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Professionalità n.4/II_ 2019

Newsletter n.1_marzo/aprile 2019

IL MERCATO DELLE PROFESSIONI a cura di Giampaolo Montaletti Le professioni del futuro ci sono. Adesso Titolo paragrafo Le professioni del futuro ci sono adesso, i professionisti del futuro forse devono ancora arrivare, chissà se arriveranno in tempo. Il dibattito sulle professioni del futuro ha scatenato molti nel difficile mestiere di fare previsioni sul lavoro del futuro e sulla potenziale distruzione del lavoro portata dalla innovazione tecnologica. Per una rapida carrellata si può partire dal sito del Ministero del Lavoro italiano

(http://www.lavorochecambia.lavoro.gov.it/)

e

scaricare

il

documento Il lavoro che cambia per trovare alcune valutazioni quantitative sugli impatti della tecnologia del lavoro. Con coraggio il World Economic Forum azzarda due previsioni quantitative: 1) il 57% dei posti di lavoro sono a rischio di automazione e 2) il 65% dei bambini di oggi farà un nuovo tipo lavoro che oggi non esiste ancora. Anche il Parlamento europeo ha voluto pubblicare uno studio su questo tema: The impact of new technologies on the labour market and the social economy (2018) [1]. In uno dei capitoli di questo rapporto si arriva a descrivere un declino dell’Europa dovuto alla digitalizzazione aree, che nel 2036 provocherà spiazzamento del lavoro soprattutto nelle periferiche e al di fuori delle grandi città, senza che nessuna politica vi possa porre rimedio, inclusi gli interventi di universal basic income (come il reddito di 1

http://www.europarl.europa.eu/stoa

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cittadinanza). Il quadro della previsione è piuttosto fosco, tanto che uno dei capitoli si intitola La miseria industriale europea. Per chi volesse tirarsi su il morale dopo queste letture può leggere una rassegna di studi empirici che cercano di trovare le correlazioni fra sviluppo tecnologico e disoccupazione [2]. In molti studi la relazione non è provata, in altri la relazione è positiva e in altri ancora è negativa: nessuna conclusione certa si può ancora provare in base ai numeri, anche se la maggior

parte

degli

studi

propende

per

un

impatto

positivo

dell’innovazione sulla disoccupazione. I paesi che innovano di più sono quelli che hanno i tassi di occupazione più elevati e meno problemi di disoccupazione. Come abbiamo già visto in questa rubrica sia nel passato che nel presente si spende e si è speso molto tempo a prevedere come evolverà il futuro. Mentre purtroppo si spende meno tempo a capire cosa succede adesso. Se osserviamo cosa accade sul mercato del lavoro in termini di acquisizione delle competenze professionali oggi, forse possiamo capire meglio quello che accadrà nel futuro. Possiamo, in altre parole, capire cosa fare oggi con una visione di lungo periodo, porre mano ai problemi attuali senza dovere necessariamente pensare che una grande rivoluzione dietro l’angolo richieda una grande riforma prima dell’angolo. Se si utilizza l’approccio della “riforma dietro l’angolo” si viene colti da un senso di impotenza e di scoraggiamento, che ci impedisce di vedere cosa possiamo fare ora. Lo sguardo ai problemi del futuro non può diventare un alibi per l’inazione di oggi. Ci può essere utile un servizio di PoliS–Lombardia, reso disponibile in collaborazione con Tabulaex, uno spin–off dell’Università Bicocca di Milano, che si trova online https://lombardia.wollybi.com/. 2

Questa ad esempio: https://res.mdpi.com/economies/economies-0500048/article_deploy/economies-05-00048.pdf)

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Figura 1

Riporta le statistiche sugli annunci pubblicati dalle principali bacheche di ricerca del lavoro italiane. I dati vengono raccolti in maniera automatica e riclassificati al fine di produrre una statistica sulla domanda di lavoro delle imprese. Il linguaggio con cui sono espressi gli annunci consente inoltre di individuare le hard skills e le soft skills (le competenze tecniche e quelle attitudinali–relazionali) che sono esplicitamente richieste, nonchÊ i contratti di inquadramento previsti e il livello di esperienza richiesto. La figura 1 riporta un esempio: a fine di febbraio 2019 in Lombardia erano aperte circa 1300 ricerche per sviluppatori software con le competenze illustrate nelle tabelle (soprattutto conoscere java e i database relazionali e la conoscenza di software matematici, oltre all’inglese e al lavoro in team). Le 1300 ricerche attive sono tante, e testimoniano non solo la dinamica del

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mercato del lavoro della Lombardia, ma una necessità di colmare un gap fra disponibilità e domanda di lavoro. Cercasi sviluppatori di software (annunci in Lombardia) Potremmo analizzare altre figure professionali, anche più tradizionali, e scoprire che le richieste in termini di skills convergono in maniera trasversale alle diverse figure, e che molte delle figure che hanno nomi tradizionali hanno cambiato contenuto. Là il futuro è adesso, e quindi abbiamo adesso bisogno di colmare quei gap. Sappiamo anche come le imprese ed il mercato si sono organizzati. Proviamo a riepilogare brevemente: - Facendo muovere le persone sul territorio, su scala nazionale, internazionale e intercontinentale; - Formando in maniera rapida ad alcune mansioni, anche molto sofisticate, al di fuori della scuola, puntando su persone dotate di capacità di imparare e di aggiornarsi piuttosto che su curricula formali coerenti; - Studiando on–line; - Facendo esperienza in impresa; - Frequentando una comunità professionale specifica. I professionisti del futuro vengono educati oggi con questi strumenti, e trovano lavoro oggi. Forse è il momento di adeguare quello che pensiamo del presente. Giampaolo Montaletti Direttore Vicario Arifl

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