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LA RIVISTA DELLA GENTE CON INIZIATIVA

IL PIANETA NON ENTRA NEL MENÙ

LUG LIO 2015 / NUMERO 52

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Proposte per una dieta equilibrata


Grazie agli Enti Amici esPosible raggiunge molti più lettori Alianza por el Agua n AMREF n Centro Guaman Poma de Ayala n Compromiso RSE n CREAS n Cultura de solidaridad n Diario Responsable n EAPN- European Anti Poverty Network n Eco-unión n El Rastrell n El blog alternativo n Envolverde n Fairtrade Ibérica n Fundación Atenea n Fundación Casa de la Paz n Fundación CONAMA n Fundación Bureau Veritas n Fundación Hazloposible n Fundación IRES n Fundación Pere Tarrés n

Fundación PROhumana n Fundación RAIS n Fundación Rey Ardid n Fundación Tomillo n Fundación Unesco-Etxea n Geoparque de Sobrarbe n Instituto Internacional de Formación Ambiental (IIFA). Fondo Verde n Ihobe n Plataforma de ONG de Acción Social n Quiero salvar el mundo haciendo marketing n Red aragonesa de entidades sociales para la inclusión n Scouts de Aragón n Scouts de España n Transformando futuros n WASA-GN n

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Se vuoi partecipare come Ente Amico della rivista, inviaci una mail a revistaesposible@ecodes.org Se desideri saperne di più sugli enti amici clicca qui.


SOMMARIO

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Alimentarci bene senza mangiarci il pianeta Mangiare bene non è in antitesi con la conservazione dell’ambiente, al contrario, una dieta sana tende a ripercuotersi favorendo un pianeta sano. Come consumatori abbiamo il potere di contribuire a renderlo possibile con le nostre decisioni di acquisto.

Offro salute, rispetto l’ambiente

Vi presentiamo 11 buone pratiche per il recupero delle varietà autoctone, il ritorno alle pratiche tradizionali e lo sviluppo della biodiversità per dimostrare che l’equilibrio tra alimentazione e sostenibilità è possibile.

Che ingredienti dovrebbe includere una dieta equilibrata per le persone e per il pianeta?

Facciamo questa domanda a produttori, nutrizionisti ed esperti in biodiversità. Le chiavi? responsabilità, sostenibilità e Dieta mediterranea.

Quello che dicono o tacciono le etichette energetiche 31 èsPosible commerciare con giustizia 32 Non buttarlo via, rendilo immortale 34

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SEZIONI:


Ogni giorno siamo sempre più consapevoli dell’importanza di nutrirci con alimenti sani, ecocompatibili e che contribuiscano al recupero della biodiversità genetica. Aumentano gli ettari destinati a colture ecologiche ed emergono nuovi movimenti a favore della pesca artigianale e l’agricoltura familiare. Non è in gioco solo la nostra salute ma anche quella del pianeta.

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’idea è semplice: la nostra dieta deve essere sostenibile non solo per noi, ma anche per il pianeta. Ma come metterla in pratica? Ebbene, quattro spagnoli su cinque acquistano prodotti ecocompatibili, secondo Our green world, un rapporto della società di consulenza TNS sugli atteggiamenti e comportamenti degli europei nei confronti dell’ambiente e i prodotti ecologici. Visto così, sembra che il messaggio stia permeando. almeno finché le buone intenzioni non si scontrano con i prezzi. Tra gli intervistati da TNS infatti solo il 30% compra verde spesso. Il 42% di coloro che non lo fanno, si giustificano dicendo che non possono permetterselo al trattarsi di prodotti più costosi, secondo uno studio sul profilo dei consumatori di alimenti ecologici in Spagna realizzato nel settembre 2014 dalla società di ricerca GFK per il Ministero di agricoltura, alimentazione e ambiente spagnolo (MAGRAMA). Nel 2011 stessa inchiesta faceva emergere il minor peso del portafoglio nel processo decisionale (26%). Gli habitué dei circuiti eco scelgono soprattutto verdura (37%) e frutta (32%) organica; accudiscono soprattutto a ipermercati e grandi aree, ma è in continuo aumento il numero di coloro che si rivolgono direttamente agli agricoltori attraverso gruppi di consumatori. Oltre 170 di questi gruppi figurano già nel database di Hispacoop, la Confederazione spagnola delle cooperative di consumatori ed utenti, che apre la sua web con una dichiarazione di principio: “Da anni ormai sta crescendo con forza un movimento di cooperative, associazioni e gruppi di consumo ecologico la cui base è costituita da cittadini, con una certa sensibilità ambientale,


ALIMENTARCI SENZA DIVORARE IL PIANETA I consumatori giocano un ruolo fondamentale per raggiungere l’equilibrio

Voglio una dieta sana che non sia aggressiva con l’ambiente.

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I consumatori sono sempre più consapevoli della necessità di curare tanto la propria alimentazione che il pianeta.


Ritorna il mercato tradizionale. Si impone il consumo di prodotti freschi, sfusi, di stagione e locali.

sociale e per la salute, che cercano modi per rifornirsi di alimenti eco-biologici. Ma non solo. Oltre a favorire un’alimentazione sana, libera da residui, OGM, pesticidi, ecc., questo movimento aiuta a rivitalizzare le campagne e l’economia locale oltre a incoraggiare il consumo responsabile. Si tratta, per farla breve, di scommettere su un’economia sostenibile, che sfrutti in modo più efficiente le risorse, più verde e competitiva”. “Mangiare non è un atto neutrale, bensì un atto politico”, afferma Joseph Esquinas, professore dell’Università

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Il prezzo rappresenta un grave ostacolo per il consumo dei prodotti eco: il 42% di coloro che non li compra si giustifica dicendo che sono più costosi e che non può permetterseli.

Politecnica di Madrid ed esperto in biodiversità agricola dell’Organizzazione delle Nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), dove ha lavorato per oltre 30 anni. Scegliere una lattuga di produzione ecologica o convenzionale, una mela spagnola o d’importazione, fragole di stagione o fuori stagione, pesce, olio d’oliva, verdure o un piatto precotto… Sono tutte decisioni con ripercussioni politiche ed economiche sulla salute e sull’ambiente. “Dobbiamo trasformare pacificamente il nostro carrello della spesa in un carro di combattimento” esorta il professore Esquinas, riecheggiando lo slogan del movimento Slow Food: Buono, pulito ed equo. “Buono per le sue caratteristiche organolettiche e nutrizionali. Pulito dal punto di vista ecologico, che non distrugga le risorse naturali e sia ecocompatibile. Ed equo per esser prodotto con salari degni e senza sfruttare il lavoro minorile”, chiarisce. Secondo il rapporto di GFK, i consumatori verdi sono impegnati da un lato per la sostenibilità e l’ambiente, e dall’altro si preoccupano per la loro alimentazione. Si confessano contrari ai piatti preparati e seguaci della Dieta mediterranea, la cui piramide alimentare, ricordiamo, compie questa doppia funzione salutare per le persone e per il pianeta, in quanto basata su prodotti tradizionali, locali e di stagione. Alla base di questa piramide: frutta, verdura, olio d’oliva, pane, pasta e riso.


La salute è servita. Le verdure costituiscono la base della Dieta mediterranea, salutare per le persone e per il piane ta.

Sugli scalini successivi: spezie (tranne il sale), aglio, cipolla, frutta secca od olive e derivati lattiero-caseari, carni bianche, pesce e frutti di mare, uova e legumi, patate, carni rosse e trasformate. Nella cuspide, e con parsimonia, zucchero e dolci. “Il consumo medio di cibo della popolazione spagnola, e quindi l’assunzione di energia e nutrienti, si è mantenuto costante dal 2000. Bisogna continuare a lavorare all’educazione nutrizionale della popolazione per promuovere un’alimentazione sana”, raccomandava la Fondazione Spagnola della Nutrizione (FEN) in una valutazione nutrizionale della dieta nazionale pubblicata nel 2012. Se, secondo il vecchio assioma del mangiar sano, siamo ciò che mangiamo, gli spagnoli siamo bassi in cereali, patate, verdure, ortaggi e legumi; al contrario esageriamo in prodotti lattiero-caseari, pesce, carni magre, uova, grassi, dolci e salumi; e andiamo bene invece in quanto a frutta, olio d’oliva e di girasole e frutta secca. Dal 2006 non ci stiamo scostando troppo da questa piramide dei sapori mediterranei, ma nemmeno miglioriamo, come stabiliva il rapporto della FEN. L’obiettivo? Avvicinarci sempre di più ai dettami della Dieta mediterranea, per il bene della nostra salute. E di quella del pianeta. Elena Sevillano

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Paesaggio rurale. Preservare la biodiversità agricola dipende da tutti noi.


GLI SQUILIBRI PROVOCANO LA FAME

PIÙ PESCA ARTIGIANALE

Un 20% dell’umanità soffre la fame. “17 milioni di persone muoiono ogni anno di fame e malnutrizione; circa 40.000 al giorno; uno ogni 2 secondi”, sgrana queste cifre Jose Esquinas, fino a poco fa direttore della Cattedra di Studi sulla fame e la povertà dell’Università di Cordova. E proprio la perdita di biodiversità è uno dei fattori di questa vergognosa equazione. Un esempio l’avevamo già visto la crisi alimentare del 2008 quando, per la prima volta nella storia, si raggiungeva il miliardo di affamati nel pianeta (attualmente la cifra è leggermente diminuita). Vi avevano influito la speculazione sui prezzi degli alimenti, l’aumento della domanda di carne dai paesi emergenti, la produzione di biocarburanti... E i cambiamenti climatici, contro i quali le varietà locali hanno una maggiore capacità di adattamento. In soli 3-4 mesi di quel fatidico 2008 era raddoppiato o addirittura triplicato il prezzo dei alimenti basici come il grano o il mais. “In Spagna dedichiamo una media del 17% del nostro salario all’acquisto di generi alimentari, per cui l’aumento dei prezzi non ci preoccupa più di tanto, ma in paesi dove si destina l’80% dello stipendio a mangiare, quest’aumento è letale”, riflette il professor Esquinas, che ricorda che la deforestazione, l’inquinamento delle acque e dell’atmosfera e la perdita della biodiversità agricola ci condannano alla fame oggi e pure domani.

“La pesca artigianale si caratterizza per la sua sostenibilità ambientale e sociale, e perché è praticata dal 77% della flotta spagnola”, certificava nel 2014 Greenpeace nel suo studio “Occupazione a bordo. Impatto socioeconomico di un modello di pesca sostenibile”. Il supporto alla pesca artigianale era la prima di 8 linee d’azione proposte dal gruppo ecologista per conseguire “un progressivo cambiamento dall’attuale modello a una pesca ecocompatibile, economica e socialmente sostenibile”. Perché “le sue arti, note anche come arti minori, dalle quali viene bandita la pesca a strascico, sono ecocompatibili in quanto selettive e di scarso impatto sul mezzo marino, le specie o gli habitat in cui sono utilizzate”. E perché la pesca artigianale “contribuisce alla sostenibilità sociale, promuovendo la struttura socioeconomica delle comunità costiere, all’essere esercitata da piccole aziende familiari o lavoratori autonomi, dove l’armatore è anche il proprietario della barca”. E perché sostiene, come assicura quest’analisi, l’occupazione tra giovani, donne e maggiori di 50 anni.

RECUPERARE LA BIODIVERSITÀ GENETICA

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Alla fine degli anni Sessanta, Jose Esquinas, ingegnere agronomo presso l’Università Politecnica di Madrid, dedicò tre anni a raccogliere semi di meloni in tutta la Spagna. Riuscì a catalogare 380 varietà. “Oggigiorno esistono a malapena 8/10 varietà commerciali”, compara. La “conseguenza indesiderata”, come la chiama lui della rivoluzione verde, centrata in un aumento della produzione, è stata l’abbandono delle varietà tradizionali.

“Nei mercati di paese una volta si vedevano molti tipi di pomodori o cocomeri differenti: oggi ne rimangono appena 2 o 3”. La Spagna è il paese più ricco in diversità dell’Unione europea, sia agricola che forestale, e ciononostante la sua dipendenza all’estero nel campo delle risorse genetiche agricole supera l’80%. Il mondo ha perso, secondo un elenco del professore, oltre il 90% della diversità biologica agricola di piante esistenti all’inizio del XX secolo ad oggi. Il 97% della frutta e verdura degli USA è scomparsa, così come il 75% delle varietà di riso in India. Con il problema aggiunto delle colture infrautilizzate. Chi conosce, ad esempio, la quinoa, o la canigua? Si utilizzano come cereali, sono prive di glutine ma con alto contenuto di aminoacidi essenziali. Eppure si coltivano pochissimo, perché in realtà solo tre cereali (grano, riso e mais) e le patate rappresentano più del 60% dell’apporto calorico dell’umanità. Gli esseri umani hanno lasciato scomparire intere specie lungo la strada: da 8.000 a 10.000 varietà di piante, secondo i dati della FAO, alle circa 150 coltivate commercialmente oggi. Per questo motivo sono importanti i progetti di recupero di specie autoctone e tradizionali, meglio adattate al loro ambiente e quindi più resistenti alle devastazioni dei cambiamenti climatici.


TERRA E MARE ‘ECO’

AGRICOLTURA FAMILIARE

In risposta alla crescente domanda, e secondo le ultime cifre ufficiali pubblicate, la superficie di colture ecologiche in Spagna è passata da 4.235 ettari nel 1991 a 1.610.129 nel 2013. Nello stesso anno c’erano 5.808 allevamenti di bestiame, soprattutto bovini e ovini da carne e oltre 195 aziende apistiche. Si consumarono 1.183,462 tonnellate di pesci, molluschi e crostacei provenienti da acquicolture ecologiche.

Oltre il 90% delle aziende agricole sono gestite da una persona o da famiglie, producono circa l’80% del cibo nel mondo e occupano dal 70% all’80% dei terreni agricoli. Da queste proviene oltre il 75% degli alimenti che tolgono la fame. Il loro ruolo importante nel “raggiungimento della sicurezza alimentare, la riduzione dei povertà e la sostenibilità ambientale” ha indotto la FAO a dichiarare il 2014 anno internazionale dell’agricoltura familiare.

IL MENÙ MEDIO DEGLI SPAGNOLI Bevande analcoliche (446 g/per persona al giorno) Latte e derivati (349 g/per persona al giorno) Verdure e ortaggi (327 g/per persona al giorno) Frutta (305 g/per persona al giorno) Cereali e derivati (218 g/per persona al giorno) Carni e prodotti carnici (179 g/per persona al giorno) Pesce e frutti di mare (103 g/per persona al giorno) Oli e grassi (47,2 g/per persona al giorno) Uova (31,1 g/per persona al giorno) Zuccheri e dolci (29,8 g/per persona al giorno) Legumi (12,9 g/per persona al giorno) Fonte: Fondazione spagnola della nutrizione(FEN)

TRE GRANDI SFIDE PER L’EXPO MILANO 2015 Intorno a ciascuno di questi tre assi presenta una selezione di buone pratiche, in altre parole, di iniziative di successo portate avanti nel nostro paese, che incidono positivamente sull’alimentazione delle persone e sul pianeta, che vengono mantenute con il passar del tempo. Web del programma sfide: www.pabellonespana2015.com/desafios

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Il Padiglione Spagna ha molto da dire sullo slogan dell’Expo Milano 2015 “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”. Intorno a questa proposta ha sollevato tre grandi sfide, con l’obiettivo posto sull’alimentazione e la sostenibilità: Promozione di una dieta equilibrata per le persone e per il pianeta; Riduzione degli sprechi alimentari; Promozione dell’innovazione nel settore agricolo per nutrire il pianeta.


Editore: Ecodes. Plaza San Bruno, 9, 1º oficinas 50001 Zaragoza. Consiglio editoriale: Cristina Monge, Víctor Viñuales, Eva González y Ana Mastral Coordinamento: Eva González y Ana Lapeña. Redazione: Elena Sevillano. Grafica: César Jiménez. Illustrazione controcopertina: Josema Carrasco. Reportage fotografici: fondo fotografico delle associazioni, Chus Sanz y ECODES revistaesposible@ecodes.org LE SEZIONI “BUONE PRATICHE” E “LA DOMANDA” SONO PATRICINATE DA

EDITORIALE

PROGRAMMA SFIDE

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l grande obiettivo che ci proponiamo dalla sostenibilità è garantire il benessere per tutte le persone rispettando i limiti del pianeta. Si tratta di un patto intergenerazionale ed intragenerazionale per non compromettere il benessere per le generazioni future.

L’alimentazione, insieme al cambiamento climatico e la perdita di biodiversità, sono le principali sfide del XXI secolo, che sarà possibile vincere solo se tutti gli attori agiscono nella stessa direzione: società civile, aziende e pubbliche amministrazioni.

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In Spagna, molti di questi enti stanno già lavorando in questa direzione. In questo contesto, l’Expo Milano, dal titolo “Nutrire il pianeta, Energia per la vita”, che si celebra da maggio a ottobre 2015, ci è parsa un’ottima opportunità per rendere visibili questi attori che si trovano ad affrontare le grandi sfide dell’alimentazione sostenibile in Spagna. Per questo, noi del Ministero di agricoltura,

alimentazione e ambiente spagnolo, insieme ad Acción Cultural Española (AC/E) ed ECODES, abbiamo concepito il programma Sfide. In questo numero di esPosible riportiamo una serie di iniziative relazionate con la produzione e il consumo di alimenti che generano benefici sia per i consumatori di questi alimenti sia per l’equilibrio del pianeta. Scopriremo delle pratiche agricole e zootecniche la cui applicazione presenta evidenti vantaggi per la sostenibilità del pianeta, ad esempio: nuove pratiche di lotta biologica contro i parassiti, sistemi di smaltimenti dei rifiuti, pratiche che beneficiano la biodiversità, come l’allevamento di razze di animali autoctone o il recupero di specie vegetali tradizionali. Ma anche proposte mirate a una dieta più salutare, alla lotta contro l’obesità e la divulgazione di abitudini e stili di vita sani, al consumo responsabile e con particolare enfasi sulla diffusione e la promozione della Dieta mediterranea, come esponente di punta di una dieta salutare propria del nostro ambiente geografico e culturale. Non aspettate oltre e scoprite le buone pratiche innovative nel settore dell’alimentazione e la sostenibilità che sono già una realtà in Spagna.


BUONE PRATICHE

Recuperare varietà endemiche di grano, viti, galline, promuovere l’agricoltura sociale e un’acquicoltura responsabile, divulgare i valori della transumanza e i ritmi di una fattoria tradizionale. Undici progetti sostenibili, integrati nel proprio territorio, dimostrano che è possibile nutrire le persone ed essere ecocompatibili.

Testi: Elena Sevillano

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OFFRO SALUTE RISPETTO L’AMBIENTE


GALLINE AUTÓCTONE: SOPRAVVIVERE ALLE LEGGI DEL MERCATO Programma dell’INIA per la conservazione delle razze spagnole

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urvivor si è ampiamente meritata questo nome. Questa gallina castigliana nera si era impigliata una zampa nella recinzione, procurandosi una bruttissima ferita. Tre mesi con tre dita meno eppure già completamente guarita, razzolava un po’ a zig-zag ma trionfante per la sua fattoria di Viloria, in provincia di Valladolid. Senza antibiotici o altro aiuto. Il suo proprietario, José Luis Yustos, si chiede cosa sarebbe successo se invece di una castigliana nera, razza autoctona, forte, leggera, resistente, ben acclimatata, la protagonista dell’infortunio fosse stata un esemplare da annuncio pubblicitario. In realtà non se lo domanda affatto, perché conosce già la risposta: “Sarebbe morta”. Si tratta di un modesto aneddoto, ma assai significativo sull’importanza di conservare le razze spagnole, che attualmente si allevano appena perché meno produttive di quelle ibride. “Le grandi aziende avicole fanno una selezione per

ottenere maggiori rendimenti di carne e uova, contro i quali non possiamo competere, ma conviene sempre preservare la biodiversità, perché non si sa mai cosa può succedere. In caso di una terribile peste aviaria mondiale, le prime a soffrirne sarebbero le galline più selezionate, all’avere delle difese meno adattate” riflette María García Gil, ricercatore del Programma di conservazione delle razze spagnole di galline presso l’INIA, Instituto Nacional de Investigación y Tecnología Agraria y Alimentaria. E ignoriamo pure quale possibile scenario futuro ci riserba il cambiamento climatico. Per ogni due uova che deposita, ad esempio, una gallina Lohmann, Survivor ne deposita uno. Ma che uovo. Yustos, Presidente di GANECA, l’Associazione degli Amici della gallina castigliana nera, la paragona ad un maiale “pata negra”, ma si lamenta che, mentre c’è gente lieta di pagare di più per un buon prosciutto, pochi sono disposti a metter mano


I produttori sostengono che si tratta di qualità, che offrono un valore aggiunto, ma la realtà è che la loro commercializzazione è complicata dal prezzo.

milibertà tra ulivi secolari, alberi di fico e lecci, nella dehesa (prateria di querceti) di El Baldío, in località Monfragüe. Ma recuperarle e conservarle non obbedisce solo a motivi scientifici o pratici, se così si possono chiamare. Ognuna di loro possiede una propria singolarità, tramanda una storia sul suo territorio, ricorda Garcia Gil: “Sono le ragioni addotte dalla FAO per la conservazione: biodiversità, ragioni storiche e culturali”. www.inia.es

Chiocciare con accento locale.

Nella fattoria avicola El Encín (Alcalá de Henares) i ricercatori dell’INIA controllano la crescita delle galline di razza spagnola fin da quando sono pulcini.

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al portafogli per pagare i più di 6 euro che può costare una dozzina di uova di gallina autoctona. I produttori sostengono che si tratta di qualità, che offrono un valore aggiunto, ma la realtà è che rimane un prodotto comunque costoso e difficilmente commercializzabile. È molto probabile che queste razze domestiche si sarebbero estinte se non fosse per il programma di conservazione avviato nel 1975 dal Dipartimento di miglioramento genetico animale dell’INIA, che preserva esemplari nella sua stazione di sperimentazione avicola di El Encín ad Alcalá de Henares, e che dal 2009 dispone di una banca del seme congelato di 12 razze: Castigliana nera, Prat lionata, Prat bianca, Basca Rossa barrata, Villafranquina rossa, Andalusa blu (la dimostrazione che le leggi di Mendel si applicano pure agli animali si eseguì incrociando galli e galline di questa razza), Andalusa francescana, Andalusa perniciata, Leonesa bruna, Minorchina nera, Leonesa india e Spagnola faccia bianca (considerata la razza di galline più antica). Dal 2014, l’INIA, in collaborazione con la Fondazione Global Nature, la Fondazione FIRE per la restaurazione degli ecosistemi e l’Università di Alcalá de Henares, auspica una produzione agroecologica e sostenibile in alternativa a quella industriale: 120 galline autoctone allevate in se-


VETA LA PALMA: L’ACQUICULTURA CHE MIGLIORA L’AMBIENTE CIRCOSTANTE

Commercializza a Doñana quasi 1.000 tonnellate annue, soprattutto di branzini

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ace cinco Circa cinque anni fa, in una conferenza TED, il famoso chef statunitense Dan Barber dichiarava al mondo il suo amore per una spigola. (Vedi video). Quest’esemplare di oltre un chilo e di ottima famiglia, proveniva da Veta La Palma, una fattoria ittica a pochi chilometri dalla foce del fiume Guadalquivir, in provincia di Siviglia. Circa 3.200 ettari in un terreno di 11.300, situato nello Spazio naturale di Doñana, con una produzione di 800-1.000 tonnellate l’anno: soprattutto branzini, corvine e orate (circa 10.000 chili di ciascuna specie), mugilidi (alborelle), gamberi, anguille... Specie da estuario che ingrassano tranquillamente sparse tra 45 vasche, di cui un 75% è in funzionamento mentre il resto o si sta essiccando o si sta riempendo, in un

processo periodico necessario per risanarle. Il territorio è sorvolato da una notevole colonia di fenicotteri rosa che si divora la metà della produzione di gamberetti. In qualsiasi altra fattoria ittica questi fenicotteri rosa sarebbero dichiarati vicini non grati, ma qui sono un “valore aggiunto” pubblicizzato persino in tutto i loro annunci. Perché? Perché Veta La Palma non vende dei pesci qualsiasi; vende natura, vende un ecosistema unico, una ricca catena alimentare di microalghe, larve, crostacei e pesci. E molti, molti uccelli che si nutrono di tutta questa ricchezza, la cui colonia, di conseguenza si è moltiplicata per quattro in 30 anni di esistenza: da 20.000 volatili censiti negli anni novanta a più di 100.000 dell’attualità, con picchi di 600.000 esemplari a ottobre e novembre.


Pescando negli stagni artificiali.

Queste specie da estuario ingrassano al loro ritmo naturale in un ecosistema naturale popolato da fenicotteri rosa. Una volta pescate, sono una prelibatezza molto apprezzata dagli chef.

La temperatura dell’acqua, la salinità, la luce… tutto è controllato automaticamente. “Usiamo la tecnologia non solo per ottimizzare la produzione, ma anche per favorire un equilibrio con altri componenti del l’ecosistema: uccelli, microflora e microfauna dell’acqua, piante”, si vanta Medialdea. L’idea, aggiunge, non è produrre tanto, ma buono, della massima qualità. Una richiesta? Che le fattorie ittiche non cadano nello stesso errore di quelle di terraferma. www.vetalapalma.es

Questa fattoria ittica, a pochi chilometri dalla foce del Guadalquivir, vende natura e una ricchissima catena trofica di microalghe, larve, crostacei, pesci ed uccelli. esPosible/15

Prima di terminare nel piatto dello chef Barber, il nostro branzino si alimentava di microalghe ed altre sostanze nutritive naturali, in acque con da 8 a 20 grammi di sale per litro a temperature che non superano i 30ºC e non scendono sotto i 7ºC. Come spiega Miguel Medialdea, responsabile di qualità e ambiente, gli impianti vengono somministrati d’acqua del Guadalquivir. Le paratoie delle dighe si aprono e lasciano passare litri e litri che vengono distribuiti tra i laghi mediante una rete di canali di oltre 300 km di lunghezza. 16 pompe distribuite lungo la rete garantiscono che l’acqua penetri fino all’ultimo angolo. Questa poi viene restituita al fiume da tre punti di scarico persino più pura di quando è entrata, grazie alle potenti macchine biologiche in funzione a Veta La Palma che funzionano da depuratrici naturali. Ma non lasciatevi ingannare: questa è una produzione di pesce industriale. Anche se queste vasche, simili a stagni, potrebbero confondersi con i paesaggi naturali palustri punteggiati dall’almajar (vegetazione originaria della zona), una volta che il visitatore entra nell’incubatoio/vivaio, svanisce ogni dubbio. Nelle distinte sale da preingrasso, dall’aspetto di una modernissima fabbrica, gli avannotti sono pronti a raggiungere le vasche esterne.


QUESTE LENTICCHIE AIUTANO LE OTARDE Global Nature promuove pratiche agricole che favoriscono la biodiversità

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uando la Fondazione Global Nature esportò in Germania più di 14 tonnellate di legumi endemici ecologici coltivati in spazi protetti all’interno della Rete Natura 2000, su tutte le confezioni l’immagine stampata di una grande otarda capeggiava. Era ed è il loro modo per raffigurare la connessione esistente tra gli agrosistemi e le ultime colonie di uccelli della steppa europea che li popolano. Se le cose si fanno bene sulla terra, i cieli si ripopolano. E viceversa. Tutto iniziò quando i membri dalla Fondazione osservarono che “gli agricoltori di Castiglia e León e Castiglia - La Mancia seminavano sempre lo stesso: cereali, con colture intensive, trascurando così le colture tradizionali ed evitando di attirare la fauna locale”, ricorda Alberto Martin, responsabile finanziario della Fondazione. Così, nel 2009 si avviò un progetto pilota, finanziato dal Ministero di agricoltura, alimentazione e ambiente spagnolo per incoraggiare

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Connessione terra-aria.

I legumi commercializzati da Global Nature provengono da colture sostenibili di produzione ecologica, che aiutano le otarde, uccelli della steppa in via di estinzione.

gli agricoltori a recuperare specie locali, con l’aiuto della Banca nazionale spagnola del germoplasma e coltivando i terreni a rotazione: un anno seminando legumi autoctoni; l’anno successivo cereali. “Alla fine risulterà assai conveniente per tutti: vi aiuterà ad azotare il terreno utilizzando meno concime e noi commercializzeremo il vostro raccolto ad un prezzo equo” questo era il patto. Ma allora, potrebbero domandarsi alcuni lettori, che c’entrano le otarde? C’entrano. Questi terreni custoditi a produzione ecologica, meno meccanizzata e senza pesticidi, combinata con buone pratiche agricole, beneficiano le otarde. Una delle condizioni per gli agricoltori aderenti al programma era inoltre di lasciare alla fine del raccolto una porzione di un metro di terreno libero non destinato a raccolto, affinché gli uccelli si potessero alimentare. La questione è: può essere redditizio questo metodo di


Esiste un’intima connessione tra agrosistemi e le ultime popolazioni di uccelli di steppa europea che li abitano. Se le cose si fanno bene sulla terra, i cieli si ripopolano.

cambiamenti climatici; miglioramento dei suoli, che fungono da bastioni contro l’erosione. Il problema è che, negli ultimi decenni, questi paesaggi sono stati intensificati e semplificati in Europa, compromettendo i benefici generati. “Il futuro del settore agricolo dipende non solo dalla competitività ma dalla sua capacità di quantificare e mettere in valore tutti i servizi ambientali e sociali che contribuisce a generare”, sottolinea la Fondazione. www.fundacionglobalnature.org

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lavorare la terra? “Al momento è redditizio, se no, non potremmo continuare”, risponde Martin, tenuto conto che l’iniziativa è proseguita anche senza i finanziamenti del Ministero. Focalizzata su lenticchia castigliana, lenticchia pardina e cece pedrosillano, quest’anno la produzione è stata di 50.000 kg di legumi in Castiglia e León: 40.000 da commercializzare in Spagna e i restanti 10.000 da esportare in Germania. Continuando con le domande: chi le comprerà? I consumatori normali, che fanno molta attenzione al prezzo, sicuramente no. “Nel supermercato è possibile trovare 1 kg di legumi a 0,80 euro, che è quello che pago all’agricoltore: non possiamo competere”, riconosce. Il suo circuito è molto più minoritario: gruppi di consumo, una catena di supermercati in Catalogna, negozi di prodotti biologici. A cambio di un maggiore esborso, si guadagna in sapore, con la sicurezza che ciò che si mangia non contiene pesticidi. Oltre il 40% del territorio spagnolo è destinato ad uso agrario, e circa la metà delle specie animali o vegetali ne dipende in alcun modo. Con questa premessa, Global Nature lavora in questo settore per ottenere “un’agricoltura competitiva e innovativa, generatrice di benefici ambientali”. Agendo con coerenza e responsabilità, i paesaggi agricoli funzionano come “autentiche fabbriche di biodiversità”. Fissazione del carbonio, che aiuta nella lotta contro i


ECOMONEGROS 03: RITONO ALLA MOLITURA ALL’ANTICA

Farina e pane artigianale con un grano autoctono dei Monegros

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uesta è la storia di un salvataggio, quello dell’Aragona 03, che non è il nome di un reggimento in un film d’azione, ma una varietà locale di grano dei Monegros (Aragona), che oltre 20 anni fa manteneva solo una famiglia, i Lavina, della località di Perdiguera. Un giorno, Juan José Marcén, abitante di Leciñena, li visitò e li convinse a estendere la loro coltivazione ad altri agricoltori. Aveva in mente un piano ambizioso per il recupero totale di questa antica semente. Juan José morì nel 2000, ma i suoi familiari continuarono il suo progetto. Iniziarono a macinare questo grano a pietra, preparando con la farina pane e dolci da vendere ai mercati e le fiere e a organizzare laboratori e degustazioni. Quello nel 2006. Nel 2007 hanno aperto il proprio ufficio a Saragozza, per servire i negozi del capoluogo aragonese, oltreché di Huesca e i privati in tutta la Spagna. Il tutto con certificato ecologico. Dalla fine del 2013 occupano la

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Ammassare la tradizione.

presidenza dell’Associazione dei panettieri di Saragozza. Danno conferenze e partecipano a tavole rotonde tematiche su imprenditori, donne che lavorano in ambiente rurale, giovani imprenditori, biodiversità, sostenibilità, ecoinnovazione, ecc. EcoMonegros 03: Panetteria e Molino ecologico è un’azienda familiare, radicata a Leciñena, che scommette su sviluppo rurale sostenibile, pari opportunità, cura dell’ambiente, occupazione, salute e biodiversità. Nei suoi 8 anni di traiettoria ha ricevuto numerosi premi alla tutela ambientale e innovazione, e dà lavoro a 10 persone. Nel frattempo anche il grano Aragona 03 ha fatto progressi e ora forma parte dell’Arca del Gusto del movimento Slow Food (un progetto per il recupero e la catalogazione di alimenti unici e artigianali in pericolo di estinzione), che quest’anno lo proporrà come prodotto baluardo. www.ecomonegros.com

La famiglia Marcén Murillo coltiva la varietà di grano autoctono Aragón 03 dei Monegros per ottenere la farina con cui ammassa pane e dolci tradizionali.


Colture che integrano.

Persone con disabilità intellettiva lavorano la terra nell’ambito del progetto Orti di Soria, ne vendono i prodotti e trasformano le eccedenze in conserve vegetali.

ORTI DI SORIA: AGRICOLTURA SOCIALE

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endere produttivi orti e frutteti abbandonati nei nuclei urbani, trasformare le eccedenze in conserve vegetali. E commercializzare il tutto attraverso un gruppo di consumo tramite il quale i partecipanti possono acquistare ceste (8 kg) e o mezze ceste (4 kg) già preparate o confezionarle alla carta. Sempre con prodotti stagionali e locali. Orti di Soria è un progetto lanciato dall’ONG Cives Mundi nel dicembre 2012, che propone il ritorno a metodi tradizionali di coltivazione, il rispetto per l’ambiente e la tutela della biodiversità. Con un’importante ramificazione sociale: l’integrazione

lavorativa di persone con disabilità intellettiva e altri collettivi a rischio di esclusione. Per questo si è imbarcata nell’avventura anche la Fondazione di sostegno ai disabili e malati psichici di Soria (FADESS), insieme a Soria Inversiones S. A., una società di investimenti coinvolta in iniziative imprenditoriali della provincia. Orti di Soria si propone inoltre di sensibilizzare gli agricoltori dei dintorni perché coltivino sotto parametri di sostenibilità e utilizzino il marchio Orti di Soria per vendere i propri prodotti dentro e fuori di Spagna. www.huertosdesoria.org

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Questa iniziativa dà lavoro a persone con disabilità intellettiva


ARQUEIXAL: DIDATTICA DI UNA FATTORIA DI GALIZIA

Centro di eco-agriturismo che produce formaggi, latte e yogurt ecologici

A

d Arqueixal gli orologi sono superflui, perché il tempo è scandito dall’ora di cuocere il pane, mungere le mucche, sfogliare il granturco o foraggiare gli animali; mentre le stagioni sono marcate dal raccolto o il ciclo del grano e del lino. Quest’azienda agricola familiare, sita nella parrocchia di Santiago de Albá (Palas de Rei, provincia di Lugo, Galizia), attraversata dal Cammino francese di Santiago è tradizionalmente dedita alla produzione di formaggio, latte e yogurt ecologici. Adesso funziona pure come complesso eco-agrituristico, da quando i suoi proprietari hanno

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Il ritmo della terra.

ristrutturato un nucleo di case rurali, tutto un esempio di “sviluppo rurale sostenibile, dimostrativo e didattico”. Qui incoraggiano i loro ospiti a partecipare alla coltivazione della terra o la preparazione di formaggi tradizionali. Con costi accessibili, adottano tecniche di biocostruzione (con vernici ecologiche, isolanti di corteccia e fibre vegetali), e impiega energie alternative e misure di risparmio nel consumo: energia solare, termica e fotovoltaica, elettrodomestici a basso consumo, massimo riutilizzo dell’acqua, riciclaggio. www.arqueixal.com

Gli eco-agrituristi di Arqueixal possono vedere come si preparano formaggi e yogurt artigianali mentre partecipano ai lavori nel campo e riposano in un paraggio unico.


Assaggiatori di uve.

22 squadre identificano i ceppi autoctoni in tutta la Spagna per evitare che scompaiano dal paesaggio rurale spagnolo.

AL RISCATTO DI VITIGNI IN PERICOLO D’ESTIZIONE

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reservare le varietà di vitigni autoctoni, molti dei quali in pericolo di estinzione, non solo significa la conservazione di un patrimonio culturale di enorme importanza in Spagna fin da tempi remoti, ma garantisce pure la diversità genetica come valore aggiunto in un mondo sempre più globalizzato: personalità contro crescente uniformità. Partendo da questa premessa, l’Instituto Madrileño de Investigación y Desarrollo Rural, Agrario y Alimentario (IMIDRA) coordina un progetto di recupero di varietà minoritarie. È finanziato dall’INIA e nasce con l’intento di documentare tutto il materiale raccolto e conservato nelle collezioni per preservarne l’esistenza, impedirne la scomparsa, incoraggiare le aziende vinicole ad usarlo e contribuendo così a rendere unici i vini spagnoli. Almeno 22 squadre operano già sul terreno realizzando prospezioni, identificando e conservando ceppi in tutte le regioni autonome. Grazie al loro lavoro, il numero di varietà di vite spagnola è più che raddoppiato: da 235 a 536 sia da vino che da tavola.

La Spagna è il primo paese al mondo per superficie coltivata a vigna, con quasi 1 milione di ettari, e il terzo per produzione vinicola. Un totale di 132 Denominazioni di Origine, circa il 44% della produzione nazionale, che generano entrate per 1.000 milioni de euro annui e costituiscono un reclamo turistico di prima grandezza, rendono l’idea del suo peso economico. La sua integrazione nel paesaggio e la sua commercializzazione attraverso le cooperative, mettono in evidenza la dimensione sociale, culturale, patrimoniale, etnografica della vita. “Le varietà sono un patrimonio essenziale e un potenziale per migliorare e arricchire la cultura vitivinicola e la sua economia”, risaltano i ricercatori. La maggior varietà di vigne si trova in Italia (400 varietà), seguita dal Portogallo (308). La Spagna, con 155 varietà coltivate, occupa la sesta posizione dietro a Croazia, Grecia e Francia. www.inia.es www.madrid.org/imidra/

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Un vigneto più diversificato arricchisce la cultura vitivinicola


TECOMSA: UN’ALLEANZA CON I LOMBRICHI

Progetto per trasformare in compost i residui vegetali dei raccolti

I

l vermicompostaggio è un processo di biotrasformazione mediante il quale alcune specie di lombrichi terresti accelerano la decomposizione e umificazione delle sostanze organica. Un modo molto più ecosostenibile per smaltire i residui vegetali dei raccolti rispetto all’incenerimento incontrollato o l’abbandono in discariche e corsi d’acqua (una cattiva pratica di enorme impatto visivo, che inquina le falde acquifere e si trasforma in fonte di cattivi odori). I residui vegetali costituiscono un problema per l’agricoltura intensiva in serra dell’Almeria, pilastro economico della provincia e di tutta l’Andalusia. Da qui è nata l’idea di TECOMSA S.L.: un impianto pilota di vermicompostaggio di residui agricoli sorto a Tabernas (Almeria). Qui, il compost prodotto dai residui serve da alimento per i lombrichi rossi californiani che, dopo 8 mesi lo trasformano in humus di

lombrico, con cui si preparano concimi e fertilizzanti naturali e di altissima qualità. In questo modo i residui vegetali provenienti dalle serre prima considerati rifiuti, vi fanno ritorno in forma di prodotti concimanti. “Gli agricoltori che inizino a prender coscienza dei vantaggi e che aderiscano al progetto, contribuiranno a promuovere delle colture più sostenibili e a migliorarne la redditività”, affermano i promotori del progetto, dato che l’humus di lombrico generato a partire da scarti vegetali propri ha un prezzo molto conveniente. In ogni caso “È essenziale realizzare una regolamentazione globale del sistema di gestione dei residui agricoli per ottenere il coinvolgimento di tutte le parti interessate”, sostengono agricoltori, distributori, e pubbliche amministrazioni. www.tecomsasl.com

Lombrichi in azione.

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Nell’impianto di vermicompostaggio di Tabernas (Almeria), i lombrichi convertono i residui vegetali dei raccolti in compost, con cui si fabbricano fertilizzanti.


Cartoni animati e un libro super sano.

Il dottor Valentín Fuster ha ideato un invincibile tandem super sano per sensibilizzare i bambini sui benefici di un’alimentazione sana ed equilibrata e aiutare a prevenire problemi di sovrappeso in età adulta. Da un lato, una serie di cartoni animati; dall’altro, un libro. Entrambi sono interpretatati dai personaggi del Muppet Show.

Fotos: Richard Termine

MOSTRI SUPERSANI

B

ert torna dal mercato portando a Ernie una chirimoia; Ernie voleva una mela, ma Bert ha pensato che siccome mangia sempre mele, sarebbe interessante provare dei frutti nuovi. È l’argomento di uno dei 26 episodi di 7 minuti di durata della serie televisiva infantile Mostri Supersani, in cui i personaggi del Muppet Show diffondono messaggi educativi sui vantaggi di una corretta alimentazione ed attività fisica sul funzionamento del corpo umano. L’iniziativa del Dott. Valentín Fuster cerca di prevenire fin dall’infanzia i gravi problemi di sovrappeso e obesità che soffre la popolazione adulta. È rivolta a un pubblico di età da 3 a 6 anni ed è in onda il sabato e la domenica su Antena 3 a partire dalle h. 7:15, da lunedì a venerdì sul canale Neox alle h. 7:30; e su FAN 3, il canale della Fondazione di Antena 3 per i bambini

ricoverati in ospedale. Oltre alla serie televisiva è previsto uno spazio per consigli in materia di alimentazione sana e attività fisica diretti a tutta la famiglia. Lo interpreta Elmo, che in ogni episodio appare accompagnato da un personaggio famoso. Hanno voluto collaborarvi e fare un cammeo insieme al peluche rosso anche lo chef Ferrán Adrià, la giornalista e presentatrice Susanna Griso, il calciatore Gerard Piqué e il cantante David Bustamante. Parallelamente il Dott. Fuster ha pubblicato un libro intitolato Mostri Supersani, abitudini salutari per tutta la vita, dell’Editoriale Planeta, patrocinato da SHE (Foundation for Science, Health and Education). www.antena3.com/infantil/ barrio-sesamo-monstruos-supersanos/

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Muppet Show aiuta a prevenire il sovrappeso fin dall’infanzia


MANDRIE TRASUMANTI

Bovini della razza Avileña-Negra Iberica, alla ricerca di pascoli Transumare (dal latino humus (terra), andare attraverso (trans) le terre). 1. intr. Detto del bestiame: passare accompagnato da pastori/mandriani dai pascoli invernali a quelli estivi e viceversa.

C

iò che non dice il dizionario, perché non è di sua incombenza, è che questa pratica, che approfitta i pascoli montani estivi e autunnali e le praterie di querceti e sugheri della dehesa il resto dell’anno, permette di ottimizzare lo sfruttamento di risorse naturali per l’alimentazione del bestiame, evitando di dover apportare supplementi nutritivi alla biada, Oggigiorno la transumanza viene praticata ancora dal 60% degli allevatori associati della razza Avileña-Negra Iberica nei i vasti pascoli e le zone di querceti delle regioni di Estremadura, Castiglia-La Mancia e le montagne della Sierra del Sistema Centrale. Su circa 50.000 capi di bestiame, solo il 30% realizza la transumanza in camion, ciò vuol dire che 35.000 capi continuano a

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Arre, vaca.

realizzare la transumanza in modo tradizionale lungo le antiche vie pecuarie (cañadas). Le più utilizzate? La Cañada Real Soriano Occidentale, la Via dell’Argento o della Vizana, la Cañada Real Leonesa Occidentale o il Cordel del Puerto de Tornavacas. Mandrie di 100-350 capi percorrono 250-300 chilometri in un paio di settimane, una media di 25 km al giorno. Questi spostamenti avvengono durante la metà di giugno in direzione dei pascoli di montagna, per tornare alla pianura tra novembre e dicembre. La transumanza può sembrare una reliquia del passato (in realtà si praticava già nel Neolitico e ha avuto il suo apogeo tra il XIII e il XIX secolo, secondo gli esperti) ma è un’attività che “racchiude profondi valori storici e culturali che suppongono attualmente un baluardo per la tutela e la promozione delle razze bovine autoctone, nonché per la conservazione della dehesa, la sierra, la fauna e la flora degli habitat dove si pascola” come sottolinea l’Associazione spagnola della razza Avileña-Negra Ibérica. www.razaavilena.com

Tutti gli anni gli allevatori e le mandrie di bovini della razza Avileña-Negra Ibérica percorrono circa 300 km tra le praterie di Estremadura e Castiglia-La Mancia e la Sierra del Sistema Centrale.


Alleanza scientifica-culinaria.

La ricercatrice Marta Miguel e lo chef Mario Sandoval (in altro a sinistra) presentano le merendine salutari preparate a partire dalla proteina dell’uovo. Ideali per uno spuntino basso in calori.

MERENDINE SALUTARI

C

resce il consumo di snack, quello spuntino tra i pasti che entra nel corpo come una bomba calorica, carica di grassi, zuccheri e sale. E cresce soprattutto tra la popolazione infantile. Ma non tutto è perduto. Un’alleanza tra scienziati e i cuochi si è proposta di sviluppare degli spuntini sani a partire dalle proteine dell’uovo, in particolare, dall’albume idrolizzato. Bevande proteiche, creme dolci o salati, salse, gelati, tutti a basso contenuto di grassi e privi di lattosio e derivati lattiero-caseari.

Questa alleanza è capitanata dall’Istituto de Investigación en Ciencias de la Alimentación, dal Consiglio superiore spagnolo della ricerca scientifica e lo chef Mario Sandoval e la sua équipe del ristorante Coque di Madrid. Partecipa l’Istituto di studi sull’uovo e la Federazioni spagnola dei cuochi e i pasticceri di. I suoi promotori evidenziano che l’uomo è un alimento fondamentale in ogni dieta per le sue proprietà nutritive e culinarie. (Ver vídeo)

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Scientifici e cuochi si alleano per creare spuntini sani


LA DOMANDA

Domandiamo a nutrizionisti, produttori ed esperti in ambiente e biodiversità di aiutarci a trovare una ricetta essenziale per il futuro dell’umanità: come possiamo nutrirci meglio salvaguardando l’ambiente? Gli ingredienti? Sostenibilità, vita attiva, dieta mediterranea. E la consapevolezza di che cosa mangiamo, quando e come è arrivato sulla nostra tavola.

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Lourdes Martín

Che ingredienti dovrebbe includere una dieta equilibrata per le persone e il pianeta?

ODILE RODRÍGUEZ DE LA FUENTE

MARÍA DOLORES RAIGÓN JIMÉNEZ

Direttrice generale della Fundazione Félix Rodríguez de la Fuente

Presidentessa della Sociedad Española de Agricultura Ecológica

“Tutti dovremmo esigere trasparenza sugli alimenti che entrano a formar parte del nostro corpo”

“Si deve garantire la giustizia, la sicurezza e la sovranità alimentare”

Una dieta equilibrata sia per la salute delle persone che per il pianeta dovrebbe essere basata principalmente su frutta, verdura, legumi e cereali. Carne e pesce, e altri alimenti derivati dalla produzione animale possono essere introdotti sporadicamente. Ma l’ingrediente che non deve mancare mai è la nostra coscienza. Voler sapere da dove provengono gli alimenti di cui ci nutriamo, come sono stati prodotti e quali proprietà possiedono non è solo un nostro diritto, ma la differenza tra decidere o no circa il futuro dei nostri figli. Ogni decisione su cosa consumare e perché, contribuisce a renderci un elemento in più nella trama vitale del pianeta o, al contrario, un fattore estraneo ad essa, che lungo il suo cammino verso l’autodistruzione trascina con se migliaia di specie e processi vitali. Tutti dovremmo esigere trasparenza sugli alimenti che passano a formar parte del nostro corpo e i cui metodi di produzione implicano amore, fertilità e ricchezza o morte, sofferenza e povertà. E diventare quindi parte attiva della salute della nostra specie come parte indissociabile dalla salute del nostro del pianeta.

Gli ingredienti da includere in una dieta equilibrata per le persone e per il pianeta devono soddisfare una serie di criteri globali. In particolare, devono essere in grado di combattere la fame delle persone in determinati territori, la proliferazione di malattie nelle persone di altri territori, devono essere prodotti con tecniche ecocompatibili, in base a valori che garantiscano la giustizia, la sicurezza e la sovranità alimentare. Questi criteri globali si traducono di conseguenza in diete specifiche per ogni territorio, adattabili alla disponibilità di risorse specifiche della produzione locale e stagionale, ottimizzando lo sfruttamento delle materie prime disponibili in ogni zona, i metodi di elaborazione e le gastronomie locali e sostenendo le aziende agricole familiari e di produzione agroecologica, favorendo il consumo di generei locali che permetta di creare strutture di base per dare solidità all’economia della zona. La composizione degli ingredienti della dieta deve essere costituita da una base di alimenti ricchi di carboidrati complessi, inclusa la fibra (cereali integrali), combinati e


gravemente compromesse dall’eccessivo sfruttamento delle zone di pesca o l’uso di tecniche di pesca inadeguate. Ma sulla preservazione delle risorse naturali del nostro pianeta non influiamo solo attraverso i prodotti che compriamo o la stagione in cui lo facciamo, ma anche per come vengono trattati lungo tutta la catena alimentare, dalla loro origine fino a quando arrivano sulla nostra tavola. I processi a cui sono sottoposti influenzano la spesa energetica, il consumo di risorse idriche o l’emissione di gas ad effetto serra nell’atmosfera. Con le nostre abitudini alimentari, in definitiva, orientiamo senza rendercene conto la produzione e lo sfruttamento delle risorse naturali.

SONIA CASTAÑEDA

JAVIER GARAT

Direttrice della Fondazione Biodiversidad

Segretario generale della Confederazione spagnola della pesca (CEPESCA) e Presidente di Europêche

“Con le nostre abitudini alimentari orientiamo la produzione e lo sfruttamento delle risorse naturali”

“Pesca responsabile e controllata, proteina della sostenibilità”

La vita è fatta di decisioni e come tale abbiamo il dovere che tali decisioni siano il più possibile sostenibili ed ecologiche. Non solo per noi, ma per le generazioni future, i nostri figli e nipoti, che ci ringrazieranno se il nostro comportamento attuale sarà più responsabile. La nostra vita quotidiana è piena di abitudini che possiamo convertire in sane: spostarci con trasporti sostenibili, ridurre gli sprechi, consumare prodotti riciclati e riciclabili, optare per un’alimentazione biologica, locale e basata su prodotti di stagione... Il tutto può contribuire enormemente a ridurre la pressione che esercitiamo sull’ambiente. Al momento di scegliere la frutta e verdura che consumiamo ad esempio, possiamo contribuire a mantenere un’agricoltura sostenibile. Il consumo responsabile di prodotti agricoli può influire assai positivamente sui nostri ecosistemi, evitando lo sfruttamento eccessivo delle colture, l’impoverimento dei suoli, la perdita di biodiversità terrestre o il deterioramento della qualità ambientale dei campi. Questo vale anche per i prodotti derivati dal mare, dove molte specie finora present sono scomparse o sono

Pesce e frutti di mare sono da tempi immemorabili essenziali per l’alimentazione umana. La pesca è di conseguenza un’attività fondamentale per soddisfare questo fabbisogno. È quindi nostra responsabilità nei confronti delle risorse marine che questa fonte di cibo e salute continui a far parte della dieta di una popolazione in continua crescita, come pure un’attività che rappresenta il mezzo di sussistenza del 10% della popolazione mondiale. Suo enorme valore nutrizionale e, soprattutto, il suo enorme apporto proteico, converte il pesce in un componente decisivo per una dieta sana. In questo senso, l’Organizzazione mondiale della sanità e l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) sottolineano i benefici nutrizionali e sulla salute del consumo di pesce associabili alla prevenzione di malattie cardiovascolari, cancro alla prostata, disordini immunologici, osteoporosi e il termine della gravidanza e lo sviluppo successivo neurologico e cardiovascolare di neonati e bambini. Esiste quindi un consenso generalizzato sull’idoneità che l’alimentazione di qualsiasi persona debba includere

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cucinati con legumi: infatti l’ingestione congiunta di cereali e legumi fornisce proteina vegetale ad alto valore biologico, che permette di ridurre l’assunzione di proteine animali, limitando il consumo di carne al fabbisogno minimo di ogni gruppo di popolazione sempre che questa carne sia di qualità. Si deve incrementare il consumo di frutta e verdura aumentando la biodiversità, sia di specie che di varietà, adattando ogni frutta e verdura alla stagionalità produttiva e scegliendo quelle provenienti da sistemi agro-ecologici, che forniscano vitamine e minerali, nonché le sostanze di carattere antiossidante necessarie per mantenere la salute. È necessario eliminare la maggior quantità possibile di alimenti trasformati e recuperare le ricette tradizionali.


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almeno due o tre razioni di pesce alla settimana, di cui almeno una di pesce azzurro. Questa realtà, insieme all’aumento di una popolazione già superiore a 7 miliardi di abitanti, spiega come mai prima d’ora tante persone dipendano dalla pesca e dall’acquicoltura per nutrirsi. Infatti, come osserva la FAO, nel 2012 la produzione di pesce ed acquicoltura ammontava a 158 milioni di tonnellate a livello globale (10 milioni in più rispetto al 2010) e la percentuale di questa produzione destinata all’alimentazione è cresciuta, dal 70% degli anni ottanta, a livelli record che superano gia`l’85%. Tale aumento è sostenuto da un salutare incremento del consumo di pesce, che fornisce circa il 20% dell’apporto di proteine per circa 3 miliardi di persone, che ascende al 70% nei paesi costieri e insulari. A livello mondiale, la FAO stima il consumo annuale di pesce pro capite attorno ai 19 kg, ossia praticamente il doppio del 1960. E la tendenza è destinata mantenersi costante alla vista della crescita della popolazione e il conseguente aumento della domanda di alimenti. In Spagna, il consumo è di circa 36 kg per abitante all’anno. Cruciali per l’alimentazione, la pesca e l’acquicoltura sono anche due attività strategiche dal punto di vista economico e sociale. Secondo un recente studio di The Boston Consulting Group, apportano all’economia globale 2,6 miliardi di euro l’anno. In particolare, come rivelato da un recente rapporto di Europêche, l’industria della pesca contribuisce con 71,3 milioni di euro all’economia dell’UE. D’altra parte, queste due attività costituiscono il mezzo di vita di un’alta percentuale della popolazione mondiale. La FAO stima che la pesca e l’acquicoltura rappresentino il mezzo di sussistenza del 10-12% della popolazione mondiale, dando occupazione a circa 60 milioni di persone, con l’Asia in testa (84%) e l’Africa in seconda posizione (10%). In Europa, più di 135.000 persone lavorano sulle oltre 83.000 imbarcazioni della flotta peschiera, altre 115.000 circa sono impiegate nell’industria di trasformazione. Solo in Spagna, più di 36.000 persone lavorano a bordo di 9.500 pescherecci, che danno lavoro indirettamente ad altre 200.000 persone. Il doppio aspetto alimentare e socio-economico della pesca confluisce in un unico vertice: i mari e gli oceani del pianeta. Garantire un’alimentazione sana e sicura è pertanto un obiettivo tanto importante quanto garantire che la fonte di queste risorse anche rimanga sana e sicura, un obiettivo che passa attraverso la gestione e lo sfruttamento sostenibile delle risorse marine. Il Codice di condotta per la pesca responsabile adottato 20 anni fa, rimane un punto di riferimento nell’attività di un settore che è così critico sia per il futuro dell’umanità che per quello del pianeta. In linea con la “crescita blu”, promossa dalla FAO, l’Europa è particolarmente consapevole di questa correlazione, e oggigiorno, la sua industria della pesca è la più

regolamentata ed ecosostenibile. Non invano, garantire un’alimentazione sana inizia con la gestione sostenibile delle risorse.

ISABEL BERTOMEU Dietista-Nutrizionista Responsabile di comunicazione-della Fondazione Dieta Mediterránea

“La Dieta mediterranea ha un carattere sano e sostenibile in un mondo sempre più globalizzato e aggressivo con l’ambiente” La Dieta mediterranea è molto più di un modello alimentare. La Dieta mediterranea rispetta e promuove uno stile di vita che combina ingredienti dell’agricoltura locale, ricette e modi di cucinare propri di ogni luogo, pasti condivisi, celebrazioni e tradizioni, attività fisica moderata ma quotidiana, e che la scienza moderna ci invita ad adottare a beneficio della nostra salute, favorito da un clima mite. Seguire la Dieta mediterranea significa dare priorità a prodotti tradizionali, alla produzione locale e alla biodiversità. Contribuisce inoltre alla conservazione dei paesaggi e soprattutto alla conservazione del pianeta. La Dieta mediterranea è caratterizzata dall’abbondanza di alimenti vegetali, come pane, pasta, riso, verdure, ortaggi, legumi, frutta e noci; l’uso di olio di oliva come principale fonte di grassi; un consumo moderato di pesce, frutti di mare, pollame ruspante, prodotti lattiero-caseari (yogurt, formaggi) e uova;


un consumo di piccole quantità di carne rossa e di vino con moderazione e generalmente durante i pasti. La Dieta mediterranea basata principalmente su prodotti di origine vegetale, contribuisce alla salvaguardia dell’ambiente, al favorire la moderazione nel consumo di prodotti animali, e ci allontana da tutte queste mode, purtroppo sempre più globali, che implicano grandi produzioni di origine animale cucinate con grassi che non fanno bene alla salute e che contribuiscono all’obesità. Rappresenta un eccellente modello di stile di vita sano; se non il migliore, uno dei migliori. La Dieta mediterranea significa rispetto per le risorse terra, acqua ed energia. Una gran quantità di prove scientifiche attestano che tutte queste caratteristiche esprimono la natura sana e sostenibile della Dieta mediterranea in un mondo sempre più globalizzato e aggressivo con l’ambiente.

Quindi, dovrebbe essere ricca di frutta e verdura, cereali integrali (pane, pasta e altri derivati da cereali completi), legumi (fagioli, ceci e lenticchie) e tuberi (patate e patate dolci) e frutti secchi. Limitata invece nel consumo di carni rosse e insaccati, zucchero raffinato, bevande zuccherate come bibite e succhi di frutta industriali, pasticceria industriale, snack salati e bevande alcoliche. Altri ingredienti fondamentali sono indubbiamente la varietà (in termini di tipo di alimenti che si scelgono), la preferenza per alimenti di stagione e locali, la priorità alle cotture semplici e al consumo di cibi freschi invece di quelli elaborati… e non sprecare il cibo. Pianificare i menù settimanalmente in anticipo ci aiuterà a ottenere una dieta più sana e più sostenibile sia per te che per il pianeta.

Mª ÁNGELES DAL RE SAAVEDRA Consigliere e consulente di Estrategia NAOS. Agenzia spagnola del consumo, sicurezza alimentare e nutrizione. Ministero spagnolo di sanità, servizi social e pari opportunità.

Responsabile dell’area aziendale della Associazione spagnola dei dietisti nutrizionisti

“Pianificare in anticipo il menù settimanale ci sarà di grande aiuto per dieta più salutare e sostenibile” Un’alimentazione sana per il nostro organismo e il nostro pianeta si deve nutrire fondamentalmente di alimenti di origine vegetale, senza escludere alimenti di origine animale purché siano assunti con moderazione.

“Mangiare sano e muoversi!’ È uno slogan semplice che riassume le due raccomandazioni fondamentali” Un’alimentazione corretta è fondamentale per una buona salute. Una dieta varia, equilibrata, moderata e adattata alle necessità del nostro organismo sarà alla base di ogni alimentazione salutare, con un consumo di calorie adeguato al nostro fabbisogno energetico, in condizioni di igiene o di sicurezza idonee per evitare ogni rischio di malattia o intossicazioni. Un’assunzione inadeguata sia per difetto (malnutrizione) che per eccesso (sovrappeso e obesità) mette a rischio la qualità della vita e,

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MARTINA MISERACHS


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nei casi più gravi, la vita stessa. Le norme per una corretta alimentazione vanno seguite durante tutta la nostra esistenza. È vero comunque che ci sono fasi critiche in cui è necessario coprire alcune esigenze più specifiche. Prima della nascita e già durante la gravidanza, la madre deve avere un adeguato apporto di nutrienti, e indubbiamente l’allattamento al seno e gli alimenti che vengono somministrati nei primi due anni di vita e durante tutta l’infanzia sono fondamentali. L’accesso all’acqua potabile e ad alimenti freschi, variati e di qualità, la sicurezza e l’igiene non sono gli stessi dipendendo dalla parte del pianeta in cui si vive. Esistono disparità e brecce tra paesi e ambienti così profonde, che impongono un approccio diretto a raccomandare una buona alimentazione più affinato e differenziato in base all’ambiente e al contesto in cui si vive. Bisogna continuare a lavorare per far sì e che tutti, uomini, donne e bambini, vi abbiano accesso, perché è un diritto vitale dell’umanità. Un’agricoltura locale sostenibile può promuovere tale accesso. In altre zone del mondo con sufficiente offerta di alimenti, le raccomandazioni sarebbero: consumare molta frutta e verdura, preferibilmente di stagione, legumi pesce, carni bianche, poca carne rossa, alimenti con carboidrati a rilascio lento e con oli vegetali (come quelli d’oliva, girasole o altri equivalenti) e, in generale, alimenti a basso

contenuto di grassi saturi, basso contenuto di sale, pochi zuccheri aggiunti e con le calorie strettamente necessarie in base al nostro dispendio energetico. E, naturalmente, in quantità o in porzioni moderate. Una buona alimentazione deve accompagnare una vita attiva, con la pratica dell’esercizio fisico regolare, abituale, incorporata alla vita quotidiana. È un’abitudine necessaria, da adattarsi alle varie tappe della vita. Dobbiamo trovare il tempo per muoverci a casa, al lavoro, a scuola, durante i momenti di svago. 10 minuti ininterrotti di esercizio significano un cumulo di vantaggi per una migliore qualità di vita in futuro. La necessità di esercizio di un bambino e di una persona anziana non è la stessa. Ma bisogna sempre cercare qualcosa di piacevole, facile e divertente da fare, per prenderci l’abitudine. A seconda di dove si vive si potrà fare un tipo di attività o un’altra. È importante condividere l’esercizio, così come il cibo, con gli amici o con la famiglia. Riassumendo: adattare i pasti al fabbisogno energetico, con alimenti ed acqua sicuri e che non trasmettano malattie, con alimenti il più possibile diversificati ed equilibrati, il tutto accompagnato dalla pratica abituale dell’attività fisica. È il motto di Estrategia NAOS: mangia sano e muoviti! è semplice e si riassume queste due raccomandazioni fondamentali.


CIÒ CHE DICONO E TACCCIONO LE ETICHETTE ENERGETICHE

Stavolta SÌ, etichetta energetica per aspirapolveri

Da questa esperienza si possono trarre delle conclusioni: che i fabbricanti quando vogliono hanno la capacità di adattarsi con celerità elle nuove norme fissate dall’Unione europea in materia di Ecodesign ed etichettatura energetica. In quanto ai rivenditori, forse si è aperta una nuova tappa a partire dalla quale l’etichettatura ha cessato di essere un ostacolo per i venditori per le sue difficoltà pratiche, per diventare adesso un punto forte da integrare nei propri argomenti di vendita.

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Afinales 2014 l’Unione europea ha introdotto la ben nota etichetta energetica per aspirapolveri a slitta. Nel progetto MarketWatch si realizzano visite a negozi fisici e online per verificare la presenza dell’etichettatura energetica ed analizzarne il grado di conformità in 12 paesi dell’Unione europea. Nel corso dei 3 anni di durata del progetto sono previsti 3 turni di visite. L’obbligatorietà dell’etichettatura energetica per aspirapolveri è stata introdotta tra il primo e il secondo turno e i risultati ottenuti per questo gruppo di prodotti nel secondo turno sono stati molto positivi. Cosa vuol dire questo? n Che i fabbricanti hanno applicato rapidamente questa nuova legislazione. n Che i rivenditori l’hanno applicata etichettando gli aspiratori esposti abbastanza rapidamente.


esPosible COMMERCIARE CON GIUSTIZIA Il Commercio equo e solidale è responsabile con le persone e l’ambiente. Nasce dalla necessità dei consumatori di acquistare prodotti che non sfruttano le persone. L’obiettivo di questo tipo di commercio è sostenere le persone che giocano con svantaggio nel settore del commercio internazionale, in particolare i piccoli produttori e i lavoratori dei paesi in via di sviluppo.

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Il Commercio equo e solidale rispetta le persone e l’ambiente Il Commercio equo riduce la povertà nel Sud del mondo attraverso un consumo più responsabile. Poco a poco potremo trovare nei nostri negozi abituali questo tipo di prodotti, facilmente distinguibili grazie a certificazioni indipendenti come Fairtrade. Fairtrade è un’organizzazione no profit con membri e sostenitori in tutto il mondo, è la certificazione di prodotti di commercio equo e solidale più riconosciuta a livello internazionale che appare sulle confezioni di articoli, garantendo che quel particolare prodotto soddisfa i criteri del Commercio equo e solidale. In questo modo i consumatori possono decidere se questi criteri e lo sviluppo degli agricoltori e i lavoratori nel Sud del mondo sono concetti che meritano la loro fiducia e il loro sostegno. E fino ad adesso li hanno meritati: infatti il sistema Fairtrade funziona da oltre 25 anni e non cessa di crescere: attualmente si vendono più di 30.000 prodotti con il marchio Fairtrade in

Harniti sta raccogliendo i frutti delle piante di caffè ed è membro della cooperativa Koptan Gayo Megah Berseri in Indonesia.

oltre 125 paesi. I criteri del Commercio equo e solidale li devono soddisfare sia le cooperative di piccoli produttori che qualsiasi altra azienda che desideri ottenere il marchio Fairtrade, e sono: rezzo minimo Fairtrade: un prezzo minimo garantito per proteggere gli agricoltori quando i prezzi di mercato scendono. n Fairtrade premium: fondo di riserva affinché i produttori investano in progetti di sviluppo comunitario o nelle loro attività. n Procedure di decision making democratiche a livello di produttore. n Contratti a lungo termine e stabili con gli acquirenti. n Proibizione del lavoro minorile. n Uguaglianza di genere. n


ternazionale del lavoro (ILO). Fairtrade Italia, membro del sistema globale Fairtrade, partecipa alla Expo Milano 2015 con eventi, incontri e attività specialmente dedicati al Cacao e Chocolate Cluster, che focalizzano aspetti economici, sociali e ambientali della produzione nei paesi in via di sviluppo. L’empowerment è il concetto alla base della sua partecipazione: creando consapevolezza intorno ai produttori e le condizioni dei lavoratori in Asia, Africa e America Latina e dimostrando come il sistema Fairtrade possa apportare valore aggiunto per rafforzare le loro capacità e sostenere lo sviluppo sostenibile. Allo stesso tempo promuove il suo ruolo centrale nel garantire i diritti umani, migliori condizioni di lavoro e la protezione dell’ambiente. Fairtrade si sforza di creare un equilibrio tra tutti gli aspetti della produzione e la distribuzione degli alimenti: economici, sociali e ambientali. Il tema della partecipazione di Fairtrade all’Expo è nutrire il pianeta in condizioni sociali, economiche e ambientali. È un cammino che percorrerà le diverse sfaccettature dell’impegno per garantire più giustizia lungo tutta supply chain. Il 14 ottobre all’Expo si celebrerà una giornata dedicata a Fairtrade, cui assisteranno i membri del Comitato, produttori di Fairtrade e i dirigenti di Fairtrade Italia

Per saperne di più... Darmon di 22 anni, piccolo produttore indonesiano, mentre raccoglie i frutti del caffè.

n Abbonati ai nostri feed RRSS: @SelloFairtrade, Facebook,

Linkedin n E come sempre: cerca questo marchio quando fai la spesa.

Tutela dell’ambiente con tecniche di coltivazione non aggressive e promuovendo la coltivazione ecologica tra i produttori. n Adesione ai trattati fondamentali dell’Organizzazione in-

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n


NON BUTTARLO VIA, RENDILO IMMORTALE.

cchie, i t n e l e l “Ricicla angi… m se non le r” e hamburg

Grafica: Rebeca Sánchez Valimaña Seguici su Facebook.com/hazloinmortal.com

Ingredientes

Hamburger di lenticchie Una dieta sana è importante per il corpo e per la mente. Benessere e salute sono qualcosa di globale che influisce anche sulle nostre menti giorno dopo giorno, per questo noi di “rendilo immortale” vogliamo dedicare questo numero al riciclaggio culinario. Dare una seconda opportunità a dei piatti economici è molto semplice. In pochi minuti i nostri avanzi di frigorifero possono convertirsi in una deliziosa ricetta che sicuramente che vi piacerà.

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Scolare bene le lenticchie, rimuovere il brodo in eccesso della cottura e metterle in una ciotola. Con uno schiacciapatate o un cucchiaio di legno, schiacciare le lenticchie fino ad amalgamarle per renderle simili a una pasta o a un purè spesso.

2

Un piatto di lenticchie cotte con riso. n Paprika dolce o piccante a piacere. n Pan grattato per impanare. n Origano. n Olio extra vergine di oliva per friggere. n

Quindi tritare la cipolla a julienne, insieme con origano, pane grattugiato e un cucchiaino di paprika dolce o piccante a piacere. Se si preferisce, è possibile aggiungere anche il curry invece della paprica

3

Mescolare bene le lenticchie cotte, la cipolla,le carote e il pan grattato. Ammassare per dare la forma di un hamburger. Mettere un goccio d’olio nella padella e friggere. È possibile accompagnarlo con pane, lattuga, pomodoro o il contorno preferito.


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LA RIVISTA DELLA GENTE CON INIZIATIVA

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esPosible 52 - versión en italiano  

IL PIANETA NON ENTRA NEL MENÙ Proposte per una dieta equilibrata

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