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Anno 12 - n 74 - Marzo 2018 - euro 9,00 ISSN 2531-9779

Luoghi del lavoro

PROGETTARE IL CAMBIAMENTO

Foster + Partners | Varratta | Costanzi Degw | Progetto Cmr | D2U | Zuccon

Materia profonda

I principi che improntano il progetto

Luce e architettura Elements contract uffici

FONT Srl - Via Siusi 20/a 20132 Milano - Poste Italiane SpA Sped. in abb. postale 45% D.L. 353/2003 (conv. in. 27.02.2004 n. 46) Art. 1 Comma 1 DCB Milano


Jerome L. Greene Science Center Columbia University, New York

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Art Direction Studio Cerri & Associati

Photo Nic Lehoux courtesy RPBW


18 IOARCH 74_SOMMARIO

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MATERIA PROFONDA

8 10 12 14 16 18 22 24 28

Luci del Nord | Reiulf Ramstad e C.F. Møller Arkitekter, Oslo Modernità rurale | Zsolt Sorosi & Kalóczki Éva, Erdöhorváti, Ungheria Volume semplice geometria complessa | Oma, Fondazione Prada, Milano Only the best | Superstudio Più 2018 Tre su dodici sono italiani | Mipim Awards 2018 L’architettura autentica di Balkrishna Doshi | Premio Pritzker 2018 I cinquant’anni della Smith House | Richard Meier, Connecticut Innesti contemporanei | Architrend Architecture, Favara Rebuild 2018 | Ezio Micelli

MATERIA PROFONDA

LUOGHI DEL LAVORO

29 30 32 34 36 38 40 42 44

49 CULTURA DELLA LUCE

I principi senza tempo del progetto | Carlo Ezechieli Paesaggi di pietra | Intervista a Maria Sciola Tra principio e tecnica | Intervista a Renato Rizzi Il cosmo della formazione | Renato Rizzi Astrazione e radicamento | MapaArq, Uruguay Oggetto e piedistallo | MapaArq, Uruguay Osservare con curiosità | Intervista a Paolo Bürgi Materializzare la storia | LD+SR, Lingueglietta Il memoriale di Rivesaltes | Rudy Ricciotti, Riversaltes

LUOGHI DEL LAVORO

100

49 60 68 76 80 84 90 94

Il lavoro e la città | Foster + Partners, Bloomberg Hq, Londra Rigenerazione bioclimatica | Maurizio Varratta e Degw, Prysmian, Milano Alta moda monumentale | Marco Costanzi, Fendi, Roma Lavorare con le immagini | Genius Loci Architettura, Atradius, Milano La nuvola dinamica | Degw, Oracle, Roma Smart office | Giovanni Zuccon, Esa-Esrin, Frascati Meno spazio, più efficienza | Wolters Kluwer, Milano Brand minimalista | D2U, Brenntag, Assago

LUCE

119

100 102 104 106 110

ELEMENTS UFFICIO

L’illuminotecnica e gli architetti | di Laura Bellia Onda di luce dinamica | Migliore+Servetto, Torino Promuovere la cultura della luce | Intervista a Margherita Süss Luxury Light Store | Metis Lighting, tre flagship store La fiera della biodiversità | Fico, Fabbrica Italiana Contadina, Bologna

ELEMENTS 119 Soluzioni per l’ufficio

WORK IN PROGRESS 14, 16 Milano, Tirana, Vienna

DESIGN CAFÈ 6, 10, 12, 109, 118 Libri, arte, cultura, attualità

IOARCH Costruzioni e Impianti n. 74

In copertina: Foster + Partners, Bloomberg Hq, rooflight centrale, dettaglio (foto ©James Newton)

Direttore responsabile Sonia Politi Comitato di direzione Myriam De Cesco Carlo Ezechieli Antonio Morlacchi Grafica e impaginazione Alice Ceccherini Federica Monguzzi

Marketing e Pubblicità Elena Riolo elenariolo@ioarch.it

Fotolito e stampa Errestampa

Contributi Laura Bellia Luca Bradini Pietro Mezzi

Editore Font srl, via Siusi 20/a 20132 Milano T. 02 2847274 redazione@ioarch.it

Iniziative speciali Ornella Forte

www.ioarch.it

Prezzo di copertina euro 9,00 arretrati euro 18,00 Abbonamenti (6 numeri) Italia euro 54,00 - Europa euro 98,00 resto del mondo euro 164,00

Reg. Tribunale di Milano n. 822 del 23/12/2004.

Pagamento online su www.ioarch.it o bonifico a Font Srl - Unicredit Banca

Spedizione in abbonamento postale 45% D.L. 353/2003 (convertito in legge 27.02.2004 n.46) art. 1, comma 1 DCB Milano

T. 02 2847274 abbonamenti@ioarch.it

ISSN 2531-9779

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› DESIGNCAFÈ

Ritratto di Lorenzo Palmieri

ONE TWO FIVE, STEVEN HOLL A MILANO

IEVA PETERSONE L’opera che apre la sezione Elements di questo numero (pag. 119) è di Ieva Petersone. Nata in Lettonia nel 1984 e completato un percorso di studi che dal diploma di liceo artistico l’ha condotta a un master in Arti Pittoriche a Riga, Ieva ha poi trascorso due stagioni all’estero con il programma Socrates, prima all’Accademia di Porto e in seguito a Milano presso lo studio dell’artista Marco Petrus. Nel frattempo ha esposto a Riga, Porto, Berlino, Weimar, Norimberga e Parigi. Oggi Ieva Petersone vive e lavora a Milano, dove ha tenuto la sua prima personale nel 2012. Nel 2014 è stata tra i finalisti al 15° Premio Cairo al Palazzo della Permanente di Milano e recentemente ha preso parte ad Arte Fiera Bologna 2016, The Solo Project in Basel 2016, e Scope, Miami Beach 2016 con M77Gallery. Fino al 21 aprile sue opere sono in mostra, insieme a quelle di Dimitri Agnello, alla Galleria M77 di Milano (via Mecenate 77).

Ieva Petersone; Algoritmica 11, 2017, olio su tela; 150x150 cm (foto Lorenzo Palmieri).

Per la prima volta in Italia, dal 18 aprile al 3 giugno la Galleria Jannone di Milano ospita la mostra One Two Five di Steven Holl, curata da Marco Sammicheli, dedicata all’identità progettuale dell’architetto statunitense e al suo tratto distintivo: l’acquerello. In mostra, oltre agli schizzi progettuali, una trentina di opere: arredi in edizione limitata e sculture, alcune delle quali rimandano al forte legame tra Steven Holl e l’Italia. I disegni e gli acquerelli selezionati, fondamentali per l’architetto nella presentazione di un concept e nel suo sviluppo, narrano cinque progetti, alcuni non realizzati, tutti carichi di una poetica straordinaria ed espressione della metodologia unica di Steven Holl. Il titolo della mostra è ricco di simbolismi: un rimando alla figlia, che sta imparando a contare; gli studi formali di Michelangelo e Picasso, ripresi nelle sue sculture; infine, 125 è il numero civico della Galleria di corso Garibaldi a Milano dove anni fa Steven Holl e Antonia Jannone si sono conosciuti. www.stevenholl.com

UGO LA PIETRA IN MOSTRA A FOLIGNO Dal 24 marzo al 30 settembre il Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno ospita la mostra Istruzioni per abitare la città dedicata a Ugo La Pietra. La mostra, curata da Italo Tomassoni, Giacinto Di Pietrantonio e Giancarlo Partenzi, ripercorre i molteplici ambiti di indagine dell’architetto (designer, editor, cineasta, musicista, fumettista...), presentati attraverso i suoi lavori più significativi. Tutto il lavoro di La Pietra è legato ai luoghi, all’interno dei quali si collocano le sue opere. In apertura vengono presentati due progetti di installazioni urbane dedicate alla città di Foligno, mentre le dodici aree di

Monumento a Foligno: la prima edizione della Divina Commedia, progetto per installazione (rendering), particolare dell’opera 70x100 cm, 2018.

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Acquerello del progetto del Maggie’s Centre Barts di Londra, inaugurato nel dicembre scorso, centro per il supporto pratico, sociale ed emotivo alle persone malate di tumore (©Steven Holl).

ricerca sono precedute da Istruzioni, che forniscono al visitatore una chiave di lettura. Attraverso un centinaio di opere, brani video, oggetti tridimensionali e un’installazione, la mostra si sviluppa in un percorso ricco di suggestioni visive. Al centro è installata una Casa Aperta, struttura in dimensione reale con una serie di arredi realizzati attraverso la pratica che l’autore definisce Riconversione progettuale: alcuni elementi di arredo urbano vengono riconvertiti in elementi di arredo domestico. In contemporanea, sempre al Ciac e per gli stessi curatori, la mostra di Giuseppe Stampone ‘perchè il cielo è di tutti e la terra no?’


www.gruppobonomipattini.com Bonomi Pattini Giuseppe e Figli S.p.a. Via Stelvio 9 20814 Varedo (MB)


› RIGENERAZIONE URBANA

SARÀ IL NUOVO HUB DEI TRASPORTI DELLA CAPITALE NORVEGESE. CI SONO VOLUTI TREDICI ANNI, MA ALLA FINE ECCO IL PROGETTO VINCITORE DEL CONCORSO DI PROGETTAZIONE VINTO DA REIULF RAMSTAD ARKITEKTER E C.F. MØLLER ARKITEKTER, CHE TRASFORMERÀ UNA ZONA CENTRALE DELLA CITTÀ

LUCI DEL NORD

Il Nordisk Lys, il progetto vincitore del concorso per la riqualificazione del nodo ferroviario di Oslo (credits Reiulf Ramstad Arkitekter e C.F. Møller Arkitekter).

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Con il progetto Nordisk Lys il team guidato da Reiulf Ramstad Arkitekter e C.F. Møller Arkitekter ha vinto il concorso di progettazione per la riqualificazione del nodo ferroviario attorno alla stazione di Fjordporten S di Oslo. Si tratta di una trasformazione di un brano importante della capitale norvegese, per la sua posizione centrale, il ruolo di hub trasportistico e per le dimensioni dell’intervento. La pianificazione della nuova stazione ferroviaria è iniziata tredici anni fa e pre-

vedeva la realizzazione di strade, stazioni, percorsi pedonali, nuovi ingressi alla stazione stessa e alla metropolitana cittadina. Il programma di intervento, approvato nel 2015 dalla municipalità, è un mix di azioni pubbliche e private. Il progetto vincitore, che ha riscosso il giudizio unanime della giuria, propone un edificio pluripiano, con annesso albergo, che al piano terra sarà destinato a stazione temporanea, in attesa del completamento del piano di intervento più generale. Il progetto di Nordisk Lys, di fatto, andrà a sostituire un precedente disegno che prevedeva la realizzazione di due torri di 60 e 40 metri di altezza. Secondo i giurati la proposta Nordisk Lys risponde alle sfide del programma di sviluppo, mostra di aver compreso le finalità dell’intervento e propone un’architettura sostenibile per un hub che si qualifica come il più importante del Paese. Ad esprimere soddisfazione per questo ulteriore passo in avanti nella riqualificazione

del nodo ferroviario della capitale è anche Petter Eiken, ceo di Bane Nor Eiendom, la società mista creata nel 2017 per lo sviluppo immobiliare degli scali ferroviari norvegesi. Al concorso hanno partecipato 24 gruppi di progettazione, diventati quattro dopo la selezione. Per l’avvio dei lavori serve ancora l’approvazione del consiglio comunale: anni fa l’assemblea comunale aveva posto limiti di altezza ai nuovi edifici, anche se l’area attorno alla stazione rappresenta una deroga alla regola. L’attuazione della restante parte del programma di intervento, ancora oggetto di valutazione da parte della Planning and Building Agency di Oslo, dovrebbe iniziare entro il 2020. Al team di progettazione, oltre a Reiulf Ramstad Arkitekter e C.F Møller Arkitekter, hanno collaborato Bollinger+Grohmann Ingenieure, Baugrundinstitut FrankeMeißner & Partner e Transsolar Climate Engineering


il clima per la vita

Climatizzazione residenziale e commerciale

Riscaldamento e produzione di ACS

Raffreddamento nei processi industriali

Trattamento dell’aria Refrigerazione

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› DESIGNCAFÈ

MODERNITÀ RURALE NEL PAESAGGIO ONDULATO DELL’UNGHERIA NORD-ORIENTALE DUE GIOVANI ARCHITETTI TRASFORMANO UN’ABITAZIONE CONTADINA VECCHIA DI 150 ANNI NEL PROPRIO STUDIO E ABITAZIONE

Nelle foto, l’esito della ristrutturazione del vecchio casolare abbandonato a Erdöhorváti, piccolo paese dell’Ungheria nord orientale, trasformato in studio da due giovani architetti, Sorosi Zsolt e Eva Kalóczki (foto Prefa-Croce).

Erdöhorváti è un villaggio rurale di 600 abitanti nel nord-est dell’Ungheria. Qui i giovani architetti Zsolt Sorosi e Éva Kalóczki, una coppia nel lavoro e nella vita, hanno deciso di trasformare un casale di proprietà della famiglia di lei, vecchio di 150 anni e abbandonato da tempo, nel proprio studio e abitazione. L’intento è stato quello di realizzare verso la corte interna un prolungamento della struttura preesistente con la quale il nuovo dialoga per contrasto nella scelta dei mate-

riali, mentre conserva, reinterpretandola, la geometria esistente. La copertura a falde si trasforma così in elemento costruttivo con una prolungata sporgenza che protegge il cannocchiale visivo aperto sulla campagna e il rivestimento in alluminio dell’involucro si giustappone all’opus incertum dei muri portanti della vecchia costruzione. Lo spazio dello studio, estremamente accogliente, è aperto ai clienti ma anche alla comunità del luogo, con una biblioteca che possa risvegliare la curiosità e fornire motivi di ispirazione. Intendendo l’architettura come un organismo vivente, l’intervento è un workin-progress: «non è necessario restaurare tutto alla perfezione, forse lasceremo alcune parti della vecchia casa così come sono, nella loro forma originaria e autentica» affermano i due giovani architetti. Per la facciata e la copertura del nuovo edificio, dopo una serie di test è stato scelto il nastro Prefalz di Prefa nel colore P.10 grigio chiaro

CREDITI Località Erdöhorváti, Ungheria Intervento Restauro, ampliamento e rifunzionalizzazione

Architetti Zsolt Sorosi & Kalóczki Éva Scheda tecnica Prefalz Prefa alluminio preverniciato spessore 0,7 mm, P.10 grigio chiaro

Dimensioni 0,7 x 500 mm; 0,7 x 650 mm; 0,7 x 1.000 mm

Peso 1,89 kg/mq, consumo effettivo 2,3 – 2,5 kg/mq Posa su tavolato con strato separatore min. 24 mm

Fissaggio graffette Prefa [ 10 ]

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› DESIGNCAFÈ «Il progetto prevede una serie di variazioni sistematiche: ogni piano è più alto di quello inferiore, piante rettangolari si intervallano ad altre trapezoidali, l’orientazione degli ambienti si configura alternativamente come una vista panoramica sulla città verso nord, oppure in prospettive più mirate in direzioni opposte, sul lato est o ovest» Rem Koolhaas

VOLUME SEMPLICE GEOMETRIA COMPLESSA APRE AL PUBBLICO LA TORRE, EDIFICIO IN CEMENTO BIANCO ALTO 60 METRI CHE COMPLETA IL PROGETTO DI REM KOOLHAAS PER FONDAZIONE PRADA IN LARGO ISARCO A MILANO

Immagini della sede milanese di Fondazione Prada (foto Bas Princen, courtesy Fondazione Prada).

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Due anni fa gli uomini di Colombo Costruzioni erano ancora al lavoro dietro i tendoni del Deposito che mascheravano il cantiere. Da qui oggi si alza in diagonale un’imponente struttura in cemento e acciaio che sembra reggere i 60 metri della

Torre e da cui muove l’ascensore panoramico che trasporta i visitatori lungo i nove piani fino al rooftop bar della terrazza panoramica di 160 mq. Fortemente riconoscibile e visibile anche da lontano, la Torre completa il repertorio di forme e soluzioni architettoniche in cui il progetto di Rem Koolhaas con Chris van Duijn e Federico Pompignoli aveva trasformato l’antica distilleria oggi sede milanese di Fondazione Prada. Distribuiti su sei piani per una superficie totale di più di 2.000 mq, gli spazi espositivi della Torre sono concepiti per accogliere opere e grandi installazioni della collezione Prada che include perlopiù lavori del XX e XXI secolo di artisti italiani e internazionali. Con la sistematica variazione di tre parametri – pianta, altezza e orientamento – ogni piano della Torre si configura

come uno spazio unico con specifiche condizioni ambientali: tre livelli si sviluppano su base trapezoidale, gli altri su pianta rettangolare. L’altezza dei soffitti è crescente dal basso all’alto: si va dai 2,7 metri del primo piano agli 8 metri dell’ultimo livello. Le facciate esterne sono caratterizzate da una successione di superfici di vetro e di cemento, che attribuiscono così ai diversi piani un’esposizione alla luce sul lato nord, est o ovest, mentre l’ultima galleria espositiva è dotata di luce zenitale. La struttura geometrica complessa, che rende differente l’aspetto esteriore della Torre a seconda della prospettiva di osservazione, incarna la visione architettonica dell’intera Fondazione, caratterizzata da una varietà di opposizioni e frammenti destinati a non formare mai un’immagine unica e definita


› MDW | FUORISALONE 2018

ONLY THE BEST A SUPERSTUDIO PIÚ 2018

Nelle foto, gli esterni del Superstudio Show dello scorso anno. In alto a destra, uno degli oggetti di design esposti nella mostra Superloft (Ron Arad per Magis Folly); in basso a sinistra, una delle 18 opere (Chatt, Ely Rozenberg) di designer danesi per la mostra “Idea - The Design Supermarket”.

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Only The Best è il tema dell’edizione 2018 di Superdesign Show, la manifestazione di design milanese di Superstudio Più. La selezione di quest’anno, in programma in via Tortona dal 17 al 22 aprile prossimo in occasione del Fuorisalone, si concentra su grandi nomi, tendenze del lifestyle e soluzioni tecnologiche per migliorare l’ambiente. In prima fila Paesi del design di qualità come il Giappone e i centri emergenti come l’Egitto. Quattro i temi centrali dell’edizione 2018: la mostra personale dello studio di design Nendo, un’installazione di Kengo Kuma per la difesa dell’ambiente, la mostra Smart City e il Superloft, la casa dei top brand del design italiano. NENDO A SUPERSTUDIO PIÙ

Nendo: forms of movement è la mostra proposta dallo studio giapponese Nendo, che condurrà lo spettatore all’interno di dieci concept basati sull’idea di movimento. Oltre a Nendo, sarà presente

IL DESIGN INTERNAZIONALE OSPITE AL SUPERDESIGN SHOW, CON LE PROPOSTE DEI GIAPPONESI NENDO E KENGO KUMA. LA MOSTRA MATERIAL CONNEXION SULLA SMART CITY APERTA FINO A METÀ MAGGIO

un’enclave di aziende affermate, startup e hub di promozione del design made in Japan. Tra questi, Kawai, in collaborazione con l’artista della luce Takahiro Matsuo, che metterà in scena l’installazione poetica Crystal Rain, nella quale un pianoforte a coda trasparente galleggia su uno specchio d’acqua generando a ogni nota una cascata di luce.

Ceppi, la seconda edizione della mostraevento prodotta da Material ConneXion Smart City: Materials, Technologies & People si espande e occupa oltre mille metri quadrati. L’esposizione, che resterà aperta per un mese prolungando la sua apertura fino alla Milano Food Week, è una riflessione sul tema della città intelligente.

KENGO KUMA PER L’AMBIENTE

Il Superloft è una abitazione immaginaria ma reale, cool ed eclettica, con la partecipazione dei più interessanti protagonisti del design made in Italy e dei maestri artigiani nazionali. Un superloft la cui idea è quella di creare un’abitazione internazionale: che potrebbe stare a Parigi, come a New York o a Shanghai.

IL SUPERLOFT DI GIULIO CAPPELLINI

Con la mostra Design in the Age of the Experience, Dassault Systèmes propone un’installazione iconica che sintetizza il concetto di Design for Life e che risponde al problema crescente dell’inquinamento dell’aria. La società francese di software ha proposto a Kengo Kuma and Associates di realizzare un progetto esperienziale che sfrutti al meglio l’uso di soluzioni antiinquinamento già esistenti. MATERIAL CONNEXION E SMART CITY

Sotto l’art direction dell’architetto Giulio

Da segnalare, infine, una mostra ironica e divertente curata dal designer danese Niklas Jacob, dal titolo Idea - The Design Supernarket, che rende omaggio al colosso svedese Ikea


› FOCUS

INFINITO PIACERE PER GLI OCCHI

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Infinity è la conferma della costante e responsabile attenzione con cui Humanscale progetta per una migliore qualità della vita anche nei luoghi del lavoro, come ci racconta Luciano Guglielmini, Country Manager dell’azienda in Italia, Grecia, Turchia e Malta: “Le più recenti ricerche nell’ambito della medicina del lavoro hanno evidenziato come le condizioni Illuminotecniche, troppo spesso inadeguate, siano tra le principali cause dei fastidi all’apparato visivo, con conseguente diminuzione del livello di efficienza. Una sorgente di luce localizzata è infatti determinante per illuminare bene il piano di lavoro - sia per la lettura di documenti, sia sulla tastiera - senza interferire con la luminanza dello schermo e senza richiedere l’attivazione dell’impianto di illuminazione generale, con notevole risparmio energetico. Infinity è stata progettata anche con l’obiettivo di tutelare il benessere degli operatori, a prescindere dalla loro età e dalle loro capacità visive. Tecnologia d’avanguardia, Led di ultima generazione, dimerizzabile fino a nove livelli, minimo consumo (solo 9 watt) e minimo impatto ambientale. Infinity 10 anni di Garanzia e un’infinità di vantaggi

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› MIPIM AWARDS 2018 MIPIM AWARDS 2018 BEST HEALTHCARE DEVELOPMENT Realizzazione The Maersk Tower, Copenhagen, Danimarca Sviluppatori Università di Danimarca, Agenzia Bygst e Università di Copenhagen Progettisti C.F. Møller Architects (con Sla, Rambøll, P&Partners, aggebo&henriksen, Cenergia, Gordon Farquharson e Innovation Lab) BEST HOTEL & TOURISM RESORT Realizzazione Istituto cattolico sociale dell’abbazia di Michaelsberg, Siegburg, Germania Sviluppatori Arcidiocesi di Colonia Progettisti Meyer Schmitz-Morkramer BEST INDUSTRIAL & LOGISTIC DEVELOPMENT Realizzazione Centro logistico internazionale de La Chapelle, Parigi, Francia Sviluppatori Sci Sogaris Paris: Les Espaces Logistiques Urbains Progettisti A.26 Architectures (con Ports de Paris, Caisse des Dépôts et Consignations, Eurorail) BEST INNOVATIVE GREEN BUILDING Realizzazione Marina One, Singapore Sviluppatori M+S Pte, Singapore (società di proprietà di Khazanah Nasional Berhad, Kuala Lumpur, e Temasek Holdings, Singapore) Progettisti ingenhoven architects / ingenhoven Llp, Singapore (con Gustafson Porter + Bowman, Londra e Architects61 Singapore)

TRE SU DODICI SONO ITALIANI A CONCLUSIONE DELLA MANIFESTAZIONE CHE OGNI ANNO RADUNA A CANNES I PRINCIPALI OPERATORI DEL MERCATO IMMOBILIARE, ANNUNCIATI I VINCITORI DEI MIPIM AWARDS 2018 Tra i premiati, tre realizzazioni che portano la firma di operatori italiani: per la categoria Best Office e Business Development il primo premio è andato a Coima per le sedi milanesi della Fondazione Feltrinelli e Microsoft House. Prelios Sgr e Pai Fund si sono aggiudicati la prima posizione della categoria Best

Shopping Centre per Fico Eataly World di Bologna (v. servizio a pag 110). Per la categoria Best Urban Regeneration Project infine il riconoscimento è andato agli sviluppatori di Coima e Hines per la realizzazione di Porta Nuova, sempre a Milano. Da notare, in due dei tre interventi premiati, quelli di Fondazione Feltrinelli e Porta Nuova, il contributo di Holcim, del gruppo LafargeHolcim, che per entrambi gli interventi ha fornito calcestruzzi con caratteristiche particolarmente innovative. Accanto il quadro completo dei premiati delle dodici categorie

BEST OFFICE & BUSINESS DEVELOPMENT Realizzazione Fondazione Feltrinelli & Microsoft, Milano, Italia Sviluppatori Coima Progettisti Herzog & de Meuron (Herzog & de Meuron per Feltrinelli e Degw per Microsoft House) BEST REFURBISHED BUILDING Realizzazione Antwerp Port House, Anversa, Belgio Sviluppatori Autorità portuale di Anversa Progettisti Zaha Hadid Architects (con Bureau Bouwtechniek, Mouton, Ingenium, Interbuild, Vbsc, Groven +) BEST RESIDENTIAL DEVELOPMENT Realizzazione Ȋlot Sacré, Bruxelles, Belgio Sviluppatori Galika Human Estate Progettisti Dds+ (con Valens, Sgi Consulting, Ems Yvan Beaufays) BEST SHOPPING CENTRE Realizzazione Fico Eataly World, Bologna, Italia Sviluppatori Prelios SGR - Pai Fund Progettisti Thomas Bartoli BEST URBAN REGENERATION PROJECT Realizzazione Porta Nuova Sviluppatori Coima, Hines Progettisti Pelli Clarke Pelli Architects, Kohn Pedersen Fox Associates, Stefano Boeri Studio BEST FUTURA PROJECT Realizzazione Museo nazionale del Qatar, Doha Sviluppatori Qatar Museum Progettisti Jean Nouvel (con Astad) BEST FUTURA MEGA PROJECT Realizzazione Mui Dinh Ecopark, Mui Dinh, Vietnam Sviluppatori Cap Padaran Mui Dinh Ecopark Progettisti Chapman Taylor Bangkok (con Vo Gia Architects) SPECIAL JURY AWARD Realizzazione Istituto cattolico sociale dell’Abbazia di Michaelsberg, Siegburg, Germania Sviluppatori Arcidiocesi di Colonia Progettisti meyerschmitzmorkramer Sopra il titolo il complesso Feltrinelli Porta Volta a Milano (progetto di Herzog e de Meuron); a sinistra, Antwerp Port House (Zaha Hadid Architects) e la Maersk Tower di C.F. Møller.

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Soluzioni flessibili per i nuovi spazi di lavoro

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› PREMIO PRITZKER 2018

L’ARCHITETTURA AUTENTICA DI BALKRISHNA DOSHI L’ARCHITETTO OGGI NOVANTENNE È IL VINCITORE DEL PREMIO PRITZKER 2018. INFLUENZATO DA LE CORBUSIER E LOUIS KAHN, DOSHI NE HA INTERPRETATO L’ARCHITETTURA REALIZZANDO OPERE RISPETTOSE DELLA CULTURA DEL PROPRIO PAESE E CONTRIBUENDO A MIGLIORARE LA QUALITÀ DELLA VITA IN INDIA Balkrishna Doshi (Pune, 1927) è il vincitore del 45° Premio Pritzker. Lo ha annunciato settimana scorsa a Chicago Tom Pritzker, presidente dell’Hyatt Foundation, sponsor del premio. La cerimonia di consegna, con una lectio di Dosha, avverrà il 16 maggio presso il museo Aga Khan di Toronto. Architetto, urbanista e docente, per 70 anni Doshi ha portato un contributo importante al dibattito dell’architettura in India e sul piano internazionale. Influenzato da maestri del XX secolo come Le Corbusier e Louis Kahn, ne ha interpretato l’architettura traducendola in opere rispettose della cultura del proprio Paese e in grado di migliorare la qualità della vita in India. Il suo approccio etico e personale all’architettura ha toccato le vite di tutte le classi sociali attraverso una vasta gamma di tipologie fin dagli anni Cinquanta del secolo scorso. Esplorando le relazioni tra i bisogni fondamentali della vita e dell’essere umano, la cultura e le tradizioni sociali, l’architettura di Doshi ha adattato al contesto indiano le proposte del Moderno. È il progetto, secondo l’anziano professore, che «converte i rifugi in case, gli alloggi in comunità e le [ 18 ]

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città in magneti di opportunità». Ne è un esempio il progetto Aranya Low Cost Housing (Indore, 1989) che ospita 80 mila persone di ceti sociali diversi, in un sistema di più di 6.500 residenze di diverse dimensioni e qualità, cortili e un labirinto di percorsi interni. L’architettura di Doshi è poetica e funzionale. L’Indian Institute of Management (Bangalore, 1977-1992), ispirato alle tradizionali città e templi indiani labirintici, è organiz-

Sotto, Il progetto di Aranya Low Cost Housing (Indore, 1989; foto John Paniker). A sinistra, la prospettiva di una via di Aranya in una miniatura di Doshi (courtesy Vsf).


TECTUS® IL SISTEMA COMPLETO DI CERNIERE A SCOMPARSA

zato come un insieme di edifici, corti e gallerie interdipendenti, con una varietà di spazi protetti dal clima caldo che consentono ai visitatori di trovarsi contemporaneamente al chiuso e all’aperto. Il suo studio, Sangath, a Ahmedabad (1980), è un insieme di spazi aperti, tra cui un giardino e un anfiteatro, che sfociano in ambienti chiusi con coperture a volta, rivestite in piccole tessere di ceramica, in un insieme studiato per mitigare il caldo estremo. Numerose altre sono le opere degne di nota, tra queste il Centro accademico per la pianificazione e la tecnologia ambientale (Cept University) di Ahmedabad (1966-2012), diversi spazi culturali come il Tagore Memorial Hall (Ahmedabad, 1967), l’Institute of Indology (Ahmedabad, 1962) e il Premabhai Hall (Ahmedabad, 1976), complessi residenziali quali il Vidhyadhar Nagar Masterplan e l’Urban Design (Jaipur, 1984) e il Life Insurance Corporation Housing o Bima Nagar (Ahmedabad, 1973) e la residenza privata Kamala House (Ahmedabad, 1963)

La cerniera a scomparsa che non serve nascondere.

In apertura, da sinistra: i gradoni verdi dell’anfiteatro che conduce all’ingresso di Sangath (Ahmedabad, 1980), lo studio di Doshi (foto courtesy Vsf); l’Indian Institute of Management di Bangalore (1977-1992) e un ritratto di Balkrishna Doshi. Sopra, le cupole e l’interno della galleria d’arte Amdavad Ni Gufa a Ahmedabad, del 1994. Tutte le foto courtesy Vsf.

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› WORK IN PROGRESS MILANO CON PROGETTO CMR SANTA GIULIA RIPARTE DA SPARK Santa Giulia, il nuovo quartiere della zona sud di Milano, torna a crescere. Saranno infatti due gli edifici terziari - Spark Uno e Spark Due - che a breve verranno realizzati nei pressi dell’attuale sede di Sky Italia e a ridosso della stazione ferroviaria di Rogoredo. Lo sviluppo è promosso da InTown, joint venture formata da Risanamento e Lendlease, e prevede un investimento a lungo termine di circa 120 milioni di euro. Per i due edifici – rispettivamente di 25mila e 10mila mq. di Gla – al momento è prevista una destinazione multitenant. Il cantiere di Spark Uno sarà il primo a

partire, con l’avvio del cantiere in settembre e completamento dopo due anni di lavori. Il progetto di Spark Due sarà presentato entro la fine dell’anno. Con una pianta piuttosto ampia – l’impronta al suolo è di 3.500 mq – il nuovo edificio poggia su un piano terra aperto e accessibile che ospiterà attività commerciali, creando così un nuovo polo di attrazione per la zona, al pari delle zone esterne, disegnate con aree verdi, collegamenti pedonali e veicolari. L’edificio, frutto del lavoro del team di progetto Progetto CMR, Deerns, Milan Ingegneria, Gae Engineering, si

caratterizza per la facciata composta da una trama di elementi verticali che offrono protezione solare, isolano acusticamente gli ambienti e determinano giochi e riflessi di luce cangianti secondo le ore della giornata. Oltre alla pre-certificazione Leed Platinum, Spark Uno concorre alla certificazione Well, un sistema di rating promosso dal Well Building Institute. L’area di sviluppo completa a sud lo sviluppo di Santa Giulia, avviato nel 2005 sul milione e 200mila metri quadrati degli ex-stabilimenti Montedison e acciaierie Redaelli, e si colloca a ridosso del polo di Rogoredo nel sistema dei trasporti cittadini e nazionali. Quello di InTown su Santa Giulia è un impegno di lungo termine che, dopo il terziario di Spark, punta al completamento dei 400mila metri quadri residui del masterplan iniziale con la realizzazione, nei prossimi anni, dell’area abitativa-residenziale a nord anche con alloggi in locazione.

Realizzazione Spark One Cliente InTown Team di progetto Progetto Cmr, Deerrns, Milan Ingegneria, Gae Engineering Tempi di progettazione 2017-2018 Cantierizzazione 2018-2020 Superficie di intervento 50.500 mq (Gba) Area di progetto 13.400 mq

TIRANA TRE SCUOLE DI BOERI ARCHITETTI

Località Tirana, Albania Committente PPP Agikons Construction Company Municipality of Tirana Progetto Stefano Boeri Architetti (partner Stefano Boeri; project director Francesca Cesa Bianchi; project leader Carlotta Capobianco, Jacopo Colatarci, Julia Gocalek; team Jona Arkaxhiu, Orjana Balla, Daniele Barillari, Moataz Faisal Farid, Yulia Filatova, Paolo Russo, Mario Shilong Tan, Elisa Versari).

Sorgeranno a Tirana le scuole progettate da Stefano Boeri Architetti: tre architetture dedicate al ciclo educativo pre-universitario, che concepiscono il percorso culturale come impresa sociale aperta. Le tre strutture ospiteranno cinque scuole, aperte tutti i giorni dell’anno e a tutte le ore, che accoglieranno studenti di tutte le età. Saranno costruite nel quadrante nordoccidentale della capitale albanese, nelle zone Don Bosco, Kodër-Kamëz e Piazza Shqiponja. [ 20 ]

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Il progetto si ispira a una visione innovativa della funzione sociale e culturale del sistema scuola. Visione e apertura espresse nel progetto, che prevede che le tre nuove scuole avranno facciate in mattone rosso e basamento bianco in cemento e funzioneranno come un epicentro locale, come un nuovo punto di riferimento della vita pubblica di quartiere. Le scuole saranno delle vere e proprie piazze di quartiere occupate dagli studenti nelle ore curriculari

e dalle comunità nei fine settimana e nei giorni di festa. Il progetto si estende su una superficie di oltre 29mila metri quadrati. È composto dal complesso scuole Don Bosco (nursery, educazione prescolare, scuola media e scuola superiore), dal complesso scuole Kodër-Kamëz (nursery, educazione prescolare, scuola media e scuola superiore) e dal complesso scuole Shqiponja (nursery, educazione prescolare e scuola media).


VIENNA LE TORRI DI CUCINELLA Superando una concorrenza di settanta studi di tutto il mondo, Mario Cucinella Architects si è aggiudicato il concorso bandito da IC Development relativo alla realizzazione di due torri nel quartiere Viertel Zwei di Vienna. Si tratta di due grandi blocchi verticali con funzioni differenti, diversi tra loro, collegati da un podio entro cui lo spazio pubblico si articola. Si tratta di un green district, senza auto, che la società di sviluppo urbano sta realizzando su un’area di circa 100mila metri quadrati, tra il Prater e il campus universitario di Economia. La torre più bassa, di circa 90 metri, ad uso prevalentemente residenziale, è stata concepita come un’estensione in verticale dell’intorno esistente e del grande parco del Prater. Il linguaggio architettonico è giocato su una scansione regolare di piani in legno, segnata da leggeri movimenti di aggetti e piccole rientranze, che vanno a creare un’immagine organica e razionale al tempo stesso. La torre terziaria, di 120 metri di altezza, è stata invece pensata come edificio iconico, progettato per emergere dal contesto, caratterizzata da una geometria organica e affusolata che ne valorizza la verticalità. La forma ellittica della pianta è progettata secondo una strategia bioclimatica e per assecondare la direzione dei venti dominanti, evitando di generare turbolenze che possano compromettere la vivibilità degli spazi a terra. Un articolato gioco di piani, piazze, terrazze e pensiline compone l’attacco a terra del complesso, che si lascia attraversare a quote diverse dai flussi pedonali. Località Vienna, Viertel Zwei Progetto Mca Mario Cucinella Architects Committente IC Development

Se conviene all‘ambiente conviene a tutti Climagrün è la sua impresa specializzata per tetti verdi, facciate vegetali, sistemi di anticaduta dall‘alto e impianti fotovoltaici integrati nel verde pensile.

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› OLDIES BUT GOLDIES

I CINQUANT’ANNI DELLA SMITH HOUSE È UNA DELLE ICONE DEL LINGUAGGIO ARCHITETTONICO DI RICHARD MEIER. DOPO MEZZO SECOLO, LA FAMIGLIA SMITH NE CELEBRA LE QUALITÀ COMMISSIONANDO A MIKE SCHWARTZ UN SERVIZIO FOTOGRAFICO

Disegni e immagini (foto Mike Schwartz) della Smith House in Connecticut. L’edificio, progettato da Richard Meier, compie cinquant’anni.

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Per i cinquant’anni di una delle ville più note al mondo, la Smith House di Richard Meier, la famiglia Smith e il fotografo di architettura Mike Schwartz hanno realizzato un nuovo servizio fotografico dell’abitazione, che tra le altre cose testimonia l’eccellente stato di conservazione della costruzione presto diventata un’icona del linguaggio architettonico di Meier. Che ai tempi del progetto, per la bellezza del sito, dovette convincere i committenti a rinunciare al classico schema delle residenze americane distribuite su un unico livello. Lo schema verticale – la residenza si sviluppa su tre piani – e l’organizzazione interna delle piante hanno così dato luogo a eccezionali punti di vista su un paesaggio di per sé straordinario, affacciato sull’Atlantico da una scogliera boscosa.

«Le case - afferma l’architetto americano occupano un posto unico in architettura. Sono il tipo di rifugio più importante che progettiamo. A differenza di altre tipologie, le residenze private possiedono una vita propria ed esercitano una potente influenza sull’architettura, che storicamente è princi-

pale strumento di cambiamento». Per la sua attualità architettonica, la Smith House è stata nuovamente premiata dall’American Institute of Architects, con un riconoscimento conferito agli edifici che hanno superato la prova del tempo con elevati standard di qualità


Le sfide difficili possono essere vinte solo con know how, innovazione e lavoro di squadra. La nostra Azienda, Leader nazionale nel settore, ha realizzato uno dei Food Point più grandi d’Italia a Verona ed è Partner dei principali Food Brand internazionali, tra cui Lowengrube, KFC, Burger King, Scambio e Cibiamo. www.dipintocostruzioni.it


› ARCHITETTURE PER L’OSPITALITÀ

La facciata sulla corte interna caratterizzata dal nuovo corpo scala in cemento armato a vista (foto ©Salvatore Gozzo). Sotto, i prospetti dell’edificio dopo l’intervento di restauro (© Architrend Architecture).

Architrend Architecture Fondato nel 1989 da Gaetano Manganello e Carmelo Tumino, lo studio di Ragusa ha costruito la propria identità con progetti di natura diversa, dal recupero di edifici storici alla costruzione di nuove residenze unifamiliari, specie nel territorio Ibleo, in contesti spesso segnati da un’edilizia anonima e privi di pianificazione in cui le opere progettate da Architrend spiccano con segni forti e riconoscibili. Lo studio, premiato nel 2009 con il premio G. B. Vaccarini ‘quadranti d’architettura', con i premi Ance Catania (2010 e 2011), Sistema d’autore Metra (2011) e ‘bar ristoranti hotel d’autore’ di In/Arch (2014 e 2017), ha partecipato al padiglione Italia della XIII Biennale di Architettura di Venezia. www.architrend.it

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› ARCHITETTURE PER L’OSPITALITÀ

Il centro storico di Favara. Sotto, l’Alba Palace Hotel: le facciate testimoniano la ricerca del rapporto dialettico tra restauro e innesti contemporanei (foto ©Salvatore Gozzo).

ALBA PALACE HOTEL, FAVARA, AGRIGENTO

INNESTI CONTEMPORANEI Un intervento di rigenerazione urbana a Favara ripropone il tema del rapporto tra tradizione e attualità del moderno. L’albergo, collocato in pieno centro cittadino, è stato progettato da Gaetano Manganello, che con Carmelo Tumino nel 1989 fondò lo studio di progettazione Architrend Architecture Da tempo Favara, paese interno dell’Agrigentino, è noto per il Favara Cultural Park, iniziativa avviata da un privato per il recupero di abitazioni e cortili del centro storico in condizioni di abbandono attraverso il coinvolgimento di una comunità di giovani artisti. Il festival che qui si svolge da qualche anno è un’esplosione di creatività e il richiamo internazionale che è riuscito a creare dimostra che arte e cultura sono strumenti di sviluppo e di rigenerazione per aree escluse dai banali flussi del turismo di massa. Il progetto dello studio Architrend per l’Alba Palace si inserisce in questo quadro dinamico facendone propria la filosofia. L’intervento su un’edilizia tradizionale tipica del luogo ne modifica sostanzial-

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› ARCHITETTURE PER L’OSPITALITÀ

Da destra in senso orario, una camera dell’Alba Palace Hotel, la sala ristorante a piano terra e il nuovo corpo scale in cemento a vista (foto Salvatore Gozzo).

CREDITI Località Favara (Ag) Committente Antonino Alba Progetto architettonico Architrend Architecture Project leader Gaetano Manganello Cronologia 2014 (inizio lavori) 2017 (consegna) Superficie 1.610 mq Costo dell’intervento 2.000.000 di euro Impresa di costruzioni Alba Antonino Arredi PAM Srl Sanitari Ceramica Flaminia Rubinetterie Fantini Foto Salvatore Gozzo

Pianta del piano terra (©Architrend Architecture). 1 Ingresso 2 Hall / Reception 3 Bar 4 Ufficio 5 Servizi igienici 6 Ristorante 7 Cucina 8 Scala e ascensore 9 Cortile interno 10 Scala di emergenza

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› ARCHITETTURE PER L’OSPITALITÀ

mente i connotati. A prescindere dalle ragioni funzionali e di qualità dell’abitare, che pure sono il primo motivo delle scelte, i materiali adottati – quasi una rassegna di modernità – conferiscono alla realizzazione quella dinamicità che caratterizza un luogo prima sonnolento e fermo nel proprio invecchiamento. Conservata, la facciata su strada è ora caratterizzata dai nuovi balconi aggettanti in vetro e acciaio brunito, in sintonia con i serramenti, studiati per assicurare la massima luminosità agli ambienti interni, mentre a quella sulla corte interna, intonacata bianca, viene giustapposto il moderno corpo scala in cemento a vista, ritmato per tutta l’altezza da sottili finestrature orizzontali. A loro volta, gli ambienti delle venti camere al primo e secondo livello sono caratterizzati dai solai con travi a vista di legno lamellare e lamiera grezza all’intradosso. L’ultimo livello dell’edificio, demolito, è stato so-

stituito con un nuovo padiglione e due terrazze, la prima riservata a una suite e la seconda annessa a un lounge bar con saletta ristorante da cui, all’aperto o attraverso le ampie pareti vetrate, si gode uno splendido panorama sul castello e la chiesa madre di Favara. Nella modernità e con il dinamismo di cui si parlava in apertura, la trasformazione conserva intera la sicilianità del luogo. L’Alba Palace – vincitore nel 2017 del premio internazionale bar/alberghi/ ristoranti d’autore di In/Arch e Gambero Rosso – è un hotel contemporaneo di matrice siciliana nel cuore della Sicilia. Non sapremmo immaginarlo altrove

In alto, nelle foto di Salvatore Gozzo il padiglione realizzato in sommità dell’edificio apre alla vista della città e della chiesa Madre (a destra, dal terrazzo con idromassaggio della suite).

inside

PRODUZIONE ARTIGIANA MOBILI MAESTRI NEL VESTIRE GLI INTERNI Produzione Artigiana Mobili ha realizzato tutti gli arredi della hall, delle camere e di parti del ristorante compresa la boiserie di Alba Palace e ogni singolo elemento è stato curato da maestri ebanisti. Da oltre 25 anni l’azienda si occupa della progettazione e realizzazione di elementi d’arredo su misura, di lavorazione in serie per importanti catene di franchising, contract e hotel. Ogni manufatto è un pezzo unico, creato ad hoc secondo le esigenze e i desideri del committente.

Pam allestisce gli ambienti in una logica sartoriale e in funzione dello stile e degli spazi e oltre al legno, materiale di rifertimento, è specializzata nella progettazione e lavorazione del Corian DuPont.

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› ARCHITETTURE PER L’OSPITALITÀ

Ezio Micelli

REBUILD 2018 LA STRATEGIA DEL CAMBIAMENTO PROMUOVERE L’INNOVAZIONE NEL QUADRO DI UNA LOGICA CHE FORNISCA GLI OBIETTIVI AMBIENTALI E SOCIALI DELLA TRASFORMAZIONE. CHE SARÀ SISTEMICA ED ESPONENZIALE. SONO QUESTE LE LINEE GUIDA DELLA PROSSIMA EDIZIONE DI REBUILD, CHE SI SVOLGERÀ A RIVA DEL GARDA IL 29 E IL 30 MAGGIO. NE PARLIAMO CON EZIO MICELLI PRESIDENTE DEL COMITATO SCIENTIFICO

lettivo al quale abbiamo deciso di aderire. È per questo che riteniamo centrale mettere in relazione le trasformazioni dei processi produttivi alle grandi sfide che il nostro Paese ha assunto per il 2050 con una sostanziale riduzione dei consumi di combustibili fossili e delle emissioni di CO2.

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nerano benefici economici e lo fanno in modo diffuso. E non per semplice adesione acritica al tempo che viene.

Negli ultimi anni il progetto e la produzione edilizia sono andati nella direzione della riduzione dell’impatto ambientale del costruito ma questo non sembra sufficiente a fronteggiare cause ed effetti del cambiamento climatico. Cosa si dovrebbe fare di più? Ciò a cui assistiamo è il moltiplicarsi di esperienze e di proposte. Nel settore dei materiali – con prodotti sempre meno dipendenti dalle plastiche – alla componentistica, sempre più integrata e capace di soluzioni organiche ai problemi della domanda, fino alla riorganizzazione dei processi produttivi dell’edilizia e della gestione del patrimonio. Tuttavia appare chiaro che senza un grande sforzo di impulso e di coordinamento gli esiti saranno sempre deludenti rispetto al potenziale che le tecnologie ci offrono. E torno a sottolineare: la promozione del cambiamento non ha senso se non entro una cornice che fornisca gli obiettivi ambientali e sociali di questa stessa trasformazione. Cambiamo per un ambiente migliore, per attività che ge-

La funzione di Rebuild è quella di indicare un orizzonte verso il quale tendere, una strategia una visione comune. Ce la può sintetizzare in due parole? Ci sono due aggettivi che ritengo siano fondamentali: sistemico ed esponenziale. Se l’innovazione procede senza coordinamento è destinata a promuovere esperienze di nicchia, magari capaci di occupare la scena in qualche città per la fama di qualche impresa o progettista. Ma le innovazioni di nicchia non trasformeranno il settore. Se, al contrario, le tecnologie digitali verranno sostenute e accompagnate e uniranno tutti i soggetti della filiera, gli impatti saranno significativi non solo sul settore industriale e sulle attività correlate, ma anche sull’ambiente e sulle nostre comunità. La trasformazione sistemica la riconosceremo per la sua capacità di diffusione esponenziale. Come è avvenuto per le più recenti tecnologie e prodotti, quando l’innovazione risponde davvero ai bisogni di una società si diffonde rapidamente e senza difficoltà. Al contrario, la parzialità delle soluzioni che oggi prendiamo in esame si riconosce dalla difficoltà con cui stentano ad affermarsi idee e soluzioni originali

ITALIA 1990/2015 - SETTORE PER SETTORE EMISSIONI A CONFRONTO

ITALIA - 11.740.084 EDIFICI COSTRUITI

Quale sarà il tema di quest’anno? Rebuild quest’anno punta sulla questione ambientale e sulla sostenibilità delle trasformazioni di fatto nelle costruzioni e nell’immobiliare. Vogliamo ricondurre entro una cornice comune le tante innovazioni che caratterizzano il settore. La parola chiave – decarbonizzazione – rinvia a una prospettiva radicalmente nuova dell’economia. In questi anni abbiamo sostenuto con forza la necessità di adeguare le produzioni del settore al paradigma digitale, di sostenere l’innovazione delle costruzioni con piattaforme tecnologiche capaci di aumentare una produttività modesta e stagnante. Tuttavia il cambiamento in sé non può essere accettato incondizionatamente. L’innovazione e il cambiamento non valgono di per sé, valgono perché concorrono a un disegno col-

variazioni % per settore

−40%

−30%

−20%

−10%

0

Produzione di energia

Trasporti

Industria (inclusa industria delle costruzioni)

Edifici residenziali, commerciali e pubblici

Emissioni da depositi di combustibili

(fonte: Ispra)

+10%

532.588

2015 | 354.236 Mt

771.927

produzione industriale produzione di energia

29.9% 14.8%

1.290.502

1990 | 420.599 Mt

edifici trasporti

1.983.206

20.5%

29.9%

1.967.957

23.1% 24.4%

totale −16,8% emissioni da depositi

2.1%

1.659.829

33%

1.383.815

3.1%

18.8%

2.150.259

Tra il 1990 e il 2015 in Italia le emissioni di gas-serra sono diminuite del 16,8% ma sono aumentate nei settori dell’edilizia e dei trasporti. Nel grafico a destra, gli edifici costruiti prima dell’introduzione delle norme tecniche sono ben il 60,8% del patrimonio edilizio nazionale.

È professore associato di Estimo dal 2006 presso l’Università Iuav di Venezia ed ha ottenuto l’abilitazione a professore ordinario nel 2014. I temi della sua attività di ricerca sono legati alla valutazione economico-finanziaria di piani e progetti e degli strumenti di partenariato pubblico/privato. Ha svolto numerosi incarichi istituzionali ed è stato membro del gruppo di lavoro Rinnovo Urbano che, per conto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha predisposto la prima stesura della legge di riforma urbanistica nazionale e le linee guida dei programmi di rigenerazione urbana.

fino al 1920/ 1946/ 1961/ 1972/ 1982/ 1992/ dopo il

1919 1945 1960 1971 1981 1991 2001 2001

60,8%

prima della L.1971/1086

16,9

11

6,6

4,5


MATERIA

PROFONDA QUALI SONO I PRINCIPI ATTUALI, MA SENZA TEMPO CHE IMPRONTANO IL PROGETTO DI ARCHITETTURA?

Carlo Ezechieli

Secondo il concetto di ‘Tempo Profondo’ – teorizzato verso la fine del 1700 dal geologo James Hutton – l’età della Terra, e dei luoghi, dipende da una serie di mutamenti la cui origine si perde negli abissi del tempo. Per la prima volta riemerge l’antica consapevolezza che ciò che caratterizza la cosiddetta realtà si estende a una profondità insondabile e – quale anima o principio fondativo del luogo – è ad un primo sguardo invisibile. L’architettura trasforma spazi e luoghi, e così facendo interviene su una rete di relazioni. Molte di queste non hanno nulla a che fare con la realtà fisica e – come nel concetto di Hutton – rappresentano una vera e propria ‘Materia Profonda’ estesa ben oltre confini spaziali e temporali, su

una scala per noi quasi incommensurabile. Questo ordine di considerazioni riguarda la nostra posizione di individui e di collettività rispetto ad un orizzonte molto più ampio. Coinvolge in modo immediato il nostro rapporto con l’ambiente che ci circonda. Ha implicazioni rilevanti rispetto alle tematiche di ordine ecologico, attualmente al centro del dibattito. Mentre oggi la maggior parte degli architetti si affanna alla ricerca, spesso sterile, di innovazione, di distinzione a tutti i costi, di nuove tecnologie 'sostenibili', sorge spontanea una domanda: quali sono invece i principi attuali ma senza tempo, che improntano il progetto di architettura? È questo il tema che abbiamo cercato di mettere a fuoco in questo numero di IoArch.


› MATERIA PROFONDA

PAESAGGI DI PIETRA Il Giardino Sonoro di Pinuccio Sciola, un paesaggio di pietre raccontato dalla figlia Maria, che ne è oggi custode e anima Intervista di Carlo Ezechieli Pinuccio Sciola Nasce in una famiglia di contadini a San Sperate, centro agricolo nei pressi di Cagliari, poi trasformato, dietro suo impulso e coinvolgendo tutti gli abitanti, in “Paese Museo”. Pinuccio Sciola prosegue la sua formazione prima a Firenze e a Salisburgo e poi a Madrid e Parigi. Nel 1973 lavora a Città del Messico con David Alfaro Siqueiros e tre anni dopo partecipa alla Biennale di Venezia. Le sue pietre sonore hanno origine nel 1996 e vengono suonate per la prima volta al Festival 'Time in Jazz' di Berchidda, in Sardegna. Nel 2003 collabora con Renzo Piano, che sceglie una sua imponente scultura sonora per la Città della Musica a Roma. Le sue opere sono presenti nella Invisible House, progetto del 2004 di Tadao Ando per Benetton. Nel 2014 cura per il teatro Lirico di Cagliari la scenografia della Turandot. Nominato dal Presidente Giorgio Napolitano Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, nel 2012 è stato insignito della Medaglia Beato Angelico nell’anno del 450° anniversario della morte di Michelangelo. Una sua pietra sonora è permanentemente esposta nel Giardino della Triennale di Milano. Muore a Cagliari il 13 maggio del 2016, all’età di 74 anni.

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La storia di Giuseppe 'Pinuccio' Sciola, artista di calibro internazionale, si è sempre intrecciata a quella di molti autori, artisti e architetti di fama internazionale come Renzo Piano e Tadao Ando. Sciola stesso è stato in qualche modo architetto, autore di visioni come le Città di Pietra o di allestimenti teatrali come quello per la Turandot nel 2014 presso il Lirico di Cagliari. Pur formatosi in ambito internazionale, Pinuccio Sciola è sempre stato legato al suo paese natale, San Sperate, nei pressi di Cagliari, dove aveva il proprio atelier e dove si trova il suo Giardino Sonoro, un paesaggio costellato di centinaia di sculture, molte delle quali capaci di produrre, magicamente, suoni. Sciola ha saputo proporre una forma d’arte assolutamente contemporanea e del tutto coerente con una terra come la Sardegna – geologicamente tra le più antiche d’Europa – dove la pietra è una presenza costante, massiccia ed evidente. Il suo lavoro con la pietra tendeva sempre a rivelare l’invisibile o forse – mettendola in altra forma – a rendere tangibile l’infinito: suoni che escono da blocchi di calcare o basalto, liberando

milioni di anni di temperature, di compressioni, di stratificazioni di portata incommensurabile; filigrane finissime e quasi impercettibili che emergono solo quando le superfici in granito vengono colpite da luce radente. Dopo la sua morte nel 2016, la Fondazione Pinuccio Sciola creata dai figli Tommaso, Maria e Chiara conserva e prosegue gli ideali dell’artista. Maria Sciola, anima e custode del Giardino, ci offre un inedito resoconto di un luogo che è una porta verso un livello di percezione differente dell’ambiente che ci circonda. Ci puoi raccontare in breve la storia del Giardino Sonoro?

Il Giardino Sonoro nasce come esigenza di un giovane Pinuccio Sciola di avere uno spazio espositivo dove poter mettere le grandi pietre che da sempre gli sono state di ispirazione. Inizialmente le opere venivano lavorate in loco. Fino all’età di 16 anni mio padre non era mai andato a Cagliari, finché un giorno due amici rubarono un’opera, Pietrino, e la portarono al Circolo La Rinascente dov’era in corso


› MATERIA PROFONDA

una mostra di scuole di ogni ordine e grado. Mai furto fu più fortunato perché tutti notarono l’artista contadino e vennero in massa per conoscerlo. Al caso Giuseppe Sciola si interessò Guido Vascellar, allora preside del liceo artistico di Cagliari, che gli assegnò la prima borsa di studio. Dopo anni di studio in giro per l’Italia e l’Europa, papà ritornò a San Sperate, oggi rinominata “Paese Museo”, trasformandola in una sede di fermento e ispirazione per artisti e intellettuali che vi giungevano da ogni parte del mondo. Mio padre ha sempre detto «se non venite qui, se non respirate quest’aria, non riuscirete a comprendere la mia arte». Inizialmente laboratorio per le opere più imponenti e ingombranti, poi meta di visite. Un processo graduale ma non scontato.

Dalla scoperta delle Pietre Sonore il Giardino Sonoro inizia ad essere meta di visite, fino a diventare un luogo di interesse turistico. Nasce quindi l’esigenza di proteggere e spiegare le opere. Chiunque si approcciasse a quell’arte nuova lo faceva con l’idea di “pietra dura uguale percussione”. In realtà mio padre intendeva distruggere quelle definizioni da sempre associate alla materia pietra, come “dura, rigida, inflessibile, senz’anima”. Nel Giardino Sonoro anche la frase “cuore di pietra” cambia interpretazione. La pietra non viene percossa ma accarezzata con grande rispetto. Mio padre mi diceva «devi accarezzarle come accarezzeresti tua madre o il tuo bambino» ed è quello

che tramandiamo all’interno del parco. Nel 2014 inizia il mio percorso insieme a lui, decidiamo di iniziare a operare come museo, riscontrando crescente interesse: il Giardino Sonoro oggi è meta di visitatori di ogni nazionalità. Raccontare l’arte di Pinuccio Sciola significa entrare nella sua filosofia di vita, fatta di rispetto. L’energia che emerge dalla pietra e dal suono che ne scaturisce riporta indietro a quei suoni innati, quasi a trovarci nuovamente nel grembo materno. Hai iniziato ad occuparti di questo luogo ormai da diversi anni, ma che atmosfera si respirava qui con tuo padre Pinuccio?

Il Giardino Sonoro è uno spazio fuori dal mondo, un panorama di monoliti che ricorda l’isola di Pasqua, che lo ospitò negli anni ‘70. Non c’era amico o persona che Pinuccio non trascinasse nel Giardino, lui con una semplicità ed energia unica ogni volta accompagnava e descriveva la sua arte, era un bravissimo comunicatore. Le serate finivano con un grande fuoco che accendeva personalmente in mezzo alle opere. Dalla trasparenza dei tagli verticali, perfetti, si poteva ammirare questo fuoco ballare, quasi in un ambiente onirico e ancestrale. Chiunque sia stato nel Giardino con l’Artista nel tornarci ora si commuove e si rincuora che tutto stia andando avanti. Chi lascia un patrimonio incommensurabile non muore mai. Molti architetti si sono ispirati alle opere di Pinuccio. Ricordi qualche aneddoto, o qualche personaggio, in particolare?

Riporto tale e quale una frase di Renzo Piano: «C’è un patto tra Pinuccio Sciola e le pietre di Sardegna, tant’è vero che assomigliano l’uno alle altre come due gocce d’acqua. Deve essere la ragione per cui le pietre si lasciano fare di tutto, da lui: tagliare, perforare, frammentare. Riesce persino a farle suonare. Fantastico!» e un’altra, del tutto significativa, di

«Nel Giardino Sonoro la pietra non viene percossa, ma accarezzata con grande rispetto, come una madre accarezza il proprio bambino» Elisabetta Villani, architetto e curatrice di molte iniziative della Fondazione: «La città sonora è la città delle pietre sonore di Sciola. È arcaica, perché fatta di materia. Rappresenta in sé il tempo della creazione (la creazione del mondo). È “rovina” ancor prima di essere progetto. È architettura pura nella sua dimensione naturale di sola forma e sola materia». Il Giardino nella sua globalità è ormai una sorta di città o di paesaggio popolato da opere come vere e proprie architetture. È possibile considerare un’opera d’arte il Giardino stesso?

Il Giardino Sonoro, visto dall’alto o ripreso con il drone è una delle più imponenti performance permanenti svolte da un unico Artista. Quale credi sia stato il messaggio fondamentale di Pinuccio e che ha trasmesso attraverso il Giardino?

Probabilmente quello di ricreare un nuovo rapporto con la natura

In queste pagine e nella precedente, sculture del Giardino Sonoro di Pinuccio Siola (foto ©AttilaKleb, ©Daniele Spiga).

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› MATERIA PROFONDA

TRA PRINCIPIO E TECNICA Intervista a Renato Rizzi: una riflessione sui principi alla base del progetto e sulla formazione delle persone e degli architetti Intervista di Carlo Ezechieli

Renato Rizzi Laureato in architettura a Venezia nel 1977, dal 1984 al 1992 Rizzi avvia una collaborazione a New York con Peter Eisenman, al termine della quale torna in Italia per dedicarsi all’insegnamento, alla progettazione e alla teoria. Nel 1986 fonda a Trento la Sezione Trentina dell’Istituto Nazionale di Architettura In/Arch. Partecipa a numerosi concorsi internazionali in Nuova Zelanda, Varsavia, Berlino, Barcellona, Copenhagen, Cracovia. Nel 2003 riceve la menzione d’onore per la Medaglia d’Oro dell’Architettura Italiana, vinta nel 2009 con il progetto per la Casa d’Arte Futurista Fortunato Depero a Rovereto che nel 2011 riceve anche la menzione d’Onore Compasso d’Oro Adi. Nel 2009 ottiene una menzione al Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa. Professore associato di composizione architettonica allo Iuav di Venezia, dal 2009 è direttore della collana Estetica e Architettura per Mimesis Edizioni.

Una costante del lavoro di Renato Rizzi è la ricerca incessante del principio, del motivo che genera il progetto. Questo, inevitabilmente, consiste nello scavare a fondo nelle cose, nell’indagare e nello scoprire. Rizzi svolge la propria ricerca sia attraverso l’insegnamento sia attraverso la pratica, arrivando a realizzare lavori di straordinaria raffinatezza e profondità. La coerenza del suo metodo, rivelata da una serie di modelli straordinari, è evidente e si rispecchia del tutto nelle sue opere, come nel pluripremiato teatro shakespeariano di Danzica del 2014 o nel restauro del Museo Depero di Rovereto del 2009. In questa intervista Rizzi riporta in luce temi e termini di importanza cruciale per la nostra disciplina, ma ultimamente, e tragicamente, messi sempre più in disparte. Un discorso fondativo che merita un approfondimento e un seguito.

In cosa consiste il suo lavoro?

La spiegazione è molto breve: consiste nel comprendere il significato profondo del termine architettura. Più specificamente esploro il rapporto tra archè, il principio generatore, e technè, l’insieme delle norme che si applicano e seguono svolgendo una data attività. La archè è indeterminabile, e forse per questo oggi la tendenza diffusa è quella di concentrarsi sulla technè, mettendo i principi in secondo piano, e questo è un problema enorme. La tecnica tende a dividere le cose e il sapere, ritiene che qualsiasi cosa possa essere fatta senza passare attraverso di noi. L’architettura, al contrario, mette inevitabilmente in gioco, non tanto il nostro Io – che coincide con la pura arbitrarietà – ma la nostra singolarità individuale, e stabilisce un contatto con un orizzonte incredibilmente esteso.

Lucio Fontana diceva: “Buco le tele e di lì passa l’infinito”, si ritrova in questa frase?

La struttura archè e technè si rispecchia in noi, perché anche noi abbiamo un corpo e uno spirito. La technè è dominabile, mentre l’archè è invisibile, e in qualche misura intangibile, ma è ciò da cui dipende la forma. Come del resto l’immagine è qualcosa che plasma il visibile. È possibile spiegare con un esempio il suo concetto “immagine”?

Il modello per il concorso internazionale del 2003 per The Grand Museum of Egypt de Il Cairo di Renato Rizzi (con Massimo Scolari e Kuno Mayr). Il progetto incorpora importanti tratti distintivi dell’opera dell’autore:ì, in particolare lo straordinario lavoro sui modelli, veri e propri strumenti di esplorazione progettuale. Nella pagina a lato, il Teatro Shakespeariano di Danzica realizzato su progetto dell’architetto Renato Rizzi, vincitore del concorso internazionale (foto ©Matteo Piazza).

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Nel mio Teatro Shakespeariano di Danzica la copertura si apre verso l’alto. Quest’opera è il risultato di un concorso del 2004 ed è maturata in una fase in cui la Polonia era appena entrata nella Comunità Europea, volgendo finalmente lo sguardo verso Ovest dopo la fine della guerra fredda. Pensavo al ruolo del teatro fin dalle origini, nell’antica Grecia, dove il teatro – essendo il luogo di rappresentazione del mito, vale a dire delle immagini collettive – veniva costruito prima ancora della città, nel paesaggio e nei luoghi più belli. Anche il concetto di teatro elisabettiano coincide con un’immagine di libertà. A Danzica si trattava di riproporre gli stessi concetti e nella mia mente sono cresciute immagini che mi hanno portato a disegnare – al posto di un economico, ma banale, sliding roof – due falde di copertura che si dispiegano come ali, lasciando entrare una colonna di luce all’interno. Per ogni progetto realizza plastici in gesso stupendi, alcuni sono delle vere e proprie sculture. Da cosa deriva la predilezione per questo materiale?

Il celebre scultore Medardo Rosso affermava: «non c’è nulla di materiale nello spazio», una


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frase geniale e illuminante. E se è vero che non c’è nulla di materiale senza la materia, nessuno oggi pensa a qual è la sostanza che dà origine alla materia stessa. È per questo che lavoro sui modelli in gesso. È la 'materia' intellettuale che plasma e dà forma alle cose. Il rapporto dialettico tra il calco, fondamentalmente privo di materia, e la colata in gesso, rappresenta questa dualità, e per me è una fase fondamentale del processo intellettuale e creativo. Da cosa deriva il suo interesse per l’architettura?

Oggi, ogni volta e sempre di più, sono meravigliato e incantato dall’ampiezza e dalla profondità dei contenuti che la parola architettura coinvolge. Fin da bambino ho sempre avuto un grande interesse per il paesaggio e per l’architettura. Forse a questo ha contribuito il fatto di essere originario di Rovereto e cresciuto in una casa sulla costa della montagna. Potevo vedere dall’alto la città e il paesaggio che la circonda. Era come essere in un teatro. Insomma ho sempre voluto fare l’architetto anche se credo di aver raggiunto un filo di consapevolezza solo dopo i cinquant'anni. Rispetto al tema della formazione e delle professioni qualcuno parla di “età post-intellettuale”. Tuttavia, di fronte a posti di lavoro che possono ormai essere sostituiti da automi, molti mettono una nuova luce sulle cosiddette “professioni creative”. Crede che in questo contesto la cultura potrebbe tornare d'attualità?

Credo che il concetto di educazione sia ben espresso dal termine tedesco Bildung, ovvero il processo di formazione e scoperta della propria singolarità che, al contrario dell’individualità arbitraria, richiede molto lavoro per essere co-

struita. È un problema di cultura, dove noi siamo dei recettori. L’universo si concentra in noi solo quando diventiamo dei grandi ascoltatori. Oggi però è lo stesso sistema di istruzione che tende a trasformarci in automi. Si riempiono gli allievi di nozioni annullando la loro individualità e più si va verso la specializzazione, più le professionalità diventano replicabili, e pertanto automatizzabili. Un circolo pazzesco dove le università sono diventate peggio delle multinazionali. È evidente che questo non stimola per niente né la creatività né la capacità di ascolto di cui si parlava prima. Come si sviluppa il suo lavoro: segue un metodo e passaggi ricorrenti?

Il modello in gesso è senz’altro un fase fondamentale, anche dal punto di vista ideativo, dato che per me rappresenta il collegamento tra pen-

«Il mio lavoro consiste nel comprendere il significato profondo del termine architettura. Più specificamente esploro il rapporto tra arché, il principio generatore, e techné, l’insieme delle norme che si applicano e si seguono svolgendo una data attività» siero in materia. I modelli vengono realizzati con tecniche rigorosamente manuali e artigianali, incorporano tutte le possibili imprecisioni e variazioni connaturate a questi procedimenti. Possono essere fortemente interpretativi del contesto, come nel caso in cui per percepire la consistenza di rilievi su una scala molto ampia è necessario amplificare la scala delle altezze, ma già un’operazione di questo tipo è di natura progettuale. Credo che in media, per ogni progetto, sviluppiamo una ventina di modelli.

Ha qualche riferimento costante o qualche fonte di ispirazione principale?

John Heiduk, architetto, deceduto. Peter Eisenman, architetto, vivente. Derek Walcott, premio Nobel per la letteratura: un Omero dei Caraibi. Victor Hugo, Shakespeare, Lucrezio. E, per tornare agli architetti, Aldo Rossi. Un suo progetto che le sta particolarmente a cuore?

Tutti quanti. Ma se devo citarne uno, quello che ho realizzato per la Biennale del 2016 sulla cupola del Brunelleschi. Il tema mi era stato assegnato, ed era un progetto per una scuola ideale. L’aula si compone di gradoni che si sviluppano intorno alla lanterna, che si trova all’altezza di circa 60 metri. Una sfera di circa 3 metri di diametro “orbita” intorno alla sommità della cupola e compie un giro completo in 365 giorni. Al culmine del suo percorso di formazione, ogni allievo entra nella sfera immergendosi in una condizione di solitudine meditativa e contemplativa. Credo che l’idea di questo progetto sia maturata nel tempo, dopo un periodo di insegnamento a Firenze in un terribile scantinato che stava proprio ai piedi della Cupola del Brunelleschi. Ammirando la Cupola prima di naufragare in quell’abisso, mi domandavo ogni volta perché mai una scuola dovesse stare immersa nel buio, e nella banalità, pur avendo di fronte una simile meraviglia. A ben pensarci, quando mi hanno chiamato, il progetto l’avevo già in mente da anni. Per concludere, un consiglio per giovani aspiranti architetti?

Cercate di capire se la strada che intendete percorrere sia quella giusta, e seguite le persone che ammirate

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IL COSMO DELLA FORMAZIONE L’allestimento sul tema dell'architettura della scuola, immaginata da Renato Rizzi nella cupola del Duomo di Firenze, e un intrigante ragionamento sul processo di formazione della propria immagine interiore

Il modello della Cupola del Brunelleschi utilizzato da Renato Rizzi per l’installazione della Triennale itinerante di Como del 2015 (foto ©Lorenzo Sivieri).

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La Cupola del Brunelleschi, un ideale di perfezione, una rappresentazione del Cosmo, dell’ordine universale e, secondo Renato Rizzi «un mondo ideale cresciuto in terra con un suo centro di gravità sospeso in alto». È la sfera di bronzo costruita nel 1472 e posizionata sulla sommità dal Verrocchio aiutato da un giovane Leonardo Da Vinci – intesa come una soglia a-commensurabile e incommensurabile – che diventa uno dei motivi ispiratori di questo progetto: un’aula sospesa a 53,70 metri di altezza in cima alla stessa Cupola. Commissionato nel 2015 dalla Triennale itinerante di Como, questo progetto di Renato Rizzi – ideale ma del tutto realistico se pensato come installazione temporanea – è un’elaborazione di rara raffinatezza intellettuale e una pratica che sembra far rivivere la maestosa cultura dei modelli in scala di radice rinascimentale. È una riflessione profonda, ricchissima di contenuti simbolici e di cultura tradotti nel progetto. A partire dal concetto di educazione, ben definita, secondo Rizzi, dal termine tedesco Bildung, si sviluppa uno straordinario ragionamento sul ruolo, fondamentale, del processo di formazione individuale contrapposto all’imperante e sterile travaso di nozioni. Un progetto ideale che si sviluppa secondo diversi “atti”, la cui descrizione merita di essere riportata per intero e fedelmente. Nel primo, chiamato “Fondamenti” è (dalla relazione dell’autore): «Una tribuna in

titanio che si sviluppa lungo il perimetro dell’ottagono, dove la cupola incontra il tamburo. Novanta studenti e un docente saliranno ogni giorno a quell’altezza per accomodarsi nei loro scranni. Protési sul vuoto impareranno i fondamenti”del sapere. Contemporaneamente il loro sguardo sarà rivolto in alto, al Giudizio Universale (Vasari/Zuccari). Le lezioni avranno un ciclo di tre mesi, come il ritmo delle stagioni. Un anno, 360 studenti. Il ‘cosmo’ biblico, mitico, simbolico, scientifico, come istruttore». Nel atto secondo, chiamato singolarità: «All’inizio del nuovo anno, in successione con i giorni, ogni studente assieme a un docente, uscirà dalla cupola per entrare, una volta soltanto, nella sfera dorata (diametro m. 3,80). Come una luna artificiale, essa ruota attorno al suo pianeta principale (la cupola) alla quota di +89,50 metri. Un anno per la sua rivoluzione. Meno di 5 millimetri/ora. All’interno della sfera (intermedia tra la palla del Verrocchio e i grandi oculi del tamburo) si concluderà provvisoriamente la formazione dello studente: dall’individualità alla singolarità, dopo aver vissuto l’esperienza dei fondamenti. Tutti i 360 studenti avranno così modo di trascorrere un giorno ciascuno in quel piccolo e silenzioso satellite rotante nel cosmo brunelleschiano. Preambolo della singolarità. Presupposto dell’opera». Questo progetto, oltre che essere di incedibile fascino dal punto di vista pura-

mente architettonico, è una riflessione di enorme valore di ordine etico e programmatico. Si muove in contrapposizione a questo periodo che molti definiscono “post-intellettuale”, una condizione sempre più priva di storia e di anima che coincide con una tragica crisi del sapere e di conseguenza della consapevolezza che per progettare il futuro sono necessarie radici e una coscienza della propria identità


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CREDITI Installazione Il Cosmo della Bildung Manifestazione Triennale itinerante, Como

a cura di Massimo Ferrari Novocomum, 30 luglio - 8 ottobre 2015

Progetto Renato Rizzi con Susanna Pisciella, Francesco Rigon, Stefano Gobetti, Marco Renzi, Margherita Simonetti Fotografie Lorenzo Sivieri

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MAPA Architects Mapa Architects è un collettivo che lavora su progetti di architettura in Brasile e Uruguay. Partendo da una doppia condizione geografica, Mapa esplora i limiti di metodi di produzione non convenzionali. Composto da Luciano Andrades, Matías Carballal, Rochelle Castro, Andrés Gobba, Mauricio López e Silvio Machado, lo studio si è definito a partire da una base sia professionale sia accademica: due campi complementari che creano e configurano il loro lavoro. http://mapaarq.com

PREFABBRICAZIONE NEL PAESAGGIO L’ATTIVITÀ DI MAPA ARQ, UN COLLETTIVO DI PROGETTAZIONE DISTRIBUITO TRA BRASILE E URUGUAY, SI CONCENTRA SULLE TECNICHE DI FABBRICAZIONE OFF-SITE E SULLA PRODUZIONE DI MODULI ARCHITETTONICI VIRTUALMENTE ADATTABILI A QUALSIASI SITO. MALGRADO L’INTRINSECA VOCAZIONE ALLA SERIALITÀ, UNA COSTANTE DEL LAVORO DI MAPA, SOPRATTUTTO IN RAPPORTO AL PAESAGGIO, È LA CAPACITÀ DI POSIZIONARE PICCOLI E LEGGERI EDIFICI DI IMPRONTA MINIMALISTA SU BASAMENTI PESANTI RIGOROSAMENTE COSTRUITI CON I MATERIALI DEL LUOGO E SU DI ESSO MODELLATI. UNA SORTA DI DIALETTICA TRA OGGETTO ARCHITETTONICO E PIEDISTALLO CHE RENDE LE LORO OPERE VERI E PROPRI DISPOSITIVI DI RAPPORTO CON IL LUOGO. UN APPROCCIO BEN ESEMPLIFICATO DA DUE PICCOLI INTERVENTI, ENTRAMBI REALIZZATI A PUEBLO EDEN IN URUGUAY. Carlo Ezechieli

ASTRAZIONE E RADICAMENTO Il lodge di Finca Aguy a Pueblo Eden, in Uruguay È interessante notare quanto un progetto ben fondato in termini concettuali trovi sempre e comunque una coerenza e un radicamento al sito indipendentemente dai materiali e delle tecniche utilizzate. Nel caso specifico, il lodge di Finca Aguy, affacciato su un uliveto a Pueblo Eden, Uruguay è un esempio che incorpora pienamente questa condizione. L’opera è una casa di vacanza di poco più di 100mq – costruita completamente off-site a Montevideo, divisa in due parti uguali e trasportata e assemblata a piè d’opera a circa 200 km di distanza. Il pic-

colo edificio è realizzato in ferro, legno e acciaio, materiali tipicamente leggeri e propri di tecniche di costruzione industrializzate e seriali. Apparentemente nulla di più distante da un approccio orientato al dialogo col paesaggio e all’appartenenza al luogo. In realtà, il progetto trae la sua solidità concettuale non tanto dalle tecniche utilizzate quanto semmai da due fondamentali principi progettuali: la disposizione nel sito e il rapporto con il suolo. Il primo si basa sull’orientamento delle visuali dallo spazio interno verso il paesaggio e da quest’ultimo verso il volume, stereometrico, del piccolo edificio. Il secondo sull’attento posizionamento di un parallelepipedo leggero e fondamentalmente astratto, su un elemento massiccio e profondamente radicato al luogo qual è il muro in pietra che emerge dal terreno come una lama. Pianta chiara e semplice, simmetrica e rigorosamente ripartita in due identiche metà appositamente studiate al fine di poter essere costruite secondo tecniche industriali e assemblate in loco

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Il lodge di Finca Aguy, esempio di realizzazione off-site assemblata a piè d’opera. L'abitazione per le vacanze è realizzata in ferro, legno e acciaio (foto ©Leonardo Finotti/ Mapa). Nei disegni, una sezione e la pianta (credits Mapa).

CREDITI Località Pueblo Edén, Uruguay Anno 2015 Superficie 115 mq Progetto architettonico Mapa Arq Team Pablo Courreges, Mauricio Müller, Emiliano Lago, Diego Morera

Fotografie Leonardo Finotti, Mapa Arq Construzione e installazione Nebimol

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OGGETTO E PIEDISTALLO La dialettica tra oggetto architettonico e basamento nel progetto Sacromonte Shelter PREFABBRICAZIONE NEL PAESAGGIO NELLE FOTO IL TRASPORTO DEI MODULI PREFABBRICATI ATTRAVERSO IL PAESE

Nelle foto, uno dei tredici cottage realizzati al Sacromonte Shelter progettati da Mapa Architects (foto ©Leonardo Finotti). A differenza dei moduli, tutti identici, i bassamenti variano secondo la collocazione nel sito: a fianco, quattro esempi di piante (credits Mapa Arq).

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Sacromonte Shelter è un luxury retreat connesso a un tenuta vinicola estesa su un centinaio di ettari, a Pueblo Eden in Uruguay. Di questo intervento Mapa Arq ha curato la realizzazione delle strutture ricettive, di fatto dei moduli prefabbricati, ciascuno di circa 60 mq di superficie. Il convenzionale concetto delle camere d'albergo contigue è sostituito da 13 cottage completamente immersi nel paesaggio e connessi tra loro da percorsi tra campi e vigneti. La caratteristica fondamentale di quest’opera è la dialettica tra due componenti del sistema architettonico: il volume del piccolo fabbricato e il basa-

mento – quasi le rovine di una precedente forma di appropriazione antropica e architettonica del sito – sul quale si appoggia. A differenza dei cottage, tutti identici, i basamenti, rigorosamente in pietra locale e densi di matericità, si adattano al suolo, ne mediano i rapporti con l’edificio, assumendo forme differenti di volta in volta. Un principio di astrazione, presente nell’edificio, interamente costruito off-site a 200 chilometri di distanza, e di radicamento, evidente nella modalità di inserimento nel paesaggio. Un insieme di caratteristiche che rappresentano una costante del lavoro di Mapa Arq


› MATERIA PROFONDA CREDITI Località Pueblo Edén, Maldonado, Uruguay Anno 2016 - 2017 Superficie 60 mq Progetto architettonico Mapa Arq Team Pablo Courreges, Diego Morera, Emiliano

Lago, Fabián Sarubbi, Sandra Rodríguez, Rafael Solano, Agustín Dieste, Alba Álvarez, Marcos Gómara, Victoria Reibakas

Ingegneria Lagomarsino & Asoc. Installazione MTA Ingegneria Fotografie Leonardo Finotti

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Paolo Bürgi nel suo studio di Camorino, presso Bellinzona

OSSERVARE CON CURIOSITÀ Intervista a Paolo Bürgi sul paesaggio e i motivi che animano il progetto di architettura di Carlo Ezechieli

In alto, l’osservatorio di Doberdò: un grande taglio attraverso un ammasso di calcare conduce verso un belvedere sospeso su un lago carsico. Sotto, Tempo profondo, fontana di Paolo Bürgi a Kreuzlingen, sul lago di Costanza: un profilo a V che rappresenta simbolicamente la forza dell’erosione che nel tempo dà origine alle vallate (©Paolo Bürgi).

Avevo assistito anni fa a una conferenza di Paolo Bürgi, organizzata a Milano dall’Aiapp (associazione italiana di architettura del paesaggio). Non conoscevo niente del suo lavoro, ma quello che mi colpì fu l’incredibile capacità di tradurre in architettura cose fondamentali, ma ad un primo sguardo inesistenti. In particolare l’osservatorio di Cardada, da poco completato: un disco di cemento piantato nella roccia. Un gesto semplice che, oltre a mettere in risalto un panorama stupendo, dava forma a qualcosa di molto simile a ciò che i geologi chiamano ‘tempo profondo’, ovvero la matrice sottostante al luogo, ciò che, pur nascosto in profondità, ne determina le caratteristiche attuali. Da allora ho maturato sempre più interesse per il suo lavoro, ho avuto a mia volta occasione di invitarlo come relatore, di pubblicare suoi progetti, di consolidare infine un rapporto che dura ormai da anni. Paolo Bürgi, paesaggista di classe mondiale, ha un atelier in una serra: uno

scrigno di vetro che protegge un ambiente tropicale trapiantato nel bel mezzo del Canton Ticino. La sua architettura parte da decenni di ‘curiosa osservazione’, come ama definirla, di ciò che si nasconde nelle pieghe delle cose e dei luoghi. Quello che segue è il resoconto di una nostra recente, lunga e bella conversazione. In cosa consiste il suo lavoro?

Non è una domanda banale, ma la prima risposta che mi viene in mente è che in fondo il mio lavoro consiste nella ricerca della bellezza, nel piacere dell’esperienza dei luoghi. Del resto, la ricerca della bellezza è un tema tra i più affascinanti, capace di segnare periodi storici, come nel Rinascimento, che pure è stato un momento di incredibile creatività. Cos’è per te la bellezza?

Francamente ho sempre avuto difficoltà a dare delle definizioni, ma credo abbia molto a che fare con il sentirsi bene, in armonia, anche a livello spirituale. Con spirituale non intendo in senso religioso, ma piuttosto la capacità di elevarsi a un livello particolare di coscienza. Qualcosa a che fare con la trascendenza?

Direi di sì. Chiaramente questo dipende dai luoghi ed è legato all’esperienza individuale.

Ci sono allora i luoghi che secondo te hanno un significato speciale?

In genere sono i luoghi carichi di storia e di storie. Spesso sono legati a momenti particolari, anche alla storia individuale o personale. Credo ad esempio che anche tu, come molti altri, ricorderai il luogo dove hai baciato tua moglie per la prima volta. Come si è sviluppato il tuo interesse per il paesaggio?

Avrei potuto diventare un architetto, ma col passare degli anni il progetto del paesaggio è diventato per me sempre più intrigante. La dimensione temporale è una cosa che trovo particolarmente affascinante, e nel paesaggio il tempo conta moltissimo. È qualcosa che si crea nella mente di chi progetta. Un grande bosco, ad esempio, ha origine da una semplice radice se non addirittura da un seme, penso ad esempio al Bosco di Sant’Antonio, Premio Carlo Scarpa nel 2012, e credo che [ 40 ]

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mettere un seme nella terra sia un atto quasi religioso. Chi progetta pensa già alla dimensione futura. D’accordo, il tempo conta anche per gli edifici: hanno una patina, possono cambiare utilizzo e forma, ma quando si parla di paesaggio, la variabile temporale diventa realmente determinante. Basti pensare che in Giappone un edificio dura al massimo 50 o 60 anni, un po’ di più in Inghilterra. Ma se lo confrontiamo con l’età di un albero o di un bosco intero questo intervallo può arrivare tranquillamente a 200 o 300 anni. Rispetto a questa imperante tendenza alla specializzazione, quanto credi sia valida la distinzione tra architettura degli edifici e architettura del paesaggio?

Se penso al padiglione di Venezia di Sverre Fehn è incredibile notare come fin dai primi disegni ci sia una profonda e totale relazione con il luogo, con la topografia, con le presenze vegetali. È un caso in cui veramente non vedo alcuna distinzione. È comunque un dato di fatto che ancor oggi in Ticino, come del resto in Italia, un paesaggista sia molto meno considerato che a nord delle Alpi. Qualcosa sta cambiando, ma spesso il coinvolgimento di un architetto del paesaggio deriva più che altro dalle logiche dettate dal politically correct. È una figura ancora non esplicitamente richiesta. Spesso viene chiamato come consulente, ma più raramente come qualcuno che ha un ruolo chiave nell’ideazione del progetto, fin dal suo avvio. Com’è avvenuta la tua formazione?

È un percorso continuo. Sono ancora in formazione. All’inizio ho frequentato scuole come quella che un tempo si chiamava scuola di disegno Arti e Mestieri. Ho lavorato in diversi studi di architettura e di ingegneria. Mi sono diplomato in ingegneria e paesaggio, laureandomi come miglior studente del mio anno. Da giovane, ancora ragazzo, per due anni ho fatto una esperienza pratica come giardiniere, un periodo che mi ha dato moltissimo, in termini di preparazione, di concretezza, di conoscenza dei limiti e delle possibilità operative. Ho viaggiato moltissimo. Ho insegnato per dieci anni

a Philadelphia, la città di Louis Kahn e in seguito ho tenuto molti corsi allo Iuav: un’esperienza bellissima, anche per il rapporto umano con i colleghi docenti. Tenendo corsi, forse non troppo ortodossi – come quelli sui ‘paesaggi letterari’, che partivano dalla lettura di autori classici come Ludovico Ariosto – abbiamo ottenuto risultati incredibili dal punto di vista formativo. Ultimamente al Politecnico di Milano mi sto concentrando sul processo creativo: un discorso davvero affascinante che avevo iniziato ancora a Philadelphia. In breve direi che la chiave di tutta la mia formazione sono stati decenni e decenni di curiosa osservazione. Il luogo e oltre era il tema di una tua conferenza di qualche anno fa. Cosa significa per te il termine oltre?

Devo dire che non ho mai fatto una vera ricerca sul mio lavoro. Solo negli ultimi anni vedo che c’è una sorta di fil rouge e che il mio operato ha sempre a che fare con il luogo. Il luogo in realtà non l’ho mai interpretato secondo il suo limite fisico, ma l’ho sempre pensato facendo lavorare l’immaginazione. Quello che noto nei giardini asiatici, ad esempio, è la caratteristica costante di concepirli in relazione a tutto ciò che c’è attorno. Mi ha sempre affascinato un’immagine di un giardino cinese, con finestre in sequenza aperte sul paesaggio e che guardano oltre. Ci sono comunque molti fil rouge e molti si basano proprio sul tema del ‘guardare oltre’. Come si sviluppa il tuo lavoro?

Ci sono molti aspetti e molte fasi. Innanzitutto il sopralluogo, il percepire la topografia, la vegetazione e quello che succede intorno. Ovviamente molti input vengono anche dal programma, ma credo sia importante che la fase iniziale si svolga secondo la libertà di inventare cose, se possibile tutte diverse tra loro. Di formulare strategie che, a dir la verità, è un lavoro che si fa spesso in grande velocità. E poi di svolgere diverse valutazioni fino ad arrivare a considerare gli aspetti tecnici, l’acqua, la vegetazione esistente, la topografia, il suolo e molto altro.

Tra tutti progetti che hai fatto ce n’è qualcuno che ti

sta particolarmente a cuore?

Ovviamente sono diversi. Forse uno degli ultimi, come il progetto del Carso. È molto profondo e molto rispettoso del luogo. Poi, ognuno interpreta i progetti a modo suo. Ad esempio, ho conosciuto bene Luis Barragàn, e quando vedo alcune monografie sul suo lavoro, talvolta leggo cose che, mi chiedo, chissà se corrispondono davvero a quello che intendeva lui. Ma cosa intendevi esprimere nel progetto del Carso?

Innanzitutto sono tre luoghi differenti che cercano di trasmettere contenuti in modo non nostalgico. Il tema credo fosse principalmente quello di raccontare il paesaggio carsico non attraverso pannelli informativi ma facendo capire il senso di un paesaggio sotterraneo e misterioso. È una regione, come sappiamo, teatro di eventi terribili legati alla prima guerra mondiale. Il territorio è tuttora solcato da una moltitudine di trincee scavate nella pura roccia. È un suolo molto accidentato, dove è già difficile camminare e dove oggi le trincee camuffate dalla vegetazione diventano vere e proprie trappole. Quello che ho voluto fare ad esempio a Doberdò è stato ricavare un percorso nella pietra, una specie di lunga trincea tagliata in una collina. Si passa attraverso uno stretto passaggio scavato nella roccia, l’esperienza tattile con la pietra carsica, per raggiungere un piccolo promontorio, un belvedere che si apre su un lago carsico. Il lago carsico è un fenomeno incredibile che si riempie d’acqua quando piove. Le piante rimangono sommerse per giorni, a volte per settimane. Quando termina la pioggia il lago si prosciuga e le piante tornano a fiorire. Per concludere, cosa consiglieresti a degli studenti?

Innanzitutto di divertirsi, di scoprire che la ricerca delle idee è forse fra i piaceri più grandi. Poi il riconoscersi come una persona individuale, “individuum unicum” che non si lascia trascinare da chi, sempre di più, vuole imporre lo stesso modo di pensare, di comportarsi, di essere, di fare. Ognuno di noi è speciale

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MATERIALIZZARE LA STORIA Il restauro della chiesa-fortezza di Lingueglietta sulla costa ligure tra Imperia e Sanremo Come rapportarsi a un edificio antico? Le pietre sono state erette in condizioni del tutto differenti dalle attuali, hanno subito inevitabili trasformazioni, sono state testimoni di rituali, di utilizzi e di eventi oggi invisibili ma dei quali in parte conservano le tracce. Sono i casi dove, più che mai, il compito dell’architetto consiste nel rappresentare, nel dare forma ad uno spessore spaziale e temporale indefinibile, senza ricorrere a didascalici, e spesso infestanti, pannelli e scritte informative, ma al contrario amplificando la profondità dell’esperienza di chi visita questi luoghi controllando gli spazi e la materia. Nel caso specifico la chiesa-fortezza di Lingueglietta, in provincia di Imperia, risalente al XIII secolo, è tipologicamente un caso del tutto singolare, anche per la regione in cui si trova. L’intervento di restauro completato nel 2010, a firma di [ 42 ]

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Luca Dolmetta e Andrea Panetta – con un finanziamento pubblico/privato e un incarico pubblico – di dimensione e classe ormai in Italia pressoché estinta – ha permesso di far rivivere questo edificio. L’antichità delle mura viene messa in evidenza dai materiali e dal disegno contemporaneo. L’articolazione degli spazi dal raffinato lavoro sulle quote in uno spazio architettonico capace di cambiare configurazione adattandosi ad usi specifici, emulando la variabilità di spazi e di utilizzi che nel tempo hanno caratterizzato il monumento. Un percorso espositivo all’interno racconta la duplice identità di chiesa e fortezza del monumento e conduce dalla chiusura dell’interno fino al tetto, che si apre sul panorama delle fortificazioni che punteggiano questo tratto di costa ligure

Carlo Ezechieli


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LD+SR Lo studio di architettura LD+SR di Luca Dolmetta e Silvia Rizzo è attivo a Genova dal 1993; dal 2011 lo studio ha recapito anche a Padova. Opera nei diversi campi dell’architettura, del recupero e della trasformazione urbana. Ogni singola progettazione guarda con attenzione alle ragioni della storia, alle tecniche e alle materie che ciascun luogo mette a disposizione. Cerca di instaurare uno stretto legame con l’identità che caratterizza in modo significativo un luogo. Lo studio ha partecipato a numerosi concorsi e iniziative culturali, progettato edifici pubblici e privati, spazi aperti, piani urbanistici e per città storiche. Si occupa di attività di coordinamento dei concorsi. www.ldpiusr.it Nelle foto, la chiesa-fortezza di Lingueglietta restaurata alcuni anni fa su progetto di Luca Dolmetta e Andrea Panetta. L’antichità delle mura viene messa in evidenza dai materiali e dal disegno contemporaneo (foto ©Andrea Bosio).

CREDITI Realizzazione Restauro della chiesa-fortezza

di San Pietro

Cliente Comune di Cipressa Località Cipressa, frazione di Lingueglietta Progettazione Luca Dolmetta, Andrea Panetta Team di progettazione I. Cargiolli, C. La Regina, L. Monarca

Ingegneri Salp, Cfd Engeneering Fotografie Andrea Bosio

Sezione longitudinale e pianta della chiesa fortezza restaurata (credits studio LD+SR).

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IL MEMORIALE DI RIVESALTES Un monolite e uno scavo. Intorno i resti delle baracche, silenziosi testimoni delle tragedie che si sono accumulate in questo sito. Il progetto di Rudy Ricciotti con Passelac & Roques Architectes, finalista agli EU Mies Award 2017

Nelle foto, il sito del Memoriale di Rivesaltes di Rudy Ricciotti e Passelac & Roques. Sotto, la pianta del monolite e, nella pagina a fronte, la planimetria del Memoriale (foto ©M. Hedelin).

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Monolite, linea Nazca, bunker o cratere? Il progetto di Rudy Ricciotti per Riversaltes sembra sospendere qualsiasi commento, o forse qualsiasi suono. Originariamente avamposto militare con il nome di Camp Joffre, durante la Guerra Civile spagnola il sito fu riadattato a centro di accoglienza per rifugiati. Tra il 1941 e il 1942 venne poi convertito nel principale campo di raccolta nel

Sud della Francia per la deportazione verso i campi di concentramento nazisti. Divenne in seguito luogo di internamento di prigionieri di guerra tedeschi e collaborazionisti e infine, disastrato rifugio per gli Harki, i veterani algerini dell’esercito francese e per le loro famiglie, profughi, ma abbandonati al loro destino al termine della Guerra di Algeria. Riversaltes ha insomma un cur-

riculum terribile. Sembra stratificare in un solo punto almeno mezzo secolo dei più infernali eventi della storia moderna, del “Secolo Veloce”, quello che per la prima volta ha visto l’applicazione di criteri di ottimizzazione e produzione seriale allo sterminio di massa. Di fronte ai resti dei padiglioni prima e delle baracche poi, il corpo monolitico del memoriale resta muto testimone.


› MATERIA PROFONDA

Rudy Ricciotti Architetto e ingegnere, Rudy Ricciotti (Algeri, 1952), Grand Prix nationale d’Architecture de France nel 2006 e Medaglia d’Oro della Fondation de l’Académie d’Architecture nel 2013, ha fondato il proprio studio – dove attualmente opera un team di 28 collaboratori – a Bandol, piccolo villaggio di pescatori presso Tolone. Pioniere e ambasciatore del cemento, sublimato in costruzioni come il Museo della civilizzazione d’Europa e del Mediterraneo (Mucem) di Marsiglia, la nuova ala del Louvre che ospita le collezioni di arte islamica, lo stadio Jean-Bouin a Parigi, il museo Jean Cocteau a Mentone o il Ponte della Pace sul confine delle due Coree. Al Mémorial du Camp de Rivesaltes nel 2016 le Éditions archibooks hanno dedicato un volume. http://rudyricciotti.com

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› MATERIA PROFONDA CREDITI Realizzazione Musée Mémorial Du Camp

De Rivesaltes (sale per esposizioni, atelier, auditorium, ristorante, locali amministrativi e del personale)

Località Route d’Opoul, Rivesaltes Progettista Rudy Ricciotti Progettisti associati Passelac & Roques architects associés

Dimensioni 3.590 mq (di cui 1.500 espositivi)

Sprofonda nel terreno indicando una soglia, un punto di rottura nel tempo più che nello spazio. Non ostruisce visuali, diventa al contrario un punto di osservazione che ridefinisce le prospettive su ciò che rimane del vecchio campo. L’ingresso avviene in modo indiretto e tortuoso, attraverso rampe, quasi all’opposto della percezione unitaria che si ha del volume dall’esterno. Come Rivesaltes, molti altri luoghi conservano e celano storie, eventi e tragedie. L’intervento di Ricciotti con

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Passelac&Roques possiede la capacità di renderle visibili, non semplicemente descrivendole attraverso testi o racconti, ma traducendole in forma architettonica

Carlo Ezechieli

In alto, i resti dei muri delle baracche di internamento; sotto, gli interni del Memoriale e dell’auditorium (foto ©M. Hedelin).


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› LUOGHI DEL LAVORO

IL LAVORO E LA CITTÀ Primo intervento di rilievo nel cuore della City da oltre un secolo, il progetto di Foster + Partners per la nuova sede europea di Bloomberg a Londra è allo stesso tempo un intervento di natura urbana, di arte pubblica e di recupero storico

Uno schizzo di Norman Foster con annotazioni sui materiali e inserimento dell’edificio nel tessuto urbano (© Norman Foster).

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› LUOGHI DEL LAVORO

Il nuovo quartier generale di Bloomberg a Londra: dall’alto, i prospetti est, nord-ovest e sud del nuovo edificio (credits Foster + Partners).

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› LUOGHI DEL LAVORO

L

a principale piazza finanziaria d’Europa si concentra nella City di Londra, un’area – per le sue dimensioni chiamata anche square mile – poco più grande del Principato di Monaco. La nuova sede di Bloomberg progettata da Foster + Partners occupa un intero isolato di quest’area senza incombere – data l’altezza limitata a 40 metri – sul panorama urbano, i cui elementi storici più significativi sono la vicina cattedrale di St. Paul, l’edificio della Bank of England e la chiesa di St. Stephen’s Wallbrook. I due edifici che formano il complesso, collegati tra loro da ponti vetrati che scavalcano la Bloomberg Arcade, nuovo percorso urbano che riprende la direzione dell’antica strada romana di Waitling Street, sono caratterizzati da una cornice strutturale rivestita in arenaria del Derbyshire entro la quale sono inserite 117 grandi pinne verticali in bronzo che danno ritmo alle faccia-

te esterne e assolvono importanti funzioni bioclimatiche. Con i suoi caffè e ristoranti che si aprono su facciate mosse sotto un colonnato coperto, l’Arcade non è il solo intervento di natura pubblica del progetto, che include anche la nuova stazione Bank della metropolitana, collegata alle linee Waterloo e

City, e tre nuove piazze pubbliche ai punti di sbocco del percorso pedonale e di fronte all’ingresso principale di Bloomberg. Due di queste piazze sono occupate da ‘Forgotten Streams’, una scultura di Cristina Iglesias che rende omaggio al Walbrook, il fiume che scorreva attraverso il sito in epoca romana. Romano era anche,

In alto, Forgotten Streams, la scultura di Cristina Iglesias che definisce lo spazio pubblico all’estremità della Bloomberg Arcade, il nuovo spazio urbano della City londinese. A fianco, i due edifici che danno vita alla nuova sede di Bloomberg a Londra. Sono collegati da ponti vetrati che sovrastano la Bloomberg Arcade (credits Nigel Young / Foster + Partners).

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› LUOGHI DEL LAVORO

sempre in questo sito, il tempio di Mitra, i cui resti sono tornati alla luce durante il cantiere – non solo a Roma i cantieri svelano tesori archeologici – e in parte – ulteriore contributo del committente e del progetto alla città – sono diventati oggetto del Mithraeum, un nuovo museo allestito su tre livelli sotterranei dell’edificio (l’alle-

In alto, uno spaccato dell’edificio principale (©Foster + Partners). A lato, un’immagine di cantiere del nuovo complesso costruito nel cuore della city (©Bloomberg).

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stimento è stato curato da Studio Joseph). Non è chiaro il motivo per il quale i romani venerassero Mitra ma sta di fatto che questa divinità viene spesso raffigurata nell’atto di sgozzare un toro, che certo non era il toro emblema della Borsa in ascesa, anche se è proprio sulla qualità dell’informazione finanziaria che Bloomberg ha costruito il

suo impero. E giusto per concludere con le coincidenze, tra i resti esposti nel Mithraeum numerose sono le tavolette di creta utilizzate dai romani per far di conto. Di nuovo gli scambi e il commercio alla base degli affari, così come oggi – su un tablet – possiamo seguire l’andamento del nostro portafoglio azionario con una app gratuita fornita da Bloomberg. L’architettura dichiara esplicitamente gli elementi di innovazione del progetto. La forte maglia strutturale esterna assolve le funzioni strutturali generalmente affidate al core centrale, che qui scompare, assicurando ai nove piani la più ampia apertura possibile, e con essa la massima luminosità. In luogo del core un’ampia scala costruita seguendo una complessa geometria a doppia ellissoide – un ipotrocoide – e rivestita in bronzo è per dimensioni elemento di incontro e di conversazione, pur senza impedire il flusso dell’uso convenzionale. Viene usata principalmente come scala a scendere, dal momento che dal metafisico Vortex del piano terra gli ascensori ad alta velocità conducono i 4.000 impiegati e i visitatori direttamente al sesto piano dove, in omaggio al senso di comunità e di collaborazione centrale nella filosofia di


› LUOGHI DEL LAVORO

Foster + Partners Fondato nel 1967 da Norman Foster, Foster + Partners è apprezzato universalmente per le soluzioni architettoniche e ingegneristiche innovative sviluppate in progetti di particolare complessità e per l’approccio etico e culturale alle questioni sollevate dallo sviluppo globale: esplosione demografica, crescita delle diseguaglianze, rapido inurbamento e squilibri ambientali sono considerati e affrontati come aspetti diversi dello stesso problema. Lo studio integra molteplici competenze, dall’architettura all’ingegneria strutturale e ambientale, dalla modellistica alla produzione cinematografica fino all’aeronautica, in un ambiente di lavoro che replica i flussi di ricerca e di lavoro di un’università. Al centro di tutto il progetto: edifici, spazi e città che nascono dall’ascolto, dalla capacità di porre domande e dalla ricerca di risposte innovative. Di proprietà di 140 partner, compreso un gruppo più ristretto di senior partner responsabili della gestione quotidiana del lavoro, lo studio Foster + Partners attualmente è guidato da Norman Foster, Stefan Behling, Grant Brooker, Nigel Dancey, Spencer de Grey, Gerard Evenden, Luke Fox, David Nelson, David Summerfield e Matthew Streets. www.fosterandpartners.com

Immagini della Bloomberg Arcade, uno spazio pubblico che ospita negozi, bar e ristoranti: in alto, la copertura dello spazio pedonale e, accanto, i ponti vetrati di collegamento tra i due edifici (©Nigel Young / Foster + Partners).

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› LUOGHI DEL LAVORO

Bloomberg, sbarcano in un luminoso ambiente caffetteria con vista sulla cupola di St. Paul e sulla city. Lo stesso spirito di collaborazione e lavoro di squadra informa il layout degli spazi e gli arredi e sistemi di lavoro, con scrivanie radiali regolabili in altezza realizzate su misura – per un totale di 6.700 postazioni di lavoro – organizzate in cluster e piccoli ambiti per gruppi fino a sei persone che assicurano al contempo massima personalizzazione, privacy, benessere lavorativo e lavoro di gruppo. Altra innovazione di rilievo, i controsof-

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fitti, pannelli romboidali di alluminio lucido e riflettente di forte impatto decorativo che combinano insieme funzioni di illuminazione – incorporano un totale di 500.000 sorgenti Led – raffrescamento e attenuazione acustica degli ambienti, trasformando il tradizionale controsoffitto da ufficio in un sistema integrato di risparmio energetico. Minimizzare l’impatto ambientale del complesso – il primo al mondo certificato Breeam Outstanding – è stato uno dei primi obiettivi del progetto, a cominciare dal cantiere (durato 6 anni in una delle aree


› LUOGHI DEL LAVORO

più congestionate del pianeta) con un sistema di gestione e separazione dei detriti e dei rifiuti che ha permesso di riciclare il 95% del materiale originato dalla demolizione del precedente edificio che occupava l’area. Cantiere che ha previsto anche la costruzione in loco di un mulino che ha prodotto 60mila tonnellate di calcestruzzo (l’equivalente di 2.000 betoniere). La sede di Bloomberg è un edificio che ‘respira’: le grandi pinne in bronzo sono apribili e in estate l’aria attraversa l’edificio dall’atrio alla cupola di copertura, con la grande scalinata centrale che agisce da

«We believe that environmentally-friendly practices are as good for business as they are for the planet. From day one, we set out to push the boundaries of sustainable office design — and to create a place that excites and inspires our employees» Michael R. Bloomberg

Pagina di sinistra al centro: il sindaco di Londra Sadiq Khan, Michael Bloomberg e Norman Foster nel Vortex (in alto), l’atrio di ingresso dalle pareti a doppia curvatura rivestite in legno di quercia rossa americana chiuse in alto dall’opera ‘no future is possible without a past’ di Olafur Eliasson. A sinistra, la Walbrook Dining Room con un’opera del venezuelano Arturo Herrera e uno degli studi di Bloomberg Tv. In questa pagina, in alto la caffetteria con vista al sesto piano e, accanto e alle pagine successive, la rampa a tripla elica che caratterizza gli interni e il rooftop che porta luce all’interno (foto ©Nigel Young / Foster + Partners e ©Bloomberg).

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«Gli elementi portanti sono stati spinti ai margini per aprire visivamente i piani e svelare la rampa a doppia spirale, cuore dell’edificio, che riunisce come in una comunità le persone che vi lavorano. In un certo senso, il progetto è interamente costruito intorno all’idea di comunità e di collaborazione – sia all’interno dell’edificio sia nelle sue relazioni con la città» Michael Jones


› LUOGHI DEL LAVORO camino, riducendo il ricorso alla ventilazione meccanica e al condizionamento. La distribuzione meccanica dell’aria è regolata da sensori di CO2 – in media 68 per piano – che regolano il flusso in funzione del tasso di occupazione degli uffici, con un risparmio di energia calcolato in 600/750 MWh/ anno (equivalenti a 250/300 ton di minori emissioni di CO2). La centrale energetica combinata, alimentata a gas, fornisce al contempo elettricità e calore con un livello di efficienza che riduce di ulteriori 500/750 tonnellate/anno le emissioni di CO2, mentre strategie ambientali di recupero assicurano un risparmio di 25 milioni di litri di acqua all’anno (il 73% in meno rispetto a un edificio convenzionale)

Antonio Morlacchi

Dall’alto e da sinistra, piano terra, primo piano, secondo piano (piano-tipo), settimo piano, che include la doppia altezza della caffetteria e dove si trova anche un auditorium (credits Foster + Partners).

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CREDITI Realizzazione Bloomberg European HQ Località Londra Area del lotto 13.000 mq Superficie lorda edificata 107.297 mq Altezza 40 metri Numero piani 10 + 4 sotterranei Superficie piano-tipo 4.500 mq (edificio nord); 2.900 mq (edificio sud)

Postazioni di lavoro 6.700 Committente Bloomberg LP Progetto architettonico Foster + Partners Lead partners Norman Foster, Michael Jones, Kate Murphy, Simona Bencini, Owe Schoof, Stefan Behling, Grant Brooker, David Nelson, Spencer de Grey

Development manager Stanhope Plc Development advisors Bnp Paribas Construction manager Sir Robert McAlpine

Ingegneria strutturale Akt II Consulenza ascensoristica e antincendio Sweco

Progettazione illuminotecnica Tillotson Design Associates

Consulenza acustica Sandy Brown Associates Consulenza per il paesaggio Charles Funke Associates

Progetto studi televisivi Jack Morton Consulenza facciate Fmdc; Bmt Group; Optis Signage designer Studio Fernando Gutiérrez Consulenza audio/video e IT Pts Progetto ambienti e installazioni Mithrareum Local Projects; Matthew Schreiber Studio; Studio Joseph

Spazio pubblico e studio flussi pedonali Space Syntax

Arredi su disegno UniFor


› LUOGHI DEL LAVORO Il progetto degli interni ha previsto differenti spazi di riunione per gli impiegati e per i clienti. A sinistra, alcuni spazi di riunione; sotto, due diversi ambienti di lavoro. Nel compolesso trovano posto oltre 4.700 postazioni di lavoro realizzate da UniFor su disegno di Foster+Partners (©Nigel Young / Foster + Partners).

inside

UniFor

Postazioni operative su progetto Le zone operative della nuova sede di Bloomberg sono interamente arredate con oltre 4700 postazioni di lavoro realizzate da UniFor su disegno di Foster + Partners per soddisfare specifiche esigenze di progetto a livello formale, costruttivo e funzionale. Frutto di un intenso percorso di sviluppo tecnico, protrattosi per un anno con interventi di prototipazione e reiterazioni progettuali, il prodotto finale definisce un’innovativa postazione di lavoro nella configurazione a 120°, che permette di disegnare un ambiente flessibile e dinamico, con originali composizioni a isola, autonome e protette, in grado di favorire la condivisione e la cooperazione. Posizionata centralmente alla convergenza di tre postazioni, la struttura in acciaio e alluminio, verniciata a polveri epossidiche, color bronzo, ospita al suo interno sia i cablaggi di connessione alle reti, sia gli attuatori telescopici di scorrimento verticale, che consentono di personalizzare l’altezza del piano con un’escursione da 65 a 125 cm, per lavorare seduti o in piedi. Il piano di lavoro, disposto nella configurazione a 120°, è una lamiera imbutita che sostiene un laminato integrale a tutto spessore con bordo scivolato, attrezzato con sportello a filo-piano di accesso al vano passacavi sottostante. Ogni scrivania è protetta da pannelli di schermatura insonorizzati, rivestiti in tessuto di colori omogenei, differenziati per piano, ed è completata da una cassettiera metallica, color bronzo, e da un supporto snodato per doppio monitor.

UniFor

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› LUOGHI DEL LAVORO

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› LUOGHI DEL LAVORO

PRYSMIAN GROUP HEADQUARTER, MILANO

RIGENERAZIONE BIOCLIMATICA Sorge nell’area ex-Pirelli il quartier generale della società italiana specializzata nella produzione di cavi. Un intervento attento all’energia e all’ambiente che conserva immagine, ingombri e geometrie degli edifici industriali del passato. Progetto di Maurizio Varratta, space planning di Degw Milano, zona nord. Tra viale Sarca e la ferrovia per Sesto San Giovanni uno dei numerosi complessi industriali dell’ex Pirelli è stato di recente riconvertito e trasformato nel nuovo quartier generale di Prysmian Group, società italiana specializzata nella produzione di cavi per l’energia e le telecomunicazioni. Una parte del complesso industriale milanese era già stata ristrutturata nel 2001, con un intervento di recupero edilizio che ne preservava la memoria industriale ristrutturando le strutture edilizie esistenti. Dieci anni dopo, nel 2011, Prysmian decise di presentare un progetto di riconversione dell’area per il suo riutilizzo come sede degli uffici e dei laboratori per La nuova sede di Prysmian Group nella zona nord di Milano. Il progetto è dell’architetto Maurizio Varratta; lo space planning di Degw (foto ©Dario Tettamanzi).

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› LUOGHI DEL LAVORO

foto ©Paolo Carlini

Maurizio Varratta Architetto Maurizio Varratta (Genova, 1955) si laurea in architettura a Genova nel 1981 e dal 1983 fino al 1999 lavora in Rpbw con Renzo Piano. Nel 1999 apre il proprio studio e partecipa a concorsi nazionali e internazionali. I suoi lavori spaziano dalla progettazione architettonica generale al design allo space planning. Lo studio, che già da tempo ha adottato il Bim come modalità di lavoro per la progettazione esecutiva e definitiva, segue l’intero percorso progettuale dedicando particolare attenzione alla ricerca, all’innovazione tecnologica e all’industrializzazione dei componenti per l’architettura. Nel proprio operare Maurizio Varratta segue i principi della progettazione integrata, della sostenibilità ambientale, della qualità degli spazi e del risparmio energetico. www.varrattaarchitect.com

Accanto, sezione trasversale tipo di uno dei corpi di fabbrica con la copertura delle serre a doppia falda: quelle rivolte a nord garantiscono l’illuminazione naturale; quelle a sud sono attrezzate con lamelle frangisole controllate meccanicamente (courtesy Maurizio Varratta).

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Render dell’area su cui sorge la nuova sede Prysmian. Il complesso è composto di tre corpi di fabbrica collegati tra loro da due serre bioclimatiche, e da un corpo minore adibito a congressi (courtesy Maurizio Varratta).


› LUOGHI DEL LAVORO

Uffici

Ex torre di filatura

Atrio di ingresso

Servizi igienici

Auditorium

Locali tecnici

Foyer

Energy house

la ricerca dell’intero gruppo. Un recupero finalizzato a raggiungere gli standard energetici e ambientali odierni, nel rispetto del passato industriale del sito ex produttivo. Il nuovo edificio non consuma infatti suolo libero ed anzi ne restituisce, riducendo l’impronta al suolo precedente; riutilizza le fondazioni esistenti; la sua costruzione non ha comportato nuovi scavi; i materiali utilizzati sono in larga parte riciclati e riciclabili. Conservando l’immagine dei capannoni industriali a shed, Maurizio Varratta ha operato per sottrazione e traslazione: due stecche del precedente impianto sono state eliminate, sostituite da ambiti verdi aperti e da serre bioclimatiche a tripla altezza, con aree verdi e nuovi spazi di relazione percorsi da collegamenti orizzontali e verticali dei corpi uffici, ora rialzati per recuperare le volumetrie necessarie al programma. Serre che favoriscono l’illuminazione naturale, regolano il clima interno, permettono di raggiungere prestazioni energetiche ottimali e in generale contribuiscono a migliorare il comfort lavorativo. La loro copertura è a doppia falda, tamponata con serramenti di alluminio e

ampie vetrate. Le falde rivolte a nord garantiscono un’illuminazione naturale dei blocchi ufficio senza apporto di calore (il raffrescamento estivo è invece reso possibile da una serie di elementi apribili meccanicamente); quelle rivolte a sud sono attrezzate con lamelle frangisole orientabili, controllate meccanicamente per favorire l’illuminazione naturale limitando l’irraggiamento solare diretto. All’interno, le superfici vetrate sono equipaggiate con tende a rullo avvolgibili meccanicamente.

I tre corpi di fabbrica, i cosiddetti blocchi, si sviluppano su tre livelli e sono occupati da uffici (prevalentemente openspace), sale riunioni, aree relax e archivi; nel terzo blocco, dove è stata prevista una sopraelevazione parziale, sono collocati gli uffici dell’alta direzione. In un quarto blocco, di dimensioni inferiori ai precedenti, posto sul lato nordest e collegato al complesso principale attraverso un corridoio vetrato, trovano posto gli spazi destinati ai congressi, alla comunicazione e alla formazione.

In alto, la pianta generale del complesso. I tre blocchi sono occupati da uffici, sale riunioni, aree relax e archivi. Nel quarto blocco trovano posto gli spazi destinati ai congressi, alla comunicazione e alla formazione. Tra i corpi di fabbrica sono ricavate aree verdi piantumate (foto ©Dario Tettamanzi).

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› LUOGHI DEL LAVORO Altri ambienti destinati a sale riunioni e a funzioni di supporto si sviluppano all’interno dell’adiacente torre, in tempi industriali utilizzata per la filatura e i test dei cavi a fibra ottica. Elemento identificativo dell’attività di Prysmian e rappresentativo del passato industriale del luogo, la ex-torre di filatura è ora il landmark della nuova sede e su di essa campeggia la grafica che identifica la società. I blocchi ufficio sono costituiti da un rivestimento di facciata realizzato con elementi modulari in alluminio verniciato a polvere e in zinco titanio, intervallato da finestrature di grandi dimensioni. Le coperture a falde dei blocchi ufficio sono rivestite in lastre di zinco titanio aggraffate; su quelle rivolte a sud sono state installate pannellature fotovoltaiche in grado di produrre energia elettrica per 610 kWh/anno. Per l’illuminazione sono state impiegate lampade a Led gestite attraverso il protocollo Dali, che permette di individuare scenari d’uso programmati e programmabili e, allo stesso tempo, di gestire il livello di illuminamento al variare dell’illuminazione naturale esterna, ottenendo un sistema biodinamico che oltre a favorire il risparmio energetico migliora sensibilmente il comfort degli occupanti. Anche per gli esterni il livello di illuminamento varia al variare delle esigenze: aumenta negli orari di uscita, in modo da offrire sicurezza e comfort, si attesta a valori medi nelle altre ore, sino ad arrivare ai valori minimi di sicurezza durante la notte. È stata potenziata anche la dotazione di verde, con essenze arboree in grado

Nelle foto, gli spazi interni a una delle serre bioclimatiche destinati a meeting room e hub (foto ©Dario Tettamanzi). Sotto, schizzo progettuale di una serra (courtesy Maurizio Varratta).

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› LUOGHI DEL LAVORO

di scandire il ritmo delle stagioni: l’introduzione di essenze a foglie caduche permette di avere ombra nella stagione estiva e trasparenza nella stagione invernale, così che la luce naturale possa contribuire al meglio al comfort ambientale degli occupanti. Sulle pensiline del parcheggio infine, di 230 posti auto, sono stati installati pannelli fotovoltaici in grado di fornire ulteriori 280 kWh/anno di energia elettrica. Il progetto di Degw per l’interior design, lo space planning e la scelta degli arredi instaura un dialogo con l’architettura essenziale, minimale, tecnologica di Maurizio Varratta a partire dai materiali scelti: vetro, alluminio anodizzato, acciaio inox, metacrilato. Lo stile dell’arredo, volutamente sobrio, si accende di colore nelle zone informali e nelle serre, dove la luce naturale ne esalta le cromie. Il nuovo edificio è stato anche l’occasione per innovare le modalità di lavoro. Il vasto spazio – 12mila mq di uffici e 1.200 mq di serre – è organizzato secondo la logica dello smart working per i circa 600 addetti. La maggior parte della superficie è open space, anche per il top management. Il resto dello spazio è dedicato ad aree di supporto: meeting room

In alto, l’interno di uno degli ambienti vetrati interposti tra i corpi uffici; al centro, il sistema delle scale di collegamento dei tre livelli. Sotto, il centro congressi, che funziona anche da spazio dedicato alla comunicazione e alla formazione (foto ©Dario Tettamanzi).

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› LUOGHI DEL LAVORO

Degw Diretta da Alessandro Adamo (nella foto), architetto e partner di Lombardini22, dal 1985 Degw opera nel settore del workplace con i servizi di consulenza organizzativa e immobiliare, space planning, interior design e workplace change management. Degw aiuta le aziende a migliorare la propria performance adeguando lo spazio di lavoro alle strategie aziendali e ai bisogni delle persone. Oltre alla sede Prysmian, di recente Degw ha progettato gli spazi di lavoro della Microsoft House di Porta Nuova a Milano, la nuova sede EY a Milano e l’headquarter Alcatel Lucent a Vimercate. www.degw.it

Alcuni spazi interni dei nuovi uffici e laboratori di Prysmian, oggetto di una progettazione di comunicazione integrata. I valori dell’azienda (foto al centro) sono trattati con pellicole vetrate in funzione di infografica. Nella foto in basso, postazioni di lavoro con strumenti ergonomici Humanscale (foto ©Dario Tettamanzi).

CREDITI

e hub nelle serre a tutta altezza che collegano tra loro le tre stecche uffici, che diventano giardini d’inverno per incontri informali. Per Prysmian si tratta di una rivoluzione dell’attività lavorativa: in precedenza solo il 6% degli uffici era in open space

mentre la maggior parte delle attività veniva svolta in ambienti chiusi. Inoltre Degw, in collaborazione con Methodos, ha svolto un’operazione di workplace change management. Gli interni del complesso sono stati oggetto di una progettazione di comunicazione integrata. Un’attività svolta da Fud, un marchio del Gruppo Lombardini 22 dedicato al physical branding e al communication design, in collaborazione con Interbrand. La brandizzazione degli spazi è evidente fin dalla reception, con l’insegna Prysmian posta sul bancone, realizzata in alluminio spazzolato con texture inclinata di 45°. I valori dell’azienda sono trattati con pellicole vetrate con funzione di infografica, con testi in plexiglass spessorato bianco. Interbrand ha ideato anche un codice alfanumerico e un sistema di pittogrammi adottati per identificare gli spazi

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Località Milano Committente Prysmian Group Tipologia Uffici Anno 2017 Superficie 13.200 mq Progettazione architettonica generale e direzione artistica Maurizio Varratta Architetto Design team Maurizio Varratta, Luca Massone, Paola Loprevite con la collaborazione di Valentina Noli, Marco Rusconi, Enrico Cianelli, Elisabetta Primavera Roberto Casarini, Irene Cuppone, S. Rossi (modelli), Ing. W. Boller (analisi economica e computometrici)

Progettazione strutturale Sce Project Progettazione impiantistica Manens-Tifs Progettazione antincendio Gae Engineering General contractor Italiana Costruzioni Impianti Milani Giovanni & C; Tagliabue Direzione lavori Tekne Space planning Degw Italia Communication design e physical branding Fud, gruppo Lombardini 22

Coperture in zinco-titanio Zintek Pavimenti Marazzi Illuminazione iGuzzini Arredi Fantoni, Knoll, Molteni/Vitra, Framery by Forum Progetti, Magis (sedute auditorium)

Bracci porta-video Humanscale


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› LUOGHI DEL LAVORO

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› LUOGHI DEL LAVORO

FENDI HEADQUARTER, EUR, ROMA

ALTA MODA MONUMENTALE Progettato ottant’anni fa e mai utilizzato in passato, il Palazzo della civiltà italiana all’Eur è oggi il quartier generale di Fendi, emblema dello stile italiano nella moda. Un progetto complesso sviluppato da Marco Costanzi Architects sotto la supervisione della Soprintendenza

A sinistra, l’ingresso monumentale del nuovo quartier generale di Fendi. L’intervento di restauro ha riportato all’originario splendore i marmi che rivestono il Palazzo della civiltà italiana dentro e sulle facciate esterne. Ai piani destinati a uffici le pavimentazioni originali sono protette da pavimenti flottanti (foto ©Andrea Jemolo).

Cinque anni fa Fendi decise di riunire in un unico luogo i propri collaboratori, allora divisi tra la sede centrale di Palazzo Fendi in largo Goldoni – aperta nel 2005 e oggi flagship store del marchio – e i laboratori artigianali di prototipazione sulla via Flaminia. Il nuovo headquarter doveva possedere anche una forte valenza iconica, capace di richiamare immediatamente i valori di italianità e artigianalità del marchio. Il Palazzo della civiltà e del lavoro appariva in questo senso la scelta ideale. Messe da parte le ragioni ideologiche per le quali era stato progettato, il ‘colosseo quadrato’ era diventato simbolo, segue a pagina 72

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› LUOGHI DEL LAVORO

Marco Costanzi Architects Marco Costanzi (Imola, 1965) si laurea in architettura nel 1992 a Firenze e nello stesso anno apre lo studio Marco Costanzi - Rita Bedeschi associati. Nel 2006 fonda Marco Costanzi Architects, con sedi a Imola e a Roma. Lo studio opera in Italia e all’estero sull’intera gamma di ambiti e intenti che caratterizza il vasto reame dell’architettura, dall’interior design agli interventi di ristrutturazione e riuso alla costruzione di nuovi complessi architettonici. Focalizzato sulla qualità del dettaglio e sulle relazioni con il contesto e con un approccio multidisciplinare, il metodo di lavoro dello studio si basa sulla sperimentazione e privilegia l’uso di modelli e mock-up per esplorare in profondità le esigenze della committenza e degli utenti. www.marcocostanzi.com

Le sezioni longitudinale e trasversale dell’edificio (disegni Marco Costanzi Architects).

IL PALAZZO DELLA CIVILTÀ ITALIANA L’idea alla base del masterplan dell’E42 è quella di spostare la città verso il mare, lasciando intatto il nucleo storico e creando un nuovo quartiere con ampie vie di scorrimento adatte al traffico automobilistico e un’architettura razionalista di valore monumentale. Centrale a questo progetto è il Palazzo della Civiltà Italiana, oggetto di un concorso a cui partecipano i maggiori architetti dell’epoca. La giuria esaminatrice, di cui fanno parte Marcello Piacentini, [ 70 ]

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ideatore dell’Eur, Giuseppe Pagano, stesore del piano regolatore dell’E42, Giovanni Michelucci e Piero Portaluppi, si riunisce nel 1937 e sceglie il progetto degli architetti Giovanni Guerrini, Ernesto Lapadula e Mario Romano, a cui vengono chieste alcune modifiche: ridurre l’altezza dell’edificio e prevedere un coronamento superiore mantenendone le proporzioni. Il progetto definitivo, presentato nel 1938, si compone di 216 archi a tutto

sesto (nove per piano per sei piani e quattro facciate). La struttura portante è in cemento armato e le facciate sono rivestite in travertino, pietra italiana per eccellenza in un periodo di autarchia e di sanzioni. Il cantiere viene avviato nel giugno 1938 e l’inaugurazione, a edificio incompleto, è del 30 novembre 1940. La guerra era già iniziata e l’idea di poter tenere un’esposizione universale a Roma due anni dopo ormai sfumata.


› LUOGHI DEL LAVORO

Nelle foto di Andrea Jemolo, il ponte vetrato che al terzo piano attraversa il cavedio e dagli ascensori conduce direttamente agli uffici direzionali. A destra, pianta del piano terzo: 1) ambienti open space; 2) uffici management; 3) ufficio del Ceo; 4) segreteria Ceo; 5) e 6) sale riunioni; 7) ponte; 8) loggiato (disegno Marco Costanzi Architects).

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› LUOGHI DEL LAVORO Gli ambienti di lavoro sono caratterizzati da una grande luminosità e da viste aperte sull’orizzonte. I serramenti sono quelli del 1938, restaurati e conservati. Sotto, al nucleo scale/ascensori centrale sono addossate librerie chiuse con ante caratterizzate dal motivo della maison (foto ©Andrea Jemolo).

tra gli anni Cinquanta e Sessanta, della modernità della città eterna. Erano i tempi d’oro di Cinecittà e della Dolce Vita, che richiamava nella capitale lo star system internazionale che a Roma, tra le altre cose, scopriva e apprezzava lo stile di Fendi, aprendo la strada al successo globale del marchio. Se questo bastava a farne una sede rappresentativa, le caratteristiche del palazzo – la posizione dominante, la prevalenza dei vuoti sui pieni, la luminosità – costituiva un reale valore aggiunto per il lavoro creativo dei collaboratori di Fendi: al vantaggio diretto della grande luminosità degli ambienti si univa il valore immateriale – potendo traguardare da ogni lato l’orizzonte – di rivolgere lo sguardo, e dunque l’approccio al lavoro, verso il futuro. Al momento della scelta – nel 2013 – la proprietà Eur Spa stava completando alcune opere di consolidamento rese necessarie dal tempo e dal sostanziale abbandono in cui fin dalla sua costruzione, mai realmente portata a termine, si trovava l’edificio progettato nel 1938. Con la firma del contratto di locazione – della durata 15 anni, scadrà nel 2028 – iniziava così per l’architetto Marco Costanzi l’impegnativo progetto di adeguamento

XOFFICE, REALTÀ SPECIALIZZATA NELLA PROGETTAZIONE DI LUOGHI DI LAVORO, SPAZI PUBBLICI E PRIVATI CON SOLUZIONI AD HOC IN PARTNERSHIP CON I MIGLIORI BRAND DEL DESIGN CONTEMPORANEO, PER FENDI HA SVILUPPATO, SULLA BASE DELLO SPACE PLANNING DEFINITO DALLO STUDIO DI PROGETTAZIONE, UN PROGETTO DI FORNITURA E ALLESTIMENTO DEFINENDO LIVELLO PER LIVELLO GLI ELEMENTI NECESSARI. XOFFICE HA CURATO INOLTRE LA PERSONALIZZAZIONE DI UNA SERIE DI COMPONENTI DI ARREDO CURANDO LA QUALITÀ DELLA PRODUZIONE E IL RISPETTO DEI TEMPI DI CONSEGNA.

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› LUOGHI DEL LAVORO Accanto, area di ricevimento al piano terzo (foto ©Andrea Jemolo); sotto, la griglia che attraversa a mezza altezza i volumi contiene corpi illuminanti rivolti verso il controsoffitto e in alcuni punti sostiene leggere pareti divisorie in vetro (foto courtesy XOffice).

degli spazi alle nuove esigenze, realizzato nell’arco di 15 mesi in collaborazione con il general contractor Constructors Srl e con la consulenza di XOffice per il layout e la fornitura degli arredi. Questo progetto è in sé un ossimoro: trasformare senza toccare niente. Tutto, negli uffici di Fendi, è avvitato o appoggiato; le 216 finestre che si aprono sui loggiati sono le stesse del 1938, ridipinte e rimesse a nuovo; i marmi e i rivestimenti originali permangono sotto i pavimenti sopraelevati; soprattutto, i volumi rimangono gli stessi, pur se leggermente ribassati per effetto dei pavimenti flottanti e dei controsoffitti. Persino la terrazza, dove la vista raggiunge il mare, quando necessaria per allestire set fotografici o eventi viene protetta con una pavimentazione leggera che viene poi rimossa. Niente muri. Dove richieste, partizioni vetrate in sottili telai metallici che non interferiscono con la trasparenza e la luminosità degli spazi (quasi in ogni punto dei livelli fuori terra è possibile cogliere la vista del lato opposto) o basse separazioni in cartongesso; ad ogni piano, intorno al nucleo centrale scale/ascensori una capiente libreria a doppia altezza, con grandi ante scorrevoli di legno serigrafate. L’acustica, questione non banale in ambienti alti 8 metri, è stata affrontata e risolta installando telai perimetrali ai quali sono agganciati bianchi teli barrisol che smorzano l’effetto eco. Il progetto illuminotecnico si basa su una griglia metallica che percorre a mezza altezza i volumi: i corpi illuminanti contenuti nelle travi puntano verso i controsoffitti, che a loro volta riflettono la luce sulle scrivanie. La stessa griglia contiene anche gli elementi impiantistici per il raffrescamento e la ventilazione, mentre il riscaldamento è gestito attraverso tubazioni appoggiate sotto il pavimento flottante e fancoil nascosti da arredi bassi collocati in prossimità delle pareti perimetrali. Par-

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› LUOGHI DEL LAVORO CREDITI Realizzazione Fendi headquarter Località Roma Eur Committente Fendi – Gruppo Lvmh Superficie dell’intervento 19.500 mq Cronologia 2012 (progetto); giugno 2014 (inizio lavori); ottobre 2015 (consegna).

Progettista Marco Costanzi Architects Consulenza impiantistica Esa Engineering Consulenza strutturale Armando Trento, Luca

Mezzadri

General contractor Constructors Srl Contract arredi XOffice Foto Andrea Jemolo, Emanuele Scorcelletti

Pianta del piano interrato: 1) centro spedizioni; 2) laboratorio pellicceria e back ofrfice; 3) depositi e archivi documentali; 4) laboratori; 5) ristorante; 6) sala di controllo; 7) ufficio I.T; 8) archivi delle collezioni; 9) servizi; 10) centrale impiantistica (disegni Marco Costanzi Architects).

Sopra e a destra, tre immagini del ristorante e brasserie Fendi ricavato nel livello interrato (foto corutesy Fendi).

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ticolare non secondario: prima dell’arrivo di Fendi riscaldamento, climatizzazione e persino impiantistica idraulica erano assenti. La sede occupa tutti gli otto piani del palazzo: ai sei livelli fuori terra si aggiungono il livello del coronamento superiore e soprattutto, su una superficie di 4.000 mq che oltre all’impronta dei porticati comprende l’area della grande scalinata di ingresso, il livello interrato, dove si trovano, illuminati da lucernari in vetro-cemento, la sartoria, il ristorante Fendi, gli archivi storici, i magazzini e la centrale impiantistica. Al piano di ingresso sono collocate attività e funzioni aperte al pubblico: un’area espositiva con bookshop, una caffetteria e spazi di attesa. Gli uffici sono distribu-

iti dal secondo al settimo piano, disposti in base alle esigenze dei vari dipartimenti. Il sesto piano, il più luminoso, è riservato all’ufficio stile. Il top management si accontenta del terzo, dove un ponte in vetro e acciaio attraversa il cavedio centrale collegando lo sbarco ascensori agli uffici presidenziali. Vecchio di ottant’anni, tutelato come monumento nazionale, il Palazzo della civiltà e del lavoro è costantemente presidiato dal team di building management di Fendi, guidato dall’ingegner Andrea Cataldo e dall’architetto Mauro Lazzarotto, che ne assicurano la funzionalità e pongono rimedio agli acciacchi del tempo che via via si manifestano

Antonio Morlacchi


› LUOGHI DEL LAVORO

IL CANTIERE FENDI È STATO GESTITO IN QUALITÀ DI GENERAL CONTRACTOR DA CONSTRUCTORS IMPRESA IN FORTE ESPANSIONE CHE OLTRE ALLE 2 SEDI ITALIANE, MILANO E ROMA, HA SEDI IN FRANCIA E IN GERMANIA. QUI HA LAVORATO CON UN INTERESSANTE CONTRATTO IN TRASPARENZA COSTI+FEE A LIBRI APERTI, DENOMINATO ANCHE OPEN BOOK

Classico Metodo Costruttivo Italiano

Metodo Design & Build / Open Book

CONSTRUCTORS, OPEN BOOK appalto in trasparenza La chiave del successo di ogni cantiere, l’elemento che più di ogni altro consente di portare a termine con successo i lavori è la corretta gestione economica del processo Design & Build. Constructors, impresa in forte espansione che opera come General Contractor in Italia, Francia e Germania, propone l’attuazione di un contratto di Construction Management del tipo Costi+Fee a libri aperti, chiamato anche Open Book. Una forma contrattuale che garantisce al cliente il costante controllo della gestione del budget in trasparenza, favorendo così rapidità di esecuzione e sicurezza del raggiungimento degli obiettivi. Non solo, come viene evidenziato nello schema in questa pagina, il controllo dei costi favorisce una rapida partenza del progetto e offre flessibilità nelle scelte progettuali senza variazione del costo globale del progetto. La scelta di tale regime di appalto è basata

su tre importanti vantaggi in termini di costi, di rispetto dei tempi, della generazione di utili. La riduzione della spesa che Constructors realizza, acquistando direttamente alla fonte in completa trasparenza con il cliente finale ed evitando i ricarichi eccessivi tipici delle imprese generali, si attesta su un risparmio reale dal 10% al 15%. La percentuale di rischio per ritardi che si riduce frazionando le commesse. Con il tradizionale metodo italiano di un’unica impresa generale, o al limite di tre Main Contractors (Elettrico, Meccanico, Civile) il rischio di cattiva performance da parte di uno di questi incide sulla riuscita del progetto per almeno il 30%. Constructors, lavorando con un alto numero di sub o micro sub-fornitori può abbassare notevolmente la percentuale di rischio e, nel caso di problemi con un subappaltatore, lo può sostituire facilmente. La consapevolezza fin dal primo giorno

del costo di gestione della commessa e del mark up di profitto dell’impresa che rimane costante durante tutta la durata del progetto. Constructors gestisce queste procedure per tutti i contratti di sub-appalto e fornitura producendo una serie di Cost-Plan continuamente aggiornati durante la fase di pre-costruzione e di costruzione, garantendo al cliente la certezza di aver acquistato al miglior prezzo sul mercato e una trasparenza totale su tutte le attività della supply chain. Con l’Open Book, ogni risparmio ottenuto nell’acquisto tornerà a far parte del budget, garantendo o un risparmio assoluto sul progetto, o la possibilità di incrementare o modificare lo stesso senza variare il totale dello stanziamento iniziale.

info@constructors.it www.constructors.it

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› LUOGHI DEL LAVORO

NUOVI UFFICI ATRADIUS, MILANO

LAVORARE CON LE IMMAGINI In uno dei poli direzionali della città, il progetto di space planning e di personalizzazione degli spazi lavorativi realizzato da Genius Loci Architettura sull’edificio Bodio 2 fa largo uso del colore e porta il mondo all’interno degli ambienti con riproduzioni fotografiche a tutt’altezza

Gli spazi interni dell’edificio Bodio 2 di Atradius a Milano. Il progetto, di Genius Loci Architettura, si è concentrato sulla personalizzazione degli spazi interni (foto Gla).

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Zona nord ovest di Milano. In una posizione strategica della città, ben servita dal trasporto pubblico, è in funzione da una quindicina di anni Bodio Center, uno dei poli direzionali del mondo degli affari milanese. Il business park, di 65mila metri quadrati di superficie di proprietà di Axa Investment, gruppo assicurativo internazionale, è composto di cinque edifici più altri due che ospitano bar, caffetteria, ristorante, fitness e vigilanza. Di recente, su uno dei cinque edifici, il Bodio 2, ad opera dello studio Gla con studi a Firenze e Milano, è stato realizzato un progetto di space planning e di personalizzazione degli spazi interni commissionato da Atradius, compagnia di assicurazioni e recupero crediti. L’edificio, a forma di L aperta, presenta al suo interno e per tutti i piani un lungo corridoio a servizio degli uffici. In un contesto di questo tipo, il progetto e la grafica della comunicazione aziendale

sono diventati gli elementi caratterizzanti dell’intervento. All’interno dell’edificio ci si muove lungo un itinerario di colori e di immagini da esplorare che accompagnano il visi-

tatore nel suo percorso dentro gli uffici fino a giungere alla forma sinuosa degli uffici touchdown individuali. Il concept è basato sulla personalizzazione delle immagini di archivio della


› LUOGHI DEL LAVORO

GLA Genius Loci Architettura Gla è uno studio di architettura che da oltre 20 anni offre creatività e competenza a importanti aziende e clienti internazionali. Dalle sedi di Milano e Firenze e con gli studi affiliati di Roma e Dubai, gli architetti e i designer di Gla forniscono servizi integrati di progettazione architettonica e d’interni, space planning, direzione lavori, coordinamento impiantistico e strutturale seguendo lo sviluppo di tutte le fasi del percorso progettuale, dal concept iniziale fino alla consegna finale. Gla opera nella progettazione di ambienti di lavoro, spazi commerciali, hotel e luoghi di soggiorno nonché nella realizzazione e nel recupero di complessi residenziali. Tra i progetti in corso o recentemente terminati il recupero dell’ex-sede della Cassa di Risparmio di Firenze per la sua trasformazione in complesso residenziale, il nuovo centro di pelletteria e calzature di Gucci Art Lab, le sedi di Cofidis, KL Gates e Goldman Sachs (quest’ultima con lo studio americano Perkins Will) e il progetto per il nuovo Consolato Americano a Milano nell’area dell’ex poligono di tiro di Piazzale Accursio e ancora gli Hotel Meininger a Roma e Milano. Nella foto, Stefano Boninsegna. www.gla.it Il concept di progetto si basa sulla personalizzazione delle immagini di archivio della multinazionale olandese, che si riferiscono ai paesaggi dei Paesi in cui Atradius è presente (Foto Gla).

multinazionale olandese e che rappresentano i paesaggi dei diversi Paesi dove opera l’azienda. Le pareti prendono vita nelle immagini che, da pavimento a controsoffitto, generano una serie di soggetti, principalmente in bianco e nero, ma con diversi accenti rossi. Colori che rappresentano le insegne aziendali e che simbolicamente richiamano i concetti di energia e po-

sitività e di serietà e rigore. In questo modo, il progetto ha generato uno spazio perlopiù caratterizzato dalle tinte neutre del grigio e dai toni vividi del rosso che, nelle sue varie sfumature, contribuisce a enfatizzare e a creare punti di attrazione visiva. Anche i complementi di arredo come le lampade, i tessuti, i rivestimenti alle pareti e i mobili custom, come il desk

L’edificio, a forma di L aperta, presenta un lungo corridoio a servizio degli uffici. Ciò ha imposto un’attenzione particolare alla grafica e alla comunicazione aziendale (disegno Gla).

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› LUOGHI DEL LAVORO

BODIO CENTER RESTYLING URBANATURE REALIZZATO NEI PRIMI ANNI 2000, IL BUSINESS PARK DI 65MILA MQ, GESTITO DA AXA IM - REAL ASSETS PER CONTO DEI SUOI CLIENTI, È COMPOSTO DI 5 EDIFICI AD USO UFFICIO PIÙ ALTRI 2 CHE OSPITANO BAR, CAFFETTERIA, RISTORANTE, FITNESS E VIGILANZA. AXA IM - REALASSETS HA INCARICATO GLA DI RIPENSARE LE AREE COMUNI DEL BODIO CENTER, OLTRE AGLI SPAZI ESTERNI. IL RESTYLING DELL’OUTDOOR E DELLE SUPERFICI ALL’APERTO È STATO PROGETTATO NELLA LOGICA DI PORTARE ALL’ESTERNO I CONCETTI DI SMART WORKING ORMAI APPLICATI ALL’INTERNO DI TUTTI GLI EDIFICI.

1 Bodio 1 2 Bodio 2 3 Bodio 3 4 Bodio 4 5 Bodio 5 6 Stilo 7 Plaza 8 Arena 9 Aromatic garden 10 Quiet garden 11 Wall walking 12 Relaxing area 13 Parking area

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› LUOGHI DEL LAVORO

CREDITI Realizzazione Nuovi uffici Atradius Località Bodio 2, centro direzionale Bodio Center, Milano

reception, entrano a far parte di questo gioco cromatico. Un’attenzione particolare è stata posta alla progettazione degli spazi di lavoro in open space, flessibili e sempre connessi tra loro, dotati di tutti gli elementi e funzioni di supporto al lavoro smart, quali phone booth, piccole sale riunioni, postazioni touchdown con particolare attenzione al comfort acustico. Nel complesso, la dotazione dei nuovi uffici Atradius prevede 128 postazioni di

Nell’operazione di restyling delle superfici all’aperto è prevista una nuova segnaletica e un nuovo logo per comunicare il cambiamento (render e disegni courtesy Gla).

lavoro in open space, 20 postazioni cosiddette di riserva, sei uffici direzionali, due uffici singoli, cinque meeting room, una mensa, un’area break, quattro cabine e 16 spazi touchdown individuali

Committente Atradius, Amsterdam Superficie esterna 2.122 mq Superficie interna 2.000 mq Superficie commerciale utile 1.784 mq Inizio e fine lavori Maggio 2017 - Ottobre 2017 Progetto architettonico ed esecutivo

Alcuni ambienti del Bodio 2. Il progetto ha puntato molto sui colori aziendali: il bianco, il nero e il rosso (foto Gla).

Genius Loci Architettura

Capo progetto Stefano Boninsegna Team di progetto P. Cozzolino, V. Rampoldi General contractor Constructors Valore dell’opera 1,1 milioni di euro Arredi MG Due, Faram

La progettazione è partita dall’idea di ristabilire un contatto tra gli elementi naturali e gli ambienti antropizzati del complesso direzionale. L’idea consiste nel trasmettere un senso della natura in grado di ridurre lo stress e migliorare il benessere di impiegati e dirigenti, aumentando il senso di appartenenza e migliorando la produttività. Per questo verranno introdotti, declinati in diversi modi, molti spazi verdi. Le aree esterne, attualmente prive di un proprio carattere e di una reale funzionalità, verranno sottoposte a un intervento di restyling che ne prevede la personalizzazione e tematizzazione. Verrà creata un’area (Arena) dedicata allo sport con una urban court per il basket e il soccer. L’attuale piazza del complesso, un grande spazio anonimo all’aperto con una fontana centrale a pavimento con getto verticale, verrà circoscritta e definita da

una piattaforma in legno sagomata per contenere la vegetazione e le sedute (Plaza). In questo spazio verrà collocata una nuova area food con un chiosco all’aperto con sedute custom. Lo spazio nascosto alle spalle di Bodio 2, oggi di risulta e con la presenza di un’uscita di emergenza, diventerà un giardino (Aromatic garden) che sfrutta la pendenza del terreno e il sistema di rampe esistenti per creare alcune vasche con piantumazioni ispirate alle erbe aromatiche. Il giardino attuale, invece, in posizione defilata rispetto a Bodio 5, è uno spazio con alberature e panche di legno che funziona da schermatura perimetrale del cavedio sul parcheggio interrato: il progetto prevede qui di realizzare uno spazio intimo e silenzioso destinato al relax (Quiet garden), intervenendo su pavimentazione, illuminazione e sedute, anche in questo caso customizzate. La fascia perimetrale al confine sud - sud-ovest del complesso su cui si affacciano alcuni vani tecnici, verrà rivitalizzata con un percorso-passeggiata (The walking), la messa a dimora di un prato, lo sviluppo di una grafica a parete ed elementi di ombreggiatura. Lungo il percorso, la proposta progettuale prevede di interrompere la strada con punti sosta e di intervallo visivo (The relaxing area; the break point), creando delle isole marcate da una pavimentazione diversa. Infine, è prevista una nuova segnaletica e un nuovo logo per comunicare l’operazione di rinnovamento (The communication) che va oltre la sistemazione di aiuole o panchine, ma che punta a riqualificare, con un volto e un’anima contemporanea, il complesso d’affari milanese.

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› LUOGHI DEL LAVORO

LA NUOVA SEDE ORACLE ITALIA, ROMA

LA NUVOLA DINAMICA La sede romana di Oracle Italia punta sul cloud e coniuga smart working, tecnologia e benessere delle persone impiegate. Non mancano soluzioni innovative di space planning e design degli interni. Il progetto è di Degw Italia, brand del Gruppo Lombardini22

La nuova sede di Oracle all’Eur di Roma. Si sviluppa su quattro piani di un edificio multitenant. Il progetto di Degw ha previsto 300 postazioni operative per 450 persone, spazi di supporto e stanze dedicate al benessere dei callaboratori (foto Dario Tettamanzi).

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Una nuvola dinamica, innovativa, confortevole, accogliente. Un luogo di condivisione, collaborazione, tecnologia, sobrietà, freschezza, e, infine, italianità. Queste le parole chiave che caratterizzano gli spazi della nuova sede Oracle Italia di Roma. È la nuvola, il cloud, il main concept che sintetizza il senso generale del progetto, con i suoi valori di leggerezza, accessibilità e velocità. Si tratta di un progetto grazie al quale Degw rafforza il rapporto con Oracle Italia, un rapporto di lunga data, ma che oggi, dopo il progetto del 2009 per la nuova sede milanese, si consolida con questa nuova realizzazione. La nuova sede Oracle Italia è all’Eur, in un business district denso di storia, vivo e ricco di facilities. Il building è un multitenant di cui Oracle occupa quattro piani (dal terzo al sesto), a pianta rettangolare, con due ampi patii interni ai lati del nucleo centrale, che raccoglie i collegamenti verticali e i servizi, e un corpo satellite collegato.

Circa seimila metri quadrati di superficie sono stati ridisegnati attraverso un progetto ritagliato su misura in base alle esigenze organizzative e alle peculiarità dei team e delle persone: un progetto smart,

che fa della work-life balance un obiettivo primario, senza delegarlo alla ricchezza dei servizi esterni offerti dal quartiere ma integrandolo all’interno dei propri spazi. Da questa idea si è dato vita a un ambien-


› LUOGHI DEL LAVORO

LA NUOVA SEDE ORACLE ITALIA È ALL’EUR, IN UN BUSINESS DISTRICT DENSO DI STORIA, VIVO E RICCO DI FACILITIES. IL BUILDING È UN MULTITENANT DI CUI ORACLE OCCUPA QUATTRO PIANI, A PIANTA RETTANGOLARE, CON DUE AMPI PATII INTERNI AI LATI DEL NUCLEO CENTRALE, CHE RACCOGLIE I COLLEGAMENTI VERTICALI E I SERVIZI, E UN CORPO SATELLITE COLLEGATO

te piacevole e stimolante: un workflow aperto nelle postazioni operative e arricchito da numerosi spazi di supporto, ma soprattutto accompagnato da aree speciali dedicate al benessere del corpo e dello spirito. Come la playroom (al quarto piano del corpo satellite), area ludica pensata per stimolare l’aggregazione e le relazioni tra colleghi; la fitness area e meditation room (al terzo piano del satellite), dotata di tapis roulant, vogatore, cyclette, spalliera e completata con un blocco docce dedicato, spogliatoi e armadietti; i terrazzi attrezzati (ai piani quinto e sesto) aperti a incontri informali o a momenti di relax; i locali doccia in tutti i servizi igienici dei piani terzo, quarto e quinto; l’infermeria e una sala dedicata alle visite oculistiche al terzo piano. Un insieme di funzioni pensato per semplificare e migliorare non solo il lavoro individuale e collaborativo, l’aggregazione e l’accoglienza di clienti e partner, ma anche il leisure e la tutela della salute personale. Con circa 300 postazioni per 450 persone, la nuova sede Oracle Italia presenta un livello di condivisione molto alto, modalità organizzativa già presente nella cultura dell’azienda. La consulenza di Degw è stata quindi soft: ha recepito il brief e le linee guida corporate declinandole comunque in un insieme innovativo di concetti formali che integra i principi di space planning e di interior design in spazi chiari, molteplici e coerenti tra loro. Alle 239 postazioni di lavoro standard, allestite con scrivanie regolabili in altezza e sedute operative ergonomiche (supportate da lockers con combinazioni digitali differenti in funzione della tipologia di postazione, assegnata o condivisa), si accompagnano spazi come il drop-in space,

Due aree dedicate al benessere psicofisico dei dipendenti della sede Oracle: sono state realizzate su disegno da Ferrari Arredamenti per migliorare il lavoro individuale e la salute del personale impiegato (foto, ©Dario Tettamanzi).

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› LUOGHI DEL LAVORO

Alle aree operative si accompagnano spazi per un uso temporaneo, aree collaborative per incontri di team o one-to-one, sale per riunioni tradizionali e video-conferenze e per incontri informali (foto ©Dario Tettamanzi).

ideale come postazione temporanea per colleghi di altri piani o di altre sedi, e una ricca articolazione di aree collaborative: dagli spazi open destinati all’attività di team o all’incontro diretto attrezzate con varie tipologie di arredo, agli oltre 50 ambienti differenziati tra sale riunioni classiche (di cui 7 riconfigurabili), sale video conferenza, phone booth, demo room e huddle room (quest’ultime alternative alle classiche sale riunioni, allestite con poltroncine e piccoli tavoli di appoggio per incontri semplici e informali con clienti o colleghi). Completano il quadro ambienti multifunzionali più liberi da schemi d’uso,

come le aree lounge lungo le terrazze del quinto piano, le aree break (ad ogni piano) e il customer visit center cui sono interamente dedicati gli spazi del sesto piano. Un piano progettato secondo criteri di flessibilità, dotato di sale riunioni riconfigurabili (con capienza fino a 90 posti) e spazi catering riservati all’allestimento di coffee break e buffet lunch: si tratta di un ampio spazio di rappresentanza dove ospiti, clienti e partner possono partecipare a eventi, conferenze o incontri sulle terrazze. Rilevante in questo contesto il contributo di Steelcase, che con Oracle collabora in funzione di un agreement a livello

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FERRARI ARREDAMENTI Produzione industriale, qualità artigianale Ferrari Arredamenti realizza arredi e allestimenti nel settore office, retail, shopping center e hôtellerie per il mercato nazionale e internazionale. Negli anni l’azienda ha investito in attrezzature computerizzate che si interfacciano con i disegni cad forniti dai progettisti. Nonostante l’industrializzazione della produzione, non ha rinunciato all’artigianalità, mettendo in campo abilità ed esperienza delle maestranze che selezionano le materie prime, curano l’esecuzione e controllano la qualità. Ai progettisti,

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fornisce un supporto tecnico: dalla fase di ingegnerizzazione alla scelta dei materiali, dall’esecuzione dei prototipi alle operazioni di collaudo. Per il cantiere Oracle, ha realizzato su misura gli arredi dei piani: dalla reception alle aree break, dagli spazi coworking, alle informal meeting, alla play room.

Ferrari Arredamenti Srl

Via Apelle, 38 - 20128 - Milano Tel. 02 26000415 info@ferrariarredamenti.net www.ferrariarredamenti.net

globale, come ci spiega Paola Munari, Strategic Account Manager dell’azienda: «Anche qui abbiamo collaborato con Degw per fornire risposte alle molteplici problematiche e necessità nella realizzazione di questi spazi. Tra le più interessanti segnalo le scrivanie Ology facilmente regolabili in altezza; i nostri particolari sistemi di archiviazione Share it e Volum Art; Frame Four, un sistema integrato che supporta stili di lavoro diversi; tavoli Flip Top per sale riunioni temporanee, e infine la nostra poltrona per sala riunioni SW_1, una seduta che ridefinisce il concetto di spazi collaborativi». Il design di tutti gli ambienti, legato al


› LUOGHI DEL LAVORO CREDITI Realizzazione Nuova sede Oracle Italia Committente Oracle Italia Località Roma Eur, via Amsterdam, 147 Team di progetto Degw Alessandro Adamo

(client leader), Giuseppe Pepe (design leader), Valeria Romanelli (senior architect) e Servizi Degw (Space planning, interior design, modifiche impianti, direzione lavori, coordinamento della sicurezza, responsabile dei lavori)

Arredi standard Coalesse/Steelcase Arredi su misura Ferrari Arredamenti Arredi informali Pedrali Pareti vetrate VetroIN Bracci porta video Humanscale Audio video Ayno Controsoffitti Armstrong Impianti Alpiq

concept del cloud inteso come avvolgente nuvola connettiva di dati e informazioni, ne declina il tema in un senso sottilmente meteorologico. Un meteo variabile, che nella reception accoglie le persone con la turbolenza di un cielo reso inquieto da un imminente uragano (nelle curve sinuose delle velette in mdf a soffitto), nell’open space rimanda all’idea di aria aperta, negli spazi collaborativi è un tempesta (possibilmente di idee), nei luoghi di privacy protegge con l’offuscamento della nebbia, nelle concentration room favorisce l’isolamento individuale in air bubble e nelle aree relax invita al respiro (breath). È comunque un meteo piacevole e caldo, come tutto il mood degli spazi interni che, caratterizzati dal legno e da materiali e colori soft e naturali, sono improntati a una domesticità diff usa. Le eccellenze italiane identificano le break area ai diversi piani: design al terzo, fashion al quarto, food al quinto, dove è presente anche un’ampia kitchenette, collocata nel corpo satellite e arredata con 24 posti a sedere, che rimanda al

tema del paesaggio, mentre la città di Roma suggerisce la toponomastica degli ambienti meeting: così le varie sale riunioni prendono nome dai colli romani, dai panorami, dai quartieri, dai rioni, dalle piazze, dalle ville, dai monumenti e, infine, nel customer visit center, dai re e dagli imperatori. In un articolato concept, che mescola locale e globale, antichità e futuro, ogni scelta progettuale è stata accuratamente valutata dal punto di vista della performance tecnica. Particolare attenzione è stata rivolta all’acustica, dai raccordi di facciata ai pannelli interni, ai controsoffitti fonoassorbenti e ai pavimenti, tutti

in moquette eccetto quelli del sesto piano, dove lungo i camminamenti sono in materiale vinilico con un effetto cemento e inserti in finto legno. I diversi spessori dei pavimenti, più consistenti nelle aree collaborative e di supporto, e gli accostamenti di materiali e disegni diversi, donano alle superfici un effetto paesaggio. Altrettanto attento e sofisticato è il progetto impiantistico che governa il comfort ambientale, i sistemi di conference delle sale riunioni e le ltecnologie per prenotarle in modalità self service (mentre alcune aree come le huddle room, i phone booth e le collaborative area sono fruibili liberamente)

Completano il quadro ambienti multifunzionali più liberi da schemi d’uso, come le aree lounge, break e il customer visit center (foto ©Dario Tettamanzi).

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SW_1 LOUNGE COALESSE Più bassa e più accogliente Sw_1 Lounge di Coalesse, disegnata dallo studio Scott Wilson & Minimal di Chicago, è destinata a migliorare le riunioni di lavoro. Con una seduta di 7 cm più bassa rispetto ai sedili tradizionali, consente una postura più rilassata. Lo schienale, realizzato in tessuto a rete, permette una buona traspirazione mentre la parte girevole favorisce la possibilità di conversazione. La forma aperta della seduta, in particolare dei braccioli, aumenta la percezione dello spazio da parte dei presenti.

Per le sale riunioni, la Sw_1 Lounge può essere abbinata al tavolo per conferenze Sw_1 ed eventualmente al pouf coordinato. È disponibile in nove differenti colori e con braccio di sostegno per tablet e telefoni. La base è girevole con ritorno automatico alla posizione originaria.

Coalesse / Steelcase

Tel. 340 7413006 pmunari@steelcase.com www.coalesse.com | www.steelcase.eu

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› LUOGHI DEL LAVORO

SEDE ESA, FRASCATI

SMART OFFICE FOR ESA-ESRIN Un intervento di totale ristrutturazione di un edificio esistente, all’interno del sito dell’Agenzia Spaziale Europea, sede di Frascati, mediante la sua demolizione e ricostruzione, per adeguarlo alle nuove norme sismiche. Progetto di Giovanni Zuccon di Luca Bradini

L’evoluzione contemporanea dello spazio ufficio si sta orientando, come evidente negli ultimi anni, ad accogliere in modo innovativo un nuovo modo di lavorare, dove la tecnologia digitale e la conseguente immaterialità rappresentano gli elementi costituitivi del cambiamento del concetto stesso di lavoro. Questi nuovi modelli pongono come principi fondanti la flessibilità d’uso degli spazi, la condivisione del posto di lavoro, il confronto non gerarchico tra i diversi lavoratori, l’adattabilità e la collegialità. Lo spazio interno nella sua configura[ 84 ]

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zione formale ha abbandonato il modello legato alla serialità e alla modularità spinta della tipologia base del posto di lavoro. Perfino il principio dell’open space, quando questo è rappresentato con una serie di moduli identici, risulta desueto. L’evoluzione dello spazio lavoro ovviamente non può essere disgiunta dalla fondamentale relazione che esiste tra spazio lavoro e modello di lavoro, ed è quest’ultimo che ha modificato sostanzialmente e conseguentemente gli spazi. Il contenitore del lavoro, lo strumento omnicomprensivo è diventato per quasi tutti il computer portatile; carta, pen-

ne, fascicoli e altri strumenti materiali si sono enormemente ridotti, quindi lo spazio lavoro è diventato un punto di appoggio, temporaneo e condivisibile, dove è maggiore la necessità di un confronto tra i diversi attori rispetto al bisogno di spazio per contenere o svolgere una funzione individuale tutta ormai contenuta in un unico strumento. L’architettura quindi dello spazio ufficio si è conseguentemente modificata per accogliere questa trasformazione, si è modificata nell’involucro, nella configurazione degli spazi e degli arredi, nelle necessità di comfort.


› LUOGHI DEL LAVORO

Giovanni Zuccon Giovanni (Gianni) Zuccon, classe 1944, è architetto e designer. La sua attività professionale si sviluppa principalmente nel campo della progettazione del prodotto industriale per la nautica e per il trasporto e parallelamente, nel campo dell’architettura civile per il terziario e le infrastrutture di supporto. La collaborazione di Gianni Zuccon con l’Agenzia Spaziale Europea, l’Esa, inizia nel 1983 con la progettazione della sede italiana nel comune di Frascati e, nel corso degli anni, si arricchisce di numerose altre progettazioni: il building, la mensa, le infrastrutture, gli uffici, gli impianti, la viabilità, la club house e il masterplan. Con l’architetto Paola Galeazzi, sua moglie, nel 1972 fonda a Roma lo studio Zuccon International Project, che opera nel settore dell’architettura e dell’industrial design, in particolare nel comparto residenziale, terziario, commerciale e della nautica da diporto. Nel settore della nautica lo studio ha collaborato per anni con diversi marchi del Gruppo Ferretti progettando più di quaranta modelli, ottenendo anche numerosi premi e riconoscimenti, prima di ampliare il raggio delle collaborazioni anche ad altri cantieri come Perini Navi e Sanlorenzo. www.zucconinternationalproject.com

Nello spazio interno, aperto e luminoso, le soluzioni di arredo Haworth risolvono la composizione degli spazi, con soluzioni che favoriscono il benessere, la creatività e la collaborazione.

Il progetto concepito e realizzato dall’architetto Zuccon, finito di costruire a dicembre del 2017, rappresenta uno degli esempi contemporanei della sostanziale trasformazione dello spazio ufficio proprio secondo le dinamiche sopra sintetizzate. Il progetto ha riguardato un intervento di totale ristrutturazione di un edificio esistente, all’interno del sito dell’Agenzia Spaziale Europea sede Italiana (esaesrin) che si trova a Frascati, mediante la sua demolizione e ricostruzione, per adeguarlo alle nuove norme sismiche. Con l’occasione di questo adeguamen-

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› LUOGHI DEL LAVORO to, la committenza si è fatta promotrice primaria della richiesta di innovazione del concetto di spazio ufficio, pensando a questo intervento come ad un primo modello sperimentale che accogliesse tutte le trasformazioni in atto del modello di lavoro. La struttura si sviluppa su un unico piano e copre una superficie di circa 370 mq, dedicati quasi tutti esclusivamente allo spazio ufficio (55 mq di servizi). I principi tecnologici di realizzazione sono stati influenzati anche dalla necessità dell’ente di ottenere la certificazione Leed, che rappresenta un protocollo di approccio volontario da parte della com-

Full Project ha realizzato gli ambienti di lavoro coniugando innovazione, design e comfort, elevando il concetto stesso di ufficio in smart office.

CREDITI Progetto Building 12 Esa-Esrin di Frascati Committente Esa-Esrin Frascati Progettazione architettonica e coordinamento Giovanni Zuccon, Michele Mastromarino

Direzione Lavori Giovanni Zuccon Progettazione architettonica interni

Giovanni Zuccon, Michele Mastromarino

Progettazione Impianti PR.AS Tecnica Edilizia Progettazione Strutture PB Ingegneria Srl General contractor Impresa Costruzioni Ing. Enrico Pasqualucci Srl

Contract arredi Full Project Srl Arredi Caimi, Haworth Impresa realizzazione verde interno Natura e Architettura

Foto Mario Pietravalle

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› LUOGHI DEL LAVORO inside

CAIMI BREVETTI

Pannelli fonoassorbenti per l’open space Esa ha scelto i pannelli fonossorbenti Snowsound che, grazie alla loro innovativa e perfomante tecnologia, hanno risolto in maniera elegante e raffinata i problemi acustici degli open space. Snowsound è stato scelto coerentemente con gli obiettivi della nuova sede che coniugano tecnologia e design, perfomance ed eleganza. La brillante intuizione alla base della tecnologia brevettata Snowsound è l’utilizzo di pannelli composti da materiale a densità variabile, che permette di ottenere un assorbimento selettivo alle diverse frequenze e quindi di ottimizzare l’acustica dell’ambiente nonostante lo spessore molto contenuto dei pannelli. L’assenza di cornici e cuciture e la peculiarità del materiale con cui sono realizzati i pannelli, li rendono estremamente leggeri, poco ingombranti e adattabili ad ogni ambiente.

Caimi Brevetti SpA

Via Brodolini, 25/27, 20834 Nova Milanese MB Tel. 0362 491001 info@caimi.com | www.caimi.com

inside

IMPRESA COSTRUZIONI ING. ENRICO PASQUALUCCI

Dal 1945 in tutti i comparti delle costruzioni L’impresa, che nel 1945 ha preso il nome del suo fondatore, opera in numerosi comparti in ambito pubblico e privato con particolare attenzione al restauro monumentale con interventi edili, di consolidamento, impiantistica speciale e scavi archeologici in palazzi e siti vincolati. Opera come General contractor anche nell’edilizia ordinaria, in particolare nella ristrutturazione di alberghi di pregio e uffici realizzando direttamente anche lavori specialistici: superfici decorate, impianti anti intrusione, opere strutturali speciali, consolidamenti, adeguamenti sismici e impianti speciali. Con 80 dipendenti, Pasqualucci Costruzioni è all’avanguardia nell’utilizzo di materiali e tecnologie ecocompatibili, energie alternative e nella gestione dei cantieri secondo i protocolli Leed.

Impresa Costruzioni Ing. Enrico Pasqualucci Srl

Via Savoia, 39/A - 00198 Roma | Tel. 06 8554833 Via Bartolomeo Benvenuto, 16 - 30175 Venezia Marghera | Tel. 041 922077 info@pasqualuccicostruzioni.it | www.pasqualuccicostruzioni.it

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NATURA E ARCHITETTURA Progetti di ambiente su misura

Natura e Architettura: un connubio che esprime un concetto di grande attualità e che sintetizza lo spirito e la qualità degli interventi di questa azienda, che da oltre vent’anni progetta e realizza spazi, pubblici e privati, con estrema attenzione per i materiali, le finiture, la funzionalità degli ambienti, oltre che per una progettazione intelligente e un’architettura bella e accessibile a tutti. Per il nuovo Building 12 Natura e Architettura ha realizzato l’arredo verde, ponendo l’attenzione su una selezione di piante capaci di assorbire l’inquinamento indoor e ridurre gli effetti dei campi elettromagnetici, oltre che a conferire allo spazio un altissimo livello estetico e sensoriale in grado di accrescere la qualità del lavoro. Il sistema in idrocoltura, inoltre, riduce il fabbisogno idrico delle piante, con un notevole risparmio in termini di gestione e manutenzione.

Natura e Architettura Ortolani srl

Via di Villa Senni snc - 00046 Grottaferrata RM Tel. 06 94315510 segreteria@naturaearchitettura.it | www.naturaearchitettura.it

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› LUOGHI DEL LAVORO

mittenza, orientato alla sostenibilità intesa come approccio olistico, dove ogni singola scelta – impiantistica, di materiale, distributiva – punta a ottimizzare la qualità ecologica dell’intervento. Quindi gli standard di efficienza energetica previsti dalle normative sono stati ampiamente superati dalle richieste dell’ente certificatore del Leed U.S. Green Building Council (USGBC). L’edificio nel suo involucro esterno sostanzia la filosofia compositiva progettuale dell’architetto Zuccon, che avendo nel tempo già realizzato altri edifici sul sito ha sempre ritenuto importante conservare un linguaggio di integrazione con l’ambiente naturale e del costruito preesistente, reinterpretando con i materiali, le forme e i sistemi cromatici il linguaggio del contesto, quando questo fosse qualitativamente significativo. Lo spazio interno, privo di barriere architettoniche e sostanzialmente privo di pareti, si presenta come un unico ambiente dove le componenti di arredo, articolate, configurano le diverse unità spaziali con usi differenziati e non tradizionali. L’innovazione d’uso degli spazi introduce ambienti per la collettività che non presentano alcun riferimento alle tradizionali sale riunione, piccoli spazi per un incontro a 4 persone, anche per una veloce video conferenza o riunione, mitiga ogni gerarchia, mentre il rispetto per tutti si sottolinea quando si propongono degli spazi unici dove parlare al telefono isolati per evitare di disturbare [ 88 ]

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i presenti. Il progetto ha posto particolare attenzione al comfort ambientale, cogliendo la sfida di pensare ad un luogo sostanzialmente unico, ma acusticamente molto controllato, con pannelli e separazioni anche costituite da vegetazione, che ottimizzassero l’assorbimento acustico. Ad affermare in termini linguistico architettonici l’innovazione tipologica dell’intervento è stato un uso spinto del colore: a differenza di un contesto esterno cromaticamente molto omogeneo, l’interno propone una vivacità cromatica che sottolinea la trasformazione concettuale dello spazio ufficio, avvicinandosi come risultato in modo evidente allo spazio domestico, divenendo questo principio probabilmente la cifra caratterizzante di questa trasformazione. Full Project, in qualità di fornitore di arredi, ha tradotto in opera il pensiero del progettista e della committenza con soluzioni idonee, sia utilizzando marchi del design nazionale e internazionale sia attraverso realizzazioni tailor made, con un risultato finale elegante, innovativo e creativo

L’OPINIONE della committenza

Ing. Roberto Franciosi Head of the ESRIN Estates and Facility Management Service

L’EVOLUZIONE DELLO SPAZIO UFFICIO E L’ATTENZIONE PER IL COMFORT DI CHI DEVE LAVORARE ALL’INTERNO DI QUESTO SPAZIO MI HANNO SEMPRE SPINTO A INDAGARE QUALSIASI INNOVAZIONE IN QUESTO CAMPO. AD ESEMPIO PRIMA DI AFFRONTARE QUESTA REALIZZAZIONE HO SVOLTO MOLTE VISITE PRESSO LE STRUTTURE UFFICIO PIÙ RECENTI COME GOOGLE O MICROSOFT. QUESTO MI HA PERMESSO, INSIEME ALLO STAFF CHE AVREBBE POI OCCUPATO QUESTI SPAZI E IN COLLABORAZIONE CON LO STUDIO ZUCCON, DI SVILUPPARE UN PROGRAMMA FUNZIONALE E TIPOLOGICO CHE RAPPRESENTASSE UN’EVOLUZIONE SOSTANZIALE DELLO SPAZIO UFFICIO DELL’ESA-ESRIN, EVOLUZIONE NON SOLO ARCHITETTONICA, MA ANCHE IMPIANTISTICA E STRUTTURALE. LA STRUTTURA ATTUALMENTE È UNO SPAZIO MOLTO APPREZZATO SIA DA CHI LO STA UTILIZZANDO, SIA DA CHI LO VISITA O LO VIVE PER UN BREVE PERIODO, ED È DIVENTATO UN MODELLO PER LO SVILUPPO DEGLI SPAZI FUTURI ALL’INTERNO DELL’ENTE.


CONTINUA...

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› LUOGHI DEL LAVORO

WOLTERS KLUWER, VIA DEI MISSAGLIA, MILANO

MENO SPAZIO PIÙ EFFICIENZA Un edificio terziario della periferia milanese viene ristrutturato con un intervento di riprogettazione degli interni affidato a Progetto Cmr. Sono i nuovi uffici di Wolters Kluwer Italia, società specializzata in editoria professionale e formazione

I nuovi uffici della Wolters Kluwer a Milano. Nell’area break l’aspetto predominante è la vivacità, sottolineata dal colore, caratteristica anche degli spazi informali, delle aree di supporto e dei salottini.

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Se il cambiamento generalmente possiede un’accezione positiva, quando qualsiasi cambiamento interviene a modificare il nostro equilibrio individuale e ci riguarda diventa invece fonte di ansia e di stress. Anche se non si tratta di un divorzio, ma semplicemente di un trasloco, come quello dei 480 collaboratori di Wolters Kluwer Italia che dopo 38 anni aveva deciso di lasciare la storica sede di Assago alle porte di Milano per trasferirsi in via dei Missaglia, una zona non particolarmente eccitante della metropoli milanese, in un edificio sorto in fretta insieme a tanti altri nella zona negli anni Settanta. In vista del trasferimento, necessario per far fronte alle – nel frattempo anch’esse mutate – attività della società, specializzata in editoria professionale e in formazione, per ridurre al minimo i disagi l’azienda decise di avviare un processo di condivisione mediante la creazione di focus group per creare

un ambiente di lavoro condiviso, dove potessero convivere al contempo le esigenze di razionalizzazione e ottimizzazione degli spazi e le preferenze e le aspettative dei collaboratori.

Un coinvolgimento, organizzato e seguito da Progetto Cmr che così ha potuto avere una visione chiara delle esigenze di tutti, azienda-committente e dipendenti-utenti, proseguito per tutto


› LUOGHI DEL LAVORO

Progetto Cmr Fondata nel 1994, Progetto Cmr (nella foto, i partner: da sinistra l’ingegner Marco Ferrario e gli architetti Antonella Mantica e Massimo Roj) è una società specializzata nella progettazione integrata, nata con l’obiettivo di realizzare un’architettura flessibile, efficiente ed ecosostenibile. La sede centrale è a Milano; ha uffici in diverse città: Roma, Atene Bahrein, Pechino, Ho Chi Minh City, Istanbul, Giacarta, Mosca, Praga, Singapore e Tientsin. Progetto Cmr è partner dell’European Architect Network. La società è strutturata in tre macro aree: architettura, ingegneria, design, che operano in modo integrato. Dal 2010 è tra i primi 100 studi di architettura al mondo nella classifica World Architecture 100 di Bd. Le ultime realizzazioni riguardano la nuova sede di Ing Direct a Milano, i nuovi uffici Adidas e Generali, le nuove sedi di HP a Milano e Roma, di UnipolSai a Milano, di uno spazio multi-funzione per Ferrari. All’estero Progetto CMR ha realizzato tra gli altri i masterplan China-Eu Future City a Shenzhen, Xiantao Big Data Valley a Chongqing e di Manjiangwan, disegnato seguendo i canoni di Slow City. www.progettocmr.com

La progettazione ha riguardato diverse aree: dagli open space agli uffici tradizionali, dagli spazi comuni ai focus room, dagli informal meeting all’area di ristoro. Per gli archivi personali dei dipendenti, cubi colorati (lockers) di cm 40x40 che, disposti secondo un gioco di profondità differenti, creano un piacevole motivo a parete (foto in alto).

il periodo dei lavori, con un mock-up del progetto e alcune visite in cantiere. Distribuiti su sei livelli più un ammezzato – l’ultimo piano è riservato alla dirigenza – che si sviluppano longitudinalmente con una distribuzione centrale, i nuovi uffici coprono una superficie di 6.500 metri quadrati, quasi 4.000 in meno rispetto a quelli occupati in precedenza. Per affrontare la riduzione di spazio migliorando al contempo la funzionalità degli ambienti di lavoro Progetto Cmr ha realizzato numerosi punti di incontro informali, riducendo la necessità di ricorrere ad inutilmente vaste sale riunioni, che a loro volta sono state

Nelle foto, alcuni ambienti di lavoro degli uffici Wolters Kluwer. I pavimenti in pvc sono di due colorazioni e con effetto cemento. La storia dell’azienda olandese viene ricordata con pannelli posti a lato delle postazioni di lavoro e con vetrofanie collocate sulle pareti vetrate (credits Progetto Cmr).

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› LUOGHI DEL LAVORO

rese riconfigurabili, così da prestarsi a differenti utilizzi, inclusi alcuni corsi di formazione che Wk organizza periodicamente. Inoltre, all’ingresso di ogni piano lunghi tavoli comuni accolgono i consulenti che non hanno necessità di una postazione fissa. La strategia generale adottata è stata quella di ridurre al minimo le possibilità di accumulo di materiale, che in una casa editrice è una situazione ricorrente. Le aree di lavoro dipongono così di sistemi di archiviazione condivisa – armadi e librerie – mentre i dipendenti possono riporre gli oggetti personali in appositi lockers – cubotti di 40 centimetri di lato – disposti con un gioco di profondità tra loro differenti, così da creare anche un piacevole motivo decorativo a parete. Con la stessa logica e per favorire una

corretta gestione dei rifiuti sono stati aboliti i cestini da scrivania, noto ricettacolo di indifferenziata, sostituiti, nel corridoio e nell’area break di ciascun piano, da isole ecologiche per la raccolta differenziata, che presentano anche il vantaggio indiretto di promuovere il movimento fisico. Essenzialmente aperti, gli ambienti di lavoro sono però provvisti di piccole focus room protette da pareti fonoassorbenti alte 1,5 metri e di soluzioni vetrate chiuse per i compiti che richiedono concentrazione o per svolgere conversazioni senza recare disturbo ai colleghi vicini. Uniformi nei colori sui toni del bianco e del grigio di pareti e pavimentazioni, gli ambienti sono ravvivati da tocchi di colore mediante serigrafie sulle pareti vetrate e elementi di arredo che identificano specifiche aree funzionali e di relax

Postazioni di lavoro in open space Uffici privati Il piano-tipo degli uffici con indicate le differenti aree di lavoro (credits Progetto Cmr).

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Sale riunioni tradizionali Aree di servizio e per riunioni informali

In alto una sala corsi di formazione. Qui accanto una piccola focus room - ambiente minimo per isolarsi e concentrarsi.

CREDITI Realizzazione Riqualificazione uffici Località Via dei Missaglia, Milano Committente Wolters Kluwer Progettazione di interni Progetto Cmr Superficie 6.500 mq Piani 6 (più ammezzato) Controsoffitti Armstrong Tende Silent Gliss Pareti mobili VetroIN Arredi Caimi, Dvo, Luxy, Quinti, Bene


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› LUOGHI DEL LAVORO

NUOVA SEDE BRENNTAG, MILANOFIORI

BRAND MINIMALISTA Per la nuova sede di Assago a sud di Milano, la multinazionale tedesca ha scelto di affidarsi allo studio milanese D2U - Design to Users. Una progettazione di interni basata su flessibilità modularità e integrazione tra architettura e impianti MilanoFiori, periferia sud di Milano, a cavallo tra i comuni di Assago e Rozzano, è uno dei poli terziari e commerciali più importanti realizzati nella prima periferia milanese negli anni Ottanta e Novanta e oggetto in anni recenti di un’importante estensione nell’area nord. Qui hanno sede numerose imprese italiane ed estere, tra le quali Brenntag, società tedesca di logistica nel settore chimico, che di recente ha preso posto in uno dei palazzi realizzati decenni fa dal costruttore Cabassi. All’allestimento dei nuovi uffici della multinazionale è stato chiamato lo studio milanese D2U, Design to Users, di Jacopo della Fontana e Corrado Caruso, con l’incarico di progettare gli interni del sesto piano di una delle numerose palazzine del distretto terziario. Uno spazio – 1.600 metri quadrati per 150 addetti – già oggetto di un intervento [ 94 ]

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di riqualificazione shell&core avvenuto qualche anno fa, sempre a cura di D2U per Unipol Sai, proprietaria dello stabile. Quella sviluppata da D2U è stata una progettazione pensata per un generico open space basata su flessibilità, modularità e integrazione tra architettura e impianti. Una progettazione di uno spazio che, rapidamente ed economicamente, possa essere implementato attraverso modifiche minime e per soluzioni spaziali o anche diametralmente differenti. La natura dell’organizzazione aziendale di Brenntag, prevalentemente strutturata in uffici e ambienti di gruppo chiusi, ha suggerito di movimentare il design dei corridoi, lunghi 90 metri, con slarghi destinati a un open space e ad ambienti di supporto, massimizzando la luce naturale per le aree di lavoro poste in facciata. Numerosi gli aspetti progettuali affron-


› LUOGHI DEL LAVORO

D2U | Design to Users Lo studio, specializzato nello sviluppo, valorizzazione e riconversione di patrimoni immobiliari, viene fondato a Milano nel 2003 da Jacopo della Fontana (foto), presidente e Ceo, e Corrado Caruso, direttore generale, mettendo a profitto le esperienze acquisite in oltre 30 anni di attività nel settore dell’architettura e della consulenza presso studi internazionali e per clienti corporate. Lo studio offre consulenze in tutti i settori dell’architettura. Prima di fondare D2U Jacopo della Fontana (laureato in architettura al Politecnico di Milano nel 1988) aveva operato per alcuni anni all’estero (Londra, Osaka, Francoforte) e in seguito collaborato con Progetto Cmr su progetti di interni e space planning per società multinazionali. Dal 2012 lo studio milanese è partner di Perspective Architectural Group, un network internazionale di professionisti che collaborando e mettendo a disposizione le proprie esperienze locali offre ai clienti un approccio globale a qualsiasi tipo di progetto. www.d2u.it

tati. Il primo ha riguardato i lunghi corridoi, risolto con la realizzazione di superfici vetrate disallineate, l’uso del colore e il posizionamento di grandi immagini murali per ciascuno dei diversi settori di attività della società tedesca: ricerca, chimica, pneumatici, food, cosmesi e sicurezza. La seconda mossa progettuale ha riguardato la realizzazione dei nuovi spazi di lavoro di tipo aperto, ergonomici e confortevoli, acusticamente controllati, con armadiature collocate tra le postazioni lavorative e i soffitti realizzati in gyptone acustico. Il terzo contenuto progettuale si è invece focalizzato sulla massimizzazione della luce naturale all’interno degli spazi di lavoro con l’inserimento di porte e pareti vetrate parallelamente alle facciate. Sono stati anche creati degli spazi riunione e training, riconfigurabili in poco tempo al variare delle necessità operati-

Gli uffici della Brenntag ad Assago MilanoFiori riprogettati dallo studio mlanese D2U Design to Users. Un progetto basato su flessibilità, modularità e integrazione tra architettura e impianti (foto ©Fausto Mazza).

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› LUOGHI DEL LAVORO ve attraverso l’uso di tavoli pieghevoli su ruote. Poi è stata la volta dell’immagine della società: è stata realizzata una nuova corporate image, allineata a quella minimalista e funzionale dell’azienda tedesca e fondamentale per definire la configurazione e l’aspetto della reception, punto di accoglienza e di conseguenza ambiente-chiave del brand aziendale. Infine, è stata la volta della creazione di un’area relax break-kitchenette, pensata quale punto di ritrovo dello staff. Attenzione particolare è stata posta all’utilizzo di materiali e componenti di fit-out naturali, riciclabili e sostenibili. L’aspetto cromatico gioca sui colori aziendali: rosso, blu e bianco e i toni di grigio per le pareti. Il pavimento di materiale tessile ha una tonalità più scura in corrispondenza del percorso principale, mentre sfuma in toni più chiari nell’area perimetrale e centrale destinata agli uffici. Gli arredi delle superfici di lavoro sono in color acero. Il blu elettrico aziendale è stato usato come colore d’accento sui pilastri interni e sull’intradosso della veletta dei corridoi, il cui ribassamento crea delle fughe prospettiche e delle quinte scenografiche lungo i percorsi. I colori aziendali infine sono ripresi negli arredi - disegnati da D2U - della kitchenette e della reception

Un aspetto della progettazione ha riguardato i lunghi corridoi: un problema risolto con la realizzazione di superfici vetrate disallineate, l’uso del colore e il posizionamento di grandi immagini murali (foto ©Fausto Mazza). Nel disegno, la pianta del sesto piano dell’edificio di MilanoFiori (credits D2U Design to Users).

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› LUOGHI DEL LAVORO CREDITI Cliente Brenntag Italia Committente Unipol SAI Assicurazioni Progettista e Direttore lavori Corrado Caruso, D2U - Design to Users

Interior Designer Silvia Tieghi, D2U Project Manager Massimiliano Molteni, D2U Sicurezza Laura Nai, D2U Design to Users Progetto e direzione lavori impianti elettrici Studio Rumi

Progetto e direzione lavori impianti meccanici THG Progetti

Impresa di costruzioni Linea Cantieri Impresa impianti elettrici Erregi Impresa impianti meccanici Cefla Pavimentazioni Desso, moquette autoposante; Tarkett, vinilico autoposante

Arredi, sedute e complementi Cardex per Arteco, Sitland, Arper, La Palma

Contenitori Dieffebi Arredi lounge Viccarbe Pareti vetrate Gecopar Arredi speciali Casa Sì Arredamenti Pannelli acustici Caimi Brevetti Segnaletica e immagini Minù Art Illuminazione Trilux Task light Flos Verde HW Style

Un altro aspetto progettuale ha riguardato la realizzazione dei nuovi spazi di lavoro di tipo aperto, ergonomici e confortevoli, acusticamente controllati, con armadiature collocate tra le postazioni lavorative e i soffitti realizzati in gyptone acustico (foto ©Fausto Mazza).

inside

CARDEX

Your office partner Cardex è il risultato di una lunga e consolidata collaborazione tra Pietro Carullo e Paolo Della Salda, architetti milanesi uniti da una grande vocazione pragmatica e creativa. Insieme hanno interpretato gli spazi del lavoro e della collettività anticipando i bisogni dei fruitori e relazionandosi con la committenza, i progettisti e le aziende. In quest’ottica hanno dato vita a un team che si occupa dello sviluppo e della gestione dei progetti: dal supporto tecnico alla consulenza, fino alla pianificazione logistica selezionando i migliori brand con soluzioni tecnologiche innovative e funzionali al workplace.

Cardex Srl

Via Civerchio 4 - 20159 Milano Tel. 02 29061389 info@cardex.it | www.cardex.it

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PROGRAMMA VENERDÌ 18 MAGGIO

GIOVEDÌ 17 MAGGIO 10:00

Saluti istituzionali Giovanna Melandri, Presidente Fondazione MAXXI Margherita Suss, Presidente AIDI Massimiliano Guzzini, Presidente ASSIL

9:30

10:20

Introduzione alla sessione “Nuove frontiere e applicazioni dell’illuminazione: innovazione tecnologica e di approccio al progetto” Allan Ruberg, Business Area President, Architecture & Design, ÅF Architecture & Design

9:50/12:50 Presentazione delle memorie moderatori Laura Bellia e Maurizio Rossi

10:40/12:50

Riconversione a LED dei centri storici Alessandro Grassia / Studio Astrapto L’illuminazione degli interni di Santa Maria Maggiore Francesca Migliorato, Luca Moscatello, Marco Schillaci / Enel X

Presentazione delle memorie moderatori Alessandra Reggiani e Marco Frascarolo Il progetto Life-Diademe: Roma sperimenta tecnologie innovative IoT nella illuminazione adattiva della smart city Paolo Di Lecce, Andrea Mancinelli / Reverberi Enetec, Marco Frascarolo / Università degli Studi Roma Tre, Giuseppe Rossi / INRiM Torino, Alberto Scarlatti /Areti

Il museo in scena attraverso la luce Alberto Pasetti Bombardella / Studio Pasetti lighting L’illuminazione digitale per il Vaticano: le opere rivivono grazie alla luce Carlo Maria Bogani / Osram

L’evoluzione della ricerca nel settore dell’illuminazione Chiara Aghemo, Anna Pellegrino / Politecnico di Torino, Laura Bellia / Università degli Studi di Napoli Federico II

Luci e ombre sui beni culturali: la forza evocativa della luce Carolina De Camillis, Riccardo Fibbi / Studio De Camillis Fibbi

Luce sul BIM: come cambia il processo progettuale per il lighting Marinella Patetta, Designer, Eugenia Marcolli, Designer / Metis Lighting

La nuova illuminazione artistica a LED della piazza del Campidoglio. Un esempio di integrazione Bruno Lalli, Cristina Scudetti / Areti degli Scrovegni Antonio Stevan, Progettista, Fabio Aramini / Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro, Piergiovanni Ceregioli / iGuzzini Illuminazione Spa

Matteo Gavazzeni / Gewiss Software LENICALC e prassi di riferimento UNI per la determinazione del LENI secondo la norma EN 15193-1:2017 Laura Blaso, Simonetta Fumagalli / Enea, Fabio Pagano, Luigi Schiavon / Assil, Gianpiero Bellomo / Tech-Nyx, Owen Ransen / Ransen Software La valutazione della qualità dell’illuminazione nel processo di analisi della qualità globale degli ambienti interni Fabio Fantozzi, Francesco Leccese, Michele Rocca, Giacomo Salvadori / Università di Pisa Antonello Durante / Dublin Institute of Technology, Arup lighting Dublino

Sebastiano Romano, Scenografo 14:00

Introduzione della sessione “L’illuminazione nelle smart city” Massimo Roj, CEO Progetto CMR

14:20/17:00

Presentazione delle memorie: moderatori Chiara Aghemo e Marina Vio La gestione smart della pubblica illuminazione e delle reti energivore: il progetto Public Energy living lab (PELL IP)

Luce sul BIM: come cambia il processo progettuale per il lighting designer Marinella Patetta, Eugenia Marcolli / Metis Lighting

Cosimi, Flavio Fontana, Giuseppina Giuliani, Nicoletta Gozo, Stefano Pizzuti / Enea

Cariboni Group - BIM: innovazione della progettazione Simone Morelli / Cariboni Group

ambientali ed energetiche nell’ambito di un progetto di rinnovamento dell’illuminazione urbana Anna Pellegrino, Dario Fisanotti, Gabriele Piccablotto, Rossella Taraglio / Politecnico di Torino, Alessandra Paruzzo, Gian Paolo Roscio / Gruppo Iren

14:00 /15:00 Presentazione delle memorie moderatore Anna Busolini ad uso scolastico. Interventi correttivi nel rispetto del cultural heritage Vincenzo Costanzo / University of Reading UK, Luigi Marletta, Francesco Nocera, Chiara Raciti / Università degli Studi di Catania Lighting IoT: la luce oltre l’illuminazione Marco Calculli e Alberto Paglialonga / Philips Lighting Italy Dubai water canal: luce, acqua e cicli lunari Michele Bassi / Neri Cariboni Group - BIM: innovazione della progettazione Simone Morelli / Cariboni Group 15:00/16:30

Introduzione della sessione “L’illuminazione dei beni artistici e architettonici” Francesco Prosperetti, Soprintendente Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma

Tavola rotonda “Luce e Innovazione: quale futuro?”

Paolo Meneghini / a2a Illuminazione Pubblica La caratterizzazione degli asfalti requisito indispensabile per una migliore progettazione dell’illuminazione stradale Paola Iacomussi, Giuseppe Rossi, Michela Radis / INRiM Torino Analisi di big data per un’illuminazione adattativa: il social centric lighting Alberto Giovanni Gerli / Arianna LUMENTILE – la piastrella luminosa per applicazioni Smart e IoT Luca Carraro, Guido Giuliani / Università di Pavia, Daniela Cicchelero / KERAPLAN

moderatore Chiara Aghemo relatori Pietro Palladino, Lighting Designer, Antonella Ranaldi, Soprintendente Beni Architettonici e Monumentali di Milano, Laura Giappichelli, Project Adviser EASME, European Commission, Mauro Annunziato, Direttore Divisione Smart Energy – Dip. Tecnologie Energetiche, ENEA, Aldo Bigatti, Senior Advisor Lighting Strategy di Gewiss, Stefano Lorenzi, Responsabile e-city di Enel X 17:00/18:45

Cerimonia di premiazione V edizione Concorso video “Riprenditi la città, Riprendi la luce”

20:30

Cena di gala presso Casina Valadier

piano LED nel territorio di Roma Capitale Marco Frascarolo, Sara Forlani / Università degli Studi Roma Tre Feltre, porta attiva delle dolomiti. L’intelligenza elettronica al servizio della cultura e del turismo Giovanni Antonio Albertin, Daniele Pessotto / Albertin&Co, Francesco Iannone, Serena Tellini / Consuline Architetti Associati 17:00/ 17:30 Conclusioni


17-18 MAGGIO 2018/ MAXXI

e a r u t l u C : i h g o u I L D I e A e e l a n Luc o i z a N o s es r g n o C

Museo Nazionale delle arti del XXI secolo via Guido Reni, 4/a Roma

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› LUCE

L’ILLUMINOTECNICA E GLI ARCHITETTI

NEL PROGETTARE GLI EDIFICI, ACCADE SPESSO CHE ALL’ILLUMINAZIONE NON VENGA ATTRIBUITA LA DOVUTA IMPORTANZA, RITENENDO CHE CIÒ CHE SI HA IN MENTE, UNA VOLTA REALIZZATO, SARÀ POI PERCEPITO PROPRIO COSÌ COME SI ERA IMMAGINATO, SENZA PENSARE TROPPO ALLA LUCE di Laura Bellia Laura Bellia Laura Bellia è Professore Ordinario di Fisica Ambientale presso il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università degli Studi Federico II di Napoli. È docente di Illuminotecnica in alcuni corsi di laurea e laurea magistrale dell’Ateneo di appartenenza. Svolge attività di ricerca nei settori della termofisica dell’edificio e principalmente dell’illuminotecnica, su temi che riguardano la qualità dell’illuminazione, la luce naturale, il comfort visivo, l’abbagliamento, gli effetti non visivi della luce, e in particolare l’influenza dell’illuminazione sui ritmi circadiani, le sorgenti Led, i sistemi di controllo automatico per l’integrazione luce naturale/artificiale. È stata ed è promotore di numerosi accordi di collaborazione scientifica e convenzioni, stipulati tra il Dipartimento di afferenza e istituzioni ed enti sia pubblici che privati. È responsabile scientifico del Laboratorio di Illuminotecnica presso il Dipartimento di afferenza. L’attività di ricerca è testimoniata da circa 120 pubblicazioni. Svolge attività di referee per qualificate riviste internazionali sui temi di ricerca. È presidente della sezione territoriale Campania di Aidi (Associazione Italiana di Illuminazione).

SIstema Infinito di Davide Groppi

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Volendo, per semplicità, concentrare l’attenzione sui luoghi interni, l’illuminazione, intesa come uso della luce artificiale, viene molto spesso vista semplicemente come una delle utenze finali dell’impianto elettrico, e non troppo raramente accade che sia lo stesso progettista dell’impianto elettrico a definire collocazione e comandi dei cosiddetti ‘punti luce’. La scelta dei corpi illuminanti viene effettuata prevalentemente in base al rispetto delle normative per quanto riguarda i luoghi di lavoro e su basi estetiche per quanto riguarda gli ambienti domestici. Nel primo caso avviene sovente che sia lo stesso produttore dei corpi illuminanti a ‘regalare’ il progetto, nel secondo caso si procede sulla base dell’esperienza, senza necessariamente redigere un vero e proprio progetto illuminotecnico e, anche volendo, questo risulta impossibile nei casi in cui gli apparecchi illuminanti da inserire in contesti domestici, veri e propri oggetti di design, appartengono alla categoria degli ‘apparecchi decorativi’ e non si dispone quindi di dati fotometrici. Vi sono inoltre applicazioni particolari in cui lo studio della luce è di primaria importanza: ad esempio i luoghi destinati alla vendita, dai semplici negozi ai centri commerciali, alle

esposizioni, e anche in questi casi è piuttosto raro che l’autore del progetto architettonico si occupi della parte illuminotecnica: nel migliore dei casi viene interpellato un light designer, altrimenti c’è sempre il progetto offerto dalla ditta produttrice dei corpi illuminanti. Analizzando questo scenario si potrebbero trarre due considerazioni: la prima è che l’illuminotecnica, ossia la tecnica dell’illuminazione, non sempre è vicina al mondo degli architetti, tranne in rari casi; la seconda è che sembra vi siano due diverse modalità di approccio al mondo dell’illuminazione: una più decorativa o di ambientazione, tipicamente considerata appannaggio degli architetti, l’altra più tecnica, basata su progetti, calcoli, verifiche e misure, tipicamente considerata appannaggio degli ingegneri. In realtà sia lo scenario, sia le conseguenti considerazioni sono frutto di un’evoluzione storica che vedeva il progettista dell’impianto elettrico come il portatore di elettricità (e quindi di luce) negli edifici. Le lampade collocate in ambiente, rappresentando utenze finali, dovevano essere dimensionate insieme all’impianto a monte di esse e dunque gli architetti non potevano e dovevano essere coinvolti.


› LUCE

I calcoli illuminotecnici erano effettuati in modo standardizzato ed anche le soluzioni proposte erano relativamente limitate. Per fortuna i tempi sono cambiati e con essi deve cambiare anche la nostra mentalità: poiché la scelta e la collocazione delle sorgenti luminose in un ambiente ne modifica la percezione dello spazio e poiché lo spazio è progettato dagli architetti, deve essere demandata a questi ultimi, per via diretta o indiretta, la scelta del modo in cui tale spazio deve essere percepito. Non esiste un’illuminazione decorativa e una illuminazione tecnica: esistono gli individui che, grazie all’illuminazione e al proprio sistema visivo ricevono informazioni dall’ambiente circostante. Queste sono necessarie non solo ad orientarsi e a svolgere varie attività, ma anche a determinare sensazioni, stimolare stati d’animo, favorire il benessere. L’illuminazione, come l’architettura, è tridimensionale e con essa si integra, non si può ricondurre a calcoli effettuati su superfici bidimensionali, anche se tali calcoli sono necessari per comprenderne alcuni degli effetti. Sebbene questo comporti degli sforzi, gli architetti devono riappropriarsi della luce: l’illuminotecnica appartiene a loro

Non esiste una illuminazione decorativa e una illuminazione tecnica: esistono gli individui che, grazie allʼilluminazione e al proprio sistema visivo ricevono informazioni dallʼambiente circostante

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› LUCE

LUCI D’ARTISTA, INTESA SAN PAOLO, TORINO

ONDA DI LUCE DINAMICA Avrebbe dovuto illuminare il capoluogo piemontese per il solo periodo natalizio, ma il successo di pubblico ha convinto i vertici della banca a rendere permanente l’installazione luminosa progettata da Migliore+Servetto Architects per l’ultimo piano di Torre Intesa

La notizia è recente: l’installazione luminosa realizzata al trentacinquesimo piano del grattacielo Intesa Sanpaolo di Corso Inghilterra a Torino in occasione dell’edizione 2017 di Luci d’artista – la manifestazione artistico-culturale che, in occasione del Natale, illumina la città con opere di artisti contemporanei – rimarrà e diventerà permanente. Una decisione voluta dal vertice torinese del gruppo bancario, dopo il successo di pubblico del progetto messo a punto dallo studio Migliore+Servetto Architects. L’installazione, intitolata “ -cromactive”, trae ispirazione dal segno alfa, un segno che rimanda all’origine del tutto. L’opera si compone di due elementi. Il primo poggia su una delle terrazze nord del grattacielo all’altezza del 35° piano (l’edificio porta la firma di Renzo Piano). Il secondo è sospeso nella serra bioclimatica, cuore verde in cima all’edificio, che ospita ristorante e lounge bar Piano 35. I 166 metri di altezza del grattacielo offrono una collocazione ideale all’installazione luminosa, che è visibile da ogni direzione: dal centro cittadino, dalle pe-

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riferie e dalla collina. È nel cuore del grattacielo, all’interno della serra bioclimatica, che un’onda di colore, sensibile ai mutamenti della luce, invade lo spazio fino a 16 metri di altezza. Cento scaglie luminose, come frame in stop motion, generano, grazie a una tecnologia innovativa, un vortice iridescente, reso vivo e cangiante dalla luminosità che l’oggetto stesso irradia e in dialogo con la riflessione costante della luce naturale. È un’onda di luce dinamica che si espande in facciata dove, a 145 metri di altezza, un chilometro di nastri flessi in vetroresina ondeggia nel vento, restituendo una ripetizione infinita del segno alfa che assume, grazie alla luce, un valore narrativo. Si tratta di una scelta che riprende l’idea progettuale del grattacielo che, grazie alla sua doppia pelle, respira sfruttando i flussi d’aria secondo le stagioni e la ventilazione dei solai. Per ottenere una diffusione ottimale della luce, alle lastre sospese in metacrilato è stata applicata una tecnologia avanzata di serigrafia secondo un algoritmo che le ha trasformate da elementi trasparenti


› LUCE

Migliore+Servetto Architects Mara Servetto e Ico Migliore, coadiuvati da un team internazionale di architetti e designer, sviluppano, su diverse scale, progetti caratterizzati da un uso espressivo della luce e delle nuove tecnologie. Sono stati premiati con numerosi riconoscimenti internazionali, come il XXI (2008) e il XXIII (2014) Compasso d’Oro Adi. Entrambi insegnano al Politecnico di Milano, dove hanno lavorato al fianco di Achille Castiglioni. Sono visiting professor in Giappone: Ico Migliore alla Tokyo Zokei University e alla Kuwazawa Design School di Tokyo; Mara Servetto alla Joshibi University di Tokyo. www.architettimiglioreservetto.it

Nelle foto, i giochi di luce dell’installazione luminosa realizzata al 35esimo piano del grattacielo Intesa Sanpaolo di Torino per la manifestazione Luci d’artista, su progetto di Migliore+Servetto Architects (crediti grattacielo Intesa Sanpaolo, foto ©Michele D’Ottavio).

CREDITI Realizzazione Alfa Cromactive Committente Intesa Sanpaolo Località Corso Inghilterra, Torino Progettazione Migliore+Servetto Architects Foto Michele D’Ottavio

a piani dinamici di luce. Una particolare pellicola dicroica, calandrata su di un lato di ciascuna lastra, polverizza la luce in centinaia di riflessioni nello spazio, facendo vivere l’installazione anche di giorno. L’illuminazione, che ha come sorgenti luci Led a basso consumo, è controllata attraverso un sistema dmx per la creazione di scenografie suggestive, che permette la variazione d’intensità nei diversi momenti della giornata, modulando la luminosità in considerazione del livello di luce presente nello spazio, con un’attenzione particolare al controllo dei consumi. L’installazione luminosa nel suo complesso costituisce dunque una presenza cangiante, che respira e vibra in sintonia col vento e con la struttura, plasmandosi alla luce naturale e trasformandosi nel buio. «Abbiamo lavorato su elementi

singoli che, addizionati nello spazio, diventano forma e organismo unico. Densità quindi, non forme diverse – spiegano Ico Migliore e Mara Servetto – I singoli elementi si compongono in scenari differenti dove la trasparenza e la leggerezza diventano poi azione, movimento e luce. È come entrare nella forma di un albero o all’interno più infinitesimale di un organismo complesso, in un paesaggio naturale dove ombra, luce ed elementi atmosferici entrano e modificano la percezione. La percezione, infatti, varia ulteriormente secondo la distanza e la prospettiva. Il progetto si compone di due installazioni, una esterna e l’altra interna, che si pongono in forte dialogo con il luogo e con l’orizzonte per cui sono pensate, quasi fossero cresciute spontaneamente come nuovi organismi narranti nel paesaggio abitato»

L’interno della serra bioclimatica del grattacielo viene invaso dalle scaglie di luce luminose che generano un vortice iridescente. Un’onda di luce dinamica visibile da ogni parte della città (foto ©Michele D’Ottavio).

Alle lastre in metacrilato è stata applicata una tecnologia avanzata di serigrafia che le ha trasformate da elementi trasparenti a piani dinamici di luce (foto ©Michele D’Ottavio).

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› LUCE

Margherita Süss Architetto e lighting designer, nel 1999 Margherita Süss fonda, con Ruggero Guanella e Marco Montani, Gms Studio, tra i principali studi italiani di progettazione illuminotecnica, con più di 300 piani della luce al proprio attivo (tra i più recenti Rovigo e Trento), che ha progettato l’illuminazione monumentale e la riqualificazione illuminotecnica di importanti città (Venezia, Viterbo, Siracusa, Bari). Fino al 2014 Süss ha insegnato Illuminotecnica alla facoltà di Scienze dell’Architettura del Politecnico di Milano. Presidente di Aidi dal 2015. www.studiogms.it

COINVOLGERE I GIOVANI PROGETTISTI VALORIZZARE IL LAVORO DELLE DELEGAZIONI REGIONALI, PROMUOVERE IL RICONOSCIMENTO DELLA FIGURA PROFESSIONALE DEL LIGHTING DESIGNER COLLABORARE CON LE AZIENDE DI SETTORE SONO STATI I PRINCIPALI IMPEGNI DI QUESTI ANNI ALLA PRESIDENZA DI AIDI

In alto, l’illuminazione del Sacro Monte di Varallo (dettaglio del gruppo scultoreo all’interno della Cappella Ecce homo (Committente: Riserva naturale speciale del Sacro Monte di Varallo; progetto Gms Studio Associato).

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PROMUOVERE LA CULTURA DELLA LUCE Margherita Süss, architetto e lighting designer, da oltre tre anni è presidente di Aidi, l’associazione italiana di illuminazione. Circa vent’anni fa, con Ruggero Guanella e Marco Montani ha fondato a Milano lo studio Gms Architecture&Engineering. A lei abbiamo rivolto alcune domande in previsione del congresso dell’associazione che sarà chiamato a rinnovare le cariche sociali. Domande incentrate sul ruolo odierno della progettazione illuminotecnica e dei lighting designer alle prese con i continui cambiamenti tecnologici di questa fase storica. Architetto, cosa sono stati questi anni di presidenza di Aidi? Tutto ciò che in questi anni ho proposto di fare e ho fatto come presidente dell’associazione è sempre stato legato alla missione di Aidi, vale a dire la promozione della cultura della luce. Che ha voluto dire realizzare iniziative, anche eterogenee, per coinvolgere un pubblico di professionisti il più ampio possibile. In questi anni abbiamo puntato molto sui corsi di formazione destinati ai progettisti, non necessariamente lighting designer, ma architetti e ingegneri desiderosi di imparare cose nuove e che sentivano il bisogno di saperne di più in materia di cultura della luce. Siamo arrivati quest’anno alla seconda edizione, con 13-14 corsi realizzati sia sull’illuminazione di interni che di esterni. Abbiamo puntato sui giovani, continuando la bella esperienza rivolta ai progettisti in erba che va sotto il nome di Riprenditi la città, riprendi la luce. In que-

sti anni abbiamo cercato di valorizzare le iniziative realizzate dalle singole delegazioni regionali e ne abbiamo sfruttato la capillarità, per realizzare momenti di confronto sui temi più interessanti della nostra professione. Un impegno, il nostro, che ha significato crescita dell’associazione anche in termini di iscritti. E per un presidente questo è sempre un bel lascito. Nel settore della progettazione illuminotecnica esiste un problema di adeguatezza della cultura tecnica dei progettisti. Qual è il suo punto di vista? L’Aidi si batte in tutte le sedi affinché vi sia un riconoscimento di questa figura professionale, vale a dire il progettista illuminotecnico o il lighting designer, un professionista in grado di maneggiare con capacità il potere immateriale della luce, senza fare errori o danni. Danni che quando ci sono hanno una ricaduta temporale dell’ordine di una quindicina d’anni. Ecco perché diciamo e ripetiamo fino alla noia che la progettazione di un’illuminazione, interna o esterna non fa differenza, necessita di un professionista specializzato. Se poi ci aggiungiamo lo sviluppo delle nuove tecnologie, comprendiamo che è impossibile lasciare le cose al caso e che quindi il ruolo di un’associazione come la nostra diventa importante. Così com’è importante che i bandi di gara per la realizzazione di nuovi impianti di illuminazione pubblica riconoscano l’importanza di una figura come quella del progettista qualificato. Ad oggi questo non c’è e nei bandi è ancora l’aspetto economico a farla da padrone, purtroppo.


› LUCE

Negli ultimi anni il mondo della produzione illuminotecnica ha fatto notevoli progressi. Questi progressi aiutano la crescita di cultura tecnica dei progettisti? Negli ultimi dieci anni, nel nostro settore, abbiamo assistito a un’evoluzione tecnologica senza precedenti. Occorre che i professionisti sappiano maneggiare con cura le nuove tecnologie digitali ed elettroniche: pensiamo al telecontrollo e alla telegestione, temi che impongono un cambio di approccio culturale oltreché tecnico. Nel nostro Paese operano le più importanti aziende del mondo nel campo della luce, aziende diventate grandi anche grazie alla capacità di dialogo con il mondo della progettazione e alla flessibilità con cui affrontano il cambiamento. La formazione di progettisti qualificati passa anche attraverso l’istruzione e l’università. Quale dovrebbe essere il ruolo del mondo accademico per far crescere la cultura illuminotecnica attuale? Anche il tassello rappresentato dall’università si rivela fondamentale. Oggi gli studi più avviati fanno fatica a trovare tecnici da inserire nei propri organici, proprio per la mancanza di una preparazione specifica. Per cui il rapporto con il mondo dell’università è essenziale. È vero che si fanno master dedicati, ma è ancora troppo poco. Sarebbe utile che l’università in quanto tale riconoscesse la figura professionale del progettista illuminotecnico, ma non è ancora così. Ancor oggi, purtroppo, la luce viene considerata una materia da studiare all’interno dei corsi di fisica tecnica.

In questi ultimi anni qual è stato l’atteggiamento delle aziende pubbliche e semipubbliche sul tema dell’illuminazione? Anche i gestori della pubblica illuminazione possono avere un ruolo importante nella crescita culturale e professionale della nostra categoria, vale a dire saper realizzare e gestire impianti ben fatti e che siano funzionanti per un buon numero di anni. Non si tratta solo di adeguare, con le nuove tecnologie, gli impianti pubblici in una logica di esclusivo risparmio energetico. Mentre diamo per scontato l’acquisizione del tema energetico alla cultura tecnica corrente, non altrettanto possiamo dire per ciò che riguarda la scelta della tipologia di impianto e di apparecchio da impiegare, la geometria stessa di un determinato impianto, la direzione della luce eccetera. Serve un nuovo approccio tecnico e culturale adeguato ai temi dell’oggi, che, ad esempio, riconosca l’importanza della conoscenza del territorio e l’importanza fondamentale del censimento degli impianti di pubblica illuminazione come operazione fondamentale per impostare un buon progetto

In alto, l’illuminazione pubblica del centro storico di Ortigia a Siracusa: un dettaglio di piazza Duomo (committente: Citélum; progetto illuminotecnico Gms Studio Associato). Sotto, l’illuminazione del Sacro Monte di Varallo; vista della Basilica (committente Ente di gestione riserva naturale speciale del Sacro Monte di Varallo; progetto Gms Studio Associato).

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› LUCE

foto Alessandra Chemollo

DIOR | MIAMI | 2016 Il progetto è stato concepito con l’idea di avvicinare haute couture e architettura. Le forme, le dimensioni e l’eleganza dei pannelli in cemento ad alta densità, sagomati per creare un involucro ‘plissettato’, sono intercalati da elementi verticali luminosi. Un connubio di forme, tagli e luce a sottolineare raffinatezza, perfezione e nobiltà della maison Dior. La stessa sofisticatezza si ritrova negli ambienti interni del negozio. Il progetto della facciata dello store di Miami è dello studio parigino Barbarito Bancel Architectes, quello degli interni di Pma - Peter Marino Architect. foto Alessandra Chemollo

PROGETTARE LA LUCE

LUXURY LIGHT STORE IN QUESTE PAGINE PRESENTIAMO TRE ESEMPI DI PROGETTAZIONE ILLUMINOTECNICA INTEGRATA ALL’ARCHITETTURA E ALL’INTERIOR DESIGN REALIZZATI RECENTEMENTE NEGLI STATI UNITI DA METIS Metis Lighting Nasce nel 1989 a Milano dalla volontà di Marinella Patetta e Claudio Valent. Entrambi architetti, si incontrano all’inizio della carriera nello studio di Piero Castiglioni. Da più di 30 anni, Metis Lighting è uno studio indipendente con oltre 20 designer, architetti e graphic designer. Negli anni, Metis ha lavorato con marchi come Bulgari, Dior, Louis Vuitton, Valentino, De Beers, Nespresso, Cèline, Fendi e Zegna. Lo studio è specializzato nello sviluppo di prodotti custom e soluzioni ad hoc, in cui luce, architettura e design convivono. www.metislighting.it/metis/

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LIGHTING PER BRAND GLOBALI DEL LUSSO NEL CAMPO DELLA MODA, DELLA GIOIELLERIA E DELL’ARREDO. SPECIFICITÀ DI OGNI PROGETTO DELLA LUCE LA STRETTA COLLABORAZIONE CON ARCHITETTI E COMMITTENTI PER RAGGIUNGERE UN’INTEGRAZIONE TOTALE, EVOCATIVA DEI VALORI DELLA MARCA E ALLO STESSO TEMPO FUNZIONALE – GRAZIE ALLA CONOSCENZA TECNICA SPECIFICA DELLO STUDIO MILANESE – ALLA MIGLIORE VALORIZZAZIONE DEGLI SPAZI E DEGLI OGGETTI DA ILLUMINARE.


› LUCE

courtesy Metis Lighting

BULGARI | NEW YORK | 2016 Il progetto illuminotecnico del negozio, che riprende il concept sviluppato nel primo store di via Condotti a Roma, è stato studiato con un sistema esclusivamente a Led bianco dimmerabile e dinamico, controllato tramite il sistema DMX, da 3.000 K a 5.000 K, per esaltare le caratteristiche dei gioielli Bulgari che vanno dall’oro e oro bianco al platino, dai diamanti alle pietre preziose colorate. Il progetto di restyling del flagship store di Bulgari è di Pma - Peter Marino Architect.

courtesy Metis Lighting

B&B ITALIA | NEW YORK | 2016 Il progetto illuminotecnico è stato sviluppato in modo da integrarsi con l’ambiente circostante e rispondere alle esigenze di flessibilità espositiva richieste da B&B. Particolarità del progetto è la presenza di un winter garden, un ambiente verde all’interno dello showroom, per il quale è stato sviluppato un sistema di illuminazione con Led e ioduri metallici da 4.000 K specifici per lo sviluppo del verde. Il progetto del flagship store newyorkese di B&B è di Citterio-Viel & Partners Interiors.

foto Stefano Pasqualetti

foto Stefano Pasqualetti

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Passa a una gestione più intelligente delle tue aree bagno

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Tork EasyCube™ utilizza dispositivi connessi, un’app user-friendly e statistiche intelligenti per trasformare la gestione delle aree bagno. Le informazioni disponibili in tempo reale indirizzano la pulizia laddove necessaria, liberando gli addetti dai compiti superflui e facendoli concentrare sul lavoro essenziale. Le statistiche permettono di ottimizzare le operazioni, con un ulteriore risparmio di tempo e risorse. Avrai la certezza che zone critiche come le aree bagno saranno sempre pulite, fresche e pronte ad accogliere i visitatori. Il risultato è un’ospitalità sempre migliore, approvvigionamenti molto più efficaci e addetti alla pulizia più motivati.

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› DESIGNCAFÈ AFFRONTARE LA SFIDA DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO

IL TERRITORIO DI GREGOTTI Il volume, catalogo della mostra antologica che il Pac di Milano ha dedicato a Vittorio Gregotti in occasione dei suoi novant’anni, curato da Guido Morpurgo, propone l’ideale continuità dei progetti e delle opere costruite da Gregotti e Associati in 64 anni di attività con Il territorio dell’architettura, il libro-manifesto di Vittorio Gregotti pubblicato per la prima volta nel 1966. Lo studio, in tutte le sue diverse articolazioni e composizioni, ha generato oltre 1.200 opere che rappresentano una sorta di unicum nella vicenda dell’architettura europea e contemporanea, coincidente con un’idea di unità metodologica e di integrità attraverso l’impegno in tutte le scale del progetto: architettura, disegno urbano, pianificazione territoriale, interni, allestimenti museali, disegno del prodotto industriale, grafica ed editoria. Introdotto dalla prefazione del curatore, il volume riunisce i contributi di Vittorio Gregotti (Il territorio dell’architettura), Rafael Moneo (L’istinto critico di Vittorio Gregotti), Franco Purini (Un dialogo), Joseph Rykwert (Costruire il territorio) e Guido Morpurgo (Il catalogo impossibile. Il territorio dell’architettura, o dell’unità significante del progetto) con il regesto illustrato delle opere e dei progetti dal 1951 – anno della prima collaborazione di Vittorio Gregotti e Giotto Stoppino con Ernesto Nathan Rogers per la IX Triennale – al 2017.

Il territorio dell’architettura Gregotti e Associati. 1953_2017 PAC Padiglione d’Arte Contemporanea Skira Editore, Milano pp 128 - 35 euro - ISBN 978-88-572-3772-5

L’olandese Nenk Ovink è un esperto internazionale di gestione delle risorse idriche. Nel 2015 è stato chiamato a dirigere le attività del progetto Rebuild by Design, iniziativa varata dal governo federale Usa dopo il devastante passaggio, tre anni prima, dell’uragano Sandy sulla costa orientale, per affrontare i problemi dell’innalzamento delle acque del mare. Jelte Boeijenga, invece, è uno scrittore e ricercatore nel campo della pianificazione urbana. Insieme hanno scritto Too Big, un libro che racconta la storia di Rebuild by Design a partire dalla formula innovativa del concorso di progettazione partecipata: uno strumento che consente a tutti gli attori locali di partecipare e pianificare la resilienza urbana. Il libro offre numerose ricette che sia i governi nazionali sia le

comunità locali possono mettere in campo per affrontare in modo profondamente differente dal passato il problema degli effetti dei cambiamenti climatici. “La sfida climatica - sostengono Ovink e Boeijenga - è troppo urgente per essere ignorata e ha dimensioni tali che non è pensabile affrontarla con i metodi tradizionali. Il design può colmare queste lacune e sposare scienza e politica, il mondo reale e l’immaginazione. Il compito di Rebuild by Design non è fare piani ma cambiare la cultura”. Too Big Rebuild by Design A Transformative Approach to Climate Change Nenk Ovink e Jelte Boeijenga naioıo publishers ISBN 978-94-6208-315-8

MOSCA E LE SUE ARCHITETTURE On the road è il titolo di una collana di guide di architettura contemporanea dedicate al racconto di un luogo, di una città o di un’area geografica attraverso le sue architetture. Questa di Mosca traccia la recente storia dei cambiamenti urbanistici della capitale russa e il processo di modernizzazione della città, con esempi che provengono da altre grandi capitali, soprattutto occidentali. Gli ultimi quindici anni di storia russa hanno profondamente modificato il volto della capitale, introducendo cambiamenti importanti nella città comunista degli anni

Ottanta che evidenziano plasticamente i molti contrasti e le molteplici sfaccettature della capitale. Insieme a una breve introduzione e alle informazioni essenziali per pianificare una visita, la guida include diversi saggi che forniscono il contesto storico della città per poi considerare i suoi possibili sviluppi futuri. Gli itinerari comprendono un centinaio di opere architettoniche, storiche e contemporanee, illustrate con immagini, disegni e descrizioni e referenziate una ad una sulla mappa – ahimè troppo piccola – che fa da copertina alla guida.

On the road city. Mosca Guida all’architettura con mappa illustrata Forma Edizioni, Firenze 221 pp - 18 euro ISBN 978-88-96780-97-8

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› NUOVI SPAZI DEL RETAIL

FABBRICA ITALIANA CONTADINA, BOLOGNA

LA FIERA DELLA BIODIVERSITÀ Inaugurato pochi mesi fa ha già vinto un Mipim Award come best shopping centre. Il più grande parco agroalimentare al mondo è un’idea di Oscar Farinetti, creatore di Eataly per riconvertire il precedente mercato ortofrutticolo di Bologna in una cascina moderna dove produzione, trasformazione e vendita fanno parte di un’unica esperienza

In alto, uno degli spazi interni alla Fabbrica italiana contadina, aperta al pubblico dal novembre scorso. A fianco, l’ingresso esterno ai padiglioni e sulla facciata il logo di Fico.

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Si chiama Fico, Fabbrica italiana contadina. È il parco alimentare più grande al mondo e nasce da un’idea di Oscar Farinetti, creatore di Eataly e oggi a.d. di Fico Eataly World. La sede della fabbrica contadina, che unisce produzione agricola, trasformazione del cibo, biodiversità e commercio di prodotti di qualità, è la periferia nord est di Bologna. Centomila metri quadrati dedicati alle qualità gastronomiche del territorio italiano ricavate sulle aree del Caab, il Centro agro alimentare del capoluogo emiliano, che fino a qualche tempo fa ospitava gli operatori del mercato ortofrutticolo locale, spostato ora in un’area vicina. Con Fico ci troviamo di fronte a una fabbrica decisamente originale, di due ettari di superficie destinati a campi e stalle all’aperto con duecento animali e duemila cultivar. Una grande cascina moderna di otto ettari coperti, con 40 fabbriche di alimentari in funzione, 40 luoghi di ristoro allestiti e animati, bar, chioschi, street food, ristoranti stellati e ottomila metri quadrati di botteghe e mercati.


› NUOVI SPAZI DEL RETAIL

LE FABBRICHE, I MERCATI E LE BOTTEGHE COLTIVAZIONI E ALLEVAMENTI DIDATTICA E FORMAZIONE

Best Shopping Centre 2018

EVENTI E CENTRO CONGRESSI RISTORANTI, CHIOSCHI E BAR

CREDITI Realizzazione Fabbrica Italiana Contadina, Fico Località Bologna Committente Cibo (Costruire Insieme Bologna) Idea progettuale Eataly Design, Thomas Bartoli

(direzione artistica e progettista per Fico)

Progettazione esecutiva e modellazione energetica Politecnica Ingegneria e Architettura Progettazione impianti elettrici Projecad Sviluppo Prelios General contractor Cmb, Carpi Direzione lavori Giorgio Boldreghini, Tecnopolis Direzione lavori impianti meccanici Luca Buzzoni, Polis-Impianti

Direzione lavori impianti elettrici

Gian Luca Baldissara, Polis-Impianti

Realizzazione impianti Cefla, Imola Opere a verde Flora Toscana/Orlandelli; Arcadia Impianti; Giardini Valle dei Fiori

Progettazione architettonica e direzione lavori Centro Congressi

Tecnopolis, Zola Predosa

In alto, la pianta e le funzioni di Fico. Sopra, il frutteto l’ingresso e gli stalli delle biciclette a disposizione del pubblico per percorrere gli spazi esterni e interni del parco agroalimentare.

Nella fi losofia di Eataly, nella nuova fabbrica contadina sono presenti, oltre a sei aule didattiche intitolate ai venti (Bora, Libeccio, Scirocco, Ponente, Levante e Maestrale), sei giostre educative per far conoscere a grandi e piccoli i segreti del fuoco, degli animali, della terra, del mare, delle bevande e del futuro.

Le giostre propongono un viaggio a ritroso nel tempo, alle origini dell’uomo. Si tratta di sei racconti, frutto delle narrazioni originali dello stesso Farinetti raccolte in Ricordiamoci il futuro (edizioni Feltrinelli), all’interno di sei installaziooni interattive, con attrezzature multimediali, ambienti immersivi,

Inizio lavori gennaio 2016 Apertura 15 novembre 2017 Superficie del comparto 230.000 mq Area complessiva Fico 100.000 mq Superficie coperta 85.380 mq Superficie degli edifici 56.055 mq Gla (superficie commerciale utile) 36.675 mq Superficie a verde 25.620 mq Superfici pedonali 8.050 mq Superfici parcheggi e viabilità 127.050 mq Valore delle opere 140 milioni di euro

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› NUOVI SPAZI DEL RETAIL

Thomas Bartoli Si laurea in architettura al Politecnico di Milano nel 1997. Si forma nel settore della progettazione commerciale. Ha lavorato in Italia e all’estero, in Russia e nei Paesi Baltici. Dal 2012 lavora per Eataly come responsabile dello studio di progettazione dei nuovi punti vendita in Italia. Ha diretto il team di progettazione di Fico Eataly World.

L’HORTUS DI CARLO RATTI ASSOCIATI L’INSTALLAZIONE DIDATTICA PROGETTATA DA CARLO RATTI ASSOCIATI PER LA FABBRICA CONTADINA DI BOLOGNA GUARDA AL FUTURO DELL’ALIMENTAZIONE CON UN’ESPERIENZA DIRETTA DI COLTURA IDROPONICA

Un intervento originale e innovativo in cui natura e nuove tecnologie, in particolare quelle legate all’IoT, cercano nuove forme di relazione. Si tratta di L’uomo e il Futuro - Hortus, un padiglione interattivo in cui, grazie a un innovativo sistema che abbina agricoltura idroponica e tecnologie digitali, chiunque può coltivare i propri ortaggi e seguirne la crescita da remoto. Si tratta di una serra idroponica condivisa: i visitatori entrano nel padiglione circolare e piantano un seme nella vasca idroponica iniziando a seguire la crescita delle piante. Grazie a una serie di sensori che registrano lo stato di ciascun ortaggio il visitatore può

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rimanere connesso con Hortus grazie alla web app del padiglione, abbinando il proprio profilo personale a quello della pianta che si appresta a germogliare. Sempre attraverso la app l’utente, anche a distanza nel tempo e dovunque si trovi, potrà tenere traccia delle condizioni biologiche della pianta e del suo livello di crescita, e condividerle eventualmente sui social (con #MyHortus). Quando la pianta è matura, potrà essere raccolta e mangiata. L’obiettivo finale del progetto, che risponde alle sfide lanciate da Fico, è quello di stimolare un dibattito sui nuovi sistemi di agricoltura e di condivisione. I visitatori vengono accolti nel padiglione da un ologramma video di due personaggi familiari: un uomo anziano e una bambina. Allo stesso tempo, compiendo il gesto di piantare un seme, possono prendere parte alla costruzione di una coltivazione idroponica condivisa, che ci ricorda il possibile contributo di ogni individuo alla produzione globale di cibo.


› NUOVI SPAZI DEL RETAIL

Politecnica

In alto, lo spazio Arena che ospita incontri e presentazioni; nella pagina a fianco, alcuni interni ed esterni con lo spazio dedicato all’Unesco con il totem dell’organizzazione delle Nazioni Unite.

esperienze hands-on e interventi di data visualisation che ripercorrono la storia del rapporto tra l’uomo e la natura, con particolare attenzione al tema della biodiversità italiana. Le prime cinque sono state realizzate con la collaborazione di Clonwerk e Limiteazero; la sesta da Carlo Ratti Associati. Un luogo unico del made in Italy del cibo e della gastronomia, in cui è presente anche il design italiano (Alessi, iGuzzini, Kartell, Sambonet, Smeg, Whirpool e altri) e un centro congressi, che può ospitare meeting per 50 persone o convegni con 1.000 presenze. Un luogo periferico

collegato alla città e alla stazione ferroviaria grazie agli autobus targati Fico e al cui interno ci si può spostare con un trenino dedicato o con biciclette disponibili all’ingresso. Un’operazione nuova, originale, coraggiosa, quella di Fico Eataly World, resa possibile dalla collaborazione tra il comune di Bologna, la Fondazione Fico, presieduta da Andrea Segré e che raggruppa numerosi enti e università, e Prelios Sgr, società di gestione del risparmio che dal 2014 gestisce il fondo dei parchi agroalimentari italiani. Il concept iniziale dell’opera è di Thomas

È una delle principali società italiane di progettazione integrata che opera nei comparti dell’architettura, dell’ingegneria e dell’urbanistica. A Politecnica fanno capo 40 tra soci, ingegneri e architetti, che hanno firmato lavori in più di cinquanta Paesi al mondo, con un fatturato annuo di circa 15 milioni di euro. Cinque le sedi italiane della società: Modena, Milano, Bologna, Firenze e Catania e dieci i Paesi in cui Politecnica è presente: Armenia, Belize, Malta, Repubblica democratica del Congo, Sierra Leone, Turchia, Etiopia, Kenya e Panama. La società sviluppa progetti, pubblici e privati, nei settori dell’edilizia scolastica, sanitaria, industriale e nelle infrastrutture. Con la divisione internazionale ha realizzato opere civili e infrastrutturali in numerosi Paesi in via di sviluppo nell’ambito di progetti finanziati da donors e istituzioni pubbliche Internazionali (nella foto, Giuseppe Cacozza). www.politecnica.it

«Fabbrica Italiana Contadina è il luogo unico del made in Italy del cibo e della gastronomia. Un’operazione originale che unisce produzione agricola, trasformazione del cibo, biodiversità e commercio di prodotti di qualità»

CREDITI Progetto Carlo Ratti Associati Team di progettazione Cra (Carlo Ratti,

Giovanni de Niederhausern, Saverio Panata, Alessandro Tassinari, Chiara Borghi, Aunie Frisch, Gary di Silvio, Valentina Grasso, Giulia Maccagli, Michele Versaci, Andrea Riva, Andrea Pedrina, Andrea Galanti, Emanuele Protti, Damiano Gui, Freddie Hong)

General Contractor Paolo Castelli SpA (costruzioni); Cws (infrastruttura digitale) Consulenza su idroponico

Ceres (Paolo Battistel); Indoorline

Riconoscimento dell’immagine Tabula Natural Interfaces In una delle giostre didattiche, quella dedicata all’Uomo e al Futuro, trova spazio Hortus, l’installazione progettata da Carlo Ratti Associati. Un luogo in cui natura e nuove tecnologie definiscono nuove forme di relazione.

Videografica Setteventi Supporto piante Tekspan Progettazione impiantistica Marco Gavioli Sponsor tecnici Valoya, Masserdotti Tornelli Faac Foto Max Tomasinelli, Daniele Iodice

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› NUOVI SPAZI DEL RETAIL

Bartoli, coordinatore del team di Eataly Design, lo studio di progettazione per l’Italia di Eataly che ha sede a Milano. Come per le altre realizzazioni di Eataly in l’Italia, anche a Bologna si è trattato di un recupero di una struttura già esistente. Per Fico, l’edificio che ospitava il Caab aveva caratteristiche adeguate all’idea di fabbrica contadina: grandi altezze, ampie campate, strutture portanti in legno lamellare, logistica tipica del mercato coperto. Una parte importante del progetto cu-

rato da Eataly ha riguardato il design interno, con una progettazione ad hoc del verde, del colore e della cartellonistica. Originale poi l’idea di servire gli spostamenti interni alla nuova fabbrica attrezzando lo spazio una corsia centrale ciclabile. Altro fattore caratterizzante il progetto l’illuminazione naturale, garantita dalla luce proveniente dall’alto. La parte più impegnativa ha riguardato invece il lavoro con i partner commerciali, molto differenti tra loro. Tra i

clienti infatti convivono marchi strutturati e veri e propri artigiani del food. Una eterogeneità che ha comportato una progettazione su misura per ciascuna delle ‘fabbriche’ di cui si compone Fico. Diversamente dalle altre sedi progettate, a Bologna il team di Eataly Design si è trovato di fronte una situazione del tutto nuova, con il punto vendita collegato direttamente alla produzione. Dal concept iniziale, grazie all’apporto di Politecnica, società di ingegneria

Sopra, il padiglione che ospita le serre e una delle vie principali della fabbrica.

IL MONDO DI PIZZOLI IL BISTROT INTERPRETA LA FILOSOFIA DELLA SOCIETA’ BOLOGNESE CON UNO SPAZIO IN CUI LA NATURALITÀ E L’AMBIENTE SONO I CARATTERI PREDOMINANTI

Il legno, declinato nella sua forma più semplice, la tavola, è l’elemento generatore di tutto lo spazio del Bistrot della Patata presente all’interno di Fico. Il contenitore si suddivide in due aree: una più intima, dedicata al consumo del prodotto; l’altra, dedicata all’informazione e alla distribuzione del prodotto stesso, si offre alla vista dei visitatori che percorrono la galleria. Entrando, l’approccio alla conoscenza

del tubero parte da una visuale inedita: il visitatore si trova a confrontarsi con un ingrandimento a dismisura di una patata. La patata, una volta affettata, può essere aperta e disposta nello spazio per consentire al visitatore di scoprirne i contenuti multimediali. Questo elemento fuori scala diventa icona del bistrot e permette di percepire lo spazio in maniera sempre diversa. Il Bistrot della Patata, che ha una superficie di 165 metri quadrati, di cui 87 fruibili dal pubblico, ha un modulo in centine di abete multistrato ignifugato, completato con polistirolo autoestinguente, resinato e finito ad aerografo. Il modulo misura 3 metri e 10 per 2,40 per 3 di altezza.

Pierfrancesco Frassanito

Il progetto del bistrot è di Pierfrancesco Frassanito (foto ©Massimo Cocchi).

Nel 2002 fonda lo studio a Rimini. Progetta residenze, alberghi, ristoranti, spazi pubblici e privati. Nel 2006 si aggiudica il secondo posto del concorso internazionale Saie Selection Awards 2009, Low Cost and Low Energy sustainable housing. Lo studio opera anche nel settore del restauro. Tra gli interventi più recenti, il restauro della cancellata monumentale di Alessandro Mazzucotelli e l’ingresso della vecchia fiera campionaria di Milano.

CREDITI Ideazione San Progetti - Expansion Group Progettazione e direzione lavori San Progetti, Pierfrancesco Frassanito

Collaboratori Daria Zacchini Grafica e contenuti video Expansion Group Progettazione impianti Cotti & Marchi Piero Cotti

Calcolo e realizzazione delle strutture in legno Progettolegno, Maria Urru

Coordinatore della sicurezza Irc, studio Rodolfo Costa

Consulenza illuminotecnica Pianeta Luce Realizzazione impianti e opere edili Cotti & Marchi

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› NUOVI SPAZI DEL RETAIL

di Modena, si è passati al progetto definitivo, all’esecutivo delle opere civili, strutturali e impiantistiche, alle valutazioni tecniche urbanistiche, alla verifica di realizzabilità degli aspetti normativi, tecnici, logistici e organizzativi. Si è trattato di un appalto integrato: una soluzione che ha beneficiato degli aspetti positivi della collaborazione tra progettisti e imprese di costruzione. Anche in questo caso, l’operazione non è stata semplice: proprio per la grande varie-

tà delle presenze commerciali, i layout sono stati modificati decine di volte, soprattutto per rispondere alle differenti esigenze di ordine impiantistico dei partner commerciali presenti. L’obiettivo generale del progetto è stato quello di conservare e valorizzare al meglio ciò che già esisteva. Nessun intervento quindi sulla copertura e sull’impianto fotovoltaico esistente e mantenimento delle capriate di legno per consentire il passaggio della luce naturale.

In alto, due dei numerosi luoghi di trasformazione dei prodotti. Per le sedute è stata scelta Nolita, che rievoca le origini di un percorso storico iniziato da Pedrali nel 1963 con le prime sedie da giardino in metallo. Sedia o poltroncina, interamente in acciaio, studiate per utilizzo outdoor, impilabili. Designer Mandelli, Pagliarulo. Sempre di Pedrali il robusto Tavolo Inox con base in ghisa sabbiata.

IL MURO DI CIOCCOLATO DI CRA IL PADIGLIONE VENCHI, AZIENDA SPECIALIZZATA NELLA PRODUZIONE DI CIOCCOLATO, È IL SECONDO PROGETTO CURATO DA CARLO RATTI ASSOCIATI ALL’INTERNO DI FICO

La postazione multimediale impiega dispositivi di intelligenza artificiale e di riconoscimento del viso dei visitatori al tavolo di degustazione (foto Daniele Iodice).

Lo spazio del padiglione è definito da una parete commestibile alta tre metri e mezzo e lunga otto, composta da migliaia di cioccolatini disposti a mosaico. Il muro divide lo spazio di vendita ed esposizione dalla parte immersiva, in cui i visitatori possono intraprendere un’esperienza di degustazione digitale. All’interno del padiglione infatti vengono impiegati dispositivi di intelligenza artificiale e

riconoscimento del viso (sviluppati con lo studio dotdotdot) che consentono di visualizzare le reazioni delle persone mentre assaggiano il cioccolato. Dopo l’esperienza di degustazione i visitatori entrano nella camera Ritratti al cioccolato dove vengono proiettate le loro emozioni. Secondo Carlo Ratti Associati, il progetto è anche l’occasione per indagare sul futuro degli spazi commerciali, alle prese con la concorrenza dell’e-commerce: il padiglione infatti rappresenta un’innovazione per affermare l’importanza dello spazio fisico, in cui il digitale e lo spazio possono produrre nuovi luoghi di attrazione e fascino.

Il muro di cioccolato di Venchi all’interno di Fico. Il progetto è di Carlo Ratti Associati (foto ©Daniele Iodice).

CREDITI Progetto Carlo Ratti Associati Cliente Venchi Team di progettazione Carlo Ratti,

Giovanni de Niederhausern, Andrea Cassi (capo progetto), Francesco Strocchio, Federico Riches, Aunie Frisch, Pietro Leoni, Andrea Pedrina, Gary di Silvio, Gianluca Zimbardi, Alberto Bottero, Damiano Gui

Progettazione interattiva Dotdotdot con Toby Knyvett

Hardware e realizzazione Fgm, Fabrizio Milani Progettazione illuminotecnica in collaborazione con Targetti

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Tecnopolis La società di Zola Predosa offre servizi integrati di ingegneria e architettura nei settori dell’edilizia e delle infrastrutture. Fondata nel 1999, la società opera nel campo della progettazione di strutture direzionali, commerciali, industriali e piattaforme logistiche. Attualmente vi lavorano 25 tecnici, tra architetti e ingegneri, che realizzano studi di fattibilità, attività di project management e progettazione integrata, architettonica, strutturale e impiantistica, direzione lavori, studi di impatto ambientale e progettazione di opere di mitigazione, coordinamento e supervisione della sicurezza nei cantieri e fire engineering. Grazie alla controllata Polis Impianti, Tecnopolis completa l’offerta di servizi integrati per progetti energetici ed ecosostenibili (nella foto, Marco Baraldi). www.tecnopolis.it

1. Facciata ventilata in lastre di grès porcellanato montate su sottostruttura in profili metallici e coibentazione in pannelli di lana di roccia ad alta densità. 2. Controsoffitto modulare ispezionabile, fonoassorbente, con pannelli di lana di vetro ad alta densità. 3. Manto di copertura costituito da membrana autoadesiva bitumata, con funzione protettiva e di barriera al vapore; isolamento termico in pannelli (spessore cm 12); strato di prima impermeabilizzazione e settorizzazione con adesivo a freddo; elemento di tenuta al fuoco e resistente agli ultravioletti ad alta riflettenza. 4. Controsoffitto modulare ispezionabile, fonoassorbente, in pannelli di fibra minerale. 5. Pannelli in Mdf fresato e rivestito in nobilitato melamminico (spessore cm 16), con materassino fonoisolante in feltro.

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6. Facciata continua in profili di alluminio e vetrata con vetri retroverniciati. 7. Pannelli in Mdf fresato e rivestito in nobilitato melamminico con materassino fonoisolante in feltro dogato. 8. Manto di copertura costituito da membrana autoadesiva bitumata, con funzione protettiva e di barriera al vapore; isolamento termico in pannelli (spessore cm 12); strato di prima impermeabilizzazione e settorizzazione con adesivo a freddo; elemento di tenuta al fuoco e resistente agli ultravioletti ad alta riflettanza. 9. Controsoffitto modulare ispezionabile, fonoassorbente, con pannelli di lana di vetro ad alta densità.

In alto, lo sviluppo del prospetto delle facciate di Fico e lo schema planimetrico del centro congressi e del foyer di collegamento.

Lo spazio della grande sala convegni viene riconfigurato secondo le esigenze mediante pareti manovrabili Anaunia (foto Luigi Ottani).

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› NUOVI SPAZI DEL RETAIL

Nelle foto, il foyer e l’esterno del centro congressi.

IL CENTRO CONGRESSI Il Centro Congressi è l’unico fabbricato realizzato ex-novo all’interno del complesso edilizio di Fico. È stato costruito sull’area di sedime del centro distribuzione pasti originariamente a servizio del Caab. Il vecchio fabbricato è stato pressoché interamente demolito, conservando solo i pilastri perimetrali che ora sostengono le travi principali della copertura in legno lamellare della nuova realizzazione. A pianta quadrata di circa 36 m di lato, l’edificio si connette a un corpo a svi-

«Due le esigenze da soddisfare nella progettazione del centro congressi: utilizzare la sala principale come platea per eventi e suddividerla in più sale autonome di diversa dimensione» luppo longitudinale formando un vasto open-space con funzione sia di lobby sia di spazio autonomo adatto a ospitare eventi e manifestazioni di vario tipo. La sala del centro congressi vero e proprio occupa, palco compreso, una superficie di circa 950 mq. Due le esigenze manifestate dalla com-

mittenza: utilizzare la sala come platea per eventi congressuali e cinematografici e come spazio libero per eventi di diverso tipo; suddividere la sala principale in più sale di diversa dimensione, per ospitare eventi con un numero variabile di partecipanti e con la possibilità di utilizzare più sale contemporaneamente. La prima esigenza è stata soddisfatta realizzando il pavimento della platea perfettamente in piano e prevedendo l’utilizzo di sedute amovibili; ciò ha consentito di liberare completamente la platea, che può così essere attrezzata per i più disparati utilizzi. Nella logica dei diversi utilizzi, le pareti esterne della sala sono in parte vetrate per poter beneficiare, in caso di eventi non congressuali, dell’illuminazione naturale e della vista dell’ambiente esterno. Le vetrate sono provviste di un doppio ordine di tende, sia filtranti sia oscuranti. Pareti manovrabili a scomparsa permettono di suddividere longitudinalmente la sala plenaria, che può ospitare più di 850 persone, in diversi ambienti di minori dimensioni per – rispettivamente – 200, 300 o 550 posti a sedere. Tali

pareti, formate da pannelli alti 7 metri, scorrono lungo una guida incassata nel controsoffitto e, a sala plenaria, vengono stoccate nel retropalco attraverso due feritoie chiudibili ricavate nella parete di fondo palco (gli elementi amovibili del palco, rialzato di 65 cm, consentono il transito dei pannelli). L’elevato potere fono-isolante delle pareti manovrabili e la realizzazione di efficaci setti acustici al di sopra del controsoffitto, in modo da eliminare ogni ponte acustico tra una sala e l’altra, permettono l’utilizzo contemporaneo di più sale, anche contigue, senza disturbo reciproco. L’utilizzo contemporaneo e indipendente delle sale è garantito dall’architettura dell’impiantistica elettrica e di illuminazione e di climatizzazione degli ambienti, autonoma per ogni singola sala, nonché dall’architettura degli impianti audio-video, organizzati su più postazioni di regia, così come ogni singola sala è provvista di uno schermo e di un proprio doppio sistema di americane per l’illuminazione di scena

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ANAUNIA

RICONFIGURARE GLI SPAZI Anaunia progetta, realizza e installa pareti manovrabili Made in Italy, in Italia e nel mondo. Nata nel 2005, l’azienda coniuga creatività, design e competenza tecnica in un programma completo di pareti manovrabili insonorizzate per il residenziale e per l’ufficio, insonorizzate in vetro, a taglio termico per esterno, in vetro temperato e partizioni mobili a pacchetto. Per Fico ha realizzato le pareti manovrabili del centro congressi, dando vita a spazi flessibili per ospitare fino a 3 meeting contemporaneamente, in un ambiente acustico perfetto. Alte 7 m, sono rivestite in tessuto trevira fonoassorbente e oltre a un indice di isolamento acustico Rw = 56 dB, hanno un coefficiente di assorbimento ponderato ∝w = 0,6.

Anaunia Srl

Via Barbatorta, 247 - 47826 Villa Verucchio - Rimini Tel. 0541.670108 info@anaunia.it | www.anaunia.it

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› DESIGNCAFÈ LEGALE E COLORATO LE CHIUSURE SONO STATE QUI UTILIZZATE COME ELEMENTO CARATTERIZZANTE DELLA RISTRUTTURAZIONE DEGLI UFFICI DI UN AFFERMATO STUDIO LEGALE MILANESE Non sempre gli ambienti degli studi legali brillano per originalità. Spesso infatti capita di imbattersi in stanze buie o dall’arredo scontato, difficilmente prevalgono ambienti luminosi e colorati. Fa eccezione D&S, studio legale associato di via Fatebenefratelli a Milano che, alle prese con una ristrutturazione interna, ha puntato sull’inserimento di porte di alta qualità e carattere, in un’inedita alternanza di colori. Le porte sono di Lualdi, modello LCD62, disegnate da Luigi Caccia Dominioni. Un modello storico, un’icona senza tempo di tecnica ed estetica. L’elemento di originalità è dettato dall’inedita varietà di colori utilizzati. Si va dal rosso carminio al blu genziana, dal giallo zolfo al rosso traffico, dall’azzurro al yellow green all’orange e al giallo navone

fino al verde menta. Il modello consente una grande flessibilità, grazie all’anta reversibile, alla cerniera a scomparsa e al telaio telescopico che si adatta ai diversi spessori di muratura. La complanarità dello stipite con l’anta dà eleganza e raffinatezza alla parete. Le rivisitate proporzioni della cornice e le Sopra, un corridoio con le porte in tecnicolor e accanto nuove finiture accendono la linea classica l’interessante dettaglio di una vecchia maniglia di Caccia Dominioni recuperata e inserita sulla nuova porta Lualdi LCD62. di note contemporanee.

LA RIGENERAZIONE URBANA DI PIUARCH

LE FORME DEI CENTRI COMMERCIALI Il retail è da sempre un focus importante dell’attività progettuale di Lombardini22. A conferma ecco il libro Progettare il Retail, di Paolo Facchini e Adolfo Suarez Ferreiro che Luigi Prestinenza Puglisi ha recentemente presentato alla stampa. Non è una monografia su una realtà professionale, né un libro tecnico: è un catalogo selettivo di progetti, una mappa concettuale, un glossario metodologico, un taccuino di schizzi e di appunti ricco di informazioni. Progettare il Retail Un percorso nelle forme dei centri commerciali Paolo Facchini e Adolfo Suarez Ferreiro a cura di Michele Calzavara Hoepli - Lombardini22 205 pp - 29,90 euro ISBN 978-88-203-8281-0

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PER INTERVENIRE NELLE PERIFERIE URBANE LO STUDIO MILANESE HA IDEATO ESPACO, UN SISTEMA MODULARE RIPETIBILE, IN MATERIALE PLASTICO E DALLA FORMA GEOMETRICA. LA PRESENTAZIONE ALLA FIERA DI SAN PAOLO. LA PRIMA APPLICAZIONE IN UNA SCUOLA DELLA CITTÁ BRASILIANA All’Expo Revestir, la fiera di San Paolo in Brasile (13-16 marzo), lo studio milanese Piuarch ha esposto un sistema modulare destinato a riqualificare gli spazi residuali della città brasiliana. Il sistema nasce con l’obiettivo di promuovere la rigenerazione urbana diffusa nella grandi e nelle piccole città, di favorire l’interazione sociale e di dare impulso agli interventi concreti a scala di quartiere. In uno stand allestito al Transamerica Expo Center è stato

creato Espaço, un sistema semplice e ripetibile grazie per convertire le aree urbane centrali e periferiche delle città. Espaço si sviluppa a partire da un elemento modulare in materiale plastico dalla forma geometrica – ispirato all’icona paulista di Mirthes dos Santos Pinto e all’arte concreta di Helio Oiticica – che, reiterato a seconda delle necessità, dà origine a una superficie attrezzata a disposizione della collettività. Una superficie aperta, di volta in volta dimensionabile, flessibile, trasformabile, economica, riutilizzabile e soprattutto personalizzabile con le risorse disponibili. Alcuni moduli creano la pavimentazione, altri, estrusi, possono invece diventare panche, vasche dove coltivare ortaggi, tavoli, totem, punti dotati di prese elettriche o, ancora, luoghi per lo scambio di libri. La loro colorazione accesa in fucsia e arancione, infine, è studiata appositamente per rendere Espaço un vero e proprio segnale urbano e per indicarlo come un pezzo di una rete urbana.


elements soluzioni per l’ufficio a cura di Elena Riolo

Da una recente indagine Doxa emerge che il 40% dei lavoratori è già oggi favorevole a un’organizzazione smart del lavoro basata sulla collaborazione, con ambienti e postazioni condivisi e forme di lavoro agile. Ma la stessa indagine rivela anche che il 27% è insoddisfatto dell’open space dove lavora e il 70% trova che configurare ogni mattina la postazione condivisa comporti una perdita di tempo. E se in conclusione apprendiamo che il cambiamento è accettato più facilmente dove sono i manager a dare l’esempio, quel lavoratore su cinque insoddisfatto della propria postazione di lavoro spiega anche che a livello di progettazione e di design per l’ufficio molto lavoro rimane ancora da fare. Se ai tempi di Henry Ford per disegnare un ufficio bastava confrontarsi con lui, a dover essere condiviso ascoltando i dipendenti è prima di tutto il progetto.

Ieva Petersone: Allegoritmica8 2017 Olio su tela 150 x 200 cm


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VITRA PACIFIC CHAIR

HAWORTH OPENEST PER L’UFFICIO

Pacific Chair, disegnata da Edward Barber e Jay Osgerby per Vitra e commercializzata da Unifor, è una seduta semplice: schienale e braccioli regolabili sono parte integrante del profilo verticale, caratteristica del design che consente di sedersi anche di lato. Il meccanismo sincronizzato risponde automaticamente al peso dell’utente, trasmettendo un’immediata sensazione di comfort, mentre il movimento verticale dello schienale rende possibile da seduti un’ulteriore regolazione lombare. Altre regolazioni possono essere eseguite con semplicità mediante elementi di comando posizionati in modo intuitivo. Lo schienale imbottito è disponibile in tre diverse altezze. I componenti della nuova seduta sono realizzati in colori coordinati in versione chiara o scura.

Per Patricia Urquiola, architetto e designer internazionale, la flessibilità e il comfort sono due concetti che si intrecciano. Openest, la collezione di arredi per l’ufficio, nasce da questa convinzione. Le persone, infatti, per lavorare da sole o in gruppo hanno bisogno di spazi confortevoli e di flessibilità. Spazi che siano allo stesso tempo caldi, invitanti e funzionali, in cui si possa lavorare insieme in relax. Openest è questo: un insieme di arredi per le aree lounge tra cui divani e pouf morbidi al tatto e alla vista, che si adattano alle esigenze di chi lavora nell’ambiente ufficio. Anche gli schermi sono studiati per garantire riposo al corpo e alla mente.

www.vitra.com

www.haworth.com/eu/

ANAUNIA PARETI MANOVRABILI INSONORIZZATE IN VETRO

LE PARETI MANOVRABILI INSONORIZZATE IN VETRO RISPONDONO ALLE ESIGENZE DEI PROGETTISTI. SONO MODULI VETRATI INDIPENDENTI CHE SCORRONO SU GUIDE SOLO A SOFFITTO

L’esigenza di progettare uffici innovativi, con spazi flessibili che permettano di adeguarsi a diverse situazioni e di lavorare con piacere in ambienti luminosi, funzionali e di design viene soddisfatta dalle pareti manovrabili insonorizzate in vetro Anaunia. Il sistema Anaunia è composto dI moduli vetrati indipendenti, inseriti in un telaio in alluminio che, mediante il facile scorrimento su guide solo a soffitto, si impacchettano in posizioni poco visibili. L’isolamento acustico, il bloccaggio e lo sbloccaggio degli elementi si ottengono con un sistema meccanico a manovella, che fa uscire e rientrare i compensi inferiori e superiori. All’interno del modulo le eventuali porte, complanari alla parete, sono anch’esse trasparenti.

www.anaunia.it

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PROGETTATI PER FAVORIRE LA COLLABORAZIONE, IN UNA LOGICA DI ELEGANZA E FLESSIBILITÀ DANDO UN SEGNO STILISTICO, FRUTTO DELLA PROGETTAZIONE DI FOSTER+PARTNERS

UNIFOR ELEMENT 02, DI OFFICE COLLECTION Office Collection di UniFor è un programma di arredi che Foster+Partners ha progettato pensando alla natura fluida e dinamica degli ambienti di lavoro contemporanei. Si tratta di componenti con un segno stilistico inconfondibile, che si legge nel rigore compositivo, nella leggerezza formale, nell’uso sapiente dei materiali e nella cura dei particolari. Postazioni operative singole e per piccoli gruppi, tavoli rotondi regolabili automaticamente in altezza, tavoli modulari di grandi dimensioni per sale riunioni, conferenze, spazi collettivi flessibili, armadi complementari per archiviazione: tutti elementi qualificati da un design essenziale, che ne favorisce

l’utilizzo da soli o in combinazione con altri componenti di arredo. Tra questi, Element 02: un tavolo di grandi dimensioni per sale riunioni e gruppi di lavoro. Ampio e di forma circolare, con diametro 200 cm, il piano di lavoro – in cristallo di sicurezza extrachiaro, retro verniciato bianco o nero oppure in legno rovere – è supportato da una struttura centrale metallica con base cilindrica dotata di elementi telescopici, con un’escursione da 65,5 a 124,5 cm, che favorisce le modalità di utilizzo differenziate, per operare seduti oppure in piedi, singolarmente o in gruppo.

www.unifor.it

HUMANSCALE QUICK STAND ECO, POLIFUNZIONALE SEMPLICE, ECO-SOSTENIBILE QuickStand Eco, la più recente soluzione Sit/Stand di Humanscale, ha già ottenuto diversi attestati nazionali e internazionali in materia di ergonomia e di eco-sostenibilità. Un dispositivo autoportante che favorisce una migliore efficienza e si integra perfettamente in ogni ambiente lavorativo. Adattabile a computer portatili, monitor singoli o doppi, Quick Stand Eco incentiva le persone a passare velocemente da una postura assisa, molto spesso protratta, in eretta riducendo i fastidiosi disagi causati dal sovraccarico alla colonna vertebrale. Minimo ingombro, aumenta infatti lo spazio disponibile su qualsiasi piano di lavoro: QuickStand Eco è adattabile alla morfologia di tutti gli operatori, ideale per postazioni condivise che richiedono anche una maggiore flessibilità.

www.humanscale.com

DURANTE TUTTE LE FASI PROGETTUALI HUMANSCALE PENSA SEMPRE AD UN NUMERO MINORE DI PARTI COMPONENTI. QUICKSTAND ECO È STATO PROGETTATO PER FUNZIONARE BENE ANCHE TRA 10 ANNI, COME SE FOSSE IL PRIMO GIORNO DI UTILIZZO

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LUXY SEDUTA POLIVALENTE

DVO TAVOLI DIREZIONALI

Prima, design Favaretto & Partners, è stata concepita come un sistema di sedute ampliabile e personalizzabile. Acciaio e legno sono i due elementi materici che si uniscono in diverse soluzioni e funzioni al fine di conferire un design particolare, unico, riconoscibile che esprime un diverso senso d’unità. La scocca in faggio lamellare di legno controbilanciata in rovere combinata a molteplici basamenti, permette l’uso della seduta in ambienti, personali e comuni e ne assicura il massimo della durabilità e resistenza nel tempo. La seduta polivalente è adatta al mondo contract e office.

DV909-Tokio, disegnata da Antonio Morello, è una collezione di tavoli direzionali che si distingue per la purezza delle linee e dove ogni dettaglio è studiato per esaltare la struttura architettonica di un oggetto dal forte impatto estetico. Realizzato con materiali di pregio, DV909-Tokio propone piani quadrati (140 per 140 cm e 75 cm di altezza) e rettangolari (380 per 120 cm e 75 di altezza), con o senza top access, rivestiti in fenix bianco o nero. Le gambe in metallo sono in bianco o antracite con bordi in rilievo.

www.luxy.com

www.dvo.it

CARDEX TECNOLOGIA, DESIGN E FUNZIONALITÀ IN OPERA Cardex è una società che si occupa da quasi 20 anni di contract nei luoghi del lavoro e della comunità attraverso la progettazione, consulenza e pianificazione. Negli anni ha creato una piattaforma integrata capace di offrire un trattamento privilegiato tra la committenza e i top brand, proponendosi come referente unico, gestore degli acquisti e coordinatore logistico. Mettendo a disposizione professionalità e

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competenze trasversali, Cardex si affianca a studi di architettura e ingegneria, progettisti e aziende, per fornire supporto in qualsiasi fase della progettazione e proponendo specifiche soluzioni d’arredo per ogni tipo di ufficio o spazio collettivo. La sua mission è portare nuove tecnologie, design, qualità e comfort negli ambienti dell’uomo.

www.cardex.it


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PER LA SEDE DI MILANO SKY ITALIA HA SCELTO I PRODOTTI PEDRALI. VERSATILI E FUNZIONALI PER LE ESIGENZE DEL MONDO DEL LAVORO CONTEMPORANEO

PEDRALI

PER SPAZI DI LAVORO SMART

In alto, spazio allestito con le sedute imbottite modulari Modus. Sopra, la poltroncina Grace. Sotto,la zona coffee-break con le sedute della collezione Babila e a destra la zona di brainstorming con il tavolo Arki-Table abbinato alle sedie Grace.

Sky Italia, per la sua sede di Milano Santa Giulia, ha scelto Pedrali. L’arredamento dell’ufficio contemporaneo richiede infatti soluzioni versatili, funzionali ed eleganti. E Pedrali risponde perfettamente alle esigenze del mondo del lavoro contemporaneo. La collezione di sedute imbottite e modulari Modus offre un giusto mix di comfort e funzionalità ed è in grado di creare nicchie di privacy ideali per brevi riunioni o meeting informali con un ristretto numero di partecipanti. Per la zona centrale di brainstorming è stato scelto il tavolo Arki-Table con ripiano in stratificato e gambe a cavalletto. Lineare, rigoroso e versatile, associato alle avvolgenti sedute Grace con gambe a slitta, questo tavolo si adatta molto bene ad ogni ambiente ufficio. Le sedie della collezione Babila, disegnate da Odo Fioravanti, connotano invece la zona coffee-break con la loro leggerezza e praticità.

La scocca in tecnopolimero sfrutta l’elasticità e la tridimensionalità del materiale plastico per offrire il massimo comfort in una veste più smart; le gambe in frassino donano calore all’ambiente e richiamano le gambe in massello di rovere del tavolo Arki-Table Wood delineando uno spazio moderno, luminoso e piacevole dove fermarsi per una pausa. Mix di tradizione e innovazione invece per il ristorante aziendale Gourmeet, per coniugare la buona cucina a un momento conviviale. La company canteen del gruppo è suddivisa in due zone distinte. Per l’area dedita al servizio al tavolo sono stati scelte le sedie Nemea, disegnate da Cazzaniga, Mandelli e Pagliarulo per Pedrali. Le gambe in massello di frassino e il sedile in multistrato donano un mood naturale allo spazio.

www.pedrali.it

IL CONTRACT RICHIEDE APPROCCIO GLOBALE, UN UNICO INTERLOCUTORE, QUALITA’ ARTIGIANALE E LA FORZA DELLA PRODUZIONE INDUSTRIALE. ARESLINE CON CONTRACT DESIGN NETWORK

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LE CERNIERE DELLA TEDESCA SIMONSWERK SONO PERFETTE PER MOVIMENTARE CHIUSURE PESANTI. ALTA TECNOLOGIA, FACILE REGOLAZIONE E SISTEMA DI SCORRIMENTO A CUSCINETTO

SIMONSWERK CERNIERE ANCHE PER LE PORTE PIÙ PESANTI L’allestimento dello spazio interno della sede del parlamento regionale del Brandeburgo a Potsdam, progettata dall’architetto Peter Kulka, parla un linguaggio architettonico contemporaneo che si traduce in un ambiente funzionale e luminoso. Le linee minimaliste e pulite, la predominanza del bianco, sono l’espressione dei valori di trasparenza e di apertura della realizzazione. Per la messa in opera delle porte, il progettista ha scelto le cerniere Variant/Vx 7939/160 di Simonswerk. Il sistema, concepito specificatamente

per le porte pesanti, permette di movimentare porte fino a 160 kg di peso, offre una comoda regolazione nelle tre dimensioni e un sistema di scorrimento a cuscinetto radente esente da manutenzione. Le cerniere Variant/Vx possono essere applicate su telai di materiali diversi come legno, alluminio e acciaio e sono disponibili in numerose finiture estetiche e in materiali nobili come l’acciaio inox e il bronzo.

www.simonswerk.it

CARUSO ACOUSTIC SILENTE, IL PANNELLO FONOASSORBENTE

ROCKFON CONTROSOFFITTI PER UFFICI GREEN E SILENZIOSI

Silente è un pannello fonoassorbente monofacciale rivestito in tessuto sfoderabile e stampabile, adatto per l’installazione a parete o a soffitto e disponibile nelle versioni in aderenza o sospensione. Su richiesta è possibile integrare efficienti sistemi di luci a Led. Il nome lascia intuire la funzionalità del prodotto: i pannelli fonoassorbenti Silente sono stati appositamente concepiti da Caruso Acoustic per migliorare l’assorbimento acustico riducendo il riverbero e i rumori di fondo per il benessere psicofisco degli utenti. Si tratta di una soluzione innovativa, completa e adattabile ai più diversi ambienti: dalle zone ufficio alle sale convegni, ai teatri, alle aree didattiche o ricreative.

Per gli interni della nuova sede di Roma Tiburtina di Bnl-Bnp Paribas, inaugurata lo scorso anno, sono state utilizzate le soluzioni Rockfon. Una scelta che i progettisti hanno motivato con la ricerca del livello Gold della certificazione Leed per gli interni. La qualità degli spazi è stata considerata non solo in termini di efficienza energetica, ma di acustica, illuminazione e sostenibilità e, aspetto non meno importante, garantiscono un’estetica piacevole. Negli open space il problema del riverbero acustico è stato risolto grazie alla gamma di pannelli Rockfon dB, capaci di un assorbimento acustico performante e di un isolamento acustico ottimizzato, riducendo il livello sonoro generale e creando ambienti piacevoli e silenziosi. I prodotti Rockfon consentono una buona riflessione della luce e sono in materiale rinnovabile.

www.carusoacoustic.it

www.rockfon.it

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CAIMI BREVETTI FIBRE TESSILI ANTIRIVERBERO La tecnologia brevettata Snowsound Fiber di Caimi Brevetti è basata su morbide fibre acustiche di poliestere intrinsecamente ignifughe e interconnesse tra loro. L’interazione tra queste e l’aria permette di controllare il riverbero regolando con precisione la risposta acustica dell’ambiente in base alle modalità di posa, alla superficie e alla distanza tra le fibre e la parete, consentendo di ridurre il fastidioso riverbero acustico negli ambienti, migliorando la qualità della vita e del lavoro. La scelta dei diversi tipi di tessuto Snowsound Fiber e la modalità di installazione consentono di privilegiare l’assorbimento di specifiche frequenze (basse, medie o alte) o di assorbire diverse frequenze in modo uniforme.

LE FIBRE IN POLIESTERE PERMETTONO DI CONTROLLARE IL RIVERBERO ACUSTICO. I DIVERSI TIPI D TESSUTO E LA MODALITÀ DI INSTALLAZIONE PERMETTONO DI PRIVILEGIARE L’ASSORBIMENTO A TUTTE LE FREQUENZE ACUSTICHE

www.caimi.com

PER ARREDARE LE PARETI DEGLI UFFICI, CONCLAD PRÊT-À-PORTER, RIVESTIMENTO IN LASTRE PRONTE ALL’USO, LEGGERO E FACILE DA INSTALLARE

GRUPPO BONOMI PATTINI LASTRE A EFFETTO CEMENTO Nel 2010 il Gruppo Bonomi Pattini, specializzato nella distribuzione di materiali innovativi dedicati al settore dell’arredamento e dell’architettura, ha riunito diverse aziende (Coppo Legno, Sinco Wood, Lara Compensati, Pbs Legnami) per creare una rete distributiva capillare e integrata. Le società del gruppo propongono un’ampia selezione di materiali eco-friendly, in svariate finiture e colori, per meglio customizzare lo spazio secondo le proprie esigenze. Per il contract è disponibile una gamma di oltre 500 nobilitati e laminati di alta qualità. Per arredare le pareti degli uffici è prodotto e commercializzato Conclad Prêt-à-Porter, una collezione di rivestimenti in lastre, pronte all’uso, di cemento non-cemento, che permette di realizzare pareti a effetto cementizio facili da installare, manutenere, naturali, leggere, raffinate e con caratteristiche termiche e acustiche adeguate. Il Gruppo Bonomi Pattini produce e commercializza una serie di porte per completare il tailor made project degli ambienti di lavoro.

www.gruppobonomipattini.com

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RDZ PROGETTA E REALIZZA SISTEMI DI CLIMATIZZAZIONE INTEGRATI CHE ASSICURANO ESTETICA, BENESSERE E BASSI CONSUMI TUTTO L’ANNO

RDZ L’ARMONIA DEL CLIMA Il comfort termico in ufficio è una questione di fondamentale importanza, non solo per il benessere degli occupanti ma anche per l’impatto della climatizzazione sui consumi energetici. Per queste applicazioni RDZ propone i sistemi a soffitto b!klimax+ Copper 8 e b!klimax+ Quadrotti Hp. Si tratta di soluzioni efficienti, capaci di rispondere velocemente alle esigenze dell’ambiente e di garantire salubrità e massimo comfort sia in estate che in inverno. Il cuore della loro tecnologia è la serpentina radiante fissata al plafone metallico di 600 x 600 mm e costituita da una tubazione di 8 mm di diametro in rame per la versione Copper 8 e in Pe-rt nella versione Quadrotti Hp. Integrati nel controsoffitto i sistemi b!klimax+ Copper 8 e Quadrotti Hp consentono di utilizzare tutti gli spazi disponibili e di migliorare l’estetica dei locali grazie alla finitura in acciaio Ral 9016. Parallelamente, la superficie microforata fonoassorbente contribuisce al comfort acustico, attenuando l’effetto del riverbero. A richiesta, è possibile attivare diverse tipologie di plafone con un risultato esclusivo e personalizzato.

www.rdz.it

VIRAG EVOLUTION, PAVIMENTI E RIVESTIMENTI PER L’UFFICIO CONTEMPORANEO Evolution Zero è il nuovo pavimento in Lvt di seconda generazione di Virag che non si dilata, nemmeno ad alte temperature (stabile fino a 70°C di temperatura superficiale garantita), ed è velocissimo da posare: fa risparmiare il 20% del tempo rispetto ai normali pavimenti a click. Le finiture sono opache e riproducono fedelmente il legno, la resina, il cemento, il ferro, il rame e la lava, con un effetto superficiale materico che ricorda anche al tatto i materiali di riferimento. Abbinato a Evolution Panel, l’innovativo sistema di contropareti e controsoffitti fonoassorbenti, Evolution Zero è la risposta giusta per soddisfare le esigenze di alto profilo estetico e basso costo di applicazione per l’ufficio contemporaneo. Le particolari finiture della collezione conferiscono allo spazio una grande coerenza progettuale, grazie al sistema integrato che permette la facile realizzazione di nicchie, mensole, contenitori in un tutto monomaterico rigoroso ed essenziale e col necessario comfort acustico.

www.virag.com www.evolution-virag.com

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LE SOLUZIONI SU MISURA STEELCASE RISPONDONO ALLE NUOVE ESIGENZE DI BENESSERE FLESSIBILITÀ E COMFORT SEMPRE PIÙ RICHIESTI NEI NUOVI SPAZI DEL LAVORO

STEELCASE OLOGY PER DESKING E BENCHING Ology di Steelcase è una soluzione di desking che risponde pienamente alle esigenze di comfort e benessere e rende piacevole e salubre l’ambiente di lavoro. Un movimento telescopico o elettrico consente di modificare le altezze del desk e di conseguenza la postura. Il piano di lavoro ha un profilo morbido che riduce l’affaticamento di spalla e

collo ed è disponibile con dispositivi Bactiblock® per proteggerlo da batteri, microbi e funghi. SI completa con soluzioni benching per postazioni di lavoro condiviso. Entrambe le soluzioni permettono configurazioni su misura sia per la posizione degli schermi sia per una corretta illuminazione.

www.steelcase.eu

LAPITEC L’HEADQUARTER DELLA PIETRA SINTERIZZATA Interni, pareti, porte, bagni, tavoli, soffitti e facciate esterne: per la sede Lapitec di Vedelago, gli architetti Fabrizio Bettiol e Francesco Pascali hanno utilizzato la pietra sinterizzata a tutta massa. L’edificio è diventato l’espressione tecnica ed estetica di ciò che viene prodotto al suo interno. Il risultato è un complesso che racconta la versatilità del Lapitec: le scelte stilistiche e architettoniche esprimono tutte le possibilità di questo materiale. Tre le finiture scelte: Lux per tutti i pavimenti, Vesuvio per le superfici verticali, Satin per i tavoli e i piani orizzontali. Lux possiede un’intrinseca luminosità e lucidità che riflette la luce esterna, creando un effetto specchiato. Vesuvio, con una superficie strutturata che richiama l’aspetto di un granito fiammato e spazzolato, è adatto per le pareti. Satin è la finitura scelta per i piani orizzontali delle scrivanie, del desk della reception e per tutte le superfici di appoggio. Per gli interni si è scelto l’Avorio: un unico colore, vellutato, che dà compattezza e uniformità agli spazi.

www.lapitec.com

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elements_ufficio ARESLINE JOINT VENTURE CON CDN Dal 2011 Aresline è tra i partner fondatori di Contract Design Network (Cdn), un organismo che raggruppa 11 aziende italiane operanti nel contract. CDN propone un approccio globale al progetto, che segue nel suo sviluppo attraverso un unico interlocutore. In questo modo vengono realizzati ambienti di qualità tipici della produzione artigianale, ma di grande esperienza internazionale. Nel settore office Contract Design Network valorizza ergonomia, tecnologia e design, qualità unite alla personalizzazione. Aresline e il suo brand di acustica Fonology, insieme a Cdn, mettono a disposizione qualità e tradizione, unendo la produzione artigianale a quella industriale.

www.aresline.com | www.fonology.it www.contractdesignnetwork.com

DAUPHIN HUMANDESIGN GROUP TELEPHONE CUBE Il layout degli uffici è sempre più orientato a configurare spazi aperti e condivisi: gli open space. Luminosità, collaborazione tra le persone, ma certamente anche un aumento del riverbero del suono, in sintesi un rumore spesso fastidioso che si cerca di limitare, laddove è possibile, con pannelli fonoassorbenti che ne riducono l’entità. In alcune situazioni, ad esempio quando è richiesta concentrazione e privacy, è utile creare uno spazio riservato. Bosse, un brand del Gruppo Dauphin, ha realizzato Telephone Cube: un ambiente indipendente (1140 x 1140 mm), fonoassorbente, autoportante e dotato di tutti i comfort: ottimo ricircolo dell’aria, illuminazione adeguata, presa per corrente e dati. Le pareti sono in vetro oppure in materiali dall’elevata fono-assorbenza. Facile da montare, spostare, non necessita di fissaggi a parete e a pavimento.

www.dauphin-group.com

ARMSTRONG BUILDING PRODUCTS CONTROSOFFITTI MULTIFUNZIONE Estetica, acustica ed ecosostenibilità. Sono queste le tre funzioni fondamentali a cui Armstrong Building Products, la società che da anni offre sistemi acustici di controsoffittatura, si è ispirata per ampliare le sue gamme Canopy e Baffles. Due collezioni concepite per offrire ai progettisti la possibilità di modellare ambienti di lavoro di tendenza, acusticamente efficienti. I soffitti discontinui Canopy e Baffles, infatti, introducono nell’indoor nuove forme e armonie, aggiungendo profondità, prospettiva e ritmo e combinando l’estetica con straordinarie prestazioni volte ad assicurare un coefficiente di assorbimento acustico più elevato rispetto a un controsoffitto continuo con la stessa area visibile: il suono infatti viene assorbito sia dalla superficie frontale sia da quella posteriore del pannello.

www.armstrongsoffitti.it

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FULL PROJECT BELLEZZA E FUNZIONALITÀ NELL’INTERIOR Nata nel 1993 come agenzia in esclusiva di un’azienda leader nel settore dell’arredamento ufficio, Full Project ha sviluppato negli anni fatturati sempre in crescita, conquistando un considerevole numero di clienti di alto profilo grazie a servizi efficaci, all’adozione di forme adeguate di assistenza pre e post vendita orientate al customer service, in un’ottica di total quality. Oggi, nella nuova sede di via Margutta 14 a Roma, l’azienda rappresenta numerosi marchi nazionali ed internazionali tra cui Haworth e Caimi. Full Project affianca il progettista e il committente in tutte le fasi che costituiscono la definizione dei layout. Nel post-vendita si propone come partner del facility manager per tutti i servizi di garanzia e assistenza. Particolare attenzione è stata dedicata negli anni agli studi professionali di architetti e ingegneri, ai quali Full Project si è rivolta sempre con prodotti e marchi di qualità. L’ultima realizzazione in questa logica, i nuovi uffici dell’Agenzia Spaziale Europea di Frascati (nella foto qui accanto).

www.fullproject.org

NATURA E ARCHITETTURA PROGETTARE SPAZI DI QUALITÀ Natura e Architettura è una struttura dinamica e flessibile, in grado di soddisfare la maggior parte delle esigenze offrendo servizi qualificati nel settore pubblico e privato: dalla progettazione alla realizzazione fino alla manutenzione e al Facility Menagement. Un unico fornitore in grado di erogare e controllare professionalmente una vasta gamma di prestazioni, nella convinzione che la qualità dello spazio agisca direttamente sul benessere delle persone. Ogni manufatto architettonico realizzato è frutto di una progettazione intelligente, studiata in ogni suo dettaglio e legata a un’attenta gestione del cantiere, per dare al cliente il massimo risultato nel minor tempo possibile. Per le sedi di Fastweb e Stryker a Roma, Natura e Architettura ha gestito la riqualificazione degli spazi dalla progettazione alla realizzazione, curando anche elementi di pregio come gli arredi custom per le due reception.

www.naturaearchitettura.it

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REBUILD 2018

DECARBONIZZARE L’EDILIZIA Per la prima volta è oggi possibile vincere una triplice sfida: sviluppare l’edilizia, decarbonizzare le costruzioni e migliorare la qualità delle nostre città. Chi lo fa si trova a REbuild. E tu? Iscriviti su

WWW.REBUILDITALIA.IT

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Il pavimento incontra il progetto

Pavimenti tecnici vinilici e in PVC di ultima generazione in legno prefinito, in laminato, in gomma, linoleum e moquettes. Soluzioni specifiche per pavimenti ad uso residenziale, sportivo, industriale, per la nautica, per il settore scolastico, ospedaliero e contract.

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IoArch 74 Feb-Mar 2018  

IoArch, il magazine degli architetti italiani. IoArch, the Italian architects magazine

IoArch 74 Feb-Mar 2018  

IoArch, il magazine degli architetti italiani. IoArch, the Italian architects magazine