Page 1

speciale mobilitazioni Torniamo su Terra Venerdì 17 Dicembre

© Carconi/LaPresse

martedì 30 novembre 2010

La rivolta della conoscenza

alternative alla fuga

Mandiamoli a casa Sped. in Abb. Post. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1 comma 1 DCB - Roma

Roberto Iovino La nostra è opposizione sociale. Le mobilitazioni degli ultimi giorni sono solo l’ultimo atto di un lungo percorso di iniziative che ha visto migliaia di studenti e studentesse scendere in piazza, salire sui tetti, occupare scuole e università. Non è solo il ddl Gelmini l’oggetto del nostro dissenso, come colpevolmente raccontano i principali media, ma la nostra è una rivolta generazionale che parte dalla rabbia di dover lottare per costruire un’alternativa alla fuga dal nostro paese. Contestiamo, per onor di cronaca, vent’anni di politiche scelerate sull’istruzione che trovano un’apice negli ultimi provvedimenti proposti dall’ennesimo governo Berlusconi, questa volta l’ultimo. L’ultimo perchè non sarà solo l’uscita dal governo dei finiani a decretare la fine di questa legislatura ma la sofferenza di un paese che ha deciso di ritrovare il suo senso comune, di riscoprire la voglia partecipare, di non delegare più ad una politica dopata dagli scandali sessuali, dalle inchieste e dalle nuove massonerie. Meritiamo tuttaltro. “Hanno rapito il nostro futuro, riprendiamocelo!” è stato uno degli slogal continua a pagina II

Dalle macerie di un governo in crisi alla rivolta degli studenti Oggi il ddl alla Camera noi nelle piazze! Speciale Mobilitazioni

Fotoracconto

Acqua bene comune

L‘intervista

Monumenti occupati in tutta Italia al grido di “riprendiamoci la cultura” dal Colosseo alla torre di Pisa, dalla Mole al Santo di Padova, ecco il racconto dei protagonisti

Sabato manifestazioni regionali contro la privatizzazione dell’acqua e per i beni comuni. Il comitato chiede una moratoria subito, aspettando il referendum del 2011

A dialogo con il direttore di Micromega Paolo Flores d’Arcais sulla crisi democratica e di governo, e sulla necessità di una possibile alternativa al berlusconismo

Il 24 e il 25 novembre sono state due grandi giornate di lotta. Gli studenti universitari, ma anche i medi, i dottorandi, i precari, i ricercatori, hanno dato vita a una mobilitazione senza precedenti, frutto di un lavoro di informazione, sensibilizzazione e iniziativa contro il ddl Gelmini che dura ormai da un anno, e le cui radici stanno nelle proteste dell’Onda contro i tagli della legge 133. In questi due giorni abbiamo portato nelle strade, nelle piazze, nelle facoltà occupate, sui tetti e anche nei monumenti simbolo della cultura italiana la nostra rabbia, il nostro senso di frustrazione di fronte al futuro che ci viene negato, e la nostra determinata volontà di riprenderci il futuro e costruirlo a modo nostro. Le nostre proteste contro il ddl Gelmini e i tagli all’università, sono state capaci di esprimere in maniera in maniera precisa e allo stesso tempo creativa il nostro no alla privatizzazione dell’università, alla distruzione del diritto allo studio e alla precarizzazione della ricerca e la nostra decisione di costruire un’alternativa dal basso, democratica e partecipata, al disegno del goveno. In questo modo siamo riusciti a inserirci nelle divisioni della maggioranza, smascherando le contraddizioni di una riforma che secondo la Gelmini è contro i baroni e per gli studenti e poi è sostenuta solo dalla CRUI e da Confindustria. Il dispositivo retorico del merito e dell’efficienza si è inceppato di fronte all’evidenza che questa riforma non è che altro che lo smantellamento dell’università a forza di tagli e la spartizione delle macerie tra i baroni e le aziende private. Modello Alitalia, modello L’Aquila, modello Pomigliano. La crisi del governo è ormai evidente: non sanno più come fare ad approvare questo provvedimento, divenuto indifendibile nel dibattito pubblico, ma non vogliono prendersi la responsabilità di fare un passo indietro, dichiarare la sconfitta, ritirare il ddl e dimettersi. continua a pagina II


II

martedì 30 novembre 2010

Scuola&U

www.retedellaconoscenza.it

La lettera

la lettera Gli studenti alla società civile, ai lavoratori e alle lavoratrici, al mondo della cultura e ai cittadini in lotta: scendiamo in piazza il 14 dicembre

iamo studentesse e studenti che da settimane sono in mobilitazione permanente. Centinaia sono le scuole e le università occupate, migliaia gli studenti e le studentesse che hanno inondato le piazze negli ultimi mesi, contro la più grande rapina della storia del nostro paese: il furto del nostro futuro. Paghiamo la precarietà come condanna esistenziale. Nello studio come nel mondo del lavoro le nostre vite sono ridotte a merce da sfruttare per ingrassare i portafogli di chi ha provocato la crisi. Le nostre scuole e le nostre università sono sommerse dalle macerie prodotte da vent’anni di politiche scellerate, di tagli e finte riforme che hanno ridotto l’accesso alla conoscenza ad un bene esclusivo per pochi che nonostante la possibilità di conseguire un titolo di studio sono costretti ad emigrare, a fuggire dal disastro economico, sociale e civile in cui versa il nostro paese. […] L’attacco che subiamo nelle scuole e nelle università è lo stesso che propone la Confindustria agli operai di Pomigliano, è lo stesso che subiscono le popolazioni campane sommerse dai cumuli di immondizia, è lo stesso delle popolazioni aquilane prese per i fondelli dall’illusione della “ricostruzione”, è lo stesso degli immigrati di Brescia saliti su una gru ed espulsi appena scesi. Il governo Berlusconi sta per cadere. Forse è già caduto: a prescindere dall’esito del voto parlamentare del 14 dicembre, il blocco sociale che ha irresponsabilmente sostenuto il governo finora si è sgretolato, sotto i colpi degli scandali sessuali, della corruzione ostentata. La fine di questo governo, che de-

finiremmo ridicolo se non fossero tragiche le conseguenze del suo operato sulla vita di tante donne e uomini, non può che essere una buona notizia per qualsiasi cittadino, e come tale va celebrata. Ma ci sarebbe poco da festeggiare, la sera del 14 dicembre, se Berlusconi cadesse al termine di una partita giocata interamente all’interno del Palazzo. Non ci basta. La liberazione che meritiamo richiede un risveglio collettivo, richiede la rivolta pacifica e determinata di chi è stanco di essere suddito, richiede che noi, uomini e donne che vivono in questo paese, scendiamo in piazza per sfiduciare davvero Berlusconi. Non aspettiamo Fini o suoi simili, non appendiamoci ancora una volta all’effimera volontà di parlamentari comprati e venduti come vacche da latte, non sottoponiamoci al supplizio di dover assistere da spettatori al tragicomico spettacolo che è diventata la nostra democrazia. La vera opposizione siamo noi, come abbiamo ampiamente dimostrato nelle tante lotte che abbiamo condiviso negli ultimi anni, nel grande silenzio della “grande politica”. Il 14 dicembre saremo in piazza in tutta Italia ma non ci limiteremo a sfiduciare il governo, al contrario, dimostreremo che noi, generazione precaria e senza futuro, non siamo sfiduciati. E’ arrivato il momento di passare dalla resistenza alla riscossa. Sosteniamo l’appello lanciato dal percorso “uniti vs la crisi” che convoca le iniziative per quella data, lo raccogliamo e lo rilanciamo all’interno dei territori, nelle scuole e università perchè convinti che la mobilitazione per il 14 si debba allargare e moltiplicare con l’obiettivo di un’am-

© Marco/LaPresse

Noi non siamo sfiduciati S

Studenti invadono piazza Montecitorio

pia partecipazione popolare. Il governo è precario come noi, ma, a differenza di Berlusconi e dei suoi vassalli di oggi e di ieri, a differenza di chi lo sostiene e di chi abbandona la barca, noi non cadiamo. Noi il giorno dopo saremo ancora lì, nelle scuole, nelle università, tra le macerie di questo paese, pronti a costruire un’alternativa, pronti a ricostruirci il futuro. Se il 14 dicembre finirà un’epoca, la prossima saremo noi. Facciamo delle

mobilitazioni di questi mesi, delle relazioni che abbiamo costruito, delle idee che abbiamo elaborato, l’inizio della nuova Italia. Mobilitiamoci in tutte le città, invitiamo la società civile, i lavoratori e le lavoratori, il mondo della cultura e i cittadini in lotta a costruire con noi una vera e propria giornata di liberazione. Mandiamolo a casa, costruiamo il futuro. gli student* della rete della conoscenza

Mobilitazioni

Mobilitazioni Studenti e studentesse invadono le piazze di tutta Italia, dall’assedio a Montecitorio alle occupazioni degli atenei e dei monumenti

Rivolta della conoscenza Segue dalla prima Le contraddizioni delle forze politiche parlamentari sono enormi: poche ore dopo la visita di alcuni parlamentari di Futuro e Libertà al presidio dei ricercatori sul tetto di Architettura a Roma, il loro leader Gianfranco Fini ha dichiarato pubblicamente il proprio sostegno a una riforma che non ha nulla di innovativo, ma che è frutto delle peggiori pulsioni conservatrici e aziendaliste di questo Paese. La partita è ancora aperta: le rivelazioni di WikiLeaks, per quanto già note a qualsiasi cittadino minimamente informato, hanno contribuito a mettere in difficoltà al governo, che è sempre più precario. Basta una spinta e cadranno, trascinandosi dietro l’impalcatura di

cartone della riforma universitaria. Questa spinta siamo noi. Decine di migliaia di studenti, oggi, sono in piazza in tutta Italia, dall’assedio a Montecitorio alle occupazioni in ogni città. Teniamo duro, resistiamo un minuto in più di loro, poniamo la basi per la costruzione di un’altra riforma, un’altra università, un’altra società. Fermiamo il ddl Gelmini, mandiamoli a casa.

Basta una spinta e cadranno, trascinandosi dietro l’impalcatura di cartone della riforma universitaria

mandiamoli a casa Roberto Iovino dalla prima

maggiormente scanditi dai cortei studenteschi delle ultime settimane ed è proprio quello che abbiamo intenzione di fare. Se è vero che la nostra generazione è precaria lo è anche il Governo e se loro cadranno a breve, noi no. Noi non cadremo perchè la crisi che stiamo pagando un pregio ce l’ha avuto: ci ha fornito i giusti anticorpi per difenderci da un finta democrazia, ha scatenato nel paese una rabbia che sta diventando rivolta, l’unico strumento possibile per praticare “un’altrapolitica” che esca dal palazzo, ritorni nelle strade e nelle piazze. Costruire l’alternativa alla fuga significa però, per un movimento come il nostro, capire che il berlusconismo non finirà con Berlusconi e che imporre alla politica l’agenda e i temi del dibattito tramite la partecipazione, l’indignazione e la mobilitazione è l’unico strumento che abbiamo per evitare che qualora cambi il colore del governo l’incapacità sia la stessa, seppur con orientamenti culturali e riferimenti morali diversi. Sia ben chiaro questa non è antipolitica e nemmeno qualunquismo, purtroppo è la drammatica realtà. La precarietà per come la conosciamo oggi non è solo “colpa di Berlusconi”, lo stesso vale per la drammatica condizioni in cui versano le nostre scuole e i nostri atenei. E allora come fare per riempire il vuoto della politica? Secondo noi la risposta è chiara: ricostruire una partecipazione popolare per una nuova liberazione per il nostro paese, in grado di chiudere la triste storia recente e aprire una nuova fase, dove la politica sia in grado di migliorare le condizioni di tutti e ognuno, non il contrario. Per questo andremo oltre il ddl Gelmini, il 14 dicembre in tutta Italia dimostreremo che gli unici “senza fiducia” siedono in parlamento, mentre noi restiamo qui per costruire dal basso la nostra alternativa alla fuga.


niversità

martedì 30 novembre 2010

www.retedellaconoscenza.it

III

Il Colosseo La Torre

Filippo Ortona Il primo giorno di lezione, 5 ottobre 2010, più di 600 studenti partecipano all’assemblea di ateneo. Nelle settimane successive si moltiplicano le assemblee di facoltà, coinvolgendo migliaia di studenti. Il 17 novembre 2010, a un anno dall’occupazione del rettorato, il corteo universitario occupa palazzo Campana, storico focolaio del ‘68, mentre gli studenti medi si siedono sui binari di Porta Nuova. Palazzo Campana rimarrà occupato per 4 giorni con blocco della didattica, pratica che non veniva adottata dai movimenti torinesi dagli anni ‘70. Dall’occupazione parte un appello a tutti gli atenei, con l’invito a mobilitarsi per bloccare l’iter del ddl. Dal lunedì successivo l’occupazione si sposta a palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche, assieme ai ricercatori che salgono sul tetto. I cortei dei giorni successivi occupano per tre volte le stazioni, bloccano per ore incroci, entrano nella Mole Antonelliana, sfilano davanti alle istituzioni. A Torino siamo stati forse tra i primi ad accorgerci di cosa stesse succedendo al nostro futuro, e siamo determinati a riprendercelo.

© ANSA/DI MARCO

Elena Monticelli Il rettore Frati decide di non azzardare: annullata infatti l’inaugurazione dell’anno accademico alla Sapienza previsto per venerdì mattina, una decisione che non fu presa nemmeno 2 anni fa durante il movimento dell’Onda. In due giorni la partecipazione infatti è aumentata vertiginosamente, determinando l’occupazione di 5 facoltà e cortei paragonabili a quelli dell’Onda. Il 25 novembre, mentre venivano occupate la Torre di Pisa e la Mole Antonelliana, il nostro corteo romano si è diretto verso il Colosseo e l’ha occupato intonando “E ora i leoni siamo noi!” scavalcando i tornelli in centinaia sotto l’applauso di turisti e scolaresche. Probabilmente fino a qualche giorno fa qualcuno pensava ancora che gli studenti non sarebbero nuovamente riusciti a tornare padroni della scena, protagonisti delle vicende politiche del paese. Invece il coraggio che tutti abbiamo dimostrato nelle diverse città ha smentito con forza questa convinzione. Questa non è una semplice mobilitazione contro una riforma, ma assume sempre più il carattere di una presa di parola pubblica di un’intera generazione.

© Angelo/LaPresse

Roma Pisa

e r b m e v o n 5 2 monumenti studenteschi

Ettore Bucci “Quale eccellenza fra queste macerie?” Lo striscione appeso nella tarda mattinata del 29 ottobre sulla Scuola Normale Superiore, occupata per la prima volta nella sua storia bicentenaria, è apice di un lungo autunno di mobilitazione. Notti bianche di protesta, appuntamenti assembleari, occupazione del Rettorato, partecipazione al corteo indetto dalla FIOM a Roma. Le prospettive per costruire un’altra idea di Università, infatti, non possono prescindere dalla costruzione di un orizzonte ampio di lotta. In tal senso, il blocco della didattica, le occupazioni delle facoltà (ben sette su undici dell’Ateneo), le azioni in città sono state e saranno strumenti forti di coinvolgimento e opposizione sostanziale: la presa della Torre Pendente, il corteo sui binari dalla stazione di San Rossore a Pisa Centrale, l’occupazione dei ponti col blocco della mobilità cittadina, l’occupazione dell’Aeroporto. Un’analisi politica lungimirante, la necessità della formulazione di una alternativa, l’internità alle dinamiche della mobilitazione saranno le cifre del nostro impegno, oggi e domani, per non restare alla finestra e per far sorgere, dalle macerie di un Paese in crisi, una diversa idea di cittadinanza e di partecipazione. Maurzio Marinaro La mattina del 25 novembre arriviamo in facoltà per continuare la battaglia contro il ddl Gelmini. Il giorno precedente abbiamo paralizzato la circolazione di Padova. Siamo stanchi e contenti. Dobbiamo inventarci qualcosa di nuovo, ci serve qualcosa di imprevedibile. Vogliamo stupire. A mezzogiorno arriva una notizia: hanno occupato il Colosseo e la torre di Pisa. Dobbiamo salire sul Santo. Ora però viene la parte interessante: davanti alla basilica di Sant’Antonio ci sono Digos e Carabinieri ad aspettarci. Un centinaio di persone si dirigerà verso il Santo partendo da Prato della Valle mentre un paio ragazzi arriveranno da dietro e si arrampicheranno sulle impalcature che coprono la facciata della basilica. Non siamo sicuri che la polizia abboccherà. E invece ce la facciamo. La gente inizia ad avvicinarsi per capire cosa stia succedendo, stanno tutti con il naso all’insù mentre viene srotolato lo striscione sopra gli archi rampanti. Ci dicono che stiamo facendo bene, tutti quelli che passano. Ci riprendiamo i monumenti: la nostra storia. Ci riprendiamo il nostro Futuro!

Torino Padova

La mole

Il santo


In movimento

www.retedellaconoscenza.it

martedì 30 novembre 2010 © NICOSIA/ansa

Pratiche

Fantasia radicale Federico Del Giudice Le piazze di questi giorni hanno avuto un ruolo nel mostrare come i movimenti abbiano modificato il loro approccio alla contestazione. Il classico corteo e le occupazioni dei luoghi di formazione, espressione della forza dei movimenti e che ricalcano la militarizzazione di popolo tipico dei movimenti di massa del ‘900 sono stati affiancati da un corollario di azioni e pratiche diversificate. A prevalere è la forte spontaneità, mobilità e imprevedibilità delle azioni, in un continuo mordi e fuggi. Dal flash mob che stupisce la cittadinanza focalizzando l’argomento della mobilitazione, al corteo che irrompe nei luoghi della cultura senza preavviso sono tutte mobilitazioni che coinvolgono obiettivi simbolici e ne costruiscono un immaginario come è stato fatto con i simboli culturali delle città come la Torre di Pisa, il Colosseo, la Mole Antonelliana. Con l’occupazione improvvisa di questi luoghi il movimento studentesco è riuscito a costruire un immaginario basato sulla contrapposizione tra il crollo avvenuti agli scavi di Pompei e la centralità che gli studenti vogliono dare alla cultura e ai suoi simboli più famosi. Abbiamo visto un superamento della dicotomia violenza non-violenza con pratiche tese a costruire una nuova cittadinanza incentrato sulla riappropriazione degli spazi che sono stati svuotati di senso dall’azione governativa. I mesi che hanno preceduto il movimento studentesco hanno visto la spasmodica ricerca di rinnovate forme di partecipazione tese alla nascita di proposte collettive condivise. Le occupazioni di scuole e facoltà hanno visto una centralità della condizione degli stessi protagonisti di quest’ondata di mobilitazione. Rimettere al centro, in uno studio di sé, la condizione collettiva in cui versano i luoghi della formazione, gli studenti e l’Italia intera ha fatto in modo di giungere con proposte concrete per un miglioramento tangibile della situazione sociale presente in Italia.

Migranti sulle gru è l’ora dei diritti

E

spulsi dall’Italia i due egiziani che per 17 giorni sono rimasti in cima a una gru di Brescia, durante la protesta iniziata lo scorso 30 ottobre, contro il mancato rilascio del permesso di soggiorno e per chiedere una sanatoria per tutti gli immigrati che lavorano. Oggi la situazione si è evoluta in tema di immigrazione. Dopo le mobilitazioni di Brescia e l’occupazione della Torre in via Imbonati di Milano, si sono aperte nuove discussioni in merito alla sanatoria. Intanto possiamo affermare che non sussistono automatismi tra la denuncia presentata da parte delle persone truffate ed il possibile parere positivo

Oggi la situazione si è evoluta in tema di immigrazione, dopo le mobilitazioni si sono aperte nuove discussioni in merito alla sanatoria Monica Usai delle Procure, rivolto alle questure, al fine che rilascino il titolo di soggiorno. Solo in particolari casi, questo è stato possibile date le circostanze specifiche come l’evidente esistenza di vere e proprie associazioni a delinquere e in altri casi date le ampie e partecipate mobilitazioni di migranti e associazioni a sostegno. In ogni caso l’applicazione attuale della normativa vigente esprime il fatto che

se un cittadino straniero, ancora in fase di emersione, denuncia il datore di lavoro o chi lo possa aver truffato, non ottiene un permesso di soggiorno direttamente, anzi rischia di riscontrare contestazioni di reato. Le mobilitazioni in corso e quelle che stanno via via prendendo forma da parte di immigrati e associazioni, insieme all’impegno di personalità competenti in tema di migrazione, possono essere in grado di portare avanti una battaglia che è nelle condizioni di aprire scenari inediti rispetto ai diritti di persone non solo sfruttate, ma anche truffate, contro una sanatoria che oggi ancor più di ieri si dimostra essere una vera e propria truffa fin dall’inizio.

AltraRiforma

è partita la carovana

L

a Carovana dell’AltraRiforma è partita. Dopo l’appello lanciato a fine ottobre da studenti (LINK-Coordinamento Universitario, Ateneo Controverso di Cosenza, Sinistra Per di Pisa e Studenti di Sinistra di Firenze), dottorandi (ADI), precari (Coordinamento Precari dell’Università), ricercatori (Rete 29 aprile) e personale tecnico-amministrativo (FLC-CGIL), il percorso partecipato di costruzione di una riforma dal basso dell’università è iniziato. Domenica 21 novembre, un’assemblea con delegazioni da diverse città, ospitata dall’occupazione di Palazzo Campana a Torino, ha iniziato la discussione. Il documento elaborato dall’assemblea, primo passo verso la costruzione dell’AltraRiforma, si può leggere su www.altrariforma.it e su www.coordinamentouniversitario.it. Le proposte co-

Ospitata dall’occupazione di palazzo Campana a Torino ha iniziato la discussione sull’università che vogliamo prono molti dei punti chiave dell’università italiana. Si parte del diritto allo studio, con la proposta di una legge quadro nazionale che stabilisca i livelli essenziali delle prestazioni erogati dalle Regioni, la rivendicazione della copertura totale delle borse, le convenzioni sui trasporti, l’istituzione di una “borsa preventiva” nazionale alla fine delle superiori, la carta di cittadinanza studentesca. Si rilancia sul tema della governance e della partecipazione, rivendicando la rappresentanza di tutte le componenti universitarie negli organi collegiali, l’introdu-

zione di specifici strumenti di democrazia diretta come il referendum studentesco e la petizione agli organi collegiali, l’adozione dello Statuto dei diritti delle studentesse e degli studenti. Si richiedono congrui finanziamenti all’università, in grado di garantire una programmazione, bilanci trasparenti, una contribuzione studentesca equa e progressiva. Si coinvolgono tutte le categorie, dei dottorandi che rivendicano la copertura totale delle borse, ai precari in lotta per un contratto unico pre-ruolo, ai ricercatori che vogliono abbattere le barriere baronali costruendo un ruolo unico della docenza.Soprattutto, si cambia il metodo: a differenza del ddl Gelmini, questo non è un testo sacro intoccabile, ma solo la prima tappa di un percorso di discussione ed elaborazione collettiva. La Carovana dell’AltraRiforma continua...

IV

Acqua benecomune È passato ormai un anno dall’approvazione del decreto Ronchi. In questi mesi abbiamo lottato, con il Forum italiano dei movimenti per l’acqua, siamo stati nelle piazze italiane per raccogliere le firme per il referendum, abbiamo portato e discusso l’argomento nelle scuole e nelle università. Sono più di un milione e quattrocentomila le persone che hanno firmato in favore dell’acqua pubblica. Queste persone hanno firmato perché hanno capito che l’acceso ad un bene primario come l’acqua è prima di tutto una battaglia di civiltà. È intollerabile l’idea di vendere al mercato la fonte primaria della vita, come è intollerabile una normativa come il decreto Ronchi che ne sancisce la privatizzazione nel nostro paese. La battaglia per l’acqua è stata, in questi mesi, non solo la battaglia per un “bene comune” ma “la battaglia comune” che è riuscita ad unire movimenti, società civile e individui come non accadeva da anni. Firmando per il referendum abbiamo affermato il nostro diritto a esprimerci in modo democratico sulla gestione di un bene come l’acqua. Tuttavia non è ancora abbastanza. Il Forum dei movimenti dell’acqua sta lanciando una campagna per fare pressione sul governo affinché approvi un procedimento di moratoria sulle scadenze del decreto Ronchi entro e non oltre il 31 dicembre 2010. Le scadenze previste dall’art. 23 bis della legge n. 133/2008 rischiano di accelerare i processi di privatizzazione in corso; è fondamentale quindi che vengano posticipate a dopo il referendum. Inoltre, in caso di elezioni anticipate, la scadenza referendaria (per ora prevista per la primavera del 2011) verrebbe posticipata ulteriormente di un anno. La vera battaglia per l’acqua comincia adesso: continueremo a presidiare i comuni, le piazze, le scuole, le università per la moratoria e per una gestione pubblica e partecipata del servizio idrico, per fermare lo sciacallaggio dei privati e delle grandi multinazionali, per difendere i beni comuni. La stessa Assemblea delle Nazioni Unite, ha riconosciuto quest’anno - con il voto favorevole del Governo italiano - che «l’acqua potabile è un diritto fondamentale, essenziale per il pieno godimento del diritto alla vita e di tutti i diritti dell’uomo» ed ha rivolto l’invito agli Stati ed alle Organizzazioni internazionali a fornire tutte le risorse finanziarie per renderla tale.È giunto il momento di porre fine alla propaganda e alle menzogne del governo. In questo mese il Forum dei movimenti per l’acqua sta organizzando banchetti, volantinaggi e presidi che culminerà con la giornata di mobilitazione nazionale del 4 dicembre. Come Rete della Conoscenza organizzeremo presidi democratici, assemblee di sensibilizzazione, flash mob, sit-in, teatrini itineranti, ecc. Facciamo del 4 dicembre anche la nostra giornata di mobilitazione, facciamoci portavoce della resistenza al processo di privatizzazione imperante, dei saperi come dell’acqua.


Intervista

V Rete della Conoscenza

martedì 30 novembre 2010

Idee Parla il direttore di Micromega. Come finirà Berlusconi: «Sarà la risultante geometrica delle diverse spinte, cioè delle lotte. Non bisogna limitarsi a fare gli spettatori o i tifosi. Bisogna essere cittadini, cioè agire»

D’Arcais: «Liberiamoci dal berlusconismo» P

artiamo dalla notizia del giorno: WikiLeaks. Per un italiano minimamente informato, le rivelazioni su Berlusconi non hanno niente di sconvolgente. L’impressione è che a essere minata sia soprattutto la credibilità del governo italiano come interlocutore all’estero.

Che riflessi può avere ora questa vicenda sulla crisi di governo? Come legge i movimenti in atto in questi giorni: Fini che fa marcia indietro e contemporaneamente i finiani che criticano Berlusconi... Come finirà? Per principio le previsioni le lascio sempre a Nostradamus. Come finirà sarà la risultante geometrica delle diverse spinte, cioè delle lotte. Non bisogna limitarsi a fare gli spettatori o i tifosi di una parte. Bisogna essere cittadini, cioè agire. Va esattamente in questo senso la nostra proposta di una grande mobilitazione della società civile il 14 dicembre, perché siano i cittadini, e non solo una parte della sua maggioranza, a chiedere le dimissioni di Berlusconi. È questa la proposta che arriva dagli studenti? Sì, c’è già stato un appello comune, elaborato all’interno del percorso “Uniti contro la crisi”, e noi come Rete della Conoscenza l’abbiamo rilanciato su scuola e università. Credo che sia una proposta intelligente, che viene incontro a una necessità. Se non si muove la società civile, le opposizione parlamentari a Berlusconi, al cui interno possiamo ormai intendere anche Fini, faranno quello che hanno sempre fatto, cioè mezzo passo avanti e due indietro. Credo che l’iniziativa del movimento studentesco vada appoggiata e sostenuta in ogni modo. Ci deve coinvolgere pienamente. Alcuni commentatori leggono in questa crisi, con la probabile fine del berlusconismo, anche la fine della seconda repubblica, con l’apertura di una fase completamente nuova, mentre altri evidenziano come le modalità in cui si sta svolgendo la crisi sono quelle tipiche degli ultimi 15 anni: personalizzazione esasperata, attenzione su dettagli da politica-spettacolo più che sui problemi reali del paese, la stessa politica autore-

«Credo che l’iniziativa del movimento studentesco vada appoggiata e sostenuta in ogni modo. Ci deve coinvolgere pienamente »

© MONTANI/ansa

Il fatto rilevante è che quello che l’opinione pubblica democratica sostiene da anni, cioè che Berlusconi sia una sorta di fan e portavoce di Putin in occidente, è anche l’opinione del governo degli Stati Uniti. Da questo punto di vista non c’è nessuna notizia, ma c’è il fatto clamoroso che quanto è stato in Italia un punto di vista estremista, giustizialista, girotondino e tutti gli altri epiteti da parte del regime, sia invece condiviso del dipartimento di stato americano.

ferenziale e scollegata dalla realtà a cui ci siamo abituati negli ultimi anni. Come ne usciamo? In primo luogo vorrei mettere in guardia contro il facile ottimismo rispetto alla fine del regime di Berlusconi con la fine di Berlusconi. Berlusconi farà “carte false” di ogni genere per mantenere il potere e trasformarlo in una vera e propria dittatura. Questo pericolo verrà sventato solo il giorno in cui Berlusconi non solo non sarà più al governo, cosa per la quale basta la sfiducia di una camera, ma quando avrà dovuto restituire al pluralismo l’attuale proprietà bulgara sulla televsione, quando sarà operante e aggiornata la legge sul conflitto d’interessi che risale al 1957 e che invece è stata disapplicata in modo bipartisan, quando le leggi ad personam che hanno garantito l’impunità per i crimini suoi e dei suoi amici, saranno state abrogate e quando sarà stata approvata una nuova legge elettorale non truffa. Solo a quel punto, che ancora non è alle viste, potremo e dovremo affrontare il problema della partitocrazia autoreferenziale e delle forme istituzionali della partecipazione dei cittadini sovrani alla vita politica. In questi giorni il dibattito parlamentare sul ddl Gelmini, in cui le varie posizioni delle forze in campo non riguardano mai il merito della legge ma solo il gioco dei ricatti al governo, è in linea con una tendenza più ampia, che vede costantemente sacrificate e ignorate dalla politica la questione generazionale e la vertenza al futuro che abbiamo lanciato. Come si spiega questo disinteresse totale verso le condizioni di vita di milioni di italiani? Ci sono due questioni rimosse da anni. La prima è l’eguaglianza sociale, parola ormai impronunciabile anche a sinistra, come se avesse senso una sinistra che

«Vorrei mettere in guardia contro il facile ottimismo rispetto alla fine del regime di Berlusconi con la fine di Berlusconi» non si ponga il problema di una maggiore eguaglianza sociale. La seconda è una parte di questa, ed è la questione generazionale, la mancanza di futuro per le nuove generazioni, con le solite eccezioni di chi è ammanicato e ha santi in paradiso. Da questo punto di vista credo che il movimento degli studenti, con l’iniziativa dei 14 dicembre, dimostri di aver capito che non può restare chiuso all’interno delle università e delle scuole ma deve intervenire anche su problemi politici generali. Credo che debba poi, sul piano di scuola e università, essere capace di proporre riformare egualitarie che dimostrino anche maggiore efficienza che quelle “padronali” della controriforma Gelmini.

Ad esempio? Nel ‘68 noi facemmo un unico vero errore: quello del 18 politico, cioè del voto uguale per tutti, della promozione assicurata. In quel modo confondevamo un problema cruciale, la selezione di classe, con una soluzione che consolidava la selezione di classe, perché l’unica alternativa alla selezione di classe è la selezione meritocratica. Senza di questa, un figlio di papà che se ne frega di studiare seriamente e un fuori sede che si impegna duramente entrano all’università con chance di lavoro futuro mostruosamente asimmetriche ed escono dall’università con la stessa mostruosa asimmetria. L’unico correttivo è una selezione meritocratica che penalizzi il figlio di papà nullafacente e moltiplichi le possibilità professionali del fuori sede meritevole. So perfettamente che la parola meritocrazia gode di una cattiva fama verso i libertari ed egualitari che tutti dovremmo essere ma solo perché di queste parole, come di molte altre, si sono appropriati coloro che in realtà la calpestano. Meritocrazia significa in primo luogo un sistema vastissimo di borse di studio. Men-

Chi è Paolo Flores d’Arcais È ricercatore universitario di filosofia morale presso il dipartimento di Studi filosofici ed epistemologici della facoltà di Filosofia dell’Università di Roma “La Sapienza”. Inizia presto ad occuparsi di politica nell’organizzazione giovanile del Partito Comunista Italiano, ma presto viene espulso dalla FGCI per la sua prolungata e grave attività frazionistica, cioè per la sua doppia militanza nella FGCI e nella Quarta Internazionale trotzkista. Dopo esser stato uno dei protagonisti del “Sessantotto” romano, approda a posizioni di riformismo radicale. Tra i promotori della breve stagione dei girotondi. Attualmente direttore di Micromega da wikipedia.it

tre i finti meritocrati di regime le stanno tagliando in modo assassino. Significa anzi porre il problema del salario di cittadinanza, fin qui posto solo dalla FIOM di Landini, giudicata oggi dal regime l’organizzazione “eversiva” per eccellenza. Significa ristrutturare profondamente i corsi di studio, la selezione dei docenti e il potere amministrativo delle università in una direzione opposta a quella che il regime e la controriforma Gelmini hanno in mente.

«Nel ‘68 noi facemmo un unico vero errore: quello del 18 politico, cioè del voto uguale per tutti, della promozione assicurata»

Rete della conoscenza Via IV Novembre 98, 00187, Roma www.retedellaconoscenza.it tel/ 0669770328 retedellaconoscenza@gmail.com Coordinamento editoriale a cura di: Lorenzo Zamponi hanno collaborato: Roberto Iovino, Roberto Campanelli, Angelo Buonomo, Enrico Consoli, Nicola Tanno, Andrea Aimar, Federico Del Giudice, Cinzia Longo Grafica: Filippo Riniolo Chiuso in redazione alle ore 19.00 La Rete della Conoscenza è il network promosso da Unione degli Studenti e Link-Coordinamento Universitario www.unionedeglistudenti.it www.coordinamentouniversitario.it

Rete della Conoscenza - 30 Novembre  

Il numero uscito in occasione delle manifestazioni contro il DDL Gelmini

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you