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› OCCH Anno 11 - n 70 - Giugno 2017 - euro 6,00 ISSN 2531-9779

L’ARTE DEL COSTRUIRE ECONOMIA CIRCOLARE E ARCHITETTURA Anna Heringer | Martin Rauch | 2BEarchitects Kraaijvanger Architects | Biomorphis

Luoghi del lavoro

Smart working

5+1AA | DEGW | aMDL | Beretta Associati FDG | 967 Architetti Associati

Elements

SOLUZIONI PER L’UFFICIO | PAVIMENTI E RIVESTIMENTI

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FONT Srl - Via Siusi 20/a 20132 Milano - Poste Italiane SpA Sped. in abb. postale 45% D.L. 353/2003 (conv. in. 27.02.2004 n. 46) Art. 1 Comma 1 DCB Milano

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76 IOARCH 70_SOMMARIO 6 Cucinella per l’Emilia | Architettura per la comunità 10 La Maidan Tent | Architettura per l’emergenza 12 Armonia nella diversità | Gala Engineering 16 Trasformazioni urbane | Mvrdv

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ECONOMIA CIRCOLARE E ARCHITETTURA

LUOGHI DEL LAVORO

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Materiali, energia e luoghi I limiti dell’abbondanza | Anna Heringer Naturale immediatezza | Anna Heringer La ricchezza della terra | Intervista a Anna Heringer Materia circolare | Intervista a Martin Rauch L’Eden ritrovato | 2BEarchitects L’edificio cradle-to-cradle | Kraaijvanger Architects La high-line di Edimburgo | Biomorphis

LUOGHI DEL LAVORO

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ECONOMIA CIRCOLARE E ARCHITETTURA

41 48 49 56 62 65 68 70 75 76

Iconico e funzionale | 5+1AA Il disco volante | Foster+Partners L’ufficio liquido | Degw + FUD Brand Making Factory La banca cambia | Michele De Lucchi Stile milanese | Beretta Associati Lab 2020 prove di smart working | Frigerio Design Group Business district Leed | Antonio Citterio Patricia Viel Rebranding funzionale | 967 Architetti Associati Il potere dell’informazione | BimO Il senso felice del lavoro | Revalue

ELEMENTS 79 Soluzioni per l’ufficio 89 Pavimenti e rivestimenti

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89

86 Interni italian style | Massimo Iosa Ghini 98 Marmomac | L’eccellenza della pietra

DESIGNCAFÈ 30 - 40 Libri, arte, cultura, attualità

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ELEMENTS PAVIMENTI E RIVESTIMENTI

ELEMENTS SOLUZIONI PER L’UFFICIO

IOARCH Costruzioni e Impianti n. 70

In copertina, la costruzione dei Baoxi Hostel di Anna Heringer (foto ©Jenny Ji).

Direttore responsabile Sonia Politi Comitato di direzione Myriam De Cesco Carlo Ezechieli Antonio Morlacchi Grafica e impaginazione Alice Ceccherini Federica Monguzzi

Marketing e Pubblicità Elena Riolo elenariolo@ioarch.it Contributi Eleonora Beatrice Fontana Moreno Maggi Pietro Mezzi Fotolito e stampa Errestampa

Editore Font srl, via Siusi 20/a 20132 Milano T. 02 2847274 redazione@ioarch.it

Abbonamenti (6 numeri) Italia euro 36,00 - Europa euro 84,00 resto del mondo euro 144,00

www.ioarch.it

IBAN IT 68H02 008 01642 00000 4685386

Prezzo di copertina euro 6,00 arretrati euro 12,00

Reg. Tribunale di Milano n. 822 del 23/12/2004.

Pagamento online su www.ioarch.it o bonifico a Font Srl - Unicredit Banca

Spedizione in abbonamento postale 45% D.L. 353/2003 (convertito in legge 27.02.2004 n.46) art. 1, comma 1 DCB Milano

T. 02 2847274 abbonamenti@ioarch.it

ISSN 2531-9779

© Diritti di riproduzione riservati. La responsabilità degli articoli firmati è degli autori. Materiali inviati alla redazione salvo diversi accordi non verranno restituiti.


› ARCHITETTURA PER LA COMUNITÀ DOPO IL TERREMOTO: LE CINQUE OPERE DEL WORKSHOP RICOSTRUZIONE L’impegno del fondo di solidarietà promosso da Confindustria, Cgil, Cisl e Uil e a cui aderirà anche Conservizi parte subito, il giorno successivo alle scosse del terremoto dellEmilia del 2012: contributo volontario pari a un’ora di lavoro e contributo delle imprese pari alla somma versata dai dipendenti. In tutto vengono raccolti 7.765.672,40 euro, che confluiscono nel trust Nuova Polis onlus per finanziare la costruzione di cinque strutture pubbliche, affidando a Mario Cucinella il coordinamento dei laboratori di progettazione. MCA lancia un bando di concorso e, tra le 160 candidature ricevute, seleziona sei giovani architetti e ingegneri provenienti dalle aree del sisma. Arianna Balboni, Mirco Bianchini, Francesco Galli, Valentino Gareri, Federico La Piccirella e Clelia Zappalà sono i sei under 30 che tra il 2013 e il 2014 partecipano ai laboratori «con l’ambizione – spiega Cucinella – di dare forma attraverso l’architettura ai nuovi bisogni di aggregazione, di ritrovo e di riferimento».

Opere utili, innovative ma al tempo stesso riconoscibili e in armonia con il territorio, che siano anche “pillole di bellezza”, secondo l’espressione di Mario Cucinella. Oltre alla progettazione, i laboratori sono occasione di indagine delle necessità presenti per proporre soluzioni pratiche a questioni irrisolte da tempo e, sul piano tecnologico, di esplorazione delle soluzioni costruttive innovative espresse dalle aziende del territorio. Nel 2015, ottenuti i permessi di costruire, partono i cantieri, che da soli dopo un terremoto rappresentano già un segno di speranza. Il 29 maggio 2017, a cinque anni esatti dal sisma, l’inaugurazione con una cerimonia ufficiale, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, presso la scuola della musica di Pieve di Cento.

Pillole di bellezza. Le opere del workshop ricostruzione coordinato da Mario Cucinella sono piccole costruzioni esempio di cura, modelli di sostenibilità e radicamento per creare luoghi utili e diffondere un’architettura di qualità

CUCINELLA PER L’EMILIA

CASA DELLA MUSICA

UNA PICCOLA ORCHESTRA, PUNTO DI RIFERIMENTO PER TUTTI I CITTADINI

La Casa della Musica nasce dalla volontà di dare strutture e spazi adeguati alle due realtà di promozione e insegnamento musicale di Pieve di Cento: il Circolo di musica pievese e la Scuola media a indirizzo musicale. Il linguaggio architettonico si ispira alla radicata tradizione musicale della città con un edificio formato da vari elementi autonomi, simili a strumenti di un’orchestra più ampia che è l’insieme. Il richiamo agli strumenti musicali si realizza anche attraverso la scelta dei rivestimenti in legno di rovere che avvolgono esterni e interni

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e che consentono - come nelle casse armoniche degli strumenti - di contenere e amplificare i suoni. L’edificio è costituito da nove piccoli laboratori musicali di forma circolare, collegati da una piazza che funge da spazio distributivo e che diventa luogo per la condivisione e il dialogo tra i giovani musicisti. Quest’area centrale è destinata anche alle prove di musica d’insieme e per piccoli saggi. La Casa della musica si inserisce nell’area ex-Lamborghini che, dopo la bonifica, è stata risanata e trasformata in parco attrezzato.

Il luogo è raggiunto da una pista ciclabile che lo connette al centro cittadino e al nuovo quartiere di espansione a sud del centro storico, mentre una panca in legno, dall’andamento curvilineo, gira attorno all’edificio e crea luoghi di ritrovo e di sosta affacciati sul parco. La Casa della musica diventa un luogo fruibile in ogni momento della giornata: uno spazio di aggregazione, non soltanto in ambito musicale. Illuminata esternamente, durante la notte appare ai cittadini come un punto di richiamo costante, una lanterna di conforto dopo il disagio del sisma.

La Casa della Musica di Pieve di Cento (Bologna). È un edificio formato da nove piccoli laboratori musicali di forma circolare (foto ©Moreno Maggi).


› ARCHITETTURA PER LA COMUNITÀ

SPORT E CULTURA DALLE FORME DEL PAESAGGIO SPAZI PER LE ENERGIE DEL TERRITORIO

Il Centro per lo sport e la cultura completa la rete di servizi del comune di Bondeno e offre ai cittadini nuovi spazi di aggregazione legati alla diffusione della cultura. L’intervento si colloca nelle immediate vicinanze del centro storico, in una zona ben collegata con il resto del contesto urbano e strategica sotto l’aspetto ludico e sportivo, grazie alla presenza di un’importante area con impianti. L’intervento consiste nella realizzazione di due edifici cilindrici, ispirati alle forme tipiche delle terre rurali del luogo, come i silos o le balle di fieno. L’intento era donare ai cittadini non un edificio estraneo al territorio ma una costruzione che nascesse dalle tradizioni del luogo, dai suoi elementi distintivi, riconoscibile e vicina alla popolazione. Ogni cilindro ospita funzioni distinte. L’edificio di dimensioni maggiori ha una grande sala di 250 mq dalla struttura estremamente flessibile, che sarà utilizzata per

conferenze, spettacoli teatrali, esposizioni, fino ad attività sportive leggere (corsi di aerobica, yoga, ginnastica per anziani). La capienza totale raggiunge i 220 posti, ripartiti fra platea e ballatoio. Completano l’edificio il foyer e gli spazi di servizio. Il cilindro più piccolo è adibito invece ad attività didattiche e di promozione delle

specialità enologiche e gastronomiche del territorio. La tecnica costruttiva è mista in acciaio e legno. Le pareti circolari sono interamente vetrate per ottimizzare l’illuminazione naturale e la permeabilità visiva. Una schermatura in acciaio protegge le vetrate dal sole, per ottimizzare l’irraggiamento e il riscaldamento passivo interno.

Il Centro per lo sport e la cultura di Bondeno (Ferrara): due edifici cilindrici ispirati alle forme tipiche delle terre agricole del luogo (foto ©Giulia Bellipario).

CENTRO DI AGGREGAZIONE GIOVANILE SPAZIO PER METTERE IN LUCE LE IDEE DELLE NUOVE GENERAZIONI

Il progetto si colloca in un’area residuale ai margini del centro storico di Quistello, all’interno del tessuto urbano consolidato. L’idea è consistita nel riqualificare questa porzione rimasta abbandonata negli anni con la creazione di un piccolo parco urbano di 2.000 mq e una struttura di aggregazione dedicata ai giovani. Il nuovo centro risponde alle esigenze della fascia d’età compresa tra 0 e 18 anni, ma presenta una flessibilità tale da permetterne l’utilizzo anche a fasce di età superiori. La costruzione è formata da un volume unico a un solo piano, articolato in due spazi principali di 60 e 150 mq per le attività principali, oltre agli spazi di servizio. È rivestita da una pelle vetrata, schermata esternamente mediante tendaggi, in modo da generare una forte connessione con il disegno del parco esterno. Le vetrate favoriscono l’ingresso della luce solare e quindi la formazione di un ambiente luminoso. La suddivisione della schermatura in diversi tendaggi esterni permette di modulare la quantità di luce e quindi di usufruire di un’illuminazione e un irraggiamento ottimali nei diversi periodi dell’anno.

Lo spazio esterno è trattato parzialmente a giardino e pavimentato. La parte pavimentata è posizionata principalmente di fronte all’edificio, in modo da formare una piccola piazza utilizzabile anche per eventi esterni. La struttura è interamente in cemento armato, grazie al quale si

ottiene un’inerzia termica elevata che compensa la leggerezza delle facciate. Anche questo progetto segue i principi della sostenibilità ambientale, per ridurre la domanda di energia per il funzionamento dell’edificio e ottimizzare i livelli di comfort in ambiente nelle aree esterne e interne.

Il Centro di aggregazione giovanile si colloca in un’area verde del paese di Quistello (Mantova; foto ©Giulia Bellipario).

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› ARCHITETTURA PER LA COMUNITÀ

SCUOLA DI DANZA UNA CESTA DI LEGNO INTRECCIATO, CHE ILLUMINA UNA COMUNITÀ

Il progetto di Reggiolo prevede la costruzione di una sala che ospita i corsi della scuola di danza, la cui sede precedente è stata demolita a seguito del sisma. Il nuovo fabbricato è collegato agli spogliatoi tramite un volume con le pareti completamente vetrate. In questo collegamento si trovano l’ingresso, l’area di attesa e l’ufficio amministrativo. La sala di danza è un edificio a pianta rettangolare con la struttura e le finiture in legno di abete. Alla semplicità formale e geometrica dell’impianto si affianca un sistema schermante esterno curvo, che circonda l’edificio delimitando due piccoli patii scoperti dove verranno realizzati giardini – visibili dalla sala – che contribuiranno alla schermatura solare delle vetrate e alla privacy degli alunni durante le lezioni. Il sistema schermante e di rivestimento si ispira agli intrecci tipici della zona, come quelli dei cesti di vimini. Un riferimento ripreso dalle tradizioni

artigiane che è risultato particolarmente indicato per la posizione del lotto, situato in un’area di confine fra il territorio urbano e le campagne a sud. Il sistema schermante offre un’ulteriore potenzialità: illuminarsi durante le ore notturne come una lanterna, costituendo un episodio architettonico unico nel

CENTRO SOCIO-SANITARIO

TRASMETTERE LA SICUREZZA DELLA CASA E DIALOGARE CON L’AMBIENTE Il Cento socio-sanitario di San Felice sul Panaro è una struttura destinata ad accogliere fino a 22 ospiti con gravi disabilità e servirà il bacino d’utenza di nove comuni dell’area nord della provincia di Modena. Organizzato su due livelli, ospita al piano inferiore le attività diurne e di laboratorio, mentre al piano superiore sono disposte le stanze da letto per gli utenti. San Felice si colloca in un paesaggio agricolo, circondato dalle coltivazioni più diverse, e proprio dall’osservazione di questo territorio il workshop ha individuato nell’archetipo del fienile il concept di progetto. La scelta del tetto a falde, forma-simbolo dell’abitazione, comporta un’immediata associazione alla casa, qualità importante per comunicare sicurezza ai ragazzi che lo abiteranno. L’edificio si compone di quattro corpi aggregati, compenetrati l’uno all’altro, creando uno spazio unitario all’interno ma lasciando esternamente la percezione dei volumi distinti. Il fronte principale che si affaccia su via Garibaldi è uno spazio senza barriere, completamente permeabile. Un piccolo spazio pubblico donato alla città, che aumenterà la relazione tra i ragazzi che usufruiranno della struttura e la [8]

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cittadinanza, anche mediante le ampie vetrate che permettono di instaurare un rapporto visivo tra esterno e interno. Il progetto delle aree verdi esterne è studiato secondo i principi degli healing garden, giardini terapeutici che migliorano la salute e il benessere degli ospiti attraverso la scelta delle specie vegetali e il disegno dei percorsi pavimentati. Il giardino diventa uno spazio in cui svolgere attività all’aperto e multi-sensoriali come il microgiardinaggio e la coltivazione di piante aromatiche.

territorio, che potrebbe facilmente diventare un polo attrattivo e un punto d’interesse simbolico per la comunità. La forma compatta dell’edificio e l’involucro in legno prevalentemente opaco riducono le dispersioni termiche minimizzando il ricorso agli impianti di riscaldamento.

La scuola di danza di Reggiolo (Reggio Emilia) è un edificio a pianta rettangolare con strutture e finiture in legno di abete (foto ©Giulia Bellipario).

Il Centro socio-sanitario di San Felice sul Panaro (Modena) una volta ultimato ospiterà ventidue ospiti con gravi disabilità (foto ©Giulia Bellipario).


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› ARCHITETTURA PER L’EMERGENZA

CAMPO PROFUGHI DI RITSONA, GRECIA

LA MAIDAN TENT SPAZI COLLETTIVI E UNA FORMA URBANA PER LE SISTEMAZIONI DI EMERGENZA POSSONO MIGLIORARE LE CONDIZIONI DI VITA DI MILIONI DI PERSONE. PENSATA PER I RIFUGIATI IN FUGA DALLA GUERRA, LA MAIDAN TENT È UNA RISPOSTA DELL’ARCHITETTURA A MOLTEPLICI SITUAZIONI DI DIFFICOLTÀ

La Maidan Tent è un progetto di spazio pubblico coperto dove, una volta realizzato, i richiedenti asilo del campo di Ritsona potranno incontrarsi e socializzare per superare l’alienazione e lo spaesamento dovuti alla loro condizione (render di Simon Kirchner).

Nei campi profughi la precarietà e la serialità di una fi la senza fine di tende e la mancanza di spazi comuni generano smarrimento e alienazione rispetto alla protezione offerta dalla casa perduta e dalla vicinanza alla propria comunità. Se l’interazione con il prossimo aiuta a lenire il trauma migratorio, è necessario un luogo dove potersi incontrare. Ma dove, se nei campi spesso le uniche strutture coperte sono container e tende, ridotti nelle dimensioni e destinati alla vita privata delle famiglie?

La Maidan Tent, progettata da Bonaventura Visconti di Modrone e Leo Bettini Oberkalmsteiner, due giovani architetti italiani, tenta una risposta. Pensata per il campo profughi di Ritsona, in Grecia, meta di rifugiati siriani in attesa di un visto, la Maidan Tent è diventata in breve tempo, insieme ad altri professionisti – un fotografo, un grafico, uno psicologo, un’esperta di relazioni pubbliche – un progetto volontario di comunicazione e un’operazione di raccolta fondi per finanziarne la costruzione entro l’estate.

Maidan in arabo significa piazza, e la Maidan Tent è una piazza pubblica coperta da una tenda, uno spazio collettivo protetto dove i profughi possano socializzare. Una grande tenda capace di accogliere più di 100 persone insieme, con un diametro di 19,50 metri e 200 mq di superficie. I materiali scelti sono l’alluminio per la struttura e un tessuto resistente all’acqua, al vento e al fuoco per la copertura. Facile da montare e smontare, trasportabile, durevole, di agevole manutenzione grazie alle componenti standardizzate, è articolata in modo tale che al suo interno gli spazi siano separati. Lo spazio circolare è suddiviso in otto settori ognuno dei quali, a sua volta, prevede due aree concentriche. Il centro della struttura, dedicato all’incontro, è delimitato da un anello di ulteriori spazi semi-privati. Il progetto tiene in considerazione aspetti di tipo psicologico: la forma circolare, aperta su tutti i lati, invita le persone da qualsiasi direzione queste provengano; la suddivisione in zone consente differenti modi di stabilire relazioni, legate, queste ultime, alla personalità e allo stato d’animo dei singoli individui; lo spazio multifunzionale è flessibile e può essere adattato velocemente in funzione delle diverse esigenze. La Maidan Tent può essere allo stesso tempo uno spazio dove ricevere cure mediche e psicologiche, un playground per i bambini, un luogo di raccolta dove mangiare insieme, acquistare e vendere beni, imparare e insegnare, pregare, interagire, confrontarsi, progettare insieme un altro futuro. www.maidantent.org

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Quando la Materia incontra il Design

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› MASTERPLAN

JINSHAN MARINA, SHANGHAI

ARMONIA NELLA DIVERSITÀ Un team italiano guidato dall’architetto Luigi Colombo di Gala Engineering vince con Gala China il concorso internazionale per una città di fondazione in Cina. Un masterplan di 720 ettari che ripropone la ricchezza del paesaggio italiano lungo sei chilometri di costa sulle rive della Baia di Hangzhou

Una vista generale del masterplan di Jinshan Marina. Alla pagina di destra dall’alto le proposte di Gala Engineering per il porticciolo turistico, il lido e la laguna e il centro direzionale e di ricerca (©Gala Engineering e SD Partners).

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Circa 60 chilometri a sud del centro cittadino, Jinshan è uno dei poli produttivi di Shanghai, sede di importanti industrie petrolchimiche, che negli ultimi anni ha conosciuto un forte sviluppo urbano. Il concorso bandito dalla municipalità di Shanghai, al quale hanno partecipato 225 società di progettazione provenienti da tutto il mondo, prevedeva lo sviluppo di un’area di quasi 600 ettari confinante con il waterfront. Il masterplan doveva rispondere a una mol-

teplicità di funzioni, residenziali, turistiche e direzionali, capaci di rendere attrattiva e competitiva l’area e di farla vivere 24 ore al giorno per 12 mesi l’anno. Il progetto di Gala Engineering con Gala China ha vinto il confronto con gli altri quattro finalisti di calibro internazionale – Ama France, Arte-Charpentier (Francia), Rmjm (Uk), Kcap (Olanda) – per le caratteristiche intrinseche di un masterplan che, fondandosi sulla bellezza e la diversità dei

paesaggi urbani e turistici proposti, presenta le migliori opportunità di valorizzazione economica delle aree, inserite in un piano di infrastrutture verdi come elemento fondante del paesaggio e strumento al contempo di resilienza geo-climatica. Un successo tutto italiano da ascrivere alla capacità di fare sistema (virtù spesso assente presso gli operatori economici del nostro Paese): sviluppato il concept di intervento e progettata la configurazione generale


› MASTERPLAN

dell’area, l’architetto Luigi Colombo, a.d. di Gala Engineering, ha coinvolto SD Partners, Systematica e Consorzio Habitech nella redazione della prima fase di gara e, giunti alla fase finale, sette diversi studi di progettazione architettonica e del paesaggio in workshop dedicati alle singole aree di sviluppo. Il risultato è un piano che rifugge dall’uniformità e dalla verticalità delle new town cinesi, presenta paesaggi urbani diversificati secondo le funzioni e mette in atto una land reclamation di più di 100 ettari che, oltre ad estendere la superficie edificabile, ingloba l’acqua – dell’oceano e del fiume – come uno degli elementi del nuovo paesaggio: intervento che tra l’altro permette di creare un waterfront più articolato, incrementandone superficie complessiva e valore fondiario. Il piano si articola in diverse polarità, ciascu-

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› MASTERPLAN

Il concept generale del masterplan: dall’alto lo stato di fatto, lo sviluppo proposto con le nuove superfici di terreno costruito nel mare e, da ultimo, le diverse quote alle quali verrà sviluppata la land reclamation. In basso, un render della Rambla al punto di arrivo del percorso che dalla stazione conduce al più vasto dei bacini d’acqua interni (©Gala Engineering e Sd Partners).

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› MASTERPLAN

Gala Engineering Società di progettazione integrata che fa capo al Gruppo Gala (quotato sull’Aim di Borsa Italiana), dal novembre 2014 Gala Engineering è guidata dall’architetto Luigi Colombo (foto) già direttore dell’area Healthcare e Infrastructures Emea in Techint, che possiede una vasta esperienza nella progettazione, organizzazione e gestione di strutture ospedaliero-sanitarie. Attraverso la consociata Gala China, Gala Engineering sta partecipando ad altri concorsi internazionali per lo sviluppo e la rigenerazione di vaste aree in Cina. Gala Engineering è socia di GBC Italia. www.galaengineering.it

na con una specifica funzione e tutte ispirate a tratti del paesaggio italiano: la Riviera, che reinterpreta l’asse litoraneo ispirandosi alla costa romagnola per rivitalizzare l’area balneare oggi esistente aumentandone la capacità di attrazione per tutto il corso dell’anno; lo Yacht club e la Marina, prossimi all’area centrale e pensati per rispondere a una domanda di servizi per la nautica da diporto di futuro sviluppo; la trasformazione di un antico Borgo dei pescatori che, protetto dalle maree grazie alle previste estensioni artificiali, affaccerà in futuro su un bacino interno che si ispira alla laguna veneziana, e infine, costruite sullo stesso terreno artificiale e affacciate sul mare aperto, servizi anche dedicati agli anziani e le residenze high-end del Lido, che a Venezia delimita e conclude appunto la laguna. La fascia longitudinale più interna dell’area, prossima alla stazione che in un’ora collega Jinshan con Shanghai (e dove è prevista la costruzione di una linea AV che dimezzerà i tempi) sorgerà invece il centro direzionale e della ricerca, alberghi e un centro congressi. Tutto il sistema è connesso con l’esterno e innervato al proprio interno da una rete infrastrutturale che riorganizza la maglia

viaria esistente. Le piazze sono concepite come snodi intermodali che legano tra loro i diversi poli funzionali. Il progetto di paesaggio è un’infrastruttura verde mirata alla resilienza mediante un ampio inserimento della natura nella città: dal sistema di dune vegetate che ricopriranno l’infrastruttura foranea posta a protezione del waterfront trasformandola in un parco pubblico, ai rain garden realizzati negli spazi aperti per la depurazione delle acque e l’assorbimento dei fenomeni di run-off; da vaste aree boschive inserite negli spazi aperti come strumento in grado di attenuare l’effetto “isola di calore” ai canali e ai percorsi per la mobilità dolce che innestano il sistema dando luogo anche a spazi culturali, di intrattenimento e socialità. Raccolte le prime manifestazioni di interesse da parte degli investitori, Gala in questo momento sta portando avanti lo sviluppo del piano urbanistico in stretta collaborazione con il Shanghai Urban Planning Design Institute. A questa prima fase di disegno generale del piano seguirà lo sviluppo dettagliato - sempre da parte di Gala - di alcune aree strategiche della nuova città ispirata alla Dolce Vita italiana

Due render di Jinshan Marina: dall’alto, gli impianti sportivi posti a conclusione del lungomare della Riviera e uno dei previsti alberghi nella zona dello yacht club (©Gala Engineering e SD Partners).

SCHEDA Progetto Jinshan Marina masterplan Località Jinshan, Shanghai Area di progetto 580 ha estesi a 723 ha nella proposta progettuale

Superficie nuovo terreno costruito nel mare 2.270.000 mq

Superficie nuovi bacini acquiferi 1.435.150 mq Costo totale opere pubbliche 6 miliardi di Euro Slp prevista 3.650.972 mq (mix funzionale: residenziale 18%; uffici 14%; retail 11%; ristoranti e bar 6%; case vacanza 10%; hotel 33%; resort 1%; servizi 7%)

Proporzioni nell’uso delle superfici lotti edificabili 32%; spazi aperti e aree verdi 32%; strade e servizi pubblici 14%; canali interni e bacini 22%

Nuovi abitanti previsti 19.970 Nuovi posti di lavoro previsti 24.395 GRUPPO DI PROGETTAZIONE Progetto Arch. Luigi Colombo Coordinamento generale Arch. Mario Guarnaccia, Gala Engineering

Coordinamento e Progettazione Urbanistica Arch. Alessandro Viganò, SD Partners

Concept Architettonici Studio Barreca e La Varra Beretta Associati con Mab • Camillo Botticini e Matteo Facchinelli • Ing. Maurizio Gnudi Studio di Architettura e Ingegneria • Studio Luca Scacchetti con Bunch e Alfaeffe • •

Landscape Benedetto e Gaetano Selleri, PA+N Sostenibilità Ambientale Habitech Mobilità e Trasporti Systematica (competition); TRT (project development)

Water treatment Tre e C. (Ing. Luciano Brusaferro)

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› INFRASTRUTTURE VERDI

SEOULLO 7017

TRASFORMAZIONI URBANE ANCHE LA CAPITALE SUDCOREANA HA IL SUO PARCO LINEARE. UN’OCCASIONE PER AFFERMARE LA CENTRALITÀ DELL’AMBIENTE NEL COSTRUITO E VOLTARE PAGINA RISPETTO ALLO SVILUPPO INDISCRIMINATO. LUNGO QUASI UN CHILOMETRO, SOSTITUISCE UN TRATTO DI AUTOSTRADA URBANA ABBANDONATA. PROGETTO DI MVRDV Seoul ha la sua high-line. È una passeggiata verde, lunga quasi un chilometro, 983 metri per l’esattezza, che sostituisce un tratto di autostrada urbana, nei pressi della stazione centrale. Lo scopo è rendere verde e attraente una zona importante della capitale sudcoreana. È Seoullo 7017, un parco lineare in quota attrezzato con 24mila piante, alberi, arbusti e fiori di duecento diverse specie locali. Una biblioteca vegetale urbana a uso dei residenti e dei turisti, dizionario vegetale vivente del patrimonio naturale della Corea del Seud. Seoullo significa “verso Seoul” mentre il codice 7017 sta a indicare sia l’anno di costruzione dell’autostrada urbana, il 1970, sia la data della sua nuova funzione pubblica, il 2017. Come diciassette sono i possibili percorsi, collegati tra loro alla quota di 17 metri sopra il piano urbano. Il progetto è dello studio olandese Mvrdv di Winy Maas, che ha previsto la posa di numerosi contenitori di varia dimensione e altezza, organizzati in gruppi di famiglie, a loro volta ordinate secondo l’alfabeto coreano. Ma non si è trattato solo di un ridisegno del paesaggio urbano. Seullo è stata un’operazione collettiva, in cui le autorità comunali, gli architetti, le ong, i paesaggisti e anche i [ 16 ]

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consiglieri comunali hanno collaborato alla stesura del progetto. Lo skygarden è diviso in diverse aree, con nuovi ponti e scalinate per raggiungerlo e collegarne i percorsi con gli alberghi, i negozi e gli spazi aperti attraversati dal serpente verde sopraelevato. Di notte, invece, il parco

è illuminato da luci blu e durante le feste i diversi colori sono utilizzati per creare un’atmosfera celebrativa. Seoullo 7017 è uno dei simboli di trasformazione della capitale sudcoreana: da città incentrata sullo sviluppo indiscriminato a città rinnovata e sostenibile

Nelle immagini, il nuovo paesaggio urbano di Seoul dopo la trasformazione di un tratto di autostrada urbana (foto ©Ossip van Duivenbode).


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› ECONOMIA CIRCOLARE E ARCHITETTURA

MATERIALI ENERGIA E LUOGHI UN TEMA DI IDENTITÀ, CULTURA E ARCHITETTURA Carlo Ezechieli Economia circolare, ovvero emulazione di principi di

un ruolo fondamentale, non solo dal punto di vista

funzionamento dell’ecosistema applicati alla società e

tecnologico ed economico, ma anche culturale. O

alle attività umane. Quando il discorso sembra ormai

al contrario l’emulazione del metabolismo circolare

metabolizzato, se non addirittura superato, di colpo

presente in natura seguirà i percorsi inediti indicati

riemerge come chiave di rilancio di un settore, quello

dalla moderna tecnologia immateriale e dalla capacità

delle costruzioni, in stallo da anni. Se non proprio

di calcolo che oggi ci permette di sequenziare e

vecchio, il tema dell’economia circolare non è neppure

ricombinare i protocolli di messaggistica cellulare. Per

niente di nuovo. Rendere le nostre attività circolari,

secoli gli architetti si sono limitati a copiare le forme

ovvero non generative di rifiuti, è un problema che

presenti in natura. Quali possibilità potrebbero oggi

prima dell’età industriale – con prodotti tradizionali,

scaturire dalla capacità di modellizzarne e riprodurne

di origine principalmente biologica – era virtualmente

i principi costitutivi, caratterizzati da un’intrinseca

inesistente. Con l’avvento dell’industria affidarsi, per

efficienza e da una totale integrazione a livello

produrre materiali o energia, prima al carbone e poi

ecosistemico? Forse la chiave è l’integrazione tra

a una moltitudine di risorse prelevate dal sottosuolo

questi due orientamenti e la riscoperta del rapporto tra

ha finito per scatenare un accumulo di scarti spesso

alcuni termini di base: i materiali, l’energia che serve a

nocivi e comunque privi di qualsivoglia collocazione

produrli e il loro rapporto con il luogo

all’interno dei cicli naturali. Parallelamente, se l’architettura tradizionale sviluppava un’identità regionale – profondamente legata ai materiali locali e all’adattamento a condizioni climatiche e ambientali specifiche – col passare del tempo ha finito per dipendere sempre di più da materiali prodotti serialmente in fabbrica. Che, trasportati per centinaia di chilometri fino al sito di costruzione, hanno cambiato completamente le regole del gioco: e se da un lato emergeva una nuova, spesso notevole, architettura internazionale, dell’altro iniziava un processo di omologazione insediativa ed espressiva che oggi ha ormai raggiunto portata planetaria e per molti versi tragica. Niente a che vedere con gli esempi più significativi di architettura vernacolare, come quelli studiati da Victor Olgyay e celebrati da Bernard Rudofsky negli anni ’60: macchine bioclimatiche perfette, messe a punto nel corso di secoli e architetture del tutto armonizzate con i luoghi, rappresentative di una pluralità di linguaggi e di culture. Da allora molti cambiamenti sono ovviamente intercorsi, ma cosa significa allora oggi pensare a un’architettura fondata sui principi dell’economia circolare? Sarà una riscoperta critica del passato basata sulla fisicità, dove i materiali – e la Baukunst a questi direttamente connessa – riacquisteranno

Anna Heringer, disegni per il progetto Baoxi alla Biennale di Longquan.


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LONGQUAN INTERNATIONAL BIENNALE, LONGQUAN, CINA

I LIMITI DELL’ABBONDANZA Riconnettere l’architettura all’intrinseca abbondanza biofisica della natura negli ostelli di Baoxi. Il manifesto di Anna Heringer sulla scarsità delle risorse naturali Il progetto delle tre strutture di ospitalità di Baoxi di Anna Heringer nasce nell’ambito della prima Biennale Internazionale di Architettura in Bambù svoltasi lo scorso settembre a Longquan, un villaggio rurale 500 km a sud di Shanghai in una regione ancora incontaminata di importanza storica e culturale per il Paese, e alla quale erano stati invitati a costruire strutture permanenti e abitabili in bambù 10 studi di architettura: oltre allo Studio Anna Heringer, i giapponesi Kengo Kuma, George Kunihiro e Keisuke Maeda (Uid Architects), Vo Trong Nghia dal Vietnam, Madhura Primatilleke (Sri Lanka), Simón Vélez (Colombia), Li Xiaodong della Scuola di Architettura della Tsinghua University di Pechino, Wise architecture (Sud Corea) e Yang Xu (Cina). Il progetto di Heringer parte da un presupposto tanto elementare quanto divergente [ 20 ]

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rispetto alla prassi corrente, dal momento che in soli tre anni (dal 2011 al 2014) la Cina ha consumato più cemento di quello usato negli Stati Uniti in un secolo intero. Oggi in Cina persone che vivevano in edifici costruiti con materiali naturali e secondo tecniche millenarie vivono in abitazioni in cemento perdendo completamente sia il contatto con il luogo sia la consapevolezza e la capacità di utilizzo di risorse locali, e causando innumerevoli problemi a livello ambientale: da ingenti processi di erosione dovuti all’estrazione

In soli tre anni in Cina si è consumato più cemento di quello usato in cento anni negli Stati Uniti delle materie prime all’aumento esponenziale dell’inquinamento e delle emissioni di CO 2 . Anna Heringer propone una sorta di manifesto rispetto al tema della disponibilità o scarsità di risorse. Di fronte alla preoccupazione sulla mancanza di risorse per soddisfare le nostre necessità o all’obbligo di limitarne l’uso al fine di contenere l’impatto sull’ambiente, Heringer contrappone

Terra cruda e bambù sono da sempre i materiali da costruzione più utilizzati nella regione. Il progetto degli ostelli di Baoxi di Anna Heringer riconnette l’architettura all’abbondanza biofisica della natura (foto di apertura, ©Julien Lanoo; sotto e in questa pagina, ©Jenny Ji; disegni ©Studio Anna Heringer).

Youth hostel “men”

Youth hostel “women”

Guest house

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Guest house SECTION

Guest house GROUND FLOOR

Guest house TOP VIEW

Youth hostel “women” SECTION

Youth hostel “women” FIRST FLOOR

Youth hostel “women” TOP TERRACE

Youth hostel “men” SECTION

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Youth hostel “men” GROUND FLOOR

Youth hostel “men” TOP TERRACE

un principio di connessione con l’intrinseca abbondanza a livello biofisico presente in natura. Terra cruda e bambù sono entrambi materiali da costruzione estremamente abbondanti il cui impiego a fini costruttivi ha perfettamente senso in termini economici, ambientali e culturali, riprendendo in forma attualizzata tecniche costruttive del passato e rappresentando l’abbondanza presente in natura tramite l’architettura. Il tutto nella consapevolezza che utilizzando unicamente materiali industrializzati è impossibile garantire un

In alto, uno stralcio della sezione dell’ostello femminile con la specifica dei materiali utilizzati; a fianco, sezioni e piante dei tre ostelli (©Studio Anna Heringer).


› ECONOMIA CIRCOLARE E ARCHITETTURA SCHEDA Località Baoxi, regione di Longquan, Cina Committente Municipalità di Longquan Destinazione d’uso Ospitalità turistica Cronologia marzo 2013 (progetto) ottobre 2016 (conclusione lavori)

Progetto architettonico Anna Heringer Team di progettazione Stefano Mori, Karolina Switzer, Wayne Switzer, Yu Xi

Consulenti Martin Rauch (progetto strutturale e strutture in terra cruda); Emmanuel Heringer (strutture in bambù); Harald Mueller, Franz Petermann (sistemi di riscaldamento); Prof. Klaus Daniels (sistemi energetici)

Main contractor Shanghai Kangye Construction & Decoration Co, Ltd

Fornitori artigiani locali Superficie del lotto 1.153 mq Costo totale 5.800.000 Rmb (753.000 euro)

ambiente abitabile per i 7 miliardi e mezzo di persone che vivono sul pianeta. Il progetto di questi tre ostelli riprende l’utilizzo in chiave moderna di materiali appartenenti alla tradizione, ricordando la qualità formale e progettuale di “architetture senza architetti” della tradizione cinese come gli edifici in terra cruda e bambù di Fujian Tulou – dal 2008 patrimonio dell’umanità Unesco – mentre le camere sono ispirate alle lanterne cinesi illuminate nella notte. Gli ostelli sono edifici bioclimatici il cui

equilibrio termico interno è garantito da grandi masse murarie e da sorgenti come il fuoco, il sole, il vento, l’ombra, la vegetazione, per ridurre al minimo gli apporti di energia necessari per garantire il comfort. Anziché essere esteso all’intero edificio, il controllo termico è limitato al nocciolo centrale – che ospita i servizi comuni – e ai “bozzoli” degli alloggi interni. La tecnologia si attesta su un basso livello, e una fonte di calore “arcaica” (per usare le stesse parole dell’autrice) come il fuoco serve contemporaneamente per riscal-

dare l’ambiente e per riscaldare, con il supporto di collettori solari, l’acqua delle docce, contribuendo allo stesso tempo a creare un’atmosfera conviviale all’interno degli ambienti. Come per qualsiasi pianta che non può crescere ed espandersi se non ritrovando le proprie radici, il progetto di Baoxi ricerca nella tradizione soluzioni che, oltre a indicare un percorso alternativo convincente, consolidano l’identità delle comunità e dei luoghi Carlo Ezechieli

Gli alberghi sono edifici bioclimatici il cui equilibrio interno è garantito da grandi masse murarie e da sorgenti naturali. Nelle foto, alcune fasi di costruzione di uno dei tre edifici (foto ©Jenny Ji).

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CENTRO DI FORMAZIONE EDILE, MARRAKECH, MAROCCO

NATURALE IMMEDIATEZZA Il progetto di un istituto tecnico nei pressi di Marrakech, nella proposta di Anna Heringer diventa l’occasione per una architettura rispettosa dell’identità del luogo, della sua economia e della sua popolazione

In alto, il plastico del Centro di formazione di Chwitter, vicino a Marrakech; tra le due pagine, la sezione del complesso.

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In Marocco il settore delle costruzioni, pure in forte espansione, si sviluppa in una situazione fondamentalmente priva di modelli adeguati al contesto. Inoltre, circa il 30% della popolazione tra i 15 e i 25 anni è ancor oggi analfabeta. La combinazione di questi fattori e il fatto che la formazione sia un requisito essenziale per trovare un impiego è il motivo che ha dato l’avvio a un programma per la creazione di un Centro di Formazione per la Sostenibilità a Chwitter, sobborgo nei pressi di Marrakech.

Filo conduttore fondamentale tecnologico del progetto è l’impego della terra cruda, materiale da costruzione ampiamente presente nella tradizione locale ma oggi relegato a manufatti minori come i muri di cinta o per la costruzione nelle aree rurali più povere. Ciò di cui gli autori hanno rilevato la mancanza è la capacità di ripensare a questo materiale in forma attualizzata, incorporando moderni concetti di sicurezza (principalmente antisismica) e comfort, che includa principi di industrializzazione

e prefabbricazione, e un’architettura al passo con i tempi. Ispirato a due tipi costruttivi appartenenti alla tradizione del Marocco – il ksar, un compatto fabbricato rurale e uno spazio per la comunità, e la medersa, fabbricato urbano destinato all’istruzione e all’insegnamento – il nuovo complesso, virtualmente annullando la distinzione tra spazi interni ed esterni, è pensato per mettere a disposizione spazi di aggregazione sociale in un contesto che ne è fondamentalmente privo.


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Le tecniche costruttive in terra cruda richiedono lavoro e perizia e la costruzione dell’edificio, includendo una varietà di soluzioni costruttive e di materiali – tra cui la fabbricazione e la posa di elementi in terracotta indispensabili per prevenire l’erosione da dilavamento delle parti murarie – sarà parte integrante del progetto di formazione, coinvolgendo gli studenti nella costruzione. Sempre la terra cruda è un materiale a bassissimo impatto ambientale e, trattandosi dello stesso materiale di scavo, non implica alcun costo di trasformazione o trasporto. I muri possono essere riciclati con un livello quasi nullo di entropia: semplicemente con acqua e lavoro manuale. L’inerzia termica assicurata dalla massa dell’involucro riduce sostanzialmente la domanda energetica dell’edificio, che può

essere soddisfatta interamente con soli 333 mq di pannelli solari e l’ausilio di un sistema di pre-raffrescamento dell’aria tramite scambio geotermico nelle fondazioni dell’edificio. Un ulteriore apporto alla climatizzazione viene fornito da camini di raffrescamento evaporativo il cui fabbisogno viene coperto dell’acqua raccolta tramite le superfici di copertura e le corti interne. Questo progetto, fondato su tecniche tradizionali e materiali antichi, tipologicamente è una fortezza, una solida presenza che richiama forme del passato, capace di dare identità al luogo e di ricreare al suo interno una sorta di cittadella. Tuttavia, il muro di cinta che avvolge il complesso costituisce una forma di continuità, sia strutturale e di connessione tra spazi edi-

ficati e non edificati, sia di collegamento e apertura verso la città. Questo insieme di principi rende il il progetto di questo Centro di Formazione un modello di intervento alternativo alle forme omologate di costruzione che negli ultimi anni stanno prendendo piede in Marocco e, guardando alla tradizione, pone le basi per un futuro equilibrato e culturalmente consapevole

Carlo Ezechieli

SCHEDA Località Chwitter, Marrakech Committente Fondation Alliance, Alami Lazraq Destinazione d’uso Istituto tecnico formativo (scuola edile)

Status progetto Progetto architettonico Anna Heringer, Martin Rauch, Elmar Naegele, Ernst Waibel con Salima Naji

Consulenti Thomas Steinmann (architettura del paesaggio), Merz Kley + Partner (ingegneria strutturale), Christoph Muss (energia e fisica delle costruzioni), Jean Dethier (consulenza culturale), team gmi (fisica dei fluidi), Hecht Elektroplanung (progettazione elettrica)

Superficie utile 6.300 mq Budget (stima) 6.000.000 di euro

In alto, i prospetti del complesso studentesco. La tecnica costruttiva è in terra cruda (foto e disegni, ©Studio Anna Heringer).

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LA RICCHEZZA DELLA TERRA Anna Heringer, già collaboratrice dell’atelier del mastro costruttore in terra cruda Martin Rauch, oggi è una delle figure più rappresentative di un’avanguardia vernacolare che propone un’architettura profondamente ispirata ai luoghi, al clima, ai materiali a basso impatto e a basso contenuto tecnologico. Come ci spiega in questa intervista, il suo approccio si ispira alla saggezza costruttiva e all’intrinseca bellezza di molte architetture senza architetti

foto ©Stefano Mori

Anna Heringer Anna Heringer (Laufen, 1977, laurea alla Kunst Universität di Linz nel 2004) è architetto e dal 2010 professore onorario della cattedra Unesco per l’Architettura in pisé, Culture costruttive e Sviluppo sostenibile in Germania. La sua reputazione internazionale come uno dei massimi esperti in architettura sostenibile nasce con la scuola Meti a Rudrapur, in Bangladesh, che Anna aveva progettato per la sua tesi di laurea e realizzato nel 2006 con Eike Roswag. Da allora ha sviluppato il suo metodo basato sull’uso di risorse locali in diversi progetti e laboratori in Asia, Africa, Europa e Stati Uniti e ne ha fatto materia di insegnamento come visiting professor presso le università di Linz, Stoccarda e Vienna. Anna Heringer ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra i quali l’Aga Khan Award for Architecture e il Global Award for Sustainable Architecture. L’anno scorso Mud works! – affrontare la scarsità utilizzando il fango, una delle risorse più disponibili sulla Terra – era il titolo della sua partecipazione alla 15.a Biennale Architettura di Venezia (Giardini - Padiglione Centrale) con Lehm Ton Erde Baukunst (la società di Martin Rauch) e l’Architekturmuseum della Technischen Universität di Monaco di Baviera. Attualmente, oltre a guidare il suo studio a Laufen, Anna Heringer conduce insieme a Martin Rauch un laboratorio di progettazione all’ETH di Zurigo. www.anna-heringer.com

Come descriveresti il tuo lavoro? Vedo l’architettura come uno strumento per migliorare la qualità della vita delle persone. Credo che qualsiasi discorso sulla sostenibilità implichi direttamente la bellezza, che automaticamente esprime l’armonia tra risorse, clima, luogo, identità architettonica e culturale e giustizia sociale. Non credo che il ruolo di plasmare l’ambiente debba essere di esclusivo appannaggio di grandi multinazionali. La natura è caratterizzata da un’abbondanza formidabile e possiede una qualità estetica intrinseca. Da cosa è nato il tuo interesse per tecniche come la costruzione in terra cruda? Più che altro dipende dall’interesse nelle tecniche di costruzione tradizionali. Il mio lavoro non si rivolge unicamente alla terra cruda, ma anche a pietra, legno, tutti i materiali dell’architettura tradizionale e pre-industriale che vengono attualizzato o adattati a circostanze specifiche. L’utilizzo di questi materiali contribuisce a consolidare un’identità e una forte appartenenza al luogo e il tutto avviene in maniera assolutamente naturale. Credi che tecnologie di ispirazione tradizionale a basso impatto ambientale ed energetico possano essere impiegate con successo anche nei paesi post-industrializzati? Questo è davvero un punto chiave. Dopo l’architettura Moderna, il cemento è stato proposto come l’unico materiale, invulnerabile, così solido da non prevedere alcun intervento di manutenzione o di adattamento, nonché quello meno impegnativo in termini di lavoro,

«Considero la sostenibilità sinonimo di bellezza: un artefatto armonico nelle sue forme, nella struttura, nella tecnica costruttiva e nell’uso dei materiali e che sia in armonia anche con il luogo, con l’ambiente, con gli utenti e con il contesto socio-culturale. Questo, dal mio punto di vista, è ciò che ne definisce la sostenibilità e al contempo il valore estetico» e pertanto di costi. La verità è che se facessimo un calcolo sull’intero ciclo di vita, dall’estrazione allo smaltimento, il cemento dovrebbe costare molto di più. Per di più ci si immagina che duri all’infinito, mentre oggi opere anche importanti costruite cinquant’anni fa stanno letteralmente collassando, con tutti i problemi conseguenti, non ultimo quello della dispersione di questi materiali nell’ambiente. Un altro aspetto è la crescente automazione. Se le macchine rubano il lavoro allora chi potrà mai pagare le pensioni e ogni altra forma di sostegno finanziario per la comunità, se non le macchine stesse? Il lavoro delle persone è energia, e una certa non [ 26 ]

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secondaria quantità di lavoro artigianale e manuale di alto livello dovrebbe essere presente sempre e in ogni caso, e il suo costo mantenuto accessibile, perché genera opportunità sociali e culturali. Anche se l’ormai celebre Francis Kéré diceva di aver iniziato a studiare l’architettura proprio perché esausto ed esasperato dalla quantità inumana e costante di lavoro che implicava il mantenimento delle tradizionali capanne del suo villaggio nel Burkina Faso? È importante capire la tradizione e aggiungere sempre un adeguato livello di innovazione. Da questo punto di vista abbiamo senz’altro bisogno di tecnologie di prefabbricazione e in parte di accelerare il processo di costruzione. Quello che facciamo è migliorare continuamente le tecnologie tradizionali. Con la terra cruda abbiamo due approcci possibili: il primo è migliorare le caratteristiche fisico-meccaniche e chimiche del materiale, ad esempio con l’aggiunta di circa il 10% di cemento. Quantità minima ma che ne aumenta la resistenza e semplifica notevolmente i processi di costruzione. L’altra è comprendere la vulnerabilità del materiale mettendo a punto ogni soluzione e accorgimento per prevenirne ad esempio l’erosione. Un procedimento più complesso e laborioso ma che si basa su una comprensione molto profonda del materiale, della tecnica e del clima al punto da diventare un percorso incredibile di scoperta e identificazione con il luogo. Entrambi i modi di ragionare portano a edifici più resilienti. Come tutte le opere costruite dall’uomo, un giorno spariranno, ma senza lasciare alcun danno, tramandando e distribuendo sapere, identità e ricchezza. Quali sono le tue fonti principali di ispirazione? Tutta l’architettura vernacolare, il luogo, come pure le forme consolidate di artigianato locale, come ad esempio quelle di costruzione di cesti intrecciati e molte altre. Chi sono i tuoi mentori? Il mio maestro è Martin Rauch, dove ho iniziato a lavorare. Siamo i due lati della medaglia: mentre lui lavora qui in Europa, io lavoro nel Sud del mondo e nei Paesi in via di sviluppo. E ammiro molto, tra gli altri, Marina Tabassum del Bangladesh e Anupama Kundoo dell’India. Qual è il tuo messaggio per il futuro … e per gli architetti? C’è un’incredibile abbondanza proprio sotto ai tuoi piedi e può fornirti tutte le risorse di cui hai bisogno. Semplicemente, usalo e avrai una vita e un ambiente più sano, ricco e produttivo Carlo Ezechieli


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MATERIA CIRCOLARE Intervista a Martin Rauch, maestro dell’architettura in terra cruda Artigiano, artista o inventore? Martin Rauch è un rappresentante del contemporaneo pensiero trasversale tra scienza, arte e tecnologia. La sua opera si basa sul recupero di tecniche tradizionali ma caratterizzate da un importante contenuto di innovazione. Impegnato nella ricerca, sviluppo e applicazione di tecnologie in terra cruda a edifici moderni è stato autore, tra molti altri interventi, della pluripremiata casa-manifesto del 2008, con Roger Boltshauser, costruita interamente in terra cruda per la propria famiglia a Schlins, nel Vorarlberg (Alpi austriache), luogo dove risiede da sempre. Se il suo lavoro si distingue per l’utilizzo di un materiale, il risultato tuttavia è tutt’altro che semplicemente tecnologico. Le opere di Rauch al contrario finiscono per trascendere il materiale che diventa un formidabile veicolo di espressione poetica. Sopra il titolo, Martin Rauch al lavoro. A fianco, fase di realizzazione di una muratura in terra cruda per la costruzione del centro erbe di Ricola (foto Markus BühlerRasom, Zurich, ©Ricola Ag, Laufen).

pio ecologico. Applicare questo principio in un edificio monumentale come una chiesa o un cimitero, ad esempio, è più facile rispetto ad una casa, dato che è possibile un’importante riduzione in termini di componenti e impianti provenienti da situazioni esterne al sito di costruzione. In un monumento è possibile mettere in massimo risalto il materiale che, rivelan-

dosi con tutta la sua massa e consistenza, assume un alto valore simbolico. Costruire in terra cruda significa utilizzare un materiale che si identifica profondamente con la terra stessa, come del resto la pietra, che è il risultato di trasformazioni geologiche di milioni di anni, di pressioni formidabili, di temperature altissime, che vengono rivelate una volta che le pietre vengono tagliate.

In passato nel Vorarlberg si è confrontato anche con il progetto di monumenti. Qual è la particolarità di costruire in terra cruda? Quello che cerco di fare in ogni mio progetto è ridurre al minimo le dimensioni del cerchio di approvvigionamento, impiego e dismissione dei materiali: che è un princi-

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La terra cruda è un materiale molto più semplice della pietra ma che incorpora, insieme a un principio di contatto con la Terra, il tempo geologico di formazione del materiale e la grande quantità di lavoro necessaria per la costruzione. Dato che incorpora in modo tangibile grande energia, credo che l’utilizzo di questo materiale sia ricco di implicazioni artistiche ed estetiche. Come descrive la sua esperienza di progettista e costruttore? Con il cimitero a Batschuns ho avuto la piena consapevolezza del potenziale simbolico-evocativo della terra cruda. In particolare, la costruzione posta all’ingresso del cimitero è una camera con pareti in terra cruda che dà l’idea di entrare in una cavità del terreno. Credo che la combinazione del materiale con uno spazio di questo tipo abbia implicazioni simboliche molto forti e molto dirette. Percepirle, come del resto percepire il concetto di small circle non avviene a livello razionale ma, di solito e con grande forza, a livello emotivo. La terra cruda è un prodotto dell’erosione, e l’erosione è l’elemento fondamentale che ha disegnato la superficie del pianeta e i luoghi in cui viviamo che, in un certo senso, sono un’enorme scultura. La terra è fatta di sabbia, argilla, rocce e fango ed è il risultato di una mutazione continua. L’erosione è la forza che segna il mutamento, e attraverso la terra è percettibile a livello emozionale. Anche i cittadini di Batschuns, inizialmente scettici circa l’impiego di questo materiale non convenzionale, si sono infine identificati profondamente con l’opera. Louis Kahn diceva che anche in un materiale risiede una vocazione implicita. È un discorso che vale anche per la terra? Dal mio punto di vista è fondamentale avere l’opportunità di applicare o riscoprire tecniche di costruzione, anche perché queste sono profondamente riferite al contesto sociale, economico, e culturale. Lo scenario cambia molto in base al contesto, ai mezzi di produzione, all’economia. Duecento anni fa, prima dell’era industriale, costruire in terra cruda era comune a tutte le regioni d’Europa, con realizzazioni di un alto livello qualitativo. Con l’industrializzazione tutto è cambiato, è iniziato l’inurbamento della popolazione, si sono perse le conoscenze del passato e, mentre si investiva nello sviluppo industriale di semilavorati che viaggiavano su strade e ferrovie, si smarriva il contatto con la terra. Alla fine, se le tecnologie industriali, come acciaio o cemento, si sono ampiamente sviluppate, non c’è più stato alcuno sviluppo nelle tecnologie pre-industriali che – rimaste a povera gente che costruiva come poteva edifici spesso ai limiti dell’abitabilità – hanno finito per dequalificarsi completa[ 28 ]

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Herzog & De Meuron, Ricola Krautenzentrum, Laufen Il nuovo Centro Erbe Ricola, nei pressi dello stabilimento di Laufen in Svizzera, progettato da Herzog & De Meuron con la consulenza di Martin Rauch, si caratterizza per la massiccia facciata in terra battuta. Lunga 100 m, alta 11; la facciata si compone di 670 elementi prefabbricati di terra battuta, del peso variabile da 4 a 6 tonnellate. I materiali per la costruzione provengono dal sito estrattivo di Laufen, limitrofi al nuovo edificio. La sostenibilità del Centro Ricola è data dal riscaldamento ecocompatibile e dalla facciata in argilla pressata, materiale che favorisce l’equilibrio tra calore e umidità. Degne di nota le finestre circolari di 6 m di diametro (foto Markus Bühler-Rasom, Zurich, ©Ricola Ag, Laufen).

mente. Oggi, se nei Paesi in via di sviluppo la terra cruda è un materiale economico e alla portata di tutti, credo che il suo impiego in Europa – dato il costo del lavoro (e costruire in terra cruda richiede molto lavoro) – sia un’applicazione di “alta gamma”, il cui valore va arricchito da un’elevata qualità architettonica ed estetica. È senz’altro necessario trovare un percorso moderno per la costruzione e lo sviluppo di tecniche per

l’utilizzo di terra cruda nelle costruzioni. Da cosa è partito il suo interesse per le costruzioni in terra cruda, considerando anche che la sua ricerca parte dalle Alpi austriache dove questa tecnica non fa certo parte della tradizione locale? Ho iniziato a studiare la creta come scultore, e ad approfondirne progressivamente le qualità tecnologiche e strutturali, in particolare tutti i processi e le lavorazioni che


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non richiedevano cottura. Interessandomi all’impiego del materiale in vari campi ho notato che ogni regione, in tutto il mondo, ha o ha avuto proprie tradizioni di costruzione in terra cruda, poi cancellate dall’arrivo dell’industrializzazione. Credo che la mia ricerca venga ben sintetizzata dalle tre parole tedesche Lehm (fango), Ton (argilla) e Erde (terra) che, secondo la mia interpretazione, stanno rispettivamente per tecnica, estetica ed ecologia. È stato in qualche modo influenzato dalla cultura di regioni in cui la costruzione in terra cruda è tuttora diffusa? Certamente, anche se non dal punto di vista strettamente formale. In passato ho lavorato per diversi mesi in Africa, in paesi come il Marocco, rimanendo chiaramente molto colpito dall’architettura di quei luoghi. Credo che sia fondamentale pensare a edifici moderni e al passo con i tempi anche utilizzando materiali molto tradizionali, se non arcaici, mentre in Europa ormai da molti anni prevale l’equazione: nuovo è meglio e vecchio è sbagliato. Crede che l’utilizzo di queste tecnologie possa diventare accessibile e diffuso a tutti i progettisti e costruttori? In Europa, con le metodologie e con il costo del lavoro attuali, costruire in terra cruda è particolarmente costoso. Si addice particolarmente a edifici facilmente qualificabili come “di lusso”. Manca tuttora fiducia in questi metodi di costruzione, e anche i regolamenti non aiutano. La casa come quella in cui mi trovo in questo momento (la Wohnhaus Rauch, tetto piano, muri esterni in terra cruda a vista, completata nel 2008), ad esempio, non avrebbe mai potuto essere realizzata in Italia per via dei regolamenti antisismici, che però non sono in vigore in Austria. In Germania è possibile costruire ma solo dopo verifiche statiche molto accurate, tanto che la Cappella della Riconciliazione (a Berlino, completata nel 2000, NdR) ha dovuto sottostare a un processo di verifica e collaudo costato più di 20mila euro. Un costo che un qualsiasi cittadino non potrebbe affrontare. Affrontare tale costo è stato possibile per un edificio pubblico, ma non sarebbe stato facilmente accettabile da un qualsiasi cittadino. La situazione sta comunque cambiando in modo significativo, tanto che c’è stato un importante sviluppo di edifici in terra cruda, fatto che rivela l’emergere di un grande interesse. Si dovrebbe sviluppare un indotto, come nel Vorarlberg con la cosiddetta “architettura di legno”. Fino a vent’anni fa l’uso del legno era considerato poco appropriato ma ora, attraverso il recupero di conoscenze artigiane già ampiamente sviluppate in passato, si è affermata un’industria senz’altro importante. Bisogna comunque

:mlzd, centro visitatori dell’Istituto ornitologico svizzero, Sempach Il nuovo centro visite dell’Istituto ornitologico svizzero progettato dallo studio :mlzd di Biel a Sempach, sulle rive del Sempachersee, ha una forma compatta con strutture poligonali posizionate per interagire con la campagna e con il lago. Dal grande foyer è possibile accedere alle diverse sezioni della mostra, mentre la stanza all’estremità offre una transizione graduale e fugace tra interno ed esterno. Gli edifici posti all’esterno sono costituiti da pareti massicce in terra cruda. Elementi in legno completano le scelte di sostenibilità del progetto, che risponde agli standard di certificazione svizzeri Minergie-P-eco (foto ©Alexander Jaquemet).

considerare che, se i nonni degli attuali industriali del legno conservavano ancora una memoria di queste tecnologie, la memoria della costruzione in terra cruda si è persa ormai da molte generazioni e il suo recupero richiederà più tempo. Credo che la chiave sia investire nella revisione del processo di costruzione cercando di ridurre l’incidenza della manodopera, come abbiamo fatto con Herzog&DeMeuron

nel Ricola Krautenzentrum applicando tecniche di prefabbricazione. Infine, dato che al momento non esistono ditte in grado di eseguire lavorazioni di questo tipo, io stesso mi ritrovo ad essere contemporaneamente urbanista, architetto, costruttore e amministratore della mia impresa di costruzioni. Una figura poco convenzionale e davvero pre-industriale! Carlo Ezechieli

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› DESIGNCAFÈ

BIM, ISTRUZIONI PER L’USO

TUTTO SUI SOLAI

TECNOLOGIE ANTISISMICHE

È noto che l’adozione del Building information modeling è in grado di offrire significativi vantaggi alla filiera delle costruzioni. Per adottarlo però occorre conoscere il sistema e le sue implicazioni. Il libro di Rizzarda e Gallo si distingue per la chiarezza e le belle immagini e ha il pregio di evidenziare le criticità del sistema. Forse pecca sulla parte relativa alla normativa, che, nonostante il carattere non vincolante, rappresenta pur sempre una piattaforma in grado di offrire l’omogeneità necessaria. Non avrebbe poi guastato un’esposizione più sintetica e attenta alla situazione normativa del Regno Unito che, con Olanda e Stati Uniti, rappresenta oggi una realtà tra le più avanzate sul tema. Di interesse la sezione dedicata alle regole e alle priorità. Si rivolge principalmente ai subcontractor e agli appaltatori del settore delle costruzioni (EBF).

Il testo fornisce una panoramica aggiornata delle diverse tipologie strutturali di solai attualmente impiegate nel mondo delle costruzioni, con riferimento alle norme sugli stati limite di esercizio. Sono riportate informazioni utili per coloro che devono eseguire interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria negli edifici esistenti, con dati tecnici relativi a tipi di solai che oggi non vengono più impiegati ma che si riscontrano ancora in edifici storici e di non recente costruzione. Per i solai in legno e per quelli in acciaio, Mario Catania ha affrontato il tema della loro resistenza al fuoco, argomento che di solito è oggetto di trattazione separata. Il libro tratta inoltre i solai in cemento armato e in cemento armato alleggeriti, nonché i solai ad armatura incrociata a piastra.

Il testo riporta le principali relazioni presentate a un seminario tecnico che si è tenuto a Bologna lo scorso anno. Alessandro Martelli, il curatore, nell’edizione finale ha apportato importanti aggiornamenti che tengono conto dei sismi verificatisi di recente in Centro Italia, a partire da quello di Amatrice del 24 agosto dello scorso anno. Il volume fornisce un quadro esauriente e aggiornato sullo stato, assai preoccupante, della protezione sismica degli edifici e degli impianti in Italia, di nuova costruzione o esistenti, dell’attuale uso delle moderne tecnologie nel nostro Paese e delle prospettive che, grazie ad esse, possono esserci per migliorare una situazione tanto precaria.

La sfida del Bim Un percorso di adozione per progettisti e imprese Chiara C. Rizzarda e Gabriele Gallo Tecniche Nuove 352 pp - 39,90 euro - ISBN: 978‐88‐481‐3359‐3

Solai in legno, acciaio e cemento armato Mario Catania Dario Flaccovio Editore 320 PP - 55 euro - ISBN: 978-88-579-0619-5

LA CASA DI MELNIKOV ICONA DEL COSTRUTTIVISMO, L’ABITAZIONE DELL’ARCHITETTO E PITTORE RUSSO È ANCORA OGGI UN EDIFICIO INNOVATIVO. IL LIBRO DI KUZNETSOV TRATTA ANCHE DELLE SFIDE E DELLE SCELTE DI TRASFORMARE LA CASA IN UN MUSEO

The Melnikov House Icon of the Avant-Garde, Family Home, Architecture Museum Pavel Kuznetsov Dom Publisher 192 pp - ISBN: 978-3-86922-436-7

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La Casa di Melnikov è un’icona di fama mondiale del costruttivismo russo,. Konstantin Melnikov costruì questa casa per se stesso e per la sua famiglia tra il 1927 e il 1929. L’inconfondibile forma a doppio cilindro, l’illuminazione raffinata regolata da finestre a nido d’ape, un sofisticato sistema di climatizzazione e molti altri elementi originali rendono ancora oggi l’edificio innovativo. Ampiamente illustrato anche con disegni e documenti dell’epoca, il volume offre un dettagliato racconto della creazione di questa casa residenziale nel cuore di Mosca e della sua storia avventurosa attraverso il XX secolo, fino alle sfide di oggi e all’idea della sua trasformazione in casa-museo

Edifici e impianti di nuova costruzione ed esistenti e patrimonio culturale protetti dal terremoto grazie a moderne tecnologie a cura di Alessandro Martelli Dario Flaccovio Editore 288 pp - 42 euro - ISBN: 978-88-579-0680-5


› ECONOMIA CIRCOLARE E ARCHITETTURA

POLO TECNOLOGICO SOGIN, ITALIA

L’EDEN RITROVATO Il trattamento e lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi sono temi sensibili. Non riguardano solo il decommissioning delle centrali nucleari ma una grande quantità di scarti prodotti nel corso delle attività medico-sanitarie. Il progetto di 2BEarchitects, vincitore di un concorso indetto da Sogin, trasforma un problema in opportunità

Masterplan del progetto del Polo tecnologico e deposito nazionale dei rifiuti radioattivi sviluppato da BEarchitects e vincitore del concorso nazionale indetto da Sogin (©2BEarchitects).

Secondo il programma di concorso, il progetto di un Polo Tecnologico dedicato alle procedure di decommissioning dei rifiuti radioattivi è un campus della superficie complessiva di 40 ettari, di cui circa 57.000 mq edificati destinati a strutture di ricerca, sperimentazione, messa a punto e collaudo delle procedure di raccolta, trasporto e custodia fi nale. Il Polo è connesso all’attività del Deposito Nazionale dei Rifiuti Radioattivi, il luogo verso il quale dovrebbero convergere, se-

condo scrupolosi criteri di sicurezza, sia i rifiuti di dismissione dei pochi impianti nucleari presenti in Italia, sia la grande e capillare quantità di quelli provenienti da attività di tipo ospedaliero e industriale. Inutile aggiungere che il Deposito Nazionale è un tema scomodo, destinato a scatenare furiose proteste Nimby (Not In My Back Yard), visto da qualsiasi governo come un vero e proprio grattacapo. Il che aggrava la situazione ambientale, perché i rifiuti radioattivi esistono e ad oggi le

modalità del loro trasporto e destinazione spesso sono di non chiara identificazione e tracciabilità. Un deposito nazionale è pertanto un intervento necessario, peraltro richiesto dalle norme di sicurezza comunitarie rispetto alle quali l’Italia risulta ad oggi inadempiente. Pur avendo Sogin – la Società di Gestione degli Impianti Nucleari, ente banditore del concorso – da tempo redatto una mappa dei luoghi idonei alla sua realizzazione, per lo sviluppo del tema di concorso non

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› ECONOMIA CIRCOLARE E ARCHITETTURA

Il progetto del Polo tecnologico che dovrebbe sorgere accanto al Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. Si tratta di una cittadella di edifici modulari immersa nel verde, con un grande specchio d’acqua (©2BEarchitects).

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era stato assegnato (caso del tutto singolare per un progetto di architettura) alcun sito specifico. Il progetto si doveva pertanto sviluppare quale schema di insediamento tipo, adattabile alle differenti condizioni ambientali e paesistiche presenti in Italia, ferme restando alcune caratteristiche di base: terreno pianeggiante, assenza di fenomeni carsici, luoghi scarsamente popolati, aree

non soggette a rischio sismico o idrogeologico. Un repertorio di località in verità piuttosto ristretto, ma ciononostante un insieme di condizioni che hanno avuto, per 2BEarchitects, il gruppo vincitore exequo, ricadute importanti sulla filosofia e sullo sviluppo del tema. Il progetto parte da una considerazione tanto semplice quanto efficace. Con il Deposito Nazionale, materiali pericolosi pre-

levati dal sottosuolo vengono finalmente riportati nelle viscere della Terra, nel loro metaforicamente infernale luogo d’origine, ristabilendo una condizione di equilibrio. A livello progettuale questo pone le basi per la ricomposizione di un Eden: un grande giardino all’interno del quale verrà realizzato il Polo Tecnologico. Il progetto è pertanto una misurata combinazione tra edifici e paesaggio che danno forma a una vera e propria cittadella. Composta, come richiesto dal bando, secondo moduli aggregabili, e intesa come elemento geografico e paesistico: un’ideale Montagna geometrizzata che si sviluppa attorno a una grande Valle centrale, che contiene in sintesi alcuni tratti identificativi e ricorrenti del paesaggio italiano. Nelle sue fenditure cresce una vegetazione che si propaga nel paesaggio, fino ad un Lago (elemento fondamentale per il mantenimento degli equilibri circolari a livello idrologico, ecologico ed energetico) e un Bosco, pensato come una vera e propria riserva: un vasto ambito restituito ad una moltitudine, il più possibile diversificata, di forme di vita.


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2BEarchitects 2BEarchitects è un gruppo di progettisti formato dagli architetti Marco Bozzola, Carlo Ezechieli, Riccardo Riva, Paolo Pirovano e Simone Corno, il cui lavoro si rivolge in particolare alle tematiche di scienza e ambiente, alla ricerca nel campo dell’arte ambientale e della tecnologia. Caratterizzato per l’attenzione al rapporto tra edificato e spazi aperti, il gruppo si è già distinto nel progetto di concorso per la riqualificazione di Via Cornigliano a Genova, nel masterplan del Queanbeyan in Australia e nel progetto di recupero della Eoulmadang-Ro a Seoul, Corea.

Articolato secondo due fondamentali e distinti ambiti di accessibilità – uno dedicato ai ricercatori e al personale del centro e l’altro, a diretto contatto con il grande giardino esterno, funzionalmente complesso e accessibile al pubblico – il Polo Tecnologico diventa in questo modo non solo un centro di formazione e di ricerca ma anche uno strumento di riqualificazione, recupero e ricomposizione di una

condizione primigenia. Si tratta in conclusione di un progetto basato sulla ricerca di un criterio di equilibrio, che sposta l’enfasi dalle risorse prelevate dal sottosuolo e di cui inesorabilmente si lamenta la scarsità alla ricomposizione, al consolidamento e alla rappresentazione, tramite l’architettura, dell’abbondanza a livello biofisico che permette la vita e la prosperità su questo pianeta

Il Polo tecnologico della Sogin secondo la proposta dei progettisti, diventerà un centro di formazione e di ricerca e un’occasione di riqualificazione ambientale (©2BEarchitects).

Concorso Polo Tecnologico Sogin Ente banditore Sogin (Società di Gestione degli Impianti Nucleari) Anno 2016-2017 Progettisti 2BEarchitects, 1° Premio Staff di progetto Marco Bozzola (capogruppo), Carlo Ezechieli, Riccardo Riva, Paolo Pirovano, Simone Corno con Ilario Nicolò e Paolo Sigalini

Video Alessandro Ferrari

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MUNICIPIO DI VENLO, LIMBURGO, OLANDA

L’EDIFICIO CRADLE-TO-CRADLE

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Dalla culla alla culla. Un principio di economia circolare che si sta facendo strada nelle economie più avvedute e nelle costruzioni. Il caso del nuovo municipio di Venlo, nel sud ovest dei Paesi Bassi. Progetto di Kraaijvanger Architects, Rotterdam

A sinistra, il nuovo edificio di Venlo. L’elemento caratterizzante è la facciata: una cortina verde di 200 mq composta da più di cento specie di piante differenti. In questa pagina, l’immagine del complesso municipale e i due prospetti dell’edificio (foto ©Ronald Tilleman).

Venlo, nel Limburgo, una delle dodici province dei Paesi Bassi, è anche una delle città più antiche d’Olanda. E il Limburgo è uno dei pochi enti territoriali che, prima di altri, ha abbracciato il principio del cradleto-cradle. Il c2c, dalla culla alla culla, è un approccio sistemico alla progettazione; un approccio che prevede che l’industria debba preservare e valorizzare gli ecosistemi e i cicli biologici della natura pur mantenendo i cicli produttivi. È, in altre parole, una visione olistica del ciclo industriale e sociale, in un contesto economico efficiente ed

ambientalmente compatibile. Più semplicemente, si tratta di progettare, produrre, utilizzare i beni pensando fin da subito al loro riuso. Con queste premesse, gli amministratori del Limburgo e di Venlo, città che conta circa centomila abitanti, intendono sfruttare questo approccio olistico in chiave di marketing urbano e territoriale. Ed è sempre nella logica del cradle-to-cradle che il comune di Venlo ha commissionato allo studio Kraaijvanger Architects di Rotterdam il progetto della nuova sede municipale.

L’incarico, affidato nel 2009 e concluso due anni dopo, comprendeva la progettazione di uffici, auditorium, spazio espositivo, sale riunioni, garage, parcheggi per biciclette e una piazza pubblica. L’elemento caratterizzante il nuovo municipio è la facciata: una cortina verde di 200 metri quadrati che – a detta dei progettisti – è la più grande al mondo. Una facciata composta di oltre cento diverse essenze vegetali che forniscono. un contributo notevole alla biodiversità. L’edificio si colloca in un contesto urbano

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› ECONOMIA CIRCOLARE E ARCHITETTURA

Kraaijvanger Architects Fondato nel 1927 dai fratelli Evert e Herman Kraaijvanger sulle orme del padre, lo studio è cresciuto con la ricostruzione post-bellica di Rotterdam. Numerosi dei progetti costruiti negli anni Cinquanta sono oggi edifici di importanza storica, come ad esempio la Concert Hall De Doelen. Kraaijvanger Architects è oggi uno studio specializzato in progetti complessi e sostenibili in contesti metropolitani. Ne è un buon esempio il municipio di Venlo (nella foto, l’architetto Hans Goverde, capo progetto dell’opera). Altri progetti degni di nota sono la collezione privata dei Paesi Bassi, il museo Voorlinden a Wassenaar, gli uffici comunali di Utrecht, oltre a numerosi interventi di trasformazione e riqualificazione che estendono il ciclo di vita degli edifici esistenti migliorandone l’efficienza energetica. www.kraaijvanger.nl 0

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In alto una sezione trasversale dell’edificio; sotto la pianta del piano terra del municipio.

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particolare: la vicina strada provinciale è una fonte di inquinamento: la facciata verde - è stato calcolato - filtra il 30% di ossidi di azoto (Nox) e di anidride solforica (So3). Inoltre, il calore trattenuto dalla serra ai piani superiori, il camino solare e lo stoccaggio del calore nel terreno sono in grado di riscaldare l’intero edificio. Al piano terra, il nuovo municipio ospita una sala per il pubblico e i front-office dei servizi comunali, mentre gli uffici sono collocati ai piani superiori, con spazi di lavoro individuali ma facilmente adattabili. L’intero edificio è progettato nella logica della circolarità: le lampade sono a Led; la gestione delle acque è tesa alla riduzione massima degli sprechi, l’acqua piovana e quella dei lavandini vengono raccolte e riutilizzate per l’irrigazione, con una corte verde a copertura dei piani interrati concepita come un impianto di fitodepurazione; il nucleo centrale dell’edificio è stato


› ECONOMIA CIRCOLARE E ARCHITETTURA SCHEDA Committente Comune di Venlo, Olanda Progetto architettonico Kraaijvanger Architects Capo progetto: Hans Goverde Team: Vincent van der Meulen, Bart van der Werf, Edward Timmermans, Jan-Hein Franken, Annemiek Bleumink, Anja Mueller, Hiroko Kawakami

Progetto esecutivo Bbn (Houten, Olanda) Progetto d’interni Daniela Schelle (team per Kraaijvanger Architects: Remco Visser, Bart van der Werf and Patrick Keijzer)

Progetto del paesaggio Copijn Landscape Architects

Progetto di ingegneria Envo Groep BV Progetto elettrico Tes Installatietechniek Consulenti tecnici Veldhoen & Company (uffici), WSM Constructeurs (costruzione), Royal Haskoning (strutturale, elettrico e sicurezza), C2C (certificazione)

Impresa di costruzioni Laudy Construction and Development

Tempi di progettazione 2009-2011 Inizio e fine lavori 2012 - 2016

Alcuni interni del nuovo municipio. Soluzioni tecniche, materiali e impianti fanno dell’edificio di Venlo un esempio di architettura sostenibile (foto ©Ronald Tilleman).

progettato e realizzato per utilizzare i moti convettivi d’aria naturale sostituendo così la ventilazione meccanica. Infine, tutti i fornitori sono certificati cradle-to-cradle e, quindi, alla fine della loro vita utile, i componenti e i materiali impiegati possono essere nuovamente utilizzati. Ma per l’edificio progettato dallo studio Kraaijvanger Architects non è si trattato solo di utilizzare materiali e componenti ecocompatibili e in grado di essere reimpiegati. È tutto l’edificio che è proiettato nel futuro. L’interno è infatti autonomo dalla struttura portante, soluzione che consentirà in futuro di modificare gli spazi con relativa facilità, così come pure sostituire i componenti dell’edificio. In breve, il municipio di Venlo è una prova tangibile di una nuova idea di architettura in cui il controllo nell’uso delle risorse non compromette la ricerca della bellezza, la funzionalità e il comfort

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› ECONOMIA CIRCOLARE E ARCHITETTURA

UN PONTE SOSPESO PER RICONNETTERE PARTI DI CITTÀ

LA HIGH-LINE DI EDIMBURGO Un moderno biomorfismo sintetico e un utilizzo inedito di tecniche e materiali nel progetto per il Leith Walk Green Bridge di Edimburgo. Il disegno, generato da un algoritmo, risponde a tre principi chiave: sospensione, ripetizione e allineamento. Progetto di Biomorphis

Nei fotoinserimenti, il Leith Walk Green Bridge, il nuovo ponte che riconnette zone di Edimburgo oggi separate da un’arteria molto trafficata con un percorso ciclo-pedonale verde e attrezzato (©Biomorphis).

Tra le principali arterie che attraversano Edimburgo da nord a sud il sempre più trafficato Leith Walk è diventato nel tempo un’importante frattura tra le parti est e ovest della città. Negli ultimi anni la combinazione tra crescita spontanea dei flussi ciclabili ed esigenze legate al transito pedonale hanno portato al programma del Leith Walk Bridge: un intervento che, ricostruendo un vecchio ponte ferroviario demolito nel 1980, ricollega due

versanti urbani. Si tratta di una proposta che emula ciò che è stato già realizzato e celebrato in molte altre città come New York e Parigi, dove linee ferroviarie dismesse sono diventate non solo corsie preferenziali pedonali, ma anche veri e propri giardini pensili recuperati quali assi portanti della struttura urbana. Dal punto di vista della mobilità verde il ponte si trova inoltre in un punto chiave di riconnessione, tale da sostenere l’impegno per un’architettura rappresentativa, capace

di imporsi quale luogo di riferimento per la comunità. La proposta di Biomorphis è una struttura leggera, composta da telai in legno, di semplice lavorazione, attestati su cavi in acciaio, potenzialmente realizzabili e assemblabili da qualsiasi artigiano locale. I telai si ripetono in sequenza ravvicinata lungo tutto lo sviluppo del ponte dando origine a una curiosa combinazione tra un principio di scomposizione minimalista del moto – che ricorda molto direttamente le fotografie di movimento di Muybridge – e l’andamento della spina dorsale di un gigantesco vertebrato. Secondo gli autori il suo disegno, generato da un algoritmo, risponde a tre principi chiave: sospensione, ripetizione e allineamento, ed è capace di generare una moltitudine di configurazioni tra le quali quella finale è stata selezionata in modo da corrispondere alla situazione specifica. Interpretando le potenzialità derivanti dalle attuali capacità di calcolo nel riprodurre e sintetizzare principi di generazione della forma presenti in natura, il Leith Walk Bridge è il risultato di una brillante interpretazione tecnologica sia di modelli strutturali di ispirazione biomorfica, sia della ricerca in campo scientifico e artistico di descrizione dei principi del moto

Carlo Ezechieli [ 38 ]

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› ECONOMIA CIRCOLARE E ARCHITETTURA

Biomorphis Biomorphis è uno studio di architettura e design, con sedi a Edimburgo e Shenzhen, che propone un approccio sostenibile all’architettura. Lo studio, diretto da Pierre Forissier e Adriana Koluszko, privilegia una progettazione flessibile, adattiva ed economica, basata su metodi e pratiche di calcolo come strumenti generativi del progetto. Lo studio incoraggia le collaborazioni con artisti provenienti da più campi e promuove forme di lavoro interdipendente e collaborativo, volte a coinvolgere il pubblico nel processo progettuale. Secondo Forissier e Koluszko la comprensione del presente è fondamentale per individuare le potenzialità di cambiamento e per definire valori, importanza e obiettivi di lungo termine del progetto. www.biomorphis.com

North Elevation (A)

West Elevation (C)

Longitudinal Section (B)

Transversall Section (D)

SCHEDA Project Team Architect Biomorphis, Edimburgo Progettazione Pierre Forissier, Adriana Koluszko e Liz Thomas Il progetto ha previsto una struttura leggera, composta di telai in legno attestati su cavi d’acciaio. Sopra, disegni e modellazioni di Biomorphis del Leith Walk Green Bridge.

Progettazione paesaggistica Here + Now Progetto strutturale David Narro Associates Consulente economico Cba Quantity Surveyors Project Manager Elgt Trust

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› DESIGNCAFÈ Re–Evolution al Maxxi. Il museo progettato da Zaha Hadid ha da poco trasformato i suoi spazi aprendosi maggiormente alla città con nuove offerte culturali e servizi. Il nuovo allestimento della collezione si intitola The Place To Be per la cura di Margherita Guccione e Bartolomeo Pietromarchi. La sistemazione inizia da piazza Alighiero Boetti, mentre l’esposizione continua anche al primo piano, con focus temporanei e approfondimenti dedicati agli artisti in collezione. Il piano terra ospita ora una videogallery, con monografie, retrospettive e rassegne, una reading room, uno spazio dedicato all’Archivio degli incontri internazionali d’arte, un laboratorio didattico e un nuovo ristorante su piazza Boetti. Nella Galleria 1 al piano terra oltre sessanta opere d’arte,

foto ©Musacchio&Ianniello

AL MAXXI DI ROMA TRIPLICANO GLI SPAZI

URBANPROMO DOPO TORINO E MILANO ARRIVA VENEZIA Urbanpromo, la manifestazione annuale organizzata dall’Istituto nazionale di urbanistica, da quest’anno si fa in tre. Oltre agli appuntamenti di Torino (5-6 ottobre) e Milano (21-24 novembre), quest’anno a Venezia (21-22 settembre) si discuterà di sostenibilità in ambito urbano. L’appuntamento veneziano è alla Scuola di dottorato dello Iuav di Palazzo Badoer. Torino invece ospiterà la settima edizione di Urbanpromo social housing. Alla Triennale di Milano, infine, si terrà il terzo appuntamento nazionale, incentrato sugli interventi di trasformazione e rigenerazione urbana, marketing e territoriale, smart city e programmazione europea. Confermati anche i concorsi: il Premio Urbanistica, UrbanPromogiovani, riservato agli studenti dei corsi di progettazione delle università di tutto il mondo e il premio biennale al miglior Prg delle Città del Vino, promosso dall’omonima associazione del Comuni.

architettura e fotografia. La rivoluzione del Maxxi passa anche attraverso il ripensamento degli spazi interni di accoglienza, a partire dalla nuova caffetteriabookshop che con i suoi accessi su via Guido Reni crea un nuovo ingresso alla hall del museo e consente il recupero della facciata della palazzina preesistente alla costruzione del Maxxi.

Urbanpromo 2017 si svolgerà a Venezia, Torino e Milano.

L’ARTE DI STRADA IN SICILIA

LA STREET ART IN ITALIA

L’ARTISTA E LE AVANGUARDIE

Tascabile e strutturato quasi come una guida turistica, il volume traccia in 256 pagine i lavori di street art più interessanti e rappresentativi realizzati nell’isola: dal muralismo artistico ai segni più effimeri come stencil, poster e collage, fino agli interventi che interagiscono con gli oggetti urbani più comuni. La guida raccoglie oltre 300 fotografie scattate in più di trenta città siciliane: dalle vie di Palermo, Catania e Messina ai paesi meno conosciuti e fuori dalle rotte ordinarie. Street Art in Sicilia ne mappa le forme, dal muralismo artistico di manifestazioni come Festiwall a Ragusa ed Emergence a Giardini Naxos a iniziative di rigenerazione urbana come il Cufù festival di Castrofilippo o il Farm Cultural Park di Favara.

Questo libro di Ivana De Innocentis, blogger e social media manager, è una guida ai luoghi ma soprattutto ai protagonisti, spesso sconosciuti anche per la natura quanto meno alle origini “illegale”, della street art. Nasce dall’esperienza maturata dall’autrice con il suo blog Urban Lives (urbanlives.it), nato proprio per raccontare l’arte urbana attraverso interviste e testimonianze dirette e indirette, retroscena, fotografie e video. Il libro ci guida alla scoperta della forte funzione critica e sociale di quest’arte nata dal basso, gratuita e accessibile a tutti. È anche una sfida: documentare le peculiarità dell’arte di strada, tra sovversione e istituzionalizzazione, ora che la street art è diventata mainstream e sembra essere stata fagocitata dai galleristi.

Nella New York degli anni Ottanta JeanMichel Basquiat (1960-1988) è stato il primo artista afro-americano a ricevere per le sue opere un riconoscimento internazionale. La portata del suo lavoro infatti è stata inversamente proporzionale al periodo breve e produttivo che la vita gli ha offerto. La complessità e il potere innovativo dei suoi dipinti e dei suoi disegni sono stati discussi a lungo. Con le sue strutture complesse, i ritmi spontanei e le manifestazioni simili a collage, le sue opere sono state inscritte nell’orbita dei poeti popolari della generazione beat e dei protagonisti dell’avanguardia musicale. È stato questo modo di lavorare senza pretese, avanguardista e spontaneo che ha permesso a Jean-Michel Basquiat di riscrivere a suo modo un pezzo di storia dell’arte.

Street art in Sicilia Guida ai luoghi e alle opere Mauro Filippi, Marco Mondino, Luisa Tuttolomondo Flaccovio Editore 256 pp - 20 euro - ISBN: 9 788857 906652

Urban Lives Viaggio alla scoperta della street art in Italia Ivana De Innocentis Flaccovio Editore 217 pp - 24 euro - ISBN: 9 788857 906522

Words Are All We Have Paintings by Jean-Michel Basquiat Testi di Dieter Buchhart Dieter Bucchart 208 pp. - ISBN 978-3-7757-4184-2

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› LUOGHI DEL LAVORO

NUOVA SEDE BNL, ROMA

ICONICO E FUNZIONALE ROMA TIBURTINA. UN IMPORTANTE EDIFICIO TERZIARIO CONTRIBUISCE ALLA RICUCITURA DELLA CITTÀ IN DIALOGO CON IL VICINO COMPLESSO FERROVIARIO. UNA RELAZIONE FATTA DI RIMANDI PROSPETTICI E DI RUOLO NEL NUOVO PAESAGGIO URBANO. PROGETTO 5+1AA, ALFONSO FEMIA E GIANLUCA PELUFFO

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› LUOGHI DEL LAVORO

In apertura, la nuova sede della Bnl a Roma Tiburtina. Sopra, uno schizzo del concept di progetto (©5+1AA). Nel rpospetto rivolto verso la stazione ferroviaria l’edificio si propone attraverso il colore argenteo della facciata che riflette il cielo della capitale (foto ©Luc Boegly).

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l progetto per la nuova sede direzionale del Gruppo Bnl a Roma Tiburtina si inserisce in un contesto unico e particolare. Unico in quanto ci troviamo di fronte a una stratificazione di infrastrutture che da elemento di separazione tra due significative porzioni di città assume oggi, con la realizzazione della stazione dell’Alta Velocità ferroviaria, un ruolo urbano non solo di servizio. Particolare in quanto l’area su cui insiste il nuovo edificio, per la sua conformazione geometrica e topografica e il suo relativo orientamento, suggerisce ai progettisti di 5+1AA di concepire l’edificio secondo il principio del doppio volto. La realizzazione dell’edificio di Roma ha contribuito a trasformare un ampio territorio del quadrante est della città, con benefici in termini di trasporti, ambiente e qualità della vita. Alta velocità ferroviaria, riqualificazione urbana, miglioramento della viabilità, potenziamento dei servizi al cittadino e dell’accoglienza turistica sono gli obiettivi del progetto che porta con sé nuo-

ve strade, parcheggi, piazze, servizi pubblici, parchi e piste ciclabili. Altro elemento decisivo dell’operazione Bnp Paribas/Bnl è il dialogo tra il nuovo edificio e il complesso ferroviario della stazione Tiburtina, che si caratterizza per dimensione e orizzontalità. Non un rapporto diretto ma che vive di rimandi, ora prospettici (alle differenti quote della stazione), ora di ruolo (nel nuovo paesaggio urbano). L’obiettivo del progetto era quello di rispondere alle esigenze funzionali con un edificio che fosse in grado, nella sua autonomia e identità, di appartenere al contesto urbano della stazione Tiburtina e, allo stesso tempo, di essere rappresentativo per l’intera città nonché per il suo utilizzatore. Da queste premesse è nata la proposta di un edificio in grado di relazionarsi in maniera differente a nord-ovest, con il quartiere Pietralata, e a sud-est, con il complesso della Tiburtina. Un edificio ora dinamico, riflettente e dissolvente; ora statico, trasparente e materico.

Formalmente l’edificio assume un valore simbolico che si ritrova a più livelli: nella disposizione planimetrica, lineare a est e dolcemente deformata a ovest, attraverso la scrittura di una sequenza variabile di linee spezzate; nella scelta di evitare di creare un fronte e un retro; nell’articolazione delle sue funzioni, composte secondo un principio di stratificazione orizzontale, in una sequenza classica quale basamento, elevazione e coronamento; nella hall d’ingresso, evidenziata secondo un rapporto orizzontale e verticale grazie all’identificazione di un’unione-separazione, che diventa una trasparenza-terrazza per quattro livelli, e scopre, originale e intatta, la cisterna d’acqua dell’architetto Angiolo Mazzoni. Il nuovo edificio si propone con il colore argenteo delle facciate, con il suo carattere riferito alla luce solare e ai suoi riflessi, con la capacità di definire atmosfere di trasparenze, opacità, specchiature e semitrasparenze con l’intorno. Nelle ore del mattino e della sera, quando la luce diventa incidentale


› LUOGHI DEL LAVORO A fianco, un altro schizzo di progetto (©5+1AA). Sotto, l’immagine della testata sud dell’edificio bancario che assume la forma della prua di una nave rastremata in pianta e in elevazione (©5+1AA, foto ©Luc Boegly). foto ©Enrica Gaviola

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lungo le pareti principali, la percezione dei suoi limiti fisici si annulla, confondendolo con la luce naturale e il cielo di Roma. L’impianto planimetrico della nuova sede Bnl ha forma longilinea (221 metri di lunghezza), su un lotto allungato lungo l’asse nord-est di 260 metri e di 40 metri in larghezza sull’asse est-ovest. L’edificio si sviluppa in altezza per un totale di 12 piani fuori terra e quattro interrati, con un’altezza di poco superiore ai 52 metri. La testata sud assume la morfologia della

prua di una nave, rastremata in pianta e in elevazione. L’utilizzo di differenti tipologie di facciata ha finalità sia estetiche sia funzionali, per assicurare elevati livelli di comfort e benessere a tutti gli ambienti di lavoro. Le chiusure verticali sono costituite a nordest da una facciata ventilata in ceramica, che si alterna a un sistema a doppia pelle (facciata strutturale in acciaio con parti vetrate a camera singola) verso sud. I quattro piani interrati sono formati da piastre di

Alfonso Femia (Taurianova, 1966) e Gianluca Peluffo (Savona, 1966) entrambi laureati presso la facoltà di Architettura dell’Università di Genova, fondano lo studio 5+1AA nel 1995 per affrontare i temi della contemporaneità nel rapporto tra città, territorio e architettura. Alla sede di Genova si aggiungono quelle di Milano (2006) e di Parigi (5+1 Agence d’Architecture sas, con la collaborazione di Nicola Spinetto, associato) nel 2007. Sempre nel 2007 Simonetta Cenci diventa partner di 5+1AA Srl, e nello stesso anno lo studio sviluppa il masterplan con il quale Milano si aggiudica l’Expo 2015. Impossibile citare tutte le opere progettate e realizzate da 5+1AA in Italia e all’estero: ricordiamo solo il low emission building di Savona, il Palazzo del Ghiaccio e dei Frigoriferi milanesi a Milano (Premio Europeo all’Architettura Philippe Rotthier 2011), la Torre orizzontale sede degli uffici di Sistema Fiera a Rho/ Pero (con J. B. Pietri, premio Chicago Athenaeum 2011), la sede dell’Agenzia Spaziale Italiana a Roma e i Docks di Marsiglia (Mipim Award a Cannes). Tra i progetti in corso la nuova Biblioteca di La Spezia, la ristrutturazione della Poste Brune a Parigi, il masterplan a El Sokhna in Egitto, il nuovo complesso didattico ed espositivo “Dallara” a Parma e la ristrutturazione dell’immobile che ospiterà la sede del Monte dei Paschi di Siena. www.5piu1aa.com/it

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› LUOGHI DEL LAVORO

Nella pagina, disegni del prospetto, della pianta e delle sezioni del nuovo edificio di Bnl/Bnp Paribas (©5+1AA). L’impianto planimetrico ha forma longilinea su un lotto allungato lungo l’asse nord-est. L’edificio si sviluppa in altezza per dodici piani fuori terra e quattro interrati.

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› LUOGHI DEL LAVORO

solaio piene in calcestruzzo sostenute da pilastri e da paratie sul perimetro. La maglia strutturale principale è riconducibile a uno schema di dimensioni di 12 metri per 9, in cui la luce maggiore è coperta da travi alte 60 centimetri. I pilastri sono suddivisi in principali e secondari: su di essi si innestano le travi attraverso vincoli a cerniera. La porzione dell’edificio posta a sbalzo verso sud e il ponte centrale in corrispon-

denza del manufatto storico sottostante – la Cisterna Mazzoni, vincolata dalla Soprintendenza – sono invece sostenuti da importanti travature reticolari poste nel piano di facciata. L’edificio utilizza circa tremila tonnellate di acciaio strutturale. La nuova sede Bnl di Roma Tiburtina ha ottenuto la certificazione Leed Gold. Il progetto degli interni della nuova sede della Bnl è frutto della collaborazione tra lo studio Mantero e lo studio Next Urban

Solutions di Carlotta Giannessi e Luca Milan. L’idea di base dei progettisti ha puntato a un radicale cambiamento circa l’impostazione del luogo oggetto del loro lavoro: trasformare la nuova sede in una banca della cultura. Ci troviamo di fronte infatti a una città del lavoro che ospita quattromila persone e che è dotata dei servizi indispensabili per una vita di relazione: il ristorante, il bar, l’auditorium, l’asilo. Il progetto d’interni ha portato a realizzare

In alto e nel disegno sotto, tra i volumi del nuovo edificio compare, intatta e nelle sue forme originali, la cisterna d’acqua dell’architetto Angiolo Mazzoni (foto, ©Luc Boegly; disegni ©5+1AA).

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› LUOGHI DEL LAVORO ambienti aperti e liberi, che privilegiano la relazione e l’interscambio e che pongono attenzione al benessere del personale. Il design degli arredi, le scelte dei colori e dei materiali e un sistema di illuminazione a led con lampade a sospensione e task light integrate garantiscono allo spazio comfort, sostenibilità e benefici anche in termini di razionalità e risparmio energetico. Il progetto ha previsto zone ibride di lavoro e relax, in grado di garantire un ambiente di lavoro piacevole e produttivo, ed è ispirato a sobrietà e razionalità, caratteristiche proprie del marchio Bnl, e persegue la sostenibilità attraverso l’utilizzo di materiali rinnovabili ed ecocompatibili

Nelle foto, a nord-est le chiusure verticali sono state realizzate con facciate ventilate in ceramica, sul fronte sud con un sistema a doppia pelle (foto ©Luc Boegly).

SCHEDA Realizzazione Bnl Headquarters Località Roma Tiburtina Committente Bnp Paribas Real Estate Development Cronologia 2012 (progetto) - 2016 (completamento) General contractor PGC Parsitalia Progetto architettonico, urbanistico, preliminare, definitivo, paesaggistico 5+1AA Alfonso Femia, Gianluca Peluffo (con Simonetta Cenci)

Direttore di progetto Alfonso Femia Interior design Paolo Mantero Architetto con Next Urban Solutions

Space planning Degw Ingegneria strutturale Redesco Progetti (coordinatore, ing. Mauro E. Giuliani)

Progettazione impiantistica e ambientale Ariatta Ingegneria dei sistemi

Coordinamento e progettazione esecutiva Starching - Studio Architettura Ingegneria

Consulenza urbanistica arch. Annalaura Spalla Consulenza acustica Acusticastudio Consulenza illuminotecnica Voltaire Design Consulenza audio video CM Responsabile di progetto Alessandro Bellus, Francesca Raffaella Pirrello

Responsabili di cantiere Alfonso Femia, Alessandro Bellus

Costruzioni metalliche Mbm Fornitura facciate Stahlbau Pichler Superficie totale di pavimento 85.000 mq Superficie interrata 23.000 mq Superficie vetrata 15.000 mq Superfici ventilate 10.000 mq Numero piani 16 (12 fuori terra; 4 interrati) Altezza 52 m Postazioni di lavoro 3.300 Superficie auditorium 400 mq (con 300 posti) Superficie ristorazione 1.852 mq (per 430 posti) Superficie asilo 980 mq Superficie hall 1.450 mq Superficie parcheggio 16.000 mq Costo 83 milioni di euro

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› LUOGHI DEL LAVORO

L’Apple Park a Cupertino è la nuova sede della multinazionale californiana. L’edificio circolare ocupa un’area di 260mila mq e insiste su un lotto di 70 ettari (render ©Foster+Partners).

QUARTIER GENERALE APPLE A CUPERTINO

IL DISCO VOLANTE L’ICONICO EDIFICIO DISEGNATO DA FOSTER+PARTNERS PER I 12MILA DIPENDENTI APPLE È TERMINATO. INTERAMENTE VETRATO, COPERTO DA PANNELLI FOTOVOLTAICI, È INSERITO IN UN PARCO DI 70 ETTARI DOVE SI STANNO METTENDO A DIMORA 9MILA ALBERI. NEL PUNTO PIÙ ELEVATO ENTRO QUEST’ANNO SORGERÀ ANCHE L’AUDITORIUM INTITOLATO AL FONDATORE STEVE JOBS Apple ha da poco aperto il suo nuovo quartier generale a Cupertino. È l’Apple Park, un campus di 708mila metri quadrati che da alcune settimane ha iniziato a ospitare gli oltre 12mila dipendenti della multinazionale californiana. Concepito da Steve Jobs come un centro dedicato alla creatività e all’innovazione, l’Apple Park sta trasformando chilometri di asfalto in un enorme spazio verde nel cuore della Santa Clara Valley. L’edificio principale del campus, a forma di corona circolare e che si sviluppa su un’area di 260mila metri quadrati, è interamente rivestito di vetrate curvilinee e pensato per ridurre al minimo l’impatto visivo sui quartieri residenziali adiacenti. Apple Park includerà un centro per i visitatori, con uno store e una caffetteria aperta al pubblico, un centro fitness da 9.300 mq per i dipendenti, laboratori di ricerca e sviluppo, due parcheggi sotterranei per complessivi 10.500 posti auto e, infine, un grande auditorium di oltre 9.000 mq. Nel punto più elevato del parco sorgerà lo, Steve Jobs Theater, l’auditorium dedicato alla memoria del fondatore di Apple. Uno spazio, la cui inaugurazione è prevista nel [ 48 ]

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corso del 2017, di mille posti a sedere, costituito da un cilindro di vetro alto sei metri per un diametro di 50, sormontato da un tetto in fibra di carbonio con finitura metallizzata. Il progetto dell’Apple Campus è frutto dell’ingegno e del lavoro dello studio di architettura Foster+Partners (che collabora

da tempo con l’azienda di Cupertino per i progetti dei diversi Apple Store nel mondo), che ha saputo fondere edifici incredibilmente complessi ed evoluti con distese verdi e ondeggianti per vita a uno splendido ambiente aperto che dovrebbe riuscire a ispirare le persone a creare, collaborare e lavorare insieme


› LUOGHI DEL LAVORO

LA NUOVA SEDE ITALIANA DI EY, MILANO

L’UFFICIO

LIQUIDO UNA DELLE BIG FOUR MONDIALI DELLA CONSULENZA AZIENDALE SCEGLIE DI RIQUALIFICARE UN COMPLESSO DEL CENTRO CITTÀ PER FARNE LA PROPRIA SEDE ITALIANA. ALL’INTERNO LA TRASFORMAZIONE È RADICALE: NESSUNA POSTAZIONE FISSA MA 170 MEETING ROOM DOVE LAVORARE FIANCO A FIANCO CON I CLIENTI. PROGETTO E REALIZZAZIONE DI DEGW

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› LUOGHI DEL LAVORO

A

Milano in via Meravigli, nel cuore storico della città, la nuova sede italiana della società internazionale di revisione EY - progettata da Degw, brand del gruppo Lombardini22 - ha da poco aperto i battenti in un rinnovato edificio green, con spazi rivoluzionati, tecnologie all’avanguardia e un’innovativa visione del lavoro. L’operazione è avvenuta riqualificando un

«Le linee guida prevedevano la riqualificazione dell’edificio nella sua configurazione attuale per creare un ambiente di lavoro più vicino alle necessità del tenant. Con un lavoro di squadra abbiamo dato valore a un immobile che prima dell’acquisizione era rimasto sfitto piuttosto a lungo» Vincenzo Scerbo, fund manager Antirion Sgr isolato del centro cittadino, saldando volumi disomogenei non coevi, inadatti a ospitare le nuovi funzioni lavorative innovative, come quelle della società internazionale. Workplace of the future, così è stato deno[ 50 ]

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› LUOGHI DEL LAVORO In apertura, la scala a sbalzo che conduce all’auditorium al piano interrato.Pagina di sinistra, vista su via meravigli dall’atrio e uno scorcio dell’edificio nel centro di Milano. In questa pagina una delle corti interne, l’atrio di ingresso parzialmente a doppia altezza (foto ©Dario Tettamanzi) e prospetto su via Meravigli (©Lombardini22).

minato l’intervento milanese, fa parte della vision 2020 di EY. Il modello a cui si ispira prevede, per ogni esigenza professionale, spazi e worksetting specifici, da usare in modo flessibile, non gerarchico e in funzione dell’attività svolta. La sede comprende un complesso di volumi architettonici costruiti in tempi diversi: il principale, costruito tra il 1972 e il 1974 su progetto di Lorenzo Muzio (figlio di Giovanni), originariamente destinato ad abitazioni e uffici, si affaccia su via Meravigli ed è, di fatto, l’edificio che identifica la sede di EY. La quale, in realtà, forma un complesso più eterogeneo che incorpora i fabbricati adiacenti e diverse tracce storiche del tessuto urbano in cui è immersa: alcune singolari, come la piccola chiesa del monastero benedettino San Vincenzino alle Monache. La nuova sede di EY occupa un complesso di circa 19mila mq di superficie, suddivisi su dieci piani d’altezza (con terrazza panoramica e vista sulla città); gli spazi ospitano uffici per 2.500 persone, 1.200 scrivanie e più di 170 sale riunioni e meeting secondo un modello lavorativo activity based, fluido e senza gerarchie.

«La finalità ultima di questo progetto è rompere le barriere, favorendo la convivenza di gruppi multidisciplinari e aumentando il coinvolgimento delle risorse attraverso un ambiente di lavoro più naturale e stimolante» Donato Iacovone, Ad EY Italia

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› LUOGHI DEL LAVORO

La pianta del complesso uffici di via Meravigli. Si tratta di due corti chiuse e un terzo cortile aperto su via Giulini. Nella foto, gli spazi di connessione tra le diverse aree ufficio utilizzati per brevi riunioni di lavoro (foto ©Dario Tettamanzi).

L’ARCHITETTURA L’edificio dove ha sede EY è una struttura formata da un corpo perimetrale di cinque piani d’altezza (oltre al piano terra) e da una torre centrale che prosegue per altri quattro piani. Con un’impronta planimetrica a forma di otto, il complesso descrive due corti chiuse interne e un terzo cortile aperto su via Giulini, mentre su via Meravigli presenta una facciata compatta e ritmata decorativamente dai pannelli scultorei di Romano Rui. L’edificio ha presentato una serie di criticità di intervento dovute alla sua conformazione fisica: profondità di piano disomogenee, dislivelli tra le parti, discontinuità tra l’area d’accesso e i collegamenti verticali, difficoltà di gestione dei flussi, ridotta flessibilità d’uso di alcune porzioni di spazio. Per consentire una buona accessibilità al complesso, il piano terra e il primo sono stati trasformati in spazi connessi, grazie a nuovi collegamenti trasversali e a passerelle aeree. All’ingresso, una nuova reception, con una porzione a doppia altezza, accoglie i visitatori e li introduce ai diversi snodi di accesso delle varie aree, mentre il cortile principale diventa l’epicentro del sistema. Da qui si può accedere ai principali nuclei di collegamento verticale del complesso. [ 52 ]

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› LUOGHI DEL LAVORO

Vista dall’alto della nuova sede di EY Italia. Il corpo perimetrale è di sei piani fuori terra, mentre la torre centrale sale per altri quattro piani. In basso, spazi lavorativi tradizionali collegati in modo “aperto” ad ambienti di lavoro non convenzionali (foto ©Dario Tettamanzi).

Dal piano terra si raggiunge l’auditorium posto al piano interrato attraverso una scala scenica a sbalzo e sostenuta da tiranti, cui si può accedere anche direttamente dall’esterno. GLI SPAZI INTERNI Il piano terra è un unico livello interamente connesso e dedicato alle client area, ai supporti e ai servizi comuni: reception, l’area recruiting, centro stampa, l’area Information technology, la posta con percorso dedicato, l’ufficio facility, l’ufficio medico, oltre a diverse meeting room che sono prenotabili attraverso chioschi informativi dotati di touch screen distribuiti sui nodi di collegamento verticale e orizzontale. Dal primo al quinto piano gli spazi sono interamente dedicati agli uffici, i quali non prevedono alcuna postazione assegnata né alcun tipo di gerarchia. Un mix ricorsivo di configurazioni percorre le aree di lavoro e permette, simultaneamente, tutte le diverse modalità lavorative: formali e informali, individuali e collaborative, focalizzate e aggregate liberamente. Per garantire questa disponibilità integrale dello spazio, lo space planning del piano tipo ha previsto, lungo ogni ala dell’edifi-

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› LUOGHI DEL LAVORO

Le sigle di Lombardini22 Degw + FUD Brand Making Factory

Caratteristica dei nuovi spazi lavorativi è l’alternanza di ambienti open con postazioni di lavoro più tradizionali (foto ©Dario Tettamanzi).

cio, doppie successioni di spazi chiusi e di open space affacciati gli uni sugli altri, interagenti tra loro e integrati con un diffuso sistema di aree ancillari e di supporto come snodi funzionali e punti ricorrenti di orientamento spaziale. Con le dovute variazioni tra un livello e l’altro, lo spazio accompagna le attività con un’alternanza di ambienti di respiro, spazi meeting, luoghi ricreativi. Gli ambienti di lavoro in open space si articolano in diverse tipologie, con postazioni

open che variano in funzione delle modalità lavorative previste: scrivanie precablate cui connettersi via cavo sfruttando mouse, tastiera e schermo fisso in dotazione o con il proprio laptop, anche duplicando gli schermi; cluster di scrivanie collegate a 120° nelle zone wifi; zone con gradonate aperte, aree ancillari dedicate ai brainstorming che risolvono gli angoli a ogni piano. Con le postazioni open interagisce un ricco assortimento di ambienti chiusi, modu-

Lombardini22 è una società che opera nel settore dell’architettura e dell’ingegneria a livello internazionale e si posiziona al terzo posto della classifica delle società di architettura italiane. Degw è il brand del gruppo Lombardini22 dedicato alla progettazione integrata di ambienti per il lavoro: fondata nel 1973 da Duffy, Eley, Giffone e Worthington, dal 1985 è presente in Italia con Degw Italia e nel 2016 entra a far parte di Lombardini22. Fud Brand Making Factory è invece il brand di Lombardini22 dedicato al physical Branding e al communication design. Nasce nel 2010 sviluppando progetti con uno stile nuovo. Fud spazia dall’ideazione del business al progetto del concept, dalla strategia comunicativa alla produzione dell’esecutivo. Nel dicembre 2014 anche Fud entra a far parte del gruppo Lombardini22. www.lombardini22.com www.degw.it www.fudfactory.it

inside

UniFor

Per luoghi di lavoro aperti e funzionali La funzionalità dei punti o luoghi di incontro informali posizionati nei vari piani dell’edificio con divani Alcove di Vitra e l’allestimento delle sale riunioni realizzate con tavoli Naòs System di UniFor, predisposti ad accogliere qualsiasi tipo di tecnologia applicata al fine di dare una risposta completa alla richiesta di un utente futuribile. Intorno ai tavoli poltrone Aluminum Group, icona del design riconoscibile ad ogni latitudine poiché inimitabile. Il tutto inserito in un ambiente molto avanzato di ufficio intelligente dove vi sono pochissimi confini definiti, dove vi è un susseguirsi degli spazi, l’uno in armonia con gli altri e viceversa. Un progetto per lavorare meglio in un ambiente che accoglie in maniera amichevole e informale, mantenendo funzionalità e concretezza.

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› LUOGHI DEL LAVORO

labili e differenziati tra loro, anch’essi non assegnati ma tutti prenotabili attraverso un sistema digitalizzato (Ers, Enterprise reservation system). 170 ambienti di lavoro pensati per modulare con flessibilità le diverse attività: meeting room convenzionali, collaboration room con monitor a braccio snodabile per facilitare la condivisione di contenuti, team room con tavoli da quattro o focus room con poltrone e divanetti, just in time, virtual room

Un open space con scrivanie collocate in serie. Un altro esempio della versatilità dell’impostazione che Degw ha posto alla base del progetto degli spazi interni (foto ©Dario Tettamanzi).

SCHEDA Località Milano Destinazione Uffici Promotore Antirion Sgr SpA Team di progetto EY Project Leader Stefano Massimo Riva Antirion Project Leader Vincenzo Scerbo Degw Project Leader Alessandro Adamo Degw Senior Architect Enrico Arrighetti

Project Manager Ire Leed Consultant R2M Solutions Superficie lotto 4.800 mq Area costruita totale 23.000 mq Area tenant 19.000 mq Cronologia 2014 - 2016 Fornitori UniFor, Arper, Durante, Sedus, Steelcase

Naòs System AMICHEVOLE. MODULARE. FLESSIBILE Sistema progettato da Cerri&Associati per definire nuovi scenari di lavoro. Ambienti costruiti con rigorosa semplicità, dove l’impiego diffuso della tecnologia non è mai invasivo. Spazi definiti da innovative configurazioni a sviluppo lineare, realizzate con elementi modulari, in grado di assicurare elevate prestazioni tecniche, flessibilità di utilizzo e grande comfort.

Il sistema si articola in tre tipologie: il tavolo riunioni, completamente libero; il tavolo operativo, dotato di schermo divisorio traslucido e illuminato; il tavolo biblioteca, attrezzato con lampada a luce diretta sul piano.

UniFor

Via Isonzo, 1 - 22078 Turate CO Tel. 02 967191 unifor@unifor.it | www.unifor.it

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› LUOGHI DEL LAVORO

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› LUOGHI DEL LAVORO

UFFICI UNICREDIT, VERONA

LA BANCA CAMBIA Spazi e allestimenti per favorire la collaborazione, la velocità di comunicazione e il benessere dei collaboratori. Con un progetto su misura, in due edifici ristrutturati degli ex-Magazzini Generali di Verona Michele De Lucchi interpreta la visione della banca nel XXI secolo secondo UniCredit

In queste pagine due immagini della Chiostrina, lo spazio a tutta altezza nell’edificio 23 adatto a eventi interni e sul quale affacciano alcuni uffici. La scala/platea disegnata da Michele De Lucchi è una struttura mobile che non impatta sull’edificio e può essere smontata, spostata e rimontata all’occasione. A destra, ingresso della Galleria realizzata tra i due edifici ristrutturati da Mario Botta (foto ©Mario Carrieri).

Da qualche mese i circa 900 dipendenti UniCredit di Verona, invece che verso una delle 16 sedi che l’Istituto occupava in città, convergono verso gli ex-Magazzini Generali, in edifici ristrutturati dall’architetto ticinese Mario Botta, che della vasta area urbana di 30 ettari oggetto di un piano di riqualificazione ha disegnato l’intero masterplan. Attraversano la piazza coperta della Galleria, che occupa a tutt’altezza, collegandoli, lo spazio esistente tra gli edifici 23 e 24 e, consultando bacheche digitali collocate presso gli sbarchi ascensori verificano la disponibilità – o prenotano – lo spazio più adatto all’attività da svolgere quel giorno, grazie alla gestione automatizzata dell’edificio che oltre ai parametri vitali (luce, temperatura, umidità), rileva in tempo reale, tramite tecnologie Internet of Things (IoT), lo stato di occupazione degli spazi in cui gli uffici si articolano.

È il progetto Smart Working di UniCredit, che riflette la visione della banca del XXI secolo e che coinvolge allo stesso tempo persone, tecnologie e ambienti di lavoro. Ambienti – progettati dallo studio milanese di Michele De Lucchi con il contributo dello studio Re Value di Cristiana Cutrona – articolati in quattro moduli principali, cui si aggiungono spazi accessori ma fondamentali per questa concezione collaborativa del lavoro. Con un’organizzazione interna che supera sia il concetto di ufficio chiuso sia quello dell’open space, De Lucchi ha progettato un sistema modulare che conserva la postazione di lavoro individuale – anche se in quantità inferiore al numero di dipendenti – desk sharing ratio target di 0,80 – ma aggiunge moduli utili per altre funzioni. Dalla homebase, organizzata in tavoli con divisorio in vetro per sei postazioni, si passa

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› LUOGHI DEL LAVORO IL MODELLO SMART WORKING DI UNICREDIT SI BASA SU UN NUOVO CONCETTO DI SPAZIO CHE VIENE RIDISEGNATO PER RISPONDERE ALLE MOLTEPLICI SITUAZIONI LAVORATIVE, INTRODUCENDO NUOVE MODALITÀ DI INTERAZIONE TRA COLLEGHI E CON UN’ATTENZIONE SPECIALE VERSO LE ESIGENZE PERSONALI DI CIASCUNO. I NUOVI STANDARD SONO ISPIRATI A FLESSIBILITÀ, RIDUCENDO MURI E BARRIERE; QUALITÀ DEL LAVORO, MIGLIORANDO LA COMUNICAZIONE E L’INTERAZIONE; SOSTENIBILITÀ, RIDUCENDO GLI SPAZI OCCUPATI E I RELATIVI CONSUMI

Interno della Galleria di ingresso coperta e sezione del complesso di Verona Magazzini Generali (foto ©Mario Carrieri, disegno ©aMDL).

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così alle Focus area, ambienti acusticamente isolati con finiture fonoassorbenti dedicati ai lavori che richiedono concentrazione. I Co-working sono invece spazi pensati per il lavoro di gruppo e organizzati intorno a grandi tavoli con tecnologia integrata che consente, a un massimo di cinque persone, di mettere in condivisione laptop ed elaborare documenti comuni. Infine gli Office & meet, uffici chiusi assegnati ai dirigenti ma utilizzabili da tutti come sale riunioni in assenza del responsabile. Questo sistema modulare, sviluppato in collaborazione con UniFor, si basa su un nuovo telaio in acciaio a tutta altezza, rivestito in legno, che crea la cornice per le diverse postazioni di lavoro. Il sistema consente di creare progetti “su misura” con scrivanie continue senza gambe di sostegno intermedie e offre diversi livelli di divisione e assorbimento acustico (modificabili nel tempo). La struttura portante verticale è dotata di una serie di fori che permettono l’installazione di elementi diversi: scaffalature, schermi multimediali e pannelli divisori, in vetro stampato o acustici rivestiti in tessuto. Il telaio può integrare anche bracci porta-monitor, cablaggi e cavi delle luci, liberando la superficie del piano di lavoro. Per eventi interni e conferenze, all’interno dell’edificio 23 è stata realizzato un grande spazio di condivisione a tutta altezza su cui affacciano il bar aziendale e sei bow window in legno di rovere, allestito come un auditorium dove è possibile sedersi su una scalinata in legno di rovere di 14x8


› LUOGHI DEL LAVORO

foto ©Giovanni Gastel

Michele De Lucchi Nato nel 1951 a Ferrara, Michele De Lucchi si è laureato in architettura a Firenze. Negli anni dell’architettura radicale e sperimentale è stato tra i protagonisti di movimenti come Cavart, Alchimia e Memphis. Ha sviluppato lampade e arredi per le più importanti industrie italiane ed europee, progettato ambienti di lavoro e corporate identity e realizzato progetti architettonici in Italia e nel mondo, tra cui edifici residenziali, industriali, direzionali e culturali. Ha curato allestimenti espositivi per musei come la Triennale di Milano e il Neues Museum di Berlino. Recentemente ha sviluppato vari progetti per la città di Milano tra cui l’UniCredit Pavilion in piazza Gae Aulenti e il centro commerciale “Il Centro” di Arese. Nel 2000 De Lucchi è stato insignito della onorificenza di Ufficiale della Repubblica Italiana per meriti nel campo del design e dell’architettura. Nel 2001 è stato nominato Professore Ordinario per chiara fama presso la Facoltà di Design e Arti dell’Istituto Universitario di Architettura a Venezia e nel 2006 ha ricevuto la Laurea ad Honorem dalla Kingston University per il suo contributo alla qualità della vita. Dal 2008 è Professore Ordinario presso la Facoltà del Design del Politecnico di Milano e Accademico presso l’Accademia Nazionale di San Luca a Roma. Michele De Lucchi guida il proprio studio di Milano, fondato negli anni Ottanta, insieme ai 4 project director Nicholas Bewick, Alberto Bianchi, Giovanna Latis e Angelo Micheli. www.amdl.it

SCHEDA Località Verona, ex-Magazzini Generali, edifici 23 & 24

Committente UniCredit Business Integrated Solutions

Progettista Michele De Lucchi Team di progetto Nicholas Bewick (project director), Francesco Garofoli, Vittorio Romano, Giorgio Traverso

Cronologia settembre 2014 (inizio progetto) settembre 2016 (conclusione)

Impresa costruttrice Serpelloni Spa Arredi su disegno UniFor Area interna lorda totale 12.178 mq • • • •

piano terra 4.086 mq primo piano 4.237 mq secondo piano 3.485 mq terzo piano 370 mq

In questa pagina, i sistemi modulari di arredi ed elementi di partizione UniFor costituiti da componenti strutturali metallici che si combinano con piani di lavoro di varie forme e dimensioni, contenitori, pannellature acustiche e schermi divisori di materiali diversi.

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› LUOGHI DEL LAVORO

Il sistema di arredi messo a punto da Michele De Lucchi si basa su una struttura a telaio a tutta altezza in acciaio con una cornice leggera in legno di betulla sulla quale vengono costruite diverse tipologie di postazioni. I frame verticali, strutturali e di separazione, possono essere tamponati con pannellature acustiche in tessuto, legno di betulla o rovere oppure vetro, chiaro o serigrafato.

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1.

Homebase, moduli di 6 postazioni fisse di lavoro autonomo.

2.

Co-working, modulo per ambienti collaborativi per un massimo di 5 persone.

3.

Focus area, per attività che richiedono maggiore concentrazione, con luci Led integrate e schermature acustiche.

4.

Office & meet, modulo per uffici semi-chiusi assegnati ai responaibli ma utilizzabili dai colleghi per piccoli meeting.

Il layout degli interni definisce una serie diversificata di ambienti e postazioni elaborati sulla base di un nuovo concetto di smart working sviluppato nell’ambito della riorganizzazione dei metodi di lavoro della banca. Usando i componenti di un unico sistema costruttivo, il proggetto degli arredi consente di realizzare differenti tipologie di utilizzo finalizzate a soddisfare specifiche esigenze di flessibilità, adattabilità e razionalizzazione degli spazi.


› LUOGHI DEL LAVORO metri. Disegnata da Michele De Lucchi, la scala/platea è una struttura mobile, quasi un oggetto architettonico a sé stante, che non impatta in alcun modo l’edificio e che può essere smontata, spostata e rimontata all’occasione. Dalla Chiostrina – come è chiamato questo vasto ambiente – si può accedere a Red, il format bar/libreria messo a punto da Feltrinelli e inaugurato pochi anni fa proprio ai piedi della UniCredit Tower di piazza Gae Aulenti. Anche qui, come a Milano, Red è ccessibile anche dall’esterno e aperto al pubblico. Tornando agli uffici, ad ogni piano dei due edifici è presente una kitchenette, evoluzione smart del watercooling corner con vending machines, lavandino, stoviglie e scaldavivande, mentre al piano interrato sono presenti spogliatoi con armadietti, docce e un’area fitness alla quale è possibile accedere anche senza passare dalla galleria centrale, attraverso una bussola aperta su Viale dell’Agricoltura e sulle vicine aree verdi (per chi desideri fare jogging all’aperto). Il processo di consolidamento di UniCredit, che a Verona passa da 16 sedi a 3, comporta una riduzione di oltre 50mila mq occupati in città e un risparmio in termini di emissioni di CO2 calcolabile in circa 3.500 tonnellate/anno

I Magazzini Generali Costruiti a partire dal 1924 e definitivamente abbandonati nel 1971, gli ex-Magazzini Generali e mercato ortofrutticolo di Verona occupano un’area complessiva di quasi 30 ettari – oggi di proprietà di Fondazione Cariverona – lungo Viale dell’Industria, la direttrice che da Verona Sud conduce a Porta Nuova e al centro cittadino. Nel 2005 l’area è stata oggetto di un Piano Particolareggiato di Iniziativa Pubblica, sulla base di un masterplan sviluppato dall’architetto Mario Botta, che sta curando anche il recupero e la riqualificazione di diversi esempi di archeologia industriale presenti nel sito, il più caratteristico dei quali è il complesso delle celle frigorifere di 11mila mq coperti da una grande cupola di 100 metri di diametro che a lavori completati ospiterà una sede di Eataly. Il piano generale prevede, oltre a un parco urbano e a insediamenti residenziali, il polo finanziario (UniCredit), i magazzini delle professioni con le sedi degli Ordini degli Architetti, degli Ingegneri, dei Commercialisti e dei Consulenti del lavoro, l’Archivio di Stato e altri uffici direzionali.

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› LUOGHI DEL LAVORO

SEDE CENTRALE DI CASSA LOMBARDA

STILE MILANESE Semplicità, leggerezza e luminosità nella trasformazione funzionale della sede di Cassa Lombarda, progettata dallo studio Beretta Associati nel rispetto di un precedente intervento di Luigi Caccia Dominioni

Sopra il titolo, il grande tavolo circolare della sala consiglio, che presenta un soffitto a volta affrescato. A destra, un ambiente operativo all’estremità del nuovo spazio di 300 mq annesso agli uffici (foto ©Andrea Martiradonna).

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Per i clienti di Cassa Lombarda, banca privata che opera nel settore della finanza da più di novant’anni, niente è più smart di una gestione oculata del denaro. Le scelte di investimento proposte devono essere rassicuranti e opzioni e trattative hanno sempre natura riservata. Qui non si applicano i principi dello smart working: gli ambienti – oltre ad essere adeguati alle innovazioni tecnologiche che giocano un ruolo-chiave nella finanza – devono riflettere questa attitudine alla rassicurazione e alla riservatezza. Meglio se in un edificio storico come quello, affacciato su via Manzoni a Milano, noto come complesso Poldi Pezzoli perché ospita la famosa casa-museo del collezionista milanese. In realtà il complesso, risalente al XVII secolo, è molto articolato, comprende diverse


› LUOGHI DEL LAVORO

Beretta Associati Srl Lo studio Beretta Associati ha quarant’anni di esperienza nella progettazione architettonica a tutte le scale, dagli interventi sul territorio ai dettagli dell’immagine aziendale. Tra i temi affrontati, direttamente e in collaborazione con altri studi, figurano piani urbanistici, alberghi e resort, residenze, uffici e negozi in tutto il mondo. Una pluralità di interessi che è il risultato della combinazione delle diverse esperienze progettuali dei fratelli Gianmaria e Roberto Beretta, titolari dello studio, che dopo avere lavorato il primo nel campo dell’architettura e il secondo in quello dell’interior design hanno riunito le rispettive competenze nella Beretta Associati Srl, società certificata Iso 9001. www.berettassociati.it

Due immagini dell’ingresso, con il logo della banca e il grande lampadario in ottone e vetro di Murano. Il bancone riprende il grigio antracite che caratterizzava il precedente intervento di Luigi Caccia Dominioni ((foto ©Andrea Martiradonna).

proprietà e la sua configurazione attuale è il risultato degli interventi che si sono succeduti nel tempo, il più significativo dei quali quello di Giuseppe Balzaretto nella seconda metà dell’Ottocento. Negli anni Sessanta fu invece Luigi Caccia Dominioni a intervenire sugli ambienti dove si trovano gli uffici di Cassa Lombarda. Una preesistenza significativa, quindi, di cui il nuovo progetto di Beretta Associati ha mantenuto l’atmosfera, nel pur riuscito tentativo di semplificarne il disegno e ricercare una maggiore luminosità. Il nuovo intervento mantiene l’impianto originario, definito dagli architetti ancora validissimo, e ad esso si ispira riorganizzando gli ambienti soprattutto dal punto di vista estetico e funzionale. Nella scelta dei colori, delle finiture, dei materiali e degli elementi d’arredo Beretta Associati ha ricercato la semplicità delle soluzioni operando soprattutto sulla luce, naturale e artificiale, come elemento fondamentale di qualità ambientale. La leggerezza e la luminosità degli ambienti valorizza la tonalità cromatica ricorrente nell’intervento di Caccia Dominioni – il grigio antracite metallizzato – spesso ripresa come trait-d’union tra passato e presente e

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› LUOGHI DEL LAVORO BALCONE

UFFICIO UFFICIO

H=375

H=353 UFFICIO

H=359

80 210

210 90

W.C.

DET A19

H=270

TERRAZZO

80 210

UFFICIO

2 A05

H=270

W.C. H=270

H=623

FOTOCOPIE

210 90

FC

QE

TV

CORR.

H=216

UFFICIO

H=368

H=240

FC

UFFICIO H=270

ARMADIO FISSO ESIST. SOTTO FINESTRA

RECEPTION ATTESA

COLLEGAMENTO

H=270

La pianta dell’intervento, che comprende anche ambienti adiacenti per una superificie di circa 300 mq, ristrutturati e collegati agli uffici principali. Le sale riunioni affacciano tutte sulla centralissima via Manzoni. Nella foto sotto, postazioni operative poggiano su un pavimento sopraelevato in rovere chiaro. Luce artificiale indiretta proviene dalle volte a stucco (foto ©Andrea Martiradonna).

UFFICIO

210 90

H=278

FC

H=325

80 210

FC

DISIMPEGNO

80 210

H=298

H=298

H:2.40

1 DET A16

W.C.

H=198 UFFICIO H=270 01 A15

CORR.

RIP.

CORRIDOIO 90 210

ARMADIO FISSO ESIST. SOTTO FINESTRA

90 210

90 210

H=368

CAVEDIO

H=250

FC

FC

90 210

QE

FC

H=235

US

90 210

UFFICIO H=270

90 210

H=250

2 A05

90 210

90 210

FC

AREA BREAK FC

1 A05

H=370

H=338

80 210

1 A05 UFFICIO H=270

90 210

CORTILE

CORRIDOIO H=250 02

CORR.

H=370

80 210

SCHEDA

FC

WC H=260

87

FC 35

UFFICIO

35

WC H=260

FC

H=368

80 210

Tubolari in acciaio per messa a norma parapetto

TENDA A PANELLO

90 210

FC

FOTOCOPIE

RACK

LOC.RACK H=290

FC

CASSA FORTE

212

90 210

90 210

3 A05

3 A05

H=270

SALA RIUN.

100 210

H=320

UFFICIO H=324

+0.15 1

0.00

90 210

+0.45 +0.30 +0.15 3 2

ARMADIO FISSO CON COLETTORI

QE

90 210

SCALA CONDOMINIALE B

H=262

H=254

(1a Fase) 90 210

100 210

DISIMP. H=270

COLLEGAMENTO

US

CORR. H 2.20

O PANELL

227

90 210

UFFICIO H=270

TENDA A

H=esitente

FC

FC

80 210

W.C. H=240

80 210

W.C.

H=240 H=265 80 210

UFFICIO H=366

90 210

90 210

90 210

H=240 90 210

90 210

H. 2.97

H=243

90 210

H=340

SALA CONSIGLIO

H=595 SALA RIUN.

H=300

SALA RIUN. H=320

SALA RIUN. H=320

H=320

UFFICIO SALA RIUN. H=300

SALA RIUN. H=320

FC

FC

FC

FC

TENDA

TENDA

Località Via Manzoni, Milano Committente Cassa Lombarda SpA Progetto architettonico Beretta Associati Project director Arch. Paolo Strobino Coordinamento Arch. Claudia Hettich Progetto impianti Esa Engineering Impresa di costruzioni Costruzioni Guatterini Arredi UniFor, Tecno Illuminazione iGuzzini Area di intervento 1.000 mq Durata dei lavori 12 mesi

BALCONE

VIA MANZONI

come modo per valorizzare alcuni dettagli. Un nuovo pavimento sopraelevato in rovere biondo, la tinteggiatura delle pareti a smalto semilucido grigio chiaro e il sistema d’illuminazione a pannelli led sospesi sono alcune delle soluzioni estetiche e tecniche adottate. Oltre agli uffici esistenti, il progetto ha riguardato anche i nuovi spazi acquisiti dalla banca in un’ala più recente dello stesso complesso, già adibita a uffici. La nuova area è stata completamente rivista dal punto di vista distributivo per adeguarla alle esigenze e per metterla in comunicazione con gli uffici esistenti, utilizzandone lo stesso linguaggio estetico in continuità e armonia. Da un punto di vista funzionale il layout complessivo si articola in una serie di spazi per piccole unità di lavoro o uffici singoli e salette riunione. La sala consiglio affacciata su via Manzoni è stata anch’essa oggetto di un restyling estetico, ricercando una maggiore luminosità dell’ambiente per valorizzare il soffitto a volta affrescato. La superficie di intervento è di circa 1.000 mq, di cui 700 appartenenti alla sede esistente e 300 all’ampliamento. Realizzati in tre fasi per garantire l’operatività degli uffici, i lavori sono durati circa un anno

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› LUOGHI DEL LAVORO

CENTRO DIREZIONALE CAVAGNARI, PARMA

LAB 2020

PROVE DI SMART WORKING Una parte del complesso di Vico Magistretti è stata sottoposta a un intervento di refitting che anticipa il progetto di ampliamento dell’intero centro direzionale. Principi-guida lo smart working e il verde. Progetto di Frigerio Design Group

Interni del centro direzionale Cavagnari di Parma oggetto di un intervento di refitting di una delle palazzine di Crédit Agricole Cariparma (foto ©Enrico Cano).

L’intervento di refitting oggetto del servizio ha riguardato gli uffici esistenti del primo piano del mezzanino tecnico posto nella palazzina B progettata dall’architetto Vico Magistretti, cerniera di collegamento interno tra gli uffici posti nelle palazzine A e C, e anticipa il progetto Cuore Verde per l’ampliamento del Centro Direzionale Cavagnari di Parma, headquarter di Crédit Agricole Cariparma. Il Lab2020 è un laboratorio per testare e collaudare le soluzioni che verranno poi impiegate negli ambienti di lavoro del nuovo headquarter. Gli uffici, infatti, rispondono alle esigenze dei nuovi modi di lavorare, ampliati e trasformati sulla spinta dell’innovazione tecnologica e della filosofia dello smart working: ambienti di lavoro pensati per favorire il benessere come fattore di

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› LUOGHI DEL LAVORO

Perisqui conet eum quaero quasimusam labo. Et rem que conseditis niet volori vit mos ut accae im audam venim sae posam quis etur, tem. Eratem fuga. Nam, id eost et audaesequi reperovit aut magnis modignatiore volorum illectur, et doluptati doluptium resequam

Il centro direzionale Cavagnari, disegnato negli anni Ottanta da Vico Magistretti. Nei disegni, relativi al corpo di collegamento tra i due edifici principali, il layout preesistente e, a destra, quello della nuova organizzazione degli spazi.

Minimo semplice e verde Attualmente in costruzione, l’ampiamento del quartier generale di Crédit Agricole/ Cariparma prevede la realizzazione di nuovi volumi, generati dalle geometrie dell’insediamento originario, disposti sul perimetro dell’area per lasciare libero al centro un grande spazio verde, il Cuore Verde del progetto, generatore di microclima estivo. il nuovo complesso sarà in classe energetica A e certificato Leed Gold.

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produttività e per rafforzare il legame con l’azienda e i suoi valori. Spazi flessibili e versatili per gli uffici della conoscenza, nuovi ambienti di lavoro progettati per le attività e le persone che devono accogliere, con spazi individuali e collettivi, uffici duttili, diffusi e versatili, immaginando un utilizzo sempre più creativo, permeabile e flessibile dello spazio. Il design si basa sui principi della sostenibilità: la consapevolezza dell’ambiente naturale e sociale, l’uso di materiali e tecnologie durature, le strategie per la riduzione dei consumi energetici. Proprio l’efficientamento energetico ha

improntato l’intervento sugli spazi e il refitting è stato integrale. La riduzione degli ambiti di servizio e degli impianti (dall’81% al 35% della superficie totale) ha permesso l’incremento delle superfici destinate a ufficio, con la realizzazione di 75 posti di lavoro, sale riunioni, locale ristoro, archivio e servizi, e la sostituzione di tutte le finiture interne, dei serramenti esterni, degli impianti meccanici, elettrici e speciali, oltre ai nuovi arredi. Un’operazione di space planning volta alla riduzione dell’impronta ecologica complessiva attraverso un uso più coerente e consapevole delle risorse già disponibili.

Il layout della pianta, organizzato sulla base della griglia strutturale preesistente e di quella dei serramenti esterni, ha coinvolto l’adeguamento delle geometrie dei vari componenti delle finiture, creando un nuovo sistema geometrico integrato che facilita la flessibilità degli spazi e la loro versatilità. Lo studio di acustica, microclima e luce ha svolto un ruolo strategico nel determinare funzionalità e comfort sensoriale degli ambienti di lavoro, andando a definire un paesaggio lavorativo confortevole dal punto di vista visivo, ergonomico ed emotivo. Gli spazi impiantistici più rumorosi sono ora localizzati nell’estremità sud dell’edificio, isolati da una muratura in blocchi fonoassorbenti e pannelli in fibra minerale. Gli spazi di movimento e di servizio, invece, collocati tra quelli impiantistici e gli ambienti di lavoro, creano un buffer e preservano ulteriormente la qualità acustica degli uffici. Situati nella parte perimetrale dell’edificio in modo da ottimizzare al massimo l’illuminazione naturale, gli ambienti di lavoro sono separati da quelli di incontro e di movimento mediante pareti vetrate che favoriscono il passaggio della luce naturale e lasciano aperta la visuale verso l’esterno


› LUOGHI DEL LAVORO

Frigerio Design Group È uno studio interdisciplinare di Genova guidato dal fondatore Enrico Frigerio, che si laurea a Genova con Enrico Bona. All’inizio degli anni Ottanta Frigerio entra nello studio di Renzo Piano, nel 1986 fonda la Frigerio Associati e nel 1991 Frigerio Design Group. Numerosi i progetti degni di nota in Italia e all’estero, tra questi la tribuna ecologica dell’Autodromo di Imola (1991-1992), il palazzo a uso uffici per il gruppo Ras Assicurazioni a Milano (1996-1998), la sede Sambonet a Orfengo (2000-2004), le centrali elettriche del gruppo svizzero Egl (2002-2008) e il Centro sportivo Ferdeghini per lo Spezia Calcio (2012-2013). Oltre all’ampliamento del Centro direzionale Cavagnari di Parma, attualmente lo studio è al lavoro sulla stazione elettrica di Terna a Capri e sui più recenti concorsi vinti nel 2015: il progetto per lo smartworking delle nuove sedi Tim e la trasformazione dell’ex-centrale Enel di Alessandria in un parco di sport estremi. www.frigeriodesign.it

SCHEDA Opera Ristrutturazione degli uffici esistenti del Centro direzionale Cavagnari - Crédit Agricole, Parma

Committente Crédit Agricole - Cariparma Progettazione architettonica Frigerio Design Group (concept, definitivo, esecutivo, direzione artistica)

Collaboratori Enrico Frigerio con Daniele Bona (capo progetto), Paula Vier, Carola Ginocchio, Fabio Valido

Progettazione strutture e impianti e DL Politecnica

Responsabile dei lavori Borrini Ingegneri Associati

General contractor Gervasi Superficie uffici 4.000 mq Forniture Tecno (arredi operativi e pareti vetrate); Bene (arredi sale riunione); Segis (imbottiti e divanetti); Vibia, Targetti, Artemide (corpi illuminanti)

Cronologia 2015-2017

I nuovi uffici si ispirano ai concetti di flessibilità e versatilità del lavoro e delle sue nuove forme, con spazi individuali e collettivi (foto ©Enrico Cano).

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› MASTERPLAN

SYMBIOSIS, MILANO

BUSINESS DISTRICT LEED NELL’AREA SUD DI MILANO STA SORGENDO UN NUOVO CENTRO DIREZIONALE CHE RAPPRESENTA UN MODELLO DI INNOVAZIONE URBANISTICA ED EDILIZIA. ECCO COME UN INSEDIAMENTO TERZIARIO PUÒ CONTRIBUIRE A RIQUALIFICARE UN INTERO QUARTIERE. PROGETTO ANTONIO CITTERIO PATRICIA VIEL Con la costruzione dei primi due edifici e di una piazza pubblica progettati dallo studio Antonio Citterio Patricia Viel sono iniziati a Milano i lavori di Symbiosis, il nuovo business district che prevede la trasformazione e la riqualificazione di una storica area ex industriale di più di 120.000 mq in zona Romana, adiacente all’ex-scalo ferroviario e alla Fondazione Prada. Il nome stesso dell’iniziativa, promossa da Beni Stabili, definisce l’ambizione di gettare le basi di una progettazione urbana capace di ricucire il territorio attraverso la creazione di un modello innovativo di business district, in cui i temi dello smart working possano

Il masterplan di Symbiosis in un fotoinserimento della zona Romana di Milano Sotto, render e foto di cantiere dei primi edifici, destinati a ospitare la sede di Fastweb, il cui completamento è previsto per la fine del 2018 (progetto Antonio Citterio Patricia Viel, immagini courtesy Beni Stabili).

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essere affrontati nel segno dell’integrazione con il tessuto urbano: per i dipendenti delle aziende che vi si insedieranno, per i residenti della zona, per i giovani che intendano trasformare una buona idea in una start-up. Da questa volontà discendono le caratteristiche architettoniche di Symbiosis: gli attacchi a terra degli edifici in costruzione – che ospiteranno la nuova sede di Fastweb – consentiranno un utilizzo sia privato sia pubblico dell’area, come il volume sospeso e la veranda sull’acqua che potrà trasformarsi in un nuovo punto di incontro del quartiere anche grazie alle previste aree wi-fi, ai punti di ricarica per smartphone e a panche di nuova

generazione con connessioni multimediali. Il progetto Symbiosis fa parte dell’iniziativa Sharing Cities, sostenuta dal programma Horizon 2020 dell’Unione europea. Dal punto di vista ambientale il progetto, grazie a una serie di requisiti tra cui il risparmio energetico degli edifici soddisfatto al 50% da fonti rinnovabili interne, il riciclo dei rifiuti di cantiere pari al 90% e la provenienza di materiali da costruzione locali pari al 95%, concorrerà per ottenere la certificazione Leed Core & Shell Gold. La consegna dei primi due edifici – per un totale di 16mila mq di superficie a uffici – è prevista per ottobre 2018


2016 ICON AWARD WINNER PLAY PANCA by Paolo Costa design Denis Santachiara

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› LUOGHI DEL LAVORO

IL KANTAR BUILDING DI WPP, ASSAGO, MILANO

REBRANDING FUNZIONALE La multinazionale della pubblicità e delle pubbliche relazioni accorpa in un’unica sede dodici agenzie che svolgono attività di ricerca e consulenza. Lo studio 967 Architetti Associati ha sviluppato un progetto per la grafica degli interni e attribuito a ciascun piano un tema specifico secondo la filosofia del gruppo WPP, multinazionale che opera nel settore della pubblicità e delle pubbliche relazioni, con la realizzazione del Kantar Building di Milanofiori accorpa le dodici società del

Il Kantar Building di Wpp a MIlanofiori accorpa le società del gruppo dedicate alla ricerca e alla consulenza (foto, ©Fausto Mazza).

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gruppo dedicate alla ricerca e alla consulenza. L’unificazione ha comportato un rebranding societario che ha coinvolto tutte le agenzie della divisione, con lo scopo di

rendere più incisiva l’offerta sul mercato. Gli obiettivi dell’operazione sono stati molteplici: costruire un polo delle competenze delle diverse agenzie mettendo a fattor comune le esperienze di oltre 300 professionisti; facilitare i processi operativi e la collaborazione trasversale per rendere più efficace il servizio offerto ai clienti; accelerare i processi di innovazione e l’utilizzo di strumenti a elevato contenuto tecnologico per aumentarne l’efficacia, anche lavorando con le altre società del gruppo WPP. L’incarico di riqualificazione dell’edificio di Milanofiori è stato affidato allo studio milanese 967Architetti Associati di Cesare Chichi, Bruno De Rivo e Stefano Maestri. Per le diverse agenzie del gruppo il progetto ha previsto la suddivisione degli spazi sui diversi livelli, l’inserimento di sale focus (sale di test e verifiche di mercato) e un’area lounge, posta al piano terreno, con spazi ricreativi e di socializzazione oltre


› LUOGHI DEL LAVORO

967 Architetti Associati Lo studio è stato fondato a Milano nel 1999 da Cesare Chichi, Stefano Maestri (da sinistra nella foto) e Bruno De Rivo; fornisce una gamma completa di servizi di progettazione architettonica e design, sia in Italia sia all’estero, avvalendosi di un team di giovani architetti e designer che progettano con attenzione ai dettagli e al controllo dei costi. 967 ha lavorato con aziende private e pubbliche amministrazioni progettando spazi ufficio, laboratori, alberghi e edifici residenziali. La filosofia progettuale dello studio milanese è volta ad affrontare ogni lavoro senza schemi consolidati, lasciando che il sito, le esigenze del cliente e le contaminazioni di altre esperienze determinino di volta in volta l’approccio. Lo studio ha sviluppato e gestito interventi su diversa scala, tra cui il progetto Gaia in Mongolia a destinazione mista e le nuove sedi della multinazionale Petronas e della media holding del gruppo WPP GroupM in Italia. Dal 2008 lo studio è socio ordinario del Green Building Council italia e applica all’approccio olistico della progettazione anche i parametri dei protocolli Leed. www.967arch.it

alla reception comune e altri ambienti dedicati ai servizi. Il progetto ha comportato la ristrutturazione integrale dell’edificio, ormai obsoleto (era stato progettato negli anni Settanta come parte di uno dei primi centri direzionali della periferia milanese) che si sviluppa su sei piani fuori terra più uno interrato adibito ad autorimessa con radicali interventi edilizi e impiantistici anche per la messa a norma e la prevenzione incendi. All’interno sono state previste tramezzature di cartongesso, sono state utilizzate pareti vetrate a doppiovetro standard con applicazione di vetrofanie schermanti graficizzate, specifiche per ogni agenzia. In tutti i piani fuori terra sono posati pavimenti sopraelevati con resistenze di carico differenziate in base alle funzioni interne. Nelle aree laboratorio e nella sala Ced e server dati i pannelli in solfato di calcio sono stati preaccoppiati con pavimento vinilico, mentre negli altri spazi sono stati

Le partizioni interne sono in parte opache e in parte vetrate con vetrofanie parzialmente schermanti (in alto). Le controsoffittature sono miste cartongesso/ pannelli metallici con illuminazione a incasso, assenti negli spazi open o con pannelli acustici negli ambienti ricreativi dell’area lounge al piano terreno (al centro). Accanto, due sale focus all’ultimo piano (foto ©Fausto Mazza).

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› LUOGHI DEL LAVORO rivestiti con quadrotti di moquette o grés preaccoppiato autoposante. Per le aree di accesso e distribuzione (la reception e gli sbarchi ai vari piani) è stato posto in opera un controsoffitto misto di cartongesso e pannelli metallici con illuminazione a incasso. Per la ridotta altezza dell’interpiano le aree open non prevedono la presenza di controsoffitti e in questi ambienti l’impiantistica rimane a vista, mentre le aree comuni e ricreative sono attrezzate con pannelli fonoassorbenti sospesi a soffitto. In base alle linee guida del gruppo è stato sviluppato un progetto per la grafica interna che ha interessato tutti gli sbarchi ascensore con funzione esclusivamente di orientamento. Parallelamente, ai pia-

Gli ambienti interni sono fortemente differenziati per colori e grafica per caratterizzare i diversi brand e gon ipiano dispone di proprie aree di ricevimento (nella foto sopra l’accoglienza al piano di Kantar TNS). In tutti i piani fuoriterra i pavimenti sono sopraelevati, accoppiati con quadrotte di moquette, come nella foto della pagina di destra in alto, o grès preaccoppiato autoposante (foto ©Fausto Mazza).

Pianta di un piano-tipo (sopra) e dell’ultimo piano, dove sono state realizzate sale, in parte comuni alle diverse sigle del gruppo che operano nell’edificio, per il ricevimento dei clienti e per test di marketing sui nuovi prodotti (Milano ©967 Architetti Associati).

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› LUOGHI DEL LAVORO ni delle varie agenzie sono stati attribuiti temi specifici mediante l’applicazione di una grafica a parete, secondo le richieste specifiche delle singole agenzie. Per la progettazione degli spazi sono stati seguiti gli standard di attribuzione corporate Wpp, che sono stati contestualizzati all’interno dell’edificio, ponendo particolare attenzione alla profondità della maglia spaziale di progetto. La logica distributiva interna segue i vincoli morfologici di profondità di manica, con una doppia circolazione che consente di alloggiare le sale di supporto nella fascia centrale e tenere la zona open space lungo le facciate. Al sesto piano sono state previste diverse sale per le attività di ricevimento clienti, demo e test dei prodotti

SCHEDA Committente Fast Solution (gruppo Wpp) Inizio progetto giugno 2015 Fine lavori ottobre 2016 Progettazione architettonica, degli interni e di space planning 967 Architetti Associati Progettazione elettrica e meccanica Pro-tech Consulenza antincendio Gae Engineering Direzione lavori 967 Architetti Associati General contractor Edilpietro Project manager Mcm, Ing. Franco Mialich General contractor arredi Cardex Superficie di intervento 5.800 mq Fornitori Vitra, Dieffebi, Mdf Italia, Arper, Arteco, Sitland, Caimi, F.lli Livio

Pareti vetrate Hatmo Giussani Illuminazione Zumtobel, iGuzzini, Davide Groppi

inside

CARDEX

Tecnologia, design e funzionalità Realizzare un progetto di interior significa comprenderlo, svilupparlo e metterlo in opera nei tempi, con i budget e con la qualità richiesti. Cardex, con un pull di aziende partner, ha la visione e le competenze per affiancare il progettista in qualsiasi fase dell’attività. In questo progetto sono stati inseriti prodotti e sistemi di ultima generazione, per spazi flessibili, agili, intelligenti. Luoghi di vita e di lavoro che rispondono perfettamente alle mutate esigenze delle persone, dei nuovi stili di vita e di lavoro e soprattutto della committenza. Per le aree di accoglienza e informali sono state selezionate le sedute Catifa e Pix di Arper; in

quelle dedicate all’attesa le poltrone Cell di Sitland; nelle postazioni operative i tavoli di Arteco, le sedute di Vitra, i pannelli acustici di Caimi e versatili sistemi di archiviazione Dieffebi, mentre nelle sale riunioni i tavoli di Mdf Italia con le sedute di Vitra.

CARDEX SRL Via Civerchio, 4 - 20159 Milano MI T. 02 29061389 info@cardex.it | www.cardex.it

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› PROGETTAZIONE PARAMETRICA

IL POTERE DELL’INFORMAZIONE Il modello BIM contiene e consente di condividere con tutti gli attori del processo gli attributi tecnici ed economici relativi all’intero ciclo di vita dell’edificio. Permettendo così di verificarne la sostenibilità economica prima dell’avvio del cantiere

Eleonora Beatrice Fontana Architetto, docente del master per Bim manager (scuola Pesenti) e responsabile della pianificazione strategica di bimO, da questo numero inizia la sua collaborazione con IoArch con questa nuova sezione dedicata alla progettazione parametrica.

Abbiamo visto come il processo di creazione e gestione di un modello digitale BIM (Building Information Modeling) consenta ad architetti, ingegneri, imprese di costruzioni e committenti di lavorare in modo più collaborativo. Il modello BIM, realizzato dai vari attori professionali con programmi specifici dedicati e sviluppati per le diverse discipline (architettonica, strutturale, impiantistica), contiene anche tutti gli attributi tecnici relativi al ciclo di vita previsto per l’edificio, nonché le caratteristiche – quali per esempio trasmittanza termica, isolamento acustico, costo – degli oggetti compresi nel progetto. L’informazione diventa così accessibile in ogni luogo e in ogni momento da tutti gli attori coinvolti nel processo, dal progettista all’utilizzatore finale. I responsabili delle varie fasi del processo lavorano direttamente sul modello, che cattura in modo intelligente l’informazione e la ribalta sugli altri livelli, aggiornandola automaticamente e rendendola consistente e coordinata. In questo senso, la rivoluzione BIM comprende sia un nuovo modo di progettare sia un nuovo modo di verificare la sostenibilità economica dei progetti Nell’acronimo BIM la lettera più rappresentativa della rivoluzione in atto è senza dubbio la I di Information: queste informazioni riguardano non solo le proprietà dei materiali/componenti/sistemi e degli elementi tecnici ma anche i loro riferimenti di costo. Il modello diventa così una vera e propria piattaforma attraverso la quale eseguire simulazioni di fattibilità tecnico/economica

in tempo reale: al variare delle soluzioni tecniche si aggiorna automaticamente la parte relativa ai costi così da avere la possibilità di esaminare più scenari in relazione alle caratteristiche dell’opera da realizzare, al tempo necessario per gli approvvigionamenti dei materiali, alle risorse economiche da disporre secondo un piano finanziario, con un approccio molto più ampio e strutturato alla pianificazione economica e realizzativa del progetto. La progettazione BIM quindi, per questi motivi, ha maggiori caratteristiche di sostenibilità economica poichè aiuta gli attori – committente e professionisti – a prendere le decisioni più consapevoli e adeguate basate non solo sull’esperienza e sulla sensibilità ma verificate attraverso strumenti di certa e immediata condivisione. Consente inoltre anche un vero ribaltamento del processo attraverso la modulazione dei parametri economici in rapporto all’opera incorporando così in un processo virtuoso sia la prospettiva del commitente e la sua capacità di investimento sia quella del professionista, tesa a trovare le migliori soluzioni tecniche e realizzative evadendo da un generico concetto di “budget” che a volte risulta slegato dalle caratteristiche quali-quantitative dell’opera da realizzare. In una ricerca realizzata da Dodge Data & Analytics in partnership con The American Institute of Architects nel 2015 su un campione di quasi 400 figure tra proprietari, architetti, ingegneri e contractor negli Stati Uniti, oltre la metà degli intervistati ha valutato come alto o molto alto l’impatto po-

sitivo dell’utilizzo del BIM, sia in termini di tempi (per oltre l’88% del campione, dove due terzi cita una contrazione dei tempi del 5%, e uno su quattro di oltre il 10%); sia in termini di costi di costruzione (per oltre l’85% del campione, dove il 55% ha visto una riduzione del 5% dei costi, e uno su dieci una riduzione del 10%). In particolare, gli intervistati hanno menzionato una riduzione significativa (di oltre il 10% per la metà del campione) dell’impatto delle richieste di informazioni (RFI), che spesso sono un fardello e possono comportare cambiamenti, riprogettazioni e, in generale, performance peggiori. Inoltre è stato messo in luce un importante miglioramento della sicurezza: più di un terzo dei proprietari e dei contractor ha riportato una riduzione di oltre il 5% degli incidenti (il 12% una riduzione superiore al 10%). I cinque effetti più positivi della progettazione in BIM riconosciuti dal panel degli intervistati da Dodge Data & Analytics sono: - una migliore analisi della fattibilità tecnico-economica (constructability) del progetto, per il 74% dei contractor; - una migliore comprensione delle soluzioni progettuali proposte, per il 73% dei proprietari; - una migliore qualità e funzionalità del progetto finale, per il 71% degli ingegneri; - la produzione di migliore documentazione di costruzione, per il 70% dei proprietari; - una migliore capacità di pianificare le fasi di realizzazione e la logistica, per il 70% dei proprietari

www.bimopin.it

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› LUOGHI DEL LAVORO

Cristiana Cutrona - Revalue

WORKPLACE 3.0, SALONI.MILANO

IL SENSO FELICE DEL LAVORO

Architetto milanese, Cristiana Cutrona inizia l’attività professionale nel 1992 lavorando al fianco di importanti studi di progettazione, da Albera Monti a Progetto Cmr a Degw Italia. Nel 2007 fonda Revalue, presente in Italia e all’estero attraverso una rete di professionisti. A Milano è nato il nucleo attorno al quale si raccolgono le varie figure professionali, esperti che lavorano con procedure integrate: architetti, ingegneri e specialisti di discipline collegate capaci di interpretare le peculiarità di ogni committenza, comprenderne filosofia e desiderata, linguaggio e metodologie, per progettare ambienti di lavoro e spazi ufficio. Revalue si impone all’attenzione internazionale con la realizzazione degli headquarter italiani di Microsoft, poi con la sede del gruppo Axa a Milano Porta Nuova, la sede italiana di Facebook e il quartiere generale di Samsung Italia, conquistando inquesti anni la fiducia di primari gruppi italiani e internazionali. www.revalue.it

Con le nuove tecnologie il futuro è già qui e al vecchio modello spaziale dell’ufficio si deve sostituire un workplace adattivo capace di dare spazio alla creatività e all’immaginazione. Questo il senso dell’installazione progettata dallo studio Revalue per l’ultimo Salone Ufficio L’installazione di Cristiana Cutrona in occasione dell’ultimo Salone del Mobile: una rappresentazione astratta del nuovo modello spaziale di workplace.

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Secondo Cristiana Cutrona, fondatrice dello studio Revalue, nella convergenza tra robotica, intelligenza artificiale, nanotecnologia e genetica si è sprigionato uno sviluppo tecnologico che non è più solo questione scientifica ma investe il fenomeno biologico, psichico e cognitivo dell’individuo. La tecnologia digitale sta diventando la ner-

vatura del reale e dunque oggi il futuro del progetto dell’ufficio si gioca sulla necessità di comporre l’asimmetria tra reale e digitale, uomo e tecnologia. Se fino ad oggi l’individuo aveva a disposizione una griglia predefinita di spazi all’interno dei quali muoversi, oggi sono gli oggetti e lo spazio che devono possedere una

capacità intrinseca di adattarsi nell’istante ai mutevoli bisogni, di evolversi e devolversi. Pur modulari, gli attuali elementi fisici – pavimenti sopraelevati, impianti di condizionamento, sistemi di partizione o di illuminazione – hanno un margine di flessibilità limitato che non corrisponde ai nuovi bisogni. Anche i prodotti per l’ufficio devono tornare a forme essenziali e archetipiche, non solo da usare ma “da indossare”, così che in assenza di vincoli l’individuo possa stabilire relazioni di volta in volta mutevoli con essi. Questo il senso di A joyful sense at work, l’installazione progettata da Revalue che introduceva i visitatori allo spazio Ufficio dell’ultimo Salone del Mobile di Milano: una rappresentazione astratta del nuovo modello spaziale dell’ambiente di lavoro e dei bisogni sottesi, tradotta nello spazio poroso e liquido di una grande piazza centrale, senza soluzione di continuità tra le regioni, dalla quale accedere a quattro ambienti chiusi, metafora della necessità di conservare, nel modello spaziale, alcuni elementi più rigidi. Ambienti che accoglievano i progetti di quattro studi di architettura internazionali invitati a interpretare il senso felice del lavoro con proposte in grado di favorire allo stesso tempo concentrazione, condivisione, creatività.


› LUOGHI DEL LAVORO

I RITMI PERSIANI DI AHMADI STUDIO

Ahmadi Arash

Il progetto Ham-Dasti dell’architetto iraniano Arash Ahmadi di Ahmadi Studio si è ispirato alla casa tradizionale persiana con il suo giardino, ma anche al bazaar, per dare forma a un ufficio adattivo e fluido che assecondi il ritmo della persona nella sua complessità, eliminando il gap tra ambiente interno ed esterno. Ham-Dasti, parola che indica complicità, intende sottolineare i presupposti alla base del workplace del futuro in cui dinamismo, condivisione, appartenenza e confidenza

sono in grado di creare un ambiente di lavoro in cui tutti possano sentirsi a proprio agio. Ahmadi ha voluto affidare a questo termine, che letteralmente si traduce in mano nella mano, un messaggio di armonia, appartenenza e condivisione dello spazio lavorativo del futuro. Uno spazio simbolico, arricchito di tessuti, tappeti, ceramiche, dipinti e calligrafie, che racchiude l’intima essenza delle diverse culture e tradizioni di questa vasta area geografica attraverso riferimenti emozionali e

simbolici. Il Workplace3.0 è un’area in cui tutti possono ritrovare se stessi in armonia con la natura. Il vortice che in modo dinamico circondava l’albero e si estendeva in altezza riprendeva il movimento delle arcate dei bazaar e dei corsi d’acqua dei giardini persiani. A joyful sense at work: due immagini dello spazio Ham-Dast dell’iraniano Ahmadi Arash ispirato alla casa tradizionale persiana.

LO SPAZIOTEMPO DI 5+1AA Alfonso Femia

Adattività e tempo sono concetti fondamentali anche nell’approccio offerto dagli italiani di 5+1AA: un sistema cronotopico (Chronotopic System) in osmosi con la città, uno spazio mutevole, che nel corso della giornata cambia coinvolgendo le persone in modo sempre diverso. Il presupposto dello studio genovese è che il lavoro, nelle sue diverse forme, impegna la maggior parte del tempo della vita di ciascuno di noi: l’impegno è quindi quello di trasformare il

lavoro in un momento di vita. Secondo Alfonso Femia e colleghi l’obiettivo è rendere lo spazio del lavoro un luogo cronotopico, ovvero un ambiente che si modifica in funzione del tempo e del luogo, un luogo vivo che cambia in funzione dell’uso, delle ore della giornata, delle esigenze e dei desideri di coloro che lo popolano. Il workplace del futuro invertirà la percentuale di spazi statici, fissi e immutevoli verso una prevalenza di spazi dinamici e

mutevoli, verso la radicalizzazione di uno spazio articolato e cangiante che si appoggia o si declina su uno o più elementi fondativi, kantianamente ancorati al luogo e al tempo.

Chronotopic system: il concept e un’immagine dello spazio progettato da 5+1AA: un luogo mutevole che varia nel corso della giornata.

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› LUOGHI DEL LAVORO

UNSTUDIO & SCAPE: RESET Mached Kors

Jeff Povlo

Gli olandesi Mached Kors e Jeff Povlo di UnStudio & Scape hanno lavorato con un team multidisciplinare che ha coinvolto anche esperti di neuroscienza, tecnologie innovative e interaction design per la messa punto di una struttura immersiva (Reset) per mostrare, in modo scientifico ma allo stesso tempo ludico e interattivo, come sia possibile misurare e ridurre il livello di stress, uno dei principali fattori di malesse-

re negli ambienti di lavor. Reset è una struttura modulare che dispone di sei metodi di riduzione dello stress scientificamente provati: per l’installazione milanese sono stati realizzati due prototipi: il Sound pod e l’Intimacy pod. Il primo si basa sui principi della terapia del suono, mentre il secondo è stato sviluppato intorno al senso di calma e relax. Prima di vivere le due esperienze, i visitatori erano dotati di un neurosensore Emotiv Insight Eeg e di un orologio cardio-frequenzimetro Ecg. I sensori informano il pod, che a sua volta adatta l’ambiente fisico in base allo stato

dell’utente; tramite l’utilizzo di uno speciale algoritmo, si genera il Reset Index, un feedback personalizzato che suggerisce i metodi di sollievo più appropriati per il visitatore.

Gli ambienti immersivi di Reset, messo a punto da UnStudio & Scape, e un visitatore alla prova dello stress test.

IL WATERCOOLER DI O+A

Primo Orpilla

Verda Alexander

Poco conosciuto in Italia, O+A è lo studio californiano che sta dietro la progettazione di tanti spazi sorprendenti di imprese della new economy come Facebook, Goo-

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gle o Uber: ambienti giocosi e irriverenti frutto di sperimentazione e innovazione e capaci di stimolare la creatività e la collaborazione. Anche il watercooler – questo il nome della loro installazione - è un’istituzione nell’ufficio americano da cent’anni. Ma se il futuro del workplace è adesso, allora il watercooler esce dall’angolo della breve pausa scandita dai tempi dell’organizzazione fordista e diventa elemento

centrale dell’ambiente ufficio. È in questo luogo di incontro per eccellenza che nasce la creatività che potrà poi svilupparsi in altri ambienti per trasformarsi in produttività e successo. Così come l’acqua cambia proprietà secondo la sua forma, il nuovo ufficio cambierà per soddisfare le esigenze dell’utente. O+A immagina questa necessità in quattro posture, quattro modi diversi di interagire con lo spazio e con il lavoro.

The Watercooler, l’installazione progettata dallo studio californiano O+A di Primo Orpilla e Verda Alexander.


elements soluzioni per l’ufficio a cura di Elena Riolo

I LUOGHI DEL LAVORO DEVONO OGGI RISPONDERE ALLE NUOVE ESIGENZE DI AUTONOMIA, FLESSIBILITÀ, CONDIVISIONE. SONO QUINDI RICHIESTI MATERIALI SOLUZIONI E PRODOTTI DI NUOVA GENERAZIONE, PER SPAZI DINAMICI DOVE TECNOLOGIA E ARCHITETTURA FAVORISCONO PRODUTTIVITÀ E BENESSERE


elements_soluzioni per l’ufficio

FREEDOM OF CHOICE

LAMM ON TIME - E VOILÀ, LA POLTRONA SE NE VA

Come è possibile sviluppare soluzioni di arredo per il mondo del lavoro futuro in grado di favorire un senso di benessere e di soddisfazione e la collaborazione tra colleghi? Domanda basilare per il produttore europeo di arredi per l’ufficio Sedus Stoll, che trova una risposta nel suo approccio innovativo attuale e orientato al futuro. Una ricerca condotta in collaborazione con lo studio milanese di progettazione Pierandrei Associati è il contenuto di una intererssante pubblicazione del 2014. La ricerca parte naturalmente dalla considerazione che la rivoluzione digitale ha trasformato il mondo, il modo di comunicare e le modalità di contatto e collaborazione fra le persone rendendo più facile la condivisione delle informazioni e promuovendo un pensiero e un modo di agire più aperti e improntati alla cooperazione. L’ufficio del futuro deve tener conto dei bisogni di persone che si trovano a collaborare nello stesso ambiente. Questo implica anche la libertà di decidere dove, come e per quanto tempo un’attività sarà svolta e di garantire un più ampio margine di manovra. Quattro i requisiti fondamentali per un ambiente lavorativo: concentrazione, comunicazione, collaborazione e contemplazione.

On Time è la poltrona per ambienti polifunzionali, caratterizzata da un esclusivo sistema di movimenti che, pur mantenendo elevati livelli di comfort, permettono a sedile e fiancate di ripiegarsi in sovrapposizione sullo schienale riducendo lo spessore complessivo a soli 20 cm, per essere facilmente spostata e conservata dopo l’utilizzo. La parte superiore dello schienale è flessibile e si adatta alla posizione della schiena. Fiancate fino a terra, disponibili con piedi fissi o su ruote. Design: Baldanzi & Novelli

www.lamm.it

Le principali attività e ambiti di applicazione sono: LAVORARE CONCENTRATI SINGOLE OCCUPAZIONI INFORMALI E LETTURA ISOLAMENTO ACUSTICO PER TELEFONARE IN TRANQUILLITÀ RELAX IN UN’ATMOSFERA INFORMALE CONTATTI CON I COLLEGHI NEI MOMENTI DI PAUSA, PUNTI DI INCONTRO E PIATTAFORME DI SCAMBIO SPAZI PER LA FORMAZIONE E MODALITÀ DI PRESENTAZIONE

Il booklet “Freedom at Work - Nuovi modi di lavorare”, pubblicato in tedesco, inglese e italiano, è disponibile su richiesta.

Le soluzioni Metal Clip-In di Armstrong Building Products sono concepite per assicurare il massimo benessere acustico e per permettere la realizzazione di qualsiasi idea progettuale. Ideali per gli uffici, i soffitti metallici Metal Clip-In consentono di raggiungere il giusto equilibrio tra design, intelligibilità, privacy e illuminazione naturale: elementi fondamentali per plasmare spazi più confortevoli, per vivere e lavorare. Elevate prestazioni acustiche, maggiore luminosità negli ambienti e integrazione armonica nel soffitto degli elementi di servizio, completano il profilo del prodotto.

www.sedus.com

www.armstrongsoffitti.it

SUPERFICI CREATIVE PER TEAM E WORKSHOP SPAZI PER CONFERENZE SCHERMATI ACUSTICAMENTE

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ARMSTRONG L’ACUSTICA NEGLI UFFICI È METAL CLIP-IN

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CARDEX TECNOLOGIA, DESIGN E FUNZIONALITÀ IN OPERA Cardex è una società che opera da più di vent’anni nel campo del contract di arredo per l’ufficio, sintesi della lunga e consolidata collaborazione tra due architetti milanesi, Pietro Carullo e Paolo Della Salda, uniti nella forte vocazione pragmatica e creativa. Le due personalità hanno dato vita ad una realtà dinamica e originale nella quale la contaminazione di idee, esperienze e persone hanno generato un

nuovo modo di progettare e vivere gli spazi. Obiettivo della loro ricerca è quello di portare qualità, comfort e benessere nei luoghi del lavoro attraverso l’utilizzo di sistemi innovativi e l’attenzione scrupolosa ad ogni minimo dettaglio. Mettendo a disposizione professionalità e competenze trasversali, Cardex si affianca a studi di architettura e ingegneria, progettisti e aziende, per

fornire supporto in qualsiasi fase della progettazione e proponendo specifiche soluzioni d’arredo. Con capacità sinergica, Cardex coinvolge i brand leader nel campo del design proponendo specifiche soluzioni d’arredo per ogni tipologia di uffici, spazi collettivi e informali.

www.cardex.it

UNIFOR TAVOLI E CONTENITORI PER GLI SPAZI CONTEMPORANEI Element Office Collection è il programma di arredi progettati da Foster+Partners, pensando alla natura fluida e dinamica degli ambienti contemporanei, per favorire la collaborazione. Caratterizzati da eleganti soluzioni compositive, raffinati dettagli costruttivi ed elevate prestazioni tecniche e di sicurezza, questi componenti evidenziano un segno stilistico inconfondibile, che si legge nel rigore compositivo, nella leggerezza formale, nell’uso sapiente dei materiali e nella cura dei particolari. Tavoli e contenitori di diverse forme e dimensioni, sono qualificati da un design essenziale che ne favorisce l’utilizzo da soli o in combinazione con altri componenti di arredo.

www.unifor.it

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ATENA CONTROSOFFITTI PRESTAZIONALI PER L’AMBIENTE UFFICIO

DIEFFEBI DOTBOX, ORGANIZZAZIONE E BENESSERE

Atena ha sviluppato una serie di controsoffitti prestazionali che coniugano estetica e funzionalità, intesa come facilità di accesso al plenum, velocità di posa, predisposizione per l’integrazione a pareti divisorie, sicurezza antisismica, comfort acustico e luminoso. Fanno parte di questo programma i Baffle di Atena, apprezzati per la versatilità delle applicazioni a soffitto e a parete; grazie agli innovativi sistemi di fissaggio Atena Tilt-Spin System e Moving-Up in corso di brevetto, i Baffle di Atena superano i vincoli delle tradizionali modalità di installazione: il primo per una posa con qualsiasi raggio di rotazione e angolo di inclinazione, il secondo per frequenti operazioni di smontaggio, grazie ad un aggancio a rapido innesto.

Dotbox, il sistema di contenitori ed elementi per l’archiviazione e l’organizzazione degli spazi lavorativi, si arricchisce di nuove funzionalità per rendere i luoghi di lavoro più piacevoli e salutari. Ogni modulo può essere personalizzato con una fioriera incorporata, con la doppia funzionalità di purificare l’aria e donare un tocco di stile all’ambiente. Grazie all’installazione all’interno di Dotbox di un vaso smart che utilizza la tecnologia Itair, un innovativo sistema di purificazione naturale dell’aria per ambienti indoor, le piante non hanno solo la funzione di arredare gli ambienti, ma amplificano le loro naturali proprietà di purificazione. Dotbox ospita anche un innovativo sistema per la diffusione audio.

www.atena-it.com

www.dieffebi.com

ARES LINE BASE, POCHI PEZZI PER MOLTI USI

B-LINE BOBY, LA CASSETTIERA INTRAMONTABILE

Base è il sistema modulare che permette di creare spazi di relazione o individuali protetti, negli uffici open space. Svolgere più attività con un unico sistema, versatile e componibile. Creare luoghi per incontrarsi, concentrarsi, rilassarsi o per partecipare; privacy quando serve, interazione e condivisione quando il momento lo richiede. Un sistema autostabile, fonoassorbente e modulare, che può essere composto a piacere secondo le necessità. Utilizzato come semplice schermo acustico, come seduta o come spazio riunione, versatile per vocazione. In distribuzione da Settembre 2017.

Icona storica del design, Boby è il carrello contenitore che si distingue per l’approccio dinamico e l’elevata versatilità. Progettato per garantire una facile componibilità verticale, permette di ottenere configurazioni diverse con capienze personalizzate. La struttura in Abs, composta da moduli con cassetti e ripiani, è montata su 5 ruote piroettanti in polipropilene e offre 4 soluzioni in termini di altezza. Disegnato da Joe Colombo nel 1970, Boby fa parte della collezione permanente del MoMA di New York e della Triennale di Milano. Premio Smau nel 1971.

www.aresline.com

www.b-line.it

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elements_soluzioni per l’ufficio MANERBA UNDECIDED SOFA

MDF ITALIA 20.VENTI

Dal lavoro congiunto del designer finlandese Ilkka Suppanen e della designer italiana Raffaella Mangiarotti, nasce Undecided sofa, una seduta per gli spazi di lavoro in totale mutazione e ridefinizione, sintesi tra essenzialità scandinava ed eleganza italiana: l’alto schienale imbottito è un invito a ritagliarsi uno spazio privato e riservato, dove incontrarsi senza formalità. Un luogo comodo e isolato acusticamente, dove poter parlare vis-a-vis, appoggiandosi ai morbidi cuscini. Dimensioni: L cm 232 x P cm 79. Altezza schienale cm 160.

20.Venti di Mdf Italia è il nuovo sistema per l’ufficio dal design lineare e iconico progettato da 967Arch. Comprende workstation rettangolari in versione singola o doppia, a sedute frontali, disponibili in un’ampia varietà di misure e finiture. Ha una struttura portante esile che integra il cablaggio, telaio e gambe in acciaio, sezione 20x20 mm, verniciato a polvere epossidica nei colori opachi bianco e grigio grafite. Il piano scorrevole in laminato Fenix Ntm è proposto nei colori opachi bianco, grigio chiaro, grigio medio e nero.

www.manerbaspa.com

www.mdfitalia.com

ANAUNIA PARETI TRASPARENTI E MANOVRABILI Quando il progetto prevede la realizzazione di spazi innovativi, soluzioni flessibili, ambienti di lavoro luminosi, funzionali e di design, ci si orienta su pareti manovrabili insonorizzate in vetro e in vetro temperato. Il sistema Anaunia è composto da moduli vetrati indipendenti inseriti in un telaio in alluminio che, mediante il facile scorrimento su guide solo a soffitto, si impacchettano in posizioni poco visibili. L’isolamento acustico, il bloccaggio e lo sbloccaggio degli elementi si ottengono mediante un sistema meccanico che fa uscire e rientrare i compensi inferiori e superiori. All’interno del modulo le eventuali porte, complanari alla parete, sono anch’esse trasparenti. La soluzione in vetro temperato è ottimale nelle zone di separazione fisica, ma non visiva, di qualsiasi luogo con fruibilità diversa degli spazi, interni o esterni.

www.anaunia.it

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elements_soluzioni per l’ufficio

MASCAGNI PENSARE, RIPARTIRE E CONDIVIDERE

SEDUS SE:JOY, SEMPLICE, ERGONOMICA, LEGGERA

Il sistema di pareti divisorie Mascagni racchiude nei profili in alluminio estrusi, elettrocolorati o verniciati, il segreto del suo polimorfismo e adattabilità. La struttura principale accoglie i profili di finitura che mutano l’aspetto e le caratteristiche delle pareti composte da vetri singoli o doppi. I cristalli portano lo spessore della parete a 55 mm. Lo spessore dei cristalli può essere a richiesta 10 (5.5.1) o 12 (6.6.1) mm, nelle versioni vetro stratificato con lamina di PVB interposta, acustici o temprati. I moduli, variabili a seconda del progetto, sono suddivisi sulle tratte in campiture simili, risolvendo le esigenze architettoniche e di layout.

Se:joy è la nuova poltroncina girevole di Sedus che si presta a qualunque area dell’ufficio, comprese le sale riunioni e le aree utilizzate per il lavoro temporaneo. Un design fresco e attuale, grazie a una struttura di supporto estremamente sottile, progettata per garantire una perfetta distribuzione del carico lungo la colonna vertebrale senza necessità di regolazione, realizzata in un unico pezzo e rivestita con una membrana di tessuto traspirante continua, ma con caratteristiche differenziate. Può essere richiesta in diverse varianti di colore, con e senza braccioli. Design: Martin Ballendat

www.mascagni.it

www.sedus.com

HUMANSCALE HIGHLIGHTS COMFORT ED EFFICIENZA A MISURA D’UOMO Soluzioni d’arredo per uno spazio ufficio contemporaneo, confortevole e moderno, con prodotti polifunzionali solidi e curati nei dettagli. La nuova linea Highlights è un importante upgrade della gamma, ed è stata progettata sempre nell’ottica di facilitare una concezione dinamica del lavoro. È una linea completa, che comprende diversi elementi, sistemi di seduta e di illuminazione. Della stessa linea Infinity, la nuova lampada che può raggiungere fino a 1500 lux, dimmerizzabili fino a nove livelli: design pulito, tecnologia Led di ultima generazione, sensore a raggi infrarossi passivi per rimanere accesa durante la presenza dell’operatore e spegnersi quando si allontana.

www.humanscale.com [ 84 ]

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elements_soluzioni per l’ufficio

TECNO CLAVIS, PER SPAZI DI LAVORO EVOLUTI E INTERCONNESSI Clavis è il sistema modulare di tavoli TECNO in grado di modificarsi, adattarsi a situazioni diverse e riconfigurarsi secondo le esigenze dell’ambiente di lavoro. Un morsetto universale, sintesi del progetto, permette di assemblare il tavolo con facilità, completamente tool free. Schermi, disponibili in molteplici finiture, disegnano il piano di lavoro, modesty panels, mensole, cassetti, staffe per bracci porta monitor completano la serie di accessori che rendono Clavis un sistema flessibile e ampiamente personalizzabile. Clavis permette inoltre di integrare nei piani di lavoro sensori che attivano funzioni al servizio dell’utente e inviano informazioni in tempo reale. Il riconoscimento personale, la prenotazione del posto di lavoro e della sala riunioni, la gestione del microsistema ambientale sono alcune delle funzioni attuabili grazie ad io.T The Intelligence of Tecno.

www.tecnospa.com

SINIAT ESTETICA E COMFORT ACUSTICO Il controllo del riverbero negli ambienti di lavoro è un aspetto essenziale per garantire condizioni di comfort acustico tali da consentire la necessaria concentrazione e assenza di disturbo nello svolgimento dell’attività individuale e per migliorare l’intelligibilità delle comunicazioni verbali. Tale aspetto assume maggior importanza nelle aree di lavoro più ampie, come open space e sale riunione, e influenza notevolmente la produttività e la qualità del lavoro svolto. Per rispondere a queste necessità Siniat propone la gamma di lastre forate PregyBel per controsoffitti acustici e decorativi. Le lastre sono disponibili in 7 modelli con 4 differenti motivi estetici (foratura tonda, quadrata, lineare o casuale) adatti per ogni esigenza progettuale.

www.siniat.it

ARPER CATIFA UP, ELEGANZA FLUIDA Disegnata da Lievore Altherr Molina, Catifa 53 è caratterizzata dalla linea armoniosa e morbida della seduta e dal raffinato profilo. Per la sua essenzialità, può essere inserita in qualsiasi contesto. La collezione è stata proposta in una vasta gamma di colori, materiali e modelli. La nuova Catifa Up ha oggi uno schienale più alto, braccioli opzionali di nuova progettazione, una morbida imbottitura per migliorare il comfort della seduta in sale riunioni, uffici, studi residenziali e sale conferenza. Una nuova gamma di rivestimenti rende ancora più interessante un prodotto dal design inconfondibile. Con Catifa Up eleganza e comfort si uniscono per esprimersi al meglio.

www.arper.com

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› INTERIOR DESIGN

OKO TOWER, MOSCA

INTERNI ITALIAN STYLE NEL NUOVO QUARTIERE TERZIARIO E RESIDENZIALE MOSCOW CITY DELLA CAPITALE MOSCOVITA SONO STATE DA POCO REALIZZATE DUE TORRI PER RESIDENZE DI LUSSO E UFFICI. IL DESIGN DEGLI INTERNI DELLE PARTI COMUNI È TUTTO ITALIANO E FIRMATO DA MASSIMO IOSA GHINI

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› INTERIOR DESIGN

L

a realizzazione delle Oko Tower a Mosca si inserisce nello sviluppo urbanistico del Moscow international business center (Mibc), meglio conosciuto come Moscow City. La nuova area di sviluppo del Mibc dista circa quattro chilometri dalla Piazza Rossa, su una superficie di 60 ettari, su cui insisteranno sei grattacieli. Il modello urbanistico moscovita si richiama allo schema utilizzato a Londra per Canary Wharf e a quello della Défense parigina. Il progetto delle Oko Tower è dello studio di architettura statunitense Skidmore, Owings & Merrill e prevede un grattacielo di 85 piani a destinazione residenziale e una torre di 49 piani destinata a uffici. Entrambi si sviluppano a partire da un edificio di sette piani di altezza. Si tratta di un intervento per residenze di lusso, hotel a quattro stelle, uffici di pregio, con ampi parcheggi e spazi a verde. All’architetto Massimo Iosa Ghini è stato affidato il compito di studiare e progettare gli interni di tutti gli spazi comuni delle due torri. Nel risultato finale si sente la mano creativa e rigorosa del designer italiano, così come si coglie la qualità dei materiali e delle soluzioni tecniche utilizzate in entrambi gli edifici. Numerose infatti sono le società italiane che hanno collaborato alla riuscita dell’operazione:. «Il lavoro di Oko - afferma Massimo Iosa

Ghini - è stata una sfida stimolante, perché gli spazi e le esigenze erano diversi ma l’identità doveva rimanere la stessa: credo che il confort e l’armonia degli spazi si siano tradotti in modo differenziato ma calibrato. Non è stato un tema solo stilistico: la scelta dei materiali, la cura dei dettagli e le lavorazioni sono stati un altro fattore determinante per la riuscita dell’opera». Per il grattacielo, l’obiettivo del progetto era creare ambienti piacevoli per le residenze private e di ospitalità, un esito ottenuto grazie alle scelte illuminotecniche, che hanno creato un gioco teatrale, diretto a evidenziare solo alcune zone in base al ruolo che le stesse assumevano nello spazio comune. Nella lobby residenziale il lavoro dell’architetto bolognese è stato teso a restituire il calore delle abitazioni private, proponendo boiserie caratterizzate da una raffinata decorazione geometrica che, insieme ad elementi quali un camino e alcune librerie, sono diventate il preludio delle abitazioni. Il progetto dell’ingresso si è sviluppato in altri tre grandi spazi comuni in cui mobili, librerie, boiserie, imbottiti hanno rappresentato un assaggio delle abitazioni private dei piani superiori, articolati in zone comuni flessibili come il reading con la grande libreria, l’art gallery, il living, il mail box all’interno di un open space unitario nelle forme e nell’immagine.

Il progetto di interni delle torri Oko Tower di Mosca. Il design è tutto italiano e porta la firma dell’architetto Massimo Iosa Ghini (foto ©Dmitry Chebanenko; foto Oko Towers by Igor3188, licenza Creative Commons).

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› INTERIOR DESIGN

foto ©Massimo Listri

Massimo Iosa Ghini

L’impiego di materiali preziosi come la pietra e il legno, con dettagli in bronzo ed ottone, e lo studio attento delle luci hanno giocato un ruolo fondamentale nella definizione dell’atmosfera accogliente che si può definire come club feeling. Nella torre destinata a uffici, l’obiettivo della progettazione degli interni era creare spazi adatti al business in grado di integrare elementi funzionali come il controllo accessi con una forte caratterizzazione estetica. Il risultato ha prodotto ambienti e atmosfere suggestive, anche in questo caso ottenuti attraverso un attento studio dell’illuminazione.

Il progetto operato negli spazi comuni della torre ha qui riguardato la smaterializzazione dei volumi, eleganti ma austeri. La doppia curvatura della parete reception, ad esempio, realizzata in blocchi di pietra colore wengè, è una delle soluzioni adottate per raggiungere l’obiettivo. L’open space della lobby uffici si è articolato in ambiti spaziali delimitati dal ritmo di grandi pannelli in vetro con bordi luminosi: alcuni dotati di pellicole olografiche, immagini evocative, dinamiche, legate al tema dell’edificio e che esprimono l’idea del continuo movimento iconografico urbano

È considerato uno degli architetti e designer italiani di maggior spicco nel panorama internazionale. Massimo Iosa Ghini (Bologna, 1959) ha partecipato negli anni Ottanta all’azione innovativa delle avanguardie fondando il movimento culturale Bolidismo e partecipando al gruppo Memphis con Ettore Sottsass. Nel 1990 apre lo studio Iosa Ghini Associati, che oggi opera a Milano, Bologna, Mosca e Miami, sviluppando progetti per grandi gruppi e sviluppatori internazionali e occupandosi di progettazione di spazi architettonici residenziali, commerciali e museali, installazioni culturali, aree e strutture dedicate al trasporto pubblico, nonché di progetti retail per gruppi internazionali. Nell’ambito del product e del furniture design Massimo Iosa Ghini collabora con brand importanti quali Cassina, Duravit, Fiam, iGuzzini, Moroso, Poltrona Frau, Silhouette, Snaidero, Yamagiwa e Zumtobel. Molti dei prodotti che ha disegnato si trovano in diverse collezioni museali e hanno ricevuto riconoscimenti e menzioni. Massimo Iosa Ghini insegna al dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara. www.iosaghini.it

SCHEDA Località Mosca Progettazione architettonica Som Interior design spazi comuni Massimo Iosa Ghini Superficie dell’intervento 25mila mq Superficie di pavimento 447mila mq Altezza dell’edificio residenziale 354 metri Numero dei piani 85 (grattacielo a destinazione residenziale) e 49 (torre a destinazione terziaria e commerciale)

Sopra, un’altra immagine degli spazi comuni del grattacielo residenziale. Il progetto ha ricercato soluzioni piacevoli e accoglienti anche grazie a giochi di luce. Accanto, atrio e reception della torre uffici (foto ©Dmitry Chebanenko).

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elements pavimenti e rivestimenti a cura di Elena Riolo

Premesso che l’architetto è chiamato ad applicare i materiali più di tendenza nel rispetto delle reali esigenze di ogni spazio, altrimenti avremmo ambienti ‘perfetti’ ma poco funzionali e senza carattere, va detto che ogni caso è a sé e come tale va studiato, analizzato e capito perché si possa poi compiere la scelta migliore in materia di finiture e rivestimenti. È un’operazione necessaria per creare uno spazio che stimola la relazione, migliora il modo di operare e di ‘stare’, uno spazio che quindi può dirsi accogliente. I rivestimenti e le pavimentazioni sono la cornice di un progetto di interior, un

canvas non immediatamente percepibile, ma certamente ben leggibile nel tempo. Solo se la scelta è stata quella giusta, questo canvas costituisce lo scenario perfetto sul quale si muovono altri ‘attori’ quali arredi, accessori e luci. La crescente attenzione verso la sostenibilità porta a prediligere materiali locali anche per sottolineare il rapporto tra lo spazio e il territorio di appartenenza. Pietre locali e i materiali generati dalla terra come cotti e ceramiche sono quelli che amiamo usare, combinando formati e texture in modo sempre nuovo e studiato su ogni progetto.

Il legno è un altro materiale che usiamo perché, insieme alla ceramica, contribuisce a ridurre l’impatto di CO2 e perché il calore di una pavimentazione in legno è una sensazione unica che nessun altro materiale è in grado di dare. Sono materiali che conservano la loro bellezza nel tempo e talvolta il tempo stesso li rende più interessanti. È importante comprenderne le caratteristiche per una giusta applicazione che può avvenire solo attraverso una progettazione accorta. Massimo Iosa Ghini


elements_pavimenti e rivestimenti

LE GRANDI DIMENSIONI SONO UN ELEMENTO CHIAVE QUANDO SI TRATTA DI SUPERFICI O RIVESTIMENTI. INOLTRE, IL PROCESSO DI PRODUZIONE BREVETTATO ASSICURA PERFETTA OMOGENEITÀ CROMATICA FRA I LOTTI. L’ESCLUSIVA TECNOLOGIA BIO-CARE, INFINE, RENDE IL LAPITEC UN MATERIALE AUTOPULENTE E ANTIBATTERICO

LAPITEC LASTRE XXL DI GRANDE EFFETTO Se il benessere si identifica con il ritorno alla natura, la scelta delle finiture di questa Spa va nella giusta direzione. Per i rivestimenti, infatti, è stata utilizzata la pietra sinterizzata a tutta massa in due finiture che evocano sensazioni legate alla naturalezza della materia. La grande resistenza alle alte temperature e agli ambienti umidi, inoltre, rende il Lapitec un materiale versatile per l’applicazione su Spa, angoli relax e aree wellness. Per i pavimenti e le scale, i progettisti hanno utilizzato la finitura Vesuvio: la sua superficie leggermente strutturata riduce la scivolosità e impedisce che lo sporco si accumuli. Le pareti, invece, sono costruite con la collezione più materica della gamma Lapitec, Fossil: il suo aspetto, simile alla pietra spaccata, dona all’ambiente un calore avvolgente, che crea, grazie alla superficie irregolare, un forte dinamismo estetico. Tutti i rivestimenti sono nel colore Porfido Rosso, una tinta delicata e d’impatto allo stesso tempo, che riverbera in maniera rilassante la luce esterna e valorizza l’ambiente, integrandosi alla perfezione con le grandi vetrate. LA GAMMA La linea comprende sette finiture, un’ampia palette di colori, tre spessori disponibili su un formato di grande estensione planare: sono tutti elementi che assicurano molteplici possibilità di applicazione della pietra sinterizzata a tutta massa. [ 90 ]

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Le caratteristiche meccaniche e le qualità estetiche del Lapitec, infatti, ne fanno un materiale versatile, utilizzabile sia per interni sia per esterni e in grado di interpretare molti stili architettonici e gusti estetici. In base alle scelte stilistiche e alle esigenze del singolo progetto, il Lapitec valorizza al massimo ogni ambiente e ogni spazio, sia interno sia esterno.

CARATTERISTICHE TECNICHE Formato: XXL fino a 3365x1500 mm Composizione: 100% minerali naturali Resistente ad acidi ed alcali Tonalità costante tra lotti diversi

www.lapitec.com


elements_pavimenti e rivestimenti

COSENTINO LE NUOVE VIBRANTI TONALITÀ DI DEKTON Dekton, la rivoluzionaria superficie ultracompatta di Cosentino pensata per il mondo dell’architettura e del design, arricchisce il proprio portfolio colori con cinque nuove vibranti proposte. Qatar, Manhattan e Vienna fanno parte della collezione XGloss, la linea di superfici ultracompatte extra-lucide caratterizzate da una brillantezza cristallina e da proprietà tecniche e fisiche uniche sul mercato. Fossil e Nayla appartenengono invece

Dekton Qatar

Dekton Manhattan

alla collezione Natural, ispirata alle sfumature e alla bellezza senza tempo della natura e rievocano la bellezza della pietra naturale. La speciale armonia cromatica e l’incredibile ispirazione naturale che contraddistingue le nuove proposte conferisce alle cinque colorazioni caratteristiche uniche in grado di adattarsi perfettamente all’ambiente.

www.dekton.it

Dekton Vienna

Dekton Fossil

Dekton Nayla

GRUPPO BONOMI PATTINI HOME, SOLUZIONI PER L’ARCHITETTURA Il Gruppo Bonomi Pattini è un importante Gruppo italiano specializzato nella distribuzione di materiali innovativi dedicati al settore dell’Arredamento e dell’Architettura. Nel 2010 Bonomi Pattini Spa – la capogruppo fondata nel 1979 – riunisce diverse aziende con l’obiettivo di creare una rete distributiva più capillare e integrata: Coppo Legno (PD), Sinco Wood (PN), Lara Compensati (BS) e PBS Legnami (TO). Negli anni il Gruppo evolve e si specializza nella ricerca di materiali di tendenza, definendo numerose collaborazioni in esclusiva per l’Italia. Nell’ambito del settore Pavimenti e Rivestimenti, alla storica collaborazione con Egger si aggiunge la partnership con la tedesca Classen, per la quale è distributore del brand Home. La nuova collezione offre un’ampia gamma di finiture di grande attualità, in grado di soddisfare le richieste dei clienti più esigenti: che si tratti di un ambiente moderno, elegante o di lavoro, la nuova linea di pavimenti Home è sempre in grado di valorizzarlo al meglio.

www.gruppobonomipattini.com

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VMZINC VMZ OPUS, RIVESTIMENTI MODULABILI PER INTERNI Sistema di cassette rinforzate in zinco titanio, resistenti e leggere, disponibili in diversi formati. Vmz Opus è un sistema di rivestimento in zinco prepatinato dall’aspetto vellutato, che consente al progettista di ottenere la massima creatività, con rivestimenti raffinati e di rilievo. Grande semplicità e rapidità di montaggio smontaggio, anche individuale. CARATTERISTICHE TECNICHE Finiture: Quartz-Zinc - Anthra-Zinc Pigmento - Azengar Spessore: 0,8 mm Giunto orizzontale e verticale: mm 10 Posa: orizzontale e verticale Altezza: mm 590 / 890 Lunghezza: mm 590 / 890 / 1190 1790 / 2090 / 2390 / 2490

www.vmzinc.it

ALPI LEGACY COLLECTION Legacy, la nuova linea di Alpi curata da Piero Lissoni, mette al centro della sua ricerca l’identità del materiale, per mezzo di un affascinante procedimento produttivo, raggiungendo l’obiettivo di riprodurre l’essenza materica del legno. Questa nuova raccolta presenta le essenze dalla forte valenza estetica quali ebano, teak, wengé, palissandro e zebrano, la cui specie è minacciata o in pericolo d’estinzione e di conseguenza il loro utilizzo è pressoché perduto.

www.alpiwood.com

IDEAL WORK MICROTOPPING - VESTE DI DESIGN, BELLEZZA E CONTINUITÀ GLI SPAZI Microtopping di Ideal Work è un rivestimento polimerico-cementizio che permette di creare superfici continue in orizzontale e in verticale e rivestire complementi, con soli 3 mm di spessore. Perfetto per le ristrutturazioni, si applica senza rimuovere le vecchie superfici o modificare i serramenti. Disponibile in più di 30 colori declinabili in oltre 100 sfumature, offre al progettista una soluzione elegante e originale per abitazioni, loft, spazi pubblici, uffici e aree commerciali.

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Microtopping associa all’estetica caratteristiche tecniche molto interessanti, a partire dalla resistenza. Adatto anche per l’ambiente bagno e in esterno.

www.idealwork.it www.microtopping.it


elements_pavimenti e rivestimenti IL PAVIMENTO SMART CON EFFETTO MICRO-VENTOSE FACILE DA POSARE E DA RIMUOVERE, IDEALE PER IL CONTRACT E IL RETAIL, ORA DISPONIBILE ANCHE IN GRANDE FORMATO

VIRAG EVOLUTION TACKDRY PRESTIGE Evolution TackDry, la pavimentazione vinilica LVT di VIRAG con sistema di installazione a effetto microventose, è ora disponibile anche in versione Prestige, nel nuovo maxi-formato e con decorativi e finiture di tendenza che riproducono sempre più fedelmente il materiale di riferimento, sia otticamente sia al tatto. La posa è rapida e può essere effettuata su tutte le superfici lisce, compatte e prive di polvere quali cemento primerizzato o elicotterato, pavimenti in resina, marmo, ceramica con fughe ridotte, legni e PVC. Inoltre, grazie all’elevata resistenza e all’effetto microventose, la pavimentazione può essere rimossa e riposizionata per nuovi impieghi anche dopo diversi anni di utilizzo. In particolari zone sottoposte a intenso calpestio, le singole doghe eventualmente deteriorate possono essere facilmente sostituite. Dopo la posa

il pavimento è immediatamente calpestabile e non richiede ceratura in quanto già trattato con superficie in poliuretano puro PUR. Tack Dry è compatibile inoltre con il riscaldamento a pannelli radianti.

Evolution TackDry Prestige, maxi-formato: 230 x 1500 mm, disponibile in 9 diversi decori effetto legno.

POSA IN OPERA Appoggiate al sottofondo le doghe restano bloccate a terra grazie all’innovativo sistema a effetto microventose. CARATTERISTICHE TECNICHE Classificazione al fuoco EN13501-1 Bfl-s1, classe di utilizzo EN 649 classe 33 e EN 685/ISO 10874 classe 42.

L’ACUSTICA DI VIRAG

EVOLUTION PANEL Nell’abitare contemporaneo i sistemi di assorbimento acustico hanno una importanza notevole, proprio in funzione delle esigenze di comfort acustico ambientale. Un sistema pensato per questo tipo di impiego è Evolution Panel, il nuovo versatile sistema di controparete e controsoffitto fonoassorbente che coniuga estetica e velocità di applicazione anche sull’esistente, con bassi costi di installazione. Le speciali finiture della collezione conferiscono allo spazio una grande coerenza progettuale, grazie al sistema integrato che permette la realizzazione di nicchie, librerie, contenitori, un tutto monomaterico rigoroso ed essenziale. Si tratta di una soluzione ideale per ambienti pubblici come teatri, cinema, bar, ristoranti, sale conferenze e ambienti di lavoro.

www.virag.com www.evolution-virag.com

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elements_pavimenti e rivestimenti FOGAZZA WOODSTONE, PAVIMENTI DA VIVERE Tendenze attuali, moda e design come fonte d’ispirazione per personalizzare la propria casa con un look elegante e di grande effetto che sa coniugare tendenze innovative ed esigenze pratiche. Woodstone con il suo stile contemporaneo che richiama un elemento naturale come il legno, è un pavimento per esterni pratico e resistente. Realizzato in graniglia, disponibile in tre tonalità. Contemporaneità ed avanguardia per una collezione giovane. CARATTERISTICHE TECNICHE Formato: cm 40x40 / 40x20 / 40x10 / 20x10 / 10x10 Spessore: cm 1,8 Finitura: Decapè (DCP)

www.fogazza.com

ITLAS 5MM PROGETTO BAGNO Il programma 5mm firmato Itlas per tutte le esigenze di ristrutturazione e trasformazioni di ambienti e arredamento estende la sua naturale funzione diventando soluzione abitativa totale. Nasce così 5mm progetto bagno dove le essenze, originariamente destinate alla caratterizzazione di pavimenti e pareti, diventano elemento centrale e distintivo di soluzioni ideate per la zona bagno. L’unione di design e natura promuove concetti legati all’eleganza e alla ricercatezza identificando spazi dove si mescolano emozione e intimità.

www.itlas.com

MARMI GHIRARDI BRECCIA, LA BELLEZZA SENZA TEMPO Breccia è un marmo molto conosciuto e apprezzato in tutto il mondo per le sue qualità estetiche e tecniche. Ghirardi ne propone ben quattro tipologie, con venature e tonalità diverse. BRECCIA AURORA GOLD

Marmo con fondo di colore dorato Esclusiva Marmi Ghirardi BRECCIA AURORA CLASSICA

Marmo con fondo di colore beige BRECCIA MARINA BLU

Marmo con fondo marrone e grigio con macchie e venature bluastre Esclusiva Marmi Ghirardi BRECCIA ONICIATA DAMASCATA

Marmo con fondo color pesca da sempre utilizzato per progetti prestigiosi. Resistente ed esclusivo, è adatto sia per interni sia per rivestimenti di edifici

www.ghirardi.it [ 94 ]

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PORCELANOSA KRION ECO-ACTIVE SOLID TECHNOLOGY Krion, brand di Porcelanosa e importante punto di riferimento nell’ambito del Solid Surface, presenta Krion Eco-Active Solid Technology. Il segreto di questa nuova tecnologia risiede nell’immissione in tutto il prodotto di una serie di attivatori che conferiscono nuove proprietà al Krion Eco-Active quando esposto a qualsiasi tipo di luce: capacità

di purificazione dell’aria, potere antibatterico, autopulizia ed eliminazione dei prodotti chimici. Nuove proprietà che non ne alterano le qualità fisiche, né il colore e non ne limitano l’impiego. 90 colori in gamma. Garanzia 10 anni.

www.krion.com


elements_pavimenti e rivestimenti

LITICO SARTORIALE Niccolò Garbati

Ceo di Progetto99

IL COMPLESSO PROCEDIMENTO PER REALIZZARE UNA PAVIMENTAZIONE A MACCHIA APERTA PARTE DALLA LETTURA DEL MATERIALE GREZZO E SI CONCLUDE CON LA POSA IN OPERA. L’ESPERIENZA DI PROGETTO99

Nel mondo delle pavimentazioni e dei rivestimenti esistono range di prezzo molto ampi tra ciò che propone il mercato industriale e un lavoro artigianale come quello di Progetto99 che trasforma le pieghe prodotte in milioni di anni dalle forze della natura in componenti architetturali capaci di qualificare univocamente un ambiente. Una ricerca che non solo Michelangelo ma migliaia di ignoti scalpellini svolgono da secoli. Se questo lavoro oggi è facilitato da moderne macchine di taglio e tecnologie di progettazione digitale, rimane tuttavia indispensabile la capacità di vedere per immaginare un risultato finale che non è mai scontato: in altri termini la capacità di progettare tenendo insieme da un lato gli aspetti concreti, le possibilità offerte dal materiale, dalle sue misure e dal suo disegno, da cui derivano le note di produzione, e dall’altro il progetto dello spazio e le sue dimensioni. Un processo che diventa particolarmente complesso per il metodo di posa “a macchia aperta” di un marmo Calacatta illustrato nelle immagini: individuate le lastre (di circa 3 metri x 2) potenzialmente adatte al lavoro, sulla base delle

caratteristiche estetiche del materiale e delle misure dell’ambiente da pavimentare Progetto99 “ritaglia” da ogni singola lastra prelucidata i pezzi della composizione ricavando le linee-guida di taglio per il fresatore. Ruotati e specchiati, i 4 pezzi della “macchia” prima dell’imballo vengono pre-posati su un piazzale per verificarne la corrispondenza al millimetro. Infine, con il suo team di posatori esperti Progetto99 provvede alla messa in opera esecutiva. Quanto vale questo pavimento?

PROGETTO99 Via Venezia, 2 - 54033 Carrara MC Showroom via Chiasso Barletti, 23 - 55100 Lucca www.progetto99.com info@progetto99.com

MAPEI MAPEFLOOR COMFORT SYSTEM Laddove si manifesta l’esigenza di ridurre la rumorosità e aumentare i livelli di accoglienza Mapei propone Mapefloor Comfort System, il sistema dedicato alla realizzazione di pavimentazioni in continuo caratterizzate da elevatissimo comfort di calpestio e in grado di ridurre i rumori. Le sue eccellenti proprietà estetiche e di fonoassorbenza, unite alla lunga durata nel tempo e alla facilità di pulizia, rendono il sistema ideale per uffici, negozi, scuole, asili, wellness, centri medici e di riabilitazione, biblioteche, spazi multifunzionali. Disponibile in un’ampia varietà di colorazioni e rapido da installare, può essere applicato sia come pavimentazione all’interno di edifici esistenti, sia nel caso di nuove costruzioni.

www.mapei.com

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elements_pavimenti e rivestimenti FLORIM RAWTECH/ RAFFINATO E CONTEMPORANEO Rawtech/ è la nuova collezione di Floor Gres in gres fine porcellanato effetto cemento vissuto, usurato, in cui l’imperfezione diventa il carattere distintivo di un prodotto dai tratti marcatamente industriali. La palette dei colori si sviluppa su formati modulari e superfici resistenti alle sollecitazioni delle più complesse applicazioni edilizie, rispondendo con gusto contemporaneo alle esigenze dell’abitare più sofisticato.

www.floorgres.it/it/rawtech

SICIS VETRITE, DAL MOSAICO AL VETRO DI GRANDE DIMENSIONI Il vetro, materia intrinseca al dna di Sicis, con l’applicazione composita di tessuti e film polimerici, è il protagonista di queste lastre di grandi dimensioni. Il formato può arrivare a 120x280 cm con uno spessore da 6 mm fino a 12 mm, in caso di particolari utilizzi. Un prodotto particolarmente versatile ed eclettico, adatto sia negli ambiti abituali di applicazione, nei rivestimenti di interni, sia in altri settori come l’arredamento e il rivestimento di mobili, top, porte, luci, fino al design. Una raffinata alternativa alle lastre di porcellanato.

www.sicis.com

WOODCO EGO: LA NATURA DIVENTA PARQUET Ego è la nuova collezione di parquet a tre strati di Woodco dove venature accentuate e nodi di grandi dimensioni vengono enfatizzati dalla spazzolatura marcata e da una suggestiva bisellatura sui quattro lati. Le grandi dimensioni delle tavole (1900/2200 x 240 x 15 mm), selezionate per mettere in risalto la matericità della quercia, vengono valorizzate dalle finiture con vernici all’acqua e con oli e cere privi di solventi, per esaltare la naturalità del legno, proteggendone la fibra, e assicurare al contempo superfici salubri e sicure.

www.woodco.it

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elements_pavimenti e rivestimenti DECORWALL PERSONALIZZA GLI INTERNI CON STILE E QUALITÀ DecorWall, marchio di Design Revolution, è l’innovativa linea di decorazioni murali Made in Italy prodotte con tecnologia di stampa ecologica ed estrema cura dei dettagli in ogni aspetto della fase produttiva. La gamma di prodotti – ben più ampia – si fregia di due articoli più importanti per aspetto tecnologico e innovativo: Ecowall - decorazione murale in carta da parati ecologica 100% PVC FREE, ecocompatibile, anallergica e riciclabile: totalmente traspirante e adatta quindi anche ad ambienti più umidi come sale bagno; Phonowall - decorazione per pareti con proprietà fonoassorbenti che consentono la riduzione dello human speech e del riverbero interno. Entrambi i prodotti possono essere personalizzati, modificabili e non ripetitivi fino a 10 m di larghezza. La filiera produttiva di tipo artigianale consente di soddisfare, con estrema minuziosità, ogni tipo di richiesta. DecorWall offre un servizio clienti sempre pronto e preparato, raggiungibile via email, telefono e social network in grado di rispondere ad ogni richiesta, esigenza o problematica.

www.decorwall.it

MARIOTTI FULGET LASTRE E PAVIMENTAZIONI DAL 1926 Mariotti Fulget è una realtà specializzata nella produzione di lastre e pavimentazioni in terrazzo e agglomerato di cemento vibropressato a doppio strato, per rivestimenti orizzontali e verticali, sia da esterno sia da interni, pavimentazioni per alto traffico pedonale, facciate ventilate, pavimenti flottanti per tetti piani e rivestimenti di interni. L’attività inizia nel lontano 1926 con una vera e propria vocazione per la qualità e le tendenze più interessanti. Lo stabilimento produttivo occupa un’area di 40mila mq con un’area coperta di 12mila, completamente automatizzato e computerizzato, che assicura una capacità produttiva molto elevata. Mariotti Fulget è un preciso riferimento sullo scenario internazionale nel settore delle pavimentazioni e dei rivestimenti ad altissima resistenza, elevata compattezza, alta resistenza a flessione e all’usura, basso assorbimento d’acqua e bassa porosità per applicazioni civili ed industriali. Si contraddistingue inoltre per varie serie brevettate e particolarmente richieste da designers e architetti.

www.mariotti-spa.com | www.fulget.com

Università di Torino

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› PUBBLIREDAZIONALE VERONA

27-30

SETTEMBRE 52A EDIZIONE

Una collezione di vasi in marmo che verrà esposta nella mostra Macchine Virtuose a Marmomac 2017. Cura e design di Raffaello Galiotto, aziende realizzatrici, Denver e Digma.

MARMOMAC 2017 L’ECCELLENZA DELLA PIETRA ANCHE PER L’EDIZIONE 2017, IN PROGRAMMA A VERONA DAL 27 AL 30 SETTEMBRE PROSSIMI, MARMOMAC PRESENTA THE ITALIAN STONE THEATRE, IL PADIGLIONE DEDICATO ALLA CULTURA, ALLA FORMAZIONE E ALLE SPERIMENTAZIONI CON LA PIETRA E LE TECNOLOGIE, REALIZZATO IN PARTE ANCHE GRAZIE AL PIANO DI PROMOZIONE STRAORDINARIA DEL MADE IN ITALY, IN COLLABORAZIONE CON MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO, ICE-ITALIAN TRADE AGENCY E CONFINDUSTRIA MARMOMACCHINE. CURATO DALL’ARCHITETTO VINCENZO PAVAN E DAL DESIGNER RAFFAELLO GALIOTTO, THE ITALIAN STONE THEATRE SI È AFFERMATO COME POLO DI CULTURA E SPERIMENTAZIONE IN CUI LE AZIENDE ITALIANE DI MATERIALI, TECNOLOGIE E MACCHINARI DIALOGANO PER DAR VITA A PROGETTI AMBIZIOSI CON ARCHITETTI E DESIGNER DI FAMA MONDIALE Tre le mostre che saranno ospitate nella Hall 1 TERRITORIO&DESIGN, curata da Raffaello Galiotto e Vincenzo Pavan, intende approfondire le tematiche legate al progetto di design litico evidenziando le peculiarità dei materiali dei diversi territori e bacini produttivi della penisola, valorizzandone i contenuti tecnici della tradizione e il patrimonio culturale. Si tratta di una mostra di prodotti e oggetti di arredo indoor e outdoor [ 98 ]

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realizzati con le tecnologie più innovative e utilizzando al massimo le potenzialità dei materiali. MACCHINE VIRTUOSE, curata da Raffaello Galiotto, si rivolge alle aziende dei materiali, della trasformazione e della tecnologia, alle quali sarà proposta la realizzazione di un prodotto che metta in risalto le potenzialità di lavorazione con finalità produttive e commerciali, da qui anche la novità dell’abbinamento con le aziende di design e arredo. SOUL OF CITY, curato dal critico di architettura Luca Molinari, è un progetto di ricerca sull’utilizzo della pietra che prende in prestito il tema del congresso Uia 2017 che si terrà a settembre a Seoul. La mostra coinvolgerà importanti studi di architettura provenienti da diversi Paesi che lavoreranno con aziende italiane per generare opere in grado di esaltare l’uso della pietra e rappresentare al contempo un paesaggio articolato di architetture. Alle mostre sarà affiancata la Forum Area, che ospiterà convegni e workshop in un fitto programma di incontri. Ci sarà anche lo spazio Wine Bar, luogo d’incontro e di relax dove sarà possibile degustare Marmito, il cocktail creato nel 2016 in onore di Marmomac dalla Bartenders Academy di Verona, e il Ristorante d’autore, uno spazio ispirato al marmo e alla pietra ad opera della delegazione VenetoTrentino-Alto Adige dell’Associazione disegno industriale e dedicato al buon cibo italiano.


grande

Scopri l’effetto

EXTRA LONG EXTRA WIDE

PULSE

Non chiamatemi vinile. Io sono Pulse, scopri la mia grandezza! I pavimenti raffinati in vinile Quick-Step sono estremamente stabili e resistenti alle alte temperature. Possono essere installati con posa flottante in tutte le stanze, anche nelle verande. Il sistema Uniclic® Multifit, specificamente ideato per i nostri pavimenti in vinile, consente una posa facile e rapida.

MAJESTIC

Il pavimento in laminato più lussuoso e ampio

Un parquet che esprime raffinatezza, unico nel suo genere

I pavimenti in laminato Quick-Step sono progettati con una tecnologia all’avanguardia che li rende resistenti all’acqua e ad altri liquidi. Le bisellature sono impresse nel rivestimento superiore in fase di produzione. Il rivestimento protettivo HydroSeal delle bisellature rende la superficie completamente impermeabile. Inoltre, la venatura del legno, il colore e la struttura delle doghe e delle bisellature sono uguali per aumentare l’autenticità delle tavole.

Il parquet Quick-Step è rapido e facile da posare. Grazie al sistema a incastro brevettato Uniclic® Multifit, puoi posare il parquet semplicemente flottante oppure incollandole su tutta la superficie del pavimento. Sono disponibili in due nuove finiture, oliati e verniciati, entrambe extra opache. Queste finiture non solo migliorano l’aspetto originario non trattato ma proteggono anche il pavimento dalle macchie di caffè e vino.


IoArch 70 May-Jun 2017  

IoArch, il magazine degli architetti italiani IoArch, the Italian architects' magazine

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