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La porta di Daisy Un racconto della saga del Giaguaro

Anna Giraldo

Questo racconto è pubblicato nell’antologia del concorso letterario l’Arca 2010 intitolata “La porta”, disponibile gratuitamente sul sito www.scrittorisommersi.com.


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Maggio 2004 – Nate Spencer Lo scroscio dei vetri rotti ti fa sobbalzare. Li osservi interessato. Frammenti di brillante cristallo intagliato su lucido parquet color miele. Molto affascinante. Da stare tutto il giorno a contemplarli. Ma che ci fanno lì a terra? Avresti giurato che eri nella tua stanza. Ti stavi preparando per uscire. Eri concentrato sul tuo futuro, come sempre del resto. Pensavi. Tu pensavi a come sarà da sballo quando ti accadrà. Perché ti accadrà, questo è certo. Ci sarà il temporale. Il frastuono delle gocce di pioggia sul tetto di King’s Cross coprirà tutti i rumori della stazione. Sarà in una fila. Una fila

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per comprare il biglietto. Dovrai sconvolgere tutti i tuoi piani per quel giorno. Ma non importa. Accadrà. “Nate!” La vocetta stridula di tua madre potrebbe perforarti un timpano. Strano che la cristalliera non si metta a tremare quando lei strilla. Cristalliera?! La cristalliera della sala? Cazzo! Cosa ci fai in sala, tu? Questa è zona tassativamente off limits! Lo è da quando avevi quattro anni e mamma ti permise di stare in casa senza il guinzaglio con le bretelline a patto che tu mantenessi la dovuta distanza di sicurezza da tutti i suoi preziosi soprammobili. “Nate Spencer!” Ecco. Ora la sua voce è ancora più acuta “Cosa ci fai lì, nudo come un verme?”. Nudo? No, no. L’ultima volta che ti sei specchiato qualcosa indossavi. Ma forse non era oggi. Lanci uno sguardo veloce alla tua

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immagine riflessa nei vetri della cristalliera, per sicurezza. Solo qualche minuto fa eri nella tua stanza e c’erano due pensieri nella tua testa, tra gli altri. Primo. Passare il firewall della rete scolastica e infilare quella cosa di tua invenzione nel didietro del professore di Storia. Ops! Pardon! Nel didietro del suo pc. Roba innocua, comunque. Solo un messaggio indelebile sul desktop per fargli sapere che non deve darti il tormento. La Storia è roba del passato. Non ti interessa. Non puoi farci nulla. Secondo. Se il rumore del temporale coprirà tutto quanto, come potrai riconoscerla? Cioè. Della sua persona conosci solo il suono della risata. In si bemolle. Favolosa come uno scampanellio. Ti specchi nel vetro lustrato di recente. Ti viene da sorridere. Nate Spencer, 16 anni. La figlia della vicina inventa scuse patetiche per venire qui a casa. Si siede sul sofà e ti guarda

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incantata. Principe senti aleggiare nell’aria come un sussurro della sua voce melodiosa, ma le sue labbra non si muovono. Principe almeno fin tanto che non inciampi nel tappeto del salotto e le versi addosso tutta la tua aranciata. Molte cose del tuo aspetto le hai ereditate da mamma. Capelli lisci nerissimi, occhi di cerbiatto, carnagione scura. Da tuo padre hai preso poco. L’altezza, le mani e i piedi. La pazienza. Una stoica pazienza. Ti stavi vestendo per uscire. Infatti quella cosa appallottolata nella tua mano sinistra è la maglietta pulita. “Non sono nudo, mamma” Provi a difenderti “Vedi? Ho i miei slip e i calzini e le scarpe. Io stavo..” “Stavi combinando guai, come al solito!”. È molto ingiusto da parte sua. Tu non combini guai. Non di proposito, almeno. Lei, tua madre, è piccola e agile. Scivola con grazia nel labirinto di mobili d’epoca e

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porcellane e cristalli. Li spolvera, li lucida, li accudisce. Tu invece hai queste mani sgraziate e i piedi sempre nel posto sbagliato. Lei si vergogna persino del tuo numero di scarpe. “Hai rotto un bicchiere del servizio! Sei un disastro!” Continua indicando i cocci a terra. “Ma io” Insomma. Tu stavi pensando a lei. E pensiero dopo pensiero devi aver valutato che ti serviva un bicchiere. Forse avevi sete. Benché rimarrà per sempre un mistero irrisolto il fatto che tu ne abbia preso proprio uno del servizio buono dalla cristalliera della sala. “Si può sapere cosa ti passa per la testa?” Continua tua madre. “Niente!” Ti sbrighi a dire. Non deve sapere nulla. Se provassi a raccontarglielo, ti farebbe internare. Di sicuro. Questa cosa dell’essere così come sei tu non è affatto normale. E lei ha già una pessima opinione di te.

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“Ora li raccolgo” Ti chini “Mi disp… Ahi!”. Una gocciolina di sangue affiora dal taglietto che ti sei appena procurato sul dito indice. Il numero civico è il 13. Peraltro non conosci il nome della via. Ma si trova qui a Londra. Conosci ogni dettaglio della sua porta di casa. Il batacchio dorato con uno strano arabesco. Il disegno geometrico in bassorilievo. Lo sportellino rasoterra per il gatto. E il numero civico scritto con una grafia tutta spirali, nel centro della trave sovrastante. La porta è verde. Ma non il solito verde scuro di tutte le porte d’Inghilterra. Più un verde azzurro sfumato. All’anilina. La gocciolina rosso vivo scivola lenta ma inesorabile. Cade sul pregiato tappeto avorio d’Africa, prima che tu possa fermarla. “Esci immediatamente da questa stanza!” Quando tua madre fa così ti impressiona da matti. Diventa tutta rossa e le si gonfiano le

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vene del collo. Lo chignon in cima alla sua testa ondeggia pericolosamente. Dal basso del suo metro e cinquanta scarso, ti sovrasta. Ti alzi veloce facendo bene attenzione a non urtare nulla. Eppure un vassoio colmo di ceramiche tintinna alle tue spalle. Trattieni il fiato mentre lei punta perentoria il dito alla porta, poi batti in ritirata nella tua stanza. Daisy. Il suo nome è Daisy. E ti ha dato un sollievo indicibile imparare che lei c’è. Lo sai da tre anni. Esattamente come sai i risultati delle partite di Premier League prima che vengano giocate o il nome di chi chiama prima che il telefono squilli. O le domande della verifica di Geografia di domani. Merda! Geografia! Hai dimenticato ancora di studiare. Conta molto poco sapere le domande se non si ha la benché minima idea delle risposte. Okay. Più tardi, forse. Il dito sanguina.

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Lo metti in bocca mentre con la mano illesa frughi un cassetto alla ricerca di qualcosa per tamponare il sangue. Qualsiasi cosa. Trovi un temperamatite a manovella. Dei cd sparsi tutti graffiati. Trovi la stilografica, uno scarafaggio morto, della carta da lettere sgualcita. Trovi un paio di occhialetti tondi. Ecco dove erano finiti! Bene! Così domani mattina a scuola non dovrai fare sforzi sovraumani per indovinare ciò che sta scritto sulla lavagna. Trovi un taccuino un po’ sciupato. Uhm… interessante. Lo apri in un punto, più o meno a metà. La pagina è spiegazzata e ha un angolo stracciato. Ti sbatti sul letto e leggi. Propositi per l’anno 2002. 2002. Ben due anni fa. Cioè, se si tratta di propositi doveva essere la fine del 2001. Quindi facciamo ben due anni e mezzo fa. 1. Studiare tutti i giorni almeno un’ora.

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Esagerazione! 2. Non mettere più spyware nei computer dei compagni di scuola. Perché mai? 3. Riordinare la stanza. Ma non è in disordine. Hai persino ritrovato i tuoi occhiali! 4. Smetterla con questa fissa di voler a tutti i costi trovare … Il punto quattro s’interrompe a causa dello strappo nella pagina. Sospiri. Non saprai mai cosa avevi scritto. Fissa? Tu non hai fisse. Sei semplice. La persona più semplice che tu conosca. Diverso, magari. Diverso dal resto del mondo. Hai meditato molto su come sei tu. Hai ponderato molti termini. Mostro, emarginato, fenomeno, squilibrato. O essere speciale? Ognuno è ciò che è, cerchi di ripeterti quando sei giù di morale.

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E Daisy è come te. Cioè, non uguale. Però diversa, come sei tu da anni, ormai. Da quel famoso dodicesimo compleanno in cui conoscevi già il contenuto di tutti i pacchi ricevuti in dono. Non riuscisti a simulare la sorpresa e tua madre si arrabbiò da matti. E pensare che il suo regalo, una radiosveglia, era al limite del provocatorio. Conoscendoti. Daisy, invece, ti lascerà dormire quanto vuoi. Anche questo sai. Le piacerà sopra ogni cosa guardarti addormentato. Avrete una gatta e tre figli. Avrete molti amici. Una casa bellissima e variopinta. E un motivo per festeggiare ogni giorno. Daisy non bada se qualcosa va rotto. Daisy penserà di te Principe anche quando le rovesci addosso l’aranciata. E tu adorerai la sua risata in si bemolle. Ogni giorno avrete un motivo per festeggiare. Tu vedi i vostri figli. E Jane, la gatta. Accadrà.

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Sarà in una fila alla biglietteria di King’s Cross, ci sarà il temporale. Ti vedi lì, svagato come al solito, mentre attendi il tuo turno. Ti vedi guardare lei, ma quando la tua visuale esterna si sposta sul suo viso tutto va in dissolvenza e non vedi più un bel niente. Una goccia di sangue stilla sul foglio del blocchetto. Smetterla con quale fissa? Ti domandi alzandoti dal letto e tornando a frugare nel cassetto. Tu non hai fisse. A parte quella di bucare il firewall di scuola. Trovi un calzino. Ci avvolgi il dito. Sul letto, sotto le coperte, sotto il pigiama, sotto le magliette rotte da buttare – cioè tu non le butteresti, ma mamma non sente ragioni – scovi i jeans. Li infili in fretta e furia. E ora dov’è la maglietta? Okay. Ne metti una da gettare. Solo per questa volta. Si è fatto tardi. Adesso devi uscire.

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Lei potrebbe passarti accanto proprio oggi e tu non la riconosceresti. Conosci la sua risata in si bemolle e la sua porta. Null’altro. Smetterla con quale fissa? Fai per andartene quando ti rendi conto di aver dimenticato una cosa. Fondamentale. La mappa di Londra. È lì sulla scrivania. La prendi e la apri. È malconcia. Saranno i suoi tre anni di uso giornaliero. Ma alcune parti sono ormai complete. Sorridi. Hai evidenziato in giallo tutte le vie visitate. Saranno almeno seicento. Seicento numero tredici in meno. “Mamma! Io esco” Gridi passando dal corridoio. Troverai la porta di Daisy e attenderai lì di fronte di vederla rientrare. Tutto qui. È solo per vederla una volta e saperla riconoscere senza esitazioni quando arriverà il giorno, nella fila alla biglietteria di King’s Cross.

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È solo per avere un volto da sognare. Qualcosa di più concreto del miraggio di una risata come uno scampanellio. “Hai fatto i compiti? Hai riordinato la stanza? Hai studiato? Bada che controllo!” Si sta sgolando mamma dalla cucina. Tu non le dai più retta. Oggi è il giorno del numero tredici di Treasure Street, Camden Town, London. Ma questa è un’altra storia.

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La porta di Daisy  

Un racconto della saga del Giaguaro di cui fa parte 436 e Thunder+Lightning di Anna Giraldo, pubblicati da Casini Editore.

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