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intervista

di Valerio Alessandro Cassetta

Delio

INTERVISTA

ROSSI

un uomo con la Lazio nel cuore Allenatore della squadra biancoceleste per quattro stagioni, dal 2005 al 2009, Delio Rossi è uno di quei personaggi che il popolo laziale non dimenticherà mai. In esclusiva ai nostri microni, il mister della Fiorentina si racconta in un’intervista a 360°, ricordando i momenti più belli, gli aneddoti e ribadendo il suo affetto verso i colori biancocelesti. Uomo d’altri tempi che, pur non essendo romano, incarna a pieno i valori della lazialità.

Buongiorno Mister. Lei ha passato quattro stagioni qui a Roma. Se le dico Lazio cosa le viene in mente? Se dici Lazio mi viene in mente Roma, cioè casa mia. Se fai questo mestiere, credi che Roma possa essere un punto d’arrivo. La Lazio è stata una parentesi importante della mia vita e lo è tuttora. Qual è il ricordo più bello legato alla sua esperienza biancoceleste? Probabilmente, le emozioni più forti credo siano quelle legate ai derby. Ho vissuto diverse stracittadine nel corso della mia carriera, 44 | Aprile 2012 Lazialità

anche in altre città, ma quello di Roma è particolare: innanzitutto perché dura un anno e non una settimana o quindici giorni e, inoltre, il modo in cui è vissuto da parte di tutti è speciale. Non ci sono persone neutrali: dalla casalinga allo stesso giornalista, sono tutti schierati con una o con l’altra squadra, e quelli che non sono tifosi, sono comunque schierati contro qualcuno! (ride). È una partita che coinvolge tutti, anche le suore e io ne so qualcosa. Quando sono stato chiamato qui sono arrivato in punta di piedi: c’era una situazio-

In alto: Delio Rossi mentre sfoglia la nostra rivista

ne societaria difficile, allo stadio venivano pochi tifosi, insomma era una fase di transizione dopo la Lazio di Cragnotti che aveva vinto tutto con fior di campioni. All’epoca dissi che sarebbe stato un successo e, soprattutto, motivo d’orgoglio vedere uno stadio gremito di soli tifosi laziali. Cosa che si è verificata in occasione della finale di Coppa Italia, LazioSampdoria del 2009. Credo che questo sia l’avvenimento che mi ha fatto più piacere, al di là del trofeo vinto che rimane in bacheca. Quella sera, sapendo che poi sarei Lazialità Aprile 2012 | 45


INTERVISTA andato via, è stata la degna conclusione della mia avventura. Qual è stato il derby più bello? Forse, quello più bello è stato il primo, Lazio-Roma 3-0 del 2006: noi eravamo troppo inferiori dal punto di vista tecnico e tra le due formazioni non c’erano tre gol di scarto. Poi c’è stato quello del 4-2 della stagione 2009, venivamo da un periodo brutto, in campionato stavamo facendo male, avevamo perso a Siena e c’era un po’ di contestazione. In queste situazioni il derby è una di quelle partite che ti affossano completamente o ti riportano in alto: se la vinci ti dà morale e fiducia, anche a livello ambientale, mentre se la perdi rischi di sprofondare, se non hai delle basi solide dietro. Ha sempre lasciato un bel ricordo in ogni piazza in cui ha allenato. Come spiega questo fatto? Io alleno pensando di essere un tifoso che sta in tribuna o in curva, cerco di immedesimarmi in quello che vuole e non vuole la gente. I tifosi non vogliono essere presi in giro, vogliono la verità e anche se è brutta, gliela devi dire. Non si possono fare promesse o vendere fumo. Dovunque vado do il massimo e ragiono come se la squadra che alleno fosse l’ultima della mia carriera. Non potrei fare diversamente, perché non potrei trasmettere qualcosa, se non fossi il primo ad essere coinvolto al 100%. Penso che questo la gente lo capisca ed è per questo che riesce a perdonarti gli errori. Siamo umani e possiamo sbagliare. La Lazio di oggi è più completa di quella che ha allenato lei. C’è rammarico per non aver usufruito, talvolta, di un’adeguata campagna acquisti? Credo che quella di oggi sia una Lazio diversa e sia cambiata la strategia. Quando sono arrivato io, c’era una fase di transizione, Lotito era da poco nel mondo del calcio e c’erano dei grossi problemi economici. Non potevamo permetterci certi tipi di giocatori e dovevamo integrarli con delle giovani 46 | Aprile 2012 Lazialità

INTERVISTA abbiamo disputato la Champions League e siamo arrivati 12esimi in campionato è stato il più difficile della mia esperienza alla Lazio: in quella stagione c’è stato un periodo in cui abbiamo rischiato di retrocedere. Tuttavia, dal punto di vista tecnico è stata l’annata in cui abbiamo fatto meglio, perché c’erano tante difficoltà, mentre dal punto di vista del risultato è stato il peggiore.

Il giro di campo di Delio Rossi dopo Lazio-Parma, non appena raggiunta la qualificazione ai preliminari di Champions League

C’è una partita che vorrebbe rigiocare da allenatore della Lazio? Più di una. Forse un derby, quando perdemmo 1 a 0 con gol di Baptista, una partita che non meritavamo di perdere e in cui siamo rimasti in dieci uomini per l’espulsione di Ledesma.

Delio è un eccezionale uomo di campo

scommesse. Ad un certo punto, però, siamo venuti meno a questa regola: quando potevamo godere dei frutti delle scommesse e dei sacrifici fatti, abbiamo cambiato registro. Faccio l’esempio di De Silvestri, portato dagli allievi alla prima squadra, Behrami, Pandev, Lichtsteiner, Kolarov e tutti quei ragazzi che da promesse sono diventati giocatori, ma ne hanno goduto altre squadre. Mi piacerebbe pensare ad una Lazio con tutti questi nomi oltre a quelli che ha già in rosa. Adesso la Lazio va a prendere giocatori più pronti, la mia era una squadra fatta con delle scelte giuste e proiettata al futuro, questa è più orientata al presente. Con lei la Lazio è tornata in Europa e ha vinto la Coppa Italia. Non crede di aver fatto un’impresa, considerando tutte le difficoltà? Al di là dei risultato che ha ottenuto, una persona deve essere valutata per quello che ha fatto, considerando da dove è partita. Non sta a me dirlo. Probabilmente, si poteva fare di più. Il compito dell’allenatore è quello di lavorare, poi sta agli altri giudicare. Sarebbe troppo facile esaltarsi. Io sono pagato per fare il mio lavoro e lascio che siano gli altri a trarre le conclusioni. Secondo me, l’anno in cui

Io alleno pensando di essere un tifoso che sta in tribuna o in curva, cerco di immedesimarmi in quello che vuole e non vuole la gente. I tifosi non vogliono essere presi in giro, vogliono la verità e anche se è brutta, gliela devi dire

Zarate non riesce ad esprimere il suo valore neanche a Milano. Quale potrebbe essere il suo problema? Zarate può essere la ciliegina sulla torta, ma non è l’ingrediente fondamentale per farla. Mauro è un ragazzo giovane che ha raggiunto molto in fretta palcoscenici importanti e, come tutti i giovani, ha grandi margini di miglioramento e, allo stesso tempo, ha dei difetti. Secondo me, i suoi difetti sono stati accantonati e si è tenuto conto solo dei suoi pregi, accontentandosi esclusivamente delle

DELIO ROSSI E IL PREMIO LAZIALITÀ “Sono più amato adesso che quando ero alla Lazio. Io penso di essere una persona seria e ho lasciato il testimone ad un’altra persona seria. Reja si sta togliendo delle soddisfazioni e riuscirà ad arrivare dove vorrà arrivare. Io sono riuscito a fare quello che volevo e spero che ci riesca anche lui”. Queste sono state le parole di mister Delio Rossi, salito sul palco della Sala della Promoteca in Campidoglio in occasione dei festeggiamenti per il ventisettesimo anniversario della nostra rivista. Il tecnico romagnolo ha ricevuto il premio Lazialità “per essersi dedicato alla causa biancoceleste con impegno e professionalità”, proprio dall’attuale allenatore della Lazio Edy Reja, che ha sottolineato la bravura di Rossi, autore di cinque anni fantastici nella Capitale, sottolieandone le capacità e la serietà.

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QUEL TUFFO NEL FONTANONE DEL GIANICOLO Era il 12 dicembre del 2006 e la Lazio affrontava la Roma. I biancocelesti scendevano in campo con Peruzzi tra i pali, Oddo, Siviglia, Cribari e Zauri in difesa, centrocampo a rombo con Ledesma vertice basso, Mutarelli e Mudingayi ai lati, Mauri trequartista dietro a Pandev e Rocchi. La Roma, invece, schierava Doni in porta, Panucci, Mexes, Chivu e Tonetto in difesa, De Rossi e Pizarro interni di centrocampo, Taddei, Perrotta e Mancini a supporto di Totti, unica punta. I giallorossi di Spalletti avevano tutti i favori del pronostico, ma alla fine fu la Lazio di Delio Rossi a spuntarla. Grazie ai gol di Ledesma, Oddo su rigore e Mutarelli, i biancocelesti si imposero per 3-0. Al termine della gara, il mister laziale festeggiò la vittoria tuffandosi nella fontana del Gianicolo. Questo fu il commento di Rossi: “Era un fatto privato, mi dispiace che qualcuno se lo sia venduto ed è diventato un fatto mediatico. Era un voto. L’acqua era fredda”. L’allenatore, infatti, aveva promesso a Suor Paola che, qualora la stracittadina avesse avuto esito positivo, avrebbe celebrato il successo in quel modo.

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Una bella foto di gruppo con Paolo DI Canio e Massimo Oddo

sta dimostrando di essere un campione. Tutto questo lo fa diventare un giocatore importante. Alla Fiorentina ha ritrovato De Silvestri, un altro ex laziale. Come vede questo ragazzo? Per me è un motivo di orgoglio averlo visto capitano della Nazionale Under 21. Alla Lazio l’ho preso dagli Allievi e l’ho portato in prima squadra. È un giocatore importante e un ragazzo per bene. Adesso, deve fare un ulteriore step: da eterna promessa a giocatore fondamentale. Credo che abbia grandi margini di miglioramento.

sue qualità. Io ci ho provato, ma ho trovato delle resistenze, non provenienti dal ragazzo, ma da parte del suo entourage e della mia stessa società. Per farlo crescere ho cercato di usare il ‘bastone e la carota’ e credo che fosse la strada giusta. Mi auguro che diventi un giocatore importante perché ha le qualità per farlo, però non è un giocatore su cui fare la squadra. Se la squadra va, può essere il valore aggiunto. Se avesse capito questo, adesso avremmo un altro Zarate. Miroslav Klose ha stupito tutti. Come giudica il nuovo

bomber della Lazio? Klose in questa prima fase del campionato è quello che mi ha impressionato di più. Gli riconoscevo queste capacità realizzative e tecniche, ma credevo che dal punto di vista fisico fosse meno fresco. Pensavo fosse un giocatore che giocasse meno per la squadra, invece

Calcioscommesse. Sul calcio italiano rischia di abbattersi un nuovo scandalo. Che idea si è fatto? Il calcio in Italia è popolare perché è legato alle tradizioni, fa parte del dna. La gente però si sta disamorando dal calcio, perché ha perso la sua credibilità. Ci sono persone che fanno dei sacrifici e delle rinunce per seguire le partite, ma poi vengono a sapere che i giocatori scommettono e le società si mettono d’accordo. Io che faccio parte di questo mondo, mi vergogno della situazione: manchiamo di rispetto verso coloro che ci permettono di fare questo lavoro. Se non ci fossero i tifosi, non ci

saremmo neanche noi. Non voglio fare il moralista, però occorre dimostrare con i fatti la propria correttezza e non con i sermoni. Io la chiamo la cultura dell’esempio quotidiano: se credo in qualcosa, sono io che per primo devo dimostrare di crederci e comportarmi di conseguenza.

Sopra: L’amore di Delio per la Lazio è testimoniato da questa foto in cui indossa tantissime sciarpe biancocelesti

LA VITTORIA DELLA COPPA ITALIA CON L’OLIMPICO TUTTO ESAURITO Nell’ultima stagione sulla panchina della Lazio, Delio Rossi vinse la Coppa Italia. Dopo aver liquidato il Benevento per 5 -1 al terzo turno, i biancocelesti sconfissero l’Atalanta per 2-0, poi il Milan per 2-1 ai tempi supplementari, quindi il Torino per 3-1. In semifinale, la squadra di mister Rossi stracciò la Juventus di Ranieri, imponendosi 2-1 sia all’andata che al ritorno. In finale, disputata all’Olimpico di Roma gremito come non si vedeva da tempo, la Lazio dovette superare la lotteria dei calci rigore per aggiudicarsi il titolo. Decisivo ai fini della vittoria fu lo storico penalty segnato da Dabo. Fu quello l’unico successo di mister Rossi con la Lazio.

Per concludere, un saluto ai tifosi laziali. Prima non credevo a questa frase, o meglio ci credevo parzialmente: chi è passato nella Lazio e dà il massimo nel suo lavoro, rimane laziale per tutta la vita. Ecco, questa sensazione la sto riscontrando ora che non sono più l’allenatore. Vedo delle manifestazioni d’affetto nei miei confronti più adesso che prima. I laziali, rispetto ai dirimpettai che sono più ‘dogmatici’ da questo punto di vista, sono ipercritici e polemici nei confronti della loro squadra, anche nelle situazioni favorevoli (sorride), se il bicchiere è pieno all’80°, lo vedono vuoto! Però hanno questa prerogativa: se una persona si comporta bene, sono riconoscenti e la ricordano per tutta la vita. Sentire questo affetto mi fa piacere, è questo che mi gratifica di più. Spera di tornare alla Lazio? In questo momento non ci sono i presupposti. Sono tornato spesso dove ho già allenato e Roma è la mia casa. . . Lazialità Aprile 2012 | 49


Delio Rossi