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Primo Piano

15 maggio 2011

Il Mare di Roma deve fare i conti con la faglia sottomarina di Anzio

«Prevedere i terremoti è impossibile» di Mario Scagnetti (mario.scagnetti@reporternews.it)

«P

revedere un terremoto è impossibile. Dire prima con esattezza la zona, l’ora, il giorno e la forza di un sisma oggi non è possibile. La natura è molto complessa e i fenomeni che generano i terremoti più forti durano secoli. Il margine di errore di una previsione oscilla tra i 10 e i 50 anni». Parola di scienziato, parola di Alessandro Amato, dirigente e ricercatore della sede di Roma dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. In poche parole uno dei massimi esperti della massima autorità nazionale in campo di terremoti. Nessuno meglio di lui quindi può smentire il sisma dell’11 maggio 2011. «Questa data non esisteva neppure per Raffaele Bendandi. Non c’era tra le sue carte e non so né perché né dove è nata questa voce. Di sicuro posso dire che in Italia ogni giorno ci sono tra i 20 e i 50 sismi, ma non sempre si avvertono». Un terremoto, infatti, per essere ascoltato a “orecchio nudo” dall’uomo deve sprigionare una forza di magnitudo 2.5. E per fortuna nella maggior parte dei casi non è così. Sgombrato il campo dalle credenze e

dalle leggende del web è il momento di lasciar parlare la scienza: «La città di Roma non ha un rischio sismico molto elevato – sottolinea Alessandro Amato – perché è lontana dalle faglie più importanti, come quelle dell’Appennino. La Capitale al massimo risente dei terremoti dei Colli Albani, una zona sismica nota a causa della presenza dell’antico vulcano ma comunque

molto limitata, dove sono stati registrati sismi di magnitudo 4-4,5. Non si tratta di una forza elevata, anche se sufficiente per essere avvertita dalla popolazione». Stesso discorso anche per il Mare di Roma, che quindi sembrerebbe essere al riparo da importanti e distruttivi terremoti. Sembrerebbe perché il litorale deve fare i conti con la faglia che si trova a largo della costa di An-

zio. Una faglia avvolta nel mistero, che nel 2005 ha manifestato la sua presenza per fortuna senza eccessivi danni. «E’ una zona poco nota – conclude Alessandro Amato – perché i terremoti sono rari e perché la faglia si trova molto lontana dalla costa. Non abbiamo ancora i sistemi per effettuare uno studio sottomarino permanente, che tra l’altro è molto costosi».

Dalle sede centrale di Roma l’allarme arriva alla Protezione Civile in due minuti

Niente sfugge all’occhio dell’Istituto di Geofisica Lo Stivale ogni giorno tre dalle 20 alle 50 volte. Ma la maggior parte di questi terremoti non raggiunge la magnitudo di 2.5 e quindi non è percepibile all’orecchio umano. Alla strumentazione dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia d’Italia, che ha la sua sede centrale a

Roma, però non sfugge nulla. i ricercatori dell’istituto sono costantemente incollati con gli occhi ai monitor del sistema centralizzato da cui vegliano sulla stabilità delle faglie italiane. Ogni giorno dell’anno – anche Natale, Pasqua e Capodanno – ci sono almeno tre persone che controlla-

no in tempo reale quanto accade dalla sala operativa di Roma. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, comunque, ha sedi sparse in tutto il Belpaese e le principali sono quelle di Milano, Bologna, Pisa, Napoli, Catania e Palermo. Oltre a diversi distaccamenti. Tutta l’Italia è mo-

nitorata e quanto accade non può sfuggire all’occhio vigile dei ricercatori, che in caso di terremoto sono in grado di mettersi in contatto con la sezione locale della Protezione Civile nel giro di uno o due minuti. L’unica cosa impossibile da fare è prevedere il terremoto. (M.S.)

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Il litorale non è a prova di sisma La frequenza con cui la Terra trema comunque è bassa

Roma e il suo mare si trovano al di sopra di faglie sismiche attivabili, anche se piccole e in grado di originari terremoti con minore frequenza rispetto al resto d’Italia. Nonostante questo, comunque, non si può parlare di una zona completamente asismica, perché intorno ci sono faglie comunque importanti. «Per essere chiari non è possibile escludere a priori il verificarsi di un sisma ma lungo la dorsale appenninica la frequenza con cui trema la Terra è più alta e le faglie sono più importanti» spiega Alessandro Amato dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia per frenare subito qualsiasi forma di allarmismo. La Capitale e le città di Anzio, Nettuno, Ardea, Pomezia, Ostia e Fiumicino quindi non devono avere paura dell’11 maggio 2011 e possono stare abbastanza tranquille anche per il futuro. La mappatura laziale delle zone maggiormente a rischio terremoti, infatti, vede in testa alla classifica tutte le città che si trovano in provincia di Frosinone e di Rieti, soprattutto a causa della vicinanza con l’Abruzzo. (M.S.)

E se invece fosse tutto vero? Nostradamus si schiera dalla parte della catastrofe E se invece fosse tutto vero? E se le previsioni di grandi terremoti a Roma e sul litorale nel 2011 e nel 2012 fossero sbagliate solo di qualche giorno? La scienza nega: prevedere i terremoti è impossibile, Bendandi non ha mai parlato di queste due date. Eppure l’esoterismo è tutto schierato dalla parte del grande sisma che farà tremare la Capitale e il suo mare. Certo la scienza ha più autorevolezza ma non va dimenticata la posizione di chi invece preferisce affidarsi a premonizioni e intuizioni, e allora per tutti coloro

che sono in preda al panico perché l’esoterismo non mente ecco un altro elemento di estrema importanza a supporto della loro teoria: le quartine di Nostradamus, che in fatto di creare allarme e preoccupazioni non sono seconde a nessuno. «Il sole dentro i venti gradi del Toro così forte la terra trema, il grande teatro riempito crollerà. L’aria, Cielo e Terra, oscurati e turbati. Quando l’infedele Dio e i santi invocherà». Si tratta della IX Centuria, quartina 87, di Nostradamus, che interpretata fornisce ulteriori elemen-

ti a suffragio della tesi sismica. I 20 gradi del Toro corrispondono all’11 maggio, mentre il grande teatro citato potrebbe essere rappresentato dal Colosseo, dunque Roma. Infine ci si mette pure la statistica, che ricorda come i terremoti più cruenti avvengano sempre nel mese di maggio. Ecco qualche esempio: 27 maggio 1995 in Russia, 30 maggio 1990 nel Perù Settentrionale, 26 maggio 1983 in Giappone, 6 maggio 1976 in Friuli e così via fino al sisma del 20 maggio 526 di Antiochia, Siria. A guardare la faccen-

da da quest’altro punto di vista viene quasi da dire: «Ma allora è tut-

to vero». Allora, non resta che sperare nella ragione della scienza.

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