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Development of integrated Architectural Design Programs for City, Environment, Lanscap

RIGENERARE AREE PRODUTTIVE DISMESSE Ferrara,

ex

distillerie

Alc.Este


ArcDesPress Workshops Collana di ArcDes Development of integrated Architectural Design Programs for City, Environment, Lanscape

comitato scientifico editoriale Jurij Kobe Cristiana Mazzoni Yannis Tsiomis


RIGENERARE AREE PRODUTTIVE DISMESSE Ferrara,

ex

a cura di Alessandro

distillerie

ArcDesPress Workshops

Massarente

Alc.Este


ArcDesPress RIGENERARE AREE PRODUTTIVE DISMESSE

Dipartimento di Architettura, Università di Ferrara.

prima edizione settembre 2016 ISBN 978-88-XXXX-XXX-X

collaboratori didattici: Alessandro Chiccoli, Sara Voltani studenti LsfA: © 2016 ArcDes Victoria Babnik, Giovanni Bazzani, Maurizio Development of integrated Architectural Design Brambilla, Josepina Compagnucci, Silvia ConPrograms for City, Environment, Lanscape versano, Gabriele Convertino, Valentina Corzawww.arcdes.unife.it ni, Brice Fankem, Chiara Finizza, Eleonora Folli, Riccardo Gallieri, Bruno Gomez, Camila Juaneda, Marianna Liberati, Valentina Machado, Samantha Samez, Lucia Spadoni, Alessia Toffano, Questa pubblicazione è stata realizzata a se- Sonia Vogadori, Giulia Zannoni guito del Workshop “Rigenerazione di aree produttive. Il caso delle ex distillerie Alc.Este a Fer- progetto grafico e impaginazione rara”, svoltosi nell’ambito del LsfA Laboratorio di Sara Voltani Sintesi finale in Progettazione architettonica del Corso di Laurea in Architettura dell’Università di Ferrara, a.a. 2014-15. formato All’attività didattica del Workshop hanno par- pdf tecipato gli allievi del Master MPI di II livello in ISUU Conservazione, gestione e valorizzazione del calameo patrimonio industriale, promosso dall’Università di Ferrara in partenariato con l’Università di Padova, che ne è capofila, e altri Atenei italiani, e gli allievi del corso di laurea Erasmus Mundus TPTI Techniques, Patrimoine, Territoires de l’Industrie. Histoire, Valorisation, Didactique, programmato in collaborazione con Université Panthéon-Sorbonne Paris 1 (France), Université d’Evora (Portugal), Università di Padova. aprile 2015 ArcDes Centro per lo sviluppo di servizi integrati di progettazione per la città, l’ambiente e il paesaggio Development of Integrated Architectural Design Programs for City, Environment, Landscape Dipartimento di Architettura, Università degli Studi di Ferrara professori e ricercatori: Alessandro Massarente (coordinamento scientifico), Vittorino Belpoliti, Filippo Boschi, Gianluca Frediani, Marco Pavarani

Proprietà riservata - E’ vietata la produzione e la divulgazione, anche parziale, del presente elaborato senza autorizzazione scritta.


INDICE

11 Introduzione Un’esperienza didattica tra programma e progetto Alessandro Massarente 13 Il ritratto di Alc.Este Biografia ragionata di una distilleria in abbandono a Ferrara Martina Suppa, Claudia Vullo Scenari di rigenerazione a confronto 25 Life Time Silvia Conversano, Chiara Finizza, Camila Juaneda, Marianna Liberati, Alessia Toffano 31 in_Scala Giovanni Bazzani, Riccardo Gallieri, Bruno Gomez, Valentina Machado, Samantha Samez, Lucia Spadoni 37 Street line Victoria Babnik, Maurizio Brambilla, Josepina Compagnucci, Valentina Corzani, Eleonora Folli 45 Green experience Gabriele Convertino, Brice Fankem, Sonia Vogadori, Giulia Zannoni 51 Esercizi di analisi multicriteriale Sara Voltani 56 Consistenza del complesso industriale Esempi di schedatura Martina Suppa, Claudia Vullo


Un’esperienza

didattica

tra

programma

e

progetto

U N ’ E S P E R I E N Z A DIDATTICA TRA PROGRAMMA E PROGETTO Alessandro Massarente Con l’esperienza del Workshop “Rigenerazione di aree produttive. Il caso delle ex distillerie Alc. Este a Ferrara”, si è inteso offrire agli studenti del Laboratorio di Sintesi finale in Progettazione architettonica del Corso di Laurea in Architettura dell’Università di Ferrara un’esperienza didattica centrata su un caso studio ben documentato oggetto di recenti programmi di riqualificazione urbana. A partire dall’a.a. 2012-13, è stata avviata a Ferrara la sperimentazione di una diversa organizzazione dei Laboratori di Sintesi finale al 5° anno. Tali Laboratori didattici, già precedentemente incardinati a conclusione del percorso formativo quinquennale, si intende favorire siano il luogo nel quale gli studenti al quinto anno, non oltre 30 per Laboratorio, elaborano la propria tesi di laurea in due fasi. Una prima fase lavorando su una tematica caratterizzante il Laboratorio attraverso la quale sono portati a scegliere l’oggetto di tesi (primo semestre), una seconda fase di approfondimento e di sviluppo individuale (secondo semestre), a seguito dell’approvazione dell’oggetto di tesi da parte dei relatori (individuati tra i docenti del Laboratorio) e del Consiglio di Corso di Laurea. Le tematiche dei Laboratori di Sintesi sono correlate a filoni di ricerca dipartimentale cui afferiscono i docenti delle discipline caratterizzanti e dei moduli (nel caso del nostro Laboratorio il tema della Rigenerazione delle aree produttive dismesse). Questa relazione tra didattica per la tesi di laurea e ricerca dipartimentale si è ritenuto possa innescare possibili circuiti virtuosi tra didattica e ricerca, in una dinamica ricorsiva: sia attraverso la verifica didattica di metodologie di indagine

e progetto già sperimentate in sede di ricerca applicata, sia tramite lo svolgimento di attività di ricerca per casi già affrontati progettualmente a livello sperimentale in sede di tesi di laurea. Le esperienze svolte nei laboratori e centri di ricerca vengono spesso presentati didatticamente nell’ambito dei Laboratori di Sintesi e sono oggetto di approfondimento da parte di docenti, ricercatori e dottorandi di ricerca, così come temi e questioni indagati nell’ambito di tesi di laurea sono oggetto di successivi approfondimenti che a volte conducono alla definizione di contratti di ricerca, nei quali spesso sono coinvolti gli stessi giovani laureati. All’attività didattica del Workshop hanno partecipato gli allievi del Master di II livello in Conservazione, gestione e valorizzazione del patrimonio industriale, promosso dall’Università di Ferrara in partenariato con l’Università di Padova, che ne è capofila, e altri Atenei italiani, e gli allievi del corso di laurea Erasmus Mundus TPTI Techniques, Patrimoine, Territoires de l’Industrie. Histoire, Valorisation, Didactique, programmato in collaborazione con Université Panthéon-Sorbonne Paris 1 (France), Université d’Evora (Portugal), Università di Padova. A seguito di alcune lezioni di inquadramento dedicate al caso di studio, svolte nel primo semestre dell’a.a. 2014-15 e in apertura del Workshop, il 20 aprile 2015, agli studenti del Laboratorio di Sintesi è stato chiesto di produrre, nelle due giornate successive, un concept relativo a possibili strategie di rigenerazione da tradurre in 4 diversi scenari di trasformazione, anche per fasi, dell’area delle ex distillerie, utilizzando fonti a disposizione e metodologie applicate nel corso del Laboratorio. 9


RIGENERAZIONE DI AREE PRODUTTIVE

Ferrara,

ex

distillerie

Tali strategie e scenari sono stati discussi con i docenti del Laboratorio nell’ambito di una presentazione e sono stati successivamente messi a confronto attraverso criteri sintetici di analisi multicriteriale, che in questo fascicolo vengono sinteticamente descritti nei loro presupposti, finalità e modalità di elaborazione. Negli ultimi anni sta maturando un maggiore interesse verso tecniche e metodi della progettazione architettonica utili a definire il quadro programmatico degli interventi e le linee guida attraverso le quali sviluppare le successive fasi progettuali. Lo strumento del programma (di opere pubbliche, di interventi complessi di riqualificazione urbana, di concorsi di diverso ordine e grado), e le figure che concorrono a definirlo, sono tra i segnali più evidenti dell’emergenza di un insieme di esigenze a cui il progetto di architettura, convenzionalmente inteso, non può da solo far fronte. Le Pubbliche Amministrazioni, con l’eccezione di quelle più strutturate, non sono peraltro in grado di ritrovare al proprio interno competenze e risorse con le quali definire ad esempio

Progetto 1: Life Time 10

Alc.Este.

Workshop,

20-22

quelli che comunemente vengono denominati “studi di fattibilità”, necessari per procedere nei successivi livelli di progettazione di interventi di natura complessa e di consistente impegno economico-finanziario. Infatti, secondo quanto da tempo previsto dalla Legge 17 maggio 1999 n. 144, lo studio di fattibilità costituisce: strumento ordinario preliminare ai fini delle decisioni di investimento da parte di Pubbliche Amministrazioni per opere di costo complessivo superiore ai 10 milioni di euro; strumento obbligatorio per opere di costo complessivo superiore ai 50 milioni di euro; titolo preferenziale ai fini della valutazione dei finanziamenti delle opere; requisito indispensabile per l’accesso ai fondi disponibili per la progettazione preliminare e al fondo di rotazione per la progettualità (di livello preliminare, definitivo ed esecutivo). La maggiore disponibilità in ambito universitario di competenze specialistiche e la possibile interazione nel progetto di architettura di tecniche sviluppate in diversi ambiti disciplinari, consente di sviluppare in quest’ambito interessanti prospettive di sviluppo di ricerche per conto terzi.

Progetto 2: in_Scala

Progetto 3: Street Line

aprile

2015

Con questa esperienza didattica si è inteso far interagire gli studenti con una delle questioni più complesse nei processi di rigenerazione di aree dismesse, quello della definizione del programma e delle sue complesse relazioni con i processi di pianificazione, le politiche di riqualificazione urbana e le logiche di valorizzazione economica. Nel contempo si è scelto di intrecciare questa attività didattica con le esperienze di formazione post-laurea oggi più avanzate in Italia sull’argomento, cercando di affinare alcuni risultati, inevitabilmente limitati dai tempi e dalle finalità della didattica svolta nel Workshop, attraverso il lavoro degli allievi del Master MPI. Parte significativa di questo percorso, senza la quale le stesse attività non avrebbero potuto avere luogo, è stata condotta insieme all’Amministrazione comunale di Ferrara e alla proprietà delle aree di studio, che hanno favorito un aperto confronto e partecipato a diversi momenti dell’attività didattica, compresa la visita alle aree e ad alcuni degli edifici, di notevole interesse architettonico e testimoniale, ancora presenti.

Progetto 4: Green Experience


Il

Ritratto

di

Alc.Este

Il ritratto di Alc.Este Biografia ragionata di una distilleria in abbandono a Ferrara Martina Suppa, Claudia Vullo PREMESSA Il presente testo è una sintesi della tesi “Il ritratto di Alc.Este. Biografia ragionata di una fabbrica in abbandono a Ferrara”, sviluppata da due architetti guidati dal prof. arch. Alessandro Massarente, nell’ambito del Master di secondo livello in Conservazione, gestione e valorizzazione del patrimonio industriale, avviato dal prof. Giovanni Luigi Fontana del Dipartimento di scienze storiche, geografiche e dell’antichità dell’Università di Padova. Il tema della tesi fa riferimento alle ex Distillerie di via Luigi Turchi 24 a Ferrara, dismesse nel 2007 e che versano in totale stato di abbandono. Non sono note pubblicazioni che trattano il tema che vogliamo affrontare e la ricerca che proponiamo è frutto di un assemblaggio critico dei risultati delle ricerche svolte su diverse fonti; oggi è oggetto di recenti studi sia in contesto universitario che su committenza dell’attuale proprietà, Società Real Estate Ferrara S.r.l. del Gruppo Maccaferri S.p.A. di Bologna, che si è impegnata con il Comune di Ferrara in un accordo di programma, siglato nel 2008, per la realizzazione di un Piano Urbanistico Attuativo (PUA), con l’obiettivo di riqualificare l’area. Il Ritratto di Alc.Este. è, in definitiva, la ricostruzione di un complesso di ingranaggi che ha smesso di vivere non appena ha perso la funzione originaria; è la rappresentazione di una fisionomia dai tratti labili che si intende recuperare, perché le sia restituita una rinnovata e rinnovabile collocazione all’interno dell’immaginario collettivo.

stiche morfologiche del territorio tanto quanto indagare branchie di storia, apprendere tecniche di produzione e processi di lavorazione. Il complesso Alc.Este è stato pianificato a partire dal 1938 dalla Società Anonima FIDA – Fabbrica Italiana Derivati Acetilene –, ma a causa dello scoppio della guerra la sua realizzazione si è interrotta fino al 1955, quando Distillerie Italiane S.p.A. ha acquisito l’area. Nel 1967 è passato sotto la direzione di Eridania Zuccherifici Nazionali che nel 2003 ha costituito una società dedicata alla produzione e alla vendita di alcool, denominata Alcoplus S.p.A. (60% Caviro e 40% Alc.Este.) In ogni caso, sia che la produzione fosse destinata al settore chimico, o a quello industriale o ancora a quello alimentare, è stato progettato per contenere prevalentemente impianti di distillazione. Nelle ex distillerie Alc.Este si producevano spiriti greggi (alcool 70-95% più teste e code), spiriti greggi rettificati (alcool > 95%) e alcoli denaturati, da materie prime alcoliche (vinacce), alcoligene saccarine (melasso da barbabietola) e alcoligene amidacee (cereali). Questi spiriti erano destinati: al settore alimentare come alcool Buongusto, utilizzato ad esempio per liquori Martini&Rossi, Molinari, Amaro Averna, Stock e altri; in Profumeria e Cosmesi con l’alcool denaturato; negli ultimi anni c’era stato un tentativo di introdurre la produzione di bio-etanolo, cioè alcool assoluto, che come vedremo non é andato a buon fine. La distillazione è l’operazione con la quale una miscela di due o più liquidi viene separata mediante Per comprendere le origini dell’Alc.Este dobbia- l’evaporazione di una parte di essa attraversola mo procedere con un approccio multidiscipli- differenza dei punti di ebollizione; con questa nare che ci consenta di cogliere le caratteri- definizione comprendiamo che i suoi campi di 11


RIGENERARE AREE RIGENERAZIONE DIPRODUTTIVE AREE PRODUTTIVE DISMESSE Ferrara, Ferrara, ex ex distillerie distillerie Alc.Este. Alc.Este.

applicazione spaziano tra i più svariati e l’alco ol distillato può essere utilizzato in diversi modi: in profumeria e cosmesi per acque odorose, dentifrici, lozioni, estratti, brillantine, etc; nell’industria chimica, come coadiuvante nella fabbricazione della celluloide, della seta artificiale, della gomma sintetica, delle vernici e delle lacche, dei disinfettanti etc.; nella preparazione di carburanti, miscelandolo con etere e acetone; nell’alimentare. Indifferentemente dal tipo di alcool da produrre, dallo studio delle fonti abbiamo appreso che la materia prima principalmente utilizzata nelle ex Distillerie è stata, senza dubbio, il melasso da barbabietola perché, in quanto scarto dell’industria dello zucchero, era presente in grosse quantità nel territorio ferrarese. Quando la fabbrica è passata alla società Distillerie Italiane, la materia prima contemplata è il melasso da barbabietola, come testimoniano i documenti presso l’Archivio di Stato di Ferrara, della Richiesta e il del relativo Certificato di collaudo per la costruzione di due serbatoi per melassa in cemento armato da parte dell’impresa Ferrobeton di Venezia, su progetto degli Ingg. Marco Urbano di Milano e Mario Fossaluzza di Venezia. La storia di Alc.Este è quindi intimamente intrecciata all’affermarsi della coltivazione bieticola in Italia e in particolare in Emilia Romagna, quindi alla nascente industria saccarifera di fine Ottocento. Il prof. Fabio Degli Esposti, nel suo contributo “L’industria dello zucchero in Emilia Romagna dalle origini alla prima guerra mondiale”, definisce l’andamento dell’industria saccarifera in Italia con una figura significativa, la parabola. Ricordiamo che fino alla seconda metà dell’Ottocento, nel Vecchio Continente veniva consumato zucchero importato soprattutto da Americhe e Asia; dagli Anni ‘70 dello stesso secolo iniziano a diffondersi in Europa dapprima raffinerie di zucchero greggio importato e, più tardi e con maggiore sforzo, anche vere e proprie fabbriche di zucchero dalle nuove coltivazioni di barbabietola. L’introduzione della nuova filiera in Europa e in Italia è il risultato di un’imponente opera di 12

propaganda per l’incremento dei consumi dello zucchero da parte della popolazione, e di revisione della regolamentazione e della legislazione da parte dello Stato, in concerto con autorità europee – ad esempio si pensi alla costituzione del 1883 del Comitato Anglo-Italiano per l’industria dello zucchero in Italia – che mirava a favorire la produzione autonoma di zucchero inseguito alla crisi delle importazioni transoceaniche di quello di canna, dovute alla Guerra di Secessione. La produzione di zucchero indigeno in Italia si è avviata, secondo i dati Istat, a partire dal 1977 con la produzione di 102 tonnellate di zucchero greggio, e ha visto aumentare ogni anno le quantità, con incrementi esponenziali nell’anno 1900 (60.125 t.) che arrivarono a raddoppiare solo dopo 3 anni, nel 1903 (130.861 t.). Ai fini della nostra esposizione, è importante precisare come la nuova coltura abbia caratterizzato il paesaggio agrario ferrarese, trovando “terreno fertile” per i motivi che la storiografia rintraccia nella crisi della canapa; nell’adattabilità dei terreni di recente bonifica; nella facilità dei trasporti via acqua; nell’opportunità di incremento del reddito per i braccianti agricoli precari. Nonostante i primi e ripetuti fallimenti governativi nella introduzione della barbabietola da zucchero in Italia, la nuova coltura è riuscita ad affermarsi nelle campagne emiliano romagnole, soprattutto nel Ferrarese e, in maniera meno rilevante, nel Bolognese, nel Piacentino e in Romagna; è rimasta invece esclusa la zona del Reggiano e del Parmense, a parte il tentativo fallimentare dell’Eridania a Parma. Nel 1910, dei 50.000 ettari coltivati a barbabietola, il 44,9% (22.450 ha) - quasi la metà - si trovava in Emilia Romagna, il 37,4% (18.700 ha) in Veneto, circa 2.000 ha in Toscana, 800/900 in Campania e in Piemonte, e 530 ha nelle Marche. Durante la Prima Guerra Mondiale però, la coltivazione risulta circoscritta all’interno del “triangolo isoscele che ha per base il litorale adriatico da Rimini a Cervignano del Friuli e per vertice la provincia di Asti”, come l’ha definito Perdisa in


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La bietola da zucchero. Nel corso della seconda metà del Novecento, la produzione di zucchero in Italia non ha suscitato particolari attenzioni fino al 2005, quando l’Unione Europea ha introdotto la nuova organizzazione comunitaria del mercato dello zucchero con una drastica revisione delle quote di produzione, incentivando le società produttrici a restituire le quote in cambio di ingenti compensazioni economiche. La nuova organizzazione comunitaria ha portato in Italia ad una riduzione della superficie coltivata di oltre il 50% e alla riduzione degli impianti sul territorio (1960: 79 impianti; 1997: 23; 2005: 19; 2006: 13; 2009: 4), con inevitabili ripercussioni sull’indotto della filiera saccarifera. Ai fini della nostra esposizione, è importante precisare come la nuova coltura abbia caratterizzato il paesaggio agrario ferrarese, trovando “terreno fertile” per i motivi che la storiografia rintraccia nella crisi della canapa; nell’adattabilità dei terreni di recente bonifica; nella facilità dei trasporti via acqua; nell’opportunità di incremento del reddito per i braccianti agricoli precari. Nonostante i fallimenti italiani nella introduzione della barbabietola da zucchero in Italia, la nuova coltura si impose nelle campagne emi-

Ritratto

di

Alc.Este

liano romagnole, soprattutto nel Ferrarese e, in maniera meno rilevante, nel Bolognese, nel Piacentino e in Romagna; rimase invece esclusa la zona del Reggiano e del Parmense, a parte il tentativo fallimentare dell’Eridania a Parma. Nel 1910, dei 50.000 ettari coltivati a barbabietola, il 44,9% (22.450 ha) - quasi la metà - si trovava in Emilia Romagna, il 37,4% (18.700 ha) in Veneto, circa 2.000 ha in Toscana, 800/900 in Campania e in Piemonte, e 530 ha nelle Marche. Durante la Prima Guerra Mondiale però, la coltivazione si estese solo all’interno del “triangolo isoscele che ha per base il litorale adriatico da Rimini a Cervignano del Friuli e per vertice la provincia di Asti”, come l’ha definito Perdisa in La bietola da zucchero, citato da M. E. Tonizzi. Nel 2005 l’Unione Europea introdusse la nuova organizzazione comunitaria del mercato dello zucchero con una drastica revisione delle quote di produzione. Incentivò le società produttrici a restituire le quote in cambio di ingenti compensazioni economiche. Questo portò, in Italia, ad una riduzione della superficie coltivata di oltre il 50% e alla riduzione degli impianti sul territorio(1960: 79 impianti; 1997: 23; 2005: 19; 2006: 13; 2009: 4).

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RIGENERARE AREE RIGENERAZIONE DIPRODUTTIVE AREE PRODUTTIVE DISMESSE Ferrara, Ferrara, ex ex distillerie distillerie Alc.Este. Alc.Este.

INQUADRAMENTO TERRITORIALE Riconosciamo nella posizione geografica di Alc.Este. che individuiamo nella Zona Industriale di Ferrara all’innesto del Canale Boicelli sul Canale di Burana, una importante rilevanza strategica poiché la collochiamo all’interno della rete dei rapporti commerciali sui quali ha 14

fondato la propria ragion d’essere, i rapporti diretti con le fabbriche di zucchero. Il territorio ferrarese è caratterizzato dalla palpabile presenza di acqua: in quanto parte del Delta del Po è innervato di corsi d’acqua, la città si è fondata alla biforcazione dei suoi più grandi rami, il Primaro e il Volano, dopo che l’E-

ridano si è prosciugato. La presenza del maestoso Po che dalla Svizzera di Locarno attraversa diverse regioni prima di arrivare a lambire la città e, infine, sfociare in mare, ha certamente rivestito un ruolo rilevante nello sviluppo della moderna città estense; nel Seicento sull’argine destro del Po, si era già

insediata la località di Pontelagoscuro che, col suo porto fluviale, ha rappresentato a lungo lo scalo per le merci provenienti da tutto il mondo, da smistare nella bassa Pianura Padana fino a conoscere, tra l’Ottocento e il Novecento, un nuovo sviluppo economico con l’insediamento di zuccherifici, distillerie e altri opifici, a quel


Il

tempo collegati al centro ferrarese attraverso la tranvia del 1912. Il Canale di Burana ha origini antiche e fa parte di quella rete idrica che mantiene i terreni tendenzialmente paludosi, emersi dall’acqua, con lo scopo primordiale di favorire gli insediamenti umani e tutt’ora attuale di trattenerli, quindi l’agricoltura. Nella seconda metà dell’Ottocento, in occasione di lavori di bonifica e contemporaneamente della costruzione della stazione ferroviaria, il Burana ha assunto un nuovo tracciato, quello che conosciamo oggi. Il Boicelli è più recente, è stato costruito tra il 1923 e il 1932 e si estende per 5 km dal Po di Pontelagoscuro al Canale di Burana. E’ stato concepito come importante asse di trasporti commerciali, in sostituzione della tranvia, ed ha rappresentato il presupposto per l’insediamento della Zona Industriale Ferrarese “ZIF” costituita nel 1936, in variante al Piano Regolatore Generale del 1932 di Ciro Contini. La ZIF è nata per accogliere opifici volti alla trasformazione di prodotti agricoli locali e si estende per 280 ettari distribuiti a cavallo del Canale Boicelli, a ovest della città consolidata. Mentre si pianificava la ZIF iniziavano impiantarsi raffinerie e zuccherifici e a Ferrara ricordiamo lo Zuccherificio Bonora, lo Zuccherificio Agricolo Ferrarese, lo Zuccherificio Schiaffino Roncallo e la Raffineria Ferrarese Ligure, tutti insediati lungo le vie d’acqua: i primi due a ridosso del Canale di Burana, i secondi a Pontelagoscuro, tra il Canale Boicelli e il Fiume Po. A collegare le diverse realtà produttive, oltre alla rete idroviaria, vi è un importante asse ferroviario dedicato alle merci che nei documenti catastali viene denominato “Raccordo Ferroviario Consorzio Portuario Zona Industriale” e che si sviluppa da nord – Pontelagoscuro – a sud, parallelamente al Boicelli, fino ad incontrare la recinzione dell’Alc.Este. dove i binari deviano verso est, descrivendo una curva di 90°, per poi attraversare il canale e, passando accanto all’Ex Zuccherificio Bonora, raggiungere lo scalo ferroviario e la stazione. Dall’autostrada, a sud della città, si sgancia il Raccordo Autostradale verso Porto Garibaldi e il mare. Una serie di strade statali e provinciali di origini più antiche, mettono invece in relazione

il sito industriale al territorio regionale e interregionale: la vicinissima via Modena in direzione dell’omonimo capoluogo; la via Ferrarese verso la Bolognina di Bologna; l’Adriatica verso Ravenna e la costa romagnola; la moderna via Marconi introduce alla Statale 116 verso Pontelagoscuro, nonché il Veneto. L’Alc.Este. è perciò servita da un triplice livello di reti di comunicazione: i canali, la ferrovia e la strada. Poco a ovest dell’area, percorrendo la via Eridano, oggi troviamo l’autostrada A13 che collega Bologna a Padova, quindi Ferrara al Nord-Est Italia. Date queste coordinate, è facile intuire il motivo della scelta di posizionare la distilleria in quest’area: la fondamentale importanza dell’approvvigionamento delle materie prime, quali scarti dell’industria saccarifera, quindi la prossimità alle vie dei traffici commerciali – le vie dell’acqua e la ferrovia.

CONSISTENZA DELL’AREA E LOGICHE DI DISTRIBUZIONE DEL COMPLESSO INDUSTRIALE L’area dalla forma pressoché quadrangolare è delimitata a ovest da campi, a sud dal Canale di Burana, a est dal Canale Boicelli, a nord dal parcheggio in cui confluisce via Luigi Turchi, strada cieca, e dal binario merci della ferrovia che costeggia il perimetro settentrionale dell’Alc.Este. L’accesso all’area che ha un’estensione di 114.237 metri quadrati, avveniva attraverso due ingressi carrabili, separati dalla portineria a un piano, dotata di pensilina, e uno pedonale. Sullo stesso fronte della recinzione, un binario si introduce all’interno dell’area dove si snoda in tre percorsi. Oggi l’accesso è servito da un unico ingresso, quello che si attesta sull’asse principale che individuiamo all’interno dell’area. Per asse principale intendiamo la strada con la sezione più ampia che da nord a sud attraversa l’area intera, fino al confine con il Canale di Burana, e sulla quale insistono, allineati, diversi fabbricati

Ritratto

di

Alc.Este

con specifiche destinazioni d’uso. Nella prospettiva di capire le dinamiche interne, potremmo chiamarla la “via d’uscita” perché è quella sulla quale si attestano, sul lato ovest, gli edifici per la conservazione del prodotto finale, l’alcool, pronto per essere trasportato dal treno merci e commercializzato; tra magazzini, depositi e vasche per serbatoi, si situa un edificio che nel Nuovo Catasto Urbano del 1954 risulta essere il Magazzino di Accertamento Finanziario dove veniva denaturato l’alcool per usi diversi da quello alimentare e non soggetto quindi a tassazione statale. Sul fronte est della stessa strada vi sono la Torre Piezometrica, visibile da ogni punto dell’area, l’edificio in linea per Uffici e Laboratori e la Sala Caldaie. La Torre, circolare, è articolata su sette piani percepibili dalle altrettante logge che si sviluppano sul perimetro interno e che descrivono, al centro, un vuoto a tutt’altezza. E’ il cuore di Alc. Este., uno degli esempi architettonici più interessanti in cui ritroviamo i caratteri compositivi 15


RIGENERARE AREE RIGENERAZIONE DIPRODUTTIVE AREE PRODUTTIVE DISMESSE Ferrara, Ferrara, ex ex distillerie distillerie Alc.Este. Alc.Este.

dell’architettura razionalista. Sormontata da una particolare copertura in vetro, presenta chiusure verticali prevalentemente trasparenti, dove coppie di finestre si alternano ritmicamente alla struttura primaria dei pilastri in cemento arma16

to. Destinato a contenere gli impianti di distillazione non più presenti, è collegato da un ponte di ferro ai laboratori e agli uffici. Nonostante le condizioni di abbandono, è possibile visitarla al suo interno e l’impatto che ne deriva ad ogni

ingresso è senza dubbio emozionante dove la luce ed ombre risalta la geometria delle forme e la matericità delle strutture. Nel retro è presente una piazzola sulla quale erano collocate colonne di distillazione, oggi perdute.

Gli Uffici e i laboratori, così come la Sala caldaie dell’impianto Pirolisi, sono praticabili seppure le condizioni degli interni rivelano un triste abbandono, dove parti di impianti, arredi e complementi hanno subito spostamenti scriteriati e


Il

devastazioni. Un secondo asse di distribuzione si sovrappone perpendicolarmente al primo innestandosi tra la torre di distillazione e l’edificio per uffici e laboratori; su questo si concentrano le maggiori attività di lavorazione e trasformazione delle materie prime e degli scarti recuperati, e quindi la maggior parte dei silos. Infine riconosciamo una terza via importante che, marcata dalla presenza del binario, rappresenta la “via d’entrata” delle scorte che approdavano nel vasto edificio a L di cui una parte era destinata a “Ricevimento merci in entrata”, come testimoniato dalla segnaletica tutt’ora presente; costeggiando il prospetto lun-

go i binari possiamo ritrovare una bocca a imbuto per l’introduzione delle scorte dall’esterno al piano interrato. Il binario della via d’entrata prosegue all’interno fino a raggiungere i gruppi di serbatoi di melasso e nafta da rifornire. Sono inoltre presenti ambienti di servizio come officine meccaniche, officine elettricisti e magazzini vari che si manifestano nelle tipiche architetture industriali progettate con ampie luci e tetti a shed in funzione delle attività svolte al loro interno Vogliamo sottolineare la straordinaria presenza di numerosi elementi orignari, soprattutto in ferro, che fanno parte del patrimonio industriale del complesso da tutelare: i binari e la pensilina

del Ricovero locomotore; i circuiti di tralicci aerei distinti dai colori per specifiche funzioni; silos, ponti e cabine di comando. A supporto dell’attività produttiva, troviamo in Alc.Este. strutture di servizio utili al buon funzionamento dell’intero organismo. A sud, lungo la recinzione, individuiamo le “pompe acqua canale” (n. 16 Catasto ’85) utilizzate per l’approvvigionamento d’acqua utile; da qui partono due grossi tubi, appesi su tralicci metallici, che distribuiscono l’acqua in tutta l’area: uno costeggia il muro di cinta per tutta la sua estensione verso est, dove si susseguono diramazioni secondo precise logiche; un altro si dirige verso l’ultimo la Sala Caldaie dove sono erano conservate

Ritratto

di

Alc.Este

pompe e macchinari, gli impianti di depurazione acqua calda, la centrale termoelettrica e l’impianto Pirolisi per la produzione di energia elettrica e termica da biomassa. Ricordiamo che in questo genere di attività produttive in cui vengono utilizzati acidi e solventi, lo smaltimento delle acque di rifiuto rappresenta un tema di riflessione importante al quale occorre dare una soluzione appropriata. Nelle ex Distillerie evidenziamo la presenza di specifiche strutture di servizio, collocate in gruppo alla fine della via d’uscita, nelle vicinanze del Canale di Burana, che ci fa ipotizzare la presenza di un primo impianto di depurazione delle acque di scarico, introdotto in Alc.Este nel ’78 17


RIGENERARE AREE RIGENERAZIONE DIPRODUTTIVE AREE PRODUTTIVE DISMESSE Ferrara, Ferrara, ex ex distillerie distillerie Alc.Este. Alc.Este.

in seguito all’applicazione della Legge Merli L. 319/1976 sulla tutela delle acque. Facciamo riferimento a: una presunta vasca di stoccaggio delle acque nere, ora ricoperta da prato e non identificata dalla numerazione catastale; due “impianti di concentrazione” e una “sala centrifughe” all’interno di un unico corpo di fabbrica, di cui le parti in muratura e cemento armato sono state demolite, mentre resta l’impalcato in acciaio di 6 piani (immobile n. 20 Catasto ’85); un piccolo edificio, presente nelle mappe catastali a partire dal 1991, che conserva una pompa per centrifuga autoadescante dell’azienda “Varisco S.p.A.”, nata a Padova nel 1932 (attiva nella produzione di pompe dal ’48) (immobile n. 17 Catasto ’85); impianti di “raffreddamento acqua” (n. 16 Catasto ’85). Rileviamo inoltre una seconda vasca di stoccaggio acqua nere (n. 48 Catsto ‘85), disposta in asse al “pozzo acque nere” (n. 28) posto all’inizio della via che deve essere stata realizzata in seguito alla decisione di trattare biologicamente le acque nere. Infatti nelle vicinanze e all’interno della cabina di comando del pozzo abbiamo notato cumuli di filtri di plastica neri della ditta “Ecoplast” che, dal 1972, produce impianti di depurazione acque. Da questa seconda vasca, le acque venivano convogliate verso sud, dove sono presenti le vasche e i cisternoni del nuovo impianto di depurazione, di tipo biologico - ulteriore conferma del metodo bio, fusti di plastica trovati nelle vicinanze, che riportano la scritta “BIO-ALGEEN SCHULZE & HERMSEN GMBH” che, da una ricerca, risultano di un’azienda tedesca di Dahlenburg che confeziona alghe per il lavaggio delle acque reflue. Le acque depurate venivano poi, con molte probabilità, immesse nei canali, in prossimità dell’incrocio tra il Burana e il Boicelli.

la differenza sta nella mole della produzione. Nel metodo discontinuo vengono utilizzate apparecchiature modeste, molto simili a quelle utilizzate già nel Medioevo, costituite da un gruppo di caldaie, colonna distillatrice e colonna demetilante, condensatori e refrigeranti; l’attività è regolata da cicli chiusi che si ripetono a intervalli di tempo e il risultato finale è spesso un prodotto di nicchi di alta qualità. La distillazione continua invece consente una produzione continuativa di distillato perché possa soddisfare una domanda di mercato amplia e prevede l’uso di apparecchiature in cui la materia prima viene alimentata di continuo, così come di continuo vengono eliminati gli scarti e conservati invece i prodotti della distillazione. La distillazione continua avviene attraverso apparecchi costituiti da colonne a piatti, con campanelle di gorgogliamento. Si distinguono in: “colonna distillatrice”, “colonna di concentrazione”, “colonna epuratrice e rettifica”, “colonna demetilante”. L’architettura di queste colonne caratterizza le distillerie; quando ancora presenti all’interno di un complesso produttivo, stagliandosi in alto vengono percepite come totem e indicano inequivocabilmente quale sia o sia stata l’attività produttiva del posto in cui si trovano. La colonna distillatrice (o di esaurimento) è il luogo in cui viene immessa, dalla sommità, la flemma. Questo liquido percorre la colonna dall’alto verso il basso, di piatto in piatto. Si ottiene una corrente ascendente di vapori sempre più alcolici, nonché una corrente discendente di liquido che va perdendo via via gradazione alcolica, fino a completo esaurimento giungendo alla base della colonna, da dove viene espulso. Dalla sommità della colonna di distillazione, il I PROCESSI PRODUTTIVI DI ALCE.ESTE. liquido passa alla base della colonna di conNelle ex distillerie Alc.Este si produceva sì princi- centrazione. Sale di piatto in piatto e si conpalmente alcool da melasso di barbabietola, centra, passando quindi, nella sommità, al ma oltre a questa materia prima disponibile in condensatore di riflusso e, da questo, al conquantità per i motivi che abbiamo visto, veniva- densatore finale. no anche utilizzate vinacce e cereali. Quando il liquido giunge alla colonna epuraLa distillazione può essere condotta con il meto- trice ha una concentrazione alcolica notevole do “discontinuo” oppure con quello “continuo”, dove in testa può raggiungere il 90° alcolici. La 18


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testa va quindi mandata alla colonna demetilante per essere ulteriormente purificata. La parte interessante che viene prelevata e analizzata è il cuore, perché il liquido è depurato, mentre le acque di coda vengono scaricate nella parte inferiore. Date le dimensioni del complesso e degli oggetti contenuti al suo interno, è facile immaginare che le ex Distillerie Alc.Este. distillavano alcool con il metodo continuo; inoltre, oltre alle strutture volte direttamente alla distillazione, ne sono presenti delle altre per tutte le lavorazioni supplementari necessarie, come la fermentazione e, talvolta, la saccarificazione che, a loro volta, possono prevedere ulteriori passaggi e

quindi strumentazioni. Attraverso lo studio dei cicli produttivi, le ricerche sulle fonti cartacee e le visite in situ, siamo in grado di ipotizzare una verosimile ricostruzione del diagramma dei cicli di lavorazione eseguiti in Alc.Este.; tuttavia lasciamo un margine di dubbio nella localizzazione di specifiche lavorazioni all’interno dei corrispondenti edifici, così come nello stabilire con esattezza ogni fase dei diversi processi, poiché finora non sono stati trovati i manuali di lavorazione propri dell’azienda, di consueto elaborati dalla stessa per il personale addetto ai lavori. LETTURA DELL’IMPIANTO INDUSTRIALE PER CICLI DI

PRODUZIONE L’alcool da vinacce si ottiene attraverso due fasi distinte: la disalcolazione e la distillazione. La disalcolazione è il processo con cui si estrae tutto l’alcool presente nelle vinacce, tramite entrata e uscita continua del materiale rispettivamente alcolico e non. Il risultato di questo processo è un liquido chiamato “flemma” che ha una gradazione compresa tra i 10 e i 30 ° alcolici. Questo liquido è però costituito sia da alcool etilico che da diverse impurità, da eliminare in fase di distillazione. Le attrezzature utilizzate sono dette “disalcolatori” e servono a estrarre totalmente le frazioni volatili tramite vapore insufflato dal basso. Nel metodo continuo

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di

Alc.Este

si ha un continuo apporto di vinacce, insufflazione di vapore e produzione di flemme. I documenti catastali della Consistenza Immobiliare ci indica quale fosse il deposito verticale in acciaio dove veniva conservato il prodotto distillato, ovvero quello ad angolo dei laboratori (immobile n. 42 Catasto ’85), all’incrocio dei due assi perpendicolari tra loro. Dalle vinacce, dopo aver ricavato l’alcool, si può ottenere l’acido tartarico sotto forma di tartrato di calcio; le graspe e le bucce si impiegano come mangime, come combustibile o come fertilizzante, mentre dai vinaccioli si estrae un olio, che trova impiego per la fabbricazione di vernici, di lubrificanti, nell’industria 19


RIGENERARE AREE RIGENERAZIONE DIPRODUTTIVE AREE PRODUTTIVE DISMESSE Ferrara, Ferrara, ex ex distillerie distillerie Alc.Este. Alc.Este.

dei saponi. Per la produzione di alcool da melasso occorre farlo fermentare prima di poter procedere con la distillazione. Il melasso si ottiene nella penultima fase della lavorazione dello zucchero, quando la massa cotta di cristalli di saccarosio viene mandata alle centrifughe che separano lo zucchero dallo sciroppo madre; contiene molto zucchero non cristallizzabile, ma che è possibile recuperare in gran parte tramite reazione con ossido di calcio CaO. Si presenta come uno sciroppo denso, bruno, e contiene dal 47 al 50% di saccarosio, un 26% d’acqua e un 5-6% azoto come proteine-amminoacidi. Per poter fermentare, il melasso deve prima essere diluito con acqua a circa il 16% di zucchero, e acidificato leggermente con acido solforico, motivo per cui oggi possiamo ancora trovare serbatoi che contenevano diversi tipi di acido. Il lievito madre per la fermentazione solitamente viene preparato a parte in un mosto di orzo tallito, e successivamente in soluzioni di melasso con acidità sempre più elevate e maggiori percentuali di sali; data la consistenza dell’attività produttiva, supponiamo che una parte dei laboratori dell’edificio in linea (immobile n. 32 Catasto ’85) fosse destinata alla coltivazione di batteri e lieviti idoneamente allevati, da utilizzare per la fermentazione sia di melasso che, come vedremo in seguito, di cereali. Il melasso diluito e acidificato, veniva posto nelle tine di fermentazione (immobile n. 29 Catasto ’85) per aggiunte di lievito, dove fermenta rapidamente e al massimo la fermentazione è completa in due giorni, ottenendosi un vino coll’8-10% di alcool in volume, liquido che passa alla colonna di rettifica. All’interno dl complesso Alc.Este., la fermentazione del melasso avveniva in un impianto discontinuo della ditta Vogelbusch da 1000 EDRI/g (= 100.000 lt al giorno). La distillazione era fatta in impianti della ditta Mazzoni a effetto multiplo, alloggiati nella Torre Piezometrica o in prossimità di essa. I processi supplementari alla lavorazione del melasso quali la dezuccherazione, il raffredda20

mento, la separazione sali, il recupero solventi, venivano svolti all’interno dell’edificio n. 49 del Catasto ’85; i sali di potassio recuperati venivano depositati nel magazzino vicino (immobile n. 59 Catasto ’85) così come i solventi nelle vicine cisterne d’acciaio (nn. 72 e 73 Catasto ’85). Il liquido che rimaneva dalla distillazione dell’alcool da melasso di barbabietola veniva conservato come fertilizzante, proprio per la ricchezza di sali di potassio in esso contenuti. Per ottenere il salino potassico ad uno stato solido, si deve concentrare il liquido mediante concentratori a multiplo effetto e poi bruciare il concentrato in apposito forno, eliminando così tutta la sostanza organica, mentre rimane il salino, costituito prevalentemente da carbonati, cloruri e solfati di potassio e sodio, fosfati, sabbia, carbone ed altri prodotti secondari da utilizzare come concime. Una parte dell’attività di distillazione dell’Alc. Este. é stata alimentata dai cereali. Non sappiamo nello specifico quale esso fosse, ma questo dato, al momento, influisce poco nella comprensione del ciclo di trasformazione da amidacei ad alcool. Le operazioni da eseguire in ambito industriale sono: la preparazione dell’amido dai cereali attraverso la macinazione; la saccarificazione, cioè la trasformazione dell’amido in zucchero; la fermentazione, ovvero la trasformazione dello zucchero in alcool; quindi la distillazione e la rettifica. I cereali venivano conservati nello straordinario silos in cemento armato di cinque piani per 4.915 mc che chiamiamo Torre stellata, collegata per mezzo di una passerella aerea ai reparti di lavorazione dell’edificio per laboratori e uffici (immobile n. 32 Catasto ’85). La farina ottenuta dalla macinazione veniva disciolta in acqua in un rapporto di 150/180 litri ogni 100 kg di farina, e fatta cuocere negli apparecchi Hentze, ovvero particolari autoclavi coniche, con temperature che variano da cereale a cereale. Alla fine di questa prima operazione si ottiene la salda d’amido che ha una consistenza gelatinosa; viene fatta raffreddare a 50 °C e vi si aggiunge una quantità di malto


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che varia dall’8 al 15% per la saccarificazione. La saccarificazione si suddivide in più fasi: la prima dura un’ora e viene effettuata a una temperatura di 60 °C; successivamente si eleva a 75 °C per paralizzare i fermenti nocivi; si abbassa a 50 °C e si aggiungono idonee colture di batteri per inacidire il mosto e provocare la fermentazione lattica (in alternativa, per acidificare il mosto, è possibile usare l’acido fluoridrico); la massa viene raffreddata a 20 °C e separata dai residui insolubili dal succo zuccherino, per essere riposta nelle tine di fermentazione, anche in questo caso contenute nell’edificio n. 32 Catasto ’85. La fermentazione serve a trasformare il succo zuccherino ottenuto, in alcool; a tale scopo è necessario contaminare il liquido con lieviti idoneamente allevati, appartenenti al gruppo degli acomiceti. Ha una durata che varia dalle 36 alle 40 ore e il mosto diventa sempre meno denso man mano che si forma l’alcool. A questo punto è importante monitorare il grado di fermentazione, anche detto attenuazione, fino a che il mosto arriva a contenere dall’8 al 10% di alcool, per passare all’apparecchio di distillazione. Distillazione e rettifica costituiscono l’ultima fase per ottenere alcool etilico di 90-95%. I residui, che rimangono invece dalla distillazione dell’alcool ottenuto dai cereali come dalle patate, prendono il nome generale di borlande. Queste borlande vengono usate essenzialmente per il nutrimento di animali lattiferi o destinati al macello, e si preferisce somministrarle liquide e calde. Siccome però questo è possibile solo se la distilleria si trova in una plaga agricola, che ne assorba facilmente la produzione giornaliera, spesso si procede all’essiccamento di tali borlande e alla formazione di panelli pure destinati all’alimentazione del bestiame. All’interno dell’area Alc.Este. era presente un impianto di concentrazione borlande della ditta Speichim, a sei effetti, da 40 tonnellate l’ora di acqua evaporata (immobile n. 56 Catasto ’85) che venivano poi depositate nei serbatoi verticali d’acciaio n. 62, 63, 64 e 65. Nel 1990 l’Alc.Este. venne dotato dell’impian-

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dell’Alc.Este

to di distilleria Mazzoni, in sostituzione allo Speichim, per la produzione di bioetanolo, attività che ha visto la luce solo nei due anni che vanno dal 2005 al 2007, sotto la gestione di Alcoplus S.p.A. Il concretizzarsi di questa conversione verde è ascrivibile a una controtendenza di inizio millennio dove si assiste, da un lato, alla revisione della filiera saccarifera ad opera della Comunità europea che in Italia porta a una esponenziale chiusura degli zuccherifici - col conseguente innalzarsi dei costi del melasso da barbabietola, quindi il crollo del mercato europeo dell’alcool, con l’ulteriore aggravio dato dalla presenza di alcool importato a basso prezzo dai Paesi Extra europei; dall’altro, alle agevolazioni sui carburanti ecologici. ALC.ESTE. NELLA CITTA’ CONTEMPORANEA Il Piano Strutturale Comunale di Ferrara, controdedotto con delibera consiliare PG 91706/08 del 3 dicembre 2008, riconosce l’Alc.Este. come “Ambito da riqualificare” del Territorio urbanizzato e lo classifica, all’interno della Tavola dei sistemi, nel Sistema insediativo dell’abitare come “Subsistema aree centrali”. Dalla scheda della Struttura insediativa apprendiamo che l’Alc.Este. ricade nell’ambito 03 – Doro, quartiere in cui risiedono strutture direzionali e commerciali sviluppate sugli assi viari di vialele Po, via Modena, via Marconi e via del Lavoro; di strutture direzionali come l’ex Eridania che comprende funzioni strategiche; di servizi posti tra la stazione ferroviaria e le aree limitrofe soggette a riqualificazione e caratterizzate da una fruizione a carattere prevalentemente automobilistico. Si compone di una parte di Ambito da Riqualificare (3AR), in cui è compresa la nostra area, e di un Ambito Urbano Consolidato (3AUC). Concentrandoci sul nostro da riqualificare, per quanto riguarda la categoria delle Attrezzature collettive, viene fatto riferimento a “attività culturali, associative e politiche” per la presenza di una palestra; come “altri servizi” figurano 6 bar/ ristoranti, cinque venditori alimentari, una banca e una struttura ricettiva. Vengono inoltre evidenziati i rischi di inquina 21


RIGENERARE AREE RIGENERAZIONE DIPRODUTTIVE AREE PRODUTTIVE DISMESSE Ferrara, Ferrara, ex ex distillerie distillerie Alc.Este. Alc.Este.

mento ambientale, e in particolare della contaminazione dei suoli, che, oltre a derivare dalle aree dismesse, sono legati ad attività presenti quali: due autofficine, un autolavaggio, un’industria di produzione batterie e accumulatori, quattro distributori di carburanti, una falegnameria, tre lavanderie, due industrie meccaniche, una di lavorazione metalli, una di lavorazione materiali e una di prodotti chimici. Il RUE (Regolamento Urbanistico Edilizio) pone i seguenti requisiti e obiettivi: - disciplina gli interventi sugli edifici esistenti che avverranno senza aumento del carico urbanistico; - persegue la riqualificazione del Canale Boicelli e la conservazione dei filari e siepi esistenti; - dovrà prevedere regole inerenti l’efficienza energetica degli edifici, l’uso di fonti energetiche rinnovabili, la corretta gestione del ciclo dell’acqua, la tutela della qualità dell’aria e in generale soluzioni costruttive orientate verso la sostenibilità . L’ALC.ESTE. NELLA CITTA’ DI DOMANI: PREVISIONI DI PIANO E DI PROGRAMMI L’Alc.Este. è oggetto di un accordo di programma del 29/12/2008 tra Alc.Este S.p.A. e il Comune di Ferrara, avente ad oggetto “il parziale accoglimento di osservazione presentata dalla proprietà per l’inserimento degli immobili siti in via Turchi nell’ambito da riqualificare 12AR del PSC”. Tale “accordo 2008” è reso ufficiale nell’ottobre 2013 a seguito dell’approvazione del PSC del 16/04/09 e siglato dal legale rappresentante Sig. Mauro Tanzi, e il Comune, nella figura dell’Ing. Fulvio Rossi, dirigente del Settore Attività Interfunzionali. Il nuovo accordo, regolato da 8 articoli, conferma l’accordo del 2008 e riconosce l’intervento proposto dai soggetti attuatori meritevole di inserimento nel POC perché ritenuto attento nei confronti delle criticità ambientali con la previsione di bonifica dell’insediamento urbano dismesso; per la riqualificazione urbana dell’area ed in particolare delle sponde dei Canali Burana e Boicelli, la realizzazione del collegamento 22

viabilistico fra il comparto e l’area urbana posta oltre il canale Boicelli mediante la realizzazione di un nuovo ponte, la realizzazione di una rotatoria tra le Vie Modena ed Eridano, il recupero di edifici industriali storici; per le caratteristiche di complementarità rispetto agli interventi pubblici del progetto di riqualificazione dell’Idrovia ferrarese; per particolari elementi di significatività degli interventi, per la loro estensione e collocazione nel contesto urbano. La scheda di POC N° 12AR01 definisce schema e parametri urbanistici per l’attuazione del comparto “ex Distilleria via Turchi”, in cui si impegna il soggetto attuatore, ovvero il nuovo proprietario Società Reale Estate Ferrara S.r.l. La tavola sulla Tutela storico culturale e ambientale individua i principali edifici del complesso industriale come soggetti a vincolo: la Torre Piezometrica di distillazione è considerata di interesse storico architettonico; Uffici e Laboratori, Sala Caldaie e Fermentazione, denominati secondo le originarie destinazioni d’uso, rientrano negli immobili di pregio storico-culturale e testimoniale. La separazione tra le due categorie ci avverte sulla differenza dei gradi di vincolo da applicarsi sui quattro edifici ritenuti di maggior valore, nonché considerati gli unici meritevoli di attenzioni che si traducono in prescrizioni; inoltre non vi é riferimento alcuno a tutti gli altri immobili, strutture, impianti e complementi che compongono Alc.Este. e che ne hanno determinato la conformazione attuale. Entrando nel merito dell’apposizione dei vincoli che, si badi bene, sono vincoli di Piano e non della Soprintendenza, capiamo esattamente quale approccio progettuale definiscono per ognuna delle categorie. La Torre Piezometrica che rientra nella Classe 3 degli “edifici e manufatti storici significativi per tipologia, struttura e morfologia” ovvero quelli che “pur non presentando particolari pregi architettonici e artistici, costituiscono parte integrante del patrimonio edilizio dellʹinsediamento storico, sia in quanto elementi partecipanti alla formazione dellʹambiente storico antico, sia perché significativi dal punto di vista tipologico per la distribuzione interna ricorrente degli ambienti, la disposizione degli elementi di col-

legamento verticale o per altre caratteristiche morfologiche” è assoggettata a intervento di “restauro e risanamento conservativo” dell’art. 112 delle NTA del RUE. L’art. 112 prescrive la valorizzazione degli aspetti architettonici mediante alcune azioni che riportiamo sinteticamente: la salvaguardia della sagoma planivolumetrica originaria e il restauro e ripristino dei fronti principali e secondari; il restauro degli ambienti interni, con la conservazione degli arredi fissi intesi come apparati di finitura integrati; consentiti adeguamenti dell’altezza degli ambienti interni e l’inserimento di nuovi solai, senza variare le quote delle finestre e della linea di gronda; il restauro e il ripristino degli spazi a uso pubblico, di recinzioni, arredi esterni, etc.; il consolidamento strutturale degli edifici; l’eliminazione delle superfetazioni, definite al punto 46 dell’allegato 1 del RUE; l’inserimento degli impianti tecnologici e igienico sanitari essenziali, nel rispetto dei punti prece-

denti. Uffici e Laboratori, Sala Caldaie e Fermentazione fanno invece riferimento all’art. 113 delle NTA in quanto appartenenti alla Classe 4 degli “edifici con fronti di pregio storico testimoniale”, che comprende “le unità edilizie, prevalentemente del ‘900, che, pur non presentando particolari pregi architettonici e artistici, costituiscono testimonianza storica delle modalità compositive e costruttive del periodo”. L’articolo 113 assoggetta gli edifici a precise tipologie d’intervento che, anche questa volta, riportiamo sommariamente, rimandando al documento originale per una conoscenza puntuale: “restauro e intervento conservativo”, definito dal punto 4 dell’allegato 2 del RUE di Ferrara, per i fronti principali o visibili dagli spazi pubblici e gli elementi delle aree di pertinenza esterne caratterizzanti il progetto architettonico, gli spazi esterni ad uso comune e/o pubblico e gli arredi esterni; “ristrutturazione edilizia”, defini


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ta dal punto 6 dell’allegato 2 del RUE di Ferrara, per tutti gli altri elementi dell’edificio non contemplati al punto precedente. Anche in questo caso, pur prescrivendo il rispetto della sagoma planivolumetrica originaria, sono ammessi interventi di ampliamento e sopraelevazione, dove consentiti dal RUE; non è invece ammessa la demolizione parziale, tanto meno integrale e, nel caso di parti strutturali ammalorate, va richiesto parere preventivo. Inoltre il POC rileva la posizione del comparto all’interno della fascia di vincolo ex lege (fascia di 150ml) del canale Burana. Di conseguenza detta che gli interventi debbano essere sottoposti ad autorizzazione paesaggistica prima della presentazione della SCIA o prima del rilascio del permesso di costruire; che vengano mantenuti i coni visuali verso il Canale di Burana e i Canale Boicelli, e riqualificate le sponde dei due. Chiarisce poi il ruolo delle aree verdi di mitiga-

zione e dell’area per attrezzature e spazi collettivi adiacente al Boicelli quali “nodi” della rete ecologica comunale in fase di realizzazione (si intende mettere a sistema il verde presente, da integrare col nuovo, perché non ci siano soluzioni di continuità, in un sistema di aste – corridoi verdi per l’attraversamento – e nodi – aree verdi di sosta). Conclusioni Individuare, ritracciare e ricucire i nessi relazionali dell’immagine, oggi, disomogenea e frammentata delle ex Distillerie ferraresi Alc. Este., sono stati gli obiettivi del lavoro di ricerca svolto nell’ambito dell’ultimo ciclo del master in Conservazione, Gestione e Valorizzazione del Patrimonio Industriale tenuto al Dipartimento di scienze storiche, geografiche e dell’antichità dell’Università degli studi di Padova. L’approccio conoscitivo al caso studio della distilleria ex Eridania, sin dalle prime fasi di ricer-

ca, non è stato semplice, in quanto non esistono pubblicazioni né coeve al periodo di attività della fabbrica né postume. Questa situazione di sterile e, nella maggior parte casi, assente documentazione coinvolge gran parte del patrimonio industriale, di cui si stenta a riconoscerne l’importanza e la potenzialità di bene documentale come testimonianza fisica di processi storici, di testo eloquente per la comprensione di dinamiche locali del passato. Spesso, come per il caso dell’ Alc.Este., ci si trova dinanzi ad aree dismesse che sono lasciate ad un processo di degrado urbanistico e territoriale in cui rimangono solo segni di un paesaggio che trasforma e consuma “silenziosamente” l’identità del territorio stesso. Eppure questi luoghi rappresenterebbero una risorsa per il sistema economico-urbano-sociale attorno ai quali il territorio potrebbe attivare politiche e pratiche di sviluppo. I processi di riqualificazione e di valorizzazione delle aree dismesse, infatti, possano rappresentare una grande opportunità per il sistema locale sia per le trasformazioni del tessuto produttivo sia per elevare il livello della qualità architettonica e funzionale degli spazi urbanoterritoriali. Fornire pertanto un primo quadro conoscitivodocumentario delle ex Distillerie Alc.Este. di Ferrara, vissuta sempre all’ombra degli zuccherifici - nello specifico degli zuccherifici Eridania, che come analizzato nel profilo storico della fabbrica, caratterizzano un ventennio di attività della distilleria - dai quali si alimentava, ha rappresentato la finalità prima della ricerca. Questa scelta metodologica, a nostro avviso, è necessaria e risulta imprescindibile per l’avvio di qualsiasi intervento progettuale e di trasformazione dell’area. Dunque, si è proceduto ad elaborare una mappatura dell’area dalle sue fasi storicheevolutive a quelle produttive-funzionali andando a costruire un’immagine ovvero un’ identità omogenea dell’area stessa. Soltanto individuando e riconoscendo i caratteri e le funzioni dei singoli edifici, percorrendo e tracciando il percorso dei collegamenti aerei e della rete infrastrutturale su ferro, che attraver-

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dell’Alc.Este

sano e caratterizzano l’intera distilleria, abbiamo potuto comprendere e definire consapevolmente il ritratto dell’Alc.Este. Iniziare da una mappatura dell’area, dunque, non vuol essere un semplicistico atto analitico di conoscenza ma un vero e proprio approccio progettuale che dovrà inserirsi in un orizzonte di più ampio respiro per la riqualificazione, rivitalizzazione e sviluppo dell’area delle ex Distillerie. L’intento, infatti, è quello di fornire uno strumento attraverso cui tracciare delle linee guida per avviare un processo di progettazione partecipata, che non sia frutto di una lettura puntuale di recupero industriale senza una specifica visione strategica, ma che tenga conto di diversi filoni di approfondimento tematico e di un’ ampia piattaforma documentata e argomentata che porti alla costruzione di un nuovo e consapevole modello di politiche di valorizzazione delle risorse del bene oggetto del nostro caso studio. Pertanto il nostro lavoro si rivolge a più livelli di pubblico: - ai due attori principali, Amministrazione locale e Società Real Estate S.r.l., firmatari di un Accordo di programma per la realizzazione di un Piano Urbanistico Attuativo per la riqualificazione dell’area; - alla comunità locale ignara, come constatato, quanto dell’imponente fabbrica tanto del suo importante ruolo all’interno del quadro nazionale. E’ auspicabile che la ricerca in questione giunga soprattutto alla cittadinanza; riteniamo infatti che questa debba essere coinvolta attivamente nel processo di partecipazione, poiché riconosciamo in essa sì il ruolo di fruitore ma anche di probabile gestore, perché l’Alc.Este. conosca una concreta rigenerazione che si rinnovi e sia duratura nel tempo.

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Analisi

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ESERCIZI DI ANALISI MULTICRITERIALE Sara Voltani

IL PROCEDIMENTO L’analisi multicriteriale è un metodo di valutazione che consente di determinare, in presenza di più alternative progettuali, quale sia la migliore in base agli obiettivi che si vogliono ottenere ed ai criteri stabiliti per confrontare i progetti. Questo procedimento di valutazione viene utilizzato principalmente perché consente di confrontare varie alternative sotto molteplici aspetti, che non siano esclusivamente finanziari, ma che considerino anche fattori non monetizzabili (come il benessere dei cittadini, la presenza di verde, l’assenza di inquinamento ecc.). Esso tende quindi a razionalizzare un processo decisionale, in particolare è capace di convertire tutti gli aspetti di un progetto in valori numerici, attribuendo un punteggio a ciascun elemento e rendendo così possibile comparare tra loro anche aspetti molto diversificati. Il metodo consiste nella creazione di una struttura gerarchica che vede all’ultimo livello le alternative progettuali e al livello più alto gli obiettivi che si ritiene di dover raggiungere attraverso i progetti esaminati. Al livello intermedio vengono collocati i criteri attraverso i quali verranno giudicate le alternative.

I criteri sono la traduzione operativa degli obiettivi, un modo per esprimere questi ultimi dando un metro di misura per poter confrontare tra loro le alternative. La costruzione di un criterio richiede la precisa definizione di tre elementi: - SEMANTICA: la definizione del significato di quello specifico criterio; - METRICA: la modalità di misurazione del criterio; - FUNZIONE DI RISPOSTA: la modalità di reazione del criterio nel giudizio sulle alternative. I criteri utilizzati in una valutazione devono necessariamente rispondere a diversi requisiti, tra i quali: - ESAUSTIVITA’: rappresentazione di tutti gli obiettivi; - NON-RIDONDANZA: assenza di sovrapposizioni di significato tra i criteri. Il procedimento dell’analisi multicriteriale si basa su tre fasi fondamentali: 1. Strutturazione gerarchica: il problema oggetto di valutazione è strutturato in forma gerarchica, apponendo gli obiettivi al livello più alto, i

criteri e le alternative ai livelli gradualmente più bassi; 2. Giudizio comparativo: una volta costruita la gerarchia, gli elementi vengono valutati confrontandoli a coppie, nel rispetto delle indicazioni date da ciascun elemento del livello superiore; 3. Sintesi dei giudizi: i giudizi di comparazione vengono sintetizzati al fine di stilare un ordinamento delle alternative. La formulazione dei giudizi avviene quindi percorrendo la gerarchia dal basso verso l’alto. Gli elementi di ogni livello vengono confrontati a coppie rispetto ad ogni elemento del livello immediatamente superiore. Per esempio: per il criterio 1 sarà necessario comparare l’alternativa 1 con la 2, la 2 con la 3 e la 1 con la 3. Ugualmente per l’obiettivo considerato sarà necessario comparare il criterio 1 col 2, il 2 col 3 ecc (v. immagine). Con questo confronto a coppie viene espressa e quantificata la preferenza di un’alternativa rispetto all’altra, singolarmente per ciascun criterio. Per fare questo si utilizza una specifica tabella.

Le alternative considerate devono essere sempre più di una. Qualora ci si dovesse trovare a dover giudicare un solo progetto è necessario costruire un’altra alternativa con la quale compararlo. Questa alternativa è quella del nonintervento (o “ipotesi nulla”). Nel caso dell’area Alc.Este sono state prese in considerazione le quattro alternative create dai gruppi di lavoro e illustrate nelle pagine precedenti: LIFE TIME, in_SCALA, STREET LINE, GREEN EXPERIENCE.

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RIGENERAZIONE DI AREE PRODUTTIVE

Ferrara,

ex

distillerie

FINALITA’ L’analisi multicriteriale è un procedimento di valutazione riconosciuto dall’ordinamento italiano, che viene impiegato principalmente in ambito pubblico poiché consente di confrontare varie opzioni senza coinvolgere necessariamente la massimizzazione dei profitti, potendo inserire nel procedimento anche altri fattori non monetizzabili. La valutazione può essere effettuata: - Ex ante: prima che l’azione (progetto, piano, ecc) venga delineata e posta in atto, per verificare se è fattibile e/o desiderabile; - In itinere: dopo che l’azione (progetto, piano, ecc) è stata delineata e mentre viene posta in atto, per verificare se lo stato di avanzamento corrisponde a quanto previsto; - Ex post: dopo che l’azione (progetto, piano, ecc) è stata posta in atto ed ha prodotto dei risultati, per verificare se ha prodotto i risultati attesi o anche risultati inattesi, e in quale grado. In questo caso la valutazione viene effettuata come esercitazione ex-ante al fine di valutare quali possono essere le alternative preferibili e le funzioni che meglio si potrebbero insediare nell’area Alc.Este.

METODO DI LAVORO E RISULTATI OTTENUTI Dopo il sopralluogo sull’area la prima fase di lavoro è stata l’ideazione delle alternative progettuali da parte dei quattro gruppi di lavoro. Nel frattempo, attraverso riunioni collettive, sono stati individuati gli obiettivi da raggiungere e selezionati i criteri di valutazione. La tabella a lato riporta gli obiettivi ed i criteri individuati.

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aprile

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Analisi

multicriteriale

Successivamente, nella fase del confronto a coppie, ogni gruppo ha dato il proprio giudizio su coppie di alternative (che non comprendessero la propria proposta) e di criteri. Le tabelle successive riportano il confronto a coppie tra le alternative: ogni tabella esprime una classifica delle alternative per il criterio considerato. La scala di preferenza che può essere utilizzata può variare a seconda dei casi, in questo caso specifico quella utilizzata è: 1. Indifferenza 2. Preferenza minima 3. Preferenza media 4. Preferenza forte 5. Preferenza totale I giudizi sono espressi nella forma “riga/colonna”: se la preferenza va all’elemento che si trova sulla riga, esso dovrà essere scritto come numeratore, in caso contrario verrà scritto al denominatore. Affinché i giudizi comparativi siano “consistenti” occorre che sia rispettato il principio di transitività delle preferenze: se A>B e B>C, allora A>>C. Dato che in questo caso i giudizi sono stati attribuiti da soggetti diversi è stato necessario sottoporre a supervisione questa parte del procedimento, al fine di coordinare tra di loro i giudizi dei quattro gruppi ed ottenere dei risultati consistenti.

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distillerie

Una volta concluso il confronto a coppie tra alternative questo dovrebbe essere ripetuto per i criteri, rispetto ad ogni obiettivo: questa fase non è obbligatoria, poiché i pesi dei criteri potrebbero anche essere attribuiti direttamente. Nei sistemi semplici (come quello qui esaminato) si possono anche comparare tra loro tutti i criteri, senza rispettare la suddivisione per obiettivi. Anche in questo caso i giudizi vengono attribuiti nella forma “riga/colonna” e la scala di giudizio utilizzata è la stessa delle tabelle precedenti.

La sintesi dei giudizi si svolge ripercorrendo la gerarchia dal basso verso l’alto: il punteggio attribuito a ciascuna alternativa nel confronto a coppie (espresso nelle tabelle a pag.37) deve essere moltiplicato per il peso attribuito al criterio considerato (espresso nella tabella in alto). Questa operazione dà il risultato del procedimento e consente di creare una classifica delle alternative per ogni obiettivo. Nelle tabelle seguenti viene evidenziato come l’alternativa LIFE TIME risulti la migliore per tutti e tre gli obiettivi considerati.

BIBLIOGRAFIA L. Gabrielli, L’analisi multicriteriale, Corso di Estimo, Lez. 18 (a.a. 20092010): - A. Realfonzo (1994), Teoria e metodo dell’estimo urbano, Nis, Roma: pp.51 - 70; - P. Lombardi (2001), La somma pesata e il metodo aggregativo compensatore, in Il Consulente Immobiliare, n. 654; - L. Fusco Girard (a cura di, 1989), Conservazione e sviluppo: la valutazione nella pianificazione fisica, Franco Angeli, Milano; - A. Zeppetella, M. Bresso, G. Gamba (1992), Valutazione ambientale e processi decisionali, Nis, Roma. http://en.wikipedia.org/wiki/Analytic_hierarchy_process

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Analisi

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Consistenza

del

complesso

industriale

Consistenza del complesso industriale Esempi di schedatura Compilatore : Suppa Martina, Vullo Claudia

1. Dati di archivio - scheda singola 2. Identificazione - Località: Mizzana - Denominazione del sito: Ex distilleria Alc. Este di Ferrara - Oggetto fabbricati: area industrile di Ferrara D dati catastali fogl. 134 mapp. 278 - Superficie coperta: 33.376mq su una superficie di 115907 mq 3. Utilizzazione

5. Localizzazione Localizzazione: Comune di Ferrara, località mizzana Indirizzo: Luigi Turchi 18 Accesso: Luigi Turchi 18 Proprietà: Real Estate spa

2

1

3

Interno accessibile: sì Autorizzazione necessaria: sì Se sì indicare come ottenerla: richiesta presso il gruppo Maccaferri Contatti sul posto: Università degli studi di Ferrara , DiA ( dipartimento di Architettura)

- Uso attuale : area dismessa - Usi precedenti distilelleria : distillati per melassa; distillati per la produzione di etanolo 4. Previsioni di destinazione destinazione attuale demolizione modifiche riuso rigenerazione urbana Note: il presente studio vuole essere un atto conoscito di base attraverso cui avviare una più consapevole attività sia di conservazione che di rigerenerazione del sito. Al momento su di esso inesite un regime vincolistico ristretto alle sole facciate degli edifici della torre di distillazione, della centrale termoelettrica -sala caldaie e dei laboratori di trasformazione. Attraverso lo strumento analitico e conoscitivo della schedatura si cercherà di frnire un quadro dell’area cercando così da indirizzare i successivi interventi.previsti per l’area industriale Alc.este di Ferrara. 56

4

5

6 56


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Quadro Evolutivo Alc.Este

distillerie

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_1968 : stando a documenti rinvenuti in archivio di stato, veniva infatti presentato alla prefettura una richiesta di realizzazione di un ossatura in plinti in c. a a sostegno del locale caldaie. _ 1976 : veniva costruito un nuovo impianto di distillazione “ Speichim”. _ 1978 : veniva costruito un impianto di concentrazione borlande (concentrato proteico) ed un impianto di depurazione acque reflue in ottemperanza alle disposizione della legge Merli n° 319 del 10 maggio del 1976 “ (Norme per la tutela delle acque dall’inquinamento coordinate con le modifiche ed integrazioni apportate dalla Legge 8/10/1976 n.690, dalla Legge 24/12/1979, n.650, dalla Legge 23/4/1981, n.153. G.U. n.48 del 21/2/1977 ” )

FASE 6. Note storiche Fase 6.1 : società an F. I. D. A. (fabbrica italiana derivati acetilene) via chiaravalle 9 Milano _1939 -1954 La costruzione dello stabilimento della ex Distilleria di Ferrara Alc. Este, sorta per conto della soc.an F. I. D. A ( fabbrica italiana derivati acetilene) ebbe inizio tra il 1938 e il 1939, ma viene sospesa a causa dell’avvento del secondo conflitto mondiale.Giungere a completamento, secondo la conformazione riportata nelle _1990 : Lo stabilimento Eridania Distilleria di Ferrara nei primi anni 90 viene dotato di un nuovo planimetrie catastali del 1954, nel 1951. impianto di distilleria “ mazzoni” in alternativa alla tecnologia speichim , ai fini del risparmio Fase 6.2 : Distillerie italiane S.p.a Milano energetico e per la produzione di bioetanolo; _1955 -1967 Nel 1955 la soc. F. I. D. A vienene acquisita dal- caratterizzato da una maggiore produttività in la soc. Distellerie italiane Spa. In questa fase, lo quanto possiede un’ elevata capacità di distillastabilimento conosce un primo ampliamento, zione (per quegli anni) dell’etanolo. Nonostante attestato dai documenti consultati presso l’ar- gli ampliamenti, testimoniati da una planimechivio di stato di Ferrara, nello specifico è stata tria catastale del 1991, in cui è presente l’inserivisionata la richiesta e il relativo certificato di mento di Impianti Biologici, la sperimentazione, collaudo per la costruzione di due serbatoi per non ebbe mai inizio. La distilleria continua ad melassa in c. a. realizzati dall’ impresa Ferrobe- utilizzare il melasso di barbabietola proveniente ton di Venezia , il cui progetto e direzione dei dagli zuccherifici (in primis del gruppo Eridania). lavori furono affidati all’ Ing. Marco Urbano di Ciò accadeva perchè la Distilliria non aveva Milano, mentre i calcoli strutturali furono con- una propria rete commerciale per la produzione e la vendita di tutte le tipologie di alcool, dotti dall’ Ign. Mario Fossaluzza di Venezia. dipendendo, difatti dal mercato zuccherifero Fase 6.3 : ERIDANIA Zuccherifici Nazionali italiano e dal suo principale attore “ Eridania”. Negli anni ‘90 la distilleria produce : alcool Assoc.so Podestà 2 -Genova luto (etanolo) per usi industriali; alcool Buongu_1967-2005 Per migliorare la competitività Erdidania , nel sto (per usi alimentari in liquori come Martini & 1967 procedeva all’incorporazione di tre so- Rossi, Molinari, Amaro Averna, Stock etc).alcool cietà collegate : Saccarifera Lombarda, Sac- denaturato speciale per Profumeria e Cosmesi, produzione inchiostri, farmaceutici ed il comucarifera Sarda, Distillerie Italiane. In questa fase lo stabilimento è stato oggetto ne alcool rosso in tutte le utilizzazioni possibili. di diverse ristrutturazioni, frazionamenti e am- _ 1992 : viene realizzato un adeguamento pliamenti, dovuti principalmente al mutam- dell’impianto di depurazione delle acque reneto della produzione di distillato. Durante la flue. Gestione ERIDANIA infatti l’Impianto passerà da _ 2002 : la Società Eridania S.p.A. a partire dal una produzione di distillato da melasso a quel- 10 Aprile 2002 viene acquisita dal raggruppalo di etanolo. Le pricipali fasi sono a seguito sin- mento Co.Pro.B, Finbieticola e Sadam Zuccherifici. teticamente riportate: 57

Analisi

multicriteriale

impianto Alc.este 1954

impianto Alc.este 1972

impianto Alc.este 1976

impianto Alc.este 1985

impianto Alc.este 1991

quadro sintetico-evolutivo

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Consistenza

del

complesso

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Fase6.3 ERIDANIA ZUCCHERIFICI ITALIANI 1985 1 PORTINERIA MAGAZZINO MATERIALI 3 UFFICI E MAGAZZINI IMPIANTO LAVORAZIONE 6 VASCA APERTA contenimento serbatoi CABINA POMPE 7 MAGAZZINO MATERIALI 39 VASCA APERTA cont. cisterne melasso 8 MAGAZZINI ALCOOL CABINA POMPE 9 VASCA APERTA contenimento serbatoio alcool SERBATOIO VERTICALE deposito melasso e naf10 VASCA APERTA motori-pompe ta 11 DENATURAZIONE ALCOOL 40 POZZO ACQUA 12 MAGAZZINO ALCOOL 41 CABINA ELETTRICA 13 MAGAZZINO ALCOOL 42 SERBATOIO VERTICALE deposito vini distillati 14 CABINA ELEN 43 SERBATOIO VERTICALE deposito melasso 15 VASCA APERTA contenimento serbatoio alcool 44 SERBATOIO VERTICALE deposito melasso 16 VASCA APERTA motori-pompe 45 SERBATOIO VERTICALE deposito melasso 17 CONT. E FOSSA 46 COMPRESSORI ARIA 18 VASCA APERTA contenimento serbatoio 47 VASCA APERTA deposito acido 19 VASCA APERTA deposito acidi 48 SERBATOIO VERTICALE stoccaggio acque nere 20 IMPAIANTO CONCENTRAZIONE 49 IMPIANTI DEZUCCHER.MELASSO CABINA ELETTRICA IMPIANTI RECUPERO SOLVENTI IMPAIANTO CONCENTRAZIONE SEPARAZIONE SALI SALA CENTRIFUGHE TETTOIA APERTA raffreddamento melasso SERBATOI DI SERVIZIO 50 CABINA ELETTRICA 21 CENTRALE TERMOELETTRICA CABINA COMANDO LABORATORI DEPURAZIONE ACQUA CALDA SALA COMPRESSORI SALA POMPE CALDAIE 51 CABINA POMPE SERBATOI DI SERVIZIO VASCA APERTA cont. serbatoi IMPAINTO PIROLISI 52 VASCA APERTA raccolta acque di scarico 22 VASCA APERTA cont. serbatoi 53 SERBATOIO VENTICALE fermentazione torula 23 VASCA APERTA scarico acqua calce 54 CABINA POMPE 24 SERBATOI DI SERVIZIO 25 VASCHETTA APERTA 26 DECARBONAT. ACQUA CLORAZIONE ACQUA 28 POZZO ACQUE NERE 29 FERMENTAZIONE MELASSO 30 DISTILLERIA ALCOOL 31 SILOS CEREALI 32 UFFICI E LABORATORI CABINA ELETTRICA 33 POZZO ACQUA CLORAZIONE ACQUA 34 RICOVERO LOCOMOTORE 35 VASCA APERTA cont. cisterna gas CO2 36 RICOVERO MATERIALI 37 DEPOSITO LUBRIFICI DEPOSITO MATERIALI CABINA ELETTRICA 38 OFFICINA MECCANICA OFFICINA ELETTRICISTI MAGAZZINO SCORTE VANO SCALA SERVIZI MAGAZZINO ZUCCHERO 58

VASCA APERTA SERBATOIO VERTICALE deposito solventi SERBATOIO ORIZZONTALE deposito acido 55 VASCA APERTA con serv. deposito acido 56 CONCENTR. BORLANDA 57 VASCA APERTA contenimento melasso 58 GUARDIOLA UFFICIO 59 MAGAZZINO SALI POTASSIO 60 DISTILLAZIONE ALCOOL COLONNE DISTILLAZIONE CABINA COMANDO 61 CABINA METANO 62 SERBATOIO VERTICALE deposito borlanda 63 SERBATOIO VERTICALE deposito borlanda 64 SERBATOIO VERTICALE deposito borlanda 65 SERBATOIO VERTICALE deposito borlanda 66 VASCA APERTA impianto biologico 67 CISTERNONE FILTRI impianto biologico 68 CISTERNONE FILTRI impianto biologico 69 VASCA APERTA CISTERNA impianto biologico 70 VASCA APERTA CISTERNA impianto biologico 71 VASCA APERTA impianto biologico 72 CISTERNA deposito solventi lav. 73 CISTERNA deposito solventi lav. 74 CONT. E FOSSA raffreddamento acqua 75 CISTERNA stoccaggio alcool 76 CISTERNE IMPIANTO DI DISTILLAZIONE

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RIGENERAZIONE DI AREE PRODUTTIVE

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ex

distillerie

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Master

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Fase 7.6.4: Alcolplus (60% CAVIRO e 40% ALC. ESTE. S.p.A) _2003-2008 _ 2003 Il 1° gennaio 2003 nasce la Società Alc. Este, S.p.A. ,sotto il controllo dalla Società Eridania S.p.A (ancora proprietaria dello stabilmento) , come società dedicata alla produzione e vendita dell’ alcool . _2005 L‘Alc.Este cede con contratto di affitto di ramo d’ azienda alla CAVIRO Soc Coop Agricola l’impianto . Entrambe confuiscono ne “la Società ALCOPLUS S.p.A.” composta per 60% da CAVIRO e 40% da ALC. ESTE. S.p.A.La nuova gestione per mano di Alcoplus (60% CAVIRO e 40% ALC. ESTE. S.p.A), il più importante polo italiano per la produzione di alcol etilico di origine agricola. Questa società nasce alla fine del luglio 2005 a Faenza con il concorso della coop vitivinicola Caviro e di Alceste, una spa controllata da Sacofin ovvero i più importanti produttori bieticoli e saccariferi italiani. In questa fase lo stabilimento Alc. Este di Ferrara, viene riconvertito dalla produzione originaria di alcol alimentato dagli scarti della bietola, a quella di carburante, nello specifico “ carburanti verdi”. Tale conversione appare come l’unica strada per evitare la fine della distilleria, in quanto il mercato europeo dell’alcol è in crisi e i vecchi soci non sembravano più intenzionati a sostenerne la produzione a Ferrara. ALCOPLUS S.p.A., sulla base della Legge Finanziaria 2001 che conteneva una prima norma, con validità triennale, a favore del bioetanolo, la quale prevedeva una defiscalizzazione per ca. 15.000 tonn. pari a circa lo 0,1% del mercato delle benzine, incentiva la produzione di bioetanolo in modo totale portando l’impianto alla monoproduzione e trascurando la produzione dell’alcool Buongusto, che era da sempre stato frutto di rendita quantitiva e commerciale per l’impianto ferrarese.

Analisi

multicriteriale

stato

attuale

Porto di Ravenna e di imbarco per il successivo trasferimento. deve fare i conti però con due fattori: La Legge Finanziaria 2005 che innalzava il quantitativo di bioetanolo per benzina 100.000 tonn. pari a circa lo 0,9% del mercato delle benzine, com

cool a basso prezzo, importato da paesi extra U.E., unito al disinteresse delle istiutzioni nazionali per dare una soluzione alla questione del bioetanolo, determina la chiusura dell‘impianto ferrare il 05 marzo del 2007 ,dopo più di 70 anni di vita lavorativa _ 2007 A seguito della liquidazione dell’area inportando la decadenza del Decreto Applicati- dustriale in questione, da parte di AlcoolPlus l’Ex vo( 2004 ) , in materia di defiscalizzazione; e le distilliria viene acquisita dal gruppo Real estate nuove direttive della Comunità europea , sulla di Ferrara. ristrutturazione della filiera saccarifera, che a -2008 la Real estate di Ferrara firma un accorbreve avrebbe comportato la crisi dell’intero do di programma con il Comune di Ferrara con settore con la conseguenzale chiusura di buo- l’obbiettivo di realizzare sull’area dell’ex DIstilleria na parte degli zuccherifici europei. un Pua ai fini di una attiva tutela e riqualificazione del sito stesso. La ridotta quantità di melasso reperibile sul mercato nazionale, l’innalzarsi dei costi del melasso da canna da zucchero (prodotto alternativo) sui mercati internazionali e la presenza di al-

La distilleria che dal Luglio 2005 produce bioetanolo che viene esportato nei paesi del Nord Europa( come la Svezia ove si utilizza già miscelato alle benzine con percentuali del 15% fino all’85%) sostenendo così costi di stoccaggio al 59

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RIGENERAZIONE DI AREE PRODUTTIVE

Ferrara,

RAPPORTO

ex

distillerie

AREE

Alc.Este.

Workshop,

EDIFICATE

-

20-22

aprile

AREE

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Consistenza

del

complesso

industriale

VERDI

aree

RETE

2015

edificate

aree

verdi

FERROVIARIA

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ex

COLLEGAMENTI

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distillerie

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Mester

MPI

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Analisi

multicriteriale

AEREI

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ex

distillerie

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Workshop,

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Consistenza

del

complesso

industriale

CICLI PRODUTTIVI

deposito vino dezuccherazione melasso raffreddamento melasso dististillazione centr. termoelettrica/sala caldaia serbatoio nafta separazione sali

serbatoio acool magazzini alcool denaturazione alcool impianto biologico deposito solventi recupero solventi serbatoio melasso 62

uffici laboratori reparti di lavorazione magazzino ceriali fermentazione torula concentrazione borlanda

magazzino materiali magazzino zucchero officina elettrica officina meccanica ricovero locomotore altri servizi

deposito acido gasometro pompe acqua canale raffreddamento acqua decarbonatazione acqua stoccaggio acqua stoccaggio acque nere compressore acqua pozzi acqua 62


RIGENERAZIONE DI AREE PRODUTTIVE

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ex

distillerie

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Mester

MPI

2015

Analisi

multicriteriale

Impianto Distillazione

deposito vino dezuccherazione melasso raffreddamento melasso

dististillazione

centr. termoelettrica/sala caldaia serbatoio nafta separazione sali

Impianto Lavorazione melasso

deposito vino dezuccherazione melasso raffreddamento melasso dististillazione centr. termoelettrica/sala caldaia serbatoio nafta separazione sali

serbatoio acool magazzini alcool denaturazione alcool impianto biologico deposito solventi recupero solventi

serbatoio melasso

uffici laboratori reparti di lavorazione magazzino ceriali fermentazione torula concentrazione borlanda

magazzino materiali

magazzino zucchero officina elettrica officina meccanica ricovero locomotore altri servizi

deposito acido gasometro

Impianto Lavorazione borlanda

uffici laboratori reparti di lavorazione magazzino ceriali fermentazione torula concentrazione borlanda deposito acido gasometro 63

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RIGENERAZIONE DI AREE PRODUTTIVE

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ex

distillerie

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Workshop,

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aprile

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Consistenza

del

complesso

industriale

Impianto Conservazione - Lavorazione alcool serbatoio acool magazzini alcool denaturazione alcool impianto biologico deposito solventi recupero solventi serbatoio melasso

Impianto Trattamento acque

pompe acqua canale raffreddamento acqu a decarbonatazione acqu a stoccaggio acqu a stoccaggio acque ner e compressore acqua pozzi a c qua

Servizi

deposito vino dezuccherazione melasso raffreddamento melasso dististillazione centr. termoelettrica/sala caldaia serbatoio nafta separazione sali

64

uffici laboratori reparti di lavorazione magazzino ceriali fermentazione torula concentrazione borlanda

magazzino material

i

magazzino zuccher o officina elettrica officina meccanica ricovero locomotor e altri se rvizi

deposito acido gasometro 64


Analisi

multicriteriale

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RIGENERAZIONE DI AREE PRODUTTIVE

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distillerie

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Scheda

Analitica

Fabbricato

SCHEDA ANALITICA FABBRICATO: edif. 30 TORRE DI DISTILLAZIONE Valore alterazione e/o degrado

Valore tecnico e/o storico e/o architettonico

EDIFICIO 30 Torre di Distillazione

Valore complessivo

la valutuzione è espressa tramite parametri numerici secondo una scala che va da 0 [ - ] a 5 STRUTTURE DI FONDAZIONE tipologia non rilevabile (ipotesi attendibile: plinti isolati) materiali alterazioni note

non rilevabile (ipotesi attendibile: c.a.) non rilevabile (nessuna alterazione) -

-

-

-

STRUTTURE PORTANTI elementi verticali portanti tipologia materialic snellezza

puntiforme, pilastri in c. a .a. -

elementi orizzontali portanti tipologia

solaio latero cementizio

materiali

c.a. e laterizi

alterazioni

sono presenti fenomeni di dilavamento che si manifestano principalmente attraveso una variazione cromatica della supercie. Sono inoltre riscontrabili fenomeni di corrosione dovuta all’attacco da cloruri; in alcuni punti causa infiltrazioni d’acqua e seguenti fenomenici di carbonazione si riscontra il distacco dei copriferri. lo stato delle strutture orizzontali appare in condizioni precarie, sarebbe opportuna una messa in sicurezza tramite opere provvisorie di puntellatura

note

2

55

STRUTTURE DI COPERTURA tipologia

struttura voltata in c. a. con lucernario in lega metallica e vetro

materiali

c. a. , lega metallica e vetro

alterazioni

lungo la volta sono visibili fenomeni di dilavamento che si manifestano principalmente attraveso una variazione cromatica della supercie intradossata. Mentre per il lucernario sono riscontrabili fenomini di ossidazione del telaio dell’infisso in lega metallica. verifica dell’estradosso e della tenutica statica della volta, verifica delle armature

note

2

30

27

60

edificio dalla tipologia a torre , articolato su 7 piani , presenta una sezione orizzontale circolare costruito in cemento armato, con tompagnatura in mattoni. E’ da considerare il cuore della distilleria e ne rappresenta uno degli esempi architettonici più interessanti del complesso dell’Alc.este, in cui si ritrovano caratteri compositivi dell’architettura razionalista. Qiìui si concrentra la fase della distillazione difattti essa è posta nel punto nodale tra gli edifici che era destianti alla fermentazione e lavorazione del melasso, ai quali è connesso tramite le passerelle aeree. Nella parte restante si è una piazzola aperta in cui erano site le colonne della distillazione oggi completamente demolite [60]. parti demolite

55

per diagnosi effettiva dello stato del corpo di fabbrica si rimanda ad un’analisi dei fenomeni, specifica e valutabile caso per caso, attraverso l’utilizzo di strumentazioni di indagine idonee. 66

66


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RIGENERAZIONE DI AREE PRODUTTIVE

ex

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-

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Analisi

multicriteriale

SCHEDA ANALITICA FABBRICATO: edif. 32 UFFICI E LABORATORI, 31 MAGAZZINO CEREALI Valore alterazione e/o degrado

Valore tecnico e/o storico e/o architettonico

Va lore complessivo

la valutuzione è espressa tramite parametri numerici secondo una scala che va da 0 [ - ] a 5

STRUTTURE DI FONDAZIONE

tipologia

non rilevabile (ipotesi attendibile: plinti isolati)

materiali

non rilevabile (ipotesi attendibile: c.a.)

alterazioni

non rilevabile (nessuna alterazione)

note

-

-

-

-

STRUTTURE PORTANTI elementi verticali portanti tipologia

puntiforme, pilastri in c. a

snellezza

-

materiali

c.a.

elementi orizzontali portanti tipologia

solaio in cemento armato

alterazioni

sono p resenti fenomeni d i dilavamento che s i manifestano p rincipalmente attraveso una variazione c romatica della supercie. Sono i noltre riscontrabili f enomeni di corrosione dovuta all’attacco da cloruri; in alcuni punti causa infiltrazioni d’acqua e seguenti fenomeni di carbonazione si riscontra il distacco dei copriferri.

note

lo stato delle strutture orizzontali appare in condizioni discrete, anche se lo condizioni di abbandono potrebbero determinare l’aggravarsi di alcune alterzaioni con il rischio di compromettere la statica della struttura.

materiali

2

cemento armato armato

33

STRUTTURE DI COPERTURA tipologia materiali

copertura piana. c. a.

alterazioni

sono p resenti alterazioni c romatiche per l e superfici in cemento a vista, mentre sono presneti,in alcuni punti, fenomeni di corrosione dei copriferri, ciò causa infiltrazioni d’acqua.

note

verifica del manto di copertura e d eventuale coibentazione dell’estradosso del solaio di copertura.

2

33

per diagnosi effettiva dello stato del corpo di fabbrica si rimanda ad un’analisi dei fenomeni, specifica e valutabile caso per caso, attraverso l’utilizzo di strumentazioni di indagine idonee. 67

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RIGENERAZIONE DI AREE PRODUTTIVE

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Workshop,

20-22

SCHEDA ANALITICA FABBRICATO: edif. 21 CENTRALE TERMOELETTRICA E SALA CALDAIE Valore alterazione e/o degrado

Valore tecnico e/o storico e/o architettonico

Valore complessivo

aprile

2015

Scheda

Analitica

Fabbricato

EDIFICIO 21 centrale rmoelettrica te e sala caldaie

la valutuzione è espressa tramite parametri numerici secondo una scala che va da 0 [ - ] a 5

STRUTTURE DI FONDAZIONE : tipologia

plinti isolati

materiali

c.a.

alterazioni

non rilevabile (nessuna alterazione)

note

-

-

4

4

STRUTTURE PORTANTI elementi verticali portanti tipologia

puntiforme, pilastri in c. a

materiali

c.a. -

snellezza

elementi orizzontali portanti tipologia

solaio in cemento armato; laterocementizio

materiali

cemento armato armato e mattoni

alterazioni

sono presenti fenomeni di dilavamento che si manifestano principalmente attraveso una variazione c romatica della supercie. Sono i noltre riscontrabili f enomeni di corrosione dovuta all’attacco d a cloruri; i n alcuni punti causa i nfiltrazioni d ’acqua e seguenti fenomenici di carbonazione si riscontra il distacco dei copriferri.

note

lo stato delle strutture orizzontali appare in condizioni discrete, anche se le condizioni di abbandono potrebbero determinare l’aggravarsi di alcuni fenomeni e il conseguenziale rischio statico della struttura.

2

f

g m

21

l

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l

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m

parti demolite

44

STRUTTURE DI COPERTURA tipologia materiali alterazioni

copertura piana, copertura voltata (sala caldaie) c. a. e mattoni sono p resenti alterazioni c romaticiche per l e superfici in cemento a vista, mentre sono presenti fenomeni localizzati di corrosione dei copriferri, ciò per via delle continue inflitrazioni d’acqua. verifica del manto di copertura ed eventuale coibentazione dell’estradosso del solaio ci copertura.

note

2

33

per diagnosi effettiva dello stato del corpo di fabbrica si rimanda ad un’analisi dei fenomeni, specifica e valutabile caso per caso, attraverso l’utilizzo di strumentazioni di indagine idonee. 68

68


Questo fascicolo illustra i lavori svolti, nell’ambito del Workshop Rigenerazione di aree produttive. Il caso delle ex distillerie Alc.Este a Ferrara, dagli studenti del Laboratorio di Sintesi finale in Progettazione architettonica del Corso di Laurea in Architettura dell’Università di Ferrara nel corso dell’a.a. 2014-15. Sono stati sviluppati concept relativi a possibili strategie di rigenerazione da tradurre in 4 diversi scenari di trasformazione, anche per fasi, dell’area delle ex distillerie, utilizzando fonti a disposizione e metodologie applicate nel corso del Laboratorio. Tali strategie e scenari sono stati discussi e messi a

confronto attraverso criteri sintetici di analisi multicriteriale, che in questo fascicolo vengono descritti nei loro presupposti, finalità e modalità di elaborazione. Alle attività didattiche hanno partecipato gli allievi del Master di II livello in Conservazione, gestione e valorizzazione del patrimonio industriale, alcuni dei quali hanno svolto una ricerca che ha permesso di documentare la consistenza del complesso industriale, valutando le caratteristiche tipologiche, strutturali, materiali dei singoli edifici componenti il complesso.

Workshop UniFE  
Workshop UniFE  
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