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ioArch

Anno 13 | Maggio 2019 euro 9,00 ISSN 2531-9779 FONT Srl - Via Siusi 20/a 20132 Milano Poste Italiane SpA Sped. in abb. postale 45% D.L. 353/2003 (conv. in l. 27.02.2004 n. 46) Art. 1 Comma 1 - DCB Milano

CULTURA E SPAZIO PUBBLICO ALA Architects, biblioteca Oodi a Helsinki

XXII TRIENNALE LA GRANDE IDEA DI NATURA I PROFILI DI LPP LILLO GIGLIA WORKPLACES ALVISI KIRIMOTO | FDG | IL PRISMA | POLITECNICA | DEGW | GLA BARRECA & LA VARRA MADE IN ITALY ELICA STORY ELEMENTS UFFICI

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sommario IoArch 81 8 Sull’architettura senza architetti GENNARO MATACENA

10 Milano, il Museo del Design in Triennale 12 Nonostante tutto | TADAO ANDO A MILANO 14 A Selinunte con LPP 16 - 18 Designcafè 20 Paesaggio coltivato 22 Dubai 2020: l’Italia che vorremmo vedere

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WORK IN PROGRESS 46 Milano ONSITESTUDIO E GENERAL PLANNING PER EDGE

48 Milano Cascina Merlata

LE QUATTRO TORRI DI CZA E C+S

50 Milano STUDIO TRANSIT IN VIA DELLE ORSOLE 51 Milano CAPUTO PARTNERSHIP INTERNATIONAL IN VIA DANTE

52 Salerno IL MOLINO NUOVO

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DI ARCHITETTI.ARTIGIANI.ANONIMI

52 Messina LA NUOVA STAZIONE MARITTIMA DI ODB & PARTNERS

53 Scisciano IL TRATTO DISTINTIVO DI SIMONE MICHELI

54 HangZhou IL PRISMA CINESE FIRMATO OMA 55 New York SUPERSLENDER DI RAFAEL VIÑOLY 56 La conoscenza è per tutti

ALA ARCHITECTS, BIBLIOTECA OODI, HELSINKI

64 Libri

XXII TRIENNALE | LA GRANDE IDEA DI NATURA FOCUS

A cura di Carlo Ezechieli

66 L’immaginario concetto di natura

24 Cronaca di un successo annunciato

INTERVISTA A PAOLA ANTONELLI

26 Architettura dello spazio | LUALDI 28 Banchi modulari per l’Humanitas University

INTERVISTA A STEFANO MANCUSO

HUMANSCALE

LAMM

30 Pavimenti in rovere posa Clip Up System

69 La coscienza delle piante

72 The great animal orchestra

BERNIE KRAUSE CON UNITED VISUAL ARTISTS

73 Le partecipazioni internazionali

GARBELOTTO

32 Abitare le stanze degli angeli | WOODCO 34 L’archivio antisismico resistente al fuoco XELLA

36 Rivestimento per un istituto scolastico ALUBEL

38 La facciata ventilata che fa risparmiare BRIANZA PLASTICA

40 Il disco volante e le 20mila scandole PREFA

42 Milano architettura e design per la qualità dell’abitare

44 Un’altra idea di periferia | GAS STUDIO A MILANO

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128 108 Innovazione e fattore umano

BARRECA & LA VARRA CON DEGW A MILANO

114 Storica modernità

GENIUS LOCI ARCHITETTURA A MILANO

I PROFILI DI LPP

118 Uomini e algoritmi | GSP ITALIA A MILANO 120 Bespoke Fantoni per Al Baraka

di Luigi Prestinenza Puglisi

76 Lillo Giglia | A FAVARA SI MESCOLANO

Banking Group | EMGA IN BAHREIN

LE CULTURE

122 Laboratorio di progetti

85 La Biennale delle città del mondo

DC10 ARCHITECTS A MILANO

FARM CULTURAL PARK

86 Logica Fuzzy per il benessere climatico MULTICON BAS DI COOL PROJECTS

88 La casa tedesca in Vietnam | GMP ARCHITECTS

124 Fabriano città creativa | I PROGETTI

PER L’UNESCO CREATIVE CITIES CONFERENCE

MADE IN ITALY 128 La fabbrica delle idee | ELICA STORY

LUOGHI DEL LAVORO 90 Atmosfera rarefatta | ALVISI KIRIMOTO A CHICAGO

134 Niente da dichiarare | DAVIDE VARGAS A NAPOLI

94 Smart & green la nuova identità FRIGERIO DESIGN GROUP A PARMA

100 Un delicato squilibrio | IL PRISMA A MILANO 104 Vietato fumare

POLITECNICA PER PHILIP MORRIS A CRESPELLANO

ELEMENTS

a cura di Elena Riolo

135 Uffici

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Ala Architects, Oodi central library Helsinki, foto © Tuomas Uusheimo.

Direttore editoriale Antonio Morlacchi

Contributi Maurizio Carta, Gennaro Matacena Pietro Mezzi, Marco Petrus Luigi Prestinenza Puglisi

Direttore responsabile Sonia Politi

Grafica e impaginazione Alice Ceccherini

Comitato di redazione Myriam De Cesco, Carlo Ezechieli, Antonio Morlacchi, Sonia Politi

Marketing e Pubblicità Elena Riolo elenariolo@ioarch.it

Editore Font srl, via Siusi 20/a 20132 Milano T. 02 2847274 redazione@ioarch.it www.ioarch.it Fotolito e stampa Errestampa

Prezzo di copertina euro 9,00 arretrati euro 18,00 Abbonamenti (6 numeri) Italia euro 54,00 - Europa 98,00 Resto del mondo euro 164,00 abbonamenti@ioarch.it Pagamento online su www.ioarch.it o bonifico a Font Srl - Unicredit Banca IBAN IT 68H02 008 01642 00000 4685386

© Diritti di riproduzione riservati. La responsabilità degli articoli firmati è degli autori. Materiali inviati alla redazione salvo diversi accordi non verranno restituiti.

Reg. Tribunale di Milano n. 822 del 23/12/2004. Spedizione in abbonamento postale 45% D.L. 353/2003 (convertito in legge 27.02.2004 n.46) art. 1, comma 1 - DCB Milano

ISSN 2531-9779


› OPINIONI

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› OPINIONI

Sull’architettura senza architetti Suscitando l’attenzione dell’architetto Gennaro Matacena, che da cinquant’anni si interessa all’argomento con forte impegno personale, sia dal punto di vista progettuale sia da quello economico e costruttivo, il tema delle architetture spontanee ha generato questa preziosa testimonianza diretta. Ho letto con grande piacere le testimonianze sull’opera di Bernard Rudofsky pubblicate su ioArch di febbraio, in occasione dell’uscita del libro dedicato alla sua attività (Clean, 2018). Nel 1968, in un catalogo americano lessi l’intrigante titolo “Architecture without architects” e decisi di acquistare il libro impaziente di scoprirne il contenuto. Quando lo ebbi, un paio di mesi dopo, ammirai foto di straordinarie architetture, alcune antiche di secoli, realizzate da “architetti” contadini e “architetti” artigiani. In quegli anni il dibattito architettonico, almeno in Italia, era incentrato sul confronto tra le diverse tendenze nate dal Movimento Moderno e la ricerca di Rudofsky mi parve antiaccademica e rigeneratrice: mostrava come architetture di culture differenti, in ogni continente, avessero soddisfatto esigenze primarie dell’abitare utilizzando materiali e tecniche locali con affascinanti risultati formali. Decisi di tradurre il libro in italiano e inserirlo come primo volume nella collana di architettura che mi accingevo a dirigere per la Editoriale Scientifica, Napoli (pubblicato nel 1973). Tramite il leggendario Erich Linder, patron dell’Agenzia Letteraria Internazionale, ebbi uno scambio di corrispondenza con Rudofsky; successivamente, lo incontrai a Napoli. Uomo davvero notevole, fuggito negli Usa dall’Austria nazista, durante il suo soggiorno a Napoli lavorò nello studio di Luigi Cosenza, di cui influenzò l’opera, avvicinandolo al funzionalismo razionalista con risultati interessanti, come lo stabilimento Olivetti di Pozzuoli. Nonostante la loro stima reciproca, non mi riuscì di ottenere la prefazione di Cosenza all’edizione italiana di “Architettura senza architetti”, poiché Rudofsky non ammetteva che i suoi libri fossero tradotti se non nell’identica veste degli originali, nello stesso formato e con la stessa impaginazione. Negli Stati Uniti il grande valore delle architetture spontanee era stato compreso A sinistra: Bernard Rudofsky, progetto di casa a corte a Procida, 1935, courtesy Clean Edizioni.

prima che in Italia; questo filone di ricerca fu continuato da Norman Carver Jr, (scomparso nel novembre 2018), che ha studiato e fotografato borghi d’Italia, Spagna, Grecia, Giappone, il Nuovo Messico. Nel 2018, il suo libro “Italian Hilltowns”, (1979), è stato tradotto in italiano (editore ancora Clean), con il titolo “Borghi collinari Italiani” e la copertina è dedicata a Castello di Postignano, in Umbria, ritenuto da Carver “l’archetipo dei borghi collinari d’Italia” (del cui restauro ioArch si è occupata nell’ottobre 2015 e nel febbraio 2017). Il libro raccoglie oltre cento splendide fotografie e costituisce un’importante testimonianza storica del patrimonio di borghi d’Italia. Secondo un censimento Istat, quelli abbandonati sono più di seimila, dalle Alpi alle Madonie: da quando li fotografò, alcuni sono crollati, molti sono stati deturpati da discutibili interventi architettonici, pochissimi sono stati restaurati correttamente e recuperati per attività differenti dalle iniziali. Le lotte degli ambientalisti negli anni ‘60, come quelle di Antonio Cederna, furono ritenute eccessivamente conservatrici; se fossero state ascoltate, il paesaggio italiano non sarebbe stato largamente deturpato con la cementificazione di enormi aree e la perdita delle loro architetture rurali. Rudofsky e Carver (si conobbero) avevano compreso che le architetture spontanee (non pedigreed, diceva Rudofsky), hanno molto da insegnare agli architetti professionisti. Per esempio, la relazione tra funzioni e impiego dei materiali senza esibizionismi e gratuità formali, ma non rinunciando a creatività e fantasia; e molto altro ancora, a cominciare dalle geniali soluzioni adottate per il risparmio energetico. Per loro vale quello che Mies van der Rohe considerava fondamentale: “less is more”. La conservazione di questo patrimonio, anche se con ritardo caratterizzato da lacrime di coccodrillo, è finalmente divenuto un tema attuale: si confrontano ‘puristi’, che si augurano il loro recupero escludendo ogni elemento di modernità e coloro che, più concretamente, ritengono ammissibile (anzi, necessario) il consolidamento antisismico e la connessione alla rete di servizi indispensabili alla vita contemporanea, come internet. A oggi, dei seimila borghi italiani abbandonati, ne sono stati recuperati una decina. La loro scomparsa significherebbe la perdita di testimonianze storiche che hanno formato la nostra identità.

Gennaro Matacena, laureato nel 1970 alla Facoltà di Architettura dell’Università di Napoli, opera con la sua RA Consulting con un approccio interdisciplinare sin dalla fase iniziale della progettazione, in particolare negli ambiti del recupero dei beni culturali, del restauro monumentale e della museologia.

Borghi collinari italiani Norman F. Carver, Jr Clean Edizioni, 2018 pp 224, 184 fotografie a colori e in b/n ISBN 978-88-8497-626-6

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› DESIGNCAFÈ

Joseph Grima, Mario Bellini e Stefano Boeri in Triennale il giorno dell’inaugurazione del nuovo museo del design italiano. Tra i 200 pezzi esposti la radio Brionvega RR 126 di Achille e Pier Giacomo Castiglioni (1965), l’imbottito UPC_6 di Getano Pesce per B&B Italia (1969) e il mobile Casablanca di Memphis del 1981 disegnato da Ettore Sottsass Jr. (foto @Triennale, Gianluca Di Ioia).

IL PRESIDENTE STEFANO BOERI HA INAUGURATO IN TRIENNALE IL PRIMO MUSEO DEL DESIGN ITALIANO. REALIZZATA CON LA DIREZIONE ARTISTICA DI JOSEPH GRIMA, L’ESPOSIZIONE PERMANENTE PRESENTA I PEZZI CHE RACCONTANO LA STORIA DEL SETTORE DAL 1947 AL 1981. È IL PRIMO PASSO DI UN PROGETTO PIÙ AMPIO CHE PREVEDE LA REALIZZAZIONE DI UN AMBIENTE IPOGEO DI 6MILA MQ

TRIENNALE MILANO

APERTO A MILANO IL MUSEO DEL DESIGN Dopo un’attesa durata anni, negli spazi della Triennale di Milano è stato inaugurato il Museo del Design italiano. Si tratta di un allestimento permanente, che ospita i pezzi più rappresentativi del design italiano della collezione Triennale. La selezione, avvenuta sotto la direzione artistica di Joseph Grima, è organizzata cronologicamente dal 1946 al 1981 e presenta uno dei periodi di più grande influenza del design e dei designer italiani nel mondo, quello intercorso tra gli anni dell’immediato Dopoguerra e del miracolo economico successivo fino ai primi anni Ottanta. Il Museo nasce dalla volontà del presidente della Triennale Stefano Boeri, del consiglio di amministrazione e del comitato scientifico composto da figure di rilievo del design e dell’architettura italiana, come Paola Antonelli, Mario Bellini, Andrea Branzi, Antonio Citterio, Michele De Lucchi, Piero Lissoni, Claudio Luti, Fabio Novembre e Patricia Urquiola. [ 10 ]

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Quella inaugurata lo scorso aprile è la prima fase di un lavoro più ampio e a lungo termine: l’obiettivo è infatti arricchire l’attuale collezione con acquisizioni mirate e nuove collaborazioni con archivi, aziende, università e musei e, soprattutto, ampliare gli spazi disponibili per fare dell’istituzione milanese il più importante centro internazionale dedicato al design. A maggio verrà infatti bandito un concorso di progettazione internazionale, a procedura aperta e in due fasi. Si tratta di seimila nuovi metri quadrati capaci di accogliere, in una struttura ipogea, l’intera collezione della Triennale, le aree per il pubblico e i nuovi spazi degli archivi. Attualmente il Museo occupa lo spazio della curva al piano terra del Palazzo dell’Arte, su una superficie di circa 1.300 metri quadrati: lì sono esposti circa 200 oggetti che raccontano la storia dei trent’anni di sperimentazione radicale che hanno rivoluzionato l’ordine nella sfera domestica e nella società


› NEWS Tadao Ando, breve dizionario Armani Tempo fa ricevetti in studio una telefonata da Giorgio Armani. Lì per lì pensai fosse uno scherzo, non risposi, anzi, dissi al mio collaboratore di attaccare il telefono. La settimana successiva richiamò, allora pensai che forse era proprio lui. Oggi sono quasi trent’anni che lavoriamo insieme. Cambiare strada È ormai noto che prima di fare l’architetto ero un pugile. Per guadagnare qualche soldo in più dovevo avanzare di categoria. E così mi misi di impegno per essere ammesso. Quando però arrivò l’istruttore, un campione di classe mondiale, mi resi subito conto che non ce l’avrei mai fatta e decisi di cambiare strada. Credo che rendersi conto che qualcosa non fa esattamente per noi sia una qualità davvero importante. Clienti Chissà perché ho sempre dei clienti particolari. Una volta uno mi chiese se potevo progettargli una casa di 4 metri per 4: una follia. È una casa di 4 piani, la scala occupa quasi tutto un piano e il bagno è solo al piano terreno: questo significa che per andare in bagno bisogna fare 4 piani di scale. Una buona idea per tenersi in forma. Ciononostante questa casa minuscola, affacciata sul mare, gode di un panorama fantastico e sembra molto più grande di quello che è.

NONOSTANTE TUTTO

Compromessi In una chiesa che ho progettato la luce entra da una feritoia a forma di croce. L’edificio si trova in un luogo freddo. Completata la costruzione, i fedeli insistettero affinché la feritoia venisse chiusa con un vetro. Un architetto non dovrebbe mai scendere a compromessi, ma quella volta, a malincuore, accettai. Oggi il parroco, ancora più testardo di me, vuole mantenere il vetro, che io vorrei togliere. Ma io so che un giorno la spunterò.

UNA RACCOLTA DI BRANI DALLA CONFERENZA DI TADAO ANDO IL MESE SCORSO AL POLITECNICO DI MILANO IN OCCASIONE DELL’INAUGURAZIONE DI THE CHALLENGE, LA PRIMA MOSTRA DI ARMANI/SILOS DEDICATA ALL’ARCHITETTURA Quando si parla di persone che hanno rivoluzionato il modo di pensare o di fare si pensa ai grandi scienziati e ai premi Nobel. Che in architettura di fatto equivale al Premio Pritzker. Tadao Ando, premiato con il Pritzker nel 1995, rientra in questa ristretta categoria. Un architetto che ha avuto una grande influenza a livello mondiale e con una storia personale del tutto speciale. Cresciuto in Giappone, nelle difficili condizioni dell’immediato dopoguerra, scolaro mediocre, si è formato da autodidatta seguendo una disciplina ferrea, viaggiando, osservando e mettendo in pratica. Sembra non sia mai riuscito (in una biografia diceva, suo malgrado) a lavorare come dipendente in uno studio di architettura. E, cosa alquanto anomala quanto ormai nota, in gioventù era un pugile professionista. In breve Ando, contro ogni probabilità e nonostante tutto è diventato uno degli architetti più importanti e influenti degli ulti-

mi 50 anni, presente su tutti i libri di storia dell’architettura moderna e protagonista di centinaia, di monografie. Un mito, una star mediatica? Sì, forse, ma vedendolo nel bagno di folla della sua conferenza al Politecnico di Milano mi vengono in mente le parole che tempo fa mi disse il grande Ricardo Legorreta: “Essere riconosciuti fa certamente piacere, ma se uno vive in funzione di quello, vuol dire che ha dei seri problemi”. Osservando la tranquillità, la sincerità e, in fondo, la solida leggerezza con cui Tadao Ando si presenta al pubblico ho avuto la netta conferma che prima che architetti, impiegati, poeti o scienziati, siamo innanzitutto persone

Carlo Ezechieli

The Challenge Armani/Silos, via Bergognone 40, Milano Fino al 28 luglio 2019, mer-dom 11:00 - 19:00

Insuccessi Anni fa venni selezionato da François Pinault tra molti altri noti architetti per un progetto su un’isola sulla Senna, a Parigi. Il progetto andò male. I lavori iniziarono, ma si interruppero quasi subito. Quell’insuccesso però mi porto al progetto di Punta della Dogana a Venezia. Leggerezza Dopo che mi hanno tolto cinque organi non solo sto bene, ma mi sento anche molto più leggero. Lingue Alla fine sono stato talmente impegnato con l’architettura che non ho mai imparato nè l’inglese, nè il francese, nè l’italiano. Anche se, quando le vostre idee e quelle del cliente non coincidono, il fatto di non capire un bel niente è spesso di grandissimo aiuto. Mela L’immagine che vedete è quella di una mela. È ciò che bisognerebbe essere sempre, una forma perfetta, armonica, levigata. Ma per essere e mantenersi così è necessario esercitarsi e studiare continuamente. Muratori Quando avevo 12-13 anni vedevo degli operai al lavoro su un edificio che cresceva e cresceva, proprio davanti alla mia finestra. Credo sia stato proprio allora che pensai che l’architettura poteva essere un lavoro interessante per me. Porte Se si vuole qualcosa non bisogna cedere mai, perché se non si entra dalla porta principale, c’è sempre qualche via secondaria. Possibilità Dato che non avevo la possibilità di frequentare un corso di laurea in architettura iniziai a studiarla per conto mio, rendendomi subito conto che l’architettura non è un lavoro che si fa da soli. Sfide Voi studenti di architettura avete scelto una strada molto dura, ma qualcuno di voi ce la farà. Anch’io in fondo, pur senza possibilità, ce l’ho fatta. Sogni Anche realizzare i nostri sogni richiede del tempo, per questo dobbiamo tenere in forma la mente e il fisico: per vivere fino a cent’anni. Una volta Conservo lo stesso spirito e lo stesso entusiasmo di una volta, quando non ero ancora noto. Un tempo facevo progetti in Giappone per case di 40 metri quadrati, oggi grandi progetti in tutto il mondo, per persone famose come Giorgio Armani, che oggi vorrebbe commissionarmi una casa tutta per me.

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› DESIGNCAFÈ

A SELINUNTE CON LPP CON INTERIOR LANDSCAPE RITORNA, DAL 13 AL 15 GIUGNO ARCHITECTS MEET IN SELINUNTE: TRE GIORNI DI LECTURE INCONTRI, PERFORMANCE, LA MOSTRA PROGETTI STESI E I PREMI NAZIONALI E INTERNAZIONALI IN UNO DEI LUOGHI PIÙ BELLI DEL MONDO

Con il contorno di performance notturne e una festosa atmosfera paritaria è l’incontro di architettura più coinvolgente e si svolge in uno dei luoghi più affascinanti del mondo, parliamo del Convegno che Luigi Prestinenza Puglisi organizza ogni anno al parco archeologico di Selinunte. Sostenuta quest’anno da Fondazione Sicilia, la nona edizione di Architects meet in Selinunte gioca con l’ambiguità del termine Interior Landscape. Da un lato infatti il paesaggio interno allude a vaste aree d’Italia dove sono in atto fenomeni di degrado e di spopolamento. E dove, quindi, occorre intervenire con decisione reinventandosi le ragioni dello sviluppo attraverso nuove idee che coinvolgano l’arte, l’architettura, l’urbanistica, come insegna, proprio in Sicilia, il caso del Farm Cultural Park di Favara. Dall’altra il titolo allude al progetto di interni, tema da sempre considerato di secondo piano, figlio di un dio minore. Eppure è lo spazio dove gli architetti oggi trovano maggiori occasioni e dove si attivano sperimentazioni che leggi edilizie sempre più vincolistiche e incomprensibili negano alle altre scale. Con il sottotitolo la crisi dell’architettura è crisi di idee? – suggerito dallo storico e critico dell’architettura William Curtis, che anche quest’anno parteciperà all’evento – si svilupperà poi una tavola rotonda sul tema dei concorsi e della qualità dell’architettura nel nostro Paese, anche alla luce di polemiche recenti come il caso del progetto di Labics per Palazzo dei Diamanti a Ferrara. Poi i premi e le lecture. Negli scorsi anni sono stati ospiti e premiati grandi architetti come Guido Canali, Daniel Libeskind, Massimiliano Fuksas, Mario Bellini, Benedetta Tagliabue, William Alsop, Allies e Morrison, Odile Decq, Dominique Perrault, RCR arquitectes, e nomi altrettanto importanti sono attesi per quest’anno. Infine, allestita negli spazi del baglio Florio, dopo l’incontro la mostra dei progetti dei partecipanti ‘Città Italia, città Sicilia’ si sposterà a Favara, dove è in corso la Biennale di Architettura dedicata alle città. La call: bit.ly/2vHX55g

IL BOSCO COME SALA DA CONCERTO DAL 13 GIUGNO TRA LE FORESTE DELLA VALCANALE TORNA RISONANZE, IL FESTIVAL DEL LEGNO CHE SUONA Il legno che genera armonie: da secoli, nella foresta di Tarvisio, tra Italia e Slovenia, l’abete di risonanza rappresenta il cuore della musica. Con passeggiate tra gli alberi, laboratori, incontri e concerti, in giugno per 4 giorni la piccola località della Valcanale torna ad ospitare il Festival delle Risonanze, che giunge alla sua quinta edizione. Messo a punto dall’assessorato alla cultura del Comune di Malborghetto-Valbruna, il programma 2019 comprende quattro giorni di concerti in Val Saisera, spettacoli teatrali, passeggiate guidate sul Forest Sound Track, mostre e laboratori di liuteria, spettacoli per bambini, concerti serali a lume di candela, cene a tema e il centro di Malborghetto trasformato in un salotto all’aperto con installazioni luminose e momenti di intrattenimento. Tra gli eventi in cartellone quest’anno Le quattro stagioni di Antonio Vivaldi con la Venice Baroque Orchestra e Giuliano Carmignola e Filippo Maria Bressan con l’Orchestra Alpina, Kujacustic Trio & Woody Mann con la [ 14 ]

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partecipazione straordinaria di John Monteleone, il violino di Alessandro Cappelletto, i flauti e la cornamusa di Luca Ventimiglia per i percorsi nel bosco. Poi la mostra degli strumenti costruiti sulla base degli schizzi di Leonardo Da Vinci custoditi nei Codici di Madrid e i talk di “Risonanze d’Artista” con interviste ai protagonisti del festival nel giardino del palazzo Veneziano.

L’abete di risonanza di MalborghettoValbruna da secoli è materia prima per la costruzione dei violini.


Ideazione e Organizzazione:

13•16 Giugno 2019 - Selinunte (TP) Awards / Lectures / Meetings / Exhibitions

INTERIOR LANDSCAPE La crisi dell’architettura è crisi di idee?

Realizzato con il sostegno di

Partner Istituzionali:

Special Partner

Media Partner:

Partner Tecnici: Hotel Admeto Althea Palace Hotel Alceste


› DESIGNCAFÈ

AL VITRA DESIGN MUSEUM UNA GRANDE ESPOSIZIONE DEDICATA ALL’ARCHITETTO INDIANO PREMIO PRITZKER NEL 2018. FOTO, FILMATI MODELLI E DOCUMENTI PRESENTANO LE OPERE CHE BALKRISHNA DOSHI HA REALIZZATO IN OLTRE CINQUANT’ANNI DI ATTIVITÀ ADATTANDO I PRINCIPI DEL MOVIMENTO MODERNO ALLE TRADIZIONI E ALLE CONTINGENZE CULTURALI, MATERIALI E AMBIENTALI DELLA SUA TERRA

BALKRISHNA DOSHI AL VITRA DESIGN MUSEUM

ARCHITECTURE FOR THE PEOPLE Balkrishna Doshi: Architecture for the People è il titolo dell’importante retrospettiva – la prima fuori dal continente asiatico – dedicata all’architetto indiano premio Pritzker 2018 organizzata dal Vitra Design Museum che rimarrà aperta fino al prossimo 8 settembre a Weil am Rhein. In oltre sessant’anni di attività Doshi, la cui opera è stata influenzata dalle collaborazioni con Le Corbusier, prima in Francia e poi a Chandigarh e a Ahmedabad, e con Louis Kahn durante la costruzione dell’Indian Institute of Management (19971992), ha realizzato una grande varietà di progetti, fondendo i principi del Moderno con le tradizioni locali e con le contingenze culturali, materiali e ambientali dei luoghi. La mostra presenta numerosi progetti realizzati tra il 1958 e il 2014 e abbraccia l’intera opera dell’architetto nato a Puni nel 1927: dalla progettazione di città, complessi residenziali, università e istituzioni culturali agli edifici governativi e amministrativi, alle case private e ai loro interni. L’opera di Doshi comprende progetti pionieristici come il complesso universitario di Ahmedabad, dove in quarant’anni ha costruito alcuni dei suoi edifici più rappresentativi, o il complesso residenziale Aranya per famiglie a basso reddito (1989). Oltre alla ricca esposizione di disegni originali, modelli e opere d’arte provenienti dall’archivio e dal suo studio di architettura, sono esposte anche foto, filmati e diverse installazioni spaziali. In alto, una delle sale del Vitra Design Museum dedicate alla retrospettiva di Balkrishna Doshi. A destra, Indian Institute of Management, Bangalore, 1977-1992 (© Iwan Baan 2018).

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Suddivisa in quattro sezioni tematiche, l’esposizione inizia presentando il campus universitario del Centre for Environmental Planning and Technology di Ahmedabad per proseguire concentrandosi su temi quali il luogo d’origine, l’identità e l’idea di architettura come motore del cambiamento sociale, mentre la terza sezione ruota attorno ai numerosi progetti istituzionali a cui Doshi ha collaborato. L’ultima sezione infine è dedicata ai suoi grandi progetti urbanistici. Fra questi il Vidhyadhar Nagar (1984) nel Rajasthan, complesso residenziale di 15.000 appartamenti concepito come città ad alta efficienza energetica per il quale l’architetto indiano ha sviluppato il piano regolatore

Balkrishna Doshi Architecture for the People Editore Vitra Design Museum pp 400, 59,90 euro ISBN 978-3-945852-31-6


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› DESIGNCAFÈ DESIGN CONTRO LA GUERRA LA CALL FOR IDEAS DI EMERGENCY

FIRENZE VISTA DAI BAMBINI Com’è Firenze, vista dai bambini che l’hanno disegnata, ritagliata e costruita nel corso di quattro laboratori pubblici organizzati tra marzo e aprile dalla Fondazione Architetti Firenze negli spazi della Palazzina Reale? Nati a seguito della partecipazione, l’anno scorso, al festival internazionale Big-Draw e coordinati dalla Commissione Comunicazione dell’ordine di Firenze con lo spirito di Bruno Munari, i laboratori hanno dato vita a una città disegnata o incollata dai bambini su

L’ARCHITETTURA DELLE PARTICELLE

LA TRANSIZIONE VERSO UNA SOCIETÀ MOBILE IMPONE UN CAMBIO DI PARADIGMA: DAL PROGETTO DELL’EDIFICIO A QUELLO DEL LUOGO DALLA FORMA A ELEMENTI MOBILI E INDIPENDENTI, DALLO STATO SOLIDO ALLO STATO GASSOSO

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grandi tavole di 10 metri per 1,5 e soprattutto costruita, negli ultimi due appuntamenti, in 3 dimensioni a partire da scatole di riciclo e pezzi complessi, come la cupola del Duomo, già predisposti dai coordinatori come riferimenti immancabili, al pari del percorso dell’Arno che serviva da base per definire l’immaginario reticolo urbano – su una piastra di 6 metri per 3 – dove i bambini hanno collocato gli edifici costruiti di una Firenze fantastica perché nata dalla loro immaginazione.

Nei vent’anni trascorsi da quando Bauman ha spiegato la crisi della ‘modernità solida’, in tutto il mondo sono cresciuti edifici imponenti e muti verso l’esterno delle città riflesse nelle lucide cortine di vetro della loro autoaffermazione. Ma oggi queste architetture solide, e le città che le contengono, si rivelano inadatte alle strutture della società contemporanea, fatte di reti di relazioni, non più ancorate a luoghi fisici. Nasce da queste premesse il manifesto di Emmanuele Lo Giudice Architettura gassosa, per un nuovo realismo critico, approfondito in un seminario internazionale organizzato dal 28 al 31 maggio al Macro di Roma, mentre la settimana successiva un workshop che coinvolgerà studenti di Belle Arti e di Architettura di Milano, Roma e Venezia darà contenuto concreto ai temi del manifesto prendendo a tema il progetto di un ‘museo gassoso’. Protagonista, in un museo, non è l’architettura ma le opere, ovvero la relazione tra le opere e la struttura espositiva. Allo stesso modo l’architettura gassosa è un recinto, uno spazio vuoto per favorire l’interazione tra utenti che lo occuperanno temporaneamente, in base alle attrazioni che – come le particelle che compongono un gas – si creeranno tra loro.

Per festeggiare il venticinquesimo anno di vita Emergency, in collaborazione con SosDesign (programma a sostegno dell’organizzazione umanitaria) e Desall (piattaforma di open design and innovation), ha lanciato un concorso per ricevere proposte relative ad ambienti, prodotti e servizi capaci di risolvere, da differenti punti di vista, i problemi che si determinano nelle zone di guerra. Si tratta di una call for ideas per contribuire alla missione principale dell’Ong: offrire cure medicochirurgiche di elevata qualità alle vittime delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà. Il concorso chiede la presentazione di progetti capaci di dare forma a un concept (astratto), a una soluzione (pratica) o a un processo (ideativo o costruttivo) utili a curare, proteggere, accudire e testimoniare. La mostra e la premiazione dei progetti partecipanti verrà ospitata a Casa Emergency a Milano, tra settembre-ottobre prossimi. Presidente della giuria è Stefano Boeri. Il bando è pubblicato sulla piattaforma Desall all’indirizzo http://bit.ly/DesignAgainstWar.


› PAESAGGIO

PREMIO CARLO SCARPA PER IL GIARDINO

PAESAGGIO COLTIVATO IL PREMIO ASSEGNATO AI GIARDINI DEL TÈ DI DAZHANGSHAN SOTTOLINEA IL VALORE DEL RAPPORTO TRA L’UOMO E LA CURA PER LA TERRA E LA CAPACITÀ DI COSTRUIRE IL FUTURO PRESERVANDO IL PASSATO La pianta del tè (Camellia Sinensis) ha le sue origini storiche nella regione del Wuyuan, nella Cina meridionale. Qui, nel triangolo d’oro della produzione delle foglie del tè verde, ai piedi della montagna di Dazhangshan si susseguono campi ondulati, inconfondibili per il disegno ordinato delle piantagioni che scorrono in forma di siepi parallele, interrompendo a tratti il manto boschivo che ricopre i rilievi collinari o la distesa di risaie nei fondovalle. Nel 2001, nella contea che conta circa 340.000 abitanti alcuni coltivatori fondarono un’associazione, oggi cresciuta a circa 250 famiglie della zona, che cura un territorio di circa 9.300 ettari, 416 dei quali dedicati a una produzione fondata sui principi dell’agricoltura biologica. La cura dell’uomo e le modalità di conduzione agricola fanno sì che questo paesaggio si riveli con una particolare qualità estetica e manifesti connessioni profonde con tradizioni culturali antiche e insieme una significativa e puntuale adesione ai criteri agroecologici delle coltivazioni biologiche più attente. Dal 1990, il lavoro di ricerca svolto dal Premio Carlo Scarpa ha più volte messo in luce il valore del rapporto tra l’uomo [ 20 ]

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e la cura della terra come fattore imprescindibile per esplorare ogni forma di accostamento al paesaggio e la XXX edizione non fa eccezione. La campagna di promozione culturale che accompagna il Premio – consegnato a Hong Peng, responsabile dell’Associazione dei coltivatori di tè biologico di Dazhangshan e presidente della Jiangxi Wuyuan Dazhangshan Organic Food Company – si è svolta principalmente nel

corso del mese di maggio a Treviso, con la mostra curata da Patrizia Boschiero, Fondazione Benetton e Nicolas Vamvouklis e la proiezione del film-documentario realizzato dalla Fondazione Benetton con il regista Davide Gambino e la collaborazione di Gabriele Gismondi. Il volume che documenta il lavoro di ricerca è stato curato da Patrizia Boschiero, Luigi Latini, presidente del comitato scientifico, e da Maurizio Paolillo


› CONCORSI

L’ESPOSIZIONE UNIVERSALE DEL 2020

DUBAI 2020, L’ITALIA CHE VORREMMO VEDERE SOLO TERZA CLASSIFICATA, LA PROPOSTA DI DODI MOSS PER IL PADIGLIONE ITALIA A DUBAI 2020 REALIZZATA IN COLLABORAZIONE CON L’ARTISTA EDOARDO TRESOLDI

Carlo Ratti Associati, in collaborazione con Italo Rota, Matteo Gatto e F&M Ingegneria, si sarebbe aggiudicato (il condizionale è d’obbligo visto il ricorso al Tar presentato da Mario Cucinella, classificatosi primo, poi escluso per un presunto conflitto di interesse; ndr) il concorso internazionale per la progettazione del Padiglione Italia all’Esposizione universale di Expo Dubai 2020. Secondo classificato il progetto di Gianluca Peluffo and Partners, in collaborazione con Pras Tecnica Edilizia, Greenland, HZ Studio Architecture and Engineering. Al terzo posto la proposta progettuale di Dodi Moss di Mauro Traverso con l’artista Edoardo Tresoldi che presentiamo in questa pagina: un racconto dell’identità culturale italiana attraverso tre chiavi interpretative quali l’architettura, la natura e la tecnologia. L’edificio si distingue per un corpo longitudinale, leggermente traslato rispetto al lotto, formato da due elementi: un basamento architettonico e una struttura trasparente realizzata in rete metallica con funzione [ 22 ]

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iconica e climatica, che costituisce l’ombreggiatura degli spazi aperti del padiglione. Il basamento sale gradualmente in quota disegnando un guscio materico che custodisce il giardino, rendendolo visibile solo in parte dall’esterno, e ponendosi al di sotto delle strutture trasparenti che evocano gli ambienti e le volte dei cortili e dei palazzi italiani. La fusione tra un solido elemento materico e uno etereo dà vita ai grandi spazi centrali – il Prologo e la Piazza – che, pervasi dall’acqua e dal giardino, costituiscono il fulcro evocativo e funzionale del progetto. Il progetto di Dodi Moss e Edoardo Tresoldi è stato sviluppato in collaborazione con Studio Costa Architecture, Progettando, Emanuele Donadel, Gaetano Farella, Francesco Leo e Francesco Marzulli

Nelle immagini, render e prospetti del progetto sviluppato da Dodi Moss con Edoardo Tresoldi terzo cliassifcato al concorso per il padiglione Italia a Dubai 2020 (courtesy Dodi Moss).

Il progetto vincitore? Nell’immagine, il render del progetto primo classificato per il Padiglione Italia secondo la proposta di Carlo Ratti Associati con Italo Rota. L’aggiudicazione è sub judice in quanto pende al Tar il ricorso di Mario Cucinella Architects, classificatosi al primo posto secondo la giuria, ma escluso per un presunto e ipotetico conflitto di interesse di una società presente nel raggruppamento di imprese. Invitalia, committente per conto del commissario straordinario di Expo2020, ha così proclamato vincitore il secondo classificato. Il giudizio di merito è previsto per il 29 maggio.


› FOCUS

Freedom e il suo inventore Niels Diffrient (1928-2013). Un’icona in ambito seating che in vent’anni è stata scelta da più di due milioni di persone.

Cronaca di un successo annunciato Anno 1999. Mentre il mondo si apprestava ad entrare nel terzo millennio, Niels Diffrient e Humanscale presentavano Freedom, il sedile ergonomico che nel tempo ha raccolto unanimi consensi in termini di comfort, semplicità operativa e lunga durata nel tempo. In questi 20 anni di successi Freedom ha ottenuto dieci International Awards e, in Italia, diversi Attestati di Qualità Ergonomica a cui si associano importanti riconoscimenti per la meritata eco-sostenibilità. Ad oggi, oltre due milioni di utenti hanno scelto Freedom e si prevede una costante crescita non solo nel segmento direzionale, ma anche nelle aree destinate alle control e dealing room. Freedom è la soluzione ideale per tutti coloro che assumono un postura assisa protratta nel tempo e sono quindi più soggetti al rischio di affaticamento muscolo-scheletrico e visivo, con conseguente minore efficienza e non solo. I principali requisiti ergonomici che la distinguono sono: la flessione appropriata del busto in funzione del peso corporeo dell’operatore (compreso tra 45 e 136 kg) per effetto di una tecnologia ‘invisibile’ situata all’interno del sottosedile che ne gestisce il movimento, senza dovere azionare dispositivi esterni spesso complicati e ingombranti.

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Altrettanto rilevante, il perfetto supporto dello schienale, la stabilità dei braccioli, l’ampio e solido poggia-nuca che si posiziona adeguatamente rispetto al tratto cervicale. Tutti regolabili secondo le personali esigenze, come per quanto riguarda la profondità e l’altezza del sedile, che la rendono universalmente idonea. Telaio e basi sono rigorosamente in pressofusione di alluminio, finitura lucida o grafite. Humanscale progetta soluzioni nel rispetto dell’ambiente nel più ampio senso del termine. Freedom è uno dei testimonial più rilevanti di questa attitudine: progettata e prodotta in poche parti componenti, per limitare i processi di lavorazione a favore di una minore manutenzione, una maggior durata nel tempo e un minimo impatto ambientale anche grazie ad un elevato utilizzo di materiale riciclato e riciclabile.


› FOCUS

L’etica del design Niels Diffrient, Confessions of a generalist Generalist Ink (www.generalist-ink.com) ISBN 978-0-578-11241-1

Cos’hanno in comune Leonardo da Vinci, Buckminster Fuller e Thomas Jefferson? Secondo Niels Diffrient sono tre ‘generalisti’, termine che in italiano suona riduttivo ma riassume invece la filosofia del designer industriale americano: persone contraddistinte da generosità e etica che, interpretata con grazie ed eleganza, si fa estetica, con progetti e oggetti capaci di far progredire la civiltà, al di là della loro utilità immediata. Ma persone capaci anche di applicare alle proprie idee, con umiltà, una severa due diligence, necessaria per capire se sono praticabili e realmente migliorative per l’uomo.

1999, while the world was preparing to enter the third millennium, Niels reinvented the modern task chair and changed the way people sit. 20 years later, Freedom is still revered for its elegant simplicity, functionality and timeless design. Freedom chair revolutionized the seating industry as the first ever self-adjusting chair. Niels removed the traditional manual knobs and levers found in other chairs and replaced them with the sitter’s body weight and the laws of physics. This resulting self-adjusting mechanism allows users to move freely from posture to posture without thinking about it.

info@humanscale.com italy@humanscale.com www.humanscale.com

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› FOCUS

LUALDI HA PRESENTATO TEATRO, UN SISTEMA SCENOGRAFICO CHE ASSECONDA GLI STILI DI VITA CONTEMPORANEI UNENDO O SEPARANDO GLI AMBIENTI COME UNA QUINTA TEATRALE. NE ABBIAMO PARLATO CON ANDREA BOSCHETTI, CO-FONDATORE DI METROGRAMMA, CHE L’HA DISEGNATO

Architettura

dello spazio

Ci sono nozioni difficili da intepretare, come ad esempio il termine ‘flessibilità’, oggi quanto mai in voga: cosa significa e come si applica concretamente alla ‘firmitas’ dell’architettura, che progetta spazi delimitati da solidi perimetri? Nonostante la tendenza all’unione di mondi un tempo separati (cucina-living, bagno-camera da letto) come creare ambienti trasformabili? Le quinte mobili di Teatro, che Lualdi ha presentato all’ultimo Salone del Mobile, aprono prospettive inattese: chiuse appaiono come una parete pulita e minimale; aperte si trasformano in un diaframma ortogonale che modifica radicalmente la percezione dello spazio e interagisce con la luce. Andrea, come nasce l’idea di Teatro?

Mi è capitato spesso di sentire frasi come “bello questo spazio aperto, ma dovremmo poter chiudere almeno la cucina” oppure “quando organizzo una serata mi piace parlare con gli amici mentre preparo gli aperitivi”. Non è solo una questione pratica, il fatto è che negli ambienti residenziali facciamo sempre più cose: nello stesso spazio voglio poter conversare o ascoltare musica, leggere o rispondere alle email, stare da solo o con gli amici. Con il sistema Teatro diventa finalmente possibile rimodulare lo spazio, trasformarlo, creare vere e proprie [ 26 ]

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messe in scena dove secondo l’orientamento cambia anche la luce e la percezione stessa dell’ambiente in cui mi trovo. Non bastava una porta?

Un’altra? La porta è un prodotto, se la apri comunque non unisce. Teatro è un ‘sistema’, un esempio di quello che io chiamo ‘design 2.0’: qui tu lo vedi con quattro ante retroilluminate, ai Saloni abbiamo puntato su un modello tamburato laccato lucido ma Teatro può avere più o meno quinte, essere completamente trasparente o rivestito in pelle. Il movimento può essere automatizzato, integrandosi con il sistema domotico dell’abitazione. È un design aperto, realizzato su misura in base alle esigenze dell’architetto e del suo progetto di interni. L’ingegnerizzazione non dev’essere stata semplice.

No, infatti. Ci sono voluti due anni per risolvere gli aspetti legati al movimento, al peso dei componenti, ai sincronismi. Ma soprattutto c’è voluta la volontà di Lualdi di realizzarlo malgrado le difficoltà tecniche. Hanno agito come gli imprenditori di una volta, con l’orgoglio di affrontare le sfide senza fare analisi costi/benefici. Come è nato l’incontro con Lualdi?

Entrambi conosciamo Serena Capasso, che un paio d’anni fa stava aiutando Lualdi a

Alberto Lualdi, Andrea Boschetti, Pierluigi e Olga Lualdi

organizzare una mostra, ‘portrait’. Erano ritratti di architetti e gli mancava il mio, così Serena mi ha coinvolto. Metrogramma lavora soprattutto sull’architettura e i grandi masterplan. È la prima volta che ti occupi di design?

A mio parere Teatro è architettura, architettura dello spazio. Nella mia cultura del progetto, a qualsiasi scala, ciò che conta è sempre ottenere un risultato positivo per la persona. Non conta la mia firma ma la possibilità di migliorare gli ambienti in cui le persone vivono. Infine, lavorando molto sulle residenze private, soprattutto in Russia, capita spesso di sviluppare progetti che comprendono tutto, dall’architettura al singolo dettaglio del bagno o della cucina. Tra l’altro, oltre a Metrogramma, da qualche anno sono anche head of design di Luxury Living per la parte contract. Antonio Morlacchi


Progetto Architettonico / Maurizio Varratta Cliente / Prysmian S.p.A. Luogo / Milano – Italia -------------------------

RESA ESTETICA E PRESTAZIONI FISICHE

In una città viva si reinventano i luoghi del passato proiettandoli nel domani. Per la sede di Prysmian a Milano Bicocca, una nuova concezione degli spazi di lavoro ha trasformato edifici obsoleti in open space luminosi, ambienti confortevoli e funzionali. Lo zinco-titanico zintek® scelto per le coperture, una parte delle facciate e alcuni dettagli degli interni, dà forma e sostanza a un involucro non solo resistente, durevole e a basso impatto ambientale, ma funzionale alla regolazione della temperatura e dell’umidità interne, ed esteticamente gradevole. Un materiale contemporaneo per l’architettura del futuro. Perché il futuro è oggi. www.zintek.it


› FOCUS L’Aula Magna con i banchi-studio LAMM E4000. Sotto un’immagine del Campus Humanitas University di Pieve Emanuele (Milano) progettato da Filippo Taidelli - Studio FTA.

PER L’AULA MAGNA E LO SPAZIO DIDATTICA DELL’HUMANITAS UNIVERSITY DI PIEVE EMANUELE, LAMM HA FORNITO OLTRE 800 BANCHI-STUDIO MODELLO E4000

Banchi modulari Lamm per l’Humanitas University

Progettato dallo studio Filippo Taidelli, il Campus Humanitas University di Pieve Emanuele è costituito da un complesso di edifici che ospita circa un migliaio di studenti provenienti da una trentina di Paesi. Si tratta di una struttura all’avanguardia, integrata all’Istituto clinico Humanitas di Rozzano, dove l’insegnamento della Medicina è condotto interamente in lingua inglese. La visiting faculty include premi Nobel per la Medicina e ricercatori di fama internazionale. Il nuovo complesso è formato da 4 edifici per 25mila mq. Oltre alle aule, ai laboratori e agli spazi per la didattica, comprende un’Aula Magna, una biblioteca digitale e un innovativo Simulation lab, fiore all’occhiello del Campus. Lamm ha partecipato a questa importante rea-

lizzazione assecondando le necessità funzionali e la flessibilità d’uso evidenziate dalla committenza. Le varie situazioni e tipologie di aula sono state studiate adattando gli allestimenti alle diverse esigenze e modalità di insegnamento: dalle lezioni frontali ai lavori di gruppo alle prove pratiche, condizioni che impongono un certo grado di adattabilità degli spazi e degli arredi. Per l’edificio didattica e per l’Aula Magna, Lamm ha fornito rispettivamente 600 e 228 banchi-studio E4000, design Lucci e Orlandini. Il sistema E4000 è frutto di uno studio di semplificazione e razionalizzazione: i componenti possiedono caratteristiche di praticità, resistenza e durata e integrano gli aspetti tecnologici e multimediali, tra i quali le canaline di elettrificazione poste al di sotto dei piani di scrittura.

I 600 banchi-studio sono stati forniti nella versione con piano ribaltabile, disposti in fi le diritte e in piano: per soddisfare le esigenze del committente, i pianetti di scrittura sono stati realizzati con una profondità maggiorata e piedi anti-ribaltamento, che consentono al banco di diventare autoportante, senza la necessità di forare la pavimentazione. Anche le finiture sono state personalizzate, con parti metalliche verniciate in grigio scuro e superfici di sedili, schienali e pianetti in Rovere Texas di Abet Laminati. I 228 posti che arredano l’Aula Magna presentano le medesime caratteristiche tecniche; per le parti metalliche è stata scelta la verniciatura in nero, mentre per sedili, schienali e pianetti il rivestimento è in Rovere America sempre di Abet

Progetto Campus Humanitas University Luogo Pieve Emanuele - Milano Anno 2017 Progetto architettonico Filippo Taidelli Studio FTA Fornitura Lamm 600 banchi-studio E4000 per aule didattiche, 228 per l’Aula Magna

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› FOCUS

PER I NUOVI UFFICI DI MILANO DEL GRUPPO KERING SONO STATI SCELTI E POSATI PAVIMENTI DI GARBELOTTO. UN PARQUET SOPRAELEVATO DI DESIGN E IN VERO LEGNO

Nelle foto la posa del pavimento in legno Rovere Praga, con posa Clip Up System.

Pavimenti in rovere posa Clip Up System Per la sua nuova sede Kering – multinazionale francese del settore dei beni di lusso – ha scelto Milano e in particolare lo spazio di via Mecenate 91, nella zona sud-est della città, vicino al Gucci Hub, il brand di punta del gruppo. L’edificio, una torre di nove piani e 11mila metri quadrati di superficie, i cui interni sono scanditi dall’alternanza di legno e pietra, si caratterizza per l’attenzione agli aspetti ambientali: entro l’anno, infatti, l’azienda conta di conseguire le certificazioni Leed Core&Shell e Platinum Commercial Interior. Per i pavimenti della sede milanese è stata scelta la qualità made in Italy del Parchettificio Garbelotto. Nell’intero edificio, infatti, è stato posato il pavimento in legno Rovere color Praga, con posa Clip Up System. Si tratta di un sistema unico di posa, brevettato dalla società trevigiana, che permette di avere un pavimento sopraelevato di design e in vero legno. Il nuovo prodotto di Garbelotto è un sistema innovativo, destinato a cambiare la posa dei pavimenti in legno flottanti grazie a un sistema di clip che si inseriscono nella fresatura realizzata sotto le tavole dei prefiniti. Clip Up System ha il vantaggio di rendere il pavimento in legno completamente ispezionabile: le tavole possono essere rimosse anche singolarmente ed eventualmente sostituite in poco tempo oppure rimosse per intero, recuperandole per posarle in un diverso ambiente, in modo facile e preciso. I prodotti che il Parchettificio Garbelotto realizza e fornisce, tutti certificati Fsc, sono sottoposti a verifica dei composti organici volatili presenti nell’aria, che certificano a loro volta la non pericolosità e la non cancerogenicità delle sostanze impiegate. Anche grazie a tali requisiti, l’azienda è stata selezionata dal gruppo francese anche per i lavori di pavimentazione della nuova sede di Alexander McQueen di Firenze

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Realizzazione Nuova sede Kering, via Mecenate, 91 - Milano Committente Gruppo Kering Superficie 11.000 mq Impresa costruttrice Colombo Costruzioni Pavimentazione in legno Parchettificio Garbelotto Posa dei pavimenti sopraelevati in legno Fratelli Moncini


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› FOCUS

Abitare le stanze degli angeli Palazzo Galante Gadaleta è uno dei simboli della città di Molfetta. Affacciato sull’orizzonte dell’Adriatico, si distingue per l’involucro in pietra dall’elevato pregio storico, artistico e architettonico. All’interno di uno dei tre livelli che compongono lo stabile l’architetto Danilo Palumbo ha firmato un intervento di restauro che ha consentito il recupero e la valorizzazione delle preesistenze tenendo conto delle necessità abitative contemporanee della committenza. «I lavori di conservazione e restauro si sono svolti sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città Metropolitana di Bari – spiega l’architetto Palumbo – e sono stati eseguiti nel rispetto dei materiali, delle forme, dei colori e dei caratteri architettonici preesistenti, evitando l’inserimento di elementi dissonanti e privilegiando, dove possibile, l’utilizzo di tecnologie e tecniche tradizionali». L’ingresso, marcato da un portale scolpito ad altorilievo, si affaccia su un corridoio di distribuzione da cui si diramano i quattro ambienti [ 32 ]

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principali e i due bagni. Il vero cuore della casa è la sala, chiamata ‘stanza degli angeli’ in onore del grande portale scultoreo barocco che la caratterizza, realizzato in stucco nel 1779 da Carlo Andrea Tabacchi come ornamento d’ingresso di un palazzo. Per la pavimentazione si è optato per un pregiato parquet Woodco in teak con posa a spina ungherese. Realizzato in una variante microbisellata, spazzolata e rifinita con vernice all’acqua, il pavimento conferisce dinamicità agli interni non solo grazie alla particolare geometria di posa, ma anche grazie alle fasce perimetrali che delimitano ogni singolo ambiente e alle bindellature realizzate in corrispondenza dei varchi di passaggio tra locali limitrofi

In alto, Palazzo Galante Gadaleta affacciato su mare. Sopra, la sala e il corridoio con pavimento Woodco in teak con posa a spina ungherese (foto © Antonio Lusito).

IN UNO DEI PALAZZI SIMBOLO DI MOLFETTA, UN INTERVENTO DI RIQUALIFICAZIONE SI FA INTERPRETE DELLE NECESSITÀ ABITATIVE CONTEMPORANEE TUTELANDO IL VALORE STORICO E ICONICO DEL CONTESTO. MERITO ANCHE DEI PREGIATI PAVIMENTI IN TEAK WOODCO, SCELTI IN UNA DELLE PIÙ NOBILI GEOMETRIE DI POSA

Realizzazione ristrutturazione abitazione privata Località Molfetta, Bari Anno di ultimazione 2017 Superficie 140 mq Progetto arch. Danilo Palumbo Lavori edili e impiantistici Edil2A Pavimenti in legno Woodco, spina ungherese in teak con superficie microbisellata, spazzolata e verniciata Posatore pavimenti O.B. Parquet di Onofrio Berloco Agente Woodco Giuseppe Gesmundo


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› FOCUS Nelle foto, il cantiere durante la posa di lastre prefabbricate autoportanti Ytong e pannelli Multipor. A fondo pagina, dettagli del solaio Ytong sp 20 cm: le barre loongitudinali e trasversali sono collegate mediante elettrosaldatura.

UN UNICO SISTEMA COSTRUTTIVO COMPOSTO DA PRODOTTI XELLA TRA LORO COMPLEMENTARI PER L’ARCHIVIO DOCUMENTALE DEL JOINT RESEARCH CENTRE A ISPRA

Se da un lato l’ampia disponibilità di materiali da costruzione consente oggi di realizzare oggetti edilizi innovativi, dall’altro l’accostamento di prodotti che in situazioni di stress o nel caso di semplici variazioni delle condizioni ambientali assumono comportamenti diversi può dare luogo a risultati imprevisti, oltre ad allungare i tempi di cantiere per l’inevitabile intervento di competenze diverse, ciascuna specializzata in uno specifico materiale. Così, per realizzare un nuovo archivio per la conservazione di documenti cartacei – dove il rischio incendio è maggiore e quindi la domanda di resistenza al fuoco più alta – il Centro Comune di Ricerche della Comunità Europea a Ispra, in provincia di Varese, ha adottato un sistema costruttivo composto di prodotti compatibili tra loro che, una volta in opera, manifestano un comportamento univoco e uniforme nelle prestazioni. Nello specifico si tratta del sistema costruttivo Xella composto da blocchi Sismici REI240 con irrigidimenti in blocchi forati e blocchi a U per la muratura portante, lastre solaio Ytong di spessore 20 cm con cappa collaborante in c.a. per il solaio e pannelli Multipor di spessore [ 34 ]

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L’archivio antisismico resistente al fuoco 6 cm incollati e tassellati all’intradosso del solaio. La fi nitura è avvenuta con cicli di intonacatura Ytong. L’intero archivio, realizzato all’interno di una struttura di tipo industriale, è ora certificato al fuoco Rei 240 (i blocchi Ytong e i pannelli Multipor sono ignifughi) e, grazie alla leggerezza dei materiali strutturali, antisismico. Aspetto non secondario per un’orga-

nizzazione vocata alla protezione ambientale la scelta di materiali sostenibili: l’origine naturale dei materiali e gli elevati standard qualitativi degli impianti di produzione hanno permesso ai principali prodotti Xella – corredati dalla Dichiarazione Ambientale di Prodotto (EPD) basata sul Life Cycle Assesment – di essere certificati anche secondo lo standard internazionale Natureplus®


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› FOCUS

PER LA REALIZZAZIONE DELLE FACCIATE DEL NUOVO CORPO AULE DEL LICEO SCIENTIFICO ETTORE MAJORANA DI CAPANNORI SONO STATE POSATE LE DOGHE METALLICHE ALU-SKIN COLOR TESTA DI MORO CON FINITURA RILLATA

Rivestimento in Alubel per un istituto scolastico Semplice ed essenziale ma anche efficiente: il nuovo corpo aule del liceo ‘Ettore Majorana’ di Capannori è un ottimo esempio di architettura contemporanea, che coniuga le esigenze del risparmio energetico con quelle della sostenibilità economica. Il progettista, l’ingegner Maura Meris, affiancata nella direzione lavori dall’architetto Alessio Rullani, ha concepito un edificio dalla pianta rettangolare, in aderenza con il fabbricato preesistente, dal quale però si differenzia per il marcato utilizzo di materiali contemporanei. Particolarmente efficace il rivestimento della facciata con doghe metalliche Alu-skin di Alubel, che conferisce all’edificio un carattere moderno e ben riconoscibile. Pregevole è la cura dei dettagli realizzati dall’impresa Edilpi di Altopascio: le doghe, posate in senso orizzontale e senza fughe, sono tagliate su misura per rispettare il passo delle finestre e la simmetria delle facciate, mentre tutte le giunzioni sono completate con apposite lattonerie. Le doghe, color testa di moro, hanno finitura rillata e contrastano con il bianco dei serramenti creando un gradevole effetto estetico. L’utilizzo delle doghe Alu-skin comporta anche altri vantaggi: off rono un’ottima protezione della facciata e non sono soggette ad ammaloramento, aspetti fondamentali per un’opera pubblica che non deve richiedere costose manutenzioni. Da non tralasciare la facilità di posa delle doghe sulla sottostruttura in acciaio che ha permesso di completare il lavoro in tempi rapidi

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Realizzazione Ampliamento del liceo Majorana di Capannori, Lucca Committente Provincia di Lucca Progettazione Maura Meris, MSA Studio Tecnico Associato Direzione lavori Alessio Rullani Facciata Doghe metalliche Alu-skin di Alubel Posa delle doghe Edilpi, Altopascio


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› FOCUS

La facciata ventilata che fa risparmiare La realizzazione della nuova scuola primaria di Dossobuono di Villafranca di Verona fa parte di un progetto più generale di intervento su un’area di 26mila metri quadrati su cui insistono il palazzetto dello sport, il centro sportivo polifunzionale e la scuola secondaria dello stesso istituto. Il plesso si compone di 15 aule (più quattro speciali) su un unico piano fuori terra: tutte sono dotate di uscita autonoma sul giardino. Alle aule si aggiungono gli uffici amministrativi, alcuni spazi polivalenti e l’aula magna. Il progetto, frutto del lavoro dello studio associato Abc di Villafranca, ha posto grande attenzione alla resa energetica dell’edificio, progettato secondo i più moderni criteri di efficienza. L’involucro, isolato con una facciata ventilata sui prospetti principali e con un isolamento a cappotto su quelli laterali, ha permesso di massimizzare le prestazioni energetiche e di ottimizzare le lavorazioni. Il sistema di facciata ventilata impiegata è Isotec

Realizzazione Nuovo plesso scolastico a Dossobuono di Villafranca, Verona Progettazione preliminare e definitiva Ufficio tecnico comunale (in collaborazione con lo studio Piergiorgio Castellar-Ingegneria e Geologia) Progettazione esecutiva Abc Studio Associato Silvano Pizzoli Progettazione strutturale Mirko Ferriogato, Unitech Progettazione impiantistica Barana Engineering Impresa esecutrice Ecodem Fine lavori Aprile 2018

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Parete di Brianza Plastica. Si tratta di un pannello in poliuretano espanso rigido autoestinguente, rivestito da una lamina in alluminio goffrato e da un correntino asolato in acciaio protetto, integrato nel pannello in fase produttiva. Il correntino, che crea un’orditura metallica portante, risulta funzionale al fissaggio del rivestimento esterno e, al tempo stesso, crea la camera di ventilazione fra la cortina esterna e l’isolante. Il sistema Isotec Parete, di 100 millimetri di spessore, si è dimostrato idoneo alla posa del rivesti-

IL PROGETTO DELLA NUOVA SCUOLA PRIMARIA HA POSTO GRANDE ATTENZIONE ALLA RESA ENERGETICA. SUI PROSPETTI PRINCIPALI È STATA POSATA LA FACCIATA VENTILATA ISOTEC PARETE DI BRIANZA PLASTICA

mento in lastre in grés porcellanato di Emilgroup (120 x 60 cm), ancorate ai correnti metallici con morsetti in acciaio a vista. L’ingresso principale è protetto da un’ampia tettoia in legno lamellare; in corrispondenza dell’ingresso posteriore è stata inserita una tettoia metallica con frangisole. Gli imbotti delle aperture sono stati isolati con i pannelli Isotec Linea, complementari e raccordati ai pannelli Isotec Parete e rivestiti successivamente con elementi in alluminio preverniciato


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› FOCUS

UN’ARCHITETTURA AUDACE PER UNA STRUTTURA SPORTIVA A DOLNÍ BŘEŽANY, A SUD DI PRAGA. UNA CUPOLA RICOPERTA CON MIGLIAIA DI SCANDOLE PREFA DI COLORE SILVER METALLIZZATO, RESISTENTI E FACILI DA POSARE. IL PROGETTO ARCHITETTONICO È DI SPORADICAL DI JAKUB NAŠINEC E ALEŠ KUBALÍK

Il disco volante e le ventimila scandole Prefa Per la palestra di Dolní Břežany, piccolo comune della repubblica Ceca a venti chilometri da Praga, gli architetti Jakub Našinec e Aleš Kubalík, dello studio Sporadical di Nové Město, hanno sviluppato un progetto audace e futuristico. Il moderno edificio, con la sua forma ellittica, è diventato un’attrazione e una fonte d’ispirazione per i futuri progetti di sviluppo della zona. La struttura, destinata a ospitare le attività sportive ma anche gli eventi della piccola comunità, misura 45 metri per 25 ed è in grado di accogliere fino a 250 spettatori. La forma tridimensionale sferoidale della palestra, che ricorda un disco volante, è una scelta voluta e ricercata dei progettisti: le forme arrotondate, lisce e astratte della cupola la fanno avvicinare alle persone, mentre la superficie metallica rispecchia l’ambiente e i confini tra il cielo e il tetto si confondono. Una soluzione architettonica di questo tipo aveva bisogno di tecnologie e materiali altrettanto importanti. La scelta degli architetti, in virtù della leggerezza e dell’adattabilità dei prodotti, si è orientata sulle scandole Prefa: per copri-

Realizzazione Palestra, Dolní Břežany Progettazione architettonica Jakub Našinec e Aleš Kubalík, Sporadical Superficie della cupola 1.960 mq. Numero di scandole 20.000 Copertura Scandole Prefa Fotografie Prefa | Croce & Wir

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re i 1.960 mq di superficie ne sono state posate 20mila, tutte di colore silver metallizzato, resistenti e facili da installare. Gli elementi sono di alluminio preverniciato di 0,7 mm di spessore, hanno un doppio strato di verniciatura poliammidica poliuretanica in Coil Coating, un formato di 420x240 mm e un peso di circa 2,5 kg per mq e sono posati su un tavolato pieno (spessore minimo di 24 mm) e fissati con 10 graffette per mq. Le scandole Prefa sono disponibili in nove colori standard e, a richiesta, in alluminio naturale

Gli architetti Jakub Našinec e Aleš Kubalík, dello studio Sporadical di Nové Město.

Realizzazione Nuovo archivio del Centro Comune di Ricerca Joint Research Centre, Ispra, Varese Committente Centro Comune di Ricerca Joint Research Centre, Ispra, Varese Progettista xxxxxxx Sarti Certificazione antincendio Fsc Engineering Fornitori Gruppo Xella Prodotti pannelli isolanti Multipor; blocchi e cicli di intonacatura Ytong


The Future of Work is Creative Le organizzazioni stanno attraversando un periodo di straordinari cambiamenti e chiedono ai propri collaboratori di trovare nuove risposte a problemi complessi, in maniera veloce e creativa. Steelcase e Microsoft propongono insieme un ecosistema di ambienti accuratamente progettati, in cui spazio e tecnologia convergono per ispirare nuovi modi di pensare e alimentare la creativitĂ .

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› NEWS

CONCLUSA LA NONA EDIZIONE DELL’EVENTO MILANESE DEDICATO AL MONDO DELLE COSTRUZIONI E DELL’ARCHITETTURA. QUEST’ANNO AL CENTRO DEL DIBATTITO LA RIPRESA DI UN SETTORE CHE VALE 128 MILIARDI DI EURO. Al taglio del nastro, accanto al presidente di FederLegnoArredo, sono intervenuti il Sottosegretario del Ministero dello Sviluppo Economico Michele Geraci, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, il Sindaco di Milano Giuseppe Sala.

MADE EXPO 2019

MILANO ARCHITETTURA E DESIGN PER LA QUALITÀ DELL’ABITARE Con 900 espositori e oltre 90mila presenze, di cui il 10% proveniente dall’estero, secondo i dati diff usi dalla Fiera di Milano-Rho, si è conclusa la nona edizione di Made Expo, l’esposizione biennale dell’edilizia e dell’architettura. Al centro del dibattito della quattro giorni milanese è stato il tema della ripresa del settore, che senza dubbio rappresenta il volano per il rilancio dell’economia del Paese. Un segnale positivo in questa direzione è venuto dai dati diff usi dall’Osservatorio Ance riguardanti il mercato italiano 2018 delle costruzioni, che hanno fatto registrare, sull’anno precedente, una variazione positiva dell’1,5% in termini di fatturato, che ha raggiunto i 128 miliardi di euro. La vetrina di Made è servita anche a dimostrare la maturità di un settore, orientato al cambiamento nel segno dell’innovazione, per garantire comfort, sicurezza e sostenibilità a operatori e consumatori. L’altro tema al centro dell’attenzione è stato infatti la qualità dell’abitare: un concetto che progettisti, imprese, contractor e distributori hanno ritrovato nei prodotti e nelle soluzioni presentate negli stand degli espositori. Stand visitati anche dai 180 tra progettisti e buyer provenienti da oltre venti Paesi che grazie al supporto di Ice hanno potuto sviluppare più di mille incontri con le aziende italiane presenti in Fiera. Ricca come sempre, con 250 tra convegni ed eventi, l’offerta di informazione tecnica e culturale. Appuntamento nel 2021 per la prossima edizione di Made, la decima

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Signo

SUPERIOR SEATING

Le poltrone direzionali, ospiti e riunioni della collezione Züco SIGNO - DAUPHIN HUMANDESIGN® GROUP - combinano design, comfort e qualità ai massimi livelli. Disponibili con tre altezze di schienale, due tipi di base, rivestimenti in rete, tessuto, eco pelle e pelle, rendono esclusivo ogni ambiente.

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› SOCIAL HOUSING

AL MARGINE NORD-EST DI MILANO DA DECENNI È IN CORSO UN VASTO PROGRAMMA DI TRASFORMAZIONE URBANA. UFFICI, UNIVERSITÀ E CENTRI CULTURALI SOSTITUISCONO LA DENSITÀ PRODUTTIVA DEL NOVECENTO. CRESCONO ANCHE LE NUOVE RESIDENZE, CON OGGETTI DI QUALITÀ A CONDIZIONI ACCESSIBILI, COME NEL CASO DI PORTO CORSINI 2. PROGETTO DI GAS STUDIO

PORTO CORSINI 2, MILANO

UN’ALTRA IDEA DI PERIFERIA A est un tessuto urbano minuto e disomogeneo, a ovest il fascio dei binari dello scalo Greco-Pirelli – uno dei sette che nei prossimi anni saranno oggetto di riqualificazione – al di là dei quali, persa la dimensione dell’isolato, sorgono i nuovi insediamenti del lavoro e dello studio. La stazione della metropolitana è a 300 metri di distanza mentre a sud, ai piedi della torre che si innalza sopra il volume in linea di 4 piani, un parco pubblico che è un polmone di ossigeno per la zona. Questo è Porto Corsini 2, un’iniziativa di Investire Sgr di residenze collocate sul mercato in parte in vendita e in parte in locazione a prezzi accessibili: quello che, passati i tempi dei programmi Ina Casa e con le casse dei Comuni sempre più vuote, oggi si chiama social housing. Il progetto di GaS Studio, integrando una torre di 14 piani fuori terra e un corpo basso, esprime una nuova tipologia residenziale, efficiente dal punto di vista prestazionale, funzionale ed estetico, e offre un mix di alloggi differenziato per pianta – dal bi- al quadrilocale, tutti con balcone – orientamento e affacci. [ 44 ]

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Il corpo basso contribuisce inoltre a ricomporre la cortina stradale su via Breda, riordinando un tessuto urbano sfrangiato. Precise scelte progettuali, come la trasparenza del piano terra o gli ampi terrazzi in facciata generati da un sistema di logge e parapetti verticali, offrono standard abitativi di qualità. Lo scheletro strutturale in cemento armato è tamponato da murature rivestite con un sistema a cappotto intonacato con differenti sfumature di grigio chiaro, bianco e tortora. Il corpo centrale, grigio, evidenzia per contrasto le logge più chiare. Parapetti e balaustre sono in lamiera d’acciaio stirata dello stesso colore del corpo centrale degli edifici, rendendo ancor più dinamici i prospetti, evidenziando il gioco tra pannelli e parapetti. Il complesso è stato realizzato con moderne tecnologie costruttive e impiantistiche. La distribuzione interna degli alloggi è flessibile e senza vincoli. Il riscaldamento a pannelli radianti è centralizzato, con produzione combinata affidata a una pompa di calore ad aria e a un gruppo

termico a condensazione alimentato a gas con regolazione elettronica. Per circa la metà del fabbisogno, l’acqua calda sanitaria è prodotta da pannelli solari termici, mentre in copertura un sistema fotovoltaico fornisce l’energia necessaria per alimentare l’illuminazione delle parti comuni. Ogni appartamento è già predisposto per gli impianti di condizionamento autonomo e di allarme


› SOCIAL HOUSING

GaS Studio Fondata nel 1997, Gas Studio (nella foto, da sinistra: Giacomo Sicuro, Costanza Gammieri, Lenka Lodo, Evaristo Iori e André Straja) è una società di progettazione con sedi a Milano, Roma e Berkeley. Diretta in Italia da André Straja, Giacomo Sicuro e Lenka Lodo, la società si occupa di progettazione integrata, interior design, masterplanning, progettazione architettonica, architettura degli esterni, project management, riqualificazione edilizia, risanamento e restauro, space planning, pianificazione e riqualificazione urbana del paesaggio. I numerosi interventi realizzati negli ultimi anni – come Soderini54, PalAxa e Green Place a Milano – si distinguono per le elevate certificazioni ottenute in tema di sostenibilità e risparmio energetico. www.gasworkstudio.com

CREDITI Località Milano Committente InvestiRe Sgr Progettazione architettonica GaS Studio Capo progetto André Straja Direttore del progetto Giacomo Sicuro Collaboratori Camilla Guerritore, Federica Adamo, Vlad Ivanescu, Luca Bradanini, Alessandro Marchesetti, Fabrizio Volpe e Costanza Gammieri (job captain)

Progettazione strutturale Michele Vitagliano Progettazione impiantistica Studio tecnico associato Rethink Energy

Direzione lavori GaS Studio, Giacomo Sicuro Project Management InvestiRe Sgr Impresa di costruzioni Alpina Costruzioni Slp 9.858 mq

Nelle foto di Stefano Gusmeroli, dettaglio della facciata del corpo a torre e il fronte ovest del complesso visto dal parco pubblico. A destra, pianta di un piano-tipo e la planimetria del lotto. A fondo pagina, i prospetti (disegni courtesy GaS Studio).

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› work in progress

Realizzazione Ed.g.e. Edifici Garibaldi Executive, Milano Committente Antirion Sgr Progettazione architettonica e artistica Onsitestudio Progettazione integrata, strutture e impanti, coordinamento e direzione lavori General Planning Prevenzione incendi e sicurezza General Planning Edifici 3, di 5, 7 e 10 piani Superficie totale 22.600 mq. (Sturzo 11.600 mq.; D’Azeglio 6.780 mq.; di Tocqueville 4.220 mq.) Superfici a verde 4.500 mq. Posti auto coperti 123 Fine lavori 2020

milano ONSITESTUDIO E GENERAL PLANNING PER ED.G.E. Il recupero delle volumetrie si trasforma in scomposizione dei volumi nel progetto architettonico di Onsitestudio per Edge, l’edificio già sede dell’hotel Executive a Milano, in posizione invidiabile accanto allo sviluppo di Porta Nuova, di fronte al nodo del trasporto pubblico di Porta Garibaldi e alle spalle di Corso Como/Garibaldi. L’iniziativa di sviluppo è promossa da Antirion Sgr, proprietaria del fondo Global Comparto Core. Progettazione strutturale, impiantistica, coordinamento e direzione lavori sono affidati a General Planning. La scomposizione porta alla realizzazione di tre edifici, congiunti ma distinti, ciascuno con un ingresso indipendente d’angolo,

ricostruendo l’isolato anche sulle vie Tocqueville e d’Azeglio, divenendo così anche motivo di rigenerazione urbana. Sarà un ‘edificio di edifici’ ad altezze diverse: dieci piani su via Sturzo, in continuità con la cortina esistente, con un volume extra in materiali metallici ed elementi a tripla altezza che ‘muovono’ la facciata; sette su via D’Azeglio e cinque per il terzo blocco, obliquo rispetto agli altri. In particolare, sfruttando i nuovi elementi orizzontali e verticali della facciata, il volume su via D’Azeglio, parallelo al cavalcavia Bussa, assumerà uno slancio visivo e un dinamismo inediti. Insieme, gli edifici racchiuderanno una

Assonometria e pianta del complesso Edge a Milano in zona Garibaldi. Tre edifici che si sviluppano su tre differenti livelli. Sopra il titolo, render del complesso visto dalle vie d’Azeglio e De Tocqueville (courtesy Onesitestudio).

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corte-giardino creando, insieme alle terrazze verdi previste in copertura, piacevoli spazi aperti a disposizione dei tenant. Il complesso punta alla certificazione Leed Platinum, favorita dalla posizione strategica ma anche dalle strategie energetiche che prevedono il ricorso alla geotermia (scambio termico con la temperatura dell’acqua di falda) per la climatizzazione degli ambienti e la produzione autonome di una quota di energia elettrica mediante fotovoltaico in copertura. Fine lavori prevista per il 2020.


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› WORK IN PROGRESS

MILANO CASCINA MERLATA LE QUATTRO TORRI DI CZA E C+S Il progetto immobiliare di Cascina Merlata nel nord ovest di Milano, una vasta area che sorge accanto al futuro insediamento di Mind, compie un altro passo in avanti e inizia la seconda fase di sviluppo con la realizzazione di quattro nuove torri residenziali per circa 300 alloggi in social housing. Cascina Merlata, con i suoi circa 900mila metri quadrati di superficie, è un un nuovo brano di città costituito da un mix di residenze libere e agevolate e di funzioni: una scuola d’infanzia, due scuole – primaria e media inferiore – due asili nido, un centro commerciale in costruzione e un grande parco urbano di 250mila metri quadrati. Dopo aver realizzato sette delle undici torri dicedilizia agevolata previste dalla variante al P.i.i del 2015 (progettate da Mario Cucinella, Teknoarch, B22, Pura), è ora

il momento di completare l’insediamento con la realizzazione delle quattro torri residenziali frutto del lavoro degli studi CZA Cino Zucchi Architetti (lotto Erre9) e C+S Cappai e Segantini (lotto Erre11). Il lotto Erre11 - due torri di 11 e 14 piani e 100 alloggi complessivi - sarà destinato alla vendita, a un prezzo di 2.230 euro al metro quadrato; un’operazione che verrà seguita da EuroMilano e che per la prima volta prevede che in un intervento di edilizia sociale si offra la possibilità agli acquirenti di effettuare scelte di capitolato. Il lotto Erre9 - due torri di 19 e 25 piani e 193 alloggi - sarà invece destinato all’affitto a canone concordato e a patto di futura vendita. I cantieri sono stati avviati all’inizio di quest’anno; la conclusione dei lavori è prevista per la fine del 2020.

Il programma di Cascina Merlata, una volta ultimato, conterà complessivamente 697 appartamenti distribuiti in undici torri. Si tratta del più vasto intervento di edilizia agevoata in atto nel nostro Paese. Le prime torri furono inaugurate nel febbraio 2015 e vennero subito affidate a MilanoExpo2015 come Casa delle delegazioni, per alloggiare i 5mila ospiti negli undici mesi del periodo legato all’Esposizione universale. A fine manifestazione le 397 unità vennero poi ristrutturate e collocate sul mercato immobiliare con una formula innovativa e con la creazione del Social Village: 170 alloggi in vendita a 2.180 euro al metro quadrato, 98 in affitto a 65 euro/mq/ anno e 129 con la formula del patto di futura vendita e un riscatto del 70% della locazione. Realizzazione Torri residenziali, Cascina Merlata, Milano Committente Fondo Hs Cascina Merlata (Investire Sgr, Cassa Depositi e Prestiti, Euromilano, Cassa nazionale commercialisti, ragionieri e periti commerciali) Progettazione architettonica CZA Cino Zucchi Architetti (lotto Erre9) e C+S Cappai e Segantini (lotto Erre11) Piani 25 (lotto Erre9) e 11/14 (lotto Erre11) Alloggi 193 (lotto Erre9) e 100 (lotto Erre11) Inizio lavori 2019 Fine lavori 2020

Sopra il titolo due render delle quattro torri residenziali in costruzione a Cascina Merlata (courtesy Cino Zucchi Associati – nel render di sinistra – e Cappai + Segantini, anche nella vista della piazza di ingresso al complesso qui accanto).

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› FOCUS

Fotografie Davide Galli

Design&Build

l’integrazione tra progetto e messa in opera

Creata nel 2003 e acquisita nel 2007 dal Gruppo di consulenza immobiliare JLL, Tétris è leader in Europa nella progettazione e ristrutturazione di spazi di lavoro e commerciali realizzati in modalità Design&Build, un processo che prevede la completa gestione chiavi in mano di un progetto di fit-out, dal briefing iniziale fino alla completa realizzazione dei lavori. «Il D&B è una risposta concreta ed economica alla richiesta di integrazione tra la componente progettuale e quella realizzativa – ci spiega Philippe Sourdois, managing director di Tétris Italia – accorpate in un unico soggetto che garantisce l’intero processo, con evidenti vantaggi in termini di costi che scendono del 20%, e di tempo dove il risparmio arriva al 30% rispetto a un progetto tradizionale». Con 32 uffici tra Europa, Africa e Brasile, un fatturato 2018 di 711 milioni di dollari e un network multidisciplinare di oltre 800 collaboratori tra architetti, construction manager, designer e site manager, Tétris nel 2018 ha realizzato e consegnato più di 7mila progetti a clienti nazionali e grandi gruppi internazionali. «L’approccio integrato e flessibile di Design&Build, la capacità di interpretare

i valori della committenza e l’esperienza internazionale – continua Sourdois – fanno di noi l’interlocutore ideale per società e investitori del settore uffici, ma anche per grandi brand di distribuzione e player internazionali del settore alberghiero e della logistica che ci affidano tutte le fasi del progetto: consulenza, workplace management, interior design, space planning, lavori di ristrutturazione, fornitura e installazione di arredi, gestione della fase di trasloco e change management».

UN UNICO SOGGETTO CHE INTERPRETA I VALORI DEL CLIENTE, LI ESPRIME IN UN PROGETTO E LI METTE IN OPERA NEL RISPETTO DI ESIGENZE ORGANIZZATIVE PROGRAMMI, SCADENZE, TEMPI E COSTI

Via San Paolo, 7 | 20121 Milano www.tetris-db.it

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› WORK IN PROGRESS Realizzazione nuovo edificio commerciale, uffici e residenze a Milano (demolizione e ricostruzione) Committente Camera di Commercio di Milano Monza Bianza e Lodi Progettazione architettonica Studio Transit Progettazione strutturale MSC Associati Progettazione impiantistica WiP e United Consulting Engineering Cronologia Luglio 2018 (concorso di progettazione); Giugno 2020 (inizio lavori); Dicembre 2021 (fine lavori) Piani 6 (fuori terra) + 2 (interrati) Slp 2.870 mq Investimento 8 milioni di euro

Nel render, la facciata del futuro edificio della Camera di Commercio di via delle Orsole, come previsto dal progetto vincitore del concorso internazionale. Sotto, la sezione trasversale dell’edificio con sei piani fuori terra e due interrati; in basso, particolare delle facciate realizzate in Grc (render e disegni Studio Transit).

MILANO STUDIO TRANSIT IN VIA DELLE ORSOLE Inizieranno a giugno i lavori di demolizione e ricostruzione di un edificio a destinazione multipla di proprietà della Camera di Commercio di Milano Monza Brianza e Lodi nel centro storico di Milano. Dopo l’aggiudicazione del concorso di progettazione internazionale avvenuta nel luglio dello scorso anno, il gruppo vincitore – formato da Studio Transit, WiP, United Consulting e Msc Associati – sta lavorando ai definitivi e agli esecutivi. Il complesso oggetto di riqualificazione, che avverrà mediante quasi totale demolizione e ricostruzione, è situato nella zona romana della città, sul retro di Palazzo Emilio Turati sede della camera di Commercio. Si tratta di un comparto costituito da due corpi di fabbrica comunicanti. Dal punto di vista architettonico la proposta dello studio romano ricerca il dialogo con il contesto circostante attraverso un linguaggio che affonda le proprie radici nella tradizione lombarda e milanese in particolare, ricercando e traendo ispirazione dai lavori di Terragni, Ponti, Mangiarotti e dei Bbpr. La proposta prevede che il complesso mantenga uno stacco dalla chiesa di Santa Maria della Porta posta a fianco creando uno spazio vuoto, vivibile, che da via delle Orsole conduca a una piccola piccola piazza interna che diventerà luogo pubblico e accesso privato alle lobby direzionale e residenziale della nuova sede (è prevista infatti una somma di funzioni: retail al piano terra, [ 50 ]

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uffici e residenze agli ultimi due piani). Per la facciata principale, fatta di luci e ombre, la scelta dei progettisti mette in evidenza la maglia strutturale dei pilastri e dei solai e ripropone la ritmicità tipica degli edifici del centro di Milano: un effetto che, al tempo stesso, viene volutamente negato contaminando la facciata con pannelli prefabbricati in Grc, di sette differenti dimensioni, posti in senso obliquo rispetto alle linee del fabbricato.


Render della facciata su via Dante, riportata ai suoi colori di origine e, sotto, dell’intervento in acciaio e vetro sulla corte interna (courtesy Caputo Partnership International).

SISTEMA DI CERNIERE CON CHIUSURA INTEGRATA

MILANO

CAPUTO PARTNERSHIP INTERNATIONAL IN VIA DANTE Milano, via Dante. Al civico 7 c’è Casa Celesia, un palazzo progettato nel 1890 dall’architetto Antonio Comini. L’edificio, con un impianto tipologico a corte e una cortina continua sulla via principale, si sviluppa su sette livelli fuori terra e un piano interrato. All’inizio degli anni Sessanta fu sottoposto a interventi di ristrutturazione,che ne hanno modificato l’assetto volumetrico originario. Il progetto di ristrutturazione si basa sulla dialettica tra le due parti: la facciata e la corte. La prima è costituita dal fabbricato originario, che il progetto rispetta. La seconda è definita dalla struttura in acciaio e vetro che si innesta sull’originario volume e che modifica lo spazio della corte e il sesto livello, dove è stato progettato un nuovo volume che definisce uno spazio di rappresentanza. La struttura in acciaio e vetro affonda nel volume interrato con le torri ascensore, che proseguono fino in sommità e sono integrate da sbarchi e ballatoi: una soluzione che si integra con la struttura di copertura del piano sesto. Il progetto razionalizza gli spazi in funzione delle due destinazioni funzionali esistenti: commercio al piano terra e primo e uffici ai piani superiori e riporta sulle facciate i colori tenui – dal bianco al giallo paglierino – presenti in origine.

Realizzazione Casa Celesia, ristrutturazione edificio a uso uffici e negozi Committente Covivio Cliente finale Wellio Progettazione architettonica e coordinamento generale Caputo Partnership International Progettazione strutturale e facciate Faces Engineering, Milano Progettazione impiantistica Deerns Italia, Milano Direzione lavori e sicurezza Alma Ingegneria, Casalmaggiore Impresa di costruzioni Mangiavacchi Pedercini, Milano

SELF CLOSING SYSTEM

〉 per porte interne da 20 kg a 60 kg di peso 〉 disponibile con velocità di chiusura controllata 〉 forza di chiusura regolabile a porta installata 〉 una volta installato esteticamente identico alle cerniere 〉 per porte interne a filo 〉 disponibile in 9 finiture estetiche

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› WORK IN PROGRESS

Realizzazione Intervento residenziale Molino Nuovo, Salerno Committente Intesa Immobiliare Progettazione architettonica Architetti.Artigiani.Anonimi, Milano Progettazione paesaggistica Vera Scaccabarozzi e Lorenzo Rebediani Superficie in progetto 14.800 mq Superficie commerciale 3.700 mq Superfici esterne 13.700 mq Alloggi 135 Posti auto 300 circa Inizio lavori aprile 2019

SALERNO IL MOLINO NUOVO DI ARCHITETTI.ARTIGIANI.ANONIMI Anni fa l’area di Molino Nuovo a Salerno ospitava lo stabilimento del pastificio Antonio Amato: tra qualche anno diventerà un complesso polifunzionale con residenze, negozi e spazi pubblici e culturali. Il progetto di Architetti.Artigiani.Anonimi intende ricucire aree tra loro sconnesse e mette l’architettura al centro di un sistema di flussi, attraversamenti e soste che favoriranno la vita del quartiere.

L’idea progettuale trae spunto da un’attenta osservazione dell’archeologia industriale esistente: da lì nasce l’idea di un edificio in linea, con cinque grandi varchi, con pieni e vuoti rispettosi della scala urbana esistente, con un fronte architettonico su via Parmenide e la connessione con la quota del terreno di via Piacenza. Il basamento dell’ex Pastificio Amato prosegue nella nuova architettura che

si innalza in una torre. La facciata in terracotta reinterpreta invece il mattone a vista del mulino, mentre il labirinto di grano rafforza il legame con la vocazione produttiva del sito. L’operazione prevede anche la realizzazione di una scuola e di una struttura museale. È infine previsto un fronte commerciale di circa 200 metri di lunghezza lungo la via Parmenide.

sarà percepibile anche all’interno, creando così uno spazio plastico e articolato caratterizzato dalla presenza di un soffitto in legno, caldo e accogliente. La struttura, realizzata a secco, verrà installata in tempi rapidi: una decina di mesi di cantiere. Non sono previste fondazioni, né verranno realizzati scavi: la struttura portante sarà inghisata direttamente alla banchina del porto per mezzo di tasselli chimici. Operazione possibile resa possibile dall’utilizzo del legno lamellare, che offre leggerezza e resistenza alle azioni sismiche. Nella bassa stagione la stazione verrà utilizzata come area polifunzionale con 250 posti, destinata a mostre, eventi e convegni, e ospiterà altresì un ristorante con affaccio sul porto.

Realizzazione Terminal Marittino, Messina Committente Autorità Portuale di Messina Progetto architettonico Ottavio di Blasi & Partners, Milano Progetto strutture e impianti Milan Ingegneria, Milano Studio geologico Graziano-Masi, Palermo Superficie intervento 1.800 mq Immagini e render Ottavio di Blasi & Partners

MESSINA LA NUOVA STAZIONE MARITTIMA DI ODB&PARTNERS Sarà consegnato nella primavera del 2020 il nuovo Terminal Marittimo del porto di Messina. Il progetto porta la firma dello studio milanese Ottavio di Blasi & Partners. Scopo dell’opera, voluta dalla locale Autorità portuale, offrire servizi adeguati allo sviluppo turistico della città dello Stretto. L’edificio si compone di una grande tettoia, una copertura a onda, che si colloca, riguardo al contesto, con delicatezza e rispetto, riducendo al minimo l’impatto visivo pur conservando la propria riconoscibilità. Il segno grafico – un sottile foglio increspato, che ‘vola’ staccato da terra – fa della leggerezza il proprio punto di forza, grazie alla trasparenza del vetro e ai volumi della spina tecnica interna che non superano l’altezza di 3 metri e 50. La scelta di utilizzare cluster di pilastri a cavalletto aggiunge leggerezza e riduce l’ingombro a terra. L’andamento curvilineo della copertura [ 52 ]

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SCISCIANO

IL TRATTO DISTINTIVO DI SIMONE MICHELI L’architetto Simone Micheli firma INvillas, un complesso residenziale che intende dare forma alla periferia urbana di Scisciano, piccolo paese a nord-est di Napoli. Si tratterà di un edificio distintivo, un manifesto del ruolo educativo che l’architettura dovrebbe svolgere: secondo Simone Micheli la tensione alla bellezza e l’armonia delle proporzioni dovrebbero fungere da chiave di volta per la valorizzazione delle periferie urbane, aree ricche di tradizione e cultura, ma troppo spesso dimenticate. L’edificio, realizzato in collaborazione con Dario Maddaloni, colpisce in quanto si configura come struttura simbolica, capace di incuriosire e invogliare alla conoscenza. INvillas propone soluzioni abitative smart, nella logica della condivisione, della convivialità e dell’aggregazione intelligente. Le aree comuni, studiate sulla base delle esigenze contemporanee, offrono risposte al bisogno di socialità e di condivisione, ciò grazie alla cura esecutiva e a una forte spinta innovativa dell’apparato tecnologico. Ciascun alloggio del complesso residenziale si configura come uno spazio indipendente, dotato di un proprio ingresso nonostante sia collegato ad altri appartamenti da un filo rosso che guida l’intero processo di progettazione: una soluzione che dà vita a un unicum organico che trasmette senso di accoglienza. Sempre secondo la filosofia di Simone Micheli, il nuovo lusso non è definito dall’opulenza dei materiali ma dalle sensazioni che lo spazio è in grado di infondere nei fuitori. Un appartamento campione presenta soluzioni di arredo contract nello stile impresso all’architettura dell’insieme.

TECTUS® Glass Sistema di ferramenta completo per porte in vetro

TECTUS® Glass – Il programma completo Realizzazione Complesso residenziale, Scisciano, Napoli Committente Lombardi Immobiliare Progettazione architettonica e design d’interni Simone Micheli Architetto (in collaborazione con studio di architettura Dario Maddaloni e Martina Devastato, studio tecnico Serpico) Superficie 2.000 mq Alloggi 8 e villa Inizio lavori luglio 2019 Fine lavori ottobre 2020 Impresa di costruzioni Lombardi

Sistema di cerniere

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› WORK IN PROGRESS

HANGZHOU IL PRISMA CINESE FIRMATO OMA Hangzhou, capitale della provincia di Zhejiang, sulla costa orientale, è nota per essere una delle città più belle della Cina e con un’alta qualità della vita. La città si sta rapidamente trasformando in un importante centro tecnologico, sede di alcune delle più grandi aziende cinesi, come Alibaba e NetEase, e di numerose start-up in rapida crescita. Hangzhou compete infatti con Pechino e Shanghai per la sua capacità di attrarre forza lavoro per la new-economy del Paese. Proprio a Hangzhou, su progetto di Oma, è iniziata la realizzazione del Xinhu Hangzhou Prism, un edificio ad uso misto (negozi, appartamenti, albergo e un giardino) a forma di prisma, nel cuore della Future Tech City, il quartiere degli affari e della tecnologia. Il progetto, commissionato dal gruppo Zhejiang Xinhu Haichuang, è stato realizzato per Oma da Chris van Duijn e Michalis Hadjistyllis. Il design per Xinhu Hangzhou Prism si propone di di integrare modernità e bellezza del paesaggio naturale circostante. Il prisma, che ha una superficie di 50.000 mq e si distingue per la forma asimmetrica [ 54 ]

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grazie alle facciate oblique, crea dei loft terrazzati con vista panoramica. Il grande volume vuoto interno vedrà la realizzazione di un giardino accessibile al pubblico, dove sono previsti giochi d’acqua e un parco giochi. Il complesso si completa con una torre residenziale di 35mila metri quadrati sulle cui facciate si riflettono le geometrie del prisma. Il pinnacolo che si protende verso il cielo rende omaggio a un antico detto cinese secondo il quale “sopra c’è il paradiso e sotto Hangzhou”. Secondo i progettisti «il progetto permette una programmazione degli spazi flessibile e un vasto repertorio di spazi esterni, senza perdere la sua forte identità visiva». I lavori dovrebbero essere ultimati nel 2020.

Realizzazione Xinhu Hangzhou Prism, edificio a uso misto Committente Zhejiang Xinhu Haichuang Progettazione architettonica OMA, capi-progetto Chris van Duijn e Michalis Hadjistyllis Superficie 50mila mq Superficie torre residenziale 35mila mq Fine lavori prevista 2020


NEW YORK 125 GREENWICH

SUPERSLENDER DI RAFAEL VIÑOLY È giunta alla sommità la torre residenziale supersnella di 88 piani 125 Greenwich progettata da Rafael Viñoly a Manhattan. Il nuovo edificio, caratterizzato dagli spigoli delle facciate in vetro curvo per viste panoramiche sull’intorno e da una palestra e piscina a 250 metri d’altezza, è frutto dell’iniziativa immobiliare di Bizzi & Partners Development. Una volta ultimato, il grattacielo ospiterà 273 unità immobiliari, dal monolocale all’appartamento con tre camere da letto. Realizzazione Grattacielo residenziale, Manhattan, NY Committente Bizzi & Partners Development Progettazione architettonica Rafael Viñoly Architects Progetto d’interni March & White Superficie 33.450 mq Piani 88 Unità immobiliari 273 Investimento 810 milioni di dollari


› CULTURA E SPAZIO PUBBLICO

Sovrastata dal volume interamente vetrato della luminosa sala di lettura, al livello della piazza (pagina di destra) la facciata in legno di abete si protende verso l’esterno e si eleva dolcemente trasformando il piano terra in un prolungamento dello spazio pubblico esterno (foto ©Tuomas Uusheimo).

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› CULTURA E SPAZIO PUBBLICO

DI FRONTE ALLA SEDE DEL PARLAMENTO, TRA IL MUSEO DI ARTE CONTEMPORANEA DI STEVEN HOLL E LA FINLANDIA HALL DI ALVAR AALTO, OODI RAPPRESENTA L’IDEA FINLANDESE DEGLI SPAZI DELLA CULTURA, CHIAMATI A PROMUOVERE L’APPRENDIMENTO PERMANENTE. IL PROGETTO È DI ALA ARCHITECTS

BIBLIOTECA CENTRALE OODI, HELSINKI

LA CONOSCENZA

È PER TUTTI Inaugurata il 5 dicembre 2018, 101° anniversario dell’indipendenza della Finlandia, la Biblioteca Centrale di Helsinki meglio conosciuta come Oodi (‘Ode’ in italiano), un grandioso ed elegante edificio costato circa 100 milioni di euro, costruito per celebrare il primo secolo di vita di uno Stato che ha fatto della cultura e dell’architettura i pilastri dell’identità nazionale. Il nome è stato scelto dopo un sondaggio tra i cittadini, mentre l’assegnazione dell’incarico di progettazione è avvenuta sulla base di un concorso internazionale, con 544 proposte pervenute. Al termine della selezione la progettazione è stata affidata allo studio Ala Architects di Helsinki. Oodi incarna una nuova stagione delle biblioteche, in linea con quanto contenuto nel Finnish Library Act, la legge del 2016 che promuove l’apprendimento

permanente, la cittadinanza attiva e con esse il rafforzamento civile di una società democratica che crede nel confronto delle idee. La biblioteca, collocata nel centro culturale della capitale, si allunga sinuosamente per 100 metri di fronte alla sede del Parlamento e rapprsenta il completamento della Kansalaistori, la ‘piazza dei cittadini’, presso il bordo meridionale della Töölö Bay, circondata da altre istituzioni culturali: il Kiasma, museo di arte contemporanea disegnato da Steven Holl nel 1991, la Casa della musica (Lpr Arkkitehdit, 2011) e la Finlandia Hall di Alvar Aalto (1974). La vicina stazione ferroviaria di Helsinki, progettata da Eliel Saarinen nel 1915, è un altro contributo alla qualità architettonica del contesto. Con l’obiettivo di facilitare l’accesso ai

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ALA Architects Studio di architettura fondato a Helsinki nel 2005 da Samuli Woolston, Juho Grönholm e Antti Nousjoki (da sinistra nella foto di Tuomas Uusheimo). Con loro lavorano una cinquantina tra architetti e interior designer. Ala è conosciuto per aver progettato nel 2011 il Kilden Performing Arts Center a Kristiansand, in Norvegia. Attualmente lo studio sta lavorando a tre importanti progetti: l’ampliamento dell’aeroporto di Helsinki, la realizzazione di tre stazioni della linea metropolitana di Espoo e di un hotel a Tampere, sempre in Finlandia. www.ala.fi

libri e alla cultura, il progetto di Ala Architects sposa in pieno l’innovazione tecnologica. Nonostante lo spazio dedicato ai libri esposti al pubblico sia relativamente ridotto (solo un terzo del totale) e il loro numero contenuto (100mila volumi circa), l’adozione di servizi online e di robot per lo smistamento automatico delle richieste e delle restituzioni permette di accedere facilmente ai 3,4 milioni di titoli conservati in deposito.

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Rendere dinamica la gestione dei contenuti di una biblioteca ha imposto di riconsiderarne il ruolo: il nuovo edificio si è così trasformato in un’estensione dello spazio pubblico: il piano terra è una vera e propria piazza civica dotata di cinema, studi di registrazione, ristorante, caffeteria, spazi per mostre ed eventi pubblici. Ed è la stessa architettura che interpreta questa visione: un complesso che si cur-

In alto, la nuova biblioteca si sviluppa su tre livelli per 100 metri di lunghezza. Nelle altre foto, viste dell’ampia sala di lettura al livello superiore. All’apporto di luce naturale contribuisce anche la luce zenitale proveniente dai lucernari posti in copertura (foto ©Tuomas Uusheimo).


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inside

Arper

Puntuali interpreti di eleganti scelte stilistiche All’interno dell’edificio, i prodotti Arper dialogano con l’architettura favorendo molteplici funzioni. I divani e le poltrone della collezione Saari e Catifa 80 creano piccoli salotti urbani dedicati alla lettura, disposti lungo lo spazio della biblioteca (foto qui accanto). Vicino alle vetrate (foto in alto), troviamo le sedute Catifa Sensit, e nell’area dedicata ai più piccoli (foto sotto), i colorati pouf Pix. Heikki Ruoho, designer per Ala Architects, descrive così il concept del progetto e la scelta di Arper: «l’edificio si caratterizza per forme sinuose ed eleganti. Un profilo che rimanda a lunghe onde che si stagliano all’orizzonte, esprimendo armonia con la natura. Allo stesso tempo, un’espressione architettonica forte, una forma geometrica rettangolare che si tende e si allunga, come l’arco di una freccia. Volevamo che gli arredi esprimessero lo stesso linguaggio. Forme eleganti e minimali, come quelle delle collezioni Arper, che si integrano con gli spazi, esaltandone le scelte stilistiche. Prodotti funzionali, capaci di sostenere l’uso intenso cui sono destinati, versatili, per il benessere di ospiti con esigenze ed età diverse. Flessibili, per rispondere a richieste di utilizzo che mutano rapidamente durante la giornata e a seconda delle aree, leggeri e giocosi, per esprimere il carattere ludico del progetto e preservarne il valore culturale. Anche i colori giocano un ruolo essenziale. Al piano terra, il nero si combina al legno e a colori neutri, esaltando l’essenzialità concettuale dello spazio, mentre i colori scelti per la biblioteca esprimono armonia e naturalità, contribuendo a creare uno spazio in cui esterno e interno si fondono senza soluzione di continuità».

Arper

Via Lombardia 16 - 31050 Monastier di Treviso info@arper.com | www.arper.com

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In alto, planimetria del sito della nuova biblioteca di Helsinki e, destra, assonometria della struttura dell’edificio, con la soluzione ‘a ponte’: due archi in acciaio, insieme a una lastra di tensione in c.a, hanno permesso di realizzare senza colonne portanti l’intero piano terra (nella pianta sopra). Accanto e sotto, sezioni trasversale e longitudinale (courtesy Ala Architects). Pagina di destra, la vasta sala di lettura e sotto, scorcio dell’atrio di ingresso (foto ©Tuomas Uusheimo).

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CREDITI Realizzazione Biblioteca Centrale di Helsinki Committente MunicipalitĂ di Helsinki Progettazione architettonica ALA Architects Progettazione strutturale e impiantistica Ramboll (Arup per la fase di concorso)

Ingegneria acustica Helimaki Acoustics Project management Ramboll CM Impresa generale di costruzioni YIT Cronologia 2013 concorso internazionale; 2015 avvio dei lavori; dicembre 2018 consegna e inaugurazione

Funzioni Biblioteca, sale convegno, studi

fotografici e di registrazione, auditorium, hall multiuso, uffici, caffeteria, ristorante, uffici, ufficio informazioni

Superficie 17.250 mq Investimento 98.000.000 di euro Arredi interni Arper Librerie UniFor

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«L’edificio si caratterizza per forme sinuose ed eleganti. Un profilo che rimanda a lunghe onde che si stagliano all’orizzonte, esprimendo armonia con la natura e, allo stesso tempo, un’espressione architettonica forte. Anche i colori giocano un ruolo essenziale. Il piano terra, dominato dal nero, si combina al legno e a colori neutri, esaltando l’essenzialità concettuale dello spazio, mentre i colori scelti per la biblioteca esprimono armonia e naturalità, contribuendo a creare uno spazio in cui esterno ed interno si fondono senza soluzione di continuità». Heikki Ruoho, Ala Architects

In alto, la scala a doppia elica che conduce al livello intermedio (qui accanto) dove la complessa struttura che regge l’edificio si rivela. La sala di lettura è raggiungibile con un sistema di scale mobili che lo bypassa (foto in alto a sinistra). Pagina di destra: punteggiato da piccoli alberi in vaso il ‘paradiso dei libri’ è uno spazio aperto e confortevole, quasi domestico (foto ©Tuomas Uusheimo).

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› CULTURA E SPAZIO PUBBLICO

va verso l’interno per dilatare lo spazio pubblico e accogliere i visitatori come un salotto urbano. Una soluzione – che si sviluppa su tre livelli – resa possibile da una particolare struttura costruttiva: un ponte, privo di elementi verticali di sostegno, formato da due massicci archi in acciaio lunghi cento metri. Interrotto da ampi ingressi vetrati, il fronte principale è rivestito con tavole di abete rosso finlandese di 33 millimetri di spessore che seguono e si adattano all’ampia curva che dall’edificio procede verso l’esterno per creare il portico sulla piazza pubblica, dove gli spazi interni ed esterni si mescolano e creano un riparo quasi naturale per gli eventi pubblici. L’architettura si completa con

una grande terrazza collocata allo stesso livello dell’edificio del Parlamento: una soluzione appropriata per comunicare i valori egualitari su cui si fonda il Paese. Il progetto suddivide le funzioni della biblioteca in tre livelli distinti. Il piano terra, che estende la piazza in uno spazio pubblico non commerciale, accessibile tutti i giorni della settimana, e che oltre a un ristorante-caffetteria ospita anche la sala di proiezione dell’Istituto nazionale di arti audiovisive. A differenza degli spazi aperti del livello zero, il piano intermedio della biblioteca è formato da piccoli spazi tra loro collegati, dove si trovano disponibili per un uso gratuito studi di registrazione, strumenti musicali, sale per video-

proiezioni e videoconferenze, workstation per l’editing video e fotografico, playstation per il gioco, stampanti tridimensionali e laser, macchine per cucire, un’area feste e una cucina. La biblioteca vera e propria è collocata al secondo piano ed è, come lo definisce Antti Nousjoki, uno dei progettisti di Ala Architects, «uno spazio silenzioso, fluttuante sopra la città». Un ambiente circondato da ampie vetrate su tutti i lati dove la profondità, non interrotta da elementi strutturali, il soffitto morbidamente ondulato, i lucernari che portano all’interno coni di luce zenitale, i materiali dai colori caldi e gli arbusti in vaso conferiscono il carattere di uno spazio in aperta natura

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› LIBRI LE ARCHITETTURE DI UN VISIONARIO

LE MANI SULLA CITTÀ In un Paese che cambia anche nel suo assetto istituzionale – dalle Regioni a statuto ordinario nel 1970 alla riforma delle autonomie locali (1997-2001) alla recente abolizione delle provincie con l’istituzione delle città metropolitane – è singolare che sia ancora in vigore le legge urbanistica nazionale del 1942. Forse, dopo avere ripercorso, leggendo il risultato di due anni di ricerca, novant’anni di storia del nostro Paese, possiamo concludere, insieme agli autori, che in fondo la legge 1150 del 17 agosto 1942 rimane l’unico “compromesso accettabile fra proprietari, investitori e società”. E forse anche, alla luce di decenni di speranze e delusioni sulle quali si sono infranti governi e maggioranze, che la permanenza di quella del ‘42 sia un ottimo alibi per introdurre leggi, norme e decreti che approfittando delle ‘emergenze’ trasformano l’eccezione in regola, in un caos legislativo che contribuisce al disordine urbanistico. Diverso il caso della tutela del paesaggio, che seguendo un filo rosso che parte dalla legge Bottai del ’39 e prosegue con la Costituzione repubblicana (art. 11) è riuscita a salvaguardare un patrimonio storico-artistico unico al mondo. Ma anche qui, e alla luce del senso più ampio attribuito nel corso del tempo al concetto di ‘ambiente’, la rigida separazione di competenze non aiuta lo sviluppo di una più generale politica di governo del territorio. La lunga vita della legge urbanistica del ‘42 Mariella Zoppi e Carlo Carbone Didapress Firenze 2018 ISBN 978-88-3338-054-4 400 pp – Euro 32,00

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La carriera professionale di Ricardo Bofill (80 anni il prossimo dicembre), uno dei più singolari e visionari architetti del XX secolo, viene raccolta in questo volume monografico edito da Gestalten, che oltre a rivelare il suo approccio all’architettura e alla vita ne indaga lo stile rivoluzionario attraverso i suoi principali progetti. Con le architetture di Bofill ci troviamo di fronte a spazi poetici, a strutture surreali e alle visioni a volte drammatiche con le quali l’architetto catalano ha messo in discussione le nozioni preconcette di spazio condiviso e proposto stili di vita alternativi. Nelle 300 pagine della pubblicazione sono descritti i suoi più importanti progetti come Arcades du Lac (nella foto), Fábrica, Walden 7, Muralla Roja, Espaces d’Abraxas. I testi, frutto del lavoro di Nacho Alegre, Douglas Murphy e dello stesso Bofill, sono accompagnati dalle immagini scattate da Salva López e dagli schizzi e dalle planimetrie delle tavole di progetto.

Ricardo Bofill Vision of Architecture (testi) Nacho Alegre, Douglas Murphy e Ricardo Bofill (fotografie) Salva López Gestalten pp 300, 49,90 euro ISBN: 978-3-89955-940-8

IL LATO FEMMINILE DELLA BAUHAUS

Foto: T. Lux Feininger: le tessitrici sulle scale della Bauhaus a Dessau, 1927 ca.

Bauhaus Gals Patrick Rössler Editore Taschen pp 480, testo in inglese 30 euro ISBN 978-3-8365-6353-6

“Le ragazze vogliono imparare qualcosa” era il titolo di un fotoreportage dedicato alla Bauhaus apparso sulla rivista Die Woche nel 1930 che, con immagini di giovani impegnate in diverse attività creative, annunciava l’avvento di un nuovo modello di donna contemporanea. Un annuncio forse prematuro, non solo per il tempo storico – di lì a poco la Bauhaus sarebbe stata chiusa d’imperio dal nuovo regime nazista – ma anche per le convenzioni sociali che malgrado lo spirito d’avanguardia incarnato dalla scuola, anche a Weimar e a Dessau davano luogo ad atteggiamenti ambigui verso il genere femminile. Questo volume di Patrick Rössler, docente di scienze della comunicazione all’università di Erfurt e storico della Bauhaus, basato su ricerche d’archivio e fotografie spesso inedite, con oltre 400 ritratti scattati tra il 1919 e il 1933 rende giustizia – insieme alle biografie dei personaggi più noti, come Marianne Brandt, Gertrud Arndt e Lucia Moholy – ad altrettante pioniere dell’uguaglianza di genere che rifiutando di seguire sentieri già battuti aprirono la strada alle successive generazioni di artiste.


› XXII TRIENNALE INTERNAZIONALE

LA GRANDE IDEA DI NATURA Carlo Ezechieli

Il genere umano ragiona per categorie: noi e loro, l’uguale e il diverso, natura e artificio. Noi non siamo natura, siamo cultura. È una concezione data per scontata da secoli, ma che la mostra Broken Nature presenta oggi come interrogativo. È la prima volta che una mostra di questa portata osa affrontare il tema dell’ambiente in modo diverso dalla consueta lista di lagnanze sui danni che il genere umano sta provocando alla natura e sul formidabile ruolo che, con un po’ di buona volontà, potrebbero avere le nostre tecnologie per risolverli. L’approccio di Broken Nature è, al contrario, fondamentalmente filosofico. Identifica temi, non propone risposte, ma pone ottime domande. Mark Twain disse una volta: «Se la torre Eiffel rappresentasse l’attuale età del mondo, lo strato di vernice sulla punta del suo pinnacolo rappresenterebbe la durata dell’uomo, e tutti percepirebbero che quel sottile strato è ciò per cui venne costruita la torre. Credo che lo percepirebbero, ma non lo so di sicuro». Broken Nature segue un approccio simile? Non lo so di sicuro, ma forse sì.

Sanctuary, 2018: con due creature ibride umane-animali che si abbracciano Patricia Piccinini riflette sulla natura delle interazioni dei bonobo, primati antenati dell’uomo oggi a rischio estinzione (foto ©La Triennale di Milano, Gianluca di Ioia).


› XXII TRIENNALE INTERNAZIONALE LA XXII TRIENNALE DI MILANO Aperta al Palazzo dell’Arte di Milano dall’1 marzo all’1 settembre 2018, la XXII Esposizione Internazionale della Triennale di Milano comprende la mostra tematica Broken Nature: design takes on human survival, curata da Paola Antonelli e nell’allestimento di Studio Folder e Matilde Cassani, con quattro commissioni specifiche e più di 100 progetti di architettura, design e arte; 21 partecipazioni internazionali (compreso un padiglione Italia nell’allestimento di Migliore + Servetto), sollecitate sotto l’egida del Bureau International des Expositions attraverso canali governativi ufficiali; l’installazione The Great Animal Orchestra, realizzata da Bernie Krause e United Visual Artists su iniziativa della Fondation Cartier pour l’art contemporain; e la mostra speciale La Nazione delle Piante, curata da Stefano Mancuso. Broken Nature è un’indagine approfondita sui legami che uniscono gli uomini all’ambiente naturale, legami che nel corso dei secoli sono stati profondamente compromessi, se non completamente distrutti, e, nelle parole della curatrice, «invita a comprendere in maniera più profonda i sistemi multispecie, complessi e interconnessi, in cui viviamo; incoraggia ad adottare una prospettiva di lungo termine e suggerisce ai visitatori una serie di misure concrete che possono ispirare abitudini e attitudini per ricostituire i nostri legami con la natura. Broken Nature celebra il potere rivoluzionario dell’immaginazione e dell’inventiva». Sulla piattaforma brokennature.org vengono pubblicati regolarmente aggiornamenti che proseguiranno per tutta la durata dell’esposizione. La XXII Triennale è sostenuta da Eni, Lavazza (main partner di La Nazione delle Piante), Repower, Clear Channel e Atm.

XXII Triennale di Milano Broken Nature: Design Takes on Human Survival Viale Alemagna 6, Milano 1 marzo – 1 settembre 2019 Biglietti: 18 euro (intero) / 14 euro (ridotto) www.triennale.org www.brokennature.org

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Paola Antonelli, curatrice di Broken Nature (foto ©Marton Perlaki).

L’immaginario concetto di natura Intervista a Paola Antonelli nel giorno dell’inaugurazione della XXII Triennale Internazionale di Milano con la mostra Broken Nature, di cui è curatrice di Carlo Ezechieli

Paola Antonelli, curatrice del Dipartimento di Architettura e Design del celebre Museum of Modern Art di New York, è una delle più influenti protagoniste del mondo dell’arte e del design. Broken Nature, da lei ideata e curata, è stata inaugurata ufficialmente lo scorso 28 febbraio presso la Triennale di Milano: una grande mostra in Italia che finalmente pone le tematiche ecologiche e ambientali in una prospettiva differente, divergente da tecnica e tecnologia e decisamente più orientata verso i principi, verso il modo di vedere il mondo che ci circonda, secondo diverse angolature. Non solo questioni ambientali ma anche sociali, filosofiche e psicologiche. Antonelli, dopo undici anni, ripropone quella specie di rivoluzione emersa con Design and The Elastic Mind, del MoMA, dove per la prima volta temi di incredibile attualità venivano raccolti in una mostra che aprì un fitto e costruttivo dibattito su arte, scienza e design. Questa volta a Milano, malgrado i giorni frenetici dell’inaugurazione c’è stata l’opportunità per una tranquilla e serena chiacchierata su un’esposizione che oltre al tema della natura coinvolge quelli della cultura, del design e dell’Italia.

Broken Nature – come Broken Glass, Broken Heart, Broken English. Intende in particolare qualcosa di infranto, di profondamente alterato, o una relazione semplificata al punto di essere a malapena comprensibile?

…Broken Heart, non ci avevo mai pensato. Quando volevo tradurlo in italiano mi è sempre venuto in mente qualcosa come “natura torta”. Apparentemente non pensavo a broken heart, ma in realtà probabilmente ci pensavo, altrimenti non avrei scelto “broken nature”. È come se fossero venuti in superficie pensieri che c’erano già. E anche in italiano, ovviamente, c’erano giochi di parole. Non pensavo comunque a qualcosa di irreparabile, non c’è niente di infranto in modo irrecuperabile. Si può riparare … o comunque il tempo guarisce tutto! Qual è il motivo principale, a parte la sua attualità, che l’ha avvicinata al tema della “natura”?

Francamente l’attualità del tema. Lavoro al MoMA ormai da tanti anni e fin dagli inizi c’è stato un ragionamento sul design organico, sull’architettura organica, e in particolare se l’architettura organica fosse congiunta, o in opposizione, all’architettura modernista. Come sappiamo, nel tempo ci sono stati molti contra-


› XXII TRIENNALE INTERNAZIONALE Incantesimi di meraviglia Sigil, Birdsong, 2019

L’installazione del collettivo libanese Sigil (Khaled Malas, Salim Al Kadi, Alfred Tarazi, Jana Traboulsi) con Aamer Ibrahim e Emad Madah è uno spaventapasseri, ancor oggi molto diffuso sul fertile suolo dell’altopiano del Jawlan in Siria. La figura di legno che indossa abiti fluttuanti non può essere misurata con la sua efficacia e rimane una rappresentazione appropriata del confronto incessante tra l’umanità e la natura, l’una e l’altra continuamente spezzate. Gli elementi del canto degli uccelli rappresentati sulla camicia che lo spaventapasseri indossa, infrangendo consolidate associazioni di natura talismanica, come incantesimi di meraviglia testimoniano le difficoltà e le possibilità dei corpi siriani in questo momento storico.

Il colore della vita

Neri Oxman, Totems, 2019 La melanina, il pigmento universale che definisce il colore della nostra pelle e svolge una grande varietà di funzioni, si trova anche nelle piume blu del pavone, nelle ali delle farfalle e nella buccia di una pera matura. Il suo valore per la salute umana è inestimabile ma dal punto di vista sociale la melanina ha avuto e ha anche un effetto dannoso. Esplorando le possibilità di sintetizzare chimicamente il ‘pigmento della vita’, il progetto dell’americana-israeliana Neri Oxman e del suo gruppo di ricerca Mediated Matter Group del Mit prevede la realizzazione di oggetti su scala architettonica disegnati come totem, simboli che fungono da emblema dell’Albero della Vita. Fondendo produzione digitale e design computazionale con la dinamica delle reazioni chimiche, un enzima porta questi totem alla formazione del colore che procede scurendosi per gradi quando il sole raggiunge lo zenit, proteggendo da, collegando con e trasformando la luce solare.

sti, se non addirittura dissapori. Il tema del design organico mi è sempre interessato molto e la mia prima mostra al MoMA era sui materiali, dopodiché ce ne sono state altre dove si parlava di progetto, tecnologia e materiali. E quando si parla di materiali il tema della natura e del design organico è sempre presente anche se in continua evoluzione. Quasi vent’anni fa il tema della biomimesi o biomimicry mi interessava parecchio, ma in seguito, con Design and The Elastic Mind nel 2008, affrontando il tema del design e della scienza, ho capito che da parte di ingegneri e designer c’era l’intenzione di comprendere le strutture interne della natura, quindi non più soltanto l’imitazione di forme ma anche l’imitazione del modo con cui la natura le

costruisce. E arrivati a questo punto, undici anni dopo, il tema del nostro rapporto con la natura è diventato sempre più urgente, i nostri sistemi di comprensione sono diventati più sofisticati, quelli tecnologici almeno, mentre quelli che ancora mancano sono quelli filosofici e psicologici. Per cui questa mostra parla di tutto, parla di tecnologia, parla di scienza, ma innanzitutto di comportamenti e si rivolge soprattutto ai cittadini, alle persone. Parlo di cittadini perché ho bandito la parola “consumatori”: a mio avviso se si escludono certi modi di pensare forse si bandiscono certi comportamenti. Ha scoperto qualcosa di nuovo?

La cosa più importante che ho capito – e questo riguarda il nostro rapporto con la natura – è che

non siamo o noi, o la natura, due entità distinte, ma che noi siamo parte della natura e quello che facciamo alla natura lo facciamo a noi stessi. Ci stiamo comportando in un modo che va al di là di ogni ragionevole schema. Finalmente superando la vecchia distinzione natura/artificio, lei parla di rapporto con il contesto, di legami recisi o indeboliti. È riuscita a trovare un punto chiave per “ricostituirli”?

No, un punto chiave no. Continuo a pensare che sia una specie di agopuntura. È un insieme di punti di pressione. Quando si incomincia a pensare di essere parte della natura anche tutti i costrutti sociali e politici sono parte della natura e sono un sistema complesso. Pertanto non si tratta di un punto chiave, ma un insieme

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› XXII TRIENNALE INTERNAZIONALE

Miniere in superficie

Formafantasma, Ore Streams, 2017-19 Attualmente, solo il 30% dell’e-waste prodotto in Occidente viene trattato in centri di riciclo adeguati. Il restante 70% viene smaltito, spesso illegalmente e in pessime condizioni ambientali, nei Paesi in via di sviluppo. Con l’installazione video e gli oggetti creati per Ore Streams, Simone Farresin e Andrea Trimarchi di Formafantasma suggeriscono strategie globali per il design di prodotti che si prestino a un recupero e un riciclo più efficienti dei rifiuti elettronici. Un invito ad approfondire il tema dell’estrazione di superficie (basata sulla stima che entro il 2080 le maggiori riserve di metallo non si troveranno più nel sottosuolo ma incorporate nei materiali e nei prodotti di cui siamo circondati) e il ruolo svolto dal design nella trasformazione delle risorse naturali in prodotti desiderabili.

di punti di pressione. Ho imparato con Design and the Elastic Mind a fare mostre che sono sistemi aperti, che cercare di dare una risposta a problemi contemporanei oltre che sintomo di un’arroganza è un’idea un po’ stupida, è un po’ come andare contro i mulini a vento. E invece lasciando aperte le domande la gente ci si attacca e diventa più interessante, anche per il curatore, e ho fatto così anche con Broken Nature.

Dopo trent’anni negli Stati Uniti com’è curare una mostra in Italia?

Beh, è buffo perché domani, il giorno dell’inaugurazione ufficiale di questa mostra, ricorre esattamente il giorno del mio venticinquesimo

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anniversario al MoMA. Lavorare in Italia è interessante. È molto diverso e alla fine c’è il miracolo finale, molto italiano. Normalmente ho tre settimane per fare quello che qui si è fatto in sei giorni, però è successo. È quella la cosa bella, ma non mi stupisce, non ho mai avuto nessun panico, se ci vedevate ieri mattina non ci avreste mai creduto … mentre al MoMA si sarebbe stati lì con l’ultima etichettina e con la gomma pane. Forse è un po’ presto per parlarne, ma qual è il suo prossimo progetto?

No, se ne può parlare tranquillamente. Nell’immediato al MoMA ci sarà un periodo di chiusura per la nuova espansione su progetto di Diller

Scofidio e Renfro. Si riaprirà il 21 ottobre, io torno lì e con tutti quanti si dovrà reinstallare tutto quanto. Per concludere, un messaggio dal futuro per oggi?

No, non lo so. Sono appassionata di fantascienza ma in un certo senso è sempre più facile andare in avanti che tornare indietro. Lasciamo perdere, non ne sono capace, neanche di pensarlo. Di Accurat, The room of change è un arazzo di dati lungo 30 metri che apre la mostra illustrando come molteplici aspetti del pianeta siano cambiati, stiano cambiando e come probabilmente cambieranno in futuro (foto ©La Triennale di Milano, Gianluca Di Ioia).


› XXII TRIENNALE INTERNAZIONALE

La coscienza delle piante Parte di Broken Nature, la grande esposizione ‘La nazione delle piante’ è un invito a riflettere sulla vastità del mondo vegetale e il suo ruolo nel pianeta. E secondo Stefano Mancuso, che l’ha curata e che abbiamo intervistato, il genere umano ha molto da imparare osservando il comportamento delle piante intevista di Carlo Ezechieli

Secoli fa Cartesio, uno dei padri del cosiddetto pensiero riduzionista-meccanicista, divise la realtà in due ambiti distinti: la res cogitans e la la res extensa. La prima dotata di intelletto, di pensiero e di coscienza, la seconda intesa come sostanza inanimata o, se viva, comunque priva di intelletto. Partendo da questi presupposti gli allievi di Cartesio vivisezionavano gli animali per comprenderne il funzionamento e i loro lamenti non erano altro che i cigolii di un meccanismo sottoposto a sollecitazione. Se gli animali erano considerati pura ‘materia’ i vegetali erano collocati su un gradino ancora inferiore: ‘cose’ immobili, fisse, inanimate, una convinzione che è perdurata nel tempo. Ciò che invece dimostrano oggi gli studi di scienziati come Stefano Mancuso è che le piante non solo sentono, ma sono capaci di mettere a punto forme di adattamento e soluzioni creative. Una rivoluzione, e forse un importante passo verso un modo completamente diverso di vedere il mondo che ci circonda. Negli ultimi anni lei è stato autore di studi del tutto inediti e dell’elaborazione di concetti quasi rivoluzionari sul mondo vegetale. Cosa l’ha portata ad appassionarsi alle piante?

Fondamentalmente sono uno scienziato. Svolgo una parte di divulgazione che sto portando avanti ormai da alcuni anni attraverso libri, mostre e collaborazioni con artisti, ma il mio lavoro è quello di fisiologo vegetale. Sto in laboratorio, sono direttore del Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale che ha sede principale

presso l’Università di Firenze e altre sedi a Parigi, Bonn Pechino e in Giappone, con circa 150 scienziati che studiano le piante quali esseri dotati di capacità cognitive. Il mio interesse per le piante nasce da quando ho iniziato l’università. Non è un amore che nasce dall’infanzia. Ai bambini normalmente piacciono di più gli animali, perché sono più simili a noi. La comprensione e l’amore per le piante deve essere mediato dalla logica che è una cosa che matura in età adulta.

Neurobiologia vegetale. Non è azzardato attribuire un sistema nervoso ad organismi che ne sono, ovviamente, privi?

Certo, sembra un ossimoro, ne sono perfettamente consapevole. La neurobiologia vegetale è una disciplina inventata dal mio laboratorio nel 2005, e nasce con una buona valenza di provocazione. È ovvio che le piante

non hanno un cervello, ma volevamo spiegare in modo scientificamente fondato che, pur non avendo il cervello, le piante possono fare le stesse cose degli animali, solo in modo diverso. In un certo senso anche noi facciamo parte del mondo animale, che già è una piccolissima parte della ‘materia’ vivente di questo pianeta. Il genere umano rappresenta solo lo 0,03% del totale, praticamente nulla, e facciamo parte di questa piccola categoria dotata di cervello. Ed è scientificamente ed eticamente scorretto presumere di essere gli unici esseri viventi capaci di ragionare, di risolvere problemi. Questo non ha senso: qualsiasi essere vivente, per esistere come specie, deve essere in grado di risolvere problemi. Un batterio ad esempio è un soggetto pieno di problemi, se non li sa risolvere muore, si estingue, viene spazzato via, ritirato dal mercato. Le piante invece hanno dimostrato, con la loro quantità e diffusione, una grande abilità nel risolvere problemi. Il senso delle neurobiologia vegetale è quello di far capire che il cervello, ritenuto centro dell’intelligenza unica, è un’ulteriore affermazione della presunzione umana. Non c’è bisogno di un cervello per essere intelligenti. Ed è questo che rende le piante ancora più interessanti. Come fanno le piante ad adattarsi, a comunicare? Noi ad esempio comunichiamo attraverso i suoni, le piante attraverso molecole chimiche. Non è un caso che la chimica sia stata inventata dalle piante. Le piante producono molecole, che sono messaggi,

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› XXII TRIENNALE INTERNAZIONALE spesso indirizzati agli animali, come il profumo dei fiori. Tra di loro si scambiano miriadi di informazioni e il fatto che non possiamo sentirli non significa che non esistano. Abbiamo fatto un esperimento nel nostro laboratorio: alle piante non piace affatto il sale, coincide con una condizione di stress. Abbiamo provato a sottoporre un gruppo di piante a uno stress da sale. Quando poi abbiamo sottoposto allo stesso stress un secondo gruppo di piante, distante dal primo, questo era molto più resistente, aveva aumentato le proprie difese, perché nel frattempo aveva ricevuto dei messaggi di allerta dal primo gruppo attraverso segnali biochimici. Cosa possiamo imparare dalle piante?

Per prima cosa la parsimonia, il crescere e prosperare senza consumare risorse. La seconda è la comunità: proprio perché non si possono spostare, le piante costruiscono tra di loro e con le altre forme di vita che le circondano delle comunità collaborative, quasi sempre. La terza è l’organizzazione: le piante non hanno organizzazioni gerarchiche, centralizzate, come le nostre, che ci portano un sacco di problemi. Perché l’unico vantaggio di un’organizzazione gerarchica è la velocità. È costruita come noi: noi abbiamo un capo, degli organi, con una gerarchia. E questo permette di muoversi velocemente. Anche la nostra società è fatta in questo modo, anche se l’unico

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vantaggio che avevamo, la velocità, ce lo siamo bruciato con la burocrazia. L’organizzazione orizzontale e decentralizzata delle piante, così efficace ma per noi inedita, può essere un’ottima fonte di ispirazione. Nei suoi libri lei cita spesso quei momenti chiave in cui l’umanità, non senza disappunto, si è resa conto della propria posizione, del tutto relativa, nell’universo. Crede che anche oggi ci siano analoghi momenti chiave tali da avere un impatto sul nostro rapporto con il mondo che ci circonda?

Questo è un punto fondamentale. In molti miei libri ho scritto della necessità di una rivoluzione culturale analoga a quella Copernicana. Prima di allora si pensava che la Terra fosse al centro dell’universo. Oggi continuiamo a pensare che l’uomo sia al centro della vita e questo deve cambiare. In molti miei libri ho scritto della necessità di questo cambiamento. Nel mio ultimo libro ci sono gli otto articoli della costituzione della ‘Nazione delle Piante’. Noi non siamo affatto centrali, e non siamo neanche meglio degli altri esseri viventi, questa è una questione fondamentale. Il concetto del meglio è estremamente pericoloso, è all’origine di innumerevoli drammi, quando uno si sente migliore di un altro nasce il razzismo e quando ci crediamo migliori delle altre specie le utilizziamo distruggendo l’ambiente. Da dove nasce questa idea? Se uno chiede in giro, la risposta è immancabilmente:

Alcuni dei cinque ambienti, corrispondenti ad altrettanti ‘capitoli’ in cui si articola la mostra La Nazione delle Piante, alla Triennale di Milano fino all’1 settembre (foto ©La Triennale di Milano, Gianluca Di Ioia).


› XXII TRIENNALE INTERNAZIONALE

ma è talmente ovvio, abbiamo un cervello e siamo in grado di fare moltissime cose che gli altri animali non sanno fare. E questo è pacifico, nessun altro animale è capace di fare la Cappella Sistina, la teoria della relatività o i Fratelli Karamazov: ma questo non significa che siamo meglio. Ad esempio non sappiamo fare moltissime cose che le piante fanno tranquillamente. La questione del meglio ha senso quando c’è un obiettivo, con dei chiari parametri di riferimento. In una gara di salto in alto, ad esempio, è difficile contestare che il migliore è colui che salta più in alto. Ma la vita ha un unico obiettivo: la propagazione delle specie, fare in modo che la propria specie continui ad esistere, ce lo insegna Darwin. Da questo punto di vista il nostro cervello è un vantaggio? E soprattutto, noi esistiamo solo da 300.000 anni. Considerando che la vita media di una specie è intorno ai 5 milioni di anni, noi siamo una specie giovane. Saremo in grado prolungare la nostra esistenza per i prossimi 4,7 milioni di anni? Al momento non sembra. Se finiremo estinti anche solo tra 200mila anni avremo dimostrato che il nostro cervello era in realtà un impedimento evolutivo. Vale a dire che non era affatto un vantaggio. Se ci estingueremo, dopo 10.000 anni spiegatemi cosa resterà della Venere di Milo, della Cappella Sistina o della Teoria della Relatività: nulla di nulla. A molti potrebbe sembrare un messaggio preoccupante, ma forse è solo relativizzante

In realtà non è preoccupante e, appunto, vorrei relativizzare. Ciò che facciamo potrebbe anche non avere niente a che fare con l’obiettivo del perpetuarsi della vita e della nostra specie. Se il nostro cervello da un lato ci permette di fare capolavori e dall’altro di creare situazioni che tendono ad estinguerci, cosa che una mucca,

L’allestimento di La Nazione delle Piante è stato prodotto da FeelRouge Worldwide Shows. Giò Forma Studio Associato ha curato il design ideandone il concept insieme a Mauro Belloni, responsabile dello sviluppo dei contenuti.

o un albicocco, non sono in grado di fare, allora la mucca e l’albicocco forse sono meglio di noi. Se noi guardassimo l’insieme degli esseri viventi che popolano questo pianeta dall’esterno, supponiamo con gli occhi di un alieno, chiedendosi chi è il “meglio”, non ce la caveremmo bene, anzi stiamo dimostrando attraverso le nostre azioni che vanno dritte verso l’estinzione che probabilmente siamo il “peggio”. Non esiste un’altra specie che abbia fatto così tanti danni in così poco tempo.

Ma anche tanti progressi. In 4,5 milioni di anni non è successo niente, poi è arrivato l’uomo e cinquant’anni fa siamo andati sulla luna. Non ha a che fare con il raggiungimento della longevità media di una specie ma forse c’è qualcosa di speciale in noi che ci rende diversi da tutto il resto.

Non c’è dubbio che siamo in grado di fare cose incommensurabilmente diverse da tutto il resto. L’unicità umana non è in dubbio, sarebbe stupido sostenere il contrario. Noi siamo profondamente diversi dalle altre specie. Ma che questa unicità sia per il meglio o per il peggio è tutto da dimostrare. Ciononostante sono fiducioso. Credo che siamo una specie bambina, stiamo usando il cervello, questo incredibile strumento, come un bambino al quale si dà in mano un martello. Il punto è

capire le regole del gioco. Non abbiamo ancora ben compreso che se scompaiono gli altri esseri viventi moriamo anche noi. Insomma, non siamo astratti dalla natura, ne siamo parte integrante. Lasciamo da parte i libri e mi risponda tranquillamente con la prima cosa che le viene in mente. Immagini di fare un film, su cosa lo farebbe?

Un film! Bella domanda. Guardi, abbiamo qui una mostra che si chiama “la Nazione delle piante”, immagini invece che film meraviglioso sarebbe quello che racconti la storia di una nazione vera, di uomini, che però funzioni secondo le regole delle piante. È fantastico, dobbiamo farlo! E per concludere: quale potrebbe essere un messaggio dal futuro rivolto a noi oggi?

Impariamo le regole del gioco e rendiamoci conto che siamo parte della natura. Credo che il nostro cervello sia un vantaggio, ne sono convinto. Quello che ci distrugge è la nostra presunzione. Pensare che non abbiamo bisogno di tutto il resto, che siamo sufficienti a noi stessi, se non addirittura che possiamo elevarci al di sopra, è una follia. Non dimentichiamo che a chi era portatore della hybris i greci facevano sempre fare una brutta fine.

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› XXII TRIENNALE INTERNAZIONALE

The Great Animal Orchestra Con The Great Animal Orchestra il team di United Visual Artists è riuscito a dare forma e vita all’incredibile e decennale lavoro di Bernie Krause che ha registrato i suoni dell’ambiente che ci circonda. Molti sono difficili da cogliere, molti sono ormai scomparsi.

L’installazione sonora e il video di 98 minuti che l’accompagna sono state realizzate per iniziativa della Fondation Cartier pour l’art contemporain, Parigi

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Sono ormai cinquant’anni che l’americano Bernie Krause, musicista, uno dei pionieri del sintetizzatore Moog, raccoglie campioni della “musica” dalla quale, senza accorgercene, siamo completamente avvolti. Un fitto tessuto di suoni che ha un impatto diretto sulla nostra mente e sul nostro stato d’animo e che Krause divide in tre ambiti principali: la geofonìa, ovvero i suoni di origine geografico-ambientale, come lo scorrere dell’acqua in un ruscello e altri più impercettibili, come i movimenti delle rocce; la biofonìa, i suoni degli animali, come ad esempio il canto degli uccelli; e l’antropofonìa, ovvero i suoni, spesso rumori assordanti, che provengono dalle attività umane e che tendono a sovrastare sempre di più, e in parte annullare, gli altri. Attraverso il suo lungo lavoro Krause ha documentato un mondo la cui mappatura sonora, non solo ne descrive la presenza ma anche lo stato di vitalità e di salute. Gli inglesi di United Visual Artists (Uva) dall’altra parte sono, in assoluto, tra i più interessanti autori di installazioni visive e di lighting design: hanno al proprio attivo collaborazioni decennali con mu-

sicisti celeberrimi come i Massive Attack e con architetti capiscuola come Martha Schwartz. In occasione di Broken Nature, Bernie Krause e Uva, insieme, hanno portato in Triennale la grande installazione The Great Animal Orchestra, in mostra fino all’estate. Dedicata ai suoni del mondo animale, l’opera li riproduce e li rappresenta visualmente sotto forma di un vero e proprio “spectacle son et lumière”. Molti di questi suoni, già difficili da catturare in origine, stanno diventando sempre più rari. The Great Animal Orchestra, una vera e propria sinfonia introdotta dallo stesso Krause, si struttura in otto capitoli di circa 12 minuti ciascuno. Oltre che una ricerca sulle origini della musica, con fugaci ma sorprendenti similitudini all’opera di compositori contemporanei, quest’installazione è un’opera visuale di notevole portata e l’esperienza di una realtà nella quale il genere umano ha vissuto per decine di migliaia di anni ma della cui esistenza siamo ormai a malapena consapevoli. CE


› XXII TRIENNALE INTERNAZIONALE Nel 2017 Humanscale ha avviato una collaborazione con Bureo, una startup che opera su progetti innovativi per ridurre l’inquinamento da plastica delle acque marine. Le reti da pesca abbandonate nell’oceano vengono raccolte e, attraverso un processo di riciclo, trasformate in pellet usati poi da Humanscale nella produzione di componenti della seduta da ufficio Smart Ocean (nella foto in basso).

STATI UNITI

Reckonstruct la rivoluzione dei materiali

Mitigare l’impatto delle attività umane sul pianeta non è più sufficiente. Se adottando i protocolli Lca (life cicle assessment) siamo in grado di misurare il footprint delle nostre azioni, è ormai tempo di imprimere alla produzione industriale la nostra handprint, ovvero il design che lascia intenzionalmente un segno positivo (net-positive) sul pianeta.

Tra le aziende che aderiscono al network Shine (Sustainability and Health Initiative for Net-positive Enterprise) del Mit, Humanscale, azienda che progetta e produce arredi ergonomici per l’ufficio, che insieme a Arup ha realizzato il padiglione statunitense – curato da Russel Frotmeyer del Mit e nel progetto di allestimento di Ashley Hastings – porta a Milano esempi concreti: la seduta per ufficio Smart Ocean, realizzata con materia prima derivante dal riciclo delle reti da pesca esauste raccolte nell’oceano da Bureo, un’organizzazione che sviluppa soluzioni per contrastare l’inquinamento da plastica degli ambienti marini; o lo sgabello realizzato con il micelio bio-fabbricato di Ecovative Design che ha la capacità di assorbire anidride carbonica. Le installazioni luminose del padiglione Usa sono state invece realizzate da Stickbulb, che ha trasformato la legna di edifici e torri idriche dismesse in un sistema di fasci Led modulari, mentre un filmato immersivo realizzato dalla sede californiana di Arup documenta la preoccupante realtà di un sistema produttivo ancora incurante dell’approvvigionamento delle risorse e della loro dismissione.

Sopra, lo sgabello nato dalla collaborazione di Humanscale con il Shine Program del Mit e realizzato utilizzando come materia prima un micelio bio-fabbricato messo a punto da Ecovative Design che assorbe bioossido di carbonio. Sotto, un esempio di biomimicry nel render di uno sgabello sviluppato dal designer Jacob Turetsky che si ispira alla spugna marina conosciuta come ‘cestello di Venere’ per minimizzare l’uso di materiale e che può essere prodotto mediante stampa additiva.

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› XXII TRIENNALE INTERNAZIONALE ITALIA

4 Elements/taking care

Curato dal Politecnico di Milano, il padiglione italiano alla XXII Triennale internazionale si presenta, nell’allestimento di Migliore+Servetto, come una biblioteca contemporanea del sapere scientifico, una sorta di libreria a tutt’altezza che presenta i risultati della progettazione politecnica – architettura, design e ingegneria –in armonia con i quattro elementi cardine della natura, l’acqua, l’aria, la terra, il fuoco, definendo un futuro aperto. Un futuro che non prescinde dall’analisi del passato, illustrata sulla parete di fondo con disegni progettuali, immagini storiche, oggetti e memorabilia che affollano lo spazio come una quadreria dinamica, resa infinita da un gioco di riflessi. Al centro dello spazio, piani esplosi di luce e grafica, come pagine di un libro scomposto, si susseguono in overlapping, costruendo un’installazione dinamica. Un’articolata video-installazione, che

Curatori Federico Bucci, Luisa Collina con

Marco Bocciolone, Donatella Sciuto | Politecnico di Milano e Ico Migliore | Migliore+Servetto Architects

Design dell’allestimento e grafico Ico Migliore e Mara Servetto con Daniela Grimaldi, Daniele Pellizzoni, Giorgia Borroni, Rossella Forioli | Migliore+Servetto Architects

Design video e foto Lab Immagine,

Dipartimento di Design | Politecnico di Milano

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congiunge cielo e terra, e sulla quale il racconto sui quattro elementi si incrocia a contenuti relativi al tema ambientale, restituendo una visione che dall’Italia si allarga al mondo, in un padiglione da sfogliare, ascoltare e misurare e in cui l’esplorazione oscilla costantemente dallo sguardo macro all’approfondimento micro con grandi piani luminosi interattivi che si animano, rispondendo alle azioni del visitatore, invitandolo ad avvicinarsi e a sfogliarne le pagine per entrare all’interno dei diversi progetti di ricerca e sperimentazione in mostra.

Nelle foto di Andrea Martiradonna alcune immagini del padiglione dell’Italia alla XXII Triennale di Milano.


› XXII TRIENNALE INTERNAZIONALE AUSTRALIA

Teatro della terra alienata Golden Bee del Comitato Scientifico della XXII Triennale al progetto promosso dalla facoltà di design e architettura dell’Università di Sidney e sviluppato da Grandeza Studio. L’allestimento è una denuncia delle pratiche turboingegneristiche con le quali il governo australiano intende porre rimedio allo sbiancamento della barriera corallina assegnando senza gara quasi mezzo miliardo di dollari a un’organizzazione nel cui board siedono dirigenti di società molto inquinanti come Shell e Peabody. Al contempo,

presentando i risultati di due anni di ricerca svolta dall’Università di Sidney, l’esposizione evidenzia le relazioni tra il degrado della barriera e fenomeni come le due siccità consecutive che hanno colpito l’Australia e le migrazioni di masse di profughi del cambiamento climatico per proporre la combinazione tra l’attuale sorveglianza della barriera e pratiche di gestione ecologica integrata: un progetto di emancipazione razionale e universalista trasversale a popoli, capacità, condizioni economiche e posizione geografica.

Nelle immagini, le tre partecipazioni internazionali vincitrici dei Bee Award. Dall’alto: panorama del teatro della terra alienata (Australia), foto storiche dell’Associazione ‘amici del fiume Moscova’ (foto Giovanni Emilio Gavanello) e un dettaglio dell’installazione Circular Flows (ph. © Mak/Georg Mayer/Eoos).

AUSTRIA

Circular flows L’azoto nelle acque reflue porta a un aumento della crescita delle alghe, privando di ossigeno le acque costiere e cancellando così le possibilità di vita di pesci e molluschi, che rappresentano una risorsa fondamentale per l’alimentazione di molte popolazioni costiere nei Paesi poveri. Commissionata e finanziata dal Mak di Vienna con il supporto, tra gli altri, di Zumtobel e Laufen, l’installazione che ha vinto il Black Bee nasce da una collaborazione tra lo studio austriaco Eoos e l’istituto svizzero di ricerca sull’acqua Eawag, che dal 2011 lavora al progetto di un wc high tech autosufficiente, in grado di separare l’acqua dalle sostanze di scarto, finanziato dalla Fondazione Bill & Melinda Gates come base di un sistema igienico-sanitario per il terzo mondo. Dopo anni di ricerche congiunte, Eoos ha sviluppato Urine Trap, in mostra a Milano, che è in grado di rimuovere l’80% dell’azoto e il 50% del fosforo contenuto nelle urine.

RUSSIA

The Moscow river age

Premio Wax Bee del comitato scientifico al padiglione della Russia. Il progetto di Meganom + Marchi, curatori Yury Grigoryan e Anna Kamyshan, parte dall’assunto che la millenaria lotta per sfruttare e controllare i fiumi, che irreggimentati sono diventati ‘ostaggio’ della crescente urbanizzazione, per proporre una visione alternativa e riparatoria nei confronti del fiume che bagna Mosca. L’esposizione ripercorre un secolo di ingegneria – dall’utopico progetto idrico degli anni Trenta di collegare la Moscova al Volga – per immaginare, di qui a cent’anni, un atteggiamento che consideri il fiume non come una risorsa ma come un soggetto indipendente.

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› I PROFILI DI LPP

QUESTA VOLTA PRESTINENZA CI PORTA IN SICILIA, PER ESSERE PIÙ PRECISI A FAVARA, PER PARLARCI DI UN NOTAIO VISIONARIO, ANDREA BARTOLI E DI UN ARCHITETTO CORAGGIOSO, LILLO GIGLIA, CHE DA BRAVO SICILIANO HA NEL PROPRIO DNA, RIGOROSO E RAZIONALE, UN PO’ DI CROMOSOMI BAROCCHI E ALCUNI ARABI. LUI SA CHE UNA BUONA ARCHITETTURA NASCE QUANDO SI MESCOLANO I CARATTERI E LE CULTURE

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› I PROFILI DI LPP

Nuovi architetti italiani

LILLO GIGLIA Luigi Prestinenza Puglisi

Lillo Giglia è un bravo architetto. Ma se fosse solo così, sarebbe come altri che operano in Italia e, a causa della colpevole sonnolenza della critica, non godono della fama che meriterebbero. Quello che vorrei sostenere in questo pezzo è invece che non solo è bravo, ma è unico per meriti strategici. E la strategia è anch’essa parte del gioco dell’architettura. A tal fine, serve premettere che Lillo Giglia opera a Favara, una delle cittadine che, fino a poco tempo fa, pochi conoscevano, compresi gli stessi siciliani. Ma oggi nota grazie alla Farm Cultural Park, un’invenzione di un notaio illuminato, Andrea Bartoli, il quale ha capito che se si vuole riscattare la propria terra, occorre lavorarci aiutandosi con le immense risorse offerte dall’arte e dall’architettura. Bartoli, con la moglie Florinda e alcuni giovani, ha riqualificato sette cortili degradati del centro storico ed ha attivato iniziative di ogni tipo: mostre, performance, scuole di architettura per bambini, seminari per formare le ragazze alla politica, festival di arte e di cultura urbana. Risultato: Favara ha acquistato una propria riconoscibilità sulla carta geografica, diventando un punto di incontro, di scambio e di interesse. E attivando un’economia che ha portato turismo, offerta di posti letto e nuove attività commerciali. Si sono scoperte a questo punto anche le opportunità date dalla vicinanza ad Agrigento e al mare. Quello che era un luogo sperduto, ubicato, come direbbero i ragazzi, in Culandia, è diventato un laboratorio urbano vivo e palpitante, un nodo della rete dell’innovazione. Lillo Giglia ha captato il vento di novità e come tanti altri giovani architetti – lui oltretutto è di Favara – ha dato una mano a portare avanti le mille iniziative della Farm. Ma la sua idea

è stata più ardita e astuta. Ha investito di suo e ha comprato un intero isolato del centro storico con l’idea di riqualificarlo, ristrutturarlo e farlo partecipare al processo di rinnovamento urbano. Se i progettisti non hanno lavoro e se non vogliono emigrare all’estero – ha pensato – devono diventare imprenditori di sé stessi. Dimostrare che l’architettura, concretamente, migliora le città, produce lavoro e investimenti. Ha approfittato del fatto che i prezzi delle abitazioni erano molto modesti e del fatto che, in un paese così degradato dalle superfetazioni edilizie, è possibile realizzare opere coraggiose, ancorate ai valori della storia ma sinceramente moderne, senza incontrare troppi ostacoli dalle Soprintendenze. Giglia mi ha raccontato le vicissitudini economiche per realizzare l’opera: la difficoltà ad ottenere prestiti una volta terminati gli scarsi finanziamenti pubblici finalizzati al recupero. Li ha ottenuti prendendo di peso i funzionari della banca e raccontandogli, davanti alle pietre, il suo sogno.

Pagina accanto: la scala di casa Farace; sotto Quid Vicololuna. In questa pagina, assonometria del nuovo Complesso Parrocchiale Santa Barbara. A destra, casa Farace.

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› I PROFILI DI LPP Lillo Giglia Dopo la laurea in architettura a Palermo, dal 2004 svolge attività professionale con interventi di architettura residenziale, di interni, architettura sacra, allestimenti artistici e interventi di recupero nei centri storici ricevendo riconoscimenti da parte della critica e della stampa specializzata. Collabora con la Scuola Politecnica di Palermo e svolge attività di ricerca. Nel 2012 ha partecipato alla mostra Giovani Architetti Italiani, evento collegato alla XIII Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, Padiglione Italia. È socio fondatore di F.U.N. (Favara Urban Network). Con il progetto Quid Vicololuna, nel novembre 2016 ha vinto il 1° Premio RI.U.SO_05, promosso dal Cnappc. Lo stesso progetto è stato selezionato da Mario Cucinella per Arcipelago Italia, ed esposto al Padiglione Italia della XVI Mostra internazionale di Architettura a Venezia 2018. Di recente ha ricevuto il primo premio al Mediterranean Mimar Sinan Prize di Istanbul. www.lillogiglia.com

Ostinato ed eroico come un mulo, alla fine ce l’ha fatta. Ha realizzato il Quid, uno spazio destinato alla cultura, all’intrattenimento, ad ospitare turisti e il suo studio professionale. Per farlo diventare parte della città, ha collaborato con il Comune alla sistemazione degli spazi pubblici limitrofi. Difatti, si vede subito che denunciano la mano di un bravo architetto. Insomma, Giglia ha fatto più che il disegno di edifici, ha fatto l’imprenditore di sé stesso, della sua idea del bello, partecipando alla trasformazione di una città sulla quale sino a dieci anni fa non avrebbe scommesso nessuno. Se ci fosse un premio Nobel per l’architettura in Italia, occorrerebbe darlo a lui. Accanto al Quid presentiamo due altri progetti. Uno è la ristrutturazione di casa Farace. Osservate, per favore, il prima e il dopo. Credo che ci sia poco da dire oltre le immagini. Interi centri storici del meridione aspettano interventi simili, calibrati e coraggiosi. Mostrano che recuperare non vuol dire certo distruggere ma neanche mummificare. E che il Genius loci è un’autentica stupidaggine. Non esistono mai stereotipi – o genietti – formali ma solo buona e cattiva architettura, cioè interventi che aggiungono o tolgono qualità a un luogo. L’altro lavoro è il progetto per il nuovo complesso parrocchiale Santa Barbara a Licata, al quale Giglia tiene in modo particolare. Il Vaticano, diversamente dallo Stato Italiano, è un ottimo committente: severo per quanto riguarda costi e caratteristiche funzionali ma aperto alla sperimentazione. Giglia, che da bravo siciliano ha nel proprio Dna, rigoroso e razionale, un po’ di cromosomi barocchi e alcuni arabi, sa che una buona architettura nasce quando si mescolano i caratteri e le culture. Tenete d’occhio questo progettista, e soprattutto imitatene l’intraprendenza e il coraggio LPP

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In alto, l’abitazione privata e lo studio dell’architetto che prospetta sul giardino recuperato. (foto Salvatore & Lillo Giglia).


› I PROFILI DI LPP

Quid Vicololuna

Nelle foto in alto, l’intera area di progetto prima e dopo la ristrutturazione. Nel disegno, un brano del quartiere oggetto dell’intervento di recupero con le destinazioni funzionali previste dal progetto (foto Salvatore & Lillo Giglia).

In pochi anni Favara ha saputo trasformarsi da luogo degradato a centro culturale stimolante, grazie anche a una riuscita operazione di rinnovo urbano. Le iniziative del Farm Cultural Park di Andrea Bartoli, intellettuale e mecenate, hanno saputo innescare un circuito virtuoso in cui anche l’architettura è diventata protagonista della rinascita della città. Il progetto di Lillo Giglia e Giorgio Parrino né è la dimostrazione concreta. Stiamo parlando della ristrutturazione, terminata nel 2016, di un edificio su due livelli e del relativo giardino, entrambi appartenenti a un comparto urbano degradato del quartiere Vicolo Luna. L’obiettivo era portare nuova linfa – culturale, sociale ed economica – nel quartiere, anche grazie ai fondi europei del Programma di sviluppo rurale 2007-2013 della Regione Sicilia. Così, nel 2014 sono iniziati i lavori, che hanno previsto un investimento di 290mila euro, metà dei quali provenienti da Bruxelles. Oggi, Quid Vicolo Luna è un centro polivalente, con spazi dedicati ai cultori delle arti e del cibo, un luogo per appassionati di innovazione culturale, sociale e urbana, che ospita diverse attività gestite dallo stesso Giglia e da altri imprenditori, con iniziative orientate a promuovere la cultura del territorio attraverso l’architettura e la gastronomia locale. La ristrutturazione del complesso, che si articola su una superficie di 1.500 metri quadrati, ha puntato sul recupero dei materiali esistenti e, come elemento unificante dell’intervento, sul bianco splendente dei volumi.

QUID VICOLOLUNA Località Favara, Agrigento Committenti Lillo Giglia e Giorgio Parrino, Favara Progettazione architettonica Lillo Giglia con Giorgio Parrino

Cronologia 2014 - 2016 Superficie complessiva 1.500 mq (edifici + giardino) Investimento 290 mila euro (50% fondi europei) Impresa esecutrice Lillo Crapanzano, Favara Fotografie Salvatore & Lillo Giglia

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› I PROFILI DI LPP

Dall’alto, la casa prima dei lavori; interni ed esterni dell’abitazione ristrutturata. Il volume bianco distingue e qualifica l’architettura rispetto al contesto esistente.

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Casa Farace Casa Farace è un progetto di casa unifamiliare, ai margini del centro storico di Favara. La costruzione, originariamente su due piani, prima dell’intervento non presentava alcun carattere architettonico preminente che permettesse di distinguerla dalla maggioranza degli anonimi edifici circostanti. La sopraelevazione della casa ha invece permesso di ridistribuire gli spazi interni su tre livelli: ne è risultato un volume bianco, che emerge dal tessuto urbano circostante e che dialoga con la città attraverso alcuni grandi affacci. L’accesso alla casa avviene al piano terra, dove il nuovo prospetto, con le sue numerose aperture, apparentemente casuali e diversamente dimensionate, si propone come una rilettura in chiave contemporanea delle facciate che contraddistinguono gli edifici circostanti, privi di un linguaggio espressivo determinato e unitario. L’orientamento della casa è mantenuto per la camera da letto padronale: questa – situata al primo piano, insieme ad ulteriori due camere con relativi servizi, che compongono la zona notte – si inserisce all’interno del perimetro regolare dell’edificio, dando vita ad uno spazio articolato e dinamico. Il secondo piano, aggiunto in fase progettuale, è destinato ad accogliere la zona giorno. Uno spazio libero, dell’intera dimensione della casa, ad eccezione della loggia, che si apre rivolgendo lo sguardo alla città, allo scopo di stabilire un legame tra l’architettura e il suo contesto. In copertura, questo rapporto è sottolineato nel progetto del solarium: qui il paesaggio diventa lo sfondo di uno spazio aperto, connotato dalla presenza di elementi naturali quali l’acqua, il fuoco, la vegetazione.

Dall’alto, lo spazio in copertura con lo sguardo sulla città; una sezione dell’abitazione unifamiliare.

CASA FARACE Località Favara Committente Piero Farace Progettazione architettonica Lillo Giglia Cronologia 2017-2019 Superficie del lotto 110 mq Superficie edificata 85 mq Fotografie Salvatore & Lillo Giglia

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Complesso parrocchiale Santa Barbara Il progetto del nuovo complesso parrocchiale Santa Barbara a Licata è stato concepito come spazio emozionale, composto di ambienti dinamici, tra loro in relazione. Grazie ai volumi posti all’esterno, il complesso è assimilabile a un piccolo microcosmo urbano autosufficiente: un campus della fede, legato alla storia dei luoghi e della comunità, vivibile e dal forte impatto spirituale, artistico e liturgico. Il primo approccio con l’area ha indotto i progettisti a immaginare il lotto come un’estensione dell’edificato esistente. Il complesso parrocchiale risulta così composto di tre elementi architettonici principali. Il primo, costituito dalla grande aula liturgica con adiacenti gli edifici della sacrestia e della cappella feriale, si identifica con la chiesa. Il secondo ospita i locali del ministero pastorale. Il terzo, di dimensioni minori e di forma parallelepipeda, identifica la casa canonica, collegata alla chiesa attraverso una pensilina aggettante.

NUOVO COMPLESSO PARROCCHIALE SANTA BARBARA Località Santa Barbara, Licata, Agrigento Committente Arcidiocesi di Agrigento, Parrocchia Santa Barbara di Licata

Finanziamento Cei (Servizio nazionale per l’edilizia

di culto), Arcidiocesi di Agrigento e Parrocchia Santa Barbara di Licata

Progettazione architettonica

Francesco Lipari, Lillo Giglia, Giuseppe Conti

Procedura Concorso di progettazione a inviti in due fasi (2016)

Cronologia in fase di costruzione

Render del complesso parrocchiale (Lipari, Giglia, Conti).

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› I PROFILI DI LPP L’abitazione si ispira all’architettura razionalista e coniuga funzionalità e rapporto con il paesaggio circostante.

CASA CUPARDO Località contrada Crocca Favara, Agrigento Committente Dario Cupardo Progetto architettonico Lillo Giglia Cronologia 2013 - 2015 Superficie lotto 5.000 mq Superficie coperta 140 mq Fotografie Salvatore & Lillo Giglia

Casa Cupardo Situata sui rilievi di contrada Crocca (Favara), a pochi chilometri dalla Valle dei Templi, questa casa isolata s’ispira all’architettura domestica dell’avanguardia razionalista ed è orientata in modo da favorire la contemplazione del paesaggio da una posizione strategica e privilegiata. A questo fine è stato progettato un incastro di volumi semplici che seguono la configurazione naturale del suolo inserendosi in maniera delicata nel contesto circostante. Il progetto ha privilegiato l’aspetto funzionale e organico dei rapporti visivi con lo spazio esterno ed è caratterizzato da un sistema di terrazze a sbalzo che si adattano alla topografia e formano un tutt’uno con il volume abitativo. Lo schema distributivo, semplice e funzionale, presenta un impianto a forma rettangolare ed è caratterizzato da due livelli: il piano seminterrato, con la zona notte; il piano terra adibito a zona living, con un’ampia terrazza a sbalzo che si affaccia verso il paesaggio e che che sovrasta lo spazio esterno costituito dal giardino; la presenza della grande apertura vetrata ad angolo amplifica il rapporto tra l’interno e l’esterno. Il piano inferiore si configura, invece, come basamento dell’intero edificio.

CASA CRAPANZANO Località Favara, Agrigento Committente Lillo Crapanzano Architetti Lillo Giglia Cronologia progetto in corso d’opera Superficie coperta 95 mq Render Studio Lillo Giglia

Casa Crapanzano Casa Crapanzano è il risultato della ristrutturazione di un edificio, sempre a Favara, risalente ai primi Anni settanta. L’abitazione si sviluppa su tre livelli, che sono stati ridefiniti dal punto di vista distributivo e funzionale: dal garage, posto al piano terra, si accede al primo e al secondo piano ai quali sono destinati rispettivamente la zona notte e la zona living. Quest’ultima è costituita da un ampio open space, ulteriormente dilatato mediante l’aggiunta di una loggia che contribuisce, con la grande vetrata, alla definizione di un rapporto di continuità tra interno ed esterno. Il nuovo volume, che si innesta al corpo principale della costruzione, è l’elemento che caratterizza maggiormente i due prospetti prospicienti la strada, insieme alle numerose aperture e al tetto-giardino, dove il solarium sostituisce lo spiovente originario e regala, al contesto indefinito un’immagine identitaria contemporanea.

Render di Casa Crapanzano, Favara. L’abitazione, su tre livelli, è stata ridefinita dal punto di vista formale, distributivo e funzionale (render studio Lillo Giglia).

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› I PROFILI DI LPP

Nelle foto, la nuova architettura urbana che ha sostituito un vecchio fabbricato abbandonato (foto Salvatore & Lillo Giglia). Nel disegno, le piante dei due livelli (studio Lillo Giglia).

IF SHOWROOM FACTORY Località Favara, Agrigento Committente F.lli Livreri, Favara Progettazione architettonica Lillo Giglia Direzione lavori Lillo Giglia Piani 2 (piano terra destinato a showroom; piano

secondo a spazio culturale e laboratorio sartoriale)

If Factory L’edificio, nel centro di Favara, prospetta su due importanti strade cittadine: corso Vittorio Veneto e via Galliano. Il progetto, che si sostituisce a un vecchio fabbricato in abbandono, si sviluppa su due livelli e ha una superficie coperta di 200 metri quadrati. Da qui è nata l’idea di un’architettura distinguibile dal contesto. I volumi semplici e il candore dell’intonaco bianco hanno generato una nuova icona urbana. Pareti piene e improvvise aperture stringono una forte relazione con il paesaggio urbano. La richiesta della proprietà era quella di esaltare lo spazio espositivo e di vendita verso la strada, per farlo vivere come luogo aperto alla città. Per questo motivo il progetto ha trattato il fronte sulla centralissima via Vittorio Veneto con un’unica ampia vetrata, che si estende per quasi tutta la lunghezza dell’edificio. Le piccole bucature del livello superiore determinano invece spazi dalla luce più soffusa, ideale per esposizioni ed eventi di moda. Le doppie altezze dilatano in verticale lo spazio interno, rendendolo dinamico e avvolgente.

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Superficie coperta 200 mq. Cronologia 2012 – 2015 Fotografie Salvatore & Lillo Giglia


› I PROFILI DI LPP

Dedicata a 54 città africane la mostra curata da David Adjaye nell’ambito della prima edizione di Countless Cities, la prima Biennale delle Città del Mondo organizzata a Favara da Farm Cultural Park

La Biennale delle città del mondo

Nairobi (Lyra Aoko Photography). Sotto, dell’artista keniano Michael Soi “China loves Africa”.

28 giugno - 26 luglio 2019 www.farmculturalpark.com

Si parlerà delle città del mondo quest’estate a Favara, nell’ambito di Countless Cities, la Biennale che porterà in Sicilia architetti, fotografi, artisti e creativi da ogni parte del mondo. Il progetto è naturalmente di Andrea Bartoli, notaio visionario ideatore e anima di Farm Cultural Park. A differenza delle altre Biennali, questa sposta la ricerca dalla dimensione Stato a quella di Città, in coerenza con i dati economici, politici, culturali e sociali che stanno facendo diventare giorno dopo giorno le città sempre più importanti e densamente popolate. Si stima che la terra sia oggi abitata da 7,7 miliardi di persone. Più della metà vive in ambienti urbani e il processo di abbandono delle campagne sembra destinato a crescere. I cambiamenti climatici, gli sconvolgimenti economici e la migrazione globale verso le città definiranno il futuro dell’umanità. Ma cosa sono le città? Come funzionano? Perché amiamo alcune città più di altre? Se ne parlerà a Favara. A fine giugno 2019, la prima edizione di Countless Cities sarà dedicata alle Città Africane. La mostra principale, curata dall’architetto David Adjaye – Adjaye Africa Architecture – sarà una panoramica completa dell’architettura di 54 città africane. Tutti gli spazi di Farm, diversi luoghi di Favara e alcuni spazi all’interno della Valle dei Templi ospiteranno padiglioni dedicati ad Addis Abeba, Asmara, Nairobi, Meknes, Tunisi, Sidi Bou Said, Luxor, Il Cairo, Douala. Altri padiglioni saranno invece dedicati a Londra, Beirut, Tel Aviv, Tbilisi, Birmingham, Koniakow. Un padiglione sarà dedicato ad alcune città americane tra cui New York, Chicago e Boston, un altro ad alcune città cinesi e in particolare Pechino, Suzhou e Zhu Hai. Countless Cities prevede numerosi eventi collaterali. Tra gli ospiti d’onore anche Charles Landry, autorità planetaria nell’uso dell’immaginazione e della creatività per lo sviluppo di progetti di rigenerazione urbana. I tre temi principali della prima edizione saranno Leadership e governance, Le città resilienti e la Nuova consapevolezza dei giovani.

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› FOCUS

COOL PROJECTS, MULTICON BAS

Logica Fuzzy Breve storia di Palazzo Lafuente L’insolito sistema statico dell’edificio – che si ripete su tre file con tre soli punti d’appoggio e sette puntoni che si aprono a ventaglio e sorreggono i sette piani – è dovuto sia alla passione dell’architetto Julio Lafuente per i lavori di Eugène Viollet-le-Duc sia all’instabilità del terreno, nelle vicinanze del Tevere. I pali di fondazione sotto ai puntoni infatti hanno profondità che vanno dai 60 ai 70 metri. La superficie dei tre volumi triangolari rovesci aumenta andando verso l’alto: i corpi sono collegati tra loro solo agli ultimi piani. Il complesso, recentemente ristrutturato su iniziativa di Valle Giulia Real Estate, proprietaria dal 2007, si presenta come un gioiello tecnologico, unico nel panorama edilizio romano, esempio di sapiente recupero funzionale e adeguamento normativo. Sede di Esso Italiana, Technip Fmc e Kinetics Technology Progetto originario Julio Lafuente e Gaetano Rebecchini, 1978 Progetto di recupero Isabelle Magda Rizk (architettonico) e Cool Projects Srl (impianti) 2008-2017 Roma Parco de’ Medici, Viale Castello della Magliana 25

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per il benessere climatico

UN NUOVO SISTEMA HARDWARE E SOFTWARE CONSENTE DI OTTENERE LE MIGLIORI CONDIZIONI DI COMFORT NEGLI AMBIENTI DI LAVORO E OTTIMIZZARE I CONSUMI. MULTICON BAS DI COOL PROJECTS, INSERITO CON SUCCESSO NEGLI HEADQUARTER ESSO E ALD AUTOMOTIVE HA FATTO RISCONTRARE RISPARMI ENERGETICI DEL 20% Come deve essere un ufficio per essere smart? Bello, colorato, cablato, condiviso, attrezzato, luminoso ma soprattutto perfettamente climatizzato. E come deve essere la climatizzazione in un ambiente di lavoro? Le norme parlano chiaro: inverno 21°C e umidità relativa del 45%; estate 25°, umidità 60%. Ma tutto deve essere poi declinabile secondo le specifiche esigenze di chi in quegli ambienti vive e lavora. Ne parliamo con Maurizio La Motta, general manager di Cool Projects, società specializzata in Project Management e Building Automation, che in collaborazione con Idea75 ha sviluppato il sistema di regolazione climatica Multicon Bas. «Il miglioramento del comfort termico nei luoghi di lavoro e il contenimento dei consumi energetici – spiega l’ingegner La Motta – è un aspetto che viene curato con sempre mag-

gior attenzione nell’ambito della Building Automation. L’organizzazione delle nostre attività quotidiane ci costringe spesso a trascorrere gran parte della giornata in ambienti confinati e in presenza di clima artificiale. La realizzazione di condizioni di comfort all’interno di tali ambienti è pertanto un’importante specifica progettuale della quale devono tenere conto sia le soluzioni edilizie che quelle impiantistiche». Partendo da questo presupposto Cool Projects ha posto alla base della propria ricerca lo sviluppo di un regolatore Fuzzy Logic (Flr) per il sistema Evolution-Multicon, soluzione di punta delle attività di ricerca e sviluppo di Cool Projects, che, integrando le informazioni acquisite da gruppi di sensori installati all’interno di un edificio, garantisce le migliori condizioni termoigrometriche ottimizzando i costi energetici.


› FOCUS

Multicon Touch l’interfaccia utente per la gestione del sistema.

Per accedere al credito di imposta

Multicon Bas - controllore locale di regolazione ambientale.

Multicon Bas consente di accedere alle agevolazioni concesse in forma di credito di imposta riconosciuto a tutte le imprese che effettuano investimenti per attività di ricerca e sviluppo condotte entro il 31 dicembre 2020. Il beneficio viene calcolato come differenza positiva tra l’ammontare delle spese per investimenti in attività di ricerca e sviluppo sostenute nel periodo d’imposta in relazione al quale si intende fruire dell’agevolazione e la media annuale delle medesime

Architettura logica e fisica di suddivisione del sistema di regolazione.

«Il punto di forza di un sistema basato su logica fuzzy – prosegue La Motta – risiede nell’abbandono della teoria classica degli insiemi formulata da Eulero, nella quale il concetto di appartenenza a un determinato aggregato si riferisce unicamente alla condizione Vero-Falso. La logica fuzzy ha il vantaggio di assegnare un valore, detto grado di appartenenza, al concetto di insieme. Ecco che i termini Caldo, Freddo e Benessere assumono varie gradazioni in base alla temperatura percepita e quindi un utente può dire di essere in una condizione di Benessere al 70% o al 50% e contemporaneamente affermare di percepire Freddo al 30%». Nello specifico, il nuovo Multicon Bas consente di: • integrare all’interno di un’unica unità di controllo tutte le interfacce necessarie a gestire ogni dispositivo presente all’interno di uffici o ambienti industriali; • supportare contemporaneamente molteplici protocolli di comunicazione stan-

spese realizzate nei tre periodi

Schema logico del funzionamento del sistema di termoregolazione

dard in aggiunta a quelli più comuni disponibili sul mercato in ambito di Building Automation, come il Modbus. L’hardware è inoltre associato a un sistema soft ware che contiene tutte le logiche di controllo necessarie per la regolazione climatica in funzione del locale specifico in cui è installato e dei correnti parametri ambientali. In questo modo il sistema è in grado di risolvere il disallineamento tra quanto descritto dalle normative in termini di benessere, in primis termoigrometrico, e la reale percezione di benessere da parte di chi vive in tale ambiente, senza snaturare le indicazioni imposte dalle normative. In altre parole il nuovo Multicon Bas sviluppato da Cool Projects off re il vantaggio di poter defi nire delle variabili che permettono di migliorare la percezione di benessere da parte dell’utente. Per massimizzare, da un punto di vista qualitativo, le performance del sistema sono state effettuate una serie di misurazioni sul

d’imposta precedenti.

numero d’interventi giornalieri effettuati dagli utenti per modificare il funzionamento del sistema di termoregolazione. Si è notato che il sistema implementato consente di ridurre di circa il 30% il numero di modifiche rispetto a un termostato con controllore Pid classico riducendo, di conseguenza, la percentuale di insoddisfazione personale (Ppd). Infine, ottimizzando le regolazioni, il sistema è in grado di ridurre il consumo energetico dovuto all’utilizzo errato delle risorse a disposizione dell’utente. Le prime applicazioni del sistema hanno dato i risultati previsti in termini di risparmio energetico. Un 20% di consumi in meno è stato riscontrato sia presso il palazzo originariamente progettato dall’architetto Lafuente (di proprietà di Valle Giulia Real Estate), oggi sede di Esso Italiana e altre primarie compagnie nel settore Oil & Gas, sia nella sede di Ald Automotive (il cui edificio è di proprietà di Immobilcinque Srl)

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› EDIFICI ISTITUZIONALI CREDITI Località Ho Chi Minh City, Vietnam Committente Deutsches Haus Invest Progettazione architettonica Gerkan, Marg and

Partners Architects (Gmp), Meinhard von Gerkan con Nikolaus Goetze e Volkmar Sievers

Local architect

TwoG Architecture

Progettazione strutturale e impiantistica Wsp Vietnam

Progettazione illuminotecnica Asa Lighting Design Studios

Consulenza facciate Drees & Sommer Inizio e fine lavori 2014 - 2017 Slp 52.704 mq

L’atrio principale d’ingresso e, sotto, il complesso visto dall’esterno (foto ©Marcus Bredt)

LA CASA TEDESCA IN VIETNAM È DI GMP ARCHITECTS IL PROGETTO DELL’EDIFICIO DI HO CHI MINH CITY CHE OSPITA IL CONSOLATO DI GERMANIA, LA CAMERA DI COMMERCIO ESTERO E IL GOETHE INSTITUTE. È IL PRIMO EDIFICIO DEL PAESE ASIATICO CERTIFICATO LEED PLATINUM

Inaugurata poche settimane fa la German House a Ho Chi Minh City in Vietnam. La nuova sede, oltre al Consolato, ospita oggi la Camera di commercio estero tedesca e il Goethe Institute. Il progetto è di Gerkan, Marg and Partners Architects e il loro è il primo edificio del paese asiatico ad aver conseguito la certificazione Leed Platinum e la certificazione Oro da parte del German sustainable building council. L’edificio si trova nel distretto 1, la zona commerciale e culturale della città, non lontano dai consolati di Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. L’operazione in realtà è iniziata alcuni anni fa, nel 2012, con il concorso di progettazione indetto dalla Repubblica federale tedesca, vinto dallo studio di Amburgo. Il complesso è formato da due blocchi a pianta rettangolare, il primo di 75 metri di altezza, il secondo di 110. In sommità al primo edificio è stata ricavata una terrazza con ristorante con vista sulla città. L’ingresso principale, dotato di un’ampia tettoia a sbalzo, conduce nella lobby a doppia altezza. Il consolato è collocato al settimo piano ed è accessibile tramite un foyer separato, posto sul lato lungo dell’edificio. La facciata, a doppio strato, pensata appositamente per il clima tropicale di Ho Chi Mihn City, è la prima del suo genere ad essere realizzata nel sud-est asiatico, con le lamelle di protezione solare installate tra il pannello esterno e il vetro interno della finestra. La soluzione adottata, oltre alle proprietà fonoassorbenti, riduce il consumo energetico dei sistemi di condizionamento del 35% rispetto agli standard locali attuali. Le altre soluzioni che rendono la German House un edificio sostenibile riguardano l’impianto di trattamento delle acque, i pannelli solari in copertura e gli allestimenti interni realizzati con materiali a basse emissioni di sostanze volatili

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› LUOGHI DEL LAVORO

MENTRE IL LAVORO SMARRISCE LE SUE DEFINIZIONI TRADIZIONALI E SI CONCRETIZZA IN NUOVE MODALITÀ, GLI AMBIENTI SI FANNO INVECE SEMPRE PIÙ CARATTERIZZANTI. DALLA FONDAZIONE CHE OSPITA UNA COLLEZIONE D’ARTE AGLI STABILIMENTI INDUSTRIALI ALLE TRASFORMAZIONI DI INTERNI IN EDIFICI ICONE DEL MODERNO, UNA RICOGNIZIONE DEI NUOVI AMBIENTI DI LAVORO

WORKPLACES

Una scultura in bambù di Ueno Masao nel progetto americano di Alvisi Kirimoto (foto ©Nic Lehoux).

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› LUOGHI DEL LAVORO

FONDAZIONE PRIVATA, CHICAGO Tocco orientale e eleganza italiana nel progetto di Alvisi Kirimoto per la sede di una fondazione privata a Chicago. Vista dal 32° piano, la città diventa luce e paesaggio di ambienti sereni che si articolano intorno ad essa e ai pezzi di una collezione d’arte

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ATMOSFERA RAREFATTA La città è là, quando sbarchi dagli ascensori e accedi alla reception la vedi e ne percepisci la densità ma la tensione che trasmette si scioglie in questi ambienti luminosi, trasparenti quanto serve per ammirarla, nella sua dimensione urbana da una parte e con una visione che si allarga al campo territoriale dall’altra, e opachi il necessario per assicurare la privacy degli ambienti di lavoro. Le altezze interne – 3,60 metri, inusitate per un edificio a torre adibito a uffici, oltre a uno spazio centrale a doppia altezza – hanno consentito allo studio romano Alvisi Kirimoto di fare realmente della luce naturale, insieme al legno e ai tessuti, la materia di questo progetto, che si sviluppa su una superficie di 2.600 metri quadrati, l’intero 32° piano di un grattacielo di recente costruzione alto 224 metri nel West Loop di Chicago, immediatamente a est del Fulton River e a poca distanza dal Magnificent Mile. Gli spazi sono caratterizzati da pareti in legno naturale a tutta altezza, partizioni vetrate e pannelli sospesi, che, secondo le combinazioni, delineano le diverse aree di lavoro. In molti punti le pareti in legno si smaterializzano in lamelle verticali per

calibrare il grado di privacy e di luminosità. La grande flessibilità e trasparenza degli elementi consente a visitatori e collaboratori di apprezzare panorami unici, anche negli ambienti più privati delimitati da superfici opache. Anche l’uso del colore, al pari delle proporzioni dei diversi ambienti, è sapientemente misurato: usato talvolta per disegnare lo spazio e talaltra per definire le funzioni, passa dall’arancione vivace della playroom (immancabile negli ambienti di lavoro statunitensi e qui caratterizzata da un golf simulator) al rosso intenso dei pannelli in contrasto con le pareti grigie della zona ristorante, dal ruggine suadente della carta da parati giapponese all’ingresso al bianco rigenerante delle postazioni open space. Alla rarefatta serenità che contraddistingue questi ambienti di alta rappresentanza contribuisce la collezione di opere d’arte della proprietà: pezzi di arte contemporanea, orientale e di archeologia distribuiti lungo un percorso espositivo di circa 1.000 metri quadrati, ai quali Massimo Alvisi e Junko Kirimoto hanno affiancato elementi come la grande scultura in bambù sospesa sulla doppia


› LUOGHI DEL LAVORO

«Dalla struttura del Blues, musica che permea la città di Chicago, abbiamo ripreso il concetto di tension and release. L’altezza del soffitto ci ha permesso di alternare elementi sospesi a elementi scultorei poggiati a terra e lasciati alla loro altezza originaria. Un gioco di compressione e sospensione che culmina nel volume del winter garden, uno spazio unico, sospeso nel vuoto della città, un diaframma materico e tattile che racchiude uno spazio per la musica, l’arte e gli eventi così come per la meditazione e la lettura» Massimo Alvisi

In alto, a destra e a pagina 89, lo spazio a doppia altezza del winter garden con la scultura sospesa di Ueno Masao. Alla pagina di sinistra la reception con i pannelli sospesi e, illuminato, il piano del grattacielo occupato dal progetto di Alvisi Kirimoto (foto ©Nic Lehoux).

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› LUOGHI DEL LAVORO CREDITI Località Chicago Committente Privato Architettura di interni Alvisi Kirimoto Local architect CannonDesign Project management ConopCo Design General contractor Executive Construction Progettazione strutturale, meccanica e illuminotecnica CannonDesign Progettazione acustica Arup Controsoffitti acustici Armstrong Sedute operative

Carl Hansen, Herman Miller, Knoll

Divani e poltrone

B&B Italia, De Padova, Driade, Knoll

Illuminazione d’ambiente Fabbian, iGuzzini, MP Lighting, SSL Lighting, Tech Lighting, Vibia Scultura in bambù del winter garden

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5'

10'

25'

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5'

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N

Ueno Masao

Superficie lorda 2.580 mq Fine lavori 2018

A sinistra, pianta e sezione del 32° piano. Nella foto, gli spazi, che ospitano una parte della collezione d’arte del cliente, hanno un tocco orientale e proporzioni misurate in linea con le sensibilità italiane e giapponesi dei due progettisti (foto ©Nic Lehoux).


› LUOGHI DEL LAVORO

Alvisi Kirimoto Architects Fondato a Roma nel 2002 da Massimo Alvisi (1967) e Junko Kirimoto (1970), lo studio opera nei settori dell’architettura, del design e della pianificazione urbanistica. Numerosi i progetti realizzati, tra i quali il complesso industriale per le piccole e medie imprese Incà a Barletta (2010), l’impianto industriale Medlac Pharma ad Hanoi (2011), il quartier generale di Molino Casillo a Corato (2012), il recupero del Teatro comunale di Corato (2012); la ristrutturazione del Teatro Alexandrinsky a San Pietroburgo (2013), la ristrutturazione e l’ampliamento di Villa K nelle Langhe (2018) e il nuovo auditorium dell’università Luiss a Roma. Lo studio ha vinto numerosi concorsi e premi internazionali. Attualmente sta lavorando a un progetto per una scuola d’infanzia, centro civico, biblioteca e parco a Grottaferrata, alla realizzazione di un nuovo ingresso all’area archeologica del Porto di Traiano a Ostia Antica, alla costruzione di un complesso di social housing a Barletta, a un hotel di lusso nel vecchio porto di Trani e a due progetti in Cina, a Nanjing e Shanghai. www.alvisikirimoto.it

Massimo Alvisi e Junko Kirimoto hanno posto grande attenzione all’uso del colore che, secondo i casi, infonde serenità, definisce una funzione, disegna uno spazio (foto ©Nic Lehoux).

altezza del winter garden creata su commissione dall’artista giapponese Ueno Masao e il tavolo disegnato da Junko Kirimoto con finitura in lacca giapponese (realizzato da Wajima Kirimoto). Il winter garden appunto. Sul fronte sud dell’edificio, è lo spazio più rappresentativo del progetto: un ambiente a doppia altezza con funzioni ‘pubbliche’, che Massimo Alvisi definisce come «un ambiente unico, sospeso sul vuoto della città, un diaframma materico e tattile che racchiude uno spazio per la musica, l’arte e gli eventi così come per la meditazione e la lettura». In base al punto di visuale, la pelle del winter garden, composta di due file di listelli lignei sospesi e non allineati fra loro, con un vetro trasparente posto nel mezzo, si dissolve o diventa opaca, generando molteplici punti di vista e un interessante gioco di luci e ombre. Simile a una scatola luminosa, l’ambiente consente di orientare la luce attraverso un sistema di doppie tende oscuranti e filtranti e di diffonderla, grazie alle doghe in legno, negli ambienti adiacenti del percorso espositivo e della sala ristorante privata

Antonio Morlacchi

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› LUOGHI DEL LAVORO

Frigerio Design Group È un gruppo di lavoro interdisciplinare, guidato da Enrico Frigerio, che considera il progetto di architettura come il punto d’incontro tra vari temi: il rapporto con la natura e la storia del luogo, la tecnica costruttiva e le esigenze del committente. Questo incontro genera la slow architecture, un’architettura progressiva che vive nel tempo e trae dal contesto le risorse per la sua definizione. Un’architettura lenta che per metodo, tempi e processi, si colloca al polo opposto della globalizzazione. Tra i progetti più recenti dello studio la stazione elettrica di Terna sull’isola di Capri; tra quelli in corso la sede di Zamasport a Novara, i nuovi uffici Arcaplanet di Carasco, la riconversione della centrale elettrica Enel di Alessandria in parco sportivo tematico e il progetto sperimentale di officina e uffici presso la sede Ferrero di Alba. www.frigeriodesign.it

MASSIMA SUPERFICIE VERDE E MINIMA IMPRONTA ECOLOGICA PER IL NUOVO HEADQUARTER DI CRÉDITAGRICOLE ITALIA A PARMA. UFFICI INNOVATIVI IN OTTICA SMART-WORKING E UN GRANDE PARCO DI SETTE ETTARI, IL CUORE VERDE DEL COMPLESSO. PROGETTO DI FRIGERIO DESIGN GROUP Sopra, il quartier generale di Crédit-Agricole Italia a Parma (foto Enrico Cano-Mario Carrieri); sotto, sezione trasversale del complesso (disegno Frigerio Design Group).

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› LUOGHI DEL LAVORO

HEADQUARTER CRÉDIT-AGRICOLE ITALIA, PARMA

SMART & GREEN

LA NUOVA IDENTITÀ I nuovi volumi di Green Life, l’headquarter di Crédit-Agricole Italia a Parma, che si aggiungono all’insediamento esistente, disegnato negli anni Ottanta da Vico Magistretti e conservato come testimonianza di un’epoca, sono disposti lungo il perimetro dell’area per custodire, al centro, un grande parco di 7 ettari, l’Arboretum CréditAgricole, di grande qualità paesaggistica e ambientale, con più di 500 alberi d’alto fusto e migliaia di arbusti e piante ornamentali, vero polmone verde per

i dipendenti che vi praticano jogging e ginnastica. Il complesso si articola in tre corpi di fabbrica: gli Ecouffici, due edifici pluripiano progettati secondo criteri di architettura bioclimatica, collegati al terzo volume del Forum, luminoso edificio a un solo piano e con una copertura a verde che accoglie funzioni di servizio – reception, punto ristoro, ristorante aziendale utilizzabile anche come grande sala riunioni – vissuto dai dipendenti come luogo di aggregazione e punto di incontro.

Realizzarlo “minimo, semplice e verde”: questa la strategia progettuale adottata da Frigerio Design Group, con scelte formali e costruttive che massimizzano l’efficienza energetica – come la compattezza dei volumi, che riduce le dispersioni energetiche, e il loro orientamento – e la ricerca di materiali durevoli e riciclabili che riducono il ricorso alla manutenzione. Gli edifici sono a pianta lineare, con una manica di 20 metri, creata per ridurre gli spazi di distribuzione e i percorsi a

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› LUOGHI DEL LAVORO

CREDITI «La progettazione ha puntato sui concetti di benessere delle persone, di condivisione degli spazi, di smart & green e d’innovazione che stanno alla base della nuova identità aziendale. In questa ricerca progettuale gli aspetti ambientali diventano centrali, grazie alla massimizzazione delle superfici a verde, alla riduzione dell’impronta ecologica e alla creazione di un grande parco, ottenuto in virtù della disposizione dei nuovi volumi sul perimetro dell’area» Enrico Frigerio

Committente Crédit-Agricole Italia Progettazione architettonica e direzione artistica Frigerio Design Group Progettazione strutturale Policreo Progettazione impiantistica e certificazione Leed Politecnica Ingegneria e Architettura Progettazione paesaggistica AG&P Greenscape

Direzione lavori Giulio Burchi Progettazione acustica Materiacustica e Aida General contractor Pizzarotti & C e Unieco Involucro edilizio Gualini Serramenti Metra Pavimenti sopraelevati Schneider Electric Pavimenti in porfido Odorizzi Illuminazione interna Zumtobel Sistemi per tende Silent Gliss Pareti vetrate e arredi direzionali Tecno Sedute operative Dauphin Arredi operativi Unifor, Knoll, Truedesign, Bruno Pedroni

Isole acustiche Aresline (design FDG) Pannelli fonoassorbenti Fantoni Arredi ristoro e poltrone Arper, Bla Station, Pedrali, Segis

Superficie del lotto 153.900 mq. Superfici interne 9.800 mq (uffici), 2.100 mq. (forum e ristorante), 7.600 mq (parcheggio e locali tecnici interrati), 1.750 mq (auditorium), 180 mq (ingresso)

Premi Trophée Horizon 2013 Innovation Durable Certificazione Leed Platinum. Cronologia 2008 - 2018

In alto, foto e disegno di dettaglio della facciata; al centro, sezione di uno dei due corpi di fabbrica pluripiano; a fianco, una pianta del piano uffici: si noti la dimensione della manica centrale creata per ridurre gli spazi distributivi interni e i percorsi (foto © Enrico Cano-Mario Carrieri).

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› LUOGHI DEL LAVORO

Nelle foto, alcuni interni del complesso terziario, progettati secondo i principi dello smart-working e dello smart-living, come le isole acustiche nella foto a destra, progettate da Frigerio Design Group e prodotte da Aresline (foto ©Enrico Cano).

favore delle superfici operative: sul lato sud si trovano gli open-space, su quello nord gli uffici chiusi e nella fascia centrale uno spazio vuoto a doppia, tripla e quadrupla altezza, con giardini interni che nelle mezze stagioni favoriscono la ventilazione naturale. Sempre nell’area centrale sono collocati i sistemi di risalita, le sale riunioni e i servizi tecnici. Le facciate esposte a sud sono interamente vetrate e protette da un frangisole modulare, mentre quelle a nord

presentano finestrature ridotte e tamponamenti perimetrali ad elevata coibentazione, rifiniti con coppelle di cotto. Le coperture sono piane ad eccezione di una porzione orientata a sud, realizzata a falda unica e rivestita con pannelli fotovoltaici per un totale di 428 kW. Lo space planning, che ha seguito i principi dello smart-working e dello smart-living, è stato messo a punto sulla base dei risultati del Lab2020, vero laboratorio sperimentale dove lo

studio aveva testato diverse soluzioni per gli uffici e parte dell’intervento di refitting che interessa gli uffici esistenti nel complesso (ne avevamo parlato su IoArch 70). Il progetto di interior è diventato uno strumento di comunicazione di una nuova cultura bancaria e aziendale finalizzata al benessere dei dipendenti come valore aggiunto e fattore di crescita. Concetti che sono stati tradotti in pratica con welcome point, aree break

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› LUOGHI DEL LAVORO

e relax di ultima generazione, spazi di ristorazione polifunzionali, uffici openspace e meeting room tecnologiche, lockers personali, focus room, phone boot e connessione wi-fi estesa. Infine, nella progettazione dei diversi ambienti è stato applicato il principio del comfort sensoriale, vale a dire la valutazione della qualità complessiva degli spazi secondo le loro caratteristiche igrotermiche, acustiche e illuminotecniche. In questo modo il ‘risparmio

energetico’ non è più un mero fatto tecnico ed economico ma viene raggiunto perseguendo al contempo il benessere ambientale delle persone: con pannelli radianti a soffitto integrati a ricambi d’aria lungo il perimetro; ventilazione naturale nelle mezze stagioni; free cooling notturno; apporto di luce naturale regolabile individualmente in maniera semplice. La climatizzazione si basa su 88 sonde geotermiche (800 kW) e il complesso –

che ha ottenuto la certificazione Leed Platinum – è dotato di un impianto di fitodepurazione per il riuso delle acque bianche. Il progetto impiantistico e gli aspetti legati alla sostenibilità ambientale sono stati curati da Politecnica Ingegneria e Architettura

La sostenibilità ambientale al centro del progetto

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In alto, l’ingresso di Green Life, ospitato nel corpo monopiano di collegamento dei due corpi di fabbrica; nella pagina a fianco, alcuni uffici open space (foto ©Enrico Cano-Mario Carrieri).

L’energia più sostenibile è quella che non si consuma. Di conseguenza è stata dedicata particolare attenzione agli orientamenti, alla protezione solare, alla qualità dell’involucro e alla progettazione di un sistema dinamico di ventilazione naturale. La climatizzazione estiva e invernale è affidata alla geotermia, con pompe alimentate da energia elettrica in buona parte prodotta con il fotovoltaico in copertura. L’impatto ambientale dell’insediamento è mitigato anche da un sistema di gestione e riciclo delle acque.


› LUOGHI DEL LAVORO

inside

Silent Gliss Italia

Schermature solari per il comfort sensoriale In accordo con la filosofia complessiva del progetto di Frigerio Design Group, per le schermature solari degli edifici del campus Green Life sono state scelte le soluzioni interne di Silent Gliss. Per le postazioni di lavoro e le aree comuni sono stati adottati i sistemi SG 4810 e SG 4820, il cui meccanismo brevettato di comando a catenella, costituito da uno o due gruppi di tre molle coassiali di differente diametro e un dispositivo di riduzione della torsione, permette di regolare l’apporto di luce con semplicità e funzionamento morbido, preciso e silenzioso su lunghezze che arrivano fino a 4 metri. Per gli uffici direzionali è stato scelto invece il sistema SG 4860, provvisto di un motore silenzioso, comandato da un ricevitore radio integrato, con un’accelerazione controllata e un sistema di blocco istantaneo in caso di ostacoli. Per tutte le tende a rullo è stato scelto il tessuto Versascreen che, per un perfetto controllo della luce e senza compromissioni della visuale esterna, possiede un fattore di apertura dell’1%. Si tratta di un tessuto in poliestere e Pvc omologato in Classe 1 di reazione al fuoco e con certificazione Greenguard per i prodotti a bassa emissione. L’intervento di Silent Gliss ha riguardato anche l’auditorium, dove è stata installata una tenda arricciata motorizzata SG 5800 alta 4,5 metri realizzata in pregiato tessuto Leviso che permette di suddividere lo spazio in caso di eventi di dimensioni contenute viaggiando – con accelerazione/decelerazione controllata – su un binario curvato di 23 metri di lunghezza.

Silent Gliss Italia

Via Reggio Emilia, 33 - 20090 Segrate MI Tel. 02 269031 info@silentgliss.it | www.silentgliss.it

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› LUOGHI DEL LAVORO

L’edificio di via Santa Maria Segreta, di Gio Ponti e Emilio Lancia. Il progetto di ristrutturazione è di Il Prisma Architects (courtesy Il Prisma Architects).

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Cambiano le esigenze lavorative e gli edifici si devono adeguare alle nuove funzioni. Anche quelli ricchi di storia come il palazzo progettato nel 1931 da Gio Ponti ed Emilio Lancia nel centro del capoluogo milanese. Il progetto è dello studio Il Prisma Architects


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EDIFICIO PER ASSICURAZIONI, MILANO

UN DELICATO SQUILIBRIO Al contrario del Novecento, oggi banche e assicurazioni definiscono la propria identità e i rapporti con i clienti facendo riferimento a concetti di apertura e trasparenza. La fiducia stessa dei clienti sembra più facile da conquistare dimostrando un atteggiamento aperto, piuttosto che con l’austerità e la classicità – rappresentative della severità e della tradizione e quindi rassicuranti riguardo alla sorte dei risparmi depositati – che caratterizzavano il palazzo progettato da Gio Ponti ed Emilio Lancia, completato nel 1931, oggetto dell’intervento di ristrutturazione totale operato da Il Prisma Architettura. In posizione privilegiata nel centro di Milano e tutelato come bene di valore storico-architettonico, l’edificio è costituito da un unico corpo di fabbrica sviluppato su due livelli interrati (uno era il caveau della banca che lo aveva commissionato) e cinque piani fuori terra, di cui l’ultimo arretrato rispetto alla cortina principale. La facciata è composta da un basamento rivestito in pietra serizzo su tre livelli, da un corpo centrale intona-

cato e da un coronamento arretrato. Le scansioni sono sottolineate da cornicioni orizzontali. Le aperture e le relative decorazioni creano un effetto di luci e ombre utile a conferire una solida tridimensionalità al volume. Inizialmente esistevano anche dei tamburi a decoro

delle aperture al piano terra, in passato rimossi. Obiettivo del progetto di ristrutturazione sviluppato dalla società di progettazione multidisciplinare Il Prisma Architettura è stato quello di rendere più trasparente e aperto l’immobile. Così le

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› LUOGHI DEL LAVORO

aperture del piano terra sono state trasformate in vetrine, le coperture non calpestabili si sono fatte terrazze che aprono punti di vista sulla città. Le vetrine su via Santa Maria Segreta, come già era avvenuto su via Mario Negri, sono state realizzate portando a terra le aperture ed evidenziando gli imbotti con un nuovo rivestimento sempre in serizzo. La facciata si completa con l’inserimento discreto, come richiesto dalla Commissione Paesaggio del Comune, di un logo metallico della società assicurativa su via Negri. Nel progetto originario di Gio Ponti il quinto piano, arretrato rispetto alla sagoma dell’edificio, sostituiva il sottotetto. Qui i progettisti, rimossa la guaina bituminosa posta a protezione della porzione di quarto piano esposta, hanno realizzato una terrazza calpestabile. Inoltre, con un parziale spostamento di Slp dal piano mezzanino, è stato realizzato un ulteriore sesto piano, ancor più arretrato rispetto al quinto e dunque non percepibile dalla strada, che ospita la board room della società. Da qui, attraverso serramenti e scorrevoli in alluminio grigio scuro Schüco ASS 70 HI, si godono viste inattese sul centro della città. In generale, anche grazie alle vetrine al piano terra l’edificio è ora definito da grandi campiture vetrate – l’isolamento [ 102 ]

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termico dei serramenti Schüco adottati, insieme a un cappotto interno che corre lungo tutto il perimetro dell’immobile contribuisce al forte miglioramento passivo delle performance energetiche – e da finiture metalliche, sagomate e forate a campione, che senza alterare la natura originaria contribuiscono a dar forma a quel ‘delicato squilibrio’ del titolo

CREDITI Località Milano Promotore Itas Mutua Progettazione architettonica, ingegneria, project management, D.L e sicurezza Il Prisma Architettura, Milano

General contractor Borio Mangiarotti Impianti meccanici Mitsubishi Electric Serramenti Schüco Pavimenti Fiandre, Florim, Rigo Marmi Corpi illuminanti esse-ci, Flos, Zumtobel Arredi Bla Station, Citterio, UniFor, Vitra Falegnameria Danzi Sistemi per tende Silent Gliss Ascensori Kone Superficie lorda 3.000 mq Cronologia luglio 2016 - novembre 2018


› LUOGHI DEL LAVORO

Il Prisma Fondata da Cosimo Carone nel 1971, Il Prisma è una società di progettazione che conta 94 collaboratori e opera a livello internazionale: ha sedi a Londra, Milano, Roma e Lecce, ed è suddivisa in tre business unit: architettura (Landscape), workplace (Worksphere) e retail (Destination). Nella sua attività, Prisma Landscape promuove una progettazione coerente, integrata, partecipata, che mira alla creazione di nuovi paesaggi da abitare e capaci di generare comportamenti virtuosi e consapevoli. www.ilprisma.com

Interni dei nuovi uffici in cui si alternano spazi chiusi e aperti, definiti entrambi con grandi campiture vetrate e finiture in lamiera metallica. Nella foto a destra le lampade Hall Led Ceiling Evo di esse-ci (courtesy Il Prisma Architects).

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Mitsubishi Electric

Le soluzioni impiantistiche La rifunzionalizzazione dell’edificio di Ponti e Lancia ha comportato la totale sostituzione degli impianti con sistemi VRF e unità di trattamento dell’aria a recupero di calore Mitsubishi Electric che, con gli interventi di isolamento termico dell’involucro e dei serramenti, hanno portato alla certificazione in classe A3 dell’immobile. L’adozione di sistemi VRF per la produzione simultanea di caldo e freddo nei diversi ambienti ha consentito anche di alleggerire i carichi e di limitare gli ingombri rispetto ai convenzionali impianti di riscaldamento e condizionamento, recuperando spazi preziosi per collocare le Uta, che data la posizione e la natura dell’immobile – tutelato come bene di valore storico-architettonico – non potevano trovare posto in copertura. Qui sono posizionate solo le unità esterne in pompa di calore da cui partono le tubazioni in rame che conducono il fluido termoconvettore alle unità interne,

installate a incasso in controsoffitto ai diversi piani. A servizio dell’immobile due unità di trattamento dell’aria, la cui distribuzione avviene mediante canalizzazioni nei controsoffitti. Infine, appositi moduli idronici del sistema VRF trasferiscono parte del calore del gas refrigerante a un circuito tradizionale ad acqua per la produzione di acqua calda sanitaria, che specie in estate avviene pertanto in modo quasi gratuito. Sistemi Mitusbishi Electric utilizzati: VRF serie R2 a recupero di calore (nella foto) e unità di trattamento aria FAU 3.

Mitsubishi Electric

Viale Colleoni 7 - 20864 Agrate Brianza MB Tel. 039 60531 info@it.mee.com | www.mitsubishielectric.it

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› LUOGHI DEL LAVORO

STABILIMENTO PHILIP MORRIS, CRESPELLANO

VIETATO FUMARE Come il prodotto che esce dal magazzino verticale automatizzato – gli ‘heat sticks’, fino a 80 miliardi di pezzi all’anno – anche lo stabilimento di Crespellano è innovativo nella concezione, dello studio di architettura tedesco Henn Architects, e nell’esecuzione, curata interamente, dai definitivi agli esecutivi alla direzione lavori (tuttora in corso) da Politecnica

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Su un’area di 120.000 mq Politecnica ha realizzato il primo stabilimento al mondo per la fabbricazione delle cosiddette sigarette elettroniche

Ingegneria e Architettura. Preceduto da una piazza pavimentata in ghiaia a vista animata da una fontana e introdotto da una scenografica pensilina a sbalzo in acciaio, oltre agli uffici l’edificio amministrativo include un auditorium, la mensa, una palestra e gli spogliatoi dell’area produttiva, alla quale – superata la barriera di sicurezza

dei Monopoli di Stato, che controllano il flusso delle merci – si accede percorrendo una spina centrale lunga 600 metri, sia pedonale sia carrabile, perfettamente simmetrica all’ingresso. Realizzato in due fasi – i volumi produttivi a ovest e successivamente l’ampliamento speculare – l’impianto di Crespellano è stato realizzato in 33 mesi: un periodo di tempo relativamente breve considerando il carattere del tutto innovativo della produzione prevista e il ritrovamento, durante le fasi di scavo, di un villaggio preromano, che ha comportato l’intervento della Soprintendenza di Bologna per la rimozione del materiale di interesse archeologico. La gran parte delle costruzioni è in prefabbricazione metallica, con strutture a telaio in acciaio tamponate con pannelli sandwich in alluminio coibentati in lana di roccia di 15 cm di spessore e coperture in Riverclack, una soluzione che prevede la fornitura di alluminio in bobine (coils) e l’estrusione di lastre lunghe fino a 60 metri, poi fissate a secco, direttamente in cantiere. Un’altra parte dei volumi, e le coperture tradizionali a solaio con guaina impermeabilizzante della parte amministrativa, sono invece


› LUOGHI DEL LAVORO

Alla pagina di sinistra, l’edificio amministrativo si affaccia su uno specchio d’acqua e, sotto, una vista da drone dell’intero complesso (foto ©Gabriele Melloni, Studio Cento29).

completate in ghiaia drenante, che migliora l’isolamento e limita il flash-flow in caso di piogge intense. Tra gli edifici con struttura in calcestruzzo il (relativamente) piccolo corpo dei laboratori di prova e il technical building, che assolve a numerose funzioni produttive, incluso il trattamento delle acque in ingresso, una piccola centrale

di trasformazione dell’energia elettrica e i chiller al servizio delle unità di trattamento dell’aria (Uta) dislocate localmente e servite dalle canalizzazioni che da qui si dipartono. Un’altra unità provvede al trattamento delle acque in uscita e degli scarti di lavorazione, riducendo al minimo l’impatto ambientale dell’insediamento.

In alto, il vasto atrio di ingresso. Qui sopra e accanto, la spina che collega i diversi volumi produttivi percorre l’intero sito per 600 metri di lunghezza (foto © Gabriele Melloni, Studio Cento29).

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› LUOGHI DEL LAVORO Politecnica Ingegneria e Architettura Con 45 soci ingegneri e architetti e più di 200 collaboratori, Politecnica è una delle maggiori società italiane di progettazione integrata – architettura, ingegneria e urbanistica. Indipendente, è tra le prime società ad aver adottato la progettazione in Bim (Building Information Modelling). Politecnica offre servizi conformi al Sistema di Qualità ISO 9001, ISO 14001 e OHSAS 18001, ha ottenuto il rating di legalità con il massimo punteggio, è membro del Green Building Council e promuove le migliori pratiche di sostenibilità ambientale in compliance con i protocolli Leed. Inoltre, numerosi soci hanno conseguito la certificazione Envision e il titolo di Project Management Professional. Cinque le sedi in Italia (Modena, Milano, Bologna, Firenze, Catania) e dieci i Paesi di presenza all’estero (Armenia, Belize, Costa d’Avorio, Ghana, Malta, Panama, Repubblica Democratica del Congo, Sierra Leone, Turchia, Etiopia, Kenya). www.politecnica.it

Un impatto già limitato in fase di progettazione esecutiva: nella scelta dei materiali primari, come l’alluminio e la lana di roccia, in larga parte riciclabili; con l’installazione di un impianto fotovoltaico sufficiente a soddisfare i consumi elettrici degli spazi amministrativi oltre alla mensa, palestra e spogliatoi; con sistemi di illuminazione ad alta efficienza e a basso consumo; con la grande luminosità degli uffici e delle aree comuni, garantita da facciate interamente vetrate realizzate con profili Schüco e mitigata da schermature solari – sempre Schüco – che caratterizzano anche, all’arrivo dei visitatori, la forma del complesso. L’attenzione all’efficienza energetica e la qualità della costruzione hanno permesso all’edificio amministrativo di ottenere la certificazione in classe energetica A

Antonio Morlacchi

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SCHÜCO

Facciata in alluminio FWS 60 e schermature ALB Il sistema in alluminio Schüco FWS 60 per facciate a montanti e traversi, che nella variante HI (high insulation) qui adottata raggiunge valori Uf fino a 0,9 W/m2K, è il nuovo standard di riferimento sia per l’elevata efficienza energetica sia per la semplicità di lavorazione e posa in opera. Le componenti standardizzate e preassemblate della facciata semplificano la lavorazione e realizzazione in officina, e il sistema di collegamento alla struttura edilizia, grazie all’eliminazione delle interfacce, assicura la massima affidabilità in fase di montaggio in cantiere. Per controllare l’irraggiamento solare, alla facciata è stato affiancato il sistema di schermature fisse passive Schüco ALB, le cui lamelle rettangolari in alluminio di grandi dimensioni, oltre a garantire un’ombreggiatura efficiente contribuiscono a definire il design dell’involucro.

Schüco International Italia Srl

Via del Progresso 42 – 35127 Padova PD Tel 049 7392000 info@schueco.it | www.schueco.it

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› LUOGHI DEL LAVORO CREDITI Località Crespellano (Bo) Committente Philip Morris Manufacturing and Technology Bologna Spa affiliata Philip Morris International

Concept architettonico Henn Architekten Progettazione preliminare, definitiva, esecutiva e direzione lavori

Politecnica Ingegneria e Architettura Soc. Coop.

Realizzazione opere civili 1a fase e estensioni

Colombo Costruzioni Spa

Realizzazione impianti 1a fase, 2a fase e estensioni Simic Spa Realizzazione opere civili 2a fase e general contractor edificio amministrativo Carron Spa Sistemi di facciata Schüco Ingressi automatici Geze Coperture sistema Riverclack Controsoffitti Armstrong Ceilings Internazionale Corpi illuminanti Zumtobel, Martini, Kreon, Trilux, iGuzzini

Attrezzature palestra Technogym Cronologia 2014 - in corso Superficie complessiva intervento 120.000 mq

A destra, la pianta dell’edificio amministrativo, caratterizzato da una schermatura continua (Schüco, come le facciate) in lamelle fisse di alluminio di grandi dimensioni (nel disegno a sinistra, del serramentista Base Spa, angolo con unione a 45° e tirante) e dalla pensilina a sbalzo dell’ingresso. In alto, la mensa e, alla pagina di sinistra, due viste degli uffici (foto ©Gabriele Melloni, Studio Cento29).

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GEZE

Ingressi automatici circolari La monumentalità della facciata, accentuata dalla grande pensilina a sbalzo e dallo specchio d’acqua antistante, è completata da due ampie porte circolari scorrevoli Geze Slimdrive SCR-FR. Eleganti e con un’ampia larghezza del passaggio nonostante le ridotte dimensioni esterne, nella versione FR sono omologate per l’utilizzo come via di fuga grazie alla tecnologia a due motori che garantisce l’apertura automatica sicura anche in caso di guasto o in assenza di elettricità. Slimdrive è disponibile anche nella versione GGS ‘tuttovetro’ (accessori e copertura in vetro). Tutte le versioni sono combinabili con il sistema di controllo d’accesso SecuLogic Geze e con il sistema di building automation dell’edificio.

Geze Italia Srl

Via Fiorbellina 20 – 20871 Vimercate MB Tel 039 9530401 italia.it@geze.com | www.geze.com

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› LUOGHI DEL LAVORO «Il layout di Casa Siemens è il risultato di un’evoluzione nella concezione spaziale degli ambienti di lavoro, che rispetto al passato dedicano alle attività collettive una maggiore superficie che si traduce anche in alzato in una struttura meno gerarchica e quindi meno sviluppata verticalmente, ma organizzata più in senso orizzontale»

Gianandrea Barreca

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› LUOGHI DEL LAVORO

HEADQUARTER SIEMENS, MILANO

INNOVAZIONE E FATTORE UMANO PER LA NUOVA SEDE MILANESE DELLA MULTINAZIONALE TEDESCA LO STUDIO BARRECA & LA VARRA HA REALIZZATO IL MASTERPLAN E IL PROGETTO ARCHITETTONICO; LOMBARDINI22, CON DEGW E FUD, HA CURATO L’INTERIOR DESIGN E IL PHYSICAL BRANDING. UN PROGETTO DI WORKPLACE CONTEMPORANEO IN CUI TRASFORMAZIONE DEGLI SPAZI E COMPONENTE UMANA SI FONDONO

A sinistra, sul fronte nord-est in evidenza il lavoro sul tema dell’angolo. In alto, davanti al fronte sud, dove si trova la hall di ingresso, è collocata una delle sculture realizzate da Daniel Libeskind per la piazza di Expo Milano 2015.

Casa Siemens, l’headquarter della multinazionale tedesca in Italia, è il nuovo complesso per uffici realizzato a Milano in via Vipiteno. L’obiettivo era creare il quartier generale della società all’interno di un’area di proprietà di 86mila metri quadrati, sulla base di un masterplan che prevedeva più funzioni (terziarie, sportive, laboratori, parcheggi e un parco di 20mila metri quadrati) e la loro realizzazione in più anni, a partire dal 2014. Il complesso, che ospiterà fino a 1.800 persone, si articola in due edifici, separati da alberi e da un ampio parcheggio: Galileo, di nuova realizzazione, e Leonardo, realizzato nel 1963 e oggetto nel 2014 di un intervento di ristrutturazione ed efficientamento energetico. Il progetto di Galileo, che porta la firma dello studio milanese Barreca & La Varra (così come il masterplan dell’intero complesso) e che ha una superficie complessiva di 15.500 metri quadrati, è costituito

da un corpo a “E” su quattro livelli, disposto attorno a due corti pavimentate e arricchite da elementi vegetali, sulle quali si affacciano al piano terra i servizi collettivi, mentre i restanti tre piani ospitano gli uffici. Il fronte sud dell’edificio, piatto e lineare, affaccia su un nuovo boulevard con marciapiedi e piste ciclabili mentre il fronte nord, con la sua articolazione volumetrica dà vita a piccole piazze che si configurano come ambienti protetti a cielo aperto. Il progetto minimizza l’impatto sul terreno, approfitta dell’orientamento naturale del sito, incorpora sistemi attivi e passivi di risparmio energetico e presenta una struttura semplice che favorisce la flessibilità di utilizzo dello spazio nel tempo. Le strutture dell’edificio sono interamente in calcestruzzo armato. I piani hanno altezze diverse in base alla funzione: 5 metri il piano terra (fino a 5,70 le sale mensa e conferenze) e 3,90 i piani desti-

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› LUOGHI DEL LAVORO

sezione trasversale

prospetto nord

Barreca & La Varra Lo studio nasce nel 2008 a Milano, fondato da Gianandrea Barreca e Giovanni La Varra, già soci fondatori nel 1999, insieme a Stefano Boeri, di Boeri Studio. Nel corso degli anni l’attività professionale dei due architetti ha acquisito rilievo nazionale e internazionale nel campo della progettazione urbana e architettonica, attraverso la partecipazione a concorsi e lo svolgimento di incarichi pubblici e privati per importanti gruppi italiani e stranieri. Lo studio si caratterizza per l’attenzione costante alle nuove tecnologie di costruzione e al loro impiego nella sperimentazione di un linguaggio architettonico e urbano complesso. All’attività professionale, Gianandrea Barreca e Giovanni La Varra affiancano un’intensa attività pubblicistica e legata all’insegnamento.

pianta piano terra ristorante

bar

forum

www.barrecaelavarra.it

atrio di ingresso

laboratori training healthcare

«Gli spazi al piano terra sono per la maggior parte a carattere collettivo, e anche nei piani superiori l’area dedicata agli spazi di condivisione è aumentata rispetto al passato. Anche la trasparenza scelta per le pareti divisorie ai piani uffici è indice di questa tendenza all’apertura e alla creazione di uno spazio di lavoro collaborativo e dinamico» Gianandrea Barreca

Dall’alto la sezione trasversale e il prospetto nord. Qui sopra la pianta del piano terra.

nati agli uffici. Progettata per il controllo della radiazione solare estiva e della dispersione invernale, la facciata è composta da fasce orizzontali alternativamente opache (parapetto e veletta) e trasparenti (finestre a nastro): il piano terra alterna facciate vetrate a pannellature cieche in grés grigio scuro, migliorando il comportamento passivo dell’involucro, mentre i piani superiori sono in Alucobond grigio più chiaro con posa a facciata ventilata, accostato a pannelli in vetro smaltato che valorizzano l’edificio. In prossimità degli spigoli la finestratura a nastro si amplia trasformandosi in vetrata a tutt’altezza. Tutte le finestre sono dotate di un sistema di tende lamellari motorizzate collegate a un sistema di rilevamento delle radiazio[ 110 ]

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ni solari che ne regola l’apertura. La progettazione degli interni di casa Siemens è l’altro elemento qualificante dell’intervento. Affidato a Degw, brand di Lombardini22 specializzato in space planning e interior design dei luoghi di lavoro, è un progetto dal carattere contemporaneo che si fonda sull’interazione tra ‘domesticità’ degli ambienti ed efficienza delle dotazioni. Fud, la branding company di Lombardini22 che sviluppa progetti di comunicazione integrata, ha curato infine gli aspetti relativi al wayfinding e al physical branding degli spazi. In generale, il nuovo complesso è composto di spazi confortevoli e multipurpose, ambienti dal carattere domestico con un uso diffuso del legno e di materiali naturali, spazi sociali e collaborativi disegnati

per favorire l’interazione e improntati alla trasparenza comunicativa, spazi tecnologici e innovativi capaci di abilitare forme avanzate di smart working. Insieme alla hall di ingresso, il piano terra è dedicato alle aree facility e alle funzioni collettive. Una Experience area ricca di verde e attrezzata con Ledwall, chat sofa e caffetteria è stata progettata per accogliere clienti, per organizzare sessioni di team work e eventi come le presentazioni di nuovi prodotti e soluzioni. La vicina area Forum è un ambiente ampio e flessibile, che può assumere diverse configurazioni e funzioni (rappresentanza, auditorium, concerti, conferenze, esposizioni e intervalli per slow e fast food). Il ristorante aziendale, progettato come spazio multipurpose, è articolato in di-


› LUOGHI DEL LAVORO

Qui accanto Canteen, area ristoro e condivisione. Sotto, la reception con l’area lounge per accogliere gli ospiti. In basso, l’area break e spazi informali; project room sullo sfondo.

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Pedrali

Design contemporaneo 100% made in Italy Così come è cambiato il concetto di benessere sul luogo di lavoro, estendendo la nozione del termine dai criteri scientifici dell’ergonomia a quelli sensoriali del comfort ambientale, acustico e luminoso, allo stesso modo è cambiata la maniera di progettare e arredare il workplace, fino a includervi ambienti e momenti di vita in passato del tutto esclusi dall’ambito lavorativo. All’efficienza delle postazioni di lavoro si aggiungono elementi di arredo adatti a spazi semi-pubblici, come l’experience e la forum area, le break room e gli ambienti dedicati alla ristorazione, ma anche le aree di incontro e le piccole meeting room dove, come in una riunione domestica tra amici, piccoli gruppi portano avanti insieme un compito sul quale saranno valutati per il risultato e non per il tempo trascorso in ufficio. Così il progetto di interni di Casa Siemens è ricco di arredi che potrebbero trovarsi altrove, a casa o nel ristorante, dei quali ciò che conta è la qualità, il design e, sempre più importante, la sostenibilità e la salubrità dei materiali impiegati, che devono essere il più possibile naturali, liberi da sostanze inquinanti e riciclabili. È il caso dei prodotti Pedrali che Degw ha scelto per molti ambienti semi-pubblici di servizio e per arredare parti delle aree centrali di interruzione degli open space: sedute e pouf imbottiti della serie Log, disegnati da Busetti, Garuti e Redaelli; tavolini dal look industriale Arki-Base anche per gli spazi outdoor, design R&D Pedrali; coffe table con piano impiallacciato in frassino Malmö, CMP Design; sedie e poltroncine della collezione Babila (scocca in tecnopolimero, struttura in pressofusione di alluminio e gambe in massello di frassino) disegnata da Odo Fioravanti.

Pedrali

Tel. 035 83588 info@pedrali.it | www.pedrali.it

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› LUOGHI DEL LAVORO

Tutte le pareti attrezzate fanno parte della collezione I-wallspace di Fantoni. A destra, informal meeting room.

CREDITI Committente Siemens Italia Anno 2007/2018 Progettazione architettonica Barreca & La Varra

Interior design e space planning Degw Segnaletica e physical branding Fud Impianti e Cse United Consulting Construction & project management Drees & Sommer

Direzione lavori Milan Ingegneria Pavimentazioni e rivestimenti Cotto d’Este, Mirage

Facciate Sermeca Ascensori thyssenkrupp Elevator Italia Pareti attrezzate Fantoni Porte interne Lualdi Arredi operativi Fantoni Arredi Pedrali General contractor Impresa Percassi Area di intervento 180.000 mq Superficie complessiva 86.000 mq Superficie costruita 15.500 mq Parco pubblico 20.000 mq Fotografie Dario Tettamanzi [ 112 ]

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verse aree (distribuzione, area pranzo con 242 posti, sala vip lunch di 28 posti, area catering e un bar che si apre sulle due corti protette), presenta un mix di sotto-aree dalla formula innovativa (area fast su un lungo bancone con sgabelli, area social, zona touch and go con tavolini lungo le vetrate, area pic-nic con leggere strutture lignee come grandi gazebo interni, area soft con divanetti e zona one-to-one) che ne fanno un luogo integrato e ibrido tra relax e lavoro. Il secondo e il terzo piano, dedicati agli uffici, sono open space, con gli ambienti

di lavoro strutturati in postazioni lungo il perimetro e strip lineari di supporto nelle zone mediane (il cui concept mette in sequenza copy area, sale riunioni operative e piccole meeting room, area lockers, phone booth, lounge meeting e chat sofa) ed è costellato da coffee corner e salette meeting chiuse a ridosso dei nuclei, con un ampio hub centrale come punto di incontro delle ali dell’edificio. L’area riservata al top management è al quarto piano ed è dotata di board room, lounge, meeting e lunch room oltre a servizi di catering e buvette. È un’area spe-


› LUOGHI DEL LAVORO

Lombardini22 Per fatturato è al terzo posto nella classifica delle società italiane di architettura. Con sede a Milano, Lombardini22 opera a livello internazionale attraverso cinque brand: L22, dedicato all’architettura e all’ingegneria; Degw, che opera nel campo della consulenza strategica sui modi di lavorare e sull’interazione fra spazio fisico e performance aziendale; Fud, specializzato in communication design; Cap DC, dedicato ai data center; Eclettico che si occupa dei progetti di ospitalità. Attualmente vi lavorano più di 180 persone. Nella foto, da sinistra Alessandro Adamo, Elda Bianchi, Paolo Facchini, Roberto Cereda, Marco Amosso, Adolfo Suarez e Franco Guidi www.lombardini22.com Gli arredi operativi, compresi i tavoli regolabili in altezza sono di Fantoni, collezione Framework, un sistema di scrivanie fisse e regolabili in altezza e librerie dal design essenziale e minimalista (nella foto in alto, in parte attrezzate a verde) con il giusto equilibrio tra privacy e condivisione. I personal locker di Framework, che possono anche ospitare box in plexiglas o in feltro trasportabili alla propria postazione di lavoro, sono la soluzione ideale per gli uffici. Sotto, una focus meeting room per piccoli gruppi di lavoro arredata con poltrone Log di Pedrali.

«Il concept per l’interior design e lo space planning di Casa Siemens è nato da un percorso iniziale di ascolto e comprensione. In stretta collaborazione con il top management dell’azienda, attraverso workshop e interviste, è stata delineata l’anima del progetto e definiti i principi di indirizzo. Si è così sviluppata un’armonia e una profonda condivisione valoriale»

Alessandro Adamo, Degw

ciale dal punto di vista dello space planning, in cui gli uffici del Ceo e del Cfo, anch’essi open, sono collegati all’area assistenti senza separazioni fisiche. Il lavoro di Fud, infine, è stato l’esito di incontri con il cliente e parte integrante della strategia di Casa Siemens, basata sul concetto biunivoco di Rinascimento digitale, ovvero dell’integrazione degli aspetti tecnologici con quelli umani. Il tema dell’innovazione, e della forte componente umana, si ritrova nella scelta di intitolare i 276 spazi dei due edifici agli scienziati più importanti della storia

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› LUOGHI DEL LAVORO

PROGETTATO DA GIO PONTI NEL 1936, UN PIANO DI PALAZZO MONTECATINI OSPITA GLI UFFICI DEL GRUPPO AUSTRALIANO LENDLEASE. SPAZI APERTI E FLESSIBILI E SOLUZIONI GREEN ALLA BASE DEL PROGETTO CURATO DA GENIUS LOCI ARCHITETTURA

STORICA MODERNITÀ Ascrivibile a molteplici ragioni, prima tra tutte la virtuosa collaborazione tra l’amministrazione cittadina e gli investitori, negli ultimi anni Milano è diventata una città attraente – alcuni la considerano la più attraente tra le città europee – per abitanti, visitatori e developer internazionali come Lendlease, il gruppo australiano oggi impegnato in molti progetti di sviluppo nel capoluogo lombardo che, per la propria sede italiana, ha scelto di occupare un piano alto di Palazzo Montecatini, uno dei gioielli della modernità milanese, progettato da Gio Ponti nel 1936. Quello che Giuseppe Pagano e Curzio Malaparte nel 1939 definirono “una lezione di coraggiosa indipendenza espressiva con la sua architettura aggiornatissima”. Un corag-

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gio che è servito a Genius Loci Architettura per confrontarsi con un pezzo di storia del Moderno inevitabilmente non più così aggiornato dal punto di vista delle prestazioni energetiche e del comfort interno, affrontando il progetto di ristrutturazione e layout sulla base dei principi di smart working e sostenibilità, e che ha portato a un risultato ammirevole. Sviluppato su una superficie di 800 mq, l’intervento, realizzato per la parte impiantistica e di fit-out da Constructors in qualità di general contractor, ha dato luogo a un ampio open space aperto sul fronte principale dell’edificio, con un grande bench table che si sviluppa con andamento curvilineo per una lunghezza di quasi 16 metri e che, insieme al verde alle pare-


› LUOGHI DEL LAVORO

GLA Genius Loci Architettura Con sede a Milano e Firenze e studi affiliati a Roma e Dubai e un approccio integrato alla progettazione, dal concept iniziale alla consegna finale, da più di vent’anni GLA (nella foto il co-fondatore dello studio, Stefano Boninsegna) si occupa di ambienti di lavoro, spazi commerciali, hotel e luoghi di soggiorno nonché della realizzazione e del recupero di complessi residenziali. Tra i progetti in corso o recentemente completati il recupero dell’exsede della Cassa di Risparmio di Firenze per la sua trasformazione in complesso residenziale, il nuovo centro di pelletteria e calzature di Gucci Art Lab, le sedi di Cofidis, KL Gates e Goldman Sachs (quest’ultima con lo studio americano Perkins Will), la riconversione di Palazzo Broggi in Piazza Cordusio a Milano e, sempre a Milano nell’area dell’ex poligono di tiro di Piazzale Accursio, il progetto per il nuovo Consolato Americano insieme a Shop Architects. www.gla.it

Sopra, la parete verde che separa l’ingresso dell’open space con il bench curvilineo realizzato su disegno (pagina di sinistra). Sotto, un salottino dell’area marketing con poltrone e tavolino disegnati negli anni ‘50 da Gio Ponti e

rieditati da Molteni. Lampade Amisol di Daniel Rybakken per Luceplan. A destra, vista sull’open space dalla break area. La pavimentazione degli ambienti è in doghe di rovere Theorema Milano (foto Saverio Lombardi Vallauri, courtesy Lendlease).

Os molut fugitat empore, corrovitias et quis et quam et, ulpa voluptae laborro videlen dandis pro te dolo quam eatum a volupta sperferunt velibusUt volum faceatus. Int enim est ma cores alitisquis sam que volupta sperum dit facea estet et, si doluptusdam con rendi blaut optae poreium simenim aximi,

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› LUOGHI DEL LAVORO

La pianta dell’intervento. L’ingresso è in posizione centrale ,di fronte ai due ascensori. Sulla sinistra dell’ingresso quattro postazioni di lavoro’Cloud desk’ di Naughtone (foto al centro). la carta da parati ‘palm jungle di Cole & Son si ripete in diversi ambienti, come nella meeting room operativa, illuminata da lampade ‘Tube 6.0? di Essenzialed (foto in basso, Saverio Lombardi Vallauri, courtesy Lendlease).

ti, diventa una rappresentazione plastica dell’approccio green del committente al territorio. Lendlease sviluppa progetti di rigenerazione urbana che riconvertono aree brownfield in spazi che accolgono le nuove funzioni di una società in rapida trasformazione. Un secondo aspetto rilevante dell’intervento è stato il disvelamento, operato mediante lo strip-out dei controsoffitti, ora quasi del tutto scomparsi, della struttura originaria in cemento: un’operazione che, dettata da esigenze impiantistiche (volutamente gli impianti sfruttano i passaggi all’interno delle travi originali), acquista il doppio merito di ricordare immediatamente l’attività del committente e di riportare alla luce la modernità del progetto di ottant’anni fa. Memoria che ritorna nell’uso di elementi di arredo e decorativi, come la famose piastrelle ‘Blu Ponti’ tuttora prodotte dalla Ceramica Francesco De Maio di Vietri, per le aree break e ‘client’

CREDITI Località Milano, via della Moscova Committente Lendlease Progetto architettonico ed esecutivo GLA, Genius Loci Architettura

Capo progetto Stefano Boninsegna Team di progetto Paolo Cozzolino e Valeria Rampoldi

General contractor Constructors Srl Site manager Filippo Sargiacomo Arredi Arper, Herman Miller, De Padova, Molteni Arredi operativi Herman Miller, Naughtone Corpi illuminanti Artemide, Essenzialed, Flos, Luceplan, viabizzuno

Superficie lorda 800 mq Cronologia Luglio-dicembre 2018 Valore delle opere 800.000 euro [ 116 ]

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› LUOGHI DEL LAVORO

Sopra, la client demo area, con poltroncine operative Setu di Herman Miller e lampade a sospensione C2 anelli di viabizzuno (design Rama Mendelsohn). In primo piano tavolo Diamond con sedie Glove di Molteni, vicino alla finestra poltrone D.153.1, disegnate nel 1953 da Gio Ponti e rieditate da Molteni. Foto accanto, la meeting room che affaccia sul retro dell’edificio e, in basso, un’altra vista dell’area break, arredata con tavoli Dizzie e sedute Cila di Arper. Alla parete le piastrelle Blu Ponti di Ceramica di Vietri. Tranne che nell’ingresso, l’assenza di controsoffitti lascia a vista gli impianti tecnologici (foto Saverio Lombardi Vallauri, courtesy Lendlease).

Lendlease Lendlease è un gruppo internazionale leader nel settore del real estate, in particolare nello sviluppo di aree urbane con progetti in Australia, Asia, Europa e nelle Americhe. Il gruppo ha sede a Sydney è quotato all’Australian Securities Exchange, e conta circa 13.100 dipendenti a livello mondiale. La visione di Lendlease è quella di creare luoghi migliori; luoghi che ispirano e arricchiscono la vita delle persone in tutto il mondo. L’attività si riflette in tre segmenti di business: Development, Construction e Investment. La loro combinazione garantisce un vantaggio competitivo sostenibile che consente di fornire soluzioni integrate e innovative per i clienti. In Italia, Lendlease è attiva in due dei maggiori progetti di rigenerazione urbana di Milano: Milano Santa Giulia e Mind - Milano Innovation District (la riconversione dell’area Expo). www.leandlease.com/it

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› LUOGHI DEL LAVORO

ILLIMITY BANK, MILANO

UOMINI E ALGORITMI NELLA SEDE MILANESE DEL NUOVO ISTITUTO BANCARIO UN GRANDE POZZO CENTRALE ILLUMINATO DALL’ALTO METTE IN COMUNICAZIONE TUTTI I LIVELLI. UNA RISTRUTTURAZIONE TOTALE REALIZZATA IN SOLI SEI MESI DA GSP ITALIA

Tutti gli uffici si affacciano sul pozzo centrale (anche nella foto alla pagina di destra, con il top management di Illimity) che attraversa i 4 piani dell’edificio. In basso a destra una sala riunioni operativa. Gli arredi di serie dei nuovi uffici sono di Cardex.

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Fino a pochi mesi fa era la sede di Amazon Italia. Quella porzione di 4.000 mq del complesso costruito negli anni Trenta come sede operativa delle Regie Poste, a due passi dalla stazione Centrale di Milano, oggi è occupata da un nuovo istituto di credito fondato dal banchiere Corrado Passera: una banca senza sportelli retail che opera al servizio delle piccole e medie imprese, soprattutto quelle che, pur con ottime prospettive di sviluppo, incontrano difficoltà di accesso al credito sul mercato finanziario tradizionale. Illimity adotta sofisticati metodi di calcolo – fino a modelli di intelligenza artificiale – per valutare le prospettive di crescita e i livelli di rischio. Il progetto di ristrutturazione, sviluppato e condotto da Gsp Italia a servizio completo, incluso il project management e la direzione

lavori, è stato realizzato in sei mesi, da giugno a dicembre dello scorso anno. L’intervento ha previsto la realizzazione di una nuova reception (disegnata da Cristina Mazzantini) e di un’area eventi al piano terra, la sistemazione degli ambienti open space, nuovi uffici direzionali al quarto piano e sale riunioni a tutti i livelli, oltre alle dotazioni tecnologiche, componente fondamentale per un’attività basata sulla programmazione informatica e sull’analisi dei dati. Filo conduttore del progetto la trasparenza e la comunicazione. Il grande vuoto centrale che attraversa tutti i livelli, un pozzo di luce naturale che scende dai lucernari posti in copertura sul quale si affacciano tutti gli ambienti di lavoro, offre apertura e facilita un dialogo costante tra tutti i collaboratori del nuovo istituto di credito


› LUOGHI DEL LAVORO

GSP Italia GSP Italia è una società di progettazione multidisciplinare specializzata in project management, ingegneria e architettura, esperta nella gestione e sviluppo di progetti real estate, fondata a Milano nel 2003. Marco Schiavi, architetto, ne è il co-fondatore; suoi attuali partner sono gli architetti Enrico Caglio e Andrea Radeglia. tra i lavori realizzati di recente, oltre a Illimity Bank, l’ampliamento dell’headquarter Google di Milano e la progettazione di uno store Primark a Tilburg in Olanda. www.gspitalia.it

CREDITI Committente Illimity Bank Project management e direzione lavori Gsp Italia, Milano

Interior design (reception e ufficio Ceo) Cristina Mazzantini, Roma

Piani 5 fuori terra Superficie 4.000 mq Impresa generale Mattarozzi Arredi di serie Cardex Arredi su misura Tecnoarredi Apparati multimediali Meeting Project Anno 2018

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CARDEX

Tecnologia, Design e Benessere al lavoro Cardex è il risultato di una lunga e consolidata collaborazione tra Pietro Carullo e Paolo Della Salda, architetti milanesi, uniti da una grande vocazione pragmatica e creativa. Insieme hanno interpretato gli spazi del lavoro e della collettività anticipando i bisogni dei suoi fruitori e relazionandosi con la committenza, i progettisti e le aziende. In quest’ottica hanno dato vita a un team che si occupa dello sviluppo e la gestione dei progetti che va dal supporto tecnico, alla consulenza fino alla pianificazione logistica selezionando migliori brand che garantiscano un primato produttivo di qualità e design attraverso soluzioni tecnologiche innovative e funzionali al benessere del workplace.

Cardex Srl

Via Civerchio 4 - 20159 Milano Tel. 02 29061389 info@cardex.it | www.cardex.it

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› LUOGHI DEL LAVORO

FIT-OUT E PROGETTO DI ARREDO PER LA SEDE DI AL BARAKA BANK IN BAHREIN SONO STATI SVILUPPATI DAL CENTRO RICERCHE FANTONI IN SINERGIA CON LO STUDIO DI ARCHITETTURA EMGA DI ENRICO MARI GREGO, PROGETTISTA DEL COMPLESSO

Bespoke Fantoni per Al Baraka Banking Group Tra le nuove architetture che svettano sulla baia di Manama, capitale del piccolo regno del Bahrein nel golfo Persico, sorge l’imponente edificio di proprietà di Al Baraka Banking Group progettato dallo studio italiano Emga: due blocchi di 9 piani caratterizzati da una pelle che si richiama ai pattern dell’arte islamica, con massicce

travi diagonali e orizzontali che da struttura portante si fanno distintivi elementi decorativi, e collegati tra loro agli ultimi cinque piani da un ponte vetrato. Le geometrie del complesso sono state riprese nella progettazione degli spazi interni, sia per quanto riguarda la loro distribuzione sia negli elementi che caratterizzano gli

ambienti e i mobili di contenimento custom made, rivisitazione di una collezione Fantoni caratterizzata da fresature distintive sulle ante in Mdf. Il layout di ogni piano comprende sia aree open space sia sistemi cubicle, ma nei mercati mediorientali la richiesta di privacy è ancora forte e molti sono dunque, specie ai livelli direzionali, dal 7° al 9° piano, gli uffici chiusi, delimitati da partizioni vetrate che garantiscono la massima luminosità. Degna di nota la divisione interna degli spazi, mai ortogonale ma ricca di angolazioni e variazioni che hanno reso piuttosto impegnativa la realizzazio-

Sopra, un ufficio direzionale. Le partizioni vetrate sono state realizzate su progetto con molte angolazioni per seguire un layout non ortogonale. Accanto, ufficio ‘con vista’. Tutti gli arredi sono stati realizzati su misura da Fantoni adattando una collezione di serie.

CREDITI Località Manama, Bahrein Committente Al Baraka Banking Group Progettazione architettonica e interior design

EMGA, Enrico Mari Grego Architects

Cronologia 2009 - 2016 Superficie dell’area 38.000 mq Fotografie Marco Boria [ 120 ]

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› LUOGHI DEL LAVORO EMGA | Enrico Mari Grego Architects Fondato da Enrico Mari Grego nel 1998, lo studio Emga, che ha sedi a Milano, Manama e Shanghai, lavora nel campo dell’architettura e dell’interior design. In vent’anni di attività ha realizzato edifici residenziali, alberghi, uffici, banche, negozi in Italia e all’estero. Dal 2010 la sede di Manama è diretta dall’ingegner Robert Gufler (1968). A capo della struttura di progettazione d’interni è l’architetto Marco Polloni (Milano, 1968), in Emga dal 2008. Partner dello studio Bruno Finzi (1953), capo progettista di Ceas, il Centro di analisi strutturale e di progettazione integrata con sede a Milano. www.enricomarigregoarchitects.com

ne e l’installazione delle pareti interne. La presenza di ampie superfici vetrate ha peraltro comportato un’attenta progettazione acustica, con l’adozione dei sistemi fonoassorbenti 4akustik di Fantoni che oltre a rivestire le aree di distribuzione e le sale meeting sono diventati parte strutturale dei cubicle stessi. Integrato da aree verdi che sfidano la monotonia del classico interno di un ufficio finanziario, il progetto degli interni ha dato vita ad ambienti di lavoro moderni, caldi e accoglienti in dialogo con l’azzurro del Golfo che costituisce l’invidiabile panorama di cui godono i dipendenti

Distribuite sui diversi livelli, aree verdi contribuiscono a rendere più ‘leggeri’ gli ambienti anche quando, come nella foto in alto, si tratta di spazi molto privati. All’insonorizzazione contribuiscono le pavimentazioni tessili e soprattutto le soluzioni 4akustik di Fantoni, utilizzate non solo nei controsoffitti ma anche come veri e propri elementi strutturali per la realizzazione di cubicle che permettono di isolarsi negli ambienti operativi open space. A sinistra, il complesso architettonico, affacciato sulla baia di Manama. Progettato dallo studio milanese Emga, che ha una sede anche a Manama, si articola in due volumi di 9 piani collegati tra loro da un ponte pluripiano sotto il quale si apre una piazza pubblica. L’involucro, caratterizzato da forti linee orizzontali e diagonali, appare come una gigantografia di motivi decorativi tipici dell’arte islamica.

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› LUOGHI DEL LAVORO

STUDIO DI ARCHITETTURA DC10, MILANO

LABORATORIO DI PROGETTI TRASFORMARE I VINCOLI IN OPPORTUNITÀ: ALLA FINE È QUESTO CIÒ CHE SI CHIEDE AGLI ARCHITETTI, E STUDIO DC10 NE DÀ L’ESEMPIO MODIFICANDO RADICALMENTE GLI AMBIENTI DI UN’ANTICA FALEGNAMERIA MILANESE PER REALIZZARVI LA PROPRIA SEDE

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Via Canonica conserva ancora l’impronta della Milano di un tempo: case di ringhiera, laboratori artigiani e cortili come quello sul quale da qualche mese si apre l’ingresso di Studio DC10. Pochi gradini a scendere accompagnano all’ingresso, con una porta in legno,

conservata e parzialmente restaurata nel progetto di totale riqualificazione a cui Alessia Garibaldi, Giorgio Piliego e Marco Vigo, i titolari dello studio, hanno sottoposto l’ambiente. Un grande spazio rischiarato solo da quella porta e dalle due finestre accanto e dal trascurabile apporto di un solaio in vetrocemento. La prima operazione ha riguardato proprio la rimozione delle parti in vetrocemento, sostituite da sette grandi lucernari dai quali la luce zenitale entra ora in modo uniforme. Anche le pareti perimetrali erano cieche, così quella di fondo è stata parzialmente abbattuta, insieme alla corrispondente porzione di solaio, creando un vuoto esterno delimitato da partizioni vetrate e valorizzato da un progetto di landscaping con verde rampicante sullo sfondo, dando così profondità all’ambiente interno. Il verde del resto è una cifra importante della filosofia dello studio, che considera la biofilia un elemento importante per migliorare il benessere negli ambienti di lavoro: sia sui tavoli sia all’interno di fioriere integrate a filo pavimento e nel patio vivono essenze selezionate come sterlizie


› LUOGHI DEL LAVORO

Studio DC 10 Architects È uno studio giovane e dinamico, capace di coniugare gli aspetti artistico-stilistici al business plan dei committenti. Ne è testimone la fiducia che aziende come Leica e Giada, attente ai costi e all’immagine, rinnovano da anni allo studio, una fiducia conquistata anche grazie alle capacità esecutive e organizzative del team. L’impronta geografica di DC10 include Bruxelles, Istanbul e la Cina. Blend Tower, primissimo smart working italiano, e Science 14 nel quartiere europeo di Bruxelles sono opere firmate dallo studio. Copernico 38 a Milano è tra i progetti più recenti. www.studiodc10.com

nicolai, musa gigantea, acer palmatum corallium e mirto tarantino. Un altro elemento del progetto è stato quello di armonizzare la presenza di spazi operativi condivisi e di sale riunioni e locali più riservati, pensati e disposti intorno al grande open space. Delimitazioni realizzate con partizioni vetrate scorrevoli scandite da riquadri geometrici in listelli di legno di rovere naturale assicurano la continuità visiva tra i diversi ambiti. Gli elementi strutturali sono stati riportati al loro stato naturale: i pilastri sono in cemento faccia a vista. Sono del pari a vista la maggior parte degli impianti e delle parti tecniche, caratterizzati dal colore nero, che seguono la struttura portante. Nero, grigio e colori naturali caratteriz-

zano gli arredi fissi, realizzati su disegno in Mdf, come i bench comuni e gli ampi tavoli con cablaggi nascosti, porta-accessori metallici disegnati in modo aereo su supporti circolari in legno che nei colori richiamano la scuola di Memphis. Sui pannelli laterali dei tavoli, pioli di legno possono accogliere borse, cartelle e accessori personali. La libreria laterale, sempre bicolore, accentua la profondità del locale sfruttando tutta la lunghezza dello spazio. Essa si trova così in continuità visiva passante tra un locale cucina e l’open space. La parte centrale della libreria in Mdf naturale lasciata a giorno divide i due mobili, separando le parti grigio scuro degli armadi e lasciando la parte alta sospesa.

Un elemento importante fortemente voluto dai soci è l’area destinata alla cucina, progettata dallo studio in marmo di Carrara e Mdf grigio a cassettoni. In questo spazio ci si ritrova per pranzi condivisi intorno a un grande tavolo rotondo in Mdf con piano grigio pre-inciso a maglia rettangolare, bordato in azzurro come le gambe metalliche: un omaggio a Jean Prouvé. Le sedie imbottite di Pedrali completano l’insieme. La ristrutturazione è stata affidata alle capaci maestranze dell’impresa Taramelli di Terno d’Isola e i materiali utilizzati per la realizzazione dello studio sono tutti lavorati a mano, come il cemento per il pavimento e le pareti in vetro con i telai a scomparsa

In queste pagine, alcune immagini e la pianta della nuova sede milanese dei DC10 Architects in via Canonica.

CREDITI Località Milano Progettazione DC 10 Architects, Milano Impresa esecutrice Taramelli Srl, Terno d’Isola, Bergamo

Realizzazione del verde Fratelli Calvi Luci Flos Mobili (su misura) Fratelli Molteni Sedie sala riunioni vintage Tecno di Borsani Poltrona da giardino Egg di Peter Ghyczy Lavagne a parete Vescom Sedie Osaka di Pedrali Sedie ufficio Cardex Fotografie Giacomo Albo e Davide Coltro

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› UNESCO CREATIVE CITIES

FABRIANO CITTÀ CREATIVA CON ARCHITETTURE TEMPORANEE CHE VALORIZZANO LO SPAZIO PUBBLICO E TRACCIANO LE PREMESSE PER UNA PIÙ AMPIA RIGENERAZIONE URBANA DAL 10 AL 15 GIUGNO LA CITTÀ DI GENTILE OSPITA L’UNESCO CREATIVE CITIES CONFERENCE E ACCOGLIE LE DELEGAZIONI DI 180 CITTÀ DI 72 PAESI Il tessuto urbano di Fabriano, gli edifici e le sue stesse pietre disegnano le stratificazioni di un racconto secolare di eventi grandi e minuti, di volontà di affermazione e necessità di sopravvivenza, di successivi cicli economici e produttivi. In una parola, delle trasformazioni che fanno di una città il luogo vivo e comune, oggi per molti versi in pericolo, della comunità che la abita. Da tempo, aderendo all’Unesco Creative Cities Network, la città ha individuato nella creatività e nella cultura i motori del proprio sviluppo futuro e quest’anno ospita per la prima volta – la seconda in Italia, dopo l’incontro di Bologna, sette anni fa – la sessione plenaria del network Unesco, accogliendo tutte le delegazioni delle 180 città creative Unesco dei cinque continenti. Lo fa con un progetto di natura culturale e urbana, che ha coinvolto architetti progettisti e [ 124 ]

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designer per trasformare in luoghi di incontro e di dibattito, oltre che sede delle manifestazioni culturali di contorno alla conference, sette diversi luoghi del centro storico, distanti tra loro poche centinaia di metri. Realizzando così le condizioni per un ‘congresso diffuso’, un laboratorio a porte aperte, come la città stessa che apre le porte ai 180 sindaci che vi confluiscono. Promotori dell’evento, ideato e organizzato da Francesca Merloni, Unesco goodwill ambassador for creative cities, e dall’architetto e urbanista Vittorio Salmoni, coadiuvato nella direzione da Carlo Pesaresi e Mirta Musolino, sono la Fondazione Aristide Merloni e il Comune di Fabriano con il sostegno di Regione Marche, Fondazione Carifac, Camera di Commercio di Ancona e il supporto della Provincia di Ancona e della Commissione Nazionale Italiana per Unesco


› UNESCO CREATIVE CITIES

Rinasco Il principale padiglione dell’evento di Fabriano affronta il tema della città ‘antifragile’, che riesce a migliorare sé stessa nonostante gli eventi traumatici, come i terremoti che nel 1997 e nel 2016 hanno colpito la città e le Marche. Basato su un’idea di Francesca Merloni e allestito nel Palazzo del Podestà, sotto il titolo ‘Save the Apps’ Rinasco presenta, in un’esposizione curata da Gian Mario Spacca, già presidente della Regione, i progetti realizzati dalla Fondazione Aristide Merloni per la rinascita dell’Appennino centrale dopo il sisma del 2016 mentre al piano superiore – nell’allestimento curato da Archisal (Raffaela Coppari, Alessia Appolloni, Matteo Piastrellini) – ospita quelli sviluppati, sempre per la ricostruzione post-sisma 2016, da quattro università marchigiane e i progetti di ricostruzione e le strategie di sviluppo progettate dall’Università Iuav di Venezia per il Mediterraneo sconvolto dai conflitti in Siria, Libia e Egitto. In mostra anche i progetti con cui le città del network Unesco hanno affrontato specifiche esigenze di resilienza e urgenze di ricostruzione.

Artigianato È il museo della carta e della filigrana, ospitato nell’ex-convento dei padri domenicani, il luogo che accoglie i delegati delle città dell’artigianato e folk arts. L’allestimento è stato curato dallo studio romano Milk Train (Pierluigi Barile, Francesca Borgia, Giampiero Sanguigni).

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› UNESCO CREATIVE CITIES

Design e Musica Le delegazioni delle città del design e della musica si riuniscono presso le ex-concerie. Oggi di proprietà di Fondazione Carifac (Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana) il complesso sorge lungo le rive del fiume Giano e si sviluppa in due corpi di fabbrica paralleli, uniti da passaggi in quota, per un totale di 1.800 mq. Tutelato dalla Soprintendenza, aveva subito gravi danni dal terremoto del 1997 ed è stato totalmente riqualificato nel 2006 su progetto dell’architetto Paolo Schicchi che insieme all’architetto Riccardo Diotallevi ha progettato l’allestimento dell’area Design. Per il cluster musica invece, al piano superiore, il progetto di allestimento è di diverserighestudio di Bologna.

Gastronomia È il team milanese e tutto femminile di Lascia La Scia, specializzato in architetture temporanee, ad allestire gli spazi del mercato coperto di piazza Garibaldi che accoglie gli incontri delle città della gastronomia. [ 126 ]

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› UNESCO CREATIVE CITIES Unesco creative cities, dal mondo alle Marche

Film Il Collaboratorio di progettazione C28, team di professionisti con basi a Fabriano e Verona che si occupa di architettura, ingegneria, grafica e allestimenti espositivi, ha progettato gli spazi destinati ad accogliere le delegazioni delle città creative del cinema adattando gli ambienti attigui del circolo Gentile (360 mq) e dello storico cinema Montini

Il programma Unesco Creative Cities Network è attivo dal 2004 e oggi coinvolge 180 città di 72 Paesi nei 5 continenti, organizzate in sette cluster in base alla specifica categoria per la quale hanno ottenuto il riconoscimento: artigianato e arti popolari; design; cinema; gastronomia; letteratura; musica; media arts. In Italia, oltre a Fabriano, fanno parte del network Unesco Milano, Roma, Bologna, Parma, Torino, Alba, Carrara e Pesaro. L’evento di Fabriano coinvolge altre otto città delle Marche, tra loro collegate da un ideale tracciato che ricorda la formazione dell’Orsa Maggiore e rappresentative ciascuna di una specifica vocazione creativa. Da Ascoli Piceno, cui la raffigurazione grafica assegna il ruolo della stella Polare (design), a Fermo (artigianato) risalendo ad Ancona (cinema), Senigallia (gastronomia), Pesaro (musica), Urbino, la città ideale del Rinascimento già world heritage Unesco, Macerata (media arts) e naturalmente Recanati per la letteratura.

Letteratura Emanuele Marcotullio di Jesi (Pla Studio) ha progettato l’allestimento per le città della letteratura. Sviluppato all’interno della biblioteca multimediale R. Sassi, cui si accede dal loggiato di San Francesco, il progetto di allestimento prevede spazi di relazione, una mediateca e un percorso di narrazione che sfrutta la scala esistente. Reversibile e dinamica, la principale sala espositiva si trasforma in uno spazio conferenze capace di 90 posti.

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› MADE IN ITALY

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› MADE IN ITALY

ELICA STORY

LA FABBRICA DELLE IDEE In cinquant’anni la società di Fabriano ha rivoluzionato l’immagine tradizionale delle cappe da cucina e inventando nuovi usi ha conquistato la leadership mondiale nel settore. Ne abbiamo parlato con il presidente Francesco Casoli

3.800 dipendenti, sette stabilimenti, 20,7 milioni di pezzi prodotti nel mondo e ricavi 2018 per 472,4 milioni di euro. I numeri sono importanti ma non bastano per spiegare il successo di Elica. Almeno non dopo che il piano cottura con aspirazione dal basso Nikolatesla ha vinto il Compasso d’Oro. È solo l’ultima delle innovazioni di quella che oggi,

dopo la crisi del gruppo Merloni, è la principale impresa di Fabriano. E così, presidente, avete deciso di passare dalle cappe ai piani a induzione? Qui dentro inventiamo cose nuove ogni giorno e effettivamente l’ultima invenzione non è una cappa. Nikolatesla è un piano cottura che aspira e incorpora anche una bilancia elettronica. Volevamo capovolgere un paradigma, quello dell’aria calda che va spontaneamente verso l’alto e quindi della cappa tradizionale ed è venuta fuori questa cosa bellissima che ci sta dando molte soddisfazioni. Ma i piani a induzione rappresentano solo una nicchia del mercato. È la seconda volta che lei fa questo errore. Io le ho parlato di piano cottura, non di induzione. Nikolatesla si applica anche ai piani a gas, che in Italia sono ancora l’85/90% del mercato e in altri Paesi, come la Russia che ci interessa molto e dove il gas costa pochissimo, arriva al 95%. Alla pagina di sinistra Francesco Casoli, presidente di Elica. Sopra il titolo la ‘piazzetta’ e, accanto, una vista della sede di Fabriano.

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› MADE IN ITALY

«L’arte intesa come forma di creatività produce innovazione. Per questo crediamo fortemente nella contaminazione tra arte ed impresa. Abbiamo potuto toccare con mano i benefici di tale rapporto grazie ai tanti progetti realizzati con i nostri dipendenti fino a diventare un modello di riferimento in questo ambito» Francesco Casoli

Due immagini della sede di Elica a Fabriano. A destra l’Elica Propulsion Lab, che su richiesta svolge test anche per la certificazione di prodotti di altre aziende.

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Russia, Asia, Americhe: da Fabriano al mondo. Certo e da sempre. Sull’imprenditoria marchigiana circola questa definizione riduttiva che non mi piace affatto del ‘metalmezzadro’, una definizione che ci ingabbia in una dimensione ‘bucolica’ che poi ci impedisce di diventare internazionali, un’idea che io e molti imprenditori qui abbiamo sempre rifiutato, tanto che il primo cliente di Elica nel 1970 fu un francese, non un italiano. E però, a giudicare dai risultati, anche una dimensione molto creativa. Di sicuro siamo creativi qui dentro, abbiamo sempre cercato di dare nuove dimensioni alla cappa da cucina, un oggetto che anche un bambino si immagina come un trapezio che sta sopra i fuochi. Introducendo il design in un oggetto molto tradizionale abbiamo portato fuori dal suo recinto funzionale questo elettrodomestico. Con la cappa a sospensione per esempio, un oggetto per metà sistema di ricambio dell’aria e per metà lampada che può stare anche fuori dalla cucina. Io a casa ne ho sette, sopra il tavolo da pranzo ho una Seashell molto bella che disegna lo spazio, è dinamica. Questa è la direzione in cui stiamo andando. Poi non so, può darsi che il territorio abbia la sua infuenza, Fabriano è un luogo speciale, laborioso da sempre e da sempre anche molto sensibile all’arte, da Gentile agli artisti contemporanei come Edgardo Mannucci e Giuseppe Uncini a cui mio padre era molto legato. Ecco, l’arte. Mi parli della Fondazione Ermanno Casoli. La Fondazione è un omaggio a mio pa-

dre, punto. Poi certo, la Fondazione fa molte cose ed è un motore di innovazione, ha portato innovazione non solo in Elica ma in tante altre aziende. Vede, noi abbiamo molti strumenti per fare innovazione, da una parte il nostro osservatorio permanente perché è importante conoscere le tendenze in tutto il mondo, una cosa che va bene qui magari non interessa niente in Giappone. Poi abbiamo la ricerca applicata con il nostro laboratorio Elica Propulsion Lab perché non è semplice tradurre in pratica tutte le idee che ci vengono in mente, per esempio in Nikolatesla l’aria passa attraverso i filtri a una temperatura molto più alta rispetto alle cappe tradizionali. Ma la Fondazione è riuscita a portare una creatività alternativa, quella che non è di ricerca, non è fatta di statistiche ma è una creati-

vità di artisti, persone fuori dall’ordinario che portano in azienda un pensiero laterale fondamentale per trovare soluzioni inaspettate. Da quant’è che si usa il piano di cottura? Da trent’anni? Bene, da trent’anni. Un giorno un’azienda si inventa di incorporarci una bilancia per pesare gli ingredienti mentre si cucina. Guarda caso quell’azienda è quella che al suo interno ha un germe come la Fondazione che mette in circolo degli artisti. Ora io non so se quest’idea è venuta perché lavoriamo con gli artisti ma forse sì. Comunque quest’idea ci è venuta, funziona, piace, e dopo trent’anni noi che non avevamo mai fatto piani di cottura ce ne siamo inventati uno e in più ci abbiamo messo anche una bilancia. Figo

Antonio Morlacchi


› MADE IN ITALY Pensiero laterale LA FONDAZIONE ERMANNO CASOLI Pioniera nell’indagare le potenzialità del dialogo fra arte e industria, la Fondazione Ermanno Casoli, nata nel 2007 in memoria del fondatore di Elica Ermanno Casoli (1928-1978), in questi anni si è affermata come modello di riferimento all’avanguardia nel campo della formazione aziendale attraverso l’arte contemporanea, proponendo attività che creano interazione tra questi due mondi. Alla base delle attività della Fondazione la convinzione che l’arte contemporanea, in quanto attivatrice di pensiero, contribuisca a rompere i paradigmi tradizionali del sapere comune, permettendo alle persone che si avvicinano ad essa di prendere confidenza con uno stato mentale ed emotivo che porta al manifestarsi di una possibilità inattesa. «Nelle aziende è sempre più forte l’esigenza di sviluppare competenze di flessibilità e apertura mentale – ci spiega Enrica Satta, vice president corporate & strategy di Elica – fondamentali per affrontare la complessità e i continui cambiamenti imposti dai contesti globali e dalla tecnologia digitale. L’arte contemporanea è un formidabile strumento capace di sensibilizzare le persone all’utilizzo di molteplici lenti per leggere la realtà aziendale e un prezioso alleato per ripensare a modelli di lavoro consolidati divenuti obsoleti e poco efficaci per affrontare presente e futuro». Le opere d’arte che formano il patrimonio della Elica Corporate Collection sono il frutto dell’interazione tra i dipendenti dell’azienda e artisti di fama internazionale.

Vision air _

A SPASSO PER LO SHOWROOM CON FABRIZIO CRISÀ, 45 ANNI, LAUREA IN INDUSTRIAL DESIGN ALLA SAPIENZA DI ROMA, DA 15 ANNI DESIGN CENTER MANAGER IN ELICA, RIPERCORRIAMO IL PERCORSO CREATIVO DI ALCUNI PRODOTTI INNOVATIVI, A COMINCIARE DAL PREMIO COMPASSO D’ORO NIKOLATESLA ONE A casa non ha cappe e non cucina. In realtà tiene una parete libera per la prossima cappa, quella che non ha ancora disegnato, in attesa che gli venga in mente una storia che convinca anche lui. Perché ogni nuovo prodotto, e in quindici anni ne ha sfornati tanti, comincia da una storia. Nikolatesla, per esempio. Certo, l’azienda voleva entrare nel mondo dei piani cottura e l’idea dell’aspirazione dal basso era rivoluzionaria, ma come agire su un piano a induzione già bello di per sé? Nascondendo, così da non spezzare l’incantesimo minimalista che affascina chi vuole un piano a induzione per l’estrema pulizia delle sue linee? Fabrizio ci lavora

un po’, poi decide di cambiare strada: invece di fare un altro piano a induzione disegna un oggetto che aspira. Che sta lì, al centro, con lamelle come turbìne di un jet che danno subito l’idea della potenza di aspirazione. Una potenza – 7 metri cubi al secondo – che insieme alle altre caratteristiche di funzionamento brevettate viene messa a punto nel laboratorio di test e ricerca dell’azienda che opera anche per la certificazione di prodotti di terzi. Oggi – ci dice Fabrizio – ci sono anche altri prodotti che aspirano dal basso (il metoo non manca mai), poi magari quando li acquisti non sai nemmeno che per cambiare i filtri dovrai smontare mezza

Accanto, uno spaccato tecnico di Nikolatesla (in alto nella versione ‘Switch’). A sinistra, l’opera ‘Mass age, message, mess age’ dell’artista Elena Mazzi, risultato di un workshop che aveva coinvolto 20 dipendenti di Elica.

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› MADE IN ITALY cucina: con Nikolatesla li estrai con una mano e li cambi. Forma e funzione. Poi nasce la minimale Switch. Dopo, non prima della One, perché altrimenti quella cosa nel mezzo, chiusa, non sarebbe stata capita, poteva sembrare un’altra piastra a induzione e invece è un ritorno alle origini, dice Fabrizio, un esempio di ciò che lui chiama ‘interattività analogica’: la apri e la chiudi con la mano, non con strani comandi elettronici (se è accesa ma chiusa una spia luminosa ti avvisa). Tecnicamente, anche in questo caso dietro c’è molta innovazione: sensori che riconoscono lo stato di apertura, magneti che tengono perfettamente chiusa e allineata la bocca di aspirazione, meccanismi a molla che la tengono in verticale. E se Switch è nata pensando alle 23 ore della giornata in cui non si usa la cucina, al contrario la storia di Libra, con la bilancia elettronica che pesa fino a 20 kg e su cui puoi posare anche una pentola rovente e la griglia che protegge l’imbocco dell’aspirazione che sembra una bistecchiera, invece è una storia di cucina, è dedicata proprio a quell’ora lì che completa il ciclo delle 24. Nello showroom non si possono non notare le ‘lampade che aspirano’, insomma le cappe a sospensione che

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sono corpi illuminanti per le quali al dizionario di italiano manca ancora un vocabolo preciso. L’idea risale al 2005 ma le prima sono state presentate a Eurocucina nel 2016. Una rivoluzione, con gli ordini che fioccavano ancor prima di andare in produzione: forme e proporzioni equilibrate, materiali meravigliosi, come l’acciaio stampato a freddo da Alessi di Seashell o i 1.154 cristalli (in realtà vetro sfaccettato perchè il cristallo, a causa dell’elevato contenuto in carbonio, non si può utilizzare su una cappa) di Interstellar o ancora il Cristalplant e una funzionalità ancora più efficiente delle cappe tradizionali, con l’aspirazione lungo il perimetro. Con la sua idea di design come quel processo creativo che rende fruibile la tecnologia avvolgendola nella bellezza, Fabrizio sembrerebbe non avere trascurato niente: cappe come quadri appesi al muro o parete che apparentemente, con un taglio, diventa cappa da rivestire col cartongesso, lampade che aspirano o aspirazione dal basso, e poi la rivisitazione della cappa tradizionale che assume una forma a Y rovesciata in Ye, o la T-shape sempre più sottile, anche in due pezzi per facilitarne il trasporto e montaggio, ma chi può dire. In Elica ogni giorno ne inventano una nuova.

Fabrizio Crisà, Elica Design Center manager.


› MADE IN ITALY

Nelle foto, dall’alto, Nikolatesla Flame, versione per piani cottura a gas; le cappe illuminanti Shining (in finitura rame lucida) e Seashell in acciaio inox. Sotto, la cappa scultorea Ye e la sospensione aspirante Summilux.

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› MATERIALI «Davide Vargas fa parte della scuola di architetti che non si perdono a inseguire effetti appariscenti ma effimeri. Cercano, invece, di limitare il loro intervento alle mosse essenziali»

Luigi Prestinenza Puglisi

NIENTE DA DICHIARARE DAVIDE VARGAS PER I NUOVI UFFICI DELLA GUARDIA DI FINANZA ALL’AEROPORTO INTERNAZIONALE DI NAPOLI-CAPODICHINO

[dalla relazione dell’architetto] Si tratta dell’ampliamento degli uffici già esistenti nella palazzina Pegaso, realizzati in due fasi distinte. Gli ambienti acquisiti sono ubicati in sequenza al termine di un lungo corridoio di distribuzione agli uffici. Pertanto è stato possibile trattare i nuovi spazi come un unico progetto articolato su linguaggi autonomi. Unici elementi di connessione: il pavimento e le controsoffittature. Considerando i budget ridotti e il cronoprogramma ristretto il progetto ha affidato la propria “riconoscibilità” esclusivamente alle partizioni in blocchetti di vetrocemento, ottenendo così ambienti di lavoro appena trasparenti, attraversati da riflessi e frammentazioni. Le pareti sono accostate senza toccarsi e le geometrie della distribuzione evidenziano una sorta di fluidità (misurata in considerazione delle destinazioni). Le canalizzazioni degli impianti corrono nel colle controsoffittature e dove non è possibile sono state utilizzate canalizzazioni metalliche a vista. Una nota personale: il vetrocemento è un materiale che mi corrisponde anche se oggi non sembra avere più l’appeal di un tempo

Lo schema e la pianta dell’intervento negli uffici della Guardia di Finanza all’aeroporto di Napoli. Le pareti sono accostate senza toccarsi.

Località Aeroporto di Napoli Capodichino Committente Gesac Spa Progetto architettonico e D.L. Davide Vargas Imprese Clp Costruzioni Srl (1° fase) Soc. Coop. La Cattolica (2° fase) Cronologia 2017 – 2019 Superficie totale ampliamento 305 mq Fotografie Luigi Spina

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elements Uffici a cura di Elena Riolo

Marco Petrus, Atlas 2, 2013. Olio su tela, 100 x 200 cm

Le proposte delle aziende per gli ambienti di lavoro riflettono il dinamismo del mercato immobiliare in questo settore, con riqualificazioni architettoniche e degli spazi interni adeguate alle mutate esigenze imposte dall’industria 4.0. Soluzioni che spesso, con il contributo del design, anticipano i tempi prefigurando ambienti nei quali il benessere e la collaborazione saranno il principale elemento nella creazione di valore aggiunto.


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ANAUNIA AUREA ZIP, PIEGHEVOLE MODULARE E SENZA PROFILO Aurea Zip è una parete pieghevole in alluminio e vetro che permette di organizzare lo spazio interno secondo le differenti esigenze lavorative. Ciò è possibile grazie all’utilizzo di materiali leggeri, come l’alluminio e il vetro, e all’assenza di fissaggi. La parete è realizzata su misura e fonda le sue qualità su modularità e ricchezza delle superfici. Aurea Zip non

presenta alcun profilo a terra; la guida di scorrimento è in alluminio anodizzato; lo spessore del profilo è di 3,6 cm, l’altezza massima della parete è di 300 cm, la larghezza di ogni singolo elemento varia da 35 a 100 cm; il peso, compreso il vetro, è di 25 Kg/mq.

www.anaunia.it

GRAZIE A MATERIALI LEGGERI E ASSENZA DI FISSAGGI, LE PARETI PIEGHEVOLI ANAUNIA CONFERISCONO FLESSIBILITÀ AGLI SPAZI UFFICIO

STEELCASE POTRERO415, INVITA AL LAVORO CREATIVO Potrero415 è il tavolo di Coalesse, marchio del gruppo Steelcase, adatto a tutti gli ambienti: dall’open space alle sale conferenze. Ha un aspetto informale e familiare, che invita al lavoro creativo. È disponibile in un’ampia gamma di materiali (laminato, impiallacciato, Corian, vetro, pietra, legno), forme (rettangolare, rotonda, quadrata) dimensioni. Le gambe sono in alluminio verniciato e lucidato (con opzioni in cromo, cromo nero e in rame). La tecnologia a servizio del tavolo è discreta ed è in grado di ospitare più strumenti di lavoro.

www.coalesse.com

LUALDI RASOMURO NELL’HEADQUARTER DELLA FERRAGNI Per arredare l’headquarter milanese di Tbs Crew - la realtà guidata da Chiara Ferragni - è stata scelta Rasomuro, la porta a scomparsa che si integra perfettamente nella parete e consente di giocare con gli altri elementi di interior. Per le finiture, i progettisti Domenico Iovine e Vincenzo Sabatino di Dsigninc, hanno scelto il modello nella finitura opaca, sia nella loro versione originale, in bianco, sia in una versione da loro rivisitata e ricoperta da carta da parati, con immagini geometriche e a tendaggio.

www.lualdi.com [ 136 ]

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PARAVAN MOOD IL NUOVO SET DI ACCESSORI PER GLI SPAZI DEL LAVORO. DESIGN LIEVORE ALTHERR PER ARPER

ARPER PARAVAN MOOD, ACCESSORI PERSONALIZZATI Con Paravan Mood la collezione Paravan di Arper si arricchisce di un nuovo set di accessori, design di Lievore Altherr. I nuovi prodotti permettono di personalizzare le composizioni con una serie di opzioni come la lavagna, il gancio, lo specchio e il portariviste (che possono essere montati a parete o a pannello), le mensole, la torretta elettrica e i pannelli separatori da tavolo. Il rivestimento dei pannelli da tavolo è disponibile nelle finiture della collezione di tessuti di Arper ed è indicato per personalizzare uffici, spazi lounge, sale riunioni, ristoranti e spazi educativi.

www.arper.com

HAWORTH IL BENESSERE DI FERN Fern, la nuova seduta di Haworth, è stata progettata con particolare attenzione alla struttura dello schienale che quasi come un ramo di felce si schiude avvolgendo in una serie di fronde laterali. La zona anteriore del sedile invece si flette per aumentare il livello di comfort. Il sistema di sospensioni Wave è l’anima della seduta e conferisce massima flessibilità allo schienale. Le regolazioni ergonomiche di cui è dotata sono di facile utilizzo, mentre i braccioli assicurano movimento silenzioso e fluido. È disponibile nelle versioni seduta operativa e con poggiatesta integrato, con un’ampia offerta di colori e finiture.

www.haworth.com

HUMANSCALE NOVA, UN PIACERE PER GLI OCCHI Nova è una lampada da tavolo, pensata da Humanscale Design Studio, dotata di Led di ultima generazione che assicurano un livello di illuminamento ottimale sul piano di lavoro. Notevoli vantaggi anche in termini di risparmio energetico infatti è certificata Energy Star: un sensore di presenza e di uno smart dimmer permettono un ottimale adeguamento della quantità di luce necessaria. Esemplare stabilità assicurata dalle solide cerniere per consentire un efficace orientamento del corpo illuminante. Disponibile nella versioni con bracci standard ed anche XL per una maggiore adattabilità a piani di lavoro più ampi. Nova prevede tre eleganti colori: bianco, silver e nero. Un piacere per gli occhi, nel più ampio senso del termine.

IL DESIGN DI FERN SI ISPIRA ALLA PIANTA DI FELCE: UN ELEMENTO CENTRALE CHE SOSTIENE AVVOLGE, E MIGLIORA IL COMFORT

www.humanscale.com

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LE PROPOSTE SU MISURA DI WOODCO RISPONDONO A DIFFERENTI ESIGENZE ESTETICHE E FUNZIONALI

(foto Lucio Tonina)

WOODCO IL PARQUET CUSTOM-MADE Woodco arricchisce la propria gamma di pavimenti in legno con proposte customizzate in grado di rispondere a differenti esigenze. Per la sede Coster Group di Trento, le tavole in Rovere di Slavonia spazzolato sono state realizzate in una variante cromatica scelta dal progettista. Per la colorazione del legno sono stati utilizzati pigmenti naturali che hanno modificato la tonalità originale dell’essenza,

permettendo, grazie alla tecnica della stracciatura a mano, di ottenere un effetto cromatico caldo e naturale. La finitura con vernice opaca ha conferito alla superficie un’elevata resistenza, mentre la scelta di abbinare tra loro doghe di tre diverse dimensioni ha donato al pavimento un effetto dinamico.

www.woodco.it

DAUPHIN HUMANDESIGN GROUP SOLUZIONI GLOBALI PER L’UFFICIO to-sync work è una collezione dinamica di sedili ergonomici che si contraddistingue per le linee semplici ma sempre completa di ogni regolazione con comandi intuitivi di facile utilizzo, disponibile nella versione bianca o nera, con schienale in rete o imbottito.

CHECK-UP ITAIR, ARIA PULITA INDOOR GRAZIE ALLE PIANTE Il design di ItAir si integra ai mobili e ai complementi di arredo di uffici e abitazioni. Si compone di due parti: il vaso, in cui è alloggiata la pianta e un contenitore, in cui si trovano la tecnologia, i sensori e la ventola che gestisce la ventilazione attraverso l’apparato radicale delle piante. Il sistema si basa su tecniche di purificazione dell’aria che sfruttano l’azione filtrante dell’apparato radicale delle piante, capaci di abbattere i composti organici volatili presenti negli spazi chiusi.

www.check-up.it [ 138 ]

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SCRIBA, IL PANNELLO FONOASSORBENTE BIFACCIALE IDEALE PER MIGLIORARE LE CONDIZIONI ACUSTICHE DI UFFICI E CALL CENTER

CARUSO ACOUSTIC SCRIBA, IL PANNELLO FONOASSORBENTE DA SCRIVANIA Scriba è un pannello fonoassorbente da scrivania, bifacciale e sfoderabile, ideale per ottimizzare le condizioni acustiche di uffici, call center, biblioteche e sale studio, vale a dire di ambienti con più postazioni o tavoli da delimitare. Concepito per essere installato mediante un sistema di aggancio a morsetto, in appoggio con la propria base o tramite un’apposita predisposizione, Scriba offre numerose

possibilità di personalizzazione grazie alla gamma di colori del tessuto e alle diverse dimensioni disponibili, che consentono di adattarlo facilmente ai diversi supporti. È possibile inserire un sistema d’illuminazione a Led, sviluppato ad hoc da integrare alla parte superiore del pannello.

www.carusoacoustic.com

BOX ACUSTICI, TELEPHONE BOOT E SEDUTE ERGONOMICHE LE PROPOSTE DI DAUPHIN PER IL COMFORT IN UFFICIO

Bosse Dialogue Cube è la nuova generazione di box acustici Bosse di Dauphin HumanDesign® Group, nata per soddisfare le esigenze del mondo del lavoro moderno, versatile e flessibile. Per molte situazioni lavorative serve un ambiente per concentrarsi, non un grande spazio, ma un posto tranquillo: Dialogue Cube. Le pareti esterne sono configurabili anche come whiteboard, quelle interne in tessuto fonoassorbente, sempre con impianti automatici di illuminazione e di ricircolo dell’aria. Completano la collezione i Telephone Cube 2.0 e i Cube 4.0, di dimensioni più importanti.

La nuova collezione Züco Selvio è la perfetta simbiosi tra design ed ergonomia. Rappresenta la consueta attenzione e la qualità svizzera anche per i minimi dettagli. Lo schienale slanciato con l’inconfondibile doppia curva a S riprende la conformazione naturale della colonna vertebrale. Disponibile nell’elegante versione con schienale completamente imbottito o con un aspetto più futuristico nella versione con schienale in rete 3D.

www.dauphin-group.it

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elements_uffici SITLAND LE LINEE SEMPLICI ED ELEGANTI DELLA COLLEZIONE WHY NOT Why Not (Dorigo Design) è una seduta dalle linee semplici ed eleganti, con una sofisticata meccanica e un’elevata ergonomia. La collezione possiede le proprietà delle sedute tecniche, ma è adattabile alle esigenze del living. La struttura monoscocca, con meccanica integrata nel sedile, permette la regolazione dell’angolo dello schienale in tre posizioni per offrire sempre il massimo comfort. Il blocco della posizione dello schienale e la regolazione in altezza del sedile avvengono attraverso due discrete leve. Le linee semplici e pulite nascondono un’elevata complessità del rivestimento, in cui competenza sartoriale e cura dei dettagli sono determinanti.

www.sitland.com www.dorigodesign.com

ARESLINE AIRA LOUNGE E AIRGRAF FONOLOGY La famiglia di prodotti Aira amplia la propria gamma con la proposta di Aira Lounge. Il design originario di Aira (Baccolini Design) si arricchisce e impreziosisce e diventa una poltrona destinata a luoghi raffinati dagli elevati contenuti estetici. Come tutti i prodotti Aira, Lounge è personalizzabile e si completa con Airgraf by Fonology, un pannello fonoassorbente in grado di schermare dalla vista e dai rumori e che garantisce la riservatezza delle conversazioni (nella foto, Aira Lounge nelle due versioni e il divisorio Airgraf).

www.aresline.com | www.fonology.it

ET AL. EVOLUZIONE DEL MARCHIO METALMOBIL Sono Marc Sadler, Philippe Nigro, Harri Koskinen, Emilio Nanni, Andrea Anastasio, Giulio Iacchetti, Makio Hasuike, Talocci Design e Giovanni Levanti i designer con cui Et Al. – rebranding totale di Metalmobil – si è presentata al Salone del Mobile di Milano. Tra le novità la collezione Palau (Marc Sadler) dal design pulito e minimale ma deciso, che offre una sensazione di leggerezza, arreda facilmente tutti gli ambienti della collettività, sia interni sia esterni. È disponibile nella versione monoblocco e in versione poltroncina con braccioli a sbalzo. Disponibile in sei diversi colori.

ARCHIUTTI LAY, PER L’UFFICIO CONDIVISO

www.et-al.it

Archiutti presenta Lay, il nuovo sistema dedicato al mondo ufficio (direzione creativa Margherita Rui–dogtrot, design E-ggs). Nasce per adattarsi agli usi contemporanei dei luoghi di lavoro: è modulare, flessibile, dinamico, informale e adatto alla condivisione. Ha linee leggere e decise; gli elementi tecnici e i colori rispondono alle esigenze di personalizzazione del proprio spazio lavorativo. Lay è un programma di arredo per le aree operative, meeting, executive e break. Lo snodo ad U è il fulcro visivo e strutturale del sistema, punto d’incontro di due diagonali ed elemento caratterizzante delle diverse configurazioni. Realizzato in fusione di alluminio, è disponibile in differenti colori.

www.archiutti.it [ 140 ]

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ET AL. SOTTINTENDE UNA MISSIONE DI AGGREGAZIONE PER PROGETTARE INSIEME I NUOVI ECOSISTEMI DEL LAVORO E GLI SPAZI DELLA COLLETTIVITÀ


elements_uffici CUF MILANO IN UFFICIO COME A CASA Progettate da Giovanni Giacobone di Progetto CMR per Cuf Milano, queste postazioni operative hanno ottime caratteristiche prestazionali e un’immagine giovane, con piani sottili e accessori che riprendono il tema della leggerezza, lavorando su lamiere slim e volumi svuotati. Le scelte estetiche e materiche conferiscono una spiccata versatilità che le rendendo adatte anche in contesti architettonici differenti. Un sistema di arredo ufficio che si inserisce felicemente anche in uno spazio domestico. Cuf Milano, nuovo brand di Centrufficio Loreto, ha aperto un elegante showroom in via Rosales 3/5, a Milano, zona Porta Nuova.

www.cufmilano.com

DIEFFEBI OTTAEDRO: EFFICIENZA E MODULARITÀ Ottaedro è una delle ultime creazioni di Dieffebi. Si tratta di un sistema modulare, nato dalla volontà di creare prodotti trasversali adatti agli ambienti sia office che home. Si sviluppa in lunghezza e larghezza grazie ad uno snodo che ha appunto la forma di un ottaedro, che unisce la componenti di metallo in maniera stabile e ne permette infinite varianti. La scelta dell’ottaedro, due piramidi equilatere sovrapposte che generano 8 lati simmetrici, è un omaggio alle illustrazioni di figure geometriche realizzate da Leonardo da Vinci per il testo De Divina Proportione ed anche i colori con cui il prodotto viene presentato riportano alla tavolozza vinciana.

www.dieffebi.com

PEDRALI TEMPS + ARKI-TABLE ADJUSTABLE, PER AMBIENTI AMICHEVOLI E INFORMALI Arki-Table si arricchisce di una nuova versione con il ripiano regolabile in altezza, da 740 a 1140 mm. Adatto per sale riunioni e postazioni di lavoro, il tavolo è in grado di adattarsi alle diverse esigenze, concretizzando il concetto di ufficio smart e dinamico. Disponibile nelle versioni full colour bianco, nero o grigio, Arki-Table ha un ripiano ultrasottile in stratificato di 6mm con al centro una canalina con coperchio.

Perfetto l’accostamento con Temps, un’executive chair amichevole e informale, con base in pressofusione di alluminio regolabile in altezza, design Jorge Pensi. Due braccioli minimal ed essenziali, realizzati in polipropilene, contribuiscono a sottolineare i concetti di leggerezza e dinamismo.

www.pedrali.it

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elements_uffici SCHÜCO ITALIA LA FINESTRA PANORAMICA AWS 75 PD Uno dei requisiti imprescindibili dei moderni involucri edilizi è proprio la possibilità di realizzare aperture vetrate sempre più trasparenti, caratterizzate da profili sottilissimi per dialogare con l’esterno e creare una relazione tra fonti luminose naturali e artificiali. La nuova finestra in alluminio Schüco AWS 75 Panorama Design è stata progettata per unire, in un’unica soluzione costruttiva, performance termiche, design minimale ed elevata trasparenza. Con i suoi profili snelli, Schüco AWS 75 PD permette di realizzare aperture con altezza fino a 2 metri e 50 e 160 kg di peso massimo.

www.schueco.it

ECLISSE ECLISSE 40, LA STROMBATURA CHE FA DESIGN Da elemento invisibile e strutturale per la prima volta il telaio diventa bellezza e design. Sviluppato dalla ricerca Eclisse,, questo particolare telaio in alluminio dona alla porta una particolare strombatura, caratteristica che completa ed esalta la stessa, conferendole un aspetto unico, rigoroso e minimale. La cornice metallica del telaio si inclina a 40 gradi, creando un senso di profondità e un aspetto inedito e inconfondibile. Il tutto senza mai compromettere la consueta facilità d’installazione di Eclisse. Eclisse 40 è disponibile nei colori: bronzo chiaro, bronzo scuro, bronzo grafite e nella versione grezza con primer.

www.eclisse.it

LA COLLABORAZIONE TRA FANTONI E GENSLER HA PRODOTTO ATELIER UNA SOLUZIONE D’ARREDO FLESSIBILE E MULTIFUNZIONALE

FANTONI ATELIER, IL SISTEMA D’ARREDO PER IL WORKPLACE FLESSIBILE DINAMICO E MODULARE

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Atelier è il sistema di arredo ufficio che nasce dalla collaborazione tra Fantoni e Gensler, il grande studio di architettura di San Francisco con 6mila collaboratori e 48 sedi nel mondo. È una soluzione d’arredo flessibile, che nasce in risposta ai cambiamenti del workplace: riunisce infatti molteplici funzioni che tengono conto dello spazio, della funzionalità e dell’economicità. La struttura modulare si adatta alle nuove

tecnologie e ai cambiamenti del mondo del lavoro. Lo schema compositivo si articola in quattro elementi principali: una workstation configurabile; un collaboration table (di 105 cm di altezza, multifunzione e anch’esso configurabile); una famiglia di contenitori dinamici, comprensivi di mobile pinboard; un sistema libreria-contenimento.

www.fantoni.it


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PER ARREDARE LE PARETI DEGLI UFFICI, ECCO LE LASTRE PRONTE ALL’USO A EFFETTO CEMENTIZIO

GRUPPO BONOMI PATTINI IL CEMENTO NON-CEMENTO PER L’UFFICIO Il Gruppo Bonomi Pattini, che riunisce diverse aziende del settore (Coppo Legno, Sinco Wood, Lara Compensati, Paganoni Legno, Pbs Legnami), propone una selezione di prodotti e materiali eco-friendly, in differenti finiture e colori. Per il contract è disponibile una gamma di oltre 500 nobilitati e laminati di alta qualità. Ideale per arredare le pareti degli uffici Conclad Prêt-à-Porter, una collezione di rivestimenti in lastre di cemento non-cemento, pronte all’uso, che permette di realizzare pareti a effetto cementizio facili da installare, manutenere, naturali, leggere, raffinate e con caratteristiche termiche e acustiche adeguate.

www.gruppobonomipattini.com

SIMONSWERK PORTE ITALIANE E CERNIERE TEDESCHE PER GLI INTERNI DI GAZPROM A MOSCA Per ristrutturare gli spazi interni di rappresentanza della propria sede di Mosca, all’interno di una torre di 35 piani realizzata in stile post-modern nel 1994, Gazprom ha scelto le porte italiane di Barausse. Si tratta di porte di stile classico, integrate nelle boiserie, con cerniere di alta qualità della tedesca Simonswerk. «Il sistema Variant VN 2927/160 Compact Planum adottato – spiega Luca Marcon, responsabile commerciale Italia di Simonswerk – con soli 15 mm di diametro e il supporto di regolazione installato nell’anta, si è rivelato particolarmente

adatto per telai particolarmente sottili e minimali. Il sistema VARIANT Compact Planum, con il suo diametro ridotto a soli 15 mm e la portata elevata fino a 160 kg, crea un design ancora più elegante e lineare valorizzando ulteriormente le porte sia residenziali che per edifici pubblici ed è utilizzabile su porte tecniche resistenti al fuoco. Il diametro ridotto del corpo cerniera è posizionato a metà tra il telaio e l’anta creando un effetto globale di simmetria».

www.simonswerk.it

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elements_uffici VICCARBE QUADRA, PER DURARE NEL TEMPO Quadra è una delle ultime realizzazioni dell’azienda spagnola Viccarbe. La forma della struttura metallica della sedia, disegnata da Mario Ferrarini, è un omaggio agli strumenti del disegno architettonico, vale a dire all’eleganza del compasso e alla perfezione della squadra. Il suo design si adatta a progetti che richiedono funzionalità e durata nel tempo: uffici, sale riunioni, spazi didattici, locali pubblici. Grazie alla sua forma può essere impilata con facilità e in grande numero. È composta di due profili, a cui si aggiunge una seduta in legno, disponibile anche di colore nero.

www.viccarbe.com

LAPALMA ADD SYSTEM: AGGIUNGI, ASSEMBLI, COMPONI Add System (design Francesco Rota) è una proposta modulare, dalla seduta, al tavolo, al contenitore, adatta per gli spazi ufficio. Il sistema seduta Add si compone di una base, sulla quale si possono assemblare piani, sedili, schienali e altri accessori, per ottenere semplici moduli compatti, come il divanetto a due posti o sistemi articolati di seduta accessoriabili con tavolini, vassoi, portariviste o side table, che includono le prese di alimentazione. Ogni telaio è formato da profili d’alluminio estruso, uniti da giunti, anch’essi in alluminio e cinghie elastiche per aumentare il comfort di seduta.

QUADRA È UN OMAGGIO AGLI STRUMENTI DEL DISEGNO ARCHITETTONICO, ALL’ELEGANZA DEL COMPASSO E ALLA PERFEZIONE DELLA SQUADRA

www.lapalma.it

FORNASARIG LA NUOVA IMMAGINE DI WOLFGANG 50X RICICLABILE AL 100% Con la sedia Wolfgang 50X, Luca Nichetto spinge il progetto della collezione Fornasarig verso direzioni nuove e audaci. Si ispira al modello originale, ma sostituisce la seduta e lo schienale in legno con una in resina poliolefinica sottile e all’avanguardia. Pur mantenendo l’ispirazione originaria, con Wolfgang 50X cambiano i materiali e la sedia diventa facilmente impilabile, ancor più leggera e riciclabile al 100%. L’azienda friulana ha da tempo intrapreso un percorso di ricerca della sostenibilità e del rispetto dell’ambiente.

MDF ITALIA 20.VENTI ANCHE IN VERSIONE HIGH

www.fornasarig.it

Selezionata dall’ADI Design Index 2018, la collezione 20.Venti disegnata da 967Arch comprende ora la workstation Flex, per postazioni condivise con dimensioni personalizzabili, e con la nuova workstation High (nella foto): alta 110 cm, è una soluzione per riunioni veloci e standing meeting in spazi condivisi, meno formali delle tradizionali sale riunioni. Il nome 20.Venti si riferisce all’esile struttura – 20 x 20 mm appunto – che genera il frame del telaio e che dà luogo a interessanti contrapposizioni tra pieni e vuoti. La collezione comprende tavoli singoli, postazioni doppie e aggregabili e un’ampia gamma di schermi e accessori.

www.mdfitalia.com [ 144 ]

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I PAVIMENTI LVT COVER-FLOOR CONTRACT DI ITALFLOORING SONO DECORATIVI, DI FACILE POSA, SILENZIOSI, RESISTENTI ALL’ACQUA E ALL’USURA ADATTI QUINDI AD AMBIENTI A ELEVATO CALPESTIO

ITALFLOORING IL PAVIMENTO VINILICO LVT COVER-FLOOR CONTRACT Da oltre vent’anni Italflooring importa e distribuisce pavimenti in Lvt (Luxury vinyl tile), in laminato e per parquet prefiniti in legno. Grazie al sistema di incastro a pressione e alla loro struttura in pvc vergine, gli Lvt Cover-floor Contract di nuova generazione sono decorativi, di facile posa, silenziosi, resistenti all’acqua e all’usura, adatti quindi agli ambienti a elevato calpestio come uffici, negozi, palestre, sale da ballo e ristoranti (nella foto, il modello Rovere Bianco Cfc_5800). Lo spessore è di soli 5 mm; è disponibile in varie tonalità di legno, sia classiche che moderne.

www.italflooring.it

GABER JUBEL MULTIPURPOSE SEATINGS Jubel è la sedita adatta per aree meeting e conferenza, sale training e di lettura, mense e aree attesa. Disponibile anche nelle più ricercate versioni girevoli, agganciabili per essere disposte in linea e impilabili. Jubel è particolarmente confortevole, grazie alla forma dello schienale e alle curve che accompagnano il design minimale e mai invasivo delle sue innumerevoli versioni. Disponibile in un’interessante palette di colori, può essere rifinita con la tappezzeria della seduta o con l’intera scocca imbottita e tappezzata.

www.gaber.it

GRUPPO RAINA CON LUMEN E KELVIN LA LUCE È UN GIOCO Il Gruppo Raina, che opera nel settore dell’illuminazione con i marchi Lookup, Ideallux e Colombo, ha presentato la nuova tecnologia Vario - che permette di regolare l’intensità luminosa e la temperatura di colore della luce - nelle due versioni: Lumen e Kelvin. Lumen consente di variare la potenza e la quantità di lumen emessi dagli apparecchi fino a un massimo di cinque livelli di regolazione, mentre Kelvin permette la variazione della temperatura di colore degli apparecchi mediante un selettore integrato nel prodotto.

www.grupporaina.it

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elements_uffici ZEHNDER CHARLESTON, RADIATORI ADATTI PER OGNI AMBIENTE Grazie al design ricercato che offre ampia flessibilità, i radiatori Zehnder Charleston si adattano ad ogni ambiente. Il modello con struttura a elementi viene infatti realizzato su misura in base alle esigenze del cliente. Nei nuovi radiatori, la saldatura al laser ha portato a un miglioramento estetico e qualitativo del prodotto, mentre la copertura completa dei mozzi confersice al radiatore multicolonna un’estetica arrotondata: un accorgimento che incrementa la protezione anticorrosione. Dal punto di vista produttivo, dopo l’applicazione di una speciale vernice di fondo con processo anodico, il radiatore viene completato con la vernice a polveri.

www.zehnder.it

DÉCO TWIX E I FRANGISOLE ORA ANCHE INDOOR Déco amplia i settori applicativi con prodotti idonei anche per interni: Twix e i nuovi Frangisole. Il primo, parte della famigila di prodotti in legno composito UltraShield by Déco è un modulo a effetto listellato per pareti e controsoffitti; il secondo è adatto per separare e arredare gli ambienti indoor e outdoor. Twix è formato da tre elementi paralleli: uno speciale scudo plastico protegge la doga rendendola durevole, anti-graffio, anti-macchia e immune da variazioni di colore. È un materiale eco-compatibile: farina di legno da trucioli riciclati. I moduli frangisole sono disponibili nelle versioni UltraShield, Décowood (colori Tropical e Stone e in quattro differenti formati) oppure nei legni naturali Teak e Ipe Lapacho.

www.decodecking.it

ALIAS DREAM, LA BLINDATA PER INTERNI Dream è la porta antieffrazione blindata (classe 2), facile da posare, studiata per accogliere ogni tipo di telaio e di pannello, che assume le sembanze delle altre porte per interni. È personalizzabile e disponibile anche nella versione resistente al fuoco; tutela la privacy, grazie a un isolamento degli ambienti pari a 33 dB. Anche in versione raso muro, con profilo in alluminio. Dream, nella versione resistente al fuoco, è fornita completa di chiudiporta, con serratura antipanico. È disponibile con serratura motorizzata Smart, controllabile dallo smartphone, o nella versione elettromeccanica, gestibile da app.

www.aliasblindate.com

SAN.CO ISOFIRE LZ 60, PORTA IN LEGNO RESISTENTE AL FUOCO Isofire LZ 60 è un sistema di porte in legno resistenti al fuoco (classe Rei 60) con 40 mm di spessore di telaio e 58 di anta, tre cerniere e chiudi porta a scomparsa. Possono essere installate in presenza di murature con spessore minimo 8 cm. Disponibili nei formati a una o due ante; hanno resistenza ai fumi Sa/S200 e acustica di 39 dB. Le finiture possono essere legno, laccato o tss (processo di produzione ad alte temperature) ed eventualmente rivestite con pannelli in vetro o metallo personalizzati. Il sistema è certificato secondo la norma europea Uni En 1634-1.

www.sancoct.com [ 146 ]

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IoArch 81 Apr_May 2019