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Massimo INTERVISTA

di Vincenzo Oliva

ODDO Ho la Lazio nel cuore

Continuano le grandi interviste esclusive di Lazialità. Questa volta è il turno di Massimo Oddo, indimenticabile terzino e capitano della Lazio, oggi in forza al Lecce. Dai ricordi dei derby vinti al sofferto addio. Un mix tra presente, passato e futuro. Tutto con una determinante comune: l’amore per i colori biancocelesti.

Ciao Massimo, innanzitutto ben trovato. Come stai? Tutto bene grazie. Sono molto carico per questa mia nuova avventura. Dopo tanti successi hai scelto il Lecce. Era arrivata l’ora di mettersi in gioco? Direi che più che per mettermi in gioco, la scelta di trasferirmi al Lecce deriva dal mio carattere. Sono uno che non si accontenta, perciò, non appena ho capito che non rientravo più nei piani del Milan, ho deciso di cambiare. Sono qui per divertirmi e per offrire il massimo della mia esperienza per la causa leccese. Cosa pensi della Lazio di 50 | Novembre 2011 Lazialità

quest’anno? Ritengo che sia un’ottima squadra. La società sta crescendo anno dopo anno, inserendo giocatori di qualità. Secondo me può ambire a posizioni di Massimo con la vertice. Certo, non maglia della che debba vincere Nazionale lo Scudetto, ma può tranquillamente arrivare tra le prime cinque squadre. Quale reparto avresti puntellato ulteriormente? La squadra è molto forte in attacco. Per essere davvero competitivi, forse, si poteva fare di più in difesa e a centrocampo, ma i giocatori importanti costano caro e chi ce l’ha se li tiene stretti. So che sei molto amico di Klose,

che giudizio puoi dare su di lui? Al di là della mia amicizia con Miroslav e all’onore di averci giocato insieme nel Bayern Monaco, penso che il campo dimostri tutto. É arrivato qui in Italia, nel campionato che continuo a ritenere il più difficile del mondo e si è presentato per quello che è: tatticamente molto intelligente e sempre a disposizione della squadra. Insomma, un grande campione. In un’intervista di qualche tempo fa, Klose disse che come te crossavano pochissimi giocatori... Mi fa indubbiamente piacere che un attaccante come lui, molto forte di testa, abbia detto questa cosa. Ricambio dicendo che è uno dei migliori quanto a tempismo. Per essere definiti forti di testa, non basta essere alti, ma bisogna avere i giusti tempi di movimento nell’inserimento. Beh, Miroslav in questo è bravissimo. Da terzino a terzino, che giudizio puoi dare su Konko? Non lo conosco benissimo, ma mi sembra un buon giocatore. Ha giocato in squadre importanti,


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Quel rigore nel derby

su tutte il Siviglia, quindi credo sia stato un buon affare. Forse è più un esterno da 3-5-2, ma con il tempo ha imparato a fare il terzino nella difesa a quattro. Massimo Oddo, per la Lazio, è sempre stato un uomo derby. Per lui la stracittadina era sinonimo di ottime prestazioni. Come dimenticare il cross per il goal di Cesar il 6 gennaio del 2005? E quel goal su rigore il 10 dicembre 2006 nella vittoria per 3 a 0 sui cugini? Massimo, con quella rete, portò la squadra sul 2 a 0 e spense di fatto ogni velleità giallorossa. Tutti noi ricordiamo come se fosse adesso quella notte, finita con lo storico tuffo nel fontanone del Gianicolo di Delio Rossi. Che bella Lazio! A distanza di tempo, grazie Massimo per tutte le emozioni che ci hai regalato.

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Sei stato uno dei pochi, una volta andato via, ad aver sempre parlato bene della Lazio. Mi vengono in mente due episodi su tutti, il ringraziamento alla società dopo la vittoria del Mondiale e la dedica della Champions League vinta con il Milan ai tuoi ex compagni. L’ho fatto sempre con sincerità e sentimento. La Lazio mi ha proiettato nel grande calcio, è stata la mia prima grande squadra. Quando sono arrivato io, c’era ancora Cragnotti. Ero giovane e avevo accanto dei fenomeni veri. Non potrò mai dire abbastanza volte grazie alla Lazio.

In alto: Massimo oddo corre sotto la Nord per festeggiare il goal alla Roma

È raro che un terzino diventi il capitano di una squadra. Tu lo sei diventato. Che cosa provavi indossando la fascia della Lazio? Sicuramente tanto orgoglio. Mi sentivo importante e credimi per un calciatore questo conta tantissimo. Sai, quando seppi dell’interessamento concreto del Milan, ci pensai molto prima di andare via. Da una parte c’era il fascino della Champions League, ma dall’altra l’amore per i colori biancocelesti. Avevo 30 anni e, dire che ero titubante, è poco. Qualcuno arrivò a dire che io non volevo più giocare


La coppa italia 2003/04 nella Lazio. Tutto falso. Pensa che incontrai il presidente Lotito per proporgli un allungamento del contratto, ma in quel momento la società aveva altri parametri rispetto ad ora.

Non potrò mai dire abbastanza volte grazie alla Lazio

Ti cito due derby. Quello del 6 gennaio 2005 (3-1) e quello del 10 dicembre del 2006 (3-0). Mi descrivi le sensazioni di quelle due notti? Vincere un derby è sempre bellissimo, chi non lo gioca non può capire. Di quelle notti ho dei ricordi fantastici. Diciamo che sono stati giocati in momenti diversi. Quello del 6 gennaio fu completa-

In alto: La carica di Massimo Oddo dopo una partita vinta

L’unico trofeo vinto da Massimo Oddo durante il suo periodo alla Lazio, è stata la Coppa Italia della stagione 2003/2004. Fu l’ultimo lampo della Lazio di Roberto Mancini, che di lì a poco, sarebbe passato sulla panchina dell’Inter. Massimo fu uno dei protagonisti di quella vittoria e nella stagione seguente, quella dell’avvento di Lotito, diventò un punto fisso della squadra. Come lui stesso ammise appena vinta la f inale a Torino contro la Juventus, fu una notte indimenticabile, una notte di Coppa, una notte da grande Lazio.

A lato: Massimo Oddo durante la sua ultima stagione alla Lazio

mente inaspettato, era appena arrivato mister Papadopulo e credo che nessuno avesse scommesso un solo euro sulla nostra vittoria. Ed invece non solo vincemmo, ma schiacciammo la Roma. Fu una vittoria decisiva per la salvezza, ci aiutò molto, anche psicologicamente, a riprendeci in campionato. Il 10 dicembre non ci fu mai partita, dominammo semplicemente dall’inizio alla fine. Oltretutto segnai il rigore del 2-0. Segnare è sempre speciale, ma farlo nel derby è un qualcosa di incredibile. Ti confesso che, a distanza di anni, ogni tanto vado su Youtube a rivedere quel goal. Tutte le volte mi viene la pelle d’oca! Lazialità Novembre 2011 | 53


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Il personaggio Nato a Città Sant’Angelo (Pescara) il 14 giugno 1976 e figlio d’arte (il padre, Francesco, è stato calciatore di buon livello ed ha allenato diverse squadre, anche in serie A), Oddo muove i primi passi da calciatore, tra i dilettanti, nella Renato Curi Angolana, la squadra di Città Sant’Angelo, nel 1992-93. Viene adocchiato dal Milan (che molti anni dopo sarebbe diventata la sua squadra), che lo aggrega alla Primavera e poi lo manda “a farsi le ossa” in C1, con le maglie di Fiorenzuola, Monza, Prato e Lecco. Scopre la serie B nel 1998-99, di nuovo con il Monza, anticamera della prima tappa importante della carriera di Oddo: l’arrivo a Napoli, all’epoca in serie B, nel 1999-00 con il quale disputa un’ottima stagione ed ottiene la promozione in serie A. Il Milan, però, sembra non puntare sulle qualità di questo terzino destro dalla grande forza fisica e dalla facilità di cross e lo vende al Verona. Oddo fa, così, il suo esordio in serie A con la maglia degli scaligeri il 30 settembre 2000, in Bari-Verona 1-1 ed esplode. In due anni nella città di Giulietta e Romeo si fa notare anche per il vizio del goal (9 reti) e la freddezza nel battere i calci di rigore. Nel 2002-03, dopo aver esordito in Nazionale il 21 agosto 2002 nell’amichevole Italia-Slovenia 0-1, lo acquista la Lazio e in quattro anni e mezzo nella Capitale si consacra come uno dei terzini più forti in circolazione diventando anche capitano dei biancocelesti con i quali colleziona, tra campionato e coppe, 172 presenze e 17 goal. Torna così al Milan, squadra con cui si toglie tante soddisfazioni, non ultima la vittoria della Champions League. Da allora Bayern Monaco e ancora Milan, prima di approdare in Puglia tra le fila del Lecce. Tanti i trofei da lui conquistati: dalla Coppa Italia del 2004 con la Lazio al Mondiale del 2006. Insomma un grande campione.

Mi dici qual’è stata la gioia più grande da calciatore della Lazio? Per un calciatore le gioie sono legate molto spesso alle vittorie. Per questo ti dico la vittoria della Coppa Italia nel 2004. Ricordo che all’andata rimasi impressionato dal pubblico dello Stadio Olimpico, era stracolmo e carico d’amore per la squadra. Solo un’altra volta vidi uno stadio così, in occasione della semifinale di Coppa Uefa contro il Porto. Peccato, forse quello è il rammarico più grande della mia carriera alla Lazio.

I tifosi sono rimasti molto legati a te, con loro avevi un rapporto speciale... Amo profondamente i tifosi della Lazio e colgo l’occasione per ringraziarli per gli applausi e i cori che mi riservano ogni volta che vengo a giocare a Roma. Credo abbiano capito che io sono 54 | Novembre 2011 Lazialità

un tipo onesto, che si è sempre impegnato al massimo per la squadra. Non sono uno estroverso che fa proclami. Le uniche volte che ho esultato sotto la Curva sono state per il goal al derby e, sempre a Roma, per il goal che feci all’Ucraina in Nazionale.

Sopra: Massimo Oddo durante una progressione

Puoi svelarmi un aneddoto curioso accaduto durante il tuo periodo a Roma? Ti dico questa, anche per far capire la mia volontà di restare. Da quando ero arrivato alla Lazio avevo cercato casa a Roma per 5 anni. A dicembre del 2006, quindi un mese prima del mio trasferimento al Milan, trovai quella giusta e la comprai. Non ci andai mai ad abitare. . . C’è stata mai una possibilità concreta che tu potessi tornare


intervista alla Lazio? Mai. Avevo letto quest’estate qualcosa, ma erano più invenzioni giornalistiche che altro. Peccato, sarei venuto a piedi.

Hai vinto tutto quello che un calciatore possa vincere. Chi è stato l’allenatore più importante per la tua crescita definitiva? Nella carriera di un calciatore, tutti gli allenatori sono importanti. Ognuno ti dà qualcosa di diverso ed è proprio questo il bello. Diciamo che se sono diventato un calciatore di livello internazionale, lo devo molto a Delio Rossi. Penso che abbia fatto miracoli con quella Lazio.

In che rapporti sei rimasto con il presidente Lotito? In ottimi rapporti. Non è un mio amico, sia chiaro, ma lo incontro volentieri. Credo che sia una persona intelligente. Forse sbaglia nel modo di porsi verso la gente e la stampa, ma ognuno di noi ha i suoi pro e i suoi contro. Ricordo a tutti che la famosa frase “Pagare moneta, vedere cammello”, la inventò per il sottoscritto. Comunque gli

Se sono diventato un calciatore di livello internazionale, lo devo molto a Delio Rossi

va riconosciuto il giusto merito per il mio trasferimento. Se avesse mollato prima, il Milan mi avrebbe pagato molto di meno. Come giudichi, a distanza di anni, il suo operato? Senza dubbio positivamente. Quando arrivò nel luglio del 2004, la Lazio era una società fantasma, sull’orlo del baratro. Oggi non solo può chiamarsi ancora Lazio, ma è una squadra di tutto rispetto.

Una volta che avrai smesso di giocare, hai intenzione di rimanere nel mondo del calcio? Adesso come adesso penso ancora a giocare. Certo, dato che il calcio è la mia passione, mi auguro di rimanere in questo mondo. Più come dirigente che come allenatore però. É anche per questo che mi sto per laureare in Scienze Politiche Economiche e Management dello Sport. Sappiamo che sei rimasto un tifoso della Lazio. Ti sono proprio entrati dentro i colori biancocelesti... Sai è difficile che un calciatore sia tifoso di una squadra. Ricordo che da bambino tifavo un po’ per l’Inter di Klinsmann, poi passai alle giovanili del Milan e divenni un fan di Baresi. . . Una cosa adesso è certa, ho la Lazio nel cuore e mi informo sempre sul risultato che ha ottenuto. Senti Massimo per concludere, ti va di salutare i tifosi e di lasciare loro una dedica personale? Assolutamente. Voglio bene a tutto il popolo laziale e sono riconoscente tuttora a quello che mi ha regalato. Ancora adesso, quando vengo a Roma, incontro tifosi che mi chiedono: “Capita’, perchè non torni?”. Un saluto a tutti e ci vediamo all’Olimpico per Lazio-Lecce. Magari sotto la Curva. Mi farebbe davvero piacere. Ciao ragazzi e forza Lazio. Lazialità Novembre 2011 | 55

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