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il pagellone

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ANNITA CECCHI

Sale in alta quota

Civitavecchia & AltoLazio

Esame di maturità

SIMONA GALIZIA

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Domenica 19 Febbraio 2012

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n pochi pensavano che alla �ne sarebbe entrata in Giunta. Gli equilibri considerati precari all’interno del gruppo di Alleanza Nazionale prima e del Pdl poi le hanno sempre impedito una promozione sul campo dopo un decennio di presenza quasi ininterrotta in Consiglio Comunale. Alla �ne però Annita Cecchi ce l’ha fatta, e diventa assessore con la non certo secondaria delega di vice sindaco. Le viene af�dato un settore, quello della Cultura, che a Civitavecchia rappresenta una fetta importante della società civile. S�da di alto livello, ma Annita è personalità adatta ad affontarla a testa più che alta, in... quota, che sia rosa o no. Con lei, sale anche Davide Capitani, che torna alla politica attiva dopo tanta “panchina”. L’avvocato sarà al prossimo consiglio comunale.

ualche annetto passato in Consiglio Circoscrizionale, la partecipazione attiva, si sarebbe detto, una volta, da militante, in Forza Italia prima e nel Pdl poi, in�ne una delega impegnativa come quella alle politiche giovanili che è stata condotta in maniera frizzante e sempre propositiva. Simona Galizia ora è diventata pure assessore, anche se in sostanza non cambierà molto, visto che la competenza è la stessa nella quale, negli ultimi due anni, ha saputo ritagliarsi un discreto spazio di visibilità politica. Esame di maturità politica anche per l’avvocato Pierluigi Bianchini, alle prese da oggi a maggio con il personale del Comune. In Consiglio Comunale lo surrogherà Erminio Pepe.

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La storia della settimana - Le alchimie di Moscherini non funzionano Dietro Il primo della classe la lavagna R

ete dei Cittadini “comperata per una poltrona”? Pronostico sbagliato. Alessio Gatti non sarà infatti consigliere comunale a “copertura” di un assessore, almeno �no

Per Alessio Gatti non c’è trippa, ma soltanto per sua scelta a dopo le elezioni di maggio. Dopo che si è fatto un gran parlare dell’ascesa di Ombretta Del Monte allo scranno di vice sindaco, il movimento di sinistra che ha fatto recentemente il suo ingresso nelle Larghe Intese ha gentilmente declinato l’invito di Gianni Moscherini ad essere rappresentato in giunta. Una scelta di coerenza che, di questi tempi, costituisce un esempio da ripetere e da prendere a modello, com’è poi stato.

Un rimpasto... bruciato

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l troppo stroppia. Probabilmente questo antico adagio non ha risuonato il sindaco Gianni Moscherini, quando ha dato il via all’azzeramento di giunta. Questa volta, la manovra per quanto ardita non è stata digerita ed ha prodotto più danni che vantaggi. Il dato politico è allucinante: per sostituire Mauro Campidonico e forse Roberto Petito (forse, perché il sindaco stesso ha detto di non aver parlato ancora con lui per il futuro della delega allo sport), si è �niti col produrre uno strappo con Renata Polverini e per perdere due uomini di sicura �ducia del Centrodestra come Alessandro Maruccio ed Enrico Zappacosta. L’alchimia, insomma, non è riuscita. Innanzitutto perché comunque un contratto a tempo determinato di due mesi, per quanta visibilità politica possa dare, non è bastato a convincere né la Rete dei Cittadini né i Riformisti Italiani di Alessandro Battilocchio che l’accettazione degli incarichi sarebbe stata ben vista e compresa �no in fondo dall’elettorato. Nel frattempo cresceva il malcontento all’interno del Pdl, davanti allo scorrere dei giorni senza che il partito fosse comunque messo uf�cialmente al corrente delle decisioni che il sindaco stava per intraprendere, nonostante le rassicurazioni che il commissario Giulio Marini e �nanche il coordinatore provinciale Francesco Lollobrigida cercavano di dare. La vicenda di Chiara Guido-

ni, che due ore dopo essere stata uf�cialmente presentata come assessore (in sua assenza) dal primo cittadino ha fatto sapere di non aver intenzione di accettare l’incarico, è stata probabilmente la ciliegina su una torta �nita bruciata per essere stata �n troppo sul fuoco, per quanto dietro questa manovra si intravveda �n troppo bene lo zampino di Francesco Cappellani. E allora? Guardiamo il dato

politico: l’intera operazione rimpasto ha prodotto il rischioso isolamento di Città Nuove, che ora è libera di guardare al centro; il beau geste di Rete e Riformisti; il recupero del Pdl solo dopo averlo condotto sull’orlo del baratro. Persino La Destra, a un certo punto, ha avuto da ridire. Per carità, ci saranno anche dei punti a favore. Le quote rosa, con Annita Cecchi in testa, sul cui posto da vice sindaco nessuno

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può dire nulla. La promozione di Simona Galizia, la valorizzazione di Pierluigi Bianchini, la “blindatura” di Giancarlo Frascarelli e Andrea Pierfederici. Ma già per Mauro Nunzi e Leonardo Roscioni, inizialmente esclusi dal ventaglio delle ipotesi, il reingresso in giunta sa di ripescaggio. No: decisamente troppo poco per un rimpasto che doveva avere il sapore afrodisiaco di un rilancio per Moscherini.

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er sua stessa ammissione, se c’è uno che è uscito con le “ossa rotte” dal rimpasto, è lui. Daniele Perello si becca ogni giorno, da due anni, colonne di improperi da militanti di Sinistra (per

Daniele Perello “visibile” solo per i suoi ex compagni la verità, per il resto, assai a corto di argomenti) perché ha abbandonato Rifondazione Comunista. Due anni nelle Larghe Intese, però, non hanno dato mai a Perello la visibilità adatta per essere veramente operativo, se si eccettua l’esperienza, �nora non propriamente fortunata, della delega al Multisala. Chi si aspettava qualcosa per lui, come delega operativa o almeno di prestigio, dal rimpastone è andato ancora una volta deluso.

Protezione Civile: e il ghiaccio fa meno paura La catena resta ininterrotta, ma quanta fatica N

el generale naufragio delle speranze degli italiani, alimentate dal periodo d’oro di qualche anno fa, di essere assistiti da una Protezione Civile ef�ciente, i civitavecchiesi si possono aggrappare all’isola felice rappresentata dai loro concittadini volontari dell’organizzazione. Si è visto �n troppo bene quanto la Protezione Civile italiana sia diventata inadeguata, non appena decapitato Guido Bertolaso, colpevole forse solo di aver osato sbertucciare in mondovisione l’impreparazione statunitense dimostrata al terremoto di Haiti. A Civitavecchia però in questi ultimi quattro anni si è lavorato bene, rispondendo a s�da su s�da con professionalità e crescente formazione operativa, da L’Aquila all’emergenza tunisini, ai meno terri�canti papaboys. Comunque una serie di occasioni in cui si è potuto sperimentare come Valentino Arillo, recentemente promosso coordinatore del Centro di Protezione Civile Comunale da Gianni Moscherini, sappia far funzionare un sistema delicato come questo.

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o, questa città sembra davvero non riconoscersi più in se stessa. E’ stato davvero doloroso dover registrare il grido d’aiuto di Giovanni Domenico De Paolis, Priore dell’Arciconfraternita del Gonfalone. La Processione del Venerdì Santo quest’anno ha rischiato di non farsi, e sarebbe stato un evento eccezionale. Non guerre, né invasioni, né bombardamenti anglo-americani capaci di radere al suolo la città, com’è successo in passato. A interrompere un �lo, anzi una catena che si perde nella notte dei tempi, poteva essere nel 2012 il disinteresse generale. Pochi soldi in giro ce ne sono al Comune come ovunque, comprese le aziende che sempre hanno dato una mano nel silenzio alla Processione. Ma che addirittura, anzi che proprio di questi tempi a mancare fosse il calore della gente, quel misto di senso di devozione e di attaccamento alla tradizione che negli anni passati faceva fare la �la per partecipare, anche solo da �guranti o da servizio d’ordine, al Venerdì Santo civitavecchiese, non era proprio lecito aspettarselo. Complimenti solo alla serietà di De Paolis.

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