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Rifiuti in fumo e diossina nell’aria Brucia la Biondi IL REPORTAGE FOTOGRAFICO

C

di

SOFIA GADICI RICCARDO ANNIBALI @RiccaHan

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’era paura nei volti della gente di Ponte San Giovanni. In molti, davanti ai cancelli della Biondi Recuperi, guardavano l’enorme colonna di fumo nero alzarsi dalle fiamme alte più di dieci metri, alimentate dal vento. Quando siamo arrivati in Via della Tecnica, i vigili del fuoco erano già a lavoro e i carabinieri stavano chiudendo la strada. L’azienda Biondi stocca rifiuti tra cui ferro, metalli, plastica, carta, legno e vetro. L’incendio è divampato intorno alle 16 di domenica 10 marzo, quando l’azienda era chiusa. Da subito si è avvertito un odore acre nell’aria e un bruciore ad occhi e gola. Per domare l’incendio sono stati necessari trenta vigili del fuoco e dodici ore di lavoro. Il Comune di Perugia ha predisposto, per il giorno successivo, la chiusura delle scuole nel raggio di tre chilometri, invitando a tenere chiuse le finestre e vietando il consumo dei prodotti agricoli coltivati nella zona. L’Arpa ha rilevato livelli di benzene venti volte superiori alla media, con picchi di Pm10 e diossina molto al di sopra delle soglie consentite. Valori tornati nella norma nel giro di pochi giorni. «Il rogo era prevedibile e l’azienda andava delocalizzata anni fa, quando si verificò un incidente simile. Ora bisogna andare fino in fondo con le indagini», dicono i cittadini. Gli investigatori non hanno escluso la pista dolosa e hanno rilevato gravi indizi di reato sulla gestione dei rifiuti: Daniel Mazzotti, ad dell’azienda di stoccaggio, è indagato. I filmati della video sorveglianza non hanno fornito indizi significativi. Del caso si è occupata anche la Commissione parlamentare d’inchiesta ecoreati che ha classificato gli incendi negli impianti del settore rifiuti come “un fenomeno nazionale”. Q

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marzo 2019


Claudia Mazzeschi «Nuove proposte lavorative agli studenti» Pubblichiamo l’intervista a Claudia Mazzeschi, direttore del dipartimento di filosofia e candidato rettore. Solo dopo la chiusura del numero precedente del nostro periodico, dedicato alla corsa per palazzo Murena, la professoressa ha ufficializzato la candidatura. Perché ha deciso di candidarsi a Rettore? Molte persone con cui ho condiviso il mio percorso professionale mi hanno chiesto di mettermi a disposizione per una nuova amministrazione. Bisognerà partire dal rispetto della tradizione per poi innovare attraverso nuovi metodi di lavoro. Ho maturato questa decisione dopo lungo tempo, consapevole della portata dell’impegno ma anche motivata dal significato della candidatura: propormi alla guida di un Ateneo che ha bisogno di proiettarsi con forza nel futuro. I punti principali del suo programma? Prima viene il metodo: “Innovare insieme”, che è il titolo del mio programma, è anche la via da seguire. Partecipazione, programmazione e trasparenza segneranno il percorso, che sarà fatto di modernizzazione, internazionalità e consapevolezza della “terza missione” universitaria. Recluteremo nuove forze lavorative ed offriremo agli studenti nuove proposte, soprattutto per quanto riguarda il job placement. Bisognerà cogliere le opportunità offerte da uno scenario globale. Sarà importante anche sfruttare la convenzione sanitaria per riconoscere centralità, valore e opportunità alla medicina universitaria. Il suo giudizio sull’amministrazione Moriconi? Si tratta di un rettorato che ha vissuto una fase di passaggio delicata e complessa, ovverosia la prima attuazione della legge Gelmini: grazie al suo lavoro, Moriconi è riuscito a portare il nostro Ateneo fuori dalla profonda crisi in cui si trovava, rivalutandone didattica eservizi. Q quattrocolonne-news.it

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