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ioArch

Anno 13 | Novembre 2019 euro 9,00 ISSN 2531-9779 FONT Srl - Via Siusi 20/a 20132 Milano Poste Italiane SpA Sped. in abb. postale 45% D.L. 353/2003 (conv. in l. 27.02.2004 n. 46) Art. 1 Comma 1 - DCB Milano

CONFINI FLUIDI

TRA NATURA E ARTIFICIO Junya Ishigami+associates

DESTINATION ARCHITECTURE

ROSSIPRODI ASSOCIATI | RENZO PIANO | MDU | TAMASSOCIATI | SCAU | DFA | GBPA MICHELE DE LUCCHI | BERETTA ASSOCIATI | HZ STUDIO | GIANNI ARNAUDO PROGETTO CMR | RON ARAD | BDR BUREAU | STUDIO GANG | MAKE ARCHITECTS

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PESA

CUCINA

ASPIRA


50 sommario IoArch 84

38 Milano L’EX BORLETTI RINASCE SU PROGETTO DI DFA PARTNERS Assago GBPA ARCHITECTS PER L’EDIFICIO U3

40 Cagliari CORVINO+MULTARI

IL NUOVO POLO DELLE FINANZE

42 Locri LA NUOVA CHIESA FIRMATA CAVEJASTUDIO Acicatena L’ALBERGO DI SCAU STUDIO

44 Giappone L’ANELLO DEL SILENZIO

DI MICHELE DE LUCCHI San Paolo CYRELA E PININFARINA PARTNERSHIP DEL LUSSO

NEXT 46 R&S Innovazione

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CONFINI FLUIDI

A cura di Carlo Ezechieli

50 Lo so, è solo architettura QUATTRO PROGETTI DI JUNYA ISHIGAMI 52 Architettura come paesaggio 54 Komorebi 56 La cruna dell’ago 58 Un labirinto di pietra

DESIGNCAFÈ 8, 10 Mostre | 12 News | 14, 48 Libri

I PROFILI DI LPP

di Luigi Prestinenza Puglisi

FOCUS

60 Christian Bonu e Ivan Zucca | HZ STUDIO NUOVI ARCHITETTI ITALIANI

16 Legno, laminato o vinilico? | ITALFLOORING 18 Un habitat per grandi vini | GARBELOTTO 20 Porte aperte all’haute couture | GEZE 22 Aga Khan Architecture Award 2019

WORK IN PROGRESS 30 Un progetto per l’Africa | RENZO PIANO E TAMASSOCIATI PER EMERGENCY

34 Milano

SOM RIQUALIFICA LA SEDE STORICA DI ALLIANZ

36 Milano LA TORRE RESIDENZIALE DI BERETTA ASSOCIATI

60


Ridefinire le superfici. Ridefinire i progetti.

ToHa è uno spazio architettonico sconfinato grazie all’ampia gamma di formati e colori Dekton, sia personalizzati che a catalogo

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sommario IoArch 84

66

PROFILI

92 La scuola si apre alla comunità | BDR BUREAU 98 Liberty contemporaneo

66 Rossiprodi Associati

STUDIO BEFANA | SIMONE MICHELI

76 Architettura in Italia

102 Scenografie domestiche | MOON DESIGN

80 L’Astemia Pentita | GIANNI ARNAUDO 86 Il lavoro al centro | MDU ARCHITETTI

DOSSIER INVOLUCRO

Un viaggio sentimentale

104 Gruppo scultoreo | RON ARAD ARCHITECTS 108 Geometrie tridimensionali | STUDIO GANG 110 Pietra e vetro, una facciata intrecciata

80

MAKE ARCHITECTS

112 Esperienze in alta quota | ARTISTUDIO 113 Espessività di facciata | PROGETTO CMR 114 Modulare e prestazionale | BLAARCHITETTURA 116 54^ Marmomac

ELEMENTS

a cura di Elena Riolo

119 Finiture

ioArch

Anno 13 | Novembre 2019 euro 9,00 ISSN 2531-9779 FONT Srl - Via Siusi 20/a 20132 Milano Poste Italiane SpA Sped. in abb. postale 45% D.L. 353/2003 (conv. in l. 27.02.2004 n. 46) Art. 1 Comma 1 - DCB Milano

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CONFINI FLUIDI

TRA NATURA E ARTIFICIO Junya Ishigami+associates

DESTINATION ARCHITECTURE

ROSSIPRODI ASSOCIATI | RENZO PIANO | MDU | TAMASSOCIATI | SCAU | DFA | GBPA MICHELE DE LUCCHI | BERETTA ASSOCIATI | HZ STUDIO | GIANNI ARNAUDO PROGETTO CMR | RON ARAD | BDR BUREAU | STUDIO GANG | MAKE ARCHITECTS

In copertina, Junya Ishigami Serpentine Pavilion 2019 Foto © Iwan Baan

Direttore editoriale Antonio Morlacchi

Contributi Maurizio Carta, Pietro Mezzi Luigi Prestinenza Puglisi Fabrizio Rossi Prodi, Elena Riolo

Direttore responsabile Sonia Politi

Grafica e impaginazione Alice Ceccherini

Comitato di redazione Myriam De Cesco, Carlo Ezechieli, Antonio Morlacchi, Sonia Politi

Marketing e Pubblicità Elena Riolo elenariolo@ioarch.it

Editore Font srl, via Siusi 20/a 20132 Milano T. 02 2847274 redazione@ioarch.it www.ioarch.it Fotolito e stampa Errestampa

Prezzo di copertina euro 9,00 arretrati euro 18,00 Abbonamenti (6 numeri) Italia euro 54,00 - Europa 98,00 Resto del mondo euro 164,00 abbonamenti@ioarch.it Pagamento online su www.ioarch.it o bonifico a Font Srl - Unicredit Banca IBAN IT 68H02 008 01642 00000 4685386

© Diritti di riproduzione riservati. La responsabilità degli articoli firmati è degli autori. Materiali inviati alla redazione salvo diversi accordi non verranno restituiti.

Reg. Tribunale di Milano n. 822 del 23/12/2004. Spedizione in abbonamento postale 45% D.L. 353/2003 (convertito in legge 27.02.2004 n.46) art. 1, comma 1 - DCB Milano

ISSN 2531-9779


› DESIGNCAFÈ DILETTANTI GENIALI

IL DESIGN DEGLI ANNI OTTANTA

COUNTRYSIDE

AMO-KOOLHAAS AL GUGGENHEIM NY UNA MOSTRA DI AMO, IL THINK TANK DI OMA, CHE SI INTERROGA SULLE TRASFORMAZIONI RADICALI DEL TERRITORIO AGRICOLO IN TUTTO IL MONDO. APERTURA IL 20 FEBBRAIO E PER TUTTA L’ESTATE PROSSIMA

Dal 20 febbraio e per tutta la prossima estate, il museo Guggenheim di New York ospiterà Countryside, The Future, una mostra dedicata alle emergenze – politiche, sociali, economiche e ambientali – lette attraverso il punto di vista di Rem Koolhaas e di Amo, il think thank di Oma. Prendendo spunto dai lavori di ricerca attualmente in corso sia di Koolhaas e di Amo sia degli studenti delle università di Harvard, Pechino, Wageningen e Nairobi, la mostra esplora i cambiamenti radicali che stanno investendo le aree agricole del mondo. «Mentre negli ultimi decenni – sostiene Koolhaas – molte delle nostre energie e intelligenze si focalizzavano sulle aree urbane del mondo, sotto l’influenza del riscaldamento globale, dell’economia di mercato, delle società hi-tech americane, delle iniziative africane ed europee e delle politiche cinesi, il territorio agricolo è profondamente cambiato». Rem Koolhaas, che per anni ha indagato il tema dell’architettura della città contemporanea, intende ora mostrare, attraverso una serie di casi internazionali, come il territorio agricolo sia in prima linea nei processi di cambiamento. La mostra esplorerà l’impatto dell’intelligenza artificiale, dell’automazione, della sperimentazione genetica, del riscaldamento globale sul mondo fisico, con fenomeni che stanno alterando i paesaggi dell’intero pianeta.

In alto, l’artificialità nelle coltivazioni in serra fa un passo avanti eliminando dallo spettro della luce le componenti inutili al processo di fotosintesi e definendo mix di colori specifici per ogni specie coltivata (foto Pieternel van Velden).

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Dilettanti geniali. Sperimentazioni artistiche degli anni Ottanta, è il titolo della mostra in corso fino al prossimo 5 gennaio al Padiglione de l’Esprit Nouveau di Piazza Costituzione a Bologna. L’esposizione, curata da Lorenza Pignatti con l’art direction di Alessandro Jumbo Manfredini, raccoglie le testimonianze della scena underground degli anni ’80 in Italia, che ha avuto in Bologna il suo centro propulsore. Furono anni, quelli, d’invenzione e di creazione di nuovi linguaggi, in sintonia con quanto stava accadendo a Londra, New York e Berlino, ma ai quali è mancato un adeguato riconoscimento a livello nazionale e internazionale. Il filo conduttore della mostra non è la nostalgia, quanto il desiderio di mappare la creatività meno conosciuta di quel periodo. Si tratta di un racconto, una cartografia sulla cultura visuale di quegli anni, attraverso

una selezione di materiali d’archivio, poster, riviste, vinili, dipinti, disegni e documenti riguardanti la musica, l’arte, il design, il fumetto. Un atlante eclettico composto da alcuni protagonisti di quegli anni come Francesca Alinovi, Giovanotti Mondani Meccanici, Cccp Fedeli alla linea, Pier Vittorio Tondelli, gruppo Valvoline, Massimo Osti e la fucina creativa di WP Lavori in corso. Tra i protagonisti anche Massimo Iosa Ghini che alla guida di un gruppo di allora neolaureati della facoltà di Architettura dell’Università di Firenze il 12 luglio 1986 fondò il Movimento Bolidista, che creava e disegnava oggetti basati su suggestioni formali derivate dallo streamline americano e dall’architettura degli anni Trenta, sostituendo al dinamismo della civiltà delle macchine si sostituiva la fase “elettronica”, preconizzando così l’avvento dell’immaterialità di internet.

Massimo Iosa Ghini, Città Fulida, 1996

U.MANO ALLA FONDAZIONE GOLINELLI Una mostra dedicata alla mano, quale elemento di raccordo tra le dimensioni del fare e del pensare. Un’occasione per sottolineare la necessità di recuperare un legame tra arte e scienza, oggi in forte crisi. Un evento con questo tema non poteva che trovare spazio alla Fondazione Golinelli di Bologna, che contiene nel proprio Dna il superamento della dicotomia tra teoria e pratica.

La mostra, inaugurata lo scorso 19 novembre, è curata da Andrea Zanotti con Silvia Evangelisti, Carlo Fiorini e Stefano Zuffi, e rimarrà aperto fino al 9 aprile prossimo. Il percorso parte da due installazioni centrali: le mani chiuse, emblema della riflessione sulla propria origine e interiorità, e le mani aperte, che rappresentano invece l’esplorazione e la conoscenza del mondo circostante. Nello spazio creato dalla scultura “mani chiuse” sarà collocato il De Symmetria partium in rectis formis humanorum corporum, il trattato di Albrecht Dürer sul disegno della figura umana le cui istruzioni sono state interpretate come uno dei primi algoritmi di arte generativa. La mostra è allestita nel Centro Arti e Scienze Golinelli, lo spazio progettato da Mario Cucinella Architects, che per l’occasione è stato trasformato in un tempio classico.


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› DESIGNCAFÈ

ARKKITEHTUURIMUSEO HELSINKI

UN ARCHITETTO DEL PAESAGGIO «Sono sempre stato immerso nel paesaggio fi nlandese. Quando ho imparato ad apprezzare l’equilibrio e l’armonia che ne emana ho cominciato a comprendere come noi umani dovremmo trattare la natura» Alvar Aalto

UNA MOSTRA A HELSINKI ESPLORA L’INTIMA RELAZIONE TRA LE ARCHITETTURE DI ALVAR AALTO E IL PAESAGGIO. QUELLO DEL SITO E QUELLI, PIÙ AMPI, CHE GLI FACEVANO DA SFONDO E CHE, VISTI ATTRAVERSO LA LENTE DELL’ARCHITETTO, ISPIRAVANO I SUOI PROGETTI The cultivated landscape of Alvar Aalto (al Museo dell’Architettura Finlandese di Helsinki fino al 12 aprile 2020) esamina il rapporto di Aalto con il paesaggio. La mostra offre uno sguardo completo sui modi in cui le varie caratteristiche del paesaggio hanno influenzato il processo di progettazione di Aalto e il suo modo unico di interpretare e rimodellare l’ambiente circostante dialogando con la sua architettura. Con il centro di Seinäjoki, ad esempio, Aalto trasformò completamente il sito con audaci lavori di sterro e variando l’altezza degli edifici. La sede dell’Istituto di

previdenza sociale di Töölö è un edificio di mattoni rossi collocato su un piedistallo di granito, con i volumi fuori terra raggruppati strettamente attorno a un piccolo cortile interno. Creare spazi urbani che favoriscano una relazione più intima e diretta dell’uomo con la natura è oggi un tema di forte attualità, ma Aalto fu un autentico precursore. Convinto che la natura simboleggiasse la rinascita e fosse per questo la prima fonte di benessere, Aalto studiò attentamente i paesaggi, dalle foreste e l’architettura vernacolare del suo Paese ai vigneti e alle rovine del Mediterraneo, traendone elementi fondamentali per i suoi progetti di architettura. Allo stesso modo, nella strenua difesa del patrimonio vegetale, Aalto fu anche un pioniere dell’eco-discorso contemporaneo. Curata da Teija Isohauta su concept del professore emerito Tom Simsons, The cultivated landscape of Alvar Aalto è organizzata dal Museo dell’Architettura Finlandese di Helsinki e dalla Fondazione Alvar Aalto. Informazioni pratiche su www.mfa.fi

In alto, municipio di Säynätsalo / Alvar Aalto Foundation, ph. Martti Kapanen, 1982; accanto, Muuratsalo Experimental House / Alvar Aalto Foundation, ph. Maija Holma, 1995

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› DESIGNCAFÈ INNOVA CHM I PROGETTI FINANZIATI Dalla regione Emilia-Romagna contributi per 3,7 milioni di euro a sei progetti innovativi nel settore delle costruzioni e del restauro. I progetti, denominati Innova Chm (Innovation in construction and cultural heritage management), vanno dalla diagnostica predittiva con sensori wireless per monitorare lo stato di conservazione dei materiali alle banche dati digitali, dal miglioramento sismico degli edifici senza interruzione d’uso alla promozione delle

imprese del settore all’estero. Re-Usa e Med-Art. Si tratta di due progetti gestiti da Assorestauro rivolti all’export delle aziende locali: il primo negli Stati Uniti, con il progetto Restoration in the Usa, il secondo in Israele, con il progetto Med Art-Israel. Timesafe. Il progetto si occupa delle tecnologie integrate e innovative a limitato impatto e invasività per il miglioramento sismico degli edifici senza significative interruzioni d’uso degli spazi. Inspire è il nome del progetto che punta a implementare un sistema di diagnostica predittiva attraverso una rete di sensori wireless per il monitoraggio dello stato di conservazione di materiali e componenti del patrimonio edilizio esistente. Mimesis è lo sviluppo e la valutazione di prototipi di sistemi costruttivi dotati di tecnologie smart, che prevedono l’integrazione di sensori e dispositivi di misura all’interno dei materiali da costruzione tipici del patrimonio edilizio esistente. eBIM punta a supportare l’innovazione nell’implementazione, condivisione e fruizione di modelli 3D del patrimonio costruito esistente. Summer School After Damage. After the damages. The Italian experience è il progetto di alta formazione triennale per rivolto a esperti internazionali, tecnici e policy maker sulla riduzione e gestione del rischio correlato agli impatti di eventi catastrofici naturali e non sul patrimonio culturale. Il finanziamento è stato reso possibile grazie a Clust-ER Build e Assorestauro. [ 12 ]

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I PRIMI 30 ANNI DI SYSTEMATICA Dalla fondazione nel 1989, Systematica si è imposta come una delle principali realtà a livello internazionale nel campo della consulenza e la pianificazione per i trasporti e la mobilità. Seguendo l’impronta del grande e indimenticato Fabio Casiroli (scomparso nel 2015), Systematica ha nel tempo consolidato un approccio rivolto alle città nel loro insieme, alle persone, agli edifici e al ruolo dei trasporti nella definizione di nuovi

modelli urbani. Un approccio coincidente con gli interessi e il modus operandi dei più autorevoli studi di architettura del mondo, tra cui Arata Isozaki, Foster&Partners, Herzog & de Meuron, Rogers Stirk Harbour + Partners, Renzo Piano Building Workshop, Zaha Hadid Architects, clienti pluridecennali di Systematica. Trent’anni, festeggiati presso la Triennale di Milano, e un profilo proiettato su scala globale.

PREMIO URBANISTICA 2019 ECCO I VINCITORI Premiati il 14 novembre a Torino, nel corso della XVI edizione di Urbanpromo Progetti per il Paese, i vincitori del Premio Urbanistica 2019. Nella categoria Nuove modalità dell’abitare e produrre i riconoscimenti sono andati al comune di Prato, Rovim e la Cooperativa Dar; nella categoria Rigenerazione ambientale, economica e sociale ancora il comune

di Prato con il Piano Operativo, quello di Giovinazzo e Regione Lombardia per il documentario “Zingonia. Utopia infranta” (sopra, un’immagine). Premi Innovazioni tecnologiche per la gestione urbana. a Cirem (con regione Sardegna e Arst), regione Lombardia e i comuni di Forlì e Ravenna. I progetti vincitori sono consultabili al link http://bit.ly/2NXaAH5

LUCE TRA CULTURA E INNOVAZIONE Sarà Napoli a ospitare il XIX congresso nazionale di Aidi, l’associazione italiana di illuminazione. La luce tra cultura e innovazione nell’era digitale è il tema al centro del dibattito in programma all’auditorium della Città della Scienza il 21 e 22 maggio del prossimo anno. Quattro gli argomenti del confronto:

Illuminazione urbana: il rapporto con la città e il suo territorio nell’era delle smart city; luce, architettura e benessere sociale; la progettazione dei corpi illuminanti con tecnologia led: cos’è cambiato e cosa può cambiare; innovazione tecnologica e nuovi strumenti per la progettazione illuminotecnica; sistemi di verifica.


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› DESIGNCAFÈ RIQUALIFICARE, RISTRUTTURARE, TRASFORMARE La popolazione mondiale che vive nei grandi centri urbani cresce a ritmi vertiginosi: oggi nelle grandi città vivono 3,9 miliardi di persone; nei prossimi 25 anni si arriverà a 6,3 miliardi. Le esigenze abitative sono in continua evoluzione e le persone vivono più a lungo e spesso sono sole. Gli edifici hanno bisogno di rinnovarsi sia

negli aspetti tecnici che in quelli funzionali. Il riscaldamento globale impone di adeguare le proprie abitazioni ai nuovi fenomeni climatici. In questo quadro di forte cambiamento occorre provare a guardare avanti, a ciò che potrà essere il vivere e l’abitare di domani. A ciò che potranno essere le abitazioni dei prossimi anni e all’importanza della loro riqualificazione. Il libro The Home Upgrade offre uno sguardo interessante non sui grandi progetti, ma sulle situazioni e le abitazioni in cui ciò che poteva sembrare impossibile è stato raggiunto. Come il caso di una residenza di Brooklyn che dopo essere stata colpita dall’uragano Sandy del 2012 è stata ristrutturata e adattata per resistere agli effetti dei cambiamenti climatici con una soluzione che ha previsto l’innalzamento della quota dell’abitazione al di sopra della linea di massimo galleggiamento dell’acqua. La pubblicazione indaga le numerose possibilità di reinventare la propria abitazione attraverso le trasformazioni più originali degli ultimi anni, realizzate da importanti studi di progettazione di tutto il mondo. Le immagini, le planimetrie e gli schizzi contenuti nella pubblicazione sono un promemoria che aiuta il lettore a guardare oltre le quattro mura domestiche per cogliere il potenziale che c’è nelle operazioni di trasformazione delle nostre case.

The Home Upgrade New Homes in Remodeled Buildings Gestalten & Tessa Pearson pp. 256 - euro 39,90 ISBN: 978-3-89955-979-8

A pagina 40 di The Home Upgrade l’assonometria di Little House Big City, una casa di soli 3 metri di larghezza costruita nel 1910 a Brooklin che Office of Architecture ha trasformato in una residenza su 4 piani con 3 camere da letto.

QUESTIONE DI ATMOSFERA Ogni giorno attraverso Internet circolano nel mondo miliardi di immagini. Ottimisticamente i social network ci invitano a condividere presunte ‘esperienze’, eppure sul mio profilo Instagram a quella foto di un bosco dopo la pioggia mancavano i profumi, gli odori, la rugosità delle cortecce e quella sensazione di pace con la

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natura che avevo provato quando l’avevo scattata. Ecco, ci spiegano Kinfolk e Norm Architects nell’introduzione a The Touch, proprio ciò che dell’architettura è più importante, cioè la sua capacità di generare sensazioni e offrire, queste sì, esperienze, sembra perdersi se ciò che conta è solo la potenza espressiva di una bella immagine. Persino le residenze, per avere successo su Airbnb, modificano gli interni in funzione di un attraente servizio fotografico anziché del comfort dell’abitare. In architettura l’atmosfera è tutto, coinvolge i sensi e la mente e a crearla contribuiscono la luce, l’articolazione degli spazi, i materiali, i colori, gli odori. Mettere da parte mode e tecnologia per concentrarsi sulle istanze del corpo e della mente: The Touch mette in fila, organizzati in cinque capitoli – e un’appendice storica dedicata ad alcuni teorici del ‘design tattile’ – 25 esempi di architetture e interni, da lavori contemporanei come quelli di Ilse Crawford e Bijoy Jain a esempi classici come Arne Jacobsen. Sono negozi, alberghi, abitazioni, scuole e musei di tutto il mondo caratterizzati da un design umano-centrico. Norm è uno studio di architettura danese e Kinfolk un’autorevole medium di lifestyle che pubblica un quadrimestrale e un elegante website. Lungi dall’autoreferenzialità, la ricerca che prende forma con The Touch rappresenta un’eccellente fonte di ispirazione.

The Touch. Spaces designed for the senses Kinfolk & Norm Architects Gestalten, Berlino 2019 290 pp, euro 45,00 ISBN 978-3 -89955-978-1

Studio KO (Olivier Marty e Karl Fouriner), Museo Yves Saint Laurent a Marrakech (foto Adrien Dirand), uno dei progetti pubblicati su The Touch.


› FOCUS PAVIMENTI

Legno, laminato o vinilico? Breve guida ai materiali Naturalità, eleganza, praticità e resistenza. Sono alcuni degli elementi da considerare nella scelta di una pavimentazione, che non può comunque prescindere dalla destinazione d’uso dell’ambiente in questione, dal costo, dalle esigenze e preferenze della committenza. Quale pavimento quindi? Prosegue la rubrica curata da Gianni Vento, direttore commerciale di Italflooring e profondo conoscitore dei diversi materiali. In questa seconda puntata, dopo le pavimentazioni viniliche in SPC, parliamo di laminati

I pavimenti in laminato, ci spiega Gianni Vento, sono stati introdotti nel mercato europeo a partire dall’inizio degli anni ‘80, ma il successo in Italia è dei primi anni ’90, come alternativa più economica, ma con caratteristiche tecniche estremamente performanti, al parquet. Negli anni il prodotto ha subito una vera e propria metamorfosi. Si è passati dalle semplici imitazioni del pavimento in legno a un ventaglio di proposte estetiche che spaziano dall’imitazione della pietra naturale a effetti cemento e resina, fi no a effetti materici a imitazione di pavimentazioni tessili. Utilizzato inizialmente in Italia prevalentemente per la pavimentazione di sale espositive, palestre, uffici, negozi e istituti scolastici, l’impiego del laminato si è via via esteso anche al settore residenziale, in sostituzione di parquet e ceramica. Di seguito i principali vantaggi di questa tipologia di pavimento. Estetica Belli da vedere e da toccare, la superficie del prodotto off re sensazioni tattili ed estetiche del tutto simili ai pavimenti in legno e una realistica riproduzione di effetti come pietra, cemento ecc. Resistenza Altissima resistenza all’abrasione e agli urti, superiore al parquet (esistono varie classi di utilizzo in base alla destinazione del prodotto, vedi tabella a destra). Facilità e rapidità di montaggio La posa in opera viene eseguita con sistema flottante, cioè con un incastro meccanico a click tra doga e doga, appoggiato su materassino a sua volta appoggiato sul massetto o sul vecchio pavimento, anche in caso di riscaldamento a pannelli radianti. Il tutto senza alcun utilizzo di [ 16 ]

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Vantaggi (e svantaggi) dei pavimenti in laminato collanti, il che rende possibile anche una posa fai da te da parte di persone con buona attitudine manuale (nel sito Italflooring.it un tutorial con tutte le informazioni per una corretta posa in opera). Facilità di manutenzione La superficie del laminato è a poro chiuso, il che impedisce l’assorbimento di qualsiasi tipo di macchia. La pulizia può essere effettuata con quotidiano passaggio di una scopa e periodico passaggio di un panno in microfibra ben strizzato dopo averlo immerso in acqua e detergente neutro non abrasivo. È raccomandato un secondo passaggio con panno asciutto per togliere completamente il possibile alone residuo lasciato dall’acqua. Rapporto qualità prezzo È importante che la scelta venga fatta su prodotti di fascia alta, certificati e con caratteristiche tecniche idonee alla destinazione del prodotto (residenziale, commerciale, intensità di traffico). In ogni caso, anche nelle tipologie più tecniche, il pavimento in laminato rappresenta la scelta più economica tra le pavimentazioni in commercio. Oltre ai tanti pro dobbiamo evidenziare una problematica dei laminati: il rumore riflesso, cioè quel lieve ticchettio provocato da scarpe con tacchi o suole in cuoio. Oggi questo problema è stato risolto con un importante alleato: il materassino sotto-pavimento. Le nuove generazioni di materassini fonoassorbenti hanno ovviato al problema, oltre a

garantire un notevole isolamento acustico con valori superiori a 20 dB (tipo Isolmant). I pavimenti in laminato Kronoswiss, distribuiti da Italflooring, prodotti in Svizzera da Swiss Krono, coniugano nella completezza delle molteplici gamme le migliori caratteristiche tecniche dei laminati di nuova generazione

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Residenziale a traffico moderato

22

Residenziale a traffico medio

23

Residenziale a traffico intenso

31

Pubblico e commerciale a traffico moderato

32

Pubblico e commerciale a traffico medio

33

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34

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un Habitat in rovere perfetto per grandi vini Cuzziol SpA, che da oltre sessant’anni opera nel settore del beverage di alta qualità, per esporre e proporre degustazioni di vini e liquori di tutto il mondo ha scelto un ambiente in cui il legno, in particolare il Rovere, ha un ruolo centrale. Un ruolo adeguato al livello della selezione, che si basa sulla competenza, sulla ricerca di prodotti particolari, che siano espressione di un territorio. Per i pavimenti è stato selezionato un prefi nito in Rovere, con fi nitura Habitat, di Garbelotto: un prodotto capace di esaltare le caratteristiche di questa specie legnosa. Grazie al trattamento di verniciatura a ciclo completo all’acqua che rende le tavole totalmente matt, la finitura della superficie preserva la naturale matericità del legno. Alla vista il pavimento è totalmente naturale: tonalità e caratteristiche delle specie legnose non vengono alterate dalla fi nitura, che rallenta la normale ossidazione. Al tatto la superficie è morbida e piacevole. Habitat ha superato le prove di resistenza agli agenti chimici (norma Uni En 13442), all’invecchiamento (Uni En 15187) e all’invecchiamento accelerato (En 9429) cui sono sottoposti i pavimenti in legno. Nel progetto di Enrico De Conti, studio Quattropiulab, anche le pareti e parte dei soffitti sono rivestiti in legno di Rovere prefi nito Garbelotto, collezione I Gessi, le cui dimensioni ricordano il rovere con cui sono realizzate le barrique dove i grandi vini maturano e si affi nano

www.garbelotto.it [ 18 ]

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A SANTA LUCIA DI PIAVE IN PROVINCIA DI TREVISO PER I PAVIMENTI DEGLI AMBIENTI DI ESPOSIZIONE E DEGUSTAZIONE, CUZZIOL SPA HA SCELTO I LEGNI DI GARBELOTTO


› FOCUS

INAUGURATO, IN QUELLO CHE PER TRENT’ANNI FU IL SUO ATELIER, IL MUSEO DEDICATO ALL’OPERA DI YVES SAINT LAURENT. SICUREZZA E GESTIONE DEI FLUSSI DI VISITATORI SONO AFFIDATI AI SISTEMI AUTOMATICI GEZE POWERDRIVE

MUSÉE YVES SAINT LAURENT PARIS

Porte aperte all’haute couture Per quasi trent’anni, dal 1974 al 2002, al numero 5 di Avenue Marceau nacquero le creazioni di alta moda di Yves Saint Laurent. Oggi l’edificio in stile Secondo Impero nel centro di Parigi è stato trasformato in museo e sede della Fondazione Pierre Bergé-Yves Saint Laurent. Negli oltre 450 metri quadrati dell’esposizione permanente voluta da Pierre Bergé e ristrutturata dallo studio di architettura di Jean Michel Rousseau Architects si alternano mostre retrospettive, tematiche e temporanee frutto del vasto patrimonio conservato dalla fondazione. Il percorso museale, esito del lavoro della scenografa Nathalie Criniére, dell’interior designer Jacques Grange e della curatrice Aurélie Samuel, presenta una poderosa collezione che si compone di cinquemila modelli, quindicimila accessori, migliaia di schizzi, fotografie e video archiviati dal 1961 al 2002, anno in cui Yves Saint Laurent concluse la propria carriera. Per gestire i flussi dei visitatori in ingresso e tra le

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› FOCUS A sinistra, la palazzina di Rue Marceau 5 a Parigi e, sotto, una tavola della collezione di alta moda primavera-estate 1988 “Soir Long Broderies” (© Fondation Pierre Bergé - Yves Saint Laurent, Paris). In questa pagina, sopra l’ingresso a battente con chiudiporta Geze Boxer integrati nelle ante; sotto, scorrevole automatizzata Powerdrive.

sale non particolarmente spaziose e ricche di manufatti e documenti preziosi per la loro unicità i progettisti hanno scelto i sistemi Geze Powerdrive per automatizzare le porte in vetro adatte sia alle esigenze estetiche – trasparenza e colorazioni si conformano con discrezione alla raffinatezza del luogo – sia a quelle funzionali e della sicurezza. Il primo impatto col museo si ha con un’opera d’arte moderna: si tratta dei quattro ritratti di Andy Warhol con cui l’icona della pop art ha immortalato lo stilista francese. Per non togliere la sorpresa ai visitatori, la porta scorrevole di vetro colorato si fonde con l’opera dell’artista statunitense. Per tutto il museo sono state installate porte scorrevoli automatiche a vetri, di colore grigio, dotate di una tecnologia di funzionamento celata nei controsoffitti. Le automazioni Powerdrive sono state scelte anche per la loro praticità e maneggevolezza: l’accesso è infatti facilitato in entrambe le direzioni e i tempi di attesa di apertura sono regolabili secondo il numero di passaggi. Altra qualità del sistema ha riguardato l’affidabilità e la facilità di apertura nonostante il peso degli elementi e la frequenza dei passaggi

I sistemi Geze Powerdrive Powerdrive PL di Geze è un sistema di scorrimento automatico lineare per ante di grandi dimensioni, con portata fino a 200 kg di peso dell’anta, e di larghezze variabili da 700 a 3.000 mm. È dotato di rivelatori di movimento (modello GC 365), integrati nel controsoffitto, con quattro diverse impostazioni di configurazione della barriera fotoelettrica a infrarossi (il rilevamento ha un grado di affidabilità fino a un’altezza d’installazione di 3.500 mm). Dispone di software per integrare le porte nel sistema di gestione dell’edificio, a garanzia del mantenimento dei parametri in occasione di guasti e per attività diagnostiche. È dotata di batteria ricaricabile per l’apertura e la chiusura di emergenza in caso di mancanza di energia elettrica. Con Powerdrive PL, in virtù dell’ampia area di rilevamento sul pavimento, il numero dei sensori è ridotto. Il sistema è conforme alle norme di sicurezza personale Din 18650 e En 16005. www.geze.it

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› AGA KHAN AWARD 2019

AGA KHAN ARCHITECTURE AWARD 2019 Resi noti i vincitori del premio Aga Khan 2019 per l’architettura. La proclamazione è avvenuta a Kazan, città russa a nord est di Mosca capitale della repubblica del Tatarstan. Sei le realizzazioni che si dividono il milione di dollari in palio. La giuria – composta da Anthony Kwamé Appiah, Meisa Batayneh, David Chipperfield, Elizabeth Diller, Edhem Eldem, Mona Fawaz, Kareem Ibrahim, Ali M. Malkawi e Nondita Correa Mehrotra – ha premiato la rigenerazione della città di Muharraq in Bahrein, la realizzazione dell’Arcadia Education Project di Kanarchor in Bangladesh, il museo palestinese a Birzeit, il programma di miglioramento di centinaia di edifici nella repubblica russa del Tatarstan, l’unità didattica e di ricerca dell’Università Alioune Diop a Bambey in Senegal e, infine, il Wasit Wetland Centre a Sharjah negli Emirati Arabi Uniti. Il Premio Aga Khan per l’architettura è stato istituito nel 1977 per incoraggiare la realizzazione di progetti rispondenti ai bisogni delle popolazionidei Paesi dove i musulmani vantano una presenza significativa. Il premio riconosce esempi di valore architettonico nei settori del design contemporaneo, dell’edilizia sociale, del miglioramento e dello sviluppo delle comunità, della conservazione storica, nonchè della progettazione del paesaggio e del miglioramento dell’ambiente. Da quando il Premio è stato istituito 42 anni fa, 122 sono state le realizzazioni premiate e novemila i progetti selezionati.

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Pianta del piano terra (progetto di Saif Ul Haque) 1. Aule di formazione 2. Spazio all’aperto 3. Ufficio 4. Bagni 5. Fossa biologica 6. Serbatoio dell’acqua 7. Pozzo


› AGA KHAN AWARD 2019

BANGLADESH

Arcadia Education Project «Quando il livello delle acque sale, questa modesta scuola dimostra come sia possibile costruire una soluzione funzionale ed economica senza alterare l’ambiente naturale e con materiali reperibili localmente». La motivazione della giuria sintetizza le caratteristiche e le qualità della soluzione adottata per questa scuola in Bangladesh. Scelto per ragioni di budget il sito, vicino a un fiume, è soggetto a frequenti inondazioni e il livello delle acque arriva fino a 3 metri. Invece di ricorrere a pilotis in cemento armato, lo studio di Saif Ul Haque Sthapati ha progettato un edificio anfibio, ancorato al suolo perché poggia su tronchi di bamboo che affondano per 2 metri nel terreno ma con una sottostruttura fatta di barili di ferro da 130 litri agganciati a un telaio che consentono alla costruzione di galleggiare. Le diverse funzioni sono organizzate in blocchi tra loro collegati ma indipendenti e quindi liberi di muoversi. Le coperture in metallo, trattate chimicamente, al pari dei barili, per ritardarne l’ossidazione, sono rette da travi di bamboo incurvate che rendono superfluo il ricorso a pilastri interni, e tenute in posizione con copertoni usati. Acquistato nei villaggi vicini e trasportato in cantiere lungo il fiume, il bamboo è stato impermeabilizzato, al pari delle corde dei nodi, secondo una tecnica locale, con un liquido che si ricava dalla bollitura di un frutto locale.

La scuola si trova su una lingua di terra presso il fiume Dhaleshwari. È una costruzione in bamboo ancorata a terra su palificazioni ma libera di galleggiare quando il terreno viene inondato (©Aga Khan Trust for Culture; foto Sandro di Carlo Darsa).

Località Kanarchor, Bangladesh Cliente Maleka Welfare Trust, Dhaka, Bangladesh Progetto Saif Ul Haque Sthapati, Dhaka, Bangladesh Associato Salma Parvin Khan Superficie area 486 mq Superficie piano terra 274 mq Costo 50.800 US $ Progetto 2014 Realizzazione 2016

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› AGA KHAN AWARD 2019

SENEGAL

Alioune Diop University Per la realizzazione dell’unità didattica e di ricerca dell’università Alioune Diop a Bambey, la limitatezza delle risorse finanziarie ha imposto il ricorso a tecniche ispirate all’architettura bioclimatica. Tra queste risaltano in particolare la grande copertura inclinata e i tamponamenti esterni con le murature disposte a griglia per l’irraggiamento solare a garantire il raffrescamento passivo dell’edificio. La struttura comprende un’auditorium di 500 posti, cinque aule da 50, otto aule per cento studenti, oltre a laboratori, uffici e sale riunioni. Grazie alle tecniche costruttive locali, il progetto è riuscito a contenere i costi di costruzione e di gestione senza rinunciare alla qualità dell’architettura.

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Località Bambey, Senegal Cliente Agence de Construction des Bâtiments In alto, la vista da est dell’edificio. Al centro, la pianta del piano terra (credits ©Idom). Sotto, la facciata sud realizzata con 20mila elementi triangolari in terracotta prodotti in loco; a destra, i corridoi del livello superiore che collegano le aule didattiche (©Aga Khan Trust for Culture, fotografie Chérif Tall).

et Édifices Publics e ministeri dell’Urbanistica e dell’Università del Senegal

Progetto IDOM, Bilbao, Spagna Superficie area 11.500 mq Superficie edificio 6.895 mq Superficie esterna 4.316 mq Costo 6,7 milioni US$ Progetto 2013 Realizzazione 2017


› AGA KHAN AWARD 2019

EMIRATI ARABI UNITI

Wasit Westland Centre Il Wasit Wetland Centre a Sharjah fa parte di un ampio progetto di rigenerazione delle zone umide esistenti lungo la costa del Golfo Persico. Compito del centro è promuovere la conservazione dei siti naturali. Per minimizzare l’impatto visivo, i progettisti hanno sfruttato l’orografia del terreno. L’edificio si compone di una galleria di osservazione dei volatili, servizi, uffici amministrativi, caffetteria e uno spazio multiuso con vista sulle zone umide. La copertura è realizzata con capriate in ferro prive di pilastri, una soluzione che ha permesso di realizzare facciate vetrate continue e panoramiche. Dopo l’apertura, il centro è diventato una meta turistica apprezzata dagli abitanti della zona.

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In alto, la copertura dell’edificio; sopra, scolaresche in visita; sotto, l’edificio si compone di due ali: in una sono ospitati gli uffici amministrativi e le aule formazione, nell’altra le gallerie per l’osservazione (credits ©X-Architects, fotografie Nelson Garrido); nel disegno, il sito collocato sulla costa del Golfo Persico (credits ©X-Architects).

Località Sharjah, Emirati Arabi Uniti Cliente Environment and Protected Areas Authority Progetto X-Architects (Farid Esmaeil e Ahmed Al Ali),

Dubai, Emirati Arabi Uniti

Superficie area 200.000 mq Superficie edificio 2.534 mq Costo 7,6 milioni US$ Progetto 2012 Realizzazione 2015


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› AGA KHAN AWARD 2019

PALESTINA

Palestinian Museum Il museo palestinese di Birzeit, piccolo centro a nord di Gerusalemme, è stato costruito dalla più importante Ong palestinese con il sostegno dell’università di Berzeit per promuovere la cultura del dialogo e della tolleranza tra i popoli. È collocato su una collina terrazzata affacciata sul Mediterraneo. Il sito e l’architettura dell’edificio sono definiti dalle terrazze agricole e dai muri a secco (sanasil). Il design del museo è a forma di cuneo doppio e si compone di hall, area espositiva, galleria, bookshop, caffetteria e guardaroba. L’architettura a zig-zag del museo e i giardini sulle colline, ispirati ai terrazzamenti circostanti, sottolineano il legame con la terra e simboleggiano la resistenza della popolazione all’occupazione militare della Cisgiordania.

In alto a sinistra, l’inserimento del museo nel contesto ambientale della zona di Birzeit; a destra l’ingresso principale che si apre sulla terrazza del giardino (©Aga Khan Trust for Culture, fotografie Cemal Emden). Nel disegno, il piano terra del museo (©heneghan peng architects).

TATARSTAN, RUSSIA

MUHARRAQ, BAHRAIN

Public Spaces Il programma di r riqualificazione degli spazi pubblici avviato tempo fa dalla repubblica del Tatarstan è diventato un modello da promuovere nel resto della federazione russa. Alla fine del 2017 sono stati migliorati 185 dei 328 spazi pubblici previsti dal programma, che prevede diversi tipi di intervento. Si tratta di un obiettivo ambizioso messo in atto per contrastare la privatizzazione delle aree e restituire senso e funzione a vuoti urbani.

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Località Birzeit, Palestina Cliente Taawon-Welfare Association, Ramallah, Palestina Progetto Heneganh Peng Architects, Dublino, Irlanda Superficie area 40.000 mq Superficie edificio 3.085 mq Superficie a verde 26.000 mq Costo 24,3 milioni US$ Progetto 2013 Realizzazione 2016

Revitalisation of Muharraq Località Republica federata russa di Tatarstan

Cliente Presidenza della

Repubblica del Tatarstan

Progetto Natalia Fishman-

Bekmambetov (curatrice), Consiglio dei ministeri e ministeri delle Costruzioni, dell’Architettura e dell’edilizia sociale

Superficie area 68.000 kmq Investimento 173,5 milioni US$ Progetto 2015 (in corso) Realizzazione 2015 (in corso)

La rigenerazione di Muharraq, ex capitale del Bahrain, è stata avviata per restaurare e riutilizzare il patrimonio storico e architettonico locale. Il progetto si è poi sviluppato all’interno di un programma più generale che puntava a riequilibrare la composizione demografica della città favorendone l’integrazione attraverso la realizzazione di spazi pubblici, servizi comunitari e culturali e il miglioramento dell’ambiente.

Località Muharraq, Bahrain Cliente Sheikha Mai Bint

Mohammed Al Khalifa, Manama, Bahrain

Progetto Noura Al Sayeh, Manama, Bahrain

Superficie area 330.000 mq Investimento 110 milioni US$ Progetto 2018 Realizzazione 2020 (in corso)


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› WORK IN PROGRESS

CENTRO DI ECCELLENZA IN CHIRURGIA PEDIATRICA, UGANDA

UN PROGETTO PER L’AFRICA

Nel 2020 a Entebbe, sulle rive del lago Vittoria, entrerà in funzione il centro di chirurgia pediatrica di Emergency ideato da Renzo Piano e progettato e costruito da un team di progettisti e di aziende italiane. Anteprima sul cantiere

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› WORK IN PROGRESS

Agli interventi di chirurgia d’emergenza in zone di guerra, da qualche anno l’organizzazione di Gino Strada affianca un’attività più ampia di cura medicoospedaliera che trova oggi la sua massima espressione nel nuovo Centro di eccellenza in chirurgia pediatrica di Entebbe. Eccellenza è termine abusato ma che esprime qui il suo significato più autentico: il nuovo ospedale di Entebbe, che fornirà cure gratuite ai bambini dell’intero continente africano, adotta le più moderne tecniche ospedaliere occidentali gestite da personale medico e paramedico qualificato, preparato e affiancato da Emergency. Per questa ragione l’ufficio tecnico di Emergency è stato parte attiva del progetto, cui ha lavorato in stretta collaborazione con TAMassociati e le società di ingegneria coinvolte sin dall’inizio da Renzo Piano, che aveva sviluppato il concept architettonico. E sono proprio l’architettura, il sito e il cantiere l’altra caratteristica di rilievo dell’opera. Aperto su un terreno argilloso di 120.000 mq messo a disposizione dal presidente dell’Uganda, il cantiere fa largo uso della terra di scavo, opportunamente additivata, per la costruzione di murature portanti in terra cruda con la tecnica del pisè, evoluzione di una tecnica costruttiva locale che abbatte i costi e garantisce maggiore inerzia termica rispetto al calcestruzzo. Una seconda, ampia copertura con grandi sporti protegge gli edifici dell’ospedale dai raggi solari cocenti e accoglie 2.600 pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica. La bellezza del sito, sulle rive del lago Vittoria, e il progetto di paesaggio che circonderà la costruzione, con la piantumazione di 350 alberi, rappresentano un’ulteriore elemento di cura: la vista del verde dalle camere e dalla grande parete vetrata favorirà la guarigione dei pazienti. All’ospedale si affianca una guest house con 42 posti letto per le famiglie dei pazienti provenienti da lontano

CREDITI Località Entebbe, Uganda Committente Emergency Idea progettuale

Renzo Piano Building Workshop

Progettazione TAMassociati in collaborazione con l’ufficio tecnico di Emergency

Progettazione strutturale Milan Ingegneria Progettazione impiantistica Prisma Engineering

Progettazione paesaggistica Franco e Simona Giorgetta

Progettazione antincendio Gae Engineering Superficie 120mila mq Programma 3 sale operatorie, 72 letti di corsia, servizi

diagnostici e ausiliari, farmacia, banca del sangue, mensa

Guest house 42 posti letto Crolologia 2017-2020 Fornitori Thema, Schüco Italia, Resstende, Pellinindustrie, AGC, Schneider Electric

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› WORK IN PROGRESS

In questa e nelle pagine precedenti, immagini del cantiere del centro di chirurgia pediatrica di Emergency a Entebbe. Avviato su un’idea di Renzo Piano dopo un incontro tra l’architetto e Gino Strada, il progetto è stato sviluppato da TAMassociati in stretta collaborazione con l’ufficio tecnico di Emergency, Milan Ingegneria e Prisma Engineering. Italiane anche le aziende che hanno fornito materiali e sistemi.

«Dobbiamo parlare di bellezza, e bellezza non è una parola leggera, è profonda e importante, non ci importa sedurre»

Renzo Piano

UN PROGETTO PER L’AFRICA

Theatro, un network di imprese italiane Il nuovo ospedale di Emergency in Uganda, oltre a essere un buon esempio di co-progettazione, rappresenta la prima occasione di collaborazione di alcune aziende italiane facenti parte del network che dà vita a Theatro. Sei infatti sono le imprese che hanno partecipato alla realizzazione del centro di cura di Entebbe: Thema, Schüco Italia, Resstende, Pellinindustrie, AGC e Schneider Electric. A partire dalla tecnologia dei sistemi in alluminio Schüco, Thema si è occupata della progettazione e realizzazione di soluzioni ad hoc su matrici speciali per i serramenti e le facciate, nelle quali sono stati integrati vetri di AGC, sistemi oscuranti interno vetro Screenline di Pellinindustrie e tende esterne di Resstende. Schneider Electric si è occupata dell’ottimizzazione dei sistemi di energia.

www.th-italia.com www.schueco.com www.resstende.it [ 32 ]

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www.pellinindustrie.net www.agc-yourglass.com www.se.com

THEATRO - È un luogo dedicato al mondo dell’architettura, pensato per fare progettazione, cultura e impresa. Theatro, che nasce da un’intuizione di Thema e Schüco Italia, promuove e facilita la progettazione architettonica coordinando un network di aziende italiane specializzate nel settore dell’involucro edilizio e del design. Il network è formato oggi da 21 imprese che hanno deciso di condividere know-how e soluzioni rispondenti all’evoluzione tecnologica e normativa del settore edilizio. Le imprese, eterogenee per dimensioni e fatturato, hanno sottoscritto un codice etico e uno specifico contratto di rete. I partner di Theatro sono i co-fondatori Thema e Schüco Italia e le aziende AGC, Alpac, Assa Abloy, Culligan, Florim, Griesser, iGuzzini, Laboratorio Morseletto, Legnotech, Pellinindustrie, Poliform, Resstende, Roda, Schneider Electric, Starpool, Technogym, Unifor, Valli&Valli e Banco Desio.


› WORK IN PROGRESS

Località Milano Proprietà Allianz Spa Investment & Asset manager Allianz Real Estate Progetto architettonico e coordinamento generale SOM-Skidmore Owings & Merrill Local architect, costi, sicurezza, antincendio Proger Spa Progetto strutturale Bms Progetti Progetto impianti Manens-Tifs Lighting design Filippo Cannata Mobilità e trasporto verticale Systematica Consulenza heritage Systematica Gestione progetto per la proprietà Jacobs Italia Spa Superficie totale area 49.768 mq Cronologia 2016/2017 (concorso) 2017/2019 (progettazione) 2019/2022 (costruzione)

Nella foto di Paolo Rosselli uno degli edifici attuali del complesso di Corso Italia. Sotto, render di SOM della facciata su Corso Italia dopo la riqualificazione.

MILANO SOM RIQUALIFICA LA SEDE STORICA DI ALLIANZ Dopo il trasferimento negli spazi della torre Isozaki a Milano Citylife, Allianz Real Estate ha affidato a Som-Skidmore Owings Merrill la ristrutturazione della sua sede storica di Corso Italia 23, disegnata negli anni Sessanta da Gio Ponti, Antonio Fornaroli e Piero Portaluppi come sede della Riunione Adriatica di Sicurtà (Assicurazioni Ras, poi acquisita da Allianz). Il complesso, che occupa un lotto di 50mila mq all’incrocio tra lo stretto Corso Italia e via Santa Sofia, si caratterizza per una ‘chiusura’ rispetto all’intorno urbano a causa del regolamento comunale dell’epoca, che costrinse Gio Ponti a rivedere la planimetria ‘estroversa’ che aveva immaginato e che prevedeva una “piazza sovralzata” (sul tipo di quelle realizzate per i palazzi Pirelli e Montecatini), l’ingresso principale sulla via Santa Sofia e uno spazio verde di 5.000 mq aperto alla città. Il progetto di riqualificazione ripristina alcune delle aspirazioni originarie di Gio Ponti con un approccio inside-out che dovrebbe contribuire al benessere dei fruitori e migliorare la relazione con la città (ad esempio, un nuovo accesso di fronte alla prevista stazione della nuova linea metropolitana M4 potrà contribuire a rendere più viva via Santa Sofia). Le facciate degli edifici sono state riprogettate per dare nuova identità al complesso, tenendo come punti fermi la relazione con la città, le prestazioni [ 34 ]

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ambientali e la storicità del sito. Sopralzi in copertura danno luogo a nuovi ambienti executive con terrazze, e giardini pensili a disposizione di tutti gli abitanti del campus. Fondamentali per la salute e il benessere sul luogo di lavoro – oltre alla Leed il progetto mira alla certificazione Well Gold – gli spazi aperti sono peraltro il cuore del complesso, con il giardino della corte interna che crea interazione tra il gruppo di

edifici e migliora la permeabilità visiva tra spazi interni e esterni. Semplici cambi di quota indirizzeranno i flussi verso le diverse funzioni previste: business center, fitness center, area retail e food court. I piani degli uffici sono dotati di spazi hub centrali che creano una connessione verticale dell’edificio e mettono a disposizione dei dipendenti una serie di ambienti comuni per il lavoro collaborativo.


Fotografie Davide Galli Atelier

UN UNICO SOGGETTO CHE INTERPRETA I VALORI DEL CLIENTE, LI ESPRIME

Design&Build

l’integrazione tra progetto e messa in opera

IN UN PROGETTO E LI METTE IN OPERA NEL RISPETTO DI ESIGENZE ORGANIZZATIVE PROGRAMMI, SCADENZE,

Creata nel 2003 e acquisita nel 2007 dal Gruppo di consulenza immobiliare JLL, Tétris è leader in Europa nella progettazione e ristrutturazione di spazi di lavoro e commerciali realizzati in modalità Design&Build, un processo che prevede la completa gestione chiavi in mano di un progetto di fit-out, dal briefing iniziale fino alla completa realizzazione dei lavori. «Il D&B è una risposta concreta ed economica alla richiesta di integrazione tra la componente progettuale e quella realizzativa – ci spiega Philippe Sourdois, managing director di Tétris Italia – accorpate in un unico soggetto che garantisce l’intero processo, con evidenti vantaggi in termini di costi che scendono del 20%, e di tempo dove il risparmio arriva al 30% rispetto a un progetto tradizionale». Con 32 uffici tra Europa, Africa e Brasile, un fatturato 2018 di 711 milioni di dollari e un network multidisciplinare di oltre 800 collaboratori tra architetti, construction manager, designer e site manager, Tétris nel 2018 ha realizzato e consegnato più di 7mila progetti a clienti nazionali e grandi gruppi internazionali. «L’approccio integrato e flessibile di Design&Build, la capacità di interpretare i valori della committenza e l’esperienza internazionale – continua Sourdois – fanno

di noi l’interlocutore ideale per società e investitori del settore uffici, ma anche per grandi brand di distribuzione e player internazionali del settore alberghiero e della logistica che ci affidano tutte le fasi del progetto: consulenza, workplace management, interior design, space planning, lavori di ristrutturazione, fornitura e installazione di arredi, gestione della fase di trasloco e change management».

TEMPI E COSTI

Via San Paolo, 7 | 20121 Milano www.tetris-db.it


› WORK IN PROGRESS Località Milano piazza Carbonari Committente OPM, Impresa Rusconi e Storm.it Progettazione architettonica Studio Beretta Associati Destinazione Residenziale Superficie commerciale 10.500 mq Edifici 1 (più due edifici di tre piani) Piani 24 (più un piano tecnico e belvedere) Altezza 80 metri Appartamenti 105 (da bilocali a pentalocali, anche in duplex) Box auto 150 Area a verde 3.300 mq Valore operazione 45 milioni di euro Inizio lavori primavera 2019 Fine lavori primavera 2022

Nei render di LS Graphic Design alcune immagini di Torre Milano: la torre alta 80 metri, la piscina condominiale e gli spazi verdi.

MILANO TORRE RESIDENZIALE DI BERETTA ASSOCIATI Si chiamerà Torre Milano il nuovo edificio residenziale pluripiano che sorgerà nel capoluogo milanese, a pochi metri dal condominio di piazza Carbonari costruito nel 1962 su progetto di Luigi Caccia Dominioni. L’iniziativa, targata Opm, è frutto della collaborazione tra l’impresa di costruzioni Rusconi e Storm.it, società di promozione immobiliare; il progetto è dello Studio Beretta Associati. I lavori sono stati avviati la scorsa primavera, la conclusione è prevista nella primavera del 2022. L’operazione, del valore di 45 milioni di euro, prevede la realizzazione di una torre di 80 metri di altezza per 23 piani fuori terra (più un piano tecnico con belvedere) e di due edifici di tre piani ciascuno, distinti e indipendenti rispetto alla costruzione principale. Verranno realizzati complessivamente 105 appartamenti di dimensioni differenti, (da bilocali a pentalocali, anche duplex); nei piani interrati sono previsti 150 box auto. Dal punto di vista architettonico, Torre Milano si ispira agli stilemi dell’architettura razionalista, con forme geometriche pure e volumi in aperto dialogo con l’esterno. Il complesso, in classe energetica A, prevede l’installazione di 190 pannelli fotovoltaici che produrranno 68,4 kW di energia e la realizzazione di una vasca di 15mila litri di capacità per la raccolta delle acque meteoriche per l’irrigazione. Ogni appartamento sarà dotato di un impianto di ventilazione controllata. Il nuovo edificio sorge su un’area occupata [ 36 ]

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da uno stabile da anni in abbandono la cui presenza creava problemi di sicurezza per la zona. Lo sviluppo verticale delle volumetrie consente al progetto di ricavare un’area di oltre tremila metri quadrati destinata a verde condominiale. Prevista la realizzazione di servizi a uso degli abitanti, come palestra, piscina, zona wellness, spazio di co-working, parco giochi e altri ambienti da utilizzare in forma condivisa.


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› WORK IN PROGRESS MILANO L’EX STABILIMENTO BORLETTI RINASCE SU PROGETTO DI DFA PARTNERS Entro la fine di quest’anno, completate le demolizioni e le bonifiche, inizieranno i lavori di riqualificazione dell’ex stabilimento Fratelli Borletti di via Cecchi a Milano. Il nuovo Washington Building è un progetto di DFA - Daniele Fiori Partners, studio milanese da anni specializzato

nella riconversione a fini residenziali degli edifici produttivi della vecchia Milano artigianale e industriale, di cui la ex Borletti è uno dei numerosi esempi. Diversi gli obiettivi del progetto di riqualificazione: mantenere lo stile dell’immobile; rafforzare l’identità dell’area; adottare pratiche di

architettura sostenibile; rilanciare la zona dal punto di vista urbanistico. Il progetto prevede lo svuotamento del sito, il mantenimento delle facciate Liberty di maggior valore architettonico e la redistribuzione delle volumetrie, ripristinando l’allineamento con gli edifici adiacenti. La struttura a “c” del complesso comprende alcuni piani fuori terra allineati su strada e due piani arretrati a coronamento. I volumi aggiuntivi saranno connotati da una facciata razionalista, il cui modulo compositivo si riallaccia alle geometrie delle facciate in mattoni del corpo storico originario, che vengono così mantenute, mentre un alto zoccolo in pietra darà vita a un legame materico con l’edificio che affaccia su via Gessi, ristrutturato da Marco Zanuso e facente anch’esso parte dell’ex Località Milano Committente Al.Si.Co Srl Progettazione architettonica DFA Daniele Fiori Partners Consulenza paesaggistica AG&P Greenscape Classe energetica A Superficie lorda di pavimento 9.685 mq Superficie commerciale 13.480 mq

ASSAGO A GBPA ARCHITECTS IL PROGETTO DELL’EDIFICIO U3 Milanofiori Sviluppo, società del Gruppo Brioschi Sviluppo Immobiliare, ha affidato a Gbpa Architects la progettazione del nuovo edificio U3, nel comparto di Milanofiori Nord ad Assago. Il masterplan, che prevedeva la nuova destinazione terziaria, risale a circa quindici anni fa e permetteva di realizzare edifici per oltre 200mila metri quadrati (su un’area di 360mila) destinati a uffici, attività commerciali e ricettive, abitazioni e servizi. Il progetto di Gbpa Architects adotta la tipologia dell’edificio direzionale in linea, a doppio corpo, collocato perpendicolarmente all’autostrada A7. L’edificio, di circa 11mila metri quadrati, si svilupperà su nove livelli a partire dalla piazza esistente e su due piani interrati, destinati a parcheggio. Come indicato dalla distribuzione planivolumetrica originaria, il nuovo fabbricato manterrà l’altezza degli edifici adiacenti e assumerà un’inclinazione libera nel lotto; ciò per perseguire l’effetto visivo dei coni visuali aperti-chiusi e la scansione pieni-vuoti che già caratterizza l’edificato esistente. U3 sarà un volume trasparente, chiuso tra due ali leggere. Verso l’autostrada il fronte sarà stretto e svettante; sulla parte [ 38 ]

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posteriore, rivolta verso l’area a verde, il fronte si aprirà con alcune terrazze. I prospetti nord e sud, invece, definiranno l’immagine dell’edificio, che si caratterizzerà per un particolare e movimentato effetto, giocato dalla

rifrazione della luce sui frangisole, diversamente orientati, in vetro serigrafato di colore bianco. La facciata sud, in particolare, apparirà come sospesa lasciando intravedere il volume trasparente rettangolare.


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Il futuro Washington Building di Milano si sviluppa per mezzo isolato compreso tra le vie Cecchi, Gessi e Costanza. A sinistra, il previsto dialogo tra facciate storiche e moderne (render courtesy DFA - Daniele Fiori Partners).

complesso industriale. Il progetto avrà una ricca dotazione di verde, sia nella corte interna sia nei giardini, nei patii e sui balconi degli alloggi. Lo completano tre livelli interrati adibiti ad autorimessa, mentre a piano terra, oltre agli spazi residenziali, sono previsti una serie di servizi per i residenti: sala polivalente, locale delivery e un’area fitness. La consegna delle opere è prevista per gennaio 2022.

Località Assago, Milano Committente Milanofiori Sviluppo (Gruppo Brioschi Sviluppo Immobiliare) Progettazione Gbpa Architects, Antonio Gioli e Federica De Leva Superficie lorda pavimento 11mila mq

TECTUS® Glass – Il programma completo

La collocazione del nuovo edificio nello sviluppo di Milanofiori Nord. A sinistra, le peculiarità della facciata sud, con frangisole in vetro serigrafato (courtesy Gbpa Architects).

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› WORK IN PROGRESS

CAGLIARI CORVINO+MULTARI PER IL NUOVO POLO DELLE FINANZE Lo studio Corvino+Multari ha vinto il concorso internazionale bandito nel 2018 per la realizzazione del nuovo polo del ministero delle Finanze di Cagliari. Il concorso prevedeva che la rifunzionalizzazione della ex caserma Simeto si inserisse anche nel programma straordinario d’intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza del quartiere di Sant’Avendrace avviato dal Comune di Cagliari. Con un’attenta progettazione dei vuoti, delle connessioni, della qualità urbana e degli spazi pubblici, il progetto di Corvino+Multari definisce le linee di un masterplan che instaura connessioni con il contesto di riferimento e che presta particolare attenzione alle relazioni con il paesaggio aperto e urbano

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e al rapporto con le presenze storicoarcheologiche e moderne dell’area. Il progetto intende anche connettere i flussi pedonali da Sant’Avendrace fino all’area oggetto di concorso. L’idea progettuale definisce un paesaggio in divenire in cui verde e archeologia disegnano, nel tempo, il progetto di suolo. Il concpet punta alla realizzazione di un organismo unitario, in cui appaiono riconoscibili le diversità dei singoli edifici e il disegno degli spazi pubblici sulle vie Elmas e Simeto. Gli edifici in progetto saranno caratterizzati da elevati standard di qualità edilizia e sostenibilità energetica, con lo scopo di ottenere la certificazione Leed per l’intero complesso.

Il piano attuativo sarà completato entro il 2019, mentre la progettazione definitiva ed esecutiva, realizzata con metodologia Bim, sarà redatta nel corso del 2020. La realizzazione dell’opera, divisa in due lotti funzionali, è prevista a partire dal 2021, per un impegno di spesa di 50 milioni di euro.

Località Cagliari Committente Provveditorato interregionale opere pubbliche Lazio Abruzzo Sardegna (in collaborazione con Agenzia del demanio e Agenzia delle entrate della Sardegna e comune di Cagliari) Modalità di assegnazione Concorso internazionale Destinazione Uffici (sede dell’Agenzia delle entrate e dell’Agenzia del territorio; direzione provinciale e uffici territoriali di Cagliari) Progettazione architettonica Corvino+Multari (capogruppo) Progettazione strutturale Rina Consulting Progettazione ambientale ed energetica Tecnolav Progettazione impiantistica Dfp Engineering Progettazione paesaggistica Proap, João Nunes Progettazione d’interni Gianluca Vosa Studio geologico Geolog Consulenza archeologica Nicola Dessì Consulenza urbanistica Francesco Varone Superficie del lotto 28.954 mq Volumetria edificabile 86.862 mc Importo di progetto 50milioni di euro (25,3 primo stralcio, 24,7 secondo) Cronologia 2019 (progetto preliminare), 2020 (progetto definitivo ed esecutivo) Realizzazione 2021-2023


› WORK IN PROGRESS

LOCRI LA NUOVA CHIESA FIRMATA CAVEJASTUDIO La nuova chiesa di Locri, intitolata a San Biagio Vescovo e Martire, sorgerà su un isolato compreso tra la statale 106 Jonica e viale Matteotti. Il progetto architettonico porta la firma di Cavejastudio, a cui è stato affidato l’incarico sulla base di un concorso di progettazione bandito dalla Cei. Il progetto affronta i temi dell’accoglienza

e della protezione dei fedeli con un’architettura che evitando qualsiasi forma di spettacolarizzazione e un progetto che plasma lo spazio esterno, mantenuto arretrato rispetto al viale Matteotti. Dal punto di vista volumetrico il complesso si compone di due elementi: una piastra che contiene i servizi e, sopra di essa,

la copertura, di forma ellittica, dell’aula liturgica il cui rapporto è carico di significato simbolico: la base, realizzata in parte con un rivestimento in pietra locale (il Canolo estratto a Siderno) rappresenta il legame con la tradizione costruttiva delle chiese di Gerace; su questa si appoggia un’ellisse in intonaco chiaro, segno di accoglienza e di comunità. A completamento del progetto è prevista una corte alberata interna, su cui affacciano l’aula liturgica e i servizi collegati. Dal punto di vista acustico il progetto ha optato per una duplice soluzione, con l’ellisse di copertura che prevede una sequenza di curve a sviluppo verticale che frammentano le onde sonore evitando l’effetto eco, e l’adozione di un intonaco fonoassorbente per l’abbattimento del rumore. Il progetto è pensato per massimizzare le correnti d’aria e favorire, in estate, la ventilazione naturale. Attraverso apposite griglie di aerazione affacciate sulla corte, l’aria potrà entrare naturalmente e, sfruttando l’effetto camino dovuto a una minore coibentazione della copertura della chiesa, si genererà un moto ascensionale di aria fresca che potrà uscire dal lucernario apribile elettricamente e con regolazione preimpostata. Il tutto consentirà di evitare l’uso di macchine per il raffrescamento.

Il cantiere di Aci Catena e due render del nuovo albergo (courtesy Scau Studio).

ACICATENA L’ALBERGO DI SCAU STUDIO Ad Acicatena, a nord di Catania, è in costruzione una residenza turisticoalberghiera progettata da Scau Studio. Il fabbricato si compone di due corpi di fabbrica, parzialmente sovrapposti e sfalsati, su due piani fuori terra. L’edificio, a copertura piana, è posto a una quota differente da quella stradale: una soluzione che riduce l’impatto della costruzione sul paesaggio. Con una tipologia edilizia ‘a ballatoio’ reinterpretata in chiave moderna, il progetto prevede la realizzazione di sole [ 42 ]

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14 camere suddivise su tre livelli. La distribuzione ai diversi livelli è garantita da un corpo scala e da un ascensore posizionati sul fronte sud del corpo di fabbrica. Al piano terra sono previsti una sala a uso comune e spazi per il ricevimento degli ospiti e per i servizi. Schermature in legno e aggetti sulle facciate proteggono l’edificio dal soleggiamento estivo. La parte prospiciente una delle vie si trova a una quota quasi identica a quella stradale: ospiterà l’ingresso pedonale e un parcheggio, posto

quest’ultimo a una quota leggermente inferiore al piano di imposta dell’edificio. La struttura portante è in cemento armato, con fondazioni a travi rovesce. Le murature di tamponamento sono realizzate in Poroton di 30 centimetri, con soprastante intonaco e isolamento a cappotto. Le superfici esterne dei corpi di fabbrica che si affacciano a est sono caratterizzate da grandi pareti vetrate. Le tramezzature interne, in cartongesso come i soffitti, sono rifinite con intonaco civile e, successivamente, trattate con idropittura lavabile.


SISTEMA DI CERNIERE CON CHIUSURA INTEGRATA

Località Locri Committente Conferenza episcopale italiana - Diocesi di Locri Gerace Progettazione architettonica Cavejastudio (Alessandro Pretolani e Filippo Pambianco), Artuso Architetti Associati (Gianni Artuso, Fabrizio Artuso, Giandomenico Chirico) Superficie del lotto 3.180 mq Superficie dell’edificio 650 mq Importo delle opere 1,85 milioni di euro Inizio lavori fine 2021-inizio 2022

Località Aci Catena, Catania Committente Promozione e Sviluppo Sicilia Progettazione e direzione dei lavori Scau Studio, Angelo Vecchio (collaboratore Andrea Mazzeo) Progettazione strutturale Carmelo Lanzafame Progettazione impianti Carmelo Seminara, Alfio Leonardi, Marcello Coco Superficie del lotto 1.860 mq Superfici coperta 465 mq Volume 2.155 mc Impresa esecutrice Ars Aedificatoria Progetto 2017 Fine lavori 2020 Fotografie Scau Studio

SELF CLOSING SYSTEM

〉 per porte interne da 20 kg a 60 kg di peso 〉 disponibile con velocità di chiusura controllata 〉 forza di chiusura regolabile a porta installata 〉 una volta installato esteticamente identico alle cerniere 〉 per porte interne a filo 〉 disponibile in 9 finiture estetiche

www.anselmisrl.it


› WORK IN PROGRESS GIAPPONE L’ANELLO DEL SILENZIO DI MICHELE DE LUCCHI Il progetto che Amdl Circle di Michele De Lucchi ha realizzato per Hakko Group ha dello straordinario: un grande anello, sospeso da terra, che dall’alto della Rokkō Mountain domina le città di Osaka e Kobe in Giappone. È il Rokkō Silence Ring e fa parte del masterplan che Michele De Lucchi ha sviluppato per la riqualificazione

complessiva del resort in vetta alla montagna, circondato dalla foresta. Si tratta di un lussuoso rifugio, moderno ed ecologico, che rappresenta la volontà del progettista di far convivere architettura e natura. La forma circolare dell’albergo, oltre a garantire la privacy degli ospiti, permetterà loro una vista unica.

Storia, natura e paesaggio sono i tre elementi chiave del masterplan del Rokkō Silence Resort: elementi da preservare, valorizzare e da integrare nei nuovi cottage all’interno del bosco. Mentre prosegue la progettazione del Ring, lo scorso luglio, dopo un intervento di restauro, ha riaperto al pubblico l’English Building, l’edificio storico costruito nel 1929 dall’architetto Masahari Furuzuka. All’interno è stata ricavata la reception, la caffetteria in stile inglese al piano superiore e alcune sale multiuso pronte a ospitare mostre ed eventi. Il restauro della palazzina inglese ha richiesto una progettazione capace di combinare le sensibilità e le conoscenze delle culture giapponese e italiana: la tradizione della memoria del fare nipponico e l’attitudine italiana verso la conservazione. «In Italia – afferma De Lucchi – si ristruttura per recuperare filologicamente il reperto storico; in Giappone si demolisce e si ricostruisce ripetendo nei secoli la stessa perizia, le stesse tecniche, gli stessi materiali e la stessa cerimonialità». Il resort si completa con una caffetteria sul vicino stagno.

SAN PAOLO CYRELA E PININFARINA, PARTNERSHIP DEL LUSSO

Località San Paolo, Brasile Committente Cyrela Brazil Realty Progettazione Pininfarina Architecture Superficie costruita 29mila mq Superficie del lotto 3.400 mq Piani 32 Appartamenti 31 Fine lavori giugno 2020 Render Neorama Studio

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Cyrela e Pininfarina. Da un lato uno dei maggiori costruttori e sviluppatori immobiliari del Brasile, dall’altro la divisione Architecture di uno dei marchi storici del design italiano. Una partnership per realizzare l’Heritage by Pininfarina, un nuovo progetto edilizio a San Paolo dopo il Cyrela by Pininfarina, residenza pluripiano completata nel 2018. Heritage sarà una torre residenziale di 32 piani con 31 appartamenti dalle superfici generose, da 570 a 700 metri quadrati, per rispondere alla domanda di residenza di fascia alta. L’edificio, che verrà costruito nella zona di Itaim Bibi in via Leopoldo Couto Magalhaes Junior, in uno dei quartieri più prestigiosi della città, nota come il “circuito di Manhattan”, rappresenterà una delle nuove icone architettoniche della città brasiliana. Le dimensioni degli alloggi, così come i servizi, sono improntati al lusso; questi ultimi comprendono piscine interne ed esterne e una piscina per bambini. Per i più piccoli è anche previsto un parco giochi, mentre per gli adulti saranno disponibili campo da tennis, sale relax, bar,

sala da ballo, palestra e una spa. L’agiatezza si tocca con mano anche per un altro aspetto: la dotazione dei posti auto. Ciascun alloggio dispone infatti da sei a otto posti auto, collocati al piano interrato.


A sinistra, Rokkō Silence Ring. Sopra, la Palazzina Inglese che sorge sullo stesso sito, restaurata da aMDL e riaperta di recente (render Filippo Bolognese).

Località Rokkō Mountain, Giappone Committente Hakko Group Destinazione Rokkō Silence Ring Progettazione aMDL Circle, Architetto Michele De Lucchi Progetto 2017 - in corso

La torre Heritage by Pininfarina si colloca su un’area di circa 3.400 metri quadrati e sviluppa una superficie di oltre 29mila metri quadrati. La consegna degli alloggi è prevista per giugno del 2020.


nex › NEXT

R&S innovazione

Una rassegna di soluzioni sviluppate dall’industria e dalle università per un futuro in cui la ricerca di benessere, di crescita economica e di sicurezza possano convivere con la salvaguardia dell’ambiente e la tutela delle risorse naturali

Feel the Peel, il succo e la buccia

Carlo Ratti Associati, in collaborazione con Eni, ha sviluppato un bar sperimentale, il Circular Juice Bar, che utilizza le bucce d’arancia per produrre bioplastica. Le bucce, dopo l’essiccazione, vengono trasformate in filamento, utilizzato da una stampante 3D per produrre i bicchieri da cui bere la spremuta. La macchina si chiama Feel the Peel, un nome che rende bene l’idea della circolarità nella vita di tutti i giorni. È uno spremiagrumi arancione, alto 3,10 metri, sormontato da una cupola che contiene 1.500 arance. Ordinato il succo, le arance scivolano nello spremiagrumi, ciascun frutto viene tagliato a metà, la buccia si deposita nella parte inferiore e lì viene accumulata. Attraverso un processo di essiccazione, macinazione e miscelazione con acido polilattico, le bucce vengono trasformate in bioplastica, riscaldata e fusa in un filamento utilizzato da una stampante 3D incorporata nella macchina. Dopo l’uso i bicchieri possono essere riciclati.

Alzanti scorrevoli a levitazione magnetica

Con Zero Gravity (ØG), Secco Sistemi ha superato un’altra sfida: vincere la gravità per movimentare manualmente ante scorrevoli di peso e dimensioni notevoli. ØG è infatti lo scorrevole che sfrutta il principio della levitazione magnetica passiva per muoversi con facilità, senza l’impiego di elettricità e motori, in sicurezza, silenziosità e comfort. L’idea progettuale alla base di Zero Gravity è quella di superare il vincolo della motorizzazione e dell’elettricità per movimentare scorrevoli di grandi dimensioni. A questo scopo è stato utilizzato un brevetto di Ironlev, società di Treviso che produce pattini a levitazione magnetica, dotati di magneti passivi in grado di sollevare grandi masse lungo un piccolo binario. In questo modo è sufficiente

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una forza di un chilogrammo per spostare un serramento di una tonnellata di peso (gli scorrevoli tradizionali, a parità di peso da movimentare, richiedono una forza di 7/8 chilogrammi). Il sistema, che non produce alcun campo magnetico esterno, è costituito da un gruppo di levitazione incassato a pavimento che contiene la rotaia di scorrimento, dai pattini magnetici Ironlev e dalla trave di collegamento con l’anta, della quale rimane traccia visibile solo una fessura di 8 millimetri, chiusa da spazzolini, senza nessun ostacolo alla soglia. Nella parte superiore invece sono collocati i meccanismi per contrastare la spinta di sollevamento dei magneti e abbassare l’anta, garantendo la chiusura e la tenuta.


ext › NEXT

Una caldaia domestica a idrogeno

Baxi ha firmato il progetto della prima caldaia premiscelata ad uso domestico, alimentata a idrogeno puro. La novità consiste nell’utilizzo dell’idrogeno e nella conseguente eliminazione delle emissioni in atmosfera di monossido di carbonio e anidride carbonica. La nuova caldaia, progettata per il riscaldamento e la produzione di acqua calda sanitaria, ha una resa termica pari a 28 kW, la stessa delle caldaie a condensazione a gas naturale. Attualmente la produzione di idrogeno è a saldo zero: l’energia che può restituire è pari a quella impiegata per il processo di estrazione per elettrolisi dall’acqua, ma se l’energia impiegata nel processo proviene da fonti rinnovabili instabili, come il solare e l’eolico, con il Power-to-Gas (P2G) l’idrogeno diventa un accumulatore di energia veicolata attraverso le reti gas esistenti. Il risultato è frutto del lavoro di ricerca del progetto Change with Energy, promosso dalla società capogruppo BDR Thermea Group con l’obiettivo di realizzare un apparecchio in grado di funzionare secondo gli attuali standard di mercato in termini di potenza, prestazioni, dimensioni, peso, modalità d’installazione, uso e manutenzione utilizzando una risorsa energetica nuova. La ricerca ha prodotto risultati immediati: lo scorso maggio infatti il DVGW, l’ente tedesco di standardizzazione per i settori acqua e gas, ha rilasciato il certificato di conformità della caldaia al regolamento Eu 2016/426, mentre un mese dopo la prima caldaia premiscelata alimentata a idrogeno è stata messa in funzione nella cittadina di Rozenburg in Olanda. Questo progetto si sviluppa in collaborazione con Stedin, società titolare della rete gas e della fornitura dell’idrogeno, il comune di Rotterdam e una cooperativa immobiliare olandese.

Con i-Nx-Q si risparmia

Si chiama i-NX-Q la nuova unità polivalente ad aria di Mitsubishi Electric a brand Climaveneta. La nuova gamma, che ha potenze elettriche da 44 a 152 kW, soddisfa le richieste di acqua calda e fredda grazie a due compressori scroll inverter disposti su due circuiti frigoriferi indipendenti. La presenza di compressori a velocità variabile Vsd soddisfa le richieste di carico termico-frigorifero, con risparmi in termini di energia primaria del 34% rispetto a una soluzione chiller + caldaia. Il controllo della ventilazione amplia il campo d’impiego: dalla produzione di acqua refrigerata in uscita dall’evaporatore, in un intervallo di temperatura che va da -10 a +20°C, alla produzione di acqua calda in uscita dal condensatore fino a 60°C. Il funzionamento è garantito con temperatura dell’aria esterna tra -15 e +46°C. Il design è razionale e la struttura è più compatta rispetto alle unità tradizionali. i-NX-Q è dotata di logiche di controllo Vpf che regolano la velocità delle pompe di circolazione seguendo l’andamento del carico termico e agiscono sull’algoritmo di termoregolazione dell’unità ottimizzandolo per il funzionamento a portata variabile. In questo modo stabilità di funzionamento e affidabilità sono garantite. In generale, con la nuova unità si ha un aumento dell’efficienza media stagionale del 10% in funzionamento in freddo (Seer) e dell’8% per il funzionamento in caldo (Scop).

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› DESIGNCAFÈ LAMPADE E DESIGN LA STORIA IN UN LIBRO

EUROMILANO RICORDA DE CARLO

Esempi. Illuminazione 1934-1964 è una ristampa anastatica dell’edizione integrale del 1956 dedicata agli apparecchi di illuminazione scritta da Roberto Aloi, edita da Ulrico Hoepli. Il volume presenta in ordine cronologico oltre 500 modelli di lampade (da tavolo, da terra, a soffitto e a parete), 200 progettisti e trent’anni di produzione italiana ed estera nel campo dell’illuminazione. In una sola pubblicazione Giampiero Aloi, figlio di Roberto, è riuscito nell’impresa di far ripubblicare il meglio di sette volumi oggi introvabili, strumenti indispensabili per progettisti, studiosi e appassionati. Il libro presenta modelli progettati da nomi importanti dell’architettura e del design italiano come Franco Albini, Bbpr, Luigi Caccia Dominioni, Ignazio Gardella, Bruno Munari, Ico Parisi, Gio Ponti, Gino Sarfatti e Vittoriano Viganò e realizzazioni di aziende che hanno fatto la storia del design nazionale quali Arredoluce, Arteluce, Fontana Arte, Oluce, Stilnovo. La storia che viene raccontata nel volume è oggi sconosciuta ai più, ma all’epoca i volumi di Aloi ebbero un grande successo di critica e pubblico: le pubblicazioni arrivarono a raggiungere le 300mila copie vendute.

A cento anni dalla nascita di Giancarlo De Carlo, Euromilano ha pubblicato il volume Il progetto come eredità. La società di sviluppo immobiliare milanese ha inteso in questo modo ricordare la figura di un grande innovatore dell’architettura italiana del XX secolo. Il volume, curato da Monica Mazzolani e Antonio Troisi, mette in evidenza i temi che hanno caratterizzato l’attività di De Carlo, in particolare come anticipatore di questioni odierne come la sostenibilità sociale e territoriale. Al volume hanno partecipato, con i loro scritti, diversi architetti, tra questi Anna De Carlo, artista e curatrice della diffusione dell’opera del padre, John McKean, Mario Cucinella, Alessandro Balducci, Gianni Biondillo e numerosi altri. Ai contributi inediti si è aggiunto un estratto dal testo La Città Scritta di Stefano Boeri. Il libro si inserisce nel quadro delle attività in corso quest’anno per ricordare il grande architetto genovese e il suo lascito culturale. La pubblicazione di Euromilano anticipa la mostra sui diari personali di De Carlo, che si terrà in Triennale il prossimo mese di gennaio.

Esempi Illuminazione 1934-1964 (Ristampa) Aloi Compasso pp 256 - 89,90 euro ISBN 978-88-943995-0-9

Giancarlo De Carlo Il progetto come eredità a cura di Monica Mazzolani e Antonio Troisi Euromilano - About Cities

I ROBOT E L’ARCHITETTURA L’uso della robotica in architettura è tema all’ordine del giorno. L’attività di progettazione e di costruzione infatti è sempre più frutto dell’utilizzo di computer sofisticati, robot che stampano in 3D, macchine che sostituiscono l’uomo. Ma in che modo l’uso dei robot influenza il pensiero degli architetti che li utilizzano? Gli architetti diventeranno a breve dei programmatori di algoritmi? Queste sono solo alcune delle domande a cui gli autori di Robot Building provano a dare risposta. Nei cinque capitoli, gli autori Claypool, Jemenez Garcia, Retsin e Soler - esaminano le possibilità dei robot di progettare, modellare e costruire oggetti, concentrandosi più sull’esame di una serie di casi concreti che sugli algoritmi. Nel libro infatti vengono presentate alcune realizzazioni, tra cui gli esperimenti dell’architetto svizzero Gramazio Kohler e il primo ponte costruito dai robot a Eindhoven in Olanda. Ciascun capitolo è introdotto da un saggio ed è accompagnato da tre [ 48 ]

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esempi progettuali. Il libro offre anche un’ampia panoramica sullo stato della ricerca internazionale che prevede l’uso dei robot in architettura, con studi avviati da alcuni gruppi di lavoro internazionali come The Bartlett School of Architecture di Londra, la Scuola politecnica di Zurigo (Eth), il Massachusetts Institute of Technology e l’Harvard Cambridge University nel Massachusetts.

Robotic Building Architecture in the Age of Automation Gilles Retsin, Manuel Jimenez, Mollie Claypool, Vicente Soler Edition Detail pp 128 - 49,90 euro ISBN 978-3-95553-424-0


› NEW WAVE

CONFINI FLUIDI ALCUNE RECENTI E SIGNIFICATIVE ARCHITETTURE DANNO FORMA A UN CONCETTO SEMPRE PIÙ DIFFUSO: L’ABBANDONO DELLA CONVENZIONALE DISTINZIONE TRA NATURA E ARTIFICIO

Carlo Ezechieli

Junya Ishigami, Botanical Farm Garden Art Biotop, prefettura di Tochigi. Foto © Nikissimo Inc, courtesy Junya Ishigami


› NEW WAVE

Naturalmente artificiale COME STA CAMBIANO IL RAPPORTO DELL’ARCHITETTURA CON L’AMBIENTE Facendo un’estrema semplificazione, l’approccio dell’architettura verso ciò che chiamiamo natura si è distinto nel tempo secondo tre filoni principali. Quello mimetico, che in mezzo a molte sconcertanti banalità include vette sublimi, come i paesaggi di F.L. Olmsted. Quello organico, ben rappresentato da F.L. Wright, dove l’architettura anziché mimetizzarsi si integra e si adatta a una condizione data in natura. E infine un filone che potrebbe definirsi tecnologico, dove strutture dichiaratamente artificiali si rapportano al contesto, contraddicendolo, fino ad annullarlo, o svincolandosi completamente, come nelle suggestive self-contained cities di ispirazione lecorbuseriana. L’approccio che tuttavia emerge dall’opera e dai discorsi di alcuni autori odierni – tra gli altri Wolfgang Buttress, che abbiamo pubblicato sul numero 63, e Junya Ishigami, protagonista di questo numero – sembra sfuggire sia alle categorizzazioni tradizionali sia alle sovrastrutture culturali dalle quali queste hanno avuto origine. Il presupposto filosofico di base è quello di una natura alla quale, come genere umano, naturalmente apparteniamo, rendendo la convenzionale e rigida distinzione tra natura e cultura estremamente fluida. Se l’architettura può essere intesa come una stupenda forma di espressione dell’immaginazione e dell’ingegno umano – che interviene imitando, integrando, o contrastando la natura – le opere di questi autori sembrano invece agire diversamente. Il tutto nella consapevolezza che qualsiasi nostra azione si sviluppa nell’ambito di una rete relazionale indefinitamente complessa, incommensurabilmente estesa e insondabilmente profonda alla quale, inevitabilmente, apparteniamo. Ma se i presupposti si evolvono, quali sono allora le forme di espressione e quale il pensiero che le impronta? È questo il tema che abbiamo cercato di esplorare nei limiti di questo numero. Carlo Ezechieli

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LO SO, È SOLO ARCHITETTURA Il lavoro e quattro progetti recenti di Junya Ishigami, esponente di rilievo della nuova onda dell’architettura giapponese di Carlo Ezechieli

È probabilmente con la quinta edizione dello Swiss Architectural Award, nel 2016, che la carriera di Junya Ishigami – architetto giapponese formatosi presso la premiata ditta Kazuyo Sejima & Ryue Nishizawa – fino a quel momento nota in Europa solo a pochi intenditori, sembra essere letteralmente esplosa. Come noto, gli architetti ci mettono molto a maturare, avere grandi idee

non basta, bisogna trovare il modo di vederle realizzate, e che queste facciano faville. Per farlo, tra finanziamenti, tempistiche, budget ridotti e i più improbabili intralci, spesso passano anni, se non decenni. Junya Ishigami ha bruciato le tappe. Il suo lavoro, presentato l’anno scorso nella bella esposizione della Fondation Cartier pour l’art contemporain Freeing Architecture e pre-


› NEW WAVE

Dall’alto e in senso orario: il Serpentine Pavilion 2019 (foto ©Iwan Baan); il Padiglione giapponese all’XI Biennale di Architettura di Venezia (foto ©Junya Ishigami+associates) e il laboratorio del Kanagawa Institute of Technology (foto ©Iwan Baan).

miato di recente con la prima edizione dell’Obel Award (istituito da una fondazione danese che tra le altre attività controlla l’illustre firma del design Fritz Hansen), si distingue per la sua maturità e, in questa fase creativa, per le architetture totalmente “morbide”. La sua opera è del tutto integrata, molto attuale, assolutamente riferita a ragionamenti raffinati per quanto riguarda la Baukunst, l’arte del costruire. Al punto che uno dei suoi primi lavori, l’Impossibly Thin Table, era un tavolo lungo 10 metri e con un piano di 3 mm di spessore, capace di oscillare pur mantenendo la propria memoria di forma: un autentico miracolo costruttivo. Ma forse la Baukunst non è altro che

uno strumento per scoprire e descrivere l’anima delle cose. Le fluide architetture di Ishigami sono una sfida all’approccio, tipicamente occidentale, dell’artificio che, con la sua intrinseca rigidità, si contrappone eroicamente al “caos” della natura. Lo so, in fondo è solo architettura … perfino le solfe, suonate e risuonate per quasi sessant’anni anni dai Rolling Stones, ci ricordano, pur nel massimo impegno, di non prenderci troppo sul serio. Ma forse sono proprio progetti e opere come quelle di Ishigami che rivelano l’emergere di un approccio culturale completamente nuovo, che stenta ancora ad affermarsi, ma di cui abbiamo disperatamente bisogno.

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Villa Vijversburg

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Sezioni e planimetria del centro culturale inserito nel parco. La nuova architettura, che comprende un auditorium, si collega alla villa, eretta nel XVIII secolo (©junya ishigami+associates).

Progetto architettonico

junya ishigami+associates e Studio Maks

Responsabili di progetto Junya Ishigami, Wataru Shinji (junya ishigami+associates); Marieke Kums (Studio Maks)

Team di progetto

Akira Uchimura, Shuma Tei, Terutaka Ide, Taeko Abe (junya ishigami+associates); Jelmer Buurma, Gorka Beitia Zarandona, Christiaan Harmse, Panos Papanastasis, Susie Newman, Thanasis Ikomonou, Mira Brethouwer (Studio Maks)

Concetto strutturale Jun Sato Ingegneria strutturale ABT (Krijgsman, Diana de Krom)

superficie costruita 245 mq (new) + 350 mq

(renovation)

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› NEW WAVE

Architettura come paesaggio Tre semplici linee, nessuna colonna e facciate interamente vetrate. Il progetto di Junya Ishigami per il centro visitatori di Park Vijversburg a Leeuwarden Un edificio d’epoca, un giardino storico di circa 20 ettari e un nuovo padiglione di circa 250 mq che deve inserirsi all’interno di quest’ultimo, senza sostanzialmente modificarlo. Una sfida apparentemente impossibile, che in Italia, come è successo con

il concorso per la nuova ala del Palazzo dei Diamanti di Ferrara, si sarebbe conclusa con la consacrazione a termine indefinito di alcune tendine “temporanee”. In Olanda invece, l’enfant prodige dell’architettura giapponese Junya Ishigami, vincitore con Marieke Kums di un concorso nel 2011, osservando con distacco le preesistenze edificate si rivolge completamente al paesaggio, con esiti sotto molti punti di vista sorprendenti. Il primo, quello di giungere a un’opera compiuta in un contesto di indubbio valore artistico e culturale. E il secondo, quello di intervenire con un’opera che, con incredibile agilità sia formale che concettuale, sfugge alla tipica distinzione tra architettura edificata e architettura del paesaggio. Se l’architettura di Ishigami, in generale, si deforma, si adatta, è elastica, dinamica, pur senza essere propriamente organica, il padiglione di Park Vijversburg non fa eccezione. Rivela una struttura totalmente qualificabile come antropica, ma che è allo stesso tempo incredibilmente integrata con il circostante. Ne assume non solo la

sintassi ma le stesse dinamiche generative. L’opera parte da un presupposto tanto semplice quanto efficace: il tracciamento di una linea di confine o di una recinzione invisibile. Una struttura disegnata come se fosse uno schermo di vetro con una copertura: totale assenza di pilastri e di pareti. Mentre la struttura architettonica è ridotta ai minimi termini il vero spazio architettonico diventa tutto il circostante. Eliminando le colonne l’architettura svanisce e il paesaggio, anziché essere inquadrato da elementi verticali, i pilastri, e strutture orizzontali, la copertura, fluisce con libertà e continuità. Un concetto semplice, ma una soluzione decisamente ardita in termini costruttivi: essendo il peso delle travi sulle superfici in vetro considerevole, le soluzioni sono state trovate solo dopo un lungo percorso di prova ed errore e mettendo a punto (in collaborazione l’ingegnere giapponese Jun Sato), un corretto profilo per le travi. Il progetto era tra i finalisti dell’EU Mies Award 2019. CE

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› NEW WAVE

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f rest fo

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N-T176

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N-T233

N-T100

Operando una restituzione, Junya Ishigami crea un paesaggio nuovo artificiale eppure naturale, che affonda le proprie radici nel carattere del luogo

N-T251 N-T240

N-T144

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N-T187 N-T121 N-T321

N-T156

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N-T72

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N-T45 N-T134 N-T46N T46 -T130 T46N

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N

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N-T128

N-T184

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N-T183

N-T130

N-T174

IOARCH_84

N-T134

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N-T97

N-T74

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N-T295 N-T178

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N-T176

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N-T192 N-T54

N-T312 T132 T250

N

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N-T166

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N-T78

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N-T152

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N-T143 N-T139 N-T52

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N

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N-T220 N-T253 N-T252 T252 N-T251

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N-T243

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N-T23 N-T309

N T205 N-T201

T200

N-T288 N-T48

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N-T197

N T6

N-T175

N-T205 N-T302 N-T216

N-T198 N-T191 N-T193

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N

N-T126

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N-T35

T87 N-T86

N

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N N-T64 T64 T64-T65

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Komorebi

N-T237 N-T256

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N-T131

meadow

N-T275 N-T40

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N-T51

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N-T204

Komorebi è un termine giapponese che non trova corrispondenza nella lingua italiana e significa la luce che filtra attraverso le chiome degli alberi. Una parola indubbiamente poetica, che non solo indica una condizione ambientale ma anche uno stato d’animo, una condizione filosofica di appartenenza. Una definizione che credo possa descrivere in modo conciso ed efficace il significato del progetto di Junya Ishigami per questo giardino. Il Tochigi Garden è un orto botanico realizzato nel luogo di una precedente risaia, di fronte a un albergo di nuova realizzazione. Sia l’albergo che la risaia occupano aree che in precedenza, per secoli, erano ricoperte di foreste. Ma mentre la superficie della risaia, ormai in abbandono, si era parzialmente rinverdita, ricoprendosi di muschio, per fare posto al nuovo albergo gli alberi esistenti avrebbero dovuto essere tagliati. Ishigami realizza il giardino trapiantan-

do questi alberi nel luogo della vecchia risaia, e tramite la rete irrigua esistente alterna la presenza di 318 esemplari arborei, principalmente betulle e querce, a quella di 160 stagni di diverse profondità. L’assetto e la distanza tra gli alberi segue un ordine del tutto artificiale, ed è molto differente da quella che caratterizza lo sviluppo spontaneo di una foresta. Ed è la luce, quella che fi ltra attraverso le chiome, a caratterizzare architettonicamente questo spazio. Gli stagni hanno la stessa configurazione della rete di luci e ombre che normalmente ricopre un sottobosco. Le superfici d’acqua riflettono luce e alberi come uno specchio. E la luce scava, in profondità. Scava restituendo al luogo la foresta primigenia, che lì si trovava prima della risaia. Scava riproponendo, trasformato, il paesaggio antropico della risaia. E illumina la superficie in muschio, formatasi spontaneamente dopo l’abbandono


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N114 アカシデ H=16m =260 P=980mm

C6 ブナ

混合苔

ゴムバンド

900

エントランス

改良土

既存土

路盤 100ローラー転圧仕上げ クラッシャーラン(RC-30)

現場土覆土 路床 設計CBR 3 根鉢

X+4通り断面図 N°P2 Lv - 532.95

飛石

N°P4 Lv - 532.90

捨てコンクリート

▽水面レベル 水面レベル - 0.10 水面レベル - 0.20

飛石

ゴムバンド

基礎石

▽水面レベル 水面レベル - 0.10 水面レベル - 0.20 水面レベル - 0.30

水面レベル - 0.30

A93 H=13m =270mm P=990mm L型アングル

捨てコンクリート

現場土覆土

X-4通り断面図

現場土覆土 ベントナイト防水シート

A32 H=14m =300mm P=1100mm

根鉢 L型アングル

混合苔

改良土

N°P106 Lv - 532.80

混合苔

ドレン配管 100 (オーバーフロー排水)  

▽水面レベル 水面レベル - 0.10 水面レベル - 0.20

N°P106 Lv - 532.80

改良土 100

▽水面レベル 水面レベル - 0.10 水面レベル - 0.20 水面レベル - 0.30 水面レベル - 0.40

200

300

既存土

現場土覆土

ベントナイト防水シート

X+2通り断面図 飛石

捨てコンクリート

メイン配管 250 ベンチ

N°P25 Lv - 533.00

ドレン配管 100 (オーバーフロー排水)

N°P98 Lv - 532.55

▽水面レベル 水面レベル - 0.10 水面レベル - 0.20 水面レベル - 0.30

N82 H=16m =260mm P=980mm

現場土覆土

ベントナイト防水シート

連通管 サイフォン型 VU 100

N°P99 Lv - 532.60

ゴムバンド

ドレン配管 100 (オーバーフロー排水)  

▽水面レベル 水面レベル - 0.10 水面レベル - 0.20

水面レベル - 0.30

N81 H=16m =260mm P=980mm

X+3通り断面図

N°P25 Lv - 533.00

ドレン配管 100 (オーバーフロー排水)  

▽水面レベル 水面レベル - 0.10 水面レベル - 0.20

トリカルパイプ 100

N°P100 Lv - 532.65

N°P100 Lv - 532.65

▽水面レベル 水面レベル - 0.10 水面レベル - 0.20

▽水面レベル 水面レベル - 0.10 水面レベル - 0.20 水面レベル - 0.30

1.2~1 .5%

1.2~1 .5%

現場土覆土

現場土覆土 ベントナイト防水シート

現場土覆土

ベントナイト防水シート

X-1通り断面図

根鉢

現場土覆土

ベントナイト防水シート

L型アングル

Nelle immagini, il bosco e gli stagni dell’orto botanico creati nel luogo della risaia abbandonata - a sinistra lo schema concettuale, sopra disegno di progetto per il rempianto e gli scavi. Premiato con il primo Obel Award, il Water garden fa parte del parco di un albergo di nuova costruzione, nella Prefettura di Tochigi in Giappone

Art Biotop Water Garden Località Prefettura di Tochigi, Giappone Landscape architecture

junya ishigami+associates

Cronologia 2013-2018 Fotografie Nikissimo Inc.

e junya ishigami+associates

Premi Obel Award 2019

e il progressivo reinsediamento di specie vegetali. È come se i tre livelli temporali, corrispondenti a tre differenti condizioni del paesaggio – la foresta primigenia, la risaia antropica e il successivo rimboschimento – si mescolassero in un unico paesaggio formandone uno completamente nuovo. Ed è un’architettura stupenda, non mimetica. Pur essendo dichiaratamente costruita ad arte, suggerisce che l’insieme di forme di vita che la compongono ne siano i veri abitanti. Affondando le proprie radici nella storia profonda del luogo annulla, con fluida armonia, qualsiasi distinzione tra la dimensione artificiale e l’ambiente circostante. CE

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A

A B

Section A-A S=1:150

F

B C

Section B-B S=1:150

F

G

Section F-F S=1:150

G

Section G-G S=1:150

C

D

Section C-C S=1:150

H

D

E

Section E-E S=1:150

Section D-D S=1:150

H

I

Section H-H S=1:150

J J Section J-J S=1:150

I

Section I-I S=1:150

Nella sequenza di sezioni, il variare dello spazio e degli spessori delle pareti via via che si procede verso l’interno. Sotto, la pianta.

Luogo Shandong, China Committente Shandong Rizhao Bailuwan Town Architetto Junya Ishigami Team di progetto Zenan Li, Cing Lu, Taeko Abe, Akira Uchimura

Anno di progetto 2016 Strutture Jun Sato Structural Engineers, Yuanxin Area 132 mq Disegni junya.ishigami+associates, courtesy

Collection Fondation Cartier pour l’art contemporain, Paris (pp. 119, 120, 121, 122, 123)

La cruna dell’ago La Chapel of the Valley è una cappella ecumenica situata sul fondo di una piccola vallata nella regione dello Shandong in Cina. Il progetto sfrutta la topografia accidentata del terreno accentuando la profondità delle fessurazioni e facendo in modo che la cappella sorga direttamente dal terreno. Pur essendo l’altezza dell’edificio di circa 45 metri, la larghezza nel suo punto più stretto ha l’incredibile misura di 1,3 metri racchiusi da due pareti curve in cemento, il cui spessore varia da 20 a 180 centimetri. Le pareti corrono una di fianco all’altra formando uno spazio strettissimo all’ingresso per poi scostarsi gradualmente ed unirsi fi no ad includere lo spazio dell’altare. Dato che lo spazio diventa molto più ampio muovendosi all’interno dell’edificio, l’entrata si trova nell’oscurità mentre si ha l’impressione che la luce provenda direttamente dall’altare. La cappella è intesa come una vera e propria estensione della valle di cui amplifica la scala, come una nuova vallata aperta al vento e alla pioggia. CE

N

S 1:200

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45000

l progetto di Junya Ishigami per una chiesa ecumenica nella regione cinese dello Shandong pensato come una virtuale estensione di una stretta vallata

nave

E


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Il progetto da quattro diverse prospettive: esterno, dall’ingresso, lungo il percorso e l’assemblea rivolta verso l’altare.

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Alla pagina di sinistra, modello dell’insediamento e, accanto, particolare delle piante delle ville. Il progetto prevede un’unica copertura in cemento armato che ‘scorre’ sopra l’insediamento come l’acqua del fiume. Costruite l’ìuna accanto all’altra, le ville sono allo stesso tempo protette e aperte verso corti interne e il paesaggio della valle. Invece di essere rimossi, i massi sono riordinati, a svolgere funzioni diverse - strutturali o di habitat- secondo la loro scala (immagini courtesy junya ishigami+associates).

Un labirinto di pietra Il progetto di Junya Ishigami per otto case di villeggiatura nella regione cinese di Dali, Yunnan Un gruppo di grandi massi erratici che sembra una città, con le sue vie, i suoi passaggi e gli spazi abitabili. Un ambiente denso, con stretti vicoli, dove in alcuni punti scorre l’acqua, e la luce raggiunge gli angoli lasciando al buio alcuni spazi. Il sito si trova sul lungofiume in una bellissima valle chiamata Sekimon, nella regione cinese di Dali, famosa per le sue cave di marmo e parte del più ampio territorio dello Yunnan. Il fiume è uno stretto corso d’acqua e nel suo letto si trovano massi enormi: un elemento che ha dato all’autore lo spunto per un’architettura articolata attorno a un’innu-

merevole serie di grandi massi, considerati come veri e propri edifici di una città megalitica. Il programma a Dali è la realizzazione di otto case di vacanza, ognuna di 400/500 metri quadrati e pertanto su un’area totale di circa 4.000 mq. Per completare la relazione con il paesaggio sono stati aggiunti alcuni massi, di dimensione e forma analoga a quelli esistenti. Ogni pietra indica una relazione che va dalla scala del paesaggio per i massi più imponenti a quella umana per le pietre più piccole, grandi come una persona. E sono sempre le pietre che forniscono

un principio di articolazione degli spazi interni alle abitazioni. Svolgono la funzione di pilastri, a sostegno della lastra in cemento armato del tetto, che scorre tra i massi come l’acqua scorre nel fiume. Nelle ville di Dali Ishigami non solo accoglie, ma assume quale principio generativo di progetto elementi del paesaggio, condizioni topografiche e ambientali comunemente considerate critiche. Non solo i massi sono parte integrante delle abitazioni, ma lo è anche l’acqua che scorre tra di essi, creando tutte le premesse per un ambiente magico e un’architettura unica. CE

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Nuovi architetti italiani

CHRISTIAN BONU E IVAN ZUCCA Luigi Prestinenza Puglisi

DA CAGLIARI AL MONDO: CHRISTIAN BONU E IVAN ZUCCA FONDANDO HZ STUDIO METTONO A FRUTTO UN BACKGROUND IN ARCHITETTURA DIGITALE CON UN APPROCCIO INTEGRATO AL PROGETTO, SFATANDO IL FALSO MITO CHE L’INGEGNERIA SIA UNA PALLA AL PIEDE DELL’ARCHITETTURA

Christian Bonu si è laureato a Cagliari nel 2001 con una tesi sull’architettura digitale, ha avuto esperienze di lavoro a Chicago con Ammar Eloueni e con Doug Garofalo e, successivamente, in Veneto con Luisa Fontana. Nel 2004 ha cominciato a lavorare con Ivan Zucca, anch’egli laureatosi a Cagliari e con un background formale egualmente orientato verso la sperimentazione e il digitale. I due costituiscono nel 2006 Hz studio sino al 2018, anno in cui lo studio associato si trasforma in società di architettura e ingegneria: Hz studio - Architecture & Engineering. Il nuovo assetto suggerisce una scelta di campo inevitabile. Sia per quanto riguarda la specializzazione che punta all’inserimento delle nuove tecnologie, soprattutto quelle legate ai temi trainanti della sostenibilità e della razionalizzazione e innovazione edilizia, sia alla ricerca di sbocchi di mercato con una nuova sede negli Emirati Arabi e lavori in altre realtà internazionali. Dicevamo inevitabile: lavorare da architetti in Sardegna non è facile, soprattutto se con la voglia di innovare formalmente. Per quanto a Cagliari ci sia una facoltà di ingegneria edile intellettualmente aperta e formalmente avanzata e per quanto la città abbia ospitato nel passato rilevanti eventi di architettura, tra i quali il Festarch, la kermesse organizzata da Stefano Boeri nel 2007 e nel 2008, la città mostra un carattere insulare e fa fatica ad aprirsi alla sperimentazione. E allora, a questo punto, l’unico modo realistico di proporla è attraverso la qualificazione delle prestazioni. E cioè dimostrare che digitale non vuol dire solo organizzare nello spazio forme inconsuete, per capirci i blob alla Greg Lynn, ma ottenere vantaggi in termini di economia e di risultati concreti. Con soluzioni innovative: dove si lavora per reaA sinistra, Bonu House (foto HZ Studio). In alto, studio di sostenibilità ambientale per il Padiglione Italia all’Expo 2020 di Dubai, progetto sviluppato con Gianluca Peluffo & Partners. Accanto, il nuovo stabilimento Marini a Sestu, Cagliari.

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› I PROFILI DI LPP HZ Studio Architecture & Engineering Lo studio nasce nel 2006 a Cagliari dall’associazione di due professionisti con formazioni analoghe e identici obiettivi, Christian Bonu e Ivan Zucca. L’idea di base è quella di creare una piattaforma multidisciplinare di stampo internazionale, con un approccio integrato, architettonico e ingegneristico, per realizzare architetture contemporanee. La qualità ambientale, impiantistica e costruttiva dei progetti viene sviluppata usando software dedicati, che derivano dalla specializzazione dei fondatori, in una logica di progettazione integrata. Punti di forza di HZ Studio una progettazione architettonica all’avanguardia nel design contemporaneo e una forte componente di sperimentazione nelle tecnologie ingegneristiche e costruttive. www.hzstudio.it

lizzare Architettura tramite l’Ingegneria e, tramite l’ingegneria, definire l’architettura. Mettendo quindi in crisi quell’idea sciagurata, se non fessa, che l’ingegneria sia una palla al piede dell’architettura. La prima opera che ho selezionato è la Bonu House costruita in un’area di Cagliari. È divisa in tre unità ed è destinata a una famiglia allargata composta da altrettanti nuclei abitativi. L’obiettivo è costituire uno spazio a corte aperta che evoca un ambiente domestico condiviso. L’aggregazione permette un disegno architettonico articolato, presentando indiscutibili vantaggi dal punto di vista energetico: sfrutta, per esempio, al massimo la cubatura per organizzare i volumi, slittandoli o contraendoli in relazione allo studio dei consumi fatto in funzione degli ombreggiamenti e degli apporti diretti della luce solare. Alcune tamponature sono sono state rivestite in Alucobond, con il vantaggio di costituire pareti ventilate che garantiscono comfort termo-igrometrico. E giustificare, attraverso un miglioramento delle prestazioni che hanno portato all’ottenimento della classe energetica A, l’immagine non tradizionale data da un materiale moderno colorato di un vitale e inusuale color rosso. Simile strategia è stata adottata per il restyling dello stabilimento della Marini Spa. La nuova identità visiva è stata supportata da scelte di carattere funzionale ed energetico attraenti per i committenti, che hanno reso condivisibili le conseguenti scelte formali. Idem per le Cantine Mesa in cui il progetto, fortemente evocativo ma decisamente fuori dagli stereotipi tradizionali, è stato supportato dall’ottenimento di elevati standard. Si tratta a mio avviso di un’opera promettente, che sfata il mito della cantina come antro nascosto o mimetizzato nel paesaggio per perseguire invece l’attitudine al dialogo anche per esaltazione delle differenze. La tecnologia insomma come amica della buona architettura, che resta l’obiettivo finale di Hz Studio. Lo testimonia il progetto per il concorso del Padiglione Italiano per l’Expo Dubai 2020 redatto insieme a Gianluca Peluffo & Partner e a Sgaravatti Group. Un lavoro estremamente sofisticato pensato per un committente illuminato, organizzato come un grande racconto di architettura attraverso sequenze di spazi evocativi. Come spesso accade ai migliori progetti, la proposta ha ottenuto il secondo posto LPP

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Bonu House è un esempio in cui architettura e tecnologia di fondono per realizzare abitazioni eco-compatibili. Sotto, lo spazio interno a corte aperta richiama un ambiente domestico e condiviso (credits HZ Studio).


› I PROFILI DI LPP

BONU_HOUSE

Christian Bonu con Hz studio

+4.90

+0.90

prospetto retro nord

prospetto laterale est

prospetto frontale sud

+1.95

0.90

sezione longitudinale

Bonu House

0.90

Tecu solare system

0.90

camera singola bagno

bagno

bagno

piscina

cucina|pranzo 1.95

cucina|pranzo 1.95

soggiorno

camera matrimoniale

soggiorno

bagno 1.95

camera singola

ingresso unità 2

cucina

ingresso unità 3

pranzo 1.95 soggiorno

0.90

0.90 camera matrimoniale

1.00 veranda

veranda

facciata ventilata P01

camera singola

bagno

level 1. Pavimento radiante

0.90 0.45

0.60

0.00

pianta piano terra

pianta primo piano

camera matrimoniale

level 0.

E FOTOVOLTAICO

BONU HOUSE

level -1.

terminale a venti convettori

TURBINA MINI EOLICA

Località Cagliari Destinazione multi-residenza BONU_HOUSE Superficie 620 mq Valore delle opere 940mila euro Anno 2015 Fotografie Giorgio Marturana

regolazione

caldo freddo

Christian Bonu con Hz studio pompa di calore aria|acqua

serbatoio di accumulo

piscina

+4.90

filtro

+0.90

prospetto retro nord

prospetto frontale sud

prospetto laterale est

IOARCH_84 +1.95

sezione longitudinale Tecu solare system

0.90

+

veranda

SOLARE TERMICO

0.90

+

raffrescamento estivo riscaldamento invernale

sgombero|doppia altezza

veranda

bagno

ingresso unità 1

Bonu House è stata pensata con uno spazio interno a corte aperta che richiama un ambiente domestico e condiviso. Il progetto ha sfruttato al massimo la volumetria disponibile e organizzato i volumi facendoli slittare o contraendoli in funzione di uno specifico studio energetico, che ha posto attenzione agli ombreggiamenti e agli apporti diretti della luce solare. Il materiale utilizzato in maniera preponderante è il laterizio porizzato: una scelta che risponde alla volontà di impiegare materiali eco compatibili e legati alla tradizione. Questo laterizio è stato utilizzato sia per gli elementi orizzontali sia per quelli di copertura. Alcune facciate del complesso sono state rivestite in Alucobond, per dare vita a pareti ventilate adatte a garantire il comfort termo-igrometrico e una costruzione di colore rosso brillante. Sul fronte del contenimento dei consumi, l’obiettivo era raggiungere la coperture classe energetica A, scelta chepianta ha comportato soluzioni impiantistiche come l’installazione di un impianto elettrico dotato di un sistema di building automation. Sono stati installati sistemi a luci Led ad alta potenza ed efficienza energetica; il riscaldamento e il raffrescamento avvengono con pompa di calore aria-acqua di nuova generazione da 12 kW. Il sistema è poi supportato da un solare termico integrato al manto di copertura. L’impianto fotovoltaico e mini-eolico è di tipo monocristallino da 140 Watt/mq a piastrella fotovoltaica.

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› I PROFILI DI LPP

Render dell’esterno e di un interno del nuovo stabilimento Marini Spa a Sestu vicino a Cagliari (2015); sotto, alcuni schizzi progettuali (credits HZ Studio).

MARINI SPA Località Sestu, Cagliari Destinazione Restyling e ampliamento stabilimento

Superficie 2.630 mq Valore delle opere 2,8 milioni di euro Anno 2015 Stato in costruzione

Marini SpA Il progetto ha previsto l’ampliamento dello stabilimento esistente di una società che opera nella trasformazione e commercializzazione di prodotti metallici. La richiesta della committenza di una nuova immagine aziendale ha caratterizzato la proposta progettuale. La risposta dei progettisti si è concentrata sulla creazione di un modello basato sulle interconnessioni derivanti dai materiali commercializzati, dalla memoria aziendale, dal programma funzionale, dal luogo, da analisi climatiche, da aspetti tecnici e produttivi. L’edifico è stato concepito come un landmark territoriale: una dichiarazione di presenza, riconoscibile sia dal traffico locale sia da quello extraurbano. Il volume, successivamente scomposto e poi rivestito da un involucro prestante e coprente, viene lacerato da volumi aggettanti che si protendono verso i flussi viari, lenti e veloci, sia in orizzontale che in verticale. La struttura è orientata secondo l’asse eliotermico ed è caratterizzata da uno svuotamento centrale che, durante il giorno, garantisce l’utilizzo della luce solare a tutti gli ambienti interni direzionali e allo showroom in open space a doppia altezza.

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› I PROFILI DI LPP

CANTINA MESA Località Sant’Anna Arresi, Cagliari Destinazione Recupero e riqualificazione

di una cantina vinicola

Superficie 4.500 mq Valore delle opere 1 milione di euro Anno 2017

Cantina Mesa Nel progetto di recupero e di riqualificazione della Cantina Mesa alcuni aspetti hanno un’importanza preponderante: il posizionamento geografico, l’inserimento nel paesaggio, il programma funzionale, le esigenze impiantistiche, l’efficientamento energetico e gli aspetti di comunicazione legati all’azienda, al marchio e alle persone. Una volta realizzato, l’edifico diverrà parte di un nuovo assetto territoriale e landmark architettonico e paesaggistico riconoscibile. La prima idea progettuale ha riguardato la mitigazione paesaggistica, sia con gli sbancamenti della parte retrostante il fabbricato sia del volume principale. L’approccio naturalistico, sostenibile, efficiente al tema contemporaneo e internazionale delle wineries ha condizionato fortemente l’identità del progetto: l’involucro, infatti, da semplice contenitore diventa superficie delimitante, così come il rivestimento che si trasforma in parete o come la lamiera riflettente che si fa organismo complesso di facciata.

In alto, render della nuova facciata della cantina Mesa a Sant’Anna Arresi vicino a Cagliari (2017); a destra, un pannello della facciata (credits HZ Studio).

Padiglione Italia - Dubai 2020 La capacità della cultura italiana di tenere insieme mondi ed elementi apparentemente opposti è una delle sue caratteristiche più importanti e profonde. Si tratta della capacità di creare un dialogo tra elementi apparentemente inconciliabili, una sintesi che porta alla creazione di un terzo posto, fisico, spaziale, spirituale: un luogo che si chiama bellezza. Questa propensione – culturale, ambientale e sociale – di creare bellezza che oggi potremmo anche definire resilienza, assume le sue sembianze nella città italiana, al suo interno, negli spazi comuni e privati di vita e nel rapporto con la natura e il paesaggio. Nelle città italiane, e nel loro dialogo con il territorio, ha luogo il collegamento dell’appartenenza del singolo cittadino alla comunità. La creazione di Codici, Regole, Modi, Statuti, Costituzioni sono stati i passi fondanti di questa capacità di unire l’essere umano alla comunità e alla natura, attraverso la sua azione nel campo del lavoro, dei diritti e dei doveri verso gli altri e la comunità. Il progetto di Gianluca Peluffo per il Padiglione Italia all’Expo di Dubai 2020, sviluppato in collaborazione con Hz Studio per gli aspetti ingegneristici e l’uso del Bim, rappresenta l’idea di Bellezza come invenzione di un luogo di incontro e di dialogo e di una sua codificazione.

PAD. ITALIA - EXPO DUBAI 2020

Un render del progetto di concorso per il Padiglione Italia all’Expo di Dubai 2020 (2019; courtesy HZ Studio).

Progetto Gianluca Peluffo & Partners Progettazione, engineering, green building, Bim

HZ Studio

Progettazione paesaggistica Sgaravatti Group Anno 2019

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› PROFILI

ROSSIPRODI ASSOCIATI FABRIZIO ROSSI PRODI Ordinario di Progettazione Architettonica e Urbana all’Università di Firenze e al Dottorato di Ricerca in Progettazione Architettonica e Urbana, l’architetto Fabrizio Rossi Prodi ha insegnato anche al Master in Teologia e Architettura di Chiese della Facoltà Teologica e al Master ‘il progetto della Smart City’. Ha pubblicato otto libri e oltre cento saggi, con ricerche scientifiche sui temi del progetto urbano, degli spazi pubblici, degli insediamenti residenziali, dell’housing sociale e della sostenibilità, con particolare riguardo alle costruzioni in legno. Alla ricerca teorica affianca la ricerca progettuale, che pratica in una logica di atelier e in un gruppo interdisciplinare all’interno del proprio studio professionale Rossiprodi Associati, con costruzioni di diverso tipo e un’intensa partecipazione a concorsi di architettura, nei quali ha riportato per 19 volte un primo premio (fra questi: Sede della Provincia di Arezzo, Palestra a Gambassi Terme, Riqualificazione del carcere minorile di Pesaro, Housing Sociale in via Cenni a Milano, Biblioteca Scientifica e Laboratori all’Università di Udine, l’ampliamento dell’ospedale di Grosseto, Loggia e Sala Sportiva a Majano, Ospedale di Livorno, ampliamento dell’Ospedale di Sulmona). La sua attività riguarda principalmente insediamenti residenziali, spazi urbani e organismi collettivi. Ha progettato e costruito scuole e padiglioni universitari, strutture ricettive, ospedali, impianti sportivi, uffici, chiese, padiglioni industriali, interventi in contesti storicizzati molto delicati e sistemazioni di spazi pubblici. Nel campo del progetto urbano ha sviluppato alcuni interventi residenziali e di recupero di aree urbane, nel rispetto dello spazio pubblico e del rapporto con il paesaggio. Recentemente si segnalano il Parco degli Angeli a Pesaro e soprattutto l’housing sociale di via Cenni a Milano, la comunità solidale nota anche come la più vasta struttura interamente in legno realizzata in Europa. [ 66 ]

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Guidato del suo fondatore, lo studio coltiva l’eredità della tradizione architettonica fiorentina e toscana ma guarda alle espressioni più contemporanee legate ai nuovi modelli di vita e dell’arte, all’umanesimo dei luoghi e delle relazioni e agli spazi intermedi. L’esattezza dei principi insediativi, la concezione paesaggistica e lo studio della sezione come generatrice dello spazio in tre progetti: la Centrale 118 a Firenze, il nuovo Complesso Parrocchiale di Calenzano e la ridefinizione degli spazi sacri della Cattedrale di Pescia

Terra e tempo: il centro gestione emergenze 118 a Firenze Fabrizio Rossi Prodi Com’è possibile costruire sui colli fiorentini, in un sistema paesaggistico e architettonico delicato, storicizzato, denso di arte e assurto a emblema del paesaggio toscano per quel sofisticato incontro fra architettura e natura, espressione di una città e di una cultura che hanno saputo fissare alcune delle regole della nostra civiltà? Come si può aggiungere un’altra architettura in un luogo che ha visto cimentarsi Brunelleschi, Vasari, Ammannati, Buontalenti e Poggi? Come sistemare una grande struttura fuori scala in un tessuto minuto e prezioso, e con quale impianto di convinzioni e di valori sfidare quei grandi del passato e illudersi di poter aggiungere parole di verità? I paradigmi culturali ai quali attingiamo per dar forza ai nostri pensieri architettonici non sembrano in grado di confrontarsi dignitosamente con quelle grandi narrazioni Quattro-Cinquecentesche o ancora con il grande racconto della modernità che assisteva il Poggi nelle sue trasformazioni, nella seconda metà dell’Ottocento. Noi siamo piuttosto figli del dubbio e del pensiero debole, prigionieri di una prospettiva ermeneutica tutta rivolta verso un individualismo isolato ed estetizzante, a tratti vuoto di contenuti. Anche negli anni del Novecento gli architetti fiorentini soffrivano per la presenza di questi giganti. Ma erano stati capaci di reagire e di ritrovare in alcuni fatti concreti ed elementari la ragione profonda del fare ed erano riusciti a formulare delle proposte e a dare un con-

tributo comunque originale. In gran parte ci erano riusciti gestendo un’eredità fatta di misura, di volumetrie solide, di spazialità un po’ segreta ma generosa, di geometria elementare e di vibrante relazione con la vita della natura, di costante riferimento all’umanesimo nel ricercare la posizione e il movimento dell’uomo negli spazi, inteso proprio come un discrimine nella manipolazione delle forme, e così avevano imparato anche la lezione della prospettiva “storica” (quella del Masaccio) nel plasmare i complessi spaziali della città immaginandoli attorno alla vita vivace delle comunità, e soprattutto si erano alimentati al semplice e al poco. Avevano sempre rifiutato il formalismo, la decorazione, erano rifuggiti dal proporre formule e regole figurative, dettati stilistici e apparati retorici. Sempre invece alla ricerca di una sostanza delle cose, della loro necessaria ragione profonda o della verità nella materia. La strada poteva essere la stessa: cercare la verità nella materia. Provare ad imparare dalla terra. Osservare la materia più elementare con cui viene plasmata la realtà e su cui, in fondo, essa poggia. Coglierne le regole di costituzione e di trasformazione. Comprendere

La centrale 118 vista dalla copertura del volume delle centrali tecnologiche. In primo piano un camino in Corten funzionale all’impiantistica (foto ©Pietro Savorelli.


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› PROFILI CENTRALE 118 - EX ISTITUTO ORTOPEDICO TOSCANO, OSPEDALE PIERO PALAGI DI FIRENZE Località Firenze Committente Azienda Sanitaria di Firenze Progetto e DL Rossiprodi Associati Srl:

Fabrizio Rossi Prodi con Marco Zucconi, Simone Abbado, Emiliano Romagnoli, Tommaso Rafanelli, Francesca Genise, Francesco Verrazzani

Consulente per strutture e impianti Gpa Ingegneria Srl

Impresa Eugenio Ciotola Spa Superficie lorda 2.041 mq Cronologia 2010-2016 Fotografie ©Pietro Savorelli

come questa materia si offre al pensiero e alla manipolazione dell’uomo. Tutte le nostre sovrastrutture vi affondano le radici – sia quelle fisiche che quelle culturali – con fatica si elevano, ma inesorabilmente, per gravità, vi tendono e alla fine vi tornano. A partire dalla manipolazione della materia, l’elaborazione culturale costruisce impalcature teoriche, come anche l’architettura, ma anche qui – nell’architettura – dietro tutte le sovrastrutture l’unica certezza vera e irrinunciabile è la tettonica, la cosa più vicina alla terra, e l’altra certezza è l’uomo, l’interprete, che vi è legato in modo indissolubile. La terra è dunque il primo fattore costitutivo di questo progetto. Il secondo fattore è il tempo: quello che agisce sulla terra, nelle stagioni e nelle trasformazioni, che determina la [ 68 ]

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forma dei coltivi, i solchi, gli scavi, la modellazione dei suoli, che accompagna la trasformazione degli strumenti del lavoro, gli aratri, gli attrezzi e le macchine agricole. Il colore scuro del terreno assomiglia alla ruggine che compare su tutti gli attrezzi da lavoro, sono entrambi prodotti del tempo sulla materia, i due termini si legano e diventano uno stigma nella memoria del lavoro nei campi e della civiltà agricola che hanno impresso i propri segni nel paesaggio toscano. Ma oltre al tempo di lunga durata delle trasformazioni del territorio e della memoria, in quest’opera colpisce anche il tempo del progetto, che nel caso in esame si è protratto assai a lungo. I primi disegni risalgono a quasi venti anni fa, certamente con un diverso contenuto funzionale, ma sempre prefigurando un

Negli schizzi di Fabrizio Rossi Prodi, la genesi del progetto. Alla pagina di destra, vista del complesso con la passerella che conduce al piano primo e la grande terrazza pavimentata in pietra (foto ©Pietro Savorelli).


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organismo molto simile all’attuale e costante negli anni. Sembra paradossale rivendicare l’autenticità spirituale e ideale dell’invenzione artistica, di fronte a tempi così lunghi e a vicende umane così variegate: in questi decenni alcuni cambiamenti di civiltà e di paradigmi culturali sono passati, quattro diverse destinazioni si sono susseguite, due imprese sono fallite, un’altra si è ritirata, sullo sfondo l’incedere delle stagioni dell’autore, la possibilità di un ripensamento, e invece no, la concezione architettonica dell’organismo rimane inalterata per quasi due decenni. Perché l’opera trae la sua motivazione dall’occasione funzionale e dall’urgenza della necessità, ma la sua natura e la sua configurazione è in verità decisa dal paesaggio e dalla sua appartenenza alla cultura materiale circostante e che vi è rimasta impressa. Terra e tempo costruiscono il paesaggio, restano gli elementi che danno la cifra distintiva alle sue forme e alle sue relazioni: si tratta di un ordine composito, fatto di geometrie semplici e di figure chiuse, di ripetizione con variazioni, di dialettica fra ordine e trasformazione, di trasfigurazione materica della geometria, di filari, balze gradonate, solchi, quadri ordinati inseriti in margini organici, di prevalenza della matericità e di forme necessarie, rispetto alla ridondanza figurativa o decorativa. In queste colline, tutte quelle visioni lungo strade chiuse da muri di pietra sormontati dalla vegetazione, che impediscono alla vista di spaziare oltre, sono le stesse che Brizzi o

Gori facevano disegnare agli allievi ai primi anni di Università, e che ritornano ad ogni angolo di questo territorio, direi che sono uno schema percettivo specifico dell’architettura fiorentina che ho voluto riversare nel progetto. Così ho iniziato a pensare a uno scavo, a un solco che separa dei corpi e lascia in vista alcuni suoli radicati nel terreno e poco eretti, interrotti, parziali, spigolosi e fatti di pietra soda come quella che si incontra durante lo scavo. Questi suoli cavati assumono una misura tipica del territorio, con andamento lungo, basso, ordinato, con le proporzioni tipiche dei banchi di pietra, delle strade di campagna, dei muri che vi corrono a fianco, dei filari di vite o di cipresso; non sono padiglioni, non seguono i principi di concatenazione e gradazione, non hanno simmetrie, ricadono più nella sfera delle sostruzioni che in quella delle costruzioni. E non sembrano possedere un inizio e una fine, piuttosto sfilano allungati, come una generatrice trascinata nel tempo, interrompendosi bruscamente solo dove non servono più o trovano un ostacolo. Lo scavo del vuoto qui genera il pieno, ma si tratta di corpi ad andamento lineare, adagiati sul pendio e poco visibili dai luoghi circostanti, molto mitigati e poi sormontati da un guscio rugginoso, appena appoggiato, incerto nella sua posizione, che quasi sembra slittare, muoversi mancando di conclusione, proprio per ribadire la sua appartenenza al tempo, sorta di guscio sonoro la cui legge-

rezza si oppone in modo dinamico alla stabilità e alla pesantezza dei volumi petrosi. Mi è sembrato così anche di poter continuare i colori della terra e la struttura del paesaggio, interpretando con queste forme anche la memoria storica dei luoghi del lavoro collettivo, degli opifici e delle officine. Poco sotto, sempre su questo pendio, sorge l’Istituto Ortopedico Toscano, progettato alla fine degli anni ’60 da Cardini e Raspollini su un declivio ove poggiano i padiglioni delle degenze disposti a pettine, poco elevati rispetto al profilo della collina. Il Centro Gestione Emergenze sorge alla loro sommità in un’area abbandonata e degradata cosparsa di volumi tecnici e di residui in cemento di una costruzione da lungo tempo interrotta. Esso nasce dallo scavo, ma la sua misura rispetta e continua anche la trama a pettine dei corpi esistenti, completandone idealmente la sagoma a monte, ma ne spezza la regolarità frammentandosi in alcuni tratti, pur mantenendo un grado di continuità nei materiali e nel linguaggio. Il progetto trae dunque i suoi temi, i suoi elementi e colori dai luoghi in cui sorge, esplorando una regressione dall’architettura alla tettonica, nella quale la sistemazione dei suoli riguarda sia l’artificiale della costruzione sia i terreni circostanti, la cui modellazione si arricchisce anche di nuovi cipressi, lecci, platani e olivi, seguendo un percorso di ricerca che trasforma il progetto d’architettura in progetto di paesaggio.

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La passerella che attraversa il solco scavato tra i due volumi. Incisa nel pendio del terreno e poco percepibile da lontano, l’opera si caratterizza anche per la scelta dei materiali, in aperto dialogo con il paesaggio circostante (foto ŠPietro Savorelli).

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Questo nuovo complesso comprende il Centro Gestione Emergenze e le nuove aree di produzione energetica e di distribuzione impiantistica. Il nuovo Centro, che ospita anche la sala operativa e la sala gestione crisi, è una struttura molto tecnologica, fra le prime realizzate in Italia su isolatori sismici, ed è dotata di sofisticati dispositivi impiantistici. Accanto si trova la nuova centrale tecnologica dell’intero ospedale, con i cunicoli impiantistici dedicati, che attraversano l’area in vari punti, penetrando in profondità nella collina per ricongiungersi ai cavedi e ai condotti dell’ospedale. L’organizzazione funzionale è articolata su due piani: al livello terreno si concentra l’attività operativa di emergenza del 118 e i relativi locali tecnici e di supporto; al livello primo l’attività amministrativa e di formazione. Sono presenti due accessi e un unico connettivo verticale, scala e ascensore, nella parte ovest dell’edificio; l’accesso al piano inferiore, prospiciente le scale, è esclusivo del personale e di tipo controllato; l’accesso al piano superiore, tramite la passerella aerea di collegamento tra l’edificio e il parcheggio in copertura alle centrali tecnologiche, è in posizione più centrale e immette nell’ampio vuoto della loggia vetrata a tutta altezza, sottolineandone la natura pubblica. Il corridoio centrale, spina distributiva del piano terreno, demarca una netta suddivisione degli spazi in due aree funzionali: la grande area operativa con quasi quaranta po-

stazioni, locali tecnici e l’area di supporto agli operatori. È inoltre previsto un accesso dal connettivo a un’autorimessa coperta. Al piano primo la demarcazione in aree funzionali è demandata alla loggia d’ingresso, che separa trasversalmente il piano, individuando un’area pubblica nella testata orientale dell’edificio con le due aule formazione, la grande terrazza pavimentata in pietra e un’area amministrativo-direzionale che necessita invece di totale riservatezza. Considerata l’importanza strategica dell’edificio si è ritenuto necessario raggiungere una garanzia di tenuta strutturale in caso di sisma: il progetto applica pertanto il concetto di isolamento sismico, suddividendo la struttura portante in sovrastruttura (travi e pilastri) e sottostruttura (baggioli e platea di fondazione) collegate da appoggi elastici (isolatori sismici). Per l’alloggiamento e la sostituzione di questi dispositivi è stato necessario dotare l’edificio di un ulteriore piano interrato accessibile per il controllo e la manutenzione, dovee è stato collocato anche un locale trattamento aria. Tale soluzione ha altresì permesso di ottenere una sovrastruttura estremamente snella e di dotare gli spazi interni di estrema flessibilità, esigenza indispensabile per adattarsi alle molteplici configurazioni necessarie per gestire nel migliore dei modi le emergenze che potranno manifestarsi. Ulteriori difficoltà strutturali e costruttive sono emerse dall’estrema vicinanza all’edificio esistente, in cui si trova un

blocco operatorio, e per la realizzazione della leggerissima e svincolata passerella pedonale di collegamento con il tetto verde delle adiacenti centrali tecnologiche, per assicurare la continuità della pavimentazione tra edificio e aree limitrofe, nonché per assicurare i necessari collegamenti delle reti impiantistiche con giunti sismici, in grado di consentire all’edificio di oscillare liberamente senza provocare interruzione dei servizi. L’elevato standard di sicurezza necessario ai servizi ospitati ha richiesto l’implementazione di notevoli strutture impiantistiche in grado di assicurare ridondanza alle principali dotazioni tecnologiche dell’edificio, come il collegamento a due differenti cabine Telecom di zona, la doppia linea di collegamento dell’alimentazione elettrica, il gruppo di continuità Ups a intervento immediato in grado di assicurare la continuità operativa alle principali apparecchiature tecnologiche dell’edificio, un gruppo elettrogeno e la predisposizione per il collegamento di un ulteriore gruppo elettrogeno esterno, la ridondanza dei sistemi di raffreddamento degli apparati del Ced, l’impianto per il controllo degli accessi, l’impianto di comunicazione radio, i controlli da remoto di apparecchiature e servizi e infine la predisposizione per l’allacciamento di ulteriori postazioni per la gestione delle “maxiemergenze” a disposizione di enti quali Protezione Civile, Arma dei Carabinieri, Corpo Forestale dello Stato, Guardia di Finanza, Corpi dell’esercito.

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Nuovo complesso parrocchiale di Calenzano Il nuovo complesso parrocchiale sorge in posizione nodale in un tessuto un po’ frammentario, cerca di riordinarne gli spazi esterni e si rapporta alle emergenze di Calenzano alta e al paesaggio in generale. Alcuni segni fondamentali, pensati per essere visibili da più direzioni, denotano all’esterno la vocazione dell’edificio, come l’ampio sagrato che si estende fino al vicino prato alberato, la facciata concava, la cupola sezionata e il campanile che svetta. Il desiderio di esprimere grazia femminile e materna accoglienza ha guidato le scelte formali sia per gli spazi esterni sia nelle forme morbide dello spazio interno e nella sagoma di una cupola appoggiata dolcemente sull’au-

la principale. I segni minori, invece – alcune aperture, i passaggi, la corte e altre variazioni volumetriche – desumono la misura e il carattere dalla Calenzano storica. Il colore, chiaro, trasmette un’idea di purezza, appena ravvivata dal colore caldo di infissi e persiane. All’interno, l’aula sviluppa quella tensione fra spazio longitudinale e spazio centrale, fra forme quadrilatere e circolari, che attraversa tutta la nostra cultura; l’asse verso il presbiterio fissa la vista e il procedere, ma anche dal basso verso l’alto la conformazione spaziale passa dalla geviert alla centralità sinuosa e alla luce, che apre la copertura e proietta i suoi raggi sui fuochi della liturgia. Si accede alla chiesa attraverso un atrio con

la porta principale – presso la quale è posto il fonte battesimale – e due secondarie. L’altare occupa l’asse dell’aula e del presbiterio, l’ambone ha la forma di un luogo rialzato ed è proteso verso dell’aula. Entrambi sono in marmo chiaro di Carrara. La sede del Presidente è disposta lateralmente all’altare mentre le sedi dei Ministranti sono più arretrate. La Custodia Eucaristica è collocata sul fondo del presbiterio accanto alla fiamma perenne, su una parete comune alla cappella feriale e apribile ai due lati. La cappella feriale e la sacrestia sono collegate fra loro e con l’aula principale attraverso accessi separati. La casa canonica, al piano primo, è posta in posizione di cerniera fra la Chiesa e i locali del Ministero Pastorale, che sui due piani prevedono aule, servizi e un salone comunitario. Nel passaggio centrale del complesso sono localizzati i diversi ingressi alla cappella feriale, all’ufficio pastorale, alla casa canonica, alle aule e salone. Scale e ascensori consentono ai vari blocchi

COMPLESSO PARROCCHIALE MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO Località Calenzano Progetto Fabrizio Rossi Prodi, Rossiprodi Associati Srl Team architettura Emiliano Romagnoli, Marco Zucconi, Simone Abbado

Liturgista Don Severino Dianich Opere d’arte Giorgio Butini Progetto strutture Galluzzi Associati Progetto impianti e antincendio Spring Srl Fotografie ©Pietro Savorelli [ 72 ]

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di funzionare anche indipendentemente l’uno dall’altro. Il complesso è privo di barriere architettoniche. Il complesso è protetto a sud ovest da una fascia di piantumazioni. Gli impianti tecnologici sono improntati alla massima compatibilità ambientale e consentono di ridurre al minimo i costi di gestione e manutenzione. Comprendono teleriscaldamento, pannelli fotovoltaici e solari termici in copertura opportunamente schermati ed integrati, vasche di accumulo dell’acqua piovana, isolamento a cappotto, impianto elettrico con lampade Led e un sistema centralizzato di controllo.

Nelle immagini di Pietro Savorelli, il centro parrocchiale e lo spazio verde parrocchiale (in alto). Accanto, l’ingresso principale presso il quale è collocato il fonte battesimale. A sinistra, l’esterno della chiesa, planimetria del sito e il luminoso presbiterio ovale.

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› PROFILI

CATTEDRALE DI SANTA MARIA ASSUNTA Intervento Adeguamento liturgico Località Pescia Progetto Fabrizio Rossi Prodi, Rossiprodi Associati Srl Team architettura Marco Zucconi, Marco Zacchini Emiliano Diotaiuti

Liturgista Don Gianni Cioli Opere d’arte Alice Corbetta Mosaici CaCo3, Ravenna Marmi Roberto Coppa, Vittorio Anzilotti Fotografie ©Pietro Savorelli

Pianta, sezione e esploso del progetto di adeguamento liturgico della cattedrale di Pescia. Nelle fotografie di Pietro Savorelli, da sinistra, il nuovo altare posato su una pedana sollevata di 20 mm dall’esistente, l’ambone e il rivestimento in mosaico vetroso del parallelepipedo del nuovo altare.

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› PROFILI

I nuovi fuochi liturgici della cattedrale di Pescia Il progetto di adeguamento liturgico della Cattedrale di Pescia adotta un linguaggio architettonico e artistico silenzioso che non si pone in contrapposizione con la ricchezza degli elementi decorativi già esistenti: un progetto “misurato” che, nella semplicità e purezza delle linee e dei materiali, si pone come elemento contemporaneo forte, espressione di una rinnovata spiritualità, chiaramente leggibile come semplice sovrapposizione all’esistente senza alterarlo. Elemento ordinatore è la striscia di marmo bianco della meridiana, utilizzata dal progetto come una “strada” che si pone in connessione fra le opposte aperture della Sagrestia e della Cappella del Santissimo: sul suo percorso, come tre sacri cippi, si pongono l’Altare, l’Ambone e la Cattedra vescovile. La balaustra del presbiterio esistente, parzialmente smontata, è stata arretrata fino a traguardare l’ingombro dei possenti pilastri laterali per aprire lo spazio centrale liberando la visione alle nuove Presenze liturgiche. Fuoco visivo della liturgia e quindi dell’architettura, l’Altare è collocato al centro di una pedana marmorea opportunamente

sollevata dall’esistente da una linea d’ombra di 20 mm che permette di sfumare il vecchio sotto al nuovo senza interferenza apparente. Di grande impatto visivo, è al tempo stesso funzionale e intelligente nel ricucire pezzi altrimenti difficilmente coniugabili celando al contempo al suo interno le necessità impiantistiche: all’apparenza monolitica, è invece formata da un cuore in legno tecnico, tenace e leggero per favorirne il trasporto, a cui è stato applicato un rivestimento in marmo di Carrara tipo C, lavorato nello spessore adeguato a renderlo visivamente identico ad un blocco monolitico. Centrato sulla nuova pedana, per dimensioni il parallelepipedo dell’altare risulta ben visibile a tutta l’Assemblea riunita in preghiera. Affidata all’artista R. Normanno e al gruppo di mosaicisti ravennati CaCo3, l’iconografia astratta dell’altare si lega alla semplicità delle forme geometriche con una croce che si dipana sulla faccia principale come segno, ricavato per sottrazione nella maglia fitta di un mosaico vetroso posato su un pannello alveolare in alluminio e resina. Le tessere di tale mosaico, ricavata da for-

melle di pasta vitrea di Murano che inglobano una foglia d’oro bianco, sono posate – alla maniera bizantina – con un’inclinazione che dà la sensazione di un morbido movimento di luce che segue lo sguardo del fedele, cambiando a seconda dei punti di vista. Sul lato destro del presbiterio e proteso verso l’Assemblea su un basamento gradonato e fugato in marmo bianco, l’Ambone, pannellato in mosaico sui tre lati, costituisce una sorta di cerniera tra il presbiterio stesso e la navata. La Cattedra Vescovile, anch’essa in marmo bianco e addossata all’arcone sinistro del Presbiterio, non in asse tra il vecchio e il nuovo altare, si compone di una pedana basamentale fugata, una seduta con braccioli e uno schienale intarsiato con tessere di mosaico vetroso che mantengono il medesimo filo conduttore decorativo degli altri fuochi liturgici, dando luogo a un insieme armonico, semplice ed elegante. Presso la Cattedra e prossima all’Altare infine, in legno massello e integrata da sedute minori per i concelebranti, è collocata la sede di chi guida e presiede la celebrazione.

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› DESTINATION ARCHITECTURE

ARCHITETTURA IN ITALIA

UN VIAGGIO SENTIMENTALE Quali sono in Italia gli episodi di architettura che meritano un viaggio? Troppi, risponde Luigi Prestinenza Puglisi, per contenerli in un articolo; pochi per la cultura del progetto, perché spesso sono rimasti episodi isolati, anche se non sono mancati, specie nella seconda metà del Novecento, tentativi di utopie costruite. Limitato e arbitrario, questo itinerario ripercorre i suoi suggerimenti e approfondisce esempi già noti e altri per diverse ragioni non apprezzati a sufficienza

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› DESTINATION ARCHITECTURE

Mentre per secoli il viaggio in Italia è stato un romantico itinerario delle rovine, seguendo i suggerimenti di Luigi Prestinenza Puglisi il nostro Grand Tour comincia dalla Catania di Giacomo Leone e dal suo complesso delle Ciminiere, il recupero delle ex fabbriche di zolfo diventato emblema del riscatto culturale dell’isola. Di altro tenore, a Palermo, la Galleria regionale di Palazzo Abatellis, dove nel 1953 Carlo Scarpa creò un percorso che teneva insieme la preesistenza del palazzo e le opere d’arte che contiene. Sempre in Sicilia impossibile non visitare il Cretto di Burri, l’opera di land art che ridisegna in scala 1:1 il tessuto di Gibellina vecchia rasa al suolo dal terremoto del 1968. Un altro esempio di convergenza su grande scala tra arte e architettura sono le Stazioni dell’Arte della metropolitana di Napoli, il ‘museo obbligatorio’ [cit. Achille Bonito Oliva] con le stazioni disegnate da Alessandro Mendini, Gae Aulenti, Karim Rashid, Oscar Tusqets Blanca, Dominique Perrault e Alvaro Siza. Quando il termine biomimicry non era ancora stato inventato l’ingegnere Sergio Musmeci indagava le strutture della natura e invertendo il processo di calcolo partiva dalle tensioni ricavando forme, come il ponte sul Basento (1967-1975), che minimizzano l’impiego di materia resistente. Forme organiche come quella della fabbrica di ceramiche artistiche Solimene a Vietri, unico progetto italiano (1952-56) di Paolo Soleri, l’inventore di Arcosanti. I paesaggi scarni e impervi della Sardegna hanno incantato Alberto Ponis, che viveva tra Genova e Palau e che in Costa Paradiso ha costruito più di 200 ville. Sempre a un solo piano e con coperture in coppi, irraggiungibili con l’automobile e incise tra le rocce, “progettate per metà al tecnigrafo e per metà in loco; visitandole, ci si accorge che non sarebbe potuto essere altrimenti” [cit. Sebastiano Brandolini]. Natura e comunità, perché la vita si affronta meglio riorganizzando le esistenze attraverso spazi che, invece di separarci, ci permettano di ritrovare i valori dell’amicizia e della collaborazione. Monterinaldi, appena fuori Firenze, è il progetto utopico di comunità di Leonardo Ricci, che cede i terreni al prezzo di costo a condizione che l’acquirente lasci a lui la progettazione,

In apertura, Alberto Ponis, casa Gostner in Costa Paradiso, foto Alberto Ponis (courtesy Sebastiano Brandolini). In questa pagina, dall’alto: Giacomo Leone, complesso le Ciminiere, Catania (1996), foto Franco Porto; Carlo Scarpa, Galleria Regionale di Palazzo Abatellis, Palermo (1953-54), interno, foto © archvio fotografico della Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis); Sergio Musmeci, ponte sul Basento, Potenza (1967-75), foto courtesy Paolo Musmeci.

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› DESTINATION ARCHITECTURE

perché solo l’architetto può garantire che i valori comunitari prendano forma. Furono numerosi, negli anni Cinquanta e Sessanta, i progetti urbanistici più strutturati di Monterinaldi ma coerenti con l’idea di creare comunità attraverso l’organizzazione degli spazi: la città industriale Olivetti intorno alle Ico di Ivrea, con opere di Luigi Figini, Gino Pollini, Ignazio Gardella, Roberto Guiducci, Paolo Radogna; il villaggio Eni di Edoardo Gellner a Borca di Cadore; l’urbanizzazione di Lignano Pineta di Marcello D’Olivo; il villaggio Matteotti (1970-74) di Giancarlo De Carlo a Terni. E sempre di De Carlo, i collegi universitari di Urbino (1962-66) la cui planimetria cerca di riproporre in chiave nuova le peculiarità del centro storico, con ambienti privati e spazi pubblici. Nel 1965 il cardinale Giacomo Lercaro affida a Alvar Aalto il progetto di una chiesa che sappia esprimere i valori di rinnovamento emersi dal Concilio Vaticano II che si è appena concluso. La chiesa di Riola verrà completata solo nel 1978 ma è l’unica opera italiana del maestro del Movimento Moderno. Potente espressione del razionalismo italiano è invece la centrale termica della stazione ferroviaria di Firenze di Angiolo Mazzoni, con la “scala spiralica in ferro che a una data altezza si muta in passerella orizzontale” [cit. Tommaso Marinetti, 1933]. Quasi negli stessi anni Giuseppe Terragni realizzava a Como l’asilo Sant’Elia, espressione di un razionalismo allo stato [ 78 ]

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› DESTINATION ARCHITECTURE Alla pagina di sinistra: Giovanni Michelucci, chiesa di San Giovanni Battista detta dell’Autostrada, Campi Bisenzio (1960-64), foto Grazia Sgrilli, courtesy Archivio Fondazione Michelucci; Alvar Aalto, chiesa di Riola (1965-78), foto courtesy Immagica film; Nemesi & Partners, Santa Maria della Presentazione, Roma (2002). In questa pagina, Giuseppe Terragni, asilo Sant’Elia, Como (1932-37), foto arch. Giuseppe Terragni, per concessione dell’archvio Terragni; Leonardo Ricci, casa-studio a Monterinaldi (1949-52), foto Václav Šedý, courtesy Archivio Fondazione Michelucci; Edoardo Gellner, villaggio vacanze Eni di Borca di Cadore (1954-63): colonia, la parete finestrata di collegamento tra i dormitori (foto P. Biadene).

lirico, vitale negli spazi appena segnati dalla materia, che ricorda opere quasi contemporanee di Duiker, come il sanatorio di Hilversum o la scuola all’aria aperta di Cliostraat. Tornando a decenni più recenti, insuperata rimane la chiesa sull’Autostrada del Sole di Giovanni Michelucci (196164), concepita come una tenda di pietra, rame e cemento armato e retta all’interno da strutture dalle forme organiche. Sono anni in cui molto viene costruito, con i programmi pubblici di edilizia popolare che rispondono a una forte domanda di abitazioni: tra gli esempi migliori, il ‘biscione’ di Luigi Daneri a Genova (forte Quezzi, 1957-68), cinque caseggiati di 300 metri ciascuno disposti seguendo le linee di livello della collina di Marassi, e le più recenti e meno popolari (1977-80) torri di Enzo Zacchiroli di via Zago a Bologna, esempio italiano di ‘poesia allo stato grezzo’, come Alison e Peter Smithson definivano il brutalismo. Abbandonando la geografia per tornare all’oggi, questo viaggio si conclude con quattro suggerimenti: le ville – ad esempio Casa 101 a Ostuni – che Daniele Corsaro realizza in Salento per clienti facoltosi coniugando storia, contesto e modernità; l’albergo Le Cave Bianche (2008) di Cusenza+Salvo a Favignana, uno dei progetti presentati in Arcipelago Italia alla Biennale di Venezia 2018; il complesso pastorale al quartiere Quartaccio di Roma realizzato da Nemesi nel 2002, luogo interno e esterno allo stesso tempo e in cui la parte civica appare predominante sulla parte sacra; il museo M9 di Sauerbruch Hutton a Mestre, colorato elemento ordinatore di un tessuto urbano cresciuto in assenza di piano

Antonio Morlacchi

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› WINERY Nel paesaggio del Barolo, l’Astemia Pentita si presenta come due casse di vino fuori scala, dichiarando provocatoriamente, attraverso l’architettura, il ruolo del marketing nella società contemporanea. L’effetto, per alcuni forse disturbante, appartiene sicuramente all’approccio progettuale che Gianni Arnaudo ha sempre praticato.

CON UNO SGUARDO ZOOM SULLE CONTRADDIZIONI DELLA CONTEMPORANEITÀ, TRA I VIGNETI DI CANNUBI GIANNI ARNAUDO INTERPRETA LA CANTINA COME UN OGGETTO FUORI SCALA. UN PROGETTO CRITICO CHE SOLLEVA INTERROGATIVI SUL POTERE DEL MARKETING MA CON UN PACKAGING RICICLATO E RICICLABILE

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› WINERY

CANTINA VITIVINICOLA, BAROLO

L’ASTEMIA PENTITA ECO BIO E MOLTO POP Sorprendente, atipica, sovversiva. È la prima cantina pop al mondo, ci spiega Gianni Arnaudo, architetto e designer di lungo corso il cui lavoro è sempre caratterizzato da un pensiero ‘sovversivo’. Un pensiero che gli è proprio e che viene rafforzato nel 2006, quando il Centre Pompidou realizza la mostra Big Bang classificando le opere, presenti nella sua collezione permanente, in una logica tematica che permettesse di comprendere l’arte del XX Secolo: la distruzione creativa. L’opera di Gianni Arnaudo vi è inserita come rappresentativa del concetto di creazione attraverso la sovversione. Cogliendo in questo modo lo spirito del suo fare architettura e

certamente rafforzandone l’orientamento. «Per quanto mi riguarda design e architettura non sono – ci spiega Arnaudo – né forma né funzione, bensì messaggio». Il tema dei luoghi del vino a Barolo da Gianni Arnaudo è stato sviluppato in due direzioni, che insieme costituiscono un pensiero completo: la prima è lo studio filologico del territorio (approfondito con i suoi studenti del Politecnico di Torino) con l’individuazione di un linguaggio che conferisce alle Langhe la propria specificità e identità. Questo pensiero è sviluppato nella cantina Terre da Vino. Dall’altra parte della strada, nella straor-

dinaria per vocazione vitivinicola zona dei Cannubi, Gianni Arnaudo afferma invece un diverso concetto attraverso il proprio DNA Pop. L’Astemia Pentita infatti rispecchia esattamente l’idea originale di esprimere ciò che è alla base della propria architettura e cioè il progetto critico. «È essa stessa espressione del pensiero critico che denuncia la potenziale prevalenza del packaging, e cioè dell’involucro – continua Arnaudo – rispetto al contenuto. Il progetto è solo apparentemente semplice (due scatole sovrapposte), ma possiede e suggerisce diversi livelli di lettura: uno più formale sul metodo

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› WINERY

usato, proprio del linguaggio Pop, lo sguardo zoom sul tipico packaging del vino, un altro sul fine etico del progetto e cioè il richiamo al venir meno dell’etica in certi atteggiamenti del marketing, che in alcuni casi esaltano il contenitore (dalla bottiglia alla scatola) rispetto alla qualità del contenuto». Oltre ad essere quindi l’espressione di un pensiero sovversivo e ironico, L’Astemia è stata realizzata con criteri ecologici: di essa solo una parte emerge dalla collina mentre le varie fasi della lavorazione del vino avvengono nei due piani sotterranei. L’involucro è realizzato con legno riciclato, a sua volta riciclabile per altri futuri utilizzi. La parte emergente è di circa 200 mq per

piano, così voluta per rispettare l’area dei Cannubi, tra i più pregiati appezzamenti del Barolo. La produzione invece avviene sui circa 3mila mq dei due livelli ipogei. Per questa pluralità di contenuti culturali espressi in forma originale e innovativa rispetto al linguaggio dell’architettura delle cantine, il progetto è stato presentato alla 12. Biennale di Architettura di Venezia insieme a una cantina disegnata da Arnaldo Pomodoro. Due edifici come sculture: contaminazione di arte, design e architettura. Ancora nello scorso giugno all’Accademia di San Luca di Roma le è stato conferito il primo premio nel concorso 100 Progetti (con alti patrocini ministeriali e degli Ordini na-

«Ho scelto Woodn Modulatus perché è un materiale che salvaguarda l’ambiente, è biologico ed ecologico, proviene dal mondo del riciclo e potrà essere riciclato a sua volta tra 100 anni, quando dovrà essere sostituito»

Gianni Arnaudo

In alto, sezione assonometrica della cantina. In evidenza gli spazi produttivi ipogei e l’edificio destinato a showroom, sala degustazione e uffici, anche nel disegno qui accanto.

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› WINERY

Involucro

Pavimentazioni

WOODN Un materiale tecnico dalle proprietà uniche. Biologico ed ecologico

FIANDRE ARCHITECTURAL SURFACES Gres porcellanato in e outdoor

Woodn Modulatus è un rivestimento per esterni, realizzato in doghe di varie forme, che viene utilizzato per realizzare rivestimenti di pareti, facciate ventilate e controsoffitti. Le doghe possono essere installate in verticale e orizzontale, per offrire ai progettisti la massima libertà compositiva. Un rivestimento per esterni che qualifica l’edificio nella sua bellezza e funzionalità. Con le sue proprietà certificate per resistenza al fuoco e alla forza del vento garantisce alti standard di sicurezza. “Ho scelto Woodn Modulatus - ci spiega l’architetto Arnaudo - perché è un materiale che salvaguarda l’ambiente, è biologico ed ecologico. Questo tipo di involucro ha il grandissimo vantaggio di provenire dal mondo del riciclo, da scarti di segherie che vengono recuperati e utilizzati. Non solo, è un materiale che potrà essere riciclato a sua volta tra 100 anni quando dovrà essere sostituito. Offre inoltre la possibilità di una manutenzione molto più semplice e maggiori garanzie di durata nel tempo”. Materiale involucro: Woodn / Modulatus cladding Q 20410 Finitura Spazzolata Colore W01 Bianco Carrara.

Le superfici in gres porcellanato, firmate Fiandre Architectural Surfaces, dialogano con l’originale involucro architettonico rivestendo sia gli spazi outdoor che indoor. Per l’area esterna è stata scelta la collezione effetto pietra New Stone con spessore 2 cm, carrabile e in grado di garantire eccellenti performance in termini di resistenza a carichi, sollecitazioni e sbalzi termici. Internamente invece, l’area di produzione vinicola è stata pavimentata con oltre 3000 mq di lastre Extra White, con spessore maggiorato di 13 mm: un prodotto con taglio custom 10x20 cm realizzato sulla base delle particolari necessità imposte dal contesto di applicazione. Una produzione speciale riveste infine le scale e le aree antistanti con maxi-lastre di spessore 6 mm effetto legno, in un armonioso continuum materico tra la struttura esterna e i collegamenti interni.

Woodn

Fiandre Architectural Surfaces

Via Ippolito Caffi 17 - 32100 Belluno BL Tel. 049 8960706 www.woodn.com | info@woodn.com

«Il merito di Fiandre è stato quello di capire immediatamente l’idea progettuale e di proporre superfici ceramiche resistenti e carrabili, quasi un ‘vassoio’ neutro per reggere un’opera d’arte. Il tipo di materiale e il suo colore si sarebbero ben sposati al sentiero d’accesso alla Cantina e alle esigenze della produzione»

Gianni Arnaudo

Via Radici Nord, 112 - 42014 Castellarano RE Tel. 0536 819611 www.granitifiandre.it | info@granitifiandre.it

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› WINERY

Gianni Arnaudob alle prese con il prototipo di Milo, in una foto inedita scattata in Gufram nel 2008.

Gianni Arnaudo uno sguardo zoom sul design Laureato in Architettura al Politecnico di Torino nel 1971, Arnaudo inizia la sua l’attività professionale nello Studio 65, fra il 1970 e il 1975. Appartengono a quegli anni le prime espressioni di architettura radicale e la collaborazione con Gufram con la presentazione dei Multipli a Eurodomus 1972 (Capitello, Bocca, Attica, Babilonia), che presto si affermeranno sul piano internazionale, in mostre ed esposizioni come la storica Italy - New Domestic Landscape del 1972 al Moma di New York. Molte sue opere sono presenti in musei di tutto il mondo, tra cui le ultime: il Tea Time di Slide all’Adam Museum di Bruxelles e il Dejeuner sur l’arbre presso il Centre Pompidou. Molte sono le aziende di design con cui collabora, tra cui Gufram, Slide, Poltrona Frau, Fontana Arte, Bertolotto Porte. L’interesse per il carattere sociale dell’architettura emerge in molti suoi progetti in Italia e all’estero. Nel 2012 è stato presidente del primo Festival dell’Architettura di Cannes. Le opere recenti: Maina panettoni a Fossano, L’Astemia Pentita a Barolo, e molti oggetti di design fra cui il tavolino Tea Time realizzato da Slide, le porte Mag e Avenue di Bertolotto Porte. Arnaudo ha partecipato alla IX, XI, XIII, XIV Biennale di Venezia ed è stato insignito del Premio Regula 2018 – 100 Progetti.

Aliko / Barel

Pandoro / Slide XY / Lualdi

Dejeuner sur l’arbre / Gufram [ 84 ]

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Tea Time / Slide


› WINERY

«La mia idea per questa cantina, era di dare alla costruzione una valenza etica, esaltando il packaging, che negli anni che stiamo vivendo assume talvolta più importanza del contenuto»

Gianni Arnaudo

CREDITI Località Barolo, Cuneo Committente L’Astemia Pentita Superficie 3.400 mq Cronologia 2008-2018 Progetto Architettonico e direzione Artistica Arch. Gianni Arnaudo

Pavimenti e rivestimenti

Fiandre Architectural Surfaces

Involucro esterno delle casse Woodn Serramenti Schüco Foto Dario Fusaro

zionali degli ingegneri e architetti) al quale partecipavano anche Renzo Piano, Massimiliano Fuksas, Mario Cucinella. «Ho sempre lavorato per stimolare un dibattito culturale – conclude Arnudo – e ciò è avvenuto anche nel caso di architetture con funzioni del tutto diverse: basti pensare alla discoteca Paolina B ora parte della mostra Night Fever, con la poltroncina Aliko, allestita al Vitra Design Museum di Basilea (che ne ha organizzato il format) e successivamente in altri musei d’Europa. Fra breve la mostra sarà aperta al Designmu-

seum Danmark di Copenaghen e poi si trasferirà al V&A Dundee (Edimburgo)». Questo dunque il segno di Gianni Arnaudo e della sua architettura, così come di molti suoi oggetti di design, come il tavolo Dejeuner sur l’arbre della collezione permanente del Centre Pompidou o del tavolo Tea Time per Slide, entrato sempre nella permanente dell’Adam Museum di Bruxelles

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› LUOGHI DEL LAVORO

IL RECUPERO DI DUE EDIFICI ARTIGIANALI IN PROVINCIA DI FIRENZE È AVVENUTO NEL SEGNO DELLO SPIRITO DI APERTURA CHE CONTRADDISTINGUE LA FILOSOFIA AZIENDALE E DELLA CONTINUITÀ TRA PASSATO E PRESENTE. PROGETTO DI MDU ARCHITETTI

DEVELER, CAMPI BISENZIO

IL LAVORO AL CENTRO Il progetto della nuova sede della Develer di Campi Bisenzio, società toscana specializzata in progettazione di software e hardware, è stato affidato allo studio MDU Architetti di Prato. L’intervento di ristrutturazione ha riguardato due edifici artigianali collocati nella zona nord della città, in un’area che già ospita numerose attività produttive di elevato profilo tecnologico e commerciale. L’idea progettuale iniziale ha inteso re[ 86 ]

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alizzare un ambiente aperto, in sintonia con lo spirito di apertura che ha sempre caratterizzato l’azienda. Lo spazio di lavoro principale è collocato al piano terra delle porzioni centrali dei due capannoni: dall’open space si accede facilmente agli ambienti che integrano l’attività lavorativa (sale riunioni e conferenze, workshop e aree relax). Il lavoro è quindi al centro di un sistema che lo supporta e lo stimola, nella convinzione che l’azienda sia una comunità

legata da interessi e scopi comuni. Fisicamente gli spazi principali sono caratterizzati da elementi funzionali e architettonici che ne arricchiscono la chiave di lettura: funzionali in quanto in grado di rispondere all’esigenza di mettere in comunicazione le diverse aree; architettonici perché in grado di generare alcuni riferimenti tipologici e culturali. Nella sala principale trova posto un grande ponte in acciaio che sostiene un


› LUOGHI DEL LAVORO

La nuova sede di Develer. Sopra, l’open space al piano terra; sotto, la sezione trasversale dei due capannoni ristrutturati. Nella pagina a fianco, in alto, il giardino interno; in basso, il cortile con gli impianti tecnologici da cui si accede (foto ©Pietro Savorelli).

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› LUOGHI DEL LAVORO

MDU Architetti Fondato a Prato nel 2001, MDU Architetti è formato da Alessandro Corradini, Cristiano Cosi e Marcello Marchesini. Si occupa di progettazione architettonica alle varie scale. Tra le opere realizzate si segnala il Teatro polivalente di Montalto di Castro (vincitore del premio Property Awards, The Architecture Award - Public Services 2010), la Biblioteca comunale di Greve in Chianti, la Galleria d’Arte-Contemporary Art Association dedicata alle opere di Giuliano Vangi, il Circolo ricreativo di Castelnuovo vicino a Prato, la nuova sede della Camera di commercio di Prato, il Centro espositivo permanente Italian Trade Centre a Quanjiao in Cina e l’Aula Magna del rettorato dell’Università degli Studi di Milano. Attualmente lo studio sta lavorando alla realizzazione del Teatro comunale di Acri vicino a Cosenza, al Piano di sviluppo integrato per lo sviluppo sostenibile di Lucca, alla sede degli uffici dell’impresa Cgf Costruzioni, al progetto del nuovo complesso parrocchiale della Chiesa della Visitazione a Prato e al restauro della Villa di Vitigliano a Greve in Chianti. www.mduarchitetti.it salette

tel.

In alto, il ponte in acciaio che sostiene il soppalco; sotto, pianta, prospetto e sezione del complesso (credits MDU Architects). Pagina a fianco, un altro interno dei nuovi uffici; sotto, la zona soppalcata (foto ©Pietro Savorelli).

CREDITI Località Campi Bisenzio, Firenze Committente Develer Progettazione architettonica MDU Architetti,

Alessandro Corradini, Cristiano Cosi, Marcello Marchesini (ha collaborato Gianmarco Dolfi)

Progettazione strutturale ACS ingegneri Progettazione impianti Sabrina Ragno, Giannetto Fanelli

Progettazione acustica Gianluca Zoppi Superficie intervento 1.270 mq Iter 2017 (progetto); 2018 (realizzazione) Valore delle opere 1,190 milioni di euro Impresa di costruzioni Nigro & C Costruzioni Fornitori Jansen (infissi esterni), Exenia (corpi

illuminanti), Dott. Gallina (pannelli policarbonato), Magrini (General contractor interni), Universal Selecta (phone booth), Archiutti, Checcacci Mobili, Milani (Arredi)

Fotografie Pietro Savorelli [ 88 ]

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› LUOGHI DEL LAVORO

ampio soppalco. La suddivisione degli spazi è stata realizzata con pareti traslucide in policarbonato alveolare di color arancio, allo scopo di alimentare il gioco tra esigenze di privacy e di comunicazione. L’ingresso all’azienda avviene da una corte comune, caratterizzata da elementi tecnologici e impiantistici tipici delle attività produttive; nella corte una cancellata in lamiera grecata bianca indica la soglia d’ingresso a un giardino sul quale si aprono le vetrate degli spazi interni. Il giardino viene considerato parte del sistema degli spazi dedicati al relax di chi lavora e può essere utilizzato come un tappeto verde sul quale sdraiarsi per una pausa. I materiali e le soluzioni tecnologiche

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› LUOGHI DEL LAVORO

utilizzate sono in linea con la volontà di recuperare uno spazio artigianale e realizzare così una continuità tra passato e presente. Per le pavimentazioni sono stati impiegati il cemento e il legno industriale; gli infissi originari sono stati parzialmente conservati, mentre quelli nuovi sono realizzati con profili in ferro a taglio termico; le strutture sono in acciaio verniciato e le pareti divisorie in policarbonato alveolare o in cartongesso.

Gli aspetti legati alla privacy interna sono stati risolti prevedendo livelli differenziati di isolamento acustico, coadiuvati da un sistema di sound masking in grado di abbattere il livello di comprensione dei rumori negli spazi aperti; la regolazione dei riverberi è stata messa a punto attraverso l’uso di intonaci e pannelli fonoassorbenti. La luce naturale è regolata mediante tende meccanizzate, a loro volta gestite da un avanzato sistema di domotica

I materiali e le soluzioni tecnologiche utilizzate sono in linea con la volontà di recuperare uno spazio artigianale e realizzare così una continuità tra passato e presente

EXENIA DESIGN E TECNOLOGIA DELLA LUCE Per la nuova sede Develer è stata scelta Exenia, azienda che coniuga contenuto tecnologico e qualità costruttiva in un design piacevole e differente, l’ampiezza dell’offerta consente di approcciare trasversalmente i vari ambiti della progettazione, le prestazioni ottiche permettono di utilizzare apparecchi compatti e miniaturizzati. Diversi i prodotti selezionati a seconda delle molteplici esigenze illuminotecniche degli ambienti. Ci si è orientati su Mag in necessità di fasci zenitali stretti e definiti. Proiettori M2 e M3 per puntamenti d’accento e Bilux per illuminazione generale controllata. La luce morbida e diffusa di Bola led consente una distribuzione a 360° in un segno grafico minimale ma efficace. L’intero impianto è dotato di sistema di controllo e dimmerazione centralizzato.

www.exenia.eu [ 90 ]

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› LUOGHI DEL LAVORO

Magrini general contractor per la realizzazione e la messa in opera degli spazi interni

Magrini è un’agenzia con pluriennale esperienza nel settore Arredo Ufficio maturata con la realizzazione di molteplici lavori in Italia e all’estero. Collabora con un pool di aziende con cui opera come general contractor e con le quali condivide valori e obiettivi: attenzione al dettaglio, lavorazione artigianale, innovazione, creatività, contemporaneità. Ascolto delle esigenze del cliente, progettazione e arredo degli spazi con una forte capacità interpretativa permettono a Magrini di creare ambienti ben allestiti, risolti con prodotti idonei, capaci di esprimere lo spirito e l’identità del committente. La messa in opera viene affrontata con un approccio creativo che permette di dare forma al progetto e contenuto allo spazio. mauro.magrini01@gmail.com

CHECCACCI MOBILI IL GIOCO IRREGOLARE DEL LEGNO

MILANI SEDUTE PER IL CONTRACT

Cucina lineare in legno laccato bianco dalle linee pulite e minimali contrapposte all’irregolare rivestimento del blocco isola in cui i listelli in legno massello di cipresso con spessori variabili formano una superficie viva e strutturata con un particolare effetto 3D, moderno e al contempo accogliente. Completano la composizione il tavolo in massello di cipresso con gambe in metallo naturale cerato.

Milani è un’azienda specializzata nella produzione e commercializzazione di sedute per l’ufficio e il contract. Nata nel 1975, è cresciuta fino all’apertura nel 2015 della nuova sede di Roncade. L’attività prosegue ora con le figlie Francesca, Giuliana e Nicoletta che attraverso un importante processo evolutivo hanno saputo progettare il futuro dell’azienda. Nella nuova sede Develer troviamo le poltroncine Nuvola (nella foto) e i modelli People, Lois, Terre e X-chair.

www.checcaccimobili.it

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ARCHIUTTI ARREDI PER UN UFFICIO FLESSIBILE Archiutti, storica azienda trevigiana, è oggi una realtà dinamica e diversificata nell’arredo ufficio. Per la nuova sede di Develer ha fornito tutte le postazioni di lavoro con la linea F.Loat O.ffice e i contenitori Space, elementi di archiviazione lineari e modulabili proposti nelle finiture del melaminico in più colori, del legno e del cristallo. Un sistema informale, in grado di rispondere alle esigenze di flessibilità, condivisione e scambio, ma anche di privacy.

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› LUOGHI DELLA FORMAZIONE

SCUOLA MEDIA ENRICO FERMI, TORINO

LA SCUOLA SI APRE ALLA COMUNITÀ CON SPAZI ADATTI ALLA NUOVA DIDATTICA E AMBIENTI APERTI AL QUARTIERE, LA TRASFORMAZIONE DI UN EDIFICIO SCOLASTICO DEGLI ANNI SESSANTA PROGETTATA DA BDR BUREAU È UN ESEMPIO REPLICABILE DI RIQUALIFICAZIONE DEL PATRIMONIO DI EDILIZIA SCOLASTICA NAZIONALE Lo studio di architettura BDR bureau ha da poco completato la trasformazione della scuola media Enrico Fermi di Torino, progetto vincitore del concorso internazionale lanciato nel 2016 da Torino Fa Scuola, iniziativa promossa dalla Compagnia di San Paolo e dalla Fondazione Agnelli in collaborazione con Città di Torino e la Fondazione per la Scuola. L’edificio scolastico esistente, costruito negli anni Sessanta nel quartiere Nizza Millefonti fra l’area ex-industriale del Lingotto e il fiume Po nella parte sud-est di Torino, è stato ampliato e ripensato a [ 92 ]

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livello funzionale. Le nuove esigenze didattiche, la scuola che diventa parte integrante della comunità e la sua fusione con il tessuto urbano rappresentano il futuro dell’istruzione e dell’architettura per la scuola italiana. L’edificio si apre alla sfera urbana grazie alla riorganizzazione degli accessi e degli spazi esterni. Il retro esistente si trasforma nel nuovo ampio ingresso principale, disegnando uno spazio verde aperto al quartiere e accentuando il concetto di community school. Il piano terra è un’estensione dello spa-

zio pubblico: qui sono integrati una serie di servizi aperti a tutti come la palestra, la biblioteca e auditorium, la caffetteria. Il progetto opera principalmente per addizione, con una nuova struttura in acciaio che crea un involucro abitato dove le terrazze sono parte integrante della didattica, accoglie nuovi spazi connettivi e che agisce da schermatura passiva. La modularità dei nuovi telai disegna un’ossatura filiforme, completata da una rete metallica che enfatizza la permeabilità visiva e il rapporto con l’esterno. segue a pag 96


› LUOGHI DELLA FORMAZIONE

«Volevamo un progetto in grado di dialogare con l’edificio esistente, ma che al tempo stesso ne rivoluzionasse la fruizione. Nuovi elementi spaziali, trasparenze e addizioni reinterpretano la struttura originaria con l’obiettivo di aprire la scuola alla città»

Alberto Bottero e Simona Della Rocca, BDR bureau

Accanto, le aule al piano superiore mantengono una connessione visiva tra interno e esterno e danno accesso alle terrazze (foto in alto, © Bdr bureau) protette da un sistema di reti in acciaio X-Tend di Wolfsgruber che agisce anche come schermatura solare. Sempre in alto, l’atrio che conduce agli spazi per la didattica, pavimentato in linoleum Marmoleum di Forbo. In apertura, una vista dell’edificio scolastico con le estensioni realizzate in carpenteria metallica. Le tamponature opache esistenti sono state rifinite con intonaco colorato in pasta in due diverse granulometrie che creano variazioni di profondità (foto © Simone Bossi).

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› LUOGHI DELLA FORMAZIONE

BDR bureau Fondato a Torino nel 2016 da Simona Della Rocca e Alberto Bottero, Bdr Bureau opera nel campo dell’architettura del riuso e del riadattamento degli spazi dell’abitare, del lavoro e dell’educazione. I lavori dello studio sono stati premiati in diversi concorsi internazionali, tra cui Torino Fa Scuola (2017), Kodrina masterplan (2016), Esporre il Compasso D’oro (2014) e Yap Maxxi (2013). Bdr bureau ha partecipato a due edizioni della Biennale di Architettura di Venezia, nel 2016 (Padiglione Venezia, con una visione sul futuro di Porto Marghera) e nel 2018 (Padiglione Italia, con un progetto di ricerca sul riuso degli scali ferroviari). Con il progetto della scuola Enrico Fermi, Bdr Bureau ha vinto il premio “Giovane Talento dell’Architettura Italiana 2019”. www.bdrbureau.com

Vista assonometrica dell’edificio (courtesy Bdr bureau) e una foto del complesso (foto ©Simone Bossi). Nella pagina a destra, dettaglio di facciata in scala 1:20 e l’ambiente della biblioteca, aperto al pubblico (courtesy Bdr bureau).

CREDITI Località Torino Committente

Fondazione Agnelli, Compagnia di San Paolo

Progetto architettonico e direzione artistica Bdr bureau, Alberto Bottero e Simona Della Rocca

Progetto arredi Bdr bureau Progettazione strutturale ed esecutiva

Sintecna Srl

Progettazione elettrica e meccanica Proeco Ss

Progettazione sostenibilità energetica e acustica Onleco Srl Direzione lavori Sintecna Srl Project manager Fca Partecipazioni Spa Impresa di costruzioni D’Engineering Srl Costruzioni metalliche Omc Graglia Srl Pavimentazioni in linoleum Forbo Resilienti Srl Rete metallica in acciaio inox Wolfsgruber Srl Arredi Pedrali Spa, VS School furniture (banchi e sedie), Infiniti (sedute mensa e auditorium)

Superficie lorda di progetto 5.096 mq Superficie area di progetto 5.579 mq Valore opere 7,3 milioni di euro Cronologia 2017-2019 [ 94 ]

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› LUOGHI DELLA FORMAZIONE 14

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Superfici carbon neutral Cradle-to-Gate Per la scuola Enrico Fermi di Torino lo studio Bdr bureau ha scelto i linoleum di Forbo, impiegati sia per le pavimentazioni interne – nelle versioni Marmoleum® Cocoa (iF Design Award 2017) e Marmoleum® Walton – sia per i piani dei tavoli realizzati su disegno (Furniture Linoleum). Il linoleum Marmoleum® di Forbo è un pavimento prodotto con il 97% di

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FORBO

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materie prime naturali, per tre quarti rapidamente rinnovabili, che durante il proprio ciclo di vita hanno catturato più CO2 di quanta non ne sia stata emessa per la raccolta, il trasporto e la produzione. Per queste ragioni Forbo dichiara che il Marmoleum® è un pavimento “CO2 neutral Cradle-to-Gate”, cioè dalla nascita all’uscita dalla fabbrica. Nell’edificio scolastico di Torino sono stati installati complessivamente 4.372 mq di Marmoleum®, che all’uscita dalla fabbrica (ovvero al gate) corrispondono a una riduzione di emissioni di CO2 in atmosfera pari a 175 kg. Il Marmoleum® ha quindi garantito un credito di emissioni.

Forbo Resilienti Srl 21 19

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Centro comm. San Felice, lotto 2 Int. 5 - 20090 Segrate MI Tel. 02 7531488 www.forbo-flooring.it | info.flooring.it@forbo.com

WOLFSGRUBER

Rete X-Tend per i tamponamenti delle facciate

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Carpenteria metallica pre-verniciata Rete metallica anti-caduta in acciaio inox Wolfsgruber 3 Parapetto in profilo d’acciaio anti-spinta 4 Grigliato 20 x 2 mm, maglia 25x66 mm 5 Cavo d’acciaio inox tensionato ø 10 mm + golfare M10 in acciaio inox 6 Doghe in Cls precompresso 7 Giunto termico e strutturale Isokorb per strutture metalliche 8 Finitura a intonaco per esterni colorato in pasta, grana 1 mm 9 Finitura a intonaco per esterni colorato in pasta, grana 3 mm 10 Isolante in lana minerale lamellare, classe di reazione al fuoco A1 Lambda 0,040 W/mK; sp=14cm 11 Struttura in carpenteria metallica solidale a struttura in CA 12 Serramento scorrevole a 2 ante +

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sopraluce a vasistas, sensori di apertura con attivazione della ventilazione naturale agevolata Struttura in CA esistente Faldaleria in alluminio pre-verniciato Sistema di canalizzazione acque meteoriche integrato nell’isolamento Guaina impermeabilizzante armata Barriera al vapore Solaio in latero-cemento esistente Pavimentazione in linoleum, strato di Cls alleggerito con tappetino fonoassorbente Controsoffitto acustico in pannelli di fibrogesso Barriera al vapore, isolante Eps sp. 11 mm, vespaio aerato Fondazione e basamento esistente Nuovo plinto con attacco della terra a scomparsa carpenteria Misto granulare di ghiaia

Per la messa in opera dei tamponamenti delle facciate con la rete X-Tend è stato individuato un sistema perimetrale con funi ancorate tramite golfari sulla struttura di carpenteria principale, metodo adottato anche per la messa in protezione delle scale interne. Per la ringhiera del terrazzo è stato scelto un sistema privo di intelaiatura staccata dalla struttura principale, scegliendo il Sistema X-Tend 3, montato internamente a un telaio perimetrale a sua volta saldato alla struttura perimetrale. È stata poi eseguita la verifica statica del sistema (resistenza all´ impatto di persone e ai fattori ambientali). Il risultato delle analisi ha definito una rete con maglia 50 mm e filo spessore Ø1,5mm con una fune perimetrale Ø8mm messa in tensione con appositi terminali e tenditori ancorati tramite golfari predisposti sul perimetro in carpenteria pesante. Prodotte su misura, dal 2005 le reti X-Tend sono autorizzate dall´ispettorato tedesco per l´edilizia relativamente alle reti di protezione anti-caduta verticali e orizzontali e dal 2013 possiedono l´omologazione tecnica europea.

Wolfsgruber Srl

Via Campi della Rienza 15 - 39031 Brunico BZ Tel. 0474 552231 www.wolfsgruber.it | info@wolfsgruber.it

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› LUOGHI DELLA FORMAZIONE In senso orario: la mensa e caffetteria, l’atrio con il corpo scale protetto da una rete metallica, la palestra. (foto © Bdr bureau e © Simone Bossi)

In tutto l’edificio sono stati inseriti gli arredi Pedrali. Poltrone e tavoli Nolita di CMP Design, tavoli Elliot di Patrick Jouin, sedie Dome e sgabelli Babila di Odo Fioravanti, pouf Buddy di Busetti Garuti Redaelli e pouf Wow.

Nolita, disegnata da CMP Design per Pedrali, è una solida seduta da esterni che rievoca un percorso iniziato da Mario Pedrali nel 1963 con le prime sedie da giardino in metallo. Le sue forme semplici evocano atmosfere senza tempo. La famiglia comprende sgabelli e tavolini anche con ripiano reclinabile. Finiture disponibili: bianco, giallo, arancio, rosso, terracotta, azzurro, grigio antracite, verde salvia. www.pedrali.it [ 96 ]

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Il tema compositivo del telaio viene applicato anche all’edificio esistente. I prospetti del nuovo fronte e quelli verso i cortili conservano le ampie vetrate che valorizzano il dialogo fra i diversi volumi e gli spazi esterni, ridando significato all’impianto originario. Il piano terra è concepito come un civic center, dove le diverse funzioni pubbliche sono raccolte nell’atrio, in connessione diretta con il giardino e i due ingressi, che si estende ai piani superiori grazie a un elemento verticale, un vano scala che richiama il lessico formale esterno. Biblioteca, auditorium, caffetteria e palestra completano gli spazi pubblici del piano terra. Ai due piani superiori l’atrio accoglie gli spazi ricreativi e di gruppo, mentre le attività didattiche sono organizzate in

cluster: unità spaziali composte da aule, guardaroba, servizi e spazi di apprendimento informale. Le aule diventano punto di incontro e cerniera tra interno ed esterno, mantenendo una connessione visiva verso lo spazio comune e dando accesso alle terrazze. L’attività formativa e ricreativa si sviluppa anche all’aperto. Qui, il verde e il dialogo con l’esterno incentivano l’incontro e lo scambio di idee tra studenti e professori. Il processo di progettazione partecipata con la comunità ha anche l’ambizione di ‘fare scuola’, come caso di studio e modello replicabile per la riqualificazione del patrimonio edilizio scolastico


› OSPITALITÀ

Joe Tilson Già protagonista, con David Hockney e Allen Jones, della pop art britannica, Joe Tilson (91 anni) frequenta Venezia dal 1964, quando rappresentò la Gran Bretagna alla Biennale, che quest’anno lo festeggia, e a Venezia, sull’isola della Giudecca, ha il suo studio. Tilson ha esposto nelle gallerie di tutto il mondo. Negli anni Settanta, profondamente insoddisfatto rispetto al progresso tecnologico e industriale della società dei consumi, aveva mutato i suoi orientamenti artistici. Dal 1985 è membro della Royal Academy of Arts di Londra. Negli ultimi anni ha vissuto tra Londra, Cortona e Venezia. Lo scorso 18 maggio si è chiusa alla Marlborough Art di Londra la sua ultima mostra dal titolo New Paintings. www.joetilson.com

N

parapetto in vetro

accesso principale albergo

terrazza mq. 262,20

zona bar esterna

atrio mq. 46,30 h. 337

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portineria mq. 15,85

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ascensore

lettura mq.13.20 h. 337 415

bar mq.69.40 h. 337 sup.fin. mq. 7,50

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parapetto in vetro

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deposito valigie

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magazzino cucina mq. 15,30 h.270

cucina mq. 36,58 h.270 sup.fin. 4,5 > 1/10

wc mq. 1,70

Pianta piano rialzato scala 1:150

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archivio mq.20.00 h.337

ingresso cucina mq. 7,95 spogliatoio cucina 4 addetti mq. 6,08

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preparazione colazioni + area lavaggio mq. 19,30 sup.fin. 2,25 > 1/10

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guardaroba mq. 14,90 h.260

SPOGLIATOIO mq. 10,88 H. 3,37 7 addetti

ufficio/magazzino mq.15.17 h. 337

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PALESTRA mq. 22,33 H. 3,37

wc uomini mq. 6,30

wc donne mq. 6,30

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In questa pagina, in alto, la facciata est dell’Hotel Ausonia Hungaria decorata con 3.000 formelle in vetro di Murano disegnate da Joe Tilson, la composizione approvata dallo stesso artista e uno stralcio della pianta del piano rialzato (courtesy studio BeFaNa). Tra le due pagine, lo sviluppo della nuova facciata dell’hotel (courtesy R&S Engineering); in basso l’edificio Liberty visto dall’alto (courtesy studio BeFaNa).

zona d'attesa mq. 11,62

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anti wc mq. 14,97

wc disabili

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wc uomini

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anti wc

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terrazza mq.93.50

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office mq. 27,60 h. 337 sup.fin. mq. 3,00 72

sala colazioni mq.109.00 h. 380 sup.fin. mq. 62.63

sala colazioni - ristorante e conferenze mq.159.50 h. 337 sup.fin. mq. 26.25

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parapetto in vetro

wc mq. 3,43


› OSPITALITÀ

HOTEL AUSONIA HUNGARIA, VENEZIA

LIBERTY CONTEMPORANEO RIAPERTO, DOPO I LAVORI DI RESTAURO, L’ALBERGO VENEZIANO IN STILE LIBERTY CHE FONDE STORIA, ARCHITETTURA, ARTE E DESIGN. UN ESITO FELICE FRUTTO DI PIÙ MANI, CON L’INTERVENTO ARTISTICO DI JOE TILSON E GLI INTERNI DI SIMONE MICHELI

Quando venne costruito, su progetto dell’ingegnere Nicolò Piamonte, erano trascorsi solo quarant’anni dall’armistizio di Cormons che restituiva Venezia e il Veneto all’Italia, e quando pochi anni dopo – nel 1913 – la facciata principale dell’Ausonia & Hungaria venne arricchita da una decorazione in maiolica policroma l’Italia non era ancora entrata in guerra. Un breve inquadramento storico necessario per comprendere il valore dell’intervento che nel corso di un decennio ha

riqualificato questa villa di pianta articolata, in muratura continua e con un’elegante scalinata in cemento armato che fu uno dei primi grand hotel dell’epoca felix del Lido e che nei decenni successivi aveva perso smalto. Un intervento vieppiù interessante per il coraggio degli innesti contemporanei attuati nel Liberty della casa: all’esterno, affidando a un ex protagonista della Pop Art britannica innamorato di Venezia la decorazione di 450 metri quadrati di una facciata priva di interventi artistici; all’interno, con le forme lineari e fluide di Simone Micheli e i wall paper con le fotografie di Maurizio Marcato, mentre gli spazi comuni dell’atrio conservano l’ebanisteria liberty di Eugenio Quarti. La ristrutturazione, indispensabile per adeguare l’ospitalità dell’Ausonia alle esigenze del turismo contemporaneo di qualità e la classe dell’hotel, oggi un 5 stelle lusso, ha preso avvio con la creazione di un centro benessere e alcuni interventi esterni, tra cui il restauro filologico della decorazione di facciata, formata da 7.000 piastrelle policrome e da fregi e motivi ornamentali a rilievo. Gli interventi, a cura dell’architetto Ugo Fattore e dell’ingegner Claudio Rebeschini, sono proseguiti in questi anni con la nuova decorazione disegnata da Joe Tilson: tremila formelle di vetro di Murano in sorprendente dialogo con i motivi floreali, i putti e le figure allegoriche realizzati

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› OSPITALITÀ Simone Micheli Laureato in architettura a Firenze, nel 1990 Simone Micheli (1964) fonda l’omonimo studio d’architettura e nel 2003 la società di progettazione Simone Micheli Architectural Hero con sedi a Firenze e Milano. Dal 2003 al 2009 insegna a Firenze e sempre dal 2003 è docente al Polidesign e alla Scuola Politecnica di Design di Milano. La sua attività spazia dalla progettazione architettonica all’interior e visual design, passando per la comunicazione, con realizzazioni per committenti pubblici e privati. www.simonemicheli.com

Studio BeFaNa Lo studio è stato fondato da Berto, Fattore e Nason nel 1993, anche se la loro collaborazione risale a tempo prima. Opera nei campi del recupero architettonico e delle nuove costruzioni. Sviluppata è anche l’attività che si occupa di web e graphic design, con pubblicazioni collegate al mondo dell’architettura. www.studiobefana.it

R&S Engineering

Interni di alcune camere dell’albergo veneziano. Arredi semplici e forme lineari e fluide su progetto di Simone Micheli (foto ©Andrea Sarti).

Lo studio nasce dalla collaborazione degli architetti Claudio Rebeschini e Andrea Schiavon. Opera su tutto il territorio nazionale nei campi dell’architettura e dell’urbanistica. Lo studio è specializzato nella progettazione museale, commerciale, residenziale e alberghiera. Il lavoro di progettazione è accompagnato da pubblicazioni, convegni e mostre tematiche in ambito culturale, artistico e dell’architettura,. www.resengineering.it

CREDITI Località Lido di Venezia Committente Tedoro Russo, Dogale Progetto artistico facciata est Joe Tilson Direzione artistica Enzo Di Martino Progetto decorativo facciata Claudio Rebeschini, R&S Engineering

Progettazione architettonica e direzione lavori Ugo Fattore, Studio BeFaNa

Progetto interior design e illuminotecnico Simone Micheli

Superficie dell’intervento 4.500 mq Camere e suite 60 Cronologia 2014-2019 Ascensori Otis Servizi Pavimenti in grès camere e centro benessere Casalgrande Padana

Tende e moquette Tessuti & Tendaggi Contract Porte delle camere Torterolo & Re Serrature elettroniche Dormakaba Italia Arredi Barel, Brains and Partners, Désirée Divani, Sedex, Scab (outdoor), Lyxo (outdoor)

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› OSPITALITÀ Videntib usdaecti dia eaturit posapit esequia consequas quias dis non exerist ipsameniet quia dendam ea.Ximporem fugiamet et omni dellesed magnihiliqui bersped mincium lab id molupturioerum.

un secolo fa dal ceramista Luigi Fabris. In giardino, una piscina ha preso il posto di un brutto parcheggio mentre un nuovo ascensore panoramico esterno conduce alla terrazza, come nella tradizione delle altane veneziane, che si apre alla vista dell’isola del Lido e della laguna. Il numero delle camere è stato ridotto, per disporre di ambienti più ampi e suite.

L’interior design di Simone Micheli le ha trasformate con arredi moderni dalle forme fluide e lineari. I colori tenui degli interni sono ravvivati da tocchi vivaci di colore, mentre giochi di luce contribuiscono alla definizione dei nuovi ambienti. Le pareti sono arredate con gigantografie di fotografie di Maurizio Marcato le cui immagini rielaborate interpretano

elementi della decorazione della facciata. Nei bagni dominano la ceramica di colore grigio e gli arredi bianchi, mentre nei corridoi prevalgono la luce e le immagini fotografiche dei volti e dei luoghi che hanno scritto la storia del cinema. In alcune suite le pavimentazioni propongono i tetti della città visti dall’alto. Il decking della terrazza all’ultimo piano è in legno

Il fronte sud-ovest dell’hotel con la piscina realizzata su uno spazio rialzato in legno e l’ascensore esterno che serve la terrazza (foto Stefano Marchiante).

inside

OTIS

Ascensori a recupero di energia Per l’Hotel Ausonia Hungaria sono stati installati ascensori della gamma Otis Gen2. Si tratta di impianti tecnologicamente evoluti a garanzia del comfort, della sicurezza degli utilizzatori e di un minor consumo energetico. Gli ascensori Gen2 sono dotati di un sistema rigenerativo che recupera energia quando l’ascensore si muove per gravità. La trazione è affidata a cinghie piatte in poliuretano (brevetto Otis), che assicurano un’elevata silenziosità di marcia. Le cinghie sono monitorate 24 ore su 24 dal sistema elettronico Pulse, a garanzia della sicurezza degli impianti. Nella foto, l’ascensore che trasporta gli ospiti fino alla terrazza con vista su Venezia.

Otis Servizi Srl

Via Roma, 108 - Cassina Plaza, Palazzo A 20060 Cassina de Pecchi MI Tel. 02 95700.1 servizioclienti@italy.otis.com | www.otis.com

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› RESIDENZE

DUPLEX IN UN EDIFICIO STORICO, ROVERETO

SCENOGRAFIE DOMESTICHE Un interessante dialogo tra materiali nuovi e antichi, in primo luogo il legno, nel progetto di Simona Prezzi per questo attico a Rovereto, dove le altezze degli ambienti hanno permesso di creare un’area soppalcata che si affaccia sul living In uno dei palazzi storici del centro di Rovereto è stata recentemente ultimata la ristrutturazione di un attico che valorizza la storia dell’edificio attraverso l’accostamento di arredi dal gusto contemporaneo a elementi della struttura originaria. Il progetto, curato dall’architetto Simona Prezzi dello studio Moon Design Architettura, ha previsto la riorganizzazione dell’impostazione planimetrica preesistente attraverso alcuni inserimenti strategici, volti ad ampliare la superficie disponibile e a garantire il dialogo tra gli ambienti. Le altezze interne hanno permesso di inserire una parte soppalcata che ha au[ 102 ]

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mentato le già ampie superfici a disposizione (circa 300 metri quadrati). Gli ambienti principali dell’appartamento ruotano attorno a un importante ingresso giro scale, in cui i gradini in pietra originali sono stati valorizzati da uno studio illuminotecnico e da pareti dipinte con colorazioni naturali. Per mettere in comunicazione diretta tutte le aree della casa, nel vano di accesso è stata realizzata una moderna passerella sospesa protetta da ringhiere metalliche, che ha permesso di creare un secondo passaggio, oltre a quello principale, tra le zone giorno e notte. Superato l’ingresso, l’open space unisce

living, sala da pranzo e cucina in un ambiente continuo. Le antiche capriate in legno, appartenenti all’impianto originario del palazzo, sono state valorizzate, per contrasto, dalle tonalità delicate di pareti, divani e serramenti. Il colore intenso delle travi è stato ripreso dal pavimento in legno Rovere Caribou di Woodco, rifinito con olio naturale. Il parquet appartiene alla collezione Signature, che mescola tecniche e strumenti antichi con le moderne tecnologie. Oltre che per la colorazione, il pavimento è stato scelto dalla committenza per la texture particolarmente materica: le irregolarità presenti sulla superficie, che


› RESIDENZE

Moon Design Architettura Moon Design Architettura nasce nel 2006 per iniziativa dell’interior designer Monica Barozzi e dell’architetto Simona Prezzi. La loro collaborazione dà vita all’idea di unire caratteristiche e competenze diverse per ottenere qualità e innovazione nei campi dell’interior design e dell’architettura. Nel 2011 lo staff si completa con l’ingresso di Claudia Moscardelli, laureata in design industriale, che si occupa della sezione grafica. L’attività dello studio spazia dalle ristrutturazioni alle proposte di soluzioni per il retail e gli enti pubblici alle scelte dei materiali adatti per ogni esigenza progettuale. www.moon-design.it

CREDITI Località Rovereto Committente Privato Progetto architettonico Simona Prezzi, Moon Design Architettura

Superficie 300 mq (più soppalco) Pavimento Parquet Rovere Caribou, collezione Signature, Woodco

Anno 2018 Fotografie © Lucio Tonina

ricreano l’effetto dello scorrere del tempo e l’usura legata al calpestio, sono state realizzate attraverso la piallatura. Le tavole, di grandi dimensioni (3.000 x 400 x 20 mm), percorrono l’intera abitazione, inclusa l’area wellness dotata di sauna e vasca idromassaggio. L’ampia zona notte, accessibile direttamente dalla cucina attraverso la passerella sospesa che attraversa l’ingresso, è composta di camera da letto, un ampio bagno (con area doccia in diretta comunicazione con gli ambienti circostanti) e una spaziosa cabina armadio. L’attico include anche altre due camere, una lavanderia e un soppalco, le cui due scale di accesso (dal soggiorno e dalla camera padronale) conducono a una zona relax, con bagno privato, trasformabile all’occorrenza in spazio per gli ospiti

L’attico ristrutturato di un palazzo nel centro di Rovereto. In apertura, la zona notte. In alto, l’open space unisce living, pranzo e cucina; al centro, l’area wellness; a fianco, la passerella sospesa che collega le zone giorno e notte (foto ©Lucio Tonina).

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› DOSSIER INVOLUCRO

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› DOSSIER INVOLUCRO

Ron Arad Architects Ron Arad (Tel Aviv, 1951) compie i suoi studi alla Jerusalem Academy of Art e poi all’Architectural Association di Londra. Nel 1981 fonda lo studio One Off e nel 1989, con Caroline Thorman, lo studio di architettura e design Ron Arad Associates. Ottiene i primi successi con una serie di arredi e elementi per interni (Rover hair, Transformer chair, Aerial). Nel 1999 a Como fonda Ron Aran Studio. I suoi lavori sono stati esposti in musei e gallerie d’arte e molti appartengono a collezioni permanenti (al Centre Georges Pompidou, al Metropolitan Museum of Art, al Victoria & Albert e al Vitra Design Museum. Arad ha lavorato con alcune delle più importanti aziende internazionali di design, tra cui Moroso, Kartell, Vitra, Fiam, Driade, Alessi, Artemide e iGuzzini. www.ronarad.co.uk

RON ARAD AFFRONTA LA GRANDE SCALA CONCILIANDO DENSITÀ E INSERIMENTO NEL TESSUTO URBANO E RISOLVENDO MOLTE QUESTIONI DI NATURA PRATICA E AMBIENTALE

Dettaglio della facciata della ToHA Tower a Tel Aviv. I primi 30 metri, altezza analoga a quella degli edifici dell’intorno, sono rivestiti in lastre di Dekton disposte secondo un disegno coerente con le sporgenze dei livelli superiori (foto ©Fernando Alda). In alto, assonometria dall’edificio: in evidenza le terrazze panoramiche (courtesy Ron Arad Architects).

TOHA TOWER, TEL AVIV

GRUPPO SCULTOREO Quella da poco completata è la prima di due torri per uffici progettate da Ron Arad Architects con la collaborazione dello studio locale Avner Yashar Architects a Tel Aviv: un intervento promosso dalla joint venture tra Gav-Yam e Amot, due tra le principali società di sviluppo immobiliare di Israele, su un’area di quasi 200.000 metri quadrati in pieno centro. Un valore fondiario con permessi di edificabilità tali da rendere l’operazione irresistibile ma al contempo una collocazione che ha posto severi limiti al progetto, affrontato da Ron Arad in maniera piuttosto creativa. Osservando il cantiere e la torre di 29 piani da poco completata vien da pensare al Colosso sognato da Nabucodonosor che con le sue gambe sottili sfidava la gravità, e dunque la divinità. Su core particolarmente ridotti poggia infatti l’oggetto scultoreo che, sfidando la gravità, si allarga progressivamente, di piano in piano, verso l’esterno, e che poi curvandosi si rastrema verso le terrazze panoramiche realizzate in sommità, dalle quali si godono viste imperdibili sulla città e sul Mediterraneo. La strategia formale adottata riassume

in sé molteplici funzioni, a cominciare dal rapporto con il denso tessuto urbano circostante: le (relativamente) ridotte dimensioni dei primi livelli minimizzano l’impatto volumetrico e visivo al livello della strada e creano tra i due edifici un ampio spazio piantumato permeabile alla città. Piantumazione che prosegue anche all’interno del vasto atrio, alto 30 metri e coronato da un lucernario di circa 100 metri quadrati di superficie che offre luce naturale agli uffici che si affacciano sulla lobby d’ingresso. I piani superiori a loro volta, di dimensioni sempre diverse (da 1.860 a 3.100 mq ciascuno), che salgono verso il cielo disegnando un perimetro frastagliato dalle forti sporgenze dei solai interpiano, sono pensati per massimizzare l’apporto di luce naturale, per creare profili che si stagliano in maniera diversa sull’orizzonte urbano secondo il punto di osservazione e la luce del giorno e per attenuare l’impatto dei venti e l“effetto canyon” che gli edifici alti producono nelle città. Il ricorso a solai pretensionati e a elementi strutturali collocati in prossimità del perimetro libera le piante da colonne interne e offre la massima flessibilità allo

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› DOSSIER INVOLUCRO

space planning: i layout possono prevedere sia soluzioni open space sia suddivisioni fino a un massimo di sette unità per piano. Dal punto di vista tecnologico, l’edificio fonde soluzioni passive ben sperimentate dall’architettura locale con sistemi di facciata all’avanguardia dal punto di vista energetico (la torre ha ottenuto la certificazione Leed Platinum). Ai primi sette livelli l’involucro è rivestito con pannelli Dekton di Cosentino di 12 millimetri di spessore e due metri di lunghezza, secondo una disposizione a X che favorisce la ventilazione delle aree tecniche – poste ai piani bassi anziché in copertura – e dona coerenza formale all’intera torre. Superfici in Dekton sono state utilizzate anche per i soffitti, i pavimenti e i rivestimenti delle pareti interne

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› DOSSIER INVOLUCRO

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LA SUPERFICIE ULTRACOMPATTA DEKTON DI COSENTINO È STATA UTILIZZATA SIA PER IL RIVESTIMENTO ESTERNO IN PARETE VENTILATA SIA NEGLI INTERNI DEL PROGETTO DI TEL AVIV

DEKTON BY COSENTINO Viste del grande atrio interno, che riceve luce da due facciate vetrate alte 30 metri e da uno skylight di 100 mq che contribuisce all’illuminazione naturale degli uffici che vi si affacciano. (foto ©Fernando Alda).

CREDITI Realizzazione ToHA, Totseret Ha-Aretz Località Tel Aviv Committente Gav-Yam e Amot Progettazione architettonica

Ron Arad Architects, Avner Yashar Architects

Progettazione strutturale

Buro Happold Engineering, David Engineers

Paesaggio Vogt, TeMA Superfici edificate

53.000 mq (fase 1); 140.000 mq (fase 2)

Cronologia

2012 - 2019 (fase 1) - 2022 (fase 2)

Scelta per progetti di architettura e di design in tutto il mondo, la superficie ultracompattta Dekton di Cosentino è stata largamente impiegata per il progetto di rivestimento di ToHA: ben 28.000 mq di lastre applicate su facciate ventilate, pavimenti, soffitti e pareti divisorie interne, anche in colori personalizzati per questo progetto (10.000 le diverse dimensioni e finiture impiegate). La versatilità di Dekton e la sua disponibilità in grandi formati, con lastre di dimensioni fino a 320 x 144 cm, ha consentito di ridurre al minimo il numero di giunture, accentuando l’effetto di continuità dell’involucro e delle pavimentazioni. Dekton di Cosentino è una superficie prodotta a partire da materie prime utilizzate per produrre vetro, materiali porcellanati e superfici in quarzo, con un innovativo processo di sinterizzazione e ultracompattazione delle particelle messo a punto e sviluppato all’interno dell’azienda spagnola. Ne risultano proprietà tecniche superiori, quali resistenza ai raggi Uv, ai graffi, alle macchie e agli schock termici, oltre a un assorbimento d’acqua estremamente ridotto. In una logica di economia circolare – nel 2016 Dekton

ha ottenuto la Dichiarazione Ambientale di Prodotto – diverse colorazioni vengono ottenute direttamente dai materiali utilizzati nel processo produttivo. Nel progetto • Facciate esterne ventilate: lastre di vari formati e di spessore 12 mm in 6 diversi colori personalizzati • Rivestimento di pareti interne (facciate incollate): lastre di 80 x 270 cm e 70 x 300 cm, spessore 8 mm, nei colori Zenith, Sirius, Kadum, Spectra, Strato • Pavimenti: lastre in vari formati (320x144cm, 140x80cm, 80x170cm) e spessori (da 8 e 20 mm) nei colori Soke, Sirius, Strato • Soffitti: lastre 140 x 30 cm, spessore 4 mm, colore Strato

Cosentino Italia

Via Trentino Alto Adige 69 - 30030 Pianiga (Ve) Tel. 041 413925 venezia@cosentinogroup.com www.cosentino.com

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GEOMETRIE TRIDIMENSIONALI IL SOLAR CARVE DI STUDIO GANG A NEW YORK È L’ULTIMA EVOLUZIONE DELLE FACCIATE COMPLESSE: UN CURTAIN WALL FORMATO DA MODULI TRIDIMENSIONALI. CON MAURIZIO FOCCHI, ALLA GUIDA DELL’AZIENDA CHE LI HA SVILUPPATI E PRODOTTI, PARLIAMO DI PREFABBRICAZIONE EVOLUTA E DI FUTURO

Fondato nel 1914, il gruppo guidato da Maurizio Focchi (nella foto) con un fatturato consolidato 2018 di circa 109 milioni di euro e previsioni in crescita (+25% la stima per quest’anno) impiega 270 dipendenti – per il 30% laureati e un terzo dei quali dedicati alla progettazione – nelle sedi di Rimini, Londra, dove è presente da più di 25 anni, e New York. Numerosi gli involucri realizzati, tra cui la Torre Allianz e le residenze Libeskind a Milano Citylife; edifici residenziali sulle Riverwalk e a Canary Wharf a Londra; la sede londinese di Google progettata da Wilmotte & Associates in King’s Cross Central; i John Henry Brookes e Abercrombie Buildings della Brookes University di Oxford (Riba Awards 2014) dello studio Design Engine; l’edificio Marks&Spencer di Manchester con facciate ‘bomb-blast’. Sempre a Londra, Focchi sta lavorando al progetto di riqualificazione della Battersea Power Station di Wilkinson Eyre Architects, un’area di 2 milioni di mq che include anche 253 nuove residenze che sorgeranno sopra la futura sede di Apple.

www.focchi.it

Svincolare la struttura portante dalla facciata dell’edificio è l’atto rivoluzionario che apre la strada all’architettura moderna. Dal Crystal Palace a oggi il curtain wall ha fatto notevoli progressi.

È vero, ma è negli ultimi trent’anni che si sono compiuti i principali passi avanti. Si sono rese disponibili tecnologie e materiali che in passato non c’erano ed è cresciuta l’attenzione verso il risparmio energetico. Vetri sempre più performanti massimizzano l’apporto luminoso all’interno, che a sua volta favorisce un risparmio nei consumi elettrici. Schermature solari motorizzate regolate da sistemi di Bms limitano l’irraggiamento e accrescono il valore estetico degli edifici. Ma a proposito di architettura non crede che così si crei una sorta di omologazione, che tutti i principali centri globali, compresa Milano, ormai si assomiglino?

Forse prima del 2008 c’è stato qualche eccesso ma oggi non direi. Vediamo progetti sempre più personalizzati e la Solar Carve di Studio Gang è solo l’ultimo esempio: una facciata scolpita in funzione del percorso del sole per

massimizzare l’apporto luminoso riducendo al tempo stesso la proiezione delle ombre – e i riflessi indesiderati, com’era successo qualche anno fa a Londra – sull’intorno. Ma pensi anche alla torre Allianz a Milano Citylife: pannelli alti 4,20 metri curvati a freddo uno a uno che le conferiscono quel carattere di ‘endless tower’ che Isozaki e Maffei volevano ottenere: non direi che è un edificio ‘omologato’. Da dieci anni abbiamo smesso di pensare in termini di prodotto: semplicemente, ci mettiamo a disposizione degli architetti e notiamo questa forte tendenza alla personalizzazione. Del resto il nostro curtain wall è fatto di moduli complessi: doppie facciate, percorsi interni di ispezione e manutenzione, louvres e frangisole che abbiamo realizzato anche in cotto [progetto degli Hq Campari di Mario Botta, NdR]. Le dirò di più: questa ricerca costante sta portando anche a un’evoluzione degli edifici residenziali, come la Dollar Bay di Ian Simpson a Canary Wharf dove i piccoli terrazzi protetti da louvres diventano giardini d’inverno che contribuiscono al benessere ambientale dei residenti. Ecco, il benessere. Non sempre l’imperativo del risparmio energetico ha migliorato il benessere degli ambienti interni.

Sono d’accordo, il comfort ambientale deve diventare il nostro primo obiettivo e per farlo occorre integrare tutte le componenti del progetto, dall’involucro agli impianti, e trovare il giusto compromesso tra performance e benessere. Si fanno tanti calcoli sul comportamento termico ma poi nessuno va a vedere come questo si riflette sul benessere di chi abita l’edificio.

Tutto questo riguarda il nuovo. Ma l’enorme patrimonio edilizio esistente, inefficiente e poco confortevole?

Riqualificarlo al meglio e con il minimo sforzo è la sfida più importante che abbiamo davanti. Per affrontarla, circa un anno fa in Focchi abbiamo dato vita a Fbp ‑ Future is a Better Place: si comincia con una prima diagnosi dell’edificio e poi, con un approccio olistico, sviluppiamo uno studio di fattibilità per la sua valorizzazione

Antonio Morlacchi [ 108 ]

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Solar Carve

L’inserimento dell’edificio nel contesto urbano e, sopra, particolare della facciata. Oltre a creare relazioni positive con l’ambiente, lo studio della forma in funzione del percorso del sole conferisce all’edificio un aspetto scultoreo. A sinistra le cellule, ciascuna formata da cinque componenti, sviluppate dall’ufficio progettazione di Focchi, prefabbricate in stabilimento poi trasportate e installate in cantiere.

40 TENTH AVENUE Località Manhattan, New York Committente Aurora Progetto architettonico Studio Gang Progetto strutturale Arup Costruttore Cauldwell – Wingate Company Slp 13.500 mq Completamento 2019 Fotografie Timothy Schenck, Kris Tamburello

Scolpito secondo l’incidenza dei raggi solari, il progetto di Studio Gang è il risultato di una ricerca sull’impatto positivo che l’architettura è in grado di esercitare sull’ambiente. Collocato tra l’High Line Park e l’Hudson, Solar Carve ricava la sua forma unica dalle relazioni geometriche tra le possibilità dell’involucro e il percorso del sole. Oltre a generare una facciata dall’aspetto di un diamante, il progetto consente all’edificio di beneficiare delle viste e dell’aria del vicino parco pubblico. Il sistema a cellule tridimensionali si compone di un pannello centrale di forma romboidale contornato da quattro componenti triangolari perpendicolari al solaio in modo da ottenere un giunto cellula tipico. La particolare conformazione intagliata della facciata oltre al vantaggio di limitare l’irraggiamento solare e veicolare la dispersione di calore, crea anche uno spazio di lavoro dinamico. Utilizzati vetri low-iron altamente performanti. L’edificio ha ottenuto la pre-certificazione Leed Gold.

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HSBC HQ, BIRMINGHAM

PIETRA E VETRO UNA FACCIATA INTRECCIATA Collocato tra l’ex Municipal Bank degli anni Venti e l’Alpha Tower di Richard Seifert degli anni Settanta, il nuovo quartiere generale di Hsbc Holdings si trova nel cuore di Birmingham, in una zona, l’Arena Central, interessata da forti trasformazioni urbane dovute alla crescente domanda di spazi per uffici e residenze di qualità nel centro cittadino. L’edificio 1 di Centenary Square dallo scorso anno ospita la nuova sede della multinazionale britannica di servizi finanziari e bancari. A guidare il rinnovo urbano della zona centrale della città è un masterplan di oltre 100mila metri quadrati di superficie, che prevede destinazioni terziarie, commerciali e residenziali da realizzare per fasi, alcune delle quali in corso e altre già realizzate, come l’Holiday Inn Express di 250 camere. Sono invece in consegna due torri residenziali di 21 e 25 piani, con 323 alloggi fatti costruire dall’immobiliare Dandara. Il progetto dei nuovi uffici di Hsbc è dello studio internazionale Make Architects, che avrà anche il compito di realizzare altri due lotti del masterplan. Risulta evidente il dialogo tra il nuovo complesso, [ 110 ]

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Località Birmingham Committente Arena Central Developments, Hsbc Uk Progettazione architettonica Make Architects Progettazione d’interni TP Bennet Main contractor Galliford Try Destinazione Uffici Anno 2018 Superficie area 19.500 mq Fornitore Lamm (banchi studio ST12 con sedute HL3)


› DOSSIER INVOLUCRO In apertura, la facciata della sede di Hsbc a Birmingham contribuisce alla riqualificazione dell’area di Centenary Square. Sotto, schizzi di Make Architects per lo studio dell’effetto intreccio della facciata. All’interno i diversi piani si affacciano su uno spazio comune a tutta altezza. Sotto, banchi e sedute Lamm per il centro di formazione aziendale.

l’ex Municipal Bank e l’Alpha Tower, a partire dai colori delle facciate che si ispirano alle pietra di Portland dei due edifici vicini. Facciate che a loro volta sono il frutto di una particolare soluzione di rivestimento, di tipo intrecciato, degli elementi orizzontali e verticali della maglia compositiva. La nuova sede, progettata secondo uno schema di tre blocchi a incastro di differente altezza (il più alto è di undici piani fuori terra), accoglie 2.500 dipendenti su una superficie di 19.500 metri quadrati ed è il primo edificio a Birmingham a ottenere la certificazione Leed Gold, oltre al rating Excellent dello standard di prestazioni energetiche inglese Breeam. I progettisti hanno infatti previsto soluzioni per la riduzione del consumo di energia (-24%), l’utilizzo di un terzo del materiale impiegato proveniente da riciclo, consumi d’acqua ridotti (-34%) e l’impiego per oltre un terzo di materiali di provenienza locale o fabbricati sul posto. Due piani del complesso sono dedicati alla Hsbc Uk University, con un auditorium di 110 posti, i cui i banchi e le sedute sono stati forniti dall’italiana Lamm

LAMM sedute e banchi italiani Nella realizzazione della nuova sede della Hsbc Holdings di Birmigham c’è una firma italiana. Si tratta di Lamm, azienda che da sessant’anni produce e installa sistemi di seduta per spazi collettivi. Per l’edificio progettato da Make Architects l’azienda ha fornito e posato in opera 108 banchi studio e relative sedute. Si tratta di banchi del sistema monoblocco ST12 completi di sedute HL3 destinati all’allestimento dell’auditorium. Il sistema è composto di un banco con piano di scrittura fisso e due sedute mobili supportate da bracci pivotanti in pressofusione di alluminio verniciato. Le sedute, rivestite in tessuto, possono compiere una rotazione completa di 360°: una soluzione che trasforma il sistema da semplice banco a isola per gruppi di lavoro. Il pannello della prima fila, su specifica richiesta, è stato realizzato con lunghezza fino a terra utilizzando le stesse finiture e materiali del piano di scrittura in Hpl, mentre le altre file sono state attrezzate con pannello continuo H21 in alluminio. L’elettrificazione è predisposta sulla colonna centrale. www.lamm.it

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ELEVATA PROTEZIONE

ESPERIENZE IN ALTA QUOTA LEGGERO, DUTTILE E RESISTENTE, IL RIVESTIMENTO PREFALZ DI PREFA COSTITUISCE L’INVOLUCRO INTEGRATO DI QUESTO RISTORANTE SULL’ALPE CERMIS. PROGETTO ARCHITETTONICO DI ARTISTUDIO

CREDITI Località Alpe del Cermis, località Forcella, Cavalese Progettazione Artistudio, architetti Giovanni Berti e Monica Fondriest, Trento

Installazione facciate e coperture Lamtex, Cles, Trento Rivestimento facciate Prefalz (aggraffato Patina grigio) Rivestimento coperture Prefalz (aggraffato P.10 grigio zinco)

Materiale Alluminio preverniciato (spessore 0,7 mm) Lato a vista Doppio strato di verniciatura poliammidica poliuretanica di alta qualità in coil coating

Lato posteriore Primer protettivo Formati 650 mm; 500 mm; 1.000 mm (solo come nastro di complemento)

Peso 1,89 kg/mq (circa 2,3 kg/mq per Prefalz 500 e circa 2,2 kg/mq per Prefalz 650)

Gamma colori 19 colori standard (superficie liscia o goffrata)

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Inaugurato da circa un anno e realizzato in soli cinque mesi, l’edificio che ospita il nuovo rifugio “Lo Chalet” sull’Alpe Cermis a quota 2.170 m. slm si distingue per la ricerca di dialogo con le montagne della Val di Fiemme. Legno, vetro e alluminio sono i materiali dominanti del nuovo ristorante, frutto del progetto degli architetti Giovanni Berti e Monica Fondriest di Artistudio di Trento. La nuova struttura, di un piano fuori terra, dispone di un ristorante con 80 posti a sedere, numero che raddoppia con quelli ospitabili in terrazza. Lo stile architettonico scelto ha ricercato una sintesi tra l’estetica moderna e la tradizione montana. Il corpo di fabbrica unico ed essenziale nelle linee si articola in una forma irregolare della pianta, sovrastata da un’ampia copertura con sei falde che convergono in un unico punto di colmo centrale. La struttura trae dinamicità dallo scostamento geometrico tra perimetro del sedime dell’edificio e limite della copertura, un movimento che crea ampi spazi coperti sulla terrazza solarium di fronte alle vetrate, collegando gli spazi interni a quelli esterni. Le falde della copertura presentano pendenze diverse fra loro: un accorgimento progettuale che offre movimento sia nei

prospetti che nella spazialità interna della sala ristorante. I progettisti hanno inoltre optato per una scelta in controtendenza rispetto all’architettura montana, dotando le falde più estese del tetto di una inclinazione piuttosto bassa. Per questo motivo ha giocato un ruolo importante l’adozione di un rivestimento in alluminio di qualità. La scelta è caduta sul nastro aggraffato Prefalz di Prefa, una soluzione che assicura resistenza al vento forte e ai carichi di neve importanti, anche in presenza di falde poco inclinate. Lo stesso tipo di rivestimento in alluminio Prefalz, in una gradazione di grigio leggermente più scura rispetto a quella di copertura, è stato scelto per il rivestimento dei fronti nord e ovest e per quello della struttura che incornicia l’ingresso principale. Il nastro Prefalz in alluminio – materiale riciclabile, malleabile e facilmente lavorabile – è stato utilizzato per realizzare, oltre al rivestimento delle facciate e della copertura, anche i raccordi, le finiture e il cornicione sottotetto, le imbotti delle finestre e il rivestimento della pensilina sopra l’ingresso laterale www.prefa.it


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De Castillia 23, Milano. Primi test di illuminazione della facciata in vetro extrachiaro che definisce la nuova immagine dell’edificio, destinato a uffici (foto courtesy Progetto Cmr).

L’INVOLUCRO E LA CITTÀ

ESPRESSIVITÀ DI FACCIATA HA CAMBIATO IL VOLTO DELLE TORRI GARIBALDI A MILANO. OGGI, E IN ATTESA DI UNA NOVITÀ DIROMPENTE CHE NON CI HA VOLUTO RIVELARE, MASSIMO ROJ È IMPEGNATO IN UN INTERVENTO ANCORA PIÙ COMPLESSO, LA TRASFORMAZIONE IN UFFICI DI UN EDIFICIO CONCEPITO COME PARCHEGGIO MULTIPIANO E LASCIATO INCOMPIUTO DALL’EPOCA LIGRESTI «Gli edifici sono come organismi viventi, per il fatto che sono abitati da esseri viventi. Secondo me devono vivere anche quando non sono più occupati». Comincia così la nostra conversazione con Massimo Roj sulla straordinaria forza evocativa dell’involucro. Senza trascurare gli accorgimenti tecnici – tutti i loro edifici recenti, compreso De Castillia 23, sono certificati o in lizza per la certificazione Leed – in Progetto CMR sono convinti che la facciata debba possedere un potere espressivo autonomo che sia capace di migliorare anche il volto della città.

La riqualificazione dell’edificio di via De Castillia 23 ha dello straordinario. Come siete riusciti a trasformare un volume destinato a parcheggio multipiano in una sede per uffici?

Non è stato facile, confermo. Per fortuna le altezze interpiano erano sufficienti, ma c’erano una quantità di elementi che proprio non si conciliavano con l’idea che abbiamo di un edificio per il terziario. A cominciare dai balconi, immagino.

Ecco, proprio questi sporti incongrui, profondi 3,20 metri, sono diventati un elemento qualificante del progetto. Protetti da lastre di vetro extrachiaro montate su un telaio di acciaio sono diventati la nuova facciata che cambia totalmente il volto

della costruzione e che assolve a molteplici funzioni. È un prolungamento all’aperto degli uffici: ognuno, e non solo i dirigenti, dispone di uno spazio esterno, arricchito anche da verde pensile. In secondo luogo contribuiscono al raffrescamento degli ambienti ma anche con la pavimentazione chiara, trattata con il diossido di titanio, che mangia lo smog e contribuisce alla riduzione dell’isola urbana di calore. Inoltre questi balconi portano all’interno il 37% di luce in più con il risparmio che ne deriva in termini di consumi. Un’altra caratteristica interessante è il progetto illuminotecnico che ne farà un elemento innovativo di architettura notturna.

Quindi facciate che cambiano il volto non solo di un’architettura ma di un pezzo di città?

Esatto. Il caso di De Castillia è un esempio ma anche con The Sign, il complesso progettato per Covivio che sta sorgendo vicino alla sede dello Iulm, la facciata diventa un elemento vibrante e cangiante oro. Lì si tratta di una pelle semplice ma gli elementi opachi sono rivestiti in un materiale metallico di un cromatismo cangiante, che riflette la luce del sole in maniera diversa secondo il punto di visuale e il trascorrere delle ore, e le vetrate attraversano l’intera facciata come un segno – The Sign, appun-

to. L’insieme dei due elementi crea un dinamismo pazzesco, l’intero edificio appare diverso, come un organismo vivente.

Considerazioni che riguardano l’involucro nel suo insieme.

Certo, e non solo ci deve essere grande equilibrio formale nella disposizione e nella scelta dei materiali, ma i materiali stessi devono rispondere a precisi criteri ambientali oltre che estetici. Per tornare al famoso ex-parcheggio multipiano, le testate dei volumi costruiti sembrano rivestite in pietra scura. In realtà si tratta di pietra ricomposta di Graniti Fiandre, un materiale ecoattivo che come i balconi cattura gli inquinanti presenti in atmosfera e li trasforma in sali: riduce gli inquinanti NO x e mantiene la facciata pulita.

E la novità dirompente a cui accennavi prima di iniziare questa intervista?

Non ne posso ancora parlare ma sarà una rivoluzione per il mondo delle costruzioni. Ti posso solo dire che abbiamo un enorme patrimonio costruito che aspetta solo di essere riqualificato. A cominciare dall’involucro, e lo si potrà fare senza spostare le persone che lo occupano. Stay tuned

Antonio Morlacchi

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BLAARCHITETTURA, BORGO SAN DALMAZZO

MODULARE E PRESTAZIONALE 9+9 Housing Units è il risultato di un intervento urbano P.E.C. (Piano Esecutivo Convenzionato) che ha permesso la costruzione di una volumetria complessiva di 4.200 mc, suddivisi in due nuovi edifici residenziali di 4 piani fuori terra e 9 appartamenti ciascuno. Il progetto si caratterizza per la concezione modulare e per l’elevata attenzione dedicata al comfort termico e al comportamento energetico e ambientale. Un modulo di base di 105 cm, ripetuto su tutte le facciate, è stato utilizzato sia per le porzioni in muratura che per le aperture, che sono quindi rispettivamente o di 105 cm o del modulo doppio di 210 cm. La sola variazione ritmica di questo modulo, ripetuto, traslato e spostato nelle diverse direzioni, ha generato il disegno di facciata, compresi i pannelli brise-soleil esterni, con un’alternanza di vuoti e pieni che dona dinamicità al rigore geometrico [ 114 ]

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dell’insieme. I pannelli frangisole in legno creano inoltre una dicotomia rispetto alla matericità dei pannelli in fibrocemento delle facciate, così come anche per i balconi che vedono alternarsi parapetti in cemento e ringhiere in metallo. Dal punto di vista delle performance energetiche, decisivo il ruolo svolto dalla facciata ventilata, realizzata con il sistema Isotec Parete di Brianza Plastica di spessore 12 cm + 4 cm di correntino integrato nel pannello, che costituisce la sottostruttura, il cui utilizzo ha permesso altresì di velocizzare la costruzione. Sulla sottostruttura sono stati posizionati pannelli in fibrocemento di grandi dimensioni, che conferiscono al complesso un aspetto più materico, autentico e resistente rispetto a un classico cappotto. Il riscaldamento delle unità avviene tramite l’utilizzo di pannelli radianti a pavimento

LA VARIAZIONE RITMICA DI UN MODULO DI BASE GENERA IL DISEGNO DI FACCIATA DI UN IMMOBILE RESIDENZIALE DI NUOVA COSTRUZIONE. ADOTTATO IL SISTEMA ISOTEC DI BRIANZA PLASTICA PER UN EFFICACE ISOLAMENTO TERMICO

CREDITI Località Borgo San Dalmazzo, Cuneo Committente Edil Co.Be di Silvano Cometto & C.

Destinazione Residenziale Progetto Blaarchitettura + Studio Lessan Cout Progettazione strutturale Davide Castoldi Progetto termico e involucro Massimo Bedino Impresa di costruzioni Edil.Co.Be Superficie 1.450 mq Volumetria 4.200 mc Data 2018 Isolamento facciate Isotec Parete di Brianza Plastica sp. 120 mm

Isolamento copertura

Isotec Linea di Brianza Plastica sp. 80 mm

Rivestimento facciate

pannelli in fibrocemento con colore in pasta

Rivestimento copertura lastre metalliche

Fotografie © Beppe Giardino


› DOSSIER INVOLUCRO

Blaarchitettura Studio di architettura con base a Torino e sedi a Cuneo e New York. Opera nei campi dell’architettura, dell’urbanistica, dell’interior design e degli allestimenti. Oltre ad Alberto Lessan e Jacopo Bracco, che lo hanno fondato nel 2011, il team comprende Cristina Vimarusti (Usa), Davide Minervini, Thomas Pepino, Alberto Cout, Eudes Margaria e Jessica Marsengo. Blaarchitettura ha già ricevuto diversi riconoscimenti tra cui il premio di Architetture Rivelate 2017 dell’Ordine degli Architetti di Torino. www.blaarchitettura.it

Nelle immagini, foto di cantiere del complesso. Il disegno dei prospetti (sopra, nord e sud) evidenzia la regolarità del modulo adottato. Le pareti ventilate sono state realizzate con il sistema Isotec Parete di Brianza Plastica che, integrando strato coibente e sottostruttura, velocizza le fasi di costruzione.

Parete ventilata, copertura isolata I sistemi Isotec di Brianza Plastica

Per rispondere alle esigenze di isolamento termico delle murature dei due edifici di Borgo San Dalmazzo è stato scelto il sistema prefabbricato per facciate ventilate Isotec Parete di Brianza Plastica. Il sistema si compone di un pannello con anima isolante in schiuma di poliuretano espanso (qui di spessore 12 centimetri), rivestito con una lamina di alluminio goffrato e corredato di correntino metallico in acciaio (spessore 4 centimetri), che costituisce la sottostruttura di supporto per i pannelli di grande formato in fibrocemento Creaton. L’utilizzo di Isotec Parete ha reso veloci i tempi di realizzazione: con un’unica posa è stato possibile creare un isolamento termico a elevate prestazioni, privo di ponti termici, con una camera di ventilazione e un’adeguata sottostante trama strutturale in grado di accogliere, sostenere e permettere il fissaggio di ogni tipo di rivestimento. Più nel dettaglio, il sistema si compone di una serie di soluzioni e di accorgimenti tecnici. Per il trattamento del nodo finestra, infatti, i correntini aggiuntivi sono stati posizionati sopra e sotto il vano; la griglia aerata, sia a terra sia

all’interpiano, assicura un adeguato passaggio d’aria, proteggendo l’intercapedine da intrusioni indesiderate; i punti di giunzione laterale dei pannelli, con incastro a coda di rondine, sono protetti frontalmente con il nastro sigillante in alluminio butilico. Infine, il passaggio di tubature, prese d’aria e impianti attraverso l’isolante è facilitato dalla lavorabilità del materiale, sagomabile direttamente in cantiere. Il sistema di isolamento termico scelto per la copertura è Isotec Linea del tipo non ventilato: come tutti i pannelli della gamma Isotec, anche questa versione presenta un’anima in poliuretano espanso rigido autoestinguente, dotato di correntino in acciaio rivestito in lega di alluminio, zinco e silicio. Sul correntino sono state fissate, con appositi ancoraggi, le lastre metalliche scelte per il rivestimento di copertura.

Brianza Plastica

Via Rivera, 50 - 20841 Carate Brianza, Tel. 0362 91601 sales-insulation@brianzaplastica.it isotec.brianzaplastica.it

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› 54^ MARMOMAC

54 Marmomac ^

with stone you can

«QUESTA EDIZIONE DI MARMOMAC HA STIMOLATO IL MERCATO DOMESTICO VALORIZZANDO LA QUALITÀ E L’UNICITÀ DELLA PIETRA NATURALE ANCHE GRAZIE A NUOVE INIZIATIVE FORMATIVE RIVOLTE A INTERIOR DESIGNER E ARCHITETTI» Maurizio Danese

Con 69mila operatori da 154 Paesi e 1.650 aziende da 61 nazioni, Marmomac si conferma come la più importante fiera del lapideo nel mondo. In continuo aumento il tasso di internazionalità (pari al 62%) con interessanti crescite da Germania, Francia, Polonia e Austria e presenze sempre più qualificate da Stati Uniti, Iran e Brasile. «Con questa 54ª edizione di Marmomac abbiamo raggiunto tutti gli obiettivi che ci eravamo posti. Siamo innanzitutto riusciti a stimolare il mercato domestico – sottolinea il presidente di Veronafiere Maurizio Danese – valorizzando la qualità e l’unicità della pietra naturale grazie alle nuove iniziative di formazione come Meet the Inspiration, rivolte in particolare agli interior designer e agli architetti e tramite la nostra partecipazione alla Rete PNA-Pietra Naturale Autentica. Abbiamo poi lavorato con il ministero dello Sviluppo economico, Ice Agenzia

THE ITALIAN STONE THEATRE

Naturality

qualità e unicità della pietra naturale NATURALITY. È questa la parola chiave che ha caratterizzato l’edizione 2019 di The Italian Stone Theatre, un complesso di eventi e realizzazioni attraverso il quale Marmomac celebra lo splendore della pietra e la capacità dell’uomo di trasformarla in prodotto lavorato attraverso creatività, tecnica e tecnologia. Così, all’interno del Padiglione 1 della Fiera veronese, alla ricerca di un contatto tra mondo biologico e mondo geologico, tra regno minerale e vegetale è andato in scena Lithic Garden, un hortus conclusus interpretato da cinque studi di architettura. Accanto, Brand & Stone 2.0, la mostra che mette in relazione grandi marchi internazionali, designer e importanti realtà del settore del marmo. E ancora Natural Things, evento dedicato al design di prodotto attraverso una rassegna di 8 progetti inediti che si sono posti l’obiettivo di riscoprire la pietra quale elemento di connessione tra uomo e natura, e Percorsi d’Arte, per indagare il tema della naturalità della pietra attraverso l’occhio dell’artista. A queste mostre si affiancano due spazi tradizionalmente dedicati alla cultura della tavola, Ristorante d’Autore e Wine Bar, dove l’arredo litico include l’elemento vegetale. [ 116 ]

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Parte del Lithic Garden il paesaggio di pietra ‘Sharawaggi’ immaginato da Cino Zucchi e modellato da Stefano Goffi per Franchi Umberto Marmi. Sotto, il ristorante d’autore e il tavolo di Alberto Vendrame realizzato da T&D Robotics. Foto EnneviVeronafiere.

e Confindustria Marmomacchine per consolidare l’internazionalità attraverso incoming e incontri BtoB selezionati». Un ruolo sempre maggiore all’interno della rassegna è quello ricoperto da The Italian Stone Theatre, il padiglione tradizionalmente dedicato a design, innovazione e sperimentazione, quest’anno intitolato Naturality. «Importante per la promozione della pietra naturale è infatti la contestualizzazione del prodotto, ci spiega Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere. Marmomac, coerentemente con l’evoluzione del sistema fieristico, si configura sempre più come una rassegna in grado di fornire soluzioni e servizi. Tra questi, in particolare, un sistema di relazioni che supporta le aziende nell’approccio ai mercati esteri, implementando una community globale attiva 365 giorni all’anno».


› 54^ MARMOMAC

TESTI GROUP Cartiglia, un foglio leggero di luce Progettata da Tobia Scarpa, Cartiglia è una lampada che ricorda l’eleganza di un foglio di carta che si avvolge su se stesso. Il monoblocco di marmo Bianco Lasa viene svuotato, lasciando apparire lo spessore sottile della materia e la sua delicata luminosità. Cartiglia è prodotta sia nella versione da tavolo che da pavimento.

www.testigroup.com

PIBAMARMI

Sound of Marble Nulla di più impalpabile del suono, niente di più concreto del marmo. Due concetti contrastanti che si incontrano in Sound of Marble, l’installazione presentata a Marmomac da Pibamarmi e firmata da Tsuyoshi Tane, uno dei nomi più interessanti della nuova architettura giapponese. L’opera ha preso corpo come uno spazio lobato definito da sottili pareti curve in marmo, in cui il visitatore ha potuto sperimentare la materia litica con un approccio sensoriale, visivo, tattile e sonoro, grazie a suoni e flussi luminosi attentamente studiati e programmati durante tutto il tempo dell’esposizione. Foto ©Davide Galli

www.pibamarmi.it

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› 54^ MARMOMAC AGGLOTECH

Architectural Terrazzo

MARGRAF

Il giardino incantato

Scelto per pavimentare i negozi di Valentino, importanti case private, persino la Royal Academy of Arts di Londra, Agglotech, principale produttore di marmo Terrazzo in Europa, ha presentato tre nuove texture: colori nuovi con un forte carattere, ideali per progetti di design e architettura d’interni. La duttilità del materiale lo rende perfetto per pavimentazioni, scale, rivestimenti esterni e interni. Le colorazioni sono personalizzabili secondo le indicazioni del committente.

www.agglotech.com

Margraf prosegue la ricerca stilistica nel mondo delle pietre naturali e si concentra sul dialogo tra il marmo e altri materiali nobili, come il legno e la pelle. Nasce così un ‘Giardino Incantato’ di nuovi intarsi di grande impatto visivo – disegnati in collaborazione con Luigi Siard e Assia Karaguiozova e realizzati con tecnologia waterjet di ultima generazione – che si ispira al mondo floreale; un’allegra sinfonia di colori che crea un’atmosfera ricca di emozioni e interpreta il marmo con una nuova chiave di lettura.

LASA MARMO

Goes digital

Capire da dove proviene un marmo, visitarne la cava e contestualizzarla nell’ambiente nel quale è inserita, è sicuramente interessante ed emozionante insieme. Lasa Marmo, con l’aiuto della tecnologia, ci accompagna in un tour virtuale nel Parco Nazionale dello Stelvio che ci permette di vedere dove si trova, come si estrae, si trasporta e si lavora il pregiato marmo di Lasa. E ci aiuta a capirne la bellezza, l’unicità e il valore.

www.margraf.it

www.lasamarmo.it/360view

STONE ITALIANA

PROGETTO 99

In un’ottica di economia circolare, Stone Italiana ha presentato Cosmolite, una superficie composta da inerti diversi dal quarzo ottenuti interamente da riciclo preconsumo e realizzata con una tecnologia innovativa che garantisce eccellente lavorabilità e manovrabilità. Nuova anche la texture visiva, che offre al mondo del progetto nuove opportunità di design. Cinque le combinazioni di colore proposte, tra cui il verde Mint della foto, in sintonia con il tema Naturality della mostra e, come il nuovo Verde Silver esposto nello stand, con la vocazione alla sostenibilità ambientale dell’azienda veronese.

Dall’incontro tra materia e tecnologia è nata la panca in marmo Re-Charge dove ricaricare i device digitali. È la proposta che il designer Niccolò Garbati ha presentato a Marmomac in collaborazione con Max Marmi Carrara, azienda fornitrice del marmo Calacatta Macchia Vecchia, una pietra nobile caratterizzata da fondo bianco caldo e una venatura decisa con tonalità giallo-arancione, enfatizzate dalla pulizia delle linee e dal rigore delle forme.

www.stoneitaliana.com

www.progetto99.com

L’anima green di Cosmolite

Re-Charge

MARMI GHIRARDI

Made in Italy e innovazione dal 1938 Dal Teatro alla Scala di Milano ai magazzini Harrods di Londra, dallo Sheraton Hotel di Muscat in Oman al Watergate Hotel negli Usa all’Aeroporto di Doha in Qatar. Sono solo alcune delle realizzazioni che hanno permesso a Marmi Ghirardi, nata nel 1938 come piccolo laboratorio artigianale a Carpenedolo (Brescia) e al nuovo brand Ghirardi 1938 - Italian Stone Maestro, di crescere grazie alla continua ricerca di materie prime eccellenti e al costante orientamento all’innovazione dei processi produttivi. Marmi Ghirardi lavora in molti Paesi, con i più importanti studi di architettura del mondo, su edifici di grande valore.

www.ghirardi.it [ 118 ]

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elements Finiture a cura di Elena Riolo

Fondazione Prada - Foto di Elena Riolo


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COSENTINO LE TONALITÀ DI DEKTON CHROMICA Dekton, la superficie ultracompatta di Cosentino per il mondo dell’architettura e del design propone la nuova serie Chromica, design Daniel Germani, composta da due tonalità: Baltic (nella foto), con un nuovo concetto di blu scuro, profondo e di grande valore estetico, e Feroe, orientato invece su una sofisticata sfumaura di verde, con un punto di colore molto particolare che ben si adatta a tonalità calde e fredde. Chromica è il risultato di una miscela di materie prime come vetro, materiali porcellanati di ultima generazione e quarzo.

www.cosentino.com

CERAMICA FRANCESCO DE MAIO NEL SEGNO DEL VERDE VERTICALE Nuova gamma di decori per Ceramica Francesco De Maio, Collezione Verde Verticale, nella versione del fondo nero pennellato a mano. Un’elegante interpretazione della tendenza a circondarci di verde e avvicinarci alla natura. I decori Cactus, Tropical, Jungle, Palm e Forest, rigorosamente dipinti a mano sul grande formato 53x53 cm, imprimono un segno caratteristico nel mondo del jungle style. Decori floreali da abbinare agli arredi di design per uno stile green.

www.francescodemaio.com

ABET LAMINATI LE FINITURE INNOVATIVE DI 2019>2021 COLLECTION Abet Laminati ha appena presentato la nuova 2019>2021 Collection caratterizzata da alcune interessanti novità che riguardano texture e finiture. Con la supervisione di Paola Navone, l’azienda rinnova il catalogo mettendo in primo piano i risultati della continua sperimentazione sul laminato decorativo ad alta pressione. Due nuovissime finiture completano la ricca collezione di decorativi. Si tratta di Aquarama, strutturata, consistente e profonda, e Dharma, che rimanda immediatamente alla struttura della pelle.

www.abetlaminati.com

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GERFLOR CREATION 70, L’EFFETTO LEGNO INVECCHIATO Creation 70 di Gerflor è la nuova gamma di doghe e piastre adatte a superfici soggette a forti sollecitazioni. Declinata in circa 60 motivi, con texture che spaziano dalle tinte metalliche ai toni discreti dell’effetto legno, alle finiture ispirate al tessile. Lo strato di usura è di 0,70 mm, adatto a zone di intenso traffico. Per ambienti meno impegnativi sono previste due versioni – 30 e 55 – con uno strato di usura di 0,30 e 0,55 mm. Tre differenti modalità di posa: a incollo, libera, a incastro.

www.gerflor.it


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GRUPPO BONOMI PATTINI VIROC, VERSATILE E ECO-FRIENDLY Specializzato nella distribuzione di materiali innovativi per l’arredamento e l’architettura, il Gruppo Bonomi Pattini comprende diverse aziende: Bonomi Pattini, Coppo Legno, Sinco Wood, Lara Compensati, Paganoni Legno, Pbs Legnami. Insieme offrono un’ampia selezione di materiali ecofriendly, in diverse finiture e colori, per meglio customizzare lo spazio secondo le esigenze della committenza. Tra questi Viroc, un pannello in materiale composito costituito da una miscela di particelle di legno e cemento. Ha un aspetto non omogeneo, caratteristica naturale del prodotto, ed è disponibile in diversi colori. Può essere utilizzato sia per interni sia per esterni, per pavimenti, pareti, decorazioni, coperture, soffitti e facciate.

www.gruppobonomipattini.com

LEA CERAMICHE DELIGHT, COME REINTERPRETARE IL MARMO Una rivisitazione della collezione Delight, ora non più in versione Slimtech ma declinata in proposte materiche a spessore tradizionale, dall’impronta fortemente contemporanea. Quattro le tipologie di marmo: dagli intensi Marquina Nero e Calacatta Oro (nella foto) ai più ricercati Venato Bianco e Invisibile Light. Disponibile in spessore 10 e 11 mm e in una grande varietà di formati; due le finiture: lucida (Lux) e opaca (Nat R9). Completano la collezione decori geometrici ricercati, arricchiti di elementi metallici o di trattamenti di superficie che danno vita a espressioni stilistiche composite.

www.ceramichelea.it

ITALGRANITI GROUP LUX EXPERIENCE BELLEZZA E TECNOLOGIA INSIEME La nuova collezione di ceramica in grès porcellanato Lux Experience esprime il riuscito connubio tra cultura industriale e bellezza naturale dei marmi pregiati. Le superfici sono disponibili in molteplici formati e spessori. Le grandi lastre si possono impiegare per la posa a pavimento e a parete e per la creazione di complementi d’arredo e top da cucina. Sette i colori disponibili: Grigio Versilia, Statuarietto, Panda White, Helsinki White, Taj Mahal, Calacatta Mont Blanc (nella foto) e Pietra Grey. La finitura della superficie può essere naturale, lappata o fade.

www.italgranitigroup.com

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GRUPPO PORCELANOSA CINQUE NUOVE COLLEZIONI DI VENIS Le serie Halley, Persia, Polaris, Svan e Dakar sono le nuove collezioni in ceramica di Venis, azienda del Gruppo Porcelanosa. Halley, in particolare, nasce dalla fusione di cemento, pietra e arenaria. Il suo design combina la durezza della pietra con il rilievo dell’arenaria. Tre tonalità, Calizia, Natural e Acero, insieme alla decorazione Boreal, aumentano la luminosità e la profondità degli ambienti.

www.porcelanosa.com

CERAMICHE REFIN FORNACE, IL GRANDE FORMATO CHE RIVISITA IL COTTO Fornace, recente collezione in grès porcellanato di Ceramiche Refin, rivisita il cotto in chiave contemporanea e lo propone in grande formato; caratteristica che, abbinata a una texture ricercata nei contrasti e nei colori, costituisce il tratto distintivo della serie. Adatto per interni raffinati, è disponibile nei colori Avorio, Rosato, Zafferano, Tortora, Terra e decoro Amalfi (nella foto).

www.refin.it

INSTABILELAB PER AMBIENTI CONTRACT E HOME Studiate per essere applicate in tutti gli ambienti, contract e home, le grafiche di Instabilelab sono disponibili per pavimenti e pareti indoor e outdoor, supporti dalle diverse texture per zone a contatto con l’acqua e per ridurre la percezione acustica. Sono poi riproducibili su qualsiasi superficie e elemento d’arredo nel programma Custom-me, per la realizzazione di ambienti totalmente coordinati.

www.instabilelab.it

COTTO D’ESTE LE NUOVE CROMIE DI CEMENT PROJECT Cement Project è un sistema di superfici e colori che riprende con estrema fedeltà estetica e rimanda concettualmente alle grandi architetture brutaliste del Novecento. Due le nuove cromie: Color-00 Cem e Color-40 Cem, disponibili nei formati Kerlite 5plus 100x100 e 100x300 (sp. 5,5 mm). Color-00 Cem riprende l’effetto cemento nella sua versione più industriale, utilizzando un grigio chiaro e luminoso. Color-40 Cem completa le nuances di Cement Project con un grigio scuro che rimanda all’utilizzo del cemento in una veste più elegante e rigorosa.

www.cottodeste.it

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ARPA | FENIX BLOOM INNOVAZIONE NEL CUORE DEL PRODOTTO Bloom è la nuova tecnologia messa a punto per incrementare l’uso di materie prime naturali (lignina) nella struttura di Arpa Hpl e Fenix Ntm, che riduce del 50% la quantità di fenolo utilizzata. Già disponibile per una selezione di ventotto decorativi Hpl in tinta unita e in tre finiture (Erre, Lucida e Kér) e per quattro nuovi colori Fenix Ntm: Giallo Kashmir (nella foto), Verde Brac, Rosso Askja, Azzurro Naxos.

www.arpaindustriale.com

MARAZZI LE TRE VARIANTI DI GHIARA Ghiara è la nuova proposta Marazzi ispirata al terrazzo veneziano e declinata in tre varianti: Palladiana, caratterizzata da una semina extralarge di grandi scaglie bianche e nere; Calcina, in cui la base cementizia è protagonista rispetto alle scaglie; Minuta, dove i ciottoli sono piccoli e la semina molto fitta. Minuta e Calcina sono sviluppate in due formati (120x120 e 60x120 cm), in spessore sottile (6 mm) e in due diverse superfici (naturale e lux). Palladiana è disponibile solo nel formato 120x120 cm (sempre di spessore 6 mm), su superficie naturale e lucida.

www.marazzi.it

41ZERO42 ANOTHER VISION FOR CERAMIC DESIGN Pack di 41zero42 è l’esito di un’indagine condotta sugli accostamenti cromatici. È un grès porcellanato digital hd a impasto colorato contraddistinto da tinte unite corpose, sulle quali affiorano decorazioni irregolari ispirate alla frammentazione delle banchise polari. Realizzato in formato di 15x15 cm, 10 mm di spessore, è proposto in 5 differenti abbinamenti di colore: White-Cream, WhiteBlack, Ice-Green, Grey-Rust e Graphite-Black.

www.41zero42.it

FIANDRE ARCHITECTURAL SURFACES WHITE BEAUTY, ELEGANTE TEXTURE EFFETTO MARMO White Beauty è la nuova texture effetto marmo, selezione Marmi Maximum, di Fiandre Architectural Surfaces. La trama trae ispirazione da un pregiato marmo conglomerato bianco proveniente dalla Cina, la cui struttura è caratterizzata da feldspati di colore bianco, verde, grigio e nero che creano un disegno elegante e originale. Una superficie in grado di valorizzare sia grandi spazi sia interni di dimensione ridotta.

www.granitifiandre.it

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EMILGROUP NARCISO, IL GRES COME UNO SPECCHIO ANTICO Si chiama Narciso la nuova collezione di Viva che riproduce sul gres porcellanato l’effetto di uno specchio antico, che ci rimanda un riflesso sfumato, frammentato ed etereo, interpretando così quell’eleganza ricercata che i segni del tempo conferiscono alla materia. La collezione presenta tre finiture: Naturale, Full Lappato e Lappato Matt, in quattro colori: Perla, Argento, Topazio e Zaffiro.

www.emilgroup.it

JANNELLI&VOLPI I DISEGNI UNICI DI CONTEMPORARY DESIGN Co.De, Contemporary Design by Jannelli, è la business unit di Jannelli&Volpi orientata ai materiali.
Propone undici differenti supporti, tra cui le fibre naturali (lino, seta, rafia e garza) che uniscono la bellezza della natura alla sostenibilità.
Co.De è pensato per gli ambienti umidi, perché tutte le finiture (incluse quelle più delicate e di pregio) possono essere trattate con Layer by Rezina, uno speciale prodotto per l’impermeabilizzazione dei rivestimenti murali in tessuto che ne mantiene inalterate le qualità visive e tattili.
Per la prima collezione sono stati coinvolti quindici designer che hanno ideato 75 disegni unici. Nella foto, disegno di Alice Spadaro.

www. jv-wallcoverings.com www.codewall.it

LAPITEC LA PIETRA SINTERIZZATA CON VENA PASSANTE La specificità del Lapitec è il quella di essere una pietra sinterizzata a tutta massa, dove il colore e le caratteristiche chimico fisiche conservano le loro peculiarità sia sulla superficie sia all’interno. Ora l’azienda propone le prime lastre Lapitec al mondo con vena passante in tre colori: Bianco Elettra, Bianco Vittoria e Bianco Aurora, tutti su base Bianco Assoluto e con una vena in tono di grigio. La prima ha un disegno delle venature con linee diritte e angoli acuti per un effetto contemporaneo; la seconda ha una venatura spessa, con una forma più sinuosa; l’ultima propone una venatura leggermente più delicata. Per le ultime due, su richiesta, sono possibili delle composizioni a macchia aperta con due lastre specchiate.

www.lapitec.com

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CERAMICA SANT’AGOSTINO L’EFFETTO LEGNO E MARMO DI INTARSI Intarsi è la collezione di grès porcellanato rettificato per pavimenti e rivestimenti, con effetto a intarsi di legno e marmo, realizzato in digital technology. La posa è facilitata grazie al formato 20x20 cm con bordi rettificati. Lo spessore è di 10 mm. Tre le serie di Intarsi: Classic (con dettagli effetto legno), Elite (tarsie di marmi abbinati a legni chiari) e Glam (combinazione di effetti pregiati di marmo e legno).

www.ceramicasantagostino.it

MUTINA BRAC, IL MODULO TRIDIMENSIONALE DI DU PASQUIER Brac è un elemento tridimensionale (13x22x10cm), in terracotta trafilata, prodotto artigianalmente per la creazione di strutture e pareti di ogni tipo. È frutto dell’ingegno di Nathalie Du Pasquier quale naturale evoluzione di Bric, il progetto artistico sviluppato dalla stessa artista e designer per lo spazio espositivo Mutina for Art. È un modulo che si dispone in orizzontale o in verticale e che genera giochi di luce e ombre negli ambienti in cui viene realizzato. La collezione ha cinque varianti di colore: argilla, con superficie naturale matte, bianco, salvia, marrone e nero, con finitura smaltata lucida.

www.mutina.it

LITHEA BASSORILIEVI MEDITERRANEI Il pannello decorativo Imbrex, design Philippe Nigro, è un omaggio alle tegole dei borghi del Sud Italia e all’architettura mediterranea. Si tratta di piccole tegole semi-cilindriche, scolpite nella pietra con la tecnica del bassorilievo, che diventano una texture tridimensionale definita da un reticolo ortogonale. Realizzato in marmo Bardiglio Imperiale, può essere utilizzato anche per inserire piani d’appoggio, verticali o orizzontali.

www.lithea.it

TECNOGRAFICA COLLEZIONI D’ARTE: NATURA E BELLEZZA DELLE FILIPPINE NELLA CARTA DA PARATI Le meraviglie della natura incontaminata delle Filippine nelle nuove carte da parati Collezioni d’Arte di Tecnografica firmate da Feanne, giovane artista di Manila. Sei soggetti – Egrets, Nautilus, Sabong, Sealife, Tropical Foliage e Visayan Leopard – disegnati a mano e stampati in digitale ad altissima risoluzione. Si tratta di grafiche personalizzabili, ciascuna disponibile in ampie palette di colori e di finiture: dalla carta da parati idrorepellente per il bagno a quella fonoassorbente, dalla ecologica in fibra di cellulosa a quelle tecniche con superfici strutturate a effetto stucco e tessuto.

www.tecnografica.net

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ITALFLOORING COVER-FLOOR SPC Si chiamano Spc, Sylicat Panel Composite, e sono l’ultima novità in materia di pavimenti. Ecosostenibili, disponibili in una vasta scelta di decori e formati, sono resistenti all’acqua e all’usura e possiedono caratteristiche che li rendono adatti sia nel residenziale, sia in ambienti commerciali ad elevata frequentazione. Belli e versatili, al design e alle caratteristiche tecniche uniscono una grande velocità di posa con sistema di incastro a click, anche su pavimenti già esistenti con fughe larghe e senza giunti di dilatazione. Nelle produzioni di ultima generazione il materassino acustico è incorporato nel pavimento, il che velocizza ulteriormente la messa in opera.

www.italflooring.it

CADORIN CORTEC, IL TAVOLATO IN POLVERE ORO Le eleganti fibrature del Rovere Select Europeo diventano una superficie esclusiva e preziosa: Cadorin propone un tavolato texture Cortec con la polvere Oro, ottenuta dal mix fra l’oro bianco e l’oro giallo. Le lavorazioni Cortec, oltre a offrire un nuovo disegno alla superficie del parquet, riprendono la forma e l’impronta della corteccia, proponendo una soluzione di parquet dalla superficie dura e compatta.

www.cadoringroup.it

AETERNO BY RAVAIOLI LEGNAMI CORETEC THE NATURALS TRADIZIONE E INNOVAZIONE La linea di prodotto Coretec The Naturals del marchio Aeterno by Ravaioli Legnami si distingue per le sue caratteristiche e performance. Non richiede infatti l’uso di tappetini fonoassorbenti, in quanto già equipaggiato con uno strato di sughero alla base che, con l’incastro a click, permette una posa flottante facile e veloce. Il suo nucleo estruso è costituito da legno riciclato, polvere di bambù, pietra calcarea e pvc vergine, mentre lo strato decorativo è rivestito da un layer protettivo resistente alle macchie e ai graffi che riprende l’estetica di un tradizionale pavimento in legno. Coretec The Naturals è 100% impermeabile, ideale per bagni e cucine.

www.aeterno.it www.ravaiolilegnami.com

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WOODN IL LEGNO CHE DÀ FORMA AI PROGETTI I rivestimenti in legno composito di WoodN sono impiegati per arredare gli spazi interni ed esterni di ambienti importanti come alberghi, residenze e zone commerciali. Per le finiture di un hotel recentemente aperto sulla costa adriatica della Croazia (progetto degli studi Lissoni e 3LHD), il decking delle superfici esterne, dal bordo piscina alle terrazze panoramiche, accompagna ora i numerosi spazi del nuovo albergo. Un risultato esteticamente valido, ottenuto grazie a un materiale resistente e di facile manutenzione (nella foto, il Grand Park Hotel Rovinj).

www.woodn.com

GARBELOTTO CON CLIP UP SYSTEM IL PAVIMENTO SOPRAELEVATO NON HA PIÙ SEGRETI Clip Up System è un sistema innovativo per la posa dei pavimenti in legno flottanti. Consiste in clip che si inseriscono nella fresatura sotto le tavole dei prefiniti e rendono il pavimento ispezionabile: le tavole possono essere rimosse singolarmente, sostituite in breve tempo o addirittura rimosse e posate in altro ambiente. La gamma è stata ampliata con nuove tipologie e formati: il 13 mm di spessore che utilizza delle clip in polimero lunghe 1 metro e tre nuove larghezze, Elegant (110-120 mm), Classic (130-150) e Big Old (170-200). Rovere, Noce Nazionale e Americano, Olmo, Iroko, Doussiè Africa, Wengè e Teak sono le essenze disponibili.

www.garbelotto.it

WOODCO L’ESAGONO CONTEMPORANEO DI SIGNATURE La spina per esagono è il nuovo formato di parquet di Woodco. Ogni singolo esagono viene realizzato unendo tre diversi piccoli listelli a forma di spina (200x228 mm): l’accostamento dei moduli permette di realizzare superfici movimentate. Disponibile in 31 diverse colorazioni e con diverse lavorazioni di superficie, la spina per esagono fa parte di Signature, la collezione di parquet d’autore dedicata a progettisti e designer in cui tecniche e strumenti antichi si uniscono alle tendenze e alle lavorazioni più contemporanee.

www.woodco.it

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FORBO FLOTEX IL VELLUTO RESILIENTE FLOCCATO Flotex di Forbo è un pavimento che unisce la resistenza all’usura e la durata di una pavimentazione resiliente alla qualità, al calore e alla confortevolezza della moquette. Le singole fibre di nylon, che ne costituiscono la superficie di calpestio, sono all’incirca 80 milioni per metro quadrato, verticali e molto corte. Tale struttura rende Flotex impermeabile e quindi lavabile a piena acqua. I disegni disponibili sono numerosi, inclusi quelli appositamente realizzati da Philippe Starck.

www.forbo-flooring.it

PIETRA DOLOMIA ELEGANTI GRADAZIONI CROMATICHE Pietra Dolomia è un materiale naturale autoctono dalle gradazioni cromatiche uniche; è adatto per pavimentazione in lastre a misura variabile con finitura antiscivolo spazzolata, rivestimenti di pareti e lastre di grande formato. Ora l’offerta si amplia con una Design Line che comprende Up, una lampada da terra, sottile e slanciata, con sorgente luminosa a led dimmerabile e Bea, design Gaia Panozzo, una lampada da tavolo con sorgente luminosa a led invisibile.

www.pietradolomia.com

GRUPPO AQUILANTI SUPERFICI D’ARREDO Il Gruppo distribuisce importanti marchi internazionali attraverso una rete commerciale che, tra ITS store e Showroom, conta sul territorio nazionale più di venti punti vendita Aquilanti/Expò. Si propone come contract per l’arredo bagno, ma soprattutto interpreta il moderno concetto di progettazione integrata degli spazi abitativi attraverso la proposta di differenti superfici d’arredo per pavimenti e rivestimenti: dal grès porcellanato ai rivestimenti in pasta bianca alle superfici tridimensionali (nella foto, rivestimento Sichenia, Collezione St_One).

www.aquilanti.it | www.expoarredobagno.it

COTTOVIETRI CERAMICA E COMPLEMENTO D’ARREDO Cottovietri è l’azienda salernitana che ha fatto dell’eleganza e del gusto la propria cifra distintiva. Materiali di pregio e qualità artigianale della lavorazione caratterizzano una produzione ceramica dove irregolarità e imperfezioni costituiscono il segno di un prodotto unico e che fa di ogni singolo pezzo, per decori e accostamenti cromatici, un importante elemento d’arredo. Tre le nuove collezioni Terre colorate, Decorati e C+.

www.cottovietri.it

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elements_finiture CARUSO ACOUSTIC SILENTE, IL PANNELLO FONOASSORBENTE PER SPAZI COLLETTIVI Silente è il pannello fonoassorbente rivestito in tessuto sfoderabile adatto per ottimizzare le condizioni acustiche degli ambienti collettivi come ristoranti, uffici, biblioteche e spazi didattici. Disponibile in diverse dimensioni, può essere collocato in aderenza al soffitto, alla parete o in sospensione nella versione con aggancio e cavi regolabili. È personalizzabile nei colori e nelle stampe realizzate ad hoc, e può essere integrato con i sistemi di illuminazione a Led. Silente coniuga tecnica ed estetica alla capacità di rispondere alle esigenze della corretta progettazione acustica degli ambienti.

www.carusoacoustic.com

LITHOS DESIGN COMPASSO, LA TEXTURE DI LUCE E OMBRE Il cerchio è il motivo della texture Compasso di Lithos Design, collezione Le Pietre Incise, design Raffaello Galiotto. Gli elementi a sbalzo tessono un rapporto con la luce e l’ombra, da cui vengono delineati per opposizione e complementarietà. Materiali disponibili: Bianco thassos, Carrara ghiaccio, Grigio cenere, Bianco cotone, Crema marfil, Dhalia cream, Beige canapa, Travertino latino, Grigio tundra, Gris St. Pierre, Pierre bleue.

www.lithosdesign.com

IPM ITALIA SILENTIA, PAVIMENTAZIONI A MINOR IMPATTO ACUSTICO PER ASILI, PALESTRE E IMPIANTI POLIVALENTI Resistente a graffi e incisioni, IPM Silentia è un sistema di pavimentazione in resina a basse emissioni Voc che, grazie alla flessibilità e all’elasticità del materiale, assicura la riduzione dell’impatto acustico negli ambienti in cui viene posato. Oltre alle possibilità di personalizzazione cromatica, garantisce elevate prestazioni tecniche e caratteristiche antibatteriche e antishock che lo rendono ideale per asili, palestre, impianti polivalenti e per ambienti che chiedono superfici antibatteriche. Nella foto, l’asilo di Terento (Bolzano).

www.ipmitalia.it

DE CASTELLI DECODE, DESIGN E ALTE PRESTAZIONI DecoDe, Decorative ecologic Device, design Pino Scaglione, è una collezione di moduli esagonali fonoassorbenti a parete, realizzati in metallo, impreziositi per la gamma di finiture, texture e cromatismi frutto dell’esperienza De Castelli. Le prestazioni sono ottenute grazie al metallo forato, ai differenti spessori degli esagoni e al materassino inserito all’interno dei moduli. Per le sue proprietà fonoassorbenti DecoDe è stato selezionato nell’Adi Design Index 2019 e concorre al prossimo Compasso d’Oro.

www.decastelli.com

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MOLTENI VERNICI ADI DESIGN INDEX 2019 PER LAYER EFFECT Layer Effect è la linea di coating in copertura totale di Molteni Vernici capace di donare alle superfici l’inconfondibile aspetto luminoso del metallo bronzato, brunito o spazzolato. Applicabile industrialmente su qualsiasi supporto, risulta resistente alle intemperie, ai prodotti di pulizia, agli alimenti, non ingiallente, anti-usura e anti-touch. Certificata per applicazioni indoor e outdoor. Candidata per il Premio Compasso d’Oro 2020.

www.moltenivernici.com

BOERO BELLARYA, LA PITTURA PER AMBIENTI SENSIBILI Bellarya di Boero è una pittura particolarmente indicata per la tinteggiatura delle camere dei bambini, scuole, asili, uffici e ambienti abitati da soggetti sensibili; fa parte della gamma Painting Natural. È ipoallergenica, lavabile, inodore e a bassa presa di sporco. È a base di materie prime al 90% di origine naturale, senza aggiunta di formaldeide, solventi, metalli pesanti, conservanti e biocidi. Disponibile in una gamma di tinte tenui.

www.boero.it

OIKOS GLI EFFETTI URBANI DI CEMENTO MATERICO Cemento Materico è una pittura decorativa ecologica, priva di formaldeide, che ricrea sulle superfici l’effetto del cemento industriale. La formulazione, a base di calce e polveri di pietre ottenute dagli scarti di lavorazione, garantisce un’elevata resistenza agli urti e all’abrasione. È adatta per ambienti residenziali, commerciali e per l’ospitalità.

www.oikos-group.it

SIGMA COATINGS FRESH AIR PURIFICA GLI AMBIENTI INDOOR Sigma Coatings presenta la nuova pittura Sigma Fresh Air con Indoor Air Technology, che filtra e neutralizza fino al 70% la formaldeide accumulata negli ambienti interni. È una pittura murale opaca a base di materie prime rinnovabili. Fresh Air possiede un imballaggio realizzato al 100% con materiali riciclati.

www.sigmacoatings.it

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Torre Allianz Milano. Foto di Alessandra Chemollo.

LA PORTA APERTA AI TUOI PROGETTI

Per ogni ambiente la migliore soluzione Per Torre Allianz l’architetto Arata Isozaki e l’architetto Andrea Maffei hanno immaginato un foyer imponente nella sua semplicità concettuale: le porte in legno tagliafuoco di San.Co sono state integrate nel rivestimento in vetro retroverniciato e spariscono nella linearità dell’ambiente. Soluzioni tagliafuoco pensate appositamente per il progetto. Questo è il nostro mondo custom!

Progetta, proteggi Soluzioni Tagliafuoco in legno e vetro

www.sancoct.com


M9 Museum, Mestre (Venice) - Italy

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lamm.it

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IoArch 84 Oct_Nov 2019