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23 Aprile Giornata di Mobilitazione Studentesca:

Ora Basta! Rovesciamo il Presente, Liberiamo il Futuro! 


1.SCUOLA-PDL APREA 2.0 “LA VENDETTA” Una storia già vista quella della proposta di legge Aprea, presentata nel 2008 dal governo Berlusconi, che grazie al grande movimento studentesco dell’Onda venne ritirata. Essa apriva le porte delle scuole ai privati grazie alla sostituzione dei Consigli d’Istituto in Consigli di Amministrazione e la totale abolizione della democrazia e della rappresentanza studentesca. L’On. Valentina Aprea, nascosta dietro la falsa credibilità del governo tecnico, nonostante la grande opposizione studentesca di quattro anni fa, ha ripresentato tale proposta antidemocratica e aziendalista, ora appoggiata da PD, PDL e UDC, attuando ben poche modifiche. Infatti vengono sostituiti i Consigli di Amministrazione con Consigli di Autonomia, che però continuano a mantenere la loro funzione, permettendo l’ingresso di membri privati proposti dal presidemanager. In tal modo si garantisce agli esterni il dominio nelle scuole in quanto si prevede la possibilità di finanziamento da parte di associazioni o reti di scuole autonome come soggetti pubblici, privati, fondazioni, associazioni di genitori o cittadini e organizzazioni. Come si può garantire una scuola di qualità per tutti se si lascia tutta questa libertà ai privati nella gestione delle scuole e perfino nella programmazione didattica? Infatti con la falsa proposta di valorizzazione dell’autonomia scolastica, la legge Aprea prevede la formazione dei Nuclei di Autovalutazione, anche qui con l’ingresso di almeno un membro esterno alla scuola, che decideranno i criteri di valutazione scolastica basandoli sulle prove INVALSI nazionali. Ma di che autonomia si tratta se in ogni caso le scuole dovranno basarsi su questo tipo di criteri di valutazione che eliminano del tutto il protagonismo di studenti e docenti? Come se ciò non bastasse anche la stesura del POF e del programma annuale delle attività verrà basato sul parametro di riferimento dettato dai Nuclei di Autovalutazione lasciando ancora una volta pieno spazio all’intervento dei privati. Inoltre tra le abrogazioni previste da questa proposta di legge, nonostante sia presente un vago rimando al diritto di assemblea e di rappresentanza studentesca, è prevista l’eliminazione di numerosi articoli del Testo Unico sulla scuola che è alla base della maggior parte dei diritti ottenuti grazie a vent’anni di lotte studentesche. La regolamentazione delle assemblee sia di studenti che di genitori e le norme sull’elezione dei rappresentanti degli studenti verranno delegate pericolosamente agli Statuti delle scuole scritti dai Consigli dell’Autonomia che potrebbero modificare a loro piacimento. E’ necessario leggere questa proposta di legge come un chiaro attacco al mondo della formazione, come già accaduto nelle università con l’intento di una mercificazione dei saperi sempre più forte. Proprio per questo dobbiamo iniziare a mobilitarci, a svegliare tutti gli studenti e a renderli coscienti dell'ultimo attacco che vogliono sferrare alla scuola pubblica, per mostrare a tutti il nostro forte dissenso. Con questa convinzione abbiamo indetto il 23 aprile, giornata di mobilitazione nazionale della Rete della Conoscenza, un'assemblea di piazza in cui discutere delle nostre proposte alternative al modello che ci vogliono imporre.

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2. LAVORO APPRENDISTATO E ART.18 Per noi studenti, conoscere la Riforma del lavoro Monti, saperla scomporre e leggere criticamente è, in questo particolare momento politico, fondamentale. Non solo perché le sue direttive vanno a investire immediatamente la vita lavorativa e non dei nostri genitori, dei nostri fratelli e sorelle maggiori ma anche perché un giorno toccherà anche a noi voler entrare nel mondo del lavoro. Curiose constatazioni si ricavano accostando il sistema degli stages formativi alla pratica dell’apprendistato, dal cui confronto è possibile rilevare una singolare simmetria d’impostazione, di modalità e persino di prassi consuetudinaria. Concretamente, la definizione di stage formativo si dimostra tuttavia alquanto eufemistica nel momento in cui lo studente in questione si ritrova a fare fotocopie o spostare scatoloni, privo di tutela alcuna, sfruttato e costretto a perdere importanti ore di studio. Parallelamente, essere apprendista significa spesso lavorare a tutti gli effetti con una retribuzione nettamente inferiore rispetto a quanto la mansione svolta implicherebbe, e senza sapere nulla circa la durata del proprio apprendistato. La Riforma infatti, indipendentemente dal tempo realmente necessario per imparare il dato lavoro –cosa che, in alcuni casi, richiede solo pochi giorni o settimane- impone soltanto la durata minima dell’apprendistato, che corrisponde a 6 mesi. Questo significa che esso può tranquillamente protrarsi per anni, durante i quali l’azienda o lo studio trattengono l’apprendista per un tempo imprecisato e a un costo assai conveniente, per poi scioglierne il contratto senza alcuna conseguenza. Fra gli obiettivi primari del governo figurerebbe, appunto, quello di “combattere la precarietà”. In direzione opposta sembrano però tendere anche le modifiche apportate all’articolo 18, di cui è opportuno, in primo luogo, riepilogare i contenuti. L’articolo, precedentemente alle modifiche, prevedeva che, in caso di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo, il datore di lavoro reintegrasse il dipendente, risarcisse il danno arrecatoli e versasse i contributi assistenziali e previdenziali dovuti per il periodo compreso tra il licenziamento e il reintegro. Ma, da un po’ di tempo a questa parte, ci viene detto che il mercato del lavoro è attraversato da profondi cambiamenti, tra i quali un forte aumento della flessibilità. Ebbene, la seconda riformulazione dell’articolo 18, approvata dai partiti e da tutte le parti sociali meno la Fiom, sancisce che in caso di licenziamento per motivazione economica, il giudice non possa disporre il reintegro del lavoratore ma solo l’indennizzo, salvo motivazioni “manifestamente insussistenti”. Negli altri casi, nonostante il motivo addotto al licenziamento sia ritenuto non valido, il lavoratore non sarà riabilitato, ma riceverà soltanto il dovuto risarcimento. In base a tutto ciò, riflettiamo un attimo sulle giustificazioni addotte alla modifica dell’articolo, e verifichiamone la coerenza: eliminare o “relativizzare” un diritto permette di incentivare la crescita? Combattere la disoccupazione richiede una restrizione dei diritti sindacali? Il quadro insomma, per noi studenti, non è per niente incoraggiante, e progettare serenamente il nostro futuro diventa sempre più complicato. Per noi che instancabilmente ribadiamo quanto inscindibile sia il legame fra mondo della formazione e dei saperi e mondo del lavoro, e quanto sia fondamentale irrobustirlo e tutelarlo. Di certo, da studenti precari, non abbassiamo la testa, ma tanto più insistentemente pretendiamo cambiamento e progresso effettivo, tanto nel sistema formativo quanto in quello lavorativo, perché basino entrambi sul rispetto dei diritti, sulla tutela dei soggetti più deboli, sull’uguaglianza e sulla democrazia reale, e siano quanto più possibile sordi all’insidioso canto dei mercati e del capitalismo sfrenato e attenti alla voce delle persone.

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23 APRILE: CONQUISTIAMO LA NOSTRA PRIMAVERA Nelle ultime settimane il Governo ha esplicitato la volontà di attaccare i diritti del lavoro, evitando accuratamente di aumentare le tutele per i precari. Contemporaneamente alla restrizione dei diritti dei lavoratori, anche il mondo della conoscenza subisce un attacco: con gli atti del governo 436 e 437, il governo ha deciso l’aumento delle tasse universitarie e della tassa regionale per il diritto allo studio, mentre in Parlamento viene rispolverato il progetto di legge Aprea che introduce i privati nelle scuole con la possibilità di influire sui programmi scolastici,un po' come già accaduto con la approvata legge Gelmini per l'università. La dequalificazione del sistema d'istruzione pubblico, che si accompagna alla richiesta di aumento dei contributi dalle famiglie degli studenti o al loro indebitamento, conduce logicamente ad un sistema elitario. Con le proposte dell’abolizione del valore legale del titolo di studio, la liberalizzazione delle tasse ed il sistema del prestito d'onore, in Italia, si verrebbero a creare due tipologie distinte di università: una costosa per pochi ed una aperta a tutti ma di scarsa qualità, in questo modo si renderanno strutturali le differenze sociali presenti nel paese e verrà distrutto totalmente il ruolo che l'istruzione ha nell'emancipare gli individui. Inoltre l’aumento delle tasse universitarie sul diritto allo studio e delle tasse d’iscrizione all’università peggiorerà questa situazione e costringerà sempre più studenti ad abbandonare gli studi per via dei costi troppi alti, aumentando le divisioni sociali nel nostro paese tra coloro i quali potranno accedere ad una conoscenza sempre più parcellizzata e utilizzata come strumento di selezione e divisione e gli altri, meno fortunati e con meno possibilità economiche, che si troveranno espulsi dal mondo della formazione. Privatizzano i saperi, per lucrare sulla conoscenza, anche attraverso strumenti come quelli del prestito d’onore e precarizzano il nostro futuro, eliminando diritti e tutele. Il Ministro Fornero ha ripetuto infinite volte che la riforma del mercato del lavoro era fatta per i giovani, mentre i giovani in questo Paese saranno costretti ad uscire prematuramente dai canali di istruzione per i tagli continui alle scuole e alle università e per i costi elevati dei servizi, causati da una completa mancanza di welfare che garantisca autonomia sociale agli studenti e alle studentesse. Autonomia sociale per noi significa avere pari possibilità a prescindere dalle condizioni economiche e sociali della famiglia di provenienza. Un milione di giovani che vivono con contratti parasubordinati non vedranno alcun miglioramento delle proprie condizioni di vita grazie alla Riforma del mercato del lavoro, mentre, intanto, i loro coetanei più fortunati con un contratto a tempo indeterminato non avranno più la sicurezza dell’articolo 18 che garantiva il diritto di non essere licenziato senza giusta causa. Non siamo più disposti ad accettare questo presente, noi lo vogliamo rovesciare per liberare un futuro migliore. Per questo, il 23 di Aprile promuoviamo lo stato di agitazione delle scuole e università, per costruire un momento di Liberazione dei luoghi della formazione dalle logiche di mercato che ci hanno condotto a questa crisi. Invitiamo tutti gli studenti a promuovere assemblee, presidi, momenti informativi e blocco delle lezioni. La prossimità al 25 Aprile ci invita ad una nuova fase di Resistenza. Vogliamo essere partigiani del nostro futuro: invitiamo tutte le scuole e le facoltà a promuovere momenti di liberazione dei saperi. Dimostriamo che l’alternativa esiste e che a costruirla saremo noi, studentesse e studenti!

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Liberiamo le nostre scuole e le università dai privati che vorrebbero utilizzarle come fucine di nuovo sfruttamento, come officine di un sapere asservito alle logiche di mercato, costruiamo la ripubblicizzazione di scuole e università! Liberiamo le scuole e le università dal ricatto della tassazione sempre crescente lottando contro l’abolizione del valore legale del titolo di studio, contro i Decreti 436 e 437, il prestito d'onore e per investimenti nella formazione. Solo una cittadinanza istruita può dare gambe ad un nuovo modello di sviluppo che ci faccia uscire dalla miseria di questa crisi, non i tagli indiscriminati! Liberiamo le nostre scuole e università con la nostra partecipazione. Rivendichiamo una maggiore partecipazione nei processi decisionali da parte degli studenti e un ruolo realmente centrale e rappresentativo negli organi competenti. Liberiamoci dagli investimenti militari e per le grandi opere, è possibile che si riescano a trovare miliardi per aerei militari e grandi opere senza scadenza e limite di budget, ma siamo sempre in debito per l'istruzione e la ricerca scientifica? Liberiamo dall’assenza di diritti, lottiamo per il difendere il valore legale del titolo di studio come l’articolo 18. Liberiamo le nostre vite dall’incertezza,conquistando autonomia sociale ed economica con maggiori investimenti nel diritto allo studio per borse di studio, mense, alloggi, trasporti e per forme di reddito di formazione, per la costruzione di un nuovo welfare capace di rispondere alle aspirazioni di noi studenti! Liberiamo il lavoro dalla precarietà allargando le tutele a tutti i lavoratori,istituendo un reddito minimo estendendo gli ammortizzatori sociali a tutti i lavoratori per liberarci dalla precarietà lavorativa ed esistenziale! Liberiamoci dal lavoro precario, malpagato, senza diritti e intermittente cancellando le forme di contratto atipiche e garantendo stesse tutele per tutti! Ora Ba sta! Rove scia mo il p resente , li be ria mo il futuro!

COS’E’ L’UNIONE DEGLI STUDENTI? Aderisci all’Unione degli Studenti, il sindacato studentesco, per difendere la tua terra, cambiare la tua scuola, lottare per il tuo futuro! Costruisci nella tua scuola presidi di lotta e di democrazia, insieme a tante e tanti altri cambia la tua città. Viviamo una crisi drammatica causata da banchieri e poteri forti di questa società, che hanno provocato debiti, speculazione, ingiustizie e diseguaglianze. Dobbiamo ribellarci e riprenderci ciò che ci è stato rubato: il nostro futuro. Vogliono destinarci ad un futuro certo di precarietà, ma lottando insieme possiamo costruire davvero un’altra scuola e un’altra società. Costruisci l’UdS con no, una realtà che difende i diritti degli studenti nelle scuole, ma che vuole anche costruire un movimento capace di cambiare l’Italia, l’Europa e il mondo liberandolo da una politica fatta di mafiosi, corrotti e speculatori. Vogliamo cambiare la politica e la società, partendo dalle scuole, costruendo nuovi diritti e vincendo battaglie su battaglie.

Unione degli Studenti BARI - il sindacato studentesco sede c/o Zona Franka in via Marchese di Montrone 80 | telefono 0805219770 | www.udsbari.it | 


FrecciaRossa Aprile 2012 | UdS Bari  

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