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TEMATICA

il simbolo di norcia

La Basilica imprigionata

La ricostruzione di San Benedetto è ancora bloccata Dopo due anni non c’è ancora un progetto e i fondi rimangono congelati

A

passeggio per le vie di Norcia sembra non sia cambiato molto rispetto al paesaggio a cui televisioni e giornali ci hanno abituato negli ultimi due anni. Lungo corso Sertorio ci sono molti negozi aperti, ma la città rimane imprigionata tra gabbie di metallo e transenne e, se sbagli vicolo, devi tornare indietro. Lo sguardo cade subito sull’impalcatura che riveste la facciata della basilica di San Benedetto. La foto della piazza è sempre quella. La statua severa del santo e dietro, sfocato, il “ventre della balena”. A che punto siamo con la ricostruzione? Circa un mese fa ha terminato i suoi lavori la Commissione istituita dal Ministero dei Beni Culturali e presieduta da Antonio Paolucci, già ministro del Mibac ed ex direttore dei Musei Vaticani, che già aveva curato il restauro della basilica di Assisi del 1997. La Commissione ha prodotto un documento interno dalle linee guida abbastanza generiche: la ricostruzione dovrà rispettare i volumi originari della Basilica, e al contempo avere “un’anima nuova”, come ha detto il sindaco di Norcia Nicola Alemanno. Reli-

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gione a prova di terremoto. Una chiesa-gioiello, energicamente efficiente, all’avanguardia nella tenuta antisismica. Il prossimo passo riguarda la redazione di un documento preliminare alla progettazione, una sorta di pre-bando che il soprintendente speciale alla ricostruzione Iannelli sta redigendo in questi giorni, in parallelo alla stesura del bando di progettazione internazionale, in collaborazione con il portale del Consiglio Nazionale Architetti. Questo concorso, a cui parteciperanno le migliori élites di progettisti da tutto il mondo, avrà due fasi: nella prima, aperta a tutti, verrà fatta una preselezione, nella seconda si sceglierà il miglior progetto. Ci sarà poi un altro bando, con tempistiche avvolte nell’incertezza, che assegnerà la ricostruzione effettiva della chiesa. In estate, una polemica sullo stile della nuova San Benedetto aveva portato alla costituzione di un comitato, “Norcia basilica com’era”, tremila firme spaventate dal vetro e dall’acciaio. Ma come ci ha detto Renato Boccardo, vescovo dell’arcidiocesi Spoleto-Norcia , l’effettiva proprietaria di San Benedetto: «la Basilica non sarà mai più com’era, anche se deve

Riccardo Annibali

La statua di San Benedetto, patrono di Norcia e d’Europa. Alle sue spalle la basilica, costruita tra il XII e il XVIII secolo, in gran parte crollata dopo il terremoto del 2016

di RICCARDO ANNIBALI @riccahan

GIOVANNI MARIA GAMBINI

@Giovann52275958

gennaio 2019


STORIE DI TERREMOTATI

«La chiesa non sarà mai più com’era, ma la ricostruzione dovrà rispettare il suo spirito originario»

Riccardo Annibali

Molte vie di Norcia rimangono tutt’ora inacessibili. Nella foto, la zona tra il Teatro Comunale e la Basilica di San benedetto

rispettarne lo spirito. Siamo in tempo di guerra, non di pace, e dobbiamo sbrigarci pur procedendo con legalità e trasparenza». La Basilica resta sventrata e ignora questi passaggi burocratici. Solo da un mese è iniziata la rimozione delle macerie, quasi interamente con fondi della protezione civile. Tutto parte da qui. L’operazione è tecnicamente complicata, perché le macerie, paradossalmente, tengono in piedi la controfacciata (e quindi la facciata), per cui va prima costruita una gabbia interna che sorregga le mura stesse. La soprintendente Marica Mercalli ha previsto che entro la tarda primavera sarà tutto ripulito, proprio in concomitanza – sempre secondo le previsioni – con l’emissione del primo bando da parte del Mibac. I soldi non mancano. Sono già stanziati, ma “in ghiacciaia”. Fin dai primi giorni dopo il sisma l’Unione Europea ha mostrato una particolare attenzione per la basilica intitolata a San Benedetto, proclamato patrono d’Europa nel 1964 da Papa Paolo VI. Un euro su dieci di tutti i fondi stanziati fra Unione e Governo per la messa in sicurezza e ricostruzione a Norcia confluirà proprio nel ripristino del cuore spirituale d’Europa. I primi fondi, circa 700.000 euro, potrebbero essere sbloccati per la rimozione delle macerie, considerabile già come ricostruzione. La domanda sorge spontanea: siamo nei tempi giusti o è il classico caso di paralisi all’italiana? È vero, il terremoto ha lasciato dietro sé una mole infinita di lavoro. Ma in due anni, con tutta l’attenzione istituzionale del caso, si sarebbe potuto fare di più che non un documento contenente generiche linee guida, una selva di ipotesi, e la rimozione delle primissime macerie? “Evitare i tempi morti” è la parola d’ordine per Regione, Diocesi, Soprintendenza e Comune di Norcia. L’architetto Alfiero Moretti, direttore generale del Governo del Territorio per la Regione Umbria, ha tenuto a specificare che: «la tabella di marcia è più che rispettata, in nessun caso di terremoto la ricostruzione impiega meno di die-

ci anni. Duemilacinquecento cantieri sono già attivi», ha aggiunto, «500 sono finiti, 800 famiglie sono già rientrate». Il problema si crea quando ci sono zone grigie in cui la competenza è ripartita fra tanti soggetti. Come nel caso di San Benedetto, dove il Ministero è il terminale delle operazioni, ma decide di concerto con gli altri. Giampaolo Stefanelli, ex sindaco di Norcia attualmente all’opposizione in consiglio comunale, ha detto: «La città non trae beneficio dalle passerelle politiche, se non sono seguite dai risultati. Assuefarsi all’emergenza ci impedisce di prendere in mano il nostro futuro». Mentre camminiamo di nuovo per il corso, ci fermiamo a parlare con una commerciante: «Per carità, fare, stanno facendo», ci dice, «ma a me pare che non sia cambiato nulla». Ora et labora, verrebbe da dire. Q

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La ricostruzione di San Benedetto è ancora bloccata Dopo due anni non c'è ancora un progetto e i fondi rimangono congelati

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