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RENT il periodico sulla cultura dell’affitto Solo Affitti franchising immobiliare numero 08 - 2012

RENT il periodico sulla cultura dell’affitto

capsula del tempo conosciuta anche come la “cripta della civiltà” destinata ad essere aperta il 28 maggio maggio dell’ 8113

ieri oggi domani Futuro “cattivo governo” e profezie della fine. Ma come sarà il nostro mondo rifondato? Un viaggio alla scoperta di sogni, paure e ricordi della vecchia umanità

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ieri oggi domani

RENT il periodico sulla cultura dell’affitto Solo Affitti franchising immobiliare numero 08 - 2012

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RENT il periodico sulla cultura dell’affitto

capsula del tempo conosciuta anche come la “cripta della civiltà” destinata ad essere aperta il 28 maggio maggio del 8113

ieri oggi domani Futuro “cattivo governo” e profezie della fine. Ma come sarà il nostro mondo rifondato? Apriamo la scatola nera per scoprire sogni, paure e ricordi della vecchia umanità

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RENT

il periodico sulla cultura dell’affitto numero 08 - 2012

il punto

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casa e famiglia

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osservatorio

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cittÀ e futuro

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tempo e denaro

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abitare globale

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diritto e rovescio

Cresce l’offerta di immobili laddove decresce la domanda. E la rete Solo Affitti lancia la “locazione con patto d’acquisto” con la possibilità di riscattare negli anni la casa in affitto

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mente locale

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l’esperto risponde

lifestyle

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interior design

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portfolio

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varietÀ

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Fine del mondo o fine di un mondo? O più semplicemente, un nuovo inizio anche per il mercato immobiliare

Cresce la rete in Spagna, nonostante la crisi internazionale. Mentre in Italia con la campagna “ImprendoApprendo” si apre una nuova era di recruitment

Porta a porta col mercato. È la volta del ciclone IMU. Tra rumors, anticipazioni e smentite, capiamo perché c’è chi parla di grande occasione

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Dall’eredità alla fine di un contratto. A chi spetta cosa e come. Domande, consigli e precisazioni legali per capire come valutare equamente un immobile, rientrarne in possesso o far tornare la pace in famiglia

Barbari, santi e beati, ma soprattutto amici. Quelli che ci hanno accompagnato in questo numero, che quotidianamente conosciamo in rete e con cui condividiamo sempre più spesso le nostre abitazioni

Città intelligenti, riciclatori di rottami e scenari urbani postapocalittici. Mentre il mondo è alle prese con l’Apocalisse c’è anche qualcuno che pensa all’estinzione. Ecco allora il deposito globale di semi che ci salverà

Tutti a Bugarach per la fine del mondo. Tra teorie new e post-age si fa strada un turismo dell’altro mondo. Rotte e destinazioni esotiche vengono prese d’assalto, perchè c’è sempre una buona ragione per festeggiare. Anche, o forse soprattutto, quando tutto finisce

Voci fuori dal coro ci prospettano un nuovo domani. Multietnico, politicamente impegnato e “profetico”. Lontano dai vertici saranno la strada e la quotidianità a dettare leggi, estetiche e visioni

Un tempo erano i baby boomer, ora li chiamano pantere grigie e stanno stravolgendo, con il loro stile di vita, le etichette e i trend di mercato. Tra provocazione e protagonismo scopriamo cosa dicono e fanno gli young-senior

Arredare o risignificare? Quelli chic e radicali risponderebbero: meglio la seconda. E tutti gli altri? Complice la crisi, le mode cambiano e ci si ritrova tra mercatini e rigattieri a cercare chincaglierie e rarità

Biennale d’arte contemporanea o cimitero d’artista en plein air? Gibellina Nuova: la città dell’utopia, un monumento incompiuto, che ricorda quelle città di nuova fondazione che tanto hanno entusiasmato gli architetti dei settanta

Feste, folklore, tecno-amici e ostelli a quattro stelle. Quando si dice: la frontiera del turismo è davvero dietro l’angolo

illustrazioni di Elena La Rovere

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terredicastelmagno.com

Presidio Slow Food

Con cura, pazienza e passione coltiviamo l’antica tradizione del formaggio Castelmagno


RENT il periodico sulla cultura dell’affitto Solo Affitti franchising immobiliare numero 08 - 2012

RENT il periodico sulla cultura dell’affitto

direttore responsabile

contatti

Silvia Spronelli

redazione@soloaffitti.it

format editoriale e direzione creativa

pubblicità

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adv@soloaffitti.it

direzione editoriale Carlotta Petracci

direzione

Undesign

Solo Affitti Spa via Tortona 190 47522 Cesena (FC) t +39 0547 41 81 01 f +39 0547 41 81 81 info@soloaffitti.it

redazione solo affitti

stampa

Francesca Cantoni Laura Magnani Giovanna Rossi Isabella Tulipano Andrea Saporetti

Stamperia Artistica Nazionale via Massimo D’Antona, 19 10028 Trofarello (TO)

redazione

editore

art direction e progetto grafico

Carlotta Petracci Elena La Rovere Massimo Teghille Camilla Wasserr

contributors

Valerio Andrea Vittorio Belafonte Edoardo Gentile Andrea Marchetti Angelo Santachiara

Rentasì srl iscritto al Roc tenuto da CO.RE.COM Emilia Romagna al numero 19269 via Tortona 190 47522 Cesena (FC) t +39 0547 41 81 01 f +39 0547 41 81 81 info@rentasi.it

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RENT A RANT

editoriale

AFFITTA UNA PREDICA testo di Carlotta Petracci illustrazione di Elena La Rovere

“How to survive 2012” è uno dei tanti siti dove la paura della fine si trasforma in scenarismo e in una miriade di consigli utili per una tranquilla sopravvivenza post-apocalittica. Cosa portarsi con sè, cosa consumare, come costruire rifugi e quali cataclismi dovrebbero spazzare via il nostro mondo conosciuto. Tutto in un sito e tutto d’un fiato. Inutile dire però che quella di quest’anno è la fine meno sentita della storia. Cade così, in mezzo, in sordina. Senza grandi sconvolgimenti anticipatori. Potrebbe essere pure vera, ma decisamente non fa tendenza. Certo a tutti piacerebbe che il mondo finisse a cavallo di un millennio. Come non ricordare le paure, le agonie e le speranze pre-millenariste. Il grande countdown. La fantascienza apocalittica e quell’eccitazione mista ad angoscia di dover fare o dire alcunchè per lasciare traccia. Forse, a qualcuno di lontano. È la dura legge del mercato. La fine ven-

de, quando ha tutti i connotati per essere vera, altrimenti non assurge neppure al ruolo di moda passeggera. Eppure, anche questa fine così poco mitologica porta con sè qualcosa di nuovo. Si tratta della vita quotidiana, con i suoi cambiamenti annunciati e lentamente realizzati o in via di compimento. Mi torna alla mente al tal proposito un passo di Millennium People, di J.G.Ballard. Le prime pagine si aprono con un’idea straniante di rivoluzione. Accompagnata dal silenzio. Nessun disordine, nessun gesto sovversivo o eccessivo. Ma qualcosa che lentamente e incessantemente viene costruito per mutare. Sì, credo che quell’idea di fine da middle-class sia l’immagine più evocativa ed esaustiva capace di rappresentare il presente. Abbandonate le maiuscole, ciò che resta è un mondo che cambia, un domani che prende forma da contorni sfocati. E quando i nuovi valori avranno fatto

La fine vende quando ha tutti i connotati per essere vera, altrimenti non assurge neppure al ruolo di moda passeggera il botto, potremmo finalmente mettere ordine tra i tempi. Far troneggiare la parola fine su un presente divenuto passato. Vivere in un ora che crediamo intimamente futuro e guardare lontano con gli occhi immersi nel sogno. A tutto il mondo, il viaggio è finito!


il punto

ASCOLTA LA LEPRE a cura di Silvia Spronelli Presidente di Solo Affitti Spa

HEAR THE HARE CHE LA FINE ABBIA INIZIO! Tra bilanci, profezie, doomsday e filosofie è con entusiasmo che dedichiamo questo numero a chi senza paura vuole fare un punto, voltare pagina e ricominciare. Tutto daccapo, sempre Non sarà mica la fine del mondo a fermarci. Ormai non si parla d’altro e siamo tutti in attesa del 21 dicembre per capire se la profezia dei Maya abbia un fondo di verità. Sicuramente per ora la minaccia della fine di un mondo, del nostro mondo, tocca una paura ancestrale dell’uomo, mettendoci di fronte alla nostra caducità, al senso di limitatezza e finitudine che da sempre tormenta i pensatori professionisti e quelli che anche solo per una notte, sotto un cielo infinitamente bello, si sono chiesti cosa ci sarà dopo? Ci sarà un dopo? E via a filosofeggiare su come potrebbe essere la fine e ad immaginarci un lieto fine. Già, perché è questo quello che tutti si augurano, come in un film, dove l’eroina di turno potrà pure passare attraverso mille peripezie, ma alla fine a trionfare saranno il bene e la felicità eterna. Perché dopo tutto domani è un altro giorno. Credendoci o no la 12

fine-mania è già scoppiata. C’è chi ne sta ricavando un business di successo, chi si dà alla fede, chi fa bilanci, chi rimane semplicemente indifferente e chi pensa già a cosa fare nel nuovo mondo. Io credo proprio di stare dalla parte di questi ultimi, che l’unico modo per reagire di fronte alla fine sia ricominciare. Come se la fine ci desse l’occasione per ripartire, per mettere un punto su quanto di buono realizzato, uno stop a quanto pensiamo non vada più bene, per fissare un nuovo orizzonte, più ambizioso, da raggiungere. Senza paura per ciò che potrebbe accadere, senza paura per quello che potrebbe cambiarci, migliorandoci. E se davvero ci sarà la fine? Beh, non aspettiamoci molto da quel giorno e pensiamo che finalmente un post scriptum non sarebbe solo un modo di dire, ma avrebbe finalmente, anch’esso, un senso compiuto!

La fine serve a ripartire verso nuovi lidi e nuove sfide


osservatorio

SOLOAFFITTI franchising immobiliare

SULL’ONDA DEI SUCCESSI SPAGNOLI realtà spagnola, ha imitato i loro successi conquistando grandi risultati in poco tempo. Dopo essere partiti nel 2008 con una prima sede a Valencia, ad oggi può già vantare una rete di quasi 50 agenzie, presenti in ben 13 comunità autonome, con quattro prestigiose sedi a Barcellona e quattro nella capitale Madrid. Un’espansione decollata proprio negli ultimi due anni, quando anche in Spagna si respira una generale aria di crisi ed austerità e che per questo ci riempie ancora più di orgoglio e soddisfazione, per un progetto

Da anni ormai gli atleti spagnoli trionfano in varie discipline. Dal calcio con la vittoria agli Europei 2008 e i Mondiali 2010 (oltre allo spettacolo che da anni offrono Barcellona e Real Madrid) al tennis di Nadal, al ciclismo con Contador, al basket, la Formula 1 e al moto Gp di Pedrosa e Lorenzo, naturalmente. Una nazione che ha saputo incentivare i giovani e che tutti amiamo per l’entusiasmo ed il calore del suo popolo. E per fortuna anche il nostro marchio Solo Alquileres, che adatta l’esperienza ed il metodo Solo Affitti alla

di franchising, quindi, che sa offrire certezza e concretezza anche in periodi difficili. Per festeggiare questi primi traguardi, inoltre, la sede di Solo Alquileres ha scelto una location prestigiosa: la splendida e frequentatissima Plaza de la Reina a Valencia. Con una rete numerosa, poi, è stato possibile stringere accordi vantaggiosi con i maggiori portali immobiliari e porsi obiettivi ancora più grandiosi: diventare capillari anche in Spagna e mettere, quindi, la guinda sobre la tarta! La ciliegina sulla torta di un’ottima annata.

contratti firmati

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LA QUANTITÀ, DI QUALITÀ Potrebbe chiamarsi così il nuovo progetto che Solo Affitti sostiene a favore della crescita della propria rete. Una nuova strategia che vede protagonisti gli agenti Solo Affitti a cui viene offerta l’opportunità di diventare sempre più imprenditori. Sfruttando al meglio le economie di scala, si prospetta l’apertura di una seconda agenzia che possa ottimizzare costi ed investimenti, raddoppiando i successi. Una formula matematica da applicare con diverse soluzioni e con specifiche azioni pensate per garantire all’affiliato che investe una fase di start up più breve (arrivando con anticipo al momento dei guadagni) ed alla rete una maggiore professionalità, potendo contare già da subi-

to su nuove agenzie altamente qualificate, pronte a dare risposte competenti; facendo parte di una rete di agenti specializzati

Imprenditori si nasce ma soprattutto si diventa e soprattutto specialisti della materia. Che sul campo confermano la leadership di Solo Affitti, conquistata in 15 anni di at-

tività e con la mission ben chiara di perseguire sempre l’eccellenza. Si lega, infatti, a questa mission la scelta di puntare su giovani che al termine di un percorso di studi qualificante (Università/Master), decideranno entro il 2012 di entrare a far parte della nostra rete. “ImprendoApprendo” è il nome di questa operazione che punta ad offrire una concreta offerta di lavoro a giovani qualificati che si affacciano al mondo del lavoro e hanno bisogno di sostegno economico e soprattutto pratico: un marchio noto, un metodo collaudato, una rete di persone che condividono il proprio successo. Investiamo sul capitale umano, certi che sia una risorsa inesauribile e che ripagherà sempre.

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SOLOAFFITTI franchising immobiliare

i vantaggi

Da uno studio de Il Sole 24 Ore risulta che l’IMU assottiglierebbe di un terzo il risparmio generato dal regime della

“cedolare secca”, entrato in vigore l’anno scorso e scelto da molti a fronte di un risparmio medio tra i 250 e i 500 euro.

L’ERA IMU Gli italiani e l’imposta municipale propria. Anticipata col decreto del 2012 “Salva Italia” e in vigore ufficialmente dal 2015. Tutto quello che c’è da sapere sulla nuova imposizione fiscale che sostituirà Irpef e ICI. Un grande passo per il mondo immobiliare

l’era imu Austerità fiscale; flessibilità

contributiva. Ovvero, rigore nell’imposizione delle tasse e tolleranza da parte dei contribuenti che devono partecipare economicamente al “Salva Italia”. Le misure introdotte vengono presentate come strettamente necessarie per far fronte alla situazione economica contingente e come sacrifici da sostenere per il bene comune. Tra queste misure, gli italiani impareranno a prendere confidenza con l’IMU, l’imposta municipale propria, prevista in origine a partire dal 2014 ed anticipata proprio con il decreto 201/2011, noto come “decreto Salva Italia” al 2012. Infatti si parlerà di IMU sperimentale fino al 2014, mentre la nuova imposizione andrà a regime a partire dal 2015. Su chi grava? Come per l’ICI, di cui possiamo considerala l’erede, il soggetto passivo è il proprietario di un immobile oppure il titolare di un diritto reale (usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie). Le aliquote previste sono determinate a livello generale dal decreto, ma nello specifico sarà ogni Comune a determinare le aliquote da applicare, con differenziazioni a seconda del tipo di immobile, di utilizzo e di finalità. Ad esempio, l’aliquota per l’abitazione principale è fissata allo 0,4% 14

con la possibilità per il Comune di applicare un aumento o una diminuzione fino a 0,2 punti percentuali. Pertanto, i proprietari della propria residenza potrebbero pagare un’IMU minima dello 0,2% e massima dello 0,6%. Inoltre, per le abitazioni principali e relative pertinenze (esclusivamente quelle classificate nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7) è prevista una detrazione minima di 200 euro, che potrebbe essere aumentata dai comuni, oltre a, per gli anni 2012 e 2013, 50 euro per ogni figlio a carico di età inferiore ai 26 anni. La base imponibile su cui applicare le varie aliquote previste parte dal valore della rendita catastale rivalutata del 5% e moltiplicata per un coefficiente fisso a seconda della categoria catastale dell’immobile. Ad esempio per un’abitazione il coefficiente è 160 (e non più 100 come per il calcolo dell’ICI), determinando, quindi, per un’abitazione con rendita di 870 euro e un IMU allo 0,4%, un’imposizione di 585 euro. Cifra che potrebbe arrivare a toccare quota 1.550 (per lo stesso immobile e con un’aliquota massima dell’1,06%) per una seconda casa non affittata. Un duro colpo per le tasche degli italiani, già alleggerite in quest’ultimo periodo da altre stangate finanziarie. Un in-

centivo che i Comuni potranno prendere in considerazione per sollecitare i proprietari a mettere a disposizione i propri immobili, considerando che l’aliquota potrebbe scendere allo 0,4% per le abitazioni concesse in locazione e che quindi vanno a soddisfare le numerose richieste di abitazioni principali, garantendo contemporaneamente al proprietario risparmio e guadagno. Come per l’ICI, l’IMU andrà versata per le seconde case in due rate, il 16 giugno ed il 16 dicembre (salvo disposizioni comunali differenti), mentre non sembra necessario procedere con la dichiarazione quanti avevano già presentato la stessa per l’ICI e se non ci sono modifiche da comunicare. Ci si scatena, ora, sul capire gli effetti di questa nuova tassazione sul mercato e soprattutto sui rendimenti dei proprietari. Da uno studio de Il Sole 24 Ore, infatti, risulta che l’IMU assottiglierebbe di un terzo il risparmio generato dal regime di imposizione fiscale della “cedolare secca”, entrato in vigore solo l’anno scorso e scelto da molti contribuenti a fronte di un risparmio fiscale medio tra i 250 e i 500 euro. L’imposizione, poi, andrebbe ad incidere in maniera maggiore soprattutto sui proprietari con redditi non particolarmente elevati e per quegli immobili di tipologia o collocati in


tempo e denaro

ici

L’Imposta comunale sugli immobili è un tributo comunale che grava sui fabbricati e sui terreni agricoli ed edificabili della

Repubblica Italiana. Nata come Imposta straordinaria sugli immobili con il decreto legislativo n. 333 del Governo Amato.

IMU SPERIMENTALE Le aliquote sono determinate dal decreto, ma sarà ogni comune a scegliere quelle da applicare, differenziando in base al tipo di immobile e destinazione d’uso

zone in cui la rendita catastale è più vicina ai canoni di locazione richiesti. Molti, inoltre, sono critici sul fatto che, poiché l’IMU assorbe alcune tasse tra cui l’Irpef per gli immobili tenuti a disposizione, potrebbe derivarne, paradossalmente, un risparmio rispetto all’anno scorso per quel proprietario che non abita e non affitta il proprio immobile. In questo caso specifico l’IMU, infatti, sarebbe più leggera rispetto all’ICI e farebbe risparmiare anche l’Irpef precedentemente prevista. IMU PER L’ABITAZIONE PRINCIPALE Si preci-

sa che per abitazione principale deve intendersi quella in cui non solo il proprietario ma anche il suo nucleo «dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente»; le agevolazioni applicabili – quella di 200 euro più 50 per ogni figlio residente di età inferiore ai 26 anni - si applicano «per un solo immobile» anche se i singoli familiari hanno la dimora o la residenza in un altro stabile dello stesso. IMU PER LA CHIESA È stato introdotto il pagamento dell’Imu da parte della Chiesa per tutti quegli immobili che non siano esclusivamente luoghi di culto. Sono esenti comunque le scuole e altre istituzioni che svolgono attività secondo modalità non commerciali.

Linee essenziali e approfondimenti per orientarsi con la nuova tassazione. Un triennio per scoprire convenienze, obblighi e opportunità

Quando entra in vigore

A decorrere dall’anno 2012 (e fino all’anno 2014) Quali soggetti riguarda

Proprietari di immobili; titolari dei diritti reali di usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie sugli immobili. Quali immobili riguarda

Fabbricati, terreni, aree fabbricabili, a qualsiasi uso destinati, compresi quelli strumentali o alla cui produzione o scambio è diretta l’attività dell’impresa. Quali imposte sostituisce

• Irpef (per gli immobili non locati) • Addizionale regionale Irpef (per gli immobili non locati). • Addizionale comunale Irpef (per gli immobili non locati). • Ici. Quali sono le aliquote

• Aliquota base dello 0,76% (7,6 per mille), che i Comuni possono aumentare o diminuire sino a 0,3 punti percentuali. • Aliquota dello 0,4% (4 per mille) per l’abitazione principale e relative pertinenze (al massimo una per ciascuna delle categorie catastali C/2, C/6 e C/7), che i Comuni possono aumentare o diminuire sino a 0,2 punti percentuali.

• I Comuni possono ridurre l’aliquota base fino allo 0,4% (4 per mille) per gli immobili locati. Per l’abitazione principale e per le relative pertinenze, si ha diritto ad una detrazione pari a 200 euro nonché a un’ulteriore detrazione pari a 50 euro per ogni figlio, dimorante abitualmente e residente anagraficamente nella stessa, di età non superiore a 26 anni (fino ad un importo massimo aggiuntivo di 400 euro). I Comuni possono elevare la detrazione, fino a concorrenza dell’imposta dovuta. Qual è la base imponibile

La rendita catastale dell’immobile, rivalutata del 5% e moltiplicata per: • 160 per i fabbricati del gruppo catastale A (esclusi gli A/10) e delle categorie catastali C/2, C/6 e C/7. • 140 per i fabbricati del gruppo catastale B e delle categorie catastali C/3, C/4 e C/5. • 80 per i fabbricati delle categorie catastali A/10 e D/5. • 60 per i fabbricati del gruppo catastale D (esclusi i D/5). • 55 per i fabbricati della categoria catastale C/1. Quando si versa

In due rate solo per le seconde case: 16 giugno e 16 dicembre. 15


SOLOAFFITTI franchising immobiliare

il risparmio

L’IMU, assorbendo alcune tasse, potrebbe far derivare un risparmio per chi non abita e non affitta il proprio immobile. In

questo caso specifico l’imposta sarebbe più leggera dell’ICI e farebbe risparmiare anche l’Irpef prevista.

EFFETTO DELL’IMU SULLE ABITAZIONI dati provenienti da Il Sole 24 Ore

Milano / Isola

roma / Garbatella

napoli / Capodimonte

1° casa IMU min. / max Aliquota • 0,2% / 0,6% Importo • € 15,20 / € 445,50 % sul valore di mercato in 10 anni • 5% / 1,6%

1° casa IMU min. / max Aliquota • 0,2% / 0,6% Importo • € 63,80 / € 591,30 % sul valore di mercato in 10 anni • 0,21% / 1,95%

1° casa IMU min. / max Aliquota • 0,2% / 0,6% Importo • € 237,30 % sul valore di mercato in 10 anni • 1,3%

2° casa ICI Aliquota • 0,5% Importo • € 336,20 IMU min. / max. Aliquota • 0,46% / 1,06% Importo • € 494,90 / € 1.140,40 % sul valore di mercato in 10 anni • 1,8% / 4% Rincaro min. / max. € 158,70 / € 804,20

2° casa ICI Aliquota • 1% Importo • € 824,20 IMU min. / max. Aliquota • 0,46% / 1,06% Importo • € 606,70 / € 1.397,90 % sul valore di mercato in 10 anni • 2% / 4,6% Rincaro min. / max. € 217,60 / € 573,70

2° casa ICI Aliquota • 0,7% Importo • € 318,80 IMU min. / max. Aliquota • 0,46% / 1,06% Importo • € 335,30 / € 772,50 % sul valore di mercato in 10 anni • 1,8% / 4,2% Rincaro min. / max. € 16,40 / € 453,70

casa locata ICI Aliquota • 0,5% Importo • € 336,20 IMU min. / max. Aliquota • 0,4% / 1,06% Importo • € 430,40 / € 1.140,40 % sul valore di mercato in 10 anni • 1,5% / 4% Rincaro min. / max. / med. € 94,20 / € 804,20 / 481,40

casa locata ICI Aliquota • 0,7% Importo • € 576,90 IMU min. / max. Aliquota • 0,4% / 1,06% Importo • € 527,50 / € 1.397,90 % sul valore di mercato in 10 anni • 1,7% / 4,6% Rincaro min. / max. / med. € -49,50 / € 821,00 / 425,30

casa locata ICI Aliquota • 0,7% Importo • € 318,90 IMU min. / max. Aliquota • 0,4% / 1,06% Importo • € 291,50 / € 772,50 % sul valore di mercato in 10 anni • 1,6% / 4,2% Rincaro min. / max. / med. € -56,5 / € 453,70 / 235,04

confronto irpef-cedolare con imposte ICI e IMU

confronto irpef-cedolare con imposte ICI e IMU

confronto irpef-cedolare con imposte ICI e IMU

IRPEF • € 4.048,30 Cedolare secca • € 2.469,60 Risparmio con cedolare • € 1.578,70 ICI+IRPEF • % su reddito da locazione • 37,2% IMU+IRPEF • % su reddito da locazione • 41,1% ICI+Cedolare • % su reddito da locazione • 23,8% IMU+Cedolare • % su reddito da locazione • 27,7%

IRPEF • € 4.544,10 Cedolare secca • € 2.772,00 Risparmio con cedolare • € 1.772,10 ICI+IRPEF • % su reddito da locazione • 38,7% IMU+IRPEF • % su reddito da locazione • 41,7% ICI+Cedolare • % su reddito da locazione • 25,3% IMU+Cedolare • % su reddito da locazione • 28,3%

IRPEF • € 2.809,00 Cedolare secca • € 1.713,60 Risparmio con cedolare • € 1.095,40 ICI+IRPEF • % su reddito da locazione • 38,3% IMU+IRPEF • % su reddito da locazione • 40,9% ICI+Cedolare • % su reddito da locazione • 24,9% IMU+Cedolare • % su reddito da locazione • 27,5%

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tempo e denaro

quando pagare

L’IMU si pagherà in tre rate per il solo anno 2012: la prima il 16 giugno, pari a un terzo dell’importo; la seconda

entro il 16 settembre, portando il totale dell’imposta al 66%, l’ultima con il conguaglio entro il 16 dicembre.

Padova / Arcella

casalemonferrato

Licata

1° casa IMU min. / max Aliquota • 0,2% / 0,6% Importo • € 310,20 % sul valore di mercato in 10 anni • 2,5%

1° casa IMU min. / max Aliquota • 0,2% / 0,6% Importo • € 49,90 % sul valore di mercato in 10 anni • 0,5%

1° casa IMU min. / max Aliquota • 0,2% / 0,6% Importo • € 15,20 / € 445,50 % sul valore di mercato in 10 anni • 0,4%

2° casa ICI Aliquota • 0,9% Importo • € 478,20 IMU min. / max. Aliquota • 0,46% / 1,06% Importo • € 391,10 / € 901,30 % sul valore di mercato in 10 anni • 3,2% / 7,5% Rincaro min. / max. € 87,10 / € 423,10

2° casa ICI Aliquota • 0,9% Importo • € 234,20 IMU min. / max. Aliquota • 0,46% / 1,06% Importo • € 191,60 / € 441,40 % sul valore di mercato in 10 anni • 1,9% / 4,4% Rincaro min. / max. € -42,70 / € 207,20

2° casa ICI Aliquota • 0,6% Importo • € 136,60 IMU min. / max. Aliquota • 0,46% / 1,06% Importo • € 167,60 / € 386,30 % sul valore di mercato in 10 anni • 4,2% / 9,7% Rincaro min. / max. € 31,00 / € 249,70

casa locata ICI Aliquota • 0,7% Importo • € 372,00 IMU min. / max. Aliquota • 0,4% / 1,06% Importo • € 340,10 / € 901,30 % sul valore di mercato in 10 anni • 2,8% / 7,5% Rincaro min. / max. / med. € 31,90 / € 529,30 / 274,22

casa locata ICI Aliquota • 0,7% Importo • € 182,20 IMU min. / max. Aliquota • 0,4% / 1,06% Importo • € 166,60 / € 441,50 % sul valore di mercato in 10 anni • 1,6% / 4,4% Rincaro min. / max. / med. € -15,60 / € 259,30 / 134,31

casa locata ICI Aliquota • 0,6% Importo • € 136,70 IMU min. / max. Aliquota • 0,4% / 1,06% Importo • € 145,80 / € 386,30 % sul valore di mercato in 10 anni • 3,6% / 9,7% Rincaro min. / max. / med. € 9,10 / € 249,60 / 140,30

confronto irpef-cedolare con imposte ICI e IMU

confronto irpef-cedolare con imposte ICI e IMU

confronto irpef-cedolare con imposte ICI e IMU

IRPEF • € 2.313,30 Cedolare secca • € 1.411,20 Risparmio con cedolare • € 902,10 ICI+IRPEF • % su reddito da locazione • 39,9% IMU+IRPEF • % su reddito da locazione • 43,7% ICI+Cedolare • % su reddito da locazione • 26,5% IMU+Cedolare • % su reddito da locazione • 30,2%

IRPEF • € 1.338,40 Cedolare secca • € 816,50 Risparmio con cedolare • € 521,90 ICI+IRPEF • % su reddito da locazione • 39,1% IMU+IRPEF • % su reddito da locazione • 42,2% ICI+Cedolare • % su reddito da locazione • 25,6% IMU+Cedolare • % su reddito da locazione • 28,8%

IRPEF • € 459,70 Cedolare secca • € 303,40 Risparmio con cedolare • € 193,30 ICI+IRPEF • % su reddito da locazione • 43,9% IMU+IRPEF • % su reddito da locazione • 52,9% ICI+Cedolare • % su reddito da locazione • 30,4% IMU+Cedolare • % su reddito da locazione • 39,5%

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SOLOAFFITTI franchising immobiliare

stagnazione

Un trend nazionale e internazionale che si conferma stabile oramai da cinque anni, da quell’estate del 2007 che

con il crollo dei mutui subprime negli Stati Uniti ha decretato la fine del boom del mercato immobiliare.

IL RISCATTO DELL’INQUILINO Acquistare casa dopo anni di affitto. Ecco come il nostro franchising ha scelto di far fronte alla crisi delle compravendite, dell’acceso ai mutui e al rallentamento del mercato, per dare agli italiani ancora uno spiraglio. Per non abbandonare il sogno della fissa dimora di famiglia. Un principio che distingue il nostro paese e le sue piccole città La crisi crea opportunità. Ecco un nuovo luogo comune, l’ultimo entrato tra i modi di dire che sembra voler esorcizzare un po’ quanto si sta vivendo negli ultimi anni. Prendendo spunto dalla rappresentazione grafica di crisi che in cinese è data dal simbolo del pericolo, ma anche dall’opportunità, appunto, molti hanno cercato di trovare spunto proprio dalle difficoltà del mercato per ingegnarsi e trovare soluzioni originali. Partendo dall’analisi di quanto oggettivamente avviene nel mercato ora, anche Solo Affitti ha cercato di cogliere delle opportunità. Anche il 2011 ha registrato un rilevante segno negativo davanti al numero di transazioni di compravendite concluse, scese di un ulteriore 5,94% per il comparto abitativo, secondo quanto indicato dal report Fiaip. Un trend che si conferma oramai da 5 anni, da quell’estate del 2007 che con il crollo dei mutui subprime negli Stati Uniti ha fatto da spartiacque tra il boom del mercato immobiliare ed un periodo che ad oggi possiamo definire di stagnazione. Tanti i fattori che hanno determinato questa particolare situazione. Si può, infatti, parlare di una congiuntura di 18

fattori economici, finanziari e sociali che hanno fatto precipitare quello che sembrava un semplice rallentamento del settore in una più cospicua frenata. Tra le cause di questa recessione possiamo individuare come determinanti la caduta di fiducia degli investitori, l’austerità fiscale imposta dalla particolare condizione italiana, la stretta creditizia che forse ha la ripercussione principale sulla contrazione dei volumi d’affari. Proprio in un periodo di difficoltà economica, sono sempre più numerosi quelli che per poter acquistare l’immobile avrebbero bisogno di accendere un mutuo. Difatti, se l’attuale numero di compravendite concluse nel 2011 rappresenta il livello più esiguo registrato dal 1997, il livello di finanziarizzazione del mercato (dato dal rapporto tra mutui erogati e Pil) è passato dal 3% del ‘97 al 19,7%. Sempre più richieste, quindi, e sempre più criteri restrittivi da parte degli istituti di credito che a loro volta si ritrovano spesso a dover fronteggiare numerose situazioni di insolvibilità dei propri debitori. Pertanto, a fronte di un’offerta che continua a crescere, con un’elevata quantità di immobili, di nuova o

vecchia costruzione, che rimangono invenduti, molti aspiranti acquirenti rimangono in attesa, per paura o perché l’accesso al credito, divenuto sempre più difficile, è loro al momento precluso. Questo spiega l’allungamento continuo dei tempi necessari a concludere un affare di compravendita, arrivato fino ai 9 mesi e l’innalzamento dello sconto applicato con una media del 12,5%. Fin qui la crisi/pericolo del mercato. Ecco la nostra opportunità. Per rispondere a questo particolare momento del mercato immobiliare, è stata introdotta nell’operatività delle agenzie Solo Affitti lo strumento della locazione con patto di opzione d’acquisto (o locazione con riscatto). La locazione con patto di opzione d’acquisto è una formula che consente all’agente immobiliare Solo Affitti di mettere sul mercato gli immobili rimasti invenduti, che in tal modo vengono messi a reddito, a quei potenziali acquirenti che oggi non hanno la possibilità di accedere all’acquisto, con l’impegno da parte del locatore a vendere l’immobile stesso a determinate condizioni, preventivamente stabilite fra le parti, qualora il conduttore eserciti


diritto e rovescio

opzione d’acquisto

alla scrittura privata (considerata tale perchè rappresenta un impegno solo del locatore all’inizio) data certa.

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Il patto va registrato presso l’Agenzia delle Entrate con il versamento della tassa fissa di euro 168, col fine di dare

900.000

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numero di compravendite prezzi abitazioni nuove prezzi abitazioni usate

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distanza minima nuove/usate 23.7% distanza massima nuove/usate 31.6%

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l’opzione di acquisto entro il termine concordato. Dal punto di vista tecnico si tratta di redigere un contratto di locazione classico, al quale collegare una scrittura privata di patto di opzione di acquisto: con tale scrittura il locatore concede al conduttore un diritto di opzione per l’acquisto dell’immobile locato, accettando di considerare i canoni di locazione fino a quel momento ricevuti a titolo di “acconto” sul prezzo di vendita. Elementi principali del patto di opzione saranno pertanto: •Il prezzo al quale il conduttore potrà riscattare l’immobile, rappresentato dalla differenza fra il prezzo di vendita concordato tra le parti e l’ammontare complessivo dei canoni di locazione versati dal conduttore sino al momento della stipula dell’atto definitivo di compravendita; •La data entro la quale il conduttore che decide di riscattare l’immobile deve comunicare, a mezzo raccomandata, al locatore l’esercizio del diritto di opzione. Entro 60 giorni dal ricevimento di tale raccomandata le parti dovranno procedere alla stipula del contratto

definitivo di compravendita presso il notaio prescelto dal conduttore/acquirente. Qualora il conduttore non eserciti il diritto di opzione entro il termine indicato, il contratto di locazione proseguirà per la sua naturale durata; •Il patto di opzione di acquisto va registrato presso l’Agenzia delle Entrate con il versamento della tassa fissa di euro 168,00, al fine di dare alla scrittura privata data certa (trattandosi di un’opzione, e quindi di un impegno che, almeno inizialmente, è unilaterale del locatore nei confronti del conduttore, il patto di opzione di acquisto non va infatti considerato, ai fini degli adempimenti presso l’Agenzia delle Entrate, come un preliminare ma come una semplice scrittura privata). •Il conduttore che oggi non può accedere al mutuo perché privo delle garanzie richieste dalla banca, potrà con questo sistema acquistare l’immobile ottenendo un finanziamento del prezzo di acquisto direttamente dal proprietario. E il proprietario potrà vendere il proprio immobile, guadagnando da subito. in fondo, la crisi conviene.

*stime e elaborazioni Nomisma.

La locazione con patto di opzione d’acquisto consente agli agenti immobiliari di mettere sul mercato gli immobili rimasti invenduti, che in tal modo vengono messi a reddito, a quei potenziali acquirenti che non hanno la possibilità di accedere all’acquisto

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l’esperto risponde

SOLOAFFITTI franchising immobiliare

‘L’esperto di Solo Affitti’ risponde a tutte le tue domande su contratti di locazione, adempimenti fiscali e aspetti giuridici. Scrivici a: esperto@soloaffitti.it

domande di piazza Quesiti comuni in materia di affitto. Tutte le risposte della legge

1 carola Per motivi di accessibilità ho ceduto in locazione il mio appartamento nel mese di luglio 2008 , vivendo a mia volta in affitto. A Luglio 2012 però scadranno i primi 4 anni di locazione (4+4) e vorrei tanto tornare a vivere a casa mia, per diversi motivi: primo, percepisco un affitto irrisorio e l’appartamento nel quale risiedo attualmente è piccolissimo, freddo ed umido; secondo, la casa è di mia proprietà e mi piacerebbe rientrarne in possesso; terzo, sono disabile e avrei bisogno di ritrovare una situazione di stabilità nella mia casa con qualcuno che mi assista. Come posso confrontarmi o comunicare queste esigenze all’inquilino? Certamente, se fosse nell’ordine di idee di pagare un canone mensile più alto io potrei permettermi di affittare un appartamento

più adeguato per le mie condizioni e lo lascerei tranquillamente nel mio, ma al momento non è così. E mi chiedo se valga la pena di vivere nelle mie condizioni, con poca salute, uno spazio difficilmente abitabile, da sola e in pensione. Quindi mi sono quasi decisa a mandarlo via, ma come posso fare? SOLOAFFITTI Cara Carola, certamente la sua situazione è complicata e forse sarebbe bene rientrasse in possesso della sua casa. Per farlo deve semplicemente mandare una raccomandata con ricevuta di ritorno entro sei mesi dalla scadenza dei 4 anni contrattuali, spiegandone le motivazioni della disdetta e richiamando l’articolo 3 della Legge 431/98. Art. 3. (Disdetta del contratto di affitto da parte del locatore) che recita: “Alla prima scadenza dei contratti sti-

pulati ai sensi del comma 1 dell’articolo 2 e alla prima scadenza dei contratti stipulati ai sensi del comma 3 del medesimo articolo, il locatore può avvalersi della facoltà di diniego del rinnovo del contratto, dandone comunicazione al conduttore con preavviso di almeno sei mesi, per i seguenti motivi: a) quando il locatore intenda destinare l’immobile ad uso abitativo, commerciale, artigianale o professionale proprio, del coniuge, dei genitori, dei figli o dei parenti entro il secondo grado”. Le consiglierei comunque di spiegare la sua situazione all’inquilino, per contrattare un eventuale aumento di canone e valutare la sua permanenza o abbandono dell’immobile. Se invece proprio desidera rientrare in possesso della propria casa non dimentichi la raccomandata di disdetta!

mente sia l’immobile sia gli appartamenti sono in uno stato pessimo per la mancata manutenzione ordinaria da parte delle sorelle usufruttuarie. A tal proposito avrei un po’ di domande: • tocca alle sorelle che occupano abusivamente i tre appartamenti pagare il fitto e gli arretrati? • come e da chi viene stabilito il prezzo dell’affitto? • è possibile legalmente sfrattare le sorelle morose? • i danni agli appartamenti e all’immobile su chi ricadono? SOLOAFFITTI Gentile Corrado, se sua moglie fosse effettivamente riconosciuta come unica proprietaria dell’immobile, allora po-

trebbe avviare una causa di sfratto contro le sorelle per occupazione abusiva dell’immobile e richiedere contemporaneamente il risarcimento dei danni subiti ed eventuali arretrati per le spese ordinarie non versate. Se anche le sorelle, invece, risultano in parte proprietarie dell’immobile allora sua moglie può richiedere il pagamento di parte del canone d’affitto (si potrebbe far valutare l’immobile da un agente immobiliare e poi ripartire il canone in base alle quote di proprietà), richiedendo ovviamente arretrati e pagando la propria quota di spese. In questo caso, certamente, sarebbe più difficile procedere con lo sfratto, soprattutto se le sorelle non hanno disponibilità di nessun altro immobile in cui abitare.

2 corrado Mia moglie è coerede di un immobile composto da tre appartamenti (che ha ricevuto dopo la morte di entrambi i genitori), occupati al momento dalle sue sorelle, che da più di sei anni non pagano nessun affitto, adducendo, come scusa, che sono proprietarie degli appartamenti e che a loro non spetta versare alcun fitto agli altri coeredi, pur non usufruendo loro del bene. Abbiamo cercato in qualsiasi modo di raggiungere un accordo sul canone d’affitto per poter dividere in parti uguali il ricavato tra gli altri eredi (in totale 12). Al momento lo stabile è sottoposto a perizia del Ctu per la valutazione equa dell’immobile, gia intestato a tutti gli eredi in parti uguali per successione. Attual-

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glossario

SOLOAFFITTI franchising immobiliare

D Detrazione fiscale

Si intende la sottrazione dall’imposta delle somme spese, cosa che porta direttamente alla riduzione dell’imposta da versare. A differenza della deduzione fiscale che viene sottratta dalla base imponibile, la detrazione viene sottratta dall’imposta lorda per determinare l’imposta netta effettivamente dovuta.

E

Eredità

In Diritto Civile si definisce erede colui che viene chiamato a succedere a qualcun altro nel possesso dell’universalità dei beni o di una loro parte. Tuttavia esistono diverse tipologie di ‘erede’: l’erede apparente è la persona che, possedendo i beni ereditari sulla base di un titolo non valido, si comporta come tale senza esserlo; l’erede beneficiato è la persona che accetta l’eredità con beneficio d’inventario evitando la confusione del proprio patrimonio con quello ereditario, e lo solleva dall’obbligo di dover rispondere dei debiti del defunto al di fuori dei limiti delle attività ereditate. L’erede fiduciario invece è la persona indicata in un testamento come erede, ma che ha ricevuto incarico dal testatore di trasmettere ad altra persona i beni ereditati. L’erede legittimario è la persona alla quale è riservata per legge una quota del patrimonio del testatore. Tale quota è riservata ai discendenti legittimi e naturali, agli ascendenti legittimi e al coniuge.

I

IMU

È l’Imposta Municipale Unica, una nuova tassa introdotta con la riforma del federalismo fiscale, che sostituisce sia l’Irpef sui redditi fondiari delle seconde case, sia l’Ici, introdotta nel 1992 e presto diventata una delle entrate più importanti nel bilancio dei Comuni, prima di essere abolita per le prime case. Le aliquote Imu possono essere fissate da ciascun Comune aumentando o diminuendo l’aliquota ordinaria. La nuova imposta interessa i proprietari sia di immobili residenziali, sia di immobili commerciali. La prima casa può beneficiare di una detrazione fissa di 200 euro, più 50 euro per ciascun figlio (fino

a 26 anni d’età) che compone la famiglia. La casa concessa in uso gratuito a parenti, a differenza dell’Ici, non viene considerata come abitazione principale. Per chi ha case in affitto, è previsto un dimezzamento dell’aliquota ordinaria, ma solo a partire dal 2015. Ma c’è anche chi non paga nulla: facendo riferimento all’aliquota ordinaria, con una rendita catastale uguale o inferiore a 446,43 euro, una famiglia con due figli non deve pagare nulla. Chi non ha figli può invece arrivare a zero solo con una rendita catastale uguale o inferiore a 297,62 euro, sempre se l’aliquota è quella ordinaria dello 0,4 per cento.

l’opzione di acquisto entro il termine concordato. Dal punto di vista tecnico si tratta di redigere un contratto di locazione classico, al quale collegare una scrittura privata di patto di opzione di acquisto: con tale scrittura il locatore concede al conduttore un diritto di opzione per l’acquisto dell’immobile locato, accettando di considerare i canoni di locazione fino a quel momento ricevuti a titolo di “acconto” sul prezzo di vendita. Il conduttore che oggi non può accedere al mutuo perché privo delle garanzie richieste dalla banca, può con questo sistema acquistare l’immobile ottenendo un finanziamento del prezzo di acquisto direttamente dal proprietario.

IRPEF

Locazione calmierata

È l’imposta sul reddito delle persone fisiche introdotta in Italia nel 1974. Il presupposto dell’imposta Irpef è il possesso di redditi, in denaro o in natura, rientranti nelle seguenti categorie: redditi fondiari, redditi di capitale, redditi di lavoro dipendente, redditi di lavoro autonomo, redditi di impresa, redditi diversi. L’Irpef è un’imposta progressiva, il prelievo cresce in modo più che proporzionale rispetto al reddito, ed ha carattere personale. L’imposta Irpef si applica sul reddito complessivo dei soggetti passivi, composto dai redditi posseduti al netto degli oneri deducibili e delle deduzioni spettanti. Sono esclusi dall’Irpef i redditi soggetti a tassazione separata ad eccezione del caso in cui il contribuente non abbia optato per la tassazione ordinaria. L’imposta Irpef non è dovuta dai contribuenti a reddito basso. Ogni anno il legislatore indica nella legge finanziaria la soglia di reddito minima al di sotto della quale il contribuente è esentato dal pagamento dell’imposta Irpef.

È una formula di affitto agevolata destinata a coinquilini con basso reddito e che permette in cambio alcuni vantaggi per il locatore: il primo è una durata del contratto minore, il secondo alcuni risparmi fiscali. I criteri sono fissati da “Accordi Territoriali” stipulati Comune per Comune dalle organizzazioni di proprietari e inquilini, destinati a essere rinnovati periodicamente per adeguarne il contenuto al mercato reale. Affitti più corti: anziché di 4 anni più 4, i contratti a canone concordato vedono ridotta la loro durata a tre anni più due di rinnovo automatico. Il canone non è prefissato ma liberamente determinato tra proprietario e inquilino purché entro una fascia, che oscilla tra un minimo e un massimo. La ripartizione delle spese tra proprietario e inquilino è rigidamente fissata, da un allegato al contratto.

L

Locazione con patto di opzione d’acquisto

Definita anche locazione con riscatto, è una formula che consente di mettere sul mercato gli immobili invenduti, concedendoli a quei potenziali acquirenti che non hanno la possibilità di accedere all’acquisto, con l’impegno da parte del locatore a vendere l’immobile a determinate condizioni, preventivamente stabilite fra le parti, qualora il conduttore eserciti

R

Rendita catastale

È un cifra che funge da base imponibile per determinare: il reddito di un immobile ai fini dell’imposizione diretta e l’Imu, il valore catastale ai fini dell’imposta sulle successioni e donazioni, delle imposte ipotecaria e catastale. Si ottiene dal prodotto fra: la consistenza dell’unità immobiliare ovvero i vani dei quali è costituito l’immobile, la sua superficie e volumetria; la tariffa d’estimo relativa al Comune ed alla zona censuaria, alla tipologia di immobile in relazione alla destinazione d’uso. 21


condivisione

Alla lettera significa uso in comune di un bene o di uno spazio. Generalmente il termine si usa in riferimento alla casa. Gli studenti vivono in condivisione

come le coppie o gli amici. In inglese si parla di sharing, quando ad essere condivise sono le informazioni. Per il mercato immobiliare invece, è un trend

Vite in affitto testo di Giovanna Rossi

Cresce il desiderio e il bisogno di vivere insieme. L’Italia si avvicina ai trend europei e la casa diventa un bene, più che da possedere, da condividere. E c’è chi, rammaricato o entusiasta, ci racconta come e perchè

La ripresa prevista, o almeno sperata, per il 2011, sembra farsi ancora attendere. La fine dell’anno appena trascorso ha visto addirittura un rallentamento ulteriore dell’economia e la stagnazione delle transazioni immobiliari. Tra le conseguenze di questo importante fenomeno macroeconomico, c’è la trasformazione di alcune consuetudini tipicamente italiane, prima su tutte il comprare casa e accendere un mutuo, che cedono il passo ad un nuovo modo di vivere e di abitare. In Italia le giovani coppie senza figli rappresentano il 37% di chi va in affitto, mentre quelle con figli sono il 27% del totale. Il target familiare è aumentato dell’8% rispetto allo scorso anno e an22

cora di più rispetto a tre anni fa, quando costituiva solo il 15% della domanda. Un chiaro segnale di come la locazione rappresenti un’alternativa concreta all’acquisto della prima casa, una novità nel Paese in cui il mattone ha sempre rappresentato il bene rifugio per eccellenza. Numerosi anche i single in affitto, che costituiscono il 27% del totale, segno di una nuova tipologia di famiglia in continua evoluzione e trasformazione, più che di una mobilità professionale che tarderà ancora qualche anno per tornare ai livelli di un tempo. I professionisti, infatti, lavoratori che fino a qualche anno fa prendevano casa da soli nelle città in cui si trasferivano per lavoro, oggi hanno forzatamente

in crescita. E non solo tra i giovanissimi. Sempre più professionisti infatti scelgono oggi la condivisione. Per necessità o forse per un certo bisogno di comunità?


casa e famiglia

La mobilità ancora una volta trasforma gli stili di vita. E la nuova condizione abitativa privilegia condivisione e famiglie allargate

la condivisione è un fenomeno allargato. Spesso anche le coppie anzichè vivere da sole scelgono di prendere casa con gli amici. Non sono più il concetto di nucleo ristretto o quello di privacy quindi a regolare le relazioni sociali e gli stili di abitare

Complice la crisi, in Italia cambiano le abitudini. Sempre più spesso all’acquisto della casa si preferisce la condivisione cambiato abitudine. Complice la crisi, il 2011 ha visto aumentare esponenzialmente il fenomeno della condivisione. Per risparmiare, più persone non appartenenti a uno stesso nucleo familiare scelgono di vivere insieme. Se a livello nazionale sono il 10% circa, in città come Milano, Firenze e ancor più Bologna le cifre sono anche più alte. È un nuovo approccio al mondo della casa, che riflette il dinamismo e il bisogno di mobilità delle nuove generazioni, avvicinando il mondo della locazione italiano, storicamente più “ingessato”, ai modelli anglosassoni, caratterizzati da maggiore mobilità negli stili di vita. Non solo studenti, quindi, che condividono gli spazi dell’abitare, ma anche

professionisti e giovani neolaureati il cui primo stipendio non permette di andare in affitto da soli. E’ il caso di Marco Bellasalma, laureato di 26 anni, originario di Venosa (Pz) che condivide un grande appartamento a Forlì con altri 4 coinquilini, tra cui la sua ragazza. “Tra i pregi della condivisione c’è sicuramente il risparmio, ma anche la vivacità del clima che si viene a creare, i coinquilini diventano una sorta di nuova famiglia. Se invece dovessi pensare ai difetti, prosegue Marco, direi che l’utilizzo degli spazi comuni non sempre è di facile gestione: ci vuole grande organizzazione, ad esempio noi non riusciamo a mangiare tutti e 5 insieme, e grande rispetto per ciò che non è di proprietà, a volte si tende a demandare agli altri la cura delle cose comuni. Nonostante io conviva anche con la mia ragazza all’interno dell’appartamento, devo dire che abbiamo trovato un buon compromesso sulla privacy e tutto sommato quindi la soluzione dell’abitare condiviso non mi sembra poi male!” Fuori dal Bel Paese questa prassi è ampiamente consolidata, basti pensare alla serie “Friends”, e spesso gli italiani che vivono e lavorano all’estero sono abituati a condividere la casa. Mariangela Fabbri, consulente di 35 anni, che ha lasciato l’Italia diversi anni fa per lavorare nel campo dell’efficienza energetica, ha convissuto prima a Bruxelles in un appartamento con un italiano, un 23


perchÈ

Ci sono molti motivi per scegliere di condividere una casa o un appartamento. Primo tra tutti la difficoltà di accedere ai mutui per comprasela. Poi sicuramente

ci sono motivazioni legate al lavoro: dalla precarietà all’instabilità, dovuta alla flessibilità, alle necessità di spostamento che lavorare in imprese sempre più

grandi comporta, e poi non ultimo il progressivo indebolimento dei rapporti di coppia. Tutto a vantaggio dell’amicizia e della famiglia allargata.

i prezzi delle case e degli affitti nonostante la crisi sembrano non scendere. Perciò condividere casa diventa spesso l’unica risposta possibile a un mercato resistente

australiano e una francese, tutti nella capitale belga per iniziare le loro carriere di laureati, mentre ora, trasferitasi a Montreal in Canada, divide la casa con Michèle e i suoi due figli. “Dopo un primo periodo di condivisione a Bruxelles avevo vissuto per 5 anni da sola in affitto, potevo permettermelo e per la prima volta mi ero concessa di avere un appartamento tutto mio. Arrivata a Montreal ho capito subito che la migliore soluzione per me sarebbe stato un ritorno alla condivisione: non conoscevo nessuno in citta` e avevo bisogno di flessibilità. Non avendo un salario fisso non volevo ritrovarmi a dover pagare affitto, mobili e tutte le spese, almeno all’inizio. Trovare un appartamento è stato facile, ci sono centinaia di annunci per tutte le esigenze. C’è una certa abitudine alla condivisione anche tra adul24

ti, poco importa se single o in coppia, e un enorme rispetto per le persone e il loro bisogno di mantenere uno spazio privato anche in una casa condivisa. Oltre al vantaggio economico bisogna considerare anche i benefici a livello sociale: Michèle mi ha presentato ai vicini, ai suoi amici e mi ha fatto conoscere il quartiere. Lo svantaggio? Solo un po’ di confusione e un intrecciarsi di generi musicali diversi quando siamo tutti a casa nel fine settimana.” Tornando in Italia possiamo solo sperare che questo momento di crisi si riveli un’opportunità affinché anche la nostra società, storicamente tradizionalista e meno mobile di altre, possa trovare strategie di sopravvivenza e trasformazione. Condividere l’abitazione nasce oggi come necessità ma certo può divenire un economico, utile e divertente stile di vita.

Fuori dal Bel Paese questa prassi è ampiamente consolidata, basti pensare alla serie “Friends”, e spesso gli italiani che vivono e lavorano all’estero sono abituati a condividere casa. I coinquilini diventano così la nuova famiglia


casa e famiglia

10% È la percentuale di persone che in Italia scelgono di vivere insieme. Un numero che cresce se poi si guarda alle medio-grandi città o a quelle

a prevalenza universitaria, come Milano, Firenze e Bologna. Un nuovo approccio al mondo della casa che riflette il dinamismo e il bisogno delle

nuove generazioni, che avvicina il mercato della locazione del nostro paese tradizionalmente “ingessato” alle abitudini anglosassoni.

Tipologie di famiglie che domandano una abitazione in affitto città

1 persona

Ancona Aosta Bari Bologna Cagliari Campobasso Catanzaro Firenze Genova Milano Napoli Palermo Perugia Potenza Roma Torino Trento Trieste Venezia Media

18,0 40,0 30,0 13,3 20,0 22,0 20,0 19,2 40,0 31,4 15,0 20,0 20,0 25,0 22,9 40,0 30,0 40,0 40,0 26,7

2 o più persone in condivisione 2,0 0,0 0,0 30,0 10,0 3,0 10,0 20,0 10,0 21,4 10,0 10,0 10,0 3,0 8,3 3,3 10,0 10,0 10,0 9,5

3 o più persone coppie con figli 40,0 20,0 10,0 21,7 30,0 40,0 30,0 23,3 20,0 10,7 60,0 30,0 30,0 40,0 34,6 16,7 20,0 20,0 20,0 27,2

2 persone coppie senza figli 40,0 40,0 60,0 35,0 40,0 35,0 40,0 37,5 30,0 36,4 15,0 40,0 40,0 32,0 34,3 40,0 40, 30,0 30,0 36,6

Canoni: livello medio capoluoghi - abitativo / 1° semestre 2011, abitazioni “normali” (no garage, no arredamento)

574

671

572

546

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€ 600 € 400 € 200

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Canzoni: variazioni % capoluoghi - abitativo / 1° semestre 2011, abitazioni “normali” (no garage, no arredamento)

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l’africa protestante In Africa si contano più di novemila gruppi evangelici o pentecostali con circa 140 milioni di credenti e grande influenza in politica, specie nell’Africa

sub sahariana. A Lagos, in Nigeria, David Oyedepo ha creato un impero ed ha una fortuna stimata attorno ai 150 milioni di dollari dalla rivista Forbes.

Il santo Gesù sta arrivando testo di Andrea Marchetti

La Nuova Era. Tra teorie new e post-age a tu per tu con Savio, libero ricercatore della spiritualità “Il S. Gesù sta arrivando…”. Si legge sui muri di Torino, su locandine e volantini. Un messaggio virale che percorre la città nei luoghi più impensati. L’attesa di un nuovo Avvento si inserisce in un clima di generale aspettativa verso un periodo di rinnovamento spirituale, morale e materiale dell’umanità che ha fatto la fortuna delle teorie New Age ma anche delle teorie legate alla profezia Maya, sulla presunta fine del mondo. In quest’alveo c’è chi, tuttavia, ha trovato una via personale. È il caso di Savio “Monoideiko”: torinese, 29 anni, un passato da grafico pubblicitario ma a detta sua: “libero ricercatore, che indaga la propria spiritualità e la propria medianità in maniera eclettica ed aperta”, puntando l’attenzione sugli aspetti artistici e relazionali. Dopo alcune trasmissioni su un’emittente televisiva svizzera, coordina un progetto di web-tv, “Bianconiglio”, presente anche sul canale “bianconiglioflux” di Youtube, dove indaga e presenta 26

le varie facce della ricerca esoterica. Si fa aiutare dall’amico Carlo Dorofatti, con cui condivide anche il progetto “A.Co.S.”, l’Accademia per l’Applicazione Consapevole dei Saperi”, che propone corsi di “Magismo, eros e spiritualità”, conferenze, presentazione di libri, incontri fissi di meditazione ma anche visite guidate al Museo Egizio di Torino. Per Savio nel 2012 ci sarà il passaggio ad una “Nuova Era”: una maturazione generalizzata delle coscienze individuali, un cambiamento in ognuno per un miglioramento collettivo. Il convincimento nasce da un approccio multidisciplinare che prende in considerazione le moderne teorie della fisica quantistica ma che ha le sue radici nelle scuole esoteriche di Torino. “In quinta elementare”- racconta -“sono andato in libreria ed il primo libro che ha attirato la mia attenzione è stato Magic del medium inglese Aleister Crowley. Da allora ho iniziato ad acquistare testi di magia ed

Ma gli evangelici sono molto attivi anche nel Maghreb, dove hanno avviato da tempo una campagna di conversione dei musulmani che pare aver avuto


casa e famiglia

successo soprattutto in Algeria dove, negli ultimi anni, avrebbero abbracciato la fede evangelica tra i venti e i centomila algerini.

la chiesa di dio

Secondo i dati diffusi (2010) dall’Istituto IARD Franco Brambilla di Milano, il 21,8% dei giovani tra i 18 e i 29 anni si dichiarano non credenti (erano il 18,7%

nel 2004). Poco oltre metà, invece, quelli che si definiscono cattolici. Il 22,8 % (12,3% nel 2004) dichiara di non identificarsi in una determinata Chiesa.

Savio Monoideiko, torinese, 29 anni, un passato da grafico ma a detta sua: “libero ricercatore che indaga la propria spiritualità e medianità in maniera eclettica e aperta”, puntando l’attenzione sugli aspetti artistici e relazionali, comunicando con i suoi “fedeli” attraverso tv, web-tv e social network

Il Dio personificato è la negazione del nostro potere creativo esoterismo che studio maturando chiavi di lettura via via più complesse. Col tempo sono entrato in contatto con diverse scuole magico-esoteriche della mia città. L’esoterismo insegna a non guardare verso l’esterno, ma a far emergere le cose che hai sempre avuto dentro. Così, alla domanda “Chi sono”, ho imparato a rispondere “Io sono”, senza entrare nell’illusione di una identificazione in qualcosa di esterno da me. Ogni evento “esterno” deve giustificare un evento che accade sul piano della coscienza.

Solo con questo approccio verso ciò che chiamiamo realtà diventiamo attivi, cocreatori della nostra esistenza.” Secondo questa concezione anche il divino non può essere concepito e compreso se non al proprio interno, senza il tramite di un’istituzione: “Il Dio personificato di molte religioni”, dice Savio, “È la negazione del nostro potere creativo perché rafforza la convinzione secondo la quale tra noi ed il divino c’è separazione. Le religioni si spacciano come l’unica via per riparare a tale presunta separazione mentre le antiche filosofie non hanno mai alimentato divisioni, bensì strutturato percorsi per riconoscere ed integrare la scintilla divina celata all’interno dell’uomo, visto oggi dalla fisica quantistica come un’unità olografica che contiene in sé la matrice dell’informazione totale del sistema in cui è incluso. “In questo periodo di cambiamento”-continua Savio“Autodeterminazione e responsabilità personale dovrebbero essere le colonne portanti. Per il 2012 bisogna rivedere le visioni catastrofiste: ci sarà un salto evolutivo sul piano della coscienza. Ognuno avrà il suo 2012: dovremo liberarci di molte zavorre e, se lo faremo senza resistenza alla naturale espansione delle cose, il cambiamento sarà indolore.” “Secondo me”-conclude -“siamo tutti chiamati a fare terremoti e tsunami dentro di noi, spazzando via vecchi paradigmi per far spazio ad una Nuova Era”. 27


i credenti in italia

Perché si crede in Dio ? Secondo il libro “Religione all’italiana” di Franco Garelli (Il Mulino, 2011) il 63% degli italiani crede perché “È vissuto in ambienti in cui pre-

vale quella fede”. Interrogati sul confronto tra religioni, invece, il 34,2% degli intervistati ha risposto che “La mia religione è quella vera” mentre sul bisogno e sulla utilità delle religione gli italiani hanno

rispettivamente risposto che “Credere in Dio è un bisogno dell’uomo” (53,9%) e che “La fede risponde ai problemi della vita” (51,7%). Il 34, 4% degli interpellati ha poi risposto di “Aver sentito Dio vicino a sé”.

THE FACE BEHIND THE WALL Un mistero svelato, una giovane donna straniera e ilare. Per anni ha annunciato alla città che il “Messia” sarebbe arrivato per rendere più felice la vita di tutti noi il mistero è stato da poco svelato con un video in rete, che riprende una giovane donna black intenta nel dipingere il suo messaggio divulgandolo alla città

Sui muri, alla fermata degli autobus, in metro. I foglietti e le scritte che riportano la frase ‘Gesù sta arrivando’ hanno letteralmente invaso la città. Intento religioso o provocatorio? Ciò che è chiaro è che non si è perso tempo nel trasformare l’idea in una strategia comunicativa dall’aria vagamente politica: è così che i messaggi “intimidatorio-religiosi” si sono trasformati ulteriormente in un ‘Gesù beve acqua pubblica’ oppure ‘Gesù non vuole il nucleare’. Qualcuno ha persino ironizzato sul nuovo sindaco, come seconda incarnazione del Messia. Ma il mistero è stato da poco svelato, con un video che in rete mostra finalmente la vera identità dell’autore. Non si tratterebbe di un collettivo di street artists nè di invasati religiosi, bensì di una giovane donna black che con molto senso dello humor ha voluto lanciare un messaggio spirituale alla città. 28


casa e famiglia

rinascita religiosa

I più erano convinti del fatto che l’arrivo dell’epoca postmoderna prima e della globalizzazione poi, determinasse un allontanamento dalla religione. Di

fatto così non è stato. Il fenomeno del “ritorno del religioso” è così evidente da non poter essere ignorato. Ma non si tratta più di ‘grandi chiese’, piuttosto di piccole, piccolissime comunità locali.

minoranze religiose fra i cittadini italiani

protestantesimo • 409.000

testimoni di geova • 400.000

buddismo • 107.000

chiesa ortodossa • 57.500

islamismo • 40.000

ebraismo • 29.000

gruppi di origine cristiana • 26.000

movimenti del potenziale umano • 20.000

new age e next age • 20.000

chiesa cattolica di frangia • 20.000

induismo • 18.000

esoterismo • 13.500

neo pagani e sciamani • 3.000 gruppi teosofici e derivati • 3.000 rosacroce • 1.800 spiritismo organizzato • 1.000 movimenti degli ufo • 1.000 movimenti gnostici • 1.000 movimenti sulla magia • 700 neo-templari • 700 fraternità universali • 500 satanismo organizzato • 200

pentecostali • 290.000 protestanti “storici” • 60.000 avventisti • 25.000 fratelli e derivati • 21.000 chiese libere, holiness • 8.000 movimento di restaurzione • 3.000

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i barbari

È un saggio scritto e pubblicato in trenta puntate da Alessandro Baricco su Repubblica nel 2006. L’idea sulla quale è costruito è quella di una mutazione in

atto nella cultura del mondo occidentale che starebbe mettendo in crisi i modelli culturali del passato. I ‘nuovi barbari’, grazie all’avvento delle tecnologie e alla

compressione spazio-tempo, stanno invadendo e saccheggiando ogni scenario: dal lifestyle all’editoria, passando per lo sport. Come andrà a finire?

I barbari testo di Andrea Marchetti foto di White

Le nuove tecnologie cambiano il nostro modo di imparare, pensare e relazionarci, nella direzione dei nativi digitali. E saranno loro a filtrare e decidere ciò che del modo di pensare “analogico” dovrà restare Mi sono immaginato Marcel Proust che tenta di scrivere la “Ricerca del Tempo Perduto” avendo a disposizione soltanto le 140 battute di un Tweet. Ed in un colpo solo, nella mia mente, ho fatto piazza pulita di molti grandi del Novecento: Proust ma anche Musil, Virginia Woolf e James Joyce. Ed il pensiero è andato poi ad un altro scrittore contemporaneo, Alessandro Baricco, e in particolare ad una frase del suo celebre libro “I Barbari. Saggio sulla mutazione”: “Perché ciò che si salverà non sarà mai quel che abbiamo tenuto al riparo dai tempi, ma ciò che abbiamo lasciato mutare, perchè ridiventasse se stesso in un tempo nuovo.” È oggi in atto una rivoluzione, quella digitale, e secondo Baricco saranno i nativi digitali a decidere ciò che del modo di pensare “analogico” e dei suoi riferimenti culturali dovrà restare anche nella nuova era. I libri cartacei diventano e-book, si moltiplicano i blog, i social network, i modi dal basso, “virali” di esprimersi: un ragazzo di sedici anni che fa la recensione dei film che ha visto su Youtube diventa l’idolo dei coetanei che se ne infischiano delle riviste di settore, sempre più in declino. Per alcuni le web communities sono più di una comunità virtuale, sono una famiglia. Diventa importante esserci e farne parte e cambia il modo non solo di esprimersi, ma anche di pensare: veloce, sintetico ed in tempo reale come un post di Twitter che commenta un evento sportivo, una trasmissione o un programma televisivo: siamo seduti sul divano ma condividiamo i 30

nostri pensieri con un numero potenzialmente infinito di persone, con tutti i membri della nostra nuova famiglia allargata. Con la conseguenza, non troppo paradossale, che dobbiamo mantenere un difficile equilibrio (e forse qui sta il fascino e la novità più grande) tra la velocità, la facilità di comprensione dell’oralità e la tendenza a rimanere nel tempo della scrittura. Sì perché i post, una volta pubblicati, rimangono nel “mare magnum” della rete, con tutte le conseguenze, anche legali, del caso.

Le web communities sono come una famiglia, costruita sull’immediatezza e molto democratica Dobbiamo cercare un codice “medio” e comune per esprimerci, perché della nostra nuova famiglia, molto democratica, fanno parte persone di culture ed estrazioni sociali differenti e, spesso, proprio per avere un patrimonio espressivo comune, le web communities si specializzano su temi e passioni specifiche condivise e si danno anche un proprio linguaggio ed un proprio codice. Pas-

sione dunque, ma anche nostalgia: pare che su Facebook, tra i più attivi, ci siano i trentacinquenni ed i quarantenni che si attorniano dei vecchi amici del liceo. Del resto Mark Zuckerberg, il creatore di Facebook, ha iniziato tutto proprio la sera in cui è stato lasciato dalla ragazza, Erica Allbright, ed il film “The Social Network” (del 2010) che racconta la vita di Mark prima della creazione di Facebook, finisce con una scena in cui Zuckerberg invia una richiesta di amicizia alla sua ex ragazza, effettuando in continuazione il refresh della pagina, in attesa impaziente di una risposta. Ma oltre alla nostalgia, l’aspetto forse preponderante che attira verso i social network è quello voyeuristico ed un po’ egocentrico: esserci, far parte di un qualcosa di più grande ed anche più bello di noi. Su Twitter, ad esempio, ormai ci sono tutti: attori, giornalisti, sportivi, artisti. Connettendosi un giovedì sera puoi scoprire che Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, è indeciso su che cosa guardare in tv, proprio come te: Santoro o XFactor ? E ti senti parte davvero di una grande famiglia. Una comunità virtuale sì ma anche potente, che ha avuto anche i suoi lutti, come la morte di Simoncelli, ed ancora oggi molti usano la sua foto come immagine del profilo. E poi si può condividere davvero tutto, dai pensieri sull’ultimo libro letto all’ultima canzone ascoltata. E ci sono le persone che scegli (following) che rimangono in ordine cronologico, e non alfabetico: una scelta mentale ma anche d’istinto. E ci sono anche i “followers”, quelli che ti


casa e famiglia

nostalgia analogica È un fenomeno dilagante, ha a che fare con il vintage e tutto ciò che è datato, ma anche con il web 2.0 e il digitale. Si tratta dell’esplosione

di app per foto simil-analogiche, prima fra tutte Instagram. Il gioco è semplice: si scatta una foto con lo smart phone, si applica uno dei 16

filtri disponibili et voilà. L’upload è immediato e lo share su tutte le piattaforme social pure. Ancora più immediato di una polaroid!

71%

adolescenti con un profilo su Facebook

50%

il 50% degli adolescenti naviga in rete tra i 6 e gli 8 anni, il 47% tra i 9 e gli 11 anni

87%

bambini che giocano con il PC

75,4%

bambini che sanno scrivere un testo con una tastiera

59% seguono. Più ne hai più ti senti importante. Adesso che si possono seguire i social network anche dal cellulare, speriamo di non fare come quel filosofo dell’antica Grecia che, sempre con la testa tra le nuvole, cadde nel pozzo tra le risa di una servetta che rappresenta la nostra naturale diffidenza. Tuttavia, proprio come dice Baricco ne “I Barbari” “Ogni volta che qualcuno si erge a denunciare la miseria di ogni singola trasformazione, esentandosi dal dovere di comprenderla, la muraglia si alza, e la

nostra cecità si moltiplica nell’idolatria di un confine che non esiste, ma che noi ci vantiamo di difendere. Non c’è confine, credetemi, non c’è civiltà da una parte e barbari dall’altra; c’è solo l’orlo della mutazione che avanza e corre dentro di noi. [...] Ognuno di noi sta dove stanno tutti, nell’unico luogo che c’è, dentro la corrente della mutazione, dove ciò che ci è noto lo chiamiamo civiltà, e quel che ancora non ha nome, barbarie. A differenza di altri, penso che sia un luogo magnifico”.

bambini che sanno cercare informazioni in rete o inviare una mail

35%

bambini che sanno trasferire le foto dalla macchina digitale al PC

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ecoedonismo

Espressione che punta l’accento sul piacere che si ricava dal consumo di prodotti, luoghi e oggetti sostenibili e rispettosi dell’ambiente. Dal design

al lifestyle gli esempi non mancano e anche in Italia la diffusione degli ecoconcept store, hotel, villaggi e degli swap party va per la maggiore.

La nuova atlantide testo di Angelo Santachiara foto di White

Tra mito e realtà, la visione utopica del futuro apre la strada alle città intelligenti La città contemporanea è molto diversa da quella moderna. Luoghi e funzioni si sono dissolti, per lasciare spazio ad un concetto nuovo e portante: l’intelligenza. Lo spazio urbano è sempre più assimilabile a una rete: tecnologica, di conoscenze, di relazioni. Dove capitale fisico, economico, intellettuale e sociale si incontrano e condividono. Ma cosa significa esattamente? Secondo Lewis Mumford, nel 1963, voleva dire ispirarsi al modello organico medievale, fatto di interdipendenze tra persone e spazi vitali, e tra città e ambiente. Mentre oggi? È più o meno lo stesso, con la sola differenza che non si tratta di parole sulla carta ma di una realtà. Sì, i paradigmi sono cambiati. E non è per effetto dei rivolgimenti inaspettati dell’economia mondiale, ma per una direzione completamente diversa che ha intrapreso lo sviluppo. Nelle città di oggi, l’imperativo è la smartness.

Detta in maniera molto semplice: la facilità, con cui si utilizzano gli strumenti, ci si mette in relazione, si monitorano i flussi, ci si sposta e vive. In una città smart non è più il governo il principio fondante dell’ordine, ma la governance, concetto ben più partecipativo, che implica il coinvolgimento del pubblico, del privato e della libera cittadinanza. Le trasformazioni urbane mettono al centro il concetto di condivisione: si condividono le auto con la pratica del car pooling, si condividono gli spazi con il cohousing, si condivide l’accesso all’informazione con sistemi di wi-fi, si condivide l’energia in nome della sostenibilità, si condivide la pianificazione attraverso l’advocacy (progettazione partecipata). È questa la natura e la cultura della città 2.0, dove tutto è soft, pervasivo, inclusivo, e dove la tecnologia diventa il partner ideale per lo sviluppo di sistemi aperti.

l’italia delle smart cities

Tecnologiche e interconnesse, sostenibili, confortevoli, attrattive, sicure. Sì, sono le città intelligenti, lo scenario verso cui si sta muovendo anche l’Italia. E per quanto nessuna delle sue città sia ancora entrata nella top ten mondiale, c’è da dire che sulla qualità della vita il nostro paese ha sempre avuto un ruolo di primo piano. Ma questa volta c’è di più. La chiave di volta sta nella relazione tra tecnologia e paesaggio urbano, risorse energetiche rinnovabili e partecipazione attiva della cittadinanza. Le direttive arrivano da un’iniziativa europea rivolta a 30-40 città

Futuro sostenibile, energie rinnovabili e grandi investimenti lungo tutta la penisola 32

dumpster diving

Forma di resistenza o di sostentamento alternativo. Con questo termine viene designato sia un comportamento tipico degli hacker, di infiltrarsi nei

01.comunicazione veloce tanti server per raccogliere ed elaborare dati; obiettivo: ottimizzazione dei servizi e risposte just in time in tutte le città

04. illuminazione verde impianti fotovoltaici e illuminazione adattiva; luce pulita e presente secondo ogni necessità

(Smart Cities Iniziative). Un bando di 7080 milioni di euro e di 11 miliardi, stanziati entro il 2020 dall’Ue per le città che punteranno sul miglioramento della gestione energetica nei centri urbani. A rispondere all’appello internazionale sono state soprattutto: Genova, Torino, Bari e Firenze. Con un interessante avvio dato dall’Aquila, col progetto “Smart street, smart home” che vedrà il centro storico disseminato di installazioni multimediali e pali della luce che raccoglieranno dati sulle emissioni di CO2 e sui consumi delle case, e che si accenderanno e spegneranno al passaggio


città e futuro

“cassonetti dei rifiuti” delle aziende per carpire informazioni che ne destabilizzino il potere, sia quello di coloro che, ben lungi dall’essere

barboni, hanno l’abitudine di cibarsi da veri e propri cassonetti della spazzatura. Forma di resistenza al sistema vigente o consumo alternativo?

smart integration: sostenibilitÀ a 360° 01. turismo

02. smart living

03. smart street

eco-quartieri ipertecnologici; tutto rigorosamente compatibile col mondo naturale

sensori disseminati nelle strade per migliorare l’efficienza nelle città, che diventeranno veri e propri computer a cielo aperto

Patrimonio culturale virtuale. Prassi: promozione della propria immagine turistica e delle proprie tradizioni in maniera intelligente sul web, come bene condiviso tra cittadini e turisti, utilizzo di tecnologie digitali per creare mappe tematiche e percorsi urbani, volontà di mettere a disposizione dei visitatori reti e servizi facili da utilizzare e accessibili. 02. living Qualità della vita. visione strategica dello sviluppo: importanza data alla manutenzione e alla gestione del patrimonio immobiliare, rispetto per la storia e l’identità, conservazione e riuso, sviluppo in termini di coesione e inclusione sociale, eliminazione di tutte le barriere che impediscono ai cittadini di vivere a pieno la città. 03. mobilità

05. mobility management trasporto pubblico innovativo e sostenibile; e più mezzi a basso impatto ecologico

La chiave di volta sta nella relazione tra tecnologia e paesaggio urbano, risorse rinnovabili e partecipazione attiva

06. buon vivere partecipazione e condivisione; linee guida imprescindibili per la nuova socialità nelle città

dei pedoni. Una gestione dell’illuminazione di tipo adattivo, che consentirà un risparmio del 40% sui consumi urbani. E la Milano motore d’Italia e capitale dell’innovazione? Partita con un pò di ritardo si rimetterà in carreggiata in vista dell’Expo del 2015. Primo tra i progetti di grande respiro, quello che vedrà impegnata Telecom Italia, con un investimento di 43 milioni di euro per realizzare, nell’area del polo fieristico meneghino, un’infrastruttura che, con 70 km di fibra ottica e 1000 antenne wi-fi, garantirà connettività fissa, mobile e a larghissima banda.

Spostamenti agevoli e condivisi. Nuove direttrici: efficienza e sostenibilità dei trasporti pubblici, uso di mezzi a basso impatto ecologico (bicicletta), regolamentazione dell’accesso ai centri storici in favore di una migliore vivibilità (aree pedonalizzate), soluzioni avanzate di mobility management e green per i trasporti privati (auto elettriche), condivisione dei mezzi di trasporto (car pooling). 04. economia Della conoscenza e della tolleranza. Percorsi: promozione e sviluppo della creatività, dell’innovazione e della sperimentazione nell’ambito della cultura, dell’arte e dello spettacolo, costruzione di reti inclusive in cui ciascuno è portatore di interesse, spazio alla libera conoscenza e diffusione del sapere, coinvolgimento e partecipazione delle università nelle attività della città. 05. ambiente Sviluppo sostenibile. Nuovi paradigmi: riduzione dell’ammontare dei rifiuti, delle emissioni di gas, raccolta differenziata, limitazione del traffico privato, ottimizzazione delle risorse industriali, razionalizzazione dell’edilizia per abbattere l’eccesso di consumi di riscaldamento e climatizzazione, razionalizzazione dell’illuminazione pubblica, promozione e protezione del verde urbano, bonifica delle aree dismesse, sviluppo urbanistico basato sul “risparmio del suolo”.

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green is the new black

Così la famosa critica di moda Suzy Menkes apostrofò sull’Herald Tribune l’ascesa della green culture e il suo rinnovato spirito comunitario. Una nuova sensibilità etico-estetica che avrebbe decisamente travolto e stravolto

Top ten delle città più intelligenti Climate capitalism, cleantech sono solo alcuni dei vocaboli coniati dal noto climate strategist Boyd Cohen nella sua classifica sulle città più smart al mondo. Quelle che grazie all’utilizzo delle information technologies procederanno a grandi balzi verso un futuro a minor impatto ambientale. I big player di questo cambiamento saranno prima di tutto le aziende e le corporation specializzate in ICT. Ma vediamo cos’accade in Europa e nel resto del globo, dopo essere passati anche in Italia 34

la società postmoderna. L’espressione viene comunemente usata per indicare i nuovi classici, ossia fenomeni che non nascono e spariscono come le mode, anche se ne hanno tutto l’aspetto.

03. Parigi elettrica e ecologica in bicicletta

01. Vienna bella, buona e partecipata Ai primi posti in molti ambiti: dall’innovazione alle politiche ambientali, dalla qualità della vita alla governance. Risultati encomiabili su scala europea e mondiale, ma che per essere raggiunti hanno visto la città in prima linea con una stringente timeline. Energy Vision 2050, Roadmap 2020, Action Plan 2012-2015, sono questi i nomi dei progetti a medio e lungo periodo che definiscono prassi ed obiettivi per una migliore qualità della vita. Ma non è finita qui. Perchè Vienna ha abbondantemente capitalizzato un punto fondamentale dello sviluppo smart: la partecipazione attiva della cittadinanza e del tessuto socio-economico del territorio. Imprese edili e del trasporto sono già state chiamate all’appello.

Savoir vivre, è senza dubbio questa la caratteristica distintiva della capitale francese, che sin dall’inizio ha scelto per la propria crescita sostenibile la via della mobilità. E non poteva che essere altrimenti, per una città ispirata dall’immaginario bohemien dell’artista in bicicletta con la “baguette sotto braccio”. Suggestioni a parte, la metropoli più bella d’Europa, già rinomata per l’alto livello di innovazione interna, oltre alle innumerevoli piste ciclabili costruite negli ultimi anni, investirà ancora su car sharing e veicoli elettrici. Paradigmatico per la Ville Lumiere no?

02. Toronto tecnologica nel “mirino” degli investitori

04. New York green economy e buon vivere

Dopo essere entrata a pieno titolo nel gruppo delle quaranta metropoli monitorate dalla Clinton Foundation, la città fa largo anche nelle mire dell’IBM, che ha aperto proprio lì il suo Business Analytics Solution Center. Ma le policy tecnologiche non sono la sola “arma” della metropoli canadese, che sta investendo ingenti risorse per risolvere le problematiche relative al traffico urbano e alla trasformazione dei rifiuti.

La grande mela è innovativa, tecnologicamente avanzata, “verde” ma se si parla di qualità della vita, alquanto arretrata. Anche a New York, come a Toronto IBM ha costruito una sua sede operativa con l’obiettivo di aiutare il Comune a risparmiare circa 100 milioni di dollari attraverso progetti di monitoraggio delle case e controllo fiscale. Riuscirà la metropoli della libertà a trasformarsi in una città dalla sensibilità europea?


città e futuro

Luoghi del buon vivere e del buon consumare. Luoghi del buon governo. O per dirla con parole più attuali: della governance, della pluralità delle idee, delle pratiche e delle leggi condivise

08. Copenhagen anticipatrice e smart city per eccellenza

05. Londra olimpia, wi-fi e congestion tax Tra polemiche e giochi olimpici anche la metropoli britannica procede verso la sostenibilità. Strano a dirsi per una città da sempre nota per i suoi contrasti e la sua difficile coabitazione urbana, ma in vista del 2012 investimenti nell’ambito dei trasporti, in favore del commercio e congestion tax sono le parole d’ordine per un futuro migliore. E c’è da dire che con la pioggia di denaro delle Olimpiadi (considerate le più eco-compatibili della storia) il progresso verso l’etica smart e la green economy è stato più che accelerato. Lo dimostra anche l’impegno della compagnia telefonica O2, che a breve lancerà nel centro la più grande area wi-fi d’Europa.

06. Tokyo all’orizzonte l’utopia di una smart town Anzichè intervenire sull’esistente la megalopoli giapponese ha deciso di attivare un laboratorio di sperimentazione nella periferia, creando una vera e propria smart town in partnership con Panasonic e Tokyo Gas. L’immaginario è potente, futuristico e futuribile, e prevede la costruzione di un modello urbano ideale in cui le case saranno alimentate a pannelli solari, ricaricabili con batterie elettriche e dotate di un’infinità di servizi per l’efficienza energetica.

07. Berlino grandi brand e mobilità tecnologica

09. Hong Kong informatizzazione pervasiva, altro che digital divide

Occhi puntati sulla capitale tedesca per le innovazioni che percorrono il settore della mobilità. Sarà infatti un sistema tecnologico vehicleto-grid a consentire ai veicoli elettrici di ricaricarsi in città, trasformando in realtà ciò che è sempre stato appannaggio dell’immaginazione. Il piano di mobilità intelligente che vede altri esempi in Europa, tra cui l’Italia col progetto targato Enel/Mercedes “E-mobility Italy” che metterà in circolazione e a noleggio 100 vetture Smart elettriche, sarà reso possibile grazie alla collaborazione di BMW e Vattenfall. Ancora una volta le imprese come attori di primordine per la governance locale e vettori di sviluppo.

Se l’ex colonia britannica è all’avanguardia in materia di digitalizzazione delle infrastrutture, non si può dire la stessa cosa della qualità della vita dei suoi cittadini, stressati dal traffico e dall’aria irrespirabile. Ma non è questa la direzione intelligente che la megalopoli cinese ha scelto per guidare lo sviluppo urbano bensì ancora una volta l’iperconnessione. RFID distribuiti ovunque per avere informazioni utili e smart card per l’abbonamento ai mezzi pubblici, l’accesso alle biblioteche, ai palazzi comunali e ai parcheggi.

Prima tra tutte le città intelligenti, per aver intrapreso la strada del buon vivere e della sostenibilità. Oggi solo all’ottavo posto nella classifica europea ma ancora una volta con ambizioni da primato. Obiettivo? Raggiungere la neutralità energetica entro il 2015. E tra un giro in bicicletta e l’altro, a motivare il risultato c’è proprio l’amministrazione locale, che da sempre attenta alle politiche smart, vede nel clean-tech la chiave di volta per la crescita della città. Come contraddirla?

10. Barcellona solare come il suo futuro rinnovabile La seconda città spagnola ce la sta mettendo tutta. Pionieristica, ormai più di un decennio fa, fu la scelta di emettere un’ordinanza a favore dell’introduzione del solare termico. Laddove in Europa le rinnovabili non erano ancora state prese in considerazione nell’agenda quotidiana delle città. E oggi? Barcellona punta ancora una volta sull’energia, preparando il lancio di un’infrastruttura per il caricamento dei veicoli elettrici. 35


50.000

Persone riunite al Castelmorton Free Festival, 20.000 a Kevy Hill, 15.000 al Lago Bala, 10.000 all’Avon Free Festival. I rave diventano un

problema poliziesco di ordine pubblico. Squatters, travellers e ravers a metà degli anni novanta vengono considerati dai conservatori i “nuovi devianti”.

Mutoid waste company, i riciclatori di rottami testo di Edoardo Gentile foto di Carlotta Petracci

“Fight for your right to party” cantavano i Beastie Boys nel 1986. Scopriamo chi questo consiglio l’ha trasformato in una filosofia di vita, ai confini tra sogno e realtà Una volta oltrepassato quel cancello sembra di trovarsi in un’altra epoca, o forse addirittura in un altro pianeta, ma non è così, ci troviamo nella tranquilla cittadina di Sant’Arcangelo, nel bel mezzo della Romagna più “piadinaiola” e rivierasca. Siamo entrati nel piccolo Stato Libero di Mutonia. Lo shock è forte: si passa improvvisamente da un mondo di «S» grasse, Sangiovese a fiumi e torme di turisti a uno di semi-marziani, dai capelli verdi e di una lingua inglese maccheronizzata, il tutto in un’atmosfera woodstockiana, dove gli abitanti sono indaffarati a costruire, inventare, progettare con pezzi di ricambio e ciarpame riciclato. Qui è tutto ribaltato: prospettive, punti di vista, oggetti, quasi fosse passato un ciclone a gettare le cornette dei telefoni sugli alberi e ad accumulare frammenti di camion e aerei gli uni sugli altri. Per capire questa nuova dimensione però è necessario fare un passo indietro. Inghilterra, nel bel mezzo 36

degli 80s, quanto il Thatcherismo inginocchiava la nazione e faceva rivoltare animi e stomaci. In questo trambusto Joe Rush e Robin Cooke canalizzano questa zuppa di conflitti e acerbo capitalismo in qualcosa di nuovo: nasce la Mutoid Waste Company. Ironia della sorte, ci troviamo nello squat chiamato Apocalypse Hotel, e quell’aura apocalittica i Mutoidi non l’anno mai abbandonata. Arte anarco-punk, recupero creativo o mucchio di rottami, le loro creazioni sono state etichettate in mille modi. La prima apparizione ufficiale avviene nel 1987 al Glanstonsbury Festival: i Mutoidi creano la Car Henge, una riproduzione del celebre Stonehenge fatta di carcasse di auto vintage americane. Da lì in poi la loro fama non farà che crescere, sottobraccio con la cultura rave e i party illegali. Dove c’è la Mutoid c’è party insomma: nel 1989 comincia la vita on the road, un tour che li porta nelle principali città europee: Berlino, Amsterdam, Pari-

Un’atmosfera woodstockiana, dove gli abitanti sono indaffarati a costruire e progettare con pezzi di ricambio e ciarpame riciclato


città e futuro

burning man

Non ci sono limitazioni all’espressione della propria identità. È questo lo spirito del festival rave che ogni anno ha luogo nel Black Rock Desert, la

famosa distesa salata del Nevada. Un esperimento comunitario radicale che inizia con l’incendio di un gigantesco fantoccio in legno il sabato sera e

continua per una settimana con danze sfrenate. Inizialmente appannaggio di una ristretta cerchia di raver, oggi coinvolge più di 48.000 persone.

al centro del campo un totem gigantesco costruito con carcasse di auto della polizia, camion e scarti di vario genere. Alla base un teschio anch’esso di grande impatto ricorda le origini anarcopunk e sovversive. Tutt’intorno le abitazioni si aprono a cerchio intorno al totem tra lo sterrato e le opere volate da una parte all’altra

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criminal justice bill Proposta di legge del governo Tory orientata al potenziamento del “Pubblic Order Act”, decreto che dava alla polizia poteri speciali

a lato: Debs e Strapper, lei si unisce al gruppo negli anni novanta; lui è tra i fondatori da quando la Mutoid era tutta fabbriche occupate e rave party. Oggi vivono nel campo di Mutonia a Sant’arcangelo di Romagna insieme a un’altra ventina di persone tra vecchie e nuove generazioni (www.wrekon.com)

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di repressione spicciola durante le manifestazioni di piazza. Il Cjb nel 1994 si orientò principalmente verso l’indebolimento delle culture

alternative e delle loro pratiche illegali. Come disse la stessa Margaret Thatcher nel 1995: “Sarà un piacere rendere la vita difficile a queste carovane”.


città e futuro

industrial

Movimento radicale, nato negli anni ottanta, che con la sua celebrazione del rapporto tra uomo e macchina, ha ispirato un fenomeno musicale

incentrato sulla produzione e il consumo di rumore. Famoso negli annali per aver ucciso il rock ‘n’ roll e aperto la strada alla scena dei rave illegali.

ieri e oggi

gi. I primi a organizzare i garage parties e i primi a decorare le feste degli Spiral Tribe. L’invasione mutoide diventa leggenda, così come le loro gigantesche sculture saldate. “Mutare e muoversi è il nostro credo” così recita il loro manifesto. Avanguardisti e riciclatori, la loro estetica di recupero si mischia perfettamente con una sensibilità decisamente post-apocalittica a metà strada tra Mad Max e Blade Runner. Distopia come fil rouge. Una visione che nasce dal caos e diventa qualcosa di più, una filosofia di vita o semplicemente una palestra per essere pronti e indipendenti in caso di catastrofe? Eppure questo nomadismo a lungo andare stanca anche loro: è il 1991 quando Joe e altri Mutoidi approdano a Rimini, love at first sight: la mentalità italiana, lungi dalla rigidità britannica, li accoglie a braccia aperte e il sindaco del posto gli offre un ex cava dove insediarsi. È nata Mutonia. Quando la attraversi, chiedendoti se si

tratti di un sogno o di un’allucinazione, ogni tanto trovi degli indizi che ti riportano alla realtà: come il distributore automatico della Coca-Cola, installato nel bar - un ex schiacciasassi, trasformata in un’enorme ape giallo fosforescente - o i turisti che vagano, famigliole in gita, giornalisti e curiosi generici, con lo sguardo scettico e dubbioso, che si chiedono o anche solo pensano se possono fotografare, riprendere, parlare o meno. Tutti a Mutonia sono accettati, nessun veto è imposto, se non quello di evitare di entrare nelle abitazioni dei Mutoidi, bisognosi – anche se non sembrerebbe – di un po’ di privacy, fra tanta anarchia dichiarata e applicata. Insomma, grattando via la superficie un po’ dura e polverosa, anche i Mutoidi sono persone come altre: meccanici, elettricisti, persino qualche ingegnere. Saldano e montano, manco fosse una catena di montaggio. Con la differenza che qui, alla tuta blu, si sono sostituite le creste gialle.

“L’arrivo a Mutonia è stato semplice. Anche se ora è tutto diverso e il campo non lo chiamiamo più così” - dice Strapper. Ci racconta tutta la storia della Mutoid, dalle prime fabbriche occupate, ai festival in giro per il mondo, Berlino prima e dopo il muro e la Spagna, dove incontrarono il loro “ponte” per Sant’Arcangelo. “Inizialmente come per molti altri dissidenti nella Londra thatcheriana, il nomadismo era uno stile di vita totale. Un modo per prendere le distanze da una società che imponeva un unico modello. Ma anche l’unica soluzione praticabile dopo l’abbandono del paese a causa della forte repressione che segnò la storia delle controculture britanniche. Fu così che iniziammo a viaggiare per l’Europa e a farci conoscere come artisti cyber-punk”. Un’etichetta mai realmente scelta, ma derivata dall’aspetto delle loro creazioni ispirate da alcuni sciencefiction comics come “2000 AD”. “L’arrivo in Romagna coincise con una delle tante mutazioni. Avevamo bisogno di stabilità per far crescere la nostra arte” sottolinea Debs, anche lei parte del gruppo dal ‘92. “Le creste gialle si sono trasformate in capelli bianchi e più di 200 persone hanno fatto parte della Mutoid. Mutare è il nostro credo e oggi anche lo stile è molto differente. Noi continuiamo con le sculture in ferro o plastica, ma c’è anche chi ha iniziato a usare materiali più soft come la pelle e il tessile”. Quella che un tempo era una comunità compatta oggi appare come un piccolo paese, composto da più generazioni, mondi ed estetiche. E che ne è stato del punk? Debs apre l’album dei ricordi: istallazioni e costumi da far invidia a qualsiasi moda. Poi lo richiude, sorride e ci lascia con un semplice: “Tutto deve cambiare”.

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guida alla fine

Eruzioni vulcaniche, onde giganti, maremoti, tempeste e terremoti. Sono solo alcune delle catastrofi che, a detta di molti, ci aspettano, anche

se l’uomo pare non occuparsene. Bill McGuire, professore di geofisica all’University College di Londra, mette nero su bianco tutto quello

Scenari post apocalittici testo di Massimo Teghille illustrazioni di Elena La Rovere

Piccola armageddon? Catastrofismo vero e proprio o, semplicemente, intensa fascinazione? Tra utopia e distopia ecco come nasce, cresce e crolla il nostro mito di città

Me li ricordo ancora quei film di fantascienza di quand’ero piccolo: 1999 - Fuga da NY, 2001 Odissea nello Spazio. Erano precisi. Ti dicevano esattamente quando il Futuro sarebbe arrivato: quando ti saresti sentito in diritto di pretendere tutto quello che tecnologicamente non potevi ancora possedere. E pensavi: “Ah, nel 2002, spero di potermi comprare la prima Porsche volante!” oppure “ Non farò mai i lavori di casa: ci penserà la governante-robot!”. Ecco, quello che avevamo immaginato come futuro certo ora non è che uno sfumato passato prossimo. Di tutti gli oggetti che avevamo a inizio millennio è rimasto ben poco. Ma la fine è ancora all’orizzonte. La nuova Apocalisse, data per certa da astrologi e nuovi millenaristi sarà proprio il 21 dicembre di quest’anno: il giorno in cui dovrebbe verificarsi un evento di proporzioni planetarie, capace di una radicale trasformazione dell’umanità. In poche parole, non sapendo più che futuro augurarci, abbiamo delegato a un’antica cultura scomparsa la possibilità di una ri40

che non avremmo voluto sapere sul nostro passato e sul nostro futuro. Tutto quello che ci attenderebbe se... Che sia una nuova profezia?


città e futuro

mad max

Il futuro che ci aspetta è preda dell’anarchia. In un mondo ad un passo dal baratro, Max fa il poliziotto e tenta di condurre un’esistenza

normale, ma l’unica vita che gli si prospetta è la strada; il campo di battaglia dove ogni giorno si decide della propria sopravvivenza. Il film

si apre e si chiude in una strada. All’inizio del viaggio Max era uno di noi, alla fine, diventa uno di loro: Max il pazzo, appunto.

sposta, in cambio di una redenzione generale. Ecco, il punto è proprio questo: tutti i futuri che abbiamo creato sono sempre stati figli del tempo presente. Una proiezione di filosofi, scrittori, designer, architetti e registi che hanno saputo tradurre in immagini le domande, le aspettative e le paure del proprio oggi e immediato domani. In particolare, nel secolo scorso, il cinema è stato un catalizzatore di immaginari molto potente, dimostrandosi più pronto di altri media a ritrasmetterli ad un pubblico sempre crescente. Ha reso il futuro tridimensionale disegnandone gli spazi, i mezzi e le attività, cristallizzando nelle nostre menti città utopiche e deserti postatomici. Tralasciando i primordiali viaggi interplanetari di Méliès, il primo film fantascientifico è stato “Metropolis” diretto da Fritz Lang nel 1927 che predisse una società divisa in caste dove i papaveri abitavano nei grattacieli e i lavoratori erano relegati nel sottosuolo in condizioni disumane. Un’estetica tratta direttamente dai regimi imperialisti e nazionalisti che

popolavano l’Europa di quel periodo. Prima di tutto, l’estetica della macchina e della produzione seriale viene ripresa “tout court”, rendendo l’uomo parte del meccanismo produttivo come qualsiasi

tarie. Edifici abnormi che rappresentavano il potere e che ritroveremo anche successivamente in film di genere come “Equlibrium”o “1984”, molto vicini alle estetiche totalitarie. Negli anni cinquanta, l’ottimismo post-bellico e la corsa allo spazio ribaltano completamente la visione del futuro: nascono i Pronipoti e la loro abitazione spaziale a misura d’uomo, in cui si demanda alle macchine, ancora molto meccaniche e prive di software, tutta l’operatività. Ce lo ricorda anche Jacques Tati che, in “Mio Zio”, irride la piccola borghesia francese alla prese con una tecnologia primordiale ma tale da far invidia al vicino di casa. Nella purezza e nella semplicità di forme e colori, si delinea chiaramente lo spirito fanciullesco di quel viaggio meliesiano sulla Luna che a breve sarebbe stato realmente possibile. L’estetica del razzo spaziale alla conquista dei nuovi mondi ispirò di lì a poco: edifici (Space Needle a Seattle), automobili (Siluro di Mollino), treni e molto altro. Solo alla fine degli anni Sessanta, in piena contro-

Il primo film fantascientifico fu Metropolis che predisse una società divisa in caste e distopica altro ingranaggio, come accadeva nelle fabbriche fordiste. E architetti come Sant’Elia, Leonidov, Melnikov, Speer costruivano le città dell’epoca a partire da queste previsioni massimaliste e autori-

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fantascienza

È un genere di narrativa popolare nato nel 1900, dalle ceneri del romanzo scientifico. Partita dal mondo letterario la fantascienza

si è presto estesa ad altri media, tra cui: cinema, fumetti e televisione. Se all’inizio l’atteggiamento nei confronti della scienza era fiducioso

ed ottimistico, con la bomba atomica comincia il periodo del futuro “cattivo governo”, della fantascienza come ponte verso la distopia.

le vestigia delle grandi città distrutte rimangono sullo sfondo. Non è rimasto più nulla. Se questo mondo non andrà più bene, non avremo che una sola soluzione: fuggire, imbarcarci in un’astronave e ricominciare daccapo

cultura ed euforia lisergica in technicolor, Barbarella e Werner Panton ci ricordano che le forme sono anche sensuali e voluttuose. Fantasia al potere anche nel futuro. Gli Archigrahm sono i primi a crederci e progettano città che camminano e capsule di sopravvivenza per luoghi ostili (magari pianeti da conquistare) mentre i Metabolisti giapponesi cercano di alloggiare milioni di giapponesi in megalopoli sospese e iper-abitate. Poi arriva l’era digitale. Questo nessuno l’aveva previsto: prima di allora i futuri erano meccanici, a nessuno era venuto in mente che una piccola centralina di memoria avrebbe potuto soppiantare valvole e leveraggi laboriosi ed inutili. Siamo nell’era dell’immaterialità più totale, o meglio nella sua preistoria, in sella alle moto di “Tron”, e giochiamo a Space Invaders su computer a fosfori verdi. I pc diventano parte della 42

vita quotidiana a tal punto da motivare il desiderio della “realtà virtuale”. Toyo Ito e Peter Eisemann progettano case virtuali utilizzando software: non era mai accaduto finora, ma da quel momento i tecnigrafi furono progressivamente accantonati in polverose soffitte. L’immaginazione è senza confini, ma vale la pena chiedersi: nel frattempo, cosa succede in città? Si fa shopping, ovviamente. Il passatempo più comune dagli anni ottanta in poi. Le città diventano immensi “shopping mall” e le corporations dettano legge. È il mondo di “Minority Report”, dove con una semplice scansione della retina, il consumatore viene schedato et voilà, tutti i suoi desideri sono a portata di mano. È uno “yuppie” del futuro: “the image is everything” come recitava una vecchia pubblicità. Negli anni più recenti, utopie e distopie si sono avvicinate maggiormente al presente: il

Dagli anni ottanta in poi le città diventano immensi shopping mall e le corporations dettano legge


città e futuro

i figli degli uomini

Londra 2027, l’umanità è vittima dell’infertilità, le frontiere sono ipercontrollate e gli immigrati sono criminali. In questo scenario da

guerriglia urbana, l’ex-attivista Theo ha l’opportunità di dare una nuova speranza all’umanità: la profuga con cui condivide il viaggio

futuro è diventato sempre più prossimo. L’abbiamo incalzato e spesso scalzato. Altre volte inseguito ed acciuffato: molte favelas hanno lo stesso grado di sicurezza di Manhattan in “1999 Fuga da NY”. Svariate megalopoli hanno perso il controllo della loro crescita. Molti dei loro abitanti sopravvivono riciclando gli scarti di chi vive nei quartieri alti. La periferia strangola il centro e i magnati si arroccano nei grattacieli. “Blade Runner” è l’esempio più nobile: solo i “rooftop” vedono la luce del sole; il resto è pioggia e nebbia. I “freaks”, gli emarginati dalla società, si nascondono in un sottobosco buio e fetente, da dove intravedono le vite degli altri attraverso grandi schermi luminosi e la piramide sociale si allunga, insormontabile. Non c’è che dire: siamo stati raramente ottimisti nell’immaginare le città del futuro. Noi moderni Lorenzetti, abbiamo

spesso scelto di rappresentare il futuro “cattivo governo”. Uno stratificarsi di attività e immaginari sempre più saturi fino ad esplodere. Lo spettro nucleare, prima, ed ora la tragedia ambientale, piuttosto che un evento catastrofico hanno generato immaginari postapocalittici in cui l’uomo si abbandonava, di nuovo, ai propri istinti primordiali, essendosi dissolta la società civile. Il forte vince sul debole nel deserto australiano di “Interceptor”. Le vestigia delle grandi città distrutte rimangono sullo sfondo di quella nuova prateria che raccoglie nuovi eroi e giovani canaglie. A questo punto non è rimasto più nulla. Se questo mondo non ci andrà più bene, non avremo che una sola soluzione: imbarcarci tutti sull’astronave Enterprise e volare nell’Iperspazio alla ricerca di altri mondi da colonizzare per ripartire da capo.

infatti è incinta. La storia descrive l’apocalittica fine di un mondo senza figli, paura reale di un occidente ormai senza maternità.

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svalbard

Meglio conosciuto come Svalbard Global Seed Vault (deposito globale dei semi di Svalbard), è il primo esperimento di banca globale delle

sementi al mondo. Inaugurata nel 2008 e localizzata nell’isola norvegese di Spitsbergen, a 1200 km dal Polo Nord, è nata col fine di preservare un immane patrimonio naturale da disastri di

La Fort Knox del cibo testo di Angelo Santachiara foto di White

La banca sotterranea dei semi ci salverà dall’estinzione? Come preservarsi dai disastri naturali, ma anche da noi stessi Mentre il mondo intero è intento a fantasticare su probabili apocalissi - sarà un meteorite o un potente tsunami? c’è chi buono buono un modo per cercare di fare sopravvivere la nostra specie l’ha realmente trovato. Siamo alla Svalbard Global Seed Vault, nientemeno che un deposito globale di semi nel bel mezzo dell’Artico, a circa 1200 km dal Polo Nord. No, niente bunker per ricchi, qui si preservano solo campioni di piante. Qui, scienziati e ricercatori, non giocano all’ultimo sopravvissuto, ma lavorano su qualcosa di materialmente utile per il nostro futuro sostentamento. 120 metri quadri, perennemente refrigerati, sepolti sotto 200 metri di permafrost, con ingresso a prova di bomba e terremoto e sistema di sicurezza digitale. Qualcuno direbbe che di banche dei semi al mondo ne esistono già molte: Perù, Colombia, Siria e India, sono solo alcuni esempi. Ma la sicurezza non è mai troppa: si tratta di paesi in cui la situazione politica è instabile o le temperature non garantiscono la refrigerazione, ecco perchè è stato scelto questo arcipelago al largo della Norvegia. Vault non è altro che un frigorifero gigante. La montagna ghiacciata è mantenuta ad una temperatura di -18°C, ma anche in caso di blackout, la sopravvivenza dei semi è più che garantita: le stime danno i semi di girasole come sopravvissuti per i prossimi 55 anni e per più di 10.000 anni nel caso di quelli di pisello, niente male! Obiettivo dichiarato è garantire il com-

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pleto affidamento fiduciario delle 21 colture più importanti della Terra, come riso, mais, frumento, patate, mele, manioca, taro e noce di cocco. Nel nostro pianeta esistono circa 1 milione e mezzo di semi conosciuti e le capacità di stoccaggio dell’impianto le superano abbondantemente: 4,5 milioni di ‘posti-letto’ sono già assicurati.

Un deposito globale di semi nel bel mezzo dell’Artico a 1200 km dal Polo Nord Ma non tutto è facile come sembra: purtroppo sono molti gli alimenti che non possono essere conservati sottoforma di seme, il caffè, le banane, il cocco. Per questo la Global Crop Diversity sta anche finanziando studi su come preservare il patrimonio genetico di queste specie. E il Dna delle nostre amiche piante potrebbe essere cruciale anche in caso di sconvolgimenti climatici: diventerebbe molto più facile stabilire quale qualità di grano resiste alle tempeste di vento o quale necessita di meno acqua. Pronti

qualsiasi tipo. In buona parte finanziata dal governo norvegese, raccoglie centinaia di migliaia di varietà di semi in un complesso di ben 27 metri di lunghezza, 10 di larghezza e 6 di altezza.

“I governi dovrebbero supportare la diversità delle colture nelle fattorie e nei mercati locali, anziché amalgamarle agli standard delle banche dei semi” - sostiene la Grain Org - “ma tutto ciò non potrà accadere finchè le politiche di industrializzazione non saranno rovesciate”


città e futuro

Di banche dei semi ne esistono tante, in Perù, Colombia, Siria, India. Ma l’instabilità politica di questi paesi ha spinto l’Europa a volerne una tutta sua

21 Sono le colture più importanti presenti sulla terra, tra cui: riso, mais, frumento, patate, mele, manioca, taro e noce di cocco, conservate nella Svalbard Global Seed Vault.

anche col piano B, insomma. Da quando il Vault ha aperto i battenti, all’inizio del 2008, sono stati già raccolti una quantità impressionante di semi: 7.000 campioni sono arrivati solo dall’Africa, mentre la banca dell’Agricoltura Tropicale ha depositato 15.000 varietà uniche provenienti da 88 paesi differenti. Una lotta all’ultimo seme, si direbbe, ma non mancano gli ‘scettici’: molte sono le organizzazioni che vedono l’iniziativa come sbagliata e nelle mani del solito mono o oligopolio. “I governi dovrebbero supportare la diversità delle colture nelle fattorie e nei mercati locali, anziché amalgamarle agli standard delle banche dei semi – sostiene la Grain Org – ma tutto ciò non potrà accadere finchè le politiche di industrializzazione non saranno rovesciate: allora i contadini potranno riavere i semi nelle loro mani”. La biodiversità è probabilmente il patrimonio più grosso che abbiamo tra le mani, ma sono in pochi a rendersene conto. Il 2010 è stato proclamato dall’ONU come l’Anno della Biodiversità. Sì perchè non è facile capire quanto un verme sia fondamentale a creare l’humus, che a sua volta fa crescere un seme che a sua volta, se bagnato dalla pioggia - altro processo regolato dagli alberi – fa spuntare una pianta, una verdura, un fiore. Ci ricordiamo tutti della canzoncina di Rodari ‘Ci vuole un fiore’? Allora, è il caso di ripassarla, e poi staremo a vedere se questa Arca di Noè ci salverà dal fatidico Doomsday.

4.500.000 È la capacità di stoccaggio della Svalbard Global Seed Vault. Una cifra di gran lunga superiore alle sementi presenti sulla terra: 1.500.000.

30 milioni Di euro, è il costo totale dell’iniziativa di cui 25 milioni donati dalla Bill & Melinda Gates Foundation. Per un totale di finanziamenti provenienti per il 72% dagli stati sovrani, per il 23% da Fondazioni e per il 5% da imprese private. 45


primavera araba

Vengono così definite quella serie di proteste che hanno interessato alcune zone del Medio Oriente e del Nord Africa a partire dal 18 dicembre 2010. Tra le cause principali delle agitazioni popolari ci sono: la corruzione,

l’assenza di libertà individuali, la violazione dei diritti umani e le condizioni di vita della popolazione. I capi di stato che sono stati costretti alla fuga in seguito ai disordini sono: Ben Ali, Hosni Mubarak, Muammar Gheddafi.

Mai più ismi? testo di Edoardo Gentile

01. Anarchismo È una critica al principio di autorità, il suo obiettivo è la nascita di una società di uomini liberi, dove le relazioni umane sono orizzontali e intenzionali. Nasce nel XIX secolo e si sviluppa in seno al movimento operaio lottando contro lo sfruttamento capitalistico e l’oppressione dello Stato. Negli anni ‘60 si ha un’esplosione dei movimenti anarchici durante le contestazioni studentesche che si fanno portavoce di tematiche anti-autoritarie con fare volutamente aggressivo.

Ogni -ismo costituisce un’idea, un movimento: teorico, pratico, politico. Dall’arte alla filosofia, dalle religioni alla letteratura, allo sport alla moda, il mondo contemporaneo brulica di -ismi, con un obiettivo molto semplice: diffondere una visione ed un pensiero in maniera universale. Alcuni però nella storia hanno dimostrato di essere più forti di altri. Sono le idee e le ideologie che hanno segnato il passaggio tra XX e XXI secolo, quelle che anche nella molteplicità hanno visto sempre un principio di unità. Un -ismo per l’appunto 46

02. Comunismo È l’insieme di idee economiche, sociali e politiche, accomunate dalla prospettiva di una organizzazione sociale egualitaria basata sull’abolizione della proprietà privata, sulla comunanza dei mezzi di produzione e sull’organizzazione collettiva del lavoro. Marx ed Engels ne sono i principali teorici. E’ con loro che nasce il concetto di lotta di classe. Dopo la Rivoluzione Russa del 1917 diventa la dottrina ufficiale dei partiti dell’URSS, della Cina e di Cuba che ne saranno i principali sostenitori.


abitare globale

socialismo o comunismo?

Nonostante l’idea di una società comunista si sia sviluppata sin dall’antichità, i termini socialismo e comunismo sono alquanto recenti. Di origine settecentesca, divengono di uso comune solo con l’affermarsi della rivoluzione

industriale. Anche se il termine comunismo viene spesso usato per descrivere tutte le teorie che contemplano il possesso collettivo dei mezzi di produzione e l’abolizione della proprietà privata.

03. Cosmopolitismo

05. Illuminismo

07. Terrorismo

09 Assolutismo

Attribuisce a ogni individuo la cittadinanza del mondo, auspica una comunità universale dove tutti gli uomini siano uguali e con gli stessi diritti di fronte alla legge, indipendentemente dallo Stato a cui appartengono. Nel XX secolo è il principio che ispira la nascita delle organizzazioni internazionali umanitarie. Tutt’oggi il concetto è al centro del dibattito politico, affiancandosi a quello della globalizzazione e al superamento del concetto di stato-nazione.

È un movimento culturale diffusosi nell’Europa del ‘700 che fa appello ai “lumi” della ragione dell’uomo e alla scienza come strumenti di lotta contro l’ignoranza, e la superstizione dei secoli precedenti. È caratterizzato da due principi fondamentali: la fede nella ragione e nella natura e mira alla liberazione dell’uomo dai dogmi della fede. Raggiunge la massima espansione in Francia con Montesquieu, Voltaire, gli enciclopedisti e i “monarchi illuminati” che si sono succeduti nel XVIII secolo.

È una forma di lotta politica che consiste in una successione di azioni violente e premeditate. Generalmente i gruppi terroristici sono organizzazioni segrete costituite da un numero ridotto di individui, le cui azioni hanno come obiettivo non tanto gli effetti diretti, quanto le loro ricadute indirette, come ad esempio la modifica di linea politica dei destinatari finali degli attacchi o la risonanza mediatica che le stesse azioni conseguono grazie ai mezzi di comunicazione di massa.

È una teoria politica secondo cui a detenere tutto il potere e a regnare sia un’unica persona sciolta da ogni vincolo, il monarca appunto. Questo sistema di governo è giustificato dal concetto di “Diritto divino dei re”, che implica che l’autorità derivi direttamente da Dio e si può far coincidere con l’affermazione di Luigi XIV: “Lo Stato sono io!”. L’origine del concetto di sovranità assoluta infatti è rintracciabile negli scritti di Jean Bodin che sosteneva l’unità, indivisibilità e la perpetuità della sovranità.

04. Ecologismo

06. Pacifismo

08. Totalitarismo

10. Consumismo

Termine coniato da Haeckel nel 1866, rappresenta la scienza che studia la natura intesa come habitat di tutti gli esseri viventi. La natura scientificamente intesa è fatta di cicli chiusi, dove tutto ciò che si consuma ritorna sempre in ciclo. L’ecologia è il movimento politico che si rifà a questa visione. Gli ecologisti contestano il nucleare e tutti i prodotti che danneggiano il pianeta. A detta loro, l’unica rivoluzione possibile rimane quella di una rinascita psicologica collettiva di tipo ecologista.

È un movimento che si batte per realizzare la pace tra i popoli ritenendola un bene primario al quale i principi politici e sociali devono essere subordinati. La teoria che vede nella guerra un male da eliminare è recente e risale alla prima guerra mondiale. Tipico del pacifismo è l’impegno diretto e personale che spesso diviene militanza non violenta, obiezione di coscienza, boicottaggio, fino alla disobbedienza civile. Un nuovo sviluppo si ha verso la fine del XX secolo con la fusione con l’ambientalismo: nasce l’eco-pacifismo.

Può manifestarsi come regime politico nel quale sono soppresse le libertà politiche e civili, ma anche come sistema che gestisce e controlla l’esistenza di tutti. L’aggettivo circola nei primi anni ‘20 tra gli oppositori del regime fascista, identificando una modalità politica di azione e governo nuova: non un semplice regime autoritario ma un nuovo modo di concepire lo Stato, che deifica il potere sacrificandogli la libertà dei singoli. Sono considerati totalitarismi puri il nazismo e lo stalinismo.

Descrive l’effetto dell’identificazione della felicità personale con l’acquisto, il possesso e il consumo di beni materiali. È spesso criticato a partire da Karl Marx che già aveva individuato nel capitalismo una tendenza al consumo che aveva chiamato “feticismo della merce”. A partire da questa posizione, il consumismo porta con sè la denuncia di ‘male’ della società occidentale, anche se è andato di pari passo con l’aumento del potere di acquisto delle masse, il boom della pubblicità e la nascita dell’estetica pop. 47


cartoline da bugarach Victor Hugo, Jules Verne e Claude Debussy vi hanno soggiornato, ma la fama del piccolo villaggio denuclearizzato nei pressi di Rennes pare dovuta a ben altro.

Taluni pensano che la sua montagna sia sacra, altri che vi sia nascosto il Santo Graal e i Maya, come anena detto già Nostradamus, altri ancora lo hanno in-

Un turismo da fine del mondo testo di Valerio Andrea

Venditori di amuleti e rarità, tra paure e superstizioni, il 21 dicembre 2012 si avvicina, e infatti c’è chi sta già correndo ai ripari Di eccentrici e fanatici, si sa, ne è pieno il mondo, ma pare che molti di questi abbiano deciso di recarsi a Bugarach per la tanto attesa fine. Paesino di 194 anime, a 427 metri di altezza e 800 chilometri di distanza da Parigi, più o meno a metà strada tra Carcassonne e Perpignano, incastonato nei Pirenei della Francia sudorientale. Nulla di speciale insomma se non fosse per la famosa profezia, lanciata oramai migliaia di anni or sono, dagli altrettanto celebri Maya: Bugarach sopravviverà all’Apocalisse, o meglio, la montagna che lo sovrasta, il Pech, 1231 metri di roccia, lo farà. Le ipotesi sul perchè di cotanta fortuna fioccano: la montagna sarebbe in realtà un’enorme calamita, o all’interno si nascondono gli alieni, no, vi si nasconde l’Arca dell’Alleanza, oppure il Sacro Graal, anzi, ancor meglio, è il sepolcro di Cristo, e via delirando. All’inizio degli anni ‘70 si trattava di piccoli gruppi di figli dei fiori, dicerie new e post age, poi anche la gente comune è stata catturata dal ‘fascino’ del paese sperduto. Tanto che oggi l’unico albergo del paese ha registrato 48

il tutto esaurito per la fine dell’anno. E, a proposito di profezie, Bugarach potrebbe presto diventare una cittadina da 10mila abitanti, se tutte le persone che hanno affermato di voler andare a soggiornarvi, decidessero effettivamente di partire.

Bugarach sopravviverà all’Apocalisse, o meglio, la montagna che lo sovrasta lo farà Una vera e propria invasione che sta facendo salire i prezzi degli immobili alle stelle. Ma attenzione. Bugarach non è l’unico tassello del folle puzzle della fine. Sì, perchè il business da fine del mondo è stato fiutato naturalmente anche dall’altro lato del con-

cluso tra le destinazioni che si salveranno dalla fine del mondo. Duecento anime che potrebbero diventare diecimila. E intanto il prezzo delle case sale...

Bugarach potrebbe passare da poche anime a 10.000 abitanti, se tutte le persone che hanno affermato di volere andare a soggiornarvi vi si trasferissero realmente


abitare globale

extraterrestre portami via Così cantava Eugenio Finardi e così molti adepti delle filosofie New Age credono che, il 21 dicembre 2012, dalle montagne del paesino pirenaico

di Bugarach, meta di pellegrinaggi da tutto il mondo, usciranno alieni illuminati che indicheranno all’umanità la via della salvezza.

tinente: Messico, Honduras, Guatemala, El Salvador e Belize (insomma la patria dei Maya) si stanno organizzando per ospitare nei prossimi mesi oltre 50 milioni di turisti. Roba da mondiali di calcio. Fiore all’occhiello dell’industria del catastrofismo è il sito dell’ente del turismo messicano, che recita: “2012, l’anno migliore per visitare la cultura Maya”. Oltre 550 eventi a tema programmati, compresi riti celebrati da presunti sacerdoti Maya - chissà come sopravvissuti alla furia coloniale - con tanto di canti e incenso. E anche un enorme orologio con il conto alla rovescia installato al confine con il Guatemala. Memento mori a parte, la trovata del Governo è puramente commerciale: “Gli archeologi di fatto hanno sottolineato - ammettono le istituzioni del Sud America - che per il calendario Maya non si tratta altro che della fine di un ciclo, non del mondo”. Ma in fin dei conti è molto meglio cavalcare il sentimento popolare e trasformarlo in dobloni. Diverso è invece il pensiero di Jean-Piere Delord, 67 anni, allevatore e sindaco di Bugarach: “Sono preoccupato delle ripercussioni che questa mania dilagante potrebbe avere sulla mia cittadina, introiti a parte, noi siamo modesti allevatori e contadini e la popolarità rischia di schiacciarci”. Insomma nessuno vorrebbe fare la fine dell’oramai ex selvaggia Ibiza, prima patria hippie e oggi meta del turismo dello ‘sballo’, o trasformarsi nelle nuova Goa, ricettacolo di presunti santoni e nullafacenti visionari. Malaugurate analogie a parte, il paesaggio di Bugarach sta già cambiando volto: non di rado ai lati della strada si trovano persone disposte, per ‘poche’ centinaia di euro, a metterti in contatto con le forze oscure del monte. Mentre i più furbi puntano sul mercato immobiliare tentando di accaparrarsi i terreni disponibili per edificare strutture ricettive pronte ad accogliere la folla in arrivo. Per lo più vengono dall’estero: inglesi, tedeschi, spagnoli, finlandesi; gli americani, sempre un passo avanti, vendono già viaggi organizzati, e comprensivi di ritorno. Un via vai che si prefigura davvero impressionante. In fondo anche Nostradamus fu affascinato dalla magia del paese e si dice che Spielberg sia stato ispirato dal Pech per la montagna di “Incontri ravvicinati del terzo tipo”. E dunque in vista della fine, andare a Bugarach o morire? Questo sì che è un vero dilemma.

azzardo

13,36% festa e bolgia

33,32% cari e ricordi

26,66% viaggio e consumi

26,66% e tu cosa fai per la fine del mondo? Pericolo, festeggiamenti, famiglia, viaggi e consumi. Sono queste le risposte più comuni date dalla rete Solo Affitti. Più di 300 agenzie a cui è stato sottoposto un questionario a domanda chiusa. Ma che ha registrato anche qualche simpatica risposta aperta. Per saperne di più date uno sguardo alle risposte su: www.soloaffitti.it.

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v day

Il primo si è tenuto l’8 settembre 2007, con un discreto successo che ne ha decretato la prosecuzione. I V day, tanto voluti dal Beppe Grillo nazionale, opinionista

antagonista reinventatosi uomo di spettacolo e poi politico, rappresentano il primo caso in Italia di protesta politica sviluppata e promossa esclusivamente

Indovina chi? testo di Andrea Saporetti

Intervista all’ultimo giovane attivo in politica Lo abbiamo trovato dopo giorni di ricerche, intento a disseminare di volantini le buchette delle lettere dei suoi concittadini. Da solo, sguardo sconsolato, di fronte alle ultime case dell’isolato. È l’unico superstite in Italia di una tribù che solo quarant’anni fa contava milioni di persone; una massa disomogenea di soggetti che, nonostante fosse molto numerosa, era sempre stata caratterizzata da forti lotte intestine, ripartita in fazioni contrapposte e nemiche. Fazioni che si ricompattavano a difesa del proprio totem e contro il totem altrui, fosse questo rappresentato da una falce ed un martello o da uno scudo crociato. Fazioni i cui militanti avrebbero difeso il proprio capo tribù prima ancora della propria persona, si trattasse di De Gasperi come di Togliatti, di Berlinguer come di Moro. Una tribù, tuttavia, che da allora è lentamente ma inesorabilmente andata sparendo. Ora è rimasto solamente lui a farne parte. Abbiamo portato alle estreme conseguenze il trend relativo alla partecipazione attiva dei giovani alla vita politica e (in un ipotetico dopodomani, o forse domani?) siamo andati a scovare l’ultimo di loro: quello che fra non molti anni potrebbe essere l’interprete conclusivo della nobile stirpe dei giovani attivi in politica. Rent: «Sa, non è stato facile riuscire a trovarla, ma capire che era lei l’ultimo giovane italiano che si dedica attivamente alla politica è stato senz’altro più agevole. Non se ne vedono tanti di giovani in giro per strada alla domenica mattina a distribuire volan50

tini di propaganda politica porta a porta…» Simone: «Pochi ma buoni!» R: «Sulla bontà non diffidiamo, ma “pochi” ci pare un’approssimazione per eccesso» S: «Effettivamente… Ma erano molti quelli che con me fino a qualche tempo fa militavano attivamente in politica. Certo, alcuni condividevano le mie idee, altri ne avevano di totalmente contrapposte; in ogni caso, tutto quel darsi da fare per la società penso fosse comunque un bene per tutti. E al tempo di mio padre o di mio nonno erano ancora di più i giovani che partecipavano» R: «Gaber diceva “Libertà è partecipazione”. Che la libertà nella nostra società si stia affievolendo?» S: «Non credo. C’è chi non si preoccupa in alcun modo della cosa pubblica: è un dato di fatto, non certo però una novità. Effettivamente, adesso sono molti di più rispetto a un tempo, il che mi preoccupa. Ma mi preoccupa anche e soprattutto l’allontanamento dalla politica di chi era appassionato e, più o meno gradualmente, ha mollato. A volte per disaffezione, a volte per un diverso modo di approcciarsi alla politica» R: «Partiamo dai disinteressati. Quali sono le dimensioni del disinteresse dei giovani nei confronti della politica?» S: «Statistiche Istat ci dicono che solo il 50% circa degli italiani neo-maggiorenni si informa almeno una volta la settimana di politica e appena il 35%, nella stessa fascia di età, discute di politica abitualmente. Un dato senza dubbio esiguo, almeno rispetto a quanto mi piacerebbe che fosse. Comun-

attraverso internet. Lo scopo dei V day non è informare i cittadini su ciò che la politica tace, ma raccogliere firme per proposte di legge di iniziativa popolare.

L’Istat nell’ultimo decennio ha registrato un aumento delle persone che non si interessano di politica: il 25% nel 2009, tra ultrasessantenni e giovani sotto i 24 anni.


mente locale

indigÑados Anche conosciuto come Movimiento 15-M, è un movimento sociale di cittadini che ha originato una larga mobilitazione di protesta pacifica

contro il governo spagnolo di fronte alla situazione economica del Paese. É composto da disoccupati, mileuristas, casalinghe, immigrati, uniti dallo

slogan: “Noi non siamo marionette nelle mani di politici e banchieri”. In Italia comprende: studenti, precari, cassaintegrati e pensionati.

Parlamento anziano: su oltre 8000 sindaci solo 70 hanno meno di 30 anni e 500 meno di 35. Mentre sul locale: gli amministratori under 35 rappresentano soltanto il 21,2% dei 125.949 eletti nei Comuni italiani

Un paese per vecchi. L’Istat dice che solo il 50% degli italiani neo-maggiorenni si informa almeno una volta la settimana di politica e il 35% ne discute abitualmente

que ripeto: non è una novità che ci siano persone che delegano passivamente le scelte sulla cosa pubblica ad altri. Le stesse statistiche ci dicono anche che nell’ultimo decennio non c’è stato in realtà un calo in queste percentuali » R: «Secondo lei cosa determina il totale distacco dalla politica della consistente fetta di giovani che neppure vuole sentirne parlare?» S: «I dati dicono chiaramente che chi non si informa in alcun modo di politica se ne sente sempre più distante, soprattutto tra i giovani sotto i 25 anni. La mancanza di conoscenza genera distanza» R: «Le cause?» S: «La scarsa propensione dei giovani ad informarsi di politica (e di conseguenza a potersene interessare) deriva probabilmente dagli argomenti sui quali la politica è deputata a decidere: a volte noiosi e lontani dalla loro vita quotidiana, difficili da comprendere e decisamente troppo burocratici. Argomenti che spesso richiedono un approfondimento attento. Oggi non è la scarsità di fonti informative a giustificare la mancanza di informazione: i mezzi di comunicazione attuali permettono più facilmente che mai di ottenere informazioni dettagliate ed in tempo reale su qualsiasi argomento. Se però le conoscenze di “educazione civica” di base sono carenti, il salto da fare per approcciarsi alle tematiche della politica viene sentito troppo grande e faticoso da fare. In questo caso la motivazione del giovane si affievolisce sul nascere. L’origine penso sia da cercare in un sistema 51


100 proposte

Viene da chiedersi se non siano un po’ troppe per un unico mandato da sindaco, ma “l’enfant terrible” della politica italiana

non teme le critiche alla lista della spesa declamata alla Stazione Leopolda. Matteo Renzi, il politico più amato dagli italiani, ritratto

scolastico che non sa più dare una “cultura generale” sufficiente, né sa stimolare all’approfondimento di questi temi. Le statistiche confermano l’importanza dell’istruzione quale base dell’avvicinamento alla politica: il fenomeno del totale disinteresse risulta infatti minore quanto più elevato è il titolo di studio» R: «Il ragionamento non fa una piega. Ma passiamo oltre: abbiamo detto in precedenza che sono tanti anche i giovani che non si accostano alla politica, o addirittura se ne allontanano, per pura sfiducia»

propria rivoluzione. Leggendo attentamente i dati, si nota che in realtà è in aumento negli ultimi dieci anni la partecipazione alla politica, se consideriamo la cosiddetta partecipazione “invisibile”. Gli esperti sono soliti definire così l’approccio alla vita politica che si mantiene circoscritto alla sfera privata: dalla raccolta di informazioni alla discussione su temi politici in forma non organizzata, generalmente con parenti, amici e colleghi. Senza insomma partecipare a comizi e senza aderire a partiti politici. Questo tipo di partecipazione, grazie soprattutto alla televisione, alla radio e alla carta stampata, è cresciuta in maniera sensibile: chi si informa di politica almeno una volta la settimana è passato dal 54% nel 1999 al 61% nel 2009, così come dal 31% al 39% è cresciuta la fetta di italiani che parlano di politica almeno una volta la settimana» R: «La politica viene vissuta sempre più all’interno del proprio microcosmo, insomma» S: «Esattamente. Possiamo quasi dire che – paradossalmente – la gestione della cosa pubblica viene vissuta dai più in modo del tutto privato. I media hanno allargato la distanza tra il mittente del messaggio politico, ad esempio il segretario del proprio partito di riferimento, e la base. Le scelte fatte lassù appaiono come distanti; non sembra facile avere possibilità di influenza su tali scelte, se non in maniera generica alle urne. La discussione politica avviene nel proprio piccolo universo di relazioni sociali quotidiane o, nel mondo del 2.0, su blog e social network. Questo determina un interesse sempre maggiore verso singole cause: No TAV, stop al nucleare, lotta contro la casta, eccetera. Come conseguenza diretta, i movimenti hanno una nuova potente cassa di risonanza, passando dalla piazza fisica al web e viceversa. Al contempo, è necessario notare come il giovane, anziché aderire ad un singolo partito, sempre più si appassiona a tematiche “spot”, spesso senza un’opinione coerente su ogni argomento della vita politica» R: «In questo scenario, come accorciare il canale di comunicazione tra il segretario del partito di cui si parlava e la base?» S: «Innanzitutto prendendo atto che i social network esistono e che sono proprio i giovani ad utilizzarli maggiormente: quindi è imprescindibile per i partiti strutturarsi per una corretta gestione della comunica-

Non voglio essere l’ultimo. Spendermi in prima persona spero sia di stimolo ad altri S: “Questa è la categoria che più mi preoccupa, anche perché è cresciuta notevolmente, da dieci anni a questa parte. L’Istat nell’ultimo decennio ha registrato un aumento delle persone che neppure si informano di politica per mancanza di fiducia: dal 17% della popolazione italiana del 1999 al 25% del 2009. I segmenti di popolazione più importanti di questa categoria sono: da un lato le persone ultrasessantenni, dall’altro i giovani con meno di 24 anni. Tangentopoli, mancanza di risposte ai problemi concreti delle persone, disaffezione verso i cosiddetti “privilegi della casta”. Come non comprendere chi, già magari partendo da una motivazione personale non eccellente, perda ogni interesse verso la politica a fronte di questi malcostumi dilaganti? » R: «E sul fronte degli interessati? Certo, un attivismo come il suo tra i giovani è ormai più unico che raro, ma gli italiani che in diverse forme partecipano alla politica non sono certo pochi» S: «Senza dubbio: non siamo catastrofisti! In Italia si parla e ci si informa comunque tanto di politica, e chi lo fa spesso ci si appassiona. Semplicemente, è cambiato il modo di aprirsi alla politica» R: «In che modo, a suo giudizio?» S: «I media hanno determinato una vera e 52

sulla copertina di Max con un biberon, in barba ai “vecchioni” di Montecitorio, ha un unico obiettivo: riformare la politica e le istituzioni.

Partiti e social network, il digital divide è ancora ampio. Eppure sono proprio i giovani ad utilizzare maggiormente i social per le loro attività ricreative e di scambio. Per la politica il coinvolgimento sarebbe d’obbligo


mente locale

Ritorna la giovane politica nei piccoli comuni. A dispetto delle stime nazionali sono sempre di più i ragazzi che vogliono occuparsi dei bisogni delle proprie comunità L’ultimo giovane attivista politico: il profilo

zione tramite Facebook, Twitter, eccetera. Ancora, utilizzando i social network anche per un maggiore coinvolgimento della base nelle scelte politiche dei vertici. Penso a veri e propri sondaggi su singoli temi. La partecipazione potrebbe riuscire a creare coinvolgimento: ritengo che i partiti che più si spenderanno in questo senso, potranno ottenere i migliori risultati in termini di consenso dei “partecipanti invisibili” alla politica» R: «Ha detto che i media hanno rivoluzionato l’approccio alla politica, relegandola in parte nella sfera privata dei cittadini. Che spazio rimane per la politica attiva? Lei ormai è rimasto da solo a distribuire volantini porta a porta: non si sente un po’ come un animale esotico in via di estinzione?» S: «Non nascondo che un po’ di compagnia mi farebbe piacere…» R: «Secondo lei cosa tiene distante altri giovani che, come lei, potrebbero rendersi parte attiva in politica?» S: «Innanzitutto, il fatto che sempre meno

i giovani sono disposti a scendere a compromessi ed aderire tout court ad ogni scelta politica fatta dal proprio partito di riferimento, nella veste magari del suo “frontman”, il segretario. Se non ci riescono neppure i maggiorenni dei partiti medesimi, come lo si può pretendere dai giovani della base, che neppure vengono coinvolti in maniera diretta alla formazione di quelle opinioni?» R: «Dal punto di vista della vita di partito? Immagino che per i militanti giovani come lei non sia facile convivere con una base sempre più anziana…» S: «Ammetto che, per chi come me partecipa alle assemblee di partito, è un po’ avvilente essere sempre e costantemente l’unico giovane presente. Ti viene da pensare: possibile che sia l’unico senza capelli grigi ogni volta qui dentro? Il rischio è che il giovane o partecipi alla vita di partito assieme agli “over” ma sentendosi distante dalle tematiche discusse; oppure, dall’altro lato, si auto-emargini nelle organizzazioni giovanili di partito, che spesso però risultano autoreferenti nelle iniziative politiche» R: «Dal punto di vista dell’impegno personale quanto è conciliabile la militanza attiva nel partito con la vita privata?» S: «Dipende dai propri tempi e dalle proprie esigenze. Per un giovane, tuttavia, che abbia un lavoro e magari una famiglia a cui pensare, ogni ora dedicata all’attività di partito significa un’ora in meno di tempo libero o di tempo da dedicare alla famiglia o ai propri interessi. Compromessi con la vita privata che sempre meno persone sono disposte a fare. Il fatto che sia rimasto solo io mi pare ne sia una prova evidente» R: «L’auto-ironia, almeno, non manca. Dopo averci descritto i mille motivi per cui lei è rimasto da solo, ci resta una curiosità. Perché persevera nel suo attivismo politico nonostante tutto?» S: «Perché non voglio essere l’ultimo. Spendermi in prima persona credo possa essere di stimolo anche agli altri giovani a fare lo stesso. E penso anche che se tanti miei coetanei, invece di lamentarsi ed indignarsi con i politici, ci tenessero veramente al bene comune, scenderebbero in prima linea e si darebbero da fare!» E, salutandoci, si rimbocca le maniche della camicia con sguardo grintoso e ricomincia a distribuire volantini nelle ultime case dell’isolato.

Andiamo ad individuare il profilo di quello che, fra alcuni anni, potrebbe essere il profilo dell’ultimo di loro. I dati 2009 dell’Istat (“La partecipazione politica: differenze di genere e territoriali”, Istat, 2009) ci dicono che oggi, nonostante una recente ripresa del sesso femminile, il nostro giovane individuo che “partecipa visibilmente” alla vita politica sarà di sesso maschile. Se, ad esempio, prendiamo come indicatore della dedizione alla politica degli italiani il dedicare gratuitamente la propria attività ad un partito politico, mediamente in Italia solo lo 0,6% delle donne maggiorenni risulteranno partecipare alla vita politica, contro il 2,0% degli uomini, nonostante ci sia stato un livellamento di questa distanza nell’ultimo decennio. Dove andare a cercare il nostro giovane dedito all’attività politica? Le statistiche ci suggeriscono che lo potremmo trovare in Sardegna. In questa regione, infatti, ben il 3,7% dei maggiorenni di sesso maschile si presta gratuitamente ad attività per un partito. Saremmo andati invece in Emilia Romagna per cercare la sua “compagna di lotte”: l’Emilia Romagna, con il suo 1,7%, risulta la regione italiana con più donne politicamente attive a favore di un partito politico. Incrociando questi dati con quelli relativi al titolo di studio e alla condizione occupazionale, emerge come il nostro giovane maschio sardo avrà con tutta probabilità un titolo di studio elevato (chi consegue una laurea, in particolare, è statisticamente più propenso ad informarsi e proporsi attivamente in politica) e, nella propria attività lavorativa, avrà un ruolo direttivo o dirigenziale.

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maschere

Nella cultura africana indossare una maschera corrisponde ad abbandonare temporaneamente la propria identità per rappresentare altro: una sorta di medium

spirituale e propiziatorio. Tra i soggetti più rappresentati ci sono animali, divinità femminili o antenati. Il mercato delle maschere è però anche uno dei più

Afrika shox testo di Carlotta Petracci foto di White

Dalla Nigeria all’Italia. Damier Johnson racconta le origini della sua moda ribelle Siamo in viaggio. Lo sono la società, il costume, l’economia. È la network society ad averci cambiato, trasformando le nostre abitudini. Rendendo il nostro corpo oggetto d’invenzione. La nostra identità deterritorializzata e fatta di pluriappartenenze. E questo terremoto ha coinvolto tutti. Anche l’altra cultura, quella black (se ha ancora senso parlarne) che non ha mai smesso di chiedersi cosa significa “essere”. Superati gli anni sessanta e la rivendicazione etnorazziale dell’affirmative action, gli anni settanta della double consciousness e gli ottanta (ma mai completamente) dell’hip hop e della cultura nera di strada, musicale, del ghetto, che ne è del black power e del suo mai sopito desiderio di ostentazione? Se guardiamo alla storia da una prospettiva globale la risposta arriva diretta. L’idea di diaspora dei popoli sostituisce quella di confine inneggiando al rinnovamento continuo. Mettendo fine a una triade che fin troppo a lungo ha tenuto insieme eticaestetica ed etnicità. Così è nel lavoro di Damier: nigeriano, torinese, italiano; fashion designer di nuova scuola, con la sua sensibilità “ribelle” e tutta bricoleur. R: Partiamo dall’inizio. Dalle tue origini e dal perchè hai scelto di esprimere te stesso attraverso la moda. D: Vengo dall’Africa, dalla parte ovest, la Nigeria. Vivo in Italia da più di dieci anni, da quando ho scelto di raggiungere mia madre e mia sorella che si erano trasferite qua per lavoro. Per me la moda, lo stile, sono sempre stati una necessità, prima di integrazione e poi di espressione. I miei 54

capi sono il risultato di una sensibilità per il vestire molto personale. Quasi una diretta emanazione della mia identità, che continua a essere africana, ma che è stata contaminata dal modo di vivere e apparire occidentale. Nella mia vita quotidiana non indosso gli abiti tradizionali (anzi non ne ho mai indossato uno!), ma ne ho raccolto l’eredità estetica. Le mie collezioni nascono dal desiderio di avere un forte impatto sulla gente. Vogliono farsi notare per la loro diversità. Per la volontà di mescolare il dress code, le forme e lo stile europeo, con il mio passato, creando spesso dei “conflitti” estetici e di significato. R: Parli di stile europeo. Ma sicuramente ce ne sono tanti. Quali sono esattamente le tue ispirazioni? D: Beh, diciamo che sono onnivoro di immagini e immaginari. Quindi l’incontro con l’Italia e l’Europa non ha prodotto in me una fascinazione univoca. Il gusto per il colore ad esempio lo potrei far risalire sia alla mia cultura sia alla sensibilità pop degli anni ottanta, in costante revival, ma che per me rappresenta una cosa ben precisa: la gioventù di mia madre. Il suo modo di vestire, ispirato agli stili della strada. Sì ecco, direi che la strada è una grande fonte di ispirazione, come le culture giovanili, lo skate. Il cambiamento che voglio attuare parte dal bisogno di rivitalizzare la strada e il suo spirito ribelle. R: Passiamo alla tua prima sfilata. Una cornice spettacolare, una chiesa, un museo d’arte. Platea piena, applausi senza fine. Ribelle tu con una collezione e la

“fiorenti” dell’Africa: basti pensare che un ‘occidentale’ su due acquista uno di questi ‘etno-trofei’ da esporre in bella vista nel salotto di casa.


mente locale

moda dall’africa

L’ultima cosa che si pensa associata all’Africa è la moda. Eppure forse è il caso di ritrattare: se negli anni ‘80 era l’Italia a dettare legge, nei

‘90 il Giappone, oggi prepariamoci all’invasione dal sud: Duro Olowu, Eric Raisina e Black Coffee, sono solo alcuni dei giovani emergenti. Si fonde

contemporaneità con tradizione, si crea una nuova etica-estetica lontana dai clichè del ‘Terzo Mondo’. Pronti all’invasione?

Endurance Johnson George, in arte Damier Johnson, fondatore del marchio Rebel Yuths, si racconta attraverso la sua moda ribelle

la strada, le culture giovanili, lo skate sono i riferimenti estetici del mondo occidentale che Damier predilige e mixa con le proprie origini, dando luogo a dei veri e propri “conflitti” estetici e di significato

Per me la moda, lo stile, sono sempre stati una necessità. Prima di integrazione e poi di espressione. I miei capi sono il risultato di una storia personale

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rebel yuths

È il marchio ideato e disegnato da Endurance Johnson George in arte Damier Johnson. Un marchio ribelle come la gioventù che rappresenta.

Capi realizzati rigorosamente a mano e uno stile capace di mixare con genio e follia tradizioni africane, dress code europei, riferimenti alla pop-art e simbologie rubate

Damier Johnson indossa una delle sue creazioni. Fantasia optical e colori fluo, sono due dei tratti distintivi della sua prima collezione presentata alla Boutique Antagonista lo scorso dicembre 2011

Boutique Antagonista che ti ha ospitato. Ma da dove viene tutta questa ribellione? D: Sicuramente dal marchio che rappresento, Rebel Yuths. Un marchio che dice no e sì allo stesso tempo, che non vuole negare l’esistente ma trovare una via alternativa per esprimerlo, rappresentando la gioventù di oggi. Quella parte che vuole essere se stessa, vestire come vuole. Fuori dalle righe e dai dettami della moda ufficiale. R: Ci sono molte maschere nelle tue collezioni. Al di là dei trend delle passerelle internazionali c’è una ragione specifica, antropologica o culturale? D: Molte persone me lo chiedono e certamente le mie origini mi hanno influenzato. Ma c’è dell’altro. Uso le maschere perchè voglio nascondere l’identità dei modelli. Voglio che siano solo i miei capi a parlare, a far viaggiare chi li guarda. Ciò che conta è l’immaginazione. Mi piace che le persone si domandino: “Chi c’è dietro la maschera?” R: E la moda, quella con la M maiscuola, cosa ne pensi? Vorresti farne parte o preferisci la “fuga” nell’arte? D: Ah la moda. E’ una parola così grande. Il mondo che rappresenta è smisurato, 56

seduttivo e lontano. Per l’industria della moda non importa cosa fai e come lo fai. Tutto è veloce, frenetico. Devi produrre incessantemente e stare al passo se vuoi essere considerato un trendsetter. Io la penso diversamente. Per me contano le persone. Gli stessi vestiti non possono essere indossati indistintamente da tutti.

Uso le maschere perchè voglio che siano i miei capi a parlare Lo stile è una questione di personalità. È riconducibile alla storia e al sentire individuali. C’è una frase in particolare che ripeto sempre a me stesso e agli altri: “Wear what you feel confortable in, try to be at the same time and try to keep it real”. Credo che possa essere un buono spunto per tutti.

alle sottoculture urbane. Un mix eccentrico e radicale, in cui fanno capolino maschere e fantasie tribali, abbinate a colori fluo, indossate da modelli androgini e filiformi.


mente locale

tribÙ e moda masai

Popolo di allevatori transumanti kenyoti, con l’arrivo del colonialismo si distinguono per la loro capacità di ‘adattamento’ vestiaria: quello che era

il kilt inglese, rosso e nero, a quadretti, diventa la shuka, coperta con cui avvolgono il corpo, mentre i sandali in cuoio, si modernizzano col riutilizzo dei copertoni delle auto.

zulu a destra: pailettes, textures e una delle tante maschere che decorano la camera da letto dove Damier vive e crea, tra montagne di vestiti e curiosità recuperate in ogni dove

alcuni bozzetti della prima collezione di Rebel Yuths. Maschere in lana e maglioni oversize. Il tutto condito in salsa etno e fantasie optical, stile nuova astrazione

Incarnano alla perfezione quello che è l’immaginario novecentesco dell’Africa Nera: corpi nudi, complessi copricapi, fantasie leopardier e gonnelline. Non a caso sono anche conosciuti come il gruppo etnico militarmente più potente del continente, una vera e propria stirpe di guerrieri d’altri tempi insomma.

sapeur Deriva dall’acronimo SAPE, ovvero Società di Animatori e Persone Eleganti. Altrimenti conosciuti come Parisian Black Society: una sottocultura africana che ama indossare abiti di grandi stilisti europei, in contrapposizione alla povertà degli ambienti in cui vivono.

a lato: un dettaglio della casa di Damier. Soprammobili afro su tappezzeria leopardata, per non dimenticare mai la propria terra

tuareg Nomadi che popolano i territori del Sahara, chiamati ‘Uomini blu’ per il loro turbante blu, la tagelmust, che rilascia colore sulla pelle. Ogni casta ha una sua gradazione, indaco per i ricchi, nero per la gente comune e bianco per gli schiavi. 57


zip

È un mitico scooter prodotto dalla Piaggio, che rivoluzionò la mobilità a due ruote. Nato nel 1992, la prima serie fu prodotta fino al 1999. Aveva

raffreddamento ad aria, freni a tamburo ed era contraddistinto da colori pastello, mentre le parti in plastica contrastavano cromaticamente con il resto della carrozzeria. Nel 1993 nacque

lo Zip Fast Rider, che aveva i freni a disco sulla ruota anteriore ed era commercializzato esclusivamente nelle tinte: viola melanzana, giallo sportivo, rosso fuoco e nero.

Il profeta testo di Andrea Marchetti illustrazioni di Elena La Rovere

Prima l’adesivo del vagabondo hippie sulle vespe truccate. Poi l’avvento degli scooter, che l’immancabile tuttologo da bar aveva bollato come “aggeggi senza futuro” e che invece hanno fatto la rivoluzione della mobilità su due ruote È inutile negarlo, ce n’è uno in ogni bar che si possa definire tale: è lui, il tuttologo o, per dirla alla Benni, “Il tennico”, quello che si infila in ogni discussione (ovviamente senza che qualcuno lo abbia invitato o abbia chiesto il suo parere) sciorinando le sue bislacche argomentazioni che spaziano in ogni campo dello scibile umano. Data la sua incredibile capacità di essere presago anche dei più grandi cambiamenti dell’umanità, specie dopo il secondo Negroni, tale nefasto individuo (una figura archetipica nota fin dalla notte dei tempi a tutte le culture più raffinate) viene spesso definito anche “Profeta” (o, più spesso, “Il Profeta” ) da bar. Uno degli incontri che più mi sono rimasti impressi con “Il Profeta” avvenne nell’ormai lontano 1991. Avevo quattordici anni, l’età del cinquantino. Prima di me tutti avevano la Vespa, con tanto di adesivo del vagabondo con la chitarra appiccicato alla bell’e meglio sulla carrozzeria (spesso per nascondere la ruggine o un’ammaccatura) sopra la ruota. Io guardavo con invidia quei ragazzi più grandi che rumoreggiavano in paese coi capelli lunghi al vento, sgasando le vespe vagabonde sui cui facevano salire le ragazze, che mi sembravano tutte bellissime, per poi andarsene con loro in campagna. E li guardavo che si allontanavano con le sigarette e la busta con le birre a tracolla e cercavo di indovinare i baci e le carezze ed immaginavo un’altra vita. In quel periodo tutti i miei amici mi guardavano con sospetto. D’altronde è il prezzo che si paga quando, in un piccolo paesino di provincia, si è più avanti degli altri. 58


mente locale

gli incompresi

“La televisione non durerà. É solo un po’ di luce negli occhi.” o anche “Internet collasserà nel 1996” e “Non abbiamo bisogno del telefono,

ci sono i postini”. Sono solo alcune delle frasi utilizzate per il progetto di comunicazione della Settimana della Comunicazione a Milano (che con l’edizione 2011 ha registrato

più di 20.000 partecipanti ai più di 120 eventi organizzati). Le più importanti invenzioni di tutti i tempi non sono mai state accolte bene, all’inizio.

1860 1991: l’anno del trapasso. Dalle vecchie vespe agli scooter di nuova generazione, che “il profeta” si era ben guardato dal benedire

James Clerk Maxwell Predisse l’esistenza delle onde elettromagnetiche

1870

Mahlon Loomis Registra il brevetto del telegrafo senza fili David Edward Hughes Emette e riceve onde radio per induzione

1880

Heinrich Rudolf Hertz Compie la scoperta delle onde elettromagnetiche

1890

Guardavo con invidia quei ragazzi che sgasavano le vespe in paese coi capelli lunghi al vento Io, infatti, avevo comprato uno dei primi scooter usciti sul mercato: una “Sfera”, il primo scooter della Piaggio, grazie allo sconto dello zio che lavorava proprio alla Piaggio come collaudatore. Me l’avevano subito ribattezzata il “ronzone”, perché era silenziosissima. Rispetto a tutti gli altri cinquantini dell’epoca era come se facesse solo un ronzio. Prima, infatti, eri tanto più “cool” (ma all’epoca si diceva “ganzo”) quanta più confusione faceva la tua Vespa: adesivo del vagabondo, motore truccato ma, soprattutto, una bella marmitta Proma, o Polini. Con la Polini sì che tirava in salita, specialmente se sotto c’era, al posto del cinquantino, un bel 75 con i rapporti corti. Allora ci potevi andare tranquillo in salita, anche in due. Anche la Sfera, a dir la verità, aveva una ripresa clamorosa, che se non stavi attento ti scappava lo scooter da sotto il sedere e, in salita non aveva rivali, anche in due. Ma era svantaggiata per il fatto che era senza marce, e senza frizione, e allora era

un problema fare le impennate. E se non impenni, allora, che ce l’hai a fare il cinquantino? Poi c’è da dire che la Sfera aveva il vano porta casco, ed il display con l’orologio sul cruscotto. Roba da fighetti. Se poi ci mettete che in tutto il paese la Sfera ce l’avevamo in due, e che l’altro era un omino di cinquant’anni. Be’..Insomma, facile immaginare il mio stato d’animo. E allora “Non ne faranno più”, aveva sentenziato “Il Profeta”, con un Mangini in mano (il nome locale dello Spritz, perché al bar l’aveva importato per primo dal Veneto un certo Mangini, noto esperto di bevute e prematuramente scomparso per cirrosi). “Non sanno proprio più cosa inventare alla Piaggio” aveva rincarato la dose. Ed anche i miei amici, in coro “Non ne faranno più” avevano sostenuto. Ed invece, nel giro di poco tempo, c’è stato il boom degli scooter che hanno rivoluzionato la mobilità. Di tutti i modelli giapponesi, e poi di nuovo della Piaggio che ha invaso il mercato con lo “Zip”, di gran moda soprattutto tra le ragazze. Ogni tanto, però, anche “Il Profeta” ci indovinava. Avveniva a cadenze cicliche, tipo una volta ogni morte di papa. E quando succedeva la gente si toccava o faceva tutti gli scongiuri ed i gesti apotropaici del caso perché l’ultima volta che “Il Profeta” aveva azzeccato il pronostico era stato proprio il giorno prima della morte di Papa Woytila. “Finirai a fare il lavapiatti da Pizza Ciro e parlerai l’inglese peggio di quando sei partito” aveva detto a Giovanni qualche mese prima. Ed aveva ragione, ma del resto Giovanni è suo figlio.

Nikola Tesla Fa le prime dimostrazioni di comunicazione senza fili Guglielmo Marconi Registra il brevetto della radio John Ambrose Fleming Sviluppa la valvola termoionica Lee De Forest Inventa l’Audion, oggi noto come triodo a vuoto Guglielmo Marconi Carl Ferdinand Braun Ricevono il premio Nobel per la fisica per il contributo allo sviluppo della telegrafia senza fili BBC Iniziano le trasmissioni radiotelevisive dell’emittente BBC di Londra Julius Edgar Lilienfeld Brevetta il principio del transistor

1900

1910

1920

1930

Edwin Howard Armstrong Brevetta la trasmissione di modulazione di frequenza (FM)

1940

Bell Labs - Walter Brattain John Bardeen Realizzano il primo transistor

1950

Bell Labs - Walter Brattain John Bardeen Ricevono il premio Nobel per l’invenzione del transistor

1960 59


Questa pazza novità testo di Valerio Andrea

LE INVENZIONI DELLA MEDICINA

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Il re è nudo

Eccentrici, perseguitati, plagiati, sfortunati, derisi, vilipesi. Insomma, quasi tutti i geni nascono incompresi Per oltre un secolo è stata lei l’unica e indiscussa regina della notte: la lampadina. La sua storia, però, non è iniziata tanto bene, tra dispute legali sulla proprietà del brevetto - l’invenzione era contesa da Heinrich Goebel, Joseph Swan e omas Edison - e cattivi auspici. Ma si sa: le più importanti invenzioni di tutti i tempi non sono mai state accolte bene, all’inizio certamente. Così, se è conoscenza comune esclamare “mi si è accesa una lampadina!” ogni qualvolta una presunta idea ci balena in testa, è difficile comprendere i meccanismi che hanno fatto recepire o meno i cambiamenti epocali che ogni grande invenzione ha portato con sé. C’è chi è stato additato come pazzo o chi semplicemente si è trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato – chissà che faville avrebbe fatto l’inventiva di Da Vinci nel XXI secolo... - ma ci sono anche invenzioni che sin dal principio hanno spiazzato l’umanità. Ma scoprirsi inventore di un ‘qualcosa’ sta anche diventando un po’ una moda: navigando per internet si scopre che c’è chi si offre di trovare un’utilità per le invenzioni che non ne hanno, ma anche chi fa scattare un piccolo campanello d’allarme. Lo scrittore ambientalista Giovanni Naish ha istituito il Landfill Prize, letteralmente il premio discarica, riconoscimento certamente poco ambito: ogni anno vengono selezionate le dieci creazioni più futili in vendita. Una panoramica? Si passa dalla corda elettrica per saltare al cono gelato rotante, ma non mancano prodotti più mainstream come il videogioco per l’allenamento casalingo Wii Fit. Finita l’era delle grandi invenzioni, arriva l’invasione dei Chindogu, ovvero tutte quelle invenzioni create per risolvere i problemi che non abbiamo... 60

Scoperti nel 1895 dal fisico tedesco Wilhelm Konrad Roentgen, i raggi X vennero ben presto usati in campo medico per diagnosticare ossa rotte, tubercolosi, tumori e problemi dentali grazie alla loro singolare capacità di attraversare la materia. Con questa scoperta, Roentgen si aggiudica nel 1901 il premio

Nobel per la Fisica, il primo della storia. Il nome “X” indicava la loro misteriosa origine. La loro scoperta infatti sembra essere dettata dal caso durante un esperimento sui raggi catodici. In questa lastra le mani del Duca e della Duchessa di York prima della loro ascesa al trono come Giorgio V e Regina Mary.

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Muffa portentosa Se oggi possiamo curare le infezioni con gli antibiotici dobbiamo dire grazie ad Alexander Flemming. Il biologo britannico scoprì infatti che in una piastra di coltura contaminata dalla muffa i batteri non si riproducevano. Era il 1928 ed era nata la penicillina,

antesignana dei moderni antibiotici. La scoperta passò però per molto tempo quasi del tutto inosservata finché dopo la seconda guerra mondiale Howard Walter Florey e Ernst Boris Chain misero a punto un sistema per la sintesi chimica del farmaco. E iniziò la produzione industriale.

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Il sesso libero Una rivoluzione non solo in campo medico ma anche, e soprattutto, in quello sociale è rappresentata dalla pillola contraccettiva. L’introduzione sul mercato avviene negli Stati Uniti del 1960, ma la prima proposta di utilizzare gli ormoni come anticoncezionale risale al 1931 da parte

del ginecologo austriaco Haberlandt. Un’idea ignorata per molti anni, finchè tre medici americani, Garcia, Pincus e Rock, non la sperimentano e commercializzano con successo. Forse i tempi non erano ancora maturi e tutto ciò che si aspettava era l’arrivo dei figli dei fiori?


MENTE LOCALE

LE INVENZIONI DEI MEZZI DI TRASPORTO

LE INVENZIONI DEI MEZZI DI COMUNICAZIONE

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Razzo in partenza al binario uno Con la locomotiva di Robert Stephenson nasce il trasporto ferroviario. Chiamata anche “razzo”, per l’impressionante - per l’epoca - velocità a cui viaggiava, fu il treno ufficiale della prima linea ferroviaria dedicata al trasporto dei passeggeri, la linea Liverpool - Manchester. Costruita nel 1829 dall’ingegnere britannico, vinse negli anni successivi numerose competizioni

La rete delle reti di velocità riservate ai treni. Prima di questo momento le locomotive, decisamente lente, venivano usate solo per il trasporto di carbone e ferro nelle miniere. Il progresso delle locomotive fu molto rapido: nel 1850 i treni inglesi raggiungevano la velocità di 96 km/h. Oggi il treno a levitazione magnetica giapponese sfiora i 581 km/h.

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Topolino e i suoi antenati infatti che in continenti come le Americhe e l’Australia, fosse solamente un gioco per bambini. Usanza dovuta non all’arretratezza della popolazione quanto alla mancanza di animali addomesticati adatti al traino. Treni, auto, biciclette e persino aerei, ad ogni mezzo di trasporto la sua civiltà!

La nascita dei cartoni animati è il risultato di secoli di scoperte e di studi sul movimento e sulla proiezione, come: gli spettacoli di ombre dell’Antico Egitto o della Cina, la lanterna magica di padre Kircher, il fantascopio di Robert, il teatro ottico di Reynaud e il cinematografo dei

Lumière. Sarà poi Emile Cohl a dare vita al primo cartoon nel 1908, finchè negli anni ‘30, accanto alla diffusione della televisione nelle case, imprenditori come Walt Disney raggiungeranno il successo dando il via all’industria dell’intrattenimento.

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Un’invenzione di carattere

Il mondo di Icaro Si chiama Flyer, Aviatore, il primo velivolo a motore della storia. Il progetto si basa sui precedenti studi di aeronautica effettuati dai fratelli Wright sul loro aliante. Dopo numerosi tentativi e mesi di preparazione, il 17 dicembre del 1903, Flyer compirà il suo primo volo prolungato e controllato: un viaggio di 12 secondi per una

Internet è in arrivo. Ma la diffusione massiccia arriva nel 1990 con lo sviluppo del WWW, il World Wide Web, sistema per la condivisione di informazioni ipertestuali. Protocollo HTTP, linguaggio HTML sono le basi di questa rivoluzione. Il boom nella sfera privata si ha attorno al 2000, con centinaia di milioni di computer connessi. Oggi gli utenti si contano a gruppi di bilioni.

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Gira la ruota L’invenzione della ruota risale al V millennio a.C.: in Mesopotamia veniva utilizzata per la lavorazione di vasellame. Le prime ruote erano semplici dischi in legno con un foro al centro per far passare l’asse, tuttavia non tutte le antiche civiltà utilizzano questa scoperta come mezzo di locomozione. Si presume

Le origini di internet risalgono a quelle di Arpanet, ovvero una rete di computer costituita nel 1969 dal Dipartimento della Difesa statunitense. Nel bel mezzo della guerra fredda c’era la necessità di mettere in contatto computer sparsi in diverse sedi e scambiarsi dati. La UCLA e lo Stanford Research Institute furono i primi nodi e ben presto si raggiunse la prima decina.

distanza coperta di circa 40 metri. Insomma poco più che un balzo appena sopra il livello del suolo. Sarà l’avvento della prima guerra mondiale a fungere da propulsore per lo sviluppo di questa invenzione, mentre per il primo viaggio ‘civile’ bisognerà aspettare sino al secondo dopoguerra.

Prima c’erano i pazienti amanuensi, poi arrivò Johann Gutenberg a rivoluzionare tutto: nel 1455 fanno il loro ingresso nel mondo i caratteri mobili. Semplificando, i caratteri, o le decorazioni, venivano intagliate in negativo da blocchi di legno, le matrici, con cui poi si passava al positivo in metallo. Dopodiché

si componevano le pagine e si avviava il processo: era sufficiente imprimere d’inchiostro le guide per poter stampare centinaia di copie di uno stesso volume. Velocità e spese decisamente minori per un numero esponenziale di copie: il tedesco Gutenberg ha contribuito all’alfabetizzazione della popolazione mondiale.

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in rete

Oggi il web pullula di nuovi frequentatori: gli over sessanta, una popolazione che si sta inventando una nuova vita, finita

quella lavorativa. Come documenta l’interessante ricerca “Over 60. Le tecnologie digitali per la generazione matura”, a cura di Nadio Delai, il numero delle pantere grigie in rete

è salito dell’81% negli ultimi 4 anni, mentre l’uso del pc tra le persone di età compresa tra i 60 e 64 anni è passato dal 13,8 al 37,3% e, per la fascia 65-74 anni, dal 5,5 al 9,9%.

La riscossa delle pantere grigie testo di Camilla Wasser

Il fenomeno della maturità assume una nuova centralità nella società contemporanea. Scopriamo cosa ne pensano i “vecchi” baby boomer Changing mind. Bisogna cambiare mentalità per rinnovare la società. Ed è sempre stato vero, ieri come oggi. Ma cosa accade, quando a fare le “rivoluzioni” non è più la romantica e romanzata gioventù, bensì quella parte di popolazione, che a sociologi ed esperti di marketing piace chiamare “pantere grigie”? Ebbene al di là di ogni provocazione, dobbiamo renderci conto che il mondo sta cambiando seguendo coordinate prevedibili, ma alla luce dei fatti inaspettate. La litania dell’invecchiamento della popolazione e della disoccupazione giovanile del resto riempie le pagine dei quotidiani. Ma pochi aggiungono che per il mercato poco cambia. Sì perchè i baby boomer, ossia quella generazione ampia e variegata nata tra la seconda guerra mondiale e gli anni sessanta, sembrano essere i nuovi consumatori del futuro. Per la prima volta scolarizzati in maniera massiva, abbienti, giovani nel corpo e nello spirito. E soprattutto numericamente importanti. Nel definirli le etichette si sommano e moltiplicano. Si parla di young senior o di “invecchiamento creativo” quando si vuole destrutturare l’ormai desueta immagine dell’anziano da “Umberto D”, avvizzito dal tempo e socialmente emarginato. Tutt’altro, oggi il fenomeno della maturità assume una nuova centralità e non solo (per fortuna) per via dell’esperienza lavorativa, del peso degli anni, della saggezza che comunemente veniva attribuita all’avanzare dell’età. Il prota62

gonismo delle “pantere grigie” è più che altro dovuto agli stili di vita e all’incontro con le nuove tecnologie. Molto tempo a disposizione, elevata capacità di spesa, predisposizione a godere dei piaceri della vita. Buona tavola, viaggi, cultura. Ma anche disponibilità a spostarsi per avviare nuovi business sotto l’effige di grandi multinazionali per poi lasciare spazio ad altri. Come dire: si prende, si parte, si va, si sta via qualche mese con la moglie, e poi si torna. Niente di più facile e ragionevolmente economico, visto il periodo di permanenza generalmente più breve rispetto ai più giovani. Novità nella novità. L’entusiasmo per il lavoro non passa, perchè le energie (anche se non per la routine quotidiana) ci sono ancora. Ad essersi trasformato quindi è il concetto stesso di invecchiamento. Parola brutta, anzi bruttissima. Soprattutto per definire un target dall’aspetto fisico curato e dalla mente agile e curiosa. Lo dimostra anche l’incontro con le tecnologie. La rete e i social network sono luoghi dove si passa sempre più tempo. Online per comprare, investire, informarsi, e per ritrovare gli amici, che si riscoprono lustro dopo lustro, sempre tali. Anzi con passioni e interessi rinnovati, che non esitano a condividere pubblicamente, diminuendo drasticamente il divario digitale che solo pochi anni fa distingueva le generazioni di padri, figli e nonni. L’accelerazione del progresso dunque investe tutto, e a noi non resta che dire: long life, young senior!

Domenico e Carla Barbaro 51 anni, imprenditori “Siamo sposati da quando avevamo 23 anni, è successo tutto molto in fretta, abbiamo avuto le nostre figlie a 25 e 29 anni, non ci siamo mai fermati, quando potevamo viaggiavamo sempre, dal mare alla montagna fino alle avventure in barca su per la Loira o in camper con gli amici”. Lui è da sempre legato allo sport e alla musica, si immagina insegnante di golf, la sua più grande passione, lei appassionata di meditazione orientale è anche iscritta ad un corso di danze occitane, amano fare lunghe passeggiate insieme la domenica mattina,


lifestyle

i love kidult

Lo dice il nome stesso: il kidult è un adulto che si comporta come un adolescente, dai gusti musicali e televisivi fino al modo di vestire. Una

tipica condizione psicologica chiamata sindrome da Peter Pan, il nostalgico ricordo di un’adolescenza ormai passata e che si riflette anche nello stile di vita. È così che le cinquantenni

fanno a gara per accaparrarsi l’ultimo ninnolo di Hello Kitty, mentre quelli che dovrebbero essere padri di famiglia rimorchiano alle serate in disco. Ah, gioventù canaglia.

Laura e Luigi Lantieri 53-54 anni, imprenditori Lei torinese d’adozione, lui decisamente camaleontico. La loro vita è stata molto diversa ma con un punto d’incontro: la voglia e soprattutto la capacità di sapersi reinventare. “Ho cominciato a lavorare all’età di 16 anni come apprendista disegnatore in un’agenzia pubblicitaria e poi si sono susseguite un mare di altre esperienze. Ho avuto una serigrafia, un negozio per oggettistica aziendale, un locale notturno, il bar dello stadio Delle Alpi, fino a quello che gestisco ora, all’università di infermieristica Rosmini”. Laura invece si trasferisce da Milano all’età di 24 anni, dopo appena 10 anni ha già un divorzio

alle spalle ma tanta voglia di ricominciare. Si conoscono, basta un anno, e scatta la convivenza. Dicono: “Forse la nostra relazione funziona proprio per il fatto che quando ci siamo conosciuti avevamo entrambi esperienze più o meno belle alle spalle, io mi fidavo di lui anche se usciva tutte le sere, eravamo e siamo indipendenti e felici”. E il tempo libero? Passa tra cene con amici, passeggiate, vacanze al mare e tornei di briscola. Una piccola routine che però dà sempre soddisfazioni. Ma Laura e Luigi sognano ad occhi aperti il momento in cui arriverà la pensione: “Allora sì che ci godremo davvero la vita”’.

immaginano la loro pensione come momento per poter fare tutto quello che il lavoro ora non gli permette. 51 anni suonati, nel pieno delle forze, viaggiatori all’avventura, tecnologici quanto basta per soddisfare gli interessi. Usano i pc portatili, hanno un tablet, che utilizzano più che altro per lavoro, sono entrambi iscritti a Facebook dove in genere parlano con i “vecchi” compagni di scuola, scambiandosi messaggi, foto e curiosità. Lei compra anche su internet quando trova qualche occasione, preferiscono però incontrare i loro amici di persona perchè, dicono, “Internet è troppo freddo”.

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sexual revolution

Come possiamo dimenticarci del Sidenafil? Questo farmaco brevettato nel 1996, meglio conosciuto con il nome di Viagra negli ultimi tempi

ha risvegliato i desideri sopiti di diverse pantere. Secondo la rivista americana New Journal of Medicine, tra i 65 e i 75 una coppia su due fa l’amore e tra i 75 e 85 una su quattro.

eldy

Programma gratuito per l’utilizzo del pc in modo facile ed intuitivo, il desktop ha solo sei bottoni e tutte le funzioni sono in italiano.

nella foto Elisabetta Blandino, ieri sessantottina e femminista sfegatata oggi madre di tre figli: il più grande architetto, quello di mezzo pilota di linea e la terza futura psicologa

Elisabetta Blandino 56 anni, architetto “Vivo in campagna ormai da anni, ma sono sempre stata una donna urbana e indipendente. Sono un architetto, o meglio lo ero quando mi sono sposata. Avevo 23 anni, erano gli anni settanta e tutto era folle. Vestivo glam rock, ascoltavo David Bowie, Iggy Pop, i Roxy Music. Io e Umberto eravamo degli alternativi!” Femminista ieri dai gonnelloni a fiori, Elisabetta è sempre stata una trasformista. E lo è a tutt’oggi: magrissima, biondissima (ricorda vagamente una certa Blondie), in estate il suo capo top è una maglietta dei Sex Pistols, che sfoggia orgogliosamente nelle foto di Facebook. Da cui, a detta dei

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figli, è piuttosto “dipendente”. “Passata attraverso quella fase storica e personale che chiamerei di costruzione, mi ritrovo ora a più di 50 anni con molta voglia di leggerezza. Sì perchè dopo la primissima gioventù, per me l’età adulta è stata piuttosto impegnativa. Nei primi tempi ho lavorato con abnegazione, poi mi sono dedicata alla famiglia in maniera totalizzante fino a non avere neppure un minuto per me”. È così che oggi chatta su Facebook, fa corsi di biodanza, esce con le amiche ed è tornata a vestirsi, come si diceva allora, un pò “smandrappata”. Insomma, non la tipica madama piemontese.

Oggi a fare le rivoluzioni è quella parte di popolazione che sociologi ed esperti chiamano pantere grigie


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il rigattiere

È un’antica corporazione nata nel 1291 dall’unione dei rigattieri e dei linaioli. Allora per rigattiere si intendeva il rivenditore di abiti

usati, un’attività tenuta molto in considerazione tra le fasce meno abbienti della popolazione. Nelle botteghe dei rigattieri si trovavano

anche articoli di maggior pregio: tessuti, tappeti, sete e pellicce, quasi ad anticipare il trend dei negozi di antiquariato moderni.

Post Economy: design o resign? testo di Edoardo Gentile foto di Carlotta Petracci

“Ci sono cose che non si possono comprare” recita un vecchio detto popolare. E se per tutto il resto c’è il denaro, limitiamoci a usarlo come un mezzo per goderci i piaceri della vita. Niente di più vero, soprattutto se si fanno i conti con l’identikit del giovane contemporaneo. Col suo desiderio di ‘dolce vita’ a tutto tondo, che ben si adatta anche alla casa. Ops. Appartamento. In affitto, naturalmente. Ed eccoci di fronte al cabinet de curiositès dei bei tempi andati tornato improvvisamente attuale: un sapiente mix tra arredamento Ikea e oggetti recuperati qua e là. La nobil arte del rigattiere che diventa pan per le tasche dello spiantato. Si perché portafoglio vuoto non è affatto sinonimo di mobilia da discarica. L’imperativo oggi è: riutilizzo. È così che un giorno una tubatura si sveglia lampada e un vecchio paio di sci appendino. L’economia che non cerca più la fugacità del consumo, si fa più aperta, collaborativa e possibilista. Come sul web, dove c’è chi scambia il proprio sapere e le proprie abilità o come gli swap party dove un capo non passa mai di moda, ma di mano in mano. Eh sì, migliaia di persone in tutto il pianeta disposte a un cambiamento radicale, e tutto in nome dell’austerity. Benvenuti allora nella rivoluzione leggera, benvenuta Post Economy.

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interior design in basso a destra: tavolo da ping pong reinventato tavolo da pranzo; a lato: telo mimetico pensato come copertura da letto a baldacchino, per creare un rifugio protetto dove appartarsi anche in casa

resign

Ăˆ una formula e metodologia di lavoro fondata nel 2007 da Andrea Magnani, Giovanni Delvecchio e Elisabetta Amatori per tutti i designer che credono nel valore simbolico degli oggetti. I principi alla base di questa nuova visione del design sono: sostenibilitĂ , importanza delle

relazioni e condivisione. Il modello di ‘bottega 2.0’ si basa sulla condivisione delle conoscenze e il saper fare. I resigners creano progetti e prodotti dando una seconda vita agli oggetti, reinterpretandoli e risignificandoli. Scarti, difetti e rottami rinascono in tavolini, lampade e cassettiere. 67


a destra: dettaglio sedia in spago di plastica, Resign; in alto, cucina con cimeli vintage e vecchie pubblicitĂ ; cucina Ikea e una magnifica salta fossi verde militare

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interior design

la vita delle cose

Le cose sono portatrici di idee, sentimenti, relazioni. Rappresentano una continuità generazionale, un ponte tra collettività e individuo, ci

mettono in contatto con la realtà. In questo saggio che tocca classici del pensiero, opere d’arte, feticismi e nature morte, Remo Bodei ci ricorda che la memoria delle cose non può

andare perduta. Un inno dunque al suo recupero, perchè se saremo in grado di conservare il suo significato e farlo nostro sarà il nostro mondo quotidiano ad acquistare profondità e valore.

a sinistra: salotto con divani di famiglia e mobili recuperati tra mercatini e svuota-cantine; a destra: Lettera 25 Olivetti; giornalino propagandistico del PCI; tavolo in legno Resign

post economy

C’era una volta l’economy. Poi arrivò il mercato globale, l’abbattimento dei costi di gestione, l’abbandono dello spazio fisico. L’economia e industriale divenne Old perché al suo posto si era avvicendata la New: beni immateriali, idee innovatrici, spazi virtuali. Silicon Valley era l’Eden. High-Tech, Dot-Com, Start-Up divennero parole d’uso comune. Era un mercato competitivo ma giovane e (quindi) estremamente immaturo. Così quando arrivarono il crollo del Nasdaq, quello delle Torri e, di seguito, del PIL (che aprì le porte alla recessione) calò per sempre il sipario sulla New Economy. Oggi si volta pagina. L’economia è scesa dal piedistallo e nuovi stili di vita sono venuti alla luce. Parlano di rallentare la circolazione del denaro, di collaborazione di massa, di rivoluzione verde, di risparmio energetico. È una nuova visione del mondo che ne raccoglie tante altre. Prendono il nome di Wikinomia, Slow Money, Green Economy, Low-Cost, Peer Production, Lusso Accessibile, Folksonomia etc. È il ritorno alla realtà dopo la grande abbuffata degli anni ‘80, le sbornie delle dot-com degli anni Novanta e l’annus horribilis che ci siamo lasciati alle spalle. 69


oscar niemeyer

Maestro dell’architettura moderna, pioniere del cemento armato, scultore di edifici. Per Brasilia Niemeyer progettò in pochi mesi un

gran numero di edifici residenziali, commerciali e di governo, di cui i più celebri sono il Palazzo del Congresso e la Cattedrale. I suoi progetti riuniscono il purismo del primo razionalismo

con il surrealismo simbolico: ecco che i pilastri della cattedrale sembrano delle braccia protese al cielo, mentre le conche del palazzo simboleggiano la Donna e Madre Terra.

Brasilia? No, Sicilia testo e foto di Carlotta Petracci

Abbandonate le rotte conosciute sotto il solleone l’utopia di una nuova città. Storia di un monumento incompiuto tra le macerie e le rovine seppellite nel Belice 1968. Trema la terra per far largo all’utopia. Così almeno potremmo dire, retrospettivamente, passeggiando tra le sparse rovine della bella Gibellina. Quella nuova, di encomiabili natali, e quella abbandonata dai suoi stessi abitanti. Sicilia, Belice, riarsi dal sole e Gebel-ain, l’“occhio del monte”, la città che dominava dall’alto la valle. Tutto finito, con quel terremoto. Tutto daccapo, come sogno d’artista. Sì, perchè la controversa sorte della cittadella montana dell’entroterra siciliano sta ancora una volta nella frattura tra reale e immaginario. Tra lo scorrere della vita e il museo a cielo aperto. Ma partiamo da più indietro. 15 gennaio 1968, un terremoto scuote l’isola nel profondo, cancellando quasi completamente Gibellina e altri cinque paesi del Belice. Lasciandone semidistrutti quindici, con più di quindici mila famiglie senza casa. La fine del mondo e l’inizio di una ricostruzione infinita. Eppure non è questo il pensiero, quando ancora lontano, dall’autostrada, si vede svettare la stella. L’omaggio che Pietro Consagra fece alla città nuova. L’unica porta d’accesso. Una stella barocca e festosa, per ricordare, celebrare e per raccontare la storia del territorio e della Sicilia. Il rimpatrio degli “americani”, così erano chiamati gli immigrati 70

del paese a stelle strisce. Se si ha la possibilità di guardarla dall’alto, invece, Gibellina Nuova appare come una farfalla. Dispersiva e sfuggente. Non vi è nulla di compatto. Strade che finiscono nel nulla, spazi aperti inaspettati, opere d’arte collocate in punti non chiari della città. E un perenne senso di smarrimento, dato dalla percorrenza di una pianta ellittica, a tratti interrotta.

Gibellina Nuova: una biennale d’arte o un cimitero d’artista en plein air? Nessuna traccia chiara delle cinque piazze che avrebbero dovuto unificare la nuova urbanizzazione, dando forma e ritmo alla comunità. Spazzata via l’identità architettonica della città vecchia, tradizionale e contadina, seppellite sotto il Cretto di Burri tutte le macerie, la città nuova appare oggi come un pensiero incompiuto. Una democrazia mai realizzata.

Forse, un laboratorio dell’immaginario? Una biennale d’arte contemporanea o un cimitero d’artista en plein air? Effettivamente questo è ciò che rimane di quell’ideale che auspicava una fusione tra arte e quotidianità. 52 opere firmate da nomi altisonanti, dal già citato Pietro Consagra a Pomodoro, da Venezia a Purini, da Melotti a Mendini, da Gregotti a Samonà, solo per citarne alcuni pescando casualmente a piene mani dalle carte dell’epoca e dalle targhette sui monumenti, fino alla meravigliosa chiesa di Quaroni, crollata poco dopo essere stata inaugurata. Sì, questo è ciò che si può ammirare a Gibellina. Non un’anima. Non una vita di paese. A malapena due supermercati, due bar e una gran quantità di architetture mai terminate. A quarant’anni di distanza per molti Gibellina è un fallimento. Un frammento abbandonato di quella tensione progettuale che percorreva l’architettura degli anni settanta e contro la quale posteri e pensieri postumi amano scagliarsi. Ma poi c’è anche l’altra faccia della medaglia. Quella di chi si mette in marcia, affamato di visioni. Che sotto il sole di Sicilia, là in quel deserto sociale che contraddistingue tutte le città di nuova fondazione, cerca l’utopia. La sua nostalgia museificata, il suo credo meravigliosamente decaduto.


portfolio

14 gennaio 1968

È la data in cui Gibellina vecchia viene rasa al suolo da un terremoto. Per la ricostruzione della cittadina il sindaco decide di ‘puntare sull’arte’

invitando diversi artisti a parteciparvi. La città ben presto si trasforma in un laboratorio di sperimentazione artistica: decine sono gli artisti e centinaia le loro creazioni sparse su tutto il territorio.

stella del belice

È ‘l’ingresso’ della città di Gibellina, una scultura di Pietro Consagra, alta 24 metri e realizzata nel 1981 in acciaio inox.

La Chiesa Madre, costruita dall’architetto Ludovico Quaroni nel 1970, nel punto più alto di Gibellina Nuova. Il progetto fu completato da Lucia Anversa nel 1972. La sua geometria rappresenta una grande novità, sia per lo schema tipologico dell’edificio sia per il rapporto col luogo, sia per il linguaggio architettonico

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gibellina nuova

Sorta sul modello delle cittĂ -giardino, ha una pianta ellittica e centrifuga, molti spazi aperti, un tracciato viario fuori misura, nessun centro

Le varie funzioni sono raccolte e distribuite all’interno di un parallelepipedo a base quadrata, mentre il centro simbolico è rappresentato dalla grande sfera di cemento

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aggregante dove convergano le strade, costruzioni a due piani che si aprono su vasti spazi pedonali. Gibellina è un museo vivo, un laboratorio di

scultura contemporanea, dove le opere sono diventate riferimenti del percorso quotidiano, elementi di orientamento e differenziazione tanto


casa e famiglia

più importanti quanto più la forma della città è dispersiva e sfuggente. Le opere stesse sono state donate dagli artisti e così si è costituita in

pochi anni una collezione, l’unica di arte contemporanea in Sicilia, che anche per la sua attività espositiva rappresenta un centro di attrazione

per la gente del trapanese e del palermitano. A tutt’oggi Gibellina è un grande cantiere, un organismo che cresce e che muta.

Il 15 agosto 1994 crolla la copertura del tetto. I lavori di restauro iniziano nel 2002 e terminano nel 2010. Il 28 marzo, durante la domenica delle Palme, la chiesa viene riconsegnata ai fedeli

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PubblicitĂ


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2012: quale casa? Un punto e a capo sul mercato immobiliare in Italia. Dalla parte di chi lo conosce, lo ha anticipato e lo ha visto crescere. Strategie e tendenze per chi cerca casa sul web, sui social, per le vacanze e in città

La piazza virtuale Col completamento dell’acquisizione da parte di Rea Ltd, Casa.it diventa leader incontrastato. Ecco come il portale di ricerca più conosciuto d’Italia si è trasformato negli anni nel principale attore dell’alfabetizzazione digitale del mercato immobiliare

Dal litorale alle Alpi Un viaggio tra le città, le spiagge e le vette più gettonate dell’anno. Per una vacanza all’insegna dello svago e della cultura, ma che non dimentica il piacere di chi vuole sentirsi a casa


La piazza virtuale testo di Camilla Wasser

Mercato immobiliare e mondo digitale: la grande svolta. Il primo semestre 2012 registra risultati da record per Casa.it Tutte le autostrade della rete portano a Casa.it. E non sono solo i numeri a testimoniarlo, 7,8 milioni di euro di fatturato nel primo semestre, ma anche l’acquisizione al 100% da parte di Rea Ltd. Il 2012 si apre con grandi novità e con una crescita senza precedenti, ma che nelle parole del suo Amministratore Delegato Daniele Mancini “E’ solo l’inizio”. “Il digitale in Italia ha grandi potenzialità, perchè cercare casa in rete sta diventando una pratica più che naturale. Economica per chi cerca e per chi offre”. I tempi si accorciano, le opportunità si moltiplicano e sembrano quasi preistoria quei giornaletti di annunci con elenchi infiniti di case senza una foto e quel tipico peregrinare di via in via per un appuntamento al buio. Sì la rete è luce. Ci immette in un mondo conosciuto dove scegliere diventa più facile e immediato. È questo il messaggio vero e proprio. “Investiamo per esserci, sempre e dovunque. Il nostro marchio gira in rete attraverso una molteplicità di canali, per raggiungere target molto differenziati. Il marketing è la nostra forza, i contenuti la nostra cifra distintiva, la cultura digitale la nostra promessa”. La missione è chiara, far conoscere il marchio a tappeto per innescare nella mente delle persone un effetto immediato di fronte a un bisogno comune e quotidiano: cercare casa. “Le agenzie 76

immobiliari devono capire che se investiamo e reinvestiamo in marketing e comunicazione è per loro. Se Casa.it anzichè essere una directory com’era in passato è diventato il portale immobiliare più conosciuto d’Italia è perchè abbiamo scelto la via della piazza virtuale. Casa.it oggi è un luogo di incontro, di scambio e di commercio”. È un mercato digitale, dove più sei bravo a parlare, più le tue merci luccicano, maggiori saranno i tuoi affari. “L’enfasi e l’impegno che mettiamo nella diffusione dell’alfabetizzazione digitale ha ragioni solide. Se tutto oggi comunica, le tecnologie convergono e il mondo diventa progressivamente sempre più smart, dobbiamo capire come utilizzare tutti i linguaggi del digitale a nostro vantaggio. I contenuti sono il punto di partenza. Tante e belle fotografie, annunci chiari e accattivanti. La rete offre la possibilità di raggiungere un pubblico molto più ampio di qualsiasi altro media, ma è self-appointed. Quindi per farsi trovare e scegliere, bisogna investire per primi in una comunicazione efficace”. Farsi conoscere e costruire il consenso è la missione di Casa.it ma deve esserlo anche di chi sceglie la sua piazza virtuale. La morale è semplice: la rete non perdona il “cattivo contenuto”. Ma per chi sceglie di abbracciarla apre porte, conoscenze e opportunità. A voi la scelta.


casa.it

Identikit il portale immobiliare più conosciuto d’Italia Lanciato nel 1996, Casa.it è il portale immobiliare più famoso d’Italia con oltre 4.100.000 utenti unici (4.114.609 fonte Nielsen SiteCensus marzo 2012), che raccoglie l’offerta di più di 14.000 agenzie immobiliari affiliate, di 3.000 inserzionisti privati e costruttori edili. Dal 2007, Casa.it è ufficialmente entrata a far parte del gruppo REA Ltd, società che fa capo al gruppo News Corp. Nato a Melbourne, Australia, nel 1995, oggi il gruppo REA è divenuto uno dei più grandi operatori a livello internazionale nell’intermediazione immobiliare online. Quotato alla borsa australiana nel 2011, ha generato ricavi per 2.384 milioni di dollari australiani.

4.100.000

Utenti unici

14.000

Agenzie immobiliari affiliate

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Leadership di mercato

3.000

Inserzionisti privati

Casa.it conferma la propria leadership registrando un distacco dai principali competitor in termini di utenti unici: +74% rispetto al principale competitor e +137% rispetto al terzo.

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Cercare casa

Crescita dell’ARPA

con tablet e smart phones Sono oltre 4.100.000 gli italiani che ogni mese si affidano a Casa.it per la ricerca della propria abitazione in rete utilizzando il pc e 300.000 coloro che cercano casa tramite mobile, di questi più del 75% sceglie di connettersi utilizzando il sistema operativo di Apple o Android. Smartphone e tablet rappresentano oggi strumenti indispensabili per l’accesso alle informazioni e Casa.it non poteva non assecondare questa direzione del mercato. Nasce così, la nuova App per iPhone, iPad e dispositivi Android, attraverso cui cercare l’immobile dei propri sogni. Come sottolinea Daniele Mancini, Amministratore Delegato del brand: “Nella frenetica vita di oggi, emerge sempre di più l’esigenza da parte degli utenti di ottimizzare al meglio la gestione del proprio tempo, sapendo sfruttare tutti i momenti, persino le lunghe corse in metro, le code alle casse e le infinite soste ai semafori. Stando agli ultimi dati Audiweb di settembre 2011, sono infatti oltre 9 milioni gli italiani che in media al mese si connettono da smartphone per soddisfare le loro esigenze quotidiane”. Con l’App Casa.it si possono ricercare immobili in vendita o in affitto e visionare i dettagli degli annunci; vedere le foto dell’immobile in formato panoramico; cercare le case vicine alla propria posizione; trovare il percorso per raggiungere l’immobile scelto; chiamare l’agenzia o contattarla via mail immediatamente.

altro dato significativo a dimostrazione del valore riconosciuto dalle proprie agenzie partner è una sensibile crescita dell’ARPA del 49% raggiungendo i 122 euro al mese rispetto al precedente periodo.

Il gruppo Casa.it 100% Rea Lo scorso dicembre 2011, Rea Group ha annunciato che la filiale europea ha completato l’acquisizione di Casa.it. L’operazione, del valore di circa 7 milioni di euro, è stata portata a termine con successo attraverso l’acquisizione del 30% delle quote di Casa.it ancora detenute da a SKY Italia, entrando a far parte al 100% del gruppo Rea Ltd, società che fa capo al gruppo News Corp. “L’acquisizione del 30% delle quote di Sky da parte di Rea Group sottolinea la strategicità del mercato immobiliare italiano nello scenario internazionale,” ha dichiarato Daniele Mancini, “La volontà di Rea Group è quella di proseguire sulla strada della specializzazione del business immobiliare. In un momento di difficoltà economica come quello attuale, il modello di Casa.it, che mira a privilegiare il dialogo con le agenzie immobiliari partner, si è dimostrato vincente come dimostrano i dati degli ultimi mesi: aumento del 113% del fatturato nell’anno fiscale 2011 pari a 12 milioni di euro, incremento del 16% delle agenzie immobiliari partner pari a oltre 14.000, incremento del 55% di utenti unici, pari a 4 milioni rispetto al 2010”. 78

200 euro al mese E’ l’investimento medio richiesto alle agenzie immobiliari per poter pubblicare all’incirca 60 annunci sul portale di Casa.it. Un costo-beneficio molto alto se paragonato a quello di altri media: printing e volantinaggio, di norma utilizzati nel mondo immobiliare.


casa.it

I successi

7,8 milioni di euro, è il fatturato del primo semestre 2012. Un traguardo importante, soprattutto se paragonato al fatturato annuo di soli tre anni fa (3.000.000 di euro) che attesta il potenziale di crescita del digitale, ancora agli albori in Italia e dimostra apertamente l’efficacia delle strategie di business e di marketing del marchio.

il boom del primo semestre 2012 Risultato da record per l’Italia. Una crescita del 51% dei ricavi, rispetto al primo semestre dello scorso anno fiscale, pari a 7,8 milioni di euro e un EBITDA positivo pari al +3% del fatturato dei primi sei mesi. “I risultati raggiunti ci rendono davvero orgogliosi e consolidano la nostra leadership sul territorio nazionale come principale portale immobiliare. In un momento di grande contrazione del mercato Real Estate come quello attuale il digitale è l’unica risposta valida” ha dichiarato Daniele Mancini, Amministratore Delegato di Casa.it. “Siamo fieri di essere diventati il driver del mercato italiano e i promotori della sua internazionalizzazione”.

Tu come la vedi Casa.it e il concorso lanciato nelle case dei tifosi juventini Dopo la sponsorizzazione della stagione ecco come il portale immobiliare più conosciuto d’Italia incontra la squadra più amata d’Italia. Un concorso rivolto a tutti i tifosi bianco-neri, invitati a postare un family portrait sulla pagina di Facebook della Juventus per raccontare in uno scatto come si guarda la partita e si tifa per la propria squadra del cuore. E dopo poche ore fioccano i “mi piace”, nella sola mattinata più di 23.000, e un mare di commenti sulla gallery fotografica che riporta rigorosamente in ogni foto la firma di Casa.it. Gira il marchio gira!

250.000 Visitatori al giorno

Cliccatissimi 4.100.000 di utenti unici oggi, quando solo tre anni fa erano 800.000, per un totale di 250.000 visitatori al giorno che cercano casa sul portale di Casa.it, che con questi numeri da capogiro si attesta al trentaquattresimo posto tra i siti più visitati d’Italia.

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Dal litorale alle Alpi testo di Isabella Tulipano

Per chi cerca casa anche in vacanza, le destinazioni top del 2012. Gli scenari più belli, le città da visitare. Parola di Solo Affitti Vacanze

Dall’esperienza del franchising leader delle locazioni Solo Affitti, è nato un nuovo marchio specializzato nel settore dell’affitto turistico: Solo Affitti Vacanze. Sono 40 milioni i turisti italiani e stranieri che preferiscono l’affitto come soluzione per le proprie vacanze, per loro Solo Affitti mette a disposizione la professionalità, la competenza e le garanzie offerte dalla notorietà del marchio, unitamente alla presenza capillare delle agenzie specializzate diffuse su tutto il territorio nazionale. Alla presenza delle oltre 300 agenzie sul nostro Paese, si vanno ad aggiungere le agenzie viaggi ed i network turistici con i quali Solo Affitti Vacanze continua a stringere partnership ed a stipulare collaborazioni, mettendo a disposizione per la prenotazione un portafoglio di oltre 3.000 immobili in costante crescita. Proprio alle agenzie viaggi che scelgono di far parte del network Solo Affitti Vacanze, vengono offerti: • una visibilità d’eccezione, grazie alle numerose campagne pubblicitarie nazionali promosse in TV, negli stadi durante incontri calcistici di serie A e attraverso tante altre sponsorizzazioni • gestione delle prenotazioni online • assistenza dell’area back office • materiale di comunicazione e di personalizza80

zione per l’agenzia • possibilità di inserire immobili di propria acquisizione sul sito, rendendoli così visibili all’intera rete Solo Affitti. Oltre alle agenzie viaggi, Solo Affitti Vacanze rivolge il proprio business anche ai proprietari di strutture che curano ricettività extra-alberghiera, offrendo così la possibilità di entrare in una vetrina esclusiva che conta oltre 3.000.000 di utenti annui e di usufruire di formule di tutela del proprio immobile. Per ciò che riguarda l’offerta turistica proposta da Solo Affitti Vacanze, il ruolo da protagonista viene senz’altro rivestito da strutture presenti sul territorio nazionale; da Nord a Sud, all’interno del ricco portafoglio immobili si possono trovare soluzioni per tutte le esigenze: case e chalet in località montane, appartamenti situati nel cuore delle città d’arte, soggiorni estivi nelle più rinomate località di mare, vacanze all’insegna del benessere in strutture termali ed anche casolari e ville nelle più belle colline d’Italia. All’interno di questo ampio e variegato scenario, quattro sono in particolare i luoghi che esercitano maggior attrazione, che riconfermano essere prediletti dai clienti di Solo Affitti Vacanze.


solo affitti

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COURMAYEUR Il turismo invernale vede in Courmayeur la meta maggiormente gettonata. Questo splendido paese sito nel cuore della Valle D’Aosta e posto ai piedi del Monte Bianco a circa 1.200 metri di altitudine, offre l’opportunità di vivere splendide settimane bianche. Courmayeur è senza dubbio rinomata come paradiso dello sci, con i suoi cento chilometri di piste di varia difficoltà ed adrenalinici fuori pista, e di altri sport invernali come pattinaggio, hockey, curling, cascate di ghiaccio e persino golf sulla neve. E nei momenti di pausa tra le varie attività, ristorantini e rifugi rappresentano il luogo ideale per godere anche delle delizie locali e rilassarsi davanti ai maestosi panorami delle montagne valdostane. In questi caratteristici scenari, le proposte che Solo Affitti Vacanze può offrire si differenziano in baite e chalet dislocati anche nelle località vicine ed altrettanto note, tra le quali: Pré Saint Didier, Morgex, La Salle.

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SALENTO Parlando delle vacanze estive, sicuramente nel panorama delle località presenti nel portafoglio immobili Solo Affitti Vacanze, grande apprezzamento viene rivolto al Salento. Tra scenari mozzafiato, e spiagge di sabbia finissima e chiara, tanto ammirate da essere rinominate “le Maldive del Salento”, diverse sono le località nelle quali Solo Affitti Vacanze può assicurare soggiorni in case, villette ed appartamenti siti sulle più belle coste Salentine; tra queste: Torre Pali, Pescoluse, Torre Vado, Gagliano del Capo.

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SIRACUSA Sempre in merito all’estate ed alle più apprezzate località di mare, non poteva mancare l’amata Sicilia con la sua Siracusa, una delle più belle città di mare che si affacciano sul Mediterraneo. Divisa tra la parte più antica rappresentata dall’Isola di Ortigia, ed una parte di più nuova espansione, Siracusa possiede tutto il fascino di una città ricca di storia e di monumenti da visitare ma, al tempo stesso, di una città piena di spunti per divertimenti e per godere del totale relax che il suo mare può offrire. Ed a proposito di mare, ciò che assolutamente non si può perdere di Siracusa sono le spiagge di Fontane Bianche (definita i “Tropici del Mediterraneo”) ed Arenella: splendidi territori incorniciati da mare limpido, sabbia bianca e fascinose scogliere. Qui si possono trovare stabilimenti balneari dotati di tutti i comfort necessari per trascorrere giornate all’insegna del relax, ed anche locali posti alle spalle della spiaggia, ideali per concludere le serate in totale divertimento.

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TOSCANA Le vacanze che invece puntano al benessere, al relax ed alla cultura fanno della regione Toscana il centro più apprezzato e ricercato. Il tema della cultura è sicuramente legato alla tendenza del soggiorno nelle più importanti città d’arte e, in questo caso, Firenze rappresenta sicuramente una delle più belle mete culturali della nostra penisola. Con il suo centro storico patrimonio dell’UNESCO, le numerose chiese, la rinomata architettura e gli indimenticabili musei, Firenze si riconferma essere tra le città d’arte più visitate, anche per piccoli soggiorni che permettono di immergersi nella splendida atmosfera della città culla del Rinascimento. Ed è per questo che Solo Affitti Va82

canze offre proposte diverse, in grado di soddisfare differenti esigenze: è possibile soggiornare più economicamente in appartamenti dislocati in vari punti strategici della città, oppure scegliere la soluzione in Residence, nel cuore della città, con tutti i servizi ed i comfort che una struttura organizzata può offrire. La Toscana è poi la regione più amata anche per i suoi paesaggi e per il relax che si può godere nelle sue incantevoli campagne; anche in questo caso Solo Affitti Vacanze dispone di una variegata offerta di casolari e di ville con piscina, affittabili da gruppi di amici o da più famiglie, interessati a vivere in tranquillità ed in compagnia un momento di pausa e di vacanza.


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giro d' italia

Feste e folklore

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Nei paesini più sperduti d’Italia

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Il carnevale di Viareggio Toscana

Il carnevale a Pasqua Emilia Romagna

Riti settennali di penitenza Campania

Tra donnine seminude, costumi straripanti di pailettes e carri colorati, sembra quasi di stare a Rio, invece ci troviamo a Gambettola, provincia ForlìCesena, dove il carnevale si è deciso di celebrarlo il lunedì di Pasqua. Sarà per avvicinarsi un po’ al tepore della città subtropicale? Nell’ultima edizione sono accorsi quasi 350.000 spettatori. Parliamo del Carnevale di Viareggio, piccolo paese della Versilia che ogni anno ospita la sfilata di carri più spettacolare della penisola. La tradizione si porta avanti dal 1873, quando i cittadini decisero di mascherarsi per protestare contro le troppe tasse, poco dopo sono comparsi i carri allegorici, modellati interamente in cartapesta, che ancora oggi colorano le strade.

02 Mamoiada Sardegna Curvi sotto il peso dei campanacci, con il volto coperto da una maschera deforme e il corpo da pellame, si muovono lenti, il passo cadenzato dai campanacci. Non sono mostri bensì Mamuthones, figure tipiche del Carnevale di Mamoiada, in Sardegna. Fanno la loro apparizione ogni anno il 17 gennaio, in occasione della festa di Sant’Antonio, un rito che si tramanda da tempi immemori.

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04 Il presepe vivente di Genga Marche Vanta la più grande estensione al mondo: una superficie di 30.000 mq, che si arrampica su per la Gola di Frasassi. Dal 1981 vengono coinvolti più di 300 figuranti per far rivivere la rappresentazione della nascita di Gesù bambino. Lungo il sentiero che porta alla natività si trovano fabbri, botteghe, pastori e calzolai, tutte attente rivisitazioni delle arti e dei mestieri dell’epoca.

06 La battaglia delle arance Piemonte Si dividono in quartieri, indossano armature ed elmetti per affrontarsi in una battaglia all’ultima buccia. È il Carnevale storico di Ivrea che, con la sua battaglia delle arance, affonda le radici nelle tradizione popolare medievale e nella volontà di rivoltarsi contro l’oppressione dell’esercito napoleonico. E non scordatevi di indossare il berretto frigio, pena una scarica di arance.

07 Festa di Santa Rosalia Sicilia

Desiderio di protagonismo o reale pentimento, quello che conta è che ogni 7 anni i ‘penitenti’ si radunano nel paesino di Guardia Sanframondi, Benevento, per percuotersi il petto con una spugna ricoperta di spilli. L’ultimo anno, il 2010, erano in 1200 a sfilare nelle strade del paese, protetti dall’anominato del saio bianco e con il torace grondante di sangue.

09 L’infiorata di Genzano Lazio Questo piccolo paesino dei colli romani, durante la festa del Corpus Domini, si ricopre letteralmente di fiori. L’infiorata prevede infatti la copertura di una superficie di 1890 mq, un vero e proprio tappeto floreale lungo la via e la piazza principale. Il tutto diviso in 13 ‘quadri’(ogni quadro misura 7x14 m) riempiti da petali a formare disegni complessi. I calcoli prevedono circa 500 quintali di petali all’anno.

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La Segavecchia Emilia Romagna

Festa dei Ceri Umbria

La leggenda narra che una giovane sposa gravida peccò in periodo di Quaresima mangiando un salsicciotto: fu condannata ad essere segata a metà. Il giorno del giudizio, per non farsi riconoscere, si camuffò da vecchia. Oggi la ‘Vecchia’ è alta 5.10 metri, trainata su un carro sino ai boia che la squartano simbolicamente in due. Dove? A Forlimpopoli, piena Romagna.

In siciliano è chiamata ‘u fistinu’, la celebrazione che si svolge ogni 15 luglio a Palermo, dedicata a Santa Rosalia, colei che salvò la città dalla peste nel lontano 1624. Da allora il carro della Santa viene portato in trionfo, assumendo di anno in anno dimensioni sempre più notevoli: da vascello settecentesco a nave intarsiata di Swarovsky, passando per montagne di rose rosse.

A Gubbio, il 15 di maggio, si svolge la Festa dei Ceri. I ceri sono in realtà tre grosse macchine in legno, dal peso di 300 kg l’una, che vengono portate in corsa attraverso le vie della città, una sorta di staffetta, a dirla tutta alquanto faticosa, tra i baldi del paese, circondati da un bagno di folla festante in applauso. Ah, cosa non si fa in onor di tradizione!


sopravvivenza urbana

10 REGOLE PER

Quando i geek vanno in vacanza si trasformano in flashpaker. Si tratta fondamentalmente di un’evoluzione del backpacker: solo con un po’ più di soldi e gadget appresso. Se una volta bastava uno zaino con sacco a pelo, oggi necessitano valigie e connessione Wi-Fi illimitata. La nuova frontiera del turismo è dietro l’angolo...

illustrazioni di Undesign

Una vacanza da perfetto flashpacker. Tra tecno-amici e ostelli a quattro stelle

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alleggerisciti

porta con te i tuoi ‘giocattoli’

La prima basic rule è mai portarti ciò che potresti trovare facilmente sul luogo, elimina cibo e vestiti, salva spazio per l’indispensabile.

Ovviamente quelli hi-tech: smartphone, notebook, fotocamera, iPad e usb pen.

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hyper-connected

Videochiama su Skype, chatta su Facebook, uploada le foto su Instagram e aggiorna Twitter. Un vero flashpacker non perde mai il contatto con il mondo virtuale.

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mai a corto di contante

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mai a corto di energia

Con tutti questi gadget, c’è sempre bisogno di ricaricare le pile, per questo è meglio procurarsi uno zaino a energia solare!

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travel better

Altro che autostop o viaggi clandestini, sempre meglio avere una carta di credito con sé, meglio se ricaricabile.

Da vero dandy tecnologico, il flashpacker non si sbatte a fare 20 ore di bus, molto meglio aggiornarsi sugli ultimi low cost in offerta.

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improvvisa

contro gli imprevisti

La prossima meta del tuo viaggio è stata eclissata da uno tsunami? Poco male, il flashpacker organizza la vacanza a seconda del mood giornaliero (e del tempo...).

Tastiera impermeabile e scheda memoria waterproof: perchè neanche un uragano può cogliervi alla sprovvista!

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coccolati

Se gli antenati backpackers erano noti per la loro non-igiene, il flashpacker non dimentica mai dentifricio e deodorante, rigorosamente eco-friendly

always ask

Perché accontentarsi di una pulciosa stanza d’ostello in condivisione? Chiedete sempre se sono disponibili stanze private, meglio se con connessione Wi-Fi e televisione.

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le giovani marmotte

Lo scoutismo nasce in Inghilterra nel 1907 dalla mente di Robert BadenPowell. Il movimento è apolitico e aperto a tutti e rappresenta la più grande

la parola stessa, il boy scout è un giovane esploratore che ‘impara facendo’: le giornate si svolgono all’aria aperta, immersi nella natura, tra attività fisiche e di gruppo.

organizzazione di educazione non formale: nel mondo esistono almeno 540 associazioni con più di 28 milioni di scout e 10 milioni di guide su 216 paesi differenti. Come suggerisce

SCUOLA DI SOPRAVVIVENZA

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testo di Angelo Santachiara illustrazioni di Undesign

Tutti pronti per la fine. Esplode la mania della vita selvaggia. Ecco come diventare un perfetto survivor o un ottimo boy scout

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Tutto il mondo ne parla e in tv i programmi dedicati all’argomento spuntano come funghi. L’uomo si pone di fronte alla sfida più antica del mondo: sopravvivere. Immaginate se un terremoto vi isolasse dal resto del mondo o se il vostro aereo precipitasse su un’isola deserta, proprio come Lost, sareste in grado si sopravvivere senza supermercati, acqua corrente e tutte le commodities del caso? Gufate a parte, i corsi di sopravvivenza in Italia sono decisamente sovraffollati ed esistono vere e proprie scuole che vi insegnano il ‘come’. Corsi base o avanzati, i prezzi oscillano dai 250 ai 1200 euro, comprensivi di affitto dell’area, noleggio dell’attrezzatura e assicurazione. Gli argomenti trattati vanno dalla costruzione di ripari al primo soccorso e trattano persino l’aspetto psicologico: sì, perchè un survivor che si rispetti è prima di tutto deciso e sicuro di sé. Via i mammoccioni, che l’avventura cominci!

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Home sweet home

Il bene più prezioso

Non esistono regole fisse per la costruzione di un riparo, ma bisogna tener conto di alcune norme fondamentali: stare lontani dai pericoli naturali come valanghe, piene o cadute massi, tenersi vicini invece agli approvvigionamenti (acqua, cibo, legna) e soprattutto visibili agli eventuali soccorsi. Pronti a piantare le tende?

Se è vero che il fisico umano può resistere senza cibo per una certa quantità di tempo, non si può dire lo stesso per l’acqua. Risulta quindi fondamentale saperla recuperare e soprattutto renderla potabile. Piccoli ruscelli e acqua piovana possono essere la prima fonte di salvezza, ma in loro mancanza si può ricorrere ad

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altri espedienti: per esempio le cime dei cactus possono essere spremute o le canne di bambù verdi contenerne una piccola dose. L’acqua condensata invece, quella che si trova su superfici come vetro, metallo, foglie, prima di essere bevuta può essere filtrata attraverso i nostri vestiti. Quello che invece non bisogna fare è sostituire l’acqua con altro come: alcol, che in realtà disidrata il corpo, urine, perchè contengono

sostanze nocive, acqua di mare, contiene il 4% di sale, acqua stagnante. Per purificare l’acqua si possono impiegare sostanze come iodio o cloro; in assenza di tali risorse vale la semplice tecnica di portare il liquido a ebollizione eliminando così tutti i germi. L’acqua può essere infine filtrata attraverso sabbia, vestiti, carbone, rocce... e lasciata a riposare 12 ore lontano da agenti contaminanti di ogni genere prima di essere ingerita.


giornata in affitto l’ultimo sopravvissuto

Noto con il nome di Bear Grylls, questo avventuriero rappresenta il volto della sopravvivenza mediatica: conduce la serie televisiva Man vs Wild, in Italia L’ultimo

sopravvissuto. Il format lo vede affrontare situazioni estreme al limite dell’immaginabile. È così che lo si vede correre tra i ghiacciai dell’Alaska, lottare contro la disidratazione in una torrida spiaggia, guadare torrenti

01 bussola

09 filo di rame

in commercio ne esistono di piccolissime, appena 7 mm di diametro

utilissimo per costruire trappole per animali

02 piccolo coltello le applicazioni sono pressochè infinite, a voi la fantasia

03 tubino di gomma 04 ago e filo cucire vestiti o cucire ferite, a seconda del caso

10 sega a filo può aiutare anche a tagliare grandi tronchi

per pescare e catturare piccole prede

13 permanganato di potassio

per unire i tessuti o fungere da lenza di fortuna

ha proprietà antisettiche e può curare una micosi

06 chiodi

14 penna indelebile

10 cm sono sufficienti per costruire trappole o usarli come punta di una fiocina

si può scrivere su ogni tipo di superficie, lasciare messaggi e indicazioni

07 fiammiferi

15 specchio

scaldarsi, bollire, fare luce, cuocere e allontanare gli animali

grazie al riflesso si possono inviare segnali o può essere d’aiuto per accendere il fuoco

può trasportare il fuoco e in casi estremi il sego della cera può essere mangiato

Armi non convenzionali In mancanza di un coltello, esistono diversi modi per potersene costruire uno: la lama infatti può essere sostituita da un qualsiasi materiale tagliente. La roccia, ad esempio, è la migliore sostituta del metallo: forte e resistente, l’unica difficoltà sta nello scalfirla. In caso di luoghi freddi, anche il ghiaccio può rappresentare un utile alleato. Oppure, se considerate la vostra mira particolarmen-

Di nodi ne esistono a bizzeffe, ma alcuni potrebbero rivelarsi particolarmente utili in caso di situazioni estreme....

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nodo del pescatore

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nodo del chirurgo

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nodo di salvataggio

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nodo di ancoraggio e galera

indispensabili in caso di acqua putrida

05 spille da balia

08 candela

AD OGNUNO IL SUO

11 pasticche potabilizzanti

12 ami e filo da pesca

16 busta di plastica se ben chiusa, può anche trasportare l’acqua

te sviluppata, potete cimentarvi in una sfida alla Robin Hood. E visto che, normalmente, nessuno viaggia con un arco appresso, in poche mosse potete costruirne uno di fortuna. Il principio base è che arco e frecce siano equilibrati tra loro. Dopodichè è utile trovare il legno adatto per l’arco - elastico e flessibile, come il nocciolo – il legno per le frecce, ovviamente da appuntire su un lato, ed una corda per completare il tutto. Pronti Robinson Crusoe?

in piena o scalare faraglioni scozzesi. Verità o bufala? Per gli esperti la seconda. Sembrerebbe infatti che il programma si basi su vere e proprie messinscene mediatiche votate a fare audience.

serve ad unire due corde di uguale spessore, specialmente se ci si trova in un ambiente umido. Si scioglie facilmente anche se le corde sono bagnate. I due nodi semplici devono incastrarsi uno nell’altro e non opporsi.

per unire due estremità di funi di uguale spessore, in particolare se sono “sfrangiate”. Utile ad esempio per lacci emostatici.

forma un anello che non scorre, indispensabile ad esempio per far salire o scendere una persona lungo una parete verticale, o per portare aiuto a qualcuno in pericolo in un posto di difficile accesso.

si tratta di un nodo scorrevole utile per costruire ad esempio una scala a pioli o per “impacchettare” qualcosa.

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nodo dell’evaso può essere impiegato per calarsi e poter recuperare la corda appena dopo.

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handicraft testo di Edoardo Gentile foto di White

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Eyecon, Studio Tondo in collaborazione con Vibel

Specchietto per bicicletta ispirato agli occhiali iconizzati dalle star del cinema. Realizzato in acciaio inox lucido, non arruginisce ed è molto resistente, si piega secondo ogni necessità d’uso.

Tic Tac, Tomoko Tokuda

Bracciali realizzati interamente a mano e composti da quadranti di orologi vintage, trovati nei mercatini di antiquariato di tutto il mondo che, destinati ad essere dimenticati, vengono in questo modo riutilizzati.

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Wood Camera, Alicucio

Macchina fotografica realizzata interamente con legno di recupero. Nasce da un’idea di riciclo e assemblaggio del materiale in disuso trovato per le strade di Torino dando nuovi significati alla materia.

Pierrot, Giulia Boccafogli

Collana ispirata allo stile vittoriano interamente realizzata a mano a partire da lembi di pelle di scarto recuperata, tagliata e lavorata a strappo, a cui viene data forma con un filo di acciaio.


carosello

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Italia 151, Undesign per Imprinting

T-shirt celebrativa in stampa serigrafica. Il concetto alla base è un cortocircuito culturale dove l’alto e il basso si incontrano, ironica e seria allo stesso tempo è un modo per affermare la propria italianità.

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Ponzio Pilato, Gabriele Sapone

Sapone aromatizzato di ispirazione religiosa. Oltre all’uso nella cosmesi è ideale per lavarsene le mani ogni qualvolta ce ne sia bisogno o si tentenni nel prendere una decisione, lasciando agli altri la scelta.

Opp, Handcraft Design

Vaso porta-piantine da parete in ceramica. L’idea alla base rimanda alla forza dirompente della natura, che finisce col lacerare ciò che incontra, riconquistando gli spazi che le sono stati tolti dall’uomo.

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Vito morte e miracoli, Vito Ferro

Calice in terraglia forte e oro, pezzo unico interamente realizzato a mano, caratterizzato dal tema della vita e della morte, il teschio dorato è accompagnato al calice bianco simbolo di vita e di purezza.

Cubo, Elyron

Decorazione cubica realizzata in cartotecnica, ideata per abbellire l’albero di Natale. Si monta e si appende. Su ogni lato è stampata una combinazione di illustrazione, grafica e testo diversa.

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America testo di Andrea Marchetti

Acqua, terra e nuovo mondo. Il racconto di un incontro che ha cambiato la storia ono più di due mesi che navighiamo in direzione del tramonto e ormai, non vediamo nient’altro che immense distese di acqua. I forti venti alisei che ci hanno spinti fino ad ora si sono placati. Il cibo comincia a scarseggiare anche se ieri abbiamo pescato un pesce. Nessuno di noi ne aveva mai visto uno uguale fino ad ora. Oggi la pesca non è stata buona, ma le donne stanno facendo tostare al sole una grande quantità di cazabe. Presto anche la manioca sarà fermentata e ci sarà molto uicu per tutti, da bere durante il banchetto, fino a che non ci trascineremo sbronzi sulla spiaggia. Ci saranno tutte le più importanti famiglie di nobili e sacerdoti. E ci saremo anche noi umili Naborias. Il grande Cacique Arumanà ci ha concesso il privilegio: mia sorella diventerà una delle sue mogli e per lui solo indosserà la nagua: mia madre ne ha intrecciato per lei i filamenti di paglia, cotone, foglie ed alghe. Per fortuna sono finiti i Sargassi: c’erano alghe, alghe verdi dappertutto, a perdita d’occhio. All’equipaggio ho detto che la terra era vicina, ma oggi sono di nuovo nervosi. Non ne posso più di gallette e biscotti, sto per vomitare, e la bussola funziona male: il nord è più ad ovest di dove dovrebbe essere. Abbiamo percorso 3652 miglia da quando siamo partiti, cento in più di quelle che avevo previsto, ed ancora non si vede la terra. Pinzòn è preoccupato per l’oro. Abbiamo deciso di modificare la rotta, da ovest a sud-ovest. Stamani, all’alba, lo sciamano è venuto al nostro bohio. Era nervoso. Mia sorella dormiva ancora nella sua amaca ma ha voluto a tutti i costi che la svegliassimo. Lo sciamano aveva con sé alcuni zemis fatti di fango, altri di pietra, osso ed altri ancora di cotone. Li ha estratti dalla sua sacca e li ha gettati a terra. Ci siamo inginocchiati ed abbiamo pregato Yukiyù, grande dio del bene, e suo figlio Guatanuba perché, proteggendo le nostre montagne ed il fuoco, possa proteggere anche noi. Abbiamo pregato gli spiriti degli zemis perché, dando fecondità a mia sorella, portino tanto onore al Cacique , alla nostra famiglia ed alla nostra gente attraverso di lui. Ho fede in Dio e rimango della convinzione che tra poco avvisteremo la terra. Ho studiato e rivisto le carte in questi mesi. E poi c’è il volo di quegli uccelli: ho deciso di seguirli, puntando con ancor più decisione a sud-ovest. Eppure oggi c’è stato un tentativo di ammutinamento e sono dovuto scendere a patti: se non avvisteremo terra entro tre giorni, torneremo indietro. Abbiamo fatto festa tutta la notte sulla spiaggia. Abbiamo cantato, ballato e giocato a batu con la palla. Abbiamo masticato tabacco mentre i suonatori di tamburi accompagnavano le sacre danze areytos. Ma dopo il rito della polvere di cohoba, i nobili erano nervosi. Lo sciamano ha annunciato di aver parlato con gli spiriti che gli hanno trasmesso una visione: grandi case sull’acqua ed uno strano cacique, alto, dagli occhi color del mare e dai capelli color dell’oro. Avevo ragione. E’ bastato un altro giorno di viaggio, un solo giorno in più: oggi abbiamo visto galleggiare un giunco, un bastone ed uno dei marinai ha pescato un fiore che sembrava reciso di fresco. C’è euforia, la terra è vicina, molto vicina. Con il calar del sole mi è sembrato anche di aver visto una luce in lontananza, una luce flebile, come quella di una candela che si agita e poi si spegne con una soffio di vento. Stamani non esce ancora fumo dal grande caney di Arumanà: le sue mogli lo hanno lasciato dormire dopo le fatiche della prima notte di nozze. Lo sciamano, invece, 90


RUBRICA LETTERARIA

osserva il volo degli uccelli sopra la foresta e sul nostro villaggio, invoca Yucahù affinché ci protegga dal dio del male, Juracàn, e perché protegga l’arrivo del cacique dai capelli d’oro e dagli occhi color del mare e quello degli spiriti che lo accompagnano sulle case galleggianti, salvandoli dalla furia di Castrique, signore delle trombe d’acqua e degli uragani che domina il grande mare dei Tainos. Terra! Non credevo alle mie orecchie: alle due di notte Rodrigo ci ha svegliati tutti di soprassalto, ha visto distintamente i confini di una terra emersa. Mai risveglio fu più dolce. Aspetto con ansia che faccia giorno. La furia di Castrique si è abbattuta per tutta la notte sul mare dei Tainos e sulla nostra isola Guanahani ma le case galleggianti sono arrivate lo stesso. Con le nostre piroghe, al seguito dello sciamano e del Gran Cacique Arumanà, siamo andati ad accogliere gli spiriti venuti dal mare ed il dio dai capelli colore del sole, dell’oro e dagli occhi color del mare. Hanno la fronte e la testa molto larghe, occhi bellissimi e non piccoli. Non hanno armi. Sono venuti presso la mia nave sopra barche ricavate da un unico tronco d’albero. I loro corpi sono dipinti di rosso, nero, bianco e giallo e sono decorati con strani segni. Quando siamo scesi finalmente a terra ne abbiamo trovati altri ad accoglierci sulla spiaggia. Alcune donne erano completamente nude. Avevano con sé gomitoli di cotone, pappagalli e davano tutto con facilità, in cambio di cose senza valore. Ci trattavano con deferenza, come fossimo i loro signori. Ho cercato di capire se vi fosse dell’oro ed ho notato che alcuni di loro ne avevano un piccolo pezzo infilato in un foro che hanno nel naso. Poi abbiamo ringraziato Dio per averci salvati dalla tempesta e per averci protetti in questi mesi. Come segno di riconoscenza, oggi, il 12 di Ottobre dell’anno del Signore 1492, abbiamo chiamato quest’isola San Salvador.

un veliero tra le onde dell’oceano. Sulla terra gli indigeni in preghiera. Tra attese e rituali, due immagini a confronto e la promessa di un futuro. Costruito e in parte mancato

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videoclub

GUIDA GALATTICA PER AUTOSTOPPISTI di Massimo Teghille

Tutto comincia con una ruspa. Una casa in via di demolizione è lo spunto per un viaggio nello spazio. Il più folle e umoristico di tutti i tempi tra il caos delle galassie. Unico consiglio: don’t panic! Avevo intenzione di proporvi un film su un ipotetico disastro atomico ma ero fuori tempo massimo. Quindi ho pensato a questo film in cui la Terra viene completamente vaporizzata nei primi dieci minuti. Così ci togliamo il problema! Tratto dalla serie scritta per la BBC Radio da Douglas Adams, è uscito nell’agosto del 2005 in Italia quando tutti noi piuttosto che andare al cinema ci saremmo fatti “crocifiggere in sala mensa” (cit.). Non che la folla cinepanettonifera si sarebbe accapigliata per un biglietto al Multisala, se fosse uscito il 20 dicembre.

Arthur Dent “Non sono mai riuscito a capirli i giovedì.” Il suo umorismo britannico non sense avrebbe decisamente fatto a cazzotti con l’italico pubblico abituato alle emanazioni corporali e battute urlate dei film natalizi. Ma passiamo oltre. La storia comincia con il protagonista che scopre che alcune ruspe stanno per demolirgli la casa per fare spazio a una nuova superstrada. E poco dopo. Colpo di scena. Arriva un vecchio amico che gli rivela di essere un alieno proveniente da un altro pianeta, e lo avverte che entro dodici minuti la Terra verrà distrutta. Non è finita qui. Film inglese, humor da pub e la scena continua con una bella bevuta dopo una sconcertante notizia.. E poi, la fuga. Via dalla Terra, lontano dove i due protagonisti incontre92

ranno razze aliene tutt’altro che ospitali, per terminare, dopo mille peripezie, con la scoperta di una Terra Bis, dove tutto è rimasto pressochè normale. Un film destinato all’empireo cinematografico, o almeno così si deduce dalle molte e onnipresenti british celebrities. Un inquietante John Malkovich è un sacerdote locale dalle sembianze umane solo quando seduto a un tavolo, mentre il robot depresso è doppiato da Alan Rickman nelle versione originale. Anche se infinitamente “ristretto” rispetto alla versione radiofonica, il film comunque piace, con quel suo universo complesso dove, seppure nella più totale irrazionalità, nulla avviene a caso. La “Guida” in qualche modo, serve a questo: a rimettere ordine in poche righe al caos che regna tra le varie Galassie, delineandone i tratti salienti con un’ironica voce narrante ed un’essenziale infografica. Una su tutte, la descrizione della Terra: “Fondamentalmente innocua” e la copertina, con quel monito “Don’t panic!” (Niente panico!) che già prelude allo spirito. Questa e altre mille battute e strizzate d’occhio, rendono il film fresco e inusuale per le nostre papille gustative. E se a questo punto vi state chiedendo se sia roba da cinefili che si vestono di nero anche ad agosto: ebbene cari amici, sì lo è!

Marvin “Io ho un milione di idee...ma portano tutte a morte certa!”

titolo originale:

regia:

The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy

Garth Jennings

produzione:

Douglas Adams (dall’omonimo romanzo)

soggetto: USA Gran Bretgna

sceneggiatura: anno: 2005

Douglas Adams, Karey Kirkpatrick

durata:

interpreti:

110 minuti

Martin Freeman, Mos Def, Sam Rockwell, Zooey Deschanel, John Malkovich

genere: commedia d’avventura fantascientifica

Tutto ha inizio quando il protagonista, Arthur Dent, scopre che alcune ruspe stanno per demolirgli la casa in favore di una superstrada. Arriva poi l’amico Ford Prefect, che gli rivela di essere un alieno e lo avverte che entro 12 minuti la Terra verrà distrutta. Mentre i due protagonisti si mettono in salvo, la Terra esplode. Dopo numerose peripezie, tra cui le poesie torturanti dei Vogon e un viaggio, accompagnato da brillanti incontri, su Cuore d’Oro, la prima astronave funzionante a improbabilità infinita, i ‘baldi eroi’ giungono su Magrathea, sede della più grande fabbrica di pianeti. Qui Arthur scoprirà la Terra Bis, una seconda versione del pianeta commissionata da esseri pandimensionali presenti sulla prima versione sotto forma di topi. Tutto chiaro ora?


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via A. Appiani, 25

via Puccini, 1

via Carlo Pisacane, 6

via Emilia per Cesena, 48

via Campo Samarotto, 2/D

t 039 2300019

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t 0543 424496

t 0543 741102

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via Verdi, 23/A

via Pascucci, 53/B

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t 0442 21377

t 0481 536933

t 0541 968202

t 0547 58057

t 0541 609008

apertura

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apertura

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Rho

Padova 2

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Cesena 1

Langhirano

Rimini 2

via E. De Amicis, 38

via dei Livello, 37

viale Marconi, 33

corso C.B. Cavour, 5

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viale Tiberio, 18

t 02 93503480

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Rozzano

Padova 3

Trieste 1

Cesena Sede

Mirandola

San Lazzaro di Savena

via Curiel, 56

via Falloppio, 28

via di Tor Bandena, 3/B

via Cesare Battisti, 111/113

via Roma, 25

via Repubblica, 24

t 02 57510973

t 049 657258

t 040 3498720

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Saronno

Peschiera del Garda

Udine 1

Cesenatico

Modena 1

Santarcangelo di Romagna

via Roma, 85

via della Repubblica, 4

via Roma, 27

via Roma, 3

via Medaglie d’Oro, 23/C

via Ugo Braschi, 60

t 02 92862309

t 045 2377609

t 0432 229788

t 0547 675194

t 059 3094057

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Roma 8

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t 075 8002715

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via Santocchia, 73

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via G. Matteotti, 73

via Giovanni Volpato, 1

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Arezzo 2

Livorno 2

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Bracciano

Roma 10

via Vittorio Veneto, 224

via dell’Ardenza, 55

via Perugina, 12

via Agostino Fausti, 56

via Veturia, 68

t 0575 942334

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t 075 9222659

t 06 99802105

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Roma 11 - Eur

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viale Abruzzo, 10

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t 06 79327471

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Roma 13

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Roma 14

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Roma 1

viale Guidoni, 75/G

via Roma, 62/A

viale della Pineta, 14/3

via Gregorio VII, 164/A

t 055 4288247

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t 085 4531281

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Firenze 3

Prato 2

Fano

Pescara 3

Roma 2 - Parioli

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viale dei Mille, 77 Rosso

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via IV Novembre, 11

via Nicola Fabrizi, 10

via Po, 50/C

piazza Padre de Pergola, 69

t

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piazza G. Marconi 26/27 A

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via Salandra, 15

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via Poggio Bracciolini, 29

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