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M. GIOVANNA CAMBRIA

DIANA DEGLI ANDALÒ LA FIGLIA PREDILETTA DI S. DOMENICO

MONASTERO DI S. AGNESE - BOLOGNA


Con appro vazione ecclesiastica


Voto di religione della B. Diana n elle mani del S. Padre Domenico . T avola di Prospero Fontana (1545). Basilica di S. Domenico in Bologna.

5


*

« . . Sono questi i rivi che scaturiscono dalle sorgenti che sono le piaghe del Salvatore, i quali mostrano la ricchezza di quest'oro ardente del­ l'amore divino; essi stessi hanno il riflesso di que­ st'oro. Se dunque tu stai alla destra del Cristo, vicino alla fonte che sgorga dal Suo costato, tu sarai rivestita d'oro ... .

. . . Sia puro il tuo cuore, innocente la tua vita; vivi con le tue Suore nell'unità delle osservanze religiose, nella concordia e nella pace; abbi una carità indistruttibile, una pia umiltà, custode di tutti gli altri beni; così, mentre la tua anima gu­ sterà di continuo le delizie della virtù, essa stessa diventerà delizia del Figlio di Dio, benedetto nei secoli dei secoli... ».

(dalle lettere del b. Giordano di Sassonia alla b. Diana)

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I. La famiglia di Diana

L 'albero genealogico della famiglia di Diana pubblicato dal Cormier 1 inizia con un certo Al­ berto, padre di Alberto detto di Marocia che pos­ siamo verosimilmente collocare nei primi decenni del secolo X I . Figlio di questo Alberto di Marocia fu Carbone, dal quale nacquero Maio, primoge­ nito, che diede origine al ramo dei Carbonesi, e Winterno, cadetto, che fu padre di Lavello . Sia­ mo intorno alla metà del secolo XII : Lavello ebbe un fìglio, Pietro ( detto appunto Pietro di Lo­ vello ) , che sposò Otta e dal loro matrimonio nac­ que Andrea il cui vezzeggiativo Andrealo, piccolo Andrea, venne contratto secondo l 'uso bolognese in Andalò . l

P. Giacinto M. Cormier O .P.,

D'Andalò, Cecilia ed Amata 1892, append.).

Vita delle b2ate Diana Mauri, Roma

(trad. di Mons.

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Conosciamo almeno sette figli di Andalò: Brancaleone, il primogenito, la nostra Diana, forse second ogenita, poi A rimondo Pietro, Albizo, Gu­ glielmo, Castellano ( o Cattellano ) e Lodrengo . Per le sue doti personali, Andalò , ghibellino , ebbe parte attiva negli affari politici e, col titolo di pretore della montagna, esercitò giurisdizione di polizia sul distretto suburbano dell 'Appennino . I suoi figli aggiunsero fasto al nome di fami­ glia : Brancaleone fu podestà di Genova ; Castel­ lano ebbe la dignità primaria di Senatore di Ro­ ma; Lodrengo ( o Loderingo ) , fondatore e priore dell'Ordine dei Frati Gaudenti 2, fu podestà di Modena, Siena, Faenza, Pisa, Firenze. Diana fu l'unica bimba oppure Andalò ebbe altre figlie ? Nella patriarcale casa di Pietro ed Otta entrò una sola sposa per Andrealo, oppure questi rimasto vedovo, si risposò ? Nella citata opera del Cormier e nel Melloni 3 , si parla di due matrimoni ; da una prima moglie di nome incognito Andalò avrebbe avuto quattro figli : Brancaleone, Albizo, Guglielmo e Diana; 2 «

Frati Godenti fummo, e Bolognesi, Io Catalano e questi Loderingo... » ( Inf. XXIII, v. 103 ). G. Villani a proposito dei Frati Godenti o Gaudenti, uno dei molti Ordini religioso-cavallereschi del medioevo, così dice : << E nota ch'e' frati godenti erano chiamati cavalieri di Santa Maria, e cavalieri si faceano, quando prendeano quell'abito che le robe aveano bianche e uno mantello bigio ... e doveano difendere le vedove e' pupilli, e intramettersi di paci e altri ordini, come religiosi, aveano ». 3 G. Melloni, Atti e memorie degli uomini illustri in san­ tità nati o morti in Bologna, I, Bologna 1773.

lO


dalla seconda moglie di nome Agnese sarebbero invece nati Castellano e Lodrengo ; i due matri­ moni spiegherebbero il notevole intervallo di tem­ po fra i primi quattro fratelli e gli altri due . Una buona fonte di informazione potrebbero essere le lettere indirizzate dal beato Giordano di Sassonia alla beata Diana : in esse 4 però non viene mai nominata una mamma di nome Agnese, men­ tre quattro volte abbiamo, nei saluti di congedo, nominata una signora Otta madre ed una sorella Otta : « Salutate dominas Othas utramque » (Sa­ lutate le due signore Otta; lett . XXX ( XII) del giugno 1 225 ); « Saluta dominam Otham matrem, et sororem Otham » ( Saluta la Signora Otta ma­ dre e la sorella Otta ; lett . XXXI ( XIII) del giugno / luglio 1 225 ); « Salutate dominam Otham maiorem et minorem, Iacobinam et Agnetem » ( Salutate la Signora Otta, l 'anziana e la giovane , Giacobina ed Agnese ; lett. XLV ( XIV) del giu­ gno/luglio 1 225 ) 5; e ancora, in occasione della morte della giovane Otta, morte che sembra se4 Abbiamo sottomano l'edizione latina a cura di A. Walz O.P., Beati Iordani de Saxonia Epistulae, Roma, S. Sabina 1951, e l'edizione francese: Bienheureux Jourdain De Saxe, Lettres a la B. Diane D'Andalò, traduz. di Marguerite Aron, S. Augustin, Desclée, Lille·Bruges, 1924. Le citiamo entrambe perché vi è qualche discordanza di date. Nella numerazione delle lettere metteremo prima quella seguita dal testo latino e dopo, in parentesi, quella del testo francese. 5 Giacobina è la vedova di Brancaleone; Agnese non può essere qui la mamma di Diana, essendo stata nominata per ultima e, per di più, dopo la cognata; forse è una parente di questa.

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guire di poco quella del fratello Brancaleone, av­ venuta nel giugno 1 225 , Giordano scrive: « Et

fìlia mi, Diana carissima, noli nimis contristati

tu,

super fratte tuo aut super sorore tua Otha, di­ lecta et dulci et fìdeli amica tua. . . Diana, saluta dominam meam Otham et dic ei, quod ego vel­ lem esse cum Otha dilecta et dilecto Henrico » ( E tu, figlia mia, Diana carissima, non rattristarti oltre misura per la morte di tuo fratello e della tua sorella Otta, diletta, dolce e fedele amica tua . . . Diana, saluta la cara Signora Otta e dille che io vorrei essere con la diletta Otta e col ca­ rissimo Enrico ; lett. XLIV (XVII)) 6• Questa let­ tera è l'ultima in ordine di tempo, nella quale vie­ ne nominata la Signora Otta madre . Questa Otta è la mamma di Diana ( come so­ stiene il testo francese ) oppure è la nonna che, avendo in mano il governo della casa, è chiamata madre ? Noi propendiamo per la seconda ipotesi, tanto più che un altro codice porta, nella lettera XXXI in luogo di « Otham matrem »: « Otham matronam »7• Inoltre la nonna è certamente an6 Enrico di Colonia. Giordano ed Enrico fecero professione nelle mani di Reginaldo ( V . cap. I I ) , a Parigi. Enrico, in se­ guito priore a Colonia, fu l'amico che, in Cristo, Giordano amò di un affetto mai accordato ad altro uomo (Giordano di Sassonia, Vita di S. Domenico, III, pag. 47). In questa lettera vi è, nei due testi citati, una discordanza di date : l'edizione latina porta, come data di morte di Enrico, il 23-10-1229, mentre l'edizione francese la pone quattro anni prima, il 23-101225. La lettera è stata scritta subito dopo la morte dell'amico.

na 12

7

»

Codice Erbipolense (cf. Walz, op . cit., pag. XI ) . « Matro­ ha il significato di donna sposata di particolare dignità.


cora viva nel 1 23 1 ( epoca in cui il marito ed il figlio sono già morti ) 8 quindi, se la mamma di Diana portava anch'essa lo stesso nome, di " Si­ gnora Otta " in casa ve ne erano tre e non due come appare continuamente nelle lettere citate. Ma vi è di più : un atto notarile dell'ottobre 1 24 0 9 nomina come vivente, la Signora Agnese, moglie del fu Signor Andalò. Perché dunque Giordano ignora continuamen­ te questa Agnese ? Se questa è l 'unica moglie di Andalò, e quindi mamma di Diana, è possibile che essa sia rimasta ostile alla figlia dal giorno in cui ne ha scoperto la vocazione religiosa, e che il posto di madre, accanto a Diana, sia stato occu­ pato da quel momento, dalla vecchia nonna : è lei che aiuta la nipotina, le tiene mano, la so­ stiene per quanto le è possibile. L'altra ipotesi, quella dei due matrimoni di Andalò, può avere un certo peso secondo noi, so­ lo se si ammette che la prima moglie sia morta quando Diana era ancora giovanetta ( comunque non prima del 1 2 1 5 anno in cui è nato l 'ultimo figlio, Lodrengo ) e che il padre si sia risposato solo dopo che Diana era entrata in religione ; ver­ rebbe allora spiegato il fatto che non si abbia una lettera di Giordano in occasione della morte 8 Un documento di compra-vendita dell'8 agosto 1231 è stipulato dalla Signora Otta, vedova di Pietro di Lavello ( Bo­ logna, Archivio di Stato, fondo S. Domenico, 120/7454 n. 8 ) .

n.

9

Bologna, Archivio d i Stato, fondo S . Domenico, 120/7454

17.

13


della madre ed il suo silenzio nei riguardi della matrigna: Agnese non rappresenta nulla per Dia­ na; per lei la mamma continua ad essere l 'an­ ziana Otta. « Otha minor » può essere effettivamente una sorella della nostra Diana, e verso di lei Gior­ dano deve nutrire una particolare tenerezza; pe­ rò la sua esistenza è ignorata dalla maggior parte dei biografi.

II. Nascita e vocazione

di Diana

Diana nacque all'inizio del XIII secolo, pro­ babilmente nel 1 20 1 . Non conosciamo nulla sui primi anni della sua vita e sull'educazione rice­ vuta; pare però che, fin dall'adolescenza, si sia venuta formando in lei una tendenza che sorpas­ sava le idee ghibelline del padre, in un senso più liberale, più guelfo e, per conseguenza, più con­ fessionale. Notizie più certe si hanno a partire dal 1 2 1 8 , anno in cui ci troviamo di fronte ad una giovane donna di incomparabile grazia, intelligente voliti­ va, di carattere felice, ricca di beni temporali . Co­ nosceva il latino ed aveva una buona cultura let­ teraria, quasi avesse potuto assistere alle lezioni di un dotto maestro . Dinnanzi a questa fanciulla che riunisce in sé tante doti, si spalancano le porte di tutti i pa14


.ll chiostro dell'erem o di Ronzano.

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lazzi con l'offerta della più spensierata vita mon­ dana 10• Dall'inizio di quell'anno, il 1 2 1 8 , un esiguo gruppo di Frati Predicatori, inviati da S. Dome­ nico, era giunto a Bologna per fondarvi un con­ vento . Essi si stabilirono in un ospizio per pel­ legrini spagnoli, adiacente alla chiesa di S. Maria della Mascarella, alla periferia della città. La pic­ cola colonia non ebbe dapprima molto successo e rimase quasi sconosciuta fino a quando, il 2 1 dicembre dello stesso anno, giunse maestro Regi­ naldo, il novello Elia, il Domenicano che la Ver­ gine aveva unto con l'olio degli infermi. Tutta Bologna subì il fascino della sua parola che come fuoco percorse la città intera : il clero sentì rinvigorito l'ideale apostolico ; i ricchi vede­ vano in lui la nobiltà dei natali ed il docente uni­ versitario che, nel pieno della carriera, aveva tutto abbandonato per seguire il Cristo ; gli indigenti in­ fine, lo scoprivano povero fra i poveri . Alle sue prediche tutti accorrevano e anche Diana andò , forse col desiderio sincero di ascolID P. fr . Ermanno Domenico Cristianopoli O.P. autore di una cronaca sulla nostra beata (Analecta Sacri Ordinis Fr. Praedicatorum ( ASOP ) I, pag. 181) dice che Diana fu fidan­ zata a un non meglio identificato Salinguerra, giovane di pari nobiltà e di grandi sostanze, ed aggiunge : « non so per quali motivi il fidanzamento fu rotto, sembra per l'incostanza delle cose umane, ma certo per divino disegno perché a Diana erano divinamente preparate altre nozze con lo Sposo delle Vergini » . Lodrengo, fratello di Diana, sposerà India d i Albertino To­

relli, nipote di Salinguerra, Signore di Ferra ra India recò in .

dote al marito una somma favolosa (Cormier, op . cit., pag. 3 8 ). 17


tare la parola di Dio, forse con l'intenzione sol­ tanto di seguire da vicino un fatto clamoroso e a lla moda. And <:> vestita con le sue vesti sfar­ zose, ornata con i suoi bei gioielli, insieme alle altre dame dell'aristocrazia bolognese : ma suc­ cesse qualcosa dentro di lei e la giovinetta diciot­ tenne incominciò, inspiegabilmente agli occhi de­ gli amici, a trascurare le feste per sostare a lungo in orazione nella solitudine della Mascarella e nei fruttuosi colloqui con Reginaldo . Il suo pensiero cominciò ad orientarsi sempre più decisamente in una risposta d'amore al Dio che si faceva presente in lei e, generosa per na­ tura, iniziò subito a dare un contenuto nuovo alla sua ricca esistenza di patrizia . La preghiera di­ venne il suo sostegno abituale , la penitenza inco­ minciò ad esserle compagna fedele : sotto i son­ tuosi abiti di seta comparvero il cilicio di crine e la catenella di ferro . Qualche mese dopo l 'arrivo di Reginaldo, e precisamente nell'agosto del 12 19 , i domenicani di Bologna ebbero la gioia di avere con loro il Fondatore dell'Ordine, Domenico di Guzman . « A pochi giorni dal suo arrivo, Domenico entrò in re­ lazione con Diana d'Andalò . Ancora una volta doveva manifestarsi il suo dono per il ministero femminile . Diana, da parte sua, trovò in Dome­ nico ciò che si aspettava e presto si legò al Fon­ datore con i vincoli del più :filiale affetto affidan­ dogli la direzione della propria anima . . . ; il San­ to scopre o meglio presagisce ora di quali risorse disponga una donna : non aveva forse intravisto 18


fìn dall'inizio della sua predicazione l'incompara­ bile compito assolto dalle donne a favore del ca­ tarismo - da una Bianca di Laurac o un'Alice di Mazeroles - e non aveva immediatamente ri­ sposto con la fondazione di Prouille al legittimo invito religioso esigito da quella dedizione ? Do­ menico dischiude a Diana gli orizzonti della vita interiore e dell'azione apostolica e dopo qualche giorno la nobile bolognese, inginocchiata dinnanzi al Predicatore, con le mani tra quelle di lui, emet­ te la professione . Non ci si riferisce ad alcun con­ vento: semplicemente un impegno di vita religiosa e un voto di ubbidienza a Domenico . Maestro Re­ ginaldo, fra Guala e fra Rodolfo assistono come testimoni ; ma vi è pure un corteo di nobildonne bolognesi e il gesto diviene pubblico suscitando in città profonda impressione» 11• Reginaldo partì quasi subito per Parigi dove, col suo prestigio personale, doveva aiutare la 2 fondazione del convento di S. Giacomo 1 : Diana era in ottime mani . III. Collaboratrice dei Predicatori

Sull'esempio di quelle donne che seguivano Gesù e i Dodici . . . e li assistevano con i loro beni (Le. VIII, 1-3), Diana si mette a fianco dei nuovi aoostoli . 11 12

1220.

H. Vicaire O.P.,

Storia di S. Domenico, p. 402 . Reginaldo morirà a Parigi pochi mesi dopo, nel febbraio

19


Fin dal tempo del b . Reginaldo la chiesa di S . Maria della Mascarella, situata in periferia, si

dimostrava sc o m oda per la maggior parte dei fe­ deli che accorrevano ad ascoltare il più famoso dei Predicatori. Lo sguardo dei Domenicani si rivolse allora con maggior insistenza a S. Niccolò delle vigne 1 3 , situata a sud della città nel quar­ tiere dell'abbazia di S. Procolo, zona probabilmen­ te più adatta sia alla predicazione, sia alla costru­ zione di un vero e proprio convento . Il cappellano della chiesa, Rodolfo di Faenza, era disposto non solo a dimettersi dal proprio ufficio, ma persino ad entrare nell'Ordine . Il Vescovo di Bologna, Enrico di Fratta, su istanza del cardinal UgoÌ ino di Segni, grande amico di Domenico, concesse il permesso . Ma occorreva ancora il consenso di Pie­ tro di Lavello, nonno di Diana, al quale apparte­ nevano i diritti padronali sulla chiesa e parte dei terreni adiacenti ( la parte sud ed ovest, mentre l'ampia striscia a nord e ad est era della famiglia dei Carbonesi) . Sembra che in un primo tempo l'anziano pa­ trizio si dimostrasse molto riluttante a vendere l'area richiesta ; _ma c'era Diana, la nipotina certo molto amata, che conosceva l 'arte di una fìne di­ plomazia, e che la riconoscenza verso l 'Ordine, rendeva ancora più adatta a perorare con sapien­ za la causa dei Domenicani: il nonno dovette ca­ pitolare e fìrmò il contratto di vendita di duecento 13 Sembra che i Frati avessero iniziato trattative per il possesso di questa chiesa prima ancora dell'arrivo di Reginaldo.

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chiusi di terreno e di cessione ( « per amore del­ l 'Onnipotente, per rimedio dei miei peccati, per l'anima di mio padre e mia madre ») del iuspa­ 14 tronato sulla chiesa • La moglie Otta era consen­ ziente . L'atto fu stipulato il 14 marzo 12 19 in casa di Pietro, a porta S. Procolo ; il prezzo fis­ 15 sato fu di tre lire bolognesi per ogni chiuso • Nello stesso strumento Pietro s 'impegnò a fa­ re in modo che i proprietari delle case costruite sul terreno in questione le vendessero ai Dome­ nicani . E questo fu fatto regolarmente 1' 1 1 e il 1 22 luglio dell'anno seguente 6• Intanto fra Rodolfo era stato incaricato della costruzione del convento perché i locali esistenti non erano sufficienti: ma già la Pasqua di quel medesimo anno vide a S . Niccolò i nuovi abitanti . È facile immaginare la gioia di Diana per ave­ re la chiesa dei Predicatori a due passi da casa sua e per la speranza di veder intrecciare delle relazioni amichevoli fra la sua famiglia e quella dei bianchi Frati . Il nome dell'illustre casato cominciò fin d'al­ lora a far sentire la sua benefica influenza sull'Or­ dine, e l'alta società bolognese sempre più guar­ dava con venerazione e interesse alla schiera dei nuovi apostoli, e cercava di venire incontro alle necessità del nascente convento . i4

Monumenta

(MOPH) XXV,

n.

Ordinis

Fratrum

Praedicatorum

Historica

97.

15 Il chiuso equivale a mq. 11,55. 16

MOPH, XXV,

n.

126

e

127. 21


Passa più di un anno; Diana lo trascorre fra gli impegni della famiglia e la preghiera. Al mat­

tin

si alza ptes t o e tim::111e hiu

a

in

camera in

rigoroso silenzio e in orazione fino all'ora di se­ sta . Sovente attorno a lei si aduna un piccolo gruppo di amiche alle quali , senza che nemmeno se ne accorga, essa fa un po' da maestra nelle vie dello spirito . Frattanto il sogno che era maturato in lei fin dal giorno in cui aveva deciso di pronunziare i voti, ha ormai assunto nel suo spirito un con­ torno ben preciso: vivere la vita contemplativa in un monastero domenicano . Diana sa pure di non voler aspettare ancora, di non volerne procrasti­ nare l 'esecuzione . Alle sue insistenze Domenico accondiscese : non era riluttante, tutt 'altro! Prouille e S . Sisto avevano dimostrato che l'ideale dell' Ordine era quanto mai attuabile anche nel chiostro, ed il Santo ben conosceva il modo eminente in cui può essere apostolo un'anima claustrale: orazione e sacrirfìcio infatti sono le vie più corte per giun­ gere direttamente al trono di Dio e muovere la Sua misericordia a convertire i cuori . Convocò dunque i suoi Frati e sottopose loro la possibilità di fondare un convento femminile a!Zgregato al­ l'Ordine . Ascoltato il parere di tutti si prese una notte di temno per « consultare il Signore ». Co­ m'era solito fare prima di prendere aualsiasi de­ cisione s 'immerse nella preghiera e, il giorno se­ guente, radunati nuovamente i suoi Frati in capi22


tolo, disse loro che era necessano costruire il monastero anche a costo di dover sospendere i lavori per il convento maschile, non ancora ter­ minato . Appena lo seppe, Diana, colma di gioia e di speranza, promise di ottenere l'appoggio della fa­ miglia; questa volta però si trovò di fronte a dif­ ficoltà a prima vista insormontabili, perché gli Andalò negarono non solo ogni aiuto finanziario, ma opposero anche un netto rifiuto al suo desi­ derio di entrare in religione . Intanto Domenico, in partenza per Roma, ave­ va incaricato quattro suoi Frati dell'esecuzione dei lavori 17• I religiosi si diedero da fare e trovarono il terreno , poi andarono dal Vescovo di Bologna per ottenere il consenso alla costruzione: purtrop­ po ebbero un rifiuto motivato dalla vicinanza al­ l 'abitato. Alla notizia Diana non si perse di coraggio . Gli ostacoli che aveva dinnanzi sembravano tali da far svanire definitivamente ogni sogno di vita claustrale domenicana; ma il suo carattere è co­ raggioso e il suo temperamento energico: essa ha accettato l'invito del suo Dio e va avanti; la stra­ da che credeva sua non è ora praticabile, pazienza! Ne prenderà un'altra parallela . L'importante è an­ dare incontro al suo Signore e non farlo atten­ dere oltre . 17 I quattro Frati sono:

maestro Paolo di Ungheria, fra

Guala, fra Ventura da Verona 181, nota 10).

e

fra Rodo]fo

(ASOP I,

pag.

23


Sulle colline della città, in un luogo che è fra i più belli e ameni nei pressi di Bologna, vi è un'altura c h iamata Ronzano . In quel tempo l e Canonichesse di S . Marco di Mantova vi avevano un romitaggio . Il 22 luglio 122 1, festa di S . Maria Maddale­ na, Diana disse di voler rendere visita a quelle Suore e, con gran pompa e attorniata da molte dame vi si recò . Appena giunta entrò, essa sola, nel dormitorio del convento, chiese improvvisa­ mente l'abito e fu accettata 18 . Lo stuolo delle ami­ che, conosciuta la decisione, mandarono immedia­ tamente in città a portare la notizia: questa vola come il lampo di bocca in bocca, fa strepito e mette in fermento tutto l 'alto ceto bolognese . Gli Andalò sono su tutte le furie ; i fratelli della fug­ gitiva, con gran concorso di amici si precipitano a Ronzano e penetrano nel monastero . Riescono a impadronirsi di Diana. Nel trambusto si eccede con la violenza fìno a rompere una costola alla sventurata sorella, la quale contusa 19 e addolorata, viene ricondotta a casa e guardata a vista onde impedire a qualsiasi di intrattenersi privatamen­ te con lei . Domenico nel dicembre 1220 era partito alla volta di Roma ed era ritornato a Bologna per la 18 Qualche autore parla di un tentativo precedente a quello di Ronzano: Diana avrebbe svolto trattative per entrare fra le Benedettine di S. Gregorio, un monastero fuori città, ma pare che non fosse stata accettata forse per timore della po­ tenza degli Andalò ( V. Cormier, op . cit., pag. 41-42) . 19

24

L e rimarrà i l segno per tutta l a vita.


celebrazione del secondo capitolo generale del­ l'Ordine, iniziatosi il 30 maggio giorno di Pen­ tecoste . Era stato messo al corrente da Diana del­ l 'ardito progetto? Non lo sappiamo; comunque il Santo lascia Bologna il 7 giugno appena terminato il capitolo per andare a Venezia, Padova, Treviso, Mantova; il 24 luglio è a Reggio e qui viene a conoscere l 'audace gesto della sua figliola con il suo movimentato e tragico epilogo . Pochi giorni dopo è ancora a Bologna, sfinito, ma riprende im­ mediatamente il suo lavoro . L 'emicrania è for­ tissima, ha attacchi violenti di febbre, dolori vi­ scerali incalzanti, tuttavia raduna le sue forze e col cardinal Ugolino, vescovo di Ostia e in quel tempo Legato in Lombardia appena giunto in cit­ tà, va a trovare Diana. Viene ricevuto - come avrebbero osato rimandarli? - ma la famiglia rimane presente al colloquio . Non potendo comu­ nicare in altro modo con la figlia spirituale, indi­ rizzerà a lei alcune lettere clandestine 20• Sono gli ultimi giorni terreni del Santo : la malattia sta vincendo ogni resistenza della sua indomita na­ tura e la sera del 6 agosto lascerà i suoi figli ca­ rissimi promettendo di assisterli dopo la morte molto di più di quanto avesse potuto fare fino a quel momento . Il capitolo generale del 1 22 1 aveva nominato Giordano di Sassonia priore provinciale della Lom ­ bardia; egli venne dunque a Bologna per prendere 20

Sono le sue ultime lettere,

a

noi non pervenute. V.

naca di S. Agnese, ASOP, I, pag. 182, nota 10.

Cro­ 25


possesso del suo ufficio. Quando giunse, Dome­ nico era già morto . L'anno seguente, il 23 mag­

gio 1222, fu eletto Maestro generale dell'Ordine

dal capitolo generale di Parigi. Diana si riprendeva lentamente. Con la salu­ te ritornava in lei, con più insistenza di prima, il desiderio di rispondere alla sua vocazione e, 1 alla vigilia della festa di Ognissanti del 1222 2 , fuggì nuovamente nell'eremo di Ronzano. I geni­ tori non osarono più ripetere il gesto inconside­ rato della volta precedente, e la lasciarono in pace. Giordano intanto raccoglie a Bologna, con ve­ nerazione ed amore, l'eredità !asciatagli dal suo beato Padre Domenico, e venuto a conoscenza della storia di Diana, riesce a cattivarsi la stima 2 della famiglia di Andalò 2 la quale, finalmente, acconsente alla costruzione del monastero . Viene scelta come località una valletta ai piedi di S. Maria del Monte detta Valle S . Pietro, dove oggi c'è la villa Baruzziana, fra porta S. Mamolo 21 Pare doversi collocare in questa data invece che nel 1221 ( V . Melloni e Cormier) la seconda fuga a Ronzano (B. Jour dain de Saxe, op. cit., lett. I, introduzione ) . 2 2 L a fuga d i Diana a Ronzano aveva certamente raffreddato i rapporti fra la sua famiglia ed i Domenicani, rapporti che erano continuati anche dopo l'autunno del 1220, quando i Frati avevano iniziato le ricerche del terreno per la costruzio­ ne del monastero femminile e Diana aveva palesato la sua vocazione . All'inizio del giugno 1221 infatti, e precisamente il giorno 7 (V. MOPH, XXV, n. 174), Pietro di Lavello aveva venduto a maestro Domenico un terreno di tre tornature (la tornatura equivale a mq. 2080) attiguo a quello precedente, e l'atto era stato stipulato in S. Niccolò, davanti all'altare della Madonna, presente l'intero capitolo dei Frati.

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Nella chiesa di Ronzano si trovano gli stemmi delle famiglie religiose o civili che si sono succedute nel possesso dell'eremo (da sinistra a destra): l. Canonici e Canonichesse Lateranensi di S. Marco

di Mantova (fon dati dal B. Spinola); 1221-1260.

2. Frati Gaudenti; 1267-1475. 3. Famiglia Gozzadini,路 1848-1922. 4. Frati Predicatori; 1475-1798.

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e porta Saragozza. Quivi, accanto ad una cappella dedicata a S. Agnese, i Frati fanno edir fì care il monastero per le loro Suore : una piccola casetta, « domuncula parva », e nell'ottava dell'Ascensio­ ne 1223 Giordano vi conduce Diana e quattro nobildonne bolognesi 23•

IV. Il monastero di S. Agnese

Alle cinque aspiranti, non ancora suore e non ancora rivestite dell'abito domenicano, si aggiun­ gono presto due nobili signore di Ferrara e la piccola comunità dà inizio alla storia del mona­ stero di S. Agnese. Giordano di Sassonia si preoccupa per prima cosa della loro formazione secondo lo spirito del­ l'Ordine, e della loro conoscenza delle regole della vita contemplativa, poi le ammette all'abito reli23 Nel 1267 l'eremo di Ronzano, abbandonato definitiva­ mente dalle religiose, fu acquistato da Lodrengo, fratello di Diana, che vi portò i Frati Gaudenti, detti più propriamente Fratelli della Milizia della B. Vergine Gloriosa. Questi Frati lo tennero per oltre due secoli poi cedettero monastero e terre ai Frati Predicatori di Bologna. I Domenicani abbellirono gli edifici e comprarono altre terre e ne conservarono il possesso fino al 1798 quando, per la soppressione napoleonica, ne furono espulsi ( decreto del 28 pratile ) . Nel 1922 entrarono in pos­ sesso dell'eremo di Ronzano i Servi di Maria. Un'iscrizione posta a fianco dell'ingresso laterale della chiesa, ricorda ai visitatori il soggiorno di Diana. Sulla permanenza dei Domenicani a Ronzano si può leggere l'interessante articolo di P. A. D'Amato O.P. in Memorie Do­ menicane, luglio/settembre 1948 pagg. 144-169.

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gioso. La cerimonia ha luogo nella festa dei SS. Pietro e · P aolo del 1223. Diana è l'anima di tutto, felice di aver tra­ sformato il suo sogno in realtà. Ed è a lei che il maestro dei Predicatori indirizza le sue lettere e, mentre procede a plasmare il docile e ardente spirito della figliola, la incarica di diventare suo portavoce presso le altre suore : « Tu farai loro vedere le l e ttere che ti mando, come se fossero scritte per ciascuna di esse » 24. Frattanto, al fine di formare una comunità do­ menicana autehtica, Giordano si adopra per far venire a S. Agnese alcune monache di Prouille, e appena avutane conferma dal priore di Mont­ pellier , si affretta ad assicurare la sua figliola 25• In seguito però, essendo andato a monte questo progetto, manda due Frati a Onorio III per chie­ dergli alcune Suore di S. Sisto. Il papa, su pre­ ghiera del cardinal Ugolino, acconsente e con lui si reca al monastero, accompagnato dal padre Pro­ vinciale, dal padre Priore e dai frati, per ordinare in virtù di santa obbedienza che si scegliessero quattro monache, fra le più idonee, da inviare a Bologna. Poco tempo dopo, verso la fine del 1223 o l'inizio del 1224 26, dal venerabile cena­ colo di S. Sisto che, come quello di Prouille, ave­ va ricevuto le primizie della sollecitudine di Do24 Lett. XVI I (VII ). 25

Lett. XVI I (VII ) del settembre-ottobre 1223.

26 E nciclopedia dei Santi, pag. 595. 30


menico, giungono a S . Agnese le quattro suore portando con sé, quale prezioso dono, le « Pre­ scrizioni » date loro dallo stesso Fondatore . Passa ancora un breve tempo e Giordano am­ mette alla professione Diana e le sue primitive compagne : si tratta della professione solenne, per­ ché il diritto canonico dell'epoca non contempla i voti temporanei : Diana è finalmente monaca domenicana per sempre . Fra le monache di S . Sisto venute a S. Agne­ se vi fu sicuramente sr. Cecilia 27 ; pare che le ;ltre tre fossero le suore Costantina, Teodora ed Ama­ ta. Sr. Cecilia fu nominata subito priora del mo­ nastero . Diana esperimentava l'aiuto divino « ed il suo cuore ardeva di gratitudine, di fervore e d'amore ; il convento di S . Agnese era il suo ideale : in esso vedeva le realizzazione dei suoi sogni e il premio delle sue lotte e dei suoi · s acrirfici., Quando Giorda­ no aveva deciso di chiamare altre suore perché diri­ gessero l'opera, ella silenziosamente si dimise per diventare di nuovo umile novizia, sebbene la sua anima avesse già da parecchio tempo, attraverso le prove, raggiunta la maturità, ed essa fosse stata 27 Si tratta di Sr. Cecilia Cesarini, la giovanissima suora che S. Domenico trasferì, con altre, dal convento di S. Maria in Tempulo al monastero di S. Sisto ( presso le Terme di Caracalla) e alla quale dobbiamo una relazione sulla vita del nostro beato Padre, tutta fragrante di candore e d'infanzia spirituale. Essa

aveva 22 anni al tempo del suo arrivo a S. Agnese; in questo monastero visse fino alla sua morte ( 1 290) in grande reputa· zione di san ti tà. 31


educata direttamente da Domenico e da Reginaldo secondo lo spirito del grande ideale domenicano per l a sal vezza d elle ani me . Si r i t i rò i n d isparte sebbene tutto quello che la circondava fosse stato suo : Diana sapeva che Iddio non aveva affatto bisogno dei suoi beni, che la vita religiosa nata dal mistero del continuo morire si sostiene sulla fede, che nel dogma della « Comunione dei san­ ti » l 'idea di uno può essere realizzata da un altro e infine che il mantenere permanentemente il p,rimo posto avrebbe potuto esserle causa di per­ dizione ; per questo si dimise : un atto di tale na­ tura può essere qualche volta più duro della mor­ te, ma ne germoglia poi un'infinita benedizione divina. Il sacrificio di Diana facilitava il lavoro alla priora sr. Cecilia che si guadagnò il cuore di tutte con il suo candido fervore, la sua prudenza, il suo equHibrio tanto necessario per ben guidare le ani­ me . Sr. Amata era come l 'anello di congiunzione di tutta la nuova comunità : ella considerava sua missione quella di condurre una vita nascosta, di non farsi notare che per il compimento del bene, senza ostentazione, e per la fedeltà alle piccole prescrizioni giornaliere . In queste tre anime si per­ sonifì.cano le tre grazie fondamentali della vita religiosa : umiltà sincera, comando efficace e ragio­ nevole e amore perfetto . Al calore di questi cuori si sviluppava a S . Agnese una vita senza egoismi, perché ivi nessuno aveva del suo e vi spirava la bellezza della povertà anche dalle pareti: vita sen32


za discordie perché vi era l'ordine dell'amore . Il soprannaturale permeava ogni passo, facilitava il compimento della penitenza, infondeva nei cuori la gioia, dava a tutto un senso nuovo, conduceva all'obbedienza e tramutava la vita in una corrente dolce, pura e larga d'amore sgorgante dal cuore del Redentore » 28• In quest'atmosfera di fuoco visse Diana degli Andalò. Il suo sì quotidiano era sempre più ge­ neroso; il suo amore non conosceva stanchezza : non poteva donarsi a metà. L a sua scelta iniziale era continuamente sviluppata in un' adesione vo­ lontaria ogni giorno rinnovata con più intenso v1gore . Figlia del suo tempo, dava grande importanza all 'aspetto asceticq della vi t a religiosa ed era eroi­ co esempio alle sue compagne per l'ardore delle sue mortificazioni . Continuamente Giordano interviene per mo­ derare gli eccessi della sua ardente figliola: « In tutte le cose conserva la misura . . . solo l'amore divino non conosce modo né misura. Ciò che ali­ menta quest 'amore non è l 'afflizione della carne bensì il santo desiderio e la pia meditazione e la crescita nell'amore fraterno con cui ciascuna di voi ama l'altra come se stessa »; « Per il resto, caris· s ima, metti moderazione alle tue fatiche e po­ ni il freno della discrezione alla tua vita, affinché mentre tu corri dietro il tuo Sposo nella fragranza 28 P .

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pagg. 94-95.

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dei suoi profumi, desiderando offrirgli la mirra, che è la mortificazione della carne, tu tenga pure

un p o sto pet Foto, sulFesempio dei tre magi che portarono a Gesù Cristo, nei loro vasi, oro incen­ so e mirra. Affinché il vaso della tua offerta non sia così pieno di mirra che l'oro della sapienza e della discrezione non possa più entrarvi e tu pos­ sa dire assieme alla Sposa ( del Cantico) : " il mio diletto è per me un fascetta di mirra ". Non ha detto : il mio diletto è per me un fardello di mit­ ra, ma un fascetta, insegnando che in tutte le cose bisogna conservare la misura »; « Per il momento voglio soltanto esortarti, come già molte volte ho fatto per il passato, a custodire te stessa con pru­ denza, affinché per la fiacchezza dello spirito e la stanchezza del corpo, tu non venga a privare il corpo del frutto delle buone opere, lo spirito del senso delle cose divine, il prossimo dell'esempio, Dio dell'onore, e perché infine, tu non abbia ad incorrere nei danni che produce l'indiscrezione . Talvolta ne hai fatto l'esperienza : pertanto voglio che d'ora innanzi per te e per le tue Suore tu sia estremamente cauta e previdente ; infatti come sovente vi ho ammonito, la mortificazione corpo­ rale è poco utile e con facilità si eccede nelle ve­ glie digiuni e lacrime. Al contrario per la virtù : l 'umiltà e la pazienza, la benignità e l'obbedienza, la carità e anche la modestia non possono mai crescere oltre misura . In queste dunque vi esorto ad abbondare . . » 29• .

29 34

Lettere XXVII ( X ); XXII ( XVI); XXXIX ( XXIV ) .


Quante volte Diana avrà letto e riletto queste parole, combattendo fra il desiderio di accettare con docilità l'insegnamento del padre dell'anima sua e il desiderio, altrettanto forte, di far vio­ lenza col suo sacrificio sul cuore divino. Ma cer­ tamente poco a poco la saggezza di Giordano sarà riuscita a moderare certi eccessi della giovane bo­ lognese innamorata di Cristo crocifisso, la quale avrà imparato che al di sopra delle veglie, del digiuno, della disciplina, c'era la mortificazione dello spirito nell'abbandono della propria volontà, e c 'era il martirio della conoscenza dei propri li­ miti nell'esperienza quotidiana della propria po­ vertà interiore, e c'era soprattutto quello che gli ripeteva il padre : solo l'amore conta. Del resto le croci non mancavano a S. Agnese ed il Maestro divino le porgeva con abbondanza a questa giovane monaca, quasi segno del suo amore di predilezione : alle anime forti conviene più il Calvario del Tabor e Diana era quasi sem­ pre sulla via dolorosa. Le tribolazioni le giungevano da più parti : dal 1 225 al 1 229 fu colpita negli affetti familiari per­ dendo successivamente il fratello più caro, poi la sorella e infine il babbo. In monastero la vita risentiva tutti i rigori del­ la povertà. Come tutte le nuove fondazioni, anche quella di S . Agnese esperimentò tutte le difficoltà degli inizi e prima che vi fossero donazioni per assicurare alle Monache lo stretto necessario, pas­ sò del tempo. Solo dopo alcuni ann i le suore 35


conobbero un po' di sollievo quando, per inter­ vento di Gregorio IX ( il cardinal Ugolino dive­ i1uto papa nel 1227), furono dotate dei beni d el ­ l'antico monastero benedettino di S . Adalberto , presso Padova. Si legge infatti nella sentenza al riguardo emessa dai Cardinali Apostolici : « . . . con­ siderando le grandi necessità delle povere Suore di S. Agnese, le quali si distinguono per la loro vita onorevole, la grande devozione e il fervore, e però meritano di essere soccorse . . . noi conce­ diamo . . . tutti i diritti , possessioni . . . del monastero di S. Adalberto nella terra chiamata Buida e Me­ dicina » 3 0. La lettera porta la data del 1 3 novem­ bre 1230. Crediamo tuttavia che la croce della povertà sia stata dolce da portare per quelle anime asse­ tate di sacòficio, se Giordano poteva scrivere lo­ ro: « La gioia è nel mio cuore, figlie carissime, quando penso a voi , e vi rivedo così unite, così allegre , camminare col Signore, cercando null'altro che lui solo, perché lui solo può bastarvi , e senza di lui tutto quello che possederete, non sarebbe certo abbondanza ma miseria » 3 1 • Questa lettera dev'essere della metà del 1 229 e, in quel delicato accenno : « tutto quello che possederete », mostra che forse Giordano era già a conoscenza di quanto si st<1.va preparando per aiutare le suore . I primi anni del monastero di S . Agnese fu­ rono caratterizzati pure da difficoltà e tribolazioni 30

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36

Cormier, op. cit., pag. 84. Lett . I ( XXVII ) .


La Madonna delle Lacrime venerata nel Monastero di S. Agnese V.M .. L'immagine fu trovata piangente in una siepe, a Fabriano, al principio del 1500 e donata al Convento domenicano femminile del luogo. Le suore venute a Bologna nel 1904 per ripristinare l'an­ tico Monastero di S. Agnese, chiuso dalla soppressione napoleonica nel 1796, la p ortarono seco . Per autoriz­ zazione di Papa Benedetto XV il 22 settembre 1921 la miracolosa etfÏge venne incoronata con oro e gemme

donate da anĂ&#x2122;;ze genewse.

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per la situazione politica e i pericoli della guerra . Fin dal 1225 Bologna, legata a l Papa, soffriva le rappresaglie dell'imperatore Federico II 32 e dovet­ te preparal'si alla difesa delle sue mura . La casa del­ le Suore era però fuori cinta e le soldatesche non avevano certo paura della clausura. Diana, al cor­ rente delle varie vicende, mette Giordano a parte dei suoi timori. Questi le risponde con una lunga affettuosa lettera in cui l'esorta a non tormentarsi eccessivamente ma a riporre ogni speranza di sal­ vezza nel Signore : « È un Dio geloso ed Egli in­ vierà il Suo angelo affinché con grandissimo zelo sia a guardia del tuo corpo e, meglio ancora, del­ l'anima tua. Non devi dunque affatto essere preoc­ cupata, fìglia mia, ma sicura e forte . Il tuo Sposo infatti è l'Emmanuele e non abbandona quelli che sperano in Lui, ma è con loro, come ha promesso, fìno alla consumazione dei secoli » 33• Il monastero fu allora, rispettato, ma i peri­ coli non dovettero cessare del tutto se alla fìne del 1229 Giordano scriveva : « Vi esorto dunque fìglie mie carissime affinché, con le vostre devote 32 Federico II (della casa di Hohenstaufen) fu, nella fan­ ciullezza, sotto la tutela di papa Innocenza I I I . Eletto impe­ ratore, non avendo mantenuto la promessa di fare la crociata, venne in lotta col papato. Fu scomunicato da Gregorio IX per aver procrastinato, e poi compiuto la crociata ( 1228 ) con trat­ tative anziché con le armi. Nel 1229 si scontrò con le truppe po'1tificie a S. Germano (l'attuale Cassino ) e la battaglia ter­ minò con la pace di S. Germano del 19 luglio 1230. Nel 1239 Federico II fu nuovamente scomunicato da Gre­ gorio IX. 33

Lettera XXXII ( XVIII ) . 39


preghiere, possiate indurre il Dio , autore della pace , a far sì che si degni con la Sua pace di riunire la Sua Chiesa santa . . . ; anche se venissero a voi dall'esterno tribolazioni ed angustie , la pace che è in voi dovrà piuttosto aumentare che dimi­ nuire , nella sopportazione di ogni avversità » 34• Frattanto una prova più dura ancora si stava preparando per Diana e fu tanto più dolorosa in quanto le proveniva da quelli ch'essa tanto amava : i suoi fratelli in S . Domenico . Sappiamo che il Patriarca quando fondava un monastero femmini­ le, ne affidava la cura ai Frati i quali dovevano occuparsi sia della direzione spirituale ( confessio­ ne ed istruzione ) sia di quella temporale ( ammi­ nistrazione, relazioni con l'esterno, ecc. ) . Così fu fatto per Prouille, per S . Sisto e per S. Agnese . Avvenne però che lo zelo non troppo discreto di alcuni Padri, perloppiù della Germania, aumen­ tasse il numero delle nuove fondazioni a scapito della loro qualità : le Suore venivano ammesse troppo facilmente e troppo in fretta ai voti, e presto i Frati si trovarono a dover far fronte ad un lavoro di assistenza ai monasteri che portava via la maggior parte del loro tempo . Giustamen­ te si appellavano allora al fatto che la predicazione di Gesù Cristo e la lotta contro l'eresia erano il fìne principale dell'Ordine, ma non consideravano che i primi responsabili, se così possiamo dire, di questa situazione erano essi stessi . 34

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Lettera X ( XXX ) .


Anche Giordano era molto preoccupato della cosa, perché se da un lato non voleva che si ab­ bandonassero le suore, dall'altro lato voleva che i padri non lasciassero l 'insegnamento nelle uni ­ versità e l'apostolato fra gli studenti. Portò dun­ que la questione al capitolo generale di Parigi del 1 224.

Intanto i frati venivano orientandosi sulla possibilità di continuare la direzione spirituale dei soli monasteri che erano stati fondati con la con­ dizione di essere assistiti dall'Ordine . S. Agnese pareva dunque al sicuro, perché fra Guala aveva ottenuto da Onorio III non soltanto la conferma di esso come vero monastero dell'Ordine, ma al­ tresì l'ingiunzione fatta al Maestro generale dei Predicatori d'assumerne la visita e la direzione . Nondimeno Diana fece ricorso ancora una vol­ ta a Onorio III attenendone una bolla, in data 1 7 dicembre 1 2 2 6 , in cui il Papa ingiungeva a maestro Giordano di affidare il monastero di S . Agnese alla cura dell'Ordine e, in modo decisivo, lo poneva sotto la giurisdizione domenicana 35 • Ap35

Ecco il tes to della bolla : Onorio Vescovo , servo dei servi di Dio, al nostro caro figlio, Maestro dell'Ordine dei Frati Predicatori, salute e be­ nedizione apostolica. È venuto a nostra notizia che, sebbene la nostra cara figlia Diana fondatrice e certe altre Suore del monastero di S. Agne­ se di Bologna abbiano fatto la professione secondo l'Ordine dei Frati Predicatori nelle mani di Frate Domenico di buona memoria vostro predecessore con la ferma speranza e fiducia <<

di rimanere perpetuamente sotto la direzione del medesimo Ord i n e , Voi i n tanto volete abba ndon are la ca a, la Pri ra e

le altre Suore senza adempire verso loro i doveri del vostro 41


pena in possesso della bolla, Giordano si affretta a scrivere alla figliola: « mi congratulo con tut ­ te l e S uore, e l a loro gio i a è l a mi a . Tu dunque fìglia diletta, quantunque non ignori in che modo ti sia stato vicino desiderando e cercando il tuo bene e quello di tutte le Suore, in qualunque luo­ go fossi, tuttavia d'ora in avanti, con l 'aiuto di Dio, sarò ancora più sollecito . Affido alla tua cu­ stodia le lettere che mi ha inviato per te il Sommo Pontefice : siine la fedele custode » 36 • La tempesta però non era fìnita. Il capitolo generalissimo di Parigi del 1228 proibì, sotto pe­ na di scomunica, ai Predicatori di accettare nuove direzioni di monasteri femminili e di ricevere la professione delle suore . L 'anno seguente, durante un'assenza di Gior­ dano, il Provinciale della Lombardia, fra Stefano d'Ungheria, fece delle difficoltà appellandosi alle decisioni del capitolo . Dovette di nuovo interve­ nire il Maestro dell'Ordine, allora impegnato a Genova : �< Quanto abbiamo stabilito non riguar. . .

officio . Perché la speranza di appartenere all'Ordine suddetto , la quale queste Suore hanno concepito sin dal tempo del vostro predecessore e conformemente alle sue parole e alla sua pratica, non sia dolorosamente delusa per vostra colpa, Noi ingiungiamo alla vostra discrezione, con le presenti Let­ tere Apostoliche, di prendere sotto la vostra custodia e dire­ zione, così queste Suore come il loro monastero, ed anche le altre case dell'Ordine affidate al vostro governo. Dato dal Palazzo di Laterano il giorno XVI avanti le ca­ lende di Gennaio, l'anno undecimo del nostro Pontificato » ( Cormier, op. cit . , pag. 92 ) . 36

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Lettera VIII ( XXI).


da le nostre Suore ma è rivolto a quelle persone a loro estranee che i nostri Frati, in molte pro­ vincie, per assicurarne la conversione, hanno preso l 'abitudine di ammettere, con troppa facilità, alla tonsura alla vestizione e al voto di castità . . . resta tranquilla, perché nulla verrà meno a voi a causa di queste disposizioni » 37 • La questione, in qualche modo risolta per un po ' di tempo, riprese in seguito più violenta e nel capitolo generale di Bologna del 123 5, assente Giordano perché ammalato a Parigi, i Definitori inasprirono le condizioni ed i Frati addetti ai monasteri si ritirarono nei loro conventi . Le Suore di Prouille, di Madrid, di S . Agnese ricorsero nuovamente al Pontefice, allora Grego­ rio IX, il quale comandò 38 « di mantenere i Frati al servizio del monastero . . . e ciò per riverenza verso la V ergine Maria e verso S. Domenico » .

V . L a morte d i Diana

Giovdano, stanco , ammalato e con il pericolo di perdere la vista da un occhio, è nuovamente in partenza per visitare i conventi dell'Ordine , e questa è la volta della Terra Santa . Subito dopo la Pentecoste del 1 23 6 , e quindi appena prima di partire, scrive a Diana. È la sua ultima lettera. 37

Lettera XLVI I I ( XXIX ) .

Cormier, o p . cit . , pag. 97. Si tratta della lettera d i Gre­ gorio IX indirizzata alle Suore di Prouille, il 24 marzo 1236. 38

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Portato a termine il giro che si era prefisso, si imbarca a S . Giovanni d'Aera nel febbraio 1 23 7

per far ri torno in Europa, dire tto a Napoli per predicare la Quaresima agli studenti ; ma la nave incappa, sulle coste della Siria, in una furiosa tem­ pesta, e tutti i passeggeri periscono nel naufragio . Diana precedette, di qualche mese, il Beato nella Patria. Gli storici non si accordano circa il tempo della sua morte ; secondo i vecchi archivi del monastero di S . Agnese, essa volò al cielo nella vigilia della festa di S . Barnaba, l'anno del Signore 1 2 3 6 , e quindi all'età di circa trentacin­ que anni 39 . Un anonimo autore del tempo ( egli infatti af­ ferma che mentre scrive è ancor viva sr. Cecilia ) e che è la fonte principale delle notizie sulla b. Diana, dice di lei : « Dopo aver vissuto tredici anni nell'Ordine la venerabile, cara a Dio , sr . Diana passò felicemente al Signore . Ai suoi fu�1e­ rali prese parte tutto il convento dei Frati Pre39 « Papa Leone XIII approvò ufficialmente il culto della b. Diana, di Cecilia e Amata, culto che si era ancora accre­ sciuto per numerosi miracoli e sviluppato senza interruzione ; permise anche la celebrazione della loro festa con l'Ufficio e la Messa per l'Ordine dei Predicatori e per l'Archidiocesi di Bologna » ( dalle lezioni dell'Ufficio delle tre beate ) . L a festa è stata fissata i l 9 giugno, vigilia del giorno della morte di Diana. Oggi nello spirito della riforma liturgica sancita dal Concilio Vaticano I I , la quale vuole che l'agiografia sia basata sopra documenti storici , mentre si conferma la validità di questi do­ cumenti per le beate Diana e Cecilia, non altrettanto si può dire per quelli di sr. Amata. Il suo nome pertanto non è più inserito nel calendario delle beate domenicane.

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L'urna contenente alcune reliquie delle tre Beate, posta sotto l'altare del coro, nel Monastero di S. Agnese V. M.

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dicatori di Bologna insieme col Priore : il vene­ rando corpo di lei, con grande onore rinchiuso in una cassa di legno, fu tumulato presso l 'altare della b. Agnese . Quanto grande sia stato il lutto degli uomini, quanto principalmente il rimpianto delle Suore e dei Frati per la sua morte, non stiamo a dire, perché si andrebbe troppo per le lunghe . Fu questa fortunata donna molto prudente ed eloquente, di nobile volto e di bell' aspetto, appariva agli occhi di tutti graziosa ed amabile, dotata di onestà, consacrata alle lodi divine, in­ tenta alla preghiera, dedita talmente alla pietà che spesso provocava copiose lacrime nelle sue Suore. Sollecita e principale collaboratrice dei Frati e dell'Ordine, ultima per umiltà di cuore, si rico­ priva dell' abito più dimesso, e mirabilmente zela­ va in sé e negli altri quell'austerità religiosa di cu1 era esemp1o . Di questi e consimili doni fu adorna questa suora degna di Dio ; e in modo meraviglioso illu­ strò con le parole e con gli esempi il monastero che aveva costruito » 40• Sul suo sepolcro fu scritta la seguente epigrafe : HIC REQUIESCIT SOROR DIANA DE ANDALO' QUAE IN MANIBUS BEATI DOMINICI VOTA RELIGIONIS EMISIT ET MONASTERIUM S . AGNETI S EXTRUXIT IN QUO ANNIS XIII SANCTISSIME VIXIT MIGRAVITQUE AD DOMINUM MCCXXXVI 40

ASOP I, 1 893 p. 1 82 ( 1 0 ) 47


( Qui riposa sr. Diana d' Andalò, che emise i voti di religione nelle mani del beato Domenico, e costrut il monastero di S. Agnese, nel quale visse santamente 1 3 anni, migrò al Signore nel 1 23 6 ) .

Verso il 1 2 5 2 il Monastero di S . Agnese es­ sendosi rivelato ormai inadatto a contenere una comunità .fi orente e numerosa, in una località tra l'altro priva di acqua, fu trasferito nell'area occu­ pata attualmente dalla caserma Minghetti ( tra le vie Capramozza, Bocca di Lupo e Castelfidardo ) e ivi rimase fino alla soppressione del 1 7 9 6 , do­ vuta alla rivoluzione francese 4 1 . « Il Monastero fu uno dei più gloriosi del­ l 'Ordine ed ebbe una funzione provvidenziale per la conservazione sia del racconto di sr. Cecilia, che delle lettere del b. Giordano . Il Monastero moltiplicò le sue fondazioni un po' in tutta Ita­ lia : nella sola Bologna diede origine a ben altri sette Monasteri, ora tutti scomparsi : S . Pietro M . , S . Giovanni Battista, S . Maria Novella, S . Gu­ glielmo, S . Matteo, S . Apollinare e S . Maria Mad­ dalena ( dove visse la b. Imelda ) » 42 • L'attuale Monastero di S . Agnese in Bologna fu ripristinato nel 1 9 0 4 da un nucleo di Monache domenicane di Fabriano ( Ancona ) per invito del P. Giacomo Montanaro O . P . Le Suore ebbero una 4 1 Una piccola e laconica lapide, corrosa dal tempo, è tutto quel che rimane dei cinque secoli e mezzo di vita religiosa del Monastero domenicano di S. Agnese . 4 2 P. Pietro Lippini O.P ., S. Domenico visto dai suoi contemporanei, p. 1 7 7 ( l ) .

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prima sede presso il Foro Boario e nel 1 9 1 2 si tra­ sferirono definitivamente alla Castiglia, ora via Pianoro.

VI . Fragrante amicizia

di santi

Chi ha avuto la fortuna d'incontrare sulla sua strada un uomo di Dio sa di quale delicata, sem­ plice, fedele amicizia sia capace un cuore model­ lato su quello di Cristo crodfìsso : basta sfogliare i libri dei santi . . . Francesco d'Assisi e Chiara, Caterina da Siena e Raimondo da Capua, France­ sco di Sales e la Chantal . . . nomi presi a caso, ami­ cizie che hanno tutta la fragranza di quella di Betania. La fresca, profondamente affettiva, ma anche vigorosa e forte anima di Diana pare fatta appo­ sta per favorire gli incontri. Essa non può non subire il fascino del glorioso Domenico 43 e Do­ menico, che conosce la gioia della comunicazione spirituale, a sua volta non può non amare quella 43 << La sua ( di Domenico ) generosità, la sua dedizione, la sua sensibilità, quella inalterata gioia che si riflette sul suo viso fino a far apparire sugli occhi e sulla fronte la misteriosa luminosità ricordata da sr. Cecilia; la sua fraterna giovialità, frutto di un'anima pura e innamorata, lo fanno oggetto di un intenso amore . È un affetto mescolato a fiducia, gratitudine, tenerezza, venerazione, a quel non so che di suggestivo che la presenza di una persona privilegiata di Dio, senza ombra .

.

di infingimenti e totalmente a lui votata, determina nel eu umano » (H. Vicaire O.P., Storia di S. Domenico, p. 554).

re

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sua figlia, in cui bellezza e gioventù sono soltanto la cornice di un quadro prezioso . A Bologna si sono tramand ate leggende p i ene di candore i n­ torno all'amicizia di questi due santi. Si racconta, ad esempio, che il Patriarca, a ricordo della sua predilezione per Diana, abbia piantato sul colle di Ronzano due cipressi e la leggenda vuole che le due grandi statue barocche che si trovano nella sacrestia di S. Domenico in Bologna, rappresen­ tanti l 'una la Madonna e l'altra il nostro beato Padre, siano state ricavate d al legno di queste due piante 44 • 44 Le due epigrafi dicono : « Virginis effigiem cernis; fuit ante cupressus, praescia gusmani dextera fixit humi » ( contem·

pii l'immagine della Vergine ; era una volta un cipresso che la destra del gusmano presaga, aveva piantato in terra) ; « Cupres­

sus fit grata sui cultoris imago; fili, gratus eris factus imago Patris >> ( il cipresso grato è diventato l'immagine del suo col­

tivatore ; figlio tu sarai grato fatto immagine del Padre ). In verità le due statue furono ricavate da un altro cipres­ so, pure quello piantato da S. Domenico, ma in Bologna, pres­ so il convento dei Frati. Al nostro beato Padre doveva pia­ cere molto questa pianta : forse in essa vedeva il simbolo della sentinella vigilante, posta a guardia della santa Chiesa, o anche, in quel suo svettare verso il cielo, il simbolo dell'anima contemplativa, tutta raccolta e protesa in Dio. Giovanni Gozzadini, nella sua Cronaca di Ronzano e me­ morie di Loderingo d'Andalò, frate Gaudente ( 1 85 1 , pag. 86 nota 3 1 ), racconta che i due cipressi dell'eremo piantati, secon· do la tradizione domenicana, da S. Domenico furono abbat­ tuti ( Dio perdoni chi l'ha fatto ! ) e con le ampie tavole ricavate dai due tronchi secolari si costruirono i battenti per le porte della chiesa del convento e di alcune celle. Testimoni oculari è sempre il Gozzadini che parla - esaminando le venature di quelle tavole stabilirono che l'età delle piante era di circa 630 anni. Tuttora chiesa e celle hanno le porte coi battenti di cipresso. -

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Ma la nostra Diana è privata ben presto del suo grande amico, e quando giunge Giordano a raccogliere l 'eredità del Fondatore , trova una fi­ gliola già molto provata dalla sofferenza, dotata di una tenace volontà di bene e di un desiderio fortissimo di essere guidata sulla strada della per­ fezione : un'anima dunque piena d'umiltà, sempli­ cità e pronta ad ascoltare ed ubbidire . Sboccia allora la seconda amicizia di Diana : amicizia che si alimenta nella vicendevole preghie­ ra, nella sofferenza offerta l 'uno per l'altro , nel ringraziamento elevato da entrambi alla miseri­ cordia di Dio ; amicizia gustata nelle rare visite che il Maestro dei Predicatori poteva concedere al monastero e nello scambio della corrispondenza . Non possediamo l e lettere inviate d a Diana, ma solo quelle che essa riceveva : ne abbiamo cinquanta, scritte in latino, e sono del periodo dal 1 222 al 1 23 6 . La prima di esse è ancora intestata alla « Signora Diana » e pare sia stata indirizzata a Ronzano ; l'ultima sembra un tenero e grave ad­ dio, presentimento di morte, nostalgia di cielo . Nascosta nel chiostro Diana diviene con le sue consorelle la migliore collaboratrice di Gior­ dano . Le sue preghiere, la sua vita regolare di penitenza, le sofferenze accettate e cercate con amore sono la risposta pronta ad ogni richiesta di partecipazione all'opera di evangelizzazione del Maestro dell'Ordine : « Mentre mi preparo a par­ tire per Padova, voglio raccomandarti di esortare l e Suore a pregare i l Figlio d i D io, Cristo GesÙ , 51


perché voglia accordare alla mia voce la virtù del­ la Sua voce, affinché possa operare qualcosa ad onor S uo » [lett. XXXV ( II ) ] ; « Saluta le S uo­ re, mie carissime figlie nel Signore, e raccomanda loro di pregare per gli Studenti di Parigi, perché Dio apra i loro cuori » [ lett . XXXIV ( VIII ) ] . E quando i frutti del suo apostolato sono più evidenti del solito, quando la pesca è stata mira­ colosa, allora Giordano si affretta a renderne par­ tecipe Diana : « Celebrate un giorno di festa, of­ frite continue azioni di grazie al Dispensatore di ogni bene, perché in questi giorni il Signore pie­ toso e misericordioso si è degnato di visitare la terra e l 'ha inebriata di grazie copiose, più di quanto si poteva sperare » [ lett . XX ( IV ) ] ; « Ti ho scritto queste cose, figlia mia, perché tu lodi e glorifichi Nostro Signore per tutti i suoi bene­ fici » [lett . XXXII { XVIII ) ] . Non è solo Diana ad amare con tutto il cuore il padre ed amico, ma è ancora Giordano ad avere tenerissime espressioni per la figlia devota : « In Lui ( lo Spirito di verità ) riposati, in Lui attendi con pazienza il mio ritorno » [ lett . XIX ( III ) ] ; « Poiché non posso vederti , come tu vorresti e come vorrei anch'io, con gli occhi del corpo, ti scrivo . . » [ lett . XXXVIII ( VI ) ] ; « Verrò, se piace a Dio, . . . e ci vedremo , ed i nostri cuori si rallegreranno » [ lett . XXXII ( XVIII ) ] ; « Del resto, è ben poca cosa, carissima, quello che pos­ siamo scriverei l 'un l'altro : è nel più profondo dei nostri cuori la dilezione ardente con cui ci .

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amiamo nel Signore ; ed è là, in questo intimo affetto della Carità, che io ti dico e tu dici a me, senza fine, quello che nessuna lingua è capace di esprimere e nessuna lettera contenere » [ lett. XIII ( L ) ] . Esagerazioni ? Cuori ammalati e nostalgici ? No, siamo decisamente su un piano diverso, dove l'aria è purificata dalle scorie e l'ossigeno riem­ pie i polmoni : « Non tutti comprendono questo linguaggio, ma soltanto quelli a cui è stato con­ cesso » ( M t. XIX, 1 1 ) .

VII. Le reliquie

Quando il Monastero di S. Agnese si trasferì nel 1252, le Monache portarono con loro le reli­ auie della loro beata Consorella Diana e le collo­ �a rono, come prima, presso l 'altare della loro Cap­ pella. Non conosciamo la data della morte di sr. Amata ; quella di sr. Cecilia fu il 4 agosto 129 0 . Diana, Cecilia e Amata erano state, durante l a lo­ ro vita mortale, unite in modo non comune e la pietà delle Monache le volle sepolte una accanto all'altra. Due secoli più tardi, nel 15 10 , volendo ingrandire la chiesa del monastero, fu fatta una ricognizione del sepolcro, e furono trovate le os­ sa delle tre beate unite in un sol mucchio . Si narra che, desi derando le Suore riconoscere il capo del­ la l oro fond atrice, pregassero il Signore di d ar 53


loro un segno e subito una delle tre teste si coprì di gocce bianche, tanto profumate che la loro fra­ g1'il112il

ra senti ta a distanza . Separato il venerato

capo di Diana, e posto in un'urna in una speciale cappella, tutte le altre reliquie vennero chiuse in una cassetta di ferro . Alla soppressione del 179 6 il reliquiario con la testa della b . Diana fu preso dal marchese Fabbri e in seguito fu donato al convento dei Domenicani. Le teste delle beate Cecilia ed Amata furono trasportate nel 1823 nel Monastero di S. Sisto in Roma, esattamente sei secoli dopo che le due monache ne erano uscite per venire a S. Agnese . Nel 19 0 6 il conte Alvise da Schio , che pos­ sedeva il rimanente delle reliquie nella sua villa di Ronzano, ne consegnò una parte al Monastero domenicano di S. Agnese in Bologna ; le Monache ne donarono alcune al cardinal Svampa, a quel tempo Arcivescovo di Bologna, e racchiusero le altre in una decorosa urna che collocarono sotto l'altare della cappella del monastero ; ivi rimase fino al 19 7 1, ora si trova sotto l'altare del coro . Tutte quelle rimaste a Ronzano sono attual­ mente in una cassetta di rame con cornici di ot­ tone, contenuta in un reliquiario pure di ottone 45 ; 45 Il reliquiario ha dimensioni di cm. 55 x 3 1 x 4 8 . Sulla faccia in cristallo vi è un cartiglio con la scritta : Ossa B. Dia­ -

nae De Andalò - Virg. Ord. S. Dominici - et Sociarum eius BB. Ceciliae et Amatae - Virg., composto da Giovanni Gozza.

-

clini nel 1 85 1 . L'epigrafe dice :

OSSA - B . DIANAE DE ANDALO' - VIRG . ORD . -

54

QUAE

-

DOMI

�S .

TRINITATLS

DE

RONZANO

S. DOMINICI -

BENIGNE


questo è inserito in un Iaculo sotto il piccolo al­ tare laterale della Madonna nella chiesa dell'ere­ mo, di recente portata a completo restauro. La faccia del reliquiario rivolta al pubblico è di cri­ stallo ; sulla faccia opposta è scolpita un'epigrafe .

A SORORIBUS EXCBPTA - HOSPITIOQUE USA - A . D . MCCXXI ­ MCCXXII - POSTEA MONASTERIUM S . AGNETIS - BONONIAE CONDIDIT AMATAE DINIO

-

- HIC EIUSDEM

VIRG . A.D.

-

MDCCCLI

-

SOCIARUM

RELIQUIAE

-

A

BB .

COMITE

- COMPOSITAE -

CAECILIAE

IOANNE UNA

ET

GOZZA­

CONGESTAE

IACENT. ANNO

QUINQUAGESIMO

SEMINARIO

-

ARA

ATQUE

NOVA

HUIUS

SACRI

FRATRES

URNA

EPHEBEI

-

-

-

A

ORD. AB

CONDITO

HUIUS

SERV .

MARIAE

EQUITE

QUONDAM

ET DONO DATA - DIGNITATEM AC RUNT

-

A.D.

B.

LEONE

ALUMNO

VIRG .

-

BALESTRI

-

-

SPLENDOREM

INSTITUTI

CONFECTA - ATTULE­

MDCCCCLXXII .

( Ossa della B. Diana d'Andalò, vergine dell' ordine di S. Domenico, che fu benevolmente accolta dalle Suore della casa della SS. Trinità di Ronzano e godette della loro ospita­ lità negli anni del Signore 1 221-1 222, e che in seguito fondò a Bologna il m onastero di S. Agnese. Q ui, le reliquie delle sue compagne bb. Cecilia e Amata vergini, composte dal conte Giovanni Gozzadini nell'anno del Signore 1 85 1 , insieme riu­ nite, riposano. Nel cinquantenario dalla fondazione del Seminario di que­ sto Istituto, i Frati dell'ordine dei Servi della B . Maria Vergi­ ne, con un nuovo altare e con un'urna eseguita e donata dal cav. Leone Balestri, ex alunno di questa sacra palestra per giovani, conferirono dignità e splendore. Anno del Signore 1 972 ) .

L'epigrafe è stata composta dal

Prof. Angelo.

re v . mo

Don Cu·boni 55


I dieci quadretti che fiancheggiano e sovrastano la figura centrale hanno , ciascuno , una delle seguenti di颅 dascalie ( da sinistra in basso, con movimento orario ) : l.

B . Dianae Conversio Per B . Reginaldum

2 . Votum Religionis In manibus S. Dom.

3 . Violenta Ereptio D e Ronzano

4 . Monasterium O. Praedrum Meditatur et O rat

5 . Habitu Donatur A B. ]urdano

6 . B B . Caecilia e t Amata E Roma missae 7.

De Sublatis Patribus Sorores d olent

8.

B . ] or dani directio Per Epistolas

9 . B . Diana Progressus et Mors Pretiosa

1 0 . A d Gloriam Evectae Tres Beatae

Per i quadretti sul lato inferiore si legge rispettiva路 mente ( da sinistra a destra ) : B . ]ordanus de Saxon; Reliquiae trium beatarum in Ronzanis; Caput B . Dianae Bononiae; Capita BB. Caeciliae e t Amatae Romae; S. Dominicus Bonon.

56


Historia BB. Dianae, Caeciliae et Amatae Monasterii S. Agnetis Bonon. Ord. Praed. rum. ( D a una vecchia raffigurazione)

57


Le Monache di S . Agnese affidano volentieri se stesse ed il loro monastero alla protezione della beata Diana per rivivere, raccoltane l'eredità, il suo spirito ardente di Carità, forte nella Fede, sereno nella Speranza e perché essa non cessi mai « di bussare alla porta della Tua benignità e gridi a Te... Dio eterno, che facci misericordia a questo mondo... e renda il calore della carità con pace e unione nella 5. Chiesa » e perché « li Tuoi ser­ vi... camminino virilmente per la via del Verbo, con sollicitudine e con affocato desiderio, procu­ rando lo Tuo onore e la salute dell'anime » . ( Dalle preghiere di S . Caterina da Siena ) .

59


I N D I C E

p ag .

7

La famiglia di Diana

»

9

Nascita e vocazione di Diana

»

14

Collaboratrice dei Predicatori

»

19

Il monastero di S. Agnese

»

29

La morte di Diana

»

43

Fragrante amicizia di s anti

»

49

Le

reliquie

»

53

Conclusione

»

59

Introduzione

61


Diana degli Andalo  
Diana degli Andalo  

La storia di Diana degli Andalo la figlia prediletta di S. Domenico: vocazione e fondazione del Monastero di Sant'Agnese a Bologna.

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