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ANNO N.2

ORGANO DI INFORMAZIONE UFFICIALE DELLA COMUNITA' GENOVESINA

NOVEMBRE 2012

CHOOSYmme scucciate!

Inalto: il Ministrodel Lavoro, Elsa Fornero Valeria Rocco Il Ministro Fornero sconsiglia ai giovani di essere “choosy” nelle loro scelte lavorative e scoppia la polemica, si alzano striscioni, si tappezzano i social network. I giovani hanno sentito questa bruttissima parola, che suona

come un insulto, fa male come un calcio quando non te l’aspetti : già, perché nonostante tutti i calci che hai preso ancora non te l’aspetti o almeno non da un ministro, un personaggio così rappresentativo! E dopo tutto

questo ti senti dire che hai esagerato, hai travisato, che non voleva essere offensivo né tampoco cattivo. Ma intanto continua a fare male. (Segue a pag. 7)

COLLETTIVI AUTONOMI

TORNEO GENOVESI

IN CUCINA CON SCOTTI

pag. 5

pag. 14

pag. 16


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Novembre 2012

Sommario

Attualità

10 / L'ANGOLO DEL LIBRO

3 / EDITORIALE

Galateo e Favole di Davide Di Falco e Angela Chiaro

Il domani del Genovesi di Fabrizio Pignatelli

11 / METRO DI TOLEDO

4 / SPIRITO GENOVESINO

La nuova stazione della città di Giovanni Sannino

Cosa ci distingue dagli altri di Sabrina Macaro

12 / LE APP FONDAMENTALI

5 / COLLETTIVI AUTONOMI

Breve guida della applicazioni da non perdere di Mirko Pennone

Come, quando, dove e perchè di Angelo Duraccio

Sport

8 / "NOI SIAMO ANTIFASCISTI

14 / TORNEO GENOVESI

La lettere dagli studenti di Napoli Nord di Daniele Bombace

La competizione dei vostri sogni! di Vincenzo Angiuli

Cultura 9 / MUSICA I muse e la musica emergente di Guido Sannino

15 / CALCIO MALATO Cosa non va nel calcio italiano di Gabriele Laurino


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Novembre 2012

Il Genovesi appeso a tre parole Fabrizio Pignatelli

Lo spettro dell'accorpamento minaccia ormai da tempo la nostra scuola, cosa ci attende?

Il futuro del Genovesi, in un anno così particolare, appare quanto mai incerto: quel che è invece sicuro è che nulla è ancora perso. Il futuro del Genovesi è da costruire prima nel breve e poi nel lungo periodo con la collaborazione di tutti: presidenza, docenti ed alunni. Il futuro del Genovesi dipende da tre parole. NUMERI. La prima parola è “numeri”, infatti è proprio in base a questi che si decideranno le sorti del nostro Istituto. 534,600, 170 e 3. 534 è il numero di studenti del Genovesi, 600 la soglia minima sotto la quale l’Istituto viene accorpato, 170 quello del numero di iscritti necessario per salvarsi, 3 gli anni consecutivi che il Genovesi non supera le 4 classi in 4° ginnasio. Strano a dirsi, ma per un Liceo Classico storico come il nostro adesso i numeri sono fondamentali. PERSONE. “Sono le persone a rendere vere le cose”, già. In un anno così complicato, abbiamo bisogno di persone vere che abbiano sinceramente a cuore le sorti della scuola: anche qui l’appello è a tutte le componenti scolastiche,

alunni compresi. La nuova reggente, Prof.ssa Maddalena Iannone, ha scelto già da un po’ quelle su cui ha intenzione di fare affidamento: la Prof.ssa Tagliaferro e il Prof. Pulcrano. In bocca al lupo anche a loro! GENOVESINITÁ. Ne parlerà su queste pagine anche Sabrina Macaro, la genovesinità è il collante vero di questa scuola, questo legame fortissimo che sentiamo dentro ognuno di noi che va difeso fino all'ultimo. Tutti noi, prima che studenti, siamo genovesini. Il Genovesi è Lazzarella alle 8 del mattino, il Genovesi sono le scale che non finiscono mai, il Genovesi sono i tour de force tra compiti ed interrogazioni, la genovesinità è il sentimento che ci fa amare tutte queste cose.


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COGITO ERGO GENOVESI!

Sabrina Macaro Frequentare il Genovesi, appartenere al Genovesi, essere il Genovesi: questo è il senso dell’ormai assopito spirito genovesino che tanto unisce noi studenti, facendoci sentire parte di un unico gruppo tenuto insieme dalla fame di rivoluzione, e non solo. Essere il Genovesi significa essere pronti a schierarsi in prima linea, non con la presunzione di cambiare lo stato delle cose, ma con la voglia di provare e riprovare, alimentando la speranza. In questi anni, uno degli insegnamenti più belli che il Genovesi mi abbia mai dato è quello di non essere mai mediocre, e tuttavia di rimanere umile; ebbene, noi studenti genovesini non siamo mai stati dei mediocri. All'occorrenza abbiamo sempre alzato la voce, con quanto fiato avevamo. Con la pioggia battente o sotto il sole torrido, abbiamo marciato sulle più belle vie del centro, i cui muri trasudano

disparate storie di ribellione, e l’abbiamo fatto col desidero di essere all’altezza di chi quelle storie le ha vissute davvero. Anche quando sembrava che tutto fosse morto, abbiamo avuto il coraggio di reagire. Abbiamo pagato tutti gli errori, anche quelli commessi in buona fede. C’è chi sostiene che per essere un vero genovesino si debba necessariamente saltare scuola e andare a manifestare; a queste persone dico che le manifestazioni non sono imposizioni, ma uno dei migliori modi che abbiamo per esprimere il nostro dissenso nei confronti di ciò che non tolleriamo, per dimostrare che, a dispetto di ciò che vorrebbero, noi una coscienza politica l’abbiamo. Se il Genovesi è arrivato a questo punto la colpa, in parte, è anche di noi studenti e, in un periodo fosco come questo, la domanda che più mi assilla è: vale davvero la pena iscrivere un futuro liceale in un

istituto in reggenza? Io credo che sì, ne valga davvero la pena. Per la formazione di cui ci hanno vestiti, che ci copre da ogni lacerto d’ignoranza, per la coscienza politica che abbiamo acquisito da soli, mediante collettivi e assemblee, per i continui scambi di visioni, per l’orgoglio di poter dire “studio perché penso” e non “penso perché studio”. Viviamo nel ventre di una grande città bagnata non solo dal mare, checché ne dica Anna Maria Ortese, ma anche e soprattutto dai problemi nati dal tempo in cui viviamo. Far parte di questa scuola significa prendere atto di questo e di tutto ciò che ci circonda. Significa provare a inventare antidoti alla società odierna che potremmo dire di aver vissuto attivamente, con coscienza e giudizio, pur se fallissimo nell'intento di cambiarla. È, dunque, proprio il caso di dirlo: COGITO ERGO GENOVESI!


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“au|to|no|mì|a: pensare o agire senza condizionamenti esterni” Angelo Duraccio

Da questo concetto, che troverete così illustrato nella maggior parte dei dizionari, nasce il “Coordinamento dei Collettivi Autonomi”. Il neonato Coordinamento ha la chiara intenzione, com’è sottinteso al proprio nome, di non dover sottostare alle logiche delle sigle ritenute non solo inutili ma deleterie per tutto il movimento studentesco. L’obiettivo comune di tutte le scuole che vi hanno fin ora aderito è

quello di riuscire a creare un nuovo concetto all’interno del movimento studentesco che si estenda su larga scala, che possa coinvolgere un gran numero di studenti informati e che crei coscienze critiche, attraverso dibattiti informativi, assemblee pubbliche ed iniziative di piazza. La nostra nascita rappresenta un punto di rottura con il passato; incarna un comune desiderio di rinascita che, a nostro avviso, può avvenire solo ed

esclusivamente abbandonando quelle dinamiche che, da vent’anni a questa parte, hanno rivelato la loro infruttuosità agli occhi di tutti. Perché riteniamo così necessaria l’autonomia? La risposta a tale quesito è la descrizione di come noi intendiamo agire sul territorio: non siamo propensi a credere che, per ora, qualche cambiamento possa giungere “dall’alto” e quindi abbiamo il dovere, essendo cittadini, parte dello Stato, prima che studenti, di alzare metaforicamente la testa e, culturalmente armati, portare il nostro dissenso in città. Per sfatare un mito: nessuno crede o ha mai creduto di cambiare il mondo con un corteo, ma, certo è, che, restando a casa, non si gode neanche di quella minima possibilità di far conoscere i motivi della propria protesta alla città, di far capire ai nostri stessi concittadini che la rabbia non si può tenere rinchiusa. Ma in cosa effettivamente una


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simile formazione ritiene di differenziarsi da tutte le sigle preesistenti e da quelle che, negli anni passati, abbiamo visto nascere e declinare con immensa rapidità? Auspichiamo, con la nascita di questa comunione di singole realtà, non il volersi banalmente distaccare da un movimento per un vago

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spirito di anticonformismo: Autonomia è il progetto di ampio respiro di chi, per la prima volta, voglia far fronte alle tematiche che affliggono la quotidianità studentesca in una logica veramente apartitica e libera, condividendo al contempo alcuni valori fondamentali, quali l'attenzione agli interessi della

popolazione scolastica del nostro Paese, l'attitudine a manifestare sempre attivamente il proprio dissenso nei confronti di autorità poco presenti e/o troppo vincolate da dubbi legami con la finanza o il malaffare e, ultimo, ma assolutamente non per importanza, l'antifascismo.

" Sii il cambiamento che vuoi nel mondo"


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Novembre 2012 Continua dalla prima pagina Evidentemente c’è qualcosa che non va. “In fondo si sta facendo un'enorme polemica su una semplice parola”. Se questa non convince tutti ci sono altre polemiche in corso in questo periodo e ce n’è una in particolare che riguarda il Decreto di Stabilità, che all’art. 3 comma 42 parla di un aumento dell’orario lavorativo dei docenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado, da 18 a 24 ore di lavoro. Leggi una tale cosa e ti sembra immediatamente ingiusta. Pensi: “La categoria dei docenti verte già in condizioni di estrema sproporzione nel rapporto tra l’importanza del ruolo e il livello di retribuzione. Questa legge non prevede alcun aumento del loro stipendio!”. C’è la crisi, bisogna fare dei sacrifici, bisogna sudare e piangere (la Fornero ce l’ha anche mimato, così capiamo meglio), per questo non possiamo basarci soltanto sulle sensazioni, dobbiamo guardare all’effetto pratico dei provvedimenti. Il problema nasce quando pur tentando di approfondire non troviamo una giustificazione al provvedimento ma, anzi, una condanna ancora più marcata: a un abbattimento dei costi, infatti, corrisponde una soluzione che è possibile soltanto a livello teorico, perché a livello pratico sappiamo bene che un docente, un vero docente, non lavora soltanto nel momento in cui è fisicamente presente in un’aula, per cattedra o per supplenza, ma anche e soprattutto nella fase di studio e preparazione delle attività che svolge a scuola (basti pensare alla progettazione e alla correzione di un compito in classe) che, essendo spesso complicate e molteplici, portano via moltissimo tempo. Cosa si chiede agli insegnanti ? Di gestire meglio il proprio tempo in modo da programmare in anticipo tutte le attività nei minimi dettagli? Chi conosce e vive la scuola sa benissimo che questo non è possibile, che le classi vanno seguite giorno dopo giorno e che le attività si pensano e si modificano in base a questo percorso che è impossibile prevedere. Allora ciò che si chiede è un distacco dal quotidiano, una superficialità maggiore, un calo di qualità, affinché tutto possa rientrare nella nuova tempistica. Se non è questo ciò che si chiede allora dobbiamo pensare che i professori sono chiamati a sviluppare dei superpoteri, ma devono farlo senza gravare sul conto pubblico, e di certo non possono pagarsi guru indiani che li aiutino in questo potenziamento spirituale con i pochi soldi che ricevono.

Chi conosce e vive la scuola, inoltre, dovrebbe sapere che affidando le supplenze, anche quelle più lunghe (gran parte di ciò in cui consisterebbe l’aumento), ai docenti già in cattedra, viene eliminata una fonte importantissima di occupazione per i precari che, nella situazione attuale, già si vedono ridotta in larga parte la possibilità di trovare un lavoro che gli consenta di arrivare a fine mese. Chi conosce e vive la scuola coglie subito questi aspetti così gravi di un provvedimento del genere. L’unica cosa che a questo punto resta da pensare è che chi si occupa di scuola non la conosce e non la vive, e chi si occupa di lavoro, di sanità, di tutto ciò che è pubblico, oggi, non conosce e non vive a livello pratico la realtà. Ecco come quel “choosy” della Fornero smette di essere ”una semplice parola” e diventa il segnale inquietante di quanto chi ci governa sia in realtà distante anni luce da noi, dalla nostra vita quotidiana, dalle tragedie del reale. Ecco come quel “choosy” diventa cattivo, perché appartiene a un linguaggio diverso, detto da chi ha una formazione culturale diversa, e vuole giudicare con numeri e parole “altre” una realtà che è uguale soltanto a chi la fa. E chi la fa siamo noi, che “choosy” non sappiamo neanche che significa, che sogniamo semplicemente di poter lavorare in condizioni quantomeno umane e se anche non saremo premiati per questo, vorremmo almeno essere messi in condizione di svolgere il nostro lavoro futuro bene e con passione, esattamente come un vero insegnante, che oggi protesta contro l’aumento dell’orario, vorrebbe poter svolgere il suo lavoro oggi. Forse per salvare l'Italia dalla crisi è necessaria una laurea in economia, ma per riconoscere come tale un'ingiustizia non è necessaria una laurea in economia, basta un po' di informazione.


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"Giugliano è antifascista!"

La lettera dei ragazzi del Cartesio di Giugliano: "Resisteremo!"

A sinistra: alcunescritte apparsea Giugliano

Daniele Bombace In questa terra, pregna purtroppo di ignoranza, la fa la padrona la disinformazione, e in più bisogna scontrarsi contro una dilagante indifferenza. Nella provincia nord di Napoli, a Giugliano, già da mesi sono apparse sui muri delle scuole superiori scritte e simboli inneggianti al fascismo e al Duce, chiari sintomi dei mali sopracitati. Dopo che il paese ne è stato ripulito, gli studenti, sempre richiamati all'attenzione sulle questioni territoriali e sull'antifascismo, si sono occupati di sensibilizzare il pubblico attraverso assemblee, volantinaggio ed incontri. Meritevole di menzione, ad esempio, in questo senso è stato il liceo Cartesio, che ha visto persino la partecipazione dell'ultimo partigiano delle Quattro Giornate Gennaro di Paola. Il marzo scorso gli autori di queste scritte provarono ad entrare nelle scuole per diffondere la loro pseudo-informazione, ma furono prontamente bloccati dagli studenti locali, i quali, per tutta risposta, subirono minacce sia verbali che fisiche. Pochi giorni dopo sfilò un corteo autorizzato dal comune per le foibe e gli stessi antifascisti si schierarono in presidio dal lato opposto di Giugliano. Dopo un lungo periodo di silenzio da parte di costoro, da quasi un mese sono riapparse queste scritte. Sono ancora più numerose e violente, sopratutto nei confronti dei Rom, della cui cultura molti punti sono deplorevolmente

ignorati. Ultimamente anche nelle vie principali sono apparsi striscioni razzisti e contro la Nato, approfittando del generale scontento rispetto a questi temi. Gli studenti si sono nuovamente occupati di ripulire il paese. E non sono mancati nemmeno sabato notti ulteriori manifesti inneggianti al recentemente scomparso Pino Rauti, fondatore dell'MSI. I ragazzi di Giugliano concordemente si dicono stanchi di questa situazione insostenibile: sono costretti continuamente, lo si sarà desunto, a ripulire il paese da scritte intollerabili. Scritte composte per lo più di notte, quando questi neofascisti, sicuri di non essere visti, escono allo scoperto come topi dalle fogne. Per di più, in una delle scuole del territorio, l'IIS G. Minzoni, sono stati eletti al consiglio d'istituto quattro membri della stessa lista, di cui uno è sostenitore del Blocco Studentesco e ha ricoperto i corridoi della scuola di adesivi e volantini. Non è mancato nemmeno uno striscione, appeso al tetto, inneggiante al noto movimento di estrema destra. Anche con il sostegno dei compagni delle scuole di Napoli si cerca di fare informazione e di chiarire la situazione al più presto, alla luce del giorno. Sì, perchè chi è dalla parte della verità agisce alla scoperto e non si nasconde nel buio. Via il fascismo dalle scuole e dalle strade! Giugliano non è immemore del suo passato antifascista, lo è sempre stata e sempre lo sarà!


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MUSICA

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The 2nd Law - Muse Guido Sannino

Giunti ormai al loro sesto album, l’impressione è che i Muse abbiano compiuto il sesto passo falso e che loro, prog, non lo sono mai stati. Un impiastro di arrangiamenti orchestrali, Queen, Radiohead, Pink Floyd, Led Zeppelin e dubstep alla maniera di Skrillex (che ha quasi suscitato scalpore tra i fans), c’è di tutto in un CD dai consueti toni estremamente kitsch e barocchi. Le danze non potevano essere aperte se non all’insegna del cattivo gusto con “Supremacy”,

ManzOni – Cucina Povera

Giunti ormai al loro terzo disco, i “ragazzi” di Chioggia guidati da Tenca pubblicano Cucina Povera, un album che si dibatte tra noise alla Swans, post-rock, Piero Ciampi e un alienante e squallido Veneto moderno con liriche profondamente intimiste e commoventi. Sopravvalutato.

Giudizio:

una marcia trionfale di Verdi in salsa zeppeliniana, feedback violenti su vorticosi archi a cui i Muse non sanno rinunciare, branopiù pomposo che altro. Fa seguito “Madness” che ha il compito di scalare le classifiche: episodio migliore del disco, hit che sa di ’80 e libera da tutti quegli pseudo-virtuosismi che servono solamente ad appesantire l’ascolto, con la voce di Bellamy ben calibrata sul sound corposo delle tastiere. Si prosegue con il funky elettronico di “Panic Station”. Brusco passo indietro col melodramma di “Survival”, marcia olimpica con patetici arrangiamenti orchestrali e dove Bellamy lancia la sfida Van Halen e ai Pink Floyd di Atom Heart Mother. La skrillexiana “Follow Me” rappresenta il punto più basso dell’album, a dir poco imbarazzante. Inascoltabili “Animals” ed “Explorers”, mentre

l’album scivola noiosamente verso l’ultima traccia (dato che le uniche eccezioni sono rappresentate dall’ottusa “Save Me” e dalla dura “Liquid State” a metà strada tra Killing Joke e Foo Fighters, entrambe scritte dal bassista Wolstenholme ): “The 2nd Law: Isolated System”, brano dove la cupezza e la tetraggine non hanno ragion d’esservi. Un album difficile da digerire nella sua interezza, dall’ascolto ostico e faticoso, dove è facile perdersi in finti virtuosismi elettronici radioheadiani e pompose composizioni mercuriane, anche se è da segnalare lo sforzo di non aver inserito lunghe suite. Nonostante l’ennesimo successo riscontrato a livello di vendite (in Regno Unito è già disco d’oro), per Bellamy & Co è l’ennesima bocciatura.

Giudizio:

Thegiornalisti – Vecchio

Senzafissa Dimoira – La Tragedia Del Dolce

Raffrontando questo CD con quello d’esordio, “Vol. 1”, è impossibile non notare il loro processo di maturazione: un album dalle gradevoli tinte pastello dove le vedute sono state ampliate, con uno sguardo non più agli strokes e all’indie inglese solamente, ma anche a Battisti e ai Blur, per un disco “vecchio” sì, nel senso postmoderno del termine, ma piacevole ed interessante nel suo complesso.

Per loro siamo giunti al secondo album, i pisani Senzafissa Dimoira fanno fatica sia ad amalgamare i loro riferimenti musicali (Massimo Volume, Teatro degli Orrori e Afterhours su tutti) che ad uscire dal classico schema della canzone alternativa italiana. Ne esce fuori un album estremamente agnelliano e datato.

Giudizio:

Giudizio:


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LETTERATURA

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L'ANGOLO DEL LIBRO LE FAVOLE Un quadretto delizioso di vita è quello dipinto da Karel Capek nelle sue Favole. Divertenti ed ironiche, già i titoli della raccolta si narrano da sole: La favola pennuta, La favola canina, Come il famoso Sidney Hall acciuffò il mago... Capek fa una accozzaglia di figurine favolistiche e personaggi della vita quotidiana per il gusto di divertire capovolgendo la tradizione. “Canta che ti passa” consiglia ad uno dei suoi personaggi. Ragazzi, queste sono favole. Non posso mica raccontarvele tutte io? Capek di notte vi fa l'occhiolino e manca poco che faccia le fusa per come sta bene sotto al piumone! Si acciambella come un gatto e se sfogliate il suo libro preferito, potreste iniziare a leggere “La grande favola gattesca”.

di Angela Chiaro

(RI)SCOPRENDO IL “GALATEO” Molteplici sono le sorti cui vanno incontro i libri: alcuni vengono letti, studiati e sottolineati, altri passano sotto banco, di altri ci sono addiritture numerose trasposizioni cinematografiche. Poi ci sono quei libri che conducono una vita bizzarra: tutti li conoscono, ma nessuno li ha letti. Un esempio, il De vulgari eloquentia dantesco. Ma il massimo si raggiunge quando ad un testo mai accostato ci si appella in continuazione. Non sto parlando dei Vangeli, che pure meriterebbero una spulciatina settimanale, ma del Galateo overo de' costumi di Giovanni Della Casa, citato spesso e a sproposito da chi ti esorta a non tenere i gomiti sul tavolo, dai vecchi che anelano al tuo posto sui mezzi pubblici e dal professore che ti invita a non mostrargli le fauci nel mezzo d'un polifonico sbadiglio. Il libro, il più celebre manuale di buone maniere, scritto tra il 1550 e il 1552, deve la sua sfortuna presso il grande pubblico al fatto che da subito, in buona sostanza, non venne letto. Anche grandi personaggi, come Vittorio Alfieri, dicono di essersi fermati all'incipit dell'operetta: “Conciossiacosa che...”, avvertito come eccessivamente barbogio e pedante. Niente di più falso, perché il Galateo è lontanissimo dal noioso e moraleggiante, anzi, in più punti si rivelerebbe persino brioso per chi superasse i secolari pregiudizi. Per esempio una volta il Della Casa esorta il lettore a non soffiarsi il naso e a guardare poi dentro il fazzoletto come se dentro vi fossero rubini e smeraldi, ed anche questo solo esempio basta ad affrancare lo scritto da quell'aura di seriosità ingiustamente impostale. Poi, quel che è più curioso, ci sono tante azioni che l'Autore indica come sconvenienti per chi volesse «usare con una onesta brigata» e che noi tratteremmo con più indulgenza: una di queste, l'usanza di raccontare i propri sogni ai commensali. Perché, dice il Della Casa con un'arguzia tutta toscana, di molte persone sono di misero conto le vicende reali, figurarsi le oniriche. Un libro che va inquadrato nell'ambito dei giocosi anni del Cinquecento immediatamente precedenti quelli della Controriforma, quelli sì davvero pregni di gravitas, e che va rivalutato, in una parola, riscoperto. Tanto per curiosità letteraria, tanto perché a nessuno nuoce una ripetizione di buone maniere, di quelle classiche, di quelle che anche dopo secoli non perdono mai il loro smalto.

di Davide Di Falco


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ARTE

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Una stazione nuova già vecchia

A sinistra: l'internodella stazione Giovanni Sannino Lo scorso settembre dopo una lunga attesa è stata aperta la stazione della Linea 1 di via Toledo. Questa è probabilmente la più “napoletana” delle stazioni dell’arte e, proprio per questo motivo forse, è piaciuta molto di più rispetto alla totalmente antitetica stazione di piazza Borsa. Entrandovi le prime cose visibili sono le mura in tufo del periodo aragonese ed uno dei due mosaici dell’artista sudafricano William Kentridge, raffigurante una carrellata di personaggi dell’”iconografia napoletana” che cita i mosaici pompeiani (vi ritroviamo tra gli altri infatti i celebri suonatori di cembali), la Coscienza di Zeno e il suprematismo russo, anche se non riesco a vedere cosa c’entrino Italo Svevo e le avanguardie russe con Napoli. Comincia da qui la discesa nel sottosuolo napoletano per circa cinquanta metri. L’architetto spagnolo Óscar Tusquets ha concepito lo spazio sotterraneo della stazione in tre parti: la prima caratterizzata dal nero delle pareti che simboleggia la terra, la seconda dal colore giallo

tufo della piastrelle e del soffitto, un omaggio alla tradizione edilizia e alla conformazione geologica del territorio partenopeo, e la terza che dà al pendolare la sensazione di essere nelle profondità degli abissi marini grazie alle linee ondulate e curvilinee che ne descrivono lo spazio ed ai giochi cromatici delle tessere di ceramica blu che ricoprono tutta la superficie muraria e delle luci. Prima di arrivare ai binari si passa in mezzo ai due pannelli fotografici di Bob Wilson che ritraggono uno spazio di mare aperto. La stazione mi ha colpito particolarmente in primo luogo per il suo essere estremamente scenografica ma, soprattutto, per il suo kitsch, che non è chiaro se sia ancora postmoderno o “postmoderno del postmoderno”, poiché è evidente che gli artisti che vi hanno lavorato (tutti stranieri tranne Achille Cevoli) si siano rifatti a quello che è, “bonitolivamente” parlando, il genius loci di Napoli. Se finalmente con la stazione di Università, progettata da Rashid, si era fatto un

passo in avanti con un’architettura avanguardistica che guardava al futuro e ai nuovi materiali, con la stazione di Toledo sembra di essere tornati negli anni ‘80 con questo forzato tentativo di rifarsi alla tradizione e allo spirito partenopeo in un’epoca dominata ormai dalla globalizzazione. Ancora una volta siamo in ritardo rispetto alla scena internazionale e quello di Rashid è sembrato quasi un passo falso per il nostro timore reverenziale nei riguardi della tradizione, per il timore di darle un calcio in nome del futuro. Senza dubbio si tratta di un progetto molto suggestivo, ma ormai questa “estetica mediterranea” puzza di muffa e sa di provincialismo. Ed è possibile poi che nessun architetto napoletano sarebbe stato capace di fare lo stesso, se non di meglio? Non penso, come sospetto che la scelta sia ricaduta su Tusquets solo perché il suo è un nome di grido. Stesso si dica per Dominique Perrault, architetto della stazione di piazza Garibaldi, non ancora completata, speriamo almeno che abbia più gusto.


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TECNOLOGIA

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CINQUE APP INDISPENSABILI Guido Sannino

Mirko Pennone Qual è la principale caratteristica che differenza un telefono di nuova generazione da uno obsoleto? La risposta non la troviamo né nel touchscreen, nella qualità del telefono o nel suo accattivante design. Tutto sta nelle applicazioni. Nessuno smartphone è degno di essere chiamato tale senza app. Certo, la tentazione di scaricare qualunque cosa i vari store ci propinino è fortissima, ma purtroppo ogni telefono ha i suoi limiti. C'è bisogno quindi di scegliere solo il meglio per il proprio telefono: quelle app che riescono ad unire l'utile al dilettevole e che ci permettono di avere un piccolo PC sempre con noi. Ecco quindi una lista delle cinque applicazioni per Android assolutamente necessarie per ogni telefono e ovviamente gratuite.

LE MIGLIORI CINQUE 1. What's App: celeberrimo programma di messaggistica istantanea che ci premette con una semplice connessione 3G o WiFi di chattare con chiunque possieda a sua volta questa applicazione, inserendo semplicemente il proprio numero di cellulare. Evitando gli enormi costi o le salate tariffe dei vari provider, è possibile scambiarsi messaggi in modo completamente gratuito e passare immagini e file di vario tipo. Assolutamente indispensabile, è disponibile anche in versione iOS, ma al costo di € 0,79.


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TECNOLOGIA

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2. SMS Backup + : a volte capita di avere importanti informazioni sul proprio telefono sotto forma di sms, che si perdono nei meandri della memoria dello smartphone o che semplicemente vengono erroneamente cancellati. Tramite SMS Backup +, i messaggi vengono automaticamente salvati online in una cartella nel vostro account di posta Gmail. È possibile anche salvare, se si vuole, la lista delle chiamate effettuate o ricevute tramite lo stesso procedimento. Non avete un account Gmail? Beh, sarebbe ora di farsene uno.

3. Seekdroid: come il nome potrebbe suggerirci, questo programma ci permette di trovare il nostro telefono in caso di smarrimento o furto, a patto che esso sia connesso ad internet. In versione pro, vengono forniti ulteriori servizi come il blocco a distanza del cellulare o un allarme da far scattare anche se il telefono è in modalità silenziosa.

4. Airdroid: basta accostare la fotocamera del cellulare al computer e, senza premere nulla, si ha il controllo su pc di quasi ogni funzione del proprio smartphone, dalla galleria video agli screenshot. Utilissimo per passare file sul telefono o per sincronizzare i contatti in rubrica. Ottima anche la funzione per mandare sms, evitando di copiare enormi quantità di informazioni con la tastiera del cellulare.

5. Dropbox: nato come programma per PC, Dropbox sbarca su telefonino per fornire i suoi servizi, dal passaggio dei file online alla creazione di cartelle condivise in cui passare agevolmente file con altre persone in tempo reale. Dite dunque addio a cavi, penne usb o schede SD: con Dropbox non vi servirà più nulla di tutto questo.

Oltre a queste applicazioni fondamentali, vi suggeriamo altri programmi utili per il vostro telefono: ad esempio, per i telefoni Tim, 199 Self Service ci permette di controllare velocemente il nostro credito e tariffe attive. Per gli appassionati di sport e scommesse, Livescore permette di avere in tempo reale tutti i risultati di qualunque sport sul proprio telefono. Infine Shazam, utilissima app che tramite l'ascolto di anche solo una piccola parte di una canzone ci permette di trovarne titolo e autore automaticamente.


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SPORT

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TORNEO GENOVESI, SI PARTE!

Vincenzo Angiuli È già conto alla rovescia per tutti i genovesini che dall’inizio dell’anno scolastico non aspettano altro che l’inizio del tanto amato torneo d’istituto. Squadre da tempo collaudate e new entry pronte a dimostrare tutta la loro capacità si scontreranno per ottenere l’appellativo di tutti gli appellativi: campione del Genovesi. Chi riuscirà quest’anno a raggiungere quest’obiettivo? Le scommesse sono aperte e potete recarvi in un qualunque centro Better o Snai per azzardare il vostro pronostico. Anche quest’anno saranno introdotte nuovissime idee per rendere ancor più avvincente la competizione, prima tra tutte l’aggiunta nello staff dell’organizzazione di un’equipe che si occuperà del servizio fotografico di ogni singolo

match che si svolgerà durante tutto l’anno scolastico. Chi non vorrebbe essere immortalato nel momento in cui si sta divertendo con i propri compagni nel miglior modo possibile? Ed ecco a voi foto, pagelle, classifica e quant’altro di ogni giornata di torneo che saranno disponibili e di pubblica visione sul account Facebook del Torneo Genovesi. Non dimentichiamo, inoltre, che si prevedono premi entusiasmanti e duramente conquistati per la squadra che erediterà la corona dai campioni uscenti della ex IIIG. Giusto per entrare il prima possibile nel giusto clima di contesa, in esclusiva per voi i primi umori e le prime aspettative di alcuni tra i più illustri partecipanti al Torneo Genovesi di quest’anno.

Dario Gargiulo: Dal primo anno fino all'ultimo ti sei sempre più distinto per le tue qualità da bomber di razza. Pensi di poter ambire quest'anno al titolo di capocannoniere? La vittoria del titolo di capocannoniere del Torneo Autogestito dell’anno scorso è stata una gran bella soddisfazione, tuttavia la priorità maggiore va alla vittoria del Torneo e al gioco di squadra, poi i goal sono una sua diretta conseguenza. I giocatori sono molti e tutti molto capaci, ma mentirei se dicessi di non ambire alla scarpetta d’oro del Genovesi. Farò di tutto per riuscire a ripetermi. Umberto Granata: Sei anni di Torneo Genovesi e campione uscente della passata stagione, insomma puoi essere considerato il veterano del Torneo. Cosa ti aspetti da questi Goodfellas? Francamente sono un po’ preoccupato. Tutti i componenti della squadra sono sullo stesso livello e non voglio malcontento a causa di qualcuno che voglia giocare più degli altri. Detto ciò, ritengo che questi Goodfellas sono tra i favoriti del Torneo e hanno tutte le potenzialità per arrivare alla vittoria finale.


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SPORT

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L’ITALIA IN AUTOGOL Gabriele Laurino Ricordate quando si giocava a calcio semplicemente per passione? Forse i nostri genitori sì, ma a noi risulta difficile. Perché oggi il motore del panorama calcistico mondiale è uno soltanto: i soldi. È sicuramente vero che non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, ma non si può negare che nel calcio moderno non esistono (quasi) più bandiere; i calciatori che dimostrano vero attaccamento alla maglia che indossano sono pochissimo, e per di più sono coloro che rappresentano la vecchia guardia: i vari Gabriele Laurino (non più giovanissimi) Totti o Zanetti, eterni capitani di Roma e Inter. È raro vedere, nella nuova generazione, uno sportivo che, quando bacia la maglia, lo fa perché la sente veramente sua, e non del suo portafoglio. Ormai siamo più abituati a sentir dire, davanti un contratto da decine di milioni di euro, frasi fatte come:”Giocare per questa squadra è il mio sogno fin da quando ero bambino”. Ogni riferimento è puramente casuale. Insomma, girano troppi soldi. Ma se la situazione calcistica mondiale è quella che è, se andiamo ad analizzare quella del nostro campionato, quello italiano, ci accorgiamo di aver davvero toccato il fondo; sì, perché la ruota del danaro ha cominciato a girare nel senso sbagliato. Sintetizzando in una parola, calcio scommesse. Si parla di partite falsate da singoli giocatori o allenatori. E nell’occhio dei ciclone ci sono finiti nomi altisonanti, primo fra tutti Antonio Conte, ex bandiera juventina ed allenatore della Vecchia Signora dalla scorsa stagione, il cui “sconto” della condanna da dieci mesi a quattro mesi (con conseguente ritorno sulla panchina della Juve il prossimo 9 dicembre) potrebbe essere annullato per via di nuove dichiarazioni: stavolta è il calciatore Vitali Kutuzov, ex barese, ad aver fatto il nome del suo ex allenatore. La combina di cui è accusato riguarda un vecchio SalernitanaBari, giocato il 9 maggio 2009, in cui la squadra pugliese avrebbe perso di proposito per evitare la retrocessione ai campani. Insomma, sono tanti gli scandali usciti allo scoperto, che riguardano indiscriminatamente giocatori di Serie A e B, scandali che hanno portato a una sorta di sabotaggio del campionato, tra punti di penalizzazione, squalifiche pesanti di singoli giocatori (scioccante la squalifica di tre anni per Stefano Guberti) o, nel peggiore dei casi, brucianti retrocessioni (vedere il Lecce, finito in Lega Pro). E non è finita qui: tanti altri nomi stanno per

essere rivelati (parola di Antonio Manganelli, capo della Polizia). Sono scandali, questi, che ormai rendono famosi i campionati di Serie A e Serie B più della competitività delle squadre in sé, calata enormemente in questi ultimi anni. E, come se non bastasse, ora sappiamo anche che molti calciatori stranieri, perlopiù sudamericani, falsificano i propri passaporti, con l’ausilio di procuratori sportivi o dirigenti societari, per poter entrare illegalmente nel nostro paese (i posti occupabili da calciatori extracomunitari per squadra sono infatti estremamente ridotti); i nomi di calciatori indagati in Serie A sarebbero addirittura 20. Tutto questo è andato ad intaccare il calcio italiano anche sotto il profilo tecnico: è per i soldi che molti grandi campioni hanno lasciato l’Italia; le cessioni più clamorose sono state quelle di Ibrahimovic, Thiago Silva e del “Pocho” Lavezzi, tutti e tre approdati nel campionato francese tra le file del Paris Saint-Germain, seguiti subito dal campioncino Marco Verratti; e ciò che brucia maggiormente è proprio questo: vedere giovani talenti italiani emigrare verso campionati esteri, impoverendo di tecnica e spettacolarità il nostro campionato. Ed è sempre per i soldi che presidenti, allenatori e calciatori hanno macchiato la propria dignità e la bellezza dello sport. Tutto ciò avvalora il fatto che, nel calcio, chi ha i soldi vince. A discapito, ovviamente, delle piccole società. Ed è per questo che è stata da poco imposta la regola del cosiddetto “fair play finanziario”, ovvero un progetto volto all’estinzione dei debiti societari e ad un auto-sostentamento finanziario: la decisione di tale progetto fu decisa qualche anno fa di fronte ad investimenti di enorme spessore per l’ingaggio di calciatori (esempio emblematico può essere il passaggio di Cristiano Ronaldo dal Manchester United al Real Madrid per la spropositata cifra di circa 94 milioni di euro). Questa decisione non ha giovato alle grandi squadre italiane: non è un caso che il Milan, dopo le cessioni di Ibra e Thiago Silva, stia facendo enorme fatica nel fare punti utili alla classifica in questo inizio di campionato. Un sistema, dunque, che è stato presentato come la risoluzione di una crisi che non vuole dissolversi. Ma la partita finisce quando l’arbitro fischia, e noi siamo in pieno recupero: la rimonta è ancora possibile.


Novembre 2012

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In cucina con Scotti Giovanni Scotti Miei cari fans, avevo deciso di non proseguire con la mia rubrica di cucina, ma, quando ho saputo che le vostre lettere avevano invaso la redazione de L’Obelisco, non ho potuto far altro che continuare ad allevare i miei apprendisti cuochi. Scotti non è Schettino, non abbandona la nave prima del tempo! Siamo in clima di elezioni scolastiche e, come diceva Totò: “A proposito di politica..ci sarebbe qualcosa da mangiare ?” Dopo la semplice frittata di uova e la mia amata parmigiana di melanzane ho deciso di proporvi uno dei gloriosi piatti della tradizione partenopea: la pasta e fagioli. A causa del forte sapore che contraddistingue il fagiolo, questa è una di quelle pietanze che o si ama o si odia ed io la amo. Gli ingredienti che servono per soddisfare quattro persone sono: 400g di pasta (tubetti o pasta mista), 1 barattolo di fagioli, 4 cucchiai di olio extravergine d'oliva, 1 spicchio d’aglio, 4 pomodorini, sedano, basilico, sale e pepe. Il tutto si risolve in quattro semplici passaggi:

•Aggiungere l’acqua, più o meno fino a metà pentola, salando quanto basta e calare la pasta, allungando in seguito, se necessario, l’acqua di cottura.

•Dopo aver cotto la pasta, avendola fatta ben amalgamare ai fagioli, aggiungere un pizzico di pepe ed il piatto è pronto.

È importante che il tutto non risulti brodoso, ma ben amalgamato. L’intensità, la cremosità e la morbidezza di questo piatto vi renderanno •Far soffriggere l’aglio con l’olio orgogliosi della vostra opera. in una pentola alta o antiaderente D’altronde, non c’è amore più sincero di quello per il cibo. o di terracotta fino a farlo Buon appetito! imbiondire, poi toglierlo. •Mettere in pentola i pomodorini tagliati a pezzetti, il sedano e il basilico e far cuocere per 5 minuti, poi aggiungere i fagioli amalgamando il tutto.

L'Obelisco - Novembre 2012  

Il giornale d'Istituto del Liceo Classico Genovesi di Napoli

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