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le proposte delle studentesse e degli studenti

per il vero cambiamento

onda d'urto: SCUOLE E UNIVERSITĂ

controcorrente

#16nov #agitiamoci


Le proposte degli studenti al governo peril vero cambiamento

Indice I dati sul diritto allo studio e gli investimenti pubblici in Istruzione Il diritto allo studio tra scuola e università La legge nazionale sul diritto allo studio scolastico La legge nazionale sul diritto allo studio universitario Superare l’alternanza scuola lavoro Il Codice etico Investire concretamente nell’edilizia scolastica per la sicurezza degli studenti Superare il numero chiuso e investire nella Ricerca Investire sulla formazione per la qualità del Sistema Sanitario Nazionale Rispettare gli impegni: il concorso FIT Cultura per tutte e tutti Le risorse per investire sul futuro Sintesi delle misure e delle relative coperture finanziarie

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Ora i conti li fate con noi!

I dati sul diritto allo studio e gli investimenti pubblici in Istruzione In Italia l’istruzione è sempre più un privilegio, piuttosto che un diritto. I costi per l’accesso alla scuola e all’università sono infatti sempre più insostenibili, mentre il numero di coloro che abbandonano gli studi è tra i più elevati d’Europa. Questa esclusione di massa dai percorsi formativi è ancor più grave in un Paese che presenta livelli di istruzione della popolazione tra i più bassi dell’Unione Europea ed un tessuto produttivo sempre più incapace di generare innovazione, sviluppo sostenibile e occupazione di qualità – tutti obiettivi raggiungibili solamente tramite l’accesso universale ai saperi. La dispersione scolastica è al 14.7% nel 2017, a fronte di una media europea dell’11%. Questo dato si intreccia alla diffusione della povertà nel Paese, in particolare tra i giovani. E’ infatti dimostrato che vi è una stretta correlazione tra la condizione di povertà, l’insuccesso formativo e la dispersione o l’abbandono scolastico (OECD, Equity in education 2018). Questa correlazione è presente tanto nella scuola quanto nell’università. Nel nostro Paese l’istruzione non solo vede degli ostacoli economici all’accesso – come i 1200 euro mediamente necessari per libri e corredo scolastico oppure una contribuzione universitaria media di 1250 euro annui – ma anche l’incapacità di abbattere le diseguaglianze cognitive tra chi proviene da condizioni economiche differenti. Sostanzialmente, al netto dei costi diretti per affrontare gli studi, i figli delle classi medio-alte dispongono di maggiori strumenti economici, culturali e socia-

li per avere successo negli studi, mentre coloro che provengono da famiglie povere o del lavoro non qualificato affrontano maggiori difficoltà nel perseguimento degli studi. L’istruzione italiana non solo ha smesso di essere strumento di emancipazione sociale, ma tramite barriere economiche, una valutazione ingiusta e una carenza di strumenti per la didattica inclusiva, è ormai uno strumento di riproduzione e ampliamento delle diseguaglianze. Questa trasformazione elitaria dei luoghi della formazione corrisponde ad un modello di sviluppo del Paese fondato sulla svalutazione del lavoro e lo scarso investimento in innovazione. Secondo l’OCSE in Italia è più facile trovare lavoro con un diploma piuttosto che con una laurea, mentre la percentuale italiana di lavoratori che ha un titolo di studio superiore a quanto richiesto dal posto di lavoro è tra le più elevate d’Europa (OECD, 2015). Se confrontiamo la spesa pubblica per studente di Francia, Germania e Italia notiamo che vi é una forte differenza tra le risorse destinate all’investimento sulla formazione. Questi sono due dati che dimostrano la tendenza ad uno sviluppo orientato alla dequalificazione del lavoro, come si evince anche dai dati sull’occupazione che mostrano quanto stiano crescendo i contratti a tempo determinato, così come mostra la stagnazione dei salari negli ultimi decenni. Le aziende richiedono lavoratori meno formati, più ricattabili e meno pagati, in modo da ridurre i costi di produzione e aumentare i profitti senza destinare una parte sufficiente agli investimenti necessari per competere nell’economia globale. Il risultato di questi processi nel mondo della formazione e del lavoro è stato l’esplosione della povertà e delle diseguaglianze nel Paese. Secondo Save the Children un milione di bambini

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Le proposte degli studenti al governo peril vero cambiamento nel nostro Paese soffre la fame, mentre secondo l’ISTAT sono più di 5 milioni i poveri assoluti, un record raggiunto nel 2017. La situazione dell’istruzione e del mercato del lavoro è il frutto di politiche anti-sociali portate avanti negli ultimi decenni, che hanno privilegiato una minoranza della popolazione a scapito della maggioranza.

imprese e i più ricchi, spesso indiscriminatamente e senza criteri di redistribuzione. Se teniamo come riferimento la spesa pubblica in istruzione e ricerca del 2008 pari a 61,9 miliardi, nel corso degli anni fino al 2016 la minore spesa per questo settore é arrivata a 22,2 miliardi di minori risorse messe a disposizione per il sistema

Negli anni siamo scesi in piazza contro le riforme dell’istruzione che hanno dequalificato i nostri percorsi formativi, sottratto risorse alla nostra formazione, imposto ostacoli economici contro il diritto allo studio: tutte politiche che hanno subordinato l’istruzione ad un modello economico e sociale profondamente ingiusto.

formativo (ISTAT, Conti nazionali, dicembre 2017). Nel 2008 la spesa pubblica in istruzione e ricerca corrispondeva al 3,73% del PIL, mentre nel 2015 la percentuale é scesa al 3,34%, con una riduzione media annua del 0,05%. Nello stesso periodo la Germania ha aumentato la percentuale di investimenti pubblici in istruzione e ricerca rispetto al PIL, arrivando nel 2015 al 3,62%; la Francia ha visto una piccola riduzione ma si attesta al 4,53% comunque a livelli superiori rispetto all’Italia (OECD, 2018). Le risorse sottratte al settore dell’Istruzione e della Ricerca non sono state ripristinate da nessun Governo in seguito ai tagli operati dal Governo Berlusconi nel periodo 2008-2011. Ora si annuncia un cambia-

Quando scoppiò la crisi finanziaria del 2008, ed in seguito la “crisi del debito sovrano”, i costi delle politiche di austerità adottate dai Governi in carica negli ultimi 10 annisi sono tradotti nel costante disinvestimento in istruzione e ricerca, destinando invece le maggiori risorse disponibili alla riduzione del carico fiscale per le

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Ora i conti li fate con noi! mento radicale delle politiche e del futuro del Paese, ma nel Documento Programmatico di Bilancio 2018 é prevista una ulteriore riduzione della percentuale di PIL destinata all’Istruzione, da una media del 3,6% nel periodo 2014-18 al 3,5% nel 2019 (pag. 16). Tuttavia non può esistere un reale cambiamento che non passi da un rinnovato e ambizioso piano di investimento sull’istruzione, la ricerca scientifica e la cultura, fattori fondamentali della crescita economica all’interno della cd. Quarta rivoluzione industriale (Indagine della X Commissione della Camera, 2016).

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Le proposte degli studenti al governo peril vero cambiamento

Diritto allo studio tra scuola e università Secondo l’Eurostat in Italia nel 2016 il 62,5% degli studenti ha avuto difficoltà nel pagare gli studi, un dato di oltre 20 punti superiore alla media europea (Eurostat, 2018). Le problematiche riguardanti l’accesso all’Istruzione sono differenti tra gli studenti della scuola e quelli dell’università, ma restano all’interno di un complessivo aumento degli ostacoli economici per l’accesso all’istruzione che é stato favorito dalle politiche degli ultimi 10 anni. Per questo motivo é necessario garantire una inversione di tendenza e rilanciare il finanziamento degli strumenti per garantire il diritto allo studio, tramite il quale si può contrastare la diffusione della povertà, del lavoro “povero” e favorire l’inclusione sociale.

Legge per il diritto allo studio scolastico Nel nostro Paese manca una legge organica che preveda i livelli minimi delle prestazioni da erogare per il diritto allo studio per la scuola secondaria superiore. Con le nostre proposte é possibile formulare una normativa nazionale complessiva per abbattere gli ostacoli economici e sociali per l’accesso all’istruzione tramite l’intervento sui costi diretti e indiretti collegati al percorso formativo. Servizi Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle rispettive competenze e nei limiti delle effettive disponibilità finanziarie, umane e strumentali disponibili a legislazione vigente, programmano gli interventi per il sostegno al diritto allo studio delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti al fine di fornire, su tut-

to il territorio nazionale, i seguenti servizi: a) servizi di trasporto e forme di agevolazione della mobilità; b) servizi di mensa; c) fornitura dei libri di testo e degli strumenti didattici indispensabili negli specifici corsi di studi; d) servizi per le alunne e gli alunni, le studentesse e gli studenti ricoverati in ospedale, in case di cura e riabilitazione, nonché per l’istruzione domiciliare. Beneficiari I servizi di cui al punto precedente sono erogati in forma gratuita ovvero con contribuzione delle famiglie a copertura dei costi. In caso di contribuzione delle famiglie, gli enti locali individuano i criteri di accesso ai servizi e le eventuali fasce tariffarie in considerazione del valore dell’indicatore della situazione economica equivalente, di seguito denominato ISEE, ferma restando la gratuità totale qualora già prevista a legislazione vigente. Tasse scolastiche Le studentesse e gli studenti del quarto e del quinto anno dell’istruzione secondaria di secondo grado sono esonerati dal pagamento delle tasse scolastiche in considerazione di fasce ISEE determinate con decreto del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, adottato previa intesa in sede di Conferenza Unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281. Il decreto determina il valore dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) al di sotto del quale le tasse scolastiche non sono dovute, in tutto o in parte, nel limite massimo di una prevista minore entrata pari ad euro 20 milioni. Il beneficio di cui al periodo precedente è riconosciuto ad istanza di parte nella quale è indicato il valore dell’ISEE riferito all’anno solare precedente a quello nel

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Ora i conti li fate con noi! corso del quale viene richiesto l’esonero. La disposizione di cui al comma precedente si applica a decorrere dall’anno scolastico 2018/2019 per gli studenti iscritti alle classi quarte della scuola secondaria di secondo grado e a decorrere dall’anno scolastico 2019/2020 per gli studenti iscritti alle classi quinte della scuola secondaria di secondo grado. Ai maggiori oneri di cui ai precedenti punti, valutati in 7 milioni di euro per l’anno 2018 e 20 milioni di euro a decorrere dall’anno 2019, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all’articolo 1, comma 202, della legge 13 luglio 2015, n. 107. Servizi di trasporto e forme di agevolazione della mobilità Nella programmazione dei servizi di trasporto e delle forme di agevolazione della mobilità, per le alunne e gli alunni, le studentesse e gli studenti sono incentivate le forme di mobilità sostenibile in coerenza con quanto previsto dall’articolo 5 della legge 28 dicembre 2015, n. 221. Le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle rispettive competenze, assicurano il trasporto delle alunne e degli alunni delle scuole primarie statali per consentire loro il raggiungimento della più vicina sede di erogazione del servizio scolastico. Il servizio è assicurato su istanza di parte e dietro pagamento di una quota di partecipazione diretta. Servizi di mensa Fermo restando quanto disposto, in relazione al tempo pieno, dall’articolo 130, comma 2, del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, laddove il tempo scuola lo renda necessario, alle alunne e agli alunni delle scuole pubbliche dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado sono erogati, nelle modalità di cui all’articolo 3, servizi di mensa, attivabili a richiesta degli interessati.

Libri di testo e strumenti didattici A favore delle alunne e degli alunni delle scuole primarie devono essere forniti gratuitamente i libri di testo e gli altri strumenti didattici, ai sensi dell’articolo 156, comma 1, del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297. Per le studentesse e gli studenti iscritti ad un corso di studi secondario di primo e secondo grado, fermo restando quanto già garantito dall’articolo 27 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, le istituzioni scolastiche, nel rispetto della normativa vigente in materia di diritto d’autore, possono promuovere servizi di comodato d’uso gratuito per la fornitura di libri di testo e di dispositivi digitali per le studentesse e gli studenti, stipulando specifiche convenzioni in accordo con gli enti locali. Per ciascuno degli anni scolastici 2019/2020, 2020/2021 e 2021/2022 sono stanziati 10 milioni di euro per sussidi didattici di cui all’articolo 13, comma 1, lettera b) della legge 5 febbraio 1992, n. 104, per le istituzioni scolastiche che accolgano alunne e alunni, studentesse e studenti con abilità diversa, certificata ai sensi della legge 5 febbraio 1992, n. 104. Al maggiore onere si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all’articolo 1, comma 202, della legge 13 luglio 2015, n. 107. Per concorrere alle spese sostenute e non coperte da contributi o sostegni pubblici di altra natura per l’acquisto di libri di testo e di altri contenuti didattici, anche digitali, relativi ai corsi di istruzione scolastica fino all’assolvimento dell’obbligo di istruzione scolastica, la dotazione finanziaria del fondo di cui all’articolo 1, comma 258, della legge 8 dicembre 2015, n. 208, è incrementata di 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019 e 2020. Al maggiore onere si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all’articolo 1, comma 202, della legge 13 luglio 2015, n. 107. Gli enti locali erogano i benefici di cui

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Le proposte degli studenti al governo peril vero cambiamento al presente articolo anche in collaborazione con le istituzioni scolastiche. Scuola in ospedale e istruzione domiciliare Per garantire il diritto all’istruzione delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti ricoverati in ospedale, in case di cura e riabilitazione e il diritto all’istruzione domiciliare è assicurata l’erogazione dei servizi e degli strumenti didattici necessari, anche digitali e in modalità telematica, nel limite della maggiore spesa di euro 2,5 milioni annui a decorrere dall’anno 2019. Con provvedimento del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca sono stabiliti annualmente i criteri per il riparto delle risorse destinate a tali interventi. Alla maggiore spesa di cui al comma 1 si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui alla legge 18 dicembre 1997, n. 440. I servizi di cui al comma 1 sono garantiti nei limiti dell’organico dell’autonomia, come determinato dall’articolo 1, comma 64, della legge 13 luglio 2015, n. 107, e senza nuovi o maggiori oneri derivanti dall’assunzione di personale a tempo determinato, ulteriore rispetto al contingente previsto dall’articolo 1, comma 69, della legge 13 luglio 2015, n. 107. Borse di studio Al fine di contrastare il fenomeno della dispersione scolastica, è istituito nello stato di previsione del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca il Fondo unico per il welfare dello studente e per il diritto allo studio, per l’erogazione di borse di studio a favore degli studenti iscritti alle istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado, per l’acquisto di libri di testo, per la mobilità e il trasporto, nonché per l’accesso a beni e servizi di natura culturale. Al maggiore onere derivante, pari a 500 milioni di euro a partire dall’anno 2019, si provvede

mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all’articolo 1, comma 202, della legge 13 luglio 2015, n. 107. I contributi sono esenti da ogni imposizione fiscale e sono erogati per il tramite del sistema di voucher associato alla Carta dello Studente. Con decreto del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, adottato previa intesa in sede di Conferenza Unificata ai sensi dell’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, è determinato annualmente l’ammontare degli importi erogabili per la singola borsa di studio, le modalità per la richiesta del beneficio e per l’erogazione delle borse di studio, nonchè il valore dell’ISEE per l’accesso alla borsa di studio.

Legge per il diritto allo studio universitario Borse di studio Il nostro Paese presenta ancora la scandalosa figura di idoneo non beneficiario come risultato dell’assenza di finanziamenti nazionali sufficienti a garantire a tutti gli idonei l’erogazione dei servizi. La priorità assoluta é quindi l’erogazione delle risorse mancanti, da raggiungersi con l’aumento del finanziamento al Fondo integrativo statale (FIS) per il 2018 di 30 milioni, e di 60 milioni dal 2019; é inoltre necessario dare attuazione alla norma del D.L. 104/2013 in materia di destinazione dei fondi derivanti dalle confische per reati connessi all’associazione mafiosa: la liquidità derivante dalle confische va destinata all’aumento del FIS. Per quanto riguarda il FIS, é inoltre necessaria una revisione della procedura di ripartizione dei fondi, in modo da garantire una tempestiva erogazione dei servizi ed evitare costi e disagi ingiustificati agli studenti. L’Italia risulta uno dei Paesi con il minor numero di borse di studio erogate, un dato causato dall’insufficienza dei fondi

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Ora i conti li fate con noi! e dai criteri di accesso ai servizi ingiustamente restrittivi. Con il fine di aumentare il numero di borse erogate e di estendere la garanzia del diritto allo studio, é necessario aumentare la soglia dell’ISEE necessaria all’idoneità a 28.000 euro. Contemporaneamente é necessario eliminare il criterio dell’ISPE, un indicatore discriminante e del tutto inadeguato a rappresentare le reali possibilità economiche di accedere all’università: la proprietà di un immobile non é infatti necessariamente connessa ad una rendita o reddito ad esso collegata, che per giunta verrebbe in ogni caso presa in considerazione nel calcolo dell’indicatore ISEE. Tali modifiche permetterebbero l’accesso alla borsa di studio per circa 400.000 studenti, portandoci ad un livello sostenibile di garanzia del DSU. E’ necessario l’aumento dell’importo medio delle borse di studio per gli studenti universitari, perchè negli ultimi anni le spese del fuorisede sono aumentate esponenzialmente, mentre gli importi previsti dalla normativa hanno seguito semplicemente degli adeguamenti ISTAT (intorno all’1,1% annuo). Per garantire realmente un importo sufficiente ad affrontare le spese quotidiane per lo studente, é necessario un aumento pari almeno al 20% dell’attuale importo medio (2982 euro, fonte MIUR 2017) . Trasporti Per abbattere anche i costi indiretti collegati agli studi universitari, con 50 milioni si può garantire il trasporto gratuito degli studenti nelle 170 città ospitanti una sede accademica sia per il trasporto interurbano che per quello cittadino. Borsa servizi Numerosi studenti vengono esclusi da ogni tipo di sostegno allo studio per via della ristrettezza dei criteri di idoneità o per il verificarsi di problemi amministrati-

vi (ex: il cambio di corso di studi comporta l’esclusione dai benefici). Con l’erogazione di borse servizi per questi studenti esclusi si potrebbero garantire i buoni pasto o altre agevolazioni. Si deve istituire un fondo, finanziato per 250 milioni all’anno a decorrere dal 2019, da ripartire alle regioni, vincolato all’emanazione di bandi riservati a chi soddisfa almeno uno dei seguenti requisiti: 1. privi di requisito di merito utili ad altre agevolazioni; 2. chi ha perso il diritto al beneficio per passaggio di corso, interruzione di carriera o altre motivazioni . Caro affitti E’ necessario contrastare la speculazione che sta facendo lievitare i costi per l’affitto privato di un’abitazione per gli studenti, istituendo un blocco dell’aumento degli affitti sottoscritti con cedolare secca. Le agevolazioni riguardanti il caro-affitti per gli studenti prevedono ostacoli burocratici che impediscono l’accesso ai benefici. In particolare proponiamo la modifica della normativa sulle detrazioni IRPEF per contratti a studenti nei seguenti punti, per un costo di circa 3 milioni annui: - modificare i requisiti chilometrici per ottenere il rimborso: mantenere anche nella nuova legge finanziaria l’articolo 15, comma 1, Tuir la nuova lettera i-sexies emanata solo per anni 2017-2018 - che riduce da 600km a 100km la distanza per ottener i benefici - e da questo testo eliminare la dicitura “e comunque in una provincia diversa”. - togliere limite età da “20 a 30 anni” e inserire “status di studente” modificando l’articolo 16 comma 1-ter del TIUR da “Ai giovani di età compresa fra i venti e i trenta anni” a “Ai cittadini con comprovato status di “studente”” - eliminare il limite di 3 anni eliminando la dicitura “per i primi tre anni” l’articolo 16 comma 1-ter del TIUR Sono inoltre necessari ulteriori finanzia-

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Le proposte degli studenti al governo peril vero cambiamento menti per il cd. “contributo alloggio”, ovvero l’assegno per il pagamento del contratto di affitto privato: sono circa 50.000 gli studenti senza posto alloggio che ricevono il contributo alloggio perchè fuorisede. Considerando un contributo di circa 2500€ il costo si aggira intorno ai 130 milioni di euro.

mento del Fondo di Funzionamento Ordinario per gli atenei sufficiente a compensare le minori entrate nei bilanci degli atenei.

Per fornire un posto in residenza universitaria a tutti gli studenti che non hanno possibilità di affrontare autonomamente le spese per l’abitazione, avvicinandoci a Francia e Germania per numero di posti in residenza universitaria, é necessario velocizzare l’iter di emanazione del IV bando 338. Inoltre é necessaria la pubblicazione di un ulteriore bando per ottenere ulteriori 50.000 posti alloggio e l’istituzione di un programma di Cassa depositi e prestiti da 200 milioni annui - considerando che il fondo dovrebbe essere rotativo e quindi periodicamente autofinanziato - per il finanziamento agevolato dei programmi di Regioni e Comuni destinati alla ristrutturazione delle residenze già costruite, ma spesso prive di manutenzione o in stato di abbandono. No-tax area Il costo della contribuzione universitaria é aumentato costantemente nell’ultimo decennio, a causa della riduzione dei finanziamenti statali al funzionamento ordinario degli atenei, che ha postato questi ultimi a compensare i minori trasferimenti statali con maggiori prelievi dalle tasche degli studenti. Una situazione inaccettabile in quanto l’istruzione universitaria, componente fondamentale dello sviluppo economico e sociale del Paese, non può essere finanziata solamente dagli iscritti, ma deve essere finanziata dallo Stato tramite la fiscalità generale. A tal fine é necessario aumentare la soglia ISEE per l’idoneità alla gratuità dell’accesso ai corsi universitari fino a 28.000 euro, predisponendo un auRete della Conoscenza - Unione degli Studenti - LInk Coordinamento Universitario Rete della Con


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Superare l’alternanza scuola lavoro In merito all’alternanza scuola lavoro, é prioritario il superamento totale di quanto previsto dalla l. 107 “Buona Scuola”. L’esigenza di potenziare l’acquisizione di “saper fare” insieme alle conoscenze nozionistiche di base é un obiettivo da perseguire e storicamente rivendicato dalle nostra organizzazioni, ma sempre garantendo la coerenza e l’autonomia del processo didattico dal processo produttivo. Ciò significa che i percorsi di formazione pratica e sperimentale degli studenti non possono essere subordinati alle richieste del mondo dell’impresa - che in Italia é oltretutto caratterizzato da scarsa innovazione e dalla svalutazione del lavoro - ma devono impiegare strumenti innovativi per scopi didattici. L’istruzione non é una politica attiva del lavoro, le due cose sono differenti e tale differenza deve essere rispettata quando si norma parte del percorso formativo, anche se questo si svolge all’interno di imprese. Per tale motivo le nostre proposte vanno nella direzione di un modello totalmente alternativo a quello ormai conosciuto come “alternanza scuola lavoro” e noi lo chiamiamo “istruzione integrata”. I finanziamenti Il finanziamento dell’istruzione integrata é un aspetto fondamentale, poiché l’innovazione della didattica prevede dei costi importanti per beni strumentali e personale incaricato della formazione. Per tale motivo la notizia di un “risparmio” del Miur con una riduzione di 50 milioni del fondo destinato ai progetti di alternanza é inaccettabile: quei fondi sono necessari per la didattica, vanno destinati alle attività laboratoriali e di formazione pratica dentro e fuori le scuole. Inoltre é necessario prevedere un aumen-

to annuo del fondo per questo progetto di 1,5 milioni annui a decorrere dal 2019. L’obbligo In quanto percorso didattico, la formazione pratica non può prevedere un obbligo standardizzato per tutte le istituzioni scolastiche. Sono infatti molto differenti le condizioni specifiche di ogni contesto in cui si progetta il percorso formativo - basti pensare a variabili come la struttura del sistema produttivo locale, le condizioni socio-economiche di provenienza degli studenti del territorio, etc. Perciò va abolita l’obbligatorietà di un predeterminato monte di ore da destinare a questi percorsi didattici, affinché vi sia piena autonomia delle istituzioni scolastiche nel definire democraticamente le caratteristiche dei percorsi più funzionali alla qualità della formazione. A causa delle denunce emerse tramite la nostra inchiesta sull’alternanza scuola lavoro, oltre alla manifesta assenza di una reale formazione degli studenti all’interno di tali percorsi, é necessario abolire l’accordo cd. “Campioni dell’alternanza” - che vede come partner del MIUR le imprese Accenture, Bosch, Consiglio Nazionale Forense, COOP, Dallara, ENI, Fondo Ambiente Italiano, FCA, General Electric, HPE, IBM, Intesa Sanpaolo, Loccioni, McDonald’s, Poste Italiane e Zara. Tali soggetti si sono infatti dimostrati incompatibili con una formazione orientata allo sviluppo delle capacità degli studenti.

Il Codice etico delle studentesse e degli studenti L’approvazione della Carta degli studenti e delle studentesse in alternanza scuola-lavoro del 2017 si è dimostrata manchevole ed insufficiente, ignorando le problematiche strutturali dell’attuale modello di alternanza e lasciando irrisolte le questioni della

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Le proposte degli studenti al governo peril vero cambiamento gratuità, qualità e decisionalità degli studenti nei percorsi. A tal proposito, insieme al superamento della Legge 107 e l’elaborazione di nuove Linee Guida sull’alternanza scuola-lavoro, è necessaria una modifica strutturale della Carta dei diritti e dei doveri degli studenti in alternanza: dall’insieme degli emendamenti (in allegato) necessari emerge una norma sostanzialmente alternativa, il Codice Etico delle studentesse e degli studenti, per la definizione dei percorsi di istruzione integrata tra scuola e territorio, tra cui l’alternanza scuola-lavoro dentro e fuori le scuole. Sarà obbligatorio per gli Enti ospitanti che intraprendono rapporti con l’istituzione scolastica rispettare i criteri del Codice Etico delle studentesse e degli studenti così come obbligatoria dovrà essere l’iscrizione al Registro Nazionale per l’Alternanza Scuola-Lavoro

.Investire concretamente sull’edilizia scolastica per la sicurezza degli studenti

. Completamento dell’anagrafe dell’edilizia scolastica Al fine di fornire un quadro completo della condizione degli edifici scolastici sul territorio nazionale, entro il 2019 deve essere completata l’Anagrafe dell’Edilizia scolastica, che quale deve monitorare anche gli spazi a disposizione nelle scuole in relazione al numero di studenti allo scopo di mettere fine al sovraffollamento delle aule e prevedere una stima dei fondi necessari alla messa a norma di tutti gli edifici scolastici. Individuazione di una classe minima di rischio sismico Al fine di individuare le priorità per la messa in sicurezza degli edifici, deve essere fissata una Classe di Rischio Sismico minima - Ai sensi delle Linee Guida dell’Allegato al Decreto Ministeriale n.65 del 7 marzo 2017 - al di sotto della quale deve essere disposta la chiusura e l’immediato adeguamento dell’edificio. Accesso ai fondi Tra i criteri regolanti la ripartizione delle risorse per l’edilizia scolastica, trattati all’articolo 2, c. 1 Accordo quadro in Conferenza Unificata del 6 settembre 2018, vanno inclusi anche la quota di edifici manchevoli delle certificazioni necessarie all’apertura degli edifici e di edifici con classe di rischio sismico inferiori a quella minima individuata ai sensi della precedente proposta. Deve essere inoltre garantita la spesa di tutti i fondi stanziati dal Piano Triennale per l’Edilizia scolastica e dalle altre linee di finanziamento, tramite l’adeguato supporto agli enti locali al fine di consentire la presenta-

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Ora i conti li fate con noi! zione dei progetti e l’individuazione delle linee di finanziamento, anche tramite l’assunzione di nuovo organico negli enti locali. Eliminazione dei limiti di spesa per gli Enti locali per l’Edilizia Scolastica Al fine di garantire lo stanziamento dei fondi necessari alla messa in sicurezza di tutti gli edifici scolastici, e per gli Enti locali la possibilità di spendere le risorse che hanno in cassa a loro disposizione per tali messe a norma, non vengono più posti limiti di spesa negli spazi finanziari assegnati dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca ai sensi del Decreto Legislativo 86/2018 (Legge 97/2018: art. 4, co. 3). Piano di investimento straordinario per l’Edilizia Scolastica Sulle base delle stime rilevate nell’Anagrafe dell’Edilizia Scolastica aggiornato, deve essere istituito un Piano Straordinario di investimento per l’edilizia scolastica, con la finalità di garantire a tutti gli edifici scolastici il riconoscimento di tutte le certificazioni necessarie all’apertura.

Superare il numero chiuso e investire nella Ricerca Decine di migliaia di studenti ogni anno trovano le porte delle università sbarrate a causa del numero chiuso e del numero programmato per i corsi di laurea. Questi dispositivi incidono profondamente sul futuro di ciascuno di noi, impedendo l’autodeterminazione dei giovani e il pieno sviluppo dei propri talenti al fine di trovare un lavoro che risponda alle proprie capacità e aspettative. Non vi é inoltre alcuna motivazione valida per questo tipo di esclusioni, poiché la selezione in ingresso non determina necessariamente un miglioramento della qualità dell’insegnamento né vi é un eccesso di laureati nel nostro mercato del lavoro - al contrario abbiamo un basso tasso di laureati tra le forze di lavoro rispetto al resto dell’Europa. Anche il tema dell’occupabilità, spesso utilizzato strumentalmente per giustificare un limite nell’accesso all’università, é del tutto inadeguato a motivare queste esclusioni, perché l’alto tasso di disoccupazione tra i laureati é dovuto alle caratteristiche del sistema produttivo italiano, che dopo decenni di scarsi investimenti non ha la capacità di offrire posti di lavoro altamente qualificati rispetto ad altri Paesi come Francia e Germania. L’unica ragione reale per cui si é diffuso nel Paese il numero chiuso é il taglio ai finanziamenti destinati agli atenei, che ha comportato una assenza di strutture, personale e strumenti didattici sufficienti a garantire la formazione per tutti. Perciò gli atenei hanno dovuto imporre tali barriere per necessità e impossibilità a fornire gli insegnamenti per tutti gli studenti. La soluzione a questa ingiustizia e questo deficit del sistema formativo consiste in un aumento strutturale dei finanziamenti al Fondo di Funzionamento Ordinario,

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Le proposte degli studenti al governo peril vero cambiamento in modo da fornire le risorse necessarie alla formazione di tutti gli aventi diritto, abolendo il numero chiuso e il numero programmato per tutti i corsi di laurea. Una necessità fondamentale é in particolare il reclutamento dei docenti universitari. In seguito alla riforma Gelmini é aumentato il rapporto tra docenti e studenti, nonostante dieci anni di calo consecutivo delle immatricolazioni. Contemporaneamente si é diffuso negli atenei un sistema di sfruttamento di ricercatori precari, con contratti di lavoro discontinui, utilizzati per compensare l’assenza di docenti strutturati. Per migliorare la qualità della formazione, permettere a tutti l’accesso allo studio nei corsi che preferiscono, e per abolire il “precariato di Stato” vergognoso presente nell’accademia, é necessario quindi un piano di reclutamento strutturale che preveda almeno 1,5 miliardi di fondi all’anno dal 2019.

Investire sulla formazione per la qualità del Sistema Sanitario Nazionale A causa del sottofinanziamento del Sistema Sanitario Nazionale nel nostro Paese l’accesso alle cure non é garantito, al punto che 7 milioni di persone hanno fatto ricorso all’indebitamento per potersi curare, mentre aumentano i disservizi legati alla carenza di personale (Rapporto RBM-CENSIS Welfare Day, 2017). La carenza di personale é dovuta appunto al mancato finanziamento del SSN rispetto al fabbisogno delle strutture sanitarie, ed ha avuto anche delle conseguenze importanti sul percorso formativo degli studenti e la loro condizione al termine del corso di laurea di Medicina e Chirurgia. Oltre all’introduzione del numero chiuso per il corso, si é determinato negli anni un altro importante ostacolo lungo il percorso formativo degli studenti, costituito dall’assenza di un numero sufficiente di borse di specializzazione medica per tutti i laureati in medicina. Questo secondo “imbuto” successivo al numero chiuso impedisce il completamento della formazione del professionista, impedisce la sua assunzione stabile nelle strutture ospedaliere, e costringe il laureato abilitato ad esercitare la libera professione in condizioni precarie, come supplente e in altre occupazioni comunque non stabili né adeguatamente remunerate. Considerata la grave carenza di medici, denunciata anche rispetto alle prospettive di riforma della normativa previdenziale ed al rischio di un gran numero di prepensionamenti, é quanto mai urgente un forte investimento nella programmazione del superamento del numero chiuso e del conseguente aumento delle borse di specializzazione finanziate dallo Stato, per per-

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Ora i conti li fate con noi! mettere a tutti i laureati di completare la formazione ed entrare a lavorare nel SSN, restituendo ai cittadini un servizio sanitario di qualità. Al momento vi sono circa 10.000 laureati abilitati che aspettano la messa a bando delle borse per iniziare la specializzazione e mettersi al servizio dei cittadini: queste borse vanno bandite subito.

Rispettare gli impegni: il concorso FIT Il percorso FIT per l’accesso al ruolo di insegnante é un avanzamento rispetto al passato, ma l’incertezza generata dal mancato avvio del percorso é ormai intollerabile per decine di migliaia di neolaureati che hanno terminato i percorsi per l’acquisizione dei 24 CFU previsti dalla normativa. E’ necessario dunque pubblicare immediatamente il bando di concorso per l’avvio del percorso. Inoltre é necessario prevedere un aumento della retribuzione durante il percorso, poiché i livelli di retribuzione previsti non sono sufficienti a garantire il sostentamento dei lavoratori in formazione che affronteranno il percorso.

una somma pari all’introito lordo da sbigliettamento. La copertura finanziaria deriverebbe dall’abolizione del Bonus Cultura, con un avanzo di fondi da destinare ad altre misure. Abolire ogni ostacolo economico all’accesso alla Cultura significa permettere strutturalmente una maggiore diffusione della Cultura nel nostro Paese. Tale misura avrebbe una forte rilevanza politica, riconoscendo al patrimonio museale, archeologico e monumentale lo status di bene comune. Inoltre l’accesso gratuito costituisce un investimento pubblico per lo sviluppo sostenibile del Paese, in particolare per la più ampia crescita culturale della popolazione e per i vantaggi alle attività produttive legate al turismo. L’accesso gratuito non basta, con esso va garantito, al fine di creare e implementare sistemi di welfare studentesco, il diritto alla mobilità: è fondamentale giungere alla gratuità dei trasporti, al fine di evitare che la condizione di pendolarismo sia un ostacolo - come lo è già per il diritto allo studio al raggiungimento dei luoghi della Cultura.

Cultura per tutte e tutti Nel 2017 l’introito lordo da sbigliettamento di musei, monumenti e aree archeologiche statali è stato di 193,9 milioni di euro (dati Mibact 2017). Per fronteggiare in modo innovativo e strutturale il problema dell’accesso alla cultura nel nostro Paese, si propone di utilizzare questa somma per rendere gratuito per tutti l’accesso al patrimonio museale, archeologico e monumentale dello Stato, con un trasferimento dal MIBACT alle istituzioni interessate di www.retedellaconoscenza.it | 0669770332 | info@retedellaconoscenza.it


Le proposte degli studenti al governo peril vero cambiamento

Le risorse per investire sul futuro Come esposto in introduzione, i finanziamenti destinati all’istruzione, alla ricerca e alla cultura sono stati la principale fonte di tagli alla spesa degli ultimi 10 anni. La situazione attuale del sistema formativo - quindi delle prospettive di sviluppo produttivo del Paese - sono drammatiche e necessitano di un immediato cambio di passo rispetto al passato. Tale inversione di tendenza richiede ingenti fondi pubblici in un tempo non troppo lungo, affinché venga intrapresa con decisione e costanza la strada del riallineamento con gli standard europei in materia di finanziamenti, numero di laureati, attività di ricerca e accesso alla cultura da parte dei cittadini. Queste risorse vanno rintracciate laddove lo Stato utilizza fondi pubblici per attività contrastanti con il bene comune, così come laddove é assente un equo prelievo fiscale in ottica redistributiva.

I finanziamenti indiretti alle scuole paritarie Ogni anno viene erogato con soldi pubblici un ingente finanziamenti indiretto per scuole private, cosiddette paritarie. Data la situazione delle scuole statali, appare contrastante con la Costituzione e con le necessità del Paese l’utilizzo di fondi pubblici per favorire strutture imprenditoriali private. Il Bonus Cultura Come dichiarato dal Ministro dell’Istruzione, il Bonus Cultura ha fallito. I finanziamenti non sono stati utilizzati, mentre gli studenti beneficiari non hanno trovato utile lo strumento e non lo hanno utilizzato.

Dopo diversi anni di valutazione della sperimentazione, é ormai chiaro che l’ingente finanziamento di 290 milioni possa essere meglio impiegato in altre misure, comunque destinate a favorire l’accesso alla Cultura per i giovani e per tutta la cittadinanza. Scuole sicure L’istruzione non può essere caratterizzata da repressione, minaccia o coercizione verso gli studenti. Un modello educativo democratico e di qualità deve sempre tenere al centro lo studente come futuro cittadino, non come potenziale criminale. Perciò il provvedimento del Ministero dell’Interno cd. “Scuole sicure” é del tutto in contraddizione con le funzioni della Scuola pubblica, con i bisogni formativi degli studenti e con la dignità degli studenti. I fondi destinati all’invio di Forze dell’Ordine in prossimità dei luoghi della formazione devono essere destinati al potenziamento della didattica, come indicato precedentemente riguardo l’alternanza scuola lavoro. L’imposta sulle transazioni finanziarie La cd. “Tobin Tax”, istituita con il comma 491, art. 1 della legge 228/2012 (L. di Stabilità 2013) può essere un utile strumento per redistribuire la ricchezza in un Paese in cui i cittadini, in particolare i giovani ed i lavoratori, hanno pagato la crisi economica tramite riduzioni ai finanziamenti per istruzione, riduzione dei finanziamenti per i servizi di welfare e riduzione degli investimenti produttivi capaci di generare lavoro di qualità. Nel frattempo le rendite finanziarie, nel nostro Paese come nel resto del mondo, non hanno smesso di aumentare e di aumentare ancora di più la polarizzazione delle ricchezze tra chi é sempre più ricco e chi é sempre più povero. Per rispondere a questa profonda ingiustizia, il finanziamento delle nostre proposte andrebbe finanziato con un aumento

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Ora i conti li fate con noi! dell’imposta sulle transazioni finanziarie, istituita 5 anni fa con un’aliquota molto bassa al fine di tutelare le rendite degli speculatori finanziari. Tale aliquota deve passare dal 0,2% al 2,5% a decorrere dal 2019. L’imposta sulle transazioni digitali Rispetto a quanto analizzato precedentemente, tra le imprese che maggiormente hanno visto accrescere fatturato e rendita per gli azionisti sono proprio le imprese che operano su web tramite le piattaforme di vendita di beni e servizi. Queste imprese innovative presentano la più alta capitalizzazione di borsa del mondo, ma subiscono una pressione fiscale bassa e non proporzionale a ricavi e profitti che maturano. Perciò, al fine di investire sull’innovazione dell’intero sistema produttivo tramite la redistribuzione della ricchezza, il finanziamento delle misure che proponiamo deve provenire da un aumento dell’imposta sulle transazioni digitali, introdotta con il comma 1011, art. 1 della legge 205/2017 (L. di Stabilità 2018) con un’aliquota molto bassa, sempre al fine di tutelare i profitti dei grandi azionisti di queste società, passando dall’attuale 3% ad un’aliquota del 10%.

mento in istruzione e ricerca, fattori fondamentali per garantire al sistema produttivo il recupero della produttività necessaria a compensare il superamento di modelli produttivi inquinanti; ma la grande maggioranza dei fondi restante una volta coperte le spese legate ad istruzione e ricerca, deve essere destinato ad un piano di investimenti pubblici nei settori produttivi e nelle tecnologie prioritarie per la transizione ad un sistema produttivo sostenibile.

I sussidi ambientalmente dannosi (SAD) Il Ministero dell’Ambiente ha prodotto nel 2016 un catalogo dei sussidi statali destinati ad attività dannose per l’ambiente, pari a circa 16 miliardi annui (Catalogo dei sussidi, 2016). Alla luce della grave situazione internazionale in merito alle politiche di contrasto al cambiamento climatico, ma anche in considerazione del grave ritardo del nostro Paese per l’investimento in innovazione per raggiungere un modello produttivo eco-sostenibile, tali sussidi sono inaccettabili e andrebbero aboliti nel più breve tempo possibile. Parte dei risparmi derivanti andrebbe destinata all’investiwww.retedellaconoscenza.it | 0669770332 | info@retedellaconoscenza.it


Le proposte degli studenti al governo peril vero cambiamento

Sintesi delle misure e delle coperture (in milioni di euro) Misura

2019

2020

2021

Legge per il diritto allo studio scolastico

2.600

2.600

2.600

Legge per il diritto allo studio universitario

3.100

2.300

2.300

Potenziamento della didattica

1,5

3

4,5

Abolizione del numero chiuso

110

955

955

Reclutamento dei docenti universitari

1.500

1.500

1.500

Aumento della retribuzione FIT

20

20

20

Borse di specializzazione

225

225

225

Accesso gratuito a musei

193

200

200

Promozione della Cultura tra i giovani

97

90

90

Totale uscite

7.846,5

7.893

7.894,5

Imposta sulle transazioni finanziarie

4.900

4.900

4.900

Imposta sulle transazioni digitali

440

440

440

Detrazioni IRPEF per le scuole paritarie

337

337

337

Scuole sicure

2,5

2,5

2,5

Bonus Cultura

290

290

290

SAD

1.960

1.960

1.960

Totale entrate

7.929,5

7.929,5

7.929,5

Uscite

Entrate

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Le proposte degli studenti per il vero cambiamento!  

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