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L’EUROPA HA VOLTI NUOVI —PAG. 3 www.rivistaeuropae.eu

L’EUROPA CHE VERRA’ LE PEN E FARAGE A VALANGA, RENZI DILAGANTE, BOOM DI TSIPRAS. POPOLARI E SOCIALISTI SENZA NUMERI PER ELEGGERE IL PROSSIMO PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE. CHE NE SARA’ DELL’UE ? —PAG. 8-16

PIKETTY, FENOMENOLOGIA DEL NUOVO MARX

PERSONAGGIO DEL MESE: GEERT WILDERS

UCRAINA, PUTIN E LE TRUPPE AL CONFINE

BANCHE E DEBITI: TEMI DEL PASSATO, SFIDE DEL FUTURO

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INDICE

L’EUROPA CHE VERRA’ — PAGINE 8-16 Per la prima volta dal 1984 aumentano i votanti alle europee, ma nelle urne si è recata meno della metà dei cittadini UE. Intanto Francia e Gran Bretagna osservano il boom di Front National e UKIP e all’europarlamento gli euroscettici superano i 100 deputati. Il PPE rimane primo partito ma manca la maggioranza per nominare Juncker a capo della Commissione. L’Unione è sull’orlo dello stallo.

Banche e debiti: temi del passato, sfide del futuro — PAG. 4 Unione bancaria, Fiscal Compact, Eurobond, pagamenti elettronici e lotta all’evasione fiscale: i cinque grandi dossier per l’economia europea nel prossimo lustro.

Ucraina, i movimenti russi al confine — PAG. 18 Equilibrio instabile ai confini dell’Ucraina: con quasi 95000 soldati in assetto da combattimento, Putin non scarta ancora l’opzione militare.

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Boom di vendite per il “Capitale” di Thomas Picketty, guru dell’economia progressista in tema di disuguaglianza e redistribuzione del capitale.

L’Europa ha volti nuovi. ....3

MVP Geert Wilders ....... 17

Aftermath: le conseguenze politico-economiche del voto .................................6

Editoriale a matita .......... 22 OSARE Europa ............... 23

Giugno in Agenda............ 7

Pubblicazione distribuita gratuitamente ai soci e ai sostenitori dell’Associazione Culturale OSARE Europa.

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RIVISTA MENSILE (N. 4)

Maggio 2014 “L’Europa che verra’”


EDITORIALE

L’Europa ha volti nuovi L’EUROPA AL VOTO HA TIMIDAMENTE RITROVATO UNA DIALETTICA TRA UOMINI E IDEE. AI LEADER L’ONERE DI ALIMENTARLA

Q

uesta volta doveva essere diversa. Lo è stata. Queste elezioni avrebbero dovuto portare gli europei a parlare d’Europa. Ebbene, lo si è fatto. Forse non per i progetti, non per le idee, ma per i suoi personaggi. E’ stata la prima campagna elettorale in cui ai simboli di famiglie politiche avulse dalle cronache nazionali si sono affiancati volti di candidati, anch’essi semi-sconosciuti ma quantomeno sufficienti a ricreare nell’elettorato un minimo di affezione verso il voto europeo. Quell’affezione che l’elettore nutre nel confronto di un’idea veicolata da una personalità, perché - lungi dall’auspicare l’appiattimento della politica sul personalismo, men che meno sul liderismo - il fattore umano conta. Certo, l’Europa degli ultimi anni, l’Europa della crisi, ha avuto ben poco da dire al suo popolo; e se pure avesse voluto trasmettere alcunché, i suoi uomini, funzionari e governanti tutti, hanno fatto di tutto per mescolarsi nel mare magnum del conformismo, dell’anonimità. Eppure, la storia recente del Vecchio continente, dal Trat-

©Palazzo Chigi - Flickr 2014

Speranza Renzi ? Tra i leader politici europei, è quello che alle urne ha avuto il successo più ampio.Pressoché doppiato il rivale Grillo, Matteo Renzi ha ottenuto - pure se in via indiretta - quella legittimazione elettorale che ancora gli mancava. Ora inizia il semestre italiano a guida dell’UE e Renzi vuole diventare il punto di riferimento per il resto d’Europa. Germania compresa.

tato di Roma ad oggi, è colma di personalità che hanno trasmesso un’idea e impresso la loro impronta, favorevole o contraria, al processo d’integrazione europea. Altiero Spinelli, Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer, Charles De Gaulle, Margaret Thatcher, Elmut Kohl, Jacques Delors. Dalla CECA all’UE, la narrazione di questo processo non ha potuto prescindere dalla forte personalizzazione di ruoli e idee chiave. Nei marosi della crisi finanziaria l’Europa è entrata invece come un nave senza timoniere, un’orchestra senza direttore in cui solo una teutonica solista e un banchiere italiano (atipico) hanno suonato da virtuosi. Il progressivo allontanamento dei cittadini da una creatura sempre più silenziosa e rinchiusa dietro le vetrate di Bruxelles nasce quindi non già da una carenza di discussione sull’Europa, ma dalla carenza di una dialettica costante fra soggetti e idee di segno opposto riguardo il tema. A rompere lo stallo ci hanno pensato gli euroscettici, capaci di affidare a personalità forti come Marine Le Pen, Nigel Farage, Beppe Grillo e Geert Wilders il messaggio del “no”. Per mesi il lato del “si” ha tentennato, pendendo dalle labbra di Angela Merkel, poi ha affidato ai vari Juncker, Schulz, Verhofstadt, Tsipras, Keller e Bové tante

versioni diverse di un comune europeismo capaci di offrire un menù più ricco a chi cercava un’idea, un progetto, anche alternativo all’attuale, ma costruttivo. Dialettica di volti e idee d’Europa: questo il ceppo da far crescere a partire da queste elezioni. Questo lo spirito che d’ora in poi i Capi di Stato e Governo dovranno replicare nella gestione degli affari europei. Non a caso si guarda ora a Matteo Renzi come spalla e al tempo stesso freno alle presunte tendenza egemoniche di Frau Merkel. Un ruolo che un imbarazzante Sarkozy e un inconcludente Hollande hanno dimostrato di non meritare. Del “metterci la faccia” Renzi ha fatto marchio di fabbrica, scendendo senza timori nell’arena dello scontro di personalità con leoni come Grillo e Berlusconi. Ha offerto quell’idea positiva, a tratti forse ingenua, d’Europa che gli italiani parevano aver dimenticato. Ed ha avuto ragione. A febbraio, appena nominato, Wolfgang Münchau scriveva sul Financial Times che per l’Italia Renzi era la miglior soluzione possibile al momento. Lo sarà anche per l’Europa ? «

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