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AO

SPECIALE

di Paola Visentin

Numero di matricola, marchio del fabbricante, dicitura ‘Made in Italy’, calibro, prove e controlli effettuati: tutto è tracciabile automaticamente grazie alle soluzioni proposte dal pool di aziende di Rfid Soluzioni

S

orto nel 1975 dalla Comunità Artigiani Armaioli Bresciani, il Consorzio Armaioli Italiani riunisce oggi 110 aziende, tra produttori e indotto, nel cuore italiano dell’arte e della tradizionale armiera, ossia nella bresciana Val Trompia e in alcuni comuni della provincia: da allora il consorzio è attivo per tutelare e promuovere, nel rispetto dei dettami legislativi, la produzione dell’arma sportiva nella sua valenza storico-sociale-economica, divenendo portavoce nel mondo del Made in Italy e avviando molte singolari iniziative, tra cui l’inaugurazione del Museo delle Armi e della Tradizione Armiera nella cornice più ampia del progetto ‘Turismo Armiero’ e l’organizzazione di un ricco calendario di corsi di formazione.

Soluzione Rfid Gun Tracer

Prima di essere immesse nel mercato, le armi da fuoco sono sottoposte a collaudo e certificazione a opera del Banco Nazionale di Prova, che vi appone poi un punzone riconosciuto in reciprocità dai Banchi Prova dei vari Paesi in forza della Convenzione Internazionale di Bruxelles del 1 luglio 1969. Per l’Italia, il Banco Nazionale di Prova ha sede a Gardone Val Trompia (Brescia), con lo scopo di verificare le armi da immet-

tere sul mercato: la loro conformità al Catalogo Nazionale delle armi comuni da sparo e la sicurezza dell’utente finale, di chi usa l’arma; migliorare la qualità delle armi da fuoco e delle munizioni italiane accrescendo nel mondo il prestigio dell’industria armiera nazionale. Il produttore dell’arma, prima di presentare la stessa al Banco Nazionale di Prova, appone sulle canne e sulla bascula/carcassa dell’arma importanti dati: il numero di matricola, il marchio del fabbricante, la dicitura ‘Made in Italy’ e il calibro. Dopo il collaudo visivo e dimensionale dell’arma e dopo la prova di sparo il Banco Nazionale di Prova imprime sull’arma i punzoni che certificano il tipo di prova e controlli effettuati. È proprio lungo questo percorso che interviene la soluzione Gun Tracer, realizzata da Rfid Soluzioni per tracciare automaticamente, grazie alle peculiarità dell’Rfid, gli spostamenti delle armi in più fasi del percorso produttivo: dal produttore al Banco Nazionale di Prova; scrittura degli esiti dei test funzionali e meccanici da parte del Banco Nazionale di Prova e movimentazione inversa verso il produttore; movimentazione verso le armerie e/o verso terzi, ossia i canali di distribuzione all’estero. In particolare, il produttore ricava la nicchia o, generalmente, lo spazio per il collocamento del tag Rfid miniaturizzato in fase di costruzione del telaio dell’arma, quindi all’inizio del processo lavorativo, mentre il posizionamento del tag avviene al termine della filiera di lavorazione: il silicio del tag non può infatti superare le precedenti lavorazioni, come la cromatura, a causa dell’alta temperatura e dei trattamenti chimici. Il tag dispone al suo interno anche di un’area criptata, in cui l’azienda può scrivere dati sensibili del prodotto a sua com-

I partecipanti

Il tunnel Rfid presso il Banco di Prova, composto da controller LRU3000 collegato a 4 antenne UHF 160x160

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Al progetto Gun Tracer partecipano 6 aziende del settore produttrici di armi (Kimar srl, F.A.P. F.lli Pietta snc, F.lli Tanfoglio snc, Zoli Antonio srl, F.A.I.R srl e Caesar Guerini srl), oltre alla società di servizi Query SpA, con capofila il Consorzio Armaioli Italiani e Rfid Soluzioni quale fornitore della soluzione tecnologica.

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Colpo in canna


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Con Gun Tracer oltre a una certificazione manuale con punzonatura, l’arma dispone anche di una punzonatura informatica del tag Rfid pleta discrezione. Dopo essere apposto, il tag è ‘battezzato’, ossia tramite il reader UHF vengono inserite nella memoria del tag alcuni dati di riconoscimento della specifica arma, quali ad esempio il numero di matricola e il produttore. Giunta al Banco di Prova, l’arma è collaudata e l’esito di questa prova viene poi scritto dall’ente certificatore attraverso un’apposita postazione Rfid nella memoria del tag, che d’ora in poi porterà con sé preziose informazioni sulla sua originalità: con Gun Tracer, quindi, oltre a una certificazione manuale con punzonatura, l’arma dispone anche di una punzonatura informatica del tag Rfid.

Rfid Soluzioni Rfid Soluzioni è un pool di aziende , in cui ciascuna apporta la pr opria competenza nello studio e r ealizzazione di progetti Rfid: l’idea poggia sulla peculiarità dell’Rfid che non è una tecnologia da proporre e implementare a catalogo, ma una soluzione progettuale che richiede la c onoscenza del contesto applicativo, delle pr ecise esigenze gestionali da soddisfar e con l’apporto tecnologico, dell’architettura Rfid ideale per risponder e al meglio a tutti questi dettami e della r elativa integrazione con il sistema informativo dell’azienda. Rfid Soluzioni riunisce attori tra loro complementari, con mansioni e capacità specifiche attinenti al percorso implementativo, che c onvogliano in simbiosi nell’ecosistema Rfid: Novarex, produttore di etichette autoadesive bianche e stampate, cartellini e cartoncini, fogli laser, stampanti a trasferimento termico e relativo materiali di consumo; Ase, produttore e distributore di sistemi di stampa e applicazione e di identificazione automatica, dedicati soprattutto ai processi di produzione (tracciabilità e rintracciabilità del prodotto); Softwork, focalizzata sul puro hardware Rfid, dai moduli ai var chi, dai dispositivi fissi a quelli mobili, di cui è distribut ore ed in par te anche pr oduttore; Newtone, elabora sistemi informatici ed ERP per migliorare il business aziendale, dalla gestione dei processi alle applicazioni mobili per palmari.

Perché Rfid?

Gun Tracer poggia su tecnologia Rfid, avvalendosi delle sue doti prestazionali uniche: possibilità di scrivere sul tag dell’arma informazioni lungo gli step produttivi; garantire l’unicità di ogni singola arma/tag, riconducibile ai parametri dello standard ISO; performance del sistema Rfid con tag minuscolo e, quando possibile, anche invisibile. L’Rfid in Gun Tracer opera in banda UHF, standard ISO18000-3 e si compone di tag miniaturizzati (dimensioni12x7x3mm) G2 inMetal, inseriti nell’arma in posizioni differenti a seconda che si tratti di un’arma corta o di un’arma lunga (sono attualmente in studio e test altri tag, dalle dimensioni più contenute); controller UHF MRU80 con antenna a polarizzazione lineare per rilevare il tag dell’arma fino a 10 cm, operativi presso i produttori per il battezzo del tag; tunnel Rfid presso il Banco di Prova, composto da controller LRU3000 collegato a 4 antenne UHF 160x160. Meritevole di menzione è l’attività di ricerca finalizzata alla definizione del tag ideale per l’arma: il progetto Gun Tracer è tuttora in continuo esame e sviluppo grazie a sempre nuove tecnologie emergenti sul mercato, coniugando prestazioni tecnologiche e cura del design dell’arma. Considerando le peculiarità di quest’ultima, spesso raffinato manufatto con cesellature conforme alle armi storiche, l’obiettivo di Gun Tracer consiste infatti nel miniaturizzare il tag, facilitandone l’installazione nelle armi senza modificarne l’impianto originale di quest’ultime, lasciando nel contempo inalterate le performance di lettura/scrittura del sistema Rfid, che opera qui in prodotti fondamentalmente metallici e quindi ostili al campo elettromagnetico.

Risultati e benefici raggiunti

I test di Gun Tracer, iniziati a marzo 2011, si sono articolati in precise fasi. Si è iniziato con il test di resistenza termica, sottoponendo il tag a particolari fasi della produzione, come ad esempio la brunitura dell’arma a 140 °C, per verificarne la resistenza, con risultati incoraggianti sia per la resistenza mostrata dal case di protezione del tag, sia per la definizione di speciali resine epossidiche poste a protezione del tag stesso. Si è passati al test di lettura e scrittura del tag inserito nell’arma presso i produttori e il Banco Nazionale di Prova, al test di resistenza meccanica e prove di sparo per verificare se le forti sollecitazioni, a cui le armi sono sottoposte, potessero rovinare la funzionalità del tag; infine presso il Banco Nazionale di Prova sono state effettuate prove speciali di caduta, di temperatura (– 40 °C + 60 °C) e di sparo con munizioni a pressione speciale. Chiari e tangibili i benefit e le potenzialità di Gun Tracer: migliore e più estesa tracciabilità dell’arma, sul cui tag saranno registrati i diversi spostamenti dal produttore al Banco Nazionale di Prova prima e Distributore nazionale o estero poi; scambio digitale d’informazioni per una rapida risposta ai fini della Pubblica Sicurezza e un plus qualitativo del Made in Italy e lotta alla contraffazione. L’impossibilità di duplicare il tag Rfid e di asportarlo senza distruggere l’arma ne garantisce quindi la costante rintracciabilità, evidente deterrente a un qualsiasi uso dell’arma diverso da quello sportivo e quindi a rischio. Softwork

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RFID: colpo in canna!