sulla possibilità di riparazione dei difetti e sul miglioramento dei bordi; texture e spessore non sono stati analizzati in quanto verificabili solamente in una ipotetica seconda fase di assemblaggio. I materiali e i metodi ipotizzati in precedenza sono stati riorganizzati in base alle gestualità necessarie per realizzarli, in questo modo è possibile catalogare i materiali con caratteristiche simili in base al gesto compiuto.Queste sperimentazioni mi hanno permesso di comprendere la

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Figura 36. Fase di assemblaggio libreria

robustezza del truciolare nobilitato e la possibilità di essere unito a vari materiali.

Figura 37. Schema delle sperimentazioni


Gestualità Tagliare, riparazione difetti: Inserto in massello

MATERIALE NECESSARIO • pannello in legno massello • colle per legno • chiodi • scotch

UTENSILI • morse • seghetto alternativo • lima da legno • levigatrice


ESPERIENZE PRATICHE

1. identificare il difetto osservare il pannello di truciolato prescelto ed individuare i difetti presenti derivanti dal suo precedente uso

2. segnare il taglio da fare aiutandosi con una squadra, segnare il taglio che si dovrà effettuare, posizionare lo scotch per proteggere il nobilitato nelle operazioni successive

3. tagliare eperfezionare utilizzando un seghetto tagliare via il difetti, con una lima da legno, pulire il taglio da eventuali errori ed imprecisioni

4. tagliare l’inserto con il segetto alternativo, tagliare l’inserto in massello, avendo cura di rispettare le giuste dimensioni

5. incollare incolare l’inserto in massello nello spazio creato in precedenza, usando una colla da legno e tenendolo fermo con dei chiodi

6. finitura dopo l’asciugatura della colla, rifinire l’inserto levigandolo e portandolo allo stesso livello del nobilitato; a lavoro finito rimuovere lo scotch

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Figura 38. Test di riparazione difetti con inserto in massello


ESPERIENZE PRATICHE

Valutazioni sperimentazioni

Tempo Il tempo di realizzazione di un’ora circa, compreso di incollaggio e finitura. Questo tempo potrebbe essere diminuito utilizzando strumenti più professionali.

Costo Per quanto riguarda il costo dei materiali risulta piuttosto basso, trattandosi di materiali di recupero.

Difficoltà Ottenere un buon risultato finale mediante questo metodo risulta difficile in quanto i due pezzi devono combaciare alla perfezione per avere un buon incollaggio, per ottenere l’uguaglianza dei pezzi è necessario lavorarli con la lima dopo aver eseguito il taglio, passaggio difficile e poco ripetibile. Sono in oltre necessarie lavorazioni di finitura con la smerigliatrice per portare l’inserto allo stesso livello del nobilitato.

Risultato finale La presenza del massello genera un rimando al legno “vero”. Alla vista l’inserto nasconde i trucioli presenti all’interno del nobilitato, permettendo di riparare il pannello nel punto del difetto. Eventuali errori nella realizzazione portano alla presenza di eccessi di colla che rendono meno apprezzabile l’intervento. Al tatto il bordo del massello risulta più liscio rispetto a quello del nobilitato, migliorando quindi la sua percezione tattile.

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Gestualità Tagliare, riparazione difetti: Inserto in nobilitato

MATERIALE NECESSARIO • pannello in truciolare nobilitato • colle per legno • scotch

UTENSILI • morse • seghetto alternativo • lima da legno • levigatrice


ESPERIENZE PRATICHE

1. identificare il difetto osservare il pannello di truciolato prescelto ed individuare i difetti presenti derivanti dal suo precedente uso

2. segnare il taglio da fare aiutandosi con una squadra, segnare il taglio che si dovrà effettuare, posizionare lo scotch per proteggere il nobilitato nelle operazioni successive

3. fissare insieme i pannelli per rendere uguale l’inserto al taglio eseguito, fiddare insieme i due pannelli

4. tagliare utilizzando una lama sufficientemente lunga tagliare assieme inserto e pannello

5. incollare incolare l’inserto in truciolato nello spazio creato, usando una colla da legno e tenendo fermo il pezzo con una morsa

6. finitura dopo l’asciugatura della colla, rifinire l’inserto pulendo il pannello dalla colla

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Figura 39. Test di riparazione difetti con inserto in truciolare nobilitato


ESPERIENZE PRATICHE

Valutazioni sperimentazioni

Tempo Il tempo di realizzazione sè di un’ora circa. Questo tempo potrebbe essere diminuito utilizzando strumenti più professionali.

Costo Trattandosi di materiali di recupero il costo risulta basso.

Difficoltà Tagliando nello stesso momento il pannello da recuperare e l’inserto, il pezzo realizzato è uguale al taglio eseguito, in questo modo si semplifica il procedimento e l’inserto combacia alla perfezione. In questo modo il procedimento risulta più ripetibile.

Risultato finale L’inserto in nobilitato riesce a riparare il difetto individuato e mantiene continuità materica con il pannello, utilizzando pannelli di colore differente si può valorizzare la riparazione. Sia al tatto che alla vista vengono mantenute le caratteristiche del panello, e questo non modifica la percezione del nobilitato.

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Gestualità colare, riparazione difetti: Colata di cera

MATERIALE NECESSARIO

UTENSILI

• bastoncino di cera

• morse

• scotch

• seghetto alternativo

• scarti di nobilitato

• piastra eletrica

• pentolino


ESPERIENZE PRATICHE

1. identificare il difetto osservare il pannello di truciolato prescelto ed individuare i difetti presenti derivanti dal suo precedente uso

2. segnare il taglio da fare aiutandosi con una squadra, segnare il taglio che si dovrĂ effettuare, posizionare lo scotch per proteggere il nobilitato nelle operazioni successive

3. tagliare con il segetto alternativo, tagliare il difetto

4. preparare lo stampo usando due pezzi di nobilitato e due piccole morse, creare uno stampo che contenga la cera

5. sciogliere la cera usando un pentolino ed una piastra elettrica sciogliere la cera

6. colare quando la cera è liquida colarla nello stampo creato ed aspettare che solidifichi

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Figura 40. Test di riparazione difetti con colata in cera


ESPERIENZE PRATICHE

Valutazioni sperimentazioni

Tempo Il tempo di realizzazione è di uun’ora e mezza circa, compreso di tempi di solidificazione della cera. Dopo la solidificazione l’intervento non necessita di alcuna lavorazione ulteriore.

Costo Il costo è un po’ superiore rispetto ai metodi precedenti in quanto il bastoncino di cera acquistato costa 2, non sufficiente nenache ad ultimare un intervento.

Difficoltà Il metodo della colatura di cera risulta molto semplice, in quanto non è neanche necessario preoccuparsi di effettuare tagli precisi. L’uso di una sola stecca di cera non è sufficiente per riempire il difetto e ripararlo; questo rende costoso il procedimento in quanto sarebbe necessario ripetere l’operazione di colatura con una nuova stecca

Risultato finale La riparazione utilizzando materiali da colata permette di coprire perfettamente il difetto e vengono coperte anche eventuali rovinature dovute a errori di taglio. Alla vista si nota la differenza materica che modifica la percezione del materiale. Al tatto la cera risulta più liscia rispetto al nobilitato. Sono evidenti alcuni problemi derivanti dal processo, nel bordo si genera un solco dovuto al raffreddamento del materiale, inoltre una sola stecca di cerca non è stata sufficiente a riparare il difetto.

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Gestualità colare, riparazione diftti: Colata di paraffina

MATERIALE NECESSARIO

UTENSILI

• blocco di paraffina

• morse

• scotch

• scalpello

• scarti di nobilitato

• martello

• pentolino

• piastra eletrica

• colorante


ESPERIENZE PRATICHE

1. identificare il difetto osservare il pannello di truciolato prescelto ed individuare i difetti presenti derivanti dal suo precedente uso

2. rompere il difetto utilizzando scalpello e martello ingrandire il difetto per valorizzare l’operazione di riparazione

3. preparare lo stampo usando due pezzi di nobilitato e due piccole morse, creare uno stampo che contenga la cera

4. sciogliere la paraffina usando un pentolino ed una piastra elettrica sciogliere la cera

5. colare la paraffina quando la paraffina è fusa, inserire nel composto il colorante

6. risultato finale quando la cera è liquida colarla nello stampo creato ed aspettare che solidifichi

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Figura 41. Test di riparazione difetti con paraffina


ESPERIENZE PRATICHE

Valutazioni sperimentazioni

Tempo Il tempo di realizzazione è di uun’ora e mezza circa, compreso di tempi di solidificazione della cera. Questo tempo potrebbe essere diminuito utilizzando strumenti più professionali.

Costo Il costo è un po’ superiore rispetto ai metodi precedenti ma più baso rispetto alla colata con la cera, in quanto per lo stesso prezzo ho acquiatato un blocchetto di paraffina molto più grande rispetto al bastoncino di cera, che mi ha permesso di riparare il difetto e di averne altro per riparazioni future

Difficoltà Il metodo della colatura di paraffina risulta molto semplice, infatti la riparazione è avvenuta con successo anche senza aver effettuato dei tagli ma ingrandendo il difetto con martello e scalpello. Questo procedimento risulta quindi ripetibile anche dalle persone meno esperte.

Risultato finale L’utilizzo della paraffina è molto simile a quello della cera ed il costo più basso permette di riempire totalmente il difetto. Alla vista permette la valorizzazione dell’intervento ed è possibile personalizzare il colore utilizzando cere differenti. L’operazione di rottura rispetto a quella di taglio esprime meglio il passato del pannello.

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Gestualità spalmare, riparazione difetti: Cemento

MATERIALE NECESSARIO

UTENSILI

• cemento

• morse

• acqua

• seghetto alternativo

• scarti di nobilitato

• spatola

• bichhiere di plastica • scotch


ESPERIENZE PRATICHE

1. identificare il difetto osservare il pannello di truciolato prescelto ed individuare i difetti presenti derivanti dal suo precedente uso

2. segnare il taglio da fare aiutandosi con una squadra, segnare il taglio che si dovrĂ effettuare, posizionare lo scotch per proteggere il nobilitato nelle operazioni successive

3. tagliare con il segetto alternativo, tagliare il difetto

4. preparare il cemento versare la polvere di cemento in un bicchiere di plastica e mescolare aggiungendo acqua fino a quando il composto non diventa denso

5.preparare lo stampo usando due pezzi di nobilitato e due piccole morse, creare uno stampo che contenga il cemento.

6. versare il cemento versare il cemento nello stampo, aiutandosi con una spatola farlo aderire bene alla cavitĂ .

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Figura 42. Test di riparazione difetti con cemento


ESPERIENZE PRATICHE

Valutazioni sperimentazioni

Tempo Il tempo di realizzazione è di circa un’ora, ma l’asciugatura del cemento richiede molto più tempo rispetto a quella di cera e paraffina, circa due giorni.

Costo Il costo è piuttosto basso in quanto il costo del cemento è abbastanza contenuto (circa 0,4 al Kg).

Difficoltà Il metodo risulta molto semplice, non necessita precisione durante la fase di taglio in quanto il materiale va ad adattarsi alla superficie tagliata. Può essere effettuato con pochi sforzi anche da persone inesperte. Per rendere più resistente il cemento è stato necessario inserire dei chiodi nella parte tagliata..

Risultato finale La densità del cemento non crea problemi nella parte centrale. Alla vista il materiale valorizza il pannello e si presenta in netto contrasto materico con il truciolato modificandone l’aspetto. Al tatto risulta più freddo della nobilitazione e non troppo liscio.

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Gestualità splamare, riparazione difetti: Gesso

MATERIALE NECESSARIO

UTENSILI

• gesso

• morse

• acqua

• seghetto alternativo

• scarti di nobilitato • bichhiere di plastica • scotch • colorante in polvere


ESPERIENZE PRATICHE

1. identificare il difetto osservare il pannello di truciolato prescelto ed individuare i difetti presenti derivanti dal suo precedente uso

2. segnare il taglio da fare aiutandosi con una squadra, segnare il taglio che si dovrĂ effettuare, posizionare lo scotch per proteggere il nobilitato nelle operazioni successive

3. tagliare con il segetto alternativo, tagliare il difetto

4. preparare il gesso versare la polvere di cemento in un bicchiere di plastica e mescolare aggiungendo acqua fino a quando il composto non diventa denso

5.preparare lo stampo usando due pezzi di nobilitato e due piccole morse, creare uno stampo che contenga il gesso

6. versare il gesso versare gesso nello stampo facendolo aderire bene ai bordi ed aspettare che asciughi

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Figura 43. Test di riparazione difetti con gesso


ESPERIENZE PRATICHE

Valutazioni sperimentazioni

Tempo Il temo di realizzazione di questo metodo è simile a quello degli altri, sono necessari circa tre giorni affinchè il gesso solidifichi.

Costo il costo risulta assai basso in quanto il costo del gesso al chilogrammo è di circa 0,2 e per riparare un difetto non se ne usa una grande quantità.

Difficoltà Il metodo risulta molto semplice, non necessita precisione durante la fase di taglio in quanto il materiale va ad adattarsi alla superficie tagliata. L’uso del gesso consente di essere colorato e quindi la personalizzazione dell’intervento.

Risultato finale Il gesso risulta simile al cemento sia per processo che per risultato finale. A differenza del cemento può essere colorato ma si dimostra un materiale troppo fragile per questo tipo di utilizzo, infatti il pezzo di gesso si è staccato subito dopo l’apertura dello stampo

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Gestualità Incollare, bordaura con: Bordo in melammina

MATERIALE NECESSARIO • rotolo di melammina

UTENSILI • ferro da stiro • forbici • cutter


ESPERIENZE PRATICHE

1. misurare il bordo posizionare il bordo di melammina affianco al pannello e segnarsi la lunghezza necessaria

2. tagliare tagliare il bordino in melammina della misura segnata in precedenza

3. incollare usando un ferro da stiro incollare il bordino al pannello

4. rifinire l’eccesso usando un cutter rifinire il bordo in eccesso

Metodo veloce e molto semplice, consente di riportare il pannello quasi all’origine, infatti il posizionamento del bordino in melammina risulta del tutto simile ai pannelli vergini. Questo metodo nasconde totalmente i trucioli e migliora la percezione tattile, questo metodo rimane coerente con la parte laterale e genera dei rimandi al pannello tradizionale.

Figura 44. Test di bordatura con bordo in melammina

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Gestualità Incollare, bordatura con: Semilavorato metallico

MATERIALE NECESSARIO

UTENSILI

• bordo in alluminio

• mola

• colla cianoacrilica

• lima da ferro


ESPERIENZE PRATICHE

1. misurare il bordo posizionare il bordo di alluminio na affianco al pannello e segnarsi la lunghezza necessaria

2. tagliare usando una mola elettrica, tagliare il bordino in alluminio della misura segnata in precedenza

3. incollare usando la colla cianoacrilica incollare il bordino di metallo al pannello

4. rifinire l’eccesso usando una lima da ferro rifinire i bordi

Questo metodo risulta semplice se si trova il semilavorato dello stesso spessore del proprio pannello, altrimenti è difficile tagliarlo dello stesso spessore se non si è esperti. La finitura superficiale è gradevole e la differenza materica può incuriosire l’utente, alla vista vengono nascosti i trucioli e al tatto il materiale è liscio ma freddo.

Figura 45. Test di bordatura con alluminio

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Gestualità Grattare, bordatura con: Cera

MATERIALE NECESSARIO • pezzo di cera • scotch di carta • carta vetro

UTENSILI


ESPERIENZE PRATICHE

1. mascherare il pannello stendere dello scotch di carta sul pannello per evitare che si macchi durante l’operazione

2. stendere la cera sfregare il pezzetto di cera colorata sul bordo per farla entrare nei fori dei trucioli

3. eliminare l’eccesso usando la carta vetro eliminare l’eccesso di cera per rendere liscia la superficie

4. ripulire rimuovere lo scoth e usando un panno inumidito pulire la parte laterale del pannello.

Questo metodo risulta semplice e facilmente realizzabile anche dai meno esperti, si ottengono ottimi risultati al tatto infatti la cera permette di rendere il bordo più liscio e non si percepisce la ruvidezza dei trucioli, per quanto riguarda la vista usando cera colorata essa entra nelle cavità dei trucioli e si genera una texture che potrebbe migliorare la percezione del materiale. Figura 46. Test di bordatura con cera

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Gestualità Grattare, bordatura con: Paraffina

MATERIALE NECESSARIO • blocco di paraffina • scotch di carta • carta vetro

UTENSILI


ESPERIENZE PRATICHE

1. mascherare il pannello stendere dello scotch di carta sul pannello per evitare che si macchi durante l’operazione

2. stendere la paraffina passare il blocco di paraffina sopra il bordo da trattare, facendola entrare nelle fesssure

3. eliminare l’eccesso carteggiare il bordo per eliminare l’eccesso di materiale e rendere liscia la superficie

4. togliere lo scotch e rifinire togliere lo scoth e pulire la parte laterale utilizzando della carta inumidita

Metodo semplice in quanto non è necessario l’uso di alcuno strumento, porta ad un risultato ottimo per quanto riguarda il tatto, infatti il bordo risulta liscio e non si percepiscono più i trucioli. Per quanto riguarda la vista l’intervento è quasi impercettibile a causa del colore bianco della paraffina.

Figura 47. Test di bordatura con paraffina

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Gestualità Spalmare, bordatura con: Silicone

MATERIALE NECESSARIO • silicone • colorante • bichhiere di plastica • scotch

UTENSILI • bacchetta per mescolare • spatola


ESPERIENZE PRATICHE

1. preparare il silicone mettere del silicone in un bicchiere assieme a del colorante in polvere, mescolare

2. mascherare il pannello stendere dello scotch di carta sul pannello per evitare che si macchi durante l’operazione

3. stendere il silicone utilizzando una spatola stendere il silicone sul bordo, facendolo entrare nei fori

4. togliere lo scotch e rifinire dopo la fase di asciugatura togliere lo scoth e pulire il pannello.

Il metodo risulta semplice ed economico, il materiale permette di coprire le irregolaritĂ dei bordi. Con una sola passata la sensazione tattile non migliora sarebbe meglio o fare una seconda passata per dare un effetto gommoso oppure carteggiare leggeremnte per rendere visibile il truciolo e rifinire con qualche impregnante.

Figura 48. Test di bordatura con silicone

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Gestualità Spalmare, bordatura con: Stucco

MATERIALE NECESSARIO

UTENSILI

• stucco

• lima

• colorante

• spatola

• piano per mescolare • scotch


ESPERIENZE PRATICHE

1. preparare lo stucco mettere dello stucco su un piano assieme a del colorante ed impastarli insieme

2. mascherare il pannello stendere dello scotch di carta sul pannello per evitare che si macchi durante l’operazione

3. stendere lo stucco utilizzando una spatola stendere lo stucco sul bordo, facendolo entrare nei fori

4. togliere lo scotch e rifinire dopo la fase di asciugatura togliere lo scoth e pulire il pannello.

Il metodo risulta semplice ed economico, il materiale permette di coprire le irregolarità dei bordi e operando con cura è possibile ottenere una superficie liscia ed omogenea. Carteggiando con una lima lo stucco rimane visibile solamente nei fori dei trucioli e da origine ad una nuova texture, in questo modo il tatto peggiora

Figura 49. Test di bordatura con stucco

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Gestualità Spalmare, bordatura con: Ceralacca

MATERIALE NECESSARIO • bastoncino di ceralacca • accendino • scotch

UTENSILI • spatola • lima


ESPERIENZE PRATICHE

1. mascherare il pannello stendere dello scotch di carta sul pannello per evitare che si macchi durante l’operazione

2. scaldare la ceralacca scaldare la ceralacca e farla gocciolare sopra il bordo che si intende lavorare

3. stendere la ceralacca scaldando la ceralacca depositata, cercare di stenderla con una spatola

4. togliere lo scotch e rifinire togliere lo scoth e carteggiare la ceralacca in eccesso, eventualmente usando una lima

Questo metodo risulta piÚ complicato dei precedenti, in quanto la ceralacca asciuga quasi istantaneamente ed è difficile spalmarla in maniera uguale su tutto il bordo. Il risultato non migliora la percezione del bordo in quanto alla vista si percepisce una leggera colorazione ma non omogenea ed al tatto il bordo rimane ruvido.

Figura 50. Test di bordatura con ceralacca

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Difetti

Figura 51. Tabella riassuntiva valutazioni sui metodi di raparazione dei difetti


ESPERIENZE PRATICHE

Bordi

Figura 52 Tabella riassuntiva valutazioni sui metodi di bordatura

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Figura 53. Riflessioni sui focus group


CONCLUSIONI

7 Conclusioni

Il mio lavoro ha avuto l’obiettivo di analizzare a fondo le caratteristiche, di questo materiale provando ad individuare quale fosse il metodo migliore per cercare di recuperarlo e di migliorarne la percezione da parte dell’utente. Per arrivare alla soluzione di questo obiettivo ho effettuato diverse esperienze che mi hanno permesso di comprendere in che modo si dovrà operare in futuro. Attraverso prove empiriche compiute direttamente sul materiale, ho potuto comprendere che il materiale può essere lavorato ed unito ad altri materiali per ripararne i difetti o migliorarne i bordi. Inoltre, attra-

verso l’osservazione del processo di autocostruzione della libreria per il dormitorio Ghiacciaie, realizzata in truciolare nobilitato di recupero all’interno del laboratorio Costruire Bellezza, dalla collaborazione tra artigiani e ospiti del dormitorio, è statopossibile comprendere aspetti importanti del materiale e riguardanti la percezione del materiale. Infine attraverso la attraverso la pratica del focus group, ho ottenuto importanti informazioni riguardanti il punto di vista dell’utente e inerenti la percezione delle sperimentazioni condotte.

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Focus group Grazie ai focus group è stato possibile analizzare la percezione del materiale da parte degli studenti, categoria di utenti vicina al mondo della progettazione, in grado di fornire valutazioni critiche e spunti progettuali. Questo mi ha permesso di confermare l’ipotesi iniziale di percezione negativa, le caratteristiche che contribuiscono maggiormente a farlo percepire in maniera così negativa sono i bordi, in particolare la perce-

zione tattile che generano e la nobilitazione in carta melamminica che nasconde la vera natura del materiale e sia al tatto che alla vista, rimanda a materiali plastici piuttosto che a quelli lignei. Inoltre è stato possibile ottenere importanti valutazioni in relazione alle sperimentazioni condotte. Di seguito vengono riportati le considerazioni più interessanti ottenute dai focus group, accompagnate da alcune frasi simboliche dette direttamente dai partecipanti.

Bordo “il bordo da un’idea di non finito”. Il bordo è stato giudicato principalmente per la sua percezione tattile, disturba di meno alla vista infatti un partecipante ha detto:” se non fosse così grezzo non sarebbe male”

Superfici “finte ed ingannevoli”, “sanno di plastica”. Il rivestimento in melammina rende il materiale finto ed ingannevole, nasconde la sua vera natura all’interno, rimanda alla plastica e da un’idea di povertà del materiale

Contrasto “vedere una parte nobilitata ed una no mi genera fastidio”. La differenza materica tra trucioli del bordo e lamina laterale genera fastidio negli utenti, i quali suggeriscono: “prova a toglierla [la nobilitazione] dai lati”.

Percezione tattile “il tatto è fondamentale”. La percezione tattile si è rivelata essere un aspetto più importante di quello che pensavo in origine, utilizzare un materiale che permetta di migliorare la sensazione tattile, eliminando la ruvidità dei trucioli

Valorizzare l’intervento “lavorare sul materiale da meno l’idea di essere solo dei pezzi assemblati”. Realizzare un intervento di riparazione che sia in linea con la storia del materiale, effettuare riparazioni più grezze e più estese che rimandino al fatto che sia un materiale di recupero, valorizzando la possibilità narrativa.


CONCLUSIONI

Sperimentazioni In seguito a diverse sperimentazioni empiriche compiute direttamente sul materiale al fine di riparare di danni creati dal precedente uso del pannello, ho potuto comprendere che il materiale gode di un’ottima lavorabilità. Infatti è stato possibile ripararlo accoppiandolo a differenti materiali, senza che esso subisse danneggiamenti. Gli interventi sul materiale consentono di comunicare il processo di riparazione effettuato, migliorando la percezione nei suoi confronti. Inoltre rendere visibile l’intervento, riparando i pannelli con materiali eterogenei rispetto al nobilitato, permette di far osservare all’utente il recupero, enfatizzando l’aspetto narrativo dell’intervento.

Autocostruzione L’osservazione del processo di autocostruzione avvenuto all’interno del laboratorio di Costruire Bellezza, presentata nel capitolo 6, mi ha permesso di comprendere due aspetti egualmente importanti del materiale, cioè la possibilità di assemblaggio, infatti la libreria è stata assemblata attraverso l’utilizzo di spine di legno e di viti metalliche che sono state inserite nel legno senza troppe difficoltà e senza danneggiamento del materiale, e, secondo, la forza dell’autocostruzione essa si rivela un potente mezzo di valorizzazione degli artefatti. Infatti, come osser-

vato in precedenza e confermando le ipotesi fatte nel capitolo 3, il processo di autocostruzione permette di valorizzare il materiale in quanto non viene percepito più il valore del materiale in se ma esso assume un valore affettivo nei confronti degli utenti che hanno collaborato alla realizzazione. L’aspetto fondamentale che risulta efficace per la valorizzazione del nobilitato è la relazione tra l’utente ed il materiale, che permette di modificare la percezione dell’utente in quanto viene modificato il livello esperienziale nei confronti del materiale. La costruzione della libreria mi ha permesso di verificare il metodo di assemblaggio “strutture di supporto”, già ipotizzato nel capitolo 4. L’assemblaggio dei pannelli in nobilitato alle gambe in massello ha permesso la realizzazione di moduli componibili in base alle esigenze degli utenti.

Centri di raccolta Dopo la visita ai centri di raccolta è stato chiaro come il riuso di questo materiale debba essere legato a questo luogo, in quanto è dove il rifiuto viene creato e cercare di invertire il percorso del materiale può rivelarsi suggestivo per sensibilizzare l’utente. Inoltre diminuire il volume del rifiuto ligneo creato rappresenta un argomento di interesse per le amministrazioni che gestiscono il centro di raccolta, in quanto i costi di trasporto sono a loro carico, e verrebbero in questo modo ridotti.

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Conclusioni Le esperienze condotte durante lo sviluppo della tesi mi hanno permesso di ottenere dati rilevanti per migliorare la percezione del truciolare nobilitato, in particolare in relazione alle caratteristiche del materia e sul processo di valorizzazione e di sensibilizzazione dell’utente.

interventi, però, è soggettiva e quindi differente per ciascun utente, come constatato durante i focus group. Risulta quindi importante coinvolgere l’utente all’interno della realizzazione del manufatto, mettendo a disposizione i metodi di riparazione sperimentati, in modo da dare origine ad un progetto condiviso che soddisfi le necessità dell’utente.

Materiale Il materiale di recupero, a differenza di quanto mi aspettavo, risulta robusto e può essere utilizzato come se fosse nuovo anche da mani inesperte. Infatti attraverso semplici lavorazioni di squadratura essi tornano ad essere pannelli del tutto simili a quelli nuovi, questo sottolinea un’obsolescenza solamente semantica del materiale e non funzionale, che consente di utilizzarlo per la realizzazione di artefatti. Come anticipato in precedenza il materiale, però presenta dei difetti che non possono essere nascosti da nessun tipo di riparazione. Enfatizzare dunque l’intervento, come effettuato nelle sperimentazioni, permette di creare una certa eterogeneità nell’artefatto finale che esalta la riparazione, come avviene nel metodo giapponese del Kintsugi. Il valore aggiunto dell’artefatto è dato dall’esaltazione dell’estetica dell’imperfetto: la riparazione racconta il trascorso del materiale. La percezione degli

Figura 54. Dettaglio di riparazione nella libreria autocostruita

Processo Il processo di autocostruzione, modifica il rapporto che si crea tra l’utente e il materiale, questo gioca un ruolo fondamentale per la valorizzazione dei quest’ultimo, l’autocostruzione si rivela un processo essenziale per l’attribuzione di un valore aggiunto al materiale in quanto permette di farlo percepire per la


CONCLUSIONI

sua utilità e per la sua possibilità di utilizzo. Diventando utile il materiale si libera del valore di rifiuto che ha per diventare un elemento di costruzione dell’artefatto. Inoltre il recupero di questo materiale risulta essere un’operazione di interesse per le amministrazioni comunali che, come constatato durante la visita ai centri di raccolta, si occupano dello smaltimento dei rifiuti. Operare in questo senso permetterebbe dunque di ridurre il volume di materiale fatto confluire alle aziende di smaltimento, consentendo un notevole risparmio economico per le amministrazioni comunali. Risulta quindi interessante inserirsi in questa filiera poiché coinvolge molteplici attori; quali utenti ed amministrazioni.

Figura 55. Processo di realizzazione di artefatti

Scenari di azione In seguito alla fase di analisi delle conclusioni risulta chiaro come la realizzazione e la successiva vendita di artefatti all’utente non è una strada percorribile in quanto il materiale viene riconosciuto ancora come rifiuto e non vi è la relazione tra l’oggetto e l’utente che permette di migliorarne la percezione. Occorre dunque pensare a strade differenti che modifichino il processo di realizzazione dell’artefatto e che coinvolgano l’utente, realizzando progetti condivisi che siano pensati in collaborazione con esso, in modo da risultare più corrispondenti alle sue esigenze e quindi più apprezzabili. Inoltre acquista un ruolo molto importante il luogo nel quale si deciderà di svolgere questi eventi, in quanto dovrà essere in grado di stimolare e sensibilizzare l’utente. Questi luoghi potrebbero essere i centri di raccolta o luoghi pubblici nei quali sarebbe possibile incontrare un elevato numero di utenti. Infine risulta necessario inserirsi all’interno della filiera del rifiuto, in modo da diminuire i costi delle amministrazioni comunali che ne gestiscono lo smaltimento. Di seguito viene riportato uno scenario di opzioni percorribili per trovare una soluzione al problema del mancato riuso del truciolare nobilitato.

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Workshop di autocostruzione L’autocostruzione risulta essere un metodo piuttosto efficace per la realizzazione di artefatti derivanti dal recupero di truciolare nobilitato, in quanto l’utente crea un rapporto affettivo con l’oggetto realizzato. Il processo di autocostruzione, però, non è sufficiente a risolvere il problema dell’eccesso di rifiuti in quanto l’utente potrebbe realizzare i propri progetti con materiale nuovo. Risulta quindi necessaria la realizzazione di un workshop che permette di riunire tutti gli attori coinvolti all’interno del centro di raccolta, luogo suggestivo in cui nasce il problema e dove il materiale, di scarto, può essere utilizzato direttamente. La realizzazione di un workshop all’interno dei centri di raccolta permette di legare l’autocostruzione al rifiuto, portando alla realizzazione di artefatti creati direttamente dall’utente corrispondenti alle sue esigenze. Inoltre permette di sensibilizzare l’utente in merito ai principi di sostenibilità ambientale, in quanto può comprendere le potenzialità del riuso dei materiali di scarto. Infine dallo studio degli artefatti prodotti sarebbe possibile ottenere dati in merito alle preferenze progettuali dell’utente e giungere ad una famiglia di prodotti ripetibili.

Intervento pubblico Attraverso la realizzazione di artefatti costruiti con materiale di recupero in spazi pubblici, si vuole trovare soluzione ad un problema del quartiere. Questi progetti saranno terreno di sperimentazione per nuove forme di interazione tra gli abitanti e il materiale di rifiuto, permettendo di sensibilizzare non solo i partecipanti all’evento ma tutto il quartiere. Allo stesso tempo gli artefatti, attraverso la loro espressività, saranno occasione per comunicare la filosofia del recupero. L’organizzazione di un’attività di questo tipo si pone l’obiettivo fondamentale di sensibilizzare ed attivare alle pratiche di recupero con la realizzazione di un’opera pubblica che coinvolga gli abitanti di quel luogo e che sia manifesto del recupero. In questo tipo di attività non sarà data la stessa importanza agli artefatti ottenuti quanto più alla possibilità che hanno essi di sensibilizzare gli utenti alle pratiche di recupero, cercando di esaltare il loro valore comunicativo.

Esperienza di riparazione Riparare i pannelli danneggiati si è rivelato un metodo efficace per la valorizzazione ed il recupero del truciolare nobilitato. La valutazione di questi interventi risulta però soggettiva, si propone quindi un’esperienza di ripara-


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zione di artefatti, utilizzando i metodi analizzati durante le sperimentazioni, coinvolgendo l’utente nella scelta del metodo che ritiene più vicino ai suoi gusti. Riparare gli artefatti degli utenti consentirebbe di diminuire la quantità di rifiuti prodotti prolungandone il periodo di vita e quindi evitando che essi entrino nella filiera del rifiuto e nei centri di raccolta. Gli oggetti così riparati diventerebbero oggetti che comunicano le possibilità di recupero offerte dal truciolare nobilitato. Inoltre operare in questo modo permetterebbe all’utente di scegliere il metodo che più si avvicina alle proprie esigenze trasformando il difetto, che solitamente avrebbe contribuito a rendere l’artefatto un rifiuto, in un punto di attrazione e narrazione dell’artefatto. In questo modo l’artefatto tornerebbe fruibile e le imperfezioni diventerebbero elementi narrativi, che raccontano il vissuto specifico dell’artefatto, le sue peculiarità e il recupero che è stato attuato.

Primi sviluppi Per cercare di dare seguito alle ipotesi fatte in precedenza, è stata fatta una richiesta ai comuni per l’organizzazione di attività all’interno dei centri di raccolta (Allegato 2), attraverso la quale si intendono raggiungere due obiettivi egualmente importanti ai fini della ricerca; sensibilizzazione ed attivazione alle pratiche di recupero, e conoscenza della percezione dell’utente nei confronti del materiale. Nello specifico l’attività ipotizzata è stata suddivisa in due momenti, uno con lo scopo di entrare in relazione con l’utente spiegando il progetto e cercando di attivarlo nei confronti delle pratiche di recupero, mostrando anche alcuni risultati delle sperimentazioni per ottenere ulteriori feed back. Successivamente è necessario un momento che abbia lo scopo di accumulare il materiale da recuperare, ho ipotizzato l’uso del metodo del capture boxe, visto nel capitolo 5, rinominando i container che ospitano il legno in: legno da buttare e legno da recuperare, in questo modo l’utente avrebbe la possibilità di scegliere se destinare a smaltimento il legno o se dargli una nuova vita. Attualmente sono ancora in attesa di una risposta da parte dei comuni, sperando che essi comprendano l’iportanza di recuperare questo materiale. I risultati ottenuti durante il periodo di ricerca sono soddidfacenti e alla domanda “il truciolare nobilitato può essere recuperato?” posso rispondere “sicuramente”. Essi mi fanno capire che il materiale subisce una svalutazione solo di contesto, non reale, che può essere colmata da oportuni processi di realizzazione.


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Bibliografia e Sitografia

Libri • AA.VV (2013). Design fai da te 2.0. Nuove idee contro la crisi. Rizzoli • M. Braungart, W. McDonough, (2003). Dalla culla alla culla. Blue, edizioni • E. Buiatti (2014). Forma Mentis. Neuroergonomia sensoriale applicata alla progettazione. Franco Angeli edizioni • G. Ceragioli. Glossario progettuale di tecnologia edilizia in pvs, CICSENE, LIVIA, Torino • B. Del Curto, C. Marano (2011). Materiali per il design, introduzione ai materiali e alle loro proprietà. Casa editrice ambrosiana • E. Mari (2002). Autoprogettazione? Edizioni Corrani • N. C. Oprandi (2001), Focus group. Breve compendio teorico-pratico, Emme & Erre libri • V. Quagliotto, M. Saracino, E. Tabbia (2015). Processi per il trattamento e il recupero dei pannelli di truciolare nobilitato.


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Documenti Pdf • AA.VV, (2011), Prototype public services, an introduction to using prototyping in the development of public services, NESTA • J.-S. Baek, K.-P. Lee (2008), A participatory design approach to information • D. Jaques, Progettare e condurre un workshop, Oxford Brookes University • A. Migliardi, La tecnica dei focus groups Principi teorici e suggerimenti operativi, ASL TO3 • H. Plattner, (2009), Bootcamp bootleg, Institute of Design Stanford • B. Polini, scheda metodologica sui focus group • E. B.-N. Sanders, P. J. Stappers (2008), Co-creation and the new landscapes of design • Filiera degli imballaggi di legno, 2014 in www.rilegno.it • Rapporto rifiuti urbani edizione 2015. ISPRA

Siti • www.abitudinicreative.it/cosa-significa-workshop • www.imperfect.it/kintsugi • www.orizzontale.org • www.reteambiente.it • www.rilegno.com • www. triciclo.com • www. wikipedia / upcycling


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Ringraziamenti Desidero ringraziare: • Il mio relatore, Professor Cristian Campagnaro, per la pazienza avuta nel seguirmi durante i mesi di sviluppo della tesi e i consigli dati. • Tutti i partecipanti ai focus group e all’esperienza di autocostruzione, grazie a Voi ho potuto ottenere informazioni essenziali per gli sviluppi della tesi. • La mia famiglia, i miei genitori e i miei nonni, che mi avete sempre supportato in questi anni senza mai farmi mancare nulla, incoraggiandomi nei momenti più pesanti e spronandomi a fare sempre meglio. In particolare nonno Angelo per avermi seguito in ogni mio strano progetto e per le conoscenze erienza che mi hai trasmesso • Tutti i compagni che mi hanno accompagnato durante questo percorso coi quali ho condiviso momenti di ansia e momenti divertenti. In particolare: • Luca compagno di ogni gruppo, hai saputo sopportarmi e supportarmi. • Ale per le giornate passate insieme a ripetere e le fatiche condivise • Albi, Gaia e Giulia compagni di numerosi gruppi, siete riusciti a domare la mia ansia facendomi arrivare fino alla fine. • Angi, Ele e Fiammi, amiche più che compagne, senza di voi questa esperienza sarebbe stata un po’ più noiosa. Grazie per le cene, pagate da Fiammetta, e per i momenti di distrazione dagli impegni scolastici. Dopo tre anni cosi, la laurea può accompagnare solo ! Graziè • La mia seconda famiglia, la Cicci Family, amici da e per una vita. Con voi sono cresciuto, ci siete sempre stati e mi avete aiutato a distrarmi nei momenti più faticosi, vi ringrazio per le avventure fatte assieme che mi porterò dietro per tutta la vita. • La mia stella cometa, hai saputo condurmi in maniera eccezionale durante tutto il percorso e senza di te il punto di arrivo lo guarderei ancora con il binocolo; infondo lo sai che questa tesi è un po’ anche tua, grazie amur.


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Allegato 1

struttura focus group


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Allegato 2

proposta ai comuni per un progetto di sensibilizzazione all’interno dei centri di raccolta


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Il progetto nasce durante lo sviluppo della tesi di laurea in Design e Comunicazione Visiva del Politecnico di Torino. La tesi prende origine da una constatazione avvenuta da parte della cooperativa Triciclo, in merito all’abbondanza del legno truciolare nobilitato di scarto presente nei centri di raccolta e destinato allo smaltimento. Alcune ricerche in questo campo sono già state svolte ed hanno portato alla realizzazione di alcuni manufatti costruiti con questo materiale, ma questi oggetti non sono stati compresi ed accettati dagli utenti. In seguito ad una visita presso il centro di raccolta, con il signor Moiso e il professor Campagnaro si è prospettata la realizzazione di un’attività per entrare in relazione con l’utente e cercare di capire il suo punto di vista nei confronti di questo materiale. Attraverso tale attività si intendono raggiungere due obiettivi egualmente importanti ai fini della ricerca, ma utili anche all’amministrazione comunale per poter avere dati rilevanti espressi direttamente dai fruitori dei centri di raccolta. Tali obiettivo sono, di sensibilizzazione ed attivazione alle pratiche di recupero, e di conoscenza della percezione dell’utente nei confronti del materiale.

Attivazione e sensibilizzazione si intende cercare di rendere l’utente maggiormente consapevole dell’azione che sta svolgendo in quel momento e cioè, buttare e destinare definitamente il rifiuto in questione a smaltimento. Allo stesso tempo si vuole sensibilizzare l’utente a tematiche relative al recupero e alla sostenibilità ambientale, cercando di comprendere se l’intenzione di recupero di truciolare nobilitato, manifestate da alcuni fruitori ai collaboratori dei centri, sono reali e se quindi c’è la possibilità di portare ad una nuova vita questi materiali attraverso attività future, riducendo di conseguenza l’impatto ambientale derivante dallo smaltimento

Percezione materiale altro obiettivo è quello di comprendere qual è il punto di vista dell’utente nei confronti del rifiuto e del centro di raccolta. In particolare si vuole capire la percezione dei fruitori nei confronti del legno truciolare nobilitato. Si vuole indagare quali potrebbero essere possibili metodi, alternativi al riciclaggio, per cercare di ridurre la quantità di rifiuti prodotti e modificare così l’idea nei confronti del materiale. In particolare si vuole capire se le sperimentazioni che si stanno svolgendo, di modifica del materiale attraverso metodi alternativi, portano ad un cambiamento della percezione del materiale.


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Per cercare di raggiungere gli obiettivi che sono stati esplicati in precedenza sarebbe necessaria l’organizzazione di alcune attività all’interno del centro di raccolta, che potrebbero essere riassunte essenzialmente in due. Una prima attività conoscitiva in cui bisogna cercare di entrare in relazione con il fruitore spiegando brevemente il progetto, cercando di capire qual è la percezione del materiale e se c’è interesse al recupero del nobilitato. Contemporaneamente a questo studio dell’utente si è ipotizzato di esporre una serie di lavori già realizzati da Triciclo con l’utilizzo del nobilitato di scarto, e di altre sperimentazioni di riparazione dei pannelli con metodi alternativi, che si stanno realizzando nel laboratorio Costruire Bellezza. Questo servirebbe a far comprendere all’utente le possibilità di riparazione, di assemblaggio e di riutilizzo del materiale. In conclusione, al fine di accumulare il materiale da recuperare, sarebbe necessaria la realizzazione di una zona destinata a tale attività, per raggiungere tale scopo si è ipotizzato di rinominare i container che adesso ospitano gli scarti lignei in: • Legno da buttare • Legno da recuperare Questo consentirebbe di avere una zona dedicata al recupero del materiale. Gli obiettivi ottenibili da questo progetto potrebbero risultare utili, oltre ai fini della ricerca per lo sviluppo della tesi, all’amministrazione comunale in quanto consentirebbe di intervistare i propri cittadini e comprendere come viene visto il rifiuto. Questo potrebbe portare a successivi sviluppi per cercare di capire in che modo sia effettivamente possibile recuperare il materiale in questione. Qualora il progetto portasse a dei risultati positivi, si potrebbe pensare di organizzare un evento per recuperare realmente il materiale raccolto, questo potrebbe avvenire attraverso un workshop di autocostruzione, durante il quale gli utenti avrebbero la possibilità di sperimentare e lavorare direttamente sul materiale e potrebbero così realizzare un artefatto con le proprie mani. Questo consentirebbe, in primo luogo di recuperare del legno senza che esso entri nella filiera del riciclaggio, ed in secondo luogo dallo studio formale degli artefatti prodotti, si potrebbe progettare una serie di oggetti che potrebbero essere venduti nel mercatino di Triciclo trovando il consenso dell’utente.


Recupero e valorizzazione del truciolare nobilitato verifiche empiriche e sperimentazioni di processo e prodotto


Il lavoro di tesi nasce da un’osservazione fatta riguardo all’eccesso di truciolare nobilitato presente nei centri di raccolta. Sono stati investigati differenti metodi di intervento per permettere una valorizzazione del materiale in questione.

Recupero e valorizzazione del trucilare nobilitato_ Tesi design Riccardo Cenedella  

The aim of the project was to transform the perception and the utilities of plywood of trashed pieces of furniture. I studied the material,...

Recupero e valorizzazione del trucilare nobilitato_ Tesi design Riccardo Cenedella  

The aim of the project was to transform the perception and the utilities of plywood of trashed pieces of furniture. I studied the material,...

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