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Anno 11 - n 72 - Ottobre 2017 - euro 6,00 ISSN 2531-9779

L’evoluzione a partire dalla riscoperta delle radici

L’ANIMA DEI LUOGHI Lars J. Berge | Paolo Bürgi | Kois | Es-arch | 3RW

SCUOLE e UNIVERSITÀ Arte e Architettura

Elements human design FONT Srl - Via Siusi 20/a 20132 Milano - Poste Italiane SpA Sped. in abb. postale 45% D.L. 353/2003 (conv. in. 27.02.2004 n. 46) Art. 1 Comma 1 DCB Milano


FONT Srl - illustrazione di Jochen Schittkowski / Germany

Il pavimento incontra il progetto

Pavimenti tecnici vinilici e in PVC di ultima generazione in legno prefinito, in laminato, in gomma, linoleum e moquettes. Soluzioni specifiche per pavimenti ad uso residenziale, sportivo, industriale, per la nautica, per il settore scolastico, ospedaliero e contract.

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GUENDALINA SALIMEI

IOARCH 72_SOMMARIO 4 Il molo di Hastings | Riba Stirling Prize a Drmm Architects 5 Lo spazio domestico diventa flessibile 7 Theatro | Estetica e funzionalità per il controllo degli accessi

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3RW ARKITEKTER

ARTE E ARCHITETTURA

8 Sezioni in béton brut | Heatherwick Studio a Cape Town 12 La metafora | Mario Cucinella, Centro Arti e Scienze Golinelli 16 Arte tra i vigneti | Rpbw, Château La Coste Art Center

L’ANIMA DEI LUOGHI

19 L’evoluzione a partire dalla riscoperta delle radici | Carlo Ezechieli 20 Berge, l’architetto che disegna i vuoti | Intervista a Lars J. Berge 22 Ordinare e radunare | Berge, l’osservatorio di Vedahaugane 24 Toccare con leggerezza | Berge, il padiglione di Antbrufossen 26 Indicare e delimitare | Berge, punto di sosta a Flotane 27 Il cerchio e la radura | 3RW arkitekter, memoriale sull’isola di Utøya 30 Rivelare l’essenza | Paolo Bürgi, museo all’aperto sul Carso 33 Tra terra e acqua | Paolo Bürgi, il lungolago di Gardone Riviera 36 La lastra sospesa | Kois Architetti, progetto per la Mirage house 38 Minimalismo alpino | Es-arch, wardrobe in the landscape 40 Pagine di intonaco su pietra | Es-arch, storia di una casa non ancora finita

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SCUOLE E UNIVERSITÀ

43 48 54 60 65 66

HEATHERWICK STUDIO

Natura urbana | C.F.Møller Architects, campus Panum Il campus e la città | Lamberto Rossi e Ottavio Di Blasi a Novara L’università connessa | Lamberto Rossi, polo universitario di Forlì Cascina high-tech | Kengo Kuma, facoltà di veterinaria a Lodi SOS, la scuola di sostenibilità Legno australiano | Architectus, padiglione McQuarie University

di Sidney

70 Scuole e periferie | Plesso Mazzacurati al Corviale, TStudio 74 Qualità low cost | Mirko Campagnolo, scuola a Rosà 77 La tecnologia in aiuto al progetto | Building automation con Bticino 78 Nuova edilizia scolastica | Scuola media di Isola Vicentina 80 La scuola a colori | Asilo di Bagnolo Mella, Simone Firmo – Nuova Tecnologia

84 Lavori ad alta velocità | punti di ristoro della stazione di Verona Porta Nuova, Alalda Associati 88 Marmomac | a Verona pietra e architettura si incontrano

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ELEMENTS

91 Human design

ELEMENTS HUMAN DESIGN

DESIGNCAFÈ 6 Libri, arte, cultura, attualità

IOARCH Costruzioni e Impianti n. 72

In copertina, Lars. J. Berge, Atnbrufossen Vannbruksmuseum, ph. Giulio D. Marchesi, Magnus N. R. Hellum, Helge Stikbakke

Direttore responsabile Sonia Politi Comitato di direzione Myriam De Cesco Carlo Ezechieli Antonio Morlacchi Grafica e impaginazione Alice Ceccherini

Marketing e Pubblicità Elena Riolo elenariolo@ioarch.it Contributi Eleonora Beatrice Fontana Moreno Maggi Pietro Mezzi Fotolito e stampa Errestampa

Editore Font srl, via Siusi 20/a 20132 Milano T. 02 2847274 redazione@ioarch.it

Abbonamenti (6 numeri) Italia euro 36,00 - Europa euro 84,00 resto del mondo euro 144,00

www.ioarch.it

IBAN IT 68H02 008 01642 00000 4685386

Prezzo di copertina euro 6,00 arretrati euro 12,00

Reg. Tribunale di Milano n. 822 del 23/12/2004.

Pagamento online su www.ioarch.it o bonifico a Font Srl - Unicredit Banca

Spedizione in abbonamento postale 45% D.L. 353/2003 (convertito in legge 27.02.2004 n.46) art. 1, comma 1 DCB Milano

T. 02 2847274 abbonamenti@ioarch.it

ISSN 2531-9779

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› RIBA STIRLING PRIZE

IL MOLO DI HASTINGS RIPARATO, RICOSTRUITO, REIMMAGINATO. IL PROGETTO DI DRMM ARCHITECTS PER LA LOCALITÀ COSTIERA DELLA MANICA RICEVE IL RIBA STIRLING PRIZE 2017 COME MIGLIORE OPERA DI ARCHITETTURA DEL REGNO UNITO

Il nuovo centro visitatori costruito al centro del molo con legno in larga parte recuperato dal decking storico (foto sopra il titolo Francesco Montaguti, sotto James Robert Shaw e a destra Alex de Rijke).

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Drmm Architects, lo studio londinese fondato da Alex de Rijke, Philip Marsh e Sadie Morgan, vince la ventiduesima edizione del Riba Stirling Prize con un intervento di restauro e conservazione contemporaneo per un luogo al quale dal 1872, anno della sua costruzione, la popolazione locale è fortemente legata. Una delle prime costruzioni in acciaio di epoca Vittoriana, il molo, distrutto da un incendio nel 2010 dopo anni di abbandono, era stato per decenni popolare centro di attrazione turistica della cittadina del Sussex affacciata sul canale della Manica. L’intervento dello studio ha comportato in-

nanzitutto il restauro strutturale e filologico dell’opera in ferro, gravemente danneggiata dal tempo e dall’incuria, nascosta sotto il pontile, e successivamente il restauro del padiglione Vittoriano, uno dei due edifici del molo, trasformato in un luminoso ambiente caffetteria. Sul vasto decking in legno del pontile, ridisegnato come spazio aperto e continuo in grado di ospitare concerti e manifestazioni locali, lo studio ha poi realizzato un nuovo centro per i visitatori: un volume rivestito in legno con una copertura calpestabile protetta da parapetti trasparenti come punto di osservazione privilegiato verso il mare e l’orizzonte. Larga parte del legno utilizzato, in particolare quello delle pareti del nuovo centro per i visitatori, proviene dal molo originario. A conferma dell’interesse della comunità locale per il progetto il fatto che l’intervento sia stato finanziato, oltre che con i fondi della Lotteria Nazionale, con una sottoscrizione alla quale hanno partecipato più di 3.000 cittadini con quote individuali di 100 sterline. Commentando il premio la giuria ha affermato che «l’intervento di Hastings porta un passo avanti l’idea di quel che effettivamente sia l’architettura e di ciò che dovrebbe esse-

re richiesto agli architetti di fare. Il ruolo di Drmm per realizzare questo capolavoro di progettazione delicato e non invasivo è stato centrale nel sostenere l’idea, galvanizzare gli stakeholder, promuovere la raccolta di fondi, andando ben oltre quel che viene comunemente inteso debba essere il ruolo di un architetto». Gli altri finalisti dello Stirling Prize di quest’anno erano Groupwork + Amin Taba con il Barrett’s Grove; Rogers Stirk Harbour+Partners per il World Conservation and Exhibitions Centre del British Museum; Baynes and Mitchell Architects per la riqualificazione dei dock storici del porto di Chatham Command of the Oceans); Reiach & Hall Architects e Michael Laird Architects (City Campus del college pubblico di Glasgow) e 6a Architects per lo studio di un fotografo a Londra.


› FOCUS

LO SPAZIO UNITARIO E COMPATTO DELL’APPARTAMENTO DIVENTA DUTTILE GRAZIE AL SISTEMA DI PARETI MANOVRABILI CHE PERMETTE CONFIGURAZIONI DIVERSE DEL VIVERE. UNO STRUMENTO IN PIÙ A DISPOSIZIONE DI ARCHITETTI E INTERIOR DESIGNER PER PROGETTARE, CON INTELLIGENZA E CREATIVITÀ, SOLUZIONI FLESSIBILI DELLO SPAZIO, VERO LUSSO DELLA CONTEMPORANEITÀ

LO SPAZIO DOMESTICO

diventa flessibile Organizzare gli spazi con eleganza In questa realizzazione la zona studio/camera è separata dal soggiorno con pareti manovrabili rivestite in tessuto decorato; una soluzione originale che coniuga funzionalità e eleganza nella scelta dei materiali e dei colori.

ANAUNIA SRL www.anaunia.it | info@anaunia.it

Costituite da moduli indipendenti, con spessore minimo di 6 cm, le pareti manovrabili residenziali rappresentano la soluzione ideale per la pratica suddivisione fisica e acustica di ambienti domestici in due o più spazi indipendenti: cucina/ soggiorno, soggiorno/studio, zona giorno/ zona notte, stanza da gioco/camera da letto, soggiorno/palestra, camera doppia/ camera singola. I moduli scorrono su una guida di alluminio fissata solo a soffitto e si impacchettano in

una nicchia appositamente progettata. Non necessitano di guida o carrelli a pavimento. Non c’è limite alla tipologia dei rivestimenti superficiali applicabili: rivestimenti melaminici, laminati, vinilici, stoffe, legni, spatolati, corian, con possibilità di infinite personalizzazioni. L’indice di isolamento acustico infine, con valori da Rw=35 dB fino a Rw=41 dB, secondo le Uni/En/Iso 140-2:2010 e Uni En Iso/717-1:2007 (certificati da Accredia) garantisce comfort e benessere.

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› DESIGNCAFÈ L’ARCHITETTURA DI CARACAS UNA GUIDA PER CONOSCERLA

LA MADDALENA UNA STRATEGIA PER IL FUTURO Il volume è il resoconto di un percorso progettuale per il recupero dell’area dell’ex Club Mediterranée di Caprera: un insediamento turistico presente sull’isola fin dal 1956, caratterizzato da qualità di inserimento paesistico e motore di un’autentica rivoluzione economica. L’abbandono del luogo, insieme ad altre importanti trasformazioni che hanno travolto La Maddalena negli ultimi anni, pongono due fondamentali questioni: come riordinare un paesaggio dove strutture fatiscenti devono essere rimosse o recuperate? Come pensare a un’operazione progettuale capace di produrre occupazione e reddito per La Maddalena? Sono queste le domande da cui ha avuto origine il workshop, avviato come programma di formazione e consolidatosi poi quale progetto di ricerca. Il risultato è stato sia un’esplorazione progettuale inedita sia la definizione di un concreto profilo di evoluzione per l’intero arcipelago. Sviluppato nell’ambito del Politecnico di Milano, il workshop ha coinvolto oltre 60 tra studenti, docenti, rappresentanti di associazioni ed enti locali. Ex Med Workshop Caprera Un’esplorazione progettuale e una visione per l’arcipelago della Maddalena a cura di Carlo Ezechieli Maggioli Editore, 2017, 100 pp ISBN 978-8891-609076

Architectural Guide Caracas Iván Gonzáles e José Rosas Vera Dom Publichers 272 pp - ISBN 978-3-86922-579-1

La storia di Caracas è la storia della sua architettura, specialmente del XX secolo. È una città di forti contrasti e questa guida alla sua architettura ne riflette il carattere. Tra gli edifici più recenti spicca la Ciudad Universitaria de Caracas, progettata dall’architetto Carlos Raúl Villanueva tra il 1940 e il 1960. Non mancano indicazioni circa le architetture delle diverse zone della città e nemmeno la puntuale ricostruzione delle idee pianificatorie di urbanisti come Jose Rosas, Federico Vegas e María Isabel Peña. Nonostante la mostra sull’architettura dell’America Latina del 1945 al Moma di New York, l’architettura della capitale venezuelana continua a essere poco considerata. Questa guida colma un vuoto alquanto inspiegabile.

ARCHITETTURA D’ALTA QUOTA I RIFUGI ALPINI DI G STUDIO

Progettare al limite I rifugi alpini di G Studio a cura di Luca Gibello Segnidartos Edizioni 112 pp - 13 euro ISBN 978-88-908233-8-1

Trenta lavori, tra opere e progetti, realizzati in meno di trent’anni, dal 1988 al 2015: è questo il patrimonio di esperienze – architettoniche, tecniche, edilizie e umane – legate al mondo dei rifugi alpini che forma il filo rosso del lavoro di Enrico Giacopelli e Mauro Falletti, che dal 2008 sono riuniti nella firma di G Studio, uno studio di architettura con sede a Torino. Introdotto da un saggio sul rapporto tra architetti e alta quota, il volume presenta un’intervista ai due progettisti, il portfolio fotografico dei tre rifugi principali (Nacamuli, Dalmazzi e Teodulo) e 19 schede monografiche. Il libro, curato da Luca Gibello, fondatore dell’associazione culturale Cantieri d’alta quota, è acquistabile on line (www.cantieridaltaquota.eu).

LO SPAZIO PUBBLICO NEL PROGETTO DI CITTÀ

Construction and design manual Public spaces and urbanity Karsten Pålsson Dom Publishers 272 pp – 68.00 euro ISBN 978-3-86922-613-2 (En)

Il nuovo volume Construction and Design Manual. Public Spaces and Urbanity, dell’architetto danese Karsten Pålsson, si propone un obiettivo ambizioso: progettare città umane. Si parte prendendo esempio dalle principali città europee e di come sono stati progettati e realizzati gli spazi pubblici. La tradizione europea di costruzione delle città pubblica segna infatti il punto di partenza di questo libro, diviso in dieci capitoli tematici, ognuno dei quali fornisce una definizione e un quadro generale delle sfide chiave. Di ogni argomento il libro fornisce – in forma di manuale – indicazioni specifiche per la progettazione di una città vivibile dal punto di vista architettonico e sociale. È uno strumento utile per progettisti, amministratori, architetti e sviluppatori.

I VINCITORI DEL PREMIO URBANISTICA Proclamati i vincitori del Premio Urbanistica, il concorso indetto dalla rivista dell’Inu. I progetti premiati sono stati votati dai visitatori di Urbanpromo dello scorso anno. La cerimonia di premiazione si terrà in Triennale a Milano il 24 novembre, nel corso di Urbanpromo 2017. Nella categoria Nuove modalità dell’abitare e del produrre sono stati premiati i progetti del comune di Reggio Emilia, con il Protocollo d’intesa per la valorizzazione del lavoro in territorio agricolo; di Seci Real Estate con il progetto Building communities nell’area ex distillerie alc.este di Ferrara e della Cooperativa Nova Casa di [6]

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Cosenza per un edificio di social housing per inquilini in assenza di rete familiare. Per la categoria Rigenerazione ambientale, economica e sociale i premi sono andati al comune di Prato, con il parco urbano fluviale e il parco centrale; al comune di Giovinazzo per la la greenway cittadina e al museo all’aperto progettato dal comune di Faenza. Per Innovazioni tecnologiche per la gestione urbana i più votati sono stati i progetti di Prato con Più Prato; di Gran Sasso Acqua con il progetto dei sottoservizi per la ricostruzione dell’Aquila e di a2a con nuove iniziative per la smart city..

Un render di Più Prato, progetto di innovazione urbana incentrato sul riuso dell’edificato esistente che riguarda tre aree del comune toscano, premio Urbanistica nella categoria Innovazioni tecnologiche per la gestione urbana.


› FOCUS

THEATRO

estetica e funzionalità per il controllo degli accessi Theatro è una struttura sviluppata da Thema e Schüco Italia, professionisti dell’involucro edilizio, in collaborazione con lo studio di architettura Marco Castelletti e con il gruppo Lombardini 22, per offrire al mondo della progettazione architettonica un programma diversificato di esperienze: cultura, formazione, ricerca, operatività, spettacolo. dormakaba, tra i partner del progetto, ha implementato all’interno la prima piattaforma di sicurezza e controllo accessi completamente in cloud: exivo. La soluzione e i dispositivi dormakaba installati rispondono ai requisiti estetici e funzionali dello spazio. Su un ingresso principale con porta blindata, è stato installato un cilindro digitale wireless, che grazie alla facile installazione ha consentito di mantenere intatto il design della porta. Su una porta interna in alluminio è stato utilizzato un lettore 90 04 che, grazie alle sue dimensioni ridotte, è stato possibile installare su una sporgenza laterale con una superficie ridotta. Particolare attenzione hanno richiesto le due sliding doors, molto ampie (dim. 4 x 3 m) e ravvicinate tra di loro: i due lettori dovevano adattarsi a un’installazione in un’area ristretta e dovevano azionare separatamente le due porte.

DORMAKABA, PARTNER DEL PROGETTO, IN LINEA CON I VALORI CONDIVISI DI ECCELLENZA QUALITATIVA, ESTETICA E TECNOLOGICA, HA SVILUPPATO E REALIZZATO L’INSTALLAZIONE DI UNA SOLUZIONE SOFTWARE COMPLETA DI DISPOSITIVI HARDWARE DI CONTROLLO ACCESSI OLTRE A SOLUZIONI DI ACCESSO QUALI PORTE SCORREVOLI AUTOMATICHE E PORTE A BATTENTE MANUALI

Anche in questo caso l’utilizzo dell’antenna 90 04 ha consentito di eseguire e realizzare l’installazione. Un’attenzione importante ha richiesto la gestione di una porta dormakaba in vetro a battente su due ante (dim. tot. 4 x 2,5 m) azionato da un magnete di ritenuta dove l’antenna 90 04 è perfettamente integrata. Il risultato finale dell’installazione è un moderno sistema di controllo accessi che soddisfa le esigenze estetiche e di design del committente ma anche quelle di sicurezza attraverso specifiche tecniche dei dispositivi hardware e della soluzione software exivo. All’interno dell’innovativo showroom sono state inoltre installate tre porte a battente manuali dormakaba Mundus, tre porte scorrevoli Muto e quattro azionamenti per porta scorrevole automatica Magneo.

Exivo, per la Building Automation In questa realizzazione dormakaba ha progettato e realizzato il primo impianto di controllo accessi in cloud in modalità Internet Of Things (IoT) che si adatta perfettamente al concept della struttura: spazio di elevato design dinamico, fluido e flessibile.

DORMAKABA ITALIA www.dormakaba.com | info.it@dormakaba.com

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› ARTE E ARCHITETTURA

Heatherwick Studio Lo studio, fondato da Thomas Heatherwick, ha sede a Londra e si compone di 180 persone. L’attività di progettazione si concentra sulla realizzazione di edifici, masterplan e infrastrutture. Il retroterra culturale di Heatherwick si fonda su una profonda conoscenza dei materiali e della produzione edilizia. Tra le opere più note dello studio il padiglione UK all’Expo di Shanghai 2010 e il Learning Hub della Nanyang Tech University di Singapore. Il Mocaa di Cape Town è il progetto completato più di recente, mentre è stato da poco approvato il piano di intervento per la realizzazione di un campus studentesco a King’s Cross a Londra e il Coal Drops Yard, la trasformazione in spazi commerciali, sempre a Londra, di due edifici in prercedenza usati come depositi del carbone. All’inizio dell’anno, su progetto dello studio Heatherwick e di Bjarke Ingels Group, il consiglio comunale di Mountain View in California aveva approvato il piano di sviluppo del nuovo campus di Google. www.heatherwick.com

Lo Zeitz Mocaa occupa, insieme a un hotel della catena Royal Portfolio, gli spazi dell’ex-silo per il grano costruito nel porto di Cape Town. L’atrio e alcune gallerie sono stati realizzati scavando parzialmente dall’interno, sezionandoli, i grandi tubi in cemento dei 9 silos (foto ©Iwan Baan). Sotto, i prospetti est e nord (disegni ©Heatherwick Studio).

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› ARTE E ARCHITETTURA

MOCAA, CAPE TOWN, SUDAFRICA

SEZIONI IN BÉTON BRUT Alle spalle la Table Mountain, di fronte l’oceano. Sezionando il calcestruzzo con cui era costruito Thomas Heatherwick a Cape Town trasforma un enorme silo portuale per il deposito del grano nel più grande museo al mondo di arte africana contemporanea Per Thomas Heatherwick il compito non era facile: trasformare, preservandone l’integrità, il deposito di grano del porto di Città del Capo, costruito nel 1921 e alto 57 metri – un tempo era l’edificio più alto del Sudafrica – nella sede museale della più spettacolare collezione di arte contemporanea del continente africano e della sua diaspora. L’enorme silo, abbandonato dal 1990, è considerato infatti un’icona dello skyline della città, al pari della Table Mountain, ed è parte integrante del Victoria & Alfred Waterfront, un’area di sviluppo turistico, residenziale e commerciale di 123 ettari che ogni anno attrae 23 milioni di visitatori. Esternamente la struttura dei silos è rimasta la stessa, con l’aggiunta di un rooftop protetto da moduli vetrati dalla geometria bombata disegnati da Heatherwick – che

caratterizzano anche le facciate dei 5 piani dell’hotel della catena Royal Portfolio costruito in sostituzione dei volumi prima adibito al sollevamento del grano – mentre l’atrio e la galleria principale interna sono stati ricavati sezionando letteralmente i 42 tubi in cemento armato dei depositi. Dall’atrio partono percorsi di distribuzione verticale e ascensori panoramici che percorrono i nove piani del museo – 9.500 mq la superficie interna complessiva, 6.000 mq per le 80 gallerie che ospitano le opere d’arte – per raggiungere il giardino delle sculture, il piano di copertura pavimentato con porzioni di vetro laminato del diametro di 6 metri per portare luce all’interno, protetto da pareti formate dai moduli vetrati e aperto al cielo e al panorama della città. «L’idea di trasformare un silo di tubi di ce-

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› ARTE E ARCHITETTURA

Piano terra

Livello +1

Livello +6 mezzanino

Livello +6 rooftop e giardino delle sculture

UN MUSEO PER RISCRIVERE LA STORIA Lo Zeitz Mocaa, il museo d’arte contemporanea di Cape Town, è destinato a diventare la più importante attrazione culturale dell’Africa e a ospitare le opere d’arte moderna del continente. Una delle esperienze più sorprendenti del museo è la proiezione a nove schermi di Ten Thousand Waves di Isaac Julien, così come ricca di emozioni è la pittura blu di Chris Ofili o Dragon, scultura di Nicolas Hlobo. Crea invece le vertigini l’installazione di nove enormi dischi di vetro inciso di El Loko. Ai livelli due e tre del museo (dei nove su cui si sviluppa) le gallerie permanenti offrono una panoramica della produzione artistica del

Nelle foto, due gallerie dello Zeitz Mocaa: a sinistra, il Centre for the Moving Image e, a destra, l’installazione dell’artista sudafricano Kendell Geers.

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XXI secolo, mentre per l’arte cinematografica il museo è dotato di cinque sale di proiezione. Capitolo a parte merita la visita al tunnel sotterraneo, una volta utilizzato per il trasporto del grano nel silo. Si tratta di una meraviglia architettonica all’interno della quale il fotografo Edson Chagas ha ricreato l’installazione del padiglione dell’Angola, vincitore del Leone d’Oro alla 57^ Biennale d’Arte di Venezia. Nei prossimi mesi il museo ospiterà le mostre temporanee dedicate a giovani artisti, come Kudzanai Chiurai dello Zimbabwe e Nandipha Mntambo dello Swaziland.


› ARTE E ARCHITETTURA

SCHEDA Località Cape Town, Sudafrica Committente Fondazione Zeitz Cronologia 2013-2017 Progettazione architettonica Thomas Heatherwick, Heatherwick Studio

Lead architect Mat Clash Project leader Stepan Martinovsky Team Simona Auteri, Ruggero Bruno Chialastri YaoJen Chuang, Francis Field, Sarah Gill Xuanzhi Huang, Changyeob Lee, Julian Liang Débora Mateo, Stefan Ritter, Luke Snow, Ondrej Tichý, Meera Yadave

Ingegneria strutturale Arup / Sutherland M&E e sostenibilità Arup / Solution Station General contractor Wbho Superficie totale 9.500 mq Spazi espositivi 6.000 mq Budget 30 milioni di euro

mento in uno spazio pubblico – dice l’architetto londinese – era strana e stimolante. La sfida tecnica era rappresentata dalla possibilità di ricavare spazi e gallerie dai tubolari di calcestruzzo alti dieci piani senza distruggere l’autenticità dell’edificio originale. Il lavoro che abbiamo condotto è servito a inventare nuove soluzioni strutturali e a utilizzare tecniche simili a quelle utilizzate nella scultura». Altri ambienti comprendono depositi d’arte attrezzati per la migliore conservazione delle opere, una biblioteca con sale di lettura, un ristorante e un bar. Inaugurato lo scorso 22 settembre, il Zeitz Mocaa è frutto di un’iniziativa congiunta tra la V&A Waterfront e l’uomo d’affari Jochen Zeitz (già Ceo di Puma e partner di Richard Branson nel B-Team), che nel 2002 aveva avviato la collezione d’arte contemporanea qui raccolta ed esposta

In alto, interni dell’ex silo di Cape Town dopo la trasformazione in spazi museali (foto ©Iwan Baan); sopra e a fianco, in copertura lo Sculpture garden accoglie installazioni artistiche della collezione Zeitz.

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› ARTE E ARCHITETTURA

CENTRO ARTI E SCIENZE GOLINELLI, BOLOGNA

LA METAFORA Materia, corpi e la vita stessa sono molecole che si aggregano e si espandono. Come il reticolo aereo che avvolge come una nuvola il parallelepipedo traslucido del progetto di Mario Cucinella per la Fondazione Golinelli a Bologna Il nuovo centro Arti e Scienze della Fondazione Golinelli (foto Rodolfo Giuliani); sotto, il modello con l’adiacente opificio, inaugurato due anni fa.

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Inaugurato lo scorso 11 ottobre, il Centro Arti e Scienze è un nuovo tassello della cittadella della ricerca e della conoscenza voluta e sostenuta da Marino Golinelli (il vicino Opificio Golinelli, progettato da di-

verserighestudio su un’area ex-industriale di 9mila mq per ospitare le attività formative, di ricerca e culturali della Fondazione, era stato aperto due anni prima). L’idea del nuovo edificio si sviluppa con l’intenzione di dare corpo e rappresentazione materiale all’evoluzione scientifica e artistica promuovendone – in forme divulgative condivise con la città – una alleanza da ricreare e sulla quale fondare un nuovo rinascimento economico e sociale. L’architettura del progetto si configura come il racconto di questa evoluzione, un processo continuo che avanza per parti e compone un tutto che – partendo da una fucina pulsante – si smaterializza nello spazio e lascia vedere gli elementi di cui è formato. La traduzione della fucina è data dal pa-

diglione vero e proprio, un semplice parallelepipedo che si eleva di 8 metri sopra una pianta di 30x20 metri, formato da una struttura metallica e un tamponamento composto da un doppio strato di policarbonato alveolare opaco e traslucido, riflettente l’intorno durante il giorno e luminoso nelle ore notturne. Le parti sono rappresentate invece dalla sovrastruttura metallica che lo avvolge, estendendone l’ingombro nello spazio aperto: bianche travi in acciaio che si intersecano su una griglia modulare di 2,5 metri nelle tre dimensioni. La attraversano scale e piccole terrazze che rendono questa nuvola accessibile e parzialmente percorribile per viste inusuali sulla città. Il grande spazio espositivo interno presenta


› ARTE E ARCHITETTURA isolanti, si faccia riferimento ai progetti specialistici e alla Legge 10.

2.5

2.2

solaio in lamiera grecata e getto in cls con finitura superiore in ghiaia bianca

Tenda impacchettabile con tessuto fonoassorbente e sistema motorizzato fissaggio all'intradosso della trave reticolare

faretti tipo PALCO iGuzzini su guide standard travi reticolari metalliche pannelli fonoassorbenti +8.70

FONDAZIONE GOLINELLI Nuova costruzione di Centro "Arti e Scienze"

Via Paolo Nanni Costa, 14 - Bologna

A.3013

D.05

PROGETTO ESECUTIVO

Proprietà Fondazione Golinelli Via Paolo Nanni Costa 14 Bologna, Italia

doppia parete in policarbonato finitura esterna Cristallo finitura interna Opale

Pensilina in vetro fissata alla struttura metallica esterna Progetto Architettonico Mario Cucinella Architects Srl Via Francesco Flora 6- 40129 Bologna Italia T +39 051 631 3381 F +39 051 631 3316 mca@mcarchitects.it www.mcarchitects.it

4.5

pilastro metallico verniciato color bianco

Progetto Strutturale

Piazzale di accesso in pastina di cemento color bianco

prese elettriche a incasso con placca in acciaio inox pavimento in cls trattato platea di fondazione e micropali

Ballardini Studio di Ingegneria via Treves 40, 40135 Bologna Italia T +39 051 1998 4004 Ing. Roberto Ballardini

4.16

Porzione pavimentata esistente Q.p.f. in lastre di porfido Opificio Golinelli

Progetto Impiantistico

+0.10

STEP Engineering srl Via Pontegradella, 87 44123 Ferrara Italia T +39 0532 740050 F +39 0532 742818 www.step.engineering@legalmail.it

A.3012

2.25

D.03

Progetto Antincendio Ing. Andrea Luppi IDF Ingegneria del fuoco s.r.l. Viale della Mercanzia 107 40050 Centergross (BO) Tel/Fax +39 051 461273 2.5

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PROGETTO SEZIONE A-A

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Dis.

Codice consegna Scala

01/02/2017 1:50

Mario Cucinella

Contr. Appr.

CP

PFG_E_A_3005 Data

Tipo

EI N. tavola

Rev

2017-02-09

SCHEDA EDIFICIO ESISTENTE NON OGGETTO DI INTERVENTO

NOTA BENE: 1_La quota zero (+0.00 m) rappresentata nei disegni si riferisce alla quota di pavimento dello spazio d'ingresso alla Fondazione Golinelli, attigua all'area d'intervento.

-0.02

Si precisa che per quanto riguardo tutte le componenti impiantistiche, strutturali e riguardanti la tipologia di isolanti, si faccia riferimento ai progetti specialistici e alla Legge 10.

-0.02 Quota da verificare 5.7%

Mario Cucinella Architects

Proiezione struttura metallica superiore Muratura esistente

Linea aggetto porzione coperta ingresso (pannello inclinato in vetro o plexiglass) ancorato alla struttura metallica esterna

Parapetto in vetro h min = 1,00 m

Parapetto in vetro, limite di circolazione delle persone, accesso ai soli addetti per manutenzione

9.77

1.98

Pavimentazione in pastina di cemento

Griglia a pavimento raccolta acque meteoriche Aggetto struttura superiore in tubolari

2.5

0.45

RE

CEE

0.45

Pozzetti incassati a pavimento 60x60x30cm, impianto elettrico (CEE o RE) dotati di finitura in resina simile a cls pavimento

0.45

1.71

2.5

0.45

190 220

2.13

E

A.3012

F

02

U.S. Porte con telaio metallico e pannello di policarbonato dotate di push-bar (luce minima di 3 moduli = 1,80 m)

2.5

Torretta incassata a pavimento con copertura in lamierino di acciaio inox

Tenda impacchettabile con apertura a scenario in tessuto fonoassorbente, dotata di tagli intermedi e adeguate sovrapposizioni; collegata al sistema di rivelazione fumi e apertura automatica in caso di incendio

Caditoie raccolta acque meteoriche

Desk arredo mobile

Griglia giunti di dilatazione pavimento in cls 5,00 x 5,00 m

G

5

10

Distanza minima dal fabbricato esistente

Griglia lineare di raccolta acque meteoriche 2.5

U.S. Porte con telaio metallico e pannello di policarbonato dotate di push-bar (luce minima apribile di 3 moduli = 1,80 m)

-1.81

+0.44

Totem ripresa aria

+0.08

+0.10

3.2

3.2

R

-0.06 5%

190 220

Pozzetto esistente

19.64

Proiezione condotti mandata aria a soffitto

+0.44

-1.81

3.35

Step Engineering (Bologna)

Portellone a tutta altezza con telaio metallico e tamponatura in policarbonato, dotato di ruote per apertura circolare

R

2.5

Consulenti impianti

I

+0.08

Proiezione travi reticolari

2.5

AA Parete h = 2.25 m in muratura intonacata color bianco, sp. 25 cm e scossalina superiore in lamierino zincato colore bianco dotata di rompigoccia

Posti auto norma L13/89 dotati di segnaletica orizzontale e verticale

Linea aggetto porzione coperta ingresso (pannello inclinato in vetro o plexiglass) ancorato alla struttura metallica esterna

5

H

Ballardini Studio di Ingegneria (Bologna)

EDIFICIO ESISTENTE NON OGGETTO DI INTERVENTO

Superficie utile totale 649,98 mq Superficie accessoria totale 221,7 mq Consulenti strutture

pavimentazione esistente da mantenere

34.64

Raccordo alla rete esistente del piazzale inferiore e quindi alla fognatura

Enrico Iascone, Cecilia Patrizi, Giovanni Sanna

-0.04

+0.44

Cancello metallico scorrevole esistente

2.28

Team di progettazione Mario Cucinella

Pavimentazione esistente in pastina di cemento da demolire e rifare con nuove pendenze

-0.04

-1.81

+0.00

Quota da verificare

5.7%

11.1 230 450

Griglie a pavimento raccolta acque meteoriche

L

1.27

Armadietti dotati di chiusura

NB: da verificare posizione dei macchinari e spazio libero per la futura cabina elettrica 2.5

Consulenti prevenzione incendi Idf Studio Ingegneria del fuoco Srl (Funo di Argelato)

Proiezione condotto principale mandata aria

Pompa di calore h = 2,00 m

1.5

Proiezione trave di bordo 2.4

FONDAZIONE GOLINELLI Nuova costruzione di Centro "Arti e Scienze"

5.85

M

2.5

2.75

CEE

54

53

52

51

50

49

48

47

46

45

44

43

42

41 40

39

38

37

36

35

34

33

32

31

30

29

27

26

25

24

23

22

21

20

19

18

17

16

15

14

13

12

11 10

9

8

7

6

5

4

3

Realizzazione facciata in policarbonato

2

Raccolta acqua a pavimento Progetto Architettonico

2

Piattaforma elevatrice accesso alle terrazze

+0.08

1

Griglia a pavimento raccolta acque meteoriche

Pavimentazione in pastina di cemento

Pozzetto in corrispondenza dei pluviali, 30x30cm 2.87

55

2.12

56

190 220

57

0.45

+0.10 +0.08

Pozzetto di ispezione raccolta meteoriche

1.96

CEE

O

CABINA ESISTENTE

PROGETTO ESECUTIVO

Fondazione Golinelli Via Paolo Nanni Costa 14 Bologna, Italia

0.45

tenda impacchettabile in tessuto fonoassorbente

0.93

1.71

U.T.A. h = 2,70 m

0.45

Proprietà

U.S. Porte con telaio metallico e pannello di policarbonato dotate di push-bar (luce minima di 3 moduli = 1,80 m)

Doppia parete in policarbonato: finitura esterna Cristallo con trattamento antiriflesso finitura interna Cristallo

M 0.45

Impresa costruttrice N.B.I. SpA - Gruppo Astaldi (Bologna) www.nbispa.com

N

Via Paolo Nanni Costa, 14 - Bologna

Armadio piattaforma elevatrice con pozzetto a terra ispezionabile 0,5 x 0,9 x 2,1 Botola ispezione cavi impianto piattaforma elevatrice, verificare posizione e grandezza

Pluviali silenziati all'interno dei pilastri

2.1

serbatoio h = 2,00 m

Guardaroba/armadio

Blocco bagni realizzato a secco in cartongesso con rivestimento esterno in policarbonato e pannelli di MDF vericiati (lato armadio), h = 4,60 m

Condotti mandata aria

M

Parapetto in vetro h min = 1,00 m

Controparete in cartongesso passaggio ventilazione bagni e impiantistica

Mario Cucinella Architects Srl Via Francesco Flora 6- 40129 Bologna Italia T +39 051 631 3381 F +39 051 631 3316 mca@mcarchitects.it www.mcarchitects.it

6.6 3.69

M

2.4

Località Bologna, via Paolo Nanni Costa 14 Cronologia 2016 - in corso Committente Fondazione Golinelli Progettazione architettonica MC A

Progetto Strutturale

Ballardini Studio di Ingegneria via Treves 40, 40135 Bologna Italia T +39 051 1998 4004 Ing. Roberto Ballardini

Parapetto in vetro h min = 1,00 m

+0.44

Synthesis Group (Cernusco s/N) www.synthesisgroup.it

2.5

1.71

CABINA ESISTENTE

Cancello metallico L = 2,00 m H = 2,25 dotato di serratura e apertura ad anta zincato e verniciato colore bianco per ingresso manutenzione impianti

6

7

2.5

8

2.5

9

2.5

10

2.5

11

2.5

12

2.5

13 Scala esterna metallica di accesso alle terrazze colore bianco L = 2,10 m ; a = 17 cm; p = 30 cm

-1.96

2.5

14

15 Cancello che renda inaccessibile le scale metalliche esterne quando inutilizzate

Progetto Impiantistico

STEP Engineering srl Via Pontegradella, 87 44123 Ferrara Italia T +39 0532 740050 F +39 0532 742818 www.step.engineering@legalmail.it

Muratura esistente 2.5

2.5

16

2.5

17

2.5

18

0.38

1.71

19

20

Progetto Antincendio

Ing. Andrea Luppi IDF Ingegneria del fuoco s.r.l. Viale della Mercanzia 107 40050 Centergross (BO) Tel/Fax +39 051 461273

Linea aggetto porzione coperta ingresso (pannello inclinato in vetro o plexiglass) ancorato alla struttura metallica esterna Proiezione struttura metallica superiore

BB

Titolo tavola

PROGETTO PIANTA LIVELLO 0 Dis.

Codice consegna

CP

PFG_E_A_3002 PFG_E_PT

Sistema oscuramento interno Synthesis Group Sistema di correzione acustica Caimi Brevetti Illuminazione iGuzzini

Data

01/02/2017

Mario Cucinella Architects Srl

Sezione e pianta del centro (courtesy MC A). Sotto, la facciata est, adiacente ai volumi dell’opificio (foto Rodolfo Giuliani, courtesy Fondazione Golinelli).

una pianta libera di circa 700 metri quadrati (con l’eccezione di due spazi di servizio in prossimità dell’ingresso) pavimentata in cemento trattato, priva di partizioni o rigide organizzazioni planimetriche per consentirne la massima flessibilità d’uso per le attività della Fondazione. Lo spazio interno dispone di un sistema di correzione acustica con pannelli a soffitto e di un sistema illuminante su binari, mentre le pareti, che lasciano trasparire la luce (fattore medio di luce diurna pari al 2%), sono dotate di tende a rullo oscuranti. Riscaldamento e raff rescamento sono assicurati da un impianto a tutt’aria. Il padiglione è aerato meccanicamente da un sistema di ricambio controllato e in maniera naturale dalle aperture a parete

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Scala

1:50

Tipo

MC

A 01 3005

Rev

Contr. Appr.

EI N. tavola

MC

A 02 3002


AVERE UN SOGNO A 97 ANNI Creata da Marino Golinelli nel 1988, la Fondazione Golinelli si occupa di formazione, educazione e cultura, con l’obiettivo di fornire ai giovani indirizzi e strumenti che consentano loro di crescere responsabilmente in un mondo globalizzato. Le attività hanno sede nell’Opificio Golinelli, la cittadella per la conoscenza e la cultura di 9.000 mq inaugurata il 3 ottobre 2015 su un’area ex-industriale di Bologna con un investimento di 12 milioni di euro (progetto di diverserighestudio). A 97 anni di età Marino Golinelli traccia oggi le linee-guida dei prossimi decenni e con il programma Opus 2065 pone alla Fondazione i tre obiettivi da perseguire in futuro: lo sviluppo di forme innovative di formazione dei giovani e degli insegnanti; un centro di ricerca sui campi futuribili del sapere e un fondo per il sostegno di nuove attività imprenditoriali. La nuova sperimentazione didattica si articolerà nell’istituzione di una Scuola di Dottorato residenziale in Data Science, di un’Alta Scuola per laureandi dei corsi di laurea magistrale e di un Training Lab per insegnanti.

IL FUTURO ARRIVA COMUNQUE Per l’inaugurazione del Centro Arti e Scienze la Fondazione Golinelli ha allestito la mostra Imprevedibile, essere pronti per il futuro senza sapere come sarà (fino al 4 febbario 2018). Ispirata da Marino Golinelli e curata da Giovanni Carrada e Cristiana Perrella, in sei sezioni Imprevedibile espone tra gli altri – nell’allestimento di Mario Cucinella – lo stand di lampade di Little Sun (fondato da Olafur Eliasson e Frederik Ottesen), le sculture di Joep Van Lieshout, Tomas Saraceno e Tue Greenfort, l’installazione

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Very Yao di Ai Weiwei, l’installazione multimediale sui big data di Ryoji Ikeda, i poster del collettivo danese Superflex e le insegne luminose di Flavio Favelli. In tempi di incertezza – e abitare l’incertezza è forse una delle cose che gli artisti sanno fare meglio, scrive Cristiana Perrella – Imprevedibile aiuta a prepararci al tempo che ci attende. Perché per quanto possa fare paura, il futuro arriva comunque e, oltre che imprevedibile, è aperto e possibile fonte di nuove soluzioni.

Nelle immagini, in senso orario dall’alto, Marino Golinelli, una vista del nuovo centro Arti e Scienze (ph Rodolfo Giuliani) e un render dell’interno del padiglione (Engram Studio). Accanto, due immagini della mostra Imprevedibile: da sinistra in primo piano due “Periphylla” di Tue Greenfort e sullo sfondo il neon “don’t worry” di Martin Creed; a destra le distopiche “cow of the future” e “food reaktor” dell’Olandese Joep Van Lieshout. L’allestimento della mostra è di Mario Cucinella (foto OKNOstudio, courtesy Fondazione Golinelli).


A SYNTHESIS GROUP È STATO AFFIDATO IL COMPITO DI REALIZZARE LA FACCIATA DEL PADIGLIONE COSTITUITA DA UNA DOPPIA PELLE IN POLICARBONATO ALVEOLARE IL SISTEMA DI OSCURAMENTO INTERNO E IL RIVESTIMENTO DI UN VOLUME ADIBITO A SERVIZI E DEPOSITI

UNA SCATOLA DI LUCE FONDAZIONE GOLINELLI

Synthesis nasce negli anni ’80 ed è un punto di riferimento importante nel settore edilizio contribuendo a rendere gli edifici industriali, commerciali e del terziario efficienti e sostenibili e in grado di riqualificare il territorio. Synthesis si propone come interlocutore unico e certificato per realizzare i lavori ed ogni attività viene svolta nell’ottica di consegnare ai clienti un servizio “chiavi in mano”. Synthesis vuole crescere insieme ai suoi clienti attraverso un approccio innovativo per essere un punto di riferimento nel settore dell’involucro degli edifici. L’attenzione di Synthesis verso i principi di sostenibilità ed efficienza energetica degli edifici, la vede come protagonista in GBC Italia (Green Building Council Italia). La proposta di Synthesis si basa pertanto su innovazione, competenze e continuo aggiornamento tecnologico, ed è per questo motivo che riesce ad offrire, da sempre, le migliori soluzioni

presenti sul mercato, assicurando con costanza la massima soddisfazione ai nostri clienti. Per questi motivi Synthesis Group è stata chiamata a realizzare la facciata del nuovo padiglione della Fondazione Golinelli, una doppia pelle in policarbonato alveolare, il sistema di oscuramento interno, il rivestimento di un volume adibito a servizi e depositi. Un lavoro di grande pregio, che l’architetto Mario Cucinella ha così commentato: “è una scatola di luce e nella sua semplicità c’è una grande precisione. E la precisione è bellezza”.

www.synthesisgroup.it - info@synthesisgroup.it


› ARTE E ARCHITETTURA

CHÂTEAU LA COSTE ART CENTER, PROVENZA

ARTE TRA I VIGNETI Una galleria d’arte ipogea e spazi per custodire il vino nel cuore della Provenza. È una delle ultime realizzazioni dello studio di Renzo Piano. Un’architettura che fende la collina celata tra vigneti che già accolgono un museo d’arte contemporanea a cielo aperto È nel cuore dei vigneti della tenuta di Château La Coste in Provenza, pochi chilometri a nord di Aix-en-Provence, che sorge il nuovo edificio progettato da Renzo Piano Building Workshop Architects. Si tratta del Château La Coste Art Center, inaugurato lo scorso maggio con la mostra fotografica The Sea and the Mirror dell’artista giapponese Hiroshi Sugimoto. L’opera nasce con un duplice scopo: realizzare uno spazio dedicato all’arte e, nello stesso tempo, alla conservazione del vino. La scelta progettuale di Rpbw è chiara: scolpire nel terreno una fenditura profonda sei metri all’interno della quale inserire la nuova architettura. Le facciate est e ovest e il tetto dell’edificio sono in vetro, la cui leggerezza e luminosità contrastano con la semplicità del calcestruzzo [ 16 ]

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› ARTE E ARCHITETTURA

Renzo Piano Building Workshop Rpbw architects è uno studio internazionale di progettazione architettonica con uffici a Parigi, Genova e New York. Lo studio è guidato da undici partner, tra cui il fondatore, l’architetto Renzo Piano, vincitore del Premio Pritzker nel 1998. Dalla sua creazione nel 1981, Rpbw ha completato più di 120 progetti in Europa, Nord America, Australia e Asia orientale. Tra i progetti più recenti la London Bridge Tower (the Shard), la torre Intesa Sanpaolo a Torino, il centro culturale Stavros Niarchos di Atene, il nuovo campus per la Columbia University di New York, il Palais de Justice a Parigi e la nuova sede del Whitney Museum a New York. Proprio quest’anno, il Pompidou Centre di Parigi, progettato da Renzo Piano e Richard Rogers, compie 40 anni. La qualità del lavoro di Rpbw ha ricevuto numerosi riconoscimenti internaizonali tra cui quelli dell’American Institute of Architects (Aia) e del Royal Institute of British Architects (Riba). www.rpbw.com

Nella foto ©Stephane Aboudaram | we are content(s) di apertura, vista aerea del padiglione tra i vigneti della tenuta e disegno (©Rpbw) della sezione trasversale. A destra, dall’alto, il percorso in trincea che conduce all’ingresso (ph ©Maurits Van der Staay), lo specchio d’acqua sul lato ovest e un particolare del sistema di copertura (ph. ©Stephane Aboudaram | we are content(s).

faccia a vista non trattato delle pareti e dei setti di contenimento. Il volume parzialmente interrato è protetto da una vela agganciata a sottili archi metallici che seguono l’ordine geometrico dei filari, cosicchè dall’alto l’insieme appare come una semplice interruzione bianca nel ritmo delle vigne. Il padiglione ha una superficie complessiva di 285 mq mentre la superficie interna destinata a galleria d’arte è di soli 160 mq. La restante parte della costruzione è destinata alla conservazione del vino, con le cantine disposte lungo i due lati dello spazio espositivo. La nuova architettura, collocata al culmine di un leggero pendio, si raggiunge attraverso un percorso pavimentato che parte dall’ingresso (in realtà un centro di accolgienza progettato

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Accanto, vista verso ovest della galleria espositiva (foto ©Stephane Aboudaram | we are content(s). Sotto, la pianta del padiglione e planimetria parziale della tenuta di Château La Coste (©Rpbw).

da Tadao Ando). Sul retro, l’edificio si apre su uno spazio dedicato alla scultura e si conclude con uno specchio d’acqua che riprende l’intera larghezza del padiglione e che ricorda il progetto di Piano per la Fondazione Beyeler a Basilea (1997). Quella di Château La Coste, la cui cantina è stata disegnata da Jean Nouvel, è una tenuta di 200 ettari, più della metà dei quali coltivati a vigneto, e comprende un museo a cielo aperto con opere di artisti come Louise Bourgeois, Alexander Calder e Hiroshi Sugimoto

SCHEDA Località Château La Coste, Aix-en-Provence Cliente Scea, Château La Coste Progettazione Renzo Piano Building Workshop, architects

Team di progettazione J. Moolhuijzen, D. Rat, M. Van der Staay (partner e associati incaricati) con K. Lim; O. Aubert, C. Colson e Y. Kyrkos (modelli

Struttura della copertura Arup Struttura e impianti Aecom Local architect Tangram Architectes Direzione lavori Rainey Best Fornitori Architen Landrell; Newsky; iGuzzini Cronologia 2009-2017 (fine lavori) Superficie 285 mq (160 mq la galleria d’arte)

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L’ANIMA DEI LUOGHI L’EVOLUZIONE A PARTIRE DALLA RISCOPERTA DELLE RADICI Carlo Ezechieli

La passerella disegnata sul paesaggio di Vedahaugane (Aurland, Norvegia) da Lars J. Berge (ph. courtesy LJB As)

Molte forme di spiritualità arcaiche tendono ad

di trasformazione che sia qualificabile come

attribuire un’anima a cose della natura e vengono

architettura affonda le proprie radici. Ed è proprio

per questo definite animiste. Anche se spesso a

la consapevolezza di queste radici e delle qualità

sproposito, Genius loci è oggi un termine molto

nascoste, e spesso invisibili, del luogo che

usato dagli architetti. È un’espressione dell’antica

rende possibile costruire con sufficiente solidità

mitologia romana che attribuisce un’anima e

e coerenza. Si parla tanto di consapevolezza

pertanto un’identità a un soggetto, il luogo,

ambientale e di sostenibilità, principio ormai

che normalmente consideriamo inanimato. Sul

logoro e banalizzato fino allo sfinimento. Ma

tema, Christian Norberg-Schulz aveva scritto

quale consapevolezza è possibile limitandosi a

un intero libro e due psicologi, Carl Jung e dopo

pure questioni tecniche, quando il progetto non

di lui James Hillman, avevano indagato a fondo

ha nessuna comprensione né della struttura,

sull’anima dei luoghi. Al di là di considerazioni

né tantomeno dei motivi, dei processi e delle

di ordine metafisico è un dato di fatto che i

stratificazioni che insieme costituiscono l’identità

luoghi, o meglio il substrato, o in termini più

profonda e spesso nascosta di un luogo?

pratici il paesaggio originale e primigenio sul

Basti osservare qualsiasi soluzione abitativa

quale si sviluppano tutte le attività antropiche,

dell’antichità: architetture stupende, edifici

rappresenta un’impronta molto forte che viene

rigorosamente bioclimatici, impatto ambientale

progressivamente integrata, o interferita, dalle

basso o nullo e un progetto che si sviluppava su

stratificazioni che vi si depositano nel corso

una totale e profonda consapevolezza delle radici

della storia. Nel luogo, qualsiasi intervento

sulle quali veniva fondato


› L’ANIMA DEI LUOGHI

LJB AS LJB AS è uno studio di architettura, paesaggio e design con base a Bergen in Norvegia. Nell’ultimo decennio l’ufficio ha lavorato a numerosi progetti confrontandosi con i diversi aspetti del paesaggio norvegese: alte montagne, valli rurali, coste e fiordi. In termini concettuali, nei metodi di lavoro e nella composizione dello staff lo studio persegue un’impostazione e un approccio multidisciplinare. Questo ha portato a una serie di progetti di scala piccola e media dove l’architettura e il paesaggio vengono messi sullo stesso piano, con una visione olistica del progetto. LJB è stato fondato ed è diretto da Lars J. Berge (nella foto). www.ljb.no

ABBIAMO SELEZIONATO TRE PROGETTI DI BERGE, INDIRIZZATI INNANZITUTTO AL PROGETTO DEL PAESAGGIO, A TRASFORMAZIONI LEGGERE, RIVOLTE AD AMPLIFICARE IL RAPPORTO CON I LUOGHI PER RIVELARNE L’ESSENZA. SONO TRE PROGETTI LUNGO IL CIRCUITO NAZIONALE TURISTICO IN NORVEGIA, E SPECIFICAMENTE CARATTERIZZATI DA UN OBIETTIVO SPECIFICO DI CONTATTO TRA LUOGO E VISITATORE

I progetti sviluppati da Lars J. Berge per il circuito turistico nazionale norvegese. Dall’alto in senso orario: l’Atnbrunfossen Vannbruksmuseum di Rondane, il percorso di Vedahaugane a Aurland, il punto di sosta di Flotane e la grotta artificiale “the Den”, sempre a Vedahaugane (foto ©Bjørn Andresen, Steinar Skaar, Eugenio Marchesi, Lars J. Berge, Guri Dahl).

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BERGE, L’ARCHITETTO CHE DISEGNA I VUOTI Lars J. Berge è un architetto il cui lavoro si rivolge, mettendoli sullo stesso piano, al progetto del paesaggio e dell’edificato. L’architettura è progettazione di spazi abitabili e cura del dettaglio, un principio messo coerentemente in pratica da Berge. Le sue opere si sviluppano superando le distinzioni specialistiche che hanno progressivamente frammentato la nostra disciplina rendendola in molti casi una semplice, e nel complesso sterile, risposta a problemi abitativi contingenti. Autore di piccole, raffinatissime opere, Lars ci parla del suo lavoro e del particolare contesto in cui questo si sviluppa. Il tuo lavoro segue una modalità purtroppo sempre più rara – malgrado questo, specialmente in Norvegia, dia luogo ad esiti particolarmente fortunati – rivolgendosi sia al progetto del paesaggio che degli edifici. Come hai sviluppato questo approccio? Il mio primo lavoro era da Snøhetta, uno studio che, come sai, è stato fondato da architetti del paesaggio. Anch’io mi sono formato come architetto del paesaggio e ho lavorato anche in ambito accademico, ma quello che più ha improntato il mio percorso è stato l’essere cresciuto in un contesto rurale, nella regione di Hardanger, nei pressi di un fiordo nell’Ovest della Norvegia. La mia famiglia ha un’azienda agricola che si trova in un insediamento di non più di 25 edifici. In un ambiente di questo

tipo si impara inevitabilmente a considerare il paesaggio come una risorsa e un alleato. La tua modalità di lavoro consiste in progetti di scala piccola e media, nella cura dei dettagli: un orientamento in controtendenza. Qual è la tua percezione dell’architettura odierna in Norvegia e altrove? Anche se è un dato di fatto che, pur impiegando una gran quantità di lavoro, in questo modo rinuncio a progetti più grandi e remunerativi, è anche vero che gli interventi sono quasi automaticamente ricondotti a una scala conforme sia al taglio della mia attività sia all’ambiente nel quale opero abitualmente. Ovviamente ci sono delle virtù e, volendo, dei limiti, ma questo approccio mi è perfettamente congeniale, al punto di rendere il lavoro un’attività molto piacevole e gratificante. Casa secondo te rende grande un’opera di architettura? Credo, molto semplicemente, che un buon progetto, senza essere grande, si basi sulla qualità e sul rapporto tra tre componenti fondamentali: l’architetto, il costruttore e il cliente. Quando una di queste viene a mancare l’opera diventa incoerente e confusa. Quali sono le tue fonti di ispirazione? Tutto. Anche una buona bottiglia di vino italiano. Ma per essere concreto posso dire che il tutto ha inesorabilmente


› L’ANIMA DEI LUOGHI

origine dal sito, dal compito e dal programma. Certo è che qualche riferimento talvolta emerge seguendo i percorsi più imperscrutabili. Volendo fare un esempio credo che i viaggi che faccio periodicamente nelle Alpi, in Svizzera come in Austria o nel Nord Italia, siamo molto istruttivi. A differenza che nel resto d’Europa la Norvegia ha conservato molto paesaggio e poco territorio urbanizzato. Qual è il tuo rapporto con questo tipo di contesto? Credo che essere circondati da tutto questo paesaggio sia un’ottima cosa. Viaggiando verso Venezia, ad esempio, ci si ritrova immersi in un’unica, enorme area industriale, e credo sia un gran peccato. In Norvegia abbiamo peraltro regolamenti molto rigidi per quanto riguarda la nuova edificazione e, a al di fuori di qualche attività di itticoltura lungo i fiordi, costruire ex-novo è veramente difficile. Questo senza contare, ovviamente, l’aspetto demografico: Bergen, dove vivo, pur essendo la seconda città della

Norvegia, conta poco più di 250mila abitanti: come una piccola città di provincia dell’Europa centrale, e non sembra che l’espansione urbana sia una priorità. Per concludere, un messaggio per i giovani architetti italiani? Innanzitutto, non concentratevi sugli oggetti, disegnate i vuoti. In questi anni hanno lavorato da me diversi giovani architetti italiani, tutti eccellenti. E posso dire che l’incredibile numero di architetti presenti in Italia, molto superiore a quanti la società non ne richieda, è senz’altro un grosso problema, come lo è del resto il fatto di non gestirlo. In ogni caso, il lavoro di un architetto consiste principalmente nel porsi delle domande e nel dare forma alle idee. Credo pertanto che, indipendentemente da tutto, un architetto dovrebbe progettare sempre e comunque, anche in assenza di commesse

Carlo Ezechieli

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› L’ANIMA DEI LUOGHI

ORDINARE E RADUNARE Lars J. Berge: l’esperienza del paesaggio nell’osservatorio di Vedahaugane

Corredato da panchine per la sosta che invitano a godere del paesaggio, il percorso che partendo dall’area di sosta conduce alla grotta artificiale (foto ©Bjørn Andresen, Steinar Skaar, Eugenio Marchesi, Lars J. Berge, Guri Dahl).

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Molti interventi di architettura del paesaggio, soprattutto in situazioni di particolare bellezza, sono fatti virtualmente di niente. Ed è proprio questo principio di discrezione e leggerezza, insieme alla capacità di comprendere e interpretare, che li rendono presenze fondamentali, capaci di intervenire in profondità nel rapporto tra le persone e il luogo. È questo i caso degli interventi di Vedahaugane e “The Den” (dall’inglese la tana), dell’architetto e paesaggista norvegese Lars J. Berge e parte – anche se ultimati rispettivamente nel 2010 e nel 2012 – di un unico disegno. Contrariamente ai teatrali e impervi strapiombi sul mare che prevalgono nella regione dei fiordi nell’Ovest della Norvegia, il paesaggio disteso – che ricorda un altopiano alpino – in cui si colloca l’intervento, lo rende una delle destinazioni più battute in questo tratto del Circuito Turistico Nazionale norvegese. Dal parcheggio parte un percorso, una vera e propria passerella, di 110 metri che conduce all’interno di una grotta artificiale dove, attraverso un dio-

rama, è visibile l’installazione dell’artista americano Mark Dion: una pila di oggetti, presi da tutto il mondo, in cima alla quale dorme la riproduzione di un orso. Il percorso, chiave del progetto, si svilup-


› L’ANIMA DEI LUOGHI

pa assecondando totalmente la topografia, con una pendenza constante e lievissima, pensata in relazione all’utenza con disabilità motorie, e che, sospesa su pilastri, non tocca mai realmente il suolo. Ed è il fatto di emanciparsi e astrarre dal terreno, lasciato pressoché intatto, che rappresenta una delle sue caratteristiche fondamentali. Il percorso interviene quale linea di demarcazione tra versanti, sottolineandone l’importanza, e allo stesso tempo anticipa e genera l’aspettativa dell’ingresso nella grotta. Un semplice segno, ma anche un dispositivo architettonico che, nonostante la sua delicatezza, si impone quale elemento capace di catalizzare, di radunare e di rivelare le caratteristiche fondamentali del luogo

Planimetria del sito, sezione e pianta della costruzione ipogea (a sinistra, l’ingresso, al centro il diorama dell’artista statunitense Mark Dion (foto ©Bjørn Andresen, Steinar Skaar, Eugenio Marchesi, Lars J. Berge, Guri Dahl).

Carlo Ezechieli

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› L’ANIMA DEI LUOGHI

TOCCARE CON LEGGEREZZA Lars J. Berge: il padiglione della cascata dell’Atnbrufossen a Rondane parte del circuito nazionale turistico norvegese L’intervento fa parte dell’ampio sistema di punti di sosta e di documentazione che integrano i principali circuiti turistici della Norvegia. Situato a circa 700 metri sul livello del mare e nei pressi della cascata dell’Antbrufossen, in un contesto caratterizzato dalla presenza di edifici rurali ben mantenuti, rende la segheria esistente – di proprietà e gestita dalla comunità locale – un elemento essenziale di un museo all’aria aperta. Fin dalle fasi iniziali, che prevedevano la realizzazione di un parcheggio per il Circuito

2

1

Il padiglione, che aggiunge uno spazio espositivo a semplici ambienti di servizio, si presenta come una realizzazione semplice e essenziale per forma e materiali (foto ©Giulio D. Marchesi, Magnus N. R. Hellum, Helge Stikbakke (St-V).

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2400

3

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che, sapientemente sfoltito e rimodellato, entra in rapporto dialettico con l’edificio. Tanto l’andamento del nuovo fabbricato è lineare in pianta, quanto la sua sezione si adatta con estrema delicatezza alla topografia. Un telaio essenziale, costruito con materiali molto vicini al loro stato originario come il legno e l’acciaio corten, e capace di riordinare rimisurandoli i rapporti con e tra gli elementi del sito

Turistico Nazionale, due edifici esistenti (un semplice locale per servizi igienici e una cabina telefonica), alquanto dimessi, erano visti come elementi di disturbo. La necessità di ulteriori spazi per il museo e la necessità di ripensare ai due spazi di servizio ha portato a unificare il tutto nell’ambito di un’unica struttura. Il progetto è un segno, un dispositivo che si inserisce nel paesaggio innescando un nuovo sistema di rapporti: con il mulino, la cascata, la campagna e un bosco di betulle

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Planimetria del sito, con il parcheggio dal quale si raggiunge la cascata di Antbrufossen, a 700 m slm. A fondo pagine, sezione e pianta del padiglione.

Situation plan

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› L’ANIMA DEI LUOGHI

INDICARE E DELIMITARE La semplicità e l’efficacia del progetto di Lars J. Berge per il punto di sosta di Flotane Il punto di sosta si trova a una quota di 1200 m slm, in cima all’Aurlandsfjellet, un impressionante altopiano roccioso caratterizzato da un paesaggio aspro e desolato, coperto di neve per otto mesi all’anno Il piccolo edificio di servizio si presenta come un solido in cemento faccia-a-vista parzialmente incastrato nel terreno. La faccia rivolta al sud è rivestita da pannelli fotovoltaici perfettamente integrati all’architettura (foto© LJB AS e H. Benrdtson).

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e destinazione importante quale punto di partenza per escursioni in montagna nel periodo estivo. Il progetto, di estrema semplicità, consiste nella costruzione di un parcheggio di 1200 mq integrato a un’area di sosta e un piccolo edificio che contiene due locali per servizi igienici e un locale tecnico. L’edificio è progettato per resistere a condizioni climatiche avverse, fornendo al contempo un riparo. Il senso di protezione viene espresso da un cuore interno in legno, preservato da un duro guscio esterno in cemento faccia a vista. Il volume inclinato espone una facciata completamente a Sud integrata con celle fotovoltaiche, che rendono l’edificio

completamente autosufficiente dal punto di vista energetico. La presenza astratta del piccolo edificio, quasi protetto da un muro in pietra che delimita l’area di sosta rispetto alla strada, è il punto catalizzatore di un ambito, il parcheggio, delimitato dagli stessi massi che caratterizzano il paesaggio circostante e risistemati generando una sorta di anomalia. Mentre il volume, fortemente geometrizzato ma realizzato con materiali essenziali, indica il luogo, il perimetro lo delimita, evidenziandone la singolarità e generando un principio di relazione con il circostante

Carlo Ezechieli


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IL MEMORIALE DI UTØYA SUL LAGO TYRIFJORDEN

IL CERCHIO E LA RADURA La natura e la comunità. Il progetto di 3RW arkitekter per un luogo del ricordo sull’isola di Utøya, dove sei anni fa avvenne una strage, modella con sensibilità il paesaggio per creare un luogo di sollievo per la memoria

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osa succede a una foresta quando vengono uccisi 69 ragazzi? Niente. La natura è indifferente. Come quando muore un albero: lì si apre una radura raggiunta dalla luce del sole dove trovano spazio altre specie. Forse una delle ragioni della necessità, per la specie umana, di una relazione costante con l’ambiente naturale viene da questo insegnamento: a contatto con la natura percepiamo che la morte non è quello stacco definitivo che pesa sulle nostre vite ma, più semplicemente, la prosecuzione della vita in altri termini. L’intenzione del progetto di 3RW arkitekter

Pagina precedente, il memoriale di Utoya tra gli alberi, visto dalla riva dell’isola. In questa pagina, dall’alto, il sito come appare dal percorso di avvicinamento e particolari dell’anello in acciaio spazzolato su cui sono ritagliati i nomi delle 69 vittime della strage compiuta sull’isola nel 2011 (foto Martin Slottemo Lyngstad, ©3RW arkitekter).

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per il memoriale sull’isola di Utøya, quattro anni dopo la strage perpetrata dal neonazista norvegese Andres Behring Breivik, è la rappacificazione con il luogo dove la strage è avvenuta e con la natura che lo abita. Quando avviene un delitto o peggio una strage tendiamo ad abbandonare quel posto. Poterci ritornare per fare qualcosa di concreto, come la costruzione di un luogo del silenzio, raccogliersi in cerchio – paradigma dell’idea di comunità – lasciando spaziare la vista dagli alberi all’acqua del lago alle farfalle che popolano il minimo intervento umano di questa piccola radura, aiuta.

Era questo il secondo intento progettuale: immaginare uno spazio che potesse essere costruito facilmente con il contributo di giovani e di familiari delle vittime. Una collaborazione volontaria e comunitaria, che in norvegese ha un nome – dugnad – ed è parte della cultura del Paese applicata al progetto per donare sollievo alla memoria, con ricordi positivi dei momenti di lavoro da sovrapporre a quelli negativi della perdita; e sentendo in parte come propria l’opera conclusa. Il cerchio e la radura, modellata con una leggera pendenza per favorire la forma ad anfiteatro e la vista, seduti su pietre di ar-


Memorial elevation Memorial elevation

› L’ANIMA DEI LUOGHI

5 5 3 3 Nlkjd Økjghsuskjh 20 år Hhkhj Hjh Okjgk 20 år Dkovh Hkiunh Fjnnjhlkhomlou 20 år Ajgjp Kåpoåpo Hlkhj 20 år

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Dall’alto a sinistra in senso orario: Jakob Røsvik, Haakon Rasmussen, Sixten Rahlff, Espen Rahlff.

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desia usate anche per il camminamento che raggiunge il luogo. All’interno del cerchio, arbusti capaci di attrarre le farfalle presenti sull’isola. Agli alberi di abete è agganciato un anello di acciaio spazzolato (pensato strutturalmente per attenuare le oscillazioni prodotte dal vento) dove sono stati ritagliati i nomi delle vittime. Ritagliati, non incisi: da ogni lettera traspare in ogni momento una luce diversa e con essa una piccola porzione del paesaggio circostante, mentre la circonferenza metallica, quando colpita dalla luce, la riflette senza abbagliare

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Seating area toward the water with slate paving Wooden floor from trunk section Ring 4m diameter Butterfly flower planting area Landscape area corten steel plate 12m diameter Secondary access with slate paving Seating area toward the ring with slate paving Gravel path

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SCHEDA

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Memorial landscape plan Lo studio internazionale 3RW arkitekter è stato fondato a Bergen nel 1999 dai quattro partner Sixten Rahlff, Espen Rahlff, Haakon R. Rasmussen e Jakob Røsvik che oggi guidano un team di 20 collaboratori. I fondatori provengono dalla Bergen Architecture School 1 fondata da Svein Hatløy, che con Oskar 1 Hansen e sulla scia degli obiettivi di Team10 1 Water fu uno dei pionieri di Open Form, movimento 2 Seating area toward with slate paving and corten steel band 1 the water Water Ring 4m diameter2 per un’architettura inclusiva, democratica,34 Seating area toward the water with slate paving and corten steel band Wooden floor from leftover trunk 3 Ring 4msection diameter 5 Tree fixation of the attenta alla realtà locale e con un forte legame 4 ring Wooden floor from leftover trunk section 6 Butterfly flower planting area 5 Tree fixation of the ring con il paesaggio. Nel 2008 3RW arkitekter 7 è Seating area toward the ring with slate paving and corten 6 Butterfly flower planting area steel band 8 Seating area toward the ring with slate paving and corten steel band stato uno dei vincitori dell’Europe 40 under 40 Gravel path 7 8 Gravel path Architecture Award. Nel 2015 The Clearing a 0m 12 4 Utøya è stato selezionato per i Wan Awards. 0m 12

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Realizzazione The Clearing Località Isola di Utøya, lago Tyrifjiorden, Norvegia Committente Auf Oslo Anno 2015 Dimensioni 114 mq di superficie circolare, diametro

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1 Bordo dell’acqua 2 Area di sedute rivolte verso la riva 3 Anello metallico (diametro 4 m) 4 Pavimentazione in sezioni di tronchi del luogo. 5 Fissaggio dell’anello agli alberi. 6 Arbusti e fiori che richiamano farfalle 7 Area di sedute rivolte verso l’anello 8 Camminamento

a terra 12 m, diametro anello di metallo 4 m

Progettazione 3RW arkitekter, Bergen Direzione lavori Jørgen Watne Frydnes Collaboratori Christian E. Mong (ecologo), Fabian Schnuer Gohde (immagini), Node rådgivende ingeniører (strutture), Anleggsgartner Finn Andersen (paesaggisti), Trosterud, Vestre e Skar Industriservice (opere in acciaio), Telemark Vestfold Entreprenør (gestione del cantiere), Joseph Chipperfield (consulente biodiversità), Glen J. Read, Treesolutions (agronomo), Øystein Kjerpeseth, Nature (pavimentazione in legno)

Sopra, sezione e pianta del sito, costruito anche con il contributo volontario di membri del partito laburista norvegese e di familiari delle vittime (foto 3RW sotto, un momento del cantiere). A sinistra dettaglio della pavimentazione in pietra grezza e sezioni di tronchi di alberi del posto (foto Martin Slottemo Lyngstad, ©3RW arkitekter).

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MUSEO ALL’APERTO DEL MONTE SAN MICHELE, CARSO GORIZIANO

RIVELARE L’ESSENZA Storia, geografia e paesaggio dialogano intensamente in questo progetto di Paolo Bürgi dove il solo intervento contemporaneo sembra essere quello delle due terrazze panoramiche rivolte verso il mare e le montagne, testimoni cento anni fa di terribili eventi bellici

Un semplice percorso in cemento contorna la fortificazione rivelando a un tempo l’asprezza del luogo e il contrasto tra l’intorno verde e il dentro “grigio”. Per farlo, il progetto ha conservato e messo in evidenza ogni preesistenza litica e manufatto militare (foto Paolo Bürgi).

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Spesso il riferimento al paesaggio si sviluppa secondo la convenzionale distinzione tra paesaggio naturale e paesaggio antropico, mentre in realtà il confine tra queste due categorie è quanto mai fluido. Le stratificazioni si susseguono contaminandosi a vicenda e si sedimentano gradualmente incorporando, nella struttura primigenia del luogo, l’avventura e la disgrazia degli uomini. Il Monte San Michele cento anni fa, durante la Prima Guerra Mondiale, era una fortificazione austriaca che l’esercito italiano riuscì, dopo ripetuti tentativi, a espugnare. Teatro di eventi terribili – tra questi uno dei primi attacchi con gas chimici, nel 1916 – e dichiarato Zona Sacra fin dal 1922, il Monte San Michele è un museo all’aperto che, nel 2010, è stato oggetto di un concorso, vinto da Paolo Bürgi, rivolto alla sua riqualificazione. L’opera, iniziata nel 2013, è proseguita fino alla recente conclusione nel 2017.


› L’ANIMA DEI LUOGHI L’area dell’intervento con l’indicazione delle viste che si possono cogliere dalla due terrazze panoramiche. Nella foto sotto, il belvedere rivolto a sud (foto Paolo Bürgi).

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Il belvedere a sbalzo rivolto a Sud e un particolare del parapetto sul quale è inciso il verso di Ungaretti L’Isonzo scorrendo / mi levigava / come un suo sasso (foto Chiara Pradel). Accanto, una vista del percorso in cemento del museo all’aperto (foto Paolo Bürgi).

Il progetto ha voluto mantenere un dialogo serrato con il contesto. Tutto, ogni singolo elemento che si è andato sedimentando nell’area viene conservato, o meglio rivelato, con l’obiettivo di suscitare – secondo una modalità ricorrente nel lavoro di Bürgi – la curiosità di chi frequenta il luogo. Il Monte – un rilievo di roccia carsica, perforato dai tunnel, dalle feritoie e dagli alloggiamenti delle cannoniere – viene spogliato della vegetazione e le linee curvilinee dei nuovi percorsi, semplici superfici in cemento, definiscono sia una modalità di percorrenza sia una condizione di rapporto, come dice l’autore, tra un interno “grigio” e un esterno “verde”. Alle estremità, il percorso si stacca dal terreno formando due belvedere che rimandano a luoghi relativamente remoti, ma virtualmente connessi al sito: uno in direzione Sud-Est (verso il mare) e l’altro a Nord (l’Isonzo). L’atto di spogliare il Monte da qualsivoglia [ 32 ]

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suolo o presenza vegetale lasciandone però intatta ogni preesistenza litica e ogni manufatto è ciò che ne rivela l’essenza, l’imponenza, e infine la sua monumentalità. Del Monte San Michele viene così messa in risalto la singolarità geografica – che deve la sua origine a processi geologici naturali – ma allo stesso tempo diventa un elemento che rappresenta la storia del luogo, rappresentando la memoria delle vicissitudini umane. I versi di Ungaretti riportati nei due belvedere recitano rispettivamente L’Isonzo scorrendo / mi levigava / come un suo sasso (nel belvedere Nord) e Si sta come d’autunno / sugli alberi / le foglie (nel belvedere Sud), dichiarando una sorta di processo di fusione dello spettatore con gli elementi del paesaggio: un’identificazione e un dialogo, allo stesso tempo

Carlo Ezechieli

Nel progetto territoriale (studio Bürgi) la figura geometrica che collega in linea d’aria il museo del Carso goriziano (area belvedere Castellazzo di Doberdò), il sacrario di Redipuglia e il museo all’aperto del Monte San Michele, oggetto dell’intervento di Paolo Bürgi.


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IL NUOVO LUNGOLAGO DI GARDONE RIVIERA

TRA TERRA E ACQUA Con misurata neutralità il progetto di Paolo Bürgi marca la transizione con il ritmo degli elementi verticali, la regolarità di nette linee orizzontali e le trame della pietra Regolarità, ritmo e rigore formale caratterizzano l’intervento di Bürgi, qui in due immagini della passeggiata e del molo (foto Paolo Bürgi).

l progetto di un lungolago è il progetto di una soglia, di un punto di transizione tra la terra (la montagna, nel caso specifico di Gardone) e l’imponente presenza di un grande specchio d’acqua. È un limite ma anche un punto di connessione, un punto

di osservazione e un luogo di sospensione tra una condizione ed un’altra. Invece di un suolo irregolare, spesso accidentato, ci si trova improvvisamente di fronte a una superficie, quella dell’acqua, completamente orizzontale, regolare, libera da intralci: uno spazio di decompressione che dilata l’orizzonte. Ed è questo insieme di condizioni che, grazie alla misurata neutralità del progetto, emerge nel progetto di Paolo Bürgi per il nuovo lungolago di Gardone Riviera. Il disegno lavora sui ritmi e sulle trame. Introduce linee orizzontali, come il paramento in pietra, binato, del parapetto e i riferimenti verticali degli apparecchi di illuminazione. Le piante di limone, riproposte nel progetto, ripropongono un senso di continuità, in contrapposizione alle palme, elementi esotici e iconici, disposte sul

bordo, identificando il limite. Gli elementi verticali, illuminazione e palme, definiscono un ritmo e una misura, confermata dalle sedute, elementi (e a loro volta apparecchi di illuminazione) ripetuti secondo una scansione regolare. Il progetto mira a ricostruire l’unità d’insieme del lungolago secondo un approccio né mimetico, né interferente rispetto alle qualità, e all’unicità, dell’abitato storico. Attraverso uno studio approfondito, svolto tramite rilievi e indagini storiche circa lo stato dei luoghi, visite alle cave per l’approvvigionamento dei materiali lapidei, sono stati individuati i riferimenti, i materiali, i colori più ricorrenti e corrispondenti all’identità, sedimentatasi storicamente, del luogo

Carlo Ezechieli

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Paolo L. Bürgi Paolo L. Bürgi svolge dal 1977 la propria attività di architetto paesaggista nel suo studio di Camorino, presso Bellinzona. Lavora prevalentemente con il progetto degli spazi aperti in relazione all’architettura, sia in ambito pubblico che privato, in Svizzera e all’estero. Ha preso parte a concorsi nazionali e internazionali vincendo numerosi premi, tra i quali più recentemente quello per l’area di ingresso al Cern di Ginevra e il museo all’aperto sul Carso Goriziano (vedi il servizio precedente). Il suo lavoro è stato esposto in conferenze e pubblicato in molti paesi europei oltre che in Corea, Cile, Argentina, Cina, Giappone, Canada e Stati Uniti. Nel 2003 Paolo Bürgi ha ricevuto il primo premio European Landscape Award per il progetto Cardada, Reconsidering a mountain e il premio Die Besten 03-bronze per il progetto della piazza al lago Kreuzlingen Hafenplatz (sul lago di Costanza). www.burgi.ch

SCHEDA Opera Lungolago di Gardone Riviera Località Gardone Riviera Cronologia 2010-2012 (progetto); 2013-2016 (realizzazione)

Le sedute in legno e cemento svolgono anche una funzione illuminante. Sopra, assonometria dell’intervento. In basso, il prospetto dell’intervento (foto Paolo Bürgi).

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Committente Comune di Gardone Riviera Progetto Studio Bürgi Realizzazione Ecogreen Srl / Italverde Srl Superficie 4.000 mq


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Vedute generali e immagini di dettaglio della pavimentazione in pietra locale. Nella foto piccola, un riferimento dell’identità del luogo (foto Paolo Bürgi).

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UN PROGETTO NELLE CICLADI

LA LASTRA SOSPESA La Mirage House di Kois Architetti Associati, ancora allo stadio di progetto, assume l’astrazione come elemento per ridefinire la relazione tra luogo e intervento dell’uomo Un’isola greca, Tinos, la terza più grande delle Cicladi, e una casa. Un paesaggio arido, trasformato dal lavoro millenario degli abitanti e che vede nel pittoresco dei villaggi e nei muri a secco dei terrazzamenti due caratteri ricorrenti e distintivi. Inserita in un contesto particolare, la qualità fondamentale dalla Mirage House di Kois Architects è il fatto di proporre nient’altro che due semplici elementi: il muro di contenimento in pietra a secco e un elemento astratto, una lama d’acqua sospesa. Il progetto consiste nella combinazione, e nella contrapposizione, tra un elemento

Sopra il titolo, nel fotoinserimento, l’acqua in copertura è un prolungamento della infinity pool e elemento bioclimatico di raffrescamento naturale. Accanto, il sito di progetto (immagini Kois Architetti).

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estremamente concreto del paesaggio antropico, parte integrante del suolo in modo talmente profondo da definirne il carattere, e un altro simile a uno specchio, tanto geometrizzato e assoluto da astrarre completamente dal paesaggio. La lastra è un elemento metafisico, è ciò che mette in rapporto, che reagisce con il paesaggio ridefinendo i rapporti tra il sito, enfatizzandone la presenza e le componenti ambientali attive: l’acqua del mare, il sole, l’aria. Dal punto di vista tecnico la lama d’acqua in copertura contribuisce positivamente

all’equilibrio climatico interno dell’abitazione di circa 200 mq. Con un solo, comunque risolvibile, problema: il controllo dell’evaporazione, inesorabile e rapidissima, di un sottile strato d’acqua sotto il sole rovente delle isole greche dove, come diceva a suo tempo Alceo “…Tutto è arso di sete e l’aria fumica per la calura”. Elaborazione concettuale poderosa, la Mirage House è ad oggi un progetto che speriamo di veder presto realizzato

Carlo Ezechieli


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Nel render, la posizione privilegiata del progetto, in totale simbiosi con l’ambiente. A destra e sotto, sezioni e piante del piano terra e della copertura (courtesy Kois Architetti).

SCHEDA Opera Mirage House Località isola di Tinos, Grecia Anno 2013 – in corso Superficie 198 mq Progetto architettonico Stelios Kois Lead architect Nikos Patsiaouras Team di progetto Filipos Manolas, Gaby Barbas, Giannakis Konstantinos, Antriana Voutsina

Legenda piano terra: 1 Entry points 2 Kitchen 3 Living room 4 Bedroom 5 Bathroom 6 TVroom 7 Outdoor living area 8 Existing stall 9 Well

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WARDROBE IN THE LANDSCAPE, MADESIMO

MINIMALISMO ALPINO Un minuto e sottile progetto di Enrico Scaramellini che esplora il rapporto con l’intensità del paesaggio Dalla relazione di progetto

In facciata l’intervento, che riguarda una porzione di un edificio più ampio,ricorda le ante di un armadio. Il legno assume particolare evidenza per l’andamento dicersificato delle venature dei pannelli, montati parte in orizzontale e parte in verticale (foto ©Marcello Mariana).

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Il progetto nasce all’interno di due condizioni specifiche: da una parte l’esigenza espressa della committenza alla ricerca di uno spazio minimo, intimo; dall’altra un luogo speciale, ridotto e prezioso. Il paesaggio alpino domina il luogo; appare subito evidente la condizione di spazio privilegiato, unico. Il concetto di dimensione guida il progetto. Grande è il territorio, il paesaggio; piccolo è il luogo, lo spazio. Si instaura un rapporto reciproco che innesca volontà progettuali. Qual è il ruolo della “stanza” nei confronti del paesaggio? Come il paesaggio recepisce, “adotta” la stanza? Il punto di vista cambia in una frenetica ricerca di equilibrio. Un micro rifugio per i fine settimana, luogo di contemplazione, camera di compensazione della condizione urbana vissuta quotidianamente. Una piccola scatola lignea si incastra tra due edifici esistenti. All’interno, il legno

mostra la sua natura dai toni caldi; esternamente, il trattamento con vernici grigio-argentee riecheggia i colori dei legni centenari degli edifici rurali. I pannelli lignei, montati con l’andamento diversificato della vena (verticale orizzontale), reagiscono alla luce restituendo diverse composizioni geometriche. Esternamente, quasi in una condizione mimetica, la nuova facciata lignea sembra quasi


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Enrico Scaramellini | es-arch

sottrarsi, nelle ombre del paesaggio; per poi ribadire, con la luce del sole, la propria presenza, abbagliando, lanciando un segnale visibile a lunga distanza. Internamente, lo spazio diventa luogo privilegiato sul paesaggio. Quasi un’astrazione, uno straniamento che permette di sottolineare la condizione privilegiata di spettatore. Un secondo livello di pensiero riguarda la stabilità dell’immagine dell’edificio nel paesaggio; spazi abitati per brevi periodi consolidano la propria condizione di luogo chiuso.

Provenendo da uno specifico ambito culturale – il territorio alpino – Enrico Scaramellini ha affinato la propria sensibilità per gli aspetti paesaggistici con una naturale attenzione per ambiti fragili e delicati. La costruzione di atmosfere, la capacità di indurre stupore e di generare sorpresa con l’utilizzo di materiali consueti è il fine dei suoi progetti, conservando, in ogni momento, uno sguardo curioso sul contesto. Scaramellini attualmente è professore a contratto presso il Politecnico di Milano. L’affiancamento dell’attività professionale a quella didattica è sempre inteso in modo sinergico indirizzato alla ricerca, che si esplicita, nella professione, attraverso la partecipazione a concorsi di progettazione. Nel 2012 Scaramellini è stato fra i finalisti del Premio Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana della Triennale di Milano. Ha partecipato a numerosi concorsi, convegni e mostre, tra cui nel 2014 la 14. Biennale di Architettura di Venezia nella sezione Un Paesaggio Contemporaneo del Padiglione Italia.

La luce che riflette diversamente sui pannelli lignei modifica le sembianze nei toni e nei colori, la facciata inabitata si anima di vita propria. Infine, il progetto denuncia l’ennesima ambiguità; nella dimensione di contenitore ligneo, di mobile e di arredo, è wardrobe in the landscape. Il progetto opera nella dimensione ridotta, utilizza dispositivi semplici alla ricerca di un linguaggio contemporaneo all’interno di contesti ambientali fortemente caratterizzati

www. scaramellini.it

SCHEDA

Opera microrifugio Wardrobe in the landscape Località Madesimo Anno 2010 Superficie 35 mq Budget 25.000 euro Progetto architettonico Es-arch Enrico Scaramellini architetto

Team di progetto Cristina Pusterla, Luca Trussoni Strutture Studio Bianco & Mastai

Piante e prospetto del microrifugio. Sotto, la scala che conduce all’unico locale interno e un dettaglio del rivestimento di facciata. le venature del legno vengono messe in risalto dal trattamento con una vernice grigioargentea che riflette la luce (foto ©Marcello Mariana).

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CASA FD, MADESIMO

PAGINE DI INTONACO SU PIETRA Storia di una casa non ancora finita: un oggetto nel paesaggio. Progetto Enrico Scaramellini Dalla relazione di progetto

Prima di installare i serramenti le bucature sono solo dei neri – qui sottolineati dal bianco dell’intonaco – che segnalano lo stato provvisorio della costruzione. A partire dalle foto dell’esistente e dalla reale natura dell’ambiente circostante, Enrico Scaramellini e il fotografo Marcello Mariana intervengono sui buchi neri delle aperture per immaginare come, a opera completata, le montagne si rifletteranno nei vetri.

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Molte volte, per vari motivi, la costruzione degli edifici diventa un’attività che si protrae nel tempo, oltre i limiti prefissati. In questo lasso di tempo, l’edificio si configura come oggetto in costruzione, senza abitanti, assume una configurazione volumetrica e compositiva parziale. Nei luoghi di alta quota, in cui i tempi del cantiere si accorciano a causa delle stagioni, quelli della consegna inevitabilmente si allungano, definendo ampie pause fra le varie fasi. Ed è proprio durante queste pause che l’edificio comincia a relazionarsi con il paesaggio, in uno stato di sospensione. Il paesaggio accoglie l’edificio come oggetto inanimato, quasi da contemplare. Vi è la necessità di instaurare con il luogo un rapporto proficuo, tale da rendere il


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Sezione dell’edificio fotoinserito nel paesaggio e le piante con l’indicazione delle viste che si possono avere da ciasucna apertura (disegni es-arch).

nuovo elemento parte dello stesso. Il progetto può lavorare sulle fasi e sulla sua attuazione fisica. La costruzione di Casa FD si protrarrà nel tempo, ma già in questa fase intermedia caratterizza il paesaggio e con esso si relaziona. L’edificio non ancora abitato è già elemento del paesaggio; costruisce un rapporto con esso e ne diviene elemento caratterizzante. L’edificio con la sua pianta poligonale,

orientata verso riferimenti esterni, modifica la sua immagine secondo il punto di vista. Casa FD cambia le sue dimensioni, si assottiglia, si allarga, si modifica nelle sue geometrie. L’insieme delle partiture intonacate si mostra e si nasconde. Le pagine bianche, con la loro leggera inclinazione, alleggeriscono il paramento di pietra che si riconfigura in geometrie nuove. Partendo da uno stato di sospensione, di

non conclusione del manufatto architettonico, si è lavorato sulle fotografie completando i vuoti con immagini scure, in cui si intuiscono i paesaggi visibili dall’interno. Un gioco di sovrapposizioni che preannuncia il risultato finale. Un esercizio di completamento provvisorio che definisce la conclusione di una fase e l’inizio di un’attesa. Due sono i materiali che informano il progetto: da una parte, le bianche pietre di gesso che affiorano dalla terra dei pascoli degli Andossi hanno informato le partiture e le cornici bianche; dall’altra le pietre grigie accumulate del rudere originario, con le loro diverse tonalità e i loro licheni, sono tornate a essere paramento murario

SCHEDA Opera Casa FD Località Madesimo Anno 2014-2015 Progetto architettonico Es-arch Enrico Scaramellini architetto

Team di progetto Francesco Manzoni Luca Trussoni

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CAMPUS PANUM, COPENHAGEN

NATURA URBANA OGGETTO FUNZIONALE E RICONOSCIBILE LA TORRE DI C.F. MØLLER ARCHITECTS PER L’AMPLIAMENTO DEL CAMPUS È UN ELEMENTO CHE FAVORISCE L’INTEGRAZIONE CON LA CITTÀ E RIPROPONE, TRA ARCHITETTURA E PAESAGGIO, GLI ELEMENTI DISTINTIVI DEL QUARTIERE

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In apertura, l’inserimento nella città in una visualizzazione 3D di Cenario: la densità della torre ha permesso di estendere il parco verde che connette il campus al quartiere. Accanto, i percorsi aerei che collegando tra loro gli edifici salvaguardano il suolo e il verde rendendo attivo il parco (foto Claus Norman Møller).

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isultato di un concorso internazionale di progettazione bandito nel 2010 e vinto dallo studio scandinavo C.F. Møller Architects, l’ampliamento del Panum di Copenhagen è stato progettato con l’obiettivo di creare l’ambiente più favorevole per la ricerca e l’insegnamento realizzando allo stesso tempo un edificioicona, una forma scultorea capace di dare identità e riconoscibilità all’istituto universitario e in particolare al Campus Nord dell’Università, contribuendo a confermare

Assonometria del la nuova addizione al complesso universitario con la vasta piazza della Scienza (C.F. Møller Architects).

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la vocazione della zona dove sorge il campus – De Gamles By, enclave verde della densamente costruita area urbana di Nørrebro – in relazione al resto della città, in un mix equilibrato di ambienti naturali e artificiali. Alta sedici piani, con una forma chiara e ben leggibile, la Torre della Scienza è il punto focale, unificante e dinamico, dell’intero complesso. La torre si erge sopra un complesso di edifici minori che contengono le funzioni comuni: auditorium aula magna,

ristorazione, sale conferenze, spazio espositivo e caffé librario. L’area più coinvolgente di questo complesso di ambienti è la vasta piazza della scienza, snodo distributivo che comprende l’ingresso principale al campus nord, connette tutte le funzioni tra i nuovi edifici e quelli esistenti ed è luogo di incontro e di socialità tra studenti, ricercatori e docenti. Il nuovo complesso ha un aspetto aperto e permeabile, con un piano terra trasparente che riduce i confini tra il campus e la città.


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C.F. Møller Architects Fondato nel 1924, oggi C.F. Møller Architects è uno dei principali studi di architettura scandinavi, con circa 350 collaboratori che operano nella sede principale di Aarhus in Danimarca e nelle filiali di Copenhagen, Aalborg, Oslo, Stoccolma e Londra. I principi fondativi della semplicità e della chiarezza, a cui si aggiunge la ricerca di soluzioni ambientalmente sostenibili e socialmente responsabili, vengono costantemente reinterpretati in progetti site-specific e a tutte le scale, dai masterplan urbani al disegno di singole componenti architettoniche. Negli anni lo studio ha vinto innumerevoli concorsi di progettazione e ha ricevuto numerosi riconoscimenti per progetti come il campus universitario di Aarhus, la Galleria Nazionale di Copenhagen, il Darwin Centre del Museo di Storia Naturale di Londra, l’ospedale della Akershus University di Oslo e il villaggio olimpico di Londra 2012. C.F. Møller Architects è guidato da un gruppo di soci (da sinistra nella foto): Mårten Leringe (associato), Julian Weyer, Michael Kruse (associato), Lone Wiggers, Christian Dahle (associato), Mads Mandrup Hansen, Klaus Toustrup, Tom Danielsen and Klavs Hyttel (associate partners). www.cfmoller.com

Standard research group Standard research group

primary lab

Standard research group office areas

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Standard research group

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lo schema del lay-out funzionale dell’edificio: piano-tipo e piano terra (C.F. Møller Architects, come lo schizzo del concept). In alto, vista ravvicinata di una facciata della torre (foto ©Claus Norman Møller).

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› SCUOLE E UNIVERSITÀ SCHEDA Località Copenhagen Committente The Danish University and Property Agency

Cronologia 2010 (concorso) – 2016 (consegna) Superficie 35.000 mq Architettura C.F. Møller Architects Paesaggio Sla Ingegneria Rambøll Collaboratori e consulenti aggebo&henriksen, Cenergia, Gordon Farquharson, Innovation Lab

Località Copenhagen Committente The Danish University and Property Agency

Cronologia 2010 (concorso) – 2016 (consegna) Superficie 35.000 mq Architettura C.F. Møller Architects Paesaggio Sla Ingegneria Rambøll Collaboratori e consulenti aggebo&henriksen, Cenergia, Gordon Farquharson, Innovation Lab

I diagrammi di efficienza energetica e di sostenibilità della Torre della Scienza. Sotto, immagini di interni dell’edificio universitario (foto ©Claus Norman Møller).

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Anche l’ultimo piano della torre, dotato di una lounge, un caffé e diversi punti di osservazione, è aperto al pubblico. Tra gli edifici si aprono nuove piazze e piccoli spazi-giardino interni, con sedute e angoli di lettura, pensati come un’estensione degli locali di studio e degli uffici ma anche come nuove oasi di verde per il quartiere. Attraversando l’intera area, un percorso aereo, insieme ad altri minori, ciclabili e pedonali, dà vita a un attivo parco urbano collegato al quartiere. Se le forme organiche del nuovo edificio trasmettono un’idea di forza e innovazione, gravità, colori e ritmo delle facciate – scandite da moduli alti come i piani –instaurano


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invece un dialogo con gli edifici esistenti. Progettato fin dall’inizio per ridurre l’impatto ambientale con strategie passive e di risparmio delle risorse primarie, dal punto di vista strettamente energetico l’edificio ospita i laboratori più efficienti della Danimarca, con un sistema di ventilazione che garantisce un elevato grado di recupero e riciclo del calore dagli ambienti

Nel disegno, il masterplan del complesso universitario e le relazioni con il sistema del verde esterno (C.F. Møller Architects).

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Uffici di facoltà Aule didattiche Impianti tecnologici Biblioteca Universitaria (Ex-Scuderia Cavallerizza) Aula Magna e Sale Seminariali (Ex-Cavallerizza) Residenze Universitarie (Ex-Alloggi Ufficiali) Mensa Sale Studio Individuale Alloggi Custodi Negozi Banca e Posta Palestra, Caffetteria, Uffici Residenze Gradonata teatro all’aperto Area Ecologica Nuovo Ingresso Aula Magna

UNIVERSITÀ DEL PIEMONTE ORIENTALE, NOVARA

IL CAMPUS E LA CITTÀ Il piano di rigenerazione urbana dell’ex caserma Perrone del capoluogo piemontese propone un complesso universitario di nuova concezione, aperto alla città. Il progetto della biblioteca, dell’aula magna e delle residenze universitarie è di Lamberto Rossi Associati, quello delle aule didattiche e della mensa universitaria di Ottavio Di Blasi & Partners

Il masterplan del piano di rigenerazione urbana dell’ex caserma Perrone di Novara. Un campus universitario di nuova concezione, aperto alla città, che negli anni si è arricchito di nuovi spazi e funzioni (courtesy Lamberto Rossi Associati).

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Il progetto del campus dell’università del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro di Novara è il risultato di più interventi di riuso degli edifici dell’ex caserma Perrone, un complesso militare la cui costruzione risale alla seconda metà dell’Ottocento e che ricalca la tipologia ottocentesca di matrice neoclassica. L’ex cittadella militare occupa una posizione importante in città, in quanto è compresa tra il centro storico e l’antica cerchia muraria dei bastioni. Il primo degli interventi di rifunzionalizzazione, che si è concentrato sul corpo a L dell’ex edificio militare (padiglione A) e che dal 2001 ospita le aule universitarie, è stato avviato alla fine degli anni Novanta dall’allora Agenzia territoriale per la Casa. Il secondo importante intervento è più recente ed è frutto di un concorso internazio-

nale vinto nel 2006 da un raggruppamento guidato da Lamberto Rossi. Si tratta del riutilizzo di altre aree e di immobili dismessi della ex caserma, in particolare di un edificio di forma rettangolare che ospita le aule didattiche (padiglione C), di due altri immobili di minori dimensioni posti nella porzione nord-est del complesso militare (padiglioni H e I), oggi utilizzati come mensa e aule studio, e infine di quattro edifici che a breve ospiteranno la biblioteca (padiglione E, le ex scuderie), l’aula magnaauditorium (padiglione F, l’ex cavallerizza ottocentesca), le residenze universitarie (padiglione G) e la palestra (padiglione O). Il campus di Novara, insomma, sarà l’esito finale di più interventi realizzati nel tempo, uniti da un’unica logica progettuale basato sul presupposto che un complesso univer-

sitario di nuova generazione, all’interno della città storica, debba giocare un ruolo di riqualificazione delle dinamiche urbane tra le parti vecchie e nuove della città, diventando un luogo vissuto dagli studenti e dai cittadini. Il campus, integrato delle nuove funzioni comprese quelle commerciali di vicinato poste lungo il Baluardo La Marmora, trasforma questa parte di città, tipicamente chiusa in se stessa, in un elemento di connessione urbana tra centro storico e città contemporanea. Il campus è un organismo molteplice, integrato con l’intorno, che inverte l’originaria condizione di isola impermeabile e introflessa dell’impianto militare e propone un luogo di scambio interdisciplinare tra studenti, docenti, ricercatori e cittadini. Il progetto di recupero si basa sul concetto


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Nella foto in alto (di Beppe Raso), il fronte dell’edificio che ospita le aule didattiche delle facoltà di Economia e Medicina e la mensa universitaria. Al centro, lo schema dell’edificio: una struttura metallica di 120 metri di lunghezza. L’esploso del plastico mostra i differenti livelli del padiglione e le relative relazioni con il resto del campus. Nella foto, la nuova facciata dell’edificio (disegni e foto, Ottavio Di Blasi & Partners)

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Il corridoio centrale del padiglione che ospita le aule didattiche; è illuminato dall’alto grazie a lucernari posti nelle falde della copertura (foto, Beppe Raso). Sotto, la sezione dell’edificio che si sviluppa su tre piani (disegni, Ottavio Di Blasi & Partners)

di reversibilità, ovvero sull’autonomia strutturale e figurativa degli inserti proposti, al fine di controllare la coerenza del nuovo rispetto alla conservazione dell’esistente. L’intervento sui tre padiglioni principali (E, F e G) prevede il restauro dell’involucro storico e l’inserimento del nuovo: un gioco di scatole cinesi in cui l’intercapedine tra le due parti ospita l’apparato impiantistico. Per l’auditorium e per la biblioteca, il restauro dell’involucro murario, delle capriate e della copertura è integrato da una struttura autoportante, reversibile e figurativamente autonoma, una sorta di scatola interna che, nel primo caso, ospita la sala gradonata da oltre 300 posti; nel secondo, i soppalchi metallici centrali con il sottostante deposito librario. Il concetto della reversibilità è applicato anche agli interventi nuovi, specie laddove sostituiscono edifici preesistenti appartenenti all’impianto originario (padiglioni C e I). Anche in questo caso viene perseguita l’autonomia strutturale e figurativa del contenitore interno, mentre l’involucro murario vive come elemento autonomo. [ 50 ]

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Ottavio Di Blasi Ottavio Di Blasi si laurea nel 1980 alla facoltà di architettura del Politecnico di Milano. Tra il 1979 e il 1990 collabora con Renzo Piano in numerosi progetti, tra i quali lo stadio di Bari (1990). Nello stesso anno apre a Milano lo studio associato con Paolo Simonetti e Daniela Tortello. Dal 2010 opera come Ottavio Di Blasi & Partners. É professore a contratto alla facoltà di architettura di Milano e dal 2015 è tutor del gruppo G124 coordinato dal senatore a vita Renzo Piano dedicato allo studio e all’intervento sulle periferie urbane. Nel 2017 collabora con l’agenzia della Presidenza del Consiglio Casa Italia per la promozione della sicurezza del patrimonio edilizio italiano. Ha realizzato progetti in Australia, Svizzera, Francia, Usa, Senegal, Ghana, Singapore, Hong Kong, Oman e Italia e ha ricevuto numerosi riconoscimenti in concorsi di progettazione internazionali tra cui il concorso internazionale promosso da Unesco e Repubblica del Senegal per il Mémorial de Gorée (primo classificato; 1995), il campus dell’università del Piemonte orientale di Novara oggetto di questo servizio (primo classificato; 2006), la nuova sede della regione Molise (secondo classificato; 2015), la nuova stazione marittima del Porto di Messina (primo classificato; 2015). www.odb.it

Aule didattiche con sedute modello Evolution nelle versioni in legno colorato e imbottite, con tavolino antipanico e allestimento delle apparecchiature multimediali per streeming tra le aule e audio-video control system. Progetto e allestimento Contract Design network

Foto Diana Lapin

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ARES LINE / CONTRACT DESIGN NETWORK Future learning spaces, specialisti nella didattica UPO, l’Università degli Studi del Piemonte Orientale, ha scelto nuovamente i prodotti e il servizio Ares Line per l’arredamento di tutto il padiglione C, inaugurato nell’ottobre 2016. Al progetto, Ares Line ha collaborato in sinergia con MosaicoGroup - altra realtà di Contract Design Network - per un concetto nuovo di didattica: il Future Learning Spaces, dove arredi e tecnologia sono integrati e studiati in un’unica soluzione. A Campus Perrone sono state installate circa un migliaio di sedute, destinando alle aule diverse varianti del modello Evolution che per confort, ergonomia e sicurezza è ai massimi livelli sul mercato internazionale. La riconosciuta esperienza e la capacità di

fare contract ha permesso di gestire l’arredo dell’edificio nel suo complesso e non solo delle aule didattiche. Attenzione particolare è stata riservata alla progettazione delle cattedre, condividendo con MosaicoGroup gli spazi da riservare, sul piano di lavoro, agli applicativi multimediali da loro forniti.

Ares Line SpA

Via Brenta, 7 - 36010 Carrè VI Tel. 0445 314931 info@aresline.com | www.aresline.com www.contractdesignnetwork.com

Foto Diana Lapin

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› SCUOLE E UNIVERSITÀ LE NUOVE AULE Il padiglione C, che ospita le nuove aule didattiche delle facoltà di Economia e di Medicina e Chirurgia e che può contenere oltre duemila tra docenti, ricercatori e studenti, è costruito interamente a secco, su una struttura metallica di 120 metri di lunghezza, con una campata, senza appoggi intermedi, di 18 metri di larghezza. L’edificio, di forma rettangolare, è organizzato su tre livelli di cui quello più basso, parzialmente interrato, destinato a ospitare le aule più grandi, da 350 posti, che si affacciano direttamente su un giardino esterno attrezzato con gradonate per attività didattiche all’aperto, collocate due metri sotto la quota del terreno. Il piano d’ingresso è posizionato allo stesso livello del piano di distribuzione dell’adiacente corpo di fabbrica sabaudo, cui il nuovo corpo di fabbrica è collegato con un passaggio protetto che mette in comunicazione la testata sud dell’edificio con la manica storica della caserma che ospita le altre aule del campus. Al piano ingresso e al piano primo la distribuzione alle aule avviene da un corridoio centrale, illuminato dall’alto grazie ai lucernai posizionati sulle falde di copertura. L’edificio è interamente realizzato a secco. I tamponamenti esterni sono realizzati con grandi pannellature in Grc di 5,40 metri per 2,40, mentre le partizioni interne sono in cartongesso. La produzione dell’energia necessaria al funzionamento dell’edificio è basata su pompe geotermiche per la produzione del caldo e del freddo, associata a un basso coefficiente di dispersione

In alto, il fronte del padiglione H che ospita la mensa; sotto, un interno della stessa mensa universitaria (foto, Beppe Raso). Nel disegno, la pianta dei padiglioni H e I (disegni, Ottavio Di Blasi & Partners)

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› SCUOLE E UNIVERSITÀ I PADIGLIONI ANCORA DA REALIZZARE Lamberto Rossi Associati Fondato nel 2008 da Lamberto Rossi e Marco Tarabella, lo studio ha maturato una vasta esperienza nella riconversione di grandi complessi monumentali vincolati in campus universitari. Ha competenze specifiche nel recupero di edifici complessi, di pregio architettonico e sottoposti a vincolo. I principali progetti in corso di realizzazione sono il Polo scientifico e didattico dell’università di Bologna a Forlì con la riconversione dell’ex-ospedale Morgagni (vincitore di un concorso internazionale); il campus universitario di Novara per l’università del Piemonte Orientale oggetto di questo servizio; il campus di Lettere e Musicologia dell’università di Pavia a Cremona con la riconversione dei monasteri e delle excaserme di Santa Monica, San Benedetto e Corpus Domini; il recupero dell’ex-Teatro Italia e la sua trasformazione in auditorium a Fusignano. Lamberto Rossi ha curato la realizzazione del modello di ospedale voluto dall’allora ministro alla Sanità Veronesi e da Renzo Piano (Gubbio-Gualdo Tadino) e ha vinto il concorso internazionale per la progettazione dell’ospedale di Pordenone.

BIBLIOTECA

www.lr-a.eu

AUDITORIUM

SCHEDA Realizzazione Campus dell’Università del Piemonte Orientale.

Padiglioni C (aule didattiche), H (mensa), I (aule studio), E (biblioteca), F (aula magna-auditorium), G (residenze universitarie), M e N (negozi) e O (palestra)

Località Novara Committente Università del Piemonte Orientale Raggruppamento vincitore del concorso internazionale (2006) Lamberto Rossi Associati (capogruppo): Lamberto Rossi, Marco Tarabella; Odb architects: Ottavio Di Blasi, Paolo Simonetti, Daniela Tortello; Roberto Cagnoni; Stefano Grioni; Alberto Tricarico (strutture e sicurezza); Manens-Tifs Spa (impianti); Fabiano Trevisan

Progetto architettonico Pad. C, H - I Odb architects (Ottavio Di Blasi, Daniela Tortello, Paolo Simonetti)

Direzione Lavori Generale Paolo Simonetti Superficie territoriale 37.000 mq Superficie lorda 22.700 mq Volumetria 145.000 mc Masterplan Maggio 2006 Progetto Definitivo Settembre 2007 Progetto Esecutivo Settembre 2008 Consulenze Studio Delta (prevenzione incendi); Alessandro Placci (acustica); Raffaella Rolfo Geomar.it (rilievi); Giorgio Miglio (capitolati e computi)

Responsabile del procedimento Claudio Tambornino (Università del Piemonte Orientale)

Dimensioni Mensa (270 posti), Aule studio (180 In alto, pianta e sezioni del padiglione E destinato a biblioteca; sotto e a fianco, pianta e sezioni dei padiglione F destinato ad aula magna e auditorium (disegni, Lamberto Rossi Associati)

posti), Biblioteca (172 posti; 40 postazioni), Residenza (83 posti), Palestra (52 persone)

Valore delle opere 19,3 milioni Finanziamento 25,3 milioni

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IL POLO UNIVERSITARIO DI FORLÌ

L’UNIVERSITÀ CONNESSA Rigenerazione e spazio di connessione urbana, un ponte tra tradizione e innovazione. Sono queste le peculiarità dell’università del capoluogo forlivese. E il Trefolo è la metafora in cui didattica, ricerca e alta formazione si rafforzano e generano luoghi stimolanti, anti-gerarchici e di scambio culturale. Progetto dello studio milanese Lamberto Rossi Associati

Il Trefolo, l’architettura più rappresentativa del polo universitario di Forlì, un campus concepito come ponte tra il centro storico e la città costruita che nasce dalla riconversione dell’ex ospedale cittadino (foto ©Moreno Maggi).

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Il nuovo polo universitario di Forlì è uno degli esempi più innovativi di campus esistenti oggi nel nostro Paese. Allo stesso tempo è un intervento esemplare di rigenerazione urbana realizzato senza consumo di suolo. Il progetto porta la firma dello studio milanese Lamberto Rossi Associati e nasce dalla riconversione dell’ex ospedale cittadino, un complesso a padiglioni del primo Novecento, costruito su un’area di nove ettari. Il nuovo polo è il frutto di un concorso internazionale bandito nel 2000, vinto dal gruppo di architetti guidato da Lamberto Rossi, e di un accordo di programma tra l’università di Bologna, il comune di Forlì e il ministero della Ricerca scientifica, in base al quale il Comune ha poi ceduto all’università l’area e gli immobili.

L’idea del polo universitario di Forlì nasce nel 1989, quando l’università di Bologna decide di adottare il modello insediativo multicampus, modello che prevede quattro nuovi poli a Cesena, Forlì, Ravenna e Rimini in aggiunta alla sede storica di Bologna. Con una scelta che si rivelerà felice, nei nuovi poli non vengono duplicati corsi già esistenti, bensì vengono create nuove aree disciplinari originali. Il successo di questo modello sta nei dati: nel 1990, anno di avvio dei corsi in Romagna, l’università di Bologna faceva registrare 75 mila iscritti; nel 2004 (con i poli romagnoli ormai consolidati) gli iscritti sono diventati 102 mila iscritti, di cui 80.500 a Bologna e 21.500 nelle quattro sedi romagnole. A Forlì il tema centrale è l’internazionalizzazione. Le tre aree umanistiche – Scienze

politiche, Economia e Lingue-traduttori – con sei-settemila studenti sono ospitate nel campus, mentre Ingegneria aerospaziale è collocata nel Tecnopolo esterno. IL CAMPUS COME PONTE Sfruttando la posizione baricentrica dell’ex ospedale, il campus è concepito come un ponte tra il centro storico e la città contemporanea, tra tradizione e innovazione. Una promenade urbana lunga 250 metri, che attraversa i padiglioni restaurati e i nuovi, in un parco che apre alla città questo settore urbano prima chiuso in se stesso, spesso vissuto dai forlivesi come luogo di sofferenza. Si tratta di un campus unico in Italia, in quanto unisce al carattere anglosassone del parco – cinque ettari e 400 essenze arboree


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Area ricerca interdisciplinare Alta formazione Area Scienze Politiche Laboratorio informatico Trefolo / Spazio studio Didattica / Grandi aule

Area Economica Biblioteca

Area linguistica Club studenteschi Centri ricerca Università per adulti

Energy House

Aula Magna

PIANTA PIANO TERRA

SEZIONE AA

Nelle foto e nei disegni, il masterplan generale dell’intervento e il nuovo teaching hub del campus di Forlì. Il Trefolo è la spina dorsale del sistema: una lunga galleria urbana leggera e trasparente, aperta sul parco (disegni, Lamberto Rossi Associati)

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Lamberto Rossi

Nel disegno e nella foto si notano i tre percorsi intrecciati del Trefolo; costruiti in cemento armato rivestito di lastre d’acciaio, intersecandosi definiscono uno spazio mutevole in altezza e in larghezza. Sotto, le sezioni trasversali (disegni, Lamberto Rossi Associati)

Lamberto Rossi (Lucca, 1954) si laurea in Architettura a Roma nel 1977 con Ludovico Quaroni. Nel 1978‐79 partecipa ai corsi dell’Ilaud di Urbino dove incontra Giancarlo De Carlo con cui collabora sino al 1983. Dopo aver seguito con Renzo Piano il Laboratorio di Quartiere di Otranto fonda i Laboratori di Cervia, Fusignano, Cremona, Milano‐Unesco, Savignano, Campobasso. Nel 1994 vince il Premio Repubblica di San Marino per il progetto dei sistemi di risalita alla città. Nel 2000 coordina la Commissione ministeriale “Veronesi/Piano” per il progetto-guida di un nuovo modello di ospedale. Tra i progetti: i campus universitari di Forlì, Novara e Cremona/Parco dei Monasteri; gli ospedali di Gubbio, Pordenone, Genova/Galliera, le case dello studente di Novara e L’Aquila, l’Auditorium Corelli di Fusignano, il recupero della Colonia dei Monopoli e delle Case dei Salinari a Cervia. I suoi progetti sono stati esposti in mostre monografiche a Roma, Ravenna e alle Biennali di Architettura di Venezia del 2012 e del 2016. Già redattore di Spazio e Società, la rivista di architettura fondata da Giancarlo De Carlo, e autore di Istruzioni di Recupero Ambientale (Maggioli, 1986) e Giancarlo De Carlo, Architetture (Mondadori, 1988), dal 2014 partecipa al gruppo G124 creato da Renzo Piano come senatore a vita sul tema delle periferie. Nel 2008 ha fondato, con Marco Tarabella, lo studio Lamberto Rossi Associati. www.lr-a.eu

– la funzione storica delle grandi università italiane e mitteleuropee: luoghi permeabili, fortemente integrati con la città. Il polo è anche un esempio di come riconvertire le grandi attrezzature dismesse. Il risultato è un luogo visionario, esuberante, con una forte connotazione contemporanea. Realizzato in più fasi a partire dal 2003, recentemente è stato costruito l’elemento più ambizioso – il nuovo teaching hub – composto dai tre corpi delle aule e dal Trefolo, una lunga galleria urbana leggera e trasparente, aperta verso il parco, che rappresenta la spina dorsale del sistema. Si tratta di tre percorsi intrecciati, di 6 per 3,5 metri, in cemento armato, rivestiti da 4.600 metri quadrati di lastre di acciaio, che partono dalle tre quote dell’impianto storico e, intersecandosi, definiscono uno spazio mutevole in altezza e in larghezza: il mall. La metafora del Trefolo evoca l’essenza stessa dell’università: così come le funi si rafforzano perché formate dall’intreccio dei cavi, così le tre funzioni primarie dell’università – didattica, ricerca e alta formazione – si arricchiscono quando interagiscono tra loro (e [ 56 ]

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Marco Tarabella Si laurea in architettura a Roma nel 1996 con Walter Bordini. Nel 1994 è tra i fondatori del gruppo Osa che si occupa di ricerche e progetti partecipando a concorsi su temi legati all’ambiente urbano. Nel 1997 inizia la sua collaborazione con Lamberto Rossi prima a Roma e poi a Milano. Dal 1999 al 2005 collabora con l’associazione Saman realizzando opere di architettura e recupero di edifici destinati a sedi di comunità per il recupero da dipendenze. Nel 2008 con Lamberto Rossi fonda lo studio Lamberto Rossi Associati. La ricerca dello studio si concentra sulle problematiche legate al recupero urbano e al restauro di complessi monumentali dismessi, con un approccio partecipativo che porta a elaborare una originale metodologia d’intervento legata al concetto di Laboratorio Urbano. www.lr-a.eu

con la città) generando luoghi anti-gerarchici, stimolanti, di scambio culturale, scientifico e tecnologico, di confronto interdisciplinare, di commistione tra studenti, docenti, ricercatori e cittadini. Un’interazione troppe volte trascurata negli atenei italiani, fondamentale per favorire un processo di crescita individuale e collettiva. La geometria irregolare del lungo mall pedonale urbano, la forte permeabilità visiva e fisica con il parco, il sistema di illuminazione che si estende agli spazi esterni e il frangisole di rivestimento dei blocchi aula (23 chilometri lineari in materiale di riciclo), che al contrario entra nello spazio interno, diluiscono il confine tra interno ed esterno, tra spazio collettivo e individuale. L’intero organismo è immerso nel parco che, abbattuto il recinto ospedaliero, entra finalmente a far parte del tessuto urbano. Il gioco di rifrazioni del rivestimento in acciaio moltiplica la già forte presenza degli alberi registrando l’alternarsi delle stagioni. Siamo di fronte a un organismo costruito non per sorprendere, ma per incuriosire: un social network urbano, un’agorà universita-

L’esterno e gli interni della promenade pedonale urbana di 250 metri di lunghezza: un elemento di connessione tra il campus e la città, tra spazi collettivi e individuali

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Nei disegni, gli spazi dedicati a caffetteria e mensa con l’annesso spazio-eventi, frutto della ristrutturazione e dell’ampliamento dell’ex lavanderia dell’ospedale, posta in un luogo isolato del parco (disegni, Lamberto Rossi Associati)

ria progettata per stimolare senso e sensibilità, senza consumo di suolo libero. Il campus è composto di aree dipartimentali e di ricerca, alta formazione, biblioteca, amministrazione e teaching hub e possiede una potenzialità di circa otto-novemila studenti (4.500 dei quali presenti in contemporanea). Il teaching hub ospita 16 aule (da 300 a 60 posti) per 2.700 posti totale e 470 posti studio singoli e di gruppo

Nelle foto di questa pagina e di quella a fronte in basso, gli interni e l’esterno della caffeteriamensa e dello spazio eventi. Il recupero ha riproposto l’impianto originario demolendo il corpo aggiunto intermedio e sostituendolo con un giunto vetrato. Un nuovo corpo, autonomo e trasparente, ospita lo spazio eventi.

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› SCUOLE E UNIVERSITÀ SCHEDA Località Forlì Committente Comune di Forlì, Università degli Studi di Bologna e Ser.In.Ar. Scpa

Progettisti vincitori concorso internazionale (1999) Lamberto Rossi Associati (capogruppo), Massimo Galletta, Roberto Lazzarini, Marco Tarabella e Paolo Zilli

Consulenza dei sistemi universitari Nelle foto e nei disegni, il padiglione Melandri dopo la ristrutturazione. L’edificio era l’ingresso dell’ospedale; oggi mantiene la funzione di ingresso principale e prologo della strada pedonale centrale del campus.

Giancarlo De Carlo

Responsabili del progetto Trefolo e Didattica Marco Tarabella e Paolo Zilli (progetto); Marco Tarabella (esecuzione)

Progettazione strutturale Proges Engineering, Claudio Dolcini, Angelo Miretta

Progettazione acustica Alessandro Placci Progettazione impiantistica Manens-Tifs Studio tecnico Rivizzigno

Progettazione antincendio Massimo Amadio Progettazione paesaggistica Giovanna Longhi Angelo Mosciarelli

Progettazione della sicurezza Carlo Carli (Nier Ingegneria)

Superficie complessiva 90.000 mq Superficie coperta 9.600 mq Rilievi Emilio Greppi Imprese di costruzioni Conscoop, Ccm, Cear Direzione lavori Cogest Contabilità BC Building Consulting Responsabili del procedimento Massimo Valdinoci, Gabrio Furani, Gianfranco Argnani, Andrea Braschi

Fotografie ©Moreno Maggi, ©Enrico Mambelli ©Stefano Santuccci

Fornitori Sistemi di facciata in alluminio Schüco Vetri Agc Flat Glass Italia Ascensori Kone Pavimenti in gomma Artigo Pavimenti in resina Mapei Rivestimenti ceramici Marazzi

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CAMPUS UNIVERSITARIO, LODI

CASCINA HIGH-TECH Se alla facoltà di Veterinaria dell’Università Statale a Lodi si impara facendo, il carattere agricolo del luogo definisce la qualità architettonica dell’intervento di ampliamento in via di completamento risultato di un appalto integrato di progettazione con capogruppo Kuma and Associates Europe

Tra pochi mesi si concluderanno i lavori di ampliamento del polo di Medicina Veterinaria di Lodi. In alto, il render del complesso in costruzione (Kuma & Associates Europe). Nel disegno a fianco i due nuovi edifici che ospiteranno rispettivamente le aule didattiche (in verde) e gli uffici dipartimentali e i laboratori di ricerca (arancione). L’area è attraversata dalla roggia Bertonica (linea verde)

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Il postulato che esprime il criterio formativo della Facoltà di Veterinaria dell’Università Statale di Milano è semplice: learning by doing. Nella campagna intorno a Lodi, non lontano dalla città e dalle vie di comunicazione ma in un contesto totalmente agricolo, la Facoltà di Veterinaria è attiva dal 2005 con un centro zootecnico, un ospedale per grandi animali e edifici per le attività didattiche. Pensato per accogliere più di 1.200 studenti, il progetto di ampliamento che si sta avviando a conclusione – 26.000 metri quadrati di nuovi edifici e un investimento di più di 60 milioni di euro – di cui diamo conto in questo servizio prevede la realizzazione di nuove aule per la didattica, degli uffici dipartimentali e dei laboratori di ricerca, l’ampliamento dell’ospedale grandi animali e la realizzazione di un’ulteriore struttura di cura per i piccoli animali. I nuovi spazi consentiranno anche di ampliare le attività del centro zootecnico sperimentale, con due edifici destinati a mangimificio e alla lavorazione della carne e del latte. Un programma imponente, affrontato con un incarico di progettazione integrata con capogruppo la società europea di Kengo

Kuma, che ha sviluppato il concept dell’intervento (lead architect Miruna Constantinescu) e la progettazione esecutiva insieme agli studi torinesi Archiloco e Pession e alla società di ingegneria F&M Ingegneria. Il progetto si configura come un vero e proprio campus, per il cui masterplan l’architetto giapponese ha preso a modello la forma a corte conclusa della cascina lombarda, lasciando però aperto il lato sud, che ricrea nella corte pubblica la campagna circostante.

La seconda non meno importante fonte di ispirazione è stata la rete di canali di irrigazione che ha reso fertile e produttiva la pianura padana, fisicamente presente nel sito attraversato dalla roggia Bertonica, uno dei più antichi canali agricoli del Lodigiano. Terra e acqua, la corte lombarda e la roggia costruita secoli addietro dai monaci Benedettini: gli elementi del paesaggio diventano materia dell’architettura del campus nello spazio pubblico antistante le due ali del nuovo edificio, separate per funzioni


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Lo schema del campus richiama la tipologia della cascina lombarda, in questo caso aperta su un lato. Il complesso, che si sviluppa su 30mila metri quadrati, potrà ospitare 1.200 studenti (render Kuma & Associates Europe).

(scuola e ricerca) e unite da un ponte che scavalca la roggia. Le facciate degli edifici manifestano lo stretto legame con la natura del territorio attraverso la semplicità e la pulizia compositiva delle forme e la matericità dei materiali adottati, tra i quali prevale il legno di cedro rosso canadese. Il loro disegno, costituito da elementi ripetibili con differenziazione dimensionale e ritmica (il ritmo è una costante dell’idea progettale dell’architetto giapponese che accosta l’architettura alla musica), è stato concepito in modo da essere fortemente riconoscibile e rappresentativo, oltre che facilmente adattabile alle esigenze interne, dove il comfort è assicurato dalle grandi parti trasparenti che lasciano entrare il paesaggio e dagli sporti orizzontali delle cornici marcapiano che proteggono e schermano dall’irraggiamento diretto.

I progettisti (con Kuma hanno lavorato Archiloco, F&M e Pession) hanno optato per un’architettura che rispecchiasse la natura del territorio, puntando sulla linearità, la regolarità e la pulizia, elementi tipici della pianura lombarda (render Kuma & Associates Europe).

Pur seguendo un disegno coerente, il trattamento delle facciate è diverso per le due ali dell’edificio, a segnalarne la separazione delle funzioni. In particolare, i grandi pannelli verticali opachi in legno dell’ala didattica e di rappresentanza (Lotto 1) rispecchiano il carattere irregolare e grezzo tipico degli elementi naturali grazie alla loro conformazione: ogni singolo pannello è formato da doghe di dimensioni e spessori differenti, distanziate tra loro di qualche

centimetro. Una variazione di dimensioni e spessori che, attraverso un delicato gioco di luci e ombre, dona movimento e matericità alla facciata. La facciata dell’ala che ospita uffici e laboratori (lotto 2) che si ripetono con regolarità a tutti i piani (modularità 3.60 m) viene trattata invece in modo decisamente più regolare. Il movimento tridimensionale e apparentemente casuale viene abbandonato a favore di un pannello apparentemente

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› SCUOLE E UNIVERSITÀ SCHEDA Realizzazione Completamento del nuovo polo universitario della facoltà di Medicina Veterinaria di Lodi dell’università Statale di Milano

Località Lodi Committente Università Statale di Milano Gruppo di progettazione Kuma & Associates Europe (capogruppo), Archiloco Studio Associato, Studio Pession Associato, F&M Ingegneria, studio tecnico Forte Ing. Giuseppe

Concept e progetto architettonico definitivo Kengo Kuma & Associates: Kengo Kuma, Miruna Constantinescu (capo progetto), Yuki Ikeguchi, Maria-Chiara Piccinelli, Nadia Kueny, Adrien Lucien Fritz

Progetto esecutivo Mythos Scarl (capogruppo), Emilio Pizzi Team Architects Epta Srl, Geo Engineering Srl

Strutture Alberto Grimod Impianti tecnologici, idrici e meccanici Cesare Taddia

Impianti tecnologici elettrici e speciali Stefano Bonfante

Sicurezza e prevenzione incendi Fabio Inzani Direzione lavori generale Emanuele Pession (Studio Pession Associato)

Direzione operativa strutture e coord. sicurezza Alessandro Bonaventura (F&M Ingegneria)

Direzione operativa impianti Giuseppe Forte Anno di progettazione 2014-2015 Costruzione Consorzio di imprese Ciro Menotti (Ravenna), Viridia (Settimo Torinese), Salc (Roma), Impro (Sesto San Giovanni).

Superficie edificata 7.300 mq (lotto 1: didattica, biblioteca e servizi generali); 12.000 mq (lotto 2: laboratori di ricerca e strutture dipartimentali); 2.150 mq (lotto 3: laboratori didattici).

Investimento complessivo 62.600.000 euro

Sezioni longitudinali e trasversali del complesso universitario; nelle prime è evidente il ruolo avuto nel progetto dalla presenza del corso d’acqua, il cui mantenimento ha imposto la realizzazione di un edificio a ponte (Kuma & Associates Europe)

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unico e complanare, costituito da doghe lignee della stessa profondità anche se di dimensioni tra loro differenti. Il metallo è utilizzato come materiale secondario: trova la sua collocazione come elemento pieno, con lo scopo di oscurare parti strutturali e alcune parti interne dell’edificio; come elemento reticolare, con funzione di parapetto per serramenti apribili per la sicurezza degli utenti; come elemento mascherante traforato, per nascondere le dotazioni impiantistiche in copertura. Nella composizione della facciata del piano terra i pannelli metallici si sostituiscono poi alle finestre, mantenendo lo stesso ritmo, la stessa profondità di arretramento e le stesse dimensioni. La decisione di utilizzare questo materiale è legata alle caratteri-

stiche riflettenti dei pannelli stessi, i quali permettono di ottenere un effetto simile a quella del vetro pur essendo opachi. Il concetto di ritmo, insieme alla volontà di creare ambienti nei quali si rifletta la natura del luogo, si ritrova nei controsoffitti degli spazi comuni, composti da doghe di tre altezze differenti disposte in verticale. Alzando lo sguardo per esempio da una sala di lettura, dove la campagna già entra nell’edificio attraverso le grandi vetrate, si avrà la sensazione di trovarsi all’aperto, tra gli alberi di un bosco i cui tronchi seguono naturalmente quella disposizione irregolare che la composizione del controsoffitto riprende. Dal punto di vista della destinazione d’uso degli ambienti, le funzioni pubbliche sono

state previste in posizione baricentrica rispetto all’area, a lato della roggia Bertonica, in modo da essere anello di giunzione tra le diverse funzioni raggruppate per tipologia: la manica nord (Lotto 1) ospiterà aule e laboratori didattici su due piani fuori terra; la manica sud (Lotto 2, a quattro piani fuori terra), ospiterà tutti gli spazi dipartimentali e i laboratori di ricerca mentre la manica est (Lotto 1, frontale rispetto alla corte), sarà dedicata alle funzioni amministrative e ai servizi generali ospitando su tre piani fuori terra atrio, sala tesi/aula magna, bar, mensa, aule studio, biblioteca, depositi e laboratori. Il susseguirsi degli ambienti e dei laboratori, secondo un ordine preciso e prestabilito, deriva da una base che l’Università ha fornito e che è stata oggetto di studi, riunioni


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Kuma & Associates Europe

Archiloco Studio Associato

F&M Ingegneria

Anti-divo per eccellenza, Kengo Kuma è uno dei massimi esponenti dell’architettura contestuale: ogni suo atto progettuale si connota per il connubio con la natura, valorizzando le capacità artigianali e l’utilizzo di materiali naturali alle diverse scale. La sua opera combina tecniche e competenze tradizionali giapponesi con un’avanzata sperimentazione sui materiali. Nato nel 1954 a Yokohama, si laurea in architettura nel 1979 all’Università di Tokyo. Nel 1987 fonda lo Spatial Design Studio, oggi Kengo Kuma & Associates, e nel 2008 apre a Parigi Kuma & Associates Europe. Attualmente insegna alla Graduate School of Architecture dell’Università di Tokyo. Ampio il bagaglio di riconoscimenti ricevuti in questi anni. Tra i progetti più famosi l’Osservatorio Kiro-san (1994), la casa Water Glass (1995), l’Hiroshige Museum a Tokyo (2000), la Great Bamboo Wall House a Pechino (2002) e, più recente (2016), il centro multifunzionale dell’Epf di Losanna “Under one roof”. In Italia ha realizzato il gate di Casalgrande Padana e il progetto della nuova stazione della ferrovia Torino-Lione di Susa. Attualmente è impegnato nella costruzione del V&A Museum di Dundee in Scozia.

Alla fine degli anni Novanta i titolari dello studio, Silvano Bandolin e Laura Porporato, intraprendono un percorso di approfondimento dei temi legati alla sostenibilità ambientale ed energetica degli edifici, della valorizzazione delle fonti rinnovabili e dell’impiego di materiali naturali i cui esiti sono stati declinati nella realizzazione di edifici scolastici, prevalentemente rivolti all’infanzia, all’interno dei quali la componente tecnologica è stata enfatizzata e valorizzata anche a fini didattici. Anche in virtù di questa ricerca, il progetto della scuola elementare di Piobesi Torinese ha ricevuto diversi riconoscimenti: il premio Sostenibilità ambientale e sociale nel 2010; il premio dell’Ordine Architetti di Torino Architetture rivelate nel 2011 e, lo stesso anno, l’Energy Efficiency Award. Lo studio ha prodotto progetti pubblici e privati nei settori dell’edilizia scolastica, culturale, residenziale e dell’allestimento.

F&M Ingegneria è una società di progettazione fondata 35 anni fa. Lo staff è composto da designer, ingegneri e consulenti. Fornisce servizi di progettazione in campo infrastrutturale, ambientale, delle costruzioni e di gestione dei progetti. Opera in tutti i comparti delle costruzioni, dall’edilizia scolastica al residenziale, dai trasporti alle strutture sanitarie e sportive. Lavora anche nel settore retail, dove opera direttamente o con la controllata F&M Retail, con sede in Germania. Diverse sono le sedi della società in Italia (Mirano, Milano, Roma), in Europa (Colonia), in Medio Oriente (Dubai, Oman) ed Estremo Oriente (Pechino). Al progetto di Lodi ha lavorato l’ingegner Alessandro Bonaventura (nella foto), esperto in tecniche di project management. In F&M Ingegneria dal 1996, Bonaventura si occupa di gestione e direzione dei cantieri e coordinamento di progetti complessi. Insegna anche alla facoltà di architettura di Ferrara.

www.archiloco.it

www.fm-ingegneria.com

www.kkaa.co.jp

La planimetria del complesso e alcune foto di cantiere: la scelta dei progettisti si è orientata su tecnologie e materiali naturali e resistenti nel tempo: legno, pietra, metallo e vetro

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e approvazioni che hanno coinvolto nella progettazione anche il corpo docenti. La struttura, che poggia su fondazioni palificate, è costruita in prefabbricazione, con elementi in calcestruzzo realizzati in fabbrica e montati in cantiere. Particolare attenzione è stata posta, sia per le pareti esterne sia per le partizioni interne, al pacchetto di isolamento termo-acustico. I solai hanno una struttura alveolare, con luci da 7 a 15 metri, mentre la luce dell’edificio-ponte che collega le due maniche ha una lunghezza di 30 metri. Per quanto riguarda gli impianti, considerati i grandi volumi d’aria da trattare, il progetto ha posto attenzione alle differenti condizioni d’uso dei vari ambienti (aule didattiche, laboratori, uffici e ospedale veterinario), all’utilizzo di differenti fonti energetiche (geotermia e fotovoltaico) e a soluzioni impiantistiche differenziate (radiante a soffitto e a pavimento, ventilconvettori, pompe di calore)

Nei disegni e nelle foto, alcuni particolari costruttivi della veletta del primo piano, della scala di ingresso al piano terra, delle facciate e dei controsoffitti fonoassorbenti in legno disposti in verticale. Nel render, la biblioteca una volta ultimati i lavori (Kuma & Associates Europe)

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DURERÀ DIECI MESI LA QUARTA EDIZIONE DELLA POST GRADUATE SCHOOL FONDATA DA MARIO CUCINELLA. LO SCOPO? FORMARE I NEOLAUREATI E I PROFESSIONISTI PER AFFRONTARE IN MODO INNOVATIVO LE GRANDI SFIDE DEL FUTURO. NUMEROSI GLI ESPERTI CHIAMATI A COSTRUIRE UNA NUOVA GENERAZIONE DI PROGETTISTI

SOS, LA SCUOLA DI SOSTENIBILITÁ Ha aperto i battenti i primi giorni di ottobre la quarta edizione della SOS - School of Sustainability, la post-graduate school fondata da Mario Cucinella indirizzata alla formazione di professionisti nel campo della sostenibilità. Scopo del laboratorio di progettazione, nato dalla collaborazione tra lo studio di architettura MC A (Mario Cucinella Architects) e l’associazione non-profit Green Building Futures, preparare i neolaureati e i professionisti ad aff rontare le grandi sfide del futuro in modo creativo. SOS è aperta a progettisti operanti nei campi dell’architettura, dell’ingegneria e del design per apprendere le logiche e le tecniche utili a sviluppare progetti con un impatto positivo sulla società, l’economia e l’ambiente attraverso un modello di progettazione integrata, di pratica professionale e di ricerca innovative. Il corso 2017/18 si concentra su tre fi loni fondamentali: Architecture as a Social Business per rigenerare lo spazio urbano; Post Car-

bon Architecture, per progettare una nuova generazione di edifici; The Right to (Quality) Shelter, per promuovere lo sviluppo e la resilienza. Il lavoro condotto con gli studenti nel precedente anno accademico è sfociato in due importati progetti. Il primo, riguardante la ricostruzione post terremoto del comune di Camerino (vedi box), il secondo relativo alla cosiddetta “scuola ideale”, progetto condotto in collaborazione con il ministero dell’Università e della ricerca scientifica, che si è concretizzato nella progettazione partecipata di un edificio scolastico che sorgerà in una delle aree del Centro Italia colpite dal sisma del 2016. Parallelamente all’attività culturale e formativa della scuola, è in fase di costituzione e sviluppo SOS Consortium for Practice and Research, una piattaforma per lo scambio di conoscenze avanzate nel campo della sostenibilità aperta a professionisti, partner industriali, istituzioni e agenzie governative.

IL FUTURO DI CAMERINO A oltre un anno dal terremoto che ha colpito il Centro Italia, il comune di Camerino ha presentato il Documento strategico di linee guida per la ricostruzione post-sisma della città e dei suoi territori. Il documento è stato sviluppato da Mario Cucinella Architects con la Sos, School of Sustainability, a conclusione dell’attività di progettazione partecipata iniziata lo scorso mese di maggio con il motto “Ricostruzione è partecipazione”. Negli scorsi mesi l’architetto bolognese e i suoi allievi hanno lavorato a stretto contatto con le istituzioni e la comunità locale per formulare la proposta che è stata poi presentata lo scorso 31 ottobre. Ri-abitare i luoghi e valorizzare la memoria storica e affettiva del patrimonio locale di cui gli abitanti sono portatori e testimoni, garantire il senso di sicurezza intervenendo sulla vulnerabilità sociale e ambientale, promuovere un processo di ricostruzione partecipato al fine di avvicinare il futuro possibile e desiderabile. Questi alcuni dei principi fondanti della strategia calata nel territorio di Camerino, principi che sono emersi nei laboratori mirati. Il nucleo storico di Camerino sarà al centro della ricostruzione: la strategia messa a punto nelle linee guida punta infatti alla sua rapida riapertura attraverso il meccanismo delle unità urbane, che supera il concetto delle unità minime di intervento. L’obiettivo è proporre un programma capace di connettere in modo graduale porzioni di centro storico attraverso meccanismi di fruibilità, anche temporanea, degli spazi urbani della città.

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MACQUARIE UNIVERSITY, SYDNEY

LEGNO AUSTRALIANO Nella progettazione del nuovo incubatore dell’Università di Sidney il compito era chiaro: realizzare un luogo di qualità, flessibile nel tempo, trasferibile in altro luogo, da costruire in breve tempo, attento all’ambiente. Progetto studio Architectus Nelle foto, gli esterni della Macquarie University di Sydney. È un incubatore di ricerca per favorire il trasferimento tecnologico attraverso il sostegno delle imprese private. Il progetto è dello studio australiano Architectus (foto, Brett Boardman)

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L’edificio realizzato dalla Macquarie University di Sydney, università di alto livello inserita nel quartiere terziario di Macquarie Park-North Ryde della città australiana, è un incubatore di ricerca che punta a innovare il trasferimento tecnologico attraverso la collaborazione e il sostegno delle imprese private con l’istituzione universitaria. Un luogo ideale per sviluppare nuove idee e attività imprenditoriali.

Il progetto è di Architectus, studio di progettazione con diverse sedi in Australia e Nuova Zelanda: il ruolo di capo progetto è stato affidato all’architetto Luke Johnson. Il compito che la Macquarie University aveva affidato a Johnson era chiaro: realizzare un edificio che rispondesse nel tempo alle mutevoli esigenze di studenti e docenti, che fosse facilmente trasferibile e che potesse essere costruito in tempi brevi.

La scelta dei progettisti si è subito orientata verso il legno come materiale da costruzione, per le sue qualità intrinseche, i tempi rapidi di assemblaggio e la facilità di smontaggio e trasferimento in un altro luogo. Altra caratteristica costruttiva dell’incubatore è stata la realizzazione in prefabbricazione della maggior parte dei componenti, proprio per venire incontro alle esigenze di rapidità di realizzazione collegate alla ga-


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EXISTING BUILDING Y3A "FACULTY OF ARTS"

UNIVER SITY AV

HAN DEN FEL DA VEN

UE

Scale: 1:200 @ A1 1:400 @ A3

0

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SITE PLAN

ranzia di continuità dell’attività accademica. In soli cinque mesi dall’avvio dei lavori l’edificio è stato completato. I progettisti sono anche riusciti nell’intento di utilizzare, insieme al legno, materiali naturali come il sughero creando spazi tattili e gradevoli per studenti e docenti. Diversi i tipi di prefabbricazione in legno adottati: lamellare per la realizzazione della trama strutturale del soffitto; laminato impiallacciato; pilastri in X-lam disposti in diagonale; oltre a legno duro di sughero per i pavimenti e, infine, compensato per le pareti esterne. Con la collaborazione di imprese specializzate, i materiali utilizzati per la realizzazione dell’incubatore hanno anche permesso di sperimentare un approccio di progettaScale: 1:125 @ A1 1:250 @ A3

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GROUND FLOOR

Planimetrie del complesso universitario. L’esigenza dell’università australiana era realizzare un edificio adattabile nel tempo e in base alle esigenze, trasferibile e realizzabile in tempi brevi (foto, Brett Boardman)

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ENUE


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Architectus

CONSTRUCTION METHODOLOGY

Nel disegno, la composizione degli elementi strutturali e impiantistici dell’edificio. Diversi i tipi di legno utilizzati per la realizzazione del complesso universitario (foto @Brett Boardman)

208 PHOTOVOLTAIC SOLAR PANELS INSTALLED PROUD OF THE METAL DECK ROOF.

CONSTRUCTION METHODOLOGY 22 CROSS LAMINATED TIMBER (CLT) AND TIMBER GLULAM ROOF CASSETTES. TIMBER CASSETTES WERE FACTORY PRE-FABRICATED.

208 PHOTOVOLTAIC SOLAR PANELS INSTALLED PROUD OF THE METAL DECK ROOF.

Studio internazionale di architettura con sedi in Australia a Adelaide, Brisbane, Melbourne e Sydney e in Nuova Zelanda a Auckland e Christchurch. Complessivamente vi lavorano 350 tra architetti, interior designer, urbanisti e pianificatori. Lo studio ha ricevuto più di 100 riconoscimenti nazionali e internazionali, come per il progetto della torre per uffici 1 Bligh Street di Sydney (2011, con Ingenhoven Architects) premiata dal Ctbuh come Best Tall Building - Asia & Australasia region nel 2012 e l’International High Rise Award di Francoforte nello stesso anno. Partner dello studio con Patrick Clifford, Elizabeth Watson-Brown e James Jones, Luke Johnson (nella foto) è il direttore dell’ufficio di Sydney. www.architectus.com.au

22 CROSS LAMINATED TIMBER (CLT) AND TIMBER GLULAM ROOF CASSETTES. CASSETTES WERE FACTORY INSTALLATION OFTIMBER FACTORY PRE-FABRICATED ROOF CASSETTES PRE-FABRICATED. INCLUDING TIMBER GLULAM BEAMS, CROSS LAMINATED TIMBER (CLT) DIAPHRAGM CEILINGS. LIGHTS AND SERVICES WERE PRE-INSTALLED WITHIN THE TIMBER STRUCTURE.

INSTALLATION OF FACTORY PRE-FABRICATED ROOF CASSETTES INCLUDING TIMBER GLULAM BEAMS, CROSS LAMINATED TIMBER (CLT) DIAPHRAGM CEILINGS. LIGHTS AND SERVICES WERE 41 AUSTRALIAN HARDWOOD “V” GLULAM COLUMNS. THE “V” PRE-INSTALLED WITHIN THE STRUCTURE. COLUMNS ARE CONNECTED TO TIMBER THE PRIMARY STRUCTURE BY STEEL FLITCH PLATES AND STEEL FIXINGS, WHICH ARE ROUTED AND CONCEALED INTO THE CONNECTING STRUCTURAL MEMBERS.

41 AUSTRALIAN HARDWOOD “V” GLULAM COLUMNS. THE “V” COLUMNS ARE CONNECTED TO THE PRIMARY STRUCTURE BY STEEL FLITCH PLATES AND STEEL FIXINGS, WHICH ARE ROUTED AND CONCEALED INTO THE CONNECTING STRUCTURAL INSTALLATION OF FACTORY PRE-FABRICATED FACADE + GLAZING MEMBERS.

PANELS. THE FAÇADE CONSISTS OF 72 INDIVIDUAL FAÇADE MODULES WITH A LARGE MAJORITY BEING UNIQUE.

INSTALLATION OF FACTORY PRE-FABRICATED FACADE + GLAZING PANELS. THE FAÇADE CONSISTS OF 72 INDIVIDUAL FAÇADE MODULES WITH A LARGE MAJORITY BEING UNIQUE.

52 FACTORY PREFABRICATED STRUCTURAL TIMBER FLOOR CASSETTES.

52 FACTORY PREFABRICATED STRUCTURAL TIMBER FLOOR CASSETTES.

STRUCTURAL CASSETTE FLOOR SYSTEM INSTALLED ON THE STEEL SCREW PILE FOOTING SYSTEM. THE ACCESS FLOOR SYSTEM ABOVE THE STRUCTURAL FLOOR CONSISTS OF CORK FLOORING BONDED TO A SUBSTRATE WHICH SITS ON ADJUSTABLE STEEL PEDESTALS. THE ACCESS FLOOR ALLOWS FOR RETICULATION OF SERVICES AND ADAPTABILITY OF THE INTERIOR SPACES. MEETING ROOMS

STRUCTURAL CASSETTE FLOOR SYSTEM INSTALLED ON THE STEEL SCREW PILE FOOTING SYSTEM. THE ACCESS FLOOR SYSTEM ABOVE THE STRUCTURAL FLOOR CONSISTS OF CORK

FLOORING BONDED TO A SUBSTRATE WHICH SITS ON AMENITIES

ADJUSTABLE STEEL PEDESTALS. THE ACCESS FLOOR ALLOWS FOR RETICULATION OF SERVICES AND ADAPTABILITY OF THE

MEETING ROOMS INTERIOR SPACES. MEETING ROOMS

zione innovativa per l’eventuale trasferimento dell’edificio stesso in altra sede. Dal punto di vista funzionale, l’edificio è stato concepito come un doppio padiglione, ogni ambiente con un proprio lay-out interno capace di garantire la flessibilità futura e lo svolgimento delle attività di imprese in fase di start-up. Uno degli input progettuali riguardava infatti le nuove imprese, con la duplice esigenza di privacy da un lato e di possibilità di collaborazione e di interazione tra loro e con gli studenti e i docenti dall’altro. Allo scopo sono stati creati spazi aperti, aree per la pausa e sale per riunioni private. L’incubatore ha puntato anche sulla sostenibilità, sposando i principi dell’edilizia passiva: tamponamenti con pannelli predisposti per la ventilazione naturale, copertura a sbalzo per la protezione solare, pannelli fotovoltaici in copertura per la produzione di energia elettrica, raccolta separata delle acque piovane dal tetto e loro riutilizzo per l’irrigazione delle aree verdi, monitoraggio dei consumi energetici dell’edificio

AMENITIES

SITE PREPARATION MEETING ROOMS

SITE PREPARATION

SCHEDA Realizzazione The Incubator Committente Macquarie University Località Sydney, Australia Progettazione architettonica Architectus Capoprogetto Luke Johnson Fotografie Brett Boardman

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grande

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COMPLESSO SCOLASTICO MAZZACURATI AL CORVIALE, ROMA

SCUOLE E PERIFERIE Previsto fin dall’inizio nel progetto di Mario Fiorentino, il complesso scolastico del Corviale viene realizzato a fine anni Ottanta, ma presto subisce un repentino degrado restando funzionante solo in parte. Oggi il progetto di trasformazione radicale a opera di Tstudio di Guendalina Salimei Sopra il titolo, render del plesso scolastico Mazzacurati una volta completato l’intervento di riqualificazione che prevede anche la realizzazione di un tetto verde. Sullo sfondo il complesso del Corviale. Pagina di destra, dettaglio della sovrastruttura leggera che caratterizza l’area del teatro e, sotto, fotoinserimento del progetto nell’area di intervento (foto, render e disegni ©Tstudio).

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II Corviale è un Piano di edilizia pubblica residenziale progettato e costruito alla periferia di Roma da Mario Fiorentino tra il 1967 e il 1970, che comprende un edificio lungo un chilometro per nove piani di altezza e una serie di servizi di quartiere in prossimità dell’edificio stesso. Concepito contro il costruire dilatato nel territorio e pensato come una macchina per abitare in grado di accogliere circa ottomila abitanti, il progetto era un sistema integrato tra i bisogni dell’abitare e i servizi pubblici per il quartiere. All’interno del piano, infatti, si trovano due strutture edilizie di servizi molto simili, che sono rispettivamente un centro culturale-biblioteca e una struttura scolastica. La struttura scolastica, un capannone largo quasi trenta metri, costruita solo a fine anni Ottanta, subisce un progressivo degrado e già all’inizio del Duemila ha bisogno di una

riorganizzazione. L’occasione si presenta all’indomani della decisione dell’amministrazione di procedere alla messa a norma dell’edificio, che diventa la spinta per realizzare una struttura totalmente nuova, attraverso un’azione partecipata di tutti gli attori coinvolti: il gruppo di progettazione, l’amministrazione comunale, il corpo docente, gli alunni stessi e gli abitanti del quartiere. Il progetto di trasformazione del complesso scolastico prevede una completa ristrutturazione dell’immobile che avviene attraverso una serie d’interventi volti in pari modo a ridare maggiore funzionalità alla scuola, con una forte attenzione al risparmio energetico, e a imprimere al complesso una nuova vita in termini spaziali, tipologici e strategici per il quartiere. Il progetto interviene sulla struttura esistente utilizzando la possibilità offerta dal

sistema costruttivo di prefabbricazione per compiere una serie d’interventi radicali quali la sottrazione e lo spostamento di alcune parti, l’ampliamento di altre e più in generale una completa riqualificazione. Gli interventi previsti riguardano la sottrazione di parti del solaio di copertura per creare un patio interno al posto dell’attuale area di gioco al fine di migliorare l’illuminazione e la ventilazione del corpo di fabbrica, la completa riorganizzazione di una parte del corpo centrale al fine di introdurre un teatro con circa 200 posti, la costruzione di un nuovo corpo di fabbrica da adibire a laboratori, la riqualificazione completa degli spazi di connessione interni come luoghi di socializzazione, la riorganizzazione delle varie sezioni, dell’area della mensa e dei servizi annessi alla palestra, l’inserimento di un micro-nido, la valorizzazione delle facciate con l’introduzione di nuovi involucri e


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di piccole micro-serre e, infine, la riqualificazione del giardino di pertinenza con aree per il gioco, lo sport, la didattica all’aperto e la coltivazione a orto. La creazione di uno spazio aperto verde centrale, mediante la parziale demolizione della copertura dell’atrio, ha lo scopo di trasformare l’area dall’attuale cassa di risonanza acustica in luogo piacevole da utilizzare come punto di ritrovo e gioco all’aperto e di migliorare le prestazioni bioclimatiche dell’edificio stesso. Grandi pareti vetrate rendono inoltre più luminosi e gradevoli molti spazi che vi si affacciano quali la mensa, la scuola materna, l’atrio e il corridoio della scuola media. La riorganizzazione della scuola si basa sulla creazione di spazi di socializzazione: i percorsi, la rampa, i gradoni diventano altrettanti punti di incontro per persone con interessi comuni.

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Le sezioni e l’esploso assonometrico illustrano gli interventi di trasformazione volti a rendere il capannone della fine degli anni Ottanta un luogo gradevole di incontro e di socialità, in primo luogo la creazione del patio (foto poagina di destra in basso) in luogo dell’atrio che funge piuttosto da cassa di risonanza e la realizzazione dell’aula magna/teatro (render alla pagina di destra in alto) aperto anche agli abitanti del quartiere. In basso, pianta e funzioni del plesso scolastico. Disegni, render e foto ©Tstudio).

SCHEDA Realizzazione Riqualificazione e ampliamento di un complesso scolastico, teatro di quartiere e parco

Località Roma, Corviale, via Mazzacurati Committente Comune di Roma Progettazione archittetonica T-Studio Serramenti Schüco PWS

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Guendalina Salimei | Tstudio Guendalina Salimei, architetto e docente all’università Sapienza di Roma, fonda il Tstudio. La ricerca dello studio trova uno specifico campo d’interesse nell’indagine delle relazioni complesse che si instaurano tra le metodologie progettuali e le modalità d’intervento nell’ambiente costruito e naturale. Tra i principali progetti realizzati e in corso di realizzazione: il Museo d’arte contemporanea dell’ex Annunziata a Foligno; il centro servizi al porto di Taranto; gli alloggi ecosostenibili per l’ATER a Roma e Ceccano; l’Auditorium della Tecnica, ristorante Canova, plesso Mazzacurati e il IV piano al Corviale a Roma; il porto monumentale a Napoli; via Sparano a Bari; i cimiteri a Napoli e Frascati; USTH e Dao Viet città ecosostenibile ad Hanoi. La sua attività progettuale ha avuto importanti riconoscimenti a livello nazionale e internazionale e i suoi progetti sono stati esposti in Italia e all’estero. www.tstudio.net

Sul piano tipologico, il corridoio diventa la spina dell’intervento che raccoglie tutti gli altri spazi, una sorta di arteria adibita alle attività comuni organizzate con pareti attrezzate: bacheche-vetrine dove gli studenti possono esporre quanto realizzato in classe. Le singole classi si arricchiscono di altri spazi all’esterno, che insieme ai laboratori compongono una varietà di luoghi dove stare: le aule all’aperto, il corridoio-strada che si fa percorso espositivo, la piazza interna a doppia altezza dell’atrio, le aree all’aperto per rappresentazioni e spazi più raccolti per attività da svolgere in piccoli gruppi. Il complesso scolastico è circondato da un parco-giardino che viene completamente riorganizzato. Quest’area verde, oltre a proteggere gli edifici, li arricchisce di molteplici spazi vivendo di un intenso rapporto con il paesaggio circostante. Il giardino è organizzato attraverso una serie di ambiti spaziali che possono essere utilizzati per diverse attività: alcuni più attrezzati formano un leggero invaso spaziale caratterizzato da lievi gradoni, che può ospitare spettacoli e rappresentazioni; altri, nei periodi di bella stagione, diventano stanze a cielo aperto. Il parco-giardino diventa così un’estensione dello spazio della scuola e le caratteristiche naturali e urbane del territorio circostante materia di apprendimento da valorizzare. Guendalina Salimei

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NUOVO EDIFICIO SCOLASTICO, CUSINATI DI SAN PIETRO, VICENZA

QUALITÀ LOW COST Anche nei piccoli comuni si può fare edilizia scolastica di qualità e attenta al risparmio energetico. Il caso del complesso scolastico Marco Polo di Rosà, in provincia di Vicenza, dotato di un sistema automatizzato di gestione e manutenzione semplificata dell’edificio. Progetto di Mirko Campagnolo Il precario stato di salute degli edifici scolastici pubblici in Italia è più che noto. Una condizione preoccupante, dalla quale si potrà uscire solo con un forte impegno delle istituzioni pubbliche e con il sostegno di risorse certe nel tempo ma anche con progetti capaci di tenere conto dell’innovazione nei materiali e nelle soluzioni per realizzare edifici adeguati alla domanda, condizionata da una demografia mutevole, e con una qualità funzionale a costi contenuti. Da questo punto di vista è significativo il caso di Rosà, comune in provincia di Vicenza, dove in due piccole frazioni del paese esistevano altrettanti edifici scolastici, datati e inadeguati da diversi punti di vista. Una duplicazione che, tra l’altro, pesava sui costi di gestione e di manutenzione, a causa degli elevati consumi energetici connessi alla vetustà degli impianti. Per far fronte a questi problemi, l’amministrazione comunale ha identificato nell’area di Cusinati di San Pietro, una località [ 74 ]

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Mirko Campagnolo Architetto, si è laureato allo Iuav di Venezia nel 1994 e attualmente è dirigente a contratto dell’area tecnica del comune di Rosà. Svolge attività libero professionale. Tra le realizzazioni più significative, la progettazione e la direzione lavori di piazza Cusinati, del centro diurno anziani e della scuola materna statale di Rosà, quest’ultimo lavoro in collaborazione con Mario Botta. È componente della commissione di valutazione di impatto ambientale della regione Veneto.

COPERTURA IN ALLUMINIO PREVERNICIATO, TIPO RIVERCLACK O EQUIVALENTE, COLORE A SCELTA DELLA DD.LL. GUAINA IMPERMEABILIZZANTEBITUMINOSA sp. 4 mm TAVOLATO IN LEGNO sp. 2,5 cm, CON INCASTRO MASCHIO/FEMMINA DOPPIO STRATO ISOLANTE sp. 8+8 cm CON DOPPIO STRATO INCROCIATO DI MORALI IN LEGNO 8x6 cm (hxl), INTERASSE 120 mm FISSATI CON VITI ALLA CAPPA SOTTOSTANTE CAPPA IN C.A., sp. 5 cm, ARMATA CON RETE ELETTROSALDATA Ø8 20x20 cm MASSETTO ALLEGGERITO DI PENDENZA, sp. medio 30 cm

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ERACLIT. sp. 6 cm MASSETTO SABBIA CEMENTO PER PENDENZA CANALI DI GRONDA, sp. minimo 4 cm, PENDENZA E SCARICHI REALIZZATI SECONDO INDICAZIONI DELLA DD.LL. ERACLIT. sp. 6 cm

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baricentrica rispetto alle due frazioni, il luogo ideale per realizzare la nuova scuola, che è oggi composta di due sezioni e dieci classi, oltre a laboratori, biblioteca, mensa scolastica e sala polifunzionale per l’utilizzo extra scolastico. Il progetto è stato affidato all’architetto Mirko Campagnolo, responsabile dell’ufficio tecnico comunale. L’edificio, con copertura a falde, è dotato di grandi vetrate che affacciano sul verde circostante e, per garantire il comfort interno e ridurre i consumi energetici, di ampi porticati schermanti e di tecnologie all’avanguardia nell’ambito della building automation. L’obiettivo del progetto consisteva nella creazione di un’infrastruttura dalla gestione e manutenzione semplificata, che potesse essere affidata sia al personale scolastico sia alla società di manutenzione, da gestire sul posto ma anche da remoto. Il progetto ha previsto la realizzazione di un involucro edilizio fortemente isolato e di

SEZIONE

SCOSSALINA IN LAMIERA DI ALLUMINIO PREVERNICIATO, COLORE A SCELTA DELLA D.LL. sp. 10/10 mm, sv. 80 cm CON GOCCIOLATOI

SOLAIO PREDALLE 4+24+5 cm

Corridoio

+80.60 m q.p.f. (+0.00)

Alcune immagini cdella nuova scuola media di Rosà e, accanto, una sezione che illustra larga parte degli accorgimenti adottati dal punto di vista dell’efficienza e dell’isolamento termico.

RIVESTIMENTO CANALE DI GRONDA CON LAMIERA DI ALLUMINIO PREVERNICIATO, COLORE A SCELTA DELLA D.LL. sp. 10/10 mm, sv. 80 cm

RIVESTIMENTO "A CAPPOTTO" sp. 12 cm

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Aula

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DA CONTABILIZZARE COME MURATURA IN ELEVAZIONE CON DETRAZIONE DEI FORI

- PAVIMENTO IN GRES FOTOCATALITICO sp. 15 mm - MASSETTO SABBIA- CEMENTO sp. 50 mm - SERPENTINE RISCALDAMENTO A PAVIMENTO sp. 25 mm - FOGLIO POLIETILENE sp. 3 mm - ISOLANTE ALTA DENSITA' sp. 60 mm - FOGLIO POLIETILENE sp. 2 mm - GUAINA BITUMINOSA ANTIUMIDITA' E ANTIRADON TIPO SICURBAR O EQUIVALENTE, sp. 4 mm - MASSETTO ALLEGGERITO sp.21 cm - CAPPA IN C.A. sp. 12 cm, ARMATA CON DOPPIA RETE ELETTROSALDATA Ø8 20x20 cm - STRATO DI STABILIZZATO sp. 5 cm

-33,5 cm q.p.g. -45,50 cm

CONTROSOFFITTO IN CORRIDOIO CON ALTEZZA 300 cm RIBASSAMENTO CONTROSOFFITTO CON ALTEZZA 280 cm

-2 cm q.p.f. -5,5 cm q.p.f. 150 162

MASSETTO IN C.A. ARMATO CON RETE ELETTR. Ø8 20x20 cm DA CONTABILIZZARE COME MURATURA IN ELEVAZIONE

+78.80 m quota fondazioni +78.70 m quota magrone

MAGRONE sp. 10 cm. LA DDLL PUO' PREVEDERE, DURANTE I LAVORI, AUMENTARNE LO SPESSORE

un impianto di riscaldamento a pavimento (alimentato da una pompa di calore ad alta efficienza), l’installazione di pannelli solari per la produzione di Acs e fotovoltaici in copertura, la costruzione di una copertura in legno lamellare e pannelli in legno fonoassorbenti, la realizzazione di un edificio dove fosse possibile massimizzare l’apporto di luce naturale. Un aspetto, quest’ultimo, delicato nella progettazione degli edifici scolastici: da un lato è infatti necessario garantire livelli di luminanza adeguati, dall’altro occorre evitare inutili sprechi della luce artificiale. È stato per questo predisposto un sensore di luminosità in ogni singola aula: in tal modo l’accensione e lo spegnimento delle luci sono regolate in automatico. Parallelamente, si è agito sul fronte dell’automazione per quanto riguarda l’apertura e la chiusura degli schermi frangisole. Anche per l’impianto di riscaldamento il progetto ha fatto ricorso alla tecnologia: mediante un soft ware di facile utilizzo, la

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temperatura viene oggi gestita in telecontrollo dall’ufficio tecnico del comune, consentendo agli insegnanti solo una limitata discrezionalità circa il livello di temperature da incrementare. Sempre con un software dedicato oggi è possibile gestire l’impiantistica anche all’interno della palestra scolastica, che viene utilizzata sia in orario scolastico che extrascolastico. Per quanto riguarda la sicurezza al di fuori dagli orari di utilizzo della scuola, è stato scelto un sistema di allarme in grado di allertare le forze dell’ordine e l’istituto di vigilanza. Il tutto completato dalla predisposizione, nei punti di passaggio obbligati, di 14 telecamere di videosorveglianza su rete coassiale. L’impianto è così in grado di monitorare, negli orari di chiusura, tutti i movimenti all’interno dei tremila metri quadrati del complesso scolastico. Il controllo da remoto degli ambienti scolastici è un altro tema sensibile: nella scuola [ 76 ]

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sono infatti presenti lavoratori e minori. La programmazione software ha offerto una risposta anche alle esigenze di privacy: l’accensione delle telecamere, infatti, viene impostata da remoto e solo negli orari di chiusura della scuola. Un accorgimento che coniuga il rispetto delle esigenze di privacy con la protezione degli ambienti. Per garantire la sicurezza, il controllo degli accessi viene regolato attraverso badge: in questo modo le singole chiavi, programmabili direttamente dal personale comunale, abilitano l’accesso nei soli orari e giorni prestabiliti. La realizzazione dell’intero edificio scolastico, che con un consumo di 65 kW/mq/ anno è in classe energetica A2, è stata completa in poco più di un anno. La conformazione architettonica del complesso permette un possibile futuro ampliamento, utile per accogliere una terza sezione (cinque nuove aule)

SCHEDA Località Cusinati di San Pietro, Rosà, Vicenza Committente Comune di Rosà Realizzazione Nuovo Polo scolastico Marco Polo

Funzioni Dieci nuove sezioni, laboratori, biblioteca, mensa scolastica e sala polifunzionale

Progetto architettonico e direzione lavori Mirko Campagnolo e Davide Baggio

Progetto strutturale Giampietro Bernardi Realizzazione delle opere a verde Greenmaster Impresa esecutrice Nico Vardanega Costruzioni Progettazione impianti elettrici Farina Engineering, Bassano del Grappa

Esecuzione degli impianti elettrici Fabbian Impianti, Piove di Sacco

Dotazioni impiantistiche BTicino

Sopra, pianta del piano terra della scuola. Nelle foto, una delle lavagne Lim in dotazione alle aule scolastiche e una vista della plaestra adiacente alla scuola.


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LA SCUOLA DI ROSÀ È UN ESEMPIO DI COME LE TECNOLOGIE DI AUTOMAZIONE DELL’EDIFICIO E LA PROGETTAZIONE POSSONO COOPERARE PER MIGLIORARE L’EFFICIENZA E CONTENERE I COSTI

SCHEDA TECNICA Fornitori BTicino Quadri elettrici MAS Serie civile Matix Web Server 454 Centrale di termoregolazione 3550 con software TiThermo

Controllo accessi Las badge manager Controllo carichi MyHome Cablaggio strutturato Btnet Gestione illuminazione Ligthing Management Controllo da remoto MhVisual con sinottico su PC

Canalizzazioni metalliche F31 Legrand

BUILDING AUTOMATION CON BTICINO

LA TECNOLOGIA IN AIUTO AL PROGETTO Uno dei temi progettuali della scuola di Rosà ha riguardato il contenimento dei costi di costruzione, da mantenere al di sotto dei mille euro al metro quadrato. Una limitazione che ha imposto scelte coraggiose, ad esempio, nella scelta degli impianti. Scelte orientate a garantire una gestione e una manutenzione semplificate. La risposta a queste esigenze è arrivata dai sistemi di building automation firmati BTicino e basati sulla tecnologia MyHome, che coniuga affidabilità e semplicità nella gestione quotidiana. Per garantire livelli di illuminazione adeguata delle aule e contemporaneamente il controllo sui consumi, sono stati installati sensori di luminosità in ogni aula per regolare automaticamente l’accensione e lo spegnimento delle luci (tutte a Led). L’intelligenza del sistema MyHome consente comunque di variare manualmente la luce per specifiche attività didattiche o intervenire per regolare la chiusura delle barriere frangisole motorizzate. In ogni caso, le luci vengono spente automaticamente quando il sensore rilava l’assenza di persone all’interno dell’aula. Uno dei punti deboli nella gestione dei consumi di una scuola è rappresentato dall’impianto di riscaldamento e dalla alte temperature all’interno delle aule. Anche in questo caso la tecnologia è venuta in soccorso, prima alla progettazione e successivamente alla realizzazione, attraverso il telecontrollo gestito dall’ufficio tecnico del Comune, che permette di definire l’accessione e lo spegnimento dell’impianto in relazione alle differenti esigenze. La flessibilità e la facilità di utilizzo del software TiThermo si è

rivelata fondamentale anche nella gestione dell’impiantistica all’interno della palestra in relazione agli usi scolastici ed extrascolastici, gestione effettuata sempre dall’ufficio tecnico del Comune. Sul fronte della sicurezza e della prevenzione dagli atti vandalici il sistema d’allarme BTicino installato nella scuola è in grado di allertare le forze dell’ordine; un sistema completato dall’installazione di 14 telecamere di videosorveglianza su rete coassiale. Anche in questo caso la programmazione software ha offerto una risposta alle esigenze di privacy: l’accensione delle telecamere, infatti, viene impostata da remoto ed è possibile solo negli orari di chiusura della scuola. Per garantire la sicurezza, il controllo degli accessi viene regolato attraverso il sistema Las badge manager di Legrand, basato su tecnologia Rfid. In questo modo le singole chiavi, programmabili direttamente dal personale del Comune, abilitano l’accesso negli orari e nei giorni prestabiliti. Al di fuori di questi, il possessore della tessera Rfid non può aprire le porte. Un accorgimento che evita la proliferazione e la duplicazione non autorizzate delle chiavi di accesso. Per quanto riguarda la fornitura e l’istallazione della componentistica (dotazioni di sicurezza, canaline, sensori, software di controllo...), il ricorso a un unico operatore ha facilitato le operazioni e accorciato i tempi di realizzazione.

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LA SCUOLA MEDIA DI ISOLA VICENTINA

NUOVA EDILIZIA SCOLASTICA Efficienza, sicurezza, durabilità sono i tre criteri-guida per la progettazione di nuovi edifici scolastici a costi contenuti. Il caso del comune del vicentino, con l’adozione di blocchi di calcestruzzo cellulare Ytong che alla leggerezza uniscono elevate qualità di isolamento termo-acustico

Nella progettazione dell’edificio scolastico sono state privilegiate scelte architettoniche che garantissero la funzionalità degli spazi e l’efficienza energetica.

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Rispetto a vent’anni fa, a scuola si trascorre più tempo ed è aumentata la necessità di spazi diversi, in aggiunta alle tradizionali aule, per favorire forme di apprendimento multidisciplinari. Le nuove scuole richiedono dunque ambienti di qualità, sicuri, luminosi e confortevoli. Dal punto di vista dei bilanci pubblici è indispensabile invece individuare soluzioni e materiali efficaci, in grado di durare nel tempo e di abbattere i costi di gestione, in primo luogo le bollette energetiche. Per la realizzazione della scuola secondaria di primo grado Galileo Galilei di Isola Vicentina, il progetto dello studio Teco+Partner di Bologna ha puntato su sistemi costruttivi in calcestruzzo cellulare Ytong. Prodotti scel-

ti per la loro leggerezza, salubrità, efficienza energetica e resistenza, che hanno permesso di realizzare un edificio con pareti omogenee, traspiranti, resistenti al fuoco e isolate dal punto di vista termico e acustico. La Galileo Galilei è stata progettata tenendo conto dei requisiti di funzionalità e di illuminazione necessari per un’edilizia scolastica di qualità, e dal punto di vista architettonico si caratterizza per il contrasto tra le forme squadrate dei padiglioni e il profilo dinamico della copertura inclinata che segnala l’ingresso. I quattro blocchi funzionali – che accolgono le aule, gli spazi comuni, gli uffici amministrativi e i locali di servizio – sono dislocati a crociera e convergono nel nodo centrale costituito dall’ampio atrio multifunzionale, su cui è stata realizzata una particolare copertura inclinata con andamenti curvi sia in senso longitudinale che trasversale. L’atrio centrale crea una grande suggestione per la doppia altezza del solaio, la grande lumino-

sità favorita dalle ampie vetrate e dai lucernari, l’andamento obliquo della copertura che raggiunge un’ampiezza di 15 metri e uno sbalzo di 6 metri. L’insieme è calibrato sull’interpretazione funzionale delle attività scolastiche, in chiave di efficienza, semplicità e dinamicità, che sono poi gli stessi paradigmi sui quali si è riflettuto anche per la scelta dei materiali per la realizzazione delle murature. La doppia altezza dell’atrio poneva l’esigenza di realizzare grandi tamponamenti esterni con diverse esposizioni, che fossero in grado di raggiungere i valori di isolamento utili a perseguire gli obiettivi energetici di progetto. Poiché le performance energetiche auspicate implicavano il ricorso a differenti tipologie di materiali isolanti sia dal punto di vista termico che acustico, la scelta dei blocchi Ytong ha semplificato la stratigrafia delle pareti con l’impiego di un unico prodotto razionalizzando altresì le fasi di progettazione, costruzione e gestione dell’edificio.


› SCUOLE E UNIVERSITÀ SCHEDA Realizzazione Scuola secondaria di primo grado Località Isola Vicentina, zona Vallorcola, Vicenza Committente Comune di Isola Vicentina Progettazione architettonica Studio Teco+Partner, Bologna

Consulenti Arch. Giovanna Ruggieri e Nier Ingegneria

Slp 2.870 mq Impresa di costruzioni Parpajola SpA, Padova Pareti di Tamponamento Ytong - Xella Italia Srl

Le forme squadrate dei padiglioni contrastano con il profilo dinamico della grande copertura. Sotto, l’ampio atrio centrale a doppia altezza.

Per la costruzione delle pareti sono stati impiegati 825 mq di blocchi Ytong da 40 centimetri di spessore e 253 mq di Ytong da 30 centimetri per un totale di circa 1.080 mq di murature in calcestruzzo aerato autoclavato, ecocompatibile in quanto prodotto con l’impiego di materie prime naturali. Le pareti esterne sono state realizzate con Ytong di 40 centimetri di spessore (conduttività termica λ= 0,103 W/mK e densità 350) ottenendo una trasmittanza della parete, comprensiva di intonaco, di 0,2 W/m2K senza dover fare ricorso a ulteriori materiali isolanti. L’indice di prestazione energetica globale dell’edificio (EPg) è di 18,49 kWh/m3 anno, corrispondente alla classe C. Per la sola climatizzazione invernale l’indice di prestazione energetica (EPi) è di 15,11 kWh/m3 anno. I sistemi Ytong sono dotati di dichiarazione di prestazione Dop e marcatura CE conformi alla norma Uni En 771-4, sono a basso impatto ambientale e sono esenti da emissioni nocive. Tutti i prodotti Ytong sono di Euroclasse A1 con elevata resistenza e reazione al fuoco

MATERIALI BLOCCHI IN CALCESTRUZZO LEGGERI, SALUBRI, RESISTENTI PER LA COSTRUZIONE DELLE PARETI DELL’EDIFICIO SONO STATI IMPIEGATI 825 METRI QUADRATI DI BLOCCHI YTONG DA 40 CENTIMETRI E 253 METRI QUADRATI DI YTONG DA 30 CENTIMETRI PER UN TOTALE DI CIRCA 1.080 METRI QUADRATI DI MURATURE IN CALCESTRUZZO AERATO AUTOCLAVATO, ECOCOMPATIBILE IN QUANTO PRODOTTO CON L’IMPIEGO DI MATERIE PRIME NATURALI.

I prodotti Ytong si caratterizzano per ottima maneggevolezza e lavorabilità in cantiere, assicurando quindi rapidità di posa e ottimizzazione dei costi di costruzione.

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NUOVA MATERNA INFANTILE A BAGNOLO MELLA, BRESCIA

LA SCUOLA A COLORI Il progetto dello studio Nuova Tecnologia di Simone Firmo punta sulla riconoscibilità degli spazi attraverso il colore e sulla qualità degli ambienti con l’utilizzo del legno. Il nuovo edificio è il risultato di un lavoro collegiale di architetti, ingegneri e psicologi.

In alto e nel prospetto sotto: separati per funzioni e identificati con colori brillanti, i diversi corpi della scuola materna si aprono a semicerchio sul giardino.

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Il colore come riconoscimento e percorso; la luce del sole come fonte principale di illuminazione e di energia; la percezione dello spazio interno ed esterno per dare vita a luoghi di incontro e cogliere il susseguirsi delle stagioni; il legno come struttura portante per la naturalità e la salubrità degli ambienti: sono queste le principali caratteristiche della nuova scuola materna Pietro Nenni costruita in meno di un anno a Bagnolo Mella, piccolo comune della bassa bresciana. Per sviluppare il progetto l’architetto Simone

Firmo, vincitore con la società di progettazione Nuova Tecnologia e il general contractor di una gara pubblica di appalto integrato indetta nel 2015, ha dato vita a un team multidisciplinare comprendente anche due psicologi dell’Università Cattolica di Brescia. L’intervento ha comportato innanzitutto la demolizione del precedente edificio, le cui macerie sono state parzialmente riutilizzate per realizzare la platea di fondazione della nuova scuola. Nell’adattarsi al lotto, la planimetria di progetto ha considerato innanzitutto l’o-

rientamento dei nuovi volumi, per ridurre al minimo il fabbisogno energetico massimizzando al contempo l’apporto di luce naturale verso gli ambienti interni. Ambienti che si sviluppano in corpi separati, disposti lungo un ideale semiperimetro che li collega dall’interno, ben distinti per funzioni – aule, refettorio, spazi per il riposo dei piccoli utenti – e visivamente identificati, sia all’interno sia all’esterno, dal rivestimento alla copertura, da colori vivaci. La struttura è realizzata interamente in legno con copertura in lastre di alluminio


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Simone Firmo - Nuova Tecnologia Fondato nel 1985, la società di architettura bresciana opera nel settore delle costruzioni come coordinatore unico tra committente e impresa di costruzioni. Titolare dello studio è l’architetto Simone Firmo (foto). Socio di Nuova Tecnologia è il geometra Carlo Firmo, mentre in studio collaborano gli architetti Andrea Cannata, Cristian Piovanelli, l’urbanista Fabrizio Franceschini e altri sei tecnici. Lo studio si occupa di tutte le fasi di progettazione: dal progetto di massima alle indagini specialistiche, dalla progettazione esecutiva fino alla gestione immobiliare dell’opera realizzata.

Uno degli ambienti interni. Sotto, il prospetto del lato con l’ingresso principale, rivolto verso la città.

(Alugraf 600 di Alubel) a doppio effetto drenante, appositamente studiate per tetti piani o a lieve pendenza, tagliate direttamente in cantiere. Entrambe queste opzioni – struttura in legno e copertura in lastre di alluminio – hanno contribuito alla rapidità dei lavori di costruzione. Ultimo aspetto rilevante del progetto la possibilità di aprirsi alla comunità. La sala mensa, sovradimensionata e rivolta verso l’edificato urbano, potrà ospitare incontri, mostre e eventi pubblici. Per le sue scelte progettuali e costruttive l’edificio, che può ospitare fino a 250 bambini dai tre ai cinque anni, ha ottenuto, tra i primissimi in Italia, una certificazione Leed Platinum

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› SCUOLE E UNIVERSITÀ

La mensa (foto sopra) può trasformarsi in luogo pubblico per incontri e manifestazioni della comunità; nella bella stagione gli spettacoli possono essere organizzati anche all’aperto, con il pubblico raccolto nel piazzale antistante l’ingresso (foto pagina di destra) pavimentato in pietra.

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› SCUOLE E UNIVERSITÀ SCHEDA Località Bagnolo Mella, Brescia Committente Comune di Bagnolo Mella Cronologia giugno 2016 (inizio lavori) aprile 2017 (consegna)

Progettazione architettonica Nuova Tecnologia di Simone Firmo

Team di progetto Simone Firmo, Francesca Lonati Andrea Cannata, Christian Piovanelli, Carlo Firmo

Progettazione struttura Alessandro Guerini Progettazione impianto termico, efficienza energetica e requisti acustici Gianpiero Perrotta, studio Arking

Progetto prevenzione incendi Gianmario Losi Progetto aree verdi Eugenio Mortini Consulenza illuminotecnica Led Giuseppe Zaffino, Greenwich Srl

Consulenti psicologi Giancarlo Tamanza Emanuela Confalonieri

Direzione lavori Pasquale Barone General contractor Moretti Building Impresa costruttrice Magri Natalino srl Sistema di copertura Alubel SpA Superficie costruita 2.700 mq Valore delle opere 4.260.000 euro

inside

ALUBEL

Alugraf: il sistema di copertura senza limiti Colorata e luminosa, la nuova scuola materna di Bagnolo Mella è stata progettata per essere luogo adatto ai bambini più piccoli. È proprio l’utilizzo di diverse coperture colorate a caratterizzare l’edificio scolastico, rendendolo vivace e attraente per i più piccoli. Questo risultato, efficace nella sua semplicità, nasconde non poche difficoltà tecniche, superate

grazie all’uso delle lastre Alugraf di Alubel in alluminio preverniciato, in undici diverse colorazioni. Alugraf è un sistema di copertura metallica costituito da 3 elementi: lastra, cappellotto e staffa. È un sistema di copertura a doppio effetto drenante: la particolare conformazione del giunto drenante a labirinto permette la protezione totale anche in caso di basse pendenze e eventi atmosferici eccezionali.

Alubel

Via Torricelli 8 42011 Bagnolo in Piano RE Tel. 0522 957511 alubel@alubel.it www.alugraf.it | www.alubel.com

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› RETAIL

I PUNTI DI RISTORO DELLA STAZIONE FERROVIARIA DI VERONA PORTA NUOVA

LAVORI AD ALTA VELOCITÀ La stazione di Verona Porta Nuova cambia faccia grazie a un doppio di intervento di riqualificazione di alcuni spazi destinati a bar e ristorante per i viaggiatori. Progetto di Alalda Associati. Lavori realizzati da Di Pinto Costruzioni

Doluptas prestrum quae inihiciliame doloris mollab ipit, que res eostia consent iumqui omnitium suntemp oribus ernamus et in nimet latus adiam ipiscium quid maximpo remolupit volores ectatem que ius et ut eos rere velendelis

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La stazione ferroviaria di Verona Porta Nuova ha di recente cambiato aspetto grazie a due interventi di ristrutturazione degli spazi destinati a bar e ristorante per i viaggiatori. Il primo, di 125 metri quadrati di superficie (più 80 di spazi di servizio) collocato sul lato Venezia della stazione, il secondo sul lato Milano con una superficie di 940 metri quadrati disposti su due livelli. L’intervento sul lato Venezia, il bar Scambio, è collocato al piano terra della stazione di Porta Nuova. I lavori di ristrutturazione, realizzati dall’impresa Di Pinto Costruzioni, con il ruolo di general contractor, hanno avuto durata breve: 45 giorni lavorativi. In questo caso l’impianto di riscaldamento è stato realizzato ex-novo, per la restante si è trattato di ampliare l’im-

pianto esistente. La facciata esterna dell’edificio non ha subìto manipolazioni, ma ad essere modificata è stata la distribuzione interna del locale, che prima dell’intervento prevedeva solo le funzioni di asporto o di consumazione fast al bancone e che ora, invece, mette a disposizione dei passeggeri una quarantina di posti a sedere. Il secondo intervento ha riguardato un ampio spazio, sul lato Milano, che si sviluppa su due piani (con 400 metri quadrati dedicati a servizi). La ristorazione prevede oggi una pizzeria, un bar-caff è, una birreria, un fast food e diversi spazi comuni. Anche in questo caso i lavori di ristrutturazione, conclusi in breve tempo (circa 80 giorni continuativi) sono stati condotti dall’impresa Di Pinto Costruzioni, sempre con la formula di general contractor.


› RETAIL PIAZZALE PIAZZALE XXV APRILE XXV APRILE STAZIONESTAZIONE VERONA VERONA PORTA NUOVA PORTA NUOVA

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L’unione fa la forza e la forza fa l’unione è il mantra dello studio nato nel 1996 dall’amicizia e dall’energia creativa degli architetti Alberto Inzoli, Alessandro Coletti e Dario Meroni. Con sede a Cesano Maderno (MB), lo studio opera nei campi del design, dell’interior e dell’architettura oltre alla cura degli aspetti burocratici e legali della sicurezza in cantiere. Molto attivo nel retail design, oltre che con Euroristoro lo studio collabora da anni con LaFeltrinelli e il Gruppo Cremonini/Chef Express.

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In alto, la nuova distribuzione degli spazi del bar Scambio, lato Venezia. Qui accanto, l’inquadramento complessivo dell’intervento.

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Scambio, il bar al piano terra della stazione di Verona. I lavori di ristrutturazione sono stati realizzati in soli 45 giorni.

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› RETAIL

Di Pinto Costruzioni É un’impresa di costruzioni giovane e dinamica nata nel 2015, che fonda la sua operatività su una tradizione imprenditoriale di tre generazioni; un’esperienza maturata dal suo amministratore unico Fabrizio Di Pinto, un imprenditore con circa 35 anni di esperienza nel settore delle costruzioni. L’impresa opera nel campo delle nuove realizzazioni e delle riqualificazioni edilizie ed energetiche. Tratto distintivo dell’impresa è la rapidità di esecuzione dei lavori e il rispetto dei tempi di consegna. L’impresa ha al suo attivo diverse importanti realizzazioni nel settore edilizio sanitario, in quello alberghiero e della ristorazione, tra cui importanti fast food (Kfc, Burger King, Lowengrübe e Scambio). www.dipintocostruzioni.it

Sopra, il ristorante sul lato Milano, dove l’intervento ha interessato un ampio spazio su due livelli. Sotto, la distribuzione degli ambienti a piano terra e al piano binari.

A differenza del primo intervento di ristrutturazione, in questo caso l’esigenza era quella di realizzare un cambiamento distributivo interno. Gli ambienti, su due livelli, precedentemente utilizzati per altre funzioni, sono stati oggetto di un profondo intervento di riqualificazione e trasformati in spazi dedicati alla ristorazione, collegati tra loro da una scala anch’essa riqualificata. Il nuovo ambiente ha due accessi per il pubblico, uno dalla strada al piano terra, l’altro dai binari al primo piano. L’impiantistica, realizzata ex novo, prevede un sistema di climatizzazione estivo e invernale, con la distribuzione esclusivamente ad aria, con cinque impianti autonomi per bar, birreria, fast food, sale comuni, uffici e spogliatoi del personale. Anche in questo caso è stata radicalmente trasformata la distribuzione interna e la funzionalità del locale, che ha raddoppiato i posti a sedere, da 100 a oltre 200

consumazione La Bottega del Caffè/Cibiamo consumazione Burger King consumazione Löwengrube preparazione

SCHEDA Realizzazione Ammodernamento degli spazi di ristorazione della stazione di Verona Porta Nuova (lati Venezia e Milano) Località Verona Committente Gemma Superficie 125 mq (lato Venezia); 940 (lato Milano)

somministrazione magazzini/spogliatoi

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Progettazione Alalda Associati General contractor Di Pinto Costruzioni Anno 2016 e 2017


Mancano 3 minuti alla pausa

Non temere le grandi folle, scegli i dispenser Tork PeakServe® per asciugamani ad erogazione continua. PeakServe® è l’ultima innovazione di Tork, realizzata per le aree bagno ad alta affluenza, in cui il personale di servizio deve massimizzare il tempo dedicato alla pulizia e garantire un traffico senza intoppi. I nostri nuovi asciugamani sono compressi e ti permettono di guadagnare tempo e spazio. Il sistema è continuo: le risme sono legate tra loro durante l’operazione di ricarica, così gli asciugamani sono uniti per un’erogazione continua. Il risultato? Una nuova modalità di erogazione degli asciugamani semplice e continua e un dispenser che offre 35% di capacità in più rispetto ai tradizionali dispenser Tork per asciugamani intercalati.

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Tork Italia


› APPUNTAMENTI, MOSTRE E FIERE

MARMOMAC, A VERONA PIETRA E ARCHITETTURA SI INCONTRANO Ancora in crescita, con oltre 1.650 espositori e 68mila visitatori e buyer provenienti da oltre 147 Paesi, questa 52ª edizione di Marmomac, che conferma così il proprio ruolo guida a livello mondiale per tutta la filiera della pietra naturale. La chiave del successo? Risiede sicuramente nella sua capacità di coniugare affari e cultura, di superare la semplice idea di un’esposizione di lapidei e di macchine per la loro lavorazione attraverso il coinvolgimento di architetti, designer, artisti capaci di conferire alla materia leggerezza, bellezza, funzione. Un progetto che si manifesta in tutto lo spazio espositivo e si concretizza in The Italian Stone Theatre, 3.500 mq nella Hall 1, a cura di Vincenzo Pavan e Raffaello Galiotto.

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Territorio & Design Soul of City Macchine Virtuose Forum Marmomac Reception Ristorante d’Autore Wine Bar Young Stone Project

MAP SLATE MERAVIGLIA DELLA PIETRA NATURALE

LAMINAM NUOVE TEXTURE

Map Slate ha presentato a Marmomac 2017 Cardosia, l’ultima novità della giovane azienda italiana. Cardosia è una pietra naturale, viva e corposa, capace di offrire un effetto vellutato e tridimensionale, valorizzato dalle venature bianche percepibili al tatto, che conferiscono grazie e eleganza. Sono disponibili diverse finiture, per le più differenti esigenze di ambientazione e di gusto. La produzione è diversificata: piatti doccia, tavoli, piani cucina, pavimentazioni interne ed esterne, rivestimenti e tutto ciò che la pietra, unita alla creatività, consente di fare.

Protagonista indiscusso dello stand è stato il formato 1620x3240 mm, spessore 12 mm, che ha messo in scena le possibili applicazioni delle lastre, miscelando texture e finiture in un gioco di contrasti cromatici e materici. Superfici in ceramica ideali per piani orizzontali in e outdoor, tavoli e top bagno e cucina. La linea Cava, che ingrandisce le venature del marmo e riproduce la superficie delle pietre, viene ampliata con nuove finiture dal sorprendente effetto scenico. Entrano inoltre nella serie altre due eleganti finiture della collezione Seta: Liquorice e Gris.

www.map-slate.com

www.laminam.it

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› APPUNTAMENTI, MOSTRE E FIERE

I CURATORI

Oltre a una Forum Area che ha ospitato convegni, lectio magistralis e workshop, tre le mostre qui collocate: Territorio&Design, dedicata a prodotti e oggetti di arredo indoor e outdoor realizzati con le tecnologie più innovative e utilizzando al massimo le potenzialità dei materiali. Macchine Virtuose, con prodotti disegnati da Raffaello Galiotto realizzati sfruttando tutte le potenzialità di lavorazione delle macchine utensili proposte dal mercato. Soul of City, progetto di ricerca sull’utilizzo della pietra a cura di Platform e Luca Molinari. Questa edizione ha visto il debutto della collaborazione con il Milano Design Film Festival per la presentazione di una rassegna di cortometraggi di autori internazionali dedicati al mondo del marmo e della pietra naturale. Tra i premi di Marmomac, segnaliamo l’Icon Award assegnato a Drap, il tavolino disegnato da Paolo Ulian per l’azienda Silvestri Marmi (ed esposto all’Italian Stone Theatre nell’ambito della mostra Territorio & Design).

Drap, il tavolino disegnato da Paolo Ulian per l’azienda Silvestri Marmi. L’opera diventerà protagonista nella nuova campagna di comunicazione di Marmomac 2018 in programma a Veronafiere dal 26 al 29 settembre 2018

THE ITALIAN STONE THEATRE GHOST OF FUTURE BUILDINGS di Studio Amid.cero9 per Helios Automazioni

Raffaello Galiotto

Vincenzo Pavan

Luca Molinari

SLIM STONE Design Pio &Tito Toso per Marmi Remuzzi Bergamo + Cave Gamba

AGGLOTECH TERRAZZO IN PIETRA RICOMPOSTA

LAPITEC L’INEDITO DELLA PIETRA SINTERIZZATA

Terrazzo di Agglotech è il risultato della perfetta miscela di elementi di origine naturale: graniglie di marmo, cemento Portland ad altissime prestazioni e acqua. Il processo che permette di creare materiali personalizzati senza l’utilizzo di resine ha riscosso grande successo tra gli architetti, che lo stanno utilizzando anche per il mondo del retail e del fashion. Falconeri ad esempio ha scelto la forte attitudine green del prodotto per realizzare il pavimento e il rivestimento delle pareti del suo store di Firenze (nella foto) in una versione personalizzata.

Lapitec, che ha recentemente lanciato due nuovi colori – il Bianco Assoluto e il Nero Assoluto – ha presentato a Marmomac quattro innovativi moduli cucina. Concetto chiave: estrema pulizia estetica e funzionale. Un piano è fornito con cucina a induzione sotto top. La seconda proposta riguarda invece un piano refrigerante, sempre integrato sotto top, adatto soprattutto alle cucine da esterno. Terza soluzione il piano con foro predisposto per il Pitt cooking (ovvero con il bruciatore tradizionale sopra il piano in Lapitec). Infine, un lavello cucina completamente integrato nel top.

www.agglotech.com

www.lapitec.com

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› APPUNTAMENTI, MOSTRE E FIERE MARGRAF ARCOLITICO IN FIOR DI PESCO CARNICO Progettato da Raffaello Galiotto con avveniristici software parametrici, Arcolitico è un’opera dalle dimensioni monumentali, un arco parabolico dell’altezza di 12 metri, in Fior di Pesco Carnico – un marmo di grande pregio di cui Margraf possiede l’unica cava esistente al mondo. L’intera forma parabolica, torta e scanalata, nasce dalla volontà di sperimentare la produzione di forme articolate a scarto ridotto mediante l’impiego di una precisa tecnica: il taglio a filo sagomatore diamantato controllato numericamente. www. margraf.it

STONE ITALIANA CRAKEN CRAQUELÉ PER DIVERSE, ELEGANTI RICOMPOSIZIONI Craken Craquelé è la nuova collezione di Stone Italiana che nasce da una rete di fratture create da mani esperte e, attraverso un processo di ricomposizione, dà vita a superfici per rivestimenti di progetti contract e interior ricercati e inediti e piani cucina dal carattere deciso. Di forte contrasto la versione black con venature bianche, e il suo negativo, un’opposizione perfetta tra il bianco ottico e il nero, due versioni dal deciso impatto scenico. Più morbide, eleganti e cocooning le superfici Taupe, Basic e Noisette con fughe in colori contrastanti ma raffinati. www.stoneitaliana.com

FRANCHIUMBERTOMARMI ERODESCAPE DI KENGO KUMA A Marmomac & the City 2017, franchiumbertomarmi ha presentato Erodescape, una scultura di Kengo Kuma. Per esaltare la bellezza e la poesia del marmo l’architetto giapponese ha lavorato fino all’estremo alla sottigliezza con i processi di taglio, per orientarsi poi su altri interventi, più vicini agli elementi naturali, come l’acqua e il vento. Le cavità, gli avvallamenti, le rugosità creano un topografia dell’eroso. Il risultato è un affascinante paesaggio in negativo: lo spazio non viene creato con l’aggiunta della pietra bensì dalla sua erosione. Erodescape si presenta come paradigma di morbida solidità, il racconto di un’esperienza vissuta con un maestro della leggerezza come Kengo Kuma.

www.franchigroup.it

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IL MARMO E LE SUE STORIE Il libro di Andrea Balestri, per anni direttore dell’associazione industriali di Massa Carrara e oggi coordinatore della stessa organizzazione, prende spunto dall’attività di escavazione nelle Alpi Apuane per raccontare le storie di chi lavora nelle cave della zona e, nello stesso tempo, per aprire lo sguardo rispetto a ciò che sta a valle del processo di escavazione. Una carrellata di appunti corredata di immagini scandisce le tappe di un viaggio alla scoperta del mondo delle pietre. Si parte dal racconto delle materie prime per passare poi in rassegna le applicazioni del marmo nell’architettura e nella scultura, il tutto corredato di tante curiosità tratte dalla stampa quotidiana nazionale. Non mancano le pagine dedicate alla storia delle applicazioni del marmo: dai Greci ai Romani, fino all’architettura del Ventennio italiano. Il Fondo Marmo Massa Carrara è un fondo che le associazioni di categoria e i sindacati sostengono da trent’anni, per fornire ai lavoratori del settore alcune prestazioni sanitarie e sociali aggiuntive rispetto a quelle di legge. Tra le attività svolte, significativa è quella dedicata alla ricerca nel settore con studi svolti in collaborazione con le Università e con le associazioni di categoria, in particolare per studiare i rischi lavorativi connessi alla movimentazione dei blocchi di marmo. Attualmente il Fondo Marmo presta i propri servizi a 2.200 lavoratori: 900 nelle cave e 1.300 nei laboratori e nelle segherie.

Le ragioni del marmo a cura di Andrea Balestri Fondo Marmo Massa Carrara 124 pp


› OCCH

elements human design

TerraFrame di Matteo Brioni

a cura di Elena Riolo

Esiste forse un design disumano? Da sempre l’uomo ha creato utensili, oggetti e architetture utili alle proprie necessità materiali e culturali. Esiste invece un design non umano? L’alveare ne è un esempio, ma del genere esente dalla nozione di responsabilità, che è un concetto etico, non naturale né tecnologico. Il concetto di responsabilità è la componente essenziale dello human design in tempi di intelligenza artificiale, di riprogettazione del genoma umano e di cambiamenti climatici causati dall’azione dell’uomo. Proprio perché pensato per il benessere dell’uomo, il progetto non può prescindere dal benessere dell’ambiente. Human design è il progetto che unisce funzionalità e comfort all’uso di materiali naturali e riutilizzabili, alla riduzione dei fabbisogni energetici e delle emissioni, alla durabilità e alla flessibilità d’uso.


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L7 E LE LEGGERE TRAME DI MARKS LUALDI LUALDI HA INTRODOTTO NUOVE E RAFFINATE SOLUZIONI PER LE PORTE A VETRI. IL VETRO MARKS DISEGNATO DA PIERO LISSONI È CONNOTATO DA TEXTURE SERIGRAFATE E DISPONIBILE NELLE VERSIONI EXTRACHIARO TRASPARENTE E SATINATO

A completare la proposta Lualdi, due inedite retine metalliche racchiuse da vetri di 3 o 4 mm di spessore: da Damier, caratterizzata dal disegno diamantato, alla sottile trama della retina metallica bronzata. L’eleganza e la linearità della porta icona L7 di Piero Lissoni, si arricchisce di una serie di finiture che decorano e danno movimento alla superficie trasparente. Disponibile nella doppia versione scorrevole (con un’anta di spessore di 41 mm,

configurabile in diversi sistemi di pannelli scorrevoli e fissi, con vetro di sicurezza di 6 mm di spessore e profilo in alluminio) e a battente (con anta in vetro o in legno, completa di serratura magnetica, cerniere a scomparsa e guarnizioni di battuta antirumore), L7 amplia anche la gamma dei profili, proposti in nuove colorazioni metalliche.

www.lualdi.com

CORDIVARI DESIGN IL TERMOARREDO IN LYNEA, BY MARCO PISATI Cordivari Design, azienda del settore termo idraulico sanitario, propone la nuova serie Lynea, un nuovo concept di complementi che trasformano la piastra radiante in oggetto polifunzionale e di decoro, un elemento nuovo e versatile per vivere al meglio l’ambiente secondo le proprie esigenze. Il radiatore quindi diventa un elemento ergonomico, caricandosi di nuove funzioni che aggiungono caratteristiche estetiche e soprattutto pratiche ad un elemento scaldante. Designer Marco Pisati

www.cordivaridesign.it

RIMADESIO COVER, LEGGERI DIAFRAMMI TRA GLI AMBIENTI Rimadesio ha presentato Cover, un sistema di ante battenti monofronte in vetro, progettato per risolvere le esigenze dell’abitare contemporaneo: dalla zona living alla cabina armadio, fino ai workspace professionali. La struttura portante di Cover, design Giuseppe Bavuso, fissata a soffitto e a pavimento, è il fulcro del sistema e riunisce i cardini invisibili delle ante, i montanti di fissaggio delle mensole, con integrato l’esclusivo sistema di illuminazione interna a led. L’attrezzatura completa prevede basamenti, mensole, aste portabiti e cassettiere. Tutti gli elementi vengono fissati ai montanti con sistema a incastro, senza viti a vista. La disposizione può essere modificata nel tempo con facilità.

www.rimadesio.it [ 92 ]

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MARAZZI LA RICERCATA ELEGANZA DI GRAND CARPET La collezione Grand Carpet di Marazzi nasce dalla firma di Antonio Citterio e Patricia Viel. Il punto di partenza del design di questo gres porcellanato è un antico tappeto persiano, in cui il segno evidente e casuale del tempo trasforma un’identica composizione in pattern differenti: piccoli pixel, più o meno densi di colore, stampati su lastre in gres porcellanato di 120 cm per 240, creano un unico grande disegno, ripetibile all’infinito e sempre diverso. Il progetto Grand Carpet, realizzato in sei diversi moduli a spessore di 6 mm e in due tonalità di colore estremamente sofisticate, Smoke e Sand, rappresenta un approccio inedito alle grandi lastre e al gres porcellanato. È destinato al rivestimento di superfici orizzontali e verticali, sia in ambito residenziale sia contract.

www.marazzi.it

INEDITI ACCOSTAMENTI TERRAFRAME E TERRAEVOCA MATTEO BRIONI L’idea di combinare un elemento rigido e dalla forma definita, la terra cotta, con un impasto adattabile, la terra cruda, è la nuova sfida della collezione TerraFrame di Matteo Brioni. Una soluzione che Matteo Brioni offre da qualche anno, realizzando pavimentazioni di grande eleganza. Il tema è la dicotomia: il materiale di riempimento, la terra cruda, è protagonista quanto l’elemento rigido, la terra cotta. Bello, anallergico, versatile, la terra cruda è un materiale che nasce da una pre-selezione dell’argilla e degli inerti provenienti dai più diversi territori, miscelati per ottenere le qualità cromatiche, tattili e funzionali più adatte a ciascun impiego. Naturale al 100%, ha la capacità di assorbire la luce dell’ambiente, cambiando continuamente tonalità. TerraEvoca è il progetto sulle finiture decorative d’interni realizzati sulle diverse tipologie di argille. L’altorilievo è reso unico dalla completa personalizzazione della texture, realizzata a mano, che rende unica ed esclusiva ogni applicazione. Art Director, Marialaura Rossiello.

www.matteobrioni.com

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elements_human design SAINT-GOBAIN SGG BIOCLEAN, I VETRI A PULIZIA FACILITATA Realizzati in una logica di sviluppo, produzione e distribuzione di soluzioni e materiali pensati per il benessere, il comfort, la sicurezza, la sostenibilità, i vetri SGG Bioclean di Saint-Gobain Glass sono costituiti da un vetro chiaro con uno strato sottile e trasparente che ha proprietà fotocatalitiche e idrofile molto efficaci nel facilitare la pulizia della superficie. Integrato alla superficie del vetro, questo deposito e la sua caratteristica dureranno per tutta la vita della vetrata, grazie all’azione dell’acqua, piovana e non, che scorrendo per gravità su tutto il vetro rimuoverà rapidamente lo sporco senza lasciare tracce.

www.it.saint-gobain-glass.com

TRE S MUSE, QUANDO IL RELAX SI FA SUPERBO La Treesse di Nepi progetta e realizza prodotti come minipiscine, vasche idromassaggio, box doccia multifunzione dotati di tutti gli accessori per ottenere il massimo relax. Muse è una minipiscina da otto-nove posti da collocare sia indoor che outdoor. Grazie all’esclusivo sistema brevettato Ghost System, ideato dal designer Marc Sadler, ogni funzione, come idromassaggio, airpool e cromoterapia, è perfettamente integrata e nascosta alla vista.

www.gruppotreesse.it

GESSI ENERGIA E DESIGN IN EQUILIBRIO Gessi presenta la linea Equilibrio, design di Giuseppe Maurizio Scutellà con il contributo dell’artista-filosofo Marsel Lesko: il primo impegnato a realizzare un’intuizione grafica, il secondo una poetica scultorea. Equilibrio è un pezzo unico, iconico che, secondo i creatori, produce energia e benessere. Il corpo della base è in ottone (con finiture cromo, rame, bianco, nero, finox, oro, black metal, brushed gold, materic black metal, materic copper), mentre la maniglia può essere in varie essenze di legno, vari tipi di marmo, o in ottone anch’essa. I due elementi, corpo e maniglia, possono essere liberamente combinati.

www.gessi.com

HANSGROHE RAINDANCE, COME DANZARE SOTTO LA DOCCIA Il sistema pre-installato unisce soffione doccia, doccetta manuale, asta doccia sottile ma robusta e un miscelatore termostatico che integra una mensola di 60 cm protetta da un vetro temperato di alta qualità. La cura dei dettagli ha coinvolto anche la progettazione del supporto doccia della doccetta: totalmente regolabile in altezza, si chiude in maniera automatica e può essere ruotato in diverse angolazioni. Cuore tecnologico della pratica zona d’appoggio in cristallo è il miscelatore termostatico ShowerTablet. É disponibile nelle finiture cromo-bianco e cromo.

www.hansgrohe.it [ 94 ]

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ITALSERRAMENTI LA FINESTRA CHE PARLA Dopo pareti, mobili, elettrodomestici è la volta del serramento che parla, suona, comunica. È di Italserramenti l’idea di proporre la finestra interattiva: una tecnologia ad alto contenuto innovativo, che prevede l’inserimento di un diffusore sonoro bluetooth nel serramento. Questa soluzione consente di fare e ricevere chiamate, di ascoltare musica con o senza l’utilizzo di cuffie, lasciando sempre la più totale libertà di movimento. La finestra si integra a lettori MP3, tablet, smartphone, tv e hi-fi.

www.italserramenti.it

SAMSUNG THE FRAME, LA TV DIVENTA UN QUADRO Si chiama The Frame e trasforma l’apparecchio televisivo in un’opera d’arte. Ideato dal designer svizzero Yves Behar, è in vendita anche in Italia nei due formati da 55 e 65 pollici che si integra con l’arredamento di casa e che vive anche a televisione spenta sotto forma di quadro. Il televisore, quando è in modalità arte, assomiglia infatti a un quadro appeso alla parete: è anche possibile scegliere le opere preferite (100 quadri di 37 artisti) direttamente dallo schermo del televisore. Un cavo ottico unico permette inoltre di eliminare i cavi attorno alla tv, garantendo massima flessibilità di installazione e ordine; mentre la staffa no gap wall-mount consente di trovare la posizione ideale e minimizzare lo spazio tra la parete e il pannello del televisore.

www.samsung.com

THYSSENKRUPP MULTI, L’ASCENSORE SI SPOSTA ANCHE IN LATERALE Thyssenkrupp propone Multi, il primo sistema ascensoristico senza funi capace di muoversi lateralmente alla velocità di cinque metri al secondo, con cabine che, invece di spostarsi solo in verticale, si muovono in loop, utilizzando un unico vano. Il sistema prevede infatti la presenza di più cabine che si muovono all’interno di un ridotto numero di vani, aumentando del 50% la capacità di trasporto delle persone e riducendo del 60% i picchi di energia elettrica richiesti per l’alimentazione. I passeggeri non dovranno attendere più di 15-30 secondi l’arrivo dell’ascensore. Il sistema, che non ha limiti di peso, influenzerà drasticamente l’architettura e il design degli edifici futuri. Multi infatti richiede uno spazio inferiore all’interno degli edifici rispetto agli ascensori a fune tradizionali. Il primo esemplare di Multi verrà installato nella East Side Tower di Ovg Real Estate a Berlino.

www.thyssenkrupp-elevator.com

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UNIFOR ELEMENT 02 IL TAVOLO DI GRANDI DIMENSIONI SI ADATTA ALLE DIVERSE SITUAZIONI PER AGEVOLARE LE ATTIVITÀ NEGLI UFFICI

Element 02 è tavolo di grandi dimensioni per sale riunioni e spazi collettivi flessibili, progettato per agevolare le attività temporanee del personale in transito, gli incontri informali, i gruppi di lavoro, le riunioni operative. L’ampio piano di lavoro rotondo in cristallo di sicurezza extrachiaro, retroverniciato nero o bianco opaco o in essenza di rovere naturale, è supportato da una struttura centrale metallica, con base cilindrica, dotata di elementi telescopici a scorrimento verticale, azionati

elettricamente, che permettono di variare l’altezza del piano con un’escursione da 65,5 a 124,5 cm, favorendo modalità di utilizzo differenziate, per operare seduti oppure in piedi, singolarmente o in gruppo. È proposto in varie versioni, con piano semplice o attrezzato e con torretta cablata a filo piano dotata di un dispositivo di fuoriuscita verticale per la connessione alle reti.

www.unifor.it

LETROH NODO CON NODO, FRUTTO DEL DESIGN DI MARCO SPADA E ALESSANDRA GIPPONI, SI POSSONO COMPORRE SOLUZIONI IN GRADO DI ALIMENTARSI IN QUALSIASI PUNTO DEL BINARIO

Letroh, giovane azienda del milanese, presenta Nodo, il sistema elettrico che reinterpreta in chiave contemporanea una formula molto semplice: il classico binario trifase viene inserito in un innovativo profilo ultrapiatto, di soli 20 mm di spessore in alluminio estruso, che consente di posizionare e spostare ovunque ogni singolo elemento abbinato. Da questa base elettrica, dal design essenziale, che coniuga la potenza di 11 kW totali alla flessibilità di tre linee separate, prende vita un’intera collezione capace di donare a ogni ambiente stile, praticità e sicurezza. Con il sistema a binario Nodo, frutto del design di Marco Spada e Alessandra Gipponi, si possono dunque comporre soluzioni in grado di alimentarsi in qualsiasi punto del binario stesso e che comprendono illuminazione, prese elettriche e accessori, tutte accomunate dalla qualità e dalla solidità di un materiale nobile come l’alluminio estruso, proposto in finitura anodizzata lucida, satinata o bianca.

www.letroh.it

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FONOLOGY MOSSWALL ACOUSTIC LA SUPERFICIE GREEN DELL’ACUSTICA LA COLLABORAZIONE TRA FONOLOGY, ESPERTA IN ACUSTICA E VERDE PROFILO, AZIENDA CHE HA INVENTATO E BREVETTATO MOSSWALL, HA PORTATO ALL’EVOLUZIONE ACUSTICA DI QUESTO PRODOTTO DI ORIGINE 100% NATURALE

Composto dal pannello Mosswall® standard, con sottostruttura Mosswall® e pannello in fibra di poliestere, unisce design e comfort acustico. Mosswall® Acoustic è un prodotto altamente performante e versatile, prodotto a mano in Italia, garantito 4 anni. Antistatico e antibatterico, non necessita di manutenzione. I molteplici sistemi di applicazione consentono di realizzare rivestimenti murali, pareti autoportanti e pareti divisorie grazie ad una serie di sistemi di

montaggio pratici e di rapida installazione. Mosswall® Acoustic è composto da un pannello modulare in lamiera zincata di dimensioni 400x600 mm rivestito in Mosswall® e pannelli in fibra di poliestere che permettono di raggiungere un coefficiente di assorbimento acustico pari a αw=0.55 (test con installazione distanziata 30mm da soffitto/parete).

www.aresline.com | www.fonology.it

ANAUNIA SHINE WALLS. LA PARETE CHE SCOMPARE Shine Wall, la parete manovrabile di Anaunia, società specializzata nella progettazione, realizzazione e installazione di partizioni tecnologiche, è disponibile con diverse finiture. Il dimmer di cui è dotata la parete è in grado di variare l’intensità dei led, già disposti in modo tale da non infastidire i presenti, ma capaci di diffondersi sui pannelli tridimensionali, suscitando

interesse e curiosità. Con questo prodotto l’azienda romagnola intende rivolgersi al mondo del progetto e degli architetti in particolare, con prodotti su misura e personalizzati. Il design di Shine Wall è di Tommaso Pezzi.

LUMINOSE, SCORREVOLI E MANOVRABILI LE PARETI DI ANAUNIA RISPONDONO ALLE ATTUALI ESIGENZE DI FLESSIBILITÀ DEGLI SPAZI RENDENDOLI DINAMICI ED EMOZIONALI

www.anaunia.it

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Il rivestimento murale della gamma LVT Evolution di Virag con splendidi effetti legno e pietra

EVOLUTION VERTICAL Evolution Vertical è il primo rivestimento murale della gamma LVT Evolution di Virag. È il primo LVT ideato ed evoluto con caratteristiche e prestazioni che facilitano la posa a parete. Evolution Vertical è nato per offrire, ai designer più esigenti, le migliori soluzioni estetiche, garantendo un rapporto ottimale tra qualità e prezzo. Grazie alla sua gamma decorativa, permette di creare ambienti residenziali e pubblici con effetti e finiture di grande effetto che si ispirano al design moderno e tradizionale. Evolution Vertical può essere abbinato ai pavimenti della gamma Evolution, offrendo la possibilità di creare un ambiente omogeneo in ogni situazione abitativa o commerciale.

Impermeabile, resistente, facile da pulire Splendidi effetti legno e pietra Finiture belle da vedere e piacevoli al tatto Basso spessore Leggerezza e flessibilità Ideale per le ristrutturazioni Facile da posare Certificato al fuoco

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Le sfide difficili possono essere vinte solo con know how, innovazione e lavoro di squadra. La nostra Azienda, Leader nazionale nel settore, ha realizzato uno dei Food Point più grandi d’Italia a Verona ed è Partner dei principali Food Brand internazionali, tra cui KFC, Burger King, Lowengrube, Scambio e Cibiamo. www.dipintocostruzioni.it


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IoArch 72 Sep-Oct 2017  
IoArch 72 Sep-Oct 2017  

IoArch, il magazine degli architetti italiani. The Italian architects' magazine