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05 mensile gratuito della Svizzera italiana per le nuove tendenze: musica sport moda hi-tech eventi cinema letteratura arte

www.resetmagazine.ch

trend.setters Ombelico a vista, addio?

hi.tech Videogame story

free.style Si dai, diamoci allo zorbing

free.style8째 Rally Red Bull BC One

06.2004

teaser


no ancora cose che ci tentano, che ci acchiappano, che ci sorprendono, che c’incuriosiscono in maniera genuina? Siamo sempre capaci di turbarci, d'entusiarmarci? Belle domanade, vero? In questa vita moderna colma di conflitti ed intolleranze troviamo ancora il tempo e l'umore per indulgere nelle tentazioni? E quali sono le tentazioni che quest'estate ci faranno riconciliare con la semplicità e il piacere di stare assieme? In fin dei conti sono quelle di sempre: perdersi in un libro, progettare una spedizione in uno dei molti open-air oltre Gottardo, gustarsi una rassegna di film all'aperto o un' esposizione d'arte, raggiungere una capanna a 2'500 metri, passare una serata nella frescura di un simpatico grottino, organizzare una partitella a calcio tra amici, progettare una grigliata all'aperto a base di musica raggae... E' arrivato, come ogni anno, il momento di riappacificarci con la nostra natura ed esprimere quella convivialità che contraddistingue il popolo del Sud delle Alpi. Diamoci da fare, quindi, non lasciamo che quest'estate passi senza stuzzicarci. Come ogni anno in questo numero di re.set, e soprattutto nel prossimo, vi proporremo alcuni teaser estivi: tempo per annoiarsi non ce n'è davvero, con tutto quel che c'è in giro, ma è anche consigliato coltivare un pò di sana pigrizia, utile per raggiungere l'umore giusto e vivere con armonia i mesi più caldi. Let's go out! La Redazione

editoriale

Teaser vuol dire esca, nel senso di "tentazione", e subito mi sorgono delle domande: ci so-


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index 05 open.space Mail

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trend.setters Report - Ombelico a vista, addio? Report - Una macchina da 5'000 Euro & Il volontariato

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free.style Report - Sì dai, diamoci allo zorbing! Report - Red Bull BC One

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hi.tech Webcorner & Websoft Cybercorner & Cyberflash Games - Videogame story Games - PSP vs. Game Boy Advance DS

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re.view

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re.play Dischi - Recensioni Dischi - Velvet Revolver - Rock di contrabbando Report - PJ Harvey & Miss Kittin Report - Slipknot - Nu Kings of nu metal Report - Elettronica e classica a confronto & informer Live - Palco ai Giovani & Musica Oltre Live - Open Airs Localcorner - Zodiac Project - Desideri ardenti Localcorner - Trestato & Soulrivermate

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re.vision Cinema - The Punisher & L’alba dei morti viventi Cinema - Escamotage Cinema - Fame Chimica & E’ più facile per un cammello… Cinema - Cinema open air al Castelgrande & Dvd Nextscreen

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re.ad

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Libri - Recensioni Libri - Lo straordinario potere del mito cristiano Libri - Lp cover Comics - “Io sono l’immensità! Io sono Galactus!”

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re.art

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Mostre - Agenda Mostre Concorso di fotografia - Musica dal vivo Gallery - Kimsooja - La condizione dell'umanità Teatro

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Abo Impressum

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copertina by marco cassino


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mail

open.space

Gentile redazione, scrivo dall’Italia. Per puro caso ho scoperto la vostra rivista, e devo dire che mi piace molto. Interessanti gli articoli, e soprattutto molto accurate e speciali le recensioni dei dischi, ho notato che v’impegnate con lavori d’etichette indipendenti, un merito non da poco per una rivista gratuita. Ho visto che reset è distribuito anche in Italia (io l’ho trovato a Varese), ma qui a Bologna non si trova. Come posso fare per averne una copia ogni mese? E’ possibile fare un abbonamento dall’Italia? Vi ringrazio per l’attenzione e buon lavoro. Germano Renzi - Bologna Sì, è possibile fare un abbonamento dall’Italia. Lo puoi richiedere tramite il nostro sito www.resetmagazine.ch, al link “abbonamenti”. Grazie per le gentili parole. Gentile caporedattrice, complimenti per la vostra rivista che seguo fin dal primo numero. Gli argomenti che presentate sono d’attualità e seguono con fedeltà il cambiamento dei trend giovanili. Però sembra, almeno a me, che manchi una parte dedicata agli argomenti sociali, sia locali, sia internazionali. Parlo dei rifugiati, dei nuovi “poveri”, degli anziani, delle persone handiccappate, ecc. Non devono essere degli articoli approfonditi, ma almeno degli accenni che possano invogliare gli interessati a fare delle ricerche in merito. Secondo me sarebbe un valore aggiunto alla vostra rivista, una maniera “diversa” d’osservare la realtà che ci circonda, al fine di

scuotere - in minima parte - le coscienze dei lettori di re.set. Non ci avete mai pensato? Con cordiali saluti. Stefano Ferrari - Lugano

Ciao a tutti. La vostra rivista è molto bella, ma secondo me mancano alcune cose che potrebbero renderla ancor più stuzzicante. Per esempio una sezione dedicata alla salute. Si parla sempre di prevenzione, e il momento migliore per effettuarla è proprio in gioventù, quindi rendere attenti i vostri lettori sulla loro salute potrebbe essere, passatemi il gioco di parole, molto “salutare”. Inoltre non sarebbe male una rubrica dedicata all’alimentazione, concentrando il discorso sul vegetariani, sui cibi naturali e bio, oppure sulla necessità d’interessarsi ai procedimenti di lavorazione e manutenzione dei cibi che troviamo nei supermercati. Un argomento importante, l’educazione al cibo è fonte di benessere e salute. Sicura di una vostra risposta vi mando un saluto ed un augurio di buona continuazione. Donata - Chiasso I suggerimenti che ci arrivano in redazione sono tanti e di tutti i tipi. A soddisfarli tutti dovremmo diventare un settimanale, ma per il momento non è ancora nostra intenzione… Comunque teniamo da conto ogni suggerimento e, contando sulla vostra infinita pazienza, cercheremo di soddisfare ogni desiderio.

Ciao re.set. Io avrei una piccola lamentela da fare. Ho partecipato ad almeno a quattro dei vostri concorsi, tre di cinema e uno di musica. Ogni volta ho ricevuto da parte vostra una risposta negativa, e ora ve lo dico: sono molto deluso! Ma come è possibile che non mai vinco niente, eh? Io continuerò a partecipare, ma voi almeno una volta fatemi vincere qualcosa! Il vostro affezionatissimo lettore Luca Muller – Bellinzona

Caro Luca, non sei il solo ad averci mandato un reclamo simile, ma il fatto è che il giorno stesso che esce re.set tutti i premi vanno esauriti. I partecipanti sono tantissimi, e vincono quelli che scrivono il mail richiesto per primi. Tu continua a partecipare, vedrai, la ruota della fortuna girerà anche per te, soprattutto se partecipi il giorno stesso che esce re.set. Ti annuncio già la data d’uscita del prossimo numero: 9 luglio. Tu tieniti pronto, ok? Ciao.

redazione@resetmagazine.ch


repor t

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trend.setters di apache

Ombelico a vista, addio? Dalla Louisiana (patria dell’ombelico più famoso del mondo, quello di Britney Spears), una proposta di legge vuole intervenire là dove la “morale comunitaria viene ignorata”: da cinquecento dollari a sei mesi di prigionia per chi indossa pantaloni che lasciano affiorare la biancheria ed esibiscono il basso ventre. E' il tramonto dell'ombelico a vista?

Le prossime collezioni di moda per la stagione autunno-inverno spazzeranno via una delle tendenze dominanti in questi anni: i pantaloni a vita bassa. Una nuova tendenza che accomuna tutte le case di moda. Proposti per la prossima stagione, quindi, pantaloni e gonne a vita alta che riportano la memoria indietro nel tempo, con un chiaro riferimento agli anni'80. Levi's, che rappresenta meglio di chiunque altro il jeans, ha presentato per la prossima stagione fredda dei nuovi modelli a vita alta. La moda giovanile dei jeans portati sotto il sedere, con conseguente e voluta ampia esibizione di ombelici, di perizoma e mutande, pare che abbia fatto il suo tempo. Una notizia che di sicuro dispiacerà ai maschietti più guardoni, ma ormai è cosa certa. Le grandi menti della moda hanno deciso che l'ombelico a vista ora è "out". Un ritorno al rigore, ad una morale bigotta? Non per gli stilisti sicuramente, quelli cercano solo "nuove" (si fa per dire) idee da lanciare sul mercato. Negli ultimi anni non hanno fatto nient'altro che tagliare e togliere. Dapprima ha fatto capolino l'addome e l'ombelico eventualmente corredato da un bel piercing. Poi si è scesi sempre più giù per i fianchi, rivelando, da dietro, la pieghetta delle natiche (s)coperta da string e perizoma ammiccanti. Ora non avendo più niente da tagliare senza risultare volgari ed osceni, gli stilisti stanno facendo marcia indietro, aggiungendo tessuti a zone entrate ormai nell'immaginario collettivo maschile. L'ombelico (e le ciappette) a vista è un trend che ha scatenato un putiferio tra i benpensanti, genitori ed educatori di tutto il pianeta. Non sono nuove le notizie di presidi scolastici, anche delle nostre parti, che minacciano sanzioni e provvedimenti contro le ragazze che si presentano a scuola con la pancia al vento. I motivi sono variati, ma vertono sempre tra due assi. Dapprima l'ammiccamento sessuale, per molti intollerabile presso le ragazze ancora in età scolastica che passano le giornate in mezzo ai compagni di scuola ed gli insegnanti maschi.

Poi la salute: emblematica la decisione di un preside di un istituto tecnico di Ortisei, nella gelida Val Gardena, il quale ha proibito l'abitudine dell'ombelico a vista a scuola in quanto divenuta la principale causa d'influenze, raffreddori ed indisposizioni intestinali per le sue alunne. Non da meno è l'impatto estetico che ha avuto questa moda, spesso dal risultato negativo e differente dalle sue iniziali intenzioni di sexytudine e fascino femminile. Su dieci ragazze con ombelico scoperto, al massimo tre-quattro se lo possono permettere. Un pancino liscio, tonico e definito non è da tutte: difatti in questi anni abbiamo avuto un tripudio di pancette traballanti e gelatinose, di smagliature precoci e di fianchi burrosi, strizzati in pantaloni a vita bassa di due misure più piccole del dovuto. Per molte, quindi, è un look penalizzante, con il risultato di una rincorsa al ventre "perfetto" con diete drastiche e pericolose dagli effetti a volte devastanti. Ma c'è un altro motivo, nascosto e più rivoluzionario, che dà fastidio agli adulti senza che se n'accorgano, in particolare alle madri. Una ragazza che esibisce con sfacciataggine l'ombelico pare dire: "Hai visto che bel nodo ha il mio ombelico? Ti faccio notare che il cordone ombelicale è stato tagliato da un bel po' di tempo!". Un'esibizione fisica come affermazione di sé, non è una novità questa. Il problema è che ora le ragazze che manifestano in questa maniera la loro autonomia sono sempre più giovani, ancora bambine. Siamo di fronte alla fine dell'ombelico a vista? Approfittate dell'estate per dedicargli l'ultimo momento di libertà, e consolatevi col fatto che da quest'autunno potrete finalmente tirare un sospiro di sollievo e rilassare gli addominali.


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repor t

trend.setters

Una macchina da 5'000 Euro

Come spesso succede ultimamente, sono i francesi ad introdurre delle importanti novità nel panorama automobilistico. Quest'anno la Renault, con la sua sottomarca Dacia, lancia sul mercato la Logan, un nuovo modello disponibile in due versioni da 1400 cc e 1600 cc che ha come caratteristica principale il prezzo: 5’000 euro! Pensata per i nuovi mercati in via di sviluppo e prodotta negli stessi paesi dove sarà venduta (Colombia, Romania, Iran, Russia, Marocco) la Logan ricicla elementi produttivi di passati modelli Renault per un modello sì a basso costo, ma a norma con gli standard di sicurezza europei e naturalmente con quelli degli stati dove sarà venduta. Ovviamente l'equipaggiamente è ridotto all'essenziale

ed ogni spreco evitato. La notizia di questo progetto Renault ha anche incuriosito molti europei che in fin dei conti cercano semplicemente un mezzo sicuro che li porti in giro, ai quali non interessano troppe raffinatezze e sono sensibili agli sprechi. Non si sa ancora se questa vettura che, comparata ai modelli oggi presenti sul mercato può essere considerata anticonsumistica, sarà commercializzata in Europa. Il precedente c'è, Maruti Suzuki, una piccola utilitaria sviluppata per il mercato indiano ed arrivata infine anche da noi, anche se in pochi esemplari. Una macchina così non avrebbe nemmeno bisogno di pubblicità, il prezzo parla da sè! In attesa di valide alternative ad energia rinnovabile ... perché no?

Il volontariato

Un'occasione d'incontro In tutta la Svizzera ci sono famiglie sovraccariche di lavoro ben felici di ricevere un colpo di mano per la cura dei bambini, per i lavori domestici dentro e fuori casa, e per altre incombenze di prima necessità. Lasciatevi sorprendere dalle vostre capacità inesplorate! Gli stages di volontariato sociale nelle famiglie, coordinati da Pro Juventute, sono a sostegno delle famiglie che hanno bisogno d'aiuto: contadini di montagna, famiglie numerose, famiglie con bambini handicappati, o confrontate con casi di malattia, invalidità e problemi psichici. Situazioni in cui vi è un sovraccarico d'impegni che perdurano nel tempo, e che le famiglie possono gestire se ogni tanto ricevono un aiuto esterno. Per i giovani che hanno voglia d'imparare e di svolgere uno stage di volontariato sociale, sia durante le vacanze sia durante la loro formazione, questa è l'occasione giusta. Assieme alle famiglie i giovani volontari vivono la vita di tutti i giorni e scoprono nuove realtà e situazioni sociali. Pro Juventute permette da due a sei settimane di coinvolgimento assoluto e attivo, la partecipazione alla vita di famiglia durante lo stage e l'apprendimento di tutto ciò che non è scritto nei libri. Un periodo di volontariato è anche una sfida personale: bisogna dar prova delle prove di capacità in situazioni sconosciute, sperimentare i propri limiti e, innanzitutto, mettersi al servizio degli altri.

Per poter effettuare uno stage di volontariato è necessario avere almeno 17 anni (o essere nel 17esimo anno d'età) e sentirsi pronti a situazioni nuove e a volte difficili. Date le modeste condizioni finanziarie delle famiglie, il servizio prestato è gratuito. Gli stage in Ticino sono in genere diurni, ma possono essere anche residenziali, a dipendenza delle possibilità della famiglia e rispettivamente del giovane; si tratta in ogni caso di dare una mano, aiutare laddove è più necessario, intervenire di propria iniziativa senza tuttavia interferire troppo. I partecipanti fanno parte della famiglia e ricevono il vitto. L'orario di lavoro e il tempo libero vengono concordati in comune. Sono possibili anche dei servizi fuori il Cantone. Per poter effettuare uno stage oltre Gottardo è necessario aver 18 anni compiuti e possedere una base linguistica tedesca e/o francese. V'interessa? Per ulteriori informazioni rivolgetevi a:

Sezione Svizzera Italiana Via La Santa 31, casella postale 744 - 6962 Viganello Tel. 091 971 33 01 sez.italiana@projuventute.ch www.projuventute.ch


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report

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r e p

Un

al gic i o st

Sì dai, diamoci allo zorbing!

dell ’infanzia.

di tanica

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ntecapitata cavia rotolava a t giocattolone ro pericolosamente senza essere fissata in alcun mo-

Nel film Bubbleboy un ragazzo si sposta all’interno di una sfera di plastica per rimanere immune dalla sozzuria del mondo esterno. Così almeno è stato educato dalla madre; una di quelle donne isteriche che non appena il frutto del suo grembo inciampa e cade sul verde del backyard si fionda a chiamare un’ambulanza. Insomma una tipica sterilizzatrice, da tutti i punti di vista. Purtroppo - per la madre - la sfera è trasparente, il ragazzo vede una ragazza, se ne innamora e la sfera si sgonfia per fare aria a qualcosa d’altro. I "bubbleboys" di cui voglio parlarvi sono invece neozelandesi, piuttosto spericolati e nostalgici di quando beatamente ci si rotolava giù dai prati e dai pendii innevati durante l’infanzia. Sono anche gli inventori di quello che può essere definito un gioco all’aperto da adulti: lo zorbing. Il processo sembra semplice; ti infili dentro una palla del diametro di un metro e ottanta, posta a sua volta all’interno di una sfera più grande e poi giù, a oltre 60 chilometri orari, a rotolare in libertà lungo il pendio della collina. Dwane Van der Sluis e Andrei Akers affermano addirittura di essersi ispirati all’uomo vitruviano di Leonardo da Vinci (l’essere umano perfettamente inserito in un cerchio), e lo hanno immaginato rotolare all’interno di una sfera. Anzi, loro sostengono che Leonardo stesso lo aveva in mente, solo che poi, forse troppo occupato da progetti di macchine volanti e di ponti impossibili, lasciò perdere. Cinquecento anni dopo il progetto viene portato a termine, e pian piano sembra spopolare in giro per il mondo. Persino fra i vip: il più famoso performer attuale è certamente il cantante inglese Peter Gabriel, che durante il suo ultimo tour in Canada e Stati Uniti ha cantato Growing Up rotolando su è giù per il palco, all’interno della grande sfera trasparente. Non tutti gli zorb vengono con il buco Prima di avere la forma attuale lo zorb ha subito una lunga “gestazione”. Inizialmente i due inventori pensarano a una struttura metallica simile a un grande tubo, ma i risultati furono disastrosi: la mal-

do e, in più, il tubo di ferro non era certo la soluzione migliore per attutire i colpi trasmessi dal terreno accidentato. Insomma, una macchina da tortura più che un gioco. A metà degli anni Novanta il lampo di genio. Lo zorb prende la forma definitiva: un grande pallone in pvc (il materiale usato per i gommoni), 3,2 metri di diametro, gonfiato con 13 metri cubi d’aria e all’interno, tenuto in posizione da decine di tiranti, un pallone più piccolo, da 1,8 metri di diametro: in pratica un abitacolo circondato da un grandissimo ammortizzatore d’aria nel quale lo “zorbonauta” si ancora attraverso una speciale imbracatura. Se Bubbleboy aveva più che altro problemi di relazione, gli zorbonauti ne avranno di nausea. Non è consigliato agli stomaci deboli, vista anche la non totale agilità a uscire in fretta dall’abitacolo - dopo essersi fermati, evidentemente. Se la voglia di provare a viaggiare nella zorb-sfera vi è appena venuta, vi toccherà fare un viaggetto nel Vallese o in Austria (Flachau) o in Slovenia (Bohinjska Bela) per avere a disposizione tutta l’attrezzatura adatta. E che non vi passi per la testa di volerne comprare uno: se contattate Michael Stemp, il responsabile commerciale per l’Europa (michael.stemp@fen-net.de), lui vi darà tutte le informazioni che volete, ma vendervelo no, vi dirà che è impossibile. E tutto per ragioni di sicurezza; non ci sono più i pericoli di quando era un tubo di ferro, è vero, ma lo zorb va provato sotto lo sguardo vigile di gente addestrata. E io che già pregustavo di rotolare giù dal San Salvatore! Beh, mi consolo pensando al prezzo, top secret ma certo molto caro. Questo giocattolone infatti, è interamente realizzato a mano e per costruirlo ci vogliono più di due mesi. Mica scemo Leonardo. www.zorb.com immagini di: Zorb Ltd. New Zeland


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report

di taunus

Sedici tra i migliori breakdancers del mondo si sono dati appuntamento sotto la Coupole di Bienne l'8 maggio scorso in occasione del contest Red Bull BC ONE con l'obiettivo di designare chi tra loro fosse il campione dei campioni. Seicento appassionati della breakdance hanno potuto entusiamarsi per lo spettacolo offerto da incredibili acrobati di questo stile di danza, tutti favoriti per la vittoria. Un'occasione unica per vedere dal vivo nuovi "moves" e "freezes", ovvero le tendenze e le tecniche più attuali nel panorama della break. Con l'elevatissimo livello dei concorrenti non c'è da stupirsi se i due favoriti americani, gli idoli mondiali della break Bebe di Miami e Iron Monkey di Los Angeles siano stati eliminati al primo turno. I più acclamati dal pubblico sono stati il danese Sonic e il francese Junior che in semifinale hanno dovuto però inchinarsi agli americani Omar e Ronnie, malgrado le proteste della folla. In questi contest c'è comunque molto fair-play, come dichiara Sonic: " E' stato per me un onore partecipare e affrontare dancers della classe di Bebe, che amo sopra tutti. Il risultato è secondario.". La finalissima ha visto quindi affrontarsi Ronnie e Omar. I due hanno saputo convincere con combinazioni ed evoluzioni da togliere il fiato, prendendosi gioco delle leggi gravitazionali e oltrepassando tutto quello che si possa immaginare in termini acrobatici. La giuria non ha avuto un compito facile, ma alla fine ha premiato il texano Omar, secondo qualificato Ronnie (USA), terzo Junior (FRA) e quarto Sonic (DEN). Lo scenario era tra i migliori che ci potevano essere in Svizzera, la Coupole è infatti forse il più importante centro di aggregazione della scena hip hop, molto presente a Bienne, ma che sa attirare anche quelle di Berna e Aarau che non sono da meno.

La cultura dell'hip-hop è basata sullo stile e sulla creatività. Il breakdancing ne è stato un elemento espressivo determinante. Sfidando e usando le leggi della fisica i breakers hanno potuto manipolare i loro corpi raggiungendo l'applicazione di questa forma d'arte conosciuta come breakdance. Tutto ebbe origine a New York nella metà degli anni settanta quando le gang avevano bisogno di una forma di battaglia per disputarsi il primato senza ricorrere ai pugni, iniziarono così le gare tra B-Boys per giudicare chi aveva le migliori mosse di danza. All'inizio il breakdancing era chiamato "rocking", quando si ballava sui piedi era "toprock" e quando sulle mani "downrock". Non c'erano tutti i movimenti che ci sono oggi, si trattava prevalentemente di "footglides" come nel video Moonwalker di Michael Jackson. Lo stile che dava l'illusione di ballare sul ghiaccio o senza gravità arriva però da James Brown, fu lui infatti a rendere popolare il moonwalk. ll passo successivo fondamentale diventato la base del breakdancing fu l'adozione del movimento detto "Flare", preso dalla gin-

Red Bull BC One

nastica artistica e precisamente dalla disciplina del cavallo per quel suggestivo pivottamento sulle mani che fa ruotare su se stesso busto e gambe e che richiede grande forza fisica. In seguito fa la sua apparizione il casco, così anche la testa diventa un perno sul quale piroettare ed alternare forme. Si potrebbe andare anche più indietro nel tempo per trovare i progenitori della breakdance, dovremmo parlare di danze africane come la capoera... ma diamo per scontato che le radici siano nel generoso continente nero. Dopo l'enorme successo degli anni ottanta, il breakdancing torna alla ribalta nel ventunesimo secolo grazie al solito fenomeno dei videoclip musicali, ma sopratutto commerciali. Anche se era un pò che non se ne sentiva parlare questo fenomenno non ha mai cessato di esistere come forse qualcuno potrebbe credere, semplicemente sono i brand pubblicitari ad averlo dimenticato.


Doodah Skateboard Contest Series 2004 Nei prossimi mesi si svolgeranno 3 dei 5 appuntamenti del Doodah Skateboard Contest Series 2004. Aperta a skateboarders di tutte le età, questa manifestazione giunta alla sua seconda edizione e organizzata dal giovane collettivo King Shot di Zugo ha come scopo principale la diffusione e la valorizzazione della skate culture in Svizzera. Immancabili i concerti punk-rock collaterali alla manifestazione.

12-13 giugno San Gallo - Olma Messegelände

11 luglio Ginevra - Plainpalais

4 - 5 settembre Zugo - Alpenquai

Per maggiori informazioni: www.skateboarding.ch www.kingshot.net

IGSA World Cup 4 Swiss Championship dal 1° al 4 luglio Altbüron L'americana International Gravity Sport Association organizza in Svizzera un contest di quattro giorni dal 1° al 4 luglio, tra le colline di Altbüron (Canton Lucerna). Al contest, che è anche valido per il campionato svizzero, possono partecipare i riders di skate in-line, skateboad e longboard. Le tre discipline contemplate sono il Stand Up Downhill (in piedi), Classic Style (sdraiati), Streetluge (sdraiati). Nel sito potrete provare la pista virtuale, una pista che permette velocità fino ai 100 km! Per maggiori informazioni: http://sob-distribution.com/igsa/


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webcorner

hi.tech di alessio cassis

www.sourceforge.net

www.apple.com/trailers

www.brukoworld.com

www.map24.com

Ritorniamo a parlare di open-source, con il sito che ha in buona parte contribuito a farne la storia. Sourceforge.net offre un servizio di hosting su cui gli sviluppatori di programmi open possono presentare il proprio progetto al pubblico, reclutare nuovi collaboratori, distribuire il codice sorgente, nonché i file binari, cioè gli eseguibili, del programma. Software come eMule, DC++ e BitTorrent, vedono la loro nascita proprio tra le pagine di sourceforge.net. Tutti progetti nati tra le mura di casa di una singola persona, ma che hanno attirato un gran numero di sviluppatori e utenti proprio grazie alla visibilità di cui dispongono su questo sito. Basti pensare che il solo DC++, un client per file-sharing, viene scaricato 30 mila volte al giorno.

Chi di voi non avesse ancora installato il player QuickTime della Apple, avrà da oggi un paio di buone ragioni per farlo. Innanzitutto è ormai imminente il lancio in Europa di iTunes Music Store, la popolare piattaforma di vendita musica online che ha riscosso grande successo negli Stati Uniti. Inoltre, per gli amanti del cinema, segnaliamo la sezione trailers di apple.com, dove potrete trovare decine di trailers appunto, di tutte le novità cinematografiche del momento. I filmati sono tutti in formato .mov naturalmente, il celebre formato proprietario di Apple in lotta da anni con i rivali Real e MediaPlayer. Dalla sezione trailers, oltre che alla visione dei filmati, avrete accesso ai siti delle maggiori case cinematografiche.

Restiamo in ambito di Webby Award. Il seppur prestigioso premio da sempre è criticato per la scarsa attenzione che riserva ai siti di lingua diversa dall’inglese. Per questa ragione e per sottolineare l’energia che da ogni parte del mondo fluisce allo scopo di arricchire la Rete e i suoi abitanti, segnalo il sito di brukoworld.com. Nato dall’immaginazione dell’italiana Sara Lando, brukoworld.com ha ricevuto una nomina come miglior personal-site. Appassionata di fotografia e di informatica, Sara Lando, in arte Bruko, presenta se stessa e i suoi progetti, tramite una vasta galleria di fotografie e lavori in (Macromedia) Flash. Il lavoro di Bruko sembra aver creato una vasta comunità che ruota attorno alle sue pagine, all’arte e alla fotografia. Lo dimostra il blog legato a brukoworld.com, sempre molto attivo e da cui Sara riceve molti apprezzamenti per il suo lavoro.

Vincitore del Webby Award 2004 per la migliore tecnologia, il sito di map24.com incarna il futuro dei motori di ricerca. Motori che ben presto non offriranno più soltanto la ricerca di parole o frasi, ma anche immagini, suoni o, come in questo caso, la posizione geografica di una determinata strada. Inserendo paese, via e città, map24.com farà apparire la porzione di cartina a cui appartiene la località. Il prestigioso premio assegnato è più che mai meritato, se si pensa alla quale certa staticità che ha colpito il mondo dei motori di ricerca. A parte la quantità di pagine indicizzate, molto cresciuta non tanto grazie al miglioramento del software, quanto a quello hardware, sembra che i vari portali di ricerca abbiano passato più tempo nel cercare nuovi modi di far soldi, piuttosto che nel migliorare i loro servizi.

websoft Mele che diventano pere PearPC – PearPC 0.1.2

Il fratello open-source di DivX XviD – XviD 1.0

http://pearpc.sourceforge.net

www.xvid.org http://koepi.roeder.goe.net/xvid.shtml

Per gli utenti Apple far girare Windows su sistema Mac è possibile da molti anni e con ottimi risultati. Mentre per i molti appassionati di informatica, far girare un sistema operativo MacOS su pc è stato finora solo un bel sogno. Sogno che si è infine realizzato con lo sviluppo di questo programmino open-source. PearPC permette di emulare un processore PPC G3 con l’hardware necessario per far girare MacOS X, come anche altri sistemi basati sull’architettura PPC come Mandrake o NetBSD. Per il momento PearPC è ancora in pieno sviluppo. L’emulazione di MacOS X è lentissima, circa 40 volte più lenta rispetto al sistema ospite, e le sue funzioni sono molto limitate. Ragion per cui risulta ancora poco interessante buttarsi nell’avventura di installare questa applicazione, se non per il puro piacere personale e per soddisfare la propria curiosità. L’interesse sta invece nel semplice fatto che ora un programma del genere esiste e che, grazie alla licenza GPL e alla grande attenzione che ha suscitato, il suo sviluppo subirà sicuramente una notevole accelerazione, portando in tempi relativamente brevi ad una versione più stabile e soprattutto più flessibile. Per chi volesse divertirsi, magari durante una domenica di pioggia, ad installare e configurare PearPC, il quotidiano on-line PuntoInformatico offre una buona guida in italiano che ne illustra il funzionamento. La trovate qui: http://punto-informatico.it/p.asp?i=48289&p=2

E' tempo di raccogliere i frutti di tre lunghi anni di lavoro per il team di XviD.org. Il progetto XviD, nato dagli stessi creatori del più popolare DivX, è stato ripreso nel 2001 da uno studente tedesco che riuscì in poco tempo ad attirare l’attenzione di un buon numero di sviluppatori. La versione finale di XviD, sebbene leggermente inferiore a DivX, si presenta ora come la più valida alternativa gratuita. In realtà già da qualche tempo molti utilizzatori hanno fatto di XviD il loro strumento di compressione per i file video, soprattutto per lo scambio di film nei sistemi di filesharing. Grazie a XviD infatti, è possibile comprimere un Dvd di alcuni giga, in un unico file di poche centinaia di megabyte. Il debutto della final release di XviD è stato tuttavia turbato dalla violazione dei server dedicati al progetto. Poche ore dopo l’annuncio del rilascio del programma, uno o più cracker hanno “bucato” il sistema informatico di XviD.org, procedendo poi all’eliminazione di numerosi file, rendendo il sito irraggiungibile. Tuttavia ventiquattr’ore dopo, XviD.org risultava nuovamente accessibile.


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hi.tech

cybercorner

Il celebre fabbricante di coltellini svizzeri Victorinox in collaborazione con la Swissbit presentano:

SWISSMEMORY® Conosco diversi geek che lo aspettavano, finalmente è uscito il coltellino svizzero del XI secolo con memoria integrata. Oltre ad essere un bell'oggetto e ad essere trendy è anche un utile strumento di lavoro per telematici, elettricisti, informatici e hobbisti del computer. L'elemento principale è naturalmente la memoria a 64 MB che permette la trasmissione di dati ovunque sia disponibile una connessione USB, indistintamente su Windows, Mac e Linux. Essendo un prodotto made in Switzerland non poteva mancare l'aspetto sicurezza, con il programma SecureLOCK è possibile limitare parzialmente o totalmente l'accesso ai dati contenuti, inoltre utilizzando la tecnologia Flash questo memory stick è

indipendente da alimentazioni elettriche. A livello visivo ci sono dei led che indicano se la memoria è in fase di lettura o scrittura e dulcis in fundo la memory stick puo' essere separata dal coltellino! Tornando a parlare di sicurezza lo Swissmemory è proposto in due varianti, con led rosso, lama, lima per unghie con cacciavite, forbici e penna a sfera oppure nel modello Air Travel con unicamente led rosso e penna a sfera. Configurazioni richieste: - interfaccia USB 1.1 /2.0 - Windows 98/SE/ME/2000/XP, Mac OS 8.6 e successivi, Linux Kernel 2.4x e successivi.

www.victorinox.com

cyberflash Quando le dimensioni contano In attesa che il servizio e-mail di Google, Gmail, esca dalla fase beta per offrire il famigerato giga di spazio, è scattata la corsa a chi ce l’ha più grosso. Lo spazio di archiviazione naturalmente! Yahoo! per contrastare una futura e ipotetica emorragia di utenti, offre da subito 100 MB per gli account di posta gratuiti. Nel frattempo anche Lycos sarebbe intenzionata a offrire il tanto agognato Giga, ma solo per coloro disposti a pagare un canone di abbonamento. Hotmail, di cui Microsoft è proprietaria, sembra non preoccuparsi di questa sfida per il momento, sicura che .NET Passport e MSN continueranno ad attrarre utenti anche in futuro. Coloro che volessero a tutti i costi accaparrarsi uno dei pochi account beta di Gmail, possono fare la propria offerta su www.gmailswap.com, sito nato proprio come area di scambio per i più impazienti.

S’infiamma in Italia la protesta contro il decreto Urbani Il decreto legge del ministro Urbani, fin dalla sua apparizione, causa di aspre polemiche da parte di utenti e provider, sembra stia giungendo al culmine della sua intensità. Molti utenti indignati minacciano quindi la disdetta dei loro contratti a banda larga e proprio a scopo intimidatorio, è stato indetto uno sciopero della connettività il 25 maggio. Sciopero che sembra abbia goduto di una grande partecipazione. Durante le stesse ore, alcuni siti governativi come governo.it, sono risultati inaccessibili. Ancora poco chiare le cause del black-out. Sebbene si parli di un netstrike da parte degli utenti, sembra più accreditata l’ipotesi di un attacco da parte di alcuni cracker. Altra curiosità, digitando la parola “incapace” all’interno di Google, il primo sito ad apparire è guardacaso la biografia del ministro Giuliano Urbani.

Il service pack 2 non perdonerà Pochi giorni dopo l’annuncio dell’imminente fine della fase di test per il service pack 2 di Windows XP, sono circolate in Rete voci secondo cui questa volta i pirati sarebbero stati risparmiati. Pronta la smentita da parte della Microsoft. Come fu per il primo service pack, cioè un pacchetto di aggiornamenti del sistema operativo, il secondo pacchetto di update per Windows XP non perdonerà coloro che fanno uso di copie pirata. All’inizio dell’installazione, il software controllerà infatti la chiave di XP con una lista di chiavi pirata e in caso di riscontro positivo, sarà interrotta l’installazione. Tuttavia, come già successo per il SP1, basteranno pochi giorni per trovare in rete un programmino che permetterà di aggirare l’ostacolo.

Facile come telefonare a Quentin Tarantino Come si vede nei film, le star quando risiedono in un costoso hotel, adottano dei codici per non essere rintracciati da giornalisti e scocciatori. Proprio come ha fatto il giudice della giuria del Festival del cinema di Cannes, mister Quentin Tarantino, noto al grande pubblico per aver realizzato Pulp Fiction e, più recentemente, Kill Bill. Telefonare all’hotel di Tarantino e dare il codice Zastoupile sarebbe stato sufficiente ad entrare in contatto con il famoso regista e attore americano. Non è ancora nota la causa dell’improvvisa comparsa del codice personale di Tarantino. C’è chi parla di un’intrusione da parte di un pirata nei sistemi dell’albergo dove alloggiava, anche se più verosimilmente si tratta di un impiegato con la lingua un po’ troppo lunga e che probabilmente ora rischia il posto di lavoro.

Windows son pur solo finestre Da alcuni anni ormai, i tribunali sono diventati la seconda casa della Microsoft, tanto che ormai si è perso il conto delle cause in atto. Dopo aver incassato il colpo per la condanna ricevuta dall’anti-trust europeo, la società di Bill Gates deve accettare un’altra sconfitta giuridica. La controversia nata attorno a Lindows, termine nato dalla fusione di Linux e Windows, ha visto la Microsoft perdere l’appello. I legali di Gates sostengono di possedere i diritti sul nome Windows (finestre). Di diverso avviso il giudice americano che ha sentenziato la genericità del termine, impossibilitando di fatto Microsoft a rivendicarne i diritti. Recente è anche la notizia secondo cui ancora Microsoft, avrebbe versato 12 milioni di dollari ad Opera, la società produttrice dell’omonimo browser web. Opera accusava il gigante di Redmond di aver volutamente sabotato Opera nella visualizzazione delle pagine del sito di msn.com.

Anche il codice di Cisco in pasto alla rete Era capitato qualche mese fa con il codice sorgente di Windows 2000 e Windows NT, ed ecco che il copione si ripete. Questa volta è il gigante delle telecomunicazioni Cisco ad essere vittima di un furto di un proprio prodotto. L’annuncio è stato dato dalla russa SecurityLab, secondo cui in rete circolerebbero senza controllo circa 800 MB del codice sorgente del sistema operativo IOS, versione 12.3. La stessa Cisco, pur non confermando le cifre, ha ammesso di essere a conoscenza della trafugazione del software. Gli esperti del settore sono preoccupati dal fatto che il codice rubato appartiene al sistema operativo più diffuso sui router di tutto il mondo. Comprese le backbone di Internet, cioè dei tronconi principali della Rete, da cui passano la maggior parte delle connessioni. Ora si teme che pirati possano studiare il codice per sfruttarne poi le falle.


018

hi.tech di alessio cassis

Videogame story Ricordo le serate della mia prima infanzia passate assieme alla mia inseparabile console Atari. Quella che funzionava con delle grosse cartucce nere e la cui grafica a 8 bit permetteva a malapena di distinguere un canguro (il gioco era Kangooro) da Pac-man. Poco dopo arrivò per me il momento del mitico Commodore 64, prima con un nastro a cassetta e le sue interminabili attese e in seguito con un più comodo floppy da 5 pollici e un quarto. Ed ormai giunto alle scuole medie, ecco arrivare il mio primo vero pc, un IBM PS/2 con 20 mega di harddisk, MSDOS di un’ancora sconosciuta Microsoft e i primi software di videoscrittura della IBM. La grafica dei giochi era “già” una CGA a quattro colori che permetteva di far girare grandi titoli come Xenon2, il gioco spaziale di distruzione totale, o Ranx Xerox, il punk cibernetico in fuga dalla mafia. Nel frattempo anche i videogame dei bar cambiavano, ma questa è un’altra storia… Sebbene il primo videogioco in assoluto venga attribuito a Steve Russel, studente del MIT (Massachusset Institute of Technology) nel 1962, e al suo Spacewar, sembra che in realtà fu Willy Higinbotham nel 1958 a far divertire per primo dei ragazzi con un calcolatore. Si narra, infatti, che quest'ingegnere nucleare facesse giocare ad una sorta di virtual-tennis gli studenti in visita al Brookhaven National Laboratory. Però, in un’epoca dove i computer occupavano interi stabilimenti e costavano parecchi milioni di dollari, l’invenzione della prima console va a Ralph Baer e ai suoi collaboratori della Sandres Associates. Ralph Baer dopo aver realizzato il primo prototipo, contattò una serie di società, tra cui Motorola, con l’intenzione di stringere accordi per la produzione della console. Dopo un inizio poco incoraggiante e parecchi rifiuti, la Magnavox, che produceva televisori, accettò l’accordo con Baer ed iniziò la produzione del Magnavox Odissey, il cui primo modello apparve sul mercato all’inizio del 1972. Odissey divenne poi famoso per Pong, il primo simulatore di tennis da tavolo della storia, e riuscì ad imporsi sul mercato con la ragguardevole cifra di cento mila unità vendute. Il peso dei videogiochi si fece sentire però solo qualche anno più tardi, e fu Atari la prima società ad intuirne le potenzialità assieme al suo fondatore, Nolan Bushnell. Il caso volle che Bushnell fosse presente alla presentazione di Spacewar al MIT, gioco che girava all’epoca solo su un mainframe da 120 mila dollari. Bushnell, dopo aver imparato i rudimenti modificando Spacewar, fondò assieme ad un amico Syzygy, la società che divenne in seguito Atari. Nel 1971 Bushnell produsse il primo videogioco da bar: Computer Space. Simile per concetto a Spacewar, il videogioco di Bushnell godeva di una grafica migliore. L’anno seguente Bushnell fondò finalmente Atari, e prendendo spun-

to da una conferenza, creò il primo videogame da bar con cui si poteva giocare a pong; il successo fu immediato. Nel 1976 la Warner comperò Atari per 28 milioni di dollari, producendo poco meno di cinquecento titoli in sei anni. In seguito arriva l’ora delle case giapponesi. Nintendo e Sega conquistano il mercato americano, tanto che nel 1988 la console di Nintendo a 8 bit è il gioco più venduto degli States. Un altro fenomeno è rappresentato dall’idraulico più famoso del globo, Mario Bros. Le avventure di Mario e dei suoi amici hanno venduto qualcosa come centossesanta milioni di titoli, rendendo Mario Bros. il videogioco più venduto al mondo. Il resto è storia recente. Le ormai vetuste cartucce hanno lasciato la strada ai cd, che hanno permesso di aumentare notevolmente la quantità di dati contenuti in un gioco. La grafica è diventata ben presto tridimensionale, permettendo una qualità di dettagli inimmaginabile solo fino a qualche anno fa. Ora, soprattutto con l’uscita di PlayStation 2 e XBox, i produttori di console stanno tentando di abbandonare il ristretto spazio del videogame per buttarsi nel più proficuo mondo del multimedia. Per cui oggi con una console, oltre che giocare, si può ascoltare musica, guardare Dvd e navigare su Internet. Ci sarebbero ancora tante cose da dire e tanti sono gli eventi ed i personaggi che hanno caratterizzato la storia dei videogame. Fenomeno di nicchia che è diventato un business pari a quello del cinema. I videogiochi ormai non sono più solo un passatempo per ragazzini scansafatiche, ma attirano gente di tutte le età e di tutti i ceti sociali. Per concludere vi lascio con Pac-man e la sua massima: se i ragazzi della mia generazione fossero stati realmente influenzati da quel gioco ora salterebbero in stanze buie piene di luci intermittenti, mangiando pasticche a ritmo di musica elettronica martellante…


019

games

di michael bartolotti

PSP vs. Game Boy Advance DS Buone nuove per la prossima stagione Come ogni anno ormai, è divenuta piacevole consuetudine l’appuntamento con le novità della prossima stagione per i videogiochi, presentate all’E3 (Eletronic Entertainment Exposition), la più importante manifestazione mondiale su tutto il mondo dell’intrattenimento elettronico. Oltre alla miriade di novità in cantiere per tutte le console ed il computer, quest'anno le novità sono state più eclatanti. Spicca sicuramente la presentazione della nuova console della Playstation PSP (letteralmente playstation portable) che dovrebbe entrare in commercio in Europa già i primi mesi del 2005 e divenire il primo vero concorrente della Nintendo per quel che concerne le consoles portatili. Ciò che colpisce indubbiamente, oltre alla potenza pari a quella di una PS2, quindi notevolmente superiore agli standard attuali dettati dal Gameboy Advance, pari solo ad un Super Nintendo, è l’estetica accattivante e funzionale, poiché possiede uno schermo a cristalli liquidi molto più grande delle comuni console portatili ed una linea maneggevole e trendy. La politica di presentare non solo un giocattolo, ma un vero e proprio strumento multimediale è evidente, tanto che la stessa Sony ha già pensato di mettere in commercio, oltre a tutta una serie di videogiochi, anche video musicali, film e tutto ciò che può essere contenuto negli innovativi mini-cd che fungono da supporto per l’apparecchio in questione. Da citare infine l’intelligente introduzione di un sistema di rete wireless per connettere le diverse consoles per sfide tra amici senza l’impiccio di scomodi cavi.

Dal canto suo Nintendo non se n’è stata con le mani in mano, ma facendo frutto dell’esperienza maturata negli anni ha proposto la sua alternativa alla nuova rivale Sony. Il nome poco originale del nuovo Game boy è Game Boy Advance DS che si è mostrata per la prima volta all E3 con un originale doppio schermo a riprendere lo stile dei vecchi videogiochi portatili quali Donkey Kong e altri vecchi classici. La trovata veramente geniale sta nel poter utilizzare una penna touch screen sullo schermo per poter interagire direttamente sul gioco tramite il nuovo strumento. E' facile intuire che questo comporta un approccio completamente nuovo per quel che concerne sia la giocabilità che la visione del gioco, messa su due schermi e quindi più versatile per avere i dati delle partite sott’occhio. Ovviamente il sistema touch screen potrà essere utilizzato per molteplici funzioni multimediali. Sicuramente verrà implementato un sistema di gioco di rete analogo a quello visto sopra. Quindi la concorrenza non nascerà più solo dalla qualità dei giochi, ma dalle esigenze stesse del consumatore e dalle nuove modalità di gioco proposte. La partita si preannuncia indubbiamente interessante, anche se Nintendo parte avvantaggiata, visto che è leader del settore dell'intrattenimento portatile da ormai quasi dieci anni. Come già detto questi balocchi vedranno la luce non prima dell’anno prossimo dalle nostre latitudini, ma probabilmente usciranno già quest’anno sia in Giappone che negli States, quindi a poco avremo già un primo verdetto su quest'epico scontro per la supremazia del mercato entertainment.


MGB www.migros.ch


021

re.play Spigolosa PJ Harvey

re.vision The Punisher

re.ad Silver Surfer

re.art Kimsooja

Velvet Revolver Rock di contrabbando


022

re.play

Lenny Kravitz

Sonic Youth

Morrissey

Gomez

Baptism Emi

Sonic Nurse Geffen

You are the quarry Sanctuary

Split the difference EMI

by gabi

by iggi

by gabi

by naca

E' un rinnovato Lenny Kravitz che torna quest'anno con un nuovo album tra rock e funky, Baptism. Il produttore, arrangiatore, compositore e musicista Kravitz si ripropone quindi ai milioni di fan che dal 1989 lo ascoltano in tutto il mondo, con tutta la carica dei contenuti musicali ed il suo classico ritmo incalzante. Tornato all'ispirazione dell'esordio di Let love rule e di Are you gonna go my way, Kravitz ci serve la sua nuova ricetta composta di Faith, Funk & Rock'n'roll. "Baptism mi sembra puro come gli album dei miei inizi, come se avessi iniziato a registrare per la prima volta…", spiega Kravitz, ritratto sulla cover praticamente nudo che imbraccia la chitarra (il totem salvifico), ed immerso in un bagno di sangue per un battesimo a nuova vita. Sì perché è una ritrovata fede nella religione cristiana ciò che ha infuso al poliedrico musicista un'innovata energia, che qui s'esprime a 360°: il rock del potente primo singolo Where Are We Runnin', il soul di What Did I Do With My Life, il blues di Lady (commosso pezzo dedicato alla sua ex-girlfriend Nicole Kidman), l'hip hop di Storm (energia con il rapper Jay-Z), il road-pop di California (il secondo singolo), il freaky-funk di Flash, e la melodia spiritual di Calling All Angels, Baptized, The Other Side e Destiny. Non è musica alternativa, non è indie rock, non è uno degli emergenti con il prefisso "The", non è niente di originale e rivoluzionario, non è la rivelazione dell'anno, non è il disco rock del decennio. Ma ci piace lo stesso, perfetto così, completo nella sua impeccabilità laccata e di lusso. Perché a volte, anche nel mainstream, tra le spire calcolatrici e spietate delle major succhiasoldi, può uscire un bel disco, godibile, eccitante e convincente. Lunga vita a Kravitz, gran furbacchione che non è altro.

La soglia dei quarant'anni è decisiva per chi ha sempre vissuto con lo spirito di un Peter Pan. E' il momento in cui si fanno i conti con sé stessi, che si guarda indietro al passato per cogliere le fasi salienti della vita, per trovare i momenti migliori, metterli in cornice e riporli in un bagaglio di ricordi utili per sostenere il cammino della vita. Ed i Sonic Youth allora, che bagaglio si porteranno dietro a questo punto? Altro che bagaglio a mano! Gli ci vorrà un'impresa di traslochi! Scherzi a parte, siamo di fronte al nuovo lavoro della Gioventù Sonica, Sonic Nurse, più o meno il 19esimo, senza calcolare le collaborazioni collaterali ed amenità simili. Nei negozi, con Sonic Nurse è uscito pure Corporate Ghost, il dvd contenente l'intera videografia, cioè ventitré video-clip girati da Spike Jonze, Tamra Davis, Kathlin Hanna, Jason Lee e Vincent Gallo, oltre a interviste e stralci d'esibizioni dal vivo. Momento celebrativo quindi, soprattutto per quanto riguarda l'ascolto del disco. E' questa la fotografia che i Sonic hanno incorniciato e messo tra i loro bagagli? Sonic Nurse innanzi tutto magnifica il ritorno al microfono di Kim Gordon, seducente ed obliqua come non mai, presente in quattro brani, tra cui cito la contrastante e sbieca Pattern Recognition, e l'avvolgente, ipnotica I Love You Golden Blue. Thurston Moore lo troviamo in forma smagliante nella spontaneità di New Hampshire ma anche nell'inquietudine di Dripping Dream. E in fase di rifinitura c'è Jim O'Rourke, ormai membro a tutti gli effetti. Che dire d'altro di questa band? Niente, ci basterà ritrovarci felici e beati ad ascoltare i meravigliosi feeedback, le sghembe melodie, i ritmi sussurrati, gli stop&go improvvisi di gente che non invecchierà mai, in barba all'anagrafe. Youth against time!

Ci sono voluti quasi due anni prima che Morrissey trovasse un etichetta disposta a pubblicargli il nuovo lavoro secondo i suoi personali desideri. Non che mancassero le major disposte a farlo, ma i contratti proposti avevano delle condizioni alle quali il grande Moz non ha voluto sottostare. Come si fa a chiedere ad un (meraviglioso) egocentrico come lui di fare un disco con i Radiohead agli strumenti? Oppure d'inciderlo assieme alla cantante degli Everything But The Girl? Sacrilegio! No, ha fatto bene Morrissey a non accettare compromessi, ad aspettare che a dargli il via libera fosse, finalmente, la Sanctuary. Perché quello che ho tra le mani è un magnifico disco, carico di pathos e di carattere. Non poteva essere differentemente visto che parliamo di uno degli individui più geniali della musica britannica, uno che ha talmente influenzato due decenni di musica pop-rock che gli si dovrebbe fare un monumento piazzato a Piccadilly Circus. Ora abbiamo dodici canzoni nuove di zecca. Una più bella dell'altra. Prodotto da Jerry Finn, il disco è stato suonato dai fedelissimi Boz Boorer (chitarra), Alan Whyte (chitarra), Gary Day (basso) e Dean Butterworth (batteria). Il nuovo You are the quarry porta titoli come America Is Not The World (con un testo "scomodo"), Irish Blood English Heart (il singolo apripista), I Have Forgiven Jesus (bellissima) e Come Back To Camden (un "classico") che sono pura farina di quel diavolo di un Morrissey. Un album variato, che farà la gioia dei fan e di chi si avvicinerà per la prima volta a questo grande artista, una sorta d'ibrido tra Your Arsenal e Vauxhall & I, corposo, completo, maturo, affiliato ai tempi senza essere tendenziosamente alla moda. Brillante ed appassionato, Moz is back! Disco pop del mese.

Confused now? Per niente. I Gomez tornano con questo Split the Difference e lo fanno nella maniera migliore. Raggiunta la completa maturazione musicale, al loro quarto lavoro, i Gomez non lasciano più nulla al caso e si rimettono a proporci la musica per cui si erano fatti conoscere, il rock con influenze blues. Dopo il loro folgorante debutto, il bellissimo Bring it on, che gli aveva permesso di portarsi a casa l’ambitissimo Mercury Prize nel 1998 lasciando a mani vuote dischi d’altissima caratura come This is Hardcore dei Pulp e Mezzanine dei Massive Attack, si era sempre pensato che questi ragazzi non sarebbero mai riusciti a sopravvivere alla pressione che comporta questo premio. D’altro canto però c’era anche chi si aspettava che sfornassero un capolavoro che tutt’ora sfortunatamente non ci hanno ancora regalato. Lasciate da parte le sperimentazioni elettroniche del precedente In our Gun e le atmosfere psichedeliche di Liquid Skin i cinque ragazzi inglesi ritornano a giocare con le melodie e già dalle prime note del riff d’apertura di Do One l’ascoltatore si trova confrontato con una nuova vena creativa che si sviluppa in maniera sorprendente per tutta la durata di questo interessantissimo Split the Difference. Il risultato raggiunto è un disco veramente rockeggiante, diretto e fulminante, con un basso pompato all’inverosimile per le abitudini dei Gomez, e le due voci come sempre protagoniste. Ci hanno regalato quattro dischi di ottimo livello, hanno dimostrato a tutti che si può fare rock senza gli abusi delle rockstar, e dal vivo si sono ritagliati una fama di tutto rispetto. Il capolavoro è a portata di mano e anche se per adesso non sono ancora riusciti a sconvolgerci, con delle tappe d'avvicinamento di questa fattura, l’attesa non può essere più dolce.


dischi Masters of reality /Chris Goss

Ash

Give us Barabbas Brownhouse

Meltdown Warner Music by tanica

by iggi

Non è un disco per bambini, però stiate sicuri che i bambini lo ascolterebbero molto volentieri. Perché è fiaba, perché è storia, perché ha un inizio e una fine. Quali favole del resto sono solo per bambini? E' che poi tra questi bambini si contano anche i precoci Kyuss ed i ribelli QOTSA (che speriamo la smettano di fare i capricci)... Che la storia abbia inizio allora. C’era una volta un cantastorie, Goss, a cui è sempre piaciuto raccontare la psichedelia. Questa volta si è fermato su un sasso o forse addirittura ad una fiera di paese. Ha preso una chitarra acustica e l’ha resa protagonista di una saga folkrock degna della Terra di Mezzo. Avete presente la festa per il compleanno di Bilbo nel romanzo di Tolkien? Ecco, i Masters Of Reality hanno suonato a quella festa. Hanno esordito con Voice and The Vision e proseguito con Brown House Of The Green Road. Mentre Bilbo narrava ai piccoli hobbit come fosse sfuggito agli orchi, in sottofondo si sentiva Off To Tiki Ti. E quando è venuta l’ora di mandarli a nanna, il saluto dal palco è stato un monito, Don’t Get Caught By The Huntsman’s Bow, una filastrocca per la buona notte. Still On The Hill ha scandito lo stupore generale quando Bilbo è scomparso all’improvviso, e Desert Song ha segnato l’inizio del viaggio. Quando s'inizia un’impresa, a qualcosa bisogna rinunciare; questo Goss lo sa bene. Insomma è un disco difficile da digerire, come un romanzo di Tolkien. Forse perché porta in grembo troppa storia o forse solo perché non siamo ancora pronti. Ma tenere duro vale la pena. Ce lo insegnano dei mezzuomini.

Con pochi dischi gli irlandesi Ash hanno conquistato un'invidiabile posto al sole nel panorama del pop punk internazionale, ed ora la loro discografia si arricchisce di un altro episodio musicale: Meltdown, quarto album (esclusi gli Ep, i live e le raccolte di singoli) in nove anni. Con Meltdown il suono degli Ash torna al rock più adamantino, una sferzata d'energia diretta, immediata, ma che purtroppo, mi dispiace dirlo, non ha l'impeto degli esordi (indimenticabile il folgorante debutto 1977). All'ascolto di questo nuovo lavoro, però, si può appurare che la chitarrista Charlotte Hatherley e il batterista Rick MacMurry hanno acquistato una propria personalità ben definita e di carattere, a conferma che gli Ash non sono solo l'opera di Tim Wheeler, frontman e autore della band. Grosso il can-can attorno a questo disco: alla produzione è stato chiamato niente po' po' di meno che Nick Raskulinecz, superfonico già dietro il mixer di Foo Fighters, QOTSA e System Of A Down. Un nome, una garanzia, si dice di solito. Si dice… Grande dunque l'aspettativa da parte di fan e critica. L'inizio di Meltdown è potente, grazie a quattro tracce egregie, la title-track, Orpheus, Evil Eye e Clones, ma tutto si ferma qui. Forse un paio di brani rock davvero accattivanti, come Clones e Detonator, faranno la felicità di un sacco d'adolescenti in preda agli sbalzi ormonali. Mentre deludenti davvero quelli reputati hard-rock: Star-Crossed è quasi scandalosa nella sua banalità. “Questo è il disco più pesante che abbiamo fatto”, dice Tim Wheeler, il frontman “A tratti è shockante come un pugno in faccia.". Davvero? Meltdown significa più o meno "squagliato". Appunto.


024

re.play

Mclusky

Beta Band

Mission Of Burma

Alter Ego

The difference beetween me and you is that i'm not on fire Too Pure by iggi

Heroes to zeros Astralwerks

OnOffOn Matador

Transphormer Klang

by stoner

by gabi

by taunus

Promozione assoluta, la mia, per questa nuova fatica dei gallesi Mclusky. Con un maestro di cerimonie come il top dei top dei produttori Steve Albini (cito almeno le sue band personali: Rapeman, Big Black e Shellac) come poteva essere altrimenti? Il terzo album dei Mclusky, dal lunghissimo titolo The difference beetween me and you is that i'm not on fire, passa immediatamente di diritto tra i miei preferiti di quest'anno. E non sono gli stralci sonori che ricordano le epilettiche melodie alla Pixies, non sono i deviati feedback alla Sonic Youth, non sono le inconfondibili influenze post e noise stile Fugazi che m'acchiappano, ma è l'attitudine di questa band britannica: furente, feroce, sporca, incalzante, sorprendentemente capace e professionale. Credo proprio di non sbilanciarmi dicendo che siamo di fronte ad una delle band più "grandi" del pianeta. Post-rock, emo-core, nu-garage, con venature oscure ed inquietanti, emotivamente potente e profondo, diretto, coinvolgente, questo album merita di svuotarvi il portafoglio e se è il caso, di ridurvi al lastrico. Impossibile elencarvi i brani, i titoli che portano sono lunghi tanto quello del disco. Ma sappiate che qui trovate tredici brani fulminanti, spaccacervelli, nessuno escluso. Un disco che si fa ascoltare dall'inizio alla fine, e che quando si conclude vi farà venir voglia di schiacciare il repeat. Ricco e carico, The difference between me… conferma che i Mclusky hanno le più eccellenti chitarre in circolazione, e che è una band dalle qualità impressionanti, davvero ineguagliabili. Io per questi prevedo un futuro sfavillante, e, non ho dubbi, sapranno mantenere le loro peculiarità, cioè integrità e purezza. Recuperate anche Do Dallas, il disco precedente. Non ve ne pentirete.

La cover del nuovo Heroes To Zeros è in puro stile Beta Band: un'immagine kitsch stile "I Fantastici Quattro" che vede i membri del gruppo nelle vesti di improbabili (anti)eroi intenti a battagliare con sicurezza immaginarie e robotiche forze malefiche. Ma che hanno da combattere i Beta Band se li amano tutti? I Radiohead li ammirano incondizionatamente, e Nick Hornby li adora al punto da metterli al centro di libri e film! Più di così… Questa band dalle strombazzate prospettive grandiose, si ripresenta ora con il suo nuovo album - autoprodotto con al mixaggio Nigel Godrich (produttore di Radiohead, Air, Strokes e Beck) - e ci sistema con alcuni colpi ben piazzati: Assestment, il primo singolo, è un buon brano dall'attitudine new wave che nel finale si sfoga tra chitarre e sax dal gusto smaccatamente pop; Space e Wonderful rimembrano le ottime composizioni nei loro ep di sei anni fa; Troubles e Space Beatle comprovano il noto BB-cocktail che mescola pop anni Sessanta e cori suadenti in una interessante e coinvolgente cornice digitale; Pure For è una simpatica mistura tra gospel ed i Kraftwerk più light; Liquid Bird segue le linee chitarristiche adottate da Strokes & affini e il brit-pop fa capolino da Out-Side, mentre ruffiano e catchy è l'electroclash di Easy; Simple è una splendida e, come da titolo, semplice canzone; Lion Thief è graziosamente modellata su un ispirato arpeggio acustico. Heroes to Zeroes è il buon disco, curato, di un gruppo in grado di sfornare melodie di buon livello e dotato di un talento innato per gli arrangiamenti elettronici. Forse era lecito aspettarsi qualcosina di più "originale", ma evitiamo troppe aspettative, godiamoci questo bell'album, e non facciamo troppo i pignoli.

OnOffOn rappresenta il primo album in studio registrato dopo ventidue anni di silenzio dei Mission Of Burma, la band avant-rock di Boston considerata tuttora tra le più importanti tra quelle americane di stampo "underground". I Mission Of Burma si formarono nel 1978 e furono tra i primi a scendere al compromesso tra hardcore, no-wave e pop. Scusate se è poco. Meritatamente un'icona piazzata tra le più rinomate come i Gang Four, i Sonic Youth, i Pere Ubu ed i Black Flag, il progetto Mission Of Burma non ha mai archiviato la sua "missione" sonica e bombardiera. Difatti durante questo ventennale periodo di pausa i tre non sono stati con le mani in mano, le hanno tenute in pasta collaborando con gli Yo La Tengo, i No Man, i Volcano Son's…. ma è in questa dimensione personale che sanno esprimere al meglio le loro capacità influenti e d'altissimo livello. Ascoltiamo quindi OnOffOn, un lavoro che segna rumorosamente il ritorno di questa grande band. Registrato l'autunno scorso con Bob Weston dei Shellac e il produttore originale Rick Harte, è un lavoro di eccitante virulenza e complessità rock/noise e ripresenta questa seminale band come se tutti questi anni non fossero trascorsi. Il trio Roger Miller (voce e chitarra), Clint Conley (basso) e Peter Prescott (batteria), coadiuvato da Weston che sostituisce alle manipolazioni sonore il membro originale Martin Swope, ha completato un album bruciante ed efferato, attestante la cruda potenza che li distinse agli esordi. Ascoltate l'iniziale The Set Up, la terribile The Enthusiast, la brillante Fake Blood, la cupa Wounded World, la difficile Nicotine Bomb, la stravolgente Absent Mind... Mi darete ragione. E' rimasto un fottuto gran gruppo, da rivalutare.

Ricevo un promo album di "musica electro come piace a te" da un'amica. Lo metto nella borsa da viaggio e parto alla volta di Berna per partecipare alla tre giorni della Contemporary Culture Convection (CCC) in quel tempio della musica che è la Reitschule e dove mi aspettano una quarantina di live act e dj set dal breakbeat all'elettro indus. Finalmente durante il viaggio inserisco questo nuovo disco, la copertina già m'intriga... gioia e tripudio per le mie orecchie (la mia amica ci ha preso in pieno). Colonna sonora perfetta per questa trasferta. La prima traccia, Rocker, la più ballabile, è un crescendo che ti porta allo sbraco totale con dei beats 80ies contaminati da electro moderno e suoni acidi slabbrati ed incalzanti. L'album intero presenta dieci brani killer electro-techno con incursioni punk, no-wave e rock'n'roll intrisi di spirito "anti" alla T.Raumschmiere. Il progetto Alter Ego non viene dal nulla...eh no! Il "killer duo" composto da Roman Flugel e Jorn Elling Wuttke è già attivo dalla fine degli anni '80, ha visto nascere il fenomeno techno dall'inizio collaborando e producendo dischi di Sven Vath per la mitica etichetta tedesca Hearthouse, è inoltre co-fondatore delle etichette Playhouse, Klang e Ongaku ed autore di innumerevoli rmx... degli autentici stacanovisti della techno. Lo spirito "anti" salta fuori già da alcuni titoli: Beat The Bush, Nasty Dollars, ma l'attitudine dell'album è quella di un divertissement di due vecchi lupi del beat che la sanno lunga "We wanted to make it holding the same intensity of an AC/DC record along... with a lot of fun!" ... e crazybastard inside aggiungo io. Chi si è incuriosito per questo album, che secondo mio modesto parere è un must, sa cosa deve fare.


025

dischi Pink Grease

Ill Bill

Faithless

The Datsuns

This is for real Mute

What’s wrong with Bill? Psycho+Logical

No Roots Bmg

Outta sight/Outta Mind V2

by stoner Eccovi un nuovo nome di cui prendere nota, dopo aver pubblicato l'anno scorso il mini album All over you , uscirà questo mese il primo album dei Pink Grease, già annunciato come uno dei migliori debut-album inglesi dell'anno. Questo sestetto, nato nella scena di Sheffield nel 2000 è inoltre considerato una delle migliori live band attualmente in circolazione nel circuito inglese e di fatto hanno già avuto l'onore di accompagnare in tournée gli Add N to (X) ed aperto per Suicide, Peaches e Franz Ferdinand. Un curriculum di tutto rispetto! La conformazione di questa band: voce, sampling, sax, chitarra, synth, basso, batteria. Lo style: glam, punkrock, shockabilly. Per aiutarvi le influenze che si possono citare sono quelle di Jon Spencer Blues Explosion, dei Damned, dei Cramps, degli Stooges, di David Bowie e dei New York Dolls. Coinvolgenti, stimolanti, originali, carichi del tipico edonismo inglese, ma anche ammiccanti al fashionismo new yorkese, i Pink Grease riescono perfino ad andare oltre la fortunata ondata del garage e glam revival. Questi ragazzi hanno voglia di stupire e difficilmente vi lasceranno indifferenti con la loro speciale miscela di frenetico rock'n'roll e orecchiabile pop a grande effetto. Valore aggiunto alla band è la preziosa produzione di Steve Lironi e i coretti delle tre Greasettes. Il loro manifesto si potrebbe intitolare: "Freaky teenagers, c'mon fight the power!" Un disco capace di soddisfare sia nostalgici che ricercatori di novità. Imperdibile! Incuriositi? Per un ascolto non avete che recarvi su www.mute.com

Non Phixion

The Green CD/DVD Uncle Howie by taunus Eccovi due succulente novità dal mondo dell’underground rap. Il primo solo album di Ill Bill, già mc e produttore dei grandi Non Phixion e appunto il secondo album ufficiale dei Non Phixion. Ci troviamo di fronte ad un mitico personaggio della scena di NY, oltre ad aver collaborato con nomi del calibro di Large Professor e Dj Premier, è proprietario della Uncle Howie e produttore del fratellino Necro. La sua musica è considerata mentalmente disturbata e brutalmente onesta, Bill non ha peli sulla lingua, e il suo talento di rapper riconosciuto da tutti non si ferma davanti a nessun tabù. What’s wrong with Bill non delude le attese, è un po’ meno bastardo dei lavori precenti, più accessibile: Bill dopo aver conquistato una posizione di leader nell’underground hip hop vuole conquistare ora il giro grosso. The Green CD/DVD è invece una raccolta di singoli, ep e materiale inedito. Ill Bill dopo un’esperienza come cantante di death metal, comincia proprio nel 1995 con Non Phixion. Ad accompagnarlo troviamo Goretex, Sabac Rec e DJ Eclipse. Il loro successo è folgorante e nel 2002 quando pubblicano The Future is now vengono paragonati ai Wu Tang Clan. Firmano per una major che non avrà mai il coraggio di pubblicarli e quindi Bill si mette in proprio. Lo stile? “B-boy gangster meets futuristic world of apocalype”.

by steve

by stoner

Ma perché Maxi Jazz e Sister Bliss non pensano a fare il loro lavoro e quindi a far ballare la gente a ritmo della progressive house? A dire la verità a parte il primo Reverence, stampato addirittura in quattro versioni dal 1996 al 2001 e l'ottimo Back To Mine che però è una compilation, non hanno mai saputo fare album decenti. Il successo che sicuramente conoscerete è il singolo God is a Dj, per il resto il duo inglese è conosciuto per le esibizioni dal vivo nelle discoteche di mezzo mondo e come esponenti della progressive house. Oltre che a produrre musica i Faithless cercano di trasmettere anche dei valori di fratellanza, e da qui forse anche la scelta stilistica di usare il raggae. L'album comincia con lo slogan dell'album: no roots, no three, no family, no me. Poi subito arriva un particolare reggae-beat con un attitudine intimista che prosegue anche nel brano successivo. Il progressive arriva solo al quarto brano, I want more: part 2. Poi ancora raggae beat, atmosfere soft, tribal beat leggeri e un monotono e scontato cantato che mi lascia assai perplesso... mah. A dire il vero anche le sonorità sono molto scontate, retrò è bello, ma va anche contestualizzato. Ciò che mi infastidisce più di tutto è l'ultimo brano, dove la musica cambia e il groove esce alla grande, ma viene appena concesso un assaggio di tre minuti... perché? Nella copertina leggo: abbiamo continuato perché abbiamo qualcosa da offrire. Il messaggio va bene: una mente malvagia, la disinformazione, il razzismo, la paura e l'avidità sono un arma di distruzione di massa...peace. Il modo in cui passano il messaggio è però molle, senza nerbo ed insipido.

Definitivamente hard-rock e garage-punk le coordinate di questo nuovo gruppo neozelandese venuto alla ribalta l'anno scorso con l'album omonimo del 2002. Ci si aspettava una conferma, eccola! Dodici tracce selvagge che non lasciano respiro e che ricordano a tratti gli MC5, a tratti i primi Guns'n'Roses, AC/DC, Led Zeppelin, Deep Purple, Thin Lizzy, Bad Company o i più contemporanei The Hellacopters. Associati alla nuova ondata definita "garage revival" o "return to rock" (White Stripes, Strokes, Hives ...) rappresentano degnamente la parte "dura" del nuovo teenage rock.

Funeral Dress

Come on Follow b track/Zomba by stoner Attivi dal lontano 1985 i Funeral Dress sono uno storico gruppo punk belga, punk di musica e di fatto. La loro musica si rifà prevalentemente al UK punk dei primi anni ottanta, street punk e oi. Una delle più longeve punk band europee ancora sulla cresta dell'onda, apprezzatissima anche negli Stati Uniti. Come on Follow è un album veramente brillante, la qualità dei Funeral Dress sta nel saper evolvere pur restando fedeli al proprio stile ed alle proprie origini, anche se meno graffianti che in passato riescono a sbatterci in faccia dei veri e propri inni punk come pochi sanno fare oggi.


026

dischi

re.play

LucaMOR

Devendra Banhart

AAVV

AAVV

Mistic Turistic/Moleskine Ballads Mescal

Rejoicing in the hands XL Recordings

Construction Sonor Pro Helvetia

Anticon label sampler: 1999-2004

Anticon

by gabi

by gabi

by mr. loop

by stoner

In Mistic turistic LucaMOR, ovvero Luca Morino (ex voce dei Mau Mau) ha fatto delle sue impressioni di viaggio un disco dove legge e recita su sottofondo musicale techno house. Il suo moleskine (noto libretto d'appunti portato alla ribalta da viaggiatori famosi come Chatwin) è pieno d'appunti preziosi e sensazioni intime. Tutti conosciamo il singolo Moleskine Ballad (peraltro l'unica canzone cantata). Lasciatevi accompagnare dal resto del disco, è un viaggio che vi porterà lontano. Tutti abbiamo voglia di viaggiare, no? Questa è l'occasione giusta, ma solo se saprete aprire mente e cuore.

Devendra Banhart è un artista ruspante, libero e fantasioso come pochissimi in circolazione, e si fa vivo in questo inizio d’estate con un bellissimo nuovo disco: Rejoicing in the hands. Personaggio bizzarro Devendra Banhart, una via di mezzo tra un folksinger stralunato ed un hippy un po’ fuso che con fare spontaneo ci racconta storie di tutti i giorni, momenti visti in maniera “fanciullesca”, ma davvero perspicace. Un genio schietto che va scoperto, una promessa certa per il futuro della musica indipendente americana, quella più poetica ed appassionante in circolazione.

Attorno al cantiere Alp Transit la Pro Helvetia ha creato un progetto artistico-culturale partito l'anno scorso con un video. Quest'anno arriva la seconda tappa con il suono. Il primo cd è un "viaggio acustico sotto le Alpi": il compositore Bernd Schurer ha installato dei microfoni nei cantieri delle gallerie raccogliendo il materiale sonoro che poi in seguito ha assemblato in studio. Il secondo è una compilazione di brani creati per l'occasione da musicisti di musica elettronica d’alto livello tra cui Table, Balduin, Fennesz, Boris Blank (Yello). Una singolare testimonianza da collezione.

La Anticon già dopo 5 anni è un'etichetta di culto. L'avventura cominciò con la pubblicazione di Music for the Advancement of Hip Hop. Il titolo era già tutto un programma e con questa compilation celebrativa non ci resta che apprezzare il lavoro di questo collettivo americano. Se l'alternative rap è cresciuto influenzando anche produzioni più mainstream lo si deve tra gli altri, anche a loro. In questo disco ci sono 33 tracce, tutte missate tra loro dove hip hop incontra sperimentazioni soprattutto electro, e tra le quali trovere degli autentici gioielli. That's avantgarde!

Piero Pelù

Keane

Karen Mulder

Disgroove

Oggetti smarriti Warner Music

Hopes and fears Universal

Karen Mulder KM Com

Down on myself N-Gage Productions

by owen

by fogarth

by owen

by iggi

Il nuovo disco di Pelù si compone di canzoni intimiste e interessanti. Gli strumenti che lo accompagnano sono chitarre e batteria, a volte ritmate da percussioni dal gusto tribale. L'album affonda le sue radici anche nella storia dei Litfiba, tanto che Piero ha inserito in Soggetti smarriti una canzone tratta da 17 Re totalmente riarrangiata per l’occasione. Affiancato nell'elaborazione tecnica e nel mixaggio dei brani da un collaboratore del rango di Tim Palmer (U2, Ozzy Osbourne, Tears For Fear), Soggetti smarriti ci riporta un Pelù genuino, come da tempo non si sentiva più. Bentornato.

I Travis saranno scalzati dal trono dagli esordienti Keane? Secondo le riviste specializzate britanniche pare proprio di sì, ma sinceramente questo trio del sud dell’Inghilterra ha ancora un po’ di strada prima di raggiungere gli esperti antagonisti. La formazione musicale di questa band è semplice: voce, pianoforte e batteria. Niente chitarre, di cui però non si sente affatto la mancanza. Un buon album, raffinato, ispirato, dolcissimo. Il singolo, Somwhere Only We Know l’avete già sentito in radio, e sicuramente già lo fischiettate - inconsapevolmente - sotto la doccia.

In Francia la moda delle modelle in musica sta diventando una vera mania. Ora è il momento di Karen Mulder, procace star del fashion internazionale che si presenta con un album carino, ma per niente incisivo, a differenza di quello di Carla Bruni, la modella italiana che ci ha deliziato l’anno scorso con il suo lavoro Quelqu’un m’a dit. Lasciate perdere la bella Karen e, se v’interessano le voci smorfiose e sensuali alla francese, operatevi per cercare il nuovo della sempreverde Jane Birkin, cioè Rendez-vous. Almeno qui potrete trovare poesia ed esperienza, carattere e fascino, sentimento e serietà.

Buono il debutto degli svizzeri Disgroove, dal titolo Down on myself. Questa band basilese presenta dodici canzoni rock’n’pop dall’immediato ascolto, influenzato in parte dalle corpulente sonorità alla Alice In Chains e alla Foo Fighters. Il sound è energico e pieno, e mi pare naturale, visto che in questa band militano l’ex-batterista e l’exchitarrista della fu storica band elvetica Gurd, alfiera dell’hardcore svizzero nel mondo. Interessanti, singolari e professionali. Da ascoltare. Helvet rock rules!


dischi

027

re.play di iggi

Velvet Revolver Rock di contrabbando

Il rock vive? In quest'epoca in cui tutto è "nu" e "post", il rock, quello verace, sanguigno, ruspante e bastardo, ha ancora ragione d'esistere? Una domanda da farci, ora, in questo momento che è uscito l'album di debutto dei Velvet Revolver.

Eccoci ai Velvet Revolver, la nuova superband composta da Scott Weiland, ex vocalist degli Stone Temple Pilots e dalla tripletta d'oro ex Guns'n'Roses, cioè Slash, Duff McKegan e Matt Sorum. Nonostante questa collaborazione sia uscita allo scoperto solo negli ultimi mesi, il progetto Velvet Revolver era in cantiere da più di tre anni, durante i quali i tre gunners hanno dovuto affrontare svariate controversie. Dapprima il travagliato distacco artistico da Axl Rose, per Slash avvenuto già sette anni fa. Stanchi dei continui capricci egocentrici e schizofrenici (a proposito, chissà se uscirà il suo fantomatico Chinese Democracy !) del loro ex front-man, anche Duff e Matt hanno deciso di abbandonare definitivamente la ragione sociale Guns'n'Roses. Poi la scelta del vocalist e del secondo chitarrista per il progetto Velvet: in fase di provini sono passati pure l'ex gunner Izzy Stradlin, a cui però è stato preferito il valente ex-chitarrista dei Suicidal Tendencies Dave Krusher, e per la voce Sebastian Bach (ex-Skid Row) e Courtney Love. Racconta Slash: "Abbiamo provato tutti i migliori, ma con Courtney era solo uno scherzo. Con lei non andrei mai in studio. Io la adoro, ma lavorarci assieme sarebbe peggio che con Axl…". Slash comunque aveva un chiodo fisso: Scott Weiland, anche se era ridotto all'ombra di sé stesso. E alla fine Weiland è stato. Ma non senza qualche problemuccio con il soggetto in questione: dapprima la sua decennale dipendenza da droghe e alcool, già causa dell'affossamento della sua precedente (grande) band, gli Stone Temple Pilots. Per inciso, anche Slash in passato ha avuto un rapporto "stretto" con le droghe, ma oggi c'è una severa girlfriend (pare pesi quasi un quintale!) che lo tiene a bada. Infine c'è stata la crisi dell'anno scorso, quando Weiland è stato arrestato per possesso di sostanze stupefacenti e conseguentemente ricoverato in una clinica di riabilitazione a Pasadena. Questo non ha fermato i tre gunners e Krusher: per la voglia ricominciare a suonare seriamente in una band completa, hanno fatto di tutto per coordinare le sessioni di registrazione dell'album con i momenti "d'aria libera" di Weiland.

Prossimi ai quarant'anni, eredi di un periodo d'oro a cavallo tra gli Ottanta e i Novanta, segnati dagli sfarzi ed eccessi di quell'era (vedere nella foto la faccia di Duff, è tutto scritto lì), abituati a folle oceaniche, adoranti ed osannanti, poi improvvisamente e rovinosamente travolti dall'avvento dell'esercito grunge con i Nirvana in testa, oggi i gunners sono un pezzo della storia rock che è tornato per mettere i puntini sulle "i". Parliamo quindi di questo fantomatico Contraband - questo il titolo dell'album di debutto - che parte con un brano diretto e fulmineo, Sucker Train Blues: brano cool, attuale, suonato dai gunners come se niente fosse, con una mano in tasca. Inizio perfetto, che sa dove andare a parare. E' su questo tono sciolto che si snoda quasi tutto il disco: da a citare assolutamente l'hard-rock stradaiolo ed oldschool di Do It For the Kids, la consistenza rocciosa di Big Machine, un Weiland estremo e superlativo nella sontuosa Headspace, le classiche melo-ballatone strappa mutande con la doppietta You Got Not Right e Loving The Alien, i riffosi ed originali arrangiamenti in Superhuman e Set Me Free, la spietata spada che affonda nel cuore dei fedeli degli STP con l'ammiccante primo singolo Slither, ed infine Slash alla massima potenza nella dinamica Dirty Little Thing. In totale sono tredici brani, vivi e grintosi, pericolosi e marci quel quanto basta. I Velvet Revolver non sono niente d'eccentrico, beninteso, sono solo puro ed essenziale ROCK, però questa è gente che dà l'acqua a tutti i possibili Darkness che "saltano" per i festival del mondo. Che saltino pure, tanto adesso il livello dell'asta da raggiungere è riposizionato in alto. Era ora! Velvet Revolver Contraband RCA


028

re.play

PJ Harvey Uh huh her Island

Spigolosa PJ Harvey Finalmente! E' da tanto che si aspettava la nuova fatica della rockeuse Polly Jane Harvey, la più importante donna del rock dell'ultimo decennio. Stories from the city, stories from the sea uscì quasi quattro anni fa, ed era il suo quinto disco, il più completo e riuscito, apprezzato da pubblico e critica. E' quindi con grandi aspettative che mi avvicino a Uh huh her, un album che è stato prospettato come scarno, duro, ruvido. PJ Harvey, dietro la maschera di femme fatale è semplice, diretta, senza peli sulla lingua riguardo al suo successo e alle aspettative dei suoi fan. “L’unica pressione che sento è quella che mi metto da sola sul non ripetermi: dopo un disco come Stories, che è stato il mio maggiore successo in termini di vendite, non volevo rifarlo uguale… ”. Pensiero perfettamente tradotto dalla copertina del nuovo lavoro: un'immagine sfocata, lei pensierosa in un'automobile (alla guida Rob Ellis) che la porta via dalle sfavillanti luci cittadine, quelle che la circondavano sulla copertina di Stories. Via, per una destinazione ignota. D'altronde la principessa del Dorset non ha mai nascosto di preferire la riservatezza dei luoghi delle sue origini, in campagna, e delle stanze in cui, in completa libertà ed indipendenza, registra i suoi famigerati nastri. Dimensione che ritroviamo su Uh Huh Her, in cui ha fatto tutto lei (dal suonare pressoché ogni strumento, batteria esclusa, al missare): “La lavora-

Miss Kittin ICom Labels

zione è venuta così. Inizialmente volevo ancora Flood come produttore e volevo coinvolgere altri musicisti. Poi mi sono messa a lavorare a casa mia alle canzoni, con l’idea di fare dei provini per poi riregistrare tutto nuovamente in un grande studio. Visti i risultati, mi sono chiesta: che senso ha rifare tutto? Funzionano già così, le atmosfere erano già quelle giuste. Così ho deciso che ci avrei soltanto aggiunto della batteria e delle percussioni. Devo ringraziare Rob Ellis, che mi conosce da tempo ed è riuscito a suonare sopra a quei nastri”. Apporto moderato e rispettoso quello di Ellis, che qui si dimostra ulteriormente un valore aggiunto distinto per sensibilità e tocco raffinato. Inutile descrivere le perle che compongono questo disco, sarebbe come violarle e sminuirle con parole non consone. Questo è un discorso che dovrete fare da soli con PJ, a quattrocchi. Attenzione però: lei non vi risparmierà le sue unghie taglienti, sfoderate tra pensieri lancinanti e scomodi, con in sottofondo un suono essenziale, secco, isolazionista, tremendamente intimo e vibrante. Di questo è capace la Harvey, essere tutt'una con le sue canzoni, porgendocele con abnegazione, ma senza concedercele del tutto. Uh huh her è sanguigno, lacerato ed importante: un altro eccellente giro di boa di un'artista oggi matura e tremendamente autonoma. Una che non smetterà mai di scavare nella sua carne.

Miss Kittin Meravigliosa pantera Che la musica stesse assumendo connotati sempre più femminili l'avevamo già notato da tempo. Dapprima, negli anni '90, le donne si sono impossessate di chitarre, bassi e batterie, adesso sono passate anche alle console di musica elettronica. E' un processo che dura da trent'anni e che ora, per fortuna dico io, sta equilibrando un mondo che fino ad ieri era prevalentemente macho. Oltre a PJ Harvey, Courtney Love, Melissa Auf Der Maur, Peaches e Chicks On Speed, è arrivato il momento giusto anche per Miss Kittin, che con il suo album solista di debutto, ICom, stabilisce un'originale trait d'union tra pop, rock ed electro. La canadese Caroline Hervé, alias Miss Kittin, è la trentunenne regina dei rave e delle notti nelle migliori discoteche europee. Nei negozi fresco di stampa ICom, il suo primo album solista in cui abbandona per un'ora i piatti da Dj per indossare i panni della electro-punk sovversiva e rockeggiante. Ex studentessa d'arte, Miss Kittin a metà anni Novanta ha cominciato ad esibirsi come Dj a tempo pieno, e l'incontro con Michel Amato, alias The Hacker, ha fatto il resto portandola al gran successo internazionale ed a collaborazioni eccellenti come Felix Da Housecat, Detroit Grand Pubahs, Sven Vath e Golden Boy. Quindi siamo di fronte ad una massima sacerdotessa della clubculture, che con questo album s'avvicina "pericolosamente" al rock e al pop. La Miss dei piatti giu-

stifica così questa sua deriva: "Ho messo insieme tutte le musiche che amo. Sono cresciuta in una famiglia in cui si ascoltava di tutto, da Miles Davis ai Genesis, dai Pink Floyd a Maria Callas. Per due anni i miei genitori hanno anche provato a farmi studiare pianoforte. Ma io ho preferito la danza. La mia adolescenza e stata attraversata dalla musica elettronica e dalla new wave. In dieci anni ho assorbito tutti i suoni che mi sono girati intorno. E questo è il risultato." Ottimo risultato, eccome! Colmo di verve ed emozione, classe e savoir vivre. Sorretto dalla sua inconfondibile voce, l'album si dipana con gran personalità. Difatti s'inizia con il brano d'apertura, nonché singolo, che già con il titolo la dice tutta, Professional Distortion. In questo brano Miss Kittin, tra chitarre elettronicamente modificate ed accattivante d'n'b, declama: "I have to sing, I have to tease, I have to kiss so many cheeks, I got the fave, I got the tricks, I have to put guest on the list…". Tutti invitati alla festa quindi, al ritmo di queste trippose canzoni, traboccanti di profondità e prospettiva. Ballerina e felina in Meet Sue Be She, sussurrata e suadente in I Come.com, emotiva e morbida in Happy Violentine, fascinosamente new wave retrò in Kiss Factory e Sountrack For Now, cristallina e dronica su Dub About Me, elegantemente persuadente in Clone Me, ambiguamente sensuale in 3eme Sexe… Miss Kittin saprà stregarvi senza tregua.


029

report

di taunus

Slipknot Nu Kings of nu metal

Non ho dubbi, gli Slipknot con questo album trovano la definitiva consacrazione nell'Olimpo del nu metal. Prima di passare al disco però una breve ricapitolazione. ufficiale per la Roadrunner guadagnandosi subito il disco di platino l'anno successivo. Da allora diventano ospiti fissi dell'estivo Ozzfest conquistando miriadi di fans, ai quali danno il nome di maggots, ovvero vermi. Nel 2001 mettono in piedi la propria etichetta Maggots Recordings e pubblicano (sempre per la Roadruner) il terrificante Iowa, un album tributo al proprio Stato d'origine, meno commerciale del primo, quindi più interessante, per esclusivo godimento dei maggot-fan. In seguito i componenti della band si lanciano in progetti paralleli e collaborazioni di vario tipo.

Gli americani Slipknot nascono nel 1995 nello stato dello Iowa, e la formazione comprende ben nove elementi: un dj, un batterista, due percussionisti, due chitarre, un bassista, un programmatore ed un cantante. Da subito si contraddistinguono per il grottesco look da horror B-movie al limite del ridicolo con maschere fatte in casa, per il loro feticismo e l'oscuro nichilismo. Dopo aver autoprodotto il primo album Mate. Feed. Kill. Repeat nel 1997, nel 1999 pubblicano il loro primo album omonimo

Nel 2003 si trasferiscono a Los Angeles e finalmente annunciano l'uscita di un prossimo disco con la produzione di Sua Eccellenza Rick Rubin. Ridisegnano le maschere, lavorano duro, e a maggio 2004 pubblicano Vol.3: The Subliminal Verses. Un album-rigeneratore per la scena numetal che "ripulisce le strade dalla spazzatura" per diventare un nuovo punto di riferimento, un vero trionfo della potenza, della rabbia e della produzione ai massimi livelli immaginabili. Presente come sempre una dolorosa preoccupazione per il mondo moderno con brani taglienti, furiosi ma a tratti melodici. Prelude, il primo brano, introduce ad arte nell'atmosfera gotica e oscura per quello che seguirà. Grandiose e per niente scontate ritmiche percussive, chitarre grind-core, standards nu-metal, liriche profonde ed evocative alternate ad

urla fino al collasso delle vene, sfogo allo stato puro alternato a momenti più lenti ed acustici. Vol.3: The Subliminal Verses esprime in pieno quello che gli Slipknot sono stati, sono e saranno. Quattrordici brani tutti rigorosamente firmati Slipknot per un album godibilissimo sia per i fans che per chi non fa del metallo una ragione di vita. Dopo gli System Of A Down finalmente un pò di fresca aria fetida nel rock pesante. Assolutamente imperdibile.

Slipknot Vol.3: The Subliminal Verses Roadrunner


030

report

re.play

Elettronica e classica a confronto Mixer o violoncello? Non capisci la passione per la musica classica dei tuoi genitori? I tuoi genitori non capiscono la passione che hai per la musica elettronica? Il Dj è un musicista? E' possibile un dialogo tra la cultura dei club e quella delle sale da concerto? A queste domande hanno cercato di rispondere esperti e ospiti d'eccezione con una pubblicazione a cui è allegato un cd, edito da Auditorium Edizioni e dalla provincia autonoma di BolzanoAlto Adige (ripartizione Cultura Italiana). Nato in seguito alla rassegna musicale On&On che ha avuto luogo nel 2002 a Bolzano, il libro On&On - percorsi musicali tra classica ed elettronica vuole essere uno stimolo al coraggio d'aprire nuovi orizzonti in ambito musicale. Nella musica come in tutti i percorsi di conoscenza è infatti importante capire anche quello che non ci è familiare. A cura di Luca di Gennaro (responsabile del dipartimento Talent & Music di Mtv Italia, nonché giornalista e conduttore di programmi su Radio Rai) e di Alberto Dona (co-fondatore della scuola Holden di Torino), il volume è diviso in due parti ("La musica elettronica" e "La musica classica") e percorre storia e punti focali che hanno segnato i due generi, offrendo un quadro completo e significante sui possibili punti d'incontro.

Tra i redattori dei sottocapitoli troviamo, per la parte elettronica, Claudio Coccoluto, Alessio Bertallot, Boosta, Madaski e Sergio Messina, mentre per la parte classica Nicola Campogrande, l'artista Susanna Franchi e Giacomo Fornari (presidente dell'Istituto Musicale Vivaldi di Bolzano). Il disco allegato è stato curato da quest'ultimo e da De Gennaro. Sul cd si alternano brani musicali elettronici a quelli di musica classica: quindi brani di Autechre, Mozart, Underworld, Mascagni, Dj Shadow, Beethoven, Groove Armada, Modest Mussorgsky, Orbital, ancora Mozart e Brian Eno. A prescindere dalla lettura del volume, la combinazione di questi brani stupisce per equilibrio e continuità, nonostante la sostanziale differenza delle musiche proposte. Un percorso tra lettura ed ascolto davvero interessante, che fornisce un bilanciato ponte di dialogo generazionale, affrontato qui in maniera stimolante ed esauriente, senza velleità didattiche. Un'opera che sarebbe da promuovere nelle nostre scuole…

On&On Percorsi musicali tra classica ed elettronica (Auditorium Edizioni)

informer •• Crisi in corso per la band australiana The Vines: secondo i ben informati sarebbe sull'orlo dello scioglimento, dopo l'ennesimo gesto folle del frontman, Craig Nicholls. In occasione di un concerto a Sidney, il cantante ha avuto un impeto d'ira, distruggendo l'attrezzatura di una fotografa accreditata che si trovava sotto il palco. Il comportamento di Nicholls è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso per il bassista, Patrick Matthews, stufo marcio degli schizofrenici cambi d'umore del compagno di band. La rabbia di Matthews era tale che il bassista ha lasciato immediatamente il palco e non è più ricomparso. Da allora, il management della band si è chiuso in un assoluto silenzio.

•• Della serie "battere il ferro finché è caldo": la band scozzese Franz Ferdinad, quest'anno il fenomeno art-rock più amato della Gran Bretagna, ha rivelato che un nuovo album, il seguito del disco omonimo uscito a febbraio potrebbe vedere la luce all'inizio dell'anno prossimo."Non facciamo altro che scrivere in questo periodo", ha dichiarato il frontman Alex Kapranos, "Confrontiamo le nostre idee fra di noi, prendiamo appunti. Scrivere canzoni è emozionante e divertente, è questo il motivo per cui facciamo questo lavoro.". Davvero?

•• Eddie Vedder e soci hanno rivelato - in un messaggio online rivolto ai fan - i piani per quanto riguarda le loro prossime release ed i loro futuri live. "Faremo qualche concerto, forse acustico, in autunno", si legge, "mentre per quanto riguarda la musica, ci saranno sicuramente alcune uscite, anche se per il momento non possiamo svelarne i dettagli.". La band di Seattle dovrebbe tornare in studio entro la fine dell'anno, per registrare l'ottavo album della propria discografia. Infine, la Sony - ormai ex-casa discografica dei Pearl Jam, che attualmente sono "indipendenti" - ha fatto sapere che presto vedrà la luce un greatest hits.

•• Eccovi qualche dettaglio in più sul nuovo progetto solista dell'ex-bassista dei Queens Of The Stone Age, Nick Oliveri. Il musicista dimissionario pubblicherà quest'estate il primo album a suo nome. Trattasi di un disco acustico, emblematicamente intitolato All Is Forgotten, come per archiviare i dissapori che l'hanno portato lontano dall'amico e collaboratore, Josh Homme. "Registrare questo disco è stato veramente difficile. Non ho mai registrato un album acustico, in molti pezzi ci sono solo io che canto accompagnato da una chitarra acustica. In altri pezzi ho aggiunto altri strumenti, ma niente batteria.". All Is Forgotten uscirà per l'indipendente Duna Records in due diverse versioni: una su cd, contenente ventuno brani e l'altra su vinile, con quindici canzoni. •• Pete Doherty ha deciso di lasciare i Libertines. In un'intervista rilasciata al Sun, il cantante-chitarrista (che è fuggito dalla clinica di disintossicazione in cui era ricoverato) ha reso nota questa sua decisione. Doherty, che attualmente è a Parigi con la fidanzata nel tentativo di vincere la sua dipendenza dal crack, ha spiegato le sue ragioni: "Io e Carl (Barat) siamo arrivati al punto in cui non ci parliamo più, se non quando siamo sul palco. Questa cosa mi spezza il cuore. Mi tratta male ogni volta e ogni volta io torno da lui come una moglie frustrata. Sento che sto inseguendo il fantasma di un'amicizia che non esiste più. Carl mi ha messo da parte anni fa. Quando ero in clinica è venuto a trovarmi, ma non ricordo niente di quella visita. Non ero cosciente mentre mi trovavo in clinica. C'era gente che veniva a trovarmi e diceva di essere della mia famiglia, ma non era vero. Voglio ripulirmi dalla droga, ma è qualcosa che devo fare alle mie condizioni.". Pete non la prende come una decisione definitiva: "Se Barat venisse a Parigi e mi afferrasse per un braccio, probabilmente tornerei a suonare con i Libertines." In forse quindi la pubblicazione del nuovo album che i Libertines avrebbero finito di registrare alcune settimane fa.


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live Palco ai Giovani

Musica Oltre

10 - 11 - 12 giugno Piazza Manzoni - Lugano

11 e 12 giugno Piazza Grande Locarno

Da dieci anni Palco ai Giovani offre un'occasione ineguagliabile alle band esordienti della nostra regione. Tutte avranno la possibilità di dimostrare quanto valgono, di esprimere le proprie idee e di vivere un’esperienza unica. Le quattordici band in concorso, selezionate da una giuria di specialisti del settore durante i vari appuntamenti presso la sala Metrò di Lugano, s'esibiranno a partire da giovedì 10 giugno sulla grande scena di Piazza Manzoni a Lugano, proponendo una vasta selezione di generi musicali. Dal rock si passa al pop, dal punk al metal, dal folk al cantautoriato. La formula è ormai collaudata: i gruppi musicali si alterneranno sul palco presentando ognuno quattro - cinque brani, il pubblico segnalerà le proprie preferenze tramite l'apposita scheda di voto. Chi raggiungerà il punteggio maggiore sarà il vincitore di Palco ai Giovani. Ma non solo. Quest’anno, infatti, saranno introdotti due nuove opportunità di riconoscimento. Grazie a Manor, nuovo partner della manifestazione, è stato, infatti, istituito un premio all'originalità, deciso dal pubblico secondo la stessa metodologia del premio principale. I votanti dovranno imbucare la loro scheda nelle apposite urne presso la di Manor a Lugano, partecipando così al sorteggio di 500 franchi in buoni acquisto. Figlio di una collaborazione transfrontaliera è invece il secondo concorso: durante le esibizioni sarà presente in piazza una delegazione di Musica in Campo, interessante e dinamico open air lombardo che da alcuni anni promuove musicisti esordienti. Tra gli ospiti finali, giovedì 10 ci saranno i Vanilla Sky, una delle band più giovani e promettenti del panorama pop punk italiano. Venerdì 11 la piazza si trasformerà in un gigantesco pub grazie al vasto repertorio di musiche tradizionali irlandesi degli Inis Fail. Sabato 12 sarà la volta dell'ospite principale: dopo aver venduto centinaia di migliaia di copie del suo primo singolo Vivre la vie e partecipato ai più importanti eventi musicali italiani, fresca della pubblicazione della suo nuovo album Chocolat, si esibirà per la prima volta a Lugano Kelly Joyce. I concerti di Palco ai Giovani avranno inizio giovedì 10 giugno alle ore 22.00. Proseguiranno venerdì 11 e sabato 12 a partire dalle 21.00. L'entrata alla manifestazione è, come sempre, gratuita. Venerdì e sabato sera saranno attivi i servizi di trasporto notturno Nottambus e Capriasca Night Express. Per informazioni dettagliate: www.palcoaigiovani.ch Giovedì 10 giugno CLM (crossover) Stone River (rock melodico) Demise (death metal) Infinity (nu-rock) Vanilla Sky (pop punk ospiti)

Ritorna la tradizionale manifestazione musicale Musica Oltre, prevista per il 11 e 12 giugno in Piazza Grande a Locarno. Per questa nona edizione la programmazione è dedicata esclusivamente alle cover band locali che si susseguiranno in piazza con un vasto repertorio musicale dagli anni '60 agli anni '90. Organizzata da Atelier Suono Associazione per l'animazione musicale e l'Accademia Ticinese di Musica Moderna (ATMM) questa manifestazione è un momento d'incontro per tutti con la musica suonata dal vivo, nella magnifica cornice di Locarno. In previsione per giovedì 10 giugno due animazioni warm up presso l'hotel America di Locarno ed il Muisc Bar Temus di Agno. Appuntamento quindi con l'allegria e la voglia di stare assieme durante questa kermesse musicale che non mancherà d'accontentare tutti i gusti. Entrata libera. La manifestazione si terrà con qualsiasi tempo. Per informazioni: www.musicaoltre.ch Giovedì 10 giugno Hotel America - Locarno Live Music Night + Music Bar Temus - Agno Serata musica anni '60-'80

Venerdì 11 giugno Filarmonica di Pepe Nero (rock) PunkSeck (punk) Nest & Jay K (hip hop) The Pussywarmers (rock’a’billy) My Stupid Dream (emo punk rock) The Gone Overseas (emo rock) Inis Fail (irish music - ospiti)

Sabato 12 giugno Wonder Lily (rock valvolare) Trestato (musica italiana) Soul Line (metal melodico) Mush (britrock) Vad Vuc (skauntry irish folk gruppo vincitore edizione 2003) Kelly Joyce (pop - ospite)

Venerdì 11 giugno Piazza Grande - Locarno ATMM band (allievi corsi musica d'assieme) The Ghost Town Bats (Rock'a'billy) Borne (Arabic sound) Manupia (Disco pop '70-'80) Sabato 12 giugno Piazza Grande - Locarno ATMM band (allievi corsi musica d'assieme) Green Onions (Rock e pop) Vasco Jam (Tribute band) The Choice (Italia - Cover '70-'80)


032

re.play

Ljiljana Buttler

Temple of Sound

Natasha Atlas

Eugenio Bennato

17 - 19 giugno 2004

Festate

Festival di culture e musiche del mondo - Chiasso

La quattordicesima edizione Festate, che si conferma una delle manifestazioni multietniche più interessanti e seguite nella Svizzera Italiana e nella regione insubrica, si aprirà giovedì 17 giugno e proseguirà il 18 e il 19 giugno, facendo risuonare Chiasso e la vicina Italia con le note suadenti e i suoni travolgenti dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Come è ormai tradizione di Festate, in programma ci saranno i concerti e le esibizioni di artisti tra i più significativi e interessanti del panorama della world music. Seguendo le tracce di Ulisse, simbolo del desiderio di conoscenza e del perpetuo peregrinare umano alla ricerca della patria abbandonata, Festate andrà alla scoperta delle culture e delle sonorità che si affacciano sul Mare mediterraneo. E così da Atene al Cairo, da Napoli ai Balcani, Festate viaggerà alla scoperta di suoni e canzoni. Grandi ed interessantissimi i nomi che parteciperanno alla kermesse musicale in piazza Municipio a Chiasso: dalla greca Savina Yannatou all'artista multietnica Natacha Atlas; dai bosniaci Mostar Sevdah Reunion in compagnia della più grande cantate gitana del mondo Ljiljana Buttler ad Eugenio Bennato e il suo Taranta Power; dagli spagnoli gitani Macaco ai Temple of Sound, meglio conosciuti nel decennio scorso come i Transglobal Underground.

Le serate di concerti verranno precedute giovedì 17 giugno da un incontro, che si terrà nell’Anfiteatro delle Scuole medie di Morbio Inferiore, sulla poesia del fado, con Dona Rosa dal Portogallo e l’attrice Livia Carmignani. Da non mancare sabato 19 giugno a partire dalle 15 il tradizionale mercatino-esposizione OASI, proposto dalle associazioni umanitarie e di aiuto allo sviluppo e dalle comunità di stranieri residenti in Ticino, con cucina etnica non stop. Giovedì 17 Giugno Anfiteatro Scuole Medie - Morbio Inferiore Dona Rosa (Portogallo) e Livia Carmignani (Italia) Venerdì 18 Giugno Piazza del Municipio -Chiasso Mostar Sevdah Reunion & Ljiljana Buttler (Bosnia-Erzegovina) Natacha Atlas (Egitto, Inghilterra) Temple Of Sound Featuring Natacha Atlas (Inghilterra) Sabato 19 giugno Piazza del Municipio -Chiasso Savina Yannatou & Primavera En Salonico (Grecia) Eugenio Bennato (Italia) Venerdì 18 giugno - Entrata 10 franchi (7 euro) per l’intera serata Giovedì 17 e sabato 19 giugno ingresso libero. Per informazioni: cultura@chiasso.ch / tel. +41-91-6950914 / www.festate.ch

Vallemaggia Magic Blues dal 22 giugno al 5 agosto

Nine Below Zero

Andy Jay Forest

Walter Trout

Si rafforza il consenso attorno alla rassegna musicale Vallemaggia Magic Blues, giunta alla sua terza edizione. Quest'importante evento estivo è stato fortemente voluto da Vallemaggia Turismo per ampliare le proposte a livello turistico ed economico della regione e per valorizzare l’offerta ricreativa e cultura di tutto il Cantone. In programma quindi diciannove serate per ventinove concerti di indubbio valore artistico. Vallemaggia Magic Blues si svolgerà dal 22 giugno al 5 agosto. Si riprende anche per quest'edizione la formula vincente dell’anno scorso, con il martedì concerti nei migliori grotti e ristoranti, in cui il blues viene abbinato a proposte eno-gastronomiche, mentre il mercoledì musica sulle piazze dei paesi, nel cuore dei villaggi più caratteristici della valle. In previsione anche delle specialità gastronomiche in piazza. Nel programma musicale è stato dato spazio soprattutto ai grandi personaggi che non sono ancora entrati o non hanno voluto entrare nel grande circuito dell’industria discografica, ai

nuovi talenti, ai musicisti emergenti. Si intende promuovere inoltre tutti quegli stili come il rhythm and blues, la soul music, il funk, e altri ancora, che sono direttamente correlati alla matrice del blues più autentico. Il cartellone foltissimo offre delle chicche imperdibili per gli amanti del blues: Tabby Thomas, anarchico figlio della Louisiana a cavallo tra r&b, blues-rock e swamp blues; gli infiammabili Steve Cochran e Walter Trout con il loro blues giovanile fatto di decibel e chitarre fumanti; l'istrionico Andy J. Forest e la sua contagiosa armonica a bocca; i mai domati Nine Below Zero in versione acustica; la bravissima cantante Elizabeth Lee e il talentuoso cantante e chitarrista Anthony Gomes. Completano l’affresco sonoro di questa edizione, tra gli altri, Nick Becattini & Serious Fun e lo straordinario Angelo “Leadbelly” Rossi. Per maggiori informazioni sul programma completo: www.magicblues.ch.

dal 12 giugno il living room si trasferisce alla CAVA di Carona info: www.livingroomclub.ch


033

live

2-3-4 Luglio / San Gallo Con la sua 28ema edizione questo open air è sicuramente tra i più longevi della Svizzera. Ventotto sono pure i concerti previsti nella tre giorni sangallese, divisi su due scene, la principale Sitterbühne che sarà calcata da grandi nomi internazionali, e la secondaria Sternenbühne; secondaria per modo di dire perché oltre ad una gremita presenza di gruppi svizzeri ospiterà anche importanti nomi come The Kaizers Orchestra e Babylon Circus.

Ad alcuni gruppi svizzeri l'onore di aprire i concerti della grande scena: Open Season, The Shel e Stern. Infine per gli amanti del dj beat c'è il Bacardi Dome, la discoteca del villaggio aperta durante tutta manifestazione fino all'alba. L'ultima edizione dell' Openair St. Gallen ha contato 90'000 presenze in tre giorni, quindi chi ha orecchie per intendere… Info: www.openairsg.ch

2

venerdi Luglio Keziah Jones Ben Harper & the Innocent Criminals Muse Groove Armada

3

sabato Luglio Black Rebel Motorcycle Club Stephan Eicher Faithless

4

domenica Luglio The Darkness Züri West The Black Eyed Peas

Rock Oz'Arènes

The Roots

Lou Reed

E' arrivata la tredicesima edizione per questa manifestazione musicale entrata da alcuni anni di diritto nei "grandi open-air" svizzeri. Oltre che ad essere la 13ima edizione quest'anno ci sarà anche un venerdi 13... speriamo non siate superstiziosi. La coreografia è il famoso anfiteatro romano di Aventicum che alcuni di voi avranno forse già visitato in gita scolastica. Oltre che suggestiva, l'arena permette un eccezionale ascolto ovunque vi tro-

11

mercoledì Lou Reed Jane Birkin

agosto

The Dandy Warhols

11-12-13-14 Agosto / Avanches

giovedì

12

Massive Attack The Dandy Warhols dEUS

agosto

viate al suo interno. L'evento è diviso in due scene, quella con grossissimi artisti internazionali (l'Arena) e la piccola scena "du Casino" per i gruppi svizzeri. Il camping è allestito presso il campo sportivo che dista dieci minuti a piedi dall'entrata del festival. Affrettatevi a comprare i biglietti, negli ultimi anni il Rock Oz'Arenes ha sempre avuto il tutto esaurito! Info: www.rockozarenes.com

venerdì

13

The Offspring Bloodhound Gang Pleymo

agosto

sabato

14

Buju Banton The Roots Eddy Mitchell Popa Chubby

agosto


034

re.play di stoner

Zodiac Project Desideri ardenti Il prolifico Zodiac Project, attivo dal 2000, sforna il quinto capitolo della sua discografia con Yearnings, un mini album di cinque tracce in edizione limitata (200 copie numerate) che contiene anche tre video clip. Vi proponiamo un'intervista con Christian Schwarz, il progenitore di questo progetto musicale accattivante e originale. Ci spieghi il concetto del "Project" di Zodiac? Come prima cosa, e ci tengo a sottolinearla, Zodiac Project non è un gruppo o una band, questo sia chiaro una volta per tutte, troppe volte questo concetto non è stato capito. Zodiac sono io, Christian Schwarz, che fungo da produttore tuttofare; per ogni lavoro mi attornio di collaboratori diversi, anche se i più affezionati rimangono (vedi Dimitri Loringett e dj Albruic); il mio intento è quello di non essere schiavo di niente e di nessuno, di non appartenere ad uno stile definito, sono un mutante, cosa per me fondamentale e vitale. Quali sono i "desideri ardenti" (dall'inglese yearnings) di Christian Schwarz? Sono diversi e insiti in me; grandi chimere ma non per me utopie, cose per le quali vivo giorno dopo giorno: un mondo migliore, ideali da ristabilire, maggior considerazione per natura ed animali, più comprensione ed accettazione fra i popoli, comunque uno dei miei "yearnings" lo ho già soddisfatto: ho fatto dell'espressione artistica la mia attività principale. Le produzioni di musica elettronica si possono volgarmente dividere in due categorie: quelle da ascolto e quelle da dance floor. Zodiac pensa anche a fornire materia prima ai Dj? Oggettivamente comincerei a differenziare le cose: non mi sento un creatore di musica elettronica, bensì un creatore tout court. Che sia musica o arte in generale non fa differenza, come detto devo e voglio esprimermi. Per quanto riguarda il fornire materiale al Dj world, sì, ad autunno uscirà il mio primo vinile, rivisitazione di Yearnings con qualche inedito; veder testato il mio lavoro sulla

pelle del popolo dei club è stimolante ed accattivante oltre al fatto che ritengo che questa sia l'era dei Dj produttori, le cose più interessanti al momento, secondo me, vengono da loro. Una recente tendenza nella musica elettronica dal vivo è l'integrazione del video art. Per essere à la page e trovare ingaggi è diventato indispensabile avere un Vj ? Penso che la tendenza sia questa. Ho la grande fortuna di lavorare in scena con una donna eccezionale come Sofie Franklin, lei non si accontenta di mandare un Dvd pre-prodotto, lei mixa live le immagini che crea, à la minute; è una componente del progetto a tutti gli effetti, i video che ha realizzato per Yearnings dimostarno il suo talento e la sua sensibilità, oltre al fatto che lavorare con una donna era mio desiderio da tempo, ho sempre e solo lavorato con uomini; tendenza stravolta, fortunatamente. Chi sono i guru che oggi rappresentano meglio l'avanguardia della musica electro? Io penso che siano quelli che lavorano nell'ombra, senza troppi clamori, senza apparire troppo, agendo nell'ombra e creandosi un'immagine/reputazione d'inafferrabilità. Persone alle quali non interessa risultare simpatici alla massa per vendersi meglio: non si compra un quadro perché il pittore è simpatico, lo si compra e lo si ama perché l'opera è valida! Questo è anche un mio concetto e sempre più lo diventerà. Per farti qualche nome: Orphx, Add(n)to x, Throbbing Gristle, Squarepusher, Mlada-Fronta e tanti altri. Come figura il musicista con il suo laboratorio musicale può essere considerato l'alchimista del XX secolo? Non sarei così categorico, le correnti storiche lo dimostrano, la storia insegna (o dovrebbe): in qualunque era, secolo, periodo i veri alchimisti sono stati semplicemente i creativi ed i comunicatori; la vera alchimia per me sta nel far passare un messaggio senza esprimerlo direttamente, il sublimale è una componete da sempre presente nella mia vita, è così che ragiono ed è probabilmente così che ho imparato le cose per me più importanti e peculiari.

Zodiac Project Yearnings Urgence Disk Records Passiamo all'ascolto di Yearnings. Il primo brano Convector ha una forte connotazione rituale, è un crescendo di evocative sonorità che ricordano la musica sacra indù su un ipnotico ritmo percussivo tramite il quale il protagonista entra in contatto e si confronta con il proprio (d)io interiore con acida lucidità. Ma l'acidità vera e propria arriva con la traccia seguente, Salvia Divinorum, dove troviamo la collaborazione di Opak (vedi re.set nr.4 a pag.34). Qui con maestria si sovrappone un'onirica parte melodica su un complesso tappeto techno tribal; bello e prezioso. Gelatin(z) ospita, come in Convector, il tocco fatato della chitarra jazzy di Maurizio Forte e ritroviamo anche la caratteristica voce nasale di Schwarz. Tommykrockers è una breve emersione del subconscio che rispolvera le esperienze degli isolazionisti dell'ambient industriale degli anni '70. Heliograph è un raffinato minimal techno cinematico caratterizzato da vocalizzi sovrapposti e brevi suoni modulati a chiusura di questo eccellente lavoro dove si possono sentire riferimenti elettro-synth, ambient, tribal, techno, breakbeat, psychedelia fino alle tendenze dell’electro attuale. Una dimostrazione di come Zodiac abbia assimilato la sintesi di una precisa corrente culturale, l'electro alternative. Ma questo lavoro rappresenta anche una definita identità artistica e una consolidata maturità creativa che va oltre i generi musicali, per usarli come strumenti espressivi. Un album che non si svela al primo ascolto e che vale la pena esplorare, senza pregiudizi. Oltre al già citato Maurizio Forte, una dovuta menzione va a dj Albruic per il mixing, a Dimitri Loringett per la parte ritmica e al co-produttore del progetto Poyel per aver contribuito all'eccellente suono dell'album. Per informazioni: www.zodiac-project.com


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localcorner Trestato Melodia ed emozioni I Trestato sono nati nel giugno ‘98 con Franco (chitarra, pianoforte, voce), Leandro (chitarra, voce) e Davide (pianoforte, chitarra, basso, batteria). Hanno scelto il nome Trestato poiché d'origini differenti (Italia, Svizzera, Spagna). Melodia, emozioni, coinvolgimento: la ricetta di questa band è cucinata con costanza e determinazione.

Nel settembre ’99 la band ha avuto la prima possibilità di suonare in un locale di Lugano: la critica positiva ha incoraggiato i ragazzi a registrare alcune demo, e grazie ad un maestro di musica, Beniamino Gubitosa, hanno inciso i primi pezzi. Nello stesso anno hanno partecipato alle selezioni svizzere per l’Accademia di Sanremo: a sorpresa hanno vinto e sono partiti quindi per la capitale della musica italiana, carichi di speranze e sogni. Nonostante sia stata un’esperienza molto positiva, in cui hanno incontrato altri artisti e compositori, i tre non son stati "promossi". Nel febbraio del 2000 entrano a far parte del gruppo il percussionista Jonathan, con il quale il gruppo vince l'edizione 2000 di Palco ai Giovani, il concorso musicale giovanile più importante in Ticino. Grazie al concorso i Trestato si son fatti conoscere nella regione, e ricevono così le prime proposte di concerti da parte d'organizzatori d'eventi musicali. Si aggiungono poi nel gruppo Xavier (batteria) e Martin (tastiere); grazie al loro arrivo i Trestato sono oggi una formazione a tutti gli effetti. Nel giugno 2001 i Trestato hanno avuto il grande onore di precedere l’esibizione a Lugano di Andrea Mingardi. Da allora i Trestato hanno suonato una trentina di concerti e vinto diversi concorsi. Nell’aprile 2003 si è aggiunto Carlo (chitarra elettrica e flauto traverso) come ultimo elemento del gruppo. Nel maggio del 2003 i Trestato hanno inciso il loro primo lavoro L’uomo del Té, mentre nel settembre dello stesso anno hanno partecipato a Spazio Giovani Festival di Foggia, la prima esibizione in Italia.

Scambiamo due parole con loro: Raccontatevi con qualche parola. Noi crediamo molto nella musica che esce come lo specchio di ciò che viviamo e proviamo… sappiamo benissimo che la maggior parte delle persone ha “avvertito” le stesse emozioni, sappiamo anche che oggi la maggior parte della musica viene utilizzata come mezzo per distrarre le persone dalla vita normale. Ma fino ad ora abbiamo sempre creduto che la musica abbia bisogno di verità, anche dolorose, per suscitare delle emozioni autentiche… I vostri programmi per il 2004? Avete concerti in previsione? L'11 maggio siamo stati al Rolling Stone di Milano nell'ambito di un concorso internazionale chiamato Emergenza festival. Il 12 giugno suoneremo a Palco ai Giovani a Lugano. Avete un nuovo cd in previsione? I nuovi pezzi ci sono ma mancano i finanziamenti. Non abbiamo però fretta,vogliamo farlo come si deve. Come considerate la scena musicale ticinese? Consideriamo questa scena una sorta di "terra di mezzo", dove fare esperienza per poi arrivare là dove ci sono più possibilità e massa critica. Il livello in Ticino é comunque alto, e molti gruppi emergenti lo stanno dimostrando. Vi piacerebbe vivere solo di musica nonostante le difficoltà classiche di ogni band? Vivere di musica è impensabile in Ticino, ma resta il sogno di tutti... noi compresi. Chi è interessato come può contattarvi? Per contattarci potete digitare www.trestato.com sul vostro computer. Oppure scrivete a info@trestato.com.

Soulrivermate Alla riva del fiume dell'anima I Soulrivermate nascono nel 1999 a Locarno come gruppo pop-rock acustico. Tre dei quattro membri della band vengono da esperienze musicali diverse, e hanno suonato per molti anni in gruppi hardcore ed emo-core. La scelta dei Solurivermate è un sound prevalentemente acustico che si manifesta dal bisogno di esprimere emozioni ed esperienze in modo spontaneo e naturale. Questo suono delicato ma diretto dà un’atmosfera particolare alla loro musica. Soulrivermate tradotto dall’inglese significa "compagno del fiume dell’anima" e allude a quella parte di noi stessi che non conosciamo, ma che sempre ci accompagna. Il gruppo ha all’attivo molti concerti e quindi, i quattro membri della band (Milo Hoffmann alla chitarra, Daniel Kriesi al basso, Max Canonaco alla voce e chitarre, e Christian Paracchini alla batteria) incoraggiati dal crescente interesse del pubblico, decidono nel 2002 di registrare il loro primo album: Gemini. Il titolo, come la copertina del disco, si rifà alla dualità delle emozioni e delle atmosfere espresse nelle canzoni, composte prima che band come Coldplay e Starsailor, di cui si percepiscono le influenze nel disco, facessero la loro comparsa nel panorama internazionale. Sicuramente anche

gruppi come i Radiohead, i Placebo ed i Sophia sono tra quelli che hanno ispirato maggiormente i Soulrivermate. Tutti e quattro i membri sentivano e sentono il bisogno di esprimersi in maniera naturale, con la forza della calma e della tranquillità, a volte rotta dalle emozioni più forti. Al momento il gruppo è in cerca di promozione, distribuzione, e di un contratto con una label, per portare la propria musica in Svizzera e all’estero. Per contatti, concerti ed informazioni: www.soulrivermate.com

Soulrivermate Gemini Un piacevole ascolto questo disco dei Soulrivermate, atmosferico, cristallino, fluttuante. Lo chiamano new acustic mouvement, noi la chiamamo semplicemente buona musica. S'inzia bene con la canzone Complete (The Dreansailor), che oltre a richiamare sonorità già citate, ha un'impronta melodica smithiana dalla scrittura accattivante e coinvolgente. Segue Why?, un ritmato e riuscitissimo brano di cinque minuti che ritroviamo alla fine dell'album in versione "radio cut" (in rotazione nell'etere in questi giorni). L'acusticissima Morning Star, dove a farla da padrona c'è una limpida e dotata chitarra, precede il lotto dei brani meno convinti: Stranger, Wake Up e Season Of Wonders. Bei pezzi, a cui però manca un po' di mordente. Niente di male. L'album si risolleva con altre due pregevoli composizioni: Release e Time Will Dry My Tears. Una strada difficile questa dei Soulrivermate, ma già fin d'ora percorsa dalla band con sensibilità e perseveranza. Molto lavoro pesa sulle spalle del cantante Max, il quale ha ancora da affinare la voce. Difatti pare che il nuovo materiale sia divenuto più semplice, ma più forte e vario. La durata dei brani è stata ridotta per lasciare spazio ad una migliore sintesi. In un vicino futuro i Soulrivermate vorrebbero introdurre il piano, per sviluppare un insieme acustico più intenso e dinamico. Fiduciosi e curiosi attendiamo di sentire i loro prossimi passi.


036

re.vision di ado bader

The Punisher Un super-eroe in cerca di vendetta

I fumetti della Marvel continuano a contagiare il grande schermo. Dopo l’ultima ondata di super-eroi senza macchia e senza paura è il turno di The Punisher. Abito nero, fisico imponente e un teschio bianco stampato sulla maglietta. I suoi sono connotati che non si scordano facilmente; diversamente dai suoi colleghi però, questo eroe non dispone di super poteri per contrastare il male. I suoi punti di forza sono l’intelligenza, anni di esperienza in combattimento e, soprattutto, una gran determinazione a proteggere i più deboli. Nel film Frank Castle è un uomo che ha passato la sua vita al servizio della giustizia. Tuttavia, il pluridecorato agente della Delta Force e dell’FBI, commette un errore. Durante un delicato incarico sotto copertura le cose vanno storto e un innocente rimane ucciso. Il padre nient’altro è che un magnate di nome Howard Saint (interpretato da un sadico John Travolta), deciso a vendicare il tragico errore dell’FBI. E così Saint annienta la famiglia di Castle, mentre Frank sopravvive. Accecato dall’odio e dal dolore, il nostro eroe si rende conto che la stessa polizia non può aiutarlo a catturare i colpevoli. Se vuole vendetta, Frank ha una sola alternativa: diventare lui stesso giudice, giuria ed esecutore. Per chi non lo sapesse The Punisher è forse uno dei pochi super-eroi della squadra Marvel a cui viene concessa - non senza alcune controversie - una fedelissima trasposizione su grande schermo. A differenza, infatti, dei recenti (e “soft”) Spider Man, Daredevil e Hulk, The Punisher è un film dai toni molto violenti: negli USA è stato classificato “restricted” e vietato ai minori di 17 anni, a causa della brutalità di molte scene e del linguaggio piuttosto colorito. Chi ha la memoria lunga si ricorderà senz’altro che, nel 1989, il coriaceo attore svedese Dolph Lundgren vestì, per la prima volta, i panni “cinematografici” del super-eroe della Marvel. Il film non subì un buon trattamento da parte del pubblico e finì quasi subito nel dimenticatoio. Quindici anni dopo, il volto del nuovo protagonista è affidato al biondo Tom Jane, già intravisto in Deep Blue Sea e The Dreamcatcher. La vendetta verrà lavata col sangue dal prossimo 2 luglio al cinema. In occasione dell’uscita di The Punisher nelle sale del Cantone, la Buena Vista International Pictures mette in palio dei gadget del film ai primi cinque lettori che scriveranno un e-mail con l’intestazione “Punisher” a redazione@resetmagazine.ch

L’alba dei morti viventi Quando non c’è più posto all’inferno, gli zombies invadono la terra.

La febbre dei remake dilaga inarrestabile. Dopo Tobe Hooper e il suo cult Non aprite quella porta, anche uno dei classici di George Romero viene riproposto al pubblico in chiave moderna: gli zombies non barcollano più, corrono come atleti olimpionici. Uscito nel 1978 con un budget di appena un milione di dollari, il film incassò quasi cinquanta volte quella cifra nel mondo intero. La storia è la stessa: sulla terra regna il caos e le città vengono decimate da quella che sembra una misteriosa epidemia. Un gruppetto di sconosciuti sfugge la minaccia e si barrica in un centro commerciale. L’interminabile assedio mieterà vittime, ma la speranza, si sa, è l’ultima a morire. Gli incassi di Dawn of the dead - L’alba dei morti viventi negli USA confermano la tendenza degli ultimi tempi: il genere horror è tornato alla grande e piace ai giovani. Non solo. Presentato all’appena trascorso Festival di Cannes, il film ha suscitato ampi consensi anche tra la critica. Per chi ha il coraggio di unirsi ai protagonisti e sfuggire all’assedio dei morti viventi, l’appuntamento è al cinema dal prossimo 11 giugno. In occasione dell’uscita di Dawn of the dead - L’alba dei morti viventi nelle sale del Cantone, la UIP regala un biglietto omaggio ai primi cinque lettori che scriveranno un e-mail con l’intestazione “Dawn” a redazione@resetmagazine.ch


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cinema

di squalo

Cinematograficamente parlando non ho nessuna intenzione di rivangare nelle peggio inquadrature di filmacci orrorofici di dubbio gusto e nemmeno farti un’assurda sparata pseudodidattica a sproposito del vermone-mangiasassi di Tremors (1990) con sequel annessi e connessi… Di esche in quel di Hollywood ce ne sono un’infinità, infide e viscide proprio come te le immagini nel tuo subconscio latente ma non ho nessuna voglia di tediarti con sputtananti spettegolate su attori particolarmente fastidiosi.Quello che vorrei fare è di illuminarti sulle tecniche pubblicitarie utilizzate per invogliare gli spettatori a staccare il fatidico biglietto. Eccoti una rivelazione sconcertante… ebbene sì: tutti noi siamo “pesci”. Okkey, io sono “Squalo” (tranquillo, non ho nessuna intenzione di mangiarti) ma anche tu sei un pesce, fattene una ragione! Perché il più delle volte, quando i Grandi Studi decidono per una strategia pubblicitaria (vincente) anche tu ci caschi (scusami se ti “incolperò" di avere visto le peggio tavanate degli ultimi anni ma preferisco scrivere a “te” piuttosto che ad un anonimo e non meglio precisato “pubblico generico e spersonalizzato” ). Allora? Dov’ero rimasto? Ah già: tu ed io eravamo pesci e dunque per logica conseguenza la cassa del cinema (o meglio: del cinema, del multisala, del tuo spacciatore personale di DvD e VideoKa7) è la canna (quella da pesca!) utile per tirare in barca i soldini del biglietto e la casa di produzione è il pescatore. Quali sono allora l’amo e l’esca? Per l’amo non ci sono dubbi, è la pellicola: tanto più il film è scadente tanto più l’uncino è tagliente ed arrugginito. L’ esca naturalmente cambia di continuo (okkio che, dopo una mezza paginata di futili divagazioni adesso dovrei entrare in argomento). Perché va bene essere pesci… ma pesci fessi NO! Dunque per farci abboccare il più possibile di volte la creatività si spreca (ne usassero solo la metà per scrivere sceneggiature decenti io non sarei qui a scrivere quest’articolo, dunque non so se essere incazzato o doverli ringraziare). I trucchi per farci entrare in sala sono infiniti e vanno dal poster che capeggia all’entrata della sala ai pettegolezzi che partono mentre la pellicola la stanno ancora impressionando.

In ogni caso, anche se qualche fregatura ce la siamo presa cerchiamo di essere sinceri: se tu vendi ketchup, pur di aumentare i tuoi introiti, cercheresti di convincermi che è buono anche sulle fragole. Tocca a me (pesce) cercare di capire se ne vale la pena o no. Anche a costo di non sapere più che pesci pigliare…

Plausi insulti & pernacchie: squalo@rtsi.ch

“Teaser” (esca) è il titolo che contraddistingue il numero che avete tra le mani… Esca: non è certo un garbato e cortese invito ad andare, è decisamente più inteso nell’ittico senso del vermiciattolo attaccato all’amo.

Mai sentito frasette del tipo “il film dell’anno”, oppure “la pellicola che ha sconvolto l’America!” ? Sono le classiche cavolate che cercano di convincerci a vedere un film che solitamente si trova ben lontano dall’essere “il capolavoro del grande Maestro”. Che ci crediate o no, un tempo (anni ‘70) un film dell’orrore non era tale se non c’era un’ambulanza davanti al cinema, testimonial che in quella sala il film era davvero tosto ed il pericolo che lo spettatore potesse stare male durante la proiezione era probabile, se non auspicato. Alle volte i produttori arrivavano al punto da passare tra il pubblico con delle bombolette d’aria compressa per simulare dei serpenti o di metter dei piccoli congegni sotto le poltrone della platea affinché, vibrando al momento giusto, facessero spaventare tutti quanti. Recuperate Matiné (1993) di Joe Dante: è una lezione. Senza arrivare a tanto, vi ricordate cosa s’erano inventati per The Blair Witch Project (1999)? Avevano montato il tutto ad arte, facendo credere che la storia dei ragazzi persi nel bosco fosse vera, che la pellicola era stata trovata dopo la loro “misteriosa” scomparsa, s’erano inventati un sito web dove raccontavano la storia della strega e dei giovani cineasti spariti (erano stati persino pagati per non farsi vedere in giro per un po’) ed avevano fatto uscire la pellicola in pochissime sale. Risultato? La curiosità era salita alle stelle, tutti volevano vedere il film e le code ai pochi teatri che lo proiettavano si erano fatte chilometriche diventando “notizia” a loro volta: una versione decisamente più accurata, economica e creativa del buon vecchio Pi$&S (“Prendi i $oldi & Scappa”). Il Pi$&S è semplice, pratico e funzionale anche se comporta qualche spesa supplementare. Si cerca di far parlare il più possibile del film di futura uscita: liti sul set, innamoramenti tra attori, incidenti veri o presunti, perché il film è il più costoso o, addirittura, perché è già considerato come il più grande “flop” della Storia del Cinema (per WaterWorld aveva funzionato persino questo). Si cerca di non fare vedere a nessuno la pellicola (al massimo qualche stralcio particolarmente ben riuscito, qualche scena altamente bollente, qualche effetto speciale decisamente “nuovo”), si aspetta che l’attesa raggiunga il parossismo e si noleggiano tutte le sale possibili ed immaginabili. Tutti a questo punto correranno a vederla e non appena il passaparola che la pellicola, effettivamente, fa schifo inizia a circolare: Pi$&S! A questo punto i produttori hanno già almeno ricoperto le spese e gli unici ad essere rimasti fregati sono, naturalmente, i pesci. Hollywood però, non sempre esagera inventandosi sofisticati trucchetti del genere. Spesso per far abboccare qualche sprovveduto pesciolino basta molto meno: un attore particolarmente amato, una locandina decisamente accattivante o un trailer oltremodo allettante. Ed a proposito di questi piccoli capolavori pubblicitari vi siete mai accorti di avere visto alcune scene, sentito alcuni dialoghi nel lancio per poi non riuscire a ritrovarli nell’opera completa? Vi svelo svelto l’arcano: il trailer è la prima cosa che viene prodotta e fatta girare ancor prima che la pellicola sia stata ultimata. Capita quindi che scene scelte per la campagna pubblicitaria siano poi rimaste sul pavimento della sala montaggio. Pensateci bene comunque: ne avevate mai visto uno che vi abbia fatto venir voglia di staccare un biglietto? In fondo la pubblicità è l’anima del commercio ed il business su celluloide spesso si basa sullo stesso principio delle saponette e dei deodoranti (mai comprato un profumo per restare delusi subito dopo che non siate stati affollati da un sacco di sgnoccolone adoranti ai vostri piedi?). Tutto dipende dall’onestà di chi vi propone qualsiasi cosa. Per darne un’idea piuttosto precisa lascio la parola (anzi la tastiera) al mio amico Quentin Tarantino: “…sui poster di un film con Paul Newman c’è la foto di Paul Newman. E basta. Nei film (exploitation -n.d.S.) di motociclette, invece ci sono moto, pupe in pantaloncini corti, choppers e tutta la chincaglieria degli Hell’s Angels. Il concetto è: magari non abbiamo un grosso budget e una grande star, ma abbiamo azione e sesso e grossi mostri sanguinanti. Ecco quello che vendiamo…”.


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re.vision

Fame Chimica L'utopia della solidarietà Fame Chimica è una pellicola indipendente ben fatta, a livello narrativo e stilistico. Un film che purtroppo faticherà a restare nelle sale, ma che col tempo potrebbe diventare un piccolo cult. Tratta di droga, di sbandati, di falliti, di marocchini, di naziskins, di centri sociali, di tutto un mondo sconosciuto ai più, di un mondo che esiste e che ha un'identità ben precisa. Una periferia torinese, che potrebbe essere quella di qualsiasi altra città; la piazza con due bar che ogni giorno raccolgono i più diversi tipi del quartiere. Due amici, Claudio e Manuel cresciuti insieme, fanno parte del gruppo di giovani che ogni giorno si ritrova sulle panchine vicino ai giochi per bambini. Due vite diverse le loro, ma legate da una profonda amicizia: il primo ha un lavoro regolare sebbene faticoso e mal pagato, mentre il secondo vive vendendo droghe d'ogni genere. Immigrati da una parte e residenti dall'altra la piccola piazza è una sorta di mondo in miniatura in cui le tensioni sociali e razziali accendono violenze d'ogni genere. Sullo sfondo delle lotte tra cittadini che, dietro l'aspirazione di preservare e migliorare il territorio comune, nascondono i propri disagi e pregiudizi nei confronti degli extra-comunitari, i due ragazzi si trovano a dover fare i conti con i sentimenti contrastanti suscitati in loro dall'arrivo di una ragazza.

Questa la trama di Fame Chimica, il film indipendente dei due neo-registi Paolo Vari e Antonio Bocola che dapprincipio è stato concepito come un cortometraggio docu-fiction (presentato al festival Filmaker del 1997) e in seguito trasformato ed espanso in lungometraggio per portarlo oltre il circuito dei centri sociali e delle associazioni, ed entrare nelle sale cinematografiche. I due registi, che oltre ad alcuni mediometraggi e documentari vantano un'ampia esperienza nel campo della pubblicità, raccontano di un microcosmo periferico dove l'utopia della solidarietà è la difficile formula per sopravvivere ad un nuovo tipo di convivenza in cui nuove razze si mescolano alle vecchie. Interpretato da Mauro Serio, Teco Celio, Valeria Solarino Matteo Gianoli e Marco Foschi, questo film tratta temi scottanti senza retorica, schierandosi, ma non in maniera sfacciata, senza fuochi d'artificio, con profonda e acuta intelligenza. Da vedere. ---------------------------------------------------------------------Il cinema Cinestar di Lugano, che avrà in programma il film Fame Chimica a partire da metà giugno, mette a disposizione un biglietto ai primi quattro lettori di re.set che scriveranno un mail a redazione@resetmagazine.ch con l'intestazione "Fame" e indicando nome e cognome.

E’ più facile per un cammello… La proposta della Xenix Filmdistribution di questo mese (prevista nelle nostre sale dal 25 giugno) è Il est plus facile pour un chameau... il nuovo film a regia di Valeria Bruni Tedeschi interpretato da lei stessa nel ruolo della protagonista e da Jean Hugues Anglade, Chiara Mastroianni e Denis Podalydes. Il est plus facile pour un chameau... racconta di Federica che è ricca, troppo ricca. Questo privilegio la fa sentire in prigione e le impedisce di vivere una vita normale, da persona adulta e di assumersi le sue responsabilità con un fidanzato che vorrebbe mettere su famiglia. Nella trama ci sono un ex amante che ricompare all’improvviso, e le numerose liti con la famiglia che vive fuori dalla realtà e che viene destabilizzata dalla morte annunciata del padre. Sopraffatta da un’eredità che sta per pioverle addosso, dai complicati rapporti con l’ambiente che la circonda e dal peso di una colpa che la opprime, Federica cerca conforto nell’immaginazione e si abbandona ai suoi sogni ad occhi aperti, nei quali la realtà appare perfetta e meravigliosa. Questo bel film di Valeria Bruni Tedeschi è un'attenta analisi sul rapporto famiglia-figlia: l'annunciata morte del padre spinge la protagonista a trovare il punto in cui i diversi elementi della sua vita s'incontrano componendosi in tanti legami che la opprimono, bloccandola e soffocandola.

Il est plus facile pour un chameau... ha vinto il concorso dell'edizione di quest'anno del Tribeca Film Festival di New York creato e diretto da Robert De Niro. Inoltre in Francia la Bruni Tedeschi è molto amata dal pubblico ed elogiata dalla critica, e con questo suo debutto alla regia ha intrigato e sedotto i giornalisti d’Oltralpe. "Cahiers du Cinéma" le ha dedicato la copertina del mese d'aprile, e a proposito del film "Le Monde" ha scritto: “Un progetto ambizioso e riuscito, una parabola secondo cui è difficile ma non impossibile per un film, dove l’artista recita e dirige allo stesso tempo, entrare nel regno dell’Olimpo cinematografico”. Un film intrigante e d'attualità, magistralmente interpretato dalla Tedeschi, nonché da un "redivivo" Jean Hugues Anglade, ottimo attore transalpino che ricordiamo, tra le sua molteplici interpretazioni, nel film-cult Betty Blue (1986) di Jean-Jacques Beineix. Estate al cinema? Sì, se la qualità proposta è questa!


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cinema Cinema open air al Castelgrande Una combinazione unica: l'emozione del cinema all'aperto e la qualità delle pellicole proposte. Il Castelgrande di Bellinzona fa da pregiata cornice al maxi schermo, su cui sono attualmente in proiezione, fino al 20 giugno, i migliori film del panorama mondiale della stagione scorsa.

Ben settecento posti a sedere sono a disposizione degli spettatori che hanno voglia di rivedere alcuni dei migliori lungometraggi della stagione passata.

Dalle 21.30, biglietto d'entrata 15 franchi. Per informazioni e prenotazioni biglietti rivolgersi a Bellinzona Turismo (Palazzo Civico), oppure on-line su: www.open-air-kino.ch

dvd

11 venerdì Finding Nemo

16 mercoledì Le invasioni barbariche

12 sabato Good bye, Lenin!

17 giovedì La maledizione della prima luna

13 domenica Mona Lisa smile

18 venerdì ... E alla fine arriva Polly

14 lunedì Suite Habana

19 sabato Il signore degli anelli: il ritorno del Re

15 martedì Le barzellette

20 domenica A mi madre le gustan las mujeres

di ado bader

The Ring di Hideo Nakata (Giappone 1998)

Dopo aver fatto tremare di paura i teenager giapponesi, The Ring è riuscito a contagiare anche l’occidente. Se siete tra coloro che ancora non conoscono questa pellicola, vi consigliamo di mettere da parte il remake americano e dare prima un’occhiata all’opera di Nakata. La storia? Semplice ma intrigante. C’è in giro una videocassetta maledetta che, se visionata, causa la morte dell’ignaro spettatore dopo sette giorni. Una giornalista inizia ad indagare e scoprirà terribili ed innominabili segreti. Personaggi azzeccati, atmosfere da brivido e musiche da far accapponare la pelle. The Ring, grazie alla sua solida sceneggiatura - ispirata al famoso romanzo di Koji Suzuki - e all’ottima messinscena, è già entrato a far parte della lista dei dieci migliori horror mai realizzati. C’è però voluto il remake americano dell’anno scorso per suscitare, anche da noi, l’interesse per la cinematografia di paura in “salsa di soja”. Numerosi “extra” tra cui le svariate tracce audio che, oltre all’italiano, permettono di gustare il film nella sua lingua d’origine. Ricordiamo che Dynamic Italia, precedendo tutti gli altri distributori, si è accaparrata i diritti di una serie di titoli che faranno venire l’acquolina in bocca a tutti i fan del genere. Oltre al prequel e al sequel di The Ring sono disponibili altre impedibili chicche come l’action The Princess Blade ed il thriller al ritmo di videogame St. John’s Wort.

Battle Royale di Fukasaku Kinji (Giappone 2000)

Per chi ancora non lo sapeva, Battle Royale è una delle tante ragioni che hanno spinto Quentin Tarantino a realizzare il suo Kill Bil Vol. 1. Se il regista americano si serve della violenza come mezzo fine a sé stesso, in Battle Royale la brutalità diviene invece l’unica alternativa alla violenza dell’uomo. Basato su una celebre novella, il film narra di un Giappone dove la criminalità studentesca ha raggiunto cifre da capogiro. Gli allievi sembrano aver perso ogni rispetto per le istituzioni scolastiche e per i docenti recarsi a scuola è diventato ormai un incubo. A mali estremi, estremi rimedi. Il governo nipponico decide quindi di creare uno speciale programma soprannominato Battle Royale. Condotti su un’isola deserta, gli studenti incriminati verranno muniti di armi e saranno costretti ad eliminarsi tra loro in una specie di “reality show” simile a Survivor. La posta in gioco è altissima: la promessa di sopravvivenza per solo uno di loro. Cimentarsi nella visione di Battle Royale è un impresa stremante, non tanto per il sadismo di molte scene, quanto per la lucida consapevolezza che non esiste alcuna possibilità di fuga. Tra gli interpreti oltre alla straordinaria apparizione di Takeshi Kitano, anche Chiaki Kuriyama, (vi ricordate Go Go Yubari, la feroce ragazzina col completino scolastico di Kill Bill Vol.1?). Se ancora non avete capito come mai tutti definiscono Battle Royale un “cult” correte ad acquistare il dvd.


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re.vision

nextscreen La diva de L'angelo azzurro, Marlene Dietrich, sarà interpretata da Gwyneth Paltrow in un film sulla sua vita e basato sulla biografia pubblicata dalla figlia Maria Riva. La Dreamworks, infatti ha opzionato i diritti sulla biografia Mia madre Marlene, ed in questi giorni si inizierà a scrivere la sceneggiatura del film, di cui la Paltrow - che di recente è diventata mamma di una bimba - sarà anche produttrice. Una vita piena ed avventurosa, quella della Dietrich: dai piccoli cabaret di Berlino fino ai debutti nel mondo del cinema quale musa ispiratrice di Josef von Sternberg; e poi i celebri amori e le grandi amicizie, l'impegno al fronte durante la seconda guerra mondiale, gli spettacoli in giro per il mondo ed infine il solitario e celato declino.

Benicio Del Toro affiancherà Denzel Washington in True Blu, diretto da Antoine Fuqua e sceneggiato da Steven Zaillian. La pellicola s'ispira alla vera storia di Frank Lucas, il più potente trafficante di eroina di Harlem negli anni '70. Lucas (D. Washington), alias Superfly, costruì la propria fortuna facendo arrivare la droga dall'Asia, nascosta negli elmetti dei soldati di ritorno dal Vietman. Del Toro interpreterà il ruolo dell'avvocato Richie Roberts che contribuì in maniera determinante alla cattura di Lucas fino a farsi rivelare dal criminale i nomi dei poliziotti corrotti coinvolti nella vicenda. True Blu sarà prodotto da Brian Grazer (A Beautiful Mind) e le riprese inizieranno il prossimo autunno.

Il nuovo film di James Cameron, Goodspeed, avrà tra i suoi protagonisti l’attore Harrison Ford. Le riprese del film inizieranno nei primi mesi dell'anno prossimo. Ambientato nello spazio in una stazione orbitante, Ford si vede costretto di salvare sé stesso ed il suo equipaggio dagli incombenti pericoli… Attualmente James Cameron è impegnato in un 3D di fantascienza le cui tecniche sono le stesse utilizzate in Ghost of the Abyss, documentario girato dallo stesso regista sulla tragedia del Titanic, mentre alla fine del 2004 lo stesso regista produrrà Ghosts of Vesuvius, un film sull'eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei nel 79 d.C. Quest'estate Harrison Ford sarà impegnato a girare Indiana Jones 4, l'ennesimo nuovo episodio dell’epica saga iniziata nel lontano 1981. Il film sarà diretto da Steven Spielberg e prodotto da George Lucas. L’uscita è prevista per il 2006.

Il documentario di Michael Moore, Fahrenheit 9/11, vincitore per unanimità della Palma d'Oro al festival di Cannes, sarà distribuito nelle sale americane il 25 giugno, grazie a una nuova compagnia fondata dai fratelli Bob e Harvey Weinstein in partnership con le indipendenti Lions Gate Films e la IFC, cioè il Fellowship Adventure Group. Fahrenheit 9/11 attacca apertamente il presidente Usa, ipotizza un suo legame con la famiglia di Osama Bin Laden e lo accusa di avere strumentalizzato la tragedia dell'11 settembre per muovere guerra all'Iraq, quando in realtà, dietro alla sua politica estera, ci sarebbero soltanto ragioni economiche e legate al petrolio. La versione in Dvd del documentario potrebbe invece arrivare ad ottobre, in linea con quanto auspicato dal regista, cioè prima delle elezioni presidenziali del 2 novembre prossimo. I fratelli Weinstein hanno fatto sapere che daranno in beneficenza la loro parte di guadagni, per evitare l'accusa di voler speculare su un'opera così politicamente schierata.

Charlize Theron, attrice e produttrice con la sua casa D&D Films, continua a scegliere donne registe: dopo Patty Jenkins (Monster), e i futuri Aeon Flux (di Karyn Kusama) e Class Action (di Niki Caro), la nuova regista sarà Kimberly Peirce (già alla regia per Boys Don't Cry) che dirigerà l'attrice in The Ice At The Bottom Of The World, un film di stampo redneck, che tratta di famiglie del sud, di amori nati male e omicidi che vengono fatti passare per suicidi.

Il talentuoso regista de La Tigre e il Dragone sta girando un western dalle atmosfere molto particolari. Nel nuovo film di Ang Lee, Brokeback Mountain, i coriacei cowboys sono gay. Jake Gyllenhaal e Heath Ledger sono due cowboy che scoprono la loro omosessualità, mentre pascolano il bestiame. Il film è tratto dall'omonimo romanzo di Annie Proulx , dove mentre vengono descritte esplicite scene d'amore, i due cowboys negano sfacciatamente la loro omosessualità, anche mentre la praticano. Diverso e più sfumato dovrebbe essere il taglio del film…

George Clooney ha convinto Matt Damon a partecipare al suo nuovo film prodotto da Section Eight, la sua casa di produzione fondata con Steven Soderbergh. Il progetto Syriana, diretto dal regista-sceneggiatore Stephen Gaghan, è nell'aria da qualche tempo. Trattasi dell'adattamento per il grande schermo di un libro firmato da un vero agente della CIA, delegato per vent'anni a seguire la situazione mediorientale e il complicato intreccio. Clooney avrà la parte dell'agente segreto, Matt Damon la parte di uno scaltro business-man, implicato in sporchi affari.

Winona Ryder reciterà al fianco di Keanu Reeves nel film A scanner darkly di Richard Linklater (School of rock). Tratto da un racconto di Philip K. Dick, il film è ambientato in un universo futuro in cui gli agenti segreti hanno la facoltà di cambiare volto e identità grazie ad una particolare droga. Winona Ryder sarà uno dei tanti volti che verranno assunti dall'agente segreto Fred-Keanu Reeves. Si tratta, quindi, di un film di fantascienza che verrà realizzato mediante una particolare tecnica d'animazione già usata dal regista Linklater in Waking life. Nel cast anche Robert Downey Jr.


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re.ad di stefano kirk

Hans Ulrich Treichel L'amore terreno Neri Pozza ----------------------------------

Lucía Etxebarría Una storia d'amore come tante Guanda Albert, il giovane che vaga lungo l'Hauptstrasse di Berlino con l'aria assorta e tormentata, non bada né alla gente allegra nei locali dall'offerta provocante. Studente della storia dell'arte, da tempo il giovane medita sul quadro che l'ossessiona e lo tormenta: l'Amore Vincitore, la grande opera di Caravaggio che, nella spudorata nudità del giovinetto raffigurato, rappresenta l'amore sensuale e terreno. Una piega ambigua del drappo su cui è seduto il soggetto del quadro, apre una serie di pensieri che scatenano in Albert un desiderio impellente. Lui, che si sente sempre a disagio nel mondo, come se andasse in giro in abiti troppo stretti, ha sempre invidiato il ragazzo ritratto nel quadro, la sua innocente spudoratezza, la disinvolta nudità, il suo essere palesemente ispirato dall'istinto sessuale senza esserne tormentato e prigioniero. Ma il destino è dietro alla porta. Albert entrerà in un bar italiano della Hauptstrasse, il Montestella, e davanti ad un bancone d'alluminio alla moda, gli apparirà una ragazza bellissima, con i capelli e gli occhi ombrosi dal nero corvino, vestita con un abito scuro attillato: Elena, una bellezza da mozzare il fiato, bruna e malinconica. "Elena non era una di quelle donne che si sdraiano sui gradoni di pietra in piscina. Era una donna che attraversava piazze italiane illuminate dal sole e faceva impietrire gli uomini." Questa la donna della vita con cui Albert partirà alla volta dell'Italia, un paese amato per spirito, arte e idealismo, in un viaggio di formazione dal sapore idealista. L'amore terreno è l'ultimo godibilissimo romanzo di Hans Ulrich Treichel (1952), poeta, saggista, romanziere e docente al Deutsches Literaturinstitut dell'Università di Berlino, già autore de Il fratello perduto, il suo romanzo di debutto tradotto in 21 paesi. Treichel con L'amore terreno ci offre la sottile storia di un'educazione sentimentale, in cui ossessioni mentali e deliqui sessuali si alternano con straordinaria scioltezza. L'arte è il contrappunto attorno al quale si dipana la prosa toccante ed ironica di Treichel, che qui si riferisce ad uno dei grandi temi della letteratura tedesca: il soggiorno in Italia come "viaggio d'iniziazione", questa volta distolto dalla "classica" ricerca intellettuale, quindi virato sotto un'ottica erotica e sensuale, alla caccia del grande amore ideale, l'amore per il quale valga la pena di vivere e soprattutto di soffrire. Tra le pagine di Treichel s'incontrano vari personaggi maschili quali specchi riflettenti in cui il protagonista si riverbererà, alla ricerca di un'identità individuale ed intima. Un romanzo brillante sul mondo maschile alla costante ricerca di un posto alla luce del cuore.

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Sono donne in carne e ossa le protagoniste di questi episodi realmente accaduti, e ci ricordano l’amara verità di un semplice luogo comune: la realtà supera sempre la fantasia. Questa la forza sostanziale di Una storia d'amore come tante dell'autrice spagnola Lucía Etxebarría. Tra le pagine di questi suoi racconti ci scontriamo con drammi segnati dalle quotidiane circostanze, spesso surreali, della vita. Donne in lotta con sé stesse e con il loro piccolo mondo circostante, alla ricerca di risposte e (as)soluzioni definitive, qui descritte dalla Etxebarría in un linguaggio fulmineo, colloquiale, diretto e moderno. Figure femminili alle prese con inaspettate frustate della vita che ribaltano ogni concetto di "normalità". Dodici storie al limite del possibile, dove rabbia, coraggio, determinazione, ma anche dolore, inquietudine e rassegnazione s'allargano in cerchi concentrici travolgendo ogni cosa al loro passaggio. Storie dalla Spagna, paese in cui valori sempre ancorati in una tradizione pregna di tabù e norme centenarie, fanno a pugni con la nuova e libertaria morale che prevarica frontiere e dogmi. Piccole vicende descritte con occhio spietato e senza alcun favoritismo, espresse con crudezza nella loro più totale verità. Una storia d'amore come tante non è un "reality show" costruito a tavolino, ma un "album ricordi" il cui lucchetto è stato aperto con raffinato, penetrante, implacabile ma mai invasivo senso dell'analisi, Lucía Etxebarría vive a Madrid. Scrittrice e giornalista, la trenttotenne autrice nel 1996 ha pubblicato Aguanta esto, una biografia su Courtney Love. Per Guanda sono usciti i romanzi Amore, prozac e altre curiosità, Di tutte le cose visibili e invisibili e Noi che non siamo come le altre. Una voce interessante, rigorosamente attenta e sollecita, che ha molto da raccontare.


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libri Lo straordinario potere del mito cristiano "Viviamo in un mondo materialista, dove la morale è davvero la grande assente: ecco un'altra delle ragioni che mi hanno spinto ad esplorare il Vangelo. Le leggi che ci reggono non sono morali; la bontà non compare nelle loro coordinate e del resto sono promulgate per proteggere il più forte..."

Alejandro Jodorowsky I vangeli per guarire Mondadori -------------------------------------------------------------------------

Lo scrittore, marionettista, cartomante, attore, mimo, regista teatrale e cinematografico Alejandro Jodorowsky (vd. re.set di febbraio), propone con I Vangeli per guarire una soggettiva lettura del Vangelo, destinata non solo ai credenti, ma anche "a coloro che non lo sono, a condizione che lo considerino un bel mito". Nella sua vasta attività spirituale, l'eclettico Alejandro si è reso conto che alla radice di qualsiasi malattia, depressione e problema, sta la rottura con un mito, un modello rimosso che in genere sta alla base della religione e della fede, di conseguenza anche della società. Indipendentemente dal credo professato, dall'essere non praticanti o atei, il mito che sta alle spalle della società occidentale è indiscutibilmente quello giudaico-cristiano. "Mito" per i non credenti, "religione" per quelli che lo sono. Il concetto su cui è stato concepito questo libro è semplice: l'interpretazione del mito cristiano alterata dapprima, e rimossa in seguito, è la causa dei mali del vivere moderno occidentale. Convinto che il mito cristiano sia perfetto, e che siano le cattive interpretazioni ad averne alterato il senso, l'autore nella sua rivisitazione dei Vangeli ne fornisce una chiave di lettura contemporanea: "Mi sono proposto d'essere fedele alla scrittura, di non mettere in dubbio le loro affermazioni, di non cercare lati negativi né di effettuare la minima critica distruttiva, di non ferire la sensibilità religiosa, né di commettere alcuna blasfemia e, soprattutto, di esaltare il testo realizzando la sua bellezza. Io non posso cambiare una sola lettera del mito; posso, nonostante ciò, cambiare la sua interpretazione, porla al nostro attuale livello di coscienza e nella prospettiva di futura umanità". Massimo esperto della lettura dei tarocchi, Jodroswky in questo volume pone un rispettoso confronto tra l'interpretazione divinatoria delle carte a quella dei Vangeli, applicando per i libri sacri lo stesso principio d'analisi: la lettura deve passare attraverso il linguaggio emotivo, il linguaggio del cuore, rimuovendo ogni superstizione e qualsiasi pregiudizio. Secondo Jodorowsky bisogna imparare a restituire ai Vangeli la loro purezza originale e sorgiva. Un compito necessario non solo per i credenti, ma per tutti coloro che riconoscono nel "mito"evangelico il principio della società, della morale, della vita emotiva. "Il mito è il fondamento dell'essere umano, ed è necessario viverlo. Oggi, quando esso sem-

bra irrimediabilmente perduto, ritrovarlo è la sfida più ardua." Una sfida raccolta da Jodorowsky e a noi sottoposta nella sua peculiare e profonda analisi concettuale. Difatti, ogni passo dei Vangeli è riesaminato dall'autore sotto un'ottica profondamente "umana", intima, stravagante, rispondendo con perspicacia alle domande nascoste in ognuno di noi. Riscoprire la vita, le parole e le opere di Gesù - nonché delle persone che gli sono state accanto - tramite lo sguardo spiritualmente trasversale ed acuto che l'autore pone sull'argomento, potrebbe forse sbigottire alcuni credenti, ma indubbiamente porterà loro, ed ogni lettore di questo libro, ad intime ed illuminanti riflessioni. Consigliato a tutti, indistintamente.


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libri

re.ad di iggi

Lp cover Un'arte in estinzione

I dischi in vinile sono oggi un ricercatissimo oggetto di collezione in tutto il mondo. Le loro copertine hanno fortemente contribuito a dare un volto ai musicisti e alle band, e, prima dell'avvento dei clip musicali, erano il più importante veicolo visuale della loro musica. Oggi la cover dei cd non ha più la sua primordiale importanza: Internet ed i nuovi ammenincoli d'ascolto non le danno più spazio e respiro.

Essendo una nostalgica rimpiango la magia che una volta la copertina di un vinile poteva suscitare: fantasia, immaginazione, ricerca grafica ed artistica, sentimento, sensualità, celebrazione... Mi ricordo di un locale prove di una band d'amici musicisti. Non avendo i fondi per insonorizzare l'ambiente, i ragazzi ricoprirono le pareti del locale con le copertine dei loro vinili preferiti. Era una gioia unica entrare in questa stanza! I Beatles, i Pink Floyd, i Genesis, Jimi Hendrix, Lou Reed, David Bowie, e mille altri appesi lì al soffitto, come divinità bonarie intente a proteggere i miei amici, anche se poi non ebbero mai successo e si sciolsero in breve tempo. Il bel ricordo di quella stanza ricoperta di vinili rimane indelebilmente vivido nella mia memoria. La prima copertina che mi colpì fu quella dei Beatles di Abbey Road. Era il 1969, avevo sei anni e la fortuna d'essere figlia di genitori musicofili. Bellissima l'immagine di quei quattro in fila uno dietro all'altro, composti ed ordinati, nonostante i capelli spettinati, le barbe lunghe, le giacche svolazzanti attaccate solo ad un bottone, la via alberata vuota, le strisce pedonali bianche, un passante curioso. Una foto normale, meravigliosamente semplice, ad opera di Iain MacMillan, che nella sua totale linearità esprime un messaggio forte, tremendamente preciso sulla situazione intrinseca del quartetto di Liverpool. La dinamica di quest'immagine mi portava lontano. Dove sarebbero andati i Beatles dopo aver attraversato la strada? Quale era la loro missione, urgente quanto il passo a larghe falcate? John Lennon in un sacerdotale bianco abito a capo della processione, con le mani in tasca, sicuro e deciso, Ringo Starr che segue come un

Antonio Gaudino Lp Cover Electa Raccomando la consultazione di una nuova pubblicazione che farà la gioia dei puristi del vinile. Lp Cover edito da Electa e curato da Antonio Gaudino offre una ghiotta scelta analitica di copertine storiche, ormai dimenticate, degli inizi del jazz e degli anni d'oro della musica rock e pop (dai sessanta agli ottanta), inoltre copertine poco viste di tutte le tendenze musicali del Novecento, fino alle più recenti copertine di lp, tuttora prodotte, sia pure in quantità ridotte. Lp Cover esplora espressamente le copertine dal punto di vista grafico, analizzando i mezzi e gli strumenti che hanno portato designer, fotografi e illustratori a creare immagini di forte impatto e originalità, talvolta veri e propri capolavori.

fido soldato, pronto a qualsiasi assalto, Paul McCartney, a piedi scalzi e con la sigaretta in mano che tallona ma non convinto (in quanto scalzo è nata la notoria leggenda metropolitana che Paul fosse deceduto), ed infine il compassato George Harrison a chiudere la fila, con lo sguardo già distante che rivolge impercettibilmente ad un'altra direzione. Più chiaro di così… Dopo quest'immagine ne sono arrivate moltissime indimenticabili, senza tempo. L'urlo terrificato che si "sente" guardando l'immagine di In the court of the Crimson King dei King Crimson, oppure il surrealismo marziano di Ziggy in un turpe vicolo buio londinese su Ziggy Stardust di Bowie, la maliziosa zip dei jeans o l'invitante banana mangiamimangiami di Warhol su Sticky Fingers dei Rolling Stones e su The Velvet Underground And Nico, la licenziosità nuda - che oggi sarebbe categoricamente censurata - della lolita procace sull'album omonimo dei Blind Faith, le vibrazioni fosche, esoteriche, funeste del primo Lp omonimo dei Black Sabbath … Immagini incancellabili e preziose, provocanti ed sempiterne, queste e tante altre. Anche nell'era dei Cd e dei videoclip abbiamo avuto (poche) cover entrate di prepotenza nell'immaginario collettivo. Forse la più importante dei '90, e assolutamente meritevole d'essere ammirata in formato vinile, la copertina di Nevermind dei Nirvana, un'immagine che da sola vale più di qualsiasi saggio sulla salute attuale della società occidentale.


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comics

di kovacs

“Io sono l’immensità! Io sono Galactus!” Una parabola a fumetti sulla morale, religione e natura dell’uomo.

Questo rinnovamento avvenne grazie ad opere come Watchmen di Alan Moore e Dave Gibbons, le quali avevano rivisto e arricchito i caratteri del super-eroe, soffermandosi sulla complessità dell’introspezione psicologica dei personaggi, evidenziandone una fragilità e debolezza tipica dell’essere umano.

Parabola di Stan Lee e Moebius, pubblicata per la prima volta nel 1988 e recentemente ristampata dalla Panini Press, nasce in un momento particolare dell’evoluzione e trasformazione del fumetto. Durante gli anni ’80, infatti, le innovazioni imposte da numerosi autori diedero nuova vita ad una forma d’arte che, soprattutto nel settore super-eroistico, si era caricata negli anni precedenti di ingenuità, stereotipi e cliché ormai obsoleti.

E' in questo contesto che nasce l’idea di questa graphic novel dedicata a Silver Surfer. Un’idea semplice, quanto affascinante: far incontrare il mondo dei comics statunitensi con i grandi autori europei del fumetto d’autore. Stan Lee e Moebius, quindi, raffiguravano universi distanti che si stavano avvicinando. Il primo rappresentava il principale esponente dell’industria moderna del fumetto ed un’icona del genere superoistico, avendo creato nella sua carriera alcuni dei personaggi più importanti della Marvel, su tutti I Fantastici Quattro. Invece, Moebius, al secolo Jean Giraud, era uno dei principali rappresentanti del fumetto d’autore di stampo europeo, artefice con suoi fantastici disegni e le sue storie metafisiche, arcaiche e moderne insieme, della rivoluzione che negli anni settanta cambiò le prospettive artistiche e culturali di questa forma d’arte. Il risultato del loro incontro mostra il meglio dei due autori. Difatti, per quel che riguarda l’aspetto grafico Parabola è, come tutte le opere di Moebius, di grande impatto visivo, presentando un taglio cinematografico. In particolare, il tratto dell’artista francese dà un impronta inconfondibile ai protagonisti

della vicenda, raffigurati in perfetta antitesi. Moebius scolpisce un Galactus granitico, spigoloso, monolitico, statico, superbo, immenso, opaco mentre illumina di luce Silver Surfer, facendone il suo opposto nella plasticità, dinamicità, velocità e leggerezza dei movimenti. Rispetto alla sceneggiatura, l’opera possiede i ritmi, le forme e i temi tipici dei lavori di Stan Lee: la lotta tra il bene e il male, il carattere epico del racconto, il coraggio, la solitudine, la sofferenza e la malinconia del super-eroe. Queste tematiche vengono sviluppate attraverso una vicenda abbastanza semplice: Galactus, il divoratore dei mondi, approda sulla terra in preda alla sua fame eterna e si presenta all’umanità come un Dio. Gli uomini guidati dal predicatore Colton si convertono alla nuova religione di Galactus, che inneggia al piacere e all’inesistenza del peccato. Ciò conduce di fatto gli uomini all’autodistruzione, anche attraverso una cieca persecuzione di tutti coloro che non riconoscono Galactus come un dio. In questo modo, Stan Lee riesce ad affrontare temi come il bisogno di fede e il libero arbitrio, rendendo la storia una metafora per criticare la religione e i moralismi, che sfociano nella follia umana dell’intolleranza. La peculiarità di questi temi e la loro drammatica attualità, arricchiscono ulteriormente l’interesse verso questa graphic novel, degna rappresentante di uno splendido decennio per il fumetto. Consigliato.

Un racconto per re.set Quando fondammo re.set una delle rubriche più discusse fu proprio questa dei libri. Siamo arrivati alla conclusione che in quest'era tecnologica dove la lettura si svolge prevalentemente su altri "schermi", i libri restano sempre e comunque la maniera migliore per mantenere la nostra coscienza viva ed accesa. E' su questo ragionamento che abbiamo mantenuto questa rubrica fino ad ora, sostenuti anche dai lettori che ci hanno espresso apprezzamenti in merito. Abbiamo pure scoperto che tra i nostri estimatori ci sono degli scrittori in erba. E' rivolto a loro questo piccolo concorso dal titolo Primitive. Questo l’argomento di re.set di settembre, un tema che può essere sviluppato in molti sensi.

Chi volesse partecipare può inviarci via mail un breve racconto di 4'500 battute in totale (spazi compresi), non ci sono restrizioni di tema, l'importante è che lasciate sbrigliare la vostra fantasia. I racconti devono pervenire in redazione entro e non oltre il 12 agosto. Per ricevere il bando di concorso completo scrivere un mail di richiesta a redazione@resetmagazine.ch Il racconto prescelto verrà pubblicato su re.set di settembre. Gli altri pervenuti saranno pubblicati sul nostro sito web, www.resetmagazine.ch Siamo sicuri che tra di voi ci sono degli autori nascosti con tanto da dire. Attendiamo fiduciosi.


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re.ar t

................................................................. fino al 13 giugno

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Museo d'Arte Moderna - Lugano Sculture per le vie cittadine di Arnaldo Pomodoro

Arte mobile

................................................................. fino al 15 giugno Il Museo in Erba - Bellinzona In viaggio con Gauguin Esposizione-gioco sull'arte di Paul Gauguin ................................................................. Fino al 20 giugno Fondazione Beyeler - Riehen Francis Bacon e la tradizione nell'arte Opere di Francis Bacon a confronto con opere di Tiziano, Vélasquez, Rembrandt, Ingres, Degas, Picasso e Alberto Giacometti

................................................................. fino al 26 giugno Casa Cavalier Pellanda - Biasca Giovanni Testori Atelier della pittura del '900 ................................................................. fino al 4 luglio Museo Cantonale d'arte Lugano (Ala est) Video-installazioni di Luisa Figini ................................................................. fino al 29 agosto Castello di Sasso Corbaro - Bellinzona Mimmo Rotella 1949 -2004

Lorenzo Cambin

Con una mostra dedicata all'artista luganese Lorenzo Cambin prosegue il ciclo d'attività nell'ambito del progetto culturale della Pharmaton Sa. L'iniziativa denominata Spazio all'Arte è stata avviata nel 2001 ed offre ad artisti emergenti, soprattutto attivi in Ticino, l'opportunità di beneficiare non solo di un ampio spazio espositivo, ma anche di acquisire un riconoscimento pubblico da parte dei media e della critica, nonché e dei numerosi clienti internazionali in visita all'azienda di Bioggio. Lorenzo Cambin è nato a Lugano nel 1958, dove frequenta negli anni 1974 -78 il Centro Scolastico Industrie Artistiche (sezione arti decorative) di Lugano. Tra il 1978 e il 1980 frequenta l'istituto statale di Urbino (sezione calcografia) e tra gli anni 1980-1984 l'Accademia di Brera a Milano (sezione pittura). Nel 1991 è ospite alla Cité des Arts di Parigi e membro della SPSAS. Pittore, scultore e artista ingegnoso nel riprodurre il mondo vegetale in movimento, Cambin ha dapprima cercato di intrappolare il moto della natura nella pittura marcatamente ispirata alla calligrafia giapponese. Quest'esperienza lo conduce in seguito ad una dimensione tridimensionale, nella quale crea oggetti articolati e mobili, di cui ogni elemento ha un'armonia autonoma, un'estensione individuale e non vincolata. Con materie autentiche come il legno, la carta e la stoffa a rappresentanza del mondo vegetale - Cambin amalgama il ferro, il vetro e il piombo, emblemi della natura minerale. Il vento e l'acqua trovano la loro dimensione nello spazio di queste opere grazie alla mobilità delle stesse. Una visione integrale sulla Natura data da una profonda rivisitazione davvero intima e personale, che coniuga euritmica vitalità in un'espressione creativa e sensibile, percorsa da una sottile e persistente bellezza. Nella sua più recente evoluzione artistica Cambin esplora il mondo del sottosuolo con la creazione di "tuberi": presso l'esposizione in corso alla Pharmaton il visitatore avrà la possibilità di seguire quest'esplorazione attraverso i disegni su tela che Cambin espone per la prima volta.

................................................................. fino al 27 giugno Museo d‘Arte - Mendrisio Pietro Chiesa 1876 - 1959 Affetti e ideali negli anni difficili ................................................................. fino al 15 agosto

fino a gennaio 2005 Spazio all'Arte Pharmaton - Bioggio Lorenzo Cambin Opere mobili e disegni su tela (Accessibile al pubblico su appuntamento. Per informazioni: 091 - 610 31 11)

Civica Galleria d'arte Villa dei Cedri - Bellinzona Stanze opere di Valerio Adami ................................................................. fino al 26 settembre Castelgrande - Bellinzona Bouquet di fiori fotografie di sir Peter Smithers ................................................................. fino al 17 ottobre Civico Museo Parisi - Valle (Varese) Franco Rognoni dipinti, incisioni ed illustrazioni ................................................................. fino al 3 ottobre Antikenmuseum - Basilea Tutankhamun - L'oro dell'aldilà Centovento oggetti originali dalla Valle dei Re ................................................................. fino al 14 novembre Museo Vela - Ligornetto Winckelmann e l'Egitto La riscoperta dell'arte egizia nel 18esimo secolo ................................................................. ...................................................................................


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mostre Correlazioni non lineari

Matteo Terzaghi/Marco Zürcher

Katia Bassanini

Presso la Fabbrica di Losone è in corso l'esposizione delle opere di cinque artisti ticinesi di spicco nati nell’arco di due anni (tra il ’68 ed il ‘70). Tre di loro hanno scelto di migrare a fini artistici verso metropoli quanto meno sospette: la bagarre mondana di New York per Katia Bassanini, il must europeo di Londra per Andrea Crociani e la commistione indios-europea di Buenos Aires per Gian Paolo Minelli. Differente la scelta di Matteo Terzaghi e Marco Zürcher: non perdersi da soli in una realtà nuova e lontana, ma lavorare assieme in un ambito noto e passibile d’intervento. Un'esposizione a cura Di Riccardo Lisi e Stefano Verri che presenta l’emersione dei giovani talenti dell’arte contemporanea ticinese, e che dimostra che dal Ticino si può partire, mettendo in evidenza talenti e capacità in ambiti sconosciuti. Tra le opere esposte troviamo i retaggi di una storia d’impegno politico, anche se sovente sotto traccia: l’anarchia e il socialismo, idee intrinseche al pensiero artistico di Crociani, espresso nei suoi testi su Errico Malatesta ma anche nei contenuti di una fervida ricerca nel magma del web, come pure nel raggelante reportage fotografico di Minelli dove il ricordo di terribili eventi avvenuti in un carcere argentino può riemergere, sotto il nitore algido ed elegante delle sue grandi fotografie. Infine una

notevole capacità di understatement e d’ironia onnicomprensiva, evidente nelle opere in tecniche molteplici di Katia Bassanini, ma anche nei collage postmoderni di Terzaghi e Zürcher: anche qui un lavoro dove il rigore estetico si lega a un estro non ingabbiato. Una parola in più merita la vincitrice del Premio Migros d'incoraggiamento alla creazione artistica. Le opere di Katia Bassanini presenti a Losone han tutte lo stesso fascino che trasuda dalla sua persona: una simpatia spregiudicata ed un cinismo dolce e geniale che credo possano far emergere i suoi lavori e la sua vita d’artista anche in una città ricca di persone e proposte culturali come New York. Correlazioni non lineari associa artisti ben differenti ma di comune origine spazio-temporale. Percorsi artistici diversificati convergono a Losone dopo l’importante collettiva Che c’è di nuovo? – La scena artistica emergente in Ticino di scena un anno fa presso Museo Cantonale d’Arte di Lugano. Personalissime leggi della creazione artistica e del caso, ma anche una precisa volontà d'apertura del Museo Cantonale d’Arte di Lugano, nonché di Migros Cultura, conducono a Losone cinque artisti tra i giovani più brillanti originari del Ticino. Da seguire l’evoluzione creativa di questi artisti, la “new wave” del nostro Cantone. Fino al 27 luglio La Fabbrica - Losone Correlazioni non lineari Opere di Katia Bassanini, Andrea Crociani, Gian Paolo Minelli, Matteo Terzaghi e Marco Zürcher Per informazioni: www.lafabbrica.ch

Gian Paolo Minelli

Il Museo Cantonale d’Arte di Lugano propone - in stretta collaborazione con Pro Helvetia Fondazione svizzera per la cultura - un’esposizione dedicata agli artisti selezionati per i Cahiers d’artistes negli anni dal 2001 al 2003. La collana editoriale dei Cahiers d’artistes promossa a partire dal 1997 da Pro Helvetia - documenta l’opera di artisti svizzeri (arti visive e danza) che non dispongano ancora di una pubblicazione monografica. Si tratta di un importante strumento che permette agli artisti di divulgare il proprio lavoro sia in ambito svizzero sia in ambito internazionale e di dare, al contempo, testimonianza delle nuove tendenze del panorama artistico svizzero. Il titolo della mostra Dalla pagina allo spazio ambisce a comunicare l’idea di un progetto espositivo nato da un progetto editoriale, concepito su vasta scala, come quello dei Cahiers d’artistes di Pro Helvetia. In occasione dell’esposizione vengono riuniti sedici artisti elvetici appartenenti al mondo delle arti visive (pittura, scultura, disegno, fotografia,

Barbara Mühlefluh

Eric Schumacher

Thomas Galler

Dalla pagina allo spazio

installazione, performance, video, nuovi media), e quattro artisti o compagnie appartenenti al mondo della danza (performance, coreografia, scenografia). Ad ogni artista è dedicata una sala del Museo. La maggior parte dei partecipanti presenta progetti creati ad hoc e ciò permette di evidenziare la più recente evoluzione delle singole ricerche rispetto a quanto già documentato nei Cahiers. La scelta di riunire in Ticino le opere degli artisti selezionati per le ultime edizioni dei Cahiers trova ulteriore ragion d’essere nella necessità di incoraggiare un maggiore scambio culturale tra il Nord e il Sud della Svizzera e, al contempo, nell’intento di favorire rapporti stimolanti con la vicina Italia, con cui la scena artistica di oltralpe potrebbe intessere una relazione produttiva. Con questa iniziativa il Museo Cantonale d’Arte di Lugano prosegue inoltre il progetto di sostegno alla giovane arte svizzera, inaugurato nel 2003 con l’esposizione Che c’è di nuovo? La scena artistica emergente in Ticino. Naturalmente in occasione della mostra vengono presentati al pubblico tutti i Cahiers, pubbli-

cazioni che presentano una struttura uniforme (testo critico in due lingue, vasta documentazione fotografica, curriculum espositivo); ognuna, tuttavia, si distingue per un'impostazione e una veste grafica originale concepita dall’artista stesso. La mostra è a cura di Bettina Della Casa, collaboratrice scientifica del Museo Cantonale d’Arte e viene coordinata da Uli Beleffi Sotriffer, Pro Helvetia Fondazione svizzera per la cultura, arti visive. dal 15 Maggio al 29 agosto Museo Cantonale d'arte Lugano Dalla pagina allo spazio Opere di venti artisti svizzeri selezionati per i "Cahier d'artistes" di Pro Helvetia: Valentin Carron, Fabric.ch, Thomas Galler, Hervé Graumann, J&W Management Consulting, San Keller, Barbara Mühlefluh, Shahryar Nashat, Natalie Novarina, Didier Rittener, Hans Stalder, Eric Schumacher, Christine Streuli, Robert Suermondt, Alexia Walther, Markus Wetzel, Fabienne Berger, Foofwa d'Imobilité, Anna Huber e Gilles Jobin.


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re.ar t

Concoro di fotografia

Musica dal vivo

Alan Tettamanti

Grande seguito ha avuto il nostro concorso di fotografia dal tema Musica dal vivo. Ringraziamo tutti i partecipanti che ci hanno inviato le loro immagini. Purtroppo alcune immagini pervenute non sono pubblicate in quanto non pertinenti al tema proposto. Tutti hanno liberamente tratto ispirazione da esperienze personali vissute durante i concerti, oppure in situazioni intime, personali, concentrate. Sono tanti sguardi che "ascoltano". Scatti d'attimi preziosi questi, in cui la musica ha fatto da catalizzatore mentre sparge la sua energia e la sua terapeutica magia vitale. Voci, strumenti, pubblico, sensazioni, vibrazioni, emozioni. Musica in ogni angolo, musica d'ogni genere, musica da vivere sempre e ovunque.

Andrea Riberti

Antonella Kurzen

Andrea Waller


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gallery

Donatello Claudia Manna

Laurenti

Fabrizio Capeder

Federica Pianta

Laura Gruemann

Christoph Herrchen


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Kimsooja La condizione dell'umanità

Bottari, 2000 Courtesy Peter Blum Gallery, New York / Foto Michael Katchen

Nel 1954 il PAC di Milano inaugurava la sua prima mostra. Per celebrare i cinquant’anni dalla nascita della principale istituzione civica milanese destinata all’arte contemporanea, l’ingresso alla mostra Kimsooja - Conditions of Humanity, in programma durante l’estate, sarà gratuito, così come lo saranno le attività didattiche e le iniziative collaterali.

La mostra di Kimsooja, sotto la direzione artistica di Jean-Hubert Martin, è la prima importante personale tenuta dall’artista coreana in Italia. Nata nel 1957 a Taegu, nella Corea del Sud, dopo gli studi di pittura a Seoul e a Parigi, nel 1998 Kimsooja si è trasferita a New York, dove vive e lavora. Le sue opere, estremamente poetiche e al tempo stesso contemplative, attingono al background culturale della terra d’origine dell’artista e il tema centrale di molte verte sul ruolo dell’essere umano nel mondo globalizzato. Dagli anni ottanta il cucito, attività appresa al fianco della madre, è divenuto l’elemento essenziale del lavoro dell’artista consentendole di passare dalla superficie bidimensionale della pittura alla tridimensionalità degli oggetti.

L’esposizione di Kimsooja al PAC include, oltre a diverse proiezioni video, la grande installazione A Laundry Woman (2000) nella quale tessuti tradizionali coreani, grandi e coloratissimi, fitti di ricami dai motivi simbolici, sono fissati su sottili fili metallici tesi lungo il parterre del padiglione, come panni messi ad asciugare. Il visitatore è invitato ad aggirarsi fra i tessuti, che ondeggiano lievemente al passaggio, e a sperimentarne, da vicino e tangibilmente, la bellezza, la delicatezza e la grande energia cromatica. Percepiti nell’installazione dell’artista soprattutto come elementi estetici e simbolici, in Corea questi tessuti hanno una precisa funzione utilitaria: sono usati per il letto - una coperta per riposare, dormire, amare - per accogliere i defunti, ma anche per contenere e trasportare in un fagotto ("bottari") tutti i beni di una persona.


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gallery Cities on the Move – 2727 kilometers Bottari Truck, 1997 Courtesy Kimsooja / Foto Lee Sang Kil

Nella video installazione A Needle Woman (1999-2001) è l’artista stessa ad “agire” come la punta di un ago. Kimsooja rimane immobile in mezzo alla folla dei passanti di metropoli come Shanghai, Tokio, New York o New Delhi, costringendo di conseguenza le fiumane di gente ad aggirarla e a deviare. Negli otto schermi della video installazione, esposta al PAC in due sale, l’artista si presenta di spalle e il visitatore può vedere i volti e le diverse reazioni delle persone che la evitano mentre, idealmente, le strade delle diverse città sembrano convergere al centro delle stanze. Le attività dell’artista coreana, viaggi ed esposizioni, possono essere interpretate come una costante tessitura di nuove relazioni. Kimsooja: “E' la punta dell’ago a penetrare il tessuto, e noi possiamo unire due diversi lembi di stoffa con il filo che passa per la cruna dell’ago. L’ago è un’estensione del corpo, il filo è un’estensione della mente. Nel tessuto rimangono sempre le tracce della mente, invece l’ago abbandona il campo non appena terminata la sua mediazione. L’ago è medium, mistero, realtà, ermafrodita, barometro, un momento, e uno Zen.” In occasione della personale di Kimsooja, la Sezione Didattica del PAC organizza Gira il mondo con Kimsooja!, laboratori e attività per i bambini, le famiglie e i centri estivi, visite guidate per il pubblico, con un programma di iniziative legato alle tematiche della mostra e realizzato con il sostegno del Gruppo COOP Lombardia. Si terrà inoltre la quarta edizione della rassegna PACinConcerto, cinque appuntamenti fra arte e musica contemporanea. La mostra è accompagnata da un catalogo riccamente illustrato, con testi in italiano, francese e inglese, edito da 5 Continents Editions. Per informazioni www.pac-milano.org

dall’alto: A Beggar Woman Cairo 2001 Courtesy Kimsooja / video

A Needle Woman - Tokyo, 1999-2001 A Needle Woman - Shanghai, 1999-2001 A Needle Woman - New York, 1999-2001 A Needle Woman - Delhi, 1999-2001 A Laundry Woman, 2000-2003 Collezione Musée d’Art Contemporain, Lione / Foto Blaise Adilon

Courtesy The Project Gallery, New York & L.A. e Peter Blum Gallery, New York


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teatro ........................................................................................

La Baronessa di Saint-Léger Lavora con Teatri Possibili Artisti, organizzatori o semplici appassionati del teatro: è questo il momento in cui il circuito Teatri Possibili ricerca i nuovi collaboratori per la prossima stagione teatrale 2004/05. Teatri Possibili è un’ampia comunità artistica che ha come scopo la produzione, la diffusione del teatro, la formazione di artisti e di un nuovo pubblico. Ideata e fondata dall’attore e regista italiano Corrado d'Elia, dapprima è nata come associazione culturale (a Milano nel 1996), trasformandosi poi in società di produzione e gestione d’eventi e manifestazioni teatrali (Teatri Possibili srl) e dal 2002 in un circuito teatrale indipendente, con sedi a Legnano, Lugano, Milano, Monza, Trento, Roma e Verona. Ogni sede ricalca il modello milanese mantenendo proprie specificità territoriali. Si è formato così un interessante network culturale che coinvolge il pubblico e gli addetti al settore con professionalità e competenza. Dal mese di giugno ci sarà una sede del anche nelle città di Firenze e Trento e da settembre ad Ancona e Melzo. Tra i teatri aderenti al circuito ci sono il Teatro Libero di Milano, il Teatro Belli di Roma, lo Studio Foce di Lugano e l'Alcione di Verona. E' in preparazione il cartellone per la prossima stagione, quindi Teatri Possibili invita tutti coloro che desiderano lavorare specificando l'attitudine e includendo il curriculum vitae. Un'occasione unica per mettere alla prova le proprie possibilità artistiche o tecniche Per scaricare il formulario d'annuncio e informazioni più dettagliate: www.teatripossibili.it ........................................................................................ La stagione teatrale d'estate prende un profilo più ritirato, ma è sempre presente in varie occasioni interessanti che si svolgono all'aperto. E' il caso della rassegna Ponte Eventi, che si svolge a Ponte Tresa Italia e che (oltre ad eventi musicali) offre delle occasioni di godere d'alcuni spettacoli di spessore. Degna di nota la serata inserita nel cartellone del 3 luglio, durante la quale, nel piccolo anfiteatro di Piazza San Giorgio avrà luogo la selezione finale e premiazione di Pontemagico, il premio di narrativa ideato l'anno scorso dalla scrittrice Chiara Zocchi, su richiesta del sindaco di Lavena Ponte Tresa, Donata Mina Stocchi. Il titolo del concorso di quest'anno è "La magia che so fare". Per l'occasione ci saranno ospiti d'eccezione: lo scrittore David Riondino che, accompagnato dal pianoforte da Stefano Bollani, leggerà i racconti finalisti. Il giudizio finale spetterà allo scrittore Aldo Nove, al cantautore Mauro Giovanardi (La Crus) e alla scrittrice ed illustratrice Vittoria Facchini. Al loro voto si aggiungeranno però, nel conteggio finale, i voti di tutti coloro che hanno meno di 16 anni e che, fino al 23 giugno potranno recarsi alla biblioteca di Ponte Tresa Italia a leggere i cinque racconti finalisti e poi votarli. Per informazioni: www.pontetresa.it / www.pontemagico.it Programma 12 giugno Piccolo anfiteatro - Piazza San Giorgio La storia del Guerin meschino Teatri Comunicanti / Con Marco Renzi / Regia di Paolo De Santi 19 giugno Piccolo anfiteatro - Piazza San Giorgio Lu santo giullare Francesco di Dario Fo / Teatro stabile di Innovazione con Giampiero Frondini 3 luglio Piccolo anfiteatro - Piazza San Giorgio Pontemagico Selezione dei racconti finalisti e premiazione Con letture Davide Riondino con Stefano Bollani al pianoforte In giuria: Vittoria Facchini, Aldo Nove e Mauro Giovanardi (La Crus) .......................................................................................

In previsione i giorni 18, 19 e 20 giugno sulle Isole di Brissago lo spettacolo multimediale La Baronessa di Saint-Léger, ideato e concepito da Teo Buvoli - cantautore e musicista sopracenerino già noto come leader della storica band pop-rock Ethica nonché designer e scrittore - che è riuscito nel suo intento di dar forma ad un importante progetto scaturito dall'amore per l'estetica, l'arte, la letteratura, la musica, l'architettura, la danza e la grafica. La Baronessa di Saint Léger è una grande opera, all'insegna della filosofia e della storia: la sceneggiatura legata allo spettacolo s'ispira liberamente alla vita della Baronessa di Saint Lèger, proprietaria delle incantevoli isole di Brissago dal 1885 al 1917. Personaggio dalla vasta cultura, la baronessa soleva invitare intellettuali ed artisti dell'epoca per degli incontri intellettuali. Questo lo spunto che si riflette nella trama dello spettacolo, durante il quale si racconta della baronessa che invita cinque ospiti sulle isole per analizzare il tema della Bellezza, tra cui Pierre Franzoni, il protagonista fulcro dell'esperienza spirituale ed intellettuale. Questo spettacolo multimediale, che parte dall'opera letteraria ideata da Buvoli, è interpretata in collaborazione con altri progettisti mediante l'uso dei linguaggi a loro consoni, quali l'architettura, la danza, la musica, e la grafica in forma di cinema d'animazione. Il tema del racconto è l'incanto per la Bellezza, affrontato in chiave estetica-filosofica ed inteso come via catartica per eccellenza da tutti i condizionamenti e le angosce che la vita quotidiana ci destina. Il testo è stato quindi affidato a quattro altri progettisti. Sono del designer Lorenzo De Giorgi le animazioni e l'immagine coordinata; gli architetti Jasmine Bassetti e Hamos Meneghelli hanno progettato e realizzato la scenografia, e Katja Rossetti la coreografia delle danze eseguite da lei stessa e le danzatrici Ewa Rossi, Sarah Ravasi, Francesca Genuardi, Patrizia Capoferri e Luisa Terraneo. La musica è eseguita da una formazione di quattro musicisti presenti in loco: al basso e contrabbasso Stefano Fanzini, alla batteria e percussioni Dimitri Loringett, alla chitarra e voce Teo Buvoli, e alle tastiere Simone Buvoli. Singolare e degno d'attenzione questo spettacolo, in previsione il 18 19 e 20 giugno sulle Isole di Brissago, che offre con delicatezza e profondità molte chiavi di lettura sul tema della Bellezza. La Baronessa di Saint-Léger è un esperimento linguistico che rivive ogni volta per ottanta minuti il frutto delle differenti libere interpretazioni sul tema, che, amalgamandosi con armonia, arricchiscono di fascino e coinvolgimento questa rappresentazione. A disposizione pure il Cd della colonna sonora dello spettacolo. Per informazioni e prenotazioni biglietti: www.ethica.ch 18-19-20 giugno Isole di Brissago La Baronessa di Saint-Léger spettacolo multimediale


10 NUMERI A Frs. 27.- (estero a euro 25) se sarai tra i primi ad abbonarti riceverai un CD in omaggio, scegli il tuo preferito, compila e invia il tagliando a: re.set magazine, cp 4632, 6904 Lugano oppure via fax al 091 970 24 46

Lenny Kravitz

Sonic Youth

Velvet Revolver

Pink Grease

PJ Harvey

Baptism

Sonic Nurse

Contraband

This is for Real

Uh Huh Her

5 copie

3 copie

5 copie

5 copie

5 copie

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05

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arrivederci a luglio

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